Le bugie con le gambe lunghe

ATTO PRIMO

LE BUGIE CON LE

GAMBE LUNGHE

di

EDUARDO De FILIPPO

Personaggi:

Libero Incoronato esperto in filatelia

Costanza sua sorella

Carmela portiera

Graziella

Roberto Perretti

Benedetto Cigolella piccolo industriale

Olga sua moglie

Cristina madre di Olga

Guglielmo Caputo maschera del cinema

Angelina Trombetta sua moglie

La balia

La levatrice

Lo zio Benedetto

Primo figlio

Secondo figlio

Il fratello di Benedetto


ATTO PRIMO

In casa Incoronato.

Tre camere, cucina e bagno, al quinto piano, interno 84, scala C, sito al Vasto alla Ferrovia n. 186. Il pi meschino e mode-sto appartamento della lunga serie di cui dispone l'immenso fabbricato stile Novecento, costruito in altra epoca a scopo speculativo. Da un ampio vano praticato alla parete di fondo, al centro si scorger il terrazzo, ricoperto e pavimentato con rettangoli di vetro cemento per dare luce alla camera che vediamo, e al terrazzo sottostante. Da questo si scorgono, come un alveare, le finestre dei due versanti dirimpettai, 'con al centro incolonnate quelle delle cucine che, a guardarle a distanza, dnno l'impressione di tale fragilit da far pensare a casarelle fatte con cento mazzi di carte da giuoco, costruite pazientemente da un virtuoso, il quale sia riuscito a realizzare un miracolo di equilibrio. In fondo, a destra, la comune. In prima quinta a sinistra ed in prima quinta a destra, porte. Quella di sinistra introduce nella camera di Libero, quella di destra nella camera di Costanza. La stanza che vediamo stata adibita un po' a tutti gli usi. Ci si mangia, ci si lavora, ci si intrattiene. Mentre la struttura delle pareti, sia nel movimento che nel colore, decisamente di stile Novecento, l'arredamento, al contrario, costituito da poveri mobili del secolo scorso. Vediamo: un tavolo, al centro, ricoperto da un vecchio tappeto turco. Met del tavolo, quella di sinistra, apparecchiata per due coperti, con una tovaglia rattoppata e con stoviglie spaiate. Un cassettone, un buffet con alzata, un'ottomana, una macchina da cucire, una sedia a dondolo e altre sedie impagliate. Qualche quadro insignificante alle pareti. Si nota, per, una certa dignit special-mente nell'ordine e nella pulizia. Se qualche mobile troppo grande in proporzione della parete sulla quale addossato, per cui sconfina a danno dello stipite di una porta , in compenso, spolverato e lucido. Libri curati e ben disposti, un po' dappertutto. E'l'ora della cena. Il lampadario centrale, di stile Liberty, ha una sola lampada accesa. Le altre quattro sono state svitate, in modo da tenerle spente per economizzare la corrente. Quando va su il sipario, la scena sar vuota: Dopo una picco-la pausa si udr, dall'interno, la voce di Costanza che parla rivolgendosi a Carmela, la portinaia.

COSTANZA (di dentro)Entra, Carme'. (Entra dal fondo a destra seguita da Carmela che reca un fiasco di acqua. Costanza una donna sui quarant'anni. Poco pi che misera nel vestire. Carattere docile, umile, mite)Potevi aspettare ancora un altro poco. Mio fratello non rincasato ancora; mo succede che quando torna e ci mettiamo a tavola per cenare, l'acqua si fatta calda.

CARMELA Emb, signuri': chella 'a padrona 'e casa ogni volta che si usa l'ascensore si fa attaccare per pazza. Comme si 'o tirasse essa. Dice che se ne devono servire solo gli inquilini... E nuie? Salite a piedi! Comme si fosse 'o palazziello 'e tre piane! Aggio approfittatoca saglieva 'a signurina Graziella,affianco a voi, e sono salita con lei.(Alludendo all'acqua) Ma gelata, sentite. (Le porge il fiasco per farle constatare la verit di quanto asserisce).

COSTANZA Si, ma averla fresca al momento di mettersi a tavola un'altra cosa.

CARMELA Capisco... ma io sei piani a piedi, ve dico 'a verit, nun me fido d' 'e ff a'. (Fa per poggiare il fiasco sul tavolo).

COSTANZA (allarmata) Fosse bagnato sotto?... (E senza attendere risposta colloca un piatto su cui poggia il fiasco)Se no, si rovina il tappeto.

CARMELA (pettegola) 'Asignurina Graziella si ritirata pi presto, stasera. E quanta pacche e pacchette ch'ha purtato! Ma quanto spenne, viat' a essa! Chella mo sola, essa e na cammarera?... Embe': io dico che pe' mangi sulamente, spenne due-mila lire 'o giorno. Ha vuluto sap si eravate in casa. Anze m'ha ditto 'e ve dicere ca se vene a misura 'o vestito.

COSTANZA Quando viene, qua sto.

CARMELA (insinuante)Pure n'aiuto pe' vvuie, v?

COSTANZA (infastidita) N'aiuto?... Io 'a sarta faccio.

CARMELA (non disarma)Nun s"e mmette nemmeno... tene tanta vestite... nun l'aggio vista maie 'e purt nu vestito fatt' 'a vuie.

COSTANZA (dominandosi) E'vuol dire ca s"e ffa fa' e po e rregala... che t'aggia dicere?...

CARMELA E ched'?. Uno se fa fa' 'e vestite e po e rregala?

COSTANZA Carme', tu sei bella e cara, ma tieni un solo difetto: allora sei felice quando puoi raccontare i fatti degli altri. Tanto io quanto mio fratello, di quello che succede nel palazzo non ne vogliamo sapere niente. Perci andiamo d'accordo con tutti quanti: Buongiorno, Buonasera, e basta.

CARMELA E nun ve pigliate collera. Vuoi dire che io un'altra volta non parlo pi.

COSTANZA molto meglio.

CARMELA (cambiando discorso)Per domani, vi serve niente?

COSTANZA No, niente. Poi, del resto, se serve qualche piccola cosa, quando scende mio fratello te lo dir. Lui scende presto la mattina. Mi fa meraviglia che non tornato ancora. A quest'ora sta sempre a casa.

CARMELA E mo 'o vedite 'e veni. (Campanello interno).Questo sar lui.

COSTANZA (avviandosi verso la comune)E no, lui ci ha la chiave. (Esce per il fondo a destra. Dopo una piccola pausa ritorna seguita da Graziella).

GRAZIELLA ( una giovane donna sui venticinque anni. Veste con eleganza sobria. Lineamenti delicati, occhi un po' tristi)Se non disturbo, Costanza. Non voglio darle fastidio.

COSTANZA Ma niente affatto, non mi date nessun fastidio.

CARMELA (rispettosa, strisciante)Buonasera, signuri'.

GRAZIELLA Buonasera, Carmela.

COSTANZA Il vestito quasi pronto, Io devo solamente stirare. Se lo vogliamo provare un'altra volta...

GRAZIELLA Non credo che sia necessario. Volevo solamente dirle che per domattina vorrei averlo.

COSTANZA E quello pronto, ve l'ho detto. Adesso've lo faccio vedere. (Prende un abito da donna che si trover sulla macchina da cucire e lo mostra a Graziella) Ecco qua, si deve solamente stirare. Domani mattina, prima delle dieci, ve lo mando.

GRAZIELLA Grazie, Costanza. (Siede accanto al tavolo, osservan do ,il vestito, soddisfatta)Molto carino.

COSTANZA (un po' mortificata) Voi dite cos, e poi non ve li mettete nemmeno una volta.

GRAZIELLA(con un sorriso incoraggiante)Non esatto. Qualche volta li indosso. Mi piacepila di averli che di indossarli.

LIBERO (entra dalla comune. L un uomo sui quarantasette anni. Modesto, dignitoso. I suoi movimenti sono compassati, lenti. Temperamento calmo, tranquillo. Giustifica e considera chiunque: Ttti possono sbagliare! La sua filosofia ingenua gli viene da una vita trascorsa nell'indigenza e, talvolta, nella rinunzia delle sue pi modeste aspirazioni. In fondo contento, fiero della sua miseria. Si occupa di filatelica.. un esperto conoscitore di francobolli. Presta la sua esperienza in un negozio del genere a Via Toledo, dove la clientela paga in misura equa i suoi consigli. Nell'entrare, si toglie il cappello e lo poggia su di una sedia in fondo, accanto alla macchina da cucire. Ha con s una bottiglia ravvolta in un giornale ed un piccolo pacchetto di formaggio groviera)Buonasera.

COSTANZA Buonasera, Libero.

CARMELA Buonasera, signo'.

LIBERO (nel vedere Graziella ne riceve un piccolo disappunto) Signorina Graziella.

GRAZIELLA Buonasera, Libero.

LIBERO (collocando il pacchetto e la bottiglia sul tavolo, osserva il vestito)Un altro vestito? Molto bene.

GRAZIELLA Vi dispiace?

LIBERO No, sono contento per voi.(A Costanza) Ho preso il vino.

COSTANZA (allarmata, sbarrando gli occhi) He pigliato 'o vino?

LIBERO (scartoccia la bottiglia e mostrando a Costanza la picco-la quantit del contenuto, come per dire: Questo tutto)Un quarto! La giornata mi ha fruttato trecento lire: il vino ci voleva. (Prende da un mobile una bottiglia da un litro e un imbuto) Ecco qua. (Mostrando il fiasco dell'acqua chiede)Questa acqua?

CARMELA (premurosa)gelata. Mo ll'aggio purtata.

LIBERO Io sono un infelice, cara signorina Graziella, perch capisco troppo. Capisco oltre la capireria. Guardo le persone e capisco quello che pensano. Il vinaio, quando gli ho chiesto: Un quarto di vino da settanta e cio diciassette e cinquanta di vino, ha guardato la moglie e io ho capito. Prima di tutto voleva dire che un quarto di vino si e no serve a bagnare la punta delle labbra, quindi disprezzo e commiserazione nei miei confronti da parte del vinaio e consorte; poi, in seconda, voleva dire: In un quarto di vino vi sono, per lo meno, tre quarti di quarto di acqua messi da me. Io ho pagato e ho sorriso cos... (Sorride con intenzione)Ma siccome a lui manca la mia perspicacia, non ha capito che il mio sorriso significava: He 'a ved chello che ce mett' 'i'... (Prende il fiasco con l'acqua e riempie la bottiglia da litro, dove in precedenza aveva travasato il vino. Le donne lo guardano e sorridono)Cara Costanza, facciamo conto che il vinaio sia dieci volte pi disonesto e che in quel quarto di vino, invece di mettervi tre quarti di quarto di acqua, ne abbia messi tre quarti di litro., pi tre quarti di quarto: lui pi disonesto, io pi fesso. Ma io, pi fesso, ho comperato per diciassette e cinquanta, dal pi disonesto dei vinai, un litro di vino. Vale la pena essere tanto disonesto per essere fatto fesso da un fesso?

CARMELA (ironica)Statev' attiento, v'avissev' 'a mbriac?

LIBERO (sostenendo l'ironia)Non c' pericolo, mia sorella mi controlla.

CARMELA(ricordando d'un tratto)Signo', mio fratello m'ha dato 'e francobolle p"e ffa' ved a vvuie. (Trae dalla tasca del grembiule una busta con dentro dei francobolli) 'E vvedite ccanno, vedite si so' buone.

LIBERO (osservando i francoholli, deluso) Carme', nun me fa perdere tiempo. Sti francobolle cc, se iettano.

CARMELA Nun so' buone?

LIBERO Ma c'hann' 'a essere buone. Questi sono recenti. (Ironico, come una considerazione fatta a 'se stesso, mostra i franco-bolli alludendo alle incisioni)Tiene mente cc! Quante invenzioni pe' ffa' denaro...: l'incudine, la bilancia, l'aquila reale... (Li porge a Carmela)Astipatille. Fra duie, treciento anne te vvinne e ffaie denare.

CARMELA Vuie pazziate... Foss 'a Madonna! Allora ce 'o ddico a mio fratello ca se levasse 'o penziero?

LIBERO Si, ce 'o puo' dicere. Stammatina s' vennuto nu francobollo 'o negozio, ca si era d' 'o mio cagnavo posizione. L'ho consigliato ad un cliente ed ho guadagnato trecento lire.

CARMELA Io me ne scendo. Buona serata a tutti. (Via per la comune).

COSTANZA Buonasera.

LIBERO Il vino l'ho comprato, ed ho comprato pure il formaggio. Cinquanta grammi. (A Costanza) E tu, che hai preparato? (Costanza non risponde). Costa', che hai preparato per cena? (Costanza, infastidita, gli fa dei gesti. come per fargli intendere che in presenza di Graziella non vuole parlare delle loro miserie). Costa', ma tu fai sul serio? Ma perch 'a signurina nun 'o ssape ca stammo nguaiate e ca Dio 'o ssape comme campammo? Secondo te, se non mi dici che cosa hai preparato per cena, 'a signurina Graziella se ne. va convinta ca stasera mangiammo dntice e aragosta.

GRAZIELLA Che c'entra?

LIBERO No, perch mia sorella rimasta ancora con la mentalit di trent'anni fa: Pare brutto! Non vuole capire che c' stata una guerra; una guerra che ha distrutto tutte le illusioni, tutte le apparenze. Qua viviamo di realt ora per ora, minuto per minuto. Voi, adesso, per la strada, incontrate 'e meglie signure ca se vanno a ffa' 'a spesa pe' cunto lloro. Si 'e vvulite ved: dagli erbivendoli, dai salumieri, dai droghieri... L'altro giorno, l'ho vista io, una signora anziana: s'era comprata na scopa e s' 'a. puntava sott' 'o braccio. In altra epoca ne avrebbe avuti fischi e pernacchi dai ragazzi. Oggi, invece, niente: i ragazzi per conto loro e 'a signora, cu"a scopa, indisturbata. Aggirnati, sora mia. Oggi tutto chiaro. Le illusioninun s"e ffa nisciu no cchi. Il signor pare brutto morto sott' a nu bumbardamento. La signora dignit stata fucilata. Io ti domando: Che ce sta per cena... e tu, pure si ce sta presente 'o Presidente d"a Repubblica, m' he 'a risponnere!

COSTANZA (scattando)Libero, tu come sei lungo! Pi passano gli anni, pi diventi pesante. Ma che c'entra il discorso che hai fatto? Tu vuoi sapere che ce sta pe' cena? E io te lo dico: una scodella di brodo riscaldato... brodo mo, na schifezza. Una frittata di due uova, che adesso la vado a fare, e per frutta cinque fichi secchi: uno, due, tre, quattro e cinque. Il brodo io non me lo bevo, perch ci ho trovato un topo dentro. L'hai voluto sapere? E te l'ho detto. Il brodo te lo bevi tu, perch a me mi fa schifo ! (Esce per laprima a destra).

LIBERO (niente affatto disorientato, pizi calmo che mai)Io ho portato il vino ed il formaggio; siamo a posto!

GRAZIELLA Ma perch la trattate male, povera Costanza?

LIBERO Eh, cara Graziella... ho fatto tutti gli esperimenti per andare d'accordo con mia sorella, mo ve ne venite voi e scoprite l'America. L'unico modo per tenerla tranquilla l'aggressione. Io l'aggredisco. Appena arrivo a casa, la sera, ingrano la quarta e parto: la stordisco; in modo da farle pensare che le sue lamentele, di fronte ai miei guai sono sciocchezze. Si mortifica di non essere abbastanza infelice, nei miei confronti, e dopo le prime scaramucce, ci mettiamo di buonumore e passiamo la serata.

GRAZIELLA Divertente!

LIBERO Non tanto.

GRAZIELLA Voi parlate cos perch, in fondo, siete uno scontento.

LIBERO Neanche per sogno. Mi accontento di quello che sono : rancori non ne ho per nessuno. Sono un uomo modesto, quasi insignificante.

GRAZIELLA (escludendo l'affermazione)Perch?

LIBERO Cosi, serve per parlare, per divertirvi. Non avete detto che siete venuta per divertirvi?

GRAZIELLA Non ho detto precisamente questo. Ho detto che mi diverte sentirvi parlare, ma sono venuta per vedervi. (Libero ne rimane lusingato).Ieri sera volevo stappare quella bottiglia di rosolio di mandarino che mi regalaste.

LIBERO Gi, voi lo trovaste ridicolo.

GRAZIELLA No, vi sbagliate, non mi piacciono i liquori dolci, ve lo dissi.

LIBERO (quasi scusandosi)Non sapevo cosa regalarvi per il vostro compleanno e pensai di mandarvi quella bottiglia che mi stava molto a cuore. La trovai in un armadietto della povera mamm. L'aveva conservata come una cosa rara.

GRAZIELLA Perch ve ne siete privato?

LIBERO Vuie nun ve ne ncarricate. Sono affari miei. Vuoi dire che mi faceva piacere di regalarvela.

GRAZIELLA lche aspetta. Non mi prometteste che l'avremmo bevuto insieme?

LIBERO E a voi i liquori dolci non piacciono.

GRAZIELLA (con uno slancio di sincerit)Libero, perch parliamo cos?

LIBERO Grazie', Grazie'... mmeglio ca parlammo accuss. Tu sei una buona ragazza e io, te l'ho detto, sono un uomo insignificante.

GRAZIELLA Non vero. Vuoi esserlo. Ti sarai accorto, spero, di come cambiata la mia vita, di come ti aspetto, di come ti cerco...

LIBERO (dopo averla guardata lungamente, come una constatazione che lo diverte, completa ad alta voce il suo pensiero)Ma che stranezza! Magari chi ti osserva, chi ti vede, chiss che pensa. Una donna come te, qua, dint' 'a casa mia, assettata vicino anu tavolo ricopertocu' nu tappeto turco, a ffa' dichiarazioni d'amore a Libero Incoronato, intenditore di francobolli che, come et, comincia ad avere quasi il valore di una serie completa dell'incoronazione di Vittorio Emanuele III.

GRAZIELLA (semplice) Perch non ci sposiamo?

LIBERO (niente affatto sorpreso)Io e te?

GRAZIELLA E perch no?

LIBERO E perch... Pecch ndringhete ndr!

GRAZIELLA Non mi vuoi bene.

LIBERO (sincero, escludendo)No, io te voglio bene assaie, e ti ammiro pure. Stamme a senti, Grazie'. Io una sera mi sono trovato in casa tua, in camera tua, vicino a te, senza sapere nemmeno come. Perun uomo come me, bottega e casa, conun passato di miseria dignitosa che, ti giuro, pi dura, pi demoralizzante 'e chillo ca se riduce a cerc l'elemosina all'angolo della strada... per un uomo come me, ti dicevo, Graziella rappresentava il sogno, l'irraggiungibile: profumo, vestite belle, educazione... significava, infine, quello che noi a Napoli diciamo : 'o terno sicco! Na sera io pigliaie 'o terno sicco! Perch insistere nel giuoco del lotto? Il terno, forse, la gente te lo perdona, ma 'la quintina, il mondo non me la perdonerebbe mai. Tu sei ricca, lappartamento di tua ropriet.e, parliamoci francamente, sei una donna intelligente, comprensiva e posso parlare senza paura di offenderti: questi soldi come li hai fatti?

GRAZIELLA Ma io te l'ho detto, tu sai tutto.

LIBERO Ma 'o guaio ca 'o ssanno tutte quante. Lo so, so benissimo che tu mi vieni incontro con tutta la sincerit, che sei stanca di fingere... Che te cride ca nun te veco, che non ti osservo? Dopo la perdita del tuo bambino... scusami se ti ricordo una cosa dolorosa per te, sei diventata un'altra. Il dolore ti ha messo di fronte alla realt. E tu sai bene che io ti accoglierei con lo stesso sentimento e senza pensare ai tuoi soldi. Ma la gente? La gente direbbe: Libero Incoronato, per fare onore al suo cognome, s' aggiustato quatt'ova dint' a nu piatto!

GRAZIELLA Ma vuoi pensare alla gente? Ascolta, Libero: sono sola, ho bisogno di un affetto serio, di un uomo che mi aiuti...

LIBERO ... che amministri...

GRAZIELLA E perch no?

LIBERO (amaro) Gi, un bel libro mastro: entrata e uscita.

GRAZIELLA Sei un imbecille!

LIBERO (calmissimo)Pu darsi; ma fare da amministratore non mi va. A certe cose bisogna farci l'abitudine. Se avessimo incominciato insieme...

GRAZIELLA (abbassando lo sguardo, punta) Sei molto gentile.

LIBERO (pentito)Te si' dispiaciuta?

GRAZIELLA (sincera) Un po', si.

LIBERO (tenero, per rabbonirla, ma irremovibile nelle sue convin zioni)He 'a capi. Fossi solo, non me ne importerebbe niente. Ma io tengo a mia sorella, povera figlia: un'altra vita infelice! Si deve sposare, e tu lo sai. Un uomo che sta molto bene di posizione... si mette a posto, povera Costanza.

GRAZIELLA Perch dici: povera Costanza?

LIBERO Un uomo quasi di sessant'anni, mezzo malato. Roberto Perretti. Lo conosci, lo avrai visto qualche volta salire o scende-re, perch abita nel palazzo. Lui trova una guida, una compagnia, e mia sorella si sistema.

GRAZIELLA Che malinconia!

LIBERO Tu la chiami malinconia? Io la chiamo praticit! Posso, ancora, avere mia sorella a carico? Qando si sar sposata, potr sgranchirmi un poc perch dovr pensare soltanto per me.

GRAZIELLA (seguendo il filo logico della sua convinzione) E... gli accordi?... Gli accordi sono stati precisi?

LIBERO In che senso?

GRAZIELLA Vedi, tu mi hai detto sinceramente: il nome di Graziella all'orizzonte manderebbe a monte il matrimonio di mia sorella. Ecco che io ti domando se, con la stessa sincerit, tua sorella abbia detto al signor Perretti: Io ti sposo per avere la sicurezza di un piatto di minestra, per liberare mio fratello dal peso della mia presenza e se, a sua volta, il signor Perretti sia stato altrettanto sincero da dire a tua sorella: Ti sposo per avere in casa la pi fedele delle serve.

LIBERO (escludendo l'assurdo)Ma no...

GRAZIELLA Lo credo bene. Le vere intenzioni se le son tenute nascoste, scambiandosi, al contrario, promesse di amore : Ti voglio bene... Sei la donna che sognavo... Sei l'uomo che attendevo... E tutti, tu compreso, tutti, dimostreranno buona fede e convinzione nell'ammettere la sincerit dei loro senti-menti... Come sono felice di essere quella che sono, e quanto mi addolora che tu sia... come sei.

Campanello interno.

LIBERO (avviandosi verso la comune)L'ingresso, permetti. Grazie', si sapisse come me ne addoloro io. (Esce, poco dopo rientra introducendo Roberto Perretti)Entrate, don Robe', entrate.

ROBERTO (entra e si ferma sul limitare dell'uscio. un uomo sulla sessantina, malaticcio, malinconico. Sfiducioso per natura e sempre preoccupato di ci che gli altri pensano di lui. Crede fermamente di saperne pi degli altri e di superare chiunque in saggezza e furbizia. Reca un pacchetto di carta velina sapientemente confezionato. Dopo aver guardato intorno, con lieve senso di contrariet, per avere scorto Graziella)Grazie.

LIBERO Accomodatevi. (Roberto avanza di qualche passo verso il tavolo centrale)Don Robe', voi conoscete la signorina Graziella?

ROBERTO Non ho il bene.

LIBERO ( presentando pronuncia il nome di Roberto con Significati allusione)Il signor Roberto Perretti, la signorina Graziella che abita affianco a noi.

ROBERTO (freddo) Piacere tanto.

GRAZIELLA E a quando le nozze?

ROBERTO (rabbuiato con un'occhiata di rimprovero a Libero) Quali nozze?

GRAZIELLA Scusate, non avrei dovuto dirlo.

LIBERO (a Roberto)L'indiscreto sono stato io e ve ne chiedo scusa.

ROBERTO (dubbioso) Voi o Costanza?

LIBERO Io, io... E poi, anche se lo avesse detto Costanza, non mi sembra un gran male.

ROBERTO Non sembra a voi, ma a me si. Se Io avete detto voi, un conto; se lo ha detto Costanza un altro... (Collerico)Andiamo piano con queste nozze. La mia decisione non ancora per il no , ma nemmeno per il si. Capirete che, avendo pregato vostra sorella di mantenere il segreto, durante tutto il tempo delle mie riflessioni: Mi conviene? Non mi conviene? ... 'O faccio?.. Nun 'o faccio?... e constatare, invece, che la cosa gi dilaga...

COSTANZA (venendo dalla destra)La frittata l'ho fatta, l'ho messa in caldo.

ROBERTO (cogliendo a volo, aspro)Proprio cos: avete fatto la frittata, signorina Costanza.

LIBERO Ma Costanza non sa niente. Vi ripeto che la colpa mia.

COSTANZA (allarmata)Ch' successo?

ROBERTO successo che vostro fratello, per scagionarvi, vuoi rendersi colpevole di quello che non ha fatto.

COSTANZA (eroica come alla presenza di un giudice)Che ho fatto?

ROBERTO (rimproverandola) Vi siete regolata molto male. Io vi pregai di non fare parola con nessuno dei nostri progetti. Una donna che non sa reggere tre ceci in bocca non potr essere mai una buona compagna. Senza prenderci collera restiamo buoni amici, io a casa mia e voi a casa vostra.

COSTANZA Ma io non ho detto niente a nessuno, ve lo giuro.

LIBERO Vi ripeto: stata una mia leggerezza.

COSTANZA Perch avrei dovuto dirlo? (Non pu contenere Uno scoppio di pianto).

ROBERTO (soddisfatto)Brava, piangete. l'unica cosa che possiate fare.

GRAZIELLA (urtata, dopo di aver scambiato una occhiata significati-va con Libero) Va bene, don Roberto: Non la fine del mondo. Per convincervi dell'innocenza di Cstanza, vi baster pensare che il fidanzato siete voi... e che qualunque donna, che abbia in minima parte il senso del ridicolo, ha tutto l'interesse di non farlo sapere ad anima viva.

ROBERTO (rivolgendosi a Libero con indifferenza apparente senza degnarla di uno sguardo)Se entrare in casa vostra per procurarsi il piacere di venirvi a trovare, significa avere il dispiacere di fare certi incontri ed essere gratuitamente offeso, vuoi dire che ne far a meno per l'avvenire e vi tolgo il fastidio. (Muove verso la comune per uscire).

GRAZIELLA (fermandolo col gesto) Ma neanche per sogno. Vado via io. Buonasera Costanza, arrivederci Libero. M'auguro che possiate rimettervi d'accordo e realizzare al pi presto il vostro sogno d'amore. Quel giorno, fra i biglietti d'auguri e di felicitazioni, troverete anche il mio: Cara Costanza, condoglianze vivissime. (Roberto iroso la fulmina con un lungo sguardo sprezzante)Cosa guardi? ... Brutto scimunito, egoista, schifoso...(Sottovoce con odio aperto e sincero)Va' a mori ammazzato!...(Esce per la comune).

LIBERO (dopo un attimo di smarrimento)Non dovete raccogliere. una stravagante. Vi chiedo scusa.

ROBERTO (ipocrita) Non ho neanche sentito quello che ha detto. Mi sento troppo superiore. Io sono Roberto Perretti, uomo di commercio e di studio, mentre lei non che una volgare prostituta. Perch la ricevete?

LIBERO (quasi giustificando)Per noi un aiuto. Si serve di Costanza per qualche abituccio.

ROBERTO (sedendosi) Mi dispiaciuto, e il mio risentimento deve essere per voi una prova della mia seriet e della mia correttezza. Il matrimonio una cosa molto seria. Prima di fare questo passo, bisogna ponderare, riflettere: piedi e mani di piombo. Sono sei mesi, da quando vi parlai delle mie intenzioni, dell'amore che sentivo per voi, che tutte le sere vengo a trovar-vi, per parlarvi, conoscervi e farmi conoscere. Voi non ve ne accorgete; ma io, piano piano, vi sto trasformando. Voi gi non siete la stessa di sei mesi fa. Poco per volta state diventando la donna che io desideravo al mio fianco. Vi pare niente questa goccia continua, questo mio lavorio tenace, penetrante?... Sono noioso, Io so, ma se non si semina non si pu raccogliere. Di solito accade che il fidanzamento tutto rose, mentre il matrimonio tutte spine.

LIBERO Gi.

ROBERTO (a Costanza) Voi, ormai, conoscete molte mie abitudini, ma non tutte.

COSTANZA Il mio desiderio di accontentarvi.

ROBERTO Non basta il desiderio. la buona volot, lindole che conta. La natura: uno nasce e na manera e uno nasce n'ata. (Fingendo di ricordare sul momento qualche cosa a cui vuoi dare ad intendere di attribuire relativa importanza) A proposito, mo me scurdavo... (Disfacendo il pacchetto che aveva con s e traendone una logora camicia bianca) Ho portato questa camicia. Volete essere gentile, Costanza, di farci un rammendo? (Indicando il punto sdrucito) Qua, sotto il colletto. Vediamo come rammenda Costanza. E pure ai gomiti. Sarebbe un peccato buttarla via.

COSTANZA (prende la camicia dalle mani di Roberto e osservandola) Ma certo, ci penso io.

ROBERTO E stiratela pure, vi dispiace?

COSTANZA No.

ROBERTO (sorridendo furbo) Quante cose dovr fare Costanzucca, quando saremo sposati! Non avr mai tempo. La cameriera, come vi dissi, ci sar, ma la dovrete sorvegliare voi. Senza contare che certe determinate cose le dovrete fare materialmente voi. Per esempio, sono stato un appassionato compratore di scarpe. Ne posseggo pi di trentacinque paia di tutte le forme. A parte il fatto che oggi trentacinque paia di scarpe rappresentano un capitale, ma le posso mai affidare ad una persona estranea? A chella che lle mporta? O ci mette il lucido cattivo, o dice che le ha ingrassate e non vero... che succede? Che un bel giorno, Roberto Perretti trova 'e scarpe schiattate! No, invece, questo non succeder. La moglie che fa? Ci sta attenta. Non che le debba pulire tutti i giorni, ma un paio di volte al mese le spolvera, le lucida, le sistema con quella manutenzione che le fa durare cento anni.

COSTANZA (ingoiando la pillola, paziente)Certo.

ROBERTO So che cucinate benissimo e questo un grande vantaggio. Poi tengo nu difetto. meglio parlare chiaro. La sera vado a letto presto. 'E nnove stongo dint' 'o lietto. Per, siccome da accordi gi presi, dormiremo in due camere separate, io vado a letto e voi per qualche altra mezz'ora dovrete stare sveglia nel-l'altra camera. Insomma, mi piace di sentire in casa, quando mi sto appapagnando, il movimento di una persona che traffica... Il silenzio mi mette tristezza. Voi, dopo dieci minuti che sono andato a letto, cautamente, aprite la porta della camera mia e vi venite ad assicurare. Se dormo, vi coricate pure voi, se sono ancora sveglio, seguitate a dare segni di vita, fino a quando mi addormento.

LIBERO Ho capito.

ROBERTO Poi, c' l'ora dei piselli.

LIBERO L'ora dei piselli?

ROBERTOE mi spiego. L'ora dei piselli sarebbe dopo la seconda tazza di caff, perch io la mattina prendo due tazze di caff. Una alle sei e un'altra alle sette e mezzo. Siccome io, la sera, torno a casa dopo aver fatto i conti col ragioniere, allo studio, e porto con me la borsa dei soldi, che sarebbero i piselli... men-tre, dopo la prima tazza di caff, quella delle sei, mi fa piacere che Costanza resti un poco con me, per dirci: Buongiorno..., Come hai dormito?, Che tempo fa? , Che vuoi cucinare? , Che vuoi scendere a comprare? ; dopo la seconda tazza, invece, quella delle sette e mezzo, voglio rimanere solo, perch conto i piselli. Non per sfiducia, ma quando conto i soldi voglio rimanere solo.

LIBERO (cercando di reprimere lo sdegno)Certo, quando si conta il danaro, basta una distrazione.

ROBERTO Proprio cos. Quando i patti sono chiari, non si posso-no avere sorprese. Come vedete, piano piano, possiamo raggiungere l'accordo perfetto. (Alzandosi) E per questa sera, basta. Me ne vado perch l'ora di cena per voi e per me.

COSTANZA (timida, preoccupata)Se volete rimanere a cena con noi, non vi possiamo offrire gran che...

LIBERO Una scodella di brodo...

ROBERTO Grazie no. Arrivederci Costanza. Domani sera, dopo un altro discorsetto che vi terr, forse stabiliremo la data. A domani sera. E sappiate che vi voglio bene e che siete la donna che sognavo. (Pausa). E voi, Costanza, non mi dite niente?

COSTANZA (senza convinzione)Siete l'uomo, che aspettavo.

ROBERTO Buonasera.

COSTANZA Buonasera.

LIBERO A domani.

ROBERTO A domani. (Esce per la comune).

Libero lo segue per accompagnarlo all'ingresso. Costanza, triste, esce per la prima a destra. Dopo una piccola pausa, Libero ritorna e siede accanto al tavolo centrale. Dalla destra entra Costanza. Lentamente si avvicina al tavolo, e dopo avervi collocato sopra il piatto con dentro la frittata, che aveva portato con s, tristemente siede senza commenti, disponendosi a dividere in due la povera cena. Libero osserva tutti i movimenti della sorella e ne considera, teneramente, tutta la tristezza e l'avvilimento. Prende il pacchetto col formaggio, lo apre, spianandone la carta intorno, collocando poi il tutto in un piatto.

LIBERO Te l'aspettavi, stasera, il formaggio? (Costanza a stento riesce a sorridere, ma la piena dei sentimenti le si addensa alla gola costringendola, dopo di aver contenuto a stento i singhiozzi, ad abbandonarsi in un pianto aperto, sincero. Libero perde il controllo abituale dei suoi nervi. Depone la sua forchetta sul piatto e obietta, decisamente) Ma scusa, Costa', si nun t' 'o vu spus chi ti forza?... Non uscita nessuna sentenza. Miseria per miseria, come abbiamo fatto fino adesso, continuiamo a fare.

COSTANZA Gi, che ti credi che non lo capisco che ti sono di peso? Che la mia presenza in casa comporta spese che non puoi sostenere? Quando me ne sar andata...

LIBERO Costa', nun me fa' ridere! Quando te ne sarai Andata tu, l'unico mio vantaggio sar questo: invece di mangiarmi venticinque grammi di formaggio, ne manger cinquanta. Uno sacrifica na sora pe' venticinque grammi 'e formaggio?... (Campanello interno). Venticinque grammi 'e furmaggio ca nun t' 'e puo' mangi nemmeno in santa pace.


Costanza esce per la comune. Dopo piccola pausa, durante la quale Libero versa del vino nel suo bicchiere e ne beve un sorso, rimanendone disgustato, Costanza torna introducendo la signora Cigolella.

COSTANZA Ma ci fate un piacere. Questo dicevamo con mio fratello: La signora Cigolella non si vista pi. Olga una signora giovanissima, simpatica, svelta, occhi furbi. Indossa un elegante abito da casa. Agita volentieri un piccolo fazzoletto di tessuto velatissimo, impregnato di un penetrante ed insopportabile profumo che, evidentemente, ella predilige. Entra disinvolta con quella sicurezza di donna che sa di piace-re. Si dirige verso il divano, mal simulando una seria agitazione che le conferisce, sul volto, un'espressione alterata.

OLGA Ho avuto tanto da fare. (Siede).

LIBERO (che si alzato)Buonasera, signora Olga.

OLGA Buonasera, Libero.

LIBERO Finalmente vi siete fatta viva.

OLGA Vi ho lasciati un poco tranquilli.

LIBERO Per vedervi qua, dobbiamo aspettare che arrivi vostro marito.

COSTANZA La portinaia mi ha detto che arrivato oggi.

OLGA (Sprezzante) S arrivato (Campanello interno) Questo deve essere lui. Ne poteva fare a meno, di salire.

Costanza esce per la comune per andare ad aprire.

LIBERO Che d', nuvole?

OLGA Temporale!

LIBERO (scherzoso)Come? Vostro marito ritorna dopo un mese e mezzo: siete giovani tutti e due...

OLGA Se non mi volete intossicare non mi parlate di mio marito. Io perci sono salita da voi.

BENEDETTO (dalla comune, seguito a breve distanza da Costanza. un uomo sui trentacinque anni. Alto, di piacevole prestanza fisica, ma niente di singolare. Tipo di banconista in un nego-zio di mode. Veste con eleganza media. Quando parla si ascolta e si supervaluta. Non sono ancora spenti in lui gli accenti di un dibattito animato. Entra con il preciso scopo di incontrare sua moglie l, e riprendere i fili della discussione troncata con lei pochi momenti prima)Buonasera.

LIBERO Caro don Benedetto, ben tornato.

BENEDETTO Grazie. (Dando un'occhiata alla cena, con lieve disappunto)Mi dispiace... Stavate a tavola.

COSTANZA Nooo,abbiamo finito. Ci siamo mangiati anche il formaggio. Questo (indica i cinquanta grammi di groviera)quello che rimasto.

BENEDETTO (invidioso) E io sto digiuno. Dopo un viaggio in automobile niente affatto indifferente: Grosseto-Napoli non uno scherzo, non ho assaggiato nemmeno un sorso d'acqua. (Parlando taglia un tocco di pane dal pezzo grande e vi colloca in mezzo i cinquanta grammi di formaggio) Voi permettete?

LIBERO (guardando significativamente Costanza)Fate. Avete fatto.

BENEDETTO (masticando i primi bocconi e rivolgendosi, decisamente, a sua moglie)Olga, te lo dico in presenza degli amici, ca, mo nce vo', stimo fraternamente: un'altra volta che mentre stiamo parlando mi lasci in tronco e te ne vai, ti d uno schiaffo che te lo ricorderai mentre campi.

OLGA (con provocazione) Sicuro! passato uno con uno schiaffo in mano!

BENEDETTO E poi vedi. E non a dire che la discussione fosse stata oziosa o insignificante. Stavamo parlando di una cosa scottante in cui sono coinvolti interessi vitali, finanziari ed umani.

OLGA Ma va ll, vattenne! Che parli di umanit, tu, che sei un egoista, fatto mio!

BENEDETTO Io sono un uomo fatto di carne ed ossa come tutti quanti gli altri. (A Libero indicando la bottiglia del vino)Permesso?

LIBERO No, questo ve lo voglio offrire io personalmente. (Prende la bottiglia del vino, ne versa il contenuto in un bicchiere riempiendolo fino all'orlo e l'offre con un sorriso a Benedetto)A voi !

BENEDETTO Grazie. (Beve avidamente. A met si ferma disgustato, corrugando le sopracciglia)Avevo sete.(Colloca il bicchiere sul tavolo).

LIBERO Qua sta. Bevete pure tutt' 'a butteglia, tanto noi abbiamo mangiato.

BENEDETTO (continuando il discorso con la moglie)Di carne ed ossa, capisci. Non te Io avessi avvertito, ma ti parlai chiaro, l'anno scorso. Non puoi negare che te lo avevo predetto.

OLGA Tu approfitti che sono una ragazza ancora inesperta, che non si sa risolvere; ma domani, quando avr detto tutto a mia madre, quando avr chiesto consiglio ad un legale, non credo che potrai vantare ancora superiorit. (D'improvviso si abbandona ad un attacco di isterismo. Emette delle grida laceranti che disorientano i presenti, mettendoli su un piano di perplessit nervosa) Ah... aaaah... aah! (Con lo stesso suono lacerante delle grida) Ho ragione... Toglietemi questo mostro da vicino... Linciatelo! Liberatemi da questo assassino!... (E sviene).

COSTANZA (allarmata)Signora Cigolella... per amor di Dio!

LIBERO Signora Olga... signora Cigolellal... (Ed insieme alla sorella cerca di aiutare in qualche modo la donna).

BENEDETTO Un poco di acqua, una spruzzatina di acqua in faccia. (A Libero che corso a prendere il bicchiere col vino che aveva versato a Benedetto)Questo vino...

LIBERO lo stesso!... (Introduce nel bicchiere due dita, spruzzando il contenuto a gocce sul viso di Olga, che piano piano rinviene. Poi, mentre Costanza si adopera presso Olga, deponendo il bicchiere sul tavolo)Sono veramente costernato!

BENEDETTO Mannaggia 'a guerra, mannaggia!

LIBERO E che c'entra la guerra?

BENEDETTO Per Io strascico che porta e per le complicazioni che ne derivano. Si nun era p"a guerra, mo nun me truvavo accussi nguaiato!... Olga, cerca di essere calma, ragioniamo sul da farsi. Qua ci sta Libero che un uomo serio e che pu darci un consiglio.

LIBERO (premuroso) Dite, don Benede', voi sapete che Parlate ad un amico.

BENEDETTO E perci sono venuto da voi. (Indicando la frittata)Chesta ve serve?

LIBERO (pronto per salvare il salvabile) salata. Mia sorella ha sgarrato 'a mano e l'ha carrecata 'e sale. (Mette il piatto con la frittata in un cassetto di un mobile, al sicuro da qualunque insidia)Dunque?

BENEDETTO Voi sapete che, durante l'occupazione tedesca, io mi trovai a Grosseto, tagliato fuori da Napoli. Dopo un certo tempo, l'occupazione durava, la liberazione non veniva, e quel poco di scorta di danaro che avevo, giorno per giorno si ridusse a niente. Quello che avevo qua, era nelle mani di mia moglie e capivo benissimo che a stento, e facendo la pi stretta economia, poteva bastare a farla vivere durante il tempo che io dovevo rimanere lontano. A Grosseto, giunto al limite massimo del-le mie risorse, per grazia della Madonna di Pompei, incontrai un amico che mi prest una somma con la quale rilevai il primo cinema. La cosa and bene e ne rilevai un secondo. Or-mai, i miei due cinema a Grosseto mi fanno guadagnare comodamente dalle duecentocinquanta alle trecento mila lire al me-se. Che faccio?... Lascio Grosseto per venire a fare la fame a Napoli?

LIBERO (comprensivo) E gi... quella, la signora, vi vuole vicino... Dice: Tu Ila.., io qua....

BENEDETTO Ecco che io, l'anno scorso, durante una delle mie corse a Napoli, glielo dissi: Lasciamo Napoli. L'appartamento qua sotto lo affittiamo e ci stabiliamo a Grosseto,

OLGA E gi, io poi, alla mia et, mi andavo a chiudere a Grosseto.

BENEDETTO E io posso starmene a Napoli?... E quelli, gli impiegati, questo stanno aspettando per rubarmi pure la camicia. La guerra ha spostato un poco tutti gli interessi. Ormai il mio centro di affari Grosseto?... Si va a Grosseto!

LIBERO Non la fine del mondo. Una sistemazione che incontri il favore dell'uno e dell'altra la potete trovare lo stesso: un mese viene la signora a Grosseto; un mese venite voi a Napoli.

BENEDETTO (non raccoglie, poich il nodo facilmente risolto da Libero non quello) Io parlai molto chiaro l'anno scorso. Olga, bada che io sto solo... Ho preso un appartamentino ma ho bisogno di una persona che mi fa una guida, che mi cucini un boccone per non costringermi al ristorante che, dlle e dlle, ti rovina lo stomaco... Ho dovuto prendere una cameriera... Ora, le dissi, questa cameriera giovane... una ragazzadi campagna...(Serio, convinto) A me interessava che fosse di buona salute per i lavori di casa.

LIBERO (ambiguo)naturale. Prima di tutto, badare alla salute.

BENEDETTO Sapete, una ragazza formosa... L'uomo fatto di carne e ossa...

LIBERO (Che ormai ha compreso) E poi?

BENEDETTO Glielo dissi... (Come a giustificare a se stesso il fatto)Trovandomela in casa... sott' 'o musso... la solitudine solitudine... ormai la ragazza non pi ragazza... e sta con me. Sapete che mi rispose lei?... (Indicando Olga)viva e sta ll. Se dico una bugia, mi pu smentire. Fece un po' di storie e poi disse: Benede', tu quanti anni vuoi campare? Fai quello che vuoi con questa cretina. Io non lascio Napoli. Ed io aggiunsi, sempre da uomo quadrato e previdente: E se vie-ne un figlio?... Tu figli non me ne hai dati... Salute a noi. Se viene, te Io tieni. (Pausa). Il figlio sta per venire. Stasera gliel'ho confessato e s'ha fatto veni 'o svenimento. (Lunga pausa).

LIBERO grave. E come pensate di regolarvi?

BENEDETTO (incerto, con una punta di vanit)Domando. Io non ho il coraggio di mettere fuori quella povera ragazza, nelle condizioni in cui si trova.

LIBERO (alludendo allo stato interessante della ragazza di Grosseto)Da quanto tempo?

BENEDETTO (precisa) Non un mese.

LIBERO E bisogna vedere che atteggiamento prende.

BENEDETTO una buona diavola. Non mi metterebbe mai nei pasticci.

LIBERO (che ha una visione pizi chiara della situazione) No, quella nei pasticci gi vi ha messo.

OLGA Perch non hai calcolato che avevi una moglie giovane. Malgrado tutto sono innamorata di te, lo sai... e questo il male !

BENEDETTO Allora, se sei innamorata di me, come dici, andiamocene insieme a Grosseto. Io sistemo la ragazza, con un poco di danaro provvedo per questo bambino che dovr arrivare e si chiude l'incidente.

OLGA (che non intende chiudere in questa maniera la partita) Io sono una ragazza inesperta. Permetterai che prima di prendere una decisione ne parli con qualcuno che abbia pi esperienza di me.

BENEDETTO (coglie a volo il pensiero di Olga)Tua madre?...(L'idea lo irrita) E io ti dico che qualunque decisione possa prendere tu, d'accordo con tua madre, io non lascio Grosseto. In quanto all'amore che dici di nutrire per me, ho tutti i miei dubbi. Un'altra donna al tuo posto si precipiterebbe per evita-re il peggio, ma il tuo atteggiamento mi dice chiaro e tondo ca nun te passa manco p' 'a capa; mentre invece io a Grosseto trovo l'affetto sincero di una donna e l'amore di un figlio che sangue mio!

OLGA E tu vattene a Grosseto!... Per, io sono sempre tua moglie e sopporter fino a quando .ne avr la forza.

BENEDETTO E poi?

OLGA Non ti posso rispondere perch sono una ragazza inesperta!

BENEDETTO E risponderai quando ti avranno aperto gli occhi. Io me ne vado a letto perch sono stanco. Tu quando vorrai scendere sei la padrona. (A Libero e Costanza avviandosi verso la comune)Scusate, ma voi siete come fratelli. Buonanotte! (Via per la comune).

COSTANZA Vi accompagno. (Esce con lui).

LIBERO Certo, la situazione complicata. Mannaggia 'a guerra!

OLGA Proprio cos.

COSTANZA (tornando, comprensiva a Olga) Mi dispiace...

LIBERO Un po' di colpa ce l'avete pure voi. La moglie deve seguire il marito.

COSTANZA Lui ve l'aveva pure avvertito.

OLGA Gi, si fa presto a dire. Andavo a Grosseto?... e qua?

LIBERO Qua, che?

OLGA (come per dire: Fate gli innocenti)Non sapete niente? COSTANZA Che cosa?

OLGA Il capitano, il capitano che ho conosciuto dopo la liberazione... (I due si stringono nelle spalle come dire: Noi non c'intressiamo ; al che, Olga ribatte)Come? Ve ne ho mandate scatole di carne e formaggio, volete fingere di non sapere?

COSTANZA (ammettendo in parte)Qualche indiscrezione della portiera...

OLGA (esaltandosi si alza e si avvicina al tavolo sedendo) Un uomo straordinario! Innamorato di me come un pazzo. Ma, intendiamoci, quello non mi ha toccato nemmeno con un dito. figlio di italiani naturalizzati in America. Un pezzo di giovane: un uomo che ha tutto per essere desiderato da una donna. Italiano di sangue, con una mentalit moderna, giovanile. stato in America ed tornato. tornato come aveva promesso, e dice che mi vuole sposare. Mi fa divorziare e mi sposa. Voi capite che, se andavo a Grosseto, perdevo il capitano. E a me, francamente, mi fa piacere di andare in America.

LIBERO Certamente: volete mettere l'America con Grosseto.

OLGA Potrei dirlo apertamente a mio marito; cos dopo il divorzio, lui potr sposare la madre del suo bambino.

LIBERO Se permettete questo l'appunto che vi si pu fare: si parla chiaro, si dice: questa la situazione...

OLGA E se il capitano un bel giorno sparisce e non si fa vedere pi... Io perdo mio marito?

LIBERO (sempre calmissimo) Gi.

OLGA Ho la testa nel fuoco, credetemi, e sono salita da voi perch solo voi mi potete dare un aiuto.

LIBERO Dite.

OLGA Mio marito, adesso, ha una posizione perch in circa quattro anni ha guadagnato quello che ha voluto. Dato il fatto del bambino, io vorrei dire che non mi sento pi sicura del suo comportamento e del nostro avvenire. Per conseguenza deve mettere su di una banca a mio nome... nu tre milioni e farmi donazione della casa di sua propriet. Cos, se viene a sapere del fatto del capitano, mettiamo, in modo che si offende e se neva, io perdo mio marito, ma tengo il capitano, la casa di propriet e tre milioni. Se sparisce pure il capitano, io tengo sempre tre milioni e la casa di propriet.

LIBERO Signo', avete gi parlato con mamm?

OLGA No, mamm non sa niente. E voi dovreste farmi il favore di convincere Benedetto. Gli dite: Tu cos sistemi tua moglie che in fondo vuole salvare una parte del tuo danaro che, secondo lei, potrebbe finire male.

LIBERO Va bene.

OLGA Insomma a voi non manca modo di fargli capire...

LIBERO Credere, di fargli credere...

OLGA Ecco, che sono preoccupata per la nostra casa e per quello che pu succedere, dato il fatto della ragazza di Grosseto.

LIBERO Va bene.

OLGA E adesso vi lascio. Buonanotte e grazie anticipate.

COSTANZA Buonanotte, signora.(Si avvia verso l'ingresso accompagnando Olga insieme a Libero).,

LIBERO (riepilogando calmissimo)Se vostro marito sparisce...

OLGA ... mi resta il capitano.

LIBERO Se sparisce pure il capitano...

OLGA ... Mi restano i tre milioni e la casa.

LIBERO Se poi il capitano mantiene la promessa...

OLGA ... mi sposa e ce ne andiamo in America.

LIBERO E i tre milioni e la casa di propriet?

OLGA La casa me la vendo e con il ricavato e i tre milioni ne compro brillanti e me li porto.

LIBERO Buonanotte signora. (Olga esce seguita da Costanza. Libero, dopo essere rimasto un istante assorto nelle diverse ipotesi prospettate da Olga, si dirige verso il mobile dove aveva conservato il piatto con la frittata. Prende il tutto deponendolo sul tavolo davanti al suo posto e siede. Costanza ritorna e siede anche lei a tavola. Libero, disponendosi a fare le porzioni) Hai capito, Costanza? Se non vuoi sposarlo, dillo sincera-mente. Dillo sinceramente ora, se no, poi, sarai costretta a trascinare la tua finzione per tutta la vita... E ti conviene?... (E continua a parlare, mentre cala la tela).


ATTOSECONDO

La stessa scena dell'atto precedente.

Calda e luminosa mattinata primaverile. Qualche settimana pi tardi. I guanti, il cappellino e la borsetta di Costanza si troveranno sul tavolo centrale. Sulla macchina da cucire vi sar una camicia da uomo.

COSTANZA (in un misero ed arrangiato abito scuro, consegnando dei soldi a Carmela, che si trover, in piedi, accanto a lei) Mi raccomando: queste sono cinquanta lire. Compra un poco di burro e un poco di parmigiano. La pasta in casa c' e mi sembra che ci sono pure due aranci. Per l'acqua calda non ti preoccupare perch ci pensa mio fratello. Tu basta che, verso la mezza, porti il burro ed il parmigiano.

CARMELA State senza pensiero.

COSTANZA (parlando verso la prima a sinistra, con un tono di voce un po' pi forte) E che mangi, solamente pasta al burro?

LIBERO (di dentro) E ci dev'essere una polpetta di ieri sera. Tu vattene senza pensiero, io resto solo e passo una mattinata tranquilla.

CARMELA (alludendo a Libero) Quant' buono... Io 'o ddico sempe: e n'ommo 'e casa.

COSTANZA Non ha bisogno di nessuno. Quando, qualche volta, che so, io sono stata a letto con un poco di febbre, ha fatto tutto lui. E quante volte rassetta la casa, cucina... cucina meglio di me!

LIBERO (dalla prima a sinistra, sempre calmo e gioviale, rivolgendosi a Costanza) Voglio passa na giurnata comme dich'i'. Non ho da fare, non aspetto nessuno... 'o sole ce sta... che ato vaco truvanno? Giornata di riposo assoluto. Voglio mettere a posto certe carte mie. Verso l'una mangio e poi mi metto al sole fuori al terrazzo. Tu a che ora torni?

COSTANZA Non lo so. Dipende da quello che vuoi fare Roberto.

LIBERO Ma mangiate fuori?

COSTANZA Si, lui ha detto che mangeremo da quelle parti. Ma non ho capito se allude a qualche panino ripieno, o pranzare proprio in una trattoria.

LIBERO (escludendo in modo assoluto la seconda ipotesi di Costanza) 'O panino... 'O panino... Allora due maccheroni te li con-servo.

CARMELA Add ve ne iate 'e bello, signuri'?

LIBERO La prima uscita dopo il fidanzamento. Il fidanzato ci ha tenuto a portarla a conoscere la famiglia.

CARMELA Bravo.

LIBERO Un dovere. Deve conoscere tutti: il padre, la madre, i nonni, i prononni... Vanno al cimitero!

CARMELA (incredula) 'O cimitero?

COSTANZA (alludendo a Roberto con tono che vuoi giustificare il ridicolo) Lui solo, ed ogni primo venerd di mese va al cimitero a trovare la sua famiglia. Mi ha detto di accompagnarlo, potevo dire di no?

LIBERO naturale, non ti conviene di metterti in urto con la famiglia dello sposo.

CARMELA (cercando di indorare la pillola) Chella po' na bella passeggiata...

LIBERO Comme no! S'incontrano tutti quei bei funerali che van-no, carri funebri vuoti che tornano...

COSTANZA (un po' urtata) Libero, tu vuoi scherzare? Io devi vedere comme st addirosa...

LIBERO (pentito) . Se ti sei arrabbiata, ti chiedo scusa. (Cambiando argomento) La camicia mia?

COSTANZA Te l'ho aggiustata. Sta sopra la macchina da cucire. LIBERO Grazie. (Prendendo la camicia) Sta bene. Questa era ridotta in uno stato deplorevole. Costanza con le sue mani d'oro... (Osserva la camicia e la fa osservare anche al pubblico dalla parte anteriore) I polsi ed il colletto sono venuti nuovi. Comm'he fatto?

COSTANZA Ho preso la stoffa dal di dietro.

LIBERO (rivoltando la camicia dal lato posteriore, rimane interdetto nel constatare che il di dietro di essa stato completamente sostituito con tela ricavata dalla cimosa di una intera pezza. Infatti risultano trasversalmente, in alto e in basso, diverse strisce di colore rosso vermiglio e due scritte stampate in corsivo inglese: Madapolam ed Excelsior) Neh, Costa'... E che vaco facenno accussi cumbinato?

COSTANZA E che debbo fare? Questa era la tela che ci avevo: le cimose che mi avanzarono quando feci le lenzuola per una signora che me le aveva ordinate.

LIBERO (pi umiliato che risentito) Ma scusa, la potevi lavare almeno.

COSTANZA Come, non l'ho lavata?!

CARMELA Non si leva. Quella stampata con la gnstia speciale. COSTANZA Che t'importa? Chi ti deve vedere?

LIBERO (questa volta pi risentito che umiliato) Questi non sono affari che ti riguardano. A parte il fatto di chi mi vede e chi non mi vede, con o senza la mia complicit, ma una disgrazia pu capitare: un malore improvviso, vaco sott' a n'auto, me portano all'ospedale... me spogliano, che figura faccio?!

COSTANZA Allora, non la dovevo aggiustare la camicia?

CARMELA Ma che ve ne mporta?... A chi avit' 'a da' cunto?

LIBERO (ironico) Ma naturale! E questo niente. Cc va a ferri ca nce vestimmo 'e carta... (Depone la camicia su di una sedia).

Campanello interno. Libero esce per andare ad aprire.

CARMELA Ogge nun c' scuorno. Qualunque pezza si deve utilizzare.

LIBERO (introducendo Roberto Perretti) Entrate, don Robe', mia sorella pronta e vi sta aspettando.

ROBERTO (in abito di lutto, guanti, cravatta nera) Ho fatto un po' tardi perch non trovavo la cravatta nera. Buongiorno, Costanza.

COSTANZA Buongiorno.

CARMELA Buongiorno, don Robe'.

ROBERTO (un po' seccato della presenza di persona estranea le risponde appena) Buongiorno. (A Costanza) Sembra strano che, come prima uscita dopo il fidanzamento, vi conduca al cimitero. Ma io l'altra notte me sunnaie a mamma, ma cosi naturale che ho dovuto per forza esaudire il suo desiderio. (De-scrivendo il sogno che lo ha impressionato, atteggiando l'espressione del volto alla visione stessa) Mia madre accigliata, che mi guardava come per rimproverarmi, come per dirmi: Robe', ti sei fidanzato senza farmi conoscere la sposa. Bravo Roberto! E dietro a lei, su di uno sfondo nero, le sole teste di mia nonna, mio nonno, gli zii, le zie... e pure quelle degli antenati. Il mio bisnonno che fini in galera perch era un seguace di Mazzini, il mio prozio che mori sparato perch voleva bene a Vittorio Emanuele II... Tutte queste teste che, insieme a mamma, ribattevano: Bravo Roberto! Poi mia madre: Prtala da noi la sposa! E tutte le teste (con un tono lugubre come per dare l'impressione di un coro): Prtala da noi! Ed io la porto. Vogliamo andare, Costanza?

COSTANZA Volevo comprare dei fiori.

ROBERTO Non c' bisogno. Li troviamo l. Accanto alla tomba di famiglia, di mia propriet, ce n' un'altra. Ogni venerdi la trovo ricoperta, colma di fiori... Forse sar morto da poco qualcuno che avr lasciato una grande eredit ai suoi... Mi sembra una grande ingiustizia: una parte di quei fiori l'offro ai miei cari defunti. Andiamo, Costanza. (Insieme si avviano). Al ritorno mangeremo un bel panino a piazza Carlo III. Arrivederci, Libero.

LIBERO Tornate presto.

CARMELA E buon divertimento.

ROEERTO Grazie,(einsiemie a Costaza esce per la comune).

CARMELA Mamma d' 'a Sanit'... Chino m'ha chiuso 'a vocca d' 'o stommaco! Io me ne scendo. (Avviandosi) Povera sora vosta... E comme fa?... (Alludendo a Roberto) Manco si tenesse 'e brillante a tutt"e pizze d' 'a vita soia... Stateve buono. (Esce).

LIBERO (rimasto solo, va sul terrazzo a respirare una boccata d'aria, poi torna) si avvicina al mobile dove sono i suoi libri e aie sceglie qualcuno. Siede e prende a leggere, dopo essersi tolta la giacca che depone su di una sedia presso il tavolo. Dall'interno si ode il prolungato suono del campanello, che poi seguita a trillare a brevissima intermittenza, come suonato da qualcuno che abbia urgente bisogno di entrare. Libero, preoccupato, con passo svelto esce per la comune dopo aver indossato di nuovo la giacca. Dopo poco torna introducendo Olga) Signora Olga, prego.

OLGA (entra in fretta come per rifugiarsi, indicando verso t'interno la porta d'ingresso) Avete chiuso la porta?

LIBERO Si.

OLGA Assicuratevi che sia ben chiusa.

LIBERO (esce e torna dopo poco fermandosi sull'uscio) E chiusa benissimo. Non c' pericolo di niente. Ma di che si tratta?

OLGA (rincuorata entra e siede affranta sull'ottomana a destra) Credevo di non reggere.

LIBERO (la guarda con ammirazione come se la vedesse per la prima volta. Olga in vestaglia da camera fermata alla vita da unacintura della stessa stoffa, ma che lascia scorgere, allo scollo, la camicia da notte abbastanza trasparente. Piedi nudi in pantofole scendiletto. Non ha dimenticato il profumato e velatissimo fazzoletto che di colore differente da quello del primo atto) Ma successo qualche cosa?

OLGA Dal pianerottolo di casa mia, ho aspettato quando se ne andata vostra sorella e gli altri. Che paura! Perdonatemi se ho suonato il campanello in quel modo sconveniente, ma non volevo che mi vedessero fuori della vostra porta. Venite qua. (Libero le si avvicina). Sentitemi il cuore. (Ella stessa prende una mano di Libero e se la colloca sul cuore, un po' pi a sinistra del necessario) Sentite?

LIBERO (ambiguo) Come!... Si sente!... Mi perdonerete se vi do-mando ancora una volta che vi successo.

OLGA (fissando lungamente lo sguardo su di lui, con amarezza) Perch voi non lo sapete?

LIBERO Io, signora bella? E che cosa dovrei sapere?

OLGA (delusa) Gi, perdonatemi, sono io una stupida.

LIBERO (sincero) Mi mortificate. So che siete angustiata con vostro marito, che vostro marito vi ha intestata la casa e vi ha donato i tre milioni che chiedevate. E non ci fu bisogno del mio consiglio perch gi lo aveva fatto per conto suo, non so... per le tasse... la patrimoniale... nu pasticcio c'ha fatto per non pagare.

OLGA (fissandolo lungamente di nuovo,questa volta con tristezza) Avsseve domandato 'o capitano che se n' fatto!

LIBERO (sconcertato) Signo', io di solito non mi occupo dei fatti altrui; ma se ci tenete, fatemi sapere che se ne fatto 'o capitano.

OLGA (sorride commiserandolo) Quale capitano?

LIBERO Signo', io forse so' asciuto pazzo. Voi due settimane fa, di sera, saliste qua e facisteve chella scenata con vostro marito. Poi, lui se ne and dopo avervi detto che la sua cameriera di Grosseto gli avrebbe regalato un bambino; voi po' me dicisteve 'o fatto d' 'o capitano e quello che pretendevate da vostro marito.

OLGA (senza guardarlo, quasi offesa) E voi ci avete creduto. Io vi ho detto che ci avevo il capitano e voi ci avete creduto!

LIBERO Io, signora mia, credo a quello che mi si dice. Special-mente quando non me ne deve venire niente in tasca.

OLGA (come per rimproverare se stessa) Come siete vigliacchi, voialtri uomini! (Pausa. Libero come smarrito, non sa cosa dire). Tutto il tempo dell'occupazione tedesca sono stata sda voi, ci siamo passati i migliori bombardamenti insieme, chelli paure, quelle speranze. Nelle ore di attesa vi ho confidate tutte le mie pene. Mio marito mi vuole a Grosseto e io non ci vado. Mi dice che si innamorato di una cameriera ed io gli rispondo: Fai quello che vuoi! Mi dice che avr un bambino... e io manco p' 'a capa. Vi apro gli occhi dicendo che amo un capitano... (Scoppia a piangere e tra i singhiozzi) Come si deve spiegare meglio una donna nei confronti di un uomo?

LIBERO Ma io mi sento umiliato... E vi giuro che non arrivo a comprendere.

OLGA Meglio, meglio cos.

LIBERO (incredulo) Olga, ma voi siete innamorata di me?

OLGA (pronta, con dispetto) No!... (Con espansione) Quanto ti ho voluto bene!

LIBERO Ma io non mi spiego!

OLGA (romantica) Che cosa?...Cosa vuoi spiegarti se non me lo spiego neanche io. Ho sofferto, ho sofferto come tu non potrai mai credere. E tu non l'hai capito!

LIBERO Ma 'o fatto d' 'o capitano nun overo?

OLGA E come avrei potuto... Tu capisci che da quando ti conosco non so pi" immaginare un altro uomo accanto a me. (Agita il piccolo fazzoletto profumato).

LIBERO (lusingato) Veramente?

OLGA Una pazzia. Mi piace la tua vita, come pensi, il tuo modo di parlare, la tua professione.

LIBERO (scettico) Olga, ma voi mi volete prendere in giro. La mia professione? Io a stento riesco a guadagnare quel poco per non morire letteralmente di fame, io e mia sorella.

OLGA (rapita) E che vuoi dire?

LIBERO Vuol dire che se, per un paio di settimane, non trovo una diecina di fessi che si comprano un centinaio di francobolli, ci trovano stecchiti, a me e a Costanza.

OLGA La conoscenza che tu hai dei francobolli... Di tutto, con te si pu parlare di tutto!

LIBERO (lusingato, con falsa modestia) Non esagerare. Certo che il filatelico deve avere una conoscenza vasta degli aspetti della storia mondiale. Poco per volta costretto a documentar-si. E uno Stato oggi, uno Stato domani; e mo na Repubblica, nu Regno; chiste so' 'e Pape, chiste so' 'e Rre; 'e Presidente, a poco a poco t e ffaie: si finisce con l'avere una infarinatura di tutte le fasi storiche del mondo... (Serio) Olga, tu devi capire il mio stato d'animo. (Siede sul divano vicino a lei) Tu mi piaci e se non ti ho mal manifestata la mia ammirazione perch sono un uomo che si controlla, che capisce fin dove pu giungere il suo passo. Pensare di poterti avere accanto a me, come in questo momento, un'ora fa sarebbe stato assurdo.

OLGA Tienimi stretta. (Libero la stringe a s). Quante volte so-la, nella mia camera, mi sono sentita stretta fra le tue braccia...

GRAZIELLA (dalla comune avanzando verso il centro, scorge i due) Scusate...(Ed avanza verso il tavolo con apparente calma. Reca con s la chiave dell'ingresso. I due rimangono inchiodati nelle loro stesse posizioni. Solamente dopo poco Libero rallenta la stretta e Olga si ricompone in un atteggiamento indifferente). Costanza non c'?

LIBERO (con lieve disappunto) Perch, non lo sapevate che Costanza doveva andar fuori?

GRAZIELLA Non sapevo che fosse gi uscita.

LIBERO (come per suggerire una giustificazione plausibile) For-se, siete venuta per la misura di qualche abito?

GRAZIELLA (non la intende tosi. Con lieve disprezzo per l'uomo affronta il caso nella piena crudezza della sua realt) No, credevo di trovarti solo e sono entrata. ben per questo che mi desti la doppia chiave dell'ingresso. Per giustificare alla signora la mia presenza in casa tua, baster dire che io e te siamo stati amanti, che ci vediamo qualche volta in casa tua, quando so di trovarti solo, e qualche altra volta in casa mia, quando sai di trovarmi sola. Tutto chiaro nella mia vita come sotto la luce del sole. e tu lo sai! Ho vissuto liberamente ed intensamente. Poi, perdetti il bambino. Da un'ora all'altra. Senza nessun motivo al mondo. Pensavo di poterti essere vicino da buona compagna e rispettarti per quantovaleva il nostro amore... ma, come vedi, vale ben poco.

LIBERO (conciliante, mostrando Olga) La signora...

GRAZIELLA ... era qui per chiederti un consiglio. Vedrai Che te ne chieder ancora. (Lascia cadere la chiave sul tavolo) Ecco, signora, la conservi lei. Le sar pi agevole incontrarsi conlui.(Esce per la comune. I due rimangono senza parlare. Pausa. Internamente, come rivolgendosi a qualcuno che entrava, mentre lei usciva, si ode la voce di Graziella) Si, signora, entri pure. Sua figlia Olga di l col signor Libero.

CRISTINA (di dentro con orgasmo) Quella pazza!

OLGA (sorpresa, a Libero) Mamm.

CRISTINA (in un elegante abito da mattina. Ha ancora delle velleit, nonostante il precipizio del suo fisico. Cinquantadue anni intontiti dal trucco, dagli espedienti, dagli intonaci di qualche Istituto di Bellezza. Entra con passo deciso) Dove sta?... (Chiamando) Olga... (Scorgendola) Ah, stai qua! (A Libero) Scusate se entro in casa vostra in queste condizioni. (A Olga) Sono stata gi e la cameriera mi ha detto che eri salita dai signori Incoronato. Sono arrivata prima di tuo marito. Tuo marito sa tutto. Mentre tu stamattina in casa mia mi facevi la confessione, lui, prima di entrare, ha detto alla cameriera che ci voleva fare una sorpresa. Si occultato dietro l'uscio della mia camera da letto, ed ha sentito pane pane, vino vino, tutto quello che hai detto.

OLGA (inviperita) Ha sentito? Salute a noi! Pare che cos, finalmente, me lo tolgo da torno.

CRISTINA (autoritaria) Tu non capisci nemmeno quello che dici. (Rifacendola caricaturalmente) Me lo tolgo da torno! Evvivaa essa!..E non te ne devi mettere un altro? Non devi trovare uno qualunque che ti stia vicino, che ti rappresenti?!... Una donna che vuol significare una cifra nella vita se lo deve saper guardare un salciccio di uomo vicino. Perch se non quel cretino, sar un altro. Tanto, ll'uommene so' tutte 'o stesso!

OLGA (dispettosa) Emb, Iui ha fatto la spia? E io glielo dico in faccia!

CRISTINA (scattando) Mai!... E un errore gravissimo confessare. Negare, negare sempre, negare pure l'evidenza. Tu dirai che noi sapevamo che lui stava ad ascoltare, e che, per punirlo... Il dubbio: 'e capito?... piccere', creare il dubbio! Allora Amleto perch grande? Giura 'e Sante, 'a Madonna, 'a vista 'e ll'uocchie, 'e muorte 'e chi vu tu, ma non confessare mai. Mio marito che poteva sap quacche cosa? Niente c'era da dire sul mio conto, perch gli fui fedelissima; ma non lo doveva sapere. morto, e non ha saputo si ll'aggio fatto 'e ccorna o no. 'O tengo nnanz' all'uocchie, agonizzante. (Rifacendo il tono di voce supplichevole) Dimmelo, Cristina, dimmelo! E io, prevedendo che poteva pure guarire, scoppiai a piangere, coprendomi il volto con le mani. E lui mori senza sapere se io piangevo per il rimorso di averlo tradito o per la mia imminente vedovanza. Questo significa essere donna di carattere.

OLGA (c. S.) Ma isso tene n'ata femmena, dalla quale aspetta un bambino.

CRISTINA (esasperata per l'inesperienza della figlia) ...E che te ne... Uh! Mo che dicevo?... (Attenuando la frase) E che te ne importal... S' 'ha da chiagnere isso. La moglie sta su di un piedistallo. 'O piedistallo sta qua... (indica a terra). Tu staie 'a coppo... e sotto c' scritto: Moglie! Vuoi dire che lui butta il sangue a lavorare per provvedere al mantenimento di due famiglie... Tu donna partorirai con gran dolore e tu uomo lavorerai con gran sudore! Quando sar schiattato per 1a fatica, l'altra donna, con la prole, se ne andr fuori dai piedi, e la moglie rimane inattaccabile, illesa, trionfatrice sul suo piedistallo! Quello che hai fatto deplorevole non per il che, per il come. (Piagnucolando) Mi hai tolto dieci anni di vita... (A Libero, confidenziale) Con voi si pu parlare, perch siete un amico ed un uomo di mondo. Sapete che ha fatto questa sciagurata?

OLGA (troncandole la parola col tono della voce) Mamm; stai zitta.

LIBERO Vi ha confessato tutto, e il marito ha sentito. (Con dignit quasi orgogliosa, non volendo escludere la sua responsabilit) Signora cara, al cuore non si comanda. Ne abbiamo parla-to fino adesso.

CRISTINAMa mettetevi nei panni del marito che sente parlare la moglie di un altro uomo.

LIBERO Come me la sbrigher io con don Benedetto, il marito...

CRISTINA Se viene a parlare con voi, direte che non siete al corrente di niente. (Indicando Olga) Lei, voglio vedere come se la sbriga! Mi stava venendo un colpo, stamattina, quando venuta a casa a farmi la confessione. Voi capite che, con la incoscienza della generazione moderna...

OLGA (scattando come una molla, invelenita) Ti ho detto stai zitta... (E incomincia a gridare come nel primo atto, questa volta, per, con rabbia sincera) Voglio morire... Non ne posso pi... ah... ah...! (E continua con alte grida laceranti e isteriche, finch sviene e si irrigidisce sull'ottomana).

CRISTINA (preoccupata si avvicina alla figlia per soccorrerla) Olga, Dio mio... Olga, non farmi paura...

LIBERO Signora Olga...

CRISTINA (aspettando che la crisi cessi, riprende il suo racconto) Con l'incoscienza della generazione moderna, mi confessa nientemeno...

OLGA (stizzita) Stai zittal... (E per la rabbia addenta la mano sinistra di Libero).

LIBERO (straziato dal dolore) Mamma d' 'a Sanit!.(Ed ingaggia con Olga una strenua lotta per liberare la sua mano) Signo', lasciate!...

OLGA (finalmente molla. Rivolgendosi a Cristina, con ira) Lo sai che quando mi pigliano i nervi non capisco pii niente. (E rimane imbronciata in un angolo della ottomana).

LIBERO (livido, osservando la mano, preoccupatissimo per le complicazioni di carattere profilattico che ne possono derivare) Ma cheste so' cos' 'e pazze!

CRISTINA Vi ha dato un morso?! Un poco d'alcool!

LIBERO (indicando un mobile) L, signo', abbiate pazienza, c' una bottiglia.

CRISTINA (prende una bottiglia dal mobile indicato da Libero e gliela mostra) Questa?

LIBERO (osservandola) S. (Cristina stappa la bottiglia e ne versa abbondantemente il contenuto sulla ferita di Libero. Il bruciore quasi insopportabile). Mamma d' 'o Crmene! Piano, piano, signo'. E pure questa ci mancava, oggi. Ma poi, cos inaspettatamente...

CRISTINA Fermateci sopra il fazzoletto imbevuto di alcool.

LIBERO (seriamente allarmato) No, signo', cc 'o fatto serio. E meglio una fasciatura.(Si fascia la mano col fazzoletto. Cristina lo aiuta ad annodarlo).

CRISTINA E io glielo dissi: Assicurati di questo capitano, informati, scrivi in America...

LIBERO (sospettoso) Quale capitano?

CRISTINA Il capitano che le aveva promesso di farla divorziare dal marito e di portarla in America.

LIBERO (amaro e guardando significativamente Olga) Ah, ma allora esiste veramente questo capitano?

OLGA (seccata) Parla, mamma, parla...

CRISTINA Esiste, per disgrazia nostra. Ed partito pure. Se n' andato in America, abbandonandola, non appena ha saputo del-la sua maternit.

LIBERO (grave, cosciente) Come, come, come...

CRISTINA (accusando Olga di qualche cosa che, in fondo, a conoscenza di Libero) madre... madre da poco tempo. E voglio vedere come se la sbriga col marito, che vive a Grosseto da tanto tempo e che, quando torn, due settimane fa, litigando s'incontrarono e litigando si lasciarono.

LIBERO (ambiguo) Gi, perch se no...

CRISTINA ... quattro cerimonie... (Recriminando) Ma lei ignorava il suo stato. Se ne accorta da poco. Se tuo marito ti lascia, che fai? e lei: Ci ho tre milioni e la casa di propriet. Si, ho detto io, ma senza un imbecille che prenda la responsabilit di questa creatura che nasce, che figura fai? E lei: L'ho trovato, ce l'ho per le mani! Chiss di chi parlava!

LIBERO (masticando fiele) Mah... Non saprei a chi pensare. Non sono abbastanza astuto, sono un filatelico: conosco 'e francobolle. Vivo dando dei consigli... La storia si ripete e il filatelico ha vita lunga. Lina detronizzazione di cento anni fa determin una Repubblica? E su quella Repubblica io vivo. Vivo sulle incoronazioni, sulle commemorazioni, sulle celebrazioni, sugli eventi rivoluzionari... Ed ho capito che, vendendo i francobolli, in buona fede io appiccico la patacca al cliente. (Campanello interno). Permesso. (Esce per la comune. Dopo poco internamente si udr la sua voce) Brava, m'ha fatto tanto piacere. (Ritorna Introducendo Carmela, la quale reca con s una bottiglia dirosolio di mandarino).

CARMELA (entrando, seguendo Libero) Ha ditto: Dincllo ca s' 'a bevesse isso!

LIBERO E io m' 'a bevo!

CARMELA V' 'a metto cc. (Indica un mobile in fondo).

LIBERO Miettela add vu tu.

CARMELA (collocando la bottiglia sul mobile stesso che aveva indicato) Sta cc, 'a vedite. Io me ne scendo. Permettete. (Esce per la comune).

Dopo un attimo si ode dall'interno la voce di Benedetto.

BENEDETTO (di dentro come parlando a qualcuno) Libero sta dentro?

CARMELA Sissignore, don Benede'.

CRISTINA (allarmata, ad Olga) Tuo marito.

OLGA (inviperita) Non lo voglio vedere. Se ci volete parlare, ci parlate voi. (Esce svelta per la prima a sinistra).

CRISTINA( escludendo in modo assoluto la soluzione di Olga) No, mi dispiace; queste sono cose che si sbrigano fra marito e moglie. (E segue la figlia).

Benedetto dalla comune, affranto, pallido. Entra e per un attimo si ferma sull'uscio, fissando lungamente Libero, come per dirgli: Che schifo, la vital...

LIBERO (imbarazzatissimo) Buongiorno, don Benede', accomodatevi. Siete arrivato da Grosseto?

BENEDETTO (muove verso Libero. Dopo pochi passi si ferma di nuovo, poi con tono grave e coprendosi il volto con tutte e due le mani) Che schifo!

LIBERO (comprensivo) Non c' che fare, bisogna essere filosofi, caro don Benedetto.

BENEDETTO Fino ad un certo punto. Tutto, intorno, diventato ostile, inaccettabile, esasperante. Un'ora, capite, un'ora ho aspettato per prendere il tram!

LIBERO (torvo) Emb, che ci volete fare?

BENEDETTO Mi sembrava d'impazzire, alla fermata. Ad un certo punto, ho pensato: Mo me ne vaco a pede e buonanotte. Che schifo!... Quando sei sereno di spirito,transeat, accetti tutto; ma con l'animo in tumulto, come ce l'ho io... (Siede sull'ottomana a destra).

LIBERO Siete stato gi da vostra moglie?

BENEDETTO No, sono venuto direttamente qua. Prima di vede-re lei, ho voluto vedere voi. Ma come, un uomo vissuto come voi: Sentite a me, vostra moglie, in fondo, vuoi salvare un po' di danaro. Fatele donazione della casa e intestatele un con-to in banca. Io, invece, gi lo avevo fatto per le tasse e tante altre rotture di scatole...

LIBERO E mo 'e denare stanno mmano 'a signora?

BENEDETTO (approvando) Tutto murano a essa. Ad ogni modo cominciai a pensare: Ma, allora, questa donna mi vuole be-ne?... Cerca di salvare il mio, per me e per lei... Mi conviene dilasciarla per una donna estranea che ad un certo punto mi potr dare dei dispiaceri? No, 'a mugliera sempre mugliera. Liquido la ragazza di Grosseto e resto con mia moglie... Aveva un amante! Un capitano italo-americano conosciuto durante la mia assenza e che se l' squagliata non appena venuto a sapere della sua paternit. Voi siete stato colto nella buona fede, come me, perch io sono sempre in buona fede, in ogni momento, in tutte le mie manifestazioni. Pure adesso: all'ultimo, all'ultimo!(D'un tratto si alza, raggiunge la porta d'ingresso e con voce ferma chiama) Guglielmo... (Torna al suo posto, senza sedere, e attende).

GUGLIELMO (dalla comune. E un giovane sui ventott'anni, rispetto-so e strisciante. Il suo modo di parlare e di presentarsi alle persone di una certa importanza gli conferiscono un certo aspetto voluto, ingenuo e svagato. Lo si direbbe mezzo tonto, al contrario astuto e furbo. Per diffidenza atavica, teme l'insidia del pi forte, allora preferisce assumere un'aria incerta che gli dia quell'attimo di tempo per riflettere prima di rispondere. Indossa una giacca grigia su di un pantalone di panno turchino filettato giallo. Ha in mano un berretto dello stesso colore del pantalone, con la scritta frontale Cinema Aurora. Entra svelto e si f erma sull'uscio sberrettandosi)Comandi.

BENEDETTO Entra. (A Libero) Voi permettete?

LIBERO Come no.

GUGLIELMO (avanza fino a guadagnare il centro della scena, piantandosi tra i due e guardandoli con la sua aria svagata. Guardando Libero con un sorriso melenso) Io sono Guglielmo Caputo.

LIBERO (dopo una piccola pausa) Bravo.

BENEDETTO Fa la maschera in uno dei miei due cinema. Non perch sia presente, ma un uomo utile a tutto. Onesto sino all'inverosimile. Il seme della sua onest si perduto. Dunque,tu non sai mentire. Se in questo momento dico una sola bugia, ti autorizzo a rompermi una sedia in testa.

GUGLIELMO (sorride come dire: E chi ci si mette!) Eeeh!

BENEDETTO (testardo) No, se dico una bugia, mi devi rompere una sedia in testa. (Guglielmo ride). Non ridere. Quando hai avuto la mia autorizzazione, non devi temere niente. Se vuoi te lo scrivo.

LIBERO (che non intende reggere oltre il giuoco di Benedetto) Ma non c' bisogno. (A Guglielmo) Facciamo cos: se dice una bugia, tu lo dici a me, e la sedia in testa gliela rompo io.

BENEDETTO (preoccupato, svia) Insomma, mi pu smentire.

LIBERO Ecco, limitiamoci alla smentita.

BENEDETTO (a Guglielmo) Una sera sei entrato in Direzione, come mi hai trovato?...

GUGLIELMO Ah si, quella sera che piangevate. (A Libero, grave) Come piangeva!

BENEDETTO (rinfrancato per l'affermazione di Guglielmo) Piangevo per la rivelazione che mi aveva fatta Angelina Trombetta,la cameriera di Grosseto, e per la confessione che avrei dovuto fare a mia moglie.

GUGLIELMO Ci avevate la rivoltella puntata qua... (Indica la tempia destra) Iomi misi quella paura! (Si dispone a raccontare) Potevano essere verso le dieci e mezza, stava per finire l'ultimo tempodell'ultimo spettacolo. Io mi stavo mettendo il soprabito per andarmene a casa. Cinque minuti pi tardi e sarebbe successa la disgrazia. Quando sento il campanello della Direzione. (Ne imita il suono) Driiin... driiin... driiin...

BENEDETTO (premuroso) Che non suonai io.

GUGLIELMO (escludendo, senza convinzione) N000... Fu un con-tatto. Gi, un contatto? Fu un miracolo. (Riprende il racconto) Sento suonare il campanello e dico: Lasciami andare a vedere il padrone che vuole. Entro e te lo trovo con la rivoltella puntata alla tempia. (Sincero) Qui c' poco da scherzare. Se lui non suonava il campanello...

BENEDETTO (pronto) E che lo suonai io? In quel momento pensavo proprio a 'o campaniello...

GUGLIELMO (scusandosi) Ho sbagliato. Volevo dire: se non face-va contatto il campanello, io me ne sarei andato e succedeva la tragedia.

LIBERO (ingoiando il rospo) Volevate uccidervi?!

BENEDETTO (pronto, indicando Guglielmo) Gli devo la vita. Fu lui a distogliermi. Gli raccontai tutto, quella sera avrei parlato con chiunque. Gli dissi la tragedia della mia vita e ci mettemmo d'accordo: lui avrebbe sposato Angelina Trombetta e io sarei tornato da mia moglie. (Falsamente commosso) La sua spontanea generosit mi fece piangere, e allora, dopo, dissi: Voglio ricompensarti. Ti nominer direttore di questo Cine-ma e ti dar cinquecentomila lire in contanti.

GUGLIELMO (rettificando) No. Dicemmo prima che mi nominava-te direttore del Cinema e che mi davate le cinquecentomila li re, e poi io accettai.

BENEDETTO (seccato) lo stesso.

GUGLIELMO (sincero) Gnern. E io come avrei potuto mantenere una famiglia ed un bambino con quello che guadagno?

BENEDETTO (tagliando corto) Vattene fuori e aspettami.

GUGLIELMO (pronto) Agli ordini. (Muovendo verso la comune e rivolgendosi a Libero, alludendo alla serata del tentato suicidio, con falso interessamento) Mi fece paura! Voi scherzate? Bastava un secondo... Con la rivoltella puntata alla tempia... Se lui non suonava il campanello, era fatta... Permesso. (Esce).

BENEDETTO Capite, adesso, la mia situazione? Avevo appianato tutto, avevo legalmente sanato la piaga. Si dice: Nun me mporta di mia moglie. Facesse 'o commodo suio! Ma nun overo. Quando vieni a sapere che la donna alla quale hai dato il tuo nome stata di un altro, e che verr al mondo il frutto di questo tradimento, come se il fuoco si sostituisse al sangue. E pensi a una sola cosa: la vendetta!

CRISTINA (dalla prima a sinistra, disinvolta e padrona della situazione) Mo basta, mo. (Parla verso la camera dalla quale venuta) Olga, ti dico: basta. Qualunque scherzo ha un limite. (A Benedetto) Buongiorno, Benede'. Ho fatto male io ad assecondare mia figlia...(Irridendolo) Scemo! Quando sei venuto acasa mia, stamattina, Olga ti aveva veduto dal balcone. Sapevamo benissimo che origliavi: ti ha voluto ingelosire. (Semplice) 'O fatto d' 'o capitano nun overo. Domanda a Libero, che sta d'accordo con noi.

BENEDETTO (che non se l' bevuta) Che cosa? 'O scherzo?... (Alludendo a Olga) Sta na dinto, ove'? A chi vulite fa' scemo? Come si nun ve cunuscesse a vvuie e a essa. Ma nun se credesse 'e s' 'a fa' franca, perch io l'accido. (Furente muove deciso verso la prima a sinistra) Lle spacco 'o core... Schifosa, prostitutal... (portando la mano destra alla tasca posteriore dei pantaloni, esce per la prima a sinistra, richiudendo a chiave la porta di divisione).

CRISTINA (allarmata, fa per seguirlo, ma si accorge che la porta stata chiusa a chiave dal di dentro) Uh, Madonna! Chilo ha chiuso 'a porta a chiave! Libero, fate qualche cosa!

LIBERO (disorientato) E che faccio?

CRISTINA (autoritaria, cosciente del suo diritto) Sfondate la porta. Dentro c' mia figlia che corre pericolo!

OLGA (di dentro, gridando come nel primo atto) Ah! Ho ragione! Toglietemi questo mostro da vicino! Linciatelo! Liberate-mi da questo assassino!... Aaaah!

CRISTINA (sconvolta) La sentite, quello l'ammazza! Chiamate gente!

LIBERO (corre verso la comune e chiama Guglielmo) Gu, a te viene cc!

GUGLIELMO (entrando) Comandi.

LIBERO (indicando la porta) Mnate nfaccia a chella porta, e vide si 'a pu sfunn!

GUGLIELMO (dopo aver provato a forzare la porta che non cede) Ma un'altra chiave non ci sta?

LIBERO E si tenevo n'ala chiave chiammavo a te?

CRISTINA (girando per la scena come un'anima in pena) Non vi perdete in chiacchiere. Chiamate un fabbro.

COSTANZA (dalla comune, allarmata per le grida) Ch' successo?

CRISTINA Sto perdenno a mia figlia! E non si pu far niente. La porta chiusa e nessuno fa qualche cosa per evitare la tragedia. Silenzio. Fatemi sentire. (Tutti si mettono in ascolto). Niente. Non si sente pii niente. La polizia, chiamate la polizia.(Gridando contro tutti) Muovetevi, che fate ll? Scuotetevi!

BENEDETTO (afacciandosi dalla prima a sinistra) con rilievo) Scusate, un poco di silenzio. Stiamo discutendo. (Rientra).

Cristina lo segue, richiudendo la porta dietro di s. Tutti si guardano significativamente in silenzio, ognuno per quello che, secondo il suo interesse, pensa.

COSTANZA (dopo una piccola pausa, indicando Guglielmo e parlando sottovoce per non disturbare quelli che sono nell'altracamera, chiede a Libero) Chi ?

LIBERO (con lo stesso tono sommesso di Costanza) E persona di don Benedetto Cigolella.

GUGLIELMO (anch'egli sommessamente) Sono maschera di uno dei due cinematografi di sua propriet. (Guardando verso la porta di sinistra e dubitando del suo avvenire) Dovevo diventare Direttore, ma adesso chiss!

LIBERO (sedendo accanto al tavolo, sempre con tono di voce soni-messo) 'O core che te dice?

GUGLIELMO E che m'ha da dcere, signo'? La vita dura. Dipende dalla signora che sta l dentro. Se divento Direttore mi metto a posto definitivamente. Ho sofferto, caro signore. Alle dipendenze di quel birbante l... (Indica la prima a sinistra) si soffre.

LIBERO Come?... Hai detto che gli sei tanto affezionato?!

GUGLIELMO Voi scherzate. Io si 'o putesse accidere e 'o pavasse tre sorde, 'o ffaciarra cu' tutt' 'o core. Una borial...

LIBERO Si, borioso. Quando s'incontra per le scale, non saluta mai. Fa vedere che non ti conosce e abbassa gli occhi. superbo.

GUGLIELMO Si sapisseve quante volte devo abbozzare! Come Di-rettore un'altra cosa. V'avssev' 'a credere ca io songo scemo? Mi faccio fare un contratto di ferro, e po' vedimmo si isso buono di umiliarmi e di offendermi. (Con ineluttabilit) Eh, che volete fare, caro signore, se no restate sempre cu' 'a stessa camicia addosso.

LIBERO (amaro) Excelsior e Madapolam.

GUGLIELMO A parte il fatto, poi, che mi sposo una bella ragazza, Angelina Trombetta una buona figlia. Chella faceva l'amo-re con un amico mio che mori, salute a voi, di bronchite e polmonite il mese scorso. Un giovane d'oro che se l'avrebbe pure sposata. (In tono confidenziale e con circospezione) E il bambino che deve nascere, della buon'anima.

LIBERO (interessandosi) Non di don Benedetto?

GUGLIELMO (escludendo tassativamente) Noo. Angelina cos gli ha fatto credere.

LIBERO (a Costanza) He capito 'a cafonal... (A Guglielmo) E tu, perch non gli hai detto la verit?

GUGLIELMO E per quale interesse? A me che me mporta. lo stesso ca vuie me dicite: Guglie', io sono il re di Francia. Io, pur sapendo che voi il re di Francia non l'avete visto mai neanche in fotografia, dico appresso a voi che lo siete.

LIBERO (convinto, come se gli si aprisse davanti un orizzonte sconosciuto fino a quel momento) Eh gi. Cos la voce corre e per quelli che sanno e non hanno interesse di smentire, la bugia cammina. Per quIli che non sanno, poi; passato il tempo, io divento veramente il re di Francia.

GUGLIELMO Proprio cos. (Indicando la prima a sinistra) L dentro si decide la mia sorte; se resto maschera o se divento direttore.

LIBERO (stendendogli la mano che Guglielmo stringe) Auguri!

Olga, dalla prima a sinistra, ipocritamente indispettita, parlando sommessamente a sua madre, la quale cingendole le spalle con il braccio destro, ascolta soddisfatta i suoi ragionamenti, attraversa la camera, dirigendosi verso l'ingresso. Dopo pochi passi, fingendo di scorgere solamente allora Libero e Costanza, rivolge ad essi un compunto:

OLGA Buongiorno.

CRISTINA (pronta, con la medesima intenzione di Olga) Buongiorno. (Ed escono).

BENEDETTO (entra svelto per seguirle. impacciato, vuol darsi un contegno, guarda tutto e niente. Finalmente, con un mezzo sorriso, a Libero e Costanza) Buongiorno. Scusate il fastidio.

LIBERO (assumendo un'aria vaga) Vi pare.

COSTANZA Siete il padrone.

BENEDETTO (a Guglielmo, con un cenno d'intesa, per rasserenarlo) Tu, aspettami al caff Brasile dove abbiamo preso il caff quando siamo arrivati.

GUGLIELMO (rinfrancato, strisciante) Va bene.

BENEDETTO (ora fissa lo sguardo su Libero, scrollando lievemente il capo con un risolino ambiguo, insinuante, minaccioso) E bravo don Libero! Molto bene. Vi far ricordare chi Benedetto Cigolella. (Libero non osa interrompere, quasi gli sorride). Una sola cosa devo stabilire: se siete un ingenuo o un verme. Se siete un ingenuo, io v'insegner a vivere... (Decisamente minaccioso) Voi mi conoscete! Se siete un verme... don Libero, faccio cos col piede... (stropiccia lievemente e ripetutamente la punta del piede destro su di una mattonella del pavimento, come per distruggere ed annientare un insetto di cui si sicuri di disperderne casi ogni traccia) ...e vi schiaccio! (Poi rivolgendosi di nuovo a Guglielmo, quasi chiedendo indulgenza per Libero) Andiamo, Guglielmo.

GUGLIELMO (che ha mangiato la foglia, saluta con improvvisa vitalit) Buongiorno. (Esce, seguendo Benedetto).

A bocca aperta, Libero e Costanza, s'interrogano con uno sguardo pieno d'accorata, timida curiosit.


ATTO TERZO

La. stanza sottostante a quella degli atti precedenti. .

Mentre a sinistra le pareti presentano la medesima struttura e le stesse ubicazioni, a destra, invece, stato praticato un ampio vano per formare S61 -ambiente con la camera accanto vediamo quindi, rimpicciolita e spostata a sinistra, l'intera camera da pranzo dei signori Incoronato, con in pi l'architrave ricavato dalla parete di destra, il quale, sostenuto all'inizio dalla spalletta di fondo, trova sostegno al proscenio su di un pilastro immaginario, per non togliere la visibilit al pubblico. L'ambientino di destra, ricavato dalla eliminazione della parete, presenta una porta in prima quinta e un'altra in fondo. Questa lascia vedere una finestra del corridoio, comunicante con l'appartamentino. L'arredamento di lusso, sia nell'ambiente di sinistra che in quello di destra. Tutto un soggiorno, con il picco-lo angolo da gioco. Infatti il nuovo ambientino che vediamo stato arredato per l'esigenza e festosamente decorato, alle pareti, con elementi allusivi: due racchette incrociate, una scacchiera, i dadi, il ping-pong, ecc. Tende alle finestre. Tappeti, ninno-li e quadri. Sono trascorsi nove mesi circa. una luminosa mattina di maggio. Sul parapetto della terrazza, vasi fioriti. All'alzarsi del sipario si troveranno al centro della stanza, in piedi, di fronte al pubblico, Guglielmo Caputo e Angelina Trombetta. Angelina si riconosce subito. Tipo di serva provinciale. Indossa un abito fastoso ma pacchiano nella foggia e nel colore, ed ostenta, forse per la prima volta in vita sua, un cappellino invadente nel bel mezzo del capo. Il braccio sinistro, nel quale infilata una borsa utilitaria in cretonne, aiuta il destro a sostenere, maternamente, il peso di un neonato di poco pi di un mese. Guglielmo Caputo abbigliato vistosamente. Tutti i suoi paramenti sono nuovi di zecca. Dalle scarpe scrocchianti, alla cravatta audace; dal cappello grigio perla, che rigira nelle mani, al pedalino vistoso. Ogni tanto, durante la lunga pausa che seguir il levarsi del sipario, osserva l'orologio a braccio e solleva le sopracciglia in atto d'impazienza. Guarda teneramente Angelina palpeggiando il culetto del neonato e, con un gesto descrittivo della mano destra, lascia indovinare che il marmocchio se l' fatta addosso. Sorride bonario a sua moglie per indurla ad avere pazienza nell'attesa. Dopo il giuoco scenico voluto dall'autore e limitato all'indispensabile dal regista, entra dalla comune Cristina, seguita da Carmela. Cristina tutta in ghingheri, felice di poter praticare la sua opera e la sua esperienza, affinch il rito familiare abbia a svolgersi con tutte le regole consuetudinarie.

CRISTINA,(entrando, come continuando a parlare con Carmela) Ti sei perduta una funzione magnifica. La fonte battesimale in chiesa era decorata tutta a fiori bianchi: un trionfo di fioribianchi: Il prete ha parlato come un Dio! Dammi una mano adaggiustare la camera da letto, perch adesso arriva il bambino e voglio far trovare tutto pronto. (Fingendo di scorgere soltanto in quel momento Guglielmo e Angelina, con freddezza) Voi state aspettando ancora? Mi dispiace, ma mio genero adesso viene con gli altri.

GUGLIELMO (niente affatto scoraggiato dalla freddezza di Cristina) Non ha importanza. Io lo voglio salutare prima di partire.

CRISTINA (osservando amorosamente il neonato) Quant' bellillo. Statevi attenti, in viaggio, di non fargli prendere aria. Com' tranquillo!

GUGLIELMO (affermando) Una pace.

CRISTINA Pure il nostro non piange mai. (Chiamando verso la prima a sinistra) Balial... Balial...

LA BALIA (dalla prima a sinistra, mastodontica e ingombrante, nell'abito classico. Fermandosi a due passi dall'uscio, incrocia le mani sul ventre e chiede svogliatamente, con il parlare lento dei provinciali) Mi avete chiamato?

CRISTINA (A Carmela, in disparte) Quanto antipatica. (Poi, rivolgendosi alla balia, cambiando repentinamente espressione, falsamente amabile) Adesso arriva il bambino. Avete chiuso le finestre in camera?

BALIA (senza scomporsi, con lo stesso tono lento) Ne ho chiusa una sola, perch la seconda ci ha un ferramento, come si dice... ca struppa le mane.

CRISTINA Bisogna spingere prima e poi girare il ferro.

BALIA E devo spingere io?... Sono venuta per allattare o per spingere?

CRISTINA (dignitosa, subisce) giusto. Adesso vengo e spingo io.

BALIA (risolve) E spingete voi. (Esce per la prima a sinistra, con passo lento, pomposo).

CARMELA (seguendo Cristina che s avvia) E che ce vo' a chiudere na fenesta... Mo vengh'io! (Ed esce anche lei con Cristina per la prima a sinistra).

OLGA (dalla comune, preoccupata, seguita a breve distanza dalla levatrice. in abito da mattina. Nulla pi di superficiale si nota nel suo carattere, nulla pi di lezioso si scorge nel suo abbigliamento. completamente cambiata dai primi due atti. diventata mite e dolce. La levatrice giovanissima. Veste decorosamente, da professionista seria. Reca fra le braccia il bambino di Olga) Sta tutto bagnato.

LA LEVATRICE Non si preoccupi, signora. Vedr... Troppe volte bisogner cambiargli la biancheria.

GUGLIELMO (sorridendo ad Olga) Noi stiamo aspettando ancora.

OLGA Mio marito viene subito. Perdonate se vi lasciamo soli, ma il bambino ha bisogno di biancheria pulita.

GUGLIELMO Signo', perdonate. Pure il nostro avrebbe bisogno di cambiare la biancheria.

OLGA Entrate dentro. (Indica la prima a sinistra) Fate il comodo vostro.

ANGELINA Io ci ho con me tutto l'occorrimento.

OLGA (avviandosi verso la prima a sinistra, seguita dalla levatrice) E venite.

GUGLIELMO Va', Angeli', t'aspetto qua.

Olga, la levatrice ed Angelina escono per la prima a sinistra.

BENEDETTO (dalla comune, introducendo Libero) Vengo adesso dalla chiesa, sono proprio felice di vedervi. Entrate. Ma che fate, cerimonie?

LIBERO (con il suo solito, modesto vestito degli atti precedenti. Soltanto la camicia quella che al secondo atto stata aggiustata da Costanza con le cimose. In una benda nera, legata e sospesa al collo, adagia il braccio sinistro e la mano fasciata) Con voi? Vi pare che faccio cerimonie con voi? Sono arrivato in questo momento da Roma e mi farebbe piacere rimanere un poco in vostra compagnia, dato pure l'evento del battesimo; ma sono stanchissimo, don Benede'... e vorrei andarmi a riposare.

BENEDETTO (invogliandolo a restare) Non ci vediamo da tanti mesi!

LIBERO (precisando) Nove. Non ci vediamo da nove mesi. (Facendo mentalmente i conti) Anzi, precisamente, otto e mezzo...(Scorgendo Guglielmo, lo indica) Da quando vidi l'ultima volta lui.

GUGLIELMO (salutando con gioia sproporzionata) Buongiorno, signor Benedetto.

BENEDETTO (con lieve disappunto) Buongiorno. Voi perch siete venuto qua?

GUGLIELMO E ho portato pure mia moglie ed il bambino, stan-no di l. Io velo dissi che dovevo venire a Napoli, perch miamadre e i parenti volevano conoscere la sposa e la prole. Cos, prima di ritornare a Grosseto, ho pensato di venirvi ad ossequiare e faivi gli auguri per il battesimo del vostro bambino.

BENEDETTO Grazie. (Traendo in disparte Guglielmo, con rilievo) Hai fatto male. Ti avevo detto di evitare.

GUGLIELMO (convinto e con tono strafottente) No, io ho fatto bene. Prima per la mia famiglia, e poi per la vostra, voi mi capite... Adesso vado a prendere mia moglie e vi togliamo il fastidio. (Scorgendo Libero che, significativamente, lo saluta da lontano, cerca di evitarne il contatto) Permesso. (Esce per la prima a sinistra),

LIBERO (in buona fede, alludendo a Guglielmo) Non mi ha riconosciuto.

BENEDETTO direttore di uno dei miei due cinema a Grosseto. LIBERO (come a dimostrargli di essere al corrente) Quello che una volta era maschera.

BENEDETTO (falsamente ingenuo, come se l'apprendesse in quel momento) Era maschera?

LIBERO E voi non lo sapete?

BENEDETTO No.

LIBERO Don Benede', me lo diceste voi!

BENEDETTO Io?... non mi ricordo. L'ho assunto come direttore perch ne ebbi delle buone informazioni. (Libero rimane dubbioso. La semplicit con cui Benedetto gli parla lo sconcerta, gli fa quasi avere dei dubbi sulle proprie facolt mentali). E voi ve ne siete stato a Roma, tutto questo tempo?

LIBERO Partii dopo il matrimonio di mia sorella, sei mesi fa, per consegnare certi francobolli di valore alla succursale di Roma,e sarei tornato prima se non avessi avuto delle complicazioni alla mano.

BENEDETTO A proposito, non ho mai domandato che avete alla mano. Una caduta?

LIBERO (amaro) No.

BENEDETTO Nu frungolo?

LIBERO (con allusione) Una flmone.

BENEDETTO (rettificando) Un flmone, volete dire... Si dice flmone.

LIBERO Ce ne sono di due specie: c' il flmone maschio e la lmone femmina. A me capitata la femmina, don Benede', e non c' peggio.

BENEDETTO Overo?

LIBERO Ci sto cantando ancora. Fece infezione e non sono serviti cataplasmi, pomate, unguenti... Mi sono dovuto decidere e cinque giorni fa, a Roma, ho dovuto ricorrere all'intervento chirurgico: taglio, raschiamento ed asportazione della terza falange caudale.

BENEDETTO Voi che dite?

LIBERO Che dico? So io quello che ho sofferto!

BENEDETTO Tiene mente na flmone che te combina...

LIBERO E capace di tutto! (Come seguitando un discorso troncato da poco,, convinto di trovare immediata comprensione) Per me, vi siete regolato benissimo: siete stato umano e saggio.

BENEDETTO (cadendo dalle nuvole) In che cosa?

LIBERO Come avete risolto la situazione.

BENEDETTO (c. s.) Quale situazione?

LIBERO (cocciuto, precisando) Veramente sarebbero due: quella della cameriera di Grosseto e quella di vostra moglie, qua.

BENEDETTO (seriamente rabbuiandosi) E scusate, che c'entra la cameriera di Grosseto con mia moglie?

LIBERO (comincia a comprendere il giuoco di Benedetto, ma non vuoi darsi per vinto) Dico che avete fatto bene a dare un marito alla cameriera di Grosseto ed a riunirvi con vostra moglie, riconoscendo il bambino.

BENEDETTO (come di fronte a una enormit) Libero, ma voi state scherzando?

LIBERO (eroico) No!

BENEDETTO (offensivo) Allora siete impazzito. La cameriera di Grosseto, Angelina Trombetta, ha sposato il direttore di uno dei miei due cinema, Guglielmo Caputo. Hanno avuto un bambino, sono felici e mi fa tanto piacere per loro. In quanto al mio ravvicinamento con mia moglie, con il conseguenziale riconoscimento del bambino, perch vi fa tanta meraviglia? Non lo dovevo riconoscere? Libero, una creatura vostra, sangue del vostro sangue... sangue del mio sangue...?

LIBERO (l l per scoppiare, dominandosi) Ma quale sangue di sangue... don Benede'... io non voglio bestemmiare! Voi mi raccontaste tutta la tragedia: 'a rivoltella alla tempia... 'o capita-no che avevate sentito dall'altra camera in casa di vostra suocera!

BENEDETTO (ribattendo) E secondo voi, uno sente una cosa dall'altra camera e ne deve creare un altro Vangelo di Dio?... Libero, se oggi sono stato al battesimo e sono padre di un bambino, mettitevello bbuono ncapo, la colpa vostra! Quando io volevo uccidere mia moglie, vi ricordate? Quel giorno ero in buona fede perch avevo creduto fermamente a quello che avevo sentito in casa di mia suocera. E giustamente, perch pensavo: Vivo diviso da Olga a Grosseto, lei a Napoli... Quella volta che la venni a vedere, litigammo e partii l'indomani come se non ci fossimo visti... Se aspetta un bambino, questo bambino non pu essere mio!...

LIBERO (ammettendo, soddisfatto)Ecco!

BENEDETTO ( fissandolo lungamente, con ironico rimprovero) Dove lo comprate il vino?

LIBERO Quale vino?

BENEDETTO Quello che usate per casa vostra...

LIBERO Ah... qualche volta... Dal vinaio all'angolo.

BENEDETTO (alludendo alla sera che bevve il vino in casa di Libero) Che sbornia, quella sera! Quella sera che salimmo da voi e che, a mia moglie, Ile venette 'o svenimento!

LIBERO Vi sborniaste col vino di quella sera?

BENEDETTO (con convinzione) Una sbronza che non prender mai pi in vita mia e che mai uomo al mondo abbia presa! Quando vi lasciai con mia moglie, che dopo poco mi raggiunse, la poverina mi venne a trovare per seguitare a parlare. Il vostro vino fece il suo effetto: nascita e battesimo dell'erede.

LIBERO (rodendosi il fegato) Gi.

BENEDETTO Quando poi io, accecato dalla gelosia, volevo ucciderla in casa vostra, fu lei che mi fece ricordare quello che era avvenuto fra noi, la sera della sbronza.

LIBERO (c. s.)Galeotto fu il vino!

BENEDETTO (accompagnando col gesto della mano un risolino accusatore)Che v'avess' 'a fa', mo io a voi?

LIBERO Fate voi. Accetto tutto.

OLGA (di dentro) Benedetto, puoi venire un momento?

BENEDETTO (premuroso) Vengo subito. (A Libero) Permesso.

LIBERO Accomodatevi.

CRISTINA (dalla prima a sinistra) Benede', Caputo e la moglie se ne vanno, ti vogliono salutare.

BENEDETTO Vado subito. (Ed esce per la prima a sinistra). CRISTINA (nel vedere Libero ha un attimo di smarrimento e gli va incontro con esuberante cordialit) Don Libero bello. Che piacere di vedervi. Quando siete arrivato?

LIBERO (freddo) Da poco!

CRISTINA (con falso interessamento) Da dove, da dove?

LIBERO (c. s,) Da Roma.

CRISTINA(entusiasta) Quant' bella Roma. Io c feci il viaggio di nozze con la buonanima di mio marito. Me la fece girare tutta: il Colosseo, il Pantheon, il Vaticano, Villa Borghese, il Pincio... Che bella citt! Mi port persino nella palla di S. Pietro.(Pausa). E l'abbacchio?... Lo fanno ancora a Roma l'abbacchio?!

LIBERO (che non ha capito) Che cosa?

CRISTINA L'abbacchio... Il capretto.

LIBERO Ah, 'o crapetto!... E voi dite l'abbacchio!... Credo. Perch non lo dovrebbero fare?

CRISTINA Quanto buono... Ne ho mangiato tanto... (Altra pausa. Vedendo languire la conversazione, riprende) E l'orologio ad acqua?... Ci sta ancora l'orologio ad acqua?...

LIBERO Dove?

CRISTINA Al Pincio.

LIBERO (affatto interessato, ma tanto per parlare) Ah si, quell'orologio che funziona ad acqua... Sembra un castelletto, col laghetto sotto...

CRISTINA ... Ci sta pure la paparella.

LIBERO Gi... E perch lo dovevano togliere?

CRISTINA (come accorata) I tedeschi. Nove mesi di dominazione... Siccome io l'avevo visto con la buon'anima di mio marito, e m'era rimasto impresso, pensavo sempre: Vu ved ca chilli brutte tedesche s'hanno purtato l'orologio ad acqua...

LIBERO (c. s.) Non credo. Con tante cose che c'era da portare via si portavano proprio l'orologio ad acqua? Poi, si dovevanoportare pure l'acqua... come se la portavano, con i fiaschi? E 'a paparella? Quello fu un brutto momento: l'esodo dei tedeschi fu tragico... Ve l'immaginate un tedescoc"a paparella mmano, l'orologio sopra la spalla... e gli altri tedeschi, appresso, con i fiaschi d'acqua... No, non credo... sta ancora ll.

CRISTINA Pensandoci bene, no, non pu essere.

LIBERO (cambiando discorso) Vi faccio tanti auguri per il battesimo.

CRISTINA Grazie. Per me, poi, voi capite che ci pu essere nel mio cuore, in un giorno come questo. Il primo nipotino. E quant' bello, tranquillo. Non si vede e non si sente. Sarei felice se avesse preso il carattere del padre.

LIBERO (ambiguo) Quale?

CRISTINA (allarmata) Come quale?

LIBERO Voi che avete detto?

CRISTINA (seccata) Sarei felice se avesse preso il carattere del padre...

LIBERO (c. s.) E io ho detto: quale?

CRISTINA (che incomincia a capire il pensiero di Libero) Come _quale?

LIBERO (precisando) Voglio dire: quale carattere?

CRISTINA (un po' rinfrancata, ma sempre dubbiosa) Il carattere di

Benedetto. Voi lo conoscete cos bene: generoso, lavoratore.

LIBERO Speriamo bene, signo'...

CRISTINA (a denti stretti) Cosi speriamo...

LIBERO Cosi speriamo!

CRISTINA (fingendo di notare solo ora la mano fasciata di Libero) Che avete alla mano?

LIBERO Niente, signo'. (Come per chiederle innocente solidariet) uno scherzo. Voglio impressionare mia sorella. Quando mi vede, sapete che paura si mette? Le voglio dire che ho avuto un morso da una cagna arrabbiata.

CRISTINA (ha mangiato la foglia, ma non si perde d'animo) E voi la fate svenire di paura.

LIBERO Ma poi le dico subito che il morso non esiste, e che la cagna arrabbiata stata una mia invenzione.

CRISTINA (reggendo il giuoco anche questa volta) Com' bello vedere fratello e sorella che s fanno gli scherzi.

GUGLIELMO (dalla prima a sinistra, seguito da Angelina, la quale ha tra le braccia il suo bambino) Andiamo, Angeli', si no se fa tarde.

CRISTINA Ve ne andate?

GUGLIELMO Per forza. Grazie di tutto, auguri, e quando verremo a Napoli, la prossima volta, non mancheremo di venirvi a fare una visitina.

CRISTINA (carezzando fuggevolmente il bambino) Quant' bellillo! Statte buono, nenni'... Tenetelo ben coperto. Buon viaggio!(Esce per la prima a sinistra).

LIBERO (a Guglielmo) Ve ne andate a Grosseto?

GUGLIELMO (Si f erma e guarda Libero con aria incerta, dimostrando di non conoscerlo, freddamente) S.

LIBERO (con solidale complicit) Avete fatta 'a botta?!

GUGLIELMO Quale botta?

LIBERO (c. s.) Da maschera a direttore?

GUGLIELMO Me stisseve danno 'e nummere?

LIBERO Quando la signora era al servizio di Benedetto Cigolella a Grosseto...

ANGELINA Io sono la moglie di Guglielmo Caputo qui presente, mi chiamo AngelinaCaputo fu Concetta e Giammaria Trombetta, nata a Bnvento, di condiinecasalinga e serva non l'ho fatta mai!

GUGLIELMO Andiamo Angeli', 'o signore ha pigliato nu sbaglio! (Avviandosi e spingendo Angelina verso la comune, a Libero) Buona permanenza. (Ed esce con la moglie). Libero, rimasto solo, siede a destra con evidente nausea per tutto quello che lo circonda. Forse pensa a tutta la sua vita trascorsa in miseria, a tutte le buone occasioni che gli si presentarono negli anni della sua giovent e che, onestamente, mise da parte, perch ognuna di esse presentava aspetti morali poco puliti. Rimpiange, forse, quei tempi e si rammarica per non aver saputo, allora, transigendo sui suoi sentimenti retti, cogliere il momento. Il suo pensiero corre alla sua camicia rifatta con la tela Madapolam e china il capo come per piegarsi ad un destino scelto con le sue stesse mani.

GRAZIELLA (dalla comune. Reca un pacchetto di carta velina ben confezionato. S'incontra con Carmela ed entra dalla prima a sinistra) Scusa, Carmela, vuoi dire alla signora Olga se posso vederla un momento?

CARMELA Vi servo. (Ed esce di nuovo per la prima a sinistra).

Graziella nel vedere Libero domina un lieve sussulto, fingendo di non averlo scorto. Libero dal canto suo prova quasi una gioia, un beneficio nel vedere Graziella, ma non osa affrontarla. Rimane muto nella sua posizione.

OLGA (dalla prima a sinistra) Buongiorno.

GRAZIELLA (sinceramente l'affronta) Non si meravigli, signora, della mia presenza in casa sua. Vorrei vedere il suo bambino. ( visibilmente commossa. Disfacendo il pacchetto) Guardi, signora. (E le mostra un minuscolo corpettino, e poi scarpette e guantini di lana) Lavoro bene a maglia. Vuoi permettermi di offrirlo al suo piccolo?

OLGA (commossa a sua volta le porge la mano) Grazie.

GRAZIELLA (grata, gliela stringe) Molto gentile, signora.

OLGA (facendole strada verso la prima a sinistra) Si accomodi.

GRAZIELLA (avviandosi) Grazie. (Esce).

OLGA (guardandolo e volgendosi teneramente a Libero) Libero, come state?

LIBERO(livido) Come vogliono i Padreterni.

OLGA (osservando la mano fasciata di Libero, affettuosamente e sinceramentepremurosa) Il morso che vi diedi alla mano, quel giorno, ancora vi d fastidio?

LIBERO (sospettoso, incredulo) Vi ricordate di avermi morsicata la mano?... (Olga accenna di s con la testa). Grazie signo', grazie...

Siedono.

OLGA (semplice) Tutto mi ricordo io, e mi siete molto caro... Un veleno, Libero... ero come avvelenata. Non riesco a riconoscermi. Vi giuro che le cose pi assurde mi sembravano facili, realizzabili. Quanti progetti fantastici! I valori pi belli li consideravo trascurabili, inutili.

LIBERO Mannaggia 'a guerra, mannaggia...

OLGA Non lo so, non so niente. Saccio sulo ca tengo nu figlio... E sapeste il bisogno che ho di parlarne con voi. Ditemi quello che volete, ma io non vedo l'aspetto ridicolo della situazione. Quando mio marito prende tra le braccia il bambino e ci giuoca, sento una grande tenerezza e gli voglio bene... (Si ferma, timida, come chi sta per dire una enormit, chiede) Lo posso dire?

LIBERO (incoraggiandola) Dite, signo'.

OLGA Gli voglio bene, pi che se fosse realmente il padre di mio figlio. (Alludendo alla mano) Vi fa ancora male?

LIBEROSi, signo', ma passer.

OLGA (con una mossettina vezzosa bacia ripetutamente la mano fasciata di Libero come sulla bua ai bimbi) Ecco, passata la bua.

LIBERO (ammirato e riconoscendo il potere magico e diabolico della donna) Ci tenete stretti in una mano. Cu' na mussetell' 'e chesta, site capace 'e v'accatt nu reggimento 'e surdate prussiane. (Si ferma incredulo, come per constatare una realt strana-mente verificatasi) Signo', sar suggestione, 'a mano veramente nun me fa male cchi!

OLGA (tenera) E io mo so' mamma. I baci miei toccano e sanano.

LIBERO (commosso) E over'!

OLGA Non mi serbate rancore?

LIBERO E vvuie site mamma! Si pu serbare rancore a na mamma? Vedete, avete dato i bacetti che hanno fatto chiudere la ferita e calmare il dolore!

OLGA (sconoscente) Grazie. Permesso.

Libero rimasto solo si guarda la mano e prova a muoverla non sentendo pila dolore.

BENEDETTO (dopo poco, dalla prima a sinistra, come per annunciare qualche cosa di fastidioso e inevitabile insieme) I parenti. Stanno venendo i parenti. Il rito, caro Libero. Dopo la chiesa, il saluto in casa. Permettete. (Esce per la comune. Dopo una pausa ritorna introducendo i parenti) Entrate, intrattenetevi un poco qua. Il bambino sta facendo toeletta per presentarsi degnamente a voi. Vado a fare un poco di premura, accuss dopo ci pigliammo nu bello rinfresco.(Esce per la prima a sinistra).

I parenti sono entrati muti e comprensivi della loro missione. Il pi vecchio, lo zio di Benedetto, ha un'espressione rassegnata e sprezzante. Uno dei suoi due figli porta gli occhiali, l'altro indossa, come il fratello, dignitosamente, abiti poveri. Tutti e due malaticci e malnutriti. Il fratello di Benedetto non brilla per la sua eleganza. Si nota subito dal suo abito malandato, chenon naviga in buone acque. Verde di colorito, sfoga la sua invidia disprezzando e definendo fortunati coloro i quali sanno meglio di lui guadagnarsi da vivere. Il loro ingresso genera freddezza e disagio. Infatti Libero li saluta appena con un cenno del capo e si mette in disparte.

IL FRATELLO (risoluto, allo zio) No, ma io ce 'o ddico. Lo zio Che cosa? Che vuoi dire?

FRATELLO C' o' figlio nun figlio a isso e che 'a mugliera na schifosa. zio (navigato) Te lo vuoi fare nemico? Attacca l'asino dove vuole il padrone.

FRATELLO Gi, viene un estraneo e ti toglie quello che tuo fratello ti deve per legge! A voi non ha tolto?... Chilli guagliune nun hanno perso?... (Mostra i gigli).

ZIO Noi con la nostra miseria, lui con la sua ricchezza.

COSTANZA (dalla comune, muove incontro a Libero) Libero, sei arrivato! Me l'ha detto il fratello della portiera. Ma come, senza avvertirmi con un telegramma?

LIBERO Roma-Napoli... E poi ho deciso all'ultimo momento. Roberto sta bene?

COSTANZA Non me ne parlare, Libero, non me ne parlare!

ROBERTO (di dentro) Sta dentro?

COSTANZA 'O vi' lloco. Scusa Libero, io t'invito a pranzo per stasera in presenza sua, ma tu rifiuta... se no poi dopo se la prende con me.

LIBERO Ma nun m'invita proprio.

COSTANZA No, se no dice che pare brutto.

ROBERTO (entrando, burbero) Costanza.

COSTANZA Sto qua... (Indicando Libero) C' Libero.

ROBERTO Gu, caro Libero.

LIBERO Buongiorno, caro cognato.

COSTANZA L'ho invitato a pranzo per stasera.

ROBERTO Ah... e lui?

LIBERO Non posso, don Robe', e non posso nemmeno domani.

ROBERTO Ah, e dopodomani vigilia!

LIBERO Non vi preoccupate. Io, dopodomani, ho mal di testa.

ROBERTO Ah... e va bene... (Riflettendo) Come?

LIBERO S, un chiodo solare che ho da quando ero bambino...

FRATELLO (che guarda verso la prima a sinistra, velenoso) 'E vvi' lloco... Infatti dalla sinistra entra Cristina, seguita da Olga, Benedetto, Graziella, Carmela. L'incontro diventa cordialissimo. Le parole accompagneranno i gesti. Sorrisi, complimenti, abbracci. La confidenziale mano destra dello zio batte qualche colpettinosignificativo sulla rassegnata spalla sinistra di Benedetto. Baciamano dei figli alle signore. Carmela si mette in disparte prendendo postoin fondo verso la comune. Il giuoco cessa, non appena dalla prima a sinistra entra la balia con il neonato fra le braccia, seguita dalla levatrice. Tutti allora formano un semicerchio, curando ognuno di scegliersi il posto che, per anzianit ed importanza morale, gli spetta, dando, con gesti di falsa mode-stia, l'impressione di non volerlo accettare. Olga fra Benedetto e Cristina in primo piano a sinistra. Accanto a Benedetto, verso destra, il fratello, subito dopo lo zio. Al centro i due figli, accanto ad essi, fino a giungere in primo piano a destra: Costanza, Roberto, Graziella e Libero.

La levatrice, pratica del rito e dei suoi diritti, avvicinandosi alla balia, allunga sapientemente gli avambracci, affinch quella possa adagiarvi sopra il neonato, il quale tutto adornato di merletti e fiocchi, e disteso in ricco e immacolato port-enfant. Abbozzandouno stereotipato sorriso di occasione, inizia il giro da sinistra a destra. Ad uno ad uno i presenti baciano il bimbo e mettono convenientemente dei biglietti di banca sul pori-enfant ai piedi del neonato. La levatrice, falsamente disinteressata, accentua il sorriso: Grazie... Grazie... Compiuto il giro, la balia riprende tra le braccia il bambino, mentre la levatrice esce per la prima a sinistra. Tutti ormai si affollano intorno alla balia per vedere meglio il neonato e prodigargli complimenti.

COSTANZA Sentite, io ne ho visti bambini ben nutriti e di buona salute, ma come questo impossibile.

CRISTINA Ne far piangere ragazze!

ZIO (pi filosofo) Guaglio', rmati di santa pazienza e comincia il tuo viaggio nel mondo.

BENEDETTO (a Libero che in disparte) Don Libero, e voi non dite niente? Chisto nato mmano a vuie!

LIBERO (bonario) E se permettete gli far il compare di cresima quando sar grande.

BENEDETTO (accettando la proposta) Con gioia!

LIBERO Il compare di cresima importante, perch viene ad essere il secondo padre del bambino.

FRATELLO (rettificando, maligno) Ilterzo! (Tutti ammutoliscono). Il terzo padre del bambino, perch ci sono io: lo zio di sangue.

LIBERO (che ha compresa l'insidia, guardandolo con disprezzo) Gi, voi siete il fratello del padre. giusto. (Indica Benedetto) Ma scusate, come fratello, non vi ha scelto. Il compare si sceglie, ed lui che, in mancanza del padre, consiglia e mette sulla buona strada il compariello. (Al bambino) Come diceva lo zio, rmati di santa pazienza e comincia il tuo viaggio nel mondo. Cumparie', avrai che vedere!... Se vuoi trovarti bene, scie c'he 'a fa'? Devi legare l'asino dove vuole il padrone. Il padrone sai chi ? l'uomo nero. il mammone, quello pi forte di te, che ti pu far paura se non leghi l'asino dove vuole lui. L'asino invece il tuo orgoglio, il tuo onore, e quasi sempre il tuo diritto. Non dire mai una verit, lasciala in fondo al pozzo, e quando dici le bugie, le devi scegliere fra quelle che sono di gradimento del tuo padrone, perch se non piacciono a lui, sai che fa? Lle spezza 'e gamme e dice ca so' ccorte e tu, con il tuo povero asino, corri sperduto e svergognato per il mondo. Se, al contrario, sono interessanti per lui, le aiuta, le fa correre e non le fa fermare pi. Pensa che ce ne sono certe che camminano da quando nato il mondo. (Prende un tono allegro come per dare una buona notizia) E adesso, voglio darvi una notizia. Mi sposo! (Meraviglia e approvazione dei presenti). La sposa una giovane ereditiera di una grande famiglia aristocratica dell'alta Italia. Rimasta orfana dei genitori, volle chiudersi nel suo dolore e visse parecchi anni in solitudine, nel suo castello, con poca servit ed una governante che le era rimasta fedele. Avendo, poi, io, durante gli anni di lavoro, accumulata una discreta fortuna, mi sono fatto animo ed ho chiesto la sua mano. L'accoglienza stata favorevole, e se permettete vi presento la mia fidanzata... (Chiamando a s Graziella) Grazie', vieni qua.

GRAZIELLA (ritraendosi) Libero!

LIBERO (la prende per mano e la conduce davanti a tutti) Ecco la mia futura moglie!

TUTTI (Si guardano sorpresi tra loro e si accenna a un piccolo applauso) Ah!

LIBERO Che c', freddezza?

TUTTI No...

Il battimano riprende pi forte fino a diventare un'ovazione, mista a complimenti striscianti all'indirizzo dei due fidanzati.

BENEDETTO (invitando) Allora credo che sia venuto il momento di prenderci un rinfresco.

TUTTI Molto bene...

BENEDETTO Andiamo di l, venite. (Tutti parlottando escono per la prima a sinistra. Libero rimasto in disparte con Graziella, ed ora si avvia verso la comune con lei) Libero, voi non venite? Ve ne andate?

LIBERO Sono stanco, don Benede'. (Poi avvicinandosi a lui) Vi voglio far vedere una verit con le gambe corte.

BENEDETTO (che vuol comprendere meglio) Una verit?

LIBERO ... con le gambe corte! Don Benede', una verit sacrosanta, con certe gambette piccole piccole, costretta a camminare lentamente, a passettini impercettibili. Per arrivare, impiega Dio sa quanto, ma... arriva! (Si toglie la giacca e mostra a Bene-detto il di dietro della sua camicia arrangiata e rifatta da Costanza).

BENEDETTO (meravigliato e divertito insieme) E ched', Libero?... Che avete fatto?... (Ride)Che andate facendo cos combinato?... (Ride ancora mentre, con amarezza infinita, Libero lo guarda fisso negli occhi) Libero... (Tenta ancora di sorridere, ma lo sguardo severo di Libero lo costringe a mutare, definitiva-mente, espressione. Da ironico diventa di una seriet dispetto-sa) Libero, non venite dentro?

LIBERO (comprende il complesso di lui, si rimette la giacca, e per trarlo d'impaccio) No, grazie. Ho da fare. (Poi a Graziella) Cammina, tu.

Benedetto segue con lo sguardo i due che, lentamente, escono per la comune.