L’aratro e le stelle

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L’ARATRO E LE STELLE

Titolo originale: The Plough and the Stars

Dramma in quattro atti di Sean O’Casey

di SIMON GANTILLON

Versione italiana di G. Galassi-Beria e O. Olivet

Al dolce sorriso di mia madre

sull’orlo della tomba


PERSONAGGI

JACK CLITHEROE (muratore), maggiore dell'Ar­mata Civile Irlandese

NORA CLITHEROE, sua moglie

PIETRO FLYNN (manovale)» zio di Nora

COVEY (meccanico), cugino di Clitheroe

BESSIE BURGESS (venditrice ambulante di frutta)

La signora GOGAN (donna di servizio)

MOLLSER, sua figlia (bambina tisica)

FLUTHER GOOD (falegname)

I sopraelencati personaggi abitano tutti nella stessa casa popolare)

Tenente LANGON, dei Volontari Irlandesi

Capitano BRENNAN (pollivendolo), dell'Armata Civile Irlan­dese

Caporale STODDART, del Reggimento in­glese dei Wiltshires

Sergente TINLEY, del Reg­gimento inglese dei Wiltshires

ROSIE REDMOND (prostituta)

UN BARISTA — UNA DONNA — UNA VOCE.

Il primo e il seconda atto si svolgono nel novembre del 191S, il terzo e il quarto atto nella settimana di Pasqua del 1916. Fra il terzo e il quarto atto trascorrono pochi giorni.

ATTO PRIMO

L’interno della casa dei Clitheroe.

Due stanze contigue in un vecchio edificio di stile georgiano. La scena rappresenta un salotto largo, spazioso ed alto. Sulla parete di fondo il passaggio alla seconda camera che guarda sulla strada. Le due camere sono divise da una tenda di color por­pora scuro a disegni sgargianti che, tirata da par­te, lascia intravedere l'altro vano. La prima stan­za è ammobiliata in modo che rivela lo sforzo di mostrare una certa agiatezza e buon gusto. A destra, un grande caminetto di legno, dipinto ad imita­zione di marmo. Sulla mensola del camino, due candelieri di legno scuro scolpito. In mezzo ad essi un piccolo orologio. Sul muro, sopra l'orologio, è appeso un calendario e una riproduzione de «.La Venere dormente». Sopra il calendario un dipinto di Robert Emmet. A destra della divisione tra le due camere una copia de « Gli spigolatoti » e dalla parte opposta una copia de « L'Angelus ». Qui a sinistra vi è un cassettone su cui è posto un vaso verde con dalie rosse e crisantemi bianchi. Accanto al caminetto vi è un divano che di notte viene tra­sformato in letto matrimoniale per Clitheroe e sua moglie. A destra, dei ripiani con casseruole e pa­delle ed un tavolo con alcune stoviglie. Di fronte al camino, verso il fondo delta stanza, è un tavolo ricoperto da un tappeto sul quale vi è una grande sciabola di cavalleria. A destra, una porta che si apre sul pianerottolo della scala. La camera è in penombra tranne la parte illuminata dai riflessi del fuoco.

(Fluther Good sta riparando la serratura della porta di destra. E' un uomo quasi sempre gioviale, sulla quarantina. Ha il mento quadrato e fattezze inarcate, con una cicatrice sotto l'occhio sinistro. Ha il naso schiacciato da un pugno ricevuto tempo addietro. E' calvo tranne qualche ciuffo di capelli rossicci dietro le orecchie. Un paio di baffi rossi irsuti con qualche pelo bianco nasconde il suo lab­bro superiore. E' in maniche di camicia e indossa un grembiule bianco piuttosto sporco dalla cui ta­sca spunta un metro da falegname. Sta terminan­do di applicale una nuova serratura e continua ad aprire e chiudere la porta visibilmente soddi­sfatto della buona riuscita del suo lavoro. Pietro Flynn, seduto presso il fuoco, sta facendo asciu­gare una camicia bianca. E' un ometto piccolo e magro, dal volto a forma di losanga. Ha una barba rada di color bianco sporco quasi giallo. Tiene la testa piegata da una parte in modo che esprime il suo malcontento per la presenza di Fluther il quale in apparenza non bada affatto a lui, pur os­servandolo furtivamente. Pietro indossa una ma­glietta e un paio di calzoncini che gli arrivano al ginocchio. Ha le calze ma è senza scarpe. Dall'ester­no si ode una voce. E' la signora Gogan).

La signora Gogan       - (dall'esterno)Cercate qual­cuno, signore? Chi? La signora Clitheroe?... Scu­sate, allora per di qua. E' fuori, credo: l'ho vista uscire. Oh, avete qualcosa per lei... scusate! Vi manda Arnott... Vedo... Avete un pacco per lei... Lo prendo io... Glielo darò appena ritorna... Sarà al sicuro, certo... C'è da firmare?... Scusate... dove?... Qui?... Ah no, qui. Bene. Devo mettere Maggie o signora Gogan? Che cos'è? Non lo sapete? Oh, scusate. (La signora Gogan, che apre la porta ed entra, è una donnetta di circa guarant'anni, smun­ta di carnagione e dai modi insinuanti. Irrequieta, nervosa, superlativamente chiacchierona. Mentre parla, ha l'abitudine di prendere gli oggetti che le stanno vicini e di tormentarli con le dita. Cu­riosa al punto che una mosca non potrebbe entra­re od uscire di casa senza che essa lo sappia. Ha in mano un pacco di cui ha già sciolto lo spago).

Pietro                          - (che la nuova arrivata irrita più ancora di Fluther si alza e senza guardarsi attorno, con la testa inclinata da una parte, in atteggiamento di annoiata dignità, se ne va nella camera attigua).

La signora Gogan       - (liberando il pacco dalla carta ed aprendo la scatola) Mi domando cosa ci sia. Un cappellino. (Tira fuori dalla scatola un cap­pello nero con guarnizioni rosse e oro) Caspita, corre proprio dietro alla moda! Questo non è mica un cappello da due soldi. Segno che si dà da fare! (Si prova il cappello) Oh, corpo d'un cane! (Lo ripone nella scatola).

Fluther                        - E' un bel pezzo di ragazza, però.

La signora Gogan       - Sì e no. Lo è e non lo è. Bisogna distinguere. C'è bellezza e bellezza. Intan­to, per essere una donna maritata mi sembra che porti le sottane troppo corte. Mi vergogno per lei davanti a suo marito. E poi il modo come si sforza di sembrar gentile: «Buon giorno, signora Go­gan » il mattino quando esce, « Buona sera, si­gnora Gogan » la sera quando rientra. Ma bisogna distinguere. C'è gentilezza e gentilezza.

Fluther                        - Eppure sembra che vada molto d'ac­cordo con suo marito.

La signora Gogan       - Sì e no. Una volta tubava­no di continuo, come una coppia di colombi. Non potevate entrare in questa stanza senza sentire istintivamente che avevano appena smesso di ba­ciarsi e di abbracciarsi... Ulna cosa che faceva senso, perché dopo tutto c'è modo e modo di ba­ciarsi e di abbracciarsi. Però mi sembra che lui cominci ad averne abbastanza. H mistero della donna che si ha, poco alla volta non è più un mi­stero... Lei si veste bene per cercare di tenerselo legato ma non serve, perché dopo un mese o due la novità di una donna comincia a svanire.

Fluther                        - Già. Ma, non saprei. Può darsi che mi sbagli, ma io dico che si tratta soltanto di uno spostamento. Di solito quando l'uomo trova che il mistero di una donna comincia a svanire, vuol dire che lo ha ritrovato in un'altra.

 La signora Gogan      - Lei brontola sempre perché vive in una casa d'affitto: «Non vorrei morire in una casa del genere, dice, e nemmeno viverci trop­po a lungo. Sono " fosse" queste case, dice, che nascondono i morti invece di riparare i vivi». Al­lora dico io: «Molta gente per bene fu tirata su proprio in queste case d'affitto». E' anche molto brava, certo. Sa far bastare uno scellino dove una altra spenderebbe una sterlina. Adesso sta tirando quattrini da Covey e da quel povero vecchio Pie­tro. Lo sanno tutti che gli tira fuori tutti i soldi che può per trasformare questo posto in una ca­setta da bambola. Gli fa passare una vita da cani, a quei poveri diavoli. Gli lava la faccia, li pettina, gli asciuga i piedi, gli spazzola i vestiti, gli taglia le unghie, gli pulisce i denti. Dio onni­potente, per quei disgraziati è peggio che il bagno penale.

Fluther                        - (con una esclamazione di disgusto) Questo passa tutti i limiti anche se siamo in una casa popolare. E' una cosa vergognosa. (Rientra Pietro dalla seconda stanza, a testa alta con gli occhi accesi di collera. E' ancora in maglietta e pantaloni corti, ma ora ha calzato un paio di scarpe alte, slacciate, probabilmente in segno di deferenza verso la signora Gogan. Depone sulla spalliera di una sedia vicino al fuoco la camicia bianca che aveva sul braccio e cerca qualcosa nel cassettone, aprendo uno scomparto dopo l'altro e rinchiudendoli con un colpo secco dopo averne ro­vistato qua e là. Tira fuori capì di biancheria ben piegata e li rimette a posto approssimativamente).

Pietro                          - (con voce angosciata) Dio onnipoten­te, dammi un po' di pazienza! (Ritorna nell'altra stanza colpendo rabbiosamente la camicia).

La signora Gogan       - E adesso che mai starà combinando?

Fluther                        - Si sta facendo bello per il comizio di questa sera. (Tira fuori di tasca un manifestino e legge) « Grande dimostrazione, processione e fiac­colata pei luoghi della città sacri alla memoria dei patrioti irlandesi. Nel corso di questo comizio sarà prestato il giuramento di fedeltà alla Repub­blica d'Irlanda. Il corteo si formerà in Parnell Square alle ore 8». Be', per quanto riguarda Flu­ther, lo facciano pure. Deciso: Fluther non beve più. Non assaggio un goccio da tre giorni e mi sento già un altro uomo.

La signora Gogan       - Non sembra anche a voi che Pietro è uno strano ometto?... Come quei pupazzi che si appendono all'albero di Natale... Quando è vestito della festa, vi chiedete da dove sia uscito. Dio mi perdoni, quando lo vedo vestito così mi viene in mente che suo padre deve essere stato un Mormone. Lui e Covey non si possono sopportare e continuano a punzecchiarsi. Qui vedremo correre sangue, uno di questi giorni.

Fluther                        - E com'è che ora Clitheroe non c'entra più con l'Armata Civile? Due mesi fa non lo si vedeva mai senza fucile e senza cappello col fregio della mano rossa della Liberty Hall.

La signora Gogan       - Perché non l'hanno fatto capitano. Non gli va d'interessarsi di una cosa se poi non gli danno una carica importante. Era così sicuro della nomina che si era già comperato il cinturone e lo faceva vedere stando in piedi presso la porta di casa senza muoversi fin quando se ne veniva il lampionaio a spegnere le luci della strada. Credo che se lo portasse persino a letto, mio Dio! E vi dirò che la moglie fu contenta che il suo gallo non potesse cantare fuori del pollaio, perché lei è una dì quelle pollastre che non ama­no lasciarsi scappare il loro maschio. (Mentre par­ìa prende un libro dopo l'altro dal tavolo, lì guar­da con occhi miopi e li ripone. Prende la sciabola e la esamina) A quanto pare, questa deve essere stata la spada di un generale... con tutti questi pendagli d'oro e questi fregi... Ma è due volte troppo grande per lui.

Fluther                        - Per lui, con quelle sue idee da ma­niaco su ciò che gli potrà accadere il giorno del giudizio, ci vorrebbe un sonaglino di quelli per bambino. (Mentre Fluther parla entra Pietro che, vedendo la signora Gogan con la sciabola ancora in mano, si precipita verso di lei e gliela strappa con risentimento poi ritorna nell'altra camera senza dire una parola).

La signora Gogan       - (mentre Pietro fa ondeggiare la spada) Oh, scusatemi!... (A Fluther) Ma che vecchio burbero e villano!

Fluther                        - Non fategli caso... Si direbbe muto, a volte, ma quando monta in bestia o ha qualche boccale in corpo diventa all'opposto. (Tossisce).

La signora Gogan       - (avvicinandosi alla sedia do­ve è posata la camicia) Avete la tosse, Fluther?

Fluther                        - (con noncuranza) Oh, roba da niente.

La signora Gogan       - Però bisogna starci at­tenti lo stesso. Ho conosciuto una donna, un don­none dalla faccia rossa, ben piantata, persino un po' impacciata nel camminare. A guardarla sem­brava che avrebbe potuto stendere le braccia per alzare una casa di due piani sopra la testa. Eb­bene, un giorno le venne un po' di irritazione in gola e un po' di tosse. Il giorno dopo aveva un do­lorino al petto; fece appena in tempo ad inumi­dirsi le labbra con un goccio di rhum che se ne andò al creatore. (Comincia a guardare ed a toc­care la camicia).

Fluther                        - (leggermente nervoso) Ho soltanto un po' di tosse. Proprio niente di grave nel mio case.

La signora Gogan       - E chi lo sa? Ci sono molti uomini che in questo momento stanno bevendo un quartino o pensano ad una donna o puntano su un cavallo o stanno lavorando come fate voi e intanto la carrozza tirata dai cavalli col pennacchio nero si avvicina alla loro porta ed una voce che essi non sentono sussurra al loro orecchio : «La terra alla terra, la cenere alla cenere, la pol­vere alla polvere ».

Fluther                        - (debolmente) Un uomo fin che è in salute dovrebbe avere il terrore di permettere che il pensiero della morte si impadronisca del suo cervello. (Tossendo spaventato) Perdio..., credo di avere un piccolo dolore qui al petto... non è una cosa molto allegra a pensarci.

La signora Gogan       - Sì e no. E' una cosa brut­ta e bella nel medesimo tempo... Mi dà un certo senso di gioia pensare di essere trasportata in un carro funebre. Ma se penso che il prossimo fune­rale potrebbe essere il mio, bene, allora mi sento lieta che questo sia quello di qualcun altro.

Fluther                        - Ho come l'impressione che mi man­chi il fiato... Spero proprio che sia nulla di grave.

La signora Gogan       - (esaminando la camicia) Ha i volantini come un vestito da donna.

Fluther                        - Un momento mi sento caldo e poi subito dopo, all'improvviso, un gran freddo.

La signora Gogan       - (mostrando la camìcia a Flu­ther) Fluther, non vi piacerebbe mettere questa camicia da notte da Lord Major?

Fluther                        - (con veemenza) Al diavolo voi e la vostra camicia da notte! Perché mostrate un su­dario di quel genere a un uomo che sta per mo­rire?

La signora Gogan       - Oh, scusatemi. (Rientra Pietro. Toglie la camicia dalle mani della signora Gogan, la ripone sulla sedia e torna nella camera accanto).

Pietro                          - (uscendo) Dio onnipotente, dammi un po' di pazienza!

La signora Gogan       - (a Pietro) Oh, scusate! (Si ode il vocìo degli uomini che stanno lavorando in strada, seguito dal rumore degli utensili abbando­nati, poi silenzio. Il baglvore delle lampade a pe­trolio diminuisce ed infine si spegne. La signora Gogan, correndo alla finestra della seconda stan­za) Che hanno da gridare quegli uomini?

Fluther                        - (lasciandosi cadere debolmente su una sedia) Neanche tossire si può, senza che quella vecchia non voglia sapere il perché ed il per come. Dannazione! Mi sembra che mi giri la testa. Spe­ro che l'aver smesso di bere così all'improvviso non mi faccia male. (Dalla porta di destra entra Covey. Ha circa venticinque anni. Alto, magro, il suo volto solcato da rughe sembra esprimere una continua protesta contro questa vita che non si adegua al suo ideale. Due rughe dritte e profonde gli scendono dai lati del naso alle labbra, come fossero fili che gli sostengono la bocca. Parla con una cantilena lenta e piagnucolosa, che si fa più rapida quando è eccitato. Indossa una tuta e porta una cravatta dì color rosso molto vivace. Con gesto di disgusto butta il berretto sul tavolo e comincia a togliersi la tuta).

La signora Gogan       - (a Covey, mentre ritorna cor­rendo nella stanza) Ma che sta succedendo, Covey?

Covey                         - (con disprezzo) Il lavoro è sospeso. Sono stati tutti mobilitati per la dimostrazione di questa sera all'insegna dell'«Aratro e delle Stelle». Non li avete sentiti come gridavano evvi­va, gli stupidi? Debbono rinnovare i loro voti poli­tici e giurare di restare fedeli in « saecula saeculorum ».

Fluther                        - (indignato, dimenticando le sue paure) Non c'è motivo di far entrare la religione in queste cose. Io penso che si dovrebbe avere il mag­gior rispetto possibile per la religione e tenerla fuori più che si può dalle nostre questioni.

Covey                         - (che sta svestendo la tuta si interrompe a mezzo) Ah, così? Ma allora sei uno di quei tipi che s'attaccano alla religione al punto di star male se mancano ad una messa della domenica? Canterai inni di Sion e dà Tara anche al comizio, suppongo.

Fluther                        - In ogni modo siamo tutti irlandesi, no?

Covey                         - (alzando una mano, in tono professorale) Ascoltami bene, compagno: non ci sono irlan­desi, inglesi, tedeschi o turchi. Ci sono soltanto esseri umani. Scientificamente parlando è tutta questione di un accidentale raggruppamento di molecole e di atomi. (Pietro ritorna con un colletto in mano, va allo specchio a sinistra e cerca di abbottonarlo).

Fluther                        - Molecole ed atomi! Non penserai che io ti permetta di confondere la mente di Fluther con queste tue storie complicate sulle molecole e sugli atomi.

Covey                         - (alzando la voce) Non c'è niente di com­plicato in questo. Già; non c'è pericolo che la Chiesa ti dica che le molecole sono l'unione di milioni di atomi di sodio, carbonio, potassio o io­dio, eccetera, eccetera, che secondo il modo con cui sono mescolate diventano un fiore, un pesce, una delle stelle che vedi brillare in cielo oppure un uomo con un cervello grande come il mio o piccolo come il tuo!

Fluther                        - (a voce ancora più alta) Non c'è nessuna ragione di alzare la voce. Gridare non vuol dire avere il cervello grande.

Pietro                          - (lottando col suo colletto) Mio Dio, dammi un po' di pazienza con questo coso... A fu­ria di amido' ti fanno diventare i colletti rigidi come nastri d'acciaio! Apposta per tormentarmi. Se non riesco a metterlo sulla maglia come farò, in nome di Dio, a metterlo sulla camicia?

Covey                         - (ad alta voce) E' inutile discutere con te. E' l'educazione che ti manca, compagno.

Fluther                        - Sono forse Covey e Dio che hanno fatto il mondo, eh?

Covey                         - Quando sento parlare certa gente comincio a dubitare che il mondo abbia ottocento mi­lioni di anni perché vedo che è troppo poco tempo che i loro antenati vennero fuori strisciando dalla melma del mare che li ospitava.

La signora Gogan       - (dall'altra stanza) Ecco, ecco si sono già inquadrati e adesso cominciano a marciare.

Fluther                        - (con disprezzo) Molecole! (Comincia a togliersi il grembiule) E allora, che cosa dici di Adamo ed Eva?

Covey                         - Be', cosa c'entrano?

Fluther                        - (con energia) C'entrano, sì, che ne dici tu?

Covey                         - Adamo ed Eva! E questo è tutto quello che sai? Credi ancora che non ci fosse nessuno al mondo prima di Adamo ed Eva? (Forte) Caro il mio uomo, non hai mai sentito parlare dello sche­letro dell'uomo di Giava?

Pietro                          - (scagliando lontano il colletto) Va al diavolo, al diavolo, al diavolo!

Fluther                        - (ripiegando U grembiule con rabbia) Ah, non credere di poter cacciare tutte queste stu­pidaggini nella testa di Fluther.

Covey                         - Hai paura di sentire la verità!

Fluther                        - Chi ha paura?

Covey                         - Tu!

Fluther                        - Vattene, verme!

Covey                         - Chi è un verme?

Fluther                        - Tu sei un verme, altrimenti non par­leresti così!

Covey                         - Ecco il vecchio e ignorante selvaggio che ti si risveglia dentro quando la scienza ti di­mostra che la testa del tuo dio è vuota. Bene, te la stai godendo la benedizione di vivere col sudore della fronte?

Fluther                        - Oh, va là che un giorno griderai e strillerai anche tu per avere un prete. Non posso starmene zitto a sentire uno sciocco come te bef­farsi in modo pazzesco di Dio Onnipotente. Al momento della morte sarebbe per me un rimorso terribile guardarmi indietro e ricordare la vergo­gna di aver parlato con un petulante piccolo igno­rante smargiasso d'un rosso socialista!

La signora Gogan       - (è ritornata nella stanza e si aggira di qua e di là osservando ogni cosa. Ora è davanti al cantino e guarda un quadro) Per amor di Dio, Fluther, fatela finita. C'è sempre da bisticciare quando si parla di religione... (Os­servando meglio il quadro) Che Dio ci benedica, è una donna nuda!

Fluther                        - (avvicinandosi al quadro) Cosa c'è sotto? (Legge) «Georgiani: la Venere dormente». Oh, che orribile pittura! E' davvero scandalosa! Dev'essere stata una bella sgualdrina quella che si è fatta dipingere in quel modo.

Pietro                          - (che si è avvicinato egli pure a guarda­re, ride a crepapelle col corpo piegato in due e con la testa buttata un po' indietro) Ah, ah, ah!

Fluther                        - (a Pietro, indignato) Che c'è da fare ah, ah, ah? E' proprio una cosa da ridere! Ma non hai un po' di senso morale?

La signora Gogan       - Dio ci perdoni, non sta bene continuare a guardarla.

Fluther                        - Si fa quasi peccato a trovarsi in una stanza ove ci sia una cosa simile!

La signora Gogan       - (ridacchiando istericamente) Non posso più stare in questa stanza con tre uomini dopo aver guardato quel quadro! (Esce. Covey, che si è tolta la tuta la butta con stizza sul­ la camicia bianca di Pietro).

Pietro                          - (lamentandosi) Ma dove la butti? Vuoi di nuovo provocarmi?

Covey                         - Ma chi pensa di provocarti?

Pietro                          - (gettando con violenza la tuta per terra) E' inutile che cerchi di farmi arrabbiare, giova­ ne Covey.

Covey                         - (gettando per terra la camicia bianca) Non credere di averla sempre vinta solo perché sei il cocco di Nora.

Pietro                          - (lamentosamente, con gli occhi rivolti al soffitto) Non dirò niente... Aspetterò il giorno del giudizio quando Dio misericordioso, pietoso e pieno d'amore, ti consegnerà agli angioli perché tu sia arrostito, tormentato, perché tu sia fatto a pez­zi, bruciato e maledetto!

Covey                         - Piccolo bastardo maligno, vecchio por­co dai baffi color limone! (Pietro si precipita verso la spada, la sguaina e si lancia contro Covey che gira rapidamente intorno al tavolo. Pietro non ha intenzione di far sul serio ma Covep preferisce non correr rischi. Schivando i colpi) Fluther, trattie­nilo. E' proprio bello avere un lunatico per casa che ti fa roteare intorno un'arma pericolosa! (Sfreccia fuori dalla camera a destra, sbattendo la porta in faccia a Pietro).

Pietro                          - (cercando di aprire la porta e tempestan­dola di colpi) Lasciami uscire, lasciami uscire. E' terribile per un uomo che non direbbe una pa­rola contro il suo peggior nemico, dover ascoltare le pungenti malignità di questo Covey che fareb­bero andare in bestia anche la persona più [pa­ziente, con un sacco di maledizioni che oscure­ranno la sua anima.

Fluther                        - Ma perché gli dai retta? Se lo la­sciassi dire non ti tormenterebbe più.

Pietro                          - Gliela farò finire io di prendere in giro la gente con quelle sue insinuazioni di moc­cioso maleducato!... Cerca di esasperarmi con le sue canzoni cantate, fischiate o tossite... Ma puoi punzecchiarmi fin che vuoi... Io me ne infischio di te. Ci rido sopra. Ah, ah, ah!

Covey                         - (canticchiando dal buco della serratura)

                                    - «Ti ritrovai nelle tenebre, amica arpa del mio paese - A lungo era stata sospesa su di te l'oscura catena del silenzio ».

Pietro                          - (fuori di sé) Gesù mio, l'hai sentito, l'hai sentito come canta quella diabolica canzone per provocarmi?

Covey                         - (continua a canticchiare) « Quando con orgoglio, arpa della mia isola, ti sciolsi - E restituì le tue corde alla luce, alla libertà, alle canzoni...».

Pietro                          - (tempestando la porta di colpi) Se esco di qua ti ammazzo, ti ammazzo, ti ammazzo!

Covey                         - (attraverso il buco della serratura) Cucù! (Entra Nora dalla porta di destra. E’ una ragazza di ventidue anni, svelta, piena di nervosa energia, ansiosa di conoscere il mondo. Le linee un poco dure del suo volto sono considerevolmente attutite da una bocca dolce e seducente, da occhi pieni di bontà. Quando non sa essere ferma riesce ugualmente persuasiva col suo incanto femminile. Indossa un «tailleur » ed ha intorno al collo una volpe argentata).

Nora                            - (entrando di corsa e allontanando Pietro dalla porta) Non posso allontanarmi un momen­to che voi vi beccate come due galletti! Zio Pietro... Zio Pietro... Zio Pietro!

Pietro                          - (gridando) Zio Pietro, zio Pietro! Al diavolo! Credi forse che io voglia. permettere al giovane Covey di fare della mia vita un manuale di penitenza e di martirio?

Covey                         - (precipitandosi infuriato nella stanza) Se non riuscite a tener a freno il vostro zio Pietro un giorno qui si farà un funerale e non ci sarò io nella cassa, state pur certa!

Nora                            - (fra Pietro e Covey, parlando a Covey) Ma è possibile che tu non possa far a meno di di­struggere quel po' di rispettabilità che gli altri cercano di creare? Devo sempre farti da balia per insegnarti come si fa a stare al mondo?

Covey                         - Ma non avete visto in che modo mi è corso dietro con la sciabola?

Pietro                          - Perché mi hai chiamato « vecchio por­co dai baffi color limone » ?

Nora                            - Se voi due non cercate in qualche modo di mutar condotta e tentate di inaugurare, qui da me, le abitudini del resto della casa, potete cer­carvi un'altra pensione dove forse le vostre volgarissime beghe saranno richieste di un bis.

Pietro                          - (a Nora) Ti piacerebbe essere chiamata « porco dai baffi color limone » ?

Nora                            - Se non la smetti di minacciare il pros­simo con quella sciabola, te la nasconderò come si fa con i bambini.

Pietro                          - (vicino all'entrata della seconda stanza) Non permetterò a nessuno di chiamarmi « vec­chio porco dai baffi color limone». (Esce).

Fluther                        - (provando la serratura) Ora si apre e si chiude facilmente come la porta di un bar di lusso.

Nora                            - (a Covey mentre apparecchia per il tè) Una volta per tutte, Willie, devi smetterla di provocare il vecchio Pietro. Non dimenticare che questa è una casa rispettabile.

Covey                         - Sarà bene che lui pensi ai fatti suoi, allora. Ieri l'ho colto a ridere mentre leggeva dei brani di Jenersky sulla « Tesi dell'origine, sviluppo e consolidamento dell'Idea evoluzionistica del Pro­letariato ».

Nora                            - Ora finiscila, in nome di Dio. Jack sarà qui da un momento all'altro e non intendo che la tranquillità della sua serata sia sciupata dalle tue baruffe con zio Pietro. (A Fluther) Bene, signor Good, siete riuscito a sistemare la serratura?

Fluther                        - (aprendo e chiudendo la porta) Ora va meglio di una serratura nuova, signora Clithe­roe. Quasi quasi si apre e si chiude da sé.

Nora                            - (dandogli una moneta) Siete un grand'uomo! Quante piate potrete comprarvi con questa?

Fluther                        - Neppure una, signora Clitheroe, perché ora Fluther non beve più che acqua. Voi po­treste star lì dove siete e dire : « Fluther, eccovi un bicchiere di birra ». Lo potreste ripetere per tutto il tempo che quest'anno vecchio impiega ad andar­sene e quell'altro nuovo a venire ed avreste altret­tanta probabilità di smuovere Fluther quanta ne ha il suono di un fischietto di latta di essere udito da un sordo e da un morto. (Mentre Nora apre e chiude la porta si affaccia la signora Burgess. E' una donna sulla quarantina, robusta. Ha un'espres­sione ostinata, il volto indurito dalle fatiche e dall'alcool. Guarda Nora con scherno e cattiveria per gualche istante prima di parlare),

Bessie                         - Mette una nuova serratura perché ha paura che i suoi poveri vicini sfondino la porta per rubare. (Alzando la voce) Può darsi che siano molto più onesti che vossignoria... che sgrida i bam­bini che giocano sulle scale perché le danno ai nervi, che si lagna di Bessie Burgess che canta i suoi salmi durante la notte perché ha bevuto un po'. (Avanza di un passo sulla soglia e grida) Bessie Burgess canterà quanto diavolo le piace. (Nora tenta di chiudere l'uscio ma Bessie la respinge af­ferrandola alle spalle e scuotendola un paco) Pic­cola bambolina in ghingheri, per un soldo ti schiac­cerei quel muso incipriato.

Nora                            - (spaventata) Fluther, Fluther!

Fluther                        - (accorre e libera Nora dalla stretta di Bessie) Su, su. Andiamo, andiamo, Bessie, lascia stare la povera signora Clitheroe. Non fa male a nessuno e non si immischia dei fatti degli altri.

Bessie                         - Ire piace dire le cose difficili e vuol sem­brare più degli altri per farsi vedere dalla gente. (Nora spaventata si lascia cadere sul divano mentre entra Jack Clitheroe. Ha venticinque anni, è alto e ben fatto. Il suo volto non esprime forza di volontà come quello di Nora. Vi si legge il desiderio di es­sere autorevole e l'incapacità di esserlo).

Clitheroe                     - Cosa c'è? Cosa succede?

Fluther                        - Niente, Jack, niente... Ora è finito tutto. Venite, Bessie, venite.

 Clitheroe                    - (a Nora) Che c'è, Nora? Ti ha detto qualcosa?

Nora                            - Aveva cominciato a gridarmi contro. Io le dissi soltanto di tornare a casa sua ma prima che riuscissi a capire che cosa stava succedendo, mi è saltata addosso come una tigre per strozzarmi!

Clitheroe                     - (andando verso la porta e parlando a Bessie) Andate a casa vostra, signora Burgess e lasciate stare mia moglie o sarà peggio per voi... Andate, andate!

Bessie                         - (mentre Clitheroe la spinge fuori) Ba­date a chi state scacciando... Io, in chiesa, ci vado... non come certa gente... Se mio figlio fosse a casa dal fronte -penserebbe lui a far valere le mie ragioni. (Bessie e Fluther se ne vanno. Clitheroe chiude la porta).

Clitheroe                     - (andando verso Nora e cingendole la vita) Su, non far caso a quella vecchia cagna, Nora cara. Le farò smettere di darti fastidio. Do­mani, quando le sarà passata la sbronza, le parlerò: vedrai che capirà come deve comportarsi! (Nora si alza e siede a tavola. Vede la tuia per terra, la guarda, poi si volge a Covey che sta leggendo la «Tesi» di Jenersky presso il camino).

Nora                            - Willie, è quello il posto della tuta?

Covey                         - (alzandosi e raccogliendo la tuta da terra) Non farà male al pavimento, vero? (La porta nella seconda camera),

Nora                            - (chiamando) Zio Pietro, oh zio Pietro, è pronto il tè. (Pietro e Covey entrano dalla stanza di fondo. Si siedono tutti per il tè. Pietro indossa l'uniforme di Guardia Forestale in alta tenuta: cappotto verde con galloni dorati, calzoni bianchi, stivali, camicia con volantini. Ha in mano un gran cappello con la piuma bianca di struzzo e la spada. Mangiano per alcuni istanti in silenzio. Covey guar­da furtivamente Pietro con disprezzo. Pietro lo sente ed è irrequieto).

Covey                         - (in modo provocante) Un'altra fetta di pane, zio Pietro? (Pietro mantiene un dignitoso silenzio).

Clitheroe                     - U raduno di questa sera sarà impo­nente. Vi dovremmo andare anche noi, Nora.

Nora                            - (con fermezza) Io non ci vengo, Jack. Puoi andarci tu, se vuoi. (Pausa).

Covey                         - Zucchero, zio Pietro?

Pietro                          - (esplodendo) Ricominciamo?

Nora                            - Ma zio Pietro, non deyi essere così per­maloso. Willie ti ha chiesto soltanto se volevi dello zucchero.

Pietro                          - Non gliene importa un corno se lo vo­glio o no. Fa così solo per molestarmi.

Nora                            - (adirata, a Covey) E tu, Willie, non puoi lasciarlo stare? Se vuole dello zucchero è capace di allungare la mano e prenderlo da sé.

Covey                         - (a Pietro) Hai capito: se vuoi dello zucchero devi allungare la mano e prendertelo da te!

Clitheroe                     - Questa è la prima volta che Brennan ha l'occasione di mettersi in vista da che l'han­no fatto capitano. Perché, Dio solo lo sa. Sarà di­vertente vederlo alla testa dell'Annata Civile por­tando la bandiera dell'« Aratro e delle Stelle » e dandosi un sacco di arie. (Guardando Nora con aria maliziosa) Non aveva del tenero per te, una volta?

Nora                            - Può darsi... ma non mi è mai piaciuto. L'ho sempre trovato un po' stupido.

Covey                         - Bel disonore che gettano sulla ban­diera!

Clitheroe                     - (aggressivo) E in che modo, se­condo te?

Covey                         - Quella è la bandiera dei lavoratori e non un'insegna politica. Che cosa rappresenta il simbolo dell'Aratro che sostiene il carro celeste se non il comunismo? E’ una bandiera che dovrebbe essere usata soltanto per combattere sulle barricate per la Repubblica di Lavoratori!

Pietro                          - (con uno scatto ironico) Puff!

Covey                         - Che cos'hai da sbuffare tu, con quel cervello da mummia! (Alzandosi) E adesso me ne vado ad assicurarmi un buon posto per veder sfi­lare i guerrieri irlandesi. (Va nella camera a sini­stra e ritorna col berretto).

Nora                            - (a Covey) Faresti bene a darti una spaz­zolata al vestito prima di uscire.

Covey                         - Oh, va già bene così.

Nora                            - Vai a spazzolarti. La spazzola è là nel cassetto.

Covey                         - (va verso il cassetto brontolando, prende la spazzola e comincia a spazzolarsi il vestito. Intanto canticchia rivolgendosi a Pietro) Per la terra natale camminiamo, E il verde vessillo splende per noi. Con noi, gli amici, al fianco. Contro di noi, i nemici, al fronte.

Pietro                          - (balzando in piedi in uno scatto d'ira) Stammi bene a sentire, mio giovane Covey, te lo dico una volta per sempre: io non intendo più tollerare i tuoi scherzi, né ascoltare le tue sporche canzoni, né sentire le tue maledette bestemmie! (Con gesto isterico, alzando una tazza per lanciarla contro Covey) Per Dio, io...

Clitheroe                     - (afferrandogli il braccio) Basta! In casa mia non permetto queste cose!

Nora                            - Zio Pietro, zio Pietro, zio Pietro!

Covey                         - (sulla porta mentre sta per uscire) Vec­chio verme maligno! Sembra il figlio illegittimo della figlia illegittima di un caporale dell'esercito messicano! (Esce).

Pietro                          - (lamentandosi) Mi ha messo in un tale stato di agitazione che non sarò più capace di combinar niente di buono alla sfilata.

Nora                            - (alzandosi di scatto) Oh, per amor di Dio, qua, agganciati questa spada e va' alla tua rivista così finalmente avremo un momento di pace! (Si allaccia la spada alla cintura).

Clitheroe                     - (irritato) Per l'amor di Dio, fallo filare via in fretta, Nora.

Pietro                          - Ma ve la prendete tutti con me, adesso?

Nora                            - (mettendogli in testa il cappello con la piuma) Ssst. Ora che hai il cappello in testa, il tuo cervello è protetto. Su, fila! (Lo spinge gen­tilmente dinanzi a se).

Pietro                          - (avviandosi per uscire e voltandosi sulla soglia) Ma se il giovane Covey...

Nora                            - Via, via, via! (Pietro esce).

Clitheroe                     - (siede sul divano, accende una sigaretta e resta pensieroso ad osservare U fuoco. Nora toglie alcuni oggetti dalla tavola, li ripone nel cassettone e negli scomparti. Dopo una pausa va verso il di­vano e siede dolcemente accanto a lui).

Nora                            - (con dolcezza) A che pensi, Jack?

Clitheroe                     - Io? A nulla.

Nora                            - Jack, Jack, tu stai pensando alla rivista. Quando eravamo fidanzati ed io volevo che andassi, tu dicevi: «Oh, all'inferno l'adunata 1 » e aggiun­gevi che ti sentivi solo quando la gente batteva le mani ed io non c'ero. E un mese dopo che eravamo sposati morivi dalla voglia di tornarci.

Clitheroe                     - E lascia stare l'adunata. Da come parli sembra che tu ci tenga a farmi andare. Mi hai pregato tanto di lasciare l'Armata Civile. L'ho lasciata e ora dovresti essere contenta.

Nora                            - L'hai lasciata per ripicca quando non ti fecero capitano, non per amor mio, Jack.

Clitheroe                     - Per amor tuo o no, sei tu che ne ricevi vantaggio. Non ho dimenticato che era il tuo compleanno, vero? (Le passa un braccio intor­no alla vita) Ti è piaciuto il cappellino nuovo? (La bacia ripetutamente).

Nora                            - (ansando) Oh, Jack, Jack, ti prego! Credevo che ormai tu fossi stanco di baci.

Clitheroe                     - Come vedi non lo sono ancora. Come? La signora Clitheroe non vuole essere ba­ciata? Davvero? (La bacia di nuovo) Piccola, pic­cola Nora dalle labbra rosse!

Nora                            - (allontana con civetteria il braccio che le stringe la vita) Sono la tua piccola, piccola Nora dalle labbra rosse quando fa piacere a te. Questo non impedisce però che la tua piccola, piccola Nora dalle labbra rosse, ti debba pulire gli stivali ogni mattina.

Clitheroe                     - (con un gesto d'irritazione) Oh, senti, se sei così permalosa... (Una pausa).

Nora                            - Mi sembra che... sia tu il permaloso! Appena uno apre bocca, subito vai in collera.

Clitheroe                     - Si capisce: perché tu accogli una tenerezza come un atto di malizia e di dispetto!

Nora                            - E' difficile che si possa pensare qual­cosa non in accordo col tuo umore. (Pausa, poi alzandosi) Ad ogni modo se dobbiamo star qui a sciupare il tempo come una coppia di mummie sarà meglio che mi metta a fare qualcosa. (Lo guarda con intenzione per alcuni istanti ma egli tace. Improvvisamente ella gli si siede vicino, gli butta le braccia al collo, implorando) Oh, Jack, non essere in collera.

Clitheroe                     - In collera? Non sono in collera, neppure tanto così. Sei tu che hai cominciato.

Nora                            - (carezzevole) Non intendevo dir nulla che non andasse. Tu te la prendi subito, Jack. (In tono normale come se non fosse accaduto nulla) Non mi hai nemmeno offerto qualche cosa per stasera. (Clitheroe prende dal portasigarette due sigarette, una per lui e l'altra per Nora, le accende entrambe. Nora cercando di avviare la conversazione) Com'è quieta la casa, ora. Devono essere usciti tutti.

Clitheroe                     - (piuttosto asciutto) Credo di sì.

Nora                            - (alzandosi) Non ne posso più di farti vedere il mio cappello nuovo e sapere ciò che ne pensi. Ti piacerebbe dargli un'occhiata?

Clitheroe                     - Oh, cosa vuoi che me ne importi?

Nora                            - (trattiene una risposta stizzosa, esita un momento, poi prende il cappello, lo prova e si pone dinanzi a lui) Ebbene, come trova il mio cap­pello nuovo, il signor Clitheroe?

Clitheroe                     - Sì, ti sta bene, Nora, ti sta vera­mente bene. (Si alza, le prende il mento e le sol­leva il capo. Ella lo guarda con aria birichina. Egli si china e la bacia).

Nora                            - Ecco, siedi e non farmi più sentire una parola cattiva per tutta la sera. (Siedono).

Clitheroe                     - (circondandola con le braccia) Pic­cola, piccola Nora dalle labbra rosse! (Nora lo ba­cia. Si ode bussare alla porta di destra. Una pausa mentre stanno m ascolto. Nora stringe forte Cli­theroe. Un altro colpo più imperioso del primo) Chi diavolo può essere, a quest'ora?

Nora                            - (nervosa) Non farci caso, Jack. Se ne andranno via subito. (Si ode ancora bussare, quin­di una voce).

Una Voce                   - Maggiore Clitheroe, maggiore Cli­theroe, sei in casa? C'è un messaggio da parte del generale Jim Connolly.

Clitheroe                     - Per Bacco, è il capitano Brennan.

Nora                            - (con ansia) Non farcì caso, non farci caso, Jack. Non spezzare la nostra felicità... fin­giamo di non essere in casa. Pensiamo soltanto a noi due, questa sera!

Clitheroe                     - (rassicurandola) Non ti preoccu­pare, tesoro. Vedrò ciò che vuole e poi lo manderò via.

Nora                            - (tremando) No, no, ti prego, Jack; non aprire. Ti prego, per amore della tua piccola Nora!

(Clitheroe                    - (alzandosi) Non far la sciocca, Nora. (Apre la porta e fa entrare un giovane in divisa dell'Armata Civile Irlandese: giacca verde, cappello verde floscio rialzato da una parte, col distintivo della mano rossa, cinturone con la rivol­tella nella fondina. Ha in mano una lettera e saluta Clitheroe con eleganza. Il giovane è il capitano Brennan).

Brennan                      - (consegnando la lettera) Da parte del generale Connolly.

Clitheroe                     - (leggendo, mentre Brennan osserva Nora che si lascia cadere sul divano) « Il mag­giore Clitheroe prenderà il comando dell'ottavo battaglione dell'Armata Civile Irlandese che si adu­nerà per il comizio delle nove. Egli dovrà accertarsi che tutte le unità siano fornite di completo equi­paggiamento con razioni per due giorni e cinquan­ta cariche. Alle due del pomeriggio! l'Armata la­scerà la Liberty Hall per un'operazione di ricogni­zione al Castello di Dublino. Il comandante in capo: generale Connolly». Una cosa non capisco. Perché il generale Connolly mi chiama maggiore?

Brennan                      - Gli uomini ti hanno eletto coman­dante ed il generale ha confermato la loro scelta.

Clitheroe                     - E quando è stato?

Brennan                      - Quindici giorni fa.

Clitheroe                     - Com'è che io non ne ho saputo niente?

Brennan                      - Come no? Ti portai io stesso la let­tera di nomina.

Clitheroe                     - A chi l'hai consegnata?

Brennan                      - (dopo una pausa) Alla signora Cli­theroe, mi pare.

Clitheroe                     - Hai sentito, Nora? (Nora non ri­sponde. La voce dì Clitheroe si indurisce) Nora... il capitano Brennan dice di aver portato una let­tera del generale Connolly per me e di averla data a te... Dov'è? Cosa ne hai fatto?

Nora                            - (gettandogli le braccia al colto) Jack, ti prego, non uscire questa sera. Ti dirò. Ti spiegherò tutto... manda via quell'uomo e rimani con la tua piccola Nora dalle labbra rosse.

Clitheroe                     - (sciogliendosi dall'abbraccio) Ora basta con queste sciocchezze. Voglio sapere cosa hai fatto di quella lettera. (Nora va lentamente verso il divano e vi si siede) Perché non me l'hai data? Che cosa ne hai fatto?... (L'afferra per le spalle e la scuote) Che cosa ne hai fatto, insomma?

Nora                            - (di scatto) L'ho bruciata, l'ho bruciata, ecco che cosa ne ho fatto! Soltanto il generale Connolly e l'Armata Civile ti devono preoccupare? La tua casa è soltanto un albergo per riposare? Ed io debbo limitarmi a passare la notte con te? La tua vanità sarà la nostra rovina... Ecco perché sei così entusiasta: perché ti hanno fatto ufficiale. Tu non pensi che a metterti in mostra mentre la piccola Nora dalle labbra rosse se ne deve stare sola, qui, senz'altro compagno che la solitudine della notte!

Clitheroe                     - (con forza) L'hai bruciata. Ah, così? (L'afferra per, un braccio) Ah, mia cara...

Nora                            - Lasciami... mi fai male!

Clitheroe                     - E' il meno che possa farti... D'ora innanzi quando giunge ima lettera per me, voglio averla subito... Hai capito? Devi consegnarmela subito! (Va al cassettone, ne toglie un cinturone che si allaccia, pone la rivoltella nella fondina, si mette il cappello e osserva Nora. Sulla porta men­tre sta per uscire) Non occorre che tu mi aspetti alzata. Non rientrerò prima delle sei.

Nora                            - (con amarezza) Non m'importa di nien­te. Neanche se non tornassi.

Clitheroe                     - (al capitano Brennan) Vieni, BLU. (Escono. Una pausa. Nora si toglie con un gesto di stizza il cappello nuovo e lo getta dall'altra parte della stanza. Qualcuno bussa dolcemente alla porta di destra. Entra Mollser. Ha circa Quin­dici anni ma ne dimostra non più di dieci. E' pie­tosamente consunta dalla tisi, cammina adagio e tossisce di frequente. Si avvicina a Nora).

Mollser                        - La mamma è andata alla dimostra­zione e io mi sentivo terribilmente sola. Così sono venuta a vedere se mi lasciate star qui a tenervi compagnia, perché penso che anche voi non ci andrete... Ho sempre paura di morire quando sono sola. Invidio spesso la vostra salute e la vostra bella casa, signora Clitheroe, e mi chiedo se potrò mai essere cosi robusta da tenere una casa come questa per un uomo. Oh, devono essere altri fuci­lieri di Dublino che partono per il fronte. (Mentre Mollser cessa di parlare si ode in lontananza la banda di un reggimento in partenza per il fronte. La banda suona : « It's a long way to Tipperary ». La musica si fa sempre più distinta e quando il reggimento passa sotto le finestre di Nora i soldati cantano in coro) :«It's a long way to Tipperary, it's a long way to go It's a long way to Tipperary, to th'sweetest girl I know! Goodbye Piccadilly, farewell Leicester Square It's a long, long way to Tipperary, but my heart's right there! ».

(Nora e Mollser restano ancora in silenzio per qualche istante mentre il coro cessa e la musica si allontana. Bessie Burgess appare sulla porta di destra che Mollser ha lasciato aperta).

Bessie                         - Gli uomini marciano nella tetra oscu­rità del pericolo mentre i pidocchi si cibano nell'abbondanza della terra! Ma non sfuggirete alla freccia che vola nella notte o alla malattia che distrugge di giorno... Per quante donne vi possano essere anch’esse saranno disperse, come polvere nell'oscurità. (Esce e Nora in silenzio, quasi furtiva­mente, va a chiudere la porta, poi ritorna al divano e affranta si butta a sedere vicino « Mollser).

Mollser                        - (dopo una pausa e un colpo di tosse) Ma, signora Clitheroe, chi vi può andare che abbia un po' di buon senso?

 

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

L’interno di una grande osteria

Un angolo della grande osteria all'angolo della strada in cui si tiene comizio. Il banco si estende per due terzi della lunghezza del palcoscenico e quindi, curvando a sinistra, vien perso di vista. Su questo banco, botticelle di birra, bicchieri e caraffe. Una grande finestra a due vetrate occupa gli altri tre quarti della parete di fondo. Vicino alla finestra, a destra, un piccolo « separé ». Ac­canto ad esso una porta a due battenti. Più oltre, una mensola. Sotto la finestra un sedile con al­cuni cuscini. Dietro al banco, dei ripiani con nu­merose bottiglie.

(Il barista sta asciugando la parte visibile del banco cui è appoggiata Roste, che giocherella con un bicchiere a metà riempito di whisky. E' una ragazza di circa vent'anni; bella, robusta, dall'at­teggiamento provocante. Indossa una camicetta color crema con una scollatura molto ardita, abito grigio, calze e scarpe marrone. La ca­micetta e parte dell'abito sono nascosti da uno scialle nero. E' a capo scoperto e fra i capelli ha un ornamento a buon mercato, vistoso e scin­tillante).

Il Barista                     - (asciugando il banco) Poco da fare stasera nel tuo commercio, vero Rosie?

Rosie                           - Niente del tutto, Tom. Che Dio li ma­ledica, loro e il loro comizio. Non un cane che si interessi a una bella ragazza in una sera come questa... Sono invasati. A vederli li prenderesti per un esercito di santi o di martiri in marcia per le vie del Paradiso. Può darsi che abbiano da pen­sare a cose più nobili delle giarrettiere di una ragazza... E' un raduno grandioso. Hanno prepa­rato quattro piattaforme. Una è proprio qui fuori, dietro la finestra.

Il Barista                     - Già. Quando viene da questa par­te (indicando con la mano) sì può vedere l'oratore e sentire quasi ogni parola che sputa.

Rosie                           - Mica è uno scherzo mettere insieme cinquantacinque scellini alla settimana per il vit­to ed il bucato. E anche devi pagare la camera una sterlina se vuoi portare a casa un amico per la notte... Oh, se potessi soltanto metter via un paio di sterline per farmi un abito più elegante...

Il Barista                     - Ssst, un momento. Sentiamo cosa dice. (Contro la finestra si disegna la sagoma di un uomo piuttosto alto che sta parlando alla folla. Il barista e Rosie guardano ed ascoltano).

Una Voce                   - E' una cosa meravigliosa vedere gli irlandesi con le anni in pugno. Noi ci dob­biamo abituare al pensiero delle armi, ci dobbia­mo abituare alla vista delle armi, ci dobbiamo abituare all'uso delle armi... Il sangue sparso pu­rifica e santifica. La nazione che considera que­sto fatto come un orrore esecrabile ha perso la sua virilità. Vi sono cose più orribili dello spar­gimento di sangue e la schiavitù è una di que­ste! (La figura si allontana verso destra).

Rosie                           - Sentito? Quell'uomo ha detto una verità sacrosanta!

Il Barista                     - Se soltanto fossi più giovane mi ci butterei a capofitto!

Rosie                           - (che guarda fuori dalla finestra) Ecco di nuovo quei due che tornano a bersi un altro goccio. (Pietro e Fluther entrano rumorosamente. Sono accaldati ed eccitati per ciò che hanno veduto ed udito. Pietro si dirige al banco).

Pietro                          - (al barista) Due mezzi... (A Fluther) Ogni volta che assisto a un comizio mi viene una sete da prosciugare il lago Erinn.

Fluther                        - Finisce che tutti ci sentiamo così, quando veramente ci prende quest'ansia di combat­tere per la verità. E ci tremano le gambe, magari, ma si continua ad andare incontro alla galera, in­contro alle pallottole che ci fischiano agli orecchi e ci cercano per strapparci quel poco di fiato che abbiamo ancora in corpo.

Pietro                          - Ho sentito come un nodo stringermi la gola mentre la banda suonava «la canzone dei soldati » perché ricordavo di averla udita l'ultima volta mentre marciavo in uniforme e la gente as­siepata ai due lati della strada ci guardava por­tare con orgoglio la risolutezza di Dublino alla tomba di Wolfe Tone.

Fluther                        - Fai un po' muovere la gente di Du­blino e la vedrai andare avanti A tutta forza contro ogni ostacolo mentre il ragazzetto dì campagna taglierebbe la corda di fronte alla più piccola pos­sibilità di compromettersi!

Pietro                          - (in fretta, al barista) Altri due, Tom. (A Fluther) Il ricordo di tutto ciò che è stato fatto, di tutto quello che è stato sofferto dal popolo mi martellava il cervello... Ogni nervo del mio corpo era teso nel desiderio di fare qualche cosa di disperato!

Fluther                        - Mentre ascoltavo le parole che cade­vano sulla testa della gente fitte come la pioggia che cade sul grano, ogni pensiero cattivo mi uscì dalla mente e mi dissi: «Fluther, ora tu puoi mo­rire perché hai visto le ombre dei sogni del pas­sato tornare in questi uomini viventi. Ed essi ti dicono che è tornato in noi il coraggio ». Guarda qui. (Tende il braccio sotto il naso di Pietro, rim­boccandosi la manica) Il sangue mi ribolliva nelle vene! (La sagoma dell'alta figura è apparsa di nuovo contro la cornice della finestra parlando al popolo).

Pietro                          - (a Fluther, ignorando nel suo entusiasmo l'apparizione dell'oratore) Bruciavo dalla voglia di tirar fuori la mia spada e di rotearla sulla testa di tutti.

 Fluther                       - (cercando di sopraffare la voce di Pie­tro) E smettila un momento di blaterare e facci sentire cosa dice.

"Una voce                   - Compagni, soldati dell'Esercito Vo­lontario Irlandese e dell'Armata Civile, noi ci ral­legriamo di questa terribile guerra. Il vecchio cuore di questa terra doveva essere riscaldato col sangue rosso dei campi di battaglia... Nessun omaggio pari a questo fu mai offerto a Dio, l'omaggio di milioni di vite date con gioia alla patria. E anche noi dobbiamo esser pronti a versare lo stesso vino rosso per lo stesso sacrificio glorioso. Perché senza spargimento di sangue non vi è redenzione! (La voce si perde in lontananza).

Fluther                        - (ingollando ciò che rimane nel bic­chiere e correndo fuori a precipizio) Vieni, vieni, perbacco, è troppo bello. Non dobbiamo perderlo! (Pietro termina di bere con minor fretta ed esce asciugandosi la bocca con il dorso della mano. Sulla porta si imbatte in Covey. Immediatamente si impettisce come un galletto e, con una espres­sione sdegnosa, esce a passo di marcia).

Covey                         - (al barista) Un bicchier di barra, per amor di Dio. Bisogna che mi rimetta dalla scossa che ho provato nel vedere ciò che succede fuori.

Rosie                           - (pronta, si avvicina al banco e si pone al fianco di Covey) Un altro anche per me, Tomniy. (Al barista) Paga il signorino. Non lo vedi dai suoi occhi? (Il barista pone sul banco il bicchiere dì Covey. Rosie l'afferra).

Il Barista                     - Lascia stare, Rosie. Giù le zampe.

Rosie                           - Ma che storie sono queste? Non hai sentito il signorino, qui, che diceva di non poter rifiutare nulla a un bell'uccellino come me? Non è così, signor Tizio? (Covey non risponde) Non te lo dicevo, Tommy, che sarebbe andata bene? E' la specialità di Rosie quella di studiare un giova­notto e capire i pensieri che gli passano per il capo. E' vero, signor Tizio? (Covey si muove im­pacciato, si scosta un poco e si tira il berretto sugli occhi. Rosie, seguendolo) Gran comizio ten­gono là fuori, vero? E tutti dobbiamo combattere per la nostra libertà!

Covey                         - (al barista) Altri due, per favore. (A Rosie) Libertà! A che serve la libertà quando non è libertà economica?

Rosie                           - (con enfasi, col braccio teso ed indicando col dito) Esattamente ciò che ho detto io un momento prima che tu entrassi. «Una massa di mariuoli, ho detto, che non saprebbero riconoscere la libertà, neppure se la ricevessero dalla loro ma­dre»... (Al barista) Non ho detto così, Tommy?

Il Barista                     - Non ricordo.

Rosie                           - Come no? Non ricordi che dicesti tu stesso che era solo una burrasca in un bicchier d'acqua? Ma burrasca o no, dico io, non prende­ranno Roste Redmond a combattere per una li­bertà che non varrebbe la pena di guadagnare in una lotteria!

Covey                         - Vi è una sola libertà per i lavoratori: il controllo degli strumenti di produzione, del corso dei cambi e dei mezzi di distribuzione. (Battendole una mano sulla spalla) Compagna, domani ti la­scerò qui una copia del volume di Jenersky: « Tesi sull'origine, sviluppo e consolidamento dell'Idea evoluzionistica del Proletariato ».

Rosie                           - (si toglie lo scialle e lo butta sul banco, mettendo in vista un'ardita scollatura che mostra buona parte dei seni) Se vuoi saperlo da Rosie, ti dirò che fa male al cuore vedere un giovanotto che pensa a tutto e ammira tutto tranne le calze di seta trasparente che mostrano le gambe di una bella ragazza! (Covey, a disagio, si scosta un poco da lei. Rosie, seguendolo) Non vuoi venire fuori nel parco, nell'ombra della sera, con la tua diletta fidanzata che ti abbraccia e ti bacia     - (tenta dì pas­sare un braccio attorno al collo di Covey) che ti abbraccia e ti bacia, eh?

Covey                         - (sempre più a disagio) Che stai fa­cendo? No, no, non c'è niente da fare. Ho altro per la testa che pensare alle ragazze, io! (Fa per andarsene, ma Rosie gli sbarra la strada).

Rosie                           - Oh pulcino mio, mio bel pulcino ti­mido! Non hai mai preso la mano ad una ragazza? Non sapresti farle un po' di solletico? (Gli dà un buffetto sotto il mento) Così sotto il mento, un po' di pizzicorino sotto il mento!

Covey                         - (liberandosi da lei e scappando fuori) E smettila! Non voglio impegolarmi con una ra­gazza come te!

Rosie                           - (in collera) Gesù mio, certa gente do­vrebbe vivere in un monastero passando le feste in ginocchio a recitare il rosario per tenere l'in­ferno lontano da noi! (Esce).

Covey                         - (da fuori) Cucù! (Entrano di nuovo Pietro e Fluther, seguiti dalla signora Gogan che tiene in braccio un bambino. Si dirigono al banco).

Pietro                          - (con accento piagnucoloso) E' terri­bile che il giovane Covey non mi possa veder pas­sare una volta senza prendermi in giro. Non l'hai sentito dire «cucù» mentre passavo?

Fluther                        - Io non drizzerei continuamente gli orecchi per sentire tutte le sciocchezze che si di­cono intorno a me. Mia regola è di non perdere mai la pazienza fin tanto che può essere utile conser­varla. Non c'è niente di male a dire «cucù », non ti pare?

Pietro                          - (lamentevole) Non è la parola. E' il modo. Non dice mai le cose apertamente, ma le mormora con variazioni strane, come note di un flauto!

Fluther                        - Sarebbe proprio divertente se le mo­dulasse con variazioni da trombone! (Alla signora Gogan) Cosa prendete, signora?

La signora Gogan       - Ah, mezzo boccale di birra, Fluther.

Fluther                        - (al barista) Tre mezzi, Tommy. (Il barista li serve immediatamente).

 La signora Gogan      - (bevendo) Che magnifica divisa quella dei Forestali! Nemmeno a teatro credo di averne viste di più belle... Ma la cosa più bella penso sia la piuma di struzzo. Quando marciate ed esse ondeggiano, si piegano e si agitano, mi sembra di vedere ciascuno dì voi appeso all'estre­mità di una fune con gli occhi fuori dalle orbite. e tirar calci al vento, cercando ancora di respi­rare, mentre state per morire per L’Irlanda!

Fluther                        - Quello che sarà appeso ad una corda non lo sarà per l'Irlanda!

Pietro                          - Bè, adesso cominci anche tu a stuzzi­care la gente, come Covey? Non sono molti quelli che possono dire di non aver mai mancato per venticinque anni al pellegrinaggio di Bodenstown!

Fluther                        - E che cos'è questa storia di Bodens­town? Credi di esserci stato tu solo a Bodenstown?

Pietro                          - (piagnucoloso) Mica per vantarmi, ma non passa un anno senza che io vada là a cogliere una foglia dalla tomba di Tone. Il mio libro di preghiere ne è pieno, ormai.

Fluther                        - (sprezzantemente) Però Fluther non ha molta stima di quelli che mettono foglie d'edera nei libri di preghiera e poi disonorano la religione invidiando l'aureola ai santi. (Con impeto) Sicuro, non me ne importa un corno che tu vada a dor­mire a Bodenstown. Per quel che riguarda Fluther puoi andare anche a farci colazione su quella tomba, o a pranzare o a prendere il tè.

La signora Gogan       - Per l'amor di Dio, ragazzi, non cominciate a bisticciare. Io dicevo soltanto che la divisa è molto bella... molto più bella delle sot­tanine pieghettate perché, Dio mi perdoni, penso sempre che le sottanine siano poco decenti.

Fluther                        - Proprio così. Quando lo guardate vi viene da chiedervi se l'uomo si diverte a rendere ridicolo il costume o se il costume si diverte a rendere ridicolo l'uomo!

Il Barista                     - Calmati. Cerca di parlare più piano. Qui non si grida. (Entra Covey seguito da Bessie Burgess. Vanno dalla parte opposta del banco guardando l'altro gruppo).

Covey                         - (al barista) Due bicchieri di birra.

Pietro                          - Eccolo, ora. Sapevo che mi avrebbe seguito.

Bessie                         - (parlando a Covey, ma in realtà rivol­gendosi all'altro gruppo) Non riesco a capire come possano chiamarsi cattolici quando non pen­sano ad alzare un dito in aiuto del povero piccolo Belgio cattolico!

La signora Gogan       - (alzando la voce) Che ne dite della povera piccola Irlanda cattolica?

Bessie                         - (in tono più alto per sopraffare la voce della signora Gogan) Pensate ai fatti vostri, signora, e cercate di affogare la vostra scemenza nel bicchiere che avete davanti!

Pietro ---------------- - (ansioso) Non fatele caso. Non datele retta. Sta cercando in tutti i modi di attaccar briga con qualcuno.

 Bessie                        - Mi vien da mordermi le mani se penso a quei poveri « tommies » e a mio figlio con loro, inzuppati d'acqua e grondanti di sangue che bran­colano per trovare la loro strada verso la morte sotto la tempesta delle pallottole!

La signora Gogan       - Non mi va di star ad ascol­tare a testa bassa certa gente, quando so che per lei vai più un 'boccale di birra che tutti i Santi benedetti.

Fluther                        - Accidenti! Quando è brilla è sempre volgare. Per impedirle di godere della sua mali­gnità non c'è altro da fare che pensare che si tratta di una femmina che non fa più parte della gente normale.

Bessie                         - Ti viene la nausea a vedere certe donne come vanno in giro. Una donna sola che beve con una folla di uomini non è certo un bell'esempio per il proprio sesso... Una cosa è una donna che beve con un'altra donna e anche una donna che beve da sola... ma che una donna spo­sata faccia cerchio con uomini è una cosa scandalosa.

Covey                         - (a Bessie) Quando penso a tutti i pro­blemi dei lavoratori, mi rivolta vedere dei vecchi originali che se ne vanno a spasso vestiti di verde come burattini scappati da un negozio di giocattoli!

Pietro                          - Dio misericordioso, dammi la pazienza di sopportare quel maledetto giovane Covey che continua a prendermi in giro.

La signora Gogan       - (immergendo un dito nel suo picchiere di birra e bagnando le labbra del bam­bino) Jinnie Gogan ha vissuto per venticinque anni a casa sua e, salvo ad augurare il buon giorno ai suoi vicini, non ha mai ficcato il naso negli affari degli altri. Ma c'è della gente che sta sem­pre di guardia per vedere ciò che fa il prossimo! (Bessie sta per rispondere, quando l'alta ombra scura si profila contro la finestra e si ode la voce dell'oratore parlare in tono appassionato).

Una Voce                   - Gli ultimi sedici anni sono stati i più gloriosi nella storia d'Europa. L'eroismo è tor­nato sulla terra. La guerra è una cosa terribile ma non è una cosa cattiva. Il popolo d'Irlanda ha paura della guerra perché non sa che cosa sia. L'Irlanda non ha conosciuto l'eccitamento della guerra per oltre cento anni. Quando la guerra giungerà in Irlanda le si dovrà dare il benvenuto come all'angelo di Dio. (La figura si allontana e la sua voce si perde).

Covey                         - (rivolto a tutti ì presenti) Imbecille, imbecille. Vi è una sola guerra che vale la pena di combattere: quella per l'emancipazione econo­mica del proletariato.

Bessie                         - Possono gracchiare finché vogliono, ma sarebbe meglio per loro di cambiar musica.

La signora Gogan       - (riprendendo il discorso la­sciato a mezzo) Conosco una donna per esempio che se ne sta dietro la porta per ascoltare con gli orecchi tesi tutto ciò che si dice. E scoppia d'invidia quando una vicina si sforza di seguire alla lettera le leggi e le pratiche della chiesa.

Pietro                          - (alla signora Gogan) Se io fossi in voi, signora Gogan, prenderei le sue malignità in un silenzio tale che impedirebbe alle sue parole dì penetrare sino ai vostri intimi sentimenti. E' sem­pre meglio lasciare questa gente alla vendetta di Dio.

Bessie                         - Bessie Burgess non ha la pretesa di saperla molto lunga e non è presuntuosa, grazie a Dio, ma cerca di migliorare a poco a poco, seguendo ciò che le dice la coscienza e raccogliendo precetto dopo precetto, un po' qua e un po' là, ma (agitando vivacemente il suo scialle) siano rese grazie a Cristo, sa quando, dove e come è venuta al mondo mentre certe altre che portano al dito una fede scintillante si troverebbero in un bell'im­piccio se dovessero mostrare il loro certificato di matrimonio.

La signora Gogan       - (avanzando verso il centro della stanza in un accesso di ira isterica) Dan­nata bugiarda, la mia fede è stata ben guadagnata per vent'anni a fianco di mio marito che ora ri­posa in cielo. Fu padre Dempsey che ci unì in matrimonio nella cappella di San Giuda la setti­mana di Natale del '95 e qualunque figlio vivo o morto che Jinnie Gogan ha avuto da allora nacque nel rispetto dei Dieci Comandamenti... E questo è più di quanto possano dire certe donne che usano l'innocente luce delle stelle per rischiarare i' loro peccati notturni!

Bessie                         - (balzando avanti per fronteggiare la si­gnora G-ogan e battendo le mani) Bugiarda sarai tu, vecchiaccia, che abusi della bontà del pros­simo blaterando al punto da prosciugare ogni goccia di rispettabilità femminile. Conosciamo le tue manovre.

Il Barista                     - Su, su, calmatevi. Qui non si fa chiasso.

Fluther                        - Andiamo, Jinnie, è ben brutto mac­chiare una notte come questa con una rissa mentre dobbiamo rivolgere i nostri sentimenti alla spe­ranza e non fare tutto il contrario!

Pietro                          - (cercando di calmare Bessie Burgess) Sono molto sensibile, signora Burgess, ed una rissa mi fa sempre star male per molto tempo. Per favore, signora Burgess, cercate di avere un po' di rispetto per voi stessa, prima che succeda qualche guaio.

Bessie                         - (con una spinta che manda Pietro tra­ballante dall'altra parte del locale) Va' via tu, piccolo predicatore vanaglorioso dalla faccia gialla.

La signora Gogan       - (urlando) Fluther, lascia­temi andare! Non posso starmene qui in silenzio e con le mani alla cintola mentre lei mi butta in faccia quelle sue pestifere parole che fanno rime­scolare il sangue persino a una donna rispettabile. e quella filza di bugie senza fine che indurrebbero un santo a dire le sue preghiere alla rovescia!

Bessie                         - (urlando) Oh, tutti sanno bene che la miglior carità che vi si possa usare è di na­scondere la verità per quel tanto che la vera ado­razione di Dio Onnipotente ce lo permette.

La signora Gogan       - (frenetica) Qua, tenete il bambino uno di voi, tenete il bambino un mo­mento! Devo dare una lezione a questa donna.. (A Pietro) Ecco, tieni il bambino, tu. (Prima che Pietro se ne accorga gli pone U bambino fra le braccia, poi si rivolge a Bessie standole di fronte in posizione di combattimento) Avanti, fatti avanti ora, mia buona ragazzina, che muori di dolore per il povero Belgio cattolico! Quando Jinnie Gogan ti avrà dato quel che ti spetta avrai tutto il tempo per startene coricata a pensare ed a pregare per il tuo re e per il tuo paese!

Il Barista                     - (uscendo di dietro al banco, ponen­dosi fra le due donne e cominciando a spingerle verso la porta) Bene, visto che non siete capaci di discutere un argomento amichevolmente senza litigare, è meglio che usciate di qui. Andate a si­stemare i vostri affari in qualche altro posto... Io non voglio avere grane.

Pietro                          - (con ansia, alla signora Gogan) Sen­tite, ripigliatevi il vostro bambino. Che cosa vi è venuto in mente di gettarmelo così fra le braccia?

Covey                         - Può darsi che te lo abbia dato con intenzione.

Pietro                          - (riscaldandosi, a Covey) Senti, mio giovane Covey, ti avverto una volta per sempre di farla finita... perché altrimenti uno di questi giorni mi sostituirò a Dio Onnipotente e porrò termine alla tua vita sacra!

Il Barista                     - (spingendo fuori Bessie e la signora Gogan) Andatevene ora, via di qua.

Bessie                         - (mentre sta per uscire) Se tu credi, cara la mia ragazza, che Bessie OBurgess abbia la coscienza sporca, ti farò ben vedere io come ti sbagli.

Pietro                          - (posando il bambino per terra) Oh, Gesù, aspetta un momento che le abbia reso il suo bambino. (Corre verso la porta) Ehi, dico, voi! (Ri­torna indietro) Ecco che se ne va senza il bam­bino. Che cosa ne facciamo adesso?

Covey                         - Che cosa ne facciamo? Portalo fuori e mostra a tutti ciò che hai trovato!

Pietro                          - (spaventato, a Fluther) Prendilo tu, Fluther, e corrile dietro col bambino, vuoi?

Fluther                        - Ma per chi mi prendi? Credi forse che Fluther sia un idiota come te?

Il Barista                     - (con tono imperioso, a Pietro) Cor­rile dietro prima che sia troppo lontana. Crederai mica di poter lasciare qui il marmocchio, alle volte?

Pietro                          - (in tono piagnucoloso mentre solleva da terra il bambino) Oh Dio misericordioso, dammi un po' di pazienza con questi calunniatori, tor­mentatori e seccatori che fanno di tutto perché nelle mie preghiere io Ti chieda di accecarli, maledirli e bruciarli in questo e nell'altro mondo. (Esce).

Fluther                        - Dio mio, che sollievo liberarsi da quella gente. Sono tremende le donne quando co­minciano a bisticciare. Non c'è verso di farle smet­tere. (A Covey) Prendi qualche cosa?

Covey                         - Beh, un altro mezzo non mi dispia­cerebbe.

Fluther                        - (al barista) Altri due, Tommy, figlio mio. (Il barista serve da bere) Vedi, non c'è mezzo di far tacere una donna quando perde la testa. (Entra Ernie e va verso il banco dalla parte dove si trova Fluther).

Rosie                           - (al barista) Non serve a niente avere delle belle gambe in una sera come questa. I miei affari non sono mai andati peggio. Fammi credito di mezzo litro fino a domani, Tommy, tesoro.

Il Barista                     - (con freddezza) Basta per stasera, Rosie. Me ne devi già tre.

Rosie                           - (insistendo) Ma te li pagherò. Sta' tranquillo.

Il Barista                     - Lo spero bene.

Rosie                           - Lo speri? E' così che la pensi adesso?

Fluther                        - (al barista) Dagliene uno. Pago io.

Rosie                           - (dandogli un colpetto sulla schiena) Il comizio dovrebbe essere finito, a quest'ora.

Covey                         - Prima finisce, tanto meglio è. E' tutta una massa di sciocchezze, compagna.

Fluther                        - Non mi sembra che siano proprio sciocchezze. Dopo tutto Fluther si ricorda quando da bambino sulle ginocchia della mamma gli ve­niva insegnato di essere fedele a Shan Vok Vok!

Covey                         - Tutte stupidaggini, compagno. I lavo­ratori ne hanno fin sopra i capelli di queste cose.

Fluther                        - (aspro) Stupidaggini? Ti voglio dire una cosa che non dovrei dirti. (Prendendosi la guancia con la mano e rovesciandosi la pelle in­torno all'occhio) Vedi quel segno lì, sotto l'occhio? E' un colpo di sciabola che ho ricevuto da un dra­gone di via O' Connel! (Piegando la testa verso Rosie) E senti questo buco nella zucca!

Rosie                           - (fregando la testa a Fluther ed ammic­cando a Covey) Mio Dia, che buco!

Fluther                        - (mettendosi in testa il cappello con or­goglio soddisfatto) Un colpo di sfollagente al comizio laburista in Phoenix Park!

Covey                         - Ti devono aver colpito per sbaglio. Non so davvero che cosa tu abbia potuto fare per il movimento laburista.

Fluther                        - (a voce alta) Ah, non lo sai? Allora ti dico che può darsi che io abbia fatto più per il movimento laburista e ne sappia anche più di tanti censori che ne parlano a destra e a sinistra!

Il Barista                     - Piano, Fluther. Cerca di parlar più piano.

Covey                         - Non c'è bisogno di agitarsi così, com­pagno.

Fluther                        - (più forte) Agitarsi? E chi si agita? Non è proprio il caso di agitarsi! Ci vorrebbe qualcosa di più dì un coso come te per impressionare Fluther. Tu parli e parli ma poi, tutto sommato, non ne sai più degli altri!

Covey                         - Avanti, facciamo la prova allora e ve­diamo ciò che sai del movimento laburista: spie­gami che cos'è il meccanismo degli scambi.

Fluther                        - (con un ruggito, sentendosi battuto) Cosa diavolo vuoi che ne sappia? Non se ne parla affatto nel regolamento della Camera del Lavoro!

Il Barista                     - Per amor di Dio, Fluther, calmati.

Covey                         - Che cosa dice Carlo Marx sulla rela­zione fra il valore e il costo di produzione?

Fluther                        - (fuori di sé) M'importa assai di cosa dice! Mi sento abbastanza irlandese per non per­dere la testa dietro a pazzi stranieri!

Il Barista                     - Calmati, Fluther.

Covey                         - Ragionare con te, compagno, vuol dire buttare il proprio tempo.

Fluther                        - E lascia stare il compagno. Davvero che mi sentirei ridotto a mal partito se avessi te per compagno.

Rosie                           - (a Covey) E' semplicemente ridicolo sentire un tipo che ha ancora il latte sulle labbra tirar fuori delle grosse parole di cui non conosce il significato per cercare di darla ad intendere ad un uomo navigato e pratico del mondo come il signor Fluther.

Covey                         - (a Roste, selvaggiamente) Nessuno ha chiesto il tuo sciocco parere... So bene chi sei ra­gazza mia... Tieni per te le tue opinioni.Non è ancora venuto il tempo in cui Covey andrà a scuola da una puttana.

Rosie                           - (fuori di sé per ruminazione) Sei un pidocchio, un pidocchio... Non sei un uomo... men­tre io sono una donna ed ho i miei sentimenti an­che se faccio la puttana... Un momento fa cercava di abbracciarmi e mi faceva l'occhietto ed ora si rivolta contro di me, questo piccolo miserabile, perché ha visto che non c'era niente da fare... Pi­docchio! Se fossi un uomo ti farei vedere.

Il Barista                     - Che, Rosie. Se non sai dir altro faresti meglio a tacere.

Fluther                        - (a Rosie) Non te la prendere, Rosie. Non ti devi eccitare quando sei con Fluther. Qua­lunque signora in compagnia di Fluther sarà pro­tetta... Questo non è affar tuo... Non ti permetto di abbassarti a parlare con uno stupido opportunista... Lascia fare a Fluther... Questo è un affare da uo­mini. (A Covey) Ora se hai qualcosa da dire, dillo a Fluther e ricordati che non ti permetto di insul­tare nessuna signora in mia compagnia.

Covey                         - Non mi importa niente che tu corra tutta la notte dietro alla tua Maria dai capelli ric­ci, ma quando cominci a dire stupidaggini sul mo­vimento laburista allora debbo svergognarti!

Fluther                        - (con asprezza) Tu credi di svergo­gnare Fluther? Ma fa il piacere. Di uomini come te ne metto due fuori combattimento prima di far colazione!

 Covey                        - (sprezzantemente) Ci vuoi dire dove seppellisci i tuoi morti?

Fluther                        - (faccia a faccia con Covey) Cerca di far meno lo smargiasso, se vuoi evitar grane.

Covey                         - Ma chi ti credi di essere?

Fluther                        - (battendo minacciosamente una mano sulla spalla di Covey) Bada che stuzzicare Flu­ther è come scherzare col fuoco.

Covey                         - (con uno scatto, non più padrone di se) Giù le mani, giù le mani! Ti metti in un bel rischio se metti le mani addosso a Covey!

Fluther                        - (salta improvvisamente in mezzo al lo­cale, lancia il cappello in un angolo, si toglie fret­tolosamente ti cappotto e comincia ad annaspare nell'aria. Ruggendo con tutta la sua voce) Vieni, fatti sotto, fannullone. Mettiti pure i guanti se hai sangue nelle vene! Per Dio, vedrai quante sventole... Quando Fluther ti avrà dato il fatto tuo cambierai opinione su di lui! Fatti sotto, avan­ti, fatti sotto!

Il Barista                     - (correndo ad afferrare Covey) Fuori, fuori di qui, maledetto spaccone. Perché hai in corpo un paio di mezzi litri, pensi di poter fare ciò che ti piace. (Spinge Covey verso la porta) Fluther è mio amico e non voglio che sia insultato.

Covey                         - (dimenandosi, cercando di liberarsi) Lasciami andare, lasciami. Non vale. Bisogna sta­re alle regole! Un minuto è tutto quello che chie­do, un minuto solo mentre tu corri a cercare il prete ed il dottore!

Fluther                        - (al barista) Lascialo, lascialo anda­re, Tom. Lascialo pure andare incontro alla morte, se così vuole.

Il Barista                     - (a Covey) Fila fuori e va a fare lo spaccone da un'altra parte. (Spinge fuori Covey e poi ristorna).

Rosie                           - (andando a raccogliere il cappello di Fluther mentre egli si infila il soprabito) Per­bacco, mi hai messo addosso una paura santissi­ma questa volta! Credevo proprio che lo avresti seppellito... Come sei scattato senza indugio. « Gli uomini come Fluther, mi son detto, si fanno sem­pre più rari oggigiorno ».

Fluther                        - (con orgogliosa compiacenza) Non mi facevo certo metter sotto da un opportunista come lui... Era uno scherzo per Fluther... Per Dio, pensare che mi cucciolo così si permette di venire a discutere con un uomo come me!

Rosie                           - (mettendogli in testa il cappello) Ma è assurdo!

Fluther                        - Può dirsi fortunato di essersela ca­vata senza danno. Un tizio che ho picchiato la settimana scorsa deve ancora rimettersi adesso.

Roste                          - Io dico che l'avresti fatto a pezzi alla prima sventola!

Fluther                        - (cingendo affettuosamente Rosie alla vita) Vieni, piccola cara. Ci berremo su un bic­chierino, poi ti riaccompagnerò a casa.

Rosie                           - Oh Fluther, devi essere un tipo terribile con le donne, tu. (Entrano nel separé mentre giun­gono in tutta fretta Clitheroe, il capitano Brennan e U tenente Langon dei Volontari Irlandesi. Il capi­tano Brennan porta la bandiera dell'« Aratro e del­le Stelle » ed il tenente Langon un tricolore verde, bianco ed arancione. Sono molto eccitati. Hanno il volto di bragia e i loro occhi scintillano. Parlano rapidamente Quasi senza rendersi conto di ciò che dicono).

Clitheroe                     - (ansante) Tre bicchieri dì porto. (Il barista riempie tre bicchieri).

Brennan                      - Ora non avremo molto da atten­dere.

Langon                       - Il momento per la rivoluzione è più che maturo.

Clitheroe                     - Tu hai una madre, Langon.

Langon                       - L'Irlanda è qualcosa di più che una madre.

Brennan                      - Tu hai una moglie, Clitheroe.

Clitheroe                     - L'Irlanda è qualcosa di più che una moglie.

Langon                       - E' giunto il momento della battaglia per l'Irlanda. E qui si combatterà la battaglia per l'Irlanda. (L'alta ombra scura si profila di nuovo contro la finestra. I tre uomini tacciono ed ascol­tano).

Una Voce                   - I nostri nemici sono forti, ma per forti che siano non possono distruggere i miracoli di Dio che fanno maturare nel cuore dei giovani la semente gettata dai giovani della generazione precedente. Pensano di aver pacificato l’lrlanda. Pensano di aver provveduto tutto, di aver provve­duto a tutto. Sciocchi, sciocchi, sciocchi! Ci hanno lasciato i nostri morti e finché vi sono le loro tombe in Irlanda, l'Irlanda schiava non avrà mai pace!

Brennan                      - (afferra la bandiera dell’«Aratro e delle Stelle») La prigione per l'Indipendenza dell'Ir­landa!

Langon                       - (afferra U tricolore) Il sangue per la Indipendenza dell'Irlanda!

Clitheroe                     - La morte per l'Indipendenza dell'Irlanda!

I Tre                            - (insieme) Dio ci aiuti! (Bevono. Una tromba suona l'adunata. I tre escono di corsa. Una pausa poi Fluther e Rosie escono dal separé. Rosie abbraccia Fluther che sembra alquanto bril­lo. Sono entrambi di umore allegro).

Rosie                           - Su andiamo a casa mia, caro. Di che cosa hai paura? Andiamo a casa. O no?

Fluther                        - Naturalmente che andiamo a casa. Perché non dovrei andare?

Rosie                           - E allora su, tesoro, andiamo. (Tenen­dosi abbracciati i due escono canticchiando).

Voce di Clitheroe       - (che comanda dall'esterno) Battaglione di Dublino dell'Armata Civile Irlan­dese, fianco destr... destr. Avanti... march!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

L'angolo di una casa in un quartiere popolare

La casa dei Clitheroe. A cinque piani, lunga, tetra. La facciata di mattoni è sbrecciata e corrosa dal tempo e dall'incuria. Il grande e pesante portone che pende sbilenco da una parte, è fiancheggiato da due pilastri e sembra essere stato danneggiato dal fuoco in un lontano passato. Si scorge l'inte­laiatura di un lucernario che una volta doveva avere vetri a ferma di rombo. Le finestre, tranne le due del salotto dei Chitheroe, sono sporche e drappeg­giate con pezzi di tendine dì pizzo, sudice e ondeg­gianti. Cinque gradini di pietra protetti da una ringhiera collegano il portone con la strada. All'an­golo sinistro della casa vi è uno stretto sentiero che taglia la strada. Presso quest'angolo, un lampione.

(All'inizio dell'atto la signora Gogan sta aiu­tando Mollser a sistemarsi in una sedia a sinistra dei gradini. Poi le accomoda uno scialle sulle spalle. Sono passati alcuni mesi).

La signora Gogan       - Il sole ti farà bene. Ancora poche settimane di questo bel tempo e vedrai come starai meglio... Sei comoda ora?

Mollser                        - (debolmente) Sì, mamma. Sto be­nissimo.

La signora Gogan       - Come ti senti?

Mollser                        - Meglio, mamma, meglio. Se non avessi l'impressione di essere "così debole starei benissimo.

La signora Gogan       - Oh, non bisogna dare molto peso a queste cose. Forse sei un po' imbarazzata di stomaco... Ma respiri meglio, non è vero?

Mollser                        - Sì, sì mamma, molto meglio.

La signora Gogan       - Beh, questo è già qualche cosa, in ogni modo... Con l'aiuto di Dio guarirai presto... Non ti pare che le gambe siano un po' più forti, che ti reggano meglio?

Mollser                        - (leggermente irritata) Non saprei, mamma. Credo... un poco.

La signora Gogan       - Beh, anche un poco è già qualche cosa.... La notte scorsa mi è sembrato di sentirti tossire più del solito... E' così?

Mollser                        - No, mamma, ti sbagli.

La signora Gogan       - Dico così perché sono rima­sta sveglia tutta la notte per gli spari. E pensavo a quel matto di Fluther in giro tutta la notte in cerca di Nora Clitheroe per riportarla a casa quando sep­pe che aveva seguito suo marito. Temevo ad ogni istante di vederlo rientrare barcollante e insangui­nato e di avere appena il tempo di chiamare il sacerdote che venisse a raccogliere il bisbiglio della sua ultima confessione mentre l'anima sua, dalla soglia scura della morte passava nel mondo degli spiriti... Non senti freddo, vero?

Mollser                        - No, mamma, sto benissimo.

La signora Gogan       - Tieni H petto ben coperto perché è quello il punto debole... Se ci sarà pericolo ti farò rientrare... (Guardando verso la strada) Oh, ecco Covey e il vecchio Pietro che arrivano in tutta fretta. Dio Onnipotente, vuol proprio dire che capi­tano delle cose molto strane se quei due sono insie­me. (Giungono Covey e Pietro, eccitati e senza fiato) Siete andati proprio fino in città? Nessuna traccia di Fluther e di Nora? Come vanno le cose? Ho sentito dire che combattono davanti all'Ufficio Po­stale. Dicono che vi sono dei mucchi di « Tommies » caduti attorno alla colonna di Nelson e alla statua di Parnell e che il selciato della O' Connel Street è coperto di sangue.

Pietro                          - Nessuna notizia di Nora e di Fluther, da nessuna parte.

La signora Gogan       - Avremmo dovuto trattenerla a viva forza e non lasciarla andare così a cercare il marito... Dio sa cosa le sarà successo... Me l'imma-gino già distesa in qualche letto d'ospedale, con le monache intorno che cercano di farle dare un ul­timo sguardo al crocifisso!

Covey                         - Non possiamo far nulla. Non si può nemmeno mettere il naso in O'Connel Street, e Tyler è in fiamme.

Pietro                          - E abbiamo visto i Lanceri...

Covey                         - (interrompendolo) Trottavano in su e in giù con gli speroni e le sciabole che luccicavano e le lance che ondeggiavano come a chiedersi fra loro: «Dove sono quéi buoni a nulla, che gli dob­biamo dar una punzecchiatina » quando dall'Uf­ficio Postale arrivò una scarica che ne stese a terra la metà mentre gli altri scappavano al galoppo domandandosi quanto avrebbero dovuto correre prima di mettersi al sicuro.

Pietro                          - Perdio! (Fregandosi le mani) Questo sì che è un bel colpo!

Covey                         - E poi salta fuori il generale Pearce con i suoi uomini e ritto in mezzo alla strada legge il Proclama.

La signora Gogan       - Che proclama?

Pietro                          - La dichiarazione della Repubblica Ir­landese.

La signora Gogan       - Oh, santo Dio!

Pietro                          - La cannoniera Helga sta bombardando la Liberty Hall ed ho sentito che la gente che abita al porto ha dovuto strisciare sul ventre per andare a messa con le pallottole che fioccavano tutto intorno da Boland's Mills.

La signora Gogan       - Che Dio ci benedica! Come finirà tutto ciò?

Bessie                         - (sporgendosi dalla finestra più alta) Forse siete soddisfatti, ora; forse ora siete soddi­sfatti! Andate a prendere i vostri fucili, se siete

 degli uomini! Johnny, vai a prendere il tuo fucile; vai a prendere il tuo fucile! Ora sì, che siete con­ciati per le feste! Lo sbruffone non ha più la spada al fianco, eh? Siete proprio conciati per le feste!

La signora Gogan       - (in tono ammonitore, a Pietro e a Covey) Ssst, non rispondetele. E' soltanto una vecchia cagna inglese. Non ha fatto altro che can­tare « Rule, Britannia » per tutta la mattina.

Pietro                          - Spero che non sia accaduto nulla a Fluther. E' un tipo tanto matto!

Covey                         - Fluther è capace di badare a sé.

La signora Gogan       - Dio lo voglia, ma la notte scorsa sognai di aver visto portare in casa una ba­rella con su una persona immobile vestita del saio di San Francesco. Poi udii il mormorio di una folla che nessuno poteva vedere. Dicevano le litanie dei morti. Poi si fece buio e vidi soltanto il volto bianco del cadavere, splendente come una ninfèa sulla su­perficie di un lago oscuro. Allora mi giunse all'orec­chio come un bisbiglio : « Il suo volto non somiglia a quello di Fluther? ». Allora le sue labbra si schiu­sero tremando e, senza che potessi udire le parole, sapevo ciò che diceva : « Povero vecchio Fluther, ha deposto il fucile e la sua anima ha raggiunto il luogo ove i cattivi riposano e gli stanchi cessano di penare».

Pietro                          - (che sta inforcato un paio dì occhiali, dopo aver guardato verso la strada) Eccoli, per Dio, eccoli. Hanno appena voltato l'angolo... Nora e Fluther!

Covey                         - Lei dev'essere ferita o qualcosa del genere... Sembra che lui la stia portando. (Entrano Fluther e Nora. Fluther la cinge coi suo braccio. Gli occhi di Nora sono spenti e incavati, il volto pallido e stanco. Ha i capelli in disordine e gii abiti impolverati).

La signora Gogan       - (correndo verso di loro) Dio ci benedica; siete ferita, signora Clitheroe? Che cosa è successo?

Fluther                        - No, sta benissimo,. signora Gogan; soltanto è sfinita ed ha bisogno di dormire. Una notte di riposo e sarà fresca come una rosa. Con­ducetela dentro e fate in modo che sì corichi.

La signora Gogan       - (a Nora) Non sapete nulla del signor Clitheroe?

Nora                            - (stancamente) Non ho potuto trovarlo in nessun posto, signora Gogan. Nessuno ha voluto dirmi dove fosse. Mi dissero che facevo vergogna a mio marito e a tutte le donne d'Irlanda, compor­tandomi come facevo... Dissero che le donne de­vono imparare ad essere coraggiose... Dissero que­sto a me che ho rischiato per amore più di quanto essi rischierebbero per odio... (Alzando la voce in un attacco isterico) Il mio Jack sarà ucciso!... Sarà macellato come in sacrificio alla morte!

Bessie                         - (dalla finestra di sopra) Siete tutti ben conciati ora! Colga il rimorso le ragazze che hanno baciato i loro innamorati per indurli a versare il loro sangue!... che li hanno eccitati con fantasie che non avevano principio, ma che, grazie a Dio, avranno rapida fine!... mutando l'amaro in dolce e il dolce in amaro... Pugnalando alla schiena gii uomini che nelle trincee stanno morendo per loro! Tremendo per chiunque è allontanarsi dai Dieci Comandamenti, perché ci sarà un giudizio per i beffatori e frustate sulla schiena per gli sciocchi! (Si allontana dalla finestra e canta) : «Rule, Britannia, Britannia rules th' waves, Britons never, never, never shall be slaves! ».

Fluther                        - (con un ruggito verso la finestra) Vecchia carogna ignorante!

La signora Gogan       - (a Nora) Vedrete, signora Clitheroe, che tornerà a casa sano e salvo. Dopo tutto c'è una quantità di donne che hanno figli e mariti a rischiare la vita in questo combattimento.

Nora                            - Mi sembra che ogni fucilata sia sparata contro il mio Jack; ed ogni fucilata diretta a lui, è sparata contro di me. Cosa mi importa degli altri? Posso pensare soltanto a me stessa... Non c'è nessuna donna che dia il figlio o il marito per farli uccidere... e, se lo dicono, mentono... mentono contro Dio, contro la Natura e contro se stesse!... Una femmina che stava alla barricata mi disse di andare a casa e di non scoraggiare gli uomini... Mi disse che non ero degna di portare in seno il figlio di un uomo che combatteva per la libertà... La graf­fiai e la tempestai di pugni finché ci separarono... Mi spinsero lontano ed io li maledii. Maledii que­sti ruffiani di ribelli ed i Volontari che mi hanno fatto correre per le strade come una pazza in cerca di mio marito!

Pietro                          - Devi aver /pazienza, Nora. Tutti dob­biamo sopportare i tormentatori e i seccatori, a questo mondo!

Covey                         - Se almeno combattessero per qualcosa che ne valga la pena!

Fluther                        - (a Nora) Al signor Clitheroe non ca­piterà niente...

Nora                            - So che dovunque egli sia, sta pensando a me e vorrebbe essere con me. So che non vede l'ora di passare la sua mano fra i miei capelli, di carezzarmi il collo, di stringermi la mano e di sentire i miei baci sulla sua bocca.. E sta forse dove si trova perché è un coraggioso? (Con vee­menza) No, perché è un vile, un vile, un vile!

La signora Gogan       - Oh, non si può proprio dire che siano vili!

Nora                            - (con ira) Vi dico che hanno paura di confessare di aver paura!... Oh l'ho visto, l'ho vi­sto, signora Gogan... Ed alla barricata di North King Street ho visto la paura nei loro occhi... In mezzo alla strada c'era un orribile mucchio di carne... Il volto era schiacciato contro le pietre e il braccio contorto dietro la schiena... E ogni spa­simo di quel corpo era un lamento contro l'orribile cosa che gli era accaduta... Io mi accorsi che ave­vano paura di guardarlo... E qualcuno rideva di me, ma quel riso nascondeva lo spavento... E qual­cuno gridò contro di me, ma quel grido tradiva un brivido di paura... Vi dico che avevano paura, paura, paura!

La signora Gogan       - (conducendola verso la casa) Venite dentro, cara. Se aveste vissuto più a lungo con lui, il dolore della separazione non sarebbe stato così forte.

Nora                            - L'agonia in cui mi trovo da quando mi ha lasciata ha cancellato il ricordo di tutte le cose cattive che può aver fatto e di tutte le parole dure che mi può aver detto. Ora ricordo solo i fiori che uscirono dalle nostre labbra, che ora fissano i loro colori davanti ai miei occhi ed esalano il loro dolce profumo su ogni pensiero della mia mente così che, signora Gogan, talvolta mi sembra di im­pazzire!

La signora Gogan       - Starete molto meglio quan­do vi sarete riposata un poco.

Nora                            - (volgendosi verso Fluther, prima di entrare) Non so come avrei fatto se non fosse stato per Fluther. Sarei rimasta in terra, per strada, se non vi fosse stato lui... (Entrando) Essi mi hanno por­tato via quel po' di felicità che la vita mi aveva dato. Egli se ne è andato lontano da me per sem­pre... Oh Jack, Jack, Jack! (Viene condotta den­tro dalla signora Gogan mentre Bessie esce di casa con uno scialle gettato sulle spalle. Passa davanti a loro a testa eretta. Quando esse sono entrate dà a Mollser una brocca di latte senza parlare).

Fluther                        - Chi di voi ha le monete per giocare a testa e croce?

Covey                         - Io.

Bessie                         - (mentre passa loro vicino per andarsene lungo la strada) Voi, i vostri condottieri e i vo­stri soldati di cartapesta che giocano alla guerra, ci avete messo in una bella posizione: dover andare a cercare un pezzo di pane Dio sa dove... Ma se siete degli uomini perché non andate all'Ufficio Postale? Diventate sempre più pallidi... Una massa di vi­pere, ecco che cos'è il popolo irlandese! (Esce di scena).

Fluther                        - Non le badate... (A Covey) Su, co­minciamo e così non faremo peccato stando in ozio. (A Mollser) Beh, come stai oggi, Mollser, vecchia mia? Cos'è che bevi, latte?

Mollser                        - Sto benissimo, Fluther, benissimo, grazie. Sì, bevo del latte.

Fluther                        - Il latte è la migliore cosa che puoi prendere... Questo sconquasso ha fatto almeno una cosa buona. Non si può trovare un goccio da nes­suna parte e, se dura una settimana, io mi sarò abituato così bene che non ci penserò più.

Covey                         - (che ha tolto di tasca due monete ed una sottile lista di legno lunga circa dieci centimetri) Cosa scommettiamo?

Pietro                          - Testa, un bicchiere.

Fluther                        - Croce, un boccale. (Covey colloca le monete sulla listerella di legno e le lancia in aria. Mentre le monete rimbalzano per terra con rumore metallico, si ode in distanza sparare un grosso ca­libro. Prestano ascolto un momento) Che diavolo succede?

Covey                         - Sembra un grosso calibro!

Fluther                        - Per Dio, mica vorranno usare l'arti­glieria contro di noi?

Covey                         - (beffardo) Oh no! (Con veemenza) Ma che cos'è che non userebbero contro di noi, caro il mio uomo?

Fluther                        - Oh, Gesù santissimo, questo non vale, non è stare al gioco!

Pietro                          - (in tono lamentoso) Cosa ci accadreb­be adesso, se cadesse una bomba qui?

Covey                         - (ironicamente) Partiresti per il Para­diso in un carro di fuoco!

Pietro                          - Malgrado tutti gli avvertimenti che echeggiano intorno a noi, ricominci di nuovo a punzecchiarmi ?

Fluther                        - Su, via, gettale di nuovo... Croce, un boccale.

Pietro                          - Testa, un bicchiere. (Covey lancia in aria le monete).

Fluther                        - (mentre le monete cadono per terra) Lasciatele correre, lasciatele correre. Testa, per Dio! (Bessie ritorna eccitata. Ha in testa un cap­pello nuovo, una pelliccia di volpe intorno al collo sopra lo scialle, tre ombrelli sotto il braccio destro ed una scatola di biscotti sotto il braccio sinistro. Parla in fretta ed ha il flato corto).

Bessie                         - Invadono i negozi, invadono i negozi! Spezzano cristalli, sfondano le porte, portano via ogni cosa! E i Volontari sparano su di loro. Ho visto due uomini e una ragazza che spingevano un piano giù per la via, tutti sudati, cercando di al­zarlo sul marciapiede... Ed una vecchia, che avrà avuto settant'anni, che sembrava dovesse cadere da un momento all'altro per mancanza di fiato, cercava di tirar fuori dalla vetrina sfondata di un negozio un letto a due piazze! Quasi quasi mi sarei fermata anch'io per rivestirmi da capo a piedi!

Mollser                        - (a Bessie che sta rientrando in casa) Aiutami, Bessie, mi sento un po' strana. (Bessie la­scia in casa le cose rubate e ritorna immediatamente per aiutare Mollser ad entrare).

Covey                         - Quant'è egoista quella creatura... Ha preso tutto ciò che poteva portare prima di venirci ad avvertire!

Fluther                        - (correndo verso la porta e gridando a Bessie) Ehi, dico, Bessie, hai sentito se hanno sfondato qualche osteria?

 Bessie                        - (dall'interno) No, che io sappia.

Fluther                        - (in uno scatto di entusiasmo) Beh, ne sentirai parlare quanto prima!

Covey                         - Andiamo, vecchio, non perdiamo tempo.

Pietro                          - (a Fluther ed a Covey mentre stanno per allontanarsi) Ehi, ehi, volete lasciarmi qui?

Fluther                        - Sei tu, che vuoi restar qui.

Pietro                          - (ansiosamente) Ma non avete sentito che sparavano addosso alla gente?

Covey e Fluther          - (contemporaneamente) E allora?

Pietro                          - Supponiamo che io fossi colpito.

Fluther                        - Be', ti daremmo una sepoltura da cristiano, in ogni modo. Sta' tranquillo.

Covey                         - (ironico) Sarai vestito con la tua bella divisa.

Pietro                          - (a Covey, in tono iracondo) Possa Dio onnipotente darti il castigo che ti meriti, mio gio­vane Covey, che spingi Fluther a tormentarmi con beffe e dileggi. (Una signora di mezz'età, grassa, quasi elegante, entra affrettatamente e si avvicina al gruppo. Sembra prossima a svenire dalla paura).

Una Donna                 - Per amor di Dio, c'è un uomo cosi gentile fra voi che mi voglia indicare una strada sicura per raggiungere Wrathmines?... Sono stata tanto sciocca da andare a far visita a un'amica, cre­dendo che tutto ciò non fosse che uno scherzo, ed ora non riesco a trovare una macchina od un tram che mi riporti a casa... Non è una situazione ter­ribile?

Fluther                        - Temo, signora, che tutte le strade siano sicure allo stesso modo.

La Donna                    - Ma che cosa devo fare? E' spaven­toso!... Io non sono come gli altri... Quando sento uno sparo le gambe non mi reggono più... Non sono più capace di muovermi, sono come paralizzata. Non è terribile?

Fluther                        - (allontanandosi) E' veramente una cosa spiacevole, signora.

La Donna                    - (afferrando Fluther per il lembo della giacca) Una pallottola mi è fischiata a pochi centimetri dal naso mentre strisciavo con la testa bassa e gli occhi chiusi. Dovetti appoggiarmi al muro. Mi son sentita morire. Era terribile!... Io mi domando se qualcuno di voi, gentili signori, mi accompagnerebbe per un tratto di strada fino a un luogo sicuro.

(Fluther                       - lo me ne devo andare, signora, per vedere di salvare qualche cosa dagli incendi dei fabbricati.

Covey                         - Vieni via, allora, se no non ci rimarrà più nulla da salvare (Covey e Fluther escono in fretta).

La Donna                    - (a Pietro) Non è stato pazzesco da parte mia lasciare la casa della mia amica? Sono stata davvero sciocca!... Non ho la più pallida idea di dove mi trovo... Avete un aspetto gentile, si­gnore. Non potreste venire un pezzo con me e ac­compagnarmi in direzione di Wrathmines?

Pietro                          - (indignato) Credete che io voglia ri­schiare la vita trottandovi davanti? Per buscarmi una pallottola che mi rovini una gamba o qualche altra cosa in modo di dare occasione a Muther o al giovane Covey di beffarsi di me per il resto dei miei giorni! (Entra in casa scuotendo indignato la testa).

La Donna                    - (andandosene) So che cadrò sve­nuta se sento un altro sparo vicino a me. Ma non è terribile? (La signora Gogan esce di casa spin­gendo innanzi a sé una carrozzella da bambini. Mentre sta per imboccare la strada, Bessie si slan­cia fuori, segue la signora Gogan ed afferra la carrozzina impedendo alla signora Gogan di pro­seguire).

Bessie                         - Ehi, dove andate? Siete stata svelta, cara la mia signora, a mettere gli occhi addosso a quella carrozzina... Forse voi non sapete che la signora Sullivan prima di partire per le feste di Pasqua mi dette precise istruzioni di dare di tanto in tanto un'occhiata alla carrozzina ed accertarmi che fosse sempre nell'angolo del pianerottolo dove fcì l'aveva lasciata.

La signora Gogan       - La vostra osservazione, signora Bessie Burgess, ha bisogno di una piccola rettifica, visto che la carrozzina fu lasciata sul nostro pianerottolo e non sul vostro, né occorre menzionare il nome della persona che vi dava una occhiata e, per assicurarsi che i suoi occhi non la ingannassero, stendeva la mano per toccarla. Inol­tre mi pare che l'interesse che ora mostrate per essa riveli soltanto il vostro desiderio di usarla per uno scopo da cui rifuggirebbe una donna leale che osserva la legge ed ama l'ordine! (Dà una spinta alla carrozzina che manda Bessie in avanti).

Bessie                         - (che tiene ancora la carrozzina) Nel caseggiato tutti sanno che non era Bessie Burgess a lamentarsi a gran voce di quelli che lasciano in giro le carrozzine fra i piedi della gente che paga il suo fitto tutte le settimane e si tiene i suoi mo­bili nella sua stanza... Per quanto riguarda la legge e l'ordine lasciando da parte l'arpa ed il trifoglio, Bessie Burgess può avere tutto il rispetto che vuole per il leone e l'eliocorno!

Pietro                          - (comparendo sulla porta) Credo che verrò con voi a vedere il divertimento. In ogni modo vale la pena di rischiare!

La signora Gogan       - (non facendo caso a Pietro e spingendo la carrozzina su un gradino sottostante) Levate le vostre manacce da questa carrozzina, se non vi spiace, signora, che Jinnie Gogan si me­raviglia che ama signora distinta come voi, che canta sempre canti liturgici, scenda dai suoi celesti pensieri per arraffare qualsiasi cosa venga persa nella confusione di questa battaglia che i nostri ragazzi combattono per la libertà del loro paese!

Pietro                          - (ridendo e fregandosi le mani) Ah, ah, ah!... Verrò con voi e vi darò una mano.

La signora Gogan       - (volta rapidamente la testa mentre spinge innanzi la carrozzella) Salite in carrozzina e vi spingeremo.

Bessie                         - (alla signora Gogan) La povertà e le difficoltà hanno spinto Bessie Burgess ad abitare con gente strana, ma siccome lei conosce quelli con cui deve vivere può sempre dire in coscienza di essere stata una buona cristiana che mai ha rubato e arraffatto. La sua intenzione, ora, è soltanto di raccogliere le cose sparse qua e là nella confu­sione del saccheggio. (Le due donne escono e Pietro sta per seguirle quando si ode in distanza un colpo di cannone che lo fa fermare di colpo).

Pietro                          - Dio onnipotente, di nuovo il cannone! Dio non voglia che capiti loro qualche guaio, ma certo mi dispiacerebbe che nella loro furia di sac­cheggio e distruzione si volgessero al bere. (Guarda verso la strada per un momento poi corre verso il portone di casa rimasto aperto e lo chiude con uno strattone; poi si dirige verso la sedia dove prima era seduta Mollser, siede, cava la pipa di tasca, l'ac­cende e comincia a fumare con la testa fieramente eretta. Entra Covey barcollando sotto un grosso sacco di farina che porta sulle spalle. Sul sacco sta un prosciutto. Egli va verso il portone, lo spinge con il capo, vede che non lo può aprire, si volge verso Pietro).

Covey                         - (a Pietro) Chi ha chiuso il portone?... (Prende a calci la porta) Su, muoviti, vieni ad aprire. Non è mica una paglia che ho sulla schiena.

Pietro                          - Dimmi un po', mio giovane Covey, mi hai preso per il tuo servitore?

Covey                         - (arrabbiato) Vuoi aprire la porta, vecchio...

Pietro                          - (gridando) Non chiedermi di aprirti nessuna porta, non chiedermi di aprire nessuna porta a te... che getti la vergogna sulla causa per cui gli uomini buoni stanno combattendo... Dio perdoni la gente che invece di aiutare il lavoro che i nostri ragazzi oggi compiono con tranquilla onestà e coscienza, fanno baldoria sui loro sacrifici con sommosse e saccheggi!

Covey                         - Ma taci, che gli occhi ti saltan fuori dalla testa perché ti manca il coraggio di prendere un po' di questa roba che Dio dà al suo popolo eletto!... Vecchio ipocrita, tu che se tutti fossero ciechi ruberesti in chiesa!

Pietro                          - (calmissimo) Non mi fai perdere la pazienza; puoi continuare a punzecchiarmi fin che vuoi. Continua, continua, continua pure (Qualcuno dall'interno apre la porta e Covey entra).

Covey                         - (da dentro, motteggiandolo) Cu-cu!

Pietro                          - (correndo verso la porta e urlando in un parossismo d'ira mentre insegue dentro Covey) Lungo, magro, allampanato pidocchioso bastar­ do! (Entrano Bessie e la signora Gogan. Una gran­ de gioia illumina i loro volti. Bessie spinge la car­rozzina carica di abiti e di scarpe. (Sopra il muc­chio sta un tavolinetto fantasia che la signora Gogan tiene con la sinistra mentre con la destra sostiene una sedia che ha posato sul capo).

La signora Gogan       - (dall'esterno) Non ricordo di aver visto scarpe più belle di queste (entrano) a punta e col tacco alto.

Bessie                         - Andranno molto bene coi vestiti che abbiamo preso, soltanto che dovremo' farli un po' più accollati in modo che non siano tanto vergognosi e li possano portare donne che non si sono perdute nella scostumatezza dei tempi! (Si danno un gran da fare per portar dentro la sedia, il tavolo e l'altra mercanzia).

Pietro                          - (sulla porta, alla signora Gogan, con asprezza) Ehi, voi. Moillser ha tutta l'aria di stare per svenire e il vostro piccino in braccio a lei ha le convulsioni.

La signora Gogan       - (con stizza) Non fa altro che svenire! (Entra con le braccia cariche mentre echeggia una fucilata. Insieme a Bessie dà un balzo verso la porta che Pietro, preso dal panico, cerca di chiudere prima che esse abbiano potuto en­trare) Ehi, ehi, ehi, vecchio stupido, perché cer­chi di chiuderci fuori? (Si ritirano tumultuosa­mente. Una pausa. Entra il capitano Brennan sorreggendo il luogotenente Langon, il cui braccio cinge il collo di Brennan. Il volto contratto di Lan­gon è di un bianco spettrale. Dopo pochi momenti entra Clitheroe, pallido ed in uno stato di fredda eccitazione. Guarda indietro nella direzione da cui è venuto. Ha in mano un fucile in posizione di sparo).

Brennan                      - (con asprezza, a Clitheroe) Perché hai sparato alto? Perché non hai sparato con l'in­tenzione di uccidere?

Clitheroe                     - No, no, Bill. Per malvagi che siano sono sempre uomini e donne irlandesi!

Brennan                      - (selvaggiamente) Maledetti gli ir­landesi! Assalire ed attaccare gli uomini che ri­schiano la vita per loro! Se quella plebaglia ci torna alle calcagna, fanne tacere uno per sempre o vedrò io stesso di azzittirli.

Langon                       - (gemendo) Mio Dio, non v'è un'ambu­lanza qui intorno?... Mi hanno squarciato il ven­tre. Lo sento... oh, o-o-o-oh, Cristo!

Brennan                      - Su, su coraggio, Jim. Ora vedremo di soccorrerti. (Nora si slancia selvaggiamente fuori dalla casa e butta le braccia al collo di Clitheroe. Ha i capelli sciolti sulle spalle, il suo volto ha l'aspetto sofferente ma gli occhi risplendono di viva luce).

Nora                            - Jack, Jack, Jack, sia ringraziato Dio... sia ringraziato... Egli è stato misericordioso con la sua serva... Mio Jack, Jack tutto mio, che credevo perduto ed ho ritrovato, che credevo morto e che è risuscitato!... Oh sia lodato Dio per sempre, per sempre! ... Mio povero Jack... Baciami, baciami Jack, bacia la tua Nora!

Clitheroe                     - (baciandola e parlando con frasi tron-| che) Mia Nora, mia piccola, deliziosa Nora. Vo­lesse Dio che non t'avessi mai lasciata!

Nora                            - Non importa; non ora, non ora, Jack. Ci terrà più vicini l'uno all'altra... Baciami, baciami ancora.

Clitheroe                     - Per amor di Dio, Nora, adesso non fare sceme.

Nora                            - Noni farò scene, Jack, no; te lo prometto, davvero, davanti a Dio. Starò in silenzio e sarò così coraggiosa da sopportare la gioia di sentirti di nuovo al sicuro fra le mie braccia... E' difficile poter trattenere lacrime di felicità alla fine di una orribile agonia.

Bessie                         - (dalla finestra di sopra) I menestrelli non si sentono troppo a loro agio, adesso. I can­noni hanno strappato tutte le arpe che avevano in mano. Il generale Clitheroe preferirebbe slac­ciare il corpetto di sua moglie piuttosto che difen­dere le barricate... E il professore ammazzapolli trova che ha da fare con qualche cosa di più duro delle sue galline, il che è tutto dire!

Brennan                      - (rivolto a Bessie) Taci, vecchia strega!

Bessie                         - (a Brennan) Strangola le galline, stran­gola le galline, strangola le galline!

Langon                       - Per l'amor di Dio, Bill, portami in qualche posto dove possano curarmi la ferita... Devo morire prima che si faccia qualche cosa per sal­varmi?

Brennan                      - (a Clitheroe) Andiamo, Jack. Dob­biamo cercare aiuto per Jim... Non pensi alle sue sofferenze e al pericolo che corre?

Bessie                         - Strangola le galline, strangola le gal­line, strangola le galline!

Clitheroe                     - (a Nora) Su, lasciami, cara. La­sciami andare.

Nora                            - (aggrappandosi a lui) No, no, no. Non ti lascerò andare! Vieni, vieni su in casa, Jack, mio innamorato, mio amante, mio marito e dimen­tichiamo questi ultimi giorni terribili!... Ora sono stanca ma poche ore di felice riposo fra le tue braccia mi daranno di nuovo il fiore della fre­schezza e sarai felice, sarai felice... felice, felice... felice!

Langon                       - Oh, se avessi tardato un momento, forse non sarei stato colpito! Tutti gli altri si sono salvati ed io ho avuto il ventre squarciato!... Non potevo gridare, non potevo neppure gridare... Credi che sia ferito gravemente, Bill? I miei abiti sem­brano tutti inzuppati... E' sangue... Mio Dio, deve essere il mio sangue!

Brennan                      - (a Clitheroe) Su, avanti, Jack, dalle un altro bacio e falla finita! Vuoi che Langon mi muoia fra le braccia mentre tu stai tubando con la tua Nora?

Clitheroe                     - (a Nora) Devo andare, devo andare, Nora. Mi spiace di averti incontrato... ma non po­teva essere altrimenti. Tutte le altre vie erano bloccate dagli inglesi... Lasciami andare, su, Nora. Vuoi che tradisca ì miei compagni?

Nora                            - No, non ti lascerò andare. Voglio che tu non tradisca me, Jack... Io sono il tuo compagno più caro, io sono il tuo più fedele compagno... Essi vogliono solo il conforto di averti nel loro stesso pericolo... Oh, Jack, non posso lasciarti andare!

Cutheroe                     - Lo devi, Nora, lo devi.

Nora                            - Ti ho cercato tutta la notte sulle barri­cate, Jack... Non pensavo al pericolo. Pensavo solo a te... Chiedevo di te dappertutto... Qualcuno ri­deva... Fui cacciata via, ma ritornai indietro... Qual­cuno mi colpì, anche... ed io gridavo, gridavo il tuo nome!

Cutheroe                     - (temendo che il gesto della moglie possa essergli di vergogna in futuro) Cosa ti è saltato in mente di metterti in vista in quel modo? Come credi mi possa sentire quando mi diranno che mia moglie gridava il mio nome sulle barri­cate? Sei forse ipiù di un'altra donna?

Nora                            - No, forse non sono di più, ma tu per me sei più di qualunque altro uomo, Jack... Non intendevo far male, davvero, Jack... Non ho potuto fame a meno... Non avrei dovuto dirtelo... H mio amore per te mi ha reso pazza di terrore.

Cutheroe                     - (incollerito) Adesso diranno che ti ho mandato io a cercarmi per avere la scusa di riportarti a casa... Vuoi dunque coprire di ridicolo i rischi che sto affrontando?

Langon                       - Lascia che mi corichi, Bill, lascia che mi corichi. Porse se mi sdraiassi... il dolore sarebbe meno forte... Oh, Dio, abbi pietà di me!

Brennan                      - (a Langon) Ancora pochi passi, Jim, pochi passi ancora. Cerca di resistere ancora per pochi passi.

Langon                       - Oh, non posso, non posso, non posso!

Brennan                      - (a Clitheroe) Su, vieni. O che stai prendendo accordi per un'altra luna di miele?... Se vuoi rinnegarci, non hai che a dirlo e ce ne andremo!

Bessie                         - (dall'alto) Scappa davanti ai « Tornmies»... Va' a strangolar galline. Scappa davanti ai «Tommies »... Va' a strangolar galline!

Cutheroe                     - (a Brennan, in tono selvaggio) Che tu sia dannato! E chi pensa a rinnegarvi? (A Nora) Su, lasciami andare, lasciami andare, ti dico!

Nora                            - (afferrandosi a Clitheroe ed indicando Brennan) Guarda, Jack, guarda il dispetto sul suo volto, guarda la paura nei suoi occhi... Ha paura, paura, paura... Vuole che tu vada perché la morte colpisca te e risparmi lui. Voltati a guar­darlo, Jack; guardalo, guardalo!... La sua anima è fredda... e trema al pensiero di ciò che gli può accadere... E' la sua paura che cerca di spaventare te perché tu non riconosca la stessa paura nel tuo cuore!

Clitheroe                     - (cercando di liberarsi da Nora) Che tu sia dannata, mi vuoi lasciare andare?

Brennan                      - (in tono risoluto a Clitheroe) Perché la preghi di lasciarti andare? Hai paura di lei, o che cosa? Su, liberatene o va' a sederle in grembo! (Clitheroe cerca di liberarsi con violenza da Nora).

Nora                            - (in tono di preghiera) Oh, Jack... Jack-Jack!

Langon                       - (agonizzando) Brennan, un prete. Muoio. Sto per morire!

Clitheroe                     - (a Nora) Lasciami, prima che ti costringa! (A Brennan) Tu, prendi un momento questo fucile.

Nora                            - (implorante) Ti prego, Jack... Mi fai male, Jack. Davvero... Mi fai... male!... Non voglio, non voglio, non voglio!... Oh, Jack, io ti ho dato tutto ciò che mi hai chiesto... Non cacciarmi, ora! (Egli si libera con violenza e la spinge lontano. Ella si accascia al suolo dove resta immobile. Poi, de­bolmente) Oh, Jack... Jack... Jack!

Clitheroe                     - (riprendendo il fucile a Brennan) Andiamo. (Escono. Bessie guarda per qualche mi­nuto Nora che giace sulla strada poi, lasciando la finestra, esce in istrada, corre verso di lei, la sol­leva fra le braccia e la conduce rapidamente in casa. Una breve pausa, poi nella strada si sente un selvaggio urlo da, ubriaco. Entra Fluther, ubriaco fradicio, con lo sguardo frenetico. Ha fra le brac­cia un recipiente di terracotta, della misura di mezzo gallone, colmo di whisky. Da una delle tasche del cappotto gli salta fuori la manica di una ca­micia nuova. In testa ha un cappello da donna di colore blu con guarnizioni dorate).

Fluther                        - (cantando freneticamente) E nessun lo può negare... che di tutti... che di tutti... Fluther è il migliore... Viva i ribelli... e nessun lo può negare. (Dà colpi alla porta) Datemi una brocca o un vaso o qualcosa, qualcuno di voi, prima che vi stermini tutti... (Guardando dalla parte della stra­da) Oh, fate pur fuoco e fracasso per quel che importa a Fluther... (Picchiando alla porta) Venite giù ad aprire, qualcuno di voi, prima che io vi ster­mini tutti... Per Fluther, può andare pure all'in­ferno la città intera! (Nell'interno della casa si ode un grido di Nora seguito da un gemito. Fluther riprende a cantare furiosamente) E nessun lo può negare... che di tutti... che di tutti... Fluther è il migliore... Fluther è il migliore... e nessun lo può negare... (Dimenandosi selvaggiamente versa un po' di whisky dal recipiente) Per l'inferno, Fluther, non versare il prezioso liquore! (Dà calci alla porta) Ehi, datemi una brocca o un vaso o qualcosa, qualcuno di voi, prima che io vi stermini tutti! (La porta si apre improvvisamente, ne esce Bessie che afferra Fluther per il colletto).

Bestie                          - (indignata) Su, vieni dentro, carogna che ti farò passare io queste smanie da ballerino ubriaco, proprio adesso che siamo sulla soglia dell'eternità.

Fluther ,                      - (mentre vien spinto dentro) Ehi, ehi, la brocca, la brocca, la brocca! (Una breve pausa, poi di nuovo si ode un grido di dolore di Nora. La porta si apre e si scorgono Bessie e la signora Gogan).

Bessie                         - Ci potrebbe andare Fluther; soltanto è troppo ubriaco... Oh, Dio, che disgrazia che sia così ubriaco! Bisogna cercar dì chiamare un dottore.

La signora Gogan       - Forse io non avrei paura di andarlo a cercare... Ma Mollser sta molto male. E poi non credo che un dottore si lasci trascinare qui, ora. Non vale neanche la pena di andarlo a cercare.

Bessie                         - (in tono risoluto) Rischierò... Datele un po' del whisky di Fluther... E’ la paura che l'ha ridotta così... Tornate di nuovo da lei, voi. (La si­gnora Gogan torna dentro e Bessie dolcemente ri­chiude la porta. Sta per muoversi quando si odono alcuni spari di fucile e il rumore secco di una mi-tragliatrice in azione più in distanza. 'Si ferma di colpo, esita per un momento, si stringe nello scialle come se fosse uno scudo poi esce con fare deciso e rapido. Mentre sta per uscire) Oh, Dio, sii Tu il mio aiuto nel momento del bisogno e dammi rifugio sicuro all'ombra delle tue ali!

Fine del terzo atto

ATTO QUARTO

La so ff i t t a di Bessie B u r g e s s

Abbassandosi verso il fondo della scena, la volta della stanzuccia sembra rendere più esiguo lo spa­zio già molto limitato. Al centro della volta sta un piccolo lucernaio. Vi è un'evidente aria di povertà che rasenta la miseria più nera. La tap­pezzeria è lacera e sporca, soprattutto vicino al fuoco e presso il recipiente dove si fa il bucato. Il caminetto è a destra, accanto vi è una pol­troncina. Sul fondo, due piccole finestre, una delle quali ha il vetro scheggiato dal passaggio di un proiettile. Sotto la finestra di destra vi è una pic­cola bara dì quercia sostenuta da due sedie da cucina. Vicino alla bara vi è un rozzo sgabello sul quale sono poste due candele accese. Fra le due fi­nestre vi è una vecchia credenza su cui si trova una quantità di vasellame in maiolica. Dei rima­sugli di tendine stracciate a buon mercato ornano le finestre. Vicino alla finestra di sinistra vi è un'alta lampada a colonna in ottone con un para-lume fantasia. Appeso al muro presso la stessa finestra, un vestito di seta cremisi. Una porta a sinistra conduce alla stanza da letto, un'altra, sul lato opposto, dà accesso al resto della casa. A sini­stra di questa porta un lavandino ordinario. Sotto la cappa del camino un bricco molto annerito ed una vecchia casseruola. La stanza è illuminata sol­tanto dal riflesso del fuoco e dalle due candele.

(E' l'imbrunire e attraverso le finestre si scorge in distanza U bagliore degli incendi della città. Covey e Fluther stanno giocando a carte seduti sul pavimento ai lume delle candele poste sullo sga­bello vicino alla bara. All'alzarsi del sipario Covey sta mescolando le carte. Pietro gli siede accanto rigido e dignitoso. Fluther è inginocchiato presso la finestra di sinistra guardando fuori con circospe­zione. Sono trascorsi alcuni giorni).

Fluther                        - (guardando furtivamente fuori dalla fi­nestra) Dagli una buona rimescolata... Il cielo si fa sempre più rosso... Sembra di fuoco... Pare che mezza città sia in fiamme.

Covey                         - Fossi in te, Fluther, starei alla larga dalla finestra... E' pericoloso e poi, se ti vedono, attirerai l'attenzione sulla casa.

Pietro                          - Come se non sapesse che abbiamo già dovuto sloggiare una volta per i proiettili che fioc­cavano da ogni parte... ma continuerà a guardar fuori finché dovremo andarcene anche di qui.

Fluther                        - (ironico) Vuol dire che se ci attacca­no ti manderemo fuori con la tua bella divisa verde e la tua sciabola ed essi fuggiranno davanti a te come i danesi fuggirono davanti a Brian Boni!

Covey                         - (posando le carte per terra dopo averle mescolate) Vieni a tagliare il mazzo. (Fluther viene avanti, si siede sul pavimento e taglia; Covey distribuisce le carte) Di nuovo picche. (Si sente ge­mere debolmente Nora nella camera di sinistra).

Fluther                        - Ecco, è lei che ricomincia. Però è rimasta quieta per un bel pezzo.

Covey                         - Ma anche prima era tranquilla e poi ha ricominciato peggio che mai... Che è uscito stavolta?

Pietro                          - Tre di cuori, tre di cuori, tre di cuori

Fluther                        - E' orribile pensare a questo bambino nato morto che se ne sta fra le braccia della po­vera piccola Mollser. Dopo tutto Mollser si è spenta rapidamente.

Covey                         - Mollser non ha mai avuto cure suffi­cienti. E come poteva averne con una madre sem­pre fuori di giorno e di notte in cerca di lavoro e il padre morto tisico.

Voci                            - (dalla strada in distanza, in toni diversi) Croce... Rossa, Croce... Rossa!... Ambu...lanza, am­bulanza!

Covey                         - (a Fluther) Tocca a te dare le carte, Fluther.

Fluther                        - (mescolando e distribuendo le carte) Certo Nora non sarà più la stessa... anche se potrà cavarsela.

 Covey                        - Il dottore pensa che non sarà più la stessa. Dice che sarà sempre malata qui. (Si tocca la fronte) Dice cose insensate: crede di essere in campagna con Jack o di star preparando la cena prima che lui ritorni a casa o si dispera per il suo bimbo. Però, forse, dipende soltanto dal cloroformio che le han dato... Io non so che cosa avremmo fatto senza la vecchia Bessie che l'ha vegliata per tre notti di seguito.

Fluther                        - Io l'ho sempre saputo che la povera vecchia Bessie non era affatto cattiva. (A Pietro che sta raccogliendo le carte) Ehi, vecchio, non es­sere così svelto... Questa mano è mia.

Ptetro                          - Com'è tua? E' la mia, amico.

Fluther                        - (a voce alta) E in che modo?

Pietro                          - (riscaldandosi) Ma non ho preso col due?

Fluther                        - Credo che tu stia diventando orbo. Non vedi l'asso?

Bessie                         - (apparendo sulla porta di sinistra, in un bisbiglio) Volete di nuovo svegliarmela, ora che si è appena addormentata? E se sì sveglia verrete voi a badarle? Se io sento appena alzare la voce... vi sbudello

Covey                         - (in un bisbiglio) Ssst. Può sentire vo­lare una mosca.

Pietro                          - (guardando in su verso il soffitto) Il Signore buono e misericordioso vi darà ima bella strigliata a tutti e due e uno di questi giorni vi farà sentire il peso della sua collera. (Fluther tira fuori di tasca una bottiglia di whisky e ne beve un sorso).

Covey                         - (a Fluther) Perché non ne tieni un sorso per domani?

Fluther                        - Tenerne un sorso per domani? Uhm, ohi diavolo può sapere se vi sarà un domani? Se devo essere liquidato voglio esserlo con la bottiglia vuota e non mezza piena! (A Bessie che si è seduta sii una poltrona presso il fuoco) Come sta ora, Bessie?

Bessie                         - L'ho lasciata che dormiva tranquilla­mente. Quando ascolto i suoi discorsi senza senso, penso che non starà mai molto meglio di quel che è ora. Con quei suoi occhi spiritati sembra che guardi dentro invece di guardar fuori, come se la sua memoria fosse stata travolta in un pazzo rime­scolìo dei ricordi del passato... (assonnata) met­tendo i suoi pensieri... tutti insieme... in una pazza... (scuote la testa e si risveglia) e fantastica idea che le cose morte sono vive e che le cose vive sono morte. (Con un sobbalzo) E' lei che ha gridato? (Rassicurata) Benedetto Dio, ogni momento mi sembra di sentirla gridare. E' solo con uno sforzo che io riesco a tenermi sveglia.

Covey                         - Forse ora dormirà per un pezzo. Ecco qui, un dieci.

Fluther                        - Ed eccone un altro. Se riesce a dor­mire, può darsi che si rimetta. A Pietro è rimasto solo un cinque.

Covey                         - Zitti! Mi seanhra di sentire qualcuno muoversi di sotto. Ed ora sta salendo.

(Una pausa, poi la porta si apre ed entra il capi­tano Brennan. Ha lasciato l'uniforme per indos­sare un vestito civile. Ha gli occhi gonfi per la stanchezza, il volto pallido ed emaciato. I suoi abiti sono impolverati e macchiati di fango. Restando in piedi sì appoggia pesantemente allo schienale di una sedia).

Brennan                      - La signora Clitheroe? dov'è la signora Clitheroe? Mi hanno detto che l'avrei trovata qui.

Bessie                         - Che volete dalla signora Clitheroe?

Brennan                      - Ho un incarico, l'ultimo incarico per lei da suo marito.

Bessie                         - Ucciso! Non è stato ucciso, vero?

Brennan                      - (lasciandosi cadere pesantemente e pe­nosamente su una sedia) All'Imperial Hotel. Combattemmo finché l'edificio fu in fiamme. Egli fu colpito al braccio e poi al polmone... Non potevo far nulla per lui... Potevo osservare soltanto il suo respiro affannoso, il suo ansimare e il piccolo filo di sangue che gli colava dalla bocca giù per il labbro inferiore... Recitai la preghiera dei mori­bondi, gli intrecciai il rosario fra le dita... Poi do­vetti lasciarlo per salvare me stesso... (Mostra al­cuni fori nel suo abito) Guardate come una mitra­gliatrice mi ha bucato il vestito mentre saltavo fuori... Ho veduto la bandiera dell'« Aratro e delle Stelle » cadere di schianto mentre il tetto precipi­tava e dove ho lasciato il povero Jack non c'era altro che fuoco!

Bessie                         - (con veemenza) Così l'avete lasciato! Gli avete intrecciato il rosario intorno alle dita e poi siete scappato come una lepre.

Brennan                      - Ho corso pericolo come lui... Ha af­frontato la morte da uomo. H suo ultimo sussurro fu: «Di' a Nora di essere coraggiosa, che io sono pronto ad incontrare il mio Dio e che sono fiero di morire per l'Irlanda». E quando lo seppe il no­stro generale, disse: «La fine del maggiore Clitheroe è stata un raggio di gloria ». Il dolore della signora Clitheroe si muterà in gioia quando saprà che suo marito si è comportato da eroe.

Bessie                         - Se la vedeste, cambiereste idea.

Nora                            - (appare stilla porta di sinistra. Indossa so­lamente una camicia da notte. I capelli, trascurati da parecchi giorni, le cadono in disordine sulle spalle. Il volto pallido sembra ancor più bianco per due macchie di rosso vivo alle guance. Gli occhi le scintillano per la follìa incipiente. Le mani gio­cano nervosamente con la camicia da notte. Si ferma un momento sulla soglia, guarda intorno per la stanza come assente e poi entra lentamente. Gli altri non si accorgono di lei finché non comincia a parlare con voce calma e monotona) No... Non lì, Jack... Io sto comoda solo in quel nostro vecchio posto sotto il rovo... Dobbiamo aver camminato per un pezzo. Mi sento stanca, tanto stanca... Dobbia­mo andare ancora avanti o l'abbiamo già passato? (Si passa una mano sugli occhi) Ho come una neb­bia davanti agli occhi... Perché non mi tieni la mano, Jack?...            - (Eccitata) No, no, Jack, non lo è. Non vedi che è una cingallegra? Guarda le sue ali di velluto nero, le strisce dorate e la macchiolina rossa sul capo. (Con aria stanca) Qualche cosa mi tormenta, qualche cosa mi tormenta... Non baciar­mi così, mi levi il flato, Jack... Perché mi guardi con quegli occhi severi?... Te ne vai (spaventata) e io non ti posso seguire! Qualcosa mi impedisce di muovermi... (Gridando) Jack, Jack, Jack!

Bessie                         - (che è andata verso Nora e l'ha presa per un braccio) Siete davvero cattiva ad esservi al­zata dal letto, signora Clitheroe... Prenderete fred­do a star qui così, vestita a quel modo.

Nora                            - Freddo? Sento molto freddo. E' fresco qui in campagna. (Guardandosi intorno spaventata) Che posto è questo? Dove sono?

Bessie                         - (carezzevole) Siete al sicuro, Nora. Siete con amici in un luogo sicuro. Non ricono­scete vostro zio, vostro cugino e il povero vecchio Pluther?

Pietro                          - (sul punto di andare verso Nora) Nora, cara...

Fluther                        - (tirandolo indietro) Lascia fare a Bessie. Vedere tanta gente le fa male.

Nora                            - (penosamente) C'è qualcosa che vorrei ricordare e non posso. (Con angoscia) Non posso, non posso, non posso! La mia testa! la mia testa! (D'improvviso sfugge a Bessie e correndo verso gli uomini prende Fluther per le spalle) Dov'è? Dov'è il mio bambino? Ditemi dove l'avete messo. Perché l'avete nascosto? Il mio bambino, il mio bambino, voglio il mio bambino! La mia testa, la mia povera testa!... Oh, non capisco cosa ci sia che non va in me. (Gridando) Rendetemelo, rendetemi mio ma­rito!

Bessie                         - Che Dio ci benedica! Che pena!

Nora                            - (cercando di divincolarsi da Bessie) Non andrò via, non andrò vìa di qui finché non mi avrete reso mio marito. (Gridando) Assassini, ecco ciò che siete. Assassini, assassini!

Bessie                         - Ssst. Vi riporteremo il signor Clitheroe se vi coricherete e starete tranquilla... (Cercando di ricondurla in camera) Su, andiamo, Nora. Vi canterò qualche cosa.

Nora                            - Mi sento come se la vita mi volesse la­sciare... Non riesco a respirare. Ho paura, ho paura, ho paura! Per l'amor di Dio, non lasciatemi, Bes­sie. Prendetemi la mano, fatemi sentire il vostro braccio.

Fluther                        - (a Brennan) Ora puoi vedere in che stato si trova.

Pietro ---------------- - E che cosa farebbe se venisse a sapere che Jack se n'è andato!

 Covey                        - (a Pietro) E chiudi quella bocca!

Bessie                         - (a Nora) Dobbiamo aver coraggio ed I aspettare con pazienza che passino queste ore così I lente a passare. Il dolore può durare una notte, ma j la gioia tornerà col mattino... Venite dentro. Vi canterò qualche cosa e voi riposerete tranquilla.

Nora                            - (arrestandosi di colpo mentre s'avvia verso la camera) Jack ed io andiamo in qualche posto questa sera. Non posso dirvi dove. E' curioso, ma I non lo posso ricordare... Jack: Maura, Maura, se I avrò una bambina; qualunque nome che ti piaccia se è un maschio!... E' là! (Gridando) E' là, e non me lo vogliono rendere!

Bessie                         - Ssst, cara, ssst. Non vi canterò nulla se non state quieta.

Nora                            - (nervosamente, afferrandosi a Bessie) Tenetemi la mano, tenetemi la mano e cantatemi, " cantatemi qualcosa.

Bessie                         - Venite a coricarvi e allora canterò.

Nora                            - (con veemenza) Cantatemi, cantatemi qualche cosa!

Bessie                         - (cantando, mentre accompagna Nora nell'altra stanza)

Oh guidami, dolce luce, nel buio intorno a me,

Guidami, dolce luce.

Scura è la notte e lontana la mia casa:

Guidami, dolce luce,

Guida il mio passo,

Finché la notte è passata,

(Entrano nella stanza da cui si continua ad udire il canto di Bessie) :

Oltre i fiumi, i monti e le paludi,

Guida il mio passo;

E gli angeli sorrideranno nel mattino,

Gli angeli che ho amato

E non ci sono più.

Covey                         - (a Brennan) Adesso che hai visto come sta, faresti bene ad andartene da dove sei venuto.

Brennan                      - Non si può tornare indietro, perché t dovunque ci sono soldati. Non riuscirebbe a passare I una mosca. Non sarei arrivato qui se non fossi riuscito a sbarazzarmi della divisa... Bisogna che mi affidi alla sorte e mi nasconda qui per un po'.

Covey                         - (spaventato) Qui non ci si nasconde. I « Tommies » possono essere qui da un momento al- I l'altro!

Pietro                          - E allora saremo tutti spacciati!

Covey                         - Per Dio, ce ne sono già capitate abbastanza!

Fluther                        - E fate silenzio un momento, tutti quanti. Mi è sembrato di udire un calcio di fucile picchiato contro il portone dabbasso. (Inquieto) Qua, cominciamo di nuovo a giocare. Distribuirò io le carte. (Mischia le carte e le distribuisce) Fiori (A Brennan) Hai le mani che tremano: fermale. Tocca a te, Pietro. (Mentre Pietro getta una car­ta) Quattro di cuori. (Si apre la porta ed entra il caporale Stoddart dei Wiltshires. E' in tenuta di guerra; elmetto d'acciaio, fucile con baionetta, ta­scapane, eccetera. Guarda intorno per la stanza. Una pausa. Fluther rompendo il silenzio) Due dieci e un cinque.

Stoddart                     - Salve. (Indicando la bara) E' questo il morto?

Covey                         - Sì.

Stoddart                     - Chi va con lui? Soltanto una perso­na può accompagnarlo, sapete.

Covey                         - Non so.

Stoddart                     - Non lo sapete?

Covey                         - Non so.

Bessie                         - (affacciandosi) Grazie a Dio, sta per addormentarsi di nuovo. Riesco appena a tenere gli occhi aperti. (Al soldato) Siete venuto a portar via la povera piccola Mollser?

Stoddart                     - Sì. Chi va con lei?

Bessie                         - Oh, la povera madre, naturalmente. Dio l'aiuti, è un colpo terribile per lei.

Fluther                        - Un colpo terribile? Ora certamente si trova nel suo elemento, cara mia, mescolando la terra alla terra, la cenere alla cenere, la polvere alla polvere, facendo un'orgia di pennacchi e carri funebri e di ultimi giorni del giudizio!

Bessie                         - (cadendo sulla sedia presso il fuoco) Dio ci benedica! Sono sfinita!

Stoddart                     - Le hanno sparato?

Covey                         - Oh no. E' morta di tisi.

Stoddart                     - Come, tutto lì? Credevo che le aves­sero sparato.

Covey                         - Ah, è tutto lì, dite? Non è abbastanza? Lo sapete, compagno, che sono più quelli che muo­iono di tisi che quelli che sono uccisi in guerra? E la colpa è del sistema sociale.

Stoddart                     - Sì, lo so. Sono anch'io socialista ma devo fare il mio dovere.

Covey                         - (ironicamente) Dovere? L'unico dovere per un socialista è lavorare per l'emancipazione dei lavoratori.

Stoddart                     - Be', un uomo è sempre un uomo e deve combattere per il suo paese, no?

Fluther                        - Ma non combattete mica per il vo­stro paese, qui!

Pietro                          - (ansiosamente, a Fluther) Ehi, Fluther, lascia stare questi discorsi.

Covey                         - Combattere per il vostro paese? Avete mai letto, compagno, la « Tesi» di Jenersky sull'o­rigine, sviluppo e consolidamento dell'Idea evolu­zionistica del Proletariato?

Stoddart                     - Oh, finiscila, seguace di S. Patrizio!

Bessie                         - (assonnata) Come vanno le cose in cit­tà, Tommie?

Stoddart                     - Credo che sia finita. Li abbiamo circondati e ora stiamo stringendo il cerchio intor­no a quei pelandroni. E' stata una scaramuccia, solo una scaramuccia. (Si ode una fucilata secca di un franco tiratore seguita da un urlo di dolore).

Voci                            - (a sinistra, in toni diversi) Croce... Ros­sa, Croce... Rossa! Ambu... lanza, Ambu... lanza!

Stoddart                     - (eccitato) Cristo, quello è un altro dei nostri colpito da un maledetto cecchino nasco­sto da qualche parte. Quando troveremo quel vi­gliacco, gli daremo una buona dose di piombo, gli daremo. Gli. apriremo la pancia senza misericor­dia, gli apriremo! (Entra in lacrime la signora Gogan, un po' orgogliosa per avere a che fare con la morte).

La signora Gogan       - (a Fluther) Non dimenti­cherò mai ciò che avete fatto per me, Fluther, an­dando in giro a rischio della vita per sistemare ogni cosa con l'impresario e la gente del cimitero. Quando tutti avevano paura di mettere fuori il naso voi vi gettaste da coraggioso in mezzo alle pallottole che fischiavano nelle strade, che passa­vano attraverso le finestre, che si schiacciavano sui muri. E voi vedrete che Mollser, nel posto felice dov'è andata, non dimenticherà di sussurrare di tanto in tanto il nome di Fluther.

Stoddart                     - Su, su, madre, andiamo.

Bessie                         - (seduta) Mi scuserete, signora Gogan, se non sto in piedi. E' proprio perché non mi reggo più dalla fatica, non per mancare di rispetto alla povera piccola Mollser.

Fluther                        - Certo, Bessie, sappiamo bene che è così.

La signora Gogan       - (a Bessie) Sì, signora Burgess, io ricordo bene le premure che avete avuto per la mia piccola Mollser quand'era viva, che sempre le portavate qualche ghiottoneria e mai le passa­vate accanto senza dirle una parola gentile.

Stoddart                     - (impaziente ma cortese) Andiamo, madre, andiamo. (Covey, Fluther, Brennan e Pietro portano fuori la bara seguiti dalla signora Gogan. Il caporale si rivolge a Bessie che è quasi addor­mentata) Quanti uomini vi sono in questa casa? (Nessuna risposta. Più forte) Quanti uomini vi sono in questa casa?

Bessie                         - (svegliandosi di soprassalto) Dio, mi ero quasi addormentata... Quanti uomini? Non li avete visti?

Stoddart                     - Sono tutti in casa?

Bessie                         - Oh, più in su non ve ne sono, ma ve ne possono essere più in basso. Perché?

Stoddart                     - Bisogna rastrellare tutti gli uomini del quartiere. Qualcuno aiuta i franchi tiratori e dobbiamo prendere le nostre precauzioni. Se po­tessi fare a modo mio li metterei al muro tutti quanti. Credo che siate tutti dei ribelli.

Bessie                         - (che è stata sul punto di addormentarsi, svegliandosi con veemenza assonnata) Bessie Burgess non è una ribelle e non ha mai avuto a che fare con qualche cosa sporcato dalle dita dei ribelli, ma è sempre andata in chiesa tutte le volte che sapeva che avrebbero cantato il « God save the King » alla fine della funzione. Bessie Burgess, il cui unico figlio andò al fronte col primo contingente dei fucilieri di Dublino ed ora ritorna a casa con un braccio rovinato per aver combattuto per il suo re e per il suo paese! (La testa le ricade di nuovo len­tamente in avanti. Entra Pietro. Ha il corpo irri­gidito e il volto atteggiato in una smorfia di comica indignazione. Cammina in su e in giù verso il fondo della stanza reprimendo evidentemente una gran voglia di sfogarsi. E' seguito da Covey, da Fluther e da Brennan che s'insinua nell'angolo più oscuro della stanza temendo dì essere notato).

Fluther                        - (dopo una pausa imbarazzata) L'aria di fuori è incendiata dal fuoco dei fucili e delle mi­tragliatrici. Dove si combatte dev'essere una fornace.

Stoddart                     - Stiamo pompando piombo su di loro da ogni parte. Presto alzeranno bandiera bianca.

Pietro                          - (gridando) Vi dico che voi due pidoc­chiosi messi insieme sareste un becchino migliore di Pietro. Tormentarmi e punzecchiarmi mentre aiuto a portar fuori un cadavere!

Fluther                        - Covey non ti ha poi detto niente di grave chiamandoti becchino d'eccezione, no?

Pietro                          - (furioso) Siete un paio dì bricconi pa­tentati che si spremono il cervello dalla mattina alla sera per trovare un appiglio col quale esaspe­rare la quieta natura di un uomo che cerca sempre di cacciare da sé qualunque pensiero velenoso con­tro i suoi simili!

Covey                         - Oh, smettila, smettila, smettila!

Pietro                          - Fin quando io sarò vivo, responsabile dei miei pensieri, delle mie parole e delle mie azioni davanti a Dio fatto uomo, mi sentirò autorizzato a combattere contro le malignità di un paio di bir­banti che complottano, che cospirano assieme per rendermi la vita impossibile

Stoddart                     - (meravigliato) Oh, babbo, cos'è che non va? Cosa vi hanno fatto?

Pietro                          - (fuori di sé, al caporale) Voi pensate ai fatti vostri. Cosa c'entrate voi nelle mie faccende?

Bessie                         - (in un mormorio assonnato) Non potete cercare dì controllarvi e restare tranquilli? Voi... me la... sveglierete ancora. (Si addormenta).

Fluther                        - Avanti, ragazzi, riprendiamo le carte e non diamogli retta.

Stoddart                     - Non avete tempo di ricominciare. Ve ne andrete appena arriva il sergente.

Fluther                        - Ce ne andremo? E perché dovremmo andarcene?

Stoddart                     - Tutti gli uomini del quartiere devono essere rastrellati e tenuti dentro finché la rivolta sia finita.

Fluther                        - E dove ci metteranno?

Stoddart                     - In una chiesa.

Covey                         - In una chiesa?

Fluther                        - Che specie di chiesa? Una chiesa pro­testante?

Stoddart                     - Non so. Credo.

Fluther                        - Per Dio, sarà una bella cosa essere ficcato tutta la notte in una chiesa protestante.

Stoddart                     - Portate le carte. Forse potrete fare una partita.

Fluther                        - Oh no, questo non va... Mi domando... (Dopo aver riflettuto un istante) Beh, credo però che non vi sarebbe niente di male a portare le carte in una chiesa protestante.

Stoddart                     - Fossi in voi porterei anche qualche cosa da mangiare. Vi potrebbe far comodo prima di mattina. (Si ode di nuovo un colpo di fucile seguito da un grido di dolore. Il caporale Stoddart impallidisce, alza il grilletto del fucile restando in ascolto).

Voci                            - (dalla destra) Croce... Rossa, Croce..,. Rossa! Ambu...lanza, Ambu...lanza! (Entra improv­visamente il sergente Tinley, pallido, agitato e fuo­ri di sé).

Stoddart                     - (al sergente) Uno dei nostri, ser­gente?

Tinley                          - Il soldato Taylor. Colpito in pieno pet­to. Gli hanno fatto un buco in cui passerebbe il mio pugno, facendogli volar via la metà della schie­na! Pallottole esplosive. Banda di assassini. Questo non si chiama combattere lealmente. Perché non vengono fuori all'aperto!

Fluther                        - (incapace di sopportare l'insulto) Combattere lealmente! Poche centinaia dì disgra­ziati con un paio di fucili e la corona del rosario fra le mani, contro centomila uomini armati, con cavalli e artiglieria... E poi vuole che combattiamo lealmente! (Al sergente) Vi piacerebbe che I combattessimo nudi, lanciando sassi?

Tinley                          - Ci son soltanto questi quattro, qui?

Stoddart                     - Sì. Quattro in tutto, sergente.

Tinley                          - (con aria vendicativa) Andiamo, al­lora. Fate uscire questi pelandroni. (Agli uomini) Su, fuori. Fuori, in strada con noi; e se un franco tiratore manda al Creatore uno dei nostri, andrete con luì. (Prende Fluther per una spalla) Su, avanti.

Fluther                        - Che, con chi ce l'hai?

Tinley                          - (in tono villano) Avanti, esci, lazzarone,

Fluther                        - Chi è che chiami lazzarone, eh? Sono di Dublino, nato e cresciuto in questa città, capito?

Tinley                          - Potresti anche essere Broin Buru, per quel che me ne importa. Fuori, fuori.

Fluther                        - (fermandosi un istante sulla soglia) All'inferno voi e i vostri fucili! Posateli un momento, vi dò la lezione che vi meritate. (Pietro, Brennan, Covey e Fluther escono seguiti dai sol­dati. Bessie dorme pesantemente accanto al fuoco. Dopo una pausa Nora compare all'uscio di sinistra sempre in camicia da notte. Resta per qualche istante sulla porta e guarda attorno con sguardo assente. Poi entra lentamente, va verso il camino, attizza il fuoco e vi pone sopra il bricco per il tè. Resta per qualche momento pensierosa, premendosi la mano sulla fronte. Guarda incerta il fuoco e quindi la credenza verso il fondo. Va alla credenza, l'apre, ne toglie una tovaglia sporca e la stende sulla tavola. Poi apparecchia per il tè).

Nora                            - Mi sembra strana questa camera, oggi... Quasi dimenticavo il tè per Jack... Oh, credo che troverà tutto pronto prima del suo ritorno... (Can­ticchia dolcemente mentre apparecchia la tavola. Sì interrompe bruscamente e guarda intorno per la stanza) Non so perché, ma questa stanza è molto strana... Che cosa c'è?... Che cosa c'è?... Io devo pensare... Devo cercare di ricordare...

Voci                            - (in distanza) Ambu...lanza! Ambu...lanza! Croce... Rossa, Croce Ros...sa!

Nora                            - (ha un piccolo sobbalzo, ascolta per un mo­mento, poi riprende ad apparecchiare la tavola. Sì ode una fucilata dalla strada vicina seguita da una rapida sventagliata di mitragliatrice. Nora guarda davanti a sé e grida) Jack, Jack, Jack! Il mio bambino, il mio bambino, il mio bambino!

Bessie                         - (svegliandosi di soprassalto) Oh, dia­volo, siete di nuovo scesa dal letto! (Si alza e corre verso Nora che si precipita alla finestra aprendola freneticamente).

Nora                            - (alla finestra, gridando) Jack, Jack, per amor di Dio, vieni da me!

Soldati                        - (da fuori, urlando) Tiratevi via, tira­tevi via da quella finestra lassù!

Bessie                         - (afferrando Nora) Venite via, venite via da quella finestra!

Nora                            - (lottando con Bessie) Dov'è? Dove l'a­vete nascosto? Oh Jack, Jack, dove sei?

Bessie                         - (implorando) Signora Clitheroe, per l'amor di Dio, venite via!

Nora                            - (con forza) No, non voglio. Lui è da basso. Lasciatemi... lasciatemi andare! Voi cercate di tenermi lontana da mio marito! Lo seguirò. Jack, Jack, vieni dalla tua Nora!

Bessie                         - Ssst, Nora, Nora! Sarà qui fra un mo­mento. Ve lo porterò se starete tranquilla. Ve lo prometto, in nome di Dio. (Bessie allontana Nora con un grande sforzo ma nell'atto si espone per un istante alla finestra. Risuonano due spuri consecu­tivi. Il corpo di Bessie ha uno scatto convulso, poi sì irrigidisce. Il suo volto ha un'espressione di an­goscia, poi barcolla in avanti e si appoggia pesantemente con le mani alla tavola. Soffocando un gri­do di paura e di dolore) Dio misericordioso, sono stata colpita, sono stata colpita!... (A Nora) Mi son presa questo... per te, cagna!... Oh Dio, abbi pietà di me! Non volevi restar quieta, non volevi, non volevi eh, maledetta! Guarda come sono ridotta... (Chiamando) Signora Gogan, signora Gogan! Flu­ther, Fluther, qualcuno, per amor di Dio, un dot­tore, un dottore! (Si slancia spaventata verso la porta in cerca di aiuto ma subito barcolla, cade sulle ginocchia e, piegandosi in avanti, si sostiene con le mani appoggiate al pavimento. Nora resta in piedi con le spalle rivolte alla parete opposta, le mani un po' sollevate dai fianchi, le labbra tre­manti, il petto ansimante mentre guarda Bessie con terrore).

Nora                            - (in un sussurro affannoso) Jack, ho paura... Ho paura, Jack... Oh Jack, dove sei?

Bessie                         - (cupamente) Questo è il ringraziamento per averti curata giorno e notte... Sono stata una stupida, una stupida, una stupida! Dammi un po' d'acqua, strega, me la dai? Ho il fuoco che mi bru­cia dentro! (Supplicante) Nora, Nora cara, per l'a­mor di Dio, correte fuori a cercare la signora Go­gan o Fluther o qualcuno che porti un dottore; presto, presto, presto! (Poiché Nora non si muove) Muoviti, maledetta, prima che io muoia!

Nora                            - Oh Jack, Jack, dove sei?

Bessie                         - (in un lamento sussurrato) Gesù Cri­sto, mi si annebbia la vista! Tutto si fa scuro! Nora, tienimi la mano! (Il suo corpo si affloscia sul pa­vimento) Muoio, muoio... lo sento... Oh Dio, oh Dio! (Il suo corpo si irrigidisce. Una pausa. Entra in tutta fretta la signora Gogan).

La signora Gogan       - (tremando di paura) Dio benedetto, che cosa sta succedendo? (A Nora) Cosa c'è, figliola? Cosa c'è che non va? (Vede Bessie, corre verso di lei, si china sul suo cadavere) Bessie, Bessie! (La scuote) Signora, Burgess, signora Burgess! (Posa la mano sulla fronte di Bessie) Mio Dio, è fredda come la morte. Hanno assassinato questa povera donna! (Il sergente Tinley e il caporale Stoddard entrano coi fucili spianati).

Tinley                          - (eccitato) E' questa la casa e questa la finestra!

Nora                            - (appoggiandosi con le spalle al muro) Nascondetelo, nascondetelo; copritelo, cop-ritelo!

Tinley                          - (avvicinandosi al cadavere) Che cosa c'è? Chi è? (Guardando Bessie) Oh Dio, abbiamo spacciato una delle donne.

Stoddart                     - Ma perché diavolo è andata alla finestra? E' morta?

Tinley                          - Oh, morta e stramorta. Beh, noi non ne abbiamo nessuna colpa.

Nora                            - (gridando) Copritelo, copritelo. Non la­sciatemelo vedere! Portatemi via, portatemi via, signora Gogan! (La signora Gogan corre nella stanza a sini­stra e ne ritorna con un lenzuolo che stende sul corpo di Bessié).

La signora Gogan       - (mentre di­stende il lenzuolo) Oh, Dio la aiuti, ipovera donna!

Nora                            - (istericamente) Porta­temi via, portatemi via. Non, la­sciatemi qui.

La signora Gogan       - (andando verso Nora e cingendola col brac­cio alla vita) Venite con me, cara. Potrete coricarvi nel letto della povera Mollser mentre noi chiamiamo qualcuno per prepa­rare la povera Bessie al suo ul­timo riposo. (La signora Gogan e 'Nora escono lentamente).

Stoddart                     - (che ha dato un'oc­chiata in giro, al sergente Tinley) Qui c'è del tè, sergente. Che ne dite di qualche cosa di caldo?

Tinley                          - Versa, versa, Stod­dart. Purché sia ro-ba calda, po­trei ingollare qualunque cosa, in questo momento. (Il caporale Stoddart versa il tè e i due sol­dati cominciano a bere. In di­stanza si ode un nutrito fuoco di fucili e di mitragliatrici accom­pagnato da scoppi d'artiglieria. Il riflesso rosso degli incendi attra­verso la finestra si fa più intenso) Attaccano a fondo l'ufficio po­stale.

Voci                            - (in distanza) Ambu... lanza, ambulanza! Croce Ros-...sa, Croce Ros...sa!

FINE

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