L’avvocato difensore

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Commedia in tre atti

di Mario Morais

Società Editrice Tirrena

Livorno

1956

PERSONAGGI

BEPI

PINA

MADALENA

ANZOLO

LUCIETA

FILIPO CHECHI

A Venezia, ai nostri tempi.

Salotto da pranzo. In fondo, alla destra della comune, la credenza; a sinistra l'étagère. Quattro porte laterali. A sini­stra la finestra. In mezzo, sotto il lume a gas, la tavola : da un lato, a sinistra, il sofà, il tavolino e due poltroncine.

Rappresentata per la prima volta, in dialetto Veneto, ai Filo­drammatici di Milano, la sera di mercoledì 25 aprile 1906 dalla Compagnia   Goldoniana Dora Baldanello.


ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

BEPI, MADALENA, LUCIETA e PINA.

(siedono a tavola; hanno finito di desinare).

BEPI

E quel benedetto ragazzo non si vede!

Va per mescersi da bere. Madalena gli toglie la bottiglia di mano.

O questa?

MADALENA

Hai bevuto abbastanza.

BEPI

Tre bicchieri.... e nemmeno pieni, per non sen­tirmi dire che sporco la tovaglia.

MADALENA

Ti dico che basta.                                   

BEPI

Oeh!...  ne ho piene le tasche d'esser  messo a razione come i bimbi.

MADALENA

Se lasciassi fare a te.... sbornia andare, sbornia venire.

BEPI

Un ditino così....

MADALENA

Neanche una goccia!

LUCIETA

Non essere esagerata, via!

BEPI

Diglielo anche tu....

MADALENA

Toh.... spugna!...

gli mette da bere.

BEPI

bevendo efacendo schioc­car la lingua.

Il vino, Nena mia, è il latte dei vecchi.

LUCIETA

alzandosi.

Io vado a cambiarmi.

MADALENA

Non prendi il caffè?

LUCIETA

Me lo porterà di là la Pina, eh?

PINA

si alza.

Sì, signorina.

via dalla prima di destra.

BEPI

Ce n'hai del tempo davanti a te!... Sono appena le sette.

LUCIETA

Devo pettinarmi, lavarmi....

BEPI

Lavarti col boccone alla gola?

LUCIETA

Ci sono avvezza....

BEPI

Per prendere   un  malanno.... e poi siamo noi a patire....

MADALENA

Ih! quante storie!...

BEPI

Già tu, per darmi sulla bocca, sei nata apposta.

LUCIETA

Mamma, quando ti chiamo non mi far sgolare un'ora.

MADALENA

Va bene.

LUCIETA

E ricordati di mandarmi il caffè.

via dalla prima di sinistra.

MADALENA

Sì, cara.

SCENA SECONDA.

DETTI, meno LUCIETA.

BEPI

Come l'hai avvezzata bene!

MADALENA

Su, su; alzati che devo sparecchiare.

BEPI

E se viene Chechi?

MADALENA

Mangerà di là.  Alzati.

BEPI

Mondo birbone, non mi puoi vedere un momento in pace!

dà una strappata alla tovaglia.

MADALENA

Un po' di buona maniera, se ti riesce.

BEPI

E seguita!... Pina?... il caffè.

si sdraia sul sofà.

PINA

di dentro.

Subito.

MADALENA

Non potresti metterti a sedere come le persone?

BEPI

E dàgli!...

MADALENA

Guardalo! Guarda come hai ridotto quel po­vero sofà. Tutte le molle sconquassate ; una buca in mezzo che ci si sprofonda....

BEPI

O sta' a vedere che non sarò più padrone di sedere come mi pare e piace ! Per cosa l'ho com­prata la mobilia, per figura?

MADALENA

Ma neanche per rovinarla come fai.

BEPI

Basta.... non mi rompere i santissimi.... Pina? il caffè e un bicchierino di cognacche.

MADALENA

Anche il cognac...

BEPI

Sicuro: al contrario di te, m'aiuta la digestione.

MADALENA

Somaro!...

PINA

Ecco il caffè.

BEPI

Brava,  posalo  qui,  e dammi la bottiglia  del cognacche.

PINA

posando una tazza sul ta­volino: a Madalena.

E lei non prende il caffè?

MADALENA

No: sono abbastanza urtata di nervi.

BEPI

sorseggiando il caffè.

Non c'è pericolo....   Acqua  di  castagne....  E ti predico sempre che il caffè lo voglio buono.

PINA

Ne ho messi quattro cucchiaini colmi.

BEPI

Si sente!

MADALENA

Lascialo dire; non è mai contento.

BEPI

prendendo la bottiglia del cognac che gli avrà por­tato la Pinaf e versandosene nella tazza.

Che sappia almeno di qualcosa.

MADALENA

strappandogli la bottiglia.

La vuoi smetter di bere, sì o no?

BEPI

E tu la vuoi finire di annoiarmi ? Il troppo, poi, stroppia.... In fin dei conti sono o non sono il padrone di casa?

LUCIETA

di dentro.

Mamma ?

MADALENA

a Pina.

Porta il caffè a Lucieta.

PINA

Subito.

via dalla prima a sinistra.

BEPI

Sta' a vedere, perché abbiamo messo da parte quattro soldi, che non potrò più vivere a modo mio! Andavo la sera a fare una partitina a tressette con gli amici e, nossignora.... niente tressette!...

MADALENA

Sfido ! mi tornavi a casa tutte le sante sere in cembali !

BEPI

Già non è vero, e quand'anche, davo forse noia a qualcuno?

PINA

ritornando.

La signorina la vuole.

MADALENA

Ora vado.

BEPI

Ho portato per quarant’anni la giacchetta, quelle rare volte che la portavo, e la domenica, se s'an­dava a far qualche ribotta, mi mettevo, tutt'al più, il colletto molle, rovesciato all'ingiù, e ora.... stifegliusse, colletti ritti che mi soffocano, che mi scorticano il collo e, accidenti a chi li ha inven­tati, anche i guanti.

LUCIETA

di dentro.

Mamma?

MADALENA

Vorresti andare come uno straccione qualunque, ora che pratichiamo delle persone ammodo?

BEPI

O quelli che si bazzicavano prima eran forse ladri, manutengoli, spie? Gente che lavorava dalla mattina alla sera, che si levava la pelle di dosso per mandare avanti onestamente la baracca; gente alla buona come me, come te prima che ti dessi delle arie. Se tu vuoi dare ad intendere che i nostri babbi sono stati alle crociate come il nonno del nonno del nonno del conte Brazolin, padrona; ma tutti sanno che il tuo faceva il ciabattino e il mio il macellaro. Io, che non ho potuto mai veder tirar il collo neanche a un galletto, mi son messo a fare lo scaricatore di grano, a Marittima, e tu facevi la stiratora....  Vedi che....

MADALENA

interrompendolo.

Ha da durar molto?

BEPI

Cosa?

MADALENA

Questa musica.

BEPI

Io...

MADALENA

c. s.

Siamo stati quello che siamo stati: ora è un altro paio di maniche. Bisogna saper tenere il no­stro posto, se non per noi, almeno per i nostri ragazzi.

LUCIETA

di dentro.

O mamma?...

MADALENA

Se volevi seguitar la vita di prima, non dovevi fare di Chechi un avvocato, e di Lucieta una signorina che può star alla pari....

BEPI

Sta' a vedere che ora mi rimprovera di averli educati!... Io.... Ma no, non voglio più ragionare con te.

MADALENA

Quando mai hai ragionato?

BEPI

Già.... è vero: se avessi avuto, niente niente, un po' di sale in zucca, non avrei fatto la bug­gerata....  Basta, è meglio che mi cheti.

MADALENA

No, caro.... butta fuori!...

BEPI

Non avrei fatto la buggerata di sposarti. L'hai voluta?

beve;  gli va attraverso; tossisce.

MADALENA

Sentilo, sentilo! È il Signore che ti castiga.

BEPI

Già: il Signore che è venuto a star di casa dentro il caffè.

tossisce ancora.

MADALENA

Su su.... Fa' attenzione!... Vuoi bere?...

gli batte sulla schiena.

Calmati, Bepi; ti vuoi arrabbiare per niente!

BEPI

c. s.

Sei tu che mi fai uscire dai gangheri...

MADALENA

E passato? Dovresti  curarti,  levarti da dosso questa  tossaccia.

lo bacia.

BEPI

rabbonito.

Il bacio di Giuda!

SCENA TERZA.

LUCIETA e DETTI.

LUCIETA

da sinistra: in corpetto: le braccia nude.

Sei sorda? E un'ora che ti chiamo!

MADALENA

Venivo...

LUCIETA

Ci fosse mai da fare assegnamento su di te!...

BEPI

Cosa c'è, eh! E forse la tua serva tua madre? Guardala lì, mezzo nuda, a rischio di prendere un raffreddore....

LUCIETA

Fammi il piacere, vienimi a ravviare i capelli.

MADALENA

Vengo subito.

a Bepi.

E tu va' a vestirti. Se viene il conte, che non ti trovi così. A proposito: dove l'hai messa la chiave del palco?

BEPI

Nella prima cassetta del canterale.

LUCIETA

Vieni?

MADALENA

Eccomi.

a Bepi.

Vestito, camicia, colletto.... troverai   tutto sul letto.

LUCIETA

Fatti bello, ché quando sei vestito ammodo sembri un altro.

via a sinistra con Madalena.

SCENA QUARTA.

BEPI, PINA. poi CHECHI.

BEPI                                                                                                                                   

a Pina.

Porta via quel decotto di salsapariglia.

PINA

Sissignore.

via a destra portando la tazza del caffè.

BEPI

va fischiettando verso la credenza, si riempie un bicchiere di vino: canta.

« Beviamo, beviamo in lieti calici.... »

Beve. Campanello.

Pina? suonano.

PINA

di dentro.

Vengo.

torna, va ad aprire dalla comune.

MADALENA

sull'uscio a sinistra.

Di' alla Pina se mi porta le forcine. Sono sulla toilette.

via.

CHECHI

dalla comune, seguito da Pina.

Buona sera, babbo.

BEPI

Eccoti finalmente! Mi levi anche il gusto di vederti a tavola con noi.

CHECHI

Ho tanto da fare in questi giorni!...

BEPI

Per il processo?

CHECHI

Già.

BEPI

Abbi pazienza, Pina; va' a prendere le forcine in camera della Nena e portagliele. Sono sulla toilette.

PINA

Subito.

via dalla seconda a sinistra, poi torna ed entra nella prima a sinistra.

BEPI

Avrai appetito, eh?

CHECHI

Niente....

BEPI

Come mai? Ti senti male?

CHECHI

No, tutt'altro.

BEPI

Ho capito.... Sei al verde.

CHECHI

Hai dato nel segno.

BEPI

cava  il   portafogli   dalla tasca.

Non per farti la predica, ma mi pare che tu faccia un po' troppo a confidenza con le tasche di papa. Dopo tutto hai casa aperta, sarto, cal­zolaio,  studio,  tutto pagato....

CHECHI

E assicuravi di non volermi fare la predica?...

BEPI

No.... dicevo così, per dire.... Duecento lirette al mese pei tuoi minuti piaceri non son mica po­chine!... Ti bastano cinquanta lire?

CHECHI

Dammene cento e facciamo pari.

BEPI

scattando.

Ma per chi mi hai preso: per Roscilde?

CHECHI

E tu non me le dare Ti ho forse chiesto qualcosa?

BEPI

È lo stesso. Sai che non posso vederti col muso lungo!  Tieni....

gli dà dei danari.

CHECHI

Grazie.

BEPI

allegramente.

Dopo tutto hai ragione tu: non t'ho messo al mondo per farti soffrire, dico bene? A me basta che ti conservi sempre un galantomo; poi divertiti pure.... è la tua età. Di', non avrai mica il vizio del giuoco, eh?

CHECHI

Non so nemmeno tener le carte in mano.

BEPI

Bravo! Io vo a farmi bello. Siamo di teatro stasera. Vieni anche tu?

CHECHI

Forse.

BEPI

Second'ordine… Venti… A destra. Va'  a mangiare qualcosa:  c'è un cosciotto d'agnello da leccarsi i baffi.

via dalla seconda a destra.

SCENA QUINTA.

CHECHI e PINA.

PINA

di dentro.

Le occorre altro?

MADALENA

di dentro.

No.

PINA

esce e senza guardar Chechi va verso la porta di destra.

CHECHI

sottovoce.

Pina?

PINA

si ferma.

CHECHI

Dunque?

PINA

con forza.

No!

CHECHI

c. s.

Non gridare!

PINA

E inutile che tu insista.

CHECHI

Te ne prego, a mani giunte.

PINA

No.

CHECHI

È un'ostinazione che non ha senso comune la tua... Vedi; avrei accomodato le cose in modo che nessuno saprebbe nulla, nessuno si accorgerebbe di nulla...

PINA

Che m'importa?

CHECHI

Ma io!... Io non voglio, capisci? che mio padre e mia madre vengano a sapere... E poi, anche per te...

PINA

Dovevi pensarci prima.

CHECHI

Taci!... Ti vuoi far sentire?

PINA

Non m'importa...  ho bisogno di  sfogarmi... Non mi riesce mai di parlarti a modo mio.

SCENA SESTA.

BEPI e DETTI.

BEPI

da destra, in maniche di camicia.

Pina, mi fai il piacere  di agganciarmi  questo bottone?

a Chechi.

Non sei andato a mangiare?

CHECHI

Ci andavo ora.

BEPI

Troverai lutto preparato di là.

CHECHI

Ciao, babbo!

via dalla prima a destra.

BEPI

tentando abbottonarsi il colletto.

Che!... neanche con le tenaglie!

PINA

Venga qua; si metta a sedere.

BEPI

siede.

Attenta ai pizzicotti!

PINA

Lasci fare.

abbottonando il colletto.

Stia fermo.

BEPI

ride e si contorce.

Non posso: mi fai il solletico.

PINA

Ecco fatto.

BEPI

guardandola.

Grazie... Hai pianto?

PINA

No.

BEPI

Come no? Se hai ancora gli occhi rossi!

PINA

Mi sono urtata con la mano.

BEPI

Sarà... ma da un pezzo in qua mi sei cam­biata da così a così. Prima ridevi, cantavi, facevi la matta, eri l'allegria in persona; ora mi hai tutta l'aria di una di quelle Madonne che portano in processione il Venerdì santo. L'hai forse con qualcuno? con la Nena?... Se ti avesse detto qualche parola storta, non ci far caso: è il suo carattere. Lo vedi come fa anche con me? Apre la bocca e lascia andar lo spirito... Del resto lo sai che ti vuol bene. Su... allegra, che a suo tempo lo troveremo anche per te un bel tocco di marito.

campanello.

Va' a vedere chi è; io scappo.

via dalla prima a destra.

SCENA SETTIMA.

MADALENA, PINA, poi ANZOLO e BEPI.

MADALENA

dalla prima a sinistra.

Se fosse il conte digli che veniamo subito.

via dalla seconda a sinistra.

PINA

Sissignora.

via dalla comune: subito di dentro.

Oh, che piacere! Passi, passi.

ANZOLO

dalla comune, seguito da Pina.

Tutti bene?

PINA

Benissimo: e lei?

ANZOLO

Sano come un pesce. C'è Bepi?

PINA

E di là; ora glielo chiamo.

sulla seconda a destra.

Sor padrone, c'è il sor Anzoleto.

BEPI

di dentro.

Anzoleto?... Fiol d'un can!

correndo, infilandosi l'abito.

Anzoleto bello!

ANZOLO

Dammi un amplesso.

BEPI

Anche due.

s'abbracciano.

Come va?

ANZOLO

Non c'è malaccio; e tu?

BEPI

Sì vive.

ANZOLO

Ma lo sai che non diventi mai vecchio?

gli dà un colpetto sul ventre.

BEPI

restituendoglielo.

Lascia star la trippa.

ANZOLO

Ci credi?... ogni volta che ti rivedo mi s'allarga il core.

BEPI

E a me?... Se tu vuoi  abbiamo lavorato un giorno solo fianco a fianco!

ANZOLO

Trentacinque  anni, vecchio  mio;  trentacinque anni!

BEPI

E mi par ieri.

ANZOLO

Il tempo passa.

BEPI

Ma l'amicizia resta.

ANZOLO

E la Nena,  Lucieta,  Chechi?

BEPI

Crepano di salute.

ANZOLO

carezzandola.

E la nostra Pina?

BEPI

La vedi?...   S'è fatta anche lei un bel pezzo di grazia di  Dio... Ormai è di famiglia.

a Pina.

Dacci da bere, ma di quello di sotto il banco.

PINA

Subito.

BEPI

Quando  sei arrivato?

ANZOLO

Saran due ore... sono andato all'albergo, mi son lavato il muso, ho mangiato un boccone alla svelta, ed eccomi qui.

BEPI

Bravo Anzoleto.

PINA

porta e posa sul tavolino bottiglia e bicchieri.

Barbèra.

BEPI

a Anzolo.

Buttati a sedere.

prende posto  accanto a Anzolo e mesce da bere.

Alla tua salute.

ANZOLO

Alla tua.

bevono.

BEPI

Che ne dici di questo bicchier di vino?

ANZOLO

Buono... come piace a me: asciutto.

BEPI

riempie i bicchieri.

E gli affari?

ANZOLO

Non ci son più tante allegrie.

BEPI

C'era da aspettarselo. Dopo che hanno inventato quelle benedette macchine che ti succhiano il grano dai vapori, come se fosse un uovo a bere...

ANZOLO

E finita la cuccagna. E allora ho pensato, se ci stai, di liquidare, di vendere in blocco i nostri barconi.

BEPI

Hai trovato il compratore?

ANZOLO

Sì... Temistocle.

BEPI

E il pagamento?

ANZOLO

A contanti.

BEPI

Quanto ci offre?

ANZOLO

Ottocento lire l'uno; ultimo prezzo.

BEPI

E tu dàglieli.

ANZOLO

Sapevo che avresti accettato, ma non ho voluto assumere impegni senza prima sentir te.

BEPI

Perché?... Quello che fai tu è ben fatto.   O lui, levami la curiosità, per cosa se ne serve?

ANZOLO

Ha preso l'accollo generale per lo scarico del carbon fossile a Marittima.  Dio,  che caldo!

facendo l'atto di togliersi la giacchetta.

Ti contenti?

BEPI

Figurati!...

ANZOLO

posando la giacchetta sul sofà.

Ah!... Si respira!...

BEPI

Bevi.

va per mescere: la bottiglia è vuota.

Aspetta, vo a prendere un supplemento.

s'alza, va alla credenza, apre e prende un'altra bottiglia, che stappa.

ANZOLO

Ohé! Bepi, hai inventato la macchina per volare?

BEPI

Perché dici così?

ANZOLO

Ti vedo con le ali!

BEPI

tornando.

Non me ne parlare... E un'idea della Nena. Alla tua salute!

ANZOLO

Alla tua. Lo sai? Appena liquidato vengo a stabilirmi qui anch'io.

BEPI

Benone!

ANZOLO

E la sera... gran tressette.

BEPI

Niente tressette, vecchio mio... Abolito.

ANZOLO

Perché?

BEPI

La Nena non ne vuol sapere... Ma fa caldo davvero!

per sbottonarsi il colletto.

Buona notte!... È scappato il bottone.

ANZOLO

La Nena non vuole?!

BEPI

Già... dice che è un gioco gnobile... che una persona ammodo non deve...

ANZOLO

Sangue d'un cane! Ma le porti te, o le porta lei?

BEPI

Cosa?

ANZOLO

Le brache.

BEPI

Sarebbe a dire?

ANZOLO

Che questo farti vestire come pare a lei, questo enebirti persino un tressette...

BEPI

Per non aver fastidi, per evitare le discussioni... E poi... ora si frequenta dei pezzi grossi... Impiegati al municipio, alla Congregazione di carità... Bevi.

SCENA OTTAVA.

MADALENA e DETTI.

MADALENA

da sinistra.

Oh!...

BEPI

Vieni, Nena; c'è l'amico Anzoleto.

ANZOLO

Salute alla nostra Nena.

alzandosi.

Qua la zampa.

MADALENA

sconcertata, gli stringe la mano.

Bene arrivato.

BEPI

Di'... guarda come te la mando. Eh!... che lusso!... Non c'è porcheria, tutta seta... Mi costa un occhio del capo.

MADALENA

Non dir stupidaggini!... Ancora in maniche di camicia?

BEPI

No, lo stifegliusse è qui: me lo son levato per far compagnia all'amico.  Vuoi bere?

ANZOLO

Giù, un ditino...

MADALENA

Grazie...

con ira.

Lascio bere a chi ha sete. Vestiti, che s'aspetta gente.

BEPI

un po' esilarato.

Non c'è furia. Di', Anzoleto, stasera si va al­l'opera... Palco di second'ordine... quaranta li-rette senza l'ingresso. Un'idea!... Vieni anche te.

MADALENA

fra sé.

Idiota!

BEPI

Farai un regalo anche alla Nena.

MADALENA

Sicuro... Però c'è un guaio... Gli uomini ci vanno in abito nero...

ANZOLO

Sangue!... e io con quella giacchetta...

BEPI

Zitto!... Tutto accomodato; te ne impresto uno dei miei.

MADALENA

Non gli andrà.

BEPI

Ma sì, con un po' di pazienza... Vieni?

ANZOLO

Guarda, per far piacere a te, e a tua moglie...

BEPI

E come no? Non è vero, Nena?... Bevi.

MADALENA

Ma non ti accorgi che non ti reggi sulle gambe?

BEPI

Io?! io non mi reggo?... Toh!... su una gamba sola.

traballa.

MADALENA

Diglielo, tu,  che hai più giudizio.

ANZOLO

Ha ragione  tua  moglie...  Ma come  va  che prima trincavi più di me...

BEPI

interrompendo.

Non mi umiliare! E lei che mi ha messo al passo. Vieni di là... ho un soprabito che ti deve andare a pennello.

ANZOLO

Con permesso.

via con Bepi dalla seconda a destra.

SCENA NONA.

MADALENA e PINA.

MADALENA

irritata.

Potevi anche avvertirmelo ch'era arrivato quel coso.

PINA

Ma...

MADALENA

Vedi che m'arrabbio tutti i giorni perché non beva, che gli fa male, e tu...

PINA

Me l'ha ordinato...

MADALENA

Dovevi dirlo a me... Già non capisci niente!... Bella figura si va a fare col Conte! Bepi sbor­niato, quell'altro con le sue maniere da facchino... Maria Vergine! Mi par di sentirlo: « Conte, qua la zampa! »... Non me ne fai una a garbo!...

PINA

si asciuga gli occhi.

MADALENA

Eh!... piangi? Rifalle un soldo di resto... E seguita!... Sta' a vedere che non potrò più farti un'osservazione!...  Andiamo.....finiscila.

asciugandole gli occhi col fazzoletto.

La scioccona, che fa i lucciconi per niente. Sta' zitta, bimba, che domani è il tuo compleanno...  Non volevo dirti niente... ma vedrai, vedrai cosa t'abbiamo preparato.

PINA

con slancio, abbracciandola.

Oh,  signora Madalena!...

MADALENA

Su, su... che mi sporchi il vestito...

PINA

esaltata.

No... è troppo... Non merito la sua bontà, il suo affetto... Sono indegna di restare in casa sua... Mi mandi via...

MADALENA

Cosa ti prende? Che ti mandi via?... Diventi matta? Dopo tutto se Bepi ha un bicchiere di più in corpo... lo digerirà e buona notte signori.

PINA

Oh non è per questo, signora; non è per questo!...

SCENA DECIMA.

CHECHI e DETTE.

CHECHI

da destra, avendo udito le ultime parole di Pina.

Mamma...

MADALENA

Ah, sei tu?

CHECHI

Per favore, guarda un po' se ho lasciato la cravatta con lo spillo a ferro di cavallo, in camera del babbo.

MADALENA

Che disordinato!... Sempre un capo in qua e uno in là.

via a destra

CHECHI

minaccioso.

Le hai detto qualcosa?

PINA

No...

CHECHI

Senti: finora ti ho pregato; ma ti avverto, pel tuo e mio bene, che se ti lasci sfuggire una parola sola...

rapidamente.

Taci...  La mamma...

MADALENA

tornando.

Non c'è: guarda meglio in camera tua.

a Pina.

Fa' un caffè forte per il padrone.

PINA

Si sente male?...

MADALENA

No.

a Chechi.

Era un bel po', ma ho paura che l'abbia presa a buono.

PINA

via.

SCENA UNDICESIMA.

LUCIETA e DETTI.

LUCIETA

vestita di bianco: larga scollatura.

Eccomi qua. Che ve ne pare?

MADALENA

Dipinto!... Pare dipinto.

CHECHI

E un po' troppo... come potrei dire?... audace.

LUCIETA

Cosa?

CHECHI

Quella scollatura per una ragazza!...

LUCIETA

Ne ho vedute delle più ampie.

CHECHI

Sarà, ma mi piace poco.

MADALENA

Se te lo dice lei!... Voi uomini non ve ne intendete.

SCENA DODICESIMA.

BEPI, ANZOLO e DETTI.

BEPI

di dentro.

Cammina, asino! che va benone.

ANZOLO

di dentro.

Non mi ci trovo.

da destra.

Mi par d'essere dentro un astuccio. Ciao, Chechi. Addio, Lucieta.

CHECHI

Che miracolo?

LUCIETA

Ecco una bella sorpresa! Dammi un bacio, ma ammodino.

ANZOLO

baciandola.

Corpo!... ti fai sempre più bella.

BEPI

Che scoperta!... Il ritratto di papà. E Chechi?... Che muscoli!... Nerbatura doppia. E un talento poi!...  Lo sentirai fra giorni.

a Madalena.

Sai che devo dirti?... o sono ingrassato io o i colletti son diventati più stretti. Non ce n'è uno che non mi strozzi.

LUCIETA

a Anzolo.

Vieni anche tu al teatro?

ANZOLO

Se mi ci vuoi...

LUCIETA

Se ti ci voglio?!... Devi stare accanto a me.

MADALENA

da sé.

Democratica peggio di suo padre!

ANZOLO

Dimmi la verità, ma sul serio: son ridicolo con questo armadio addosso?

LUCIETA

Nemmeno per sogno! Aspetta...  ti accomodo io la cravatta.

eseguisce.

Così.

MADALENA

a Anzolo.

Te ne avrai a male se ti do un avvertimento?

ANZOLO

No... di'...           

MADALENA

Senti... verrà con noi il conte Filipo.

ANZOLO

interrompendola.

Eh!... lo conosco.

MADALENA

sorpresa.

Lo conosci?

ANZOLO

Sì... un disperato, ma bravo giovinotto. Gli prestai tempo fa trecento lire per un affare, e me le ha rese con una puntualità...

MADALENA

allegra.

Allora è un altro paio di maniche.

BEPI

E cosa fa?

ANZOLO

Sei un bel tipo, in parola d'onore! È tuo amico, bazzica in casa tua, e domandi a me cosa fa?

BEPI

So assai io! L'abbiam conosciuto a una festa di ballo...

ANZOLO

E rappresentante di una forte casa di vini e olii...

BEPI

Madalena... Guarda un po' se merita il conto di avere avuto i posteri alle crociate, per finire sensali di vini!

ANZOLO

Eh! al giorno d'oggi i titoli non fan più ne caldo né freddo. Sono le azioni, il lavoro, Bepi mio, che nobilitano l'uomo.

BEPI

Ben detto: sono le azioni, le...

a Lucieta.

Ohé! ohé!... cos'è quella roba!

MADALENA

E di moda...

BEPI

Moda o no, a me non garba...

CHECHI

Gliel'avevo detto anch'io...

LUCIETA

Ma, babbo!...

BEPI

Non c'è babbo che tenga!...

MADALENA

Sbraita un po'!...

BEPI

Sbraito perché mi pare di sbraitare!

a Anzolo.

Ti ricordi? Ai nostri tempi le ragazze ammodo non si facevan vedere nemmeno il collo, non si facevano; e ora ti lascian vedere... la bocca dello stomaco.

MADALENA

cantando.

E di moda!...

BEPI

La facciano le altre: la mi' figliola...

ANZOLO

a Bepi.

Di'...

BEPI

senza ascoltarlo.

...ha da essere...

ANZOLO

c. s.

Scusa...

BEPI

c. s.

Un modello...

ANZOLO

scattando.

Eh!... ci sbalordisci coi tuoi urlacci!

MADALENA

Bene!

BEPI

Tu, occupati dei fatti tuoi.

ANZOLO

Falle far veleno il teatro prima del tempo. Ci vuol tanto a dirle con le buone: « sai, bimba, certe cose... non si fan vedere al popolo e al comune; mettiti un fiocco, un nastro, una trina... un accidente,  davanti... »

MADALENA

Così si ragiona!

LUCIETA

Mi  metterò una gala di trine...

BEPI

Quel che ti pare... ma...

campanello.

MADALENA

Il conte di sicuro!  Va',  Lucieta; tira via.

via dalla prima di sinistra, correndo.

SCENA TREDICESIMA.

PINA e DETTI,   poi il conte  FILIPO.

PINA

da destra con una tazza di caffè che dà a Madalena.

MADALENA

prende la tazza. A Pina.

Va' ad aprire.

offre la tazza a Bepi.

BEPI

Per me?...  Non ne voglio.

MADALENA

Bevilo, ti farà bene...

BEPI

Non ne voglio!

ANZOLO

E prendilo, macacco!

BEPI

Sei un bel tipo anche tu!

prende la tazza.

FILIPO

dalla comune.

Si può?

MADALENA

Avanti, avanti, signor conte.

BEPI

S'aspettava lei a gloria.

FILIPO

Mi dispiace davvero...   

MADALENA

Le pare, signor conte!...

FILIPO

Per carità... lasci da parte la contea... Per quello che vale!...

ANZOLO

Ha ragione, per bacco!

FILIPO

Anche lei qui?!... Ho tanto piacere di vederla.

ANZOLO

E anch'io, in coscienza! Qua la zampa.

MADALENA

da sé, imitandolo.

Qua la zampa!

SCENA QUATTORDICESIMA.

LUCIETA e DETTI.

LUCIETA

da sinistra.  Ha una  gala di trine al collo.

Va bene così, brontoloni? Ah, il signor Filipo?...

FILIPO

Sta bene,  signorina?

LUCIETA

Benissimo; e lei?

stretta di mano.

BEPI

Figlioli, sono le otto sonate.

MADALENA

Andiamo. Conte, dia il braccio a mia figlia.

BEPI

E dàgli col conte!... Se non ne vuol sapere!

PINA

rapidamente a Chechi.

Trattienti.

CHECHI

piano.

Sta bene.

forte.

Andate, vi raggiungerò al teatro.

saluta Filipo, Anzolo e via dalla seconda a destra.

BEPI

a Anzolo.

E tu, Anzoleto, dà il braccio alla mia vecchia.

Filipo dà il braccio a Lucieta, Anzolo a Madalena.

ANZOLO

Con piacere! S'appoggi!...

MADALENA

Qua la zampa!

BEPI

a Pina.

Non aprire a nessuno, spengi il lume e vattene a dormire.

afferrando Anzolo pel soprabito.

Anzoleto? sai cosa mi sembri con queste ventole?...

ANZOLO

Cosa?

BEPI

Un pipistrello!

ANZOLO

Matto! lascia star le falde...

MADALENA

Stupido!...

BEPI

Eh! non si può scherzare!...

Cala la tela, rapidamente.


ATTO SECONDO.

SCENA  PRIMA.

PINA e MADALENA.

PINA

spolvera la credenza e tratto tratto si ferma per asciugarsi gli occhi.

MADALENA

di dentro.

Pina?...

PINA

fa l'atto di muoversi, poi si ferma.

MADALENA

c. s.

Pina?...

sulla porta di sinistra.

C'è da sapere perché non rispondi? Cosa facevi?

PINA

con simulata arroganza.

Non lo vede?...

MADALENA

Sei andata dal macellaro?

PINA

c. s.

Quante cose devo fare in una volta?... Preparare il caffè e latte per tutti, spazzare, disfare i letti... Non ho mica cento mani!

MADALENA

Senti che arroganza!...

PINA

Son di carne anch'io,  sa?

MADALENA

Ohé! ohé!... rispostacce non ne voglio neanche da Barbagiove! C è poco da far così!

imitando Pina che ha fatto una spallata.

Smettila e va' a far la spesa.

PINA

gettando via il cencio.

Che vitaccia da cani!

MADALENA

Se non ti piace, sai come fare.

PINA

Magari!

MADALENA

Ma bene!... Brava!... Come se fossimo tanti aguzzini! Bella riconoscenza, davvero! Ce lo me­ritiamo, per questo sì. T'abbiamo avvezzata male. Troppe moine,  troppi daddoli.

PINA

commossa suo malgrado.

Signora Madalena!...

riprendendosi.

Non l'ho mica rubato, sa, quel pezzo di pane che mi han dato finora! Me lo son guadagnato, arciguadagnato.

MADALENA

con ira.

Senti che sfacciata!... Un pezzo di pane!... Non ci siam messi mai in bocca grazia di Dio, senza levarne prima una parte per lei.

PINA

da sé.

È troppo.

forte.

Già vuol sempre aver ragione lei!… E meglio che me ne vada.

MADALENA

A rotta di collo. E bada che le uova siano fresche, che l'altra volta te ne hanno appioppate due che levavano il fiato. E fa' prestino.

PINA

non vista, le manda un bacio sulla punta delle dita. Via dalla comune.

SCENA SECONDA.

MADALENA e LUC1ETA.

LUCIETA

da sinistra.

Con chi l'hai?

MADALENA

Con la Pina: è diventata un inferno da qualche giorno a questa  parte. Non le si può dire « ai » che prende fuoco come un fiammifero.

LUCIETA

Siamo giuste... le fai fare da Marte e da Maddalena!

MADALENA

O io me ne sto forse con le mani in mano? Sto per dire che sfacchino più di lei, e son vecchia.

LUCIETA

Bisogna saperla prendere pel su verso.

MADALENA

Mi metterò i guanti per ordinarle qualche servizio.

LUCIETA

La Pina non è una serva come tutte le altre.

MADALENA

Chi ti dice questo? Anzi... Ma sai com'è? non voglio mossacce. ecco!

LUCIETA

carezzevole.

Mamma...

MADALENA

Di'.

LUCIETA

c. s.

Mammina...

MADALENA

Avanti...

LUCIETA

Vorrei dirti una cosina...

MADALENA

E dilla,  benedetta da Dio!

LUCIETA

Ma poi, ti conosco, sei capace di farmi la voce grossa...

MADALENA

Non ti sgriderò... parla... Non mi far star sulle spine!

LUCIETA

Il signor Filipo...

MADALENA

Il conte?...  Avanti!...

LUCIETA

schermendosi.

Oh, mamma!...

MADALENA

imitandola.

Mamma!...  mamma!...

LUCIETA

...m'ha dichiarato...

MADALENA

Ti ha dichiarato?...

LUCIETA

...che mi vuol bene...

MADALENA

Eh!... t'ha detto?...

LUCIETA

No... me lo ha scritto.

MADALENA

severa.

E tu gli hai risposto?

LUCIETA

No... volevo prima sentir te e il babbo.

MADALENA

rabbonita.

In quanto a me...

LUCIETA

interrompendola.

Saresti contenta?... Uh! bene!...

MADALENA

Ma c'è tuo padre...

LUCIETA

maliziosamente.

E credi, tu, che fra te e me non riusciremo a convincerlo?

MADALENA

Birichina!...

la bacia.

E che ti ha scritto?

LUCIETA

Vuoi sentire?

MADALENA

Sì, sì.

siede davanti al tavolino.

LUCIETA

trae dal corsetto una lettera: legge.

« Signorina, è impossibile che Ella non si sia « accorta che le voglio tanto, ma tanto bene...

MADALENA

Splendido!... Par di vederlo!

LUCIETA

c. s.

« Se fino ad ora le ho taciuto il mio affetto  si è perché ella gode di un'agiatezza che  contrasta in singolar modo con la mia semi povertà.

MADALENA

Povero diavolo!

LUCIETA

c. s.

« Però, rappresentando serie case commerciali,  e godendo di molta stima sulla piazza, non dispero di farmi fra breve una buona posizione.

MADALENA

Se la farà,  oh! se la farà.

LUCIETA

c. s.

« Questa sola speranza m'infonde il coraggio di dirle con tutta la franchezza che deriva da un affetto veramente sentito...

MADALENA

Come s'esprime bene!

LUCIETA

« Vuole ella unire la sua sorte alla mia? Ella, lo so, giovine, bella com'è, potrebbe trovare qualcuno più ricco di me...

MADALENA

Sfido,  io!...

LUCIETA

« Ma non che l'ami con maggior tenerezza. Una sua parola d'incoraggiamento e mi presenterò da suo padre. Aspetta trepidante, il suo sempre Filippo Brazolin ».

MADALENA

Non ci ha messo conte?

LUCIETA

No.

MADALENA

Ha fatto male; giacché ce l'ha... ce lo metta.

LUCIETA

Cosa?

MADALENA

Il titolo.

LUCIETA

Val così poco!...

MADALENA

Lo dici te. Se non fosse  perché  è conte, ti pare che ti lascerei sposare uno spiantato?

LUCIETA

in tono di rimprovero.

Mamma!...

MADALENA

Contessa!... La contessa Brazolin...  Che effettone!...

LUCIETA

Dunque... acconsenti?

MADALENA

Diamine!...  O non lo ha detto anche Anzoleto che il conte è una degna persona? E tu... lo ami?

LUCIETA

Un po'.

MADALENA

E io non m'ero accorta di nulla!... E quanti complimenti mi faceva!... Sora Madalena di qua, sora Madalena di là... E un gran merlo anche lui!...  Quando te l'ha dato quel bigliettino?

LUCIETA

Iersera, nell'andarsene, mentre...

SCENA TERZA.

BEPI e DETTI.

BEPI

dalla comune.

Non mi ci raccapezzo più.

LUCIETA

Ecco papà.  Diglielo subito.

MADALENA

Non dubitare.

LUCIETA

Addio, babbo.

via dalla sinistra.

BEPI

Ciao.

a Madalena.

Ho incontrato la Pina sulla cantonata... Io non so cos'abbia quella ragazza.

MADALENA

È diventata un diavolo scatenato.

BEPI

M'ero dimenticato dei sigari... La fermo e le dico: « Già che ti trovo, quando torni, fa' un salto dal tabaccaio e portami quattro toscani ». Come se le avessi dato un pugno nel muso, o le avessi detto:  « Va' a farti... squartare ».

MADALENA

T'ha risposto male?

BEPI

E di che tinta! « Non ci può andar da sé? Ho altro per il capo che i suoi sigari!» E m'ha piantato là come un cavolo...

MADALENA

O a me non ha fatto già tre o quattro mossacce da stamani!

BEPI

Con te,  pazienza.

MADALENA

Sarebbe a dire?

BEPI

Non ti cheti mai! Sembri una pentola di fagiuoli in ebollizione!...

MADALENA

Bel modo di trattare la moglie!...

BEPI

Ora capisco! Le avrai fatto qualche sgarbo, e lei, di rimpallo...

MADALENA

E smettila!...  Dopo tutto non è nostro sangue.

BEPI

Madalena, neanche per ischerzo devi dire certe cose! Quando morì la sua povera mamma, che fu tua compagna di lavoro, e piuttosto che ve­derla rinchiudere in un orfanotrofico la prendemmo con noi, non lo facemmo già perché ci servisse da serva e da sguattera.

MADALENA

Chi ti dice questo! Che forse non l'abbiamo considerata come una figlia? Non ha mangiato sempre alla nostra tavola, insieme a noi? e non è andata sempre vestita e ripulita che paghereb­bero tante disgraziate?

BEPI

E lei non si è portata sempre bene?

MADALENA

Verissimo; ed ecco perché non mi posso abi­tuare al suo modo di fare di ora.

BEPI

Madalena!... un'idea. Potrebbe darsi che...

fa un gesto colla mano.

MADALENA

Spiegati.

BEPI

...che qualcuno le avesse fatto girar la testa?

MADALENA

ridendo.

A lei?...  Matto!

BEPI

C'è poco da ridere. Non è da buttarsi via un pezzo di Marc'Antonio come la Pina.

MADALENA

Ma va' via,  matto!... Se non conosce nessuno.

BEPI

Sai? mandandola a far la spesa, il garzone del macellaio, del pizzicagnolo: che so io? potrebbero averle detto qualche parolina inzuccherata... Figli di cani! quei diavoli di ragazzi tante serve vedono, tante ne pizzicano.

MADALENA

Questo è vero. Mi ricordo di quando andavo al mercato, ai miei tempi... e non ero una serva.

BEPI

Pizzicavano anche te?

MADALENA

I lividi mi lasciavano!

BEPI

Razza di... Ohé! Dunque, per levarci da ogni responsabilità, sai cosa dobbiamo fare?... Mandarla fuori di casa meno che sia possibile. Intanto quando ritorna le darò io una lavata di testa come si deve. S'è visto Anzoleto?

MADALENA

No; ma ha promesso di venire a colazione.

BEPI

Bisogna far prestino, perché non voglio mancare al debutto di Chechi.

MADALENA

Chechi! il nostro Chechi!... Speriamo che si faccia onore. Ci credi? mi vien la pelle d'oca al pensiero che deve parlare in pubblico, davanti a tanti giudici,  avvocati, carabinieri...

BEPI

Tutte persone serie! Se si farà onore?... Certo. E pensare allo sperpero di quattrini necessario perché un giovane possa farsi strada!... Non lo sai? Ho dovuto dare trecento lire alla famiglia dell'amputata perché prendesse Chechi come di­fensore. Già l'ho sempre detto: al giorno d'oggi bisogna aver molto talento e molti quattrini, per far l'avvocato, il medico, l'ingegnere... Per fortuna al nostro ragazzo il talento non manca... per i quattrini c'è qui suo padre.

MADALENA

Credi, Bepi, darei metà del mio sangue, perché Chechi portasse fuori la donna.

BEPI

Anch'io, perché è lui che la difende. Ma se fosse un altro? dieci, venti anni di galera; galera a vita a quella birbona che ha avuto il fegataccio di strozzare la sua creatura appena nata.

MADALENA

La galera?! La galera è niente, rose e fiori. La galera... A proposito; la sai la novità? Il conte Filipo...

BEPI

L'han messo in galera?!

MADALENA

Ma no... Cosa capisci?

BEPI

Scusa...

MADALENA

Ha scritto una bella letterina a Lucieta.

BEPI

sorpreso.

Oh, bella! Le ha scritto? Perché?

MADALENA

Per dirle che le vuol bene.

BEPI

scattando.

O razza!... una dichiarazione d'amore alla mi' figliola?

MADALENA

Sta' a vedere che doveva farla a te!

BEPI

E quella civetta l'ha accettata?

MADALENA

Ohé! bada come parli della mi' figliola!...

BEPI

Spero che sarà un po' anche mia... Una di­chiarazione!...

MADALENA

E tu sentissi su che tono! Si vede proprio l'uomo che non ne può più: cotto, stracotto e biscottato.

BEPI

mostrando i pugni.

Glieli darò io i biscotti! Un disperato che non ha un soldo da far cantare un cieco!

MADALENA

Ne avevi molti tu quando ci sposammo?

BEPI

Quanti ne avevi tu. Ma Lucieta ha la sua brava dote e può pretendere un partito coi fiocchi!

MADALENA

E se lei non volesse saperne? se si contentasse di come sta? se amasse il conte?

BEPI

Amare senza il mio consenso?

MADALENA

Mi dici perché gridi così?

BEPI

Grido... grido... per sfogarmi.

MADALENA

Vieni qua, ragioniamo... Vuoi bene o no a Lucieta?

BEPI

Che domande!...  Ed è per questo...

MADALENA

interrompendolo.

...che non vorrai vederla piangere, struggersi come una candela... morir tisica, consunta... La­sciami parlare, poi dirai la tua.

BEPI

Tira via.

MADALENA

Il conte...

BEPI

Non mi discorrere di quel coso.

MADALENA

Ma se è di lui che si tratta!...   Hai da dir nulla sul suo conto?

BEPI

No.

MADALENA

Lo stimi per un galantuomo?

BEPI

Per forza.

MADALENA

Credi che ami davvero Lucieta?

BEPI

E chi non l'amerebbe?... Il tuo ritratto... quando eri nei tuoi cenci.

MADALENA

insinuante.

E allora, benedett'uomo, se sai che è onesto, se credi che l'ami, se sei convinto che può ren­derla felice, perché vorresti ostinarti a dir di no? Rifletti, zuccone! soltanto per far dispetto a quelli che in illo tempore ci guardavano dall'alto in basso.

BEPI

Eh! ti rammenti...  figli!...

MADALENA

Si morderan poco le mani dalla rabbia quando leggeranno sul giornale - perché lo metteremo sul giornale: - « Oggi il conte Brazolin ha impalato... »

BEPI

Impalmato, bestia!

MADALENA

Come vuoi tu.

insieme a Bepi.

« ...ha impalmato la signorina Lucieta Carantan, sorella dell'avvocato...»   Eh! che reclame!

BEPI

Perché sotto ci mettiamo...

insieme a Madalena.

sorella dell'avvocato. Come idea... sì, non dico.

MADALENA

Se non ci pensassi io a certe cose!... Lucieta?

BEPI

Cosa fai?

MADALENA

Poverina!... le dico che sei contento. Aveva tanta paura di te...

BEPI

Lo credo.  Sa che quando mi prende il quarto d'ora della bestia...

MADALENA

...non c'è che la tua Nena che ti renda buono, docile,  docile come...  un agnellino...

BEPI

ridendo.

Giovine, eh!... agnellino giovine... senza corni...

MADALENA

Matto!...  Lucieta?

SCENA QUARTA.

LUCIETA e DETTI.

LUCIETA

da sinistra.

Chiamavi?...

MADALENA

solenne.

Va' a dare un bacio a tu' padre.

LUCIETA

Oh, babbo!

corre ad abbracciarlo.

BEPI

non volendo parer commosso.

Sicché la signorina...  eh!

MADALENA

Zitto là!

BEPI

c. s.

Ma cosa mai... una ragazza che ha ancora il latte sulla bocca...

MADALENA

Non fare il burbero...  tanto non ci riesci...

BEPI

E voi ve ne approfittate per farmi fare tutto a modo vostro.

bacia Lucieta che lo accarezza.

Figliola mia, io... è un padre... Certo avrei desiderato qualcosa di meglio... Ma se piace a te...  Potevi almeno dirlo a tua madre.

LUCIETA

Non lo sapevo.

MADALENA

Se non lo sapeva?...

BEPI

Allora... punto e da capo. Ohé! le nozze prestino, perché la paglia vicino al fuoco... E poi non basterebbe neanche un reggimento di pom­pieri. Mi capisci, Nena?

MADALENA

A volo.

BEPI

Beh!... Ragioniamo d'altro. Io vado a cam­biarmi; mi metto l'abito nero per andare in tri­bunale. Sollecita la colazione.

MADALENA

Si fa presto a dirlo! Non vedi che la Pina, pare che lo faccia a posta?

BEPI

Non le stare a dir nulla. Ci penserò io a darle una lavata di testa.

via dalla seconda a destra.

SCENA QUINTA.

MADALENA, LUCIETA. poi PINA.

MADALENA

Sei contenta?

LUCIETA

Tanto! Povero babbo, com'è buono!

MADALENA

Una pasta di zucchero, un marzapane. Avrà i suoi difetti, ma è certo che vi adora quasi più di me.

a Pina che giunge dalla comune.

Sei arrivata finalmente!

PINA

Cosa credeva, che fossi scappata?

MADALENA

a Lucieta.

Sentila, sentila che risposte! Anche a tuo padre, poco fa, gli ha dato una rispostaccia.

PINA

Pretendeva che gli andassi a prendere i sigari con questo fagotto che butta giù le braccia.

MADALENA

levandoglielo di mano.

Non peserà mica un quintale questo fagotto!

PINA

Vorrei veder lei a sgambettare...

LUCIETA

in tono di rimprovero.

Pina, perché ti metti a tu per tu con la mamma?

PINA

colpita.

Scusi... creda...

ricomponendosi.

Mi rimprovera continuamente, senza motivo...

MADALENA

Vado via, se no, scoppio! Spero che la signo­rina non sarà tanto stanca da non poter apparec­chiare la  tavola.

via dalla prima a destra.

Uh!... scoppio se non me ne vado.

SCENA SESTA.

LUCIETA e PINA.

LUCIETA

Permetti che te lo dica, ma il tuo contegno, così diverso da quello di prima, ci addolora e ci offende. Io non lo credo, ma se per caso il babbo, la mamma, Chechi, io stessa, involontariamente, ti avessimo dato motivo a risentimento, dillo franca­mente... riconosceremo il nostro torto...

PINA

Risentimento con loro che sono stati la prov­videnza per me? Oh, non lo pensi, non me lo dica più. Io non ho avuto il tempo di amare la mia mamma, ma sento che non le avrei voluto più bene di quanto ne voglio alla sua. Si ricorda, eh! quando cinque anni fa ebbi il tifo? Un'altra famiglia mi avrebbe mandata all'ospedale, a pa­gamento magari... Il suo babbo, la signora Ma-dalena, no; e io vedo ancora la sua mamma vicino al mio letto, mi sento ancora sulla fronte, leggiera leggiera, la sua mano che mi carezzava... Rivedo come in sogno il signor Bepi, entrare ogni momento, in punta di piedi, per domandare: « Come sta la piccina? » Oh, Vergine santissima, perché non mi avete fatto morire allora!

LUCIETA

commossa baciandola.

Morire?... E perché?... Tu devi vivere, Pina, godertela la vita. Io non ho messo in dubbio il tuo affetto, e appunto per questo, come ti dicevo, ci stupiscono e ci addolorano i tuoi modi bruschi. Basta, non parliamone più. Piuttosto ti darò una bella notizia, che ti farà molto piacere. Non sei curiosa di conoscerla?

PINA

Certo, se può procurarle una gioia.

LUCIETA

E grande. Domani, forse oggi stesso, sarò fi­danzata al conte Brazolin.

PINA

Le auguro, con tutto il cuore, la felicita che si merita.

LUCIETA

E più ancora sarò felice se ritornerai la Pina di una volta. Dammi un bacio, e dimentichiamo...

si baciano.

Vuoi che ti dia una mano  per  apparecchiare la tavola?

PINA

No, grazie...  faccio da me.

LUCIETA

Allora, quando sei pronta, chiamami.

via dalla sinistra.

SCENA SETTIMA.

PINA e CHECHI.

PINA

Dio mio! come son disgraziata!

si asciuga gli occhi.

CHECHI

dalla comune: vede la Pina e fa un atto di dispetto.

Ancora a piangere!

PINA

Non ne posso più, credi; non ne posso più!

CHECHI

Lo fai apposta per compromettermi...

PINA

Come puoi dirlo?...

CHECHI

Se, invece di star lì a piagnucolare, ti fossi lasciata persuadere, a quest'ora...

PINA

A quest'ora avrei sulla coscienza un delitto.

CHECHI

Delitto, delitto!... Come se tu fossi la prima, se mai...

PINA

Chechi, non bestemmiare! Bada che Dio è giusto; bada che un giorno potresti pentirti di aver  fatto di me una disgraziata!...

CHECHI

Perché vuoi esser tale, perché non hai fiducia in me...,  che ti amo, realmente, molto più di quanto puoi supporre.

PINA

Dio mio! E possibile che tu non provi orrore, nell'averla soltanto ideata una cosa simile.

CHECHI

Alle corte... non voglio storie, non voglio noie. M'hai promesso di lasciare, e presto, questa casa. Io ti ho giurato, e manterrò il mio giuramento, perché ti voglio bene, di non abbandonarti perché non abbia bisogno di ricorrere a nessuno, non abbia bisogno di servire...

PINA

Non voglio nulla da te! Uscita di qui, tutto è finito fra noi.

CHECHI

Questo lo vedremo; intanto è già una settimana che hai promesso di andartene, e ancora...

PINA

Non dubitare, presto ti libererò della mia presenza.  Ma, per non far nascere sospetti, dimmi

tu che pretesto avrei dovuto prendere... Lo vedi da te, se non te l'han detto, che sono cambiata, che rispondo male a tutti, che a tutti faccio sgarbi, per rendermi insopportabile, per far loro perdere la pazienza e mettermi alla porta. Ma non ci riesco. Tu sapessi come soffro per questo! « Vi amo, non amo che voi! » Questo vorrei dire a tua madre, a tuo padre, e invece... mi devo far credere un'ingrata, una senza cuore... devo la­sciar supporre che qui dentro non ci sia nulla!... Cosa m'importa se mi troverò sola, abbandonata... magari a patire la fame... Quel che mi accora, quello che non mi dà pace è l'idea che loro di­ranno che non valeva, no, la pena di aver fatto tanto bene a chi ha corrisposto così male!

piange.

CHECHI

che ha mostrato grande impazienza.

Hai finito?...

PINA

Ho finito... Sta' certo che non ti dirò più niente.

va verso la finestra.

CHECHI

Mi pare ora!

SCENA OTTAVA.

BEPI e DETTI.

BEPI

da destra.

Buon giorno, Chechi.

CHECHI

Buon giorno, babbo.

BEPI

Ti facevo in tribunale.

CHECHI

Ne vengo adesso...

BEPI

Hai già parlato?

CHECHI

No...

BEPI

M'avevi fatto paura!

alla Pina.

Vieni qua, tu!

PINA

simulando arroganza.

Cosa vuole?

BEPI

In primo luogo che risponda come le persone, e non con quel tono arrogante, poi...

PINA

gli volta le spalle e canticchiando.

« Triste sorte è mai quella di servir... »

via dalla prima a destra.

SCENA NONA.

BEPI e CHECHI.

BEPI

Pezzo d'animale!... Hai visto?

CHECHI

Vi sta bene... dovevi avvezzarla meglio...

BEPI

Ma gliele levo io le ruzze!

per correrle dietro.

CHECHI

Non t'arrabbiare.

BEPI

Nossignore!... Le insegnerò io la creanza!

CHECHI

Dovresti metterle le spalle al muro. O più ri­spetto, che sappia stare al suo posto, o fuori!

BEPI

Hai ragione. O più rispetto o...

correggendosi.

Sei ammattito?... Licenziarla... Dove vai con la testa?

CHECHI

E voi lasciatevi mettere i piedi sul collo dalla donna di servizio, dopo tutto!

BEPI

In quanto a questo, no. Son buono, ma non tre volte...

CHECHI

Sei come i cani da pagliaio, tu: abbai e non mordi.

BEPI

Purtroppo!  non son capace di far male a una mosca... Chechi...  Non provi niente?

CHECHI

A proposito di che?

BEPI

Del processo...  Io mi sento, in mezzo allo sto­maco, un limìo, un limìo... Cosa dirai?

CHECHI

Come sei burro, babbo!

ride.

BEPI

Perché?

CHECHI

Le difese, dopo studiato l'incartamento, dopo lo svolgimento del processo, s'improvvisano...

BEPI

Bene, improvvisamene un pezzetto...

CHECHI

ridendo.

Ti pare!...

BEPI

Il principio, almeno.

CHECHI

guardando l'orologio.

Fammi, piuttosto, preparar qualche cosa alla svelta... Due uova al piatto... un po' di marsala... All'una si riapre l'udienza.

SCENA DECIMA.

ANZOLO, il conte FILIPO e DETTI.

ANZOLO

dalla comune.

Arriviamo a tempo?

BEPI

Vieni, vieni, Anzolo.

ANZOLO

Ho trovato al caffè l'amico Filipo e me lo son trascinato dietro.  Ho fatto bene?

BEPI

Benissimo; giusto dovevo dire quattro parolette a quel signorino!...

FILIPO

turbato.

A me?

BEPI

andandogli incontro.

A lei, precisamente...  Ah! il signor conte mi prepara di queste sorprese?

ANZOLO

Che sorprese?

FILIPO

Signor Giuseppe!...

BEPI

Lei scrive le letterine amorose...

ANZOLO

A chi?

BEPI

A me, no certo.

FILIPO

Io...

BEPI

Lei doveva, prima di ogni altra cosa, pensare che son sempre vivi e sani i due vecchi! Che io sono il babbo, salvo errore, e non una carota.

FILIPO

Desideravo sapere...

BEPI

Se le dava retta?

ANZOLO

Ma chi?

BEPI

Sei sordo?... Lucieta, la mi' figliola.

ANZOLO

Se non Io dici,  come faccio a indovinarlo?

FILIPO

ricomponendosi.

Io credo, da uomo d'onore, di non aver man­cato ai miei doveri d'ospitalità, al rispetto che devo a lei e alla sua signora, scrivendo come ho scritto alla signorina Lucieta. Era inutile che mi rivolgessi direttamente al padre senza esser certo che la figlia corrispondesse al mio affetto sincero, disinteressato...

ANZOLO

È logico.

BEPI

Tu,  occupati dei fatti tuoi.

FILIPO

Se poi ella, per la mia condizione modesta, perché non saprei trovare altra ragione plausibile, non mi volesse a far parte della sua famiglia, non ha che una sola parola da dire... e le leverò l'incomodo.

BEPI

pausa, con forza.

Ma non c'è mica bisogno di saltar sulle furie, caro signore!

FILIPO

Non salto...

BEPI

interrompendo.

Lei assicura di voler bene alla mi' ragazza...

FILIPO

Con tutto il cuore.

BEPI

Non lo fa per mangiarle la dote...

CHECHI

Papà!

FILIPO

risentito.

Signore!...

BEPI

No, una semplice osservazione, che ai nostri giorni, i giovanotti, tirano più alla dote che alla ragazza.

FILIPO

Non sono uno speculatore, io.

BEPI

E allora... tanto meglio... Dunque... qua la zampa, come dice l'amico Anzoleto, e che Dio...

FILIPO

Ah!...  lei acconsente?...

BEPI

Te lo devo cantare in musica.

FILIPO

stringendogli calorosamente la mano.

Grazie, grazie!

ANZOLO

a Bepi.

Hai la mia approvazione.

CHECHI

E la mia, babbo.

stringe la mano a Filipo.

FILIPO

E la signora Madalena,  che dice?

BEPI

pausa.

Madalena... Oh!... lei fa tutto quello che voglio io.

CHECHI

Dov'è Lucieta?

BEPI

Dev'essere in camera sua.

ANZOLO

sulla prima a sinistra.

Ehi! Lucieta.  Vieni qui.  C'è qualcuno che ti desidera.

SCENA UNDICESIMA.

LUCIETA e DETTI.

LUCIETA

dalla sinistra.

Chi mi vuole? Ah!... il signor Filipo?...

si ferma.

BEPI

Vieni avanti, sorniona, che non ti par vero di rispondere alla sua letterina.

LUCIETA

confusa.

Babbo!...

ANZOLO

Datevi un bel bacio!... Ve lo permettiamo.

BEPI

comicamente.

Se lo permette lui!...

FILIPO

la bacia alla fronte.

BEPI

commosso.

Nella mia vita non ho avuto altro pensiero, altra adorazione che le mie creature... Fatemi davvero felice e...

pausa.

Ma si fa o no colazione?... Spero che l'amore non vi avrà tolto l'appetito.

SCENA DODICESIMA.

MADALENA, PINA e DETTI

MADALENA

di dentro.

Sei un'impertinente!

PINA

di dentro.

Sono stufa!

MADALENA

esce irritata da destra.

Chi la regge più?

BEPI

Cos' hai?

MADALENA

E diventata lei la padrona!

BEPI

Dimmi...

MADALENA

senza ascoltarlo.

Un po' un po'  si pazienta... ma dài oggi, picchia domani... neanche un santo.

BEPI

Sangue!... Si può sapere? Non mi far bestemmiare.

MADALENA

Te l'ho da dire chiara e tonda? Se non ce la metti tu, ce la metto io alla porta.

LUCIETA

Mamma!...

PINA

sulla prima a destra.

Non c'è bisogno  che si scalmani tanto.  Non mi par vero di andarmene.

BEPI

Ehi! ehi!... Che novità son queste?

LUCIETA

Pina?!

MADALENA

a Anzolo.

Che ne dici?... Dopo che l'abbiamo, si può dire, levata di mezzo alla strada...

ANZOLO

Non ci capisco un cavolo!

MADALENA

Capisco io... È la riconoscenza per quel che le abbiamo fatto finora...

PINA

Oh! ... me l'avrà rinfacciato un migliaio di volte!...

MADALENA

Chetati!... che se rialzasse il capo quella buo­n'anima di tua madre, sentiresti che zizzole!... Sarebbe lei la prima a trattarti secondo il tuo merito!...

PINA

che  fa  sforzi  sovrumani  per contenersi: da sé.

Dio mio, che strazio!

forte.

Alle corte; giacché vedo che non si va più d'accordo... che non c'intendiamo più, che son roba da strada...

MADALENA

Chi ha detto questo?...

PINA

Ognun dal canto suo...

BEPI

Ah!... te ne vuoi proprio andare?... Benone. Nessuno ti trattiene... Noi abbiamo fatto il nostro dovere, più del nostro dovere... Ora ce ne la­viamo le mani... Proveremo un gran dolore, è inutile negarlo, ma dal momento che non ci puoi più vedere...

PINA

con slancio.

Io?!

BEPI

Quella è la porta.

PINA

ricomponendosi.

Ah! respiro!...

BEPI

Ah! sì?!... te ne accorgerai, mòra!

ANZOLO

che avrà fissato sempre la Pina.

Bepi!

BEPI

Lo vedi, eh!...

avvicinandoglisi.

ANZOLO

piano.

Bepi... Osservala bene!

MADALENA

a Filipo, col quale parlerà durante il dialogo fra Pina e Bepi.

Come una figlia, creda!...

seguita a parlare, mentre Lucieta va verso la Pina.

BEPI

Cosa devo osservare?

LUCIETA

a Pina.

E hai il cuore di lasciarmi?

ANZOLO

parla all'orecchio di Bepi.

BEPI

con immenso stupore.

Eh!!...

ANZOLO

Lo giurerei!              

PINA

che si sarà allontanata bruscamente da Lucieta: a Chechi.

Sei contento?

BEPI

c. s.

Ah!... Impossibile!... Ma dove?... quando? con chi?!...

Cala la tela.


ATTO TERZO

SCENA PRIMA.

LUCIETA, MADALENA, poi BEPI.

LUCIETA

legge.

Si vedono?

MADALENA

alla finestra.

No.

LUCIETA

A quest'ora dovrebbero essere di ritorno.

MADALENA

Che ore sono?

LUCIETA

Le cinque.

MADALENA

avvicinandosi.

Senti che mani gelate!  Ho un limìo qui!...

si tocca dalla parte del cuore.

Io non so come tu abbia la testa a leggere.

LUCIETA

Per distrarmi. Credi che anch' io  non stia in agitazione quanto te?

MADALENA

tornando verso la finestra.

Almeno se tuo padre fosse venuto a dirci qualcosa!...

LUCIETA

Si sarà trattenuto anche lui sino alla fine.

MADALENA

Che ti predice il cuore?

LUCIETA

Buone cose.

MADALENA

Ah!... eccolo.                              

LUCIETA

alzandosi.

Chechi?

MADALENA

No, il babbo.

LUCIETA

corre ad aprire.

MADALENA

Mi tremano le gambe...

BEPI

di dentro.

Nena?... Nena?...

MADALENA

Bepino?...

BEPI

dalla comune, tratefato.

Ah, Nena mia!...

si getta a sedere sul sofà.

MADALENA

Com'è andata?

BEPI

Un successone! Un trionfo!

LUCIETA

Te lo dicevo?

MADALENA

cadendo a sedere accanto a Bepi.

Lasciami respirare. Dio, che commozione!... Dimmi, dimmi...

BEPI

Tu l'avessi sentito!... Non pareva più lui. Una voce! una voce!... La bon'anima di Tamagno... Ne rintronava la sala. Un accento, poi, una mimica!...

MADALENA

Il nostro Chechi!

con gran tenerezza.

Racconta...

BEPI

Dunque, appena...

interrompendosi e accennando Lucieta.

Non posso parlare... il tetto è basso... ma ti assicuro che è stato loquente. Figurati: ho visto io coi miei occhi i giurati che avran  consumato mezza dozzina di fazzoletti per soffiarsi il naso e non far vedere che piangevano. C'era un ca­rabiniere, poi, vicino a me, brava persona! che s'è mangiato un baffo. Ti basti dire che quando Chechi finì la sua aringa — si dice così — e bianco come un cencio lavato, quasi svenuto, perché era commosso anche lui, si mise a sedere, tutti, sai? tutti... gli avvocati, venuti forse con la speranza che facesse fiasco, i giudici, il pubblico ministero, i giornalisti, gli son saltati addosso, e chi gli stringeva la mano di qua, chi di là... I parenti della ragazza, ti lascio immaginare! lo ab­bracciavano, lo baciavano, lo benedivano... men­tre quella disgraziata, dentro la su' gabbia, pian­geva, singhiozzava che, ti giuro, faceva compas­sione a vederla e a sentirla.

MADALENA

E tu?

BEPI

Io?!... Io me ne stavo rimminchionito sulla poltroncina, rosicchiando i guanti per non dare in uno sbotto di pianto. Guarda... ne ho rovinate due dita...

MADALENA

Sicché l'amputata è stata assolta?...

BEPI

A pieni voti!...

LUCIETA

E Chechi perché non è venuto con te?

BEPI

Voleva, ma sì!... i colleghi l'han portato via di peso. Ha avuto appena il tempo di darmi una stretta di mano... una stretta che me la sento ancora, e di dirmi:  « Va' dalla mamma! »

MADALENA

Caro!... Ha pensato subito a me!

BEPI

Poi c'è stato uno, non so chi, che ha detto: « Quello lì è il padre dell'avvocato. » Allora... tanfete! una dozzina di persone, che non avevo mai visto né conosciuto, mi si son saltate addosso per farmi mille congratulazioni. Erano quasi tutti reportère giudiziarii, giornalisti,  gente di penna... Sai come è andata a finire?... che li ho portati tutti a bere.

MADALENA

E avrai bevuto anche tu...

BEPI

Pochino: volevo avere la testa a posto.

MADALENA

Dunque ne parleranno i giornali?

BEPI

E come! Me l'han promesso. Anzi, a qual­cuno ho regalato qualche foglio da dieci perché faccia le cose come si deve.

MADALENA

Sia ringraziato Dio! Mi son levata un gran peso di sullo stomaco. C'era Anzoleto con te?

BEPI

E anche Filipo. Sono andati insieme a Chechi.

MADALENA

Non vedo l'ora di rivederlo, di coccolarmelo un po'.

LUCIETA

Ed io?!...

BEPI

Vi credo... e se lo merita... Beh! anche questa, se Dio vuole, è finita. Pensiamo ad altro. Dov'è la Pina?

MADALENA

In camera sua. Non s'è più vista dopo la scenata di stamani.

BEPI

E che fa?

MADALENA

Prepara il suo baule.

BEPI

Madalena... non possiamo mica lasciarla andar via così, tic-tac.

MADALENA

È colpa nostra?

LUCIETA

Volete che senta un po' io...

BEPI

prontamente.

No, che se fosse vero!...

MADALENA

Cosa?

BEPI

Nulla...

a Lucieta.

Va' in camera tua.

LUCIETA

Perché?

BEPI

Ho bisogno di parlare un po' da solo a solo con quella ragazza.

MADALENA

Spero che non ti inginocchierai   davanti a lei perché rimanga!

BEPI

sullo stesso tono.

Spero che non vorrai insegnarmi come mi devo contenere!

a Lucieta.

Va', cara.

LUCIETA

Vado, ma non capisco...

via dalla prima a sinistra.

BEPI

Capirai un'altra volta.

a Madalena.

Mandami la Pina, e non stare a far discorsi inutili; non la inasprire di più.

MADALENA

Per tua regola...

BEPI

urlando.

Mandami la Pina, ti dico!

MADALENA

Bestia!

sulla seconda porta a destra.

Pina?... Pina?... Ehi?! Pina,  dico!...

BEPI

Fammi il santissimo favore di andartene anche te...

prendendola per un braccio.

MADALENA

Ohi! Mi fai male con quelle manacce!

BEPI

Abbi pazienza...  scusami...

MADALENA

Orco!                                         

via brontolando a sinistra.

Tanghero! Bovaro!...

SCENA SECONDA.

BEPI e PINA

BEPI

Trent'anni che l'ho sposata!... Pina? Capisse mai alla prima! Pina?

PINA

sull'uscio.

Che vuole?

BEPI

Avvicinati. Cos'hai paura? Che ti mangi? Dunque è proprio vero?... Ti preparavi a lasciarci? Vuoi abbandonare questa casa che è stata sempre casa tua?... Andiamo, via... rispondi.

PINA

Che devo rispondere?

BEPI

Unicamente questo:  perché te ne vai?

PINA

Perché... perché non posso più fare questa vita...

BEPI

E così, tutto ad un tratto, dopo tanti anni ti risolvi a trovarla insopportabile.

PINA

con sforzo.

Ho pazientato più che ho potuto.

BEPI

Tu non dici la verità.

PINA

con forza.

Non ho mai mentito.

BEPI

In questo momento, sì. Che puoi rimproverare a mia moglie, a me, a Lucieta?... Di Chechi non parlo, sta così poco in casa! Si può dire che tanto io quanto la Nena, non abbiam fatto dif­ferenza, mai, tra te e i nostri figlioli. Non t'ab­biamo mai ordinato: « fa' la tal cosa » senza dire: « per piacere, Pina, fa' la tal cosa ». La Nena, ch'io sappia, in tutte le faccende di casa ti ha sempre aiutata; anzi, se vuoi essere giusta, ti ha risparmiato quelle più faticose... Dunque?...

PINA

Per carità, signor Bepi, non mi stia a dir niente. Il torto è mio, soltanto mio, o meglio del mio carattere infame. Vede che sono sincera: e dal momento che, sia pure per mia colpa, non si va più d'accordo, non è meglio per tutti separarci per sempre?

BEPI

E dove andrai?

PINA

colpita.

Dove andrò?

BEPI

Sì...

PINA

Non lo so ancora... Mi cercherò un altro servizio.

BEPI

Ed io, che fino a questo momento t'ho fatto da padre, dovrei permetterti di andartene senza prima sapere dove e presso a chi riparerai?

PINA

con simulata arroganza.

Dei fatti miei non devo render conto a nessuno.

BEPI

A me sì: a me più che ad ogni altro sei in obbligo di render conto delle tue azioni; prima di tutto per la gente che mi farebbe carico, e con ragione, di aver lasciato in balìa di se stessa una ragazza di diciott'anni, e poi... per iscrupolo di coscienza, che diamine! Noi, dici tu, non si va più d'accordo, e sta bene, cioè, non sta bene niente affatto... Tu vuoi cercarti un altro servizio, e va bene anche questo, per quanto non riesca a capire dove potresti stare meglio di qui; ma che  io, Bepi Carantan, ti  permetta di  passar l'uscio di casa mia finché tu non abbia trovato quest'altro famoso servizio, finchP non sappia da chi vai... eh! no, te l'assicuro io, no!

PINA

esaltata.

Oggi stesso, intende, oggi stesso me ne andrò.

BEPI

con forza.

No.

PINA

c. s.

Con qual diritto vuol trattenermi mio malgrado? Sono forse una sua parente? sua figlia? Non c'è forza umana, guardi, che possa costringermi a ri­manere in casa sua un sol giorno di più.

BEPI

imperioso.

E, se io te lo imponessi?

PINA

c. s.

Le giuro che mi butto dalla finestra.

BEPI

Oh! oh!...

pausa: va a chiudere a chiave la prima porta a sinistra.

PINA

spaventata.

Cosa fa?

BEPI

tornando a lei.

Pina... guardami bene in faccia.

PINA

Io...

BEPI

È strana, incomprensibile la tua minaccia. Io non arrivo a capirla. « Mi butto dalla finestra! » Ed è quasi quasi più strano ancora questa specie di odio che pare tu nutra per noi...

PINA

interrompendo con slancio.

Io odiarvi?...

BEPI

Eh! dal momento che preferiresti buttarti dalla finestra, accopparti, piuttosto che restare un giorno di più con noi!...  Lo hai detto tu.

PINA

Ma...

BEPI

A meno che tu non abbia un altro motivo... più forte, più terribile... e che ti manchi il co­raggio di palesarmelo.

PINA

con impeto.

Nessun motivo... glielo giuro! nessun motivo...

BEPI

La tua stessa esaltazione nel negarlo mi con­vince maggiormente che ho dato nel segno.

prendendola per la mano.

Guardami in faccia,  ti ho detto!

con voce soffocata.

E vero?... confessa, è vero?

PINA

smarrita.

Che devo confessare?

BEPI

c. s.

E vero?

PINA

c. s.

Non capisco...  Mi lasci!...

BEPI

No... mi devi dir tutto; lo esigo!

PINA

Mi lasci!...  Mi fa male!...

tenta svincolarsi.

BEPI

tenendola.

Tu hai un amante.

PINA

No, non è vero!...

BEPI

Tu hai un amante,  e vuoi andartene per nasconderci la prova della tua colpa.

PINA

smarrita.

Non è vero!

BEPI

Non mentire...  è inutile... Lo so!

PINA

cadendo in ginocchio.

Perdono!... perdono!...

pausa.

BEPI

Alzati e rispondi.

PINA

con   voce  soffocata  dal pianto.

In nome di quanto ha di più sacro, non m'in­terroghi. Sono una svergognata... sì... Ho tra­dito la fiducia che avevano in me... Ho mancato, ma per inesperienza, creda... Oh! le giuro, per la mia povera mamma, ch'io non sapevo, non im­maginavo... Ed anche ora, vede? anche ora mi domando sgomenta come abbia potuto dimenticare i buoni esempi, i buoni consigli che mi han sem­pre dato lei e sua moglie... Ma a che vale pen­tirsi?... Ormai non c'è più rimedio; il male è fatto... Sono una disgraziata! Avrei dato fin l'ul­tima goccia di sangue perché lei non venisse mai a saperlo... Il destino non l'ha voluto... Ora sa tutto; ora che non 'no più nulla da nasconderle, che sa la ragione vera... non vorrà più trattenermi. Andrò... dove Dio vorrà, benedicendo questa casa... benedicendo lei... i miei benefattori che ho amato e amo più di me stessa, e pregherò la Madonna per loro, sempre, sempre!...

scoppia in singhiozzi.

BEPI

No, Pina, no; ora più che mai ho il dovere, il sacrosanto dovere di non abbandonarti. C'è lassù una povera donna che mi prega per te, che mi dice di proteggerti, di difenderti meglio di quanto non abbia saputo fare sinora. Non pian­gere... via!... Mi fa male vederti così... Bada che hai commesso un fallo grande, grande... ma, con l'aiuto di Dio, possiamo ripararlo. Tu hai il tuo bravo libretto alla cassa di risparmio... Tre­mila lire, è vero? Io ne aggiungerò altre tre, altre quattro, altre cinque, se occorre... ti farò una bella dote, e lo sposerai.

PINA

con terrore.

Chi?!...

BEPI

con stupore.

Chi?!... Lui... coso;   quello che ti ha  fatto sì bel servizio...

da sé.

« Fiol d'un can!... »

forte.

Cosa fa? Come si chiama?

PINA

c. s.

Il suo nome?... No, no... Mai!...

BEPI

Eh!...

PINA

No, no... Mai!            

BEPI

Non vuoi nominarlo?... perché? Forse è un essere infame, un pregiudicato, un galeotto, che...

colpito da un'idea.

Pina! è un uomo ammogliato?!...

PINA

prontamente.

No... Sì... sì...

BEPI

Sì... no... A che giuoco si giuoca? In verità di Dio c'è da perdere la testa. Come? ti pro­pongo l'unica soluzione possibile, onesta, per ria­bilitarti ai miei, ai tuoi stessi occhi; voglio dare un padre alla tua creatura e tu respingi tutto ciò quasi con terrore?...  Eh!... no; tu devi dirmelo il

nome di quell'uomo. Dovessi strappartelo per forza dalle labbra, tu me lo dirai.

afferrandola pel braccio.

Il nome del tuo amante... subito!

PINA

svincolandosi.

No... mi lasci!...

BEPI

esasperato.

Il suo nome!...  Non  mi far perdere la pazienza...

PINA

Mi ammazzi pure... non lo dirò.

BEPI

per batterla.

Sgualdrina!...   

PINA

spaventata.

Ah!...

SCENA TERZA.

CHECHI, ANZOLO e DETTI, poi MADALENA e LUCIETA

CHECHI

giunge sulla comune alle ultime parole di Bepi, con impeto.

Pina!...

PINA

fuor di sé, a Chechi.

Non ho detto niente!.. niente!... Non  ho detto niente!

BEPI

con terrore.

Tu!... Sei stato tu, disgraziato!

slanciandoglisi addosso.

ANZOLO

trattenendolo.

Bepi, cosa fai?

MADALENA

di dentro.

Chi è che ha chiuso a chiave la porta?

ANZOLO

Bada, c'è Lucieta.

va ad aprire.

BEPI

sede accasciato.

Mio figlio!... mio figlio!...

MADALENA

da sinistra.

Che pazzia t'è presa di serrarci dentro?

vede Chechi, per abbracciarlo.

Chechi mio!...

sorpresa.

Non mi dài un bacio?... Cos'hai?

CHECHI

Niente.

la bacia freddamente.

MADALENA

guardando ora Chechi, ora Bepi.

Dimmi tu:  che cos'avete con quella faccia da funerale?

BEPI

con sforzo.

Niente: non te l'ha detto anche lui?  niente. Discorrevo accademicamente   con  la  Pina,  sono entrati loro...

MADALENA

accennando la Pina.

Ho capito: ti sei preso un'altra rabbia con lei.

BEPI

Anzi... ci siamo intesi completamente: non è vero, Pina? Ha riconosciuto d'aver mancato... ha promesso di non farlo più... di restar con noi...

PINA

Io?!...

BEPI

Sì; hai paura che la Madalena non voglia? che ti serbi rancore?...

MADALENA

Nemmeno per idea, son contentona!...

BEPI

L'hai sentita?...

a Madalena, mentre Anzolo parla  con  Lucieta, e Chechi, abbattuto, siede presso il tavolino.

Conduci di là Lucieta!

MADALENA

Perché?

BEPI

Fa' quel che ti dico.

MADALENA

Si può sapere...

BEPI

Ti spiegherò poi.

MADALENA

Ma...

BEPI

Non mi far perder la pazienza!

MADALENA

Vado, vado! Lucieta... vieni via... Hanno tutti il diavolo in corpo, oggi. Vieni anche tu, Chechi?

BEPI

No... Lui resta...

MADALENA

E noi si va via...

a Lucieta.

Andiamocene, giacché il sor padrone lo comanda!...

via a sinistra con Lucieta.

SCENA QUARTA.

DETTI meno MADALENA e LUCIETA.

BEPI

con impeto, avvicinandoti a Chechi.

Furfante!

CHECHI

alzandosi di scatto.

Babbo!

ANZOLO

trattenendo Bepi.

Calma... non trascendere.

BEPI

a Pina  che fa l'atto di andarsene.

Ti proibisco di muoverti.

a Chechi.

E così, eh! che rispetti la casa di tuo padre! Son questi i nobili esempi d'onestà, di costuma­tezza che offri a tua sorella! E perché un giorno tu abusassi vigliaccamente di questa sventurata che ho giurato al letto di morte di sua madre che l'avrei amata, allevata come una figlia!... Ed è, anche, per far di te una canaglia, una volgare canaglia, che ho stentato per anni e anni la vita sognando di darti una posizione onorevole, di pro­curarti l'agiatezza! E per questo, eh!

a Anzolo.

E io lo credevo la perla dei giovinotti, il fiore dei galantuomini. Mi pareva che non ci potessero essere al mondo babbi più fortunati, più felici di me... E ora... lo vedi, eh! Che colpo! che colpo, Anzoleto mio!

piange.

ANZOLO

Bepi... sii uomo... Tutto si rimedia, tutto si aggiusta... fuori dell'osso del collo.

BEPI

Sì, hai ragione... le lacrime non accomodano nulla... Lasciatemi solo con lui.

ANZOLO

Ma...

BEPI

Te ne prego.

ANZOLO

Mi prometti di conservarti calmo?

BEPI

Te lo giuro.

alla Pina.

Va', figlia mia; va' con Anzolo.

a Anzolo, piano.

Tienla d'occhio, che non abbia a far qualche pazzia.

ANZOLO

Sta' tranquillo.

via a destra trascinando dolcemente la Pina che piange.

SCENA QUINTA.

BEPI e CHECHI.

BEPI

A noi due.  Come si sbriga questa faccenda?

CHECHI

Spiegati.

BEPI

Presto fatto. Che intenzioni hai rispetto a quella ragazza?

CHECHI

nervoso.

Non pretenderai mica che la sposi?

BEPI

Perché no?

CHECHI

Lo domandi?

BEPI

Se lo domando?!

CHECHI

Eh! via...

BEPI

Rifiuteresti di render l'onore a quella poverina; di riparare l'azione indegna che hai commesso?

CHECHI

Come la prendi sul tragico!...

BEPI

E sei tu che   parli in questo modo? tu che un'ora fa m'hai fatto piangere come  un bimbo nel sentirti difendere con tanto calore quella di­sgraziata che in un momento di delirio, di dispe­razione, per nascondere il fallo commesso, aveva soffocato la sua creatura? Ma che razza d'av­vocato sei? Chi ti suggeriva quelle parole di fuoco, non contro l'infanticida, ma contro colui che per averla sedotta, per averla resa madre, per averla abbandonata, l'aveva spinta al delitto? Io credevo che il cuore t'ispirasse, credevo che il tuo fosse il grido della coscienza, e dentro di me, che ti stavo a sentire, a bocca aperta, pensavo: « Oh, benedetto! E così che ti volevo, figlio mio; onesto, tutto cuore!... » Ero felice, orgoglioso del tuo trionfo, ma più ancora, sai? molto più nel sen­tirti gridare contro il vizio, contro la depravazione; nell'udirti imprecare contro i ladri dell'onore... Sì, dicesti bene... ladri d'onore!... E tu vorresti diventare uno di quelli che hai condannato con tanto disprezzo?

CHECHI

Babbo!...

BEPI

Dimmi di no, se puoi! C'era una poverina ingenua, inesperta, fidente, che per te, poi, doveva essere maggiormente sacra perché orfana, perché cresciuta al tuo fianco, sotto lo stesso tetto in cui vivono tua madre, tua sorella... e tu vigliacca­mente... sì, vigliaccamente ne approfitti, la rendi madre!... Ma se un altro, di', avesse fatto lo stesso con tua sorella, non gli salteresti alla gola, non lo strozzeresti con le tue mani?

CHECHI

Ho fatto male, lo riconosco e me ne pento acerbamente, credilo...

BEPI

Oh!...  allora va bene.  Dal momento che riconosci il tuo fallo, non se ne parli più. Tu ripari...

CHECHI

Sposandola?

BEPI

Sì.

CHECHI

Così su due piedi?

BEPI

O su due o su quattro...

CHECHI

Ah!... no.

BEPI

Ma il tuo dovere!...

CHECHI

interrompendolo.

E mio dovere sarebbe di darle il mio nome.

BEPI

E allora?...

CHECHI

Ma non subito. Pensa, papà, che sono giovine, all' inizio della mia carriera: pensa che il mondo ha i suoi pregiudizi che, appunto perché tali, vo­gliono essere maggiormente rispettati. Chi vorresti che mi prendesse sul serio, sapendo che sono stato l'amante della mia serva?

BEPI

A questo dovevi pensarci prima.

CHECHI

È vero. Ma io le volevo bene, molto: è stato... che so io? una vertigine... un impeto di passione alla quale non ho saputo resistere...

BEPI

E così quella povera disgraziata dovrà pagare ella sola le conseguenze delle sue vertigini, dei suoi impeti di passione, non è vero, signor avvocato?

CHECHI

No. Col tempo, quando mi sarò fatto un nome, quando avrò raggiunto quella notorietà a cui aspiro, allora sarò il primo che verrà a domandarti di riparare all'errore che ho commesso; ma per il momento, no, mille volte no! Non voglio diven­tare il ridicolo del paese! Non voglio che si dica: « l'avvocato Carantan ha sposato la sua serva ».

BEPI

La tua serva? Io vorrei sapere cosa sei, tu: un marchese? un duca? un principe? Se quando venisti al mondo, io, invece di pensare a far soldi, me li fossi mangiati, che erano sangue mio, fa­tiche mie, cosa saresti, tu? chi saresti tu? Uno straccione, con le dita dei piedi fuori delle scarpe, costretto a sfacchinare dalla mattina alla sera per metter la pentola sul fuoco.

CHECHI

Senti...

BEPI

No,  no...  Rispondimi a tono.

CHECHI

Ebbene, no...  almeno per ora non la sposerò.

BEPI

contenendosi a stento.

Benissimo!...  Sicché l'abbandonerai col figlio in mezzo a una strada.

CHECHI

Questo no... Penserò al loro sostentamento...

BEPI

c. s.

Con quali? con quelli che guadagni o hai guadagnato finora?

CHECHI

Mi rinfacci di avermi sovvenuto?... Sei tu che hai voluto che studiassi.

BEPI

E me ne pento, guarda, peggio che se avessi rubato! Saresti rimasto un ignorante come tuo padre, ma come tuo padre un uomo onesto, un galantuomo. Chechi, Chechi... te ne prego a mani giunte... È la prima volta che ti domando qualche cosa e più per te stesso che per me. Pensa all' innocente che sta per nascere... Pensa che è tuo sangue, poverino! Pensa che la sua mamma non lo tirerà su col sorriso sulle labbra, come la tua allevò te. E quando più grandicello stenderà le manine, come tu facevi con me, per accarezzarti, e non ti troverà... che cosa gli dirà la madre? « No, amor mio, no... non ce l'hai il babbo, tu... non ne ha voluto sapere di te... ti ha abbandonato... sei morto per lui!... » No, no, il mio Chechi non può voler questo, perché se hai amato la madre, e devi averla amata molto per farla tua,  non puoi non amarne il figlio...

CHECHI

Te lo ripeto, te lo giuro... penserò al loro avvenire...

BEPI

interrompendolo.

Basta... Finora ho pregato, ho supplicato, io, tuo padre, il tuo padrone... Ora comando. Tu sposerai la Pina e nel più breve tempo possibile.

CHECHI

risoluto.

No!

BEPI

con ira.

No?!...  hai detto ancora di no?

CHECHI

concitato.

Io ti amo, ti venero; avrei voluto risparmiarti la conoscenza di un fatto di cui io solo sono il responsabile; ma che tu voglia costringermi a un matrimonio che rovinerebbe il mio avvenire, che mi metterebbe sulle spalle il fardello del ridicolo, no, mille volte no!...  almeno per ora...

BEPI

Chechi, Chechi,

fuor di sé, afferrandolo pel petto.

pensa a quello che fai. Chechi non spingermi agli estremi!

CHECHI

trattenendolo, con forza.

In nome di Dio, babbo, pensa che anch' io sono un uomo!

BEPI

allontanandolo con impeto.

Un vigliacco, sei! Vattene, vattene da casa mia. Sei indegno di restarci! Tu l'hai disonorata abbastanza... Tu non sei, non puoi più essere mio figlio, no! Tu sei un bastardo come sarà un bastardo il tuo! Va'  via!

SCENA SESTA.

Il conte F1L1PO e DETTI.

FILIPO

dalla comune.

E permesso?

BEPI

esaltato.

Ah! lei!... Avanti, caro signore. Lei mi fece l'onore di chiedermi la mano di mia figlia, non è vero?

FILIPO

stupito.

Signor Bepi!...

BEPI

Perché credeva, naturalmente, di trattare con persone ammodo...

FILIPO

c. s.

Non capisco...

BEPI

c. s.

S'è ingannato. Noi siamo gente da coltello e quello là è il fiore delle canaglie!

accennando Chechi.

CHECHI

con forza.

Babbo!...

BEPI

Eh!... cosa?...

a Filipo.

È vero, sa? che l'ho cacciato via, ma è vero pure che io, io... Non ne posso più... oh!... non ne posso più!

cade seduto  piangendo.

FILIPO

andandogli vicino.

Signor Bepi!...

pausa.

BEPI

rialzandosi.

Ha ragione...  Non debolezze,  eh!  L'uomo si riconosce alle azioni.

va  verso la porta, a sinistra.

Pina?...  E se c'è chi  manca, c'è,  fortunatamente, chi sa riparare. Pina?

SCENA SETTIMA.

ANZOLO, PINA e DETTI.

BEPI

a  Pina  che  giunge, seguita da Anzolo.

Avvicinati, figlia mia... e su il capo! Non sei tu che devi abbassarlo; non sei tu che devi ar­rossire. E non piangere, che non ne vale la pena! Quel signore...

addita Chechi, senza guardarlo.

se ne va... e tu rimani... con chi ti ama... La tua creatura... sarà la mia... Vuol dire che avrò per­duto un figlio... e il Signore me ne avrà dato un altro, ma quello, oh! quello saprò educarlo meglio.

PINA

No, signor Bepi; non voglio...

ANZOLO

avanzandosi.

Una parola. Ammiro con tutto il cuore la tua condotta... ma per molte ragioni non posso ap­provarla. Tu hai altri doveri... hai una figlia... Io, invece, sono solo, non ho parenti; nessuno che possa immischiarsi nei fatti miei... La Pina non può restar qui. Verrà con me. Avrò cura di lei, e quando... m'intendi?... lo educheremo noi, a modo nostro, ché un giorno, per rispetto a te, non debba maledire chi gli ha dato la vita.

BEPI

commosso.

Grazie... Ci penseremo in due.

Lo bacia.

ANZOLO

a Pina.

Andiamo.

PINA

singhiozzando.

Signor Bepi... mi perdoni... Le giuro che avrei voluto tacere... Mi son tradita...

ANZOLO

trascinandola dolcemente.

Andiamo.

CHECHI

che durante la scena s'è mostrato agitato dai più opposti sentimenti,

 quando la Pina è sulla porta,  le stende le braccia.

No, Pina... non posso!...

PINA

Ah!...

gli cade da le braccia.

BEPI

Finalmente!...

CHECHI

È svenuta!

l'adagia sulla poltrona.

BEPI

soccorrendola.

Su, su... anche gli svenimenti, ora!... Datemi un po' d'aceto... un bicchier d'acqua... Su, Pina, che tutto va bene!

SCENA ULTIMA.

MADALENA, LUCIETA e DETTI.

MADALENA

da sinistra con Lucieta.

E finita la gran conferenza? Sono stufa!...

vedendo la Pina.

Mio Dio! cos'ha la Pina?

le corre vicino con Lucieta.

BEPI

Un capogiro... una vertigine... Passerà...  E passato.  Vedi? riapre gli occhi.

MADALENA

Su, bella!

PINA

Oh,  signora Madalena!

l'abbraccia.

MADALENA

baciandola.

Ti senti meglio?

PINA

Sì.

CHECHI

dolcemente a Pina.

Mi perdoni?

PINA

Ho tutto dimenticato.

MADALENA

sorpresa.

Perdoni!...  dimenticato!...

a Bepi.

Cosa deve perdonargli?

BEPI

Sciocchezze. S'erano urtati... ehm!... a parole, tempo fa... Era per questo che se ne voleva andare...

MADALENA

Non ci capisco un' acca!

BEPI

Eppure è chiaro come la luce del sole!... In conclusione, domani si cominciano a fare i primi fogli per le denunzie... e fra un paio di setti­mane... al municipio.

LUCIETA

a Chechi; con gioia.

Davvero?

MADALENA

sempre più stupita.

Al municipio?...

BEPI

Per sposarsi. Vorresti sposarti senza andar da­vanti al sindaco o all'effe effe?

MADALENA

Ma allora... facevano all'amore!...

BEPI

E di quello buono!

MADALENA

E tu lo sapevi?

BEPI

Altro che!...

MADALENA

rimane come più istupidita.

CHECHI

sorridendo.

Babbo,  me ne hai dette, sai?

BEPI

Acqua passata...

MADALENA

Ma mi spieghi come va questa faccenda?

BEPI

le parla all'orecchio.

MADALENA

Eh!...  lui?!...   Chechi?!...  Oh!...  è impossibile!...

BEPI

Nooh!...   Sta' a vedere che sono stato io!... O fammi il piacere!...

Cala rapidamente la tela.

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