Le avventure del pinguino Joseph…


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LE AVVENTURE DEL PINGUINO JOSEPH

LE AVVENTURE DEL PINGUINO JOSEPH

& DI MADELEINE LA CHIESA

di

Maria Luisa Abbate

Questa dreamplay è dedicata a: INQUISITOR, SAKURO & MICK

LA TERRAZZA

MADELEINE: 31 Dicembre 3001/ Napoli/ Esterno/ Crepuscolo -

Siamo su una terrazza – Vesuvio in eruzione –

Via vai di astronavi che vengono a raccogliere gli ultimi resti –

Anime in fervida attesa –

Mi guardi – Una domanda dai tuoi ai miei occhi –

‘Saremo tra quelli?’ – ‘Quien Sabe!’

Intorno il solito tramestio multilinguista -

Mi inarco nelle reni – Ah!

Scuoto via dalla testa, sprizz, larve di scenari immaginari, blàblàblà,

dialoghi inclusi, splash!!!!

Prima di finire sul pavè, giù in strada, una folla di anime assetate, zac,

le ingoia -

Respiro – Ah! -

Campane a distesa si aprono nell’utero,

una Chiesa in cui l’Unto risorge, ad ogni istante, in comunione!

Corpo, mio Corpo, Corpo, Corpo Mistico di Cristo, Chiesa.

Sono. Non sono che una piccola cellula di tra le genti chiamata.

Unzione sono in Assunzione.

Lombi in cui vera la vita canta.

In questo corpo è scritta la nostra storia, Pinguino –

In questo grembo in cui tu penetrando t’inabissi e ti confessi –

In questa fonte zampillante acqua di vita

in cui io stessa vivo immersa ,

Tempio d’Amore in Comunione e Mistero Istruito,

dove tu vieni a nutrirti

mentre io a te mi offro.

Corpo, mio Corpo, Mia. Sono Mia,

da Luce e Forza e Vento chiamata,

liberata sono, mio Corpo, liberata,

in tutte le tue membra Chiesa, Segno,

Testimone Vivente, chiamata,

Visibile, Invisibile, Terrestre, Celeste,

mio Corpo tu tremi e ti abbandoni,

in tutto ti arrendi, pellegrino gaudente,

al tuo terreno amore,

meditando sulla Trinità.

Ascolta, Tesoro,

non sono che una donna, un fiore spuntato sulle sabbie dei deserti,

germe e inizio di eternità, ambasciatrice di rivelazione e salvezza,

seme del Nuovo Mondo,

ventre in cui Dio si fa Padre e Figlio dell’Uomo per diventare Umano,

Luce, Lievito, Sale,

ventre in cui Pinguino, tu ti fai figlio e padre di Dio per diventare divino.

In me, pietra, indefettibile, docile, in me ogni umana realtà stempero:

Nascita, Matrimonio, Morte, Amore, Odio, Guerra,

in me che di acqua viva sol mi nutro

in una formula di Verità immersa.

Guarda, il mio capo chino gronda olio di esorcismo,

in ginocchio mi piego in attesa di essere realizzata

al di fuori del dolore di vivere,

mentre ogni giorno

il giubileo dell’ascesa al trono del mio sposo

celebro

a te donandomi, uomo,

in suo nome entrando nelle acque della morte per essere assunta in vita.

Entra in questo mio grembo, ora,

mentre linguelle di fuoco ci circondano,

alimentando in noi amanti la vocazione.

Intorno a noi le genti congiurano, ma noi non ascoltiamo il loro farfugliare.

Ecco, a te offro questo mio corpo e la sua essenza, anima mia,

per testimoniare il progetto d’amore che ci fa figli di un sol Padre.

Buon Compleanno, Pinguino, il Banchetto è allestito!

Parole in tavola su piatti d’oro e d’argento.

Acqua e sangue. Pane e Vino.

Su! Brindiamo ai Misteri Rivelati!

Stabilità nel sangue conduce a salvezza!

Brindiamo!

Affrancàti da ogni cannibalismo, in astrazione,

fatti di noi a noi stessi un pasto nudo,

nei nostri corpi mutati in calici, pane azimo, profumo,

viaggiamo immobili in questo amplesso.

Amiamoci e Brindiamo

mentre la lebbra fugge via dalle nostre realtà informate

che in castità e ignoranza si arrendono ad un orgasmo vestito di abiti sublimi.

Prendimi,

Gesù stesso ci svela i segni dell’amore,

invitandoci a sdraiarci sulla tavola imbandita di incensi.

Dietro di lui tutto si illumina, guarda,

i pani della preposizione, e, più dietro, i candelabri sacri a lunette,

che accesi schizzano di bagliori il velo che nasconde la presenza del Padre,

laggiù, dove mani sollevate in preghiera depongono ogni terrena autorità.

"Vattene dal tuo paese, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre

verso il paese che io ti indicherò" Genesi 12.1.

Buon Compleanno, Pinguino! Sono io il tuo dono!

Andiamo! E’ tempo di migrare!

Siamo chiamati a formare la famiglia di Dio, noi due, come tanti,

per assolvere nel suo piano a una missione speciale,

né più né meno come tanti, chiamati a fonderci

per jungle e deserti, su giù, per rocce impervie e paesaggi meravigliosi,

cellule di un unico corpo.

Buon Compleanno Pinguino!

Happy Birthday, Joseph.

JOSEPH: Napoli! Napoli! Non ti restano che le ceneri da vendere all’incanto!

O hai già venduto anche quelle?

MADELEINE: Pinguino, Pinguino! Carino, Carino!

JOSEPH: Stanno tornando, guarda! Le astronavi stanno tornando!

Forse questa volta tocca a noi!

MADELEINE: Chissà! Chissà! Sarà quando sarà! Sarà! Sarà!

JOSEPH: Nel condominio, tra le tribù, è un po’ che si mormora.

L’eclisse di sole. Le scosse. I tremiti. I fiumi di fango. Le acque.

Su! Su! Su! Foschia su foschia! Giù! Giù! Giù! (Canta)

Napulì! Napulì! Madeleine, con te qui? Ce la caviamo bien! (La bacia)

MADELEINE: Happy Birthday, my dear! Happy Birthday, my eyes!

JOSEPH: Siamo una famiglia noi due?

MADELEINE: No! Siamo un atto d’amore!

JOSEPH: Oh! Ma solitude! Un vecchio teatro da reillustrare!

MADELEINE: Soffia forte sulla tua candelina, Ombra.

JOSEPH: Sai che le Ombre portano impresse le stesse potenzialità dell’oggetto?

MADELEINE: Sospiri?

JOSEPH: Ulisse ha saputo navigare al di là…Ed io?

MADELEINE: Sono anni che non navighi più!

JOSEPH: Vado alla deriva….

MADELEINE: ….nell’analisi delle proprietà delle immagini.

JOSEPH: Sono qui! Sono lì! Ci sono! Non ci sono!

Splush! Apparse! Splush! Scomparse!

Utilità? Nessuna! E qui sta il fascino! Ovvio!

MADELEINE: Hai bevuto sangue umano nei recessi del tempo. Ed ora?

JOSEPH: Non riesco a bere il sangue dei sopravvissuti, mi perfora il cervello.

MADELEINE: Siamo centraline esoteriche a metà tra morte e vita.

JOSEPH: Se saliamo sulla barca, dove ci porterà Caronte.

MADELEINE: Ancora con questa domanda? Ma qui! Fuori dal tempo! (Ride)

Siamo nella Palude.

JOSEPH: L’ovale del Lago.

MADELEINE: La melma ci si attacca agli scarponi.

JOSEPH: Non sbuffare!

MADELEINE: E’ la mia anima che si affatica un pò!

JOSEPH: Ricorda! Un giorno, tanto tempo fa, chissà quanto, le nostre anime,

circoscritte, brancolavano nel vuoto, in un nero castello arrampicato su una

rocca, in attesa di illuminazione, allora, non persi tempo, ti baciai

e balzammo fuori dal tempo.

MADELEINE: Ricordo! (Sorride) Meglio concentrarsi sul presente, mi dicevo! Non si vede

a un palmo! Arrancavo, sola, sulla mia strada, dune di melma e polvere, gas

oleosi, luci grigio violetto, paesaggi perversamente affascinanti in cui

prendevano forma sulfurei spettri….

JOSEPH: Piccole fiamme gialle rotolanti sulla rocca oscura, a strapiombo sul lago

congelato…….. Oh! Che dolore!

MADELEINE: Amore, componi lo spettro dell’Arcobaleno, rispetta il patto…

JOSEPH: Non posso! Qualcosa mi blocca la funzione!

MADELEINE: Un pensiero obliquo cerca di inserirsi nel tuo cervello?

JOSEPH: Corretto!

MADELEINE: Chiede di essere materializzato?

JOSEPH: Corretto!

MADELEINE: Non permetterglielo! Non possiede energia propria! Si nutre della tua!

Espellilo!

JOSEPH: Dolore fisico! Sta attaccando la struttura ossea!

MADELEINE: Ha enucleato alcune parole velenose in azione nel tuo sistema. Illuminale!

JOSEPH: GNOSTICISMO & AGNOSTICISMO!

MADELEINE: Annullate! Hop! Ricomponi la struttura intaccata! Ecco!

Riprendiamo ad esplorare il territorio.

JOSEPH: Angoli enormi e superfici sabbiose. Gigantesche cariatidi. Corpi nudi

avvolti in reti di pietra. Budelli di case. Alte, grige, funebri carceri dalle

pareti lisce, scoscese, oblique.

MADELEINE: Non avere paura. Trova una porta e sparisci al suo interno.

JOSEPH: La porta di una spaventosa catacomba….

MADELEINE: Aspetta. Leggo una scritta: Silenzio. Abitare nessun tempo.

JOSEPH: Oh! Brava! Ecco! Cosa mai vedono i miei occhi fosforescenti?! Hop!

Una Madonna nascosta in Sito Sacro.

Paesi meravigliosi sotto l’incantesimo di Oceanici Bagliori.

Aurore Boreali. Mistici Tramonti. Orizzonti Circolari.

Perle come teste di bambini aborigeni dagli occhi ignari.

Bambini come perle nelle mani di maghi, stregoni e preti.

Una preghiera:

Oh! Madonna! Pura! Purificata! Purificante!

A noi, per noi, dal fondo degli Oceani tornata!

Illuminata! Illuminante! Luminescente!

A noi, per noi, vieni, vieni nel buio delle nostre celle!

MADELEINE: Si è accesa una scritta. Leggo: Persona Sana! Procedere! WoW!

Sei Grande! Ce l’abbiamo fatta! Hop!

JOSEPH: Gulpsbranch! OhOhOh! Cruntztztz! EhEhEh! Stroanchsparkt! Hum!

Sconnesso e Riconnesso! Hop!

MADELEINE: Guarda! Che carino! Il Castello Nero, in bilico sul Mefitico Lago, o ciò

che ne resta, riassemblato nell’imperscrutabile, piomba ai piedi delle nostre

svagate divagazioni di fine/inizio millennio.

JOSEPH: Un terremoto sta squarciando la terra. Hop! Hop! Ci fa sobbalzare!

Amore, tieniti a me!

MADELEINE: E’ apparsa un’altra scritta: E’ ora di gettare l’ancora per sempre o

di salpare verso ogni probabilità! Tocca scegliere!

JOSEPH: Proprio il giorno del mio compleanno!? Devo proprio scegliere!?

MADELEINE: Troppo tardi! Il terremoto ha ripreso a lamentarsi! Oh! Joseph!

Ci scaglia in un abisso dietro l’altro….Hop! Hop! Hop!….

Arrivati! Inermi ci lascia in una perfetta camera bianca.

4 m. x 4 m.

LA CAMERA BIANCA

JOSEPH: A destra: una porta saldamente sbarrata da assi inchiodate ad x.

A sinistra: una finestra. Infissi di legno laccato bianco. Vetri smerigliati.

A losanghe. Sporchi.

All’esterno: una fitta inferriata.

Attraverso i vetri si intuisce una figura d’uomo.

Sembra molto agitato. Non odo urla.

Vento. Tutt’intorno, fuori, volano sogni plastici di plastica.

MADELEINE: Ispeziona. Sii accurato. Le cose non sono ciò che sembrano. Lo sono, forse?

JOSEPH: Un letto di ferro smaltato. Bianco. Fine 1800. Napoletano. Segni di ruggine.

Un materasso. Di lana. Tracce di sangue.

MADELEINE: Verdi memorie! Scompaio un pò!

JOSEPH: Lenzuola bianche più volte rammendate. Niente cuscino. Niente coperte.

MADELEINE: Non un poco. Tutto di un poco.

JOSEPH: Una sedia di plastica. Bianca. Anatomica.

Un tavolino circolare. Bianco. Di plastica. Diametro 30 cm. Un solo piede

centrale a forma di macaco rosso.

Sopra il letto: un quadro.

Raffigura un paesaggio notturno con figure.

Un osservatorio abbandonato di forma priapea in cima ad una rocca ai cui

piedi si allarga un lago. Sul lago vi è un uomo su di una zattera. Fuori all’

Osservatorio, attaccato alle grate di una finestra vi è un secondo uomo.

Sembra spiare un terzo uomo (io?!) che si muove all’interno, al di là dei vetri.

Cielo violaceo solcato da lampi. Luna piena. Bianca.

Un senso di soffocamento.

MADELEINE: Null’altro da segnalare?

JOSEPH: Nella stanza: un piccolo occhio periscopio. Ispeziona palmo a palmo.

MADELEINE: Altro?

JOSEPH: La figura fuori dalla finestra, acquattata nell’ombra, dà segni di agitazione.

Ha l’aria di un Killer che vuole far fuori tutti.

MADELEINE: E’ così solo, triste uomo, se ne muore dal desiderio di piantare di nuovo

la lama dentro le carni, a fondo.

JOSEPH: Mi addormento. Spfunnn. L’occhio si spegne. Mi sveglio. Spfufff. Si accende.

MADELEINE: Nascondi la tua testa nella sabbia e fatti un bel sogno, piccolo.

IL SOGNO

JOSEPH: Una prateria sconfinata. Un vento cieco. Un tocco di Jazz.

Circondato da pallidi lampi appare un uomo.

MADELEINE: Altezza?

JOSEPH: 1,85 cm.

MADELEINE: Peso?

JOSEPH: 68 Kg.

MADELEINE: Lo vedo. Capelli lunghi sulle spalle, bianchi.

JOSEPH: Occhi spruzzati di luce.

MADELEINE: Incarnato trascendentale.

JOSEPH: Naso greco. Barba rossa. Labbra carnose.

MADELEINE: Volto mistico….(sta per svenire…Joseph la raccoglie)

JOSEPH: Baciami!

MADELEINE : (Piegata in due sul braccio di Joseph come un abito vuoto)

JOSEPH: (La stringe a sé. La bacia. La conduce in una danza molto sensuale.)

L’ uomo ha braccia lunghe, prive di muscoli, bacino stretto, piedi scalzi,

è nudo sotto uno spolverino nero…ha il membro gonfio…Baciami!

MADELEINE: Si! Toccami! Così! Piano! Guarda porta alle dita dieci anelli tutti eguali.

Un leone su lava vesuviana. Amore, si, ahhhhhh! Aspetta! Fermati!

JOSEPH: Che c’è?

MADELEINE: E’ solo su di un vecchio palcoscenico, entra in un cerchio di sale. Oh!

E’ Gesù! Ingoia il nostro sogno e…Spfuff! Vi scompare dentro mentre

noi ci destiamo in un più profondo livello del Grande Sogno.

JOSEPH: Una bambina di 10 anni, vestita solo di scarmigliati capelli rossi, rotola

fuori dal buio del silenzio inseguendo una palla nera in un lampo.

MADELEINE: L’Incalcolabile l’avvolge nel suo respiro.

JOSEPH: Un violento scroscio di pioggia.

MADELEINE: Tra le lacrime un volto di donna sorride e prega. Un’aquila si posa sul suo

capo che esplode in schegge di opali, vetro, specchi, tra scintillanti luci.

JOSEPH: Vieni qui, amore, (smette di ballare e la bacia palmo a palmo)

Siamo nell’osservatorio.

La cupola grande, arrugginita, dorata. Stretch!

In più parti slabbrata. EhEhEh!

Mostro accucciato nelle notti a picco sul lago.

Ritta la testa priapea sul largo corpo. Hop!

Un’unica sala, a volta, alta, fonda. Ah!

Al centro una scala a chiocciola.

Sotto il pavimento la stanza bianca 4 m. x 4 m.

E tu tra le mie braccia, tu Luna, foschia su foschia,

tu Luna tra stridenti venti selvaggi, HiHiHiHi!

Tu, sapienza ancestrale futura di cui mi nutro.

Ai piedi della Rocca il Lago. Nel lago una zattera. Sulla zattera un uomo.

Un uomo che spia un altro uomo fuori dall’osservatorio che spia un altro

uomo all’interno (io?!).

MADELEINE: Ascolta, tesoro, i canti delle amazzoni….Esse governavano un tempo

l’osservatorio di Uzteck!…Ancora annoti sui tuoi neri sdruciti taccuini

i brandelli che afferri dai tremiti delle mura?

Ah! Joseph! Pinguino! Pinguino! Carino! Carino!

Così non verrai mai a capo di nulla!

JOSEPH: Li butto via? Li do alle fiamme!!? Prima li scorro un’ultima volta!

Una vecchia zattera. Il canto delle Sirene.

MADELEINE: Ascolto!

JOSEPH: Un cavallo di legno. Il gioco della Guerra.

MADELEINE: Muovo.

JOSEPH: Una parola in uno specchio. Emonah!

MADELEINE: Tremo.

JOSEPH: Un Tempio dedicato all’Unto.

MADELEINE: Piango.

JOSEPH: Un vulcano dalla bocca insanguinata.

MADELEINE: Vedo.

JOSEPH: Un gruppo di persone in attesa su una terrazza grondante glicini.

MADELEINE: Appaio.

JOSEPH: Una notte di fine agosto su un lago.

MADELEINE: Rilancio.

JOSEPH: Occhi minacciosi di uccelli.

MADELEINE: Leggo.

JOSEPH: Lacrime e Preghiere su un volto di donna.

MADELEINE: Torno indietro. Aspetta. Qualcosa o Qualcuno sta provando a disattivare le

nostre funzioni. Leggo: Compito Indistinto. Associazioni zero. Guarda

Emonah, in uno specchio…Ha nome…ha nome…Buio…Il messaggio si è

Fermato!

JOSEPH: Interdetto mi dirigo verso la finestra. L’ombra di uomo fuori si agita. Si

muove in sincronia con me. Come una danza. Brividi di febbre. Sudo. Penso:

‘Acqua. Sangue’. Sento come un’eco. L’uomo pensa in sintonia con me.

Immagini scorrono sulle pareti. Tombe. Tutte eguali.

Apro il file:

Madeleine. 1930. Parigi. Nurse. Place de la Concorde. Affranta.

Ora di punta. Attraversa. Crash.

Una cartolina. Un flash. Un’altra scena.

Una luce esplora un pozzo a S.Chiara nel chiostro maiolicato.

Le fattezze di Madeleine tra le fiamme come Giovanna d’Arco

MADELEINE: Amore, la terra trema di nuovo. La camera ruota tre volte su se stessa

e ci cade addosso. Oh! Amore, ti amo, non sai quanto ti amo.

JOSEPH: Anche io ti amo! Baciami! …un abito da sposa in fiamme….il velo…

MADELEINE: Ardo! Io guardo e ardo! La porta è aperta vado…, troppe alghe per terra,

si scivola. Vieni?

JOSEPH: A cuccia nel letto….

MADELEINE: Ora abbiamo una chance…Vieni!?

JOSEPH: Vengo!

MADELEINE: C’è un vento caldo. E’ notte.

JOSEPH: Brava, usciamo. Che odore di salsedine viene dal cielo.

MADELEINE: Vesto una camicina di mussola bianca, sono scalza. I capelli rossi

scarmigliati sembrano attaccarsi alle dita del vento. Profumo di

gelsomini. Ho dieci anni…e sto diventando donna…un nero sangue

denso di recriminazioni mi scende giù lungo le cosce sui piedini di latte.

JOSEPH: Attenta! Una vecchia, dietro di te, le palme lanciate verso il Cielo, urla:

‘Faida! Faida!? Il suo cuore tribale è immobile in un vento che tutto

scuote dalle fondamenta.

MADELEINE: Non ho paura di nulla! Guarda il Padre si materializza per me! Un urlo

di amore pencola dai suoi occhi feriti, le orbite vuote sorridono…

JOSEPH: Mi sto masturbando….Perché… Non riesco a fermarmi…Madeleine,

aiutami…Oh, si…Amore…si….Oh! Non ridere…ti prego…Non quella

risata…così sensuale…una sirena…Canta, si! Così va meglio….canta…

MADELEINE: Besame, besame mucho….Ma bravo il mio ometto…Vuoi indossare il mio

abito a fiori ?…Rose rosse procaci…, stretto in vita da mozzare il fiato, una

ruota perfetta….Besame! Besame mucho!….Bravo, così, gira, gira….Oh!

aspetta…Tutto un tintinnare di collanine, catenine, campanellini….Donna!

Sanatrix Luxuriae!….Oh! La mia camicia è sporca di sangue!…

JOSEPH: Sprunnzzzz! Dal cranio escono larve d’incubi! Amore, vengo, e tocco terra.

MADELEINE: Una nave da carico attraversa la stanza. Lascio la scena passando attraverso

un muro.

JOSEPH: C’è del sangue sul pavimento. Lo odoro. Annoto: ‘Sorridi che la vita ti

sorride!’ Mi guardo intorno. L’ombra dell’uomo fuori dalla finestra si agita

ancora. A volte si gira a guardare giù verso il lago. Parla tra sé e sé. Mi pare

di percepire i suoi pensieri. Mi addormento.

SULLA COLLINA

JOSEPH: Fa freddo, qui, attaccato a queste grate. L’uomo dentro la casa si è avvicinato

Mi guarda. Ho paura. Ah! No! Torna indietro|. Bene.

Mi viene fatto di pensare ad un cielo spruzzato di miti, alla liturgia di un’

alba di primavera, alle inclinazioni dei deserti, alla psiche drogata dei

capricci, alle acque e alla loro separazione, alla lunga notte dello scrivere

e del trascrivere….

Scrivere è Trascrivere? Ah!

Madeleine!? Tutto sembra voler convergere su questo nome.

Madeleine!? Un flusso di contraddizioni come un fascio di nervi allo scoperto.

Madeleine la Chiesa!?

Un palcoscenico capovolto e lei, a testa in giù, ben piantata sulle assi.

MADELEINE: Sono andata al di là degli specchi pur restandone al di qua.

Ho visto il fumo che avvolge le ombre degli uomini e

li trasforma in serpenti arcobaleno.

Smetti quello sguardo minaccioso. Ahi! Ahi!

Ti arrampichi su, per straduzze ad elle, ancora verso la Chiesa del Nulla.

Il velo dei ricordi, vedi, si è disfatto.

Smetti di rincantucciarti nelle zone d’ombra,

in viaggi persi sulle freeways dell’immaginazione.

Un’onda ci sta guardando dritto negli occhi.

Lascia che i veleni delle parole smettano di scorticarci le labbra.

JOSEPH: Una ciocca di capelli continua a caderti sull’occhio destro.

Incespichi sull’acciottolato sconnesso.

Io me ne sto immobile nell’immobile.

Un’ombra acquattata nel buio che giocherella con un’arma.

Una ragnatela mi trattiene impedendomi di partecipare al balletto dei giorni.

Rido. Mentre ti vedo dondolare sui fianchi.

I confini dei colori ridono in me.

MADELEINE: Non è possibile fuggire restando attaccati all’inferno.

JOSEPH: Perché?

MADELEINE: Stanco di peregrinare nei budelli della memoria

finisci col claudicare nei residui del tempo.

Se poi il tempo delle mutazioni si spinge dentro il tempo delle affermazioni

riprendi a vagare nel carcere dei sogni inespressi.

Ed io con te.

JOSEPH: Sento ancora il tuo pianto, la prima volta che ti ho ritrascinata indietro,

come un livido lampo che mi strazia le carni.

MADELEINE: Il dolore di ritrovarsi nell’epicentro dell’idiozia e vedersi ricominciare tutto

banalmente da capo. Ancora e ancora e ancora…Ma fino a quando?

JOSEPH: Avere il coraggio di farlo un’ultima volta ad occhi aperti.

MADELEINE: Coraggio, dici? Credo sia una Grazia!

Adieu, remember me.

Volo vio, ma ritorno.

SULLA ZATTERA. AL CENTRO DEL LAGO.

JOSEPH: Me ne sto su questa zattera, rannicchiato su me stesso, al centro del Lago.

Da quanto tempo? Nemmeno lo so più!

Spio. Cosa? Nemmeno lo so più!

Di fronte: la rocca.

In cima: l’osservatorio abbandonato.

Fuori, attaccato alle grate di una finestra gotica, l’ombra di un uomo.

La zattera dondola indolente sulle acque limacciose,

come una muta compagna fradicia,

pigra, che ciondola e danza sull’aria di un antico melò,

incerta, sensuale, dimentica di ogni apparenza,

mentre io, come un atavico giro di piano, intono addii con me stesso,

astro ingoiato dal buio, affogando nei miei sospiri.

La Terra è Morta! Graziosa Conquista! La Terra è Morta! Salute!

Non resto che io, al centro di una zattera, con il mio spiare un uomo che

attaccato alle grate di una finestra spia un altro uomo che dall’interno

ci spia entrambi.

In ognuno di questi atti di spiare è implicita una richiesta di aiuto.

MADELEINE: Fatue negazioni insabbiatevi nei vostri Cieli Capovolti!

La Terra è Morta!

Intorno a noi vanno in fiamme le accanite indifferenze, le opache illusioni,

i paraventi furtivi, le astute carezze, le noiose paure…

TANGO!

Come tra pareti di vetro in un’appassita serra,

le memorie segrete inconsumate consumano il loro ultimo banchetto!

Di pelle in pelle, giri di vite, su un tango che ci trascina dentro il sangue.

Ah! Prendimi ancora! Mi piego in due tra le tue braccia!

Fino al parossismo negato! Ah! Crollo sul tuo corpo!

Camminando sull’acqua ti ho raggiunto di nuovo.

Balliamo?

NELLA STANZA BIANCA 4 m. x 4 m.

MADELEINE: Siamo sul ciglio di un burrone a strapiombo.

JOSEPH: Interpreta il riscritto.

MADELEINE: Siamo in una piccola stanza di ospedale. Tu sei malato. Molto.

Me ne sto rannicchiata in una poltrona di cintz a fiori stinti.

JOSEPH: Oh! Cara! Gelerai dal freddo!

MADELEINE: Respiro a fatica!

JOSEPH: Povera!

MADELEINE: Fuori dal balcone vedo un palcoscenico che vola

verso un precipizio,

un urlo abbranchiato agli scenari di tela dipinta smossi dal vento.

JOSEPH: Recitiamo la vita in controsenso.

MADELEINE: Sul palco la Maschera della Morte,

farina, acqua e sangue,

piroetta sulle punte.

Nelle mani regge piccoli neon giallastri.

La maschera cade, appare un vecchio grinzoso, gobbo,

striscia contro il muro, mi guarda.

JOSEPH: La stanza sta sussultando.

Non rovesciare gli occhi all’insù.

Perché una camera d’ospedale?

MADELEINE: Guardo l’ora!

I sogni non sono più sufficienti a sopravvivere.

Mi alzo decisa.

Vado ad aprire la porta.

Resto interdetta.

Niente altro che urla e polvere.

Guerre in Labirinti Concentrici.

Siamo nel vuoto.

Difficile trovare un’uscita come un’entrata.

Dove? In scena?

Tutto! Tutti! Pfuffff Scomparsi! Niente! Come noi che ci prendiamo! Niente!

Chiudo la porta.

M’inerpico in una fioca luce.

Resto come ipnotizzata dal pallido fuoco della fiammella di una lampada ad

olio che io stessa reggo.

Perplessa non mi guardo intorno.

Sottilmente non mi compiango.

Nervosamente non scuoto i capelli.

Confusa non mi pongo domande.

Nessun Sogno! Nessuna Memoria! Nessun Mondo!

JOSEPH: Ciò che è liquido scivola nelle arterie. Splash!

Niente altro che un pensiero congelato! Up! Up!

Voliamo nel vuoto! Crash!

Niente altro che una porta che uno si sbatte alle spalle! Slash!

Non ci resta che ricominciare da capo! Hop! Hop!

MADELEINE: Vedo gli occhi di mia madre che mi guardano. Sono appena nata.

Riconoscono sul mio volto quello della suocera e si disgustano.

Quel disgusto mi resta stampato in faccia!

Chi ci salverà dalla peste?

JOSEPH: Andiamo?

MADELEINE: Non voglio più fare, ascoltare, cercare, previsioni!

Niente più profezie!

La parte della mappa del labirinto che mi interessa è solo quella che

si disegna sotto i miei piedi al momento.

Andiamo!

JOSEPH: I Giardini de le Tuileries?

MADELEINE: Troppo sterminati.

L’unica cosa che conta è comunque uscire da questa stanza d’ospedale.

JOSEPH: Il Bosco di Capodimonte?

MADELEINE: Non è che una piccola, insignificante, stanza bianca, durante una stupida

guerra. Siamo un piccolo esercito noi due?

JOSEPH: Il Kings Park?

MADELEINE: Allora alzati e conducimi fuori!

JOSEPH: Dove?

MADELEINE: Si, lo so! Sipari su sipari che crollano, e cadaveri su cadaveri che marciscono,

e crepitii di battaglia, e luci che tagliano edifici abbandonati….

Stiamo attraversando il tutto per spegnere i nostri fuochi!

Io voglio vivere! Dammi un soffice bacio! Ancora! Toglimi il fiato!

Conducimi fuori! Ora!

JOSEPH: Dove? Vecchie jeeps, resti umani, monocoli, sordomuti, mutilati, ciechi.

Occhi che spiano nei piatti. Cibi guasti. Cervelli sfatti su letti maleodoranti.

Sesso a buon mercato. Alcool a buon mercato. Sangue a buon mercato.

MADELEINE: Ho voglia di fare l’amore, ora! Il domani è un puro sogno.

Come l’ieri! Ho voglia di essere viva, ora! Baciami! Ah! Carezzami con mani

di seta! Così! Ah! Portami fuori da quest’inferno, ora!

JOSEPH: Come la prima volta? Quale?

Cinguettio di uccelli! Una tiepida mattina di primavera. Sotto un albero.

Ingenua come una bambina. Astuta come una bambina.

Felice nelle brezze. Il primo incontro. Andiamo?

MADELEINE: Andiamo!

JOSEPH: Come la prima volta, fuggo, forse per ritrovarti, senza voltarmi indietro,

inseguito da un abbaiare di cani.

MADELEINE: Attento! Ogni volta potrebbe essere l’ultima!

JOSEPH: Ringoio tutte le parole. Gulp.

Ed eccomi di nuovo su una strada ad elle.

Una folla indistinta, anonima, si lamenta frettolosa.

La strada dà su un dedalo di viuzze buie, brulicanti.

Solito tramestìo.

Da poco è scesa la sera e intorno si respira quel sentore di fuoco e fornelli

che profuma con i suoi fumi i paesini di montagna.

Un valzer, candele, ….Balliamo?

MADELEINE: Non ballo mai il valzer.

JOSEPH: Un giro?

MADELEINE: Non posso. Non posso.

JOSEPH: Ah! Come graziosa reclini la testa da un lato scuotendo le chiome rosse.

Rotei su di te. Barcolli lieve.

MADELEINE: Sostienimi tra le tue braccia. Mi abbandono. Amami. Mi lascio amare.

Entra in me. Ah! Entra! In punta di…cristallo! Così! Ah! Mi sciolgo!

JOSEPH: Aspetta!

MADELEINE: Non posso! Non posso!

JOSEPH: Vieni. Segui il mio corpo.

nel ballo tutto si trasfigura, s’incrina, precipita, svanisce.

MADELEINE: Fermiamoci, ti prego! Sto per svenire!

JOSEPH: Rompete i vetri! Rompete tutti vetri! Che tutto si dissolva nel tulle!

MADELEINE: Oh! Amore! Vengo!

SULLA ZATTERA AL CENTRO DEL LAGO

MADELEINE: Camminando sull’acqua vengo da te. Ti ho appena raggiunto.

Tutt’intorno si alzano grate di cilindri di plastica trasparente in cui

scorrono acque gassose colorate in cui volano miriadi di stelline di neon

a forma di Koala, Canguri, Wandjima, Spiriti Mimi e Pulcinellini.

Tu te ne stai immobile al centro della zattera e spii.

L’uomo sulla rocca è agitato.

Il terzo uomo, dentro la stanza, si avvicina e si allontana dai vetri

con passo regolare.

Tu mediti.

JOSEPH: Ricordo.

Cammino da ore su un vecchio marciapiede. Mi lamento.

Non ho mai smesso di farlo.

Mi porto le mani al volto come un automa. Sono insanguinate.

Quando sono entrato in quell’assurda stanza color champagne

ho capito subito che era l’ultima volta.

Sei apparsa ridendo tra tulle e trine sul grande letto circolare.

MADELEINE. Nuda dalla testa ai piedi sotto una camicia di seta cruda nera.

Con l’indice della mano disegno il profilo del morbido fianco.

Mi osservo nello specchio che ruota, sotto il soffitto, a tempo col letto.

Tremo, rantolo, sussurro…Ti vedo!

Tu!?

JOSEPH: Io!

MADELEINE: Prendimi!

JOSEPH: Con un tonfo crollo al tuo fianco. Rotoliamo sul letto.

Ci guardiamo immobili.

Quasi vengo.

Piccoli lampi da pelle a pelle. Indugiando con lo sguardo su ogni particolare.

Via ogni pelle. A nudo. Pelle a pelle.

MADELEINE: Cercando, strisciando, destando, ammansendo, infiammando….

Petto, cosce, piedi, ascelle, capezzoli….

Strusciando, succhiando, leccando, mordicchiando….

Piano, docile, calda, morbida, estenuante……..

La tua lumachina…

JOSEPH: …le sue scie di luccicante bava sulla mia carne….

A fondo, giù, nell’incavo dell’inguine, sul pene….

MADELEINE: Gonfio sotto la lingua, tra le labbra, sotto il palato…

Dentro, giù, verso la gola…..

Pregando, sussurrando, lungo la vena …turgida….

JOSEPH: Vienimi sopra, cavalcami…

Oh! Il cerchio pulsa…Il cerchio in cui vado ad annullarmi…

Vieni sopra, ecco, ora……

MADELEINE: Prendi il pugnale…, penetrami….A fondo…vai….Ah!

Una lama che mi solletica le reni…Ah! Ora! Amami o Uccidimi! Vieni!

Ti accasci sul mio corpo in un lago di sangue e sperma…

Muoio!

JOSEPH: Ora!

MADELEINE: Ti desti di soprassalto madido di sudore.

Una strana luce viola illumina i tuoi occhi spalancati sul vuoto.

JOSEPH: L’uomo in cima alla collina mi sembra più agitato del solito.

Anche l’uomo nella stanza sembra più agitato.

I loro andirivieni mi ricordano un orologio animato.

MADELEINE: Andiamo?

JOSEPH: Da Parigi a Perth ce n’è di strada…

MADELEINE: In pochi libri assurdi sono annotate tutte le ragioni.

Percorrendo tragitti diversi,

riflessi in copie che attraversano i tempi delle apparenze,

ci rincorriamo uccidendoci e reincarnandoci

per vivere amori sempre più impossibili,

attenti a non perdere quell’unico tempo che si muta in atto

e in cui la verità smette di parlare in codice,

sentiero di fede per anime divine che in poesia attendono

che i poeti smettano di biforcare le vie.

JOSEPH: Per una notte niente stelle morte.

Un giorno o l’altro un’astronave verrà a prendere anche noi.

SULLA COLLINA

JOSEPH: Fa freddo, qui, in cima alla rocca, aggrappato a queste grate.

Un freddo astuto, umido, malato. Un freddo che mette addosso una strana

paura. Da quando sto qui? Non lo so. Non so dare un senso a nulla.

L’alternarsi delle stagioni e delle ore, della vita e della morte, della fame e

del sonno, dell’amore e del dolore, non mi dicono nulla.

Solo la paura ha ancora un senso per me.

Una strana paura che cresce ogni volta che spio nella stanza.

Una di quelle paure che ti si attaccano addosso peggio del destino.

A volte, giù, sul lago scorgo una zattera.

Su vi è un uomo che mi incute rispetto.

Talvolta mi sembra di penetrare nei pensieri di questi miei compagni di

sventura e che anche loro siano consci di poterlo fare con me.

MADELEINE: Foschia su foschia, la cometa viene.

Un giorno o l’altro prenderà anche noi.

JOSEPH: Intanto affogo in un mare di spezzoni d’incubi che si assemblano e

svaniscono da sé. C’è un’ immagine ricorrente.

Sono su un palcoscenico. Dalle quinte sbircio in un camerino.

Un volto di donna in uno specchio circondato da lampadine accese.

Occhi come abissi. Una bocca rossa come una ferita.

Un corpo su cui brillano le scorie dei sette peccati capitali e

l’innocenza di una santa. Un corpo in cui ho voglia di perdermi.

Silenzio.

MADELEINE: La mia anima…mi turba come il pianto di un bambino di cui dovrei

liberarmi, ma non voglio. Mi vado liquefacendo alla fiamma delle

candele dentro tetri corridoi che sempre conducono in stanze abbandonate

di forma ottagonale.

Come questo salone che si affaccia su una caletta su cui stiamo appena

entrando.

Sul pavimento danza, seguendo una sua musica segreta, una bambina di 10

anni. Il corpicino nudo e ossuto è avvolto in sette veli.

Su pareti di fango mani di gesso scavano con unghie affilate mappe cosmiche.

Il destino di un uomo e di una donna.

Nei lampi appaiono i resti di Pompei sotto un Vesuvio violaceo.

All’improvviso la bambina si ferma e corre verso la balconata che circonda

il salone della Torre. I capelli tremano intrecciandosi al vento.

Intorno a lei sfilano ombre di eroi in armatura, monaci di tutte le fedi,

larve, omuncoli, ieratiche figure calve dalle teste a cono, giganti di luce.

Il Figlio dell’Uomo veglia su di lei.

JOSEPH: In questo gelido fermo temporale sono tutto ciò che sono stato, sono e sarò.

MADELEINE: L’amore è un miracolo. L’immaginazione ci conduce ai limiti dei nostri

veri limiti. Baciami. Sono morbida. Respirami. Salta con me, ora.

JOSEPH: Ci muoviamo dentro modellini di set virtuali che cambiano continuamente.

Miniature di mondi.

MADELEINE: Perth. Western Australia. Una città come un’altra.

Dietro un angolo una ragazza con un pappagallo su una spalla suona il

sassofono. Un ragazzo nudo corre avvolto in un lenzuolo bianco.

JOSEPH: Troppo poco per vivere. Troppo poco per morire.

MADELEINE: Ragazzi. Tatuati. Donne. Uomini. Ascensori. Carta igienica su mattonelle

verdi. Buste di plastica. Mozziconi. Siringhe. Topi. Neon. Spazzatura.

Sesso. Pioggia. Lampioni. Polizia. Alcool. Violenza. Folla spaurita dal vuoto.

Informe protervia. Grattacieli. Baracche. Banche.

JOSEPH: Troppo poco per vivere. Troppo poco per morire.

MADELEINE: Una manciata di soldi su un tavolo da gioco in un tramonto rosso marte.

JOSEPH: Che ciorta, cumpà! Quacche femmina te fa suffrì?! No worry! Be happy!

Arraffa! E‘ money nun fanno mai suffrì!

MADELEINE: Afferri! Esci nella notte. Attraversi il giardino del pianto. Poche anime di

emigranti alla deriva senza nemmeno una zattera.

Poco più in là, in Fitzgerald Street, ti imbuchi in una Disco.

Piattaforme luminose, a vari livelli, su impalcature di tubi di plastica,

in cui scorrono liquidi colorati fosforescenti,

collegati da sfere ruotanti luminose.

Ti lasci assorbire da quel labirinto spaziale.

Diamonds in darkness. Midnight Music. Accendi un joint.

Leggi: ‘Maratona di Danza per l’elezione della Regina di Perth e il suo Re.’

Ridi!

JOSEPH: Birra rancida in lattine maleodoranti. Querule risate acide. Neon verdognoli.

Negli specchi della coca cola si vedono accendersi joint da joint .

MADELEINE: Il deserto alle spalle. L’oceano in faccia. Il Black Swan nel ventre.

La testa del serpente arcobaleno nel cervello. I capelli attraversati da lampi.

Nel cuore la sabbia degli abissi aborigeni inondata di sangue.

In gola pozze d’acqua trascendentale. Spiriti mistici nella carne.

Ma una città di uomini bianchi è sempre una città bianca.

La corsa all’oro assorbe ogni altro motivo di esistenza.

Oro! Oro da merda! Merda! Oro! Alchimia della Vita!

Su una piattaforma a mezz’aria, io, una ragazza che

trema, sussulta, singhiozza, salta, si offre, pulsa energie animali.

Aggrappata al mio impermeabile di plastica trasparente arancione

scivolo nel velluto nero che fascia il mio corpo.

Fuori la tempesta.

Mi sembra di stare ballando da giorni, anni.

L’uomo dentro il Juke Box urla parole in fila in un inglese stracciato.

Si dimena stanco traballando nella sua ciccia.

Sulla pista coppie senza bellezza, né vita, né gioia, né piacere,

senza lacrime né sorrisi, come in funebre corteo,

affondate in un’opaca noia, si sbattono per pura entropia.

JOSEPH: All’improvviso ti vedo. Sei scesa dal tuo baldacchino.

La tua faccia di bambina imbronciata. Le tue frasi sospese.

La tua voce di sabbia.

MADELEINE: Si può andare a piedi scalzi nella notte e restare fermi.

JOSEPH: ‘Andiamo via?’ Ti sussurra dietro l’orecchio il tuo compagno giapponese

prima che riesca a farlo io. Non importa. Tanto tu ridi.

MADELEINE: No! Dobbiamo vincere! Domani ho l’ultima replica al Feedtime. Poi via!

Ho bisogno di questi soldi io. Capisci!? Come lo lascio se no questo buco

di cesso del mondo. Tra qualche mese voglio essere a Parigi, e poi a Napoli.

La maratona lungo la notte dei neon continua.

JOSEPH: Vado via!

MADELEINE: Solo?

JOSEPH: Solo!

MADELEINE: Sali. Accendi i fari. Vai via. Come in un film.

Su una macchina che corre incontro all’alba.

Paesaggi scorrono nello specchietto retrovisore.

Napoli. Via Caracciolo. Una pioggia torrenziale.

Fradicio di Aglianico.

JOSEPH: Senza nemmeno una delle tue immagini di conforto.

MADELEINE: Nella testa le urla di una bambina di dieci anni.

JOSEPH: Su una macchina che sfida le tempeste dei ricordi effimeri che ancora

tentano di coinvolgermi.

Via! Non siete miei! Via!

Cosa è mio se non la sventura?

Su una macchina che involontariamente corre incontro al destino.

MADELEINE: Crash! Una corsia d’ospedale!

Letti di ferro bianco. Piastrelle sbrecciate.

Un’infermiera un po’ francese, un po’ napoletana.

Qualche parola inglese.

‘Ar’you staring at me? Dans mes yeux our run through the neons’night.

Insensate!’

JOSEPH: Insensate Matematiche! Insensate Geometrie! Jazz!

MADELEINE: Le urla di una bambina.

Ambienti poveri e malsani. Scale. Porte. Bassi, Pareti di tufo.

Cieli lividi. Magazzini abbandonati. Capannoni crollati.

Non ne sei venuto a noia?

Un giubbotto di pelle nera sulla pelle nuda sudata.

Un crocefisso sul petto villoso.

L’esercizio della paura negli occhi ascetici.

Una bambina che sogna, in un angolo, le cosce sporche di sangue,

scomposta, in abbandono.

Niente altro che una storia di amore e morte in un giro di vite.

JOSEPH: Perth – Western Australia – Una città come un’altra.

Miseria e solitudine. Perdita d’identità. Risse latenti.

Faide. Invidie. Sesso. Gelosie. Pestaggi.

Aborigeni suicidati nelle carceri.

Latrine. Polizia. Immondizia nella pelle.

Come venirne fuori?

MADELEINE: Una frenata brusca. Di corsa. Su. Per la scala di servizio.

Una tana in affitto in un lurido Hotel Federation a Fremantle.

Unico bagaglio: una vecchia scatola di scarpe piena di foto ingiallite.

Un pugnale. Una bottiglia di Bourbon piena a metà.

JOSEPH: Non bisogna bere troppo…etc.

Una madre e i suoi amanti.

E un figlio che svicola di fronte al suo destino perché ha paura di amarsi

O non ha più tempo per niente.

Bloody Idiot!

La torre di Fremantle suona le ora.

Nuvole come sangue rappreso.

Quando i ricordi vengono a noia tutto passa.

Un ticchettio di tacchi a spillo.

Guardo giù.

MADELEINE: Trafelata mi infilo nella porta del retro del Rock-Garage Theatre per

l’ultima replica.

JOSEPH: Ha bisogno di due ore buone prima dello spettacolo.

Plaff! Ingoiata dalla porta. L’eco di un lamento.

Accendo un fuoco dentro me stesso.

Un fuoco su cui la morte striscia danzando con se stessa,

il fragile corpo infantile coperto da sette veli,

tra le dita una Kenzia rubata per Madeleine.

MADELEINE: Ma perché mi accorgo solo ora della volgarità di questa stanza?

Non voglio più prestare il mio corpo ad altre putride storie di morte.

Non voglio più prestare il mio corpo alla Storia.

Stop.

JOSEPH: Una Kenzia tra le dita. Entro.

Il salone e’ vuoto, non molto vasto, gonfio di musica,

in attesa di cuori famelici.

Jim Keays sta provando con i Master Apprentices ‘Nickelodeon’.

Seguo la scia dei gelsomini. Mi conduce sul retro da Madeleine.

Nel camerino luci viola, lampi di neon, una toilette 1800, un armadio

di noce con un grande specchio brunito sorretto da zampette di

elefante. Su di un servitore muto un tubino di velluto nero elasticizzato e

un impermeabile di plastica trasparente arancione.

MADELEINE: Nello specchio un volto ferito e due occhi sbarrati su se stessi.

Sulla pelle, com’è pallida, disegno con l’henna rossa tatuaggi,

geroglifici. La mappa del viaggio che mi sta consegnando alla vita.

O alla morte. Eterne, anyway!

Tu dietro le mie spalle.

Quelli che piangono piangono. Quelli che ridono ridono.

Ma tutti abbiamo le mascelle slogate e gli occhi asciutti.

Champagne! Presto! Champagne!

Brindiamo ai ricordi più infelici! Adieu!

Questa musica è come un lampione acceso sotto cui si sta

spegnendo l’ultima candela della libertà!!!!

Chi l’ha detto?

JOSEPH: Un temporale! Quando piove ci sono solo due cose da fare…

MADELEINE: E a te non piace giocare a carte.

JOSEPH: Ho trovato giochiamo alle sardine!

MADELEINE: Porte che sbattono. Frenesia. Urla. Risate. Su per scale sbilenche.

Urla. Risate sguaiate. Musica.

Amore, ti amo! Non voglio morire! Baciami! Stringimi! Carezzami tutta!

Su! Tutto d’un fiato! Di corsa!

Un arcangelo Gabriele apre le sue grandi ali e il mio vago sorriso mormora:

‘In tempi come questi arrivarono i Borbone a Napoli.

A Perth, ora, è la morte che li attrae, una morte coperta di merda mutata

in oro. Arri cacauro! Arri cacauro!’

Oh! Lo so! Ti si potrebbe anche spezzare il cuore mentre come in

un’ istantanea ti sorrido attraverso i silenzi degli specchi.

Invece tu vai via!

JOSEPH: Entro nella sala. E’ piena. Afferro un bicchiere. Bevo a lunghi sorsi.

La birra spillata, giù per la gola. Un pugnale tra le mani. Ci giocherello.

Come per caso, getto dentro di me uno sguardo che potrebbe uccidermi

sul colpo se non lo fermassi a tempo. La musica mi sommerge. Nickelodeon.

Sul fondo scena Madeleine, un sassofono tra le mani, scivola senza suonare.

Figurina fotosensibile.

MADELEINE: Ogni volta tutto finisce prima di cominciare.

Rotolo e rotolo.

Con dita rapaci traccio intrecci di geroglifici aborigeni cercando il mio.

Sulla parete appare un abito nero lacerato ai piedi di un armadio vittoriano.

Il mio corpo nel sangue, per terra, in posizione fetale.

Al mio fianco un pugnale avvolto nelle spire di un serpente. Il tuo.

La terra trema. Una campana suona. E il giro di vite riprende.

Mi lascerò mai trovare dalla vita?

Non resta che un Live in Perth dall’oscuro titolo ‘Nickelodeon’.

Qualcuno che vuole mantenersi a galla se ne va urlando che l’onda è vicina.

Il mio volto si liquefa nello specchio del camerino.

Dovrei lasciarmi trascinare via, ma il tempo rovina sempre un attimo prima

della luce dell’alba in due occhi ubriachi, e spufffff!

Nessuno ci chiede mai cosa vogliamo, cosa siamo.

Nessuno si chiede o chiede davvero nulla.

Un gatto nero sta graffiando dietro la mia porta.

Dovrei smettere di scorrere il catalogo delle nequizie e

offrire inerme il mio sangue all’assassino.

Ti vedo. Sei qui. Appiattito contro il muro come un’alga partorita

da questi sotterranei in cui continuiamo a cercarci nei tempi persi.

Muoio in questo ricovero degli ultimi lampi di barbarie in modo così

sdolcinato perché ho continuato ad allevare io questo sogno di morte

consumando tra bande omicide avide di catastrofi le mie notti bianche.

Dalla morte alla vita, la paura vince la paura offrendosi al pasto nudo

del suo sogno d’amore.

Tu. Un’ombra che mi spia acquattata nel buio,

spettatore privilegiato.

Nel viola dei ritorni ci incontreremo un giorno senza morirne.

Navigo tra le fiamme nel mio acquario certa che l’ultimo appuntamento

sarà in un paesaggio di amore.

Ma ora, un pugnale dimenticato sulle nostre vecchie foto, tu senti così

freddo, le mie cosce sono così bianche…

Su! Distraiti da un incubo sui miei capezzoli.

Giochiamo ad annullare paura e gelo…Su! Con quella lama!

Mettila al caldo, fino al pube…, ma prima disegnalo, così, si!

Passamela sul volto, tra le labbra, sulla gola….Ah!

Non resta che un piccolo passo, non sarò io a tirarmi indietro.

Il mondo dove dovremmo essere non è qui.

Quel mondo, forse, ancora non esiste.

Forse non siamo nemmeno capaci di immaginarlo.

Ci troverà lui quando avremo smesso di ipotizzarlo.

JOSEPH: Perth è una città come un’altra quando ti allontani nella luce dell’alba.

Resta alle tue spalle come un’eco e svanisce mentre ti sollevi in volo

lasciandoti alle spalle la morte.

Una città come un’altra, normale come la follia e l’orrore,

come la pace che ci invade quando sappiamo che nessuno può più aiutarci,

quando siamo certi che se non avessimo voluto guardare in faccia la vita

la vita non ci avrebbe voltato le spalle.

Un giorno o l’altro i colori ci sommergeranno.

Perth è una città come un’altra quando non ti resta più niente da desiderare,

e puoi fare le valige perché non c’è nessuno che ti vuole.

La solitudine non è che una malattia, come la menzogna.

Perth è una città come un’altra in attesa di redenzione.

E’ questo che non te la fa cancellare.

In bilico tra Vita e Morte la salvano i cieli.

Le poche case già si allontanano.

Il grande tracciato cosmico appare sulla sabbia rossa.

Un’ombra su di una rocca a picco sul lago lascerà cadere la lama

E noi vivremo la nostra storia d’amore per l’eternità .

NELLA STANZA BIANCA 4m X 4m

MADELEINE: Joseph, smetti di scrivere. Guarda!

La pozza di sangue a fianco al letto si è raggrumata.

Sto male da cani.

Che ora è?

JOSEPH: Le lancette sono ferme sulle tre.

MADELEINE: E’ buio fuori.

JOSEPH: Le tre di notte.

MADELEINE: Chissà quali tre di quale notte.

JOSEPH: Vita balorda!

MADELEINE: Sembri un leone in gabbia.

JOSEPH: Una mente variopinta, applicata ai territori della ragione e ai suoi multipli

sdoppiamenti, cova molteplici inganni, sì che la recita delle parti finisce col

corrispondere alla simulazione di sempre nuove odissee.

Complici gli eroi delle prime genesi, le forme versatili che vestiamo si

intrecciano in eleganti nodi, proiezioni dei labirintici oracoli che nutrono

la materializzazione delle città empie in bilico tra morte e vita.

MADELEINE: E le parole continuano a tradirci.

Più ci lanciamo, incollerite ombre, contro le forme dei remoti avi che ci

posseggono con i loro mondi, più quelle dall’odio perenne perpetuate, ci

legano ai loro catastrofici destini.

JOSEPH: Così io, aggrappato a queste grate, continuo ad infergermi nuove ferite

covando quell’unica domanda oltre cui nessuna risposta si può sollevare.

Qui, su questa terra densa di germi generatori pronti a consumare in

banchetto il mio cuore alato infettandolo della morte inequivocabile di

ogni speranza, qui io non mi consumerò rincorrendomi all’infinito per

antiche future stanze spalancate sul nulla. Ti bacerò. Soffice entrerò in te

attraverso il respiro! Effimere Alchimie! Il Divino è composto di Nulla!

MADELEINE: Sento il tuo cuore tremare al centro del lago, sulla zattera.

Sento il tuo cuore nel mio.

I nostri cuori battono come un solo cuore alla deriva nel mare del nulla.

A volte bianche colombe spiccano il volo dai nostri cervelli uniti

sospirando per noi:

"Fermatevi! Non andate in pezzi!

Non è più il tempo delle esplosioni!

Abbiate Fede!"

E mentre passeggiamo tra fiamme e teste mozze, qualcosa ci dice:

"Attendete a quest’ultima Odissea e sarete salvi.

Qualcuno tiene sotto mira una città pronto a far saltare in aria il Mondo.

Ma il suo mirino è coperto di lacrime.

Acquattato nell’ombra è il suo Mondo che sta vedendo andare in pezzi!"

In notti così non resta che sperare nell’Amore.

Tutto vedo in questo grembo.

Il suono di un violino.

Un tramonto rosso sangue spruzzato di verdini dorati.

Mi vedo: Una bambina di dieci anni che va a nascondersi

nell’armadio tra i vestiti profumati della mamma.

Canticchia:

"Nulla è più detestabile di una finta stabilità sociale! Ah! Ah!"

In un bar del porto un uomo sta prendendo un caffè all’alba

prima di prendere il volo.

L’ultimo Papa si guarda allo specchio e mette Satana sulla bilancia

tentando di pesare il Tempo della Nemesi.

A S.Pietro l’altare centrale sussulta.

Un ostiario pieno di sangue si versa sui conteggi per approntare

la mappa della battaglia finale.

Un uomo viene ucciso mentre prega nella Basilica. Il papa ride.

Il suo volto è circondato dalle spire di un serpente.

Una nuvola di pappagalli bianchi lo assale.

La testa rotola giù, lungo la schiena.

Finisce nelle mani di una scimmia dal cranio rasato

appostata nel Sacro.

JOSEPH: Muoviti oculatamente.

Limiti artificiali si sovrappongono al nostro destino già compiuto

al di là di rituali e recite.

MADELEINE: Salteremo ancora sulla corda, amore, finchè non ci incontreremo davvero.

In quale barbarie siamo costretti ad incarnarci, allora,

non avrà più importanza.

JOSEPH: Ci guidi quella Luce che attraversando senza posa i Deserti

brucia tutte le filosofie.

MADELEINE: Mi sento inerme come mai.

JOSEPH: Non farlo! Non farti compassione!

MADELEINE: Esco!

JOSEPH: E’ mattino! Da quanto tempo non era mattino!

Stridìi di uccelli.

Le Tuileries.

Passeggio tranquillo. Ti vedo. Poco più che una bambina.

I lunghi capelli ramati tenuti insieme da un nastrino di velluto verde palude.

Come il vestito di taffettà dall’ampia gonna corta sostenuta da innumerevoli

sottogonne. Le calze psichedeliche ben tese nelle scarpine alla bebè rosse

fermate al collo del piede da un cinturino di rose di coralli.

Una bambina che ama giocare col fuoco.

MADELEINE: ‘Madeleine! Madeleine, sta attenta! Dove vai con quella candela’

‘Vado nel Bosco. Voglio lasciarmi trovare dalla mia anima selvatica.’

JOSEPH: Il vento scuote le foglie secche.

Un lamento d’amore stracciato da un sintetizzatore.

MADELEINE: ‘Le persone muoiono perché le lasciamo morire dentro di noi, mamma?’

All’improvviso tutto mi appare finto e caramelloso.

‘Chi ci difende dalla Morte, mamma?’

Passi furtivi su foglie secche. Rami spezzati.

‘Si può sfidare la Morte e proseguire il viaggio, mamma?’

‘Si! Se sarai remissiva, obbediente, disciplinata, mite, umile….’

‘Dove mi condurrà tutto ciò, mamma?’

Un ranocchio suona le ore.

Il turbinio del vento stordisce gli ultimi rintocchi.

Un sassofono si inorgoglisce.

Tremo.

‘Madeleine?! Ascolta le trombe!’

Alzo le spalle. Seguo con la coda degli occhi la danza dei capelli.

Sorrido.

‘Madeleine, dove corri?!’

‘Verso il sacrificio della verginità!’

‘Sta attenta!’

‘Oh! Mamma, resta col tuo amico, seguo una musica, viene dal bosco.

Senti? E’ così dolce! Viene da dietro quella macchia di grandi alberi.

Laggiù! Vado! Vuole raccontarmi qualcosa.’

Mi guardo intorno. Ombre su ombre accatastate su flebili altalene.

JOSEPH: Un buio, dentro! 40"!

Sto affondando! Affogo! 35"

Dove mi trovo? Martellìo di campane. 30"

Qualcosa che scivola svanisce nel mio sangue. 25"

Qualunque cosa io sia è ora di divenirlo. 20"

Il mio cuore sta per liberare i suoi battiti nel grembo della terra. 15"

Oh! Dio! E’ tutto così enigmatico! Piove, amore! 10"

Acqua e Sangue! Per favore, non piangere amore! 05"

Non morire! Non morire dentro, amore! 00"

Accoglici come due bimbi nei tuoi Giardini, Padre!

Non separarci ancora!

Madeleine! Madeleine?!

MADELEINE: ‘Il Cielo ha perso la sua Luce, mamma!’

JOSEPH: Acquattato nel Mistero, all’ombra di un albero cavo, piango.

MADELEINE: Poi fuggi a rintanarti in una Chiesa.

Ampia. A volta. Utero della Grande Madre. Refugium Peccatorum.

Ti accoglie tremante sul suo ampio seno.

Ha l’aria imbronciata di una zitella sterile condannata a ricamare corredini.

Avanzi lentamente. Cadi in ginocchio. Implori:

‘Madeleine! Madeleine!’

Il profumo dei ceri e dell’incenso svanisce.

Ti spingi verso l’altare strisciando sulle ginocchia.

Cadi lungo riverso. Il tuo pene gonfio inonda di sperma il marmo gelido.

La Chiesa ruota tre volte su se stessa.

Noi due, all’interno, più e più volte svaniamo in orgasmi mistici.

JOSEPH: Credo di conoscerla!?

Madeleine la Chiesa, così la chiamano, se non mi sbaglio!?

MADELEINE: Tutto è destino, non pazzia!

SULLA ZATTERA - AL CENTRO DEL LAGO

JOSEPH: La zattera sembra inchiodata all’acqua. O viceversa.

Una marionetta scivola sul mio volto.

L’uomo sulla collina sta sognando.

Anche l’uomo nella stanza sta sognando.

Riesco a percepire il loro comune sogno.

Vi entro.

Mi trovo nella stanza bianca, 4m. x 4m.

Sulla parete, alla destra del letto ruota un prisma.

Sembra una Lanterna Magica. Proietta tutt’intorno immagini e colori.

Tanti cadaveri, tutti in fila, avvolti da custodie di cellophan.

Appesi sotto il soffitto, come abiti su grucce.

I corpi coperti di bende, come mummie.

Su tutti il medesimo volto. Il mio.

Una risata sferzante, ironica, gelida.

I cadaveri ruotano su se stessi come marionette impazzite.

MADELEINE: Rido: "E’ la scena di un film!"

Con voce quasi da soprano canto: "Tutto è molto semplice, lasciato al caso!"

Tutto è molto semplice! Ah!

Una sinfonia di Abissi mi accompagna con stridìo d’ossa.

Attaccata ad un sassofono che non suono striscio contro un muro di fango.

JOSEPH: Furiosamente ti posseggo in un tango.

Un mare fosforescente sommerge la stanza.

Le onde sono inseguite da figure di donne a lutto

che le raccolgono una per una e le riavvolgono come veli

per poi riportarsele via.

MADELEINE: Lasci la tua ombra sul muro e mi raggiungi.

Inciampi nel banale, ma subito ti riprendi.

Cambi musica. Entri in un Bar. Neon irregolari intermittenti.

Un fascio di Kenzie cade sui miei piedi fradici di pioggia.

Fuori dalla porta un bambino di 10 anni insegue una ragazza di 42 anni.

La raggiunge. La afferra. Per gioco finge di accoltellarla.

Fingendo di morire ella ride. Lo abbraccia. Lampi.

JOSEPH: Ad un tavolo d’angolo c’è un prete. Ha l’aria incerta.

Sta bruciando in un posacenere le foto di una bambina di dieci anni.

Saltella sotto un cielo equilibrato ma non appagato.

Stringe nella mano destra una cartella di cartone nero.

MADELEINE: La porta del Bar si spalanca.

Accompagnata da un colpo di caldo vento desertico appaio io:

Madeleine la Chiesa.

Vesto un tubino elastico di merletto nero.

Sono appena scesa da un taxi in corsa.

Tra i vapori dei cuscini ho lasciato un uomo.

Nudo sotto un cappotto di cirè nero.

Un fratello aborigeno. Jarinyanu. Hi, Jarinyanu! Tà!

Hop! La porta si chiude dietro le mie spalle.

Un flamenco cantato da Jim Morrison si accende nel Juke-Box.

Balliamo?

JOSEPH: No! Grazie! Leggo Marx, Baudelaire, Nietzche, Artaud ed Hegel.

Ma preferisco Giovanni l’evangelista.

MADELEINE: Non l’ho mai letto!

JOSEPH: Chi cerca il mare trova Napoli.

MADELEINE: Lunatici Inganni!

JOSEPH: Sospiri?

MADELEINE: Tutto si è tinto di rosso. Balliamo?

JOSEPH: Le tue piccole orecchie! Un arc in ciel! Dove vai?

MADELEINE: Ma! Non lo so!

JOSEPH: C’è qualcosa di cui vuoi parlare?

MADELEINE: Non lo so! Lasciami andare.

Esco a vomitare il sangue del mondo sul selciato.

Dalla bocca dell’underground esce uno sbuffo di vento caldo, ferruginoso.

Che ci faccio qui, in questa strada, a vomitare sangue sul pavè alcolico?

Rientro. Mi appoggio alla porta d’ingresso, Sorrido.

Suvvia, siamo alle solite, stiamo un po’ allegri!

JOSEPH: E’ proprio una bella festa quando sorridi! Ti va di bere qualcosa?

MADELEINE: Non reciterò più. Usciamo? Sai chi ha ucciso mio padre?

JOSEPH: Piangi dentro? Eh? Sempre?

MADELEINE: Alla fin fine è che non so dove andare.

JOSEPH: Andiamo!

MADELEINE: Strani geroglifici si accendono sui muri quando rido.

JOSEPH: Quando a Natale piovevano dal cielo lupini e fichi secchi

non andavano così le cose.

MADELEINE: In fondo al vicolo si è acceso un lampione.

JOSEPH: E’ la Morte che ci mantiene tutti coscienti,

MADELEINE: Rappresentarsi, raffigurarsi o incarnarsi?

JOSEPH: Andiamo a salutare S.Gennaro?

MADELEINE: Brrr! Entriamo. Che folla d’ombre! Che urla impietose.

Faccia Gialluta! Faccia Gialluta!

Sull’altare teste mozze di neonati, sangue.

Pregando mi chiedo: ‘Nostra la colpa? Nostra la pena?’

In un angolo una vecchia grinzosa.

Inginocchiata si apre il ventre con i suoi artigli ingialliti dal fumo.

Un liquido gommoso, putrido, maleodorante, tinge il pavimento.

Il volto di un angelo apparendo cancella la scena.

Mi guardo intorno con aria sconfitta, pallida. Sorrido. Vuoto e Silenzio.

Solo il suono dei miei tacchi a spillo, rossi, sul marmo.

JOSEPH: Andiamo?! Ah! Ah! Ridendo ti riporto la testa!

MADELENE: No! Grazie!

JOSEPH: Allora?

MADELEINE: Aiutami a perderla.

JOSEPH: Domani potrei avere voglia di perderla io.

MADELEINE: Cosa vuoi dire?

JOSEPH: Niente! Scherzavo! Ih! Ih! Ih!

MADELEINE: Anch’io!

JOSEPH: Andiamo sugli scogli a vedere il mare?

MADELEINE: Si! Usciamo!

JOSEPH: Prendiamo una carrozzella? Ehi!? Cocchiere!?

MADELEINE: Violacea la notte sussulta scossa dai brividi delle nostre parole.

JOSEPH: Sapori d’altri tempi, tristi e melanconici.

MADELEINE: Una carrozzella addobbata con mughetti e roselline.

JOSEPH: La nostra corsa oltre la notte continua, angelo.

MADELEINE: Abbandoniamoci all’amore nei cuscini cremisi. Morbidamente.

Ingoiamo tutte le urla irriverenti di Napoli.

JOSEPH: Un burrone a strapiombo. Trentaremi.

MADELEINE: La carrozzella prova a fermarsi di botto.

JOSEPH: Sta andando a schiantarsi contro un muro! Salta fuori! Hop!

MADELEINE: Appena in tempo!

JOSEPH: Dove siamo finiti?

MADELEINE: In mezzo a 4 cariatidi che reggono 4 globi.

JOSEPH: Ih! Ci stringono in un abbraccio mozzafiato!

MADELEINE: Ci lanciano giù, a mare.

JOSEPH: Precipitiamo in un vortice.

MADELEINE: Stiamo per cadere in acqua.

JOSEPH: Si alzano mani di fiamma a raccoglierci.

MADELEINE: Ci depositano nella stanza bianca 4mx4m. Siamo in salvo.

JOSEPH: Siamo in salvo?

MADELEINE: Dammi un soffice bacio! Ora! E fammi venire! Ora!

NELLA STANZA BIANCA 4 m x 4 m.

MADELEINE: Riprendi a studiare la pergamena?

JOSEPH: Cerco di orientarmi. C’è un messaggio cifrato in questi geroglifici scritti su

queste carte non ricordo come venute in mio possesso.

Credo diano le coordinate principali per raggiungere la Porta dei Sogni.

Non appena però inizio a studiare resto inerme, come ingoiato da una sorta

di liquido amniotico. Lì, in quell’ataraxia, comincio a percepire il messaggio

Quando torno in me annoto i pochi brandelli che restano leggibili.

Poi riprendo ad osservare la soglia che separa il sogno dalla vita.

MADELEINE: In quel punto lettura e scrittura rivelano un’unica identità, ogni forma di

percezione si dilata e si può sentire un soffio della nostra reale esistenza.

JOSEPH: Questo processo mi porta a confrontarmi con le molteplici variazioni della

mia storia che, una volta assunte, come strati di pelle, una ad una cadono da

ciò che considero me. Ad ogni caduta la verità di me raggiunge un superiore

livello di coscienza.

MADELEINE: Tutte quelle personalità così diverse e simili a un tempo, sono slittamenti di

un’unica creatura intenta alla sola attività di inventare se stessa attraverso la

somma di infinite storie parallele. Ed ho il sospetto che quella creatura non

siamo noi, si serve di noi.

JOSEPH: In questo processo scrivere, riscrivere, vivere hanno la stessa funzione:

alimentare un viaggio in cui i giochi deformanti del cervello svaniscono

sempre nel corpo di una donna che ad ogni caduta diventa più vera.

MADELEINE: Un gioco a rimpiattino.

Mappe sempre più elaborate. Delitti sempre più eccentrici.

Filosofie sempre più astruse.

Magie. Fratture spazio/temporali. Simulazioni.

Per liberarti di me: Madeleine la Chiesa.

Ed ancora ho il sospetto che non sei tu a volerlo ma chi si serve di te.

JOSEPH: E mentre tento di annullarti più ti saldo alla mia storia…

MADELEINE: A memento che la lunga notte degli uomini è svanita da tempo.

JOSEPH: Non riesco a pensare ad altro che a possederti.

MADELEINE: Per riprendere possesso di te.

JOSEPH: Sei apparsa al mio fianco nella lunga notte dei giganti.

Dopo le tempeste mutanti hanno avvolto ogni cosa.

Sei scivolata giù dal mio fianco e mi ti sei appiccicata addosso

come una malattia.

Due grandi occhi umidi, bassi su due manine rosa intrecciate

compostamente in grembo sotto un vago sorriso.

MADELEINE: Amore!

JOSEPH: Pelle dopo Pelle mi rivolti, cancellando col tuo corpo caldo

come un mucchietto di sale anche la memoria della notte fallica.

MADELEINE: E intanto tu continui ad uccidere le mie estati.

JOSEPH: Per restare unico interprete di me stesso, solo, immobile sulla soglia

dell’ancestor cannibale.

MADELEINE: Un giorno o l’altro fermerai il giro poetico delle nostre stanze,

quest’assurdo Luna Park che, delitto per delitto, ci spinge oltre la notte

alle nostre origini sull’isola dei bambini morti.

JOSEPH: Mi sento stanco, di quella stanchezza a cui non sai più abbandonarti.

MADELEINE: E’ venuto giù un po’ di freddo.

Quando abbiamo visto l’alba l’ultima volta?

JOSEH: E’ tempo di iniziare la mia ispezione.

MADELEINE: HappyMan…Felice Uomo!

JOSEPH: Mi sento come paralizzato, ma vado.

La porta?! Sono io che vado verso di lei o è lei a venire verso di me?

MADELEINE: Non ci pensare. E’ un frutto trappola.

JOSEPH: Le assi? Dove sono finite le assi?

MADELEINE: Sparite!

JOSEPH: Si apre! Oh! Una luce bianca, accecante, livida. Mi ferisce. Ah!

MADELEINE: Splendido! Osanna! Osanna!

JOSEPH: Una sala operatoria. Entro. Al centro una zattera. Sopra vi è un omuncolo.

Dalla sua testa vengono estratti ed immessi continuamente:

Parole. Immagini. Numeri.

Le pareti del teatro operatorio saltano. Hop!

MADELEINE: Babilonia la Rossa finisce dentro il quadrato magico e salta anche lei. Hop!

Buon Compleanno, Joseph!

JOSEPH: Mi sveglio e ti vedo come per la prima volta.

MADELEINE: Quanto tempo abbiamo navigato nel buio?

JOSEPH: Guardarti troppo fa male.

MADELEINE: Joseph?

JOSEPH: La tua voce sa di mare.

MADELEINE: Joseph?

JOSEPH: Liquida scende nelle vene.

MADELEINE: Joseph?

JOSEPH: E’Joseph il mio nome?

MADELEINE: Oh! Joseph!

JOSEPH: Forse è solo lunedì e sono già due notti che gliela dò giù con l’alcol.

MADELEINE: Non andare via, Joseph!

JOSEPH: Gli artifici sono tutti esplosi! Spruzz! E le apparenze non ingannano più!

MADELEINE: Vieni?

JOSEPH: Ci fosse almeno la luna.

MADELEINE: Troppo tardi!

La stanza è crollata ai nostri piedi rivelando al di là una stazione.

JOSEPH: Sono nella sala d’attesa. Grande, sporca, piena di derelitti.

MADELEINE: Una sigaretta? No! Grazie, non fumo.

JOSEPH: Giunge un treno. Saliamo?

MADELEINE: Sono già nel corridoio. Affacciata ad un finestrino.

Il treno si ferma.Le porte si aprono.

JOSEPH: Sono sotto la pensilina ad attenderti.

MADELEINE: Cado ai tuoi piedi come un cadavere. Sorrido perplessa. Balliamo?

JOSEPH: Saliamo sul treno.

MADELEINE: Tiro fuori una fiaschetta d’argento tempestata di rubini.

Bevo d’un fiato. Ne vuoi?

JOSEPH: No! Grazie! Mangerei pane e formiche. Sei la bambina dei neon?

MADELEINE: Con qualche sbuffo di tulle in più. (Ride)

JOSEPH: C’è una porta aperta.

MADELEINE: Dà su un viale alberato. In fondo un albergo di infima categoria.

JOSEPH: Vedi una donna?

MADELEINE: Ci si arriva per una scala a chiocciola.

JOSEPH: Infinito dove sei? Mi sono perso nelle viscere della terra.

Infinito volo fuori di me. Raccoglimi.

MADELEINE: Mi inoltro nell’albergo.

Tra stanze e corridoi si rincorrono spezzoni di dialoghi. Non ascoltarli.

Stanze. Arredamento. Luci. Tutto si ripete con monotonia ossessiva.

Alle pareti sempre lo stesso quadro raffigurante la camera stessa.

Nella polvere niente tracce. Nemmeno le nostre.

JOSEPH: Giro l’angolo e t’incontro. Sei la bambina dei neon?

MADELEINE: ( Ride) Con un’aria da prima comunione.

Buonasera!

JOSEPH: Buonasera!

Ci sono camere libere?

MADELEINE: Non sente un porta cigolare e dei passi furtivi al primo piano?

JOSEPH: E’ un negro . Da dove sbuca fuori? Si attacca al sassofono e suona.

Poi si ferma e saluta: "Ehi! Pupa! Ci si rivede?!"

MADELEINE: Mi sento a disagio. Come una che entra per la prima volta in un bordello.

JOSEPH: A un lamento particolarmente struggente del sassofono si spalancano tutte le

porte. Ne escono eleganti coppie danzanti. Tutte identiche.

A un tempo con la danza scosse di terremoto.

Singulti che ingoiano le coppie tra le macerie.

MADELEINE: Nessuno si accorge di me. Uno specchio. Mi guardo. Impugno una pistola.

La sollevo. La punto. Diritto davanti a me.

Crastula! Crastula! T’aje da spaccare!

Crastula! Crastula! T’aje da schiantare!

Sparo! Dallo specchio ferito erompe il mare che tutto sommerge.

JOSEPH: Giro l’angolo. Sbuco in una stazione dell’underground.

Stretta nel tuo cappottino nero sei ferma in attesa.

MADELEINE: Piove. Tanti ombrelli. Luci di tempesta.

Una mano gelida si posa sulla mia spalla.

Decisa mi costringe a girarmi.

Un piccolo, affascinante, cinese. Sorride enigmatico.

Mi fa cenno di seguirlo. Usciamo.

Per ore camminiamo su di una sabbia di conchiglie, alghe e detriti.

Poi ci inoltriamo in un dedalo di viuzze sconclusionatamente etniche.

Un brulicare di odori, musiche, voci, mercanzie multiculturali.

Ciarpami di facciata.

Estraneo a tutto ci segui come in trance.

Improvvisamente il cinese gira sulla destra.

Assicuratosi che lo seguo s’infila in una fumosa lavanderia.

Un trillo di sassofono s’imbatte nei miei stupori.

Lo seguo ancora. Mi conduce in una stanza circolare sul retro.

Nel mezzo un letto ad acqua anch’esso di forma circolare

che si riflette in uno specchio sotto al soffitto.

Con un gesto delle spalle mi libero del cappotto e crollo su una poltrona.

Il cinese comincia un intrigante spogliarello.

E’ bello! Nudo. Infantile. Femmineo.

Si disegna le labbra col rossetto che lascia scivolare giù fino al pube.

Preso di sé si avvinghia a se stesso in un autoamplesso senza fiato

che tristemente consuma fino all’orgasmo.

Va poi all’armadio e ne tira fuori un abito di paillettes rosso.

Fulmineo lo indossa a pelle con nonchalance.

Si lascia cadere sul letto.

Minuzioso, strisciante, avvincente, il negro e il suo sassofono

gli si avvicinano a titillare, carezzare, sfiorare, tra fumo e lenzuola

mai lavate che si lamentano, le carni afflitte.

Toccamenti. Sfinimenti. Sdilinquimenti. Impassibili trasporti.

Infine il negro infila nel culo del cinese il sax che continua ad emettere

suoni dando vita ad una metafisica pop love song.

Chiudo gli occhi. La musica si espande ed ingoia me e la camera

lasciandomi qui ai tuoi piedi come un mucchietto di stracci

scosso da brividi di febbre in una ragnatela.

JOSEPH: Che gioco stupido! Vieni ti raccolgo tra le mie braccia.

Una dolce carezza…a mezz’aria. Andiamo! Ti porto fuori?

Mi rigiro nel letto. Fa freddo. Striscio fino alla finestra.

L’ombra fuori dà segni di agitazione.

E’ un’ombra che ama acquattarsi tra le crepe.

L’altra ombra, quella al centro del lago, trema….

Deve esserci un modo di portarti via da questo posto.

MADELEINE: Forse per la gradinata che circonda la Rocca.

JOSEPH: Conduce solo al lago.

MADELEINE: Forse attraverso quelle acque possiamo giungere fino alla sfera di vetro

che si trova al centro della terra.

JOSEPH: Dici….la Terra dentro la Terra?

SULLA COLLINA

MADELEINE: Fai fatica a reggerti alle grate?

JOSEPH: Il mio corpo ha la stessa consistenza di un’ombra allungata sul muro.

MADELEINE: Non mollare la presa.

JOSEPH: Dunque sarei già condannato e tu con me?

Insidiosa come un’esca questa domanda si avvinghia al mio cuore selvatico

costringendomi ad avvizzire in un’azione sempre imminente.

MADELEINE: Come un filosofo che ha paura del vuoto.

JOSEPH: Mi astengo dal proiettare piani

MADELEINE: Come un poeta in attesa.

JOSEPH: Lascio che la Morte logori la mia armatura.

MADELEINE: Come un uomo qualunque. Balliamo?

JOSEPH: Potremo sempre farlo. Per ora….Adieu!

MADELEINE: Restatene qui, al fianco del dolore, in attesa che il corso naturale abbia

completato i suoi giri, fino al levarsi dell’allodola, fino a che ogni pestilenza

non sia stata ritirata dall’aria….Credi sia questo il nostro dovere?

JOSEPH: Dovere ? Destino?

Troverò la chiave del Tempio, Madeleine, e ti libererò. Abbi fede in me.

Aprirò. Leggerò. Riscriverò. Suggellerò tutte le tue lettere.

E me ne tornerò a letto.

E tutto questo mentre sono nel più profondo sonno.

MADELEINE: Fanciulla incolpevole sono stanca del peso di tante colpevolezze,

stanca di rimanere fissa in un viaggio da cui non so se farò ritorno.

Mangerei pesci d’argento e berrei vino color dell’oro se solo imparassi

a tacere. Ma non posso. Parlare è il mio dono e il mio compito.

Tu ti aggrappi sempre più saldamente alle grate.

Gli occhi bassi, giù, sul lago, lì dove la zattera ondeggia col suo carico

d’ombre.

Dall’interno viene una musica su cui la stanza ruota a tempo.

Morbida mi abbandono alla musica.

Un vento caldo accarezza i deserti del mio fondo schiena.

Aspro come il tuo odore selvatico mi si attacca addosso il desiderio di te.

Ha l’aria di saperla più lunga di noi sulla nostra storia.

La notte se la dorme beatamente su un materasso dalle molle rotte

sognando amplessi con il giorno.

Dalla mia bocca esce un fiotto di sangue.

Con un gelido lamento stramazzo nella polvere.

Serro i denti. Sbavo. Rotolo. Lotto contro un muro.

Perplessa sul fatto che la vita debba abbandonarmi di nuovo.

Rido e mi lascio andare fino alle origini della sapienza.

Chiedo perdono per la mia ostinata stupidità.

E provo ad andarmene. Andiamo?

JOSEPH: Andiamo!

Rovesciata l’avventura, ci incamminiamo verso l’aurora.

La salsedine incrosta le antiche pelli che ci lasciamo dietro le spalle.

Nudi ci inoltriamo nell’oceano. Vento ed onde ci danno il benvenuto.

Miriadi di spruzzi ci puliscono da morte e ricordi.

Un uccello arcobaleno ci annunzia che stiamo uscendo da ogni prova.

Inconsapevoli di tante smisurate fatiche seguiamo un profumo di primavera

che si manifesta in miriadi di colori sull’acqua.

I nostri deserti fioriscono.

Qualcosa mi dice che siamo vicini a quell’identità che porta fuori dalle

Storie Concentriche e….

MADELEINE: Hai una torcia? Ci stiamo inoltrando in una galleria abbandonata.

JOSEPH: Non temere! Non parlare!

MADELEINE: Non ho paura!

Nemmeno di quelle ombre che ti fanno perdere il controllo.

JOSEPH: Ecco due torce.

MADELEINE: Uno squittìo!

JOSEPH: Lontano.

MADELEINE: Ombre in fila su rotaie morte.

JOSEPH: Vecchie conoscenze.

MADELEINE: Lo squittìo si fa insistente.

JOSEPH: Tocca guardare.

MADELEINE: Mi ripugna.

JOSEPH: Ci troviamo solo di fronte ad una gabbia piena di ratti. Che sarà mai!?

MADELEINE: Ammassati gli uni sugli altri. Un muro di testine dagli occhi rossi.

Separati da noi solo da una sottile rete.

Impazziti all’odore della carne vergine.

Le bocche voraci piene di bava…

JOSEPH: Che sarà mai!?

MADELEINE: (Ride) Che sarà mai! Andiamo?

JOSEPH: Usciamo dalla galleria.

Da una parte una vecchia fabbrica abbandonata.

Dall’altra un ospedale in rovina.

In mezzo una linea morta.

Ci dirigiamo verso la fabbrica.

All’ingresso una di quelle porte ruotanti tipo Grand Hotel.

Entriamo.

MADELEINE: E’ tutto qui l’inferno?

In queste stanze ruotanti in cui continui ad uccidermi?

Non siamo che il pasto nudo di un sogno non nostro?

Finirà! Ridiamo e finirà!

JOSEPH: Vieni tra le mie braccia….Ti divincoli?

MADELEINE: Hop! (Ride)

Tutto ciò che sembra inspiegabile giunge sempre ad una spiegazione concreta

In una delle qualsiasi rappresentazioni in cui entriamo in azione.

JOSEPH: Marsiglia/Perth w.a. - 1930 – Una canzone nel cuore –

‘It may be that love is bland’

Stipati in una stiva, fuggendo da/verso non si sa cosa.

Ti vedo, sul ponte, nel vento, alzi le braccia verso il Cielo,

le lacrime inondano copiose il tuo volto pallido.

Sacrificata a chi? A che? Al buio?

MADELEINE: Un grande ospedale. Una luce su un teatro operatorio.

Bum! L’immagine esplode!

Una vecchia fabbrica abbandonata.

Macchinari arrugginiti. Ragnatele.

Un museo dell’era moderna dopo il crollo nel contemporaneo.

I nostri corpi uniti.

Balliamo?

JOSEPH: Una semplice canzone d’amore.

Quel che ci vuole. Oh!

Le note si dissolvono in numeri magici! Oro sonante! Din! Don!

Tutte le impalcature crollano! Tu ti allontani! Sdoppiandoti salti in 3! Hoplà!

MADELEINE: Seguo un impermeabile trasparente color arancione…

La donna che lo indossa mi somiglia …Come due gocce d’acqua

Poi vedo anche l’altra…in un angolo…: La bambina dei neon!

Ci tiene d’occhio.

JOSEPH: Siete belle, così, appena sfiorate dalla luce,

indecifrabili eppure animali, selvagge,

placide tra le forme allungate dei mostri meccanici in disuso.

Ed io mi sento inerme mentre la ragazza dall’impermeabile affonda lo

sguardo nei tuoi seni grandi e morbidi, nudi sotto la seta leggera,

caldi e dondolanti, pronti ad essere azzannati, e la bambina dei neon,

illuminandosi palmo a palmo con una torcia, si scopre e si accarezza lieve

sulle note di Nickelodeon. Splash!

MADELEINE: Mi guardo. Due occhi persi in se stessi.

Suoni di carillons. Urla di venti.

Mi spoglio con gli occhi e poi con le mani.

Mi tocco! Sogno nella mia carne!

La materia non è che sostanza divina per sopravvivere all’immaginario.

Mi bacio! Un’unica bocca sazia di sé!

Mi prendo rotolandomi nella polvere, all’ombra di questi macchinari

spenti! La mia carne profuma di mare. Bagnoli trema.

Fuori la piccola isola penale sussulta sotto le carezze della luna.

Da Posillipo scende un profumo di violette. Nisida si arrende al piacere.

Ed io mi abbandono ad un orgasmo mistico.

Rincantucciata in un angolo la bambina dei neon estrae dalle sue viscere

frammenti di specchi, cristalli ed opali.

Persa in me stessa, l’una dentro l’altra, mi rotolo in spasimi di orgasmo

mentre il mare avanza, ricopre la spiaggia e raggiunge la vecchia fabbrica.

Ah! Mi fermerei davvero a contemplare la bellezza delle rovine circolari

inondate dal plenilunio…Ah! Se solo potessi!

Ma devo proseguire il mio viaggio e devo saltare sul primo treno in grado

di riprendere le corse…

Ah! Il mio tunnel continua a dilatarsi e contrarsi, è così umido, pulsante,

infiammato, brucia…Ah! Siiiiiiii! Ancora! Sollievo!

Si finisce sempre a sbattersi contro un muro……..

Ah! Ancora! L’importante è non tornare mai indietro.

Parla dolcemente, amore. Vieni! Aiutami! Il tuo respiro caldo sul mio sesso!

JOSEPH: Qualcuno sta lanciando giù una quantità di pezzi di vetro, tende di tulle in

fiamme, teste di cera, dischi…Oh! Senza che mi sia toccato sono venuto.

Madeleine, ancora rotoli avvinghiata a te stessa?

Il mio pene si gonfia di nuovo sotto le carezze dei tuoi orgasmi multipli.

Guarda! In un’altra ala dell’edificio una fiammella gira di camera in camera.

Ah! L’uomo non guarisce se non con la morte.

Sarà per questo che fornichiamo sempre con lei.

E con la follia…Che amanti deliziose!

Cosa stiamo cercando?

MADELEINE: Che qualcosa o qualcuno ci trovi.

JOSEPH: Tassello dopo tassello…, tutto sembra andare a posto, poi, splash,

l’immagine svanisce e ci tocca ricominciare.

MADELEINE: Forse è questo il senso dell’eternità, tocca abituarvisi.

JOSEPH: Che noia giocare a cane e gatto con i pensieri.

Madeleine, hai trovato l’ambientazione giusta?

MADELEINE: Uhm! Una Chiesa!

JOSEPH: Una Chiesa? Ah! Che sbadato!? Già! Tutti vengono a confessarsi da te…

Madeleine! La bruciante Chiesa!

MADELEINE: Tutto è immutabile quanto risognabile all’infinito….

JOSEPH: Una Chiesa….

MADELEINE: Baciata da fiamme e incensi.

JOSEPH: Godo.

MADELEINE: Madeleine la Chiesa non può che godere di sé!

Navata per navata, palmo a palmo, cappella per cappella, dentro ogni mio

tabernacolo io apro me stessa al desiderio di me.

Le labbra si gonfiano, le cosce strisciano, il sesso si fa turgido,

avvinta a me stessa, ah, sussulto, mi tuffo nel cuore, precipito dentro il divino

utero, porte dietro porte che si spalancano, ed io penetro volando dentro di

me. Chi mi salverà?

JOSEPH: Ho sete! Ho sete!

MADELEINE: Fuggi?

JOSEPH: No! Vado a bruciare tutte le lettere.

MADELEINE: Il pavimento trema.

JOSEPH: Sembra uno scompartimento ferroviario.

Sono nella testa dell’uomo dentro la stanza. Dorme.

Sogna il sogno dell’uomo sulla zattera.

Un treno che corre attraverso la notte.

MADELEINE: I pensieri sono composti di invisibili cellule.

JOSEPH: Abbandoniamoci al rullio delle rotaie.

MADELEINE: Baciami. Ho sete.

JOSEPH: A un passo dallo strapiombo.

MADELEINE: A otto passi dal delitto.

JOSEPH: Baciami!

MADELEINE: Lasciami.

JOSEPH: Qua! Baciami!

MADELEINE: Un coltello nelle reni.

JOSEPH: Qua! Sta qua!

MADELEINE: Lasciami! Lasciami!

JOSEPH: Ti ho detto sta qua!

MADELEINE: I nostri occhi uniti in una ragnatela.

JOSEPH: Balliamo!

MADELEINE: o.k.Allora prendimi. Entra dentro di me.

JOSEPH: Ne sono mai uscito?

MADELEINE: Ingoiami!

JOSEPH: Vieni sopra di me!

MADELEINE: Entra!

JOSEPH: Mi afferro al tuo corpo! Ah!

MADELEINE: Il pugnale! Ah! Piantalo nelle reni! Si!

JOSPEH: Ti accasci ai miei piedi.

MADELEINE: Misericordia! Padre, ma dove sei?

JOSEPH: Un rigo di sangue ti scende giù dalla bocca sulla pallida gola,

giù, sul bianco largo seno…Oh ! Di nuovo!

Di nuovo tra le mie braccia un abito vuoto,

per terra una maschera di farina, acqua e sangue che si gretola,

e dietro appare il tuo volto che mangerei di baci.

LA STANZA BIANCA 4m x 4m

MADELEINE: Torni a letto?

JOSEPH: Come uno che non può più opporre resistenza al fato.

MADELEINE: Le coincidenze non sono mai semplici coincidenze.

JOSEPH: Sei pallida come un mucchietto di stracci. Che fai, piangi?

MADELEINE: Tutte le mie lettere, guarda, sparse dappertutto, in disordine.

E …non c’è più tempo per nulla.

JOSEPH: Per una volta guardati allo specchio senza rabbrividire.

MADELEINE: Non c’è altra via per vedere che faccia si ha?

JOSEPH: Cancellare i residui di tempo con tutte le loro acrobazie

è lo scopo primario di ogni mio atto o pensiero.

Ma…sarà compito mio?!

MADELEINE: Dov’è che ci siamo persi?

JOSEPH: Nella musica….Oh! Musica! Per te mia bella s’incarna l’Universo.

MADELEINE: Facezie!

JOSEPH: Senti? I passi si avvicinano alla porta!

MADELEINE: Non c’è più tempo, ma solo coincidenze.

E le coincidenze cominciano ad essere troppe per essere pure e semplici

coincidenze.

JOSEPH: Il disegno della mappa è incompleto.

Parte del Labirinto risulta ancora inesplorato….

MADELEINE: Non ci siamo incontrati già in sogno da qualche altra parte?

JOSEPH: Da quale altra parte?

SULLA COLLINA

MADELEINE: Le assi sono cadute, guarda…La porta dell’osservatorio si è spalancata…

Quasi fa paura entrare….

Vieni. La luce opaca ed uniforme dà all’ambiente un vago sapore di acquario.

Il luogo risulta spoglio. Prendi nota.

Immateriale.

Le pareti reagiscono ai miei sguardi, con reazioni a volte sentimentali.

Il pavimento scorre continuamente sotto i nostri piedi.

La sirena di un’ambulanza.

JOSEPH: Vedo una sfera. Quante facce opposite vi sono in una sfera?

MADELEINE: Seguo la sirena attraverso una Napoli grigio assordata dal traffico.

Rimestii di sempre. Persefone mi sorride trasognata da una motoretta.

Ti cerco tra la folla. Vedo i tuoi occhi urlare: ‘Madeleine?!’ Sorrido.

Penso:’Hai voluto ancora provare il volo dell’angelo!’ Rido

JOSEPH: La sfera pulsa.

MADELEINE: L’ambulanza imbocca Montesanto.

Venditori. Turisti. Intellettuali. Burocrati. Terroristi. Stranieri.

‘Dio vi ama! Dio è amore! E’ misericordia!’

Urla un predicatore evangelico in un microfono.

Tre Janare si affacciano ad un balconcino fiorito vomitando improperi.

Non c’è niente che sia vero.

L’ambulanza mi scarica in un corridoio pieno di moribondi.

Odore di zolfo.

Sotto il soffitto un occhio in un triangolo. E’ un gatto nero.

Tutto è ciò che noi crediamo che sia.

Tutto è Dio.

JOSEPH: Sono fermo di fronte ad una sfera.

Siamo nel centro della Terra.

Quella sfera è nel centro della Terra.

Quella sfera è il centro della Terra.

Non c’è niente che sia vero. Niente che non sia vero.

Sondo lo spazio.

Le energie si riflettono in echi.

All’interno della sfera si accende una luce.

Mi avvicino.

Attraverso la superficie sottilissima vedo un volto che mi spia dall’interno.

Sono io lì dentro. E’ il mio volto. Ma non è solo. C’è anche il tuo.

Mi guardo intorno. Ti vedo. Sei così fragile. E morbida come un batuffolo.

Ti stringo a me. Mentre ti stringo tutto gira.

Siamo entrati nella sfera.

La crosta sottile che forma l’involucro è di vetro.

Noi siamo in sospensione in una specie di liquido amniotico.

Respiriamo entrambi per mezzo dello stesso tubicino.

Fluttuiamo tra brandelli di suoni, tra nebbie e nuvole, colori e luci.

Una scossa di terremoto.

Tutto sembra voler esplodere da un momento all’altro.

Una forza sembra volerci spingere fuori.

Ascolto gli echi.

MADELEINE: Guarda su! Mi sembra di vedere come un firmamento al di là di una lastra di

vetro. E’ come veder scorrere le nuvole sulla facciata a specchi di un

grattacielo. Al di là della lastra, potrebbe essere anche ghiaccio, mi sembra di

vedere…un cielo opaco e noi siamo immersi…ma si, nell’ acqua.

JOSEPH: Che strano ambiente. Dunque……..noi ci troviamo su una striscia gassosa,

una specie di Via Lattea all’interno della Sfera Terra di fronte ad un’altra

sfera in cui vi sono i nostri doppi…

MADELEINE: Le mie sensazioni sono tutte concentrate come mi trovassi all’interno

soltanto. Dentro. E’ come un uovo cosmico.

Intorno una crosta sottilissima, come vetro soffiato.

Esplode. Le acque in cui ci troviamo ribollono.

Come sotto alte navate di chiesa voliamo, rotoliamo, sobbalziamo….

Ah! Non c’è aria! Respiriamo tutti e due per mezzo dello stesso tubicino.

Fluttuiamo tra brandelli di suoni in un denso liquido melmoso,

tra nebbie e nuvole, colori, grumi, profumi di gelsomino.

Una scossa di terremoto.

Una forza ci spinge fuori.

Fuori da dove!

Ma! E’ il tuo ventre!? Siamo nel tuo ventre!

Guardavi dentro! Vuoi?

JOSEPH: Vedo:

La rocca sopra, il lago sotto. Foschia su Foschia!

L’osservatorio priapeo. Noi due.

MADELEINE: Non ti resta che partorire!

JOSEPH: Io?!

MADELEINE: Il grembo è tuo!

JOSEPH: Vi galleggiamo dentro. Sfociamo in uno spazio enorme

Siamo sopra una lastra di vetro.

Vedo:

Un uomo su di una zattera al centro di un lago spia

un uomo in cima ad una rocca che aggrappato alle grate di una finestra spia

un uomo in una stanza 4mx4m dentro un’osservatorio abbandonato che spia

una donna che è tutte le loro donne.

Buio. Un fiotto di sangue scuro. Acqua. Pareti che crollano.

Miriadi di schegge di specchi esplosi. Fall out!

NELLA STANZA

MADELEINE: Perth. Western Australia. 2001. Interno. Tramonto.

Il rosso si sposa col nero nel bianco del cielo.

Joseph! Svegliati!

JOSEPH: E’ ancora notte?!

MADELEINE: Rientra in te! Alzati! Va ad aprire le tende!

JOSEPH: Il cielo è pieno di nuvole rosso sangue.

MADELEINE: Apri la porta finestra, e va in giardino! Senti che profumo?

Stiracchiati…, respira…., fa i tuoi esercizi….

JOSEPH: Un pappagallo nero…Tanti….Quanti!

Nei ripostigli della mia memoria si è accesa una scena:

Un uomo che si barrica in una stanza e chiude la porta con 4 assi.

Poi, non contento, la mura!

MADELEINE: E’ il tuo compleanno, Joseph!

31 Dicembre 2001!

La nostra città si accende di mille luci.

Perth! Western Australia!

Non la cambierei con nessun’altra al mondo quanto la amo!

Guarda che tramonto….

Usciamo a fare due passi lungo il fiume….Vuoi?

JOSEPH: Si! Andiamo! Un cambio di prospettiva…

Un volo di pappagalli bianchi urlanti.

La coppia di Kookabarra che abita sul White Gum Tree che campeggia

al centro del giardino, l’ha piantato un mio avo, sette generazioni di criminali

fa! La famigliola di Blue Tongue che lascio figliare nel mio studio nella

BackYard! Il wallaby che ho portato con me da Broome!

Quanti anni compio?

MADELEINE: Cosa importa?!! Guarda:

Lo Swan River con le sue acri opulenze, i suicidi bianchi, i malati di eroina,

e gli aborigeni piegati, è ai tuoi piedi.

JOSEPH: Ultimi bagliori di un crepuscolo…

MADELEINE: Ultimi atti di una psicopatologia della Vita Tribale…

JOSEPH: Caldo. Torpore. Noia.

MADELEINE: E’ luna piena.

Gli eroi del Dreamtime avanzano nel Cielo drappeggiati in rossi velluti.

JOSEPH: Il chiacchiericcio della TV. Il traffico lento sulla Freeway. Tutto o.k.

Qualcuno ancora mi sta sognando.

L’inflazione Tempo/Denaro, Boom, è finalmente esplosa!

Via Vai di Ufo!!!

Fa già un caldo senza ossigeno!

Una RedBack ghiacciata è ciò che ci vuole!

Ah! Quanti anni compio, oggi?

Da grande farò il Pensatore! O il Catalogatore?

Meglio il Bibliotecario dei Pensieri Terrestri. O Celesti?

MADELEINE: Be quiet, Honey! Please! Guarda gli Arcobaleni!???

Si sta disegnando un Nuovo Corso.

Stiamo entrando in un nuovo livello del Game!

JOSEPH: Nessuno ha mai intuito il senso profondo di una piccola palla di neve.

Può formare una valanga! Eh Eh Eh……..

Che aria! Dopo cena due passi sul prato con Madeleine

per finire poi sul prato a fare l’amore……

Madeleine?! Da dove salta fuori questo nome?!

MADELEINE: Sospiri? Ti lasci cullare dai borbotìi delle luci nelle case sulle colline,

di fronte, al di là del fiume, al di là della Freeway….

Profumo di Deserto Aborigeno….

C’è un punto in Cielo come in Terra dove le acque si sposano….

Le astronavi continuano ad andare su e giù per il Cielo…

Il mondo ormai non è che un villaggio in una sfera di vetro,

la giri nel palmo di una mano, su/giù e si copre di neve o d’acqua o di sole…

Stella di un universo autonomo, il tuo, in cui brillo io, la tua lucciola.

JOSEPH: Sono un uomo felice? Si! O, almeno, quello che si può definire tale!

Una moglie ragionevolmente innamorata che mi divide con la direzione della

State Gallery del Western Australia. Una figlia di dieci anni. Un cervellino!

Spietato quanto basta! Una solida mamma che mai sarà vecchia ma sempre

Mamma! Un’amante docile alle mie trasgressioni, forse un po’ noiosa,

petulante, new age, streghina, un sogno, dicono, ma che sarà mai un sogno

se non è morbida e sexy?

MADELEINE: Metto su un po’ di musica! E’ il tuo compleanno,…no?!

JOSEPH: Coccolato. Rifocillato. Rimboccato. Eppure…

La noia mi afferra e sento che mi manca una costola…

Una mancanza alla bocca dello stomaco…

Come un male oscuro…

Ahi!!!!

MADELEINE: Affonda in quel buco nero…Lì si accenderà la tua candelina quest’anno!

JOSEPH: Ne ho visto un bagliore quando mi sono svegliato in un letto di ospedale

con le ossa rotte per un Crash! ….

Zac! E mi sono svegliato dopo 40 gg. che parlavo di me in terza persona!…

Da allora, a volte, perdo degli spezzoni di tempo durante la giornata.

Mi trovo in un posto e non mi ricordo come ci sono arrivato e perché.

Guardo l’ora. Dove sono stato nelle ultime due o tre ore?

Come dopo una sbornia.

Il tempo quando ti manca non ti appartiene.

Così! A chi appartiene quel tempo morto?

MADELEINE: Ma poi il buon odore di arrosto…E’ una specialità di tua moglie, eh?!

JOSEPH: Madeleine?! Da dove esce fuori questo nome?

Perché mi viene di chiamare tutte le donne così?

MADELEINE: Una querula arringa di tua madre, le evoluzioni professionalerotiche

della preferita del momento, i tuoi cyberviaggi, una filastrocca della piccola

peste…….

JOSEPH: (canticchia) Kookabarra, Kookabarra…..

MADELEINE: I quadri venduti a million dollars…Ti convinci che sei un artista di successo!

JOSEPH: A parte quei vuoti e quel nome….Madeleine la Chiesa….

Strambo nome! Da dove salta fuori?

Ah! Mi ha punto una tribù di mosquitos giganti….

Si fanno sempre più intelligenti ed aggressivi…..

Il mio taccuino?

Un quadro sui mosquitos…Bello!

Dove ho lasciato il mio taccuino?

Faccio più presto a buttarla nel Computer questa idea…

Vorrei un mini comp. nel mio cervello…

Registra ogni pensiero, legge, seleziona, cancella la zavorra,

tiene solo l’alimento giusto…

MADELEINE: Ce l’hai! Usalo!

JOSEPH: Non mi piace, vi leggo i miei vuoti, e nei miei vuoti me stesso…

MADELEINE: Joseph!? Ti chiamano, senti?! E’ tua moglie:

‘Dove ti eri cacciato?! Ogni tanto sembri svanire nel nulla!

Ma come?! Ancora non ti sei cambiato!!? Hai dimenticato che giorno è?!

Tra poco la mamma sarà qui! Va a vestirti! Ci tiene tanto al suo rito!

oIl mio piccolo pinguino si è fatto grande! Non si è fatto grande?

oQuando diventerà un ometto?!

oUna coda è bella è andata! Una coda gli è spuntata! -

JOSEPH: E questo fino ad oggi! Quanti anni compio? Fermo il fotogramma! Stop!

MADELEINE: Arriva alla radice del Virus e sradicala…in virtuale…Non fa male!

JOSEPH: Lasciarmi fermare e fermarmi da me! Questo è il metaplot del Game?!

MADELEINE: Da bravo Joseph, non senti la macchina della mamma su per il viale?

Va ad indossare il pinguino! E non dimenticare di affettare il prosciutto…

Sottile…Col coltello elettrico….

JOSEPH: La lama abbandonata in una vecchia scatola di scarpe

sopra un mucchio di foto ingiallite……

MADELEINE: Fai una doccia prima di indossare la tua vecchia pelle di pinguino……..

Pinguino, Pinguino…..Carino, Carino…..

Una doccia fredda è ciò che ci vuole in momenti come questo!

JOSEPH: Metto su un po’ di musica! E’ la mia festa, no?

MADELEINE: Attento al tuo Ego Killer!

JOSEPH: Parla!…Le tue parole, musica per il mio cuore……..

Vieni! Balliamo!

SULLA COLLINA

MADELEINE: La muta sirena, Partenope, multiforme città che ci siamo lasciati più

volte alle spalle, come tutto, sta mutando nome e pelle….

Euahè!

Con piccole scrollate di spalle si sta facendo nuova…

Euahè!

Neapolis…Prima o Poi…Tutto butta giù! Tutto atterra! Tutto stritola!

Euahè!

Danze di donne ebbre di divini liquori estatici mutati in lamenti di Madonne!

Il suono della strage sommerso da preghiere d’amore puro!

Piramidi Azteche in fiamme sulla Luna in fiamme…

Il Vesuvio in fiamme…Le acque ai suoi piedi in fiamme..

Annunzi di Trombe! Ballabili! Ah! Ah!

Lo scuotimento viene temendo e tremando!!!!Ah! Ah!

La Cappella S.Severo scoperchiata.

Il Cristo, sollevato dal suo giaciglio di pietra,

- et erigat velum, et erigat velum -

bello, inonda di luce le tetre mura, Trasfigurato!

E il sangue riprende a scorrere nelle vene degli uomini essiccati dal dolore!

Urla e Pianti di Gioia delle Donne! Euahè!!!!

JOSEPH: Stop! Mi faccio a pezzi! Faccio a pezzi tutto il mio balordo mondo!

Niente altro che un pugno di foto ingiallite in una vecchia scatola!

Ho mai avuto per davvero una famiglia, io?

Ecco! Se pure ne ho mai avuto una, la faccio a pezzi!

Rumba! Olè!

MADELEINE: Tutti i brandelli di esistenze a cui apparteniamo vanno fatti a pezzi!

Uno per uno! Zac! Cha! Cha! Cha!

Uno per uno a pezzi perché i pezzi vadano a posto! Zac!

Senza pietà! Cha! Cha! Cha!

JOSEPH: Si!? Già fatto! Ora pulisco e metto a posto! Rumba! Olè!

MADELEINE: Acqua sulle membra smembrate e ricomposte,

sui corpi orrendamente mutilati,

sui resti dei banchetti cannibalici offerti agli Dei,

anime e carni in sacrificio per il Banchetto Nuziale dello Spirito dell’Universo

Il Re sta per tornare sui suoi Giardini! Il Re sta per tornare sui suoi Universi!

JOSEPH: Un Rito richiede una Cerimonia.

Una Cerimonia un Officiante.

Un Officiante un Sacrificio.

Un Sacrificio una Vittima.

Una Vittima un Salvatore.

Un Salvatore una Fede.

Una Fede un Atto d’Amore.

Un Atto d’Amore un Uomo.

Un Uomo una Donna.

Una Donna un Creatore.

MADELEINE: Bianco sulla tavola. Merletti. Candelabri. Ori. Argenti. Cristalli.

JOSEPH: Fiori.

MADELEINE: La Luna come una palla rossa rotola al bordo della piscina.

JOSEPH: Tutte le foto che ci compongono fatte a pezzi!

Ecco!

I corpi sulle sedie. Le teste sui piatti. Il sangue sui braccioli.

I piedi in ordine sotto il tavolo dentro le scarpe.

Gambe e Cosce su Piatti d’Argento.

Olè!

MADELEINE: Nessun sacrificio è più richiesto!

JOSEPH: Non è un sacrificio! E’ solo l’ultima rappresentazione!

MADELEINE: L’ultimo Tango per l’ultimo giro di vite!

Balliamo. Baciami. Riempimi di soffici baci!

JOSEPH: Ti bacio. Ti mordo. Ti mangio tutta….

SULLA ZATTERA

MADELEINE: Acqua. Benedire. Limpida, riflessiva acqua.

Acqua dell’ oblio. Acqua del perdono. Lete. Limbo. Liquido amniotico.

Acqua.

Acqua e sangue.

Le candele fanno un ultimo guizzo e muoiono.

Luce lunare. Grilli. Un pappagallo nottambulo.

Identità! Identità!

Lasciamo questa vecchia scena alle fiamme!

JOSEPH: Viscere alle Viscere!

Addio Madri! Madri e Padri sono la stessa cosa! Addio Padri!

Padri e Madri della Terra, addio!

Un Comune Progenitore ci richiama tutti, uno per uno, come siamo,

lì dove è custodito l’Albero della Vita.

Abiuro la conoscenza per la fede, Madeleine, per amor tuo!

MADELEINE: Dove siamo? Siamo già nei giardini paterni?

Oh! No! Sono ancora su un palcoscenico

che vola in controvento verso uno strapiombo!

Addio, Utero Teatro, addio!

Addio, Utero Chiesa, addio!

Addio, madre, vado in fumo.

Nessuno viene più a confessarsi piangendo sul mio seno.

Il mio cuore rattrappito di vergine votata alla castità più volte deflorato

si è definitivamente spaccato!

L’Amore ha infiammato il mio Grembo

che innalza una preghiera di vita al Cielo

e il Cielo mi risponde……..

JOSEPH: Distenditi al mio fianco donna per non più partorire…

MADELEINE: Distenditi al mio fianco uomo per non più lavorare…

JOSEPH: Il deserto fiorisce in questo caldo avvolgente…

MADELEINE: Black Boys, Uccelli Arcobaleno, ori, silenzi, legioni di miracoli….

JOSEPH: Supino sulla sabbia giaccio incredulo…

Le ali del vecchio pinguino umide di oceano, inerti al sole……

Da sotto l’ala sinistra spunti tu, una piccola paffuta donna libellula…

MADELEINE: Il distacco dell’Ego non è stato indolore…Era così terrestre!

JOSEPH: Scuoti i capelli nel vento e fa volare miliardi di stelline vibranti…

MADELEINE: E voila! Un arcobaleno tra le ciglia dei miei occhi ancora umidi di pianto…

JOSEPH: Alzati in volo, ora!

MADELEINE: Gesù mi chiama sull’acqua.

Pone nelle mie mani un libricino di corteccia, coralli e conchiglie.

Lo apro.

Un effluvio di essenze mistiche si sprigiona nell’aria.

Mi stordisce.

Filamenti d’oro e d’argento avvolgono i nostri corpi d’opale.

Nelle tue mani appare una scheggia di legno.

Vi è inciso il viaggio completo delle nostre cicliche vite.

JOSEPH: Perché sussulti?

Il non nato da donna ci ha liberato!

Ci avviamo verso l’aurora.

MADELEINE: La festa comincia.

JOSEPH: Chi ha cambiato la musica?

MADELEINE: La mia pelle d’opale si liquefa, e, goccia a goccia, va a posarsi sul tuo pube.

JOSEPH: Coscienza del deserto piovi nei miei occhi!

MADELEINE: Porto il fiore alla bocca. Si muta in vino rosso.

Con un bacio lo verso tra le tue labbra.

Entra in te.

JOSEPH: Vieni! Diventa donna sotto le mie mani!

Lieve le affondo nel tuo sesso segreto.

Ne raccolgo un fiore di loto. Lo addento.

Con un bacio lo verso tra le tue labbra.

Ti penetro. Ti attraverso più e più volte mentre tu ti arrendi.

Sul nostro amore il padre stesso veglia.

Siamo un suo occhio.

Uno dei suoi innumerevoli occhi.

Vieni! Ora!

NELLA STANZA

MADELEINE: Da quanto tempo navigo nelle tenebre?

JOSEPH: Madeleine?! E’ il suo nome, vero?

MADELEINE: Già!

JOSEPH: Madeliene la Chiesa!?

MADELEINE: Proprio!

JOSEPH: E’ il suo vero nome?

MADELEINE: Così pare!

JOSEPH: Guardarla troppo fa male!

MADELEINE: Non lo faccia.

JOSEPH: E’ sveglia?

MADELEINE: Quanto ho dormito?

JOSEPH: Molto! Troppo! Non vada più via, la prego!

MADELEINE: Mi stava aspettando?

JOSEPH: Con lei andrei anche all’inferno!

MADELEINE: Oh! No! Non di nuovo là!

JOSEPH: Il pianto di un bambino…

MADELEINE: Oh! Joseph! Quante volte mi hai ucciso per non permettermi di esistere!

JOSEPH: Piove di nuovo!

MADELEINE: Non si vede nulla…

JOSEPH: Ti esce un po’ di sangue dalla bocca.

MADELEINE: Succhialo…

JOSEPH: Dove ci troviamo di preciso?

MADELEINE: Su una delle assi terrestri credo…

JOSEPH: Tutto appare come attraverso una lastra di vetro…

Galleggiamo…

MADELEINE: Stiamo volando?

JOSEPH: Tienimi forte la mano…

MADELEINE: Zitto! Saltiamo!

JOSEPH: Chi ha cambiato la musica?

MADELEINE: L’Amore!

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