Le cognate

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LE COGNATE

di Michel TREMBLAY

Personaggi

Germaine Lauzon

Linda Lauzon                                    Figlia di Germaine Lauzon

Rose Ouimet                                      Sorella di Germaine Lauzon

Gabrielle Jodoin                                 Sorella di Germaine Lauzon

Pierrette Guérin                                 Sorella di Germaine Lauzon

Lisette de Courval

Marie-Ange Brouillette

Yvette Longpré

Des-Neiges Verrette

Angéline Sauvé

Rhéauna Bibeau

Thérèse Dubuc                                   Cognata di Germaine Lauzon

Olivine Dubuc                                   Suocera di Thérèse Dubuc

Lise Paquette                                     Amica di Linda Lauzon

Ginette Ménard                                 Amica di Linda Lauzon

L'azione si svolge nel 1965.

Una cucina. Quattro enormi casse occupano il centro della stanza.


Atto Primo

Entra Linda Lauzon. Vede le quattro casse piazzate in mezzo alla cucina.

LINDA LAUZON  -  La miseria, cos'è questa roba? Mamma!

GERMAINE LAUZON  -  (da un'altra stanza) Sei tu, Linda?

LINDA LAUZON  -  Sì. Cosa sono queste casse in mezzo alla cucina?

GERMAINE LAUZON  -  Sono i miei punti!

LINDA LAUZON - Sono già arrivati? Ammazza! Hanno fatto in fretta!

Entra Germaine Lauzon.

GERMAINE LAUZON  -  Vero? Mi sono meravigliata anch'io! Eri appena uscita, stamattina, che hanno suonato alla porta. Vado a aprire. Era un ragazzone. Mi sa che era uno che ti piaceva, Linda. Proprio il tuo tipo. Ventidue ventitré anni, capelli neri, ricci, con i baffetti ... Proprio un bell'uomo. Mi chiede, è la signora Germaine Lauzon, casalinga. Dico di sì, che sono io. Dice, ecco i suoi punti. Mi è venuta un'agitazione, capirai. Non sapevo cosa dire ... Due ragazzi li hanno portati in casa, poi quell'altro mi ha fatto una specie di discorso ... E come parlava bene! Tutto distinto! Sono sicura che era uno che ti piaceva, Linda ...

LINDA LAUZON  -  Ho capito, ma cosa diceva?

GERMAINE LAUZON  -  Non mi ricordo ... Ero troppo agitata ... Ha detto che la società dove lavorava era contenta che avevo vinto io il milione di punti ... che ero proprio fortunata ... Io non sape­vo cosa dire ... Ci sarebbe voluto tuo padre ... gli avrebbe potuto dire qualcosa, lui ... Io non so nemmeno se ho detto grazie!

LINDA LAUZON  -  Ci sono un bel po' di punti da attaccare qui! Quat­tro casse! Un milione di bollini, non è uno scherzo!

GERMAINE LAUZON  -  Tre casse. La quarta è per gli album. Ma ho avuto un'idea, Linda. Non li possiamo mica attaccare tutti da sole. Esci, stasera?

LINDA LAUZON  -  Sì, Robert mi deve chiamare ...

GERMAINE LAUZON  -  Non puoi rimandare a domani? Perché ho avuto un'idea, ascolta... A mezzogiorno ho chiamato le mie sorelle, la sorella di tuo padre e sono andata dalle vicine. Le ho invitate tutte a venire a attaccare i punti, stasera. Faccio un party per l'incollaggio dei punti! è una buona idea, eh? Ho com­prato le noccioline, il cioccolato, tuo fratello è andato a prende­re da bere ...

LINDA LAUZON  -  Mamma, lo sai che esco sempre il giovedì sera! è la nostra sera! Volevamo andare al cinema ...

GERMAINE LAUZON  -  Non mi puoi lasciare sola stasera. Siamo quasi in quindici!

LINDA LAUZON  -  Ma sei matta! Dove vi mettete in quindici in cuci­na? E lo sai che nel resto della casa non si può ricevere perché imbiancano! La miseria, mamma, a volte proprio imbranata sei!

GERMAINE LAUZON  -  Brava, sputami in faccia! Va bene, va bene, esci, fai di testa tua! Tanto fai sempre di testa tua, figurati! Che vita di merda! Non posso nemmeno avere una piccola soddisfa­zione, che c'è subito qualcuno che me la rovina! Vacci al tuo cinema, Linda, vacci pure, esci stasera, fai di testa tua! Porco di un cane, se mi sono rotta!

LINDA LAUZON  -  Capisci, mamma ...

GERMAINE LAUZON  -  Non capisco niente e non voglio sapere pro­prio un bel niente. Manco una parola di più ... Ti ammazzi per tirarli su, e cosa te ne viene? Niente! Un cavolo di niente! Non sono nemmeno capaci di farti un piacere! Ti avverto, Linda, comincio a averne le scatole piene di servirvi, te e gli altri. Non sono la serva di casa, io. Ho un milione di punti da attaccare e non me li posso mica attaccare da sola. Dopo tutto, quei punti faranno comodo a tutti! Ma che ciascuno si faccia la sua parte, in questa casa ... Tuo padre lavora di notte, e se non finiamo di incollarli, domani continua lui di giorno, me l'ha promesso. Mica chiedo la luna. E aiutami, una volta tanto, invece di anda­re a spasso con quel morto di fame.

LINDA LAUZON  -  Non è un morto di fame, cara.

GERMAINE LAUZON  -  Già, stiamo freschi! Lo sapevo che eri sce­ma, ma non fino a questo punto. Non ti sei ancora accorta che il tuo Robert è un buono a nulla? Neanche sessanta carte a setti­mana guadagna. È l'unica cosa che ti può pagare è il cinema Amherst, il giovedì sera! Te lo dico io, Linda, ascolta i consigli di tua madre: se continui a frequentarlo, diventerai una buona a nulla come lui. Mica vorrai sposare un calzolaio e rimanere una pezzente tutta la vita!

LINDA LAUZON  -  Basta, mamma, quando ti arrabbi, non sai più quel che dici! D'accordo, rimango a casa, ma per favore smetti­la con questa lagna, per l'amor del cielo! Intanto, Robert presto avrà un aumento e guadagnerà un bel po' di soldi in più. Non è mica scemo come credi! Il boss mi ha detto che può anche fare strada e diventare un capetto. Quando viaggi sulle ottanta car­te a settimana, c'è poco da ridere, cara. Vado a telefonargli ... Gli dico che non posso andare al cinema, stasera ... Gli posso dire di venire a attaccare i punti con noi?

GERMAINE LAUZON  -  Ma sentila lei! Gli dico che non lo sopporto, e subito gli scappa di invitarlo! Ma Dio santo, non hai proprio cer­vello, povera figlia mia! Che male ho fatto al buon Dio per avere dei figli così ritardati! Anche questa, a mezzogiorno chiedo a tuo fratello di andare a prendere mezzo chilo di cipolle, e lui mi torna con due litri di latte. Roba dell'altro mondo! Bisognereb­be ripetere tutto venti volte, qui dentro. Mi vuoi proprio far perdere la pazienza! Ti ho detto che faccio una party di donne, Linda, solo di donne. Non sarà mica una signorina, il tuo Robert!

LINDA LAUZON  -  Stai calma, mamma, gli dico di non venire, e chiuso, senza rompere tanto. Non si può far niente, qui! Figura­ti se mi fa voglia di incollar punti dopo una giornata di negozio! E va' a spolverare in salotto, magari! Mica devi stare a sentire tutto quel che dico! (Fa un numero telefonico) Pronto? Vorrei Robert, per favore ... Quando rientra? Va bene, gli dica che ha chiamato Linda ... Sì, signora Bergeron, tutto bene grazie, e lei? Meglio così! Eh già, è vero, arrivederci. (Riattacca. Il telefono squilla subito) Pronto? Mamma, è per te!

GERMAINE LAUZON  -  (rientrando) Hai vent'anni e non hai ancora capito che bisogna dire "Un attimo, prego" quando si risponde al telefono!

LINDA LAUZON  -  Ma è solo zia Rose. Non vedo perché far tante cerimonie con lei.

GERMAINE LAUZON  -  (mettendo la mano sulla cornetta) Ma ci stai zitta! Pensa se ti sentiva!

LINDA LAUZON  -  Me ne fotto!

GERMAINE LAUZON  -  Pronto! Ah! Sei te, Rose ... Eh, sì, sono arri­vati ... Chi l'avrebbe mai detto, eh? Un milione! Ce li ho qui davanti e ancora non ci credo. Un milione! Non so neanche quant'è di preciso, ma quando si dice un milione c'è poco da scherzare! Sì, ci hanno messo anche il catalogo. Ce n'avevo già uno, ma questo è quello di quest'anno, è meglio ... l'altro era tut­to conciato ... Sì, ci sono un sacco di belle cose, le dovresti vede­re. Da non credere. Penso che posso prendere tutto quello che c'è dentro. Cambio tutti i mobili di casa. Una stufa, il frigo, la batteria da cucina ... Credo che prenderò quella rossa con le stelle d'oro. Non so se l'hai vista ... è molto bella, proprio! Pren­do le pentole, le posate, un servizio di piatti, le oliere, le saliere, i bicchieri di vetro col disegno caprice, eh, se son belli... La signora De Courval li ha presi l'anno scorso. Dice che li ha pagati un patrimonio ... Io li prendo tutti a gratis! Diventerà verde di rabbia! Cosa? Sì che viene stasera! Poi ho visto dei barattoli ricoperti di carta spagnola per metterci il sale, il pepe, il tè, il caffè, lo zucchero e tutto il resto. Sì che me li prendo tut­ti ... Mi faccio una camera stile colognale, tutta completa con tutti gli accessori. Le tende, i copricomodini, quel coso da met­tere per terra accanto al letto, la tappeteria nuova alle pareti ... No, a fiori no ... gli fa venire il mal di testa a Henri, quando dor­me ... Puoi proprio dirlo che avrò una camera bellissima! Per la sala ... prendo tutto un combinato con lo sterio, la tivù, il tappe­to di nilon sintetico, le cornici... Sai che meraviglia quelle di colesterolo rivestito di velluto, sì, quelle cinesi... Mica male, eh? Un sacco di tempo che le volevo! E poi reggiti forte, ragazza mia, prendo anche i piatti in vetro soufflé! Sì, come quelli di tua cognata Aline. Anzi, mi sa che questi sono ancora più belli! Pen­sa che roba! Un salotto coi portaceneri, le lampade ... C'è un rasoio elettrico per la barba di Henri, le tendine per la doccia ... Cosa? Beh, ne facciamo mettere una: la danno con i bollini! Una vasca impermiabile, sai quella con le zampe di leone, un lavan­dino nuovo, un costume da bagno nuovo per ciascuno ... No, no, macché troppo grassa, non ricominciare. Poi rifaccio tutta la camera del piccolo. Devi vedere cosa non c'è per la camera dei bambini, è una meraviglia! Topolino dappertutto. E per la stan­za di Linda ... d'accordo, poi semmai guardi sul catalogo. Vieni subito, dai, che le altre arrivano! Gli ho detto di venire presto. Capisci che ce ne vuole di tempo per incollarli tutti! (Entra Marie-Ange Brouillette) Va bene, ora ti lascio, c'è qui la signora Brouillette. Va bene, sì... sì, ciao.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Io, c'è poco da fare, signora Lauzon, sono invidiosa.

GERMAINE LAUZON  -  Ci credo! È un avvenimento! Ma mi deve scusare, signora Brouillette, non sono ancora pronta. Stavo parlando con mia sorella Rose ... La guardavo dalla finestra ... Ci si vede da una parte all'altra della strada, è tanto comodo ...

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Ma cosa, viene anche lei?

GERMAINE LAUZON  -  Beh, certo, non se la perde una serata così per tutto l'oro del mondo. Si sieda un po', intanto che aspetta, a guardare il catalogo. Vedrà che bella roba che c'è dentro. Mi prendo tutto, signora Brouillette, tutto. Tutto il catalogo!

Germaine Lauzon entra in camera sua.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  A me, una fortuna così non mi pote­va mica capitare. Nessun pericolo! Io sono lì a mangiare merda e merda mangerò tutta la vita. Un milione di punti! Una casa intera! C'è poco da fare, se non mi tengo, scoppio a piangere come un vitello. Certo che la fortuna capita sempre a quelli che non se la meritano. Cosa diavolo ha fatto, la signora Lauzon, per meritarsi tutta questa roba? Niente. Niente di niente. Non è né più bella né più fine di me. Non dovrebbero esistere, quei concorsi lì. Aveva ragione il parroco, l'altro giorno, a dire che devono essere amboliti. Come la mettiamo che lei deve vincere un milione di punti e io no, eh, perché? Non è giusto. Anch'io lavoro, anch'io me li strofino per bene, i miei figlioli. Anzi, i miei sono più puliti dei suoi. Lavoro come una negra, per quello che sembro uno scheletro. Lei invece è grossa come una troia. E mi toccherà anche di stargli accanto, a lei e alla sua bella casa a gratis. C'è poco da fare, mi brucia. Sì che mi brucia. E mi toc­cherà anche beccarmi le sue battute. Perché è il tipo che si mon­ta la testa. Quella pazza maledetta! Dovremo sentircela raccontare per anni la storia dei suoi punti. Che palle! Ci credo che sono fuori di me. Non mi va di crepare di fame mentre lei, la cicciona, fa la principessina sul pisello. Non è giusto. Mi sono rotta di ammazzarmi per niente! Faccio una vita di merda! Di merda! E non bastasse, sono povera come un pidocchio. Mi sono rotta di fare questa maledetta vita di merda!

Durante questo monologo sono entrate Gabrielle Jodoin, Rose Ouimet, Yvette Longpré e Lisette de Courval. Si sono accomoda­te in cucina senza far caso a Marie-Ange. Le cinque donne si alzano e si voltano verso il pubblico. Cambio luci.

LE CINQUE DONNE  -  (assieme) Quintetto: Una maledetta vita di merda! Lunedì!

LISETTE DE COURVAL  -  Appena il sole inizia a carezzare coi suoi raggi i fiorellini nei campi, e gli uccellini aprono i beccucci per alzare gridolini al cielo ...

LE ALTRE QUATTRO  -  Io mi alzo, preparo la colazione! Toast, caf­fè, pancetta, uova. Faccio una fatica boia a svegliare tutti. I ragazzi vanno a scuola, mio marito a lavorare.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Il mio no, è disoccupato. Resta a letto.

LE CINQUE DONNE  -  E giù, a lavorare come una bestia fino a mez­zogiorno. Lavo. Vestiti, gonne, calze, golf, pantaloni, mutande, reggipetti, proprio di tutto! E strofina, e strizza, e strofina, e sciacqua... È deprimente, ho le mani rosse, sono depressa. Bestemmio. A mezzogiorno, tornano i ragazzi. Mangiano come maiali, girano la casa a culo in su, e se ne vanno. Il pomeriggio, stendo. Uno sfinimento. Odio fare la serva. Poi, preparo la cena. Tornano tutti a casa, con l'aria idiota, e si litiga. Poi la sera, guardiamo la tivù. Martedì!

LISETTE DE COURVAL  -  Appena il sole ...

LE ALTRE QUATTRO  -  Mi alzo, preparo la colazione. Sempre la stessa storia di merda. Toast, caffè, pancetta, uova ... Sveglio tutti, li butto fuori. Poi, c'è da stirare. Lavoro, lavoro, lavoro. Arriva mezzogiorno, non me ne accorgo nemmeno, i ragazzi sono incazzati perché non ho fatto da mangiare. Gli faccio i panini con la mortadella. Lavoro tutto il pomeriggio, arriva l'ora di cena, e si litiga. Poi la sera, guardiamo la tivù. Mercole­dì! Giorno di spesa. Cammino tutto il giorno, mi spezzo le reni a portare pacchi grossi così, arrivo a casa morta. Ma devo far lo stesso da mangiare. Quando arrivano tutti, sono in bambola. Mio marito bestemmia, i ragazzi urlano ... Poi la sera, guardia­mo la tivù. Giovedì e venerdì, stessa storia. Mi distruggo, mi sfianco, mi ammazzo per quel branco di deficienti. Sabato, per­dipiù ho i ragazzi tra i piedi. Poi la sera, guardiamo la tivù. La domenica, uscita di famiglia: a pranzo dalla suocera, in corrie­ra. Devo star dietro ai ragazzi tutto il giorno, sopportare gli scherzi idioti del suocero, ingozzarmi col mangiare della suoce­ra, che a sentirli è pure meglio del mio. Poi la sera, guardiamo la tivù. Sono stufa di questa maledetta vita di merda. Una maledetta vita di merda. Una maledetta vita di merda. Una maled ...

La luce ritorna normale. Si risiedono tutte di colpo.

LISETTE DE COURVAL  -  Io, quando sono andata in Uropa ...

ROSE OUIMET  -  Arieccola con la sua Europa, questa! Siamo messe bene! Ce ne abbiamo per tutta la sera, figurati. Quando attacca, non smette più! Si carica, si carica, e chi gliela stacca la spina?

Entra Des-Neige Verrette. Salutini discreti.

LISETTE DE COURVAL  -  Volevo soltanto dire che non li hanno i bollini, in Uropa. Cioè, ce li hanno dei bollini, ma non come que­sti. Giusto i bolli per affrancare le lettere.

DES-NEIGES VERRETTE  -  Che pena! Regali come i nostri, niente. Proprio una miseria quest'Europa!

LISETTE DE COURVAL  -  Oh, no! È tanto bella nondimeno.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Mica sono contro i punti io, che mi fanno comodo. Se non era per i punti, ero ancora qui a aspetta­re il coso per tritare la carne. Però sono contro i concorsi, per esempio!

LISETTE DE COURVAL  -  E perché? Rendono felice una famiglia!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Può darsi, ma fanno incazzare le famiglie che gli stanno vicine, per esempio!

LISETTE DE COURVAL  -  Dio mio, come è sboccata, signora Brouil­lette! Non costa poi tanto parlare perbene, guardi me!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Io parlo come mangio, e dico quel che ho da dire: mica sono andata in Uropa, io, e mica sono obbli­gata a sforzarmi per parlar bene!

ROSE OUIMET  -  Non cominciate a fare casino, voi due. Non siamo venute qui per far casino. Se continuate, riattraverso la strada e torno a casa mia.

GABRIELLE JODOIN  -  Ma cosa cavolo fa Germaine, che non arri­va? Germaine!

GERMAINE LAUZON  -  (da camera sua) Ma sì, un momento, dai ... cavoli non ... non sono buona a ... Linda, sei lì?

GABRIELLE JODOIN  -  Linda! Linda! No, non c'è!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Mi pare che l'ho vista uscire, poco fa.

GERMAINE LAUZON  -  Non mi dite che se l'è data. Quella stronza!

GABRIELLE JODOIN  -  Possiamo attaccare a incollare i punti, intanto che aspettiamo?

GERMAINE LAUZON  -  No! Aspettate me, che ve lo dico io cosa dovete fare! Non cominciate subito, aspettate me, che arrivo! Parlate, intanto, parlate!

GABRIELLE JODOIN  -  Parlate, parlate, si fa presto ...

Squilla il telefono.

ROSE OUIMET  -  Dio, che spavento! Pronto! No, non c'è, ma se aspetta, non ci metterà molto, vedrà che torna da un momento all'altro. (Appoggia la cornetta, lasciandola staccata, esce sulla veranda e grida) Linda! Linda, telefono!

LISETTE DE COURVAL  -  E allora, signora Longpré, dunque sua figlia Claudette gradisce di essere sposata?

YVETTE LONGPRE  -  Ah! Se gli piace! Se la gode proprio. Me l'ha raccontato tutto il viaggio di nozze, sa?

GABRIELLE JODOIN  -  Dov'è che sono andati, allora?

YVETTE LONGPRE  -  Beh, lui aveva vinto un viaggio alle isole Canarie, e così si sono sbrigati a sposarsi ...

ROSE OUIMET  -  (ridendo) Le isole Canarie? Ce ne devono essere di uccelli, da quelle parti!

GABRIELLE JODOIN  -  Dai, Rose!

ROSE OUIMET  -  Dai cosa?

DES-NEIGES VERRETTE  -  Dov'è che sono, le isole Canarie?

LISETTE DE COURVAL  -  Ci siamo appunto passati di là, io e mio marito, nel nostro ultimo viaggio in Uropa ... È proprio un pae­se ben bello. Le donne vanno in giro solo con la gonna.

ROSE OUIMET  -  È proprio il paese adatto per mio marito!

LISETTE DE COURVAL  -  E vi assicuro che è gente per niente puli­ta! Del resto, in Uropa, non si lavano!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Eh sì, l'aria sudicia ce l'hanno. Prende­te l'italiana che sta qui accanto, quella puzza in un modo da non credere!

Le donne scoppiano a ridere.

LISETTE DE COURVAL  -  (insinuante) Avete fatto caso alla sua cor­da della biancheria, il lunedì?

DES-NEIGES VERRETTE  -  No, perché?

LISETTE DE COURVAL  -  Vi dico questo e basta: loro le mutande non le portano!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Non è vero!

ROSE OUIMET  -  E smettetela, via!

YVETTE LONGPRE  -  Roba da matti!

LISETTE DE COURVAL  -  Vero come è vero che son qui. Fateci caso, lunedì prossimo e vedrete.

YVETTE LONGPRE  -  Ci credo che puzzano!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Forse le mutande preferisce sten­derle in casa ... si vergogna!

Tutte le altre ridono.

LISETTE DE COURVAL  -  La vergogna, gli Uropei non la conosco­no! Basta guardare i film in televisione. È spaventoso. Si bacia­no in mezzo alla strada senza ristagno. È la loro natura, sono fatti così! Guardate la figlia dell'italiana quando la vanno a tro­vare i suoi ganzi... insomma ... i ragazzi suoi amici ... È disgusto­so quello che fa quella ragazza. Una autentica vergogna. A pro­posito, signora Ouimet, l'altro giorno ci ho visto il suo Michel...

ROSE OUIMET  -  Non con quella puzzona, spero!

LISETTE DE COURVAL  -  Sì, per l'appunto.

ROSE OUIMET  -  Ma si sarà sbagliata. Non poteva essere lui!

LISETTE DE COURVAL  -  Beh insomma, sono anche miei vicini, gli italiani. Erano tutti e due lì davanti, sul balcone ... Dovevano supporre che erano invisibili ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  È vero, li ho visti anch'io, signora Oui­met. Si davano certi baci ...

ROSE OUIMET  -  Ma guarda che disgraziato! Non mi bastava un maiale per casa ... Quando dico maiale, parlo di mio marito ... Non può vedere una bella ragazza in televisione che ... diventa pazzo scatenato! Brutti stronzi! Tutti uguali gli Ouimet, a loro non gli basta mai ...

GABRIELLE JODOIN  -  Dai, Rose, che bisogno hai di raccontare i fatti tuoi davanti a tutti...

LISETTE DE COURVAL  -  Ma a noi interessa ...

DES-NEIGES VERRETTE e MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Sì, e come!

YVETTE LONGPRE  -  Per tornare al viaggio di nozze di mia figlia ...

Entra Germaine Lauzon, tutta vestita a festa.

ROSE OUIMET  -  Gesù, come ti sei conciata! Vai a nozze?

GERMAINE LAUZON  -  Eccomi a voi, ragazze! (Saluti, "buongiorno, come va" eccetera) Allora di cosa parlavate?

ROSE OUIMET  -  Beh, la signora Longpré ci raccontava giustap­punto del viaggio di nozze della sua Claudette ...

GERMAINE LAUZON  -  Ma davvero? Buongiorno, signora ... E allo­ra, cos'è che diceva?

ROSE OUIMET  -  Pare che è stato proprio un viaggio bellissimo. Hanno visto gente di tutti i colori. In nave sono andati. Capito, hanno visitato delle isole. Le isole Canarie ... A pesca, hanno preso dei pesci grossi così! Hanno incontrato delle coppie che conoscevano ... delle amiche di Claudette ... E sono tornati tutti insieme. Si sono fermati a New York. La signora Longpré ci ha raccontato certi anemoni ...

YVETTE LONGPRE  -  Beh ...

ROSE OUIMET  -  Eh, signora Longpré, vero, dico bene?

YVETTE LONGPRE  -  Sì, cioè ...

GERMAINE LAUZON -   Dica a sua figlia, signora Longpré, che gli auguro tanta felicità. Non siamo stati invitati al matrimonio, ma noi sappiamo vivere!

Silenzio imbarazzato.

GABRIELLE JODOIN  -  Accidenti, sono quasi le sette! Il rosario!

GERMAINE LAUZON  -  Santo cielo, la mia novena per Santa Teresa! Vado a prendere la radio di Linda ... (Esce)

ROSE OUIMET  -  Che altro potrà volere da Santa Teresa? Dopo tut­to quello che ha vinto!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Forse sono i suoi figli che gli danno dei problemi ...

GABRIELLE JODOIN  -  Non credo, se era così me lo diceva ...

GERMAINE LAUZON  -  (dalla camera di Linda) Ma dove l'ha caccia­ta, quella radio!

ROSE OUIMET  -  Mah, non lo so, Gaby, certe volte la nostra sorella fa la misteriosa!

GABRIELLE JODOIN  -  A me, racconta tutto. A te, si sa, pettegola come sei ...

ROSE OUIMET  -  Come sarebbe a dire, pettegola come sono. Come ti permetti! Non sono certo più pettegola di te, Gabrielle Jodoin!

GABRIELLE JODOIN  -  Ma se non riesci a tenerti dentro niente!

ROSE OUIMET  -  Ah! Senti, senti ... Se credi ...

LISETTE DE COURVAL  -  Ma non era lei, signora Ouimet, or ora a dire che appunto non eravamo venute qui per bisticciare?

ROSE OUIMET  -  Lei si faccia gli affari suoi! Intanto, non ho detto bisticciare, ho detto far casino!

Torna Germaine Lauzon con una radio.

GERMAINE LAUZON  -  Ma cosa succede allora, che vi si sente grida­re dall'altra parte della casa!

GABRIELLE JODOIN  -  E chi sarà mai? Nostra sorella, tanto per cambiare ...

GERMAINE LAUZON  -  E stai un po' calma, Rose. Di solito sei sem­pre te che tieni su le serate. Non cominciare a far casino, stasera!

ROSE OUIMET  -  Lo vede che diciamo far casino, a casa nostra!

Germaine Lauzon accende la radio. Si sentono brani del rosa­rio. Tutte le donne si inginocchiano. Dopo cinque o sei "Ave Maria" si sente un baccano spaventoso che viene da fuori. Tutte le donne si mettono a gridare, si alzano e escono di casa cor­rendo.

GERMAINE LAUZON  -  Mio Dio, la suocera di mia cognata Thérèse è cascata giù dal terzo piano!

ROSE OUIMET  -  Si è fatta male, signora Dubuc?

GABRIELLE JODOIN  -  Stai zitta, Rose. Come minimo dev'essere morta!

THERESE DUBUC  -  (da molto lontano) Sta bene, signora Dubuc? (Si sente una specie di rantolo) Aspetti che le tolgo la sedia a rotelle di dosso, ecco! Così va meglio? La aiuto a rimettersi sul­la sedia. Via, signora Dubuc, si aiuti un pochino, non stia così moscia! Porca vacca!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Vengo a aiutarla, signora Dubuc.

THERESE DUBUC  -  Grazie, signorina Verrette, è molto gentile ...

Le altre donne rientrano in casa.

ROSE OUIMET  -  Spegni la radio, Germaine, ho un'agitazione addosso!

GERMAINE LAUZON  -  Sì, brava, e la mia novena?

ROSE OUIMET  -  Dove sei arrivata?

GERMAINE LAUZON  -  A sette.

ROSE OUIMET  -  Sette, non c'è male. Domani ricominci, e sabato prossimo la novena l'hai finita!

GERMAINE LAUZON  -  Sì, ma la mia novena bisogna farla in nove settimane! (Entrano Thérèse Dubuc, Des-Neiges Verrette e Oli­vine Dubuc sulla sua sedia a rotelle) Mio Dio, s'è mica fatta troppo male, vero?

THERESE DUBUC  -  No, no, c'è abituata. Lei dalla sedia a rotelle ci casca dieci volte al giorno. Uh! Sono senza fiato. Tirare su que­sta carrozzina per tre piani, mica è da ridere! Non ha qualcosa da bere, Germaine?

GERMAINE LAUZON  -  Gaby, dai un bicchier d'acqua a Thérèse! (Si avvicina a Olivine Dubuc) Allora, come va, signora Dubuc?

THERESE DUBUC  -  Non si avvicini troppo, Germaine, che da un po' di tempo morde!

Olivine Dubuc cerca, effettivamente, di morderle la mano.

GERMAINE LAUZON  -  Ha ragione, Thérèse, è pericolosa! È tanto che è così?

THERESE DUBUC  -  Spenga la radio, Germaine, che mi dà sui ner­vi! Sono troppo agitata, dopo tutto quel che è successo.

Germaine Lauzon spegne malvolentieri la radio.

GERMAINE LAUZON  -  La capisco, povera Thérèse, la capisco!

THERESE DUBUC  -  Guardi, io sono stufa marcia! Marcia! Non ave­te idea di che vita faccio, da quando ho mia suocera sul gozzo. Ah! Non è che non gli voglia bene, povera donna, fa tanta di quella pena, però è malata e perdipiù capricciosa e senza buon­senso. Bisogna stargli sempre dietro!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ma perché non l'avete lasciata all'o­spedale?

THERESE DUBUC  -  Eh! Vede, signorina Verrette, mio marito ha avuto un aumento tre mesi fa e così la mutua non voleva più pagare per sua madre. Ci toccava caricarci noi tutta la retta dell'ospedale ...

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Gesù!

YVETTE LONGPRE  -  È spaventoso!

DES-NEIGES VERRETTE  -  E fatela finita!

Durante il racconto di Thérèse Dubuc, Germaine Lauzon apre le casse e distribuisce album e punti.

THERESE DUBUC  -  Siamo stati costretti a portarla via. È una cro­ce che non vi dico! Ha novantatré anni, questa donna, non biso­gna dimenticarselo! Va curata come un neonato! Mi tocca vestirla, svestirla, lavarla ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Gesù mio!

YVETTE LONGPRE  -  Disgraziata!

THERESE DUBUC  -  Non è divertente! Anche stamani ... Dico a Paolo, il mio figlio più piccolo: "Mamma va al mercato, guarda la nonnina, stalle dietro". Beh, Cristo di Dio, quando sono tor­nata, la signora Dubuc s'era rovesciata addosso il barattolo del­la melassa e ci sguazzava dentro come un'idiota. Naturalmente, Paolo era sparito! Ho dovuto pulire il tavolo, il pavimento, la sedia a rotelle ...

GERMAINE LAUZON  -  E la signora Dubuc?

THERESE DUBUC  -  Ah lei ce l'ho lasciata tutto il pomeriggio! Così impara! Si comporta come un neonato, la tratteremo come un neonato. Guardi, è un vero strazio, devo perfino imboccarla col cucchiaino!

GERMAINE LAUZON  -  Dio mio, Thérèse, come la compatisco.

DES-NEIGES VERRETTE  -  Lei è troppo buona, Thérèse.

GABRIELLE JODOIN  -  È vero, è fin troppo buona.

THERESE DUBUC  -  Che volete, bisogna pur guadagnarselo il paradiso.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Lei se l'è ben guadagnato, il paradi­so, davvero!

THERESE DUBUC  -  Ah! Ma non mi lamento, Dio è buono, mi ripeto io, e mi aiuterà a tirare avanti ...

LISETTE DE COURVAL  -  Che semplicità, lei mi commuove fino alle lacrime!

THERESE DUBUC  -  Via, signora De Courval, non se la prenda ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Che le devo dire, signora Dubuc, lei è una santa donna!

GERMAINE LAUZON  -  Bene, adesso che i punti e gli album ce li ave­te, vado a prendere i piattini con l'acqua, e poi cominciamo, d'accordo? Siamo mica qui per contarcela su! (Riempie d'acqua qualche piattino e poi li distribuisce. Le donne incominciano a incollare i punti). Se Linda fosse qui, almeno, mi potrebbe aiu­tare! (Esce sulla veranda) Linda! Linda! Senti, Richard, hai mica visto Linda? Figuriamoci, che faccia tosta, sta lì a farsi gazzose, mentre io mi ammazzo dalla fatica! Senti, gli dici di venire subito qui, tesorino? Poi vieni a trovare la signora Lau­zon, domani, e lei ti dà le caramelle e le noccioline, se ne resta­no! D'accordo? Vai, carino, e digli di muoversi! (Rientra) Quella schifosa me l'aveva promesso che restava!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  È sempre lo stesso, coi figlioli ...

THERESE DUBUC  -  Tutti uguali sono quegli ingrati!

GABRIELLE JODOIN  -  Lasciamo perdere! Da noi non si vive più. Da quando ha cominciato il liceo classico, il mio Raymond è cambiato che fa paura. Non lo si riconosce più. Guarda tutti dal­l'alto in basso. Ci manca solo che parli latino a tavola! Mette su della musica, ragazzi miei, che non la si può nemmeno ascolta­re! Musica classica dalla mattina alla sera! E all'ora del concer­to, se non ci va di guardarlo, sono scenate. Pensare che se c'è una cosa che non sopporto, è proprio la musica classica.

ROSE OUIMET  -  Ah, per carità, nemmeno io.

THERESE DUBUC  -  Proprio non la si può ascoltare, avete ragione. E bidibing di qua e bidibong di là ...

GABRIELLE JODOIN  -  Raymond dice che siamo noi che non ci capiamo niente. Cosa c'è da capire lì dentro, Dio solo lo sa! Da quando impara tutte quelle scemenze a scuola, ci disprezza. Io guarda, ho quasi voglia di levarcelo di lì, è uno strazio.

TUTTE LE DONNE  -  Come sono ingrati, i figli, come sono ingrati!

GERMAINE LAUZON  -  Mi raccomando, riempiteli tutti gli album, eh! Vanno riempiti tutti!

ROSE OUIMET  -  Sì, Germaine, sì, li conosciamo i punti, mica è la prima volta che li attacchiamo.

YVETTE LONGPRE  -  Ma non vi pare che comincia a fare un po' troppo caldo, qui? Bisogna aprire un po' la finestra ...

GERMAINE LAUZON  -  No, no, che fa corrente! Ho paura per i punti!

ROSE OUIMET  -  Dai, Germaine, non sono mica passerotti, i tuoi punti, non voleranno mica via! A proposito di passerotti, mi vie­ne in mente che sono andata a trovare Bernard, il mio figlio più grande, la domenica passata ... Mai visti tanti uccelli così in una casa. Quella casa è una vera gabbia! È colpa di lei, eh. Una maniaca degli uccelli. Non li vuole ammazzare, dice che ha il cuore troppo tenero. Ho capito che ha il cuore tenero, ma a tut­to c'è un limite. State a sentire questa, che ne vale la pena ... (Proiettore su Rose Ouimet) Ve l'avevo detto che è una pazza incatenata. Ora ci scherzo, ma c'è poco da ridere. Comunque ... A Pasqua, Bernard ha comprato una gabbia di passerotti per i suoi due bambini. Un tipo che aveva bisogno di soldi, all'oste­ria, glieli aveva venduti per poco ... Lei appena l'ha vista, è diventata matta, una vera cotta le ha preso per quegli uccelli! Stava più dietro a loro che ai suoi figli, roba da matti ... Ma a questo punto non gli viene in mente alle femmine di mettersi a covare? E quando sono arrivati gli uccellini, Ma non li ha trovati tanto carini che ha cominciato a dire che lei non aveva il corag­gio di ammazzarli. Ma sarà di fuori! Fatto sta che li ha tenuti tutti. La banda al completo. Non so quanti è che ce n'ha, non sono stata mica lì a contarli ... Ma quando vado lì da loro, poco ci manca se non divento matta, ogni volta pensa un po' tu. Verso le due, lei è lì che apre la gabbia e vengono fuori gli uccelli. Svo­lazzano dappertutto per la casa, cacano da tutte le parti e dopo tocca pulire ogni cosa ... Poi, quando viene l'ora di farli rientra­re in gabbia, non ci vogliono rientrare, sicuro. Allora Manon grida ai bambini: "Acchiappateli gli uccelli, che mamma è stan­ca!". I bambini si mettono a correre dietro agli uccelli ... È un casino quella casa. Io esco, chiaro! Me ne vado sul balcone e aspetto che li abbiano presi tutti! (Le donne ridono) E quei bam­bini poi, delle vere pesti! Gli voglio bene, io, sono i miei nipoti, ma santiddio quanto rompono! I nostri figli non erano mica così, eh! Dite quel che volete, ma i giovani di oggi non sanno allevare i loro figli!

GERMAINE LAUZON  -  È vero!

YVETTE LONGPRE  -  Verissimo!

ROSE OUIMET  -  Ai nostri tempi, non si lasciavano giocare i bambini nel bagno! Beh, dovevate vedere domenica scorsa. I bambini prima sono entrati in bagno facendo finta di nulla, poi hanno buttato tutto all'aria. Io non ho aperto bocca, Manon dice sem­pre che parlo troppo. Li sentivo, e non ne potevo più, vi rendete conto? Hanno preso il rotolo della carta igienica e l'hanno sro­tolato tutto. Manon che gridava: "Basta, bambini, ora la mam­ma si arrabbia!". Figuriamoci, lo stesso che dirlo al muro! Loro che continuavano. Li avrei fatti a pezzi, quei piccoli delinquenti! Si divertivano come matti. Bruno, il più piccolo (come si fa a chiamare così un bambino, io non ci ho ancora fatto l'abitudi­ne!) comunque ... Bruno, il più piccolo, è entrato nella vasca tut­to vestito, con la carta igienica arrotolata addosso, e ha aperto l'acqua ... Si divertiva come un matto. Faceva le barchette con la carta bagnata, e poi l'acqua colava dappertutto. Un vero casino! Sono stata costretta a mettere becco. Un bello sculac­cione per uno e li ho mandati tutti a letto!

YVETTE LONGPRE  -  Ha fatto proprio bene.

ROSE OUIMET  -  Abbiate pazienza, ma non gli potevo far fare quel lavoro! Lei, la deficiente, sbucciava patate e ascoltava la radio! Eh! Sarà scema, questa donna! E dovrebbe esser contenta che non fa niente. Sinceramente, certe volte compiango il mio Ber­nard che se l'è sposata! Se restava con me, era meglio ...

Scoppia a ridere. La luce ridiventa normale.

YVETTE LONGPRE  -  È una sagoma, eh? Ai party chi la tiene! Non la smette mai di farci ridere.

GABRIELLE JODOIN  -  Ah, se è per questo, alle party con lei ci si diverte sempre!

ROSE OUIMET  -  Io lo dico sempre, che quando è il momento di ridere bisogna ridere! Anche quando racconto delle storie tri­sti, cerco sempre di farle diventare un po' comiche ...

THERESE DUBUC -   Beata lei che può dire così, signora Ouimet. Mica tutti ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Si capisce che a lei non gli deve capitare spesso di aver voglia di ridere ... Lei è troppo buona! Pensa troppo agli altri ...

ROSE OUIMET  -  Pensi anche un po' per sé, ogni tanto, signora Dubuc. Non esce mai.

THERESE DUBUC  -  Non ho tempo! Quando volete che esca? Non ho tempo! Mi devo occupare di lei... Ah! E se fosse solo questo ...

GERMAINE LAUZON  -  Via, Thérèse, non mi dica che c'è anche del­l'altro!

THERESE DUBUC  -  Lasciamo stare! Ora perché mio marito guada­gna un po' di soldi, i parenti ci hanno presi per la banca d' Ameri­ca! Anche ieri, la cognata di una mia cognata è venuta da noi a chiedere l'elemosina. Voi mi conoscete, mi s'è stretto il cuore quando mi ha raccontato la sua storia, così gli ho dato della bian­cheria vecchia che non mi serviva più ... Com'era contenta ... Piangeva come una Maddalena. Mi ha perfino baciato le mani.

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ci credo! Se l'è meritato!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Io, signora Dubuc, la ammiro!

THERESE DUBUC  -  Non lo dica ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Sì, sì, sì, se lo merita!

LISETTE DE COURVAL  -  Certo, signora Dubuc, lei merita tutta la nostra ammirazione! Davvero, non la dimenticherò mai nelle mie preghiere!

THERESE DUBUC  -  Ah! Io lo dico sempre che se il buon Dio ha messo i poveri sulla terra, bisogna incoraggiarli!

GERMAINE LAUZON  -  Quando finite di riempire un album, brave, invece di ammucchiarli tutti sul tavolo, è meglio che li mettete in una delle casse ... Rose, vieni a aiutarmi, vuotiamo la cassa degli album, così poi ci mettiamo dentro gli album pieni ...

ROSE OUIMET  -  Giusto! Dio mio, se ce n'è di album! Bisogna incol­larli tutti stasera?

GERMAINE LAUZON  -  Credo che ce la facciamo. Non sono ancora arrivate tutte, noh, e allora ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Chi è che deve venire ancora, signora Lauzon?

GERMAINE LAUZON  -  Rhéauna Bibeau e Angéline Sauvé dovevano arrivare dopo la veglia del defunto. È morto il marito della figlia di un'amica d'infanzia della signorina Bibeau ... Uno che si chiamava signor ... Baril, mi pare ...

YVETTE LONGPRE  -  Mica Rosaire Baril,vero!

GERMAINE LAUZON  -  Sì, mi sa che è proprio lui ...

YVETTE LONGPRE  -  Ma io lo conoscevo bene. Ci sono anche uscita insieme. Pensa un po' che oggi potevo essere vedova!

GABRIELLE JODOIN  -  Ehi, ragazze, ma lo sapete che ho trovato gli otto errori sul giornale la settimana passata ... Era la prima vol­ta che mi capitava ... Così ho deciso di fare il concorso ...

YVETTE LONGPRE  -  E allora, ha vinto qualcosa?

GABRIELLE JODOIN  -  Ho l'aria di una che ha mai vinto qualcosa?

THERESE DUBUC  -  Ma cosa ci farà con tutti questi punti, Germaine?

GERMAINE LAUZON  -  Non ve l'ho mica detto? Cambio tutti i mobili di casa! Un momento ... Dove l'ho messo il catalogo ... Ah, ecco­lo! Guardi, Thérèse, mi prendo tutto quello che c'è qui dentro!

THERESE DUBUC  -  Non ci posso credere! Tutta questa roba non gli costerà un centesimo?

GERMAINE LAUZON  -  Neanche un centesimo! Sono proprio una bella cosa, questi concorsi, vero?

LISETTE DE COURVAL  -  Non diceva così prima, la signora Brouillette.

GERMAINE LAUZON  -  Cioè?

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Via, signora de Courval!

ROSE OUIMET  -  Perché, non deve mica aver paura delle sue idee, signora Brouillette! Non ha detto un momento fa che lei è con­traria ai concorsi perché ci guadagna una famiglia sola!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  È vero, insomma. Io, a tutte queste storie di robe, di viaggi, di punti, sono contraria!

GERMAINE LAUZON  -  Perché lei non ha mai vinto niente!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Forse, può darsi, ma non è giusto lo stesso.

GERMAINE LAUZON  -  Come sarebbe che non è giusto? Dice così perché è invidiosa, ecco perché. L'ha detto da sé che è invidio­sa, quando è arrivata! A me non mi piacciono gli invidiosi, signora Brouillette, non mi piacciono per niente, gli invidiosi! Se lo vuol proprio sapere, io gli invidiosi, non li sopporto proprio!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Se è così, allora me ne vado!

GERMAINE LAUZON  -  Ma no, ma no, non se ne vada, su! Mi scusi... Sono tutta agitata stasera, che non so nemmeno quel che dico. Non ne parliamo più. Pensi pure quello che gli pare, dopo tutto, è suo diritto! Si sieda un po', ecco, e incolli ...

ROSE OUIMET  -  Ha paura di perdere una incollatrice, eh, la nostra sorellina!

GABRIELLE JODOIN  -  Ssst, sta' zitta, e fatti i cavoli tuoi! Sempre a cacciare il naso dove non c'entri!

ROSE OUIMET  -  Sei acida. Stasera non ti si può parlare!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Va bene, d'accordo, resto. Ma sono contraria uguale!

Da questo istante, Marie-Ange Brouillette ruberà tutti gli album che riempie. Le altre se ne accorgeranno subito, salvo Germaine, evidentemente, e decideranno di fare altrettanto.

LISETTE DE COURVAL  -  Ho indovinato la sciarada misteriosa nello "Chatelaine", il mese scorso ... Era facilissima ... Il primo ani­male è un mammifero ...

ROSE OUIMET  -  Un fiammifero?

LISETTE DE COURVAL  -  Un mammifero ... Dunque vediamo ... "sciacallo" ... quindi "scia".

ROSE OUIMET  -  Uno sciacallo è un mammifero?

LISETTE DE COURVAL  -  Ma certo ...

ROSE OUIMET  -  (ridendo) Peggio per lui!

LISETTE DE COURVAL  -  Il secondo è un animale che salta ... dun­que ... "rana", "ra".

ROSE OUIMET  -  Anche lei sembra una rana, ma non salta! Che cretina, con tutte queste scemenze ...

LISETTE DE COURVAL  -  Il terzo è una preposizione.

DES-NEIGES VERRETTE  -  Una preposizione d'amore?

LISETTE DE COURVAL  -  (dopo un sospiro) Una preposizione come nella grammatica. "Da". E tutti insieme fanno un gioco di società ...

ROSE OUIMET  -  Monopoli!

GABRIELLE JODOIN  -  Stai zitta, Rose, che non capisci niente! (A Lisette) Lo Scarabeo?

LISETTE DE COURVAL  -  Non è difficile ... Scia-ra-da ... Sciarada!

YVETTE LONGPRE  -  Ah ... E che cavolo è una sciarada?

LISETTE DE COURVAL  -  L'ho indovinato subito ... era talmente facile ...

YVETTE LONGPRE  -  E allora, ha vinto qualcosa?

LISETTE DE COURVAL  -  Macché! Non ho mandato la risposta ... Non ne ho bisogno, io ... L'ho fatto per il mio piacere ... Ho forse l'aria di una che ha bisogno di queste cose ... io?

ROSE OUIMET  -  A me, le parole misteriose, le parole invertite, le parole nascoste, le parole intrecciate, le parole incrociate, tutte quelle robe lì, mi piacciono proprio ... Sono specializzata! Mando sempre le risposte ... Spendo quasi due dollari di francobolli a settimana ...

YVETTE LONGPRE  -  E allora, ha mai vinto qualcosa?

ROSE OUIMET  -  (guardando verso Germaine) Ho l'aria di una che ha mai vinto qualcosa?

THERESE DUBUC  -  Signora Dubuc, la prego, lo lasci stare il mio piattino con l'acqua ... Ecco, glielo dicevo, l'ha rovesciato! Por­ca vacca, mi sono rotta! Dà un pugno in testa alla suocera che si calma un po'.

GABRIELLE JODOIN  -  Dio mio, ci va giù pesante! Non ha paura di fargli male?

THERESE DUBUC  -  Ma no, si figuri, c'è abituata. È l'unico modo che abbiamo per calmarla. L'ha scoperto mio marito. Un bel pugno in testa e le viene quasi una paralisi per qualche minu­to ... Lei se ne sta buona, e noi stiamo un po' tranquilli ...

Buio. Proiettore su Yvette Longpré.

YVETTE LONGPRE  -  Mia figlia Claudette mi ha regalato il primo piano della sua torta da sposa, quando è ritornata, dal viaggio di nozze. Ero così fiera! È molto bella, accidenti! È fatta come un santuario, tutto di zucchero! C'è una scala di velluto rosso con in cima una piantaforma. Lì, ci sono gli sposi. Due bambolotti carini carini, vestiti come gli sposi veri. C'è anche un prete che li benedice. E dietro c'è un altare. Di zucchero. Una meraviglia da guardare! Ci era costata cara. Era una torta a sei piani, pen­sate. Non tutta di torta, però. Se no, costava un'esagerazione. C'erano solo i primi due piani in basso di torta, il resto era di legno. Ma non si vedeva mica. Mia figlia mi ha regalato il piano di sopra sotto una campana di vetro. Bellissimo, ma avevo pau­ra che a lungo andare lo zucchero andasse a male ... Capite, sen­za aria! Allora ho preso il coltello di mio marito, quello per tagliare il vetro, e ci ho fatto un buco nel disopra della campa­na. Così, il dolce prende l'aria come si deve, e non c'è più peri­colo di vederlo andare a male.

DES-NEIGES VERRETTE  -  Anch'io ho fatto un concorso un po' di tempo fa ... Si chiamava "lo slogan misterioso" ... Bisognava tro­vare uno slogan per una libreria ... la libreria Hachette ... Ne ho trovato uno: "Compere perfette, chi compera da Hachette". Bello, no?

YVETTE LONGPRE  -  E allora, ha vinto qualcosa?

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ho l'aria di una che ha mai vinto qualcosa?

GERMAINE LAUZON  -  Senti, Rose, ti ho vista che tagliavi il tuo prato stamattina ... Ma ti devi comperare una tosaerba!

ROSE OUIMET  -  Macché, le forbici vanno benissimo per me. Mi aiutano a tenermi in forma.

GERMAINE LAUZON  -  Ti vedevo che sgobbavi come una negra ....

ROSE OUIMET  -  Ma mi fa bene, ti dico. E a parte questo, io i soldi per pagarmi una tosatrice non ce li ho. E se ce li avessi, ho tan­ta di quella roba da comperarmi prima!

GERMAINE LAUZON  -  Io me la prendo una tosaerba, con i punti ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Comincia a darmi ai nervi questa coi suoi punti.

Nasconde un album di punti nella borsetta.

ROSE OUIMET  -  Ma via, non vedo cosa ti serve, se stai al terzo piano!

GERMAINE LAUZON  -  Può sempre essere utile. Non si sa mai, se uno trasloca, o no?

DES-NEIGES VERRETTE Sta' a sentire che ora dice che gli ci vuo­le una casa nuova per metterci tutto quello che prende con i suoi punti di merda!

GERMAINE LAUZON  -  Cosa vuoi, ci vorrebbe una casa più grande per metterci tutto quel che prendo coi miei punti! (Des-Neiges Verrette, Marie-Ange Brouillette e Thérèse Dubuc nascondono ognuna due o tre album di punti) Se vuoi, poi te la presto, la mia tosatrice, Rose ...

ROSE OUIMET  -  Mai! Figurati che paura avrei di romperla. Così poi mi tocca raccattare punti per due anni, per rimborsartela!

Le donne ridono.

GERMAINE LAUZON  -  È una sagoma!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Che scema! Signora Ouimet, come lei non c'è nessuno!

THERESE DUBUC  -  Ho indovinato la voce misteriosa alla radio, la settimana passata ... era la voce di Duplessis ... Una vecchia voce ... È mio marito che l'ha scoperta ... Insomma, ho mandato venticinque lettere, e ci ho messo il nome di mio figlio piccolo ... Paolo Dubuc ... come portafortuna ...

YVETTE LONGPRE  -  E poi, ha vinto qualcosa?

THERESE DUBUC  -  (guardando Germaine) Ho l'aria di una che ha mai vinto qualcosa?

GABRIELLE JODOIN  -  Lo sapete cosa mi compera mio marito per la mia festa?

ROSE OUIMET  -  Due paia di calze di nylon come l'anno scorso, o mi sbaglio?

GABRIELLE JODOIN  -  Nossignora! Un cappotto di pelliccia! Insom­ma, non pelliccia vera, una sintetica. D'altra parte, secondo me non ha più senso comprare le pellicce vere. Le imitazioni, oggi sono belle altrettanto, anzi certe volte, vi dirò, sono anche più belle!

LISETTE DE COURVAL  -  Io non sono d'accordo.

ROSE OUIMET  -  Ci credo, lei con la stuoia enorme di visone che ha!

LISETTE DE COURVAL  -  Per me, mai niente potrà mai sostituire la vera pelliccia autentica. A proposito, la mia stele di visone la cambio l'autunno prossimo. Son tre anni che ce l'ho e comincia a essere malandata ... Cioè, è ancora bella, ma ...

ROSE OUIMET  -  Chiudi questo becco, schifosa bugiarda! Come se non lo sapessimo tutte che tuo marito si spacca il culo in quat­tro per prendere soldi in prestito e pagarti le pellicce e i viaggi! Quella non è più ricca di noi altre, ma vuol scorreggiare aldiso­pra del suo buco del culo! M'ha proprio rotto le palle!

LISETTE DE COURVAL  -  Se suo marito fosse interessato a compe­rare la mia stele, signora Jodoin, gliela venderei per poco. Così, potrebbe permettersi un visone vero. Lo dico sempre che tra amici...

YVETTE LONGPRE  -  Io ho mandato le risposte agli "oggetti ingranditi". Lo sapete voi, quegli aggeggi che mostrano vicino-­vicino-vicino, e poi bisogna indovinare cos'è ... Beh, io ho indovi­nato. C'era una vite, un cacciavite ... E un grosso gancio tutto agganciato ...

LE ALTRE DONNE  -  E allora ...

Yvette Longpré si limita a guardare Germaine e si risiede.

GERMAINE LAUZON  -  L'altro giorno, Daniel, il bambino della signora Robitaille, è caduto giù dal secondo piano e non si è fat­to neanche un graffio. Non è incredibile?

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Bisogna anche dire che è cascato sull'amaca della signora Dubé, e che il signor Dubé dormiva nell'amaca, quando il piccolo è caduto ...

GERMAINE LAUZON  -  Eh sì, il signor Dubé è in ospedale! Ce ne avrà per tre mesi ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  A proposito di incidenti, mi viene in mente una barzelletta ...

ROSE OUIMET  -  Quale, signorina Verrette?

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ah no! È troppo spinta, non ho il coraggio ...

ROSE OUIMET  -  Sputi il rospo, signorina Verrette. Tanto lo sap­piamo che ne conosce parecchie di barzellette spinte.

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ma stasera mi vergogno, non so perché ...

GABRIELLE JODOIN  -  Via, signorina Verrette, non si faccia prega­re, forza ... Tanto si sa che poi finisce che ce la racconta, la sua barzelletta ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Va bene ... Dunque ... C'era una suora che si era fatta violentare in un vicolo ...

ROSE OUIMET  -  Si comincia bene!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Fatto sta che il giorno dopo la ritrovano in fondo a un cortile tutta sbracata, coi vestiti tirati su sulla testa ... Si lamenta come una disperata, mi capite ... Allora un giornalista gli si avvicina e gli fa: "Sorella, può dirci le sue impressioni sulla cosa terribile che gli è appena successa?". La suora apre gli occhi e poi con un filo di voce fa: "Ancora! Ancora!".

Tutte le donne scoppiano a ridere, tranne Lisette de Courval che sembra scandalizzata e Yvette Longpré che non capisce la bar­zelletta.

ROSE OUIMET  -  Accidenti se è tremenda! Era un pezzo che non ne sentivo una così... Da pisciarsi addosso! Benedetta signorina Verrette, mi domando dove le trova, queste barzellette ...

GABRIELLE JODOIN  -  Lo sai benissimo che è il suo rappresentante.

DES-NEIGES VERRETTE  -  Signora Jodoin, per favore!

ROSE OUIMET  -  Già! È vero, il rappresentante ...

LISETTE DE COURVAL  -  Non capisco.

GABRIELLE JODOIN  -  C'è un rappresentante che tutti i mesi viene a vendere spazzole alla signorina Verrette ... Penso che lo trovi di suo gusto ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ma francamente, signora Jodoin!

ROSE OUIMET  -  Comunque, la signorina Verrette è di sicuro la più fornita della parrocchia, quanto a spazzole! L'ho visto il suo rappresentante, l'altro giorno signorina Verrette... Era al ristorante ... È venuto a trovare lei, no?

DES-NEIGES VERRETTE  -  Sì, è venuto ... Ma posso assicurare che non c'è niente tra me e lui!

ROSE OUIMET  -  Si dice sempre così...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Dio mio, signora Ouimet, ma che mente contorta che ha lei! Vede sempre il male dove non c'è! È un bra­vo ragazzo, il signor Simard!

ROSE OUIMET  -  Bisogna vedere se lei è una brava ragazza! Via, via, signorina Verrette, non se la prenda! Sa bene che l'ho det­to solo per stuzzicarla!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ma perché volete mettermi paura? Sono una ragazza rispettabile, io! Henri. .. sì, insomma ... il signor Simard, mi ha parlato appunto di un progetto, quando è venu­to ... Ho un invito da fare a tutte da parte sua ... Vuole che gli organizzo una dimostrazione, la settimana prossima ... Ha scel­to me perché conosce la casa ... E per domenica prossima alle otto ... Dopo il rosario. Devo trovare almeno dieci persone per avere il regalo ... Sapete, dà delle belle tazze a quella che gli organizza la dimostrazione... Delle belle tazze di fantasia ... Dovete vederle, come sono belle! Pensate che sono dei souvenir delle cascate del Niagara ... Chissà come le ha pagate care ...

ROSE OUIMET  -  Certo che veniamo! Vero, donne? Le dimostrazio­ni mi piacciono da morire! Ma ci saranno dei premi di partecipa­zione?

DES-NEIGES VERRETTE  -  Beh, questo non lo so. Ma credo di sì. Credo proprio ... E poi io preparo uno spuntino ...

ROSE OUIMET  -  Sarà sempre meglio che qui! Non ho visto neanche l'ombra di una bottiglia!

Olivine Dubuc cerca di mordere sua nuora.

THERESE DUBUC  -  Ancora! Signora Dubuc, se continua, la chiudo nel bagno, e ce la lascio tutta la sera!

Buio. Proiettore su Des-Neiges Verrette.

DES-NEIGES VERRETTE  -  La prima volta che l'ho visto, mi era sembrato tanto brutto ... Sì, a prima vista bello non è. Quando ho aperto la porta, si è tolto il cappello, e poi mi ha detto: "Sarebbe interessata a comprare delle spazzole, signora?". Gli ho sbattuto la porta in faccia! Non faccio mai entrare uomini in casa! Non si può mai sapere cosa può capitare ... A parte il ragazzino della "Presse", lui lo faccio entrare. È ancora troppo giovane, lui, non ha cattivi pensieri. Un mese dopo, quel mio tipo delle spazzole è tornato. C'era una tempesta di neve spa­ventosa, e allora l'ho fatto entrare nell'ingresso. Una volta che era in casa, ho avuto paura, ma mi sono detta che non aveva l'aria cattiva, anche se non era niente bello ... È sempre tutto a puntino, neanche un capello fuori posto ... Un vero signore. E poi, così educato! Mi ha venduto due o tre spazzole, poi mi ha tirato fuori il catalogo. Ce n'era una che mi interessava, ma non ce l'aveva dietro, così ha detto che gliela potevo ordinare. Poi da quella volta, è tornato tutti i mesi. Delle volte, non compro niente. Viene solo per fare due chiacchiere. È così fine! Quando parla, ci si dimentica che è brutto. Poi sa un sacco di cose inte­ressanti. Viaggia da una parte all'altra della provincia, che uomo! Penso ... io penso che lo amo ... Lo so che non ha senso, lo vedo solo una volta al mese, ma stiamo così bene insieme! Sono talmente felice quando c'è lui! È la prima volta che mi capita! La prima volta! Gli uomini non si sono mai occupati di me, pri­ma. Sono sempre stata una ragazza ... sola. Lui mi racconta i suoi viaggi, mi racconta le barzellette ... A volte, sono molto sporche, ma sono così buffe! Sinceramente mi son sempre pia­ciute le storie un po' sporche ... E poi raccontare barzellette spinte fa bene qualche volta ... Beh, non sono mica tutte spor­che, no, certe sono pulite. Barzellette spinte, ha cominciato da poco a raccontarmele ... A volte, sono così sporche che divento tutta rossa. L'ultima volta che è venuto, mi ha preso una mano perché ero diventata rossa. Manca poco che svengo! Mi ha tutta scombussolata, sentire quella manona sopra alla mia! Ho bisogno di lui, oramai! Ho paura che se ne vada per sem­pre ... A volte sogno, ma mica spesso, sogno ... che siamo sposati. Ho bisogno che mi venga a trovare. È il primo uomo che si occu­pa di me. Non lo voglio perdere! Non lo voglio perdere! Se va via, resterò di nuovo sola, e io ho bisogno ... di amare ... (Abbassa gli occhi e mormora) Ho bisogno di un uomo.

Si riaccendono le luci. Entrano Linda Lauzon, Ginette Ménard e Lise Paquette.

GERMAINE LAUZON  -  Ah! Eccoti! Era quasi ora!

LINDA LAUZON  -  Ero al bar ...

GERMAINE LAUZON  -  Lo so anche troppo bene che eri al bar! Con­tinua a frequentare il bar all'angolo, signorina, e finirai come tua zia Pierrette: in una casa malformata!

LINDA LAUZON  -  Dai, mamma, fai una tragedia per niente!

GERMAINE LAUZON  -  Ti avevo pur chiesto di restare ...

LINDA LAUZON  -  Sono uscita solo a prendere le sigarette, e poi ho incontrato Lise e Ginette ...

GERMAINE LAUZON  -  Non c'entra niente! Lo sapevi che avevo ospiti, stasera, perché diavolo non sei tornata subito? Lo fai apposta per farmi dannare, Linda, lo fai apposta per farmi dan­nare! Mi vuoi fare bestemmiare davanti a tutte! Eh, mi vuoi fare bestemmiare davanti a tutte! Porco Giuda! Ecco che ci sei riuscita! Ma non è finita qui, con me, cara mia! Faremo i conti, Linda Lauzon, te lo metto per iscritto!

ROSE OUIMET  -  Non è il caso di far questo casino, Germaine!

GABRIELLE JODOIN  -  Te smettila d'impicciarti degli affari altrui!

LINDA LAUZON  -  Anche se sarei un po' in ritardo, Dio mio, non sarà mica la fine del mondo!

LISE PAQUETTE  -  È tutta colpa nostra, signora Lauzon!

GINETTE MENARD  -  Sì, è colpa nostra!

GERMAINE LAUZON  -  Lo so che è colpa vostra! Eppure gliel'ho detto io a Linda di non frequentare le ragazze del bar! Macché, lei deve far di tutto per farmi dispetto! C'è poco da fare, a volte la sgozzerei!

ROSE OUIMET  -  Via, Germaine ...

GABRIELLE JODOIN  -  Rose, te l'ho detto di farti i cavoli tuoi! Mi hai capita? Gli affari loro a te non ti riguardano!

ROSE OUIMET  -  Quanto sei pallosa! E non mi rompere le scatole! Non si può lasciare Germaine a fare tutto questo casino con Linda per niente!

GABRIELLE JODOIN  -  Non sono affari nostri!

LINDA LAUZON  -  Lasciala un po' stare, zia, che mi difende!

GABRIELLE JODOIN  -  Linda, sii un po' gentile almeno con la madrina, visto che con tua madre non ti riesce!

GERMAINE LAUZON  -  Lo vedi com'è fatta! È sempre così, con lei. Eppure non è così che l'ho allevata io!

ROSE OUIMET -   Lasciamo stare come li allevi tu i tuoi figli!

GERMAINE LAUZON  -  Ah, tu fai proprio meglio a stare zitta ... Per­ché. i tuoi ...

LINDA LAUZON  -  Forza zia, dacci dentro una volta per tutte! Sei l'unica che non gliele manda a dire a mia madre!

GERMAINE LAUZON  -  Che cosa ti succede adesso, tutta in una vol­ta che ti metti dalla parte di zia Rose? Cos'hai detto quando ha telefonato prima, eh, cos'hai detto? Te lo ricordi che cos'hai detto?

LINDA LAUZON  -  Ma cosa cambia ...

ROSE OUIMET  -  Perché, che cosa ha detto?

GERMAINE LAUZON  -  Ti ha risposto lei, quando hai chiamato, o no? Ma "Un attimo prego", non te l'ha detto, e per questo allora gli ho detto di essere un po' più educata con te ...

LINDA LAUZON  -  Mamma, stai zitta! Che bisogno c'è ...

ROSE OUIMET  -  Voglio sapere quello che hai detto, Linda!

LINDA LAUZON -   Cosa conta adesso, zia, ero incazzata!

GERMAINE LAUZON  -  Ha detto: "È solo zia Rose, non vedo perché fare tante cerimonie con lei".

ROSE OUIMET  -  Ah! Guarda guarda ... Ma brava!

LINDA LAUZON  -  Te l'ho detto zia, che ero incazzata!

ROSE OUIMET  -  Non ti credevo così, Linda! Tu mi deludi, mi deludi proprio, cara la mia nipotina.

GABRIELLE JODOIN  -  Dai, Rose, lasciale a far casino tra loro!

ROSE OUIMET  -  Certo che le lascio a far casino. Dagli sotto, vai, Germaine, non la risparmiare, la tua figliola! È maleducata, questa ragazza, e nemmeno poco! Son d'accordo con tua madre: tu farai la fine di tua zia Pierrette, se continui così, cara mia! Se non mi tengono finisce che gli metto le mani addosso!

GERMAINE LAUZON -   E vorrei proprio vedere! Provaci un po' a toc­care i miei figlioli! Io sì, io che ho il diritto anche di menarli, ma non gli mette le mani addosso nessun altro, chiaro!?

THERESE DUBUC  -  E piantatela di discutere, mi sono rotta!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Eh, sì! È una rottura!

THERESE DUBUC  -  E poi mi svegliate anche la suocera, così ricomincia a rompere!

GERMAINE LAUZON  -  La poteva anche lasciare a casa, sua suocera!

THERESE DUBUC  -  Germaine Lauzon!

GABRIELLE JODOIN  -  Ma sì, ha ragione. Non si va a far visite con una vecchia di novantatré anni!

LISETTE DE COURVAL  -  Non era lei, signora Jodoin, che appunto diceva a sua sorella di farsi gli affari suoi, poco fa?

GABRIELLE JODOIN  -  Senta, proprio lei, guarda un po', cara la mia presuntuosa, lei mi vuole lasciare in pace? Incolli i suoi bollini e chiuda il becco, perché sennò vengo a chiuderglielo io!

Lisette de Courval si alza.

LISETTE DE COURVAL  -  Gabrielle Jodoin!

Olivine Dubuc, che gioca da qualche istante con un piattino pie­no d'acqua, lo fa cadere.

THERESE DUBUC  -  Signora Dubuc, stia attenta!

GERMAINE LAUZON  -  Merda! Il mio copritavolo!

ROSE OUIMET  -  Mi ha infradiciata tutta, quella vecchia strega!

THERESE DUBUC  -  Non è vero! Lei era troppo lontana!

ROSE OUIMET  -  Tanto vale dirmelo in faccia che sono una bugiarda schifosa!

THERESE DUBUC  -  Lei è una bugiarda schifosa, Rose Ouimet!

GERMAINE LAUZON  -  Faccia piuttosto attenzione a sua suocera, che casca!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ecco qua, che è a terra un'altra volta!

THERESE DUBUC  -  Qualcuno viene a aiutarmi?

ROSE OUIMET  -  Io non ci penso nemmeno!

GABRIELLE JODOIN  -  Se la raccatti da sola!

DES-NEIGES VERRETTE  -  La aiuto io, signora Dubuc.

THERESE DUBUC  -  Grazie, signorina Verrette ...

GERMAINE LAUZON  -  E tu piuttosto, Linda, cerca di rigar diritto per il resto della serata ...

LINDA LAUZON  -  Ho una voglia di andar fuori dalle palle ....

GERMAINE LAUZON  -  Provaci, stronzetta, e non rimetti mai più piede qui dentro!

LINDA LAUZON  -  Le conosco, le tue minacce!

LISE PAQUETTE  -  Finiscila, Linda ...

THERESE DUBUC  -  E si tenga un po' su, signora Dubuc, si raddrizzi! Non lo faccia apposta a stare così moscia!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Le tiro su la sedia ...

THERESE DUBUC  -  Grazie, SÌ...

ROSE OUIMET -   Io al posto suo, la spingerei la sedia ...

GABRIELLE JODOIN  -  Non ricominciare, Rose!

THERESE DUBUC  -  Eh! Porca di una miseria!

GABRIELLE JODOIN  -  Guarda la de Courval come continua a attac­care i suoi punti ... Brutta presuntuosa! Se ne frega! Noi non sia­mo abbastanza interessanti per lei, mi immagino!

Buio. Proiettore su Lisette de Courval.

LISETTE DE COURVAL  -  Sembra di essere in un pollaio. Leopold me l'aveva detto di non venire. Questa gente non fa più parte del nostro mondo. Sono molto pentita di essere venuta. Quando uno ha conosciuto la vita di transatlantico e poi si ritrova qui, c'è poco da ridere. Mi rivedo, sdraiata su una sedia a sdraia, con un buon libro di Magali sulle ginocchia ... E il tenente che mi faceva l'occhialino ... Mio marito dice di no, ma non aveva visto tutto. Che pezzo d'uomo! Forse avrei dovuto incoraggiarlo un po' di più ... Ah, l'Uropa! La gente è così educata, laggiù. Molto più gentile di qui. Certo non vi si incontrano delle Germaine Lau­zon, solo bella gente. A Parigi tutti parlano bene, dovunque si sente la vera lingua francese ... Non è come qui ... Le disprezzo tutte! Non rimetterò mai più piede qua dentro. Aveva ragione, Leopold, questa gente è gente cheap, non bisogna frequentarla, non bisogna neanche parlarne, bisogna tenerla nascosta! Non sanno vivere. Noialtri ne siamo usciti, e non dobbiamo mai più ritornarci! Dio mio quanto mi vergogno di loro!

Si riaccendono le luci.

LINDA LAUZON  -  Bene, ciao, io me ne vado ...

GERMAINE LAUZON  -  Lo fai apposta! Ti avverto, Linda ...

LINDA LAUZON  -  "Ti avverto, Linda!", è tutto quel che sei capace di dire, mamma.

LISE PAQUETTE  -  Non fare la matta, Linda!

GINETTE MENARD  -  Dai, rimani ...

LINDA LAUZON  -  No, me ne vado. Non mi va di sentirmi ripetere le stesse stronzate tutta la sera.

GERMAINE LAUZON  -  Linda, ti ordino di restare qui!

VOCE DI UNA VICINA  -  La volete smettere di gridare, lassù? Qui non si capisce più niente.

Rose Ouimet esce sul balcone.

ROSE OUIMET  -  Se ne torni dentro casa sua, lei!

VOCE DI UNA VICINA  -  Non è a lei che parlavo.

ROSE OUIMET  -  Invece sì che era a me, io grido forte come le altre!

GABRIELLE JODOIN  -  Vieni dentro, Rose!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ma lasciate perdere.

VOCE DI UNA VICINA  -  Vado a chiamare la polizia!

ROSE OUIMET  -  Brava, la chiami, ci mancano giusto gli uomini!

GERMAINE LAUZON  -  Rose Ouimet, torna dentro! E tu, Linda ...

LINDA LAUZON  -  Me ne vado. Ciao!

Esce con Ginette e Lise.

GERMAINE LAUZON  -  È uscita! È uscita! Ma si può? Non è possibi­le! Mi vuole morta! Devo spaccare qualcosa! Io spacco qualcosa!

ROSE OUIMET  -  Dai, calmati, Germaine!

GERMAINE LAUZON  -  Farmi fare una figura simile davanti a tutti! (Scoppia in singhiozzi) C'è poco da dire, io ... mi vergogno ...

GABRIELLE JODOIN  -  Non è così grave, Germaine ...

VOCE DI LINDA LAUZON  -  Ah è lei, signorina Sauvé. Salve!

VOCE DI ANGELINE SAUVE  -  Buona sera, figliola cara, come va?

ROSE OUIMET  -  Eccole loro! Asciugati il naso, Germaine!

VOCE DI LINDA LAUZON  -  Mica male, grazie ...

VOCE DI RHEAUNA BIBEAU  -  Dov'è che vai, di bello?

LINDA LAUZON  -  Andavo giù al bar, ma visto che ci siete anche voi, resto.

Entrano Linda, Lise, Ginette, Rhéauma e Angéline.

ANGELINE SAUVE  -  Buona sera a tutte!

RHEAUNA BIBEAU  -  Buona sera.

LE ALTRE  -  Buona sera, buona sera, come va?

RHEAUNA BIBEAU  -  Le dico che sta ben in alto, vero signora Lau­zon! Sono senza fiato!

GERMAINE LAUZON  -  Si sieda allora ...

ROSE OUIMET  -  È senza fiato? Non c'è problema ... Vedrà che mia sorella farà mettere un ascensore, coi punti.

Le donne ridono, tranne Rhéauna e Angéline che non sanno come prendere questa frase.

GERMAINE LAUZON  -  Fai proprio ridere, Rose Ouimet! Linda, vai a prendere delle altre sedie ...

LINDA LAUZON  -  Dove che non ce n'è più!

GERMAINE LAUZON  -  Va' a chiedere alla signora Bergeron se non può mica prestarcene qualcuna ...

LINDA LAUZON  -  Venite, ragazze ...

GERMAINE LAUZON  -  (a bassa voce a Linda) Per il momento faccia­mo pace, ma aspetta che se ne sono andate ...

LINDA LAUZON  -  Non credere di farmi paura! Sono tornata, perché sono arrivate la signorina Sauvé e la signorina Bibeau e non per­ché avevo paura di te!

Linda esce con Lise e Ginette.

DES-NEIGES VERRETTE  -  Prenda la mia sedia, signorina Bibeau.

THERESE DUBUC  -  Ma sì, venga a sedersi un po' accanto a me ...

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Lei si metta qui, signorina Bibeau.

ANGELINE SAUVE e RHEAUNA BIBEAU  -  Grazie, grazie mille!

RHEAUNA BIBEAU  -  Incollate punti, a quanto pare.

GERMAINE LAUZON  -  Beh, certo. Ce n'è un milione!

RHEAUNA BIBEAU  -  Signore Iddio! E a che punto siete?

ROSE OUIMET  -  Mica male, mica male ... Io ho tutta la lingua paralizzata ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Li incollate con la lingua?

GABRIELLE JODOIN  -  Ma no, via! Era una battuta!

ROSE OUIMET  -  Capisce sempre tutto al volo, la Bibeau!

ANGELINE SAUVE  -  Vi daremo una mano ...

ROSE OUIMET  -  (con una grassa risata) Che paura, pensavo che ci voleva dare una leccata!

GABRIELLE JODOIN  -  Come sei volgare, Rose!

GERMAINE LAUZON  -  Allora, la veglia per il defunto?

Buio. Proiettore su Angéline Sauvé e Rhéauna Bibeau.

RHEAUNA BIBEAU  -  Per me, è stato un vero colpo ...

ANGELINE SAUVE  -  Ma se non lo conoscevi nemmeno!

RHEAUNA BIBEAU  -  Ma conoscevo bene sua madre. Te lo ricordi anche tu, che andavamo a scuola insieme. L'ho visto crescere io, quell'uomo là ...

ANGELINE SAUVE  -  Eh, sì! E adesso, lui se n'è andato. E noialtre, siamo ancora qui ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Ah, ma non durerà molto, guarda ...

ANGELINE SAUVE  -  Per favore, Rhéauna ...

RHEAUNA BIBEAU  -  So quel che dico. Lo si sente quando sta per arrivare la fine. Dopo tutto quello che ho sofferto!

ANGELINE SAUVE  -  Ah! Se è per questo, abbiamo sofferto tutt'e due ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Io ho sofferto più di te, Angéline! Diciassette operazioni! Sono rimasta con un polmone solo, un rene solo, un seno solo ... Tutto mi hanno tirato via ...

ANGELINE SAUVE  -  E io, io che ho l'artrite che non mi dà pace! Ma la signora ... com'è che si chiama ... insomma ... comunque. La moglie del morto, m'ha dato una ricetta ... Dice che è ecce­zionale!

RHEAUNA BIBEAU  -  Ma se hai già provato di tutto! I dottori te l'hanno detto che non c'è niente da fare! L'artrite, non la si gua­risce!

ANGELINE SAUVE  -  I dottori, i dottori, me ne infischio dei dottori! Pensano solo alla grana, i dottori! Strangolano la povera gente, e se ne vanno a passare l'inverno in California! Lo sai, Rhéauna, che il dottore gli aveva detto che guariva al signor ... Com'è che si chiama il morto?

RHEAUNA BIBEAU  -  Signor Baril...

ANGELINE SAUVE  -  Ah, sì! Non me lo ricordo mai. Eppure non è difficile. Va beh, insomma il dottore gli aveva detto che poteva stare tranquillo, al signor Baril ... E poi, visto ... quarant'anni appena.

RHEAUNA BIBEAU  -  Quarant'anni! Era giovane, per morire!

ANGELINE SAUVE  -  Se n'è andato alla svelta ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Mi ha raccontato tutto quel che è successo. È così triste!

ANGELINE SAUVE  -  Ma davvero? Io non c'ero quando te l'ha rac­contato ... Allora, cos'è che ti ha detto?

RHEAUNA BIBEAU  -  Quando è tornato dal lavoro, lunedì sera, l'ha trovato cambiato. Gli ha chiesto se si sentiva poco bene, era bianco come un lenzuolo. Lui ha detto di no. Hanno cominciato a mangiare ... A tavola i bambini litigavano, così il signor Baril si è arrabbiato e ha dovuto punire la sua Rolande ... Dopo era ridotto male, capisci ... Lei non smetteva di guardarlo. Lo guardava fis­so. M'ha detto che è successo così in fretta che non ha avuto il tempo di far niente. Tutt'a un tratto, ha detto che si sentiva strano, e è caduto col muso nella minestra. Era andato.

ANGELINE SAUVE  -  Gesù mio! Ma è terribile! Così in fretta! A me, si fa presto a dirlo, mi fa venire la pelle d'oca! È terribile!

RHEAUNA BIBEAU  -  Puoi ben dirlo! Non si sa mai quando sarà che il buon Dio verrà a prenderci! L'ha detto lui medesimo: "Arriverò come un ladro".

ANGELINE SAUVE  -  Mi fanno paura a me, queste storie. Io non voglio morire a questo modo! Voglio morire nel mio letto! ... Avere il tempo di confessarmi ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Oh beh, ma certo, non vorrei proprio morire senza confessarmi. Angéline, promettimi che farai venire il pre­te, quando mi sentirò male. Devi promettermelo!

ANGELINE SAUVE  -  Ma sì, ma sì, me l'hai già chiesto cento volte. L'ho fatto venire, il prete, l'ultima volta che hai avuto un attac­co. Ti ha dato la comunione e tutto il resto.

RHEAUNA BIBEAU  -  Ho tanta paura di morire senza ricevere i sacramenti.

ANGELINE SAUVE  -  Per i peccati che puoi fare ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Non dire così, Angéline, non dire così. Non ci son limiti d'età per peccare.

ANGELINE SAUVE  -  Io sono più che sicura che andrai diretta in paradiso, Rhéauna. Senza bisogno d'aver paura. Ah! Hai visto la figlia del morto com'è cambiata? Sembra una morta!

RHEAUNA BIBEAU  -  Lo credo bene! Povera Rolande! Dice a tutti che è stata lei a ammazzare suo padre! Lo capisci che è per colpa sua che si è arrabbiato, a tavola ... Fa proprio pena ... E sua madre!. .. Ah! È una bella disgrazia! Lascerà un gran vuoto! Una gran perdita!

ANGELINE SAUVE  -  Lo credo bene! Il padre! È vero che è meno peggio della madre, ma lo stesso ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Sì, è vero, una madre è peggio! Una madre, non la si sostituisce!         ·

ANGELINE SAUVE  -  Hai visto come l'hanno preparato bene il mor­to, eh? Aveva veramente l'aria di un giovanotto. Sorrideva ... sembrava che dormisse. Ma in fondo lui sta meglio dov'è ora ... È vero quel che si dice, che sono quelli che restano che sono da compiangere. Lui sta bene, ora ... Ah, ma non so dirvi come l'avevano sistemato bene! Sembrava vivo.

RHEAUNA BIBEAU  -  Già! Ma non lo era.

ANGELINE SAUVE  -  Non capisco però perché gli hanno messo quel vestito, figuratevi ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Cioè?

ANGELINE SAUVE  -  Non l'hai notato? Aveva un vestito blu. Non si fa! Un morto è un morto! Un vestito blu: è troppo chiaro. Se almeno era blu mare, ma era blu polvere! Un morto, deve porta­re un vestito nero!

RHEAUNA BIBEAU  -  Forse non ce l'avevano! Non è mica gente ricca!

ANGELINE SAUVE  -  Signore Iddio, un vestito nero si può sempre affittare! È come la sorella della signora Baril. Vestita di verde. Nella camera mortuaria! E poi com'è invecchiata, mamma mia! Sembra più vecchia di sua sorella ...

RHEAUNA BIBEAU  -  E lo è veramente.

ANGELINE SAUVE  -  Ma dai, Rhéauna, se è molto più giovane!

RHEAUNA BIBEAU  -  E invece no!

ANGELINE SAUVE  -  Ma sì, Rhéauna, ascolta! La signora Baril ha trentasette, trentotto anni, e lei ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Ce ne ha più di quaranta!

ANGELINE SAUVE  -  Ma dai, Rhéauna!

RHEAUNA BIBEAU  -  lo, gliene davo anche quarantacinque.

ANGELINE SAUVE  -  È quello che dico anch'io: è invecchiata, dimostra di più della sua età ... Ascolta, mia cognata Rose-Aimée ha trentasei anni, e sono state a scuola assieme ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Comunque, non mi meraviglio che sia invec­chiata così in fretta ... Con la vita che fa ...

ANGELINE SAUVE  -  Chissà poi se tutte quelle storie sono vere ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Ma certo! La signora Baril cerca di tenerle nascoste, è sua sorella ... Ma prima o poi si viene a sapere. È come la signora Lauzon con sua sorella Pierrette. Se c'è qualcu­no che non sopporto, è proprio Pierrette Guérin. Una vera sco­stumata! Una vergogna per la sua famiglia! Cara Angéline, non vorrei vedere la sua anima. Deve essere nera, ma nera!

ANGELINE SAUVE  -  Via, Rhéauna, in fondo Pierrette non è una cattiva ragazza!

Si accende un proiettore su Germaine Lauzon.

GERMAINE LAUZON  -  Mia sorella Pierrette, è un bel pezzo che l'ho rinnegata! Dopo tutto quello che ci ha fatto! Era così fine, quando era piccola. E poi bella! Una bambolina! Ah, gli abbiamo volu­to bene, io e le mie sorelle! La viziavamo senza ristagno. Ma a cosa è servito ... Non capisco! Non capisco! Papà, a casa, la chia­mava la sua cocca. Gli voleva un bene, alla sua Pierrette! Quan­do la prendeva sulle ginocchia, si vedeva che era felice. Noialtre, non eravamo per niente gelose ...

ROSE OUIMET  -  Ci dicevamo: "È la più piccola! È sempre così, le più piccole sono sempre le preferite ... ". Quando ha cominciato ad andare a scuola, l'abbiamo vestita come una principessa. Ero già sposata, io, e me lo ricordo come se fosse ieri. Eh, com'era bella! Una Shirley Temple! E come imparava in fretta, a scuola! Molto più di me che non sono mai stata brava ... ero la buffona della classe, d'altra parte era tutto quello che riuscivo a fare ... Ma lei, quella piccola canaglia, quanti ne ha beccati, di premi! Premio di francese, premio di aritmetica, premio di religione ... Sì, di religione! Era pia come una suora, quella bambina. Basta dire che le suore la adoravano! A vederla oggi ... Dio mio, in fon­do, mi fa un po' pena. Deve aver bisogno di aiuto, certe volte ... E poi chissà com'è sola!

GABRIELLE JODOIN  -  Quando ha finito le medie, gli hanno chiesto cosa voleva fare. Voleva fare la maestra. Stava per cominciare gli studi ... Ma era destino che incontrasse Johnny!

LE TRE SORELLE  -  Quel maledetto Johnny! Un vero demonio usci­to dall'inferno! È colpa sua se è diventata com'è oggi! Maledetto Johnny! Maledetto Johnny!

RHEAUNA BIBEAU  -  Come non è una cattiva ragazza? Per fare quello che ha fatto, bisogna essere cadute molto in basso! Toh, a proposito, non lo sai cosa mi ha raccontato di lei la signora Longpré?

ANGELINE SAUVE  -  No, che cosa?

THERESE DUBUC  -  Ahia!

Si accendono le luci. Thérèse Dubuc dà un pugno in testa a sua suocera.

GERMAINE LAUZON  -  E la accoppi, insomma, faccia qualcosa, Thérèse!

THERESE DUBUC  -  La accoppi, la accoppi, faccio quel che posso per calmarla! Non posso mica ammazzarla giusto per far un piacere a voi!

ROSE OUIMET -   Io, la farei volare giù dal balcone ...

THERESE DUBUC  -  Come? Ripeta su, quel che ha detto, Rose, che non ho capito bene ...

ROSE OUIMET  -  Parlavo da sola.

THERESE DUBUC  -  Ha paura, eh?

ROSE OUIMET  -  Paura io?

THERESE DUBUC  -  Sì, lei ha paura!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Non ditemi che riattaccano a litigare!

ANGELINE SAUVE  -  Hanno litigato?

RHEAUNA BIBEAU  -  Chi ha litigato?

ANGELINE SAUVE  -  Dovevate arrivare prima!

THERESE DUBUC  -  Eh no! Questa non la passa liscia! Ha insultato mia suocera! La madre di mio marito!

LISETTE DE COURVAL  -  Eccole appunto che ricominciano!

ROSE OUIMET  -  Ma è vecchia! Non è più buona a niente!

GERMAINE LAUZON  -  Rose!

GABRIELLE JODOIN  -  Rose! Non ti vergogni a parlare così! Non hai cuore!

THERESE DUBUC  -  Non dimenticherò mai quello che ha detto, Rose Ouimet! Non lo dimenticherò mai!

ROSE OUIMET  -  Oh, non mi rompa le scatole! Mi lasci in pace!

ANGELINE SAUVE  -  Ma, chi è che litigava, prima?

ROSE OUIMET  -  Vuole sapere tutto vero, signorina Sauvé? Vuole che gli raccontiamo tutti i particolari?

ANGELINE SAUVE  -  Dio mio, signora Ouimet ...

ROSE OUIMET  -  Così poi li va a spifferare in giro, eh? Dico bene?

RHEAUNA BIBEAU  -  Rose Ouimet! Non mi arrabbio spesso, ma non vi permetto di insultare la mia amica!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  (a parte) Me ne prendo un po', men­tre non mi vedono!

GABRIELLE JODOIN  -  (che l'ha vista) Cosa fa lì, signora Brouil­lette?

ROSE OUIMET  -  Mi sa che è meglio se me ne sto zitta!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Ssst! Zitte, prendete! (Arrivano Linda, Ginette e Lise con le sedie. Gran trambusto. Tutte le don­ne cambiano di posto. Ne approfittano per rubare qualche album e qualche pacchetto di punti) Prendete, non vi preoccupate!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Però non bisogna esagerare.

THERESE DUBUC  -  Li nasconda in tasca, signora Dubuc ... No! Vi ho detto di nasconderli!

GERMAINE LAUZON  -  Il tipo che mi vende la carne è un autentico ladro!

La porta si apre di colpo.  Entra Pierrette Guérin.

PIERRETTE GUERIN  -  Salve a tutte!

LE ALTRE  -  Pierrette!

LINDA LAUZON  -  La zia Pierrette, c'è da divertirsi!

ANGELINE SAUVE  -  Dio mio, Pierrette!

GERMAINE LAUZON  -  Cosa ci fai qui? Te l'ho detto che non ti volevo più vedere!

PIERRETTE GUERIN  -  Ho saputo che la mia sorella maggiore Ger­maine ha vinto un milione di punti, e così ho deciso di venire a dare un'occhiata! (Scorge Angéline Sauvé) Cazzo! Angéline! Cosa ci fai qui, tu?

Tutte guardano Angéline Sauvé.

Sipario


Atto secondo

Il secondo atto riprende con l'entrata di Pierrette. Si ripetono quindi le ultime sei battute del primo atto, per poi proseguire. La porta si apre di colpo. Entra Pierrette Guérin.

PIERRETTE GUERIN  -  Salve a tutte!

LE ALTRE  -  Pierrette!

LINDA LAUZON  -  La zia Pierrette, c'è da divertirsi!

ANGELINE SAUVE  -  Dio mio, Pierrette!

GERMAINE LAUZON  -  Cosa ci fai qui? Te l'ho ho detto che non ti volevo più vedere!

PIERRETTE GUERIN  -  Ho saputo che la mia sorella maggiore Ger­maine ha vinto un milione di punti, e così ho deciso di venire a dare un'occhiata! (Scorge Angéline Sauvé) Cazzo! Angéline! Cosa ci fai qui, tu?

Tutte guardano Angéline Sauvé.

ANGELINE SAUVE  -  Dio mio! Mi hanno pescata!

GERMAINE LAUZON  -  Cosa vuoi dire, Angéline?

GABRIELLE JODOIN  -  Come mai parli alla signorina Sauvé, eh?

ROSE OUIMET  -  Non ti vergogni?

PIERRETTE GUERIN  -  E di cosa, ci conosciamo bene noi due, vero Lina?

ANGELINE SAUVE  -  Ah! Credo che svengo!

Angéline finge di svenire.

RHEAUNA BIBEAU  -  Gesù mio! Angéline!

ROSE OUIMET  -  È morta!

RHEAUNA BIBEAU -   Come?

GABRIELLE JODOIN  -  Ma no, ma no che non è morta! Tu esageri sempre, Rose!

PIERRETTE GUERIN  -  Non è nemmeno svenuta! Guardate, come finge!

Pierrette si avvicina ad Angéline.

GERMAINE LAUZON  -  Non toccarla, te!

PIERRETTE GUERIN  -  Insomma lasciami stare, che è mia amica.

RHEAUNA BIBEAU  -  Come sarebbe a dire, sua amica!

GERMAINE LAUZON  -  Non pretenderai mica di farci credere che la signorina Sauvé è tua amica!

PIERRETTE GUERIN  -  Ma guarda un po'! Se viene a trovarmi al night quasi tutti i venerdì sera!

TUTTE LE DONNE  -  Cosa!?

RHEAUNA BIBEAU  -  Ma non è possibile!

PIERRETTE GUERIN  -  Chiedeteglielo! Eh, Lina, è vero o no quello che dico? Dai, smettila di fare l'idiota, e rispondi un po'! Angéli­ne, lo sappiamo che non sei svenuta! Diglielo che è vero che ci vieni spesso al night!

ANGELINE SAUVE  -  (dopo una pausa) Sì, è vero!

RHEAUNA BIBEAU  - Oh! Angéline! Angéline!

ALCUNE DONNE  -  È spaventoso!

            ALCUNE ALTRE  -  È inconcepibile!

LINDA LAUZON, GINETTE MENARD, LISE PAQUETTE  -  È forte!

Buio.

RHEAUNA BIBEAU  -  Angéline! Angéline!

Proiettore su Angéline e Rhéauna.

ANGELINE SAUVE  -  Rhéauna, cerca di capirmi ...

RHEAUNA BIBEAU  -  Non mi toccare! Scansati!

LE DONNE  -  Non avrei mai creduto una cosa del genere!

RHEAUNA BIBEAU  -  Non mi aspettavo una cosa del genere da te, Angéline! In un night! E tutti i venerdì sera! Non è possibile! Non può essere!

ANGELINE SAUVE  -  Non faccio niente di male, Rhéauna! Prendo solo una coca!

LE DONNE  -  In un night!

GERMAINE LAUZON  -  Dio solo sa quello che ci fa!

ROSE OUIMET  -  L'adescatrice!

ANGELINE SAUVE  -  Ma se vi dico che non faccio niente di male!

PIERRETTE GUERIN  -  È vero, non fa niente di male!

ROSE OUIMET, GERMAINE LAUZON, GABRIELLE JODOIN  -  Chiudi il becco, te, demonio!

RHEAUNA BIBEAU  -  Non sei più mia amica, Angéline. Io non ti conosco!

ANGELINE SAUVE  -  Ascoltami, Rhéauna, mi devi ascoltare! Ora ti spiego tutto, e capirai!

ROSE OUIMET, GERMAINE LAUZON, GABRIELLE JODOIN  -  Il night! Un luogo di perdizione!

TUTTE LE DONNE  -  (tranne le giovani) Ah! Luogo maledetto! Luo­go maledetto! È lì che si perde l'anima! Maledetto alcool, male­detti balli! È lì che i nostri mariti perdono la testa e spendono tutto lo stipendio con le donne perdute!

ROSE OUIMET, GERMAINE LAUZON, GABRIELLE JODOIN  -  Donne perdute come te, Pierrette!

TUTTE LE DONNE  -  (tranne le quattro giovani) Non si vergogna, Angéline Sauvé, a frequentare un posto simile?

RHEAUNA BIBEAU  -  Angéline! Il night è l'inferno!

PIERRETTE GUERIN  -  (ridendo fortissimo) Se l'inferno somiglia al night dove lavoro io, a me non mi dispiace per niente l'idea di andarci a passare l'eternità!

ROSE OUIMET, GERMAINE LAUZON, GABRIELLE JODOIN  -  Zitta, Pierrette! È il diavolo che parla per bocca tua!

LINDA LAUZON, GINETTE MENARD, LISE PAQUETTE  -  Il diavolo? Ma via! È ora che vi aggiornate. Il night, non è la fine del mondo. Certo mica peggio che da altre parti. E poi ci si diverte! Ci si diverte, nei night!

LE ALTRE DONNE  -  Ah! Gioventù cieca! Gioventù cieca! Vi perde­rete, povere ragazze, vi perderete, e verrete a piangere tra le nostre braccia, dopo. Ma sarà troppo tardi! Sarà troppo tardi! Attente! State attente a questi posti maledetti! Non sempre ci si accorge di cadere, ma poi quando ci si rialza, è troppo tardi!

LISE PAQUETTE  -  Troppo tardi! È troppo tardi! Dio mio, è troppo tardi!

GERMAINE LAUZON  -  Spero almeno che andrà a confessarsi, Angé­line Sauvé!

ROSE OUIMET  -  La vedo che va a fare la comunione tutte le dome­niche mattina ... Fare la comunione con un peccato così sulla coscienza!

GABRIELLE JODOIN  -  Un peccato mortale!

ROSE OUIMET, GERMAINE LAUZON, GABRIELLE JODOIN  -  Quante volte ce l'hanno ripetuto che metter piede in un night, è già pec­cato mortale!

ANGELINE SAUVE  -  Basta! State zitte e ascoltatemi!

LE DONNE  -  Mai! Lei non ha scuse!

ANGELINE SAUVE  -  Rhéauna, ascoltami almeno tu! Siamo vecchie amiche, viviamo insieme da trentacinque anni! Ti voglio bene, ma a un certo momento ho anche voglia di vedere dell'altra gen­te! Lo sai come sono fatta! Che mi piace divertirmi! Sono cre­sciuta sui gradini della chiesa, e ho voglia di vedere qualcosa d'altro! Si può andare nei night senza fare niente di male. Son quattro anni che ci vado, e non ho mai fatto niente di brutto! La gente che ci lavora, là dentro, non è peggio di noialtre. E io ho voglia di conoscere gente! Non ho mai riso in vita mia, Rhéauna!

RHEAUNA BIBEAU  -  Non ci sono solo i night per ridere! Sei su una brutta strada, Angéline! Promettimi che non ci tornerai più!

ANGELINE SAUVE  -  Senti, Rhéauna, non posso. Mi piace andarci, capisci che mi piace?

RHEAUNA BIBEAU  -  O me lo prometti, o altrimenti non ti parlo più! Scegli! O il night, o me! Se tu sapessi la pena che mi fai! La mia migliore amica! Una adescatrice da night! Pensa alla figura che ci fai, Angéline! Per chi ti deve prendere la gente, quando ti vede entrare là dentro? E soprattutto poi dove lavora Pierrette! Non c'è un buco peggio di quello. Non ci devi tornare mai più, Angéline! Capito? Altrimenti è finita tra noi. Ti dovresti vergo­gnare!

ANGELINE SAUVE  -  Non mi puoi chiedere di non tornarci più, Rhéauna. E dai, rispondimi!

RHEAUNA BIBEAU  -  Io non ti parlo più, finché non hai promesso!

La luce ridiventa normale. Angéline si siede in un angolo, Pier­rette Guérin la raggiunge.

ANGELINE SAUVE  -  Cosa diavolo ti ha preso di venire qui, stasera?

PIERRETTE GUERIN  -  Lasciale dire. Gli piace fare dei melodram­mi. In fondo lo sanno benissimo che non ci fai niente di male, al night. Fra cinque minuti se lo sono bell'e dimenticato.

ANGELINE SAUVE  -  Tu credi? E Rhéauna, con lei come la metti? Tu credi che arriverà a perdonarmi? E la signora de Courval, che si occupa delle attività ricreative della parrocchia, ed è la presi­dentessa della Supplica a Nostra Signora del Perpetuo Soccor­so! Pensi che mi parlerà ancora? E le tue sorelle, che non ti pos­sono soffrire proprio perché lavori in un night! Lo so che non c'è più niente da fare! Niente! Niente!

GERMAINE LAUZON  -  Pierrette!

PIERRETTE GUERIN  -  Senti, Germaine, Angéline sta male, e allora cerchiamo almeno di non litigare! Sono venuta per vedervi e poi per attaccare i punti, e intendo restare! Non ho mica la lebbra, io. Lasciaci stare, tutt'e due, che ci mettiamo in un angolino! Dopo, se vuoi, non tornerò mai più ... Ma ora non posso lasciare Angéline da sola così!

ANGELINE SAUVE  -  Puoi andartene, se vuoi, Pierrette ...

PIERRETTE GUERIN  -  No, io rimango!

ANGELINE SAUVE  -  Va bene, allora, sono io che me ne vado.

LISETTE DE COURVAL  -  Se potessero andarsene tutte e due!

Angéline si alza.

ANGELINE SAUVE  -  (a Rhéauna) Tu vieni? (Rhéauna Bibeau non risponde) Va bene, d'accordo. Lascerò la porta senza catenaccio. (Si dirige verso l'uscita. Buio. Proiettore su Angéline Sauvé) È facile giudicare la gente. È facile giudicare la gente ma biso­gna conoscere tutt'e due le facce della medaglia. Le persone che ho incontrato in quel night, sono i miei migliori amici. Nessuno era mai stato così gentile con me, prima. Neanche Rhéauna. Con loro, mi diverto; con loro, rido! Sono stata cresciuta dalle suore della parrocchia che facevano quel che potevano, poveret­te, ma non sapevano niente della vita. Ho imparato a ridere a cinquantacinque anni. Vi rendete conto? Ho imparato a ridere a cinquantacinque anni! E per un caso, poi. Perché Pierrette una sera mi ha portata nel suo night. Io non ci volevo andare. Mi ha dovuta tirare per la manica della giacca! Ma appena sono arriva­ta là, ho capito cosa voleva dire aver passato tutta la vita senza mai divertirsi un po'. Non tutti si divertono nei night, ma, a me piace. Certo che non è vero che prendo solo una coca quando ci vado! È chiaro che mi faccio una bevuta! Me ne prendo molto poco, ma mi mette allegria lo stesso. Non faccio del male a nes­suno, se mi pago due o tre ore di piacere a settimana. Ma doveva succedere un giorno o l'altro, lo sapevo che prima o poi mi avreb­bero scoperta. Lo sapevo. Cosa faccio, ora, mio Dio, cosa faccio? (Pausa) Dio santo! Eppure si dovrebbe avere il diritto di diver­tirsi un po', nella vita! (Pausa) Mi son sempre detta che se qual­cuno mi scopriva, smettevo di andare al night ... ma non so se sarò capace di farcela. E Rhéauna non lo accetterà mai. (Pausa) Dopo tutto, Rhéauna conta più di Pierrette. (Lungo sospiro) È finita la vacanza.

Esce. Proiettore su Yvette Longpré.

YVETTE LONGPRE  -  Era la festa di mia cognata Fleur-Ange la set­timana passata. Hanno fatto un bel party. Eravamo una vera banda. Logicamente, c'era la famiglia di lei, eh! Suo marito, Oscar David, lei, Fleur-Ange David, e i loro sette figli: Raymon­de, Claude, Lisette, Fernand, Réal, Micheline e Yves. Poi c'era­no i genitori di suo marito: Aurèle David, e la moglie, Ozéa David. Poi c'era la madre di mia cognata, Blanche Tremblay. Suo padre non c'era, perché è morto ... E inoltre c'erano tutti gli altri invitati: Antonio Fournier, e sua moglie Rita; c'era Ger­maine Gervais, Wilfrid Gervais, Armand Gervais, Georges-Al­bert Gervais, Louis Thibault, Rose Campeau, Daniel Lemoyne e sua moglie Rose-Aimée, Roger Joly, Hormidas Guay, Simonne Laflamme, Napoléon Gauvin, Anne-Marie Turgeon, Conrad Joannette, Léa Liasse, Jeannette Landreville, Nina Laplante, Robertine Portelance, Gilberte Morrissette, Laura Cadieux, Rodolphe Quintal, Willie Sanregret, Lilianne Beaupré, Virginie Latour, Alexandre Thibodeau, Ovila Gariépy, Roméo Bacon e sua moglie Juliette; Mimi Bleau, Pit Cadieux, Ludger Champa­gne, Rosaire Rouleau, Robert Chabot, Antonio Simard, Alexan­drine Smith, Philémon Langlois, Eliane Meunier, Marce! Morel, Grégoire Cinq-Mars, Théodore Fortier, Hermine Héroux, e poi noialtri, mio marito Euclide, e io. Beh, insomma, più o meno li ho detti tutti, credo ...

Si accendono le luci.

GERMAINE LAUZON  -  Via, si continua allora?

ROSE OUIMET  -  Diamoci da fare! Su un po' di allegria!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ne abbiamo fatti mica male, eh? Guarda­te, quanti ne ho già incollati io ...

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Più quelli che ha rubato ...

LISETTE DE COURVAL  -  Me li passa un po' di punti, signora Lauzon?

GERMAINE LAUZON  -  Ah! Sì... Certo ... Eccone un bel mucchietto!

RHEAUNA BIBEAU  -  Angéline! Angéline! Non è possibile!

LINDA LAUZON  -  (a Pierrette) Ciao, zia!

PIERRETTE GUERIN  -  Ciao, allora come va?

LINDA LAUZON  -  Ah! Insomma ... Litigo sempre con mia madre, mi sono proprio rotta! Siamo sempre lì a rimbeccarci per niente. Eh! Se me ne potevo andare!

GERMAINE LAUZON  -  I ritiri spirituali cominceranno tra poco, noh?

ROSE OUIMET  -  E sì, eh! Ce l'han detto a messa, domenica scorsa.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Spero che non ci sarà lo stesso prete dell'altr'anno ...

GERMAINE LAUZON  -  Davvero! Non mi piaceva niente, quello! Era noioso da morire!

PIERRETTE GUERIN  -  Comunque, chi ti vieta di andartene! Puoi venire a stare da me ...

LINDA LAUZON  -  Non ci pensare nemmeno! Stai sicura che non mi guarderebbe più in faccia!

LISETTE DE COURVAL  -  No, non viene lo stesso quest'anno ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ah? E chi viene allora?

LISETTE DE COURVAL  -  Un certo abate Rochon. Dice che è eccezio­nale! L'abate Gagné, l'altro giorno, mi diceva giustappunto che è uno dei suoi migliori amici ...

ROSE OUIMET  -  (a Gabrielle) Eccola che ricomincia con il suo abate Gagné. Ce ne avremo per tutta la notte, figurati! Sembra quasi che ci fa l'amore! L'abate Gagné di qui, l'abate Gagné di là ... Beh, a me, questo abate Gagné non mi piace proprio niente ...

GABRIELLE JODOIN  -  Neanche a me! È un po' troppo di moda. Va bene occuparsi degli svaghi per la parrocchia, ma per quanto non si deve dimenticare che è un prete! Un uomo di Dio!

LISETTE DE COURVAL  -  Sì, è tanto un sant'uomo ... Lei dovrebbe conoscerlo, signora Dubuc, gli piacerebbe un mucchio ... Quando parla lui, è come fosse Dio in persona che ci parla!

THERESE DUBUC  -  Non esageriamo ...

LISETTE DE COURVAL  -  Glielo dico davvero! I bambini lo adora­no ... Già, cosa mi viene in mente ... I bambini della parrocchia organizzano una serata ricreativa, tra un mese. Spero che ver­rete tutte quante, sarà una serata straordinaria! È già da un bel po' di tempo che si esercitano in questi svaghi ...

DES-NEIGES VERRETTE  -  Che cosa faranno, di preciso?

LISETTE DE COURVAL  -  Ah, sarà bellissimo! Ci saranno numeri di ogni tipo. Il bambino della signora Gladu canterà ...

ROSE OUIMET  -  Ancora? Quanto rompe, quello lì ... Io mi sono pro­prio stufata di sentirlo! E poi, da quando è andato in televisione, sua madre non appoggia più il piede per terra! Crede di essere una diva!

LISETTE DE COURVAL  -  Ma canta talmente bene, il piccolo Raymond!

ROSE OUIMET  -  Sì... Io trovo che sembra un po' troppo una ragaz­zina, con quella boccuccia a culo di pollo ...

GABRIELLE JODOIN  -  Rose!

LISETTE DE COURVAL  -  Diane Aubin presenterà una dimostrazio­ne di nuoto acquatico ... Faremo la festa accanto alla piscina comunale, sarà una cosa di grande bellezza ...

ROSE OUIMET  -  E ci saranno dei premi di partecipazione?

LISETTE DE COURVAL  -  Certo, ci mancherebbe! E poi la serata finirà con una grande Tombola!

LE ALTRE DONNE  -  (tranne le quattro giovani) Una tombola!

OLIVINE DUBUC  -  Tombola!

Buio. Quando si riaccendono le luci, le nove donne sono in piedi sul proscenio.

LISETTE DE COURVAL  -  Ode alla Tombola!

OLIVINE DUBUC  -  Tombola!

Mentre Rose, Germaine, Gabrielle, Thérèse e Marie-Ange recita­no "l'ode alla Tombola", le altre quattro donne gridano in con­trappunto i numeri della Tombola in maniera molto ritmata.

GERMAINE LAUZON, ROSE OUIMET, THERESE DUBUC, GABRIELLE JODOIN, MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  A me mi va tanto la Tom­bola! A me la Tombola mi fa impazzire! A me niente al mondo piace più della Tombola! Quasi tutti i mesi ne facciamo una, in parrocchia. Io mi preparo due giorni prima, sono agitata, non mi tiene più nessuno, penso solo a quello. Poi quando arriva il gran giorno, mi eccito talmente che in casa non son più capace di far niente! Ecco ecco, arriva il gran giorno, mi metto in tiro, nean­che un terremoto mi può impedire di andare a giocare! A me mi va tanto la Tombola! A me la Tombola mi fa impazzire! A me niente al mondo piace di più della Tombola! Si arriva, ci si leva il cappotto, si entra di corsa nella stanza dove si gioca. A volte è la sala, svuotata dalla padrona di casa, a volte invece è la cucina, a volte addirittura una camera da letto. E allora ci si sistema ai tavoli, si distribuiscono le cartelle, si danno a gratis i fagioli, e si comincia! (Le donne che gridano i numeri continuano da sole per qualche secondo) Allora si può dire solo che divento matta! Dio mio, che cosa eccitante! Sono tutta scombussolata, ho le scalma­ne, capisco un numero per l'altro, metto i fagioli al posto sba­gliato, faccio ripetere i numeri a quella che li urla, sono stravol­ta! A me mi va tanto la Tombola! A me la Tombola mi fa impazzi­re! A me niente al mondo piace di più della Tombola! Il giro fini­sce! Ho tre possibilità. È il 14 che mi manca! È il 14 che mi occor­re! È il 14 che voglio! Il 14! Il 14! Guardo le altre ... Cavolo, sono al mio stesso punto! Come faccio ora? Io devo vincere! Io devo vincere! Io devo vincere!

LISETTE DE COURVAL  -  14!

LE CINQUE DONNE  -  Tombola! Tombola! Ho vinto! Lo sapevo! Non potevo perdere! Ho vinto! Allora, cosa ho vinto?

LISETTE DE COURVAL  -  Il mese scorso, era il mese dei cani di gesso per tenere ferme le porte. Questo mese, è il mese delle pile tascabili!

LE NOVE DONNE  -  A me mi va la Tombola! A me la Tombola mi fa impazzire! A me niente al mondo piace di più della Tombola! È davvero un peccato che non la si fa più spesso di così! Sarei così felice! Viva i cani di gesso! Viva le pile tascabili! Viva la Tombola!

Luce generale.

ROSE OUIMET  -  Insomma, a me comincia a venirmi sete!

GERMAINE LAUZON  -  Dio mio, è vero, le bibite! Linda, allora, porta le coche!

OLIVINE DUBUC  -  Coca ... coca ... sì... sì... coca ...

THERESE DUBUC  -  Stia calma, signora Dubuc, anche lei come tutte le altre avrà la sua coca! Ma la deve bere per benino, capito? Sen­za i rigurgiti dell'altra volta, eh!

ROSE OUIMET -   A me, mi fa proprio venire i nervi, con questa suocera ...

GABRIELLE JODOIN  -  Rose, falla finita! Si è già fatto abbastanza casino oggi! Non c'è bisogno di altre tragedie.

GERMAINE LAUZON  -  Su dai, stai tranquilla, per piacere! E incolla! Non fai niente!

Proiettore sul frigo. La scena che segue deve svolgersi "nella por­ta del frigo".

LISE PAQUETTE  -  (a Linda) Ti devo parlare, Linda ...

LINDA LAUZON  -  Sì, ho capito, me l'hai già detto al bar ... Ma non è il momento ...

LISE PAQUETTE  -  Faccio svelta. Ma devo assolutamente dirlo a qualcuno. Tu sei la mia migliore amica, Linda, e per questo devi essere la prima a saperlo ... Non ce la faccio più a tenermelo per me, sto troppo male ... Linda, sono incinta!

LINDA LAUZON  -  Cosa! Sei pazza? Ma sei sicura?

LISE PAQUETTE  -  Beh sì. Me l'ha detto il dottore.

LINDA LAUZON  -  Ma cosa vuoi fare?

LISE PAQUETTE  -  Non lo so! Se tu sapessi come sono scoraggiata! Ai miei non ho ancora detto niente, capisci. Ho troppa paura che mio padre mi ammazza! Quando il dottore me l'ha detto, stavo per sbattermi giù dal balcone!

PIERRETTE GUERIN  -  Ascolta, Lise ...

LINDA LAUZON  -  Lei ha sentito?

PIERRETTE GUERIN  -  Sì. Sei messa male, figlia mia. Ma ... io forse ti posso aiutare ...

LISE PAQUETTE  -  Ah, sì? E come?

PIERRETTE GUERIN  -  Beh, conosco un dottore ...

LINDA LAUZON  -  Non ci pensi nemmeno, zia!

PIERRETTE GUERIN  -  Andiamo, non c'è nessun pericolo! Ne fa due o tre a settimana, quello lì!

LISE PAQUETTE  -  Devo dire che ci avevo anche pensato ... Ma non conoscevo nessuno ... e poi avevo paura di farlo da sola.

PIERRETTE GUERIN  -  No, quello mai, è pericoloso! Ma col mio dot­tore ... Se vuoi, penso a tutto io. Fra una settimana, sarai a posto.

LINDA LAUZON  -  Lise, non avrai mica intenzione di accettare! È un vero delitto!

LISE PAQUETTE  -  E cosa altro vuoi che faccia? Dimmi tu un altro sistema per tirarmi fuori. Non posso mica farlo nascere, questo bambino! L'hai visto che fine ha fatto Manon Belair? Anche lei era una ragazza madre. Ora è lì con un bambino sulle spalle che non sa dove andare a sbattere!

            LINDA LAUZON  -  Il padre non ti può sposare?

LISE PAQUETTE  -  Lo sai benissimo che mi ha mollata, dai! È spari­to tra le nebbie, e di corsa! Belle le promesse che mi aveva fatto! Dovevamo essere felici, insieme. Faceva soldi a palate, e io, come una cretina, ci ho perso la testa. Regali di qua, regali di là, che non la finiva più. Ah! Per un po' me la son proprio goduta. Cazzo, proprio questo mi doveva capitare! Porca puttana! Sem­pre la stessa sfiga! Ogni volta a beccarmi un secchio di merda in faccia! Ma voglio uscire da questa miseria. Non ne posso più di lavorare al Kresge. Voglio arrivare a qualcosa nella vita, capito, voglio arrivare a qualcosa. Voglio avere una macchina, una bella casa, dei bei vestiti. Si può dire che ho solo le divise del bar, da mettermi addosso, Cristo. Sono sempre stata povera, ho sem­pre dovuto tirare la cinghia, ma ora deve cambiare, ora basta. Lo so che sono una disgraziata, ma ce la devo fare. Sono venuta al mondo dalla porta di servizio, ma uscirò da quella principale. Niente me lo impedirà. Niente mi fermerà. Dopo me lo dirai tu se non avevo ragione, Linda. Aspetta due o tre anni e vedrai che Lise Paquette diventerà qualcuno. Di quattrini, ce ne avrà a palate, O.K.?

LINDA LAUZON  -  Tu cominci male!

LISE PAQUETTE  -  Appunto, ho fatto un errore e voglio rimediare! Ricomincerò tutto daccapo, dopo! Lei, Pierrette lo capisce, vero?

PIERRETTE GUERIN  -  Sì, ti capisco. Lo so cos'è la voglia di soldi. Prendi me, per esempio, alla tua età sono andata via di casa per far soldi. Ma non ho mica cominciato a lavorare in qualche topaia, io! Macché, sono entrata subito al night. E lì, sì che ce n'era da far soldi! Così fra poco, avrò anch'io il mio bel malloppo. Johnny me l'ha promesso ...

ROSE OUIMET, GERMAINE LAUZON, GABRIELLE JODOIN  -  Maledetto Johnny! Maledetto Johnny!

GINETTE MENARD  -  Insomma cosa succede qui?

LISE PAQUETTE  -  Niente, niente! (A Pierrette) Ne riparliamo ...

GINETTE MENARD  -  Di cosa?

LISE PAQUETTE  -  Oh! Di niente!

GINETTE MENARD  -  Non me lo vuoi dire?

LISE PAQUETTE  -  Lasciami in pace, tu, non t'appiccicare.

PIERRETTE GUERIN  -  Vieni, che continuiamo a parlare ...

GERMAINE LAUZON  -  Ma arrivano, allora, queste bibite?

LINDA LAUZON -   Eccomi, eccomi ...

Si riaccendono le luci.

GABRIELLE JODOIN  -  Quanto l'hai pagato, Rose, il tuo tailleurino blu?

ROSE OUIMET  -  Quale?

GABRIELLE JODOIN  -  Dai, il tailleurino blu col pizzo bianco sul col­letto.

ROSE OUIMET  -  Ah! Quello lì... 9 dollari e 98.

GABRIELLE JODOIN  -  Mi sembrava! Pensa che l'ho visto oggi da Reitman's a 14 dollari e 98 ...

ROSE OUIMET  -  Sei matta! Lo dicevo io, che l'avevo pagato poco ...

GABRIELLE JODOIN  -  Figlia di una buona donna! Sei bravissima tu a combinarti i tuoi giri.

LISETTE DE COURVAL  -  Mia figlia Micheline ha cambiato lavoro, ultimamente. Ora lavora sulle macchine F.B.I.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Ah! Sì? Dice che sono micidiali per i nervi, quelle macchine! Le ragazze che le usano, sono costrette a cambiar lavoro, dopo sei mesi. La figlia di mia cognata Simonne ci ha preso l'esaurimento nervoso, Simonne m'ha chiamata pro­prio oggi, per raccontarmelo ...

ROSE OUIMET  -  Dio mio, ora che ci penso, Linda, ti vogliono al telefono.

Linda si precipita al telefono.

LINDA LAUZON  -  Pronto, Robert? È da tanto che aspetti?

GINETTE MENARD  -  E dai dimmelo!

LISE PAQUETTE  -  Ti ho detto di no! Quanto sei scocciante. E pian­tala di starmi appiccicata addosso come una sanguisuga. Lascia­mi un po' parlare con Pierrette, per piacere. Levati di torno, noiosa!

GINETTE MENARD  -  Va bene, d'accordo, ho capito! Sei ben conten­ta di startene con me quando non c'è nessuno, ma appena arriva qualcuno, allora ...

LINDA LAUZON  -  Senti, Robert ... ma sì, è la quinta volta che ti dico che me l'hanno appena detto! Non è colpa mia!

THERESE DUBUC  -  Tenga, li nasconda, questi, signora Dubuc!

ROSE OUIMET  -  (a Ginette Ménard che distribuisce la coca cola) Come va a casa tua, Ginette?

GINETTE MENARD  -  Mah! Sempre uguale ... Si menano dalla mattina alla sera … Non è una novità. Mamma continua a bere ... Papà si arrabbia     Un casino che non finisce mai...

ROSE OUIMET  -  Povera ragazza ... E tua sorella?

GINETTE MENARD  -  Suzanne? È sempre il genietto di casa! Vanno tutti in visibilio per lei! Solo lei esiste. "Lei è una brava ragazza. Devi fare come lei, Ginette. Lei sì che è riuscita nella vita". Io, non conto. Gli hanno sempre voluto più bene che a me. Lo so. Ora poi che è diventata maestra di scuola, capite, c'è poco da ridere!

ROSE OUIMET  -  Ma dai, via Ginette, che per me esageri un po'.

GINETTE MENARD  -  So quel che dico. Mia madre non si è mai occu­pata di me. Suzanne è sempre la più bella, Suzanne è la più intel­ligente. Ce ne ho le scatole piene di sentirlo dire dalla mattina alla sera. Anche a Lise non gliene importa niente di me.

LINDA LAUZON  -  (al telefono) Porco Giuda, ora mi hai rotto i coglio­ni! Se non la vuoi capire, cosa vuoi che ti dica? Quando sei di buon umore, richiamami! (Riattacca) Non me lo potevi dire pri­ma che mi volevano al telefono? Me ne ha dette di tutti i colori, per colpa tua, cara la mia zietta!  

ROSE OUIMET  -  Ma è proprio cafona! È proprio cafona, quella ragazza!

Proiettore su Pierrette Guérin.

PIERRETTE GUERIN  -  Quando sono andata via di casa, ero innamo­rata cotta. Non capivo più niente. C'era solo Johnny che contava per me. Mi ha fatto perdere dieci anni della mia vita, quello stronzo! Ho solo trent'anni e mi sento come una di sessanta! Ogni genere di affari mi ha fatto fare, quell'uomo! E io, cretina che gli davo retta. Già! Ho lavorato per lui, al night, per dieci anni! Ero bella, attiravo i clienti. Finché è durata. Funzionava ... Ma poi ... bastardo, non ce la faccio più! Mi sbatterei giù da un ponte, ma a chi gliene frega niente! L'unica cosa che mi resta da fare è ubriacarmi. Infatti è quello che faccio, da venerdì. Povera Lise, lei si lamenta che è incinta, che è nei guai! Ma Dio santo, almeno è giovane, lei; gli dò l'indirizzo del mio dottore, e tutto si sistema, può ricominciare daccapo! Io no! Io no! Sono troppo vecchia! Una che ha fatto la vita per dieci anni, non la piglia nes­suno! Sono finita! Prova adesso a spiegarglielo alle mie sorelle. Non capiranno! Non so che fine farò, non lo so proprio!

LISE PAQUETTE  -  (dall'altro lato della cucina) Non so che fine farò, non lo so proprio! Abortire non è uno scherzo! Ne ho senti­te tante di storie! Ma farlo per conto proprio, è peggio, andrò dal dottore di Pierrette. Ah! Perché capitano sempre a me, queste cose? È fortunata, lei, Pierrette, che lavora nello stesso night da dieci anni, fa soldi a palate, ha l'amore. Come la invidio! Anche se la sua famiglia non la vuole, almeno lei è felice!

PIERRETTE GUERIN  -  Mi ha buttata via come uno straccio! Basta, è finita, fi-ni-ta! Non ti voglio più vedere! Sei troppo vecchia, ormai, troppo brutta! Fai le valigie, e sgombra! Non ho più biso­gno di te! Quello schifoso non mi ha lasciato un centesimo! Nean­che un centesimo di merda! Dopo quello che ho fatto per lui per dieci anni! Dieci anni! Dieci anni per niente! Non basta per ammazzarsi, eh, che ve ne pare? Che fine farò io, eh? Che fine farò? La cameriera di second'ordine al Kresge, come Lise? Ah, no! Grazie tante! Il Kresge va bene per le principianti e per le madri di famiglia, non per quelle come me! Non so che fine farò, non lo so proprio! E poi mi tocca anche di star qui a fare finta di nulla! Non posso dire a Linda e a Lise che sono finita! (Pausa) Sì... non mi resta altro che bere, ormai ... Fortuna che mi piace ...

LISE PAQUETTE  -  (a più riprese, durante il monologo di Pierrette) Ho paura, Dio se ho paura! (Si avvicina a Pierrette e si getta tra le sue braccia) Sei sicura che andrà tutto bene, Pierrette? Sapes­si quanta paura ho!

PIERRETTE  -  (ridendo) Ma sì, ma sì, andrà tutto bene, vedrai, andrà tutto bene ...

La luce ridiventa normale.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  (a Des-Neiges) Non si sta più al sicuro neanche al cinema, ormai! L'altro giorno sono andata a vedere un vecchio film di Eddie Constantine. Mio marito era rimasto a casa. Nel bel mezzo del film, un vecchio ripugnante si viene a sedere accanto a me e comincia a palparmi! Si può capire com'e­ro confusa. Ma non importa, mi sono alzata e gli ho mollato una bella borsettata in faccia!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Ha fatto proprio bene. Io, mi porto sem­pre dietro uno spillone, quando vado al cinema. Non si sa mai cosa può succedere. E il primo che si azzarda a toccarmi ... Ma non mi è mai capitato di usarlo.

ROSE OUIMET  -  Sono calde le tue coche, Germaine.

GERMAINE LAUZON  -  Quando è che la smetterai di criticare, eh? Quand'è che la smetterai?

LISE PAQUETTE  -  Linda, hai una penna e un foglio?

LINDA LAUZON  -  Per favore, Lise, non lo fare!

LISE PAQUETTE  -  So io cosa devo fare! Ho deciso e nessuno mi può far cambiar idea!

RHEAUNA BIBEAU  -  (a Thérèse) Ma cos'è che sta facendo, lei?

THERESE DUBUC  -  Zitta! Non gridi così e faccia lo stesso! Due o tre album, non se ne accorge nessuno.

RHEAUNA BIBEAU  -  Ma io non sono una ladra!

THERESE DUBUC  -  Andiamo, signorina Bibeau, non si tratta di rubare. Lei li ha avuti per niente, questi punti! E poi ce ne ha un milione! Un milione!

RHEAUNA BIBEAU  -  Sono quanti sono! Ci ha invitate qui per venire a incollare i punti, e non è un buon motivo per derubarla.

GERMAINE LAUZON  -  (a Rose) Di cosa stanno parlando, quelle due lì? Non mi piacciono quelle che trafficano sottobanco.

Si avvicina a Rhéauna e Thérèse.

THERESE DUBUC  -  (vedendola arrivare) Hmmm... preciso ... aggiunge due tazze d'acqua e poi mescola.

RHEAUNA BIBEAU  -  Cosa? (Accorgendosi di Germaine) Ah, sì! Mi dava una ricetta!

GERMAINE LAUZON  -  Una ricetta di cosa?

RHEAUNA BIBEAU  -  Bignè!

THERESE DUBUC  -  Budino al cioccolato!

GERMAINE LAUZON  -  Beh, mettetevi un po' d'accordo, budino o bignè! (Torna da Rose) Te l'ho detto Rose che succedono cose poco chiare, qui stasera.

ROSE OUIMET  -  (che ha appena nascosto alcuni album nella sua borsetta) Macché. Ma no ... Sei tu che ti fai delle idee ...

GERMAINE LAUZON  -  Mi sembra che Linda sta un po' troppo con sua zia Pierrette! Linda, vieni qui ...

LINDA LAUZON  -  Un attimo, mamma ...

GERMAINE LAUZON  -  T'ho detto di venire qui! Non fra due ore, subito!

LINDA LAUZON  -  Va bene. Non t'arrabbiare sempre per niente. Che cosa c'è qui, allora?

GABRIELLE JODOIN  -  Sta un po' con noi... Sei rimasta mica male con tua zia ...

LINDA LAUZON  -  E allora? Cosa c'è che non va?

GERMAINE LAUZON  -  Ma che cos'ha tanto da chiacchierare con la tua amica Lise?

LINDA LAUZON  -  Mah ... niente ...

GERMAINE LAUZON  -  Rispondi per bene, quando ti si parla!

GABRIELLE JODOIN  -  Lise ha scritto qualcosa, un momento fa.

LINDA LAUZON  -  Era un indirizzo ...

GERMAINE LAUZON  -  Non mi dire che ha preso l'indirizzo di Pier­rette! Se vengo a sapere che sei stata da tua zia, te poi i conti li fai con me, ci siamo capiti?

LINDA LAUZON  -  Ma lasciami in pace! Sono abbastanza grande per sapere quello che devo fare!

Ritorna da Pierrette.

ROSE OUIMET  -  Forse non sono affari miei, Germaine, ma ...

GERMAINE LAUZON  -  Cosa, allora cosa c'è ancora?

ROSE OUIMET  -  Tua figlia Linda è su una strada molto pericolosa ...

GERMAINE LAUZON  -  Lo so anche troppo bene. Ma tu non te ne preoccupare, Rose, che ci penso io! Vedrai che ci torna sulla strada giusta, e senza batter ciglio! E la Pierrette, è l'ultima vol­ta che mette piede qui dentro! Te la sbatto fuori io, dritta dritta e pulito pulito con un bel calcio in culo!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Ci avete fatto caso, com'è ingrassata negli ultimi tempi la figlia della signora Bergeron?

LISETTE DE COURVAL  -  Sì, che l'ho notato ...

THERESE DUBUC  -  (insinuante) Strano, vero? Ingrassa solo di pancia.

ROSE OUIMET  -  Le ciliege quest'anno son maturate prima del tempo!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  E cerca anche di nasconderlo ... Ma ora si comincia a vedere un po' troppo.

THERESE DUBUC  -  Ora capisco. Ma chi è che gliel'avrà fatto questo regalino, eh?

LISETTE DE COURVAL  -  Sarà stato il suo patrigno ...

GERMAINE LAUZON  -  Non mi meraviglierei per niente. Gli sta die­tro da quando ha sposato sua madre!

THERESE DUBUC  -  Pensate che casino ci dev'essere in quella casa! Povera Monique, è così giovane ...

ROSE OUIMET  -  Sì, ma bisogna anche dire che lei se l'è andata a cercare. Per vestirsi come si veste, bisogna essere una poco di buono! A me, l'estate passata, se ve lo devo dire, mi metteva in imbarazzo. E non sono mica una bigotta. Ve li ricordate i suoi calzoncini, quelli corti rossi ... com'erano? L'ho sempre detto che andava a finire male, Monique Bergeron. Ha il diavolo in corpo, quella ragazza. È un'indemoniata. Del resto, è rossa. Hanno un bel dire nei film francesi che le ragazze madri sono da compati­re, per me, io non lo credo proprio!

Lise Paquette fa l'atto di alzarsi.

PIERRETTE GUERIN  -  Dai, lascia correre, Lise!

ROSE OUIMET  -  Sentite un po', non ci si lascia intrappolare così! Non parlo di quelle che si fanno violentare, che è diverso; ma le ragazze normali che si ritrovano con un figlio, quelle proprio non so cosa c'è da compatirle. È colpa loro! Fate che la mia Car­men non mi arrivi conciata a quel modo, perché la scaravento giù dalla finestra, e senza starci a pensare. Ma non c'è pericolo che gli succeda, è fin troppo perbene, se è per questo! No, per me, le ragazze madri sono delle buone a niente e pure delle vizio­se che corrono dietro agli uomini! Mio marito le chiama le tirapi­selli!

LISE PAQUETTE  -  Se non la pianta subito, io l'ammazzo!

GINETTE MENARD  -  Perché? Per me io trovo che ha ragione.

LISE PAQUETTE  -  E tu cosa aspetti a andar fuori dalle palle?

PIERRETTE GUERIN  -  Ci vai giù pesante, Rose!

ROSE OUIMET  -  Si sa, te ci devi essere abituata, chissà quante ne vedi di storie del genere. Non c'è più niente che ti sorprende. Ti dovrà sembrare normale. Ma a noialtre no. C'è sempre modo di evitare ...

PIERRETTE GUERIN  -  (ridendo) Sì, è vero che il modo c'è. La pillola anticoncezionale, per esempio ...

ROSE OUIMET  -  Vedi che con te non si può parlare? Non è questo che volevo dire. Lo sai che non sono mica per l'amore libero, io. Sono cattolica! Resta pure nel tuo mondo e noi lasciaci in pace. Brutta zoccola!

LISETTE DE COURVAL  -  Trovo nondimeno che lei esageri, signora Ouimet. A volte le ragazze che si fanno impegolare, non sempre ne hanno colpa.

ROSE OUIMET  -  Certo, lei è il tipo che crede a tutto quello che gli raccontano nei film francesi.

LISETTE DE COURVAL  -  Perché, che cos'ha contro i film francesi, mi scusi?

ROSE OUIMET  -  Niente, ma mi piacciono di più quelli inglesi, tutto qui! I film francesi sono troppo realisti, troppo esagerati. Non bisogna mica credere a tutto quel che dicono. Nei film, le ragaz­ze madri fan sempre pena senza un motivo, non è mai colpa loro! Ne conosce, lei, di casi così? Io nessuno! Un film è un film, e la vita è la vita!

LISE PAQUETTE  -  Ora l'ammazzo io, quella baciapile! Brutta stron­za che non è altro! Ha il coraggio di sparare giudizi su tutti e non capisce un cazzo ... La sua Carmen, proprio quella, io la conosco bene, la sua Carmen e vi assicuro che non vale una cicca! Perché non si guarda un po' dentro casa, invece di tirare merda in faccia a tutti!

Proiettore su Rose Ouimet.

ROSE OUIMET  -  Sì, la vita è la vita, e non ci sarà mai nessun male­detto film francese che riuscirà a descriverla. Ah! È facile per un'attrice far compassione in un film! Lo credo bene. Quando ha finito di lavorare, la sera, se ne torna nella sua reggia da cento­mila carte, e si sdraia in un letto grande due volte la mia camera! Ma noialtre, quando ci svegliamo la mattina ... (Pausa) Quando io mi sveglio, la mattina, lui è sempre lì che mi guarda ... Mi aspetta. Tutte le mattine che Dio comanda, lui si sveglia prima di me, e mi aspetta. E tutte le sere che Dio comanda, va a letto prima di me, e mi aspetta. È sempre lì, sempre addosso a me, appiccicato come una sanguisuga! Porca puttana! Questo non lo dicono, nei film, per esempio! E no, son cose che non si dicono, queste! Che una donna è costretta a sopportare un porco per tutta la vita perché ha avuto la disgrazia di dire "sì" una volta, questo non interessa a nessuno! Ma Dio santo, è molto più triste di tanti film! Perché questo continua per tutta la vita! (Pausa) Me ne sono pentita, eh, se me ne sono pentita! Mai mi dovevo sposare! Dovevo gridare "no" a squarciagola, e rimanere zitella! Almeno adesso me ne stavo in pace! A quell'epoca ero un'inge­nua, e non sapevo quello che mi aspettava! Io, scema, pensavo solo alla "Santa Unione del Matrimonio"! Bisogna essere delle bestie per crescere i figli in un'ignoranza simile, bisogna proprio essere delle bestie! Beh, ma la mia Carmen non si farà fregare così, chiaro? Perché io, alla mia Carmen, è da un pezzo che gliel­'ho detto cosa sono, gli uomini! Non potrà dirlo lei che non l'ave­vo avvertita! (Sul punto di piangere) E non farà la fine mia, a quarantaquattro anni, con un ragazzino di quattro in collo e un porco di marito che non vuol capire niente e che esige il suo debi­to due volte al giorno, trecentosessantacinque giorni all'anno! Quando arrivi a quarant'anni e ti accorgi che non hai niente die­tro di te e niente davanti a te, ti viene voglia di piantare lì tutto e ricominciare daccapo! Ma le donne, non lo possono fare ... Le donne, sono lì incastrate a vita per la gola, e ci resteranno fino alla fine!

Piena luce.

GABRIELLE JODOIN  -  Comunque, a me i film francesi piacciono. Ma davvero. Sono troppo bravi a fare quei bei film tristi, loro. Ci mettono poco, loro, a farmi frignare. E poi va detto che i france­si sono molto più belli dei canadesi. Dei veri pezzi d'uomo!

GERMAINE LAUZON  -  Ah, no, un momento, per carità. In questo ti sbagli!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  I francesi, son tutti dei culi bassi che non mi arrivano neanche alla spalla! E perdipiù effemminati! Con quell'aria da donne!

GABRIELLE JODOIN  -  Scusate ma ci sono anche quelli che sono uomini! E molto più uomini dei nostri poveri mariti!

GERMAINE LAUZON  -  Che discorsi, se prendi per esempio i nostri mariti! Qua si fa di ogni erba uno sfascio! Coi nostri mariti è chia­ro che è dura, ma prendi i nostri attori, dai, sono belli e bravi come qualsiasi francese di Francia!

GABRIELLE JODOIN  -  Comunque io a Jean Marais non ci sputerei sopra! Quello sì che è un uomo!

OLIVINE DUBUC  -  Coca ... coca ... ancora ... Coca ...

THERESE DUBUC  -  Stia zitta un momento, signora Dubuc!

OLIVINE DUBUC  -  Coca! Coca!

ROSE OUIMET  -  Ah, la faccia stare un po' zitta, non si può neanche incollare in pace! Dagli una coca, Germaine, così gli tappi un po' la bocca ...

GERMAINE LAUZON  -  Mi sa che non ce n'è più!

ROSE OUIMET  -  Dio santo, che poche ne avevi comprate! Siamo proprio al risparmio!

RHEAUNA BIBEAU  -  (rubando i punti) In fondo, me ne mancano solo tre, per avere il portaspazzatura cromato.

Entra Angéline Sauvé.

ANGELINE SAUVE  -  Buonasera ... (A Rhéauna) Sono tornata ...

LE ALTRE  -  (in modo secco) Buonasera ...

ANGELINE SAUVE  -  Sono andata dall'abate di Castelneau ...

PIERRETTE GUERIN  -  A me non mi ha neanche guardata!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Cosa vorrà adesso dalla signorina Bibeau?

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Io sono sicura che viene qui a chie­dergli perdono. In fondo, la signorina Sauvé è una brava perso­na, una donna che sa capire le buone ragioni. Vedrà che tutto si sistema per il meglio.

GERMAINE LAUZON  -  Intanto vado a vedere quanti album abbiamo fatto.

Le donne si alzano di scatto. Gabrielle Jodoin esita, poi ...

GABRIELLE JODOIN  -  Ah, Germaine, ho dimenticato di dirti una cosa! Ti ho trovato una bustaia! La signora Angéline Giroux! Vieni qui che ti dico!

RHEAUNA BIBEAU  -  Lo sapevo che saresti tornata, Angéline! Sono proprio contenta. Vedrai, pregheremo insieme, e il buon Dio dimenticherà tutto molto presto! Non è mica uno stupido, lo sai, il buon Dio!

LISE PAQUETTE  -  Hai ragione, Pierrette, che hanno fatto pace!

PIERRETTE GUERIN  -  Ce ne ho le palle piene!

ANGELINE SAUVE  -  Intanto vado a salutare Pierrette, e glielo spiego ...

RHEAUNA BIBEAU  -  No, è meglio che non gli parli più! Stai con me e lasciala stare! È finita, questa storia!

ANGELINE SAUVE  -  Va bene, come vuoi tu.

PIERRETTE GUERIN  -  Allora è così. Ha vinto lei! Cosa ci sto a fare qui, io, sono proprio schifata. Mi tolgo subito dalle palle!      ·

GERMAINE LAUZON  -  Sei stata molto carina, Gaby. Cominciavo a disperare, capisci. Un busto non me lo posso far fare dalla prima che capita. Ci vado la settimana prossima. (Si dirige verso la cassa con gli album. Le donne la seguono con lo sguardo) Dio san­to, ma è tutto qui! Dove sono finiti tutti gli altri album? Ce ne sarà una decina in fondo alle casse! Forse stanno ... ma no, il tavolo è vuoto! (Silenzio. Germaine Lauzon guarda tutte le don­ne) Ma cosa succede qui, insomma?

LE ALTRE  -  Cioè ... hmmm ... non so ... sinceramente ...

Fanno finta di cercare gli album. Germaine si piazza davanti alla porta.

GERMAINE LAUZON  -  Dove sono i miei punti?

ROSE OUIMET  -  Su dai, Germaine, cerca meglio!

GERMAINE LAUZON  -  Nelle casse non ci sono, sul tavolo non ci sono! Voglio sapere dove sono i miei punti!

OLIVINE DUBUC  -  (tirando fuori i punti nascosti nei suoi vestiti) Punti? Punti ... punti ... (Ride)

THERESE DUBUC  -  Signora Dubuc, li nasconda ... Ma Cristo, signora Dubuc!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Santa Vergine!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Prega per noi!

GERMAINE LAUZON  -  Ma ne ha il vestito pieno! Cos'è questa storia, ce ne ha dappertutto! Guarda, guarda ... Thérèse ... non sarà sta­ta lei, spero.

THERESE DUBUC  -  Ma no, via, gli giuro che non ne sapevo niente!

GERMAINE LAUZON  -  Mi faccia vedere la borsa!

THERESE DUBUC  -  Via, Germaine, si fida così poco di me!

ROSE OUIMET  -  Germaine, stai esagerando!

GERMAINE LAUZON  -  Voglio vedere anche la tua di borsa, Rose! Voglio vedere tutte le vostre borse! Di tutta la banda!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Mi rifiuto! È la prima volta che mi si manca di rispetto in questo modo!

YVETTE LONGPRE  -  È incredibile!

LISETTE DE COURVAL  -  Non rimetterò mai più piede qui dentro!

Germaine Lauzon afferra la borsa di Thérèse e la apre. Ne tira fuori diversi album.

GERMAINE LAUZON  -  Eh? Lo sapevo! E mi immagino che è la stes­sa cosa nelle altre borse! Brutte troie maledette, che siete! Non uscirete vive di qui! Vi ammazzo tutte!

PIERRETTE GUERIN  -  Ti aiuto io, Germaine! È una banda di ladre schifose! E mi guardavano con la puzza sotto il naso!

GERMAINE LAUZON  -  Fatemi vedere tutte le vostre borse! (Strap­pa la borsetta a Rose) Guarda ... ma guarda! (Prende un'altra borsa) E anche qui. Guarda, e ce ne sono ancora! Anche lei, signorina Bibeau? Ce ne sono solo tre, ma ci sono!

ANGELINE SAUVE  -  Come, Rhéauna! Anche tu!

GERMAINE LAUZON  -  Tutte! Tutta la banda! Siete tutte delle ladre disgustose!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Lei non se li merita, questi punti!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Perché lei sì e noi no?

ROSE OUIMET  -  Ci hai fatte sbavare anche troppo con il tuo milione di punti!

GERMAINE LAUZON  -  Ma sono miei questi punti!

LISETTE DE COURVAL  -  Dovrebbero essere di tutte!

LE ALTRE  -  Sì, di tutte!

GERMAINE LAUZON  -  Ma sono miei! Ridatemeli!

LE ALTRE  -  Mai!

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Ce ne sono ancora nelle casse, serviamoci!

DES-NEIGES VERRETTE  -  Sì, dai!

YVETTE LONGPRE  -  Mi riempio la borsa!

GERMAINE LAUZON  -  Piantatela! Non li toccate!

THERESE DUBUC  -  Tenga, signora Dubuc, ecco. Prenda anche questi.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Venga, signorina Verrette, che qui ce n'è un sacco. Mi aiuti.

PIERRETTE GUERIN  -  Mollateli immediatamente!

GERMAINE LAUZON  -  I miei punti! I miei punti!

ROSE OUIMET  -  Dammi una mano, Gaby, che ne ho presi troppi!

GERMAINE LAUZON  -  I miei punti! I miei punti!

Segue una battaglia furiosa. Le donne rubano più punti che pos­sono. Pierrette e Germaine cercano di fermarle. Linda e Lise rimangono sedute in un angolo e guardano lo spettacolo senza muoversi. Si sentono delle grida, alcune donne cominciano a picchiarsi.

MARIE-ANGE BROUILLETTE  -  Quelli lì sono miei!

ROSE OUIMET  -  Bugiarda, sono miei!

LISETTE DE COURVAL  -  (a Gaby) Me le vuol togliere le mani di dosso?

Cominciano a lanciarsi in testa gli album dei punti. Tutte si ser­vono a più non posso nelle casse, lanciando punti dappertutto, dalla porta, dalla finestra. Olivine Dubuc cerca di muoversi con la sua sedia a rotelle e intona "O Canada". Alcune donne escono con il malloppo dei punti conquistati. Rose e Gabrielle restano un po' più a lungo delle altre.

GERMAINE LAUZON  -  Le mie sorelle! Anche le mie sorelle! (Gabrielle e Rose escono. In cucina rimangono solo Germaine, Linda e Pierrette. Germaine si accascia su una sedia) I miei punti! I miei punti!

Pierrette mette il braccio sulle spalle di Germaine.

PIERRETTE GUERIN  -  Non piangere, Germaine!

GERMAINE LAUZON  -  Non mi parlare! Vattene! Tu non sei meglio delle altre!

PIERRETTE GUERIN  -  Ma ...

GERMAINE LAUZON  -  Vattene, non ti voglio più vedere!

PIERRETTE GUERIN  -  Ma ti ho difesa! Sono dalla tua parte, Ger­maine!

GERMAINE LAUZON  -  Vattene! Lasciami in pace! Non mi parlare! Non voglio più vedere nessuno!

LINDA LAUZON  -  Sarà un lavoraccio mettere tutto a posto!

Pierrette esce lentamente. Anche Linda va verso la porta.

GERMAINE LAUZON  -  Dio mio! Dio mio! I miei punti! Non mi resta più niente! Niente! Niente! La mia bella casa nuova! I miei bei mobili! Niente! I miei punti! I miei punti!

Si accascia davanti a una sedia e comincia a raccogliere i punti sparsi qua e là. Piange a calde lacrime. Si sentono tutte le altre donne che da fuori cantano "O Canada". Man mano che l'inno va avanti, Germaine riprende "coraggio" e finisce per cantare "O Canada" con le altre, in piedi, sull'attenti, con le lacrime agli occhi. Una pioggia di punti cade lentamente dall'alto ...

Sipario

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