L’argilla


DON

LARGILLA

Commedia in un atto

di GINO VALORI

PERSONAGGI

GIACOMO

ALBERTO

LUISA

Commedia formattata da

La stanza nella quale si svolgono queste scene parrebbe lo studio di uno scultore se ci fossero delle statue, dei bassorilievi, o magari degli abbozzi. Invece non v'e che un tavolino grezzo, due o tre sgabelli, due trespoli, e una grande aria di miseria. Tuttavia, vorrebbe essere proprio lo studio di uno scultore, e con l'arredamento e gli utensili lo diventerebbe subito, per-che il finestrone, nella parete di fondo, illumina la stanza proprio della luce adatta. A destra, la porta d'un armadietto a muro; a sinistra, quella del pianerottolo.

(Giacomo e Alberto, seduti al tavolino, giuocano a carte).

Giacomo - Scopa! (Raccoglie le carte).

Alberto - (Pensa e fischia. Poi, getta in tavola una carta).

Giacomo - Scopa! (Raccoglie le carte).

Alberto - (Smette di fischiare: pensa ancora: giuoca un'altra caria).

Giacomo - Scopa! (Raccoglie le carte).

Alberto - (Fischia un Bene mio, ti vedo a cui fa seguire molti gorgheggi. Getta una carta a terra).

(Ambedue continuano a giuocare per un poco. Alla fine, Alberto prende le carte rimasteci tavola).

Alberto - Tutte mie

(Conta le carte).

Giacomo - Le conti? Ho vinto io.

Alberto - (Fischia e conta. Poi, getta il mazzo sul tavolino).

Giacomo - Allora, tre: mi devi trecentomila lire.

Alberto - No. Centocinquantamila. Cinquantamila per partita.

Giacomo - Abbiamo detto centomila per partita.

Alberto - Prima. Ma poi abbiamo detto di ridurre a cinquantamila per non rovinarci.

Giacomo - Ma no!

Alberto - Ma ti dico di si!

Giacomo - Del resto, senti: tu quanto hai?

Alberto - Di che?

Giacomo - Di quattrini.

Alberto - Io, nulla!

Giacomo - Io, nulla! Sicch... siamo pari.

Alberto - Allora, facciamo la rivincita.

Giacomo - Facciamo la rivincita... No, ma veramente avevamo stabilito di fare tre partite tu hai detto: entro tre partite, la sorte ci sar venuta in aiuto. Le tre partite sono finite, ma la sorte non s' fatta viva.

Alberto - Gi.

Giacomo - Allora?

Alberto - Mah!

Giacomo - Gi... Mah... E, intanto, f mo qui.

Alberto - E' gi un bel fatto.

Giacomo - Perch?

Alberto - Perch ho paura che domani non ci saremo pi: se arriva l'usciere, caro mio: dietro front, e avanti marche.

Giacomo - Macch usciere! L'usciere non viene. Ti pare che voglia pensare a noi? Ha altro da fare, l'usciere. Piuttosto, bisognerebbe vedere di inventare qualche cosa.

Alberto - Di che genere?

Giacomo - Commestibile.

Alberto - Come si fa?

Giacomo - (Si alzato, e fruga per la stanza: va ad aprire l'armadio a muro ; vi guarda dentro; poi, ne richiude la porta).

Alberto - Che cosa cerchi?

Giacomo - Guardavo se c'era ancora un po' di creta.

Alberto - Che! L'ultimo rimasuglio era duro come un sasso, e lo tirai ieri nella testa a quel patio che sta sempre l sul tetto a miagolare.

Giacomo - Vedi come sperperi le ricchezze, tu?

Alberto - Ricchezze?! Era una pallottolina di creta cos. (Ne indica le dimensioni arcuando il pollice e l'indice della mano sinistra: una noce).

Giacomo - Bastava!

Alberto - Per farne che?

Giacomo - Per mangiare, stasera!

Alberto - Eh?

Giacomo - Sicuro: ne facevo una pipa mo-fellata alla meglio; e la vendevo al tappezziere che sta qui sulla cantonata.

Alberto - Che cosa vuoi che ne faccia il tappezziere?

Giacomo - E' un collezionista: ne ha una raccolta magnifica.

Alberto - Di pipe di creta?

Giacomo - Ne ha pi di trenta. Ma vere opere d'arte, di valore sai? Tutte fatte da me.

Alberto - E te le compera sempre?

Giacomo - Sempre.

Alberto - Non mi avevi detto di avere un tappezziere Mecenate.

Giacomo - E' la risorsa dei casi estremi.

Alberto - Allora, non potresti promettergliene una, e fartela pagare in anticipo?

Giacomo - No, perch me ne ha gi pagate tre. v pi che tre pipe, allo scoperto, non vuol comprare. Se gliene portassi una, me la pagherebbe.

Alberto - Te la paga bene?

Giacomo - Due lire.

Alberto - Mi pare uno strozzino il tuo Mecenate.

Giacomo - Per la fatica che costano... Ora faccio una nuova serie: teste d'animali; tutta l'arca di No... Dove la buttasti quella creta?

Alberto - Quale?

Giacomo - L'ultima rimasta.

Alberto - Ah! L, sul tetto.

Giacomo - Sai? bagnandola... (S'avvia per arrampicarsi sul davanzale del finestrone).

Alberto - Ma che cosa vuoi fare?

Giacomo - Andare a ricercarla.

Alberto - Aspetta!

Giacomo - Che c'?

Alberto - Non andare. A un tratto tu cascassi di sotto.

Giacomo - Macch! Ci sono salito tante volte, per prendere il sole! (Sale a cavalcioni sul davanzale).

Alberto - Ma no, ti dico! Non andare, santo Cielo! Non abbiamo mangiato da ieri: con la debolezza, un giramento di testa... Non andare! (Si ode bussare all'uscio) La sorte! Senti! La sorte che bussa alla nostra porta! Siamo salvi! (Corre ad aprire).

Giacomo - (Rimane a cavalcioni sul davanzale).

Luisa - (Sulla soglia) Oh, scusi: ho sbagliato.

Alberto - Si accomodi, si accomodi!

Luisa - No... cercavo... lo scultore Alvisi.

Alberto - E' qui, qui! (Chiama) Giacomo!

Giacomo - (Salta dal davanzale nella stanza) Oh! Signora! Che sorpresa! Si accomodi!

Luisa - Non mi aspettava?

Giacomo - Proprio no.

Luisa - Non le avevo promesso che una volta sarei venuta a visitare il suo studio?

Alberto - (Ha un gesto di smarrimento alludendo allo squallore della stanza).

Giacomo - (Piuttosto imbarazzato) E' vero, s, ma... non speravo... Si accomodi! (Le porge uno sgabello e nascostamente fa cenno ad Alberto di andarsene) Credevo che avesse dimenticato la promessa... (Continua a far cenni ad Alberto perch se ne vada).

Luisa - (Siede e posa sul tavolino un piccolo involto).

Alberto - (Risponde ai cenni e alle occhiate di Giacomo per fargli intendere che, invece, vuol essere presentato).

Luisa - Non dimentico mai le promesse.

Giacomo - E' molto gentile... Ne sono proprio lusingato...

Alberto - (si fatto sempre pi avanti).

Giacomo - (non pu fingere di non vedere Alberto e gli dice:) Te ne vai, caro?

Alberto - Ma... non so...

Giacomo - Permette, signora? Il mio amico Alberto.

Alberto - (con grandi inchini) Onoratissimo... fortunatissimo... Ammiratissimo...

Luisa - Scultorie anche lei?

Alberto - S, signora: scultore, scultore.

Giacomo - (ad Alberto) Non far complimenti, sai? (A Luisa) Stava uscendo...

Luisa - Allora, non sono io che la faccio scappare?

Alberto - Oh, lei! Se pu credere questo, rimango. (Siede).

Giacomo - (ad Alberto) No, no! Domando scusa per lui, signora, ma mi preme troppo una commissione che deve fare per me. (Ad Alberto) Se non vai subito non troverai pi nessuno.

Alberto - Ma dove?

Giacomo - Ti aspetto qui

Luisa - Benissimo: cos avremo il tempo di lavorare.

Giacomo - Lavorare?

Luisa - Ah, lei dimentica le promesse. Ma gliele ricordo io. Lei mi ha promesso un regalo.

Giacomo - Un regalo? Io?

Luisa - Non se ne ricorda pi? E il bozzetto della mia testa, chi io deve fare?

Giacomo - (impacciatissimo, fingendo di ricordare con gioia) Ah!... Il bozzetto!... Sicuro!

Luisa - Dunque, sono venuta a posare.

Giacomo - A posare!... Benissimo!

Alberto - (per svignarsela) Allora, io vado.

Giacomo - Ecco! Bravo, bravo! (Guarda in cagnesco l'amico, perch ora vorrebbe che rimanesse a trarlo d'impaccio) Ma non c' poi tanta fretta...

Alberto - Eh, s: altrimenti, correrei il rischio di non trovare pi nessuno (A Luisa) Signora, i miei ossequi.

Luisa - Arrivederla. Se far presto, mi ritrover qui.

Alberto - Oh! Prestissimo. Vado fino in via... in piazza... s... l... e torno subito. Di nuovo, signora. Onoratissimo. (A Giacomo) Addio. E... buon lavoro, eh? Ti raccomando: fai una bella testina: degna del modello, e dello scultore.

Giacomo - (si trova alle spalle di Luisa: fa atto di tirare un pugno ad Alberto che esce di corsa).

Luisa - E il suo studio dov'?

Giacomo - (con aria profondamente smarrita) Il mio studio?... E'... qui... (Vedendo la meraviglia di Luisa) Poi... poi l... (Accenna la porta dell'armadietto a muro).

Luisa - (si alza, e va verso la porta indicata) Si pu vedere?

Giacomo - (cercando di impedirle il passo) Ma l, veramente, c'... il magazzino.

Luisa - Il magazzino?

Giacomo - (sempre pi imbarazzato) S: il magazzino degli arnesi.

Luisa - Ma lei dove lavora?

Giacomo - Qui.

Luisa - Ah, qui? (Si guarda intorno un p delusa e un po' stupita).

Giacomo - S, qui. Sa? E' molto raccolto,,)

Luisa - Non mi fa vedere nulla delle su opere?

Giacomo - (imbarazzatissimo) Veramente, in questo momento, non ho proprio nulla.

Luisa - Nemmeno qualche abbozzo?

Giacomo - Nemmeno. Per l'appunto, proprio! stamani ho consegnato il mio ultimo mora, mento.

Luisa - Un monumento?!

Giacomo - (con importanza) Un monumento... equestre... (Accenna una grande mole) imponente. L'ho modellato...

Luisa - Qui?!

Giacomo - S... In proporzioni ridotte.., il bozzetto... (Accenna dimensioni sempre pi pie-cole).

Luisa - Ah, ecco. E non ha altro?

Giacomo - No. Per il momento, no. (Con sussiego) Stavo parlando appunto adesso col mio amico di modellare qualche cosa di importante.,,

Luisa - Meglio cos: sono giunta in un momento in cui non disturbo il suo lavoro. Pei oggi, si accontenter di qualche cosa di meno importante. (Si tolto il cappellino, si scoperta il collo quanto ha potuto, e si messa in posa, reclinando lievemente la testa su una spalla) Va bene cos?

Giacomo - (senza capire) Che cosa?

Luisa - La posa per il bozzetto.

Giacomo - Ah, la posa... Benissimo! Benissimo! S, s: faremo proprio un bozzetto cos.

Luisa - Allora, avanti! Coraggio!

Giacomo - Coraggio per che?

Luisa - Cominci a lavorare.

Giacomo - Eh?! Ora? Non posso.

Luisa - E perch?

Giacomo - Perch no, perch... Per via della luce.

Luisa - Vuole pi luce di cos?

Giacomo - Appunto: troppa.

Luisa - Tiri la tenda.

Giacomo - Non basta. No, no, perch... Io conosco benissimo il mio studio: dopo mezzogiorno, non posso mai lavorare perch la luce non buona... C' una luce falsa. E quando c' la luce falsa...

Luisa - Senta: non si perda in tante spiegazioni. Non le chiedo un capolavoro. Le chiedo un bozzettino, cos, senza importanza, senza firma... E, poi, sopra tutto, per la curiosit di vedere come fanno a lavorare gli scultori. Non ho mai visto...

Giacomo - Oh, una cosa semplicissima, sa? Le far vedere un altro giorno, quando verr di mattina...

Luisa - No, caro signorino: io sono capricciosa e puntigliosa: se oggi non mi accontenta, non torner mai pi. Se, invece, mi accontenta...

Giacomo - S'immagini, se non l'accontenterei, ma...

Luisa - Ma?... Sentiamo quell'altra scusa.

Giacomo - Non una scusa: che, per l'appunto, non ho pi creta, non ho pi plastilina... Non ho pi nulla. Con quel benedetto monumento equestre, ho finito tutto, e...

Luisa - Ma, scusi: se mi ha detto che era bande cos! (Accenna proporzioni minuscole). E, poi, tanto grande non doveva essere; altrimenti, non sarebbe passato dalla porta.

Giacomo - S, ma... Sa quanta creta ci vuole per fare un monumento equestre anche grande cos? (Ripete il gesto per accennare le dimensioni).

Luisa - Io non so nulla: so soltanto che lei trova delle scuse.

Giacomo - Ma le giuro!... Guardi pure in tutto lo studio se trova un briciolo di creta!

Luisa - E di l?

Giacomo - Dove di l ?

Luisa - Nel magazzino.

Giacomo - Ah! No: neanche nel magazzino.

Luisa - Vada a guardare, almeno per cortesia.

Giacomo - (dopo aver esitato) Non posso.

Luisa - Perch?

Giacomo - Perch... perch chiuso a chiare, e... le chiavi, le ha il mio amico.

Luisa ............................ - Vede, dunque, che non mi dice la verit? Ma che cosa crede? Quantunque sia la prima volta che entro nello studio di uno scultore, so benissimo che, di creta, ce ne dev'essere sempre. E' come il cotone per ima sarta.

Giacomo ....................... - Verissimo, verissimo!

Luisa ............................ - Mi poteva dire fin da principio: in magazzino, e non ho le chiavi.

Giacomo ....................... - Mi pareva una certa cosa...

Luisa ............................ - Che cosa, sentiamo? (Con grande civetteria) E non le pare una cosa pi brutta rifintarsi di modellare il bozzetto d'una testolina rimane, piuttosto carina, sorridente, cos, tutta per lei?...

Giacomo ....................... - (fa atto di avvicinarsi).

Luisa............................. - ( per raffreddarlo) Tutta per lei durante il tempo della posa? Oppure questa testolina le pare brutta?

Giacomo - Che dice?

Luisa - Le pare non valga la pena di modellarla?...

Giacomo - Ma no! E' deliziosa, invece, deliziosa! Stia ferma cos: mi lasci guardare bene quella linea che scende dal mento al collo... Strana!... Non ho mai veduto una linea cos... Non si muova. Non dir nemmeno che sia bella, ma tanto morbida, tanto plastica... (L'accenna, col pollice, come se modellasse) Vien proprio voglia di schiacciarla nella creta per... Ecco: di una testolina cos, bisognerebbe farne una Medusa, la Medusa d'oggi, un simbolo nuovo, un mito nuovo della modernit femminile... Si pieghi un pochino pi ancora: ecco: cos... Ne vorrei fare un medaglione, un bassorilievo, con quella linea l, marcata, diritta, quasi dura... eppure morbida: con una intonazione antica ma stilizzata. Che testolina! Deliziosa per...

Luisa - (protende il volto, con civetteria) Per?...

Giacomo - No! Si rimetta in quella posa.

Luisa - No! Mi rimetter in posa quando lei sar andato a prendere la creta in magazzino.

Giacomo - Ma le ho detto che chiuso!

Luisa - E lei, lei che un artista cos sensibile... perch l'ho capito, sa?... nella furia dell'ispirazione non capace di forzare una serratura? Ma che artista ? Ci riesco io, guardi! (D'un salto, raggiunge la porta dell'armadietto, prima che Giacomo abbia potuto trattenerla).

Giacomo - (con un grido) No!

Luisa - (ha aperto la porta, e rimane stupita a guardare: poi si volge allo scultore).

Giacomo - (abbassa la testa in silenzio).

Luisa - (va verso Giacomo per chiedergli una spiegazione) Ma... (Poi, vedendolo umiliato, non trova pi le parole. Succede un lungo silenzio imbarazzante).

Giacomo - (Alla fine, mormora) Ora, ha veduto. (Dopo una lunga pausa) E' contenta?

Luisa - Non capisco.

Giacomo - Oh! lo credo! Lei una signora: non pu capire. Si guardi intorno. Giri, giri, per lo studio: cerchi la creta: guardi se ne trova.

Luisa - (non si muove).

Giacomo - Cerchi, cerchi pure! Non ce n', sa? Glielo garantisco io. Se ce ne fosse stato un pugnellino cos (lo accenna) mi avrebbe trovato al lavoro, a un grande lavoro: un capolavoro addirittura. Ma s: glielo voglio dire: una pipa, da vendere per due lire. Che male c'? Sono un artista lo stesso; un artista vero, pi vero degli altri, anzi, di quelli che mangiano tutti i giorni, perch, io, sono un puro. E vorrei vederli, quelli grandi, patire quello che patisco io, essere poveri! Poveri! Lei non se lo immagina che cosa voglia dire essere poveri, non avere un soldo. Proprio un soldo, sa? non per modo di dire: un soldo: cinque centesimi: una monetina cos. Guardi: (mostra tutte le tasche) io non ho un soldo. E non posso lavorare perch non ho da comperarmi la creta. Lei penser: allora, morir di fame. No: non morir di fame. Non sono ancora morto, e, cos, mi ci sono trovato tante volte, e tutte le volte ne sono uscito. In che modo? Mah! Una volta in un modo, una in un altro: ne sono uscito. E onestamente, veli! Qualche debito. Ma, prima o poi, l'ho sempre pagato. L'arte si fa cos; si serve cos, l'arte. Lei pare quasi che non mi creda.

Luisa - (timidamente) Io?

Giacomo - Ma non importa. Io, guardi, un giorno che non mangio. Crede che ne soffra? Un po'... cos... Ma, poi, non vi penso tanto: oggi o domami, manger. Il mio amico, quello che uscito ora, lo stesso. Eppure, siamo stati qui a giocare a scopa. Guardi le carte. Si giocava di centomila lire la partita, s'immagini. Non se ne soffre tanto. Ma quello che mi ha fatto soffrire, invece, bisogna che glielo dica , stata lei.

Luisa - (umiliata) Io?!

Giacomo - Senza volerlo, sa? Per carit! Non la credo davvero cattiva. Tutt'altro: lei credeva di essere buona. E, invece, m'ha fatto soffrire pi della fame quando s' messa l, in posa, coi capelli un po' scarruffati, tutta sorridente, col collo nudo... Allora, m'ha fatto soffrire. C'era quella linea del collo, una linea come non ne ho mai viste, che, al riflesso della luce, dava un'impressione come di bronzo, ma morbida: di carne. Dio santo! A poter modellare quella linea! E non avere un po' di creta! A poter modellare quella linea, come l'ho vista io, c' da diventare immortali! E in quel momento ci sarei riuscito. L'ho vista cos bene: me la sentivo gi tra le dita, e ci provavo gi gusto, cos, a lavorarci, a lisciarla Poteva venir fuori un capolavoro, perch, in quel momento, vede? lei, che non bella. .. (fa per riprendersi) Macch: ora non posso stare a fai! dei complimenti... Lei non bella: un tipa Ma, in quel momento, era pi bella di Venere, E mi chiedeva di farle il bozzetto! Ma le avrei fatto altro che bozzetto! E sudavo freddo: oh glielo posso dire: se avessi dovuto fare a modi mio, l'avrei messa fuor dalla porta per non vederla pi, per non soffrir pi a non poterla adoprare. S: adoprare come materia, per la mia arte, per la mia soddisfazione. La vedevo tanto bene, e non potevo farne nulla. Ora, lei capisce che cos' l'arte? Lo capisce che non bisogna andare nello studio di uno scultore a chiedere il bozzettino come si chiede una sigaretta a un amico? L'arte costa: a volte, costa la vita. Noi, non ci si bada e si regala, perch una volta soddisfatti noi stessi, si pu dire che l'opera quasi non ci interessa pi ; ma chi l'accetta, questo regalo, deve averne di coscienza come si facesse dare un paio di scarpe da un calzolaio. Lo capisce? Badi: questo, non lo dico per me; se io avevo un pugno di creta, il bozzetto glielo facevo e glielo regalavo, e il giorno che l'avr glielo far e glielo regaler ma lo dico perch, forse, nella vita, non le capiter mai una prova chiara come quella di oggi, che l'arte costa. E...

Luisa - Ma io...

Giacomo - No, signora: per carit: non lo dica!

Luisa - Che cosa?

Giacomo - Ho capito. Vuol dire che lei disposta a ricompensarmi, a pagarmi. Non glie Oramai le ho dato qualche cosa che mi pu pagare a moneta: guardi: le ho aperti la mia casa: eccola qui: guardi: tutta qui e le ho fatto vedere la mia miseria: la mia vita, E non me ne vergogno, e son contento di averlo fatto perch, cos, ci sar almeno una persona, al mondo, lei, che d'ora in avanti non considerer pi gli artisti come una specie di giul-lari per servire ai capricci di tutti: ho fatto del bene a qualcuno, almeno: ai miei compa-gni, ai miei fratelli: li ho salvati dalla curio-sita di una persona, e forse di pi di una, perch lei, poi, lo racconter, quello che le successo, la mortificazione che ho provato. Tanto meglio: l'arte un mistero, e non bisogna cercar di sapere di dove viene e dove va. Viene dal dolore, dalla miseria, quasi sempre, come tutte le cose belle... l'oro, i brillanti... le pepite... che magari vanno a finire in un museo, ammirate da tutti, o al collo d'una signora me lei, per soddisfare un capriccio. E' meglio non indagare. Dio vuole cos, e Dio sa quello che fa. Gli uomini migliori sembrano maledetti da Dio e da] diavolo, ma hanno sempre qualche cosa da adorare per s, e danno sempre qualche cosa per adorare agli altri. Io, vede? dovevo dare la statuetta, e non gliel'ho dato I perch non avevo la creta. Ci ho sofferto - mi sarei ammazzato - ma ora sono contento: s, contento, perch la visione che ho avuto, di lei, in quella posa, con quella linea del mento e del collo, bella come fosse divina, me la sono chiusa qui negli occhi e me la godo io, e non l'ha nessun altro, e nessuno me la porter via; e se invece avessi avuto la creta, e l'avessi rifatta, anche mi fosse venuto fuori un capolavoro, me l'avrebbero portata via un po' tutti, M la sarebbero goduta un po' tutti. Invece, cos, no: mi rimane tutta per me: un regalo d'Iddio, e una vendetta contro gli uomini: voi mi fate patire la fame, e io mi prendo la bellezza creata da Dio e me la tengo chiusa negli occhi, per me, per me solo. E a voi, nulla! (Fa un gesto di disprezzo) Puh! Nulla! (Un lungo silenzio. Poi, Luisa fa per avvicinarsi a Giacomo) No, signora, non parli. Qualunque discorso mi facesse, ora, mi dispiacerebbe. Solo stato uno sciocco: ho detto tante cose che non dovevo dire. E, poi, a lei. Lei, non se lo meritava. Le chiedo scusa, anzi: mi perdoni.

Luisa - Oh!.

Giacomo - Mi perdoni, ma mi faccia un piacere: vada via. S: perch quando un uomo ha parlato cos, e ha aperto tutto se stesso in questo modo, non si pu veder pi davanti quelli che l'hanno ascoltato. Me ne pento di gi: tra un po', dal pentimento verrebbe la vergogna; poi l'odio. E non voglio. In fin dei conti, lei non sapeva, non immaginava... E, poi, m'ha dato anche una gioia: mi lascia una visione che un giorno, forse, mi potr servire per la mia arte. La ringrazio, guardi. Ma, noi, non ci si deve pi vedere. Sar tanto di guadagnato per tutti e due. (L'ha sospinta, pi che accompagnata, alla porta) Arrivederla, signora.

Luisa - (esce).

Giacomo - (chiude la porta, e torna nella stanza; vede sul tavolino un pacchetto ch'ella ha dimenticato: lo apre; vi trova dentro dei pasticcini. Fa l'atto ingordo di prenderne uno, e mangiarlo; ma subito si pente. Richiude il pacchetto; corre alla porta; chiama) Signora! Signora!

La voce di Luisa - Che c'?

Giacomo - Ha dimenticato questo involtino.

La voce di Luisa - Oh, grazie!

Giacomo - (consegna il pacchetto in silenzio, richiude la porta, e s pianta alla finestra a guardare il tramonto).

FINE