L’arte del negoziato

Stampa questo copione

L’ARTE DEL NEGOZIATO

Commedia in due atti di Ferdinando Troiano

Titolo: L’arte del negoziato

Autore: Ferdinando Troiano n° posizione SIAE 267190

Genere: prosa (commedia comico brillante)

Lingua: italiano e dialetto napoletano

n° atti: 2

n° personaggi: 16 (12u– 4d)

Durata: 150’

Rappresentata: dal 2018

Trama: Il luogo dove si gioca l’azione scenica di questa commedia: il condominio, il cui protagonista, che tiene le fila dei numerosi personaggi che lo abitano, è un portiere scaltro ed opportunista, Peppino Gambardella. Angosciato al pensiero di dover abbandonare il suo posto di lavoro per un licenziamento imposto dalla crisi economica, dopo decenni di “onorata carriera”, Peppino Gambardella farà di tutto per scongiurare il triste epilogo. Maestro della tecnica della trattativa, dell’arte nel negoziare, otterrà ciò che vuole con astuzia e intraprendenza. Intorno a lui sfilano i vari condomini: Ester, l’inquietante e tenera figlia di Peppino, Caterina ed il mite marito/vittima Anselmo, l’indecifrabile Maria con suo marito Alberto, affetto da una misteriosa malattia, il poetico Ugo, impotente dinanzi alla cruda realtà della chiusura della sua storica libreria, Saverio, sempre insoddisfatto e polemico con tutto il mondo che lo circonda, Pasquale, ambiguo e sfuggente. Altri personaggi gravitano nell’orbita: la leggera e svampita Rosetta, il tuttofare Sabatino, sempre disponibile e un po’ arruffone, il Commissario Puerto, che annaspa confuso dalla girandola dei presunti colpevoli di un altrettanto presunto omicidio. Ognuno con la propria storia, talvolta con il proprio dramma, con la propria “privata negoziazione”, in un gradevole gioco degli equivoci alla Georges Feydeau dal ritmo serrato e dall’effetto esilarante garantito. Attualissima nei contenuti, la vicenda conoscerà, una serie di disvelamenti e colpi di scena che metteranno a nudo i personaggi nella loro umana fragilità e permetteranno allo spettatore di chiudere vari cerchi aperti durante l’azione, e così… niente è come sembrava!

- Per la visione integrale della commedia :

https://m.youtube.com/watch?v=nnaVkKcGZIo&feature=youtu.be

PERSONAGGI

PEPPINO GAMBARDELLA – portiere di palazzo Galeazzo

ESTER GAMBARDELLA – figlia di Peppino (primo piano)

SAVERIO LO COSIMO – single (terzo piano)

UGO GIUFFRIDA – titolare della libreria Giuffrida

PASQUALE PISCITELLI – sposato (terzo piano)

MARIA SMERAGLIUOLO – affittuaria (secondo piano)

ALBERTO CERAVOLO – marito di Maria (secondo piano)

ROSETTA TROTTA – amante di Alberto

CATERINA GIUFFRIDA – sorella di Ugo

ANSELMO DEVASTATO – marito di Caterina

GAETANO GIUFFRIDA – figlio di Ugo

SABATINO DI DOMENICO – tuttofare di Palazzo Galeazzo

COMMISSARIO LUCIO PUERTO

AGENTE BABIN

BETTINO STALLO

ANTONIO CACCIO

ATTO I

E’ sera, e solo una parte del palazzo raffigurante la scena è illuminata dalla luce fioca dei lampioni mentre, fuori, alcuni secchi d’immondizia attendono gli inquilini che, come ogni sera, si accingono a buttarla. Tra questi Ugo che con tre buste in mano ed uno scatolone si avvicina ai secchi e cerca di aprire il coperchio non poggiando niente a terra. Arriva Saverio con una bustina minuscola del seccoindifferenziato che ha al guinzaglio il suo cane Ciuffetto.

SAVERIO : (ad Ugo che si dibatte davanti ai secchi) Signor Ugo aspettatemi che stiamo arrivando.

UGO : (sottosforzo) Ah, meno male Savè .. mi serviva appunto … (solleva a malapena il coperchio e Saverio gli ci infila velocemente la sua busta)

SAVERIO : Mi tenete Ciuffetto, per favore?

UGO : (tra scatoloni, buste e Ciuffetto tiene ancora semiaperto il coperchio del secchio)Ciuffè, Ciuffè non ti muovere che .. (gli cade tutto da mano)

SAVERIO : (infilando la busta nello spazio) E vai così! Fatto! (toglie i guanti usa e getta) E grazie …uh, ma che avete fatto? Avete fatto cadere tutto a terra? Volete una mano?

UGO : Già se vi riprendete a Ciuffetto mi fareste un immenso piacere ..  (il cane gli dà addosso)

SAVERIO : Ciuffetto? E vuò vedè che a colpa mò fosse ‘e Ciuffetto? (c.s.)

UGO : Non sto dicendo questo…  (raccogliendo le buste Ciuffetto se lo ritrova sempre tra i piedi)

SAVERIO : Ma lo avete sottinteso! Avete detto Ciuffetto comme pe’ dicere “ma arò è asciuto stu fetente ‘e cane stasera, isso e padrone suoio ca nun s’o sapeva astipà stu sacchettiello ‘e munnezza ca chillo ce mancava pe’ chiudere ‘a serata e ‘ncurnicià sta ghiurnata che è accumminciata malamente e fernuta peggio… “

UGO : Don Savè! Io ho detto solo Ciuffetto! (c.s.)

SAVERIO : Signor Ugo … statevi bene! Andiamo Ciuffetto! (esce)

PASQUALE : (rientrando a casa) Buonasera! (fa per andare via)

UGO : Buonasera Pasquà, vai di fretta?

PASQUALE : Sì ma .. dite Ugo che vi serve?

UGO : A me niente, ma volevo sapere se era tutto a posto!

PASQUALE : In che senso?

UGO : Ho saputo di tua moglie ma non ho avuto la possibilità di venirti a trovare .. lo sai che sto togliendo di mezzo per cui ho poco tempo per ..

PASQUALE : Ma non lo dite proprio .. avete avuto il pensiero e questo conta!

UGO : (gli alza la faccia) Ma tutto a posto? In faccia sembra che non c’hai niente più!

PASQUALE : Sì sì … non c’è niente più. Sta sparendo tutto!

UGO : E’ inutile dirti che se hai bisogno …

PEPPINO : (uscendo) Non chiudere! Butto l’immondizia e torno!

PASQUALE : Io vado … buonanotte! (esce)

UGO : Buonanotte Pasquà!

PEPPINO : Buonasera!

UGO : Buonasera Peppì! Vi do una mano?

PEPPINO : Non mi serve grazie!

UGO : (rivolgendosi a Pasquale) Stavo parlando con Pasquale …

PEPPINO : Ho visto! Purtroppo … le tragedie capitano tutti i giorni!

UGO : E sì .. sono all’ordine del giorno!

PEPPINO : A proposito dell’ordine del giorno, voi dopodomani venite alla riunione condominiale?

UGO : Ma perché è dopodomani?

PEPPINO : E’ dopodomani e voi dovete venire .. ricordatevi che al primo punto ci sono io, quindi cercate ‘e venì perché o si no mi fanno fuori.

UGO : Vi posso fare una delega?

PEPPINO : E lo dite pure? (caccia la delega) Favorite!

UGO : La tenevate in tasca?

PEPPINO : E sì .. io aspettavo solo un vostro cenno! Voi dovete solo firmare .. è già compilata!

UGO : A nome mio?

PEPPINO : E certo!

UGO : (firma) Ecco qua! Siete contento? Così almeno dormite bene stanotte!

PEPPINO : Dormire ..come se fosse facile. Vi pare bello che dopo trent’anni di onorata carriera nella portineria di palazzo Galeazzo a un certo punto si decide  così, di punto in bianco, all’improvviso, di fare a meno di Peppino Gambardella?

UGO : All’improvviso .. se ne parlava già da un po’ di tempo, o mi sbaglio?

PEPPINO : Io l’ho saputo da poco ..

UGO : Va bè, vedrete che le cose si risolveranno per il meglio! Voi dovete stare solo tranquillo.

PEPPINO : Sì tranquillo, voi parlate così perché è una cosa che non vi tocca.

UGO : A me? Non mi tocca? State parlando con me don Peppì. Con me che dopo quarant’anni di onorata carriera come titolare della Libreria Giuffrida di Via Martiri di Belfiore devo obbligatoriamente chiudere quella che per tanti anni è stata casa miae io ancora non so per quale ragione. Me lo chiedo tutti i giorni e mi domando se è colpa mia, se è colpa della crisi, se è per mancanza di soldi, se è per mancanza di clienti, per mancanza di lettori, per mancanza di cultura, per mancanza di civiltà, insomma …

PEPPINO : Per mancanza.

UGO : E appunto .. lo avete detto prima, purtroppo le tragedie capitano, e io e voi già siamo stati fin troppo fortunati.

ALBERTO : (uscendo) Buonasera!

UGO : Buonasera Albè!

PEPPINO : Tutto bene, signor Alberto?

ALBERTO :Benissimo, grazie!

PEPPINO : Come vi sentite?

ALBERTO : Benissimo Peppì .. ma perchè tanta premura?

PEPPINO : Nessuna premura .. avevo saputo che non stavate bene in questi giorni!

ALBERTO : Si, ma fesserie .. una febbre che va e viene …

PEPPINO : Si, si … che passa e spassa …

ALBERTO : (che vorrebbe gettare le buste ma Peppino, casualmente, non glielo permette) Permettete?

PEPPINO : Si, scusate!

ALBERTO : Allora buonanotte .. e ci vediamo domani!

PEPPINO : Non penso …

ALBERTO : Non scendete, domani?

PEPPINO : No, siete voi che forse … non scenderete!

ALBERTO : E no .. domani mi tocca lavorare!

PEPPINO : Vedremo! Buonanotte!

UGO : Buonanotte Albè! (a Peppino) Ma la volete finire?

PEPPINO : Che ci devo fare .. non sapete a me questo fatto come mi indispone!

UGO : E’ l’invidia!

PEPPINO : Ma non è invidia!

UGO : Perché? Volete negare che non vi piacerebbe stare al posto suo?

PEPPINO : Tutti i giorni .. no un giorno si e uno no … tutti i giorni!

UGO : E quindi .. è invidia!

PEPPINO : E’ invidia!

UGO : Buonanotte don Peppì …

PEPPINO : Buonanotte a voi! (sta per uscire quando dal balcone sente una voce)

ESTER : (affacciandosi) Reth! Reth!!! 

PEPPINO : We.. che è stato?

ESTER : (piangendo) Se te ne vai? Che ne sarà di me … che farò?

PEPPINO : Francamente me ne infischio! (mette il cappello ed esce)

ESTER : A Tara … a casa … a casa mia! E troverò un modo per riconquistarlo .. dopo tutto … domani è un altro giorno.

Musica “ Via col vento”

E’ giorno e il palazzo Galeazzo si sveglia.

La scena raffigura un palazzo storico della città. L’arco del portone rende ben visibile l’atrio in cui il gabbiotto del portiere e l’ascensore che porterà dal piano terra ai piani superiori identificati di volta in volta nel secondo o nel terzo piano che dovrà rappresentare. Al lato destro del portone c’è un’attività commerciale che sta smantellando il proprio esercizio, rappresentata da una vecchia libreria. Sul lato destro, in alto, abbiamo un terrazzo al primo piano con finestra con tapparella, che dà sul gabbiotto; è l’appartamento del portiere dove vivono moglie e figlia.

PEPPINO : (squilla il telefono sulla scrivania, Peppino è già in scena dietro il gabbiotto e risponde scocciato, poi si riprende) Pronto! Uè buongiorno ragioniè sono io, Peppino .. Gambardella, il portiere di palazzo Galeazzo. Sì, vi avevo chiamato io stamattina presto; scusate per l’ora ma riguarda quella raccomandata che ho ricevuto dal condominio .. azz, non c’è fretta? Qui si parla di tre mesi di tempo. Significa che ad Agosto devo fare i bagagli e me ne devo andare. Ah, pure voi? Mi fa piacere! E dove andate? In Grecia! Ragioniè, a me mi costringono a fare i bagagli in altro senso… (si apre l’ascensore)

SAVERIO : (uscendo dall’ascensore con Ciuffetto) Peppino buongiorno!

PEPPINO : Ragioniè scusatemi, vi richiamo subito! (abbassa il ricevitore) Buongiorno, don Savè! E buongiorno a Ciuffetto! (il cane si agita verso di lui) Che c’è? Stai agitato? Non hai dormito bene, stanotte?

SAVERIO : Dormito? Perché tu sai che in questo palazzo si dorme pure, la notte? Ce sta ‘o gatto d’a signora Petescia che secondo me in un’altra vita doveva fare il deejay. Si addormenta sempre più tardi e pure quando s’addorme tira cierti runcechi e gratta cu chella zampetta nfaccia ‘o muro a ritmo e nzu nzu … nzu nzu … nzu nzu … Alle 3 in punto, doppe che a furia e nzu nzu nzu nzu e nzu nzu te si addurmuto, s’arretira ‘o figlio ‘ell’ingegnere Di Costanzo che fosse na vota ca nun sbattesse ‘a porta ‘e casa e te facesse zumpà a ‘int’o lietto! Chell’ata vecchia che sta ‘ncapa a me ogni matina se sose nzieme ‘e galline e accummencia a cammenà annanze e areta per la casa mantenendosi a chillu trabiccolo co’e rrote che avesse bisogno di una granda lubrificazione generale e fernenno po’ co’e camion d’a spazzatura che a furia e “votte lloco” e “vai và” te ‘ntossicano pure chellu poco ‘e suonne che ti saresti potuto fare a prima mattina.

PEPPINO : E so’ problemi don Savè! Quando uno non dorme so’ guai! Specialmente se alla mattina si deve svegliare per andare a lavorare. Voi per fortuna adesso uscite .. andate al bar a fare colazione?

SAVERIO : Colazione? Al bar? Ma perché tu sai che da queste parti ci sta un bar in cui si può fare una degna colazione? Addò Tatonno ‘o barista ce stanne quatt’ cornetti e tre fell ‘e pastiera che quanno te vedono s’appriparano p’apparì bell pe’ quann ‘o juorno doppo t’arapeno e te fanno l’autopsia. Addò Capoto Cafè sta chine ‘e gente e là tutto se fa ‘a fore che ‘o cafè! Scummesse, gratta e vinci, 10 e lotto. L’unica speranza ‘e fa colazione e che grattanne grattanne ti esce na tazza ‘e na brioche ncopp’a nu biglietto ‘e chill … e vai a bancone a riscuotere la vincita. Finendo poi al bar Azzurro addò ‘e cornetti se ponn’ perlomeno assaggià ma addò si nun si tifoso d’o Napule non te può manco accustà e, testimonianza volle, che un giorno io pe’ chiedere un cornetto bianco e nero me currettero appriess a dieci e loro pe’ tutto ‘o quartiere.

PEPPINO : (tenendo a bada Ciuffetto) Ma voi veramente dite?

SAVERIO : Oh, oh! E che dico ‘e fessarie? Allora Peppì … altra domanda?

PEPPINO : No, pe’ carità don Savè! Sta bene così .. (entra all’interno del gabbiotto)

SAVERIO : E sta bene così! (esce a destra)

MARIA : (esce dall’ascensore e scontra Rosetta che intanto è entrata da sinistra) Buongiorno … Rosetta!

ROSETTA : Maria! Da quanto tempo! Come stai?

MARIA : Bene, benissimo! E anche tu, a quanto vedo, sei in ottima forma!

ROSETTA : Sempre! Ma che ci fai da queste parti?

MARIA : Io qui ci abito!

ROSETTA : Qui? E da quanto tempo?

MARIA : Sicuramente più di un anno, visto che oggi sono giusti giusti 393 giorni di matrimonio.

ROSETTA : 393 giorni?

MARIA : 393 giorni, 7 ore e una manciata di minuti.

ROSETTA : Ahiahiahia!!! Una manciata è sintomo di poca precisione …

MARIA : E dimmi di te? … che ci fai da queste parti?

ROSETTA : Bè, io vengo spesso qui!! Solitamente il lunedì, poi se capita anche di mercoledì e … il venerdì!

MARIA : Nei giorni dispari? Ma hanno aperto un centro benessere nel palazzo, una palestra?

ROSETTA : No, ma che palestra? Comunque, devo ammettere … che si fa molta ginnastica! (sorride)

MARIA : Rosetta … non mi dire! Ancora? Ma tu sei incredibile!

ROSETTA : Dai Maria .. mi stai facendo la morale … come se non mi conoscessi!

MARIA : Appunto! Il lupo perde il pelo …

ROSETTA : Il lupo non perde nessun pelo! Al massimo fa la ceretta! (carezzandosi la gamba e ridono)

MARIA : Ed io che pensavo che tra i tanti .. qualcuno ti avesse fatto perdere la testa!

ROSETTA : C’è tempo Maria! Sono ancora giovane per mettermi a contare i giorni. Va bè, adesso vado che faccio tardi!

MARIA : E dove vai?

ROSETTA : Al secondo piano!

MARIA : Ma .. il secondo è il piano mio!

ROSETTA : Abiti al secondo?

MARIA : Momento! Ma tu vai di qua o di là? (suggerisce a sinistra)

ROSETTA : (pensa, poi decisa indica il lato sinistro) Di qua!

MARIA : (sollevata) Ahhh! Vai da don Anselmo!

ROSETTA : (reggendole il gioco)Ehm .. si! Don Anselmo!

MARIA : Brava persona don Anselmo! Tanto nu bravo omme e tanto desideroso d’affetto!

ROSETTA : Allora, se permetti, vado che sto in ritardo. Ma tu … tra quanto tempo torni?

MARIA : Un quarto d’ora, al massimo venti minuti! Vado in farmacia a comprare dei medicinali per mio marito che ultimamente è un poco cagionevole …

ROSETTA : Cioè?

MARIA : Nu poco malaticcio!Appena hai fatto .. bussa di fronte così ti offro un caffè e te lo presento!

ROSETTA : Magari …  facciamo un’altra volta! (si baciano)

MARIA : Mi raccomando, fallo divertire quel pover uomo che ne ha proprio bisogno.

ROSETTA : Farò del mio meglio! (entra in ascensore)

MARIA : Ciao Rosè! (sta per uscire a destra, mentre esce Peppino dal gabbiotto)

PEPPINO : Aspettate! Dove andate .. aspettate a me! (a Maria) Se n’è andata?

MARIA : E certo! Ha preso l’ascensore! Non possiamo mica aspettare voi, ogni volta che dobbiamo prendere questo benedetto ascensore?

PEPPINO : Signora Maria, voi siete nuova qui e non potete capire. Da trent’anni a questa parte nell’atrio di questo palazzo non è mai passato nessuno senza che Peppino Gambardella lo vedesse, mi sono spiegato? E questo pensiero è rivolto a voi come all’unanimità, è chiaro?

MARIA : Quanto a questo, la signorina che è salita in questo momento è conosciuta. (con incidenza) Viene tre volte a settimana e va al secondo piano!

PEPPINO : (sventola le corna, non visto) E che va a fare la signorina al secondo piano?

MARIA : E come? Non lo sapete?

PEPPINO : Io .. io premo solo il bottone dell’ascensore .. poi mi faccio i fatti miei! (pausa) All’unanimità! (le ri-sventola)

MARIA : (ride) Va da don Anselmo! Il marito della signora Caterina!

PEPPINO :  Don Anselmo? .. ma a voi chi vi ha detto queste cose?

MARIA : Rosetta! La signorina di poco fa!

PEPPINO : Quella che è salita? (Maria afferma) La conoscete?

MARIA : E certo! E’ un’amica mia! Ci conosciamo da piccole. Ha sempre avuto il debole per il sesso forte..

PEPPINO : Si si .. è portata proprio .. per il sesso forte!

MARIA : Mò che dite questo, Peppì, ma secondo voi don Anselmo è capace … cioè … (gesti poco espliciti) .. diciamo ce la fa a …

PEPPINO : Non vi capisco, signò! Che volete dire …

MARIA : Dicevo che quello più o meno ha la vostra età ma pare che …

PEPPINO : Ma pare che cosa, signò … ve vulesse seguì ma non riesco a capì!

MARIA : Dicevo che a parte l’età che vi accomuna …

PEPPINO : A parte l’età è una questione di fisico! E quann uno ‘o tene … ‘o tene! E questo è meglio che si sappia … all’unanimità!

MARIA : Peppì, io mi raccomando alla vostra integrità! Neanche una parola!

PEPPINO : Non dubitate! Voi lo sapete che io me faccio ‘e fatti miei!

MARIA : Benissimo! (guardando l’ora) Uè, mò devo fuggire. Devo andare a fare spesa e passare in farmacia …  devo prendere le medicine a mio marito!

PEPPINO : Un’altra volta!

MARIA : Non me lo dite, Peppì. Questa cinese, giapponese, australiana, coreana. Comme se chiamma essa, va e viene e non gli si leva di dosso.

PEPPINO : E’ italiana!

MARIA : Chi?

PEPPINO : Quella che tiene addosso vostro marito in questo momento.

MARIA : Voi dite che è la milanese?

PEPPINO : Napoletana!

MARIA : Non lo so. So solamente che sono tre o quattro settimane che questa febbre va e viene a intermittenza!

PEPPINO e MARIA : (in coro) Nu juorno si e uno no!

MARIA : Nu juorno tene a freva, il giorno dopo …

PEPPINO : Niente!

MARIA : Esce e piglia ‘a ricaduta, il giorno appresso febbre, il giorno dopo …

PEPPINO : Niente!

MARIA : Un giorno sì …

PEPPINO : E uno no!

MARIA : Mò stava un po’ meglio, ma già lo so, il tempo che vado fino in farmacia e torno, quanto ci posso mettere .. venti minuti?

PEPPINO : Il tempo che basta!

MARIA : Torno e lo trovo tutto accaldato, rosso rosso in faccia …

PEPPINO : Tutto sudato …

MARIA : Sudato? Quelle lenzuola sono una spugna d’acqua! (Peppino freme) Poi, secondo me, il fatto che non mi tiene vicino lo fa innervosire, e butta tutte cose per l’aria! Cuscini, coperte .. Peppì, mi dovete credere, in quei dieci minuti che io esco, una guerra!

PEPPINO : Ah, signora Marì! Sapeste da quanto tempo vulesse sta ‘int’o lietto cu na giapponese, na nigeriana, un’eschimese … niente!

MARIA : E meno male Peppì. Voi tenete una certa età .. ce putesseve pure rimanè!

PEPPINO : E fosse ‘o cielo!!! Fosse ‘a meglia morta!

MARIA : Peppì, voi vaneggiate! Buona giornata! (esce)

PEPPINO : Buona giornata a voi! (tra sé) La signorina s’è anticipata stamattina e l’ha avuta pure buona .. qualche volta di queste, se scummoglia ‘a situazione e succede ‘o patatrac!!! Perché Peppino Gambardella sape tutte cose … e se fa e fatte suoi … ma si se sfasteria e parla … ci saranno problemi … per l’unanimità! (riprende il telefono e compone il numero) Pronto ragioniè! So’ Peppino .. ma comme chi Peppino vi ho chiamato dieci minuti fa. Peppino Gambardella, il portiere di palazzo Galeazzo che amministrate voi. Quello che cercavo di dirvi prima è che vorrei che vi metteste un attimo nei miei panni … la situazione familiare è quella che è , ma poi … dopo trent’anni di onorato servizio sempre qua, oggi mi si chiede di andare via per un video-citofono, come se un video-citofono potesse vedere quello che vedo io, potesse sentire quello che sento io e potesse fare a meno di dire tutto quello che faccio a meno di dire io. (si apre l’ascensore)

PASQUALE : (uscendo dall’ascensore, ben vestito e con una valigia bella grande) Peppino!

PEPPINO : Scusatemi ancora ragioniè, vi richiamo subito!  (attacca il ricevitore)

PASQUALE : Oggi state peggio di me. Parlate da solo.

PEPPINO : Nossignore, parlavo al telefono e poi vi assicuro che stare peggio di voi, don Pasquà, è praticamente impossibile!

PASQUALE : Perché oggi che tenete da dire! Guardate qua! Sembro un figurino!

PEPPINO : (indifferente) Si, si .. e questa valigia?

PASQUALE : Sono rinato, Peppì, sono un’altra persona! E qui dentro c’è tutto il vecchio! Ho capito che se non avessi dato un taglio al passato non sarei mai rinato!

PEPPINO : (c.s.) Si, va be’ siete rinato, comunque io … mi meraviglio di voi!

PASQUALE : In che senso, scusate?

PEPPINO : Nel senso che a voi non vi facevo nell’unanimità!

PASQUALE : Che volete dire Peppì? Parlate chiaro .. voi lo sapete che io prima di una certa ora non connetto!

PEPPINO : E allora non diamo retta, Pasquà, ne riparliamo quando vi sarete connesso, cioè mai!

PASQUALE : Voi parlate del fatto vostro?

PEPPINO : E sì .. del fatto che pure voi state tra quelli che me ne vogliono mandare ..

PASQUALE : Io non sono tra quelli .. ma io e voi non siamo la maggioranza, Peppì. Pure se io votassi a vostro favore sarei l’unico, o comunque saremo in pochissimi. Purtroppo il mese va e viene e voi qua siete diventato una spesa non più sostenibile. Nel palazzo siamo in tanti .. e a quanto ho capito stanno tutte quante senza sorde.

PEPPINO : Ma io allora posso contare su di voi?

PASQUALE : Certamente!

PEPPINO : E se non vi dispiace dopo vi preparo una carta che mi dovete firmare …

PASQUALE : Come volete, nessun problema! (pausa) Intanto, ne approfitto io per chiedervi un favore …

PEPPINO : O ‘i lloco, oì .. sono rinato .. sono un’altra persona … dite pure!

PASQUALE : Avrei bisogno di venticinque euro adesso e venticinque euro quando torno.

PEPPINO : E io già sapevo! Eccole qua … cinquanta euro fresche fresche per voi!

PASQUALE : Non tutte insieme però! Venticinque adesso …

PEPPINO : E venticinque quando tornate! Io invece tengo cinquanta euro e ve le do tutte insieme … (le caccia dalla tasca e fa per dargliele)

PASQUALE :  E no! Ve ne avrei chieste cinquanta .. io ve ne ho chieste venticinque adesso e …

PEPPINO : Ho capito! Ne volete solo venticinque .. (ne prende 30) queste so’ trenta! (gliele dà)

PASQUALE : Ma ve ne ho chiesto venticinque …

PEPPINO : Nun ‘e tengo ‘e cinche euro! Avete il resto? (alla smorfia di Pasquale) Appunto!

PASQUALE : Ma voi così mi mortificate!

PEPPINO : Nossignore! Non era nessuna mortificazione .. era solo per dire che non posso fare altrimenti!

PASQUALE : E va bè! Se non potete fare altrimenti, io le accetto! Però sappiate che io ve ne avevo chieste solo venticinque e siete voi che me ne avete date trenta.

PEPPINO : Certamente! Non avevo i cinque euro …

PASQUALE : Di vostra spontanea volontà!

PEPPINO : Nun ‘e tenevo! O si no v’e devo!

PASQUALE : Bene! Io vado! Arrivo … dove sapete voi! Il tempo di … e ci rivediamo!

PEPPINO : A me qua mi trovate!

PASQUALE : E’ inutile dire che …

PEPPINO : E’ inutile …

PEPPINO : Se dovesse andare …

PEPPINO : Non lo diciamo!

PASQUALE : Appunto… non lo diciamo!!! Vi posso lasciare la valigia qui?

PEPPINO : Certamente, la metto qua sotto! (la mette in guardiola ma con difficoltà in quanto pesante) Quando vi serve me lo dite! Azz’ .. e che ce tene ‘a dint’o!!

Da un’attività commerciale esce il signor Ugo con uno scatolone pesante in mano.

UGO : Peppino! … Peppino!

PEPPINO : Eccomi, signor Ugo, dite … sono qui! Date a me!

UGO : No, no! Non preoccuparti … è leggero! Volevo darti questo, invece! (gli dà un libro)

PEPPINO : Io vi ringrazio ma lo sapete che non leggo mai … iamme, faciteve dà na mano!

UGO : Lascia stare che non serve!  Prendi questo invece e leggilo. L’ho scelto apposta per te.

PEPPINO : Io vi ringrazio signor Ugo, ma è troppo grande … prendo questo che è più piccolo, ia!! (ne prende uno che sovrasta lo scatolone)

UGO : Ma non è la stessa cosa!

PEPPINO : (guardando la copertina del libro) Ahhh .. e questo è Ligabue … il cantante!

UGO : Una vita da mediano!

PEPPINO : Eh, eh .. e io so’ portiere! (posando il libro) E quindi non va bene! Datemi questo! Lo accetto volentieri anche se non vi prometto che lo leggerò.

UGO : (posa a terra lo scatolone, tenendo sempre il libro) Tu parti dalla prefazione e tutto verrà da sé; ma essendo un giallo dovrai comunque arrivare alla fine.

PEPPINO : Quindi parto dalla pre …

UGO : Prefazione! (vedendo ancora Peppino perplesso) L’introduzione!

PEPPINO : Comm’ accummencia?!

UGO : Comm’ accummencia! Non preoccuparti perché è scorrevolissimo … scrive bene il mio Carofiglio!

PEPPINO : Ah, perché il libro è del vostro …

UGO : Carofiglio!

PEPPINO : Bene! Non sapevo che … allora questo cambia tutto! Certo che sono soddisfazioni … Grazie! Grazie di questo regalo immenso …

UGO : Ma figurati!

PEPPINO : Che poi mai mi sarei aspettato … uno lo vedeva così … non gli avrei dato una lira in mano, credetemi. E intanto … mò so curioso, perché poi conoscendo il ragazzo … sapete, conoscere l’autore ...

UGO : Ma perché lo conosci?

PEPPINO : Ma state scherzando? Chill’ ‘a piccirillo steva sempe ca! Si può dire che me lo sono cresciuto!

UGO : A Gianrico?

PEPPINO : A Gaetano!

UGO : Chi Gaetano?

PEPPINO : Vostro figlio!

UGO : E che c’entra mio figlio?

PEPPINO : Comm’ che c’entra? L’autore del libro … lo avete detto voi .. il mio caro figlio!

UGO : (alterandosi) Carofiglio! Gianrico Carofiglio … Carofiglio è il cognome! (pausa) Gaetano … è asciuto scrittore tutt a na botta!

PEPPINO : E non avevo capito! Ma mò che fa?

UGO : Ma chi?

PEPPINO : Gaetano!

UGO : Niente! Ha lavorato fino a poco tempo fa per un’agenzia .. poi, niente!

PEPPINO : E non poteva continuare l’attività?

UGO : A fa che? La fame?

PEPPINO : E va buò, non vi alterate però!

UGO : E poi Gaetano tiene un carattere debole … e da quando la mamma ci ha lasciati, ancora di più. Per un lavoro del genere uno ci dev’essere portato! Io non l’ho mai visto con un libro in mano e questo dice tutto. Poi la sera non c’è orario, quanno è ‘a matina nun se sceta …

PEPPINO : Va bè, comunque il locale è vostro, è di proprietà .. è questo già è una cosa.

UGO : E io perciò lo sto liberando! In questi giorni gli ho fatto sapere che avevo deciso di chiudere e che del locale avrebbe potuto farne ciò che voleva.

PEPPINO : E mi fa piacere! Può darsi che con le idee giovani … (Ugo lo guarda di traverso) .. non che voi ..

UGO : Me lo auguro, anche se … lasciamo perdere! Dovrebbe passare domani mattina con uno, due amici che volevano vedere il locale … sperando che per domattina riesco a liberare tutto!

PEPPINO : Va bè, ma mica è legge! Se non ce la fate ..

UGO : Peppì .. e mi dovresti conoscere ..

PEPPINO : Vi posso dare una mano …

UGO : Peppì ..

Saverio entra da sinistra con due buste in mano leggerissime

SAVERIO : Peppino!! Peppino dammi una mano per favore … ho i polsi a pezzi! (mentre si sforza nel tenerle, Ugo riprende il suo pesante scatolone di libri)

PEPPINO : Sicuro che non vi serve una mano?

SAVERIO : Mi serve! Lo vedi che mi si stanno spezzando le braccia!

PEPPINO : Io non parlavo delle buste vostre …

UGO : Peppì dammi solo uno sguardo all’esercizio, io carico questo in macchina e vengo!

PEPPINO : State tranquillo! (prende le buste di Saverio)

SAVERIO : (osservando Ugo con lo scatolone) Omaccione! (sollevato) Grazie Peppì! Tiro io l’ascensore!

PEPPINO : (ironico, guardando le buste semivuote) Don Saverio, don Saverio .. mi meraviglio di voi! Che avete fatto oggi? Avete svaligiato un supermercato?

SAVERIO : Supermercato? E come ci arrivo al supermercato che il più vicino sta a sette chilometri e considerando la mia andatura nun fosse turnate a casa manco pe’ l’ora ‘e pranzo ca me vulev appriparà duie vruoccole co’e patane a miezojuorne lest lest ma ienn vedenn chillu piuz d’o verdummaro aggio chiesto ‘e vruoccole e m’ha dato ‘e fenucchie! Aggio girato tre puteche pe’ truva sta schifezza e detersivo che dint’a televisione me pare nu bidone auto tre metre e spare .. ienne vedenne chill è talmente concentrato che è chiù piccerillo d’o flacone d’e gocce che me mett’int’all’uocchie a sera primma e m’ie a durmì! Terzo e ultimo …

PEPPINO : (interrompendolo poggia le buste in ascensore che intanto è giunto) Piano! Terzo e ultimo piano!

SAVERIO : E sali pure tu … io non ce la faccio da solo …

PEPPINO : (premendo il pulsante) Devo guardare la libreria .. ma non vi preoccupate … (ad alta voce con l’ascensore che si è richiusa) che mò richiamo l’ascensore e vi mando il muletto a terzo piano!

SAVERIO : (voce) Quant’ si spiritoso, Peppì!

UGO : (rientrando con il libro in mano) Sono qui Peppì, potevi andare!

PEPPINO : No, meglio così! Don Saverio è di un catastrofico unico! Dove eravamo rimasti?

UGO : Al fatto che ti dovevi prendere questo libro. (glielo porge)

PEPPINO : Ah sì! Il vostro famoso Carofiglio!

UGO : (ridendo) Sì … Gaetano! .. Io intanto prendo un altro scatolo ..

PEPPINO : Volete che vi do una mano?

UGO : Voglio che stai buono, Peppì! Riposati e leggiti la prefazione! (rientra in libreria)

PEPPINO : Sarà fatto! (legge il titolo sulla copertina) La regola dell’equilibrio perfetto! (riprende il ricevitore) Ragioniè, sono sempre io .. Peppino, ragioniè, Peppino Gambardella. Palazzo Galeazzo. Quindi tornando a noi, voi mi capite? Capite quant’è mortificante tutto questo? (si accorge che un piede della pedana è più corto e che la stessa balla) Non è mortificante, no! Nun ve passa manco p’a capa? E allora facciamo così .. io non so quante deleghe voi avete in mano .. ma ‘e cunte m’e saccio fa! Vi aspetto qua alla riunione e sarà la resa dei conti .. vuie ve cuntate ‘e vostre e io me conto ‘e meie! Vo’ dicere che chi tene chiù cartucce spara! Ma quale minaccia? E’ un modo di dire, cioè chi tene chiù cartucce … cioè chi tiene più deleghe quello vince. A dopodomani … arrivederci! (stacca la telefonata e si abbassa per controllare la pedana) Ma qui ci manca proprio un piede. (prende il libro) La prefazione e l’introduzione … aviccann’aì!! (mettendo il libro al posto del piede mancante ritrova l’equilibrio) La regola dell’equilibrio perfetto! (controlla se il libro tiene)

SABATINO : (zoppica vistosamente, alzando la gamba destra per portare il peso della sua borsa porta-attrezzi; con il piede della pedana in mano lo punta a Peppino dietro la schiena) Fermo là!

PEPPINO : Chi è? Non mi fate niente!

SABATINO : E che vi posso fare Peppì … è solo un pezzo di legno!

PEPPINO : (spaventato ma sotto tono) Sabbatino!

SABATINO : (stesso tono suo) Peppino!

PEPPINO : M’è fatto veni na mossa!

SABATINO : Sono operativo … e tengo una cosa giusta per te! (pezzo di legno a mo’ di pugnale) Tiè!

PEPPINO : (spaventato) Uè!! E chist’ che d’è?

SABATINO : Il piedo!

PEPPINO : (glielo strappa di mano e lo va a misurare) Gesù ma quello è proprio il suo? Che hai fatto lo hai segato?

SABATINO : Vuoi dire, l’ho salvato! Ieri sera questo piedo era talmento pieno di tarme affamate che se non fosse stato per il mio intervento si sarebbero divorate piedo, gabbiotto e telefono!

PEPPINO : Il telefono non è di legno .. (prendendo la cornetta per telefonare)

SABATINO : Ma loro nun guardano ‘nfaccia a nisciuno! (prendendo la cornetta)

PEPPINO : (riprende la cornetta e Sabatino si abbassa per rimettere il piede a posto) Sabbatì lascia stare il telefono e fai qualcosa di più utile. Vedi che Il signor Ugo sta facendo il trasloco e ha bisogno di portare un po’ di materiale  fuori in macchina … dagli una mano!

SABATINO : (avvita intanto il piede, sistemandolo, e poi si dirige verso la libreria) M’o veco io!

PEPPINO : (intanto fa il numero) Vai! (mentre Sabatino entra in libreria si accorge però che il telefono non funziona) Pronto! Pronto! Ma non si sente … ma non è che Sabatino ha fatto n’atu guaio .. (guarda giù verso la presa del telefono) Sabatino! Sabatì!!

SABATINO : (esce con la tuta tipo tecnico Telecom e su la scritta “SABA-TIN”) Mi avete chiamato?

PEPPINO : Non funziona il telefono!

SABATINO : E per forza! Voi non mi volete credere … le tarme!!

PEPPINO : Sabatì e nun fa ‘o fesso! Vide stu telefono!

SABATINO : (svita la cornetta lato basso, quello vocale considerando che il telefono è di quelli vecchiotti) Provate ad infilare bene la presa!

PEPPINO : (esegue e riprende la cornetta) Si, si .. si sente!

SABATINO : E ce voglio semp ‘i! (rifà la scena dello spogliarello veloce)

PEPPINO : (componendo il numero) E questo pure è vero! (a bassa voce, mentre Sabatino sta per uscire) Pronto ragioniere, sono io? Ragioniere? Ragioniè, si … (a voce più chiara) Ragioniè io vi sento!! Sono Peppino! (urla) Sabbatino!!!

SABATINO : (sull’uscio rientra vestito nuovamente come tecnico) Prontiiii!!! Che amma fa?

PEPPINO : E che amma fa? Ca mentre accunciamm’ na cosa ne scassamm n’ata! Non ci sente!

SABATINO : Chi, non ci sente?

PEPPINO : ‘O ragiuniere .. ‘o telefono … chi riceve la telefonata … non sente!

SABATINO : E nun ce vo niente … o si no nuie che ce stamm a fa? (rismonta la cornetta prima lato vocale e poi a lato superiore, audio)

PEPPINO : E quello che vorrei sapere pure io!

SABATINO : (la richiude) Vedete che mò funziona!

PEPPINO : Siamo sicuri? Nun vulesse fa brutte figure … mò chiamo sul tuo!

SABATINO : Il numero lo sapete!

PEPPINO : Si, si! E per forza.. ti chiamiamo una continuazione! (squilla il cellulare di Sabatino)

SABATINO : C’e sempre bisogno di Sabatino! Pure la Domenica!

PEPPINO : E’ vero .. e rispondi!

SABATINO : Tranne il Sabato però …

PEPPINO : Si, mò rispondi …

SABATINO : Il Sabato … Sabbatino non lavora!

PEPPINO : E rispondi…

SABATINO : Perciò me chiamm’ Sabbatino!! Pronto? So’ Sabatino!

PEPPINO : A posto, funziona! (perplesso)

SABATINO : Ma perché voi mi sentite?

PEPPINO : Benissimo .. e tu mi senti?

SABATINO : Alla perfezione!

PEPPINO : E quindi?

SABATINO : E quindi c’è qualcosa che non va! Staccate! (chiude la comunicazione)

PEPPINO : (posando la cornetta) Non ho capito .. ti meravigli perché tutto funziona?

SABATINO : Aspettate! (compone il numero sul suo cellulare) Sto chiamando qua!!

PEPPINO : (sentendo una vibrazione) Ma che è?

SABATINO : (contento) Eh, eh!!! Mò si!

PEPPINO : Ma che è sto rumore?

SABATINO : Il telefono! … No squilla … vibra!!! (indicando il telefono)

PEPPINO : Uh mannaggia!!! E io mò come faccio!

SABATINO : So’ troppo capace … il primo telefono a cornetta con vibrazione!

PEPPINO : (prendendolo per l’orecchio) Ahhh! Mò pe’ sentì chillu telefono m’aggia ,mettere co’a recchia ‘ncopp … e non mi posso allontanare!

SABATINO : (liberandosi) Tranquillo Peppì! Altrimenti io che ci sto fare? Mò ce penz’io!

PEPPINO : No! Tu mò tu te ne vai! Va a fernì che m’accunce ‘o telefono e me se scassa a tapparella for’o barcone!

SABATINO : Ma quando mai … date a me! (riprende il telefono ma sul terrazzo scende di botto una tapparella che incastra la testa di Ester, figlia di Peppino, i due si guardano, rientra pure Ugo spaventato)

PEPPINO : Hai visto?

SABATINO : Non ci ho messo ancora mano, ‘a colpa nun è ‘a mia!

ESTER : (esce con la testa, tenendo a stento la tapparella) Papà!!! Papà!!!

PEPPINO : Esterina … figlia mia! Ma che è stato?

ESTER : (con un filo di voce) A tapparell ..

UGO : (esce di corsa dalla libreria, spaventato) Che è successo?

ESTER : ‘A tapparella!!!

PEPPINO : Ho visto a papà … ho visto! Ma mò ti mando subito Sabatino!

ESTER : Siii!! Sabatino!!

SABATINO : Nooo! Nun damme retta .. vedimm’o fatt d’o telefono!

PEPPINO : Il telefono è a posto e tu mò vai sopra! Vai sopra da mia figlia a ‘accuncia ‘a tapparella!

SABATINO : E non posso … non sono organizzato! Nun saccio manco comme se vest uno che acconcia ‘e tapparelle!

PEPPINO : Così .. comme stai vestuto tu! Stai benissimo!

ESTER : Sabatino!!!

UGO : Esterì non parlare e non ti muovere altrimenti è peggio!!

ESTER : (fa un verso che non si capisce simile all’abbaiare di un cane inferocito) Statt zitt tu! Hahrhfha!! Sabatino!

SABATINO : (spaventato) Ma chi adda saglì?!!!

PEPPINO : (anche lui spaventato) E hai ragione figlio mio ma … ma ‘a tapparella s’adda accuncià!Poi non preoccuparti perché chist’è chill’ là … comme se chiamma? Il signore dei fornelli …

UGO : Sì … chill’è masterchef!! Il signore degli anelli!

PEPPINO : Bravo .. meno male che tenimm’ a vuie che siete troppo preparato in fatto di cinematografo. (prende Sabatino sottobraccio coadiuvato da Ugo) Aspetta, mò vengo con te .. vieni qua, saliamo per le scale e andiamo alla finestra, io blocco mia figlia e tu sblocchi la tapparella! Poi con un balzo ti dirigi fuori al balcone e io con la scusa di un gelato, di un dolcetto .. la porto in cucina … cosi tu puoi scendere le scale e scappare!!! E’ chiaro?

SABATINO : Chiarissimo!!! Io .. me ne vaco! (fa per andare)

UGO e PEPPINO : (lo riprendono) Addò vai?

PEPPINO : Giuvinò …  vide ‘e essere veramente più veloce della luce o si no …

ESTER : Sabatino!!!

SABATINO : Velocissimo Peppì! Sarò SuperSabatin!!! Anzi .. sarò SuperSabatin! (si abbassa la pettorina della tuta e sulla maglia blu appare la S di SuperMan)

PEPPINO : Andiamo, cammina! (salgono entrambi attraverso le scale)

UGO : Fate attenzione! (mentre segue le vicende da basso entra da destra Caterina, che è sorella di Ugo; il rapporto tra i due, si intuisce da subito, non è idilliaco ma i due, pur non risparmiandosi frecciatine, si sopportano)

CATERINA : (in segno di saluto) Fratello!

UGO : (c.s.) Buongiorno a te, sorella cara!

CATERINA : Di chi si tratta, stavolta, della mamma o della figlia?

UGO : Della tapparella!

CATERINA : Che forse ha più sale in zucca delle due messe insieme!

ESTER : (in cagnesco) Hahhrrfaraf!!!

UGO : Statt zitta ca chesta mozzeca pure a distanza!

CATERINA : Il personaggio di oggi?

UGO : Gollum … dal signore degli anelli!

PEPPINO : Vai Sabatino!!

ESTER : Sabatino!!!

SABATINO : Vuie mantenite?

PEPPINO : ‘A teng’ io … ma fa ampressa!!!

SABATINO : (si rialza la serranda, mentre Sabatino esce di corsa sul terrazzo e si chiude dentro) Fuie fuì!!! (parte la musica ed Ester e Peppino dalla finestra fanno la scena clou di Titanic finché si richiude pian piano la tapparella sulla musica che cala pian piano)

UGO : (a Sabatino) Tutto a posto?

SABATINO : A posto! A posto! (ha in mano la maniglia della porta che dà sul terrazzo) Per modo di dire!!! S’è rotta ‘a maniglia e mi sono chiuso fuori!!!

UGO : (a Caterina) Chist’ overo è cos’e pazze! Nun riesce ‘accuncià na cosa si nun ne scassa n’ata!! Aspetta che mò ci penso io! (si dirige verso la librer

CATERINA : (che intanto va verso l’ascensore) Dove vai?

UGO : Prendo la scala così almeno lo facciamo scendere! (esce)

SABATINO : Lasciate perdere … l’ho quasi aggiustata … (si stacca e sta per cadere l’insegna della libreria)

CATERINA : (spaventata) Uh Gesù!

PEPPINO : (tornato di corsa nell’atrio, implorando) Sabatììì .. nun accuncià niente chiù!

SABATINO : (spaventato perché dalla finestra vede Ester) Aviglioca!! Peppì, è ritornata!!

PEPPINO : (che intanto è tornato di corsa nell’atrio) Ma io l’avevo chiusa in cucina.

SABATINO : E se vede che nun l’avita chiusa bbona!

UGO : Eccomi! (cerca di posizionare la scala e cerca di andare incontro a Sabatino che va dalla parte opposta) Sabatì e nun te movere!

SABATINO : (indietreggiando si dirige verso la scala, mentre esce lentamente Ester con una parrucca in testa che le fa una chioma altissima, è vestita con una tunica azzurra) Mamma mia e comme sta!

PEPPINO : Esterina, figlia mia .. hai già finito il gelatino?

ESTER : Eh!

PEPPINO : Esterina bella …

ESTER : (isterica) Non sono Esterina!

SABATINO : Peppì non la istigate! Addò sta ‘a scala!

ESTER : (fa un giro su se stessa) Non mi riconosci, oh Romeo?

PEPPINO : Dal cinema al teatro .. mia figlia è troppa artista! Sabatì assecondala … è Giulietta!

SABATINO : Chi è Giulietta!

ESTER : Songhe io!!! Ahrfhhfhf!!

PEPPINO: Te l’ho detto … assecondala!

SABATINO : Oh Giulietta mia cara!

ESTER : (soddisfatta) Eh! (mette una mano in fronte declamando) Oh Romeo Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo stesso nome, ovvero se proprio non lo vuoi fare giurami soltanto che mi ami ed io rinuncerò ad essere una Capuleti.

UGO : (suggerendo) Devo continuare ad ascoltarla oppure rispondere a ciò che dice?

SABATINO : E io che ne so … parlate con Peppino che è il padre. Io voglio’a scala!

UGO : Cretino! E’ Romeo che risponde così!

PEPPINO : Grazie Ugo … per fortuna che ci state voi che li sapete i Promessi Sposi!

ESTER : Rinuncia quindi al tuo nome Romeo ed in cambio di quello cogli tutta me stessa!

SABATINO : (a Ugo) Sapesseve quant’ ‘a vuless cogliere!!

UGO : (c.s.) Ti prendo in parola, d’ora in avanti non sarò più Romeo!

SABATINO : (ripetendo) Ti prendo in parola, d’ora innanzi non sarò più Romeo! Sarò Sabatino! (sale sulla scala) Anzi SuperSabatin!!! (la scende in fretta e cade)

ESTER : Dove sei oh mio Romeo? (affacciandosi) Oh cielo, sei caduto? Su dai … risali per la via più breve, mio dolce amore! (si scioglie i capelli e fa scendere una lunga treccia)

SABATINO : A chi?

ESTER : (trasformandosi in vaiassa) Ah nun vuò saglì!!! E mò te faccio vedè io!! Stu fetente ‘e Romeo!!!

PEPPINO : Avillann’ n’ata vota!!!

SABATINO : Fuie fu … vai SuperSabatin … più veloce della lucciola! (esce di corsa a sinistra, mentre Ugo velocemente toglie la scala e la rientra in libreria)

PEPPINO : Ester .. a papà rientra a cambiarti!! E’ fine primo atto! (incoraggiando Caterina che si trova ancora nei pressi dell’ascensore ad un bell’applauso) Signora Caterina!

CATERINA : Giustamente!!! (applaudendo con Peppino) Brava … brava! 

ESTER : Grazie .. grazie!! (si inchina ed inizia a ritirarsi le trecce)

PEPPINO : Aspetta, aspè! (lega una busta con delle cose dentro ad una treccia) E’ la carne, mettila in frigo! (a Caterina) Ammagare me sparagno ‘e saglì! (Ester fa risalire il tutto e rientra in casa)

CATERINA : Ah, Peppino Peppino!

PEPPINO : E si lo so … è una tragedia!

CATERINA : Si .. di Shakespeare!

PEPPINO : Ma chi?

CATERINA : Romeo e Giulietta!

PEPPINO : Io parlavo della situazione mia .. è una tragedia! Con mia figlia così, mia moglie in quelle condizioni …

CATERINA : E lo so .. non è facile!

PEPPINO : E sì .. lo so, non è facile! Intanto voi capite .. loro capiscono .. tutti capiscono .. e poi quando si arriva alla decisione nessuno più capisce … all’unanimità… (fa il gesto del pugnalare) … qua dietro … alle mie spalle. (Ester : scena e musica di Psyco da dietro la tenda alla finestra)

CATERINA : Ma pare che ve la state prendendo con me!

PEPPINO : No, è che dopodomani ci sarà la riunione e se la vostra decisione sarà ..

CATERINA : Ti fermo subito Peppì! Innanzitutto io alla riunione non vengo proprio perché ho brutte esperienze in passato e non voglio ripeterle.

PEPPINO : E voi tenete due appartamenti …

CATERINA : Uno! Quello affittato … e ho fatto la delega a don Alberto che si sta buono e nun tene ‘a solita freva è probabile che alla riunione ci viene pure, ma non conosco le sue intenzioni riguardo la vostra posizione. L’appartamento nostro invece è intestato a mio marito e voi lo sapete … Anselmo è stato uno dei più agguerriti a che voi ve ne andaste!

PEPPINO : Ma io quello non capisco .. il signor Anselmo è una pasta di pane e proprio con me .. ma vuie nun putesseve fa niente? Chill’ a vuie ve sta a sentì!

CATERINA : Anselmo è capa tosta! E quando si è messo una cosa in testa non ce la levate! (rivolgendosi all’ascensore) Ma è possibile che sia sempre bloccato?

PEPPINO : No, sta scendendo! Eccolo! (si aprono le porte ed esce Rosetta)

ROSETTA : (con timidezza) Buongiorno! (esce di fretta)

CATERINA : Buongiorno a lei!

PEPPINO : A dopodomani, signurì!

CATERINA : Continua?

PEPPINO : Imperterrita!

CATERINA : Ma è mai possibile che lei non se ne accorga?

PEPPINO : (ridendo) Niente, neanche oggi! Si sono addirittura incontrate!

CATERINA : Ma tu che dici?

PEPPINO : Una saliva e l’altra scendeva. E si conoscono pure!

CATERINA : Ma tu veramente dici?

PEPPINO : Sono amiche da sempre, strettissime.

CATERINA : Ma che dici?

PEPINO : E le ha detto pure il motivo delle visite …

CATERINA : Cioè le ha detto che … lei viene qui per …

PEPPINO : Si, le ha detto tutto. Ma alla fine mica ha capito che andava da suo marito …

CATERINA : Ah no?

PEPPINO : No! Ha capito che andava dal suo …

CATERINA : Dal suo che?

PEPPINO : Marito!

CATERINA : Ha capito che andava da mio marito? Cioè … da Anselmo?

PEPPINO : Sissignore! E come se la rideva ..don Anselmo … ma c’ha fa ancora!

CATERINA : (scandalizzata) Peppino!

PEPPINO : Signora Caterì … io fino a mò me so’ fatto ‘e fatti miei , ma sto fatt' all’unanimità m’ha fatt aggirà ‘e cervelle. ‘O vulite sapè? ‘A signora Maria s’è cunsulata quando ha saputo che teneveve ‘e corne.

CATERINA : Mmmm ..  

PEPPINO : Uguale uguale a voi quando avete saputo che … essa … teneva ‘e corne!

CATERINA : Mmmm .. Peppì oggi sei inascoltabile. (pausa) Comunque hai ragione .. forse è meglio che sia andata così, altrimenti rischiavamo la tragedia. Finivamo tutti sui giornali. Per di più che sono anche miei inquilini. Spero di riuscire a mandarli via prima che si scoprano le carte.

PEPPINO : Ah chill’ appartamento!

CATERINA : Che tiene?

PEPPINO : Ma da quando tempo non ci entrate?

CATERINA : Da quando ci sono entrati loro, poco più di un anno.

PEPPINO : E io ve vulesse fa vedè che è diventato.

CATERINA : Mmmm … Peppì tu così mi stizzisci malamente!

PEPPINO : E vuie v’ata stizzà!

CATERINA : Io quell’appartamento gliel’ho dato un gioiellino … a seicento euro al mese … condominio incluso.

PEPPINO : Pure? Glielo avete regalato?

CATERINA : Ma perché a quanto vanno gli appartamenti in questo quartiere?

PEPPINO : In questo quartiere? Voi domandatemi .. in questo palazzo! Sapete don Saverio quanto paga? Novecento euro! Lui … da solo! Loro stanno a duie .. anzi, stanno a tre!

CATERINA : Mmmm … Peppì e comme stong’ stizzata!

PEPPINO : E vuie v’ata stizzà!

CATERINA : (entrando in ascensore) Lassa che ‘a veco, se vuole restare .. aumento! Novecento euro al mese mi deve dare! Vuol dire che alla signora Ceravolo le peserà anche il pigione, oltre alle corna! Mmmm… (esce)

PEPPINO : E una è fatta! A voglio proprio vedè chest’unanimità!

MARIA : (entrando da destra, si sofferma alle buche delle lettere, con una busta della farmacia in mano) Peppino!

PEPPINO : Aviglioca a chest’ata! (rivolto a lei) Dite signora Maria!!!

MARIA : Mica c’è posta?

PEPPINO : Il postino non è ancora passato! Aspettate qualcosa?

MARIA : La bolletta del gas .. sono tre mesi che non arriva!

PEPPINO : E quanta impazienza! Ricordatevi che a pagare e a morire c’è sempre tempo!

MARIA : Si ma qui se non ci facciamo bene i conti non arriviamo a pagarle tutte, le spese!

PEPPINO : Lo dite a me? Io lavoro solo io … cioè lavoravo … prima dell’unanimità!

MARIA : E la stessa cosa mio marito! Lavora solo lui … e da sei mesi a questa parte gli hanno dimezzato pure lo stipendio …

PEPPINO : E pe’ forza! Lavora a giorni alterni .. nu juorno sì e nu juorno no!

MARIA : Appunto! Le entrate sono poche e di uscite quante ne volete!

PEPPINO : Fino a quando riusciamo a pagare …

MARIA : Non vi dico la nostra padrona di casa!!!

PEPPINO : La signora Caterina..

MARIA : Se non andassi puntualmente il 5 del mese da lei a portarle il pigione sarebbe capace di farmi arrivare il suo avvocato il 6 mattina alle sette! Poco prima della sveglia! Quella vipera!

PEPPINO : Come se non potesse mangiare senza i quattrocento euro vostri!

MARIA : Quattrocento? Seicento, volete dire!

PEPPINO : Ma perché gli date seicento euro al mese?

MARIA : Ma perché so’ troppi?

PEPPINO : E io non lo so … voi li sapete i fatti vostri! Ma in questo quartiere, quell’appartamento poi … piccolo … diviso male! Siete voi che lo avete reso una bomboniera ma ve lo ricordate un annetto fa che era?

MARIA : E come … non me lo ricordo! Ci abbiamo speso un sacco di soldi per rimetterlo a posto.

PEPPINO : E vi dirò di più … ma non fate parola avanti con nessuno, mi raccomando! (sottovoce) Don Saverio … sopra di voi .. paga trecento euro al mese!

MARIA : Ma voi che dite? Voi così mi stizzate!

PEPPINO : E vuie v’ata stizzà!

MARIA : Trecento!

PEPPINO : Trecento al mese .. condominio incluso!

MARIA : Caina!! Questo mese non le darò niente .. né il cinque, né il sei, né per tutto il mese! Mettesse l’avvocato la signora Garofalo .. poi veramente facciamo giocare i numeri a tutto il quartiere! Scummigliamm’ o fatt’ e don Anselmo che vecchio e buono se vede ‘e fatti suoi e non se ne parla più! A proposito è scesa Rosetta?

PEPPINO : Si si …

MARIA : E come stava?

PEPPINO : Soddisfatta!

MARIA : Ah .. so’ contenta! Questo si merita la padrona di casa, corne e mancati pagamenti … Madonna, Peppì, e come stongo stizzata!

PEPPINO : E vuie v’ata stizzà!

MARIA : Statevi buono ‘on Peppì (entra in ascensore)

PEPPINO : E fuori due!! Un poco alla volta e la stiamo disintegrando quest’unanimità …

PASQUALE : (entrando da destra, sciatto e mesto) Don Peppì!

PEPPINO : Pasquale .. già di ritorno?

PASQUALE : Sì Peppì e non è andata come mi aspettavo!!!

PEPPINO : Ma no? Strano! Voi stavolta siete partito proprio convinto!

PASQUALE : E sì! Ero sicuro, don Peppì, ma veramente sicuro che oggi era il giorno!

PEPPINO : E non disperate .. se non è oggi sarà domani.

PASQUALE : E invece è oggi. Dev’essere oggi!

PEPPINO : Don Pasquà oggi non è cosa … quando la giornata inizia male …

PASQUALE : Può finire anche bene! Don Peppì per favore datemi quei venticinque euro che vi ho chiesto prima.

PEPPINO : Venti! Io prima ve ne ho dati trenta perché non avevo i cinque euro.

PASQUALE : Si, si .. vanno bene i venti, ma fate presto!

PEPPINO : Don Pasquà io lascerei perdere .. (apre il portafogli) e poi tengo solo il cinquanta!

PASQUALE : E vanno bene lo stesso!

PEPPINO : E così facciamo cinquanta e trenta ottanta. Non ve li posso dare … mò vediamo di cambiare e vi do il venti.

PASQUALE : E perdimmo ‘o tiempo!

SAVERIO : (uscendo dall’ascensore) Portiere!

PEPPINO : Ecco don Saverio! Giusto giusto al momento giusto. Avete una banconota da cinquanta da cambiare?

SAVERIO : Vediamo! O vi’ … me so’ scordato ‘o cellulare! Mo’ devo salire di nuovo sopra! (apre una borsa, da cui caccia una borsetta, da cui caccia una borsettina, da cui caccia un borsellino, da cui caccia una banconota da cinquanta euro) Fortunato amico mio! (prende la banconota da cinquanta da mano a Peppino e gli dà la sua banconota da cinquanta) Cambio! (rimette le borse nelle borse ed esce a sinistra)

PEPPINO : (con la banconota in mano) Ce ne fosse uno normale in questo palazzo! (Pasquale gli strappa da mano la banconota e scappa a destra) E dico … uno!!!!

SAVERIO : (rientrando da sinistra) Peppì … ma su questa banconota c’è scritto ‘Pasquale’.

PEPPINO : E con questo?

SAVERIO : E io non la voglio … rivoglio la mia.

PEPPINO : E non ce l’ho più.

SAVERIO : Ma se ve l’ho data adesso?

PEPPINO : L’ha presa Pasquale! Quand’è più tardi ve la faccio avere ..

SAVERIO : Ahè .. quand'è più tardi! E quand’è più tardi secondo voi? Quand’è più tardi possono essere tra 2 minuti, tra venti minuti, tra un’ora, quattro ore e cinque ore. Quand’è più tardi po’ essere dopo mangiato, nel primo pomeriggio o finanche in tarda serata. E io intanto aspetto stasera ca si me trovo a fa na spesa improvvisa e pago cu stu cinquant’euro firmato Pascale po' iessero truvanne ‘a me ‘chi Pascale’? Uh, mannaggia a me e chi m’ha fatt scennere abbascio stamattina ca nun ve facevo nisciunu piacere pe’ nun avè stu dispiacere .. ca si nun me se leva a stu Pascale ‘a copp’ o cinquant’euro faccio succedere ‘o quarantotto .. e quarantotto oggi che è miercurì e quarantotto rimane che n’avimme vintitre …

PEPPINO : (gli prende la banconota da mano) Uè, uè!! Don Savè e basta! Vado un attimo sopra e vi vado a piglia ‘o cinquanta euro …

SAVERIO : Si ma senza Pasquale però!

PEPPINO : Ma chi Pasquale? Non vedete che sto andando da solo!

SAVERIO : Ncopp’o cinquant’euro!

PEPPINO : (esausto) Ahh, siete scoraggiante!

SAVERIO : Ciuffetto vieni qua .. seduto! Ciuffè .. Ciuffè non mi tirare! Devi fare la pipì? E falla fa ..

PEPPINO : (scendendo) Don Savè?

SAVERIO : Che c’è?

PEPPINO : Il cane … sta facendo la pipì vicino al gabbiotto!

SAVERIO : Uh … non mi ero accorto! Ciuffè non si fa, non si fa … aha aha aha!

PEPPINO : E non si fa e non si fa … e intanto chi pulisce qua? Peppino logicamente! (prende secchio e pezza)

SAVERIO : Ma Peppino lo dovresti sapere che la pipì dei bambini è santa!

PEPPINO : Don Savè, prendetevi questi 50 euro e portatevi il vostro bambino incontinente lontano da me prima che mi scordo di avere una grande pazienza e di essere una brava persona.

SAVERIO : Ma Peppino, che ti prende? Io non ti ho mai visto così agitato …

PEPPINO : Ma chi sta agitato .. chi sta agi .. (prendendo la pezza per lavare a terra si accorge che è una camicetta intrisa di sangue)

SAVERIO : (vede la camicetta, spaventato) Ma è .. è sa… è sangue quello?

PEPPINO : Io … io non …

SAVERIO : (prende Ciuffetto in braccio) Shhh … vieni qui … saliamo, presto! (scappa in ascensore)

ESTER : (avendo vista la scena e dopo una piccola pausa, sempre dalla finestra con l’effetto pioggia e la musica) Io ho viste cose che voi umani non potreste nemmeno immaginarvi …

PEPPINO : (alzando la voce) Ester vattene dentro che mò nun è cosa! (Ester entra dentro e chiude la finestra)

UGO : Don Peppì che succede? (gli vede la camicetta insanguinata)

PEPPINO : Non lo so .. io non ci sto capendo niente. Aiutatemi a capire …

UGO : Dove l’avete presa?

PEPPINO : Era al posto della pezza per pulire a terra .. l’ho presa in mano pensando si trattasse della pezza.

UGO : Questo è un fatto grave, don Peppì!

PEPPINO : E non dite così! Anzi, aspettate, mantenete! (gli dà la pezza e va alla guardiola)

UGO : Ma che dovete fare?

PEPPINO : Due fotografie! (scatta le foto)

UGO : E non inquadrate me, solo la pezza! Ma a che vi servono .. non l’ho capito!

PEPPINO : Vuie nun ve preoccupate! Nun se po’ mai sapè!

ANSELMO : (uscendo dall’ascensore, in pigiama) Peppino!

PEPPINO : (sottovoce a Ugo) Zitto, zitto! Datemi qua!(rimette la pezza nel secchio e ci si mette davanti)

UGO : (sottovoce) Sì, sì, buttate dentro!

PEPPINO : Ditemi pure, signor Ansè! (mentre i due si forografano)

ANSELMO : Ma che state facendo?

UGO: Qualche selfie!


PEPPINO : Venite pure voi! (scattano, poi riguardando la foto) Marò, on Ansè, state proprio cadaverico!

ANSELMO : Ugo, se vuoi scusarmi un attimo, avevo bisogno di parlare con Peppino ..

UGO : Fai pure Ansè, io sto lavorando!

ANSELMO : E che significa .. sto lavorando?

UGO : Quello che ho detto!

ANSELMO : Si, ma l’hai sottolineato, come per dire ‘io sto lavorando’ e tu, comm’ a semp’, nun fai niente!

UGO : Ho detto questo, Peppì?

PEPPINO : Ma ci mancherebbe! Vostro cognato è un signore e non direbbe mai cose del genere!

ANSELMO : Non lo dice ma lo pensa! Anzi, lo ha sempre pensato! Da quando io e Caterina eravamo fidanzati!

UGO : Ansè questo è sempre stato un pensiero tuo!

ANSELMO : (pausa, riflette) E questo pure è vero!

UGO : Io vado dentro.. ma stai tranquillo che nun tengo niente ‘a fa! Vaco a perdere ‘o tiempo! (esce)

PEPPINO : ‘On Ansè dite .. che è stato?

ANSELMO : Niente .. hai visto Sabatino stamattina?

PEPPINO : Si, ma se n’è andato .. torna più tardi. E’ questo che mi dovevate chiedere?

ANSELMO : No, era per la riunione di condominio! Io non mi sento troppo bene in questi giorni e ..

PEPPINO : Mi fate la delega? Ho qui appositamente il foglio con il vostro nome ..

ANSELMO : Peppì .. mi dispiace!

PEPPINO : Che cosa?

ANSELMO : Non la posso firmare! Io .. è un periodo che ho bisogno di chiedere scusa e … con voi voglio farlo anticipatamente. Io .. lo sapete .. sono stato uno dei primi a mettere in mezzo il fatto vostro .. sono stato io e pochi altri, insieme all’amministratore, a fare in modo che tutti si convincessero a buttarvi fuori.

PEPPINO : Avete detto bene, ‘on Ansè .. a buttarvi fuori!

ANSELMO : Oggi … vedo tutto in modo differente .. insomma .. tornando indietro non farei quello che ho fatto, ma ormai non posso tirarmi indietro, sapite .. ‘a figura .. e sto continuanno a sbaglià .. me ne rendo conto e vi chiedo scusa ..

PEPPINO : Ma potreste rimediare ..

ANSELMO : Lo sto facendo, Peppì .. quello che posso fare è solo chiedervi scusa.

PEPPINO : Con tutto il rispetto, don Ansè, io vi ringrazio pure ma le scuse servono veramente a poco.

ANSELMO : Accettatele! Don Peppì .. accettatele!

PEPPINO : E che vi debbo dire! Accetto le vostre scuse!

ANSELMO : Grazie! (lo abbraccia) Non sapete quanto mi fate felice! (abbracciandolo, lo stringe)

PEPPINO : (lo stringe ancora più forte) E voi non sapete quanto .. quanto sono felice io! (ironico)

ANSELMO : Piano, Peppì, piano! (staccandosi) Ho dolori da tutte le parti!

UGO : (uscendo) Dolori? Una parola sconosciuta per te, caro cognato!

ANSELMO : E grazie tante! Io questo dicevo a don Peppino .. è un periodo che mi sento così ..

UGO : Stanco?

ANSELMO : Strano! Ho bisogno di dire, di capire, di parlare, di chiarire .. se è il caso! E con te non so se è il caso … ma, al momento, non tengo da dirti proprio niente, arrivederci. (sale)

Entra Pasquale accompagnato dal commissario Puerto e dal suo agente che tiene Pasquale per un braccio. Nel vederli Peppino nasconde la camicetta dietro la schiena, poi la ripone furtivamente sul secchio.

COMMISSARIO : Sono loro?

PASQUALE : Don Peppino è lui!

COMMISSARIO : CommissarioLucio Puerto! (a Ugo) Lei è il signor Giuseppe Gambardella?

UGO : No, io sono Ugo Giuffrida, titolare dell’omonima libreria. Il signor Gambardella è il qui presente.

COMMISSARIO : Commissario Lucio Puerto.

PEPPINO : Piacere! Dite pure Commissà, che è successo?

COMMISSARIO : (fa un gesto per dire che deve zittirsi) Abita qui il signor Saverio Lo …

PASQUALE : Lo Cosimo!

COMMISSARIO : Si, lo so, lo so .. Lo Cosimo?

PEPPINO : Sì, sì, sta qui .. al terzo piano!

COMMISSARIO : Chiamatelo.

ESTER : Sei tutto chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo!

COMMISSARIO : Ma chi è? (si gira intorno)

PEPPINO : (ad Ugo) Potete farlo voi .. io sono un attimo ..

UGO : Faccio io! Voi non vi muovete! (al commissario) Permettete, salgo e scendo!

COMMISSARIO : Intanto io rivolgo qualche domanda al signor Giuseppe Gambardella, detto, in arte, Peppino.

PEPPINO : No quando mai?

COMMISSARIO : A lei non la chiamano Peppino.

PEPPINO : Si, ma non in arte. Cioè Peppino è un diminutivo …

COMMISSARIO : Vuole che non lo sappia.

PEPPINO : Per carità, commissà ..

COMMISSARIO : E mi dica signor Gambardella .. lei ha mai dato dei soldi al qui presente signor Pasquale Piscitelli, in arte Piscitelli Pasquale?

PEPPINO : Eh, avete voglia! Mica una sola volta?

COMMISSARIO : Signor Gambardella, qui si risponde o sì o no!

PEPPINO : Signorsì, signor Commissario!

COMMISSARIO : Ma senza esagerare! E mi dica egregio signor Gambardella … gli ha dato dei soldi anche pochi minuti fa?

PEPPINO : Signorsì, cinquanta euro signor Commissario.

COMMISSARIO : Bene! La dichiaro in arresto! Babè … puose a chist e piglia a chill’! (l’agente scelto Babin lascia Pasquale e afferra Peppino)

PEPPINO : Ma che significa?

COMMISSARIO : Significa che lei è un falsario e per poco non ci andava di mezzo questo bravo giovine.

PEPPINO : Ma i cinquanta euro non erano miei .. sui miei ci sta scritto Pasquale.

COMMISSARIO : Non ho capito .. lei chiama per nome i suoi soldi?

PEPPINO : Non è che li chiamo per nome .. li chiamo solo Pasquale!

COMMISSARIO : E se li chiama tutti Pasquale come fa a riconoscerli .. visto che li vuole chiamare col nome almeno li chiami con nomi diversi.

PEPPINO : Nossignore … io li chiamo Pasquale perché so che sono soldi che devo dare a Pasquale! Il biglietto di cinquanta euro che ritenete falso non gliel’ho dato io, ma don Saverio.

PASQUALE : Commissà vi sta dicendo le stesse cose che vi ho detto io.

COMMISSARIO : Ho sentito! Ho sentito!

PEPPINO : Io ho chiesto a Don Saverio di cambiarle e lui mi ha dato un cinquanta euro per un cinquanta euro.

COMMISSARIO : Un cambio alla pari!

PEPPINO : Esattamente!

COMMISSARIO : Qui la vicenda si sta complicando!

ESTER : Sei tutto chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo!

COMMISSARIO : Ma chi è? (si gira intorno)

UGO : Eccoci qua .. don Saverio è spaventatissimo. Gliel’ho detto che non c’è niente di male ma ..

SAVERIO : Io non c’entro, non c’entro niente, ispettò! Ha fatto tutto lui!

COMMISSARIO : Commissario … Commissario Puerto, signor Saverio Lo Coso!

SAVERIO : Lo Cosimo!

COMMISSARIO : Bene bene signor Lo Cosimo innanzitutto stia calmo. Le rivolgo solo una domanda che è questa, mi stia bene a sentire. Si ricorda, per caso, di aver effettuato un cambio di moneta al qui presente signor Gambardella, stamattina?

SAVERIO : Signorsì, cinquanta euro signor Commissario.

COMMISSARIO : Bene! La dichiaro in arresto! Babè … puose a chist e piglia a chill’! (l’agente scelto Baben lascia Peppino e afferra Saverio)

SAVERIO : (impaurito e disperato) Io non c’entro niente! Ciuffetto ha solo fatto la pipì là dietro, la pezza già c’era dentro il secchio ed era piena di sangue ..

UGO : (nascondendo dietro di lui il secchio con la pezza dentro) Ma quale pezza? Quale secchio? .. Signor Commissà non lo date retta, sta delirando per la paura.

COMMISSARIO : E lei? Cosa nasconde dietro di lei?

UGO : Niente!

COMMISSARIO : (lo vede) Ohibò, è questo me lo chiama niente? E’ un secchio con la pezza! Avrei bisogno di un paio di guanti!

SAVERIO : Prego, usi i miei!

COMMISSARIO : Grazie!(prende lo straccio osservandolo da vicino, scrutandolo e annusandolo) Caro il mio signor Giuffrida Ugo, lei era già a conoscenza del qui presente secchio con all’interno tale pezzuola detta comunemente straccio pe’ lavà pe’ terra, intriso di notevoli chiazze di sangue?

UGO : Signorsì, signor Commissario.

COMMISSARIO : Bene! La dichiaro in arresto! Babè … puose a chist e piglia a chill’! (l’agente scelto Babin non lascia Saverio e afferra Ugo)

BABIN : Li tengo tutti e due Commissà …

COMMISSARIO : Bravo! Volevo vedere se eri attento!

ESTER : Sei tutto chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo!

COMMISSARIO : Ma chi è? ( si gira intorno)

PEPPINO : Niente, niente .. andiamo avanti!

COMMISSARIO : E così .. arrivo qui per arrestare un falsario e mi ritrovo coinvolto in un caso di omicidio.

UGO : Ma siamo sicuri che è omicidio?

PEPPINO : Non è che è pomodoro, pelata, che so … pittura!

COMMISSARIO : E’ sangue! (riguardando lo straccio)

UGO : Pure per me è sangue!

COMMISSARIO : Su una camicetta da donna!

PEPPINO : Che potrebbe essere morta?

UGO : No che potrebbe..

SAVERIO : E’ sicuramente morta!

COMMISSARIO : E’ stata assassinata!

PEPPINO : Accoltellata?

COMMISSARIO : Strangolata!

PEPPINO : Come strangolata .. qui c’è sangue!

COMMISSARIO : E allora? Mi fa perdere tempo! Era ironico, no? Volete fare voi il commissario, no, ditemi ..

SAVERIO : Ditegli! Volete fare voi il commissario e il commissario il portiere? Perché il commissario non ci mette proprio niente a fare lui il portiere .. tene pure ‘o fisico d’o purtiere!

COMMISSARIO : Abbiamo finito? (sospira) Quindi, tornando a noi ..

UGO : Il fatto non sussiste!

COMMISSARIO : E chist’ n’è n’ato!

UGO : Qui non si sa chi è la vittima, se c’è una vittima e non c’è nemmeno l’arma del delitto ..

SAVERIO : Tutt’ cos’ ammu truvato nu straccio pe’ lavà pe’ terra!

COMMISSARIO : A me non occorre tutto questo! Io guardo avanti signor Lo Coso ..

PEPPINO : Lo Cosimo!

PASQUALE : (osservando bene la camicetta) Un momento! Ma  .. ma questa è la camicia di mia moglie!

COMMISSARIO : Visto, che vi dicevo .. una donna! La osservi bene! Bene! E mi dica signor Piscitelli Pasquale, lei saprebbe dirmi adesso sua moglie dove potrebbe essere?

PASQUALE : No!

COMMISSARIO : Si sforzi .. sua moglie dove potrebbe essere .. dove va di solito ..

PEPPINO : Si sforzi, Pasquale .. dove va sua moglie senza di lei ..

UGO : E soprattutto dove va sua moglie ..

SAVERIO : Senza lacamicetta .. addò va camennanne tutta spogliata!

PASQUALE : Ma che volete dire, eh? Mia moglie non è quello che pensate voi .. lei non mi tradisce.

COMMISSARIO : Ed è quando ci si innervosisce facilmente che spunta fuori il movente! Babè … puose a chill e piglia a chist’! (l’agente scelto Babin lascia Saverio e Ugo per afferrare Pasquale ma Pasquale fugge e Babin gli va dietro)Acchiappalo! Voi non vi muovete da qua .. per nessun motivo!

ESTER : Sei tutto chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo!

COMMISSARIO : Ma chi è? (si guarda intorno mentre esce)

Fuggi fuggi generale contornato dalle luci dei lampeggianti e dal suono delle sirene delle volanti che partono all’inseguimento del fuggitivo.

ATTO II

Apertura con musica facoltativa colonna sonora di “Nuovo Cinema Paradiso”

UGO : (seduto su una panchina) Mi abbandonai a quell’incantesimo fino a quando la brezza dell’alba lambì i vetri della finestra e .. i miei occhi affaticati si posarono sull’ultima pagina. (sdraiandosi appoggia il libro sul petto e continua a leggere) Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussarono alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano il lettore quanto il primo libro, capace di toccargli il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erge nella nostra memoria un palazzo al quale, non importa quanti libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo, prima o poi faranno ritorno. (abbassa il libro sul petto e si addormenta, sognando quello che vedremo)

La scena si illumina di colori più tenui in modo da raffigurare un sogno-ricordo di Ugo e sulle note di una canzone facoltativa tipo “Clair de lune” da “Paura d’amare”, due ballerine si muoveranno dolci e soavi, mentre dalla libreria esce un bimbo di una decina di anni (Ugo piccolo) ed un uomo adulto (Ugo), esce dopo di lui, affiggendo un manifesto che reca la scritta : “NUOVA APERTURA – LIBRERIA GIUFFRIDA & FIGLI”. Poi scende dalle scale Peppino che si accorge di Ugo e lo sveglia, riportando tutto alla realtà, con le ballerine che escono, la musica che si interrompe e le luci che ritornano in piazzato bianco.

PEPPINO : Signor Ugo! Ugo .. svegliatevi, Ugo!

UGO : Uè, Peppì!

PEPPINO : Ma che avete fatto? Vi siete addormentato qua?

UGO : Eh, sì, poi ieri ho fatto tardi. Sembravano pochi gli scatoli e invece …

PEPPINO : Poi voi non volete mai che vi si dà una mano …

UGO : E’ carattere Peppì, ormai sono anni che mi conosci. Lo sai come so’ fatto.

PEPPINO : State aspettando vostro figlio?

UGO : E sì .. aspettiamo!

PEPPINO : Ma Pasquale?

UGO : Non si è ancora visto.

PEPPINO : Non lo hanno preso?

UGO : Non credo.

PEPPINO : E Saverio … il falsario? Se lo sono portati, eh? .. finalmente!

UGO : Ma voi pensate veramente che .. cioè .. Saverio spacciava soldi falsi?

PEPPINO : Mai saputo!

UGO : E allora?

PEPPINO : E voi come ve lo spiegate? Mai lavorato e soldi con la pala!

UGO : Io so che ha un sacco di rendite ..

PEPPINO : Si, ma le rendite prima o poi finiscono .. e poi, questo lo dico a voi, soldi o non soldi ame Saverio mi sta troppo antipatico. Sempre afflitto, sempre lamentoso …

UGO : Ma non vi ha firmato la delega?

PEPPINO : E’ pazzo! E chi gliela chiede! Figuratevi se quello firma la delega a me! Quello non vede l’ora che me ne vado … v’o sparagnà! Pure isso! Po’ tenè tutte ‘e sorde che vulite vuie ma rimane sempe nu tirchio.

UGO : E va be’ .. sono punti di vista. Intanto Peppì se permettete vado a fare colazione al bar. Voi volete qualcosa.

PEPPINO : No grazie, ma tanto non potete uscire nemmeno voi! Fuori ci sta il poliziotto .. è rimasto qua stanotte .. e per ordine del Commissraio non può far entrare né far uscire nessuno …

UGO : Ah, è vero! E intanto io tengo una fame che non ci vedo!

PEPPINO : Andate sopra da me! In cucina, trovate tutto!

UGO : Ma che dite? Vi ringrazio ma ..

PEPPINO : Andate!

UGO : Ma vostra moglie .. cioè vostra figlia ..

PEPPINO : Dormono .. potete andare, tranquillo!

UGO : Io non vorrei ..

PEPPINO : MI offendete!

UGO : E va bene! (prende le chiavi e va su, timoroso)

ALBERTO : (scontrandosi con Ugo) Buongiorno!

UGO : (sobbalza) Ahhh .. uè buongiorno, Albè!

ALBERTO : Buongiorno, Peppì!

PEPPINO : Signor Alberto buongiorno! Dove è che andate?

ALBERTO : Al lavoro, Peppì, che domanda?

PEPPINO : Vi siete ripreso già?

ALBERTO : Dall’influenza?

PEPPINO : Chiamiamola così!

ALBERTO : E’ durata un giorno!

PEPPINO : Come sempre … meno male che avete una medicina che fa i miracoli.

ALBERTO : E sì, fortunatamente l’aspirina mi rimette subito in forma.

PEPPINO : Ah, si chiama aspirina?

ALBERTO : Buona giornata, Peppì!

PEPPINO : E dove andate?

ALBERTO : E n’ata vota! Vado al lavoro, come ogni giorno!

PEPPINO : Come ogni due giorni .. volete dire!

ALBERTO : Peppì ma fatemi capire, a vuie stammatina ve ne tene ‘e me sfruculià?

PEPPINO : Assolutamente don Albè, me ne guarderei bene. Vi volevo solo avvisare che c’è un agente di polizia fuori al palazzo che difficilmente vi permetterà di uscire.

ALBERTO : A me? E con quale diritto?

PEPPINO : Provateci, che vi debbo dire!

ALBERTO : Arrivederci! (esce)

PEPPINO : A presto! (sente una vibrazione ma non capisce, poi si rende conto che è il telefono) Ahhh, Sabatino, ahh, si t’acchiappo! Pronto? Sabatino .. sei tu, disgraziato! Io l’ho sentito a stento proprio perché stavo qua vicino. Mò se non vieni e mi metti a posto sto telefono .. stai venendo! E allora fai presto, fai una volata e vieni qua!

Con un sottofondo musicale esce Ester in triciclo sul terrazzo con la maschera di Saw, l’enigmista.

ALBERTO : (rientrando) Niente da fare!

PEPPINO : Ve lo dicevo io!

ALBERTO : Ma che è successo? L’agente non mi ha voluto dire niente.

PEPPINO : La storia è lunga ma per farla breve si sospetta un omicidio.

ALBERTO : Omicidio? Qui, nel palazzo?

PEPPINO : Nel palazzo! Abbiamo trovato una camicia piena di sangue!

ALBERTO : Intrisa!

PEPPINO : Come?

ALBERTO : Intrisa?

PEPPINO : Non lo so .. a me sembrava di cotone! Comunque l’abbiamo trovata là, nel secchio per lavare a terra.

ALBERTO : Il secchio? Il secchio vostro?

PEPPINO : Il mio? Quello della portineria.

ALBERTO : Quindi il vostro?

PEPPINO : Condominiale! E’ un secchio condominiale.

ALBERTO : E io mo’ che faccio?

PEPPINO : Ne approfittate, no? La mogliettina vostra è ancora a casa .. le fate una sorpresa ..

ALBERTO : Peppì … e siate serio!

PEPPINO : A proposito, la polizia poi ieri mi ha chiesto se era entrato qualcun altro nel palazzo, escluso i condomini. Io, capitemi, ho dovuto fare per forza .. il nome della signorina.

ALBERTO : Chi signorina?

PEPPINO : Quella signorina! Quella dei giorni dispari .. l’influenza!

ALBERTO : Mah … non capisco!

PEPPINO : La signorina che viene da voi .. insomma la vostra signorina!

ALBERTO : Vi prego Peppì, non c’è nessuna mia signorina .. al massimo, che so, sarà una signorina del palazzo …

PEPPINO : Pure ‘a signorina? Comme ‘o sicchio?

ALBERTO : Comme ‘o sicchio! Condominiale!

PEPPINO : E fosse ‘o cielo!Magari oltre a voi, ce ne vedessimo bene nu poco tutti quanti.

ALBERTO : Peppì ..

PEPPINO : Don Albè .. io vi sto solo avvisando! Il Commissario oggi ci vuole tutti qui, compresa la signorina, quella condominiale, insieme a noi … insieme a voi e a vostra moglie!

ALBERTO : E questo non è mica buono!

PEPPINO : E no che non è buono.

ALBERTO : Peppì ..

PEPPINO : Dite!

ALBERTO : Io non mi sento troppo bene!

PEPPINO : Febbre?

ALBERTO : Toccate!

PEPPINO : E che devo toccare, vi credo. E’ la solita ricaduta che stavolta si è anticipata.

ALBERTO : Che dite, mi metto a letto?

PEPPINO : Dovete!

ALBERTO : Allora salgo!

PEPPINO : Aspettate. Vi do la carta?

ALBERTO : Ma non mi ha preso la pancia.

PEPPINO : No, si tratta di un foglio .. un foglio di carta!

ALBERTO : Mi sento male!

PEPPINO : (porgendogli il foglio) Prego, firmate!

ALBERTO : Addirittura!

PEPPINO : Non sono le vostre ultime volontà! E’ la delega, don Albè!

ALBERTO : Ah, se non ce la facessi a intervenire, qui ci sta la delega…

PEPPINO : Firmata!

ALBERTO : E certo! (la firma) Fatene quello che volete!

PEPPINO : Ma sicuramente! Andate, andate! E vedete che quella tra poco sale ..

ALBERTO : (spaventato) Ma chi?

PEPPINO : La febbre!

ALBERTO : Ah, si … l’influenza! Ma mò mi metto a letto e tutto passa! (esce in ascensore)

PEPPINO : Bravo! E grazie per la delega .. ne farò buon uso. E con questa siamo a tre … ma so’ ancora poche! Se non raggiungo almeno la metà più uno .. rischio il posto.

GAETANO  (entrando con gli amici) Mi raccomando .. facite ‘e persone serie .. almeno oggi!

PEPPINO : (prende una sorta di bastone) Né, dove andate?

GAETANO : Don Peppì .. sono io! Sono Gaetano!

PEPPINO : Uè Gaetà e chi ti aveva riconosciuto … mi hanno distratto sti duie sbandati .. uè a vuie, ascite fore! Questo è un palazzo perbene .. (prende il bastone) Uè, hai capito che te ne devi andare?

GAETANO : Ma loro stanno con me!

PEPPINO : Ma loro chi?

GAETANO : Sono amici miei .. permettete che ve li presenti!

PEPPINO : E i cunosco già .. Sodomo e Gomorro!

GAETANO : Lui è Antonio Calcio ..

ANTONIO : Per gli amici Toto!

PEPPINO : Totocalcio?

GAETANO : E lui è Bettino Stalli!

BETTINO : Per gli amici Stally Bet!

PEPPINO : E io so’ Pep!

GAETANO : E’ il portiere!

BETTINO : Se è il portiere sta in guardiola!

ANTONIO : E allora è lui .. il famoso Pep ..

BETTINO : Guardiola!!

ANTONIO : Vid ‘o Manchester a quanto ‘o dà …

BETTINO : ‘A perdimmo n’a partita, oi Pep?

ANTONIO : Che te ne fooooootte!!!

BETTINO : Nuie acchiappammo ‘e barbettune!!

PEPPINO : Ma ve ne iate … o no?

GAETANO : Giovani … uè .. lasciate stare a Peppino .. e vedete il negozio .. lo volete vedere il locale?

BETTINO : Ma che tenimm a vedè!

ANTONIO : E allora che simm venuti a fa’?

BETTINO : Ma comme iè iè .. nuie che tenimm a vedè!

ANTONIO : Ma allora ‘o dicive .. che simm venuti a fa’?

BETTINO : ‘O Totoca’ … io nun tengo niente a vedè!

ANTONIO : ‘OStally Be’ … ma allora che simm venuti a fa’?

GAETANO : (a Peppino) Ci penso io! Ascoltate! (a voce alta) Kasimpasa! (fa il gesto di vittoria guardando sul suo telefono)

BETTINO : Kasimpasa? (caccia il suo e lo guarda)

ANTONIO : (guardando sul suo) Kasimpasa!

BETTINO : Kasimpasa! (abbraccia Antonio)

ANTONIO : (saltella abbracciato a Bettino) Kasimpasa! Kasimpasa!

INSIEME : Ka-sim-pa-sa! Ka-sim-pa-sa! (saltellando entrano nel negozio)

GAETANO : (osservando Peppino interdetto) Peppì, scusateli, ma sono ragazzi.

PEPPINO : Figurati Gaetà, alla fine sono amici tuoi. Due trogloditi ma ammaestrati bene però. Hai detto quella parola magica … li hai trasformati in questi che fanno quelle danze tipo africane .. e gli hai fatto fare quello che volevi.

GAETANO : Ma quale parola magica, Peppì?

PEPPINO : E non lo so .. era tipo “cazzimmosa” o “cazzimpas ..

GAETANO : Kasimpasa! Non è una parola magica ma solo una squadra turca .. ci eravamo giocati la vittoria di questa squadra per oggi e sapendo che stava vincendo .. li ho distratti facilmente!

PEPPINO : Anche tu con questa febbre del gioco, non se ne può più.

GAETANO : Ma io due euro ho giocato, solo per sfizio.

PEPPINO : E guarda Gaetà che quello per sfizio si incomincia e poi si finisce per diventarne malati. Ma papà lo sa che giochi?

GAETANO : Ma papà che ne deve sapere .. quello mi conosce poco .. a proposito, ma non doveva essere già qua?

PEPPINO : Sta facendo colazione.

GAETANO : Meglio così.

PEPPINO : Ma io non capisco ..

GAETANO : Peppì, è meglio non intavolare questo discorso. Quante volte mi avete visto in libreria?

PEPPINO : Da piccolo spesso, poi raramente.

GAETANO : E secondo voi io non volevo venire?Il fatto che non abbia studiato non significa che sono un ignorante … non avrò la sua cultura ma .. fanculo la crisi, io qui dentro ci sarei morto!

PEPPINO : Ma lui questo lo sa? Glielo hai detto? Noi ieri di te parlavamo e non faceva altro che dirmi .. il mio caro figlio, il mio caro figlio .. ah no, però quello non eri tu.

GAETANO : Ma se ci sto solo io? (pausa) O no?

PEPPINO : Sicuramente! Ma lui infatti quando diceva “caro figlio” parlava di Gianrico, non di te.

GAETANO : (si innervosisce) E chi è Gianrico? Un figlio suo? E io non lo conosco? Ho un fratello nascosto, Peppì, ditemi la verità?

PEPPINO : E’ questa la verità! C’è stato un qui quo qua tra me e tuo padre. Ahhh! Poi quello non c’entra niente, quello scrive i libri.

GAETANO : Ma chi?

PEPPINO : Gianrico!

GAETANO : Scrive i libri! E allora adesso è tutto chiaro .. io ero quello ignorante, quello che non ha studiato e che bisognava mettere da parte. Perché tanto c’era Gianrico che leggeva, scriveva, scriveva e leggeva! .. e quand’è così .. cara la mia libreria Giuffrida la storia finisce qua! Guagliù, iammuncenne e affiggete il cartello!

ANTONIO  : (uscendo) Ma avevi detto che non era ancora il momento!

GAETANO : E’ arrivato quel momento. Mette il cartello!

BETTINO : E miette stu cartello … ma che tenimm ‘a vedè! (mettono velocemente il cartello con la scritta : PROSSIMA APERTURA “Stally Bet & Totò Calcio” VINCI ANCHE TU ASSIEME A NOI!)

PEPPINO : Ma tu così gli fai venire un infarto ..

GAETANO : E non vi permettete di toglierlo. Buona giornata!

SABATINO : (entra in bici velocissimo fino ad entrare nel negozio di Ugo con fracasso e lui che esce tutto stroppiato col manubrio in mano) Eccoci qua! Più veloce della luce!

PEPPINO : Sabatì ma che hai fatto?

SABATINO : Quello che mi avete chiesto voi … una volata!

PEPPINO : E tu manco stai buono! Datti una ripulita e acconceme stu telefono.

SABATINO : Un momento che metto a posto primm’ ‘a bicicletta! (suonando la trombetta al manubrio)

PEPPINO : Lassa sta ‘a bicicletta e penzamme ‘e cose importanti!

SABATINO : E chiù importante d’a bicicletta .. ? (fa per in entrare negozio)

CATERINA : (esce dall’ascensore) Sabatino?

SABATINO : Diteeee!

CATERINA : Ha detto mio marito che gli si è rotta di nuovo la sua radiosveglia ..

SABATINO : Un'altra volta!?

CATERINA : E’ assurdo .. gliene ho comprato altre due ma lui dice che non è la stessa cosa. (a Sabatino) Puoi salire adesso?

SABATINO : No!

CATERINA : No?

PEPPINO : Ha detto di no per via della bicicletta … deve prima aggiustare la bici e poi sale, è ve’?

CATERINA : Ma se ha problemi chiamo qualcun altro.

PEPPINO : No signo’, ma qua’ problemi! Sabatino c’ha bisogno, lo sapete. Sale, sale… voi andate tranquilla.

CATERINA : Come volete, qui ci stanno le chiavi. Dategliele, tanto il ragazzo è fidato …

PEPPINO : Ma non ci sta don Anselmo sopra?

CATERINA : Sì, ma è a letto …

PEPPINO : Influenza pure lui? Ma che ce sta n’epidemia int’a stu palazzo?

CATERINA : Nessuna influenza, ma sono giorni che accusa dolori alle gambe e alla schiena.

PEPPINO : Mi dispiace .. è anche l’età che si fa sentire ..

CATERINA : Lasciate stare Peppì .. che non vi conviene! (esce)

PEPPINO : E lasciamo stare, che è meglio! (dà le chiavi a Sabatino) Uè, pigliati ste chiavi (Sabatino si ritrae) Ma che hai?

SABATINO : Io non ci voglio andare!

PEPPINO : Da don Anselmo? (Sabatino fa cenno di sì col capo) Ma stesso tu mi hai detto che ogni volta che gli aggiusti quella radiosveglia non so quanto ti dà. Tu hai bisogno. Qua nessuno ti paga … tranne lui.

SABATINO : E perciò non ci vado! Lui mi paga .. io non capisco e non ci vado.

PEPPINO : Ma che ce sta ‘a capì? (cerca di prenderlo sottobraccio ma la reazione di Sabatino è ancora più forte) Sabatì ma per caso don Anselmo … 

SABATINO : Non lo so!

PEPPINO : Che significa non lo so! Qui il fatto è grave. O è si o è no!

SABATINO : Ho detto, non lo so!

PEPPINO : Ti ha messo qualche mano addosso? (Sabatino non parla) Sabatì rispondimi. Ti ha messo qualche mano addosso?

SABATINO : Sì!

PEPPINO : (pausa, contenendo la rabbia) Quando!

SABATINO : L’ultima volta .. stavo seduto sul letto con la radiosveglia in mano e lui era accanto a me.. mi ha messo una mano … (indica la spalla ma Peppino non lo vede)

PEPPINO : Dove Sabatì .. dove?

SABATINO : Sulla spalla!

PEPPINO : Sulla spalla … Sabatì … non in altr .. ti ha messo una mano sulla spalla!

SABATINO : Sì, ma perché?

PEPPINO : E perché? …. (pausa) e che ne so io il perché … e ma poi?

SABATINO : Poi niente … io ho finito il lavoro e me ne sono andato!

PEPPINO : E i soldi?

SABATINO : Don Anselmo paga sempre in anticipo!

PEPPINO : Pure! Sabatì … io non so che dirti … fa tu? Se non ci vuoi andare ti capisco … come se vuoi denunciare il fatto il pure ti capisco!

SABATINO : Ma che denuncio?

PEPPINO : Sabatì questo è un fatto grave! Chest’ so’ malatie! Comunque in tutti i casi bisogna essere sicuri primma e fa na cosa ‘e chesta! (pensa) Facciamo così .. tu ora vai sopra (Sabatino si ritrae) .. vai sopra e vai a ‘accuncià chella fetente ‘e radiosveglia. Dietro il comodino di Don Anselmo c’è la finestra, no?

SABATINO : Sì!

PEPPINO : Bene! Tu appena arrivi apri la finestra e inizi il tuo lavoro, riparazione radiosveglia. Mò siente a me, io sto ca e ‘a fenestra sta là (la indica), tu comme appena te siente na mano appuiata ncoppa ‘a spalla piglia na cosa e ‘a vutta ‘a coppa ‘a fenestra!

SABATINO : (indicando la cassetta dei ferri) Questa!

PEPPINO : Sì, accussì me cuoglie e me manne una via ‘o‘spitale! Basta una piuma, na cartuscella, na cosa leggera .. nu foglio ‘e carta! Aspetta (lo prende in guardiola) eccolo qua .. aggio pigliato chillu giusto? Sissignore! Prendi questo foglio e me lo butti … io capisco e faccio una volata!

SABATINO : Allora v’acconcia ‘a bicicletta?

PEPPINO : Non serve! Volo a piedi!

SABATINO : Va bene … allora io stongo sicuro! Vado!

PEPPINO : Vai .. fidati di me! Ahh.. Sabatì, quel foglio fattelo prima firmare da don Anselmo!

SABATINO : (tornando) Firmare?

PEPPINO : Sì, basta uno scippo.

SABATINO : E a che ve serve?

PEPPINO : Uh Gesù .. e io come faccio a capire che il foglio è tuo. Sabatì, ma tu te pensasse che stai sul tu in questo palazzo? Qua cadono fogli una continuazione!

SABATINO : Vi credo, Peppì. Anzi mò ve lo firmo proprio io questo foglio.

PEPPINO : E no! Don Anselmo … ‘a mano ‘ncopp ‘a spalla ‘e chi è?

SABATINO : ‘E don Anselmo! Mana sua, firma sua! Capito!

PEPPINO : Vai! Mi raccomando .. finestra aperta, mano, spalla, firma, foglio firmato .. (mimando)

SABATINO : Finestra aperta, mano, spalla, firma, foglio firmato .. (mimando più volte finchè esce)

CATERINA : (rientrando) Vi denuncio! L’ho detto e lo farò .. vi denuncio! Peppino questi sono pazzi, sono pazzi, ma tu hai capito niente, siamo prigionieri in casa.

PEPPINO : Non l’hanno fatta uscire?

CATERINA : Ho perso un’ora pregando quello stupido di agente che doveva farmi passare. Sarei già ritornata, intanto.

PEPPINO : Purtroppo non fanno uscire nessuno, io per un attimo lo avevo dimenticato e non vi ho avvisato.

CATERINA : Ma almeno il motivo! Non mi ha voluto dire niente quel deficiente! Solo che ci hanno messo ai domiciliari senza aver commesso nulla di grave.

PEPPINO : E no, il fatto è grave, signora Caterì. Non che l’abbiamo commesso noi, per carità, ma è grave assai.

CATERINA : E voi che sapete? Di che si tratta?

PEPPINO : Sospetto omicidio!

CATERINA : Voi che dite, Peppì? E chi ha ammazzato? Chi è stato ucciso? Chi è morto qua .. ma è morto qua? .. uh Madonna, Madonna mia ..

PEPPINO : State calma, state calma! Ve l’ho detto, non si sa ancora niente. E’ stata trovata solo una camicetta da donna piena di sangue.

CATERINA : Da donna? E a chi hanno ucciso? (scena Psycho) Una donna? Uh Madonna! (cambiando tono) Aspettate .. io a Maria non l’ho vista ancora stamattina ..

MARIA : (uscendo) Eccomi qua!

CATERINA : (tornando al tono di prima) E a chi hanno ucciso allora?

PEPPINO : Si sospetta della signora Sonia

MARIA : Parlate di Sonia? La moglie di Pasquale?

PEPPINO : Ahhh, ma vostro marito non vi ha detto niente?

MARIA : Mio marito ha la febbre alta e non è riuscito a dire due parole.

CATERINA : E oggi che c’entra .. oggi dovrebbe stare bene.

MARIA : E difatti stava bene … quello è sceso pure per andare a lavorare. Ma poi quando mai si è visto che i malanni vi danno l’appuntamento.

PEPPINO : Signora Marì, vi posso assicurare che in questo palazzo si è visto di tutto. Comunque voi lo volete sapere e io ve lo dico .. anzi ve lo faccio proprio vedere! (prende il cellulare e scorre le foto) Vedete .. è stata ritrovata questa pezza!! Nel secchio per lavare per terra! Vedete .. guardate quanto sangue!

CATERINA : (disgustata, mette la mano alla bocca) Don Peppì ..

MARIA : (barcollando) Signò .. Peppì ..

CATERINA : (provando a tenere Maria) Don Peppì .. Maria non si sente bene .. aiutatemi ..

PEPPINO : (sorreggendo Maria) Uè, signora Maria .. ripigliatevi, che è stato?

CATERINA : Un po’ d’acqua, Peppì.

PEPPINO : Sta lì .. vicino al secchio!

CATERINA : Ehh?

PEPPINO : Non è lo stesso secchio … prendete l’acqua! Aspettate, spostatevi mò la facciamo sedere … (la accompagna alla guardiola) Sventolate, fatele aria!

ROSETTA : (entrando) Buongiorno!!

PEPPINO : Buongiorno signorina, che piacere! (le bacia la mano)

ROSETTA : Galante! E che mano calda!

PEPPINO : Sarà la febbre. Sì, perché voi non lo sapete ma siete un pericolo pubblico!

ROSETTA : In che senso?

PEPPINO : Siete una portatrice sana di agenti patogeni ..

ROSETTA : Parlate dell’agente che sta qua fuori? Ha voluto perquisirmi prima di entrare ma è stato gentile ..

PEPPINO : Ma chi?

ROSETTA : L’agente!

PEPPINO : Ma io sto parlando di agenti patogeni .. di virus influenzali .. di bacilli …

ROSETTA : Ah, e perché non l’avete detto subito! (lo bacia)

PEPPINO : (sospira) Ahhh … e questo che cos’era?

ROSETTA : Un bacillo!

PEPPINO : Mamma d’o Carmine! E si ne tenite ancora e bacilli facite pure, nun ve fermate .. ‘nfettateme!

CATERINA : (dalla guardiola) Don Peppino!

PEPPINO : (estasiato) Chi è?

CATERINA : Sono io .. la signora Caterina!

PEPPINO : (c.s.) E chi ve cunosce …

CATERINA : Maria si è ripresa!

PEPPINO : Ma chi Maria? (destandosi) La signora Maria! Dove sta?

CATERINA : In portineria! (mentre Peppino si precipita, a Rosetta) Buongiorno signorina!

ROSETTA : Buongiorno a lei!

CATERINA : Non è che ha sbagliato giorno?

ROSETTA : Fosse stato per me sarei rimasta volentieri a letto …

CATERINA : Tanto per cambiare …

ROSETTA : Un certo commissario Puerto mi ha chiamato e convocato direttamente qui!

MARIA : (sorretta da Peppino) Sto meglio, grazie Peppì .. ciao Rosetta! (ancora scossa) E tu che ci fai da queste parti, non venivi solo nei giorni dispari?

ROSETTA : Si, ma come dicevo alla signora pocanzi, stanotte un commissario, un certo Puerto, si è presentato a casa mia e mi ha convocato per oggi!

CATERINA : Ma non l’aveva chiamata?

ROSETTA : Sì, prima mi ha chiamata e poi si è presentato a casa mia! Ma subito è andato via, però!

MARIA : E certo!

CATERINA : E mò chi la sa quando viene ..

ROSETTA : Ha detto tra poco, il tempo di tornare a casa a farsi una doccia!

MARIA : Rosetta!!

ROSETTA : Che ho detto?

MARIA : Pure il commissario …

ROSETTA : Marì che posso fare? A me la divisa mi eccita!

CATERINA : E certo!La divisa!

PEPPINO : (indossa la giacca e il cappello) Signorina!

MARIA : (a Caterina) Se non sbaglio vostro marito era maresciallo dell’esercito?

CATERINA : Sì, ma la divisa non la mette da più di dieci anni … nun le va manco chiù!

VOCE : (dal megafono, tipo Saw l’enigmista) Ciao Ugo voglio fare un gioco con te … le regole sono molto semplici ma non rispettarle ha un’unica conseguenza .. la morte!

UGO : (Voce) Nooo .. ma che ti ho fatto di male!

PEPPINO : Madonna!!! Scusate torno subito …

CATERINA : Ma chi è, Peppì?

PEPPINO : E niente! Sicuramente avrò lasciato la televisione accesa col volume altissimo! (fa per salire)

CATERINA : A me sembrava la voce di mio fratello!

PEPPINO : Ma nossignore … era De Niro! Vostro fratello .. stessa voce di De Niro! (sale)

VOCE : Se adesso ti trovi in questa situazione è solo colpa tua .. se tuo figlio frequenta quei tipi che spaccia per i suoi amici è solo colpa tua. Vivere o morire, fa la tua scelta! (si spalanca la finestra ed esce la maschera di Saw, al grido delle donne la finestra si richiude ed esce Peppino con la maschera in mano)

PEPPINO : (ridendo) Ahahha .. v’ate mis ‘a paura, eh? (rientra e chiude la finestra)

MARIA : Don Peppino!

CATERINA : Non lo fate più … a me ste cose fanno davvero paura!

ROSETTA : A me no! Io li adoro i film dell’orrore!

MARIA : Come fai .. io non posso vedere nemmeno un po’ di sangue …

CATERINA : (A Rosetta) A voi invece non vi fa niente?

ROSETTA : Niente!

CATERINA : Nemmeno se lo vedete su una camicetta .. magari prima bianca, candida … poi tutta rossa!

ROSETTA : Niente!

CATERINA : (a Maria, sottovoce) A ‘i lloca, aì …

MARIA : Ma chi?

CATERINA : L’assassina!

MARIA : Rosè, allora che dici? Ce lo prendiamo questo caffè sopra da me?

ROSETTA : Volentieri!

CATERINA : (colpo di tosse, poi stridula a Rosetta) Ce sta ‘o marito! (le donne si voltano pensando ci sia qualche animale strano) Mah, non so!

MARIA : Dai saliamo ..

CATERINA : (c.s.) Ce sta ‘o marito!

MARIA : Ma chi è?

ROSETTA : Signò, ma siete voi?

CATERINA : Io, ma quando mai! (le due si voltano) Ce sta ‘o marito!

MARIA : (a Rosetta, sottovoce, ricordandosi) Uh, ma c’è mio marito!

ROSETTA : (si ferma di botto) Ma … è sopra? Non è al lavoro?

CATERINA : (stridula) E t’o sto dicenno! Ce sta ‘o marito! Ce sta ‘o marito!

MARIA : E sì, forse sarà meglio evitare .. troppi virus nel mio appartamento! Saliamo dalla signora Petescia che ce lo prepara lei un bel caffè!

ROSETTA : E lei non ci fa compagnia?

MARIA : No, la signora deve andare!

CATERINA : Infatti vado … mio marito avrà sicuramente bisogno di me! (chiamando l’ascensore)

MARIA : Noi andiamo a piedi, Rosè .. così facciamo un po’ di movimento!(salgono per le scale)

CATERINA : Eh .. si .. andate! P’o fatt’e chest’ .. ‘a signurina fa poco sport .. ce serve ‘o movimento! (esce)

PEPPINO : (mentre scende le scale) Venite, venite che non c’è nessuno … un momento!  (si sporge per vedere se c’è qualcuno e intanto osserva un foglio bianco cadere dal cielo; guarda in su) Sabatino! .. non scendete ancora .. ve lo dico io quando potete! (scende e raccoglie il foglio preoccupato, poi guarda in cielo) Sabatino! (pausa) Si gruoss! (bacia il foglio) E questa è andata! Mò mi manca solo la delega di Pasquale .. sperando che ritorna così sto proprio a posto! (posa il foglio in guardiola) Scendete, scendete ..

UGO : (non ancora in scena) E comme si fosse facile .. datemi una mano!

PEPPINO : Ah, mò a mana ve serve! (entrano in scena, ancora sulle scale, un grido di donne)

UGO : Che è stato?

PEPPINO : Mah .. mi è parso un grido .. (Sabatino scappa di corsa inserendosi tra i due e spintonando Ugo)

UGO : Accorto!

PEPPINO : Sabatììì!

UGO : Né, ma che è stato?

PEPPINO : Ci ha mis’ ‘a mano!

UGO : ‘A mano?

PEPPINO : ‘Ncoppa ‘a spalla!

UGO : ‘Ncoppa ‘a spalla?

PEPPINO : Fatto complicato!!

UGO : Peppì, mi stai facendo preoccupare!

PEPPINO : Sabatino .. ncoppa addò don Anselmo non ci voleva andare più! Capite a me! Io l’ho convinto ,, ma chill ‘o guaglione già sapeva! Immaginava!

UGO : Peppì io faccio fatica a te seguì .. e non vorrei aver capito male .. pecchè ‘o fatto è grave!

PEPPINO : E’ gravissimo! E ve l’ho detto che è complicato! Aspettate che vi prendo una sedia così vi sedete e vi racconto! (prende la scopa per farlo reggere, poi una sedia, intanto entra Saverio con Ciuffetto, alquanto provato che si regge all’asta rigida di ciuffetto) E ci sta pure Saverio .. che manco sta troppo buono! Qua è meglio che le sedie passano a due! (prende un’altra sedia nel frattempo i due fanno controscena, per poi camminare zoppicando fino alle sedie e sedersi con difficoltà) ‘On Savè, tutto a posto? Alla fine vi hanno rilasciato? Ma che è successo? 

SAVERIO : (con poca voce) Un bicchiere d’acqua, Peppì!

UGO : Pure a me!

PEPPINO : Certo! Ve lo prendo subito! (va in guardiola)

SAVERIO : Terribile!

UGO : A chi lo dite!

SAVERIO : Certi dolori …

UGO : Non ne parliamo!

SAVERIO : Ma hanno arrestato pure a voi?

UGO : No, a me mi hanno sequestrato!

PEPPINO : Ecco! Bevete! Bevete e raccontate ..

UGO : Vi hanno portato in centrale?

SAVERIO : E certo! Mi hanno fatto entrare in una stanza,sedere a un tavolo, e mi hanno fatto una serie di domande.

PEPPINO : E a Ciuffetto?

SAVERIO : E non lo so .. ma io penso che pure a lui avranno fatto la stessa cosa!

PEPPINO : Una serie di domande?

UGO : E si, per vedere se davano la stessa versione … Peppì!

PEPPINO : Ahhh .. e io pensavo (lo sfiora leggermente e Saverio lancia un urlo)

SAVERIO : Ahhhh!!

PEPPINO : Don Savè, ma che avete? Io non vi ho manco sfiorato!

SAVERIO : Manco sfiorato? Vuie m’avite dato na vuttata che si nun tenevo a Ciuffetto che me faceva ‘a contrappeso fosse caruto ‘a copp ‘a seggia.

PEPPINO : (a Ugo) Mi credete se vi dico che gli ho fatto solo così?

UGO : Ahhhh! (lo guarda e ride) Sto pazzianno! Ci vuole altro per me .. io in cinque minuti ritorno in forma!

SAVERIO : E biate a vuie! Ma voi .. voi parlate così perché non ci stavate stanotte!

PEPPINO : E dite!

SAVERIO : E’ da ieri sera che mi hanno massacrato!

UGO : A me da stammatina!

PEPPINO : Ma avete mangiato?

SAVERIO : Si, sì!

UGO : No pecchè altrimenti Peppino vi faceva fare colazione!

SAVERIO : No, l’ho fatta!Ieri sera ho cenato!

PEPPINO : Immagino …

SAVERIO : Na lasagna cu quatte cannelloni, scaloppina di vitello con funghi, insalata e mulignane a fungetiell’ … un sorbetto a limone, spigola con patate al forno e nu piatto ‘e parmigiana!

UGO e PEPPINO : Niente più?

SAVERIO : Dolce e caffè!

PEPPINO : E vi lamentate pure?

SAVERIO : E nun m’aggia allamentà? Sapete che io bevo vino rosso?

PEPPINO : Bianco!

SAVERIO : Appunto! Tutto ‘o palazzo, anzi tutto ‘o quartiere sape’ che io bevo solo vino bianco … non tenevano solo vino rosso?

PEPPINO : E quindi?

SAVERIO : Me s’è ‘nturzat’ tutt’ cose ‘ngann’..

UGO : Puveriello!

SAVERIO : Poi voi lo sapete io come sono abituato … se non tengo le cose mie … insomma un inferno!

PEPPINO : E dopo?

SAVERIO : Mi hanno portato nella mia stanza!

PEPPINO : (a Ugo) La cella?

SAVERIO : Per prendere sonno, non vi dico!

PEPPINO : Il letto, immagino che fosse una tavola di compensato .. duro?

SAVERIO : No, era un letto! Materasso, lenzuola, coperte, cuscino … tutto soffice e morbidoso!

PEPPINO : E voi non prendevate sonno ..

SAVERIO : Comunque non era il letto mio! E poi … la televisione ..

UGO : Vi mancava?

SAVERIO : No, ci stava!

PEPPINO : Pure ‘a televisione?

SAVERIO : Me so’ ‘ncanut’ a vedè na trasmissione … tipo che stevano tutte quante int’ a na casa!

UGO : Avete fatto tardi ..

SAVERIO : E aggio durmuto poco! Fino a mezzogiorno!

PEPPINO : Stavate in villeggiatura insomma!E intanto pare che state tutto rovinato …

UGO : Pare come si v’avessero fatt’ ‘na paliata!

SAVERIO : Stamattina!

PEPPINO : ‘Assa fa!

SAVERIO : Dopo colazione!

UGO : ‘A colazione … pure a me m’ha arruvinato ‘a colazione!

SAVERIO : Ottima! Ci stava di tutto ..

PEPPINO : Va buò non c’è bisogno … che avete fatto dopo colazione?

SAVERIO : Sono andato in bagno .. come ogni mattina! A me ‘o cafè me fa chella sorta ‘e …

PEPPINO : E basta .. quand’è che vi hanno torturato!

SAVERIO : Dopo il bagno … aggio fatto na sauna ..

PEPPINO : Ha sudato … faceva caldo?

SAVERIO : No, ho fatto proprio la sauna! Comunque faceva cauro e se schiattava! Chella Iacuzzi po’ ..

PEPPINO : Ce steva ‘a televisione pure ‘int’o bagno?

UGO : Che c’entra la televisione? Ha detto la Iacuzzi, no la Marcuzzi!

SAVERIO : ‘A vasca cu l’idromassaggio!

PEPPINO : Pure?

SAVERIO : Io stevo accussì bello schiato llà dinto! Quanno tutto a nu tratto trase chillu fetente che adda fa na brutta fine puozz’ ittà ‘o veleno .. che mi ha ridotto in queste condizioni!

PEPPINO : Il commissario?

SAVERIO : Ma qua’ commissario! Asdrubale!

PEPPINO : Chi?

SAVERIO : Asdrubale! Nu niro, auto tre metri e cu nu paro ‘e braccia ‘e chesta manera!M’ha schiato ‘ncoppo ‘o lettino e m’ha fatt fa ‘e capriole. Ntunghete e ntanghete, ntunghete e ntanghete, ntunghete e ntanghete,  m’ha fatto comm’ all’ora ‘e notte!

PEPPINO : E poi?

SAVERIO : E poi finalmente è venuto il commissario che mi ha mi ha fatto firmare un foglio e se n’è andato!

UGO : Il foglio del rilascio!

PEPPINO : Avete firmato?

SAVERIO : E certo! E mi hanno pure detto che c’è stato un malinteso!

PEPPINO : Sui soldi falsi?

SAVERIO : Penso di sì! Comunque io nun nce’a faccio bona!

UGO : In che senso!

SAVERIO : Metto l’avvocato in mezzo e gliela faccio pagare .. ‘o commissario, ‘a polizia e a tutti gli organi di governo!

PEPPINO : Azz! Vuie site state ‘o grand hotel!

SAVERIO : Ma chi? Io non mi posso proprio muovere! (si alza) Guardate qua! Mi vado a mettere un po’ sul letto mio. Non penso che scendo .. statevi bene! (mentre si avvia) Ciuffè, tu non puoi parlare, o si no pure tu chissà quanto tenisse ‘a cuntà. Ma nun te preoccupà, io ce faccio na bella causa pure pe’ te! (esce)

UGO : ‘On Peppì vedete? Isso chiamma l’avvocato! E io che avessa fa’?

PEPPINO : Signor Ugo , per carità. Io già stongo ‘nguaiato .. vuie accussì me fernite ‘e ‘nguaià.

UGO : (si alza, vede Ester affacciata che gli fa un cenno tipo : sgozzato, impiccato) Ma non lo dire proprio Peppì .. secondo te so’ cosa ‘e chesta, io? (sentendo la voce della sorella si nasconde in libreria, ma ascolta)

PEPPINO : (che intanto stava riposando le sedie) Ma lo so bene, figuratevi! (toglie la scopa di mano a Ugo e la riposa in guardiola dove resta ad ascoltare il discorso)

CATERINA : (dalle scale) Te ne devi andare .. anzi me ne vado io!

ANSELMO : (corre, a fatica, dietro a Caterina che è sconcertata ed arrabbiata; vedendoli scendere Ugo si nasconde dietro la soglia del negozio, Peppino sotto il banco della guardiola e Ester dietro la finestra; tutti e tre sono nascosti ma sentono bene il discorso tra i due) Vieni qua .. e fatti spiegare come stanno realmente le cose!

CATERINA : Ma che devi spiegare? Che c’è da spiegare!

ANSELMO : Se ti calmi …

CATERINA : Ma come faccio a calmarmi .. come faccio? Devo uscire per calmarmi .. devo prendere aria! (fa per andare) Mhhh … e questo che non mi fa nemmeno uscire! Ahhh .. che nervi .. che nervi!

ANSELMO : Stai calma! (prova ad abbracciarla) Calma .. calma!

CATERINA : Vattene! E non mi toccare!

ANSELMO : Non ti tocco, ma stai calma!

CATERINA : E non mi dire di stare calma!

ANSELMO : Non te lo dico però tu …. calmati! (pausa) E’ brutto che lo hai saputo così ..

CATERINA : E’ brutto! E’ troppo brutto!

ANSELMO : Lo so .. avrei dovuto dirtelo prima!

CATERINA : Lo hai fatto adesso!  … adesso mi serve il tempo!

ANSELMO : Tutto quello che vuoi!

CATERINA : Non è una cosa semplice .. e non so se ci riesco! Avrei preferito Rosetta!

ANSELMO : E chi è Rosetta?

CATERINA : Lascia perdere!

ANSELMO : Io non so che dirti.

CATERINA : E che altro vuoi dire. Ce ne sono altri?

ANSELMO : Di che?

CATERINA : Di Sabatino!

ANSELMO : Ma che scherzi? Lui è l’unico! E … a me mi dispiace assai pe’ te … ma io a chillu guaglione ce tengo .. lo so che è difficile comprendere .. ma è chiù forte ‘e me .. io cerco pure ‘e me contenè ma tengo proprio voglia … sarà che nun stongo buono .. sarà na malatia, non lo so …

ANSELMO : (accorato) Caterì, ascoltami, per favore .. io ti sto chiedendo solo di starmi vicino!

CATERINA : E lasciami! Io vado sopra .. e tu non salire! (si avvia all’ascensore)

ANSELMO :  Non salgo! Ma vedi che sul comodino tuo ti ho lasciato una lettera! C’è tutto scritto .. visto che nun m’e fai mai dicere doie parole!

CATERINA : (pausa) Ma quanti anni tiene Sabatino?

ANSELMO : Trentaquattro! (Caterina entra in ascensore non prima di aver fatto una smorfia di disgusto)

PEPPINO : (esce dalla guardiola, mentre esce anche Ugo dalla libreria, non visto da Anselmo) ‘On Ansè … io non ho potuto fare a meno di sentire ..

ANSELMO : Nun ve preoccupate Peppì .. è cosa ‘e niente!

PEPPINO : Azz’ .. cosa ‘e niente?

ANSELMO : Mò se non vi dispiace mi dovete fare un favore grandissimo … m’ata chiammà a Sabatino che gli devo parlare urgentemente! Tenete .. prendete pure (cerca di dargli la mancia)

PEPPINO : (mettendo il cappello in testa) ‘On Ansè non vi permettete .. questa è corruzione ad un pubblico ufficiale …

ANSELMO : Ma se la mancia ve la siete sempre pigliata!

PEPPINO : Io queste cose non le faccio .. e non vi permettete di rifarlo se no chiamo la polizia …

ANSELMO : La polizia .. addirittura?

UGO : (sbracciandosi) Tu, cainato e buono, mi sa che dobbiamo parlare un poco.

ANSELMO : E di che? Te l’ho detto pure prima che con te ho ben poco da parlare!

UGO : E io no!

PEPPINO : (gli mette con forza una mano sulla spalla) Eh?

ANSELMO : Chi è?

PEPPINO : Non è niente ‘on Ansè .. è una mano sulla spalla!

ANSELMO : Sì, ma a che pro ..

PEPPINO : Funziona ‘a radiosveglia?

ANSELMO : L’ha aggiustata Sabatino!

UGO : E quante volte?

ANSELMO : E chell’ se scassa!

UGO : (poggiando la mano sulla spalla) E chesta che d’è?

ANSELMO : Na mano ‘ncoppa ‘a spalla!

UGO : (poggiando l’altra mano) E chest’ata?

ANSELMO : E’ chell’ata mana!

PEPPINO : Nun ‘o facite male, però! Aspettate ca chiammo ‘a guardia! Tenetelo solamente .. nun nce metto niente! (mentre lui esce, Ester si affaccia alla finestra con un’asciugamani in testa a mo’ di turbante, poi esce sul balcone, osservando la scena dall’alto)

UGO : Hai ragione che nun ne vale ‘a pena! Io nun m’e sporco ‘e mane ncuoll’ a te!Si t’è rimasta ancora na cuscienza .. sarrà essa a farte chiù male ‘e me! (osserva il cartello fuori il suo negozio che non aveva ancora visto e si dirige verso il cartello portando con sèAnselmo) Prossima apertura .. ? ‘A libreria … ‘na sala ‘e scummessa? (strappa il manifesto e strattona al tempo stesso Anselmo)

ANSELMO : Sì, ma stai calmo!

UGO : Aggia sta calmo? Io non voglio essere calmo! (aggressivo) Sono loro che stanno inguaiando il mondo, sono loroche stanno distruggendo tutto .. i valori, ‘a parola … nun esiste niente chiù! Se non il dio danaro! Epo’ .. so’ tutte ‘e perzone comme a te che non dovrebbero esistere proprio e io  ... non perdòno … non perdòno (gli mette le mani al collo per strangolarlo)

CATERINA : (uscendo di corsa dall’ascensore mentre entra pure Peppino con l’agente) Fermo!! Ugo ma sei impazzito!

PEPPINO : (portandosi Ugo) Lasciatelo stare .. non vi compromettete!

UGO : Lassateme sta! Voglio ie ‘ngalera!

PEPPINO : E nun ne vale ‘a pena .. (nel parapiglia entra Pasquale travestito da scimmia che si nasconde nella guardiola; Ester è l’unica ad accorgersi della presenza dello scimpanzè e cerca in tutti i modi di avvisare gli altri richiamando l’attenzione a modo suo, facendo gesti, imitando le movenze della scimmia, con Peppino che si dimena, non sapendo se pensare a lei o dividere gli altri, nel parapiglia) Ester tu entra dentro, a papà!

AGENTE : (prendendo Ugo) Adesso basta! Siete in arresto! Venite con me! (Ester rientra)

PEPPINO : Ma non è lui!

ANSELMO : Lasciatelo stare! E’ colpa mia. Lui non c’entra niente .. l’ho provocato io. (l’agente lascia Ugo che rientra in libreria)

PEPPINO : (all’agente) Ma infatti, non è lui che dovete arrestare! Quello che dovete arrestare è ..

CATERINA : Ansè … ma perché non hai parlato? (lo abbraccia)

ANSELMO : Avrei voluto Caterì… ma non era facile!

AGENTE : Ma insomma? A chi devo arrestare?

PEPPINO : (vedendo i due abbracciati) E a questo punto .. non lo so nemmeno io! Un attimo solo e vi faccio sapere. (prende l’agente) Prego! Accomodatevi qua fuori e non fate entrare né uscire nessuno, mi raccomando.

ANSELMO : Ti dispiace se ti porto a fare una passeggiata? Ci tenevo a dirti a voce quello che ti ho scritto! Non ti ho mai mentito, Caterì .. Permetti? Solo due passi ..

CATERINA : Ma anche quattro, sei .. quanti ne vuoi, amore mio!(Caterina e Anselmo escono mentre Ugo rientra in scena e si appoggia alla mostra del suo negozio come in trance, pensieroso) Io non sto capendo niente più .. ‘on Anselmo … Sabatino … (si avvicina alla guardiola da dove esce all’improvviso Pasquale travestito da scimmione) Ahhh!  Ma chi è? (Peppino fa un balzo e si nasconde nel vano dell’ascensore, mentre Pasquale si alza in piedi dentro la guardiola)

ESTER : (esce sul balcone vestita da principessa Leila) E’ Chewbecca!

PEPPINO : Salute! (Pasquale contemporaneamente si abbassa veloce, sempre all’interno della stessa) Ester entra dentro a papà che è pericoloso! (Pasquale si alza)

ESTER : E’ Chewbecca!

PEPPINO : E salute! (Pasquale si abbassa di nuovo) Ester ho detto entra dentro! Tieni pure ‘o catarro! Signor Ugo e non state così impalato, datemi una mano e liberatemi da questo gorilla.

UGO : Non posso! Non sono in grado! E poi lui .. non è un comune scimpanzè! (Pasquale si alza)

ESTER : E’ Chewbecca!

PEPPINO : Alle Esterì!! (Pasquale si abbassa di nuovo) Ma te si accatarrata bona …

ESTER : E nun è catarro! E nun songo Esterina!

PEPPINO : Ah, no! Uh Maro’ .. e chi ate iè mo’ chesta?

UGO : Principessa Leila!

PEPPINO : Chi?

UGO : E che ve lo dico a fare .. se non conoscete la saga!

PEPPINO : Dipende dalla sagra! Quale sagra?

UGO : Chella d’o puparuole ‘mbuttunato! La saga .. quella di Guerre Stellari!

PEPPINO : Uhh .. vuie e sti film nce avite accise! Ma l’avite capito ca ce sta nu gorilla dint’a guardiola mia? (Pasquale si alza)

ESTER : E’ Chewbecca!

PEPPINO : Ancora? (Pasquale si abbassa di nuovo)

UGO : E ve l’ha detto che nun è catarro! Chewbecca è il personaggio .. è la scimmia che si chiama così!

ESTER : E’ Chewbecca! (Pasquale si alza ed esce dalla guardiola)

PASQUALE : Peppino!

PEPPINO : Chi è?

PASQUALE : Peppino!

PEPPINO : (a Ugo) Ma chi è?

PASQUALE : E’ Chewbecca!

PEPPINO : Azz.. ve site accatarrato pure vuie?

PASQUALE : Peppino sono io, Pasquale ..

PEPPINO : Chi Pasquale?

PASQUALE : Piscitelli!

PEPPINO : Ma che ve pozzeno .. eravate voi Ciuffetta?

PASQUALE : Ma non lo so chi ero .. cercavo solo il modo per entrare ..

PEPPINO : E l’ho visto, ma come avete fatto? C’è l’agente qua fuori ventiquattro ore su ventiquattro!

PASQUALE : Aspettavo si distraesse per entrare e fortunatamente lo avete distratto voi.

PEPPINO : E che ci fate qua? Perché siete tornato?

PASQUALE : Peppì io sono preoccupato per mia moglie …

PEPPINO : Veramente lo siamo tutti.

PASQUALE : Io non c’entro niente, mi dovete credere!

PEPPINO : Io vi credo Pasquà .. ma queste tragedie il più delle volte si consumano …

UGO : Nell’ambito familiare.

PEPPINO : Appunto .. in più poi a voi scatta il coso là …

UGO : L’aggravante.

PASQUALE : E perché?

PEPPINO : Perché voi non andavate d’accordo e si sospetta seriamente che lei avesse un altro .. in poche parole ..

UGO : Tiene ‘e corne!

PASQUALE : Ma allora come dite voi … se Sonia non si trova …

UGO : Stai ‘nguaiat’!

PEPPINO : Intanto, per prima cosa, voi dovete sparire per un po’ di tempo ..

PASQUALE : In che senso?

PEPPINO : Dovete nascondervi, espatriare .. dovete sparire .. un latitante!

PASQUALE : E dove me ne vado?

PEPPINO : Non lo so .. Francia, Germania .. oppure ci vorrebbe …

UGO : Un bunker!

PEPPINO : Eh, bravo a Ugo! Lo tenete un bunker sotto terra?

PASQUALE : Ahè .. tengo ‘o bunker!

PEPPINO : E va buo’ .. uno sta cercando di darvi una mano e questo manco è niente! Certo che voi non siete manco organizzato .. uno fa un omicidio di questa portata e poi non ha nemmeno un piano di fuga.

PASQUALE : Ma se vi ho detto che io non c’entro niente!

PEPPINO : Ma io vi credo .. è il giudice che non vi crede!

PASQUALE : Ho capito, ma mica posso fuggire per sempre per un delitto che non ho commesso?

PEPPINO : Assolutamente! E poi ho detto per qualche giorno, mica per sempre. Il tempo che si calmano le acque .. facciamo questa riunione di condominio e … e poi tornate! A proposito io ho qui con me, per caso,  quella carta che vi ho preparato! Che dite? Me la mettete questa firma?

PASQUALE : La delega? Certo! (firma) Ve l’ho detto che non avevo problemi. Ma la casa è intestata a mia moglie, però!

PEPPINO : Che significa?

PASQUALE : Che è Sonia la proprietaria!

PEPPINO : E da quando?

PASQUALE : Da quando ha visto che mi stavo iniziando a vendere tutto! Ha avuto paura e si è fatta intestare l’appartamento.

PEPPINO : (strappando la carta) E che la mettete a fare la firma per la delega che nun serve a niente?

PASQUALE : So’ abituato con le cambiali, Peppì! A me dove mi si dice di firmare, io là firmo.

PEPPINO : (pausa, siede sconsolato)Aggio perz’!

PASQUALE : V’ate iucato ‘o Sassuolo?

PEPPINO : Aggio perz’ tutt’ cose!

PASQUALE : Va buò, allora! Fin quando era na squadra sola ..

PEPPINO : Me mancava tanto accussì!

PASQUALE : Ata fa’ ‘o sistema, ‘a prossima vota!

PEPPINO : Pe’ ‘na delega!

PASQUALE : Nun ‘a penzate mo’ ‘a delega .. studiammece sti quote!

PEPPINO : Ma sì .. iucammece tutt cose! Chist so ‘i miei e chist so’ i vuost! Ca sta scritto Pascale è ‘o tuoio!

PASQUALE : Ma che state facendo?

PEPPINO : Vi sto restituendo i soldi vostri, Pasquà!

PASQUALE : Ma allora così mi volete rovinare, Peppì!

PEPPINO : Io non me la sento più!

PASQUALE : Se mi date tutto, io vado adesso e mi gioco tutto! E’ grazie a voi se sono mesi che non mi vendo niente … io i soldi miei solo in mano a voi li potevo dare.

PEPPINO : Appunto per questo! La miseria .. Pasquà .. la miseria è una brutta bestia e ti fa fare cose di cui non saresti degno, cose di cui ti pentiresti per tutta la vita. Pigliateve sti sorde .. io voglio sta tranquillo!

UGO : (a Pasquale)Viene a ccà! Entra dentro Pasquà, chiude ll’uocchie e trase. (lo accosta alla soglia del negozio) Finalmente ho il piacere dopo anni e anni di vicinato di vederti nella mia libreria! Mi dispiace che oggi la vedi così .. ma na vota era bella .. c’era luce .. c’erano gli odori … ‘o siente? Senti l’odore … ca se sente ancora! Tra non molto st’addore sarrà uguale uguale a chill’ che siente tutte ‘e juorne tu .. sti stanze saparranno ‘e fummo e sti parete abituate a s’addurmì sentenne ‘e storie ‘e chi leggeva a voce alta, guardarranno sul puverielle … ca perdono, chiagneno, e so’ puverielle .. ca rideno, venceno, e so’ puverielle.

GAETANO : (entrando) Papà!

UGO : Uè, Gaetà … (con una mano appoggiata sulla spalla di Pasquale) … ti presento il tuo primo cliente!

GAETANO : Sta venendo il commissario!

PASQUALE : Fuie fu! (si nasconde in libreria, tutti si bloccano)

COMMISSARIO : (entrando) Fermi tutti!

PEPPINO : Commissà, veramente noi siamo tutti fermi!

COMMISSARIO : Si, ma ‘o commissario quanno trase dice “Fermi tutti” … e vuie me l’avita fa fa!

VOCE : Sei tutto chiacchiere e distintivo!

COMMISSARIO : (guardando su di colpo) Ahhh! Ti ho sentito! Stai lassù in cima! Fatti vedere se tieni il coraggio! (esce Ester con occhi e capelli da pazza) Va bene entra, entra, rientra pure .. che è a me che me manca ‘o curaggio! Agente scelto Babè! (l’agente accorre) Informa condomini e non, che la polizia è qui nell’atrio e che gradirebbe tutti giù entro dieci minuti a partire da adesso. Intanto, se permettete, vado a fumarmi una sigaretta!

PEPPINO : Comunque potete fumare .. qui è mezzo chiuso e mezzo aperto!

COMMISSARIO : Preferisco di no! Esco fuori!

PEPPINO : Come volete, Commissà!

GAETANO : (a Ugo) Papà, allora? Chi è Gianrico?

PEPPINO : Mo’ abbiammo n’ata vota!

UGO : Non ho capito a papà!

GAETANO : Non fare il finto tonto .. tu hai un figlio!

UGO : Sì! Ho un figlio e sei tu!

GAETANO : Oltre a me, tu hai un altro figlio! Mi chiedo come hai fatto a mantenere il segreto per tanti anni!

UGO : Il segreto?

GAETANO : Non lo so se è un segreto … lo sapeva Peppino quindi immagino lo sappiano tutti!

PEPPINO : E che vuoi dire, giovanotto? Che tengo ‘a vocca aperta?

UGO : (pausa, innervosendosi) E .. sta cosa .. te l’ha detta Peppino …

GAETANO : Oggi stesso!

PEPPINO : Ma nossignore .. si tratta di un equivoco ..

UGO : (afferrando Peppino per il bavero) Mò t’o dongh’io l’equivoco!

GAETANO : Papà basta! Io sono stanco di vederti litigare, sono stanco di sentirti alzare la voce ..

UGO : (urlando) Ma quando mai alzo la voce io?

GAETANO : (pausa) Tu urli .. tu vivi in un mondo che non ti piace, in un’epoca che maledici .. e non ci stai bene! Sei l’uomo perfetto. Il padre perfetto! Quello con cui non avevo segreti … e po’, accussì,tutt’ a na botta, esce Gianrico!

UGO : Né ma chi è stu Gianrico! Di chi stai parlando?

PEPPINO : Carofiglio!

UGO : (capendo) Carofi .. E tu? (a Peppino) Hai parlato a Gaetano di …

PEPPINO : Gianrico!

UGO : E isso ha capito … vedi figlio mio, poi dice che uno è, ma se tu avessi avuto un minimo di cultura letteraria avresti saputo che Carofiglio, cioè Gianrico Carofiglio è uno dei più illustri scrittori contemporanei.

GAETANO : E ancora a sottolineare la differenza tra me e lui .. I figli so’ tutti uguali!

UGO : (resta interdetto) Ma che c’entri tu con lui .. tu non ti puoi mettere a paragone! Lui scrive solo i libri. (pausa) Tu sei mio figlio!

GAETANO : Io non ci sto capendo niente ..

UGO : Tiè! Accussì .. tutt’a na botta .. è asciuto Gianrico!

GAETANO : Papà, io ..

UGO : Tu niente! Mò è il momento di farmi da parte .. tu chell’ che vuò fa fai! Alle scommesse pensaci, però! So’ troppi vite che ti rimarranno sulla coscienza! (Gaetano entra in libreria)

SABATINO : (entrando) Avete sentito la mancanza?

PEPPINO : Uè Sabatì finalmente. Eravamo in pensiero per te.

SABATINO : Non si è rotto niente?

PEPPINO : Veramente pare che le cose si stanno pian piano aggiustando!

SABATINO : Signor Ugo ..

UGO : Dici Sabatì, tutto a posto?

SABATINO : No! Mi serve il cacciavite che non trovo! Forse l’ho lasciato sul vostro terrazzo Peppì, mentre acconciavo la maniglia!

UGO : Ti serve la scala? Mò te la prendo subito! (entra in libreria)

SABATINO : Ma può salire Peppino!

PEPPINO : Sabatì .. non mi dire niente! Mitte ‘a scala e pigliate ‘o cacciavite!

UGO : Ecco la scala! Saglie Sabatì! (esce dalla libreria)

SABATINO :  Ma stamm’ sicuri?

PEPPINO : (spalanca le braccia, poi gli dà coraggio) Tranquillo! Non fare troppo rumore però ..

UGO : Piano piano Sabatì .. e nun te preoccupà …

PEPPINO : Noi siamo qua ..

UGO : Non ti lasciamo solo! (mentre Sabatino è sulla scala, sta per scavalcare quando si spalanca la porta del terrazzo e parte la musica facoltativa tipo “dirty dancing” su cui esce Ester in tenuta ballo che prende la mano a Sabatino e lo trascina nel ballo proibito. Ad un certo punto Ester accenna anche a saltare ma il gesto di Sabatino la induce a non rischiare, finche il ballo non termina mentre i due sono abbracciati, in posa ballo)

ESTER : Sei il mio Patrick Swaize … (pronunciando il nome sputa leggermente su Sabatino)

SABATINO : (gira di scatto il viso, accusando il colpo) Patrick .. ?

ESTER : Swaize! (la scena si ripete) Ce l’hai il penny?

SABATINO : Comm’e ditto?

ESTER : E dai .. lo so che ce l’hai! Caccia il penny!

SABATINO : Ma ce sta gente! Me metto scorno!

UGO : E’ Ghost, Sabatì ma che hai capito? Tu in questo momento sei un fantasma …

SABATINO : Fantasma? (a Ester) Sono il fantasma?

ESTER : Eh!

SABATINO : Ahhh … Uhhhhhh … Uhhhh … sono il fantasma Sabatino che ‘a miezo juorno sto cu nu panino!

UGO : E ghiamme bell’ sabatì che tengo che fa .. caccia stu penny!

PEPPINO : Ma che adda caccià? Sabatì nun te permettere .. chella è mia figlia!

UGO : Ma che avete capito! Il Penny è una moneta .. adda caccià sulo ‘na cosa ‘e sorde!

SABATINO : Ma chi, io?  Io stongo disperato! Nun tengo manco ‘o penny!

ESTER : Ma allora  .. tu sei ..  (guardandolo con amore)

SABATINO : Sabatino .. detto pure SuperSabatin!

ESTER : Il mio uomo!

SABATINO : Sì … e damme nu vase!

ESTER : Chiudi gli occhi! (rientra in casa lasciando Sabatino con gli occhi chiusi in attesa; poi rientra con un vaso che gli porge in mano, mentre parte la musica facoltativa di Ghost)

PEPPINO : (sale su e va a staccare la musica, poi esce sul terrazzo) Uè, iamme bell’, ià! Ester vai dentro e vatti a cambiare! A te pigliate ‘o giravite e scinnatenne prima ca te dongo unu cauce e te faccio fa nu volo a ca  ‘ncoppa!

SABATINO : Vado! Vai SuperSabatin .. più veloce della luce! Vaco accuncià ‘a bicicletta! (si dirige verso la libreria)

CATERINA : (entrando da sinistra con Anselmo) Ansè .. ti devi appoggiare! Ugo, dammi una mano pure tu!

ANSELMO : (Ugo non si muove) Sto bene! Sto bene! Sei tu che ti preoccupi sempre e inutilmente!

CATERINA : Inutilmente? Ma se prima stavamo cadendo tutti e due .. se non ti reggevo io stavi lungo lungo per terra!  (vedendo Sabatino) Sabatì .. pensaci tu, per favore! Io non ce la faccio ..

SABATINO : (gli si avvicina e lo sostiene) Appoggiatevi .. che ce penz’io!

ANSELMO : E grazie! E isso s’ che è forte .. ‘o figliu mio! (sale con Sabatino)

UGO : (perplesso) Ma che significa?

PEPPINO : (che intanto scendeva le scale) Ha detto … ? Ho sentito bene?

UGO : Era così? Cioè ha detto “figlio mio” … era per modo di dire?

CATERINA : No!(pausa) E’ proprio così! Voleva che il ragazzo lo sapesse prima che … insomma lui non sta bene e oggi ha avuto paura, ha avuto paura di andarsene e ha voluto parlare prima con lui e dopo con me.

PEPPINO : Ha parlato con me .. mi ha chiesto scusa e ha preteso che le accettassi!

UGO : Ha cercato di farlo anche con me .. ma io … cioè io non sapevo ..

PEPPINO : Quindi alla fine Sabatino è suo figlio

CATERINA : (mostrando la lettera) Questa lettera fu quella che lui mandò alla mamma di Sabatino .. cioè alla donna con cui … insomma, noi eravamo da poco fidanzati quando lei, incinta, si presentò da lui. Anselmo le mandò tutti i soldi che aveva insieme alla lettera, dove le scrisseche più di questo non le avrebbe potuto dare!

UGO : E lei?

CATERINA : Si è tenuta i soldi e gli ha rimandato la lettera con quella risposta!

UGO : (leggendo) Sabatino ti ringrazia!

PEPPINO : Il figlio .. Sabatino? Ed è Sabatino nostro? Cioè quello che teniamo qua?

CATERINA : Non lo sa! Potrebbe .. come non potrebbe!

UGO : Come sarebbe .. potrebbe, non potrebbe ..

CATERINA : E che importa? E’ suo figlio .. non è suo figlio .. ma non capite? Per lui è un modo per sdebitarsi … è la sua coscienza che .. cioè vorrebbe andarsene sapendo che .. (piange)

UGO : Caterì, vieni qua! (la abbraccia)

CATERINA : Come faccio .. ho bisogno di Anselmo .. io ..

UGO : Stai tranquilla Caterì … e non temere che conoscendo Anselmo vivrà altri cento anni e tu comunque non sarai sola .. ci sono io qua .. vieni con me! (escono)

MARIA : (sottovoce, mentre peppino si nasconde in guardiola) Vieni, vieni .. sembra che non ci sia nessuno.

ROSETTA : Nemmeno ieri c’era nessuno, eppure mi hai fatto fare tutta quella sceneggiata ..

MARIA : Sembrava a te che non c’era nessuno! In guardiola c’era Peppino e lui, sai com’è, è il portiere! A proposito fammi andare a vedere se c’è anche adesso … (fa per andare ma viene richiamata dalla domanda di Rosetta)

ROSETTA : Ma mi dici io fino a quando devo venire?

MARIA : (bloccandosi) Ma perché ti sei scocciata?

ROSETTA : Non è questo! E’ solo che … io penso che possa bastare. Lo abbiamo fatto più di quanto avevamo programmato di farlo ..

MARIA : (interrompendola) E va bene,allora! Fermiamoci qua. E’ stato fatto quello che si doveva fare e adesso .. dobbiamo solo aspettare!

ROSETTA : Easpettiamo! Ma comunque, se devo essere sincera, ho avuto piacere nel farti il favore!

MARIA : (infastidita) E io nun voglio sapè, Rosè! Risparmiami i particolari …

ROSETTA : Ma poi .. se dovesse essere .. come faremo?

MARIA : Innanzitutto, speriamo! Poi si vedrà .. io andrò via per un po’ .. poi tornerò .. insomma le solite cose.

ROSETTA : Le solite cose .. come se fossero cose di tutti i giorni uscire incinta del marito della tua migliore amica.

MARIA : Ma secondo te, se io non avessi avuto problemi ti avrei chiesto una cosa del genere?

ROSETTA : Sicuramente no! (pausa) Peròun po’ mi dispiace, a tuo marito mi ci ero affezionato!

MARIA : (infastidita) E mò accummencia n’ata vota!

ROSETTA : E po’ steva semp’ ‘e na manera! Sempre in sollazzo!

MARIA : (c.s.) Ahhh! Rosè! E ti ho pregato!

ROSETTA : Intanto penso che lui una bella cotta per me se la sia presa!

MARIA :(c.s.) E’ normale! Sei la sua amante! Se non si è cotti della propria amante tanto vale non averla, o  sbaglio? Poi … so che un domani sarò felice di sapere che mio figlio è stato concepito in un anelito d’amore.

ROSETTA : Certo che tu si strana assai.

MARIA : E tu no! (ridono, poi si abbracciano) Grazie, Rosè .. se non avessi avuto te, avrei perso tutto!

ROSETTA : Lo sai che per te ci sono sempre!

MARIA : E’ da quando sei comparsa tu che Alberto ha dimenticato quella strega! Sono quindici giorni che controllo il suo telefono e non ci trovo nessun messaggio. Spero sia valsa la pena questa messa in scena.

ROSETTA : Ma tu sei sicura che quando uscirò di scena io .. non si rifarà viva?

MARIA : Ma per allora mio marito sarà preso da altro .. io avrò il suo bambino in grembo!

ROSETTA : Veramente ce lo avrò io!

MARIA : E lui che ne sa? Lui saprà che io sono incinta e che tra pochi mesi nascerà suo figlio. Vedrà crescere il suo bambino dentro di me …

ROSETTA : E come farai?

MARIA : A fare cosa?

ROSETTA : Con la pancia?

MARIA : L’ho presa su Amazon!

ROSETTA : La pancia?

MARIA : Finta! Crescerà poco alla volta! E’ fantastica .. viene dal Giappone!

ROSETTA : E la sera? A letto? Cioè pure senza .. io dico prima di andare a dormire .. cioè .. ti dovrai spogliare davanti a lui?

MARIA : In un anno di matrimonio mai successo ... Alberto è così, un po’ all’antica, gli dà fastidio che mi spoglio davanti a lui!

ROSETTA : (sorride) E invece a me non mi dava nemmeno il tempo di …

MARIA : (c.s.) E vide si ‘a fernesce!

PEPPINO : (destando l’attenzione) Signore!! Vi volevo avvisare che io sono qua! Ero in guardiola e stavolta forse non avete visto bene.

MARIA : Peppino .. ma lei è ..

PEPPINO : Portiere .. signora Maria! L’avete detto prima .. e comme a tutti ‘e purtiere io so’ spione, pettegolo, a fatti miei e votabandiera. So’ chill’ che sape ‘e fatte ‘e tutte quante e ne dice solo qualcuno. Nel suo caso, io questa cosa non la sapevo e, lasciatemelo dire, la trovo una cosa umanamente schifosa e vomitevole. Ma come vi ho già detto .. io me faccio ‘e fatti miei .. e, avendo già la delega vostra, delle vostre cofecchie me ne può interessare meno di niente!

MARIA : Peppino io non vi permetto di …

PEPPINO : Signora Marì, non vi preoccupate perché con me problemi! Io dovrò andare via e me ne farò una ragione .. (guardando il ventre di Rosetta) me dispiace sulo‘e nun vedè stu criaturo ‘e nascere! (si sentono voci dall’ascensore)

ROSETTA : (mette un dito davanti al naso) Shhh!!!

MARIA : Zitto, che sta scendendo! (poi indica l’ascensore)

PEPPINO : Eh sì .. mò m’aggia sta zitto, mò!

ALBERTO : (esce in pigiama e con un asciugamani in mano, strattonato dall’agente) Ma che maniere sono queste .. io vi denuncio per abuso di potere!

AGENTE : Aspetta qua! Devo salire a prendere Lo Cosimo! (sale di nuovo)

MARIA : Alberto! Sono qua!

ALBERTO : Certo amore! Vengo!(sta per andare ma vedendo Rosetta vicino a lei, torna sui suoi passi)

MARIA : Come ti senti? Ma dove vai .. siamo qui! Volevo presentarti Rosetta! La mia migliore amica.

ALBERTO : Ahhhhahh!! Piacere!

PEPPINO : (lo prende e lo porta dalle due) E venite qua, don Albè .. che oggi abbiamo poco tempo da perdere. Ed eccoci qua! Non c’è bisogno di presentazione perché il signor Alberto la qui presente signorina Rosetta la conosce già.

MARIA : (mettendo le mani ai fianchi) Ah si?!

PEPPINO : (a Maria) Signora Maria vuie nun facite ‘a parte pecchè nun ve conviene!

ALBERTO : Io non so …

PEPPINO : Volete vedere comme v’appare subito ‘o fatto?! Allora .. voi, Rosetta, siete l’amante di Alberto che andate a trovare tutti i giorni dispari della settimana quando Alberto tene a finta freva. A voi Alberto ve piace Rosetta pecchè v’o dà, ma amate immensamente vostra moglie da rinunciare a Rosetta. (Alberto non tanto convinto) .. da rinunciare a Rosetta! (Alberto si convince). Ed eccoci arrivati alla signora Maria che è afflitta, sconsolata, è stata tradita non solo dal marito ma anche dalla sua migliore amica. Ma la signora Maria è buona .. la signora Maria ‘a vò bene alla sua migliore amica .. ed ama troppo suo marito. Signora Maria, non lo faranno più, li perdona? (titubante, poi sorride) Li perdona! (Alberto la abbraccia, poi abbraccia anche Rosetta) Ora andate(Peppino li divide) … ma vuie ‘a cca e loro a llà! (alla coppia) Auguri e figli maschi!

COMMISSARIO : Ed eccoci qua! (vede Rosetta) Buongiorno! Quale magnifica sorpresa … (si avvicina a Rosetta che lo ammalia)

ROSETTA : Commissario, finalmente qui .. oggi una giornata terribile .. non vedo l’ora di potermi rilassare!

COMMISSARIO : Ci sbrigheremo in un attimo, faccia fare a me!

PEPPINO : Commissà, due parole. Permettete. (a parte) Io non so voi come state messo .. sposato, non sposato, figli … la signora, potrebbe essere gravida …

COMMISSARIO : Buono a sapersi! (a Rosetta) Mia cara .. lei è troppo buona per aver commesso un delitto del genere! Può andare! Vada! Vada pure!

ROSETTA : Grazie! (sottovoce) Ti aspetto più tardi!! (esce)

COMMISSARIO : Sì, sì! Aspiette tu! Aspiette! (alla coppia) E voi?

ALBERTO : Alberto Ceravolo e Maria .. mia moglie!

COMMISSARIO : Che piano?

MARIA : Secondo!

COMMISSARIO : Andate!

ALBERTO e MARIA : Dove?

COMMISSARIO : Al secondo! Al piano vostro! Andate a casa! Voi siete due anime innocenti .. si vede dalla faccia!

ALBERTO : Arrivederci!

COMMISSARIO : (a Peppino) Quindi, chi ci manca?

PEPPINO : Eh .. chi ci manca .. tutt cose siamo rimasti io e voi!! Ma prima che ci raggiungano gli altri volevo farvi chiarire col signor Piscitelli!

COMMISSARIO : Piscitelli Pasquale è qua? Lo tenete nascosto?

PEPPINO : No, era andato via e poi è tornato. Lui non c’entra niente! Né con i soldi falsi, né con l’omicidio della moglie, basta far analizzare il sangue sulla camicetta

COMMISSARIO : L’esame del dna è un esame che costa e non abbiamo i fondi … ci vogliono prove più consistenti .. più importanti … e possibilmente anche più economiche.

PEPPINO : Io so un fatto! Qualche sera fa Pasquale, avette na fetente ‘e paliata da alcuni creditori. Lui tornò a casa con le gambe sue ma la signora scese a prenderlo qua …

SAVERIO : (uscendo con l’agente e Ciuffetto) Piano piano .. non spingete!

PEPPINO : Io da sopra vidi tutto e lei lo abbracciò .. probabilmente aveva quella camicetta addosso!

COMMISSARIO : (interessato) E quindi secondo voi sarebbe andata così? La signora ha abbracciato il marito sporcandosi di sangue la camicetta, poi si è tolta la camicetta,l’ha buttata nel secchio ..

SAVERIO : E se n’è sagliuta ncoppa tutta spugliata? Chella zezzosa!

COMMISSARIO : Il mistero si infittisce!

PASQUALE : (uscendo dalla libreria) Se permettete, la verità la so solo io, Commissà.

COMMISSARIO : Babè .. puose a chist e piglia a chill’! (l’agente lascia Saverio e prende Pasquale)

PASQUALE : E non c’è n’è bisogno …tanto io da qua non me ne vado!

COMMISSARIO : Lo so io se c’è bisogno!

PEPPINO : C’è bisogno di sapere Commissà .. o si no nun nce n’ascimm’ ‘a dint’a stu manicomio!

COMMISSARIO : E allora dica .. signor Pasquale Piscitelli. E a vuie … (a Saverio, mentre Ciuffetto gli salta addosso) .. abbiatem’ a levà stu coso a cuollo! (d’ora in poi Saverio andrà in giro con Ciuffetto, soffermandosi più volte sull’agente e la valigia)

PASQUALE : Il mistero è tutto lì! (indica la guardiola)

PEPPINO : ‘A guardiola?

PASQUALE : ‘A valigia!

PEPPINO : Ahhhh .. la valigia vostra! Il cambio vita!

PASQUALE : Prendetela!

PEPPINO : No, prendetela voi! Chell’ è pesante assai! (entrano Ugo e Caterina) Ah … ecco il signor Ugo .. pigliate nu poco sta valigia lloco sotto che pesa n’accidente!

COMMISSARIO : Niente affatto! Ce pensa Babè! Babè .. puose a chist e piglia ‘a valigia! (l’agente esegue, con difficoltà, ponendola a centro scena)

CATERINA : (al Commissario) Commissario, con il vostro permesso, salgo un attimo sopra, sono preoccupata per mio marito.

COMMISSARIO : (a Caterina) Prego! (riferendosi alla valigia) Bene … e questa cosa sarebbe?

PEPPINO : Ha fatto il cambio stagione!

COMMISSARIO : L’avete fatto un po’ in ritardo!

PASQUALE : E si! Lo dovevo fare .. molto tempo fa!

PEPPINO : Certo che considerando il peso .. v’ate levate minimo dieci anni da dosso!

PASQUALE : Anche di più, Peppì!

PEPPINO : Avete dato quel famoso taglio alla vostra .. (pensa) vita!

PASQUALE : Un taglio! (fa il gesto) Zac ... un taglio netto!

PEPPINO : Ma allora voi ..

PASQUALE : L’ho fatto!

PEPPINO : (indietreggiando) Ma che avete fatto?

UGO : Voi così vi siete rovinato!

PASQUALE : Lo so … ma era giusto così! Non si poteva andare oltre!

COMMISSARIO : (a Peppino, a bassa voce) ‘On Peppì .. mi volte spiegare? (Peppino gli parla nell’orecchio, il Commissario indietreggia) Babè .. puose ‘a valigia e acchiapp’a chist!

L’agente esegue, mentre Ciuffetto che bazzicava nei dintorni della valigia ci finisce dentro avendo trovato un foro nell’apertura della zip. Saverio combatte con Ciuffetto e valigia, urlando e disperandosi, mentre tutti (Pasquale escluso) si voltano mettendo le mani al volto. Finalmente tira fuori Ciuffetto e con lui alcune banconote false.

SAVERIO : (esausto ma contento) Ciuffè che hai combinato! Potevi morire a papà! (alla vista dei soldi) Mammà, mamma ma’ .. e quanti soldi! (infila la mano e prende altri soldi) E ce ne sono ancora!

PEPPINO : (voltandosi verso la valigia) Commissààà … ma nella valigia non c’è nessun cadavere!

COMMISSARIO : E chi lo ha mai detto! (osserva la valigia che intanto Ugo si è apprestato ad aprire, piena di soldi e strumentazione per fabbricarli, prende una banconota) Fate vedere!

UGO : Qui c’è tutta l’attrezzatura! Il materiale che serve .. Pasquà, ma allora?

PEPPINO : Ma stavamo andando così bene! Venticinque .. trenta euro al giorno ..

PASQUALE : Lo so, Peppì, ma i debiti erano troppie se non facevo così avreste trovato me, chiuso nella valigia!

PEPPINO : E io che pensavo che qua dentro ci fosse vostra moglie

PASQUALE : Mia moglie? (ride) Sé, sé! A quest’ora mia moglie sta facendo la bella vita ai Caraibi .. insieme al ragioniere!

PEPPINO : (pausa) Insieme al ragioniere .. cioè l’amministratore nostro?

PASQUALE : Nossignore, se n’è andata col ragioniere dove lavoravalei ..

PEPPINO : Appunto .. mai na gioia!

COMMISSARIO : Babè … non perdiamo tempo, piglia a chist’ e iammuncenne!

AGENTE : Commissà, e la valigia?

COMMISSARIO : Puose a chist’ e piglia a valigia! Anzi, puose ‘a valigia e piglia a chist’ … anzi ..

AGENTE : Li prendo tutte e due, Commissà?

COMMISSARIO : Bravo! Volevo vedere se eri preparato! (esce Pasquale con l’agente che alla fine prende entrambi) Bene .. signor Lo Coso! (Ugo rientra in libreria)

SAVERIO : Lo Cosimo … Commissà, Lo Cosimo!

COMMISSARIO : Il suo Ciuffetto è stato proprio bravo oggi, lo proporrò per una medaglia al valore.

SAVERIO : Commissà ma voi che dite? Ciuffè … hai capito? Ti danno la medaglia! Andiamo a festeggiare! Ah, Don Peppì .. se dovesse venire l’amministratore per la riunione, fatemi mettere assente!

PEPPINO : Veramente, don Savè .. grazie!

SAVERIO : E prego!

PEPPINO : E io che per tutto questo tempo ho avuto paura a chiederla perché ero sicuro che mai mi avreste firmato la delega .. (va a cercarla in guardiola ma non la trova) .. un momento che era qui!

SAVERIO : Peppì ma che hai capito? Io ti ho detto solo che alla riunione sarò assente e già è assai che non ti voto contro .. ma tanto .. pe’ chell’ che serve ..

PEPPINO : Serve, don Savè, serve perché mi manca una sola delega! Se firmate la vostra io resto qui .. non me ne vado più!

SAVERIO : E perciò io non firmo! Nun nce serve ‘o purtiere, Peppì! Io voglio ‘o videocitofono! Arrivederci Commissà! Hai visto Ciuffè .. bello a papà .. ti danno la medaglia? (esce)

COMMISSARIO : Stavate cercando qualcosa?

PEPPINO : Sì, una carta .. una carta che tanto non serve più!

COMMISSARIO : Mica è questa? Un foglio che avevo preso ieri nel parapiglia, per segnarci sopra delle cose ..

PEPPINO : Sì ..  questa è … è la delega di Saverio … ed è pure firmata! Come avete fatto?

COMMISSARIO : L’avevo in tasca! Ho visto i suoi dati e l’ho presa per il foglio di libera uscita quando ha trascorso la notte in camera di sicurezza, gliela ridate voi!!

PEPPINO : Ma sicuramente! Gliela ridò .. sicuramente!!!

COMMISSARIO : Bè .. allora io andrei!

PEPPINO : (baciando la delega) Commissà, ma vuie site ‘o mast’!

COMMISSARIO : Così dicono! A tout le monde!

Peppino va verso la guardiola e per la contentezza inizia a buttare tutte le carte in aria.

UGO : (uscendo dalla libreria) Don Peppì .. dobbiamo festeggiare? (Peppino annuisce)

GAETANO : (uscendo dalla libreria) Papà .. dentro .. ho trovato questo!

UGO : E sì .. è uscito tra le cose vecchie e non l’ho voluto buttare! E’ dal giorno dell’inaugurazione che stà lì … quando aprì tuo nonno .. io ero alto più o meno così .. giusto qualche annetto fa! (sorride nostalgico)

GAETANO : Bene! E allora vuol dire .. che ne farò buon uso!

PEPPINO : (urlando) Ester!! Ester!! (Ester dalla finestra) Non ce ne andiamo più! Restiamo qua!

ESTER : (si affaccia alla finestra, mangiando dei cioccolatini) Mamma diceva sempre .. la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!

UGO : Peppì, andate sopra .. andate a dirlo a vostra moglie!

PEPPINO : E che le dico .. quella non si è accorta di nulla ..

UGO : Andate! Andate! (esce a sinistra, mentre esce anche Peppino che sale le scale per andare su)

GAETANO : (esce da sinistra, affiggendo il manifesto) Vai Ester! Attacca!

Ester rimette la musicae sul manifesto si legge NUOVA APERTURA “LIBRERIA GIUFFRIDA & FIGLI”. Sulle note di una canzone facoltativa, tipo Footloose, tutti rientrano per i saluti, ballando sorridenti, mentre dal cielo petali e deleghe.

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 2 volte nell' arco di un'anno