L’avvocato dei VIP

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L'AVVOCATO DEI VIP

Titolo originale: "L'AOCAT  DI VIP"

Questa è una nuova avventura dell'avvocato Delgelso, che abbandonato ogni tentativo per avere un titolo nobiliare, si darà totalmente al proprio lavoro, per rimanere nell'elite della società, della gente che conta, dei VIP. Sarà aiutato in tutto ciò da un maggiordomo, ladro e gentiluomo, in un andirivieni di personaggi bizzarri che sostengono e rendono questa storia estremamente divertente, mentre Gisella, la moglie,  si trastulla come sempre in una beauty farm.

L'AVVOCATO DEI VIP

Titolo originale: "L'AOCAT  DI VIP" codice SIAE N° 900746A

Commedia comica in tre atti di Guglielmo Antonello Esposito.

Personaggi

Carlo Delgelso:Avvocato padrone di casa.

Piero:Ladro, cameriera e maggiordomo.

Mario:Papà di Carlo.

Teresa:Mamma di Carlo.

Marina:Figlia di Carlo.

Contessa:Cliente di Carlo.

Gertrude: Domestica della contessa.

Onorevole Staiello: Marito della contessa.

Narco:Pusher amico di Piero.

Tullia:Amica amico di Piero.

Lady Domina:Amica di Piero.

Dottore:Medico di famiglia.

                                                                       PRIMO ATTO

                                                                       SCENA PRIMA

Si vede una veranda o una finestra, l'avvocato Carlo Delgelso, sta rimirando controluce e sorseggiando una coppa di cognac, si sentirà in sottofondo l'aria più nota del barbiere di Siviglia, di Rossini. Dalla finestra, o balaustra, o terrazzo, entra furtivamente un personaggio in tuta nera attillata, in quel momento l'avvocato si accorgerà dell'estraneo, quest'ultimo rimarrà impalato e sorpreso.

Carlo: E lei? Chi sarebbe?

Piero: Be... io sarei...

Carlo: Ho capito. Lei è l'omino delle pulizie. Gli pare adesso il momento di venire qua a pulire?

Piero: Beh, veramente io non volevo...

Carlo: Cosa non volevo? È venuto qua a disturbare un onesto avvocato che sta recuperando il lavoro arretrato, col sostegno di un po' di cognac, e del maestro Rossini. Accenna cantando un pezzo dell'aria. Cosa ne sa lei? Questa è cultura! Cultura come questi dipinti d'inestimabile valore. Come questi vasi cinesi. Come questa spada appartenuta a un mio nobile antenato. Toglie la spada dal muro e la terra in mano. Caro i mio omino delle pulizie, sa cos'è quest'aria del maestro? Al massimo lei conosce, e scommetto che canta, "la bella la va al fosso."Ride della propria battuta. Beh, ha ancora molto da stare qui a farmi perdere tempo? Se ne vada! Le pulizie le farà domani.

Piero: Va bene ma, io non sono l'uomo delle pulizie.

Carlo: Lei non è l'addetto alle pulizie, ha detto?

Piero: No. E anch'io ho i miei gusti musicali, anche a me piace Rossini.

Carlo: Non credo alle mie orecchie! Ho sentito bene?

Piero: Sì, però io preferisco un'altra sua opera.

Carlo: Sentiamo. Quale sarebbe l'opera che gli piace di più di Rossini?

Piero mima con le mani il furto e dice: La "Gazza ladra!"

Carlo: La Gazza ladra dice? La gazza ladra... guarda sempre più sospettosamente l'intruso, punta la spada verso quest'ultimo, il quale si mette sulla difensiva.

Carlo: Adesso capisco chi è lei, si proprio, talmente silenzioso e professionale da non accorgermi che è entrato in casa.

Piero sempre più sulla difensiva convinto di essere stato ormai smascherato, l'avvocato va al telefono compone un numero.

Carlo: Fermo li! Adesso è tutto molto chiaro... lei è... lei è il nuovo maggiordomo!

Piero è visibilmente sollevato: Beh, per dire il vero...

Carlo: Per dire il vero che cosa? A proposito, dal suo curriculum, mi risulta che non è sposato, e che non gli interessano le donne. Ecco appunto, l'importante è, che non gli interessino le femmine ma, ora che la guardo meglio, non ho più dubbi perché, a uno che si veste cosi, non possono interessargli le donne.

Piero: Beh, non e proprio cosi, ed io, non sono propriamente un maggiordomo.

Carlo: Non è cosa? Allora può essere solo un ladro che si è intrufolato per... se cosi, io ho voglia di usare subito questa! Punta laspada.

Piero: No! La prego. 

Carlo: Meno male. Allora, cerchiamo di capire con che razza di domestico ho a che fare. Non vorrei occhi indiscreti addosso alla mia Gisella. I maggiordomi che hanno lavorato da me fino ad ora, erano troppo presuntuosi, pretendevano di farmi la morale, perché la mia Gisy passa da un istituto di bellezza all'altro, e quando lei era a casa, loro la mangiavano con gli occhi. Maschi solo loro, e con la loro virilità, mettevano continuamente in imbarazzo la mia Giselluccia, sempre tutta rossa e accaldata per ciò. Se ci penso, ho sete di sangue, e ho desiderio di brandire questa spada! piuttosto, si presenti diamine!

Piero è talmente spaventato, che comincia ad avere, e avrà sempre, modi di fare e di parlare molto effeminati.

Piero: Guendalino!

Carlo: Guendalino? Dal curriculum vitae, mi risulta che lei, si chiami Battista.

Piero: Guendalino per gli amici, Battista per la professione.

Carlo: Allora è sicuramente meglio Battista. Gira intorno a Piero per esaminarlo meglio, sempre tenendo la spada in mano minacciosamente, e dice: Però... una bella via di mezzo, né uomo, né donna va bene. Sì, perché anche le donne, dalla loro, sono bisbetiche e pettegole e invidiose della mia Gisella. Le ho licenziate tutte perché rendevano malinconica la Gisy, e allora di nuovo assumevo un maggiordomo ma, c'era il rovescio della medaglia, cioè la solita storia, quando tornavo a casa, trovavo sempre la mia Gisella con gli occhi lucidi e tutta rossa per l'imbarazzo. Se ci penso, ho voglia di usare questa spada di taglio, diamine!

Piero: Signor avvocato mi scusi un momento solo.

Carlo: Sì?

Piero: Volevo dirle solo che,io sono un fauno, libero dalle costrizioni del sesso convenzionale...

Carlo: Fauno? Convenzionale? Certamente! Un poeta. Ho assunto un poeta a questo punto i nostri animi si avvicinano e si accomunano nella più sublime espressione dell'arte. Ti darò del tu, ma, dimmi pure o mio fauno.

Piero: Riponga la spada. Sa? Le armi mi uccidono!

Carlo: Va be, va be, caro il mio fauno. Ripone la spada al muro.

In questo momento Piero, tenta di prendere la via da cui è entrato, Carlo se ne accorge e dice: E ora, cosa vorresti fare?

Piero sorpreso, tenta di nascondere l'atto della fuga, con passi di danza, aggrappandosi al davanzale da dove stava per scappare come fanno i ballerini classici, e dice: Gli esercizi di danza, sa oggi non li ho ancora eseguiti... nella lingua della danza classica, cioè, il francese dice. "Uno, due, tre e quattro, uno due tre e quattro," avvocato vuol provare con me?

Carlo: Beh...  perché no, ampliamo la mia già estesa cultura.

Piero: Bene, allora venga qua con me. Appoggi la mano al davanzale e segua i miei movimenti, uno due tre e quattro, benissimo, adesso un po più di stile, più flessuoso, così, uno due tre e quattro, uno...

                                                           SCENA SECONDA

Appaino sullaporta d'ingresso i genitori i quali rimangono allibiti.

Piero: Uno, due, tre e quattro...

Teresa: Carlo?

Mario: Quello sarebbe tuo figlio?

Teresa: Se non sbaglio, è anche tuo figlio.

Carlo si accorge dei genitori, e come se niente fosse: Cari i miei genitori, vi prego, accomodatevi.

Mario ironico: Se siamo d'impaccio, togliamo il disturbo.

Carlo: Macché disturbo, stavo prendendo la mia consueta lezione di danza, per ampliare la mia già vasta cultura.

Mario: E... Don Lurio, chi sarebbe?

Carlo: Ah, il fauno? Lasciate che ve lo presenti.

Teresa: Fauno? E che cos'è? 

Pierova verso i due e con un inchino plateale si presenta: Guendalino.

Teresa: Più che un fauno, a me sembra una faraona.

Mario: Senti Carlo, io capisco che Gisella non c'è mai ma, non mi sembra il caso di cambiare la natura... delle cose, no?

Carlo: Macché natura, lui è il nuovo maggiordomo, non che poeta e provetto ballerino. Battista è il suo nome professionale.

Teresa: E si presenta sul nuovo posto di lavoro, vestito da luganiga signor Battista?

Piero: È il mio tutù da ballerino. Sa signora? Stavo andando a lezione di danza, e siccome passavo di qua, mi son detto: perché non ci presentiamo dall'avvocato per il colloquio? Cosi facendo, io ho preso due piccioni con una fava.

Teresa: Che cos'è che ha preso?

Carlo: Due uccelli con un chicco di grano. È una metafora, è come dire che è riuscito a risolvere due problemi in una sola volta.

Mario: Meno male. Non per farmi gli affari tuoi Carlo ma, quanti chicchi di grano vorresti dare al fauno?

Carlo: Giusto! Non abbiamo ancora parlato di stipendio. A Piero. Quanto vorresti guadagnare al mese?

Piero: Be veramente io...  

Carlo: Duemila?

Piero: Io non sono proprio sicuro di essere all'altezza di questo compito. Vorrei andare a casa mia per rifletterci un attimo. Con permesso. Fa per uscire ma Carlo gli si para davanti.

Carlo: Non se ne parla nemmeno! Cinquemila euro, più vitto e alloggio.

Piero: Cinquemila... sorpreso dalla cifra. Se proprio insiste avvocato, sono a sua completa disposizione.

Carlo: Insisto! Insisto ma, bando alle ciance. Cari i miei genitori, io vi ho convocato per... 

Mario: Appunto perché? Oggi non dovevi essere in vacanza?

Carlo: Macché vacanza. Che cosa volete che festeggi senza la mia Gisella? Se penso a lei, la nella beauty farm, magari sotto lo stress di un massaggio thailandese, oppure in una sauna tutta sudata, sto male. Io invece in vacanza? No! Molto meglio il lavoro che mi allevia questo pensiero.

Piero: Anch'io, infatti, pensavo che lei oggi non lavorasse.

Teresa: Che cosa ne vuol sapere lei? Perché s'è presentato qui, allora?

Piero per ovviare alla gaffe: Volevo dire appunto, non solo due piccioni con una fava ma, addirittura tre, cioè, l'avvocato doveva essere in vacanza e invece è venuto in studio, io dovevo andare al corso di danza, e invece ho fatto il colloquio, e allora...

Mario: Va bene! Abbiamo capito. A Carlo. Allora? Perché ci hai convocato qui?

Carlo: Sapete, sto aspettando la contessa, arriverà da un momento all'altro. La contessa è risaputa a tutti sia, una pia donna, e allora vorrei offrirle un bel quadretto familiare, non per niente sto facendo gli straordinari.

Mario: La moglie del...

Teresa: Onorevole? E figlia del senatore?

Carlo: Propriamente lei! Per la sua causa naturalmente, ha scelto il miglior avvocato sulla piazza.

Teresa: Certo che con un marito cosi importante, e con un padre ancora più potente, la causa, qualsiasi essa sia, la vincerai sicuramente.

Carlo: Certamente!

Mario: Però, c'è una cosa che stona nel quadretto.

Carlo: E sarebbe?

Mario: Il fauno!

Carlo: Beh, allora? È il maggiordomo, indossa la livrea, ed è fatta.

Marioa Piero: Lei, faccia una camminata per favore.

Piero cammina avanti e indietro come una modella da sfilata di moda.

Carlo: Forse hai ragione tu, papà. È meglio farlo vestire da cameriera.

Mario: Senza forse! Perché, senza la presenza di tua moglie Gisella e, col fauno per casa, il tuo bel quadretto familiare, si stacca dal muro!

Carlo: Mamma portalo nella mia stanza, e fagli indossare la divisa dell'ultima cameriera che abbiamo avuto a servizio, e... truccalo un po'.

Teresa esasperata: Che cosa mi tocca fare. Teresa e Pierosi avviano verso gli alloggi.

                                                                       SCENA TERZA

Mario: Certo che, come avvocato non c'è niente da dirti, sei persino stato ingaggiato dalla contessa. Peccato che come marito, tu valga poco.

Carlo: Perchè papà?

Mario: Per la Gisella...

Carlo: A proposito di Gisella... Va al telefono compone un numero e comincia la comunicazione. Pronto? Sì Gisella sono io... hai il fiatone...  come mai, povera stella... ah, stai facendo i massaggi super energici... oh, povera la mia Gisy. Ascoltami un momento, devo assistere la contessa... proprio la moglie dell'onorevole... il motivo non lo conosco ancora... gli ho fissato l'appuntamento fra poco in studio. Non è bravo il tuo maritino? A proposito, questa fine settimana, vengo a trovarti... non sei felice? Sì, ti telefono quando parto... va bene, anche quando arrivo. Allora ci vediamo e non strapazzarti troppo. Ciaociaociaociao. Riattacca. Póera dòna, póera dòna. Suona il campanello di casa, Carlo va alla finestra e dice: Contessa buongiorno, salite pure con l'ascensore. Allora papà, un bel quadretto familiare. Ti raccomando. Mamma? Mamma! Svelta, è arrivata la contessa.

Teresa entra in scena: Che fretta, eccomi.

Carlo: Meno male, era a ora. Si sistemerà il vestito, metterà o sposterà alcuni oggetti etc. Va a ricevere l'ospite.

SCENA QUARTA

Entra in scena la contessa molto castigata e con un atteggiamento pio esagerato.

Carlo: Buongiorno contessa. Baciamano. Prego entrate e accomodatevi nella mia umile dimora. Scusate la presenza dei miei genitori ma, sapete, per me la famiglia è sacra. Ve li presento. Ecco mio padre, stretta di mano e si presenta e mia madre. Teresa fa un mezzo inchino imbarazzato presentandosi. Ed ora contessa vi prego di accomodarvi.

Teresa: Favorisce qualcosa contessa? Ho appena messo il caffè a riscaldare.

Contessa: Grazie signora, volentieri. Ho appena finito un digiuno per sostenere moralmente, le caste sorelle di Cuba.

Carlo: Le caste sorelle di Cuba? Che causa nobile contessa, che causa nobile.

Teresa: Allora chiamo la serva per il caffè. Cameriera? Cameriera? Serva!

                                                                       SCENA QUINTA

Piero entra in scena vestito da cameriera: Si?

Teresa: Ecco qui la nostra serva.

Contessa: Cameriera? Serva? Mi scusi signora ma, nonostante l'umile professione, questa sorella avrà pure un nome. Si presenti sorella.

Piero: Guendalina.

Contessa: E cubana sorella?

Piero: No, so  dodo Brasìu.

Contessa: Piacere.

Teresa: Non si chiamava Battista, il fauno?

Contessa: Battista? Fauno?

Carlo comincia a dover inventare.

Carlo: Il cognome! Il cognome è: Battista, fauno Pereira do Pinto, Tereira, do Santos, e per finire il nome, Guendalina.

Mario: Hai elencato la formazione del Brasile?

Contessa: Spiritoso signor Mario.

Carlo: Mio padre ha uno spiccato senso del humour. Guendalina? Adesso porta del caffè alla contessa.                                   

Piero: Va bienos. Esce con un inchino.

                                                                       SCENA  SESTA

Carlo: Come potete vedere contessa, anche noi, abbiamo fatto la scelta di assumere un extracomunitaria bisognosa, grazie alla magnanimità della mia santa moglie.

I genitori ironicamente: Santissima vero?

Contessa: Condoglianze per vostra moglie.

Carlo: No! No. Mia moglie non è trapassata ma, è santa in terra, e sono oramai sei mesi che manca da casa per sostenere la sua causa.

Contessa: Mi scusi avvocato. Avevo frainteso ma, posso sapere in quale opera pia, esercita sua moglie?

Carlo: La mia santa moglie esercita per il rifacimento del...

Teresa: Del seno!

Carlo: Mamma per piacere, non interrompermi! Allora stavo dicendo che Gisella opera per il mantenimento del...

Mario: Corpo!

Carlo: In seno al corpo...

Contessa: Di che corpo?

Teresa: Della Gisella! Mantenimento del corpo, e rifacimento del seno per...

Carlo interviene tempestivamente: Per il rifacimento del corpo... in seno a... dunque per fare...

Mario: Per fare massaggi thailandesi, per tirar su le chiappe!

Contessa: Chiappe? Seno, corpo, e adesso chiappe! Un po' di ritegno insomma.

Carlo finalmente illuminato dice: Chiapas, regione sud orientale del Messico! Non chiappe!

Contessa: Chiapas? Messico? Il corpo, il seno?

Mario: All inclusive.

Carlo: Loro, volevano dirvi dell'impegno di mia moglie per... il mantenimento del corpo delle suffragette in seno al Chiapas, nel Messico! Per l'ottenimento del diritto al voto. Scusate la leggerezza dei miei genitori nel pronunciare la parola dello stato messicano com'è scritto, cioè con la consonante acca, travisandone cosi il significato, e mutandola  in una parola scurrile, di basso borgo.

Contessa: D'accordo, però? I massaggi thailandesi che hanno a che fare col Messico?

Carlo: No massaggi ma, messaggi! Messaggi ai thailandesi, perché anche loro si mobilitino verso una causa di... 

Contessa: Giustissimo! In quel paese c'è la piaga della prostituzione, ed è pieno di turismo sessuale. È ora che la gente di quel paese si ribelli. Mi scusi avvocato, avevo travisato, mi ero quasi convinta che, sua moglie frequentasse... come posso dire... quelle lubriche beauty farm, dove vige, lussuria e adulazione del corpo.

Carlo: State scherzando madonna? In questo momento la mia dolce consorte starà sudando col fiatone, per sostenere il fardello...

Mario: Delle ciàpas! Questa volta l'ho detto senza acca!

Carlo: Appunto! Di queste povere donne messicane.

Contessa: Ho appurato che sua moglie sia una pia donna. In caso contrario non affiderei mai la mia causa ad un avvocato che, condivide la vita orgiastica e peccaminosa della propria moglie.

Carlo: Figuratevi contessa, voi avete posto la vostra causa in sante mani.

Rientra Piero. Con il vassoio del caffè e, comincia a distribuire le tazzine.

                                                                       SCENA  SETTIMA

Contessa: Quindi anche Guendalina s'è ritrovata in casa sua a causa del fardello, fra le povere del Chiapas.

Piero: Non tiengo fardello fra le ciàpas.

Teresa: Contessa? Non è da lei dire queste cose. 

Contessa: Guendalina s'è ritrovata a servizio da voi grazie al fardello, ossia al peso delle responsabilità di vostra nuora per il corpo delle suffragette in Chiapas, Messico, nonostante sia brasiliana. Come mai?

Piero: Passavo da quelle parti e, mi son ritrovata tra le povere ciàpas.

Carlo: E da allora la mia santa moglie ha fatto sì che, ecc. Ora vi prego, cari genitori, e anche tu Guendalina di ritirarvi.

I genitori si alzano.

Contessa ai genitori: Complimenti per vostra nuora.

Carlo: lasciate stare i complimenti per mia moglie, d'altra parte, dove c'è un grande uomo ci sta dietro una grande donna.

Mario: Una gran donna, con un gran fardello tra le ciàpas! Grand'uomo!  Escono verso gli alloggi.

                                                           SCENA  OTTAVA

Carlo: Mio padre è un gran burlone. Allora contessa, qual è la causa che vi ha recato da me?

Contessa: C'è una persona che mi deve un milione di euro ma, questo non me li vuol dare.

Carlo: E questo vi ha fatto scegliere il miglior avvocato sulla piazza, l'avvocato dei vip, per poter vincere la causa, e intascare il milione.

Contessa: Esattamente.

Carlo: Non ci son problemi! Considerate questa persona già massacrata, polverizzata e annientata per sempre, da me, l'avvocato Carlo Delgelso. Dovete sentirvi già i soldi in tasca. Entriamo nei dettagli ora, chi sarebbe questo meschino malandrino?

Contessa: Mio marito! Il mio consorte.

Colpo di tosse d'imbarazzo dell'avvocato: Ho sentito bene? Vostro marito?

Contessa: Ha sentito perfettamente. Mio marito mi tradisce, lui nega ma, io so che è vero, per di più, spende e spande soldi dappertutto. per questo voglio il milione di euro, come risarcimento al danno morale che mi ha fatto, in cambio del mio perdono. Questi soldi naturalmente saranno devoluti per la causa delle caste sorelle di Cuba ma, lui non vuol darmeli, per questo mi sono rivolta a lei avvocato.

Carlo: Scusatemi contessa ma, ci vogliono le prove per dimostrare il tradimento.

Contessa: Le prove sussistono per il fatto che mio marito è un uomo del sud, e quindi è... come si può dire? Focoso.

Carlo: Ma sicuramente voi contessa, mantenete fede ai doveri coniugali, e dunque...

Contessa: Questo è il punto! È da un anno che ho fatto il voto di castità per la causa delle caste sorelle di Cuba.

Carlo: Un anno? Beh, in questo caso vostro marito ha delle attenuanti.

Contessa: Quali?

Carlo: Lo spirito è forte ma, la carne...

Contessa: Allora anche lei avvocato è impura, se la pensa cosi! Per di più che, sono sei mesi che sua moglie manca da casa.

Carlo: Al contrario contessa. Io sono fedelissimo alla mia Gisella.

Contessa: Immagino sua moglie che è una pia donna, abbia fatto il voto di castità per star via cosi tanto da casa, a causa delle suffragette del Messico della regione del...

Carlo: Chiapas!

Contessa: Allora...

Carlo: Castità fra le chiapas! Certamente contessa. Pero non vedo come potrei aiutarvi, vostro marito è potente e inattaccabile.

Contessa: Lei avvocato, è il professionista dei VIP, e la sua capacità è leggendaria.

Carlo: E già, la mia grande professionalità.

Contessa: Grazie a ciò, se vince la causa, il suo onorario sarà di centomila euro ma, se la perde...

Carlo: E già, se la perdo? 

Contessa: Se la perde, farò in modo che mio padre senatore, mandi in rovina, il famoso avvocato Delgelso. E l'onorevole mio marito, davanti a mio padre, non è nessuno.

Carlo: Ah bene! Dimenticavo vostro padre, e allora, con un alleato come il suo genitore, all'arrembaggio, rompiamo le reni all'onorevole.

Contessa: Non avevo dubbi. Adesso dovrei proprio andarmene.

Carlo: Permettetemi contessa di accompagnarvi alla vostra auto, cosi noi finiamo di parlare dei dettagli. Chiama: Papà, mamma? Dobbiamo andare, accompagno pure voi.

Rientrano dagli alloggi Carlo Teresa e Piero.

                                                                       SCENA  NONA

Carlo: Suvvia, andiamo che vi accompagno, insieme alla contessa.

Teresa: Possiamo andarcene anche per conto nostro.

Mario: E no! Sei stato tu a farci venire qua, e il minimo che puoi fare è accompagnarci a casa.

Carlo: Va bene, brontolone. Guendalina? La casa è nelle tue mani. Escono dall'ingresso principale.

                                                                       SCENA  DECIMA

Appena escono  Piero manifesta la sua contentezza tornando ad avere i modi di fare originali, da maschio.

Piero: Cinquemila euro al mese, più vitto e alloggio. Canta il barbiere di Siviglia. O che bel vivere o che piacere per un barbiere di qualità... di qualità! E pensare che ultimamente, alloggiavo a S. Vittore. Adesso finalmente, posso cominciare una vita onesta. Va al telefono e compone un numero. Narco? Sono io... allora niente, volevo solo informarti che ho trovato un bel posto di lavoro... no, non è uno scherzo... al servizio dell'avvocato Delgelso... è un po' strambo, però paga bene, è appena stata qui la moglie dell'onorevole,"la neve"... sì, l'onorevole Staiello, il tuo principale cliente... va bene, se avrò bisogno ti chiamerò. Ciao. Riattacca. Si sente bussare insistentemente alla porta, Piero si agita ma poi si ricompone e va ad aprire, irrompe in casa l'onorevole, sprezzante e prepotente.

                                                                       SCENA  UNDICESIMA

On: Dov'è mia moglie?

Piero: Como?

On: Como? Non è a Como, so che è stata qui, o lo è ancora! Dov'è mia moglie!

Piero: Escusame senor, ma non compriendo.

On: Dov'è mia moglie?

Piero: E uscita con l'avvocato segnor.

On: Ah, con quel buffone a qui ha affidato una causa persa. Intanto comincia a girare intorno a Piero, con aria di grande apprezzamento.

On: Ci siamo già visti mia cara?

Piero: Non me siembra. Intimidito.

On: Hai forse un fratello nel giro... diciamo un fratello che spesso soggiorna a San Vittore o in via Gleno qui a Bergamo?

Piero: Non tiengo ernani.

On: Ah già, tu sei straniera? Di dove sei, e come ti chiami?

Piero: Dodo Brasìu, e me chiamo Guendalina.

On: Uàu, una brasillera,  a me fan bollire il sangue le brasiliane. Avvicinati, mia bella carioca.

Piero: La prego segnor, sono illibata.

Onorevole si avvicina a Piero: Mia bella carioca.

Piero allontanandosi dice al pubblico: Se insiste ancora un po', gliela mostro io la carioca.

On: Si parla la tua lusitana lingua. Cantami una canzone della tua terra.

Pieroaccenna a una canzone: Ahi che dolor...

On: Il dolore per la tua lontana terra, si! Intanto l'onorevole si fa sempre più vicino a Piero Continua ti prego.

Piero: Ahi che dolor, se mi segui ancor, io ti riempio di dolor! E scappa sul retro inseguito dall'onorevole, Si sente ilrumore dipugni e schiaffi.

In questo momento rientra l'avvocato.

                                                                       SCENA  DODICESIMA

Carlo: Demonio! Che cosa sta succedendo?

Rientra Piero tutto affannato e dice: C'è qui un segnor muio focoso che mi fa delle avances, e nello slancio ha sbattuto contro le mie mani.

Rientra l'onorevole dagli alloggi ammaccato con la camicia strappata e un occhio nero, i due si guardano e poi l'avvocato dice: Che sorpresa onorevole. Noto che è gia a pezzi prima di cominciare, se le ha buscate dalla servitù, chssa quando deve incontrare me? Si sfrega le mani. Chi bencomincia è già a meta dell'opera, le conviene già, mollare il milione a sua moglie, non vede? E già alle corde. Ride sempre delle proprie battute.

Onorevole imbestialito: Io la distruggerò!

Carlo: Ma va?

On: La dilanierò!

Carlo comincerà a prendere in giro l'onorevole facendo un balletto: La distruggerò, la dilanierò, ma chi si crede di essere diamine? Lei e della peggior razza di buffoni che io conosca! Lo chieda a suo suocero.

L'onorevole livido in faccia esce tutto impettito, mentre l'avvocato comincia ad esaltarsi a fare le trombette verso l'onorevole uscente: Gliela faccio vedere io, a quel pallone gonfiato, io, l'avvocato dei VIP, il principe del foro Carlo Delgelso. E adesso Battista, champagne!

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

SCENA  PRIMA

Il secondoatto comincia una settimana dopo la fine del primo. L'avvocato sta simulando con Battista un interrogatorio all'onorevole. Battista sta seduto alla scrivania simulando la parte dell'onorevole sotto accusa.

Carlo: E così onorevole, non vuole risarcire la contessa sua moglie dal tradimento, dall'adulterio da lei commesso?

Piero: Non se ne parla nemmeno!

Carlo spazientito: Battista, un po' più mascolino, per piacere, e un poco più cattivo. Devi essere più credibile, non abbiamo molto tempo da perdere. Domani ci sarà l'incontro fra me e la contessa contro suo marito.

Piero virilmente ripete: Non se ne parla!

Carlo: Oh, cosi va meglio. Quindi lei onorevole, non ammette le sue luride colpe, nonostante la contessa sua moglie, stia mantenendo fede ormai da un anno, al voto di castità per la causa delle caste sorelle di Cuba?

Piero ridendo, e sempre virilmente: Lo mantenga pure il suo voto di castità, che le sistemo io le caste sorelle di Cuba, ah ah ah ah.

Carlo: Battista? L'onorevole mi sembra sia meno scurrile nel linguaggio.

Piero: Lo è, glielo assicuro, e parecchio.

Carlo: Come fai tu a saperlo? 

Piero: Beh...

Carlo: Ah già, il tuo incontro con lui quando eri Guendalina. Andiamo avanti col processo. Cosa mi tocca udire. Un'ammissione della sua colpevolezza. Dunque la giustizia seguirà il suo iter. Quindi lei è rea, e pagherà il fio!

Piero: Mi scusi avvocato, non ho capito le ultime due parole. Che cosa sarei?

Carlo: Reo, colpevole, e il fio in giurisprudenza, è il prezzo da scontare alla giustizia. Dimenticavo la tua ignoranza. dov'eravamo rimasti?

Piero: Al motivo della mia ignoranza.

Carlo: Dunque onorevole, neanche un po' di moralità le appartiene. Come se io me ne approfittassi del voto di castità della mia Gisella nel Chiapas.

Piero: Gliele do io la castità alla sua Gisella nelle chiappas. Ridendo.

Carlo diventa serio e cambia atteggiamento, Piero è troppo preso dalla parte per accorgersene, avvocato si avvicina alla spada  la prende, e dice: Che cosa hai detto?

Piero: Che gli dò io la castità alla Gisella nelle... Si trova la spada puntata al collo.

Piero torna ad essere femminile: Questo, è un fuori programma avvocato?

Carlo: Il programma è finito! Cosa faresti tu, alla mia Gisella?

Piero impaurito: Io proprio nulla ma, l'onorevole magari con la sua scurrilità... e poi, me l'ha detto lai di essere più cattivo,  insomma stavo facendo l'avvocato del diavolo.

In quel momento entra in casa Marina, la figlia di Carlo.

                                                                       SCENA SECONDA

Marina: Che stai facendo papà?

Carlo: Stavo recitando l'Orlando il furioso, mia cara. A Piero: Vero?

Piero: Molto furioso.

Carlo depone la spada al muro e va ad abbracciare Marina: Come stai mia cara?

Marina: Bene papa, grazie. Noto che c'è un nuovo domestico. Va verso Piero e dice: Piacere, io sono Marina. Porge la mano.

Piero meraviglia Marina con un elegante baciamano: Battista, per servirvi  Madamoiselle.

Marina: Uàhu, che gentil uomo Battista.

Piero sidimentica della presenza di Carlo, affascinato da Marina cerca il flirt e dice: E come non potrei esserlo davanti ad una meraviglia della natura la quale voi rappresentate, un fiore splendente di rugiada baciato dai raggi del sole di un magico mattino di Maggio.

Marina: Che poeta.

Carlo prende la spada e dice minacciosamente: Ti sei dimenticato di me Battista? Dobbiamo finire la scena dell'Orlando il furioso Battista?

Piero ravvedendosi dice: Direi proprio di no avvocato. Per oggi abbiamo fatto abbastanza.

Carlo sempre minacciosamente: Bene. Ti conviene tornare a essere il fauno di sempre.

Marina: Fauno?

Carlo: È lui che dice di essere un fauno.

Marina: Il fauno è un'antica divinità dei boschi, protettore delle greggi.

Carlo: Un pastore Marina?

Marina: In qualche modo sì. Il fauno è un'antica figura mitologica italica, immaginati un giovincello dalle sembianze femminee, vestito solo di una corta tunica, una corona di foglie in testa, ed un piffero in mano.

Carlo: Come il sommo poeta Dante. Bellissimo! Allora caro il mio fauno, va nella mia stanza, e vestiti come ha descritto Marina. D'ora in avanti come domestico, avremo  un fauno poeta. Adesso però battista, lasciaci da soli.

Piero: Certamente. Scusatemi. Fa un inchino ed esce verso gli alloggi camminando molto femminilmente.

                                                                       SCENA TERZA

Marina: Hai assunto un poeta, chissà la mamma come sarà felice di sapere questo. Papà, non sei contento?

Carlo: Un sommo fauno poeta attore e anche provetto ballerino.

Marina: Una delle tue abituali stranezze, non la finisci mai di giocare con le persone?

Carlo: Giocare? Diciamo che mi diletto costruendo artisti. E loro si dilettano della mia sapienza.

Marina: Beh, io ci sono abituata. I nonni! Dove sono ancora? Va alla porta. Oh, finalmente siete arrivati.

I genitori di Carlo entrano affannati in casa.

                                                                       SCENA  QUARTA

Mario: Calma èh...

Teresa: Carlo? Come mai l'ascensore è fuori servizio?

Mario: Sì, ha la porta sigillata col nastro dell'ASL.

Carlo: La causa è, il marito della mia cliente. Quest'ultima gli ha chiesto un risarcimento in denaro tramite me, lui per intimorirmi, mi ha mandato qui l'ente preposto che mi ha sequestrato l'ascensore perché non in regola.

Mario: Con tutte quelle scale da fare, prima o poi, mi verrà un infarto.

Teresa: Almeno dopo ci porterai a casa, è il minimo che puoi fare per noi.

Carlo: Non posso! La stessa persona, mi ha fatto sequestrare l'auto, perché l'ho lasciata un momento in divieto di sosta.

Marina: C'è quella della mamma in garage.

Carlo: Non posso usarla! Perché non ho più la patente di guida.

Mario: Per bacco, come mai?

Carlo: La stessa persona, ha ordinato ai vigili di sequestrarmi la patente, fino a nuovo ordine. Domani però, c'è l'incontro fra noi, e tutta questa farsa finirà. Per tornare a noi, come l'avete trovata la mia Gisella?

Teresa: Come l'abbiamo trovata? Tutta bianca con due fette di zucchina sugli occhi.

Mario: Questo il primo giorno. Il giorno dopo, era tutta nera che teneva una lamiera sotto al collo.

Marina: Nonni? Si stava facendo una maschera di bellezza prima, e poi si abbronzava il viso.

Mario: Questo nelle pause fra un massaggio di Valeriano, che  fa i massaggi rilassanti, e...

Teresa: Che bel ragazzo Valeriano, simpatico con due spalle cosi. Indica l'ampiezza delle spalle.

Mario: Stavo dicendo, fra un massaggio e il bagno col turco.

Marina: Bagno turco, nonno.

Mario: Io so solo che, quando Gisella entrava, assieme ci andava un omone con due baffoni cosi. Indica la lunghezza dei baffi.

Carlo: Il feroce Saladino! Papà? Sarà stato l'assistente.

Marina: Ma certo nonno, sai che mamma ha dei problemi di pressione, ha bisogno di essere assistita.

Carlo: Certamente, povera cara.

Mario: Chissà che pressione, la sera era talmente stanca, che ci ha portato a ballare.

Teresa: Lei faceva la ragazza immagine, ballava sui cubi.

Carlo: Sicuro, un po' di svago dopo giornate cosi estenuanti, è più che giusto.

Teresa: Comunque sta benone. Scoppia di salute.

Carlo: Mamma, tu mi hai aperto il cuore, sapere che Gisella sta bene, fa star bene anche me.

Mario: Per tornare a noi Carlo...

Carlo: Sì papà?

Mario: Quello che ti ha sequestrato ascensore, patente e macchina, chi sarebbe?

Carlo: L'onorevole Staiello.

Mario: Il marito della contessa tua cliente?

Carlo: Propriamente papà.

Marina: Scusate la contessa figlia del senatore?

Carlo: Proprio lei. E proprio grazie a suo padre è come se avessi già vinto la causa. Mi sento gia in tasca i centomila euro della mia parcella. Glielo farò abbassare io il testone all'onorevole pallone gonfiato.

Teresa: Centomila euro? Cosa mai gli avrà fatto l'onorevole a sua moglie.

Carlo: Segreto professionale mamma.

Teresa: Giusto. Scusami.

Marina: Papa, allora non sai del senatore. Non hai letto i giornali?

Carlo: No. Sono almeno sei giorni che non li leggo, perché da quando non ho più patente e auto, non sono più uscito da casa, e non sono potuto nemmeno andare a trovare tua madre. Tutto ciò, grazie a quel delinquente dell'onorevole ma, la vendetta è un piatto che si serve freddo, e domani lo toglierò dal frigorifero. Marina? Cosa sai del senatore?

Marina: Sembra sia partito per un viaggio improvviso, lasciando gli impegni politici.

Carlo: Lui può andare anche in capo al mondo, ma la sua influenza politica rimane, perché se ciò non fosse, domani dovrò andare a mangiare la minestra alla mensa dei poveri. I giornali intitolerebbero, "L'avvocato Delgelso rovinato dall'onorevole il genero del senatore". Invece con la protezione del senatore vincerò la causa contro suo genero. Cosi io potrò rimanere nel jet set, fra i vip fra i big.

Mario a Teresa: Forse vuole buttarsi nel mercato dei gessi da scrivere sulle lavagne, però non ho capito cosa sono i vip e i big.

Teresa: Saranno pene a sfera. Vorrà aprire una cartoleria.

Carlo: Che cosa avete capito?

Mario: Gessetti, penne biro, bic, vip...

Carlo: Jetset, il belmondo dei  vip, very  important  person.

Marina: Adesso papa io dovrei andarmene, sono già in ritardo. Bacia il padre e dice ai nonni: Nonni, se volete vi accompagno a casa.

Teresa: Grazie Marina. Veniamo volentieri. 

Mario: Allora Carlo, noi andremmo.

Carlo: Arrivederci, cari genitori. Accompagnandoli alla porta.

                                                                       SCENA QUINTA

Rientrando si trova davanti Piero vestito con una corta tunica ed una corona di foglie in testa.

Carlomeravigliato dice: C'est magnifique, beautifull, wonderfull.

Piero: Va bene così? Rendo l'idea del fauno? 

Carlo: Sììììì! Cosi nobiliti ancor di più il mio animo poetico, con la tua presenza. La presenza del sommo fauno poeta.

Piero: Ho trovato dei costumi in camera sua, dentro a un baule, mi son permesso di indossare quello che più si appropriava a fauno, perché ce ne sono talmente tanti di costumi in quel baule.

Carlo: Sono i costumi che indossiamo io e Gisella, quando facciamo le feste mascherate.

Piero: A carnevale.

Carlo: Non è necessario sia carnevale. Per esempio: questo costume l'ho indossato per fare Marcantonio a una festa baccanale, la mia Gisella era travestita da Cleopatra.

Piero: Baccanale? Che festa è?

Carlo: Una festa che gli antichi romani dedicavano al dio Bacco, dove si mangiava, si beveva e dopo... fra uomini e donne... insomma...

Piero: Lei e sua moglie... a questa festa?

Carlo: Ebbene sì!Naturalmente solo evocazioni storiche. Serate culturali dove ci si scambiava poi fra tutti i partecipanti delle idee a proposito...

Piero: Di che cosa?

Carlo: Del tempo libero nell'antica Roma. Bando alle ciance ora. Prendo la macchina fotografica perché voglio immortalare l'immagine del sommo fauno poeta. Prende da qualche parte una macchina fotografica con cavalletto, sisistema e dice: Mettiti in posizione.

Piero: Quale posizione.

Carlo: Ti faccio vedere io. Carlo va da Piero e comincia a muovergli le braccia il viso le gambe. In questo contestoappaiono alla porta d'entrata i suoi genitori seguiti da una signora dall'aria estremamente castigata. Sorprendendo Carlo e Piero in una posizione ambigua ed imbarazzante.

                                                                       SCENA SESTA

Teresa scandalizzata: Carlo! Cosa stai facendo col fauno?

Tutti allibiti, Carlo si rende conto della situazione compromettente, tossicchia e tenta di uscire dalla situazione come da suo stile, intanto la sconosciuta è impalata a bocca aperta.

Carlo: Non eravate andati a casa voi due?

Mario: Stavamo andandoci ma, da basso abbiamo incontrato questa signora che voleva parlarti, e allora l'abbiamo accompagnata qui.

Carlo per rompere l'atmosfera: Volevate parlarmi signora? E di che? E poi, chi siete?

Gertrude: Sono la signorina Gertrude. Domestica della contessa vostra cliente non che guida morale e psicologica della signora.

Carlo: Che piacere. Porge la mano, Gertrude non si scompone. Che sbadato sono, prego accomodatevi.

Tutti si siedono.

Carlo: Voi due non dovevate andare a casa vostra?

Teresa: Tu hai detto accomodatevi, e di conseguenza...

Carlo: Accomodarvi alla signorina, l'ho detto.

Gertrude: Lasciate che i signori rimangano. I vostri genitori mi sembrano due persone genuine, al contrario vostro avvocato. Voi... voi... mi sorprendete negativamente.

Teresa: Ha ragione! Farti trovare qui col fauno in quel sistema... vergognati!

Carlo ridendo: Mamma, che cos'hai capito?

Gertrude: Non capisco cosa ci sia da ridere. Voi avvocato avete tradito la fiducia della mia signora. Ed io sono responsabile dell'integrità morale delle persone che circondano la contessa. Ma voi stavate facendo...  con quel...

Carlo: E un travestimento signorina. Vero Battista?

Piero: Si sono travestito.

Gertrude: Lo vedo che è un... travestito. Ed io che sono venuta in nome della contessa per recapitarvi un messaggio, adesso mi sento costretta a comunicare alla mia signora la vostra ignobiltà.

Carlo: E tutto un equivoco  signora...

Gertrude: Signorina! Prego. Mi è stato detto che vostra moglie è paladina di purezza, che ha fatto un voto, e voi tradite così la castità della vostra consorte?

Mario: Che voto ha fatto tua moglie? Non farmi ridere Carlo.

Carlo: Castità papa. Ed io non tradirei mai il voto della mia santissima signora.

Gertrude: Non solo tradite, ma l'aggravante è che tradite con un uomo... con un... travestito.

Carlo: Dovete capire che è tutta una messa in scena, è una recita. Vero Battista?

Piero: Sì, io sono un fauno libero dalle costrizioni del sesso convenzionale.

Gertrude: Lo vedo! Se almeno questo tradimento rientrasse nel... sesso convenzionale, potrebbe essere un'attenuante, ma così tradite vostra moglie contro ogni convenzione. E avete tradito anche la contessa che voleva affidarvi la causa.

Teresa: Mario? Che cosa ha fatto nostro figlio?

Mario: Ha tradito la convenzione di Ginevra.

Teresa: Mamma mia, l'ha fatta grossa!

Carlo: Madamoiselle, è tutto un qui pro quo. Io posso spiegare.

Gertrude: Va bene. Vediamo cos'ha da dire in sua difesa.

Carlo: Volevo fare qualche fotografia da mandare per Natale alle suffragette del Chiapas, e allora quale figura meglio di Battista.

Gertrude: Battista? Il... travestito si chiama Battista?

Carlo: Si , e il mio nuovo maggiordomo. Come già saprete, settimana scorsa c'era una ragazza al mio servizio ma, l'ho licenziata per assumere il fratello. Sì, ho preferito il fratello.

Gertrude: Lo vedo! Per il... per il... sesso?

Carlo: No no. Per non essere indotto in tentazione da una giovane femmina per casa. Voi saprete che, lo spirito è forte, ma la carne...

Gertrude: Zitto! Io non so nulla di tentazioni e di carne. Comunque, la contessa mi riferì di questa ragazza brasiliana dal cognome lunghissimo, proveniente dalla missione di vostra moglie, e voi l'avete licenziata.

Carlo: Sì, ma di comune accordo. Ho dato una generosa buona uscita alla ragazza, in cambio ho assunto il fratello che ho scoperto essere fauno poeta.

Gertrude: Fauno o Battista?

Carlo: Battista è il nome. Il cognome invece, Fauno Pereira do Pinto Tereira do Santos. Ma è proprio il nome fauno che ha ispirato la mia più profonda creatività artistica.

Gertrude ai genitori: Mi sta venendo il mal di testa, voi avete capito qualche cosa?

Mario: Che vuol battere la convenzione di Ginevra con la nazionale del Brasile, "Fauno Pereira do Pinto Tereira do Santos Pelè Riverino Juninio... "

Carlo: Non scherzare papà. Voglio semplicemente immortalare in fotogrammi il fauno, che è una divinità mitologica dei boschi, protettore delle greggi. Non è vero Battista?

Piero: Si guardo le pecorelle che non si smarriscano.

Carlo: Queste fotografie, sono un omaggio alla mia santissima moglie per far si che non perda neanche una pecorella della sua missione, e dorma sogni tranquilli.

Teresa: Non ha bisogno di contare le pecore per dormire tua moglie, perché la sera è sempre sfinita.

Mario: Sì, è sempre in movimento. Comincia la mattina presto a salire su quella macchina che gli fa tremare tutte le chiappe...

Gertrude Cosa? Chiap...

Carlo: Chiapas! Regione del Messico dove opera la mia consorte. Il papà non si ricorda mai come si pronuncia il nome di questa terra.

Gertrude: E chi trema?

Carlo: Le chiapas. Queste povere suffragette messicane.

Gertrude: Io immagino per i frequenti  terremoti, oppure per questi uragani sub tropicali carichi di lampi e tuoni tipici del Chiapas. Vero signor Mario?

Mario: Io non so se tuona nelle chiapas della Gisella. Dovrebbe domandarlo a mio figlio che dorme assieme.

Carlo: Scusate mio padre Gertrude. Voleva solo dire che Gisella mia moglie, inizia la sua giornata facendo un discorso infervorante a queste ragazze chiàpas, che le fa tremare, o meglio le fa vibrare d'orgoglio.

Teresa: Sì, poi fa i massaggi energici, si infanga tutta, e poi tutta bagnata fa la sauna.

Carlo: Giusto mamma, giusto. Prima i messaggi, cioè sbriga la posta e la consegna lei stessa ai villaggi limitrofi, attraversando la giungla in mezzo al fango, e con un caldo che sembra di essere in una sauna.

Mario: La sera per concludere in bellezza, lei balla sui cubi.

Gertrude: Balla sui cubi? In discoteca?

Carlo: Balla coi lupi! Il papa voleva dire Balla coi lupi. Il film.

Teresa a Mario: Durante il giorno bada alle pecorelle, la sera balla coi lupi perché non gliele mangino il giorno dopo. Che ne dici Mario?

Mario a Teresa: Sicuramente. Per me comunque, lei balla sui cubi.

Carlo: Balla coi lupi. Famoso film che mia moglie ama vedere per rilassarsi dopo un'estenuante giornata di lavoro.

Gertrude: Bel film. Quindi, dopo che la vostra coraggiosa signora ha contato fino all'ultima pecorella della sua missione, si concede un po' di sano svago, giustamente. Mi avete convinto avvocato. Le fotografie della figura mitologica del fauno protettore delle greggi sono proprio le immagini che più collimano con la missione di vostra moglie. Bravo avvocato. Poi guardando Piero dice: Ma che bel costume Battista,dove ve lo siete procurato?

Piero: In camera dell'avvocato signorina, è il costume che mette quando fa le...

Gertrude:  Quando fa cosa?

Carlo fa un colpo di tosse imbarazzato e dice: Per piacere Battista non scherzare. Non è il momento. Racconta la verità.

Piero: Me l'ha detto lei avvocato che con sua moglie vi travestite da Marcantonio e Cleopatra ed andate in certi locali dove vi scambiate le idee mangiate e bevete e poi fate...

Gertrude: Oh mamma mia. Fa per svenire i genitori si alzano per portare aiuto a soggetto paroled'incoraggiamento, chi gli fa aria ecc, poi Gertrude riavendosi dice: Non credo alle mie orecchie, voi e vostra moglie frequentate locali per... scambisti?

Carlo: È una metafora Gertrude. Suvvia, è successo che in passato, io e la mia santissima moglie... insomma, noi due ci siamo immersi nel fango della lussuria, e della perversione, travestiti ma, in realtà missionari di castità e purezza per poter portare queste sporche pecorelle alla pulizia e alla redenzione.

Gertrude Voi due immersi, nel fango del peccato? In mezzo a dei corpi... nudi e avvinghiati.

Carlo: E già... immaginate signorina. Immaginate.

Gertrude, visibilmente eccitata comincia a farsi aria con le mani, e ad aprirsi la camicia: Sììì! Che missione terribile. Tremenda... oh mamma mia, mi manca l'aria...

Gertrude si lascia andare semi svenuta. Carlo e Piero le prestano soccorso facendogli aria e sostenendola.

Carlo: Mamma! Papà! Andate a prendere dell'acqua, presto!

I due escono di fretta.

SCENA  SETTIMA

Gertrude "riprendendosi" dice ansimante: Ora va molto meglio avvocato, grazie. Si ricompone.

Carlo: Di niente, prego. Avete capito Gertrude? È terribile, sì. È molto più difficile essere missionari nella propria società che fra le suffragette del Chiapas o fra le caste sorelle di Cuba.

Gertrude: Certamente, meno male, meno male. M'ero quasi convinta che voi e vostra moglie foste due pervertiti  lussuriosi.

Carlo: Non pensatelo nemmeno Gertrude.  Visibilmente sollevato come se avesse appena finito di correreuna maratona.

Gertrude: Comunque il motivo della mia visita è un messaggio della contessa mia signora.

Carlo: Ditemi signorina, ditemi.

Gertrude: La contessa vi riferisce che non ci sarà domani al confronto col marito. Dovrete arrangiarvi per conto vostro avvocato. Adesso dovrei proprio andarmene.

Carlo: Signorina, riferite alla contessa che non c'è problema. L'ombra del senatore suo padre basterà ad annientare l'onorevole suo marito.

Gertrude: Il motivo dell'assenza della contessa è proprio la dipartita di suo padre. Sapete avvocato, il senatore ha avuto una profonda crisi mistica, ed ha lasciato tutto. Non vuol più sapere niente ed è andato in Tibet. La contessa lo sta cercando fra quelle impervie montagne.

Carlo: Allora l'ombra... l'influenza del senatore, non ci sono più?

Gertrude: Credo proprio di no.

Carlo: Ed io mi trovo da solo?

Gertrude: Cosi mi è stato detto di riferire.

Carlo: Signorina, io voglio confessarvi una cosa.

Gertrude: Prego.

Carlo: Io tutte le settimane vado ad Amsterdam, a Parigi, precisamente al Pigalle. Mia moglie vive in una beauty farm. Dulcis in fundi,  io sono innamorato di Battista.

Gertrude scoppia in una risata e dice: Piantatela di prendermi in giro avvocato, dopo tutto ciò che  mi avete raccontato, come potreste essere un pervertito. Cambia atteggiamento e dice: piuttosto avvocato, io... sarei interessata a portare il mio aiuto ai bisognosi, e vorrei proprio farlo... diciamo... nella nostra società, è troppo facile andare altrove, e proprio come avete fatto voi in passato vorrei  immergermi nel fango della... lussuria per poter aiutare queste pecorelle perse nella perversione, a tornare pulite, se voleste darmi qualche dritta... qualche indirizzo...

Carlo: Signorina vi  prego. Invitandola ad uscire dalla porta.

Gertrude uscendo quasi per scusarsi di essersi fatta sorprendere dice: Ma solo per spirito di carità intendiamoci! Viene quasi spinta fuori a forza da Carlo e Piero.

                                                           SCENA OTTAVA

Rimane atterrito solo con Battista, si rivolge a quest'ultimo dicendo: Domani l'onorevole mi farà a pezzi. Raccoglierai i miei resti Battista? Sarà almeno buona la minestra alla mensa dei poveri?

Piero: Non è male, glielo garantisco?

Carlo sviene

SCENA NONA

Rientrano i genitori con acqua e asciugamani.

Teresa: Che succede? Dov'è la signorina bisognosa?

Piero chino su Carlo dice: Non ne ha più bisogno quella! C'è l'avvocato che ha bisogno ora.

Genitori a soggetto: Carlo che ti succede, perché, ecc.

Tutti quanti, si protrarranno in cure, mentre si chiude il sipario.

                                                           FINE SECONDO ATTO

                                                                       TERZO ATTO

                                                                       SCENA PRIMA

E il giorno dopo la fine del secondo atto. Piero è al telefono.

Piero: Sì Narco, sono esausto. Un giorno, io devo fare Guendalina, l'altro Battista, l'altro ancora Fauno, stamattina l'avvocato sembra il malato immaginario di Moliere. Ho dovuto perfino chiamare il dottore... non posso piantarlo in asso ora... non tanto per lui ma, per i suoi genitori e sua figlia, che sono brave persone. Si sentono dei lamenti. Adesso devo proprio staccare. Ti saluto, e ti richiamo io. Posa la cornetta del telefono e torna a spolverare i mobili, intanto entra dagli alloggi Carlo, indossa un pigiama con sopra una giacca da notte, avrà una borsa del ghiaccio in mano e un termometro nell'altra.

Carlo: Hai chiamato il dottore, Battista?

Piero: Sì, e ho chiamato anche i suoi genitori.

Proprio in questo momento entrano dall'esterno i genitori e la figlia.

                                                                       SCENA SECONDA

Carlo: Si parla del diavolo, e spuntano le corna.

Teresa: È permesso?

Carlo: Permesso cosa? Tanto, siete già entrati.

Mario: Ehi bello, vuoi che facciamo dietro front? Ricorda che sei stato tu, a farci chiamare. 

Teresa: Certamente! E poi, non è ora di darti una sistemata? Sei ancora in pigiama!

Piero: Veramente, sono io che vi ho chiamato, assieme al dottore.

Teresa: Dottore? Come mai?

Carlo: È per me.

Tutti a soggetto: Che cosa ti è successo, non stai bene? Ecc.

Carlo piagnucolante: Sì cari i miei familiari. Credo di avere un male incurabile.

In questo momento suona il campanello. Piero va al citofono.

Piero: Salga pure dottore.

Mario: Il dottore è qui. Adesso Carlo, calmati.

Marina: Vedrai papa che non e niente.

Carlo: Fate presto voi ma, un fuoco arde dentro di me!

Teresa: Dove Carlo? Non farmi star male.

Carlo: Sono io che sto male, perché un fuoco mi arde nel cuore.

Teresa: Oh Signore santo.

Carlo: Battista? Battista? A che ora è l'esecuzione?

Piero: Fra un paio d'ore.

Mario: Esecuzione?

Piero: L'appuntamento con l'onorevole, signor Mario.

Mario: La malattia incurabile, un fuoco arde dentro di me...

Ma in questo momento si sente: E permesso?

Piero: Prego dottore, si accomodi.

Piero fa entrare il dottore, poi lui se ne andrà discretamente negli alloggi.

                                                                       SCENA TERZA

Teresa: Avanti dottore, svelto! Mio figlio è...

Dottore: Calma! Che cosa succede all'avvocato? Vediamo.

Il dottore comincia ad armeggiare coi suoi attrezzi, si avvicina a Carlo e con lo stetoscopio comincia ad auscultare, sente il polso fa delle cose di routine che fa un dottore con un paziente.

Carlo: Faccia a piano dottore, la prego.

Dottore: Cosa le fa male? Cosa sente?

Carlo: Sento il cuore che batte a mille all'ora, lo sento in gola.

Dottore: Ha le pulsazioni regolari, pressione e cuore sono apposto avvocato.

Teresa: Davvero dottore?

Dottore: Davvero. ve lo assicuro. Pulsazioni regolari.

Teresa a Mario: Pulsazioni regolari.

Mario ripete: Pulsazioni regolari.

Dottore: La pressione arteriosa è apposto.

Teresa a Mario: La pressione è apposto.

Mario ripete: Pressione è apposto.

Dottore guarda lingua e gola: Le tonsille sono sane.

Teresa a Mario: Le tonsille sono sane.

Mario: Tonsille sane.

Dottore: Carlo non ha niente!

Teresa: Non ha niente!

Mario è visibilmente stanco della farsa, risponde ironicamente: Ma va? Non ci posso credere.

Carlo: Dottore, so sbaglia sicuramente, perché io sento un fuoco che parte dal cuore e finisce ai piedi.

Dottore: Signor Mario e signora Teresa? Da quando curo vostro figlio?

Teresa: Da quando è nato.

Dottore: E dall'età scolastica puntualmente, quando l'avvocato deve affrontare un problema serio ha sempre questi sintomi. Fuoco nel cuore che si irraggia fino ai piedi.

Teresa: È vero ma, che colpa ne ha lui? Povera stella.

Mario alla moglie: Finiscila di fare la chioccia, e apri in po' gli occhi!

Dottore: Lei avvocato è perfettamente sana. Veda di risolvere i suoi problemi in altro modo.

Carlo: Dottore, però la situazione è peggiorata.

Dottore: Eh già. Con l'età aumentano anche i problemi. Senta avvocato, io non so quali siano i suoi. So solo che non sono fisici. I miei io li risolvo da solo. Adesso voglia scusarmi, ma ho altri pazienti d'andare a trovare, che hanno veramente bisogno di me.  Poi rivolgendosi agli altri dice:   Signori, vi auguro buona giornata.

Tutti salutano, a soggetto.

Teresa a Mario: Paga il disturbo al dottore.

Mario: Ancora lo devo mantenere? Mette mano al portafogli mentre segue all'uscita il dottore, ma rientra subito.

                                                                       SCENA QUARTA

Carlo: Anche il dottore non mi capisce.

Teresa: Suvvia Carlo, il dottore ha detto che non hai niente.

Carlo: Certo, perché lui non sa cosa vuol dire, dover affrontare l'onorevole.

Mario: Allora è per l'onorevole che hai il fuoco nel cuore, o meglio, la tremarella.

Carlo: Papà, io sono un uomo rovinato.

Teresa: Macché rovinato, c'è sempre il senatore padre della contessa, che ti aiuterà.

Carlo: Non c'è più! È scappato, e sua figlia lo stà cercando. Sono da solo.

Marina: E allora? Sei un bravo avvocato. Anche se non vincessi questa causa, hai sempre un sacco di altri clienti.

Carlo: L'onorevole si vendicherà facendo tabula rasa intorno a me.

Marina: perché dovrebbe?

Carlo: perché? Perché l'ho offeso. Ero talmente convinto di avere l'appoggio del senatore padre della mia cliente, che mi sono persino permesso di umiliarlo l'onorevole. I miei altri clienti, sono legati a lui politicamente, e lo sai, in quel mondo, una mano lava l'altra, tu fai un piacere a me ed io ne faccio uno a te. Per questo, mi abbandoneranno tutti.

Marina: Tu per primo ti aspettavi l'aiuto del senatore, e allora sei uguale a loro.

Carlo: Figlia, lasciami al mio dolore.

Marina: L'hai voluto tu. Ti sei ingarbugliato con tutti per arrivare nell'alta società, tralasciando un po' la tua famiglia. Col risultato che la mamma è ormai assente da molto, ed io se non venissi ogni tanto a farti visita, io non vedrei più neanche tu. Adesso sei al top della carriera, sei in cima, ma rischi di cadere e di farti male.

Teresa: Ha ragione Marina.

Mario: Allora, come hai detto tu ieri, stasera andrai  mangiare alla mensa dei poveri.

Carlo: Padre, tu uccidi un uomo morto.

Teresa: Suvvia Carlo, magari ti piacerà la minestra della mensa della caritas.

Carlo: Madre, come disse Cavaradossi nella Tosca, io muoio disperato.

Mario: Carlo se non rimaniamo per assistere all'esecuzione ma, lo sai, sono debole di stomaco.

Carlo: Padre, così giri il coltello nella piaga.

Teresa: Smettila con questa farsa, e abbi la decenza di comportarti da uomo.

Suona il telefono, rientra Piero il quale risponde.

                                                                       SCENA QUINTA

Piero: Si signora... glielo passo subito... sono Battista... sì, d'accordo. Do la linea all'avvocato. Passa il cordless a Carlo.

Carlo: Pronto cara... come? Non mi chiedi neanche come stò, e mi domandi chi è Battista? Sto male! Sto morendo... non è necessario che torni subito a casa... cercherò di resistere stoicamente... sì, capisco che sono vitali i massaggi e non puoi smettere... certamente... hai finito il ciclo di massaggi alle alghe del Mar Morto, e hai cominciato con quelli all'olio di tigre della Siberia? Sì resisterò fino al tuo ritorno prima di morire... Ancora Battista? È solo un servitore! Un servo della gleba! Va bene sto calmo. Ciao amore, bacibacibacibaci.

Piero: Signori scusatemi ma, adesso vorrei esprimere la mia opinione.

Carlo: Che opinione vorresti esprimere tu? Tu devi solo ubbedire!

Marina: Papà, per favore, lascia parlare Battista. Prego Battista, esprimiti pure.

Piero: Grazie Marina, la mia opinione riguarda giusto tuo padre. Rivolgendosi a Carlo: Avvocato, io sarò anche l'ultimo dei servitori, addirittura un servo della gleba ma, sa cos'è la gleba? Dimenticavo la sua immensa cultura, allora saprà sicuramente che la gleba è semplicemente "terra", ed è un onore essere il suo servo. Perché dalla terra nascono i frutti che ci danno da mangiare. Dalla terra nasce tutta la vita di questo mondo.

Carlo: Torna nei ranghi Battista! Torna ad essere il fauno di sempre.

Piero: Prima vorrei finire il mio discorso. Stavo dicendo che in fin dei conti, il mestiere più importante di tutti gli altri, è quello di chi lavora la terra, perché senza i servi della gleba, o meglio, senza i contadini, non mangiamo più, e non servirebbero avvocati direttori ecc. Per tornare a noi due, e qui concludo. Io per guadagnarmi la pagnotta, ho dovuto abbassarmi a fare il pagliaccio per due settimane, per far contento una persona arrogante, viziata e ignorante. Una persona che disprezza la gente al di sotto della sua scala sociale ma, che lecca i piedi  alle persone al di sopra della sua posizione. Questa persona è lei avvocato. Una persona che quando è in difficoltà perde ogni dignità.

Carlo: Cosa mi tocca sentire, la servitù si ribella. La servitù si vergogna di servire un luminare della giurisprudenza. È vero Battista?

Piero: Avvocato, io non ho studiato, però a volte penso e rifletto.

Carlo: Anche le classi sociali inferiori pensano? Sentiamo, cosa penseresti tu?

Piero: Penso... se un domani, dovessero finire tutte le scorte di energia... rifletta con me avvocato... se si spegnessero le centrali elettriche, e rimanessimo tutti al buio, le macchine non funzionerebbero più, cosi anche i computer, non funzionerebbe più nulla, e dopo un po' finissero anche le scorte alimentari. A quel punto, avvocati, direttori, banchieri e politici andrebbero tutti quanti, a cercare di lavorare per un contadino per poter mangiare. Ha capito avvocato? Lei dovrebbe lavorare per un "servo della gleba".

Silenzio, dopo un po'  Mario dice: Che legnata che hai preso, che lezione di umiltà e filosofia che ti ha dato il "servo della gleba".

Carlo come sempre, gira la frittata a suo favore: Devo ammettere che, due settimane passate al mio cospetto, hanno fatto di Battista, un poeta, ballerino, e adesso anche un filosofo. Se avete notato, è diventato anche più maschio.

Mario rivolgendosi agli altri: Una volta ciascuno, ha sempre ragione lui.

Marina: Papa, non cambierai mai, ma io ti voglio bene lo stesso. Va a baciare Carlo.

Carlo: Adesso mi ritiro. Battista, chiamami quando arriva l'onorevole. Affronterò il patibolo a testa alta.

Carlo esce verso gli alloggi.

                                                                       SCENA SESTA

Piero: Scusatemi signori Delgelso, ma ho dovuto togliermi questo peso dallo stomaco.

Mario: Hai fatto benissimo. piuttosto, spiegami una cosa.

Piero: Senz'altro.

Mario: Come mai questo cambiamento? Voglio dire, da fauno a maschio.

Piero: Perché questo è ciò che sono veramente ma, per avere un posto di lavoro ho dovuto fare il fauno e la Guendalina. Per assecondare l'avvocato insomma.

Marina: E perché tutta sta finzione?

Piero: Perché l'avvocato si aspettava un maggiordomo un po'... insomma, che non gli piacevano le donne, perché... è molto geloso della signora Gisella.

Mario: Battista, sei ingenuo come un bambino. Spiegami perché allora non la tiene a casa sua moglie, anziché lasciarla in balia di tutti gli uomini della beauty farm.

Marina: La verità è che per mio padre la vita è tutto un gioco, e tu Battista, sei stato il suo giocattolo. Ti ha ricattato per divertirsi.

Piero: Ah sì? Che stupido io sono stato.

Mario: E già.

Piero: Ma ora, ha finito di divertirsi. Arriva l'onorevole. Sentite, devo confessarvi una cosa.

Mario: Sentiamo.

Piero: Io mi chiamo Piero, e non Battista.

Teresa: Ti chiami Piero? Battista?

Piero: Sono capitato in questa casa per caso, e non vi dico perché. Ho visto però, che voi genitori e anche tu Marina, siete delle brave persone, e solo per questo aiuterò l'avvocato a vincere la causa con onorevole.

Teresa: Noi ti ringraziamo ma, come potrai vincere con l'onorevole?

Piero: Perché... segreto professionale. Adesso vi saluto perché, fra poco sparirò dalla vostra esistenza, e non mi vedrete più ma, porterò via il mio onorario, diciamo... per divertirmi un po' anch'io alle spalle dell'avvocato.

Mario: Allora Piero, ti auguro di divertirti un sacco. Ora però, ce ne andiamo pure noi.

Marina: E stato un piacere conoscerti, e ti auguro buona fortuna.

Teresa: Anch'io Piero.

Piero: Il piacere è stato tutto mio.

Escono tra i saluti e strette di mani.

                                                                       SCENA SETTIMA

Piero: Gliela faccio vedere io la strega al luminare adesso. Mi è venuta proprio un'idea geniale. Va al telefono compone un numero. Pronto Narco... sono il Piero, ascoltami, ho bisogno di te... sì, dobbiamo aiutare l'avvocato a vincere la causa con l'onorevole... in che modo dici? Non preoccuparti, m'è venuta un'idea stratosferica... tu devi soltanto convocare lady Domina e Tullio, cioè Tullia... perché? Perché l'onorevole, è il vostro cliente principale, o no? Voi dovete aspettare qui sotto ai giardinetti, quando l'onorevole sale, voi aspettate ancora dieci minuti, e salite anche voi... Dieci minuti perché voglio far bollire un po' l'avvocato, quando siete qua facciamo una bella sorpresa all'onorevole... lo ricattiamo, lo mettiamo sotto minaccia di dire tutto ai giornali ma, se lascia vincere l'avvocato, torniamo tutti nell'ombra... ah certamente, il compenso... fidatevi, lasciate fare a me. Capito?

Riattacca, si sfrega le mani soddisfatto ma in questo momento suona il campanello di casa, Piero va alla finestra a sbirciare.

Piero: C'è già qui l'onorevole!

Va velocemente al telefono ricompone il numero, intanto il campanello di casa suona nuovamente.

Piero: Narco! Sono sempre io... venite tutti qua immediatamente... è già arrivato l'onorevole Staiello... far bollire l'avvocato va bene ma, non stra bollire.

Riattacca, va velocemente al citofono.

Piero: Sì? Salite pure onorevole. L'avvocato vi sta aspettando.

Piero va alla porta degli alloggi e dice: Avvocato! È arrivato l'onorevole.

Carlo esce dagli alloggi ancora in pigiama e giacca da notte.

                                                                       SCENA OTTAVA

Carlo: Chi è che, è arrivato?

Piero: L'onorevole è arrivato! Avvocato ma, è ancora in pigiama?

Carlo: Non pensavo che lui, arrivasse cosi presto.

In quel momento si apre la porta d'ingresso ed entra l'onorevole sprezzante, senza chiedere permesso.

                                                                       SCENA NONA

On: Ma che sorpresa, un avvocato che accoglie il suo imputato in pigiama.

Piero: Con permesso. Se ne va negli alloggi.

                                                                       SCENA DECIMA

Carlo: Posso spiegare onorevole.

On: E che c'è da spiegare? Io vedo soltanto un buffone, che sta cercando di finire la sua farsa, col vestito che più gli si adatta.

Carlo: La verità è che...

On: La verità è che lei è un cialtrone senza dignità!

Carlo: Io le assicuro che...

On: Cosa mi assicura? Sentiamo. Di cosa mi accusa? Cominci la sua arringa. Intanto l'onorevole gira intornosprezzante a Carlo.

Carlo: Io, Carlo avvocato Delgelso, in qualità di tutore delle richieste della mia assistita contessa sua moglie...

On: La smetta! Come si permette di fare il portavoce di mia moglie? Si vergogni! Lei è una persona ridicola, un essere insignificante!

Carlo: Be, veramente sono stato scelto da sua moglie come legale e...

On: E lei diventerà un monito per chi si mette contro di me. Diventerà il mio capro espiatorio. Sì! Io la sbudellerò sulla pietra sacrificale.

Carlo: Non c'e un altro modo per sacrificarmi? Sa onorevole, io non sopporto il dolore.

In quel momento suona il campanello di casa, rientra Piero che va al citofono.

                                                                       SCENA UNDICESIMA

Piero: Si? Un amico dell'onorevole Staiello? Onorevole c'è un vostro amico che chiede di salire, dice che è importante.

On: Non aspettavo visite ma, fallo salire.

Piero: Prego salite pure. Torna negli alloggi.

                                                                       SCENA DODICESIMA

Carlo: Onorevole, le ricordo che si trova in casa mia...

On: E allora?

Carlo impaurito: Niente! Niente, volevo dire che in casa mia può ricevere chi vuole.

On: Non ho bisogno del suo permesso perché, fra poco questa casa diventerà mia. Sì!La prenderò come risarcimento delle offese subite.

In questo momento si sente: E permesso?

On: Avanti.

                                                                       SCENA TREDICESIMA

Entra in scena Narco, spacciatore di droga: Caro il mio onorevole. Va per stringergli la mano ma, l'onorevole si ritrae.

On: Cosa vorresti da me? Chi ti ha chiamato? 

Narco: Io non voglio nulla ma, magari è lei che ha bisogno di qualcosa da me.

On: Ti sembra adesso il momento di...

Narco: E perché no? Magari potrebbe offrire un po' di polvere magica all'avvocato, che mi sembra un po' giu di corda.

Narco va verso Carlo, e con fare cospiratorio: Un po' di biancaneve avvocato?

Carlo: Droga?

Narco: Oh, che parola scottante, vero onorevole? Di nuovo a Carlo: sa avvocato che, l'onorevole impazzisce per la mia biancaneve? Questo perché lui è il mio principale cliente, ed io ai miei clienti, do solo roba di prima qualità.

Carlo comincia a vedere un'ancora di salvezza: Ah, è così onorevole?

On sprezzante: E se anche fosse? Che cosa potrebbe fare lei? Non ha nessuna prova, a parte la parola di uno spacciatore che vive coi miei soldi.

Narco: Spacciatore? Che brutto aggettivo... diciamo piuttosto, "procuratore di gioia" ma, perché litigare proprio adesso che comincia la festa? Suvvia avvocato, dia una bella sniffata anche lei.

Carlo: Festa? Quale festa?

Narco: Come? Non gliela detto l'onorevole che, è venuto qua apposta per fare uno dei suoi soliti party? Per festeggiare la vostra amicizia.

On: Quale amicizia? E poi, chi ha organizzato questa festa?

Narco: Lei onorevole. Non si ricorda più? Ahiahiahi... forse è meglio che stia un po' indietro con questa roba... lo dico contro il mio interesse ma, per la sua salute, questo e altro.

L'onorevole comincia a diventare un po' dubbioso, comincia a vacillare.

Carlo comincia ad alzare la testa: Vedo che la contessa, ha tutte le ragioni per chiedere un risarcimento.

On: Lei taccia! Non  costruirà nessuna prova contro di me.

Narco: Suvvia, basta litigare adesso.

Si sente bussare alla porta.

Narco: Sono arrivati anche gli altri. Va alla porta  apre. Venite dentro, prego. Si aprano le danze.

Entra in scena, Domina avvenente donna, con tacchi alti, impermeabile allacciato e occhiali da sole, seguita da Tullia, un travestito lampante.

                                                           SCENA QUATTORDICESIMA

Domina in quel momento lascia cadere l'impermeabile e sarà vestita da sadomaso, in qualche modo comparirà anche un frustino, Domina lo farà schioccare vicino all'onorevole.

Tullia andrà a baciare l'onorevole dicendo: Ciao caro.

On: Ma cosa fa? Per favore, queste cose a me non piacciono.

Tullia: Beh, non posso baciarti appassionatamente davanti a persone che non conosco. Poi va verso Carlo, e sipresenta.  Io mi chiamo Tullia. Amico amica e amante dell'onorevole.

Carlo: Oh, ma che sorpresa, il piacere è tutto mio. Io sono Carlo Avvocato Delgelso. Facendosi beffedell'onorevole.

Tullia: Avvocato, le presento Lady Domina. Dominatrice e amante di Stay Biancaneve.

Domina va verso Carlo, ma invece di porgere la mano fa schioccare la frusta.

Carlo si ritrae: Stay Biancaneve?

Tullia: E il nomignolo nell'intimità dell'onorevole Staiello.

Carlo: Mancano soltanto i sette nani e poi siamo al completo. Vero onorevole "Stay Biancaneve?"

Tullia: Be, non esageriamo adesso. Stay ha si gusti particolari ma, non i sette nani.

L'onorevole ormaiè annichilito, Carlo accorgendosi di questo, si erge in cattedra.

Carlo: E quali sarebbero questi gusti particolari? Va verso l'onorevole che si è ormai seduto.

On: Non crederà a questi buffoni?

Tullia: Buffoni? Questa è la riconoscenza per  quello che facciamo per te Stay? Per come personalmente mi prendo cura di te, dopo che Domina ti ha frustato e calpestato? Sei un cattivaccio.

Narco: Ed io? Io che gli procuro sempre roba di prima qualità, sarei un buffone? Ho la tentazione di spifferare tutto ai giornali. In questo momento entra Piero.

On: Che cosa vorresti dire ai giornali? La parola di delinquenti, contro la mia. 

Piero: C'è anche la mia di parola.

On: Tu servo, di cosa t'impicci?

Piero gli va vicino ed intona la canzone: "Ahi che dolor, ahi che dolor."

Onorevole sorpreso, grida: Guendalina!

Piero: Sono proprio io. All'avvocato. L'onorevole ha tentato di sedurmi, anzi, mi ha messo le mani addosso.

Narco: Anche il maggiordomo?

L'onorevole cerca vergognosamente delle attenuanti: Beh, è stata una defaiance. Io non immaginavo lontanamente che Guendalina fosse un maggiordomo, pensavo fosse una cameriera, e allora...

Carlo:  Non si arrampichi sui vetri adesso. Dunque, lei ammette che almeno in un caso ha tentato di tradire sua moglie.

On: Caro avvocato, potremmo metterci d'accordo...

Carlo: Niente affatto. Lei è un traditore, un adultero pervertito. L'accordo e solo l'esborso di un milione di euro, per il risarcimento del danno morale apportato dalla sua lussuriosa persona, ai danni della propria moglie.

L'onorevole diventa quasi servile: Senz'altro avvocato...

Carlo: Inoltre, duecentomila euro alla mia persona per i danni morali arrecatimi dalla sua sete di sangue.

On: Quale sete di sangue?

Carlo: Io avvocato Carlo Delgelso agnello sacrificale. Anzi, peggio ancora, capro espiatorio. Lei in pratica mi ha definito un caprone. Per di più, sventrato, sbudellato sulla pietra sacrificale per essere da monito a chi lede al suo potere.

On: Caro avvocato, sono solo metafore.

Carlo gli si para vicino e minacciosamente dice: Anche loro sono metafore? Indicando il gruppetto.

On: Loro sono solo cose per me. Cose per divertirmi. Caro avvocato, loro fanno parte della feccia della società. Loro non sono  come noi. In modo complice.

Carlo allargando le braccia dice al gruppo: Sentito miei cari? Questa è l'ammissione totale della colpevolezza di questo individuo.

Il gruppo si fa incontro all'onorevole in modo minaccioso, Narco e Tullia si tirano su le maniche, domina fa schioccare la frusta.

Carlo bloccandoli con un cenno plateale della mano dice: E allora miei cari, io chiedo ulteriore risarcimento alle offese arrecatovi da quest'arrogante individuo. In qualità di vostro tutore legale il risarcimento alle offese quantificato in modo arbitrario dalla mia onorevole persona in euro centomila cadauno. Cosi è stato detto, cosi sia scritto.

On: Avvocato, ma cosi mi dissangua.

Carlo: La sto solo sventrando sull'ara sacrificale. Naturalmente, è una metafora onorevole.

On: Va bene, va bene.   Comincia a staccare gli assegni.

Intanto l'avvocato scrive su di un foglio e poi dice: Inoltre!

On: Che c'è ancora?

Carlo: In qualità di arbitro e giudice supremo ed unico, io Carlo avvocato Delgelso, condanno l'onorevole Staiello a firmare questo foglio, in cui l'onorevole si impegna ad andare in Tibet alla ricerca del suocero senatore.

On: In Tibet fa un freddo infernale, ed io non lo sopporto!

Carlo: Zitto! Taccia! Vada, e li trovi, in modo che possa permettere alla contessa sua moglie di tornare per poter saldare il mio onorario. Cosi e stato detto cosi sia scritto. L'udienza e terminata.

Scrosciano gli applausi del gruppetto.

L'onorevole va servilmente a stringere la mano  a Carlo e dice: Quando potrò tornare a casa?

Carlo: Quando avrà trovato i suoi famigliari e li riporterà a casa con lei.

On: Com'è magnanimo avvocato... grazie, grazie mille. Ossequiosamente eseguirà degli inchini a tutti eduscirà.

                                                                       SCENA QUINDICESIMA

Carlo, guardando la platea dirà: La Gisella! Devo dirlo subito alla mia Gisy. Prende il telefonino oppure uncordless, compone il numero e dirà: Pronto? Istituto di cura e di bellezza? Sono l'avvocato Delgelso... vorrei conferire con la mia signora...

Nel frattempo alle spalle di Carlo, Piero con la complicità degli altri porterà via le cose preziose, la spada i quadri, i vasi cinesi, e mentre Carlo telefona, loro vuoteranno il salotto, Piero farà capire al pubblico che quella è la sua vendetta personale. La commedia si risolve con Carlo al telefono in scena da solo.

                                                                       SCENA SEDICESIMA

Carlo: Gisella, ciao! Come vanno i massaggi con l'olio di tigre della Siberia? Oh povera stella. Pausa. Hai dovuto riprendere con le alghe del Mar Morto? Almeno quelle, stai sicura che ti faranno bene. Adesso ascoltami, è importante. Ti ricordi la causa della contessa contro suo marito? Pausa. Proprio lui, l'onorevole. L'ho polverizzato, e mandato in esilio per un bel po', in Tibet... sì, tuo marito ha fatto questo, d'altronde sono l'avvocato dei VIP. Io, il principe del foro Carlo avvocato Delgelso, ho sacrificato l'onorevole Staiello. L'ho sventrato... come che schifo? È una metafora! Stavo dicendo: e sbudellato sulla pietra sacrificale della giurisprudenza, da sua altezza  il principe del foro Carlo Delgelso...

Sul discorso si chiude il sipario.

                                                                       FINE DELLA COMMEDIA