Le mura di piombo

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LA VERGINE LUNA E’ UN SATELLITE INTORNO AL SOLE

SEBASTIANO DI BELLA

LE MURA DI PIOMBO

(commedia in due atti)

Personaggi:

Suor Flavia Brancatelli, principessa di Terranova

Superiora

Procuratore Brancatelli

Arcivescovo

Suor Rosalia

Suor Cristina

Segretario

Primo seminarista

Secondo seminarista

Trama (liberamente tratta da L’archivio gentilizio Papè di Valdina, ricerca effettuata da Liboria Salomone presso l’Archivio di Stato di Palermo e pubblicata in Archivio Storico Messinese/Società Messinese di Storia Patria, 1999):

Palermo, monastero di clausura di Santa Maria. Qui è stata costretta dalla famiglia a dare i voti la principessa Brancatelli, ora suor Flavia. Nonostante, però, il rigore della clausura e i lunghi anni trascorsi nel monastero, la suora non ha mai smesso di lottare per la sua libertà e non ha mai rinunciato ai suoi diritti ereditari piuttosto copiosi. A causa di ciò la monaca deve subire le ingerenze dei fratelli che vorrebbero tutti i suoi beni e le pressioni dell’arcivescovado che ha grosse mire sulla sua eredità, soprattutto quando morendo senza eredi i suoi fratelli diventa più ricca.

L’arcivescovo a questo punto fa visita al monastero col chiaro intento di convincere suor Flavia a cedere tutti i suoi beni alla Chiesa. La monaca rifiuta. Contemporaneamente il cugino della suora e procuratore del monastero, a cui segretamente la monaca aveva promesso di cedere tutti i suoi beni se fosse riuscito a fare sciogliere i suoi voti presso la curia papale, annuncia che il papa finalmente ha accolto le sue richieste per cui adesso è laica. Immediatamente la suora, ora nuovamente principessa Brancatelli di Terranova, abbandona il monastero.

                                                                                      

LE MURA DI PIOMBO

ATTO I

MONASTERO DI CLAUSURA DI SANTA MARIA A PALERMO NELLA META' DEL XVIII SECOLO. IL PALCOSCENICO E’ DIVISO LONGITUDINLMENTE IN DUE: A SINISTRA IL SALONE DI RICEVIMENTO DELLE MONACHE SONTUOSAMENTE ARREDATO; DALL’ALTRO LATO IL PIU’ MODESTO PARLATORIO. I DUE AMBIENTI SONO SEPARATI DA UNA LUNGA INFERRIATA DOVE SONO UNA RUOTA ED UN PORTONCINO. NESSUN PERSONAGGIO E’ IN SCENA ALL’APERTURA DEL SIPARIO. IMPROVVISAMENTE SI SENTE UN ENERGICO SCAMPANELLIO CHE PROVIENE DAL PORTONE SULLA STRADA. SI SENTE ARRIVARE E PARLARE UNA SUORA ANZIANA.

SUORA:  arrivo, arrivo. A momenti buttano a terra il portone. Come se non sapessero che questo è un monastero e per di più di clausura.

LO SCAMPANILLIO DIVENTA PIU’ ENERGICO. LA SUORA ATTRAVERSA IL SALONE APRI IL PORTONE DELL’INFERRIATA, ATTRAVERSA IL PARLATORIO E SPARISCE, MA SI SENTE BORBOTTARE: e che succede? I diavoli hanno preso Palermo? Ci fu un terremoto?

UN’ALTRA SUORA ANZIANA PIU’ DI FRETTA ENTRA NEL SALONE : perchè non andate a vedere chi è suor Rosalia?

SUOR ROSALIA ( CHE NON SIVEDE): e non lo sapete che le mie gambe ormai sono imbalsamate? Si rifiutano di muoversi, ma hanno pure ragione: ottant'anni che vanno su e giú: monastero, chiesa e sacrestia; e le ginocchia hanno consumato tanti di quei banconi che si potrebbe fare... POI CAMBIANDO TONO CHIEDE PERENTORIAMENTE: chi è? Chi vi manda? Che volete?

DA FUORI RISPONDE UNA VOCE: sono io il procuratore Brancatelli, devo parlare con la superiora.

SUOR ROSALIA : Madunnuzza, ma che è successo? E come mai non vi siete fatto preannunciare ?

SI SENTE APRIRE UN PESANTE CHIAVISTELLO E POI PARLARE SUOR ROSALIA: aspettate il segno della mia campanella prima di entrare; sapete la nostra regola...

IL PROCURATORE SEMPRE DA FUORI: lo so suor Rosalia, ma è cosa urgente: devo parlare con la superiora.

SUOR ROSALIA RIENTRA NEL PARLATORIO POI RIAPRE IL PORTONCINO CHIUDE E SUONA UN CAMPANELLO. SUBITO DOPO COMPARE IL PROCURATORE CARICO DI PLICHI E CARTE.

SUOR ROSALIA: salutate Gesù Cristo, signor procuratore.

PROCURATORE: ora e sempre.

SUOR ROSALIA S’AVVICINA ALLA GRATA DI FERRO PER SENTIRE MEGLIO IL PROCURATORE E CHIEDE CON FERMEZZA: e il permesso del vescovo dov’è ? sapete che sia l’arcivescovo sia la superiora sono intransigenti al riguardo.

PROCURATORE: Suor Rosalia, non ho avuto tempo di andare dal vescovo. È cosa urgente, vi ho detto, e riguarda il monastero. E poi, e poi volete che l'arcivescovo sappia tutto quello che succede qui dentro?  Voi sapete qual è il motivo che mi porta qui.

SUOR ROSALIA: so, so. RIVOLGENDOSI A SUOR CRISTINA:  avvisa la superiora e falla venire qui.

SUOR ROSALIA DICE: ci sono delle sedie accanto al muro, sedetevi, la superiora arriverà fra qualche minuto. Sicuramente si renderà conto che la vostra visita richieda priorità. Quanto lavora povera donna! È molto rigorosa prima con se stessa e poi con gli altri. Ha una forza incredibile. Uno spirito di preghiera mai visto cosi assiduo. A volte mi preoccupa: quello che a me sembra irrisolvibile lei lo risolve con estrema facilità, ma quanto impegno, quanta fatica!

PROCURATORE ANDANDO SU E GIU’ PER IL PARLATORIO: i tempi sono cambiati: criminali, politici, briganti e furfanti affollano le nostre città e sono pronti ad accanirsi contro la chiesa e contro le sue istituzioni, come se i preti e le monache fossero i responsabili dei mali del mondo.

SUOR ROSALIA: non sanno quanto bene ha fatto e continua a fare la chiesa. E quanta fatica costa fare il bene. ma che ci vogliamo fare? Anche nostro signore non fu capito. AVVICINANDOSI AL MONSIGNORE E SCANDENDO BENE LE PAROLE, COME SE LE DOVESSE CONTARE CONTINUA: l’uomo giustifica sempre il male anziché il bene! Anzi è più facile che si uniscano contro il bene anziché difenderlo. Che Iddio ci aiuti e San Vincenzo Ferrera ci illumini le menti. POI AVVICINANDOSI COMPLETAMENTE ALLA GRATA E QUASI SOTTOVOCE AGGIUNGE: signor procuratore, ma voi avete buone nuove per noi? O dobbiamo preoccuparci?

PROCURATORE: suor Rosalia ma che avete da temere?

SUOR ROSALIA: signor procuratore, io non temo nulla. Per me, poi csì anziana, non temo nulla. Ma tanti sono i problemi del nostro monastero ed io, ormai, non sono certa di vederne risolto qualcuno. Ma sia fatta la volontà di nostro Signore.

PROCURATORE: suor Rosalia, col tempo avete perso fiducia nella provvidenza! vivrete ancora tanto che ringrazierete nostro Signore di non aver fatto mancare a questo monastero le sue benedizioni.

SI SENTONO DELLE VOCI. ENTRA LA SUPERIORA ACCOMPAGNATA DA SUOR CRISTINA. IL PROCURATORE S’AVVICINA ALLA GRATA.

PROCURATORE: sia salutato Gesú Cristo.

SUPERIORA: sempre salutato e benedetto.

SUPERIORA: la vostra visita imprevista e non richiesta e non autorizzata dall'arcivescovo allude a qualcosa di grave. Potete parlare liberamente, le consorelle conoscono il pericolo del nostro monastero e hanno pregato tanto perché il peggio non accada.

PROCURATORE: madre, a volte le sole preghiere non bastano. Perdonate questo mio parlare, ma io ho altra esperienza, altra vita.

SUPERIORA: ci hanno tolto la forza della preghiera e il fiato ormai è flebile. Ma non ci siamo stancate la preghiera salverà noi e le nostre mura: nostro Signore non ci fará mancare il suo sostegno. Ma ditemi, signor procuratore, dovete parlare con me oppure avete questioni da sbrigare con suor Flavia? In caso dovete parlare con me son certa che il discorso non sarà bello.

PROCURATORE: non porto cattive notizie. Ma neanche belle. Dipende da come procederanno le cose. Sono qui per darvi un’altra notizia sulla morte del principe Brancatelli, mio cugino e fratello della vostra consorella suor Flavia.

LA SUPERIORA HA QUASI UN SUSSULTO UNISCE LE MANI E LE PORTA AL MENTO MOLTO PENSIEROSA. POI PENSANDO AD ALTRO DICE: signor procuratore, siamo pronte ad affrontare anche questa nuova disgrazia. Sia fatta la volontà di nostro Signore. Dite.

SUOR ROSALIA SI AVVICINA ALLA SUPERIORA E DICE: madre, non vi manca il coraggio né il nostro sostegno. Con l'aiuto di Dio e il vostro impegno abbiamo superato tante tempeste. Supereremo anche questa.

ANCHE SUOR CRISTINA SI AVVICINA ALLA SUPERIORA E CONFORTANDOLA DICE: sì madre, nostro Signore non ci abbandonerà. Il suo aiuto ci ha accompagnato sempre in tutti questi anni. Pregheremo perché le vostre decisioni siano quelle più giuste.

PROCURATORE CON PIGLIO DECISO: il principe è morto ab intestato.

SUOR ROSALIA E SUOR FLAVIA INSIEME E MOLTO TURBATE: e che significa?

LA SUPERIORA SI AVVICINA ALLE DUE SUORE E SPINGENDOLE DELICATAMENTE LE INVITA AD ALLONTANARSI: andate è l'ora della preghiera. Almeno voi andate, appena posso vi raggiungo.

LA SUPERIORA VA VERSO LA GRATA PIU’ VICINA AL PROCURATORE. POI CON TONO INQUISITORIO DOMANDA: sicuro?

IL PROCURATORE RAPIDAMENTE: sicurissimo. Nessun testamento è stato presentato ai tribunali ed i giudici hanno già stilato il decreto. Quindi nessun erede vanta diritto sull’eredità del principe Brancatelli, tranne suor Flavia, la quale, come sapete, non ha mai rinunciato ai suoi diritti ereditari. Pertanto adesso è lei l'unica erede.

SUPERIORA: lo so che non ha mai voluto fare rinuncia dei suoi diritti dinastici ed ereditari. Adesso per noi la situazione si complica: se per la sola mancata rinuncia e per il limitato patrimonio della nostra consorella l' arcivescovo non ci ha fatto mancare la sua disapprovazione, a maggior ragione si accanirà davanti a così immensa ricchezza.

PROCURATORE: bisogna convincere suor Flavia a rinunciare ai suoi diritti.

LA SUPERIORA IRRITATA : è l'arcivescovo che vi ha mandato?

PROCURATORE: no. So che stanno studiando le carte e che ci sono state diverse riunioni con giudici e avvocati. Addirittura pure consulenti della Regia Monarchia. Ho sentito dire che se suor Flavia rinuncia la curia si accontenterà della metà del patrimonio;  in cambio il monastero potrà incamerare l’altra metà. Sono venuto per questo, madre, affinché prendiate le vostre precauzioni.

LA SUPERIORA MOLTO NERVOSA: vi ringrazio signor procuratore. Se Dio vuole tutto potrebbe essere sistemato. Bisogna convincere suor Flavia a rinunciare a favore del nostro monastero. La ricchezza è anche potenza. Chi si metterà contro di noi sapendoci ben difese? Solo così il nostro monastero potrà riacquistare la sua antica pace e potrà dedicarsi con serenità alla preghiera e alla cura dei derelitti.

PROCURATORE: prevedo che non sarà facile. pensate di poter convincere voi una donna che non ha voluto mai rinunciare ai suoi diritti? E giusto ora che detiene un immenso patrimonio? Ed avete pensato all'interesse che sta scatenando ciò nella Curia? Ve l'ho detto già sono sono tutti in grande movimento.

Se non metteranno le mani su quel patrimonio il monastero continuerà a lottare.

SUPERIORA: non sia mai. Mi affiderò alla preghiera: nostro Signore non mi abbandonerà. Voi che mi consigliate? Ho bisogno pure del vostro aiuto. Parliamo insieme a suor Flavia, ve ne sarei grata.

PROCURATORE:  sì, madre. Comandatemi pure. Forse in qualità di suo parente avrò qualche influenza sulle sue decisioni. È necessario farle capire che i tempi sono cambiati e che, morendo il fratello, il monastero non è più protetto. Vivendo i due principi Brancatelli nessuno avrebbe osato mancare di rispetto al monastero. Le cause scatenate dall’arcivescovo contro il monastero sono state presentate fino ad adesso come necessarie ed inevitabili e in un certo senso hanno avuto ripercussioni peggiorative sul vostro prestigio che difficoltà di sussistenza.

SUPERIORA CON TONO DI VOCE MOLTO AMAREGGIATO: signor procuratore, siamo state colpite nel prestigio e nella normale e modesta esistenza: come sapete è da anni che abbiamo chiuso il nostro orfanatrofio e che abbiamo deciso di non aprire il portone a chi chiede per bisogno. Quanti peccati sono stati commessi contro di noi! E proprio da chi doveva tutelarci e da chi doveva guidarci alla silenziosa preghiera.

IL PROCURATORE CON FARE CIRCOSPETTO: zitta madre, zitta, anche qui può essere pericoloso parlare di certe cose.

LA SUPERIORA SI DIRIGE VERSO UN TAVOLO AFFERRA UN CAMPANELLO E SUONA. POI RIVOLGENDOSI AL PROCURATORE: chiamo suor Flavia. Sono sicura che vi ascolterà: dopo tutto voi siete stato l'unico legame con la sua famiglia, l'unica persona di cui si è fidata per gestire la sua “roba”.

RIENTRA SUOR ROSALIA APPOGGIANDOSI QUI E LÁ: madre , ditemi.

SUPERIORA CON ATTEGGIAMENTO AUTORITARIO: fatemi portare suor Flavia qui e provvedete per un rinfresco; il signor procuratore ha fatto molta strada e fa troppo caldo.

SUOR ROSALIA PERPLESSA E TITUBANTE: madre, ma suor Flavia non esce dalla sua cella e non sarà facile convincerla a farlo.

SUPERIORA CON VOCE FERMA E DECISA: suor Rosalia, io e il signor procuratore stiamo aspettando suor Flavia. Andate.

SUOR ROSALIA SI ALLONTANA. LA SUPERIORA SI AVVICINA ALLA GRATA: bisogna dirle subito cosa è successo. La morte del fratello gli è stata taciuta. Dobbiamo farla rinsavire e farle capire che l’unica soluzione è rinunciare a favore del monastero. Sarebbe una grave colpa se non riuscissi a convincerla e se a beneficiarne fossero altri. Non me lo perdonerei mai.

PROCURATORE: e quale colpa vi si dovrebbe dare? Avete guidato il monastero secondo santi principi e non vi siete fermata davanti agli ostacoli del mondo. E la santità della vita vostra e delle vostre consorelle è sulla bocca di tutti. Se c’è stato un freno all’arroganza e prepotenza dell’arcivescovo questo è dovuto al bene che la città di Palermo vi porta.

SUPERIORA: ma i nostri meriti davanti a Dio possono essere solo quelli della preghiera e della vita monacale in una città incancrenita dove un nuovo giorno è preludio di nuova fame?  Noi ci siamo chiuse qui per fare anche il bene ed invece la miseria e il mondo ci ha costrette a rifugiarci solo nella preghiera.

PROCURATORE: la preghiera ci avvicina al Signore e ci guida verso la sua infinita misericordia.

SUPERIORA: se sapeste, signor procuratore, quanti bussano alla nostra porta a chiedere aiuto e a quanti offriamo solo la nostra parola o il conforto della nostra preghiera! Ma siamo certe che non basti. Presto anche noi dovremo bussare alle porte di un altro monastero per chiedere. Non ci offende il mendicare né l'umiliazione, eppure, come voi sapete, siamo tutte di nobile casato e abbiamo portato al monastero una buona dote. Sa Dio quale lusso e quali convenienze abbiamo lasciato per la preghiera!  Ci offende e ferisce l’impossibilità di accogliere i bisognosi, dopo ben cinque secoli di costante elargizione di bene. Il nostro monastero vanta donne la cui santità è ancor oggi irraggiungibile, e noi siamo indirizzate a seguire la loro strada e il loro insegnamento e se questo non succedesse vorrebbe dire che non ho avuto le capacità e che non ho pregato abbastanza. Nostro Signore sta mettendo alla prova me e le mie consorelle che fiduciosamente si sono affidate a me.

IL.PROCURATORE PASSEGGIANDO LENTAMENTE NELLA STANZA E DOPO AVERE ASCOLTATO CON MOLTA ATTENZIONE: madre, che io sappia non poche proposte vi sono state fatte dalle istituzioni.

SUPERIORA: sì ci hanno consigliato l’ accorpamento, lo smembramento, la collocazione lontano dalla città. Tutte proposte dal chiaro carattere punitivo e finalizzate alla nostra eliminazione. Mai una proposta sensata! Mai una proposta che ci consentisse di ricominciare.

IL PROCURATORE CON ARIA PIUTTOSTO PREOCCUPATA: temo adesso che la soluzione non sarà più concordata e che l'arcivescovo imporrà la sua volontà senza riguardi. Morto il principe non troverà ostacoli. E nessun tribunale gli darebbe torto. Il vostro è già stato considerato un grave atto di disubbidienza.

ENTRA SUOR CRISTINA LENTAMENTE TENENDO UN VASSOIO CON UNA CARAFFA ED UN BICCHIERE. SI AVVICINA VERSO LA RUOTA METTE IL VASSOIO SOPRA CHE COMPARE DALL’ALTRO LATO: ecco signor procuratore la sua bevanda preferita. Le ho preparato pure un infagotto con i nostri biscotti. So che gli piacciono.

IL PROCURATORE SI AVVICINA ALLA RUOTA: grazie suor Cristina. Non avrei mai avuto cuore di chiedervi i vostri eccellenti biscotti. Mi viziate. PRENDE IL.BICCHIERE DALLA RUOTA E LO PORTA ALLA BOCCA E  BEVE UN PRIMO SORSO LENTAMENTE. POI ESCLAMA: insuperabile! QUINDI BEVE TUTTO D'UN FIATO ED AGGIUNGE POSANDO IL BICCHIERE SU UNA TAVOLA LI’ VICINA UN'ESPRESSIONE DI SODDISFAZIONE: aaah! ci voleva proprio.

SUOR CRISTINA VOLGE PRIMA LO SGUARDO VERSO LA SUPERIORA POI  RIVOLENDOSI AL PROCURATORE DOMANDA: signor procuratore avete altre disgrazie da annunciarci? Siamo preoccupate.

LA SUPERIORA INDISPENTTITA DELLA LIBERTÁ CHE LA SUORA SI È PRESA LE SI AVVICINA E CON VOCE DECISA LE DICE: suor Cristina lasciate lì la brocca e andate a prendere i biscotti. Non abbiamo nulla da temere.

MENTRE LA SUORA SI STA ALLONTANANDO SI SENTE UN CIGOLIO. SUOR CRISTINA TORNA INDIETRO E VA DALL'ALTRO LATO E RICOMPARE SUBITO DOPO CON SUOR ROSALIA MENTRE SPINGONO UNA CARROZZELLA SULLA QUALE È SEDUTA UN'ALTRA SUORA COL VISO COPERTO CON UN VELO NERO. IL PROCURATORE SALUTA CON OSSEQUIO: salutate Gesù Cristo, suor Flavia. SUOR FLAVIA NON RISPONDE, FA SOLO CENNO CON LA MANO. POI TROVANDOSI AL CENTRO DELLA STANZA INDICA CON LA MANO A SUOR ROSALIA DI GIRARLA IN MANIERA DA DARE QUASI LE SPALLE ALLA SUPERIORA E AL PUBBLICO.

DOPO QUALCHE MINUTO DI SILENZIO IL PROCURATORE SI RIVOLGE A SUOR FLAVIA: che il signore vi benedica suor Flavia e cugina mia diletta. Sono sinceramente lieto di incontrarvi...

IL PROCURATORE S'ASPETTA UNA RISPOSTA E’ IMBARAZZATO MA CONTINUA: sono qui per darvi notizie sulla vostra famiglia.

IL PROCURATORE INTUISCE CHE SUOR FLAVIA NON LO STA ASCOLTANDO. SI FERMA PIÚ IMBARAZZATO DI PRIMA. SI MORDE IL LABBRO, PRENDE UN BEL SOSPIRO E DICE SENZA INCERTEZZE: suor Flavia, il principe Brancatelli, vostro fratello, è morto.

SUOR FLAVIA GIRA LA TESTA VERSO LA GRATA E CON MOLTA CALMA DICE: non ricordavo di avere fratelli.

LA SUPERIORA CORRENDO VERSO SUOR FLAVIA E PORTANDOSI LE MANI ALLA BOCCA: ma che dite? State rinnegando un vincolo di sangue e un precetto di nostro Signore. Non dimenticate chi siete.

SUOR FLAVIA SENZA SCOMPORSI: io sono stata rinnegata una, dieci, mille volte. Lo sono tuttora ad ogni sorgere del sole; eppure non ho fatto nulla di cui mi sia riconosciuta la colpa.

LA SUPERIORA CON VOCE ALTERATA: il vostro astio contro il mondo vi conduce sulla strada sbagliata. Dobbiamo pregare molto e chiedere perdono al Signore dei nostri risentimenti contro il mondo.

SUOR FLAVIA UMILE E DIMESSA: madre, so che non c'è una fine alla preghiera, eppure non ho più parole da rivolgere a nostro Signore, non ho più voce né fiato. Giorni e notti a pregare a chiedere........

LA SUPERIORA LA INTERROMPE DRASTICAMENTE: zitta! Zitta! Nostro Signore non può accogliere un sacrilegio per preghiera. Voi, voi vi siete votata a Dio. Avete fatto promessa di essergli fedele e di vivere secondo la nostra santa regola.

SUOR FLAVIA FA CENNO ALLE DUE SUORE CHE LE STAVANO A LATO DI AVVICINARLA CON LA CARROZZELLA ALLA SUPERIORA E CON TONO AMAREGGIATO, DOPO AVER PRESO UNA LUNGA PAUSA QUASI A VOLER RIODINARE LE IDEE, DICE: cugino non mi rivolgo a voi, la vostra famiglia, d’altronde, è stata testimone del delitto che è stato commesso nei miei confronti. Mi rivolgo a voi madre alla presenza di una persona di vostra fiducia, qual è il procuratore, perché corregga le mie eventuali inesattezze. Voi sapete, madre, perché io sono qui; ebbene io non lo so: sono passati sessant'anni da quando me lo sono chiesto. Avevo sedici anni quando mi portarono qui i miei fratelli. Mio padre era morto, mia madre sempre chiusa in una camera su un letto dove non so nemmeno quando finì i suoi giorni. Mi dissero che qui era il posto più sicuro per me e che presto sarei tornata a casa.

SUPERIORA: i vostri fratelli vi hanno sottratto dal male del mondo. Hanno voluto per voi una vita dedicata alla salvezza dell'anima, lontano dai pericoli.

SUOR FLAVIA: qui avrei evitato pericoli e rischi, qui avrei salvato la mia anima! Oh madre, quanto odio ho accumulato qui dentro e non solo contro i miei carnefici, ma ingiustamente anche contro coloro che hanno avuto la colpa di starmi vicino.

LA SUPERIORA AGITATISSIMA FA SEGNO ALLE ALTRE DUE SUORE DI FAR TACERE SUOR FLAVIA  QUASI SOTTOVOCE AGGIUNGE: la vecchiaia è spesso una malattia delirante.

SUOR FLAVIA: se la verità è il delirio dei vecchi, allora non sono mai stata giovane. Il mio, però,  è stato un delirio vano, inascoltato. Stiamo recitando una commedia che tutti conoscono, ma ancora siamo lontano dalla fine. Anzi la fine non è stata ancora scritta.

Madre, sono qui, ditemi cosa devo ascoltare e sapere.

Non mi avreste chiamato per informarmi della morte del principe Brancatelli, come non l'avete fatto per il più grande dei principi Brancatelli e come all’epoca non mi fu detto di mia madre.

SUPERIORA: la morte del vostro caro fratello è motivo d'angoscia per il nostro monastero. Egli ha sempre soccorso alle nostre necessitá e gliene siamo grate... il fatto è che vostro fratello è morto non ha avuto tempo di fare testamento....

SUOR FLAVIA: forse non l'ha voluto fare.

PROCURATORE: forse. Adesso siete voi l'unica erede. E poiché ancora non avete rinunciato a questo diritto, diventa molto complicato gestire tutto da dentro il monastero. È necessario vigilare, controllare, dare disposizioni; una folla di servi, contadini e lavoranti sono pronti ad allungare le mani ed ad approfittare. È necessario evitare che tutto il patrimonio della vostra famiglia svanisca.

SUOR FLAVIA: e voi, caro cugino, che in questi anni mi avete guidato con saggezza, cosa mi consigliate di fare?

PROCURATORE: si potrebbero fare tante cose. Ma poiché il tempo che vi rimane non è molto vi conviene decidervi. Se volete che il vostro casato continui nel suo antico decoro ci sono tanti cugini che...

SUPERIORA CON VOCE FERMA MA IRRITATA: suor Flavia ha chiuso col mondo. La sua famiglia siamo noi. Il monastero saprà come rendere onore in eterno alla famiglia Brancatelli.

SUOR FLAVIA GIRANDO LA TESTA VERSO LA SUPERIORA: madre, l’onore si conquista con le azioni e col coraggio, non si acquista con le ricchezze. Voi state pensando forse che una targa con le incisioni dei nomi e della quantitá dei beni lasciati possa cancellare i misfatti? L'onore e il disonore come il bene e il male stanno scritti nel cielo; là dove il mondo non potrà mai leggere.

PROCURATORE SEMPRE PIÚ INSISTENTE: dovete decidervi qualunque sia la vostra soluzione. i corvi e gli sciacalli stanno aspettando per tuffarsi a capofitto sui vostri beni. Già loschi personaggi girano per casa, parenti affamati di denaro, debitori finti, amici improvvisati. È necessario chiamare amministratori corretti, segretari di fiducia, non si può abbandonare tutto in mano a delinquenti ed approfittatori.

SUOR FLAVIA: faremo tutto. La superiora sono certa che non mi ostacolerà. Faremo tutto da qui insieme, come abbiamo sempre fatto. Io non ho nulla da lamentare sulla vostra onestà e sono certa che farete altrettanto anche adesso.

PROCURATORE: ma non è la stessa cosa. Forse non avete idea del patrimonio che avete ereditato e che necessita di un padrone. Prima si trattava di un patrimonio più contenuto e limitato.

SUOR FLAVIA:giusto  quanto necessario per vivere lussuosamente nella prigione in cui mi hanno relegato i principi Brancatelli.

LA SUPERIORA IRRITATA VERSO SUOR FLAVIA: voi offendete la casa che vi ha accolta e che avete scelto come dimora di pace e preghiera. RIVOLGENDOSI POI ALLE DUE ALTRE SUORE: e voi siete prigioniere? Qualcuno vi ha incatenato per scegliere la clausura?

SUOR ROSALIA TIMIDAMENTE: no, madre, no, ho scelto liberamente di vivere qui nella pace del Signore.

SUOR CRISTINA, SPAESATA: è quello che ho sempre voluto:vivere nella preghiera.

SUPERIORA: e voi, signor procuratore, avete mai trovato nella storia di ben cinque secoli di questo monastero una macchia così infamante?

IL PROCURATORE PASSEGGIANDO NELL'AUSTERO PARLATORIO: madre, sapete bene quale affetto lega il vostro monastero al cuore dei palermitani. Il vostro esempio di vita di preghiera e silenzio è apprezzato da chiunque e non c'è famiglia palermitana che non si pregerebbe di avere una propria figlia fra queste mura.

SUPERIORA: il nostro monastero non è una prigione, allora. I vostri fratelli, suor Flavia, hanno pensato bene di consigliarvi di stare fra il silenzio di queste mura, dove la vostra anima non avrebbe conosciuto i delitti e i peccati del mondo. Qui avete conosciuto esempi di donne di grandi virtù che vi hanno guidato nella preghiera e nel condurre una vita santa.

Ma adesso non siamo qui per esaminare le coscienze nostre e quelle degli altri: ci penserà chi meglio di noi sa. Siamo qui per dirvi che il monastero ha bisogno di voi; e voi potete acquistarvi tanto merito davanti agli occhi di nostro Signore.

SUOR FLAVIA CON TONO MOLTO DIMESSO E COL CAPO RIVOLTO IN BASSO: che cosa mi si chiede di fare?

UN PESANTE SILENZIO CADE SIA NELLA SALA DELLE MONACHE SIA NEL PARLATORIO. POI LA SUPERIORA AVVICINADOSI ALLA GRATA DALLA PARTE DOVE È IL PROCURATORE, RIVOLGENDOSI A QUEST' ULTIMO DICE: signor procuratore, spiegate voi a suor Flavia la questione e spiegate pure quali sono le nostre preoccupazioni.

PROCURATORE: il vostro patrimonio e la mancata vostra rinuncia ha creato grossi malumori fra il vostro monastero e la curia. L' arcivescovo ha sempre sperato che prima o poi con le buone o con le minacce voi vi dimostraste meno intransigente. Come sapete non poche azione ha portato avanti contro il monastero, considerato vostro complice.

SUOR FLAVIA SEMPRE A TESTA BASSA E LENTAMENTE: fin qui nulla mi è nuovo. Sarebbe stato meglio per il monastero e per l'arcivescovo sostenermi in tutte quelle cause che ho intrapreso per uscire da qui.

SUPERIORA: sarebbe stato un venir meno ad un nostro obbligo. Davanti a Dio abbiamo rispettato la volontà dei vostri genitori e dei vostri fratelli. Noi siamo qui per aiutare il mondo a trovare la via di Dio.

IL PROCURATORE CONTINUA: adesso che le vostre ricchezze sono più vaste, si pretenderà da voi una decisione immediata. Voi capite che sarebbe un grosso affronto se il patrimonio di una religiosa non andasse alla chiesa, ma a dei lontani parenti.

Il vostro monastero, dove ormai sono sessant'anni che vivete, è in grossissime difficoltá. Negli ultimi vent'anni la Curia si è accanita contro di esso per costringervi all’obbedienza.

LA SUPERIORA AGGIUNGE: abbiamo dovuto arrenderci. Chiuso l'orfanatrofio, chiuso il portone a tutti i mendicanti che venivano a bussare a chiedere pane.

SUOR CRISTINA E SUOR ROSALIA ANNUISCONO. LA SUPERIORA AGGIUNGE : sarebbe stato più facile prendere le parti della Curia e metterci contro di voi, anziché difendere il vostro ostinato diniego.

SUOR FLAVIA RISPONDE ASTIOSA: non vi sareste mai messa contro di me. Mi avete tollerato con tanta pazienza, ed io per prima lo riconosco, ma la vostra pazienza era proporzionata ai favori elargiti dai principi Brancatelli.

PROCURATORE CONCITATO: ma proprio per questo che bisogna fare presto. Sapendo che non ci sono più i principi Brancatelli a proteggere il monastero, la Curia e l'arcivescovo saranno più sfrontati nell'ostacolarlo. Dobbiamo muoverci.

SUOR FLAVIA PENSIEROSA: che volete da me?

PROCURATORE MOLTO DETERMINATO E SENZA FARE TREMARE LA VOCE: dovete fare atto di rinuncia di tutti i vostri beni a favore del monastero.

NESSUNO PARLA IL SILENZIO È TOMBALE. LA SUPERIORA SI PORTA LE MANI ALLA TESTA IN SEGNO DI DISPERAZIONE. SUOR ROSALIA SI AVVICINA E LA SOSTIENE, MENTRE SUOR CRISTINA LE PORTA UN BICCHIERE D'ACQUA.

SUOR CRISTINA: bevete madre.

NESSUNO PARLA. LA SUPERIORA BEVE UN PO' D'ACQUA POI LENTAMENTE S'AVVICINA A SUOR FLAVIA. LE SI PONE DI FRONTE E CON ACCENTO DETERMINATO DICE: quanto bene potremmo fare! Potremmo riaprire l'orfanatrofio, occuparci delle fanciulle senza casa, sposarle. Il nostro monastero potrebbe riacquisire il vecchio prestigio. Potremmo avere cura dei malati, assistere gli affamati, dare pane a tutti quelli che vengono a bussare. Accogliere novizie e dare una continuità al nostro monastero e all'opera che hanno intrapreso le nostre consorelle prima di noi.

TUTTI HANNO ASCOLTATO IN SILENZIO E GUARDANO SUOR FLAVIA ASPETTANDOSI DA LEI UNA RISPOSTA. MA LEI RESTA MUTA ED IMMOBILE. ALLORA LA SUPERIORA INCALZANDO: dobbiamo fare presto, non possiamo sbagliare. Siete una suora anziana come me e quello che ci aspetta è dietro l'angolo. Dobbiamo sistemare tutto prima che arrivi la nostra morte. Noi siamo monache e dobbiamo essere sempre pronte ad affrontare questo definitivo passo.

SUOR ROSALIA SI AGITA SULLA CARROZZELLA.PRENDE IL BASTONE E CERCA DI ALZARSI. LE DUE SUORE SI AVVICINANO CERCANO DI CALMARLA; LA TENGONO MENTRE SI ALZA; LEI LE SPINGE IN MALO MODO E RICADE SULLA CARROZZELLA; TENTA DI RIALZARSI; CE LA FA; SI METTE ALL'IMPIEDI CON LA SCHIENA INCURVATA; CADE IL BASTONE SU CUI SI REGGEVA, POI STRINGENDO LE MANI A PUGNO GRIDA VERSO L'ALTO: le ricchezze! Mio Dio mi hanno chiuso gli occhi per le ricchezze! Adesso per le ricchezze vogliono togliermi la voce! Mio Dio tu sei testimone e mai mi stancheró di pregarti. A nessuno permetterò di chiudere la mia bocca.

FINE ATTO I


II ATTO

STESSA SCENA. IL SIPARIO SI APRE MENTRE SUOR ROSALIA E SUOR CRISTINA STANNO RIORDINANDO LA SALA CON UNA CERTA LENTEZZA. SUOR ROSALIA DICE: che il Signore assista la nostra superiora. Troppi dispiaceri in questi ultimi anni, troppi veramente. Ed ho il presentimento che non finiranno!

SUOR CRISTINA SPOLVERANDO UNA PICCOLA CROCE: non bisogna perdere il coraggio. La superiora ce l’ha fatta sempre e il Signore le darà la forza e la saggezza per andare avanti.

SUOR ROSALIA: speriamo. Ma l’arcivescovo per quale motivo viene qui? Me lo sono chiesto tutta la notte. E dio sa quanto ho pregato perché non ci porti male notizie. Noi che a momento dobbiamo dire addio al mondo non conosciamo il nostro destino! Che il Signore non ci abbandoni.

SUOR CRISTINA, LASCIANDO SU UNO SCAFFALE IL CROCIFISSO E AVVICINANDOSI A SUOR ROSALIA: suor Rosalia ma cosa vorrà l’arcivescovo? Per venire qui deve trattarsi di cosa importante e grave. Anch’io non sono tranquilla, come tutte le nostre consorelle. Nei loro occhi si legge la paura. E poi ieri sera alla preghiera le poche parole della superiora ci hanno messo in agitazione.

SUOR ROSALIA; TIRANDO UN SOSPIRO DI PREOCCUPAZIONE: già. Le parole però erano quasi prive di significato. Quello che mi ha preoccupato era il tono delle parole e l’espressione della superiora. Mi è sembrata sconfitta ed abbattuta.

SUOR ROSALIA METTE LE MANI NEL GREMBIULE E PRENDE UNA CHIAVE PER APRIRE LA PORTA CHE IMMETTE NEL PARLATORIO CAMMINANDO DICE: vado ad aprire il portone a momenti sarà qui.

LA MONACA APRE LA PORTA, ATTRAVERSA IL PARLATORIO E POI SPARISCE. SI SENTE APRIRE IL PORTONE. POI RIENTRA E CHIUDE LA PORTA DEL PARLATORIO.SI SIEDE ACCANTO ALLA PORTA: la superiora mi ha raccomandato di non lasciare questa sedia. Devo stare seduta e solo se me lo dice lei posso allontanarmi. Sarà difficile per me sentire tanti discorsi brutti e non poter rispondere. Già adesso mi sento come nel mare in tempesta.

SUOR CRISTINA: tranquilla suor Rosalia! Tranquilla! SI ALLONTANA E MAN MANO CHE SI AVVICINA ALLA PORTA CONTINUA:  Siamo tutte nella cappella a pregare anche per voi. Ho preparato i biscotti nelle guantiere e il rosolio. Quando mi chiamerete le porterò dalla cucina. Ci dobbiamo fare coraggio a vicenda. Stamattina mi diceva suor Vincenza che stanotte ha fatto un bel sogno: si è vista giovane e piena di forze attorniata da tanti bambini. Mi ha detto che ciò è un segno del Signore: riapriremo l’orfanatrofio e lei potrà riprendere il lavoro.

SUOR ROSALIA SI SIEDE ACCANTO ALLA PORTA  DEL PARLATORIO E TIRANDO FUORI DALLA TASCA UNA CORONA SI FA IL SEGNO DELLA CROCE PER RECITARE IL ROSARIO E CONTEMPORANEAMENTE RISPONDERE A SUOR CRISTINA: speriamo suor Cristina che le cose vadano così. Come sarei contenta di morire sapendo che il nostro monastero ha ripreso le opere di carità! Comunque, sia sempre fatta la volontà di Dio. APPENA SEDUTA SI ODE UN FRASTUONO DI CARROZZE E DI VOCI PROVENIRE DALLA STRADA. SUOR CRISTINA SI FERMA ED ESCLAMA: è arrivato l’arcivescovo!

SUOR ROSALIA SI ALZA E SI METTE VICINO ALLA PORTA DEL PARLATORIO E DICE: sì è l’arcivescovo. Andate ad avvisare la superiora.

NEL PARLATORIO ENTRANO DUE RELIGIOSI SI GUARDANO INTORNO, POI VENGONO DISTRATTI DALLA VOCE DI SUOR ROSALIA: pace e bene a voi. La benedizione di nostro Signore sia con voi.

UNO DEI DUE SI AVVICINA ALLA GRATA E RISPONDE: pace e bene pure a voi sorella. Siamo due seminaristi e stiamo accompagnando sua eccellenza l’arcivescovo.

SUOR ROSALIA: stiamo aspettando sua eccellenza. Abbiamo ricevuto il suo biglietto e siamo obbligate al Signore che ci ha concesso la grazia della visita del nostro arcivescovo.

SEMINARISTA: sorella avvisate la superiora che siamo qui.

SUOR ROSALIA: la mia consorella è andata ad avvisarla: sarà qui fra poco. Nel frattempo sedetevi è questione di qualche minuto… ecco la sento arrivare.

LA SUPERIORA ENTRA NELLA SALA. HA LO SGUARDO MOLTO TIRATO ANCHE SE LA SUA PERSONA NON DIMOSTRA ALCUNA AGITAZIONE.

SUOR ROSALIA: dite a sua eccellenza che la superiora è qui.

IL SEMINARISTA FACENDO SEGNO AL COMPAGNO DI FARE ENTRARE L’ARCIVESCOVO SI AVVICINA PIU’ CHE PUO’ ALLA GRATA DI FERRO E SUSSURRANDO DICE A SUOR ROSALIA:  mi raccomando, siate prudenti.

L’ARCIVESCOVO ENTRA NEL PARLATORIO ACCOMPAGNATO DA UN SEGRETARIO ED ESCLAMA: pace e bene a questo meritevole monastero, orgoglio della carità cristiana a Palermo.

LE TRE SUORE RISPONDONO: pace e bene a voi eccellenza.

POI LA SUPERIORA: grazie per la vostra preziosa visita. La vostra presenza nella nostra casa in questo momento è una consolazione.

SUOR ROSALIA PRENDE DALLA TASCA DEL GREMBIULE LA CHIAVE ED APRE LA PORTA DEL PARLATORIO. L’ARCIVESCOVO CON MOLTA DEFERENZA ENTRA NELLA SALA. SUBITO SUOR ROSALIA, DOPO AVER RICHIUSO A CHIAVE LA PORTA, SI INGINOCCHIA, PRENDE LA MANO DEL PRELATO E BACIANDOLA DICE: s’abbenedica eccellenza.

ARCIVESCOVO: siate benedetta.

ANCHE SUOR CRISTINA CHE ERA RIMASTA VICINA ALLA PORTA SI AVVICINA ALL’ARCIVESCOVO SI INGINOCCHIA E LE BACIA LA MANO, POI COL CAPO CHINO DICE: s’abbenedica eccellenza.

ARCIVESCOVO: siate benedetta.

LA SUPERIORA FA CENNO A SUOR CRISTINA DI ANDARE. S’AVVICINA ALL’ARCIVESCOVO, SI INGINOCCHIA E BACIANDO LA SUA MANO DICE: datemi la vostra benedizione eccellenza. Siamo grate della vostra visita.

L’ARCIVESCOVO SOLLEVA LE SPALLE DELLA SUPERIORA ED ESSA SI RIALZA MA MANTIENE IL CAPO CHINO E POI AGGIUNGE: sono vostra umile serva sempre obbediente.

ARCIVESCOVO: la vostra obbedienza, madre,  è fragile, ma la misericordia di Dio farà sì che essa sarà pari alla vostra grande fede. Ne sono sicuro.

SUPERIORA: perdonate le mie mancanze: quello che è stato fatto non è stato fatto contro di voi né contro la chiesa. Abbiamo cercato di sopravvivere alle cose del mondo.

L’ARCIVESCOVO GUARDANDOSI ATTORNO E CON ARIA QUASI DI INDIFFERENZA: madre, la nostra guida e il nostro sostegno non vi sarebbe mancato. Abbiamo scelto entrambi di servire Dio e il prossimo, ma senza l’aiuto della chiesa il bene e la carità si disperdono. Il vostro antico monastero ha meriti scolpiti sulla pietra, ma in questi ultimi anni la vostra condotta ha dimostrato che da sola non potete farcela.

LA SUPERIORA ALZA LO SGUARDO ED ASSUME UN ATTEGGIAMENTO DI RIGIDITA’: eccellenza le nostre richieste d’aiuto sono state rivolte con fiducia, ma non sono state accolte. Abbiamo chiuso l’orfanatrofio e….

L’ARCIVESCOVO IRRITATO MA CON VOCE FERMA: il vostro dovere, come impone la clausura, è la preghiera. Vivere in umiltà, secondo gli insegnamenti di nostro Signore. POI RIVOLGENDOSI AL SEGRETARIO CHE ERA RIMASTO CON I DUE SEMINARISTI NEL PARLATORIO DICE: passatemi i documenti.

SEGRETARIO AVVICINANDOSI ALLA RUOTA E DEPONENDO SU DI ESSA UN FASCIO DI DOCUMENTI RISPONDE: sì eccellenza. Sono raccolti in ordine cronologico. Se sua eccellenza è d’accordo posso spiegare io.

ARCIVESCOVO: non è necessario; ho studiato bene le carte e voi siete stato preciso nel delucidarmi la situazione.

SUOR ROSALIA FA GIRARE LA RUOTA E PRENDE I DOCUMENTI E LI APPOGGIA SOPRA IL TAVOLO POI VA ACCANTO ALLA SUPERIORA. L’ARCIVESCOVO SFOGLIA I DOCUMENTI E POI DICE: sapete bene che vogliamo il bene del vostro monastero e che vogliamo preservarlo da ogni passo fallace. Cosa ne sarebbe se tutte le monache di Palermo non rinunciassero ai loro beni terreni? Non possiamo predicare l’amore e la carità fra gli uomini quando il nostro cuore e la nostra mente sono legati alle terre e alle ricchezze.

LA SUPERIORA CON TONO MOLTO DIMESSO: eccellenza, il nostro monastero ha perso quasi tutto e la nostra preghiera fra le altre cose è diretta solo alla nostra sopravvivenza. Adesso siamo povere, ma non ce ne lamentiamo. Sono i poveri oltre il portone della nostra casa che ci preoccupano.

ARCIVESCOVO: madre, non ho dubbi sulla morigeratezza del monastero: a tutt’oggi è un esempio luminoso di vita religiosa. Quando parlo di rinunce mi riferisco alla vostra consorella, alla principessa Brancatelli.

LA SUPERIORA CON TONO PRONTO MA CALMO: suor Rosalia ha abbandonato da sessant’anni al mondo titoli ed onorificenze. E’ un’umile ed ormai vecchia monaca, dedita alla preghiera.

ARCIVESCOVO: peccato che non abbia mai rinunciato ai suoi beni materiali, che avrebbe dovuto cedere per spirito di povertà alla chiesa. Ho qui un elenco di quello che ancora è di sua proprietà e che ha sempre gestito con la vostra compiacenza.

SUPERIORA: se il vostro elenco è quello che conosco io, a seguito della morte dell’ultimo principe Brancatelli dovete aggiornarlo. Quanto alla mia compiacenza, fra le mie carte e le vostre c’è il permesso che suor Rosalia aveva ottenuto dall’allora arcivescovo per poter gestire il suo patrimonio, che a voce aveva destinato al nostro monastero.

L’ARCIVESCOVO IRRITATO: fra le vostre carte, come nelle mie, ci sono pure le numerose revoche che la curia vi ha inviato e con le quali vi obbligava a non consentire più alla principessa di continuare a gestire dall’interno del monastero i suoi affari. Segretario ci sono le revoche?  L’ARCIVESCOVO NERVOSAMENTE SFOGLIA IL FASCICOLO CON I DOCUMENTI.

IL SEGRETARIO AVVICINANDOSI ALLA GRATA: si eccellenza, ci sono, e in qualche caso abbiamo ricevuto le risposte.

SUPERIORA: eccellenza, non vi affannate a cercare: abbiamo ricevute le revoche ma il permesso concesso a suor Rosalia, per grazia di Dio, è perpetuo. Ormai il monastero vive con le rendite di suor Rosalia e credetemi non è molto. Ma se la volontà di Dio non ci abbandona potremmo contare su rendite più consistenti, adesso che ha ereditato tutto il patrimonio della sua famiglia. Ma soprattutto potremo continuare a fare il bene.

ARCIVESCOVO: madre mi parlate del bene, di preghiera e di Dio, ma avete messo gli occhi sul patrimonio della principessa. Dimenticate che il lusso e la ricchezza distolgono dalla parola di Dio. E non sempre salvano.

LA SUPERIORA CON VOCE FERMA E CONVINTA: eccellenza, i nostri poveri non avrebbero mangiato senza i denari delle rendite di suor Rosalia.

ARCIVESCOVO SI SIEDE E CON VOCE FLEBILE DICE: madre, la chiesa si è sempre messa dalla vostra parte. Adesso bisogna decidere. Dovete chiaramente esporvi: con la chiesa o con suor Rosalia.

LA SUPERIORA COMPUNTA ED ALTERA: ho sempre aspettato questo momento in cui mi si chiedeva di decidermi da quale parte stare. Ma mi domando perché proprio adesso?

ARCIVESCOVO: adesso la situazione è cambiata e dobbiamo adeguarci.

SUPERIORA: la morte libera e ci libera.

ARCIVESCOVO: sì madre, la morte libera dalla vita e dai peccati.

SUPERIORA: eccellenza, PAUSA.  La morte ha liberato il principe Brancatelli dai suoi legami terreni e ha liberato noi ad affrontare quello che prima non si poteva.

ARCIVESCOVO: se volete dire che prima avevamo paura del principe, vi sbagliate. Era solo riguardo. Riguardo nei confronti di una famiglia che ha sostenuto sempre le cause della chiesa.

SUPERIORA: forse adesso suor Rosalia non merita lo stesso riguardo?

L’ARCIVESCOVO INNERVOSITO DALLE RISPOSTE DELLA SUPERIORA SI ALZA E SI PONE DI FRONTE AD ESSA, POI VOLGENDOSI AL SEGRETARIO NEL PARLATORIO DICE: signor segretario, consigliate ai due seminaristi di fare visita al SS Sacramento nella chiesa del nostro monastero. I DUE SEMINARISTI ESCONO. POI L’ARCIVESCOVO MOLTO ADIRATO DICE: autorizzazione o no, abbiamo consentito a suor Rosalia e, quindi, pure a voi di occuparsi dei suoi beni personali. Il riguardo c’è stato.

SUOR ROSALIA SI RIVOLGE CON MOLTA APPRENSIONE ALL’ARCIVESCOVO: eccellenza vi faccio portare del buon rosolio e dei biscotti della nostra cucina. SUONA FURIOSAMENTE UN CAMPANELLO.

 

ARCIVESCOVO: grazie suora. Saranno sicuramente di mio gradimento.

DOPO UN MINUTO DI SILENZIO LA SUPERIORA PARLA: eccellenza, la clausura è stata sempre rispettata. Quella porta (FA SEGNO VERSO LA PORTA DEL PARLATORIO) non è stata mai varcata da uomo. Suor Flavai ha dato disposizione al suo procuratore dalle grate e i documenti sono stati passati sempre attraverso la ruota.

ARCIVESCOVO: su questo punto non ho dubbi. Semmai mi domando se voi avete capito ed inteso gli sforzi che ha fatto la nostra chiesa per evitare una conclusione giuridica scandalosa. Abbiamo scomodato personaggi influenti ed abbiamo cercato sempre di usare la massima cautela e prudenza. Il nostro archivio è stracolmo di carte, di suppliche, di notifiche e di sentenze circa la volontà della principessa Brancatelli di abbandonare il monastero. I giudici vanno seguiti, rispettati, encomiati, ossequiati. E per fare ciò abbiamo bussato a molte porte e chiesto molti favori che prima o poi dobbiamo adeguatamente ricambiare. Una monaca che scappa dal monastero è un fatto grave sia per la chiesa ma soprattutto per il monastero che non l’ha saputa trattenere.

SUPERIORA: anche noi abbiamo fatto la nostra parte per evitare ciò. Ma contro la volontà di Dio non si può andare.

L’ARCIVESCOVO QUASI URLANDO: ma che dite madre? Questa non è la volontà di nostro Signore. La Sua volontà è quella di salvare la principessa Brancatelli dalle sue manie che la porteranno a dannarsi l’anima. E se non evitiamo questo tragico evento la colpa è mia quanto vostra.

ENTRA SUOR CRISTINA CON UN VASSOIO IN MANO: L’APPOGGIA SULLA TAVOLA E QUINDI RIVOLGENDOSI ALL’ARCIVESCOVO: eccellenza questi biscotti li facciamo noi e se sono di vostro gradimento ne preparo un poco da portare via.

L’ARCIVESCOVO PRENDE DAL VASSOIO UN BISCOTTO LO PORTA VICINO AL NASO PER SENTIRNE MEGLIO IL PROFUMO, POI LO POSA SUL VASSOIO E DICE:grazie, saranno buoni certamente, ma li mangerò dopo. TOGLIE IL TAPPO DALLA BOTTIGLIA COL ROSOLIO E NE VERSA UN POCO IN UN BICCHIERE CHE BEVE TUTTO DI UN FIATO. E DICE: eccellente, veramente eccellente. SI AVVICINA ALLA SUPERIORA CHE LO GUARDA FISSAMENTE E RIPRENDENDO IL DISCORSO INTERROTTO PRIMA CONCLUDE: sì madre, avremmo sulle nostre coscienze questa grave colpa. E non solo questa.

L’ARCIVESCOVO CONTINUA DOPO UNA BREVE PAUSA: il patrimonio della principessa Brancatelli non può finire in mano a cugini che nemmeno ha conosciuto. Sulle sue proprietà molti loschi figuri stanno allungando le mani. E vista l’età della principessa dobbiamo fare in fretta. Più il tempo passa più gli sciacalli approfittano. RIVOLGENDOSI AL SEGRETARIO: parlate voi di cosa sta succedendo in questi giorni nei palazzi dei principi Brancatell, nonostante l’attenta e scrupolosa vigilanza del procuratore e dei suoi impiegati.

SEGRETARIO CONCITATO: si entra e si esce quando si vuole. Si entra con le mani vuote e si esce con sacchi pieni di roba. Compaiono cugini che vogliono proteggere i beni della principessa ma il loro scopo è altro. Vogliono insediarsi e appropriarsi dei lussuosi palazzi.

L’ARCIVESCOVO RIVOLGENDOSI ALLA SUPERIORA: la principessa Brancatelli deve rinunciare alle sue proprietà.

IL SEGRETARIO CON TONI MOLTO BASSI: bisogna fare in fretta. Se dovesse morire prima di fare atto di rinuncia i cugini diventano i legittimi eredi; anzi bisogna evitare che parenti vengano a trovarla qui. Potrebbero spingerla ad un testamento a loro vantaggio.

ARCIVESCOVO: non possiamo privare i nostri poveri e la nostra chiesa di questa provvidenziale opportunità. E voi, madre, dovete contribuire affinché la carità si rafforzi e porti i suoi frutti a tutti.

LA SUPERIORA SENZA ALCUN SEGNO DI TIMORE REPLICA: ho anche il dovere di preparare una lunga vita a questo secolare monastero. E solo con il patrimonio di suor Flavia ciò sarebbe possibile. Ormai come sua eccellenza conosce, ci è stato tolto quasi tutto dalla giustizia o ingiustizia degli uomini.

L’ARCIVESCOVO A DISAGIO: aggiungete pure che alla giustizia o ingiustizia degli uomini si è aggiunta anche quella della nostra Curia. Non l’avete detto ma ….

IL SEGRETARIO INTERROMPE L’ARCIVESCOVO E PREVIENE LA SUPERIORA: ma adesso il patrimonio è così vasto che dividendolo a metà nessuna delle due parti avrà sofferenza.

ARCIVESCOVO: la soluzione è soddisfacente, ma è necessario convincere la principessa Brancatelli. Voi, madre, che ci dite in proposito?

SUPERIORA: è ostinata, ardente nella preghiera, ma non ho mai saputo quali siano i suoi piani per quanto riguarda i suoi beni. Né tanto meno lo saprà il suo procuratore che l’accontenta in quella delirante esposizione di ricorsi ai tribunali per quella che lei chiama “scarcerazione”.

SEGRETARIO: madre, dovete vigilare, dovete limitare le visite del procuratore. Egli è cugina di suor Flavia e potrebbe approfittare della situazione per farsi nominare erede.

SUPERIORA: lo so, ma la sua presenza è indispensabile. Qualcuno dovrà sempre occuparsi di questi beni. Meglio lui che ormai conosce ogni cosa e che non ci ha dato mai modo di sospettare.

SUOR ROSALIA: gentiluomo, animo nobile e generoso. Rispettoso della nostra regola e buon padre di famiglia.

SUPERIORA: recentemente ci ha fatto visita ed informandoci di quanto avvenuto, ci ha sollecitato a vigilare e a prendere provvedimenti. I suoi timori sono quelli stessi che voi ci avete adesso indicato.

L’ARCIVESCOVO SFOGLIANDO LE CARTE DEL FASCICOLO SUL TAVOLO: Dio ci impone la massima vigilanza e nulla deve restare intentato. Voi, madre, darete sostegno alla nostra causa?

SUPERIORA: sono qui per obbedire. Ho scelto di obbedire. Ma voi, eccellenza, conoscete i bisogni del nostro monastero e davanti a Dio ho giurato di servire le mie consorelle.

IL SEGRETARIO CON VOCE INCALZANTE SU SUGGERIMENTO DELL?ARCIVESCOVO: madre, non avrete nulla da temere. Il monastero non sarà abbandonato. Vi abbiamo assicurato la metà del patrimonio.

LA SUPERIORA INCHINANDOSI: obbedisco umilmente al mio arcivescovo. 

SUOR ROSALIA E SUOR CRISTINA EMULANDO LA SUPERIORA SI INCHINANO PURE.

SUOR ROSALIA: siate benedetto eccellenza.

SUOR CRISTINA: che nostro Signore vi guidi sempre.

L’ARCIVESCOVO SOLLEVA LE DUE MONACHE E POI RIVOLGENDOSI ALLA SUPERIORA: voglio parlare con la principessa Brancatelli. Non possiamo indugiare. E’ necessario concludere la faccenda e mettere al sicuro i diritti di questo monastero e della Curia.

LA SUPERIORA GUARDANDO SUOR CRISTINA E SUOR ROSALIA DICE LORO: portate qui suor Flavia.

SUOR CRISTINA: come volete, madre.

LE DUE SUORE SPARISCONO, LA SUPERIORA RESTA IMMOBILE, L’ARCIVESCOVO LENTAMENTE SI SPOSTA DA UN CAPO ALL’ALTRO DELLA SALA, POI CHIEDE: quanti ha la principessa?

SUPERIORA: oltre settantacinque anni.

ARCIVESCOVO: quanti anni di monacato ha fatto?

SUPERIORA: sessanta, per grazia di Dio.

ARCIVESCOVO: sessant’anni ed ancora è dura ed intransigente!

SUPERIORA: è sempre stata così. Soprattutto con i fratelli. Molte suore, che sono entrate nella pace del Signore e che l’hanno conosciuta, hanno sempre affermato ciò. Comunque il rigore di vita che ha sempre condotto è apprezzabile ed esemplare. I fratelli sono stati vicini al monastero: non ci hanno fatto mancare il loro sostegno. Ma non hanno mai confortato suor Flavia.

ARCIVESCOVO: forse con il loro concreto sostegno volevano palesare il loro affetto anche alla principessa che….

L’ARCIVESCOVO, SENTENDO IL CIGOLIO CHE PREANNUNCIAVA L’INGRESSO DI SUOR FLAVIA INTERROMPE IL SUO DISCORSO. DOPO QUALCHE SECONDO COMPARE SUOR FLAVIA SEDUTA SU UNA CARROZZINA SPINTA DA SUOR ROSALIA E SUOR CRISTINA. SUOR FLAVIA HA IL VOLTO NASCOSTO DA UN LUNGO VELO. DOPO UN IMBARAZZANTE MINUTO DI SILENZIO LA SUPERIORA DICE: suor Flavia, sua eccellenza il nostro arcivescovo è venuto a farci visita. SUOR FLAVIA RESTA IMPASSIBILE. POI LA SUPERIORA AGGIUNGE: ci ha voluto onorare della sua santa presenza e noi stiamo esprimendo la nostra massima gratitudine per non averci fatto mai mancare la sua paterna benevolenza.

L’ARCIVESCOVO S’AVVICINA A SUOR FLAVIA E LA SALUTA: siate benedetta signora principessa; ho saputo…

SUOR FLAVIA MOLTO CONTRARIATA: non sono principessa! Mi hanno voluto monaca: mi chiamo suor Flavia.

LA SUPERIORA E LE ALTRE DUE MONACHE SONO FORTEMENTE IMBARAZZATE E FANNO UN GESTO DI DISAPPROVAZIONE.

L’ARCIVESCOVO ANCH’EGLI FORTEMENTE IMBARAZZATO: ma non avete perso l’alterigia che compete al vostro rango. PAUSA. Poi l’arcivescovo riprende: suor Flavia, so che siete ardente nella preghiera: il vostro cuore generoso non mancherà di pregare pure per me e per la chiesa tutta.

SUOR FLAVIA NON RISPONDE. L’ARCIVESCOVO CONTINUA: la preghiera delle donne pie arriva prima a Dio e la chiesa ha bisogno di…

SUOR FLAVIA CON VOCE FERMA INTERROMPE L’ARCIVESCOVO: eccellenza, che volete da me?

LA SUPERIORA DI SCATTO SI DIRIGE VERSO SUOR FLAVIA E CINGENDOLA PER LE SPALLE DICE: suor Flavia non dimenticate che avete fatto anche il voto di umiltà!

SUOR FLAVIA CON LA TESTA ALTA E BATTENDO IL PUGNO SUL BRACCIOLO DELLA CARROZZINA: sono sessant’anni che sono qui e cinquant’anni che scrivo ad arcivescovi e cardinali; che imploro tribunali e giudici. Nessuno che abbia ascoltato le mie  suppliche. Nessuno che sia mai venuto a rendermi almeno una speranza.

ARCIVESCOVO: suor Flavia, voi avete scelto la clausura e il vostro obbligo è stato quello di dedicare la vostra vita a Cristo nostro Signore.

SUOR FLAVIA: nelle vostre carte, le mie inascoltate memorie dicono il contrario. Sono stati gli uomini a darmi il destino ed io ho cercato di realizzare quello che invece mi aveva preparato Dio.

SUOR ROSALIA SI PORTA LE MANI ALLA BOCCA IN SEGNO DI SCANDALO. SUOR CRISTINA SI FA TRE VOLTE IL SEGNO DELLA CROCE. LA SUPERIORA CON MOLTA CALMA: voi  destate stupore, suor Flavia: gli uomini falliscono contro i disegni di Dio.

L’ARCIVESCOVO RISOLUTO: dovete fare atto di rinuncia, come si conviene ad una monaca. La chiesa e il monastero hanno bisogno del vostro aiuto e dovete fare in modo che il vostro patrimonio passi alla carità cristiana.

SUPERIORA: è indispensabile per poter risollevare le sorti del nostro monastero e dare possibilità alla chiesa di poter continuare a fare il bene.

SUOR ROSALIA PRENDENDO LA MANO DI SUOR FLAVIA E ACCAREZZANDOGLIELA AGGIUNGE: c’è molto bisogno. I poveri sono tanti. La fame è in tutte le case. Voi potete portare sollievo.

SUOR CRISTINA PRENDE L’ALTRA MANO DI SUOR FLAVIA RESTATA IMPASSIBILE E CON TONO SUPPLICHEVOLE DICE: suor Flavia, tutti ve ne saranno grati. E voi stessa ne trarrete gioia sapendo che i vostri beni materiali sono messi a disposizione di chi soffre e di chi ha bisogno.

SUPERIORA: non avete dimenticato, quando giovani soccorrevamo i bambini abbandonati. Quando da questa stessa ruota sfamavate con pane i numerosi mendicanti e non vi stancavate mai di fare girare quella ruota.

SUOR ROSALIA: noi quindi dentro possiamo fare solo del bene.

IL SEGRETARIO DAL PARLATORIO AGGIUNGE URLANDO: suor Flavia il vostro patrimonio è in pericolo; potrà andare in mano a sconosciuti.

SUOR ROSALIA: non permettetelo! La chiesa è la vostra famiglia.

SUOR FLAVIA CON MODO BRUSCO DIVINCOLA LE MANI TENUTE DALLE DUE SUORE E POI BATTENDOSI IL PUGNO SULLA FRONTE DICE: no. Non posso. E non mi commuovo. Credete sia possibile ad un cuore reso arido ed insensibile credere alle sofferenze degli altri? Io non lo credo. Io chiusa qui dentro, di questa terra conosco fratelli straccioni e mendicanti, sofferenti ed abbandonati, e la loro condizione non mi lascia indifferente, ma nullo provo se nello stesso tempo penso alla mia sofferenza e alla mia misera impotenza.

L’ARCIVESCOVO CON TONO MOLTO PAZIENTE E AVVICINANDOSI A SUOR FLAVIA DICE: vorremmo conoscere, allora, la vostra posizione. Fermo restando che non concederci la vostra rinuncia sia un grave atto di disobbedienza verso i superiori e soprattutto contro Dio che vi ha concesso la grazia di vivere così a lungo e vi ha dato una buona salute.

SUOR FLAVIA: voi la chiamate grazia, io condanna.

SUPERIORA: l’arcivescovo è qui per risolvere una questione molto grave e non dobbiamo rattristarlo con le nostre angosce: dobbiamo provvedere noi ad allontanarle con la preghiera.

SUOR FLAVIA RECLINA STANCAMENTE IL CAPO SULLA PROPRIA MANO. SUOR ROSALIA S’AFFRETTA E LE PARLA: vi sentite male? Ditemi cosa volete. POI VA A PRENDERE DA UN MOBILE UN BICCHIERE D’ACQUA E LO PORGE ALLA CONSORELLA: bevete. Vi farà bene; e non agitatevi: sapete che il cuore alla nostra età diventa capriccioso.

SUOR FLAVIA, ACCUDITA DA SUOR CRISTINA E DA SUOR ROSALIA, BEVE L’ACQUA POI CON VOCE FERMA E DECISA DICE: eccellenza, cosa si vuole da me? Vi ascolto con deferenza.

L’ARCIVESCOVO SCANDENDO LE PAROLE RIPETE PER LA SECONDA VOLTA: dovete rinunciare ai vostri beni a favore della chiesa e del monastero.

SUOR FLAVIA: siete stato chiaro e preciso. Ma anch’io ho da chiedervi qualcosa in cambio.

LA SUPERIORA: la chiesa non mercanteggia e l’anima non si salva coi compromessi.

L’ARCIVESCOVO FACENDO CENNO ALLA SUPERIORA DI NON PARLARE CON TONO MOLTO PERSUASIVO AGGIUNGE: siamo qui per ascoltare pure voi. Potete parlare liberamente. La chiesa è generosa e riconosce i meriti di tutti i suoi benefattori.

SUOR FLAVIA: se volete quello che per grazia di Dio mi appartiene, dovete annullare i miei voti e concedermi la possibilità di tornare a casa mia, nel mio palazzo fino a quando morirò.

SUOR CRISTINA DI GETTO: ma suor Flavia i nostri voti sono perpetui ed irrevocabili!

L’ARCIVESCOVO MANTENENDO SEMPRE UN TONO PERSUASIVO: suor Flavia, concedervi l’annullamento dei voti sarebbe un grosso scandalo per la chiesa ed anche per voi. E a che vi serve tornare nel vostro palazzo dopo tanti anni di assenza: sarebbe sconvolgere la vostra esistenza. Pensate che valga la pena cambiare la vostra vita per questi ultimi anni che il Signore vi lascia? Qui siete al riparo e siete attorniate dalle vostre consorelle che vi curano affettuosamente. Fuori vi aspetterebbero solo sciacalli.

SUOR FLAVIA CON TONO MALINCONICO: anche se mi restasse un solo giorno ne varrebbe la pena. Saprei che alla fine le mie preghiere hanno trovato accoglienza e che sono arrivate a nostro Signore. Mi basterebbe questo, eccellenza.

LA SUPERIORA: la nostra vera ed unica casa è quella del Signore. E lo scopo di ogni cristiano è quello di arrivare a nostro Signore come meglio si può. Voi pensate che nel vostro palazzo potreste prepararvi meglio all’incontro con Cristo e tutti i Santi.

SUOR CRISTINA: meglio qui con noi, suor Flavia. Lontane dalle insidie del mondo.

L’ARCIVESCOVO PAZIENTEMENTE DOSANDO IL TONO DELLA SUA VOCE:  quella che ci proponete non è una strada percorribile. La chiesa può fare tanto per voi, ma non questo. Chiedete altro.

SUOR FLAVIA RESTA SILENZIOSA POI CON TONO AUTORITARIO SI RIVOLGE A SUOR ROSALIA: portatemi via. Voglio ritornare nella mia cella.

SUOR ROSALIA: ma suor Flavia la superiora non vi ha congedato.

LA SUPERIORA: mancate di rispetto a sua eccellenza, a me e a voi stessa. La chiesa vuole mettervi in condizione di meritare indulgenza dal Signore. Avete la possibilità di riscattarvi, potete riempirvi il cuore del bene che potete fare ed, invece….

L’ARCIVESCOVO INTERROMPE LA SUPERIORA: lasciate perdere madre. Il bene si fa perché lo detta il cuore. Noi abbiamo cercato di aprire quello della vostra consorella. Abbiamo fatto il nostro dovere e certamente non proviamo alcun risentimento nei suoi confronti. Ma l’abito che porto mi impone che la parola di Dio venga rispettata e che le anime deficienti vengano riportate all’amore del padre.

Suor Flavia, potete andare. Sappiate però che al nostro fallimento seguiranno, come di regola, i procedimenti dei superiori e forse, vista la vostra situazione, è meglio che li conosciate. L’ARCIVESCOVO SI VOLGE VERSO LA GRATA E INVITA IL SEGRETARIO A PARLARE:  segretario, vogliate esporre alla Superiora i procedimenti già avviati a carico di suor Flavia.

IL SEGRETARIO MOLTO CONFUSO SFOGLIANDO CARTE E DOCUMENTI FINALMENTE DICE: la chiesa a firma del signor arcivescovo ha avviato un procedimento contro suor Flavia basato sulla inosservanza all’obbedienza che è uno dei voti più importanti delle regole monastiche e soprattutto delle monache recluse. A questo procedimento si aggiunge quello di blasfemia: Suor Flavia ha chiesto e dato i voti pur non avendo mai rinunciato alla sua vita mondana. Ha ingannato le sue consorelle, la chiesa e cristo suo sposo.

LA SUPERIORA TRASALE E SI PORTA LE MANI AL PETTO: mio Dio questo no! Quale male ha fatto per meritarsi tutto ciò?

SUOR ROSALIA SI BUTTA TRA LE BRACCIA DI SUOR FLAVIA CONSOLANDOLA: non abbiate paura nostro Signore è con voi. E tutte pregheremo per voi.

SUOR CRISTINA TERRORIZZATA E CON UNA MANO ALLA BOCCA: OH Signore, pietà! Quali colpe ha la poverina?

PASSATO IL TRASALIMENTO E L’ANGOSCIA L’ARCIVESCOVO INVITA NUOVAMENTE IL SEGRETARIO A PARLARE: cosa significa tutto questo? Siate più preciso.

IL SEGRETARIO QUESTA VOLTA SENZA ALCUNA INCERTEZZA: in questi casi la chiesa prevede la scomunica.

 

SUOR CRISTINA E SUOR ROSALIA  CONTEMPORANEAMENTE CON ESPRESSIONE DI GRANDE APPRENSIONE: mio Dio, liberaci!

LA SUPERIORA DALLO SGUARDO SCONVOLTO, MA ANCORA LUCIDA INTERVIENE: eccellenza, SI AVVICINA AL PRELATO E SI INGINOCCHIA E POI IMPLORA: salvateci da questa terribile sciagura. Non permettetelo.

SUOR FLAVIA RIVOLGENDOSI ALL’ARCIVESCOVO:  e perché adesso e non prima? Forse che la morte dei principi Brancatelli vi ha liberato da obblighi o vincoli? POI CON TONO DIMESSO MA SENZA MOSTRARE PAURA: se pensate che la vita più dura e le maggiori  privazioni possano costringermi a fare quello che ho deciso di non fare, anche voi, eccellenza, siete su una strada impercorribile. Nulla potrebbe provarmi più di quanto ha fatto la lunga vita in questo monastero.

L’ARCIVESCOVO ORMAI RISOLUTO E SENZA REMORE: voi ci state a cuore, ma non apprezzate gli sforzi che stiamo facendo per salvarvi da una condanna per scomunica. Questo lo voglio evitare. Voi siete solamente una figlia smarrita e mio dovere è quello di non farvi fare altri errori. Se io avessi voluto solo i vostri beni sarebbe stato più facile ottenerli con la condanna della scomunica che ci consente di appropriarcene. SI RIVOLGE AL SEGRETARIO: dite voi, quali risposte ci hanno inviato i nostri superiori e cosa prevede il diritto ecclesiastico.

SEGRETARIO CON LE CARTE ALLA MANO: la diocesi può secondo il diritto…

SI SENTE UN TRAMBUSTO ALLA PORTA DEL MONASTERO ED IMPROVVISAMENTE COMPARE IL PROCURATORE CON DELLE CARTE IN MANO. SI AVVICINA ALLA GRATA DEL PARLATORIO E CONCITATO INIZIA A PARLARE: salutate Gesù Cristo…

LA SUPERIORA MOLTO INDISPETTITA PER L’IRRUENTE ARRIVO DEL PROCURATORE: signor procuratore non vi avevamo concesso alcuna udienza. La vostra presenza è inopportuna. Andate con la grazia di nostro Signore e non dimenticate in futuro che il nostro è un monastero di recluse.

PROCURATORE: perdonate madre. A tanta mancanza mi ha spinto l’urgenza della questione. Voi sapete che io sono rispettoso delle regole e dei vostri comandi. Chiedo perdono pure al nostro arcivescovo, se avessi saputo… in ombra vedo pure suor Flavia alla quale devo comunicare un dispaccio che mi è appena giunto.

SUOR ROSALIA E SUOR CRISTINA SPINGONO VERSO IL PROCURATORE LA CARROZZINA CON SUOR FLAVIA. L’ARCIVESCOVO E LA SUPERIORA ALTERATI DALL’ARDIRE DEL PROCURATORE SI GUARDANO.

IL PROCURATORE APRE UN FOGLIO ARROTOLATO E CON VOCE PIENA DICE: principessa Maria Alfonsa Beatrice e Concetta Brancatelli dei principi di Terranova, il nostro Santo Padre e Pontefice Massimo ha annullato i vostri voti e vi consente di tornare alla vita civile e di riacquisirne tutti i diritti. Ordina al signor arcivescovo e alla superiora del monastero di Santa Maria di Palermo di restituire al mondo la sopra nominata principessa Brancatelli.

SUOR FLAVIA URLA: ma che dite? Sono sessant’anni che aspettavo questa lettera. Per Dio e per tutti i Santi del Paradiso ripetete ancora, ditemi che è vero.

SILENZIO. TUTTI IMMOBILI ED AMMUTOLITI. IL PROCURATORE POI S’AVVICINA ALLA RUOTA DEPONE DUE FOGLI E DICE: suor Rosalia vogliate consegnare le due lettere alla madre e a sua eccellenza.

SUOR ROSALIA CORRE GIRA LA RUOTA RACCOGLIE LE DUE MISSIVE E LE PORTA ALL’ARCIVESCOVO CHE PRONTAMENTE LA SROTOLA  E LA LEGGE, ALLA SUPERIORA LA QUALE PERO’ NON LA APRE.

L’ARCIVESCOVO DOPO AVER LETTO, BUTTA IL FOGLIO SUL TAVOLO E SI GUARDA INTORNO DA’ UNO SGUARDO ALLA SUPERIORA E POI AVVICINANDOSI A SUOR FLAVIA: suor Flavia, siete vecchia e sola, malata e senza….

SUOR FLAVIA: chiamatemi principessa Brancatelli come si addice al mio rango.

SUPERIORA: ma come è possibile? Come potete abbandonarci dopo tutto quello che abbiamo condiviso?

SUOR FLAVIA SI TIRA IL VELO CHE GLI COPRIVA IL VISO SFORZA LE BRACCIA PER POTERSI ALZARE E FINALMENTE SI METTE ALL’IMPIEDI. SUOR CRISTINA E SUOR ROSALIA CERCANO DI TENERLA, MA LEI LE ALLONTANA. RACCOGLIE TUTTA LA FORZA CHE E’ IN LEI E CON TONO AUTORITARIO GRIDA: aprite quella porta!

NESSUNO SI MUOVE MA TUTTI SI GUARDANO

SUOR FLAVIA ANCORA UNA VOLTA E PIU’ FORTE DI PRIMA: ho detto di aprire la porta.

SUOR ROSALIA GUARDA LA SUPERIORA, ASPETTA UN CENNO CHE NON ARRIVA. POI METTE LA MANO IN TASCA  TIRA FUORI LA CHIAVE ED APRE LA PORTA. LA PRINCIPESSA BRANCATELLI FA QUALCHE PASSO MA BARCOLLA. SUOR CRISTINA TENTA DI SOSTENERLA, MA LEI L’ALLONTANA. PRIMA UN PASSO POI DUE FINO A QUANDO VARCA LA SOGLIA DELLA PORTA ED ENTRA NEL PARLATORIO. LA PORTA SI RICHIUDE RAPIDAMENTE SUOR FLAVIA TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO ED OFFRE LA MANO AL PROCURATORE AFFINCHE’ LA SOSTENGA.

PRINCIPESSA BRANCATELLI:  i principi Brancatelli hanno una sola parola. Vi ho promesso tutto in cambio della libertà ed avrete tutto. Già siete, su mia rinuncia, principe Brancatelli di Terranova …..

SI SENTE UN BRUSIO NELLA SALA. LA SUPERIORA PALLIDA E MOLTO IRRITATA: signor procuratore ci avete ingannato. Avete tradito me e la fiducia che avevo riposto in voi.

PROCURATORE:  madre io avevo giurato solamente di far tornare alla vita la principessa Brancatelli.

LA PRINCIPESSA BRANCATELLI CON VOCE COMMOSSA: principe portatemi a casa mia.

LA PRINCIPESSA S’AVVIA  LENTAMENTE VERSO L’USCITA DEL PARLATORIO. IL PRINCIPE APRE IL PORTONE E LA LUCE DEL SOLE IRROMPE ALL’INTERNO. LA PRINCIPESSA SI COPRE GLI OCCHI CON UNA MANO ED ESCLAMA: ah, il sole! Non accecate occhi miei: è solamente luce.

FINE

 

  

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