Le piume
LE PIUME
ovvero
UNA GRANDE FAMIGLIA
OPERA BUFFA IN PROSA
di Carlo Terron
A Venezia, odiosa ed adorabile,
a saldo di un antico debito,
nonch ad Esperia Sperani e Mario Scaccia,
interpreti spietati.
PERSONAGGI
ALVISE
MARINA, sua moglie
TOTI, sua figlia; tutti nobili, bench.
BEPI
NENE, sua moglie
ZORZI, suo figlio; tutti plebei, per
Crepi lavarizia, perch star qui a risparmiare quando non costa niente? Che ne direbbe lo scenografo di un archeologico salone, carico di gloria e di crepacci, in un vetusto palazzo veneziano, con un sorriso sdentato che sghignazza sul Canal Grande? Certo, non ci si pu cavar il gusto di inventare, per si pu sempre contare sulla risorsa di copiare e farsi dir bravo. Ma s! Si risparmia in fantasia e si va sul sicuro, si fa per dire. Approfittiamone fin che il putrescente edificio ancora in piedi, che non ne avr per molto. Ha pensato lacqua delle fondamenta a riempirgli di reumatismi le giunture scricchiolanti. La marmorea polifora, tutta buchi, archetti ed archettini, diritti e rovesciati, come una dentiera sgangherata, dalle vetrate a tondini colorati quelli che le restano legati a piombo; il pericolante soffittone a cassettoni, oro vivo e fulgenti pitture un tempo; e, in mezzo, i rimasugli di una Serenissima, bianca, rossa e ben nutrita, coi seni per di fuori e col vessillo di San Giorgio in una mano e laltra persa nella criniera del leone di San Marco, mentre le fa le fusa ai piedi, da gatto soriano cresciuto uno sproposito; e, alle pareti, occhieggianti dalle tenebrose tele, i ritrattoni di famiglia, dal millecento in su: quattro capitani da mar, in armatura e spadone, due sguainate e due no; tre dogi con lacidaro in testa, tutti in piedi, stracchi morti; cinque cardinali seduti, comodi; un patriarca in pulpito, comodissimo; due Papi in trono, ben riposati, e un congruo numero di nobilomeni e damazze imparruccate, persi in luoghi aperti e vegetali, speriamo che non piova: gente per cui si son disturbate le maggiori firme di quattro secoli di pittura veneziana. Tutte copie, ormai, ma son fatte bene e la faccia salva: tanto bene che qualcuna pot essere venduta come loriginale e siamo gi alla seconda. Dopotutto, duecento anni di ozio assicurato e uno sterminio di donne allegre, ma anche malinconiche, mantenute a spese di Tiziano, Tintoretto, Cima da Conegliano, Paolo Veronese, Longhi, Tiepolo, Canaletto, non stato un cambio da buttar via. Lultimo, il divino Giorgine, il pi fortunato, s liquefatto sulle carni rosee di Lina Cavalieri. la sera anniversaria dun solitario rito che si ripete, da venticinque anni, ogni due settembre. Son vive o son fantasmi le due assurde figure vestite senza tempo, immerse nel liquido chiaror lunare? Gi il cappello. Quel frac sbilenco, su camicia di pizzo a jabot, che bacia la mano a un favoloso abito da sera alla schiavona, tutto pennacchi, frange e nastri, sono il conte Alvise e la contessa Marina, altroch! E non si trovano appesi, con gli altri, alle pareti, soltanto perch non c stato un pittore abbastanza economico e sufficientemente privo di umorismo, degno di dipingerli. Ah, putrido Salvador Dal, una volta tanto scenografo e regista ideale!...
ALVISE - Stasera, contessa, vi trovo scarsa di piume.
MARINA - In guardia, conte; il vostro vizio delle piume come loppio del mio avo Morosini. Bisognava continuamente aumentare le dosi e fin per doversi aiutare con la grappa.
ALVISE - E la prima volta, in tanti anni, che mi parlate cos duramente. Da qualche tempo, la dentiera conferisce alla vostra voce unagghiacciante crudelt.
MARINA - Vi chiedo scusa, compatire i mie vapori.
ALVISE - Per carit. Sono i sacrosanti diritti dellet critica, amica mia.
MARINA - (ponendogli affettuosamente una mano sulla mano) Bench alquanto deteriorato, siete rimasto il comprensivo ed affascinante gentiluomo di sempre, Alvise.
ALVISE - Le mie articolazioni scricchiolano, ma, non per questo, il mio cuore ha cessato di cantare.
MARINA - Seduttore! Voi sapete render poetica anche lartrite.
ALVISE - Non sar certo lautunno e nemmeno linverno della vita ad offuscare la primavera e lestate del nostro amore. Rammento: era di maggio ed i ciliegi erano in fiore. I mori, in piazza, battevano dodici colpi per separare un venerd da un sabato, mentre le nostre gondole scivolavano sulle acque della laguna per congiungere il ponte della Canonica al ponte dei Sospiri, quando due penne di colibr, librate fra i vostri capelli biondi, sfiorarono la mia mano, fortunatamente, in quel momento, priva di guanto, essendo occupata a regolare lorologio.
MARINA - Ve ne ricordate ancora!?
ALVISE - Come non potrei? Bench tinti, i vostri capelli sono pur rimasti biondi.
MARINA - E i vostri baffi: bruni.
ALVISE - In questo scolorar di sembiante, son racchiusi due destini.
MARINA - Giuste, parole, Alvise! Nulla come il vostro cinto erniario rinverdisce i ricordi di quando non lavevate.
ALVISE - Vi fui presentato due giorni dopo, a messa, alla Salute. Voi eravate molto stanca. Tanto stanca eravate che, di mano, vi caddero le rose. Non vero che, di mano, vi caddero le rose, tanto stanca eravate?...
MARINA - Non lo nego. Per, se ben rammento, si trattava di garofani.
ALVISE - Ah s Ciononostante, quella mattina, feci un patto e un voto con me stesso. Che sareste stata mia e che, ogni giorno, al crepuscolo, mancando, per una malintesa economia del Comune, i colibr, mi sarei recato a raccogliere le umili piume, cadute ai colombi di piazza San Marco e le avrei conservate in vostro omaggio. E voi dite il mio vizio!
MARINA - Eppure, il vostro primo dono fu un boa di penne di gallo cedrone!
ALVISE - Ormai, ero prigioniero delle piume.
MARINA - Per mantenere fede a quel voto, non vi allontanaste mai pi da Venezia, nemmeno per ventiquattrore. Non mancaste neanche nei giorni terribili del tifo e non erano stati ancora inventati gli antibiotici.
ALVISE - Si trattava di un impegno donore.
MARINA - Perch il rito gentile non fosse interrotto, allo scoppiar della guerra, non indietreggiaste nemmeno davanti al sacrificio di vendere il Cima da Conegliano per farvi riformare, rinunciando alla carriera del guerriero, tradizione di famiglia.
ALVISE - Era il ritratto del doge Almor, eroe di Lepanto.
MARINA - Son sacrifici che una donna non dimentica.
ALVISE - Cosa non avrei fatto, cosa non farei per voi, contessa?
MARINA - E cos, un giorno dopo laltro, nacque la vostra collezione di piume di piccione, divenuta celebre in tutto il mondo.
ALVISE - Merito vostro. Correggetemi se sbaglio. Una al giorno, per venticinque anni, col suo tesoretto, stretto da un nastro di seta rossa, la data autografa e un pizzico di naftalina, fanno 9125 minuscole bare di vetro di Murano, andate a riempire venticinque scaffali di palissandro.
MARINA - Sempre la vostra aristocratica modestia. Sono di pi.
ALVISE - Mi fossi mai sbagliato? (fa dei calcoli) Un anno 365 giorni; 365 per venticinque ma s fanno sempre 9125.
MARINA - La vostra incipiente demenza vi fa dimenticare gli anni bisestili, conte.
ALVISE - Smemorato che fui! E allora?
MARINA - Sono sei di pi.
ALVISE - Eh gi 9131: un bel numero. Pi amore, pi fedelt, pi piume. Pensate, alle nostre nozze doro, saranno saranno
MARINA - Saranno il doppio, Alvise.
ALVISE - Dite?
MARINA - Penso.
ALVISE - Che abilit di calcolo! E allora, quante, quante, gran Dio?
MARINA - (repentina) Due per 9131: 18. 262.
ALVISE - Sembra un numero del telefono. meraviglioso. Oh lasciatemi assaporare la vertigine matematica!
MARINA - Assaporate pure con comodo, amico mio. Ne avete il diritto.
ALVISE - Ah, mi dovete durare a lungo, Marina. Ogni anno, ogni mese, ogni settimana, ogni giorno che mi regalate, la mia collezione si arricchisce.. chiamatemi egoista, chiamatemi ambizioso, ma vorrei giungere a festeggiare le ventimila.
MARINA - Per parte mia, son decisa a fare tutto il possibile.
ALVISE - Che creatura squisita siete!
MARINA - Speriamo che durino anche i colombi.
ALVISE - Speriamo.
MARINA - E lunica risorsa sulla quale Venezia pu ancora contare.
ALVISE - Ed io non avr speso invano la vita, dedicandola a tramandare ai posteri la gentilezza di questa sua superstite gloria. Resta assorto nella contemplazione delle effigi dei suoi antenati.
MARINA - Guardateli pure. Occhi negli occhi. Non ne siete indegno.
ALVISE - Marina, Marina, voi mi scrutate in fondo allanima.
MARINA - Quattro capitani da mar, tre dogi, otto avogadori, cinque cardinali, un patriarca, due papi, una santa e un beato. Un bel capitale, per.
ALVISE - (la modestia in persona) Ed io, le mie piume. Che magnifica continuit di ideali e di conquiste!
MARINA - A che, allora, quellombra di malinconia sui resti di quello che fu uno dei volti pi virili ed alteri di tutto il Lombardo-Veneto?
ALVISE - Non volete?... Di anno in anno, al rito di questo nostro anniversario, voi vi siete andata progressivamente spiumando.
MARINA - Alvise Se sapeste, Alvise!...
ALVISE - Le piume sono uno stato danimo, Marina. Ricordo i primi anni, a questa data. Sulle chiome, sulle vesti, perfino sulla vostra biancheria intima, era una festa, un delirio, unorgia di struzzi, di aironi, di aspr, di paradisi
MARINA - Non si vive di sole piume, amico mio.
ALVISE - Crudele. Che vale ingannarci? Leggo nel depauperamento del vostro interesse per loro, lintorpidirsi dellantica fiamma.
MARINA - Ebbene, mi costringete a confidarvi un segreto che non avrei voluto mai rivelare ad anima viva.
ALVISE - Gran Dio, che sospetto! Occhi negli occhi: che, per caso, le piume voi le preferite attaccate agli uccelli vivi?
MARINA - Rassicuratevi. Vivi o morti, a forza di abusarne, m venuta la febbre della piuma, ecco tutto. Ho consultato dottori, maghi, fattucchiere: nulla. Sono ridotta che, solo la vista di un semplice pollastro mi fa starnutire da maledetta.
ALVISE - Pietosa menzogna!
MARINA - Ma una scena di gelosia? Ah che regalo!
ALVISE - E queste poche che avete addosso, allora? Io non vho ancora sentita starnutire.
MARINA - Son piume finte, Alvise: copie, come i quadri di famiglia.
ALVISE - Ah, non ditemelo! Ed io che vagheggiavo la vostra agonia sotto una coltre di piume di cigno!...
MARINA - Vi do la parola che, se toccher prima a voi, sar io, con le mie mani, a stendervela sul letto. ALVISE - E se dovesse toccare prima a voi?
MARINA - Perch dovrebbe toccare prima a me, abbiate pazienza? Avete dieci anni di pi e larteriosclerosi vi sta assediando da ogni parte.
ALVISE - Contessa, che mai la vita?
MARINA - B, adesso non esageriamo.
ALVISE - Non altro che lombra di un sogno fuggente.
MARINA - S, va bene, ma anche un sogno, pi lungo dura e meno peggio . Io mi so accontentare.
ALVISE - La favola breve presto finita. Il solo immortale lamor.
MARINA - Daccordo, daccordo. Per
ALVISE - (insinuante) E allora?...
MARINA - Allora - cosa?
ALVISE - Se toccasse prima a voi?
MARINA - Perch volete togliermi la gioia di essere io a chiudervi gli occhi? lultima soddisfazione che mi resta.
ALVISE - E perch voi volete toglierla a me?
MARINA - Perch io vi amo, Alvise.
ALVISE - Ed io, non vi amo forse?
MARINA - Ma io un po di pi. Siate galante, concedetemelo.
ALVISE - E sia (macch, incalzando) Ma se toccasse prima a voi? Se toccasse prima a voi?... Dite.
MARINA - Una semplice ipotesi?
ALVISE - Una semplice ipotesi.
MARINA - Improbabile?
ALVISE - Possibile. Siate buona.
MARINA - Ebbene, se il destino dovesse essere cos illogico e carogna, penso che, in quel momento, una malattia avr scacciato laltra e potr sopportare la vostra maledetta coperta di cigno.
ALVISE - Anche se sar destate?
MARINA - Anche se sar destate. Vuol dire che creper sudando.
ALVISE - (le cade davanti in ginocchio e le copre le mani di baci) Grazie, grazie! Un po meno fantasma, ma non troppo, entra Bepi, servo, maggiordomo, confidente, complice di famiglia e altro; gagliardo aitante, sufficientemente conservato, in tonalit di truce simpatia. Va alla vetrata sul canale, la apre, mette fuori una delle sue lunghe braccia sotto la manica son pelosissime fa un gesto con la mano che c attaccata in fondo e si sente venir su una patetica mandolinata accompagnata da allegri fuochi artificiali completamente silenziosi.
ALVISE - Si comincia mica coi botti?
BEPI - Nossignore.
ALVISE - Sempre innovazioni. Guardano ed ascoltano silenziosi, a libito del regista. Non riesco a capire precisamente ch, ma, se la memoria non minganna, ho limpressione che, a questi fuochi, manchi qualche cosa.
BEPI - Manca il fracasso, signor conte.
ALVISE - Che, dei fuochi, il lato allegro. Fuochi senza botto e minestra senza sale sono un gioco che non vale. Sentirsi tremare la terra sotto i piedi e i colpi ripercossi sulla pelle dello stomaco come un tamburo il miglior surrogato di un bombardamento. Si commemorava, in una volta sola, il sacro anniversario delle nostre nozze e la giusta guerra che non ho potuto fare.
BEPI - Tutto Dio, patria e famiglia, il signor conte!
ALVISE - Li hai presi, per caso, muti perch costano meno?
BEPI - Nossignore. Costano di pi.
ALVISE - Perch tacitarli se era anche un risparmio?
MARINA - Vanno bene cos, amico mio. C maggior intimit. Lanno passato sono andata a rischio di rimetterci i timpani.
ALVISE - Avrei detto che la vostra incipiente sordit li avrebbe sopportati meglio, contessa.
MARINA - Al contrario. Li sopporto male, perch ci sento bene. Con la vostra consueta generosit, voi state attribuendo a me ci che sta accadendo a voi.
ALVISE - Dite?
MARINA - Dico.
ALVISE - Falsi anche i fuochi A che si ridurr il nostro matrimonio? stata dunque uniniziativa vostra?
BEPI - (reciso) No. E stata uniniziativa mia.
MARINA - Un aristocratico pensiero, Bepi. Dei fuochi silenziosi per non disturbare la serenata.
BEPI - No, signora contessa: per non far crollare il palazzo. Qui si vive come in trincea. Ormai, sta in piedi su una gamba sola e laltra in acqua. Bastano quattro botti per farlo precipitare in fondo al canale, tirandosi dietro tutta Venezia e buonanotte.
ALVISE - Cosa bella e mortal passa e non dura.
MARINA - Non capisco, conte, perch dobbiate fare questa riflessione archeologica guardando fisso me.
ALVISE - Perdonate lindelicatezza, amica mia, mi ero scordato di girar la testa.
BEPI - Scusi lindiscrezione, era verso di me che aveva intenzione di girarla? Avverto, con rispetto parlando, che io son quello che si conserva meglio, qui dentro. Se la Provvidenza non far qualcuno dei suoi scherzi da prete, sar io a seppellire tutti.
ALVISE - Nemmeno verso di te, fedele Bepi. Era una considerazione filosofica, dritta davanti a me.
BEPI - A scanso di equivoci, in caso di considerazioni che sfondano i muri, prudente parlare chiudendo gli occhi.
ALVISE - Seguir il tuo consiglio.
MARINA - Sempre bello, sempre saggio e sempre ardito il nostro Bepi.
BEPI - Grazie, contessa, aspettavo che me lo dicesse. Ma la cerimonia si protratta pi degli altri anni. Se non si mettono a tavola, il riso diventer lungo, sar una catastrofe per la Nene e, poi, io dovr subirne le conseguenze.
MARINA - Prego, amico mio. Si pongono alle due estremit di una lunghissima tavola apparecchiata a tovaglia di pizzo di Burano, porcellana di Svres, vetri di Murano, cristalli di Boemia, posate dargento e due candelieri del Sansovino, accesi. Per quanto in malora, presso questa gente, resta sempre roba a sufficienza per unasta di antiquariato.
BEPI - (a un uscio, chiamando) Nene: i risi e bisi! Il tempo di versare il vino nei bicchieri ed gi qui la Nene con una zuppiera fumante da mettere in tavola. I due convitati si servono e cominciano a mangiare.
BEPI - Cosa aspetti? Che la faraona arrosto collarancia venga qui con le sue gambe?
NENE - Aspetto che mi diano la soddisfazione di dirmi che la minestra va bene. Ma non me la daranno.
BEPI - E se trovassero che non va bene?
NENE - Vorrebbe dire che non hanno buon gusto.
MARINA - Come potrebbe non andar bene, Nene? In venticinque anni che fai da mangiare, due giorni s e uno no, sempre quella, hai raggiunto la perfezione.
NENE - Non mi sa mica tanto un complimento, sa.
BEPI - La scusi, contessa: ha la menopausa di traverso.
ALVISE - Trovi anche tu, Nene, che, di noi, il tuo
BEPI - colui che si conservato meglio?
NENE - Chi lo dice?
ALVISE - Lui stesso.
NENE - Ah! lunico a crederlo in tutto il sestiere.
MARINA - Tutto considerato, son dello stesso parere anchio.
NENE - Il - mio - o - il - suo?
MARINA - Il suo.
NENE - Vuol dire che, invece di uno solo, sono in due a crederlo.
ALVISE - E gi il doppio. Ho calcolato bene? Gesto incoraggiante alla consorte.
NENE - La contessa ha sempre avuto un debole per il Bepi, bisogna aver pazienza. Lunica a poter dir qualcosa con cognizione di causa, dovrei essere io, mi pare.
ALVISE - Facci dunque ascoltare il tuo parere.
NENE - Preferisco non pronunciarmi. Oltretutto, ha anche le mani lunghe. La sberla lunica funzione che non gli si indebolita. Di pi non posso dire perch, stasera, sotto le coperte, con lui, devo andarci io.
BEPI - (se le pedate avessero la voce, userebbero questo tono) La faraona! Via la moglie, egli va a raccogliere i piatti. Lei, invece, non si indebolita in niente. una donna priva della coscienza del tempo. Pretende le stesse prestazioni di trentanni fa.
ALVISE - Non afferro.
MARINA - Se non ho mal compreso,
BEPI - intende dire che, per lei, non ancora giunta la saziet.
BEPI - Proprio cos. Anzi.
MARINA - Anzi?
BEPI - Anzi, anzi. Non gelosa. Ahim, soltanto esigente. Ha una memoria di ferro. Non c particolare, durata, intensit, frequenza che le sia caduto dalla mente e a cui sia disposta a rinunciare. Non si arrende. Una continua guerra di confronti contro il meglio e contro il passato. spossante, avvilente e depressivo. Uno rende anche meno di quanto potrebbe rendere.
ALVISE - Sar lo scirocco: continuo a non afferrare.
MARINA - Fate uno sforzo, amico mio, se vi riesce, fra le macerie della vostra sostanza grigia, di recuperare, in qualche angolo sperduto, la parola ninfomania. Sul crinale dellet critica, succede a molte donne.
ALVISE - Ma non a voi, contessa.
MARINA - In certi casi, di necessit occorre far virt, amico mio.
ALVISE - (allungando una mano ad accarezzarne una di lei) Non faccio per vantarmi, ma siete una donna esemplare. Da tempo, in voi, lo spirito ha vinto la materia.
MARINA - Colpa volevo dire merito vostro. Torna la cuoca. In una mano, un piatto dargento con la faraona; nellaltra, un gran vassoio pieno di posta.
NENE - Questa la faraona. (in tavola) Procurino di avanzarne un po nel caso arrivassero i ragazzi. Alla loro piace lala, al nostro la coscia. E queste (su una consolle) son le lettere, i biglietti e i telegrammi arrivati fino a questo momento. Stavolta, me ne vado subito perch mi rivolta lo stomaco sentirli leggere da mio marito. Non invidio coloro che dovranno assistere alla scena. Coraggio. (e, infatti, via)
BEPI - Lo fa per dispetto!... Come gli altri anni, signora contessa?
MARINA - Come gli altri anni, Bepi, di!...
BEPI - (dal modo di pronunciare i nomi dei mittenti che si sono congratulati, deve credere di trovarsi ad annunciare gli ospiti del re sole in una serata di gala a Versailles, bisogna capirlo: la grande occasione che gli capita pi solo una volta allanno). I Corner, gli Adorno, Sua Eccellenza Grimaldi, Il Patriarca, gli Erizzo, i Manin, il Prefetto, il vice questore
MARINA - Il vice? Perch non il questore intero?
BEPI - Il questore a letto con la bronchite, contessa i due Foscari, i Sagredo, il presidente del consiglio
MARINA - Che - nome - fa?
BEPI - Quello in carica Toti dal Monte, i Contarini, il sindaco e la maggioranza comunale, gli Elmo, il vescovo di Padova, il nobiluomo Vidal, Simon Boccanegra, Monsignor Cippico, lassociazione delle donne cattoliche, conte e contessa Venier, lassociazione degli uomini cattolici, il vescovo di Adria, i Fasan, la superiora del convento delle Grazie
ALVISE - Ancora viva?
BEPI - Non saprei dirle. Lultima volta che lho vista non cerano ancora i vaporetti.
MARINA - Ecco unaltra che si conserva bene.
BEPI - La Pira, sindaco, Edda e Rachele, i Labia, i Vivarini, Maria Callas, Achille Lauro, il direttore del seminario, i canonici del capitolo di San Marco
MARINA - Tutti?
BEPI - Certo. O tutti o niente Principe Antonio De Curtis, i Mocenigo, i Doria, il direttore del Corriere della Sera, i Loredan, cardinal Siri, cardinal Ottaviani, un altro cardinale che ha una pessima calligrafia, Claudio Villa, onorevole Pella, onorevole Scelba, cardinal Micara, Padre Zucca, Stringhetta gondoliere, onorevole Andreotti, Francisco Franco e signora, Pietro Nenni
ALVISE - Mai sentito nominare.
MARINA - Chi ? Ela prima volta che si fa sentire.
BEPI - In fondo, uno che vi vuol bene Marin Faliero, il conte di Carmagnola, i Correr, i Bragadin, il parroco della Salute, i Rezzonico, il sagrestano dei Frari, i Moser, il vescovo di Vicenza, il comandante dei carabinieri, Wally Toscanini, Zanza lavandaia, i Canceliere Adenauer
MARINA - Autografo?
BEPI - Non si capisce. scritto in tedesco.
MARINA - Se in tedesco autografo.
BEPI - Umberto
MARINA - Che caro. Mai che si dimentichi.
BEPI - Emma Gramatica, suor Pasqualina, una cambiale in protesto
ALVISE - Come - nasce?
BEPI - Nasce plebea, di sicuro, signor conte Gedda professor, dottor Luigi, i Labia, i Morosini, il barbiere del campo del Piovan, la congregazione del Santo Uffizio, i Dandolo, Anna Fougez, la vedova De Gasperi, i Tron, i Vendramin
ALVISE - Ci son proprio tutti.
MARINA - Mancano i Tiepolo, quei maledetti!
BEPI - Eccoli, contessa.
MARINA - Sempre in ritardo, i Tiepolo. Ora s, ci siamo tutti. E quando morir vostro padre, Alvise, ne avremo anche di pi Un momento, ci siamo tutti Tranne nostra figlia, ci siamo tutti. E anche vostro figlio, Bepi. il primo anno e ci cresciuto in casa!
BEPI - Mi vergogno da disperato, contessa. Aveva data certa la sua presenza per il fausto anniversario.
MARINA - Non ho capito la vostra debolezza di lasciarlo andar a correre a rotta di collo su e gi per la neve, con quel freddo. Morto voi, qui aveva il suo posto assicurato, al caldo, vita natural durante.
BEPI - Dice che cera troppo da aspettare. E se anche io una semplice ipotesi mi fossi deciso presto ad andare allaltro mondo, per lasciargli il posto, n la loro et, n la loro salute, e, tanto meno la stabilit delledificio erano una garanzia dimpiego sicuro e a lunga durata. Mentre, invece, sulla neve, si rinforza i muscoli, si abbronza la pelle, guadagna un mucchio di carte da mille, si fa un fottio di belle donne e non costretto ad andare a messa tutti i giorni.
ALVISE - Che - significa - fottio?
BEPI - Significa una gran bella cosa, signor conte.
ALVISE - La voglio anchio.
BEPI - Mi sa che, ormai, tardi, eccellenza.
MARINA - (Che ci ha pensato su) Questo dice? Ma privo di timor di Dio!
BEPI - Generazione fatta cos, contessa. Insomma, ha preferito essere un maestro come li chiamano? Un maestro di sci, ecco, quelli.
ALVISE - Di cosa?
BEPI - Una parola, farglielo capire.
MARINA - Quei legni che la Toti si mette sotto i piedi per scivolare sulla neve, caro.
BEPI - Ha, appunto, scritto davere avuto lonore di dar lezioni alla contessina.
MARINA - Ha scritto, anche lei, che ha avuto il piacere di farsele dare. Non le bastava lacqua di Venezia, ha dovuto andare a cercare anche la neve di Cortina. Di nuovo, la
NENE - che, come entra esce.
NENE - La posta non finita. C unaltra lettera.
MARINA - Come - nasce?
BEPI - (al quale rimasta in mano) E chiusa con la ceralacca.
MARINA - La si apra.
BEPI - (Dopo aver rotto il sigillo, naturalmente) Oh!... E del signor Conte Padre. Non so se debbo
ALVISE - Leggi, leggi, pure, Bepi.
BEPI - Manicomio di San Servolo, reparto tranquilli, gioved. Diletto Alvise, in questo lieto giorno che dimeneo le faci si accendono per te, la venticinquesima volta, pongo nelle tue mani la nostra pi preziosa eredit. Appartiene alla famiglia da cinque secoli. Sappi conservarcela e, soprattutto, sappi esserne degno. Dio ce lha data, guai a chi la tocca. Te la confido con la coscienza daverne fatto buon uso. A me non serve pi. Ora passa a te. Fatti onore. Proprio stamattina, questi gran dottori si son arresi e mhan dichiarato cronico. Evviva! Ti benedice, insieme alla tua casta sposa, il tuo felice padre Josepho, califfo dOriente, pontefice massimo dOccidente, Bal di Cipro e imperatore delle isole felici.
MARINA - Era ora!
ALVISE - Finalmente cronico!
BEPI - A chi deve tutti quei titoli?
MARINA - Alla paralisi progressiva.
BEPI - C un poscritto: Ti invio una penna nera che son riuscito a strappare alla gallina padovana delle monache: Viva gli alpini!.
ALVISE - (prendendone possesso) Caro pap!... Bench astemia, contessa, festeggiate con me lavvenimento con un brindisi. Versa lo spumante, Bepi.
MARINA - Un bicchiere anche per te.
BEPI - Grazie. Brindano. Chi avrebbe detto che avevano ancora qualcosa da ereditare! E di che si tratta, - se - - lecito?
ALVISE - Come si fa? un segreto di famiglia.
BEPI - Indosso da venticinque anni la loro livrea. Di questa casa ho condiviso gioie e dolori, splendori e miserie, sconfitte e glorie. Mi sarei aspettato di meritare una piccola prova di fiducia.
MARINA - Conte, una giornata eccezionale e la fedelt del
BEPI - va premiata. Suvvia, cercate di rammendare i buchi della vostra memoria e fate una succinta storia di questa invidiata eredit.
ALVISE - Il vostro desiderio ordine. Ma da dove comincio?
MARINA - Dalla scoperta dellAmerica, naturalmente.
ALVISE - Il guaio che non me ne ricordo la data.
BEPI - 1492.
ALVISE - Pu darsi. Il resto lo so tutto. Se quella data una data storica per la scoperta del nuovo mondo, che, poi, in realt, era vecchissimo
MARINA - Cercate di non divagare.
ALVISE - Non lo meno per un diverso avvenimento, altrettanto importante. Della prima, si pigli pure il merito Cristoforo Colombo. Mai uomo fu tanto fortunato per aver sbagliato strada. Ma la gloria del secondo spetta a un mio antenato, il quale, vedi combinazione, portava il mio stesso nome: - Alvise, - salvo - errore. - Dico - bene?
MARINA - Benissimo, finora.
ALVISE - Per grazia di Dio, lavo Alvise, gran capitano da mar, faceva parte della ciurma.
MARINA - Fareste meglio a dire dellequipaggio.
ALVISE - Voi avete il senso del termine gentile Da qual primo viaggio, furono portate in Europa tre cose sconosciute che dovevano influire profondamente sulla civilt del vecchio mondo e delle quali non saremo mai grati abbastanza allAmerica: le patate, i pomodori e la sifilide.
BEPI - Prima non cera?
ALVISE - Ma no! Pensa che lacuna Dunque: le patate e i pomodori giunsero nella valigia di due oscuri marinai; la sifilide, dono di una principessa azteca, invece fu pi fortunata: fece il viaggio nascosta nel sangue di Alvise. Contrariamente agli altri, che andavano piantando pomodori a vanvera, egli mir subito pi in alto, decidendo di favorire il ceto al quale apparteneva. Fece bene, fece male a considerare come privilegio e monopolio di pochi le proprie spirochete; e lasciando, successivamente, alla concorrenza sleale di chi se ne era avvantaggiato, il sottoporle a un degradante processo di democratizzazione che dette luogo alla cosiddetta sifilide di massa? Si fa presto a dire ingiustizia sociale, bisogna considerare i tempi. Sulla questione si discusso molto. Tu che ne pensi?
BEPI - Mah!... non facile rispondere.
ALVISE - Visto che, in un secondo tempo, anche il popolo ne pot largamente beneficiare, io dico che fece bene. Dopotutto, era roba sua, laveva importata lui. S, s; fece bene. Tanto pi che la prima ad approfittarne fu la regina Isabella dAragona. Come patrona della spedizione, ne aveva diritto.
ALVISE - non ebbe pi requie un momento; fu accolto, con onori regali, in ogni corte dEuropa. Ora qua, ora l: tutti lo volevano vedere, lo volevano provare. E la sifilide dei Badoero divenne la sifilide dei re.
BEPI - Vorr dire delle regine.
ALVISE - Di tutti e due. Quello fu il periodo di maggior splendore della nostra casa. Compiuta la sua missione,
ALVISE - la pass in eredit al figlio primogenito e cos, di generazione in generazione, finalmente, oggi, giunta a me. Ma che battaglia per conservare incontaminato il ceppo! Furono quattro secoli di strenua lotta contro il mercurio, larsenico, lo iodio, il bismuto ogni giorno ne inventavano una nuova. Lultimo colpo tent di infliggercelo la penicillina. Per, non prevalse. La sifilide dei Badoero pi forte di tutto. S assopita ma non si spenta.
BEPI - E che ne fu del conte Alvise?
ALVISE - Ah s. Mor paralitico, con la benedizione del Santo Padre, carico di onorificenze e di piume, sulla poltrona del doge Almor, proprio in questa sala, sputando nel canale, in testa ai gondolieri, e scongiurando la propria mamma di dargli il sole, dopo essersi autoproclamato Califfo dOriente e gran bal di Cipro.
MARINA - Come, puntualmente, tutti i Badoero che vennero dopo. diventata una tradizione.
BEPI - (col baciamano) Ora tocca dunque a lei diventar Califfo, signor Conte.
ALVISE - Spero, collaiuto di Dio. Ma una grande responsabilit che si aggiunge a quella delle piume. Resistere a tutte quelle cure!? Sar allaltezza?
MARINA - Fede, pazienza e perseveranza, il vostro stemma. Siete sulla buona strada. ALVISE - Dite - davvero?
MARINA - Alla vostra et, vostro padre non cera neanche paragone.
ALVISE - Proprio?
MARINA - Proprio. Voi non avete perso tempo. Testimone Bepi.
BEPI - Ma certo. Lei gi molto pi balordo. perch lei non si vede, ma, da un giorno allaltro, fa progressi giganteschi.
ALVISE - Non che laffetto vi acceca?
BEPI - Cosa dice, eccellenza?
MARINA - Parola, Alvise.
ALVISE - Cara!
BEPI - Forza, signor conte, vedr che ce la fa.
ALVISE - Mi sento cos inferiore al compito!
BEPI - Il suo difetto la modestia. Lei non si conosce.
MARINA - Naturalmente, la via lunga, ma io ho degli ottimi presentimenti. Siete gi tutto postumo.
ALVISE - Sempre troppo buona, contessa. Inciampando nel troppo buona, entra la Nene, e va, dritta, a controllare i resti del pasto.
NENE - Meno male che han lasciato qualche cosa.
BEPI - D un po su, tu, Nene, che sei la voce della verit. Invecchiando, il signor conte ha timore di dover sfigurare nei confronti di suo padre.
NENE - Le solite stupidate. Che stia attento, perch, di questo passo, arriva primo lui.
MARINA - Sentito, caro? Perfino la Nene, che ha locchio impietoso, ottimista.
ALVISE - Ho udito giusto? Arrivar primo? Sarebbe una imperdonabile mancanza di rispetto filiale. Nessuno di noi, finora, ha mai osato scavalcare il proprio padre.
NENE - Ho idea che cominci lei.
ALVISE - Santo cielo, guai! A chi rimarrebbe leredit?
MARINA - Anche se non mi userete la delicatezza di lasciarmi vedova prima daver perso il suocero, e persisto a sperare che ne siate capace, purtroppo non abbiamo figli maschi. Riuscite ad afferrare il concetto?
ALVISE - Gran Dio, vero, ora che me lo fate osservare. Tutto finir, dunque con me? Ah, che onta! Credete, amica mia, di essere ancora in grado, - voi?
NENE - Lascino stare queste dispute. Diano a bada a me. Non sono in grado nessuno dei due Anzi: nessuno dei tre. da quel d!
BEPI - Potresti mettertici anche tu, cos facciamo numero pari.
ALVISE - (perch fissando, ma proprio fissando in faccia la cuoca) Ah, il passato, perch, perch maccusa?!
MARINA - Non guardate la Nene, dicendo cos, Alvise. Potreste far credere che sia colpa sua.
NENE - Se qui c una che di queste faccende non abbia nessuna colpa, son proprio io. So quel che dico.
BEPI - Perch rimproverare la signora contessa di non aver saputo mettere al mondo un maschio e te, invece, s? Dovresti piuttosto, ringraziare me.
NENE - Te, non mi passa neanche per la testa; e lei, non sono io che la rimprovero. Sono i pantaloni di mio figlio.
BEPI - Dovresti avere, almeno, la finezza di dire nostro figlio.
NENE - No: dico mio. I pantaloni del mio.
BEPI - Lo vuole tutto per s. Ha una fissazione per il sesso. Specialmente quello maschile. Non lo cede.
NENE - E me ne vanto.
MARINA - E se cambiassimo discorso?
BEPI - Chiedo scusa.
NENE - E meglio. Ero venuta ad avvertire che la contessina arrivata e sta facendo il bagno. Lha accompagnata il Zorzi. Fino a piazzale Roma in automobile, e da piazzale Roma a palazzo in gondola.
BEPI - E da quando in qua, nostro figlio ha lautomobile?
NENE - Ce lha. Tanto per cominciare, ce lha. E il resto verr dopo.
MARINA - Se l fatta con la neve?
NENE - Con la neve.
BEPI - Mai pensato che la neve fosse una professione.
NENE - Sulla neve, non c soltanto il giorno, c anche la notte.
BEPI - Per - far - che?
NENE - Per lavorare.
MARINA - Ho capito, fa gli straordinari.
NENE - A lavorare, lui si diverte. Lautomobile glielha regalata unamericana di passaggio che voleva trasferirlo sulle nevi del Canad, tanto rimasta contenta.
MARINA - Del giorno o della notte?
NENE - Ventiquattrore su ventiquattro. Ed esce come una regina madre.
MARINA - Mi devo ricredere. Avete un figlio doro, Bepi.
BEPI - Per, vedono? Basta che si tratti di nostro figlio e mi tiene alloscuro di tutto.
MARINA - (unocchiata al consorte) Interpreto male lespressione spenta del vostro viso, o vi state appisolando, amico mio?
ALVISE - Franchezza per franchezza: lo scirocco, sommato alle emozioni della giornata, mi han fatto venir sonno.
MARINA - Andiamo. Un saluto alla Toti e poi a letto.
BEPI - Buonanotte, eccellenza.
ALVISE - notte.
MARINA - Se credete che possa esservi utile in qualche cosa per celebrare il sacramento del matrimonio, sono a vostra disposizione.
ALVISE - (severo) E venerd, contessa!
MARINA - Ah gi! Speriamo in uno dei prossimi sabati.
ALVISE - Tenteremo. Esce al braccio della contessa. Pochi minuti per rassettare la tavola e
BEPI - viene raggiunto da Zorzi. Basta unocchiata, si capisce subito come lamericana gli abbia lasciato lautomobile. E gli ha regalato anche poco. Occhi, denti, spalle, ed altro non visibile, sono i quattro tempi di unaggressiva sinfonia del sesso.
ZORZI - (unaffettuosa manata sulla spalla) Ancora vivi, gente?
BEPI - Beato chi ti vede. Almeno il due settembre, dovresti ricordartene. La contessa lha notato. ZORZI Si vede che tiene in mente le date. E dire che, per far prima, la Toti non mi ha lasciato neanche cenare. Ho una fame che la bocca dello stomaco mi batte sulla rotella del ginocchio. Qua dura labitudine di cenare coi resti dei padroni, a quel che vedo. Piglia su un fuso di faraona con le mani e ci d dentro coi denti che son dei gran bei denti.
BEPI - Tutto - bene - sulla - neve?
ZORZI - Dipende.
BEPI - Sento che hai perfino lautomobile.
ZORZI - Mi stavo facendo una posizione, una posizione mi stavo facendo.
BEPI - E non te la fai pi? Cos, si sono sciolti i ghiacciai?
ZORZI - La storia una sola. Per il mio lavoro, bisogna essere liberi. Come laria, bisogna essere.
BEPI - Pi libero di te?
ZORZI - Tempo passato. Dio mi stramaledica, mi dovevo andare anche ad innamorare.
BEPI - E il meno che possa capitare ad uno della tua et. Piacesse alla Provvidenza che ti decidessi a metter su famiglia. Io, alla tua et, ero gi sposato e padre.
ZORZI - E si vede come sei finito. proprio per lesempio tuo che mi faccio rabbia.
BEPI - Coshai da dire contro lesempio mio?
ZORZI - Dico soltanto che, per far fortuna nel mio mestiere, quando si possiedono certe risorse, bisogna rimaner scapoli. Soltanto fin che si una preda senza guinzaglio, si riesce a far colpo con le forestiere che vengono a fratturarsi le ossa sui campi di neve. Non si ha idea il rispetto che, quelle matte, hanno della propriet altrui. Che paesi!...
BEPI - Capace di aver gi preso moglie senza avvisare nemmeno tuo padre, n tua madre.
ZORZI - Non lho presa ancora, ma non potr fare a meno di prenderla presto. Io mi sto vendendo sottocosto, mi sto vendendo.
BEPI - E - proprio - tanto - urgente?
ZORZI - Ho paura di s. Almeno, pare che, per lei, lo sia. A proposito, fin che siamo sul discorso, prima che me ne dimentichi, ti comunico che quella che ho deciso di sposare la Toti. Il
BEPI - lascia cadere una zuppiera di porcellana di Svres, fortunatamente vuota cos non sporca per terra, ma, ciononostante, va in alcune dozzine di frantumi. Bravo, distruggi anche lantiquariato che lunica dote della Toti.
BEPI - Ho sentito bene?
ZORZI - Hai sentito benissimo.
BEPI - La - contessina?
ZORZI - Io la chiamo e la chiamer sempre soltanto la Toti. Se Dio vuole, maritandosi con me, perde il titolo.
BEPI - E la fine del mondo.
ZORZI - Che ti devo dire? Ognuno si aiuta come pu.
BEPI - Ma avete giocato assieme!...
ZORZI - E ben questo. abbiamo ricominciato a giocare. Soltanto, altri giochi. E, in una settimana, mi sono trovato incastrato. Ma da perdere il sonno, da perdere. E lei pi di me, che tutto dire, porca miseria! E cos, mi trovo come il condannato nella cella della morte.
BEPI - Cose che succedono solo sulla neve!
ZORZI - Succedono tante cose sulla neve!
BEPI - E dire che, ai tempi miei, ci si andava solo per raccogliere stelle alpine.
ZORZI - Stramaledetto il giorno che le venuta lidea di venire a Cortina.
BEPI - Con quel freddo.
ZORZI - E proprio il freddo che fa venir caldo.
BEPI - E hai in mente che, i suoi, te la diano per la tua bella faccia sportiva, dicendoti grazie?
ZORZI - Pap, tu ragioni ancora come ai tempi di Giolitti. Maggiorenne me, maggiorenne lei, con tutta la loro nobilt, non gli resta che bere freddo e orinar caldo. Oh, personalmente, io ci rimetto.
BEPI - A diventar marito di una Badoero, ci rimetti?
ZORZI - Te lo regalo, qui, il mausoleo pieno di spifferi e gli antenati alle pareti. Non pi tardi di otto giorni fa, avrei potuto farmi esportare da una vedova ancora in efficienza che non ti dico, proprietaria di mezzo Colorado a dir poco. Occasioni del genere, a me, me ne capitano una alla settimana, me ne cpitano.
BEPI - E tua madre lo sa?
ZORZI - A stomaco vuoto, non mi son sentito il coraggio di dirglielo.
BEPI - Allora, vado io a darle la bella notizia.
ZORZI - Non una bella notizia. una bastonata in testa che m capitata.
BEPI - Per lei, sar una bellissima notizia. Suocera della contessina, figurarsi! Ne ha abbastanza per dar fuoco a Venezia. Mentre sta per andarsene, incontra la futura nuora che entra. Beh, si capisce e non si capisce il colpo di fulmine di Zorzi. Per, a conoscerla, ci guadagna. una ragazza tutta da indovinare.
BEPI - le fa il ventennale inchino servile. Contessina!
TOTI - Su con la vita, Bepi. Ora che stai per diventar mio suocero, dovrai smetterla di romperti la schiena quando passo per le porte.
BEPI - Non me ne parli. Lasci che mi abitui. (E via; scommessa che borbotta: cose dellaltro mondo)
TOTI - Ti metti a mangiar in piedi e con le mani?
ZORZI - (dopo averla baciata sulla bocca) Perch, proibito dalletichetta?
TOTI - Ma sai di faraona!...
BEPI - Non - ti - piace?
TOTI - La tua bocca mi piace col suo sapore naturale e basta.
ZORZI - Ho capito. Dovr baciarti solo a digiuno.
TOTI - Sediamoci, almeno, a tavola. Devo buttar gi qualcosa anchio. Lei siede, lui le versa da bere. Beve una sorsata dallo stesso bicchiere.
ZORZI - Il sapore del vino ce la fai a sopportarlo?
TOTI - In mancanza di meglio E di, tornano a baciarsi. Poi, anche lui si mette a tavola e la conversazione procede finch mangiano.
ZORZI - (per giunta a bocca piena) E quei rompiscatole dei tuoi genitori, li hai avvertiti?
TOTI - Non ne ho ancora avuto il tempo. Mi fa un certo effetto.
ZORZI - Senza complimenti. Non c fretta. Se credi che sia il caso di aspettare, a me, mi va benissimo continuare anche cos.
TOTI - Non farti delle illusioni.
ZORZI - In fondo, una spruzzata dacqua santa cosa cambia?
TOTI - Cambia che, con una canaglia come te, non c troppo da fidarsi che duri.
ZORZI - Appunto. Ma se ti son piaciuto proprio perch mi credi una canaglia!... Voi donne siete fatte cos.
TOTI - Ehggi! Voglio esser sicura che non mi scappi.
ZORZI - Il giorno che mi decido a far conoscere che sono una persona perbene, per me, finita.
TOTI - E tu non deciderti.
ZORZI - Mi sciacquo la bocca e vengo a darti un altro bacio.
TOTI - Era ora. Ma non ne hanno mai abbastanza! Mentre si stanno baciando, neanche a farlo apposta entra il conte Alvise. A far che? A cercar piume, naturalmente.
ALVISE - (cerca qua e l senza far caso ad altro, raccoglie qualcosa da terra e lo va annusando scartando, beninteso, i cocci della zuppiera). Succedanei, disse, contro la febbre delle piume. Se son vere avrebbe dovuto stranutire e se son false non sono piume. Deve aver dimenticato qui il suo ventaglio di struzzo. In mano, di l, non laveva Eccolo! Esso mi dovr dir la verit. Ma che lo sta ad annusare? Lui non ha mica la febbre della piuma! Meglio chieder consiglio. E infatti, va a dare un colpetto sulla spalla di sua figlia, sempre appesa al
ZORZI - come nel quadro del bacio di Hayez Che risorsa aver frequentato le pinacoteche! Scusa
TOTI - Scusa tu, babbo, piuttosto.
ALVISE - Di - che, - cara?
TOTI - Ah, niente. Se non ci fai caso tu
ALVISE - Devo farti una domanda.
ZORZI - Ci siamo.
TOTI - Non lo conosci.
ZORZI - Ho idea che, con lui, sia pi difficile farglielo capire che farsi dire di s.
ALVISE - Osserva un po anche tu questi reticenti struzzi. Ti sembran veri - o - ti - sembran - finti?
ZORZI - Macch: completamente partito.
TOTI - Non saprei. da tanto tempo che non usan pi le piume.
ALVISE - Eppure, debbo saperlo. Ne va della mia pace coniugale.
TOTI - Addirittura la pace coniugale?
ALVISE - In un mondo dove si capaci di falsificare le piume, ogni crimine possibile.
ZORZI - Ci sarebbe la prova del cerino. Se son vere bruciano. E se, invece, son di nylon
ALVISE - Di nylon vorrebbe dire false?
ZORZI - Certo.
TOTI - E perch dovrebbero essere proprio di nylon?
ZORZI - Perch, oggi, tutto quel che finto di nylon.
ALVISE - E se, invece, son di nylon? Non lasciatemi sulle spine.
TOTI - Bruciano lo stesso.
ZORZI - Ma un po pi in fretta.
ALVISE - E come si fa a saperlo?
ZORZI - Dando unocchiata allorologio.
ALVISE - Se non ho mal compreso, in ogni caso, il ventaglio andrebbe distrutto.
ZORZI - Naturalmente.
ALVISE - Vere o finte, le piume non si distruggono. Ahim, dovr rimaner nel dubbio. (andandosene) State allegri almeno voi, ragazzi.
ZORZI - Non dubiti.
ALVISE - (met di qua e met di l dalla soglia) Ma Mi sbaglio o eri tu, Toti, quella tale che, poco fa, ho vista appesa al collo del Zorzi?
ZORZI - Sotto! Questo il momento di dargli il colpo. O ci arriva adesso o mai pi. (ed esce).
TOTI - S pap: ero io.
ALVISE - Siete molto in confidenza, bravi.
TOTI - Siamo cresciuti insieme, sai com.
ALVISE - E un giovane pieno di buoni sentimenti, io gli voglio bene.
TOTI - Anchio.
ALVISE - Ne ho piacere. Tutti gli vogliamo bene.
TOTI - In tal caso, non avrai nulla in contrario che diventi tuo genero.
ALVISE - Eh? Ho sempre avuto una gran difficolt a capire le parentele. Mio genero? E, di tua madre, cosa diventerebbe?
TOTI - Suo genero, anche di lei.
ALVISE - E del
BEPI - e della Nene?
TOTI - Resterebbe quello che : il loro figlio.
ALVISE - Dici?
TOTI - Te lo garantisco.
ALVISE - Guarda un po!... Cambierebbe, dunque, soltanto per noi.
TOTI - Che male c? Almeno teoricamente, dovrebbe esservi ancora pi affezionato.
ALVISE - A proposito, gi che ci siamo, facciamo: visto dalla sua parte. Cos mi fisso in mente i nomi. Per lui, io, cosa diventerei?
TOTI - Suocero.
ALVISE - Tua - madre?
TOTI - Sempre suocera.
ALVISE - Che strano! Cambia tutto. E il Bepi, la Nene?
TOTI - Genitori.
ALVISE - Volevo ben dire!
TOTI - (s c o n f o r t a t a ) Sempre peggio eh, babbo?
ALVISE - Grazie. Non mi lamento E di te? Ci dimenticavamo di te.
TOTI - Io sono la chiave di volta della costruzione.
ALVISE - Di te, di te, cosa diventerebbe? Dimmelo, che sono curioso.
TOTI - Di me diventerebbe mio marito.
ALVISE - Credi?
TOTI - Parola donore.
ALVISE - Basta mettersi a ragionare e la vita diventa un baratro di misteri. (un lucido intervallo? Si sa mai) Momento! E tu di lui?
TOTI - Io, di lui, divento sua moglie.
ALVISE - Con tutto ci che comporta in comunanza di mensa e di letto?
TOTI - E ben quello che cinteressa.
ALVISE - Mi sembra un po forte, figliola. E, avendo una testa meglio organizzata della mia, penso che sembrer ancor pi forte a tua madre.
TOTI - Forte o debole, abbiamo gi deciso. Crede lei. Con un aspetto assai poco rassicurante comparsa la Nene, che ha saputo e si introduce risolutamente nel discorso.
NENE - Toglietevelo dalla testa. Come ci si toglie un pidocchio. Lo si schiaccia e non ci si pensa pi. Cos. (fa pure la pantomima, battendo, per terra, col tacco della pianella in mano).
TOTI - Guarda un po da dove sarebbe venuta lopposizione.
ALVISE - A quel che sento, anche la
NENE - non ritiene
ZORZI - un marito adatto a te.
NENE - Il meno adatto di tutti.
TOTI - Probabilmente, non ritiene che io sia una moglie adatta a lui.
NENE - Io non ritengo niente. So una cosa sola. Questo matrimonio, fin che son viva io, non si far.
TOTI - Come ci consigli di risolverla: avvelenarti o toglierti di mezzo col gas?
NENE - Sarebbe inutile. Non si far neanche dopo. Lascer scritto qualcosa per cui non lo si far neanche dopo. Mancherebbe altro!.. Mi vengono i capelli dritti solo al pensiero
TOTI - E dire che eravamo persuasi che tu saresti stata la pi contenta.
NENE - Mi farebbe orrore e schifo insieme.
TOTI - (i m p e r t u r b a b i l e ) E perch? Perch?
NENE - E inutile rinforzare il discorso coi perch. Ho detto no e basta.
TOTI - Hai forse gi la moglie pronta per il Zorzi?
NENE - Mmh!... (una sberla sulla propria bocca) Bocca mia taci o faccio un disastro.
TOTI - Lo sai, Nene, quanti anni ho io? E quanti ne ha tuo figlio? Insieme: quarantotto e nessuno al di sotto dei ventidue! Ti rendi conto ci che - significa?
ALVISE - Mi sfugge la ragione perch, in questo drammatico momento, ci si debba a mettere a far le somme.
TOTI - Te la dir lei. Lei sa cosa vuol dire. Tra un ebete tranquillo e una matta furiosa siete fatti per capirvi. Ventitr, venticinque, quarantotto: terno secco. Potete giocarlo al lotto, sicuri che son numeri che andranno insieme: maggiorenni tutti. E li pianta l. Non s mica agitata. Liscia, liscia, calma e gentile. La
NENE - non trova di meglio di buttarsi a sedere e tirar fuori il rosario N.B.: In questa casa, nei momenti difficili, non fanno altro che tirar fuori il rosario. Da secoli.
ALVISE - Cercano tutti di confondermi coi numeri.
NENE - Vergine dei sette dolori, mettici rimedio tu.
ALVISE - Brava. A proposito, stasera ci eravamo dimenticati di recitare il rosario. Macch; lei se lo rimette in tasca, si alza come una molla e va a scuotere il conte.
NENE - A costo di scrivere al papa, bisogna impedirlo. Ha capito?
ALVISE - La regola, i matrimoni, di ricorrere al papa per farli benedire, non per farli maledire. Quella che non riesco ad afferrare bene unopposizione cos armata e risoluta, da parte plebea.
NENE - Da parte plebea soltanto a met, ad esser giusti. Si faccia venire in mente, conte. Si faccia venire in mente Ci siamo?
ALVISE - Una parola! Cosa mi devo far venire in mente?
NENE - La villeggiatura a Pieve di Soligo.
ALVISE - Qui sono fortissimo. C errore. La raccolta delle piume mi ha sempre impedito di muovermi da Venezia.
NENE - Partiva subito dopo colazione per andare a raccattarle e, allora di cena, era gi di ritorno. Tant vero che aveva lasciato il palazzo aperto col Bepi di guardia. - Mi segue?
ALVISE - Dici?
NENE - E stato il primo anno del suo matrimonio.
ALVISE - Troppe cose insieme. Non abusare anche tu delle mie poche superstiti facolt mentali. Una cosa alla volta. Prima finiamo il discorso sul matrimonio.
NENE - Sono lo stesso discorso.
ALVISE - Abbi pazienza, come pu essere lo stesso discorso la collezione delle piume e il matrimonio dei ragazzi. Fin qui ci arrivo.
NENE - Cerchi di arrivare un po pi in l. Non faccia lebete pi di quello che .
ALVISE - Dammi una mano.
NENE - Faccia uno sforzo. (secca come una schioppettata) Non possono sposarsi perch sono fratello e sorella.
ALVISE - Come fai a dire una cosa simile?
TOTI - figlia mia,
ZORZI - figlio tuo
NENE - E suo! Lei venuto a letto con me tutte le notti, esclusi i venerd, per quattro mesi, da un maggio a un settembre.
ALVISE - (prima cerca di far dei conti sulle dita) Ma, da maggio a settembre - non - sono - cinque?
NENE - E cominciato un quattordici ed finito un dodici: quattro mesi meno tre giorni. Centodiciassette notti, salto sedici venerd, sono state centouna visite.
ALVISE - Sempre numeri.
NENE - Si - rende - conto, - ora?
ALVISE - Ero - bravo?
NENE - Fu il miglior periodo. Sono ricordi che non si dimenticano.
ALVISE - Deve essere stato prima del tifo, allora.
NENE - In seguito, stato un crollo dopo laltro.
ALVISE - Non per mancarti di rispetto, ma, andare a letto con una donna, non vuol dire necessariamente renderla madre.
NENE - Quella volta lha voluto dire.
ALVISE - Il tuo difetto sempre stato uneccessiva sicurezza.
NENE - Lei ha un neo grosso come un marengo sulla natica sinistra.
ALVISE - Il neo dei Badoero. Ci accompagna da nove secoli. Chi te lha detto? La contessa?
NENE - I quattro mesi, conte?!... Ebbene, ce lha anche Zorzi. E poi le date, tutto. Purtroppo so quel che mi dico. Ma lo guardi. il suo ritratto a quellet.
ALVISE - Dici?
NENE - Cento volte meglio, ma lo .
ALVISE - Sar per questo che gli ho voluto sempre bene.
NENE - La voce del sangue. Vede che non manca niente.
ALVISE - Tutti figli miei. Ah che bella notizia.
NENE - Le pare?
ALVISE - Viene a completare quella delleredit. Ora, lerede maschio c!
NENE - (con le mani nei capelli) Man della Madonna!... Cosa fa? Si commuove, si mette a piangere adesso?
ALVISE - Capirai, sono padre.
NENE - Per unaltra cosa si dovrebbe mettere a piangere.
ALVISE - Una alla volta.
NENE - Cambi direzione al pensiero, conte. Torni al matrimonio.
ALVISE - Va bene. Provo. Ma se
ZORZI - figlio mio, nobile come me. Quale impedimento c, allora, che non possa sposare la Toti? Ti pare?
NENE - Ma figlia sua anche la Toti.
ALVISE - Ah, gi.
NENE - Cose tremende eccellenza. La memoria di Dio ha le unghie lunghe.
ALVISE - Potessi dire altrettanto della mia.
NENE - Ha mai sentito parlare di incesto? Siamo l!
ALVISE - Mi pare. S, s devono averne fatto uso i greci Ma passato tanto tempo. Troppi problemi in una giornata sola. Devo isolarmi per riposare la mente e aspettare un momento di lucidit per vederci chiaro e poi decidere. Esce sostenendosi la testa.
NENE - Si aggrava di ora in ora. Non tiene pi un cece. Capace di andarsi a confidare con mio marito. Ma no. Non un eroe di Dostoiewskij. E gli va dietro, povera donna. Non ha fatto in tempo ad uscire che entra la contessa con gli occhi fuori dalla testa e si precipita a tirare un campanello. Torna subito Nene.
NENE - Mi voleva?
MARINA - Non tu. Tuo marito. Il Bepi. Subito.
NENE - si ritira per darle modo di manifestare, muta ma inequivocabile, una grande indignazione. Quando linterprete creder che basti, si faccia raggiungere dal
BEPI - e si va avanti che urge.
BEPI - Ha ragione. Mi figuro perch mi ha fatto chiamare. Ma noi siamo innocenti.
MARINA - (mani giunte e occhi al soffitto) La
TOTI - e il
ZORZI - marito e moglie!
BEPI - Parola donore, contessa: noi non centriamo. N io , questa volta, caso strano, neanche la Nene, abbiamo mai osato pensare di far parte della loro famiglia. Siamo stati sopraffatti dagli eventi. Hanno pensato, fatto e deciso di testa loro. Con mia grande sorpresa, debbo dire, la
NENE - non meno indignata di lei. Si vede che ha la fierezza plebea come loro hanno quella aristocratica.
MARINA - La
NENE - ha buon senso.
BEPI - Soltanto, lo ha imprevisto. A onde.
MARINA - (meglio di un fuoco artificiale di prima) E unidea inconcepibile, inimmaginabile, immorale, oscena, empia e criminale.
BEPI - Va bene, la capisco, signora contessa, per mi permetta unosservazione.
MARINA - (ora calmissima) Per esempio?
BEPI - Dire: unidea da matti era pi che sufficiente. vero che siamo servi della gleba, lavoratori e nullatenenti, ma dipende anche dal fatto che siamo in credito del salario da due anni.
MARINA - E, per ci, dovremmo fare tutta una famiglia?
BEPI - Non dico questo, bench
ZORZI - ci potrebbe mantenere tutti con comodo. La fine del discorso era che siamo anche gente onesta e col certificato penale netto come il loro.
MARINA - Chi ha detto il contrario?
BEPI - Abbia pazienza, ha detto: osceno, immorale, empio e criminale. Per unautomobile che gli hanno regalato, poro ragazzo! Ai miei tempi, a me, per esempio, mi hanno regalato due gondole e nessuno ci ha fatto su tanti squassi. Mi son servite a metter su famiglia: il letto matrimoniale, i due com con la specchiera e gli ori per la Nene. stato un consiglio del mio confessore e la penitenza non ancora finita.
MARINA - Ripeto e confermo. Sarebbe anche peggio.
BEPI - Vede che sproposito le fa dire lorgoglio di casta?
MARINA - Fosse solo lorgoglio di casta!
BEPI - E quello, quello. A lei non mai mancato.
MARINA - (di nuovo agitatissima. un continuo su e gi). Bepi, Bepi, caro Bepi!... Come puoi dire unenormit simile?
BEPI - Oddio, mi spaventa signora contessa. Poi, devo prendere le gocce per il cuore.
MARINA - Bepi!
BEPI - Son qua.
MARINA - (ora calma come la morte) La
TOTI - tua figlia. Tocca a lui vacillare, ora.
BEPI - Eh, ma il meno che possa capitare, qui, una paralisi al cuore.
MARINA - Non cercar scuse.
BEPI - La contessina, mia figlia? Ma mai possibile? Non mi capacito.
MARINA - Ricordati la villeggiatura a Pieve di Soligo.
BEPI - Smemorato che sono! Quando fu abbandonata da Achille Starace.
MARINA - No. Achille era due anni prima.
BEPI - Italo - Balbo?
MARINA - Vieni avanti ancora un anno.
BEPI - Ci sono: Galeazzo Ciano. Quella volta stato pi difficile del solito consolarla. Per il povero Galeazzo aveva fatto una passione.
MARINA - (avanti le nostalgie) Senza di te, Bepi, non so ci che mi sarebbe potuto succedere. Debbo a te se sono rimasta una donna onesta e rispettabile. Sempre servizievole, sempre pronto. Mai una volta che mi sia venuto meno il tuo aiuto. Fin dai tempi del Kaiser.
BEPI - Cosa dice, signora contessa? Ho fatto quel che ho potuto.
MARINA - Hai potuto molto.
BEPI - A trentanni, sono servizi che non pesano.
MARINA - Ma partecipavi. Ci mettevi impegno, cuore, energia, slancio
BEPI - Per carit Dovere.
MARINA - Non me ne sono scordata.
BEPI - Bont sua.
MARINA - Hai ancora quel croccante vello doro sul petto? Quanto dolori mha lenito!...
BEPI - E diventato grigio, ma si conserva.
MARINA - (un sospiro che arriva a Rialto) E, in marzo, nasceva la Toti.
BEPI - Ma proprio certa che, magari in piccola parte, non abbia potuto contribuirvi anche il signor conte? Qualcosetta, se mi ricordo, si dava da fare anche lui.
MARINA - Miserie! A quel tempo, il tifo lo aveva gi reso praticamente inutilizzabile. Ormai, non pensava che alle piume. E, poi, lui crede che sia settimina, pensa un po.
BEPI - Lo abbiamo creduto tutti.
MARINA - Compreso lostetrico. E dire che, quando nata, pesava gi quattro chili e otto etti.
BEPI - Un bel peso, mi ricordo. Forte, il ritratto della salute.
MARINA - Mah!... Oh, non le viene in mente di far due passi e gettare unocchiata oltre luscio! Eccoli l.
BEPI - I miei due figlioli!
MARINA - Bont divina, cosa vedo? Si stanno baciando.
BEPI - Non ne hanno mai abbastanza. Davanti a tutti, in ogni angolo e, oso, appena dirlo in presenza della signora contessa: con la lingua in bocca.
MARINA - (mezza svenuta su una sedia) Fratello e sorella!
BEPI - Ma loro non lo sanno.
MARINA - Dovrebbero sentirne la ripugnanza nella carne, sulla pelle, dappertutto.
BEPI - Giovent moderna. Non sentono niente. Bevono troppa Coca-Cola!
MARINA - (colta da un pensiero atroce) Gran Dio, che forse, gi
BEPI - Temo di s.
MARINA - Che orrore
BEPI - Sa - cosa - le - dico?
MARINA - No.
BEPI - Quelli si sposano. Figurarsi. Sono maggiorenni e ci considerano meno di ciabatte.
MARINA - Come dice quel proverbio lho qui sulla punta della lingua Parla di mali e rimedi
BEPI - Forse: male che vada sempre un rimedio c?
MARINA - No, quellaltro
BEPI - Mal comune mezzo gaudio?
MARINA - Neanche. Ce n uno pi pessimista.
BEPI - A mali estremi, estremi rimedi.
MARINA - Ecco, quello. (una subitanea e, non per questo, meno eroica decisione) A costo di distruggere, in un momento, una reputazione di cinquantanni di vita onesta, devo impedire questa mostruosit. Toti, Zorzi!
BEPI - Che - vuol - fare?
MARINA - Li metto al corrente.
BEPI - Per carit! La
NENE - mi strangola.
MARINA - Io, personalmente, son disposta a gettarmi nel canale, facendo finta di essere scivolata per non perdere il funerale religioso, e poi mi spiego direttamente con Nostro Signore. Vuol dire che scivoleremo insieme.
BEPI - B, ne riparleremo a mente fredda.
MARINA - Toti, Zorzi!...
TOTI - Siamo qui. E, infatti, son comparsi entrambi, in questo momento.
MARINA - Vista e considerata la deplorevole facilit che hai di appenderti al collo del primo venuto, abbraccia tuo padre e renditi conto della situazione.
ZORZI - (persuaso che sia stato detto a lui) Accontentiamola. Va a stringere fra le braccia, con nessun gusto, il proprio genitore, ovverosia colui creduto tale. Va bene. Ti abbraccio, pap. Quantera che non ti davo questa soddisfazione? Sei contento?
BEPI - No.
ZORZI - Scusa tanto. Ne riparliamo a Natale.
MARINA - (fredda come il marmo del pavimento, ma di dentro, fuoco di vulcano) Dicevo alla Toti.
TOTI - A - me?
MARINA - Abbraccialo anche tu. Ne hai lo stesso diritto.
TOTI - Volentieri. (esegue) Sono lieta di diventar tua nuora, Bepi. Abbi pazienza, Zorzi, li conosci: queste cerimonie cretine sono la loro vita. Meno male che, ora, tutto a posto.
MARINA - Credi?
ZORZI - Complimenti e grazie. andata meglio di quel che pensavamo. La facevamo molto pi difficile. Eravamo persuasi che losso pi duro fosse lei, pensi un po. Devo abbracciarla e chiamarla mamma anchio?
MARINA - (arretrando inorridita) No. Che ribrezzo!
ZORZI - La solita superbia!
TOTI - Me laspettavo. Lei va per categorie: vuol restare soltanto suocera. B, limportante sta che, magari a denti stretti, se ne siano fatti una ragione e possiamo far le pubblicazioni.
MARINA - Ho i denti stretti per ben altro. Hai compreso tutto a rovescio.
ZORZI - Che rompiscatole di donna.
TOTI - Mamma, - ricominciamo?
MARINA - (una diga che prorompe) In due parole:
BEPI - tuo padre e non puoi sposare il figlio di tuo padre, perch diventeresti moglie di tuo fratello.
ZORZI - E, peggio ancora, cognata di te stessa.
TOTI - Come - hai - detto?
ZORZI - Ecco il tipico caso che uno esclama: le colpe dei padri ricadono sui figli.
BEPI - (fra s; ma forte che tutti sentono) Per, ho messo al mondo due gran bei ragazzi!
MARINA - E tuo padre, Toti. Eguale, preciso come lo di lui.
TOTI - S, s, certo. E mia madre chi ?
MARINA - Non farmi arrossire pi del necessario, bambina mia. Mi costa gi abbastanza la vergogna di confessare il mio peccato.
TOTI - (sempre avanti da furba) Sai, pensavo che ci fosse stato uno spostamento anche di madre.
ZORZI - E la mia, la mia chi resta?
MARINA - Ma, la Nene, credo.
ZORZI - Tanto per saperlo!
BEPI - S, s; la Nene. Di quella sono sicuro.
ZORZI - Basta la parola Neanche al circo equestre! Lasci che glielo dica: recita da filodrammatica, signora. (misericordia, alla prima attrice!) Ma ci ha guardati in faccia? Cosa c scritto?: da affittare?... Hai capito?... Realizzi la pensata? Altro che farsene una ragione! Pur dimpedire il matrimonio, tua madre sarebbe fin disposta a far girare la voce di essere stata a letto con mio padre. E lui, porco, ne avrebbe approfittato subito per regalarmi una sorella e cos via. E quella faccia di bronzo ci sta!
BEPI - Non sai qual che ti dici. Non hai conosciuto che incendio di donna era la contessa allepoca di Ciano.
MARINA - Bepi!...
BEPI - Domando scusa ma bisogna che imparino a portar rispetto al passato. Non conoscono la storia.
TOTI - Che vergogna, mamma. Neanche pensato alla figura che facevi fare a pap?! un minorato mentale, lo sanno tutti. Per, questo non vuol ancora dire che debba essere necessariamente un cornuto.
MARINA - Lo , figlia mia. Dillo tu, Bepi.
BEPI - S, s. Moltissimo.
ZORZI - Si son proprio affezionati alla parte.
TOTI - Almeno tu finiscila di darle corda, pap Volevo dire Bepi.
MARINA - Parola donore: lo . Inequivocabilmente.
TOTI - Guarda guarda, perfino collavverbio.
MARINA - Quando dico una cosa quella. Non tollero che si metta in dubbio la mia parola.
BEPI - Ha ragione. Posso testimoniarlo io: lo . A letto con la contessa ci sono stato io, figlio mio. E sono i pi bei ricordi della mia vita.
ZORZI - Bugiardo!
BEPI - Cosa credi, che fossi da buttar via? Ero meglio di te.
ZORZI - Cosa credi tu, piuttosto. Credi che a me le contesse mi manchino?
TOTI - Ma pu anche darsi. Che c di straordinario? Capita nelle migliori famiglie. In fondo, facciamo qualcosa di diverso, io e te?
MARINA - Oddio. (cade su una poltrona mantenendosi miracolosamente in equilibrio sul filo di una sincope. Mettiamoci nei suoi panni)
TOTI - Ha fatto tanto perch le credessi e, ora, che le credo, sviene.
MARINA - (superato il pericolo) Tu sei sua figlia; te lo vuoi cacciare in testa?
ZORZI - E io chi sono? Il povero fornaretto?
MARINA - Ve ne scongiuro; credetemi. Non obbligatemi ad inoltrarmi in particolari osceni, concernenti lanatomia intima del vostro padre comune. Un po di piet dei miei capelli bianchi.
ZORZI - Ma se bionda come una maionese!
MARINA - Nemmeno che mi tingo i capelli vogliono pi credere.
BEPI - Ma no, contessa, cosa dice mai?
MARINA - Vedi? Ne dubiti anche tu, Bepi.
BEPI - Al contrario. Intendevo dire che lo sanno tutti.
MARINA - Scusa. Grazie E allora, vi siete persuasi?
ZORZI - Ha voglia!...
TOTI - Se vuoi che te lo dica, trovo disonesto cercar di insinuarci, di soppiatto, nella mente, scarafaggi del genere. Va bene che la pazzia una specialit della famiglia, per
MARINA - (un lampo subitaneo. Forse ha trovato largomento convincente) E tu sei lunica ad esserne esente. Ecco la prova!
ZORZI - Non ipotechiamo lavvenire.
MARINA - Ma non ti sei accorta che non hai nemmeno il neo dei Badoero?
TOTI - Meglio. Cos non mi crea complessi quando sono in costume da bagno.
MARINA - Cosa posso fare per essere creduta?
TOTI - Piantarla con questa farsa grottesca che non nemmeno divertente. Nessuno ti contesta il diritto di essere andata a letto con uno che non era tuo marito, tanto pi che il Bepi, non doveva essere da buttar via. Ma non pretendere, poi, che ti presti fede quando vuoi dar ad intendere daver messo i figli suoi in ditta altrui.
MARINA - (fa paura) Non ci rimane che il canale, Bepi.
BEPI - C tempo contessa. ancora bassa marea. Siamo come dicesi, in un vicolo cieco. Facciamo venire la
NENE - a dare una mano? Ma s. Qual momento pi adatto? Eccola.
ZORZI - Arrivi come lo zucchero sul caff? Sta a sentire, sta a sentire anche tu, mamma
BEPI - (rischiando di strangolarsi) Misericordia, adesso mi ammazza.
ZORZI - Vuoi sapere la bella novit che ci sta spiegando la padrona? Non ci possiamo sposare perch siamo fratello e sorella.
NENE - (a denti stretti, con serio pericolo di affettarsi la lingua) Maledetto ebete. Proprio a sua moglie doveva andarlo a raccontare. Tutti con la coda di paglia, da qui in avanti, una valanga di equivoci che si accavallano e chiediamo venia se ne saremo travolti anche noi.
BEPI - (alla larga) Ci spiegheremo, Nene. Con calma. Per me, stata una sorpresa. Non me lo sarei mai immaginato.
NENE - Spesso, le apparenze ingannano. A tu per tu, Bepi. C tempo.
BEPI - Errori ne possiamo commettere tutti quanti.
NENE - E ben quel che dico anchio. E vorrei che se ne capacitasse anche la contessa.
MARINA - Almeno, un po di riguardo, Nene. Non davanti ai ragazzi. Le recriminazioni, dopo. Ora c qualcosa ben pi grave, da evitare.
NENE - Come comanda. Avr i miei torti anchio, per una cosa ho il diritto di dirla. Lei, che la testa sul collo dovrebbe avercela, ha fatto male ad andarlo a dire al Bepi. Io lavevo sempre tenuto alloscuro. Cos si disfano le famiglie.
BEPI - Ci spiegheremo. Ci spiegheremo.
MARINA - Nene! Lo sapevi ed hai taciuto? (coprendosi il volto con le mani) Che vergogna!
NENE - Se non le sanno le donne, queste cose!
MARINA - E tu, Bepi, sapevi che sapeva e non mi hai avvertita.
BEPI - Io non so pi quel che so e quel che non so. Penso di avere la meningite e domando di essere lasciato, temporaneamente, fuori dal discorso.
TOTI - Ci capisci un accidente, tu?
ZORZI - Io mi diverto.
TOTI - Mica tanto. Mi sa che meglio cominciar a star con le orecchie dritte.
ZORZI - Vuoi dire che fosse daccordo anche lei? Sarebbe il colmo.
TOTI - Daccordo - su - che?
ZORZI - Sulle fandonie con le quali ci stanno incretinendo, per non farci sposare.
TOTI - Credevo sulle corna di mio padre.
ZORZI - Sta attenta perch le corna di tuo padre sono anche le corna di mia madre. A proposito: avanti il conte. una entrata a sensation. Si tratta degli ultimi barlumi di relativa lucidit concessagli dalla provvidenza ed caritatevole lasciarglieli sfruttare a modo suo, che quello, neanche poi originale, dandarsi a gettare in ginocchio ai piedi della contessa. Pazienza, un certo effetto lo ottiene e, forse, si sblocca la situazione.
ALVISE - Perdono, contessa! Delitto e castigo.
NENE - Quale altro disastro combiner, adesso?
TOTI - Buonanotte! lui che domanda perdono a lei.
BEPI - Il tramonto di un cervello!
ZORZI - Evidentemente, s sbagliato e sta recitando la parte di un altro. Ma che precipizio, povero Cristo!
MARINA - Alzatevi, infelice amico mio, e lasciate che sia io a chiedere perdono a voi.
ALVISE - Prima io.
MARINA - No. Prima io.
ALVISE - Voi siete una santa. Non lo permetter mai.
MARINA - Alvise, c gi abbastanza confusione per non aumentarla, sbagliando le posizioni. Da bravo, alzatevi.
ALVISE - Non prima daver pubblicamente confessato la mia colpa.
MARINA - Ma quale colpa, in nome di Dio?
ALVISE - Daver deposto il seme dellerede maschio in un grembo plebeo che non era il vostro.
MARINA - Cosa?
ALVISE - Ebbene, s (fa per rialzarsi)
MARINA - Rimanete in ginocchio!
ALVISE - A voi giudicare se la soddisfazione di poter disporre dun primogenito possa pagare il rimorso davervi usato il torto di esservi infedele.
MARINA - La demenza galoppante conferisce una strana fantasia al vostro discorso. Tentate di spiegarvi in parole povere.
ALVISE - Tento.
MARINA - Affrettatevi, se ne siete ancora in tempo. Non ne avrete per molto.
ALVISE - (forse ce la fa)
ZORZI - sangue mio!
ZORZI - Qui i padri saltano via come i bottoni. Che facce toste!
TOTI - Lascialo dire. troppo inebetito per non essere sincero.
MARINA - Ripetete, per piacere. Dico a voi, Alvise.
ALVISE - Eh, ma ora pretendete troppo.
MARINA - Dunque,
ZORZI - vostro figlio. E della Nene, immagino.
ALVISE - Credo di s. E cos, Nene?
NENE - Ma se glielo aveva gi detto!
MARINA - Sono le prime parole che sento.
BEPI - Sono le prime parole che sento anchio, donna disonesta!
TOTI - (un brivido) Stammi lontano, Zorzi. Non pi il caso di scherzare. Probabilmente, un bastardo c. Soltanto, dallaltra parte.
ZORZI - Che una realt si sia sovrapposta a una commedia? Qui bisogna vederci chiaro. (un lampo. Dandosi una sberla sulla natica destra) Oddio, il neo dei Badoero!
NENE - (essendo la pi svelta ad associare le idee, le stato sufficiente pensarci un momento) Ma se sono le prime parole che sentono, come facevano ad essere al corrente che i ragazzi erano fratello e sorella?
BEPI - Si discorreva cos, in generale.
MARINA - Ti verr spiegato.
BEPI - Ti spiegheremo.
NENE - No. Mi spiegate subito, e in particolare. Qui vi voglio.
ZORZI - (entrando dimpeto) Vedi, mamma, molto semplice: assicurano che la
TOTI - la figlia del pap.
NENE - Del - tuo?
ZORZI - Dipende qual il mio. Le madri restano, i padri cambiano. Di tutte le parentele, la paternit la pi aleatoria e lo stiamo constatando. Lui, comunque (dito accusatore verso il Bepi).
NENE - Lui, il padre della contessina?
ALVISE - Troppo complicato per me.
NENE - (spostandosi minacciosa da sotto il naso del marito a sotto quello della padrona) E cos?... E cos?... Puttaniere.
MARINA - Non alzare la voce. Ringraziando la provvidenza, siamo tutti e quattro nella medesima condizione. La mia colpa paga la tua, come la colpa del conte paga quella del Bepi. Il conto saldato e lequilibrio ristabilito, per grazia di Dio.
ALVISE - E io ci rimetto la ragione.
TOTI - Meno male che lequilibrio ristabilito.
MARINA - Per noi. Ma per voi? Malissimo. Ah, orribile. Per voi, poveri figlioli, peggio ancora. Se, prima, eravate fratelli a met, ora lo siete al doppio.
TOTI - Si arriver, alla fine, ad uscire da questo labirinto? Non mi sono mai sentita tanto piena di padri e di madri come in questa commedia.
ZORZI - (esplosivo) Momento! Silenzio, tutti. Non perdiamo la testa. Forse, invece, meglio. Oh! Vediamo come stiamo a genitori.
TOTI - Dunque, io sarei Macch. Non ci si capisce pi niente. Mi ballano in testa tutte le parentele. Ci si sente figli doppi, tripli di tutti e di nessuno.
ZORZI - Calma e metodo. Facciamo la prova dal vivo. Uno alla volta. Cominciamo da te. Lei come nasce? Piglia per mano la Toti.
TOTI - Non toccarmi, prima daver saputo. Mi fai orrore!
ZORZI - Anche se fossi mia sorella, potr darti la mano, no?
TOTI - S, ma in un altro modo. stata trascinata in mezzo alla sala.
ZORZI - Avanti suo padre e sua madre. Uno a destra e laltro a sinistra. Le si vanno a porre, da un lato la contessa e dallaltro il conte, subito gentilmente allontanato da Bepi.
BEPI - Chiedo scusa, signor conte, quel posto sarebbe mio.
ALVISE - Pardon!...
ZORZI - Bene. Fermi l. Ora a me. E io, come nasco, io? Viene raggiunto dalla
NENE - soltanto. Sar mica, per caso, rimasto senza padre con tanti che ne avevo. Prima troppi, ora nessuno.
NENE - Qua, conte, qua, vicino a me.
MARINA - Andate, Alvise.
ALVISE - Voi permettete?
MARINA - Ormai, c poco da permettere. Andate, non abbiate riguardo per loffesa arrecatami.
ALVISE - Come comandate, donna generosa.
ZORZI - (dopo aver indicato i due gruppi: la TOTI con MARINA e Bepi; lui stesso con NENE e Alvise. Chiaro?) Ma se non siamo neanche parenti alla lontana!
TOTI - Ah, respiro!
ZORZI - Basta un colpo docchio.
BEPI - Che senso, la vista!
ZORZI - Dov tutta sta immoralit?
ALVISE - Chi lavrebbe mai detto?
NENE - E allora, spostatevi e non se ne parli pi.
BEPI - E va bene, piuttosto cos che peggio.
TOTI - Macch peggio!... Vedrai il bambino che deve nascere avr il neo di famiglia: la prova del nove.
ALVISE - (inaspettatamente) Pensavo
ZORZI - Zitti! Il mio babbo riesce ancora a pensare.
ALVISE - Com difficile!
MARINA - Coraggio, Alvise.
BEPI - Forza, eccellenza!
ZORZI - Di, pap!
NENE - Non ce la fa.
ALVISE - (e invece s) Merc gli acconci colpi di mano di qualche abile notaio, capace di giocar di bussolotti, ora potr essere garantita la continuit della dinastia.
BEPI - Ha detto dinastia, contessa.
TOTI - Sta a vedere, Zorzi, che tu finisci col prendere il mio nome e io il tuo.
NENE - Sarebbe sacrosanto, dopotutto. In fondo, del sangue aristocratico, uno per parte paterna, laltra per parte materna, ne avete tutti e due a sufficienza.
MARINA - Se pu giovare alla famiglia, si faranno le pratiche necessarie.
ZORZI - Ho gi le carte, per il matrimonio, pronte. Nel caso che vi servano, sono a vostra disposizione. Mi son fatto fare perfino lesame del sangue.
ALVISE - (lultima luce) Wassermann positiva, vero? Quante croci? Io sono gi a cinque.
ZORZI - (ma perch?... Una sberla della palma destra sul braccio sinistro, piegato a pungo) Toh! Negativissima.
MARINA - Questo, per lui, sar lultimo colpo.
BEPI - Bisogna comprenderlo. la fine duna discendenza.
ALVISE - (terribile quel tanto che pu) Ti rinnego! Non sei mio figlio.
TOTI - Mica ricominceremo di nuovo?
ZORZI - Se crede che ci tenga!...
NENE - (preceduta da un manrovescio) Zorzi, rispeta to pare!
ZORZI - Dammi tempo. (va vicino alla Toti) Con tutto st su e gi di montagne russe, ora ho fin paura di darti un bacio.
TOTI - Lunica provare (e sotto).
ZORZI - Come - ti - risulta?
TOTI - Meglio di prima. Ha un sapore un po proibito che rinforza la sensazione.
BEPI - (costernato) Contessa, ci siamo. Le ha indicato il Conte che, affacciato alla balconata, ad intervalli regolari, s messo a sputare nel canale sopra una processione, farfugliando, nellafasia, parole senza senso: False piume Falsi fuochi False mogli Falsi figli.
NENE - Lavevo previsto, io, che sarebbe arrivato prima del vecchio.
MARINA - Collaiuto del Signore, lultima ora gli stata fatale. Bisogner tirar gi dal solaio la poltrona del doge Almor. Fra qualche giorno, comincer a domandare il sole.
BEPI - Speriamo che non faccia nuvolo.
MARINA - E stata una giornata densa di imprevisti e di emozioni, come accade sempre quando il passato ci si rivolta contro. Ringraziamo la provvidenza daver compreso la purezza dei nostri cuori e daverli protetti dal male. Nene: il rosario! La mattina dopo, il Gazzettino portava, in prima pagina e su otto colonne, la notizia che, a met della terza avemaria del secondo mistero, il palazzo, aveva avuto uno svenimento e sera inabissato nei gorghi della laguna, trascinando seco la C dOro. Unico superstite: Zorzi, attualmente al Canad, in servizio.
FINE
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