L’attesa

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L’attesa

L’attesa

di Pietro Dattola

Testo vincitore del premio “Oddone Cappellino”, IX edizione (2004)

Personaggi   (in ordine di giudizio)

Uomo coi baffi

Marito

Moglie

Uomo

Donna

Evandro

Sulla scena è ricostruita una stanza di forma trapezoidale, con il lato lungo rivolto verso il pubblico. Le tre pareti sono di colore bianco e questo semplicemente perché con la stessa scenografia si dovranno rappresentare più stanze, identiche fra loro salvo che per il colore delle pareti (che muterà per effetto delle luci impiegate e opportunamente dirette). Le pareti laterali sono poste leggermente di sbieco. Da esse si affacciano, vicino alla parete di fondo, una entrata per parte. Dalla parte del pubblico invece, esse terminano prima per lasciare spazio a entrate laterali, che non siano però a ridosso delle vere quinte e che abbiano una propria parete di fondo (di colore nero o comunque molto scuro, in modo da non mutare di colore al mutare delle luci), sulla quale va appesa una freccia ben visibile, puntata verso la rispettiva quinta. Su ciascuna freccia sono puntate delle luci, tali da poter ricreare i sei colori necessari durante lo spettacolo (bianco, verde, azzurro, giallo, viola, rosso): essendo bianche, le frecce assumeranno il colore desiderato. Sulla parete di fondo è ben visibile una porta, la “porta del giudizio”, che deve poter essere completamente coperta da un pannello dello stesso colore della parete di fondo (bianco), poiché la porta dev’essere visibile solo nella stanza bianca.

La storia si svolge infatti in un ambiente idealmente costituito da sei stanze: sei sale d’attesa, uguali fra loro (anche per numero e disposizione di sedie, per ovvi motivi scenici) e immerse in un’atmosfera asettica e surreale. Appoggiate alle pareti, delle sedie, in numero comunque superiore a quello dei personaggi.

Le sale sono idealmente collegate fra loro dalle quattro vie d’uscita laterali. Il colore assunto dalle frecce riflette quello della sala raggiungibile attraverso quella particolare uscita. L’ideale concatenazione delle sale è: sala bianca - sala verde - sala azzurra - sala gialla - sala viola - sala rossa - (sala bianca). Questo vuol dire che, ad esempio, se al momento ci si trova nella sala bianca, la freccia di sinistra deve apparire rossa, mentre la freccia di destra deve apparire verde; se ci si trova nella sala verde, la freccia di sinistra deve apparire bianca, quella di destra azzurra, e così via. (Nota: il diverso colore delle sale e la loro concatenazione non intende essere simbolo di alcunché - è solo un artificio atto a far comprendere immediatamente al pubblico che esistono più sale (stesso discorso vale per la presenza/assenza della porta) e risponde semplicemente al mio gusto).

Un elemento necessario della scena è la “porta del giudizio”, che compare solo nella sala bianca. Quando si rappresentano le altre sale, essa va dunque nascosta per mezzo di un pannello mobile. Quando la porta è visibile, essa è illuminata da dietro da una fortissima luce bianca, che deve filtrare dalle fessure della porta stessa come a costituire una cornice di luce - deve dare l’idea di un bagliore accecante: oltre quella porta siede Dio il giudice.

In generale, quando la luce splende alla sua massima intensità, allora sappiamo che è in corso il giudizio di un’anima; al termine del giudizio, la luce si attenua visibilmente e risuona nella sala d’attesa  una singola, asettica nota: è il segnale che invita l’anima successiva a farsi avanti e ad entrare nella stanza del giudizio. Il personaggio di turno aprirà la porta ed uscirà di scena, in controluce. Non appena avrà richiuso la porta, la luce che la illumina da dietro crescerà nuovamente d’intensità: un nuovo giudizio sta per cominciare.

Atto unico

Scena 1

La scena intende far ambientare il pubblico nel luogo del dramma.

Lentamente, le luci si accendono sulla sala bianca - nessuno in scena, solo sedie vuote.

Così per cinque secondi -  poi, lentamente, buio.

Lentamente, le luci si accendono sulla sala verde - anche qui, nessuno in scena.

Tre secondi - poi, di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala azzurra - anche qui, nessuno in scena.

Tre secondi - poi, di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala gialla - anche qui, nessuno in scena.

Tre secondi - poi, di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala viola - anche qui, nessuno in scena.

Tre secondi - poi, di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala rossa - anche qui, nessuno in scena.

Tre secondi - poi, di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala bianca - ancora, nessuno in scena.

Tre secondi - poi, lentamente, buio.

Scena 2

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Marito, Moglie, Uomo e Donna.

I quattro sono piuttosto annoiati ed è chiaro che gradirebbero un diversivo. Donna, Marito e Moglie sono seduti vicini. Uomo si allontana dagli altri e si avvicina all’uscita di fondo sinistra. Vede qualcuno arrivare e non riesce a nascondere la propria eccitazione.

Uomo              Ne sta venendo un altro!

Donna                        Chi?

Uomo              Come posso saperlo?

Donna                        Chiedevo. Scusa.

Marito            Siamo già troppi qui.

Moglie            Io non credevo si dovesse aspettare così a lungo.

Donna                        Io non credevo si dovesse aspettare!

Moglie            Non so perché, io ero convinta che... ecco... istantaneamente-...

Marito            Tu sei sempre stata convinta delle cose sbagliate!

Uomo              Shh, sta per arrivare!

Marito            E con ciò? Non posso parlare se qualcuno sta per arrivare? Vorrà dire che mi ascolterà anche lui!

Moglie            Ti comporti come se fosse tutto finito! Sai benissimo che non è così! Sei ancora in fila!

Marito            E quindi dovrei aver paura di quello che dico?

Uomo              Un po’ di cautela non guasterebbe.

Donna                        Astuzia.

Moglie            (gelida) Buon senso.

Marito            Ipocrisia, vorrete dire! Le mie maniere sono quelle di sempre! Che differenza può fare, a questo punto?

Evandro         (entrando) Ehm... Salve.

Marito            Salve.

Uomo              Benvenuto! Si accomodi, si accomodi. Vede quante sedie? C’è l’imbarazzo della scelta!

Evandro         (imbarazzato) Effettivamente... (si siede)

Donna                        La vedo teso, giovanotto.

Evandro         Teso?... N-no, non direi.

Tutti cadono in un silenzio imbarazzato.

Donna                        Certo ci stanno parecchio, là dentro.

Marito            (tono saccente) Dipende.

Uomo              Dipende da cosa?

Marito            Dipende dalla lunghezza. Della vita.

Uomo              Mmm. Può essere.

Marito            Può essere? Non può che essere così! è logico che sia così.

Uomo              Fammi capire: secondo te, più è lunga la vita, maggiore sarà il tempo necessario per esaminarla?

Marito            Sì.

Donna                        Ma, scusate... voglio dire... E l’onniscienza?

Marito            Mff. Ricordi quel bimbo? Quello che non voleva allontanarsi dalla sala rossa? Quello che stava prima della signora con la gobba?

Moglie            Quello dell’incidente stradale?

Marito            Proprio quello!

Donna                        Che carino! Un visino delizioso!

Uomo              Davvero un bel bimbo! Sì. Beh?

Marito            Non l’hanno trattenuto molto, ricordi?

Uomo              Vero. E se ricordate, la signora con la gobba-

Donna                        (sporgendosi per parlare con Moglie) -che poi era la nonna-

Moglie            (sporgendosi anche lei) -sei sicura?-

Donna                        (c.s.) -mi pare di aver capito così-

Marito            (infastidito per essere in mezzo) -la signora con la gobba ha avuto appena il tempo di spiegarci cosa gli era successo, e già toccava a lei.

Moglie            (ripetendo il gioco di prima, intenzionalmente) -Stesso incidente?-

Donna                        (sporgendosi istintivamente) -Credo.-

Marito            -Mentre, se ricordate, la signora è stata dentro un bel pezzo. (tutti fanno cenno di sì col capo, tranne Evandro, che guarda gli altri senza capire).

Uomo              Vero.

Donna            (ci riflette su) Siamo d’accordo. Probabilmente hai ragione. Ma io pensavo che, essendo onnipotente e onnisciente... sì, beh, insomma... non ci mettesse tanto. Ed è snervante stare chiusi qui dentro, ad aspettare di-

Moglie            -essere giudicati.

Uomo              Giudicati, sì. (china la testa; Moglie lancia un’occhiata a Marito, il quale averte immediatamente gli occhi da lei; Donna  si tortura le dita di una mano)

Donna                        Una vera tortura...

Uomo              (intendendo fare una battuta) Forse siamo già all’inferno!...

Marito            Bella questa! (pausa, poi serio:) No: prima o poi l’attesa finisce, e si entra- là dentro. Poi...

Evandro         Scusate, ma di cosa state parlando?

Donna                        Ah, l’ultimo arrivato. Disorientato? (Evandro fa cenno di sì col capo)

Evandro         Voi sapete dove siamo?

Donna                        Beh, è naturale.

Marito            (sottovoce a Donna, ma capiamo che quand’anche Evandro sentisse, ciò non lo turberebbe affatto) Mica tanto. Dopo tutto quello che abbiamo detto, avrebbe già dovuto capire.

Donna                        Però il trapasso lascia sempre un po’... confusi.

Marito            Per me è scemo. Magari è morto perché ha infilato la testa nel tostapane.

Donna                        Ma che dici? Come si fa a infilare la testa nel tostapane?

Marito            Non c’è impresa impossibile per la stupidità!

Donna                        Comunque non è cortese parlare così.

Moglie            (cogliendo l’occasione) Magari ora verrai trattenuto dentro per qualche minuto in più-

Uomo              (buttandola sullo scherzo) -allungando, sia detto per inciso, la nostra attesa.

Donna                        Forse ora la tua bilancia pende un pochino più a sinistra, ih ih ih.

Moglie            Finché siamo qui ad aspettare, non può capitarci nulla di male.

Uomo              Io vorrei che fosse già tutto finito.

Moglie            Dici seriamente? Sei sicuro?

Uomo              Che intendi dire? Certo che dico seriamente! Ti sembro uno che scherza, io? (ridono tutti, Evandro non capisce la battuta)

Moglie            (istintivamente) Voglio dire- (riformula, come a correggersi, stizzita con se stessa) Intendo... sei sicuro di avere la coscienza a posto?

Uomo              Cosa vuoi insinuare?

Moglie            Niente, non ti ho conosciuto da vivo-

Uomo              -Ah, non hai perso granché!- (altra risatina collettiva)

Moglie            -ma potresti rimpiangere questo... posto, il momento in cui oltrepasserai quella soglia.

Uomo              Non credo di aver mai fatto del male a nessuno. (viene guardato da tutti) Non troppo, per lo meno.

Moglie            è quello che intendevo dire. Chissà le sofferenze di cui siamo stati responsabili senza neanche rendercene conto (getta una significativa occhiata a Marito).

Donna                        Ma in quei casi non vale, no?

Moglie            Che vuoi dire?

Donna                        Non è l’intenzione che conta? Non bisogna essere consapevoli di-

Moglie            Chissà. Chissà.

Donna            Questo è un posto tranquillo. Qui non viene presa nessuna decisione. è già qualcosa, no? Finché rimaniamo da questa parte, non può accaderci nulla di male.

Uomo              O di bene.

Donna            Ma neanche nulla di male, e se penso a come può andare a finire... beh, sono d’accordo con lei: preferisco di gran lunga stare ad aspettare!

Marito            Ma come può piacerti lo stato in cui ci troviamo? Non siamo né carne né pesce! Non siamo beati e non siamo dannati! Non siamo nulla!

Uomo              (scherzando) Siamo anime in pena, siamo!

Donna            Io non voglio finire... laggiù! Intendiamoci, non credo di meritare una simile punizione, ma non si può mai sapere. E tra un male incerto e una quiete certa - scelgo la quiete.

Moglie            (come se temesse di dirlo) Se dovrai finirci, ci finirai comunque!

Donna                        Grazie tante. Però adesso sto qui. E me lo godo finché posso.

Marito            Scusa, ma quello che dici non ha molto senso: che differenza può fare se - poniamo, non voglio farti da iettatore - stai un’ora di meno... laggiù? L’eternità è un tempo infinito, e un infinito rimane infinito anche se comincia un po’ dopo! Rimane sempre un infinito, capisci? Non guadagni nulla a stare qua un po’ di più! Chi va laggiù, ci rimane sempre e comunque per un tempo infinito!

Donna                        Sarà.

Uomo              Ehi, mi ricordo di una cosa del genere. Dove...? Ah, sì: riguardava le rette e le semirette, se non sbaglio! Eri un professore di matematica, per caso?

Donna                        Mai potuta soffrire, la matematica! (ridono)

Marito            No, ingegnere.

Donna                        (cogliendo l’opportunità per cambiare discorso) Ah! E?...

Marito            Infarto. Infarto, sì. Tu?

Donna            Mi hanno sparato. (la rivelazione sorprende tutti gli altri, che sembrano volersi allontanare da lei). Ma sono una vittima innocente! Un regolamento di conti, e ci sono andata di mezzo io. Il buco non si vede perché a ricomporre la salma è stato mio cugino, che ha un’ottima impresa di servizi funebri.

Moglie            (sollevata perché s’è cambiato discorso) Hai ragione. Non si vede niente. Ottima mano, quel tuo cugino!

Donna            Vero? (si gira e rigira, come in una sfilata) Ma sentiamo un po’ cos’ha da dirci l’ultimo arrivato! Come si chiama?-va?

Uomo              Massù, diamo anche a lui del tu! Ormai!... Come ti chiamavi?

Evandro         “Chiamavi?”... I-io? Ehm... Evandro.

Donna                        Che nome inconsueto!

Marito            Già. Secondo me è sottovalutato. Viene dal greco, se non sbaglio... cosa significa?

Evandro         Ehm... buon uomo - cioè, nel senso di “uomo buono”.          

Uomo              Allora non avrai problemi di là! Eh Eh!

Evandro         Problemi? Io-... Non saprei...

Donna                        E come sei morto, Evandro?

Uomo              Insomma!!

Donna            Oh, suvvia! Siamo tutti sulla stessa barca! E poi, se sono una diretta che ci posso fare?

Evandro         Io, morto?...

Donna            Pugnalato? Strangolato? Investito? Sparato? (tutti la guardano per un istante, sconvolti; fa un ultimo gioviale tentativo) Avvelenato? (a questa parola, Marito e Moglie si irrigidiscono)

Moglie            Si può morire in tanti modi, non c’è bisogno di pensare a queste cose!

Donna            Ma è così giovane! è difficile che sia morto di morte naturale! Mmm. Una malattia, forse? Venerea, magari?

Evandro         Io... ho avuto la varicella, ma-

Donna            -E questo spiega i segni che ti sono rimasti sul viso - che poi è un peccato, perché dovevi essere tanto un bel giovane - ma oggigiorno non si muore più di varicella. Quando anch’io ero una ragazzina, forse, ma oggi-

Uomo              Basta, ti prego! Lo stai mettendo in imbarazzo! Potresti pentirtene, dopo!

Donna                        Oh. (si zittisce)

Evandro         Non so di cosa... sono morto. Perché sono morto... ho capito bene?

Donna                        (sporgendosi oltre Marito e sussurrando a Moglie) Dev’essere morto nel sonno!

Moglie            (sporgendosi anche lei) Già. Di solito quando non si ricorda è così.

Donna            (ancora sporgendosi; Marito è infastidito ma questa volta non interviene) Vorrei essere morta io, così!

Evandro         E siamo qui per... essere giudicati? (qualcuno annuisce) Da chi? (cenni esplicativi. Nel farli, tutti diventano un po’ più seri: ricordano il motivo per cui si trovano lì) Capisco. Non è uno scherzo, vero? (tutti fanno cenno di no, seri) E quando- quando sarà il mio turno?

Uomo              Lo saprai. Te lo sentirai dentro. Avviene così per tutti. E poi c’è un segnale. Inconfondibile.

Donna                        Già.

Uomo              Ma per ora non hai di che preoccuparti, perché qui si segue rigorosamente l’ordine di arrivo. First in-first out, come diciamo noi economisti. (agli altri) Diabete. Vita troppo sedentaria.

Marito            Il prossimo sono io... (si crea il silenzio. Evidentemente gli altri (tranne Evandro, che rimane composto) sono abituati a scene come quella che seguirà, vivendole sempre con empatia e rispetto)

Uomo              Allora fra poco il signore coi baffi (fa cenno alla porta) conoscerà il suo destino.

Marito            Ho paura.

Donna            Fatto il monello? (si becca un’occhiataccia di Uomo. Non capisce, ma se potesse ritirare quello che ha detto, lo farebbe)

Marito            M-mi sento soffocare.

Moglie            (gelida) Impossibile, sei già morto.

Marito            Ogni parte del corpo sembra pesare come un macigno. Il petto, (prova a fare un respiro profondo) - cielo, quanto mi pesa il petto! La testa...

Uomo              (tra sé, ma Donna lo sente) La vedo male...

Donna                        Ma no!...

Marito            Una sedia... Una sedia! (in preda a una crisi isterica:) Ho paura, ho paura, cazzo!... (la parola gela gli altri, quasi fosse avvenuta una profanazione) Cinquant’anni, e da quelli dipende il mio destino per l’eternità!

Donna                        (a Uomo, leggermente sottovoce) Però è ingiusto.

Uomo              (a Donna, c.s.) Già, cinquant’anni per un’eternità.

Marito            (continua la crisi) Mi lascerà spiegare? Mi capirà? Oh, Dio... Dio! Tutto questo è disumano!

Moglie            (gelida) Rimorsi?

Marito            (secco e tagliente, lucido) Chi non ha rimorsi? Chi non vorrebbe che certe cose fossero andate diversamente?

Uomo              (sentito) Coraggio.

Donna                        è misericordioso! (a sé) Dovrebbe-

Marito            Coraggio? A che serve, ormai? Prima ci voleva, prima...

Uomo              Non sarà poi così terribile...

Donna                        Già. Lui sa con chi ha a che fare, dopotutto.

Uomo              Se ci avesse voluti perfetti, ci avrebbe creati perfetti. Dico bene?

Moglie            (gelida) E il libero arbi-

Uomo              -Sh! (a chi è stato zittito:) Come puoi parlare così? Proprio tu!

Moglie            Io...

Uomo              Abbi rispetto, piuttosto, e preparati! Se non sbaglio, dopo tocca a te! (gli altri tre non riescono a capire il perché e il tono di questo rimprovero)

La luce dietro la porta si abbassa d’intensità.

Donna                        Si è abbassata la luce!

Risuona la nota che invita l’anima successiva ad entrare.

Marito si avvia verso la porta, tremante.

Uomo              (sussurra a Marito) Buona fortuna!

Marito apre subito la porta, ma lentamente.

Lentamente entra e lentamente richiude la porta, con un movimento fluido e senza soste.

Donna                        L’uomo coi baffi-

Uomo              Beh, ora lui sa. Un uomo... (non trova altre parole) un uomo. Spero se la sia cavata.

Breve silenzio.

Donna                        (senza molta convinzione) Già.

Breve silenzio.

Donna            (con intima angoscia) Certi dicono che non è Lui a giudicare... che Lui mostra soltanto, e a giudicarti sei tu stesso.

(l’atmosfera piomba in un’angoscia più cupa. Dopo qualche secondo, Moglie scoppia in lacrime, apparentemente senza alcun motivo. Donna le si avvicina e la conforta. Moglie si ricompone. Si asciuga le lacrime, tira su col naso e guarda gli altri, come per dire: “sto bene, che si stava dicendo?”)

Breve silenzio.

Evandro         Quanto- quanto rimarrà dentro?

Uomo              Quell’uomo? Diceva di avere una cinquantina d’anni... Una giornata, forse. Ma tu sei appena arrivato - avrai da aspettare un bel po’. (pausa. Poi, in modo poco convincente) Nel frattempo rilassati, se ti riesce.

Lentamente, buio.

Scena 3

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Nessuno in scena.

Dall’entrata di fondo sinistra entra l’Uomo coi baffi. Come si evince dal nome, l’uomo è caratterizzato da un vistoso paio di baffi arricciati - l’unico tratto distintivo che sembra essersi concesso in tutta la sua vita. Indossa un completo grigio e un cappello a tono. Osserva l’ambiente. Incuriosito - ma senza darlo a vedere - si avvicina alla “porta del giudizio”, incorniciata dalla luce accecante che filtra tra le fessure. La guarda a lungo, ma non riusciamo a leggere le sue emozioni, tanto che ci verrebbe quasi da chiederci se sia capace di provarne. Poi si siede, ma in modo poco cospicuo, quasi non volesse occupare dello spazio non suo. Guarda fisso di fronte a sé, nel silenzio più assoluto.

Lentamente, buio.

Scena 4

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presente in scena Uomo coi baffi.

Dall’entrata di fondo sinistra entra Marito.

Marito            Oh, salve! (Uomo coi baffi rivolge lo sguardo verso di lui e accenna lievissimamente col capo) Devo ancora abituarmi a questo posto... tutte quelle sale!... (Uomo coi baffi lo guarda educatamente: non vuole incoraggiarlo né zittirlo, ma abbiamo l’impressione che gradirebbe di certo se Marito tacesse) Di là - una sala identica a questa, però rossa - no, che dico, non è identica, perbacco, lì manca una porta simile a questa (menzionandola, è come se la notasse veramente per la prima volta; si avvicina per osservarla meglio) - è... questa, la porta? Ne parlavano tanto di là... (rivolge uno sguardo interrogativo a Uomo coi baffi, il quale continua a fissarlo, senza rispondere e senza mostrare emozioni) Perché dicevo, di là c’è un’intera famiglia - padre, madre, figlia maggiore, figlio minore, nonna - sterminata in un incidente stradale. Una bella compagnia, lì! (giovialmente, ma subito dopo si pente, temendo di aver fatto una gaffe; per recuperare:) Perché non viene anche lei di là? (Uomo coi baffi non accenna a parlare né a muoversi; Marito, tra sé:) Che sia sordo? No, che idea - i difetti fisici non hanno più senso, qui... (lo coglie un’idea:) Ha ragione, ha ragione. Sono stato maleducato - non mi sono nemmeno presentato. Beh, rimediamo subito. (si avvicina porgendo la mano) Salve, mi chiamo-

Uomo coi baffi si alza compostamente dalla sedia, senza fare alcun rumore. In silenzio e cercando di arrecare il minor disturbo possibile, esce in fondo a destra (idealmente, si sposta nella sala verde). Marito guarda la scena allibito. Quando si riprende, si guarda intorno; accenna a tornare alla sala rossa, dove idealmente c’è la famiglia di cui dice, ma vi rinuncia e, senza badare a essere particolarmente silenzioso, si siede.

Poi, lentamente, buio.

Scena 5

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presente in scena Marito.

èpassato del tempo. Marito, stravaccato su una sedia, guarda dinanzi a sé. Poi improvvisamente sembra coglierlo un’idea che lo eccita. Si mette ritto a sedere, poi addirittura si alza, e si dirige verso la porta. Allunga la mano verso la maniglia della porta e...)

Marito            Ma no, ma no, non posso (ritira la mano, sbuffa, prende a camminare su e giù per la stanza) Sarebbe una scena ridicola: “Oh, scusate, vedo che vi ho interrotto - scusate, scusate, continuate pure!” Voglio dire, non regge. (guarda la porta) Cosa darei per vedere quello che-... Ma non vorrei si rischiassero delle ripercussioni su... No, e poi sarebbe un atto infantile. (si illumina) Forse è un test. Forse non è necessario tutto quel tempo e lo fa apposta. La cosa regge. Diamine (si arresta un attimo, pensando a quello che ha detto, ma decide subito di non dargli peso), da quando sono qua non mi sono fatto altro che esami di coscienza, uno dopo l’altro. Forse è questo che vuole. E la cosa avrebbe pure un senso: così di là arriviamo già bell’e pronti e il Suo lavoro risulta facilitato. Ma anche così... perché tutto questo tempo? Non è forse onnisciente? Se io fossi Dio, probabilmente non sprecherei un secondo a incontrarli di nuovo uno per uno - dopo averli osservati per tutta la vita, dopo averne scrutato ogni più insignificante atto, dopo averne ascoltato ogni singola parola - per non parlare dei pensieri, se no che Dio sarei? - beh, che altro mi servirebbe per giudicare? C’è bisogno di questa... questa pagliacciata? (ma subito mostra di pentirsi di quel che ha appena detto: getta un’occhiata alla porta poi, concedendo:) Avrà i Suoi motivi - avrà i Suoi motivi, non lo metto in dubbio!... Chi sono io per dire- o, magari, questa è la parte più divertente - insieme ai miracoli, certo! - e non ci vuole rinunciare!... Tutto può essere! (si avvicina alla “porta del giudizio”. La sfiora più volte e nel frattempo la osserva intensamente, come se facendo così potesse vedere oltre) La tentazione è forte... “Tentazione” - che parola, in questo posto! (si allontana definitivamente dalla porta) Sarò presto accontentato! Non manca molto, ormai. C’è la famiglia e poi- ah, no: prima di me tocca anche a quel signore coi baffi... Beh, poco importa. Se è stato tanto loquace in vita quanto da morto, non avrà molto per cui essere giudicato!... (accenna a tornare alla sala rossa, poi di nuovo vi rinuncia) Ma no, lasciamoli stare. Non è detto che poi si ritrovino... dalla stessa parte. Avranno un mucchio di ultime cose da dirsi. Da rinfacciarsi, forse. Chissà. (sedendosi) Su,compiamo quest’ultimo atto di gentilezza - massì, e che buon pro mi faccia! (guarda significativamente la porta, poi davanti a sé, poi la punta delle scarpe:)

Lo fa per farci pesare il potere che ha su di noi.

Lentamente, buio.

Scena 6

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presente in scena Marito.

Marito sta seduto su una sedia. è visibilmente annoiato. Si ode un rumore di tacchi che scalpicciano veloci, proveniente da sinistra. Poco dopo, dall’entrata di fondo sinistra, entra Moglie.

Marito            Tu!...

Moglie            Sì.

Marito            Com’è possibile? Stavi benissimo! E... a così breve distanza!...

Moglie            Io... mi sono sentita male.

Marito            Non mi dirai che ti sei sentita male per me, ah ah! No no, scusa, non intendevo- voglio dire, c’è di che essere orgogliosi, ma ovviamente no, mi dispiace-

Moglie            Non fa niente, non ti preoccupare.

Marito            Allora non puoi dirmi com’è stato il mio funerale - se c’era molta gente, se erano tutti in lacrime-

Moglie            No, mi dispiace.

Marito            (del tutto naturale) Hai visto la famigliola, di là?

Moglie            Abbiamo fatto conoscenza.

Marito            Ah, allora è un pezzo che sei qui!

Moglie            No, non molto...

Marito            Mi sa che c’è da aspettare, sai? Non so chi sta dentro, ma poi tocca a quella famiglia - uno dopo l’altro - un po’ come noi! - e poi a un signore che sta di là. Ti dirò: più ci penso e più mi convinco: questa attesa non è necessaria. è- un artificio. Ci dev’essere qualcosa, sotto. Voglio dire, per cose come queste non ci sarebbe neanche bisogno, di Lui! Ciascuno ha vissuto la propria vita e sa come l’ha vissuta: sa se ha fatto del bene, se ha fatto del male - insomma, ciascuno potrebbe giudicarsi da sé e amen!

Moglie            Non credo che-

Marito            -magari, sì, certo - se qualcuno fa il furbo, o semplicemente si sbaglia - allora sì, che intervenga pure, e anzi sarebbe ingiusto se non lo facesse, ma diversamente, che bisogno c’è, dico io!

Moglie            (di scatto) Il bisogno c’è! (subito si ricompone e ripete, sottovoce:) Il bisogno... c’è. Noi- noi non siamo in grado di giudicarci. Anche quando si tratta della nostra vita.

Marito            Mah! Io trovo che- (tace perché Moglie lo guarda fisso. Pausa, poi, col tono di chi cerca di cambiare discorso:) Ti ho detto del signore che sta di là? (Moglie si distende e tacitamente ringrazia Marito, mostrandosi eccessivamente interessata al nuovo argomento:)

Moglie            Sì, ne avevi accennato poco fa. Chi è?

Marito            Non lo so. è difficile cavargli qualcosa di bocca, a quell’uomo. Sai che ha fatto? Mi stavo presentando e sai che ha fatto? Ha preso e se n’è andato. Così. Senza dire una parola, come se non esistessi.

Moglie            Che modi!

Marito            Che modi, sì! Mi sono detto: “sarà sordo!”, ma non credo - e poi, diamine, non vedi che mi si muovono le labbra? Cieco non era di sicuro!

Moglie            Forse non gli andava di parlare con un estraneo.

Marito            Direi proprio di sì! Che tipo! (si dirige verso l’uscita di fondo destra e allunga il collo, come per guardare meglio) è ancora là!Fermo, immobile! Guarda, guarda tu stessa! (Moglie lo asseconda)

Moglie            Un signore distinto.

Marito            Mmm. Non me la racconta giusta!...

Moglie            (pensierosa) Chissà. Chissà.

Lentamente, buio.

Scena 7

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Maritoe Moglie.

Mentre i due discutono, entra Uomo; veste sportivo e indossa una giacchetta di colore sgargiante.

Marito            (allibito) ...Le cose stavano così, allora!

Moglie            Sì.

Marito            (dopo un tempo, in cui non capiamo se è infuriato o meno) Ah ah! Quella canaglia! Ci ha provato! Per quanto tempo?

Moglie            Tre anni.

Marito            Ah ah! Non riesco quasi a crederci! E io che non mi sono mai accorto di nulla!

Moglie            (tra sé) Non mi sorprende.

Marito            Come? Pazzesco! Pazzesco davvero! Ah ah!

Si ode un rumore di passi veloci e sicuri. Entra uomo.

Uomo              Salve a tutti!

Marito            Salve!

Moglie            Salve.

Uomo              Di là c’è una famigliola che-

Marito            Come stanno? Voglio dire, non che qui-

Uomo              Mah, si discuteva... nulla di che.

Moglie            Ha visto che bel bambino?

Uomo              Una tragedia, davvero. Dispiace che almeno lui non si sia salvato - certo, poi sarebbe rimasto orfano...

Marito            Meglio orfano che morto, scusi!

Uomo              (gioviale) Ha ragione anche lei.

Moglie            Un angelo.

Uomo              Davvero.

Moglie            Almeno lui non avrà problemi. (gli altri due ridono garbatamente)

Uomo              Beh! Cosa si fa qui?

Marito            Si aspetta!

Uomo              Eh, vedo! (si guarda intorno, gironzola un po’, quasi a esplorare l’ambiente) Ci vorrebbe una di quelle riviste, ha presente? Come dai dentisti- o dal barbiere. Che uno le sfoglia e il tempo passa. Per carità, nulla sostituisce una piacevole conversazione, ma si sa come vanno queste cose - non si trovano più argomenti e si finisce per piombare in un silenzio imbarazzante. Ed è lì che la rivista accorre in aiuto! (Marito sorride; quest’uomo comincia a piacergli) Invece niente!

Moglie            Ma qui le riviste non servono a niente- voglio dire- (sta per correggersi, ma ci rinuncia) a questo punto non m’importa più di tanto leggere di una nuova dieta o che so io!

Marito            (come se non avesse sentito l’intervento della moglie) Ma che riviste potrebbero esserci qui?

Uomo              Di argomento... celestiale! Chessò... “Buona Novella 2000”, o qualcosa del genere! (i due uomini ridono di gusto)

Marito            Buona questa! E di che parlerebbe?

Uomo              Oh, ma di sconcezze, naturalmente! E gli argomenti, sa, non mancano! (man mano, i due rideranno sempre più di gusto. Soltanto Moglie cercherà di trattenersi) “Scandalo nell’Eden - Lui, lei e il serpente” oppure “‘Diavolo io?’ Lucifero si confessa”-

Marito            (prendendoci gusto) “Il sesso degli angeli - svelato!”

Uomo              “Il Figlio ascende alla destra del Padre - un altro caso di nepotismo?”

Donna            (suo malgrado, non resiste) “La Madonna rivela: ‘Ma quale verginità!’” (ridono tutti e tre, ma il riso si spegne quasi subito perché temono di essersi spinti troppo in là)

Uomo              Ehm... forse questo non è il posto...

Marito            Sì, beh - si diceva per dire.

Uomo              C’è altra gente, di là?

Marito            Un signore. E basta, credo.

Moglie            Un signore distinto.

Marito            Un signore strano.

Uomo              Strano? Mi piace! In che senso?

Marito            Silenzioso. Taciturno. Praticamente muto.

Uomo              Ah, non si fa così! Vediamo di far divertire anche lui! Magari riesco a portarlo di qua. Con permesso!

Uomo esce a destra (idealmente, si sposta nella sala verde, dove si trova Uomo coi baffi)

 

Marito            Che uomo allegro!

Moglie            Si vede che non ha nulla da temere. (per la prima volta, Marito posa sulla Moglie uno sguardo interrogativo)

Lentamente, buio.

Scena 8

Sala verde. Lentamente, si accendono le luci. Presente in scena Uomo coi baffi.

Nel più assoluto silenzio, Uomo coi baffi sta seduto. Guarda fisso dinanzi a sé, ma il suo sguardo non è perso nel vuoto, è concentrato. Di tanto in tanto dà qualche segnale di leggero nervosismo: si liscia i baffi, o si gratta su una gamba o in volto. Entra Uomo.

Uomo              Salve!

Uomo coi baffi volta la testa verso di lui; non ci appare disturbato né ostile, ma non è certamente rallegrato da questa nuova presenza. Uomo attende una risposta, ma ben presto desiste da questo suo atteggiamento e prende a studiarlo. Crede di aver trovato la chiave:

Uomo              Mi presento, sono-

Alle prime parole, Uomo coi baffi si volta, riportando il proprio sguardo di fronte a sé, come all’inizio della scena: è chiaro che per lui la conversazione è già terminata. Non è, comunque, ostile.

Uomo              (tra sé) Carattere difficile, eh? Una bella sfida per te, amico mio! (all’Uomo coi baffi) D’accordo, mi scusi- non volevo disturbarla. Vedo che lei ha il suo da fare, qui. Credo che me ne tornerò dall’altra parte... (fa per avviarsi, Uomo coi baffi, probabilmente per controllare che effettivamente se ne stia andando, si volge a guardarlo) Ah, ma allora mi sente quando parlo! (pausa) Vuole un po’ di compagnia? Cosa fa qui, tutto solo? Venga di là, c’è altra gente. E se riusciamo a portare anche la famigliola saremo un bel gruppo. (Va verso una sedia (tale che poi possa guardare l’Uomo coi baffi in volto senza sforzo) e, continuando a parlare, si toglie la giacchetta; poi si siede sulla sedia accanto) Certo, c’è da dire che il bambino non si vuole spostare da quella sala rossa - ed è ben strano, sa?, perché quello è il suo unico capriccio. Ma i bambini...! Sono bambini, che vogliamo farci! Magari fossimo anche noi come i bambini! Innocenti come loro, intendo! (Uomo coi baffi si volta alla parola “innocenti”. Uomo se ne accorge, ma si “corregge” sul punto giusto?) Mi correggo, mi correggo: non è giusto desiderare di essere sempre bambini: anche l’età adulta ha i suoi momenti. Le responsabilità, sì... ci sono anche quelle, ma con la giusta attitudine alla vita, anche le responsabilità sono una gioia, non trova? (si alza e si avvicina a Uomo coi baffi) Se penso a quand’ero piccolo, mi si scioglie il cuore al ricordo della spensieratezza di cui godevo - spensieratezza che, ne sono assolutamente convinto!, non è uno stato naturale dei bambini: se non ci fossero i genitori, addio spensieratezza! E ora arrivo al punto: io avevo due figlie... di là. Ora per fortuna sono cresciutelle, fra qualche mese una si sposa - non ho avuto la gioia di essere nonno, ma... beh! - però quando erano piccine io e mia moglie avevamo una enorme responsabilità nei loro confronti, mi capisce, no? - ora, potrà sembrarle strano, ma non mi pesava. Non mi pesava affatto! Io lavoravo e mi adoperavo per far sì che potessero godere della stessa spensieratezza di cui avevo goduto io e non so... bastava un sorriso, una frase, un bacetto, qualcosa... qualsiasi cosa che mi facesse capire “Ah! Mia figlia, in questo momento, non ha problemi!” e mi sarei tagliato le vene lì per lì, pur di non far cambiare le cose!... (Uomo coi baffi sembra indifferente all’intero discorso. Allora Uomo, scherzando:) Fortunatamente, non ce n’è stato bisogno! (tornando più o meno serio) E lei? Mi dica un po’, si apra, non-

Sul “non”, Uomo ha messo la mano destra sulla spalla sinistra di Uomo coi baffi. La reazione è sorprendentemente veloce: Uomo coi baffi si alza di scatto, con la mano sinistra afferra la mano destra di Uomo per il polso e la gira verso l’esterno: è una presa di Aikido, il cui effetto finale sarebbe quello di spezzare il polso; Uomo coi baffi si ferma prima (al primo urlo di dolore di Uomo), ma intanto con la mano destra afferra Uomo per il collo, strozzandolo con una mano sola. Prima con una, poi con tutte e due le mani, Uomo tenta di liberarsi il collo, ma riesce ad allentare la presa di quella singola mano solo quel tanto che basta a fargli pronunciare, con sforzo, le seguenti parole:

Uomo              -ghhh-...Ok, ok... non c’è bisogno di fare così! Cosa...? -ghhh- L’ho toccata? Non la tocco più, giuro! Giuro! Mi lasci! Soffoco... Le ricordo che -ghhh- siamo qui per essere -ghhh- giudicati (la presa si stringe) -ghhh- forse non avrei dovuto ricordarglielo... mi lasci, la prego, mi lasci! Soffoco -ghhh-

Uomo abbandona le braccia lungo i fianchi, desistendo da ogni (inutile) difesa. Uomo coi baffi nota la cosa e, prima gradualmente, poi di colpo, rilascia la presa. Uomo si allontana subito, correndo scompostamente e piegato, le mani al collo e la testa in avanti. Non gli par vero.

Uomo              ...grazie! ...Grazie. Fff. Che presa! Una morsa! (prende a massaggiarsi il collo) Avrei creduto di poter morire... di nuovo... Chi lo sa. Che sia possibile morire anche qui? Non dovremmo essere puro spirito? Com’è possibile che abbia provato... quello che ho provato? Mi chiedo se- (Uomo coi baffi fa segno di volersi avvicinare, minaccioso ma composto) No, no- va bene: me lo vado a chiedere dall’altra parte, d’accordo? Non- non la disturberò più, intesi. In fondo la capisco, sa? Le parrà strano, ma credo di capirla. Ognuno... ognuno ha il suo... modo. (fa gesti all’aria) Di... reagire. Anch’io ho... cosa crede? Anch’io... Ma... sì, tornerò di là. La lascio solo. La lascio solo.

Uomo esce. Come sempre imperscrutabile nell’intimo, Uomo coi baffi rimane in piedi a guardarlo, poi si guarda la mano con cui stava strozzando Uomo e rimane così mentre, lentamente, si crea buio.

Scena 9

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Marito e Moglie, in posizioni diverse rispetto alla scena precedente.

Marito            ...A dire la verità, un po’ preoccupato lo sono.

Moglie            Ormai noi non possiamo più farci nulla.

Marito            Certamente ma, voglio dire-

Moglie            -è sangue del nostro sangue. Chiaro.

Marito            Dici che avremmo dovuto risparmiare di più?

Moglie            Forse un pochino, sì. Ma se la caverà. Se la caverà, anche senza di noi.

Marito            Lo pensi davvero?

Moglie            Ha il suo lavoro... e qualcosina gliel’abbiamo lasciata...

Marito            Non l’abbiamo visto sposarsi. Che dici, si sposerà?

Moglie            Immagino di sì. (pausa) Non ti facevo così ansioso, sai? Certe questioni prima non sembravano interessarti.

Marito            (sorride) Vero. Ma quando tutto è finito, ci si accorge che si sarebbe potuto fare di più.

Moglie            (si addolcisce) Hai ragione. Oppure ci si pente di cose che-

Marito            (non badando alle parole dell’altra) -credevo che una volta morti si accedesse a una sorta di conoscenza universale - passato, presente, futuro, la vera natura delle cose, dell’universo, il senso della vita - queste cose qui - invece...

Moglie            (rinunciando al suo discorso interrotto) Quelli sono i beati.

Marito            Già. Noialtri, invece... Qui non siamo né carne né pesce, dannazione. E questa attesa... un vero supplizio. Ma quanto ci mettono, lì dentro?

Moglie            Pazienta.

Marito            Ma è... è... non so più nemmeno da quant’è, che aspetto! Anche tu, non muori dalla voglia di farla finita?

Moglie            (tra sé) L’ho già fatto.

Marito            (non badando alle parole dell’altra, gridando) Ehi, voi, là dentro, datevi una mossa! Non possiamo aspettare in eterno, noialtri!

Moglie            Calmati! Siediti!

Marito            (sedendosi) Non è giusto... non è giusto...

Moglie            Calmati! (poco a poco, Marito si ricompone) Lui saprà bene quello che fa!

Marito            Sì, certo... certo. Ero solo un po’ nervoso... Lo sono tuttora... Ma a stare qui dentro, senza far nulla...

Moglie            Troviamoci qualcosa da fare, allora.

Marito            (s’illumina) Che ne dici di una simulazione?

Moglie            Una simulazione? Di che?

Marito            (col capo indica la “porta del giudizio”)

Moglie            (allunga il collo verso Marito, aggrottando le sopracciglia, come a dire: “stai dicendo sul serio?”)

Marito            (col capo fa cenno di sì)

Moglie            (si siede. I due ora sono seduti in modo da potersi guardare in faccia agevolmente)

Marito            Ti prego! Ne ho bisogno!

Moglie            (risoluta) Come vuoi tu.

Marito            Comincio prima io? Dài, prima io. Tu fa’... Lui.

Moglie            E che devo fare?

Marito            Lui!

Moglie            Ma che ne so come-

Marito            Sta qua per giudicare... pensa a un giudice, un pubblico ministero, qualcosa!

Moglie            Va bene. (pausa. Assume un atteggiamento grave) Sei pronto?

Marito            Cominciamo.

Moglie            (con tono falsamente grave) L’imputato qui presente è accusato di-

Marito            Ma come parli? Ti pare che-

Moglie            (continuando, irritata) Silenzio!

Marito            (sorpreso - per la prima volta nella sua vita sua moglie lo zittisce - rimane senza parole; quello che sembrava un gioco si sta trasformando in qualcos’altro)

Moglie            (autoritaria e minacciosa) Non osare mai più interrompermi!

Marito            Io-

Moglie            (lo fulmina con lo sguardo) -è accusato di aver reso infelice sua moglie.Come si dichiara l’imputato?

Marito            Come si- …Infelice? Come, infelice?

Moglie            Come si dichiara l’imputato?

Marito            Ti ho reso infelice?

Moglie            Estremamente. Come si-

Marito            (per troncarla) Innocente, innocente... (non più tanto sicuro) Innocente...

Moglie            Cominciamo allora con l’accusa-

Marito            Stai dicendo sul serio? Ma in cosa ti ho reso infelice?

Moglie            Silenzio! Prendi questo, per esempio: non mi stai mai ad ascoltare, non mi prendi mai sul serio, non mi fai mai finire di parlare!

Marito            Cosa di-

Moglie            (alzandosi) Silenzio! Non interrompere! Non interrompermi mai più! Hai capito? La gente bisogna saperla ascoltare! Bisogna ascoltarla, la gente! Perché credi che il Signore (qui è ancora in sufficiente controllo di sé per avere la lucidità di indicare la porta) ci abbia dato la parola? Perché se uno per caso ha un bisogno, lo comunica e si spera che qualcuno - non dico tutti, ma qualcuno - ti stia a sentire e se ti vuole bene, provveda! E non è solo questo! Ascoltare è anche sintomo di rispetto - di considerazione; e bada bene che ascoltare non significa lasciare parlare, non interrompere - a quello basta la decenza - non è una attività (cerca la parola) passiva: è - deve essere - attiva e non c’è forse cosa più importante che sapere ascoltare l’altro, perché l’altro ti manda dei segnali - e soprattutto, se si è legata a te per tutta la vita, quell’altro si aspetta che una minima parte di quei segnali venga accolta, interpretata e soddisfatta! (Mogliesi accorge di essersi lasciata trasportare; cerca di ricomporsi, ma poco a poco s’infervora nuovamente) Ma non c’è bisogno di andare tanto lontano, sai? Non è necessario tirare in ballo i massimi sistemi! Se una persona ti sta ad ascoltare oppure no - lo si capisce subito, anche nelle cose più banali: se io ti chiamo e tu non rispondi - beh, è palese che non stavi ad ascoltarmi; se io ti chiedo “quando” e tu mi rispondi “dove” - anche qui è chiaro che non stavi ad ascoltarmi; se io ti dico una cosa, una qualsiasi cosa, e tu col tuo discorso fili come un treno che non effettua fermate - stavi ad ascoltarmi? Nossignore! Non stavi ad ascoltarmi! (fa per allontanarsi, poi ritorna, e cercando di dominarsi:) E questo non è che uno, uno dei modi in cui per tutta la vita mi hai dimostrato quanto poco valga per te!

Marito            (dopo un tempo, calmo come chi non comprende:) Ho sempre cercato di non farti mancare nulla. Una banalità, ma è vero. Come tutte le banalità. E anzi, ho sempre anteposto la famiglia a me stesso - non puoi negarlo (Moglie, infatti, non lo nega).

Mentre parla Marito, dall’entrata frontale destra appare, invisibile ai due, Uomo, di ritorno dalla sala verde. Di tanto in tanto si massaggia ancora il collo. Si ferma bruscamente per rimanere nascosto dietro la parete e poter ascoltare quello che si dicono i due. Se all’inizio trova divertente il litigio e appare più incuriosito che altro, man mano in lui si fa strada una sincera afflizione per quelle due povere anime - per quello che hanno passato in vita e per quello che potrebbe presto accadere loro. A quel punto si dimentica totalmente del suo collo.

Moglie            Vedi, vedi che non mi stai ad ascoltare? Ti difendi da accuse che nessuno ti muove! (pausa) Tu... tu non sei stupido. Tu sai benissimo a cosa mi riferisco. Dovresti saperlo, almeno, per quante volte abbiamo affrontato il discorso. Tu non sei stupido: sai di avere torto e non so più - non lo so, davvero, dopo tutto questo tempo - se inconsapevolmente o per una scelta tattica, ecco - porti il discorso su un terreno che ti è più congeniale, dove la tua artiglieria è piazzata e la roccaforte è inespugnabile!

Marito            Quando ho riconosciuto di avere torto ti ho sempre chiesto scusa e ho cercato di farmi perdonare. Devi apprezzarlo, questo.

Moglie            Sono buoni tutti a comprare regali e cioccolatini per farsi perdonare - so bene che corro il rischio di passare per ingrata, ma vedi, se non c’intendiamo su questo non c’intendiamo su nulla; e sarà pure vero che non esiste la comunicazione perfetta, ma non sono disposta a credere che esiste l’incomunicabilità perfetta: quante volte, quante, ti ho ripetuto che a me non importava di quelle sciocchezze materiali, che quello che cercavo era comprensione, considerazione!... E difatti, puntualmente, al primo broncio che mettevo correvi in pasticceria! E io, sciocca, mi dicevo “sii pure tu comprensiva, dopotutto è solo un essere umano, è il suo modo di mostrare affetto” e questo la prima volta, la seconda volta, poi per anni, per decenni! Ma io non posso, non voglio - mi rifiuto di credere che un concetto così semplice non ti sia entrato in testa in vent’anni! Non me ne frega niente degli oggettini e dei cioccolatini, lo capisci? Lo hai capito? Vuoi capirlo, una buona volta? (pausa. Marito appare annichilito, che sia finalmente la volta buona?) Sai, guardandoti in questo momento mi viene da pensare: “L’ha capito, finalmente - tardi, troppo tardi, ma l’ha capito” e ti giuro - te lo giuro per il Signore e tutti i Santi e su tutto quello che vuoi - figli, parenti, genitori morti e sepolti, la mia stessa anima - mi basterebbe, sarei pronta a cancellare dall’animo  ogni ogni traccia di delusione, di repressione, di frustrazione che vi hai lasciato!... (gelida) Ma non ci casco più. E sai perché? Perché questo stesso giuramento l’ho fatto per vent’anni e se ancora lo facessi mi prenderesti in giro! Mi prenderei in giro!

Marito            Davvero... davvero pensi quello che hai detto? (Moglie non risponde, ma la sua espressione parla per lei) Io... C’è... altro?

Moglie            Non ti basta? Ti sembra una cosa da poco? (con odio) Perfettamente in stile!

Marito            (genuinamente contrito) Non volevo dire questo.

Moglie            Vent’anni così possono portare alla pazzia, sai?-

Marito            Mi dispiace… Non era quello che volevo.

Moglie            -a fare cose che mai ci si sarebbe sognati di fare! Ho dato di matto! (in risposta allo sguardo interrogativo di Marito) No, non quel tipo di matto. Perché si può ammattire lucidamente. Forse questo non c’è scritto negli annali medici, ma ti assicuro che è così. (assolutamente in controllo di sé:) Mi ritieni capace di uccidere una persona?

Marito            No. (ci pensa bene) No.

Moglie            Naturalmente. Non lo farei mai. Io. Sana di mente.

Marito            Vuoi dire- chi? (comprende) Come?

Moglie            Avvelenamento.

Marito            Al pronto soccorso ero ancora cosciente. O forse no, ma... sentivo ugualmente. Parlavano di arresto cardio-circolatorio.

Moglie            Certo. Indotto da avvelenamento.

Marito            A questo, sei arrivata.

Moglie            A questo - mi ci hai portata.

Marito            E tu?

Moglie            Te l’ho detto. Io non sono capace di uccidere nessuno. Io - sana di mente. (pausa) Ho bevuto anch’io.

Silenzio. Uomo sta per entrare, ma si ferma non appena sente la prima parola.                   

Moglie            Ora non posso fare a meno di pensare a quella porta.

Marito            Sei pentita?

Moglie            Ma certo che sono pentita! (tra sé) Ma è inutile, con te! Perché mi illudo sempre che tu mi capisca?

Breve silenzio.

Marito            Immagino che, a questo punto, dovrei preoccuparmi anch’io.

Moglie            Mi sorprendi.

Marito            Avevi ragione. è difficile giudicare - anche la propria vita.

Moglie            Perché sei troppo occupato a viverla.

Marito            Come, scusa?

Moglie            Quando vivi non conosci altri punti di vista che il tuo. (pausa) è per questo, sai, che ci sta così tanto. Ti fa rivedere tutta la tua vita. Non perché Lui non se la ricordi, ma per farla ricordare a te. 

Marito            E a che servirebbe?

Moglie            (dopo un tempo) Ad apprezzare il Suo verdetto.

Sinceramente straziato, Uomo si decide: meglio approfittare di questo silenzio. Simula un rumore di passi. I coniugi, nella loro quiete dopo la tempesta, frettolosamente cercano di cancellare le ultime tracce di quanto passato tra loro. Era l’effetto desiderato: Uomo appare da destra.

Uomo              Salve di nuovo!

Moglie            Come è andata di là? Ha avuto... fortuna?

Uomo              Macché! Muto come un pescemuto!

Marito            (comprensivo) Avrà... i suoi problemi.

Uomo              (capisce) Già. (pausa. Cambia discorso) Ci sono molte altre sale di là.

Moglie            Non si bada a spese, qui. (la battuta, appena accennata, raccoglie il suo misero bottino)     

Si ode un rumore di tacchi. Poco dopo entra, dall’entrata di fondo sinistra, Donna.

Donna            Buongiorno! (gli altri non fanno quasi in tempo a rispondere al saluto che,  giovialmente:) O buonasera, o chissà! Non si capisce niente qui! Neanche una finestra - un’orologio, almeno, potevano metterlo! (l’atmosfera, tesa, comincia a distendersi)

Uomo              Una finestra! Che idea!

Donna            Chissà che vista, da quassù!

Uomo              Oh, non per me. Soffro di vertigini!

Donna            Anch’io! (col sorriso) Ma ormai...!

Marito            Quella dell’orologio però non era una cattiva idea. Qualcuno ne ha uno?

Moglie            (fa cenno di no col capo)

Donna            Purtroppo no.

Uomo              Sì- no... strano, avrei giurato che al momento di...

Marito            (senza malanimo, accennando un sorriso) Non rientrerà nei Suoi piani!

Donna            è molto che aspettate?

Marito            Un pezzo.

Donna            Non sarà un po’... (per scherzare:) sadico? Oh! (finge di rendersi conto di aver fatto una gaffe, dato il luogo - gli altri sorridono) Di là hanno improvvisato una partita a carte. Sì - avrete conosciuto quella deliziosa famigliola, no? - la signora aveva con sé dei fogli di carta e una penna e si sono arrangiati. Quella ragazzina è un mostro d’intelligenza, i genitori non riescono a starle dietro! Modestamente - lo so che la vanità è peccato, ma cosa volete che sia - le ha dato del filo da torcere, la sottoscritta!...E quel bambino! Non si lamenta mai, un angelo!... 

 

Sulle ultime parole, lentamente, buio.

Scena 10

Sala verde. Lentamente, si accendono le luci. Presente in scena Uomo coi baffi.

Su una sedia vicino all’entrata di fondo destra sta in bella evidenza la giacchetta di Uomo, così come l’aveva lasciata.

Nel più assoluto silenzio, Uomo coi baffi sta seduto. Come prima, guarda fisso dinanzi a sé, ma il suo sguardo non è perso nel vuoto, è concentrato. Di tanto in tanto dà qualche segnale di leggero nervosismo: si liscia i baffi, o si gratta su una gamba o in volto. Così per qualche tempo.

Poi, lentamente, buio.

Scena 11

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Marito, Moglie, Uomo e Donna. La giacchetta che nella scena precedente stava sulla sedia è scomparsa.

è passato parecchio tempo dalla scena precedente, tanto che l’intera famigliola è stata giudicata. Qualcuno si è messo più a suo agio, magari slacciandosi la cravatta, togliendosi la giacca o simili. Appaiono tutti abbastanza rilassati e sono ormai tutti in confidenza.

Donna            ...E allora mi sono detta: “Ma ti pare che io - io - mi tiro indietro? Non sia mai!”: ho preso un coltellaccio - perché altro non avevo a disposizione - ho tagliato una fetta e ho divorato tutto il resto! (risate) E poi sono rimasta piegata per il mal di pancia per tutto il resto della settimana! (altre risate)

Uomo              La golosità è uno dei sette peccati capitali, lo sai!

Donna            A proposito, io non ho mai capito... Ma che è, l’accidia?

Marito            Apatia? Dico bene?

Donna            (facendo la svampita) Oh, cielo, c’ho pure quella, allora! (risate)

Marito            Avete notato una cosa curiosa?

Uomo              Che cosa?

Marito            Qui dentro siamo tutti - chi più, chi meno - cristiani.

Donna            Malizioso! A chi si riferiva quel “meno”? (riferendosi evidentemente a se stessa - risate)

Marito            No, è vero, fateci caso.

Uomo              Vero.

Moglie            Già. Curioso.

Donna            Forse è un periodo che muoiono solo cristiani!

Marito            Buona questa! Ma... Io ho una teoria.

Uomo              Sentiamo.

Marito            Non è una vera e propria teoria... giusto un pensiero, un’ipotesi... senza alcun fondamento, ovviamente-

Uomo              -Su, non la tirare per le lunghe!

Marito            D’accordo, d’accordo. Qui dentro siamo tutti cristiani, giusto? Confermate? Ovviamente questo è essenziale. (riceve le conferme) Bene. è passato pure parecchio tempo da quando sono arrivato io, e non si può certo dire che ci sia stata un’affluenza da record-

Donna            Intende fovse suggevive che i qui pvesenti costituiscono l’élite della cvistianità? Ben detto, mio cavo! (risate)

Uomo              La modestia la fa da padrona! E brava la superba!

Donna            E tve! (risate)Però, forse ci diamo pena per nulla. Forse il fatto che siamo così pochi significa  che... non so, abbiamo superato una specie di pre-selezione? Se è così, allora andremo tutti in Paradiso!

Moglie            (con tono leggero, ma...) O forse all’inferno.

Marito            No, no - la mia teoria non era questa. Voglio dire - di solito si immagina che esista un’unica realtà religiosa vera. Mi spiego meglio: a prescindere dalla religione di appartenenza, generalmente si tende a credere che possa esistere un unico aldilà per tutti, credenti o meno - al massimo ci si limita a dire che non esiste un aldilà ma, se vogliamo, anche questo non è che un’altra sorta di aldilà, una specie di “insieme vuoto”, per capirci. Vabbe’, non mi state seguendo. Per semplificare: o c’è un aldilà, oppure no, e se c’è, è quello e vale per tutti. Ora ci siamo? (riceve l’assenso di tutti) Bene. Questa ipotesi, per quanto ragionevole, si scontra però con l’evidenza dei fatti di cui siamo tutti testimoni. In questi casi, un bravo scienziato-

Donna            -e chi sarà mai?- (risate)

Marito            -non può esimersi dal cercare una spiegazione alternativa, che regga alla prova della ragione e che sia in grado di spiegare il fenomeno osservato eliminando le contraddizioni della vecchia teoria senza aggiungerne di nuove-

Uomo              -sì, ma questa teoria?

Donna            Secondo me la stai inventando strada facendo!

Moglie            (senza risentimento) Tipico. (risate)

Marito            Quello che dico io è: proviamo a capovolgere le premesse: chi l’ha detto che debba esistere un unico aldilà, col quale tutti gli uomini si trovano poi a dover fare i conti? Forse, in un certo senso, ciascuno si crea il proprio aldilà. In base a quello che crede o forse chissà, a quello che spera...

Uomo              Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la moltiplicazione degli aldilà!

Donna            “Scegli il tuo aldilà – un aldilà su misura - adatto a ogni esigenza”!

Moglie            Che scemenza!

Marito            Perché? Questo spiegherebbe-

Uomo              Ma sicuramente in questo preciso momento sono morti centinaia, migliaia di cristiani!

Donna            Sanguinario!

Marito            Sicuramente è vero. Però magari non tutti credono alle stesse cose. Sì, la base è comune ma... oppure - ecco, forse ci siamo - quello che conta davvero non è tanto la religione - magari è un caso il fatto di trovarci tutti cristiani – quanto piuttosto la concezione che si ha dell’aldilà.

Uomo              Interessante. Ma così l’aldilà dipende da quello che si crede in vita.

Donna                        Poveri atei, a questo punto!

Uomo              O i bambini morti appena nati.

Moglie            (leggera) Certe categorie di persone non sai mai come sistemarle.

Uomo              Però non mi sembra ci sia molta giustizia in questo: allora è sufficiente credere in un aldilà accogliente per ritrovarcisi senza alcuno sforzo? Fosse così, tutti-

Marito            Sì, ma vedi- nessuno lo saprebbe, prima.

Uomo              Mmm. E se, putacaso, un serial killer è convinto di andare in Paradiso?

In quel preciso momento, dall’entrata di fondo destra entra, col suo solito atteggiamento, Uomo coi baffi. I quattro ammutoliscono di colpo. Forse si attendono che finalmente si degni di parlare con loro e sono pronti ad accogliere il figliol prodigo, ma Uomo coi baffi non sembra far loro molto caso. Ci appare teso, ma molto meno di quanto non lo sia realtà. Ben presto si attenua la luce dietro la “porta del giudizio”. Risuona la nota dell’invito a entrare. Composto ma inevitabilmente teso, Uomo coi baffi si dirige verso la porta. Nel tragitto urta involontariamente Moglie.

U. coi baffi     (perfettamente udibile) Mi scusi.

Uomo coi baffi posa la mano sulla maniglia della “porta del giudizio”, dove indugia forse un po’ troppo. Poi, deciso, apre la porta, esce, richiude la porta. Dopo un paio di secondi la luce dietro la porta torna a rifulgere al massimo.

Moglie            (con la voce rotta) E se una persona, per lo più mite, è convinta di andare all’inferno?

Lentamente, buio.

Scena 12

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Marito, Moglie, Uomo e Donna.

Seduti in modo più o meno composto, rimangono in silenzio. Donna si fa aria con la mano o col cappellino. Dopo qualche tempo, Marito e Moglie, seduti accanto, si danno la mano e, senza guardarsi, se la stringono forte. Qualche secondo dopo, Uomo se ne accorge e li guarda a lungo. Chissà cosa ne pensa. Poi si alza e comincia a passeggiare su e giù per la sala, a passi lenti e misurati.

Poi, lentamente, buio.

Scena 13

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Marito, Moglie, Uomo e Donna.

Si ripete l’inizio della scena 2 - stesse parole, stesse intenzioni, stessi gesti e stesse posizioni; per quanto umanamente possibile, le due scene devono apparire identiche.

I quattro sono piuttosto annoiati ed è chiaro che gradirebbero un diversivo. Donna, Marito e Moglie sono seduti vicini. Uomo si allontana dagli altri e si avvicina all’uscita di fondo sinistra. Vede qualcuno arrivare e non riesce a nascondere la propria eccitazione.

Uomo              Ne sta venendo un altro!

Donna                        Chi?

Uomo              Come posso saperlo?

Donna                        Chiedevo. Scusa.

Marito            Siamo già troppi qui.

Moglie            Io non credevo si dovesse aspettare così a lungo.

Donna                        Io non credevo si dovesse aspettare!

Moglie            Non so perché, io ero convinta che... ecco... istantaneamente-...

Marito            Tu sei sempre stata convinta delle cose sbagliate!

Uomo              Shh, sta per arrivare!

Marito            E con ciò? Non posso parlare se qualcuno sta per arrivare? Vorrà dire che mi ascolterà anche lui!

Moglie            Ti comporti come se fosse tutto finito! Sai benissimo che non è così! Sei ancora in fila!

Marito            E quindi dovrei aver paura di quello che dico?

Uomo              Un po’ di cautela non guasterebbe.

Donna                        Astuzia.

Moglie            (gelida) Buon senso.

Marito            Ipocrisia, vorrete dire! Le mie maniere sono quelle di sempre! Che differenza può fare, a questo punto?

Evandro         (entrando) Ehm... Salve.

Di colpo, buio. Dura abbastanza a lungo da far rimettere gli attori in posizione per il punto da cui riprenderà la scena, ossia verso la fine della scena 2. Poi, di colpo, luci.

Evandro         E siamo qui per... essere giudicati? (qualcuno annuisce) Da chi? (cenni esplicativi. Nel farli, tutti diventano un po’ più seri: ricordano il motivo per cui si trovano lì) Capisco. Non è uno scherzo, vero? (tutti fanno cenno di no, seri) E quando- quando sarà il mio turno?

Uomo              Lo saprai. Te lo sentirai dentro. Avviene così per tutti. E poi c’è un segnale. Inconfondibile.

Donna                        Già.

Uomo              Ma per ora non hai di che preoccuparti, perché qui si segue rigorosamente l’ordine di arrivo. First in-first out, come diciamo noi economisti. (agli altri) Diabete. Vita troppo sedentaria.

Marito            Il prossimo sono io... (si crea il silenzio. Evidentemente gli altri (tranne Evandro, che rimane composto) sono abituati a scene come quella che seguirà, vivendole sempre con empatia e rispetto)

Uomo              Allora fra poco il signore coi baffi (fa cenno alla porta) conoscerà il suo destino.

Marito            Ho paura.

Donna            Fatto il monello? (si becca un’occhiataccia di Uomo. Non capisce, ma se potesse ritirare quello che ha detto, lo farebbe)

Marito            M-mi sento soffocare.

Moglie            (gelida) Impossibile, sei già morto.

Marito            Ogni parte del corpo sembra pesare come un macigno. Il petto, (prova a fare un respiro profondo) - cielo, quanto mi pesa il petto! La testa...

Uomo              (tra sé, ma Donna lo sente) La vedo male...

Donna                        Ma no!...

Marito            Una sedia... Una sedia! (in preda a una crisi isterica:) Ho paura, ho paura, cazzo!... (la parola gela gli altri, quasi fosse avvenuta una profanazione) Cinquant’anni, e da quelli dipende il mio destino per l’eternità!

Donna                        (a Uomo, leggermente sottovoce) Però è ingiusto.

Uomo              (a Donna, c.s.) Già, cinquant’anni per un’eternità.

Marito            (continua la crisi) Mi lascerà spiegare? Mi capirà? Oh, Dio... Dio! Tutto questo è disumano!

Moglie            (gelida) Rimorsi?

Marito            (secco e tagliente, lucido) Chi non ha rimorsi? Chi non vorrebbe che certe cose fossero andate diversamente?

Uomo              (sentito) Coraggio.

Donna                        è misericordioso! (a sé) Dovrebbe-

Marito            Coraggio? A che serve, ormai? Prima ci voleva, prima...

Uomo              Non sarà poi così terribile...

Donna                        Già. Lui sa con chi ha a che fare, dopotutto.

Uomo              Se ci avesse voluti perfetti, ci avrebbe creati perfetti. Dico bene?

Moglie            (gelida) E il libero arbi-

Uomo              -Sh! (a chi è stato zittito:) Come puoi parlare così? Proprio tu!

Moglie            Io...

Uomo              Abbi rispetto, piuttosto, e preparati! Se non sbaglio, dopo tocca a te! (gli altri tre non riescono a capire il perché e il tono di questo rimprovero)

La luce dietro la porta si abbassa d’intensità.

Donna                        Si è abbassata la luce!

Risuona la nota che invita l’anima successiva ad entrare.

Marito si avvia verso la porta, tremante.

Uomo              (sussurra a Marito) Buona fortuna!

Marito apre subito la porta, ma lentamente.

Lentamente entra e lentamente richiude la porta, con un movimento fluido e senza soste.

Donna                        L’uomo coi baffi-

Uomo              Beh, ora lui sa. Un uomo... (non trova altre parole) un uomo. Spero se la sia cavata.

Breve silenzio.

Donna                        (senza molta convinzione) Già.

Breve silenzio.

Donna            (con intima angoscia) Certi dicono che non è Lui a giudicare... che Lui mostra soltanto, e a giudicarti sei tu stesso.

(l’atmosfera piomba in un’angoscia più cupa. Dopo qualche secondo, Moglie scoppia in lacrime, apparentemente senza alcun motivo. Donna le si avvicina e la conforta. Moglie si ricompone. Si asciuga le lacrime, tira su col naso e guarda gli altri, come per dire: “sto bene, che si stava dicendo?”)

Breve silenzio.

Evandro         Quanto- quanto rimarrà dentro?

Uomo              Quell’uomo? Diceva di avere una cinquantina d’anni... Una giornata, forse. Ma tu sei appena arrivato - avrai da aspettare un bel po’. (pausa. Poi, in modo poco convincente) Nel frattempo rilassati, se ti riesce.

Di colpo, buio.

Scena 14

Sala rossa. Lentamente, si accendono le luci, mentre dall’entrata frontale destra entrano in scena Uomo e Donna.

Su una sedia vicina all’entrata di sinistra c’è un giocattolo.

Uomo              Come può cambiare un luogo! Da così a così.

Donna                        Che vuoi dire?

Uomo              Intendo dire- oh, guarda, il bambino ha lasciato qui il suo giocattolo.

Donna                        Sono sicura che ne avrà a bizzeffe, l’angioletto.

Uomo              Probabile.

Donna                        Cos’è che stavi dicendo?

Uomo              A proposito di che?

Donna                        Dei luoghi...-  Che cambiano o... non so.

Uomo              Ah, sì. Dicevo che un luogo cambia a seconda di chi ci trovi.

Donna                        (veramente interessata) Interessante.

Uomo              Quella famigliola tanto allegra- questo rosso era un rosso di gioia. Il rosso di una scatola di cioccolatini, della carta di un regalo di Natale, al limite... guarda, al limite, il rosso del sugo al pomodoro! (ridono) Invece guardalo ora. (pausa) Rosso sangue. Venoso. Cupo.

Donna            Tutta la gaiezza se la sono portata via loro!

Uomo              Già.

Breve silenzio.

Donna            Ma ora ci siamo noi!

Uomo              Già! (ridono)

Donna            Di che umore sei?

Uomo              Cosa...?

Donna            (giocando) Su, di che umore sei? Natalizio, venoso o... pomodoro?

Uomo              Non saprei.

Donna            Ah, ma perché limitarsi? C’è anche il rosso fragola! O lampone, se è per questo! E non dimentichiamoci il rosso della matita della professoressa - ero maestra alle elementari, sai? - il rosso... il rosso del vino!

Uomo              C’è anche il rosso del pericolo.

Donna            Non pensiamo a queste cose. Non ora. Non qui. Avremo tempo. Forse. (giocando, implicitamente si innesca una sfida - ma è un’impressione degli spettatori, o il rosso delle pareti si va facendo via via meno cupo?) Il rosso del... sole al tramonto!

Uomo              Il rosso del conto in banca!

Donna            Avevamo detto niente cose tristi!

Uomo              Scusa, deformazione professionale. Allora diciamo, diciamo... il rosso della Ferrari!

Donna            Mff! Del peperoncino!

Uomo              Del... dei LED!

Donna            Cosa? Che sono i LED?

Uomo              Hai presente le cifre sul quadrante delle radiosveglie?

Donna            Sì, beh?

Uomo              Quello è un LED.

Donna            Ma dài, non vale!

Uomo              Vale!

Donna            No!

Uomo              Sì!

Donna            D’accordo, vale, ma non tirarmi fuori altre cose strane! Il rosso del... del... Il rosso dell’uovo!

Uomo              Ma quello è giallo!

Donna            I LED?

Uomo              (alza le mani, concede) Ok, ok! Allora diciamo, il rosso del... del... accidenti, non me ne vengono più in mente- ah, sì! Della passione! Me lo... concedi?

Donna            Te lo concedo! Il rosso della carta colorata!

Uomo              Di cosa?

Donna            Di rosso! (ridono)

Uomo              Allora... allora... del fuoco!

Donna            Bravo! E io dico il rosso del corallo!

Uomo              E io del... rossetto.

Uomoguarda le labbra di Donna. Il silenzio comincia a farsi imbarazzante. Uomo si avvicina col volto, abbastanza rapido e sicuro della compiacenza; Donna ha appena il tempo di ritrarsi. Uomo rimane sorpreso e, forse, umiliato dal rifiuto di lei. Donna non ha, nel complesso, un contegno ostile. Semplicemente non voleva. Motivi suoi. Il rosso delle pareti è tornato - o è sempre stato - cupo.

Uomo              Scusa. Mi sono spinto troppo oltre.

Donna            Non ti preoccupare.

Uomo              Torniamo... di là?

Donna            Sarà meglio.

Di colpo, buio.

Scena 15

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Moglie ed Evandro.

Evandro non si è mosso dalla sua sedia. Moglie cammina per la stanza a passi lenti e misurati, senza una vera e propria traiettoria. Ogni tanto si ferma e si osserva (vestito, scarpe, ecc.), come per giudicare se sia o meno presentabile: la prossima è lei. In una di queste occasioni, per caso incontra lo sguardo di Evandro. Sorride, smette di “rendersi presentabile” e si rivolge a lui:

Moglie            è dura aspettare, sai?

Evandro         (in realtà non sa che dire; fra l’altro non è che abbia capito molto dei rapporti tra i vari personaggi, è appena arrivato) Immagino.

Moglie            Immagini, sì. Ma sicuramente immagini male.

Evandro         (c.s.) Può... essere.

Moglie            Noi tutti, qui, stiamo ad aspettare. Siamo in attesa. Ma c’è attesa- e attesa. (Evandro è per lo più imbarazzato. Moglie, con un sorriso dolce come non glielo avevamo mai visto, va a sedersi accanto a lui) Vedi, io e te siamo seduti l’uno accanto all’altra. Sono pochi centimentri. Ma è un abisso, quello che ci separa. (pausa) Allo stesso modo, io entrerò... di là - quanto tempo prima? - ore, giorni? Sciocchezze... un nulla, rispetto alla distanza reale che in questo momento c’è fra di noi: io sono la... prossima; tu... prima di te toccherà ad altri. Ed è tutta qui la differenza, ma è enorme - il poter dire: “Non tocca ancora a me”. (lo guarda intensamente. Lo invidia?)

Evandro         Ma prima o poi toccherà pure a me.

Moglie            Sì, ma non ora. Capisci? (pausa. Poi cambia discorso) Avevo un figlio, più o meno della tua età. Vieni, vieni da me (si apre a lui, invitandolo a poggiare la testa sul grembo. Evandro dapprima non accenna a muoversi, poi lo vediamo tentennare, ma probabilmente non si sarebbe deciso se Moglie non lo avesse preso - con forza e dolcezza allo stesso tempo - e portato là dove voleva portarlo. Gli accarezza la testa, ripetutamente. Sorridendo, malinconica) Che sciocca, sono stata...

Evandro         (nella sua nuova posizione, dopo un tempo) Io ero figlio unico. (pausa) Mia madre mi ripeteva che ero la sua unica ragione di vita. (pausa) L’unica che gli era rimasta. (Moglie lo guarda. Capisce bene. Continua a carezzarlo, fino alla fine. Evandro guarda davanti a sé) Sono preoccupato... no, dispiaciuto... no: sono in pena per lei. Sarà... morta di dolore. Come vivrà, da oggi in poi? No- non vivrà. E non sopravviverà nemmeno. Sarà. Semplicemente sarà- una cosa, una mera cosa in forma umana... sola, in un universo affollato e indifferente a lei e al suo dolore... (alza lo sguardo, per incontrare quello di lei)

Non sei per nulla simile alla mamma. (riabbassa la testa, sorride; poi sorride anche la Moglie; sorridono entrambi, malinconici, gli occhi rossi dal pianto - un pianto dolce - che sta per sgorgare)

Meno male.

Lentamente, buio.

Scena 16

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Moglie, Uomo, Donna ed Evandro.

Seduti in modo più o meno composto, rimangono in silenzio. Donna si fa aria con la mano o col cappellino. Uomo, alzatosi, si mette a fissare un punto vuoto di una parete laterale, come si vi trovasse qualcosa d’interessante. Moglie sembra pregare sottovoce e di nascosto (ma per chi? Per sé o per il marito?) - forse se ne vergogna, oppure non vuole disturbare. Evandro, per lo più imbarazzato (anche per quanto accaduto nella scena precedente), si guarda un po’ intorno. Sollevato perché finalmente gli è venuta in mente qualcosa da fare, Uomo esce dall’uscita di fondo destra; torna qualche secondo dopo nell’atto di rimettersi la giacchetta.

Su questo, lentamente, buio.

(Nota: le scene dalla 16 alla 19 sono via via sempre meno lunghe, ma sempre lunghe abbastanza da imprimersi nella coscienza dello spettatore)

Scena 17

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Moglie, Uomo, Donna ed Evandro.

Ritroviamo i quattro in atteggiamenti simili a prima (con qualche leggera variazione: si capisce che è trascorso del tempo, ma non si saprebbe dire quanto). Tempo qualche secondo, e si attenua la luce dietro la “porta del giudizio”. Risuona la nota dell’invito a entrare. Moglie ha uno scatto, come se non se lo aspettasse. Non così presto. Si sistema frettolosamente le pieghe del vestito, ma quasi meccanicamente, a memoria: la sua mente è altrove. Dovrebbe dirigersi verso la porta, invece rimane al suo posto, in piedi. Gli altri la guardano. Lei se ne accorge, e con qualche difficoltà si avvia verso la porta. Sosta per qualche secondo davanti alla porta, le braccia lungo i fianchi. Poi, rapidamente, apre la porta, esce e la richiude. Dopo un paio di secondi la luce dietro la porta torna ad essere accecante.

Donna ed Evandro guardano per terra, Uomo la porta. Silenzio.

Poi, lentamente, buio.

Scena 18

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presenti in scena Donna ed Evandro.

Si capisce che è trascorso del tempo. I due guardano fissi la “porta del giudizio”. Sanno che dall’altra parte, in questo momento, idealmente si trova Uomo.

Lentamente, buio.

Scena 19

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presente in scena Evandro.

Evandro sta in piedi. Gironzola per la sala. Ogni tanto getta un’occhiata alla porta (dietro la quale, ormai abbiamo capito, idealmente si trova Donna, che non abbiamo visto entrare). Cerca qualcosa da fare, ma non trova nulla. Dopo un po’ si siede malamente su una sedia, sbuffando.

Poi, lentamente, buio.

Scena 20

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presente in scena Evandro.

Evandro, in piedi, è irrequieto.

Evandro         Possibile non ci sia più nessuno? (grida) C’è qualcuno, di là? Ohi?

Si guarda ancora un po’ in giro, poi imbocca l’uscita frontale destra.

Di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala verde. Dall’entrata frontale sinistra entra Evandro.

Evandro         C’è nessuno? Ohi? (tra sé) Ma è possibile che-

Senza perdere altro tempo, imbocca l’uscita frontale destra.

Di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala azzurra. Dall’entrata frontale sinistra entra Evandro.

Evandro         Ma non c’è proprio nessuno? (grida) C’è qualcuno? Mi sentite?

Senza perdere altro tempo, imbocca l’uscita frontale destra.

Di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala gialla. Dall’entrata frontale sinistra entra Evandro.

Non vedendo nessuno, visibilmente sempre più in preda all’ansia, non perde altro tempo e quasi di filato imbocca l’uscita frontale destra.

Di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala viola. Stessa situazione di prima. Evandro entra da sinistra ed esce a destra. Il suo volto esprime tutta la sua ansia. I movimenti si fanno più frenetici e a scatti.

Di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala rossa. Su una sedia vicina all’entrata di sinistra in fondo c’è il giocattolo del bambino. Evandro entra da sinistra.

Evandro         Cazzo, cazzo! (grida) Aiuto!

Senza perdere altro tempo, imbocca l’uscita frontale destra.

Di colpo, buio.

Di colpo, le luci si accendono sulla sala bianca. Dall’entrata frontale sinistra entra Evandro.

Evandro         (sfogandotutta l’ansia in queste parole)Cazzo, ma che è? Hanno scoperto il segreto dell’immortalità? Perché non muore più nessuno? Perché?Che succede, cazzo!

Terminato lo sfogo, ansimante, fissa per qualche tempo la “porta del giudizio”.

Su questo, lentamente, buio.

Scena 21

Sala bianca. Lentamente, si accendono le luci. Presente in scena Evandro.

Lo troviamo seduto per terra. A un’occhiata capiamo subito che ha superato la crisi d’ansia, ma non riusciamo a indovinare i suoi pensieri.

Evandro         è quasi l’ora. (si alza in piedi) Io non so bene cosa - chi ­- ci sia là dentro. Spero solo che sia giusto. No: che sia misericordioso. No, no: che sia buono, più buono di un padre - più buono di un padre e di una madre messi assieme - più buono di tutti i padri e di tutte le madri del mondo messi assieme... perché chi sa dove ci può portare la giustizia? Mentirei, se dicessi che desidero la giustizia. Mentirei, se dicessi che ognuno deve avere quello che si merita. Mentirei: perché quello che importa, a me, in questo momento, è la mia sorte. Non importa se i tiranni più sanguinari e gli assassini più feroci si troveranno a condivere il Paradiso con me, se anch’io mi ritrovo a condividerlo con loro! Benedirei gli sfruttatori più spietati e i ladri più incalliti, se per salvare me si dovesse salvare pure loro! Genitori degeneri e figli ingrati: non esiterei a salvarvi tutti, fino all’ultimo, se anche voi metteste una buona parola per me!

                        Signore mio, non sono stato un uomo cattivo. Non mi sono adoperato per il male e la sofferenza altrui - forse non ho fatto abbastanza per evitarla, ma la vita ti prende e ti sbatte di qua e di là e non è facile fermarsi anche per un attimo e considerare le proprie azioni sotto una nuova luce.

Non sono morto quando avrei dovuto. Sono ancora giovane, e se ho commesso qualche grave colpa - perché può capitare, anche se non si è di animo malvagio -  non ho avuto, a differenza di altri, il tempo per riparare e riassestare la bilancia. Non metto in discussione il libero arbitrio. L’universo non avrebbe senso, altrimenti. Ma se mi hai colto nel peccato, mio Signore, è stato un caso - oppure la Tua precisa volontà. Ma quale che sia stata la circostanza, trovi che sarebbe giusto condannarmi? Perché dovrei pagare lo scotto di una vita troncata anzitempo, quando ad altri il caso ha donato tempo - tempo! che misura infame! - con maggiore generosità? Chi regola i destini delle Tue anime? Tu o il caso? E se invece hai fissato il mio tempo sulla terra sin dall’inizio, perché hai scelto un momento così avverso, concedendo ad altri - che, raggiunta la mia età, tutti avrebbero condannato - il tempo di ravvedersi?

La luce dietro la porta si affievolisce. Si ode la nota di richiamo.

Prima di venire a Te, mio Signore, voglio essere del tutto franco.

Non merito di essere salvato.

Ma lo spero.

Evandro si avvicina alla porta. La apre. Le luci della sala bianca si abbassano, fino al buio. L’unica luce è quella che sta dietro la porta, davanti la quale in questo momento sosta Evandro; rimane fermo, in controluce, per qualche secondo, a contemplare ciò che sta oltre. Poi esce, e richiude la porta.

Torna la luce della sala bianca. La luce dietro la porta ridiventa accecante. Così per un tempo non troppo breve.

Poi, di colpo, buio.

(fine)

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