NOTA
Il teatro di Molire qui presentato nella traduzione di Luigi Lunari, che per la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) ne sta traducendo lopera omnia.
I testi sono qui pubblicati senza presentazioni o note: gli interessati possono comunque risalire almeno per i titoli pi noti ai singoli volumetti pubblicati nella BUR, e per vari titoli minori al volume antologico Molire Commedie, sempre a cura di Luigi Lunari, nella collana radiciBUR.
Le traduzioni sono condotte su testi originali in tutta fedelt filologica; ma di alcuni di essi esistono anche versioni e adattamenti sempre ad opera del sottoscritto Luigi Lunari in occasione di particolari allestimenti, con interventi drammaturigici e aggiunte di canzoni (come ad esempio per Il Borghese Gentiluomo e per Le Furberie di Scapino). Queste rielaborazioni ove interessino si possono leggere chiedendone i testi a Luigi Lunari, tel. 039.883177 o via e-mail luigi.lunari@libero.it
L E F U R B E R I E D I S C A P I N O
di
Molire
Traduzione e adattamento
di
Luigi Lunari
Copyright Luigi Lunari Via Volturno 80 20047 Brugherio (MB)
Tel. +39.039.883177 e.mail luigi.lunari@libero.it
PERSONAGGI
ARGANTE, padre di Ottavio e di Zerbinetta
GERONTE, padre di Leandro e di Giacinta
OTTAVIO, figlio dArgante, e innamorato di Giacinta
LEANDRO, figlio di Geronte,innamorato di Zerbinetta
ZERBINETTA, creduta zingara, e riconosciuta figlia di Argante, e innamorata di Leandro
GIACINTA, figlia di Geronte, e innamorata di Ottavio
SCAPINO, servo di Leandro, e malandrino
SILVIA, balia di Ottavio
NERINA, nutrice di Giacinta.
La scena a Napoli
ATTO PRIMO
SCENA I
OTTAVIO, SILVIA
OTTAVIO - Ah, belle notizie, in piena storia damore! Sono proprio sistemato bene! Dunque, balia, al mercato thanno detto che sta per tornare mio padre!
SILVIA - S.
OTTAVIO - Che arriva proprio stamattina!
SILVIA - Stamattina.
OTTAVIO - E che torna deciso a darmi moglie.
SILVIA - S.
OTTAVIO - Cio la figlia del suo amico Geronte.
SILVIA - Del suo amico Geronte.
OTTAVIO - Mandata qui, da Taranto, proprio per questo.
SILVIA - S.
OTTAVIO - E tutto questo lhai saputo da mio zio.
SILVIA - Da tuo zio.
OTTAVIO - Al quale laveva scritto mio padre.
SILVIA - Tuo padre.
OTTAVIO - Il quale zio, tu mi dici, sa tutto di noi.
SILVIA - Tutto di noi. Cio tutto di te.
OTTAVIO - Ah, ma ti decidi a parlare, balia, invece di farti tirar fuori le parole di bocca una alla volta?
SILVIA - Cosaltro devo dire? Tu sai gi tutto, fino al minimo dettaglio.
OTTAVIO - Dammi almeno un consiglio! Dimmi tu che cosa devo fare in questo terribile casino...
SILVIA - Ah, proprio! Come se non fossi anchio nei guai come te.
OTTAVIO - Il ritorno di mio padre mi uccide.
SILVIA - Uccide anche me.
OTTAVIO - Come mio padre verr a sapere le cose, sento gi la tempesta di scenate che mi far piovere addosso.
SILVIA - La scenate non son niente, ma tuo padre capace anche di mettermi le mani addosso! Comincer col dire che sono stata io, col latte che tho dato, a darti anche il tuo poco giudizio!
OTTAVIO - Dio del cielo, come faccio a togliermi da questo casino?
SILVIA - Devevi pensarci prima di ficcartici dentro.
OTTAVIO - Mi fai venire il latte alle ginocchia, con le tue prediche fuori tempo e luogo.
SILVIA - E tu me lo fai venire alle caviglie, a far le cose cos senza testa!
OTTAVIO - Che cosa devo fare? Da che parte posso girarmi? Che cosa posso inventare?
(Entra Scapino)
SCENA II
SCAPINO, OTTAVIO, SILVIA
SCAPINO - Che cosa c, signor Ottavio? Che cosa avete? Che cosa vi successo? Chi morto? Siete tutto agitato.
OTTAVIO - Ah, Scapino caro, sono perduto, distrutto, disperato... sono luomo pi disgraziato del mondo!
SCAPINO - Oh quante arie! E perch?
OTTAVIO - Non lhai sentita la bella novit?
SCAPINO - No.
OTTAVIO - Sta per arrivare mio padre, col suo vecchio amico Geronte, e mi vogliono far sposare.
SCAPINO - Beh, che cosa c di tanto tragico?
OTTAVIO - Ahim, si vede che tu non sai in che situazione mi trovo.
SCAPINO - No, ma se me la dite la sapr. E io sono un grande risolutore di situazioni, e mi occupo molto degli affari dei giovanotti.
OTTAVIO - Ah, Scapino, se tu riuscissi a trovare un qualche marchingegno per tirarmi fuori da questo guaio, ti sarei debitore di ancor pi che la vita!
SCAPINO - Se... se!... Poche cose mi sono impossibili, una volta che decido di occuparmene. Bisogna riconoscere che Dio mi ha dato un raro talento per tutte quelle eleganti fantasie, spiritose invenzioni, alzate dingegno alle quali il volgo ignorante d il banale nome di truffe.
Senza false modestie posso dire
che tra i monti pi deserti,
nei mercati pi affollati,
se tu chiedi chi del mondo
il pi bravo truffaldino,
anche leco ti risponde:
Ma chi vuoi che sia? Scapino.
Re dellinganno,
signore del trucco,
dio della beffa,
eroe dellinciucio.
Con il vecchietto,
con la ragazza,
col giovanotto
che impazza damor,
Non c sciagura
damor, di danaro,
cui il mio cervello
non trovi riparo.
Chi nelle peste
chiama Scapino!
Scapino ti prego,
Scapino timploro!
Pi amato del vino!
Pi caro delloro!
Pronto a inventare
per giovani belli,
mille e pi trappole
mille tranelli.
Contro i vecchiacci
il padri, il tutore,
nemici alla vita
nemici allamore.
Va tra i monti pi deserti,
nei mercati pi affollati,
chiedi chi in tutto il mondo
della gioia della vita
il pi strenuo paladino
anche leco ti risponde:
Ma chi vuoi che sia? Scapino.
Eh s! Ma al giorno doggi i veri valori sono conculcati e oppressi, e io - dopo il guaio che mi successo - ho deciso di ritirarmi.
OTTAVIO - Il guaio? Che guaio, Scapino?
SCAPINO - Una certa storia in cui abbiamo avuto a che ridire... io e la giustizia.
OTTAVIO - Tu e la giustizia?
SCAPINO - S. Devo dire che la giustizia mi ha trattato molto male, e io ho deciso di non aver pi niente a che fare con questo mondo ingrato. Comunque... lasciamo perdere. Andate avanti con la vostra storia.
OTTAVIO - Dunque: tu sai, Scapino che due mesi fa mio padre col suo amico Geronte partito per un viaggio daffari, per certi interessi che avavano in comune.
SCAPINO - Lo so.
OTTAVIO - E sai anche che io e Leandro siamo stati lasciati qui, e affidati io alle cure di Silvestro, e Leandro alle tue.
SCAPINO - Anche questo lo so. Io sono stato perfetto.
OTTAVIO - Dopo un po... Leandro si innamorato di una giovane zingara.
SCAPINO - Figuratevi se non lo so.
OTTAVIO - E dal momento che siamo molto amici, Leandr mi ha raccontato subito tutto, e mi ha anche portato a vedere la fanciulla; che io ho trovato bella s, ma non tanto quanto lui avrebbe voluto. Tutti i momenti non faceva che parlarmi di lei, e di come era bella, e graziosa, e intelligente. E andava in estasi a raccondarmi delle loro conversazioni, riferendomi i suoi discorsi parola per parola, cercando di farmi vedere a tutti i costi quanterano spiritosi e brillanti.. E sempre rinfacciandomi anche che secondo lui non mi entusiasmavo abbastanza, e che ero un insensibile, e che non capivo lamore...
SCAPINO - Io non capisco dove volete arrivare.
OTTAVIO - Un giorno, mentre lo accompagnavo a far visita a quel miracolo vivente, da una casetta, in una stradetta fuori mano, sentiamo dei lamenti e dei singhiozzi. Domandiamo che cosa succede. E una donna, sospirando ci dice che l avremmo potuto vedere, protagoniste delle donne forestiere, una scena veramente commovente.
SCAPINO - Voglio vedere dove andate a finire.
OTTAVIO - Curioso, dico a Lendro: Andiamo a vedere. Entriamo in una stanza, e vediamo una vecchia che stava morendo, assistita da una serva che dava in grandi lamenti e da una fanciulla che si scioglieva in lacrime... Scapino!, una fanciulla cos bella, ma cos bella!, e cos commovente, ma cos commovente!....
SCAPINO - Intuisco qualcosa!
OTTAVIO - Scapino: chiunque altra, in quelle condizioni, sarebbe stata orrenda! Aveva indosso una gonnellina miserando, una camiciola di rozza cotonina, un cuffietta gialla, sporca, da cui i capelli cadevano sulle spalle, spettinati, disordinati, incolti... Eppure, pur cos conciata, Scapino, irradiava da tutta la persona una grazia celestiale, una divina bellezza...
SCAPINO - Sento che ci siamo!
OTTAVIO (a poco a poco, in versi) - Si gettava sul corpo alla morente, e gemeva in singhiozzi Mamma, mamma!, e tutti intorno si scioglieano in pianto; ma non per la vegliarda che ne andava, bens per lei che orfana restava!
SCAPINO - Fuochetto, fuochetto!
OTTAVIO (come sopra) - Le sue lacrime eran tuttaltra cosa, da quel pianto sgraziato e repellente, che ogni altro viso avrebbe deturpato; un pianto commovente ed aggraziato, che il vederlo nobilita il dolore, e muove il cuore a dir Qui regna amore.
SCAPINO - Eccolo!
OTTAVIO (in prosa) - Insomma, per farla breve: ti saresti innamorato anche tu!
SCAPINO - Non c dubbio!
OTTAVIO - Un barbaro lavrebbe amata!
SCAPINO - Una tigra ircana, non c dubbio!
OTTAVIO - Ho cercato con qualche frase di prammatica di placare il dolore della bella dolente, e siamo usciti. Domando a Leandro che cosa gli era parso di colei, e lui risponde, tranquillo, s, abbastanza carina. abbastanza carina?! Indispettito per tanta freddezza mi sono guardato bene dal dirgli quale effetto aveva provocato quella bellezza nellanimo mio. Perch forse non lhai capito, Scapino, ma io mi sono sentito...
SILVIA - Sentite, se non tagliate un poco, qui facciamo notte. (A Scapino) Da quel momento, il suo cuore tutto un incendio. Muore, se non corre continuamente a consolare laorabile afflitta. La cameriera, promossa a governante dopo la morte della madre, comincia a mettere dei veti a visita tanto frequenti. Lui si dispera: insiste, supplica, scongiura: niente da fare. La ragazza povera e sola al mondo, ma viene da famiglia per bene, e i corteggiamenti devono avere come fine il matrimonio. Altrimenti...nix. Difficolt che naturalmente non fanno che aumentare il suo amore e il suo desiderio. Ci pensa, ci ripensa, discute, esita, ragione, decide: e dopo tre giorni lha belle che sposata.
SCAPINO - Ho capito.
OTTAVIO - A questo aggiungi che la fanciulla, ora moglie, povera in canna, e che io non ci posso far niente. Aggiungi anche il ritorno del padre, che era previsto se ne stesse via altri due mesi; lo zio che scopre il matrimonio segreto, la figlia del vecchio Geronte che gli si vuole dare in moglie...
SCAPINO - Ma il vecchio Geronte non vedovo? E Leandro non il suo unico figlio.
OTTAVIO - No! Che a Taranto ha avuto una seconda moglie, che gli ha dato appunto questa figlia.
SCAPINO - E poi?
OTTAVIO - Basta.
SCAPINO - Tutto qui? E in due che siete vi preoccupate tanto per una cosa del genere! Ah, un bel guaio davvero! (A Silvia) Non ti vergogni, tu, ad annegarti cos in un bicchier dacqua? Accidenti: sei una donna, e dopo che da millenni il vostro sesso schiavo degli uomini non hai ancora sviluppato un minimo di strategia difensiva, che vi permetta di sopravvivere? E le bugie? E le moine? E le finte lacrime, e gli svenimenti? Vi servono soltanto per accalappiare i giovanotti, i ragazzotti, i vecchiotti?..
SILVIA - Io?
SCAPINO - E non per truffarli, e per vendicarvi, tu e tutte le donne da che mondo mondo? Puah! Fossero capitati a me, ai miei tempi, quei due vecchi barbogi! Li avrei sistemati di barba e capelli, anche quandero grande cos, che gi ero celebre per cento tiri, uno pi bello dellaltro.
SILVIA - E va bene, ammetto: il Padreterno non mha dato le tue doti... e per quelle che mha dato, credo che ormai sia un po tardi....
OTTAVIO - Oh, ecco la mia adorabile Giacinta!...
(Entra Giacinta)
SCENA III
GIACINTA, OTTAVIO, SCAPINO, SILVIA
GIACINTA - Ah, Ottavio, vero quel che la balia ha detto a Nerina: che tuo padre di ritorno, e che vuol farti sposare?
OTTAVIO - S, bella Giacinta, e mi vedi qui disperato! Ma tu piangi? Perch queste lacrime? Dubiti forse dellamor mio, e sospetti che io possa esserti infedele?
GIACINTA - No, Ottavio, sono sicura del tuo amore, ma mi chiedo se sar cos per sempre.
OTTAVIO - Come? Si pu forse amarti senza amarti per la vita?
GIACINTA - Ho sentito dire, Ottavio, che non conoscono amori duraturi come le donne, e che la passione che a volte dimostrano si estingue con la stessa facilit con cui si accende..
OTTAVIO - No, mia adorata Giacinta, il mio non fatto come quello degli altri uomini: io ti amer fino alla tomba.
GIACINTA - Voglio credere che davvero tu senta quel che dici, e che le tue parole siano sincere. Ma io temo gli ostacoli che i tuoi sentimenti potranno incontrare, se davvero tuo padre vuol farti sposare unaltra donna. Cosa che, se accadr, mi far morir di dolore..
OTTAVIO - No, mia meravigliosa Giancinta, nessun padre al mondo, compreso il mio, potr costringermi a mancarti di fede. Piuttosto che lasciare te sono pronto a lasciare la mia casa, il mio paese, la vita istessa. Non ho mai visto quella che mio padre mi destina, ma gi mi ripugna in modo spaventoso. E - non per augurarle del male - ma vorrei che il mare linghiottisse per sempre. Non piangere dunque, ti prego, mia adorabile Giacinta, perch le tue lacrime sono per me altrettanti colpi al cuore.
GIACINTA - Se cos vuoi, far in modo di non piangere, e attender pazientemente quel che il cielo vuol fare di me.
OTTAVIO - Il cielo esaudir i nostri voti.
GIACINTA - Io gli chiedo soltanto che tu mi ami.
OTTAVIO - Ti amer per sempre.
GIACINTA - Non voglio altro.
(Canta) Vivo daria, vivo damore
non chiedo altro, per essere felice.
Un tetto, un letto, domenica alla messa,
e accanto a me il mio amore che mi dice:
OTTAVIO (a squarciagola, pavarotto) - Taaaamoooo!
GIACINTA - Ori non voglio, n vesti di broccato,
n tutto ci che ad onest non lice.
Un focolare, ed un bambino allanno,
e accanto a me il mio amore che mi dice:
OTTAVIO (a squarciagola, pavarotto) - Taaaamoooo!
GIACINTA (parlato, mammola) - Ecco, io sono fatta cos: non voglio altro!
SCAPINO (a parte) - Parola mia, questa tuttaltro che stupida! E mi sembra anche passabile.
OTTAVIO (indicando Scapino) - Ecco qui: questo un amico, che se volesse potrebbe esserci di eccezionale aiuto.
SCAPINO - Ho giurato e rigiurato di non occuparmi mai pi dei fatti degli altri. Ma se voi insistete e mi scongiurate, tutti e due, pu anche darsi che...
OTTAVIO - Ah, se basta questo, io ti scongiuro con tutto il cuore di prendere il timone della nostra barca...
SCAPINO (a Giacinta) - E voi non dite niente?
GIACINTA - Anchio, come Ottavio, vi scongiuro, per tutto ci che di pi caro avete al mondo...
SCAPINO - Va bene, non bisogna essere troppo insensibili, e farsi troppo pregare. Mi dar da fare per voi.
OTTAVIO - E sii certo che...
SCAPINO - Sssst!... (A Giacinta) Via! Voi andatevene via tranquilla... (Ad Ottavio) ... e voi preparatevi ad affrontare vostro padre.
OTTAVIO - Al solo pensiero comincio a tremare. Sono molto timido di natura...
SCAPINO - E invece dovrete mostrarvi fermo e deciso, altrimenti lui approfitter della vostra debolezza per trattarvi subito come un bambino. Facciamo un po di prove. Mettetevi in posa. Testa alta, petto in fuori, saldo sulle gambe... E adesso, un po di faccia tosta, e vediamo come reagite a quello che potrebbe dirvi.
OTTAVIO - Proviamo.
SCAPINO - Su. Io sono vostro padre. Aria decisa... mascella quadra... sguardo fermo...
OTTAVIO - Cos?
SCAPINO - Un po di pi.
OTTAVIO - Cos?
SCAPINO - Abbastanza bene. Ecco vostro padre che arriva. Fuoco! Ah, come, disgraziato, buono a nulla, infame, figlio indegno di cotanto padre che sono io! E tu osi dunque comparirmi davanti agli occhi, dopo quel che hai fatto, dopo il tiro mancino che mhai giocato in mia assenza? E questo il frutto delle mie cure, scellerato? Questa la ricompensa per tutti i sacrifici che ho fatto per te? Cos mi rispetti? Questo riguardo che nutri per i miei capelli bianchi? E allora? Forza! Tu hai osato, furfante, impegnarti con una donna senza lapprovazione di tuo padre, e di sposarti clandestinamente? Vuoi rispondere, scellerato? Rispondi! Sentiamo un po coshai da dire a tua discolpa! Oh, diavolo! Cosa ve ne state l come un salame!...
OTTAVIO - E che mi sembravi davvero mio padre.
SCAPINO - Certo! Ma proprio per questo non dovete fare la mammola!
OTTAVIO - Cercher di farmi coraggio e vedrai che stavolta ti rispondo a tono.
SCAPINO - Sicuro?
OTTAVIO - Vai tranquillo. Riproviamo.
SCAPINO - Ecco vostro padre che arriva.
OTTAVIO - Oddio, sono perduto!
SCAPINO - Ol! Ottavio, restate qui: dove andate? Ottavio! Tagliata la corda! Che mezza cartuccia! E va bene: affronteremo noi il vecchio.
SILVIA - Cosa diavolo gli dico?
SCAPINO - Lascia dire a me. Tu, fammi da spalla.
(Esce Ottavio, entra Argante)
SCENA IV
ARGANTE, SCAPINO, SILVIA
ARGANTE (credendosi solo) - Si mai visto un figlio comportarsi cos?
SCAPINO (a Silvia) - Ha saputo gi tutto, ed eccolo l che ne parla anche da solo.
ARGANTE (credendosi solo) - Ci vuol davvero una bella faccia tosta.
SCAPINO (a Silvia) - Stiamo a sentire.
ARGANTE (credendosi solo) - Voglio proprio vedere che cosa mi verranno a dire di questo bel matrimonio.
SCAPINO (a parte) - Adesso lo sentirai.
ARGANTE (credendosi solo) - Prima di tutto, cominceranno a dire che non vero.
SCAPINO (a parte) - Non ci pensiamo neanche.
ARGANTE (credendosi solo) - Poi cercheranno di giusticarsi.
SCAPINO (a parte) - Gi pi possibile.
ARGANTE (credendosi solo) - Forse si illudono di poter menare il can per laia con chiss quali storie.
SCAPINO (a parte) - Molto probabile.
ARGANTE (credendosi solo) - Ma i loro discorsi non serviranno a niente.
SCAPINO (a parte) - Questo lo vedremo.
ARGANTE (credendosi solo) - Certo non riusciranno a darmela a bere.
SCAPINO (a parte) - Le ultime parole famose.
ARGANTE (credendosi solo) - E quel furfante di mio figlio lo metter sotto chiave.
SCAPINO (a parte) - Buono a sapersi.
ARGANTE (credendosi solo) - E quella sciagurata di Silvia, la caccer di casa!.
SILVIA (a Scapino) - Volevo ben dire che si dimenticasse di me!
ARGANTE (scorgendo Silvia) - Ah, ah! Eccola qui, dunque, la saggia guida delle famiglie, la buona balia del mio figliolo!
SCAPINO - Signor Argante, lieto di vedervi, bentornato.
ARGANTE - Grazie, Scapino. Buongiorno a te. (A Silvia) Li hai eseguiti proprio bene i miei ordini, in mia assenza; e mio figlio si comportato proprio con grande giudizio.
SCAPINO - State molto bene, a quanto vedo.
ARGANTE - S, non c male, grazie. (A Silvia) E allora, Silvia, non dici niente? Eh?
SCAPINO - Tutto bene il viaggio?
ARGANTE - Oh dio mio! S, molto bene, grazie. Ma mi vuoi lasciar litigare in pace?
SCAPINO - Volete litigare?
ARGANTE - S, voglio litigare.
SCAPINO - Ma e con chi?
ARGANTE (indicando Silvia) - Con quella sciagurata l!
SCAPINO - E perch?
ARGANTE - Non hai sentito niente di quel che successo mentrero via?
SCAPINO - So che c stato un incidentino?
ARGANTE - Incidentino? Incidentino una roba del genere?
SCAPINO - Non avete tutti i torti.
ARGANTE - Una strafottenza come questa?
SCAPINO - S, c del vero...
ARGANTE - Un figlio che si sposa senza neanche avvertire suo padre!
SCAPINO - S, non stato molto bello. Ma secondo me non dovreste far tanto chiasso.
ARGANTE - E secondo me invece faccio tutto il chiasso che voglio. Ma come! Secondo te io non ho pi che ragione di andare in collera?
SCAPINO - Senzaltro! Anchio, come ho saputo la cosa, mi sono incazzato come una formica! E proprio pensando a voi ho anche litigato con vostro figlio. Domandateglielo un po, le urlate che gli ho fatto, e come lho catechizzato di barba e capelli, per questa mancanza di rispetto per un padre di cui dovrebbe baciare la terra dove passa! Neanche voi in persona avreste potuto dir di pi o di meglio. Ma cosa volete che vi dica! Anchio, a un certo punto, ho dovuto arrendermi alla ragione; e riconoscere che in fondo in fondo, non ha poi tutti i torti come sembrerebbe di primo acchito.
ARGANTE - Ma cos che vieni a raccontarmi? Non avrebbe tutti i torti uno che di punto in bianco prende su e si sposa con la prima che passa?
SCAPINO - Cosa volete che vi dica? Destino!
ARGANTE - Ah, questa la pi bella di tutte! Uno imbroglia, ruba, assassina, e poi dice: non colpa mia: destino!
SCAPINO - Dio mio, voi prendete quel che dico da un lato troppo filosofico. Io voglio semplicemente dire che vostro figlio si trovato fatalmente impegnato in questa storia.
ARGANTE - Impegnato perch?
SCAPINO - Perch, perch!... Vorreste che fosse saggio e prudente come voi, alla vostra et? I giovani sono giovani, e non hanno la maturit necessaria a comportarsi sempre e soltanto con giudizio. Dimostrazione, il nostro Leandro: che malgrado tutti i miei insegnamenti e le mie prediche riuscito a far peggio ancora che vostro figlio. Ma dico io: non siete stato giovane anche voi?, e non avete, anche voi, ai vostri tempi, fatto le vostre mattane come gli altri? Ho sentito dire, per esempio, che a suo tempo non che abbiate girato molto al largo dalle donne, che quelle belle piacevano anche a voi, e che una volta puntata una preda non cera pi posto per nessuno.
ARGANTE - Questo vero, posso essere daccordo. Ma io mi sono sempre tenuto alle avventurette, e mai sono arrivato a fare quel che ha fatto lui!
SCAPINO - Ma cosa volete che facesse? Incontra una ragazza che si innamora di lui. (Perch questo lo ha preso da voi:il fatto di piacere alle donne.) Lei deliziosa. Lui la va a trovare, le mormora le solite paroline dolci, sospira, si appassiona. Lei non resiste (anche questo lo ha preso da voi: che non gli resistono) Lui non si lascia scaoppare loccasione. Ma ecco che sul pi bello arrivano i genitori di lei, i quali - armi alla mano - gli dicono: e adesso la sposi!
SILVIA (a parte) - Che fantasia! Altro che una donna!
SCAPINO - Preferireste che si fosse lasciato uccidere? Sempre meglio sposato che morto.
ARGANTE - Nessuno me laveva detto che era andata cos.
SCAPINO (indicando Silvia) - Domandateglielo anche a lei, se non vi fidate di me.
ARGANTE (a Silvia) - E vero che stato obbligato a sposarsi?
SILVIA - Eh?
SCAPINO - Silvia, non rimembri pi?...
SILVIA - Ah, s, verissimo.
SCAPINO - Volevate che vi dicessi una cosa per unaltra?
ARGANTE - Ma allora mio figlio doveva andare subito dalle forze dellordine a denunciare la violenza subita.
SCAPINO - Proprio quello che non ha voluto fare.
ARGANTE - Adesso sarebbe pi facile, per me, annullare il matrimonio.
SCAPINO - Vorreste annullare il matrimonio?
ARGANTE - Certo!
SCAPINO - Ma no che non lo annullate.
ARGANTE - Non lo annullo?
SCAPINO - Ma di!
ARGANTE - Non sono nel mio buon diritto, vista la violenza che gli stata fatta.
SCAPINO - Su questo... non so se lui sar del tutto daccordo.
ARGANTE - Non sar daccordo.
SCAPINO - Uhm!
ARGANTE - Mio figlio?
SCAPINO - Vostro figlio. Dovrebbe ammettere di essere stato un fifone, e di aver fatto quello che ha fatto perch costretto con le minacce. Neanche per sogno! Sarebbe fare un torto a voi, mostrarsi indegno di un padre come voi.
ARGANTE - Di questo non me ne importa un fico secco.
SCAPINO - Per il suo onore, per il vostro onore, deve dire in giro di averla sposata in tutta libert.
ARGANTE - E io invece voglio che dica tutto il contrario.
SCAPINO - Sono sicuro che non lo far.
ARGANTE - Ci penso io a farglielo fare.
SCAPINO - Non lo far: ve lo dico io.
ARGANTE - Lo far: se no lo diseredo.
SCAPINO - Voi?
ARGANTE - Io.
SCAPINO - Lui?
ARGANTE - Lui.
SCAPINO - Bah!
ARGANTE - Come sarebbe, bah!
SCAPINO - Voi non potete diseredarlo.
ARGANTE - Io non posso diseredarlo?
SCAPINO - No.
ARGANTE - No?
SCAPINO - No.
ARGANTE - Oh, bella, questa curiosa: io non posso diseredare mio figlio!
SCAPINO - Io dico di no.
ARGANTE - E chi me lo impedisce?
SCAPINO - Voi stesso.
ARGANTE - Io?
SCAPINO - Non ne avrete il coraggio.
ARGANTE - Lo avr, eccome!
SCAPINO - Voi scherzate.
ARGANTE - Non scherzo affatto.
SCAPINO - Ci penser lamore paterno.
ARGANTE - Lamore paterno non ci penser un bel niente.
SCAPINO - S, s...
ARGANTE - Vedrai se non far cos!
SCAPINO - Balle.
ARGANTE - E tu non dire balle!
SCAPINO - Io vi conosco, voi siete un buono.
ARGANTE - Io non sono affatto un buono; e quando voglio so essere cattivo. E poi smettiamola con questi discorsi, che servono solo a farmi venire il mal di fegato!
(Cantato)
Io non sono affatto un buono.
ho la testa sulle spalle,
e se occorre - e quando occorre -
so tirar fuori... il pugnalle!
Ora vado da Geronte
a narrargli di mio figlio!
(A Silvia) Tu rintraccia quel furfante!
(A Scapino) Tu vedrai, come lo piglio...
che non sono affatto un buono
e che preso pei fondelli
so ben essere cattivo,
di vendetta far sfracelli!
(Esce)
SCENA V
SCAPINO, SILVIA
SILVIA - Riconosco che sei grande, e mi pare proprio che le cose si mettano bene. Ma per vivere abbiamo bisogno di soldi, e invece siamo circondati da gente che ci ringhia contro.
SCAPINO - Lascia fare a me. La macchina montata. Adesso sto cercando nel cervello una persona fidata, per farle far la parte di un personaggio che mi occorre. Un momento!... Fatti vedere. Su bella dritta! Calcati quella cuffia in testa di sbieco, alla Gian Gabino! Gambe larghe, petto in fuori... Fa finta di essere un maschio! Non dovresti neanche far tanta fatica: i baffi ce li hai. Prova a camminare avanti e indietro, passi lunghi, solenne, come un re da teatro! Cos va bene. Vieni con me. Ho dei trucchi segreti per camuffarti anche il viso e la voce.
SILVIA - Lunica cosa, mi raccomando: non voglio guai con la giustizia.
SCAPINO - S, s: chi non risica non rosica. Risicheremo insieme, da bravi fratelli. Non saranno tre anni di galera in pi o in meno ad arrestare i nobili impulsi del nostro cuore.
SILVIA - S, ma invece dei nobili impulsi se arrestano noi...
SCAPINO - Se ci arrestano? Nessun problema.
Se ci arrestano.
la soluzione
la si trova in un momento.
Basta fingere
puntualmente
un sincero pentimento.
E il pi bel mestiere
quello del pentito:
nessun ti fa pi niente,
stipendio garantito.
Basta dire: son pentito!
Son pentito e son contrito!
Basta dire quel che sai,
e anche quello che non sai!
Su proviamo: d con me
Siam pentiti, siam contriti!
Ma finch non ci pentiamo
facciam pur quel che vogliamo!
SCAPINO E SILVIA Siam pentiti, siam contriti,
peccatori convertiti!
Ma finch non ci pentiamo
facciam pur quel che vogliamo
(Escono.)
ATTO SECONDO
SCENA I
GERONTE, ARGANTE
GERONTE - S, non c' dubbio: il tempo bello, e i nostri saranno qui oggi senz'altro. Un marinaio arrivato da Taranto mi ha detto di aver visto il mio agente che stava per imbarcarsi. Il guaio che mia figlia trover le cose molto mal messe, per quel che riguarda i nostri progetti. Quel che mi avete detto di vostri figlio, manda a carte quarantotto tutti gli accordi che avevamo preso.
ARGANTE - Non proccupatevi. Adesso andr subito a darmi da fare per eliminare questo ostacolo.
GERONTE - Va bene. Ma volete che vi dica davvero come la penso? L'educazione di un figlio una cosa che va presa molto sul serio.
ARGANTE - Senza dubbio. Ma a che proposito?
GERONTE - A proposito del fatto che quando un figlio si comporta male, la colpa quasi sempre di come suo padre l'ha educato.
ARGANTE - Pu succedere. Ma perch lo dite a me.
GERONTE - Perch lo dico a voi?
ARGANTE - S. Perch?
GERONTE - Perch se voi, come padre, lo aveste educato con pi giudizio, lui non vi avrebbe fatto il tiro che vi ha fatto.
ARGANTE - Ho capito. Sarebbe a dire che il vostro l'avete educato meglio?
GERONTE - Senza dubbio. Una cosa cos, a me, mai me l'avrebbe fatta.
ARGANTE - E se questo bravo figlio, che voi avete educato cos bene, si fosse comportato ancora peggio del mio? Eh?
GERONTE - Come?
ARGANTE - Come, "come"?
GERONTE - Come sarebbe a dire.
ARGANTE - Sarebbe a dire, signor Geronte caro, che bisogna andarci piano con le critiche agli altri. E che prima di far le pulci in casa d'altri sarebbe meglio dare un'occhiata in casa propria, che per caso non ci siano dei pidocchi.
GERONTE - Questo indovinello non lo capisco.
ARGANTE - Trovate qualcuno che ve lo spieghi.
GERONTE - Per caso avete sentito qualcosa sul conto di mio figlio?
ARGANTE - Ho sentito e non ho sentito.
GERONTE - S, ma che cosa?
ARGANTE - Scapino, il vostro Scapino, m'ha accennato a qualcosa a grandi linee. Per saperne di pi, sentite lui o chi altri volete. Io corro subito da un avvocato, a sentire che cosa mi conviene fare. Ci vediamo pi tardi.
(Esce Argante)
SCENA II
LEANDRO, GERONTE
GERONTE (solo) - Che cosa potrebbe essere? Peggio ancora di suo figlio? Io non vedo che cosa pu eserci di peggio che sposarsi di nascosto, senza il consenso del poprio padre. Ah, eccoti qua!
LEANDRO (correndo a lui per abbracciarlo)- Ah, pap, che gioia finalmente vedervi tornato a casa!
GERONTE (rifiutando l'abbraccio)- Calma un momento. Parliamo prima di cose serie.
LEANDRO - Ma lasciate almeno ch'io vi abbracci...
GERONTE (respingendolo ancora) - Ho detto: calma e gesso. Prima c' una cosa che dobbiamo mettere in chiaro.
LEANDRO - E cio?
GERONTE - Vieni qui: lasciati guardare in faccia.
LEANDRO - Perch?
GERONTE - Guardami bene negli occhi.
LEANDRO - Ecco qua.
GERONTE - Si pu sapere che cosa successo?
LEANDRO - Che cosa successo?
GERONTE - S. Che cos'hai fatto durante la mia assenza.
LEANDRO - Pap, padre mio: che cosa volete che abbia fatto?
GERONTE - Non c'entra quel che voglio che tu abbia fatto. Ti sto chiedendo che cos' che hai fatto?
LEANDRO - Io? Niente! Niente di cui possiate lamentarvi.
GERONTE - Proprio niente?
LEANDRO - Niente.
GERONTE - Sembri piuttosto deciso.
LEANDRO - E' perch ho la coscienza tranquilla.
GERONTE - Scapino, per, racconta in giro varie cose che...
LEANDRO - Scapino?
GERONTE - Ah, ah, hai cambiato faccia!
LEANDRO - Che cosa vi ha detto Scapino?
GERONTE - Non il caso di chiarire qui questa faccenda: meglio parlarne altrove. Tu torna a casa. Ci verr anch'io tra poco. Ah, sciagurato figlio! Se davvero hai fatto tanto da disonorarmi, di disconosco, ti rinnego, di diseredo... E ti conviene sparire dalla mia vista per sempre!
(Esce Geronte.)
SCENA III
OTTAVIO, SCAPINO, LEANDRO
LEANDRO (solo) - Scapino... allora mi ha tradito! Ah, mascalzone: propio lui, che dovrebbe avere mille motivi per tener segreto tutto quel che gli confido, il primo a raccontare tutto a mio padre! Ah, giuro a dio che questa me la paga!
(Entrano Ottavio e Scapino)
OTTAVIO - Mio caro Scapino, sei un fenomeno, mai riuscir a sdebitarmi per quel che hai fatto. E ringrazio Iddio che ti ha mandato in mio aiuto.
LEANDRO - Ah, ah, eccoti qua! Tu non sai che piacere rivederti, signor furfante.
SCAPINO - Servo vostro, signore. Troppo gentile.
LEANDRO (impugnando la spada)- Non far tanto lo spiritoso! Adesso ti insegno io...
SCAPINO (cadendo in ginocchio)- Signore...
OTTAVIO (mettendosi tra i due per impedire a Leandro di colpirlo) - Ah, Leandro!
LEANDRO - Ottavio, per piacere, lasciami fare.
SCAPINO - Eh, signore!...
OTTAVIO (trattenendolo)- Calma, calma!..
LEANDRO (cercando di colpire Scapino)- Lascia che mi sfoghi....
OTTAVIO - In nome nella nostra amicizia, Leandro, non fargli del male...
LEANDRO - Voglio solo ammazzarlo...
SCAPINO - Ma signore, che cosa vi ho fatto?
LEANDRO (cercando di colpirlo) - Che cosa mi hai fatto, traditore?
OTTAVIO (trattenedolo) - S, s, calma.
LEANDRO - Calma un corno, Ottavio. Voglio che questo disgraziato mi confessi qui sui due piedi, la pugnalata che m'ha dato alle spalle. S, sciagurato, me l'han detto un attimo fa quel che mi hai fatto. Non te l'aspettavi, eh?, che la cosa non sarebbe rimasta segreta! Ma io voglio sentirtelo confessare qui davanti a tutti, altrimenti ti passer da parte a parte.
SCAPINO - Ah, signore, e voi davvero avreste il coraggio....
LEANDRO - Parla!
SCAPINO - Ma non so assolutamente che cosa vogliate dire.
LEANDRO - Prova un po' a interrogare la tua coscienza.
SCAPINO - Non ne sa niente neanche lei!
LEANDRO (avanzandosi per colpirlo) - Ah, cos, ?
OTTAVIO (trattenendolo)- Leandro!...
SCAPINO - E va bene, signore, se proprio insistete, lo confesso: confesso che io e i miei amici ci siamo bevuti quel mezzo ettolitro di vino di Spagna che vi avevano regalato la settimana scorsa; e che sono stato io a fare quello spacco nella botte, e a spendere un po' di vino per terra, per far credere che fosse stato un incidente.
LEANDRO - Ah, e io che ho tanto sgridato la serva, credendo che fosse stata colpa sua! Te lo se bevuto tu, il mio vin di Spagna!
SCAPINO - S, signore: per vi chiedo perdono.
LEANDRO - Mi fa piacere averlo saputo. Ma adesso non questo che mi interessa?
SCAPINO - Non... non questo?
LEANDRO - No. C' un'altra cosa che mi interessa molto pi da vicino: ed questa che voglio sentirti confessare!
SCAPINO - Signore, io proprio non mi ricordo altro!
LEANDRO (cercando di colpirlo)- E allora...
SCAPINO - Eh!
OTTAVIO (trattenendolo) - Calma, calma.
SCAPINO - Ah, s, ecco: adesso me lo ricordo! Quell'orologino, che qualche giorno fa mi avete mandato a portarlo a quella zingarella di cui vi siete innamorato... Sono tornato a casa tutto sporco di fango, con la faccia piena di sangue, e vi ho detto che dei ladri m'vavean picchiato e portato via l'orologino. Beh: non era vero, lo confesso: me lo sono tenuto io.
LEANDRO - Tu ti sei tenuto il mio orologio.
SCAPINO - S, signore, ma solo per sapere sempre che ora .
LEANDRO - Ah, ah, qui si vengono a scoprire un sacco di cose interessanti! Bel servitore fidato che ho! Ma non neanche questo quel che volevo sapere.
SCAPINO - Neanche questo?
LEANDRO - No!
SCAPINO - Accidenti!
LEANDRO - Un'altra la cosa che voglio sentirti confessare. S, parla: ho fretta.
SCAPINO - Signore, davvero, non c' altro!
LEANDRO (cercando di colpirlo) - Ah, non c' altro, eh?
OTTAVIO (mettendoglisi davanti)- S, s, calma!...
SCAPINO - E va bene. C' un'altra cosetta: vi ricordate quella specie di lupo mannaro che una notte, un po' di tempo fa, vi ha riempito di bastonate, tanto che voi, scappando, sete caduto in una cava e a momenti vi rompete l'osso del collo? Ve lo ricordate?
LEANDRO - Vuoi che non me lo ricordi?
SCAPINO - Beh, non era un lupo mannaro: ero io.
LEANDRO - Ah, non era un lupo mannaro: eri tu?
SCAPINO - S, signore. Ma l'ho fatto a fin di bene, per mettervi un po' di paura, e farvi smettere di andare giro la notte, col rischio di incontrare qualcuno che vi riempisse di bastonate.
LEANDRO - A tempo e luogo faremo i conti, per tutto questo che son venuto a sapere. Ma adesso voglio venire al fatto che n'interessa, e sapere da te tutto quello che hai detto a mio padre.
SCAPINO - A vostro padre?
LEANDRO - S, furfante: a mio padre.
SCAPINO - Ma se da qundo tornato non l'ho neanche visto!
LEANDRO - Neanche visto?
SCAPINO - Nossignore.
LEANDRO - Sei sicuro?
SCAPINO - Sicurissimo. Chiedetelo anche a lui.
LEANDRO - Ma se proprio da lui che l'ho saputo.
SCAPINO - Mi dispiace per voi e per pap: non ha detto la verit.
(Entra Nerina.)
SCENA IV
NERINA, SCAPINO, LEANDRO, OTTAVIO
NERINA - Signor Leandro....
LEANDRO - Ah, Nerina! Come mi balza in petto il cuore nel vederti!
SILVIA - Signore...
LEANDRO - Che notizie mi porti?
NERINA - Ecco... stavo giusto per dirvi...
LEANDRO - Tu sei per me la pi invidiata tra le donne, tu che accudisci colei che amo!
SILVIA - Signore...
LEANDRO - Parla, parla, dimmi, Oh, io come invidio i tuoi occhi che tutto il giorno possono bearsi della vita di colui...
NERINA - S, ma adesso...
LEANDRO - Parla, parla... Queste tue mani che possono carezzarla a loro piacimento...
NERINA - S, ma signore...
LEANDRO - Parla, parla...
NERINA - E lasciatemi parlare allora!... Devo darvi una notizia molto seccante...
LEANDRO - E cio?
NERINA (cantato) -
Gli zingari han deciso
di andarsene di qua:
la vostra Zerbinetta
per sempre partir.
Le lagrime agli occhi,
la voce tremante,
mi ha detto: Il mio amato
raggiungi allistante.
Che porga orecchio
al mio dolore:
trovi quei soldi
entro due ore.
LEANDRO - Entro due ore?
NERINA - Non un minuto di pi.
LEANDRO - E tanto hai tardato a dirmelo, perdendoti nel frattempo in inutili ciance?
NERINA - Vedete voi quel che potete fare, ma fatelo prestp!
(Esce Nerina.)
LEANDRO - Ah, mio caro Scapino, ti supplico: aiutami tu!
SCAPINO (passandogli davanti con aria fiera) - "Ah, mio caro Scapino"! Nell'ora del bisogno di me... divento il "mio caro Scapino".
LEANDRO - Ascolta: ti perdono tutto quello che hai detto, e - peggio ancora - che hai fatto.
SCAPINO - Ma no, no: non pedonatemi niente. Passatemi da parte a parte come avete detto. Non vedo l'ora di essere ammazzato da voi.
LEANDRO - Tu mi sei troppo prezioso. Ti prego: tira fuori anche per me quella tua meravigliosa capacit di superare ogni ostacolo e di spuntarla sempre su tutto e su tutti.
SCAPINO - Ma no, io sono uno sciagurato traditore! Molto meglio ammazzarmi.
LEANDRO - Ah, per piacere, smettila con questa storia! Pensa piuttosto a come tirami fuori da questo pasticcio.
SCAPINO - Dopo una scenata come quella che m'avete appena fatto?
LEANDRO - Dimentica la mia collera, ti scongiuro!...
OTTAVIO - Scapino... perdonalo!
LEANDRO - Musica.
(Canta)
Perdona, deh, perdona,
comio tho perdonato.
Dimentica gli insulti,
accogli il mio rimorso,
deh scendi dalle stelle
e vieni in mio soccorso.
OTTAVIO Perdona, deh, perdona,
comei tha perdonato.
Dimentica gli insulti,
accogli il suo rimorso,
deh scendi dalle stelle
e vieni in suo soccorso.
SCAPINO - Troppo forte linsulto subito
perchio possa colui perdonar.
Voglio proprio non muovere un dito,
e Leandro vedersi dannar!
OTTAVIO (parlato) - Scapino, a me sembra che possa bastare.
SCAPINO - Non ne sono sicuro. Quant' che vi occorre?
LEANDRO - Cinquecento scudi.
SCAPINO - Troppo, non se ne fa niente!
LEANDRO - Ti supplico.
SCAPINO - E a voi?
OTTAVIO - Duecento luigi.
SCAPINO - Impossibile, non me la sento: sono ancora troppo offeso.
LEANDRO - Cosaltro possiamo fare per lenire loffesa!..
OTTAVIO - Tabbiamo supplicato!...
LEANDRO - Cosa vuoi: vedermi ai tuoi piedi?
SCAPINO - Eh, perch no?
(Pausa di perplessit... Poi:
LEANDRO - Musica.
(Si inginocchia, e canta)
Scapino, ai tuoi ginocchi
eccomi inginocchiato.
Se occorre che timplori
eccoti qui implorato.
OTTAVIO - Scapino, ai tuoi ginocchi
eccolo inginocchiato.
Se occorre chei timplori,
eccoti qui implorato...
SCAPINO - Dio del cielo, qual gioia feroce
balenarmi negli occhi veggio.
In ginocchio davanti al suo servo
implorante ecco qui il signor mio!
Ma esultante, si placa il mio cuore,
e vedrete nellatto secondo
di che cosa capace Scapino
il pi furbo tra i furbi del mondo.
OTtAVIO E
LEANDDRO - Finalmente si placa il suo cuore,
e vedremo nellatto secondo
di che cosa capace Scapino
il pi furbo tra i furbi del mondo.
Fine del primo tempo
SCENA V
ARGANTE, SCAPINO
SCAPINO (a parte)- Eccolo l che rumina.
ARGANTE (credendosi solo) - Comportarsi in questo modo, senza il minimo giudizio! Andarsi a cacciare in questo impegno! Ah, ah, giovent senza testa!
SCAPINO - Signore, salutiamo!
ARGANTE - Buongiorno, Scapino.
SCAPINO - State pensando, suppono, a quella storia di vostro figlio.
ARGANTE - Ti confesso che per me un terribile dispiacere.
SCAPINO - Signor Argante, la vita una ragnatele di imprevisti, e saggio chi sempre preparato al peggio. Io mi ricorder sempre quel che diceva uno scrittore antico, e che ho sentito tanto tempo fa.
ARGANTE - E che cosa diceva?
SCAPINO - Che quando un padre di famiglia si assenta da casa, foss'anche per poco tempo, non deve mai dimenticare le brutte novit che pu trovare quando torna. Csa bruciata, soldi rubati, moglie morta, figlio storpiato, figlia sedotta. Cos poi, quando torna e trova che qualcosa di questo non gli successo, tutto contento e si sente fortunato. Io, nel mio piccolo, ho sempre seguito questo consiglio; ogni volta che torno a casa mi aspetto i miei padroni in collera, con conseguenti scenate, insulti, calcinculo, bastonate, frustate, eccetera eccetera. E se poi qualcosa di questo viene a mancare, dico: "beh, mi andata bene".
ARGANTE - Ottimamente. Ma questo maledetto matrimonio impedisce l'altro matrimonio che avevamo combinato, e questo non mi va gi. E infatti torno adesso dall'avvocato, che vedr come farlo annullare.
SCAPINO - Secondo me, signore, dovreste cercare di sistemare la cosa per altre vie. Non lo sapete come funziona la giustizia in questo paese?
ARGANTE - Hai ragione, lo so anch'io. Ma altre vie quali?
SCAPINO - Io credo di averne trovata una. Vi ho visto cos abbacchiato che mi sono sentito in dovere di cercare nella mia testa un... non so che modo, per togliervi da questo dispiacere. Perch io, come vedo un vechio padre soffrire per un giovane figlio... non riesco a non pensarci. A parte la simpatia, l'affetto, la stima che provo da sempre, in particolare, per voi.
ARGANTE - Sei molto gentile.
SCAPINO - Dunque. sono stato a parlare con il fratello della ragazza che vostro figlio ha sposato. E' uno di quei bravacci di professione, tutto colpi di spada, che non parla d'altro che di spaccar la testa a questo, che di fare un coso cos a quello, e per i quali tra l'ammazzare un uomo e mandar gi un bicchiere di vino non c' nessuna differenza. Ho portato il discorso su questo matrimonio, gli ho fatto capire che a voi non vi ci voleva niente per farlo annullare, dato che c' di mezzo la violenza, dato che siete pur sempre il padre del giovanotto, e dati gli appoggi che trovereste in tribunale, non solo per il vostro buon diritto, ma anche per via delle amicizie su cui potete contare, e dei soldi che all'occorrenza potete anche tirar fuori. Insomma, l'ho tanto rosolato ai fianchi che quando gli ho buttato l l'idea di sistemare tutto con una bella sommetta ha subito abboccato. Conclusione: accetta la rottura del matrimonio, purch gli diate un po' di soldi.
ARGANTE - E quanto ha chiesto?
SCAPINO - Oh, in un primo tempo ha buttato l una cifra che non sta n in cielo n in terra.
ARGANTE - E cio?
SCAPINO - Uno sproposito.
ARGANTE - Ma esattamente?
SCAPINO - Neanche un soldo di meno di cinque o seicento luigi.
ARGANTE - Cinque o seicento cancheri che se lo mangino vivo! Ma mi ha preso per scemo?
SCAPINO - E' quello che gli ho detto io. Gli ho detto che pretese del genere pu togliersele dalla testa, e che voi non siete un allocco perch vi si possano spillare dei quattrini cos! Alla fine, dopo un sacco di discorsi, ecco il risultato: "Tra poco - mi ha detto - devo partire per la guerra. Devo pensare al mio equipaggiamento, e siccome ho proprio bisogno di soldi, sia pure mio malgrado, accetto la poposta. Quel che mi serve un cavallo d'ordinanza; e un cavallo appena appena decente, non lo si trov a meno di sessanta luigi."
ARGANTE - Va bene. Per sessanta luigi ci sto.
SCAPINO - "Poi mi occorrono i finimenti e le pistole, e questo vuol dire almeno altri venti luigi."
ARGANTE - Sessanta pi venti fanno ottanta.
SCAPINO - Esattamente.
ARGANTE - E una bella cifra, comunque ci posso anche arrivare: accetto.
SCAPINO - Poi mi occorre un cavallo per il mio servo, che vuol dire altri trenta luigi.
ARGANTE - Come, accidenti! Pu andare a scopare il mare: non gli do un bel niente.
SCAPINO - Ma signor Argante!
ARGANTE - No, no! Ma ha una bella faccia tosta!
SCAPINO - Volete che il servo vada a piedi?
ARGANTE - Per me pu andare come gli pare, e idem il suo padrone.
SCAPINO - Ma signor Geronte, volete perdere questoccasione per cos poco? Ma piuttosto che cadere nelle grinfie della giustizia.
ARGANTE - E va bene, daccordo: vada per questi altri trenta luigi.
SCAPINO - E poi mi occorre, diceva. un somarello per i bagagli...
ARGANTE - Ah, questo troppo! Al diavolo lui e il suo somaro: ci vediamo in tribunale.
SCAPINO - Ma per piacere, signor Argante...
ARGANTE - Non c Argante che tenga.
SCAPINO - Per un somarello!...
ARGANTE - Preferisco il processo!
SCAPINO[1] - Qui a Napoli? A Napoli in Italia? Ah, signore, voi non sapete quel che dite! Ma non vedete quale pericoloso labirinto, seminato di trappole, la giustizia a queste latitudini e di questi tempi? Voi fate causa, e magari avete anche ragione. Ma vi rendete conto quante barriere di uscieri, cancellieri, sostituti, procuratori, avvocati, giudidi, di primo, di secondo, di terzo grado le vostre "buone" ragioni dovranno superare? Il vostro avversario un soldataccio senza scrupoli, e con soldi o con minacce, non avr riguardi a comprare i piccoli e a mettersi d'accordo con i grandi. Con il che, voi siete fritto: il fascicolo con le vostre buone ragioni sparir dalle cancellerie; i testimoni a vostro favore scompariranno o verranno trovati con un coltello nel ventre; si trover un pentito che vi accuser di chiss cosa, verrete arrestato, vi terranno dentro mesi e mesi "in attesa" del processo", e se anche poi riconosceranno l'ingiustizia, sarete messo fuori con mille scuse ma completamente rovinato nella borsa e nello spirito! E se anche, schivando tutto questo, doveste arrivare a una sentenza a vostro favore... cosa credete? Che il nostro amico non trovi un giudice che andando a spulciare la procedura non trovi un qualche vizio di forma, magari il fatto che in un documento di infima importanza avete scritto il nome di uno dei cento testi con una doppia elle in meno o una doppia elle in pi... e che per questa irregolarit non annulli la sentenza, obbligandovi a ricominciare tutto daccapo? Ah, signore! Tra cento, duecento, trecent'anni - certo! - le cose saranno diverse, e la giustizia sar bella e pulita come una vergine in fiore! Ma per adesso, altro che vergine!, la giustizia una...
ARGANTE - E quanto vorrebbe per il somarello?
SCAPINO - Signore: per il somarello dei bagagli, per il cavallo suo e per quello del suo servo, per i finimenti, per le pistole, e per quel qualche soldo che deve alla sua padrona di casa... tutto compreso, proprio tutto, fino allultimo, chiede duecento luigi.
ARGANTE - Duecento luigi?!
SCAPINO - Tutto compreso.
ARGANTE - Processo!
SCAPINO - Pensateci bene.
ARGANTE - Vado subito dallavvocato.
SCAPINO - Non andate a gettarvi...
ARGANTE - Spendo meno a far causa.
SCAPINO - Cosa?! Ma non sapete - pericoli a parte - cosa costa una causa? Non sapete che il palazzo di giustizia una macchina mangiasoldi?
(Canta) Soldi per lintimazione,
poi per la registrazione,
poi per la costituzione,
liscrizione, lammissione...
Tutto costa un patrimonio
tra quei muri sporchi e grigi
il palazzo del demonio!
ARGANTE S, per... duecento luigi!...
ARGANTE Tu non sai quanto mi scoccia
la disgrazia che m occorsa
porre mano alla sacoccia,
e svuotar cos la borsa.
Meglio andar per avvocati
- che sia Napoli o Parigi! -
che subir questi ricatti!
SCAPIN O Ma son sol duecento luigi!
SCAPINO - Ci son poi consulti, istanze,
avvocati, arringhe, urgenze,
ogni mossa, gesto, passo
per la borsa un gran salasso.
Risparmiate queste scene
ai capelli vostri grigi!
Evitate queste pene!
ARGANTE S, per... duecento luigi!...[2]
SCAPINO - Insomma: date quei quattro soldi al nostro amico, e toglietevi ogni pensiero.
ARGANTE - Ah, duecento luigi sono quattro soldi.
SCAPINO - Rispetto al resto, s. Dando duecento luigi al vostro uomo ne risparmiate almeno centocinquanta, senza contare le fatiche, le seccature, e i pericoli. Io, anche solo per non sorbirmi le sciocchezze che certi avvocati direbbero su di me, preferirei tirar fuori trecento luigi!
ARGANTE - Beh, io me ne infischio: dicano pure quel che vogliono.
SCAPINO - Fossi al vostro posto, girerei alla larga.
ARGANTE - Duecento luigi... mai!
SCAPINO - Ecco qui il nostro amico.
SCENA VI
SILVIA, ARGANTE, SCAPINO
SILVIA - Allora, Scapino, dov il padre di Ottavio? Quand che mi fai conoscere questo signor Argante?
SCAPINO - Perch, signore?
SILVIA - Perch ho saputo adesso che vuol farmi causa, e chiedere lannullamento del matrimonio di mia sorella.
SCAPINO - Non so se sia questa la sua intenzione; certo si che non daccordo sui duecento luigi. Dice che troppo.
SILVIA - Tuoni e fulmini! Lampi e saette! Se lo trovo gli spacco le ossa, a costo di finir sulla forca!
(Argante, per non essere visto, tutto tremante, si nasconde duetro Scapino.)
SCAPINO - Caro capitano, il signor Argante un uomo di fegato, e pu anche darsi che non abbia nessuna paura di voi.
SILVIA - Di me? Tuoni e saette! Lampi e fulmini! Se fosse qui gli pianterei la spada nel ventre. Ma chi quello l?
SCAPINO - Non lui, colonnello, non lui.
ARGANTE - Non sono io, signore, non sono io.
SILVIA - Non che per caso sia un amico di quellArgante?
SCAPINO - Oh no, al contrario: un suo nemico mortale.
SILVIA - Un suo nemico?
SCAPINO - Mortale.
SILVIA - Ah, perdiana! Molto lieto! Voi dunque siete nemico di quel furfante del signor Argante, eh?
SCAPINO - S,s, garantisco io.
SILVIA (prendendo la mando di Argante con brutalit) - Qua la mano, allora. qua la mano! Vi do la mia parola, giuro sul mio onore, per la spada che ho al fianco, che prima di sera vi liberer da quel cialtrone incallito, dal quel furfante di Argante. Sulmini e faette! Contate su di me.
SCAPINO - Generale, in questo paese non si tollerano violenze.
SILVIA - Io me ne infischio, io non ho niente da perdere!
SCAPINO - Quello di sicuro ha delle guardie del corpo: parenti, amici, domestici che chiamer in aiuto contro di voi!
SILVIA - Non chiedo di meglio, tampi e lulmini! Uno contro mille, quel che pi mi eccita! (Mette mano alla spada ed esegue colpi in tutte le direzioni, come se dovesse fronteggiare molte persone.) Ah, venite avanti! Fulmini e saette! Tuoni e fulmini! Affondo! alla testa! Ah! Sulmini e faette! Al corpo! Ma perch non gi qui, con tutti i suoi uomini? Perch non si fa sotto, lui con altri cento? Perch non mi piombano tutti addosso, armi in pugno? Fuoni e tette! Avete laudacia di misurarvi con me? Forza, attacca, uccidi, nessuna piet! Avanti! In guardia! Affondo! Testa alta e petto in fuori! L! Ah, furfante! Ah, canaglia! Difendetevi, mascalzoni, se ne siete capaci! Forza! Prendete questa! Parate questaltra! E questa! E quella! Tuoni e saette! Fuoni e tulmini! Come: indietreggiate? Come: vi date alla fuga? E i cadaveri? Ritirate almeno i cadaveri!
SCAPINO - Ehi, ehi, generale... noi non centriamo!
SILVIA - Ecco fatto: andati! Visto? Cos ripago io chi si fa beffe di me!
(Esce.)
SCAPINO - Allora: visto quanti morti per duecento luigi? Beh, tanti auguri a voi!
ARGANTE (tutto tremante) - Scapino?
SCAPINO - Pardon?
ARGANTE - Occhei, va bene: daccordo per i duecento luigi.
SCAPINO - Sono contento: per voi.
ARGANTE - Va a chiamarlo: si d il caso che i soldi ce li ho qui.
SCAPINO - Allora basta che li diate a me. Che figura ci fate a farvi vedere, dopo che vi siete fatto passare per un altro? Hai visto mai che magari, conoscendovi, non gli salti in testa di far salire il prezzo.
ARGANTE - S, ma preferirei vedere bene dove va a finire il mio danaro.
SCAPINO - Non che per caso non vi fidate di me?
ARGANTE - No, ma...
SCAPINO - Signor Argante: o io sono un imbroglione, o sono una persona onesta: luna delle due. Vi par possibile che io voglia ingannarvi, o che abbia in questa storia altro interesse che il vostro, e quello del mio padrone, e il desiderio di vedervi diventar parenti? Se di me non vi fidate... benissimo: io me ne lavo le mani. Cercatevi pure qualcun altro, e che le vostre grane ve le sistemi lui.
ARGANTE - E va bene: te i soldi.
SCAPINO - Per carit, signore? Affdare a me il vostro danaro?
ARGANTE - Oh dio, tieni!
SCAPINO - Non fidatevi di me: fate bene! Chi ve lo dice che io non voglia davvero fregarveli, i vostri soldi?
ARGANTE - Prendili, ti ho detto: sono stufo di discutere. Ma sta bene attento, con quello l: cautelati bene, che non faccia il furbo.
SCAPINO - Lasciate fare a me, di furbi me ne intendo.
ARGANTE - Ci vediamo a casa mia.
SCAPINO - Verr senzaltro.
(Esce Argante.)
Fuori uno. Adesso... sotto con laltro. Ah, eccolo qui! Lui giustappunto! E senzaltro la provvidenza che, uno dopo laltro, li guida qui nella mia rete.
(Entra Geronte)
SCENA VII
GERONTE, SCAPINO
SCAPINO - Oh cielo! Oh incredibile disgrazia! Oh infelicissimo padre! Ah, povero Geronte, che altro ti resta nella vita?
GERONTE - Che cosa sta dicendo di me, con quella faccia da tragedia?
SCAPINO - Nesuno sa dirmi dov il signor Geronte?
GERONTE - Cosa c, Scapino?
SCAPINO - Che almeno possa prepararlo alla terribile notizia!
GERONTE - Quale notizia?
SCAPINO - Impedirgli almeno di togliersi la vita dalla disperazione!
GERONTE - Ma insomma, cosa successo?
SCAPINO - Dove trovarlo? Nessuno mi sa dire dove egli sia?
GERONTE - Ma eccomi!
SCAPINO - Ma dunque proprio introvabile?
GERONTE - Ma insomma, sei cieco, che non mi vedi?
SCAPINO (chiamando, forte) - Signor Geronte, signor Geronte!...
GERONTE - Ma sei anche sordo! Sono qui! E unora che sono qui davanti a te.
SCAPINO - Signor Geronte....
GERONTE - Che c?
SCAPINO - Signor Geronte, vostro figlio...
GERONTE - Mio figlio?...
SCAPINO - Ottavio....
GERONTE - Ottavio, lo so.
SCAPINO - E caduto in unincredibile disgrazia.
GERONTE - Oddio! Parla!
SCAPINO - Lavevo visto questa mattina un poco triste, per qualcosa che voi dovete avergli detto, e in cui avete immischiato anche me, in modo del tutto fuori luogo; e per cercare di distrarlo, lho portato a far due passi gi al porto. L, tra varie altre cose, ci siamo messi a guardare una galera turca, molto bene equipaggiata. Cera l un turco, un giovanotto, dallaria perbene, che ci ha invitati a salire a bordo. Siamo saliti: era molto gentile, ci ha fatto un sacco di cerimonie, ci ha offerto una colazione, e abbiamo mangiato della frutta meravigliosa e bevuto del vino che era il migliore al mondo.
GERONTE - Cosa c di tragico in tutto questo?
SCAPINO - Un momento: ci arrivo. Mentre eravamo l che mangiavamo, la nave leva le ancore, esce dal porto, e una volta al largo, il turco tanto per bene mi fa mettere su una scialuppa, e mi manda a dirviche se non gli mandate subito, per mio tramite, cinquecento scudi, si porter vostro figlio schiavo ad Algeri.
GERONTE - Come? Cinquecento scudi?
SCAPINO - Sissignore. E non solo: il tutto, entro due ore.
GERONTE - Ah, criminale dun turco! Ma questo un assassinio!
SCAPINO - Ora sta a voi, signor Geronte, salvare dalla schiavit il vostro amatissimo figliolo.
GERONTE - Ma cosa diavolo c andato a fare su quella galera?
SCAPINO - Potreva forse immaginare quel che sarebbe successo?
GERONTE - Corri, Scapino, corri subito a direa quel turco che mi rivolger alla giustizia.
SCAPINO - La giustizia in alto mare? Ma chi volete prendere in giro?
GERONTE - Ma cosa diavolo c andato a fare su quella galera?
SCAPINO - Un fato avverso a volte ci guida!
GERONTE - Qui, Scapino, proprio necessario che tu compia un gesto da servitore fedele qual sei.
SCAPINO - E cio?
GERONTE - Bisogna che tu vada da quel turco, a dirgli di rimandarmi mio figlio, ch rimani tu al suo posto in ostaggio, fino a che io non avr raccolto la somma che mi ha chiesto.
SCAPINO - E voi pensate che quelturco abbia tanto poco sale in zucca da prendersi un povero pezzente come me al posto di vostro figlio?
GERONTE - Ma cosa diavolo c andato a fare su quella galera?
SCAPINO - Mai pi pensava a una trappola del genere. Ricordatevi, comunque, che avete tempo solo due ore.
GERONTE - Tu dici che chiede...
SCAPINO - Cinquecento scudi.
GERONTE - Cinquecente scudi?! Ma non ha un minimo di coscienza?
SCAPINO - S, proprio: coscienza a un turco!
GERONTE - Ma lo sa o non lo sa che cosa sono cinquecento scudi?
SCAPINO - Sapr, per esempio, che la met di mille.
GERONTE - E crede, quel disgraziato, che cinquecento scudi si trovino per terra?
SCAPINO - Eh, i turchi! Gente che non sente ragione!
GERONTE - Ma cosa diavolo c andato a fare su quella galera?
SCAPINO - Dite bene, ma che cosa volete? Certe cose sono proprio imprevedibili. Signor Geronte, per piacere: sbrigatevi.
GERONTE - Te, questa la chiave del mio armadio.
SCAPINO - Bene.
GERONTE - Lo apri.
SCAPINO - Molto bene.
GERONTE - Troverai sulla sinistra una grossa chiave, che quella del granaio.
SCAPINO - S.
GERONTE - Sali in granaio, lo apri, e prendi tutti quegli abiti vecchi che ci sono in una grande cesta, poi li vendi al primo rigattiere che trovi e vai a riscattare mio figlio.
SCAPINO (restituendogli la chiave) - Ma signore, state scherzando? Se con quella roba metto in piedi cento franchi tanto. E poi: abbiam due ore di tempo!
GERONTE - Ma cosa diavolo c andato a fare su quella galera?
SCAPINO - Oh, quanti discorsi a vanvera! Lasciate perdere la galera, adesso, e pensate invece che il tempo passa e che rischiate di perdere vostro figlio. Ahi, ahi, povero padroncino mio, che forse non rivedr mai pi, venduto come schiavo sulla piazza di Algei! Ma Iddio mi testimone che per te ho fatto tutto il possibile, e che solo lo scarso amore paterno...
GERONTE - Aspetta un momento, Scapino: vado a cercare quei soldi.
SCAPINO - S, ma sbrigatevi, perch due ore fanno presto a passare.
GERONTE - Quant che hai detto? Quattrocento scudi?
SCAPINO - Cinquecento.
GERONTE - Cinquecento?
SCAPINO - Sissignore.
GERONTE - Ma cosa diavolo c andato a fare su quella galera?
SCAPINO - Giusta domanda, ma adesso sbrigatevi.
GERONTE - Non potevate andare a passeggio da unaltra parte?
SCAPINO - Potevamo. Ma ormai fatta.
GERONTE - Ah, maledetta galera!
SCAPINO - Vi preoccupa molto questa galera.
GERONTE - Tieni, Scapino. Mi ricordo adesso che ho appena ricevuto questa somma in oro, ma mai avrei creduto che la rapinassero cos presto.
(Gli porge la borsa, senza peraltro lasciarla. Nellagitazione sposta il braccio da una parte allaltra, e lo stesso fa Scapino per prendere la borsa.)
Prendi. Va a riscattare mio figlio.
SCAPINO - S, signore.
GERONTE - Ma di a quel turco che uno scellerato.
SCAPINO - S.
GERONTE - Un infame.
SCAPINO - Ci penso io.
GERONTE - Un uomo senza parola, un ladro.
SCAPINO - Lasciate fare a me.
GERONTE - Che mi frega cinquecento scusi contro ogni buon diritto.
SCAPINO - Contro ogni buon diritto: daccordo.
GERONTE - E che, vivo o morto, non finir cos.
SCAPINO - Perfetto.
GERONTE - E che se mi capita tra le mani sapr vendicarmi.
SCAPINO - Nessun problema.
GERONTE (rimette la borsa in tasca e se ne va) - S, s, corri a riscattare mio figlio.
SCAPINO (seguendolo) - Ehi, signor Geronte!
GERONTE - Cosa c ancora?
SCAPINO - E i soldi?
GERONTE - Non te lo ho dati.
SCAPINO - Ve li siete rimessi in tasca.
GERONTE - Ah, il dolore che mi ha sconvolto la mente.
SCAPINO - Eh, lo capisco.
GERONTE - Ma cosa diavolo c andato a fare su quella galera? Ah, maledetta galera! Turco traditore!...
(Esce.)
SCAPINO - Questi cinquecento scudi non gli vanno proprio gi. Ma con me ancora in debito; e dovr pagarmi con altra moneta la partaccia che mi ha fatto fare con suo figlio.
(Entrano Ottavio e Leandro)
SCENA VIII
OTTAVIO, LEANDRO, SCAPINO
OTTAVIO - E allora, Scapino, sei riuscito a salvarmi?
LEANDRO - Hai fatto qualcosa per salvare il mio amore?
SCAPINO - Ecco qui duecento luigi che mi son fatto dare da vostro padre.
OTTAVIO - Ah, tu mi salvi la vita!
SCAPINO - Per voi invece non sono riuscito a far niente.
LEANDRO - Non mi resta dunque che morire: che me ne faccio della vita senza Zerbinetta?
(Fa per allontanarsi)
SCAPINO - Ehi, ehi, calma! Accidenti, come correte!
LEANDRO - Che cosaltro mi resta da fare?
SCAPINO - S: ecco qui quel che vi occorre!
LEANDRO - Ah, tu mi torni da morte a vita!
SCAPINO - A una condizione, per: che mi lasciate una piccola vendetta contro vostro padre, per via di quello scherzo che mi ha fatto.
LEANDRO - Tutto quel che vuoi.
SCAPINO - Parola donore? Lui testimone.
LEANDRO - Parola donore.
SCAPINO - Lui testimone?
LEANDRO - Lui testimone.
SCAPINO - Vostro padre... non gradir molto la cosa.
LEANDRO - Pazienza.
SCAPINO - Dunque ho carta bianca.
LEANDRO - Bianchissima.
SCAPINO - Ecco i cinquecento scudi.
LEANDRO - Corro subito a comperare colei che adoro.
ATTO TERZO
SCENA I
ZERBINETTA, GIACINTA, SILVIA
SILVIA - I vostri innamorati hanno deciso che voi stiate insieme, e noi eseguiamo lordine.
GIACINTA - Questordine mi giunge graditissimo, e accolgo con gioia la compagnia di Zerbinetta. Non pu essere che lamicizia che lega Ottavio e Leandro non nasca subito anche tra noi.
ZERBINETTA - Accetto volentieri linvito, e volentieri corro incontro a chi mi chiede amicizia.
SILVIA - E a chi invece vi chiede amore?
ZERBINETTA - Lamore unaltra cosa. Vi si corre qualche rischio, ed meglio essere un po prudenti.
SILVIA - Con il mio Ottavio, secondo me, lo siete anche troppo; tutto quel che ha fatto per voi dovrebbe darvi un po di coraggio e di fiducia.
ZERBINETTA - Ancora non mi sento di fidarmi pi che tanto. Quel che ha fatto mi rende felice: sono allegra, rido di continuo. Ma our ridendo, per certe cose sono molto seria. E il tuo Ottavio non deve credere che gli basti lavermi comperata perch io sia davvero tutta sua. Perch il suo amore sia contraccambiato come egli desidera, dovr donarmi la sua fede con tutte quelle cerimonie che sono giudicate necessarie in casi come questi.
SILVIA - Anche lui non chiede di meglio. Le sue intenzioni sono onestissime e rispettabilissime. E io, del resto, mai mi sarei immischiata in questo affare, se non fosse cos.
ZERBINETTA - Se me lo dici, ti credo. Ma mi aspetto qualche opposizione da parte di suo padre.
SILVIA - Scapino, vedrai, trover il modo di sistemare le cose.
GIACINTA - Ecco: anche questa somiglianza tra i nostri destini pu rafforzare la nostra amicizia. Siamo tutte e due nelle stesse preoccupazioni, tutte due siamo esposte agli stessi pericoli.
ZERBINETTA - Ma voi almeno sapete da chi siete nata, e che i vostri genitori potranno aggiustare una cosa, garantire la vostra felicit, e ottenere il consenso per le nozze che gi sono state celebrate. Io invece sono sola, e la mia condizione non mi giova certo, contro la volont di un promesso suocero che pensa soltanto al danaro.
GIACINTA (a parte) - Ci tiene proprio, ad essere la pi infelice! (Ad alta voce) Voi per avete questo vantaggio: che luomo che amate non viene lusingato con la possibilit di altre nozze.
ZERBINETTA (a parte) - Dio, che antipatica! non mai contenta! (Ad alta voce) Che un innamorato cambi opinione lo pu temere soltanto chi non ha fiducia nei propri meriti. Io, da parte mia, so come garantirmi il cuore che ho conquistato. Ma contro lautorit paterna non vi merito che basti!
GIACINTA (a parte) - Senti che smorfiosa! (Ad alta voce) Sono certa che di fronte ad unonesta inclinazione, il pi duro dei padri finisce pure col cedere. Certo: occorre che linclinazione sia onesta. Allora s che lamore, vinta ogni cosa, si fa sereno e tranquillo.
ZERBINETTA (a parte) - Hai sentito, lacqua cheta, la santarellina? (Ad alta voce) - Voi scherzate: la tranquillit in amore una sgradevole bonaccia. Lamore, pi ostacoli incontra, pi risveglia lentusiasmo e pi aumenta il piacere. Io, francamente, non muterei la mia sorte con la vostra.
GIACINTA - Zerbinetta cara!
ZERBINETTA - Giacinta diletta!
SILVIA - Ecco, Scapino. Da lui - per troncare questa inutile discussione - potrete sapere del trucco con cui ha cavato soldi ai due vecchi avaracci.
SCAPINO - E una storia che anche Silvia sapr racconrabi bvenissimo. Io sono occupato: ho per la testa una piccola vendetta, e voglio proprio gustarmela.
SILVIA - Se fossi al tuo posto, io lascerei perdere.
SCAPINO - Ma siccome al mio posto ci sono io, non lascio perdere un bel niente.
SILVIA - Non capisco perch devi sempre cercare dei guai in cui cacciarti.
SCAPINO - Perch mi piacciono le audaci imprese.
SILVIA - Ma che gusto ci provi?
SCAPINO - Ma che cosa te ne importa?
SILVIA - Mi dispiace vederti correre il rischio di buscarti un sacco di legnate.
SCAPINO - I pericoli di questo genere non mi hanno mai impressionato. Anzi: io odio quei fifoni che per paura delle conseguenze non fanno mai niente. Ma adesso, andate a casa! Sta per arrivare il mio uomo.
ZERBINETTA - Scapino, avremo bisogno del tuo aiuto.
SCAPINO - Vi raggiunger tra poco. Adesso, via!
(Escono Zerbinetta, Giacinta e Silvia.)
Non sia mai che qualcuno mi abbia fatto tradire me stesso, svelando segreti che era meglio non svelare, e che tanto delitto rimanda impunito. Ecco lagnus dei!
(Entra Geronte.)
SCENA II
GERONTE, SCAPINO
GERONTE - E allora, Scapino:notizie di mio figlio Leandro?
SCAPINO - Vostro figlio, signore, al sicuro. Ma adesso siete voi in grande pericolo, e io preferirei di gran lunga sapervi chiuso a casa vostra.
GERONTE - Cio, cio? Come sarebbe a dire?
SCAPINO - Sarebbe a dire che in questo momento stesso, vi stanno cercando dappertutto per uccidervi.
GERONTE - Me?
SCAPINO - Voi.
GERONTE - E chi mai?
SCAPINO - Il fratello della donna che Ottavio ha sposato. E convinto che se il matrimonio va a monte, la colpa vostra che volete mettere vostra figlia al posto di sua sorella. Questo lo sente come unoffesa al suo onore, e vuol lavare lonta facendovi a pezzetti. Vi stanno cercando dappertutto, e a tutti chiedono se vi ahnno visto: lui e i suoi amici, tutta gente violenta, spadaccini e gradassi. Ho gi visto in giro i soldati della sua compagnia che interrogano i passanti e che hanno messo posti di blocco in tutte le strade che portano a casa vostra. Tanto che neanche potreste andare a casa, n muovervi dun passo a destra o a sinistra, senza finire nelle loro mani.
GERONTE - Oddio, Scapino, che cosa devo fare?
SCAPINO - Non lo so, signore, proprio una brutta storia. Tremo per voi dalla testa ai piedi, e... Un momento.
(Si volta e va in fondo alla scena, facendo finta di guardare se c qualcuno.)
GERONTE (tremando) - Eh?
SCAPINO (tornando) - No, no, non niente.
GERONTE - Non puoi trovare qualcosa per cavarmi dimpaccio?
SCAPINO - Un qualcosa lavrei trovato, ma rischierei di farmi ammazzare di botte.
GERONTE - Beh, pazienza, Scapino. Fa vedere a tutti che bravo servitore fedele che sei! Ti prego: non abbandonarmi.
SCAPINO - Non vi abbandono. E che lidea di farmi ammazzare di botte...
GERONTE - Ne sarai ricompensato, te lo giuro.Vedrai: ne varr la pena. Guarda: appena sar un po pi consumato, ti regalo questo vestito.
SCAPINO - Grazie, non occorre. Ecco quel che avrei pensato, per salvarvi. Voi vi mettete qui dentro in questo sacco, e io...
GERONTE (credendo di vedere qualcuno) - Ah!
SCAPINO - No, no, no, non c nessuno. Dunque: voi vi chiudete in questo sacco, badando bene a non fare il minimo movimento. Io vi carico sulle spalle, come un sacco di... di qualsiasi cosa, e vi far passare cos attraverso i vostri nemici, fino a casa vostra. L poi, penseremo a barricarci e ad organizzare la difesa.
GERONTE - Mi sembra ben trovata.
SCAPINO - E trovata benissimo: vedrete. (A parte) Questa volta me le paghi tutte!
GERONTE - Eh?
SCAPINO - Dico che gliela faremo in barba, ai vostri nemici. S, accucciatevi bene in fondo, e soprattutto state attento, qualsiasi cosa succeda, a non farvi n vedere n sentire, e a non muovere un dito.
GERONTE - Sta tranquillo.
SCAPINO - Io sono tranquillo.
GERONTE - Sapr controllarmi.
SCAPINO - Nascondetevi, presto! Ecco uno spadaccino che vi sta cercando! Dio, che faccia feroce! (Contraffacendo la voce. Tutte le parole tra virgolette si suppongono di colui che egli imita; le altre sue proprie, con voce normale. Accento tedesco:) Come, nessuno essere qvi che dire a me tofe si trofa questo sig-nor Gheronte? (A Geronte:) Non muovetevi. Donnerwetter! Ma io lo trofer, qvesto sig-nore, anche se lui nascosto in centro di terra, allinferno! Non faveti vedere! Accchhh! Qvello uomo con qvello sacco! Signore? Io ti rekalare uno luigi doro, se tu dire a me tofe io trova qvesto maletetto Gheronte. E perch lo cercate, buon signore? Perch io folere lui uccitere, jaaa! Ah, ucciderlo, cos: come niente! Ach, nein, non come niente! Dopo lunghe torture, e a forza di pastonate! Ma, signor mio, le persone come il signor Geronte non si prendono a bastonate; non uomo da trattarsi in cotal modo! Wasss? Qvel fecchio raincoglionert! Qvel fecchio rincoglionto? Qvel vurvante, qvel pezzento? Il signor Gerotne, signore, non nulla di tutto questo, e voi mi farete il favore di parlarne con ben altro rispetto! Accchhh, ma tu allora sei suo amico, jaaa? S, signore: e me ne vanto! Ach, penissimo, almeno se non trovare lui, io pastonare te! (D varie bastonate al sacco.) Prendi! Ecco, prendi a nome suo! Ah, ah, ah signore, basta, piano, ah ah, per piet! E porta tutto qvesto a lui con miei saluti! Ah, maledetto lanzichenecco! Ahi! (Si lamenta e muove la schiena come se le bastonate le avesse prese lui.)
GERONTE (sporgendo la testa dal sacco) - Ah, Scapino, Scapino... non ne posso pi!
SCAPINO - Ah, signore, sono tutto pesto! Se sentiste le mie spalle...
GERONTE - Ma come: ma se ha picchiato sulle mie!
SCAPINO - Eh no, signore, voi avete avuto al massimo qualche colpo di striscio!
GERONTE - Altro che di striscio. I colpi li ho sentiti e li sento ancora.
SCAPINO - Forse qualche colpiciattolo che ha mancato me ed scivolato su di voi.
GERONTE - Non potevi allora tirarti un po pi in l, e risparmiarmi...
SCAPINO - Zitto! Eccone qui un altro con la faccia da Matamoros!
(Questo passo simile al precedente, sia per il cambiamento di linguaggio che per le azioni di scena.) Sangre de dios, es todo el dia que corro como un torero, senza riussir a trovar questo maldido segnor Jeronte! Nascondetevi bene! Ol! Hombre! Muchachito! Usted cognosse dove que puedo trobador el vecio segnor que vo buscando? No, signore, il signor Geronte non so proprio dove sia: ma posso sapere perch lo cercate. Oh, nada de spezial! Hoy solamente da rrrefilargli un pochito de legnade, e de trrrapassargli la panza con quatro o cinco colpetti despada. Vi assicuro, signore, che non so dove sia., E que es - diteme un pueco! - que se mueve in quel grosso saquito? In quale sachito, segnor? In quel saquito al! Que me gusta muelto pueco! Fammi vedere que es l de dentro! Signore, ci son dentro cose mie. A yo me punge vagheza de trapassar quel saquito con la espada da parte a parte. Guardatevene bene! Signore, calma un momento. Calma un momento a migo? Apres subito de boto quel saquito! No, signore, voi non avete nessun diritto di vedere quel che porto in giro. Sangre de dios, matamoros, rodomontes! Yo voio veder! Neanche per sogno! Ah, accuss se responde! Yo voi matarte a colpi de baston! E io me ne infischio! Ah, usted fa el spirituale!, el spirituoso! E allora prendi! Ahi, ahi, ahi! Aiuto, signore, aiuto! Ahi, ahi ahi! E por adesso puede bastar! Una chiquita lezion, per imparare a te leducazion! Hasta la vista, muchachito, e buena noche anche al tuo saquito! Ah maledetto spagnolo, che gli venga la peste! E andato!
GERONTE (mettendo la testa fuori del sacco) - Ah, sono a pezzi!
SCAPINO - Ah, sono morto!
GERONTE - Ma si pu sapere perch diavolo devono prendersela con il sacco?
SCAPINO (rificcandogli la testa nel sacco) - Attento! Stavolta sono almeno una dozzina tutti insieme! (Imita pi persone insieme) Donnerwetter! Dofe essere qvesto maletetto Gheronte! Spik i english! Voi sapete dove essere dis blady Gironte? Cerchiamolo dappertutto! Besuegna trobarlo assolutamiente Cherchons dand tous les trous! Non bisogn dimenticar nient! Per di qva! Per di l A destra, a sinistra! Derecha i izquierda. Right hand and left hand, sir! Napravo i nalievo! Immer gerade aus! Verboten, Verboten! Gtterdammerung! Nascondetevi bene, mi raccomando! Tovarisci, Tovarisci, eto qui suo servituore! Tu es su servitore? Vite! Presto! Despeciate! Add sta lu padrone tuo? Ehi, signori, gi le mani! (Geronte, piano piano, tira fuori la testa dal sacco e osserva ora la bricconata di Scapino.) E allora tu parlare! Digame imemiatamente donde est al maldito larron di tu padron. Autrement nous donner a toi un sac de legnates! Il signor Geronte non un larron, e io preferisco la morte piuttosto che tradire il mio padrone! Tu afere foglia di pigliare potte? Fate quel che volete! Tu vuoi prendere muolti cuolpi di bastuone? Non tradir mai il mio padrone! Ah, et alors voil....
(Si volta verso il sacco per colpirlo col bastone, ma Geronte esce dal sacco, e Scapino fugge via.)
Oh!
GERONTE - Ah, infame, traditore, scellerato! Cos ti fai beffe di me! Ma la vedremo!
(Entra ridendo Zerbinetta)
SCENA III
ZERBINETTA, GERONTE
ZERBINETTA (senza vedere Geronte.) - Ah, ah, voglio prendere un po daria.
GERONTE (senza vedere Zerbinetta)- Giuro a dio che stavolta finirai sulla forca!...
ZERBINETTA (senza vedere Geronte.) - Ah, ah, ah, proprio una storia divertente! E che babbeo! Che vecchio scimunito!
GERONTE - Io non ci vedo niente di divertente! E tu faresti bene a non ridere tanto.
ZERBINETTA - Come? Che intendete dire, signore?
GERONTE - Che faresti meglio a non divertirti tanto alle mie spalle.
ZERBINETTA - Io? Ma io non mi diverto alle vostre spalle.
GERONTE - E perch vieni qui a ridermi sotto il naso?
ZERBINETTA - Io rido per conto mio: voi non centrate. Rido per una storia che mi hanno appena raccontato, e forse perch sono interessata al caso, non ho mai trovato niente di pi buffo e divertente del trucco di questo figlio per spillare dei soldi al vecchio padre?
GERONTE - Un figlio... che spilla dei soldi... al vecchio padre... con un trucco?...
ZERBINETTA - S, e se avete voglia ve la racconto subito. perch io sono molto di compagnia e quel che so lo racconto sempre a tutti.
GERONTE - Sentiamo un po questa storia.
ZERBINETTA - Dunque. Non rischio neanche niente a raccontarvela, perch una cosa segreta ancora per poco.
Ancora bambina
di buona famiglia
vestita in ghingheri.
ricciuta e bella
Una mattina mi
vedon gli zingari
una donna mi piglia
e mi fa zingarella.
A Napoli arrivo
incontro lamor
vorrebbe.. qualcosa
gli dico: Signor
Son povera vero,
ma seria e per bene;
per fare altri passi
sposarmi conviene.
Riscattami, sposami,
e come il canto dice
sar tua Zerbinetta,
riscattata e felice!
Ma il guaio era che il mio innamorato si trovava nella solita situazione del figlio di fsamiglia: senza un soldo, e con un padre ricco s, ma avaro e tiranno come nessun altro al mondo, e poi dispotico e prepotente come un padre da commedia. Si chama... non riesco a ricordarmelo. Possibile? Si chiama... aiutatemi voi: chi , in questa citt, celebre per la tirchieria, che non scuce un soldo, un Arpagone dalla testa ai piedi.... Eh?...
GERONTE - Non lo so.
ZERBINETTA - Ha un nome che una specie di... ron... ron... Or.. Oronte... No. Ge... Geronte. S. Esatto: Geronte. E lui, il tiranno, lo strozzino. Insomma, per farla breve, i miei zingari decidono di partire oggi da Napoli. Il mio innamorato e sarebbe stato costretto a rinunciare a me, per ovvia mancanza di soldi, ma ecco che grazie a un suo servitore trova il modo di spillarglieli appunto a suo padre. Il nome del servo me lo ricordo benissimo: Scapino. Personaggio unico al mondo, che si merita un monumento in ogni piazza.
GERONTE (a parte) - Una forca in ogni piazza!
ZERBINETTA - Ecco qui il trucco per accalappiare il merlo. Ah, ah, ah. Non riesco a pensarci, che subito mi vien da ridere. Ah, ah, ah! Questo Scapino va in cerca del vecchio scimunito - Ah, ah, ah! - e gli racconta che mentre passeggiavano, lui e suo figlio, s e gi per il porto - Ih, ih, ih! - un giovane signore turco li invita a salire su una galera e a fermarsi a pranzo, e che mentre pranzavano la galera aveva preso il largo, e che il turco lo aveva rimandato a terra con una scialuppa - lui: Scapino - per dire al padre, suo padrone, che se non pagava subito un riscatto di cinquecento scusi suo figlio finiva schiavo ad Algeri. Ed ecco il vecchio strozzino, messo alla tortura, dilaniato dalla lotta tra lamore paterno e la sua avarizia. Quei cinquecento scudi sono cinquecento pugnalate! Ah, ah, ah! Non si rassegna a strapparsi quei soldi dalle viscere, e pur di riavere suo figlio senza pagare le inventa tutte. Ah, ah, ah! Propone di chiedere che la giustizia insegua in mare aperto la galera del turco. Ah, ah, ah! Lancia lidea che il servo vada ad offrirsi in ostaggio al posto di suo figlio. Ah, ah, ah! Programma di vendere tre o quattro abiti smessi che tutti insieme non valgono un centesimo della somma richiesta. Ah, ah, ah! Scapino gli fa capire che sono tutte idee che non servono a niente, e lui ad ogni obbiezione commenta tristemente: Ma cosa diavolo c andato a fare su quella galera? Maledetta galera! Turco traditore! E quando alla fine, dopo un sacco di contorcimenti, gemiti, sospiri.... Ma non vi sembra che voi ridiate molto. Questa storia non vi piace? Che cosa ne dite?
GERONTE - Dico che quel giovanotto un mascalzone, un insolente, uno sciagurato, e che ci penser suo padre a punirlo a dovere. E che il servo uno scellerato, e che il signor Geronte, entro domattina al pi tardi, lo spedir sul patibolo.
(Esce Geronte.)
SCENA IV
SILVIA, ZERBINETTA
SILVIA - Eccoti qui! Si pu sapere doveri andata a finire. E lo sai che quello il padre del tuo innamorato?
ZERBINETTA - Lho sospettato in questo momento, viste le sue reazioni! E pensare che non sapendolo gli ho raccontato tutta la sua storia.
SILVIA - La sua storia?
ZERBINETTA - S, mero tanto divertita a sentirla che morivo dalla voglia di raccontarla anchio a qualcuno. Beh, pazienza: tanto peggio per lui. Per noi non mi sembra che possa cambiare nulla.
SILVIA - A te piace troppo spettegolare, che non riesci a star zitta nemmeno per quel che ti riguarda!
ZERBINETTA - Presto o tardi lavrebbe comunque saputo.
ARGANTE (da fuori) - Ol, balia!
SILVIA (a Zerbinetta) - Torna in casa. C il mio padrone che mi chiama.
(Esce Zerbinetta. Entra Argante)
SCENA V
ARGANTE, SILVIA
ARGANTE - Allora, cos: tu, mio figlio e Scapino vi siete messi daccordo per farmi fesso! E pensavate di farla franca?
SILVIA - No, signore, se Scapino vi ha fatto fesso io non centro proprio, ve lassicuro, in nessun modo.
ARGANTE - Questa la vedremo. Perch io - balia o non balia - non ho nessuna intenzione di farmi menare per il naso.
(Entra Geronte.)
SCENA VI
GERONTE, ARGANTE, SILVIA
GERONTE - Ah, signor Argante, eccomi al colmo delle mie disgrazie!
ARGANTE - Eccomi anchio pi disgraziato che mai!
GERONTE - Scapino! Quel furfante di Scapino, con un ignobile trucco, mi ha fregato cinquecento scudi.
ARGANTE - E a me, con un altro ignobile trucco, mi ha fregato duecento luigi.
GERONTE - E non solo me li ha fregati, ma mi ha anche trattato in modo che mi vergogno a dire. Ma me la pagher.
ARGANTE - Io ho deciso di vendicarmi una volta per tutte.
SILVIA (a parte) - Io, speriamo che me la cavo.
GERONTE - Ma non finita, signor Argante, perch pur vero che non c due senza tre. Ancor oggi mi rallegravo di poter finalmente rivedere mia figlia, e proprio adesso vengo a sapere che essa partita da Taranto tanto tempo fa, e devo dunque pensare che sia scomparsa col vascello su cui si era imbarcata.
ARGANTE - Ma come mai, scusate, lavevate lasciata per tanto tempo a Taranto?
GERONTE - Per certi interessi che mi hanno obbligato a tener segreto finora quel mio secondo matrimonio, con una donna, di Taranto appunto. Ma che cosa vedo?
(Entra Nerina.)
SCENA VII
NERINA, ARGANTE, GERONTE, SILVIA
GERONTE - Balia! Tu qui?
NERINA (gettandosi ai piedi di Geronte) - Ah, signor Pandolfo! che...
GERONTE - Geronte, Geronte: chiamami Geronte. Pandolfo mi facevo chiamare a Taranto, ora ho ripreso il mio nome vero.
NERINA - Ah, sapeste quanti guai per quel mutamento di nome, quando siamo venute a cercarvi a Napoli!
GERONTE - Dov mia figlia?
NERINA - Vostra figlia, signore, qui a due passi. Ma prima di farvela incontrare devo chiedervi perdono: nellabbandono in cui ci siamo trovate, non riuscendo a trovarvi, ho trovato buona cosa trovarle un marito.
GERONTE - Mia figlia sposata? E con chi?
NERINA - Con un giovane di nome Ottavio, figlio di un certo signor Argante.
GERONTE - Oh cielo!
ARGANTE - Oh dei!
GERONTE - Straordinario caso!
ARGANTE - Fortunata coincidenza!
GERONTE - Accompagnaci subito da lei.
NERINA - Non dovete far altro che entrare in quella casa.
GERONTE - Va avanti. Seguitemi, seguitemi, signor Argante.
(Escono Argante, Geronte, Nerina)
SILVIA (sola) - Beh, questa proprio bella!
(Entra Scapino)
SCENA VIII
SCAPINO, SILVIA
SCAPINO - E allora, Silvia: novit?
SILVIA - Due: una bella e una brutta. Quella bella: la questione di Ottavio sistemata, perch si scoperto che la nostra Giacinta figlia del signor Geronte, e il caso ha fatto da s quel che i due padri avevano combinato tra di loro. Quella brutta: i due vecchi, e soprattutto il signor Geronte, hanno delle pessime intenzioni nei tuoi riguardi.
SCAPINO - Non preoccuparti. La intenzioni degli altri non mi hanno mai fatto male. Sono nuvole che passano troppo in alto sopra le nostre teste.
SILVIA - Sta in guardia, comunque. Pu andare a finire che i figli facciano la pace coi i padri, e che tu rimanga nelle peste. Quando i padroni si mettono daccordo... chi paga le spese sono i servi!
SCAPINO - Lascia fare a me. Trover il modo di fargli passare il nervoso...
SILVIA - Eccoli che stanno uscendo di casa. Andiamo via! Sparisci!
(Escono Scapino e Silvia.. Entrano Geronte, Argante, Nerina e Giacinta.)
SCENA IX
GERONTE, ARGANTE, NERINA, GIACINTA
GERONTE - S dunque, figlia mia, andiamo a casa nostra. Incontrerai pi tardi il tuo sposo...
ARGANTE - Pi tardi? Eccolo qui, giusto a proposito.
(Entra Ottavio)
SCENA X
OTTAVIO, ARGANTE, GERONTE, GIACINTA, ZERBINETTA,
ARGANTE - Vieni, Ottavio, figlio mio: vieni a gioire del felice evento delle tue nozze. La provvidenza divina...
OTTAVIO (senza vedere Giacinta) - No, pap, inutile che continuiate. Ho deciso di dirvi tutto, visto che ormai lo sapete gi. Io mi sono impegnato...
ARGANTE - S, ma tuj non sai...
OTTAVIO - Io so quanto basta.
ARGANTE - Quel che voglio dirti che la figlia del signor Geronte...
OTTAVIO - La figlia del signor Geronte non sar mai nulla per me.
GERONTE - Ma se proprio lei che...
OTTAVIO - No, signore, vi chiedo scusa, ma la mia decisione definitiva.
SILVIA - Senti, Ottavio...
OTTAVIO - Sta zitta anche tu: non sento niente.
ARGANTE - Tua moglie...
OTTAVIO - No, babbo, morir piuttosto che lasciare la mia adorata Giacinta. (attraversando la scena per avvicinarsi a lei) Fate e dite pure quel che volete. Ecco colei cui ho dato il mio cuore e la mia fede. Lei La donna mia e non avr altra donna alinfuori di lei.
ARGANTE - Ma lei che vogliamo darti, testone che non sei altro, e che ascolti solo quel che dici tu!
GIACINTA - S, Ottavio, questi mio padre che ho appena ritrovato. Le nostre pene sono ormai finite.
OTTAVIO - Davvero? Oh cielo! Oh dei! Straordinario caso! Fortunata coincidenza!
GERONTE - Andiamo a casa, andiamo a casa: converseremo con pi agio che qui.
GIACINTA - Ah, padre mio: vi chiedo la grazie di non venir separata dallamabile giovane che qui vedete. Quando conoscerete le suie virt...
GERONTE - Quella? Vuoi che tenga in casa la ragazza che tuo fratello ama, e che ha appena finito di dirmi in faccia un sacco di sciocchezze.
ZERBINETTA - Signore, vi prego di perdonarmi. Non avrei certo parlato in quel modo se avessi saputo che eravate voi. Ma io vi conoscevo soltanto di fama! E tutti le cose che vi ho detto le avevo sentite dire.
GERONTE - E avete avuto la faccia tosta di venirmele a ridire in faccia.
ZERBINETTA - Solo perch sono dindole sincera e non so mentire. La sincerit una delle mia virt...
GERONTE - Se questa la vostra virt...
GIACINTA - Padre mio, della sua virt rispondo io, e lamore di mio fratello per lei non ha nulla di colpevole.
GERONTE - Questa proprio bella! Io dovrei dare in moglie a mio figlio una sconosciuta, che di mestiere fa la vagabonda!
(Entra Leandro)
SCENA XI
LEANDRO, OTTAVIO, GIACINTA, ZERBINETTA, ARGANTE, GERONTE, NERINA.
LEANDRO - Padre mio, non dite cos! Coloro dai quali lho acquistata mi hanno rivelato or ora che essa nata in questa citt, da famiglia rispettabile, alla quale essi lhanno rapita quando non aveva che quattro anni. E la prova questo braccialetto, che essi mi hanno dato e che potr aiutarci a rintracciare i suoi genitori.
ARGANTE - Ohib, fate vedere! Questo il braccialetto di mia figlia, che mi fu rapita esattamente allet che voi dite.
GERONTE - Vostra figlia?
ARGANTE - S, alquanto cresciuta, ma riconosco in lei i tratti della sua povera mamma! Figlia mia!
SILVIA - Padre mio!
TUTTI - Oh cielo! Oh dei! Caso straordinario! Fortunata coincidenza!
(Entra Silvia)
SCENA XII
SILVIA, LEANDRO, OTTAVIO, GERONTE, ARGANTE, GIACINTA, ZERBINETTA, NERINA.
SILVIA - Ah, signori! Che disgrazia! Che terribile disgrazia!
GERONTE - Cos successo?
SILVIA -Il povero Scapino...
GERONTE - Il povero Scapino un furfante che far impiccare...
SILVIA - Ahim, signore, non ce n pi bisogno! Passando accanto a una casa in costruzione gli caduto sulla testa un martello da spaccapietre, che gli ha spaccato il cranio e messo a nudo il cervello. Sta morendo, povero Scapino, ed ha chiesto di essere portato qui perch vuol parlare con voi prima di morire.
ARGANTE - E dov?
SILVIA - Eccolo che arriva.
(Marcia funebre su vocali, alla russa)
CORO Aa, aa, aa, eeee!
Ee, ee, ee, iiii!
Ii, ii, ii, oooo!
Oo, oo, oo, uuuu!
Uu, uu, uu, oooo!
Oo, oo, oo, iiii!
Ii, ii, ii, eeee!
Ee, ee, ee, aaaa!
SCENA ULTIMA
TUTTI
SCAPINO (portato da due uomini, e con la testa fasciata, come se fosse davvero ferito) - Ahi, ahi, signori, voi mi vedete... ahi, voi mi vedete proprio mal ridotto! Per me non c pi nulla da fare! Ma non voglio morire senza prima domandar perdono e tutti coloro che posso aver offeso. S, signori, prima di esalare lultimo respiro, vi supplico con tutto il cuore di personare tutto ci che posso aver fatto. E in primo luogo mi rivolgo al signor Argante e al signor Geronte... Ahi...
ARGANTE - Per me, a questo punto... ti perdono. Muori pure in pace.
SCAPINO - Grazie. (A Geronte) Ma siete voi, signor Geronte, colui che pi di tutti ho offeso, giungendo perfino a bastonarvi...
GERONTE - Lasciamo perdere: ti perdono anchio.
SCAPINO - Se penso a quanto sono stato temerario, con tutte quelle bastonate...
GERONTE - Non parliamone pi.
SCAPINO - Ma in punto di morte come sono, lo smisurato dolore per le bastonate che...
GERONTE - Abbiamo capito! Basta!
SCAPINO - Per quelle malaugurate bastonate...
GERONTE - E basta, tho detto, ho dimenticato tutto?
SCAPINO - Anche i lividi, i bernoccoli?... Ah, quanta bont! Come mi sento sollevato! Davvero ora posso morire in pace! Ma davvero, signore, mi perdonate quelle bastonate che...
GERONTE - Ho detto di s, accidenti! Parola donore: ti perdono: a condizione che tu muoia.
SCAPINO - Come?
GERONTE - Se non muori, ritiro la parola.
SCAPINO - Ahi, ahi, ecco di nuovo le forze che se ne vanno.
ARGANTE - Signor Geronte, nella gioioso giorno in cui ci troviamo penso che si possa perdonargli anche senza condizioni.
GERONTE - E va bene.
ARGANTE - E per meglio gustare la nostra contentezza, andiamo tutti a cena.
SCAPINO - E me, mentre aspetto di morire, portatemi a capotavola!
*** concertato di tutti lamentroso e comico a tavola
F i n e
[1] Questa battuta di Scapino sostituisce la seguente delloriginale di Molire. Mi sembrerebbe utile conservarla, dato anche che certamente provocherebbe un applauso a scena aperta.
Pensate un po a quale labirinto di sabbie mobili la giustizia, pensate a tutti gli appelli e i gradi di giurisdizione che ci sono, alla complicazione delle procedure, agli ingordi animali per le cui grinfie dovrete passare - uscieri, procuratori, avvocati, cancellierim, sostituti, sostituti di sostituti, relatori, giudici con tutti i loro segretari. E non ce n uno tra tutti questi che per la pi piccola bustarella non sia disposto a dare un calcio al pi sacrosanto buon diritto di questo mondo. Un usciere tirer fuori delle false notifiche che basteranno a farvi condannare senza che neanche ve ne accorgiate. Il vostro procuratore si metter daccordo con la controparte, e vi vender per danaro contante. Il vostro avvocato, comprato anche lui, non si far trovare al momento di discutere la causa, o far unarringa che centrer come i cavoli a merenda, e che non servir a un bel niente: anzi! Il cancelliere, come girerete la testa, emetter contro di voi un provvedimento dietro laltro. Il segretario del giudice istruttore far sparire i documenti a vostro favore, e il giudice istruttore insabbier ogni cosa. E anche ove riusciste, con tutte le precauzioni possibili, a sventare tutto questo e ad ottenere finalmente una senteza a vostro favore, vi imbatterete in qualche alto consigliere ammazza sentenze che annuller il processo per un qualche vizietto di forma e dovrete ricominciare daccapo! Quandanche non vi prendano e non vi ficchino in galera, con una scusa qualsiasi, tipo la dichiarazione di un qualsiasi mascalzone, o una falsa testimonianza. Che se anche poi alla fine di ogni fine, dopo chiss quanti anni, riconoscono che avevate ragione e vi scarcerano, non crediate ce vi risarciscano: un bello scusi tanto, e arrivederci ai suonatori! Ah, signor Argante, se appena appena potete, salvatevi da questo inferno!
[2] Il duettino sostituisce le battute che seguono:
SCAPINO - Vi ci vorranno soldi per lintimazione, soldi per la registrazione, soldi per la costituzione di parte, per liscrizione a ruolo, per listruzione della causa, per la produzione degli atti e lammissione dei testimoni, soldi per i consulti, per le arringhe, per le udienze; per laccesso agli atti, per i diritti di notifica, soldi per le memorie dei sostituti, per le copie di cancelleria, per la fascicolazione, la stesura delle conclusioni, la registrazione, la convocazione delle parti, sentenze e intimazioni, verifiche, firme, duplicati e autenticazioni, senza contare tutti i regali che dovrete fare. Date quei quattro soldi al nostro amico, e toglietevi ogni pensiero.
ARGANTE - Vi ci vorranno soldi per lintimazione, soldi per la registrazione, soldi per la costituzione di parte, per liscrizione a ruolo, per listruzione della causa, per la produzione degli atti e lammissione dei testimoni, soldi per i consulti, per le arringhe, per le udienze; per laccesso agli atti, per i diritti di notifica, soldi per le memorie dei sostituti, per le copie di cancelleria, per la fascicolazione, la stesura delle conclusioni, la registrazione, la convocazione delle parti, sentenze e intimazioni, verifiche, firme, duplicati e autenticazioni, senza contare tutti i regali che dovrete fare. Date quei quattro soldi al nostro amico, e toglietevi ogni pensiero.
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