L’armonia universale

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L’ARMONIA UNIVERSALE
vita e avventure del dottor Franz Anton Mesmer (1734-1815) 

di

Luigi Gozzi 


A. - Franz Anton Mesmer;
F. - Franz Anton Mesmer, ma anche, di volta in volta: padre Gassner, il signor von Paradies, lo zio di Marie Berlancourt; Bergasse;
D1 - una Signora, la moglie e anche la suocera di Mesmer, la signora von Paradies ma anche l’imperatrice Maria Teresa, una paziente, la zia di Marie Berlancourt, la principessa di Lamballe;
D2 - Franziska Oesterling, una indemoniata, Maria Teresia von Paradies, una paziente, Marie Berlancourt, un altro Mesmer;
Un Sax: in una scena M1;
Un Violoncello: in una scena M2;
Una Pianista: in una scena M3.


1) Prologo

(La scena è praticamente vuota e insignificante. Al centro della scena sono seduti uno di fronte all’altro Franz e Anton immobili; il Sax entra e suona brevemente) 
A. - Cosa guardi, Franz Anton?
F. - L’avvicendarsi degli astri
e le varie reciproche influenze
e le influenze che essi hanno
sul nostro pianeta abitato, la Terra,
Franz Anton.
A. - Come gli spostamenti dei continenti,
o i movimenti dei mari per l’attrazione della Luna,
e i vulcani e gli altri sconvolgimenti naturali...
F. - Tutto ciò avviene per una forza che viene detta consensus...
A. - In latino, Franz?
F. - In latino, Anton, ovviamente. 
Anche gravitas o gravitas universalis.
Nella nostra lingua: gravitazione o attrazione universale,
riguardando l’intero universo. Oppure anche armonia universale.
(pausa)
A. - Mi pare d’aver capito 
per quanto riguarda gli astri;
e gli uomini, Franz?
F. - Gli uomini, Anton? Anche gli uomini
come tutti gli esseri viventi,
gli animali, dai più grandi 
ai più piccoli, e le piante...
A. - Anche gli uomini?
F. - Anche gli uomini,
sono attraversati da questa forza
che poi non è altro che continuo flusso e riflusso
composto da particelle così minuscole
che non si possono né vedere né contare.
E perciò, a seconda dell’intensità del flusso
accade che gli uomini si ammalino o siano sani.
A. - E perciò la salute degli uomini dipende...
F. - Dal flusso che fa sì che gli uomini
siano in buona salute oppure affetti da qualche male
come l’epilessia, o da malattie isteriche e ipocondriache, 
o abbiano ferite o ulcerazioni o mestrui irregolari
e tutti gli altri mali che forse non conosciamo ancora. 
Senza parlare delle epidemie. 
(pausa)
A. - Franz?
F. - Che c’è?
A. - E se...Se qualcuno trovasse...Se ci fosse una materia, 
una sostanza che operi come il fluido universale, 
e facesse in maniera che il flusso e le sue infinitesime 
particelle di energia attraversassero il corpo dell’uomo
restituendogli la salute quando l’ha persa.
F. - Di che sostanza parli, Anton?
A. - Non so, non ne sono ancora sicuro, Franz; 
potrebbe essere l’elettricità, che hanno scoperto di recente, 
oppure...sto pensando al magnetismo, l’influsso magnetico.
Chiameremo questa scoperta das thierisches Magnetismus
Magnetismo animale e l’indicheremo 
come il più straordinario rimedio per tutte le malattie. 
F. (alzandosi e avanzando) - Perché magnetismo? Perché la calamita?
Perché tutto comincia con la calamita:
comincia nel momento o tempo o periodo storico 
in cui Mesmer enuncia le sue teorie, oddio teorie, 
(possiamo chiamarle teorie?...)
possiamo far cominciare la storia anche in maniera diversa, 
come se si trattasse di una scienza, oddio scienza, 
per studiare l’uomo: scienza dell’uomo, 
sarebbe, la psicologia, oddio l’ho detto...
Tutta questa vicenda comincia dalla calamita:
la parola viene da calamo che vuol dire canna
in questo caso canna che non si spezza, di ferro, 
sta dentro la bussola e indica sempre il nord...
anche Mesmer usava una bacchetta di ferro.
Anche lui cocciuto come il ferro si ostinava 
a cercare qualcosa, cercare il suo nord, 
Mesmer a Vienna. Franz Anton Mesmer influenzato
da un certo padre Hell astronomo decide 
nel millesettecentosettantatre, dopo 
essersi laureato in medicina, dopo
aver sposato una ricca vedova, dopo
aver sperperato buona parte del patrimonio
della ricca vedova in feste e ritrovi, dopo aver conosciuto
in queste feste e occasioni Mozart, Gluck, Haydn 
e altri musicisti di quel tempo, dopo aver avvicinato
questo padre Hell, gesuita astronomo, decide 
di cominciare a curarei malati con il magnete cioè la calamita.
(entra D1 come una Signora, si siede sulla sedia di Franz, Anton le va subito vicino, crisi ‘languorosa’ della Signora che scivola verso terra )
F. - Da dove ha preso Mesmer queste idee? Che ne so,
che ne sappiamo? Da Newton, forse, Galvani...
oppure uno di quegli altri: Paracelso, Mead, Maxwell..
A. - Io provo, Franz!...
F. (in fretta ) -Lui dice, Mesmer: c’è un fluido che attraversa
tutto l’universo e dal fluido dipende la sanità e
ovviamente la malattia dell’organismo umano.
A.(che si è avvicinato alla Signora)- Io provo, Franz!
F. - Mesmer non si spiega. Non vuole spiegarsi. 
Forse per ignoranza. Forse anche
per prudenza: perché Mesmer
ha capito subito che finché parla di fluido 
gli daranno addosso tutti:
le accademie, le facoltà di medicina, 
tutti i potenti del tempo, ma se parlasse di qualcosa 
di più vago, oindefinibile come...la capacità di convincere...
o la suggestione...per carità, la suggestione...
gli andrebbe ancora peggio, molto peggio.
(la Signora finisce per terra, Anton è imbarazzato; Franz esce)
A. - Liebe Frau ! si rialzi, per favore!
D1 - Perché?
A - Signora, io le ho già detto di alzarsi!
D1 - No.
A. - Signora! signora! Lei oppone una resistenza fortissima!
D1 - Una resistenza fortissima? Ma no!
A. - Ma sì! (si allontana)
(la Signora si rialza ed esce; il Sax riprende, a lui si aggiunge entrando anche il violoncello; quando hanno finito, i due musicisti escono.) 


2) il caso Franziska Oesterling 

F. (improvvisamente) - Un povero ragazzo! Non devo
dirlo? Massì, un povero ragazzo, 
venuto a Vienna da un paesino sul lago di Costanza, 
in Svizzera, il nome non lo ricordo...Il nome del villaggio
non lo ricordo...Il nome del ragazzo è Franz Anton Mesmer;
il padre faceva il guardiacaccia, famiglia numerosa, 
il guardiacaccia del vescovo o arcivescovo. Naturalmente
Mesmer non parla mai del guardiacaccia, nemmeno 
dell’arcivescovo di Costanza, o di un certo prete (il nome
non lo ricordo) che lo incoraggiò a partire per Vienna, 
nemmeno della madre parla mai, inevitabilmente: 
auf niemand trauet Mesmer,
Mesmer non si fidava di nessuno.
D1 - Di sua moglie si fidava, di quella che divenne poi 
sua moglie e si chiama Marianne baronessa von Eulenschenk 
vedova von Bosch, di lei pare che Mesmer 
si fidasse. Almeno in un primo tempo.
F. - Anche la moglie si fidò di Mesmer, stavano a Vienna
nel palazzo di lei in Landstrasse, dove si faceva la bella vita
e fu dilapidato un patrimonio, feste, inviti, 
nel giardino di Landstrasse
venivano i musicisti: Haydn, Gluck, il piccolo Mozart... 
D1 - Il matrimonio fu nel sessantasette.
Millesettecentosessantasette.
La sposa un po’ più anziana dello sposo. Momentaneamente 
sto facendo qui (mostra qualcosa) la madre della sposa; 
di nome, la madre, faceva Regina von Eulenschenk; 
del resto questa signora muore subito. 
(toglie quello che mostrato;entra D2)
Costei invece (indica D2 ) è la signorina Franziska Oesterling,
dama di compagnia della madre (indica) 
prima della morte e intanto fidanzata di Franz von Eulenschek, figlio di primo letto della figlia,cioè Marianne 
baronessa von Eulenschenk vedova von Bosch , 
e come Marianne appunto in seconde nozze 
io sposai il dottor Franz Anton Mesmer.
F. - Franziska sarà il primo caso che il dottor Mesmer
avrà curato col magnetismo.
(è entrata la Pianista e suona) 
D2(mentre ricama) - Voglio che per stasera sia pronta
la borsa di velluto cremisi che ho promesso a Wolfgang Amadeus
D1 - ...Mozart.Questa sera deve suonare nel giardino dì Landstrasse. 
Ha scritto apposta un divertimento in re maggiore.
D2 - Non ha scritto altro? 
Il piccolo Mozart non fa altro che scrivere.
D1 - E tu, Franziska, non fai altro che ricamare.
(la Pianista smette di suonare)
D2 - (urla e convulsioni)
D1 - Dottor Mesmer! Franz Anton!
A (entrando) - Un’altra crisi? ancora?Dove sono i magneti? 
chi ha preso i magneti? (corre qua e là cercando)
D2 (sempre urlando e contorcendosi) - Fatemi smettere! 
fatemi smettere!Il magnete! Voglio il mio magnete!
D1 - Il dottor Mesmer mio marito aveva già usato più di una volta
il magnete per far cessare le crisi di Franziska.
A. - Si calmi, si calmi, Franziska.
Quando io le dirò: si calmi, lei deve calmarsi.
I magneti sono al loro posto, e io le dico:
Franziska, mi ascolti e si calmi, la crisi è finita.
D1 - No, la crisi non è finita...
A. - E’ vero. Le convulsioni si sono spostate
dai piedi alla parte superiore del corpo. (pausa)
Non c’è che da spostare i magneti 
nella parte superiore del corpo. (esegue)
(D2 è più calma)
Mi pare che stia passando.
Adesso le chiedo ancora una volta,
l’ho già fatto anche ieri: perché queste crisi,
Franziska? Non vuole darmi una risposta?
D2 - F....fran...(ride)
A. - Sono io Franz Anton , Franziska, lei lo sa benissimo,
non c’è niente da ridere: io sono Franz Anton Mesmer. 
In questo momento Franz Anton le tiene il polso, non si agiti.
D2 - Fr...fran...fran-zi...
A. - Franziska Oesterling è lei. Dovrebbe ricordarselo.
Ma proseguiamo con le domande: 
come sono cominciate queste crisi?
D2 - Franz... (ride)
A. - Ecco, allora: cominciamo a capire che 
c’è anche un altro Franz che è poi...che è poi...
Non vuole dirlo, Franziska? Non rida!
D1 - Franz von Bosch, fidanzato di Franziska,
nipote di Regina von Eulenschek, in quanto tale 
mio figlio di primo letto cioè di Marianne von Eulenschek....
Cos’è successo con Franz? 
A. - Cos’è successo col suo fidanzato? 
D2 - (silenzio)
A. - Non mi risponde? Non mi vuole rispondere?
Provo a rispondere io al suo posto. Forse...
D2 - Ffff...
A. - Forse...lei si era data convegno col suo fidanzato.
D2 - Ffff...
A. - Dove? Lei sente come un vento che soffia: fffff!
D2 - Ffff...(ride poco)
A. - In un bosco, in una foresta, lei ha dato convegno, 
lei ha accettato un convegno in una foresta, in diesen
verfluchten Wald che cosa ha fatto
nella foresta così in fretta, così in furia, 
così in fretta e furia nella foresta che cosa ha fatto
in quella maledetta foresta il suo fidanzato? 
Ihre Verlobte ? e lui era davvero il suo fidanzato?
D1 - Se le cose sono andate così....Nella foresta? Se le cose
stanno davvero così, allora vuol dire che Franz...
A. - Non lo dica, signora! Anzi, non lo dire, Marianne!
D1 - Vuol dire che Franz,mio figlio Franz 
non è più il suo fidanzato!
A. - Calma, signore, calma! Ci occorre soprattutto
calma! Si calmi, si calmi, Franziska. Le ho già detto: 
si calmi, e lei deve calmarsi. I magneti sono al loro posto, 
e io le dico: Franziska, si calmi, la crisi è finita.
(D2 si calma)
D1 - Dopo quella seduta...
A. - ...e altre ancora che seguirono del tutto simili...
D1 - ...Franziska si fidanzò di nuovo con mio figlio Franz.
A. - Franziska poté parlare...
D2 - ...singhiozzando...
A. - ... senza che io chiedessi niente...
D2- ... balbettando, esitando...
A. - ...stetti a sentire solamente...
D2 - ...l’intera storia di quello che era successo
in den verfluchten Wald
D1 - Dopo quelle sedute...(pausa)
Franziska si fidanzò d nuovo con mio figlio Franz.
(pausa)
A.- Dopo quelle sedute....
D2 - (ride)
D1 - ...il dottor Mesmer cominciò a pensare
che la paziente fosse sensibile al magnete
anzi, dice lui, al ‘vapore magnetico del magnete’
ma anche al potere delle sue mani e degli oggetti
che lui toccava trasmettendo il suo magnetismo. (esce)
A. - Certo: mi sono convinto che il potere delle mie mani
sia del tutto simile a quello del magnete;
si chiama magnetismo animale. (esce)
F. - La teoria di Mesmer, 
se si può parlare di teoria,
era a quel punto che le malattie
sono provocate da una imperfetta distribuzione nel corpo 
del fluido universale e che si può ottenere la guarigione 
sempre che si possa parlare di guarigione,
ristabilendo l’equilibrio per mezzo
di una nuova distribuzione del fluido nel corpo.
Il dottor Mesmer credeva di aver messo d’accordo
il particolare con l’universale. (esce)


3) Viaggi, fenomeni sparsi 

(suonano il Pianoforte, il Sax e il Violoncello )
(A. è seduto di spalle al pubblico in proscenio; D1, D2 e F. sono agitati e si muovono)
D1 - Molti viaggi,in questo periodo, molti viaggi 
Franz Anton sempre in giro, non dà quasi notizia
di sé. Cosa sta cercando Mesmer? 
(riprende la musica; D2 e F. si muovono per il palcoscenico)
F. - Si parla molto del dottor Mesmer
D1 - in questi giorni, a Vienna. In quei giorni
D2 - il dottor Mesmer non si faceva vedere da nessuno
A. - Non ci sono per nessuno!
D1 - evidentemente il dottor Mesmer si è allontanato
F. - Mesmer è in Baviera, in Svizzera, in Slovacchia
D2 - Il dottore non c’è
F. - E’ abbastanza difficile raccontare 
di un personaggio che non c’è
D1 - E’ abbastanza difficile parlare
di un personaggio intrattabile come Mesmer
A. - Non ci sono! non ci sono!
D2 - Il dottor Mesmer è in fuga!
F. - Non è la prima volta
D1 - e non sarà neanche l’ultima
A. - Basta! basta! sono partito! 
(escono D1, D2, F. ; riprende la musica) 
A. - La musica? cosa serve la musica?
Provo a dire: nella musica risuonano i miei pensieri. 
La musica è come se ripetesse le mie parole. 
Mi correggo: è come se dicesse le parole che non ho detto,
che non ho ancora detto. Che forse non dirò.
Perciò la musica suggerisce gli impulsi,
provoca le reazioni, perciò la musica 
scatena le crisi terapeutiche! 
D1 (rientrando) - Dopo la guarigione a Vienna si parla solo di lui
D2 - si diceva:
D1 - Mesmer non si trova più
F. - dicevano che Mesmer non si trovava più
D2 - dov’è finito Mesmer?
D1 - dov’era finito?
F. - In Bayern, in Schweiz, in Slowakei 
(escono D1, D2, F.)
A. - Se la forza del magnete
o del fluido - ormai per me non fa
nessuna differenza - non è sufficiente
in questo caso si possono adoperare gli specchi 
(riprende la musica) 
Si mettono degli specchi
in modo che il paziente -
il paziente è come se a un certo punto
vedesse un altro, che poi è sempre lui, davanti a sé -
e così probabilmente
il paziente riceve più fluido, 
si vede e si riconosce. 
D1 - In questo particolare periodo
F. - In Baviera, in Svizzera, in Slovacchia (si siede e aspetta) 
D2 - Il dottor Mesmer compie alcuni particolari esperimenti 
D1 - In questa particolare occasione 
D2 - Mesmer farà sentire alla paziente 
l’influenza del magnete a distanza
D1 (che si è allontanata) - ...anche alla distanza di due metri...
D2 - ...anche di tre metri...
D1 (si allontana)
D2 - ...anche di dieci metri
D1 (esce in quinta)
F. - In Baviera, in Svizzera, in Slovacchia (si alza, poi si ferma) 
D1 (rientrando dalla quinta, ha una tazza in mano) - 
Mesmer si serviva anche di oggetti
D2 - Oggetti di uso comune, come tazze, bicchieri, stoviglie...
D1 - I quali oggetti magnetizzati da Mesmer 
magnetizzavano a loro volta il paziente
D2 - Tutto questo accadeva
F. - in Baviera, in Svizzera, in Slovacchia 
(anche D1 e D2 si siedono)
D1 - Mi chiedo però: è rispettato il rapporto di causa ed effetto?
Non è accaduto, non può accadere che il dottor Mesmer produca 
un effetto praticamente senza che ce ne sia la causa? 
D2 - Oppure: può chiamarsi effetto di una cura, di questa cura
se, data una causa, questo effetto poteva prodursi
anche senza il nostro intervento, cioè del dottor Mesmer?
F. - Io aggiungo: e se il dottor Mesmer,
avesse prodotto l’effetto sunnominato
senza esplicita volontà di produrlo?
D1 - Per esempio se il flusso universale da cui
vengono agli uomini salute e malattie
fosse mutato per conto suo o per altre ragioni?
F. - Almeno se il dottor Mesmer non cambiasse
così frequentemente idea sul flusso, sul magnete... 
( le ultime parole soffocate dalla musica) 
A. - Mi pareva di averlo già fatto capire:
Il magnete mi sembra sempre più inutile,
oppure serve solo a convincere il paziente.
E’ come se il flusso...come se il flusso
passasse attraverso la mia persona.
(F. è uscito nel frattempo; anche D1 e D2) 
A. - Questa è una cosa...una cosa che
non posso dire a nessuno. Che
non voglio dire a nessuno. Es ist unheimlich...
... è il segreto di Mesmer....
Per ora, silenzio! (esce) 


4) Un rivale: l’esorcista Gassner 

(i musicisti, che sono già in scena da n.3 attaccano un pezzo abbastanza lungo, complesso e solenne. ) 
(F. entra vestendosi da prete, subito dopo entra D2 vestita da suora)
F. - In ginocchio, suora!
In ginocchio!
D1 (entrando) - Padre Gassner, l’esorcista, invita il posseduto
o più spesso la posseduta a inginocchiarsi
(a bassa voce)mostrando in tal modo la sua intenzione di... 
F. - Hai intenzione di guarire? Rispondi
Rispondi: vuoi liberarti del tuo male?
D1 - Una tecnica antica. Una pratica religiosa.
Gassner esorcizza alla presenza del clero,
dei nobili e di molto popolo credente. 
(entra A.)
F. - Rispondi!
D1 - Ogni sua parola, ogni suo gesto
viene registrato da un pubblico notaio
F. - Rispondi!
D2 - Sì.
F. - Accetti che avvenga tutto quello
che ti ordinerò? Accetti?
D2 - Accetto.
D1 - Ecco adesso che la paziente
ha accettato, comincia la vera e propria esorcizzazione
(a bassa voce)Si quid innaturale.... 
F. - Si quid innaturale adest...
A.- In latino?
D1- Sì, tutto in latino. 
F. - Come sempre.
In nomine Jesu statim pateat! 
D2(convulsioni) 
D1 - Padre Gassner...Il dottor Mesmer... (presentazione)
La paziente ha una crisi?
A. - Sì, la paziente ha una crisi:
La paziente comincia ad avere 
movimenti convulsionari, 
è scossa, agitata, abbondante
sudorazione, accelerazione
dei battiti del cuore, crampi e
dolori in varie parti del corpo,
tremiti, convulsioni, vomito.
D2 - ...gass...gass...
A. - A volte dice o urla o borbotta
parole incoerenti, incomprensibili
Altre volte invece accanto
ai fenomeni già descritti
il paziente può pronunciare
parole intere frasi
D2 - ...in nomine...
A. - Anche lei in latino...
F. - Sta semplicemente ripetendo...
A. - In questo caso la paziente sta semplicemente
ripetendo quello che ha sentito dal medico
volevo dire dall’esorcista.
F. -Lasciamo che la paziente
termini la sua crisi . Quando
il diavolo, der Teufel...
D1 - Il diavolo!
D2 - Der Teufel! Il diavolo!
F. - ...quando il diavolo avrà finito di scuoterla
e se ne sarà andato allora
la paziente sarà liberata e starà bene.
A. - Faccio questa osservazione:
quando i sentimenti interni del malato
si personificano e si esprimono in immagini
ovvero simboli, allora si può avere una crisi
e di conseguenza una guarigione
D1 - Niente prova a questo punto che Mesmer
e Gassner si siano mai incontrati.
Mesmer pensa che il prete di Ratisbona
operasse come lui cioè come Mesmer. Ma non è chiaro 
a questo punto come pensi di operare Mesmer:
per mezzo del magnete? oppure per mezzo del fluido?
E Gassner? Probabilmente.
per tutte queste ragioni non per altro 
sarebbe stato bene che i due si incontrassero.
Anche se probabilmente non accadde. (esce)
(F. e A. escono; musica, mentre D2 si rialza ed esce; escono il Violoncello e il Sax) 


5) Maria-Theresia von Paradies

( musica del Pianoforte ; altri interventi nel corso della scena ) 
D1 - Dottor Mesmer! Dottor Mesmer! 
A. - Signora, cosa vuole? Ogni scusa è buona
per venire a trovare sua figlia!
D1 - Ma sono sua madre!
A. -Appunto! Per venire a turbare sua figlia,
che ha bisogno di calma, di tranquillità!
D1 - Ma questa volta, dottor Mesmer le ho portato...
A. - Cosa ancora? Cosa ha portato? Qui Maria-Theresia 
ha tutto, non ha bisogno di nulla. 
D1 - Ma, dottor Mesmer ho portato a lei,
dottore, le lettere che abbiamo inviato
in tutta Europa.
A. - Lei e suo marito immagino! E cosa
avete scritto?
D1 - Quello che ci ha chiesto lei, dottore.
Sono lettere che testimoniano la nostra riconoscenza
per i risultati ottenuti da lei nella cura di nostra figlia.
A. - Maria-Theresia?
(Pianoforte: entra D2 come M.T.; fine pianoforte) 
D1 - Certo, Maria-Theresia!
A. - Hai sentito, Maria-Theresia?
D2 - Sì. Non è contento, dottor Mesmer?
A. - Per niente. Secondo tua madre io avrei chiesto 
ai tuoi genitori di inviare delle lettere, degli attestati
in giro per il mondo. Chissà cosa hanno scritto
questi due imbecilli. E senza nemmeno
farmele leggere, queste famose lettere! 
(esce infuriato ma rientra subito)
Maria-Theresia! (esce di nuovo)
D2 - Scusami, mamma! (uscendo) Eccomi, dottor Mesmer! 
F. (entrando come padre, a D1) - Siamo stati inevitabilmente
e sanguinosamente offesi dal dottor Mesmer. 
Comunicagli che se ne parlerà, oh se ne parlerà
alla Facoltà di Medicina! (esce)
D1 - Aspettami, Joseph Anton Adolf! 
(esce inseguendo il marito)
(il Violoncello si aggiunge al Pianoforte; rientra D1 e poi A.) 
A. - Tutti i giorni. Lei viene 
a trovare sua figlia praticamente
tutti i giorni.
D1 - Non si può? Non posso?
A. - Signora, sua figlia va lasciata
tranquilla. Deve curarsi. Devo curarla.
D1 - Lei, dottor Mesmer?
A. - Non posso? Cos’ha in contrario, signora?
D1 - Io? Niente, si figuri. Anzi
abbiamo scritto a molte persone
autorevoli in tutta Europa
A. - E cosa avreste scritto a tutta questa gente?
D1 - Che lei stava curando Maria-Theresia
in modo straordinario.
A. - E allora? Avete cambiato idea?
D1 - Non si può cambiare idea? E’ vietato?
A. - E’ stato suo marito?
D1 - Mio marito ha scritto a molti personaggi
importanti in tutta Europa
A. - E poi ha cambiato idea?
D1 - Sì. Io e mio marito abbiamo cambiato idea.
E adesso vogliamo 
che Maria-Theresia torni a casa.
(entra D2 come M.T.)
Non è vero, Maria-Theresia, che vuoi
tornare a casa?
A. - Non è possibile. Proprio nel momento
in cui comincia a migliorare! 
(esce infuriato tirandosi dietro D2)
D1 - Dov’è finito mio marito? Dove sei,
Joseph Anton Adolf?
F. (entrando) - Si rifiuta? Se si rifiuta ancora, 
comunicagli che lo sfido a duello! (esce)
D1 - Aspettami, Joseph Anton Adolf ! (esce)
F. (rientra, da solo) - Ho già detto a mia moglie
che da parte sua si chiama Theresia- Maria
che c’è fin troppa confusione;
le ho detto ‘Theresia non mi piace,
davvero non mi piace questa confusione.
Va a finire, Theresia, che io me la prendo,
che io m’infurio, m’adiro, che io faccio qualche pazzia!(esce) 
(Pianoforte e Violoncello; rientra D1 e poco dopo A.) 
A. - Cosa fa qui, signora Paradies?
In casa mia. Cosa vuole, signora?
D1 - Sono venuta a trovare mia figlia,
Maria-Theresia von Paradies. E’ qui, no?
A. - Non è vero, lei non è venuta a trovare
la ragazza, sua figlia. Lei è venuta
a portarsela via. Lei la vuole portare via.
D1 - Certo che la voglio portare via.
A. - Non posso impedirglielo. Non posso
impedire che lei porti via la ragazza. 
La ragazza è sua figlia. Lei è la madre.
D1 - Certo. Voglio sapere cos’è successo.
A. - Cos’è successo?
D1 - Glielo dico io, dottor Mesmer
cos’ è successo, per esempio due giorni fa.
Due giorni fa, quella sciocca...
A. - Maria-Theresia?
D1 - Sì, Maria-Theresia. Sono venuta due giorni fa
a reclamare mia figlia e quella sciocca
si è impuntata, ha detto che non voleva venire
(è entrata D2 come M.T.)
che voleva restare qui con lei.
A. - A farsi curare. Signora, si calmi.
D1 - Mi calmo, sì, mi calmo. Però voglio
delle spiegazioni: sono mesi e mesi
che andiamo avanti con questa storia...
A. - La conosco perfettamente questa storia, signora:
Maria-Theresia è diventata cieca 
che aveva quattro anni, una notte...
( entra Sax; Sax, Pianoforte e Violoncello sotto il parlato) 
D2 - C’era un rumore strano alla porta...
A. - Un rumore strano...che la inquietò, 
inquietò la bambina che da allora 
non ci ha più visto, tuttavia... 
D2 - ...sono diventata lo stesso una pianista...(ride)
D1 - ... certo che è diventata lo stesso una pianista... 
anche abbastanza nota. L’imperatrice...
A. - L’imperatrice va ai suoi concerti.
Tuttavia è poi successo che io ho curato Maria-Theresia
e la ragazza ha recuperato la vista. Adesso ci vede.
D2 - Sì, ci vedo.
(fine musica) 
D1 - Eh, sì, ci vede...ci vede... Debbo crederci?
Noi non ne siamo sicuri:
per cominciare non identifica le cose 
che vede, dice una cosa per l’altra
confonde le note, confonde le chiavi, 
i tasti, i pedali, gli spartiti, gli autori...
A. - Per forza, è sempre stata cieca e perciò
non sa mettere insieme gli oggetti e i loro nomi:
deve ancora imparare. Le occorre 
un po’ di tempo. Di esercizio.
Lei, signora, non fa altro che dar retta agli invidiosi 
come quei dottori della Facoltà di Medicina.
D1 - Allora, figlia mia, cosa vuoi fare?
D2 - (tace)
D1 - Andiamo, Maria-Theresia non fare come l’altro giorno
D2 - L’altro giorno tu ti sei messa a piangere.
D1 - Non parlarmi così , se no ti prendo a schiaffi.
A. - Signora , l’ha già fatto l’altro giorno, si calmi!
D1 - L’ho già fatto l’altro giorno? Di prenderla
a schiaffi? Posso tornare a farlo!
D2 - Ti prego, mamma!
A. - Loro si assumono un grossa responsabilità
a portarla via di qui, lei e suo marito!
D1 - Cosa c’entra mio marito? Perché tira fuori
mio marito? Lasci stare mio marito, dottor Mesmer 
F. (entrando) -Sono ancora il padre della signorina von Paradies!
Non mi piace questa parte, questa parte 
di padre, questa parte di marito,
è troppo nervoso, troppo iroso!
Hai capito, Theresia? (pausa)
Anche se è una parte che non mi piace,
ho precise disposizioni da parte dell’imperatrice!
Dottor Mesmer, stia attento! (esce)
D1 - Si decida, dottor Mesmer! Mi consegni la ragazza!
A. - La smetta, signora. Suo marito è soggetto ad accessi d’ira 
e si rifiuta d’intendere ragione, ma lei, signora...
D1 - Ma lei, dottore, dovrà alla fine capire che ce li ha
tutti contro: la Facoltà di medicina quasi al completo,
buona parte della corte, diverse accademie,
adesso poi (vacilla) minacciano anche di togliere
la pensione a Maria-Theresia...
A. - Come ha detto? La pensione?
D1 - Adesso che non è più cieca, probabilmente
l’imperatrice le toglierà il vitalizio (sviene)
A. - Signora von Paradies! Signora! E’
una vera e propria sincope! Signora,
cerchi di riaversi! 
(Pianoforte; nel frattempo D2 è caduta a terra: convulsioni e vomito; A. passa dall’una all'atra cercando di recare soccorso. Finalmente porta fuori D1, mentre entra F. a sorreggere e portare fuori D2; fine musica)
A. (rientrando e guardandosi attorno) - Non c’è più nessuno?
No, pare proprio di no. Anche se è inevitabile, 
anzi è inevitabilmente auspicabile e probabilmente
succederà che noi, cioè io e quella signorina Pianista
succederà che io e Maria Theresia 
ci incontriamo un’altra volta.
F. (rientrando come Mesmer) - Certo. Ma accadrà fra parecchio tempo
giusto alla fine della storia. E altrove, non qui a Vienna. (esce; musica ) 
D1 (rientra come imperatrice) - No, qui a Vienna no. Dottor Mesmer,
penso che sia venuto il momento che lei lasci Vienna.
Penso che se lo dico io che sono l’imperatrice,
la ben nota Maria-Theresia d’Asburgo Lorena
lei vorrà obbedirmi e partire. (esce)
(musica) 
A. - Parto, si, sono partito da Vienna al più presto.
Sono spiaciuto solo che l’intervento dell’imperatrice
Maria-Theresia sia stato così breve, così conciso (esce)


6) Secondo prologo 

(musica registrata: il vento, l’acqua ecc.;) 
(F. e A. sono seduti uno di fronte all’altro)
A. - Il magnetismo animale si serve
delle forze della natura.
F. - Lei ci crede, dottore?
A. - Adesso ci credo.
F. - E prima? Cos’è successo prima?
Cos’era successo prima?
(silenzio)
F. - Andiamo, Franz Anton,
non ricominci con i silenzi
A. - No.
F. - Peggio. Non ricominci con i dinieghi.
(silenzio)
A. - Posso provare a spiegarmi, Franz Anton.
F. - La ascolto, Franz Anton.
A. - Si tratta di indirizzare le forze
della natura, in particolare il flusso
dovunque diffuso, a ristabilire
l’equilibrio turbato del paziente.
F. - Lei è in grado di farlo, Franz Anton?
A. - Sì.
F. - E cosa succede a questo punto?
A. - A questo punto il malato
ha una crisi.
F. - Violenta?
A. - Il più delle volte violenta.
Si butta per terra, grida, scalcia,
piange si dispera...
F. - A questo punto?
A. - A questo punto parla, dice
e racconta quello che prova...
F. - Il malato?
A. - Certo, il malato spiega anzi il decorso della sua malattia,
e anche...debbo dirlo?
F. - Ha messo da parte le sue resistenze?
A. - Il malato? Certo, il malato ha messo da parte
le sue resistenze. 
F. - Ma io sto parlando piuttosto di lei...
A. - Sì, è vero: a questo punto lo dico
lo debbo dire: il malato sta identificando
le occasioni, la cause della sua malattia.
F. - Per questo...
A. - Per questo il medico deve interessarsi,
partecipare, sforzarsi di capire. La guarigione...
F. - Siamo già alla guarigione?
A. - Certo, la cura prosegue attraverso le crisi
del malato, attraverso le parole del malato
e quelle del medico.
F. - E si arriva al momento della guarigione.
A. - Sì.
F. - La guarigione è perciò assicurata?
A. - No, la guarigione non è mai assicurata.
Non c’è mai sicurezza di guarire e nessun medico
è in grado di assicurarla. Ma si può 
in qualche modo illudersi.
F. - Chi si illude: il medico o il malato?
A. - Tutti e due certamente: il medico trasmettendo
questa sua illusione e viceversa.
F. - Cioè i suoi rimedi non rendono la salute.
A. - Qualche volta, potrei dire con orgoglio: spesso.
Ma comunque si rende almeno al malato 
la morte meno spaventosa e intollerabile.


7) Mesmer e il baquet 

(ancora musica registrata: F., D1 e D2 e i tre musicisti si muovono attorno alla zona centrale che rappresenta il baquet; la tinozza è rappresentata da un fascio di luce verticale a cono. ; i sei si prendono per mano ma poi si lasciano e interrompono la catena; A. è costretto a riprendere il racconto-spiegazione della tinozza.)
A. -Cominciai manipolando gli oggetti
anzi magnetizzando gli oggetti come:
sassi
pietre
cibi vari
acqua e vino
alberi
piante
fiori...
(la catena si rompe: prima interruzione; la catena si ricostituisce)
Cominciai manipolando gli oggetti
anzi magnetizzando gli oggetti come:
sassi
pietre
cibi vari
acqua e vino
alberi
piante
fiori...
Avevo già magnetizzato la vasca
del giardino di Landstrasse a Vienna:
vasca
bacino
conca
tinozza
mastella...
(la catena si rompe; seconda interruzione; c.s.)
Cominciai manipolando gli oggetti
anzi magnetizzando gli oggetti come:
sassi
pietre
cibi vari
acqua e vino
alberi
piante
fiori...
Avevo già magnetizzato la vasca
del giardino di Landstrasse a Vienna:
vasca
bacino
conca
tinozza
mastella...
A Parigi, appena arrivato a Parigi
place Vendôme, poi Créteil, poi l’Hotel Buillon,
in questi posti 
feci costruire quattro
tinozze che furono riempite
d’acqua magnetizzata, di sbarre di ferro,
chiodi, bulloni, rottami
ferrosi, cocci di bottiglia.
(la catena si rompe; terza interruzione; c.s.)
La vasca di Mesmer non è
un grande magnete non è
un generatore di corrente elettrica,
non è una bottiglia di Leyda ovvero pila.
Eppure la tinozza serve
a convincere i miei pazienti
che stiamo facendo una cosa importante
a questo serve la tinozza
e quello che contiene:
flaconi d’acqua magnetizzata,
sbarre di ferro,
chiodi, bulloni,
e altro materiale ferroso,
rottami, cocci di bottiglia...
già detto, l’ho già detto... 
Ho magnetizzato anche alberi,
giù in strada,
per il popolo minuto, i nullatenenti.
Attorno alla vasca o tinozza
i pazienti si prendono per mano,
ascoltano la musica,
cominciano a muoversi, è come se danzassero,
poi improvvisamente (alza la voce) cadono a terra,
cadono a terra
e hanno la crisi.
(ad uno ad uno i sei attori cadono a terra muovendosi scompostamente, parlando e gridando in modo incomprensibile; A. si aggira tra di loro tranquillissimo)
D1 - Madame de Berny: Madame de Berny, 
cinquantaquattro anni, come una nuvola
come una nuvola davanti agli occhi, praticamente
cieca. Curata da altri medici, da altri medici
con fumigazioni di caffè, acqua di Vichy,
salassi...risultato crisi profonde ripetute, vomiti continui,
nessun miglioramento
F. (seduto a terra) - La medicina dei farmaci
non produce che infelicità.
Mesmer non usa farmaci.
D1 (si è alzata e si dirige verso l’uscita) -
Una ricaduta? Mesmer ha detto che non è possibile
che io abbia una ricaduta. (inciampa, sta per cadere, poi esce)
M 1- Sono paralitico.Ero paralitico.(si alza a fatica, esce)
F. - Guarito nel giro di due mesi,
questo gentiluomo ha cominciato
la cura il venti gennaio ed è parzialmente
guarito in data venti febbraio, totalmente
guarito in data venti marzo millesettecentottanta.(esce)
D2 - Mademoiselle Lo..o La..., non si capisce il nome,
curata a place Vendôme, uno dei primi malati di Mesmer
a Parigi, potrebbe essere epilessia classica, 
secondo Mesmer viene da un’affezione 
allo stomaco o all’utero, ma forse è una simulatrice,
un’isterica. Guarigione indiscutibile. (esce in fretta) 
(la Pianista si interrompe)
M 2 - Madame C.: malinconia vaporosa 
accompagnata da vomito spasmodico... (esce) 
( la Pianista riprende) 

fine del primo atto


















Atto secondo


8) Mesmer e l’isterica Marie Berlancourt

(attacco musicale; viene introdotta una parete nel mezzo della scena; dietro la parete A. come Mesmer; F. come zio di Marie porta due sgabelli che rappresentano la casa di Marie; D2 come Marie Berlancourt e D1 come zia di Marie; F. e D1 seduti)
F.- Noi, io e mia sorella,
saremmo gli zii. Gli zii di Marie. Marie Berlancourt.
Questa è la nostra casa. Abitiamo vicino a Orléans,
in campagna. Oggi abbiamo portato la ragazza
a Parigi, dal dottor Mesmer.
Marie è malata. 
Marie è una ragazza sfortunata... 
D1 - Marie...
D2 - (si volta dall’altra parte)
D1 - Marie...sto parlando con te.(pausa)
Marie, perché non rispondi?
Perché non rispondi alla zia?
F. (da dietro la parete) - Marie è una ragazza sfortunata
Ha perso entrambi i genitori da piccola...
D1 - Smettila, Marie...quando fai,
quando fai così,
non si sa cosa dire
F. (da dietro la parete ) - L’abbiamo allevata noi, gli zii.
La maggior parte del tempo è muta,
oppure si esprime in modo incomprensibile
D2 (farfugliando) - il dottore/dolore e Marie...
D1 - Che cosa vuoi dire?
Che cosa vorresti dire?
D2 - (c.s.)il dottore/dolore...
D1 - Dolore? Hai detto ‘dolore’?
Hai male da qualche parte? Dillo alla zia.
Siamo venuti apposta dal dottore.
D2 - (c.s.)Dolore/dottore
F. (c.s.) -A momenti, in certi momenti
è completamente cieca
D1 - Guardami, Marie! Ho detto:
Guardami Marie...non ci vedi, Marie?
Non ci vedi? Non ci vedi più?
Insomma...sei...sei diventata
cieca, Marie? Non ci vedi?
F. (da dietro la parete) - E poi è paralizzata, cioè
le si paralizza una gamba.
D2 (cade a terra dalla sedia)
D1 - Che cosa ti succede adesso?
Ti si è paralizzata la gamba?
Ancora? anche oggi? (la soccorre e cerca di rialzarla)
D2 - Dottore/dolore
F (entrando) -Ti fa male? Dove ti fa male?
Devi dire al dottore dove ti fa male. (escono F.e D2)
D1 (sola) - La ragazza è vissuta per cinque anni 
in collegio. Un collegio severo.
Nessuna comprensione. Nessun affetto.
Si è ridotta così. Ha dei terribili mal di testa.
Fa pena. Non fa che lamentarsi e non si capisce
quello che dice. Io mi metterei a piangere
quando la vedo così. Non ci riesco, proprio
non ci riesco a non mettermi a piangere.
(F. che è rientrato e D1 vanno a sedersi‘in casa’ molto perplessi)
D1 Tu dici che abbiamo fatto bene 
a lasciare Marie dal dottore?
F - Io penso che abbiamo fatto bene.
Marie non faceva che ripetere ‘dottore, dottore’
D2 (come di lontano e ripetuto) - Dottore/dolore!
D1 - Secondo me...mi sembrava che dicesse
‘dolore, dolore’. Si vede che aveva male.
Quando fa così, io non resisto. (si alza inquieta)
F. - Io avevo l’impressione che dicesse ‘dottore, dottore’;
forse ha capito che il dottore la può aiutare.
Io spero proprio che questo dottore la possa aiutare. (si alza) 
D2 (c.s.) - Dottore/dolore!
D1 (si risiede) - La abbiamo già fatta vedere
a tanti dottori e tutti dicevano ‘proviamo
con questo rimedio’, ‘proviamo
con quest’altro’ e provavano e 
non ci cavavano niente. Uno - te lo ricordi? -
ha anche detto che Marie faceva apposta,
che non aveva niente ma era... come si dice?
F. (si risiede) - Una simulatrice. Insomma come se
facesse finta, recitasse.
D1 - Ha anche detto ‘isterica’. Abbiamo
una nipote orfana e isterica.
(F. e D1 si alzano e vanno davanti alla quinta dietro la quale si trovano A. e D2)
D2 (c.s. ma più debolmente, come se si spiegasse) - Dottore/dolore!
A. (da dietro) - Signorina! Signorina Berlancourt!
Io, che sono il dottor Mesmer,
io ho molta fiducia in lei e credo che guarirà.
D1 - Ma cosa dice?
F. - St! fammi sentire!
A. (c.s.) - Le assicuro che dopo questa crisi lei riuscirà
a parlare benissimo! Glielo prometto: lei guarirà!
D2 (urla) - Dottore/dolore!
F - Ho l’impressione che non stia ancora bene
D1 (avviandosi) - Torniamo a casa.
F. - Sì, torniamo.
(F e D1 ritornano a sedersi sui loro sgabelli.Silenzio. Passaggio musicale ; D1 e F. si alzano vanno davanti alla quinta di Mesmer e aspettano in silenzio)
A. (entrando) - Signori!
D1 - Dov’è Marie, dottore? L’ha lasciata sola?
Ha lasciato Marie da sola? (corre dietro la parete)
A. (la segue)
F. - Marie! Marie! (scompare anche lui dietro la parete)
D2 (comparendo dopo un momento da dietro la parete; da sola) - 
E’ così difficile?
Continuo a dire:
dottore, dolore 
oppure
dolore, dottore.
Praticamente
non dico altro.
Dico solo: dottore/dolore.
Il dottore
non mi capisce.
Non mi capiscono.
Non mi capisce nessuno. (esce in quinta )
(entrano dalla parete tutti e tre: A., D1, F.)
F. - Marie! Marie! (urla)
D1 - Marie! Mi farai
impazzire, Marie! (urla)
F. - Dov’è finita?
D1 - Dove s’è nascosta? Marie!
A. - Non è possibile.
F. - Cosa?
A. - Non è possibile
che si sia nascosta.
F. - Non si nasconde mai!
D1 - Quella è capace di tutto! Marie! (esce)
A. - Davvero, davvero. E’ strano.
A meno che non si tratti
di una forma di isteria.
F. - Dottore, noi andiamo a cercarla. (esce)
(musica :tutti e tre i musicisti) 
A. - C’è una grande agitazione.
Sembra che tutti, a cominciare
da Marie ovviamente, abbiano
qualcosa da nascondere,
e, nello stesso tempo, 
non possano fare a meno
di mostrare,
di palesare,
di dichiarare
qualcos'altro.
Come se tra quello che si dice
e quello che succede realmente
ci fosse una gran distanza,
una gran differenza.
Perciò una gran diffidenza
In altre parole,un segreto. 
(la musica segnala questo passaggio)
(sobbalza) Chi ha parlato?
Chi è stato? Chi c’è ancora?
Sono stato io? Ero io che parlavo? 
( pausa ; riprende) D’altra parte io
non ho ancora capito
non so come avvenga
che questi malati si confidino,
abbiano le crisi, guariscano,
mi sembra un mistero.
Mi sembra una cosa segreta
che non riesco a capire.
Ma che per ora certamente non posso svelare.
A nessuno. 


9) Mesmer a Parigi : i seguaci 

(musica: breve intervento del solo Violoncello; F., D1 e D2 si affacciano mascherati da dietro le quinte)
A. - Mi perseguitano, mi danno addosso
per le mie invenzioni, per i miei successi! 
Basta! basta! Fu così che decisi
di andarmene da Vienna che
non mi apprezzava, che non mi riconosceva 
A Parigi ricevevo a Place Vendôme,
poi a Créteil, e all’hotel Buillon.
Venivano borghesi, nobili, povera gente:
il marchese di Lafayette, madame de Noailles, 
il marchese di Puységur, la principessa di Lamballe... 
L’Académie des Sciences rifiutò di avere
a che fare col dottor Mesmer; anche
la Société de Médecine, e alla fine
venni diffidato a continuare dalla
Faculté de Médecine della Sorbona.
Mi avete ignorato, mi avete insultato,
mi avete dato del cialtrone, del ciarlatano,
mi avete confuso con i venditori di rimedi
del Pont Neuf, credendo
che io volessi essere dei vostri,
uno come voi, uno di quei medici
dalla pillola facile, dal salasso ogni momento,
dalle promesse menzognere. Truffatori!
ingannatori! speculatori! sfruttatori:
dei mali, dei dolori, delle disperazioni
dell’umanità... 
E poi pretendevano
che io gli dicessi,
che io gli svelassi
quello che nemmeno io
sapevo, e che certo 
non sapevo spiegare:
il mio segreto!
Come si fa a spiegare un segreto?


10)La mancata guarigione della principessa di Lamballe

(una parete divide in due il palcoscenico; da una parte A. dorme in poltrona)
D1 - Debbo assolutamente
debbo immediatamente essere ricevuta
dal dottor Mesmer, non posso presentarmi
in mezzo agli altri pazienti, 
sarei immediatamente riconosciuta
per quella che sono. Mi presento
perciò come un’altra persona, sto impersonando 
la mia fedele e devota madame du Barry.
‘Lei sta dormendo, dottor Mesmer?’ dice
madame du Barry. Il dottore
non risponde e io gli dico, anche (mov. di A.) 
se sta dormendo, gli faccio sapere
comunque lo scopo della mia visita.
Che c’è un personaggio molto molto
in su, una dama della Corte reale, spero
che lei capisca, dottor Mesmer - e anzi
non posso fare a meno di dirglielo (piano all’orecchio di A.) 
il nome della dama: la principessa di Lamballe
che poi è in stretto rapporto con la regina,
mi sembra che anche dormendo il dottore
abbia capito, abbia afferrato l’importanza della cosa.
Prendo immediatamente l’appuntamento così come
previsto e come madame d Barry mi allontano.
(F., indossando un domino femminile, viene verso A.)
F. - Il dottor Mesmer dorme.
Questo è il sogno del dottor Mesmer. Nel sogno
io sono la ben nota principessa di Lamballe.
La principessa è venuta nel sogno del dottor Mesmer
a fargli visita o meglio a farsi visitare.
(intanto D1 si siede al di là della quinta; subito dopo entra D2 vestita da uomo) 
D2 - La principessa di Lamballe dorme.
Questo è il sogno della principessa di Lamballe.
Nel sogno della principessa di Lamballe io faccio
il dottor Mesmer che entra nel sogno della principessa.
‘Che cosa fa il dottor Mesmer in questo sogno?’
dice la principessa di Lamballe
F. - La principessa di Lamballe dice:
Il dottor Mesmer dorme. Nel sogno il dottore
non mi vuole visitare. Non mi vuole corteggiare.
Non mi vuole mesmerizzare. Allora 
cosa fa qui, dottor Mesmer? Nel mio sogno? (si urta con D2)
D2 - Cosa fa qui, principessa?.Nel mio sogno? (si urta con F)
(i due vengono alle mani: D2 toglie il domino a F; F apre la camicia a D2. Si vede che sono rispettivamente un uomo e una donna. I due restano stupiti)
D2 - Nel mio sogno?
F - Nel mio sogno?
D2 (coprendosi) - Che cosa succede al sogno della principessa?
F (fuggendo)- Che cosa succede al sogno di Mesmer?
Questo è davvero un sogno molto ambiguo!
D2 (mentre fugge) - Un sogno molto ambiguo! 
Probabilmente come tutti i sogni!
(F. fugge via, anche D2 scappa )
D1 (rientra,a A. che dorme) -Dottore 
le voglio raccontare questo sogno,
le voglio raccontare la mia vita.
Questo sogno indica che ci dev’essere
qualche confusione, dottore, nella mia vita.
Anche nella sua, Franz Anton. Adesso 
le spiego le confusioni che ci sono nella mia vita.
Sono Marie-Thérèse Louise principessa di Lamballe,
nata Savoia-Carignano. Mi sono sposata
giovanissima col principe di Lamballe, che mi ha lasciato
vedova dopo pochi anni. Mi ha lasciato in eredità, insieme
a un gran nome e un patrimonio immenso, anche
la sifilide. Sono da diverso tempo ‘vaporosa’,
come si diceva allora, ho attacchi nervosi frequenti
alla minima occasione, per interi periodi e ad ore fisse.
Avrei bisogno di essere mesmerizzata,
cioè avrei bisogno di essere corteggiata.
Vedo che non le riesce, dottore.
Me ne vado. Può darsi che ci riprovi e comunque ho deciso: 
resterò comunque sua amica e potrà sempre contare su di me, 
sono la principessa di Lamballe. (si avvia)
Finirò massacrata dalla folla durante il Terrore.
Nel millesettecentonovantadue. (esce)
A. (si sveglia e si alza) - Presto o tardi scriverò alla regina. (esce)


11) Mesmer in crisi

(la scena è vuota; da fuori breve intervento Violoncello , poi entra a gran passi A.)
A. - Cos’è successo nel frattempo?
Nel frattempo: non è successo
niente, non c’ero, ero via,
ero in viaggio, dormivo, forse dormivo.
Ho sognato? No, oppure sì. 
(entra cautamente il Violoncello)
Nel frattempo ho sognato
che avrei scritto alla regina
Oppure che non avrei scritto.
No, facciamo che avrei scritto.
La seguente minaccia: o mi dà
quel che pretendo oppure il dottor Mesmer 
se ne va al più presto il diciotto settembre...
millesettecentottantuno? Millesettecentottantuno!
(breve intervento Violoncello, fermato dalla ripresa della battuta) 
No, no, il dottor Mesmer resta
i suoi innumerevoli malati lo richiedono,
richiedono che il dottor Mesmer resti
e il dottor Mesmer finirà per restare ma
se saranno soddisfatte le seguenti richieste:
un castello, un intero castello
che non sia troppo lontano da Parigi,
debitamente attrezzato per la cura dei suoi malati,
più uno stanziamento di ventimila lire all’anno.
(Violoncello come sopra) 
Non me lo danno? La mia scoperta 
è senza prezzo. Non me lo vogliono
dare: il castello debitamente attrezzato,
le ventimila lire all’anno? Allora io me ne vado 
il diciotto settembre: millesettecentottantuno?
Millesettecentottantuno, pianto tutto,
giorno più giorno meno. Ho detto il diciotto settembre,
e così faccio. Ho fissato il giorno: diciotto settembre:
millesettecentottantuno? Millesettecentottantuno.
(Violoncello come sopra) 
Non avete capito. Non è una richiesta:
io non faccio richieste. No, è molto di più
di una richiesta. E’ una pretesa?
Forse, forse è una pretesa. Anzi no: è una sfida!
Se è necessario è una sfida, altrimenti è un ultimatum.
(Violoncello come sopra) 
Non si pretenda da me, non mi si chieda
che io cambi idea, o che io scenda
a compromessi, a patteggiamenti o patti.
Fin d’ora la mia risposta è no.
No, e poi no, e poi ancora no.
(Violoncello come sopra, ma riesce a suonare un po’ più a lungo) 
No, no, e poi no. Comunque non ho ancora deciso:
scrivo o non scrivo alla regina? No, non le scrivo.
Se vuole scriva lei al dottor Mesmer. 
Io non le scrivo. (esce)
(il Violoncello finalmente riesce a suonare un po’ ma si ferma presto ed esce) 


12)La fondazione della Società dell’Armonia 

(A. rientra, ha in mano la lettera per la regina)
F. (da fuori) - Anton! Anton! Franz Anton!
A. - Anton? Franz?
F. (entra) - Dottor Mesmer!
A. - Cosa vuole? Chi è lei? Lei è qui proprio ora...
F. - Sono qui io, Bergasse, in questo momento
Bergasse, ad avvertirla che in questo solenne momento
è in corso, è iniziata la prima assemblea
della Società dell’Armonia Universale.
A. - Sì
(pausa)
Avvocato Bergasse?
F. - Sì?
A. - Lei ha per questo preparato il discorso
che debbo tenere all’assemblea
F. - Sì (gli fa vedere un foglio)
A. - Legga pure, avvocato Bergasse.
F. - Leggo. (legge) ‘Signori, nell’istituire e fondare
questa Società dell’Armonia Universale
ho pensato di interessare
e associare uomini onorevoli e stimati
alle mie fatiche e alle mie scoperte
le quali abbisognano di approfondimento filosofico
e di una grande diffusione presso tutta l’umanità ‘.
A. - ...tutta l’umanità...Va bene...
F. - (non legge) Segue una parte di illustrazione
delle teorie del magnetismo animale
che viene definito (legge) ‘un nuovo vangelo
della natura’. E’ un’espressione che ha usato
lei, dottor Mesmer...
A. - Sì, l’ho usata io in diverse occasioni...
F. - (guardando il foglio) Si insiste sulla necessità di dare 
alla dottrina del magnetismo una grande diffusione...
A. - (gesto per interrompere)
F. - Mi lasci andare avanti. Segue il regolamento,
che riguarda in primo luogo gli associati
i loro compiti e doveri, come
l’apprendimento delle dottrine
del magnetismo mesmeriano.
A. - Va bene, va bene... e poi?
F. - Un punto interessante del regolamento
riguarda l’istruzione dei curati, delle madri di famiglia,
dei chirurghi di campagna e dei maestri rurali...
A. - Vada avanti...
F. - E’ un punto su cui lei ha insistito molto
A. - Sì, sì... ho insistito... 
ma non era questo che volevo sentire...
F. - Naturalmente all’articolo dieci del regolamento
si stabilisce che (legge) ‘Il dottor Mesmer avrà
il titolo di fondatore e presidente perpetuo
della Società dell’Armonia Universale’.
Abbiamo pensato che l’articolo fosse necessario
a designare il nome di colui che è in grado
e sarà sempre in grado di indicare ai suoi allievi
la retta strada della conoscenza e della verità.
Egli infatti detiene il...
A. - No, non lo dica. Non si può dire! Cosa detengo io,
non si può dire cosa detengo!
F. - Il segreto, dottor Mesmer? Ciò che nessuno
saprà mai, se non sarà lei a svelarlo? 
A. - Mai, mai e poi mai! I segreti non si possono svelare!
F. - Dottor Mesmer, veramente si era d’accordo...
A. - Macché accordo! Approfittatori, sfruttatori,
per quattro soldi dovrei svelarvi i risultati
di una ricerca e di una passione che dura
da tutta una vita, che ha resistito a tutte le ingiurie,
a tutte le persecuzioni, e minacce, e infamie.
F.- E’in corsouna sottoscrizione per diecimila luigi d’oro cadauna,
e complessivi duecentocinquantamila luigi d’oro. 
Se non altro a dimostrare la stima, il reale interesse 
di tanti per le sue idee, per le sue invenzioni.
A. - Un’invenzione inestimabile! Ha capito?
Inestimabile! L’intera umanità
mi dovrebbe essere grata...E invece...(pausa)
La Società dell’Armonia Universale
è una società segreta?
F. - Sì.
A. - Come la massoneria?
F. - Una loggia, come quelle massoniche.
A. - Ce ne sono tante a Parigi
negli anni prima della rivoluzione...
(pausa)
F. - Allora?...
A. - Allora vedremo.
F. - Quando?
A. - Se...
F. - Se?
A. - Se e quando ci saranno effettivamente
queste sottoscrizioni. E i relativi versamenti...
F. - Allora il segreto di Mesmer sarà svelato?
Solo allora? Allora sì?
A. (tace)
(pausa)
F. - Intanto, dottor Mesmer, posso fare nelle sue mani
la solenne promessa per essere ammesso
nella Società dell’Armonia Universale? 
(sia F. sia A. indossano il grembiule, poi F. si inginocchia e legge; entrano i musicisti ed eseguono una breve musica prima della solenne promessa)
(legge) Credo che esista un principio increato, dio;
e che da questo principio provenga un fluido sottilissimo
che regola i rapporti tra i corpi nello spazio, e credo
che all’uomo sia dato di modificare il fluido che penetra
in tutti i corpi, agendo sulla materia. Da ciò traggo 
la convinzione che si possa esercitare il magnetismo
per il sollievo dell’umanità sofferente e mi impegno
ad agire in tal senso con tutta la mia volontà.
(porge un foglio a A.)
A. (fa alzare F. e leggendo) - Ti abbraccio tre volte, nuovo adepto,
e stringendoti la mano tre volte ti dico:
Vai, tocca e guarisci.
Vai, tocca e guarisci. Vai, tocca e guarisci.
(breve passaggio musicale ; poi tutti, tranne A. escono)
A. - Sono sempre più convinto della necessità
di scrivere alla regina! (si avvia per uscire, poi torna)
Non posso tirarmi indietro a questo punto,
ma non credo che servirà a niente
scrivere alla regina. (mette in tasca la lettera ed esce)


13) Il concerto di Maria-Theresia von Paradies

(per gran parte della scena A. è in un angolo e si nasconde)
F.(entra con le sue carte) -Sono qui a riferire dei lavori 
della commissione istituita dal re 
per indagare sulle cure magnetiche 
del dottor Mesmer. Queste sono le carte 
relative agli atti della commissione.
(entra la Pianista)
D2 (entra)- Sono qui per tenere un concerto
alla sala Vauban di Parigi, 
il giorno sei aprile del millesettecentottantacinque.
(pianoforte) 
F. - La commissione incaricata dal re 
di indagare sulle cure magnetiche del dottor Mesmer.
è arrivata a conclusioni assolutamente negative. 
Per quanto riguarda il fluido magnetico 
non è dimostrata nemmeno la sua esistenza. (esce)
D2 - Sono Maria Theresia von Paradies 
pianista diplomata a Vienna,
protetta dall’imperatrice d’Austria. 
Sto tenendo concerti in tutta Europa.
F. (rientra)- Ho avuto di recente 
notizia di un altro rapporto
indirizzato particolarmente al re. Pare che tale rapporto 
debba restare assolutamente segreto. Dov’è finito 
il rapporto segreto? Non si capisce dov’è finito. 
(pianoforte )
D2 - Dov'è il pianoforte? Sono una pianista e debbo suonare 
il pianoforte. Sono cieca. Sono una pianista cieca.
Dagli occhiali si capisce subito che sono cieca. 
(si accorge che non gli ha gli occhiali) 
Dove sono i miei occhiali? I miei occhiali da cieca.
Chissà dove ho dimenticato i miei occhiali. (esce)
F. - Chissà dove ho dimenticato il rapporto segreto. (esce)
D1 (entrando) - C’è una storia da non dimenticare.
Sono qui per raccontare questa storia, la storia
del rapporto particolare, personale, possiamo dire
addirittura segreto tra Maria Theresia e una persona
che poi è il vero protagonista di tutta questa occasione,
di questo concerto, di tutto questo spettacolo.
F.(rientra) - In realtà le donne, secondo il rapporto segreto 
la maggior parte delle donne, cioè 
quelle che si fanno curare col magnetismo 
non sono affatto malate, ma probabilmente 
immaginano anche loro di avere un rapporto
particolare possiamo dire segreto con il medico.
D1 - Di un medico in particolare, di questo medico, 
è probabile che a suo tempo la nostra Pianista 
che è poi Maria Theresia von Paradies abbia subìto 
il fascino, se ne sia perciò...
F. - Perciò la commissione ha espresso il parere 
che i violenti effetti osservati durante le cure
derivino probabilmente dall’immaginazione delle pazienti. 
La commissione ha concluso i suoi lavori
sconsigliando vivamente le cure del dottor Mesmer;
firmato: Beniamino Franklin; firmato: Lavoisier
firmato: Bailly, firmato: Leroy, Darcet, Guillotin. (esce)
D2(avanza verso il piano)- Non mi ricordo niente:
in questo momento cerco di portarmi verso il pianoforte
per il concerto. Non mi ricordo quali brani debbo suonare.
D1 - Maria Theresia suonerà alcuni autori francesi
dell’epoca come Charbonnier, Philidor, ma anche,
vi ricordate? Haydn, anche Gluck.
Per il bis eseguirà Mozart,
l’aria in fa maggiore, quella
che il piccolo Mozart compose 
nel giardino di Landstrasse tanto tempo fa
su suggerimento del dottor.... 
D2 - Non mi ricordo niente.
Non mi ricordo del dottor...
Non mi ricordo il nome del dottore.
Non mi sento sicura questa volta 
di raggiungere il pianoforte 
senza inciamparmi (inciampa, si ferma e torna indietro)
(musica) 
D1 - E’ certo, ora lo possiamo affermare
con certezza che al concerto alla sala Vauban
era presente anche il dottor Franz Anton Mesmer...
D2 - (avanza verso il piano) Mentre mi avvicino al pianoforte
sento che tutta la sala mi sta guardando. 
Ci sono, mi hanno detto che sono presenti:
la regina, il conte di Artois, la principessa
di Lamballe e altri che non ricordo... 
Ma ho l’impressione che sia presente anche il dottor...
D1 - Questa circostanza confonde la nostra Pianista:
Maria Theresia ha perso la direzione, torna indietro,
sta per uscire...
(D2 ha perso la direzione, sta per uscire , torna indietro)
(musica) 
D2(avanza verso il piano)- C’è sicuramente nella sala 
anche qualcuno che conosco bene,
naturalmente non posso vederlo,
ma io sento che il dottor Mesmer,
io sento che lui è qui, è certamente presente!
D1 - Quando Maria Theresia suonava a Vienna,
nel giardino di Landstrasse, nelle sale
del palazzo...e il dottor Mesmer assisteva,
e il dottore le andava vicino, per Maria Theresia
era come se...era quasi come se lei lo vedesse,
e gli diceva, appena aveva finto di suonare...
D2 - Dicevo così: in certi momenti, dottore, è come 
se io la vedessi.Io sono sicura che uno di questi giorni 
io la vedrò, Franz Anton, io riuscirò a vederti...
(A. si fa avanti)
F. (rientra) - Ma poi cosa è successo?
D1 - E’ successo che il dottor Mesmer...
F. - Che il dottor Mesmer è fuggito...
D1 - Sì, è successo proprio così
D2 - Che il dottor Mesmer,
che lui Franz Anton...
F. - Che il dottore è fuggito
(escono D1 e F.; anche A. esce o meglio fugge)
D2 - Solo adesso, a Parigi,
solo a Parigi, al concerto alla sala Vauban
avrei potuto...sarebbe stato possibile...
averlo vicino...forse rivederlo...Franz Anton!
(musica) 
Franz Anton!
(esce D2)

14) Conclusione

(scena vuota, in avanti solo due sedie una di fronte all’altra; vi sono seduti immobili F. e A. )
F. - Siamo alla fine
A. - Sì
F. - Cioè alla conclusione della storia
Come finisce la storia del dottor Mesmer?
A. - (si alza) Con una partenza.
F. - Per la Svizzera? Da dove Mesmer veniva.
E’ come un ciclo che inizia in un punto
e poi ritorna nel medesimo punto.
A. (si risiede) - Ho fatto un sogno.
F. - Adesso?
A. - Tanto tempo fa: di essere davanti
a un palcoscenico. Il palcoscenico era
completamente vuoto. Cioè all’inizio
era vuoto. Poi a poco a poco si riempie 
di oggetti di tutti i generi
che non stanno mai fermi.
F. - Il fluido?
A. - Non era il fluido. O non era solo
il fluido. C’erano tanti oggetti
ed erano tanti oggetti piccolissimi, 
invisibili. Quando si apre il palcoscenico, 
tutte le volte io sogno che dovrei dare
un nome a ciascuno di loro,
ma non mi riesce. I nomi non mi vengono.
F. - Nessun nome?
A. - Nessun nome, e io sono così esasperato
che anche quando ne trovo uno, penso
‘no, non è questo, non è questo il nome giusto’.
F. - Vorrei che lei
si spiegasse meglio, dottor Mesmer.
A. - Ho provato tante volte
senza riuscirci. Per interi periodi
ho anche pensato che era inutile.
Non mi venivano le parole. O forse
le parole erano inutili.
Per questo, a un certo punto...
Non so se debbo dirlo...
F. - Vada avanti, la prego.
A. - A un certo punto ho pensato anzi (musica) 
ho capito che mi stavo muovendo
nel vuoto.
F. - Nel vuoto?
A. - Sì, nel vuoto. Non volevo dirlo.
Certe cose non bisogna dirle. Forse
volevo dire che mi stavo 
muovendo verso l’altro.
F. - L’altro? Cosa intende?
A. - L’altro, gli altri, come vuole.
Come se...come se l’altro, chiunque
altro fosse un vuoto, appena un’orma.
Ecco: fosse l’impronta vuota 
di ciascuno. Di ciascuno di noi. 
Mia, per esempio.
F. - Un’impronta che forse allora 
bisognerebbe riempire.
A. - Trovando il modo di farlo,
la disposizione a riuscirci.
(pausa)
F. - E’ per questo che ritorniamo in Svizzera?
A. - No. E’ solo perché non ci siamo riusciti.
F. - A riempire il vuoto?
A. - Sì.

(ancora musica) 
FINE 


L'ARMONIA UNIVERSALE di Luigi Gozzi è stato messo in scena nell'ambito di Bologna 2000 il 15 novembre 2000 al Teatro Comunale Testoni di Casalecchio di Reno (BO)

attori
Emanuele Maria Basso
Giulio Federico Janni
Marinella Manicardi
Mirella Mastronardi

musicisti
Nicola Baroni violoncello
Daniela Cattivelli sax
Antonia Gozzi pianoforte

regia Luigi Gozzi
scene e costumi Davide Amadei
musiche Antonia Gozzi- Domenico Caliri

aiuto regista Cristiano Falaschi

produzione
Teatro Nuova Edizione/Teatro delle Moline

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