Last minute

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Last minute

di Adriano Bennicelli

adriano@opusincertum.it

www.adrianobennicelli.it

via G. B. Morgagni 50, Roma

06.4403929 – 338.6543031

Giocatori: 6


Giocatori e ruoli

Il comandante, Io narrante della storia

Carmen, hostess

Troschi, compagno coordinatore del circolo San Lorenzo Attilio Pelosi, macellaio a riposo

Padre Gaetano, missionario

Ricotti, imprenditore


PROLOGO

COMANDANTE: (Spettinato e in accappatoio, siede guardando e parlando verso ipotetici interlocutori attorno a lui.) Quale telecamera? Quella di destra o quella di sinistra? No, perché… non per sostituirmi al suo operatore che sicuramente ha fatto una scuola professionale ad hoc… ma è che da piccolo… all'epoca andavo a scuola dalle suore tedesche … c'era una maestra, che noi scherzosamente chiamavamo suor Menghele, per il sadismo dei suoi metodi pedagogici, che mi infliggeva continuamente punizioni diverse di tipo corporale…. Manca un minuto alla diretta? ….no, mi lasci spiegare… Un giorno,

probabilmente minato emotivamente da queste feroci reprimenda, avvertendo il sopraggiungere di Menghele alle mie spalle con la bacchetta in mano, ebbi una reazione da veterano del vietnam in congedo, mi voltai… e la colpii con un pugno. Arrivo, arrivo al punto… Fu un gesto inconsulto! Suor Menghele stramazzò sul pavimento della mensa… sa, quelle mense delle suore, intrise di odore di brodo anche a colazione? Quelle. Beh… 'a sora stramazza. … se fui espulso? No, perché Menghele, che deve aver fatto gli studi presso i Kmehr rossi, si alza… mi si avvicina… e mi colpisce a suo volta violentemente sul volto, vede? Ho il setto nasale leggermente deviato verso sinistra. Io… nascosi a mia madre l'episodio, sa... mia madre si cura l'ansia con l'omeopatia…. Le spiego

velocemente… se lei mi riprende da sinistra, mia madre, che sicuramente è collegata in mondovisione, se ne accorge e va in fibrillazione, sia gentile, mi riprenda da destra e io non vanifico il lavoro degli ultimi trent'anni, in cui ho parlato con mia madre dandole solo il lato destro… lei mi capisce, vero? Parte la diretta? Aspetti…. (si pone di trequarti, si accende una luce)

Guardi… non so neanche io come sia possibile che sono ancora qui…. Era un viaggio

organizzato, si… mah…. I tipi di turisti più disparati…Quanto sarà durato? Ci crede se le

dico…. Un minuto?

ATTILIO: (Agenzia di viaggio, irrompe nella scena, si blocca ad un passo dal proscenio e si rivolge con veemenza al pubblico, come se parlasse con la commessa dell’agenzia) Ultimo minuto? Sarebbe? No, mi faccia capire una cosa…. Cioè, secondo lei io sarei venuto qui,

tra l’altro selezionando la sua agenzia nella miriade di agenzie che ci sono a Roma, in quanto specializzata in viaggi nell’est dell’Europa… convinto di prenotare una settimana Praga-Budapest-Mosca e secondo lei, insisto, sarei uscito con in mano un vauscers, come lo chiama lei, cioè una cambiale, come si chiama a casa mia, di


duemilasettecentocinquanta euro… che mi porta dritto dritto dove? …in Tailandia?? Ma stiamo scherzando? No, mi dica che sta scherzando perché io non ci metto niente a denunciarvi a tutti! Io mi conosco, so’ matto! Lo faccio! Io so solo che ho prenotato una bella settimana di relax al fresco dei balcani e lì voi mi mandate! … perché io so’ buono e caro, ma… No, prima ero matto …mo’ so’ buono e caro… ‘mbé? Non posso essere tre cose contemporaneamente? Io so’ matto, buono e caro, va bene?! La guardo, la guardo la prenotazione… e che c'è scritto? Last minuts… sarà l'albergo, no? Sarà' russo…minuts….

Soiutz… tvarisc… ah, non è il nome dell'albergo? E' la formula… si prenota all'ultimo minuto e si risparmia… e l'ho scelta io. Guardi… io … boh! Io rimango! No, dicevo …vado, certo che vado, ho pagato…vado! Io rimango, dicevo… nel senso che rimango… rimango de merda, insomma! Ero convinto de annà a Budapest… ora mi spiega lei che ci faccio col colbacco di pelliccia con il paraorecchie? Le calze! Ho comprato trenta paia di calze per niente! (imbarazzato) No… dicevo … calze… calze…ttoni… per me… perché so' troppi? Ho esagerato? …vvvvabeh! Io andrei, no… è che ho il volo tra due ore… 'n'do sta la Tailandia?”

(Musica esotica. Visto di schiena, un omaccione con indosso la maglia del napoli, su cui giganteggia il numero dieci, sembra osservare qualcosa di simile ad una partita di calcio. Col fazzoletto che ha al collo, si asciuga di tanto in tanto il sudore)

GAETANO: Diciottesimo della ripresa… Timmy Su rimette in giuoco a favore del compagno Wong… Sacc’ché, che fa qualche metro oltre la metà campo per lasciar partire uno spiovente nella trequarti avversaria… raccoglie Park o song detto Gennaro, che ha il problema di girarsi… più altri problemi che non stiamo mo’ a raccontare… penetra in area… prova la botta… non va! Eeeeh… la botta non va, Genna’ … riparte la squadra in maglia tendente al bianco sporco. San Sung detto Rafaiele si invola sulla trequarti, subisce l’attacco di un avversario… riprende la palla Park Sim detto Ciro… che si produce in un attacco a percussione…. Finta il tiro al fulmicotone… si vede in faccia che sta pensando:

“mo’ che cazzo è o’ fulmicotone?” (gli scappa un mezzo risolino) pensa a giocare! … entra in area… Ciro… Ciro… Ciro… (fischia) rigore! Ho detto rigore! Decisione inoppugnabile dell’arbitro! No! Non se ne parla! Rigore è quando arbitro fischia…. Ce sient’ o no?!

Lo stesso Ciro sulla sfera. Tutto è pronto per il calcio di rigore. Il portiere prende posizione tra i pali … tra i pali … tra IL palo … della luce …e il muro della canonica. Parte la rincorsa


…tiro di Ciro … e il portiere si oppone con la faccia! …azz che male! … ma Ciro è pronto a ribadire … e ribadisce! Ciro ribadisce …. Gol! Gol, signori aspettatori … che infatti aspettate

.. che finiamo l’azione per potere attraversare la strada, che il giorno che ci danno un campo vero se scioglie o’ sang’ a sangennaro! (fischia tre volte, poi ancora tre) Aoh, è fernuta! Bianco sporco batte torso nudo 24 a 15. (si gira verso il pubblico uscendo) Andiamo, bambini…Taisung, stacca la rete che se no tuo padre domani non può scendere a mare… chi raccoglie i ceri del calcio d’angolo? Chi prende il pallone? Chi dice a don Gaetano il nome del giocatore che è più forte di Pelé e c’amm’ fatt’ un mazzo tanto pe ‘l’ ave’?

(Il boato di un aereo che decolla. suoni aeroportuali, il viavai dei passeggeri, quello degli aerei.)

(Interno di un aereo. Tutto il quadro iniziale si svolge con l’aereo fermo, prima della partenza. I personaggi prendono posto nell’aereo che li porterà in Tailandia. Li accoglie il benvenuto radiofonico del comandante.)

COMANDANTE: (Al microfono) Il comandante Ramirez del volo Az346 per Bangkok, con scalo intermedio a Dubai porge il proprio benvenuto a bordo ai signori viaggiatori…. (Rivolto ad un ipotetico secondo pilota al suo fianco, mettendo la mano sul microfono)

Ti piace Ramirez? Fico no? Ramirez… fa ispanicoamericano… coi baffoni… telenovela, hai presente? Oh, e mica posso dire il comandante Ceccotti del volo Az346… oggi mi piace Ramirez… RRRRamirez!

(Leva la mano dal microfono) Il comandante…. (ci pensa) …Ramiro Ramirez… (cenno al

secondo come per dire: capolavoro) porge il proprio benvenuto a bordo ai signori viaggiatori e ricorda che il viaggio avrà una durata di otto ore e cinquanta minuti circa, sempre che la riserva di carburante ci basti…. Ah. Ah, ah… scherzo… ho fatto il pieno! Ah,

ah, ah….

(rivolto al secondo) Alla gente piace quando il comandante sdrammatizza, fa gita scolastica, fa corriera anni sessanta… fidati, li conosco…

(ai viaggiatori) Ricordo inoltre che per ogni vostra necessità, suonando il campanello sul bracciolo, accorrerà la vostra cortesissima hostess personale.

(al secondo) … e pregate Dio che non arriva Carmen, se no so’ cazzi vostri!


CARMEN: (Uno ad uno, i passeggeri sfilano di fronte a lei, hostess esaurita. La scena che la presenta è caratterizzata da due diverse modalità di illuminazione, sotto la prima Carmen, sorridente, parla ai viaggiatori; sotto la seconda, in primo piano, parla a se stessa)

Buon giorno a lei, signore. Prego, prenda pure posto più avanti, grazie… e per qualsiasi necessità, non esiti a suonare il campanello posto sul suo bracciolo destro…(un campanello trilla)

(cambio luce) Chi cazzo è che suona?! Neanche ci siamo mossi e già suonate? Neanche vi siete seduti! Di che avete bisogno? Delle carezzine? Del bacetto della buona notte? Io sono una hostess, mica un'insegnante di sostegno!

(cambio luce) Benvenuto a bordo, sono Carmen… No, purtroppo non è consentito usare il navigatore satellitare della sua auto per vedere se funziona anche con le rotte aeree… Sono spiacente…motivi di sicurezza, sa… dopo l'undici settembre… prego??

(cambio luce) . .."nessuno di noi è più quello di prima"? Ma come parli? Con le frasi del telegiornale? A parte il fatto che … parla per te! Che io prima dell' undici settembre stavo para para come adesso… siete voi che siete peggiorati! Siete paranoici! Siete fissati! Mache pensate che gli aerei intruppano i grattacieli… così! Per diporto! Bisogna mettercisi di buzzo buono! Tranquilli, non lo prendiamo il grattacielo, non lo prendiamo! Il navigatore della macchina s'è portato…

(cambio luce) Salve! Posso esserle utile? Faccia pure vedere a me… 46b, più avanti a destra. …Mi dispiace veramente signora, mi creda, i posti sono rigidamente assegnati, non possiamo proprio fare spostamenti, sa… le prenotazioni… il 47b? No… come le ripeto, non dipende dal personale di bordo, ma dalla biglietteria, che nel suo caso… il 46c? Mi dispiace… come vorrei aiutarla! Ma l'aereo purtroppo è pieno, e quindi è assolutamente improbabile che io possa anche volendo… il 48h??

(cambio luce) Ma che è, la battaglia navale?? Ma sei de coccio?! Ti dico che l'aereo è

pieno! Non si può cambiare niente! L'aereo è pieno! Pieno come un uovo! Pieno come

piazza Navona alla befana! Pieno come le mie palleeeee!!! (cambio luce. si ferma come

sentendosi osservata da tutti e dice)

Ma che ho pensato troppo forte?


COMANDANTE: (in cabina armeggia ancora col microfono)


L’aereo viaggerà ad una velocità media di undicimila chilometri orari, ad un’altezza di 500 metri circa da terra…

(al secondo) Mi sa che era il contrario…. Vabbé tanto 'ste cose ‘n frega niente a nessuno…

(ai viaggiatori) A bordo sarà possibile acquistare articoli duty free…. E per rendere più

piacevole il vostro volo, abbiamo selezionato per voi la visione del film …"Terrore nei cieli"! (al secondo) Qui devi fare una pausa di venti secondi in cui devi immaginarteli… gente che chiede spiegazioni alle hostess, gente che fa per scendere… l'altra volta c'era una vecchietta che s'è messa a piangere… uno spettacolo da far venire la pelle d'oca…sono passati venti secondi? vabbé, smentisco…

(ai viaggiatori) Chiediamo scusa ai signori viaggiatori, la visione del film a bordo non riguarda chiaramente "Terrore nei cieli " ma "Bufalo Bill contro Maciste", grazie…

(al secondo) Scusa mi passi il libretto delle istruzioni? No, è che questo è un modello nuovo e con il decollo ancora non ho dimistichezza.... ma che ci hai creduto? E no, sei

tutto bianco…(guarda il microfono).. .ma che ho lasciato aperto il microfono? Oh, ci credi che me lo dimentico sempre?

(ATTILIO PELOSI prende posto sull’aereo. Nel posto accanto al suo siede TROSCHI, praticamente il suo contrario. Un ragazzo sensibile e politicizzato che sembra uscito da un documentario sul ’68 e un sessantenne coatto vestito da italiano in vacanza)

TROSCHI: Salve. Marco Donati. Anche se i compagni mi chiamano Troschi. Troschi sarebbe Trozki, ma la sezione nostra è intersociale e multiculturale… cioè è frequentata da compagni di differente provenienza geografica… quindi è molto difficile, al limite

…mediamente, poter pronunciare univocamente alcune parole più complesse tipo Tro-z-ki…. Allora si sceglie un termine più interculturale che va bene per tutti… tipo Troschi, con

la esse. Ci teniamo. Mi chiamano Troschi perché la direzione che ho dato al collettivo… si, io sono compagno coordinatore… è di tipo veterotrozkista… (tirando fuori dalla sacca delle gallette di riso soffiato) vuole?

PELOSI: (guardando con diffidenza) No grazie, non mangio polistirolo.

TROSCHI: No… che polistirolo… sono di riso soffiato brasiliano, importate da un’ associazione non profit, che lavora senza sfruttare il lavoro del contadino. In alternativa… perché noi siamo sempre per l’alternativa…ho pure un succo di mandioca, l’ho preso ad un


mercatino di commercio equo e solidale che organizzano alcuni compagni di una realtà

cittadina diversa..

PELOSI: Cioè’?

TROSCHI: Torpignattara. Però è sano ed è alternativo pure lui… alternativo alla coca cola, che è una bevanda imperialista. Però non vorrei che lei pensasse che sono il solito che osteggia il prodotto americano per partito preso, è’ che non ne condividiamo la politica estera… tanto è vero che ho anche delle gomme da masticare… anzi se vuole approfittare… che però, come avrà notato, non posso chiamare “americane” in quanto stiamo attuando una politica di boicottaggio e lei capisce che il boicottaggio è boicottaggio, mica perché ora uno ci ha voglia di masticare qualcosa poi rinnega gli ideali… (Attilio lo guarda con noncuranza)

Ripongo grandi aspettative in questo viaggio, sa? Nell’ultimo collettivo abbiamo deliberato in cinque punti una mozione di solidarietà nei confronti della popolazione tailandese oppressa dal peso della globalizzazione imperante, e la mozione ha stabilito che 1) considerando che stigmatizziamo con forza la provocazione strisciante della controparte americana, 2) che operiamo ai fini della sensibilizzazione delle masse oppresse, 3) che le masse oppresse stanno prevalentemente nel terzo mondo 4) facciamo una colletta per mandare un rappresentante a testimoniare la solidarietà di San Lorenzo ai compagni tailandesi, 5) ce va Troschi.

E quindi eccomi qua. Lei, invece? Lavoro, studio o vacanza?

ATTILIO: Studio, studio…

TROSCHI: Ah, …e se non sono indiscreto… che ramo?

ATTILIO: Bisteccologia. Senti, te lo dico subito chiaramente, tu avrai sicuramente un sacco di belle idee, ma per me, destra… sinistra… è tutto un magna magna…

TROSCHI: Intende dire che non ha tanta voglia di chiacchierare? Guardi che ci sono otto ore di volo, sa? Io per esempio sono molto coinvolto nelle problematiche dello sfruttamento del lavoro minorile… lei che lavoro fa?

PELOSI: …facevo! Fino al mese scorso avevo una macelleria, poi mi sono rotto le palle e ho venduto tutto… era pure una bella macelleria, alla Garbatella… “Abbacchi e polli pelosi”. Pelosi so’ io…Pelosi Attilio, piacere… no, hai ragione, comprendo la tua perplessità, che poi era la perplessità di tutti i miei clienti… così un giorno ho aggiunto sotto un altro cartello: “ Abbacchi e polli Pelosi…. Depilati son più gustosi!” E’ stata una


scelta dettata dalle strategie di marketing… però la macelleria era la migliore della Garbatella… proprio nel centro… solo carni fresche… TROSCHI: Niente transgenico…

ATTILIO: No, i trans so’ arrivati dopo, quando ho aperto io alla Garbatella ce stavano solo le mignotte…

TROSCHI: Ma scusi, se le andava così bene perché ha chiuso?

ATTILIO: Troppi pensieri, troppi problemi… le tasse, le asl, i nas… i cavalli, il picchetto, il poker… alla fine erano più i buffi che gli introiti! Poi come se non bastasse, ci si è messa pure mia moglie… non a giocare ai cavalli, Macché… mi ha beccato con una… ma che dico, una? Mezza! Era una filippina! Una storiella… una scappatella.. chissà quante scappatelle avrai fatto te… ma tu sei ragazzino ed è normale…

TROSCHI: Veramente… sa, se uno fa politica attiva… rimane poco tempo per gli affetti… ATTILIO: … invece io sono stato trattato come uno zozzone, ha detto che all’età mia dovevo sputarmi in faccia, proprio così ha detto “guardati allo specchio e sputati in faccia… sei un vecchio, sei”. Vecchio io? Mi sento un manzo! … e mi ha messo pure le creature contro. Allora mi sono detto, sai che c’è? Annatevenetuttiaffaculo! Vendo la macelleria e vado in Russia! Perché io so’ matto! Te l’ho già detto che so’ matto? TROSCHI: …e la Tailandia?”

ATTILIO: … niente… tu lo sai meglio di me … In Russia ci stanno i comunisti…

TROSCHI: .. veramente dopo il la caduta del muro di berlino…

ATTILIO: lascia fare, vi conosco a voi, il succo di manioca… il polistirolo espanso …non vi fate mancare niente, mentre la povera gente muore di fame…. così ho cambiato idea all’ultimo minuto… last minute, no?

( cambio scena sul comandante che in cabina armeggia ancora col microfono) COMANDANTE… si prega quindi di allacciare le cinture di sicurezza e di non fumare grazie! (al secondo) Come sono andato? Si, vabbé, le apparecchiature elettroniche non m’è venuto subito, però la sapevo, si vedeva che la sapevo, poi se uno mi aiuta… mi ci porta col ragionamento…

Ok, il peggio è passato. Te lo fai te il decollo? Io sono tutto sudato… vabbè, sai che ti dico? Se lo fa il pilota automatico… e che diamine…. Questo non fa mai niente! Senti, e per il viaggio hai già pensato qualcosa? E no… sono otto ore, sa’! Che ne dici se si chiama


tutta la ciurma in cabina, poi spegnamo le luci e si fa un bel pigiama party? Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto…

(Cambio scena su Carmen che accompagna il suo monologo con i gesti con cui le hostess mimano le spiegazioni sui dispositivi di salvataggio, ma è una spiegazione svogliata, che contrasta con i suoi pensieri)

CARMEN: Ho le calze elastiche. Sono comode le calze elastiche. Noi hostess le calze normali non possiamo permettercele. Calze con un coefficiente di elasticità troppo basso, con la pressione dell’alta quota, si incelophanano alle gambe, le insaccano come zamponi natalizi, e poi te le devi togliere con il taglierino. E non va bene. Mentre quelle elastiche sono migliori, sono il frutto di una battaglia sindacale estenuante, le calze elastiche. Non volevano concedercele perché dicevano che facevano parte di un’iconografia troppo osé, che non si sposava con l’immagine della compagnia. E ci hanno travestite da matriosche per alcuni anni. Anni durissimi. Mi accoppiavo raramente. Pure adesso. Uguale. Solo adesso ci ho le calze elastiche e almeno vengono via bene. Solo che abbiamo orari che si coniugano male con la vita di coppia, arriviamo in posti che pullulano di vita e di occasioni, e ci addormentiamo… in compenso negli alberghi facciamo lunghe chiacchierate con i portieri notturni perché abbiamo l’insonnia…. I portieri notturni, a differenza di quelli diurni, sono settantenni.

GAETANO: (seduto a gambe incrociate) … a quel punto Erode rapisce tutti i bambini di New York e li porta su di un grattacielo altissimo, all’ultimo piano, li chiude tutti in un loft di sua proprietà e li addormenta con una pozione magica… che è un loft? Eh, bella domanda … è una cosa che sta ‘n copp’ai grattacieli. A new York. Allora bambini, non vi distraete… quando già tutte le mamme sembravano disperate e se la prendevano con quel fetentone di Erode… ecco arrivare dal fondo della quinta strada i Fantastici quattro, l’Uomo ragno …e Gesù. Come le mamme li vedono da lontano, gridano “Supereroi, Supereroi… liberate i bambini dalle grinfie de stu fetente di Erode che li tiene addormentati ‘n copp’ o loft!” Allora l’uomo ragno dice “ mo’ a stu fetente lo riempio di ragnatele come un baco da seta che neanche la mamma lo riconosce più!” e la torcia umana “mo’ a stu fetente ci faccio un rutto ‘n faccia che ci brucia pure i peli sotto le ascelle!”….” E non vi dico che dice

l’uomo di pietra… che chill’è uno scaricatore di porto! Però nessuno si muoveva… perché o’ loft stev ‘n copp’o grattacielo, e a chiacchiere siamo tutti bravi…. Allora Gesù, che tra i


supereroi era l’unico che da bambino era stato Gesù bambino… e certo, era l’unico che era stato bambino, qualcuno di voi ha mai visto l’uomo ragno bambino? Noooooo! Ha mai visto la torcia umana bambino? Noooooo! Ha mai visto la donna invisibile bambina? Nooooo! E pe’forz, chill’è invisibile! Vi ho buggerato ancora … comunque, Gesù, che da piccolo era stato Gesù bambino e conosceva tutti i bambini ad uno ad uno… e si capisce, Ciro, pure a te…. Gesù dice la formula magica che può liberare tutti i bambini del mondo…

(con pathos) “lasciate… che i bambini… VENGHINO A ME!” Così, uno ad uno, tutti i ‘uaglioni si destano dal torpore atavico che li aveva colti… e se ne scappano abbasc… Invece con voi la formula funziona al contrario… quando io dico buonanotte, voi spegnete la luce e vi addormentate! ‘notte… (fa un gesto che spegne la sua luce)

COMANDANTE: (alle telecamere) Il comandante è come un papà. E quella del papà è una responsabilità enorme. Ecco perché ci danno un sacco di soldi per non fare nulla. Neanche l’atterraggio. Lo fa il pilota automatico, il computer. I passeggeri lo sanno ma fanno finta di niente, ammirano il proprio comandante come un bambino ammira il proprio papà quando guida la macchina. E quando l’aereo atterra…. Mi fanno l’applauso! A me! Che rubo lo stipendio al pilota automatico.

E cosa deve fare un bravo papà per meritare tutto questo? Li coccola. Li fa accomodare e dà una rullatina ai motori (fa il rumore con la bocca) quel tanto che basta a cullarli un po’. Neanche abbiamo decollato e già sono tutti andati tronchi. Svenuti! Come se dalle bocchette, al posto dell’aria condizionata uscisse gas nervino! Quando i motori si accendono si ha un cedimento fisico repentino, le teste crollano all’indietro… e le bocche si aprono. Tutte insieme. Una scena da bioparco. Grande.

E come un vero papà, li conosco ad uno ad uno, anzi li ri-conosco, perché sono sempre gli stessi, viaggio dopo viaggio, con facce e voci diverse, ma con tipologia già assegnata con la carta di imbarco. Li riconosco dalla faccia che fa Carmen. Io mi piazzo in cabina con la porta socchiusa… e li spio…

CARMEN: (luce dialogo) No, signore, mi dispiace ma, come dicevo alla signora di prima, non è consentito effettuare cambiamenti di posto. Capisco signore, otto ore di traversata sono lunghe… ma non le posso far vedere il pilota che guida… è vietato. Si è vero, qualche volta lo facciamo, raramente e con i bambini. Raramente, capisce? ..e con i bambini. Bambini … piccoli, ha presente? (dolce, quasi si rivolgesse ad un bimbo) Lei si annoia, ho


capito, però pure io non sto a pettinà le bambole… va bene? Facciamo così, lei adesso fa il bravo, si siede vicino a sua moglie… una chiacchiera tira l’altra… Il tempo morto di un tragitto aereo è spesso l’occasione per dirsi cose che non si ha il tempo per dirsi nel tran tran quotidiano… programmi futuri… ricordi piacevoli del passato…. Ah, con sua moglie

non sa di che parlare. Perché allora non provate a leggere assieme la guida della Tailandia? Ah, non l’avete comprata tanto in un villaggio non serve. Perché allora non provate a vedere il film in programmazione e a commentarlo? Ah, non amate il cinema impegnato. Bufalo Bill contro Maciste? Perché allora non provate… (luce monologo interiore)

Perché non provate a divorziare? A volte è una manosanta. Deve essere terrificante invecchiare così! Credete, vivo meglio io. E’ meglio la sera lo scongelamento della confezione Bofrost davanti al Grande Fratello, che non i vostri tagliolini all’astio.

Siete brutti. Brutti e tristi. E potete consolarvi al pensiero di un’ unica cosa: che siete tutti così.

Le compagnie aeree sono tenute in piedi da mogli che aspettano da anni una vacanza in un villaggio esotico, da mariti strappati a forza dalle pagine del calciomercato d’agosto e dal miraggio di un’estate in ufficio, con moglie e figli al mare.

Perché voi che avete il pane non avete i denti per goderne? Perché invece io, che ci ho denti e fame, non trovo manco uno straccio di sfilatino?!

Non è un doppio senso. E’ un modo di dire. Il pane e i denti, no? E’ famoso… giuro!

COMANDANTE: Non è vero, le coppie non sono tutte così. Ogni 14 o 15 voli ne capita una tutta intera. Possono avere 30 o 70 anni, l’età è indifferente, un comandante in gamba li riconosce subito: particolari… tipo, al decollo, lui mostra a lei Roma vista dall’alto: quello è il circo massimo! Guarda, il pontile di Ostia! Sono gli unici che, mentre tutti dormono con la bocca aperta… si parlano!

E poi li riconosco dal posto che occupano, quello vicino all’uscita di emergenza centrale. Ce li mette Carmen. Perché mica è vero che i posti non si possono cambiare. E’ una sua teoria evoluzionistica: in caso di disastro aereo, dice, è giusto che siano loro a salvarsi e perpetrare la specie. Per un mondo migliore.

CARMEN: (luce dialogo) Gradite una coperta in più? Un cuscino? Una rivista? No, una rivista no, chissà quante cose avrete da dirvi, le aspettative sul viaggio, sul futuro …avete


bambini? Ma lo sapete che una vacanza è il contesto ideale per il concepimento di un figlio? Si, perché gli spermini, nei momenti di rilassamento, sono più attivi … corrono di più … zac, zac, zac!

(luce monologo interiore) No, non pensano sia ancora il momento, hanno ancora così tante cose da fare insieme che un figlio può aspettare.

E’ vero, certi figli devono aspettare. Me li immagino da qualche parte, tutti insieme, aspettare che finalmente qualcuno li chiami.

Ma nel vostro caso è giusto, voi siete belli come un presepio, e un presepio ha i suoi tempi

…i re magi non prima del 6 gennaio, gesù bambino mai prima della mezzanotte del 24… arriverà, con calma. Già lo vedo vostro figlio, bellissimo, che ora sta lì che già aspetta.

E mentre aspetta, per ingannare il tempo… TORTURA IL MIO! Con interrogatori tendenziosi del tipo: ma …tu’ madre, tu’ madre …quanti anni ci ha? Ah, quasi quaranta! Ma lo sai che le statistiche dicono che dopo i trentacinque c’è come un crollo nella sterilità? A picco, proprio! … e tua madre ne fa quasi quaranta … mannaggia! E … tu’ padre, tu’ padre … che lavoro fa? Non lavora. Disoccupato? Ah, non è disoccupato, non c’è proprio! In che senso “deve ancora arrivare”? Un papà, o c’è o non c’é. Vabbé, arriverà. Ma tu ti sei mai chiesto perché ci mette così tanto? No … voglio dire, forse la tua mamma ha qualche problema? Je manca un braccio… non so.. è molto brutta? Ah, si conserva ancora dignitosamente … mah! Che ti devo dire … io ti auguro tante, tante buone cose … mo’ me vado a prepara’ … che a momenti mi chiamano. Bella!

GAETANO: (seduto su di una sedia) Oooo!! Il vetro è pulito! Tutta la macchina è pulita, non ci vedi? L’ho portata all’autolavaggio coi rulli, mica alla fontanella! Leva ‘sto straccio fetente, leva! Ah, si?Allora …tergicristallo! (fa il gesto di dare uno schiaffo sulla mano a qualcuno davanti a lui) E fa male, si! Gennà, o tergicristallo fa male! D’altro canto, io indifeso guidatore di suv cittadino, quale altra forma di tutela ho dalla vostra selvaggia aggressione? O’ tergicristallo! Occhio, i vigili! (pausa) Rafaié, i vigili. (pausa) Allora, rispiego le regole: se siamo al semaforo sulla tangenziale, che è più pericoloso del semaforo in centro, sono tre punti; se riesci a pulire il vetro alla signora nel suv che dice “ma… al paese vostro non stavate meglio?”, sono cinque punti, se arrivano i vigili, che si fa? Che si fa? La… la… FUIACCA! Bravo. Se no, ti vengono tolti dieci punti… e allora? ‘a facimm ‘sta fuiacca? I VIGILI!!! Bene bambini, dieci punti a tutti … però mo’ tornate qui


che andiamo avanti col giuoco… allora, Ciro, tu fai il racket. Come, “che è il racket?” Il racket è quella cosa terribile … dai, quella cosa sanguinaria che… e dai! …che se anche sembri un povero lavavetri, in realtà sei un figl’ e ‘ndrocchia …CATTIVISSIMO! Fa un po’ o’ racket… (poco convinto) mmmmm …Non ti convince ‘sta cosa del racket, eh? Neanche a me, ma facimm’ fint’ e niente, se no il lavavetri non fa più paura e finisce il giuoco. Allora, adesso io faccio il camionista tatuato che, infastidito dal lavavetri molesto, scende dal camion e lo picchia selvaggiamente…(li guarda)

Non vi piace tanto il giuoco del lavavetri, eh? E come è possibile? Questo è un giuoco alla moda … in Italia va tantissimo … ci giocano grandi e piccini! E vabbé, allora sapete che facciamo? Non ci giuochiamo più. E mica ci obbligano… possiamo scegliere. Vogliamo fare una cosa? Adesso, zitti, zitti, ce ne torniamo a fare i compiti. Facciamo le addizioni, le sottrazioni, studiamo la storia, la geografia… studiamo, studiamo, studiamo… così non ci tocca fare il giuoco del lavavetri. Ne oggi ne mai. (pausa) I VIGILI!!! Paura dei vigili, eh? Quella rimane sempre…

RICOTTI: (al cellulare) … ma, guarda,io non mi preoccuperei più di tanto se fossi in te. Ma no … all’occorrenza, sai che facciamo? Chiamiamo Walter e mettiamo a posto tutto… si vabbé, se non proprio lui qualcuno che lavora al suo gabinetto…. ‘a signora delle pulizie?

Ma non fare il ragazzino, la cosa è tranquilla, ti dico… poi ancora con questa storia della destra e della sinistra? Ancora che mi ragioni per macrocategorie? … che vuol dire “lì non ci si può costruire”? Chi lo dice? Chi è che… il piano regolatore? Ancora col piano regolatore? Ancora con questi concetti… vetusti? REGOLATORE! Guarda, a me già sta antipatico dal nome! Questo tono impositivo…REGOLATORE! Che impone le regole! Le regole impone, lui! Poi, piano … regolatore …GENERALE! Io i militari non li ho mai sopportati! Neanche l’ho fatto il militare, io, per quanto non li sopporto! … insufficienza toracica? No… avevo delle aderenze… intestinali? No… delle aderenze, delle… conoscenze, via. Un colonnello… insomma uno che lavorava nel suo gabinetto … un idraulico, bravo… senti, a cabarettista … ci stai o no? La banca? Io non mi preoccuperei più di tanto, sai? Chiamo Salvatore affinché parli con Antonio… si, vabbé … facciamo parlare i gabinetti,

chiaro…. Parlano, parlano.. se aiutati… parlano pure i gabinetti! La ASL competente? Io

non mi preoccuperei più di tanto, sai? Io là sono di casa… se io c’ho un bisogno … al gabinetto, bravo! Vedo che già sei dentro al meccanismo… Senti, ora devo salutarti perché l’aereo parte, hanno già dato l’avviso di spegnere i cellulari e, tu sai, io ci tengo a


fare le cose secondo le regole… va bene, hai capito? Non preoccuparti più di tanto… si, t’abbraccio… t’abbraccio forte … un abbraccio. (chiude) Ma vaffanculo! Sto rompicazzo… (tira fuori una sigaretta)

TROSCHI: Scusi… scusi … non si può fumare.

RICOTTI: No? E da quando?

TROSCHI: Dal 2003, anno di emanazione del decreto legislativo numero tre barra zerotre RICOTTI: Ammazza, che cultura! Perché non vai da Gerri Scotti? Sei bravo, veramente. Solo che lì c’è un disegnetto con una sigaretta e una croce sopra, e in questo momento è spento… è questo che ti dice?

TROSCHI: Che è cambiata la legge, ma non potevano cambiare tutto l’aereo. Infatti la luce è spenta sempre…

RICOTTI: Bravo, che risposta! E con questa stiamo a mille euro… senti, ti faccio la domanda da duemila, ascolta bene… perché… (pausa) nei luoghi pubblici… (pausa) la gente… (pausa) … non si fa mai i cazzi suoi? Quando sei sicuro della risposta accendiamo, occhei?

TROSCHI: No, va bene, scusi … non volevo polemizzare, ma è una questione di senso civico…

RICOTTI: …si, vabbé, senti, io mi siedo qui, questa è la mascherina per gli occhi e questi sono i tappi per le orecchie. Se conosci una normativa che regola il sonno in aereo, tienila per il domandone finale che io mo’ c‘ho sonno… ciao, buonanotte.

COMANDANTE: (in cabina armeggia ancora col microfono)

vabbé passiamo all'inglese… (ai viaggiatori, in una strana lingua che suona inglese) ledisendgentelmen, dis is de flai eized tri for sics sghenouei [….] for ienodau

…PROBLEM!… bat non uorri [….] don nou de rison for dis BIG PROBLEM! ui chen du

santing [….] giast tu risolv dis BIG BIG PROBLEM! … sghenouei tenchiu.

(al secondo, tirando fuori una sigaretta) Che hai da accendere? Come "non si può?" ..da quando? Mai saputo, giuro! Io fumo sempre! Anche perché per me il decollo è come un amplesso… sai, la fusoliera dritta e lunga che accarezza la pista, prima il lento incedere… come un preliminare, poi l'accelerazione decisa… l'impennamento prepotente….la sigaretta

ci vuole! "Di solito uno fuma dopo l'amplesso?" E io fumo prima, vabbé? Dopo mi viene sonno….


Allora, si parte? … ricapitoliamo (mimando) la cintura, infilare, serrare, il giubbotto, soffiare, stringere,… stringere… stringere … La mascherina! Aiutare il vicino.. le vie di fuga e buon viaggio! Ci siamo, c’è tutto… allora vado? Come comincia? Dai, solo come comincia, poi giuro che faccio da me… è la memoria! Pure da bambino… la poesia di natale.. era l’inizio che mi bloccava, il comincio, via… poi se qualcuno mi aiutava, andavo avanti come un treno! Allora? Dai, un aiutino… come comincia? A? Quante lettere? 24? No… troppo difficile.. non ci arrivo dai… Avvertiamo i signori viaggiatori! Certo! Avvertiamo i signori viaggiatori! La so! Sto tranquillissimo, questa volta non mi impiccio! Allora vado? Accendo il microfono? Io vado…

( al microfono) Avvertiamo i signori telespettatori… Mavaffanculo!!

MUSICA L’aereo parte.

COMANDANTE : (alle telecamere) Alle 10 e 25 ora locale ariviamo all’ Happy club, villaggio turistico dal nome originalissimo gestito da italiani in località Espiritu Santu. Sembra che su queste sponde sia approdato, secoli prima, un famoso navigatore europeo scampato ad una terribile tempesta, il quale, come forma di ringraziamento nei confronti dell’onnipotente, così diede nome al posto stesso. Cosa che, ricordata in questo modo nei secoli successivi, passò alla storia come un atto di immensa fede in Dio. Cosa che, al contrario, riconsiderata con attenzione, a me parve semplicemente l’iniziativa di uno che s’era appena cacato sotto.

Si, lo so, può sembrare un particolare poco significativo ai fini della narrazione ma seguitemi bene nella storia…

Nel bar attrezzato sulla spiaggia ci accoglie il solito animatore dall’eccitazione preconfezionata. Quello che per rompere il ghiaccio e metterti subito tuo agio ti viene incontro con la mano tesa e quando fai per stringerla ti fa … “paga la mossa”! (mima) E ti conosce da un secondo! Dopo 10 minuti ti sta già sulle palle. Prima di sera gli avresti già dato fuoco con la scusa del barbecue.

(entra nella parte dell’animatore)

ANIMATORE: Preparo un cocktail? Che preferite… Caipirinha? Bloody Mary? Gin Tonic?”

TROSCHI: Per me solo un dito.

ANIMATORE: Allora un Little Tonic! Un cuore matto… Matto da legare…


(I due si guardano interrogativi e imbarazzati)

RICOTTI: Per me un cognac.

ANIMATORE: Non farà mica come quel negro che, sorpreso al supermercato con una bottiglia sotto la camicia, si giustifica dicendo: “ … beh, g’era sgriddo brandy… e io l’ho breso!”

(gelo e imbarazzo da parte dei due. Comandante rientra momentaneamente nella sua parte)

COMANDANTE: Questo è il livello medio delle battute di un animatore da villaggio in località Espiritu Santu. Ci sarà una scuola dove insegnano i fondamentali del bravo animatore? Un’accademia dove insegnano ad uscire da situazioni estreme come il silenzio di ghiaccio che circonda il finale delle tue battute medie? (rientra nella parte dell’animatore per chiudere la scena)

ANIMATORE:… vabbé… oh, non scappate eh, dopo facciamo un indianata da paura!

(Troschi e Ricotti rimangono soli al tavolo)

TROSCHI: Lei non pensa che definire “indianata” un gioco di società tra adulti nasconda

l’ennesimo  atto  discriminatorio  nei  confronti  di  una  minoranza,  quella  degli  indiani

d’america, già fin troppo vessata?

RICOTTI: Facevo il tifo per i cow boy.

TROSCHI: Prendo la sua come una provocazione dialettica. Bello il posto, eh? Intendo dire come contesto ambientale. Le infrastrutture mi sembrano invece eccessivamente invasive, ritagliate su una domanda di stampo consumistico. Nel senso di poco rispettoso della biodiversità, ambientale, certo… ma soprattutto umana… lei ha idea per esempio quanti… RICOTTI: No, guarda… compagno coordinatore… TROSCHI: Può chiamarmi troschi.

RICOTTI: Bravo. …come vi chiamate oggi? Antagonisti? Black block? Sinistra radicale?

TROSCHI: Preferiamo sinistra critica.

RICOTTI: Ai tempi miei eravate comunisti e basta. Anzi, a quelli bravi gli davano una emme in più, i communisti… ma adesso c’è la mania di edulcorare tutto… gli handicappati sono diventati diversamente abili, i froci sono diventati gay … e voi siete diventati critici. Ma spiegami un po’… se sei tanto critico… che ci fai in un villaggio a 5 stelle?


TROSCHI: E’ solo una base logistica. Ho in programma una serie di incontri di sensibilizzazione con la popolazione locale, più all’interno. Io avrei preferito muovermi col sacco a pelo, ma la compagna responsabile della comunicazione ha il padre che ha un’agenzia di viaggi e ci ha fatto un buon prezzo… RICOTTI: Prezzo proletario…

TROSCHI: Adesso si dice diversificato. Cioè in linea coi principi…

RICOTTI: Ho capito, ho capito… blocca. Fammi un po’ capire una cosa, tu ora vai per strada, incontri uno e gli fai: “ascolta compagno d’oltre mare, vorrei sensibilizzarti sui rischi di un eccesso di consumismo all’interno dei tuoi luoghi nativi…” TROSCHI: Beh, la strategia di comunicazione non è stata concordata a monte…

RICOTTI: … e tu pensi che lui non ti dia ‘na capocciata!

TROSCHI: (pausa interdetta) I rischi di una resistenza ideologica ci sono.

RICOTTI: Ecco, bravo, allora non je rompe li cojoni.

(cambio su Comandante che parla alle telecamere)

COMANDANTE: Io sto a disagio con gli animatori. Per questo nelle soste tra andata e ritorno non mi fermo mai nei villaggi. Ho la convinzione che gli animatori stiano appostati agli angoli dei bungalows al solo scopo di sbucare all’improvviso quando passo io …per toccarmi il pisello! Oooooh! (mima il colpo e la contrazione)

Però stavolta ero stufo del solito alloggio per l’equipaggio, dove vedere le solite facce e fare le solite battute sui controllori di volo… perciò ho preso un bungalow all’Happy village, disposto a tutto…. pure al gioco dell’aperitivo, pur di non assistere alle scappatelle in

trasferta dei miei colleghi e sottoposti. Ero disposto a tutto vi dico. …TRANNE AL KARAOKE!!!

(parte una base musicale, luce su Attilio Pelosi che, in un angolo della scena, canta fuori fase con una mano sull’orecchio e lo sguardo fisso ad un ipotetico schermo)

ATTILIO: E’ fuori sincrono! La scritta! E’ sfasata… E’ sfalzata… Non fa scopa con la musica!

COMANDANTE: (alle telecamere)Non è servito a niente. Mi sono sorbito tutto un ellepi di Laura Pausini nella versione di un Franco Califano asincrono e in camicia hawaiana, senza che questa espiazione mi facilitasse l’incontro con una gradevole compagnia con cui interagire. Stavo già per abbandonare le speranze quando, all’ultimo sorso di caipirinha…


coincidente con l’ultima stonatura di “marco se ne è andato e non ritorna più”, traguardo il culo del bicchiere…. (mima col bicchiere come fosse un cannocchiale) e intercetto un altro

culo… la cui vista mi porta alla mente come in un deja vù… mascherine per ossigeno e giubbotti di salvataggio… Carmen!

CARMEN: Ceccotti?! O mio dio! E tu che ci fai qui?

COMANDANTE: E andiamo, almeno in questo contesto atipico, non potresti chiamarmi col mio avatar? Ramiro…

CARMEN: Ancora? A Cecco’ e basta … sei ridicolo, sembra il titolo di un cartone animato:

“le avventure del topo Ramiro”!

COMANDANTE: E’ il mio nick name! Non hai mai giocato in internet su quei siti in cui puoi inventare una seconda vita?

CARMEN: Ma dai! Non mi dire che vai su quei siti? Non se po’ senti’! Hai una seconda vita in internet?!

COMANDANTE: Ma de che? Io manco lo so usare internet… La mia seconda vita è quella che faccio all’Alitalia … è che sto ancora a cerca’ la prima! Tu, piuttosto, perché non sei con i colleghi all’alloggio?

CARMEN: Ho seguito la stella cometa.

COMANDANTE: (pausa) E’ una metafora o già j’ hai dato di caipirinha?

CARMEN: Quando sono scesa dal volo ero un po’ giù e non mi andava di stare con gli altri. Ho preso un taxi con una coppia che ho conosciuto in aereo. Sono una coppia… diciamo atipica, sono carini, affettuosi tra loro… rispettosi. Sembrano la sacra famiglia del presepio che facevo con mio padre da bambina. …sto con loro.

COMANDANTE: A questo punto… stai pure un po’ con me …sediamoci. Visto che sei in visita alla capanna, cosa posso offrirti … oro? …incenso? … ci sono, birra! CARMEN: Ammazza che freddura! Fai l’animatore turistico nella prima vita, no?

COMANDANTE: Ah, lo hai notato anche tu quello? Piuttosto, dove sta adesso? Ho il terrore che mi piombi addosso per sfidarmi ad una corsa nei sacchi…

CARMEN: E’ al tavolo dei miei nuovi amici. Ha fatto incursione nel mio presepio. Se sposta solo una statuina l’ammazzo!

GAETANO: Cirooo! (saluta tutti i bambini che escono) Bravi, ciao… ciao… a domani … Cirooo! Ciro, mi hai fatto fare un figur’e’ mmierda! (arrabbiato) Ti sembra un bravo


chirichetto quello che si ruba tutte le ostie sconsacrate prima della messa? Il bravo chirichetto è quello che ruba metà delle ostie sconsacrate.. se no, lo scoprono! T’agg’a spiega’ tutto… Mi hai fatto fare la levazione virtuale, tutti a guardare l’agnello di dio che toglie i peccati del mondo… e non ce steva nent’! Vattenne, va… (cambia tono) Ciro… aspiett’…hai visto a Kim ultimamente? Ah, è un po’ che non si vede più …

ATTILIO: (con Kim, al banco dove lei serve gli aperitivi) Uot is ior neim? Come ti chiami? Kim? E’ un bel nome Kim. Quelle come te io le conosco, nuociono gravemente alla salute. ‘Sta battuta veniva meglio con un’italiana … si, si, ridi, tanto lo so che non hai capito niente. Anche perché mi sa che le Kim non le fuma più nessuno… D’altro canto se eri italiana non veniva uguale: “come ti chiami? Nunzia? Ah. Lo sai che quelle come te nuociono gravemente alla salute? Non viene. E questa ride. Lo sai che hai un sorriso stupendo? Smail. Biutiful smail. Che stai a guarda’? I peli? Ah, no, il monile. Yes, Igol… aquila! Grrr… no, è una cosa… di futbol. Non c’è niente da fare, queste subiscono il fascino dell’occidentale, mica lo fanno per soldi… magari un regalino, una cosa galante… Ma perché, in Italia non è uguale? Il discorso è che io faccio colpo sulle asiatiche, con le filippine è lo stesso… gli piace l’uomo manzo … che ti ridi? Manzo vuol dire col fisico… (si gonfia) …manzo! Che c’entra, da giovane ero un figurino, in Garbatella stavano tutti ai miei piedi … pure Rosa. Chi è Rosa? Niente … una signora …italiana …no, che moglie … ERA moglie! Morta? (pausa) Si, morta.

(al tavolo del comandante e Carmen)

CARMEN: Che stanno facendo? Li vedi?

COMANDANTE: Chi?

CARMEN: L’animatore con la mia coppia.

COMANDANTE: Cosa vuoi che facciano? Lui starà chiedendo se è la loro prima volta in Tailandia, poi siccome sostanzialmente non gliene frega niente della risposta, non appena quello dice si, attacca a parlare di se stesso, che poi è il vero scopo dei suoi rapporti sociali. E lì partirà un telefilm sul suo stato di apolide senza vere radici nell’Italia natale, amico del popolo tailandese con cui condivide usi e costumi, tanto da intercalare con quesiti del tipo: “come si dice goreng in italiano? … dai in inglese è rice … ah, si, giusto … riso, riso.”


E lei comincerà a pendere dalle sue labbra, farà domande idiote del tipo: “ ma è vero che

qui chi commette adulterio viene frustato in pubblico?” E il marito penserà tra se e se: “ Cosa dici, cretina, quello è l’Iran”. E l’animatore dirà: “beh, non più, però nell’interno del paese c’è ancora qualche tribù che conserva queste pratiche…”

…e certo! Nell’interno di ogni paese c’è sempre una tribù che fa le cose più infami tanto, sticazzi, non li vede nessuno!

E lei sottolineerà ogni battuta dell’animatore con un risolino urticante che alimenterà il suo ego già elefantiaco, avvicinando ai livelli di guardia la gelosia del marito. E quando ormai la situazione sarà tale che lei è ad un passo dal mandare in polvere il matrimonio per scappare con l’animatore verso l’interno del paese per farsi frustare per adulterio… (pausa. Carmen, che ha seguito il racconto con un crescendo di terrore sul volto, rimane col fiato sospeso)

Oh, stavo a scherza’. Non succede. Sicuro.

GAETANO: (è in canonica, ai piedi di un grande crocefisso posto sul muro e si sta togliendo la maglia del napoli. Parla svestendosi, gettando ogni tanto uno sguardo al crocefisso.)

Nel nome del padre e del figlio. Scusa, ma oggi lo spirito lo lasciamo fuori, se sei d’accordo. Oggi mi sento pragmatico. Volevo dirti che qui, in Tailandia, come aveva previsto il vescovo, ho avuto modo di riflettere approfonditamente…. sul passato …sul

presente. Quando sua eminenza mi mandò a chiamare, a Napoli, sul momento … io… mica ho capito bene il senso delle sue parole. Mi chiesi, scioccamente, che senso potesse avere allontanare un povero prete di periferia dalla sua parrocchia, proprio mentre il suo lavoro stava dando i primi frutti… proprio quando i suoi ragazzi cominciavano a capire, cominciavano a reagire, ad inseguire un qualcosa che non erano neanche capaci di vedere prima. Mi disse che non stava bene che un prete si facesse la doccia nello stesso spogliatoio dei ragazzi, dopo le partite, che non stava bene bere birra con loro. Fumare. Dire le parolacce. Disse che il maestro ero io, non loro. Disse proprio così: il maestro siete voi, don Gaetano, non loro.

COMANDANTE: (alle telecamere) Sapete, amici da casa, qual è l’altra cosa che mi provoca il panico da animatore turistico? E’ questo terrore del vuoto che lo accompagna, questo


bisogno di riempire ogni interstizio che possa crearsi nel tuo tempo libero, quasi come fosse una colpa da cancellare, la possibilità di fermarsi un minuto a bere un aperitivo con una tua collega.

Perché deve sentirsi ossessionato dall’obbligo di frapporre la lezione di tennis al torneo di ping pong e al gioco dei mimi? Perché non lasciare la vita altrui scorrere nell’ineluttabilità dei propri ritmi? Perché questo bisogno di rompere il letargo? Perché questo bisogno di rompere l’atmosfera? Perché questo bisogno di rompere i coglioni?!!!!

(all’animatore) Non ci vengo sul reef con te in barca! Non ho voglia. Come “non ho voglia” non è accettato? Da chi? Ah, dal regolamento del villaggio. Boh! A me ‘sta cosa sembra incostituzionale. Vabbé allora perché… la mia amica non sa nuotare. Figurati che la vedo più spesso col giubbotto di salvataggio che con il cappotto! … per dire quanto ha paura! ( a Carmen) Ah, dice “niente paura”, ci porta lui. E’ skipper … c’ha un suo diving … si fa solo snorkeling …

(cambio sul bar)

ATTILIO: (parlando all’animatore) … No guardi, con me eviti il latino e il greco perché ho fatto il tecnico industriale… e poi lei sarà pure un uomo di mare ma sta parlando con un uomo di terra, un terrestre, che in mare, al secondo sobbalzo, si indispone. Poi abbia pazienza che mi sto piacevolmente intrattenendo con questa creatura lunatica. (a Kim) Io terrestre … venire in pace … per fare amicizia … poi magari da cosa nasce cosa… (all’animatore) no, guardi, allora non mi sono spiegato, io non voglio imparare a fare nessuna strambata … io mi indispongo, sulla strambata. Perché non impara a strambare …qui … al genero di Bertinotti? Sono sicuro che se gli propone di strambare, impazzisce di gioia! … anzi, a questa bella coppietta … lo vede? La signorina è entusiasta di venire in barca con lei…

(cambio su Carmen e Comandante)

CARMEN: Ma chi, scusate? Voi tre … in barca … da soli?! Ma non mi sembra il caso … cioè volevo dire … in caso … verrei anche io! …e pure lui (indicando il comandante). COMANDANTE: No, io no! Cos’è, sono arrivato ultimo ad un gioco dei vostri e devo fare la penitenza? Non mi pare, sono appena arrivato, ho solo preso una caipirinha, non è vietato dal regolamento, anzi direi che è incentivato, per cui io… CARMEN: Ti prego.


COMANDANTE: Beh, se mi preghi… ma perché?

CARMEN: Il mio presepio è in pericolo…

COMANDANTE: Aaaaaa…

CARMEN: No, aspetta… lo so che è sciocco, ma quei due ragazzi sono la cosa più bella che può capitare in un volo alitalia in questo periodo… e quell’animatore è la cosa più spregevole che si può incontrare una volta scesi. Io l’ho visto come guarda lei, quello è pericoloso. E loro sono indifesi, sono fragili …come statuine di terracotta.

COMANDANTE: E dai! Ma tu sei in crisi mistica… e secondo te noi, sulla barca con loro tre di che aiuto siamo?

CARMEN: Gli stiamo vicino, lo controlliamo, lo distogliamo, lo annulliamo…

COMANDANTE: …lo sediamo col pentotal, lo leghiamo con una corda ad una pietra poi, mentre tu fingi uno svenimento per sviare i soccorsi…

CARMEN: E dai… ma tu non hai mai preso sul serio una situazione in vita tua?!

COMANDANTE: Una volta.

CARMEN: E che era successo?

COMANDANTE: Avevo sdraiato una suora con un cazzotto.

CARMEN: Si vabbé … senti, vieni o no?

COMANDANTE: Ok, vengo, però la pecora me la carico io che tu sei donna.

CARMEN: Che pecora?!

COMANDANTE:  Siamo due pastori a guardia della capanna … mica ti vorrai presentare a

mani vuote! (all’animatore) No, non cazzo la randa! Non so’ cazzare, va bene? Cazzi lei,

che la pagano per quello!

CARMEN: Ramiro…

COMANDANTE: Dica.

CARMEN: …allora, a domani mattina.

COMANDANTE: … si, a domani, anche io salto volentieri l’indianata…

CARMEN: …Ramiro…

COMANDANTE: comandi.

CARMEN: grazie.

(musica. Le luci si abbassano su Attilio che mima e recita le tipiche movenze dell’indianata)


(si riprende la mattina dopo, con Troschi e Ricotti che si incontrano davanti ai bungalows)


TROSCHI: Salve.

RICOTTI: Aloha. Aloha.

TROSCHI: Ci siamo divertiti ieri sera, vero?

RICOTTI: Come, no? Specialmente tu, quando ti sei messo a ballare Casacciò il ballo della steppa sui tavolini col cuoco tailandese … ma quanto ti hanno fatto bere?

TROSCHI: Beh, non sono tanto avvezzo ai giochi societari della borghesia … comunque era vodka, bevanda del proletariato…

RICOTTI: Come faceva il tailandese? “…avanti popolo alla liscossa…”

TROSCHI: “… bandiela lossa…” è proprio il testo che fa così.

RICOTTI: Pure l’internazionale gli hai fatto cantare..

TROSCHI: Beh, in questo contesto … si chiama internazionale non a caso…

RICOTTI: E certo, se stavamo a Tivoli si sarebbe chiamata la provinciale… vabbé, ti saluto.

TROSCHI: Lei va in esterno?

RICOTTI: Si, ho affittato un fuoristrada.

TROSCHI: Fantastico! E se le chiedo di poter venire con lei fino al primo paese, sono molto maleducato?

RICOTTI: No. Sei più che altro rompicoglioni. Comunque vieni, va.

TROSCHI: Grazie. Allora, solo un attimo, vado nel bungalow a prendere del materiale cartaceo che ho portato dall’Italia.

RICOTTI: Cosa? Ma veramente vuoi andare a fare volantinaggio come fossi a San Lorenzo? Ma tu sei pazzo! Questi sono selvaggi, ti incaprettano e ti appendono fuori dalla fraschetta, sa? Senti, facciamo una bella cosa: ti porto io in un posto interessante, così quando torni hai qualcosa da raccontare ai colleghi…

TROSCHI: Beh, per me va bene. Se è un contatto diretto con la realtà locale… Ma veramente hanno la fraschetta? Incredibile, come ad Ariccia! E’ la globalizzazione….

GAETANO: A me, che ti ringrazio tutti i giorni per avermi dato il bene più grande che esiste, il dubbio, e per avermi regalato il dono di sapere di non sapere un cazzo … il vescovo disse: il maestro siete voi. … e stavo con la maglietta di maradona! E aggiunse che sarebbe stato bene per me allontanarmi per un po' da Scampia. Per pregare, pensare, ritrovarmi… e magari con l'aiuto dell'altissimo… Allora non capii. Avevo visto solo Napoli, la droga e la camorra e pensavo che il male fosse tutto lì. Mi dicevo "si può fare, si può cambiare", è solo un piccolo fiume da arginare con forza e perseveranza. Ma non ero stato


qui, in Tailandia. Non avevo visto il mare, signore. Il mare che siamo capaci di agitare quando nelle coscienze si fa notte e si alza il vento della nostra bestialità. Il mare nero degli uomini che vedono sgretolare la dignità e di quelli che ballano sulle sue macerie.

Io, qui, questo mare l'ho visto. E non credo che si possa placare. Ci vorrebbe un altro mare altrettanto violento, un mare che non è negli uomini ma nelle divinità come te. E allora? Che vulimme fa?

COMANDANTE (alle telecamera) Partimmo alla volta della barriera corallina. Non avevo ben capito cosa avesse spinto Carmen ad adottare una giovane coppia in vacanza, ma mi colpiva la dedizione, quasi religiosa, con cui sembrava voler proteggere quello che ai suoi occhi doveva apparire come l’ultimo brandello di amore di un’umanità triste e sola.

Il mare sotto di noi era di un verde smeraldo, lo psicoanimatore cazzava rande da par suo e la madonnina di Carmen era vestita di tutto punto per la prima immersione della sua vita. Sotto l'occhio infastidito del fidanzato accompagnava la vestizione con richieste di aiuto e rassicurazioni verso l'animatore, interrogato, in qualità di esperto ittico, sulla presenza di squali e/o serpenti di mare.

Mi dico: ora il pescivendolo sdrammatizza il momento elencando un menù di innocue anguille e pesci pagliaccio come lui. Invece tira fuori la sua migliore intonazione da operatore circense, scaldata da anni di barzellette in arene estive di raro squallore, e fa:

(interpreta) vuoi scherzare? Abbiamo il Kiss Kiss! Però stai tranquilla, primo perché rimaniamo nel reef e i kiss kiss stanno fuori… una volta, proprio qui davanti, ne hanno tirato su uno di 4 metri…secondo… perché ci sono io.

A quel punto sangiuseppe, che è un sant’uomo poco avvezzo alla competizione, fa l’errore di entrare in gara, annaspando però nel pantano di racconti di provincia ternana, (interpreta) “…di bisce lunghe una frega e di certe trote con dei denti aguzzi come piranha che una volta il Paolino mentre pescava s’è sentito come una dentiera che lo mordeva ‘n culo… beh, n’era la trota? Ce teneva ‘na bocca che te pareva raccomandata dall’associazione medici dentisti, mica no!”

Quanto sufficiente ad un avversario assennato per comporre una frase da cappaò tipo “ma che cazzo stai a di’?” E chiudere lì l’incontro.

Invece no. L’ominide inizia a sua volta la storia di quando voleva salvare il naufrago che scappava con lo squalo bianco alle calcagna, ma proprio quando lo aveva afferrato e gli sembrava ormai in salvo, lo ha tirato sulla barca, ma era solo il troncone superiore,


condendo il racconto con particolari carpiti alla visione del “silenzio degli innocenti” e gettando l’uditorio in un silenzio terrorizzato, rotto da fugaci occhiate al di sotto della barca.

CARMEN: …scusa … chiaramente, tutto questo…. sempre … fuori dal reef…

COMANDANTE: Fuori, fuori, sempre fuori, tranquilla.

ATTILIO: (al bancone del bar, rivolgendosi a Kim) Buona ‘sta sbobba, che è? Sembra scema scema, ma se la bevi in fretta arriva alla testa! Come se ‘ntitola? Margarita? (si incupisce) Ecco perché è così tosta. No, è che… se ‘ntitola così pure mia figlia… si, insomma, la creatura si chiama Margherita. Crieciur (all’inglese) … mai (my) crieciur. Poi, creatura… c’ha l’età tua! Si, c’ha venti anni, solo che da noi a Roma un figlio è creatura sempre, pure quando cresce… anzi, soprattutto quando cresce! Quando comincia a contestarti… quando senti che ti sta sfuggendo di mano…. Allora lì è ancora più crieciur

perché vorresti invece ritornare indietro, quando ce li avevi addosso tutto il tempo… Poi, di punto in bianco non ti stanno più addosso. Di punto in bianco ti giri intorno e non c’è più nessuno. Come quando ti attardi sulle tribune dello stadio a fine partita.

Margherita un giorno è venuta da me e mi ha detto: “tu non sei stato un padre, tu eri quello che portava le bistecche a casa”. Capito? (pausa) Il filetto me lo chiamava bistecca. La differenza tra un padre e un figlio è che per te loro sono sempre creature, invece tu quando sei vecchio non sei più niente. Eppure il mio ragionamento è semplice: io, quando loro erano piccoli, il culo glielo pulivo, mica mi stavo tanto a chiedere se loro erano stati bravi o no. Loro non potrebbero fare lo stesso con me?

Non me piace ‘sto bibbitone. (appoggia il bicchiere) Lascia un retrogusto… triste.

GAETANO: Io me lo sono chiesto cosa si vede da lassù, quando si guarda in direzione della terra.

Si vede una sfera, una palla. Popolata da esserini in movimento continuo e continuamente impegnati nel far sì che le loro traiettorie non entrino in collisione. Proprio come accade in un testicolo.

Gli esserini collidono, si arrabbiano, vanno in ansia, tentano di sopraffarsi.

Tu vedi tutto dall’alto. Da lassù, le traiettorie, le collisioni, le ingiustizie e le vendette non sembrano poi così grandi. Potresti intervenire, volendo, e spiegare agli esserini che la soluzione al loro piccolo problema è capire che il problema è piccolo piccolo. Volendo,


potresti far loro capire che una competizione piccola ha per premio un trofeo piccolo, il che basterebbe agli occhi di molti per cambiare il senso della competizione. La terra non è che un testicolo.

E tu sei grande e grosso.

Ti basterebbe lo forzo di un calcio nei coglioni per ridurre tutti alla ragione. E allora perché non lo fai?

(cambio scena. Troschi e Ricotti sembrano impegnati in una faticosa camminata) TROSCHI: (si blocca, dietro a Ricotti, parlando a fatica) Perché lo ha fatto? RICOTTI: (idem) Così ti dai una svegliata. TROSCHI: E’ stato un colpo basso!

RICOTTI: Che dici? Ti do l’occasione di tornare a casa con qualche frase storica tipo “contrordine compagni!”

TROSCHI: Aveva detto che saremmo entrati in contatto con la realtà locale!

RICOTTI: E allora?

TROSCHI: Siamo andati prima a mangiare un hamburger in un fast food, poi a comprare dei grattaschiena a transistor per i suoi nipotini in un mercato che sembrava cinecittà due, infine abbiamo fatto un tour in una strada di Disneyland piena di signorine che ci facevano: “ yes, yes, baby come on. Oh yes, signole baby come on”! RICOTTI: E tu che hai fatto?

TROSCHI: Ho detto: no, grazie!

RICOTTI: Bravo. Resistere, resistere, resistere!

TROSCHI: Aveva detto che avremmo visto la vera Tailandia!

RICOTTI: E’ questa! Ma veramente pensavi di trovare noci di cocco e reti da pesca abbandonate al sole? Hai fatto il biglietto con venti anni di ritardo! Ho fatto bene o no a farti lasciare i comunicati del popolo in albergo? Che volevi fare?! Metterli in guardia contro i rischi della società dei consumi?

TROSCHI: (pausa. lo guarda) Voi non vi rendete conto di quello che avete fatto.

RICOTTI: (si gira intorno) Noi chi? Ah, noi! Andiamo bene! Questo sta ancora a “noi e voi”… senti, compagno coordinatore, quando stai a San Lorenzo, dentro il localino etnico a mangiare il tuo piatto di riso e cumino pensando a quanto sia fico, pensa pure che questi qua, venti anni fa mangiavano SOLO riso e cumino! Stavano con le pezze al culo! E’ stato grazie agli alberghi che questi hanno cominciato a vivere dignitosamente!


TROSCHI: Abbiamo idee differenti sulla dignità. (pausa) Perché siamo venuti quassù? Cosa si vede da questa collina, una copia fedele del colosseo vista dall’alto? RICOTTI: Vieni, vieni … siamo arrivati. (guarda soddisfatto) …eh?!

(L'hostess e il Comandante sono entrambi sul bordo della poppa, con la maschera e il boccaglio in mano).

COMANDANTE: beh, mi sembra che per essere un santuomo, pure il tuo amico ne dice di cazzate, eh?! Quella della piovra dentro al Trasimeno non ti sembrava un po’ esagerata? CARMEN: E’ legittima difesa, l’animatore gioca pure in casa…

COMANDANTE: Senti piuttosto, tu che sei specialista di vestizioni, come cavolo si mette sto boccaglio? Ma ti pare che pure in mezzo al mare devo avere lo stress del travestimento?

CARMEN: Sotto, infila sotto la cinghia… e dopo la maschera… bravo. Visto? E che ci vuole? COMANDANTE: E che ci vuole… ma tu lo sai quale è per me il momento più difficile del volo?

CARMEN: l’atterraggio no, perché non ne hai mai fatto uno in vita tua, lo fai fare sempre al computer… sarà il decollo..

COMANDANTE: Che decollo! Per me è quando devo spiegare al microfono le misure di sicurezza in caso di emergenza! Oh, ci fosse mai una volta che me le ricordi tutte in fila… Non mi ricordo mai se viene prima il giubbotto o prima la mascherina… E di spegnere le apparecchiature elettroniche? Quelle che interferiscono? Le salto sempre… anche perché ancora non ho capito che problema è lasciarle accese… in cabina è pieno di apparecchiature elettroniche accese e non è mai successo niente! (Carmen sembra sorridere) Ridi? Mi sa che è la prima volta che ti vedo ridere…

CARMEN: No … è che… tu sei proprio un personaggio… Ramiro Ramirez, il leggendario comandante dell’ Az 346, amato dai gentili viaggiatori, idolatrato dalle hostess di mezzo mondo … che non riesce a dire tre parole di fila al microfono seriamente e come prassi comanda…

COMANDANTE: (guarda il mare) Sono dislessico.

CARMEN: (Pausa) In che senso?

COMANDANTE: Non l’ho mai detto a nessuno, tu sei la prima. Da bambino ho avuto un trauma. La suora mi costringeva a recitare davanti a tutti poesie che non ricordavo, e se facevo scena muta … mi schiaffeggiava e… si, insomma, da allora quando ho il microfono


davanti vado nel panico, ho il vuoto, mi si incrociano le parole, e pur di non fare brutta

figura …dico.

CARMEN: dici che?

COMANDANTE: Qualsiasi cosa.

CARMEN: Ma forse … è un blocco superabile, forse hai solo bisogno di un aiuto… guarda è semplice… è una questione di collegamenti mnemonici… Allora… (mimando la spiegazione di prassi delle hostess ) la cintura, infilare, serrare, il giubbotto, soffiare, stringere,… continua te… stringere… poi? (mimando la mascherina con la mano davanti alla faccia)….

COMANDANTE: La galera?…er gabbio?….

CARMEN: Ma no! La mascherina! (ride di gusto) La mascherina. (indossa la maschera da sub).

(Troschi e Ricotti, in cima alla collina, guardano in basso)

TROSCHI: Ma non c’è niente!

RICOTTI: Bravo, lo vedi che già ragioni come me?

TROSCHI: Volevo dire: non c’è niente di quello che aspettavo. E’ solo un villaggio di

pescatori, che poi è quello che mi sarei aspettato, se lei non mi avesse mostrato il resto.

RICOTTI: Il motivo del mio viaggio.

TROSCHI: Un villaggio di pescatori?!

RICOTTI: No, non sono pescatori, sono potenziali cuochi, autisti, cameriere. Nel giro di due anni avranno un lavoro vero, nell’albergo del mio cliente. Sorgerà proprio qui. TROSCHI: Lei è un pazzo. Vuole dire che almeno trecento persone saranno costrette ad allontanarsi dal luogo in cui sono nati? Dal mare che ha dato loro da vivere e che amano … per cosa in cambio?

RICOTTI: Una casa vera. Di mattoni. Con parabola sul tetto.

TROSCHI: Così potranno vedere anche loro l’Isola dei Famosi…

RICOTTI: Esatto, potranno vedere… zitti, zitti … non mi dire che adesso parte la filippica contro la televisione demoniaca! Non c’è solo l’Isola dei Famosi, c’è anche Discovery Channel. Fanno dei buoni documentari … che so … sulla lucertola tailandese. TROSCHI: Magari qui in Tailandia li fanno sulle lucertole italiane…

RICOTTI: Insomma, senti … io faccio il costruttore, non sto qui a pettinare le matriosche!

TROSCHI: Le matriosche non hanno i capelli.

RICOTTI: Hai capito, hai capito.


TROSCHI: E poi costruire è un verbo importante, presuppone trasformazioni creative,

finalizzate alla crescita collettiva e nel rispetto della disponibilità delle risorse. Lei non è un

costruttore, è un palazzinaro di merda!

RICOTTI: Ti facevo più politicamente corretto.

(hostess e Comandante entrambi sul bordo della poppa, con la maschera e il boccaglio indosso)

CARMEN: Neanche per me il decollo è il momento più difficile delle traversate, sai? E' il più inutile. Frustrante pure, per chi come me ha sempre odiato mascherarsi, pure da bambina, pure a carnevale… frustrante, idiota e inutile… però più inutile. Primo perché la gente non ti guarda. Ci sono persone che fanno di tutto pur di non guardarti. Secondo, lo voglio proprio vedere questo ammaraggio in cui la gente ha la freddezza di mettersi in faccia la mascherina dell’ossigeno piuttosto che il sacchetto del vomito. Questo allarme depressurizzazione a 10000 metri che faccia pensare ai viaggiatori di mettersi il salvagente coscienziosamente piuttosto che urlare di panico dando capocciate di disperazione alla poltrona davanti. Questo buco nella fusoliera che trasforma tutti in filantropi, tanto da aiutare il vicino anziano ad infilare la mascherina, piuttosto che colpirlo con una gomitata per afferrare la mascherina che scende esattamente sulla verticale del bracciolo in comune… gridando MIAAA!!!

La verità è che quando vai giù, vai giù! La verità è che è tutta una pagliacciata, il mondo del turismo vuole solo il divertimento del cliente, non la sua incolumità…. La mascherina…

una pagliacciata, una carnevalata, tanto moriamo uguale… però …mascherati! … vuoi mettere il divertimento!!? (il comandante ride) Ti faccio ridere? Ecco lo vedi? Io, adesso, di fronte a te con la maschera in faccia… mi sento inutile.

TROSCHI […] … ma non capisce che questa gente subisce uno snaturamento? ..uno schiaffo alle loro tradizioni? Che differenza c'è fra lei e le multinazionali che affamano il terzo mondo?

RICOTTI: … che sono affamato pure io. E de 'sta gente non me ne frega un cazzo. E poi si chiama globalizzazione, questa. E non dipende ne da te, ne tanto meno da me. E nel tempo che tu hai combattuto lo strapotere delle multinazionali a colpi di volantinaggio, questi qua grazie a me stanno fuori dalla merda in cui sono nati. Mentre tu te ne stai al


circolo socio culturale a farti le pippe sui libri dei comunisti russi, io vengo qua e produco.

Produco i beni sopra i quali, ti assicuro, questi qui non sputano.

TROSCHI: il fine ultimo della produzione non deve essere la produzione di beni, ma la produzione di esseri umani liberi, reciprocamente associati in condizioni di uguaglianza. RICOTTI: Mi dici una caccola! E sta bella parabola l’hai pensata tutta da te? TROSCHI: Neanche una virgola. Lo diceva John Dewey già negli anni ’20. Americano.

RIICOTTI: Ah, ecco. L’hai copiata. E… senti un po’… il fatto che dopo novant’anni, tutte ‘ste belle cose stanno ancora solo sui libri… che ti dice?

TROSCHI: Che la maggior parte della gente è come lei. Non legge libri.

RICOTTI: Senti… come si dice “vaffanculo” in russo?

TROSCHI: (pausa) Sdenenka troiki.

RICOTTI: (pausa) Sdenenka troiki!

ATTILIO: vedi Kim, non è che io sia contrario a fare un po’ di movimento, per carità! Vuoi che non sappia quanto fa bene di per se… (mima) camminare…. Ma anche spingendosi

oltre… che so io, tipo…. (mima) nuotare… guarda, arrivo persino a dire che non sono

contro il fatto ogni tanto di …. (mima) sciare! No, il mio problema …. (mima baciare) è

proprio …. (mima i saluti) … che tutto insieme il Gioca Jouet me sta sul cazzo!

(pausa)

Supermen! (mima)

COMANDANTE: (alle telecamere) Quante volte, amiche da casa, nel bel mezzo del questionario del vostro rotocalco femminile preferito, vi sarete chieste a quali delle possibili categorie di innamoramento contemplate, appartenga quello tra voi e vostro marito? Al tipo A, “tempo delle mele”, in cui l’uomo, ancora adolescente, pone sulle orecchie della donna un paio di cuffie, generando una tempesta ormonale che dura per venti anni? O al tipo B, “dallas”, in cui i coniugi sono legati da legami finanziari talmente saldi da non avere complessi di inferiorità nei confronti dell’amore vero? Magari al tipo C, “kramer contro kramer”, e vi state dividendo i figli col coltello…

Io, su di quel Titanic guidato da un minus habens, sospeso tra la barriera corallina e le barriere architettoniche della mia testa, sentivo che stavo per essere scritturato in un film mai proiettato ancora, il cui protagonista per anni aveva vissuto accanto alla donna della sua vita, senza accorgersi di niente, senza capire niente. La protagonista si era appoggiata


al bordo della barca, e io faticavo a distinguere dal mare i suoi occhi fissi su di me. Avrei voluto dirle…. Certo, i consigli commerciali.

(la luce del riflettore della ripresa televisiva si spegne)

(Padre Gaetano è ancora in canonica, ai piedi del crocifisso, si pettina).

GAETANO: Quindi… tutta 'sta parabola, solo per chiederti scusa. Perché forse non sono stato un buon prete. Uno di quelli con la tonaca in ordine e tutto il resto. Ti chiedo perdono, come fa questa gente con me, che nemmeno ne sono degno. Sono così mortificato che questa… (indossa la tonaca) me la voglio pure rimettere, oggi. Se no che richiesta di perdono è? Sto buono? Eh… sono bello, si… mi ci hai visto due volte così bello, la prima all'ordinazione. E la seconda quando ho mandato affanculo o' vescovo. Però qui me la sono portata. Me lo sentivo che primo o poi sarebbe arrivato il giorno che me la sarei rimessa. Il giorno del perdono. Eccolo qua. Ecco la tua pecorella, che chiede il perdono. Signore pietà. Cristo pietà. E tu lo sai che non è per quello che ho fatto. Ma per quello che vado a fare. Sempre sia lodato. (esce)

COMANDANTE: Avrei voluto dirle …dove stavi nascosta, nelle stanze d’albergo in cui scambiavo la mia solitudine con quella di programmi televisivi in lingue che non conoscevo? Dove stavi nascosta, nelle sere in cui bevevo aperitivi senza ghiaccio ne compagnia ascoltando canzoni che non amavo? Dove stavi nascosta, nelle notti in cui ho dormito abbracciato a personale di bordo e di terra che non ricordo?

Invece rimasi in silenzio, con la bocca aperta e l’espressione poco intelligente di chi vede incredulo scadere il tempo a disposizione di una seconda vita virtuale e non necessaria. Accompagnato dalla musica di un tempo delle mele tutto mio, stavo per entrare finalmente nella mia prima vita. Attesa per più di quarant’anni. La baciai brevemente e subito mi ritrassi, guardandola negli occhi per capire se tutto quello che avevo appena pensato non lo avessi inconsciamente detto ad alta voce. Da qualche parte del Titanic, giungeva l’eco di prodezze virili inverosimili. Fortunatamente pian piano coperte, dal rumore del mare e da quello degli occhi accesi di Carmen.

ATTILIO: Il falò? Il falò sulla spiaggia? Certo che vengo, ci mancherebbe pure! Anzi veniamo … io e la mia fidanzata… vero Kim? Eh, ridi tu… ma si, tuda gioia tuda belesa! Ti è piaciuta la collanina che ti ho fatto? C’ha l’aquilotto pure lei, era di Rosa. Sticazzi, me l’ha


sbattuta in faccia… igol… ora io e te compagni di fede… Stasera festa. Festa attorno al faier. Ridi, ridi, che stasera te la faccio io la festa … tanto lo so che aspetti solo quello.

TROSCHI: (da solo) No, bambino, non puoi pulirmi le scarpe! Ho detto di no, understand? No è no, come in inglese, visto che sai dire shoes sai pure che vuol dire no, no? No, non nonno… nonno è grandfather… vabbé… non puoi e basta! Why? Eee.. why … cioè because

…questo me lo ricordo, why è interrogativo e because è esclamat…. insomma quello che vie’ dopo. Noo, ho detto no e poi no, non è questione di soldi, i soldi ce l’ho pure, è proprio una questione di diseducazione, perché se io adesso ti do i soldi vado a legittimare la tua condizione di minore lavoratore, chiaro? Why? Tu vuoi sapere perché, eh? E io te lo spiego. (prende dalla borsa un foglio di carta) Quello si credeva che abbandonavo i comunicati in camera, si credeva. Che rinnegavo la missione. Tu dici why? Allora te lo spiego perché non mi puoi pulire le scarpe. (legge, ogni tanto da uno schiaffetto al volantino, come per dire “nero su bianco”)

Because: (fa uno col dito) a occhio e croce hai otto anni e i bambini, a otto anni, vanno a scuola, non a lavorare. Ci vanno per imparare ad essere degli uomini liberi, piuttosto che servi di chi detiene il denaro.

Because: (fa due col dito) Il tuo papà è tra i più grandi produttori di tè del mondo eppure qui c’è ancora chi non ha accesso all’acqua potabile.

Because: (incalzante, fa tre col dito) la tua mamma cuce vestiti e palloni per tutto l’occidente, eppure tu pulisci scarpe in braghe di tela invece di giocare coi tuoi amichetti. Because: (alza la voce, fa quattro col dito) c’è qualcuno che sa come curare tutte le peggiori malattie dei tuoi fratellini, che ha le medicine, le cure a buon mercato, eppure li lascia morire perché i tuoi genitori non hanno tutti i soldi che lui chiede.

E lo sai chi è quello che ti vuole ignorante, assetato, vestito di stracci, malato …sfiduciato? E’ quello a cui vuoi pulire le scarpe (accartoccia il volantino, lo getta a terra e urla) …. Sono IOOOOO!!!!! (sembra in lacrime, si guardano)

E infine, last but not list, se ancora non ti sei convinto …. Because…

….c’ho l’infradito, cazzo! Tuttalpiù mi pulisci i piedi. E quando un uomo è costretto a pulire i piedi di un altro che sta peggio di lui, allora vuol dire che siamo alla fine. The end, compagno bambino.


CARMEN: (si sta pettinando, indossa una collana e una nuova luce negli occhi, rumore del mare in sottofondo) Il comandante Ramiro Ceccotti Ramirez, del volo az 346, bandiera della compagnia di bandiera, idolo dell’esercito delle bambole Barbie alitalia … mi ha baciato. Ma questo non è rilevante, ha baciato prima di me tutta l’alitalia. Il fatto rilevante

èche dopo mi ha detto “scusa” e io ho detto “niente”. E poi è rimasto a guardarmi senza parlare. Stasera ci sarà un falò sulla spiaggia e quando lui, scendendo dalla barca, mi ha chiesto “verrai?”, a me sembrava di essere Sophie Marceau in quel film terribile che a quindici anni mi aveva fatto così piangere. Mi sembra di avere adesso quindici anni. Mi sembra che qualcuno, avvicinandosi alle mie spalle, mi abbia messo una cuffia per la musica sulle orecchie. E io non sento più niente (il sottofondo del mare si interrompe).

GAETANO: (arrivando al falò) E’ qui la festa? E si, iamm’, è qui per forza, mica uno appicc’ un fuoco e tutti sti moccolotti sulla spiaggia per segnalare la terraferma ai naufraghi! E si, che siamo a Espiritu Santu, spiaggia del ringraziamento…. E allora, bimbiii … venite a

ringraziare i signori che ci hanno portato tutte queste bibite colorate, stasera è tutto gratis! Che fate? Non date da bere agli assetati?! Chiss’ è una squadra di calcio intera, tiene sete! Grazie, grazie … e dì grazie, Ciro! (a qualcuno) Scusi, signor villeggiante, a visto per caso una ragazza tailandese con due trecce lunghe accussì? Si chiama Kim….

CARMEN: (a qualcuno) Scusi, ha visto il comandante Ceccotti?

(al pubblico) Non lo ha visto. Quello che invece il cameriere tailandese vede, e che io vedo, è l’animatore assieme alla mia madonnina, che si parlano. Sono illuminati dalla fiamma dei ceri e ridono, perché lui ha una chitarra e sta cambiando le parole a “questo piccolo grande amore”. Gli accordi sono approssimativi e il testo include di tanto in tanto delle allusioni, manco tanto velate, sul contenuto della “maglietta fina”, che se Baglioni fosse morto si rigirerebbe nella tomba, ma siccome è ancora vivo decide di massacrarlo prendendo una stecca tangenziale su “prima che ha da morire”. Per rispetto nei confronti della salma di Baglioni, lei dovrebbe alzarsi e andarsene indignata. Invece si alzano tutti e due e si allontanano lasciando sulla sabbia la chitarra. Perché quando serve, sangiuseppe non c’è mai?

GAETANO: Uee, Kim! Kim! Adducazz’ li hai lasciati i cadillacs? Che facciamo? Le battute di Don Gaetano non ti fanno più ridere? Peccato. Una volta si. Sappi che in parrocchia noi


ridiamo ancora molto, c’è Ciro che fa l’imitazione di Sandra Milo che fa Ciro Ciro Ciro!!! E a noi ci fa tanto schiattare ancora. Eh, so’ belle cose… Peccato che non ridi più con noi. Perché avevi un sorriso che quando ce lo regalavi, il mondo per trenta secondi diventava un po’ meno mierd e’ quello che era. Ora invece lo regali a questi sporcaccioni, che rimangono e’ mmierd e’ prima. Proprio vero che di miracoli non se ne fanno più. ATTILIO: Scusi, sono indiscreto se…

GAETANO: Si. Sei indiscreto. Sei così poco discreto che non ti sei nemmeno accorto che chist’ non tiene nemmeno sedici anni.

CARMEN: Mi sono incamminata anche io. C’era qualcosa che non mi tornava. Avevo la sensazione sgradevole di un’intromissione e volevo contrastarla. Come se il mio presepe stesse per subire una manomissione non desiderata, almeno non desiderata da me, e con questa ansia sono giunta fino al palmizio che lambiva la spiaggia, poco più avanti. Il chiarore del fuoco era ormai un puntino alle mie spalle e davanti a me c’era solo il chiaroscuro delle palme, difficile orientarsi se non fosse per la luce fioca che arrivava da dietro una palma più grande. Gli giro intorno ed è allora che li vedo, al centro di un cerchio luminoso che in parte mostrava, e in parte nascondeva, quello che non volevo vedere. S’era pure apparecchiato coi moccolotti, lo stronzo. Aveva fatto un cerchio con i ceri del falò e al centro c’erano loro, abbracciati, di più, uno dentro l’altra, la statuina della mia madonna e, sopra di lei… il pupazzo di un Godzilla sgraziato, invasivo, grottesco, collocato nel presepe dalle mani di un bambino dispettoso. Vattene. Davvero, penso, vattene, così come sei arrivato, spegniamo tutte le candele e lasciamo maria da sola, ed io farò finta che questo 25 dicembre non sia mai arrivato. Pensavo così, facendo attenzione stavolta che i miei pensieri non diventassero di dominio pubblico, quando alle mie spalle un rumore di rami secchi mi rigetta nello schifo di palmizio che era. Mi volto. Era sangiuseppe. Attirato forse come me dalla stella cometa addobbata da quel coglione di Godzilla. Così io ritorno il pastore invisibile di prima, ma l’agnello che porto sulle spalle diventa un montone di cento chili, e mi sento cedere le gambe. Godzilla si gira, lo vede e, tra l’imbarazzato e il terrorizzato, farfuglia qualcosa circa i danni inattesi che a volte provoca la caipirinha, poi dice scusi, dice che non pensava, e alla fine si allontana di corsa, mostrandoci la differenza che passa tra una statuina del presepio e un pupazzo di neve.


(al falò)


GAETANO: Chi fa del male a uno solo di questi miei piccoli fratelli, è meglio per lui che si metta una macina d’asino al collo e venga gettato…

ATTILIO: Aoh! Ma se po capì chi cazzo sei ?!! Sei un prete? Sei un matto? Ma chi te conosce?!

GAETANO: Dio, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!

ATTILIO: Si, perché invece te stai bene! E vattene! Te ne devi andare!

GAETANO: Me ne vado, me ne vado! I signori vogliono divertirsi! (agli ospiti) … a costo di non vedere l’ultima cena che si sta consumando qui! Il benessere dei signori ha bisogno di piccoli sacrifici. Eccoli! (indica Kim) Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo! Un agnellino di 15 anni! (ad Attilio) Cos’è … non lo sapevi che era minorenne? Non lo sapevi che qui è reato come da voi la corruzione di minorenne? Non lo sapevi che non è bello fare al tuo prossimo quello che non vorresti fosse fatto ai figli tuoi? E noi cosa siamo qui? Non siamo abbastanza prossimi? Eh, no, non siamo prossimi. Siamo lontani. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

(a Kim) E allora noi ora ce ne torniamo in parrocchia, vero Kim? Lontano dagli occhi e dal cuore di questi nostri fratelli. Però… (si raccoglie come durante la levazione) non prima di esserci uniti a questa bella preghiera pagana… Non prima di essere parte di questo sacro fuoco rituale… (raccoglie un legno ardente dal falò) Non prima di aver acceso …un bel cero a San Gennarooo!!!

(fa per buttarlo sul tetto di un bungalow)

ATTILIO: Aoh! A matto! Metti giù quella torcia! (afferra il braccio di Gaetano in aria e lo blocca in una breve colluttazione) Aoh! Vuole dare fuoco a tutto! E’ un pirofilo!!! GAE: Eloì, Eloì, lemà sabactàni!!

ATTILIO: Chiamate il direttore …un dottore …. Un traduttore!

CARMEN: (nel palmizio) Maria adesso trema, ma non dice niente, lui si avvicina e io penso che adesso la stalla funziona meglio, con le statuine ognuna al proprio posto e la cosa mi rasserena. Invece… lui la colpisce, una volta, due, tre… l’agnello sulle mie spalle diventa un macigno, così che non riesco a muovermi ne a parlare. Lui continua, senza dire niente. E pure lei non dice niente, piange e basta. Io invece vorrei parlare, ma in testa ho quella canzone che sentivo da bambina (sembra ricordare) “… e ad ogni pugno che arrivava dritto sulla testa, la mia paura non bastava a farmi dire basta..”, …ma non ricordo il ritornello e lui continua.. allora apro la bocca, ma non esce niente e penso “dillo tu,


madonna mia, basta, pietà, qualcosa che lo faccia smettere, perché io non posso, io non voglio, in fin dei conti perché lo hai fatto? Perché hai rovinato il mio presepio bellissimo? Allora mi ricordo le parole del ritornello, faceva “… forse non lo sai ma pure questo è amore…”.

Infatti non lo so. Capisco che non so niente dell’amore. Se non quello che vede un pastore ingenuo dentro le capanne degli altri. Capisco anche che almeno una volta nella vita avrei dovuto essere madonna anche io.

Lui se ne va, lasciandola a terra che piange. Io mi inginocchio, sotto un peso che ormai è insostenibile. E resto lì. In adorazione di quella solitudine, così simile alla mia.

(cambio scena. Sulla collina, Troschi e Ricotti)

TROSCHI … io a dio non ci credo. Questo lo avrai capito. Come io ho capito che non ci credi neanche tu, altrimenti un po' di ritegno per ciò che quelli come te stanno facendo alla terra ce lo avresti. Però a volte vorrei crederci, come ci credevano gli antichi. Vorrei credere in un dio umano, che un giorno si sveglia e si incazza con noi così tanto che ci fa un rutto addosso e ci spazza via da questa terra che non meritiamo.

RICOTTI: Tranquillo, il giorno che succede, quelli come me e te staranno da qualche parte al riparo, ancora a discutere su chi ha ragione…

(Un sibilo li interrompe. I due guardano verso il mare).

(cambio scena. Il sibilo continua in sottofondo, crescendo impercettibilmente di intensità)

COMANDANTE: (alle telecamere) La madre superiora, suor Menghele, ci ricordava spesso come in tutti i peggiori momenti della storia, in fondo all’ira divina ci fosse sempre, nascosto sotto sembianze umili e imprevedibili, l’abbraccio salvifico del padre che avrebbe strappato i figli, avvisati e quindi mezzi salvati, dall’incombente punizione ad essi riservata. Così fu per il diluvio universale, diceva, quando Dio affidò all’ultima delle colombe il messaggio della ritrovata salvezza.

E così fu, nell’atto estremo della Rivelazione, quando affidò la sua parola ad un figlio che puzzava di mangiatoia.

Mi sono chiesto: chi, nel mio momento del castigo, potesse essere così basso, infimo, attardato da apparire ultimo in un’umanità già tanto indietro. Da essere degno del


messaggio di perdono di quel dio così severo. Chi? … se non … l’animatore di un villaggio vacanze?

( cambio scena sul falò. Don Gaetano tiene Attilio per il collo)

GAE: Signore pietà.

ATT: Signore pietà!

GAE: Cristo pietà.

ATT: Cristo pietà!

GAE: Batti! E batti!

ATT: E sto a batte! Pietà!

(cambio scena sul comandante che, dalle telecamere si alza avvicinandosi alla scena del falò)

COM: Me lo voglio immaginare così, alla fine di una lunga corsa, alla fine del mondo, tentare di salvare quel che resta di questa poco meritevole, pallida, goffa festa di fine millennio. Armato solo del suo terrificante umorismo preconfezionato. (lo imita, arriva di corsa)

Ehi, ragazzi! Che succede? Ma no, fermi! Ora c’è il gioco della bottiglia! Il karaoke! Il karaoke con La fiera dell’est! My way? Il gioca jouet, che a mio parere è ancora molto attuale…

Sapete che ieri è andato dal bagnino un bambino tailandese e gli ha detto “plego signole, non mangio da due giorni…” e lui “ah, bene, allora lo puoi fare il bagno, vai pure!” … le pazze risate ..no? (prende Attilio di peso per strapparlo al prete) A proposito, lo sapete il colmo per una vacca indù? E staccati, cazzo! Non ti stacchi? Va beh, allora facciamo il trenino! Filho maraviglia…. Te te te…. Unitevi ragazzi!

(All’apice della confusione, un fruscio si sente in lontananza. In un attimo diventa rumore, un rumore fragoroso. Tutti guardano all’orizzonte, ammutolendo, accanto al falò Gaetano e Attilio, in ginocchio nel palmizio Carmen e, sulla collina, Troschi e Pelosi.

L’animatore continua a ballare e cantare, scordinato e stonato, ancora per qualche secondo, poi il rumore diventa boato. Il buio.


(luce sul comandante, seduto e in accappatoio come nella prima scena, rivolto alle telecamere)

COMANDANTE: … saranno state le otto di sera. Più tardi ci sarebbe stata una festa, un

falò. Qualcuno avrebbe portato una chitarra, forse. Qualcosa che non vivevo dagli anni del

liceo. Mi sarebbe piaciuto viverlo con Carmen. Invece mi chiamano dall’aeroporto, dicono

che ci sono problemi con la dogana, che i tailandesi vogliono dei documenti, dicono che il

mio secondo non capisce niente. Ok, vengo, dico io. Sono abituato a risolvere i problemi

del mio secondo. Però, al massimo alle sette voglio essere di nuovo al villaggio, dico.     Ci

sarebbe stato il falò, io avrei ballato con Carmen quei balli alcolici che si ballano in riva al

mare, quando le fiamme ardono fuori e dentro… lei avrebbe avuto i capelli sciolti e le

gambe nude, in quell’unica volta che la compagnia non avrebbe obbiettato nulla…

Invece entra negli uffici un cretino strillando. Urla cose senza senso, dice che giù, sulla

costa, è successa un’ira di dio… Tsunami! Urla, TSUNAMI!

60 secondi, un minuto! Tanto è bastato perché la furia delle acque spazzasse via tutto, villaggio, case, la gente, pure quella che lui conosceva così bene. Lo chiama Tsunami, lo pronuncia come se lo aspettasse da tempo, dice che è la terra che si ribella alle nostre scelleratezze. Lui urla “la mia casa!” e io penso “Carmen!”. Lui urla “tutte le mie cose!” e io penso “Carmen!”. Lui urla “i miei bambini!”, allora urlo anche io, più forte, “CARMEEEEN!!!”

E capisco solo allora che quell’ ultimo minuto avrei voluto viverlo con lei e capisco quanto inutili siano stati tutti i miliardi di minuti che lo avevano preceduto.

Era appena passato l’ultimo minuto di una vita che non valeva neanche il minuto impiegato per concepirla.

(rivolto alla telecamera di sinistra) Mamma, la vedi questa cicatrice? Le suore picchiano i bambini.

FINE

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