Le nozze di Quinita

LE NOZZE DI QUINITA

LE NOZZE DI QUINITA

Commedia in tre atti di S.I. ALVAREZ QUINTERO

PERSONE

QUINITA FLOREO

ROSA LUISA

CRISTOFORINA

DONNA TERESA

CARMELA

ELADIA

EUGENIO

MAURICO

EMILIO

FRA CRISTIANO

CAIO LAGARTORA

MANUELE

UN CRONISTA

BEPPE

MASO

NORBERTO COMOZ

PORTA

 



Una sala in casa di donna Teresa Palma, vedova del generale Zarco, a Madrid. Porta a sinistra dell'attore; a destra, in seconda quinta, prolungamento della stanza verso l'interno. Al fondo un'altra porta conduce all'oratorio di famiglia e quando si solleva la portiera si scorge illuminato. E' una mattina di aprile.

SCENA PRIMA

Cristoforina, Teresa, Eladia, Porta, Caio

(Cristoforino, zitella e martire, che si fermata ai trent'anni e non ne compie uno di pi, entra dalla porta di sinistra, con gli occhi rossi e il viso acceso, singhiozzando. La segue Donna Teresa, sua sorella maggiore di ventanni, vecchia innanzi tempo e piena di acciacchi).

Cristoforina - Ah, ah...

Teresa - Ma, Cristoforina!...

Cristoforina - Ah, Teresa mia, non c' rimedio! Povera piccina!...

Teresa - Chiunque ti sentisse, cara sorella, crederebbe che portino Quinita al macello!...

Cristoforina - Ah, ah...

Teresa - Calmati; farai accorrer gente.

Cristoforina - Perci voglio mettermi in un cantuccio, dove non mi veda ne mi oda nessuno e sfogarmi quanto mi pare.

Teresa - Ma non c' motivo di prenderla cos sul serio. Tu vai agli estremi.

Cristoforina - Pu essere. Il tempo sar quello che mi dar torto o ragione. Tu credi che la nostra lupolina sar molto felice nel suo matrimonio? Io credo che sar una disgraziata! Ah, ah!...

Teresa - Daccapo! Calmati che viene qualcuno (dalla stessa porta di sinistra entra Eladia, una giovanissima cameriera, molto carina, che, dato l'avvenimento del giorno, il matrimonio di Quinita, non sta pi nei panni e pare che debba esser lei quella che va a nozze).

Eladia - Signora...

Teresa - Che c'?

Eladia - C' un signorino...

Teresa - Non ti ha detto il nome?

Eladia - Il signor Porta... alla porta.

Teresa - Proprio lui! L'aspettavo?! Questi giornalisti non si lasciano scappar mai una occasione.

Eladia - E' un giornalista? Davvero? Ho piacere di avergli fatto un sorriso.

Teresa - Viene per i dati della cerimonia. Fallo passare, Eladia.

Eladia - Che bellezza sposare e divorziare.

Teresa - Ma ragazza, che ti piglia?

Eladia - Signora... Divorziare non sposare due volte?

Teresa - Non dire sciocchezze.

Eladia - Mi scusi la signora! Tutta questa allegria di oggi mi ha dato alla testa (esce).

Teresa - Hai sentito, Cristoforina? Tutta questa allegria di oggi...

Cristoforina - S, s, lo so che io sono il corvo delle malenuove... Ah, ah... che cosa viene a fare questo signor Porta? Si pu sapere?

Teresa - Viene per la cronaca della giornata. Bisogna anzi essergli molto riconoscenti.

Cristoforina - Allora, ti avverto di una cosa; siccome tu hai la mana di dire a tutti l'et delle persone...

Teresa - A che scopo dovrei dire al signor Porta?... In ogni modo, i casi sono tanti; che et vuoi gli dica che hai?

Cristoforina - Quella che ho.

Teresa - (con malizia) Quella che hai?

Cristoforina - Quella che ho, s; trent'anni!

Teresa - Hai fatto bene a dirmelo perch non me ne ricordavo!... E sono tua sorella!

Cristoforina - Ah, ah!

Teresa - Ma falla finita! (rivolgendosi coni grande affabilit all'annunziato cronista, un j giovincello imberbe) Caro Porta.

Porta - Donna Teresa... Signorina Cristoforina... sono ai loro ordini... sempre loro umile servitore.

Cristoforina - Grazie.

Porta - Ho salutato di l le altre sorelle.

Teresa - Sono loro che fanno gli onori di casa... io sono ormai fuori combattimento...

Porta - Che cosa dice?

Teresa - Cristoforina cos sensibile...

Cristoforina - Ah, ah...

Porta - Comprendo, comprenda... certe emozioni... Ma quanta gente. C' di l il fior fiore di Madrid!

Teresa - Abbiamo tante relazioni! Vedr al rinfresco che concorrenza!

Porta - Gi, ho dato un'occhiata al giardino... Che tavole bene imbandite. Poi, con tutti quei fiori... Primaverile! Primaverile! Chi serve il rinfresco?

Teresa - Lhardy. Vuoi prender nota?

Porta - No, signora, non mia abitudine. Ho molta memoria.

Teresa - Si affacci a vedere l'altare... da questa parte... (solleva la portira della porta di fondo).

Porta - Ah! Divino! Splendido! Che bella cosa sposarsi in casa propria! Che comodit! Invidiabile! Primaverile! (tornano al centro).

Teresa - E' stato un desiderio di mia nipote. Quest'oratorio era della sua povera mamma. La morte del padre di Quinita coincide poi quasi con quella di mio marito, e fino da allora io l'ho ritirata presso di me.

Cristoforina - Ah!

Porta - Com' impressionabile, la signorina Cristoforina!

Teresa - Molto, molto! E' vero; il matrimonio sempre una domanda che si fa all'avvenire. Ma per me il matrimonio di oggi non pu avere che una bella risposta: Felicit . Questa unione stata sempre il mio sogno...

Cristoforina - (non pu pi ascoltare; con calma si allontana da. destra contenendo a stento un singhiozzo).

Porta - Impressionabilissima!

Teresa - Consideri. Ambedue vogliamo bene a Quinita come ad una figlia. Non strano in me; vedova, senza prole... ma in lei, nubile... e ancora cos giovane!... (quest'ultima frase pronunciata alzando la voce, nel caso ascoltasse l'interessata).

Porta - Di modo che il rinfresco lo serve Botin?

Teresa - No, Lhardy!

Porta - Ah, gi; Lhardy! E' che stasera ho una cena da Botin con dei portoghesi e confondevo...

Teresa - Prenda nota...

Porta - Non ce n' bisogno! Chi benedice la unione?

Teresa - Il vescovo di Madrid.

Porta - Dovevo supporlo; l'ho visto di l in grande uniforme.

Teresa - In grande uniforme?

Porta - Che testa! Era accanto al generale Carranza, che appunto in grande uniforme.

Teresa - Codesto il testimonio!

Porta - Me l'ero figurato.

Teresa - Accompagna la sposa, mia sorella Genoveffa che le fece anche da madrina.

Porta - A chi?

Teresa - A Quinita! .

Porta - Ah, s! Ero distratto... E quel giovinotto, molto simpatico, che non si stacca mi dal fianco della signorina, chi ?...

Teresa - Glie ha quell'aria di famiglia, eh?...

Porta - Gi!

Teresa - Quello Maurico, mio nipote, il fratello di Quinita, che abita a Parigi ed venuto qua per le nozze.

Porta - Ah, il fratello che abita a Parigi ed venuto qua per le nozze?... Gi, gi... molto carino, molto carino! Primaverile! Adolfo, ha detto che si chiama?

Teresa - Maurice

Porta - Maurioo, s! E' che ieri sera mi addormentai leggendo un romanzacelo francese e confondevo col nome del protagonista... Benissimo! Dunque l'oratorio di famiglia, io cui si celebra... era di sua sorella Genoveffa.

Teresa - Ma no; era della madre di Quinita, di mia sorella Antonia, buonanima. Genoveffa accompagner la sposa. Non gliel'ho detto? Perch non prende nota?!...

Porta - Dio ne guardi! Farei pi confusione che mai!

Teresa - E cos, no?!...

Porta - No, signora. Ho moltissima memoria! Quando mi metter a scrivere vedr tutto quello che ho udito come in uno specclo.

Teresa - Meno male.

Porta - Chi sa come saranno felici gli sposi!...

Teresa - Pu immaginare. Si d il caso che lei non ha avuto altri fidanzati e lui altre fidanzate!

Porta - Carini! Lo dir: non sono stati mai fidanzati!

Teresa - Quinita ha compiuto ora i venticinque anni e lui i trenta. Da che lei aveva dieci anni si vogliono bene.

Porta - Molto carini! Primaverile! Fa piacere!

Teresa - Dobbiamo andare a vedere i regali?

Porta - Sono a sua disposizione, signora.

Teresa - Sono innumerevoli: vedr ; un museo! Tiri fuori il lapis, ora.

Porta - Con la mia memoria?... (si presenta sulla porta di destra don Caio Lagartera, poeta di circostanza fino dalla suo pi tenera et, ed ora gi ben maturo. E' uh po' distratto, e abbastanza astuto).

Teresa - Lagartera!

Porta - Oh, gran Caio! Lei qui!

Caio - Caro Porticciuola! Sono un grande amico di casa, sa?

Teresa - I suoi primi versi, quando era ancora un giovincello, li lesse, in occasione delle mie nozze.

Caio - Quanti versi ho scritto da quel tempo! Quanto tempo trascorso da quei versi!...

Porta - E' proprio vero; poeti si nasce. Oggi, certamente, ci far qualche sorpresa!

Teresa - Non sar una sorpresa!

Caio - Vedremo... Sar un miracolo se di qui alla fine del banchetto non avr fatto qualche sciocchezza!...

Teresa - Lasciamolo solo, Porta; egli veniva certo qui in cerca di un po' di solitudine...

Caio - E di una rima recalcitrante!

Teresa - La seguo, signora (esce da destra con Donna Teresa).

Caio - (nella sua ossessione, dopo una pausa) Certo... pi bello recitare una poesia che leggerla... fa pi effetto, perch sembra improvvisata... Benchj nessuno ci creda! Il guaio che non mi riesce tenere a mente!... Prover! Prover!... Che accade in questo incoinparabil giorno?... Non c' cosa come il sonetto, in certe occasioni!... Che accade in questo incomparabil giorno?... (continua a sillabare tra se. Ha fatto un sonnetto per l'occasione e vuole metterselo bene in mente. Torna Cristoforina e si dirige .verso di lui; essa gli parla, ma egli quasi non l'ascolta intento alla sua poesia).

Cristoforina - Ah, Lagartera! E' la provvidenza che me lo mette davanti.

Caio - Come dice?

Cristoforina - La misura colma e va di fuori... Anche lei preoccupato; certo per la stessa ragione!

Caio - No...

Cristoforina - S; non me io neghi! Lei cerca isolarsi come me; lei parla solo nei cantucci, come me... Lei condivide i miei sentimenti! Ah, che giorno! Che tragedia!

Caio - Eh?

Cristoforina - Questo matrimonio assurdo!

Caio - Che cosa dice?

Cristoforina - Lei la pensa come me e non vuol parere! Gi la maschera, Lagartera, le si confida una donna che sa ci che si dice! Gi la maschera!

Caio - (macchinalmente) Gi!

Cristoforina - Mia nipote Quinita non doveva sposare quell'uomo!

Caio - No?

Cristoforina - Quell'uomo non l'ama, n l'ha mai amata, capisce? Per nessuno un segreto che lui ha un'amica con due figli!... Per tre volte sono state rimandate queste nozze... Tre volte! Prima per il lutto; poi ' entrata una malattia; infine un viaggio, non eo... ina qui sono tutti ciechi!... Povera nipote mia! Hanno tirato perfino fuori delle calunnie sul mio conto... dicendo che io, in altri tempi, ho amoreggiato con Emilio... E invece tra noi esistita sempre una antipatia reciproca... Ah, mio Dio! sposare un uomo simile!...

Caio - Ma si calmi, Cristoforina!...

Cristoforina - Non posso! E' superiore alle mie forze! Che matrimonio! che disastro!

Caio - (cadendo dalle nuvole) Come?!

Cristoforina - Ma mi ascolta lei, s o no?

Caio - S, s!...

Cristoforina - Questa notte ho sognato, capisce, che lui la piantava sull'altare.

Caio - Ma stia zitta, per carit!... Povero sonetto mio!

Cristoforina - Come?

Caio - Povero sonetto mio!

Cristoforina - Ah, tutto il suo pensiero per il budino che prepara per la fine del rinfresco! Ed io che credevo parlare ad una persona intelligente!

Caio - Far vista di non sentire... dato il suo stato d'eccitazione... ma chiamar budino la mia composizione poetica!...

Cristoforina - Conosco la sua ricotta!... a povero sonetto mio ... Ci vuole una bella faccia tosta! Povero sonetto mio ! Bisogna sentirne di tutti i colori in questo mondo...

Caio - Meglio non far caso, meglio non fare caso... Budino il mio sonetto... Fortuna che sono un essere superiore... i budini io me li mangio! (esce da destra, rosso come un gambero per la rabbia).

Cristoforina - E questi sono gli amici di casa! Verrebbe voglia di metterli alla porta!

SCENA SECONDA

Quinita, Maurico, Cristoforina

(entra in questo momento, da sinistra, l'eroina della commedia, Quinita Flores, in abito da sposa, accompagnata da suo fratello Mauri-co, giovane diplomatico. Quinita bella ed i suoi occhi rivelano un'anima piena di luce, di serenit e di dolcezza; nel vederla vestita da sposa, felice e sorridente, bisognerebbe essere di marmo per non invidiare il suo futuro possessore...).

Quinita - Cristoforina, ti cercavo...

Maurico - Che fai qui sola?

Cristoforina - Non lo so; fuggivo... da me stessa...

Quinita - Al contrario di tutta la gente che desidera vederti. E' arrivata zia Ernestina, chiede di te eoa insistenza.

Cristoforina - Vado subito. Il tuo futuro... no... Emilio non venuto ancora? ;

Quinita - Ancora no. La sua toilette pi lunga della mia, a quanto pare. E poi dicono ambiziose noi donne, i signori uomini!

Cristoforina - Ah... (esce improvvisamente da una porta a sinistra).

SCENA TERZA

Quinita - Maurico

Quinita - Hai visto, Maurico? O che le ha preso a Cristoforina ?

Maurico - Ha richiamato la mia attenzione da quando sono entrato.

Quinita - (sorridente) Fa un che a guardarla... E' tre notti che non dorme. Come se Emilio dovesse prendermi e condurmi in un deserto, per darmi in pasto alle belve!... Brrr!

Maurico - E come si spiega il suo contegno?

Quinita - Non si spiega. A meno che non sia l'antipatia che sempre ha avuto per Emilio.

Maurico - Non basta, sorella mia ; sarebbe una sciocchezza, trattandosi della tua felicit, che non sapesse reprimersi; dissimuli almeno...

Quinita - Non sa...

Maurico - Dovrebbe imparare; gli anni li ha... bench non li dica! E' una cosa che mi d a pensare, credi...

Quinita - Maurico!...

Maurico - S, cara. Da che sono tornato da Parigi non faccio che osservarvi tutti in famiglia; poi la mia missione di diplomatico, indagare nel fondo delle cose... E' qualche tempo che sono lontano da voi e vedo il quadro nell'insieme molto meglio di quelli che lo contemplano giornalmente e ci hanno fatto ormai l'abitudine. La mia Teresa dipinge tutto color di rosa. Per lei non c' neppure una ombra all'orizzonte. Cristoforina invece, vede nero dappertutto... perfino nei tuoi fiori di arancio! Anzi, l, vede pi nero che in ogni altra cosa. Perch?

Quinita - (di buon umore) Perch Cristoforina non ha la testa a posto.

Maurico - Non ha la testa a posto?

Quinita - No! E un pazzo ne fa cento. Poi la cosa si pu spiegare anche in un altro modo... Capirai... zitella... e certe donne quando hanno perduto ogni speranza di matrimonio, s'inaspriscono, s'irritano, e se la rifanno con tutti... Mio Dio! Se mi sentisse Cristoforina!

Maurico - Capisco... ci ho pensato anch'io... Ma nondimeno...

Quinita - Vieni qua, Maurico; voglio infonderti la mia fiducia e far svanire i tuoi dubbi. Sono anch'io un pochino diplomatica e mi sono resa conto della tua lotta interiore. Immagina quanto ti sono grata, perch con ci mi dimostri che mi ami e quanto, ti sta a cuore il mio avvenire! Vieni qua; siamo in faccia all'oratorio dove dovr prendere l'anello. Ebbene, io ti dico di scacciare ogni timore, ogni sospetto, e di non dubitare della mia futura felicit. Emilio mi vuole molto bene.

Maurico - Ti vuole molto bene?

Quinita - E siccome sono ancor pi sicura di quanto gliene voglio io...

Maurico - Anche tu, molto?

Quinita - Si, ma a modo mio. Io non ho mai creduto fino ad oggi a quelle fiamme repentine d'amore tra uomo e donna; o meglio ci ho creduto, ma non alla durata del loro fuoco. Emilio ed io, invece, ci conosciamo da bambini; sembriamo predestinati a questa unione. E un affetto che venuto su pian piano, giorno per giorno, senza sbalzi pi stabile, per me, degli affetti a coup de foudre. Non sei del mio parere?

Maurico - S; ci che dici ragionevole.

Quinita - Vedi, io non ho provato mai per lui gelosia, perch un giorno non venuto a vedermi ; non ho provato quelle angoscie, quegli orgasmi, quei subitanei rossori o pallori che hanno altre donne per l'uomo che amano; non ho sentito quel bisogno imperioso di af-faciarmi alla finestra come per gettarmi di sotto, nel sapere improvvisamente che egli passava per la strada... No, questo mai! Non sono fatta cos; sono molto calma.

Maurico - Veramente?

Quinita - Non avrei voluto neppure questa cerimonia con tutta la gente che hai visto. Ho acconsentito per far piacere a zia Teresa. Io non avrei voluto altro che voi intorno a me: cio, te, le zie, i testimoni perch Jion se ne pu fare a meno, e il prete per lo stesso motivo.

Maurico - E lo sposo, no?

Quinita - Codesto sottinteso!... Invece, zia Teresa, mi avrebbe messo a mostra in una vetrina di uno dei principali negozi, vestita da sposa, perch tutta Madrid sapesse, e perfino il gatto, che andavo a nozze!... Ah, ah, ah!... E seguitano a preoccuparti i timori di Cristoforina dopo quanto ti ho detto?

Maurico - No!

Quinita - Davvero?

Maurico - Sul serio!

Quinita - Sar Maurico, ma non mi sembri molto convinto. Ti rimangono delle nubi? Forse perch Emilio non gode neppure le tue simpatie?

Maurico - Sono ormai passate... Ora c' la parentela... E se egli deve renderti felice... se sono venuto alle tue nozze...

SCENA QUARTA

Maurico, Cristoforina, Donna Teresa, Caio

Quinita - Ah! (pausa). Lasciami un momento pregare (ella entra nell'oratorio. Il fratello passeggia un istante pensieroso. Improvvisamente torna da sinistra Cristoforina tutta agitata, e al veder Maurico solo, lo conduce in disparte e gli parla sottovoce, piena di inquietudine).

Cristoforina - Maurico, ascoltami.

Maurico - Che c'?

Cristoforina - Ascoltami.

Maurico - Ma che ti succede?

Cristoforina - Ah, Dio voglia che m'inganni! C' di l Zaldivar.

Maurico - E chi Zaldivar?

Cristoforina - Zaldivar l'amico, il segretario, il satellite di quell'uomo.

Maurico - Di quell'uomo?

Cristoforina - Di Emilio!

Maurico - Ebbene?

Cristoforina - Pallido come un morto, mi ha detto che ha bisogno di parlarti?

Maurico - Vuol vedere me?

Cristoforina - Proprio te, e subito! Che cosa accaduto?!

Maurico - Ma nulla! Supposizioni tue. E dov'?

Cristoforina - In giardino.

Maurico - Andiamo a vedere. Ma non io conosco neppure...

Cristoforina - Ti conosce di vista lui, non dubitare.

Maurico - Che diavolo vorr (esce in fretta da destra).

Cristoforina - I miei presentimenti!... (tornano Donna Teresa e Caio che s'imbattono in Maurico).

Teresa - Dove va Maurico, Cristoforina?

Cristoforina - (sforzandosi per dissimulare e sorridere) Non so... Credo lo abbia chiamato un amico.

Teresa - Ti ho condotto qui il nostro Caio, perch tu gli dia una soddisfazione.

Cristoforina - Tutte, quelle che vuoi.

Caio - Troppo buona, Teresa.

Teresa - Gli devi dare la soddisfazione di ascoltare il sonetto che ha scritto per gli sponsali! E' magnifico! Ispiratissimo!

Cristoforina - Non faccia caso, Lagartera. della sfuriata d poco fa. Sono irresponsabil> in certi momenti...

Teresa - Le dica il sonetto; glielo dica...

Caio - Non voglio farmi pi pregare... Preferisco riservarmelo per dopo: ma infine... Dice cos: Che accade in questo incomparabil giorno? (Quinita esce dall'oratorio).

Quinita - Lo posso ascoltare anch'io?

Teresa - Figlia mia! Arrivi proprio a tempo.

Caio - La Musa ispiratrice!...

Quinita - Fuori, fuori!

Caio - Che accade in questo incomparabil giorno? . (entra da sinistra Elodia).

Eladia - Signora!

Teresa - Andiamo!

Eladia - La signora Genoveffa domanda dove deve collocare l'orchestra.

Teresa - Dille che ora vengo io.

Eladia - Il signore sta leggendo i suoi versi? Sono molto belli! (esce).

Caio - (tossendo leggermente) Diavolo di ragazza!

Teresa - Come dice?

Caio - Niente... ha visto poco prima che parlavo da solo... e ho dovuto dirle: Debolezze di poeta!... Molire leggeva le sue commedie alla cuoca... andiamo avanti... Che accade in questo comparami giorno che il cielo pi lucente... (per la terza volta gli viene troncata la parola. E' Maso, il vecchio servo di casa, in frak, che entra).

Maso - Signora! ?

Teresa - Benedetto Iddio, ma che cosa c'?

Maso - Hanno detto per telefono, dalla redazione di non so quale giornale, che quando i fotografi hanno fatto, vadano non so dove perch c' stata una terribile catastrofe.

Teresa - Ma cosa mi vieni a raccontare? Cercali tu e fa loro l'ambasciata. Debbone essere in giardino.

Maso - Scusi la signora, sono venuto a interi rompere, a quanto sembra...

Teresa - S; puoi andare...

Maso - I versi del signore, vero? (con gente d'intelligenza e ponderazione)... Roba fine! (esce da sinistra).

Caio - (tossisce di nuovo ed alla tosse segue la timida scusa) Molire...

Qunita - Presto, dunque; che non l'abbiano a interrompere un'altra volta. Caio; Che accade in questo incomparabil giorno che il cielo pi lucente, a tra le rose ci sorride la terra tutta intorno? (guarda timoroso da destra e sinistra e poi prosegue): Qua biancheggia l'arancio, di odorose corolle; di gardenie tutto attorno il patio. I gelsomini tra frondose spalliere, fan del madrilen soggiorno, coi gerani, i garofani e le rose, un giardin profumato di Siviglia. Qua cantan l'usignolo e la fontana lutto colore, luce, gioia e vita... (si sofferma un istante come soffocato: si dimenticato momentaneamente di ci che segue; ma se lo ricorda presto, grazie a Dio, e conclude): E perch tanta gioia e meraviglia? Ce lo dice una voce ultralontana: Oggi sono!.

Qunita - Magnifico!

Teresa - Non vero che bello?

Qunita - Bellissimo!

Caio - Oh, troppo gentili!

Qunita - Ti piaciuto, Cristoforina?

Cristoforina - Perch non doveva piacermi?

Caio - Questi sono i modesti fiori che io offro alla sposa!

SCENA QUINTA

Detti - Maurico

(torna in questo istante Maurico, livido e scomposto. Lo contraria la, presenza del poeta Lagartera e trova subito un espediente per farlo uscire. Cristoforina gli si avvicina).

Maurico - Signor Lagarteve...

Caio - Desidera?

Maurico - Non ha visto la marchesa di Maxzal?

Caio - La marchesa? No, non l'ho vista.

Maurico - Mi domandava ora di lei.

Caio - Vado subito. Con loro permesso... Qualche incarico poetico, certamente (esce da sinistra).

Maurico - Non lo cerca nessuno, stato un pretesto mio per allontanarlo... Qunita!

Qunita - Che hai, Maurico?

Teresa - Che c'?

Qunita - Ti senti male?

Maurico - No.

Qunita - S, ti succede qualche cosa....

Maurico - E' l'indignazione, vedete, l'ira, la rabbia!

Cristoforina - Mio Dio!

Teresa - Ma che ti succede, ragazzo?

Maurico - Meglio sarebbe non sapeste nulla!

Qunita - Non ci spaventare!... Emilio!... E' accaduto qualche cosa a Emilio?

Maurico - (stringendo i pugni) Emilio!...

Qunita - Come?

Maurico - Qunita, sorella mia; ora s, che c' bisogno di tutta la tua serenit, di tutta la tua forza di spirito.

Qunita - Mio Dio, Maurico! Che cosa accaduto ad Emilio? Perci ritardava! Che gli accaduto? Dimmelo?!!!

Maurico - Niente; non gli accaduto nulla.;. ancora; ma gli accadr presto, perch io andr in cerca di lui e lo schiaffegger!

Cristoforina - Vergine santa!

Qunita - Ma che dici?

Maurico - Dico, dico... che tu li faccia animo... Emiiio, quello che tu aspettavi per affidargli anima e cuore...

Qunita - Ebbene?...

Maurico - Non vuol pi saperne di te.

Qunita - Come?

Maurico - Non vuol pi saperne!

Qunita - Non possibile!

Maurico - Purtroppo la verit!

QuiNlTA - La verit? Non posso crederci. Maurico.

Maurico - Sorella mia... per quanto sia doloroso per te... bisogna che tu lo sappia. Emilio ha preso il volo!

Cristoforina - Infame!

Quinita - (venendo meno, annientata, tra le braccia di Teresa) Meritavo questo, zia mia!?

Teresa - Qunita, figlia mia!... Non dare ascolto a tuo fratello (a Maurico). Ma tu da chi l'hai saputo,"" Maurico? Come fai a...

Qunita - Che vergogna! Che scorno!

Maurico - Non sarebbe stato peggio se un uomo simile ti avesse fatta sua? Coraggio, dunque, Quinita!

Qunita - Ma io non ci posso credere ancora; non ci posso credere, capisci? Spiegati!

Maurico - L'ho saputo da un amico suo che ha ricevuto una lettera nella quale Emilio gli rivela la decisione presa di partire da Madrid... chiede anche perdono a tutti...

Cristoforina - Che uomo vile!

Maurico - Se lo dice anche da e nella lettera... dice che non sapr come fare a vivere... ma intanto se ne va!

Quinita - Ma tu hai visto la lettera?

Maurico - L'ho vista; non c dubbio!

Teresa - Ma Emilio impazzito!... Bisogna andare a cercarlo!

Quinita - Questo poi no!

Teresa - Come no?

Quinita - No!

Maurico - Di ricercarlo m'incarico io!

Quinita - Tanto meno tu (scoppiando in pianto convulso). Ma perch ha fatto questo? Perch?

Teresa - Io ci rimetter la vita! Avevo invitato tutta Madrid in questa casa! Che scorno il nostro; che vergogna!

Maurico - La sua!

Cristoforina - La sua, certo! Cos sar mascherato quell'ipocrita!

Maurico - Non piangere, sorella mia.

Quinita - Se non piangessi come potrei resistere al colpo ricevuto?... Ora non posso convincermi!... Ma subentrer la ragione... Quell'uomo m'ingannava... s... Dove avevo deposto il mio amore? Che delusione! Ma Emilio non ha cuore e non pu comprendere il male che ha fatto!

Teresa - Coraggio, figlia mia! Calmati!

Cristoforina - Quinita...

Maurico - Sorella...

Quinita - Lasciatemi sfogare... lasciatemi soia. Andate di l nelle sale e dite a tutta quella gente, che io non voglio vedere, che Quinita. non si sposa pi perch il suo promesso... l'ha piantata!

Teresa - Quinita!

Quinita - Direte anche che io chieder a Dio luce per vedere chiaro in quest'ombra... e forza per strapparmi dal cuore perfino il ricordo di chi mi ha lasciata cos! (vacillante, piangente, tra la compassione dei suoi, si avvia verso l'oratorio, entra, e, se lo si crede necessario, la si vedr inginocchiata davanti all'altare dalla porticina rimasta aperta. Le zie e il fratello la contemplano con angoscia ; poi ognuno dice fra s con voce appena percettibile).

Teresa - Povera figliuola!

Cristoforina - Uomo infame!

Maurico - Ma io gli dar un paio di schiaffi!

FINE DEL PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

Giardino dell'albergo dei Mandarh in Pedralejo, paese andaluso, famoso per le acque medicinali. Una piazzetta rettangolare chiamata , dei Quattro Cantoni , formata da quattro pilastri e quattro panchine, collocate alterna' tivamente. I pilastri semplici, dipinti di bianco e celeste, servono di sostegno a grandi vasi di fori. Le panchine sono uguali a quelle dei passeggi pubblici. Due sedie a dondolo. Diversit di fiori ovunque, nati in grazioso disordine. E di maggio, sul far della sera, passato oltre m mese dagli avvenimenti dell'atto primo.

SCENA PRIMA

Girmela, Beppe, Fra Chistino

(Carmela e Beppe, camerieri d'albergo di campagna, entrano da destra. Beppe innamorato di Carmela, le sta dietro).

Beppe - Che vieni a fare ai Quattro Cantoni?

Carmela - In cerca della borsetta della signora Giovanna, che non sa dove l'ha lasciata. E tu che ci vieni a fare?

Beppe - Vengo dietro a te, tesoro!

Carmela - Sciocco! Stattene al tuo posto!

Beffe - Vieni qua, smorfiosa!

Carmela - Fermo con le mani.

Beppe - Sei tu che ci hai la calamita!

Carmela - Ci vedono!

Beppe - Chi vuoi che ci veda se non c' quasi ipi nessuno all'albergo. Chi vuoi che ci veda?

Fra Cristino - Io, per esempio ( un cappuccino castigliano, vecchio, robusto, parlatore, mondano e ficcanaso).

Carmela - (vergognosa) Vedi, Beppe? Lo vedi?

Fra Cristino - Chi vedeva ero io'.... Debbono finire questi idilli alla macchia... Bisogna sposarsi, ragazzi! E qui c' fra Cristino per darvi la benedizione. Ci ho la mano buona, sapete?

Beppe - Hai sentito. Carmela?

Carmela - E' ancora verde l'uva!

Fra Cristino - Se verde... pi seriet. Altrimenti lo dico alla padrona e vi licenzia tutti e due.

Carmela - Dio ne guardi, padre Cristino! Infine non facciamo niente di male.

Fra Cristino - Allora perch avevi paura che ti vedessero?

Carmela - Si fanno tante cose die non sono cattive... eppure non si vuole che nessuno ci veda.... farle...

Fra Cristino - Basta; ci siamo intesi... Oh, guarda, viene da questa parte quella coppietta che arrivata stamani.

Beppe - Gi, non fanno mai una parola, debbono essere molto annoiati!

Fra Cristino - Sono marito e moglie?

Beppe - Debbono esserlo, perch hanno chiesto due camere separate!

Carmela - Che maligno! Mi ha detto invece la lavandaia che sono sposini freschi!

Fra Cristino - Devon esserlo; aspetto di cosa santa non ce l'hanno!

Beppe - Non c' mica da fidarsi... Ricorda l'anno scorso, quella coppia...

Carmela - Non c' paragoni! Quella donna aveva le labbra dipnte... e questa... non una bella cosa... Non vero, padre Cristino?

Fra Cristino - Per lo meno c' gi una prima menzogna sulle labbra senza che esse tliean nulla... Usanze cittadine, cara Carmela, tu certo non ne hai bisogno...

Carmela - Padre Cristino!

Fra Cristino - Voglio vedere se attacco discorso con quei due, e scopro terreno!

Beppe - Sar difficile! Io non ci sono riuscito!

Carmela - Vuoi metterti col signor padre, presuntuoso? (esce da sinistra. Beppe vorrebbe risponderle qualche cosa e seguirla, ma ne fu a meno data la presenza del frate; nondimeno esce anche lui).

Fra Cristino - Questi ragazzacci!... Certo... il maggio pericoloso in Andalusia... ci sono molte occasioni!

SCENA SECONDA

Fra Cristino, Quinita, Maurico

(da destra entra la coppia, oggetto dei commenti. Sono Quinita e Maurico; ella ha in mano un libro ed egli un giornale).

Maurico - Sediamo qui.

Quinita - Come credi.

Fra Cristino - Buonasera, signori.

Maurico - Buonasera!

Quinita - Buonasera!

Fra Cristino - Perdonino la curiosit; ma perch sono venuti cos tardi? La stagione termina alla fine del mese, non lo sanno?

Maurico - S, padre. Ma non ce ne preoccupiamo!

Fra Cristino - Non c' rimasto quasi pi nessuno. Nella pensione Perla non c' un'anima. In casa di Micaela c' una famiglia. E qui all'albergo dei Mandorli, sono ospitate madre e figlia che stasera se ne vanno, ed io, per servire lor signori, che sono sempre l'ili-tinio ad andarmene. C' anche il signor Roberto Gomez alloggiato, ma quello un misantropo ed lo stesso che non ci sia. Avessero visto quindici giorni or sono che allegria, che animazione! Tutto esaurito! Le acque di questo paese sono veramente eccezionali; fanno miracoli. Le prende lei o la sua signora?

Maurico - Nessuno dei due ne abbiamo bisogno, grazie a Dio. Ma in ogni modo, lavarsi un po' il fegato non fa mai male.

Fra Cristino - Hanno consultato per il medico del paese?

Maurico - No.

Fra Cristino - Io debbo la vita a queste acque; e mi sono convertilo in portavoce della loro eccellenza. Il mio convento distante due chilometri, ma vi sono giorni che faccio a piedi il viaggio di andata e ritorno... nonostante i miei anni, sono un uomo in gamba! Nacqui a Belmonte, dove il nostro poeta fra Luigi di Leon... Che differenza tra frate e frate! (Quinita, seduta sfoglia il suo libro facendo comprendere con la sua attitudine, che non ha voglia di discorrere). Ora andato via il cuoco dell'albergo; ma la padrona pi brava di lui per cucinare. In questo hanno guadagnato loro... sentiranno che marmellate la domenica! E il giardino, le piace?

Maurico - Molto!

Fra Cristino - E' incantevole! Nella sua semplicit, nella sua modestia, nel suo disordine pittoresco la sua grazia; quelle margherite e quei gelsomini li ho piantati io alcuni anni or sono... Mi diverto e sudo. Questa piazzetta che chiamano dei Quattro Cantoni. sembra fatta apposta per il riposo e per i colloqui un po' intimi... Qui ci si trovano sempre i gatti e le cameriere... Ed anche le farfalle... Guardino quelle due che svolazzano... su quei garofani!... Ma se loro sono in luna di miele (i due fratelli si sorridono) non voglio disturbarli pi... L'undicesimo comandamento dice...

Maurico - Ma lei non ci molesta affatto, o padre!

Fra Cristino - Tante grazie; mi perdonino. Tempo rimarr loro per la solitudine (a Maurico). Che camere le hanno dato all'albergo: il 7 e l'8?

Maurico - S.

Fra Cristino - Sono fresche; ci staranno bene. Ma non viene loro la tentazione di andare invece al numero dieci, che ha due letti; e dalle sue finestre si gode un cosi bel panorama... Ci avranno l'inconveniente delle mosche. La sorella mosca qui l'unica piaga irrimediabile... Vengono a passare le acque tutte le mosche dei contorni... poverine...

Maurico - Fanno bene anche a loro, a quanto pare!

Fra Cristino - A quanto pare. Tornano tutti gli anni e le raccomandano alle amiche! Una altra cosa: se la domenica non vogliono andare alla messa nella chiesa del paese, tutte le mattine, ufficio io nel vicino santuario. Guardi, signore, di qui lo vede: al limite di quel'oliveto. A pochi minuti dall'albergo. Questo s; bisogna alzarsi prestino; ma dopo pranzo si fa la siesta... Poi le acque alle cinque del mattino sono meglio che alle sette; e alle quattro meglio che alle cinque. I miei rispetti, signori. Quando hanno bisogno di me non hanno che a comandarmi. In grazia di Dio (esce da destra dando la benedizione).

Maurico - Obbligatissimi.

Quinita - Lo sai che un bel chiacchierone quel frate! E tu gli davi anche retta!

Maurico - Del resto ci ha dato delle buone notizie. Non hai udito?

Quinita - Non vedevo l'ora che se ne andasse! Io sono venuta qui in cerca d'isolamento, di calma.

Maurico - Finirai coli'annoiarti.

Quinita - Non c' pericolo!

Maurico - Nelle tue condizioni avrei agito diversamente. Una volta rimessa in salute, per ricuperare la tranquillit dello spirito, per dimenticare te stessa, meglio che quest'angolo solitario ti sarebbe convenuto il frastuono di una grande capitale, dove nessuno ti conoscerebbe; Parigi, Roma...

Quinita - No, non voglio veder nulla, non voglio veder gente.

Maurico - Sarebbe stata come medicina! E una gran cosa la distrazione di una citt, mia cara, per i mali dell'anima.

Quinita - Io otterr lo stesso risultato nello isolamento.

Maurico - Non ti torturare pi; non avvelenare le tue ore. E' pi di un mese che ti sacrifichi; ora basta. Su, allegra!

Quinita - Se potessi lo sarei!

Maurico - Devi volerlo e potrai. Considera che vinta la vergogna e la desolazione del primo momento, dei primi giorni; rassegnata alla delusione che ti ha lasciata fredda, a quanto mi hai detto, devi sentirti felice invece che triste; devi rallegrarti di questa effimera sventura invece che accorartene...

Quinita - Ma di chi potr fidarmi, ora? Che orrore! Io che credevo in tutto, ed ora non credo pi a nulla!

Maurico - Al contrario: la lezione avuta deve aprirti gli occhi. Ora quando crederai, crederai sul serio. Sono persuaso che fra te ed Emilio non esisteva un vero amore; vi eravate abituati fino da piccoli a trattarvi da fidanzati; ecco tutto. Quella era una semplice amicizia. Non la prima volta che te lo dico!

Quinita - Voltiamo pagina.

Maurico - E' meglio. Che libro codesto?

Quinita - Pioggia di primavera, di Turgheneff.

Maurico - Io legger la cronaca di Madrid (leggono ambedue; poco dopo attraversa la scena Norberto Gmez da sinistra a destra e li saluta con una leggero inclinazione della testa, alla quale essi corrispondono. Quando scomparso, dice Maurico). Questo deve essere il signore misantropo di cui ci ha parlato il frate.

Quinita - Gi...

Maubico - Non abbiamo notato una cosa...

Quinita - Che cosa?

Maurico - Che tutti, da quando siamo partiti da Madrid, ci hanno preso per marito e moglie. Il frate, lo chauffeur, l'albergatrice...

Quinita - Perfino le cameriere! Una mi ha dtto: che bell'uomo suo marito .

Maurico - Perbacco! me la insegnerai per darle una buona mancia.

Quinita - Non mi far ridere.

Maurico - E' quello che voglio, invece.

Quinita - (sospirando) Ah! (tornano a leggere ambedue; nuova pausa).

Maurico - Una grande notizia! Sai chi si sposata?

Quinita - Chi?

Maurico - Carmencita Perez.

Quinita - Con Manuele Dominquez. Dio voglia che siano felici!

Maurico - Ah, guarda! E il nostro gran poeta di circostanza ha dedicato loro dei versi.

Quinita - Caio Lagartera?

Maurico - Proprio lui! Non gliene passa una! Il giornale riporta un frammento (legge). Allo champagne il distinto letterato Caio Lagartere lesse un bellissimo sonetto, di cui riportiamo il finale: Qua cantan l'usignolo e la fontana tutto colore, luce, gala e vita. E perch tanta gioia e meraviglia? Ce lo dice una voce ultralontana: Oggi le nozze son di Carmencita! (Quinita scoppia in una risata; cosa di cui molto si compiace Maurico). Ridi?

Quinita - Non si pu fare a meno di ridere!

Maurico - Ti sembrano cos cattivi i versi?

Quinita - Ne buoni ne cattivi; ma sono quegli stessi che Caio scrisse per le mie nozze!

Maurico - Davvero? (ride).

Quinita - L'ultimo verso diceva: Oggi sono! .

Maurico - Ah, ah, ah! E lui ha fatto la variante: Oggi le nozze son di Carmencita! . Ah, ah, ah!

Quinita - Dannato poeta!

Maurico - Benedetto, devi dire, perch ricordandoti anche ci che ti ricorda... ti ha fatto ridere.

Quinita - E' la farsa dop il dramma!... Viene gente. Andiamo a fare una giratina.

Maurico - A braccetto?

Quinita - Perch no?

Maurico - Che bell'uomo tuo marito!

Quinita - E com' buono... (stanno per uscire da sinistra, quando da destra risuona una voce che li trattiene. Quinita un po' contrariata. La voce quella di Eugenio, amico di Maurico, che, nel riconoscerlo lo chiama).

SCENA TERZA

Detti - Eugenio

Eugenio - (dentro) Maurico!

Maurico - Chi mi chiama?

Eugenio - (entrando e andando verso di lui) Maurico!

Maurico - Amico mio! (si abbracciano). Di dove vieni? Tu a passare le acque?

Eugenio - Mi hai levato la frase di bocca! Era quello che volevo domandare a te. Ti ho visto da lontano e mi parevi e non mi parevi. Che novit questa? (salutando Quinita) Signora... In viaggio di nozze?... Non sapevo nulla, nessuno mi ha detto nulla!... I miei auguri! (Quinita e Maurico si scambiano un sorriso). In piena luna di miele!

Maurico - (seguitando la burla) Ti pare che abbia fatto una buona scelta?

Quinita - Maurico!

Maurico - Non ho fatto una buona scelta?

Eugenio - Molto meglio di quella che ha fatto lei... Mi scusi, eh, signora! Noi ci trattiamo in gran confidenza.

Maurico - (a Quinita) Eugenio Palacios, un mio compagno di studi del quale mi pare di verti detto qualche cosa.

Quinita - S; pu essere*.. Credo ricordare...

Eugenio - Solo che lui ha continuato a studiare ed io mi son fermato a mezza strada.

Maurico - Di dove vieni ora?

Eugenio - Da Venezia. Sono stato da certi parenti di mio padre che desideravano di conoscermi.

Maurico - E qual buon vento ti ha portato a Pedralejo? Quando sei arrivato? Quando sei arrivato?

Eugenio - Mezz'ora fa; nella mia automobile... Vengo qui... per una cosa che non ti puoi immaginare.

Maurico - Non sar certo per il fegato: me lo dice il tuo bel colorito!

Eugenio - Non per il fegato: per il cuore!

Maurico - Per il cuore?

Eugenio - S, per il cuore... Tua moglie sorride...

Quinita - Perch non sapevo che queste aoqw facessero bene anche al cuore.

Eugenio - Queste acque no, certamente; ma la signorina, che accompagna una signora che ne ha bisogno, forse s... Questo il mio caso. Ragazzo mio, anche per me suonata l'ora. Vengo a Pedralejo per i begli occhi di una donna. Seppi a Venezia che si trovava qui e sono volato da queste parti. Se mi avessero scritto che si trovava in cima al monte Bianco, ci sarei andato egualmente!

Maurico - Ed qui?

Eugenio - E' qui, in quest'albergo. Ma se ritardavo di qualche ora non la trovavo pi.

Maurico - L'hai gi vista?

Eugenio - L'ho vista e mi parler fra qualche istante. Mi ha dato appuntamento in questa piazzetta che chiamano dei Quattro Cantoni . Vero?

Maurico - S, proprio questa!...

Eugenio - Perch parte stasera per Madrid... e il mio caso urgente!

Maurico - Sei innamorato fino a codesto punto?

Eugenio - No, sono le circostanze speciali in cui mi trovo, che mi costringono...

Maurico - Non potrebbe essere altrimenti. Vedi, Quinita, lui l'uomo delle avventure straordinarie; gli accadono sempre le cose pi originali ed impreviste. Non c' un'ora volgare nella sua vita.

Quinita - No, eh?

Maurico - Quando eravamo a Parigi, e l siamo stati maggior tempo insieme, raccontava a volte a me ed ai compagni certe storie che credevamo inventate da lui e invece erano sempre autentiche.

Eugenio - Sempre! Non ho mentito mai. Ma nacqui con questo destino: mi accadono cose che sembrano menzogne. E' una eredit di famiglia. Un giorno mio padre, a Cadice, sal a bordo di una nave per accomiatarsi da un suo amico che partiva per l'Avana; si mise a bere bicchierini con lui, il tempo gli pass ciarlando e la nave salp. Pazienza! - disse mio padre quando si avvide di essere in alto mare - niente perduto! Vedremo un po' di mondo! - E se ne and all'Avana col suo amico. Durante la traversata conobbe mia madre che era cubana e quando scesero a terra si sposarono. E nacqui io. Lo raccontavo, poco fa a quel bel tipo di frate e mi pare di sentirlo ridere ancora... Ah, guarda Maurico, quella signorina che viene da questa parte la dama dei miei pensieri.

Maurico - E' con la mamma?

Eugenio - S.

Maurico - Fra Cristino ci ha gi parlato di loro. E' una bella ragazza.

Eugenio - Indubbiamente la nostra carriera ci affina il gusto!

Maurico - Indubbiamente! Ne parleremo dopo; a pi tardi!

Eugenio - A pi tardi, signora...

Quinita - A rivederla (i due fratelli escono da sinistra).

Eugenio - Sia ringraziato Iddio!... Come bella! Mi piace pi di prima! (da destra entra Rosa Luisa, donna veramente carina e di allegro spirito).

SCENA QUARTA

Eugenio - Rosa

Rosa - Viaggiare sarebbe la pi bella cosa del mondo, se non ci fossero i bagagli; benedetti bauli! Quanti cenci per quindici giorni!

Eugenio - Te ne vai via davvero, stasera, Rosa?

Rosa - S, caro.

Eugenio - Sul serio?

Rosa - Sul serio. Perch dovrei dirti una cosa per un'altra?

Eugenio - Siccome sei stata sempre cos bur-lona...

Rosa - Questo era prima: ai nostri tempi... Ora, Eugenio, sono divenuta la donna pi seria che tu possa immaginare.

Eugenio - Ne godo. Anche in me si verificato un cambiamento profondo.

Rosa - In te? Lasciami ridere.

Eugenio - Ridi quanto vuoi, ma dovrai rendertene conto. S, siamo cambiati, Rosa Luisa! Ma questo non niente, ai miei occhi, in paragone alla trasformazione che ha subito tua madre: ha una faccia da suocera che non le avevo mai notato, ai miei giorni!

Rosa - Chi sa che non ce l'abbia davvero: lo strano che sia tu quello che l'ha notato!

Eugenio - E le acque le passa tua madre?

Rosa - S, mamm.

Eugenio - E le fanno bene?

Rosa - Benissimo. Sono gi cinque anni che veniamo qua.

Eugenio - Cinque anni?... Poco pi o poco meno da quando ci vedemmo l'ultima volta...

Rosa - Se lo dici tu... io non me ne ricordo per dire il vero...

Eugenio - Cinque anni! E chi avrebbe detto che dopo tanto tempo io ti dovessi rivedere con tanto desiderio, con tanto piacere!... Sei deliziosa!

Rosa - Ps!...

Eugenio - Tu sai die mi sei piaciuta sempre.

Rosa - Lo so, lo so... sempre ti sono piaciuta...

Eugenio - E nondimeno non ti ho detto che ti amavo.

Rosa - Mai!

Eugenio - E come si spiega questo?

Rosa - Molto facilmente: se tu mi avessi amata; me l'avresti detto!

Eugenio - No, vedi; ti amavo... e non te lo dicevo...

Rosa - Forse per povert di spirito.

Eugenio - Non burlarti di me.

Rosa - Non burlarmi tu, invece... che ti sei burlato abbastanza!

Eugenio - Io, Rosa Luisa?

Rosa - Tu, Eugenio! Che cosa stata la nostra passata relazione se non burla da parte tua e tolleranza da parte mia?... Fino a che un giorno mi disillusi del tutto...

Eugenio - Del tutto?

Rosa - Mi hai preso per una stupida? E quando cinque anni or sono mi voltasti temporaneamente le spalle, io te le voltai per sempre.

Eugenio - Credi?

Rosa - Insomma dimmi quello che hai da dirmi dopo cinque anni che non ti fai vivo... Nota, che ci vuole la tua faccia! Presto, non mi far perdere pi tempo di quello che mi hai fatto perdere; e ringrazia Iddio se ti accordo questo colloquio: l'ultimo, bada!

Eugenio - Rosa Luisa, comprendo il tuo sdegno che traspare dal tono burlone con cui mi hai accolto. Me lo merito, certamente; per il mio passato con te, me lo merito. Ma ti renderai conto come le mie apparenti frivolezze avessero una radice sana nel mio cuore; una radice che germina ora...

Rosa - Lascia andare le radici!

Eugenio - Ascoltami senza diffidenza. Ti giuro che parlo sul serio; io voglio prendere moglie.

Rosa - Uh!

Eugenio - Senza uh! Voglio prendere moglie!

Rosa - Ben fatto. E' ora che tu metta la testa a posto.

Eugenio - E' l'ora! Siamo d'accordo! Mi voglio sposare e prestissimo!

Rosa - Quanto prima e meglio . Sei fidanzato?

Eugenio - Con te!

Rosa - Me?...

Eugenio - Te!...

Rosa - Tu sei pazzo! Credevi che stessi ad aspettarti tutta la vita? per far comodo al signorino, eh? Bella posizione spirituale la mia! E se poi non veniva a ricercarmi, dovevo lasciar passare la mia giovent e rimanere sacrificata! Ah, no!

Eugenio - Comprendo tutto, Rosa Luisa, e ti chiedo scusa. Perdona la mia leggerezza e la mia incoscienza. Non cerco di giustificarmi. Qui per non c' che un fatto lampante: io, nel sentire con veemenza, per diverse cause il desiderio di unire la mia vita a quella di una donna, non ho pensato ad altre che a te.

Rosa - Ti ringrazio... ina... troppo tardi!

Eugenio - Troppo tardi?

Rosa - Non vedi; quest'anello? quello del mio fidanzamento; mi sposo al mio ritorno a Madrid!

Eugenio - Ti sposi?

Rosa - Se arrivavi due giorni avanti avresti conosciuto il mio fidanzato... era qui!

Eugenio - E perch dovevo conoscerlo?

Rosa - Per niente. Per conoscerlo.

Eugenio - Per odiarlo! Accidempoli anche a lui!... Ed io cos fiducioso credevo... Ah, che catastrofe, che disastro... che rovina!

Rosa - Permetterai di ridere, Eugenio! Ti assicuro che mi fai ridere.

Eugenio - Ti faccio ridere?

Rosa - Molto!

Eugenio - Molto?

Rosa - Sei comicissimo in questo momento!

Eugenio - Lo sembrer forse!... Se tu sapessi, Rosa Luisa... Ma perch dovrei raccontarti...

Rosa - E' naturale!

Eugenio - Certamente rideresti di me di nuovo... della mia inattesa pretesa... delia mia nobile ansia di queste ore per me solenni. E chi l'intruso che viene a buttare all'aria in questo momento, tutti i miei piani?

Rosa - Questo intruso un uomo pi modesto di te... pi oscuro di te, pi povero di te... pi brutto di te; vedi se ti parlo con franchezza; ma mi vuole pi bene di quello che non mi hai voluto tu!

Eugenio - Non ti fare iUusioni!

Rosa - E' inutile malignare, caro mio... dovevi deciderti prima. Posto preso... Io spero di essere felice al fianco di... quell'intruso.

Eugenio - Non me lo dire!

Rosa - Ah, preferiresti che fossi disgraziata?

Eugenio - Non voglio sentir parlare della tua felicit lontano da me!

Rosa - Non dire pi sciocchezze e vieni ad accomiatarti da mia madre; fra un'ora parte di qui la carrozza che deve portarci alla stazione.

Eugenio - Ed io verr dietro alla carrozza come un cane!

Rosa - Ti prego di non fare sciocchezze.

Eugenio - (furente e maggiormente comico) Come un cane arrabbiato! (Manuele, il giardiniere dell'albergo entra con un mazzo di fiori).

Manuele - Disturbo, signorina?

Rosa - No.

Manuele - Se ne vanno stasera, le signore?

Rosa - Stasera.

Manuele - Allora antivederla l'anno venturo (offrendole il mazzo). Gradisca il pensiero.

Rosa - Mille grazie. Sono proprio belli! Guarda, Eugenio!...

Eugenio - (macchinalmente) Proprio belli!

Rosa - (a Eugenio) D qualche cosa a questo uomo... Ora te li restituisco.

Eugenio - Avevo capito tiragli !... Se mai me lo tirerei per me un colpo!

Rosa - (ride) Ah, ah, ah, ah!

Eugenio - (d del denaro a Manuele).

Manuele - Grazie, signorina, e a lei tanti auguri, signore!

Eugenio - Di che?

Manuele - Sono presto le nozze?

Eugenio - Che cosa dice quest'uomo?

Rosa - (a Manuele) Lui non il mio fidanzato... il mio fidanzato quel signore di ieri l'altro.

Manuele - Ah, mi scusi, il signorino! Faccia conto di nulla!

Eugenio - Faccia conto di nulla; ma inutile... la rabbia mi schizza fuori dagli occhi!

Rosa - Andiamo da mamm, rabbioso esagerato!

Eugenio - Anche questa!

Rosa - Chiss quanto rider quando le racconter!...

Eugenio - Questo poi! Per giunta le risa della suocera?!

Rosa - E' naturale! Le sue risa e le mie! Le beffe di tutte e due devi avere. Non ne ridi anche tu, del resto?

Eugenio - Io no!

Rosa - E allora va un momento in camera tua e guardati allo specchio; son sicura che quando vedrai la faccia di mammalucco che hai era, darai la stura alle risa come me... Ah, ah, ah. (via da destra ridendo a pi non posso).

Eugenio - (seguendola mogio mogio) Mi sta bene! Questa volta sono stato suonato! Che fiasco!... Mammalucco!

Manuele - Mi sembrerebbe meglio appaiata con questo signore, la signorina che con quell'altro! (fa una sigaretta).

SCENA QUINTA

Manuele, Quinita, Fra Giustino

Quinita - (viene da sinistra come distratta, guardando verso la porta da cui Eugenio e Rosa si sono allontanati; si siede e mormora tra se) Sar pi felice di me? (alza gli occhi e si accorge allora della presenza del giardiniere).

Manuele - Buonasera, signorina.

Quinita - Buonasera!

Manuele - La signorina ha detto qualche cosa?

Quinita - No.

Manuele - Io sono, per servirla, il giardiniere dell'albergo. Alla signorina piacciono i fiori?

Quinita - Molto.

Manuele - Tutti i giorni gliene porter un bel mazzo!

Quinita - Grazie!

Manuele - E' molto seria la signorina.

Quinita - (sorridendogli) No.

(Torna Norberto Gomez ad attraversare la scena, verso il fondo, in senso contrario).

Manuele - (quando Norberto scomparso) Quel signore s che serio e riservato! Neppure il padre Cristino gli tira fuori una parola. Non si ode che la notte perch russa a fischio; sembra un merlo!

Quinita - (ride) Ah, ah, ah!

Manuele - Compermesso, signorina (esce da destra. Simultaneamente entra da sinistra fra Cristino).

Fra Cristino - Che le diceva quel chiacchierone?

Quinita - Nulla, ini ha offerto dei fiori!

Fra Cristino - Bisogna contentare i pochi pensionanti che ci sono... Fa bene. E' un buon uomo. Anche al santuario, dove dico messa non mancano mai i fiori (pausa). Non se la sente di fare una passeggiata?

Quinita - Per ora, no, padre; uno di questi giorni. Sono molto stanca; il viaggio mi ha abbattuta!

Fra Cristino - Allora... se si contenta ci conduco suo marito?

Quinita - Faccia pure!

Fra Cristino - E' questione di una mezzoretta. Cosi facciamo due chiacchiere tra quegli ulivi. Un altro giorno, che avremo pi tempo a disposizione, andremo al mio convento. E' molto interessante per il forestiero. Vedesse che sculture! Non star ora a farle la storia del convento. Vado perch mi aspetta suo marito.

Quinita - Una parola, padre.

Fra Cristino - Che cosa, figliuolina mia?

Quinita - Non voglio mantenere pi a lungo questo equivoco. Non starebbe bene. Come motivo di risa tra Maurico ed io, passi, ma di fronte ad una persona seria come lei... Maurico non mio marito...

Fra Cristino - Come non suo marito?

Quinita - Non lo ; mio fratello.

Fra Cristino - Che diamine; perci lo lasciava venir con me senza fare osservazioni.

Quinita - Del resto, di prima impressione tutti ci prendono per marito e moglie, sa?! E lui ci si diverte!

Fra Cristino - Ma ora sono io che voglio divertirmi un pochino alle sue spalle. Lei me lo permette, non vero?

Ouinita - Faccia pure!

Fra Cristino - A pi tardi (e ritirandosi dalla parte da cui era entrato). Vengo subito, signor Maurico... mi ero trattenuto un momento con la sua signora!...

Quinita - (dopo un silenzio) Finir per dare ragione a mio fratello: questa solitudine opprimente.

(viene da destra di corsa, Carmela, la segue scherzando Beppe. Quando si accorge della presenza di Quinita l'allegria si converte in turbamento e seriet).

Carmela - Stasera non ce la fai, caro Beppe!... non mi pigli!

Beppe - Lo dici tu!... Uh?!...

Carmela - Uh!... Chiamava la signora?

Quinita - No.

Carmela - Mi era parso...

Beppe - Ci era parso...

Quinita - No, non chiamavo... Ma vedo che vi date molta premura per servire!

Carmela - Eh!

Beppe - La signora sa che suona il campanello per il pranzo?

Carmela - S.

Beppe - Tre tocchi: alle sette e mezzo il primo, alle otto meno un quarto il secondo e alle otto il terzo. Come al teatro!

(entra pur da destra, Eugenio, rattristato; si volge a Beppe).

Eugenio - Ragazzo...

Beppe - Signore...

Eugenio - D al mio cha.uffeur, che prepari l'automobile e le valigie.

Beppe - Parte, il signore?

Eugenio - S.

Beppe - Si trattenuto poco.

Eugenio - Gi... poco...

Beppe - Cai-melina, vieni ad aiutarmi a fare questa ambasciata...

Carmela - Subito! (escono da sinistra trattenendo le risa).

SCENA SESTA

Quinita - Eugenio

Eugenio - (a Quinita) E Maurico?

Quinita - E' andato a fare una passeggiata al santuario con fra Cristino.

Eugenio - E l'ha lasciata sola?

Quinita - Perch lui aveva voglia di camminare ed io no.

Eugenio - E lei, cos buona, non ha voluto sacrificarlo!

Quinita - Gi!

Eugenio - Desidera star sola, forse?

Quinita - No.

Eugenio - Permette che le faccia compagnia?

Quinita - Anzi, mi fa piacere, sempre che a lei non disturbi...

Eugenio - E anche se cos fosse...

Quinita - In tal caso, no.

Eugenio - Ma non mi disturba affatto, ripeto. (pausa breve).

Quinita - Presto ci lascia, lei.

Eugenio - Mio malgrado!

Quinita - S?... O non va dietro al suo amore?

Eugenio - No, signora. Il mio amore se ne va per una strada ed io per un'altra.

Quinita - Questo non significa nulla se in fine si dovranno incontrare.

Eugenio - Ma che; ci separiamo definitivamente.

Quinita - S?! (senza sapere ancora perch, si rallegra di ci).

Eugenio - S; la colpa mia; non la faccio cadere su di altri. Io le sembro un uomo intelligente, non vero? E invece, vede, sono un pezzo d'asino!

Quinita - (ridendo e lasciando sfuggire nel suo riso la sua istintiva allegria) Che espressione!

Eugenio - Un pezzo di asino! S; a chi pu succedere di amare una donna e di allontanarsi da lei senza averle detto una parola, di star cinque anni senza vederla n scriverle e dopo cinque anni venire a gettarsi ai suoi piedi, come se sulla terra non ci dovesse essere per lei altro uomo all'infuori di me? Vuole una vanit pi stupida? Si concepisce ima ristrettezza di mente simile? Che doveva succedere? Ci che accaduto. Ella sta per sposare un altro!... Signora, protetta dalla amicizia che mi lega a Maurico, la prego di insultarmi. M'insulti!

Quinita - Questo mai! Ci che posso fare camp atirlo cordialmente!

Eugenio - Ah, la compassione! L'elemosina della gente felice! Dio gliene renda merito.

Quinita - Lei amava molto quella donna?

Eugenio - Non oso dirle di s: credevo di amarla. Vivevo nella fiducia che prima o poi ella sarebbe stata per me. Non ho mai pensato ad altre, almeno.

Quinita - Non ha mai pensato ad altre?

Eugenio - Per farne la compagna della vita,mai

Quinita - E l'ha perduta?

Eugenio - Per sempre! E quando venivo per farla mia!

Quinita - Che peccato!... E' proprio degno di compassione, per chi pu comprendere certe cose.

Eugenio - Vede? Ecco una delle mie cose straordinarie. Non le sembra?

Quinita - Mica tanto.

Eugenio - Le chiedo scusa, se la cosa fosse accaduta ad una donna... forse... ma le circostanze che accompagnano questo avvenimento sono veramente eccezionali.

Quinita - Eccezionali?

Eugenio - Fantastiche, romantiche. Ora le dir. Ho piacere vede, anzi che non ci sia Maurico...

Quinita - Come?

Eugenio - Ho piacere che non ci sia suo marito, perch...

Quinita - Prima di seguitare, le dir...

Eugenio - Mi dica...

Quinita - (pentita della sua intenzione) No; parli lei prima; che non le dovessero scappare le idee!

Eugenio - E' a proposito di quella mia frase stupida... ho detto: se la cosa fosse accaduta ad una donna!

Quinita - Ah!

Eugenio - Non so se sar indiscreto, ma mi interessa... creda. Giunse alle mie orecchie, non so quando ne come, che proprio una sorella di Maurico era stata vittima...

Quinita - S.

Eugenio - E' vero?

Quinita - E' vero. La lasci il fidanzato... proprio il giorno delle nozze...

Eugenio - Che vigliacco! Scusi la franchezza!

Quinita - E' peggio di quello che lei ha raccontato.

Eugenio - E' peggio!

Quinita - Sar pi volgare, ma cento volte peggio!

Eugenio - Ma assurdo. Come si pu attendere fino a quel momento!... E' la pi stupida delle vigliaccherie! Per me, e consideri che non sono un santo, inconcepibile!

Quinita - S'immagini per me... che sono donna...

Eugenio - Lo vedo che questa cosa l'addolora molto... Perci temevo un'indiscrezione.

Quinita - (turbata) E' che ho visto soffrire tanto Maurico...

Eugenio - Povero amico mio! E povera ragazza! Le ci vorr del tempo a consolarsi!

Quinita - Certamente!

Eugenio - E' bella?

Quinita - (dopo lieve esitazione) Non. brutta!...

Eugenio - Non brutta?

Quinita - Un tipo... come me...

Eugenio - Incantevole, allora!

Quinita - Com' galante!

Eugenio - Doppio delitto di quel vigliacco!

Quinita - No, il delitto sarebbe lo stesso. Povere donne brutte!...

Eugenio - E' vero... Permetta che mi dia una volta ancora di pezzo d'asino! Vede che carattere, che pazzo sono? Ma son fatto cos. Io correrei ora stesso, dove si trova quella donna per dirle: Non piangere! Ti lasci un malvagio, uno sciocco? Ecco qui un uomo di cuore che ti adora !

Quinita - Ges mio!

Eugenio - Come?

Quinita - (turbata) Ges mio!

Eugenio - Che cos'ha?

Quinita - (dominandosi) Cosa vuole che abbia! Vedo che gli uomini sono eguali!

Eugenio - Come? Io le sembro uguale a quell'altro?

Quinita - Della stessa razza, almeno!

Eugenio - Della stessa razza? Ma lei mi offende!

Quinita - Non mi ha detto poco prima che l'insultassi? Ebbene, ora il momento!

Eugenio - E' forse censurabile il mio scatto?

Quinita - Censurabilissimo! Rivela in lei una leggerezza inconcepibile! Sta ancora piangendo per la delusione d'amore della sua vita, delusione avvenuta un quarto d'ora fa, ed ha il coraggio di venirmi a dire che andrebbe ora stesso ad offrire il suo cuore ad una donna che non conosce.

Eugenio - Lei mi guarda con certi occhi!

Quinita - Quelli che ho.

Eugenio - Bellissimi, con licenza di Maurico.

Quinita - Grazie del complimento.

Eugenio - Ma non li allontani da me, la prego... E consideri a mia discolpa, che io non ho dtto lo far, ma che lo farei... non ho stabilito una data. E' stato uno slancio del sentimento, proprio di un paladino... Che penserebbe allora se effettivamente mi decidessi a mettere in atto ci che prima le ho detto? Che ne penserebbe?

Quinita - (di soprassalto) Io?

Eugenio - Lei, s; lei che mi ha accusato tanto irriflessivamente, paragonandomi ad un uomo a cui non potr mai somigliare. Mai! Lei non mi conosce! Dove quella donna disgraziata ?

Quinita - Cosa vuole che sappia io?

Eugenio - Non lo sa? Strano!

Quinita - S, lo so; ma...

Eugenio - Non vuol dirmelo?

Quinita - Ora no.

Eugenio - Me lo dir Maurico!... Forse i fatti, le circostanze critiche che attraverso ai suoi occhi mi hanno dipinto sotto un brutto aspetto... Per lei sono veramente un imbecille qualunque; la sua faccia me lo dice... il mio stato d'esaltazione, mi fa credere quello che non sono! Ma non sono pazzo; sono...

Quinita - Un mezzo pazzo!

Eugenio - Non dico di no. E se lei ha la pazienza di ascoltaTmi, forse si render conto di tutto e mi assolver. Vuole avere la "compiacenza di prestarsi a ci?

Quinita - Mi pare di prestarmi da un pezzo!

Eugenio - Lei mi ha assicurato che le faceva piacere...

Quinita - - A volte uno dice pi di quel che non dovrebbe dire.

Eugenio - Come debbo intendere ci? E' forse una licenza? Vuole che me ne vada?

Quinita - Niente affatto! Non interpreti le mie parole cos radicalmente. Mi fa piacere di ascoltarlo, non fosse altro che a titolo di curiosit. Lei non un uomo comune.

Eugenio - Meno male che la diverto. Ebbene, mi ascolti; le far ora in due parole un lunghissimo racconto.

Quinita - Sono tutta orecchi.

Eugenio - Sembra che ci conosciamo da venti anni, non vero?

Quinita - E saranno tutt'al pi venti minuti!

Eugenio - Scommetto che lei non indovina, perch ho tanta fretta di sposarmi.

Quinita - Come posso indovinare?

Eugenio - Una cosa semplicissima: se non mi sposo subito, perdo una fortuna incalcolabile e un titolo di alta nobilt.

Quinita - Strano!

Eugenio - Stranissimo, stranissimo! Io sono nipote del marchese de Los La rea del Rey. Questo titolo nobiliare ed i milioni annessi, in base ad un accordo familiare, io dovrei ei-e-ditarli alla morte dello zio. I miei genitori se ne andarono all'altro mondo, felici, pensando che un giorno il loro figlio sarebbe stato marchese dei Los Lares del Rey. Qualche cosa ne sa anche Maurico. Ebbene; quindici giorni or sono, vengo a sapere, in Italia, da un confidente segreto, ohe a mio zio, gi vecchio e rimbambito, certe buone persone hanno fatto fare un nuvo testamento, condizionando la magna eredit in termini che quasi costituiscono uno spogliamento.

Ouinita - Ebbene?

Eugenio - Non mi si nega il titolo n il capi- j tale; ma condizione sine qua non perch mi pervengano che io contragga matrimonio prima di .compiere i trent'anni. Diversamen- ' te tutto .andr ad un'altra persona.

Quinita - Gi? (osservandolo). Trent'anni! E a quanto pare...

Eugenio - Comprende ora, lei, perch io sia jcos nervoso?I

Quinita - Comprendo, s. Perch... Per questo I venuto cos presto in cerca di...

Eugenio - Io a lei... non ho detto una parola I di questa faccenda. Sarebbe stata una inde- I licatezza. Tenga conto poi, che non voglio I che n lei n nessun'altra mi ami per quello I che sar, ma per quello che sono.

Quinita - Mio Dio, che cose le succedono! Ha I ragione; non sembrano neppure vere! Si deve I sposare prima di compiere i trent'anni!... E perch avranno scelto questa et? Proprio trent'anni?

Eugenio - Toh! Per rendere le cose il pi difficile, possibile, nel caso, che essi prevedevano che io non fossi informato a tempo. Per spogliarmi senza piet, in una parola! Le giuro che titolo e fortuna m'interessano molto; ma in questo momento tengo pi a burlarmi di quelli che han preteso burlarsi d me. Gente iniqua!...

Quinita - (dopo una pausa) Compir presto, lei, i trent'anni?

Eugenio - Prestissimo!

-Quinita - Quando?

Eugenio - Ai primi del mese prossimo.

Quinita - (alzandosi senza poter farne a meno) Maria santa!

Eugenio - Come?!

Ouinita - Impossibile!

Eugenio - Come impossibile?... Ne dimostro meno?

Quinita - Non onesto! Ma lo sa che a lei accadono cose dell'altro mondo! Come vuol fare a sposarsi in cos poco tempo, se non neppure fidanzato?

Eugenio - Perci cerco una fidanzata a tutto vapore! Perci le sono sembrato pazzo.

Quinita - E per questo lo !

Eugenio - Lo sono?

Quinita - Senza dubbio! Chi vuole che si potesse mettere in testa... (entra Beppe da destra).

Beppe - Signore, il bagaglio in carrozza, p l'automobile al cancello del giardino.

Eugenio - Sta bene.

Quinita - E' una macchina da corsa, la sua?

Eugenio - E' una Alfa Romeo spinta... ma anche se io fossi un asso del volante... non arriverei forse a tempo...

Quinita - Dove va. ora ?

Eugenio - A Siviglia. Ho l, od avevo, una cu-ginetta, molto carina, con la quale civettai un poco... Se per caso la trovo nubile!...

Quinita - Sar difficile!

Eugenio - C' caso invece che la trovi con tre o quattro marmocchi, lei dice?!

Quinita - O vedova!...

Eugenio - Meno male!

Quinita - Non c' altro che lei faccia un b and!

Eugenio - Un bando? Questo mai! Preferisco perdere tutto... Infine, io le levo il disturbo. Ho approfittato anche troppo della sua bont.

Quinita - (dopo un'altra pausa) Non aspetta Mauri co ?

Eugenio - No; non c' tempo. Gli andr incontro per la via del santuario per dargli un abbraccio: prima di partire e congratularmi con lui per la sposa che ha scelto (Quinita vorrebbe parlare, ma tace). Che voleva dirmi?

Quinita - Niente... Volevo ringraziarla... solo ringraziarlo per i suoi fiori... ma non insista sulle mie lodi.

Eugenio - Non insister se lei non vuole. Il che non toglie, naturale, che io invidii dentro di me Maurico. Che uomo fortunato!... Arrivederla, signora.

Quinita - Signore... Ci dar sue notizie?... Ci dir del suo matrimonio... fulminante?

Eugenio - Glielo prometto.

Quinita - Si celebri, o non si celebri?!...

Eugenio - In ogni modo, se le interessa...

Quinita - M'interessa.

Eugenio - S; comprendo... Per curiosit...

Quinita - Per molte cose assieme...

Eugenio - Non deluder la sua aspettativa. Sapr lo scioglimento della mia commedia o del mio dramma...

Quinita - Grazie!

Eugenio - Arrivederla.

Quinita - Arrivederla.

Eugenio - Non so che mi abbia preso che non mi riesce di andarmene! Arrivederla... (esce da sinistra, voltandosi una volta prima di al lontanarsi. Quinita un po' commossa ed in quieta, sente l'impulso di trattenerlo, im pulso che istaiitaneamente raffrena, esclaman do a guisa di rimprovero a se stessa:)

Quinita - Perch dovrei dirgli chi sono?

FINE DEL SECONDO ATTO

TERZO ATTO

Lo stesso luogo dell'atto secondo. All'alba del giorno seguente.

SCENA PRIMA

Manuele, Eugenio, Cristoforina

(dalla sinistra appare Eugenio, e dalla destra, contemporaneamente, Manuele).

Manuele - Buongiorno, signorino.

Eugenio - Buongiorno.

Manuele - Si levato presto. Credevo che fosse partito ieri sera.

Eugenio - Ero partito; ma sono tornato indietro...

Eugenio - Gi, appunto... Chi cantava?

Manuele - Pepita, una ragazza che sta laggi... (indica). Canta tutto il giorno come un'allodola...

Eugenio - Ah, che belle canzoni siu

qui!

Manuele - E sempre delle nuove...

Eugenio - Che bella mattinata; quanti fiori,

Manuele - (sorpreso, guardando a destra) -Viene gente...

Eugenio - E' una signora che arrivata ieri sera.

Manuele - Si sar alzata cos presto per andare alla prima messa. Signorino, comanda?

Eugenio - Grazie.

Manuele - Riverisco (esce da sinistra).

Eugenio - Addio, caro... (si avvicina a Cristoforina che entra velata con il libro da messa in mano) Buongiorno, signorina.

Cristoforina - Buongiorno, signore... Eugenio (profittando di una breve esitazione di essa) Desidera qualcosa?

Cristoforina - No, grazie... ossia... Mi ha detto iersera il cameriere... Lei sa dove si dice la prima messa?

Eugenio - Al santuario; nella cappella che si vede di qui.

Cristoforina - Mille grazie.

Eugenio - Per ancora presto. Non ancora uscito il frate Cristino che la deve dire. Alloggia nell'albergo. Lei, signorina, arrivata ieri sera?

Cristoforina - S, signore, ieri sera.

Eugenio - Con la sorella?

Cristoforina - (perplessa) Con una delle mie sorelle.

Eugenio - Con donna Teresa.

Cristoforina - Eh?

Eugenio - Lei , se non m'inganno, la giovane zia della signorina Quinita?

Cristoforina - Precisamente. Lei conosce mia nipote?

Eugenio - Per conosco soprattutto, Maurico, il fratello; siamo molto amici.

Cristoforina - Ah!

Eugenio - Con loro venuto il famoso fidanzato?

Cristoforina - (rattristata) S, signore, venuto con noi.

Eugenio - Per Quinita e Maurico lo ignorano assolutamente.

Cristoforina - Assolutamente. Questa era l'unica maniera di' sorprenderli, pensa mia sorella. Ieri sera al momento del nostro arrivo, si erano gi ritirati. Quando si alzeranno scoppier la bomba. Ne io n mia sorella abbiamo potuto chiudere occhio. Ora vado in chiesa a pregare perch Dio ci assista. Ah, che vita, signore, che vita!...

Eugenio - Suppongo che il signor fidanzato avr preso il biglietto d'andata e ritorno.

Cristoforina - Perch?

Eugenio - Perch deve aver fatto il viaggio invano.

Cristoforina - Lei crede?

Eugenio - Ne son sicuro. Quinita lo detesta. L'amore che ebbe per lui un giorno si convertito in disprezzo.

Cristoforina - Sono anch'io di questo parere. Sono venuta per accompagnare mia sorella che non si rassegna alia perdita delle sue illusioni. Lui giura e spergiura che la causa della sua abominevole condotta scomparsa del tutto. Ma il male fatto; non c' pi rimedio.

Eugenio - Penso cos anch'io. E cos deve pensare chiunque giudichi il caso imparzialmente.

Cristoforina - Il giovanotto avrebbe dovuto convincersi del suo errore, rassegnarsi... e pensare ad un'altra donna (allude a s, vagamente). Lei avr parlato molto con Quinita.

Eugenio - Molto! L'ho conosciuta ieri... non sapevo chi era, e stavo per andarmene di qui indifferente. Ho saputo poi di lei, dal fratello e sono tornato indietro! Quanto si pu parlare con una donna in una sera di primavera! Quando Quinita si ritirata nella sua camera, per coricarsi, eravamo gi intimi amici... Neanch'io ho potuto dormire.

Cristoforina - Ges mio! (sorridendo). Ora comprendo... ora comprendo perch m'assicura che Emilio avr fatto il viaggio invano... Anime benedette, pregher per loro...

Eugenio - L'accompagner fino alla cappella, se me lo concede. .

Cristoforina - Non stia a disturbarsi...

Eugenio - Non mi disturba affatto.

Cristoforina - Mille grazie, (s'allontana verso il fondo a sinistra. Torna Manuele e nello stesso tempo entra dalla destra Quinita).

SCENA SECONDA

Manuele - Quinita

Manuele - Buongiorno, signorina.

Quinita - Buongiorno.

Manuele - Andavo a cogliere qualche fiore per lei. Si levata presto.

Quinita - Fa piacere alzarsi di buon'ora. Che freschino delizioso (volge gli occhi inquieti per il giardino).

Manuele - Cerca qualcuno, la signorina?

Quinita - No. Chi cantava dianzi?

Manuele - Pepita, una ragazza che sta qui vicino. Che bella voce, eh?

Quinita - S; ha una bella voce. Fa piacere a sentirla. Eppoi queste canzoni andaluse, come sono carine.

Manuele - Davvero!

Quinita - (sospirando, estatica) Che incanto questo giardino. Quanti fiori!

Manuele - Guarda che combinazione! Ha detto cos anche il signorino, le stesse parole!

Quinita - Che signorino?

Manuele - Quel signore che arrivato ieri sera alle cinque, partito alle sei ed ritornato alle sette. Strano!

Quinita - Avr dimenticato qualcosa!

Manuele - E' ci che m'ha detto!

Quinita - S?

Manuele - S. Lei stata a sentire?

Quinita - (ridendo) Io? Che assurdit!

Manuele - Allora una coincidenza.

Quinita - Ah, ah, ah!

Manuele - Ride la signorina?

Quinita - Oh, non sono cos seria come parevo ieri sera...

Manuele - Per lo meno la signorina si alzata pi allegra, stamani...

Quinita - S, mi sono alzata pi allegra!

Manuele - Le si cambiato l'umore in una notte. L'acqua non pu essere stata!

Qunita - Non l'ho ancora assaggiata.

Manuele - Allora sar effetto dell'aria.

Quinita - (molto allegra) S, s, l'aria! L'aria, l'aria, l'aria!

Manuele - E' molto simpatico.

Quinita - Chi?

Manuele - Il signorino... L'ha conosciuto lei?

Quinita - E' stato qui?

Manuele - S, stato qui, e ora l'ho visto laggi con una signorina arrivata ieri sera tardi da Madrid.

Quinita - Da Madrid?

Manuele - S, col diretto. Il signore che viene da questa parte l'accompagna. (Quinita guarda dalla parte indicatale e getta un grido rivelatore; presa da tremito chiude gli occhi per non vedere ci che ha visto).

Quinita. - Ahi

Manuele - (premuroso) Si sente male la signorina?

Quinita - No...

Manuele - Ha bisogno di qualche cosa?

Quinita - No...

Manuele - (allontanandosi discretamente) con permesso (esce).

Quinita - (angustiata, stupefatta, con timore e rabbia) Mamma mia! Che cosa significa?

SCENA TERZA

Quinita - Emilio

(da destra entra lentamente Emilio; si avanza esitando verso Quinita; lo sguardo fisso in terra).

Emilio - Perdono! Questa sia, nel rivederti, la mia prima parola! Temevo di non poterne pronunziare nessuna.

Quinita - Sarebbe stato meglio.

Emilio - Ti dispiace che ti chieda perdono?

Quinita - Mi dispiace la tua presenza; ma dispiacermi poco; mi ripugna, mi offende.! Non pensavo di doverti vedere, di doverti! ascoltare mai pi, in questo mondo. Perch sei venuto? A che scopo?

Emilio - Sono venuto... perch dovevo venirci

Quinita - Adesso?

Emilio - Sarei dovuto venire prima, lo so.., ma non mai tardi per piangere la colpa e pentirsi.

Quinita - Secondo quello che si spera dal pentimento!

Emilio - Perdonami. Non mi metto in ginocchio per non parere ridicolo.

Quinita - In ginocchio mi lasciasti me sola piangente, quando ti aspettavo quel giorno che avrebbe dovuto unirci per sempre... ah, che strazio, quel giorno...

Emilio - Credi che non lo comprenda? Perch feci quello che feci? Non so. Ho pianto molto dopo. Tutto ci che avvenuto mi sembra un incubo spaventoso. Devi perdonarmi, Quinita; tu sei buona.

Quinita - Per te ho esaurito la mia bont!

Emilio - Dunque, non mi perdoni?

Quinita - Finch ti veda, no; una volta lontano, forse s.

Emilio - Forse ho fatto male a chiederti perdono senza prima spiegarmi... senza giustificarmi ai tuoi occhi. Ascolta.

Quinita - Non voglio ascoltare. E' pi facile che ti perdoni senza ascoltarti. Non turbare di nuovo la mia vita, gi che non posso pi appartenerti.

Emilio - Che dici?

Quinita - Ti sorprende?

Emilio - Non so; certo hai tulle le ragioni, ma ascoltami. Lo vogliono i tuoi parenti, mio padre. Devi ascoltarmi! Donna Teresa e Cristo-forina son venute con me.

Quinita - Che dici?

Emilio - S, siamo arrivati ieri sera tardi.

Quinita - (commovendosi un momento) Zia Teresa! Povera zia Teresa!

Emilio - Lei, con la sua affettuosa eloquenza, ti dir ci che io indubbiamente non riuscir a dirti; ti persuader. Eravamo d'accordo che ti avrebbe parlato per prima, ma la fatalit ha voluto altrimenti. Ero alla finestra quando ti ho vista venire in giardino. Non ho potuto contenermi... Non mi guardi?

Quinita - No ; perch? Non potresti resistere al mio sguardo se io ti guardassi.

Emilio - Ora no. Ah, la mia azione imperdonabile... Per non ero padrone di me... s, fai bene Quinita a non guardarmi. Ma un giorno avrai piet di me.

Quinita - T'ho gi detto che per te ho esaurito la mia bont. Non mi riconosco pi, non mi credevo capace di tanta indifferenza. Lo devo a te. Questa opera tua.

Emilio - Cos presto potuto accadare?

Quinita - Oh, tempo ce n' stato abbastanza; ma taci, per favore, taci.

Emilio - Ti dispiace che tenti di giustificarmi ?

Quinita - Giustificarti? E a che scopo? Credi che possa giovarti con me?

Emilio - S!

Quinita - Disingannati allora; per me tutto finito. Come ti devo dire? Non ti desidero del male, no, ma fra noi ormai tutto finito. Convincitene. Quello che puoi dirmi in tua difesa non m'interessa ormai pi. La tua storia l'ho gi udita da cento altre bocche. Non pi nuova per me...

Emilio - No, ma tu non sai, non sai...

Quinita - S, so, so... so che adesso sei libero, che quella donna andata lontano, fuori di Spagna. Meglio per te.

Emilio - E per te, no?

Quinita - Dunque insisti ancora? Non vedi che sforzi faccio per contenermi? Ti manca di vedermi piangere davanti a te, di vedermi atterrita al pensiero che la mia vita avrebbe potuto appartenerti! E' questo che vuoi vedere?

Emilio - E a te rimane di vedere le mie an-goscie, la mia disperazione, il mio pentimento; tutta la tristezza della mia vita.

Quinita - Dio ti assister, se lo meliti. Quanto a me sono tranquilla. No, non ho nessuna colpa. Tu hai lavorato alla tua propria sventura; cerca in te stesso il conforto che gli altri non ti possono dare.

Emilio - (intenerito) Dunque del nostro affetto, dei nostri sogni di felicit, di tutte le passate illusioni non rimane pi nulla? Questo mese ha tutto distrutto? (rattenendo il pianto). No, non sapr mai rassegnarmi. Quale castigo! Non potr rassegnarmi, (entra da destra Donna Teresa. Quinita corre da lei appena la vede).

SCENA QUARTA

Detti, Zia Teresa, Eugenio

Quinita - Zia Teresa!

Teresa - Figlia mia!., (si abbracciano).

Emilio - Neanche dandole questo nome riuscir a commuoverla, a convincerla. Mi detesta.

Teresa - E che volevi, che ti ricevesse a braccia aperte? Tutto si accomoder se Dio vuole! (a un gesto di Quinita). S, Quinita, s... Alla mia et, coi miei acciacchi... quando vengo a cercarti... Tu non mi darai una nuova amarezza... No, no, non me la darai. Io non me ne andr se non dopo aver raggiunta la consolazione che attendo da te, senza una tua promessa di perdono... Devi riconciliarti con Emilio. E' necessario per il nostro buon nome, per la societ, per la gente... E' stato un delirio (fissando in viso Emilio). Perch le hai parlato prima di me? (severa). Vieni con me, ora. Voglio che Maurico si rimpaci con te.

Quinita - (attonita) Maurico?

Teresa - Maurico, s, Maurico... Perch no? Che c' di strano? Bisogna essere ragionevoli. Vieni, Emilio, vieni... Tu aspettaci qui, Quinita. Parleremo poi... Ti parler come ti avrebbe parlato tua madre. Ah, se la poverina vivesse! Era tanto buona, Dio mio... Intanto per cominciare, dagli la mano.

Quinita - No.

Teresa - Quinita!

Emilio - Neanche la mano?

Teresa - Via, Quinita, via... Sii pi generosa... (Emilio le tende la mano; Quinita gli d la sua un momento con freddezza, facendo forza a se stessa).

Emilio - Quinita...

Teresa - Bisogna perdonare... Le follie si dimenticano. Un momento di debolezza non un delitto, figlia mia. Vieni Emilio, vieni... tu aspettami (esce con Emilio da destra).

Quinita - (agitatissima, sconcertata, intimorita, indignata) Madre mia! Ma cosa pretendono, cosa vogliono da me? Dunque hanno creduto possibile?... e credon possibile?... No, no... mi spaventa solo al pensarlo! Soffoco, no, no! (a Eugenio che entra da destra, anelante). Eugenio!

Eugenio - Quinita! Che hai? Ma no, inutile che tu mi dica. So gi...

Quinita - Sai gi ?

Eugenio - S; ho accompagnato tua zia Cristoforina fino alla cappella e abbiamo parlato a lungo. Ha preso parte alla cospirazione, per non l'approva!

Quinita - Di modo che ti ha detto perch venuta?

Eugenio - Ma s! A proteggere chi non t'ha voluta!

Quinita - Ma perch, perch? Che ragione c'?

Eugenio - Che ragione vi potrebbe essere? Nessuna, nessuna in realt. Convenzioni, pratiche sociali, menzogne, egoismi!... Dopo quanto successo assurdo pretendere ci che si pretende da te. La gente priva di senno. Ci che qui conta la tua volont, la tua vita.

Quinita - S, io non voglio rivedere pi quell'uomo. E la mia vita non pu pi; essere sua!

Eugenio - La tua vita sar mia!

Quinita - Tua!

Eugenio - Mia, mia! Da ieri sera lo ! Come mi sento felice!

Quinita - Felice per avermi incontrata?

Eugenio - Questo basterebbe; ma tu sei felice?

Quinita - Io non sono che una povera donna tormentata, oppressa da un crudele disinganno, una donna che sta vivendo ore strane, nuove... Non avrei mai creduto di dovere vivere queste ore. Il mio cuore batte da ieri in un altro modo. Mi pare che canti... Per anche piange... e non so se di dolore o di gioia... Che vuol dire questo?

Eugenio - Questo vuol dire che mi ami?

Quinita - Che ti amo?

Eugenio - Che mi ami. Che altro? Non me lo dicesti ieri sera?

Quinita - Ieri sera? Te lo dissi ieri sera? Ieri sera ti dissi tante sciocchezze.

Eugenio - No, nessuna sciocchezza. Non facesti che aprirmi il tuo cuore ferito, sicura che io t'avrei compresa. E ora saresti del tutto felice come ieri sera, se non fossero sorti ad un tratto questi fantasmi, queste ombre del passato che ti richiamano...

Quinita - S, ma non mi lascier riprendere, sai?

Eugenio - Lo spero. Per ti assedieranno... (da destra a sinistra traversa la scena fra Cristillo),

Fra Cristino - Buongiorno in grazia di Dio!

Eugenio - Buongiorno, padre.

Quinita - Buongiorno!

Fra Cristino - Sono un poco in ritardo per la mia messa. Ma i miei fedeli sono pochi, vogliono bene e mi aspetteranno. Ho dormito malissimo. C'era un viaggiatore nella camera accanto alla mia che ha parla'to se solo tutta la notte. Non so che avesse.. (esce).

Quinita - Andr anch'io ad inginocchiarmi davanti al Signore, a chiedergli che mi protegga contro ci che mi minaccia. Questo accrescer le mie forze.

Eugenio - S, anch'io vorrei inginocchiarmi e chiedere: Signore, dammela in isposa!

Quinita - In isposa!... Eugenio, Dio mio!Come ascolto questa parola senza timore?!

Eugenio - Perch sono io che te la dico.

QuiNTTA - Tu! E chi sei tu, Eugenio? Chi sei tu chi mi offri la tua vita, una vita che ancora ieri mi era ignota, e oggi,' e ora... Oh, ma ecco venire da questa parte zia Teresa e Maurico. Io non voglio parlare con loro... addio, a pi tardi (esco rapida).

Eugenio - (rimane come estatico; volge lo sguardo al cielo che va inondandosi di luce) Dio mio; che profonda felicit!... (entrano da sinistra Donna Teresa e Maurico).

SCENA QUINTA

Donna Teresa, Maurico, Eugenio

Maurico - Parli da te solo, amico mio?

Eugenio - Salutavo l'ultima stella del mattino. Oggi per me s' fatto giorno due volte...

Maurico - S, eh?...

Eugenio - S, e forse il mio sole non tramonter mai.

Maurico - Forse...

Eugenio - (a Donna Teresa) Signora...

Teresa - Signore...

Maurico - Questo mio amico...

Eugenio - Egli le dir chi sono quando sar andato via. Io so benissimo chi lei, signora. Lei cerca la sua nipotina, non vero? Che deliziosa fanciulla! E' andata alla cappella a sentire la messa di fra Cristino che. passato or ora. Vado a raggiungerli. Sono ben lieto di conoscerla, signora. So che nessuno pi di lei desidera la felicit di Quinita, e questo me la rende infinitamente simpatica. Ho fiducia che ella partir di qui soddisfatta. E' facile che pi tardi mi permetta di chiederle la mano di sua nipote. La riverisco, signora. Addio Maurico (esce in fretta).

Teresa - Madre di Dio! Chi questo scellerato ?!...

Maurico - Ma no, semplicemente un ottimo giovane, non privo dingegno; forse un pochino impetuoso, questo si!

Teresa - Chiamalo squilibrato! la prima volta che mi vede e mi dice a bruciapelo che mi chieder la mano di Quinita. Si pu essere pi sfacciati?

Maurico - ma se si innamorato di lei, zia?

Teresa - E da quando la conosce?

Maurico - Da ieri sera!

Teresa - Via, via, guardiamo che lo squilibrato non sia tu!

Maurico - Non lo crederei zia. Vedrai che io sono qui lunica persona che abbia la testa a posto, perch sono lunico che ha dormito bene stanotte. Tutti gli altri, cominciando da te, sono sovraeccitata dallinsonnia.

Teresa - Che vuoi dire?

Maurico - Mi spigo. Il mio amico merita tutta la mia stima e la mia simpatia.

Teresa - Ma che centro io?

Maurico - Non un uomo volgare; buono, come dicevo, generoso, nobile, ricco, di sentimenti delicati, appassionato, forte.

Teresa - Va bene, va bene. Ma tutto ci non minteressa.

Maurico - Te lo dico appunto perch ti interessi.

Teresa - Eh?

Maurico - E perci anzi prima che a te lho detto a Quinita.

Teresa - Scherzerai

Maurico - Iersera, e senza perdermi in minuzie, capisci, zia Teresa, esagerando piuttosto le sue qualit, tessendone un elogio completo, dipindendolo quasi come un eroe..

Teresa - Ma perch?

Maurico - Perch avvertii in mia sorella un segreto interesse per lui. Lei che si credeva ormai condannata a non amare pi

Teresa - Che dici?

Maurico - Mi afferrai alloccasione che mi presentava il destino. Pensai: questuomo ha fatto impressione a mia sorella, non c dubbio. Potr non essere lamore, per potr essere intanto quello che guarisce le ferite fatte al suo cuore, che la distragga e faccia sorgere in lei nuove ragioni di vita. Si, e fui io stesso che distolsi Eugenio (si chiama Eugenio) dal partire, fui io che abilmente ottenni che tornasse qui. Si trattenuto ieri sera fino ad ora tarda con Quinita ed io lho udita ridere, zia Teresa, si, ridere, lei che da oltre un mese non rideva pi. Ah, quelle risa risuonarono al mio orecchio come il trillo di un uccello fuggito un giorno di gabbia, che si crede perduto, e.che ad un tratto ritorna a cinguettare sul balcone!

Teresa - Ges mio, come ti esalti! S, va bene, per devi comprendere, Maurico, bench ci debba dispiacere a quel tuo modello di virt, che le cose bisogna tornino, merc Dio, al punto in cui si arrestarono.

Maurico - Zia Teresa!

Teresa - E' il ragionevole, il normale, il pi prudente; ci che richiedono i costumi, le tradizioni di famiglia. Avrei dunque fatto questo viaggio per nulla?

Maurico - Questo viaggio non avresti dovuto intraprenderlo.

Teresa - Ragazzaccio!

Maurico - Non avresti dovuto. Il desiderio ti inganna; t'ingannano molti pregiudizi. Questo viaggio assolutamente inutile. Emilio, per disgrazia, sarebbe potuto essere il marito di Quinita; per fortuna, non lo sar mai.

Teresa - Siamo gi a questo punto?

Maurico - E dove dobbiamo essere?

Teresa - Per non lo hai riabbracciato or ora?

Maurico - L'ho riabbracciato perch cos hai voluto tu; io jnvece mi ero data la parola di schiaffeggiarlo; ma voluto provargli che so perdonare... ed essergli grato...

Teresa - Essergli grato?

Maurico - Essergli grato d'aver lasciato a tempo mia sorella.

Teresa - S, s; queste son frasi; frasi! Emilio pentito, dolente, fa pena a vederlo!

Maurico - E Quinita, no?

Teresa - Parliamo di lui, ora! Egli anela di riparare il suo fallo, di provare il suo affetto!

Maurico - Il suo affetto lo ha provato di gi!

Teresa - Non gli serbar rancore. Quella donna che ha la colpa di tutto, gi lontana. Non torner in Spagna.

Maurico - Potrebbe tornare, zia Teresa.

Teresa - Non torner.

Maurico - Finch non avr bisogno di denaro. Ma torni o no, esiste, e per lei Emilio abbandon Quinita?

Teresa - E non ora di far tacere questo scandalo, di placare questa marea. Tu sai ci che si dice a Madrid?

Maurico - E tutto deve calmarsi col sacrificio di Quinita e non con quello dell'altro. Chi potr ragionevolmente lasciarsi guidare da questa logica e patrocinare un simile errore? Per parte mia, no!

Teresa - Ma pensa; rifletti un poco, non ti lasciar trasportare dalla tua immaginazione e dominare dalle antipatie. Emilio non stava per diventare lo sposo di Quinita? Non eravamo tutti contenti? Dunque stendiamo un velo sull'indemoniato incidente di quel giorno, convinti che, appurati bene i fatti, la prima vittima ne fu lui. Emilio un buon figliuolo, onorato come tutta la sua gente e Quinita torner a stimarlo. Puoi star sicuro!

Maurico - Come ti inganni! Come conosci male Quinita!

Teresa - La conosco meglio di te!

Maurico - Forse l'avrai conosciuta meglio avanti. Ma ora... (guardando a sinistra sorpreso). Che succede a Cristoforina?

Teresa - Davvero... (correndole incontro). Cristoforina, figlia mia, che hai? Ti senti male?

Cristoforina - (entra, senza poter parlare, sconcertata, nervosa, cercando un appoggio fra i due, vacillante e in tremito) O Dio, o Dio!

Teresa - Figlia mia!

Cristoforina - 0 Dio! .

Maurico - Che hai?

Cristoforina - Mi mancano le forze. Ah, non son fatta per certi spettacoli!

Teresa - Ma via, ci spaventi!

Maurico - Non saranno i tuoi nervi, come sempre?

Cristoforina - Macch nervi! Oh Dio... Mi manca la terra sotto i piedi!

Teresa - Ma siediti, bambina!

Cristoforina - Non posso, non posso...

Teresa - Sei fredda, tremi...

Maurico - Calmati, via, d ci che succede...

Cristoforina - Lasciami respirare, Maurico... Figuratevi, la cosa pi straordinaria, la pi... Ah. non posso neanche parlare, non posso...

Maurico - Scrivilo, allora!

Teresa - Esprimiti a gesti!

Cristoforina - No, no, non scherzate, la cosa seria, molto seria. Ah, Vergine dei sette dolori... Signore Iddio... Mi par di sognare. Impazzisco!

Teresa - Siamo tutti pazzi, mi pare!

Cristoforina - Ma cosa credi abbia fatto Quinita? Cosa credi che abbia fatto?

Teresa - Quinita?

Maurico - Quinita ora alla messa.

Cristoforina - Alla messa, s, alla messa. Vengo di l; ma indovinate che ha fatto durante la messa?

Teresa - Che ha fatto? Ma parla!...

Maurico - Che ha fatto?

Cristoforina - Si sposata!

Teresa - Si sposata?

Maurico - Come si sposata?

Cristoforina - Si sposata. S, si sposata!

Teresa - Con Emilio?

Cristoforina - Macch con Emilio! Con un amico di lui!

Maurico - Con Eugenio?

Teresa - Ma questo non pu essere, Cristoforina. Sei impazzita davvero!

Cristoforina - Ma no, no, vi dico la pura verit... Si sposata! Conter, non conter, non lo so; per si sposata. Stava inginocchiata ai piedi dell'aitare, ad un tratto, mentre nessuno se l'aspetta, si alza e grida: Questo il mio sposo, e nessun altro . Una cosa cos, come la racconto. E lui ha detto qualcosa di simile. E si sono inginocchiati un'altra volta tenendosi per mano e guardandosi... Che momento, che confusione! Il frate per poco non sviene! Il sagrestano... che serviva la messa ha lasciato cadere il messale. Tutti sono rimasti sbalorditi! 0 Dio!... Non vi racconto storie. L'ho visto coi miei occhi!

Teresa - Madre mia... un altro scandalo!

Maurico - A me non sorprende.

Cristoforina - (additando Don Norberto Gomez che traversa la scena da sinistra a destra, assorto come sempre) Anche lui ha visto. Era accanto a me, mi son attaccata al suo braccio, senza accorgermene, dalla paura...

Teresa - Va bene, hai visto; ma non vuol dire, la cosa non ha alcuna validit. Maurico, vai | tu a vedere. 0 Vergine santissima!

Maurico - Ecco Fra Cristino!

eresa - Chi?

Maurico - Fra Cristino!

SCENA SESTA

Detti - Fra Cristino

(entra da sinistra il frate, non ancora rimesso dalla sorpresa e dalla contrariet).

Teresa - Padre, padre, lei li ha sposati?

Fra Cristino - No, signora, io non ho sposato nessuno.

Cristoforina - Come no? Non era lei che diceva la messa?

Fra Cristino - S, signora; per questo non ha nulla che vedere. Io non ho sposato nessuno.

Teresa - Lo senti, lo senti?

Fra Cristino - (a Maurice) Sua sorella ha commesso una inqualificabile leggerezza. Che lo avrebbe potuto immaginare? Ha sorpreso la mia buona fede. Come potevo sospettare certi propositi... Come se bastasse poi inginocchiarsi davanti a un sacerdote e proclamarsi sposi... Non ci mancherebbe altro!

Teresa - Di modo che non sono sposati!

Fra Cristino - Macch sposati, signora, macch sposati!

Cristoforina - No, son sposati!

Fra Cristino - No, signora. Che si rivolgano al parroco del paese se hanno fretta. Io qui, non ho nessuna autorit. La mia giurisdizione altrove. Qui non sono che un semplice ospite, come un altro qualunque, e che inoltre dice messa per amor di Dio e per far piacere a qualche persona. N pi, ne meno.

Maurico - Per, permetta, padre...

Fra Cristino - No, no, non c' altro da dire, amico mio; io non ho dato ne assoluzione, n benedizione, n cosa che valga. E' il parroco che deve intervenire. Io me ne vado a bere la mia acqua. Il fegato mi d certi strizzoni. Oggi seccher la fonte. Che Dio vi mantenga nella sua grazia e protezione (esce a destra facendo il segno della croce).

Teresa - (a Cristoforina) Sei contenta che non sono ancora sposati? Te lo dicevo io?

Maurico - Di fronte alla loro coscienza lo sono, zia Teresa!

Cristoforina - La cosa chiara. Credi che abbiano fatto per chiasso?

Teresa - Ah, che spettacolo! Quinita non pi mia nipote, no... non pi quella che era

Maurico - Ma s, zia, sempre la stessa Quinita, per fatta diversa dal dolore di un disinganno e spaventata all'idea di dover fare ci che la ripugna; ma eccola che viene!

Teresa - Viene qui? Non voglio vederla in questo momento!

Cristoforina - Sorella!

Teresa - Non voglio vederla, no, e tu vieni con me! Diglielo tu, Maurico che non la voglio vedere. Sar causa della mia morte, questa nipote; sar causa della mia morte!

Cristoforina - Calmati, sorella!

Teresa - Vieni, vieni. Andiamo a trovare il povero Emilio prima che sappia... Povero ragazzo. Sar capace di spararsi un colpo!

Cristoforina - (sospirando di desiderio) Forse che non ci sono altre donne?

Teresa - Vieni, vieni via. Ora non voglio vederla. Snaturata! (escono entrambe a destra; entra da sinistra Quinita; Eugenio la segue. Quinita va per abbracciare con impeto Donna Teresa, ma vedendo che questa la sfugge si arresta interdetta).

SCENA ULTIMA

Detti - Quinita - Eugenio

Quinita - Zia Teresa, mi sfuggi?

Maurico - Lo vedi, sorella mia!

Quinita - Tu no?

Maurico - Io no.

Quinita - (abbracciandolo) Maurico!

Eugenio - (commosso) Maurico!

Maurico - Che avete fatto?

Quinita - (con esaltazione, quasi ebra di felicit) Forse una pazzia! Ma io la benedico questa pazzia. Tu stesso mi ci hai spinto, Maurico; s, s, tu stesso! E benedico anche te. Non vorrei cambiare questa pazzia d'oggi con la saggezza di ieri. Eugenio! Non vero che abbiamo agito bene? Ti giuro, fratello mio, che sono andata molto pi in l di quanto pensavo... Ma che so io? Sentii ad un tratto un irresistibile impulso di rivelare a Dio la mia volont, di non voler altri ali'infuori di quest'uomo!

Eugenio - Anima mia!

Quinita - Una strana luce brill in me; mi parve di trovarmi sola con lui davanti a Dio e gridai che lo volevo in isposo. Non ho fatto altro. Se una pazzia, ti ripeto che benedico questa pazzia!

Eugenio - Ed io la benedico con lei. Quinita ormai la mia sposa al disopra di ogni legge umana, Maurico! L'ho chiesta dinanzi a Dio. Dio stava dinanzi a noi udendoci. Al pi presto saremo legalmente uniti e nessuno trover pi nulla da ridire...

Maurico - Calma, calma... Siete tutti sovraeccitati. Non avrete commessa una pazzia, per mi sembrate due pazzerelli... Ora...

Quinita - Ora bisogna senza indugio ottenere il perdono di zia Teresa. Non perdiamo un minuto!

Maurico - No, aspetta. Lascia che le parli prima io. La poverina non connette... nel frattempo calmatevi anche voialtri che ne avete bisogno... Avete un aspetto... Anch'io sono tutto vibrante. Ma chi l'avrebbe detto ieri, eh, Quinita? Ricordi? L'amore giunge sempre come qualche cosa di inatteso. Calmatevi e aspettatemi (esce).

Quinita - (si volge prontamente verso Eugenio, animata da un'allegria singolare, scintillanti le pupille, la guance ardenti, innamorata e pudica; cerca parole per esprimerle al suo compagno e non ne trova che una sola) Mi amerai molto?

Eugenio - Ti amo, ti amo! Riposati fra le mie braccia, marchesa Lares del Rey!

Quinita - Io t'ho salvato!

Eugenio - Ed io ho salvato te!

Fine

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