Le pendole dello zio Onofrio

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Le pendole dello zio Onofrio

Commedia in tre atti

Di

Angelo alfieri

Personaggi


Onofrio:

Carlo:

Maria:

Matilde:

Paola:

Diana:

Osvaldo:

Pino:

Nella:

Fabrizio:

Santamaria:


Lo zio molto anziano

Il nipote prediletto

La governante

Domestica

Altra nipote

Altra nipote

Marito di Diana

Inserviente del negozio

Amica della moglie di Onofrio

Isp. di polizia

Notaio.


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Essendo ormai giunto ad una ragguardevole età e non avendo discendenti diretti, un giorno, un orologiaio decise di regalare un “prezioso” cronografo al nipote Carlo. Pensò, che affidandolo a lui, in qualche modo avrebbe suscitato la passione per il mestiere assicurandosi il proseguo dell’attività senza troppi scossoni, perché, fra i vari candidati, lo ritenne il più idoneo a succedergli nell’attività. Ritenendo che fosse la soluzione migliore pensò alla vecchiaia con minore ansia … sennonché …

La scena: quattro porte, svariati oggetti di pregio, orologi a pendolo e un arredamento sobrio ma elegante.

ATTO PRIMO

Scena prima

Onofrio: (Entra in scena, è un po’ claudicante, accende le luci, brontola qualcosa e si ritira nella sua stanza, poi ci ripensa, torna indietro e si va a sedere sul divano collocato sullo sfondo, guarda l’orologio, sembra in attesa di qualcuno,ha una giacca da camera). Mi sembra tardi per il pranzo …che ora è… questi occhiali …non sono gli occhiali: è l’età! Fortunatamente ho affidato il negozio a Carlo, che tra tutti i nipoti mi sembra il meno interessato agli averi. E’ sicuramente il più morigerato e in orologeria se non si è morigerati e precisi non si è in grado di rimettere i pezzi a posto. Se l’affidavo a quelle altre mi avrebbero trasformato un orologio in un pezzo di ferraglia in scatola … nipoti puah! … Cara Adele non mi hai voluto dare figli ed ora, che sono alla resa dei conti, mi ritrovo a dover dar fiducia a questi nipoti per non gettare alle ortiche tutto il nostro patrimonio racimolato in tanti anni di sacrifici … insomma, sacrifici … si fa per dire. I sacrifici sono un'altra cosa. Merilde!

Matilde:          (Era in cucina). E’ maipossibile che non sappia ancora il mio nome? La

servo da anni e mi sembra sempre il primo giorno di lavoro. Cosa sono per lei: una bambola di pezza?

Onofrio: Come la fa lunga … Tenga (Si toglie la giacca).. A parte il fatto che le bambole hanno un altro aspetto e il suo mi sembra un tantinello distante dal canone

…mi dica che ore sono piuttosto!

Matilde:          Con tutti gli orologi che abbiamo. Sono le tre. (Seccata).

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Onofrio:


Quindi, in teoria, ho già pranzato.


Matilde:          Più che altro in pratica … e anche assai! Il medico le ha detto di astenersi


da certi cibi ma non lo ascolta ... pensa che la gente è scema, che i consigli non servono. (Lo aiuta ad infilarsi un’altra giacca non da camera). Allunghi il braccio.

Onofrio:         Se potessi fare a meno di lei … sto zitto perché, mmh! Che tempi! Non

mi innervosisca: mi sale la pressione. Invece di fare disquisizioni mi dica se le mie nipoti si fanno vive oppure no.

Matilde: Non mi riguarda. Sto uscendo per acquisti: dica chiaramente cosa devo prendere da mangiare per i prossimi giorni. Cerchi di non pretendere cibi strani perché non esistono …

Onofrio: La guerra non è già finita da un po’? E’ rimasta ferma alla tessera annonaria? Guardi, le posso chiedere di tutto, tanto prende quello che vuole. Mi prenda delle acciughe.

Matilde:          No!

Onofrio: Come volevasi dimostrare … perché parlo inutilmente … Onofrio, sei nelle mani giuste … per finire al cimitero prima del tempo. (Occhiataccia di Matilde).


Matilde:


Lo dirò alle sue nipoti che mi tratta male … con permesso.


Onofrio:         Buone quelle, vengono solo per depredarmi. Sembrano due archeologhe.


Non torni più … Maria! (Maria è la governante ).

Maria:              Non urli! La casa non è poi così grande … la sentono tutti ,fin sotto.

Onofrio:         Sotto? Perché è proibito?  Ho il negozio sotto.

Maria: I clienti si lamentano … sentono urlare, si impauriscono e se ne vanno senza fare acquisti.

Onofrio:         Per bacco … parlerò sottovoce … perché non l’ ha mai detto? A

proposito: chi c’è in negozio?

Maria: Suo nipote Carlo e l’inserviente! Se non ha bisogno non mi interpelli. Mi posso ritirare o devo rimanere per sentirla raccontare favole? Le so tutte!

Onofrio: Tranne quelle giuste. Vai, vai … (Esce Maria) al diavolo! E’ venuta per dirmi cosa … che quella non mi prende le acciughe? Mah! Le licenzierei immediatamente se fossi più in gamba ma senza il loro contributo potrebbe essere un disastro. Se mi avessi fatto imparare a cucinare qualche cosina adesso sarei meno dipendente … (Si rivolge al ritratto della moglie). Adele Adele in che mani sono

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finito … Tu sei lì appesa al muro … senza problemi di sopravvivenza. Ci credo sei morta!

Carlo:               (Entra con una scatola). Zio prediletto … eccomi qui.

Onofrio:         Prediletto? Sono l’unico! Cosa mi hai portato! Cibo?

Carlo:               Quest’orologio non ne vuole sapere di funzionare, l’ho smontato e

rimontato tre volte ma niente: non cammina! Sembra quasi che mi odia!

Onofrio:         Qual è?

Carlo: E’ quello che mi hai regalato … L’ho smontato e rimontato parecchie volte ma l’esito non cambia. Funziona per un po’ e poi si impianta.

Onofrio: Lo so, fa dannare. L’ho già riparato io in passato e ti posso garantire che non l’ho gettato dalla finestra per non ferire qualche passante.


Carlo:


Immagino, zio prediletto.


Onofrio: Guarda, non c’è bisogno di tutti questi “prediletti “… se ti ho dato in gestione il negozio è perché sei il più affidabile .. e nessuno oserà portartelo via. Vediamo! Ah! Questo non è un semplice orologio … questo è magico … lo devi montare a rovescio … ti insegno … fanne tesoro di quello che stai per vedere … pochi ne conoscono i segreti (In un attimo l’orologio riprende a funzionare nel frattempo si alza una musichetta). E’ l’ultimoesemplare rimasto: non si puònemmeno dire che è raro e nemmeno unico.


Carlo:


Per la miseria … incredibile! Se non è unico cos’è?


Onofrio:


Non ti porre domande: non lo so! Tu segui la procedura e basta.


Carlo:


Il segreto è questo ingranaggio.


Onofrio: Esatto! E’ l’ingranaggio del tempo. Se hai notato gira al contrario. Se lo giri dalla parte giusta le lancette vanno a rovescio. E’ inutile che ci pensi, fai così. Quando hai voglia rismontalo e provaci … un buon orologiaio ci deve riuscire, anche se, lo avrai capito, è stato progettato male. Quando te l’ho regalato ho pensato che ti saresti appassionato all’orologeria nel maneggiarlo ma, è un pezzo da buttare. Oltre a ciò sei salito per qualcos’altro?

Carlo:               Pensavo di trovare la governante, mi deve dare un cronografo da pulire.

Onofrio: Chi, Maria? L’aguzzina volevi dire … mi priva di tutto … lei dice che è il dottore ma io non ci credo … fa la cresta … mi sta dilapidando.

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Carlo:               Zio … cosa vai pensando … caso mai sono le tue nipoti a … sfrugazzare

nei cassetti … ti consiglio di chiuderli a chiave. Quando entrano in negozio devo alzare le antenne. Hanno una tale abilità da far impallidire i ladri.


Onofrio:

scatto).


Le tue cugine sfrugazzano?  … Anche nella cassaforte? (Si è alzato di


Carlo:               Hai detto che Il codice l’hai solo tu. A proposito zio,sarebbe opportuno


che mi consentissi di accedervi liberamente perché ogni volta che ho bisogno di depositare e mai di prelevare, devo attenderti, a volte a lungo e il tempo è denaro. Capisco le tue perplessità e le paure che puoi avere nel consentire, ad un nipote, la gestione della cassaforte, che è fatta esclusivamente per depositare valori … giusto?

Onofrio: E’ naturale che si depositi e non si prelevi … per ora la gestisco io, se hai da depositare qualcosa lasciala sul tavolo. Non è per mancanza di fiducia nipote prediletto … è prematuro … capisci che se lo vengono a sapere le tue amate cugine, che non hanno ancora digerito il fatto che ti abbia nominato potenziale erede universale, potrei subire un’aggressione verbale che nella storia dell’orologeria non si ha memoria.

Carlo:               Se ci sono dei motivi storici in ballo … come non detto. Ti lascio questi

introiti: dieci milioni di lire. Ho venduto una pendola antica.

Onofrio:         Quale?

Carlo:               Quella all’ingresso: la pseudo settecento.

Onofrio:         Hai venduto la mia pendola per dieci milioni … mia, faccio per dire, mia

…Bravo! Non sono mai riuscito a sbolognarla nemmeno a metà di quel prezzo. Ti stai dimostrando un ottimo venditore. A chi l’avresti venduta?

Carlo:               Al professor Silvestri.

Onofrio: Non mi dire … quello spilorcio ha gettato al vento dieci milioni per uno scatolone. Come mai si è deciso proprio adesso che ci sei tu di sotto? Mi sorge un dubbio … che abbia saputo qualcosa che mi è sfuggito per decenni?

Carlo: Non so che dire! Ha detto che ha voluto accertarsi che fosse proprio quella che cercava. Si capisce che non ne poteva fare a meno di averla. Zio, mi avevi promesso una percentuale sulle vendite consistenti: ricordi?...

Onofrio: Come faccio a scordarlo … a fine anno facciamo le somme e … le spettanze extra … farò in modo di essere magnanimo via … se non mi devi dire altro ti prego di scendere … (Carlo si avvia) Ah, Carlo … mi senti urlare qualche volta?

Carlo:               No! Perché ,dovrei?

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Onofrio:         Era per dire … meglio così … vai e cerca di vendere il più possibile.

Carlo: Zio … se non entrano altri oggetti mi toccherà vendere i muri. Se ti capita di scendere puoi constatarlo da te. Cos’hai in cassaforte di invenduto?

Onofrio:         E’ piena di ogni ben di dio … dimmi cosa ti manca e ti rifornisco.

Carlo:               Lo farò! Allora quell’orologio … al contrario … a dopo.

Onofrio:         Guarda che lo so che “sfrugazzano” , volevo capire se ne eri al

corrente.(Carlo sorride). Mah! Avrò fatto la scelta giusta con questo ragazzo? Adele cosa pensi? Sì è in gamba! (Si siede sul divano e pensa). Come mai la pendola … sono dieci anni che tergiversa ed ora la paga dieci volte il suo valore senza batter ciglio? Avrà vinto al lotto. Con dieci milioni costruisci due case di un certo valore. (Entra Paola). Non è giorno di elemosine: ripassa!

Paola : Zio adorato non sarà giorno d’elemosina ma vedo qui sul tavolo un gruzzolo non indifferente … che necessità hai di contante … sei forse in procinto di un ricovero urgente in clinica?

Onofrio: Sono i risparmi di un anno … stavo tentando di contarli ma essendoti introdotta furtivamente ,come tua consuetudine ,lo farò in un altro momento ... lo sai che gli affari vanno male … da quando ho affidato il negozio a tuo cugino è iniziata la debacle … siamo in perdita secca.

Paola :             Dovevi affidarlo a me che ho più dimestichezza coi conti.

Onofrio: Magari a tua sorella che coi conti … avendone sposato uno ha più pratica nel … rovistare in certi cassetti.


Paola :

del baratro.


Non la offendere, lo sai in che condizioni versa il marito … è sull’ orlo


Onofrio: Baratro? Con tutti i cannoni che ha venduto al governo in tempo di guerra … non ci credo!


Paola:


Te lo dirà lui di persona: stanno salendo.


Onofrio:         Stanno salendo? Chissà come mai. Hai ragione, quei soldi sono per un


ricovero immediato. Accompagnami in camera perché un malore mi sta assalendo … non voglio vedere nessuno.

Paola :             Zio, più che altro mi sembri preoccupato.

Onofrio: Lo divento solo in certe circostanze. … Se ti mostrerai cortese e disinteressata, un giorno forse, ti farò partecipe della mia eredità … peraltro esigua.

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Paola : Lo sai che non ho mai preteso nulla da te. Se vengo di tanto in tanto è per affetto.

Onofrio:         Affetto? Non c’è bisogno: ne ho due di affettatrici. … lascia perdere …

accompagnami di là. Solleva bene i piedi altrimenti inciampi nei tappeti antichi: sono tutti sbrindellati ,rischi di finire in un cassettone . (Allude,Paola cerca di capire).


Paola:


Ma Zio prediletto cosa dici? (Per assecondarlo lo fa davvero).


Onofrio:         (Onofrio si gira verso il pubblico, scuote la testa ed esce). E tu pretendi


che ti lasci il negozio …

Scena seconda

Diana:              (Suona). Zio … sono Diana, la tua adorata nipotina … entro?

Paola : Vieni … non c’è, sta male, l’ho accompagnato ora di là e non vuole vedere nessuno di specifico.

Diana : Vale a dire: me! Come mai sei qui? Si è scaricato l’orologio? Ah! Ti sei fatta dare un pacco di soldi … bene … lo dirò a mio marito … ruffiana! Sei capace di piangere eh? Si commuove il vecchio … cosa gli hai promesso in cambio?

Paola : Non sono affari tuoi … sa in che condizione verso … sola, senza figli, vedova di guerra, senza un lavoro dignitoso …

Diana : Poverina (Arriva Osvaldo). Guarda Osvaldo, ha il coraggio di elargire somme cospicue a chi non ne ha bisogno.

Osvaldo: (Li conta). Dieci milioni di lire … in contanti … sono anni che non vedo una somma simile … anni … dal tempo della guerra .

Paola : Se non fuggivi all’estero con la cassa dell’azienda mettendo sul lastrico centinaia di dipendenti forse ora non ti lagneresti e avresti a disposizione il denaro che “quelli” ti impediscono di toccare.

Osvaldo: Storie … sono favole … sono fallito … quale cassa! Sono un signore: non vado dagli zii a questuare come fai tu. Cosa te fai di dieci milioni? Stai fabbricando una reggia per i tuoi discendenti di là da venire?

Paola :             Non sono affari vostri: me ne vado! (Prende il malloppo).

Osvaldo: Hai capito tuo zio da che parte sta? Te l’ho detto che era inutile … a quello scemo ha affidato l’orologeria, a questa da’ dieci milioni così sull’unghia e a te, che sei con l’acqua alla gola, non ti riceve nemmeno.

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Matilde: (Entra con una sporta di paglia). Signori … chi state attendendo? Lo zio? Ve lo chiamo. Lasciatemi scaricare la zavorra.

Diana :            Lasci stare … ce ne andiamo … ha detto che non ci riceve oggi.

Matilde: Non riceve oggi? E’ bizzarro in questi giorni, non vorrei che si stesse ammalando … signori ha novanta’anni eh! Al giorno d’oggi avere novant’anni è ragguardevole: è ben oltre la media nazionale … porto la spesa in cucina, con permesso.

Carlo: (Entra all’improvviso ). Zio! I miei cugini … tu non c’entri, sei acquisito, lei è mia cugina … non c’è?

Osvaldo: Ti senti il padrone di casa ormai … quando si dice la rufianaggine, lo scodinzolio … bravo! L’hai sedotto per bene il povero Onofrio.

Carlo:               Hai preso una cannonata in testa per caso?

Diana :            Andiamo Osvaldo … non ci meritano! Sei un parvenue. (A Carlo).

Carlo:               Buona giornata : cugini! Hai sentito, ti ho inserito nella famiglia. (I due

escono). Buoni anulla … lo so perché sono venuti … denaro … zio, puoi venire diqua? Hanno sgombrato l’aula!


Onofrio:

tu?


Se ne sono andati? Bene! Seccatori. Carlo, i dieci milioni, li hai sistemati


Carlo:

depositati.


No! Non ho accesso .. li ho lasciati qui … pensavo che li avevi già


Onofrio:         Non ho fatto in tempo … le tue cugine hanno fatto la sfilata per


l’elemosina … che stupido, per non vederli ho dimenticato di chiudere in cassaforte il malloppo …(si accascia sul divano). Credimi non li vediamo più: consideriamoli persi! Il conte è con l’acqua alla gola e manda la moglie a questuare perché lui è nobile, non si abbassa al nostro livello. Carlo … Quante ne abbiamo di quelle pendole? (Gli trema la voce per il dispiacere).


Carlo:


Tre. E la seconda è già quasi venduta. C’era anche l’altra cugina?


Onofrio: Sì! Mi ha accompagnato in camera, non può essere stata lei. Carlo quella pendola vendila a quindici … ho bisogno d’aria.


Carlo:


Non sarà troppo? Solo un pazzo è disposto a tanto esborso.


Onofrio:         Parlane bene, descrivila come unica al mondo … aggiungi anche che

prevede il futuro, non si sa mai: qualcuno ci crede. Che idiota sono!


Carlo:


Tu usavi questi metodi?


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Onofrio: Tutti quelli disponibili caro nipote … vai e vedi di rimediare all’ammanco. Merilde! Come si chiama di preciso questa specie di signora?


Carlo:


Matilde, zio.


Onofrio:


Però! Si offende sempre. Che carattere. Vai …


Matilde:


Non alzi la voce … perché non ha ricevuto le nipoti?


Onofrio:

tazza di tè.


Sono forse cose che ti riguardano, che “la” riguardano? Mi prepari una


Maria: Non gridi perché sotto si lamentano. Matilde, hai rassettato in camera del “mastro orologiaio”?


Matilde:


Sono risalita poco fa. Vado ora! Prima vuole il tè!


Maria:


Ci penso io al tè! Deve venire qualcuno oppure no?


Onofrio: Forse! Questa casa è diventata un porto dove si approda solo per convenienza. Vengo visitato di continuo senza motivo.

Maria:              Invece di affidare al tuo nipote prediletto tutto quanto così


all’improvviso avresti dovuto pensare alle conseguenze , forse, avresti conservata la tua intimità.


Onofrio:


Dalla quale ti senti esclusa.


Maria:


(Alza la voce).


Non dire scempiaggini!


Onofrio:         Non urlare che sotto ti sentono.  (Maria esce piuttosto indispettita). Vai


vai … sono circondato da troppe donne. Due nipoti, una assistente, una governante, un’amica della mia povera moglie … e chi altre ancora … se ci fossi tu Adele sarebbe diverso! (Va verso il ritratto della moglie). Sarebbe bastato un figlio … un erede diretto … andava bene anche un adottivo, un abissino magari, ma nostro.

Nella: (Entra all’improvviso, ha sentito le ultime parole). Onofrio, parli da solo? Il soliloquio è dannoso per la salute mentale … non ti abbandonare a nostalgie inutili: leggi un buon libro. Fatti consigliare! Leggi Pavese! Lo sai che l’hanno trovato morto … pare un suicidio!


Onofrio:


Per la miseria è morto Pavese?


Nella:


Tu non sai mai niente! Leggi i giornali invece di parlare coi quadri.


Onofrio:         Chi manca oggi per fare tombola? Che bisogno ho di uscire di casa,


nessuno … il mercato passa da qui. Sei venuta per motivi gravi o sei in vacanza?

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Maria:

nessuno!


Il suo tè!  Buongiorno Nella. Oggi è una giornata festiva: non riceve


Nella: La vedovanza si fa sentire di più adesso, dopo tanti anni, all’inizio è meno distruttiva.

Onofrio:         Cosa ne sai di vedovanza? Parli per sentito dire e non capisci nemmeno


tutto quello che senti.

Maria: L’errore più grande è stato quello di passare la mano. Non doveva! I nipoti sono nipoti … hanno interessi che contrastano col buon andamento dell’attività. Una volta ottenuto il patrimonio se ne infischiano dell’orologeria.

Nella:                Maria: ha novant’anni! (Onofrio le guarda smarrito). Basta un colpo

d’aria per stenderlo definitivamente.


Onofrio:


(Gestaccio di Onofrio non visto). Hai sentito Adele … è colpa tua.


Nella: O tua? Hai fatto la cicala per tutta la vita ed ora incolpi lei di non averti dato l’erede?

Onofrio:         Mi piacerebbe sapere perché venite qui . Pazienza per loro che mi


circondano come se fossi un condannato … ma voi ve ne potreste stare nel vostro brodo comodamente .

Nella:                Voi chi?  Chi? Non siamo galline. Se vengo tutt’oggi è perché lo volle

tua moglie … lo sai!  “Tienigli una mano sulla testa” … non l’ha mai avuta …

Onofrio: Hai sentito Adele, è colpa tua. Hai nominato questa marinaretta a mio tutore? Non me ne potevi assegnare una migliore? Bene, se hai qualcosa da dirmi dillo altrimenti torna nella pentola a lessare.


Nella:


Non mi ha mai trattata così: Maria, che si stia ammalando?


Maria:


Temo di sì! Con permesso.


Nella:


(Si siede). Beh! Orso che non sei altro, offrimi da bere almeno.


Onofrio:


Merilde … porti del brodo per la signora. (Esce).


Nella: Ha capito qualcosa questo scemo: è scaltro altro che novantenne. Si arrangino, non voglio perdere quel minimo di credibilità che mi rimane. Vada al diavolo lui le nipoti e quel cretino di bell’imbusto di un conte spiantato ruba galline Tolgo il disturbo! … (Esce).

Onofrio:         (Da fuori). Brava!

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Scena terza

Pino: Signor Onofrio? Dove si nasconde sempre … lo fa apposta per vedere se allungo le mani sugli oggetti preziosi … non si fida! Coi nipoti che si ritrova non mi fiderei nemmeno io … maestro Onofrio! Niente! Provo a chiamarlo eccellenza. Che è vanitoso è noto ma vediamo fino a che punto … “ Eccellenza”! (Si vede Onofrio spiare dalla porta della camera da letto).


Onofrio:


Non urlare: ti sentono di sotto … ti ha mandato mio nipote?


Pino: Esatto! Ha venduto il cucù grande che c’era nel retro bottega. Ecco il ricavato … duecentomila tondi tondi … glieli lascio sul tavolo?


Onofrio:


Per carità è come lasciarli in mezzo alla strada. Dalli a me!


Pino:


Non si fida delle donne che ha in casa?


Onofrio:         Non mi fido di nessuno! (Lo osserva attentamente).Questo appartamento


si sta trasformando in un ufficio bancario. Ma solo per i prelievi. Fatti vedere bene! Quanti anni hai?


Pino:


Circa …


Onofrio:


Circa? Non sai quando sei nato?


Pino:


Certo che lo so: nel 1920.


Onofrio:         Non farai parte di quella categoria di idioti che mentono per


accalappiarsi una donna più giovane di trent’anni?

Pino:                 Era per dire … perché c’è gente che … però!

Onofrio:         Con tutte le vedove che ci sono, gli anzianotti cercano di approfittare

della situazione per … ma tu le capisci le donne o che cosa? … Si vede che sei giovane. Faccio di testa mia: diciamo vent’otto, va bene?

Pino: Esatto! Ma se sono del venti, come faccio ad averne vent’otto? Ne dimostro di più?

Onofrio:         Per quello che ti devo chiedere vanno bene. (Pensa). Sei del venti? Hai

trent’anni … sei sano, non è che la spagnola ti ha lasciato qualche mezzo virus in giro?

Pino:                 Quando sono nato la spagnola non c’era più.

Onofrio: Eh, non c’era più … quella c’è sempre. Io parlo della “signorina” spagnola, quella benefattrice di via san Silverio.

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Pino:

frequento!


Ho capito … “la benefattrice” di uomini … sì, la conosco ma non la


Onofrio:         Meglio: una vita casta conduce al paradiso per direttissima. Hai sentito il


sermone del predicatore il mese scorso. “guai ai peccatori che si abbandonano alla lussuria” … le donne tremavano come foglie. Chissà cosa fanno. Temono le fiamme.

Pino:                 Mettono troppo carbone nella stufa.

Onofrio: Lascia stare … è troppo difficile. Non ti avventurare nei … te lo dico un altro giorno. Dunque, devi sapere che mia nipote …

Pino:                 La vedova?

Onofrio: Quella … ha trentasette anni e si sta facendo in quattro per trovarsi uno straccio di marito, essendo appunto vedova di guerra. Ora … zitto che ho un passaggio di spie a bassa quota … Merilde, cosa vuole?

Matilde: A che ora desidera cenare? Alla solita o visti gli impegni ha in mente altro? (Sarcastica).

Onofrio:         Alla solita ora … metta un piatto in più per questo giovanotto quasi

trentenne: si trattiene!

Matilde:          Lo trattiene! Ti faccio presente che c’è solo brodo e nemmeno di qualità.

(Guarda il ragazzo). Trentenne!

Pino:                 Per me va bene! Tanto a casa non è che …

Onofrio:         Esca … sto spiegando il funzionamento di un certo orologio ad acqua.

Sono due impiccione: meno ne sanno meglio è! Dunque … zitto … altra scorribanda. Mata Hari cosa vuole?

Maria:              Non sia offensivo con chi si prende cura di lei. Tu cosa fai ancora di

sopra? Porta questo orologio a Carlo … è di mia nuora! Faglielo pulire.


Pino:


Stava salendo … mi trattengo a cena.


Onofrio: Si trattiene! Glielo porti lei. Vieni di là in biblioteca lontano da orecchie indiscrete. (Guarda Maria di sottecchi).


Maria:


Alla prossima  mancanza di rispetto abbandono il tetto …


Onofrio:


Coniugale? Ti piacerebbe eh?


Maria:              Scellerato! Davanti ad una creatura lasciarsi andare a simili bestialità.

Vergognati! Vai a confessarti. (Esce).


Pino:


E’ severissima! Ha sentito? Le ha dato del tu.


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Onofrio: Quando si arrabbia va fuori controllo … seguimi. Non prendere moglie, per carità, se per caso viene meno ti ritrovi nella sostanza che i montanari chiamano “escrementa bovis odorosa”.


Pino:


Merda!


Onofrio:         Ecco! Ti prego usa delle metafore, non esprimere i concetti  così


chiaramente: se ti sente la governante lo dice al prete … rischi una scomunica.


Pino:


Per così poco?


Onofrio:


Anche per meno! Siamo tornati nel medioevo. (Escono).


Carlo: (Guarda sul tavolo). Stavolta li ha depositati. Dove sarà? Chissà dove tiene la cassaforte … non mi ritiene ancora affidabile da consentirmi l’accesso. Non mi interessa, se lo vorrà me lo dirà, non sarò certo io a pretenderlo … mi ha dato fiducia e questo è più che sufficiente. Mi ritrovo con un ottimo lavoro, che mi piace tra l’altro … non vedo il motivo di strafare. Il tempo in cui viviamo non è certo il migliore per darsi a sfrenate fantasie. Tuttavia devo guardarmi dalle cugine che tramano nell’ombra e appena possono rubano tutto il possibile … come quei dieci milioni abbandonati stupidamente … chi li ha presi delle due? Dieci milioni … sono un’enormità … chissà perché è entrato come una furia pretendendo la consegna immediata … non so nemmeno se funziona quella baracca! I casi sono due, o lo zio sa qualcosa a riguardo o è stato un colpo di fortuna al lotto. Ma certo erano anni che gli faceva gola. Appena ha avuto disponibilità se l’è comprata. Il fatto curioso è quel bigliettino appeso dietro … mah. Purtroppo avendo perso l’incasso non mi darà la percentuale promessa. Pazienza!

Onofrio: (Entra con Pino). Eccolo qua il mio Carlo! Oggi hai fatto buoni affari eh? Bene! Ho mostrato a lui quel meccanismo “Boulle” … un occhio in più non fa mai male … cerca di ricordare però. Riparare orologi antichi è una dono che pochi hanno. Ti vuoi trattenere a cena? Vado a dirlo alla spia.


Carlo:


No zio, ho da fare giù, sarà per un’altra volta.


Lo tieni a cena?


Pino:


Ha insistito.


Onofrio:


Mi ha portato i soldi … senza rubarli … duecento tondi.


Carlo: Duecento? Già … ho voluto vedere fino a che punto era onesto e infatti … constato. A domani. Scendo e chiudo.

Onofrio: Allora intesi … andiamo di là che finisco di ragguagliarti. A te piace il brodo di ossi di gallina con zampe?

Pino:                 Insomma … se proprio devo … mi sembra più il mangiare del cane ma

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Onofrio:         … Non ho cani!

Pino:                 (Tra se). Capisco : glieli fanno mangiare a lui.

Scena quarta

Il giorno dopo, entrano le due donne

Maria: (Parlottano, entra Onofrio, le sorprende). Il fatto sta assumendo i connotati di una tragedia cara … se dipendesse da me non lo farei entrare nemmeno

…Onofrio ci spii … ti facevo meno pedestre … non si ascoltano i discorsi delle donne : dovresti saperlo!


Onofrio:


Lo so … si verrebbero a sapere di quelle porcherie indescrivibili.


Matilde:


Che concetto alto ha nei nostri confronti: la serviamo come schiave.


Maria:


Pensa che mi ha concesso di dargli del tu in assenza di estranei.


Onofrio:         Quando mai ad una governante sono state fatte certe concessioni: mai!


Essendo moderno mi spingo oltre le convenzioni.

Matilde: Pensa per chi lavoriamo … un futurista! Ne parliamo dopo di quella faccenda … stia tranquillo non si tratta della sua famiglia … con permesso!


Onofrio:


La mia famiglia? La mia famiglia siete voi e mio nipote Carlo.


Maria:


Eretico! Guarda cosa mi tocca sentire. Hai bisogno? No? Bene, vado!


Onofrio:         (Quando sono uscite).  Le pago profumatamente eh! Non vengono qui

per la gloria … non sono avaro, anzi, alcuni mi considerano uno sperperatore e mi

accusano di libertinaggio … Adele ti sembra possibile? Lo so, non mi puoi

rispondere … vedi, se mi lasciavi una lettera nella quale dicevi che la nostra vita è

stata esemplare, sobria, lontano da tentazioni e siccome non abbiamo avuto figli,

dopo la tua dipartita, avrei dovuto comportarmi in un determinato modo. Ora, sarei

più tranquillo … sarebbero state scelte tue e si sa, di fronte alle volontà di un defunto,

nessuno oserebbe mettere il naso. E così, in assenza di uno scritto, per colpa tua, mi

sto infilando in un sacco. (Campanello). Chi è!

Paola:               Sono io!

Onofrio:         (Cercando di alterare la voce).  Non c’è nessuno! Torni sotto natale.

Paola:               Zio, apri … suvvia, non essere ridicolo.

Onofrio:         Io sono ridicolo (Tra se).

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Paola: (Entra). Zio, non osi nemmeno ricevermi, perché? Ti ho forse danneggiato con estranei parlando male dei tuoi affari?

Onofrio: Non mi meraviglierei .. tutti quanti non fate altro. Da un po’ di tempo mi si accusa di ogni scelleratezza. Da quando ho affidato il negozio a Carlo mi sono piombate addosso tutte le croci.

Paola:               Non da parte mia … anzi, ti difendo a spada tratta.

Onofrio: Da chi? … Lo sai che tua sorella mi ha sottratto un incasso di dieci milioni che stava qui sul tavolo. (Non vista, Paola, ridacchia tra se).

Paola: Era un incasso giornaliero non i risparmi di un anno … sei un bugiardo zio! … E’ così che ricambi il mio affetto? Se non mi sono ancora risposata è per starti accanto in questi ultimi anni.

Onofrio: I tuoi ultimi anni … Ho fatto bene ad affidare a tuo cugino i miei interessi. Adele, hai sentito!

Paola: Ti rivolgi ad un ritratto? Temo che il cervello sia in caduta libera caro zio. A questo punto credo che abbia fatto bene a sottrarti quella somma. Si vede che ne aveva bisogno e non avendo margini di trattativa con te ha approfittato della situazione. … cosa ti devo dire: fatteli ridare con gli interessi.


Onofrio:


Stanne certa! Perché sei passata? Per redarguirmi forse?


Paola:               Mi servono dei soldi … (La prede larga) ho intenzione di risposarmi e


non avendo un lavoro redditizio ho pensato di rivolermi a te ma vista la situazione preferisco rivolgermi ad altri.

Onofrio: Prego … non mi opporrò … ho dei dipendenti da salariare e sono quattro. Quattro famiglie da sostenere. Trovati un marito ricco così non avresti bisogno di uno zio che per tirare avanti è costretto a vendere oggetti magici.


Paola:

soldi.


Difatti mi sono chiesta che tipo di marchingegno ti ha fruttato così tanti


Onofrio:


E’ un orologio che vede il futuro.


Paola:               Allora esistono?  E io che pensavo ad una storiella per bambini. Che

ingenua! (Ironica).

Onofrio: (Si aggira pensoso). Hai già sotto mano questo potenziale marito o è solo frutto della fantasia?

Paola: Dal momento che non hai intenzione di finanziare il matrimonio che importanza ha!

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Onofrio:         La banca è in fondo alla via. Parla con un funzionario: uno bravo. … Un

uomo interessato a te ci sarebbe … è sulla trentina … ti chiede in moglie … però ti avviso: non ha un soldo!


Paola:


Mi dici di trovarne uno ricco e poi … Chi sarebbe?


Onofrio:


Il mio dipendente!


Paola:

in città!


E’ già sulla trentina? E’ comunque più giovane di me! Sai che scandalo


Onofrio:


In città stanno tutti a pensare a te.


Paola:


Perché me lo dici se non hai intenzione di sborsare soldi?


Onofrio:         Se non altro ti levo di torno. Pensaci! Il ragazzo, pur non essendo ricco,


èlavoratore ben istruito e un domani si potrebbe mettere in proprio come riparatore. E poi … Chissà mai che un giorno, preso da eccessiva magnanimità, gli possa far dono di qualche sostanziosa buonuscita a titolo di amicizia.

Paola: Ci penserò! Bene, non mi resta che andare. (Esce pensando di aver ottenuto qualcosa). Sei generoso zio!


Onofrio:


Lo faccio nel mio interesse.


Paola:


(A parte).Bene, pensa che sia Diana la ladra!


Scena quinta


Carlo:


Zio! Ho incrociato Paola sulle scale, mi sembrava contenta!


Onofrio:

inserviente .


Si accontenta con poco. Le ho promesso in matrimonio il nostro


Carlo:


Zio, ha sette anni meno di lei: è del ’20.


Onofrio:         Ma ne dimostra di più … che abbia una forma di invecchiamento


precoce ? Dopo la spagnola il mondo è cambiato, noi sopravvissuti siamo diversi.

Carlo: Ma zio, cosa dici? Cosa centra la spagnola con quello? Contento tu , contenti tutti.


Onofrio:


Lasciami fare. Abbiamo venduto altri oggetti?


Carlo: Quel Silvestri è ripassato in cerca di un’altra pendola , gli ho detto che avrei guardato in magazzino prima di dargliela. Cosa pensi?

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Onofrio:         Hai fatto bene! Prendi tempo … anzi, andiamo a vederla: la cosa mi

insospettisce. Ne vuole altre: perché?

Carlo:               Effettivamente … non si gettano al vento così tanti soldi senza motivo.

Onofrio: Sa qualcosa che non sappiamo … il fatto è che non ricordo chi ce le ha vendute. Sono lì da decenni. Erano di mio suocero …. Ricordo! Vengono dalla

Germania. Aspetta … mi tornano in mente alcune parole che mi sussurrò in punto di morte quel pover’uomo … povero in quanto defunto.


Carlo:


Vale a dire?


Onofrio:         Mi disse degli ingranaggi, dei pesi che avevano una caratteristica … il


ricordo è confuso … non invecchiare Carlo, non invecchiare … prendi qualche sostanza radioattiva per mantenerti giovane il più a lungo.


Carlo:


Zio … Ho capito. Scendiamo. Se entra qualcuno?


Onofrio:


Ci sono le spie che controllano. “Signore”: scendiamo di sotto!


Maria:


Miracolo: esce di casa ! Matilde fai suonare le campane a festa.


Onofrio: Non ti sembra di stare in Campidoglio? Ascolta bene … qua qua qua (Carlo ride).


Maria:


Non raccolgo! Villano!


Carlo:


Pensa se ci fosse ancora zia Adele?


Onofrio:


Loro non ci sarebbero di certo. Andiamo.


Matilde:


Cosa sarà successo? (Fa capolino dalla porta della cucina poi entra ).


Maria: E’ passato un tale che sta cercando delle pendole antiche … sembra di pregio … le vendono al doppio del valore.

Matilde:          E poi dice che non ha soldi per i salari. Glieli darà tutti a quello vedrai.

E’ una gatta morta. Lo sta raggirando per bene.

Maria:              Bisogna aprirgli gli occhi … non vorrai andartene a mani vuote?  Questo

qui tra un po’ non ci sarà più e di conseguenza anche noi verremo buttate in mezzo alla strada.

Matilde:          E’ troppo sbilanciato verso il nipote.

Maria: E’ lui che è sbilanciato credimi. Non ci facciamo cogliere qui, non sta via tanto. Le nostre considerazioni facciamole di là, in bagno. Ci credi che mi sembra di stare al confino?

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Matilde: Da una parte siamo fortunate perché lavoriamo senza eccessiva fatica ma dall’altro non abbiamo margini di azione. Se fosse meno sospettoso ci direbbe la combinazione della cassaforte. Se non altro sarebbe un gesto di fiducia. E di stima.


Maria:


Non la sa nemmeno lui … E’ sempre aperta! E’ vuota.


Matilde:


Vuota? I soldi che gli porta dove li mette?


Maria: Non ne trovo mai … li nasconde bene accidenti. Non ti far cogliere a “sfrugazzare” nei cassetti eh … lasciaglielo fare alle nipoti … se non altro da la colpa a loro. A cosa gli serve una cassaforte rimane un mistero. .. dimmi tu!


Matilde:


Pensa che non mi ha mai sfiorata l’idea che la potesse tenere aperta.


Maria:


Siamo troppo oneste. Continuiamo di là. (Escono).


Scena sesta

Diana: (Entra col marito, sembra decisa a far valere i suoi diritti di nipote). Zio Onofrio … lo so che ci sei … esci da quella camera … si nasconde.


Maria:


Non urli la prego. Non c’è! E’ uscito di casa.


Diana:


Ah! Esce! A novant’anni: esce! L’aspetto … non ho premura!


Maria:


Potrebbe fare tardi: è uscito col nipote.


Osvaldo:


Diana, non è il caso di fare sceneggiate, andiamo. Davanti a loro poi.


Diana:               Ci serva un tè forte! Ti lasci frastornare dalle dicerie tu … a lei da dieci


milioni e a noi delle gran bastonate e per il solo fatto che sei fuggito con la cassa all’estero. Errano tempi difficili quelli. Si fuggiva! Quando si libereranno i soldi gli restituiremo tutto.

Osvaldo: Aspetta e spera … gli svizzeri non ce li ridaranno così facilmente. Le pratiche di fallimento sono lente e poi è meglio che stiano là … i tempi sono incerti: un fondo all’estero farà comodo soprattutto quando ci saranno dei bambini.

Diana: Se c’erano dieci milioni sul tavolo vuol dire che Carlo glieli ha portati su. E se glieli ha portati su saranno il ricavato di una giornata.

Osvaldo: Guadagna dieci milioni al giorno? Non è possibile. C’è qualcos’altro in ballo. Ha venduto dell’oro che ha accumulato in passato! … Indaghiamo! Non ti scoprire … fingiamo una visita di cortesia … proverò ad interrogarlo.

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Diana: Non hai nemmeno il coraggio o l’umiltà di raccogliere da terra i soldi che ti cadono di mano per non abbassarti a livello della plebe ed ora lo vuoi interrogare? Certe cose non dirle!


Maria:

da fare.


(Entra con le tazze). Prego! Scusate se non mi intrattengo ma ho molto


Diana:


Maria, che lei sappia, il negozio, ultimamente vende?


Maria:              Non lo so signora, lo domandi a suo cugino: è lui che ha la cassa. So che


di tanto in tanto sale con degli introiti che vostro zio depone in cassaforte: nient’altro.


Osvaldo:


Li depone lo zio o Carlo?


Maria:


Lo zio! E’ l’unico ad avere accesso. Scusate!


Diana:


Non è ancora rimbambito del tutto.


C’è ancora speranza.


Osvaldo:        Non farti illusioni: non tornerà sulle decisioni prese. Propongo di


svignarcela … bevi il tè in fretta. Rovesciarlo nel solito vaso. Non voglio incontrare Carlo. Maria, noi andiamo!


Maria:


Ha detto che non ha premura … state scappando?


Diana:

passata.


Cerchi di mantenere le distanze per favore … ecco! E non dica che sono


Maria:              Come desidera! Conte ! (Fa un inchino, i due escono). Illusi, non vi darà


mai niente. Quello che c’è qui dentro è mio! Matilde … (arriva) non dire al vecchio che è passata … glielo facciamo intuire con un giro di parole.

Matilde:          Fossi matta! Questa pianta sta assumendo uno strano colore. Di tè!

Onofrio: (Entra soddisfatto). Bene bene … siete in riunione? Niente aumenti di salario … l’anno prossimo, se vi comporterete bene, vedrò di sperperare del denaro a vostro favore senza interesse.


Maria:


Preferisce sperperarlo altrove.


Onofrio:


Mi lascia fraintendere? E’ passato qualcuno col piattino nel frattempo?


Matilde:


Sciacalli! Due!


Onofrio: (Si avvia verso la camera). Fortunatamente passano senza fermarsi, non avendo carogne da spolpare … Non mi riferivo a voi!

FINE PRIMO ATTO

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SECONDO ATTO

Scena prima

Qualche tempo dopo

Onofrio: Carlo, prova ad indagare, scopri chi ha sottratto quei dieci milioni. Fallo con discrezione … interroga anche loro … tu non le vedi mai, ma sanno tutto. Hanno sviluppato facoltà paranormali … vado in cassaforte.

Carlo: Zio … li ha rubati Diana, è palese. Hanno bisogno di denaro per tirare avanti . So che Osvaldo sta cercando di vendere lo stabilimento dismesso ma, a quanto pare, non può!

Onofrio:         E’ uno scellerato! Ha voluto fare il furbo per non pagare le porcherie che

ha combinato fuggendo in Svizzera col malloppo: bene! Vada a prenderlo se è capace. Miserabile!

Maria: (Entra ,era in cucina). Carlo, mi hai pulito quel cronografo? (Onofrio pensa che Maria abbia sentito).


Carlo:


Sì: è a posto! Quando va a casa passi dentro.


Onofrio:


Per una pulitura quanto cerchi? (Guarda Maria). Al pubblico dico.


Maria: Faccio finta di non aver sentito. Ha bisogno signor mastro? L’avviso: potrebbe avere delle visite poco piacevoli in questi giorni … gente che è venuta in sua assenza. Con permesso!


Onofrio:


Quella Settimana Enigmistica la sta rovinando.


Carlo:


Perché?


Onofrio:         Parla per enigmi. Lo vedi che cosa si compra con lo stipendio. Si vuole


istruire a dismisura. Scendi e vendi!


Nella:


(Incrocia sulla porta Carlo). Il prestigiatore c’è?


Carlo: Eccolo! Attenta. Ha avuto un ammanco cospicuo ed è infuriato. Le nipoti. Ciao!

Nella: Ti hanno fatto fesso eh? Continua a raccimolare denaro inutilmente, tanto poi a qualcuno lo dovrai lasciare.

Onofrio:         A te no di certo! Se sei venuta per qualche mediazione te ne puoi andare


subito. La tua protetta mi ha già alleggerito.

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Nella: Eretico! Miscredente! Vai in chiesa invece di girovagare per la città. Adele, te ne sei andata troppo presto lasciandomi sulle spalle una zavorra troppo grande.

Onofrio: Adele, hai fatto una scemata clamorosa! Non dovevi sovraccaricare questa educanda che ora sta per abbandonare la stanza nella quale non entrerà mai più!


Nella:


Scellerato: mi scacci?


Onofrio:


Parla con lei! (Si riferisce al ritratto).


Nella:


Me la paghi questa! Al momento opportuno lo vedrai chi è Nella!


Matilde:


(Entra). Signora, la si sente urlare fin sotto.


Nella:


Meglio! Si tolga dai piedi ... befana fascista. Non mi rivedrete più!


Matilde:


Sai che perdita!


Onofrio:


E’ oberata … Adele l’ha appesantita troppo.


Matilde:


Pensava veramente di farle da balia?


Onofrio: E’ un’ illusa. Per entrare qui si è inventata la storiella di Adele. Come se non sapessi che la detestava.

Matilde: Sua moglie la detestava? Che bugiarda: mi ha detto che erano intime e che l’avrebbe citata nel testamento quale erede.

Onofrio:         Ma quando mai. Non esiste nessun testamento di Adele. Il fatto è noto.

Un giorno o l’altro le racconterò tutto.

Matilde: Meglio l’altro. Con permesso! (Si ferma un attimo). Non è ancora passato nessun nipote che di solito arriva quando lei non c’è?

Onofrio:         E’ la giornata degli indovinelli?  Certi giornaletti vanno letti con cautela.

Vado di là, veda di non seccarmi per quisquiglie.

Matilde: Ma guarda questo … mi vuol raccontare tutto e poi: “non mi secchi”. Pover’uomo, è circondato da iene … sto meglio io che non ho niente ne da dare ne da prendere.

Maria: Ho sentito … non c’è nessun testamento. Quella è mandata dalla contessa! E’ un’esploratrice!


Matilde:

Milano!


Lo so! E tra l’altro non troppo brava. Quando “esplora” la sentono fino a


Maria:


E noi fingiamo di non sentirla: la scemazza!(Si ritirano in cucina).


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Scena seconda

Poco dopo

Paola:               Zio, posso entrare?

Maria: Dica a me … è di là, sta male! Gli hanno rubato dieci milioni ed è come se l’avesse investito un camion. Si sta rotolando per la disperazione.


Paola:


Sa chi è stato?


Maria:


Diana col marito.


Diana:              (Entra con Osvaldo).Chissà come mai ti incontro sempre qui dallo zio.


Bene! Ti sei già divorata la somma? Cosa ti dicevo Osvaldo: ha in mente la reggia!


Maria:


Ho da fare: scusate!


Paola:


Tra un po’ mi risposo … non mi vedrete più.


Diana:


Hai capito Osvaldo: si risposa! Coi soldi dello zio.


Carlo:


(Entra). Zio … ah! C’è il congresso! Fate la gara a chi lo deruba di più?


Osvaldo:


Ti conviene stare zitto. Imbonitore.


Carlo:


Allora Paola, ho saputo del tuo matrimonio imminente: ti sposi?


Paola:


La voce corre sulle ali del vento.


Diana:


Pensa! E con chi? Ammesso che sia lecito saperlo?


Paola:

vuoi sapere.


Non ti riguarda! E’ un bravo ragazzo! Più giovane di me se proprio lo


Osvaldo: Scandalosa! Hai intenzione di fare della nostra famiglia un fenomeno da baraccone? Sei senza ritegno.


Carlo:


Della nostra famiglia? Zio, ti supplico, vieni fuori dal buco!


Pino:


E’ permesso … passo dopo!


Paola:


Scendo con te!


Pino:                 Ho bisogno del mastro orologiaio: c’è quel tale professore per la …

Carlo: ha chiesto anche di te! (Non visto dai presenti Onofrio fa capolino dalla porta). Buongiorno signori!

Diana: Lo vedremo se lo è! Lo sa che la nostra Paola si risposa? Ha un pretendente … un giovinastro che le ronza attorno speranzoso in una cospicue dote.

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Pino:                 Ah sì … che coraggio! Voglio dire ha del coraggio a sperare.

Diana: E’ un illuso! Prima di darli a sconosciuti li deve dare a me che sono la nipote prediletta.


Carlo:

Paola?


Mi sembra che con te è già stato generoso … suo malgrado … vero


Paola:


Oh sì! Visto che qui non si vede nessuno … Pino scendi?


Pino:                 Se ci tiene: scendo! (Alza la voce per farsi sentire da Onofrio). Lo sa


che è proprio bella lei? (Si sente una tossita dalla camera). E’ così giovanile!


Diana:


E’ già fidanzata con un diseredato … dice!


Matilde:


I signori gradiscono un tè?


Carlo:


Io scendo! C’è il professore


(Alza la voce). Pino, appena ti liberi dalla


… scendi!


Paola:


Pino, quanti anni hai?


Pino:


Dipende da chi me lo chiede.


Osvaldo:


Portalo giù per favore … a me questa gente mi fa venire il nervoso.


Paola:


Andiamo: il conte non sopporta la plebe! (Escono).


Matilde:


Allora questo tè lo sevo o no?


Diana: La sentite che arroganza! Serva: non si azzardi in mia presenza a simili atteggiamenti.


Matilde:


Pensi che la potrei buttare fuori a calci e non lo faccio.


Maria: Matilde, non insistere … (Finge risolutezza,Onofrio torna a far capolino e ride). La perdoni contessa, a volte non sa quello che dice. E’ unapopolana. Vattene di là!

Osvaldo: Brava! La metta in riga. Dove andremo a finire con questi … plebei. Avete voluto la democrazia: ecco! Verremo schiacciati come mosche e le nostre ricchezze chissà a chi finiranno. Espropriate.

Maria:               Vi devo chiedere il motivo della visita perché lo zio lo vorrà sapere. Ora

èaddormentato … è un periodo di grandi responsabilità e il fisico ne risente: dorme sempre più spesso durante il giorno. (Gestaccio di Onofrio). Vi preparo il tè, con permesso! (Esce).

Diana: D’accordo! Osvaldo … se è vero quello che dice non è il caso di fargli una visita approfondita …

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Osvaldo: Nel senso di … Diana … abbiamo già mandato Nella in avanscoperta ma … a quanto pare.

Diana:              Voglio i dieci milioni che ha dato a lei: chiaro! Se non hai il coraggio di

chiedergli tu lo faccio io. Tutto a loro … se ci fosse ancora la povera zia le cose sarebbero andate diversamente. Lei mi adorava. (Finge di commuoversi).

Osvaldo: Non credo sai … un giorno, prima della dipartita, l’ho sentita dire allo zio di avere un occhio di riguardo per Carlo che essendo figlio di “suo” fratello avrebbe avuto più diritto di voi due all’eredità. Ricordati che l’orologeria era di tua zia.

Diana: Non l’ho mai sopportato quello scemo. Anche oggi siamo venuti per niente … andiamocene. Scegliamo il momento propizio.


Osvaldo:


Mandiamo Nella … se la scopre, per lo meno, incolperà lei.


Diana:


Hai il senso degli affari molto sviluppato tu. (Se ne vanno).


Maria:


Il tè! Dove sono? Onofrio: puoi uscire dalla tana.


Onofrio:         Avete sentito tutti eh! Ladri! Metilde vieni qui. (Arriva Matilde). Mi


raccomando, alzate la guardia … ecco diecimila ciascuna: vigilate a più non posso, presto avremo visite indesiderate. Lasciate che frughino ovunque e riferite tutto. Lascerò in qualche cassetto delle collanine finto oro. Adesso scendo da Carlo perché

èarrivato il professore della pendola: se va in porto quella vendita vi prometto cinquecentomila lire ciascuna.

Maria:              Però … si è rinsavito. (Ha un cedimento ma si riprende subito).

Matilde: Non fare troppo affidamento: è volubile. E’ capace di darteli e poi di trattenerteli dalla busta paga.

Scena terza

Verso sera

Carlo: (Sale con Pino). L’altra volta ho taciuto per non smascherarti, ma che sia l’ultima. Mancavano cinquantamila … non vorrai che lo zio sappia proprio adesso che stai per sposare la nipote, che non sei troppo affidabile .

Pino:                 Sposare? L’accordo è diverso! La devo solo distrarre .

Carlo:               Da cosa?

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Pino:


Da chi, non da cosa! Un giorno, se tutto andrà in porto, forse, te lo dirò.


Onofrio:

piace?


Mi avete portato il ricavo? Bene! Allora trentenne. Almeno Paola ti


Pino:


E’ bella! Fa un po’ la schizzinosa ma …


Carlo:


Vale a dire?


Pino:                 Mi trascina in chiesa tutti i giorni … continua a dire di confessarmi per


scaricare la coscienza perché crede che abbia frequentato la “benefattrice” di via … come si chiama? Mi vuole “purificato” prima di salire all’altare.

Onofrio:         Quello della patria!

Carlo:               Per me la tua coscienza si deve scaricare di qualcos’ altro … comunque.

Onofrio: La coscienza di un uomo è affar suo … non riguarda la moglie di certo. Vero Adele?


Carlo:


Se ci fosse ancora lei … tieni zio. (Gli da i soldi della vendita).


Pino:                 Non mi lascerebbe frequentare quella matta. (Tra se). Carlo, scendo di

sotto: è aperto, se si intrufola qualcuno sai che bello.

Onofrio:         Bravo! Lasciaci ora perché dobbiamo fare il resoconto del mese. (Pino


esce). Dunque …attento: spie a bassa quota… no, è solo di passaggio … Meatilde… non ci interrompa.

Matilde:          Stava giocando a tresette?

Carlo:               La prego Matilde … non voglio passare tutta la sera qua dentro.

Onofrio: Quel professore è un emerito cretino. Undici milioni per quell’affare. Ne varrà si e no uno … oh, se per caso volesse anche la terza bisognerà farlo penare un po’ ,nel frattempo cerchiamo di scoprire il perché di tutto questo interesse.

Carlo:               Non so che dire , mi sembra così assurdo. Il bello è che non ti cerca lo

sconto … sai no … il solito tira molla … niente, lui paga e se ne va ridacchiando. Ho perfin pensato che sia un po’ scemo.

Onofrio:         Cercherò di ricordare le parole di mio suocero … c’è qualcosa di strano.

Li vado a deporre nel luogo deputato. A domani! (Carlo esce). Donne, venite a me.


Maria:


Hai sentito si crede Gesù Cristo. Forza: spara!


Onofrio:         Come vi ho già anticipato eccovi i soldi che vi ho promesso. Ho


concluso un affare milionario con un fesso. Mi raccomando mettete fuori i manifesti.

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“Quell’imbecille di Onofrio mi ha regalato cinquecentomila lire a titolo di magnanimità,” così avrete addosso le “adorate” anche voi.

Maria: Sono al tuo servizio da dieci anni ed è la prima volta che elargisci dopo una vendita …

Onofrio:         Forse è arrivato il momento di riconoscere il vostro operato. Del resto

preferisco darli a voi che a loro, visto che preferiscono rubarli invece di prostrarsi in ginocchio … andate … non vi chiedo di baciarmi le mani perché qui siamo in una città civile.

Matilde:          Sono commossa. Comunque mi chiamo Matilde.

Maria:              Dopo questo fatto mi puoi chiamare come vuoi. Fidati “Mastieloede”.

Matilde:          Hai ragione  “Masmarider”.

Onofrio: Siete intelligenti … per bacco che collaboratrici! Ringraziate il conte Sisini.

Maria:              (Guarda Matilde). Chi è?

Matilde:          Che sia un altro nipote?  (Escono).

Scena quarta

Il giorno dopo.

Nella:                Venite … tanto non si fa trovare … Onofrio! … non credere che

essendoci io sia più generoso: anzi, si potrebbe innervosire più in fretta … ultimamente mi ha dato l’impressione di vivere sulle spine.

Diana:              Ti rendi conto … si è pappata dieci milioni così … e ne vuole ancora per

questo matrimonio scellerato che si accinge a celebrare. Con chi poi: con uno scemo che la sposa per i soldi?

Osvaldo:        E tu rimarrai all’asciutto mentre “loro” se la godono.

Nella:                La storiella che mi hai detto di raccontare non l’ha bevuta.

Diana: Non ci crede? Maledetto orologiaio. Non perdiamo tempo … tu vai di là, vedi un po’ se c’è … io chiamo le due befane! Maria, Matilde! Sono fuori. (Si mette a frugare dappertutto senza esito, musica di sottofondo). Niente! (Rientrano gli altri due).

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Nella: Niente, anche la cassaforte è vuota … (Le penzola dalla tasca una collanina falsa).

Osvaldo: Qualcuno prima che arrivassimo ha già spazzato a dovere e si sa chi è: filiamocela. (Entrano dall’ingresso le due donne). Siamo appena arrivati … non c’è? (Gag a piacere). Non ci siamo permessi di andare di la perché siamo dei signori.

Maria:              E’ sceso nel sotterraneo col nipote.

Matilde:          Signora porto di là le vivande.

Maria:              Prego! L’attendono?

Diana: Ce lo saluti! Abbiamo fretta … eravamo già da queste parti e siamo saliti per una visita di cortesia ma, non essendoci …

Nella:                Non le dica che c’ero anch’io … sembra quasi che … ecco!

Maria: E’ stata molto chiara. (Se ne vanno). Matilde … sotto con le indagini. (Si danno da fare). Qui non manca niente.Non c’è niente!

Matilde: Tutto a posto! La cassaforte è vuota, i cassetti sono pieni di stracci: tutto in regola! Gli è andata male anche stavolta! (Tra se). Dove nasconde la roba …


Maria:


Sarà contento.


Carlo:               Che fretta hanno quelli? Mamma mia che folgori! Non voglio dire ma mi


sembravano in fuga …


Maria:


Sono passati per una raccolta fondi … ma hanno trovato chiuso.


Carlo:


Capisco! Non cambieranno mai! Lo zio si è trattenuto con un cliente.


Matilde:


Abbiamo da fare di là: oggi vuole pesce! A dopo!


Carlo: (Si aggira). Voglio proprio vedere la cassaforte … sono curioso … Sarà in camera sua … tento! (Qualche secondo dopo). Gliela l’hanno svuotata! Maledetti. Chissà quali valori c’erano! Incalcolabili! I lingotti d’oro … spariti. Madonna che ladre. Ma perché si comportano così?

Onofrio: (Entra con Pino). Caro ragazzo … insomma, ragazzo … beh, diciamolo per convenienza. Oh, Carlo … sei in affanno? Sembri sotto choc! Vuoi un cordiale?

Carlo: Zio … (Entra Paola). No è che … Paola, come sei pimpante! (Non sapendo che dire).

Pino:                 Altroché! Ti faccio notare che sono già passato dal prete e mi ha assolto!

E ha detto che se mi faccio vedere ancora in questo mese mi spara!

27


Paola:

segno!


Ti sei redento? Bravo! A me basta quello! Le “benefattrici” lasciano il


Onofrio:


Io credo che lui sia un benefattore … niente … era per dire.


Paola:               Zio, sono passata per dire che non ho intenzione di chiederti denaro …


mi sposo con le mie sostanze. Non voglio avere debiti con nessuno. Non sono come mia sorella.


Pino:


Li avrai dopo! Se ti offrirà qualcosa prendila. Non è vero signor Onofrio.


Onofrio:


E’ vero ma in assoluto. Se non ha bisogno … eh …


Paola:


Se mi sono decisa a fare questo passo è solo per amore.


Pino: Di chi? … Beh, certo … anch’io! Non temere Paola, una volta sposati lo zio sarà magnanimo.


Carlo:


Con tutto quello che ha in cassaforte … (Sembra disperato).


Onofrio: Esatto! Cassaforte che, lo voglio ricordare a tutti, è di mia esclusiva pertinenza! Fino ad ora.


Carlo:


Saperlo mi conforta.


Pino:


Scendo perché non vorrei che ci visitassero in nostra assenza.


Onofrio: Grazie. Mi ha aiutato a salire. Questo è un luogo molto visitato, come esco c’è la processione. Paola, ti sei messa con un galant’uomo! Onesto, disinteressato e giovane.


Paola:


Zio, non finirò mai di ringraziarti. Pino aspettami. (Esce).


Carlo:


Ma veramente quella crede che …


Onofrio:


Al momento giusto, rendendosi conto … capirà!.


Carlo: A tal proposito … quell’”altra “ è in cerca di qualcosa di più sostanzioso o è una mia impressione?

Onofrio: Probabilmente non le bastano i dieci che ha già rubato: ne vorrà ancora per il marito delinquente … non ti preoccupare me li faccio restituire con gli interessi.

Carlo: Sbrigati prima che sia troppo tardi. Non sono uno che mette pulci dappertutto ma … credo che ti vogliano depredare.


Onofrio:


Sarà difficile credimi. Difficile! A dopo!


Carlo: (E’ perplesso, si aggira). E’ in declino … va aiutato. Non si rende conto che non ha più un centesimo … se lo scopre ci rimane secco. Come glielo dico? Mi

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sento responsabile. Che faccio? Non vorrei essere accusato di un furto che non ho commesso. Mah!

Onofrio:         (Affannato). Carlo … (Carlo pensa che la scoperta lo stia uccidendo).

Carlo:               Non è come credi io non …

Onofrio:         Non trovo più la mia pipa!

Carlo:               Mamma mia che spavento!

Onofrio:         Su su figliolo che sarà mai … per una pipa.

FINE SECONDO ATTO

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TERZO ATTO

Scena prima

Qualche settimana dopo

Onofrio: Certo che quel Silvestri è fuori di testa: vuole anche l’ultima. Perché secondo te?

Carlo: Cerca di ricordare i sussurri di tuo suocero, zio. Il segreto è lì. Zio Onofrio, mi potresti rifornire di orologi di quella marca svizzera … sono finiti.


Onofrio:


Vanno a ruba! Vado a prenderli. Li hai venduti tutti? Bravo!


Carlo:                Voglio vedere come reagisce. Speriamo che il cuore tenga. Non ho il


coraggio di …

Onofrio: (Entra con un discreto numero di oggetti). Scegli tu … (Carlo si affloscia sul divano). Che ti prende? Lavori troppo … prenditi una settimana dilibertà … vai all’estero: a Rimini! Vanno tutti lì. Ti sdrai sulla spiaggia, dicono che molto vasta. Portati l’ombrellone. Magari quello no perché ingombra: in treno poi.

Carlo:               Zio, dove trovi la voglia di scherzare non lo so …

Onofrio:         Non scherzo affatto: vai! Qui ci penso io. Ho venduto orologi per

settant’anni vuoi che mi pesi una settimana di incontri ravvicinati con degli incompetenti che acquisterebbero anche la … ecco,la … quella cosa là che è meglio non nominare …


Carlo:


Dammi accesso alla cassaforte così in vacanza ci puoi andare tu.


Onofrio:


E sia! Però non ti devi meravigliare: seguimi!


Carlo:


Zio, dove mi porti?


Onofrio:


Alla cassaforte! (Sottovoce).


Carlo:


Non è in camera? (Idem).


Onofrio:         (Idem). Quella dici? Quella é una messa in scena: è vuota! Non sono così

fesso da lasciarla alla mercé di tutti. Ma dico, che orologiaio sei? Lo sai che ogni

settimana passano in rivista tutti quanti a mia insaputa … credono loro …

(Improvvisamente diventa serio). Carlo non ti far scoprire quando andrai a depositare

altrimenti è finita. In questi decenni ho accumulato un patrimonio cospicuo in oro,

argento, preziosi d’ogni storta … quando non ci sarò più sarai tu a ritenere meritevoli

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chi vorrai. Un giorno di questi convocherò il notaio per stendere definitivamente il testamento. Disporrò a favore delle mie collaboratrici una certa somma o qualche oggetto prezioso : se lo meritano. A Pino voglio lasciare alcuni lingotti … se sposerà davvero quella scema avrà bisogno di una certa disponibilità … ma lo faccio solo per lui: solo per lui.

Carlo:               Sei generoso … tutti ti credono un burbero, un libertino, mentre sei un

benefattore. Ora fai mente locale su quei bisbigli … vedi di venirne a capo: c’è dell’inconsueto in quelle pendole. Scendo!


Onofrio:


Te la mostro un altro giorno la mia Edoarda!


Carlo:


Chi è?


Onofrio:         La custode dei miei averi. Mandami su lo sposo … a dopo! Telefono al


notaio. “Notaio Santamaria sono Onofrio , l’orologiaio di via Marconi … potrebbe passare da casa, sa, sono piuttosto anziano e uscire mi opprime … va bene domani

…non ho premura … (Fa il gesto delle corna) però prima sistemo la faccenda meglio

è! … Bene!” E anche questa la sistemiamo. Sarebbe opportuno che le “signore” venissero a conoscenza del fatto solo dopo la mia dipartita. (Arriva Pino, bussa). Non c’è nessuno. La sezione omaggi e affini è chiusa!

Pino:                 Eccellenza sono Pino.

Onofrio: Entra! Scusa eh … qui si è sviluppato il turismo di massa: visitano gli scavi sperando in un fortunoso ritrovamento ma … ho solo due mummie. (Entrano dall'ingresso Maria e Matilde).

Maria: Matilde sta parlando di noi … non ci badare … lo vedremo chi finisce dentro il sarcofago per primo. Villano!

Onofrio:         Guarda che ti diseredo eh!

Matilde:          Pensa! Le ricordo che so cercare l’elemosina meglio di lei.

Pino:                 A chi lo dice … beh … sono solidale!

Onofrio: Ritiratevi di là … devo illustrare al signore un orologio ad acqua molto complicato …

Matilde: Stia attento a toccarlo, non vorrei che si allagasse tutto l’appartamento: con permesso. (Le donne vanno in un'altra stanza). Orologi ad acqua … se ne inventi un’altra.

Onofrio:         Non ci crede! Allora Pino, come va con quella matta?

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Pino:

gruzzolo.


Pensa che una volta scomparso lei possa avere in eredità un discreto


Onofrio:         Ah! Pensa questo! Lasciaglielo credere. Tu devi solo scoprire che


intenzioni ha … cioè se ti vuole sposare per quel motivo e poi filarsela o se ha intenzioni serie.

Pino:                 D’accordo  … guardi che per me è un sacrificio. Sono osservato a vista

…se la mattina non mi vede in chiesa non mi rivolge la parola per tutto il giorno.

Quando passa davanti al negozio si fa il segno della croce e se non me lo vede fare mi minaccia … E poi ho notato che …

Onofrio:         Che?

Pino: Beh, insomma … spende in acquisti inutili … che bisogno ha di tutti quei vestiti … non so! Addirittura l’ho vista entrare nel negozio di scarpe di via Pallavicini.


Onofrio:


Di via Pallavicini? Da Fantini?


Pino:


Esatto!


Onofrio:         Che abbia vinto al totocalcio? Va di moda adesso! Seguila e riferisci:

vai! (Pino esce). Cosa mi ha rubato?  Mmh! Donne di casa … comparite.


Maria:


Dica signor giudice!


Onofrio:


Abbiamo avuto passaggi a bassa quota?


Matilde: (Guarda Maria). Sua nipote Diana e affini: perlustrazione completa. Bottino nullo!


Onofrio:


Bene! C’era anche la marinaretta?


Maria:


Era il capo missione!


Matilde:


Perché non le da’ una somma e si libera definitivamente .


Onofrio:


Se do una somma a loro non la posso dare a voi …


Maria:


Matilde: non dare consigli sbagliati!


Onofrio: Sei totalmente disinteressata vedo! Per ora potete andare. Un momento! Domani viene il notaio. Cercate di accoglierlo senza ferirlo .. .vi prego.


Maria:


Senti che è giunto il momento del trapasso?


Onofrio:


Del tuo forse … ora scendo per un consulto estemporaneo: occhi aperti!


Matilde:

consulto.


Andrà al gabinetto … di solito dice che va a Parigi, oggi invece ha il


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Maria:              E’ diventato vecchio (Sussurra qualcosa all’orecchio. Matilde ride).

Matilde: E’ vero! Andiamo di là … Guarda che l’ha buttato via quel coso. Dopo il restauro dell’appartamento!

Maria:              Sei sicura? Ha gettato il “notturno”. Mi sembra di averlo visto appeso di

là … lo tiene come ricordo della moglie. (Ridono).

Scena seconda

Poco dopo

Diana: (E’ più che mai decisa a farsi dare dei soldi). Zio … vieni fuori dalla tana! Non me ne vado finché non mi dai quello che voglio. Zio! (Alza la voce). Vado a vedere di là … non c’è nemmeno oggi … la cassaforte … vuota … vuoi vedere che

èalla canna del gas? Ma porca miseria chi mi finanzia quell’affare … scellerato … lo ammazzo quel cretino … chissà dove porta i guadagni … Ah, eccolo l’erede al trono: bravo!

Carlo:               Tu a furia di stare accanto ad un costruttore di cannoni ti sei beccata

qualche proiettile in testa: fidati! La dama di compagnia è rimasta a fare il palo?

Diana:              Vagabondo che non sei altro … dove nascondi gli incassi?

Carlo: Quali incassi? Non vedi che giù non c’è rimasto più niente … non si vende cara cugina!

Diana:              Cos’hai in mano? Pane secco?

Carlo:               E’ un orologio magico … lo vuoi … è tuo! E’ d’oro eh!

Diana:              E’ meglio di niente … è dello zio? (Carlo annuisce). Bene!

Carlo:               Però non glielo dire che te l’ho regalato.

Diana: Non sono scema … grazie. Vorrà dire che in futuro potrò contare su di te per qualche oggettino … Vado!

Carlo: (A parte). Me ne sono liberato … andrà per un po’ di giorni poi saremo daccapo. Allora, sistemiamo questi incassi di là …

Nella:                (Entra di fretta). Onofrio … Diana sei qui?

Diana: Se mi vedi! Per ora ho rimediato questo … vado subito a venderlo. Non c’è! Vado!

Nella:                (Rientra Carlo). L’erede … te lo sei accalappiato a dovere il vecchio.

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Carlo:               Non è ora di smetterla? Invece di inventarti favole cerca di trovarti da

lavorare. Mia zia non ti ha mai sopportata: sappilo!

Nella:                Era un’amica … fortunatamente ho una lettera di suo pugno che mi fa

partecipe della “sua” eredità.

Carlo:               Se vuoi finire dentro presentala al notaio che deve venire qui.

Nella:                Deve venire il notaio? Beh! Vedrò! Addio!

Carlo:               Addio per sempre! Che roba! Sono andato di là ma per niente: se non mi

dice dov’è la vera cassaforte …

Maria.              (Erano in cucina ad origliare).Bravo Carlo … hai fatto bene.

Matilde:          Non sarà vero che ha una lettera?

Carlo:               Ma figurati, se l’è inventata lei.

Fabrizio:        E’ permesso?  Buongiorno signori, signore … sono … con chi ho il

piacere di parlare?

Carlo:               Sono le lavoranti alle dipendenza di mio zio, io sono un nipote.

Fabrizio:        Molto bene … sono Fabrizio Benedetti, un ispettore di pubblica

sicurezza: devo conferire col signor … Onofrio … è piuttosto urgente.

Carlo:               Vedo di chiamarlo: è giù in negozio. Arrivo!

Fabrizio:        (Si aggira curioso). Quante belle cose eh …antiche soprattutto.

Matilde:          Insomma! Roba vecchia. Bidoni con le molle direi.

Fabrizio:        Capisco! Che bell’ orologio! Quanti anni ha il signor Onofrio?

Maria:              Novanta. Come il “cucù” che sta cercando di rompere. Si vuole

accomodare?

Fabrizio:        Sì, mi siedo un attimo. Bella casa. E’ andato lontano a chiamarlo?

Maria.              No! Però non sempre si presenta subito: a volte si fa attendere per ore.

Onofrio:         Dov’è questo poliziotto? Mi dica, sono Onofrio: l’orologiaio.

Fabrizio:        E’ stato veloce! (Guarda Maria). Le devo parlare in privato … non tema

… vogliamo dei chiarimenti riguardo … potete uscire?

Onofrio:         Impiccione! Carlo rimani! E’ il mio erede ufficiale.

Fabrizio:        Orbene … voi avete venduto due pendole antiche ad un tale Silvestri?

Carlo:               Sì! Ne vuole una terza ma …

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Fabrizio:


Come mai? Ve lo sarete chiesto no?


Onofrio:


A dire il vero: sì! Ma quando si tratta di affari …


Fabrizio:


Lo sapete da dove vengono quelle pendole?


Onofrio:


Erano di mio suocero … vengono dalla Germania.


Fabrizio:


Appunto. E non sapete dire altro?


Carlo:


Che in fin dei conti non hanno un gran valore commerciale.


Fabrizio: Appunto! E non vi siete chiesti come mai l’individuo le ha pagate così tanto da generare sospetti?

Onofrio: Quali sospetti? Gli abbiamo chiesto un tot e lui ha pagato con assegni che ho incassato regolarmente.


Fabrizio:


Quali assegni signor Onofrio.


Carlo: Zio … ha ragione: ci ha pagato in contanti. E una parte di quell’incasso ci è stato rubato qui in casa da …


Fabrizio:


Da?


Onofrio:


Mia nipote: la contessa di Monforte! Ecco!


Fabrizio:


Capisco! E pensate che possa credere a questo avvenimento?


Onofrio:


Per me può credere quello che vuole. Ho dei testimoni.


Fabrizio:        Le signore di là? (Onofrio annuisce). Bene! Vi devo dire che non sono


venuto per i pagamenti ma per le pendole. A parte il fatto commerciale … avete fatto bene a farvi pagare forse il triplo del valore: siete stati furbi ma … la questione sta nel Silvestri e nel precedente possessore di questi oggetti.

Onofrio: Come le ho detto erano di mio suocero e sinceramente non ricordo nemmeno da quanto tempo sono qui.


Fabrizio:


Le avete dal 1870.


Carlo:

ancora.


Sa tutto lei! Guarderò sui registri di quell’epoca, ammesso che ci siano


Fabrizio:


Non credo che li troverà, non sarebbe stato prudente registrarle.


Onofrio:


Le ha rubate?


Fabrizio:        Diciamo importate di contrabbando dalla Germania da un tale Professore


che ha preferito lasciarle in giacenza qui da suo suocero per farle decantare, diciamo così, per un po’ di anni prima di tornarne in possesso.

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Carlo:               Silvestri le ha pagate.

Fabrizio: Sì lo so ma vedano: le ha pagate una sciocchezza … non si è mai chiesto il perché di questa giacenza prolungata delle pendole , che sappiamo essere avvenuta in buona fede da parte di suo suocero … e dell’improvvisa comparsa di Silvestri proprio ora?


Onofrio:


Certo che me lo sono chiesto ma non ho trovato risposte.


Carlo:


Abbiamo commesso dei reati?


Fabrizio:        Voi no ma il Silvestri sì. Non lui direttamente ma il nonno! Per ora la


faccenda finisce qui … quando gli consegnerete la terza mi chiamate. Non se vi va di farlo: siete obbligati a chiamarmi! Non vorrete essere denunciati per contrabbando?

Onofrio: Per carità, ci manca solo quello … piuttosto gliela regalo … se le porti via tutte lui, se le mangi in insalata … (pensa) la voglio fare io una denuncia per furto … mi hanno sgraffignato l’incasso , ho qualche sospetto ma … Temo che sia mia nipote.

Fabrizio: Ci pensi bene … cerchi di capire se effettivamente è stata lei. Non sia precipitoso!

Carlo: Ha ragione lui zio … stiamo a vedere … sa, è con l’acqua alla gola per via del marito che è fallito subito dopo la guerra e sta cercando di rimettersi in sesto.

Fabrizio: Rubando gli incassi del negozio … sapeste quante ne sento di queste faccende …


Carlo:


Sarà stato qualcun’altro di sicuro.


Onofrio:


(Capisce che è meglio non andare oltre). Sì. E’ come dici tu Carlo.


Fabrizio:        Signori per ora è tutto, al termine dell’operazione vi dirò i particolari che

vorrete … mi raccomando: silenzio assoluto.


Carlo:


Come sa del pagamento di Silvestri?


Fabrizio:


Ha detto che in quel momento era in negozio.


Carlo:

(Escono).


Può darsi, non ricordo. Sì in effetti qualcuno c’era. L’accompagno!


Onofrio:         Se mi ricordassi i bisbiglii di quell’uomo sarebbe facile venirne a capo


ma così, senza bisbiglii … (Guarda il ritratto della moglie). Se aspetto che me li dici tu … lascia perdere va … me li racconterai in futuro quando ci vedremo. Vado ad interrogare i grilli parlanti. (Esce).

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Scena terza

Il giorno dopo

Maria: (Entrano. Campanello insistente).Che diavolo! Matilde, visite fuori programma. Fai entrare sua maestà ruba galline.


Matilde:


Prego entri … è il notaio Avemaria .. si accomodi, lo vado a chiamare.


Notaio:


Santamaria prego!


Maria:


E’ un nome impegnativo.


Notaio:


Pensi che ci sono anche dei padrenostro.


Maria:


Pensi! Ogni tanto vi incontrate?


Notaio:


No … era per dire … Che cos’ è questo tono di sfida? Teme ritorsioni?


Maria:


Mi creda: sono già ritorta abbastanza.


Notaio:


Ho capito. Ho capito!


Maria:


Che cosa ha capito!


Notaio:            Non ci vuole un premio Nobel per capire la situazione. Ne ho già viste di


governanti che circuiscono il loro … Oh signor Onofrio che piacere trovarla ancora in vita … che aspetto giovanile …


Matilde:


(A Maria). E’ praticamente cieco! Usciamo!


Onofrio:


Il mio nome la dice lunga: “Onofrio” eh! Sono Onofrio!


Notaio:


Capisco: Onofrio! Non so che significa ma se lo dice lei.


Maria: (A Matilde). E’ in declino totale! Se per caso doveste aver bisogno siamo nel loculo accanto.


Notaio:


Spiritosa la sua domestica. Bene, mi dica!


Onofrio:


Andiamo in biblioteca … la dentro le mummie non ci sentono.


Pino:


(Entra con Paola) Vado di là a chiamarlo. Non c’è?


Maria:


(Rientra con Matilde). C’è il notaio Santamaria.


Paola: Madre di Dio … chissà cosa combina … caro mio, possiamo dire addio all’eredità! Che matrimonio si prospetta … da miserabili.


Pino:


Se ne parla l’anno prossimo di matrimonio … per ora …


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Paola:


Stai cambiando idea? Vai a confessarti immediatamente.


Pino:


Non posso … non ho più peccati da ammettere.


Maria:


Voi uomini qualcosina l’avete sempre.


Paola:


Le ha fatto qualche proposta?


Matilde:


Non lo vede che potrebbe essere mio nipote : il trentenne.


Paola: Mi piace tanto … non voglio perdere anche lui. Il mio povero Luigino l’hanno fatto fuori i russi subito dopo il matrimonio.


Matilde:


Sarà stato un caso! (Sarcastica). Che bel vestito ha! E’ di marca?


Paola:                Ma sì, avevo due risparmi e ho approfittato dello sconto. Se lo zio è

preso col notaio ne avrà per un po’ per cui possiamo andare: tanto! (Esce).


Maria:


Gli dico che siete passati.


Matilde:


Tanto! Vi faccio strada.


Pino:


Sono giù in negozio!


Carlo:


(Entra). Zio!


Pino:


C’è il notaio … di là!


Carlo:

racconto.


Ah … è già qui? Ottimo! Ci sarà da ridere domani … quando scendi ti


Pino: Tua cugina da un po’ di tempo spende e spande a più non posso: dillo a tuo zio! Vado perché sennò mi tocca il confessionale.


Carlo:


Si è cacciato in un bel guaio. Cosa dite vado di là o? …


Maria:

mi sbaglio?


Meglio: o! Tu non hai niente da temere da questo incontro col notaio: o


Carlo:


Mi creda: mi basta quello che ho, cioè, un posto di lavoro.


Maria: Anche noi … l’unica nostra preoccupazione è il dopo Onofrio. Chi erediterà ci butterà per strada.


Matilde:


Già! Il dopo! Maria ritiriamoci per un ciclo di orazioni. (Escono).


Carlo:               Che tipe! Vado giù in archivio alla ricerca di quei registri … ammesso


che esistano dei registri … ho l’impressione che quelle pendole nascondano un segreto inconfessabile.

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Scena quarta


Onofrio:


Bene caro Santamaria: il dado è tratto!


Notaio:


Chi avrà avrà e chi non avrà, non avrà!


Onofrio:


La facevo meno perspicace. Mi faccia avere la parcella.


Notaio:


Se crede mi può pagare con qualche pezzo antico.


Onofrio:         Molto bene ... scelga lei … Ho un orologio speciale che ho dato a mio


nipote da pulire … è magico!


Notaio:


Non pretendo tanto mi accontento di questo bell’esemplare di cucù.


Onofrio:

tre milioni.


Ha occhio lei: lo prenda, è suo. Mi sta sottraendo un gioiello ma … Vale


Notaio:

milione.


Le devo restituire del denaro allora … la mia parcella e di solo un


Onofrio:         Ci mancherebbe … glielo faccio recapitare domani del mio inserviente.

Buongiorno! … Fesso … hai preso il peggiore: funziona a giorni alterni. Me la sono

cavata con poco. Mitila: venga.


Matilde:


Ho sentito tutto …


Onofrio: Non mi meraviglio. Maria: venga! Volete che vi racconti adesso o preferite sbirciare le carte in mia assenza?


Maria:


Scellerato! Hai sentito che trattamento: da regine!


Onofrio:


Chiamo il notaio e riscrivo il tutto?


Matilde:


Lascialo parlare: tanto a noi … cosa cambia.


Nella:


(Entra sventolando una lettera). Puoi chiamare chi credi … leggi!


Onofrio: “Cara Nella … scrivo di mio pugno questa lettera in modo da sgombrare il campo da qualsiasi equivoco. Dopo la mia dipartita verrai in possesso delle tre pendole che ho in magazzino da decenni ed essendo di grande pregio sono rimaste invendute fin ora. La tua Adele”. Adele, cosa ti è venuto in mente? Quali pendole?

Maria:              La posso vedere?  Secondo voi un testamento si scrive a macchina?

Onofrio:         Lo chiederemo al notaio …

Nella:                Avresti il coraggio di negare l’evidenza? Lo dirò a tua nipote.

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Onofrio: Buona quella … contessa … ti faccio presente che un po’ di giorni fa mi ha rubato dieci milioni che erano qui sul tavolo … la tua protetta! Il ricavato di un anno di lavoro.


Matilde:


Aveva detto di due anni.


Nella:


Stia zitta lei: domestica!


Maria:


La butto fuori io o ci pensa lei Onofrio.


Onofrio:         Prego! (Infatti la sollevano di peso e la spediscono fuori). Per oggi basta!

Non voglio vedere più nessuno. Mi ritiro!

Maria: Intanto per colpa di quella scema non ci ha detto niente. Tanto a noi … accontentiamoci delle cinquecento mila … o no? (Matilde annuisce).

Matilde:          Ex buntizia corides … insomma: quella cosa lì. A me il latino viene


male. Però la sostanza è quella!

Scena quinta

Il giorno dopo

Diana:              Zio … è inutile che ti nascondi: sappiamo tutto.

Osvaldo:        Diana … non fare sceneggiate. Accontenti di quell’orologio per adesso.

A poco a poco vedrai che le cose si sistemano: dai! Ci penserà Carlo a ripartire.


Diana:


Vedrai come ripartisce. Zio!


Onofrio: Cosa gridi! Cosa vuoi ancora? Prego accomodati, la cassaforte è a tua disposizione.


Diana:


Buona quella!


Onofrio:


Se non mi sbaglio l’hai già visitata … tutto quello che hai trovato è tuo!


Osvaldo:


Zio … lei esagera. Non siamo ladri. Mi offende.


Onofrio: Scusi conte … invece io non mi dovrei offendere quando mi rubano dieci milioni dal tavolo.


Diana:


Dillo a tua nipote!


Onofrio:


Perché a chi lo sto dicendo?


Carlo: (Si precipita dentro con un documento). Che ressa! Funziona l’orologio? Zio, mi sono permesso di dare in dono alla cugina quell’esemplare d’oro che avevo da pulire … sai quello …

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Onofrio: Quello magico? Hai fatto bene ,è giusto adatto a lei. Hai trovato qualcosa negli scavi? Ottimo!


Carlo:


Scendo perché ho il negozio incustodito.


Diana:


“Ho il negozio” … hai sentito Osvaldo? E’ già suo!


Onofrio:         E’ancora mio! Quando verrà aperto il testamento vedrete a chi è toccato.

Adesso scusatemi ma mi devo stendere un attimo.

Diana: (Al marito). Abbiamo ancora speranza . Se è onesto, almeno i dieci milioni mi spettano. Tanto per pareggiare i conti con quella “sposina”. Brutta scema di guerra … si è trovata uno straccione … mi piacerebbe proprio sapere chi è!

Osvaldo:        Se fossi in te non mi preoccuperei più di tanto … Carlo è un debole:

cederà. Piuttosto mi preoccuperei delle due … quelle di là … andiamo!


Diana:

tende?


Sono stufa di salire e scendere per niente. Vuoi vedere che pianto le


Osvaldo:


Lascia perdere. Zio, noi andiamo!


Onofrio:         Era ora! (Da fuori, rientra). Ladri. Leggiamo questo foglio … anno 1870


…ha ragione quello … che sia un indovino? … poliziotti! Invece di multare quelli che lasciano il carretto in mezzo alla strada vengono qui a fare i difficili … non è una fattura e nemmeno un documento ufficiale: è un figlio di carta di … Demetrio … allora è vero. “Sarebbe opportuno che mi custodisse per qualche tempo questi oggetti delicati perché ora non è prudente , da parte mia, tenerli in casa. Da lei non desterebbero alcun sospetto visto che si tratta di tre pendole.” Controfirmato . Gli ha chiesto un favore …. Prosegue di qui … “ Un giorno, quando il fatto non susciterà l’interesse pubblico, ad una ad una le porterò a casa.” Poi è morto e sono rimaste qui tutto questo tempo. E’ stato fortunato che nessuno le ha comprate prima. (Pensa). Un momento! Non le ha comprate nessuno perché costano troppo … è vero! Adesso ricordo … mi è stato detto di non scendere sotto i cinque milioni apposta per tenerle qui. … Ma perché? Quel Silvestri me ne deve dire di cose.


Carlo:


(Entra).


Hai letto? Chiamiamo quel poliziotto.


Onofrio:

motivo no?


Aspetta un attimo, sto pensando! Vieni giù: smontiamola … ci sarà un


Carlo:


Ce ne saranno anche due … andiamo.


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Scena sesta

Paola:               Vieni maritino caro … sei contento che ci sposiamo?

Pino:                 Non vedo l’ora!

Paola:               Con tutti gli orologi che abbiamo? Sono molto contenta di aver trovato

te. Non sei come Luigino ma gli rassomigli … siediti accanto a me?!

Pino: Preferisco stare in piedi … sarà qui a momenti. E poi è meglio che ti stia alla larga prima di incappare in qualche peccato irreparabile.

Paola:               Confessati: hai peccato di intenzioni.

Pino: (A parte). Quando si renderà conto che è una messa in scena la sentiremo dare i numeri.

Paola: (A sua volta). Pensa veramente che lo sposo … lascia che molli un poichino di più, lo zietto, poi vedi che toccata e fuga. Mi faccio la casa a Montecarlo alla faccia di quella ladra … i soldi li ha rubati lei. … Pino, mi ami?


Pino:


Non sai quanto! Non vedo l’ora di unirmi a te.


Paola:


Scellerato!


Pino:


Corro in chiesa.


Paola:


Non aspetti lo zio? (Campanello). Vedi chi c’è!


Pino:


Avanti!


Notaio: Buongiorno … il signor Onofrio? Siete i nipoti? (I due annuiscono). Bene! (Inizia a ridere sonoramente). Ottimo! Lei è Carlo?

Pino:                 No, sono Pino! Il futuro marito  della signora , vedova! (Il notaio ride


ancora di più). Siamo a posto. O è scemo o lo sta diventando. (Entrano Diana e il marito). Loro sono i nipoti.Passano spesso. Sono cercatori d’oro. (Altra risata del notaio). Avrà sbagliato indirizzo. Sta male. Ride!


Diana:


Chi è questo signore che ride a crepapelle?


Osvaldo:


Si qualifichi per favore.


Notaio:


Lei è Carlo?


Osvaldo:        Sono il conte di Monforte! (Altra risata del notaio). Si prende gioco di


me? Si ritenga sfidato … villano! Fariseo. Si circonda di pagliacci il povero Onofrio!

Maria:              (Erano in camera). Che succede? E’ lei!

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Notaio:

oberato.


(Si fa serio). Signore … lo devo attendere per molto?Sono piuttosto (Arriva Carlo). Carlo immagino?


Carlo:               Sì! (Altra risata, si rende conto che sta ridendo in faccio all’erede e


cerca di rimediare. Gag a piacere). Ho sempre pensato di fare il comico e capiscosolo ora di aver sbagliato a non intraprendere la carriera: vedo che si diverte.


Matilde:


Sono gli eredi di Onofrio, al completo.


Notaio:


Mi pare che manca qualcuna … (Entra Nella). Vedete che ho ragione.


Nella: Ho la lettera … voglio proprio vedere se ha il coraggio di negarmi l’eredità … le pendole sono mie!


Notaio:


Se crede la posso vedere io che non sono parte un causa. (Altra risata).


Nella: Per me … la guardi pure … non sarà certo il suo parere a cambiare la situazione. (Matilde e Maria sorridono). Perché quel sorrisetto ebete?

Matilde:          Era per solidarietà coi nipoti.

Notaio: Questa lettera è un falso. Innanzi tutto il testamento dev’essere olografo, inoltre la firma é falsa!

Nella: E’ lei falso … esca subito da qui. (Stavolta sghignazzano le due dipendenti). Avete respirato del gas esilarante per caso?

Maria:              Molto!

Notaio: (Sta per parlare ma entra Onofrio). Eccola … bene! Vedo che i suoi eredi si divertono a sbeffeggiarmi … in particolar modo questa donna.

Onofrio:         Dice di avere una lettera di mia moglie: è impossibile!

Notaio: E’falsa! La firma non corrisponde … signora, se insiste nel sostenere la sua tesi potrebbe incappare in una denuncia di falso ideologico o millantato credito.

Osvaldo: Esattamente lei cosa vuole da mio zio? Entra, ridacchia senza motivo. Le consiglio un buon medico.

Notaio: Io non voglio niente: siete voi che volete. Onofrio è il caso che dia lettura del testamento ora o lasciamo che gli eventi si compiano?

Onofrio:         Sarei per la seconda ipotesi. Cari nipoti, non vi preoccupate troppo per

l’eredità perché non esiste alcuna eredità. Santamaria venga di là. E’ noto a tutti che la cassaforte è vuota e i cassetti pure. Dopo anni di perlustrazioni dovreste saperlo.

Nella:                Lo vedremo se è falsa. Addio!

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Diana: Voglio dieci milioni ora, altrimenti faccio uno scandalo. Dico a tutti che lei si sposa con uno più giovane.


Pino:


Piano con ’sto matrimonio.


Osvaldo:        Così saresti tu il diseredato? Bene! Siete una famiglia di squilibrati.  Tu


poi … Diana non ti rendi conto della situazione: ha lasciato tutto alle domestiche. Credevi tu eh? “Il mio negozio “ … lo conosci poco. Lo vedremo a chi spetta il malloppo … lo vedremo!


Paola:


Finiscila: ladra! Lo sanno tutti che i dieci milioni li hai presi tu!


Carlo:


E’ vero!


Pino: (A parte). Quando lo saprà rideremo … scarpe, vestiti, gioielli, una pelliccia … ma quando mai … non lavora da anni e vive con la misera pensione di guerra. … Signori, io non sono parte in causa per cui me ne vado. Con permesso.

Paola:               Ti seguo.

Diana: Ti conviene … ladra! Li ha presi lei i soldi dal tavolo. Osvaldo, non ci abbassiamo al loro livello. Prima o poi la verità salterà fuori. Con permesso! (Se ne vanno tutti).

Maria:              Non vi fermate per un tè? Che peccato. Mi si secca la pianta. Caro mio

…noi non abbiamo niente da pretendere … ma quelle non avranno niente da spartirsi.

Carlo: Ve l’ho detto: mi basta quello che ho. Con permesso! (Sorride e se ne va).

Matilde:          Che bravo ragazzo: è totalmente disinteressato.

Maria: E noi che lo credevamo un prevaricatore. Matilde … se andassimo di là ad ascoltare quei due?


Matilde:


Stanno bevendo il cognac … non stanno facendo niente …


Maria:


E allora questa sceneggiata?


Matilde: Ha voluto metterli alla prova. Era d’accordo col notaio, sapeva che sarebbero venuti.

Maria:              Capirai che roba! Questi lo fanno morire prima del tempo. Ritiriamoci!


Con permesso. (Ridono).

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Scena settima

L’indomani

Onofrio: (Entra con un plico, è in giacca da camera). Carlo, prima di convocare quella specie di cane da guardia cerchiamo di capire fino in fondo il busillis delle pendole.

Carlo:               (Erano in biblioteca).Zio, te l’ho detto … dietro c’era questocartellino

con scritto: proporre ad un costo elevato, oltre il limite massimo tenendo conto dell’inflazione. In questo modo non hai mai potuto venderle. Chi è quello scemo che spende un fracco di soldi per delle pendole che non funzionano. Non hai detto che mancano degli ingranaggi?

Onofrio: E’ vero! E allora? E poi, la lettera che ha quella demente chi l’ha scritta? Adele no di certo.


Carlo:


La zia mi disse che quella è una cacciatrice di eredità e di non darle peso.


Onofrio:         Non l’ha mai potuta sopportare e adesso si presenta per … (Bussano).


Avanti! Sei tu Pino. Dimmi!

Pino: Temo che abbia ragione lei … troppe spese. Si è comprata una pelliccia di visone ha detto.

Onofrio:         Lo sapevo che era stata lei. Dieci milioni buttati al vento … eh Carlo.

Sono due ladre! Ho fatto la scelta giusta. A dopo! (Esce).

Carlo: Era questo il piano? E’ stata lei e non Diana a fregarli … (Pino annuisce). E cosa aspetta a scappare? Ne vuole ancora di più? … Staremo a vedere… nel frattempo tu cerca di non rubacchiare qua e là eh … sposino!

Pino:                 Neanche morto la sposerei. (Rientra Maria).

Maria:              Non c’è? … Lo sapete che quei soldi sono falsi?

Carlo:               Quali soldi?

Maria: Tu non lo sai … a questo punto … scendi tu, che è aperto. (Esce Pino). Ha dato a me e a Matilde cinquecento mila lire dopo che ha venduto la seconda pendola perché gli andava così … non mi chiedere … ecco … torno adesso dalla banca, hanno detto che sono falsi.

Carlo: Falsi? Che bel guadagno … i primi dieci rubati, questi falsi … che facciamo?

Maria:              Quelli della banca hanno chiamato la polizia. Gli ho spiegato ma sai …

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Carlo:


Quindi sanno del pagamento … siamo a cavallo. Lo informo io.


Fabrizio:


E’ permesso? Signor ?


Carlo:


Carlo!


Fabrizio:        Ecco! Lo zio non c’è? Sono di passaggio. Movimenti:niente per ora?


(Carlo fa cenno di no). Mi hanno informato i colleghi che avete avuto un pagamentocon moneta falsa.

Maria: E’ così! Ho spiegato le modalità a quelli della banca. Ha dato una somma a me e alla signora Matilde a titolo di amicizia.

Fabrizio: lo so … li abbiamo sequestrati. Mi spiace signora … se li faccia dare buoni … non è stata colpa sua … è stato truffato . Immagino sia stato il professore in questione? (Carlo annuisce). Lo immaginavo!

Onofrio:         (Entra). Non si è ancora visto l’amico … che c’è?

Carlo:               Il secondo pagamento … soldi falsi!

Onofrio: Bene … dieci milioni rubati gli altri undici falsi … andiamo a gonfie vele. E pagherò io le conseguenze.

Fabrizio: Avvisatemi quando si fa vivo. A proposito … avete trovato qualcosa nei registri?…

Carlo:               Sì … tenga! (l’ispettore legge).

Fabrizio: Come previsto. Suo suocero era in buona fede ce lo ha confermato colui che è venuto in commissariato a denunciare il fatto . Per ragioni di sicurezza non posso rivelarne il nome ma, lasciatemelo dire, vi ha levato la castagne del fuoco.


Onofrio:


Quindi il prossimo pagamento sarà sequestrato?


Fabrizio:


E’ ovvio! Vado! Ho dei pedinamenti.(Esce).


Carlo:


Chi mai ha potuto pensare questo stratagemma? La zia sapeva.


Maria. Se è vera la lettera vuol dire che ha cercato di non mettervi nei guai sbolognando a quella le pendole!

Onofrio:          Figurati! Ha visto che stanno li da decenni e ha pensato di prendersele.


Adele Adele in che pasticcio mi hai lasciato. … Carlo, scendiamo, mi è venuta un’idea. Maria, convoca gli eredi: subito!(I due escono).

Maria: Quando è in difficoltà da la colpa alla moglie e intanto i soldi hanno preso il volo … una volta tanto che ci ha dato qualcosa fuori busta, guarda caso è

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finito nel bidone della spazzatura. (Entra Matilde). Vieni di la che ti ragguaglio sulle novità finanziarie.

Matilde: Taci va! Pensavo di mettere via quei soldi per i miei nipoti e invece mi hanno detto di usarli per accendere il fuoco. Mi sembrava strano che ci regalasse un simile gruzzolo …. Strano …

Maria:              L’ha truffato quel professore, stavolta non centra niente.

Matilde: Cinquecento mila lire … di questi tempi … lo capisci no? E’ una somma!

Scena ottava

Onofrio: (Risalgono da sotto). Carlo, quei dieci milioni che abbiamo di la, quelli falsi, invece di consegnarli, facciamoglieli rubare a loro … quando viene il segugio gli diciamo che qualcuno avvezzo al furto li ha sottratti … li prendo: li lasciamo sul tavolo in bella vista. Scrivi su di un foglietto: ricavato vendita pendole magiche! Non mi dire che sono rimbecillito perché ti diseredo.

Carlo:               Ma zio, c’è di mezzo la polizia.

Onofrio:         Che orologiaio sei? Li abbiamo preparati per essere consegnati al

poliziotto ma, sfortunatamente, qualche ladro ,che frequenta l’istituto di beneficenza, li ha rubati. Quando arriva allargherò le braccia così … vedi … e lui capirà!


Carlo:


Mi spieghi perché hai tolto degli ingranaggi e i pesi da quella pendola?


Onofrio: Ti devo spiegare tutto? Se ne mancano tre o quattro invece di due che differenza fa? Quello la prende lo stesso. In seguito vedremo di cosa sono fatti.


Carlo:


Contento tu! Zio, a questo punto mostrami la cassaforte.


Onofrio: (Sottovoce).E’ vero, hai fatto bene a dirlo … vieni! Occhio eh … in tutti questi anni non mi hanno mai scoperto … per la tua sicurezza vedi non farti beccare con la mani nel sacco. Questa casa è il regno delle spie. (Poco dopo). Ecco fatto: questi li mettiamo qui in bella vista! Lasciamo che il fato si compia. (Allarga ironicamente le braccia). Sapessi come sono dispiaciuto.


Maria:


Perché mette i soldi sul tavolo? (E’ entrata con degli oggetti).


Onofrio:


Li deve ritirare l’ispettore. Avvisa Morilde


… scendiamo …


Matilde:


(Entra).… Vada pure!


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Onofrio:


Hanno delle sonde al posto delle orecchie.


Nella:                Onofrio … (Entra, si aggira, vede il pacco di soldi). Ricavato della


pendola: ottimo … la lettera parla chiaro … anche se l’hanno scritta quei due … Non c’è nessuno? (Va nelle altre stanze). Benone … saranno contenti. Cari soldini cambiate padrone … la finirà di ricattarmi adesso. (Esce di corsa).

Maria. (Sbuca da un angolo con Matilde). Hai sentito? E’ quella morta di fame che fa pressioni. (Tornano da dove sono uscite).


Pino:


Vieni Paola … ha detto di attenderlo qui?


Paola:


Dici che apre il testamento?  Ho un disperato bisogno di soldi.


Pino:


Per via del matrimonio?


Paola:


Anche! Ho in mente un progetto.


Diana: (Entra col marito). Che ci fate qui … ci ha convocati per l’eredità: cosa centri tu … l’hai già avuta la torta. (Pino capisce tutto).


Osvaldo:


Tu, inserviente, vattene … fuori! Gira al largo! Straccione.


Paola:


Sta per diventare mio marito … può rimanere.


Pino:                 Ma può anche scendere! (Nello stesso istante entrano Carlo ed Onofrio).

Mi stanno cacciando via.


Onofrio:


Chi? Loro sono i nipoti , tu sei solo un candidato al suicidio … eh!


Osvaldo:        Oh! Finalmente! Vai via. Mettiamo le cose a posto. (Pino, trattenuto da


Onofrio, rimane).

Nella: (Entra affannata). Che corsa! Finalmente siamo alla resa dei conti! Hai capito che, tutto sommato, suddividere prima del trapasso rende più serena la dipartita.


Onofrio:


Sagge parole … bene! Dunque: Avanti!


Fabrizio:


Eccomi qui! Quei denari .. me li deve consegnare. Mi spiace!


Onofrio:         Mah .. li ho messi qui sul tavolo poco fa prima di scendere perché


sapevo che sarebbe venuto … Carlo? Diglielo.

Carlo:               E’ vero: li ha messi li!

Onofrio: Maria … Matilde … (si sorprende per aver pronunciato il nome esatto) Stavolta ho indovinato il nome.

Maria:              Ha bisogno?

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Onofrio:


Di’ a questo signore del denaro che ho messo sul tavolo.


Maria:


L’ho visto di persona e pure lei.


Matilde:          Prima che saliste voi abbiamo sentito dei rumori ma quando siamo


venute di qui non c’era nessuno … però la porta era aperta e il denaro sparito.

Fabrizio: Altro furto! Prima i dieci ora gli altri dieci … eh, devo dire che è una casa molto frequentata.

Osvaldo: Non guardi me! Lo dica alla signora chi è il ladro. Io sono un conte, non mi abbasserei mai a simili atti.

Diana:              Sei una ladra: mi vergogno per te cara sorella. E’ stata lei, si deve

risposare con questo squattrinato e per non fare brutta figura con la gente ha pensato do sottrarre al povero zio la somma che stava qui … davanti a me.

Nella: Io credo nella provvidenza caro signore mi affido alle mani di Dio. Lo sa che la signora Adele mi ha lasciato in eredità tre pendole antiche.


Fabrizio:


Però! E’ in grado di dimostrarlo?


Nella:


Certo! Ecco la lettera!


Fabrizio:


Signor Onofrio, sua moglie era una veggente?


Onofrio: Penso di sì … pur non sapendo niente, come me del resto, ha ritenuto opportuno fare questo passo in favore dell’amica.


Nella:


Esatto!


Fabrizio:         Cara signora mi spiace ma le tre pendole non sono disponibili. Sono state


vendute … se avesse mostrato la lettera tanto tempo fa, al tempo del decesso,forse, le cose sarebbero andate diversamente. Il signor Onofrio invece di venderle le avrebbe date a lei.

Carlo:               C’è un piccolo particolare: quella lettera è falsa. Parola del notaio.

Fabrizio: Mi tenga informato se si dovesse far vivo quel professore. Onofrio, se la vuole denunciare per falso lo può fare ora. Per i furti venga in commissariato. Salve! (Esce).

Onofrio:         Allora? Spiegatemi la successione dei fatti. A quanto ho capito siete state

voi due a “sfrugazzare” dappertutto. Non vi basta quello che avete sottratto? Pino, riferisci alla tua sposina quello che sai.

Pino:                 I primi dieci li ha presi lei … si è comprata l’ira di Dio.

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Paola: Maledetto cagnaccio sei al sevizio di questo orologiaio dunque? Verme! Avevo riposto in te il mio futuro mentre mi stavi pugnalando alle spalle.


Pino:


Io non ho niente da guadagnare ne tantomeno da perdere.


Maria:


Posso?  Nella, l’abbiamo vista mettersi in tasca il malloppo poco fa!


Nella:                Mi hanno costretta: ho dovuto! Lettera, sfrugazzamenti ecc … è tutta

colpa loro. Caro conte è troppo facile fingere superiorità … per chiedere l’elemosina ci vuole umiltà.

Osvaldo:        Sei una cretina … (I toni si alzano). Teneteveli i vostri soldi.

Diana:              Ma nemmeno per sogno … andiamo!

Paola: Diciamo che … d’accordo zio, abbiamo rubato noi il denaro … direttamente o indirettamente … considera la quota come se fosse la nostra eredità. A me basta così.

Diana:              D’accordo! Sta bene anche a me! Dieci milioni ciascuna.

Onofrio:         Allora in futuro non pretenderete nulla più ? (Le due

annuiscono).D’accordo! Parlerò col notaio per rivedere il testamento spiegandogliche la vostra cospicua parte è già stata assegnata davanti a testimoni. Penso che tutto sommato ,alla fine, ognuno riceverà la stessa quota. Chi vivrà vedrà. Cari nipoti abbandonate l’aula. (Escono tutti).

Scena nona

Una settimana dopo. Entrano Carlo ed Onofrio, un attimo dopo suona il campanello.

Fabrizio: E’permesso? … Bene … avete fatto il vostro dovere di cittadini onesti, lasciatemelo dire. Quel Silvestri che personaggio … ha girato tutte le orologerie della provincia per decenni perché non sapeva dove erano finite … chi l’avrebbe mai detto … se quell’uomo non avesse fatto la denuncia nessuno avrebbe saputo niente …

Onofrio: Per me le voleva lui, il denunciante, ma non essendo riuscito a trovarle ha pensato bene di sgombrare il campo denunciando il Silvestri avendolo visto probabilmente o casualmente entrare e uscire dalle orologerie. Per me lo stava pedinando! Avrà saputo dal Silvestri.

Fabrizio: Penso la stessa cosa! I nonni erano commilitoni. Si saranno confessati a vicenda. Sa, in punto di morte ci si lascia andare con i compagni di sventura.


Onofrio:


Mi piacerebbe sapere chi è, ma se vuole così, così sia!


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Fabrizio: Per ragioni sue ha preferito restare nell’anonimato. Oro massiccio … ingranaggi, viti, pesi, rivestimento interno, tutto. Hanno avuto l’accortezza si verniciarle bene per mascherare il metallo prezioso. Un solo peso e stato valutato parecchi milioni, è praticamente un lingotto mimetizzato, immaginatevi un po’.


Carlo:


Chissà di chi erano? (Carlo e Onofrio si guardano).


Fabrizio:        Di nessuno … le hanno fatte  esclusivamente per contrabbandarle …


esportazione illegale … il nonno di Silvestri le ha lasciate a suo suocero per confondere le acque: purtroppo il destino ha voluto che venisse ucciso in guerra.

Maria:              (Entra, ha sentito le ultime parole). E le pendole sono rimaste qui.

Matilde: E ha pagato con soldi falsi … massa di imbroglioni (C’è del rancore). Pazienza, sarà per un’altra volta!

Onofrio:         Cosa devo dire io? Tre pendole (Si astiene del pronunciare “oro”).

svanite nel nulla. Chi erediterà prenderà meno del previsto. Ispettore … ho la cassaforte vuota eh! Venga a vedere. (Vanno). Ha visto … mi hanno spazzato tutto quelle due. Tutto! Non c’era molto ma … insomma … il materiale per i ricambi, dell’oro, poco ma, qualche gioiello … non c’è combinazione che tenga. Ho perfin pensato di sostituirla con una di nuova generazione ma con l’esperienza che hanno .


Fabrizio:


Le denunci.


Onofrio: Negheranno! Comunque abbiamo fatto un accordo: si tengono quello che hanno rubato e non pretendono null’altro.


Maria:


Le pretendenti sono soddisfatte, quindi.


Fabrizio: Contenti voi … vedremo di rintracciare quei secondi “dieci milioni”. Bene allora ci mettiamo una pietra sopra?

Onofrio:         (Guarda Carlo). Mettiamoci una pietra sopra!

Fabrizio:        Consideriamo il caso “pendole” chiuso! (Sta per andarsene). A

proposito: quei primi dieci milioni erano falsi pure loro. Il Silvestri ha confessato.

Addio! (Esce).

Carlo:                 Hai capito perché non batteva ciglio?

Onofrio: (Sta per dire qualcosa ma Carlo lo trattiene). Eh eh! Che ridere! Falsi! (Sembra imbambolato).

Carlo:               Zio, ti senti male?

Onofrio: Tutt’altro! Mi stanno passando nella mente cose strane … fantasie da vecchi.

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Maria:


Deve richiamare il notaio per sistemare la faccenda.


Onofrio:          Per fortuna so che siete disinteressate altrimenti qualche sospetto mi


verrebbe ma, essendo la cassaforte priva di ogni sostanza e avendo appagato le brame di quelle due, posso invecchiare serenamente. (Toglie dalla tasca uno di quei pesi e lo depone sul tavolo).Vieni con me Carlo. Facciamo il riassunto delle perdite.

Matilde:          Non guardi noi … cosa centriamo.

Onofrio:         Vi regalo questo peso: lo meritate!  (Escono).

Maria:              Buttalo via …

Matilde:          Pesa un sacco!

Maria: E’piombo! Andiamo di là a fare il riassunto pure noi: cinquecento mila lire false. Quando le rivedremo?

Matilde:          Dopo morte!

FINE

Ogni riferimento a persone, fatti,e luoghi è puramente casuale.

Il conte Sisini, citato a pagina 26, è il fondatore della “Settimana Enigmistica”.

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