L’appuntamentu fantasima

Stampa questo copione

                                   L’APPUNTAMENTU  FANTASIMA

                                              Commedia in due atti

                 

                                                              di

 

                                                  Antonio  Sapienza                 

               

E’ una commedia senza una vera trama. Gli attori in scena debbono recitare una commedia - il cui fine sarebbe un fantomatico appuntamento non si bene con chi o per che cosa- mettendo così a nudo uno squarcio variegato di rapporti umani fatti di piccoli egoismi, ripicche, malintesi e slanci di generosità.

Turri Lifo, ottobre 2013

Personaggi:

Mariotto ....................... Capocomico;

Angela........................attrice, moglie di Carmelo;

Tella.............................. prima attrice;

Peppe ........................ primo attore;

Nuccia  .........................attrice giovane;

Milo .............................scenografo;

Roberto..........................aiuto regista intellettuale;

Ciccino………………………..giovane attore.

Nel secondo atto i personaggi, per comodità, manterranno gli stessi nomi.

Sul palco è stato predisposto tutto il materiale occorrente per montare una scena. Massimo disordine e confusione di materiale di scena: costumi, copioni, fari, posacenere pieni di cicche, ecc.

La scena è buia.

Lo spettacolo inizia con il sipario aperto e con le luci che pian piano riprendono. Musica adatta.

In scena c’è Milo, lo scenografo che lavoricchia e bofonchia.  E entra Mariotto.

Milo- ...e a  mia m'a ta purtari rispettu picchi` sugnu un artista come voi. Sugnu scenografo, un artista della …sega…

Mariot.- (sottovoce, facendo un gesto lequente) …chissu u sapemu già…-                    Milo-… (sdegnato) non  ra… raccoglio… e, quindi, ma ta metteri na locandina con gli artisti no che tecnici. Appoi, voialtri...artisti ( ironico) pi miraculu cunusciti sulu a  vostra parti...Mentri ju, ca v'ascutu cu santa pascienza quannu pruvati e ripruvati, sacciu a memoria tutti i vostri parti pi puntu e  virgula.  Capito?-

Mariot.- Ma varda cchi cosi (ironico). Accuzzamu:  cchi razza di scenografo si? Tu a sistemari la scena  e faramilla  truvari già muntata. Invece, ora, pirdemu  minimu minimu  mezz'ura  p’annacarini, menz'ura pi  abbissari; menz'ura pi muntari, e accussì, fra tira e molla, si sperdi tutta a sirata ammatula! Bedda matri s'appoi un cristianu nun s’a mettiri a lastimari...-

Mil.- E sacunnu tia, quannu a vo muntari? Di notti?- (ironico)

Mariot.- E quannu a vo muntari di notti? (sfottente)  Ahu sciavuni! Vinevi cu Roberto, dui uri prima, e muntauru la scena. Semplice, no?-

Rob.- ( entrando in scena) Semplice per voi, ma a me non mi obbedisce nessuno. Se avessi detto a Milo: vediamoci due ore prima degli altri, m'avrebbe risposto: Non mi rompere…ho da fare! m'avrebbe girato le spalle e se ne sarebbe andato via...(tono permaloso-lamentoso) Anzi, giacche` ci siamo, vorrei esternarvi le mie  lamentele.-

Mariot.- Senti beddu, lastimi e lamenti ci n’aiu pi mia, pi tia pi tutti i to parenti, amici e mi ni avanza macari n’unza e triquarti. ( per cambiare discorso) Ecco, u vidi? U vidi? Lassasturu tuttu comu aierisira : un casino! E a curpa è da to!-

Rob. – Mi assumo tutte la responsabilità del caso. E ora, Maestro, mi perdoni, nell’attesa che arrivino gli altri, mi permette di farle leggere il testo di una commedia che ho scritto pensando proprio a lei?-

Mariot.- Macari tu? E ‘n abbastunu tutti i scecchi d’o vicinatu ca scarapocchiunu?-

Rob – Maestro, non scherzi, ci ho fatto le nottate per poterglielo far visionare stasera…-

Mariot.- Accussì? “Ex ammuzzu”!  Senti, tempu nun ci ‘nun aiu, portamillu a prossima simana… (per cambiare discorso) Cchi fai Milu? T’annachi? ( gli gira le spalle e si reca nella quinta come per prendere qualcosa)-

Milu – Va be… beni, m’anna… cu, m’annacu… (bofonchiando, indicando Mariotto con la mano, ma guardando Robby)  “accussì e ammuzzu”? matelicu! ma picchì nun va’… ma va’  a  ca... a ca…-

Rob.- Muto! Zitto! Vuoi rovinare tutto? ( facendogli anche disperatamente cenno di zittirsi, quindi a Mariotto che rientra)  Maestro, mi scusi se glielo richiesto così, all’improvviso, ma la prego… legga qualcosa, magari solo qualche paginetta…( quasi piagniucolando porge il manoscritto).-

Mariot.- (sbuffando) Dammi ccà (legge e fa smorfie col viso d’approvazione e di raccapriccio) Bunazzu, bunazzu… c’è materiali…forsi si po’ fari…lassala ccà, poi videmu.-

Rob – Maestro, dice d’avvero? Lei non può sapere come mi fa felice. Maestro, per favore una piccola lettura qui…(mostra il punto del copione), sembra scritta proprio per lei. Guardi…-

Mariot.- (pavoneggiandosi) Va’ bene, dicunu tutti accussì…Avanti va’ fammi leggiri sta parti.  ( scorre qualche rigo, poi si ferma a riflettere un po’) Va beni leggiu chista… Ahu, ma nun ti muntari a testa? E’ na piccola prova e basta.-

Rob. – Per me è la felicità. Ma, se la recitasse?-

Mariot.- Comu accussì “ex abbruzzi”?-

Rob.- Meglio! Farà vedere la sua immensa arte.-

Mariot.- Beh, modestamenti. Dunchi: Ju fazzu l’avvucatu ca sta murennu pi ‘n ictus e n’angina pectoris… Mi, ma st’avvucatu i cosi li fa in grandi…-

Milo.- Ca comu!-

Mariot.  ( scorrendo il testo) Allura, l’avvucatu Cornabucci quannu arrivau o spitali era quasi l’ex avvucatu Cornabucci. Poi doppu a tirapia intensiva, si arripigghiò nu pocu, su putarunu a casa, unni attruvau parenti e amici ca dicevanu- c’a vucca: “ Avvocato, vedrà, presto si alzerà dal letto” ma nte facci c’era scrittu “che bello vederti conciato così, e quando crepi?”  Beni. Allura mentri ju fazzo ‘avvucatu, tu Robby mi dici i battuti d’o diritturi d’a banca, i sai a memoria, speru?-

Rob. – A memorissima, maestro.-

Mariot.- Allura d’accordo?-

Rob. – E come non essere d’accordo? D’accordissimo! Io sono tanto felice che l’abbraccerei.-

Mariot. – Tu statti suru!  ( leggendo) Accuminciamu. Dunchi…  ah, si: “Vinissi dirittori s’assitassi ccà a tagghiu d’o lettu.-

Rob – Grazie, preferisco restare seduto qui. ( tra se, facendosi vento con la mano) … da come ti puzza  l‘alito…-  

Mariot.-“ Extra omnes”, osia: Tutti fora dde baddi! ( segno a ipotetici visitatori, poi al direttore) Lei no, Dirittori. E s’assittassi! (il direttore a malincuore esegue) Dunchi, u sacciu che staiu lassannu questa valle di lacrime...oddio ho paura, ho paura della morte… quindi, nel lasciare questo mondo…no, no che non voglio lasciarlo. Voghiu vidiri ancora u mari, iu suli, i beddi carusidde ovvero le fanciulle… lo so, è quasi finita per me…i fiori, il tramonto…ma sto morendo dalla paura di morire…-

Rob - Ma no, che dice avvocato…-

Mariot.- Dirittori, sacciu chiddu ca dicu. Ora, se m’ascuta, m’aiu sgravare a cuscienza. (solennemente) Ho un debito con lei.-

Rob - Un debito con me? E quando mai.-

Mariot.- Ci l’aju, ci l’aiu: Dirittori, ju ci vulevo appioppare la Rosa…-

Rob - La rosa? Che rosa? Quale rosa?-

Mariot.- A Rosa ca lettera maiuscola, ‘n ciuri di carusa! ( tra se) minchia ma chistu è scemunitu. Oh, scusassi, sbagghiaiu, m’arricupigghiu: La Rosa con la “R” maiuscola, la Anastasi Rosa, a vigilessa. E ora nun m’antirumpissi cchiù annunca perdu u filu! Dunchi:  ( con tono sognante) Volevo per lei un matrimonio adeguato con una persona colta e di buona posizione. ( poi accoratamente) Io! Io ho ardentemente sperato che il miracolo si avverasse attrqaverso la sua persona. Desideravo, volevo che lei, frequentandola quasi giornalmente, trovasse in essa quella bellezza astratta che solo io conosco in quella splendida figura di donna virtuosa, casalinga, buona cuoca, affettuosa come solo lei sa essere. Purtroppo, l’amore è cieco e lei, dottore, non è stato punto dalla freccia di Cupido per interposta persona: cioè io, il sottoscritto, allora la incalzavo, volevo abbattere la sua probabile timidezza, volevo farla cadere nella rete magica della mia Rosa. Ma è stato tutto inutile. E allora, deluso e, diciamolo pure, ferito e assetato di vendetta, ho fomentato le accuse sulla sua persona come fedifrago della presunta promessa di matrimonio…io! Io! Tutte le voci  messe in giro, io, io. La rabbia della signora La Torre, la presidentessa della protezione delle femmine nubili? Io, io! Fomentavo, congiuravo. Minacciavo. Mai sazio! E lei ha pagato a caro prezzo la mia…la mia…E i pomodori che le lanciarono addosso durante la protesta della donne del paese? Io! Sempre io congiuravo, tramavo, cospiravo... oddio è mia figlia…è una creaturina indifesa … sugnu mortu! Anzi no. Voglio dirle tutto: l’ho avuta in gioventù da una relazione adulterina con la mia serva…l’ho protetta, le ho dato un avvenire nei vigili urbani, ma non l’ho potuta sistemare con un buon marito e una bella famiglia... purtroppo… mattri santissima moru, staiu murennu, muriu! Muoio! Mi sento mancare…fermo, non si muova! Non chiami nessuno, prima mi perdoni.-

Rob - Avvocato… stia calmo, chiamo qualcuno…calma, calma eh? –

Mariot.- Ma statti mutu scunchiurutu! Doppo ca m’amparai a memoria tutta la parti, ora m’a fa scurdari u finali.-

Rob – A memoria? La parte?-

Mariot.- Sissignori, a memoria! Pi nun scurdarimi nenti: comu ‘n to cunfissionali. Allura, pozzu cuntinuari?-

Rob – Se vuole…-

Mariot. – Allora ( come se facesse uno sforzo per ricordare): Un momento ancora: mi dia il suo perdono...appoi se è u casu, macari  l’estrema unzione.-                                          Rob.- Quella non posso. Per il mio perdono, ecco fatto: la perdono.                                                                                 Mariot.- Comu accussì sbrigativu? E chi razza di pirdunu è mai codesto? Lei m’a pirdunari signannumi nta frunti e facennumi diri i prighieri di rito. E che? è lei nun sapi nenti di pirdonu?

Rob - No, mi dispiace. –

Mariot.- ( quasi bofonchiando) Minchia, picciotti, chistu macari mentri moru mi cuntraddici.-

Rob – ( guardandolo preoccupato, tra se)  Questo schiatta da vanti a me.-

Mariot.- La benedizione, almeno. Non me la neghi, la supplico.-

Rob - Va bene, la benedico. – ( esce di corsa)

Mariot.- Fremmu! Unni va’! Ma vafanculu minchiuni! Calogiru, Santinu, viniti ccà: scippatici a peddi a ssu specia di diritturi, mortu di fami; abbruciatici tuttu, casa, machina e macari a ciniri d’o fucularu; lassatulu pi mortu, comu se mortu fussi viramenti: Mortu di fami! Morti buttana! Morti subbitania! Bedda mattri, mortu sugnu! ( si accascia sui cuscini)-

Calogiru – Tranquillu ziu, tranquillu, vossia pinzassi sulu a moriri in paci… (fra se, poi sospirando)  Minchia chi camurria…( poi a Santino che stava obiettando qualcosa, a bassa voce) Lassulu sbattiri, ‘n vidi che sta sdilliriannu? sa sta quagghiannu ( facendo il segno con le dita)- futtatinni!“

Minchia Robby, ma tu co dialettu ci vai forti. Comu mai?-

Rob – Veramente la commedia è stata scritta a quattro mani. Per la parte dialettale ci ha pensato Milo.-

Mariot.- Milo? Beddamattri sant’Alfiu, abbissati semu.-

Milo – (piccato) Mariottu, pricchì, c’è cosa? Ci a sputari l’ossa de’ ficurinia? Avanti va’ videmu.-

Mariot.- Ahu, bonu, calma e ghiacciu nto panaru! Staiu sghizzannu, nun si po’?-

Rob – Calma Milo, il Maestro con noi principianti, scherza sempre. (per calmare la acque) Avanti, ti aiuto a terminare la scena.- 

Milo – (tentennando la testa) E aiutami. (occhiataccia a Mariotto)-     

Mariot. – Oh, finalmenti s’arraggiuna! A eccu, arrivunu l’autri. Ora pruvamu a cummedia in programma. (posa sulla sedia il copione della commedia di Roberto) –

Rob. – Grazie Maestro per averci regalato parte del suo tempo prezioso.-

Entrano in scena Angela e Tella.

Mariot.- Ahu basta cu sta camurria d’o “grazie maestro” e st’arruffianamento. Oh! (imitandolo, poi a Angila)  Ah arrivasti…-

Ang.- Arrivaiu, e allura?-

Mariot. – No, nenti, nenti e cchi ci a essiri?  Chiffà ancuminciamu… Milu, a isamu sta scena?-

Milo- Ca…cu stu bell’imbustu di Saru, fa…fa… facimu notti. Ma  si m’aiutati… vuattri granni artisti.-

Mariot.- U scenografu si tu.-

Milo- No, ju sugnu… ju sugnu…u  sc…u sc…

Pepp. – (entrando) … u sceccu!-

Melu- Mi…mi…a ta sintutu… tu…tu…-

Pepp.- …occupato.-

Milo – Ora…ora m’anca…m’anca…

Mariot. – Sta tranquillu nun manca nenti! Finimula e travagghiamu. Avanti carusi datici ma manu a Melu.-

Pepp.- Ju sugnu u primu attori e nun mi sporcu i manu.-

Milo – Alla bo…bo…-

Pepp.- Alla bo?alla bo?  Eppoi? Ahu, alla bo- ttarisangu! sbrigati ca cca si fa notti.-

Ang.- E lassatulu parrari u sapiti ca ci ampingi a lingua quannu e` nirvusu.-

Mariot.- Uora e` nirvusu e semu, abbissati - semu...-

Ang.- Parra Milu.-

Mil.- Gra…gra…grazzi, Angi…Angila.-

Pepp.- Ahu, stamu aspittannu, ti decidi? (agli altri) N’ama avutu pascienza, no?-

Mil.- Ora...lassatimi pa...parrari, annu...annu...annunca minni, minni...-

Pepp.- Macari i minni? Ma e` tosto.-

Mil.-...vaiu!-

Mariot.- E parra, e accuzza ...-

Mil.- Accu...accuzzu. Io di...dichiaro che sono stuffu di pigghiari ordini. Poi ho letto la locandina appinnuta fuori e sono  inca...inca...-

Pepp.- Un'incas?- ( Milo con la testa fa cenno di no).

Ang.- Incantatu?- ( Milo dinem)

Mariot.- Incasinatu?- ( Milo idem)

Mil.- Inca... incazzatu...-

Ang.- Nun essiri vastasi, Milo.-

Tella- Concordo!-

Mil.- ...e a  mia m'a ta purtari rispettu picchi` sugnu un artista come voi. Sugnu scenografo, un artista della …sega…

Pepp.- (sottovoce, facendo un gesto lequente) …chissu u sapemu già…-                    Melo-… (sdegnato) Macari tu? non  ra… raccoglio… e,  mi dovete mettere in locandina con gli artisti non con i tecnici…

Mariot.- … e attorna…-

Mil.- … poi, voialtri...artisti ( ironico) pi miraculu conoscete solo le vostre singole parti...Mentri ju…-

Mariot.- Senti beddu, da chi munnu e` munnu i locandini si fanno accussì. U capisti, babbaleccu?-

Tella- E non l’offendere, poverino. -

Milo – Priffettamenti accu… accusì, nun offendiri. Chi ti …chi ti…cridi picchì ssi capocomicu po’ fari chiddu ca …ca voi.-

Pepp.- Minchia chi forza: caca macari i voi!-

Ang.- Pippinu, contegno, ci siamo delle signore.-

Milo.- Ca… ca…comu. Allura?-

Mariot.- Allura chi cosa? Minchiuni! A vo travagghia va`. ( fra se) Scenografo...  pi mia si nu tintu mastrurascia...Scenografo, casumai scemografo. Senti sai nenti di Ciccinu?-                                                                                                                            Milo- Cicci…Cicci…Ciccinu c’avi a frevi a quaranta.-                                                         Mariot.- E a so parti comu la fa?-

Ang.- Pi currispunnenza forsi ‘nta funnu di lettu! Avaja Mariotto…-

Mariot.- Ma se pi dumani nun ci passa a frevi e veni cca a travagghiari, mortu o nun mortu, ci abballu nta panza.-

Ang. –Ma vo cuccati!-

Milu – Forsi pi dumani … forsi ci… ci… passa a frevi.-

Mariot.- E chi è na frevi a cumannu? Ahu non è ca sta recitannu cu qualchi autro? Se è accussì ci tagghiu facci e ci abballu nta panza.-

Ang. - Mariotto, ti dissi di dariti na calmata. Ciccinu è nu bonu caruso, appena s’arripigghia veni in tiatru. Tranquillu, tranquillu.-

Mariot.- Sugnu tranquillu, non mi vidi comu signu tranquillu… (intanto è scossa da tremori vari)-

Pepp.- (Vedendo il copione lo prende e sbircia il contenuto)  E cchi è stu cosu? Priccasu cangiamu prugramma? (agita il copione)-

Angi.- (preoccupata)  Comu, comu? Scangiamu programma?-

Tella – Oddio, io non sono preparata…-

Mariot.- (guardandoli attonito) Ma cchi minchia stati dicennu?-

Pepp.- Comu? E nun u dici a nuattri? E chistu chi è? A divina commedia?-

Rob. – No, quella è la mia commedia.-

Ang.- Quali commedia?-

Milo – A nostra.-

Pepp.- Allura aiu raggiuni!-

Mariot.- No, siti pazzi da legare, e ju ci addivento appresso a vuattri. Il programma è quello che sappiamo gia:  La commedia “L’appuntamentu fantasima”, puntu e basta!-

Ang.- E chidda ca sventula comun a bannera Peppi cchi cosa è?-

Mariot. - Na minchiata!-

Rob. – Ma maestro…-

Milo-  Ti lu di…di..dicevu ju! Chissu è carni di porcu!-

Mariot.- Accura a comu parri, babbaleccu!-

Angi.- Attorna? Ti dissi di nun l’affenniri, mischinu.-

Pepp.- ( che nel frattempo sfogliava la commedia di Roberto) Ma taliati cca. Taliati chi scrivi ssu figghiu di bbona mattri: “ Quando Petru riprese uno sprazzo di conoscenza, vide coi suoi occhi appannati dal brandy, che Cesare e Nadia sedevano vicino al tavolo. Ma non si capacitava come diavolo fossero seduti. Lui stava su una sedia, mentre lei era seduta…sedeva… stava ””accidenti, diceva, non capisco come sta seduta…quella grande gonna copre tutto. Allora, ricapitoliamo, - si chiedeva Petru, con la lingua o il pensiero impastato di brandy, sfregandosi la tigna, sforzandosi di capire- Cazzarola! Dunque: lui sta seduto e parla.…che dice? Ah, ecco, dice: Sant’Agostino…castità…San Francesco…astinenza…Santa Chiara …amore fraterno. Mentre lei, pur stando seduta, beccheggia e rolla, come un bastimento in mezzo alla marosi, e mormora: si…si…si… poi grida Sii!!!...si!…poi incalza si… si… si… quindi sospira  siiiii… poi sussurra si…si…si. Ma che caz…, dicono””- pensò Petru Tigna, mentre si girava sull’altro fianco e riprendeva gagliardamente  a russare. “

 A ta capitu tutti? Chistu a descritto na gran futtuta in piena regola.-

Ang.- ( a Robby) Ahu, porcu ammucciatu.-

Rob – Chi io?-

Ang.- No me nanna! Ma varda cchi cosi. A uora facemu macari commedie porno. (a Mariotto) Pepp ci abbagna u pani e tu ci tiene bordone! Capucomicu corrotto, perverso e… e sfasulatu!-

Mariot.- Oh, oh, fremmu tutti! Ju nun tegnu burduni a nuddu…-

Ang.- …paraninfo…-

Mariot.- Mortibuttana! A vuliti finiri e m’ascutati? Oh, dunchi: Stu carusu a scrittu na cummedia…-

Milo - …ssi carusi ana scrittu, picchì ci sugnu macari ju!-

Ang.- Ah, nautru porcu!-

Mariot.- (guardando Milo storto) Ssi carusi… e m’ana fattu leggiri ‘n pizzuddu. E devu diri ca era bidduzza. Ma non l’ho letta tutta! E di ssa parti ca a liggiu Peppe, nun ni sacciu nenti. Va bene? E ora basta. Travagghiamu. Milu, si prontu?-

Milo – Calma e ge…ge…gessu.-

 

Entra in scena  Nuccia, attrice giovane  debuttante.

Nuc.- Buonasera a tutti...-

Gli altri salutano Nuccia a soggetto.  Durante tutto l'atto, gli attori non impegnati nelle varie battute, usciranno e entreranno di scena a soggetto, simulando la sistemazione del palcoscenico. Nel montare le scene si verificheranno varie gaffe che comporteranno piccoli incidenti e lievi ritardi. Mariotto si lamenterà e inveirà contro la sua sorte.

Mariot.- E puteva essiri diversu? E mi pareva! E puteva filari tuttu lisciu? Malanova a mia e alla mia sorti, sorti buttana! Appoi cu stu …scenografu…-

Nuc.- Via maestro, sia fiducioso... ( leziosa).

Ang.- A chista un jornu o l'autru, ma jocu in tempu unu e dui.( fra se).-

Mariot.- Milu, attento a quella vite, e` lenta...ccà casca tuttu.-

Mil.- E attorna…Ju sugnu sce... sce…-

Mariot.- …Scemu...no? Scemunitu? no? Sceiccu, sceccu?-

Mil.- ( torvo in viso) Sce...scenografo non ma...ma...-

Mariot.- Mattu? no? macchetta? no? Ma cchi malanova si? ( e torna a lavorare).-

Mil.- Macchi… macchini…. se volete un macchinista, ve lo pagate! E ora finitila o minni... minni… -

Angi.- … e attorna che vastasati…-

Milu- … (guardando storto Angila) …Minni …minni vaju!-

Mariot.- Avanti Milu, calmati, stavu sghizzannu, travagghiamu ca u tempu squagghia. E dumani c'e` u debuttu.-

Pepp.- ( sottovoce, ma Tella sente) Si, cu ssa prima attrici, finirà a frisca e pirita.-

Tel.- Ma come ti permetti? Mariotto, esigo le sue scuse!-

Mariot.- Peppe, o frati, nun accuminciari... avaja semu gia` in ritardo. ( poi autoritario) Ahu, si nun spirdemu la prova, si po fari macari mezzanotti, ma di cca nun esci nuddu.-

Pep.- Pi mia...-

Tel.- Gia`, per lui.  Io non so proprio come posso resistere ancora qui, con voi...-

Mariot.- Picchi`, facciamo forse schifo?-

Ang.- Avemu forsi a sgabbia?-

Tel.- Senza offesa, ma io prima di venire qui con voi, ho recitato con ben altre compagnie, con vere personalita` dello spettacolo.  Io ho fatto Pirandello, ho fatto teatro impegnato...-

Pep.- Certamenti, la grande “Creta Cabbu” ,attrice... guitta! Ma u sapiti comu fa di nomu la nostra grande star: Fa Zita, osia:  Zitella, detta Tella, pi carità di pattria.-

Tel.- A me queste insinuazioni? Io zitella? Guitta a me? Questa poi...Mariotto, provvedi o me ne vado via.-

Mariotto.- Nzumma, mi vuliti ruvinari bottadivilenu amaru, mittitivi i custumi e accuminciamu la prova. Vaja Tella, vatti a truccari. (Tella si mette in disparte imbronciata)-

Nuc.- Un minutino maestro, vorrei ripassarmi la mia parte..-

Ang.-( imitandola) Un minutino Maestro vorrei ripassarmi la parte... Culumbrina e tappinara, tu a to parti ava sapiri gia` a memoria.-

Mariot..- Nuccia a canusci già a memoria. Forsi la vuole provare sulle tavole prima di fare la prova generale, infine è debuttante.-

Ang.- Debutta sulu na cummedia veru? ( allusiva)-

Mariot.- E unni senno'?-

Ang.- Chissacciu ( fa la misteriosa) Forsi... pri casu... no lettu cu tia... Attentu a chiddu ca fai. Picchi ju ti  rumpu...-

Mariot.- ...li corna! Sta tranquilla, tranquilla. Cca si travagghia seriamenti. Qua niente sesso, siamo...-

Ang.- ...taliati a vista! Macari di dda banna, intantu ca mi mettu u custumi… accura, sai?

Mariot.- E accura sto!-

Rob.- Chi e` di scena?-

Mil.- Ahu, e nu mumentu, quannu chiantu sta lapazza!-

Mariot.- Bedda matri, mi stavu scurdannu i luci. Mi facisturu perdiri la testa...( rivolto verso lo operatore delle luci) Tanu, si prontu? ( come se sentisse la voce ) Molto bene. Grazie.-

Mariot.- Peppe e cchi fai a bella statuina? Vatti a cangiari.-

Pepp.- Eseguo ” badrone”. (esce con un sorriso beffardo) –

Mariot.-  Spiritusazzu… Allura, semu prunti?

Rob.- Prontissimi. Manca per voi, Maestro, vi dovreste cambiare...-

Mariot.- Ju stai bonu accussì. (s’avvicina a Milo e tenta d’aiutarlo)-

Nuc. – E io cosa faccio?-

Mariot.- Vatti a truccari, dai bella.-

Nuccia esegue tutta contenta.Mariotto da un ultimo sguardo in giro, fischietta, controlla la scena, le quinte, i fari, butta un po d'acqua sulle tavole del palco.

Mil.- Ju su... sugnu pro...prontu.-

Mariot.- Benissimu.-

Tel.- Un momento! Io ancora aspetto le scuse.-

Mariot.- E santa pascienza...Milu, va’ a chiamari a Peppe. ( Milo, a malincuore, esce)-

Entra Angela.

Ang.- Chi tinni pari do me custumi?-

Mariot.- Bello, ti sta a priffizioni, ti sfila, t’affina, t’app…-

Pepp.- ( da fuori scena) T’appi…nara.-

Ang.- Tappinara? A mia?-

Mariot.- Tappinara? Ccu  u dissi ca ci rumpu li corna!-

Ang.- E rumpatilli! U dicisti tu!-

Mariot.- Ju? (riflette, poi fa cenno verso la quinta) Ah, u capì… (tentanna il capo, poi a bassa voce)  ddu strammajocu di Peppe . ( poi a Angela) Ma tu, a muggheri,  se mi facevi finiri… ju volevu diru: “ t’appilla”, inzumma  ti dona. E basta.-

Ang.- Allura, forsi…(anche lei guarda versa la quinta) …forsi…u capì. Ma prima o doppu ci rumpu i corna a chissu. (fa il gesto verso le quinte) –

Tella- Ben detto: ssu cornutazzo!-

Mariot.- Ahu, benissimu, macari tu tinni niscisti al naturale … (occhiatacce delle donne) volevo dire: ‘nzumma cca parrat’i fora?-

Ang.- Ma cchi stai dicennu?-

Mariot.- Nenti, mi cassariaiu, va beni.

Ang.- Va beni, ma quannu ci voli, ci voli!-

Rientra Milo.

Milo – Mariottto, Peppe  vi manna…mannau…a fari in culu… pi procura…-

Tel.- Ora basta! La misura e` colma! Io me ne vado!-

Mariot.- Ma no, Tellina, unni vai, Peppinu scherza l’hai visto anche con me…-

Ang.- E cu mia …Tappinara mi dissi… iddu scherza sempri cu tutti... macari cco focu sta sghizzannu- uora!-

Tel.- Mi dispiace per voi, ma sono irremovibile. Addio!- ( Tella esce di corsa dalla parte della sala.)

Pepp.- ( sempre dalle quinte)  ...Ora torna...( sicuro di se).-

Mariot.- Si nun torna sugnu ruvinatu... –

Pepp.- (c.s.) Torna, torna...-

Rob.- Maestro, mancano anche le comparse Turi e Giacomo...-

Car.- Ahu, basta! Basta! E cchi mi vuliti mortu? Cca ognunu fa i cavoli so', e u spittaculu cu u fa? A jatta? Nenti, ho deciso: se ssi due sciavuni nun arrivanu a tempo, voli diri ca trasiti in scena tu, l'elettricista, e si servi, puru u bottegninu – e macari a scupa! Ma stasira a prava s'a fari! E ora vidi unn'e` Tellina. ( Roberto esegue)-

Mil.- Io so...so sono  se… sempre pronto.-

Mariot.- ( guardando la scena, terrorizzato) E chista sarebbe la scena?-

Mil.- Lib… libera…  inter…                                                                                      Pepp.- ( dalle quinte)… E carzaratu u Milan!-

Mil.- …libbera interpretazione di na piazza nazional-popolare!-

Sul fondo scena, intanto che Carmelo parlava con gli altri, Milo ha montato una specie di arcata, con festoni vari e ha posto sulla scena due panche di sgimbescio.

Mariot.- ( a Peppe) Mutu tu! ( a Milo) Ah, Nazional-popolare? Gran figghiu di tappinara, e cchi mi voi rovinari macari tu? Nun ci abbasta Peppe, Tella, i dui sciavuni assenteisti, Roberto che so lastimi, me muggheri ca sua gilusia, ti ci metti macari tu che to minchiati? Ma ju mi pigghiu a scupetta e fazzo na carneficina collettiva: Vi fucilu, poi v'affucu, poi v'anniu, vi tagghiu a panza e mi mangiu a quarumi!-

Milu – Va beni, nun ti piaci…Basta chiedere.-

Mariot.- (minaccioso) Milu,accura ca  oggi nun è juarnata, sai?

Rob.- (rientrando)  Maestro, Tella è andata via dal teatro.-

Milo -  E ora chi la fa la sua parte?-

Mariot.-  A so parti a fa cu sapi a cummedia a memoria…Cioè tu! Veni cca beddu...soru soru...-

Milo.- Ehi, non sghizzamu.-

Ang.- Statti fremmu Miluzzu...fatti acchiappari.-

Pep.- ( rientrando) Avaja, fatti vestiri...-

Nuc.- ( rientrando) Ci vuole così poco...per essere femmina...( allusiva).-

Rob.- Coraggio salvatore della patria!-

Milo- Anche tu Robby! (tono drammatico)  Aiuto!-

Mariot- A curpa è da to! Tu sai tutte le parti, quindi farai la prima attrice. Ho deciso!-

Pepp.- … effettivamenti… tu sai tuttu. E allura, c’aspittamu?  forza carusi!  ( li incita ad afferrare Milo)-

Milo - ( agli altri che affermano col capo e si avvicinano per vestirlo da donna) Fremmi picciotti a mia ‘npingi a lingua … fremmi tutti! Morti subbitania, Mariuzzu, fremmili tu!-

Mariot.- ( a tutti) Ju?  E comu no! Intervengo:  'Ncoddu carusi!(Tutti gli vanno addosso e immobilizzano Milo che si dibatte furiosamente)  Chiuditi u sipario, accuminzamu a prova.-

Il sipario lentamente si chiude.

                                                     Atto  II

Quasi stessa scenografia dell’atto precedente, ma con più ordine e con una quinta che rappresenta una facciata di palazzo con uno sfondo alberato, una panchina. Gli attori, se è possibile, vestiranno in modo ricercato ma pacchiano; altrimenti calzeranno un cappello secondo i loro gusti personali.

All’apertura del sipario in scena ci sarà Mariotto che legge un giornale. Musica adatta. Dopo mezzo minuto entra Peppe.

Pepp.- Oh, ‘Mbari siti, si già ccà?-

Mariot.- ( senza smettere di leggere)  Chiffà si vidi?-

Pepp.- U capì, siti incazzateddu…-

Mariot.- (ironico) No, quannu mai, ju arrivi sempri primu all’appuntamenti picchì nun pozzu durmiri, picchì mi fa mali a panza, picchì me muggheri mi jetta fora da casa…-

Pepp.- Ahu ‘mbari, ju sugnu quasi in oraiu.-

Mariot.- … pi sta vota. Comunque, ju sugnu u principali e arrivu primu, mentri l’autri sa pigghiunu cu comudu. (strapazza il giornale)-

Pepp.- E va beni, nun v’a pigghiari tantu a cori sta puntualità.-

Mariot.- Cui ju? Mariottu se mai!-

Pepp.- Sentiti ‘mbari, a mia nun mi veni di chiamarivi Mariotto, mi sa di…(si tocca l’orecchio, come per dire gay).

Mariot.- A parti ca s’arricchia a putiti lassari ‘n paci, all’anagrafi ju nesciu Mario, me mettri mi chiamò Mariuzzu, Angila, quannu ni ficiumu ziti, mi vosi chiamari …Mariotto.  Siti suddisfattu?-

Pepp.- Avaja, ‘mpari, era sulu curiosità, tantu pi passare tempu (guarda l’ora) –

Mariot.- (che se ne accorge) Si fici l’ura veru?-

Pepp.- … e ancora nun si vidi nuddu. –

Mariotto si alza dalla panchina con una certa fatica, toccandosi la schiena.

Pepp.- ‘mbari c’aviti i duluri “romantici”.-

Mariot.- Romantici? Chisti sunu duluri carogna! E mi venunu sempri quannu haiu cchi fari. Viditi, partunu di ccà…giranu di ccà e…( si tocca la parte destra dell’anca, poi và serso il collo e ridiscende)-

Pepp.- …e arrivanu ccà… (si tocca la parte sinistra) comu a circumetnea, ‘mbari stu riturnellu u sapemu già tutti a memoria.-

Mariot.- E si lu sapiti picchì m’addumannati? Pi pigghiarimi pi fissa?-

Pepp.- Vaja, ‘mbari, u sapiti ca v’arrispetto, picchì u Sangiuvanni s’arrispetta!-

Mariot..-E ci aviti raggiuni. Ahu, cumpari,  ( impacciatissimo) … parrannu ccu vui, inzumma, comu si dici? (breve  pausa) Vardati cchi fazzu: marricupigghiu e dicu…-                                                   Pepp.-  ‘mbari  nun mi faciti scantari: Chi fu? C’è cosa?-                                               Mariot-  ‘Na cosa sula?  ‘mbari, è… è … na sorti di cosa…-                                           Pepp.-  E allura c’aspittiti, parrati!-                                                                                   Mariot-  Ma no, lassamu perdiri…-                                                                                              Pepp.- E no! Uora parrati. Chi fu?-                                                                                                                       Mariot.- Chi fu? Chi fu? Fu ca dda paci de sensi ca vi dissi, parrannu cu vui, …sinni pintiu… -                                                                                                                              Pepp-   Chi diciti? E comu fu?-                                                                                                          Mariot.- Fu ca doppu tri misi,  passannu aieri…’nzumma,   comu si dici… riturnau la                                                                       forza e la valia.-                                                                                                                                              Pepp.- ( allusivo) U capì turnau…a forza  e… bonanotti a tia!-                                                                               Mariot-   No, no, si ci primmittiti:    Bongionnu a mia!-                                                Pepp.- ( fa cenno come per dire bene, bene) ‘Mbari, comu semu  a travagghi tiatrali?-                                                                                                                                              Mariot.- E cchi vaja diri cumpari miu, senza vantarimi sugnu circatu nte megghiu piazzi…-                                                                                                                                 Pepp.- A esempiu?-                                                                                                                           Mariot.- A esempiu, chissacciu a San Grigoriu, Ficarazzi, Calascibetta, a Valguarnera…-                                                                                                            Pepp.- ‘ Mbari magari a Carrapipi? Ma siti ‘n cannuni! (ironico) come dire: furoreggiati ‘nte megghiu piazzi tiatrali. Ma sunu cosi di pazzi!-                                                                            Mariot.-  Fremmu ‘mbari : vegnu e mi spiegu:   Sugnu  o nun sugnu supra a nu scalinu,  unni c’è scrittu chiaru e tunnu:  attori, regista e commediografu?  ca, tantu pi’ sapillu,chistu sarissi  dd’autori ca scrivi opiri tiatrali  “per la quale”, ‘nzumma: tanti e bunazzi.  ‘Nnunca, cumpà, ora cchi vinni pari? –                                                                  Pepp.-  ‘Mbari mi cassariai e p’accuntu vi dicu: Ad majora… -                                                                                               Mariot.-   …e saluti c’è ccà!  (poi sottovoce) intantu, pi ssi e po no, mi toccu i baddi ( poi guardando l’orologio) E ancora nun si vidi nuddu…-                                                                          Pepp.- (guardandosi attorno) E se cangianu idea?-                                                                 Mariot.- Canginu idea?… Cui iddi? Picchì v’arrisutta ca anu idee. -                                                                                                                      Pepp.- ‘Nzamai… Comunque e se l’autri nun s’avissuru a fari vidiri?-                                            Mariot.- Si nun venunu pruvvidemu…- 

Pepp.- (guardando ancora l’orologio) Ca certu. Tempo mi pari ca n’avemu.-

Mariot.- Si, ma finu a certu puntu…-

Pepp.- Naturali.-

Tra un argomento e l’altro, gli attori fanno movimenti scenici alternati, per ingannare l’attesa.

Pepp.-  Cumpari u sapiti ca passann’aieri fici trent’anni …-                                                             Mariot. - (soprappensiero interrompendolo) Trent’anni?   Mih, cumpari miu li purtati mali st’anni.-                                                                                                                           Pepp.- (piccato) Ma cchi cosa capisturu stunatu!  Trent’anni di matrimoniu,  li fici passann’aieri.-                                                                                                                        Mariot.- E spiegativi megghiu, senza quadiari. Allura: Auguri e figghi masculi.-                 Pepp.- Mih, a st’età? ‘mbari siti in sensi, oppuru abbabbiati!-                                              Mariot.-  Avaia cumpari stavu sghizzannu.-                                                                               Pepp.- E sghizzati cu vostra soru!-                                                                                             Mariot.-Va beni: allura sulu auguri …-                                                                                     Pepp.-  Priffettu.-                                                                                                                                      Mariot.- Si priffettu. Ma l’auguri nun sunu pi vui, ma pi dda povira muggheri vostra, ca v’ha suppurtatu pi tutti t’ann senza spararisi nte cirivedda o senza mannarivi a…-                                                                                                                         Pepp.- … a?-                                                                                                                                    Mariot.-  …Affanculu! Cumpari miu. (pausa)  Cangiamu sunata: Ascutati e dicitimi cchi vinni pari:  M’arrivau na littra scritta da un’Università, la quale mi dici: “Fatti u mantellu e a scurzetta ca ti facemu dottore in lettere  o quali tu ti meriti c’aviss’a essiri.  Segue programma:   P.s. Investitura e pranzu di gala… Cu menu di milli euru… Fine. Avanti, cchi diciti?-                                                                                                               Pepp.- Lauria in lettere? E pi quali meritu? Pi ‘ncazzaturi, travagghiu efami nazziunali  o internazziunali?-                                                                                                              Mariot.-  Ahu, chi fa, sbintati?-                                                                                                Pepp.- Cui ju? –                                                                                                                      Mariot.- No, me soru!-                                                                                                                 Pepp.-  Ah, mi pareva…-                                                                                                     Mariot.- E nun faciti u Nofriu! ‘Nzumma a lauria in lettere m’a vonu dari pe i me meriti letterali. Tantu pi sapillu, ju scrivu cummedii, pi cui, pulitu e nettu, sugnu  un letterato!-                                                                                                                              Pepp.- (tra se)… scanzatini… -                                                                                                                    Mariot.- E allura cchi ni diciti?-                                                                                                    Pepp.-  Mah, chissacciu.-                                                                                                           Mariot.- E macari ju dissi accussì: Mah chissacciu …e lassai perdiri.-                                                                   Pepp.- ‘Mbari, inveci  a mia mi vulevunu fari cavaleri.-                                                                    Mariot.- Vaja cchi diciti su seriu?-                                                                                              Pepp.- Susserissimu!  Mi scrissuru accussì :  “Si statu signalatu o quali tu fussi                                           degnu e ridegnu di addivintari Cavaleri di Malta.  Segue programma.  Firmatu  S.A.R.  Principe ecc. ecc. Ora ju ci aviss’arrispunnutu a tutta sta Sua Altezza Reali principesca:  “Ma ‘o pigghiatala a …Matta! –                                                                                                           Mariot.- E cchi ci arrispunnisturu allura?-                                                                                         Pepp.-  U sapiti ca sugnu na prissina arucata, ci arrispunniu:  “Grazie molto onorato                                                       Ma nun mi sentu per la quali. Circatavinni n’autru, macari nu tintu tistranti. (e intanto si allontana da Carmelo che lo minaccia benevolmente, poi guardandosi attorno e consultando un orologio da polso) E ancora nun venunu.-                                                                                                  Mariot.- Sapiti cchi facemu? Facenu ca l’affari u cumminamu sulu nuattri dui.-

Angela, entrando alle loro spalle.

Ange.- Ca comu!-                                                                                                                       Mariot.- (soprassaltando) Cu jè?-                                                                                               Ange.- A to pattruna! (ironica) L’affari u cumminamu sulu nuattri dui… e l’autri chi su urfaneddi?-                                                                                                                                    Pepp.- Ahu Iangila e cchi ssi carricata ‘nt’avanti?-                                                             Ange.- E cchi è sta cunfirenza? Parra cu rispetto ad una signora, sceccu vistutu pulitu!-                                                                                                                                              Mariot.- Vaja, carusi, ci manca ca n’acchiappanu tra nuattri. Angila, u vidi che to occhi ca Robertu nun c’è? E l’auttri? Unni sunu? E allura cchi facemu, l’aspittamu? E intantu va in fumu di fruscagghi u nostru affari. Bisogna decidersi!-                                                                Ange.- ( guardando attentamente Peppe) Peppi, chi c’hai ‘nto nasu?-                                                                                                                           Pepp. -  Quali nasu?-                                                                                                                      Mariot.-  Comu quali nasu? E quantu n’aviti dui, tri?-                                                                 Pepp.-  Ah, u me?-                                                                                                             Mariot.- No chiddu di me soru.-

Ange.-   Allura, chi c’hai?-                                                                                                             Pepp.-  Cheratosi Attinica.-                                                                                                        Mariot.- ( guardando Peppino e poi Angilina)  Ca significa?-                                                   Angi.- Già, cchi significa?-                                                                                                                                     Pepp.-  (piccato)  Ca vat’affari l’affariceddi vostri!-

Angi.-  Arrucatu l’amicu. Ah, eccu Robby!-

Entra Roberto, detto Robby, vestito goffamente da donna. Egli ha ascoltato il dialogo, quindi si avvicina ai tre e, con la sua aria saccente dice:

Rob. - Buongiorno a tutti. Se non lo sapete, cheratosi attinica significa che il nostro primo attore ha preso troppo sole, per cui si è scottata il nasino, ma niente di grave, con la crema solare giusta, tutto s’accomoda e il suo bel nasino tornerà  più bello di prima.-

Angi.- (schermendosi) Ma come sei bravo Robertino…

Mariot.- (schifato) Mattri che lariu!-

Pepp.- ( facendole il verso) Ma come sei bravu Robbertinu…-                                                   Mariot. – Parramu di cosi serie: ( a Roberto) Ahu, e Milu? ‘n ava essiri iddu  vistutu di fimmina? –

Rob.- Lo sostiuisco io, volontariamente.-

Angi.- E comu mai?-

Mariot.- Già, comu mai?-

Rob.- Gli è venuta una crisi e tartagliava furiosamente : Ju vistitu di fimmina? Perdu u decoru e a dignità. Mai! megghiu moriri. Disse proprio così. Ed io sono di cuore tenero…-

Mariot.- Tu poi essiri teneru macari di quarumi, ma i parti l’assegnu ju!-

Ang.- E va beni, pi stavota…-

Pepp.- … passatici supra…-

Mariot.- … a vostra panza, e ci abballu macari. Oh!... va beni, pi stavota. Allura cumpari Peppe, cchi fa ni muvemu?-                                                                                                                                 Pepp.- E comu vuliti vui.-

Mariot.- E allura annacamini!-                                                                                                                 Angi .-  E all’autri cumpagni cchi fa? Nun l’aspittamu?-                                                       Mariot.- E cchi ci ama ghiri in comitiva? Abbastamu nuattri quattru.-                                    Pepp.- Mariotto c’avi raggiuni!  Ci abbastamu nuattri!-                                                              Angi.- Ju nun sugnu d’accordo! Semu setti e setti a ma ‘ssiri. Ciccinu è giustificatu.-                                           Rob. - Ben detto signora!-                                                                                                           Mariot.- Mutu tu!-                                                                                                                           Pepp. –… e parra quannu piscia a jaddina!-                                                                            Angi.- Sempri volgare tu. Nun ci fari casu Robbynu, sunu vastasi.- 

Pepp.- … Aora c’avemu macari a Robbinudd! Abbissati semu!-                                                                   Mariot.- ( a Angila) Va beni, aspittamu, ma tu almeno li avvisasti all’autri?-                                                                           Angi.- Cui ju? E cchi sugnu u principali ju! –                                                                                       Mariot.- Ah si? Quannu vi fa comudu sugnu u principali. Comunque ju avvisai sulu a Milu…-                                                                                                                               Pipp.- E ju ci u dissi a Tella.-                                                                                               Ang.- E a Nuccia? ( a Mariotto) Nun ci u dicisti tu alla… cara Nuccia? (smaccosa) -                                          Mariot.- Ju nun dissi nenti.-                                                                                                     Angi.- A si? E allura ti l’a sburigghiari tu, vuccazzaru!-                                                        Mariot.- Vuccazzatru? E chi c’entra?-                                                                                       Angi.- C’entra, c’entra… comu c’entra a laurea in lettere! Ma vo fatti quattru pass’i camminata, va!-                                                                                                                             Pepp.- Ma si pizzuta oggi!-                                                                                                         Angi.- Mutu tu, cavaleri…( con marcata ironia)-                                                                                         Mariot.- ‘Mbari lassanu perdiri a quistioni, chiuttostu… ( entrano Tella e Nuccia) Ah, benvenute madamigelle, megghiu tardi ca mai!-

Pepp.- (sottovoce a Carmelo) Chi ti dissi: Veni.-

Tella – ( che ha sentito) Non raccolgo. –                                                                                                                   Nuccia – Nemmeno io raccolgo...-                                                                                                                  Pepp.- … pipi e mulingiani! Varda cchi cosi! Parrunu ca lingua di fora. Mateliche!-                                               Mariot.- Signorinelle, poco arie, cca ci voli picca pi pigghiarivi a giacca e jravinni. E tu… Robby, ora ca c’è Tella, vatti a luvari ssa specie di tonaca, farai a parti di Ciccinu ca è moribondu- scanzatini. ( Roberto esce velocemente ed altrettanto velocemente rientra vestito normalmente)-                                                                                                                         Angi.- Bonu, bonu…e cchi è?  pigghitivi a giacca e vo itavinni! Poi ssu tonu cu Robbynu…e cchi ssi fremmu ‘o novicentu? Ahu, arruspigghiti beddu! Le ragazze avrann’ avutu i so boni nutivi p’arridardari, veru bedde?- 

Nuccia – Certamente, noi donne…-

Tella – …eppoi nessuno ci ha detto l’importanza di questo appuntamento. E, noi abbiamo le nostre esigenze.-                                                                                                                                       Pepp.- ( ironico) Erano… indisposte le madamigelle. Avaja cchi stamu sghizzannu? Appoi ju tu dissi.-

Tella – E quando, s’è lecito?-

Pepp.- Quannu stavumu … quannu erumu… dda banna a…( fa il festo di scopare)-

Tella – Sei un facchino!-

Pepp.- E a tia piaci u … marruggiu.-

Tella- Villanzone!-

Mariot.- Ora basta! U sapemu ca futtiti, vulevu dire, ca jti a lettu insieme, nun c’è bisognu ca nu riuddati ognu mumentu! Allura chi facemu?-

Pepp.- Andiamo, march!-

Tella – Ehi, bada che non siamo ai tuoi ordini Sultano del cavolo. E neppure siamo  agli ordini di vossignoria ( a Mariotto) Tanto per saperlo! Poi, per pensare abbiamo il nostro cervello...-

Mariot.- … vidi cchi cosi…

Pepp.- …D’avveru? ( scandalizzato)-

Nuccia – Maschilista!-

Tella – E assatanato!-  

Pepp.- Picchì, ti diaspiaci forsi? non me lo dire…cara.-

Tella – Facchino!-

Mariot.- Basta!!! Io esigo, pretendo e voglio ( dalle quinte arriva una solenne pernacchia e nel frattempo entra Milo) Vastasi!-

Milo – (sorpreso) Cui ju?-

Mariot.- No, me nanna! E ssu gran piritu cu mu fici to soru?-

Milo – Ju nun …sa …sacciu…ne…nenti. Quali …pi…pi…piritu carusi? (rivolto agli altri)-

Tella – Io non ho sentito nulla e tu Nuccia?-

Nuccia- Nemmenu ju.-

Pepp.- Ca comu: fu nu colpu di cannuni e nuddu ‘ntisi nenti? Lassati perdiri cumpari nun sunu cosa.-

Angi.- Si’ cosa tu! ( guardando l’ora) Avanti Mariotto cchi facemu?-     

Mariot.-  ( a Angilina) Tu aspetta! ( a Milo) E tu a prossima vota se t’arrisichi di fari di testa to’ e di scangiari i parti c’assegnu, ti mangiu u cori, sempri si ci l’hai. Ora,   piritu a parti, ora vogghiu sapiri picchi ritardasti. E nenti scusi scunghiuruti, picchì tu ci l’hai pi viziu. Allura?-                                                                                                      Pepp.- Forza Milu, unni ‘ncarrammasti sta vota?-                                                                        Milo- ‘Ncarra… ncarrammai davanti… all’edicola di don…di don…-                                                Pepp.- … campanaru!-                                                                                                                 Milo – (guardando storto Peppe) … di don… di don Serafinu.-                                                                                                                                                     Mariot.- … u cajordu?-                                                                                                                 Pepp.- … u ìngrasciatu?-                                                                                                             Angi.- … u porcu!-                                                                                                                       Nuccia - … u fitusu?-                                                                                                                                          Tella - … lo sporcaccione!-                                                                                                                                Milo- … Chiddu, si… si… ci… primmittiti… è cchiù pulitu … di tutti vuattri misi assemi! Ah.-                                                                                                                                                           Angi.- Iddu sarà pulitu, ma i giunnalazzi ca vinni, diminiscanzi!-                                        Nuccia – ( a Melo) Guardone!-                                                                                                     Tella – Depravato!-                                                                                                                  Pepp.- Falegname!-                                                                                                                        Rob. – Ma che paragoni…il falegname… ma guarda…-                                                             Pepp. – Sapurtello, dimmi na cosa varvasapiu: u mastrudascia pi tagghiari na faddacca, chi cosa fa?-                                                                                                           Rob.- Oh bella, la sega-                                                                                                                Pepp. – E puru Milo!                                                                                                              Tella.- Basta sporcaccioni!-                                                                                                         Angi.- ( a Peppe) Vastasunazzu! ( poi a Mariotto ) Mariotto, cchi fu? ti passau a primura?-

Pepp.- ( rimurginando) Varda cchi farsa…pi nu scherzu?-                                                               Mariotto.- ( come se si fosse svegliato) Avaja semu seri. ( poi più deciso) Ora basta. Avanti forza annacamini carusi. ( si avvia verso la quinta di destra)-

Angi.- Finalmenti! ( tra se, poi a Peppe) Sgherzi? Malasurtati! (quindi esplodendo) E tu  si u capu de’… de’  screanzati debosciati!-

Mariot.- (fermandosi) Angila, ma che modi sunu chisti? A Peppe debosciato? Pi na parola di sghezzu…-

Pepp.-  Grazi ‘mbari.-

Mariot.- Pregu, cumpari.-

Angi.- Bonu, va! A finemo cu i cumplimenti tra cumpari?-

Mariot- Signora moglie di me cumpari, tantu pi sapillo, u cumparatu è na cosa seria! Angi.- Si, tanta seria ca fino a jeri vi davuru u tu, e ora vi dati u vui. Bedda serietà.-

Mariot.- Cumpari ci arrispunnu ju o vui?-

Pepp.- Ci arrispunnissi ju, col vostro primmessu.-

Mariot.- ( smaccoso) Permesso accordato!-

Pepp.- Senti biddazza, si ci primmetti e nun lu sai, chiddu ca dissi macare u parrinu? ora voi sarete d’aiuto a questo pattri, chi sarebbi ju, e a questa mattri - me muggheri pi l’occasioni - nell’educare il figghio alla vera religioni, ossia a cattolica. Voi mettiri in dubbiu i paroli d’o parrinu signora sciarrina?-

Angi.- A’ vistu Mariotto, mi dissi sciarrina cu tuttu u cori, comu se nun facissimu tiatru!  Ma ju a chistu l’affucu!-

Mariot.- Bona Angila, e cchi fu? A Peppi ci scappau na parola.-

Angi.- No! Chistu mi lu dissi cu tuttu u cori!-

Mariot.- Vaja Peppe, diccilli tu.-

Pepp.- Forse, senza vulerlu…-

Angi. – U vidisti? L’ha ammesso!-

Mariot.- ( disperandosi) Santa Lucia, Santa Barbara e Sant’Aita…-                               Nuccia- San Domenicu, san Binirittu e san Cristofuru…- 

Angi.- … sant’Alfiu, Cirinu e Filibettu…-

Pepp.-… San Berillo, San Nullu e San Giuvanni - Li cuti…-

Rob.- …  San Placido, no forse san Giorgio, San…santo…Librino? Mannaggia non mi ricordo più la battuta…scusatemi Maestro.-

Mariot.- Robby, quannu sbagghi a ‘iri avanti u stissu, tantu in sala nuddu sinn’adduna.-

Rob. – Grazie maestro.-

Mariot.- Mutu cretinu! Milu dille tu le battute di Ciccinu. Avanti arripigghiamu-

Milu – Subbutu! ( si concentra) Ahu, e l’appu…l’appunta…-

Pepp.- …l’appuntatu? De carrabbineri?-

Milu – No, dissi: e l’appunta…mentu?

Mariot.- Certu, ma cu calma e pi favuri. Ora ci semu tutti ci jemu all’appuntamentu.-

Tella – Ma a fari chi cosa?-

Pepp.- Na briscula in  quattru! Ma pi parrari scunghiuruta.-

Tella – Bada a come parli, zaurdu!-

Pepp.- Zaurdu a mia? Tinta zoccola!-

Tella- A me questo! E no, stavolta me ne vado sul serio. Addio.( si avvia per uscire)-

Mariot.- Fremma, fremma. (Tella si ferma, restando di spalle e a braccia conserte)   Peppe pi favuri e finemula...-

Pipp.- …’Na Minchia! Ssa buttanazza ca fa a pulita ccà, inveci dda banna è na bagascia assatanata.-

Tella – Porco!-

Angi.- Ben detto!-

Nuccia- T’appruvu!-

Pipp.- Me ne sbatto.-

Mariotto.- E lo spettacolo?-

Pepp.- Sinni va a fare… a fari a… matta!-

Tella- Avete visto tutti? Avete visto tutti? E’ un bruto irresponsabile.-

Pepp.- Frimmatimi sennò l’affucu! ( scena di guapparia con trattenuta)- 

Rob. – E’ finita a curtigghio?-

Mariot.- ( interrompendo la prova) E no, e no!!! E unni semu a pischeria? Cammamuci tutti tutti! (si calmano) Ah. Carusi, u cupiuni s’arrispittari. E cchi cosi? A mintiti sul personale? E cchi semu dilettanti, picciriddi, muvvusi?-

Tella – La colpa è sua! (indica Peppe)-

Pepp.- Mia? Tinta cajorda, nun sacciu cu mi fremma…-

Tella – Nun fari u malandrinu ccu mia! Picchì ce qualcunu ca t’abbessa a cajella!-

Pepp.- E cu è chistu? Mi staju scantannu tuttu, sai?-

Tella – Lassa perdiri, ca è megghiu pi tia.-

Pepp.- Chi mi fai i corna?-

Milu- ( a Mariotto) Varda ca Peppe  arrisuttau curnutu.-

Pepp.- Mutu tu! O t’astruppiu!-

Mariot.- Basta! Basta! Eh che cavolo… (breve pausa)  Sapiti cchi vi dicu? Ah?-

Angi- Chi ni dici?-                                                                                                                     Mariot.- Dicu ca sospendiamo! –

Rob. – Sospendiamo la prova?-

Mariot. – Eattamenti! Basta così... basta così.-

Pipp.- E chi fu, pi curpa mia?-                                                                                                Mariot. - Nun è cuppa to e curpa di nuddu in particolari. (sospiro)  A curpa è di tutti. Tutti stamu ammiscannu a farsa ca realtà. E st’appuntamentu fantasima, u stamu facennu addivintari veramente n’appuntamentu fantasmissimu: inafferrabile, luntanu, impossibile… ( sconsolato) Ora, ognunu, ( fa cenno a tutti i presenti) ognunu pi fari falliri sta prova, ci sta mittennu do so’. N’acchiappamu pi nenti, come tanti carusiddi permalosi… e, accussì nun s’attravagghia e addiu prova; c’appoi, parrannu ccu vui, sta vinennu di nu schifu, ma di nu schifu… Nenti, pi stasira ninni jemu e casi e spiramu che a notti porti cunsigghiu- a tutti! Po’ dumani facemu u spittaculu e…ca u Signori n’aiuti! ( poi alterandosi)   E, se appoi Ciccinu nun è sfibratu, u pigghiamu  pisulu pisulu, u 'ncupinamu bonu bonu, e u purtamu  cca a recitari a so parti, accussì libiramu a Milu e finalmenti facemu seriamenti stu binirittu Appuntamentu fantasima, ca cchiù fantasima nun si po’. (calmandosi) E ora carusi, vinni putiti iri. Bonanotti a tutti. Astuta i luci,Tanu.-

Si siede su uno scranno, lentamente, visibilmente affaticato, e si accende una sigaretta.

Luci di servizio.

Pepp.- ( conciliante) Beh, doppututtu, vinni bunazza sta prova, nevveru?-

Mariot.- ( sconsolato) Bunazza? Pe jatti Pippinu.-

Pepp.- (indugia un poco) Se u dici tu…Allura, a dumani, bona notti a tutti. (esce lentamente di scena, poi si ferma per aspettare Nella)-

Tella.- Da schifo, vero? –

Mariot.- Già.-

Roberto.- ( fa il Pierino) Prova generale da schifo, successo assicurato...( occhiataccia di Mariotto) ‘notte maestro. (esce precipitosamente per fermarsi vicino a Peppe)-

Mariot.- Bonanotti… bonanotti.-

Tella - Buonanotte...( esce con Peppe e Roberto)-

Mariot.- ...’notte...-

Milo.- Bonanotti Mariuzzu...-

Mariot.- Bonanotti. Ah, Milu, fammi na cortesia ci duni nu passaggiu a me muggheri e a Nuccia? Unni si parchiggiatu luntanu?-

Milo.- No, cca sutta. Nuccia, Angila, chi fa ninni jemu?( si allontana, seguito da Nuccia, quindi si ferma per aspettare Angela ) -

Nuccia- Buonanotte Maestro...-

Mariot.- Ciau bedda...-

Ang.- Ciau ... Mariotto... ni videmu a casa... ti priparu  qualchiccosa di spiciali?-

Mariot.- A muggheri, di spiciali ci haiu a tia, e mi basta! Fammi sulu na ‘nzalata di partualli e cipudduzza nuva, nun haiu tanta fami.-

Ang.- Ti fazzu truvari macari  ‘n pocu di parmiggianu, ah?-

Mariot.- Comu voi tu, a muggheri. Ciau.( Angela s'abbassa e Mariotto la bacia teneramente).-

Ang.- T'aspettu, nun dimurari assai...( esce con Milo e Nuccia)-

Mariot.- U tempo d'abbissari i cosi. ( fa un largo gesto col braccio)-

Gli attori usciranno parlottando a soggetto tra di loro. Mariotto resta seduto  in silenzio, guardandosi attorno attonito - restando illuminato dalla sola luce di servizio- a rimuginare la scena appena provata e a fare gesti come per dare ordine agli attori. Musica adatta.

Dalla sala entra Ciccino affannato. Egli indossa un cappottaccio abbottonato fino al mento, un passamontagna e una sciarpa avvolta attorno al collo, e parlerà con voce nasale.

Cicc.- Mariottu! sì sulu stasira!( in modo perentorio, come se dicesse: mani in alto, questa è una Rapina)-

Mariot.- (soprappensiero, non lo riconosce, quindi alzandosi repentinamente e mettendo le mani in alto) Na rapina!! Macari ccà?!-

Cicc.- (girandosi allarmato) Nu rapinatori? Mariottu aiutu!-

Mariot.- (realizzando che l’uomo incappucciato è Ciccino) Ciccinu! Morti subbitania! E cchi t’apprisenti accussì! Mi facisti satari l’anima.-

Cicc.- E tu a mia!-

Mariot.- Bistiuni, ma chi ti passau p’a testa di cumminariti accussì?-

Cicc.- Fu me mattri. Mi fici ‘ncapunari pi nun pigghiari nu corpu d’aria.-

Mariot.- A quali corpu d’aria. Pi tia ci vulissi ‘n corpu…di marruggiu, ma na ssa tistazza di sceccu.-  

Cicc. – Avaja ti piaci sempri  schizzari. Mariuzzu, e chiffà finisturu già di pruvari? –

Mariot.- (con calma) Mih, ti n’addunasti? Nun si orbu? ( breve pausa) Ssssi, Ca ora aspittavumu a tia…( poi, vedendo che Ciccino si preme l’addome) Ciccinu chi fu? Ti  fa mali a panza?-

Cicc.- No picchi?-

Mariot.- E annunca picchì ti stringi a panza? (poi guardandolo meglio vede il pastrano bagnato e quindi il pavimento) Bedda matri ti pisciasti ‘ncoddu?-

Cicc.- Cui ju?-                                                                                                                                         Mariot.- No me nanna! A taliati ‘ngrasciatu.-                                                                       Cicc.- (guardandosi meravigliato e, poi, tirando fuori dal pastrano, e mostrando a Mariotto una borsa per l’acqua calda) No, è pi chista… m’a desi me mattri pi tinirimi accautilatu, ma si vidi ca perdi…(tentando di pulirsi il pastrano).-

Mariot.- (mettendosi le mani ai capelli) Madunnuzza aiutami tu! Ma picchì u signuruzzu mi mannau sta cunnanna? Un collaboratore scemunitu?-

Cicc.- ( sorridendo da ebete) Sempri sghizzusu è me cumpari Mariuzzu. Tu m’a scusari si nun vinni prima, ma fu picchì, antrasatta, mi pigghau sta ‘nfruenza stagionali ca mi lassau menzu cunsuntu…-

Mariot.- L’influenza a tia ti lassau menzu cunsuntu?-

Cicc. – ( senza cogliere l’ironia) Esattamenti.-

Mariot. - Ciccinu, tu si statu sempri - no menzu, ma tuttu cunsuntu! Comunque apprezzu u to senso del dovere. Bravu! Ma ora, o frati, vattinni a casa, curcati nto letto cauru, fatti nu “profumu” e dumani torna beddu valenti a fari a to parti.-

Cicc.- A fazzu senza prova ginirali?-

Mariot. – A fai senza prova ginirale ne culunnellu. Tu penza sulu a guariri e …macari a ripassari a to parti, po’ resto ci sarà cu vidi e pruvvidi – speriamu.-

Cicc.- Mariuzzu, a virità, come ivu a prova sta sira?-

Mariot.- Come l’autri siri: menza da schifu, menza così così. ( tra se) Eppuru l’attu stava vinennu bunazzu… st’Appuntamentu fantasima stava incuriusennu… Ci mancava pocu pi quagghiari… (poi forte) Miseriazza buttana! appoi successi u finimunnu.-                                                                                                                           Cicc.- S’acchiapparunu Peppe e Tella…tantu pi cambiari.-                                                                          Carm.- Suli iddi? Me muggheri era nta siritina do no. Milu fici na scenografia bona p’e caddi, appoi si misi a babbaliccari cumu ‘n saracinu; Robby ca ti sostituiva, si scurdava i battuti. Ju eru di ‘n nirvuso, ma di ‘n nirvusu…-                                                 Cicc.- Aia capitu tutto: finiu a schifiu!-                                                                             Mariot.- Già. E vabbè, pascienza, dumani videmu cchi succedi.(  si pulisce i pantaloni, poi si rivolge al datore delle luci) Tanu, astuta tutto e votinni a casa macari tu. Jamuninni Ciccinu.-

Cicc.- ( rivolto all’operatore delleluci) Ciau Tanu. (poi a Carmelo) ‘Mbari Mariuzzu, chiffà ti dugnu ‘n passaggiu finu a casa?-

Mariot.- (allontanando il fiato di Ciccino sul viso) Pi ammiscarimi a ‘nfrienza?-

Cicc.- No, pi cuntariti u nzonnu ca mi ‘nzunnai.-

Mariot.- Varda cchi cosi! E chi ti ‘nzunnasti?-

Cicc.- Ca facevu u primu attori…-

Mariot.- ( tra se) Sonnu Caterina…oppuru fu n’ incubu! ( a Ciccino) C’appoi fu davveru ‘n zonnu u to sonnu Ciccinu, senti a mia.-                                                                                                                                           Cicc.-  Mariuzzu, ju sugnu priparatu.-                                                                                  Mariot.- Tu? a vo cucchiti e peri! Tu si ancora nt’anzalata! ( a Ciccino incupito) Iamuninni sciavuni! Ti volevo dire ca ancora a studiari, ma assai. ( Ciccino c.s., Mariotto prima gli da una pacca sulla spalla, poi lo prende bonariamente sottobraccio)…Avaja Ciccinu, dai, nun t’arruffari. C’appoi  i cosi d’a vita nun si sanu;  poi - spicialmenti po tiatru – tuttu po succediri… cu u sapi un domani…-                                                                                                            Cicc.- … un domani…(speranzoso)-                                                                                                                    Mariot.-… un domani… magari un dopodomani …spiramu luntanu… anzi lunatanissimu… cusà.  Tu intantu aspetta – fiducioso, eh? (poi cambia discorso) Ti salutai Tanu a domani.-

Cicc.- E ju aspettu!-

Mariot.- … e aspetta, aspetta. Jamuninni, va.-

I due attori, a braccetto escono di scena. Ciccino starnutisce vigorosamente e ripetutamente, Mariotto, schifato, lo allontana da se.

Buio e musica adatta, poi il sipario lentamente si chiude.        

                                                 

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 9 volte nell' arco di un'anno