L’asino d’oro

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L'ASINO DORO

Commedia in tre atti di Gaspare Cataldo

PERSONAGGI

SAVERIO RIFFA

GINA OTTAVIO

ADELE

SANDRO BARCA

BELISARIO

BENZI

FILIPPI

MORELLI

MILESI

TERESA

 

ATTO PRIMO

 Salotto d'una casa borghese, in provìncia, am­mobiliato con qualche eleganza. Uno o due ritratti alle pareti; uno specchio, un tavolino, una porta a destra, una a sinistra e un'altra - la comune - in fondo. Una finestra. Di mat­tina.

Teresa - Milesi – Adele (Quando si leva il sipario, è scena vuota. En­tra Teresa dalla comune precedendo Milesi, e va a spalancare la finestra).

Teresa                     - La signora viene subito. (Esce dalla comune).

Adele                     - (da sinistra) Buon giorno.

Milesi                     - Buon giorno, signora. Permettete che mi presenti: Milesi del Risveglio.

Adele                     - Piacere. Che desiderate?

Milesi                     - Una fotografia.

Adele                     - Mia ?

Milesi                     - No. Di vostro nipote.

Adele                     - Io non ho nipoti.

Milesi                     - Eppure mi è stato assicurato che Sa­verio Riffa...

Adele                     - Macché nipote!

Milesi                     - Parente...

Adele                     - Per modo di dire. Ma chi vi manda?

Milesi                     - Il mio direttore. Vorremmo pubbli­care una fotografia di Michele Conti, il de­funto milionario, vostro cugino...

Adele                     - Macché cugino!

Milesi                     - ...e una dell'erede. Il benefattore e il beneficato. Non accade tutti i giorni che un povero marinaio erediti una mezza dozzina di milioni!  Saverio Riffa è l'uomo del gior­no. Tutti ne parlano, aspettano il suo ar­rivo...

Adele                     - E vi permettete di seccare la gente per una simile sciocchezza?

Milesi                     - Vi chiedo scusa, ma...

Adele                     - Ho da fare. Se non avete una foto­grafia dell'erede, stampate la fotografia di un asino: lo riconosceranno tutti. Buon giorno.

Milesi                     - Buon giorno. (Esce).

Adele – Gina - Teresa           - Ottavio

Adele                     - (aprendo la porta di sinistra) Il col­mo!  Proprio a noi vengono a chiedere...

Gina                       - (sui ventisette anni; è una ragazza un po' viziata, autoritaria, molto vivace) Che cosa?

Adele                     - Una fotografia di Saverio!  È diven­tato un grande uomo!  Eh, se si potesse dir male dei morti!

Gina                       - Non stai facendo altro, da un mese.

Adele                     - Sono avvelenata!  Quando penso a tut­to ciò che ho fatto per quell'anima dan­nata!  Da cameriera, da infermiera, da so­rella... Avesse lasciato tutto alla beneficen­za, direi: ha pensato all'anima sua. Ma ti­rar fuori il parente più lontano, il meno affezionato, il più stupido, e farne l'erede universale, così.., per uno scherzo malva­gio... « Il solo che non m'abbia chiesto un soldo... che ribellandosi alla mia volontà, abbia dimostrato un carattere e che non spe­rando nell'eredità, non desideri la mia mor­te ». Sembra una lapide commemorativa!

Gina                       - Vuoi farne una malattia?

Adele                     - Se mi preoccupo, ho le mie ragioni. E anche tuo padre dovrebbe preoccuparsi, se non fosse... quello che è.

Teresa                     - (dalla comune) Signora, un telegram­ma!  (Glielo consegna).

Adele                     - Chi sarà?

Gina                       - Forse c'è scritto dentro.

Adele                     - (apre, dà un'occhiata) Saverio! (Gina accorre) « Arriverò domani punto, voglio camera esposta mezzogiorno punto bacioni a Gina punto. Saluti affettuosi Saverio». Dio mio! (Gina legge a sua volta il tele­gramma, con stupore) Da dove viene?

Gina                       - Da Napoli, in data di ieri. Dovrebbe arrivare oggi.

Adele                     - (alzandosi, agitatissima) Magari sta­mane, tra poco... Come si fa? Tuo padre?... Dov'è tuo padre?... (A Teresa) Corri a cer­carlo!

 Teresa                    - Dove?

Adele                     - Al caffè. Dove vuoi che sia?

Teresa                     - Sì, signora. (Esce).

Adele                     - Povera figlia mia!

Gina                       - Perché?...

Adele                     - Colpa di tuo padre! Tu non volevi saperne di questo ragioniere e nemmeno io. Il cuore me lo diceva!

Gina                       - Lascia stare Sandro.

Adele                     - Ma non capisci che Saverio viene per te?

Gina                       - Per l'eredità.

Adele                     - E per te. Il telegramma è chiaro : ba­cioni!

Gina                       - Anche se fosse, non vedo...

Adele                     - Vedo io, e vedo bene. È innamorato cotto, come dieci anni fa.

Gina                       - È impossibile. Dopo quel congedo...

Adele                     - Ha continuato a scriverti.

Gina                       - Non più, da sei anni almeno.

Adele                     - Per forza: tu, non gli rispondevi. Pover'uomo; che costanza! (Riflette) La tua camera è la sola, esposta a mezzogiorno.

Gina                       - Ma non gliela cedo.

Adele                     - Sissignore! Dormirai nel camerino in fondo al corridoio.

Gina                       - Per far posto al signor Riffa? Sai quale è stata la sua ultima parola, prima che papà lo mettesse alla porta? Stupida! Perché non acconsentivo a fuggire con lui! E ora do­vrei?... No!

Adele                     - È necessario. Vedrai che sarà cam­biato, con tutto il viaggiare che ha fatto.

Gina                       - Che cosa vuoi che abbia imparato quello lì? E poi, non hai letto? Voglio! Sempre lo stesso!

Adele                     - Si vedrà. (Entra Ottavio, trafelato) Oh, finalmente! Cose grosse, Ottavio, cose grosse. A te. (Gli dà il telegramma).

Ottavio                   - (sbalordito) Cosa c'è? (Legge il te­legramma) È un mistero!

Adele                     - Eccola, la chiave del mistero! (Indica Gina).

Ottavio                   - Ma dopo quello che è accaduto...?

Adele                     - Poche chiacchiere! Il tempo stringe. Saverio è sempre innamoratissimo di Gina : ecco il punto di partenza.

Gina                       - Per arrivare dove?

Adele                     - Non lo so. Certo, se non ci fosse di mezzo il tuo ragioniere...

Ottavio                   - Perché mio?

Adele                     - Perché questo fidanzamento ce l'hai sulla coscienza tu. Per fortuna, un fidan­zato non è un marito.

Gina                       - Lo sarà. L'asino d'oro io non lo sposo.

Adele                     - Preferisci quel morto di fame?

Gina                       - L'asino d'oro, no!

Adele                     - Sei lo spirito della contradizione! Sette camicie abbiamo sudato, per farti ac­cettare Sandro!

Gina                       - Io non mi vendo!

Adele                     - Che frase! Sposerai quello che ti pia­cerà di più.

Gina                       - Sandro.

Adele                     - Ma in dieci anni Saverio può essere diventato un altro uomo. Deciderai secondo il tuo cuore. Dico, il cuore, non la testa! (Accenna la pazzia).

Ottavio                   - Certo, se Saverio fosse cambiato...

Adele                     - Intanto è milionario. E questo è un bel cambiamento.

Gina                       - Bel merito, ereditare da un vecchio pazzo.

Ottavio                   - Calma, calma. In fondo, avete ra­gione tutte e due.

Adele                     - Ecco il giudice conciliatore! Ma fai il capo della casa, fai il padre, imponiti!

Ottavio                   - Calma. Bisogna aspettare e ve­dere. Avete capito? Nessuna decisione av­ventata. La parola d'ordine è: aspettare.

Gina                       - Ma non vi pare sconveniente che Sa­verio venga in casa nostra?

Adele                     - Che male c'è? E' mio nipote car­nale.

Gina                       - Ma è anche il mio pretendente, car­nale. E Sandro lo sa.

Ottavio                   - Aspettare, aspettare!

Detti e Sandro

Sandro                   - (dalla comune, con un pacchetto) Deo gratias! (Agita il pacco).

Gina                       - Il libro?

Sandro                   - Sono di parola. Buon giorno.

Adele                     - (seccamente) Buon giorno.

Gina                       - Grazie, caro. Vedi, papà?

Adele                     - Sempre regali voi!

Gina                       - Ma come te lo sei procurato?

Sandro                   - Un amico, a Roma. Ho amici dap­pertutto.

Adele                     - E chi ha amici, non è povero.

Sandro                   - Contenta la mia Regina?

Gina                       - Tanto. E che bella dedica!

Sandro                   - (fatuo) M'è venuta così...

Gina                       - (leggendo) « Alla mia dolce Regina...

Adele                     - Ma chiamatela Gina!

Sandro                   - Per gli altri. Per me, Regina.

Adele                     - Siete allegro voi, eh?

Sandro                   - Tutt'altro, signora. (Siede a sinistra con Gina) Proprio adesso ho avuto una cattiva notizia.

Ottavio                   - (si alza) Un parente?

Sandro                   - Magari! La banca. Non se ne fa nulla.

Ottavio                   - Lo prevedevo.

Adele                     - Anch'io!

Sandro                   - Sono miopi le banche, oggi. Non capiscono che la migliore garanzia è la onestà del debitore. Peccato! Su quelle trecentomila lire, avrei edificato la mia fortuna, la nostra fortuna!  Da impiegato a socio della ditta, con una forte interes­senza agli utili! Sarebbe stato un bel passo avanti, un salto! Non sono fortunato.

Adele                     - La fortuna ce l'ha chi se la merita!

Gina                       - Sai chi viene qui? Saverio Riffa.

Sandro                   - Qui?

Adele                     - Da sua zia!

Gina                       - Sperando che la zia diventi suocera. Capisci?

Sandro                   - Cosa?

Gina                       - E sai dove alloggerà? In camera mia! E' arrivato il padrone!

Sandro                   - No!

Gina                       - Si. Debbo traslocare, perché arriva lui.

Ottavio                   - S'è invitato da sé. Data la pa­rentela...

Adele                     - E' cresciuto qui. Gli ho fatto da madre...

Ottavio                   - Siamo costretti, caro Sandro. So­no quelle situazioni...

Gina                       - Costretti per modo di dire.

Adele                     - Obbligati!

Sandro                   - Quando c'è la parentela... Però, è seccante.

Gina                       - Molto seccante. Leggi, leggi questo telegramma... (Occhiataccia di Adele).

Adele                     - (si alza) Non facciamo pettegolezzi. Saverio è così...

Ottavio                   - Bisogna conoscerlo.

Adele                     - E' storia antica...

Gina                       - Ma i bacioni sono moderni! La gente sa e vede! Che figura ci fa Sandro?

Sandro                   - Questo si chiama esporre un uomo al ridicolo.

Gina                       - Giusto.

Sandro                   - Bacioni a Gina? Domando la pa­rola! (Si alza)

Adele                     - Baci di carta.

Gina                       - Per ora.

Sandro                   - Voi oggi ferite il mio amor pro­prio e il mio amore, l'uomo e il fidanzato. Mi dispiace molto.

Gina                       - Ha ragione, mamma.

Ottavio                   - Vuol dire che andrà in albergo.

Adele                     - Sarebbe una villania!

Ottavio                   - Avete ragione tutte e due...

Adele                     - Ottavio!

Ottavio                   - Mia cara, se Sandro la vede così...

Gina                       - Chiunque la vedrebbe così. Non scherziamo.

Sandro                   - Non scherziamo!

Ottavio                   - Sia per non detto. Speriamo che Saverio non se l'abbia a male.

Sandro                   - Grazie, papà. Tu capisci...

Adele                     - Basta! Sei contento?

Sandro                   - Ma cara mamma! (Passa a destra).

Adele                     - Macché mamma! quando uno vede il male dove non c'è...

Gina                       - Dove c'è! Saverio è un tipaccio.

Adele                     - Non se ne parli più. Contenti voi...

Gina                       - Contentissimi.

Sandro                   - (dopo una pausa, passeggiando pen­sieroso) Per quanto... data la parentela... se è proprio un nipote...

Adele                     - Un figlio!

Sandro                   - L'opinione pubblica che cos'è? Quattro cretini! E poi, non voglio che la mia opposizione sia attribuita a poca fidu­cia... Perdonami, Gina.

Gina                       - Ma di che? (Si avvicina a Sandro).

Sandro                   - Tu non meriti di essere neppure sfiorata dall'ombra d'un sospetto!

Ottavio                   - Se conoscessi Saverio...

Sandro                   - Saverio o un altro, è lo stesso. So­no stato impulsivo. Riffa deve alloggiare qui.

Adele                     - Naturale.

Sandro                   - Come avete deciso. E ci tengo, eh?

Ottavio                   - Grazie, Sandro. Ci togli da un imbarazzo...

Sandro                   - Per l'appunto. (A Gina). Mi per­doni, tesoro?

Gina                       - (sorpresa) E dai!

Sandro                   - A proposito: dicono che questo Riffa nonsia molto... (si tocca la fronte).

Ottavio                   - Non ha studiato.

Adele                     - Ignorante.

Ottavio                   - Un po' grezzo, capisci?

Adele                     - Rozzo, rozzo.

Ottavio                   - Un po' matto. Prima ha liquidato il patrimonio e poi è andato a fare il ma­rinaio. Aveva la fissazione del mare.

Gina                       - Però non è antipatico.

Teresa                     - (dalla comune) C'è il signor Sarti.

Ottavio                   - Ah! Fallo entrare. (Teresa esce).

Adele                     - Noi ce ne andiamo.

Sandro                   - A più tardi, tesoro.

Gina                       - Va bene. (Esce con Adele). Però non è antipatico!

Sandro                   - Papà, mi viene un'idea. Non po­tresti parlare a Riffa del mio affare?

Ottavio                   - Delle trecentomila lire?

Sandro                   - Eh! Data la parentela... Pensaci, papà. Arrivederci. (S'inchina a Belisario ed esce).

Belisario                 - Ottavio

Belisario                 - Buon giorno. Dunque, novità?

Ottavio                   - Arriva oggi.

Belisario                 - Finalmente! A che ora?

Ottavio                   - Il telegramma non lo dice.

Belisario                 - Ti ha telegrafato? Allora, non è vero che siete in rotta!

Ottavio                   - Pare di no. Viene in casa mia.

Belisario                 - Ah! Respiro.

Ottavio                   - Tu corri troppo. Bisogna vedere...

Belisario                 - Che tipo è? Non sarà mica uno dei soliti militari pieni di boria?

Ottavio                   - Macché! Marina mercantile. No­stromo, credo.

Belisario                 - Lupo di mare?

Ottavio                   - Agnello di mare. Pecora.

Belisario                 - Benone! E poi, ci sei di mez­zo tu.

Ottavio                   - Speriamo che sia ben disposto a che mi riesca di fargli capire la tua situa­zione.

Belisario                 - Tutto dipende da te. Aiutami, Ottavio, e non te ne pentirai. Deve inter­venire presso la banca. Ho bisogno di sei mesi di respiro... e che non mi prenda per il collo, come quello che è morto. Se riesci a questo... (indica cinque).

Ottavio                   - Mila? Tenterò...

Belisario                 - Gli faremo credere che quello strozzino di suo zio, dopo essersi impegnato verbalmente a rinnovarmi le cambiali, le ha girate alla banca, che ora pre­tende tutte le duecentomila lire. Digli che i milioni di Michele Conti puzzano forte... che era un ignobile usuraio... e che siamo in parecchi, decisi a tutto.

Ottavio                   - Cioè?

Belisario                 - A tutto. Che non si metta in testa di seguire le orme di suo zio! Parla chiaro, Ottavio. Poi parleremo noi. E se le parole non bastassero, passeremo ai fatti. La legge sarà dalla sua; ma stia attento il signor Riffa: c'è qualcuno deciso a rom­pergli la testa!

Detti                       - Saverio   - Teresa

Saverio                   - (dalla comune; indossa un vestito di grossa stoffa fantasia, una maglia a ri­ghe, senza cravatta, un . berretto. Sembra un meccanico vestito a festa. Porta nella destra una pesante valigia di fibra, legata con una cordicella; nella sinistra, una gab­bia con un pappagallo. Entra dietro di lui Teresa.

Ottavio                   - Saverio! (Gli corre incontro, a braccia aperte. A Teresa). Teresa! (Save­rio, immobile, si lascia abbracciare, guar­dando di sottecchi Belisario). Caro Save­rio! ... (Teresa porta via la valigia).

Saverio                   - Ciao. Dov'è Gina?

Ottavio                   - Di là... Ti presento il signor Sarti.

Saverio                   - (poiché Belisario si avvicina, si ri­trae, apparentemente intimorito, deponen­do la gabbia) Siete armato?

Belisario                 - No. Perché?

Saverio                   - Forse con una sedia?

Belisario                 - Ma che sedia?

Saverio                   - Per rompermi la testa, avrete biso­gno di qualche cosa!

Ottavio                   - Ma no, Saverio. L'amico Belisario parlava di certa gente...

Belisario                 - Ecco, è una piccola questione...

Ottavio                   - ...che aggiusteremo. Ti spiegherò dopo. Addio, Belisario.

Belisario                 - (dopo un cenno d'intelligenza con Ottavio) Arrivederci. (Esce dalla co­mune).

Ottavio                   - Dunque?

Saverio                   - Ce l'ha con me?

Ottavio                   - Non lui... È una brava persona-Come stai, caro?

Saverio                   - E Gina, come sta?

Ottavio                   - Benissimo, grazie. Da dove vieni?

Saverio                   - Chiamala, presto!

Saverio                   - Ottavio   - Adele            - Gina

Adele                     - (da sinistra, seguita da Gina) Save­rio, figliolo mio! ... (gli va incontro a brac­cia aperte; all'ultimo momento, Saverio la schiva con una mossa da pugilatore e ab­braccia Gina).

Saverio                   - Gina! ... (la stringe forte, la bacia sulle guancie; Adele sorride compiaciuta).

Gina                       - Bene arrivato.

Saverio                   - Sei diventata più bella, parola d'onore! E... come mi trovi?

Adele                     - Benissimo,

Gina                       - Ti trovo bene...

Saverio                   - Lascia stare la salute. Il resto?

Gina                       - Cioè?

Saverio                   - La simpatia... quella che non ti ispi­ravo allora... Che impressione ti faccio? (Gina esita).

 Adele                    - Ottima!

Saverio                   - L'ho chiesto a lei!

Gina                       - (sotto lo sguardo di Adele) Ottima...

Saverio                   - Sono cambiato, sai? Ho visto un bel po' di mondo, in dieci anni! E ho letto molti libri. Non sono più come allora!

Gina                       - (ironica) Bravo Saverio!

Saverio                   - Del resto, te ne sarai accorta dalle mie lettere. Però avresti potuto risponder­mi, almeno una volta l'anno... Ma non im­porta; imparerai ad apprezzarmi... (fissa la mano sinistra) Ma... (gliela afferra quasi brutalmente) Che cos'è questo?

Adele                     - Un piccolo anello...

Saverio                   - Un anello?

Gina                       - Sono fidanzata.

Saverio                   - No?!

Adele                     - Si e no...

Saverio                   - (allontanando bruscamente la mano di Gina e lasciandosi cadere su una pol­trona) E con chi?...

Ottavio                   - Un tale...

Saverio                   - (tra sé, cupamente) Non me ne va bene una! (Siede a destra). (Irosamente) E da quanto tempo dura questa tresca?

Gina                       - Macché tresca!

Saverio                   - Da quanto?

Adele                     - Da appena due mesi.

Saverio                   - Ecco perché non me l'ha scritto.

Ottavio                   - Chi?

Saverio                   - So io... (rimane avvilito).

Adele                     - Da dove vieni, caro?

Saverio                   - Dall'inferno! (si alza di scatto e si mette a passeggiare, imprecando     - poi pian­tandosi bruscamente dinanzi a Gina) Non sarà mica un vecchio denaroso il tuo fidan­zato?! Rispondi!

Gina                       - Che cosa te lo fa supporre?

Saverio                   - Niente... (indicando Ottavio e Adele) Potrebbero averti venduta...

Ottavio                   - Ti prego credere...

Gina                       - Il mio fidanzato ha trentacinque anni ed è molto in gamba!

Saverio                   - Allora... (ripiomba nell'avvilimen­to) Valeva la pena che facessi questo

viaggio

Ottavio                   - Sono cinque milioni, caro Saverio!

Saverio                   - (come parlando tra sé, furibondo) Quando uno nasce sotto una cattiva stella...! (siede in centro).

Adele                     - Cinque milioni! ... E tutti per te.

Saverio                   - E brava Gina

Ottavio                   - Case, terreni, titoli, denaro, cre­diti... Tutto.

Saverio                   - Non potevi aspettare altri due mesi ?

Adele                     - Vuoi prendere qualcosa?

Saverio                   - Il treno. Quando c'è un treno?

Ottavio                   - Ma non puoi. Ci sono le pratiche da svolgere.

Saverio                   - Una cosa lunga?

Ottavio                   - Qualche giorno.

Saverio                   - No, no. Qui non tira aria buona. Non ci sto.

Ottavio                   - Ma è tuo interesse...

Saverio                   - (irato) Non ci voglio stare!  Sono padrone?!  Volevo prendere l'aeroplano, per arrivare tre ore prima! Eh! ...

Adele                     - Ti abbiamo assegnato quella came­ra, esposta a mezzogiorno.

 Saverio                  - E che me ne faccio? E poi, qui? Figurati! Se mai... vado all'albergo.

Ottavio                   - Ci daresti un dolore!

Saverio                   - A te? M'hai preso per uno scemo? ! Che bisogna fare per sbrigarsi con queste pratiche?

Ottavio                   - Andare dal notaio... prendere co­gnizione del testamento... e poi...

Adele                     - Ma non ci farai l'offesa di rifiutare la nostra ospitalità?!

Saverio                   - Senti quest'altra! Non voglio ve­derlo!

Adele                     - Non lo vedrai. Credi, Saverio, viene di rado.

Ottavio                   - Si trattiene poco...

Adele                     - Ha tanto da fare...

Saverio                   - Aufff! Parlate sempre voi! Tu... tu non hai niente da dire?

Adele                     - Ascolta, caro. Per oggi, resta qui, anche per essere a contatto con lui... per le pratiche...

Saverio                   - E va bene. Ma se capita quell'al­tro, finisce male.

Gina                       - Sempre lo stesso! Bada, Saverio...

Saverio                   - Stai zitta, tu! Parliamo d'altro, se no! ... E a voi che cosa ha lasciato lo zio Michele?

Ottavio                   - Niente.

Saverio                   - Ha fatto bene.

Ottavio                   - Dipende dal punto di vista.

Adele                     - Gli siamo stati vicini fino all'ulti­mo giorno... l'abbiamo assistito... l'abbiamo pianto...

Saverio                   - Dopo l'apertura del testamento! Ma era sano di mente?

Ottavio                   - A modo suo... E poi, il testamento è di due anni fa. Bisogna rispettare la vo­lontà dei morti.

Saverio                   - E di che è morto?

Ottavio                   - Un colpo! ! Poveretto!

Adele                     - Era un tipo sanguigno.

Saverio                   - Tutto il sangue che aveva succhiato alla povera gente!

Adele                     - Lascialo dire agli altri!

Saverio                   - È la verità.

Ottavio                   - Ma tu gli eri simpatico...

Saverio                   - Lui a me, no. Voleva fare di me un servo... un contadino...

Adele                     - E invece, ne ha fatto un signorone! Tu non sai quanta roba possiedi!

Ottavio                   - Quando la vedrai, ti passerà la vo­glia di andartene.

Adele                     - Sei creditore di tutto il paese!

Saverio                   - E dalli! Qui mi manca l'aria! Cre­devate davvero che fossi venuto a seppel­lirmi in questo sporco paese?! Ho fatto una scappata... tra un treno e l'altro... (en­tra Teresa dicendo: Di qua, di qua, se­guita dal facchino, che porta un pesante baule nella camera di Saverio e riesce dalla comune, seguito da Teresa; gli altri se­guono la scena e sbirciano Saverio, che ap­pare a disagio).

Ottavio                   - Ah, una scappata! Sei padrone di fare ciò che vuoi. Ma non puoi abbando­nare questo ben di Dio.

Saverio                   - Pensaci tu.

Ottavio                   - Io? Non avrei la veste.

Saverio                   - Te la dò io, la veste.

Ottavio                   - (siede) Cioè... una procura in pie­na regola?

Saverio                   - Quello che ci vuole. Ma subito. Così quelli che vogliono rompermi la testa, la romperanno a te.

Ottavio                   - Era uno scherzo...

Saverio                   - Conosco questa canaglia... Io non voglio seccature. E neppure rimorsi. Chi sa quanti accidenti mi mandano le vittime di quello strozzino! Ha fatto piangere tutto il paese.

Ottavio                   - Purtroppo. Uno dei più tartassati è quel tale che hai trovato qui. È veramen­te un caso doloroso. Dovrebbe pagare due­centomila lire...

Saverio                   - E non paghi.

Ottavio                   - Ma se non paga lui... devi pa­gare tu.

Saverio                   - E pagherò io. Non ho mica ere­ditato il cuore neloso di Michele Conti. Im­becille! Farsi odiare da tutti, per... per la­sciare cinque milioni a me. Ed io, ora, do­vrei fare come lui, per lasciarne dieci... a chi? All'ospizio per gli orfani dei marinai? No, no! Massime agevolazioni a tutti.

Adele                     - Bravo Saverio! ...

Ottavio                   - Certo, non bisogna esagerare...

Saverio                   - (si alza) Esagera, esagera...!  Aiu­tali, poveretti. E fa in modo che lo sappia­no subito. E brava Gina! ... (si alza, prende la gabbia con allarme) Ci sono gatti in casa?

Adele                     - No.

Saverio                   - Va bene (esce a destra).

Adele                     - Le cose si mettono bene.

Ottavio                   - Se mi lascia la procura, siamo a posto.

Adele                     - Avevi ragione. Quello lì può viaggia­re cinquanta anni, sarà sempre lo stesso!

Saverio                   - (da destra, eccitato) E com'è que­sto fidanzato? Che meriti ha, per essere entrato nelle grazie della principessina?

Ottavio                   - Niente di eccezionale...

Adele                     - Non dice niente...

Gina                       - È in gamba!

Adele                     - Un tipo così.

Saverio                   - Eh, no! Fosse un tipo così, l'avreste trattato come me, allora.

Ottavio                   - Sei ingiusto, Saverio. Devi con­venire che Gina era troppo giovane...

Saverio                   - Ne sapeva una più del diavolo!

Gina                       - Saverio!

Saverio                   - Sta zitta!

Adele                     - Tu non avevi una professione...

Ottavio                   - Non conoscevi la vita... non eri il tipo del padre di famiglia.

Saverio                   - Già, già... E quest'altro?

Ottavio                   - È un professionista... non ha la testa tra le nuvole... Insomma, è un uomo accorto, mentre tu allora...

Saverio                   - Che cosa?

Ottavio                   - Avevi venduto tutto...

Saverio                   - Ero un signore! E lo sono ancora.

Ottavio                   - Senza dubbio. Ma un padre deve preoccuparsi...

Saverio                   - Ho capito. Avete un po' di zuc­chero?

Adele                     - Non preferisci un caffè?

Saverio                   - È per il pappagallo!

Gina                       - Sa parlare?

Saverio                   - Comincia a balbettare. Non ha che diciott'anni - (esce a destra).

Gina                       - Che uomo buffo!

 Ottavio                  - In che mani son finiti i quattrini di Michele Conti!

Adele                     - Sarebbero finiti...

Saverio                   - (dalla soglia) Posso parlare a quat­tr'occhi con quella lì?

Gina                       - Mi chiamo Gina.

Saverio                   - Posso parlarti da solo a sola?

Gina                       - (dopo un cenno di Adele) E par­liamo.

Adele                     - Andiamo, Ottavio. (Piano a Gina). Mi raccomando! ... (Esce a sinistra, seguita da Ottavio).

Saverio                   - Gina

Saverio                   - (passeggia imbarazzato, sbirciando Gina) Ho pensato molto a te in questi dieci anni, sempre t'ho pensata... Ma me­no bella: come sei qui... (Da un grosso portafogli sdrucito prende una piccola fo­tografia mal ridotta). Anche più bella sei diventata, per farmi dispetto!

Gina                       - Sei gentile.

Saverio                   - Aspetta! Per avere tue notizie, ho dovuto rivolgermi a un amico; perché tu... niente: neppure una volta ti sei degnata.

Gina                       - A che scopo?

Saverio                   - Già. Del resto, ti scrivevo... per giuoco. Si. Ogni marinaio ha bisogno di pensare a una donna, di scrivere ad una donna... per passatempo Deve avere una fotografia qui... oppure appiccicata sopra la cuccetta... Ma ora che ti so fidanzata con quel coso...

Gina                       - Si chiama Sandro!

Saverio                   - Tu chiamalo Sandro. Io lo chiamo coso. Ora dovrò cercarmi un'altra donna... e so io dove. Quelle almeno non si fidan­zano... Poco fa, non sono stato sincero. Ero venuto per restare, capisci? Per spo­sami Non mi credi? Guarda! (Le mostra un anello). L'ho comprato ieri, a Napoli, insieme con tante altre cosette... Quando ho ricevuto il marconigramma del notaio, mi son detto: ci siamo. Allora, non mi vo­lesti perché non avevo una professione... ed ero uno scombinato... Dunque, avevo il diritto di credere che ora... Mica ragio­navo male! Invece...

Gina                       - Stavo per diventare una vecchia zi­tella!

Saverio                   - Già... (Brusco). Dove sono le mie lettere? (Pausa). Le mie lettere, presto!

Gina                       - Non le ho più.

Saverio                   - Anche questo? Eh, già...

Gina                       - Capirai...

Saverio                   - Capisco, capisco... Che cos'è, uno scienziato?

Gina                       - Quasi.

Saverio                   - Naturale! Istruito, equilibrato... dà affidamento. Ma con me non saresti mica morta di fame, sai? Se mi avessi detto di sì, avrei rinunziato al mare... avrei lavorato con lo zio Michele... insom­ma tutta un'altra vita. Eh! Chi sa quanto avete riso di me, in questi dieci anni!

Gina                       - No.

Saverio                   - Va là, Gina... Vi conosco. Tu ri­devi di me e io ti tenevo lì, sulla cuccetta e una volta che un cretino si permise di fare un apprezzamento, ci presi gli arresti. Ero io il cretino! Non vedo l'ora di an­darmene per non vederti più. M'hai av­velenato l’esistenza! ...

 Détti                      - Sandro

Sandro                   - (dalla comune) Disturbo? Bene arrivato, signor Riffa!

Saverio                   - Chi è?

Gina                       - Ti presento il mio fidanzato.

Saverio                   - Lui?

Sandro                   - Sandro Barca, ragioniere... e futuro cugino!

Saverio                   - (stringendogli appena la mano e squadrandolo da capo a piedi) Ma come, siete voi?

Sandro                   - Come state?

Saverio                   - Un po' meglio, grazie. (A Gina). Tutto qui?...

Gina                       - (verde) Saverio ama scherzare.

Saverio                   - Siete ragioniere?

Sandro                   - Direttore tecnico della Società Au­totrasporti « Velox».

Saverio                   - Perbacco! Non somigliate affatto...

Sandro                   - A chi?

Saverio                   - Al principe azzurro. Macché! Un altro tipo!

Sandro                   - Divertentissimo! ... Sapete che tutto il paese è già informato del vostro arrivo? Siete una personalità. Ma perché ridete?

Saverio                   - Così...

Sandro                   - Appena me l'hanno detto...

Saverio                   - Vi siete precipitato, eh? E bravo! Bravo il nostro signor...

Sandro                   - Barca.

Saverio                   - Povera Gina! (Ride).

Gina                       - (dominandosi a fatica) Perché?

Saverio                   - La signora Barca! ... (Ride).

Sandro                   - Contate di trattenervi?

Saverio                   - Mah! Ho una mezza idea...

Sandro                   - So che siete innamorato del mare.

Saverio                   - Eh! Ognuno s'innamora di qual­che cosa. Io del mare; lei, chi sa perché, di voi...

Sandro                   - Divertentissimo! Ma... non sarebbe il caso che ci dessimo del tu?

Saverio                   - Ma con piacere! ... Il nostro Bar­ca! ... Voglio offrirti un sigaro che non hai mai fumato l'eguale! Viene dall'Avana! Tò! (Gli offre un grosso sigaro).

Sandro                   - Grazie, fumo soltanto sigarette...

Saverio                   - (imperioso) Fuma o m'offendo! (Glie l'accende). Guardalo, Gina... Ora è perfetto... Bè, adesso te ne puoi andare.

Gina                       - Ma...!

Saverio                   - Debbo continuare un certo discor­so... Ma puoi tornare più tardi. Si, vieni a colazione.

Sandro                   - Grazie.

Saverio                   - Intesi? Ti aspetto, sai? Addio! (L'accompagna alla porta; stringendoli la mano gli palpa il muscolo del braccio, e si volge a Gina, con aria di commiserazione).

Sandro                   - Arrivederci. (Esce).

Saverio                   - E ci hai messo dieci anni, per tro­vare quello scarto di leva?

Gina                       - (furiosa) Ti faccio osservare che non sei in casa tua!

Saverio                   - Che vuol dire? E' venuto per co­noscermi? M'ha conosciuto; bastai L'ho trattato male, forse? Gli ho dato un siga­ro, l'ho invitato a colazione... Povera Gina, devi avere avuto una gran paura di rimanere zitella!

Gina                       - Ti proibisco di offendermi!

Saverio                   - Ma scusa... ragioniamo...

Gina                       - Sono sorda

Saverio                   - Ma ci vedi, no? Vuoi darmi ad intendere che ne sei innamorata?

Gina                       - Innamoratissima!

Saverio                   - Non ci credo. Piantalo, Gina!

Gina                       - Per sposare te?

Saverio                   - Eh, dico...

Gina                       - Sei sempre lo stesso I Anzi, peggio, perché ora sei ricco e...

Saverio                   - Non è questo. Guarda me e guar­da lui... Avrà qualche anno di meno, ma io sono più sveglio di lui!

Gina                       - Non sai quello che dici.

Saverio                   - Eccola lì, la grande Caterina... Tu sì che sei sei sempre la stessa!

Gina                       - E me ne vanto.

Saverio                   - Non darti delle arie. Hai fatto la superba con me, e se non trovavi quel coso, saresti rimasta zitella per tutta la vita!

Gina                       - Saverio, rispettami! Io non sono del­la ciurma! ...

Saverio                   - Perché t'arrabbi, adesso? Non t'ho mica offesa.

Gina                       - Ah, no?

Saverio                   - T'ho chiesto di sposarmi.

Gina                       - Troppo onore.

Saverio                   - Sposami... per interesse!

Gina                       - Lasciami in pace! Ora che sei ricco, ne trovi quante ne vuoi.

Saverio                   - Anche prima, quanto a questo. Ma voglio te.

Gina                       - Tanto mi ami?

Saverio                   - No, è un puntiglio. E poi, ora che ho conosciuto il rivale...

Gina                       - Sandro è un uomo serio, capisci? È uno che sa stare al mondo.

Saverio                   - Anch'io so stare al mondo. E co­nosco le donne, ora. Tu parli così per di­spetto! Perciò, non parto più domani... Mi pianto qui e ci resto più d'un giorno... forse più d'una settimana... ci resto finché voglio, perché stavolta non mi metterete alla porta, garantito! (Esce a destra).

Gina – Adele - Ottavio

Gina                       - (sola, stringendo i pugni) Villano! ... (Apre la porta a sinistra). Venite, venite! ...

Adele                     - (entrando, con Ottavio) Che voleva?

Gina                       - Che lo sposassi, semplicemente. Pian­ta il fidanzato e sposami, perché sono più ricco, più robusto, più sveglio di lui.

Adele                     - E... che gli hai risposto?

Gina                       - Che mi lasci in pace!

Adele                     - Così... secco?

Gina                       - Mi sono dominata finché ho potuto, ma alla fine...

Adele                     - Insomma, non ti piace?

Gina                       - Ma ti rendi conto?... (Siede).

Adele                     - Non arrabbiarti. T'ho chiesto che impressione t'ha fatto. Non ti piace? Ba­sta.

Gina                       - Dice che si pianta qui, a nostro dispetto, sicuro che stavolta non lo cacce­remo via!

Ottavio                   - Questo, poi... è da vedersi. Se vuol rimanere, rimanga. Ma... col nostro piacere. Saverio ha un carattere difficile. Ci vuole molta politica.

Gina                       - Cioè?

Ottavio                   - Cortesia e dignità. La parola d'or­dine è questa: dignità e cortesia.

Adele                     - Simpatia, simpatia! ... E' un parente.

Ottavio                   - In fondo, l'offeso era lui. Se si è rifatto vivo...

Gina                       - Ma voi non sapete come ha trattato Sandro! Da quel villanzone che è, da ma­rinaio abituato alle bettole. Dovrei buttar­mi tra le sue braccia perché è milionario?

Adele                     - Oh, Dio... Siamo giusti: molte ra­gazze, al tuo posto...

Gina                       - Ma io noi

Adele                     - E va bene. Sei l'eccezione. Figu­rati se te ne faccio un torto, proprio io che, prima di conoscere tuo padre, che non aveva un soldo, avevo rifiutato fior di partiti. Perciò dico: finche sei in tempo...

Gina                       - No!

Ottavio                   - La situazione si complica!

Adele                     - Cerca di non irritarlo; non dare peso a quello che dice...

Ottavio                   - Figliola mia, io non ho consigli da darti. Tu hai ereditato il mio orgoglio!

Adele                     - Ereditiera!

Ottavio                   - Lasciami finire. L'orgoglio, però, può essere mitigato da quel certo senso pratico che oggi...

Gina                       - (passa a sinistra) Basta, papà : ho ca­pito. Allora, vi farà piacere apprendere che... il nuovo padrone di casa, ha invitato Sandro a colazione.

Adele                     - Lui?

Gina                       - Lui. Delicato, no?

Adele                     - Io non ci vedo chiaro. Bisogna che Sandro giri al largo!

Ottavio                   - Potrebbe fare un viaggio.

Gina                       - Niente affatto!

Adele                     - Avrete tempo di stare insieme! Ma in questi giorni...

Gina                       - No!

Adele                     - Ma non capisci che Saverio lo odia?

Gina                       - Tanto piacere. Siamo o non siamo in casa nostra?

Adele                     - Ecco. Dunque, Saverio è ospite e noi abbiamo il dovere di rendergli piace­vole il soggiorno. Evitiamo qualche inci­dente antipatico.

Ottavio                   - Cerchiamo di non inasprirlo, dato che sembra animato da buone intenzioni...

Gina                       - Da pessime intenzioni!

Adele                     - Lasciati guidare, figliola mia. La esperienza serve a qualche cosa.

Teresa                     - (dalla comune) Ci sono questi si­gnori... (Dà ad Ottavio due carte da vi­sita).

Ottavio                   - Comincia la processione! Troppo presto! ...

Adele                     - Chi sono?

Ottavio                   - Benzi e Filippi... Mah! (Bussa al­la porta di destra). Saverio! ...

Saverio                   - (entrando) Che c'è?

 Ottavio                  - In anticamera ci sono due debi­tori... Me li sbrigo io?

Saverio                   - No. Falli passare.

Ottavio                   - Ma se ti senti stanco...

Saverio                   - Affatto. (Teresa esce). Freschis­simo.

Adele                     - Noi ce ne andiamo...

Saverio                   - Vi prego.

Ottavio                   - Vedi, caro... Dato l'argomento...

Saverio                   - (imperioso) Ho detto restate! (Dol­ce). E tu, zio, consigliami. Hai capito? Qualche parola, qualche cenno... perché io non so vivere. L'hai detto tu.

Ottavio                   - Sì, caro.

Saverio – Ottavio - Adele - Gina Benzi - Filippi

Filippi                     - (dalla comune, seguito da Benzi) Permesso?

Saverio                   - Avanti l'avanguardia! (Gli va in­contro sorridente, cordiale, con la mano tesa).

Filippi                     - Filippi. Piacere.

Benzi                      - Benzi. Fortunato. Perché avete detto « avanti l'avanguardia »?

Saverio                   - Vi considero la simpatica pattu­glia di punta dell'esercito dei miei debi­tori. Accomodatevi. Volete un liquore? (Adele e Ottavio si guardano).

Filippi                     - Volentieri, grazie.

Saverio                   - Zia! Liquori!

Adele                     - Mi dispiace molto, ma...

Saverio                   - Non ne avete? Ma che casa è que­sta? Vogliate scusarmi, signori. Sono ap­pena arrivato e non ho avuto ancora il tempo di organizzare... In che cosa posso servirvi ?

Benzi                      - E' un affare un po' delicato.

Saverio                   - Potete parlare. La famiglia di mio zio è la mia famiglia. E poi, lui sarà il mio procuratore. Dite, dite...

Filippi                     - Ecco qua. Noi siamo...

Saverio                   - Debitori del defunto Michele Con­ti, quindi miei.

Benzi                      - Esatto.

Filippi                     - E...

Saverio                   - E vorreste rompermi la testa.

Filippi-Benzi          - Cosa?

Saverio                   - (a Ottavio) Non sono della cricca? Meglio così. Pare che nell'esercito ci sia aria di ammutinamento. Ma non sanno chi è Saverio Riffa. Quattro anni fa, a Sciangai... Conoscete? Non importa. A Sciangai mi son trovato alle prese con tre marinai malesi... tre brutti ceffi. Epilogo: uno lo scaraventai in mare, un altro lo stesi a terra come una stuoia e il terzo ci rimise un oc­chio. (Affabile) Dite pure.

Benzi                      - Il nostro debito...

Saverio                   - Quanto?

Filippi                     - Trentamila.

Saverio                   - Inezia.

Benzi                      - Già. Ma il signor Conti ci aveva assicurato che alla scadenza avremmo avu­to senz'altro il rinnovo.

Saverio                   - Quando chiacchierava mio zio! E quando è la scadenza?

 285

 Filippi                    - La settimana scorsa.

Saverio                   - Ah, ah! ... Male, signori!

Benzi                      - Come dicevamo...

Saverio                   - Malissimo! ! ! !

Ottavio                   - Tuttavìa...

Saverio                   - So quello che vuoi dire. Siamo d'accordo, zio. Le intese verbali non con­tano. Starei fresco!

Filippi                     - Ma vostro zio può confermarvi che...

Saverio                   - Avete portato il denaro?

Benzi                      - Forse non ci siamo spiegati. Il fatto è che non possiamo...

Ottavio                   - Appunto perché...

Saverio                   - Ho capito, zio. È una questione di principio. Niente da fare.

Filippi                     - Ma non potete non tener conto di quello che...

Saverio                   - Pagare, signori, pagare! Dico bene, zio?

Benzi                      - Facendo uno sforzo, potremmo darvi quindicimila lire.

Saverio                   - Fatene due e datemene trenta! Ab­biamo bisogno di liquido, vero zio?

Filippi                     - Signor Riffa! ...

 Saverio                  - (alzandosi) Siamo spiacenti, ma non possiamo transigere. Sapete come regolarvi. (Duramente a Ottavio) Accompagnali, zio!

Benzi                      - (ad Ottavio, tra i denti) Non inco­modarti! Bell'amico, tu! ... Buon giorno! (Esce seguito da Filippi).

Saverio                   - Grazie, zio. Vedrai che con la tua guida, col tuo consiglio, me la caverò. Ma se ti capita l'occasione, racconta il fatto di Sciangai. È autentico, sai? Storico. E dida­scalico. Appena sarò in possesso dell'ere­dità, perseguiterò tutti i morosi! Se ne ac­corgeranno!

Ottavio                   - Farai bene a considerare qualche caso speciale... Quel Sarti, per esempio...

Saverio                   - Pagherà come gli altri. Quattrini, non chiacchiere. Niente eccezioni!

Ottavio                   - Spero che vorrai farne almeno una.

Saverio                   - Nessuna.

Ottavio                   - Ma si tratta di me!

Saverio                   - Che c'entri tu?

Ottavio                   - C'entro così... in un certo senso-Debito apparente, capisci?

Saverio                   - Anche tu?! E quanto?

Ottavio                   - Ottantamila! Ma tutti interessi, sai? Interessi accumulati... perché il debito risale a sette anni fa... In origine era una somma modesta.

Saverio                   - Prendeva per la gola anche te?

Adele                     - E come!

Saverio                   - Che uomo spregevole! ... (Riflette) Tuttavia, è già molto che ti abbia dato il denaro senza garenzia.

Adele                     - Fu lui che per correttezza volle dar­gli l'ipoteca su questa casa.

Saverio                   - Ma senti! ... E le cambialette...?

Ottavio                   - Sarebbero scadute, ma...

Saverio                   - Non preoccupartene! Diamine!

Ottavio                   - Grazie, Saverio...

Saverio                   - Siamo o non siamo parenti?

Adele                     - Noi non siamo ricchi...

Saverio                   - (rincuorandola) E che vuol dire? Povertà non è vergogna! Su, su... (sorri­dendo) Però... se non fossimo parenti... di­co teoricamente... eh, già... in un certo sen­so… oh, Dio... in certo qual modo potrei considerarmi... come dire?... comproprieta­rio di questa casa... A rigore di termini, anzi, sarei il padrone... No! No! ... Non mi va. Voi siete della mia famiglia... lo stesso sangue... Fate conto di essere in casa vo­stra! (Esce a destra salutando con le due mani: gli altri si guardano costernati).

SIPARIO

 

ATTO SECONDO

La stessa scena.

Quando si alza il sipario, Saverio scompo­stamente sdraiato su una poltrona, fa conti su un taccuino. Seduta dal lato opposto, Gina sembra immersa nella lettura d un giornale.

Gina                       - Saverio

Saverio                   - (appoggiando i piedi su un'altra poi-trona e grattandosi la testa con una grossa matita) Sei per nove?

Gina                       - (disgustata) Cinquantasei.

Saverio                   - Grazie. (Tra sé) Cinquantasei... (Pausa) Otto per dodici?

Gina                       - Novantanove.

Saverio                   - (perplesso) Novantanove?

Gina                       - Novantanove.

Saverio                   - Va bene... (Scrive).

Gina                       - Saverio, i piedi!

Saverio                   - Che piedi?... Ah! Scusa... (siede compostamente, scrive) Ma sei per nove non fa cinquantasei: fa cinquantaquattro!

Gina                       - Può darsi.

Saverio                   - Allora, neppure otto per dodici... (scrii/e). Non sei gentile! Mica tutti possia­mo essere ragionieri! Che ore sono?

Gina                       - Le dieci!

Saverio                   - (alzandosi) Debbo andare dal no­taio. Giornata campale, oggi Quei quat­tro imbecilli han ratto fronte unico, ma ora mi sentiranno! Credono di pagarmi con le minacce. Il primo che osa alzare la voce...

Gina                       - Tu gli racconti l'avventura di Sciangai.

Saverio                   - No. Quella di Porto Said. È meno conosciuta.

Gina                       - Tre marinai inglesi ridotti in pol­pette?

Saverio                   - Due. Uno se la diede a gambe, ma l'altro ci rimise un dente.

Gina                       - Che eroe!

Saverio                   - (toccandosi i bicipiti) 11 tuo ragio­niere non ce l'ha questi!

Gina                       - Come sei noioso.

Saverio                   - E neppure è molto assiduo.

Gina                       - Non occupartene.

Saverio                   - Fossi il tuo fidanzato, ti starei ad­dosso tutto il giorno e non permetterei che un altro, innamorato di te, abitasse la tua stessa casa.

Gina                       - Saresti geloso?

Saverio                   - Credo di sì.

Gina                       - Anche Sandro è geloso.

Saverio                   - Già. Si fida di te, non è vero?

Gina                       - No, di te.

Saverio                   - Gina! ,.. Ancora innamorata di Barca?

Gina                       - Uhm! ... uhm! ...

Saverio                   - Ce l'hai sempre con me?

Gina                       - Ti comporti un po' meglio da qual­che giorno, con me. Ma con gli altri... Ve­di, Saverio, se una dote ti riconoscevo, era la bontà.

Saverio                   - Per quello che m'è servita. Ma che debbo fare per piacerti?

Gina                       - Cosa intendi per piacermi?

Saverio                   - Meritare la tua preferenza.

Gina                       - Posso dirti che mi sei simpatico e lo saresti di più se rinunziassi ai tuoi modi.

 Saverio                  - Non lo faccio apposta. È natura, capisci?

Gina                       - Promettimi che farai il possibile per correggerti.

Saverio                   - Te lo giuro.

Gina                       - Giuramento di marinaio?

Saverio                   - Perché? Che cosa hai da dire sui marinai? Gente in gamba, gente schietta!

Gina                       - Si può essere schietti e anche bene edu­cati, cortesi... Sono una donna, Saverio. Nessuno t'ha mai detto come deve essere un uomo che vuol piacere alle donne?

Saverio                   - Sbrigativo.

Gina                       - No. Prima di tutto gentile.

Saverio                   - No, sbrigativo. E poi, io sono sem­pre piaciuto alle donne.

Gina                       - A quali donne? (Si alza).

Saverio                   - Alle donne.

Gina                       - Dei porti?

Saverio                   - Be', con le principesse non ci ho mai avuto commercio. E neppure tu sei una principessa.

Gina                       - Ma sono una donna, una vera donna. E se vuoi piacermi...

Saverio                   - Che debbo fare?

Gina                       - Prima di tutto, la persona per bene; quale sei, in fondo. E poi, non parlare sem­pre con quel tono di comando, come se fossi sulla nave.

Saverio                   - Lascia stare! Parla male di me, ma non toccarmi la marina!

Gina                       - Per esempio: non dire continuamente « dammi questo », « fa questo », « vatte­ne », « sbrigati ». C'è una piccola parola nella nostra lingua di cui non sospetti nep­pure l'esistenza.

Saverio                   - Quale?

Gina                       - Prego! Cioè: per favore, per cortesia, se non ti dispiace. Capisci Saverio? La for­ma! L'educazione.

Saverio                   - E.,, se divento educato, mi sposi?

Gina                       - Questo è un altro discorso. Non lo so.

Saverio                   - Vedi come sei?

Gina                       - Ma che c'entra questo?

Saverio                   - C'entra. Se divento educato e tu mi dici ancora di no? Eh? Cre buschera­tura!

Gina                       - Ma io non sono libera.

Saverio                   - Dunque, l'ostacolo è Barca?!

Gina                       - Barca... e il tuo carattere!

Saverio                   - Ma se non ci fosse lui...

Gina                       - Certo, se fossi libera... Intanto, affi­nandoti, guadagnerai la mia stima.

Saverio                   - E che me ne faccio? Dammi un bacio.

Gina                       - Sei pazzo?

Saverio                   - Uno solo, e fa il confronto.

Gina                       - Per tua norma, non ho mai permesso A Sandro di baciarmi!

Saverio                   - Anche vegetariano?

Gina                       - Mi rispetta.

Saverio                   - Perché non ti desidera. Fossi al suo posto, a quest'ora, cara mia...

Gina                       - Che cosa?

Saverio                   - Eh! Non lo so. Dammi questo ba­cio, su.

Gina                       - Ti aspettano dal notaio.

Saverio                   - Lasciali aspettare. Allora?

 Gina                      - Ma che idea t'è venuta stamane?

Saverio                   - Stamane? ! Sono dodici anni che mi stai qui  (sì tocca il cuore), anzi qui         (si toc­ca la gola). Voglio darti un bacio... da ma­rinaio a terra... un bacio con gli interessi. Guarda se te lo lasci dare, corro dal notaio e annunzio la moratoria generale. Tutù contenti. Fallo per quei poveretti. (L'abbrac­cia Gina e a disagio, turbata)... Gina! (Fa per baciarla).

Gina                       - (sul punto di cedere, si riprende e si alza) No!

Saverio                   - Ma che razza di donna sei?

Gina                       - Una donna per bene.

Saverio                   - E proprio a me dovevi capitare?! La verità è che non ti piaccio, perché a te piacciono i tipi sdolcinati... insipidi, smidol­lati... Ce ne vogliono tre, Barche, per fare un Saverio Rina.

Gina                       - Saverio, non prendere quel tono!

Saverio                   - Ma fammi il favore! (Imperioso) Questo a tua madre! (Le dà un foglio del taccuino) E tu, sta attenta al pappagallo, hai capito? (Esce infuriato - Rientra subi­to) Prego! (Esce).

Gina                       - Adele

Adele                     - (da sinistra) Che c'è? Che c'è? Che c'è scritto lì?

Gina                       - Non l'immagini? (Legge) Budino di riso, pollo alla cacciatora, insalata mista! Villano! Pagherei non so cosa perché sta­mane qualcuno gli cambiasse i connotati! Qui, ormai, è il padrone. Avete allontanato Sandro e tra poco ve ne andrete anche voi, per... delicatezza. E io qui sola, alle prese con quel bruto...

Adele                     - Che ti ama.

Gina                       - Che mi offende. E offende Sandro.

Adele                     - Tutto questo amore per Sandro t'è venuto da quando c'è Saverio.

Gina                       - E se fosse? Non mi lascio dominare! Non voglio padroni!

Adele                     - Ora esageri.

Gina                       - Proprio tu lo dici, che sei diventata la sua cuoca. E papà il suo galoppino. Voleva un bacio! Uno schiaffo, gli avrei dato!

Adele                     - Per carità, Gina! Pensa alle conse­guenze!

Gina                       - Ma non vedi che essere gentili con lui, non serve?

Adele                     - Non è mai stato un uomo fine.

Gina                       - Se invece lo trattassi male...

Adele                     - Addio procura, addio prestito, addio casa nostra. Sarebbe la rovina!

Gina                       - E lui lo sa e ne approfitta. E diventa insolente. E insegna le parolacce al pappa­gallo. (Passa a sinistra).

Adele                     - Lascia stare il pappagallo.

Gina                       - Ma lo sai che appena mi vede, si mette a gridare: signora Barca, signora Barca! ... No, mamma! Così non può durare.

Adele                     - Coraggio, figliola.

Gina                       - (siede al canapè, sinistra). (Singhiozzan­do) Lasciare una povera ragazza in balìa di un prepotenze...

Adele                     - Dopo tutto, non è che un corteggia­tore maldestro.

Gina                       - Quando mi si avvicina, non so quello che provo.

Adele                     - Non lo sai?

Gina                       - Sento un certo formicolìo.,, alle mani, che una volta o l'altra...

Adele                     - Ho capito.

Gina                       - Lo prendo a schiaffi, ecco.

Adele                     - Già, già... A schiaffi. (Le sede vicino sulla poltrona sinistra).

Gina                       - Sai che m'ha detto ieri sera? Che non partirebbe neppure se io sposassi Sandro, perché Sandro, secondo lui, è il tipo del ma­rito... predestinato! Che te ne pare?

Adele                     - Certe cose non si dicono.

Gina                       - Ad ogni modo, non lasciatemi più sola con lui. Te ne prego, mamma. Sento che...

Adele                     - Il formicolìo alle mani. Ho capito, figliola, ho capito.

Dette                               - Sandro

Sandro                   - (dalla comune) Deo gratiasl

Adele                     - Tu?

Sandro                   - Sì, signora, io!

Adele                     - Che sei venuto a fare?

Sandro                   - A dirvi che la mia pazienza è esau­rita. Da oggi, col vostro permesso, verrò tutte le ore, come prima; senza preoccupar­mi di sapere se il signor Riffa è in casa o se ha dormito male. C'è un limite.

Gina                       - Hai ragione.

Sandro                   - Ho dato prova di comprensione, ma basta. Dopo tutto, Gina è la mia fidan­zata.

Gina                       - Dopo tutto?

Sandro                   - Prima di tutto.

Adele                     - Ma le trecentomila lire servono a te!

Sandro                   - Dove sono? Le ha date? Le ha pro­messe? No. Mena il can per l'aia il signor Riffa. Ieri sera, al più tardi, quando vostro marito ha toccato quel tasto, gli ha risposto che aveva sonno. Del resto, non mi ero il­luso. Vi ho assecondati per deferenza, ma i fatti danno ragione a Gina e a me.

Gina                       - Sapessi quello che dice di te!

Sandro                   - Questo non ha importanza. Non mi curo delle opinioni del signor Riffa!

Gina                       - Mi fa la corte, però. E che corte!

Sandro                   - Insomma, non sono più disposto a sacrificarmi.

Adele                     - Come se ti sacrificassi per noi!

Sandro                   - Non per me. Per conto mio, voglio dire se non mi preoccupassi del benessere della mia futura famiglia, il signor Riffa non lo degnerei nemmeno del saluto. Deve decidersi: sì o no. Chiaro. Definitivo. Ri­vendico formalmente i miei diritti di fidan­zato e conto sull'appoggio di colei, la qua­le, piaccia o non piaccia al signor Riffa, sarà mia moglie!

Gina                       - Ti sei svegliato? Ma non sei stato tu a farlo venire in casa?

Sandro                   - Certo, la occasione sarebbe ottima. Ma non spero più. Il signor Riffa, che tra Parentesi si sta attirando l'odio di tutti per l sua esosità, non mi dà affidamento. In­vece, comincia a darmi sui nervi. È vostro parente, e lo rispetto. Ma fino a un certo punto. Dite a vostro marito che desidero una risposta definitiva in giornata. E poi vi prego di invitarmi a pranzo, per questa sera. Quel signore mi userà la finezza di tollerare la mia presenza. D'accordo?

Gina                       - Mah! ...

Sandro                   - Oh! Mi sono sfogato.

Detti                       - Ottavio

Ottavio                   - (dalla comune trafelato) Buon giorno. Tu qui?

Sandro                   - Col vostro permesso. Dico, col vo­stro e non con quello del signor Riffa!

Ottavio                   - Ma che ti prende?

Adele                     - Una crisi di fierezza! Ma gli passa! ... Com'è andata? (Si alza).

Ottavio                   - Per poco, non è finita a botte!

Gina                       - Peccato! Ma che non ce ne sia uno ca­pace di insegnargli la buona creanza!

Ottavio                   - C'è, c'è...

Gina                       - Chi?

Ottavio                   - Belisario; che ce l'ha con me.

Gina                       - Perché non con lui?

Ottavio                   - Saverio è andato via subito.

Gina                       - Ah! L'eroe di Sciangai e di Porto Saidl...

Ottavio                   - No. Finché è stato lì nessuno ha fiatato. Ma uscito lui, tutti addosso a me!

Adele                     - Che ha detto?

Ottavio                   - Poche parole. Voi mi dovete tan­to; o pagate o mi prendo la casa. Voi tanto; o pagate o mi tengo i gioielli. Voi tanto: o pagate o faccio procedere all'asta! Dilazioni, sconti, niente. Ma con Belisario finisce male!

Gina                       - Oh, Signore...!

Ottavio                   - C'è dell'altro. Dovete sapere che... Be', questo ve lo dirò dopo. E tu che cosa sei venuto a fare?

Sandro                   - A vedere la mia fidanzata, dopo avere atteso al caffè di fronte l'uscita del si­gnor Riffa! Ma è l'ultima volta!

Gina                       - Sandro pranzerà qui stasera! Ha preso coraggio!

Ottavio                   - Ah, benissimo! Ma figlioli miei, volete capire...

Gina                       - Siete voi che non capite.

Sandro                   - È vero sì o no che il signor Riffa per tre volte ha lasciato cadere il discorso?

Ottavio                   - Non ha detto di no.

Sandro                   - Ma nemmeno di sì. Perciò oggi gliene parlerai in termini categorici.

Ottavio                   - Proprio oggi?

Gina                       - È un tentativo inutile. Facciamone a meno.

Sandro                   - Questo no. Ma si decidal

Ottavio                   - Oggi è una brutta giornata. Chi chiede un favore, dev'essere tempista, psi­cologo...

Sandro                   - Fate come credete. Ma preoccupa­tevi oltre che del mio interesse, della mia dignità. Soprattutto della mia dignità. Buon giorno! (Esce, impettito, seguito da Gina).

Adele                     - Ottavio, non facciamo sciocchezze! (Siede).

Ottavio                   - Il mio binomio dignità e cortesia, abbraccia tutto. (Siede a sinistra. Rientra Gina). Purtroppo, temo che alla fine ci tro­veremo con un pugno di mosche. Sono sco­raggiato, mie care... Il fatto di stamane è sintomatico, grave.

Adele                     - Di che si tratta?

Ottavio                   - Ha tirato fuori le mie cambialil

Adele                     - È il colmo!

Gina                       - Ricattatore!

 Ottavio                  - Sembrava una belva! Intrattabile! Che gli sarà successo?

Adele                     - Mah! (Occhiata a Gina).

Ottavio                   - Non m'ha detto: paga! Questo no. Ha detto : caro zio, mi fa tanto piacere che tra noi due ci sia anche questo legame!

Adele                     - Forse scherzava...

Ottavio                   - E chi lo sa? Chi lo capisce, quello lì? Ha l'aria di scherzare, e fa sul serio. E non mi dice nulla... se parte, se rimane, se mi dà la procura. Mi chiama zietto, mi of­fre i sigari... e si tiene le cambiali. Speria mo bene!

Gina                       - Mi pare che il tuo binomio non dia buoni risultati.

Ottavio                   - Non c'è altro da fare. Cortesia e dignità.

Gina                       - Dignità? Da una settimana, ti fa trot­tare dalla mattina alla sera, la mamma è addetta ai fornelli ed io al pappagallo. Meno male che Sandro comincia a scuotersi!

Adele                     - Che eroe !

Gina                       - Eroe, no, ma... uomo... quasi.

Adele                     - Un chiacchierone.

Gina                       - Ha dimostrato un po' di dignità, al­meno a parole. E anche tu dovresti mo­strarla.

Ottavio                   - Figliola mia, la dignità è una bel­lissima cosa... ma è genere di lusso.

Adele                     - Dignità e cambiali scadute non van­no d'accordo. Bisogna saper vivere e se oc­corre inghiottire i bocconi amari. Ma credi proprio che mi diverta a preparargli il pollo alla cacciatora? Sapessi che voglia avrei di fargli trovare il pappagallo arrosto! ...

Saverio                   - Gina       - Adele e Ottavio

Saverio                   - (dalla comune    - aria stanca ed an­noiata butta il cappello, siede al tavolo, a destra asciungandosi il sudore; duramente) Acqua e ghiaccio! (Dopo una pausa) Ah! per cortesia...

Adele                     - Sì, caro. (Esce a sinistra rientra su­bito col bicchiere).

Saverio                   - Non va, non va, non va... È inutile!

Ottavio                   - Che cosa ?

Saverio                   - Ognuno deve vivere nel suo ele­mento. Io sono acquatico... marino... Che hanno detto quegli imbroglioni?

Ottavio                   - Sono rimasti un po' male, ma han capito che con te, c'è poco da fare.

Saverio                   - Già. Ma troppe seccature. Comin­cio a sospettare che quest'eredità sia una vendetta postuma dello zio... Sono più i fa­stidi che...

Adele                     - Per modo di dire.

Saverio                   - È così. Terreni che non sai quanto valgono, case che abbisognano di riparazio­ni... e poi la tassa di successione, che è stato un bel salasso... e poi i crediti inesigibili... È un'eredità pesarne, aggrovigliata. Troppe miserie, troppe liti. Io vengo dal mare... ho bisogno di orizzonti più vasti... Qui tut­to è piccolo, meschino.

Ottavio                   - Tuttavia, stamane...

Saverio                   - Per forza. Quando uno è in ballo, non fosse che per non passare da scemo... Ma mi costa fatica, è contro la mia natura. Ah! Se potessi piantare tutto e tornare al mare! .,. Che felicità!

Adele                     - Chi te l'impedisce?

Saverio                   - La coscienza I Sarebbe un'offesa alla memoria di quel brav'uomo, che consumò tutta la vita, per raggranellare questi quat­tro soldi!

Adele                     - Quattro soldi?

Saverio                   - Quattro soldi... quattro milioni... È forse il denaro che dà la felicità? Cara zia, tutti dobbiamo morire. Chi prima, chi do­po. Io credo che morirò dopo.

Ottavio                   - Dopo di chi?

Saverio                   - Vivrò a lungo, perché non me la prendo... Non dò importanza alle piccole miserie della vita.

Adele                     - Ma che ti è accaduto?

Saverio                   - L'eredità! Vivevo tranquillo, feli­ce... A un tratto: pùnfete! La tegola sulla testa! Pazienza. Il marinaio è fatalista. Sa che non può essere sempre buon tempo. Ogni tanto, scoppia la tempesta. Passerà. O si va a picco. Pazienza.

Teresa                     - C'è il signor Sarti. (Gina si preci­pita fuori, per la comune).

Saverio                   - Avanti, avanti... (Teresa esce).

Ottavio                   - Saverio, ti raccomando...

Saverio                   - Sta tranquillo: è una cara persona.

Ottavio                   - Sì, ma...

Saverio                   - Ti dico che è tanto una cara per­sona.

Gina                       - (dalla comune, premurosissima, prece­dendo Sarti) Venite, venite... Eccolo! (In­dica Saverio).

Belisario                 - (truce) Debbo parlarvi.

Saverio                   - A me?

Belisario                 - Proprio a voi!

Saverio                   - (imperioso) Una sedia al signor Sar­ti! (Pausa) Prego! (Adele gliela offre).

Belisario                 - Dunque...

Ottavio                   - Noi ce ne andiamo.

Belisario                 - No: sei il mio testimonio!

Saverio                   - E il mio consigliere!

Gina                       - (a parte) Papà, promettemi che se gli salta al collo, starai a guardare! (Esce).

Saverio                   - Ottavio   - Belisario

Belisario                 - (minaccioso) Dunque... signor Riffa! ...

Saverio                   - Ssssst!

Belisario                 - Che c'è?

Saverio                   - Piano. Non sta bene alzar la voce in casa d'altri.

Belisario                 - Me ne infischio!

Saverio                   - (a Ottavio) Gli hai raccontato la storia dei tre marinai malesi?

Belisario                 - Non divaghiamo!

Saverio                   - È attinente, signor Sarti. Il fatto è accaduto a Sciangai...

Belisario                 - Conosco, conosco...

Saverio                   - Anche l'episodio di Porto Said? Al­lora siete imprudente. Sappiate che ho pic­chiato gente di quattro continenti. Mi man­ca appunto l'Europa. Capitate a proposito. Voi possedete una grande tenuta, una casa in città, una villa, due autocarri... Potete pagare e pagherete.

Belisario                 - Ah! Mi avete fatto l'inventario?

Saverio                   - Mi sono informato... da lui.

Belisario                 - Ah! Da te?

Ottavio                   - Ma, caro Saverio, tuo zio Michele...

Saverio                   - È morto. Ora c'è il nipote.

Belisario                 - Degno dello zio, a quanto pare.

Saverio                   - Atavismo, atavismo! O pagate o procedo, vero zietto?! Se proprio ci tenete a fare a pugni, sono pronto. Non qui, be­ninteso, né subito, perché ora fa troppo cal­do. Verso sera, col fresco. Io esco sempre verso le 6. Sarò al caffè fino alle 8. Arrive­derci. (Esce a sinistra).

Belisario                 - Questo è più carogna di suo zio!

Saverio                   - (affacciandosi) Più robusto. (Esce).

Belisario                 - Quanto a te, poi, signor consiglie­re e informatore...

Ottavio                   - No, Belisario. Credimi: io ho fatto...

Belisario                 - Due parti! Credi che non l'abbia capito? Un giorno o l'altro faremo i conti noi due!

Ottavio                   - Perché non li fai con lui, oggi alle 6? Belisario  - Non è escluso! (Esce).

Adele                     - Ottavio   - Gina  - Sandro

Adele                     - (da sinistra) Incredibile!

Ottavio                   - (ascoltando a destra) Sssst! Ma con chi parla?

Adele                     - Col pappagallo! Gli racconta tutti ì suoi affari... perché dice che tra di loro, che vengono dal mare, si capiscono meglio.

Gina                       - (da sinistra) Li hai separati?

Ottavio                   - Macché! Se n'è andato... con la coda tra le gambe!

Gina                       - Vigliacco! (Siede al centro).

Ottavio                   - Si fa presto a dirlo. 'La verità è che Saverio è fortissimo.

Gina                       - Forza bruta.

Ottavio                   - Bruta, ma molta. Ieri sera, al caffè, ha sfidato tutti a braccio di ferro... e ne ha liquidati undici, uno dopo l'altro. La gente, intorno, era così.

Gina                       - Starebbe bene in un baraccone.

Ottavio                   - E con che facilità li metteva giù. Un giochetto. Gli altri diventavano rossi, paonazzi, stringevano i denti... Lui sorri­dente. (Ripete il gesto). Ticchete, ficchete...

Gina                       - (con mal dissimulata ammirazione) Che bruto!

Ottavio                   - C'era anche Sandro.

Gina                       - L'ha sfidato?

Ottavio                   - Sì, ma...

Gina                       - Giù come gli altri, no?

Ottavio                   - Non ha accettato la sfida.

Adele                     - Bella figura!

Gina                       - (mortificata dopo una pausa). È l'in­telligenza che distingue gli uomini!

Adele                     - Sì, ma anche di quella il tuo Sandro... Lasciamo andare! Voglio dire però, che c'è una persona più forte di Saverio.

Gina                       - Chi?

Adele                     - Tu ! Potresti comandarlo a bacchetta !

Sandro                   - (ilare, ansioso) Deo gradasi Dov'è?

Adele                     - Ancora qui?

Sandro                   - Dov'è Saverio?

Ottavio                   - Di là. Perché?

Sandro                   - Ho un appuntamento con lui.

Gina                       - Cosa? (Si alza).

Sandro                   - Poco fa, uscendo dì qui, me lo son visto venire incontro sorridente, con la ma­no tesa. M'abborda e mi dice: per quel­l'affare, vieni su, tra un quarto d'ora. Par­leremo e combineremo.

Adele                     - Ah! Non poteva essere diventato in­telligente tutto in una volta!

Sandro                   - Non basta. Mi prende sotto braccio e soggiunge: vedrai che ci metteremo d'ac­cordo. Dandomi del tu, capite?

 Gina                      - Che degnazione!

Sandro                   - Sintomo. Dopo il primo incontro, m'ha sempre dato del voi. Stamane, del tu. M'ha offerto l'aperitivo.

Adele                     - Io non sbaglio mai.

Gina                       - Bada che Saverio è maligno.

Adele                     - Oh, senti... L'ha preso sotto braccio, gli ha dato del tu, gli ha offerto l'aperi­tivo... Ma che deve fare un pover'uomo?

Gina                       - Tanto meglio... o tanto peggio.

Sandro                   - Come sarebbe a dire?

Gina                       - Io non ci vedo chiaro.

Sandro                   - Cioè?

Gina                       - Non lo so. Ma al tuo posto, non vor­rei diventare debitore del mio rivale. Que­stione di sensibilità: tu sei molto accomo­dante.

Sandro                   - Se dici questo, rinunzio... con do­lore. Perché io, lo faccio per te, sai? Per i nostri figli...

Adele                     - Ha ragione!

Sandro                   - No, no. So quel che faccio! Uscite, ve ne prego. Ha detto che non vuole testi­moni» Vi raggiungerò tra poco. (Bussa a destra). Saverio! Sono io, Sandro...

Adele                     - (uscendo a sinistra, con Gina e Otta­vio) È un po' terra, terra, ma il senso della famiglia ce l'ha!

Saverio                   - Sandro

Saverio                   - (da destra) Buon giorno, Sandro.

Sandro                   - Carissimo cugino! ...

Saverio                   - Accomodati. (Sandro siede visibil­mente ansioso) Vuoi fumare?

Sandro                   - Sigaro?

Saverio                   - Sigaretta. (Gliela offre e gliela ac­cende).

Sandro                   - Squisita! Da dove viene?

Saverio                   - Dal tabaccaio. Macedonia.

Sandro                   - Ah! Infatti, mi pareva...

Saverio                   - Dunque, tu vuoi trecentomila lire.

Sandro                   - No!

Saverio                   - Non le vuoi più?

Sandro                   - Voglio non è la parola.

Saverio                   - Vorresti. È una bella sommerta, an­che per un milionario come me. Oggi come oggi, non ce l'ho. Ma e questione di giorni. Diciamo una settimana. In tempo?

Sandro                   - Anche dieci giorni, anche quindici...

Saverio                   - Bene. E... garanzie?

Sandro                   - Prima di tutto, la mia onestà.

Saverio                   - Poi?

Sandro                   - La mia serietà.

Saverio                   - Poi?

Sandro                   - Poi... Caro Saverio...

Saverio                   - Insomma, niente garenzie. Voglio dire: garenzie solite, solide. Ma non im­porta. Ci intenderemo. Piuttosto, vorrei far­ti una domanda, da uomo a uomo. Vuoi bene a Gina?

Sandro                   - Si capisce!

Saverio                   - No, non si capisce. Ne sei inna­morato?

Sandro                   - Ma che c'entra?

Saverio                   - Così, a titolo d'informazione.

Sandro                   - La risposta è ovvia.

Saverio                   - E va bene. Un'altra domanda : credi che Gina ti voglia bene?

Sandro                   - Oh, perbacco! ...

Saverio                   - Come prima? Voglio dire: non ti sembra un po' cambiata da alcuni giorni?...

Sandro                   - Perché?

Saverio                   - Lascia stare il perché.

Sandro                   - Tu l'ami!

Saverio                   - Non hai risposto alla mia domanda.

Sandro                   - Ma tu hai già risposto alla mia! A che gioco stai giocando?

Saverio                   - Gioco leale, chiaro.

Sandro                   - Credi?

Saverio                   - A carte scoperte. Io l'amo più di te, l'amo da dodici anni. Non so perché... ma insomma è la donna della mia vita, guella che mi manderà in paradiso... o all'inferno. Se non fosse la tua fidanzata, a quest'ora sarebbe la mia.

Sandro                   - Gina non farà mai un matrimonio d'interesse. La conosco.

Saverio                   - E chi t'ha detto che mi sposerebbe per interesse?!

Sandro                   - (si alza) Signor Riffa, parliamoci chiaro! Vi siete messi d'accordo alle mie spalle?

Saverio                   - Calma, giovanotto. Nessun accordo, purtroppo. Gina è leale. E anche io.

Sandro                   - Non mi pare.

Saverio                   - Più leale di così? Ti domando se la sposeresti anche accorgendoti che non ti ama più.

Sandro                   - Questo non è il caso.

Saverio                   - Gina ti ha dato la sua parola. Ma ho motivo di credere che se tu gliela ren­dessi, si consolerebbe.

Sandro                   - Con te?

Saverio                   - Avendomi qui, sotto mano...

Sandro                   - Te l'ha detto lei?!

Saverio                   - No, te lo dico io.

Sandro                   - Capisco. Le treccntomila lire sareb­bero il prezzo della cessione.

Saverio                   - Mai più. Due cose distinte e sepa­rate. Il fatto importante, decisivo è il cam­biamento di lei. Il prestito è un piccolo fa­vore che sono lieto di poterti fare.

Sandro                   - Come indennizzo!

Saverio                   - Se ti dico che non c'entra! E poi, non è mica un regalo. Tra due anni, tra quattro... insomma prima o poi mi rimbor­serai. Mi farai degli effetti senza scadenza e senza interessi.

Sandro                   - E,., non è la buona uscita?

Saverio                   - Per carità! È una prova di simpatia e di fiducia. Tu sei un bravo ragazzo; one­sto, laborioso... Domani posso darti cento­mila lire; il resto tra nochi giorni. Accetti?

Sandro                   - Sì... cioè voglio parlare con lei!

Saverio                   - Giusto. Ti lascio. A fra poco (Passa a destra).

Sandro                   - Io spero che quello che hai detto non sia vero, perché...

Saverio                   - E io credo che è vero. (Si avvia a destra).

Sandro                   - (fieramente) Vedremo! E...

Saverio                   - Cosa?

Sandro                   - In ogni caso, dico in dannata ipo­tesi... senza scadenza fissa e senza interesse?

Saverio                   - Esatto. Arrivederci. (Esce a destra).

Sandro                   - Gina

Sandro                   - (solo, tra sé) Senza scadenza... sen­za interessi... (Apre risolutamente la porta a destra) Gina!

Gina                       - (entrando) Ebbene?

Sandro                   - (dalla porta) No, mamma : Gina sola, per favore! (Chiude la porta).

 Gina                      - Tutto fatto?

Sandro                   - Lascia stare il prestito. Non ha la minima importanza. C'è dell'altro.

Gina                       - Che cosa?

Sandro                   - Mi sono accorto che sono un im­becille.

Gina                       - Tu?

Sandro                   - Un cretino.

Gina                       - Perché?

Sandro                   - Perché ho lasciato la paglia vicino al fuoco!

Gina                       - La paglia?

Sandro                   - Tu, la paglia! E il fuoco, è lui, tuo cugino.

Gina                       - Ma che dici?

Sandro                   - Naturale! Il primo amore non si dimentica. È bastato cne tornasse dopo die­ci anni, per riaccendere in te la vecchia fiamtna! E brava!

Gina                       - Non è vero! Allora non mi piaceva! Cioè...

Sandro                   - Prendo atto della confessione!

Gina                       - Neppure adesso! Come può piacere un uomo ineducato, prepotente?

Sandro                   - Lo domando a te.

Gina                       - Ma che cosa ti ha inventato?

Sandro                   - Nulla. Saverio è brutale, ma sin­cero. Tu no, invece.

Gina                       - Ascolta, Sandro: affrettiamo le nozze!

Sandro                   - (colpito, sorridente) Davvero?

Gina                       - Sì! Sposiamoci presto!

Sandro                   - (riprendendosi) Vuoi prenderti in parola, eh? Impedire a te stessa di tornare indietro? Non mi presto! Tu mi sposere­sti così... come si manda giù una medicina amara: tutta d'un fiato! Ah, no!

Gina                       - Tra me e Saverio non c'è stato nulla.

Sandro                   - Ma ti ha sconvolta, mi ha alienato il tuo affetto, che era quanto di più caro avessi al mondo! Non è il momento di fingere, Gina!  Qui e in ballo il mio avve­nire... voglio dire la mia felicità... (avvici­nandosi e scrutandola, severo) Interroga la tua coscienza!

Gina                       - Ebbene, la mia coscienza...

Sandro                   - Non è pulita! La verità, Gina, la verità!

Gina                       - (senza guardarlo) Io... io voglio bene a te!

Sandro                   - Testarda! Non abbassare gli oc­chi! La verità!

Gina                       - (torturandosi) Ci sono dei momenti in cui sento di odiarlo!

Sandro                   - Già. Ma ce ne sono degli altri... Avanti!

Gina                       - Ma questa è una tortura!

Sandro                   - Debbo essere crudele!  Non sono più il fidanzato: sono il confessore! Parla!

Gina                       - Non è amore, te lo giuro!  Non gli voglio bene!

Sandro                   - E cos'è?

Gina                       - Una strana cosa, una disperazione...! A dispetto di me stessa, capisci?

Sandro                   - Se capisco!

Gina                       - Aiutami, Sandro! Aiutami a superare questa crisi, salvami!

Sandro                   - Basta. Addio.

Gina                       - Che vuoi fare?

Sandro                   - Tiro le conseguenze. Va', vai a dare la lieta novella a quella santa donna di tua madre; che se non sbaglio, in questa fac­cenda ha avuto la sua parte!

 Gina                      - Questo sì! Colpa loro, sai?

Sandro                   - Ho capito, ho capito...

Gina                       - Non abbandonarmi!

Sandro                   - Non fare la tragedia ! Tanto, ti con­solerai presto. Addio.

Gina                       - Vuoi proprio rompere?

Sandro                   - Sicuro che non ti suiciderai.

Gina                       - Neppure tu, però.

Sandro                   - Io... io sono un uomo finito!

Gina                       - E perché mi pianti?

Sandro                   - « Io » ti pianto? (risata amara) Il danno e le beffe!

Gina                       - Sì, tu! E senza un vero motivo, perché quando una ragazza si confessa con tanta sincerità... quando invoca un po' di aiuto per salvarsi...

Sandro                   - Va bene. Addio.

Gina                       - Sandro, per l'ultima volta...

Sandro                   - Togliti dalla mia presenza, altri­menti non so...

Gina                       - (esce di corsa a sinistra, singhiozzando).

Sandro                   - Saverio.

Sandro                   - (bussa a destra).

Saverio                   - (entrando) Tu?

Sandro                   - Avevi ragione. Ma non hai molto merito. È facile, con cinque milioni, dare lo sgambetto a un povero impiegato! Le ragazze d'oggi sono pratiche, positive... E Gina è come le altre.

Saverio                   - (giubilante) Te l'ha detto lei che mi ama? Racconta, racconta! ...

Sandro                   - Risparmiatemi, vi prego, questa pena.

Saverio                   - Hai         ragione. Scusami. Del resto, ora che l'ha         confessato anche a te, posso dirtelo: me     l'aveva fatto capire chiara­
mente...

Sandro                   - Tutto ciò è superato, è postumo, signor Riffa.

Saverio                   - Va bene.

Sandro                   - Via libera! (indica la porta a si­nistra).

Saverio                   - Grazie! (si precipita) Addio! Sandro fermandolo) Arrivederci! Saverio           - Arrivederci?... Ah, sicuro...

Sandro                   - Eh!

Saverio                   - Domattina.

Sandro                   - Dove, quando, quanto?

Saverio                   - AI caffè. Alle undici. Centomila. Contento?

Sandro                   - (amaro) Contento?!

Saverio                   - Ah, già...

Sandro                   - Siamo intesi. Il resto, in settimana.

Buon giorno! (Esce con fierezza).

Saverio                   - Buon giorno! (Esce a destra).

Gina – Adele - Ottavio

Ottavio                   - (da destra) Qui non c'è più nes­suno.

Gina                       - (singhiozzando) Vigliacco!

Adele                     - Ma infine, che è accaduto?

Ottavio                   - Parla, Gina!

Gina                       - M'ha piantata!

Adele                     - Cosa?

Gina                       - Sandro m'ha piantata!

Ottavio                   - Possibile?

Gina                       - Adesso, qui... senza un motivo...

Adele                     - Mascalzone!

Gina                       - Che schiaffo, che vergogna!

Ottavio                   - (accarezzandola) Coraggio, cara. Gli volevi bene?

Gina                       - Io no.

Adele                     - E perché ti disperi?

Gina                       - (furiosa) Perche m'ha piantata lui!

Adele                     - Mi pare che questo semplifichi tut­to! Qui sotto c'è la mano di Saverio!

Gina                       - (colpita) Saverio?! Naturale! Perché è stato in seguito al loro colloquio! Voglio sapere! (Si avvia a destra).

Detti  - Saverio

Saverio                   - (da destra, col pappagallo in gabbia, attraversa sorridendo la scena ed esce a si­nistra).

Ottavio                   - Gli parlerò io!

Adele                     - Per carità!

Gina                       - No, papà : io!

Adele                     - Ma non capisci che è stato un gioco per eliminare il rivale? Ora si farà avanti.

Gina                       - (tra i denti) Magari!

Saverio                   - (da sinistra, con lo stesso sorriso) Aveva sete. (Fa per uscire a destra).

Gina                       - Vieni qui!

Saverio                   - Io?

Gina                       - Sì, tu!

Saverio                   - Un momento! (al pappagallo) Tor­no subito, stai buono! (Esce e rientra su­bito senza il pappagallo). Che c'è?

Gina                       - Non lo sai? Non sai nulla?

Saverio                   - No.

Ottavio                   - È accaduto un fatto grave.

Gina                       - Che cosa hai fatto credere a Sandro?

 Saverio                  - E tu che cosa gli hai detto? Ripe­tilo a me!

Gina                       - Bada, Saverio! ...

Ottavio                   - Gli hai forse rifiutato il prestito?

Saverio                   - No.

Gina                       - Ma tu sai che Sandro m'ha piantata.

Saverio                   - Che altro poteva fare?

Gina                       - Ah! Dunque sei stato tu?

Saverio                   - Io direi che è stato lui.

Gina                       - Ma glielo hai imposto tu!

Saverio                   - Macché imposto!

Gina                       - Non mentire!

Ottavio                   - Se non imposto, quasi... O Gina o le trecentomila lire.

Saverio                   - È una fissazione! Sono due cose indipendenti.

Gina                       - Ma insomma, è andata così?!

Saverio                   - Oh, Dio... Non escludo che San­dro possa avere in un certo senso abbinato le due cose, ma vi giuro che io...

Adele                     - Ho capito; ho capito...! Bravo Save­rio! Sei un buon giocatore! Eh, figliola mia! Gli sei costata cara!  Non ti voleva bene. E anche tu... Credimi, Saverio, nep­pure lei!  Macché! L'aveva accettato così per obbedire a suo padre...

Ottavio                   - A me?

Adele                     - (con un'occhiataccia) Sissignore!

Gina                       - Insomma, mi hai comprata?

Saverio                   - Cara. Ma non importa.

Gina                       - E credi che mi presti a questo pas­saggio di proprietà? Me ne infischio dei tuoi milioni! (passa a sinistra). Con loro, hai potuto giocare, perché sei ricco e papà è troppo buono e non ha ottantamila lire da sbatterti in faccia. Ma con me, niente da fare. Io sono una donna, non una schia­va al mercato. Capisci questo?

Adele                     - È impazzita!

Gina                       - Non crederlo!

Saverio                   - Ma come? Non ti va bene nep­pure adesso?

Gina                       - Sforzati di capire!

Saverio                   - Allora, il pazzo sono io. Perché se non hai mentito prima, ora che non c'è più quell'altro...

Gina                       - Che cosa?!

Saverio                   - Niente, niente. Io perdo la testa, parola d'onore! Ma che gente siete? Di voi, non mi stupisco: vi avevo pesati! Ma tu? Mezz'ora fa, dicevi che se fossi stata libe­ra... Sposa Barca! Siete degni l'uno dell'al­tra! Quanto a te, oggi ti faccio la procura. E se hai da rubare, ruba; non me ne im­porta nulla. Me ne vado io. Torno al mare e subito. Siete troppo furbi, per me. E sta­volta, tu non avrai il disturbo di stracciare le mie lettere!  Sono io che straccio qualche altra cosa! (Prende le due cambiali). Le tue cambiali! Tò! (le fa in due pezzi e le scaraventa a terra). E andate tutti al dia­volo! (Esce si riaffaccia, irosamente) Per favore! (Esce. Gina è convulsa. Ottavio accasciato).

Adele                     - (precipitandosi a raccogliere le cam­biali, le guarda con un gran respiro di sollievo) Ahhhh! Sono proprio le tue! (Le fa a pezzetti).

 

SIPARIO

ATTO TERZO

 La stessa scena. Di giorno.

Saverio – Adele (Quando si alza il sipario, Adele, sul diva­no, legge il giornale. Saverio siede presso la finestra, con aria triste).

Saverio                   - (guarda l'orologio e scuote il capo) Quasi l’una.

Adele                     - Che hai detto?

Saverio                   - (cupo) Ho detto che mancano po­chi minuti all'una.

Adele                     - Tuo zio non dovrebbe tardare. Se hai appetito, però...

Saverio                   - Non ho appetito. Anche Gina non dovrebbe tardare... Cammina piano, tua figlia.

Adele                     - Perché?

Saverio                   - Ci mette tre ore a fare quattro passi.

Adele                     - Sarà andata fuori porta: voleva re-pirare un po' d'aria pura.

Saverio                   - Anche ieri, fuori porta. Ieri sera, poi, alle nove cascava dal sonno.

Adele                     - Avresti potuto accompagnarla.

Saverio                   - Non le avrei fatto piacere. A quan­to pare, l'incidente non è ancora chiuso.

Adele                     - Perché dici questo?

Saverio                   - Per voi, forse; per me. Ma Gina...

Adele                     - Anche per Gina. Non ti ha forse pregato di rimanere qui?

Saverio                   - Io non volevo, perché quando si son dette certe parole grosse... rimane un senso di disagio, un po' d'amarezza... Ma lei ha insistito, ha detto che era stato un equivoco... che dovevamo metterci una pietra sopra... m'ha stretto la mano, ha :vuto lo spumante alla mia salute... ed è scomparsa.

Adele                     - Tuttavia, stamane avete parlato a lungo.

Saverio                   - Ho parlato a lungo io solo. Lei zitta. Ogni tanto: sì, Saverio; va bene, Sa­verio...

Adele                     - Eravate d'accordo.

Saverio                   - No. Mi dava ragione come si dà ai pazzi. Il fatto è che da ieri non sta più in casa.

Adele                     - E tu ci stai troppo. Dovresti uscire, distrarti...

Saverio                   - Non posso. Ogni quattro passi, incontro uno che mi guarda male e devo fare uno sforzo per... Ce l'hanno con me, capisci? Sono delusi, perché non mi fac­cio mettere nel sacco!

Adele                     - E' una fissazione.

Saverio                   - No! Sai come mi chiamano? L'a­sino d'oro! L'hanno anche scritto sul muro.

Adele                     - Dove?

Saverio                   - Giù, presso il portone: « Abbasso l'asino d'oro! ». Grande così.

Adele                     - Invidia!

Saverio                   - Forse. E così, dispiaceri in casa, dispiaceri fuori... se non mi sbrigo a par­tire, finisce male!

Gina                       - (dalla comune, sorridente) Buon gior­no. Come va?

Saverio                   - Benone. (Cupo).

Gina                       - Non si direbbe.

Adilk                      - Saverio ha l'impressione che tu...

 Saverio                  - Non è un'impressione. Da ieri, stai girando al largo.

Gina                       - T'inganni, Saverio. Io ho stima di te... Proprio così. Ormai, so con certezza che non sei cattivo. Impulsivo, forse, un po' prepotente, un po' diifidente... Ma ge­neroso.

Saverio                   - Tu no!

Gina                       - Sei ingiusto! Ma chi ha trovato l'ar­gomento decisivo per convincere mio pa­dre ad accettare la procura? Papà era of­feso, perché gli avevi dato del ladro. Oh, senza pensarlo, beninteso... Ma insomma, la parola era stata pronunziata... e io gli ho detto: se ti offre la procura, vuol dire che si fida. Contano i ratti, papà. Le pa­role, si sa... Saverio non ha molto con­trollo di sé... è pentito...

Saverio                   - Gli ho chiesto scusa!

Gina                       - E io v'ho buttati uno nelle braccia dell'altro, e ho voluto che andaste subito dal notaio, per definire la cosa.

Saverio                   - Questo è vero.

Gina                       - E allora? La verità è che mi sono battuta per te.

Saverio                   - Magari tu fossi sincera!

Gina                       - Sincerissima!

Saverio                   - Allora... amici? (Le tende la mano).

Gina                       - Parenti! (Gliela stringe).

Adele                     - E non se ne parli più! Intesi?

Gina                       - Intesi. Ah! Forse ti resta da com­piere un'ultima formalità: una bella stret­ta di mano tra te e Sandro.

Saverio                   - Ma non c'è stato nulla, tra me e Sandro.

Gina                       - Non c'è cordialità. Dovete essere amici.

Saverio                   - Amici... per modo di dire. Ca­pirai...

Gina                       - Amici veri! Saverio, promettimi che sarai gentile con lui.

Saverio                   - Gli dò trecentomila lire!

Gina                       - Sempre brutale! Oltre la sostanza, c'è anche la forma, Saverio!

Saverio                   - Ma perché ti preoccupi tanto di Sandro?

Gina                       - Perché anche lui non è cattivo. Sol­tanto, ì timido... ha soggezione di te...

Saverio                   - Poveraccio! ...

Gina                       - Allora, intesi: tra poco, quando sarà qui, vi abbraccerete, da buoni cugini.

Saverio                   - Cugini?

Gina                       - Cugini.

Saverio                   - E verrà qui?

Gina                       - Come tutti i giorni.

Saverio                   - (disorientato, in orgasmo) Forse non capisco... perché, se non erro, tra voi due, ieri, c'è stato...

Gina                       - ...un equivoco, che abbiamo chiarito.

Saverio                   - (lasciandosi cadere sulla poltrona, al­libito) No?! ...

Gina                       - Mi ha perdonato.

Saverio                   - Lui?

Gina                       - Eh! L'accusano nientemeno d'avermi venduta! Povero Sandro! ...

Saverio                   - (mettendosi a passeggiare, nervosis­simo) E tu sapevi che quei due?...

Adele                     - Gina non mi nasconde nulla.

 Saverio                  - Perché non me l'hai detto?

Gina                       - Dovevi immaginarlo. Una volta chia­rito tutto...

Saverio                   - Macche! Non l'immaginavo! Ma è vero o non è vero che t'ha piantata?

Gina                       - No! Un momento di nervi... S'è ri­sentito perché gli ho dato a intendere che... (ride) che tu non mi sei indifferente. Ci­vetteria. Volevo stuzzicarlo, capisci? E in­vece l'ha presa sul tragico! E' tanto gelo­so, quel ragazzo.

Saverio                   - E così, avete ricominciato la tre­sca! Sci molto conciliante... con gli altri!

Gina                       - Anche con te. Ne hai la prova. Il mio carattere è dolce... con tutti. Non ho altra dote che la mia bontà. E non ho più vent'anni, purtroppo! ... I sogni, caro Sa­verio, sono una bella cosa... forse Sandro non è l'ideale; ha una mentalità un po' troppo ristretta, ma è serio, affettuoso, la­voratore...

Saverio                   - Un commediante, che non ti vuol bene!

Gina                       - Me ne vuole, a modo suo. Ma è de­voto... e ha una grande opinione di me. E’ per me che si preoccupa tanto di miglio­rare la sua posizione. Oggi non è che un modesto impiegato, ma presto sarà com­proprietario dell'azienda e avrà ben altre possibilità... grazie a te. (Saverio la guar­da, annichilito). Quanto a me, non ho grandi ambizioni. Un marito che mi ri­spetti, un minimo di agiatezza, una ca­setta tra i fiori, alle periferia, possibil­mente con un piccolo giardino... Ieri tutto questo era un sogno, oggi sta per diven­tare realtà... per merito tuo. Sandro e io dovremmo farti un monumento!

Adele                     - Puoi dirlo!

Gina                       - Ma se il signore vorrà benedire la nostra unione e sarà un maschio, lo chia­meremo Saverio. (Tace compunta, sbir­ciando di sottecchi Saverio, che dominan­do a fatica il suo furore, spezza sul tavolo un tagliacarte).

Adele                     - Che hai fatto?

Gina                       - Niente, mamma : il tagliacarte...

Saverio                   - (si alza, s'accosta a Gina, e facendo con l'indice segno di diniego) No!

Gina                       - (candidamente) Che cosa?

Saverio                   - (agitando violentemente l'indice) Avete tatto male i vostri conti!

Gina                       - Figurati!  Sandro è così preciso... Ha preparato un preventivo esattissimo, al centesimo. Tanto per la società, tanto per la casetta, tanto per i mobili... Tu non sei più il valore del denaro, caro Saverio. Trecentomila lire sono una bella sommetta!

Saverio                   - Sarebbero! Io non pago.

Adele                     - Saverio!

Gina                       - No, mamma... Saverio ha di questi scatti, ma poi...

Saverio                   - Te n'accorgerai! Avevate fatto il preventivo, eh? Mica studiata male? Quel cretino ci fa la dote e noi ci sistemiamo!

Gina                       - Niente dote : è un prestito.

Saverio                   - Niente! Chiudo gli sportelli.

Gina                       - Saverio Riffa è un gentiluomo.

Saverio                   - Era. Fu!

Gina                       - Ma perché vuoi apparire peggiore di quello che sei? Io so che manterrai la tua parola

Ottavio                   - Ma non tarderà a capire... e allora...

Adele                     - Questa è la goccia che farà traboccare il vaso.

Saverio                   - La parola? Qui si tratta di man­tenere una coppia di imbroglioni!

Adele                     - Non ti riconosco!

Saverio                   - Naturale. L'asino d'oro diventa ti­gre! Iena!

Gina                       - Tu hai preso un impegno.

Saverio                   - Verbale. Carta canta.

Gina                       - Sicché la tua parola...

Saverio                   - Non vale niente.

Gina                       - Te la rimangi?

Saverio                   - Me la sono rimangiata.

Gina                       - Non sarebbe da galantuomo.

Saverio                   - Mai stato. Venga, venga il ragio­niere imbroglione!

Gina                       - Perché imbroglione? Si era forse im­pegnato a lasciarmi? Tu stesso m'hai detto di no, hai precisato che erano due cose distinte e separate...

Saverio                   - Arrivederci in tribunale!

Gina                       - Ma noi non abbiamo alcun docu­mento!

Saverio                   - Vedi? Dovrai fare un matrimonio d'amore.

Gina                       - Taci! Mi stai dando l'ultima delu­sione.

Saverio                   - La più amara! Ve lo do io il pre­ventivo!

Adele                     - Ciò che vuoi fare non è bello.

Saverio                   - Brutto, brutto. Ma lo faccio, perché sono certo che non mi capiterà mai un'occasione migliore di questa per co­minciare la carriera del mascalzone. Non mi vuoi? Pazienza! Ma finanziatore del mio rivale, no. Dev'essere un matrimonia d'amore.

Gina                       - Questa è una bassa vendetta!

Saverio                   - Una capanna e il suo cuore!

Teresa                     - (dalla comune, con un gran mazzo di rose) Hanno portato questi fiori.

Gina                       - (correndole incontro) Un portafiori, presto! (Teresa esce. Gina, commossa, strìnge al petto le rose, prende il biglietto, con un mesto sorriso). Che caro! ... Leggi, mamma! (Adele legge a sua volta, com­piaciuta).

Teresa                     - (rientrando col portafiori) Ecco, si­gnorina. (Esce).

Gina                       - Grazie. (Vi colloca le rose, dispo­nendole con molta cura e indugiando a contemplarle, quasi estatica).

Saverio                   - (che ha seguito la scena, guardando torvo) Avvertilo di limitare le spese!

Gina                       - (severa) Ti prego! ...

Detti – Benzi – Filippi - Belisario

Belisario                 - (dalla comune, seguito da Benzi e Filippi, tutti e tre sorridenti) Permesso?

Saverio                   - (dà un balzo indietro, mettendosi in posizione di difesa).

Belisario                 - (avanzando con la mano tesa) Signor Riffa, quello che avete fatto è bel­lo, è nobile... (Gli stringe forte la mano. Benzi gli stringe' l'altra, poi è la volta di Filippi).

Saverio                   - Ma...

Belisario                 - No, vi prego: non accrescete la nostra mortificazione! Ditemi soltanto che avete dimenticato il nostro colloquio di ieri. Oh, mi avete dato una bella lezione, non c'è dire! Ma me la sono meritata. Perché non è con la minaccia che si può indurre un uomo come voi a mostrarsi generoso. Sono troppo commosso per po­tervi dire tutto quello che sento qui den­tro... Una sola parola vi dico: grazie. Gra­zie dal profondo del cuore!

Saverio                   - Ma di che?

Benzi                      - Io ho cinque figli!

Saverio                   - Tanto piacere.

Filippi                     - Io tre. Due famiglie, dodici perso-sone vi augurano ogni bene.

Bf.lisario                - Oggi vi siete dimostrato degno della vostra fortuna. Avete cancellato il triste ricordo di Michele Conti!

Saverio                   - Io?!

Benzi                      - Ce ne fossero uomini come voi!

Belisario                 - (stringendogli la mano) Tante, tante cose signor Riffa!

Benzi                      - (c. s.) Buon viaggio!

Filippi                     - (c. s.) Auguri e vento in poppa! (S'inchinano ed escono).

Saverio                   - (pausa; scoutendosi) Vento in poppa

Gina                       - Per la navigazione.

Saverio                   - Ma che significa?

Adele                     - Per poco non t'hanno abbracciato.

Saverio                   - Non ci vedo chiaro. Ma ora ho altro per la testa. Dove eravamo rimasti?

Gina                       - Al matrimonio d'amore. Saverio, ri­fletti.

Saverio                   - Niente da fare. E dopo colazione, vado all'albergo, perché qui non ci posso più stare.

Adele                     - Ma Saverio! ...

Saverio                   - E' meglio per voi! (Esce a destra, sbattendo la porta).

Gina - Adele - Ottavio

Adele                     - Come andrà a finire?

Gina                       - Non preoccuparti. So quello che faccio.

Adele                     - Io mi preoccupo per tuo padre. Non doveva, non doveva! ...

Ottavio                   - (entra dalla comune, con una borsa di cuoio sotto il braccio; aria stanca e preoccupata; si lascia andare sulla sedia e si gratta la testa).

Gina                       - Ciao, papà. Hai fatto tutto quello che dovevi fare?

Ottavio                   - (cupo) Tutto quello che non do­vevo fare! Io finirò in galera.

Gina                       - Ma no! Saverio, in fondo...

Ottavio                   - Ieri m'ha dato del ladro e oggi... gliene sto dando la prova!

Gina                       - Macché prova! Potrai sempre dimo­strargli il tuo disinteresse.

Ottavio                   - E in che modo? Crederà che mi sono messo d'accordo con i suoi debitori e avrà ragione, perché un procuratore co­me me non s'è mai visto. Pegni restituiti, rinnovi su tutta la linea, abbuono d'inte­ressi, una donazione... Son cose che a farle col proprio danaro, si va al manicomio. Col danaro degli altri... in galera. Quello che m'hai fatto fare è grave, figliola mia, molto grave. Da ieri, io guazzo nel co­dice penale. Nella migliore delle ipotesi, finirà a bastonate. Di che umore è?

Adele                     - Non molto allegro...

Gina                       - Poco fa sono venuti a ringraziarlo, Sarti e altri due. Ma non s'è ancora rac­capezzato.

Ottavio                   - La goccia? Sono decine di mi­gliaia di lire che sto regalando a questo e a quello! Da ieri, passo da un successo all'altro: sono diventato popolare! Chi mi abbraccia, chi mi bacia, chi mi dice gran-d'uomo... Bisogna sentire quest'altro, però!

Teresa                     - (dalla comune) C'è il signor San­dro.

Ottavio                   - (scattando) In casa mia? Ma co­me osa...

Gina                       - Calma! L'ho fatto chiamare io.

Ottavio                   - Tu?

Gina                       - A nome di Saverio. (A Teresa). Fal­lo passare. (Teresa esce). Lasciate fare a me. Andiamo! (Spinge fuori Adele e Ot­tavio; escono a sinistra).

Sandro                   - Teresa     - Saverio

Sandro                   - (dalla comune, si affaccia guardin­go; rassicurato, entra, si asciuga il sudore, dando occhiate in giro; lo segue Teresa che bussa a destra, esce e rientra subito) Che ha detto?

Teresa                     - Che v'aspettava. Viene subito. (Sandro si frega le mani, sorridendo, e rimane a guardare la porta. Teresa esce).

Saverio                   - (da destra, appare sulla soglia e ri­mane immobile, fissando Sandro).

Sandro                   - Ho aderito al vostro invito, ma voi capite che... avrei preferito vedervi al caffè, come d'accordo.

Saverio                   - T'hanno imbrogliato!

Sandro                   - Chi?

Saverio                   - Chi t'ha dato a intendere che so­no un imbecille. Non è vero.

Sandro                   - Non comprendo...

Saverio                   - Capirai subito. Ti piacerebbe di­ventare commerciante? Farti una posizio­ne? Ti piacerebbe la casetta tra i fiori... il giardino?...

Sandro                   - Continuo a non capire.

Saverio                   - Già. Perché Saverio Riffa è tre volte buono. Si può fare quello che si vuole con lui, non è vero? e se sarà un ma­schio, si chiamerà Saverio! E io sarò il padrino! E' così?

Sandro                   - Ma volete spiegarvi?

Saverio                   - Non guardarmi con quella faccia! Tanto, non c'è niente da fare. Io non ti dò un soldo!

Sandro                   - Come?

Saverio                   - Ti dò un consglio, invece: vatte­ne, perché mi prudono le mani! (Esce a destra, sbattendo la porta).

Sandro                   - Gina

Sandro                   - (correndo verso la porta) Signor Riffa! ...

Gina                       - (da sinistra) Toh! ... Guarda chi c'è... (Sandro si ferma, imbarazzato). Come stai, Sandro?

Sandro                   - Tengo a precisare che sono stato chiamato da lui...

Gina                       - Allora... Credevo che avessi dimen­ticato qualche cosa, ieri... Per esempio, questo! (Si toglie l'anello e lo mette sul tavolo). Ma che cos'hai? Mi sembri preoc­cupato...

Sandro                   - Vi prego! (Fa per bussare a destra).

Gina                       - Bada che morde!

Sandro                   - Ah! Siete informata, a quanto pa­re. Ma questa è una truffa!

Gina                       - Un affaruccio andato male,

Sandro                   - E credete che mi rassegni?

Gina                       - A perdermi? Coraggio! Soffrirai, ma finirai per dimenticarmi. (Aspra). Questa lezione, però, te la ricorderai finche cam­pi. Un'altra volta, vendi per contanti! Ad­dio! (Esce a sinistra).

Sandro                   - Ma non finisce così! (Rimane esi­tante, fa un gesto di sconforto, avviandosi verso la comune). Finisce così! ... (Torna indietro, prende l'anello, l'intasca, esce).

Gina                       - Adele     - Ottavio

Gina                       - (da sinistra, parlando dentro) E il signor Barca è sistemato!

Ottavio                   - (seguito da Adele) Anch'io!

Gina                       - No, papà. Tutto procede magnifica­mente. Fidatevi di me.

Ottavio                   - E' di quello lì che non mi fido!

Gina                       - Io si.

Adele                     - Non sarebbe stato più semplice, che dopo la spiegazione di ieri, tu gli avessi detto?...

Gina                       - Ma una lezioncina starà bene anche a lui. Gli gioverà, vedrete. Andate, an­date... e state tranquilli. (Adele e Otta­vio escono a sinistra. Gina siede).

Gina                       - Saverio

Saverio                   - (si affaccia da destra, guarda intor­no) Sola?

Gina                       - (triste) Più sola di quanto credi.

Saverio                   - Se n'è andato?

Gina                       - Gli hai dato un brutto colpo, povero Sandro!

Saverio                   - E povera Gina!

Gina                       - Per me, dopo tutto... non è una ca­tastrofe. So rassegnarmi alla mia sorte. Quando si è poveri, bisogna subire.

Saverio                   - Anche quando si è ricchi. Da dieci giorni, non faccio che mandar giù boc­coni amari I

Gina                       - Non sei contento di ciò che hai fatto?

Saverio                   - No! Ma dovevo farlo, perché di fronte all'inganno...

Gina                       - Nessun inganno.

Saverio                   - Manovra, trucco...

Gina                       - Pensa che hai condannato quel po­vero ragazzo a fare Timpiegatuccio per tutta la vita!

Saverio                   - Colpa sua!

Gina                       - Basta, Saverio. Ti sei vendicato? Non ne parliamo più. Credevo di essere final­mente in porto e invece... niente. Punto da capo. Non dico che non avrei potuto adattarmi...

Saverio                   - A che?

Gina                       - Alla nuova situazione, a dividere la sua sorte. Ah, sì? Fossi stata innamorata gli avrei detto: coraggio, Sandro! Vedrai che saremo felici anche senza questo de­naro! Ma non sono innamorata! Ci sono dei momenti decisivi nella vita, in cui bisogna saper leggere nel proprio cuore. Perché l’amore c'è o non c'è... è facolta­tivo; la lealtà, no: è dovere. Sono stata leale.

 Saverio                  - Che stai dicendo?

Gina                       - La verità.

Saverio                   - Ma come?

Gina                       - (mostrandogli la mano sinistra senza anello) Sì, Saverio. Sei contento?

Saverio                   - L'hai piantato?

Gina                       - Conseguenza della tua cattiveria e della mia lealtà!

Saverio                   - E te ne vanti?

Gina                       - No. Ho fatto ciò che dovevo. E tu non puoi giudicarmi, perché vedi le cose dall'alto della tua nuova posizione. Per te, siamo formiche...

Saverio                   - Che miseria! ... (Pausa). Ora sì, me ne posso andare.

Gina                       - Naturale. Fatto il male...

Saverio                   - L'hai fatto a me, il male! Sfu­mato il denaro, gli hai detto addio! E chiami questo saper leggere nel proprio cuore? Nel portafoglio leggi!

Gina                       - Questo non me l'aspettavo! Che tu mi biasimassi per avere recuperato la mia libertà...

Saverio                   - Troppo tardi! Sei troppo diversa da quella che ti credevo.

Gina                       - Ti do deluso?

Saverio                   - Guarito. E io che t'avevo collo­cata così in alto...

Gina                       - Forse non ci siamo capiti.

Saverio                   - No. Ti capisco benissimo. Sei co­me gli altri... E tutto per il denaro! Ma­ledetto il denaro!

Gini                        - Proprio così: il denaro dello zio Mi­chele è maledetto.

Saverio                   - Ma vi fa gola!

Gina                       - Sei superstizioso, Saverio?

Saverio                   - No; perché?

Gina                       - I marinai in genere lo sono.

Saverio                   - Che c'entra questo?

Gina                       - Dicevo così... a proposito della ma­ledizione che pesa su quel denaro accu­mulato con l'usura. E' una bella fortuna che tu non ci creda. Un altro al tuo po­sto potrebbe impressionarsi... preoccuparsi. Tu no: te ne infischi e fai bene, e più ac­cidenti ti mandano, più te la godi!

Saverio                   - (allarmato) Ma che discorsi sono questi?

Gina                       - Niente, Saverio... lasciali imprecare e continua a tartassarli. Grazie a Dio, hai salute da vendere... non è così? Ti senti bene, no?...

Saverio                   - (agitato) Ma che ti salta in men­te?... Io sto benone...

Gina                       - E dunque... continua a camminare sulle orme dello zio Michele.

Saverio                   - Non è vero

Gina                       - Finora, è così.

Saverio                   - (in orgasmo) Dov'è tuo padre? Ho bisogno ai parlargli.

Gina                       - Vado a chiamarlo, Saverio. (Esce a sinistra, rientra subito). Viene subito.

Saverio - Gina – Adele - Ottavio

Ottavio                   - (seguito da Adele) Buon giorno, Saverio.

Saverio                   - Buon giorno. Siedi, siedi...

Ottavio                   - (a disagio) Grazie...

 Saverio                  - Poco, fa ho ricevuto una strana visita... quel Sarti... quegli altri due... Erano commossi, pieni di gratitudine... Ne sai qualcosa?

Ottavio                   - Ecco... ti dirò... La cosa è andata così...

Gina                       - Ti spiegherò io, Saverio. Dammi il taccuino. (Ottavio glielo dà).

Saverio                   - Che c'entri tu?

Gina                       - Di straforo... Questo è il rendiconto di ciò che abbiamo fatto come tuoi procu­ratori, in questa prima giornata. (Legge) Sarti... eccolo qui... rinnovo senza inte­ressi... Benzi e Filippi idem... Temevi che avessimo condonato il debito? No, Save­rio. Semplice abbuono degli interessi... tanto per neutralizzarli...

Saverio                   - Neutralizzarli?

Gina                       - Il discorso di poco fa, Saverio. (Leg­ge). Inoltre... hai resituito qualche pegno... qualche altro rinnovo... agevolazioni va­ne...

Ottavio                   - Operazioncelle, capisci? Ordinaria amministrazione...

Gina                       - Povero papà, che sgobbata da ieri! Ma lui, vedi, non è contento, non appro­va. Rendigli la procura! Papà si dimette!

Saverio                   - Un momento! Lasciatemi racca­pezzare!

Gina                       - Il guaio è che Saverio non ci crede... Sempre il discorso di poco fa.

Ottavio                   - Ho creduto di far bene...

Saverio                   - E anche presto! Vedo qui diciotto partite sistemate e con larghezza! Ah! An­che un debito condonato?

Gina                       - Pochi soldi. Un caso pietoso. L'avre­sti fatto anche tu.

Saverio                   - Si, si... più o meno... Grazie, zio, grazie di tutto!

Ottavio                   - Prego...

Teresa                     - C'è il signor Morelli.

Saverio                   - E che vuole?

Gina                       - Ringraziarti. Fallo passare.

Saverio                   - Anche lui? Ma qui non c'è! (In­dica il taccuino).

Gina                       - Non è un debitore.

Saverio                   - E cos'è?

Ottavio                   - E' il Grande Ufficiale Morelli... un pezzo grosso.

Gina                       - E' una degnazione da parte sua.

Detti                       - Morelli

Morelli                   - (tipo energico, dinamico, impor­tante) Permesso? (Ad Ottavio). E' lui? (Al cenno di Ottavio si dirige rapida­mente verso Saverio e gli batte la mano sulla spalla). Bravo! E grazie.

Saverio                   - (interdetto) Prego...

Morelli                   - Grazie anche a nome del Comi­tato di vigilanza e dei giovani ricoverati. Ho segnalato il vostro gesto al Podestà, al Federale e al Prefetto. Marinaio?

Saverio                   - Nostromo!

Morelli                   - E' bella questa solidarietà tra gli uomini del mare. La vostra offerta è prov­videnziale. I ragazzi han bisogno d'aria, di sole... La villa risponde allo scopo: ot­tima posizione, aria saluberrima... Forse è un po' piccola...

Saverio                   - Mi dispiace!

Morelli                   - Ma ci arrangeremo.

Saverio                   - Sapete... detto tra noi- la villa non mi serviva... la tenevo lì...

Morelli                   - E' bella, invece. E poi c'è il giar­dino, il frutteto...

Saverio                   - Inezie! Per me, è stato un vero piacere regalarvela.

Gina                       - (allarmata) No!

Morelli                   - Come? Pensate di farci la dona­zione?

Gina                       - No. Saverio diceva cosi...

Morelli                   - Lo farà, invece. E' il tipo. Ad ogni modo, ne riparleremo. Abbiamo die­ci anni per metterci d'accordo. E ora, ve­nite con me.

Saverio                   - Dove?

Morelli                   - Alla finestra! (Lo spinge cortese­mente fuori; appena si affacia, scoppia un applauso).

Saverio                   - (ritraendosi, spaventato) Ma che vogliono?

Morelli                   - Ringraziarvi! (Si sentono grida di « Evviva il signor Riffa! ». Sono gli orfa­ni dei vostri camerati che riposano in fon­do al mare. Ancora una volta, bravo e grazie! (Gli batte la mano sulla spalla). Signori... (S'inchina, si avvia).

Gina                       - Accompagna il commendatore!

Saverio                   - Ah! (Lo segue; escono).

Gina                       - (soddisfatta) Eh? Che ne dite?

Ottavio                   - Aspetta, figliola mia. Con Saverio non si sa mai. Ma vi siete spiegati?

Gina                       - Una cosa alla volta. Zitti!

Saverio                   - (rientra fissando Gina) Ma che ma­nìa mi ha preso di fare regali! E... se non sono indiscreto, deve venire nessun altro?

Gina                       - No, Saverio.

Saverio                   - Dicevo così... perché se ho fondato un'Opera Pia o un Ospedale, voglio saperlo anch'io! No? Va bene.

Gina                       - Ma non capisci, Saverio?...

Saverio                   - Che cosa?

Gina                       - Dovevi riparare in qualche modo alle malefatte dello zio Michele. L'invidia può anche far piacere, ma l'odio... Spe­ravo di aver meritato la tua approvazione.

Saverio                   - Io approvo tutto. Non m'importa più niente. Non voglio più sentir parlare dell'eredità. Accidenti alla terraferma!

Gina                       - Nostalgia del mare?

Saverio                   - Si. C'è più spazio, più respiro... e niente donne!

Gina                       - E a quando la partenza?

Saverio                   - Subito! Fino a mezz'ora fa, m; pareva impossibile che noi due non avrem­mo finito col metterci d'accordo...

Gina                       - Lo pensavo anch'io.

Saverio                   - Tu? Fammi il favore! Un quarto d'ora fa, quasi sveniva davanti a quei fiori, leggeva estasiata il bigliettino del ra­gioniere! ... Due minuti dopo, sfumato il prestito, gli ha restituito l'anello! E ora dovrei... No! Troppo volubile. Avresti dovuto capirmi prima!

Gina                       - Ma è proprio perché t'ho capito, che ho voluto trattenerti in casa mia! Leggilo anche tu, il bigliettino!

Saverio                   - Non m'interessa!

Gina                       - Ma è indirizzato a te. Leggi

Saverio                   - A me? (Legge sbalordito). « Si­gnor Saverio Riffa. Vostro dare lire qua­ranta. Distinti saluti ».

Gina                       - Finalmente un pensiero gentile! Gra­zie per i fiori, Saverio.

Saverio                   - Un momento... Insomma, Barca...

Gina                       - Macché Barca!

Saverio                   - Allora, non ti eri riconciliata?...

 Gina                      - Con quello 11?

Saverio                   - E perché me l'hai fatto credere?

Gina                       - Per dargli una lezione!

Saverio                   - Capisco... Ma quella che gli ho dato io, si chiama in un altro modo... Po­veraccio! L'hai fatto passare per un im­broglione!

Gina                       - Lo è!

Saverio                   - Si, ma una volta sola... E' nor­male. Bisogna che gli parli, povero Bar­ca! Ma non hai pensato che per dare una lezione a lui, avresti fatto passare un brut­to quarto d'ora a me?

Gina                       - Ci contavo! Eh, si, caro Saverio. An­che tu meritavi una lezioncina. Per nove giorni non hai fatto che minacciare, stre­pitare, offendere... insomma il diavolo a ?uattro! Avevi bisogno di una doccia redda! Tu non sei un uomo.

Saverio                   - E che sono?

Gina                       - Un carro armato! Hai mai visto al cinema quel tipo forzuto che se appoggia la mano a un muro, lo sfonda? Tu sei così. Stavi devastando tutto, Saverio... Le tue intenzioni erano buone, ma il sistema disastroso: con loro, con me, con gli estra­nei... Un po' di calma, Saverio!

Saverio                   - E va bene. Tu dici che ho sba­gliato... Ma c'è ancora una cosa che non capisco: tutta questa liberalità con i miei deb itori. Se avevi deciso di sposarmi?...

Gina                       - Appunto per questo!

Saverio                   - Ah! Ci sono... Sei superstiziosa?

Gina                       - No. Ma vedi, Saverio... il nero mi sta male!

Saverio                   - Vieni! (Le prende la mano e la trascina presso la finestra; si aggiusta la cravatta, s'impettisce e s'affaccia con Gi­na; si ritrae deluso). Accidenti, che fretta! Per una villa, potevano anche stare cin­que minuti, no?

SIPARIO

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