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Titolo

LATRATI

Autore ed aventi diritto

Giuliano Angeletti  (poetangeletti@gmail.com

tel. 3317115597)

Data pubblicazione

28.05.2010

Anno di stesura

2010

Genere

Commedia

Atti

1

Durata (min)

60

Lingua

italiano

Personaggi maschili

7

Personaggi femminili

7

Minimo attori maschili

7

Minimo attrici femminili

7

Premi e riconoscimenti

Depositato S.i.a.e.

 Sezione DOR  Numero posizione SIAE 198563

Reparto proventi : concordato tra gli Aventi Diritto

Da effettuarsi dalla SIAE

100%

100%

LATRATI

Dramma

in due atti

di

Giuliano Angeletti

Nei primi del 900 durante il periodo invernale, in Liguria e in Toscana spinti dalla povertà e dal bisogno, scendevano i segantini (boscaioli maestri nel fare botti aggiustare carri e gioghi per gli animali da tiro) e i carbonini ( carbonai ) …Questi uomini provenienti dall’Appennino tosco emiliano dormivano nei pagliai e in luoghi di fortuna, e mangiavano ospitati dalle famiglie che li impiegavano in vari lavori

Personaggi:

ETTORE

( segantino - falegname)

GILDO

( segantino - falegname)

ERMINIO

(padre di Lavinia- contadina)

AURELIO

( fratello di Lavinia – contadino )

EVARISTO

( marito di Maria e padre di Gaio - contadino)

GAIO

( figlio di Evaristo e Maria- contadina)

AMALIA

( madre di Lavinia- contadina)

ANASTASIA

( sorella di Lavinia - contadina)

LAVINIA

( Figlia di Amalia e Erminio- contadina)

MARIA

( madre di Gaio - contadina)

LORENZA

( innamorata di Gaio - sarta)

GRAZIELLA

( popolana)

MARIA MARTINA

(figlia di Lorenza)

  (Si sentono i cani latrare)

SCENA I

(Ettore - Gildo - Erminio - Lavinia )

(bussano alla porta)

(Erminio va ad aprire, entrano due segantini)

(i cani smettono di latrare)

ETTORE:

è permesso …

GILDO:

possiamo entrare

ERMINIO:

venite, venite, accomodatevi, Amalia porta un po’ di vinella, avranno sete questi due  uomini

ETTORE:

un sorso di vino ci sta proprio bene  

ERMINIO:

Chi è questo giovane

ETTORE:

è mio cugino Gildo, il figlio di mia sorella Mara, lui non è di Berceto è di Borgotaro, giovane sì … ma è anche un gran lavoratore, ed è anche istruito, non è come me lui legge … dietro ha un libro … insomma di …

GILDO:

un libro di poesie …

ETTORE:

se non ci fosse lui che ogni tanto ci legge il bollettino … non sapremo mai niente

ERMINIO:

ormai se uno non sa leggere e far di conto, non conta più niente

ETTORE:

quello che rimpiango è di non aver avuto la possibilità di studiare

ERMINIO:

Amalia … Amalia … ma dove siete finita

(Entra in scena Lavinia)

ERMINIO:

Lavinia, vostra madre dov’è!

LAVINIA:

La mia signora madre è andata a mettere la focaccia al testo ed ora è impegnata

ERMINIO:

Portate un po’ di vinella

LAVINIA:

vado subito a prenderla in cantina … abbiate pazienza

(Lavinia esce di scena)

ETTORE:

signor Erminio, ma quella è Lavinia … come è cresciuta me la ricordo piccola come un coniglietto, ed ora sembra una donnina

ERMINIO:

e presto si sposerà … gli anni passano

ETTORE:  è vero gli anni passano per tutti

ERMINIO:

la famiglia come va

ETTORE:

i miei quattro figli benone, lavorano tutti, mentre Carolina è ancora in casa … ma qualcuno da affibbiarla lo trovo…

ERMINIO:

e vostro cugino

GILDO:

 io non ho niente da dire … sono solo al mondo…

ETTORE:

certo che lui ne ha passate

ERMINIO:

 non voglio sapere niente, ma ditemi piuttosto quel gioco nuovo, si quello che hanno inventato gli inglesi è bello. ..

GILDO:

 si e c’è anche il campionato, c’è l’Ambrosiana, il Genoa, la Juventus

ERMINIO:

 il Torino voi siete esperto

GILDO:

leggo … anche a Parma lo vogliono fare

ETTORE:

 comunque, fare tanta strada per vedere della gente che in un campo da due calci a una palla … per me è meglio andare all’osteria a giocare a briscola, farsi una morra, bersi due bicchieri o andare al casino

ERMINIO:

 è tanto che non vado alla Suprema, ho sempre da fare

(Entra in scena Lavinia con il vinello e Gildo ne rimane infatuato)

ERMINIO:

Lavinia lasciate tutto in tavola, figlia vi presento Gildo il nipote di Ettore

un ragazzo nuovo che è sceso da Mommio per dare una mano a suo cugino,è bravissimo come falegname e fabbricante di botti un  botaro, insomma..

(I due ragazzi vengono presentati)

LAVINIA:

scusate, ma io preferirei ritirarmi

ERMINIO:

ritiratevi pure, ed andate a dare una mano a vostra madre

LAVINIA:

Signori … con permesso

(esce di scena )

ERMINIO:

lo sapete che mia figlia si sposerà tra due anni, ovvero il tempo che ci va per un vestito da sposa nuovo, non come ha fatto mia moglie che si è messo quello di sua madre, lei è l’ultima da sistemare, e come dice il proverbio beati gli ultimi.

mi avevate accennato che si sposava con Gaio quel trovatello adottato quando era ancora una creatura e diventato poi figlio legittimo ...  Evaristo si che è un bravo cristo ...

ETTORE:

bravo e gran lavoratore ... e sono convinto che quel bravo ragazzo abbia preso tutto da lui

ERMINIO:

ma voi non bevete

ETTORE:

mio cugino non beve vino

ERMINIO:

male perché un uomo che non beve vino non è neppure un uomo

GILDO:

Signor Erminio, allora vostro genero Gaio beve

ERMINIO:

beve  ... si ma non abbastanza ...ma si farà

ETTORE:

ditemi i vostri figli come stanno

ERMINIO:

Oreste ha due bambini, Piero tre, Gioele non ancora, ma si è sposato che poco, Maria solo uno, insomma stanno tutti bene ..... Aurelio sta facendo il soldato e non vuole più ritornare

Adesso devo andare ho un sacco di cose da fare che

ETTORE:

non ho neppure il tempo di respirare ( tutti ridono ) allora cosa dobbiamo fare

ERMINIO:

ho un paio di cosette da farvi fare

ETTORE:

diteci

ERMINIO:

un bel giogo per i buoi, e poi vorrei una grande botte, sapete cosa fare non serve che io vi accompagno.

ETTORE:

ormai sono di casa

(Erminio esce di scena)

(rimangono in scena Ettore e Gildo )

ETTORE:

cos’avete Gildo

GILDO:

non so: avete visto Lavinia

ETTORE:

e che cos’à Lavinia

GILDO:

Lavinia

ETTORE:

Lavinia che nome, ma non potevano darle un nome da cristiani,

e cosa ha Lavinia di tanto strano

GILDO:

Lavinia è bellissima

ETTORE:

 è una bella ragazza, la è sempre stata .... fin da bambina aveva un bel visetto ... ma ora è una donna

GILDO:

ma è meravigliosa

ETTORE:

 guardate Gildo che queste sono cose che a noi non ci devono riguardare, noi siamo qui per lavorare e basta

ETTORE:  

cercate di comportarvi come una persona onorata, altrimenti ... ritornatevene a Mommio, sono stato abbastanza chiaro

GILDO:

ho capito ... ho capito

ETTORE

adesso io vado nella stalla, a prendere le misure del giogo voi andate a prendere gli attrezzi sul carro

GILDO:

vado ... vado

ETTORE

 aspettami davanti alla stalla

(si sentono i cani latrare)

SCENA II

( Gaio - Lavinia )

(Ettore e Gildo scono di scena ,  entra Lavinia per sparecchiare, e contemporaneamente entra Gaio con una zappa)

GAIO:

Buona giornata, Lavinia ....

LAVINIA:

Gaio dove andate di buona ora

GAIO:

vado in giornata

LAVINIA:

da Lorenza la sarta a zapparle l’orto

GAIO:

si

LAVINIA:

visto che vi recate presso di lei, informatevi riguardo al vestito da sposa

GAIO:

 il vestito ... ah si ... il vestito

LAVINIA:

 ormai si avvicina il momento

GAIO:

io non mi sento pronto ... ma i vecchi

LAVINIA:

anche mia madre, mia nonna ... si sono sposati a quest’età... è il nostro destino

GAIO:

schiavi di questa terra

LAVINIA:

Anche Lorenza, non ha avuto vita facile, si sta tirando su quella creatura...da sola...

(breve pausa)

nessuno sa chi è il padre ... poveretta ha fatto tanti sacrifici ...

e la gente non sì è comportata bene ..

GAIO:

sempre quel falso perbenismo

LAVINIA:

per questo motivo,noi due dobbiamo sposarsi

GAIO:

Lavinia avete paura di fare la fine della sartina

LAVINIA:  

io non sopravvivrei

GAIO:

non vi preoccupate

( sorride )

Ditemi di chi è quel carro nell’aia ?

LAVINIA:  

sono arrivati due segantini

GAIO:

Il vostro signor padre ha deciso di rinnovare la stalla e la cantina

LAVINIA:   

come fate a saperlo

GAIO:

sono o non sono il vostro futuro sposo,

ora devo andare.

E’ venuto Ettore … quello di Berceto

LAVINIA:

Si con un suo cugino un certo Gildo, se volete potete passare a salutarli

GAIO:

no ... non ho il tempo neppure per respirare ... io vado ... a presto

(Gaio esce di scena, rimane Lavinia che sparecchia e scopa la stanza)

 (si sentono latrare i cani)

SCENA III

(Gildo - Lavinia )

( entra in scena Gildo)

GILDO:

buona giornata

LAVINIA:

buona giornata Signor Gildo

GILDO:

signorina Lavinia, anche le giunchiglie che vestono di bianco candore le vallate montane sarebbero offuscate dalla vostra bellezza.

LAVINIA:

ma che dite ... mi confondete

GILDO:

confondere .... i nostri poveri occhi possono confondere le stelle del cielo , ma la luce che brilla in voi,  splende più di Sirio nel firmamento.

LAVINIA: io una stella

GILDO:

mai e poi mai i miei occhi si posarono su una donna così splendida

LAVINIA:

no!

GILDO:

così sublime

LAVINIA:

no! Cosa mi dite

GILDO:  

così seducente

LAVINIA:

tacete ve ne prego

GILDO:  

Lavinia non posso tacere, è il mio cuore parla

LAVINIA:

no!

GILDO:

no…non posso impedire al mio cuore di parlare

LAVINIA:

ma… io sono … promessa

GILDO:

io posso tacere, ma mi parlano

LAVINIA:

cosa … non capisco

GILDO:

mi parlano i vostri occhi

LAVINIA:

fate silenzio … vi prego … altrimenti non vi rivolgerò più la parola

GILDO:

se non parlano le vostre labbra, eloquenti sono le vostre mani che tremano

LAVINIA:

basta

GILDO:

il vostro cuore

LAVINIA:

il mio batte impazzito

GILDO:  

è l’amore che non lo fa fermare

LAVINIA:

si ferma anche la mia vita

GILDO:

la mia vita pende dalle vostre labbra.

LAVINIA:

non potranno mai essere vostre

GILDO:

non mi tormentate

LAVINIA:

sono labbra promesse

GILDO:

nessuna promessa vale più di questa

(Si baciano e Lavinia esce di scena)

GILDO:

che tempesta ho nel mio cuore

(Prende il giogo e gli attrezzi ed esce di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA IV

(Amalia - Maria )

(Casa di Erminio, si incontrano Amalia e Maria)

(Amalia, affaccendata in lavori domestici)

(Entra Maria)

AMALIA:

venite avanti, cosa aspettate un invito

MARIA:

vi ringrazio, posso ...

AMALIA:

venite ... venite ... vogliate scusarmi, ma non sò dove sbattere la testa

MARIA:

ho talmente tante cose da fare ... campi e casa ... ho la schiena a pezzi

AMALIA:

gli uomini parlano bene ... lavorano, ma poi la domenica vanno all’osteria, tornano a casa magari ubriachi, poi quando bevono, alzano anche le mani .... sia ben chiaro… io parlo di mio marito …

MARIA:

anche il mio, non è dei migliori

AMALIA:

che brutto destino essere donne

MARIA:

 avreste per caso un cavolfiore da darmi

MARIA:

 e c’è bisogno di dirlo… andate al campo e prendete quello che volete

MARIA:

grazie

AMALIA:

voi Maria, non siete venuta per il cavolo, ma per altro.

MARIA:

certamente, Evaristo ha seminato tanti di quei cavoli da sfamare tutta Vezzano

AMALIA:

raccontate Maria, raccontate

(Maria racconta)

MARIA:

ma che tempo, il cielo è terso,la giornata è uggiosa, sento che presto pioverà

AMALIA:

non parlatemi del tempo, cosa succede tra mia figlia e Gaio

MARIA:  

non si può proprio nascondere niente

AMALIA:

Maria: dalla vostra visita, ho capito che c’era qualcosa che non andava tra i ragazzi, Lavinia è un po’ di tempo che è strana e Gaio viene a casa nostra un po meno spesso

MARIA:

no! viene  da voi tutti i giorni

AMALIA:

( cercando di evitare polemiche )

lasciamo stare, può darsi che sbaglio.

MARIA:

il problema è che Gaio, non è più lui

AMALIA:

è sbadato, è triste ... sembra che non voglia più sposarsi

MARIA:

ve ne siete accorta

AMALIA:

anche la mia è così

MARIA:  

passerà

AMALIA:

sono tanto giovani

MARIA:

anch’io quanti pianti ho fatto

AMALIA:

ero promessa a 10 anni

MARIA:

anch’io ... ma poi mi sono adattata.

AMALIA:

poverini mi fanno pena

MARIA:

tutta colpa dei due poderi

AMALIA:

Gaio è un bravo ragazzo

MARIA:

Lavinia è bravissima, noi lo facciamo per il loro bene

AMALIA:

non ora… ma col tempo capiranno

(Ed escono di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA V

(Amalia – Lavinia - Gaio - Ermino)

( Casa di Erminio, Amalia parla di sua figlia Lavinia)

AMALIA:

ma come è bella mia figlia,  guardatela ….è fresca e felice come una rosa di Lozzana, e sta diventando anche una meravigliosa donnina tutta casa e chiesa, sapete come tira bene la sfoglia, io alla sua età non ne ero capace, e poi a scuola sapete come va bene,  sa scrivere in bella calligrafia e anche tirar di conto. Ha fatto la terza con il massimo dei voti e poi è brava anche con le bestie, le porta al pascolo, munge le pecore, le tosa …. tiene in ordine la cucina, sono proprio contento che vada in sposa a Gaio il figlio di Evaristo quello del podere vicino a noi così anche lei è bella sistemata, adesso la chiamo ….Lavinia venite un secondo

(entra Lavinia)

LAVINIA:

Signora  madre avete chiamato

AMALIA:

 come siete bella Lavinia sempre pulita e con il vestito di bucato,avete recitato le orazioni questa mattina

LAVINIA:

si signora madre, un Pater Ave e Gloria devotamente rivolto alla Santissima Vergine del mulinello

AMALIA:

 figlia cara, vi voglio vedere ancora più bella …. Andate a pettinarvi che arriva il vostro promesso sposo … a trovarvi …

LAVINIA:

vado … signora Madre … vado… sarò pronta in un attimo

(esce di scena )

AMALIA:

sapete che mia figlia è stata promessa dall’età di undici anni, ma siamo contenti perché è un bravo ragazzo e di famiglia onorata

(Entra in scena Gaio il promesso, accolto da Erminio padrone di casa)

ERMINIO:

entrate figliolo, fate come se foste a casa vostra

GAIO:

vi ringrazio signor Erminio, posso …

ERMINIO:

sedete … sedete vicino a me Amalia …Lavinia venite … venite che è arrivato Gaio

(Entrano Amalia e Lavinia)

GAIO:

Signora Amalia che piacere rivedervi, e voi Lavinia come state bene, quel vestito vi dona

ERMINIO:

Amalia, Lavinia, sedetevi tutti al tavolo, che vado a prendere da bere per il nostro futuro genero

GAIO:

non statevi a disturbare Signor Erminio

ERMINIO:

disturbare, ma scherziamo vi faccio assaggiare il cuore della grappa che ho distillato passata ben due volte, risuscita anche un morto, bella …. robusta ….di raspo d’uva trebbiana … 

GAIO:

vi ringrazio, solo un dito e non di più, solo per accettare

(Erminio versa la grappa)

ERMINIO:

bevete, senza timore …. di grappa non è mai morto nessuno… lascio la fiaschetta … adesso devo andare, deve venire Oreste il mercante, a valutarmi il vitello… appena rincasate,  salutatemi vostro padre e vostra madre

GAIO:  presenterò

(Esce di scena Erminio)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA VI

(  Gaio – Amalia - Lavinia )

(rimangono Gaio, Amalia  Lavinia)

(i due giovani sono seduti ai lati e la madre al centro …)

AMALIA:

Gaio che bel giovane che siete, tutto vostro padre, ma vi assomigliate anche a Maria avete il solito mento e il solito sguardo,

GAIO:

tutti ne notano la somiglianza, però ho anche un po’ di mio nonno

LAVINIA :

specie il carattere, così irruento …

GAIO:

e’ vero a volte sono focoso … ma mi passa subito …

AMALIA:

un po’ come tutti nella vostra famiglia, ma in fondo siete brave persone

(cambiando discorso)

 allora presto convoglierete a nozze …

GAIO:

tra un po’ di tempo, forse il prossimo anno ma sempre prima che maturi il grano … ma saremo pronti

AMALIA:

io mi sono sposata a 15 anni, ed anch’io avevo questi timori…

LAVINIA :

come non volete più sposarmi!… Ed io … cosa penserà la gente

GAIO:

non temete … io sono un uomo che mantiene la parola data

AMALIA: adesso vi lascio per un attimo soli, so che non dovrei, ma dopotutto dovete sposarvi ..presto … speriamo …. molto … presto …

(Rimangono soli Lavinia   e Gaio)

GAIO:

(alzandosi e prendendo la mano di Lavinia)

Lavinia: noi siamio figli di una promessa, figli di un destino che ci ha legato… figli del fiore della cupidigia … forse su in un mondo lontano è scritto nel mirabile libro del fato, che la mia vita è frequentarvi ed avvolgervi come un caldo alito di vento in un bianco campo di margherite e perdermi tra le vostre braccia come in un lussurioso manto di petali …

LAVINIA :

( sussurrando a Gaio )

ed è questo che vogliono da noi

GAIO:

abbiamo dato  una parola

LAVINIA :

questo è quello che vogliono da noi, i nostri genitori hanno legato i nostri corpi ed incatenato le nostre anime senza pensare che il cuore vale molto di più che mille poderi, io vi voglio bene, e vorrei scomparire tra le vostre braccia come la Magra nel mare e mutarmi in Ondina per poter carezzare e vivere ogni vostro sussulto … vorrei … ma non posso … ancora conosco così poco della vita ….

GAIO:

(rivolto verso il pubblico)

quale destino indissolubile ci avvolge, dovrei essere felice ma non posso …

Lavinia è bella e per anni è stata la regina dei miei pensieri :…dovrei essere felice ma non posso …

LAVINIA :

(tra se e se)

l’edera della felicità ancora non ha attecchito nel mio cuore

GAIO:

non parlate Lavinia, non pensate, nessuno ha il potere di fermare l’eternità

LAVINIA :

l’eternità è lontano da questa valle, l’eternità è oltre il Vara, in quei paesi che nell’orizzonte lontano liberano i nostri desideri, il mio destino è volervi bene, senza conoscere altro, la mia condanna è l’amarvi …. destino crudele

GAIO:

 non riusciremo mai a spezzare le ali del nostro destino

LAVINIA :

siamo nati per essere … per essere forse … mai nati

(Entra Amalia)

AMALIA:

ragazzi vi vedo tristi, per essere due prossimi sposi …

Ecco vi ho portato del  formaggio, lo ha fatto Lavinia con le sue mani, la mia figliola

ha le mani d’oro, e la testa sulle spalle ed una piccola dote, avete fatto un affare a portarla all’altare.

LAVINIA :

ogni vostro volere è mio desiderio

GAIO

servo vostro,

Amalia: Gaio mangiate una fetta di formaggio con il pane ancora caldo

(Gaio prende il panino si congeda ed anche  le due donne escono di scena)

(Gaio prende la zappa ed esce di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA VII

( Gaio – Lorenza – Maria Martina )

Casa di Lorenza

(Lorenza, sta cucendo mentre piange, entra Gaio posa la zappa e si siede si versa

 dell’acqua e beve, vede Lorenza in un angolo intenta a cucire piangere.)

GAIO:

Lorenza quale pena vi affligge, perchè i vostri occhi sono velati dal pianto.

LORENZA:

niente ... niente ... è stata la cipolla.

GAIO:

voi non dovete avere segreti per me, forse qualcuno in paese vi ha recato offesa.

ditemi ed io andrò da lui,e me ne renderà ragione

LORENZA:

no ... non è per questo.

GAIO:

forse qualcuno ha fatto del male a Maria Martina, e questo non lo si può tollerare, andrò io a prenderlo, sia all’osteria o a casa, lo trascinerò ai vostri piedi in modo che possa chiedervi perdono.

LORENZA:

io vorrei solo morire o meglio non essere mai nata.

GAIO:

(inginocchiato ai suoi piedi)

non dovete dire questo,

Dio vi punirà per questa ignominia,

LORENZA:

Dio mi ha già punito abbastanza.

GAIO:

Adesso vi sono vicino ... non dovete avere timore.

LORENZA:

ogni giorno, l’angoscia prende sempre di più il sopravvento sulla ragione.

GAIO:

non esiste per me ragione senza di voi.

LORENZA:

voi entrate ed uscite dal mio cuore a vostro piacimento.

GAIO:

no ... cosa dite ... io vi voglio bene.

LORENZA:

come posso sperare nel vostro amore.

GAIO:

confidate nel mio cuore

LORENZA:

il vostro non è un cuore libero

GAIO:

vi prometto che lo sarà presto

LORENZA:  

( piangendo disperata )

non illudete la mia povera vita

(Arriva di corsa Maria Martina)

MARIA MARTINA:

( abbracciando la madre e a sua volta abbracciata da Gaio)

Mamma, mamma voglio morire con te

GAIO:

che fardello ho sulla coscienza.

LORENZA:

prendimi o Signore, fai che non possa rivedere il sole splendere domani

MARIA MARTINA:

non piangere mamma

GAIO:

parlerò con mio padre, capirà

LORENZA:

(singhiozzando)

Vedete il vestito che sto cucendo ...  è quello della vostra promessa sposa

(Gaio, con uno scatto d’ira, strappa il vestito dal grembo di Lorenza e lo getta via strappandolo )

GAIO:

(abbracciando di nuovo tutte e due le donne)

Parlerò con mio padre ..................abbiate fiducia .

(ripete)

parlerò con mio padre

parlerò con mio padre

(ed esce di scena di corsa)

(rimangono in scena Lorenza e Maria Martina)

LORENZA:

(Andando a riprendere il vestito da sposa)

Quale altra crudeltà mi ha riservato il destino,

lavorare per la felicità del mio dolore

Vieni figlia mia, rimani al mio fianco

(entrambe piangono)

(Escono di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA VIII

( Gaio, Maria, Evaristo )

(Evaristo, è in casa a risuolare un paio di sandali, entra Gaio)

GAIO:

buona sera signor padre

EVARISTO:

buona sera, avete finito di zappare la pianella a quella là

GAIO:

si

EVARISTO:  

siete,passato da Erminio

GAIO:

no  ... vi premeva qualche commissione

EVARISTO:  

no volevo sapere

GAIO:

ditemi

EVARISTO:

non è niente d’importante

(continua a risuolare la scarpa sulla forma)

GAIO:

signor padre

EVARISTO:

ditemi

GAIO:

vorrei conferire con voi se è permesso.

EVARISTO:

avanti

GAIO:

riguarda il matrimonio

EVARISTO:

(euforico)

volete sposarvi prima del tempo, meno male, prima convogliate e prima sarà mio tutto il podere dei Benettini...poi visto che Erminio, ha meno polso di un sambuco, dopo aver fatto capire chi comanda a vostra moglie, anche a forza di ceffoni, mi prenderò anche casa, i loro animali e la loro cantina, Domani vado subito ad avvisare il curato.

GAIO:

ma il vestito di Lavinia

EVARISTO:

 Passo io a vedere se è pronto il vestito di Lavinia: se non è pronto, la farò lavorare giorno e notte e vedrete che farà  un lampo a consegnarlo.. e se non rispetta i termini ... giù bastonate, con le donne bisogna farsi rispettare altrimenti ti mettono l’arpa addosso. Vostra madre si è abituata subito.

GAIO:

Signor Padre

(ad alta voce)

non mi sposo piu’

EVARISTO:

(ad alta voce)

come!

GAIO:

non mi sposo più con Lavinia ... perchè ....

EVARISTO:

ci sommetto che avete trovato di meglio, dal punto di vista finanziario, in questo caso ci penso io ad annullare il fidanzamento ed ho anche il pretesto.

GAIO:

il pretesto ... non capisco , Lavinia è onesta:

EVARISTO: onesta fin che si vuole … ma … basta mettere in giro una voce, vera o falsa che sia, poi la gente fa il resto.

GAIO:

 e che voce sarebbe.

EVARISTO:

e stata vista con quel segantino, Gildo.

GAIO:

e cosa facevano.

EVARISTO:

parlavano.

GAIO:

ma … non facevano niente di male.

EVARISTO:

questo devo dirlo io che sono vostro padre. Adesso voglio sapere chi è la mia nuova futura nuora, e voglio sapere che dote ha da offrirmi. Provo ad indovinare, la figlia del farmacista.

GAIO:

no

EVARISTO:

la figlia del bottegaio

GAIO:

no

EVARISTO:

la figlia del visconte Mosconi, no sarebbe troppo, figliolo fate contento vostro padre, non lasciatelo sulle spine ...

GAIO:

 posso

EVARISTO:

(ad alta voce)

tirate fuori il nome altrimenti, ve lo tolgo di bocca con queste tenaglie.

GAIO:

 Lorenza la sartina

EVARISTO:

(ad alta voce e furioso)

( Lanciando con tutta forza la scarpa contro il figlio, e gettando per terra banchetto e forma)

no ... no .. adesso basta lei proprio no ... io vi scanno come un maiale

io vi diseredo ...

GAIO:

signor padre, se voi volete veramente il mio bene

EVARISTO:

(ad alta voce e furioso)

il vostro bene, io vi ho preso da quell’orfanotrofio, vi ho sfamato, vi ho dato una casa una famiglia, vi ho portato all’onore

del mondo, ed ora voi che dovete come minimo baciare dove metto i piedi, osate ribellarvi...voi dovete solo obbedire... ma se solo pensate di contraddirmi, io vi caccio dal casolare e vi ritrovate più povero’di come siete venuto.

GAIO:

signor padre, io  per la signorina Lorenza, provo:

EVARISTO:

(ad alta voce e furioso)

sono io che tutti i giorni mi spezzo la schiena a forza di lavorare, sono io che mi levo il pane d’in bocca per voi e … voi ... mi tradite e poi per una donna, una baltracca che non ha neppure uno straccio di dote. madre di una bambina ... di cui non si sa neppure chi sia il padre ... no e poi no ...  e adesso levatevi dal mio cospetto, mi fate solo ribrezzo.

(E dando un calcio ad uno sgabello, maledicendo il figlio esce di scena)

(Gaio raccoglie lo sgabello, lo rimette al suo posto, entra la madre e da una mano al figlio a riassettare)

MARIA:

(premurosa)

 Per amor di Dio ma cosa è accaduto, si sentiva gridare fino nella Cornia. Addirittura pensavo che arrivavate alle mani, sapete bene quanto è manesco vostro padre.

Cosa avete combinato per farlo così alterare.

GAIO:

sono io che sono un figlio degenere.

MARIA:

(preoccupata)

 ma cosa dite ... siete,un ragazzo responsabile e premuroso.

GAIO:

signora madre io vi devo parlare

MARIA:

 ditemi, sono vostra madre, voi non dovete serbare timore.

GAIO:  

si tratta del rapporto tra me e Lavinia.

MARIA:

ho capito da tempo che le cose tra voi due non vanno bene.

GAIO:

madre come avete fatto a capire tutto

MARIA:

una madre lo sa … e lo aveva capito anche Amalia

GAIO:

voi lo avevate capito

MARIA:

una madre ha un sesto senso, ed una donna intuisce cose che altri non comprendono.

GAIO:

madre,madre posso abbracciarvi.

MARIA:

io vi capisco figlio mio, ma la volontà di vostro padre deve essere rispettata

(I due si abbracciano poi  riassettano tutto in cucina.)

MARIA:

Gaio venite con me, mi date una mano in legnaia intanto parliamo, sento che ne avete bisogno.

(Escono di scena)

(si sente il latrato dei cani)

FINE I ATTO


II ATTO

SCENA I (IX)

( Gildo – Ettore )

(Gildo ed Ettore stanno lavorando intorno ad un mobile)

GILDO:

Ettore ..

ETTORE:

si Gildo

GILDO:

Ettore

ETTORE:

ditemi

GILDO:

non saprei come dire

ETTORE:  

è una cosa importante

GILDO:

si

ETTORE:  

vuotate il sacco e parlate

GILDO:

Una donna , sta suscitando il mio interesse ....

ETTORE:

e sarebbe ora.

GILDO:

è bellissima ... splendida ... adorabile .

ETTORE:

lasciate stare la poesia, io sono poco avvezzo al linguaggio forbito.

GILDO:

la sua sensibilità e la sua voce ancora mi vibra dentro.

ETTORE:

e cos’è una donna o un salice.

GILDO:

non ridete ve ne prego, non prendete gioco di me.

ETTORE:

 e chi sarebbe.

GILDO:

 è la raffigurazione della venere del Botticelli.

ETTORE:

e chi è Botticelli, e questa venere chi è sua figlia.

GILDO:

lasciamo perdere è meglio.

ETTORE:

ho capito, siete, innamorato, e state vivendo delle sensazioni meravigliose che state traducendo in versi, me ne sono accorto, ogni tanto vi vedo appartato scrivere piccole frasi sul quaderno che conservate gelosamente nella bisaccia, beato a voi che la vita non vi ha ancora piegato, e vedete ancora il lato migliore delle persone, ma ora ditemi il nome della vostra bella … sono curioso.

GILDO:

Lavinia.

ETTORE:

ma!  Siete: andato fuori di cervello. Non fa per voi, e poi è promessa dall’età di 11 anni a Gaio il figlio di quel bellimbusto, prepotente e manesco, no non fa per voi.

GILDO:

 eppure lei sembrava sincera.

ETTORE:

sincera! Cercate di vivere con i piedi per terra caro Gildo, e non vi troverete, mai male, la signorina Lavinia non fa per voi e ve ne spiegherò il motivo:

GILDO:

volete versare del sale sulle mie ferite.

ETTORE:

ascoltatemi e non fate finta di non capire.

GILDO:

vi ascolto.

ETTORE:

io penso ... anzi voi dovete capire che la signorina Lavinia non fa per voi.

GILDO:

come non fa per me?

ETTORE:

prima di tutto, noi siamo ospiti in questa casa, la casa di suo padre il signor Erminio e noi siamo qui per lavorare … e poi …

Erminio è un bravo uomo…. come si sta comportando con noi! bene o male ....

GILDO:

bene.

ETTORE:

appunto,per questo noi non possiamo tradire la sua fiducia.

E questo è una questione d’onore, e poi.

GILDO:

e poi.

ETTORE:

e poi tra breve ci sarà il matrimonio tra Lavinia e Gaio. E una promessa non si può rompere se non per fatti gravi .. e poi pensate un attimo … cosa portereste ad Erminio cosa avete da dare come dote … un casolare a Borgo Val di taro, che ormai è un rovina ed una piana buona solo per far pascolare le vacche che non avete più. Voi avete bisogno di una donna dei nostri posti ... voi anzi noi siamo troppo poveri per questa gente, e poi ... dovete rimanere calmo, perchè se combinate qualcosa, ci cacciano da questa casa … e … in questo paese, noi non troveremo più da lavorare, per voi non è un problema, mangiato voi avete mangiato tutti, ma io ho una famiglia, e a casa ho delle bocche da sfamare ed ora non ci pensiamo più

GILDO:

 ed io cosa faccio … lei è entrata nel mio cuore

ETTORE:

cosa fate! Dimenticatela … lavorate e comportatevi bene, perchè!

GILDO:

perché ?

ETTORE:

tenete bene in mende quello che vi dico: se voi con la testa calda che vi ritrovate ,mi combinate dei casini, io vi rispedisco a casa, e potete scordarvi il lavoro..

GILDO:  

va bene va bene

(si sente il latrato dei cani)

SCENA II (X)

( Gildo – Ettore – Gaio – Erminio - Amalia)

(Entra Gaio ubriaco)

GAIO:

Lavinia, venite qua ...

ETTORE:

cosa avete signor Gaio

GAIO:  

sto benissimo e …

(ad alta voce)

 Diamine … e toglietemi le mani da dosso.

GILDO:

avete bevuto signor Gaio

GAIO:

proprio voi Gildo … io volevo proprio voi.

GILDO:

per cosa posso esservi utile.

GAIO:

mi hanno riferito di voi e ....

GILDO:

dite

ETTORE:

ecco ci siamo

GAIO:

voi avete fatto bene ... io

(scoppia a piangere)

ETTORE:

(allontanando Gildo)

andatevene, uscite per amor di Dio

(Gildo si allontana ed esce di scena, entra Lavinia, Erminio e Amalia)

(Gaio si risolleva)

ERMINIO:

il ragazzo è ubriaco torso.

AMALIA:

vado a preparare qualcosa di caldo

(Lavinia, si avvicina a Gaio)

 

GAIO:

no ... non vi voglio vedere ... voi siete la causa della mia infelicità.

LAVINIA:

(sconvolta)

io!

per amore della Santissima Vergine del Mulinello

GAIO:

levatemela di torno

AMALIA:

Gaio state.. attento.

ERMINO:

Voi Gaio mancate completamente di dignità,

bere un bicchiere va bene sono d’accordo anch’io .......

(ad alta voce)

ma voi state degenerando

GAIO:

non alzate la voce, io in questa casa faccio quello che voglio.

AMALIA:

quello che voglio! .... Voi! lo farete a casa vostra.

ETTORE:

calmatevi

ERMINIO:

tanto per cominciare, voi uscite da questa casa … andatevene e lasciateci soli … questi sono problemi di famiglia

ETTORE:

Scusate levo il disturbo , vieni Gildo…

(ed entrambi escono di scena)

GAIO:

(beve una bevanda calda, rinsavisce)

 scusate, ma avevo bevuto

AMALIA:

ma ero convinto che voi .... bevevate  solo acqua.

ERMINIO:  

e quelle offese alla vostra futura moglie.

AMALIA:

alla mia povera Lavinia

GAIO:

io non ho detto niente….

ERMINIO: 

 sarà, ma un ubriaco, quando esce di senno non mente mai.

LAVINIA:

io non ho fatto niente di male, ma se vi comportate così, non credo che avrete, la mia stima, il mio cuore.

 

(Gaio non risponde )

GAIO:

 riverisco

(ed esce di scena)

(si sente il latrato dei cani)

 SCENA III (XI )

( Gildo - Lavinia)

LAVINIA:

(piange)

GILDO:

( si avvicina)

non piangete mia diletta.

LAVINIA:  

ho un’angoscia dentro.

GILDO:

la vostra angoscia è il mio tormento.

LAVINIA: 

Gaio ha pronunciato il vostro nome.

GILDO:

 sono io la causa del vostro tormento.

LAVINIA:

no ... io stesso ne sono la causa.

GILDO:

io vi vorrei donare serenità

LAVINIA:  

il mio cuore non è sereno,

GILDO:

 basta una sola parola detta delle vostre labbra, ed io …

LAVINIA:

e voi a cosa sareste disposto a fare

GILDO:

se la mia presenza vi è cagione di danno. Io.

LAVINIA:

cosa fareste.

GILDO:

io voglio il vostro bene.

LAVINIA:

il mio bene.

GILDO:

 se il vostro bene, è che io debba scomparire,

ed i miei occhi non più appagarsi della vostra bellezza, io ......

LAVINIA:

voi.

GILDO:

Per un’ultima volta, sfiorerei la vostra pelle vellutata,

accarezzerei i vostri lunghi capelli neri,

sognerei le vostre sensuali e carnose labbra, ambasciatrici d’amore

e per un’ultima volta mi specchierei nei vostri occhi scuri, volete dunque questo da me.

LAVINIA:

sono veramente così importante per voi.

GILDO:

si mia regina.

LAVINIA:

se i vi dicessi veramente di andarvene.

GILDO:

io me ne andrei, trascinando nel fardello  dei miei ricordi, il tormento dell’avervi ancora nel cuore.

LAVINIA:

ancora nel cuore, e le mie promesse.

GILDO:

incaricherò il rosso tramonto, di sussurrarvi le mie parole,

Incaricherò il caldo vento di grecale di accarezzarvi i lunghi capelli, come fosse la mia mano a sfiorarli, amore mio il vedevi felice, è il mio unico pensiero.

LAVINIA:

la mia felicità ... tutti bramano per farmela avere ... ma cosa ne sa la gente della mia felicità.

GILDO:

Volete che parta, me ne andrò subito.

LAVINIA:

no ... rimanete...

Non mi sento più schiava di una promessa

GILDO:

venite tra le mie braccia

(Si abbracciano ed escono di scena.)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA IV (XII)

( Erminio - Evaristo)

(Casa di Erminio Evaristo ed Erminio sono seduti al tavolo in tavola c’è del vino)

ERMINIO:

Evaristo cosa avete, sembrate.. nervoso.

EVARISTO:

nervoso è  dire poco … visto quello che sta succedendo.

ERMINIO:

e cosa ci possiamo fare... niente.

ERMINIO:

come niente … a mio figlio ci penso io, voi pensate a vostra figlia.

ERMINIO:

e cosa devo dire io a mia figlia… se è così … è così …

EVARISTO:

i nostri due figli si devono sposare.

ERMINIO: ormai a malincuore.... ma per il bene di Lavinia … io

EVARISTO:  

la colpa è tutta di quel segantino … ma se lo prendo …

ERMINIO: se non ci fosse stato lui ci sarebbe stato un altro … i nostri figli non vanno d’accordo

EVARISTO:

ma scherziamo … voi dovete cercare di convincerla.

ERMINIO: io cercherò ma voi vedete di convincere vostro figlio a comportarsi in maniera più consona.

EVARISTO:

stasera a mio figlio gli farò sentire il bastone, e vedrai che una settimana di cura lo farà cambiare.

ERMINIO:

non immaginavo che Gaio si comportasse in maniera così becera.

EVARISTO:

Gaio è rimasto deluso … sapete che tutte le dicerie in paese riguardano solo vostra figlia.

ERMINIO:

solo riguardanti mia figlia... vero !

EVARISTO:

vero

ERMINIO:

e per quanto riguarda, una certa sartina.

EVARISTO:

non è vero sono solo maldicenze.

ERMINIO:

non preoccuparti … io non ci credo … e non mi condizionano le voci della gente.

EVARISTO:

riguardo alla sartina, metto a posto tutto io.

ERMINIO:

con calma ... spero.

EVARISTO:

voi dovete convincere vostra figlia, anche con due ceffoni.

ERMINIO:

io penso alla mia famiglia e voi alla vostra.

EVARISTO:  

il matrimonio deve essere fatto, anche per unire i nostri terreni...

E diventare una famiglia unica.

ERMINIO:

spero anch’io che tutte le cose si mettano a posto.

EVARISTO:

devono … mettersi a posto.

ERMINIO:

a dio piacendo.

EVARISTO:

a dio piacendo … per amore o per forza … adesso devo andare... riverisco

ERMINIO:

 riverisco...

(Ed entrambi escono di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA V (XIII)

( Gaio - Lorenza)

(Casa di Lorenza, la sarta è intenta a cucire, Gaio bussa alla porta)

GAIO:

è permesso.

LORENZA:

prego accomodatevi.

(Gaio si avvicina abbracciandola)

GAIO:

amore mio.

LORENZA:

anch’io vi amo...

GAIO:

fuggiamo, preparate le vostre cose e quelle della bambina,

sono venuto con il carro .... fuggiamo.

LORENZA:  

non avete parlato con vostro padre.

GAIO:

ho tentato ma lui...

LORENZA:

ed ora vorreste fuggire...

GAIO:

lontano amore … lontano, dove non ci conosce nessuno.

LORENZA:

lontano … ma ragionate, siamo senza soldi, senza mezzi e senza una casa … ma dove possiamo andare.

GAIO:  

ci arrangeremo, vedrai … lavorerò, non vi farò mancare niente.

LORENZA:

noi senza la benedizione del signore siamo sempre figli della colpa, mentre la povera Martina, sarà sempre la figlia del peccato.

GAIO:

io non voglio vivere senza di voi.

LORENZA:

no … non possiamo andare, perchè tutti ci eviteranno e nessuno ci darà mai una casa , e  soli con una pigione da pagare, non potremmo durare a lungo, io vi amo Gaio, ma più di voi amo Martina, pensate a lei al suo futuro.

GAIO:

mettereste forse in dubbio, il mio amore per lei.

LORENZA:

non dico questo, purtroppo il destino è stato crudele con noi.

GAIO:

il mio amore travolgerà il destino.

LORENZA: vedete quello

(mostra il vestito)

è il vestito che indosserà Lavinia il giorno delle nozze, andate e riferite la mia ambascia, il vestito è pronto la sarta ha fatto il suo dovere.

(E piange)

GAIO:

( abbracciandola e piangendo anch’esso)

oh mio Dio non voglio più vivere senza di voi

LORENZA:

mi hanno riferito, che voi  ubriaco,  siete stato autore di una squallida scena, a casa della vostra promessa.

GAIO:

non  feritemi , non chiamatela promessa...

LORENZA:

perché l’avete fatto, voi … non bevete.

GAIO:

io l’ho fatto per amor vostro, per provocare in loro disgusto.

LORENZA:

non dovete più farlo, non è così che alimenterete il mio amore.

GAIO:

ma io vivo del vostro amore.

LORENZA:

Ed ora andate … e lasciatemi sola con il mio dolore.

GAIO:

questa ferita mi accompagnerà sempre.

(Gaio esce di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA VI  (XIV)

( Lorenza - Martina)

(Monologo di Lorenza sola nella stanza)

LORENZA:

me sventurata, me tapina, io qui, relegata, costretta ad essere schiava di un amore, vissuto ma non vissuto. Io amo Gaio più della mia vita , lui mi ama, ... ma io ... piange. Devo pensare a lei, alla mia creatura, devo pensare a Martina, senza di lei forse avrei potuto anche lasciarmi andare, lasciarmi morire piano ... piano ... dolcemente, d’inedia. È la morte migliore, dolce ... basta sdraiarmi, non cibarsi... dormire... senza bere, bastano pochi giorni, ed anche Gaio mi dimenticherà.

Non verrà, più ... a fare ... promesse vane...

La mia vita, è stata solo un pianto ... la mia povera madre, morì ... quando ero piccola, talmente piccola,che non ne sentii subito la mancanza, la sentii invece più tardi, quando nei momenti di sconforto avevo bisogno delle sue braccia, di una parola, della sua voce amica.

I miei fratelli erano più piccoli, ed io l’unica donna, Piero morto di meningite, mio padre andava in giornata a caricare i carri di ghiaia nel fiume, per portare a casa le poche lire, sei figli da sfamare, i soldi sempre meno e non bastavano neppure per il funerale di Piero, ed io dovevo andare a scuola, fare da mangiare ed il pomeriggio andare a vangare in giornata per 30 centesimi al giorno, nelle fattorie di Vezzano, ma non mi posso lamentare della gente ... tutte le famiglie dove andavo mi riempivano di verdura, di farina e di frutta, così potevo mettere qualcosa nel paiolo e dare da mangiare ai bimbi che ogni giorno erano sempre più esigenti.

È duro quando ti chiedono chiedono polenta ed invece sul tavolo ci sono solo cavoli.

Dopo mio padre, cominciò a bere, e i pochi soldi finivano all’osteria, la sera mi toccava partire con l’acetilene farmi tutti i Carobi, fino all’osteria di Buzzon, e li mi toccava trascinarlo fino a casa ubriaco fradici, ed arrivavo a casa, i bimbi mi aiutavano a distenderlo vestito sul giaciglio.

Piangevo ed i bimbi mi dicevano,perchè piangi. Tante volte rincasava ubriaco e violento, e ci picchiava tutti perchè voleva la carne, la carne ... neppure a natale si mangiava la carne.

Poi un giorno dopo una sbronza ha chiuso gli occhi sul suo letto, e siamo rimasti soli...

I bimbi sono cresciuti hanno cominciato a lavorare, ma tutti hanno preso la loro strada, chi lontano e chi addirittura, ha preso la strada per le Americhe, ed io sono andata ad imparare a fare la sarta, poi è nata Martina, considerata dal paese figlia del peccato, e la mia condizione non è mai cambiata. Vieni Martina, vieni  Martina, amore mio abbraccia la mamma....

(Martina viene di corsa si abbracciano ed escono di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA VII (XV)

(Lavinia – Anastasia)

(In cucina  Lavinia e sua sorella conversano)

LAVINIA:

cosa mi sta succedendo

ANASTASIA:

cosa volete che vi dica vi compiango.

LAVINIA:

io sorella. vorrei solo che voi non viveste questo patimento.

ANASTASIA:

spero che il mondo cambi, anche per noi, ma purtroppo.

LAVINIA:

nascere donna ... quale sventura.

ANASTASIA:

anche il nonno diceva... abbiamo bisogno di maschi,

i campi hanno bisogno di braccia forti ...

LAVINIA:

mi avessero dato almeno ...

ANASTASIA:

non ci considerano, e quando toccherà a me.

LAVINIA:

non mi danno neppure una possibilità.

ANASTASIA:

loro tirano ancora ... al tuo matrimonio con Gaio...

LAVINIA:

fino alla fine, fino alla fine.

ANASTASIA:  

sì le stanno studiando tutte, però!

LAVINIA:

avete sentito qualcosa.

ANASTASIA:

ieri sera, ho sentito, mentre stendevo i panni nell’aia, i nostri genitori che parlavano riguardo ai problemi tra voi, sorella cara, Gaio e Gildo.

LAVINIA:

cosa dicevano, vi prego raccontatemi, non lasciatemi nell’impazienza.

ANASTASIA:

parlavano piano, poi mi hanno visto e sono entrati, per non farsi sentire dentro la stalla.

LAVINIA:

allora non avete più sentito più niente.

ANASTASIA:

Anna non disperate, di soppiatto mi sono avvicinata e nascosta vicino alla finestrella.

LAVINIA:

quella piccolina vicino alla manza “ la rossa”

ANASTASIA:

sì proprio quella, quella che da sulla stalla

LAVINIA:

quando i nostri vecchi hanno da parlare e prendere una decisione si ritrovano lì.

ANASTASIA:

volete sapere che cosa si sono detti.

LAVINIA:

muoio d’impazienza... sono buone nuove?

ANASTASIA:

sì e no ...

LAVINIA:

ditemi, ve ne prego.

ANASTASIA:

discutevano in maniera concitata, gesticolavano animati, vogliono che vi sposate con Gaio, anche se rimangono perplessi, per il comportamento che non proprio ortodosso,  ha tenuto a casa nostra il figlio di Evaristo, vogliono fare venire Aurelio per convincere di nuovo il vostro promesso a sposarvi.

LAVINIA:

nostro fratello Aurelio ha degli interessi ... con Evaristo ...sono una povera sventurata.

ANASTASIA:

i nostri vecchi fanno solo un ultimo tentativo, ma se va male e Gildo non si lascia intimorire, non faranno niente per impedirvi di amarlo, a patto che anche il nuovo matrimonio si faccia in breve tempo, per soffocare le dicerie del paese.

LAVINIA:

grazie sorella mia

(e si abbracciano)

grazie per aver riannodato in me il tenue filo della speranza.

(si sente il latrato dei cani)

(Escono di scena)

SCENA VII  (XVI)

(Erminio – Ettore)

ETTORE:

mi avete fatto chiamare

ERMINIO:

venite Ettore, entrate.

ETTORE:

posso

ERMINIO:

sedete e bevete un bicchiere.

ETTORE:  

grazie

(e serve da bere )

alla salute

ERMINIO: cin cin.

(alzano e si toccano i bicchieri)

ETTORE:

mi avete chiamato perchè il lavoro che vi ho fatto non è di vostro gradimento.

ERMINIO:

non è per questo anzi come botari, lavorate benissimo.

ETTORE:

allora.

ERMINIO:

lo sapete per cosa vi ho cercato.

ETTORE:

immagino per mio nipote, quello scavezzacollo, io lo ho sempre sostenuto che troppa istruzione fa male, era meglio se invece di andare a scaldare i banchi a scuola fosse andato dare una mano al suo povero padre. Il povero Claudio, pace all’anima sua.

ERMINIO:

voi Ettore avete capito subito al volo parlatemi di vostro nipote.

ETTORE:

Gildo è, di Borgotaro, ha un casolare e del terreno, ma buono solo per il pascolo, i suoi sono morti a breve distanza tra loro, erano molto affiatati, morta la madre il padre si è lasciato morire.

ERMINIO:

poveretto … e lui.

ETTORE:

ha passato dei brutti momenti, stava lasciandosi andare, poi ha incontrato noi che lo abbiamo aiutato e trattato come un figlio.

ERMINIO:

mi sembra una brava persona, ed anche con delle doti.

ETTORE:

questo sicuro.

ERMINIO:

purtroppo, dovete digli di lasciare perdere mia figlia.

ETTORE:

se volete lo faccio partire subito.

ERMINIO:

no ... no ... non aspettiamo gli eventi, se partisse adesso, Amalia, e Lavinia mi terrebbero il muso per dei mesi.

ETTORE:

posso solo allora farglielo capire piano …piano. Come consigliate voi.

ERMINIO:

si vi ringrazio, ed ora bevete un bicchiere e andate.

(i due bevono un bicchiere di vino)

ETTORE:

adesso vado a finire in lavoro

ERMINIO:  andate ... andate che avete dell’ingegno e le mani d’oro.

(si sente il latrato dei cani)

(Escono di scena)

SCENA  VIII (XVII)

(Aurelio – Gildo)

(Gildo è seduto ed intento a lavorare, interviene Aurelio)

AURELIO:

voi siete il signor Gildo

GILDO: per servirvi

AURELIO:

io sono il figlio di Erminio e fratello di Lavinia.

GILDO:

(tende la mano ad Aurelio)

piacere

(Aurelio rifiuta la mano)

Vostra sorella mi parla spesso bene di voi.

AURELIO:

mia sorella non si confida con degli estranei.

GILDO:

vostra sorella è una gran donna.

AURELIO:

voi non dovete permettervi di fare apprezzamenti su Lavinia.

GILDO:

chiedo umilmente scusa.

AURELIO:

voi dovete solo lasciarla in pace perchè, è promessa.

GILDO:

io non so di cosa state parlando...

AURELIO:

mia sorella deve sposarsi con Gaio...

GILDO:

questo lo sò.

AURELIO:

allora prendetene atto.

GILDO:

ho capito.

AURELIO:

allora prendete i vostri stracci ed appena avete finito il lavoro, andate via.

GILDO:

non capisco...

AURELIO:

avete capito benissimo, io non vi voglio più quà.

GILDO:

se volete io posso andare, ma lasciatemi almeno finire … e poi … non voi ... ma vostro padre, deve dirmi se devo partire o rimanere …

AURELIO:

io non vi permetto di mandare in fumo il matrimonio di mia sorella.

GILDO:

io non faccio niente di male

(e si alza)

AURELIO:

io ve lo dico prima che possiate farlo.

Uomo avvertito mezzo salvato

GILDO:

ho capito, posso riprendere a lavorare.

AURELIO: si ed alla svelta … e poi levatevi di torno …

(Aurelio nota per terra in mezzo alle pialle un quaderno)

AURELIO:

e questo cos’è

(e lo raccoglie)

GILDO:  

il mio quaderno

AURELIO:

e cosa c’è scritto

GILDO:

sono le cose che provo

AURELIO:

(sghignazzando)

le cose che provo ... buffone, guardiamo un pò ...

Poemetto d’amore per una sconosciuta  

(ridendo)

siete proprio un pagliaccio.

Come si fa a scrivere per una donna ... e poi ... per chi ....

GILDO:

rendetemelo

(cerca di strapparglierlo )

AURELIO:

qui vedo un nome Lavinia.

Lavinia ... sempre Lavinia...  

(e strappa le pagine)

GILDO:

no ... rendetemelo ..

AURELIO:

(si gira e da un pugno a Gildo che stramazza al suolo,ma non reagisce)

AURELIO:

che cosa ci troverà in quella melensa di mia sorella. Quest’uomo è proprio matto

(Ed esce di scena..)

GILDO:

(raccoglie i fogli per terra e li mette dentro la borsa, si asciuga il sangue con un fazzoletto, raccoglie i ferri ed esce di scena.)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA IX (XVIII)

(Anastasia – Graziella)

(Anastasia passa con un cesto, incontra Graziella seduta sulla panchina)

GRAZIELLA:

Buona giornata Anna … dove andate?

ANASTASIA:

da dove vengo, sono andata in Curongiola a prendere due cavoli.

GRAZIELLA:

sedete qua, vicino a me, e riposatevi, mi sembrate stanca.

ANASTASIA:

si sono stanca ma non per il lavoro, è per questo caldo.

GRAZIELLA:

non sembra neppure inverno, oggi è freddo e domani è caldo.

ANASTASIA:

non si sa come vestirsi.

GRAZIELLA:

prendiamo quello che ci manda il signore.

ANASTASIA:

volete un cavolo.

GRAZIELLA:

grazie

ANASTASIA:

prendete questo che è più grosso.

GRAZIELLA:

(prende il cavolo e lo mette da parte)

certo che ormai si avvicinano i giorni delle nozze.

ANASTASIA:  

o si allontanano, ma non dovrei dire niente.

GRAZIELLA:

cosa è successo di tanto importante.

ANASTASIA:

non posso dire niente, sono problemi.

GRAZIELLA:  

tra Erminio ed Evaristo.

ANASTASIA:

no tra gli sposini.

GRAZIELLA:

(interessata )

cosa è successo, ma non potete dire niente. Giusto così...

ANASTASIA:

non posso, non posso...

GRAZIELLA:

ma che bell’anellino che avete, vi sta proprio bene, state attento a non perderlo, non si portano queste cose nei campi.

ANASTASIA:

è bello, era di mia nonna, è un regalo della mia signora madre.

GRAZIELLA:

e perché lo indossate adesso.

ANASTASIA:

perché lo voleva mia sorella, ma io non me ne voglio privare.

GRAZIELLA:

di cosa vi preoccupate, tanto tra poco si sposa ed andrà via da casa.

ANASTASIA:

ci sono problemi.

GRAZIELLA:

non raccontatemi niente, non voglio sapere.

ANASTASIA:

posso fidarmi.

GRAZIELLA:

siamo amiche da tanto tempo … io non vi ho mai tradito, potete confidarvi.

ANASTASIA:

due anni fa, però.

GRAZIELLA:  

erano altri tempi e poi, vi ho chiesto scusa.

ANASTASIA:

giuratelo sulla S.S. Vergine del Mulinello.

GRAZIELLA:

lo giuro.

ANASTASIA:

(parlando piano e nelle orecchie di Graziella)

GRAZIELLA:

addirittura...

ANASTASIA:

..... mascalzone ...........

.... poveraccia ............

.... povero disgraziato ........

ANASTASIA:

(a voce alta)

 allora mi posso fidare

GRAZIELLA:

si ... non preoccupatevi

ANASTASIA:

sicuro... sicuro

GRAZIELLA:

siamo amiche ..

(Anastasia esce di scena)

GRAZIELLA:

( rivolta al  pubblico)

Ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto, sembravano due famiglie così per bene, adesso vado subito a raccontarlo a Caterina.

(si sente il latrato dei cani)

SCENA X (XIX)

(Evaristo – Lorenza - Martina)

(Casa di Lorenza, Lorenza è intenta a cucire,Martina gioca più distante, si sente bussare alla porta)

LORENZA:

Avanti è aperto

(Entra Evaristo, minaccioso)

LORENZA:

desiderate signor Evaristo

EVARISTO:

Sono venuto per una sola cosa

LORENZA:

ditemi … se posso esservi utile

EVARISTO:

mio figlio si deve sposare

LORENZA:

vedete il vestito è quasi pronto

EVARISTO:

mio figlio si deve sposare al più presto

LORENZA:

il vestito per vostra nuora può essere pronto dalla prossima settimana.

EVARISTO:

non m’importa niente del vestito.

LORENZA:

e allora il motivo della vostra visita.

EVARISTO:

io sono qua per voi.

LORENZA:

per me ?

EVARISTO:

non fate la finta tonta, lo so che voi avete adescato mio figlio.

LORENZA:

ma come vi permettete !

EVARISTO:  

cosa volete dei soldi... tenete sono tutti vostri.

(tira fuori delle banconote e le offre a Lorenza)

Voi siete una di quelle donne che vivono solo per i quattrini, ecco  io ve li do tutti

LORENZA:

(piange)

 no ... non è vero io non voglio i vostri soldi ... sono ... onesta io ... ho sempre lavorato.

EVARISTO: 

voi dovete, non rivedere più Gaio ... altrimenti ... io ...

LORENZA:

voi non potete proibirmi, io ... noi

EVARISTO:  

noi cosa ... io ... guardate .... cosa vi faccio e chi me lo impedisce ... voi … forse

(rovescia il tavolino e Martina piange)

(Martina di corsa, va ad abbracciare la madre)

EVARISTO:

i soldi non vi interessano …

(li raccoglie e se li mette in tasca, ed indicando Martina)

Ma quella piccola bastarda, si ... allora … se voi rivedete mio figlio, io la piccola la faccio sbranare dai miei cani e poi faccio passare tutto per un incidente

LORENZA:

no ... no ... lei no ... non avete cuore ... voi

EVARISTO:

io sono stato chiaro... anzi chiarissimo.

(Evaristo esce di scena, sbattendo la porta)

(Lorenza e Martina, abbracciate piangono, dopo riassestano la stanza e tenendosi per mani, disperate escono di scena.)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA XI (XX)

(Gaio - Lorenza - Martina)

(Casa di Lorenza, Martina gioca con una bambola di pezza, ai lati della stanza, la porta ha il chiavistello. Lorenzo parla dalla catenella della porta ...)

( Bussa, Gaio... continua a bussare ma nessuno risponde )

GAIO: 

Lorenza ... Lorenza, aprite ... aprite

LORENZA:

andate via lasciatemi in pace, ve ne prego.

GAIO:

aprite, cosa vi prende .... aprite amore ve ne prego … aprite …

LORENZA:

per amor del cielo, non osate chiamarmi amore … andate via, andate via.

GAIO:

Lorenza… io vivo di voi , non posso vivere senza di voi...

(E prende a calci la porta, Martina piange e si avvicina alla madre)

LORENZA:

andate via … andate via …

GAIO:

non è possibile … qualcuno, vi ha intimorito, qualcuno mi vuole impedire di vedervi.

LORENZA:

nessuno, nessuno, ho deciso io così

(e piange)

GAIO:

(piangendo)

aprite altrimenti spacco tutto.

(Lorenza si avvicina alla porta, i due visi si quasi si sfiorano senza toccarsi, Lorenza accarezza la mano che sporge)

GAIO:

vi prego, abbiate pietà, per un uomo che vive del vostro respiro, del vostro sorriso, e di ogni cosa che fate, aprite e fuggiremo.

LORENZA:

non costringetemi a fare cose insensate, voi dovete dimenticarmi.

GAIO:

non posso non posso, io vivo di voi, Martina, vi prego abbiate pietà di me venite ad aprire almeno voi.

(Martina si avvicina alla porta, ma sua madre le impedisce di aprire)

LORENZA:

no... non posso aprire ... non posso

(piangendo)

non posso …

GAIO:

io vi amo più di me stesso.

LORENZA:

se mi volete bene, andate … e … vi prego …dimenticatemi.

GAIO:  

dimenticarmi, no, non posso dimenticare la donna che amo più della mia vita, senza di voi la vita non è più vita, il cuore non è più cuore, l’amore non è amore.

LORENZA:

perché, dite così. Smettete di tormentarmi

(baciando le mani del suo amato)

se davvero mi volete bene e dite di amarmi veramente, dovete andare ...

GAIO: 

io me ne andrò …. solo, se voi mi dite il perchè.

LORENZA:

non posso ... no ... ve ne prego, ve ne prego ... abbiate pietà di me povera ragazza, e di questa creatura che sto stringendo.

GAIO:

vado da mio padre, deve capirmi ... per forza deve capirmi ... io vi amo, intensamente, voi viete dentro di me ... non ingannate il vostro cuore.

LORENZA:

lasciatemi stare.

GAIO:

non ingannate il vostro cuore... aprite.

LORENZA:

non inganno il mio cuore

GAIO:

non amerete per caso un’altro

LORENZA:

ebbene si ... il mio cuore non appartiene più a voi

GAIO:

ditemi il nome? E’ del paese ?

LORENZA:

(piangendo)

no , è un uomo di fuori

GAIO:

(piangendo)

io vi voglio bene

LORENZA:

(piangendo)

lasciatemi sola.

(Lorenzo piangendo esce di scena)

MARTINA:

(piangendo)

 non piangere mammina … non piangere … mammina non piangere …

 

LORENZA:

(asciugandosi le lacrime)

figlia mia non sto piangendo, sono state le cipolle, adesso però vai a giocare nell’essiccatoio che la mamma ha da fare, dai fai la brava ....

MARTINA:

(piangendo)

 Si mammina vado a giocare con la bambola…

LORENZA:

(asciugandosi le lacrime)

Si tesoro … vai … vai …

(Martina esce di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA XII (XXI)

(monologo di Lorenza )

LORENZA:

(piangendo) 

povera me ... povera disgraziata …. costretta a rinnegare l’amore, per un amore più grande ... io amo Gaio più della mia vita ... e più di me stesso, ma Martina, figlia del mio grembo, rimane la mia unica vita, la mia sola speranza. Vivo di lei, per lei , mi tolgo il pane dalla bocca per lai. Mi rovino gli occhi, a cucire dall’alba al tramonto, in modo che lei non debba soffrire come sua madre. Mi tolgo il pane d’in bocca, per lei darei la vita per mia figlia.Ebbene si rinnegherò il mio amore per Gaio per il bene della mia bambina Martina.

(Esce di scena, piangendo)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA XII (XXII)

(Gaio, Evaristo )

(Evaristo entra si siede al tavolo, si versa un bicchiere di vino, entra Gaio disperato e con gli occhi gonfi di pianto)

(Versando da bere)

EVARISTO:

Gaio che cosa avete

GAIO:

(disperato si accascia  il padre gli vera da bere)

Niente signor padre ... niente ... sono solo stanco

EVARISTO:

(paterno)

povero figlio mio fino a ieri più forte di una quercia ed ora piegato come un giunco. Reagisci figlio reagisci e parla … confidati … io posso esservi d’aiuto

GAIO:

non potete padre, non potete.

EVARISTO:

(alterato)

io posso tutto ... ditemi

GAIO:

non so se posso ,,,

EVARISTO:

(alterato)

dovete ... figlio ve lo ordino.

GAIO:

(piangendo)

non mi vuole più vedere

EVARISTO:

chi non vi vuole più vedere ? Lavinia.

GAIO:

no! Lorenza ....

EVARISTO:

(alterato)

quella poco di buono... lasciatela perdere! Pensate piuttosto a Lavinia.

GAIO:

con Lavinia non è più come una volta.

EVARISTO:

tutta colpa di quel forestiero che con la scusa di riparare le botti fa la corte a tutte le ragazze del paese.

GAIO:  

anche a Lorenza.

EVARISTO:

a tutte, merita una lezione ... se fossi più giovane ...

GAIO:

vado e lo ammazzo...

EVARISTO:

si andare e difendete il vostro onore ... ma adesso...  bevete … bevete

(bevono ed entrambi escono di scena)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA XIII (XXIII)

(Gaio, Gildo )

(Casa di Lavinia)

(Gildo è seduto su una sedia e con un pialletto maneggia una tavoletta di legno)

GILDO:

(tra se e se)

 ormai ci siamo, ancora un ritocco e questo è a posto

(Interviene  Gaio alterato e minaccioso,imbracciando una doppietta ... )

GILDO:

(sorpreso)

che cosa avete Gaio, e perchè la doppietta le faine sono entrate nel pollaio e hanno fatto una strage di galline.

GAIO:

(minaccioso punta l’arma addosso a Gildo)

 

GILDO:

cosa vi prende … avete voglia di scherzare

GAIO:

se fossi in voi reciterei l’ultima preghiera alla Madonna, perché ho deciso di fare giustizia

GILDO:

giustizia per che cosa, se mi è lecito sapere

GAIO:

la mia donna … avete cercato di sedurre la mia donna, e per questo la pagherete cara

(Gildo si alza di scatto, e tra un accenno alla calma cerca di reagire, Gaio brandeggia l’arma, nasce una colluttazione, l’arma passa nelle mani di Gildo, la punta al petto di Gaio, che si lascia cadere a terra, Gildo scarica l’arma, la getta via… Gaio …  piange… Gildo si inginocchia vicino a Gaio.)

GILDO:

Gaio cos’avete! Raccontatemi, io non capisco

GAIO:

Gildo siete un infame … io avevo fiducia in voi, e voi mi hai tradito

GILDO:

io non vi ho tradito, è stata lei vi vuole bene ma ….

GAIO:

 lei … no… no…io la amo

( prende il coltello che ha in tasta e cerca di conficcarselo nello stomaco)

(Gildo strappa il coltello dalla mano del rivale e lo getta via)

GAIO:

( piangendo …)

Voi  avete distrutto la mia vita … mi avete allontanato da Lorenza

GILDO:  

Lorenza , ma state scherzando, la conosco appena

GAIO:

( piangendo …)

davvero e io credevo.

GILDO:

io pensavo parlavate di  Lavinia … perché io amo Lavinia.

GAIO:

non parlavate di  Lorenza …

GILDO:

 io parlavo di Lavinia …

GAIO:

ed io che stavo per uccidervi..

(I due rimangono seduti per terra ai lati del palco, sempre in scena …)

(si sente il latrato dei cani)

SCENA XIV (XXIV)

(Anastasia )

 (Gaio, Gildo – entrambi seduti per terra ai lati della scena – monologo di Anastasia )

(Anastasia entra di corsa, disperata)

ANASTASIA:

dovete averla vista, poverina mentre gridava mammina, mammina, e i cani continuavano a sbranarla… povera Martina … si dibatteva gridava aiuto … ma le bestie alla vista del sangue … diventavano più feroci e più assetate di sangue innocente. Dovevate vederla la dietro il lavatoio. Il suo sguardo innocente… dovevate vederla lì … coperta con il proprio sangue … è stato duro anche allontanare quelle bestie dal cadavere … Erminia ha steso un lenzuolo bianco sul cadaverino … ed io ho deposto sul luogo una rosa bianca, simbolo di purezza …

SCENA XV (XXV)

(tutti )

(Gaio, Gildo – entrambi seduti per terra ai lati della scena e tutti gli attori)

EVARISTO:

finalmente i miei cani hanno fatto giustizia, in questo momento il segantino sarà sicuramente fuori gioco, Gaia e Lavinia si sposeranno ed io diventerò il padrone del podere…

(Entra Lorenza disperata)

LORENZA:

assassino … assassino hai ucciso tua nipote …

EVARISTO:

(sorpreso … quasi divertito … alterato)

Questa è un’altra delle vostre solite trovate, anzi capitate a proposito, andate a casa a prepararvi gli stracci perché ho comprato la topaia dove voi siete in affitto e da dopodomani mi serve, voglio fargli una stalla … andatevene in un altro paese a rovinare famiglie.

LORENZA:

io posso andarmene, anzi me ne andrò … ma con la coscienza pulita … voi invece siete

l’ assassino e di vostra nipote.

EVARISTO:

(ride beffardo)

e adesso tirate fuori anche questa storia, tanto non troverete nessuno che testimonierà a vostro favore,e poi i cani forse non erano neppure i mie.

LORENZA:

 i cani erano vostri assassino

EVARISTO:

(ride beffardo)

può darsi … ma per la legge servono testimoni

(Lorenza sviene sorretta da Gildo e Gaio…)

( gli attori ripetono ad intermittenza ad Evaristo)

 ERMINIO:

Martina era vostra nipote

AMALIA:

Martina era vostra nipote

ANASTASIA:

Martina era vostra nipote

LAVINIA:

Martina era vostra nipote

(gli attori si mettono a due a due ai lati della scena)

( Evaristo al centro)

(dietro Gildo, Gaio, Lorenza)

( lato destro Erminio, Lavinia)

( lato sinistro Amalia, Anastasia)

EVARISTO:

(disperato ed in cerca di conferme)

Gaio,di qualcosa, difendi tuo padre … e tu moglie mia difendimi

Gaio: Martina era mia figlia

(Evaristo,  disperato si mette le mani nei capelli si tocca il collo

 si accascia al suolo)

(Tutti rimangono immobili)

SIPARIO

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