Le fadighe d’un calzularo…

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Stefano Pesaresi – Paolo Torrisi

Paolo Torrisi

“ LE FADIGHE D’UN CALZULARO ‘LLUVIONATO ”

Farsa in tre atti

in vernacolo anconetano

da un'idea di

Stefano Pesaresi

                   A causa dell’alluvione, il fiume Musone ha rotto gli argini, portando via tutto ciò che si presentava davanti alsuo nuovo forzato corso e tra le altre cose pure la casa di Peppe Paolini, sfortunato ciabattino. Grazie al Comune, Peppe, ha potuto avere in affitto una delle case del “ tirchio”  Gino Passalacqua. Ahimé!… adesso  Gino peròvuole la casa libera perché la figlia Annina si deve sposare con Dumè el macellaro, ma purtroppo Peppe non vuole lasciare casa, finché il Sindaco non gliene assegnerà una popolare.  Oltretutto ha come ospiti i ricchissimi  cognati, Amilcare e Assunta Coppetti, che hanno fatto ritorno al loro paese nativo e non può certo mandarli via, finché non trovano  anche loro “casa”. Questi sono ricchissimi e Peppe gradirebbe, da subito, un loro aiuto, ma i cognati, non avendo figli hanno pensato di beneficiare i nipoti, nominadoli eredi di tutte le loro sostanze. Questo Peppe non lo sa  e così è costretto a vivere situazioni non semplici già esistenti: il figlio, Marco, non riesce a trovare lavoro… La figlia, Francesca  non riesce a trovare marito!… L’unico amico, con cui può sfogare le sue amarezze è S.Antonio Abate, al quale si raccomanda con viva fede, perché solo Lui può risolvere tutti i suoi problemi.

                                                                             

Uomini 7-   Donne 5-  

n.b. L'opera è registrata presso la SIAE n° 353971/A; codice n° 35205

       Paolo  Torrisi- via Abruzzo, 3-   60025 LORETO (an)

      tel. 071/978063;  cell. -349-7824237-

       torrisipaolo@virgilio.it

** Per facilitare la lettura, in calce è riportato un breve <glossario>.

      

Paolo Torrisi

“Le fadighe d’un calzularo ‘luvionato”

PERSONAGGI:

PEPPE PAOLINI                                                    calzularo

MARIA COPPETTI                                                su’  moje

MARCO                                                                  su’  fijo

FRANCESCA                                                         su’  fija

AMILCARE COPPETTI                                         el  cugnato

ASSUNTA                                                             la  cugnata

GINO PASSALACQUA                                         el  tirchio

ANNINA                                                               su’  fija

DUME’ SGRANOCCHIA                                       el  fidanzato

TROMBONI                                                          l’avvucato

CAMILLA                                                              la  serva

ORAZIO                                                                el garzo’

                  

A T T O  P R I M O

               L’azione si svolge anello studio dell’avvocato Tromboni. In fondo a destra vi è la comune.- Lateralmente a sinistra, in basso, vi è la porta d’accesso alle altre camere.- Un tavolo – sedie – quadri alle pareti – libreria – ecc…..

               All’aprirsi del sipario, in scena vi è Tromboni che scrive o legge…Il campanello suona più volte…..

Scena 1^:-Tromboni – Camilla – Gino –

TROM - (chiama) Camilla?….Camilla!…

CAMI - (entra) Dite ‘cellenza?

TROM- Hanno suonato, non hai sentito?…Va ad aprire!

CAMI- Subito!

TROM- (vedendo che Camilla ritarda)…Camilla?…

CAMI- (entra, ma rimane sulla comune)

TROM- Allora?!…

CAMI- Cu’ dite lu fago bucca’?

TROM- Se vuole parlare con me: certo che deve entrare. Vuoi che vada io da lui?

CAMI- (accenna un passo verso l’interno) Vie’ oltra!…Cu’ ‘spetti a bucca’?

GINO- (entra- toglie il cappello e fa un inchino a mo’ di saluto, aspettando di essere invitato a venire avanti)

CAMI- (si trova tra l’avv.to e Gino) Avvucà, Gino De Passalacqua, è venuto pe’ divve…

TROM- Non pensi che debba essere il signore a dirmi il motivo della sua visita? Quante volte t’ho detto di presentare i clienti nella dovuta maniera? “Avvocato, il sig. Passalacqua, è venuto per potere avere un colloquio con lei.”…Che diamine!

CAMI- Nun capiscio perché a Gino de Passalacqua l’ho da chiama’ “signore”!…Da munelli, emo fatte le stesse scole…Sapesse quant’era gnurante! Me rubava sempre la merenna e po’ la vendeva aj altri fijoli. Ennà, sin da picculo c'ha avuto el senso dej affari!…(lo indica con lo sguardo) ‘Ardatelo!…Adè è ‘mpurtante: terreni, case, quadrì…Io, ‘nvece, eccheme qua: senza merenna e a ffa’ la serva. (a Gino) Certo ch’eri birbante ‘n bel po’!

GINO- E scì, che tu eri magiola, ‘na santa!?…Te ‘rcordi quanno al maestro j ho meso ‘na ranocchia ‘nte la saccoccia? (sorride)

CAMI- (sorride pure lei) E io j facevo el verso: “cra-cra!…cra-cra!”

GINO- Me ‘rcordo scì!

CAMI- (torna seria) Cuscì la colpa me la so’ pijata tutta io!

GINO- Ma sai stata lì-lì pe’ dijelo ch’ero stato io!

CAMI- Penso che te ‘rcordi pure el perché nun ho fatto la spia…Anzi, nun te lu sai ‘rcurdato “mai”! E’ vé?

GINO- (impacciato) Veramente…

CAMI- Te lu ‘rcordo io…Adè so’ menu vergugnosa!…M’evi ditto: “Nun dì gnente che quanno semo granni te sposo!”

GINO- Cuscì t’ho ditto?…E chi se ‘rcurdava più!?

CAMI- Tu te lu sai scurdato, ma io: no!

TROM- (si alza e si avvia alla porta delle camere)

GINO- Cus’è ‘ndate via, avvucato?

TROM- Vedo che siete venuto per parlare con Camilla!

GINO- No, sa l’Eccellenza Vostra! Me scusarete, ma me so’ lassato prende’ dai ‘rcordi.

CAMI- Beh!…Io vago ‘n cucina…Oggi ve vojo prepara’ i gnocchi! (esce)

TROM- Brava! ( a Gino) Prego, si accomodi, signor Passalacqua.

GINO- (sedendo) Grazie, ‘cellenza!

TROM- (guardando tra le sue carte) Mi dica quale problema l’assilla.

GINO- Se c'ho calcò che me zilla?

TROM- (sorridendo) Ma no!…Intendevo: quale problema la preoccupa…l’assilla?

GINO- (tra sé) Ho fatto be’ a venì da lu': senti cume parla guzzo!?

TROM- Dite pure….sto aspettando.

GINO- Adè ve digo gnico’!…Donca, ve ‘rcurdate l’alluviò de do’ anni fa?

TROM- Certo che mi ricordo!…Andate avanti.

GINO- (si avvicina, con la sedia, verso il tavolo, più vicino all’avvocato)

TROM- (ripete) Andate avanti!

GINO- (c. s.)

TROM- Beh? Volete andare avanti?

GINO- ‘Ndo’ vulete che vago: sotta al tavulo?…Se nun me sentite: posso parla’ più forte.

TROM- Ma no!..Intendevo dire: andate avanti con l’esposizione dei fatti. Insomma, raccontatemi ed io cercherò di dare una degna e felice risposta a ciò che mi esporrete.

GINO- Nun ve rabbite, avvucato!…M’ete ‘mbriagato cu' tutte ‘sse parole difficili! Me scusarete ancora!

TROM- Beh!…Parlate.

GINO- Donca, i fatti ènne questi: l’alluviò ha buttato giò la casa de Peppe de Paulì…ve ‘rcurdate?

TROM- Ricordo! Non ha fatto solo quello di danno! Chi può dimenticare quel fatidico giorno!…Ebbene?

GINO- Da cul feti…fete…fetoti…Insomma, da cul giorno puzzò…

TROM- Come “puzzò”?

GINO- L’ete ditto vo’: “fetitico”!

TROM- Fatidico! Fa-ti-di-co!

GINO- Proprio cume ete ditto vo’: Fa...(farfuglia la prima metà della parola e finisce in)…co, su preghiera del Sindico, ho dovuto da’ a Peppe la casa che c’evo sfitta, quella che sta ‘n piazza,  e che l’affitto me l’avria pagato el Comune, fino a quanno Peppe nun avria truvato ‘n’antra casa a nàulo o che j avriane assegnato ‘na casa popolare.

TROM- Dite: ricevete regolarmente, ogni mese, la somma di affitto che avete a suo tempo pattuito?

GINO- Gnorsì, avvucà!

TROM- E allora?…

GINO- Allora duvete sape’, che cul morammazzato de Peppe, fino a oggi, nun s’è preoccupato de truva’ ‘n’antro appartamentu sfitto!…Dice che  ce sta tantu be’ e che nun vole ‘nda’ via!

TROM- Se ricevete regolarmente l’affitto, perché volete la casa? Del resto, mi risulta che la casa, dove abitate, è di vostra proprietà; quindi una casa ce l’avete.

GINO- E la fija che me se sposa ‘ndo’ la metto: sul comudì?

TROM- Spiegatevi, allora!… Avvocato, siccome mi si sposa la figlia, desidererei riavere l’appartamento che il Sindaco mi ha invitato a cedere a Peppe. Visto com’è chiaro?

GINO- Miga c’evo pensato a divvelo cuscì, liscio-liscio e filante-filante!

TROM- Sicché, Peppe non vuole andare via.

GINO- Gnorsì! Me l’hanne ditto al bar!

TROM- Non l’avete saputo da lui?

GINO- None! Me l’hanne ditto al bar!

TROM- Allora, per prima cosa, dovete andare da Peppe, gli spiegate che vi si sposa la figlia, che quindi vi serve la casa e sentire per sua bocca se vuole lasciare o meno, l’appartamento. Dopodicché…

GINO- (come ricordandosi) A proposito de fija, avvucà: me so’ scurdato a divve che sta de fora…’ntel pianarottulo de le scale! Mi fija Annina, cul fidanzato: Dumé Sgranocchia, el macellaro!

TROM- Perché li avete lasciati fuori?

GINO- J evo ditto che l’avria chiamati quann’era el mumentu giusto!

TROM- (suona più volte il campanello, che ha sul tavolo, chiamando) Camilla? Camilla!…Camilla?…

CAMI- (entra asciugandosi gli occhi con la “parnanza”) Ho ‘nteso…ho ‘nteso! Miga c'ho el pregiutto ‘nte le recchie!(ve pare che 'nte le recchie c'ho el pregiutto?)

TROM- Beh!…Perché piangi?

CAMI- ( fermandosi) Chi piagne? Stacevo a taja’ la cipolla pel suffritto… Ma vo’ nun m’ete dato el tempo de sciuccamme j occhi. State sempre sa sto campanello ‘nte le ma’: cume el sagresta’ de la Santa Casa!…Cusa vulete? Fate presto, sennò me se brugia tutto e va a fenì che oggi ve toccherà magnà el campanello!

TROM- Fai entrare dei signori che stanno aspettando davanti alla porta!

CAMI- Vago! (esce)

TROM- (quasi tra sé) Debbo assolutamente assumere una segretaria!…La prego di scusarla!…Più va avanti negli anni e…

GINO- (che aveva seguito con lo sguardo l’uscita di Camilla) Avvucà?…Nun è che piagneva pe’ via de la prumessa de matrimonio che j evo fatto quann’erimi munelli?

TROM- Pensa?

GINO- Che po’, visto che me se sposa Annina, pe’ nun ‘rmane dapresso me faria pure comido!

TROM- Ennò! Non vorrete portarmi via Camilla? Pure io sono solo…Per me è come una madre: m’ha visto crescere!

               Scena 2^:-Detti  più  Annina – Dume’ –

CAMI- (entra) Ecchili!…(ritorna in cucina tirando su di naso, guardando fisso Gino)

GINO- (che ha seguito lo sguardo di Camilla) Me sa che è cume ho pensato!

TROM- (indicando il divano) Prego accomodatevi!

DUME’- Mettete a sede, Annina! (indicando) Quala pacca voj: la destra o la sinistra?

ANNI- Pe’ me è l’istesso!…Quala pacca!?…Scusatelo avvucato, ma è ‘na difformazione professionale!…E’ bituato cu’ i maiali! (siede tenendosi sempre a distanza da Dumè)

GINO- Nun ve pare ‘na coppia perfetta?

TROM- (ironico) Vedo!

GINO- (riprende il discorso) Cume ve stacevo a dì…fra tre mesi Annina me se sposa e la casa serve a lora.

DUME’- Pe’ no’, hai ‘nteso?

ANNI- Scì, ho ‘nteso! Ma stammi da longo che me fai manca’ l’aria!

GINO- Perché lu tratti ‘nte ‘ssu modo’? Tra pogo sarà tu marito!

ANNI- O ba’, tu lu sai cume la penso!

GINO- (sorvolando) Donca, avvuca’, se pole ffa’ qualcò pe’ pude’ riave’ la casa?

TROM- Certo che si può fare. La legge è dalla vostra parte.

GINO- Quann’è cuscì, Annina, tiramo fora le carte.

DUME’- Gioco pure io!…Io stago cu’ l’avvucato!…Avvuca’, li sapete ffa’ j accenni? (fa i segni del gioco della briscola) l’asse…el tre…el re…el cavallo…(assume una posizione buffa)

ANNI- E, io me duvria spusa’ a st’aborto?…O ba’?!..O ba’!?…

GINO- O ba’, o bì, o bù! Sai tu che lu rincretinisci a stu bardascio!…(a Dumè) Hai capito male! Io ho ditto: “tiramo fora le carte”, ma quelle del matrimonio e no’ quelle de briscola! (all’avocato) Tutti ce pudevane casca’!

ANNI- Ma nun ce casco io però! Tanto te l’ho ditto e te lu ripeto davante all’avvocatu: nun lu vojo! Nun me piace!

DUME’- Ma perché nun te piacio? Me voj biondu? Vole dì che duma’ me tigno i capelli. Pe’ te fago tutto!

GINO- Bravo! Cumencia a sta’ zitto e nun cumplica’ le faccenne! (alla figlia) Ma digo, sai ‘ndata via de testa? Fortuna che semo a casa dell’avvucatu, sennò t’avria fatto cade tutti i denti, cuscì dopo vedemi chi te pijava!

ANNI- (piagnucolosa) Ete visto? Lu’ mena!…Basta che mena!…Me lu vole ffa’ spusa’ a forza! Tutto perché è padrò de la macelleria, in società cul cugino e perché el padre j ha lassato tre ettari de terra cunfinante cu’ la nostra! Cuj tre maledetti  e sporchi ettari de terra!

DUME’- O Annì, se pensi da spurcatte sa la terra: io la regalo. La dago via!

GINO- No, cu’ dighi?…La terra la vole…Altro se la vole! (alla figlia) Pustà che nun capisci propio gnente?…Bella ricunuscenza che c’hai pe’ me, che penso pe’ l’avvenire tua!

DUME’- Hai ‘nteso a babbo, Annì? Io so’ l’avvenire!

ANNI- Scì…e io so’ l’unità!…Ma lu state a sentì, avvucato?

TROM- Sento, sento!

GINO- Aòh! Io a babbo, che poi saria noneto, j ho sempre bedito. Sennò sai le bastunate!

ANNI- E’ proprio ‘n vizio de famija!

TROM- Calma…calma!…Signor Passalacqua, se la sua, qui presente figliola non vuole sposare il qui presente giovane, perché costringerla a farlo?

GINO- (tra sé) Ho da sentì pure a quessu, adé! (forte) Pure vo’ ve ce mettete? Sete l’avvucatu de lia? Pe’ casa mia ce penso io! Vo’ pensate solo a liberamme l’appartamento! Prima ce riuscite e prima riescio a sistema’ sta fija ‘ngrata!

TROM- Come volete! Preparerò al più presto la pratica. Nel mentre, cercate di parlare con Peppe Paolini e se la pensa come le hanno già detto, vuol dire che lo inviterò a presentarsi nel mio ufficio. Spero di convincerlo, così non andremo in causa e risparmieremo tempo e denaro!

GINO- Avvuca’, io so’ ‘nte le ma’ vostre! ( si alza) Quanto ve devo pel disturbo?

TROM- Per adesso andate. Dell’onorario ne parleremo in seguito.

GINO- Grazie! (a Annina) ‘Ndamo a casa, che famo i conti! (all’avvocato) Grazie ancora e arrivederci! (sospingendo la figlia verso la comune) Che figuraccia che m’hai fatto ffa’!…

ANNI- (andando e piagnucolando) Nun lu vojo e nun me lu pijo!

GINO- Vedrai se te lu pij! (escono)

DUME’- (è rimasto sulla soglia della comune, poi fa un passo verso l’avvocato, che ha ripreso a leggere o a mettere a posto le sue cose, chiamandolo sottovoce) Avvuca’?…Avvuca’! (alla fine prende coraggio, si avvicina al tavolo e forte…) Avvuca’?

TROM- (ha sussultato dalla paura) Beh, che c’è?

DUME’- Pure io stago ‘nte le ma’ vostre! Annina me piace. Fatemela spusa’! Diteje calcò vo’ che c'ete la lengua sciolta!

TROM- Ma va via! M’hai preso per un ruffiano?

DUME’- Ve porto ‘na gallina se…

TROM- (si alza e molto arrabbiato…) Va via!…Fuori!

DUME’- (esce di corsa)

TROM- (ricomponendosi) Ma è proprio scemo!…

               Scena 3^:-Tromboni – Orazio – Camilla –

ORAZI- (entra in modo folkloristico…imita i venditori di caffè del treno) Permessoooooò???…Caffè…vero caffè…caldo…stretto e profumato! Caffè!…Espresso caaaaldoooooò!….

TROM- Uèh, uèh, uèh?!…Credi di essere arrivato al mercato? Ti ricordo che alla porta c’è un campanello!

ORAZI- Nun c’era bisogno de sonà: la porta era operta! Se me mettevo a sonà e a perde’ tempo: el caffè se saria ‘ngiacciato. El caffè è bono callo!…

TROM- (che si è calmato) Metti tutto sul tavolo… La tazzina la porterà giù Camilla!

ORAZI- Ecchive servito! (ma non si muove)

TROM-Perché non vai via?

ORAZI- (ammicca confidenzialmente) Certo che quanno c’è de mezzo cul tirchio de Gino… L’ho ‘ncuntrati pe’ le scale…Ennà, se stacevane ‘nfuliginati, padre e fija!…E, cul tutulo de Dumè: de dietro, cume ‘n ca’ da caccia!… Cu’ vulevane, cu’ vulevane?…

TROM- (che nel mentre ha bevuto il caffè) Non sono cose che ti riguardano!…Visto che sei ancora qua: porta via tutto!

ORAZI- Vago…vago! (prende la tazza e il vassoio e si allontana, ma poi…) E pensa’ che ve pudevo esse’ d’ajuto!

TROM- Allora, vieni al posto mio, che io vado a sciacquare le tazze!

ORAZI- Me scusarete, ma nun ve vulevo offenne! Solo che io, ‘ntel bar, ne sento tante. So tutto de tutti! La gente parla e beve, beve e parla, parla e beve, beve e parla...

TROMB- ...E parla!

ORAZI- Siccome io nun so’ sordo: vieno a sape’ i fatti de lora! E’ pe’ via de la casa ‘ndo’ sta Peppe el ciavattì, che so’ stati qua, è vé?

TROM- Sì! Comunque va via, che non ho più la pazienza d’ascoltarti!

ORAZI- (si allontana, ma poi ritorna) Duvete sape’, che, ‘nte la casa, insieme a Peppe, ce so’ ‘ndati a sta pure i cugnati de Milano…ecco perché nun polene lassa’ libero l’appartamento!

TROM- Volente o nolente, il signor Paolini dovrà lasciare libero l’appartamento.

ORAZI- Me sa che vo’ a Peppe nun lu cunuscete be’. Quellu c’ha la testa più dura de ‘n mulo!

TROM- Andrà via, andrà via!

ORAZI- Se lu dite vo’! (soddisfatto, va via) Ve saluto! Duma’ sarò più puntuale! Bona! (esce)

TROM- Fammi vedere bene la normativa in merito…(apre il codice e cerca) Ecco!…Come pensavo!…Non c’è problema…Magari fossero tutte così facili le cose da risolvere!…

C A M P A N E L L O

             Camilla!…Camilla?

CAMI- Eccheme!

TROM- Vai ad  aprire!

CAMI- Vago!…Però, all’età mia, nun je la fago più a ffa’ ste caminate. Sempre d’en giò e d’en su! (si avvia)

TROM- Camilla, voglio sapere chi è. Ricevo solo casi urgenti! Ho molto da fare.

CAMI- (uscendo) Va bene!

             Scena 4^:- Detti – Peppe – Maria –

CAMI- (entra) Manco ve ‘mmaginate chi c’è de là!

TROM- Camilla, ho cento cose da pensare e tu mi fai gli indovinelli?! Chi c’è?

CAMI- C’enne Peppe de Paulì e la moje!

TROM- Bene! Capitano proprio a proposito! Falli accomodare, che io intanto vado a prendere un paio di scarpe da risuolare…(esce)

CAMI- (dalla soglia) Avante!…Buccate!…

PEPPE- (entra seguito dalla moglie) Se pole?

CAMI- Mettetevi comodi…l’avvucatu ‘riva subito!(via in cucina)

PEPPE- Mettete a sede lì e zitta!…Parlo io che capiscio!

MARIA- Ennà, capisci ‘n bel po’, tu!…Adé te chiamaremo: Genio!

PEPPE- C’è pogo da ffa’ la svelta! Se nun era pe’ me, a st’ora de casa stamie sotta al “ponte”!

MARIA- Cusa mai avristi fatto?

PEPPE- Me lu dumanna pure! Lu so solo io i viaggi che ho fatto da casa al Comune e dal Comune a casa. Nun so manco quante vo’ ho dovuto risola’ ste scarpe!…E le partite a carte che ho perzo cu’ Gino nun ce le metti?! Tutto pe’ pude’ ave’ la casa. Ogni partita perza: pe’ Gino c’era ‘n bianchetto frizzante e pe’ me ‘n amaro! A lu’ el bianchetto j buccava da chì e je ‘rivava qua (indica prima la bocca e poi lo stomaco) A me a la sverza: l’amaro partiva da chì (il fegato)  e ‘rivava qua! (la bocca)

MARIA- L’ete sentito? Ce saria da faje ‘n monumento a sto ‘mbriago’ sfadigato!

PEPPE- ‘Mbriago a me? Cus’è me voj ffa’ ‘ncaula’ del brutto? Guarda che ce stago pogo a datte ‘na scarpata!

MARIA- E provace!…(si alza e si mette in guardia con l’ombrello)

TROM- (entra) Che succede?…Calma, calma!

PEPPE- Sfadigato a me! Cus’è colpa mia se la gente nun va più dal calzularo?…Cusa ce posso ffa’ io se la gente le scarpe se le compra nove e quelle vecchie le butta via?

MARIA- La verità è che c’hai poga voja de fadiga’! Nun è vero che la gente butta via le scarpe…Va a fassele cumida’ a Lureto!

TROM- (mostrando le scarpe che tira fuori da un sacchetto di plastica o di carta) Io sono uno di quelli che le scarpe non le porta a Loreto per farle accomodare, né le butta via! Anche perché come si cammina bene con un paio di scarpe vecchie, non si cammina con quelle nuove!

MARIA- Parole sante, avvucato, parole sante! E’ cume quanno uno dorme ‘ntel letto che nun è el sua!

PEPPE- Tu cusa ne sai dei letti dej altri, che hai durmito sempre ‘nte lu stessu letto?

TROM- Se mi permetti, Peppe, tua moglie ha portato un esempio che calza proprio bene.

PEPPE- No, avvucà, quanno se parla de letti di altri a me nun me calza, anzi me ‘nca…(si tappa la bocca) Scusatemi, avvucato!

TROM- Beh, adesso lasciamo perdere questi discorsi e mettiamoci comodi!…Parlate uno alla volta e con calma!

PEPPE- Hai ‘nteso cu’ ha ditto? Parlo prima io e quanno tocca a te cerca de parla’ pianì, cu’ calma, che quanno attacchi sai peggio de ‘n registratorio!

TROM- Comincia Peppe, non ho molto tempo a disposizione!

PEPPE- Le cose stanne cuscì: da sei mesi, a casa me se  so’ ‘ncasati i cugnati mia, Assunta e Amilcare. El fratello de ‘sta matta chì! (indica Maria)

MARIA- (alzandosi) Matto sarai tu e tutta la razzaccia tua!

TROM- Cos’è, vogliamo ricominciare? Peppe, continua e non fare apprezzamenti poco carini verso la tua signora!

MARIA- (sedendo) Vedi la gente che capisce cume me chiama? “Signora!”

PEPPE- Puretto, miga te cunosce be’! Donca…Ve stacevo a dì de Amilcare e la moje, Assunta…Duvete sape’ che lora è stati a fadiga’, pe’ tant’anni, a Milano e hanne fatto fortuna…Adé hanne venduto tutto e so’ ‘rturnati al paese…Se volene gode tutti i miliò in santa pace. Pensate avvucà: nun c’hanne manco i fiji!

MARIA- Che bellezza! Se me ce saria truvata io al posto de lora: a st’ora…

PEPPE- A st’ora nun saristimi chì!…Ora, siccome so’ venuti a sta’ a casa nostra, cu’ no’…Oh, capimucce! No’ semo cuntenti de questu, ma a ‘na condizziò: che a morte de lora ‘rmane tuttu a no’! Semo qui, pe’ divve se ce pudete prepara’ ‘na carta, indove c’ènne tutto specificato…Ete capito?…

MARIA- Cuscì, ‘ssa carta che ce preparate, no’ je la famo firma’…e ‘na vo’ che hanne firmato nun se polene tira’ indietro!…Te pare, Peppe?

PEPPE- Sedonca, magnene, bevene e dormene pe’ quanto j pare e po’ quanne se stufane: chi s’è visto, s’è visto!?…

MARIA- Avvucà, ce lu pudete mette’ pe’ scritto?

TROM- Sì, sì…si può scrivere, ma ci vuole un compromesso… La partecipazione consensuale dei vostri parenti, capite?

PEPPE- (impacciato) Ennò che nun c’ho capito!

MARIA- Nun capisci mai gnè!…L’avvucatu ha ditto che duemi partecipa’ a un “congressu” e che pe’ ffa’ sta cosa ce vole el “sensale”!

TROM- No,no!…Cercherò di spiegarvelo con parole più semplici. Quello che desiderate: si può fare, ma occorre il “consenso”, cioè debbono essere d’accordo il Signor Amilcare e la Signora Assunta! Mi sono spiegato adesso?

PEPPE- Sicché lu devene sape’!?…

TROM- Esatto!

MARIA- No’ je vulemi ffa’ ‘na surpresa!…

TROM- Ma che sorpresa d’Egitto, dal momento che debbono apporre la loro firma sul compromesso?…Bisogna che sappiano tutto!

PEPPE- Hai ‘nteso, Marì? Addio sorpresa! (all’avvocato) E, se dicene de no?

TROM- Non se ne fa nulla! Vi conviene parlarne con loro.

MARIA- E’ ‘na parola a cunvincelli! Tutt’e do’ se danne ‘n’ aria!?…Nun ve digo Assunta, la moje…quanno camina pare che te dice: “sgansate che passo io”!…De tutto je pudemo parla’ tranne che de quadrì!

TROM- Queste so’ cose che non mi riguardano!…Tornate quando li avrete convinti e vedremo il da farsi!

PEPPE- (si alza) ‘Ndamo, Marì!

MARIA- (si alza)

TROM-Un attimo!…Dal momento che siete qui, vi debbo riferire una cosa di assoluta importanza…Questa mattina è venuto il signor Gino Passalacqua, il quale mi ha incaricato di dirvi che dovete, al più presto, lasciare libera la casa dove abitate, in quanto serve alla figlia che sposa. Spero che comprendiate questa necessità e che saprete regolarvi di consequenza.

PEPPE- Avvucà, io nun c’ho gnente da regulamme! El Comune l’affitto je lu paga regolarmente…E po’, ce n’ha tante de case e terreni, proprio la mia je serve?

MARIA-  No’ da lì nun ce spustamo!

PEPPE- Nun ce muvemo finché el Comune nun ce dà ‘na casa popolare!

TROM- Guardate che ha la legge dalla sua parte!

MARIA- E io da la parte mia c’ho un lasagnolo ‘nnerto cuscì!

TROM- Cercate di fare pressione sulla Giunta Comuale.

PEPPE- Quala pressione? La mia! Ogni volta che che ‘ncontro a l’assissori: la pressiò me sale a tre-ottanta!

MARIA- Lu so io a chi la dago a le prossime elezziò!

PEPPE- Sta bona, che tu nun dài gnente a nisciù! Incasandomai ce pensarò io a dàje calcò!…E’ mejo che ‘ndamo, sennò feniscio de ‘ncaulamme del brutto!

MARIA- Scì, ‘ndamo!…M’avranne sfrattata?…Nun è che i mobili li truvamo ‘ntel mezzo de la piazza, ah?

TROM- State calmi! E’ possibile che andate subito in escandescenze? Peppe, lo sai che io sono tuo cliente da tanti anni…

PEPPE- Scì, lu so, ma…

TROM- Vedrete che tutto si aggiusta con la calma!

PEPPE- Io so’ bituato a ‘giusta’ tuttu cu’ la colla!

TROM- Andate dal Sindaco, gli fate sapere le intenzioni di  Gino Passalacqua e vedrete che ne parlerà in Consiglio con gli Assessori. Secondo me, non troveranno nulla in contrario ad aiutarvi!

MARIA- Avvucà, quella  ènne gente che se vedene a uno in bilico ‘nte un burrò: j danne ‘na spenta e prima che cul puretto ‘riva giò ce scummettene pure!

TROM- Non capisco….cosa scommettono?

MARIA- Scummetene ‘nte qualo lato cade: …se ‘riva giò a destra…

PEPPE- Vence l’assessore de destra!

MARIA- Se ‘riva a sinistra…

PEPPE- Vence quellu de sinistra!

MARIA- Se ‘riva al centru…

PEPPE- Vence quello de centro!…Ete capito la parabula, avvucà? Ce vedemo!…

TROM- (divertito) Ciao Peppe!…A giorni vengo a ritirare le scarpe!

MARIA- Grazie tante, avvucà!

TROM- Sta tranquilla che i mobili li troverai a casa!

MARIA- Speramo!…Bona!

PEPPE- Bona! (esce, facendo passare avanti Maria)

TROM- Arrivederci!…(ritorna al tavolo) Gente semplice…buona!…Proverò a parlare col Sindaco prima del prossimo Consiglio! (guarda l’orologio) M’è venuta fame!…Camilla?…

           Scena 5^:-Tromboni– Camilla – Amilcare – Assunta –

CAMI- (da dentro) Vieno!…(entrando e avviandosi alla comune ) Sta vo’ nun l’ho ‘nteso pe’ davero el campanello!…

TROM- Dove vai? Vieni qua! Non ha suonato nessuno. Hai il complesso del “campanello”! Volevo sapere a che punto sta il pranzo?

CAMI- A rilento! Nun se pole ffa’ la cuoca, la cameriera e la segretaria…Ve l’ho già ditto: nun je la fago più! Oramai c’ho ‘na certa età.

TROM-Non buttarti giù! Sei sempre in gamba e… bella! Nessuno riesce a fare i gnocchi come li fai tu!

CAMI- Gnocchi? Avvucà, se oggi vulete magna’, gna’ che ve ‘cuntentate dei fedelini in brodo, ‘n ovo sodo e do’ foje de campo!

TROM- No!…I fedelini, no!…Lo sai che non li ho mai digeriti!? Neanche da bambino!

C A M P A N E L L O

 Chi potrà essere a quest’ora?…E’ mezzogiorno passato…Digli che non ricevo! Intanto vado in cucina ad aiutarti…sennò mi fai mangiare davvero i fedelini! (esce)

C A M P A N E L L O

CAMI- Ennà, che prescia! (va e dopo breve pausa, da dentro…) V’ho ditto che nun riceve!…(rientra indietreggiando seguita da Assunta ed Amilcare) E’ inutile che spegnete!…Tanto nun ve riceve!

ASSU-  (mette in evidenza gli “sfrondò”) ‘Nvece le digo, che quando saperà chi saremo: ci vorrebbi ricevere! Anzi sarà felicissimo di ricevere due signori Milanesi!…E’ vero caro?..

AMIL- (che intanto osservava in giro) Certo, cara!

CAMI- Oh, santa pulenta!…V’ho ditto che deve magna’! Cusa sete sordi?

ASSU- A Milano non si pole pensa’ a mangiare, ma solo a fare i soldi! Vero, caro?

AMIL- Certo, cara!

CAMI- (a parte e indispettita) ‘Ardate l’è belli! La signora s’è purtato el pappagallo: “certu, cara!”

ASSU- (spazientita) Insomma cosa aspetti? Non capisci il “taliano”? Non stamo, miga, parlando il danimarchese! Vero, caro?

AMIL- Certo, cara!

CAMI- Ahooo!…”Certu cara” e “cara me costi”!….Cerca da fenittela! (ad Amilcare) Nun so lia da ‘ndo ènne, a parte che nun sarà più da longo de Castello, ma a te te cunoscio be’, sa’?! Tu sai Milcare de Trillì…el fratellu de Marì: un bruttu pontarolo!…perciò parla cume t’ha fatto mameta!

ASSU- (arrabbiata ed incredula) Amilcare, come si permette, questa serva, di prendesse queste confidenze?

CAMI- Uhèee, ninì! Guarda che io so’ la padrona tua e no’ la serva! Hai capito bruttu muso tento? Nun me ffa’ ‘nfuligina’ più de tanto, che ce stago pogo a levatte cul coperchio che te sai mesa ‘nte la testa e scarpitte cuj do’ peli che te so’ ‘rmasi!

ASSU- (tremante di rabbia) Amilcare?!…

AMIL- (come se fino ad allora la cosa non lo riguardasse per nulla e continuando a rimanere di una calma assoluta) Guarda che non ti permetto…

CAMI- Cusa non ti permetti….

TROM- (entra, ha addosso un grembiule, la faccia sporca di farina ed in mano un mattarello) L’impasto: è pronto!…(si accorge dei clienti e cerca di togliersi velocemente il grembiule e di darsi un contegno…) Camilla, t’avevo detto che non avrei più ricevuto nessuno!…

CAMI- (prendendo il mattarello e poi il grembiule che l’avvocato le porge) Lassateme perde e nun ve ce mettete pure vo’! Sti do’, so’ do’ pontaroli de Milano! I cugnati de Peppe de Paulì! Do’ robagalline rifatti! Hanne fatto i soldi e se credene d’esse’ chissacché! (esce)

TROM- (andando verso i due) Non ho capito bene il vostro cognome?

ASSU- Io sono Assunta Baretta, moglie del qui rappresente Amilcare Coppetti. E’ vero, caro?

AMIL- Certo, cara!

TROM- Penso che siete venuti, vista l’ora, per qualcosa di molto urgente!…

AMIL- Il motivo è semplice e non urgente. Vero, cara?

ASSU- Certo, caro!

AMIL- Ci scusi per l’ora poco adatta, ma a Milano tutte le ore sono buone e adatte. Vero, cara?

ASSU- Certo, caro!

TROM- C’è una sola differenza: qui siamo a Loreto! Comunque, mettetevi comodi! (va a prendere posto dietro la scrivania e siede dopo  dei due) Ditemi!

ASSU- Sa, noi semo sposati, ma non avemo avuto figli, in gambio, però, avemo due nipoti…Vero, caro?

AMIL- Certo, cara!

ASSU- I figli di Peppe Paolini….Lo riconoscete, avvocato?

TROM- Sì, lo conosco bene…Il paese è piccolo!

ASSU- Noi a Milano avemo fatto i soldi…Abbiamo sudorato molto per farli…Vero, caro?

AMIL- Certo, cara!

ASSU- Adè ce li vorressimo godere ‘nte la terra indove siamo nati….lontano dalla nebbia! Vero, caro?

AMIL- Certo, cara!

TROM- Certo, cara!…(lo dice insieme ad Amilcare, anzi è bene che lo preceda appena)…Mi scusi…non volevo!…

ASSU- Non si preoccupi!…Un complimento fatto da lei: è bene accetto! (confusa, e pavoneggiandosi) Cosa stacevo a dì?…Jezo mio, perdon pietà! Quel suo complimento mi ha tutta emulsionata!…

TROM-…Lontano dalla nebbia!…

ASSU- Ah, Sì!…Sa io e mio marito, ce voleremmo costruire una villa, proprio qui, nella Valle Musone…Per adè ce tienino in casa i nostri cognati, ma non potiamo stare sempre da loro. Vero, caro?

AMIL- Certo, cara!

ASSU- Il resto di quelli poghi centinaia di milioni che rimanane dalla costruzione, li vorrebbimo lasciare ai nostri nipoti: se pole fare questo?

TROM- Sì, potete…Ma non capisco…

AMIL- Avvocato, siamo qui, principalmente per chiedervi di essere l’amministratore dei nostri beni.

TROM- Io amministrare i vostri…

ASSU- Lei saressivo disposto?

TROM- Certo, cara!…Pardon!….Certo, signora! Ben felice e onorato di esserlo.

AMIL- Dovete pensare a tutto, a parlare con ingegnieri, architetti, e  dovete fare la nostra rappresentazione in Banca…

ASSU- Comprare: botti, cittiggì, appittì, giocattoli in borsa… E’ così che ci ha fatto fare i soldi l’amministratore che c’ emie a Milano!…Vero, caro?

AMIL- Certo, cara!

TROM- Da subito, mi occuperò dei vostri beni.

AMIL- Penserete voi a trovare il terreno per la villa!

ASSU- Allora: accettate?

TROM- Certamente!

ASSU- E quella cameriera: non voleva farci arricevere!

TROM- Glielo avevo detto io!…Ma non pensiamoci più!…Da oggi, il mio studio, per voi, sarà sempre aperto a qualsiasi ora! Farò come gli avvocati di Milano!

AMIL- (alzandosi) Metta pure in conto questo nostro primo incontro!

TROM- Senza meno!

ASSU- (che ha seguito il marito) Grazie e a presto!

TROM- (accompagnandoli verso la comune) A presto sì, perché dovremo notificare alcune cose!…(stringe la mano ad Amilcare e bacia quella di Assunta) I miei rispetti! (dopo che i due sono usciti) Camilla? Camilla! (sorride sfregandosi le mani)

CAMI- (entra e dopo averlo guardato) Ce ridete pure? Se pole sape’ cusa m’ete ‘mpastrucchiato?…Ete ‘mpastato la pasta pe’ la pizza e no’ pe’ ffa’ i gnocchi!

TROM- Butta via tutto!…Va a vestirti!…Metti l’abito più elegante!

CAMI- Cus’è la fame v’è ‘rivata chì? (indica la testa)

TROM- Fatti bella che ti porto al ristorante….Così mangeremo quello che più ci piace!

CAMI- Ma, dite davé?

TROM- Certo, cara!…Certo, Camilla! Oggi è festa grande: non dovrai né cucinare, né servire, né lavare!

CAMI- Festa? Qualu Santo cade oggi?…

TROM- Un Santo che mi ha fatto concludere un affare con quei due signori di poco fa!

CAMI- Cu’ cuj do’ ‘zzallocchi?…Sa cuj do’ sprevenguli?

TROM- Basta! Conto sino a dieci e se non sei pronta: andrò da solo!

CAMI- Je Madonna…Famme curre… (arrivata alla soglia: si gira…) Se cuntate fino a undici me sa ch’è mejo!(esce di corsa)

S I P A R I O

SECONDO  ATTO

              L’azione si svolge in una piazzetta, molto antica, dove alcune abitazioni sono ancora al piano terra, come quella di Peppe.

                    Lateralmente, a sinistra, vi è la porta di casa di Peppe; di fianco ad essa vi è il desco di ciabattino, con accanto una sedia impagliata e scarpe da accomodare. Lateralmente, a destra, una panca, alberi e quasi in fondo un arco che dà su una via del paese. In fondo vi è un altarino, con una icona di S. Antonio Abate, con pochi fiori e candele spente.

                  All’aprirsi del sipario, in scena vi è Peppe: seduto al desco, che lavora e canta!…

             Scena 1^:- Peppe – Maria – poi Marco –

PEPP- (canta e parla a sé stesso) Dimme su te, se uno ha da esse' più scalugnatu de cuscì?…Nun me ne va be' una!…Da fadiga’: ce n’è pogo…Mi fijo: è disoccupato…Me volene manna’ via de casa….e cume se nun bastasse ce s’è mesi pure mi cugnatu cu' la moje a 'ntrica' le faccenne! Lora ènne stati a Milano...So’ bituati be’...Volene esse’ riveriti...e cume pretennene: linzoli sempre puliti! Guai se calchidù, pe’ sbajo, usa la saponetta de lora…Pare che c’emo la rogna?

MARI- (arriva con la borsa della spesa) Aòh, mastro Peppe, se pole sape’ cu’ te pija? Stai a ffa’ ‘n comizio? Te se sente da lì la piazza! Cu' chi ce l’hai?

PEPP- Lu so io cu' chi ce l’ho! Ho parlato di quadrì cul caro fratellino tua e m’ha risposto che manco ce devo pensa’, perché, li lassane ai nipoti!

MARI- Duvristi esse’ cuntento!

PEPP- So’ cuntento, ma intanto, p'adè, i quadrì, pe’ magna’, tocca tiralli fora a no’! Volene le primizie e el piatto sempre pino!

MARI- Scì, ma a morte lora: ‘rmane tuttu a no’!

PEPP- Se continuane a magna’ ‘nte ‘ssu modo: me sai dì quanne morene?

MARI- Piuttosto, nun dì gnente ai munelli de le intenziò dei zii!

PEPP- Miga so’ scemo! Capirai, se quante-quante sanne che lassane tuttu a lora: Francesca me se licenzia e Marco va subito a cumprasse un materasso novo, pe’ pude’ durmì mejo!

MARI- Perché parli cuscì dei fiji tua?

PEPP- Perché è ora che Marco se cerca un lavoro e che cul’altra la paga la lassasse tutta pe’ casa!

MARI- Francesca deve pensa’ a fasse la dote!

PEPP- Quala dote? Ma se nun je va be’ nisciù!?…Al fijo del benzinaru nun l’ha volsuto perché j puzzava de nafeta!…El fijo de Genuino nun j piaceva, perché era più bassu de lia!…E’ troppo “gna-gnà!”…Chi se crede da esse’?

MARC- (entra e saluta)  Ciao, ma’!

MARI- (affettuosa) Ciao, Nì!

PEPP- A me nun me se saluta? Cusa so io “el milite ignoto?”

MARC- Te saluto, te saluto!…Cus’è, ba’, ancora sai ‘ncaulato, perché iersera io e Gino t’emo vento a carte?

PEPP- Tu e Gino ete fenito da vence'!…E’ mejo che te cerchi ‘n antru cumpagno.

MARC- A me Gino me sta be’, la carta la sa giuga’!

PEPP- E te sta be' che ce manna via de casa?

MARC- Come?…Ce manna via de casa?

MARI- Ce manna via perché j se sposa Annina.

MARC- Se sposa Annina?

MARI- Cu' Dumè el macellaro! Volene venì a sta de casa qui. Che figura ce fago cu' mi fratello?

PEPP- E dàje cu' ‘ssu fratello!…Pensa al fratello, miga a no’. Tanto da qui nun me movo! La casa nun je la lasso.

MARC- Quann’è che l’ete saputo?

PEPP- Appena ieri. So’ stato dall’avvucato pe'…

MARI- (interviene)…pe’ ritira’ un paro de scarpe d’accomida’!….

PEPP- Cuscì m’ha dato le scarpe ‘nte sta ma’ e la bella nutizia ‘nte chist’altra!

MARC- Hai capito a Gino? Sicché è ‘ndato dall’avvucato!…La cosa nun è bella, ba’!

PEPP- Lu so che nun è bella! Perciò datti da ffa’! Trovate ‘n lavoro, cuscì ce juti.

MARC- Lu sai che lu sto a cerca’, e che nun lu trovo! Ho chiesto a tanti  e tutti m'hanne ditto de no!…Chi mi dice che j operai che c'hanne: j vanza, chi me dice che c’è la crisi e de ripassa’ quanno i tempi è più boni…

PEPP- Cu’ volene dì: che te fanne fadiga' d’estate?

MARI- Me pare che nun è colpa sua se nun trova a fadiga’! Sarà perché è fijo tua! La gente dirà:  se “tale padre: tale fijo!” de fadiga ne ‘ciaccherà poga!

PEPP- Marì, te la devi fenì da murtificamme!…Da dì che nun fadigo! A me! A me che quanno ho cumenciato a fadiga’ c’evo otto anni!

MARI- E hai fenito a nove!

PEPP- Ma tu sa chi stai: cu' lu o cu' me? E’ cuscì che me juti? Deve lavura’, non tanto pe’ no’, ma pe’ lu'! ‘Ssu diploma “crassico” cu' l’ha preso a ffa’?

MARC- O ba’, c'hai ragiò…però ogni volta che me vedi: sempre la stessa solfa! Tutt’un’arte…dopo stufi!

PEPP- Stufo?

MARI- Stufi, scì, stufi!

PEPP- Io stufo! Io stufo a tutti ‘nte sta casa!…Io so’ vecchio!…Io nun capiscio gne’!…Vo’, giovani, capite ‘n bel po’! Sempre cu' cul giradischi ‘ceso a scolta’ a: Lucio Palla, Francè De Gregò e a tutta la cumpagnia de matti cume a vo’! Se no’ da bardasci facemie cume a vo’, cume facemie a vence la guerra? Ma cu digo: manco a pareggialla!

MARC- Defatti, l’ete perza!…E po’, senti: a me nun me ne va da discore…Vago in camera mia a ‘scolta’ ‘n po’ de musica! (entra)

PEPP- E va!…Va a ‘scolta’ la musica, che po’ stasera ce magnamo ‘na tromba! Mannaggia a me e quanno t’ho fatto studia’!

MARI- Ma pustà che te la devi pija’ sempre cu' lu'?

PEPP- Scusa tanto se ho tuccato el cocco de mamma!

MARI- Feniscetela…e cerca de ‘comida’ le scarpe dell’avvucato, ce pudesse da' ‘na ma’ lu' a truva’ casa?

PEPP- So’ già pronte!…Te pare che dormo da piedi? La prima cosa che ho fattu è stata quella…Tante de cule vo’ me digo cusa avristi fatto senza de me?

MARI- Cusa avria fatto? Lu pudevo vede se dacevo scolto a la bon’anema de babbo!…Me lu ‘rcordo cume fusse adé: “ Pijate a Antò de Cucchettò…Culù c'ha la bancarella al mercato…Farai la signora! ” E ‘nvece!…

PEPP- E ‘nvece?

MARI- E ‘nceve nun j ho dato ‘scolto! Tutto perché c’era lu' che ‘rsumejava a Medeo Nazario!…Chi m’avrà magnato el cervello, ah?…E’ proprio vero che da giovani: “ l’occhio cumanna più de la testa!”

PEPP- Però devi ammette’ che io ero el mejo…Ero l’unico ‘nte la piazza!

MARI- Ce credo! C’eri solo tu ‘nte la piazza!…J altri: fadigavane tutti! Tu, ‘nvece, pure cula vo’, de roba ne ciaccavi poga!

PEPP- Aripisti sempre lì cu' i discorsi!

MARI- Lassamo perde' ch’è mejo!…Famme ‘nda!…(entra)

PEPP- (riprende a lavorare) Sa i fiji nun ce se ragiona più! Dicene che ènne tempi moderni! Boh! Pussibile che hanne da cumanna’ lora? El tempu ce l’ha cu' me: quann’ero fijolu io, cumannavene i granni!…Adé che so’ granno io: cumannene i fijoli!…A me quanno tocca?

               Scena 2^:-Peppe – Gino -

GINO- (entrando) Se pole, Pe’?

PEPP- Avanti! La piazzetta è de tutti!

GINO- Ho dumannato permesso, perché sei vicino casa.

PEPP- Allora fa cume fussi a casa tua.

GINO- E de chi sennò? (tra sé)

PEPP- (lavorando) Parla Gì! Te scolto.

GINO- Oh, Pe’, sai che me se sposa la fija?

PEPP- Nooo!…Te se sposa?…E cu' chi se sposa?

GINO- Cu' Dume’ el macellaro! E’ ‘n ragazzo tanto bono…C'ha ‘na bona posizziò…’n bel negozio…quadrì…

PEPP- (tra sé) Pensa sempre ai quadrì! (a Gino) Me fa tanto piacere! Dimme, sai chì perchè t’ho da ffa’ le scarpe pe’ la sposa o  pe’ ‘nvitamme a pranzo?

GINO- Ma quale scarpe e quale pranzo? So’ venuto pe’ la casa!

PEPP- (fa il tonto) Ah, je voj cumpra’ casa? Bravo! Quessu scì ch’è un bel regalo!

GINO- Cus’è fai el tonto pe’ nun paga’ el dazzio? (deciso) Vojo dì, che je regalo “questa” de casa! Vienene a sta de casa qui, hai capito adé?

PEPP- Qui?…Nun ce capene! Specie adé che ce sta pure mi cugnatu cu' la moje…No,no…nun ce capene!

GINO-  (alterandosi) El posto pe’ lora ce sarà, perché tu ‘ndarai via da chì!

PEPP- Aòh! Vedi de sta calmì! Nun alza’ tanto la voce, che cumencio a fuma’! Emie ditto che ce pudevo rmane pe’ quanto me pareva. Adé ‘nvece me voj manna’ via? Scordatelo!

GINO- Emie ditto pure che ce pudevi sta' fino a quanno nun me bisognava!…Stamattina so’ stato dall’avvocato e m’ha asssicurato che c'ho la legge da la parte mia. Hai da sgumbra'!

PEPP- Io da qui nun me movo! L’alluviò m’ha purtato via casa e el Comune p’adé m’ha assegnato questa. L’affitto te lu pagane lora, quindi so’ a posto! Cu’ tante case che c'hai: proprio questa te serve?

GINO- A lora je piace questa. C'hai de ‘nda’ via: cu' le bone o cu' le cattive!

PEPP- Me sa che te s’è cariato el cervello! Da qui nun me movo!

GINO- Te dago solo dieci giorni de tempo pe’ liberamme casa!

PEPP- (alzandosi) E io te dago dieci segondi pe’ ‘nda via, sennò te dago ‘na martellata!

GINO- (alzandosi a sua volta)Vago dall’avvucato e dai carabinieri e po’ vedemo se ce ‘ndarai via da chì!

PEPP- Va ‘ndo te pare e ffa venì a chi te pare: basta che me vai via, sennò te fago cure dietro pure dal banchettì!

GINO- (indietreggiando) Lu vedemo!…(uscendo) Lu vedemo!

PEPP- Scì,oh! Lu vedemo. Se nun lu vedemo: picciamo la luce!Ce mancava solo lu' pe’ cumpleta’ la giurnata!… Cume fago? Quessu la vole dave’ la casa! Me toccherà 'nda’ a durmì sotta al ponte del Musciò! (andando a sedere: al Santo) Cu’ ce state a ffa’, Vo', lì? Pussibile che nun c’è nisciùn  Santo che me juta?

            Scena3^:-Peppe – Amilcare – Assunta – Maria –

AMIL- (entra con aria soddisfatta) Oh!…Bene,bene,bene!…

PEPP- Ecchine ‘n antro!

AMIL- Allora, caro Peppuccio?…

PEPP- Nun me chiama’ Peppuccio che nun è la giurnata adatta!

AMIL- Vedo che hai tanto lavoro! Il tuo martellare, l’ho ‘nteso dalla mia cambora! Ho sentito pure un gran luccare…Me sembrava una cagnara! Con chi ce l’evi?

PEPP- Cu' Gino de Passalacqua: el padrò de sta casa! Vole che ‘ndamo via, perché j serve pe’ la fija: se sposa. Tutti guali quelli che c'hanne i quadrì: tirchi e rospi!

AMIL- Non te la prendere! Fai come fago io: prendi la vita come viene! Non puoi miga stare sempre a rosigatte el fedigo! Ci vuole filosofia!

PEPP- Cusa saria ‘ssa “frisolofia”?

AMIL- Ti fago un esempio: il tuo martellare mi ha svegliato; io miga mi sono arrabbito!.. Mi sono alzato, vestito e adé vago a fare una passeggiata con la mia signora. Fa come me e vedrai che tutto è più accettabile!

PEPP- E st’esempio che hai purtatu...Cume hai ditto che se chiama?

AMIL- Filosofia. Pura e semplice “filosofia”!

PEPP- Cus’è me cujoni pure?…I discorsi frisofici li polene ffa’ chi c'ha i pagni spasi al sole! Se passeggio e nun fadigo, quann’è sera magnamo:  “aria frisofica”?…Voj vede che se chiamo a soreta e je digo: “Signora, siamo frisofici, ‘nvece de fadiga’, ‘ndamo a facce ‘na passeggiata ‘ntei giardini!” De sciguro chiama el duttore, perché pensa che stago male!

AMIL- Abbi fede nella Provvidenza!

PEPP- Séh! Provvidenza!? (si illude ) Milcare…nun è che tu, me daristi ‘n pogo de… (si aiuta con mimica) Provvidenza?

AMIL- Non parlamo di soldi!…Sai già come la penso. (chiama) Assunta? Assuntina?

PEPP- (andando al desco) Te pareva?… Fadiga Pe’, sennò perdi el vizio!

ASSU- (entra seguita da Maria) Eccomi!… Ciao, Peppuccio!

MARI- (rimane sulla porta)

PEPP- Pure quessa cu’ Peppuccio!…

ASSU- Come te sembro caro? (si fa notare girandosi di qua e di là)

AMIL-Bella come el primo giorno che t’ho conosciuta!

PEPP- L’amore è cego!

ASSU- Andiamo caro?(avviandosi, e ancheggiando un po’ esageratamente: esce)…Voglio vede se c’è calcò da comprare! (al marito, ch’è rimasto incantato: ricompare) Vieni, caro?

AMIL- (con passo svelto) Certo, cara!… (si gira, fa un cenno veloce di saluto e) Certo, cara!… (via)

MARI- (estasiata) Oh, Pe’? Hai visto che vestito e che cappellino? Quanto me piaceria vestimme pure a me cuscì!?…

PEPP- Fra qualche mese te ce vesti pure tu!

MARI- Dave’, Pe’?…Fra qualche mese?

PEPP- Scì!…A carnuvale!

MARI- (risentita) Tu ‘nvece nun c’è bisogno che ‘spetti, perché sai sempre vestito da carnuvale!

PEPP- Pe’ l’amore de Dio, Marì, lassa perde e nun contrubatte’, che nun è la giurnata adatta!

MARI- Sai tu che te le cerchi certe risposte!… Offendi sempre!… Perché a me nun stariane be’ cuj vestiti? Nun li sapria purta’? Me stariane mejo che a lia! E po’ cu’ ce vole a camina’ cume a lia? (imita Assunta in modo esagerato) Guarda che purtamento che c'ho! (alla fine rimane come in posa)

MARC- (entra e meravigliato: ride) O ma’, cu’ t’ha preso ‘na paralisi?

MARIA- J daj ‘na ma’ a sfotte’? Credi che daperlù nun ce riesce?… Cu’ voi?

MARC- Gnè!…Ho ‘nteso cagiara e so’ venuto a dì de ffa’ più piano ‘che vojo scolta ‘n po’ de musica ‘n santa pace!

PEPP- Scusa tanto! Nun te vulemi disturba’. E’ cul ciambottu de babeto che ‘nvece de ‘scolta’ la musica: fadiga pe’ truva’ da magna’!

MARI- E nun la sta a ffa’ tanta longa, perché 'giusti ‘n paro de scarpe! Pija esempio da tu cugnato, che da gnente ha fatto i miliò! Quellu scì ch’è ‘n omo!

PEPP- Voi dì che io so’ ‘na donna,  perché nun l’ho saputi ffa’! Te ‘rcordo che la moje lu jutava!

MARI- Vuristi che te jutassi a mette' le sementine ‘ntei tacchi?… Mejo che vago via, che a parla’ cu' te se perde solo tempo! (si avvia)

PEPP- ‘N giorno o l’altro te tiro ‘na martellata!

MARI- (fermandosi sulla soglia) C'hai la lengua longa cume ‘n vecchio rancichido e sclerotico! (fugge vedendo che il marito ha preso il martello)

PEPP- (la insegue e le lancia il martello, poi rientra dopo averlo recuperato)

MARC-Ma cu’ ffai, ba’?…

PEPP- Me dispiace che nun l’ho 'chiappata!…

MARC- Se la pijavi?

PEPP- La facevu camina’ cume a su’ cugnata…(imita l’ancheggio)

MARC- Ba’, nun t’ho visto mai cuscì nervoso!…Sta calmo!

PEPP- C'hai ragiò!….Ma la calma l’ho perza dal giorno che zito è venuto a sta cu' no’!…Cu' mameta nun riescio più a parlacce…Me fa pesa’ che la cugnata c'ha la bursetta de lucertulò…Le scarpe de cuccudrillo…El cappellu cu' la penna de fagiano…Aòh! Nun ne posso più!…El lavoro mia è questu!… Francesca, c'ha da pensa’ a la dote. Tu nun fadighi…e pe' 'ncarca' la dose: è venuto Gino a dimme che devo ‘nda’ via da chì!

MARC- E’ venuto lu' a dittelo!…

PEPP- Te l’emo ditto che j se sposa Annina.

MARC- Se sposa a cul tuntulò de Dume’, che nun sa manco che do’ più do’ fa quattro!

PEPP- De sciguro de mezzo c’è l’interesse! Gino, rospo cum’è, quanno vede i quadrì ffa’ pure i salti murtali! La fortuna de Dume’ è el cugino. E' lu che tira avanti el macello!

MARC- E, pe’ da’ retta al padre: se sposa a cul granturco!?

PEPP- Essà! Perché c’è ancora chi  dà retta al padre e no’ cume  a qualcuno che cunoscio io…che le parole del padre je boccane da ‘na recchia e je scappane dal giradischi!

MARC- Ariecchilo!…

PEPP- Ariecchilo, scì!…Gna’ che te trovi un lavoro!

             Scena 5^:- Detti – Tromboni-

TROM- (entra – ha una borsa da lavoro) Ciao, Peppe, ciaoMarco!

PEPP-Servo vostro, avvucato!

MARC- Buongiorno, avvocato!

PEPP- (Gli offre la sedia vicino al desco) Metteteve comido!

TROM- Grazie, ma vado via subito!…Passavo da queste parti e volevo approfittarne per ritirare le scarpe. Se sono pronte, naturalmente!

PEPP- Certo che ènne pronte! (prende e mostra) Ecchele!…Parene nove!  

TROM- Ottimo lavoro!…Il mestiere tuo lo sai fare bene!

PEPP- (avvolgendo le scarpe in un foglio e poi mettendole in un sacchetto di plastica) E’ la scalogna che me perseguita!

TROM- Vedrai che sono momenti.

PEPP- Scì, ma quanti ènne longhi sti mumenti? (porgendo le scarpe) Desiderate altro?

TROM- A dire il vero: sì!… Avrei dovuto farti venire nel mio studio, per ufficializzare quanto detto ieri, ma dal momento che mi trovo qui…

MARC- Posso sapere?…o debbo…

TROM- Rimani pure!… Sai già delle richieste del signor Passalacqua?

MARC- Proprio adesso ne parlavamo!

TROM- Bene! Il signor Passalacqua ha bisogno della casa che state occupando, perché gli si sposa la figlia. T’ha detto anche questo?

MARC- Si…purtroppo!

TROM- Perché: purtroppo?

MARC- Perché Annina poteva trovare di meglio!

TROM- De gustibus…“I gusti, sono gusti”! Dume’ ha una solida posizione economica.

PEPP- Te pare gne'?

TROM- Annina è venuta, ieri, nel mio studio insieme al  padre e Dume’ e non mi è sembrata tanto contenta di questo matrimonio, anzi era molto contrariata!

PEPP- Ha preso da la bon’anema de la madre e no’ da cul serpentaccio!

TROM- Dume’ è bravo, ma non mi sembra l’uomo adatto.  Per lei ci vuole un altro tipo di uomo…come dire…Ecco! Come te.

PEPP- Co’,mi fijo? Io a ‘mparentamme cu' cul ragano de Gino?  Mai!

MARC-  Penso che a Gino non farebbe piacere: non siamo ricchi!

PEPP- Puretti, ma onesti!…

MARC- Sa, in questa casa, lavora solo mia sorella Francesca…

PEPP- Io vago a spasso tutto el giorno!

MARC- Scusa babbo, non volevo dire questo…Intendevo dire, che come stipendio fisso: c’è solo quello di Francesca!

TROM- Certo che la vostra situazione economica non è delle migliori!…(lo ha detto con espressione pensierosa) A quanto ho capito: tu non hai un lavoro!…

MARC- Eppure sarei disposto a fare qualsiasi lavoro, per aiutare i genitori!

PEPPE- Avvucato, ve pare giusto che un ragazzo diplomato nun trova da fadiga’?

TROM- Che diploma hai?

MARC- Liceale…studi classici!…Mi sarebbe piaciuto continuare gli studi e iscrivermi all’Università nella facoltà di giurisprudenza e magari diventare un bravo avvocato come lei!

TROM- Senti…per l’appunto, sto cercando un giovane che possa aiutarmi…Ho tante pratiche da sbrigare…Da solo non riesco più…Te la sentireste di provare?

MARC- Magari! Ne sarei felice!

PEPPE- (è corso a ringraziare il Santo)

TROM- Non avrai un gran stipendio, ma penso che basterà per pagarti gli studi e diventare un bravo avvocato.

PEPPE- (ch’è ritornato verso i due) Avvucà, levateve le scarpe!

TROM- Non capisco?!...

PEPPE- Ve le vojo ‘giusta’!

TROM- Queste ancora non hanno bisogno delle tue cure!

PEPPE- (cercando di prendergli la mano) Allora dateme le ma’ che ve le vojo bagia’!

TROM- (ritraendo la mano) Ma no!…che fai?

MARC- Babbo, lascia stare!

PEPPE- Nun so cume ringraziavve!

TROM- Non c’è bisogno, Peppe! (a Marco) Cominceremo da domani. Domani mattina: otto e trenta in punto! La puntualità soprattutto!

PEPPE- Sarà puntuale cume ‘n gallettu sghizzero! Lu svejo io! E chi dorme stanotte!? Duma’ mattina, alle sei e mezze: tutti in pia!…Eccellenza, nun c'ho parole!

TROM- Difatti  devi solo dirmi quanto ti debbo…(mostrando il sacchetto delle scarpe)

PEPPE- Me vulete offenne? Dopo quellu che stacete a ffa’ pe’ no’?…

TROM- Vuol dire che faremo  tutt'un conto! (si avvia)

MARC- (indicando il sacchetto delle scarpe) Avvocato? Se permette, le scarpe gliele porto io domani…Così avrà le mani più libere!

TROM- Grazie!…(porgendo le scarpe) Cominci proprio bene!

PEPPE- Avvucato?

TROM- (si ferma e si gira) Sì?..

PEPPE- Pe’ quella facenna de Gino…Visto che semo quasi soci…

TROM- (adombrato) Ma che soci? Il fatto che tuo figlio venga a lavorare nel mio studio, non cambia né la legge, né l’impegno che ho preso col mio cliente, Gino Passalacqua. Sia ben chiaro!

PEPPE- Vulevo dì: se se pudeva evita' lu sfrattu!…

MARC- (al padre) Di questo ne parleremo a casa!…Vada pure avvocato.

TROM- Arrivederci!

PEPP- ‘Ndate tranquillo, che duma’: alle sei e mezze mi fijo è sotta casa vostra! (comincia a saltellare dalla contentezza…e chiama) Marì?…

MARC- Calmate ‘n po’!…Me stavi a manda’ tutto a monte!

PEPP- (non lo sente) Marì?…Marì!...

MARI- (entra e rimane sulla porta)… “’Na volta nò e quattru scì!”…Cu’ j ha preso i sdrimbulò? (allontanando Peppe che l’ha abbracciata e fatta girare)…E, lassame!…

PEPP- Marì, da duma’ nostru fijo fadiga!

MARI- Co’? (al figlio) Dice davè ‘ssu mattu?

MARC- Sì! Vado a lavorare dall’avvocato!

PEPP- Va a ffa’ l’avvucatu dall’avvucatu!

MARI- Jè Madonna!….Fateme mette’ a sede che me svieno!…

MARC- (la sorregge) Mamma!?…Mamma?!

PEPP- (corre a prendere la sedia) Cus’è me more adè?…’Ntel mumento più bello?…Ne ‘chiappasse una!

MARI- (riprendendosi) Jè…cume so’ cuntenta!

MARC- Ma allora…stai bene!

MARI- Nun  so’ stata mai be’ cume adè!

PEPP- Marì, so’ cuscì cuntentu che nun m’emporta più gnente, manco de Gino e se el Sindico me dà la casa popolare: semo a cavallo!

MARC- Babbo, scendi da cavallo, che ‘ncora nun c’emo gnente!

PEPP- (togliendo il grembiule da lavoro) Famme ‘nda’…Famme ‘nda’!…

MARI- ‘Ndo’ vai?

PEPP- Tutt’el paese deve sape’ che, adè, mi fijo è uno ‘mportante!

MARI- Scummetto che vai al bar!

PEPP- Scì!... Chi te l’ha ditto?

MARI- Ho tirato a ‘chiappacce! Capirai, cul bar è el gazettì del Ponte!

PEPP- Tutti lu devene sape’!

MARI- ‘Nvece de ‘nda’ a perde tempo al bar, va a sentì se c’è qualche casa sfitta!

PEPP- Cu’ la cerco a ffa’? Nun c’emo questa? Io da qui nun me movo! Se nun me danne ‘na casa popolare: nun vago via!

MARI- Hai ditto che nun te ‘mpurtava più gnente de Gino?

PEPP- C'ho ‘rpensato!…(uscendo) Da qui nun me movo! (via)

MARC- Sei cuntenta?

MARI- Tanto!… Lu saria stata de più senza sto pensiero de la casa!

MARC- Nun te preoccupa’, che pure questo se risolverà!

MARI- Speriamo! Adé vago a preparatte la roba pe’ dumà mattina…'Rmani qua, finché non ‘rtorna babeto.

MARC- (accompagna la madre alla porta) Va pure! Ce penso io qua.

MARI- Cume so’ cuntenta…Cume so’ cuntenta…(entra)

MARC- Pori genitori mia!…Pudessi almeno ricompensarli pe’ quello che hanne fatto pe’ me!

              Scena 7^:- Maria – Marco – Annina-

ANNI- (entra con un involto in mano) Ciao, Marco!… Nun c’è tu padre?

MARC- Fra pogo 'riva!... E’ da tanto che nun te facevi vede da ste parti!…

ANNI- (sostenuta ed impacciata) Adè me ce vedi!…Te dispiace forse?

MARC- A me? No! Anzi so’ cuntento da vede ‘n faccia la futura sposa!

ANNI- Io nun so’ la sposa de nisciù! (cambia discorso) Me duvria mette’ i sopratacchi ‘nte ste scarpe!

MARC- (rimane sul suo discorso) Tutto el paese parla del matrimonio tua cu' Dumé e dighi che nun sei la sposa de nisciù? So’ d’accordo che “nun è bello quel ch’è bello, ma è bello quello che piace”, ma se me vieni a dì che te piace Dumé, allora me sa che l’hai visto solo de sera e senza la luna!

ANNI- (posando le scarpe sul desco) Spiritoso!… Nun sarà bello, ma è tanto gentile e bono! E’ proprio vero che ‘nte sto paese le lengue cugene e tajene! So’ chiacchere e basta!

MARC- Nun me pare che so’ chiacchere, dal momento (le si avvicina) che tu padre è venuto a reclama’ la casa, ché serve a te che sposi.

ANNI- (allontanandosi e rimanendo di spalle a Marco) Comunque so’ affari che nun te riguardane!

MARC- Scusa…non te vulevo offende’!

ANNI- E po’, a te cu' te ‘mporta? Nun t’ha fregato mai gnente de me!…

MARC- Vulevo fatte capì che Dumé nun è quello che te ce vole!…

ANNI- Oh! Ma perché te la pij tanto? Te lu devi spusa’ tu a Dumé?

MARI- (entra) Marco…(vede Annina) Ciao, Annina!

ANNI- Buongiorno, Maria! Ho purtato un paro de scarpe. (solleva dal desco ) C'è bisogno dei sopratacchi!

MARI- Lassali lì sopra, cuscì 'pena Peppe ‘rtorna li vede!…Sai che te sai fatta proprio ‘na bella ragazza?

ANNI- Grazie!

MARI- M’hanne ditto che sei pure ‘na brava massaia! Ce credo, dopo la morte de tu madre hai dovuto ffa’ tutto tu ‘n casa! (al figlio) Cu’ ‘spetti a cercatte ‘na fijola cume a lia? Saria la fortuna tua!

MARC- Purtroppo el fortunato è Dumé!… (allusivo) Certo che nun te ce vedo dietro al bancò a taja’ la carne!

ANNI- Quessu è quello che vuria babbo, ma io anco’ nun ho deciso gnente!

MARC- Se te sente Dumé te taja a fettine!

MARI- Quanto sarai sciapo!?…Da adé c'hai da ffa’ el ragazzo serio! (a Annina) Ce lu sai che da dumà va a fadiga’ dall’avvucato Tromboni?

ANNI- Me fa piacere!

MARC- Finalmenete le cose cumenciane a gambia’!…Posso pensa’ a mette’ su famija!

MARI- Scusame Annina, ma c'ho de ‘nda’! (a Marco) So’ venuta pe’ sape’ se dumà metti  la camigia a righe o quella bianca?

MARC- Metto quella a righe!

MARI- Dio te ringrazio!… quella bianca era da ‘rlava’! (esce)

ANNI-Babbo pensa che sai uno de quelli che la fadiga nun je piace!

MARC- Essà! Babeto fa, disfà…Capisce tutto lu'! Da dumà se deve ‘rcrede’!

ANNI- (comincia a venire fuori il suo indimenticato amore per Marco) Sicché, adé, poj penza’ pure a spusatte, se ho 'nteso be’ quello che hai ditto!

MARC- Scì! Ce vurrà ‘n po’ de tempo, perché quella che penzavo io è già fidanzata!

ANNI- Ma lia lu sa che tu j voj bene?

MARC- Lu duvria sape’…o mejo: se lu duvria ‘rcurda’! Ce l’erimi promesso tanti anni fa: al ritorno de ‘na gita, al lago de Caccamo, fatta cu' la Parrocchia…

ANNI- Ho capito che te riferisci a me, sa’! La tua è stata ‘na prumessa da marinaio! Nun t’ha fregato più gnente de me!…Nun capiscio perché adé parli cuscì!? Forse pe’ famme ‘n dispetto.

MARC- Io le parole le mantieno!

ANNI- Allora perché nun m’hai ditto più gnente?

MARC- Perché, la dumenica, dopo la messa, te vedevo intorno tanti moscò!

ANNI- (girandosi) E io, cu’ duvevo pensa’ a vede le cumpagne tua de scola che te magnavene cu' j occhi?

MARC- Ma…allora…tu…?

ANNI- E se sa!

MARC- Io pensavo che…

ANNI- Cu’ pensavi, bruttu tonto? Perché m’hai fatto suffrì tuttu ‘ssu tempo?

MARC- Annì?…

ANNI- Marchì?…

MARC- (prendendole le mani) Io te vojo…

ANNI- …Io de più!

                (i due si legano in un abbraccio, ma entra Francesca e si staccano, mostrando disagio)

             Scena 8^:- Marco – Annina – Francesca-

FRAN- (arriva da fuori) No…no…fate pure! Io nun ho visto gne’! (avviandosi alla porta di casa)

MARC- (la ferma) No! Tu hai visto, ma hai visto male!…C’eva un musciulì ‘nte l’occhio e io stavo…

FRAN- …A musciula’! Ho capito!

ANNI- Me dava tantu fastidio…Me ce stavo pure pe’ svenì!…

MARC- Scì!…M’eva ditto che se sentiva ‘na cosa qui! (indica il petto)

FRAN- Quelli che se sentene male è bianchi e ‘nvece tu sai più roscia de ‘n papulò!?

MARC- Appena si' buccata s'è 'rpresa!

FRAN- Voj ‘n goccio d’acqua?

ANNI- Scì, grazie!

FRAN- (alla porta di casa) Mamma, porta un bicchiere d’acqua, che Annina ha avuto uno sturbo!

MARC- Francesca, nun so cusa hai pensato, ma te sbaj!

FRAN- Te credo, te credo…cume no!

MARI- (entra con un bicchiere d’acqua in mano) Annì, cu’ t’ha preso?…(porge il bicchiere) Perché nun l’ete purtata ‘n casa?

ANNI- (beve)

MARC- Mamma ce penso io a divagalla ‘n pughetto! (prendendo il bicchiere) J fago scolta’ un po’ de musica! (a Annina) Te piace Lucio Dalla?

ANNI- Capirai, c'ho tutti i dischi! Me manca solo l’ultimo!

MARC- Io ce l’ho!…Vieni che te lu fago scolta’...

ANNI- Sarà mejo che vago a casa…Degià me so’ fermata abbastanza!

MARC- (la prende per le spalle e avviandosi verso l’entrata) Su…quanto pensi che ce vurrà pe’ scolta’ un disco?…

MARI- Sarà stata l’emozziò del matrimonio. È ve’?

ANNI- Embéh!?…

FRAN- Sai fortunata a spusatte a ‘n ragazzo bello cume a Dumé!…

MARC- Bello?…Se fa pe’ dì!… Vieni, Annì…vieni! (entrano)

MARI-Cus’è te sai smattita che tiri fora sti discorsi di bellezza?…De Dumé?

FRAN- O ma’, tu sai tranquilla a sape’ che cuj do' stanne daperlora?

MARI- Miga è la prima volta! Da munelli i compiti li facevane sempre insieme. Certe vo’ pure a casa de lia!

FRAN- Quann’erine munelli! Adé che so’ cresciutelli chissà che compiti faranne? Tu credi che Annina s’è ‘ntesa male pe’ l’emuzziò del matrimonio?!

MARI- Essà! Pure io, prima de spusamme cu' babeto, dall’emozziò vulevo fugge! A pensacce be’: se l’avria fatto a st’ora…

FRAN- Scì, ma tu a babbo j vulevi bene!

MARI- Anco’ adé je ne vojo, cu’ te credi?

FRAN- A lia, ‘nvece, de Dumé nun je ne frega gnente!

MARI- A te chi te l’ha ditto?

FRAN- (a mezzavoce) Quanno so’ ‘rivata: stacevane ‘mbracciati!

MARI- Ma vamme ‘n po’ via! Chissà cusa hai visto! Te sarai sbajata!

FRAN- Io ce  vedo bene e t’assicuro che lia ‘nte le braccia de lu' ce staceva tantu be’. Altro che sturbo!

MARI- (preoccupata) Madonna de Lureto!…L’ho mannati in camera daperlora! (si segna andando) Padre, fijo e spirito santo…(entra)

FRAN- (sola) Oh, a pensacce be’, a me sta nova situazziò me va bene! Se Annina se ‘namora de Marco: io, cu' Dumé,  avria campo libero! (sognante) Sant’Antò Abate, fateme sta grazia! Svejatelo ‘n po’!…Fatelo accorge' che esisto pure io!…

              Scena 9^:- Francesca – Dume’ – Maria

DUME- (entra con involto in mano) Ciao, Francesca!

FRAN- (sussulta, lo guarda si aggiusta i capelli..) Jè, Sant’Antò cuscì prestu ete fatto?…Me pudevi ‘visa’!…

DUME- O Francesca, t’ho meso paura?…Cuscì brutto me fai?

FRAN- No…anzi! E’ che stacevo tra me e me!… Cume mai sai qua?

DUME- So’ venuto a purta’ la carne!

FRAN- Quale carne?

DUME- Quella de vacca!

FRAN- Vulevo dì: chi te l’ha ordinata?

DUME- Peppe, tu padre!

FRAN- Babbo?  Possibile? (alla porta) Mamma, vie’ ‘n po’ qui?!….

MARI- (entra, vedendo Dumé emette un grido) Ahaa!…Dumé!

DUME- Cus’è ho meso paura pure a vo’, Marì?

MARI- (impacciata, cerca di giustificarsi) No…ecco…è ‘na cosa nova a vedette ‘nte sta piazzetta!…Se c'hai bisogno de ‘n’aggiustatina a le scarpe: è mejo che ‘rvieni duma’. Peppe ha lassato ditto che oggi sciopera!

DUME- Quali scarpe? So’ venuto a purtavve la carne che Peppe ha ordinato!

MARI-  (incredula) Peppe ha ordinato la carne?…E, l’ha pagata?

DUME- No! Ha ditto che me la pagate vo’!

MARI- Te pareva?! (tra sé) Po’ dice che uno ffa cagnara! (a Dumé) Dà qua ‘ssa carne, che te vago a pija’ i soldi!  Quanto te devo da'?

DUME- Quindicimilalire!

MARI- Ennà! Cuscì tantu costa?

DUME- Cu' quindicimilalire, oggi, nun ce cumprate manco ‘n ceppo de ‘na recchia de cunijo!

MARI- Ma dimme te!…Spettame! (rientra)

FRAN- (ch'è rimasta a guardare estasiata Dumé, sospira fortemente) Jé, quant’è bello!…Che sguardo intelligente!…(forte) Mettete a sede, Dumé!

DUME’- (sedendo) Grazie, Francesca…so’ proprio straccu morto! Oggi emo fatto tutto el giro delle case culoniche de le Opere Laiche e de la Santa casa…Nun so se l’hai 'nteso a dì che c’è stata ‘na muria de vacche! Nun se trova più ‘na bestia da chì a Campocavallo!

FRAN- Pensi sempre a fadiga’! Tu scì, che sai…

MARI- (entra e completa la frase)…un ciambotto!

DUME- Chi io?

MARIA- No…pensavo a mi marito!…Ecchete le quindicimilalire

DUME- (prende e intasca) Grazie, Marì!

MARI- Vago drento, che c'ho tutto ‘ntel fogo! (sottovoce) C'ho 'na vojade ffa’ un fugarò!? (entra)

DUME-Bona, Marì!…Ciao, Francesca!

FRAN- ‘Ndo’ vai?… Che prescia, mamma mia!…Famme cumpagnia, finché nun ‘riva babbo! Tanto 'ntel macello c’è tu cugino.

DUME’- Veramente vulevo ‘nda’ a truva’ a Annina.

FRAN- (sottovoce) Nun sai tanto da longo!

DUME- Cu’ hai ditto?

FRAN- Dicevo…Annina: la futura sposa?

DUME- Chi sennò?

FRAN- E, a quanno le nozze?

DUME- N’emo parlato, ma nun ho capito anco’ qualu giorno è! Cu' culia nun ce se pija ‘n capezo!

FRAN- Ma...lia te vole be’?

DUME- (fa un cenno con la testa che vuole dire poco)

FRAN- Te l’ha ditto mai?

DUME- (cenno di “no” con la testa accompagnato dal “’nzo” siculo) ‘Nzo!…E’ tantu vergugnosa!

FRAN- Te sta bene che veste a la moda?

DUME- Lia è muderna! Vole ‘nda’ sempre ‘n discuteca a balla’!…A magna’ la pizza!

FRAN- Tu ce la porti?

DUME- ‘Nzò!… Capirai zompo tutto el giorno dietro al bancò del macello, e me basta! La dumenica me piace ripusa’ ‘n pughetto e magnamme do’ piatti de tajatelle. Altru che la pizza: ‘na sfoja de pasta ‘mbrattata de sugo!

FRAN- Pure io la penso cume a te! (avvicina la sua sedia a quella di Dumé e lui ogni volta allontana la sua. Questo gioco si ripete fino a…) Lu sai che chì ‘n casa le tajatelle le fago io? Io a balla’ nun ce vago mai. Manco so’ balla! E’ mejo cento volte ‘na bella passeggiata ‘ntei giardini al chiaro de luna!

DUME- Oh, Francè: te senti be’?

FRAN- Me sento tanto be’!…Perché?

DUME- Perché tra pogo, cu' le sedie, ‘rivamo vicino a la sbocca del Musciò!

FRAN- Sai sciguro che Annina te vole bene? Me pare ‘n po’ farfallina!…

DUME- (stavolta è lui ad avvicinare la sua sedia a quella di Francesca) Tu cu’ ne sai?

FRAN- Lu so…lu so!

DUME- Sai qualco’?…Oh, se sai qualcò: dimmelo!

FRAN- Io nun so gnente!

DUME- Tu sai qualcò, sennò nun avristi parlato de Annina ‘nte cul modo!

FRAN- E va be’, te lu digo!…Sennò sa le sedie ‘rivamo drento casa!…(Finisce il gioco delle sedie) Annina è ‘n camera de Marco a sentì la musica!

DUME- Imbèh? Scoltane la musica! (riflette) Cooooo’? ‘Nte la cambura de Marco?

FRAN- (fa cenno di “sì”)

DUME-Hai capito ’ssa sfacciata?… E io che la facevo vergugnosa!?…Da quanto tempo dura ‘ssa storia?

FRAN- Io me ne so’ ‘necorta solo oggi! (sente voci) Zitto! Me parene lora!…(lo fa mettere dove non viene notato subito) Mettete lì e sta zitto!

             Scena 10^:-Detti – Annina- Marco –poi Maria –

ANNI- (uscendo, con in mano un disco) Marco dave’ me lu regali?

MARC- Certo! Cuscì so che quanno lu scolti: me pensi!

DUME- Perché nun lu regali pure a me, cuscì te penso pure io?

ANNI- (sorpresa) Tu cu’ fai qua?

DUME- Cu’ ce fai tu, no cu’ ce fago io!

ANNI- (sfrontata) Io ho purtato un paro de scarpe!

FRAN- E in gambio c'ha avuto ‘n disco!

DUME- Io ho purtato la carne!

FRAN- E in gambio c'ha avuto i corni!

DUME- Cu ce facevi  ‘nte la cambura sua?

ANNI- Quello che me pare! Nun devo rende’ conto a te! ’Nco’ nun m’hai spusata.

MARC- C'ha ragiò! Cusa sai el padre che voj spiegazziò?

DUME- Cu' te fago i conti dopo!… Annì, manca pogo pe’ spusacce!?

ANNI- Questo l’ete deciso tu e babbo! Sposa a lu'! Io vojo bene a Marco…O sarò sua o me fago monaca de clausura!

DUME- (disperato e in lacrime, le si avvicina) Vole ffa’ la monaca de la questura.No! Nun te fa’ monaca de la questura!…

ANNI- (scansandolo) E, vamme ‘n po’ via!…Io so’ libera de spusamme a chi me pare!… Vago via! (esce)

DUME-(siede, piangendo, sulla panca)

MARC- (si avvicina a Dumè, come per parlargli, ma poi ci rinuncia entrando in casa)

DUME-Tutta colpa de Marco!… C’evo ‘na fidanzata e ora nun ce l’ho più!

FRAN- Nun te dispera’, che c’è chi te vole!

DUME- Ma chi voj che me si pija?…

FRAN- Quella nun faceva pe’ te!…Pe' te ce vole una che te capisce…Che te vole tanto bene…Che quanno ‘rivi a casa trovi pronto da magna’!…Te piacene i bucculotti?

DUME- Le tajatelle me piacene de più!

FRAN- A me me vienene tantu be’ le tajatelle!…Va là che la trovi!

DUME- E ‘ndo’ la trovo? Stanne tutte ‘nte le discuteche e io lì nun ce bocco!

FRAN- Ma nun stanne tutte lì! Pr’esempio, qui nun ce sta nisciù? (cerca di farsi bella e farsi notare)

DUME- (guardandosi in giro) Qui?…E chi ce pole esse’?…Qua ce sai solo tu!(vede Francesca che gli sorride)…O Francesca…nun è che tu… Che io…?

FRAN- Scì, oh!… Sant’Antò ce l’ete fatta a svejallo?… Te ne sei ‘necorto che spasimo pe’ te? E’ ‘na vita che tribulo, pe’ fatte capì che me slanguiscio pe’ te!

DUME- Perché tu saristi disposta a..

FRAN- …a spusatte, Dumé!

DUME- Le tajatelle le sai ffa’ dave’?

FRAN- Scì!

DUME- E, j gnocchi?

FRAN- Scì!…Pure cu' la papera!

DUME- (l’abbraccia) Pure cu' la papera!

MARI- (vedendo) Oh, giò le ma’ da mi fija, brutto sgardaffò! Cus’è nun te ne basta una?

FRAN- Mamma, lassa sta a Dumé!…Te spiego tutto io…Io e Dumé ce vulemi bene e presto ce spusaremo!

MARI- Co’?…Madonna me risvieno!

FRAN- (soccorre la madre)

DUME- (prende una sedia  e poi sventolandola con la mano...) Signora Marì?Marì, guardateme!…Marì!….

MARI- (si rianima) Cu’ m’ha preso?… (guarda Dumé: grida e poi sviene di nuovo) Ahaaaà!

S I P A R I O

 

TERZO   ATTO

                  La scena è la stessa del secondo atto. Solo l’altarino del Santo presenta qualcosa di diverso: è addobbato a festa, con candele e fiori. All’aprirsi del sipario in scena vi è Peppe…

               Scena 1^:- Peppe- Maria- Marco.-

PEPP- (ha finito di lucidare un paio di scarpe…mettendole da parte…) Ecco qua, pure questi è fatti! Oggi me sento in forma! Questo è el terzo paro de scarpe che ‘comido! Da quanno me fijo ha cumenciato a fadiga’ me sento ‘n antro…più allegro…ringiovanito! Marco lavora, Francesca pure, anche se p’adé è in mutua! C'ha bisogno de riposo…Me s’è sciuccata ‘n pughetto, prima era più…(mimica) Je parli e manco te risponne. Te guarda cu' ‘n espressiò lucchita…(mimica) Boh!? Sarà stracca!

MARC- (entra- borsa da lavoro e salutando si avvia) Ciao, ba’!

PEPP- (facendo un inchino) Buongiorno eminenza!

MARC- (fermandosi) Che eminenza? Eminenza se dice ai Vescovi!

MARI- (entra sbattendo un uovo nella tazza) Marco?… Marchì, cocco de mamma, nun fugge! Pijate st’ovetto sbattuto!…

MARC- Nun me ne va…!

MARI- C'ho meso pure ‘n goccetto de marsala!

MARC- Lu sai che, el zabajò, me se mette ‘nte lu stomigo! (mimando) Me ‘rmane chì!

MARI- E’ lì che te deve ‘rmane. Tanto el lavoro tua è tutto de testa!

PEPP- Lassalo ‘nda’ che fa tardi!

MARC- (saluta la madre dandole un bacetto sulla guancia) Ciao, ma’…e sta tranquilla che la testa me funziona lu stesso! (via)

MARI- (sull’angolo della via)…Sta ‘tente quanno attraversi, che c’ènne le machine! (ritornando) Sti morimmazzati curene cume i diampeni!…  Nun je pudevi dì qualcò!? La matina, nun c'è verzo de faje magna’ calcò!

PEPP- Vedi, è da tanto che, la mattina, nun facemi culaziò…Emo perzo el ritmo!

MARI- Bevetelo tu sto zabajò? C'ho meso pure la marsala!?

PEPP- Se c’era solo la marsala: scì! ‘N po’ d’ojo al mutore ce vole ogni tanto! Me va giò ai bracci e fadigo mejo!

MARI- Quella te se ferma ‘nte la lengua, no’ ‘ntei bracci! Famme ‘nda’ a ffa’ do’ tajatelle…a Marco je piacene tanto!

PEPP- Fanne tre, che pure al padre de Marco je piacene!

MARI- Tu c'hai da sta ‘tente al pulistirolo. Ce l’hai alto! Te  sai scurdato cu’ t’ha ditto el duttore?

PEPP- Oggi fago ‘n strappo!

MARI- A furia de strappi: sei tutto sbragato!…Famme ‘nda’! (si avvia)

PEPP- Alt!…Nun poj ‘nda’ via cuscì Pija esempio da tu fijo!

MARI- Cume saria? Nun me ffa' perde' tempo!

PEPP- (si alza e andandole vicino) Lu', prima de ‘nda’ via t’ha dato ‘n bagettu. Quindi… (mette il dito su una guancia)

MARI- Cus’è te sai smattito?…Sti smuficchiamenti nun me so’ mai piaciuti, manco quann’erimi fidanzati!…Nun è che te sai già ‘taccato a la buttija de marsala, ah? (esce)

PEPP- Sant’Antò, hai visto che bella famijola che c'ho? Visto cume ce vulemo be’? Certo, qualche vo’, ce pole scappa’ qualche parola…nun semo Santi! Sai cuntento che t’ho vestito a festa pe’ ringraziatte de la grazia che m’hai fatto? Te l’evo prumesso che se facevi truva’ lavoro a Marco te rimpivo de candele e fiori e ho mantenuto! Adé però bisogna che me fai ‘n’antra grazia, grossa quanto quella che m’hai fatto: famme truva' casa!…Gino ce vole manna’ via! L’hai ‘nteso pure tu! ’Rcordate che se vago via io da sta casa: vai via pure tu. Me sai dì ‘ndo lu trovi ‘n posto mejo de questo, esposto a mezzogiorno: d’estate al fresco e d’inverno al sole? Sai quanti Santi se vuriane truva’ al posto tua?! Famme sta grazia, sennò tocca a smammà pure a te!

               Scena2^:- Peppe – Gino –

GINO- (entra) Bona Pe’!

PEPP- Bona Gi’!

GINO- Che giorno è oggi?

PEPP- Cus’è hai perzo el conto e lu voj sape’ da me?

GINO- Risponni a me: che giorno è?

PEPP- Mercoledì. Perché ?

GINO- Ecco! Mercoledì…Pensavo ch’era dumenica.

PEPP- Cume mai?

GINO- Ho ‘ncuntrato a Marco tutto tirato, cu' i pagni de la festa e pensavo ch’era dumenica!

PEPP- Nun la pija’ tanto da longo pe’ sape’ i fatti dej altri! A Marco lu vedrai sempre cu' i pagni de la dumenica, perché va a fadiga’!

GINO- Ah, scì?…E, ‘ndo fadiga?

PEPP- Dall’avvocato Tromboni!

GINO- Chi se lu saria mai creso? Pareva che ce gudeva a nun ffa’ gnente!

PEPP- A te te pareva!…Essà, pe’ te ènne tutti…

GINO- Calmate,calmate!… Se lu voj sape’: so’ cuntento pe’ te e pe’ me!

PEPP- Tu cu’ c’entri?

GINO- C’entro scì! Perché, adé che i fiji te lavorane, pudete cumpra’ casa!…

PEPP- (si acciglia) Me sa che se sta a guasta’ la giurnata: se 'rnuvola! Ce sai venuto apposta pe’ guastamme la giurnata?

GINO- Veramente ero ‘ndato a truva’ a Dumé; c’evo da parlaje, ma nun c’era e allora me so’ ditto: perché nun vai  da Peppe? Tanto è dietro l’angolo!

PEPP- Essà! Io stago dietro l’angolo! Nun pudevi ‘spetta’ stasera pe' parlaje, tanto fa l’amore cu' tu fija!

GINO- Proprio de questo je vojo parla’! E’ più de ‘na settimana che nun viene a casa mia, né de mattina, né de sera! Vulevo sape’ el perché. L’ho dumannato a mi fija e anco’ me deve risponne!

PEPP- Roba da ragazzi! Semo stati ragazzi pure no’ e certe cose le duvristime sape’!…

GINO- Mancane poghi mesi al matrimonio e me pare che a lora nun je ne frega gnente! Ce vojo vede chiaro!

PEPP- Cu’ voj che te diga io?…Fattelo spiega’ da lora!

GINO- Famme ‘nda’ da Dumé e se ‘ncora nun è ‘rturnato: vago a casa e me lu fago dì da Annina. Vedrai che sa le bone (mima le bastonate) me lu dirà!  (uscendo) Bona…Bona!

PEPP- Bona!…Chi c'ha un problema e chi 'n altro! Io, pre ‘sempio c'ho quello che me mancane i quadrì e lu' c'ha quello che nun c'ha la moje... Pace all’anema sua! A pensacce be’, da ‘n po’ de tempo, Annina vie’ spesso a casa mia…Chissà perché?… Dumé? Dumé è un ragazzo bono, allegro…Canta sempre! E’ stunato, ma canta! C'ha ‘na voce che ‘rsumeja a quella de ‘n porco prima de la pista! Comunque, Gino c'ha ragiò: c’è qualcosa che nun quadra.

              Scena 3^:-Peppe – Tromboni –

TROM- (entra) Buongiorno, Peppe!…Sempre al lavoro!?…

PEPP- Bona, avvucato!…Cume mai da ste parti?

TROM- Sono qui per lavoro! Dimmi: dove lo posso trovare il signor Coppetti?

PEPP- ‘Ndo’ lu vulete truva’? ‘N casa. ‘Spetta che la moje se fenisce el restauro pe’ ‘ndasse a ffa’ la solita passeggiata prima de pranzo, pe’ fasse venì ‘n po’ d’appetito. Po’ la sera se ne fanne ‘n’antra, pe’ digerì quellu che hanne magnato!

TROM- Permetti?… Vado a parlare coi signori Coppetti! (si avvia)

PEPP- Vada, avvucato!…Se pole sape’ cu’ j duvete dì?…E’ ‘mportante?

TROM- (che si è fermato) Si! E’ per via…( si riprende) Ma cosa vuoi sapere? Non sono affari tuoi!

PEPP- Scusateme, ercavo  de sape’ qualcò! Cu' loraa nun ce se pija ‘n capezzo! Quanno j parlo de quadrì: fanne fenta de nun sentimme!

TROM- Peppe, non lo venire a raccontare a me! Te l’ho già detto che queste sono cose che non mi riguardano…Ma ti ho anche detto di non disperare! Piuttosto, hai cercato casa?

PEPPE- ‘Gnorsì, ma nun ce n’è una sfitta da chì a le Crocette!… So’ stato pure dal Sindico e m’ha ditto da mettemme in fila cume j altri!…Tutto perché nun so’ tesserato!

TROM- Se basta una tessera: iscriviti ad un partito…ce n’è tanti!

PEPP- Ce n'è uno che me piace, ma nun me ce scrivo perché c’è ‘rivato prima Gino!

TROM- Sono d’accordo! E’ meglio che voi due state lontani. Con permesso!(entra in casa)

              Scena 4^:-Peppe – Gino –

PEPP- De sciguro j duvrà parla’ d’interessi! Sant’Antò, mettetecce ‘na bona parola!

GINO- (da fuori) Peppe…Peppe?!…

PEPP- Chi me vole?

GINO- (entrando) Io…brutto delinquente!

PEPP- E, chi pudeva esse’?… Se sai venuto pe’ la casa: poj ffa’ dietro front e march!

GINO- Lassa sta’ la casa, che adé nun c’entra pe’ gne’!… Vojo sape’ ‘ssa storia de Dumé… Dice che è fidanzato cu' tu fija.

PEPP- Mi fija? (ride)

GINO- Nun ride!… Ha ditto che nun je ‘mporta più gnente de Annina, perché s’è fidanzata cu' tu fijo. Me voj dì cus’è st’intreccio?

PEPP- Me sa che nun stai tantu be’!… Perché nun te vai a ripusa’ ‘n pughetto?

GINO- Stago be’, stago be’!

PEPP- Me sa de no! Bocchi, me dighi ch’è dumenica e ‘nvece semo a merculedì…Po’ vai a truva’ a Dumé e ‘nvece vieni da me, che stago dietro l’angolo!… Adé te sai meso a ffa’ el sensale de matrimoni…Damme retta, va a casa: te metti colco ‘na mezzuretta e vedrai che te ‘rpiji!

GINO- Feniscetela de ffa’ el finto tonto! Vojo sape’ cus’è ssa storia de Dumé, Francesca, Marco e Annina!

PEPP- Solo de quessi o ce n’è altri?

GINO- Cerca da nun sfotte, che nun me so’ rencretenito!… Dumé m’ha ditto che adé è fidanzato cu' Francesca, perché ha scuperto che Marco e Annina se volene bene! So’ stato chiaro?

PEPP- Nun pole esse'!…Sennò io a st’ora l’avria saputo! A casa mia cumanno io e nun se move foja che Peppe nun voja! Dumé ha truato‘na scusa pe'  ditte che s’era stuffato de tu fija!

GINO- Allora nun me credi?

PEPP- No, che nun te credo!

GINO- Adé vago a casa e me fago dì tutto da Annina. Se quello che m’ha ditto Dumé currisponne a verità: te la porto qua, a costo che la sdragino pe’ i capelli e dopo fago un macello! (via)

PEPP- (gli grida dietro) Te cunvie' a ffa' un genere alimentare, che el macello già ce l’emo! (ritornando verso il centro scena) Me sa che s’è smattito! (chiama) Maria?…Dumé sa Francesca e Marco sa Annina! Ma cume c'avrà pensato?…Marì?…Adé che ‘riva Maria, sa' le risate che ce famo!…Marì?…

MARI- (entra) Nun me sta' a chiama’ sempre?

PEPP- Vie’ qua che te fago ride'!…E’ venuto Gino, c’eva la bava a la bocca, e m’ha raccuntato che Dumé j ha ditto che s’è fidanzato cu' Francesca e che Marco s’è fidanzato cu' Annina!…S’è smattito, puretto!… S’è meso a raccunta’ le barzellette!…Te pare pussibile che….No! A me nun me pare!

MARI- A me ‘nvece me pare!

PEPP- Uh!…A te…a te: te pare!…(di botto finisce di ridere) A te te pare? Cu’ voj dì?

MARI- Vojo dì, che l’altro giorno…Cume te posso dì?…Nun so da ‘ndo’ cumencia’!

PEPP- Cumencia da ‘ndo’ te pare, pure dalla fine, basta che cumenci!

MARI- Donca…Dumé…

             Scena 5^:- Detti – Dume’ –

DUME- (deve entrare senza sbagliare tempo: “appena sente il suo nome”. Ha in una mano un pollo e nell’altra delle uova) Ecchime!...Bona a tutti! Bella giurnata, è ve’? (canta) “Oggi è ‘na bellissima giurnata, pina de sole e de felicità!”...

MARI- (che s’era tappate le orecchie) Madonna jutacce!

PEPP- Dumé lassa perde el canto, che se provochi ‘n’antra alluviò semo ruvinati! Dimme, è ‘n po’ de tempo che te vedo allegro e te sento canta’: cu’ t’ha preso?

DUME- M’ha preso che so’ cuntento, Peppe mia! Mai so’ stato cuscì cuntento!

MARI- (cerca di tagliare corto) Scì, va be’!…Perché sai venuto?

DUME- (porge a Maria il pollo e le uova) Sta roba è pe’ vo’!

MARI- Pe’ no?…

DUME- Sa j omaggi de la ditta Sgranocchia e C.!… Sgranocchia è mi cugino, io so’ “Ci”!

PEPP- E dimme ‘n po’: “Ci”, cume mai?

DUME- Senza offesa…L’ho purtati, perché vuria che Francesca mangiasse ‘n pughetto de più! Me pare tanto muscetta! S’è mesa pure in mutua.

PEPP- Ce lu so ch’è “muta”, ma appena ‘rtorna j fago ‘rvenì la parola!

MARI- Me sa che te sta a chiama' tu cugino!…Me pare d’ave’ sentito ‘na voce!?…

DUME- Sarà lu'!…Cemo da prepara’ le salsicce!… Bona! (va, ma torna) Appena ‘riva la fate venì al macello che c'ho da parlaje! Bona!…(dalla soglia) Peppe, ve posso chiama’ cume vojo io?…

PEPP- Cume me vurristi chiama’?

DUME- Babbo! (esce cantando) “So’ tutti belli i babbi del monno…!”

PEPP- Babbo?…A me?…Marì l’hai ‘nteso cume me vole chiama’? Allora è vero quello che ha ditto Gino?!…Tu lu sapevi de ssa frittata?…

MARI- Scì! Te lu stacevo a dì, ma è ‘rivato Dumé…

PEPP- …e me l’ha servita lu'!…E, da quanno?

MARI- Nun è tanto!

PEPP- E nun m’hai ditto gne’!?

MARI- Nun sapevo cume dittelo!…E’ capitato tutto d’en botto, che ‘nco’ fago fatiga a credello!…Sai stizzo?

PEPP- Scì!…Specie perché l’ho dovuto sape’ dal nemico mia!

MARI- C'hai ragiò!…Cu’ ce pudemo ffa’ no’ se i munelli se volene be’? Tu dighi sempre che Francesca nun è bona a truvasse un marito? Adé che se l’è truvato, pare che te dispiace!…

PEPP- T’ho ditto che m’è dispiaciuto, perché l'ho dovuto sape' da la bocca de Gino!…Dumé nun è un brutto partito…Nun è bello, anzi!…Nun ha tanto cervello, ma in quanto a questo c’è Francesca: “Chi più c'ha, più mette!”

MARI- Le bellezze oggi contane pogo! E’ questi (mimica) che contane! Hai visto cume j vole be’ e la rispetta? J ha purtato pure j ovi, perché je pare sciupatella!…

              Scena 6^:-Detti – Francesca –

FRAN- (entra e fa un cenno con la mano a mo’ di saluto e va verso il desco)

PEPP-E’ ‘rivata la “muta de Sorrento”!

FRAN- (si gira) Te riferisci a me, babbo? Caso mai se dice “la cieca di Sorrento”.

PEPP- Brava! Cega e muta!…Perché nun hai ditto gnente a babeto?

FRAN- (dopo un cenno d’intesa con la madre) Perché me vergugnavo e po’ perché c’evo paura che m’avristi ditto de no!

PEPP- Perché te duvevo dì de no? Cuntenta tu: cuntenti tutti!…Miga me lu duevo spusa' io a Dumé!?

FRAN- Ma allora…accunsenti?…Dighi che me lu posso spusa’?

PEPP- Scì!…Basta che magni. Je piaci più pasciutella!

MARI- T’ha purtato (indica il desco dove ha posato la roba) un pollo e j ovi! Portali drento e po’ va da lu' che c'ha da parlatte!

FRAN- Portali tu, io c'ho prescia! So’ venuta a purta’ le scarpe de Alfredo de Cicerchiò. Prima vago da la sarta e po’ vago da Dumé! (posa le scarpe e va via di corsa, ma ritorna per dare un bacio al padre) Grazie, ba’! (via)

PEPP- (è rimasto sorpreso e si commuove…)

MARI- (vede il marito e si commuove pure lei e tirando su di naso si avvia in casa, ma…)

PEPP-Marì, vie’ qua, che nun emo fenito de parla’!… E, Marco cu' Annina, cum’è successo?

MARI- Uguale,uguale!…Lu stesso giorno!

PEPP- Sicché lu stesso giorno…?

MARI- Do’ fidanzamenti!…Pure Annina è un bon partito…ah?

PEPP- Scì, nun digo de no…Solo che Marco s’è ‘ndato a ‘mparenta’ cu' cul trifolco de Gino!

MARI-  Dimo cume hai ditto pe’ Dumé: “Miga ce duemo spusa’ a Gino!”…Penso che nun ce manderà più via de casa.

PEPP- Da culù c’è da ‘spettasse de tutto! Capirai, po’ che j ho ditto che de tutta ‘ssa storia nun ne sapevo gnente! Miga ce crederà!?

MARI- Se ‘rtorna je lu digo io! Famme ‘nda’ che drento c’è l’avvucato che parla cu' mi fratello e nun se sa mai je servisse calcò! (entra)

PEPP- (al Santo) Ennà, Sant’Antò cume sete sbrigativo! ‘Nte ‘na giurnata me n’ete sistemati a do’! Questa è la terza fadiga che fate in breve tempo: il lavoro a Marco (segna il due con le dita e poi il tre) il fidanzamento de Francesca e quello de Marco! Ce manca la quarta: quella de la casa! A proposito, se  viene Gino: je lu spiegate vo'!…

               Scena 7^:- Detti – Gino – Annina– Maria –

GINO- (da fuori) Cammina, disgraziata!…Cammina!

PEPP- Al diavulo basta nominallo che ‘riva subito!

GINO- (entra, si gira e si accorge che la figlia è rimasta fuori) T’ho ditto: vie’ qua! (la porta in scena tirandola per una manica, la lascia quando sono arrivati verso il centro scena) Su! Ripeti a Peppe, pe’ filo e pe’ segno, quello che hai ditto a me!

ANNI- (che con un fazzoletto in mano è stata a asciugarsi gli occhi) Io nun c'ho gnente da dì!

GINO- Nun c'hai gnente da dì? Te sj mesa d’accordo sa ‘ssu sprevengulo lì? Parla sennò pe’ quant’è vero Iddio…

PEPP- (si frappone ai due) Aòh! Nun pruva' a tucca’ a cul’anema de Dio, che me fai pija el matrò!…

GINO- (va di fianco alla figlia e con uno strattone, tanto da farle fare mezzo giro, si viene a trovare di nuovo fra Annina e Peppe) La fija è mia e lu so io cume me devo regula’!

PEPP- (andando al desco) Pensa be' a quello che fai, sennò sta “forma”  te la spiaccico ‘ntel mezzo de la fronte!

GINO- Prima lassamula parla’ e po’ vedemo ‘ndo la spiaccichi! (alla figlia) Parla, che  c'ho da ffa’ i conti cu' sto scarparo fetente!

PEPP- Io conti nun ce l’ho da ffa’ cu' nisciù!

GINO- Cu' me li devi ffa’! Pe’ nun ‘nda’ via da casa: tu e tu fijo ete rimbambitu a sta fijola!

MARI- (entra) Peppe, cus’è scuppiata la rivoluzziò?

PEPP- Peggio!…Ma vedrai che cula bocca je la cugio cu' stu punterolo!

MARI- Se pole sape’ perché state a ffa’ cagnara?

PEPP- Stu matto dice che semo stati no’ a ffa' ‘namura’ Annina de Marco, pe’ nun ‘nda’ via de casa!

GINO- Nun è che lu digo: è cuscì!

PEPP- Ma cerca de ragiuna’! Nun lu vedi che da la rabbia sai deventato zallu cume el zaffera’?…

GINO- Cu’ voj ragiuna’? Ve denuncio! Tu e tu fijo sete do' delinquenti!

MARI- Mi fijo delinquente? Tu te permetti de mettecce drento pure a mi fijo? Prima de ffa’ el nome sua t’hai da sciacqua' la bocca tre vo’! Se c’è qualcuno che ‘nte sta storia c'ha guadambiato: quessa è tu fija!

GINO- Solo perché adé fadiga?!

MARI- Boni e bravi cume a lu' ce n’è poghi!

GINO- (ride a sfottò)Poghi!…Basta che vai alla Standa: compri un paro de calze e cume a lu te ne regalene ‘na duzzina!

PEPP- Quessu vole la guerra! (al Santo) Sant’Antò nun me fermate che  parto!…(va al desco, prende un martello e si avvia verso Gino…)

GINO- E io vieno cu' te!….(alla figlia che lo trattiene) Lassame!

MARI- (trattiene Peppe e mettendoglisi davanti) Sta bono che ce penso io!

ANNI- (forte) Insomma!?…Basta!…Io nun contu gnente? Cusa so’ ‘n pezzo de legno?..Io c'ho un core! (in scena ritorna la calma con voce strozzata e commossa) E’ inutile, babbo, che fai el pulverò!…Io e Marco ce vulemi bene e nun sarà oggi, né sarà duma’, sarà quanno sarà, ma ce sposaremo! Capito? (esce di corsa dalla scena scontrandosi con Dumé)…E sgansate! Sempre ‘n mezzo ai pia me stai?…(esce)

Scena 8^:- Detti - Dume'.-

DUME- (esterefatto) Cus’è l’ha muccicata la tarantula?

GINO- Sai ‘rivato pegurò?…Se pole sape’ perché  ve sete lassati?

DUME- Ardàje!…Ve l’ho spiegato al macello, nun ve basta?…(dolce e sorridente) Ciao, mamma! Ciao, babbo!

GINO- (incredulo) Babbo?…L’hai chiamato: babbo?…A me nun me c'hai mai chiamato, pure se mancavane poghi mesi al matrimonio!…

DUME- Cu' vo’ nun me veniva!

PEPP- Cu' te: nun je veniva! Pare…ma calcò de bono ce l’ha ‘nte la zocca! (gonfiandosi un po’) Chi so’ io per te?

DUME- El babbo!

PEPP- E dimmi, se te saristi spusato a la fija: a lu' l’avristi chiamato babbo?

DUME- (alla sicula) ‘Nzò!

GINO- (da segni di rabbia)

PEPP- (felice) Allora, io so’ pe’ te il…

DUME- …Babbo!

PEPP- Marì, cuscì nun me c’eva chiamato mai nisciù!

MARI- Ce credo! E’ el primo genero che c'hai!… Dumé perché sai ‘rturnato?

DUME- Francesca ancora nun s’è fatta vede!?…

MARI- E’ venuta, ma ha ditto che prima duveva 'nda’ da la sarta e po’ saria venuta da te!…

PEPP- ‘Rtorna al negozio, che magari ce la trovi!

DUME- Vago!…Grazie, mamma!… Grazie babbo!

PEPP- Ciao, figlio!

DUME- Bona, Gino!

GINO- A me nun m’hai da saluta’ più!

DUME- Sete stizzatu, è ve’? Ma cume disse Pitagura: “Do' più do' polene ffa’ quattru, ma al core nun se cumanna.” (esce cantando) “Amore vole dì gelosiaaa…

GINO- Nun ce capiscio più gnente!…(rivolto al Santo) Sant’Antò jutame, che me stago a smattì!

MARI- Fai be’ a raccumannatte a Sant’Antò!

PEPP- Scì, ma quellu i miraculi li ffa’ solo che a me!

GINO- Essà! E’ el protettore de le bestie e allora i miraculi li ffa’ solo che a te!

PEPP- Io so’ ‘na bestia bona e no’ velenosa cume a te!

GINO- A Dumé e Annina j ete fatto ‘na fattura! Altru che miraculi!…Ve manno tutti ‘n galera!

PEPP- In galera a no’? ( viene trattenuto da Maria)

MARI- (impettita e pronta alla battaglia) Sor paperacotta!…A chi voj manna’ n’ galera?

GINO- (indietreggia pauroso, andando dietro alla panca) A vo’ gente ‘nfame!Ve manno a durmì sotta al ponte del Musciò!

MARI- Lu vedi sto deto: te pijo pe’ la frocia del naso e te fago girà cume ‘na trottula de Pasqua! (mima portando il braccio in alto e facendolo girare)

Scena 9^:-Detti – Amilcare – Assunta – Tromboni.-

AMIL-  (dalla soglia Ma cosa ènne questo baccano? Pustà che un gentilomo non pole sta in santa pace drento casa sua?

GINO- (alla platea) Senti a chiss’altro! Se vulete ripusa’ in pace, ve ‘rcordo che solo ‘nte un posto se pole! E siccome ‘ndo stacete adé è casa mia: me duvristi pure ringrazia’! Se nun dacevo scolto al Sindico a st’ora sto “baccano” nun l’avristi ‘nteso! Sete venuto a succhia’ ‘n po’ de sangue a Peppe, cume 'na mignatta!…Già che ce n’ha tanto! Sete ‘na piattula, un mantenuto!

AMIL- (offeso) Piattula?…Mantenuto a me?…Io ho sempre lavorato onestamente! So’ partito da Villa musone, sa le zanzule de legno e senza una lira in tasca e me ne vanto! Me ne vanto, perché ho fatto i soldi lavorando onestamente, senza rubare e senza succhiare il sangue!… (toccandosi il petto) Oh, Dio…me sento male…Me sento ‘n dulore chì…me sento…(si accascia tra le braccia di Peppe)

MARI- (porta una sedia)

PEPP-Milcare?…Oh, Milcare, parla!…Dimme calcò! Marì chiama a Assunta!

MARI- (corre dentro chiamando) Assunta!…Assunta!…

PEPP- Dopo te pijo pe’ la coda e te sbatto ‘ntel muro, bruttu lucertulò!…

MARI- (rientra e sull’uscio) Curi che j hanne preso i sdrimbulò!

ASSU- (entra seguita dall’avvocato che rimarrà sull’uscio, prendendosi cura di Amilcare) Oh, Madonna!…Cu’ j ha preso? Chi ha poduto ffa’ del male al mio Amilcarino?

PEPP- Cul sprevengulu lì! Je ha ditto che è ‘na piattula e un mantenuto e lu' s’è ‘nteso male! (ad Amilcare) Parla!…

ASSU- Come ve siete permesso da dì questo se manco ce conoscete?

GINO- E chi sarete mai, eccellenze lustrissime?

MARI- Uéh! ‘Bassa la cresta, sennò cu' ‘na zampata 'ntei bricocculi da pulastro te fago deventa’ cappò!

PEPP- Marì, te posso chiede un favore? Fammeje da' ‘na martellata!

MARI- T’ho ditto da lassa’ ffa’ a me! (avanza con l'indice dwella mano tesa verso Gino)

GINO- (indietreggiando) Menateme! Menateme!…E’ questu che cerco pe’ mannavve ‘n galera!

AMIL- (che s’era ripreso) Fermate, surella mia!… Famme parla’ e se ce riescio ‘nte la lengua nostra! E’ da tanti anni che mancavo da chì e pensavo che avria truvato la gente non più cu' la mentalità e la cattiveria de ‘na volta! (si risponde) Lu so, era la fame che ce faceva esse’ cattivi, ma vedo però che qualcuno anco’ c’è ‘rmaso!

PEPP- Ragagnì e stitico!

AMIL- Sta zitto e nun m’enterrompe’!… Assunta cara, bisogna che ormai parlamo e lassamo perde’ la sorpresa! Cuscì nun se pole ‘nda’ avante! Donca…

TROM- Signor Coppetti, se mi permette, posso spiegare tutto io!

MARI- Milcare, ffa’ parla’ all’avvucato, lu c'ha la lengua sciolta e tu nun t’affatighi!

TROM- Gino, questi signori non sono delle “mignatte”, come tu volgarmente li hai classificati!

PEPP- Senti che parole guzze che te tira fora!?…

TROM- Bensì, sono dei milionari ed io sono il loro amministratore. Se oggi mi trovo qui…

AMIL- Questu lu vuria dì io! Marì, Pe’, l’avvucato è qui perché volevo mette’ a parte dei miei beni i do' nipoti mia: Marco e Francesca, che li sento cume fossero fiji mia!

PEPP- Gino, qua se parla de miliò e no’ de fave! L'hai 'nteso all'avvucato? Te trovi in mezzo a gente “classificata”!

GINO- Sta zitto e famme capì, che se tratta de interessi!… (ad Amilcare) Vo’ lassate i miliò che c’ete ai nipoti vostri: ho capito bene?

ASSU- Non tutti…ma quelli che rimanene da la costruzione de una villa e di qualche altro affare che stiamo fando!

GINO- Sicché, Marco sarà milionario!?

AMIL- Lo sarà!

ASSU-  Naturalmente dopo che semo stati decessuti!

TROM- (notando che Gino è rimasto interdetto alla parola “decessuti”…) Dopo la loro morte!

GINO- Ah!…

MARI- Adé cume la metti sor Gino de mia stivali?

GINO- Domando perdono!…Nun pudevo mai pensa’…

AMIL- Avvocato, vogliamo ritornare drento?

TROM- Sì! (ad Assunta) Signora, venga. La sua presenza è importante!…Solo due parole e abbiamo fatto! (entra seguito da Amilcare)

ASSU-Vieno!… (guarda Gino, gli fa un’alzata di spalle ed entra)

GINO- Sicché…?!

PEPP- Sicché c'hai guadambiato sempre tu!

GINO- Cu’ voj dì?

PEPP- Vojo dì che  tu te sai preso a Marco e a me m’hai lassato a cul tontulò de Dumé!

MARI- ‘Nvece de esse’ cuntento: ne faceva ‘na questiò!…Cu’ stai a pensa’, Gino?

GINO- Sto a pensa’ ‘ndo vurrà ‘nda’, a sta de casa, Annina?…

PEPP- Sant’Antò: la casa!…Me sa che cu' te nun ce vole el martello, ma la tenaja: pe’ levatte da la testa ‘ssu chiodo!

TROM- (entra seguito dai Coppetti) Andrò subito dal notaio e vi farò sapere quando dovrete firmare. (si avvia) Signori!…

PEPP- Avvucato, prima che ‘ndate via ve vojo ffa’ sape’, cume a tutti, che ‘nte ‘n’ora l’ho sistemati a tutt’e do’!

TROM- A tutt’e due: chi?

MARI-  A Marco e Francesca!

PEPP- Se so’ fidanzati: Marco cu' Annina e Francesca cu' Dumé.

ASSU- Come sono contenta! Complimenti!…

MARI- Al più presto sposeranne! (abbassa la testa, triste)

AMIL- Bene! Così avremo dei nipotini!

ASSU- (alla cognata) Imbéh? Perché fai quella faccia muccubre?…Doveresti esse’ contenta!

MARI- Scì…ma cume li sposo?

ASSU- Cul velo, no!

PEPP- Capisce tutto al volo lia! “Sal velo, no!” Marì, ‘ntenneva che do' matrimoni costane.

AMIL- Non ti preoccupare pe’ i soldi, che quelli ce stanne! Penseremo a tutto noi, vero cara?

ASSU- Certo, caro!… I miei nipoti averanno una cerimonia spettacolare: da circo equestre!

PEPP- (tra sé) J famo ffa' i salti murtali!

TROM- Hai visto, Peppe? T’avevo detto di non disperare!…Non mi dire che anche tu sei triste?

PEPP- Nun ce pensate che me vanne via de casa do' fiji?…Sai la solitudine!

MARI- Nun me ce fa’ pensa’, Peppe!

AMIL- Ma voi non sarete soli. Dijelo tu Assunta!

ASSU- Certo, caro! Io e Amilcare saremo felici de avervi con noi ‘nte la villa che famo costruire, anche pe’ tiene’ occupate le stanze che ce saranne! Cuscì ce tenemo compagnia. Accettate?

PEPP- Sant’Antò, ete fattu la quarta!

MARI- (abbracciandola) Grazie, Assunta!

PEPP- Milcare, io nun te strigno, perché cj ho paura de fatte male!

AMIL- Niente ringraziamenti!…Adé, però lassatece ‘nda’ a ffa’ la solita passeggiata! Scusateci, ma ci siamo talmente abituati…

PEPP- Va,va…Milcarino caro!Respirate forte! Fatevi venì l’appetito! Ossigenatevi bene, che oggi magnamo…Marì, che magnamo?

MARI- Bucculotti a la campagnola e pollo sa le patate!

ASSU- Se al posto delle patate ce sariane do’ brance de insalata: la preferiscio più meglio!

MARI- Ce sarà pure l’insalata!

AMIL- Bona !…(esce seguito da Assunta)

PEPP- Je, mamma mia!…fateme mette a sede…me sento male…(siede)

MARI- Cu’ te senti, Pe’?

GINO- Adé cu’ t’ha preso?

PEPP- Fateme be’ qualcò!

TROM- Presto!…Un cordiale!

MARI- Curo! (si avvia in cucina)

PEPP-Marì, ‘ndo vai?…Lu sai cus’è el cordiale?

MARI- No!

PEPP- E allora porta un bicchiere d’acqua, che quella ce l’emo!

MARI- (esce e da lì a poco ritorna con il bicchiere d’acqua)

TROM-Come mai questo malore?

GINO- Certo che a murì cuscì giovane!…

PEPP- Chi more?…Stago be’!…(alzandosi) Dall’emuzziò m’hanne fatto figo le gambe!

GINO- N’è morti tanti d’emuzziò!

PEPP- E tiè! Pe’ te e pe’ quelli che la pensane cume a te!

MARI- (entra)…Ecco l’acqua!…(vede Peppe in piedi) E’ resuscitato el morto!

PEPP- Allora me duvete ffa’ tucca’ ferro pe’ forza!

MARI- Vago a prepara’ el sugo pe’ i buccolotti!…Bona a tutti! (esce)

TROM-Vi saluto!…

PEPP-Ve saluto pure io!…Vago a rappacificamme sa Maria!…Marì ‘spetta che Medeo Nazario te vole dì do parole! (entra)

Scena ultima:-Gino - Tromboni - Camilla - Peppe – Maria-

GINO- Cuscì tutti ènne sistemati e io continuo a ‘rmane sempre dapermé!…E pensa’ che anco’ me sento ‘n fresc’omo!

TROM- Se non erro, non avevi una mezza promessa con Camilla?

GINO- Scì, avvuca’, ma è passato tanto de cul tempo! Evo prumesso e non ho mantenuto! Me sta be’!…Penso che oramai nun me vurrà più!

CAMI- (ch’era entrata appena Gino ha iniziato la battuta) A te chi te l’ha ditto?

GINO- (si gira sorpreso) Camilla, hai ‘nteso quello che ho ditto?

CAMI- Ho ‘nteso tutto!

GINO- E... tu me voj ancora?

CAMI- Scì!…Ma prima me devi ffa’ la dichiarazziò d’amore…Quella che m’avristi dovuto ffa’ cula volta!

GINO- E’ ‘na parola!…Chi se ‘rcorda più cume se fa? (si avvicina all’avvocato e a mezza voce supplichevole) Avvuca’, cu’ je digo?Dateme ‘na ma’!

TROM- Guarda che mi tocca fare!…Le dici: “Signorina, il mio cuore ha sempre palpitato per voi! Perdonatemi se solo adesso trovo il coraggio di dichiararlo. Ditemi che volete sposarmi e mi farete l’uomo più felice del mondo!” Hai capito?

GINO- Dimo de scì…ma stateme vicino e jutateme!…(si avvicina a Camilla e dopo qualche colpetto di tosse, con enfasi…) Signorina, el core mia è stato scapestrato…no…

TROM-  (a mezza voce con la bocca storta) Palpitato!

GINO-…Tapezzato!…

TROM- Palpitato!

GINO- Palpato!

TROM- Palpitato!

GINO- Oh, basta!…A poghe parole: Camilla me voj spusa’?

CAMI- Vo’ cu’ dite, avvuca’?

TROM- Io direi che potresti!

CAMI- Allora, acconsento! (abbraccio tra i due)

TROM-Così chi rimane veramente solo: sono io!

CAMI- No, avvuca’, vo’ nun sarete solo, perché io nun ve lasso! Sposo a Gino a ‘na  condizione: che me lassa veni’ a casa vostra! (a Gino) Tu me lo permetti, è ve’?

GINO- Cume no? (tra sé) E' sempre soldi che boccane drento casa! (forte) Adé, ‘ndamo via, che c'ho da ditte tante cose!… Bona, avvuca’…e strappate el fojo de lu sfratto ch’ho fatto a Peppe, tanto adé m’è cumpare! (si avvia)

TROM- Non l’avevo ancora scritto!…A proposito, Camilla, come mai eri venuta qui?

CAMI- (come ricordandosi) Giusto!…E chi se ‘rcurdava più! (a Gino) Degià m’hai rimbambita tutta!… (a Tromboni) So’ venuta pe’ divve che ve ‘spettene, de prescia, in Pretura!

TROM-  (andando) Va pure con Gino! Dì a Marco che tarderò! (esce)

GINO- (andando) ‘Ndamo!…

CAMI- Vieno!…Famme ringrazia’ a Sant’Antò!…(si avvicina all’altarino, si segna e sta per andare via, ma qualcosa ha attirato la sua attenzione e ritorna a guardare verso l’icona…e poi accorgendosi di qualcosa di anormale: comincia cambiare espressione e a chiamare...) Peppe?...Maria!...Peppe?

PEPP- (entra seguito da Maria) Che succede?

CAMI- Oh, Peppe….el Santo suda!

MARI- (va a controllare) Peppe… el Santo suda!?…

PEPP- Ce credo!…Ve pare che de fadighe, io e lu n’emo fatte poghe?

S  I  P  A  R  I  O

Loreto, 05-09-1985.                    Paolo  Torrisi - Stefano Pesaresi           

n.b.  L’opera è depositatapresso la Siae n°353971/A; codice n° 35205


GLOSSARIO

Accada-'N-: Bisogno- Non c'è bisogno che..

Accenno- Segnale...d'intesa.

Adè- Adesso.

Almanco- Almeno.

Amor del conto- Fare la conta...per vedere a chi tocca...iniziare...

Annaulo- Affitto- (casa annaulo – casa in affitto)

 Anco'- Ancora.

Avriane- Avrebbero.

Babano- Fesso- Sciocco...

Bacata- Malata- Marcia- Guasta.

Badavi- Guardare con attenzione, badare...

Bagnoli- Inutili “impacchi” d'acqua.

Balza- “Carico di briscola” (valore più alto di “Briscola” - Asse-)

Bardascio- Ragazzo. Giovanotto.

Becicche- Mucose negli occhi

'Bedisci- Ubbidisci.

Biastimato- Bestemmiato.

Brignoccula- Protuberanza, causata da colpo, battuta, pugno...

Brusciolo- Foruncolo.-

Bruscolini- Semi di zucca.

Bucattò- Schiaffo.

Buccare- Bocca- Buccato- Entrare- Entra- Entrato...                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

Bucculotto- Maccherone. (tipo di pasta)

Bugiò- Bugiardone...grande bugiardo.-

Burbuja'- Borbottare-

Ca’- Cane… Poro ca’- Povero cane…

Caciara- Confusione- Parlare a voce alta fra tutti.

Cagnara- Litigio- Bisticcio.

Cago'- Tipo che si dà delle arie.

Calchidu'- Qualcheduno.

Calco'- Qualcosa-

Calzo'- Calzoni – Pantaloni.

Cambura- Camera.

Canna-foja- Canna de granturco, mais.

Capezzo- Non capire dove è il “principio” o la “fine” = “niente”.-

Capisciò- Saputone.

Capistorno/i- Capogiro/i.

Careggia'- Portare..da un posto ad un altro... Trasportare...

Cegato- Cieco- (in questo caso “chiudere gli occhi: “segno di gioco)

Cenigia- Cenere-

Ceregio- Ciliegio.

Chiuppa'- Battere- ...Chiuppamo- Battiamo.

Ciaccare- Schiaccare-

Ciaccato- Schiacciato – Acciaccato...

Ciaccio- Balbuziente.

Ciambotto- Stupidotto- Sempliciotto-

Ciancico- Mastico- (ridurre in poltiglia, pezzettini...)

Ciauscolo- Salame...morbido. (tipico delle Marche)

Cianchetta- Sgambetto.

Cioccio- Pietra

Cionche- Offese- Malate- rattrappite...

Ciuffulotto- Schiaffo.

Clacchesso- Clacson... (ti suono il Clacson )

Co’- Cosa.

Coccio- Creta.

Colco- Coricato.

Concule- Cozze- Muscoli. Detto marchigiano: “Arridaje a chi vole le concule!”

Crescia- Pizza di pane (senza pomodoro e formaggio: solo farina)

Creso- Creduto- Credere.

Crocchia- Tupé...Capelli arrotolati su, dietro o lateralmente ala testa.

Cruciera- Crociera di croci- (Non “Crociera - nave”) Cruciera”: gruppo di dodici corone da Rosario, lavorate, assemblate, dalle donne lauretane dette “Coronare”.

Cu'- Con.

Cuj- Quei.

Cule- Quelle.

Culia- Quella.

Culù- Quello.

Curatelle- Viscere- Interiora in genere...

Curdo'- Esclamazione volgare... sta per “Curdone”=Coglione.

Dago- Do... (dare)

Daperlu'- Da solo.

Dapervo'- Da soli. (solo voi)

Dapresso- Da solo.

Dimo- Diciamo.

Do'- Due.

Emo- Abbiamo.

Ennà!- Orca!...Guarda un po'?!...

Essà!- E già!...Certo!...

 Esse'- Essere.

Evo- Avevo... (avere)

Fago- Faccio... (fare)

Fantiole- Tremori di corpo. (tremori dovuti ad Epilessia)

Fiotto- Lamento- Brontolio-

Fracco- un Sacco...di bastonate. Tante...

Frinfinellu-Piccolo segno di “briscola” (gioco di carte)

Fuga- Premura -Fretta. (da “Fuggire: Sono andato via di “fuga” = di “corsa”)

Fugaro'- Falò.

Furestego- Forestiero.

Galastro'- Cappone. Gallinaccio.

Galito- Rauco- Con poca voce-

Giaccene-'N: Ghiacciano...diventare fredde.

'Gnà- Bisogna. 

Gnagnera- Lamento- pianto...

'Gne'- Niente. 

'Gnico'-Ogni cosa. Gricilli- Budella- Intestini.

Gnogna- Stupida.

Grasciari- Sporchi...posti sporchi...posti per porci.

'Guali- Uguali.

Gùatti- Gatti. (riferito al pesce “gatto”) Pronunciare gutturalmente “gù...”

Guzzo- Fine- Appuntito-

'Nguezzu- Pratico. ('ngezzu de sti posti = pratico di questi posti)

Imbescigamo- Vescichiamo- (da Vescica, gonfiore, “bolla sulla pelle con liquido..., provocato da “botte” ricevute)

Imbioccare- Addormentare…

 Incaprinita- Interstardita...come una “capra”.

Jezu- Gesù. (esclamazione)

Lappa- Noiosa, pesante... (cosa o, meglio ancora, persona che non si sopporta: noiosa, pesante...)

Lattarina- Bianchetto (larva di pesce)

Lenza- Furbo. (...che tipo furbo = che “lenza”!)                                                                                                             

Lia- Lei e non  nome di persona: “Lia”.

Limo'- Limone-

Line- Lì.

Lora- Loro..

Lu'- Lui.

Lu- Lo.

Luccare- Lucca'- Gridare.

Luccato- Gridato.

Lupi'- Lupini.

Lupo marano- Licantropo (comportamento da lupo)

Luzeno- Fulmine.

Ma'- Mani.

Madò- Mattone.

Mammana- Ostetrica- Levatrice.-

Mammò- Mammone.

Marifresca- Donna di poco affidamento- Si usa come dispregiativo.

Matine- Mattina- (E 'na matine!: esclamazione)

Matre- Madre.

Matrò- Nervoso.

'Mbilla'- Alzare su la cresta. Non ti muovere tanto.

Melancia'- Melanzana- (ti do un “melancia'”: uno schiaffo che ti faccio diventare la faccia viola come una: “Melanzana”)

Melangula- Cetriolo.

Mijanno- Mille anni...che non ti vedo!

Mogia- Malta...fango...poltiglia...

Mojole- Pinze. (caratteristico attrezzo a forma di “pinze” con punte arrotondate, adatto alla lavorazione del fil di ferro usato dalle “coronare”, per le corone da Rosario.)

Mosca-sciò- Via le mosche:  “Nulla da dire sul mio conto”.

'Mappava le zille- Freddo per tutto il corpo... nfredolito...

'Mpastrucchia'- Pasticciare.

'Mpiccia- Occupata da qualcosa... Confusa sul da fare...

'Mpunta'- Balbettare.

'Mpustate- Piazzate...messe...impostate...

Mucchia- Tanto-

Mugelle- Cefali (pesce)

Munelli- Bambini- Ragazzi.

Musciò- Musone: fiume-

Musciuli'- Moscefrino.

'Nciccia'- Piace... Nun m'enciccia= Non mi piace.

Nndrizza'- Raddrizzare. ('ndrizza' la schina=aggiustare in senso negativo: rompere)

'Ngriccia'- Arricciare.

'Nguezzu- Pratico. ('ngezzu de sti posti = pratico di questi posti)

'Necorto /a/ e...- Accorto.

'Nfrucchia'- Inventare.

'Nfuligina'- Arrabbiare.

Ni' o Ninì- Usato come: Oh, bello, te la vuoi capire?... Oh “Ninì”, chi ti credi di essere?

Nisciù- Nessuno.

No'- Noi.

Noja- Solletico.

None- No.

Noneto- Nonno tuo...tuo nonno.

'Ntasata- Tappata- Ostruita.

'Ntrica'- Intricare- imbrogkiare- rendere difficile-

'Nvuricchiata- Intrecciata....Imbrogliata-

'Nzocca- Stordisce.

O'- Avanti....Oltra-

Oltra- Avanti...oltre. (vieni “oltra” . A volte si trova solo una “O” abbreviata da un apostrofo “ 'O”: vieni o'... )

Onne- Onde.

Onnico'- Ognicosa.

Pa’- Pane

Pescolle- Pozzanghere.

Pia – Piedi.

Pina- Piena.

Pipitula- Foruncolo...che viene sulla lingua...che fa stare “zitti”.

Pista…Ari-pista- Ritornare sull’argomento…Continuare a “pestare”…

Pitale- Orinale- Vaso da notte.-

Pole- Polene- Può- Possono.

Per' 'o- Per “uno”... “Un po' per uno”.

Poro-  Povero.

'Porta- Comporta- 'Portare-Comportare.

Prescia- Premura – Fretta.

Purtinnari- Portorecanatesi.

Pustà- Può essere.

Rabbito- Arrabbiato.

'Raccojemme- Raccogliere /...rmi.

Raganella- Rana- Ranocchia.

Ragano- Rospo-

Rancichita- Rancida.

'Rcapezza- Orizzontarsi su una cosa... Non ritrovarsi... Non capire...

'Rinale- Vaso da notte – Orinale.

'Rmaso- Rimasto (rimanere).

Roito- Urlo-

Rumiga'- Ripensare mugugnando... Borbottare...

Quane- Qui.

Quessu /a – Questo / a.

Sa / Sa me / Sa lù-  Con… Con me… Con lui…

Sai- Sei (dal verbo essere) Es. Sai solo-sei solo… (dipende dal significato che acquista nel contesto della frase)

Salva'- Nascondere- Conservare...non in vista...

Saria...Sariane- Sarebbe..Sarebbero.

Sbarillò- A gambe all'aria- (andare oltre il “Sette e mezzo” del gioco a carte)

Sbocca- del “Musciò) Dove sbocca il fiume Musone.

Sbragiulasse...sbragiulare- Arrostirsi (in questo caso:abbronzarsi) ... Arrostire

Scapecciamme- Spettinarmi.

Scappa'- Uscire di casa... (secondo il senso della frase)

Scarpire, scarpisseli- Strappare...strapparseli (si usa perloppiù per i “capelli”)

Scassa'-  Scassare-Cancellare.

Sciagatta'- /...are- Muoversi inutilmente

Sciapata- Sciapo- Stupidata- Stupido- Sciocco...

Scine- Sì-

Sciuccata- Seccata.

Scuffia- Copricapo di lana...può essere usato per la montagna o a letto nelle nottate fredde.

Scunfinfera- da: convincere... Nun me scunfinfera =Non mi convince

Scunucchiamme- Romper-mi-; Ridur-mi a pezzi.- (come una sedia che si rompe sotto un peso)

Sdingula-dandula- Altalena.

Sdogo- Slogo- slogare.

Sdrimbulo'- Convulsioni (ballo di S.Vito)

Sete- Siete. (secondo la frase.  “Sete” es. “Ho sete”o verbo essere: sete bugiardi...)

Sfragno- Spremo- Spremere...

Sgaggiare- Sgaggia'- Gridare.

Sgardaffo'- Uomo brutto, malvestito, malsano...(dispregiativo)

Sgarfagnini- Ladri-

Sgnagnerà- sgnagnerare- Poco piacevole... non gli interessa tanto...di poco gradimento

Sgraffigna-Gratta.

Sj- Sei. (sj stato tu...)

Smateria'- Parlare male...volgare...da matto... (Fuoruscita dal cervello di materiale non consono...)

Sogna-  Grasso animale... (Sogna rancichita = Grasso rancichido)

Spegne- Spegne da: Spegnere.

Spegnemme- Spinger-mi – da:  Spingere  e non “Spegnere”.

Spenta- Spinta- da: Spingere e non Spenta da: Spegnere.

Spi’- Spine. Me tieni su i “spi?”- Mi tieni sulle spine.

Spinarelli- Bollicine che vengono sulla pelle dovute alla “Varicella”.

Squajo- Cioccolata calda.

'Ssa- Questa. (Abbreviazione di: “Quessa” = “Questa” donna)

'Ssu- Questo.

Stago- Sto... (stare)

Storni- Ritorni... Stornare- Ritornare.

Strabaltata- Sottosopra...il cervello- Non capire più niente.

Stracco-Stanco.

Struccava- Spezzava- Struccare può assumere altri significati es. Togliere il trucco.-

Sumenti- Semi (in romano: “Bruscolini”)

Svaga'- Svuotare... .

'Svanza- Avanza...da Avanzare.

Tajuli'- Tagliatellina- (tipo di pasta:Tagliatelle)

Tigna- Testardaggine.

Tizzo'- Tizzone -Pezzo di legno infuocato (da camino...) -

Totulo- Ciò che rimane di un “mais” dopo ch'è stato sgranato.

Trusmarì- Rosmarino.

Vago- Vado... (andare)

Valtri- Voialtri.

Vento- Vinto.

Vo'- Voi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Velle- ...in “velle”- Da nessuna parte...In nessun posto...Per niente...

Vuria- Vorrei      

Zanzule- Ciabatte.

Zero garbunella- Zero completo, tagliato... Nulla nel modo più assoluto-

Zompene- Saltano- Zompare- Saltare.

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