Le lettere ritrovate

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LE LETTERE RITROVATE

LE LETTERE RITROVATE

I  ATTO

La nonna si è appisolata sul divano nel soggiorno di casa, con una rivista in mano.

Antonia, entrando di corsa nel soggiorno trascinandosi dietro un trolley: “Nonna, nonna! Eccomi! Sono arrivata”.

Nonna svegliandosi con un sussulto: “Eh? Come? Cosa c’è?”

Antonia ridendo le si siede accanto e le mette un braccio attorno alle spalle: “Ma come nonna, dormi? E’così che aspetti il ritorno a casa della tua nipote preferita?”

Nonna ridendo a sua volta: “Eh, nipote preferita…per forza: sei la mia unica nipote! Sei arrivata da molto?”

Antonia, appoggia la testa contro quella della nonna e sospira con aria soddisfatta: “Proprio in questo momento. Oh, nonna, che meraviglia essere a casa e sentire di nuovo il tuo profumo di lavanda!”

Nonna: “Ah, beh, ti ringrazio per la considerazione! Vuoi dire che l’unica cosa di me che ti è mancata, dalle vacanze di Pasqua ad oggi, è il mio profumo?” Poi scosta Antonia da sé e la fissa bene in volto: “Ma fatti un po’ guardare ….. hai un’aria molto stanca, sei certa di star bene? C’è qualcosa che non va?”

Antonia si alza dal divano e si avvicina al tavolo per versarsi un po’ d’acqua dalla bottiglia che si trova su un vassoio con dei bicchieri: “Ma no, no, non preoccuparti, va tutto bene! Lo sai che il lavoro di insegnante è molto faticoso. Oggigiorno poi, i bambini sono così vivaci e incontenibili! Se li rimproveri, alcuni genitori subito ti danno addosso prendendo le loro parti, anche se hanno torto!”

Nonna: “Sì. Hai ragione! Proprio ieri, anche Nerina si lamentava con me del suo nipotino perché dice che è disubbidiente! Secondo lei, sua figlia e il marito lo stanno crescendo senza regole”.

Antonia avvicinandosi al divano: “Sai nonna, io temo piuttosto che stiamo crescendo una generazione che non sa accettare di sentirsi dire di no, qualche volta!... E nella vita troverà ostacoli che non sarà in grado di affrontare, perché nessuno glielo ha insegnato…Ma adesso basta parlare di lavoro!  Oggi è il mio primo giorno  di  vacan-

                                                                                                                                   

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za! Piuttosto, tu come stai?”                                                                  

Nonna: “Oh, io sto benone! Fibra contadina, la mia!” Poi, con aria esitante aggiunge: “Senti...Dopo che sei scesa dal pullman, sei venuta subito a casa o ti sei fermata da qualche parte?”

Antonia: “Vuoi sapere se sono passata dal cimitero? No, ho tempo tutta l’estate per farlo! Oggi avevo solo voglia di vedere te e Harry…A proposito, dov’è?” E si guarda intorno esplorando il salotto.

Nonna, scuotendo il capo: “Eh! Quel benedetto gatto è sempre in giro a vagabondare da qualche parte! E pensare che quando me l’hai regalato, me lo avevi descritto come animale da compagnia!”

Antonia, sorridendo: “A settembre sgriderò la mia collega per avermi dato il cucciolo meno casalingo! Mi aveva assicurato che la mamma di Harry è al cento per cento domestica!”

La nonna  tossicchia come per schiarirsi la voce.

Antonia, fissandola attentamente:“ Che cosa c’è, nonna? Che cosa mi devi dire? Coraggio, sputa il rospo!”

Nonna: “Sputa il rospo? Dove hai imparato questo linguaggio rozzo? E’ così che insegni a parlare ai tuoi bambini a scuola?”

Antonia, mettendo le braccia conserte: “Nonna! Non girarci intorno! Parla”.

Nonna, alzando le mani in segno di resa: “Va bene! Va bene! Vengo al dunque!...Ecco, non è facile dirtelo, ma se non lo faccio io, lo farà qualcun altro oppure potrebbe capitarti d’incontrarlo quando vai all’ufficio postale o da qualche altra parte”.

Antonia, riappoggia il bicchiere vuoto su tavolo e si risiede sul divano, chiedendo in tono sospettoso: “Incontrare chi?”

Nonna, evitando di fissare la nipote negli occhi: “Sebastiano Cervesi…E’ tornato la settimana scorsa”.

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Antonia si rialza bruscamente in piedi dando la schiena alla nonna e stringe le mani a pugno.

Nonna, allungando una mano per toccare la nipote, in tono esitante: “Ho pensato….che fosse giusto dirtelo subito…così se tu…se tu, per caso, volessi andartene e non restare qui per l’estate, lo capirei…lo capirei benissimo!”

Antonia, in tono secco: “No, io di qui non mi muovo! Non sono io quella che deve andarsene!”

Nonna, alzandosi dal divano e mettendo una mano sul braccio di Antonia: “Ascoltami, cara, concedigli il beneficio del dubbio. Dopotutto è un bravissimo chirurgo. Sai che lavora per ‘Medici senza frontiere’? In aprile è stato in Iraq….Forse…”

Antonia, interrompendola sempre in modo brusco: “No, no, basta! Non dire una parola di più, nonna, ti prego…. Non voglio sapere niente di quella persona!”

Nonna, cambiando argomento, si risiede sul divano: “Va bene, d’accordo!.... Allora…dimmi…come è andato il viaggio?”

Antonia, in tono più rilassato: “Bene! Il pullman aveva finalmente l’aria condizionata…Mi dispiace solo che, alla penultima fermata, sia salita quella pettegola della signora Spilli! Avrà già riferito a destra e a manca del mio arrivo!...Non capisco perché non vuoi che vada a Valcorta con la mia macchina…Sarebbe così comodo per me averla a disposizione là…E poi impiegherei la metà del tempo quando torno a casa!”

Nonna: “Sì, è vero, però non avrei un attimo di tranquillità pensando a te che guidi su quei tornanti in montagna…Ma è quasi mezzogiorno…Senti, avevo pensato di fare qualcosa di speciale per festeggiare il tuo ritorno. In quel nuovo centro commerciale, appena fuori dal paese, c’è un ristorante che offre piatti buonissimi…Li consegnano anche a domicilio….Tu va’ a farti una doccia e io intanto ordino il pranzo per telefono!”

Antonia sorridendo: “Oh! Caspita che novità! Da quando frequenti i centri commerciali, nonna?”

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Nonna: “Beh!....Dovevo ben fare qualcosa mentre tu eri a Valcorta durante l’anno scolastico! O forse dovevo stare qui a crogiolarmi nella malinconia per la tua assenza?”

Antonia si siede accanto alla nonna e le prende una mano nella propria: “Lo sai che ho già chiesto diverse volte il trasferimento in una scuola vicino a casa, ma non l’ho ottenuto!”

Nonna: “Ma certo, cara, lo so!”

Antonia: “E allora?  Racconta un po’. Com’è questa faccenda delle tue uscite al centro commerciale?”

Nonna, ridacchiando: “Ma dai! Uscite è una parola grossa! Quindici giorni fa, mi sono solo lasciata convincere da Carolina a pranzare con lei per il suo compleanno in quel ristorante di cui ti ho parlato”.

Antonia: “Certo che tua cugina riesce a farti fare qualunque cosa”.

Nonna, scuotendo il capo e sospirando: “Eh già! E’ sempre stato così! Fin da quando eravamo piccole…Mi coinvolgeva in un mucchio di birichinate per le quali, regolarmente, venivo punita soltanto io…Lei riusciva sempre a non farsi sorprendere. Io invece ero così ingenua!...Però, dopo la morte della mia amata sorella, Carolina era l’unica amica rimastami”.

Antonia, mettendo un braccio attorno alle spalle della nonna: “Oh nonna, su, per oggi non rivangare tristi ricordi. So che, anche se sono passati molti anni, per te è una ferita ancora aperta il fatto che tua sorella si sia impiccata a quel castagno del bosco!”

Nonna, scostandosi bruscamente dalla nipote: “Ti ho già detto che sono certa che mia sorella non si sia suicidata! Non è stato trovato alcun biglietto d’addio vicino al luogo del ritrovamento e siccome si era in tempo di guerra, e per di più, la nostra non era una famiglia di quelle che contano, perciò le indagini sono state affrettate e approssimative…So di essere nel giusto a sospettare che lei sia stata uccisa da un qualche pazzo che si nascondeva tra le persone che risiedevano qui in paese o nei dintorni, dopo essere scappati da Milano per sfuggire ai bombardamenti”.

Antonia, rattristata per  la  sofferenza della nonna:  “Non ci pensare!  Sono sicura che

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tua sorella è in pace e sta bene, dovunque si trovi adesso!”

Nonna con voce tremante: “Forse ha chiesto aiuto, quella sera, e l’aiuto non è arrivato…Mi domando dove fosse in quel momento il suo angelo custode!”

Antonia, traendo un grosso sospiro: “E’ quello che mi domando anch’io ogni volta che ripenso a ciò che è capitato ad Amos!”

In quel momento, suona il campanello alla porta d’ingresso. La nonna esce di scena per andare ad aprire e poi rientra in scena seguita da Sara, un’altra giovane donna.

Sara, dirigendosi verso Antonia a braccia spalancate come per abbracciarla: “Oh tu, rondine migratrice verso lidi lontani! Sei tornata a casa finalmente! Certo, la Brianza non è Valcorta, ma è bella ugualmente, no?” E spalanca le braccia come per abbracciarla.                                                                                                                              

Antonia si alza prontamente dal divano ed abbraccia Sara: “Ciao, che bello rivederti! Sarei venuta a cercarti nel pomeriggio, ma come hai saputo che ero arrivata? No, aspetta! Non dirmelo! Scommetto che è stata la Spilli! Stavo dicendo proprio poco fa alla nonna che quella pettegola mi ha visto in pullman!”

Sara ride: “No, no! Non è stata lei! Ma non sperare che ti dica chi me l’ha riferito!”

Nonna, battendo una mano sul sedile del divano: “Dai, venite ragazze! Sedetevi qui accanto a me…Non state in piedi!”

Antonia e Sara si siedono.

Antonia: “Allora, Sara! Quali buone notizie hai da darmi in questo caldo giorno estivo?”

Sara si fa seria e si schiarisce la voce per prepararsi a parlare.

Antonia, squadrandola attentamente: “Santo cielo! Devi proprio dirmi qualcosa d’importante!...Facciamo così: fermati a pranzo. La nonna stava per ordinare qualcosa al ristorante del centro commerciale”.

Sara: “Oh, volentieri! Sono proprio affamata!”

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Nonna: “Avete qualche preferenza?”

Antonia: “Io no. Fai tu!”

Sara: “Sì, sì! Faccia lei, signora Emilia”.

Nonna, alzandosi: “Vado! Così vi scambiate le vostre confidenze senza terzi incomodi!”

Sara protesta: “Ma no! Cosa dice? Se vuole può restare…Tanto, quello che devo dire ad Antonia, lei lo sa già”.

Antonia, in tono curioso: “Cavoli! E’ davvero una cosa seria, allora!”

Nonna, con una punta di tristezza nel tono di voce, s’incammina verso l’uscita: “Ma no! Non preoccuparti, cara! E’ una bella notizia!” Ed esce di scena.

Antonia, fissando negli occhi Sara: “Su, non tenermi in ansia! Dimmi questa notizia importante!”

Sara si fissa le mani strette in grembo con fare imbarazzato: “Volevo che tu lo sapessi da me in persona…e penso che ti arrabbierai perché ho aspettato fino ad oggi a dirtelo, ma volevo dirtelo guardandoti negli occhi…So quello che hai passato ed essendo una cosa un po’ delicata….”

Antonia, interrompendola: “E che cosa sarà mai! Mi stai facendo agitare! Dillo e basta!”

Sara, con decisione: “Va bene! Come dice il proverbio: via il dente, via il dolore!” Trae un profondo respiro e grida tutto d’un fiato: “Io e Orlando ci sposiamo a fine luglio!”

Antonia, sorpresa, ma sinceramente contenta: “Ma è fantastico!” Abbraccia Sara e, dopo qualche attimo, scostandosi da lei per guardarla, aggiunge: “Quanto ancora volevi aspettare a dirmelo, sciocca ragazza!...Spero che m’inviterai al tuo matrimonio!”

Sara raggiante: “Certo che t’invito al mio matrimonio, bella mia! Non solo….Vorrei

                                                                                                                                   

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anche chiederti di farmi da testimone!”

Antonia, entusiasta: “Sì. Ne sarei felice e onorata!...Ma non vuoi chiedere a tua sorella di farlo? Mi sembra che spetterebbe a lei”.

Sara, scrollando le spalle: “Non siamo mai andate molto d’accordo noi due, lo sai. Preferisco che sia tu!”

Antonia, ancora esitante: “Sei sicura? Non si arrabbierà?”

Sara: “Figurati! La cosa non le interessa minimamente! Per di più, da quando si è sposata ed è andata ad abitare lontano, ci vediamo solo due o tre volte l’anno!”

Antonia: “Va bene, allora! Sarò molto contenta di essere la tua testimone di nozze!”

Sara e Antonia si abbracciano nuovamente.

Sara, muovendosi nervosamente sul divano: “Senti…Scusa, ma te lo devo proprio chiedere….Sai che Sebastiano Cervesi ha trovato lavoro in un ospedale milanese e quindi è tornato ad abitare alla villa?”

Antonia si alza in piedi di scatto: “Ma è mai possibile che tu e la nonna non riusciate ad evitare di parlare di quel…..di quell’individuo almeno il giorno del mio ritorno a casa? Non voglio sentir pronunciare il suo nome, almeno da voi due, accidenti!”

Sara, mortificata: “Scusa. Non avrei dovuto nominartelo. So che ce l’hai con lui!”

Antonia ha un movimento d’impazienza: “Te lo ripeto per l’ennesima volta: se Sebastiano Cervesi non avesse portato Amos nel bosco quel giorno, lui non avrebbe perso il controllo della bicicletta e non avrebbe sbattuto la testa contro quel maledetto albero morendo sul colpo. E io, adesso non proverei questo dolore inconsolabile”.

Sara: “Dimentichi che anche Amos amava girare in bicicletta. Se non gli fosse piaciuto, non l’avrebbe fatto di certo quel giorno…Amos era un tipo simpatico e socievole, ma non era sicuramente il genere di persona che si lascia convincere a fare qualcosa che non vuol fare!”

Antonia: “E’ stato Sebastiano però, ad insegnargli a vagabondare per il bosco con la

                                                                                                                            

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mountain-bike. E tu sai bene com’è scosceso il bosco intorno al nostro paese”.

Sara, tira un grosso sospiro e dice: “E’ stata una disgrazia. Lo sai benissimo che i rilievi effettuati dai carabinieri hanno portato a questa conclusione. Quello che è successo ad Amos sarebbe potuto succedere anche a Sebastiano”.

Antonia, grida arrabbiata: “ Ma è successo ad Amos, invece!”

Sara tace.

Antonia si riscuote e alzandosi in piedi, dice: “Dai, Sara…cambiamo argomento e apparecchiamo la tavola!”

Anche Sara si alza e raggiunge Antonia alla credenza.

Insieme prendono tovaglia e stoviglie e tornano al tavolo.

Mentre apparecchiano, Antonia chiede: “Allora, dove andrete ad abitare?”

Sara, sorride: “Indovina!”

Antonia la fissa sbalordita: “Nooo! Non mi dire che sei riuscita a comprare la ‘casetta delle bambole’!”

Sara: “Sì! Proprio lei! La proprietaria, l’anziana signora Lietti, è morta quest’inverno”.

Antonia: “Ah sì! L’ho saputo quando sono tornata per Pasqua!”

Sara: “Ecco!...La figlia della signora Lietti vive a Milano e non ha nessuna intenzione di tornare ad abitare in Brianza. Perciò ha messo la casa in vendita. Orlando ed io non abbiamo perso un momento ad accaparrarcela….Certo abbiamo dovuto fare un mutuo, ma adesso è nostra!”

Antonia, entusiasta: “Che meraviglia! Muoio dalla voglia di vedere l’interno di quella casa! Ti ricordi quanto abbiamo fantasticato su di lei da ragazzine?”

Sara: “Davvero! Ci fermavamo sempre a guardarla al ritorno da scuola chiedendoci se saremmo mai riuscite ad entrarci un giorno!”

                                                                                                                                    

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Dopo aver apparecchiato, si siedono a tavola.

Antonia, un po’ rattristata: “Se le cose fossero andate diversamente, forse ora ci abiterei io con Amos!”

Sara sussulta: “Oh cara, mi dispiace! Hai ragione! Quella casa sarebbe potuta essere la vostra!”

                                                                                            

Antonia, riscuotendosi: “Inutile pensarci…Comunque sono contenta che l’abbia comprata tu, non avrei sopportato di vederla abitata da estranei!”

Sara annuisce: “Potrai venire a trovarmi tutte le volte che vorrai!”

Antonia: “Vi sposerete nella chiesa parrocchiale?”

Sara: “No. Ci è sempre piaciuta la chiesetta di San Biagio, quella vicino al bosco. E’ semplice, in stile romanico, come piace a noi. E poi non ci saranno molti invitati al mio matrimonio; solo le persone che per me contano veramente!”

Antonia, in tono cupo: “Odio quel bosco!”

Sara: “Eppure una volta lo amavi tanto! Ci passavamo giornate intere da ragazzine. Ti ricordi?”

Antonia, ancora più cupa: “Certo, ma a quei tempi non sapevo quello che poi mi avrebbe tolto!”

Sara, prende una mano dell’amica tra le sue e la stringe in silenzio.

Nonna, entrando in scena con dei contenitori di carta su un vassoio: “Ragazze, è arrivato il pranzo! Appoggia il vassoio sul tavolo ed inizia a scartare”.

Antonia: “Che profumino! Quanta buona roba! Al diavolo la dieta!”

Si spengono le luci sul palco per qualche attimo e poi si riaccendono per far capire che il pranzo è finito.

La nonna impila i piatti e li porta fuori scena come se andasse in cucina.

                                                                                                                                  

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Antonia e Sara si riaccomodano sul divano.

Sara: “Ottimo pranzo! Grazie per l’invito!”

Antonia: “Sì, la nonna aveva ragione! Il cibo di quel ristorante è davvero buono…E la degna conclusione di questo pranzetto sarà un buon caffè!”

Nonna, rientrando in soggiorno con fare agitato: “Antonia….Antonia….Oh mio Dio! C’è Sebastiano davanti al cancelletto di casa….Dice che vuol parlare con te!”

Antonia, in tono sarcastico: “Già qui? Perché mi perseguita? Non è proprio il tipo che si lascia crescere l’erba sotto i piedi, eh? Non ti sognare di farlo entrare, nonna! La signora Spilli ha colpito ancora! Scommetto che lo ha avvertito lei del mio arrivo!... Forse non gli è bastato uccidere Amos e  vuole eliminare anche me!”

Sara: “Piantala con queste accuse insensate! E’ stato un incidente, vuoi convincertene una buona volta? E poi dai, devi ammetterlo….. Sebastiano è proprio affascinante: ha quei modi eleganti da signore, è alto, ha un bel fisico e…. dulcis in fundo ha anche capelli folti che, non è poco se tu pensi che tanti suoi coetanei sono già calvi….Per di più è un medico!”

Antonia, sempre in tono sarcastico: “Se ti piace tanto, Sara, perché non molli Orlando e te lo sposi?”                                                                                                                               

Nonna intromettendosi: “Antonia, non posso chiuderlo fuori di casa! Lo conosco fin da quando è nato! Abbiamo abitato per tanti anni nella portineria di villa Cervesi…Che tu lo voglia o no, siamo legate alla sua famiglia!”

Antonia: “Nient’affatto! Tu e il nonno eravate solo i portinai di villa Cervesi, vi siete guadagnato ogni centesimo dei soldi che avete preso da quella gente. Non vi hanno regalato niente!”

Nonna, appoggiando una mano sulla spalla di Antonia: “Tesoro ascolta, fallo per me, sii gentile con quel caro ragazzo. Parlagli! Sono convinta che cambieresti opinione nei suoi riguardi se solo gli parlassi! Ti ho già detto che a me piace molto e io non sbaglio quasi mai nel giudicare le persone!”

Sara: “Sì, Antonia! Tua nonna ha ragione! Ascoltala!”

                                                                                                                                

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In quel momento, Sebastiano fa il suo ingresso in soggiorno: “ E’ permesso? Scusate…Ho trovato il cancelletto aperto e così sono entrato senza aspettare, sapendo che Antonia avrebbe fatto storie all’idea d’incontrarmi. Speravo di avere l’occasione  di parlarle a quattr’occhi!”

Ciò detto, fissa Antonia attentamente.

Antonia si alza di scatto dal divano e mettendosi a braccia conserte, gli gira le spalle, dicendo con voce glaciale: “Non ho intenzione di parlare con te, signor…anzi…..dottor Cervesi! Non abbiamo niente da dirci!”

Nonna rivolta a Sara: “Vieni, cara. Andiamo un attimo in cucina e lasciamoli soli!”

Antonia: “Ehi voi due! Non fate un altro passo. Non osate lasciarmi da sola con lui!”

La nonna e Sara però si avviano in silenzio verso l’uscita dal soggiorno.

Antonia, in tono supplichevole: “Nonna! Sara! Per favore, restate qui!”

La nonna e Sara escono di scena.

Antonia, si volta e fissando Sebastiano con sguardo ostile, grida istericamente: “Vattene via! Non abbiamo niente da dirci! Hai del fegato a voler parlare con me dopo quello che è successo! Amos è morto per colpa tua! Solo per colpa tua! Non dimenticarlo mai!”

                                                                                                              

Sebastiano, in tono calmo: “Dobbiamo chiarire la faccenda una volta per tutte, Antonia!” E muove un passo verso di lei.

Antonia indietreggia: “Non osare toccarmi neppure con un dito o giuro che ti denuncio per molestie!”

Sebastiano, sempre calmo: “ Quest’ accusa non reggerebbe un minuto! Ho ben due testimoni di là in cucina, che mi discolperebbero!...Però, dato che siamo in argomento….C’è qualcun altro che avrebbe meritato di essere denunciato per molestie se non gli fosse capitato quell’incidente nel bosco!”

Antonia, lanciandosi contro Sebastiano, grida: “Smettila subito! Non  ti permettere di                                                                 

                                                                                                                                  

                                                                                                                                

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infangare la memoria di Amos, hai capito?”

Sebastiano l’afferra per i polsi prima che lei possa colpirlo e in tono comprensivo le dice: “Capisco esattamente quello che provi, credimi! Doverti dire queste cose fa più male a me che a te…”

Antonia: “Che cosa ti stai inventando, ora? Evita lo sforzo, perché non crederò a nessuna parola che tu possa dire.”

Sebastiano: “Questa volta dovrai proprio ascoltarmi, invece. Non te ne avrei mai parlato se non ti fossi dimostrata sempre così aggressiva nei miei confronti….Ho dovuto lasciare il mio lavoro alla clinica svizzera e ho fatto ritorno a casa per stare vicino a mio padre dopo il suo infarto. Da settembre lavorerò in un ospedale di Milano e rimarrò a vivere qui in paese, quindi ci vedremo più di frequente rispetto a prima …Non posso essere attaccato in questo modo ogni volta che ci dovessimo incontrare anche solo per strada. E poi ho il diritto di discolparmi davanti a te che mi vedi come l’assassino di Amos!”

Antonia, interrompendolo, grida: “Smettila! Non dire una parola di più! Se non te ne vai tu, me ne andrò via io!”

Sebastiano, in tono deciso: “Non importa quanto strillerai, Antonia! Oggi saprai la verità…Quel giorno disgraziato, non eravamo andati insieme a fare un giro nel bosco…In realtà lui era venuto a casa mia. Erano più o meno le quattro del pomeriggio; mio padre era in ditta con dei clienti spagnoli, la mamma era dalla parrucchiera ed io ero andato a studiare alla biblioteca comunale. Mi preparavo all’esame di un corso di perfezionamento post-laurea. Mia sorella Aurora, era in casa da sola. C’era Rina, la domestica, ma era in stireria nel seminterrato”.

Con uno strattone, Antonia libera i polsi dalla stretta di Sebastiano e si porta le mani alle orecchie come per impedirsi di sentire e grida: “Smettila! So già che accusa vuoi muovere ad Amos! Ho capito benissimo cosa stai insinuando! Lui però non era quel tipo di persona!”

Sebastiano continua in tono deciso: “Anch’io non lo credevo capace di una cosa simile. Però, rincasando  dalla biblioteca, ho udito Aurora che gridava …Sono corso nel salone. Lei era stesa sul pavimento con la camicetta strappata. Amos le si era buttato addosso e cercava di….L’ho raggiunto e l’ho scaraventato contro il mobile al

                                                                                                                               

                                                                                                                                

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lato opposto del salone...Lui si è rialzato ed è corso fuori di casa…Ha inforcato la mountain bike ed è scappato via. Sono corso a prendere la mia bici e l’ho inseguito fino al bosco. Ovviamente nessuno dei due aveva indosso il caschetto protettivo…Il bosco, come sai, è molto scosceso. Amos ha perso il controllo della bicicletta ed è stato sbalzato in aria, andando a sbattere la testa contro il tronco di un castagno. Poi è caduto a terra, a faccia in giù, ed è rimasto lì, immobile.”

Antonia: “Non è vero! Ti stai inventando tutto!”

Sebastiano: “Sì che è vero, Antonia….Mi dispiace tanto, ma questa è la verità!...L’ho raggiunto e gli ho tastato il polso…Non c’era battito! L’ho girato: aveva gli occhi che fissavano nel vuoto senza nulla vedere!”

Antonia si porta le mani sui capelli e sussurra come in trance: “I suoi bellissimi occhi chiari!”

Sebastiano continua: “Ho chiesto aiuto col telefonino, ma quando l’ambulanza è arrivata, lui era già morto. Poi sono arrivati anche i carabinieri che hanno osservato la scena e fatto i rilievi del caso per ricostruire la dinamica dell’incidente. Alla fine hanno stabilito che i fatti si erano svolti come io li avevo raccontati. Anche l’autopsia sul cadavere di Amos ha confermato che la morte per trauma cranico era dovuta ad un incidente e non ad un’aggressione”.

Antonia: “Sei un bugiardo !”

Sebastiano trae un grosso sospiro: “Purtroppo no…Dato che Amos era morto e non era riuscito ad usare violenza ad Aurora, lei ed io abbiamo pensato di lasciar credere ai nostri genitori, a quelli di Amos, a te…. insomma a tutti, che si fosse veramente trattato di un incidente durante una tranquilla passeggiata nel bosco, tanto lui non poteva far più del male a nessuno”.

Antonia, supplichevole: “Smettila, per favore! Non voglio sentire altro! Vattene via, lasciami in pace”. E si siede con aria sfinita sul divano.

Sebastiano, rimane  in piedi davanti a lei: “No, devi sapere l’intera storia una volta per tutte…Il padre di Amos aveva intuito che qualcosa non era chiaro e mi ha tormentato fino a quando non gli ho rivelato la verità sulla morte di suo figlio. Poi lui e la moglie hanno deciso di trasferirsi a Milano. Anche allora Aurora ed io siamo stati

                                                                                                                              

                                                                                                                                 

                                                                                                                            

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d’accordo che tu dovessi continuare ad ignorare la verità. Eri anche tu una vittima. Pensavamo che, col tempo, avresti trovato qualcun altro più meritevole del tuo amore. Invece ti sei aggrappata al suo ricordo con tutta te stessa insistendo nell’ incolpare me della sua morte. Forse, se non fosse scappato, se avesse avuto il coraggio di affrontare le conseguenze del suo atto, sarebbe ancora vivo! Certamente tu avresti rotto il fidanzamento con lui, ma sarebbe ancora vivo!”

Antonia è accasciata sul divano con lo sguardo perso nel vuoto.

Sebastiano le si siede accanto sul divano e prendendola per le spalle la scrolla leggermente: “Antonia!”

Antonia non risponde e sembra sul punto di svenire.

Sebastiano le dà due leggeri schiaffetti sulle guance: “Antonia!”

Antonia si riscuote dal torpore in cui è finita ed incomincia a piangere e gridare come un animale ferito.

Sebastiano la prende tra le braccia e le dice: “Non fare così, ti prego! Non farmi pentire di averti detto tutto! Volevo risparmiarti questo dolore, lo giuro! Ma se non ti avessi detto io la verità, lo avrebbe fatto Aurora e lei sarebbe stata anche più brusca!”

Antonia: “Vattene via, non voglio più vederti, non voglio più vedere nessuno…. Voglio morire!”

Sebastiano la scosta da sé e cerca il suo sguardo: “Non dire così!  Tu non morirai! Hai capito? Preferirei morire io al posto tuo! Tu non sai quanto io…”

Si interrompe e si alza bruscamente, dirigendosi verso l’uscita dal soggiorno.

La nonna e Sara entrano in scena, incrociandosi con Sebastiano che sta per uscire.

Sebastiano, rivolto alla nonna: “Mi pento di aver parlato con Antonia, signora Emilia! Temo di averle inferto un colpo mortale e non me lo perdonerò mai!”

Ed esce di scena.

Sara corre verso Antonia che singhiozza semisdraiata sul divano. “Antonia, Antonia! Che cos’è successo?”

                                                                                                                                                                                 

                                                                                                                                   -15-

Nonna, raggiungendo Sara ed Antonia, rivolta a Sara: “Temo che Sebastiano abbia rivelato ad Antonia qualcosa di brutto riguardo alla morte di Amos anche se non riesco ad immaginarmi cosa!”

Sara: “Antonia! Cara! Parlaci! E’ vero? Sebastiano ti ha detto qualcosa che riguarda la morte del tuo fidanzato?”

Antonia si accascia sul divano.

Sara lancia un grido.

Nonna, chinandosi su Antonia: “Oh Dio, è svenuta! Tesoro, tesoro! Riprenditi, ti prego!”

Sara dà degli schiaffetti leggeri sulle guance di Antonia: “Antonia!...Antonia, riprenditi dai!”

Nonna, preoccupata: “Ma che cosa le ha detto mai quel benedetto ragazzo!”

Antonia, riprendendosi, con voce incerta: “Perchè oggi mi schiaffeggiate tutti?”

Nonna, sollevata: “Dio sia lodato!....Vado a prendere un bicchiere d’acqua!” Ed esce di scena.

Sara, sedendosi sul divano accanto all’amica: “Senti…non ti chiederò cosa ti ha detto Sebastiano….so che è qualcosa di grave che tu hai bisogno di metabolizzare!”

Nonna rientra in scena con il bicchiere d’acqua e lo porge ad Antonia.

Antonia lo prende e beve qualche sorso.

Nonna, vendendo Sara seduta accanto ad Antonia, pensa che quest’ultima si confiderà con l’amica e così dice: “Vi lascio sole un attimo…Torno subito”.

Ed esce di nuovo scena.

Antonia, prende una mano di Sara: “So che ti sembrerò antipatica, ma posso chiederti di lasciarmi sola?

                                                                                                                                                                                         

                                                                                                                               

                                                                                                                                   -16-

Sara: “Non so se sia il caso…”

Antonia, con voce implorante: “Sara, ti prego! Ho bisogno di solitudine!”

Sara: “O.k.! O.k.!...Vado…però, ti prego, non ti scoraggiare così…Di qualunque cosa si tratti, puoi condividerne il peso con me, lo sai!”

Antonia: “Sara, ti prego!”

Sara, rassegnata: “D’accordo!....Allora ciao!” Ed esce di scena.

Le luci si spengono per un attimo sul palco per far capire che cambia giorno e poi si riaccendono.

-.-

Sara, entra nel soggiorno accompagnata dalla nonna che le dice: “Eccola qui, Sara! Oggi finalmente si è alzata dal letto ed è venuta qui in soggiorno…Vado a prendervi qualcosa di  fresco da bere”.

Mentre la nonna esce di scena, Sara si avvicina ad Antonia seduta sul divano con un libro in mano: “Come stai, stamattina? Sono due giorni che non parli ed hai un aspetto terribile! Allora, che cosa ti ha detto Sebastiano per farti stare così male?”

Antonia, stancamente: “Scusami, non sono ancora pronta a parlarne!”

Sara: “Va bene…E di stare ad ascoltare me, te la senti?”

Antonia scrolla le spalle: “Se servirà a distrarmi un po’ dai miei tristi pensieri!”

Sara estrae una scatola dalla borsa.  “Oh ti assicuro che quanto sto per dirti, ti distrarrà, non sai quanto!...Guarda, Antonia! Guarda che cosa ho qui!...E’ un carillon! L’ho trovato l’altro ieri, mentre cercavo di sgombrare la soffitta nella casetta delle bambole. Mi è cascato di mano e si è aperto un cassettino segreto….Dentro c’erano queste lettere della signora Lietti!”

Antonia, sistemandosi meglio sul divano: “Ti prego, Sara, dimmi che non le hai lette! Sono personali….Cerca l’indirizzo della figlia della signora Lietti e spediscigliele!”                                                           

                                                                                                                                   

                                                                                                                                -17-

Sara, scrolla le spalle: “Troppo tardi! Le ho già lette e contengono delle informazioni che….Beh ecco, adesso non so cosa sia meglio fare. Vorrei che le leggessi anche tu così che possiamo pensare insieme al da farsi!”

Antonia, con decisione: “Scordatelo! Non leggerò mai la corrispondenza di altre persone”.

Sara, protesta: “Ma, Antonia! In queste lettere ci sono informazioni gravissime!...Lo sapevi che la signora Lietti, appena sposata, è rimasta sola alla casa delle bambole mentre il marito medico è partito per il fronte durante la seconda guerra mondiale?....Queste lettere erano appunto dirette a lui…Ma non gliele ha mai spedite perché non sapeva dove inviarle e le ha tenute per quando il marito fosse tornato a casa…Lui però è morto al fronte!....Comunque, la signora Lietti, durante l’assenza del marito ha ospitato in casa un giovane medico e sua sorella, entrambi orfani, che erano sfollati da Milano a causa dei bombardamenti. Pare che il giovane dottore fosse zoppo e per questo non era andato in guerra!”

Antonia, alzandosi in piedi: “Basta, Sara! Ti ho già detto che non avresti dovuto leggere quelle lettere! Non devi riferirmene il contenuto perché non era diretto a me nè tanto meno a te!”

Sara, supplichevole appoggia carillon e lettere sul divano ed afferra le mani di Antonia: “Per favore, Antonia devi ascoltarmi! Ormai le ho lette e non posso tornare indietro….Senti, il giovane medico che la signora Lietti ha ospitato con la sorella si chiamava Fausto Savieri e pare appartenesse alla buona società milanese…Aveva modi raffinati, era colto….Per questo si era fidata di lui…Ma a quanto pare il dottorino era un vero diavolo e…beh l’ha violentata, sai? Non è una cosa terribile?”

Antonia sussulta: “Quello che dici è davvero grave!”

Sara, protesta: “Ma non lo dico io! E’ scritto nero su bianco in queste lettere!”

Antonia: “C’è scritto testualmente che questo dottor Savieri l’ha violentata?”

Sara, nervosa: “No…Ma dice che il violentatore era un giovanotto ben educato e anche se non ne fa il nome, dato che in casa sua era ospite questo dottore, possiamo desumere che si tratti di lui. C’è però un modo per avere la conferma. La signora Lietti dice anche che il violentatore era fidanzato con una certa Alice Dentelli e che lei avrebbe voluto metterla in guardia ,  ma  temeva di  non  essere creduta… Se  noi                                                                

                                                                                                                                 

                                            

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scoprissimo chi era questa Alice e se lei avesse sposato il dottor Savieri, potremmo avere la conferma che sia lui il violentatore!”

Antonia ha un movimento d’impazienza: “No, Sara! Quello che tu devi fare adesso è prendere quelle lettere, metterle in una busta chiusa e spedirle alla figlia della signora Lietti. Deciderà lei casomai di indagare sulla faccenda! E adesso basta! Non parliamone più, per piacere!”

Sara, insistente: “Non posso Antonia….e sai perché? Perché la figlia della signora Lietti è parte del problema….Quella povera donna, dopo quella violenza è rimasta incinta e quindi sua figlia….è anche figlia di quel…di quel bastardo! Non si può definirlo in altro modo!”

Antonia fissa l’amica a bocca aperta: “Che cosa?”

Sara: “Sì, è la verità….Davvero! In una lettera, la signora diceva al marito che lo avrebbe capito se, una volta tornato dal fronte, non avesse più voluto rimanere sposato con lei per via di quella gravidanza terribile!”

Antonia: “Forse dovresti parlare con don Artemide e decidere con lui cosa fare adesso!”

Sara: “Tu dici? Sì…forse hai ragione….Però c’è un ultima cosa e….non so proprio come dirtela perché……… riguarda ….. Ernesta Moneri!”

Antonia sussulta: “Ernesta Moneri? Cosa c’entra adesso la sorella di mia nonna?”

Sara, imbarazzata: “Ecco…nella sua lettera interrotta, la signora Lietti dice che quel  delinquente si è vantato di aver usato violenza anche a Ernesta Moneri e poi stava per scrivere qualcos’altro, ma non l’ha fatto!”

Antonia brusca: “Ti sbagli! La sorella di mia nonna si è impiccata ad un castagno nel bosco tanti anni fa”.

Sara fissa l’amica con aria significativa: “Appunto, Antonia! Perché mai una donna dovrebbe impiccarsi ad un albero nel bosco se non per un motivo davvero grave?...Bisogna dirlo a tua nonna e….”

                                                            

                                                                                                                                   -19-

Antonia, interrompendola: “Tu non farai assolutamente niente del genere! Mia nonna non deve sapere questa cosa. Guai a te se gliene parli!”

Sara sta per ribattere, ma la nonna entra in scena a braccetto di Sebastiano.

Nonna: “Antonia. Sebastiano è tornato! Vorrebbe parlarti ancora. Vuoi ascoltarlo?”

Antonia si mette a braccia conserte e si gira bruscamente di spalle. “Mandalo via, per favore, mi ha già parlato fin troppo per i miei gusti!”

Nonna, rivolta a Sara: “Sara, puoi venire un attimo di là in cucina con me? Ho bisogno un parere su…su come lavare le tende!”

Sara, un po’ confusa: “Le tende?....Ah sì certo! Vengo!”

Antonia, voltandosi di scatto: “Sara, no resta, per favore!”

Sara, scrolla le spalle: “Non posso! Le tende della cucina mi aspettano!” E si alza in piedi.

Mentre Sara esce di scena, Antonia le grida dietro: “Sara! Non una parola su quello che mi hai detto poco fa o ti avverto: sarà peggio per te!”

Sara: “D’accordo…Non dirò niente per ora…Ma ne riparleremo!”

Ed esce di scena con la nonna, dimenticando carillon e lettere sul divano.

Antonia e Sebastiano restano soli.

Antonia si alza dal divano e grida sgarbata: “Che cosa ci fai qui ancora? Vuoi farmi qualche altra rivelazione che farà aumentare la mia tristezza ancora di più?”

Sebastiano trae un grosso sospiro: “Sono venuto a vedere come stai…Tua nonna mi ha avvisato che sei molto depressa… Credimi…Mi dispiace di averti detto la verità, ma era necessario!”

Antonia: “Senti, la tua verità, mi ha fatto odiare la vita! Non ho più voglia di affrontarla e anzi, al momento vorrei non essere mai nata. Accontentati di questo e vattene da dove sei venuto!”

                                                                                   

                                                                                                                                  

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Sebastiano. afferrando Antonia per le braccia le dà un scrollone. “Piantala! Non sai cosa dici! Nei miei viaggi con ‘Medici senza frontiere’ ho visto bambini che hanno perso l’uso delle gambe o delle mani a causa delle guerre e uomini e donne che hanno perso tutta la famiglia per lo stesso motivo! Eppure ancora riuscivano a sorridere! Tu vivi in una nazione libera, sei sana giovane….e bella! Non dire mai più che vuoi morire! E’ un insulto verso quella gente che sta peggio di te! Guarda avanti invece di restare continuamente legata al passato! Sono certo che troverai degli ottimi motivi per continuare a vivere!”

Antonia divincola le braccia dalla stretta di Sebastiano e grida: “ Le tue lezioni di vita non mi servono, ti ho detto di andartene!”

Sebastiano, tira un grosso sospiro: “Perché non provi a scrivere? So che ti piaceva inventare storie quando eri bambina ed abitavi coi nonni alla portineria….Ne inventavi di divertenti e poi le raccontavi all’uno o all’altro, seduta in giardino. Confesso che a volte mi fermavo ad ascoltarle senza farmi notare”.

Antonia lo fissa con aria truce: “Mi spiavi!”

Sebastiano: “Ma no! Non ti spiavo…E’ che mi piacevi, con quelle tue treccine che svolazzavano qua e là e il tuo modo di saltellare nel prato…Antonia…io….”

Fuori scena si sente suonare il campanello e poi la voce un po’ smorzata della nonna che invita qualcuno ad entrare.

Entrano nel soggiorno don Artemide e la sua perpetua Ermenegilda, accompagnati dalla nonna.

Nonna: “Cara, guarda chi è venuto a trovarti! Don Artemide ed Ermenegilda!”

Don Artemide, raggiunge Antonia a mani tese e la bacia su entrambe le guance: “Eccoti qui a casa per l’estate, finalmente!”

Poi si volta verso Sebastiano: “Ciao Sebastiano…Spero che tu non sia qui in veste di medico…” Si volta di nuovo verso Antonia e la guarda: “In effetti, Antonia mi sembra un po’ pallida!...Non ti senti bene, cara?”

Ermenegilda: “Oh beh, col dottore qui, l’Antonia è di certo in buone mani, va là!”

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Antonia, brusca: “Il dottore non è il mio medico curante….Anzi, se ne stava giusto andando!”

Nonna, in tono di rimprovero: “Antonia!”

Sebastiano: “No, no. E’ vero, signora Emilia…Stavo per andarmene…Devo accompagnare Aurora a ritirare le bomboniere per il suo matrimonio”.

Ermenegilda: “Ah già che quest’estate si sposa anche lei oltre alla Sara!” Poi guarda Antonia ed aggiunge: “E te, Antonia? Quando ti sposi?....Certo che se non metti su qualche chilo, non troverai mai marito!”

La nonna, Sebastiano e don Artemide si fissano imbarazzati per l’uscita di Ermenegilda.

Antonia: “Non ci tengo affatto a sposarmi!”

Don Artemide sdrammatizza e si rivolge alla perpetua: “”Hai sentito, Ermenegilda? Te e Antonia potete fondare il club delle single convinte e magari….il nostro bravo dottore potrebbe essere il terzo iscritto…Eh, Sebastiano che ne dici?”

In quel momento il cellulare di Antonia squilla e lei risponde: “Pronto? Sara? Sei ancora lì in cucina? E allora perché mi chiami al telefono? D’accordo arrivo! Si rivolge ai presenti e dice: “Scusatemi! Devo parlare un attimo di là con Sara….Torno subito!” Afferra il carillon e le lettere ed esce di scena.

Don Artemide, fissando Sebastiano con aria sorniona: “Allora, ragazzo mio…Sul serio…Vuoi iscriverti al club dell’Ermenegilda?”

Ermenegilda: “Quale club, don Artemide?”

Don Artemide, Sebastiano e la nonna ridacchiano.

Nonna: “Vieni, Ermenegilda, andiamo anche noi in cucina. Mi aiuti a preparare qualcosa di fresco da bere.  Lasciamo questi due uomini qualche momento da soli!”

Ermenegilda: “Sì, sì, ho ben capito che io e te, Emilia, siamo di troppo!...Andiamo, andiamo!”

                                                                                                                              

                                                                                                                                  

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La nonna e l’Ermenegilda escono di scena.

Don Artemide: “Allora, dottore…Tua madre mi ha detto che hai lasciato il posto alla clinica svizzera”.

Sebastiano: “Sì. E’ stata più che altro una scelta dettata dalla situazione a casa…Aurora, dopo il matrimonio andrà a vivere a Torino e da quando papà ha avuto l’infarto, mamma è diventata nervosa. Ho accettato un posto all’Ospedale maggiore di Milano…Comincerò a lavorare là dopo Ferragosto. Però, adesso mi chiedo se, ritornare in paese, sia stata una cosa saggia”.


Don Artemide: So che Antonia ti considera responsabile della morte del suo fidanzato. Me lo avevi detto tu…e me lo ha confermato anche lei. Adesso però sono passati alcuni anni…Prova a parlarle e…”

Sebastiano, interrompendolo: “Le ho già parlato. Le ho rivelato quello che a lei, don Artemide, avevo già raccontato subito dopo la morte di Amos”.

Don Artemide: “Era giusto che Antonia sapesse la verità, Sebastiano…Aveva il diritto di saperla, come tu avevi il diritto di discolparti ai suoi occhi. Però, vedo che dopo tanto tempo tu ti senti ancora responsabile della morte di Amos….Come ti ho già detto allora, è stato lui stesso, con le sue azioni, a decidere del proprio destino. Adesso potrete entrambi voltare pagina e vivere più sereni”.

Sebastiano: “Non ne sono così sicuro!”

Don Artemide: “Senti…La signora Spilli….sai…la pettegola del paese…sta dicendo in giro che domenica ti ha visto con una bella ragazza elegante”.

Sebastiano: “Ah, sì ! E’Melanie, una mia collega della clinica svizzera….E’ venuta a trovarmi….Lei vorrebbe che tra noi ci fosse qualcosa più che l’amicizia, ma io posso offrirle solo quella”.

Don Artemide: “Ma tu hai pensato di sposarti, prima o poi, o…sei contrario al matrimonio?”

Sebastiano: “Il matrimonio è fuori questione per me”.

              

                                                                                                                                   -23-

Don Artemide: “Come mai? Ad un tipo interessante come te, non mancheranno di certo le occasioni di sistemarsi…Ricordo bene che da ragazzino eri molto popolare qui in paese”.

Sebastiano, con tristezza: “Don Artemide….Ho dato il mio cuore ad una ragazza, tanti anni fa…e a lei è rimasto, anche se purtroppo, non sa proprio cosa farsene! Ho la certezza di non essere ricambiato…Ma non è giusto sposare qualcuno quando si ama qualcun altro, le pare?”

Don Artemide: “ Ma, senti, questa ragazza…. io la conosco?”

Sebastiano: “Sì, don. Credo proprio che lei sappia di chi sto parlando”.

In quel momento il cellulare di Sebastiano suona.

Sebastiano: “Pronto? Sì, Aurora. Sì, si,certo…Sto arrivando…Ci vediamo fra poco, ciao!”

Si rivolge al prete ed aggiunge: “Devo proprio scappare…Arrivederci!”

Mentre Sebastiano si dirige verso l’uscita, don Artemide gli dice: “Vieni a trovarmi uno di questi giorni in  parrocchia per approfondire l’argomento”.

Sebastiano: “Non mancherò!” Ed esce di scena.

Antonia rientra in soggiorno:“E’ solo, don Artemide? Oh! Finalmente se n’è andato!”

Don Artemide: “So che Sebastiano ti ha parlato!”

Antonia, brusca: “E’ un argomento  che preferirei evitare, se non le dispiace”.

E si siede sul divano. Poi aggiunge: “Non vuole sedersi?”

Don Artemide: “Ti, ringrazio, no. Preferisco stare in piedi…Vorrei solo dire una cosa…Poi non ne parleremo mai più! Va bene?”

Antonia: “Non si può proprio farne a meno?”

Don Artemide: “Ora che sai la verità sulla morte di Amos….”

                                                                   

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Antonia interrompendolo, in tono accusatorio: “Ma allora lei lo sapeva don?...Se lo sapeva, perché non mi ha detto nulla per tutto questo tempo?”

Don Artemide, imbarazzato: “Sebastiano si era confidato in confessione e lo sai che noi preti siamo obbligati a mantenere il segreto su tutto quello che ci viene rivelato nel confessionale”.

Antonia: “Mi sa che l’unica idiota che non sapesse nulla qui in paese ero io, allora!”

Don Artemide: “No, no….Posso assicurarti che, a parte me, solo le persone direttamente interessate conoscono la verità: Aurora, Sebastiano, i genitori di Amos e ora anche tu. Comunque….adesso che sai…perché non provi a considerare Sebastiano come un amico?...Potrebbe risultarne qualcosa di positivo”.

Antonia: “Mai!...E adesso mi scusi! Ho bisogno di uscire a prendere un po’ d’aria…Arrivederci!”
Si alza in piedi di scatto ed esce in fretta di scena.

La nonna, seguita da Ermenegilda, rientra in soggiorno portando un vassoio con una caraffa di tè freddo ed i bicchieri.

Nonna: “Ecco qua, appoggiamo tutto sul tavolino……ma Antonia, dov’è? L’ha lasciata qui da solo? E Sebastiano? Se n’è andato anche lui?...Forse sono usciti insieme?”

Don Artemide: “Purtroppo no, signora Emilia! Sebastiano aveva un impegno con sua sorella e Antonia è uscita a prendere una boccata d’aria….Sa, le ho suggerito di vedere Sebastiano come un amico”.

Nonna: “Sebastiano è un caro ragazzo…Gli ho chiesto di spiegarmi che cosa avesse mai detto a mia nipote per gettarla nella disperazione…Ho talmente insistito che mi ha raccontato la verità sulla morte di Amos…”

Don Artemide, interrompendola: “Ah, quindi adesso sa anche lei!”

Nonna, traendo un grosso sospiro: “Sì…Devo confessare che ho sempre avuto qualche riserva nei confronti di Amos…C’era qualcosa nel suo sguardo…Ma Antonia era talmente innamorata di quel ragazzo…”

                                                                                                                              

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Ermenegilda, curiosa si siede sul divano: “Posso sapere anche io questa verità sulla morte di Amos?”

Don Artemide: “Ermenegildaaa! Te pensa a pregare, va!”

Ermenegilda, stringendosi nelle spalle: “Beh, ma posso pregare lo stesso anche se mi dite cos’avete scoperto su Amos!”

Don Artemide: “Ermenegilda! Lascia perdere!”

Ermenegilda: “Va bene, va bene! Tenetevi pure questo segreto!”

Don Artemide: “Ecco, brava!  Andiamo ora, prima di sera ho ancora molto da fare!”E rivolgendosi alla nonna: “Mi tenga informato della situazione. Intanto io pregherò perché tutto si risolva per il meglio.”

In quel momento il campanello suona di nuovo; la nonna esce di scena per andare ad aprire; rientra accompagnata da una giovane donna.

                                                                 

Melanie rivolta alla nonna: “Scusi se non ho suonato al citofono, ma ho trovato il cancelletto del giardino aperto e sono entrata. Credo che questa sia la casa di Antonia, è esatto?”

Nonna: “ Sì Antonia vive qui, io sono sua nonna. Posso fare qualcosa per lei?”

Melanie:” Mi chiamo Melanie…Melanie De la Croix…..Avrei bisogno di parlare con sua nipote”.

Nonna: “Come vede, Antonia adesso non è qui…Se vuole lasciare detto qualcosa a me, glielo riferirò”.

Melanie, stringendosi nervosamente le mani: “Ecco…io sono un’amica di Sebastiano e…..”

Don Artemide, con aria di chi la sa lunga: “Ah sì, lei dev’essere la sua amica della clinica svizzera!” Le si avvicina e le porge la mano, sempre squadrandola attentamente: “Piacere, don Artemide….Pensi che io conosco quel caro ragazzo da quand’era bambino”.

                                                                                                                                

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Melanie stringe la mano del prete.

Don Artemide, con noncuranza: “E’ venuta anche oggi a trovare Sebastiano?…L’ha mancato per qualche attimo…Era qui poco fa e mi ha detto che è venuta in paese anche domenica”.

Melanie, sempre più nervosa: “No, no…Ecco, in realtà oggi io non l’ho visto…” E guardando verso la nonna: “Se mi dicesse dove posso raggiungere sua nipote, le sarei davvero grata”.

Nonna: “Purtroppo non lo so…E’ uscita per prendere una boccata d’aria…Ma mi dica, signorina, come conosce Antonia?”

Melanie: “In effetti, non la conosco…E’ solo che vorrei incontrare tutti gli amici d’infanzia di Sebastiano e….”

Ermenegilda, intromettendosi: “Oh, che bella cosa!”

Nonna, lancia un’occhiataccia a Ermenegilda e poi risponde: “Quand’è così signorina, posso dirle che ha sbagliato casa. E’ vero che mio marito ed io eravamo i portinai di villa Cervesi e mia nipote essendo orfana dei genitori, viveva con noi, ma Sebastiano e Antonia non erano certo amici…A stento si salutavano!”

Melanie, cercando di avere un contegno naturale: “Strano…Da quello che Sebastiano mi aveva detto a Zurigo, io credevo…pensavo…”

Nonna: “Che cosa pensava, signorina?”

Melanie, indietreggia di un passo: “Probabilmente ho capito male….Mi scusi…Buongiorno a tutti!”

Si volta velocemente ed esce di scena.

Don Artemide, guardando la nonna: “Sviluppo interessante! Non trova?”

Nonna, preoccupata: “Se Antonia non si sveglia dal suo letargo, penso che prima o poi perderà il treno!”

                                                                                                                                   

                                                                                                                               

                                                                                                                                

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Ermenegilda, confusa: “Che treno, scusate? Dove deve andare quella benedetta ragazza? E’ appena tornata a casa e vuole già andare via?”

Don Artemide, ridacchiando: “Oh, Ermenegilda! Sei una cara donna!” La prende sottobraccio ed aggiunge “Andiamo, va.. che siamo in ritardo!.. Questo pomeriggio ho un incontro con i chierichetti!”

Ermenegilda, protesta: “Ma non abbiamo neanche bevuto il tè!...E poi, non aspettiamo che torni Antonia? In fondo eravamo venuti a trovare lei!”

Don Artemide: “Certo, certo. Ma visto che se n’è andata…Torneremo un’altra volta”.

Ermenegilda: “Non capisco…Non possiamo aspettare che ritorni? Intanto beviamo il tè, no?”

Don Artemide: “D’accordo! E beviamoci questo tè!”


Nonna, porge il bicchiere al prete.

Don Artemide: “Comunque, signora Emilia, non si preoccupi…Antonia quel treno non lo perderà!...Ho avuto assicurazione di prima mano al riguardo: il treno aspetterà fino a quando lei non sarà pronta a prenderlo!”

Ermenegilda, spazientita: “Ma insomma? Mi volete dire sì o no di che treno stiamo parlando?”

Don Artemide e la nonna ridacchiano.

Il sipario si chiude.

 

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II  ATTO

Si apre il sipario.

Sara è seduta su di una panchina, nella piazza del paese e vede arrivare una donna: “Ciao Nerina! Hai cinque minuti per me?”

Nerina: “Ecco qua la futura sposina!...Certo, ho tutto il tempo che vuoi tesoro…Non preferiresti venire al mio bar? Ti offro un cappuccino, dai!”

Sara, nervosa: “No…Se non ti dispiace, preferirei parlarne qui…Non vorrei farmi sentire da altri e il tuo bar è sempre affollato!”

Nerina, sorpresa: “Santo cielo! Mi stai facendo preoccupare…Di che cosa si tratta mai?”

Sara: “Avrei bisogno di informazioni”.

Nerina ancora più confusa: “Informazioni? Da me? E di che genere scusa?”

Sara: “Su alcune persone che abitavano qui in paese! Conosci tutti!”

Nerina: “Parola mia, ragazza. E’ una richiesta alquanto strana per una persona che si sposerà a fine luglio! Dovresti piuttosto essere impegnata a preparare la tua nuova casa…Se non sbaglio, tu ed Orlando avete comprato la villetta della signora Lietti, vero?”

Sara: “Ecco, appunto! La signora Lietti…E’ a causa sua se ho bisogno di informazioni!...Ti prego, Nerina! Tu hai sempre abitato qui in paese anche in tempo di guerra! Conosci tutti!”

Nerina protesta: “Ma ai tempi della guerra io ero una bambina!”

Sara: “E sono certa che eri una bambina sveglia…Hai conosciuto un certo dottor  Savieri e sua sorella?”

Nerina ridacchiando: “Tutti qui in paese li hanno conosciuti! Non se ne sono andati più neanche dopo la  fine della guerra!  Si sono stabiliti qui!  Lui ha preso il posto del

                                                                                                                                

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dottor Lietti che purtroppo è morto al fronte!”

Sara, sorpresa: “Dici sul serio? I Savieri non sono più ritornati a Milano?”

Nerina: “No, erano orfani e a quanto si diceva, non avevano altri parenti a Milano… E poi si sono sposati qui tutti e due…”

Sara: “Davvero?”

Nerina, in tono sognante: “ Oh, sì…. Proprio da Alice Dentelli lui ha ereditato quei magnifici occhi e quel portamento così elegante!”

Sara: “Di chi cavolo stai parlando?”

Nerina, come fosse la cosa più ovvia del mondo: “Ma di Sebastiano Cervesi, che diamine!”

Sara sussulta: “No scusa. Adesso devi spiegarmi cosa c’entra Sebastiano Cervesi con Alice Dentelli!”

Nerina: “Ma come? Alice Dentelli è la nonna materna di Sebastiano!”

Sara: “E Alice Dentelli ha sposato il dottor Savieri?”

Nerina: “Ma sì!”

Sara: “Quindi se lei è la nonna di Sebastiano…il dottor Savieri….è suo nonno?”

Nerina: “ Ovvio, no?”

Sara, scossa, ma cercando di apparire naturale: “Ah! Bene, grazie infinite, Nerina!”

Nerina: “Tutto qui quello che volevi sapere?”

Sara: “Sì. Tutto qui, grazie”.

Nerina: “E come mai avevi bisogno di queste informazioni?”

    

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Sara: “Oh beh…. Semplice curiosità, niente d’importante….Davvero!”

Nerina, squadrando Sara: “Sei sicura? Perché a me sembri un po’ sconvolta!”

Sara: “Ma no! Ma, no….Nerina, va’ pure! Ciao e grazie!”

Nerina: “Chi ti capisce…Comunque, ciao!...Se vuoi sapere altro, sai dove trovarmi!”

Sara: “Certo, certo!”

Nerina esce di scena.

Sara, agitata: “E adesso cosa faccio?”

La nonna fa il suo ingresso sul palco con una borsa della spesa tra le mani.

Sara l’avvista e la chiama: “Presto, signora Emilia, venga qua!”

La nonna raggiunge Sara e sedendosi accanto a lei sulla panchina, la fissa preoccupata: “Che cos’hai Sara? Hai una faccia! Non ti senti bene?”

Sara: “No…Cioè…sì….Sì mi sento bene….Ma ho scoperto qualcosa di grave….”

Nonna: “Oh mio Dio! Non mi dire che è successo qualcosa al tuo fidanzato!”

In quel momento, dietro di loro entra in scena l’anziano ingegner Avanzi che si siede, non visto, su di un’altra panchina alle spalle delle due donne e si mette a leggere il giornale.

Sara: “No, no! Orlando sta bene…Oh cielo! Da dove cominciare….Ecco sì, allora: mentre riordinavo la soffitta per portare via tutte le cose della signora Lietti ho trovato un carillon che cadendo ha rivelato un cassettino segreto. Dentro c’erano delle sue lettere”.

Nonna: “Non dirmi che le hai lette?”

Sara: “Sì…L’ho fatto!”

                                                                                                                              

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Nonna: “Oh cara! Sei Stata molto indelicata!”

Sara, permalosa: “Anche lei mi sgrida! Ho capito da chi ha preso Antonia!...In ogni caso le lettere erano aperte! Se fossero state in buste sigillate, le avrei lasciate stare!”

Nonna obietta: “Se la signora Lietti avesse voluto che qualcuno leggesse le sue lettere, non le avrebbe nascoste in uno scomparto segreto di un carillon! Non credi?”

Sara, in tono secco: “Non è colpa mia se la figlia della signora Lietti non ha voluto svuotare la casa di sua madre prima di venderla a me ed Orlando!”


Nonna traendo un sospiro: “Beh, ormai le hai lette, ma perché sei così preoccupata? Che cosa mi volevi chiedere?”

Sara: “Vorrei parlarle del contenuto di quelle lettere perché….”

Nonna interrompendola bruscamente: “Ah questo poi no, eh! Sicuramente parlano di cose personali della signora Lietti e inoltre ribadisco che se le ha nascoste, forse non voleva che fossero trovate…. Disseppellire cose passate spesso può causare pene e dolori inutili. Ascolta il consiglio di una vecchietta, cara! Prendi una bella busta grande, mettici dentro le lettere e spedisci il tutto alla figlia della signora. Saprà lei cosa farne. Tu pensa solo ad organizzare bene il tuo matrimonio!”

Sara, scuote il capo: “Non posso farlo. In quelle lettere c’è un’informazione grave che riguarda la figlia della signora Lietti e non so se quella poveretta ne è al corrente…Se non lo fosse, la cosa potrebbe sconvolgerla….”

Nonna, in tono grave: “Vedi cosa si ricava a leggere la posta altrui?...Senti, consegna le lettere a don Artemide. Lui le leggerà e deciderà il da farsi”.

Sara: “Sì…forse è una buona idea!”

Nonna, dando un buffetto sulla mano di Sara: “Ma certo, mia cara, credimi! E’ la mossa migliore da fare!”.

Sara: “Prima però devo dirle una cosa su quelle lettere!”

Nonna: “Ancora? Ti ho già detto che io non voglio sapere niente!”

                                                                                                                              

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Sara, protesta: “ Ma è qualcosa che la riguarda personalmente! In una di quelle lettere la signora Lietti dice di avere subito una violenza sessuale dalla stessa persona che poi ha abusato anche di Ernesta Moneri che, se non sbaglio, signora Emilia, era sua sorella”.

Nonna alzandosi bruscamente dalla panchina: “Basta Sara! Non una parola in più su mia sorella! Sono passati tanti anni ed ancora faccio fatica ad accettare il fatto che si sia suicidata!”

Sara, insistente: “ Mi ascolti, non è finita qui, purtroppo! Nella lettera c’è scritto anche che questo loro violentatore si è poi fidanzato con Alice Dentelli che è la nonna materna di Sebastiano Cervesi!”

Nonna, arrabbiata: “Sara, cosa ti stai inventando? Alice Dentelli si è fidanzata e poi sposata con il dottor Savieri che era un uomo splendido! Qualunque cosa tu creda di aver scoperto su di lui, è falsa! Credimi! Io l’ho conosciuto personalmente! Aveva un carisma particolare nel curare i malati…Li curava non solo nel corpo, ma anche nello spirito!”

Sara: “La signora Lietti dice proprio che il violentatore era un tipo a modo, uno insospettabile!”

Nonna: “Basta, Sara! Insomma, taci! Fa’ come ti ho detto: consegna le lettere a don Artemide. Ti saluto….Ciao!”

La nonna esce di scena a testa bassa e con passo stanco.

Sara resta seduta sulla panchina con aria pensierosa.

L’ingegner Avanzi si alza dall’altra panchina e raggiunge Sara, fermandosi di fronte a lei”.

Ingegner Avanzi: “Buongiorno, signorina”.

Sara sussulta ed alza la testa per guardare l’uomo. “Mi ha fatto spaventare!”

Ingegner Avanzi: “Mi  scusi….”

Sara: “Lei è l’ingegner Avanzi, vero?”

                                                                                                                  

                                                                        

                                                                                                                                 

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Ingegner Avanzi: “Sì…Bella giornata, oggi…Speriamo che sia altrettanto bella per il giorno del suo matrimonio…Ho saputo che si sposerà a fine mese”.

Sara: “Già…Posso fare qualcosa per lei?”

Ingegner Avanzi, sedendosi accanto a lei sulla panchina: “Ho sentito dire che le interessa molto avere informazioni sul dottor Savieri ed Alice Dentelli”.

Sara, infastidita, scostandosi un poco da lui: “Lei come lo sa, scusi?...Ha per caso origliato la mia conversazione di poco fa con la signora Emilia?”

Ingegner Avanzi sorridendo: “Su, su! Origliare! Che parola grossa! Ero seduto sull’altra panchina e non ho potuto fare a meno di sentirvi!”

Sara sentendosi a disagio, vuole tagliare corto ed andarsene di lì: “Mi scusi, ma ora devo andare!”

Ingegner Avanzi, come parlando a se stesso: “Alice Dentelli era una donna stupenda! Per qualche tempo, durante la guerra, sono stato fidanzato con lei! Poi mi ha preferito quel perfettino del dottor Savieri! Lei non era di una bellezza classica, ma non passava certo inosservata, proprio come la sua amica Antonia, sa signorina? Entrambe hanno qualcosa di speciale!”

Sara spaventata, fa per alzarsi, ma l’ingegner Avanzi, dopo essersi guardato intorno ed aver visto che la piazza è vuota, estrae dalla tasca della giacca una boccetta che spruzza in faccia a Sara.

Sara si accascia sulla panchina, non perde conoscenza, ma resta intontita abbastanza da rimanere inerme nelle mani dell’uomo.

Ingegner Avanzi: “Mi spiace, mia cara. Non dovevi ficcare il naso in faccende che non ti riguardano! Adesso da brava verrai con me. Mi darai quelle lettere e poi ti concederò il riposo eterno!” La fa alzare dalla panchina e mettendole un braccio attorno alla vita la conduce via con sé fuori di scena.

Appena loro escono, in scena entra Orlando.

Orlando, con il cellulare all’orecchio, cammina avanti e indietro nei pressi delle pan-

                                                                                                                                 

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chine: “Vorrei proprio capire perché diavolo non risponde al telefono! Scommetto che sta spettegolando con Antonia e non sente minimamente la suoneria! Eppure dovevamo incontrarci qui!”

Anche Antonia fa il suo ingresso in scena, camminando lentamente e a capo chino.

Orlando la vede e le va incontro: “Antonia! Ma…Sara non è con te?”

Antonia, fissandolo sorpresa: “Ciao Orlando! No. Perché? Non la vedo da ieri!”

Orlando in tono preoccupato: “Ci siamo dati appuntamento qui per fare colazione nel bar di Nerina, prima andare a ritirare il vestito da sposa. Confesso che incomincio a preoccuparmi perché Sara ha i suoi difetti, ma non pecca certo in puntualità!”

Antonia: “Hai ragione…Naturalmente avrai provato a chiamarla sul cellulare, vero?”

Orlando le mostra il cellulare che ha in mano. “Risponde sempre la segreteria telefonica!”

Antonia: “Hai chiamato anche sua madre a casa?”

Orlando: “Sì. Ha detto che è uscita da circa mezz’ora e che probabilmente era venuta da te!”

In quel momento il cellulare di Orlando suona.

Orlando sollevato: “Ah, forse è lei. Poi fissa il display del telefonino ed aggiunge: “Sì, finalmente!”

Antonia, con una certa urgenza nella voce: “Beh, rispondi! Cos’aspetti?”

Orlando: “Pronto, Sara, dove sei finita?”

Segue qualche attimo di silenzio e poi il cellulare sfugge di mano ad Orlando e lui si lascia cadere sulla panchina prendendosi il volto tra le mani.

Antonia, spaventata lo scuote ad una spalla: “Orlando? E’ successo qualcosa a Sara?”

                                                                                                                               

                                                                                                                                   -35-

                                       

Parla, per favore!”

Orlando: “Era una voce d’uomo…Diceva che ha rapito Sara e farneticava riguardo a delle lettere che vuole che gli vengano consegnate se voglio rivederla viva!”

                                                                                                                      

Antonia: “Mio Dio!” E si lascia cadere sulla panchina, accanto ad Orlando.

Orlando, come preso da un’idea improvvisa: “Tu ne sai qualcosa di queste maledette lettere? Sara si è confidata con te? Cos’hanno di così importante da spingere quest’uomo ad un rapimento?”

Antonia, in tono agitato: “Sì…Le ha trovate in un cassettino nascosto di un carillon, nella soffitta della vostra futura casa…Le lettere sono state scritte dalla signora Lietti e parlavano di un uomo che durante la seconda guerra mondiale si è approfittato di lei mettendola incinta…e, probabilmente ha usato violenza anche alla sorella di mia nonna”.

Orlando, scosso: “E in queste lettere, la signora fa anche il nome di questo vigliacco?”

Antonia: “Purtroppo no…Dice solo che era un uomo che si presentava bene, che aveva bei modi…Uno di cui apparentemente ci si poteva fidare!”

Orlando: “Quindi, se questo tizio, ha commesso questi abusi negli anni della seconda guerra mondiale, adesso sarà quanto meno vicino agli ottant’anni…Chi diamine può essere?...Beh, io corro subito alla caserma dei carabinieri! Non bisogna perdere tempo”.

In quel momento, Nerina entra in scena.

La donna lo raggiunge: “Ecco qua il futuro sposo…Ho visto giusto poco fa la tua futura dolce metà e…”

Orlando, interrompendola: “Sara è stata rapita! Devo avvisare i carabinieri! Scusatemi” E corre via.

Nerina, facendosi il segno della croce:” Gesù, Giuseppe e Maria!”

                                                                                                                                                                                             

                                                                                                                                  -36-

Antonia, gli grida dietro: “Se hai bisogno, chiamami sul cellulare!” Poi si rivolge a Nerina: “Hai detto di aver visto Sara poco fa? Hai notato se per caso ha parlato con qualcuno di sospetto o….”

Nerina: “Ma no…Quando le ho parlato io, qui in piazza eravamo sole…”.

Antonia, intromettendosi: “Ti ha accennato ad alcune lettere che ha trovato?”

Nerina: “Lettere? Santo cielo, no!...Però mi ha chiesto informazioni sul dottor Savieri e sua sorella, che negli anni della seconda guerra mondiale sono scappati da Milano bombardata e sono venuti a stare qui!”

Antonia con urgenza: “Nerina, parlami di questi due, per favore!”

Nerina: “Anche tu? Ma perché tutto questo interesse per il dottore e la sorella?”

Antonia: “Ti prego, Nerina! E’ importante! Dimmi che cos’hai detto a Sara!”

Nerina, alzando le mani in segno di resa: “Va bene! Va bene!...Le ho detto che il dottor Savieri ha preso il posto del dottor Lietti che è morto in guerra….Sia il dottor Savieri che la sorella non sono più tornati a Milano perché hanno sposato delle persone qui in paese…Però, adesso che ci penso, Sara mi è sembrata molto preoccupata quando le ho spiegato che il dottore ha sposato Alice Dentelli che è la nonna materna di Sebastiano Cervesi!”

Antonia, alzandosi di scatto dalla panchina: “Che cosa??? Davvero il dottor Savieri ha sposato Alice Dentelli?”

Nerina, confusa: “Ma si! Che cosa c’è di strano?...Alice era una bellissima ragazza….Sebastiano Cervesi ha ereditato da lei la sua bellezza!”

Antonia, quasi più parlando a se stessa: “Sebastiano è suo nipote…Dio che orrore!”

Nerina, ancor più confusa: “Orrore? Perchè? Antonia, spiegati, per favore!”

Prima che Antonia, possa rispondere, Sebastiano entra in scena con un mazzo di fiori

in mano.

                                                                                                                               

                                                                                                                                

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Antonia, vendendolo, si scaglia contro di lui, e lo aggredisce: “Sara è nei guai a causa di tuo nonno, il violentatore!”

Sebastiano fissa Antonia, sorpreso: “Ma di cosa stai farneticando, Antonia?”

Antonia gli dà un colpo sulla mano facendogli mollare il mazzo di fiori che cade a terra: “Sto parlando di tuo nonno, il dottor Savieri, che ha usato violenza sulla signora Lietti!”

Sebastiano Cervesi, senza però perdere la calma: “Mio nonno è morto quando io avevo tre anni! Mi vuoi spiegare perché gli muovi un’accusa così grave? E poi, sbaglio o hai detto che Sara è stata rapita?”

Antonia, sempre più arrabbiata: “Tu sai qualcosa, dillo!”

Sebastiano, in tono preoccupato: “Io non so proprio niente…Sono solo andato a comprare dei fiori per mia madre perché oggi è il suo compleanno! Mi volete spiegare questa storia del rapimento, per cortesia? Vorrei aiutarvi, se mi è possibile! E poi, qualcuno ha avvisato i carabinieri?

Nerina: “Certo! Orlando è andato in caserma…Però, anch’io voglio aiutare! Cosa facciamo?”

Ecco che entra in scena anche don Artemide che, vedendo il gruppo, esclama gioviale: “Ma guarda qua che bella combriccola!”

Nerina, afferrando il prete per un braccio: “Don Artemide! Sara è stata rapita!”

Don Artemide, facendosi serio: “Che cosa? Dici davvero?”

Antonia: “Sì…Sara ha trovato delle lettere della signora Lietti in cui la donna affermava che un uomo del paese, un uomo apparentemente per bene, ha usato violenza sia a lei che alla sorella di mia nonna…In quelle lettere, la signora Lietti diceva che quest’uomo poi si è fidanzato con Alice Dentelli. Ciò detto lancia un’occhiataccia a Sebastiano ed aggiunge: “Alice Dentelli ha poi sposato il dottor Savieri che è il nonno di questo bel tipo qua!...Come ci si sente ad essere il nipote di

un violentatore?”

                                                                                                                                

                                                                                                                                                                                 

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Sebastiano, dispiaciuto, ma sempre calmo, rivolto ad Antonia: “Sono sicuro che ci deve essere un malinteso di qualche genere. Mio nonno era una persona per bene…Puoi chiedere a chiunque qui in paese!”

Nerina, intervenendo: “Sì, lo posso confermare! Era un bravissimo dottore!”

Don Artemide si schiarisce la gola: “Nerina, ha ragione, Antonia…Non so come l’equivoco possa essere sorto perché non ho visto quelle lettere, ma…io ho raccolto la confessione della signora Lietti pochi giorni prima che morisse! Mi ha narrato la sua storia e così ha confermato il sospetto che io avevo nei confronti del presunto suicidio della sorella di tua nonna….Non è stato un suicidio, sai? E’ stato un omicidio commesso dalla stessa persona che ha usato violenza sia a lei che alla signora Lietti. La povera donna ha anche scritto tutto in una lettera che mi ha consegnato, in modo che potessi rivelare il nome del colpevole, qualora ce ne fosse stato bisogno, senza tradire il segreto della confessione! Vado subito in canonica a prendere la lettera per consegnarla ai carabinieri! Spero che questo aiuterà a ritrovare Sara presto”. Ciò detto se ne va in fretta.

Antonia incontra lo sguardo grave di Sebastiano e fa involontariamente un passo indietro. Poi, rivolta a Nerina: “Tu, che a quei tempi vivevi in paese, hai idea di chi possa essere allora questo violentatore che adesso ha rapito Sara?...Se all’epoca della seconda guerra mondiale era un uomo giovane e non è andato in guerra, probabilmente doveva avere qualche problema di salute come il dottor Savieri che la signora Lietti aveva detto essere zoppo!”

 Nerina riflette per qualche attimo e poi esclama: “Ma sì!...L’ingegner Avanzi!”

Antonia e Sebastiano esclamano increduli: “L’ingegner Avanzi?”

Sebastiano: “Adesso mi ricordo! Nonna Alice mi ha raccontato una volta che prima di sposare mio nonno era stata fidanzata proprio con un certo ingegner Avanzi che però poi ha lasciato!” Guarda Antonia ed aggiunge: “Allora quando la signora Lietti parlava del fidanzato di mia nonna, probabilmente si riferiva all’ingegnere!”

Nerina: “Sì…E’ l’unico che mi viene in mente che durante la guerra è rimasto a casa perché, se non ricordo male, aveva una brutta asma ed era stato esonerato dal servizio militare!”

                                                        

                                                                                                                                                                                           

                                                                                                                                   

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Antonia, leggermente scettica: “Ma è stato una vita all’estero! E’ tornato in Italia solo qualche mese fa!”

Don Artemide rientra in scena con una busta in mano e Nerina lo ferma.

                                                                                                                              

Nerina: “Don Artemide! Aspetti un attimo! Vengo anch’io dai carabinieri perché, parlando adesso con Antonia e Sebastiano, mi è venuto in mente che l’uomo di cui si parla nella lettere ritrovate e che ha rapito Sara potrebbe essere l’ingegner Avanzi che al tempo della guerra è rimasto in paese e Sebastiano si è ricordato che sua nonna era stata fidanzata con lui per qualche tempo!”

Don Artemide annuisce: “Sì, è proprio così. L’inverno scorso, la signora Lietti mi ha rivelato l’identità del suo aggressore che ha poi confermato in questa lettera che sto per consegnare ai carabinieri. Così, quando l’ingegner Avanzi è tornato in paese, sempre accompagnato dalla sua asma, da cui peraltro non è guarito, l’ho tenuto d’occhio perché anche se è ormai anziano, come dice il proverbio, il lupo perde il pelo ma non il vizio….Fino ad oggi però, si era comportato correttamente”.

Sebastiano, con urgenza: “Forza, don! Corra dai carabinieri. Non perdiamo altro tempo!”

Don Artemide: “Certo! Poco fa, dal telefono della canonica ho già comunicato loro il nome del sospetto e adesso vado a consegnare la lettera. Ho molta fiducia nel maresciallo. Confido in lui. Ha una buona squadra…Riusciranno a trovare Sara e liberarla!” E facendo un cenno del capo saluta i presenti ed esce in fretta di scena.

Antonia, sconsolata: “Glielo avevo detto! Lo avevo detto a Sara di consegnare quelle lettere a don Artemide. Non mi ha ascoltato…Deve sempre fare di testa sua!” E scoppia in singhiozzi, girando le spalle agli altri.

                                                                                                                          

Sebastiano le si avvicina e le appoggia una mano sulla spalla, ma lei si scosta bruscamente.

Sebastiano guarda Antonia piangere in silenzio e raccoglie il mazzo di fiori da terra, fissandolo con tristezza.

Nerina: “Quella povera ragazza! E pensare che deve sposarsi a fine mese! Non mi resta che pregare!” Estrae un rosario di tasca e si siede sulla panchina.

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Entrano in scena la nonna ed Ermenegilda.

Antonia, corre incontro alla nonna e le si getta tra le braccia. “Nonna!”

Nonna: “Ermenegilda è venuta ad avvisarmi a casa. Ero molto preoccupata! Perché non mi hai risposto al telefono? Temevo che avessero rapito anche te e sono venuta subito a cercarti!”

Ermenegilda alzando le mani al cielo: “Un rapimento proprio qui nel nostro paesetto! Il mondo sta impazzendo, dico io!”

Nonna, scostando da sé Antonia: “Allora, si sa qualcosa di nuovo?”

Antonia: “Pare che sia stato l’ingegner Avanzi a rapire Sara”.

Nonna, incredula: “Che cosa? L’ingegner Avanzi?”

In quel momento, il cellulare di Antonia suona e lei risponde: “Pronto, Orlando?....Oh, Dio è salva, davvero?...Dove? Nella casa dell’ingegnere? Come? L’aveva rinchiusa nello scantinato?...E lui l’hanno preso?”

Poi riferendo agli altri ciò che ascolta: “E’ morto...gli ha sparato un carabiniere perché era armato ed ha opposto resistenza”.

Nerina ed Ermenegilda si guardano e si fanno il segno della croce.

Gli altri ascoltano in silenzio.

Antonia: “Come dici? La portano in caserma? Sì, sì, vengo subito lì. Ciao. Arrivo”.

Chiude il cellulare e si rivolge alla nonna: “Devo andare da lei! Sara per me è come una sorella e se l’avessi persa…”

Nonna: “Ti accompagno, cara! Sei troppo sconvolta per andare là da sola!”

Ermenegilda: “Vengo anch’io con voi. Don Artemide è già là!”

Anche il cellulare di Sebastiano suona e lui risponde: “Come, mamma? Papà ha sentito del rapimento e si sta agitando? No, tranquillizzalo. La ragazza è stata ritrova-

                                                                                                                                  

                                                                                                                              -41-

vata sana e salva. Arrivo subito a casa!”

Antonia la nonna e Ermenegilda salutano e se ne vanno.

Sebastiano fa per andarsene a sua volta, ma Nerina lo afferra per un braccio: “Dottore, scusa se m’intrometto, ma visto che con Sara tutto è andato per il meglio, devo proprio farti una domanda! Cos’aspetti a dichiararti ad Antonia? Si vede lontano un chilometro che sei innamorato di lei!”

Sebastiano trae un grosso sospiro: “Bene! A quanto vedo, il mio è il cosiddetto segreto di Pulcinella!...Comunque, Antonia non mi vuole!...Non si può imporsi ad una persona!”

Nerina, scuote il capo: “Beata gioventù!...Se avessi una quarantina d’anni di meno, io ti vorrei, eccome!”

Sebastiano ride suo malgrado.

Nerina, afferrando una mano di Sebastiano: “Pregherò per voi due! Farò la novena a Santa Rita, la Santa delle cause impossibili!...Vedrai che mi ascolterà!”

Sebastiano, stringe la mano della donna tra le sue, commosso: “Grazie, Nerina! Sei una brava donna!”

Il sipario si chiude.

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III  ATTO

Antonia siede sul divano di casa. Entra la nonna con una borsa della spesa in mano ed un’espressione sconvolta sul volto. Lascia cadere a terra la borsa e corre al divano sedendosi accanto ad Antonia e prendendole le mani tra le sue.

Antonia, preoccupata: “Nonna cosa succede?”

La nonna scuote il capo ma non parla.

Antonia, ancora più preoccupata: “ Nonna santo cielo, parla! Mi stai davvero facendo spaventare! Cosa c’è?”

Nonna, a fatica: “Un….un tifone….laggiù nelle Filippine!”

Antonia si alza in piedi di scatto e ripete: “Nelle Filippine?”

Nonna: “Sì!”

Antonia, torcendosi le mani, ma voltando le spalle alla nonna: “E Sebastiano?”

La nonna tace.

Antonia, voltandosi verso di lei, brusca: “Insomma, parla! E’ morto vero?”

Nonna, fissando Antonia desolata: “No…Almeno, ancora non si sa!...Con altri colleghi di ‘Medici senza frontiere’ era partito in jeep per visitare vari villaggi ad una ventina di chilometri dal campo base… Sulla zona si è abbattuto un violento tifone. Quelli rimasti al campo hanno tentato di chiamarli coi telefoni satellitari, ma non sono riusciti a mettersi in contatto…Non danno più notizie da tre giorni, ormai…Naturalmente li stanno cercando, ma…”

Antonia lasciandosi ricadere sul divano: “Ti ricordi, nonna, quel giorno, l’anno scorso, quando Sebastiano è venuto qui a parlarmi delle circostanze della morte di Amos?”

Nonna, annuendo:” Sì, come posso dimenticarmene?”

                    

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Antonia: “Quel giorno gli ho detto che avrei voluto morire e lui mi ha risposto che non dovevo dire una cosa simile e che avrebbe voluto morire al posto mio…Forse, è stato preso in parola da qualcuno ‘Lassù’!”

E si nasconde il volto tra le mani singhiozzando.

Nonna, mettendo un braccio attorno alle spalle di Antonia: “Don Artemide sta organizzando dei gruppi di preghiera!”

Antonia, riscuotendosi: “Fino a quando non ho saputo la verità su Amos, nonna, io non ho potuto vedere Sebastiano per quello che era: un uomo meraviglioso, generoso, forte….Darei qualsiasi cosa per far cambiare l’espressione triste dei suoi occhi meravigliosi….Ma adesso è troppo tardi!” E scoppia di nuovo in singhiozzi.

Prima che la nonna possa ribattere suona il campanello; la nonna esce di scena per andare ad aprire e rientra accompagnata da un uomo.

Nonna: “Antonia, guarda, c’è il padre di Amos.” E poi rivolgendosi all’uomo: ”Siamo sconvolte….abbiamo appena ricevuto una terribile notizia e….. ”

Papà di Amos, interrompendola: “Sì, avete saputo di Sebastiano Cervesi”.

Antonia, con voce stanca: “Se è davvero morto è stato per colpa mia!”

Nonna: “Non dire così, tesoro! Non è vero! E’ colpa di quel tifone!”

Antonia: “Se non fosse stato per tutto quell’odio che gli ho riversato contro quando è ritornato in paese l’anno scorso, non si sarebbe trasferito a Milano e, soprattutto, non si sarebbe offerto di andare nelle Filippine per tre mesi, quando suo padre si è da poco ripreso da un nuovo attacco cardiaco!”

Papà di Amos, tossicchiando: “Appena ho saputo del tifone, ho capito che dovevo venire qui a parlarti, Antonia… E’ arrivato il momento in cui è giusto che tu sappia alcune cose”.

Nonna, rivolta all’uomo:” Le spiacerebbe rimandare ad un altro momento, signor Francesco?... Siamo veramente angosciate…”

Antonia, interviene: “No. Nonna…Lascia che parli…Tutto pur di distrarmi da questi

                                                                                                                                                                                   

                                                                                                                                 -44-

momenti terribili!”

Nonna: “Posso rimanere anch’io?”

Papà di Amos: “Se Antonia è d’accordo, non ho niente in contrario…So che siete due persone discrete e terrete per voi quel che vi dirò!”

Antonia: “Sì, sì, certo!...Si accomodi”.

Il papà di Amos, prende una sedia del tavolo e si accomoda: “Ecco…allora, innanzitutto devo dirvi che l’ingegner Avanzi….quello che ha rapito Sara, l’anno scorso, era lo zio di mia moglie!”

La nonna sussulta.

Antonia, incredula: “Che cosa?”

Papà di Amos: “Sì…Come già saprete, durante la guerra lui era rimasto qui in paese perché aveva una brutta asma invalidante perciò aveva campo libero con tutte le donne che erano rimaste sole perché i loro mariti, fratelli, padri erano al fronte”.

Antonia: “Incredibile! L’ingegner Avanzi era parente di Amos!”

Nonna: “Quell’uomo sembrava così per bene!”

Papà di Amos: “Purtroppo era solo apparenza!...Sai, Antonia…So che è brutto dirlo da parte di un padre….e io volevo bene a mio figlio…molto bene…ma credo che Amos stia meglio dov’è ora…Quel…disturbo….cioè…l’insidiare le donne…era un disturbo ereditario…Amos era come suo zio!”

Antonia si nasconde il volto tra le mani.

Nonna: “Mio Dio!”

Papà di Amos: “Sebastiano mi ha detto di averti riferito cos’è successo il giorno della morte di mio figlio…Voglio dire…della sua aggressione ad Aurora…”

La nonna tira un grosso sospiro.

                                                                                                                                 -45-

Antonia: “Sì, Sebastiano me ne ha parlato!”

Papà di Amos si schiarisce la voce: “Antonia…purtroppo devo dirti qualcosa che  temo sarà anche più doloroso!”

Nonna: “Ma…signor Francesco, non so se sia il caso…Adesso abbiamo già la preoccupazione per la sorte di Sebastiano e…e io dovrei dare ad Antonia una lettera che lui ha scritto e mi ha lasciato prima di partire per le Filippine dicendomi di consegnargliela se gli fosse successo qualcosa…Come se avesse avuto un presentimento, povero caro!”

Antonia, fissa la nonna: “Hai una lettera di Sebastiano? E dov’è?”

Nonna: “E’ di là in camera mia. Nel cassetto del mio comodino!”

Papà di Amos: “No! No! Un attimo, per favore…Prima di leggere quella lettera, io devo scaricare questo peso che ho sulla coscienza dal giorno della morte di Amos!”

Antonia, stancamente: “Va bene! Allora parli!”

Papà di Amos: “Saprete certo che lo scorso anno anche mia moglie è morta e io sono rimasto solo”.

Antonia annuisce.

Nonna: “Sì, l’ho saputo, ma non sono riuscita a venire al funerale”.

Papà di Amos: “Quest’inverno ho incontrato la figlia della signora Lietti che adesso abita anche lei a Milano…Abbiamo cominciato a frequentarci…E’ una donna gentile, intelligente, di bell’aspetto…ma sul volto aveva sempre un’espressione triste”.

                                                                                                                

Nonna: “Eh, sì…Sono sempre state lei e la sua povera mamma e adesso che l’anziana donna è morta…”

Antonia intromettendosi: “Ti prego nonna, lascia parlare il signor Francesco!”

Nonna: “Sì, sì. Certo!”

        

                                                                                                                                 

                                                                                                                                 

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Papà di Amos: “Quando ha saputo della morte dell’ingegner Avanzi e delle circostanze in cui è avvenuta, la figlia della signora Lietti è sbiancata visibilmente e mi ha confessato che quell’uomo era suo padre”.

Antonia: “Sì, la signora Lietti l’aveva scritto in una delle lettere che Sara ha trovato in un carillon quando sgomberava la soffitta della casa”.

Nonna: “Che malvagità, tutta in un solo uomo, vero?”

Papà di Amos: “Sì. La signora Lietti, scoperta la gravidanza aveva deciso di scrivere un’ ultima lettera a suo marito spiegandogli tutto. Gliel’ avrebbe consegnata con le altre una volta tornato a casa alla fine della guerra, lasciando a lui la scelta se rimanere o no con lei visto ciò che era successo. Ma poi ricevette la comunicazione della sua morte al fronte”.

Antonia: “Poveretta!”

Papà di Amos: “Già! Come potete capire, era disperata e si confidò con il dottor Savieri che aveva imparato ad apprezzare da quando era ospite con la sorella in casa sua. Lui si offrì di sposarla subito così da far credere che il bambino che poi sarebbe nato, fosse suo”.

Antonia, stupita: “Quindi il dottor Savieri era davvero un uomo di valore!...E io che in un primo tempo avevo pensato fosse lui il violentatore!”

Nonna: “Il dottor Savieri era un’ottima persona, Antonia. Se lo avessi conosciuto, avresti capito che non poteva esserlo!”

Papà di Amos: “E’ vero…Lo diceva anche mia moglie che il dottore era proprio bravo!...Comunque, la signora Lietti non accettò che il dottore sacrificasse il suo futuro per lei e per la creatura che portava in grembo. Il dottore voleva denunciare l’ingegnere  ai carabinieri. Lui però era già partito e aveva fatto perdere le sue tracce, non aveva lasciato nessun indirizzo ai suoi di casa, forse proprio per non essere più rintracciabile”.

Antonia: “Che vigliacco! E che scusa aveva preso per non lasciare l’indirizzo ai familiari, scusi?”

Nonna: “In effetti…Non è normale che uno se ne vada senza lasciare  un  recapito ai

                                                                                                                              

                                                                                                                              

                                                                                                                               

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parenti!”

Papà di Amos: “La madre di mia moglie…mia suocera insomma, era la sorella dell’ingegner Avanzi e  aveva dei sospetti sulle viziose tendenze del fratello…Quindi lo teneva d’occhio…Un giorno lo vide intrattenersi con…con sua sorella, signora Emilia”.

Nonna, interrompendolo: “Come? Quella donna lo vide intrattenersi con la mia Ernesta e non fece nulla?”

Antonia: “Non t’agitare così, nonna!”

Papà di Amos: “Ci provò invece, poveretta! Affrontò suo fratello e gli chiese che intenzioni avesse con quella ragazza. Lui le rispose che non erano affari suoi. Lei lo avvisò che se fosse successo qualcosa l’avrebbe denunciato…Purtroppo quella minaccia non bastò a farlo desistere dal suo intento!”

Nonna: “Povera Ernesta mia!”

Antonia, stringendo a sé la nonna: “Nonna, non fare così!”

Papà di Amos: “Quando la ragazza…Ernesta….fu trovata impiccata, mia suocera sospettò addirittura che non si trattasse di suicidio, ma che all’albero ce l’avesse appesa lui dopo che…”

La nonna scoppia in un grido di disperazione.

Antonia bruscamente, rivolta al padre di Amos: “Basta, per amor di Dio! Non vede che la nonna sta male!?”

Nonna, rivolta al padre di Amos: “No, no…Continui, per favore!”

Papà di Amos: “Mia suocera cercò di raggiungere a piedi la stazione più vicina dei carabinieri, ma si era in tempo di guerra e la più vicina a quasi dodici chilometri di distanza….L’ingegner Avanzi la raggiunse, la picchiò e la minacciò di ucciderla se avesse riprovato ad andare alla caserma…Poi la condusse a casa! Cos’altro poteva fare la poveretta? Comunque quando lui se ne andò dall’ Italia, la signora Lietti  pre-

                                                                                                                                                                 

                                                                                                                               

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ferì non denunciarlo perché pensava che tanto non sarebbe più tornato e poi temeva che se la cosa si fosse risaputa, la gente in paese non l’avrebbe creduta  vittima, ma adultera”.

Antonia: “Ok. Adesso basta! Se è tutto, smettiamola qui o a mia nonna verrà un infarto!”

Papà di Amos: “No, Antonia…Non è tutto!”

Antonia, arrabbiata: “Che cosa può esserci ancora?”

Papà di Amos: “La parte che riguarda mio figlio…C’è qualcos’altro che non sai!”

Nonna, stancamente: “Che giornata!”

Papà di Amos: “Credetemi, ne farei volentieri a meno anche io…ma devo farlo, così che tutti noi possiamo voltare pagina ed andare avanti con le nostre vite!”

Antonia: “E allora avanti!”

Papà di Amos, si schiarisce la voce: “Scoprii che Amos aveva il vizio di suo zio quando aveva quindici anni!”

Antonia e la nonna all’unisono: “Che cosa?”

Papà di Amos: “Sì…Quell’anno andammo in Corsica con un mio caro amico che aveva due figlie, una di sette e l’altra di tredici anni!”

Antonia: “Amos ha….ha fatto qualcosa alle figlie del suo amico?”

Papà di Amos: “Alla tredicenne….anche se di preciso non ho mai capito fino a dove si fosse spinto…”

Antonia emette un singhiozzo strozzato.

La nonna la stringe a sé.

Papà di Amos: “Naturalmente interrogai mio figlio, ma lui disse che non aveva fatto

 

                                                                                                                                  

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nulla. Da quel giorno lo tenni sempre d’occhio, ma in alcuni luoghi come la scuola e poi l’università, non potevo seguirlo…Mi rincuorava che fosse amico di Sebastiano, un ragazzo da cui avrebbe potuto imparare molto e poi, Amos lo ammirava!”

Antonia: “Sì, questo è vero anche se all’epoca a me Sebastiano era antipatico e quindi non ne capivo il perché!”

Papà di Amos, afferra le mani di Antonia: “Antonia, qui viene la parte più dolorosa…Se vuoi che mi fermi…”

Antonia scuote il capo e l’uomo continua: “Quando Amos si fidanzò con te, gli domandai se le sue intenzioni nei tuoi riguardi fossero serie e anche se lui mi rispose di sì, io ne dubitavo; perciò gli chiesi se ti amava davvero…”

Antonia, interrompendolo: “E lui cosa rispose?”

Papà di Amos: “Beh…che Sebastiano gli aveva confessato di amarti profondamente e….”

Antonia sussulta: “No! Questo poi non posso davvero crederlo!”

Nonna: “Oh, cara è la verità! Sebastiano lo ha confessato anche a me la scorsa estate!”

                                                                                                              

Antonia con voce tremante: “E adesso  probabilmente…è morto!”

Nonna: “Non possiamo saperlo! C’è ancora speranza!”

Papà di Amos:” Sì…bisogna sperare….”

Antonia, sarcastica: “Che cosa? Di ritrovarlo vivo sotto le macerie di un tifone?”

Nonna: “Perché no? I miracoli accadono tutti i giorni!”

Antonia: “Non a me nonna!” E rivolta al papà di Amos: “Quindi, se ho capito bene, quel che lei vuol dirmi è che Amos si era fidanzato con me solo perché io interessavo a Sebastiano!”                                                                                                                              

                      

                                                                                                                              

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Papà di Amos: “Temo di sì….Amos ha voluto diciamo…rubarti a lui!”

Antonia, tra il riso e il pianto: “Fantastico! Scoprire che la persona che amavo non mi amava affatto e che quella che io detestavo invece mi amava davvero!”

Nonna: “Tesoro, fatti coraggio!”

Antonia, stancamente: “Nonna, va’ a prendermi la lettera di Sebastiano, per favore!”

Nonna: “Adesso? Non mi sembra il caso! Sei così provata!”

Antonia: “Per favore, va’!”

Papà di Amos: “Io…tolgo il disturbo…Ho detto tutto quello che dovevo dire….Antonia, perdonami per non averti a suo tempo rivelato la natura di Amos…Ma mia moglie ed io vedevamo che tu avevi un benefico effetto su di lui e speravamo che se vi foste sposati….”

Antonia, sempre sarcastica: “Sì, ero il vostro agnello sacrificale, insomma!”

Nonna: “Antonia!”                                                                                                                        

Papà di Amos: “No, signora Emilia! Antonia ha ragione!...Forse col tempo potrà perdonare almeno me, visto che mia moglie ormai non c’è più!...Addio!” E a passo svelto esce di scena.

Nonna: “La vuoi davvero quella lettera?...In fondo Sebastiano potrebbe essere ancora vivo e lui mi aveva detto di dartela solo in caso di sua morte certa!”

Antonia, esausta: “Nonna, ti prego!

Nonna alzando le mani in segno di resa: “Va bene! Vado a prenderla”. Ed esce di scena.

Il campanello suona e da fuori scena si sente la nonna che emette un’esclamazione stupita.

Entra in scena Sebastiano.

                                                                                                                              

                                                                                                                              

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Antonia si alza in piedi sussultando e grida: “Oh Dio! Tu?...Allora sei morto davvero! Altrimenti come farei a vederti qui?”

Sebastiano, sorridendo: “No, non sono un fantasma! Sono qui in carne ed ossa…Anche tua nonna poco fa si è spaventata!...Quasi le veniva un infarto!”

Antonia incredula: “Come… come è possibile?”

Sebastiano facendosi serio: “Sono stato molto fortunato, molto più degli altri che stavano con me. Eravamo nell’ambulatorio medico in un villaggio …più una capanna che un vero ambulatorio…E’ arrivato il tifone all’improvviso…Ci siamo buttati a terra, ma purtroppo uno dei medici non ce l’ha fatta…A me è andata di lusso…Solo qualche lieve escoriazione e qualche livido qua e là!”

Antonia: “Un vero miracolo!”

Sebastiano: “Sì…ne sono convinto!”

Antonia: “Ma quando sei arrivato?”

Sebastiano: “Siamo partiti ieri sera da Manila con un volo speciale e io… sono venuto subito qui prima di andare a casa perché dovevo assolutamente riprendere una cosa che avevo lasciato a tua nonna”.

Antonia, fingendo di non sapere che si tratta della lettera: “E lei te l’ha data questa cosa?”

Sebastiano. “Sì”.

Antonia: “Ti sei ripreso la lettera che mi avevi scritto se fossi morto nelle Filippine!”

Sebastiano, sussulta: “Tua nonna te ne ha parlato?...Le avevo detto di farlo solo nel caso in cui…”

Antonia, ironica: “E un tifone non era un valido motivo per credere che fosse il caso di parlarmene, vero?”

Sebastiano: “Ecco perché tua nonna aveva in mano la lettera poco fa, quando mi ha aperto la porta! Te la stava portando!”

                                                                                                                                 

                                                                                                                                

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Antonia: “Voglio sapere che cos’hai scritto in quella lettera!”

Sebastiano: “E’ meglio di no…Le cose che ho scritto…le avresti accettate da me morto, ma certamente non da me vivo!”

Antonia: “Quando credevo che tu fossi morto…”All’ultima parola la voce le s’incrina e non riesce a continuare.

Sebastiano si avvicina di un passo ed alza la mano come per toccarla, ma poi non lo fa e la lascia ricadere, dicendo con voce quasi atona: “Come vedi sto bene!”

Antonia, in tono brusco domanda: “Adesso tornerai dalla tua collega svizzera?”

Sebastiano, tra l’incredulo e il trionfante, si avvicina d’un ulteriore passo: “Sei gelosa! E se lo sei, vuol dire che un po’ ci tieni a me, vero?”

Antonia, caparbia, allunga una mano: “Voglio leggere la tua lettera!”                                                                                                             

Sebastiano in tono allegro: “Lascia perdere la lettera!” La estrae dalla tasca dei jeans e la strappa prima che Antonia possa fare qualcosa per evitarlo.

Antonia grida: “Nooo! Perché l’hai fatto! Adesso non saprò!”

Sebastiano, sorridendo: “Quello che vuoi sapere chiedimelo direttamente, sciocca!”

Antonia, contrariata: “Perché giochi con me come il gatto col topo?...Forse dopo tutto, è meglio che torni da quella Melanie!”

Sebastiano, le si fa ancora più vicino: “Non la vedo dall’anno scorso!”

Antonia, sospira e dice: “Il padre di Amos oggi, mi ha detto che lui si era fidanzato con me solo per togliere a te questa possibilità!”

Sebastiano:“E’ vero! Però vedendoti così felice con lui, avevo deciso di non dirti niente!” Afferra Antonia per le spalle ed aggiunge: “Antonia, ti voglio un bene dell’anima da quando eri una bimbetta di otto anni ed abitavi coi tuoi nonni alla portineria di casa mia…Potrai un giorno volermi bene anche tu?”

                                                                                                                            

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Antonia: “Adesso lo sciocco sei tu: se fossi morto in quel tifone, sarei morta anch’io per il dolore! Secondo te questo non è amore?”

Sebastiano, felice: “Credevo che non avrei mai visto questo giorno!” E stringe Antonia a sé.

In quel momento entra in scena la nonna e vedendoli abbracciati arretra pian piano e si gira verso il pubblico: “Che ne dite? Non è un bel finale? Come spesso accade nella vita, bisogna prima passare attraverso tanti momenti tristi per poi raggiungere la felicità!” Sospira soddisfatta e poi esce di scena.

Il sipario si chiude.

FINE

Autore: Mariadonata Ciceri                           e-mail:  donata.ciceri@alice.it

Registrazione S.I.A.E. (Sezione D.O.R.)  - Protocollo nr.135/15

  



LE  LETTERE RITROVATE

Breve sinossi

La giovane Antonia insegna alla scuola primaria in un piccolo paese di montagna, ma per le vacanze estive torna a casa dalla nonna, nel suo paese in Brianza.

Al suo arrivo a casa, viene informata che il dottor Sebastiano Cervesi sta a sua volta per ritornare in paese poiché ha lasciato il suo lavoro all’ospedale svizzero e lavorerà in uno di Milano.

Antonia crede Sebastiano responsabile della morte del suo fidanzato, avvenuta anni addietro per un incidente in bicicletta. Tuttavia, l’amica di Antonia, Sara, ritrova, nello scomparto segreto di un carillon, alcune lettere risalenti al periodo della seconda guerra mondiale che, oltre a riportare a galla alcuni crimini irrisolti, porteranno Antonia a capovolgere tutto quello in cui lei credeva su entrambi i giovani.

Personaggi

Antonia, giovane insegnante

Sara, amica di Antonia

nonna di Antonia

dottor Sebastiano Cervesi

don Artemide

Ermenegilda, perpetua di don Artemide

Nerina, proprietaria del bar del paese

Papà di Amos

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