LATTRICE REGINA
Commedia in un atto
di W.B. YEATS
Versione italiana di Micaela De Pastrovich Pampanini
PERSONAGGI
decima
settimo
nona
LA REGINA
IL VESCOVO
IL MINISTRO
IL DIRETTORE
IL TAPPEZZIERE
IL VECCHIO MENDICANTE
Vecchi, vecchie, cittadini,
contadini, attori, ecc.
Commedia formattata da
QUADRO PRIMO
Uno spiazzo allincrocio di tre strade. Si scorger un tratto di una di queste strade che poi, a breve distanza, svolta lasciando vedere un pezzo di muro nudo, illuminato da un fanale. Contro questo muro illuminato si proiettano le ombre delle teste e delle spalle dei due vecchi, affacciati alle finestre sovrastanti, ciascuno a un lato della strada. Portano maschere grottesche. Un poco di lato, sul palcoscenico, una grossa pietra dalla quale si pu montare a cavallo. Le porte delle case hanno il battente.
Primo Vecchio - Riesci a scorgere il castello della regina? Da te si pu vedere meglio.
Secondo Vecchio - Posso giusto vederlo che si leva al di sopra delle case, laggi sulla collina rocciosa.
Primo Vecchio - L'alba sorge? Ha toccato la torre?
Secondo Vecchio - Si incomincia a vedere proprio sopra la torre; ma queste strade strette resteranno buie ancora un pezzo. (Una pausa) Odi nulla? Tu hai gli orecchi pi buoni di me.
Primo Vecchio - No, tutto quieto.
Secondo Vecchio - Ne sono passati almeno una cinquantina, sar un'ora circa; una folla di cinquanta uomini che camminavano rapidamente.
Primo Vecchio - La scorsa notte tutto era quieto, non un rumore, non un respiro.
Secondo Vecchio - E niente da vedere finch, proprio a quest'ora, il cane del tappezziere non scese la strada venendo dalla miniera di Cooper Malachi.
Primo Vecchio - Ssssst! Odo un passo, molti passi. Forse vengono, da questa parte. - (Pausa) No, si allontanano; vanno dall'altra parte.
Secondo Vecchio - I giovani stanno combinando un guaio; i giovani e quelli di mezza et.
Primo Vecchio - Perch non se ne stanno a letto, loro che possono dormire sette od otto ore? Penso al tempo, quando potevo dormir dieci ore. Sapranno il valore del sonno solo quando saranno vicini ai novanta.
Secondo Vecchio - Oh! Non vivranno tanto. Non sono robusti come noi. Sono sempre in agitazione per qualche cosa e si consumano.
Primo Vecchio - Sssst! Odo un passo. Viene verso di noi. Sar meglio rientrare. Il mondo diventato cosi brutto e non si sa mai; chiss cosa potrebbero farci o dirci.
Secondo Vecchio - Gi, gi, meglio chiudere le finestre e fingere di dormire.
(Ritirano le teste. Si sente battere a una porta in distanza; poi una pausa, quindi si battere a una porta pi vicina. Un'altra pausa e Settimo, un bell'uomo di trentacinque anni, entra barcollando. E' ubriaco fradicio).
Settimo - Che paese! Non c' religione, non c' carit. (Comincia a martellare a una porta) Aprite, aprite! Voglio entrare a dormire. (Un terzo vecchio sporge la testa da una finestra in alto).
Terzo Vecchio - Chi siete? Che volete?
Settimo - Sono Settimo. Ho una cattiva moglie; voglio entrare a dormire.
Terzo Vecchio - Siete ubriaco.
Settimo - Ubriaco! Lo sareste anche voi se aveste una moglie cattiva come la mia.
Terzo Vecchio - Andatevene. (Chiude la finestra).
Settimo - Non c' un cristiano in questa citt? (Ricomincia a martellare alla porta del primo vecchio, ma senza ottenere risposta) C' nessuno qui? Tutti morti, forse, o ubriachi. Cattive mogli! Ma un cristiano ci deve essere. (Batte una porta all'altro lato del palcoscenico. Una vecchia si sporge dalla finestra).
Una Vecchia - (con voce stridula) Chi c'? Cosa volete? E' accaduto qualche cosa?
Settimo - S, accaduto qualche cosa. Mia maglie si nascosta, scappata o si annegata.
Una Vecchia - - Cosa volete che me ne importi di vostra moglie? Siete ubriaco.
Settimo - Non ve ne importa di mia moglie! Mia moglie, vi dico, deve recitare di fronte al popolo a mezzogiorno preciso, nella grande sala del castello. Ordine del Primo Ministro. E non possibile trovarla!
Una Vecchia - Andatevene, andatevene, vi dico! (Chiude la finestra).
Settimo - Trattare Settimo a questo modo! Settimo che ha recitato davanti a Kubla Khan! Settimo drammaturgo e poeta! (La vecchia apre di nuovo la finestra e gli rovescia addosso una brocca d'acqua) Acqua, inzuppato fino alle ossa e mi tocca dormire nella strada. (Si sdraia) Moglie cattiva... anche altri hanno avuto cattive mogli... ma gli altri non li hanno lasciati sdraiarsi in mezzo a una strada sotto le stelle, inzuppati da un'intera brocca d'acqua, tremanti nella pallida luce dell'alba... urtati, calpestati, rosi dai cani, e tutto questo perch le loro mogli si sono nascoste. (Entrano due uomini; uno un poco pi vecchio di Settimo. Restano fermi e guardano il cielo).
Primo Uomo - Oh... amico mio, la biondina un'impertinente.
Secondo Uomo - Non credere mai alle bionde. Io non voglio aver a che fare che colle brune.
Primo Uomo - Brune o bionde... ci hanno trattenuto troppo a lungo.
Secondo Uomo - Cosa guardi?
Primo Uomo - Guardo la prima striscia di colore dell'alba, lass sopra la torre del castello.
Secondo Uomo - Per niente al mondo vorrei che mia moglie venisse a saperlo.
Settimo - (mettendosi a sedere) Portatemi, sostenetemi, tiratemi, rotolatemi, spingetemi, trascinatemi, ma portatemi dove possa dormire comodo. Portatemi in una stalla... Nostro Signore si accontent di una stalla.
Primo Uomo - Chi siete? Non ho mai visto la vostra faccia.
Settimo - Settimo; sono Settimo, un attore, un drammaturgo, il pi famoso poeta del mondo.
Secondo Uomo - Questo nome, signore, mi sconosciuto.
Settimo - Sconosciuto?
Secondo Uomo - Ma il mio nome non sar sconosciuto a voi. Mi chiamano Pietro del Pellicano scarlatto , da-1 pi noto dei miei poemi, e il mio amico lo chiamano l'allegro Tommaso. Egli pure poeta.
Settimo - Poeti popolari, peuh!
Secondo Uomo - Vorreste esserlo un poeta popolare, se poteste!
Settimo - Poeti popolari, peuh!
Primo Uomo - Restate dove siete, se non sapete essere educato.
Settimo - 'Non me ne importa nulla di nessuno, salvo che di Venere e di Adone e gli altri pianeti del cielo.
Secondo Uomo - Potete godervi la loro compagnia. (/ due uomini escono).
Settimo - Derubato... per modo di dire... denudato... per modo di dire... sanguinante... per modo di dire, e loro passano dall'altra parte della strada. (Entrano il tappezziere, cittadini e contadini in folla. Dapprima soltanto pochi e poi sempre pi, fino a che il palcoscenico riempito da una folla eccitata).
Primo Cittadino - Ma l c' un uomo disteso.
Secondo Cittadino - Rigiralo.
Primo Cittadino - E' uno di quegli attori ospitati al castello. Sono arrivati ieri.
Secondo Cittadino - Sar ubriaco, immagino. Il primo carretto che passa lo ammazzer.
Terzo Cittadino - E' meglio che Io spingiamo nell'angolo. Anche se siamo in strada per una giornata di sangue, non c' nessun bisogno che ammazziamo costui. Una morte inutile pu portarci fortuna.
Primo Cittadino - Dammi una mano. (Cominciano a rotolare Settimo).
Settimo - ((borbottando) Nemmeno dormire mi si lascia... rotolato nella polvere. Farmi rotolare sulle pietre! Paese senza religione! (Lo lasciano ai piedi del muro a un lato del palcoscenico).
Terzo Cittadino - Siamo tutti amici qui? Siamo tutti benvenuti?
Primo Cittadino - Questi uomini vengono dalla campagna. Sono arrivati la notte scorsa e sanno poco della faccenda. Non si metteranno contro il popolo... ma vo-gliono saperne qualche cosa di pi.
Primo Contadino - Ecco... proprio cos... Noi siamo con il popolo, ma vogliamo sapere bene di che si tratti.
Secondo Contadino - Noi vogliamo sapere tutto... ma siamo con il popolo.
(Altre voci riprendono le parole noi vogliamo sapere tutto... ma siamo con il popolo ecc. Si ode un mormorio di voci insieme).
Terzo Cittadino! - Avete mai visto la regina, contadino?
Terzo Contadino - No.
Terzo Cittadino - E nemmeno nessun altro? Nessun uomo ha posato gli echi su di lei. E' rimasta chiusa per sette anni in quella grande casa nera sulla collina rocciosa. Dal giorno che mor suo padre rimasta l con le porte chiuse, ma ora noi sappiamo perch si nascosta. Ha cattivi compagni nelle notti scure.
Terzo Contadino - Nel mio Comune dicono che una santa che prega per tutti noi.
Terzo Cittadino - Questa una storia che ha messo fuori il, Primo Ministro. Ha spie dappertutto, che mettono in giro delle storie. E' un uomo molto furbo.
Primo Contadino - E' vero. A noi gente di campagna la danno sempre a bere. Noi non siamo cos istruiti come la gente di citt.
Il crosso Contadino - La Bibbia dice: Non permettere che una strega viva . L'anno scorso per la Candelora ne ho strangolata una con le mie mani.
Terzo Cittadino - Quando sar morta faremo re il Primo Ministro.
Secondo Cittadino - No, non figlio di re.
Primo Cittadino - Io manderei un araldo per t mondo. Si dice che ci siano tanti re in Arabia.
Terzo Contadino - Il popolo ha diritto di parlare: Se voi ed io ci nascondessimo o se in un modo o nell'altro non ci facessimo capire, ce ne direbbero quattro. Io non sono contro il popolo... ma voglio delle prove.
Terzo Cittadino - Vieni qua, tappezziere... monta su quella pietra e di' un po' cosa sai. (Il tappezziere monta sulla pietra).
Il Tappezziere ; - ilo abito vicino al castello. Il giardino della mia casa e quelli di tutta la strada arrivano fino alla collina. Sulla cima della collina c' il castello... C' un ragazzo del mio quartiere che alleva una capra nel suo orto.
Primo Cittadino - Lo conosco: Michele il vagabondo.
Il Tappezziere - Questa capra scappa sempre. Una mattina Michele si alza presto per andare a metter trappole agli uccelli, e non riesce a trovare la sua capra. Cos and alla collina e su e su arriv fin sotto al muro di cinta e l trov la capra tutta sudata e tremante come se qualche cosa l'avesse spaventata. In quel momento, sente come il nitrito di uri cavallo e subito dopo vede qualche cosa di bianco che assomiglia a un cavallo e non un cavallo, ma un unicorno. Michele aveva un archibugio perch aveva pensato di prendere un coniglio, e vedendolo avvicinarsi come aveva immaginato, spar contro l'unicorno che spar sull'istante. Ma c'era del sangue su una grande pietra.
Terzo Cittadino - Dal momento che ha certe compagnie nelle ore piccole, che meraviglia se non mette mai piede fuori della porta?
Terzo Cittadino - Io non crederei una parola di quello che dice quel vagabondo nottambulo. I ragazzi sono bugiardi. Tutto ci che possiamo dire che la regina non mette mai piede fuori della porta. Ho conosciuto un uomo una volta, che a venticinque anni si rifiut di alzarsi dal letto. Non era mica ammalato, macch, ma diceva che la vita Tina valle di lacrime, e per quarantaquattro anni non lasci il letto, finche non lo portarono al cimitero. Tutti ci si provarono: il parroco, il vescovo, il dottore, e a tutti egli diceva: La vita una valle di lacrime . Stava troppo comodo nel suo letto, ecco cos'era. Credete a me, lei non ha mai avuto il padre che la tirasse fuori dalle coperte se poltriva a letto, e nessuno per sgridarla, forse.
Il crosso Contadino - Ma proprio cos che sono le streghe. Sanno dove trovare i loro amici nelle ore deserte della notte. C'era una volta una strega nel mio Comune che ho strangolato un anno fa alla Candelora; aveva un folletto, sotto forma di un gatto rosso, che succhiava tre gocce di sangue sulla sua nuca ogni notte, un poco prima del canto del gallo; le streghe nutrono gli spiriti con il loro, sangue, e finch sono nutriti di sangue sono soltanto fantasmi e ombre, ma quando l'hanno bevuto possono per un momento essere pi forti di voi e di me.
Terzo Contadino - L'uomo che conoscevo io, non era una strega; per non era in nessun modo attivo. La vita una valle di lacrime , diceva. il parroco tent, il dottore tent, ma quello non diceva altro.
Primo Cittadino - Nessuno andr contro la ragione e l'evidenza: state a sentire il tappezziere, e poi certamente mi direte che non si pu lasciarla vivere una giornata di pi, neanche una.
Il Tappezziere - Non mi piace raccontarla, questa storia; ma qui ci sono tutti uomini sposati. Un'altra notte quel ragazzo si arrampic dietro quella sua capra; il suo orologio era avanti di un'ora e in cielo non c'era ancora luce e quando arriv al muro di cinta del castello si arrampic lungo il muro fra le rocce e i cespugli finche vide una luce da una piccola finestra che si trovava sopra la sua testa. E' un vecchio muro pieno di buchi lasciati dai mortai, e lui si arrampic mettendo le punte dei piedi nei buchi finche arriv a guardare attraverso i vetri; e chi vide l dentro? Nientemeno che la regina!
Primo Contadino - E ha detto com'era?
Il Tappezziere - Ha visto pi di questo. Ha visto che giaceva accoppiata con un grande unicorno bianco. (Mormorii fra la folla).
Secondo Contadino - Anche se mi diceste che era unicorno soltanto a met, no, non mi piace l'idea di avere per re il luglio di un unicorno.
Primo Contadino - Non voglio andare contro il popolo, ma io la lascerei vivere, se il Primo Ministro promettesse di tirarla gi dal letto la mattina e mettesse una guardia a cacciar via l'unicorno.
Il grosso Contadino - Con queste mani ho strangolato una strega vecchia e oggi voglio strangolarne una giovane.
Settimo - (che si alzalo lentamente ed salito sulla pietra che il tappezziere ha lasciato libera) C' stato qualcuno che ha detto che l'unicorno non casto? E' una bestia nobilissima e religiosa. Ha la pelle bianca come il latte, un corno bianchissimo e zoccoli altrettanto bianchi, ma l'occhio dolce e azzurro, e danza nel sole. Non voglio sentir nessuno parlare male dell'unicorno, finch sar vivo. Nel Grande Bestiario di Parigi scritto che casto, il pi casto fra tutti gli animali.
Il Primo Contadino - Tiratelo gi: ubriaco.
Settimo - S, sono ubriaco, sono molto ubriaco, ma non per questo permetter che si dica male dell'unicorno.
Secondo Cittadino - Lasciatelo parlare. Non possiamo far nulla finch il sole non sar alto.
Settimio - Nessuno deve parlare male dell'unicorno. No, amici miei e poeti, nessuno. Potr dargli la caccia, se volete, sebbene sia un animale pericoloso e intrattabile. La grande virt lo ha reso intrattabile. Andremo insieme sull'altipiano in Africa, dove l'unicorno vive, e l gli tireremo alla testa, ma non voglio parlare male del suo carattere. E se qualcuno osa dire che l'unicorno non casto lo prendo a pugni,, (perch io affermo che la sua castit pari alla sua purezza,
Il crosso Contadino - E' proprio sconciamente ubriaco.
Settimo - Non pi ubriaco, ma ispirato.
Secondo Cittadino - Avanti, avanti, non sentiremo mai pi nulla di simile.
Il crosso Contadino - Andiamocene. Ne ho abbastanza; e dobbiamo lavorare.
Settimo - Andarvene? Dopo che l'ispirazione mi ha fatto dire le cose pi alate? Ah! Ora capisco: volete andare in un luogo solitario dove possiate, senza paura d'essere interrotti, parlar male del carattere dell'unicorno. Ma non lo farete, ve lo dico io che non lo farete. (Scende dalla pietra e impedisce il passaggio alla folla) Nella nebbia di questa citt poco caritatevole, lo protegger questo animale nobile, bianco, latteo, volante.
Il grosso Contadino - Lasciatemi passare.
Settimo - No, non vi lascer passare.
Primo Contadino - Lasciatelo passare.
Secondo Contadino - Nessuna violenza; potrebbe portarci sfortuna. (Tentano di trattenere il grosso contadino).
Settimo - Non voglio lasciarvi andare alla morte. Perch non voglio si dica esserci difetto o macchia sul pi bianco ed eroico animale che si bagna al sorger del sole e della luna e al sorger dell'Orsa Maggiore al rullo dei tamburi, ma soprattutto non deve esser detto, mormorato o in qualsiasi modo reso noto all'estero proprio da voi, che ve ne state qui come chi dicesse fra due lavature, perch indubbiamente vi hanno lavato quando siete nati e forse vi laveranno di nuovo alla vostra morte. (Il grosso contadino lo distende a terra).
Primo Cittadino - Lo avete ammazzato.
Il crosso Contadino - Forse si e forse no. Lasciatelo l. L'anno passato alla Candelora ho strangolato una strega e una strega strangoler oggi. Cosa me ne importa di gente come costui?
Terzo Cittadino - Andiamo al quartiere est: i panierai e i calafati saranno pronti.
Quarto Cittadino - E' breve la strada da l al castello. (Si avviano su per una delle strade di lato, ma ritornano in fretta in confusione e paura). Primo Cittadino - Siete sicuri di averlo veduto?
Secondo Cittadino - Come ci si potrebbe sbagliare? Quell'orribile vecchiaccio!
Terzo Cittadino - Mi trovavo proprio accanto a lui sette anni fa, quando lo spirito parl per sua bocca.
Primo Cittadino - Non l'ho mai visto prima. Non mai stato nel mio Comune. Non so di preciso che razza di roba sia; ma ho sentito parlare molte volte di lui.
Primo Cittadino - Quando sta per cadere in trance i suoi occhi diventano vitrei e quando in trance la sua anima scivola via e uno spirito ne prende il posto e parla per sua bocca. E' uno spirito strano.
Terzo Cittadino - Ero proprio vicino a lui l'ultima volta: Trovatemi della paglia , gridava il vecchio; mi prude la schiena . Poi, tutto a un tratto, si sdrai, gli occhi spalancati, e si mise a ragliare come un asino. In quel momento il re mor e sua figlia divent regina.
Primo Cittadino - Dicono che sia l'asino che port Cristo a Gerusalemme e per questo conosce il Vero Sovrano. Il vecchio va mendicando per il paese e nessuno osa rifiutargli quello che domanda.
Il crosso Contadino - Per certo che nessuno oser toglierle la mia mano dalla gola. La mia stretta sar pi forte. Lui si stender sulla paglia e Taglier; e quando Taglier, lei sar morta.
Primo Cittadino - Guardate! Eccolo sulla cima della collina, con quegli occhi da matto.
Secondo Contadino - Per niente al mondo vorrei incontrarmi con lui questa notte. Andiamo alla piazza del mercato: avremo meno paura, in un posto grande.
Il crosso Contadino - Io non ho paura; ma verr con voi fino al momento di metterle la mano sulla gola. (Tutti escono, meno Settimo. Ora Settimo seduto; la fronte sanguina. Si frega la testa rotta e s guarda il sangue sulle dita).
Settimo - Citt senza carit cristiana! Prima mi buttano in una strada, per modo di dire, e poi mi accoppano; a me ubriaco e perci bisognoso di protezione, un momento o l'altro. Persino mia moglie stata una volta una fragile bimbetta che aveva bisogno di latte, di sorrisi, di amore, per modo di dire, nel gorgo della corrente, in pericolo di annegare, per modo di dire.
(Entra il vecchio mendicante con capelli e barba lunghi e scoloriti, vestiti laceri).
Il vecchio Mendicante - Ho bisogno di paglia.
Settimo - E' colpa dell'allegro Tom e di Pietro del Pellicano . Sono cattivi poeti popolari, e gelosi della mia fama. Hanno istigato il popolo. (Si avvede del vecchio mendicante) Esiste una certa medicina che si fa distillando canfora, albero della China, lauro selvatico e mandragora, mescolando con dodici once di polvere di perle e quattro once di olio d'oro, e questa medicina infallibile per arrestare l'uscita del sangue. Ne avete un poco, vecchio?
Il vecchio Mendicante - Io voglio della paglia. Per sdraiarmi.
Settimo - Sarebbe certamente meglio che perdessi sangue, fino a morire. In questo modo, amico mio, dar un dispiacere all'allegro Tom e a Pietro del Pellicano scarlatto ; ma necessario che io muoia in qualche luogo dove le mie parole possano essere udite. Ho bisogno perci del vostro aiuto. (Essendosi rialzato, va barcollando verso il vecchio mendicante e si appoggia a lui).
Il vecchio Mendicante - Non sai chi sono? Non hai paura? Quando qualche cosa avviene dentro di me, mi prude la schiena. Allora ho bisogno di sdraiarmi e rotolarmi, poi raglio e la corona cambia.
Settimo - Ah! Ma voi siete ispirato. Allora siamo proprio fratelli. Venite, mi appogger alla vostra spalla e saliremo insieme la collina. Io dormir al castello della regina.
Il vecchio Mendicante - Mi darai della paglia per sdraiarmi?
Settimo - Paglia? Asfodeli! Oltre a ci, naturalmente, l'asfodelo un fiore molto apprezzato dagli autori classici. Eppure, se un uomo ha una preferenza, voglio dire, per gli asfodeli... (Escono e si ode la voce di Settimo mormorare in distanza qualcosa intorno agli asfodeli. Il primo vecchio apre la finestra a ribalte la gruccia alla finestra di fronte. Il secondo vecchio apre la finestra).
Primo Vecchio - E' tutto tranquillo. Se ne sono andati tutti. Possiamo chiacchierare.
Secondo Vecchio - Tutto il castello illuminato dall'alba, ora: e si fa pi chiaro snella strada.
Primo Vecchio - E' l'ora che il vecchio cane del tappezziere scende la strada.
Secondo Vecchio - Ieri aveva un osso in tocca.
QUADRO SECONDO
La sala del trono nel castello. Fra i pilastri si vedono porte intagliate e dorate, meno da un lato, dove si trova una grande finestra. La luce del mattino entra obliqua attraverso la finestra, proiettando ombre oscure fra i pilastri. Man mano che la scena procede, la face, debole da principio, diventa pi forte e diffusa mentre le ombre scompaiono. Attraverso le porte intagliate si vedono lunghi corridoi dei quali uno conduce all'aperto. Alla fine di questo corridoio splende la luce del giorno. Nel centro della sala, un trono della sala, un trono e una scaletta che vi conduce, il primo ministro, attempato e impaziente di modi e di voce, parla a un gruppo di attori fra i quali si vede Nona, giovane donna bionda, graziosa, dall'aspetto riposante, di circa 35 anni; ella sembra prendere il comando.
Il Primo Ministro - Non voglio essere giocato. Scelgo io stesso la commedia: la tragica storia del Diluvio di No ; eccellente, perch No batte la moglie per farla salire sull'arca, tutti capiscono, tutti si divertono, tutti riconoscono l'ostinazione da muli delle loro mogli, fidanzate, sorelle. E ora, proprio ora che necessario per lo Stato che tutti siano contenti, la commedia non si pu dare. La prima attrice scomparsa, dite, e non si capisce perch nessuno pu prendere il suo posto; ma io lo so a cosa mirate: voi non approvate la mia scelta. Voi volete qualche lavoro pesante, poetico, pieno di sproloqui. Invece io voglio questo lavoro e nessun altro. La prova deve cominciare subito e la rappresentazione si far puntualmente a mezzogiorno.
Nona - L'abbiamo cercata tutta la notte, signore: e non stato possibile ritrovarla; l'hanno udita ripetere che si sarebbe annegata piuttosto che rappresentare la parte di una donna che abbia pi di trent'anni. Dal momento che la moglie di No molto vecchia, temiamo si sia annegata per davvero. (Decima, una donna molto carina, sporge la testa di sotto il trono dove si nascosta).
Il Primo Ministro - Sciocchezze. Questa una cospirazione. Il vostro direttore dovrebbe essere qui. Quando verr, gli direte che se la commedia non sar rappresentata, lo caccer in prigione per un anno, e far gettare tutti voi gi dalle mura.
Nona - Oh! signore, lui non ha colpa. E' lei che fa ci che pi le piace.
Il Primo Ministro - Fa ci che pi le piace? Conosco questo genere di donne; farebbero il mondo a pezzi pur di far dispetto al marito e all'amante. La conosco; un cervellino vuoto, un'impudente, una buona a nulli, piena di arie. Certo lui non pu impedirlo. Ma che ..se ne importa? (Decima ritira la testa) Lo caccer in prigione. In prigione andr. Qualcuno deve andare in prigione. Girate ovunque e chiamatela. Andatevene! E fatevi sentire quando .gridate ripetendo il suo nome. Chiamate quella buona a nulla. Pi forte. Pi forte. (Gli attori escono gridando: a Decima, dove sei? ) Oh, Adamo, perch ti sei addormentato nel giardino? Lo avresti dovuto sapere che, mentre eri l disteso senza aiuto, il vecchio su in cielo ti avrebbe giocato un brutto tiro.
La Regina - (giovane, faccia timida, ascetica, entra con un abito da cerimonia mal adatto per lei) Mi mostrer al popolo irritato, come mi avete detto. Sono quasi certa di essere pronta per il martirio. Ho pregato tutta la notte. S, sono certa.
Il Primo Ministro - Ah!
La Regina - Non dio ancora l'et della patrona, santa Octema, quando sub il martirio ad Antiochia. L'unicorno che montava, ricordate? era cos soddisfatto ali aspetto d'austerit della santa, che nell'eccitazione caracollava; ella cadde di sella e fu calpestata a morte dalla folla. Certamente, se non fosse stato per l'unicorno, la plebaglia l'avrebbe ammazzata molto tempo prima.
Il Primo Ministro - Non vi martirizzeranno. Non vi condurranno al martirio. Ho un piano per sistemare ogni cosa. Con una parola metter fine alla loro ira. Chi ha confezionato quest'abito?
La Regina - Era di mia madre. Lo port alla sua incoronazione. Non ne vorrei uno nuovo, non mi merito abiti nuovi. Sono sempre in peccato.
Il Primo Ministro - C' forse peccato in un uovo che non mai stato ne covato ne riscaldato? Un uovo sotto calce?
La Regina - Desidererei di essere in tutto uguale a santa Octema.
Il Primo Ministro - Che razza di abito. Ed ora troppo tardi, non si pu farci nulla. Speriamo che sembri conveniente per una regina, almeno a quelli che stanno in testa alla folla. Gli altri debbono essere conquistati da grazia, dignit, portamento regale. In quanto al vestito trover qualche scusa, qualche spiegazione. Ricordate che non vi hanno mai veduta, e li metterete di malumore se terrete il capo in questo modo, davvero sorprendente.
La Regina - Desidererei di poter tornare alle mie preghiere.
Il Primo Ministro - Camminate! Permettetemi, maest, di vedervi camminare. No, no, no. Siate ipi maestosa. Ah! Se aveste conosciuto le regine che ho conosciuto io! Avevano una linea! Moralit da dragoni, ma una linea, una linea! Assumete qualche cosa, come lo sguardo dell'aquila, dell'avvoltoio.
La Regina - Ci sono sassi per terra... Se potessi andare scalza, sarebbe una dolce penitenza. L'unicorno era contento soprattutto dei piedi sanguinanti di santa Octema.
Il Primo Ministro - Per Adamo! Scalza, a piedi nudi! Scalza, avete detto! (Una pausa) Non c' tempo perch possiate togliervi scarpe e calze. Se guardaste fuori dalla finestra, vedreste la folla ,di minuto in minuto pi agitata.
La Regina - Avete un piano per calmare la sua ira e impedirle che io sia martirizzata?
Il Primo Ministro - Il mio piano sar velato di fronte al popolo, e allora soltanto. (Escono).
Nona - (entra con una bottiglia di vino e un'aragosta bollita che pone in mezzo al pavimento. Mette un dito sulle labbra e resta in piedi sul fondo del palcoscenico).
Decima - (esce con precauzione dal suo nascondiglio cantando): ,
Dopo avermi messa a letto
lui se n'and , mia madre cantava.
Ed intanto ricamava
con filo d'oro e con filo d'argento.
Ricamava lacrimando
una gonnella alla sua bambina,
perch in sogno m'aveva vista
destinata ad esser regina.
(Sta per stendere la mano e prendere l'aragosta, quando Nona viene avanti portando sul braccio sinistro teso verso di lei il vestito e la maschera della moglie di No).
Nona - Grazie a Dio ti ho trovata! (Si pone fra Decima e l'aragosta) No, finche non avrai indossato questo abito e questa maschera. Ti ho presa, ora, e non ti nasconderai di nuovo.
Decima - Molto bene: quando avr fatto merenda.
Nona - Nemmeno un boccone fino a che non sarai pronta e vestita per le prove.
Decima - Sai che canzone stavo cantando?
Nona - La stessa che canti sempre. L'ha composta Settimo.
Decima - E' la canzone che cantava la figlia di una prostituta. La sola canzone che sapeva. Il padre era un marinaio ubriacone che aspettava l'alta marea; eppure lei ricord che sua madre aveva predetto che avrebbe sposato un principe e sarebbe diventata regina. (Canta): Quando fu pronta la gonna strid un falco , mia madre cantava. Sulla coscia mi cascava Un grande fiocco di schiuma gialla . Oltre che dei miei capelli tutti d'oro, quale timore poteva avere? Come sperarmi altra corona se non d'amore? Un momento fa, mentre stavo sdraiata l sotto, pensavo che avrei potuto interpretarla, la parte di una regina; la sola parte al mondo che io posso recitare una gran parte da regina.
Nona - Tu sostenere la parte di regina? Proprio tu che sei nata in un fosso e ti hanno avvolta in un lenzuolo rubato?
Decima - La regina non pu recitare affatto mentre io posso farlo a perfezione. Posso prosternarmi tanto da toccar le caviglie con la fronte, fare la sostenuta e avere lo sguardo altero quanto occorre. Oppure, saprei ben io porre tutto il calore dell'estate in un'occhiata e subito dopo tutta la freddezza dell'inverno nella voce.
Nona - Commedia volgare, ecco a che cosa sei adatta.
Decima - Ho compreso tutto ci in un batter d'occhio, e sul pi bello, mentre mi stavo dicendo che sarei nata per sedere lass fra soldati e cortigiani, arrivi tu sventagliandomi davanti codesto vestito e codesta maschera. E non avr la mia merenda se non reciter la parte di una vecchia brontolona con il naso ad uncino che tocca il mento, che uno sciocco di marito percuote con un bastone perch non vuole arrampicarsi su quella vecchia carcassa di barca, insieme alle altre bestie! (Fa un rapido movimento verso l'aragosta).
Nona - No, no, no, neanche un boccone, neanche una goccia, finch non ti sarai vestita. Ricordati che se la commedia non avr luogo, Settimo andr in prigione.
Decima - Credi che gli darebbero pane secco da mangiare?
Nona - Certo.
Decima - E acqua da bere e niente altro?
Nona - Certo.
Decima - E paglia per letto?
Nona - Certo; e anche poca, forse.
Decima - E lo terrebbero in catene? Grosse e pesanti catene?
Nona - Certo.
Decima - E lo incarcereranno per una settimana?
Nona - Forse anche un mese.
Decima - E lui direbbe al carceriere: Io sono qui a causa della mia bella moglie, della mia bellissima, instabile moglie? .
Nona - Forse no, perch non sar ubriaco.
Decima - Ma lo penserebbe e ogni volta che sentisse fame e ogni volta che sentisse sete, ogni volta che provasse la durezza del pavimento di pietra, e udisse le catene sbattere, lo penserebbe. E ogni volta io diverrei pi bella ai suoi occhi.
Nona - No, ti odierebbe.
Decima - Tu non sai cos' l'amore di un uomo.
Nona - (in lacrime) Ti capisco, donna crudele, perversa! Non vuoi recitare la parte: e tutto perch Settimo vada in prigione. Un genio come lu, che non sa difendersi! (Vedendo la distrazione di Nomi, Decima fa un salto e quasi riesce ad impadronirsi della colazione) No, no. N una goccia, n un boccone. Romper la bottiglia se ti avvicini. Nessuna donna al mondo tratterebbe un uomo a questo modo e tu gli hai giurato fede in chiesa; certo hai giurato, inutile che Io neghi, (Decima fa Un altro tentativo. Ma Nona, sempre in lacrime, si pone la colazione in tasca) Lascia stare il cibo; non ne avrai nemmeno un boccone. Io non ho mai giurato a un uomo in chiesa, ma se lo facessi, non lo tratterei come il ciuco del lattaio. Giuro davanti a Dio che non lo farei. Io sono stata allevata bene. Mia madre mi diceva sempre che non cosa da prendere alla leggera quella di portare un uomo in chiesa.
Decima - Tu sei innamorata di mio marito.
Nona - Dici che sono innamorata di lui perch non voglio che vada in prigione. Soltanto una donna senza cuore pu pensare che non si possa aver dispiacere per la sorte di un uomo, senza esserne innamorata. Ma io non voglio che lo mettano in prigione. Se non reciterai tu la parte, la reciter io.
Decima - Quando lo sposai gli feci giurare che non avrebbe recitato che con me e tu lo sai bene.
Nona - Soltanto per questa volta: e in una parte da cui non si pu cavar nulla.
Decima - Cos si comincia e poi ogni volta diresti cose che il pubblico non potrebbe sentire.
Nona - Settimo romper il suo giuramento e io so la parte, parola per parola.
Decima - Settimo non lo romperebbe il suo giuramento per nessuna ragione al mondo.
Nona - C' una persona per la quale lo romperebbe.
Decima - Cosa dici?
Nona - Lo romper per me.
Decima - Tu sei pazza.
Nona - Forse ho anch'io miei segreti.
Decima - Cosa mi nascondi? Sei andata negli angoli con Settimo dimostrandogli compassione per la cattiva moglie che ha, mentre lui se ne stava l a sentire, per il piacere di parlare di me?
Nona - Tu credi di possedere ogni suo pensiero perch sei un diavolo.
Decima - Proprio perch sono un diavolo possiedo ogni suo pensiero. Sai come dice la sua stessa canzone? E' l'uomo che parla per primo (cantando) :
Via quella maschera d'oro infocato
dagli occhi verdi come smeraldi; quindi la donna risponde:
Troppo, mio caro, sei spensierato
tu per sapere se son selvaggi,
se sono caldi
i cuori, oppure tiepidi e saggi.
Nona - Son tutte bugie, i suoi pensieri. S dimentica del tutto di te, quando sei lontana dai suoi occhi.
Decima - Allora, toh: guarda cosa porto sotto il mio corpetto. Questo un poema che esalta me e tutte le mie bellezze, una dopo l'altra: occhi, capelli, colorito, forme, intelligenza, tutto. E ci sono molti versi. E questo un piccolo poema che mi diede ieri. L'avevo buttato gi dal letto e dovette coricarsi solo.
Nona - Solo!
Decima - E lo compose mentre se ne stava da solo, incapace di dormire, desiderando d'esser cieco per non venire turbato dalla mia bellezza. Senti come dice (canta d nuovo):
Vorrei essere un vecchio mendicante
e farmi i fatti miei
senz'altra compagnia che d'un birbante;
oppure esser vorrei un cieco nato, per sua mala stella;
o un che a letto solo ne stia con la propria pazzia
a rammentarsi d'una donna bella.
Nona - Solo nel suo letto, gi. Conosco questo lungo poema, quello con tutti i versi; lo conosco per il mio dolore, sebbene non ne abbia letto un verso. Quattro versi per ogni strofa, quattro sillabe in ogni verso e quattordici versi; sia maledetto.
Decima - (togliendo un manoscritto dal corpetto) S, quattordici versi, numerati.
Nona - Ne devi avere un altro... dieci versi, tutti in terzine e quartine.
Decima - (guardando un altro manoscritto) S, in quartine e terzine. Ma come lo sai? Li porto sempre qui con me e sono un segreto fra me e lu e nessuno potr vederli fino a che non avranno posato a lungo sul mio cuore.
Nona - Hanno posato sul tuo cuore, ma sono stati creati sulla mia spalla. Gi, gi, lungo la spina dorsale, nelle ore piccole della notte. Tanti colpi ogni verso e per ogni sillaba un colpettino di dita.
Decima - Mio Dio!
Nona - Quello con quattordici versi mi ha fatto perdere due ore di sonno e quando i versi furono terminati, egli si sdrai per un'altra ora agitando un braccio in aria e componendo la musica. Gli voglio abbastanza bene e potei fingere di dormire fino a che lo compose tutto e anche molti altri poemi, ma quando fece quello breve che tu hai cantato, era cosi felice che mormorava qualcosa sul suo giacere solo, pensando a te; e ci mi fece perdere la ragione. E gli dissi: Non sono forse bella? Voltati e guardami, lo non sono andata per le lunghe, perch so di poter piacere a un uomo anche se arde una sola candela. (Prende un paio di forbici che le pendono dal collo e comincia a tagliare il vestito della moglie di No) E ora sai perch posso recitare la parte a tuo dispetto e senza essere cacciata fuori. Se ti interessa, parla un po' con Settimo. Poco m'importa. Accorcio leggermente questo e lo ricucio da capo. Ho pronto ago e filo. (il direttore d scena entra suonando una campana. E' seguito da parecchi attori tutti vestiti a seconda delle varie bestie che rappresentano).
Il Direttore di scena - Vestitevi e mettete le maschere. Cosa state l impalati?
Nona - Decima ed io ci siamo messe d'accordo e la parte la reciter io.
Il Direttore di scena - Fate come volete. Fortunatamente una parte che tutti possono recitare. Tutto quello che devi fare prendere una voce stridula da vecchia. Ci siamo tutti, meno Settimo, ma non possiamo aspettarlo. Legger io la parte di No. Settimo sar qui prima che abbiamo finito, immagino. Supponiamo che il pubblico sar da questa parte e che l'arca si trover l sopra, con la passerella per le bestie. Tutte le bestie faranno ressa al prospetto. Posate il cappello e il mantello di No finche arriva Settimo, Siccome la prima scena si svolge fra No e le bestie, voi potete continuare a cucire.
Decima - No, dovete prima sentirmi. Mio marito ha passato le sue notti con Nona ed per questo che lei se ne sta l a tagliare e cucire con tanta vanagloria.
Nona - Lei l'ha reso infelice. Conosce ogni astuzia per spezzare il cuore di un uomo. Egli veniva da me a cercare conforto, perch dovrei negarlo? E' il mio amante.
Decima - Le far ingoiare io la sua vanagloria. S, io l'ho tormentato, io sono stata una faina, una martora, un porcospino e tutto perch ero annoiata a morte d lui. E, grazie a Dio, lei se l' preso e io sono libera. Ho rifiutato una parte e ho gettato un uomo... e lei li ha raccattati.
Il Direttore m scena - Mi pare che questa storia non riguardi che voi due. E' affare vostro e non nostro. Non vedo perch dovremmo ritardare le prove.
Decima - Non voglio provare ancora. Sono troppo felice, ora che sono libera. Devo trovare qualcuno che danzi con me. Venite, ci deve essere anche la musica. (Prende un liuto che stato posato tra altri oggetti) Non potete avere soltanto artigli e zoccoli.
Il Direttore di scena - Abbiamo soltanto un'ora di tempo e tutta la commedia da provare.
Nona - Ora ha preso le mie forbici, fa soltanto le viste che non gliene importi nulla. Guardatela! E' pazza! Allontanatemi da lei. Tenetele le mani! Mi uccider e si uccider. (Al direttore di scena) Perch non lo impedite? Mio Dio! Mi uccide.
Decima - Qua, Pietro. (Comincia a tagliare le penne del petto del cigno, che uno degli attori travestito).
Nona - Fa tutto questo per impedire che si provi; per vendetta. E voi ve ne state l e non fate nulla.
Il Direttore di scena - Se le hai preso il marito, perch non sei stata zitta finch la recita non fosse finita? Ora li far ammattire tutti quanti, lo vedo dai suoi occhi.
Decima - Ora che le ho gettato Settimo in grembo voglio scegliermi un altro uomo. Sarai tu, Tacchino, o tu.
Il Direttore di scena - Niente da fare; tutta colpa tua. Se Settimo non pu tener testa a sua moglie, chiaro che tanto meno ci riuscir io. (Siede sconfortato).
Decima - Danza, Tacchino, danza. No, no, fermo. Non ti voglio per mio uomo; hai i piedi lenti e il corpo .pesante e ci significa gelosia: e poi c' una certa tristezza nella tua voce... Che follia! Io considero l'amore un nulla, eppure attraverso la simpatia per codesta voce potrei stirarmi e sbadigliare come se amassi! Danza, Cigno, danza! No, fermo. Non posso sceglierti perch il mio uomo deve essere vivace di piede e svelto d'occhio! Non voglio quegli occhi rotondi, fissi su di me ora che ho dimenticato. E allora che m'importa chi sia, purch io scelga e sia fuori di pensiero. Danzate tutti insieme, e sceglier il miglior danzatore. Presto, presto, cominciate a danzare. (Tutti danzano intorno a Decima che canta):
Chi sceglier? Quadrupede o volatile?
Piacque un toro a Pasfae la terrestre;
mentre l'amore per un cigno fece stirarsi e sbadigliare
Leda acquatile. Piroettate, perci, perci ballate
fino a che le mie ardenti fantasie
non saranno ben bene accontentate.
Coro - Ballate dunque in girotondo e a squadre fino a quando Decima regina non accontenti le sue voglie ladre.
Decima - Su, saltate, girate in mulinello! Mi sceglier una bestia od un uccello? Piume di cigni ovver peli di tori, quali saranno i miei consolatori?
Coro - Su, balzate a danzar con frenesia infino a quando Decima regina non plachi la sua ardente fantasia.
Decima - Non esiste quadrupede n uccello che gli piaccia restar solo soletto piuttosto che obliare le sue noie nel soffice rifugio del mio petto.
CoRa - Piroettate, perci, perci ballate fino a che non saran le fantasie di Decima regina accontentate.
Il Direttore di scena - Fermi, fermi: c' Settimo.
Settimo - (entra con la faccia ancora sanguinante e un po' meno ubriaco) Raccoglietevi intorno a me, perch io vi annunzio la fine dell'era cristiana e l'avvento di un'era nuova, quella dell'unicorno: ma ohim, egli casto, ed esita, esita.
Il Direttore di scena - "Non questo il momento di imbastire battute per la tua nuova commedia.
Settimo - Le sue creature, non nate ancora, non sono che immagini; noi non facciamo che giocare con delle immagini.
Il Direttore di scena - Andiamo avanti con le prove.
Settimo - No, prepariamoci a morire. Il popolo sia salendo su per la collina con le forche alzate, pronto a configgerle nelle nostre viscere, e con fascine e paglia per dar fuoco al castello.
Primo Attore - (che si avvicinato alla finestra) Mio Dio, vero. C' una grande folla ai piedi della collina.
Secondo Attore - Ma perch dovrebbero rifarsela proprio con noi?
Settimo - Perch siamo i servi dell'unicorno.
Terzo Attore - (che si avvicinato alla finestra) Mio Dio, vengono da questa parte; hanno vanghe e falci. (Molti attori si recheranno alla finestra).
Settimo - (che ha trovato la bottiglia e beve) Alcuni moriranno come Catone, altri come Cicerone, altri ancora come Demostene, trionfando sulla morte con sonora eloquenza, o, come Petronio arbiter, raccontando storielle allegre e scandalose; ma io non parler; no, canter come se la plebe non esistesse. Io oltragger l'unicorno per la sua castit. Gli chieder di calpestare a morte l'umanit e dar vita a una nuova razza. Potr persino oltraggiarlo in rima e mi innalzer dolcemente, dolcemente, perch anche se fanno saltare il pavimento con la polvere da sparo, non sono che plebe. Io oltraggio i suoi occhi rotondi e azzurri Io oltraggio il suo corno bianco latte Un suono suggestivo, che resti nell'orecchio. (Ripete alcune parole che facciano rima coi due versi precedenti). Mio Dio; non sono abbastanza ubriaco per fare delle rime! (Beve e prende il liuto). Un motivo; i miei carnefici possano ricordare le mie ultime parole e canticchiarle ai loro nipoti. (Durante le battute che seguono egli tutto assorto nella ricerca di un motivo).
Primo Attore - E' la gelosia degli attori di questa citt. Non siamo forse stati scelti al posto loro, perch risaputo che siamo i pi famosi attori del mondo? Sono loro che hanno aizzato la folla.
Secondo Attore - Sono gelosi di me. Sanno cosa successe a Xanudo. Alla fine di quel vecchio dramma La caduta di Troia , Kubla Khan mi mand a chiamare e disse che avrebbe dato il suo regno per avere una simile voce, e una tale presenza. Io stavo davanti a lui vestito da Agamennone; proprio come nella grande scena finale dopo aver rimproverato Elena per tutto il dolore da lei causato.
Primo Attore - Mio Dio, sentitelo! Ma sogno o non sono stato forse io quello che fu chiamato alla ribalta e dovette uscire sei volte di seguito? Rispondi.
Secondo Attore - Cosa significa anche se sei stato chiamato, chiamato una dozzina di volte? Gli attori di questa citt non sono gelosi degli applausi della folla. Li hanno anche loro gli applausi. Quello che non possono sopportare, il pensiero che gli rode l'anima, che gli mette in mente idee di omicidio, che io, io soltanto fra tutti gli attori del mondo, sono sembrato suo pari agli occhi dello stesso Kubla Khan.
Il Direttore di scena - Finitela di litigare, voi, e ascoltate invece quello che succede fuori. C' un uomo che fa un discorso e la folla si arrabbia sempre pi; e per quale di voi siano gelosi io non ,so, ma vengono tutti da questa parte e forse bruceranno tutto come fosse Troia. Se farete ci che vi dico, ce la caveremo.
Primo Attore - Dobbiamo restare vestiti cosi?
Secondo Attore - Non c' tempo per cambiarsi, e d'altra parte se la collina dovesse venire circondata, potremmo nasconderci in qualche crepaccio nelle rocce dove pos-siamo esser visti solo in distanza. Ci prenderanno per una mandria o uno stormo di uccelli. (Tutti escono eccettuato Settimo, Decima e Nona. Nona sta facendo un fagotto del cappello e vestito di No e di tri indumenti ed oggetti. Decima guarda Settimo).
Settimo - (mentre gli attori escono) Lasciarmi solo, a morire? Non vi biasimo. Si trova coraggio nel vino rosso, nel vino bianco, nella birra, ma non ve n' nel cuore umano. Quando il mio padrone, l'unicorno, si bagna alla luce dell'Orsa Maggiore, al rullo dei tamburi, anche la pi dolce acqua di ruscello pu ubriacare; ma fa freddo, fa freddo, ohim! fa freddo.
Nona - Ti caricher questo sulla schiena; io porter il resto e saremo salvi tutti. (Comincia a legare un grosso fagotto sulla schiena di Settimo).
Settimo - Hai ragione. Accetto il rimprovero. E' necessario che noi, gli ultimi artisti (tutti gli altri sono andati verso la folla) salviamo le immagini e gli ornamenti della nostra arte. Dobbiamo portare in salvo il mantello di No, l'alto coronato cappello di No e la era della sorella di No che affog perch pensava I fratello dicesse bugie; certamente, dobbiamo salvar le guance rosse, la sua rosea bocca, bocca peccatrice.
Nona - Grazie a Dio puoi ancora reggerti sulle gambe.
Settimo - Legami tutto sulla schiena e ti dir il grande segreto che mi rivel il secondo sorso preso dalla bottiglia. L'uomo nulla finche legato a un'immagine. Ora l'unicorno riunisce le due cose in s: immagine e bestia; ecco perch l'unico a poter essere il nuovo Adamo. Quando avremo posto tutto in salvo andremo sui grandi tavolieri dell'Africa, cercheremo l'unicorno e canteremo un inno matrimoniale. Io potr sostenere lo sguardo dei terribili occhi blu.
Nona - Ecco fatto, legato tutto. (Comincia a fare un altro fagotto per s, ma dimentica la maschera della sorella di No, che posata accanto al trono).
Settimo - Tu eseguirai musica jonica, musica dagli occhi rivolli verso l'Asia voluttuosa; la scala dorica non farebbe che confermarlo nella sua castit. Una sola nota dorica potrebbe sciupare tutto; e soprattutto dobbiamo stare attenti a non parlare di Delfo. L'oracolo casto.
Nona - Vieni, andiamo.
Settimo - Se non riusciremo a riempirlo di desiderio, ci meriteremo la morte. Anche gli unicorni possono uccidere. Ci che temono pi di tutto al mondo la ferita di un coltello, che sia stato immerso nel sangue di un serpente che fissava uno smeraldo. (Nona e Settimo stanno per uscire, Nona guidando Settimo).
Decima - Tornate indietro, non osate fare un passo.
Settimo - Bella come l'unicorno, ma feroce.
Decima - Ho chiuso le porte per avere un colloquio. (Nona in apprensione lascia cadere il cappello di No).
Settimo - Bene... molto bene. Vorresti parlare con me perch oggi sono incredibilmente saggio.
Decima - Non aprir la porta finch non prometterai di cacciarla dalla Compagnia.
Nona - Non badarle... prendile la chiave.
Settimo - Se non fossi suo marito prenderei la chiave, ma siccome sono suo marito, lei terribile. L'unicorno sar terribile quando amer.
Nona - Hai paura.
Settimo - Non potresti prenderla tu? Ella non ti ama, perci non sar terribile con te.
Nona - Se sei un uomo la prenderai.
Settimo - Io sono pi che un uomo; io sono straordinariamente saggio. Prender la chiave.
Decima - Se fai un passo avanti, getto la chiave attraverso la griglia della porta.
Nona - (tirandola indietro) Non avvicinarti. (A lei) Se la getta attraverso la porta non potremo pi scappare. La folla ci trover e ci ammazzer.
Decima - Aprir quella porta quando avrai fatto giuramento di cacciarla dalla Compagnia, di non parlarle e guardarla mai pi. Un giuramento terribile.
Settimo - Tu sei gelosa: male essere gelosi. Un uomo qualunque sarebbe perduto; io stesso non sono ancora abbastanza saggio. (Beve di nuovo) Ora tutto chiaro.
Decima - Mi hai tradito.
Settimo - lo sono sleale solo quando non bevo. Non credere mai a un uomo se non ubriaco. Sono traditori in tutto il mondo. Non credere mai a un uomo che non si sia bagnato alla luce dell'Orsa Maggiore. Dal profondo del mio cuore ti metto in guardia contro gli astemi. Io sono straordinariamente saggio.
Nona - Prometti, se soltanto un giuramento, tutto quello che vuole da te. Giura qualsiasi cosa ti imponga. Se aspetti ancora, saremo tutti assassinati.
Settimo - Capisco cosa vuoi dire. Mi spiegheresti che un giuramento si pu sempre rompere, specialmente un giuramento estorto a forza; ma no, ti dico, no. Sono forse un mariuolo astemio, un uomo come quelli contro i quali ti ho prevenuta? Dovr essere spergiuro davanti agli occhi di Delfo, come chi dicesse davanti agli occhi stessi di quel freddo oracolo di pietra? Ci che prometto mantengo; perci, mia piccola cara, non prometter proprio nulla.
Decima - Allora attenderemo qui. Entreranno da questa parte, portando forche e fasci di paglia. Metteranno i fasci di paglia sul tetto e noi bruceremo.
Settimo - Morir correndo su :quella bestia. L'era cristiana giunta alla fine, ma a causa delle macchinazioni di Delfo, egli non diventer il novello Adamo.
Decima - E sar vendicata. Lei mi ha affamata, ma io l'avr fatta uccidere.
Nona - (che pian piano strisciata dietro a Decima e ha preso la chiave) Ce l'ho Ce l'ho! (Decima tenta di riprendere di nuovo la chiave, ma Settimo la trattiene).
Settimo - Perch io non sono uno spergiuro ; sono un uomo forte: una creatura vergine e violenta, ecco com' detto nel Grande Bestiario di Parigi .
Decima - Andatevene, allora! Io sar qui e morir.
Nona - Andiamo. Mezz'ora fa si offriva a tutti gli uomini della Compagnia.
Decima - Se tu mi fossi fedele, Settimo, non mi lascerei toccare da nessuno.
Settimo - Leggera, ma bella.
Nona - E' una donna cattiva. (Nona scappa fuori).
Settimo - Una bella, leggera, cattiva donna. La seguir, ma lentamente. Prender con me questo nobile copricapo. (Raccoglie con difficolt il cappello di No) No, meglio resti l; cosa ho a che fare io con quella estinta bocca peccatrice: bella, estinta, leggera bocca? Non voglio aver nulla a che fare con lei, ma salver il nobile coronato cappello di No, lo porter cos, con dignit. Camminer lentamente perch si veda che non ho paura (cantando) :
Io corro sempre dietro agli occhi azzurri:
morte al suo corno bianco come il latte.
Ma non una parola di Delfo.
Io sono straordinariamente saggio.
(Esce).
Decima - Tradita, tradita, e per una donna insignificante, per una donna da nulla. Una donna che non ha mai osato guardare pi su di un suggeritore o di un amministratore. (Entra il vecchio mendicante). Vecchio,
Decima - (raccogliendo le forbici) Vecchio, io mi passer queste attraverso il cuore.
Il vecchio Mendicante - No, no; non lo fare. Tu non sai dove ti metteranno quando sei morta, dentro a quale antro dovrai cantare o ragliare. Tu sembri un tipo che pu predire la sorte, chi lo sa, ma potresti anche essere destinata a predire la morte dei re; ma ricordati bene che non voglio rivali. Non potrei sopportare un rivale.
Decima - Sono tata tradita da un uomo, mi hanno messa in ridicolo. Vecchio, i morti fanno all'amore? Trovano degli innamorati?
Il vecchio Mendicante - Ti bisbiglier un altro segreto. La gente parla, ma io non so altro che di un vecchio asino che sia tornato di l. Forse non c' niente altro. Chiss che lui non abbia tutto il posto per s. Ma qua, la mia schiena comincia a prudere, e non ho ancora trovato della paglia. (Esce. Decima sta per trafggersi con le forbici quando entra la regina).
La Regina - (trattenendola) No, no, sarebbe grande peccato.
Decima - Vostra maest!
La Regina - Credevo mi sarebbe piaciuto morire martire, ma sarebbe stato differente: sarei morta per la gloria di Dio. Santa Octema era una martire.
Decima - Sono molto infelice.
La Regina - Io pure; sono molto infelice. Quando ho visto la folla e ho saputo che volevano uccidermi, sebbene desideri esser martire, ho avuto paura e sono scappata via.
Decima - Io non sarei scappata. Oh, no; ma duro immergere un pugnale nella propria carne.
La Regina - Fra poco saranno qui; sfonderanno la porta e allora come potr sfuggir loro?
Decima - Se potessero sbagliarsi e prendere me per voi, sareste salva.
La Regina - Non potrei lasciare un'altra morire per me; sarebbe mostruoso.
Decima - Oh, maest, io devo assolutamente morire, e morire non sarebbe cosa tanto dura, se soltanto potessi portare per un momento quel broccato d'oro e quelle pianelle d'oro.
La Regina - Dicono che mostra grande virt colui che muore per salvare un giusto sovrano.
Decima - Il vestito, presto!
La Regina - Se tu ti fossi uccisa la tua anima sarebbe perduta; cos invece sei sicura del paradiso.
Decima - Presto, vengono. (Decima mette l'abito <k cerimonia della regina e le sue pianelle. Sotto il vestito di gala la regina porta una specie di saio. La battuta che segue detta dalla regina mentre aiuta Decima ad abbottonare il vestito e ad infilare le pianelle).
La Regina - Era amore? (Decima fa segno di assenso) Oh, questo un grande peccato. Io non ho mai conosciuto l'amore. Fra tutte le cose quella che ho pi temuto. Santa Octema si chiuse in una torre sulla montagna perch un principe bellissimo l'amava. Avevo paura che mi prendesse quando meno potevo accorgermene. Io non sono buona per natura, e si dice che per l'amore si pu fare qualsiasi cosa, tanto dolce. Anche santa Octema ne aveva paura. Ma tu sfuggirai a tutto questo e andrai a Dio pura come una vergine. (Decima completamente vestita da regina) Addio. So come posso scivolar via. C' un convento che mi accoglier. Non una torre; soltanto <un convento, ma da tanto che desidero entrare laggi, perdere il mio nome e sparire. Siedi sul trono e nascondi il viso alla folla. Se non nascondi il viso, avrai paura. (La regina esce. Decima seduta sul trono. Una gran folla riunita fuori delle parte. Entra un vescovo).
Il Vescovo - Il vostro popolo fedele, maest, vi offre il suo omaggio. A nome suo m'inchino dinanzi a voi. La vostra regale maest espressa per bocca del primo ministro ha riempito il popolo di gratitudine. Ogni malinteso finito, tutto a posto dal momento che avete accondisceso a dare la vostra mano al primo ministro. (Alla folla) Sua maest che si tenuta lontana dagli occhi degli uomini, per poter pregare indisturbata per il suo regno, d'ora innanzi si mostrer al popolo. (All'attrice regina) Una regina cos bella non deve temere mai disobbedienza dal suo popolo. (Grida di mai da parte del popolo).
Il Primo Ministro - (entrando in fretta) Spiegher tutto, maest. (Non c'era altro da fare. Questo vescovo stato chiamato per unirci. (Vedendo la regina) Ma, per Adamo!... questa... chi costei?
Decima - La vostra emozione troppo grande per essere espressa in parole. Non tentate di parlare.
Il Primo Ministro - Questa, questa...!
Decima - (in piedi) Sono regina. So cosa vuol dire essere regina... Se dovessi dirvi che ho un nemico lo uccidereste, lo fareste a pezzi, non vero? (Urla di si ammazzerebbe , a pezzi a pezzi ecc.) Ma io non vi chiedo di ucciderlo. Vi chiedo invece di ubbidire a mio marito quando l'avr innalzato al trono. Egli non di sangue reale, ma io ho deciso di innalzarlo al trono. Questa la mia volont. Mostratemi che gli obbedirete finch vi ordiner di obbedirgli. (Grandi applausi. Settimo, che era in piedi fra la folla, viene avanti e prende il primo ministro per la manica. Molte persone baciano la mano della supposta regina).
Settimo - Signore, costei non la regina; semplicemente la mia cattiva moglie. (Decima li guarda).
Il Primo Ministro - Hai visto... hai visto i suoi occhi indiavolati? Vanno tutti pazzi per la sua faccia graziosa, e lei lo sa. Non crederebbero una parola se parlassi, nulla da fare finch gli animi non si sono raffreddati.
Decima - Sono tutti qui i miei servi fedeli?
Il Vescovo - Tutti, maest.
Decima - Tutti?
Il Primo Ministro - (curvandosi) Tutti, maest.
Decima - (cantando):
Ed intanto ricamava
con filo d'oro e con filo d'argento.
Datemi il piatto.
Mentre mangio, voglio d'are un'occhiata al mio nuovo marito.
(Le danno piatto e bottiglia. Si sente il ragliare di un asino e il vecchio mendicante viene trascinato dentro).
Il Vescovo - Finalmente abbiamo smascherato questo impostore. E' stato sempre considerato da tutta la nazione come se fosse la voce di Dio. Come se la corona non poetesse esser sicura su nessuna testa senza il suo aiuto. E' chiaro che era d'accordo con i cospiratori e credeva che vostra maest sarebbe stata uccisa. E continua la commedia. Guardate i suoi occhi vitrei. Ma le sue arie da matto non lo aiuteranno pi.
Il Primo Ministro - Portatelo in prigione, lo impiccheremo domani all'alba. (Scuotendo Settimo) Capisci che c' un miracolo, che Dio e il Diavolo hanno parlato, e che la corona sulla sua testa sul serio, che il Destino ha ragliato sulla bocca di quell'uomo? (Ad alta voce) Lo impiccheremo domani all'alba.
Settimo - E' mia moglie.
Il Primo Ministro - La corona ha cambiato e non c' rimedio. Per Adamo, quella donna deve essere mia moglie. L'oracolo ha parlato chiaro.
Settimo - E' mia moglie, la mia cattiva, leggera moglie.
Il Primo Ministro - Prendete quest'uomo. Ha mormorato contro sua maest. Gettatelo fuori dei confini del regno e con lui i suoi commedianti.
Decima - Non deve ritornare, pena la morte. Mi ha tradita e non voglio mai pi vederlo.
Il Primo Ministro - Portatelo via.
Decima - La mia reputazione mi pi cara della vita; ma debbo vedere gli attori prima che se ne vadano.
Il Primo Ministro - Per Adamo! Che cosa ha in mente di fare? Cercate gli attori.
Decima - (raccogliendo la maschera della sorella di No) I miei sudditi fedeli mi perdoneranno se nascondo il mio volto... non ancora abituato alla luce del giorno, un volto modesto. Sar ben felice se sua santit vorr aiutarmi ad accomodare la maschera.
Il Primo Ministro - Arrivano gli attori. (Entrano gli attori, si inchinano tutti alla nuova regina).
Decima - C'era qualche lavoro che dovevano rappresentare, ma invece li far danzare, e, dopo, saranno largamente ricompensati.
Il Primo Ministro - Sar fatta la vostra volont.
Decima - Siete banditi dal regno e non potete tornarvi, pena la morte. Ma nessuno di voi deve essere pi povero, perch messo al bando. Lo prometto. Ma avete perduto una cosa che non potrete rimpiazzare. Una attrice vi ha lasciati. Non rimpiangetela: era cattiva, testarda, crudele e sta distruggendo qualche cosa in qualche luogo e con un uomo che non conosce; mi dicono che questa maschera starebbe molto bene a quella donna, questa stupida faccia sorridente! Su, danzate. (I commedianti danzano e di tanto in tanto Decima grida: Addio, addio oppure Buon viaggio , e getta loro delle monete).
FINE
- Questo copione è stato visto:


