LE QUATTRO VERITA
Titolo originale: Les quatre verits
Commedia in quattro atti
di MARCEL AYME
Versione italiana di Cesare Vico Lodovici
PERSONAGGI
La signora TREVIERE
MARIETTA
OLIVIERO ANDRIEU
IL signor TREVIERE
NICOLETTA
NATALE BELUGAT
ELENA
La signora JOURDAN
IL signor JOURDAN
Lo stagnino VIRAMBLIN
Il postino
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Studio. Biblioteca, scrivania, scaffali pieni di libri rilegati. Vetrine con esemplari di farfalle, bene in vista e accuratamente esposti.
A sinistra, una porta. Altra porta a destra. Nel fondo, grande porta a vetri che d su una terrazza a balaustra, oltre la quale si scorge il frondarne di un giardino
Signora Treviere - (indica col dito i cocci di un vaso a terra vicino alla scrivania) Oh Dio, Manetta, non si sar mica rotto da s!
Marietta - Eh no. Qualcuno certo l'ha urtato. Ma non sono stata io.
Signora Treviere - Era un ricordo molto caro a mio marito. Gliel'avevano regalato le maestranze del laboratori Farmaceutici Trvire. Una vera disgrazia: bastava un minimo...
Marietta - Le giuro, signora...
Signora Treviere -.un minimo d'attenzione... E non giurare. So quel che dico: sei di una malagrazia incredibile. Ieri il servizio di cristallo; oggi quel vaso l; domani sar qualche altra cosa. Si direbbe che lo fai apposta.
Marietta - Il servizio di cristallo s; ma il vaso, no. Non sono stata io.
Signora Treviere - E non dire bugie! Non puoi essere stata che tu.
Marietta - Faccio notare alla signora, che non sono io sola a muovermi qui per casa.
Signora Treviere - Ho capito. Vuoi insinuare che sono stata io.
Marietta - Non ci penso nemmeno, signora, a dire che stata lei.
Signora Treviere - Meno male!
Marietta - Ma io non sono stata.
Signora Treviere - Marietta, lo sai che odio le bugie. A tutt'oggi, da parte mia non t' mancata mai n comprensione, n indulgenza. Ma se insisti a mentire ti avverto che te la faccio pagare: e alla svelta.
Marietta - (umile) Ma se non sono stata io...
Signora, Treviere - Marietta! Ti do gli otto giorni.
Marietta - A me, signora?
Signora Treviere - Mi ci hai trascinata! Peggio per te. Arrangiati.
Marietta - (dopo breve riflessione) Domando perdono, signora. Il vaso l'ho rotto io.
Signora Treviere - Dio sia lodato! La verit finalmente! Ti costata fatica, eh? Bene; per questa volta sono disposta a perdonarti: bada di non ricascarci, perch anche la mia pazienza ha un limite. Porta via quei cocci l e risparmiami i tuoi piagnistei. (Marietta singhiozzando esce in quinta. Entra dal giardino Oliviero in camice bianco)
Oliviero - Nicoletta non ancora tornata?
Signora Treviere - No. Ancora no. Che c' di strano? Il viaggio da Montalbano a Parigi, non mica il viaggio dell'orto!
Oliviero - Montalbano? Lei lo sa 'benissimo che la visita alla zia tutta una storia e che Nicoletta, a Montalbano, non vi ha messo piede.
Signora Treviere - Io? Perch dovrei saperlo, io?
Oliviero - Lei lo sa benissimo. Mani sul fuoco che lei al corrente di tutto.
Signora Treviere - Io non sono al corrente di nulla e la tua bassa insinuazione offensiva. pi di un anno che vivi sotto il nostro tetto: dovresti conoscermi. Non sono di quelle madri, io, capisci, di pericolosa connivenza con le figlie.
Oliviero - E allora, suocera mia, perch si ostina a difendere Nicoletta? Non lo capisco.
Signora Treviere - Nicoletta non ha bisogno di difesa. Se la sua condotta non mi sembrasse irreprensibile, sarei la prima io ad accusarla, altro che difenderla!
Oliviero - Ma sangue di... Lo sa che ho qui in tasca la prova palmare che a Montalbano non ci si accostata?
Signora Treviere - Oliviero, la tua fantasia ti sta giocando un brutto tiro...
Oliviero - La mia fantasia? Ah, questo troppo! Qua ho le prove, (si batte la tasca) Qua. Avanti, si compiaccia di dare un'occhiata qua... (gesto di rifiuto della signora Trvire) L'avrei giurato che lei tenta di coprire le bugie di sua figlia!
Signora Treviere - (alquanto solenne) Genero! Qui si passano i limiti. Il tuo modo di parlare e di comportarti imperdonabile in una famiglia, verso la quale hai pi di un debito di particolare gratitudine.
Oliviero - (sarcastico) Il privilegio di avere sposato la figlia dei Laboratori Farmaceutici Trvire. Si sa.
Signora Treviere - (sempre solenne) Oliviero, la tua ironia fuori luogo. Devo ricordartelo io, che qui hai trovato una stabile sistemazione e che anche i tuoi studi, dai quali oggi ti viene una rinomanza - quanto si vuole meritata - li devi alle Farmaceutiche Trvire che ti hanno consentito di iniziarli e condurli a buon fine!
Oliviero - Non me ne scordo. Ma, a costo di passare per un ingrato, le dichiaro che la cosa pi importante, per me, non era affatto la mia sistemazione. Non ho sposato le Farmaceutiche Trvire, io. Ho sposato per amore Nicoletta. Perch l'amavo, io, quella sua figlia... quella sgualdrina di sua figlia, dovrei dire, e lo dico...
Signora Treviere - Senza motivo. E anche se tu ne avessi motivo, un dovere di elementare cortesia dovrebbe consigliarti un po' pi di misura, davanti a me. Oliviero, tu sarai magari un eccellente chimico, ma ho paura che non sarai mai neanche l'ombra di un gentleman.
Oliviero - Cos la pensa anche mia moglie: e avete ragione tutte e due. Non ha importanza. E forse piacerebbe anche a me di essere un gentleman; un signorotto dai sentimenti sempre intonati al colore delle sue cravatte. Ma, per mia disgrazia, sono un innamorato alla tortura e che sanguina per piaghe di gelosia. Lo sa? Io, sua figlia, quella maledetta sgualdrina, non so se abbia pi desiderio di strozzarla o di buttarmi tra le sue braccia, Lei mi guarda esterrefatta, ora. Amo d'amore, io! Un caso che, le giurerei, a lei non deve essere mai capitato.
Signora Treviere - Io ho sempre voluto bene in piena fedelt a mio marito; e graziaddio, non ho mai sentito lo stimolo di strozzarlo.
Oliviero - Si vede. Si vede a colpo d'occhio.
Signora Treviere - Gi. Perch tu ti credi l'unico a conoscere l'uragano della passione, vero?
Oliviero - Per lo meno, sono tentato a crederlo. Non mi accade mai di scoprire, sulle facce che incontro - uomini e donne - neanche un riflesso pallido di quel sentimento che porto in me.
Signora Treviere - Pu darsi. Ma sta di fatto che Nicoletta, di te, innamorata.
Oliviero - Gliel'ha detto lei?
Signora Treviere - Ma certo.
Oliviero - E le ha anche detto che va a letto con un altro?
Signora Treviere - Oliviero! Sei odioso! (entra Treviere. 60 anni, capelli lunghi, brizzolati. Una faccia candida, un po' claunesca. L'aspetto convenzionale dell'uomo di scienza quale si vede nelle caricature degli umoristi. Ha in mano una reticella acchiap-pa-farfalle e, a bandoliera, una scatola cilindrica, di latta bianca)
Treviere - L'ho presa! L'ho presa! Lucia! La mia famosa farfalla! L'ho acchiappata un momento fa, ai giardini, presso le cascate. Ma che scarpinata mi ha fatto fare! Dieci volte me la sono vista passare sotto il naso, dieci volte mi sfuggita. Uno splendido esemplare. Sono proprio contento. Ma che c'?
Signora Treviere - Un disastro. Oliviero un disastro. Mi ha fatto una scenata per via di Nicoletta. Non crede che sia andata a Montalbano.
Treviere - Ah no?... Oh, lo sai che a Montalbano c' da trovare certi esemplari di farfalle...
Signora Treviere - Ma, Alfredo!
Treviere - Domando scusa, (a Oliviero) Ti secca molto che Nicoletta non sia stata a Montalbano?
Signora Treviere - Alfredo! ma lo sai pure, che ci stata!
Oliviero - Falso! Non ci ha messo piede!
Treviere - Lo vedi? Dice che non ci andata.
Signora Treviere - Eh gi. Chi sa che cosa si messo in mente. Ma diglielo tu. Diglielo, che la gita era stata combinata d'accordo con tua sorella Pasqualina, e che tua sorella l'aspettava: e che un'assurdit, una sconvenienza, un'offesa, sospettare di complicit la pi devota delle zitelle di Montalbano. Diglielo! Su!
Treviere - Va bene. Va bene, (timido, a Oliviero) Nicoletta, a Montalbano c' andata, sai?
Oliviero - Non vero! Ho la prova che non vero!
Treviere - Oh! Hai le... Ecco, ecco... Ma allora, che ne ha fatto di questi otto giorni di vacanza?
Oliviero - Che domanda! Li ha passati con un uomo. E c' da giurare che da otto giorni non mette pi il naso fuori dalla camera, e che quello sporco individuo se l' tenuta stretta dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina. Nicoletta! Mia moglie! Con un uomo. Divento matto!
Signora Treviere - Genero, se fossi in te, andrei a farmi una buona doccia.
Treviere - Dimodoch tu sei geloso, povero figliolo! Ti compiango. Per sento il dovere di dirtelo: la gelosia per me un sentimento artificiale; non in natura. Io conosco bene le costumanze delle farfalle...
Oliviero - (investe Treviere che arretra) Che farfalle! Che farfalle! Ho l'aria di una farfalla, io?
Treviere - Non ho asserito questo. Comunque mettiamo pure da parte le farfalle. Una cosa posso affermarti: che conosco bene Nicoletta...
Oliviero - Lei? Lei conosce Nicoletta?
Treviere - Non sono suo padre io, dopotutto?
Oliviero - Dopotutto, s. E che ne sa lei di Nicoletta? Saprebbe dire, lei, se Nicoletta ha i seni a li-moncino o piatti? o come sono fatte le sue anche?
Signora Treviere - Oliviero! Che discorsi sono?
Treviere - (divertito) Questa buona! I seni a limoncino! Ah! ah! ah! Ma quando dico di conoscere a fondo Nicoletta, chiaro che alludo al suo carattere, alla sua vita interiore.
Oliviero - Tutto collegato. La pelle delle sue anche partecipa del carattere complessivo; e io, su questo piano la conosco a menadito...
Signora Treviere - Basta. Oliviero! un supplizio, per dei genitori timorati, sentir un uomo parlar in modo cos brutale di certi particolari.
Oliviero - Ah, sono io il brutale, eh?
Signora Treviere - Comunque tu la pensi, certi particolari non hanno alcuna attinenza col fondo delle creature umane..
Oliviero - Col fondo?... Ma non c' n fondo, n sprofondo! Quel che a qualcuno nascondiamo, lo sbandieriamo poi a un altro: fondo e superficie. Ai miei occhi - e ai vostri - Nicoletta pu apparire uno stinco di santo, una personcina seria, accurata, candida; ma all'altro, allo sporcaccione che se l' presa a bordo, non ci pensa due volte a mostrare la sua vera natura di sgualdrina, di carne da battaglia, di... Ah, signora suocera, ha detto bene lei! Vado a farmi una doccia! (esce)
Treviere - Una bella fortuna!
Signora Treviere - Che cosa?
Treviere - Una fortuna, s, essere riuscito a mettere le mani su quella farfalla!
Signora Treviere - Alfredo, per l'amor di Dio! Finiscila con le farfalle! Siamo di fronte ad un caso gravissimo.
Treviere - Ah!
Signora Treviere - Nicoletta non stata a Montalbano. Oliviero ne certo: e anch'io. Non so che vorr decidere. Ma ho una gran paura che intenda divorziare.
Treviere - E potrebbe anche essere il minore dei mali. Esasperato com', l'hai pur visto, non mi stupirebbe che arrivasse all'uxoricidio.
Signora Treviere - Per l'amor di Dio, non dire sciocchezze. Che Oliviero le assesti un bel paio di schiaffi non da escludere e non sar io a deplorarlo. Come dici?
Treviere - E chi ha fiatato?...
Signora Treviere - Non sono mancati n i buoni consigli, n i buoni esempi. Se si fosse comportata da brava ragazza, come una vera donna deve comportarsi, Oliviero a divorziare non ci penserebbe nemmeno. Hai divorziato da me, tu?
Treviere - Oh no! E chi me lo dava il coraggio?
Signora Treviere - Oh, siamo giusti! E riconosciamo senz'altro che a quella nostra bambina mancato un padre!
Treviere - E io, chi sono?
Signora Treviere - Semipadre, che della condotta e dell'educazione di sua figlia, non si mai curato n tanto n poco.
Treviere - Tu non hai mai permesso a nessuno di curarsene; anche in questo campo, come in tutti gli altri, il mio parere era sempre preso sottogamba.
Signora Treviere - colpa mia se tu non hai n un grano di criterio n un'oncia di autorit? Ma che vale ora rivangare i torti?... Il risultato quello che : per la tua inconsistenza siamo forse alla vigilia di un divorzio!
Treviere - E va bene. Se Nicoletta si stancata del marito e ama un altro, la meglio e di mettere subito le cose in chiaro.
Signora Treviere - Sei di una immoralit, Alfredo... pari soltanto alla tua incoscienza.
Treviere - Incoscienza?!
Signora Treviere - S, incoscienza. Ti scordi che unicamente per opera di Oliviero i Laboratori Treviere oggi sono in condizioni di uscire dalla morta gora in cui da quindici anni stavano boccheggiando? Il professore Fillon mi diceva giorni fa, che nel settore della biochimica, Oliviero un cannone.
Treviere - Se Oliviero si separa da Nicoletta, i Laboratori Trvire dovranno pur fare a meno di lui.
Signora Treviere - Ah... e con questo, per te, tutto a posto, eh?
Treviere - Che posso farci, io?
Signora Treviere - Riflettere che solo per la tua incapacit amministrativa, i floridi Laboratori Trvire, che hai ereditato da tuo padre, sono sull'orlo dell'abisso. Oliviero, oggi, ci indispensabile, e noi ci troviamo alla merc di un simile animale, solo perch tu sei sempre stato un buono a nulla.
Treviere - Che io, come amministratore, sia piuttosto scalcinato, che dal dominio della biochimica io sia del tutto escluso, un fatto. Che vuoi farci? I miei talenti rifulgono unicamente nello studio dei lepidotteri; e se vero che la mia collezione di farfalle non riuscita a procurarmi la stima di mia moglie, , per converso, consolante sapere che suscita qualche invidia in giro.
Signora Treviere - Se tu fossi stato capace di acquistarti la stima di tua sorella, mai quella annosa fanciulla, sempre pronta a tenere mano a ogni ghiribizzo di tua figlia, avrebbe consentito a farsi complice di una menzogna che ora minaccia le future sorti dei Laboratori Trvire. (entra Nicoletta. 25 anni, costume da spiaggia)
Nicoletta - (silenzio) Ho detto buongiorno, (si turba) successo qualche cosa a Oliviero?
Treviere - qui.
Signora Treviere - (con una occhiata impone silenzio a Trvire. Poi a Nicoletta) Da dove vieni?
Nicoletta - Io? Da Montalbano, vengo. Sono partita stamattina alle sei.
Signora Treviere - No, Nicoletta. Tu non vieni da Montalbano. Tu, a Montalbano, non ci hai messo pie. de.
Nicoletta - Mi dispiace, mamma, di doverti contraddire appena arrivata a casa, ma non posso inventare una bugia, e cos assurda, solo perch sei fuori di strada tu.
Signora Treviere - Io sono sicura di quel che affermo.
Nicoletta - Si vede. Si vede chiaro. E mi dai soggezione come se davvero mi sentissi in colpa. Insomma, che succede? Vorrei capirci qualche cosa. Perch ti turba tanto l'idea che io non sia stata a Montalbano? Sono forse sospettata di qualche omicidio commesso a S. Brieue o a Valenciennes? E tu, pap, che stai zitto zitto, credi anche tu che io non sia stata dalla zia Pasqualina?
Treviere - A dir la verit, nulla mi consente di asserire... (ad uno sguardo severo della moglie)... insomma so che tu non sei stata da tua zia, ecco. Un'idea che mi sbocciata di colpo... cos... Oh, Nicoletta, la sai la grande notizia? Quella farfalla, quella straordinaria farfalla...
Signora Treviere - No, Alfredo, basta con le farfalle! A te, Nicoletta, io non chieder che ci sei rimasta a fare, a Cannes, una intera settimana. Dopo tutto, il primo che ha interesse a conoscere la verit su questo punto tuo marito.
Nicoletta - (ride) A Cannes? Ma io non sono stata a Cannes. Che cosa te lo fa credere?
Signora Treviere - Una certa lettera che distrattamente hai impostato a Cannes.
Nicoletta - tutto l?
Signora Treviere - No. Non tutto, (bussano alla porta) Avanti! (entra Marietta).
Marietta - Signora, c' un giornalista che chiede del signor Andrieu.
Signora Treviere - Fallo passare. (Marietta esce. A Trvire) Avverti Oliviero. Ma non dirgli che Nicoletta tornata, se no, addio intervista; sarebbe compromessa...
Treviere - O piuttosto, movimentata... (esce).
Signora Treviere - Vorrei pregarti di non farti vedere finch non se n' andato il giornalista.
Nicoletta - Diamine! Oliviero ce l'ha tanto con me, da non riuscire a contenersi davanti a un estraneo? Se siamo a questo punto, farei forse meglio a ripartire per Montalbano. Non sopporto le scene coniugali.
Signora Treviere - Prima bisognava pensarci. E che? Potevi credere che a Oliviero sembrasse naturale la permanenza clandestina di sua moglie a Cannes per quella settimana che avrebbe dovuto consacrare tutta alla zia di Montalbano?
Nicoletta - Ma quante volte te l'ho da dire che...
Signora Treviere -. . . non ti sei staccata dalle sottane di zia Pasqualina. Lo so. Ma prova un po' a darla a intendere a tuo marito e poi se ne riparla. Io, comunque, avevo il dovere di metterti in guardia... Eccolo. Non farti vedere.
- (Nicoletta esce. Entra il giornalista, introdotto da Marietta. Contemporaneamente entra da un'altra porta, Treviere).
Signora Treviere - Buongiorno, signore. Molto lieta della sua bella visita.
Giornalista - Sono Natale Blugat della Fiaccola Liberata (a Treviere) Mi sono fatto ardito, Maestro, di venire a violare la sua soglia, ma solo perch i lettori del mio periodico sono estremamente ansiosi di conoscere un cultore della scienza che...
Treviere - Allora non sono io, signore, quello che cerca lei. Io sono un modesto collezionista di farfalle...
Giornalista - (traendo fuori una matita e un taccuino) Estremamente interessante. Che tipo di farfalle? Farfalle da bosco? Farfalle d'acqua dolce? (Entra Oliviero).
Trevtere - Signor Natale Blugat, non ci siamo. Ma ecco qua lo scienziato, il dottor Oliviero Andrieu, nostro genero.
Oliviero - Signore...
Giornalista - Onoratissimo e estremamente commosso, (si presenta) Natale Blugat della Fiaccola Liberata .
Oliviero - Ai suoi ordini. Che desidera sapere?
Giornalista - Suona qualche strumento?
Oliviero - No.
Giornalista - Appassionato di basket-ball?
Oliviero - No.
Giornalista - Di golf?
Oliviero - No.
Giornalista - Di badmington?
Oliviero - No.
Giornalista - Che pensa di D'Annunzio?
Oliviero - Niente.
Giornalista - Usa, le bretelle?
Oliviero - No.
Giornalista - Ha qualche altra indiosincrasia, oltre quella delle farfalle?
Treviere - Lei confonde. Le farfalle sono io.
Giornalista - Non fa differenza. Bene, (annota) Nessuna particolare mania, eccetto le farfalle? Le piace l'anitra allo zibibbo?
Oliviero - No.
Giornalista - Gioca a canasta?
Oliviero - (seccato) No.
Giornalista - Che le ispira un cielo stellato?
Oliviero - Niente.
Signora Treviere - (sussurrato, a Oliviero) Ma s, diamine! Un cielo stellato...
Oliviero - Niente! Niente! Niente!
Giornalista - Ottimamente. Lei mi ha fornito, signor Andrieu, il materiale per un articolo che far colpo sui nostri lettori, e io le sono oltremodo grato. Un'altra domandina: quali sono le sue pi recenti scoperte?
Oliviero - In questi ultimi mesi mi sono dedicato in modo particolare allo studio dell'azione di certi reagenti chimici sulle cellule del cervello. Avevo notato...
Giornalista - Le piace la pittura di Churchill? (silenzio) Domando scusa, non era che un inciso. Diceva?...
Oliviero - Partendo dagli ossifenili ho ottenuto un prodotto che, assorbito in dose moderata, abolisce, temporaneamente, la memoria degli aggettivi...
Giornalista - E come si somministra?
Oliviero - Per via orale.
Giornalista - (scrive) Per via rettale.
Oliviero - Ho detto orale .
Giornalista - S, ma via rettale colpisce pi a fondo la fantasia del pubblico. E poi?...
Oliviero - E poi, giusto di questi giorni, ho messo a punto una soluzione che, somministrata per iniezioni, determina nel soggetto un impulso irresistibile a confessare la verit. Le ho dato il nome provvisorio di Masochina.
Giornalista - Interessante! Ma non esiste gi un siero della verit?
Oliviero - S, ma quello agisce sopprimendo i freni inibitori e di autodifesa che proteggono la menzogna. La Masochina giunge ad un risultato pi integrale e anche pi spettacolare per un processo opposto. Invece di attutire le reazioni inibitorie, esalta nel soggetto l'impulso nativo alla verit, che certe inibizioni convenzionali tengono compresso nel nostro sottosuolo.
Giornalista - Un impulso nativo? D'amore, allora...
Signora Treviere - Tutte queste ricerche sono sta-I te condotte nei Laboratori Trvire.
Giornalista - Ne prendo atto, (a Oliviero) La sua Masochina si trover presto in commercio?
Oliviero - Mai pi! Non mi sono ripromesso scopi di lucro, io; e. la formula rester segreta! Non si ha il diritto di... (entra Nicoletta spalancando la porta. Oliviero ha un moto aggressivo contro di lei e gli altri tentano di trascinare via a viva forza il giornalista).
Signora Treviere - (al giornalista) Venga, venga a dare un'occhiata ai nostri Laboratori.
Giornalista - (dibattendosi) Ma io... devo... avrei voluto...
Treviere - Andiamo, signor Blugat: le mostrer qualche bellissima farfalla... (escono il giornalista e i due Trvire).
Oliviero - Da dove vieni?
Nicoletta - Da Montalbano, vengo. Ma che succede qui? Prima mia madre mi tormenta, vuol che confessi di non esserci stata e sostiene che la settimana l'ho passata a Cannes. Che le sia potuta germogliare in testa un'idea cos strampalata e che lei ci sguazzi dentro non mi fa specie. Ma da te ho il diritto di pretendere che tu non la segua per questa strada.
Oliviero - Io sono stato, ad aprirle gli occhi, (con forza) Proprio io!
Nicoletta - E allora non hai scuse. Qualunque cosa tu ti sia ficcato in mente, avevi il dovere di non assalirmi alle spalle, in mia assenza, a tradimento, capisci?...
Oliviero - A tradimento? Io? Io ho detto semplicemente a sua madre quel che avevo nello stomaco, e mi pare molto naturale.
Nicoletta - Non troppo. Se avessi io da rinfacciar-1 ' ti qualche cosa, non andrei a lamentarmi con i tuoi I genitori io, e lo sai benissimo.
Oliviero - Non lo stesso caso. I miei. genitori... E poi no, eh! Poche storie! Qui a momenti finisce che sono io a difendermi e a cercare di farmi perdonare. Avanti: una domanda precisa: con chi sei stata a Cannes?
Nicoletta - Una volta per tutte : sono stata a Montalbano da zia Pasqualina e non mi sono mossa da casa sua.
Oliviero - Nicoletta, a mentire non ci guadagni niente. E te ne do la prova...
Nicoletta - La lettera impostata a Cannes? Me ne ha parlato mamma. semplicissimo : una sera che pioveva, per non farmi uscire di casa, la zia Pasqualina ha consegnato la lettera a un'amica che il giorno dopo partiva per la Costa azzurra.
Oliviero - No. L'hai impostata tu. Con le tue mani, a Cannes, per distrazione, invece di spedirla a tua zia, che me la rispedisse da Montalbano.
Nicoletta - No!
Oliviero - S! Calcolando su questo smistamento di Montalbano e per la verosimiglianza, hai messo la data del 13 aprile. E cos a me arrivata il 13 aprile mattina con la prima distribuzione. Arrivata dunque, prima che partita.
Nicoletta - Beh, ho sbagliato data.
Oliviero - No! il 13 era sabato. E tu nella lettera dici: Ieri, venerd, giornata carica. E pi sotto: Domani, domenica, pranziamo in citt . Osi ancora sostenere di avere sbagliato data?
Nicoletta - Data e giorno, contemporaneamente. Lo hai visto anche tu, tante volte, io non so mai n il giorno n quanti ne abbiamo del mese.
Oliviero - Ah! troppo! Questa tua capacit di negare l'evidenza, senza arrossire, senza battere vena...
Nicoletta - I tuoi sospetti sono troppo gravi perch io debba turbarmi, neanche per un attimo. Ma la posta in gioco mi troppo cara; devo puntare su tutto il mio equilibrio; e dunque chiedo a te di fare altrettanto. Oliviero, per l'amor di Dio, riprendi il dominio di te stesso e rifletti che su un semplice sbaglio di data tu stai per pronunciare la mia condanna, e spezzare ogni legame tra noi.
Oliviero - Dunque pensi che io ti accusi alla leggera. E potresti anche avere ragione, se altre prove concomitanti non convalidassero questa in tutta la sua portata. A mezzogiorno mi ha telefonato Germana Houlin; tornava da Cannes, e mi ha detto di averti vistata l ieri mattina.
Nicoletta - Germana non pu avermi vista a Cannes; n pi n meno che a Montalbano.
Oliviero - Ti ha vista al porto.
Nicoletta - Impossibile. E poi, se mi avesse vista m'avrebbe parlato.
Oliviero - Passava in macchina, suo marito aveva fretta e non si potuto fermare.
Nicoletta - Si sbagliata, chiaro.
Oliviero - Una parola: s' sbagliata. E se ti avessi vista io, saresti capace di dire che anch'io mi sono sbagliato?
Nicoletta - Ma certo! Perch non sono stata a Cannes, io.
Oliviero - Tu menti con una faccia tosta che sgomenta; e con olimpica serenit, nell'atto stesso del mentire. Una serenit che presuppone l'abitudine inveterata, che porta a riflessioni amare sulla tua condotta dopo il nostro matrimonio, e rivela tutto il male che si nascondeva sotto la purit del tuo sguardo e delle tue parole. E io, sciocco, ho vissuto come un bel sogno quei dodici mesi di esistenza marcia.
Nicoletta - Se tu mi amassi, Oliviero, quel bel ricordo di giorni felici te lo saresti salvato senza tanta smania di abborracciare contro di me questo tuo atto di accusa. Nelle tue ricerche di laboratorio, vedi, son certa che tu metta molta maggiore circospezione; ma quelle ti stanno a cuore molto di pi che l'affetto di tua moglie, lo so. Non ho, io, la fortuna di vederti, nel mio caso, accanirti nella verifica delle tue ipotesi con rigore scientifico.
Olivero - Sei fuori strada. Non pi tardi di poco fa, per uno scrupolo di coscienza, per altro superfluo, ho telefonato alla signora Lasquin, la vicina di casa tua a Montalbano.
Nicoletta - E sei cascato male. Quella in rotta con la zia Pasqualina.
Oliviero - Comunque a Montalbano non ti ha vista.
Nicoletta - E come poteva vedermi se miope pi di una talpa! Ma io l'ho incontrata venti volte in questo periodo.
Oliviero - Hai una risposta per tutto. Lei non ti ha visto a Montalbano perche e miope : Germana, che a Cannes ti ha visto, s' sbagliata. E va bene! Finiamola, (trae di tasca una rivista) Ecco qua una fotografia presa a Cannes marted da un cronista mondano in occasione del Festival Balivar. Il caso sa quel che fa. Guarda chi c' qui, in primo piano, in angolo...
Nicoletta - Oh! guarda!... (sorride) La somiglianza... bisogna riconoscerlo... stupefacente!
Oliviero - Ah! la somiglianza, adesso. Hai il coraggio di parlare di somiglianza! Ma mi prendi proprio per un imbecille, un minorato, uno svaporato?
Nicoletta - Oliviero, come puoi pensare che io sia questa qui?
Oliviero - Hai dunque di me un concetto cos definitivamente negativo da illuderti che mi si possa pagare con una bugia tanto trasparente? (l'afferra per un polso) Rispondi! No, non dire nulla. Capisco. Per te io sono e resto quello sciocco e innamorato cotto, che si pu rinfrancare con una parola e con un sorriso, portarlo fino a non vedere quel che salta agli occhi. Ma stavolta hai passato il segno, e dovrai far macchina indietro e snebbiare e riconoscere la verit come e dov'. Lo esigo, intendi? Lo esigo!
Nicoletta - Mi fai male, Oliviero!
Oliviero - Rispondi! Quel mobile l, che ?
Nicoletta - Mi fai male! un tavolino.
Oliviero - E questo qui?
Nicoletta - Una poltrona. Lasciami!
Oliviero - E quell'oggetto l, sul tavolino?
Nicoletta - ... ahi!... un calamaio!
Oliviero - E laggi, attaccato al muro, c' il ritratto di chi?
Nicoletta - Di mio nonno. Lasciami, lasciami!
Oliviero - E questa donna qui sulla rivista?
Nicoletta - Non sono io, no. Non sono io! (singhiozza).
Oliviero - Seguiti a trattarmi da stupido? A negare la luce del giorno? E va bene. Ti costringer a dire cose e nomi - tutto quello che hai visto con i tuoi occhi - e a gridare alto le tue menzogne. Angelo delle tenebre, brutta bestiaccia sorniona, non ti mollo, finch non avr visto la tua vergogna e le tue magagne spampanate alla luce del sole. E se ci creperai, che l'ultimo tuo rantolo sia ancora una confessione di colpa! Avanti! Parla!
Nicoletta - Mi fai male! Aiuto! Mi fai male! (en-strano Trvire e la signora Trvire).
Treviere - Oliviero! (Oliviero lascia il polso di Nicoletta).
Signora Treviere - Non perdere le staffe. Non si approda a niente.
Treviere - Prova con dolcezza, piuttosto. Come faccio io con mia moglie; e ti - (posso dire che se n' sempre trovata bene.
Oliviero - (mostra la rivista a Trvire) Suocero, che ne dice lei, di questa fotografia?
Treviere - Aspetta che mi metto gli occhiali... Vediamo... Oh! Ma Nicoletta!
Oliviero - (mostra la rivista alla signora Trvire) Chi questa? La conosce?
Signora Treviere - Che si domanda? Certo che la conosco.
Oliviero - La fotografia stata fatta a Cannes marted. Nicoletta sostiene che questa qua, che tutte e due avete subito riconosciuto per vostra figlia, non lei.
Signora Treviere - Ma via, Nicoletta, ridicolo. Faresti meglio ad ammettere che marted eri a Cannes.
Nicoletta - No, mamma, n marted n mai. (si allontana verso la porta).
Oliviero - No. Tu non te ne vai. Questa storia non ancora finita.
Nicoletta - Ti chiedo il permesso di andarmi a rinfrescare un po' questo polso che, vedi, mi sanguina! Sei contento? (dalla soglia si volge a Oliviero e a Trvire) Approfittatene per mettervi d'accordo. Convocate parenti e conoscenti. Ma quando l ci fossero cinquanta persone pronte a riconoscermi nella fotografia, io, dalla verit non decampo, (esce)
Oliviero - Da ammazzarla! Non ho mai visto mentire cos a faccia franca.
Treviere - (ridendo) E se, invece, dicesse la verit? Se questa della fotografia fosse una sconosciuta?
Signora Treviere - Alfredo, non essere stupido!
Treviere - Dicevo cos... mi ricordavo di certe farfalle...
Signora Treviere - Scordatele, (a Oliviero) Tornando a Nicoletta, la verit non poi cos nera come sembra. Potrebbe avere inventato quel viaggio a Montavano, per concedersi, non per fini illeciti, otto giorni di vacanza.
Oliviero - Le vacanze delle donne le conosco!
Signora Treviere - Ti sbagli. Capita a volte che la convivenza con l'uomo che pure amiamo tenera mente ci diventi insopportabile e che si senta il bi sogno di fare una cura di solitudine. Per esempio la compagnia di Alfredo, qualche volta, mi pesa e allora desidero lasciare Parigi per una settimana o due. una specie di igiene nella vita in comune e Alfredo, che mi comprende in pieno, non se l' mai presa a male.
Treviere - Anzi, direi piuttosto che da un pezzetto in qua, tu trascuri un po' la tua igiene.
Signora Treviere - Sono cose che le giovani spose non osano confessare ai loro mariti per non offenderli, e, per delicatezza e anche un po' per timore, preferiscono ricorrere a una bugia pietosa.
Oliviero - Non mi pare che Nicoletta conosca questo genere di ritegno. E non neanche un temperamento romantico come lei, Nicoletta: che alla solitudine preferisce la partita a due con un avventuriero che se la tiene a letto. (Rientra Nicoletta col polso fasciato da un fazzoletto).
Oliviero - Ti ho fatto molto male? Scusami.
Nicoletta - Non niente. Una scalfittura. L'orologio da polso.
Oliviero - E scusami di aver sospettato di te. Ti amo. E quando sei lontana, non riesco a vincere il tormento della gelosia. E poi mi rimorde questa mancanza di fiducia in te: non ignoro, io, che una donna pu sentir necessit di trovarsi talvolta sola con se stessa e di ritirarsi per qualche giorno in una specie di romitaggio...
Nicoletta - Io, per me, non ho mai provato niente di simile...
Oliviero - (gridando) Ah no, eh? Allora vero quel che ho detto io. Sei stata a Cannes con un uomo, tu!
Nicoletta - Io non sono stata a Cannes.
Oliviero - Nicoletta, io so che tu sei stata a Cannes. E tu sai che per me non c' pi possibilit di dubbio su questo. E allora a che giova, che giova mentire?
Nicoletta - Io non mento.
Signora Treviere - S, che menti! E nel modo pi sciocco del mondo, respingendo la buona occasione di aggiustare le cose e di farti perdonare.
Treviere - Io fossi in te, genero, lascerei perdere questa storia turistica. Tu sei persuaso di possedere la prova che Nicoletta ha trascorso la settimana a Cannes. Lei, dal canto suo, afferma di non esserci stata: e la sua affermazione un fatto contro il quale non puoi niente.
Oliviero - Oh! la vedremo!
Treviere - Le parole - povero il mio ragazzo - hanno un potere che tu sembri non immaginare neanche, ma al quale dovrai pur sottostare un giorno o l'altro.
Oliviero - Di che potere intende parlare, lei?
Treviere - Del potere che hanno le parole di mettere in ginocchio la verit pi sfolgorante. Tu, Oliviero, forte della tua certezza, potrai per giorni e giorni contrastare con Nicoletta; ma urterai sempre contro la stessa risposta, le stesse cognizioni.
Oliviero - No. Ne sono sicuro. No!
Treviere - Finch, a poco a poco; ti stuferai della tua stessa certezza. Sotto la corrosione delle parole, la vita avr logorato la verit; e finisce che non ci pensi pi. Ma, prima, vi sarete tormentati tutti e due. Meglio allora metterci subito una pietra sopra e addio.
Oliviero - Come se fosse possibile!
Signora Treviere - Alfredo, hai detto un sacco di sciocchezze, come sempre. Non si tratta qui di dimenticare. Noi verso Oliviero abbiamo la nostra brava responsabilit. Io mi sento in colpa di averlo tenuto all'oscuro sul carattere difficile di Nicoletta. Mi cullavo nella speranza che il matrimonio la migliorasse; ma ora mi mortifica questo suo mentire senza pudore e capisco fino a che punto m'aveva fatto velo l'affetto materno. Ormai, figlia mia, non contare pi per niente sull'indulgenza di tua madre. Per il tuo viaggio a Cannes, esigo che tu confessi. Dovessimo restare qui tutta la sera e la notte, ti strapper la verit.
Nicoletta - Ma per l'amor di Dio, mamma! Lasciami in pace anche tu, col tuo velo d'affetto e l'indulgenza materna. Oliviero ha l'attenuante della gelosia; ma con te preferisco non insistere sul vero sentimento che mi vale questa tua sparata.
Treviere - Andiamo, figliola! Sai bene che tua madre ha un cuore d'oro.
Signora Treviere - Oliviero! pigliala a schiaffi! Te lo chiedo formalmente.
Oliviero - (cingendo con le braccia le spalle di Nicoletta) Nicoletta, sono pronto a perdonare qualsiasi cosa. Quale che sia la verit, mi sar sempre meno penosa di questa menzogna che mette un muro tra te e me.
Nicoletta - (piange sulla spalla di Oliviero) Non ho nulla da confessare. Io...
Oliviero - (le solleva il mento) Allora, accetti una iniezione di Masochina?
Signora
Treviere - Benissimo! Masochina! Masochina! Come non ci ho pensato?... Falle una iniezione Oliviero!... Una iniezione! Mi struggo di sentirla cantare .
Oliviero - (alla signora Treviere) La prego... (a Nicoletta) Accetti?
Nicoletta - Sta in guardia, Oliviero. Gi sul piano professionale sarebbe un abuso. Ma non hai paura, anche tu, che questa specie di furto con scasso della coscienza altrui porti a risultati disastrosi?... Forse tu non ci hai riflettuto, ma in fondo anche la pi limpida coscienza brulica sempre in un groviglio di piccole bugie. Ci sono, nella coscienza di ogni creatura, deviazioni che hanno un senso esclusivamente per la persona che ne affetta. Non puoi costringermi a questa tua iniezione.
Oliviero - N io ti costringo. Te lo chiedo, disperato, torturato in un supplizio senza tregua; ti offro il modo di liberarmi da questo incubo. Vuoi?
Signora Treviere - Iniezione, Oliviero, che lo voglia o no! Iniezione! E sia finita una buona volta.
Oliviero - Ebbene, Nicoletta?
Nicoletta - (resta un attimo col viso tra le mani. Poi con tono normale) Accetto. Ma a patto che te la faccia anche tu.
Oliviero - Io... ma... (dopo una lunga titubanza) Sta bene.
Nicoletta - E anche mia madre.
Signora Treviere - Sarai matta! Io non ho proprio nessun motivo per sottopormi a questo genere di esercitazioni. A me nessuno rimprovera nulla. Ho la coscienza pulita, io.
Nicoletta - Ecco. E per ci nulla da temere...
Treviere - Brava! Niente da temere. Affascinante idea! Oliviero, una iniezione di Masochina a mia moglie. Sar pur edificante sentire esalare a cuore aperto, i sentimenti di una cos intemerata sposa e madre j esemplare.
Signora Treviere - Alfredo, mi farai il santo piacere di tenerti su meno alati concetti. Sappi, che se mi far io l'iniezione, non sfuggirai neanche tu all'esperimento.
Treviere - (scosso) Io? E perch io? Io no.
Signora Treviere - Alfredo hai arcani segreti che nascondi? A me?
Treviere - Ma no. Che idea! (Tartaglia) Che... che cosa... ti viene in mente adesso?!
Signora Treviere - Oliviero, iniezione!
Treviere - No, Lucia, No! assurdo. Che interesse pu rappresentare la confessione di un vecchietto che passa la sua residua vita in pieno sole, inseguendo farfalle?
Signora Treviere - Iniezione! Non c' santi! Iniezione.
Treviere - Lucia, ti prego, non essere cos testarda. Rifletti. Certe facezie mal s'addicono alla mia et. E pensa altres...
Signora Treviere - Tu manifesti soverchia preoccupazione, Alfredo! Qualcosa mi nascondi!... (a Oliviero) Iniezione!
Treviere - Ebbene no! Ho detto no!
Signora Treviere - Alfredo! (minacciosa) Come hai detto?
Treviere - Dico che... Non dico di no... Non intendo oppormi alla tua volont, neanche per ombra, diamine!
Signora Treviere - (con un sospiro di soddisfazione) Ah!
Treviere - (improvviso scatto d'ira) Ma anche tu, per... Conoscer finalmente gli arcani tesori che nascondi dietro la fronte. S! Anche tu!
Signora Treviere - Ho detto...
Oliviero - (alla signora Treviere) Neanche lei pu tirarsi indietro. Solo Nicoletta, in un accesso di sincerit, se si decide a parlare, pu dispensarci da questa seduta iniettava. (A Nicoletta) Vuoi? Vuoi dire la verit?
Nicoletta - Io non sono stata a Cannes.
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
La scena la stessa del primo atto. (La signora Treviere, Nicoletta e Oliviero, in piedi, agitatissimi. Trvire, seduto in funzione di arbitro).
Nicoletta - Prima io!
Signora
Treviere - Nessuno mi toglie la parola!
Oliviero - Tocca a me!
Nicoletta - No!
Oliviero - S!
Signora
Treviere - No!
Nicoletta - Parler! Dir quel che ho da dire!
Signora
Treviere - Sentirete me!
Treviere - (fa megafono delle mani) Silenzio!
Oliviero - Silenzio! Lasciate parlare me!
Nicoletta - No. Prima io!
Signora
Treviere - Se qualcuno ha da prendere la parola, qui, sono io. Tua madre.
Nicoletta - I tuoi segreti non hanno importanza. Per nessuno. L'importante quello che dir io.
Oliviero - Niente affatto. Estremamente grave quello...
Signora Treviere - (togliendogli la parola)... che ho da rivelare io sul mio conto.
Nicoletta - Queste iniezioni per chi erano preparate? Per me; per raccogliere i dati precisi...
Oliviero - Non so che farmene dei tuoi dati. L'essenziale che sappiate che sorta di uomo sono io.
Signora
Treviere - L'essenziale, quello? Pfff! L'essenziale ...
Nicoletta - Ah no! Quel che avete da dire voi due non che accessorio: io ho diritto di essere ascoltata prima.
Oliviero - Avete di fronte a voi un individuo che...
Signora Treviere - (grida forte) Io non sono una donna come tutte le altre...
Oliviero - Non interrompa, lei, vecchia megera! Queste grigione hanno una improntitudine...
Nicoletta - Sentite me, dovete sentire me!
Treviere - (mani a megafono) Silenzio! Silenzio! Se baruffate e sbraitate cos, passer l'ora senza poter sentire nessuno.
Nicoletta, Oliviero, Signora Treviere - (insieme) Comincio allora io...
Treviere - Silenzio! Che fortuna che l'iniezione di Masochina su di me non abbia effetto! Se entravo anch'io nel concerto, il tananai era completo.
Nicoletta - E per quel mio viaggio a Montalbano, sappiate che non pi tardi di stamani...
Signora
Treviere - Quando ho sposato Trvire, io...
Oliviero - Roba di tanti anni fa! Io, la vigilia delle nozze...
Treviere - Basta! Dieci minuti di parola per uno e per ordine di et. A te, Lucia.
Signora
Treviere - Oh, meno male. Alfredo, chiama qui la servit e fa' chiamare il personale dei Laboratori. Voglio parlare coram populo.
Nicoletta - Davanti a tutti!
Oliviero - Brava! Proprio cos!
Treviere - Neanche per idea. Inchiodo tutte le porte piuttosto. Lucia, ti restano nove minuti e mezzo.
Signora
Treviere - Va bene. Ho tante cose da dire che non so da che parte rifarmi.
Oliviero - Allora parlo io...
Signora
Treviere - Qui, poco fa ho rotto un vaso, io, apposta, e solo per dare la colpa alla cameriera e trattarla da bugiarda. Per non essere licenziata, quella ha riconosciuto di averlo rotto lei. S'intende che le far la trattenuta sul salario.
Nicoletta - La lumiera del vestibolo...
Oliviero - Il lampadario Luigi XVI...
Treviere - Basta!
Signora
Treviere - Infliggere agli altri la tortura dell'ingiustizia... Che pacchia!... Spesso ho pensato che si fossi nata uomo, avrei voluto essere un magistrato; un giudice maligno, capace di condannare con manifesta premeditazione l'innocente per godere la sua disperazione.
Nicoletta - Ma la lumiera...
Oliviero - Il lampadario...
Signora
Treviere - Ho pensato - che sogno! alle gabbie di ferro di Luigi XVI, al potere assoluto che m'avrebbe consentito di tormentare, carcerare, spogliare, mandare a morte a mio talento. Io sono un mostro.
Oliviero - Bene. Lei ha finito. Ora io.
Signora
Treviere - Che? Ma ho appena cominciato, io.
Treviere - Lasciala parlare.
Nicoletta - Tira via.
Signora
Treviere - Purtroppo mancano oggi le occasioni per dare sfogo alla mia crudelt e per assopire la mia sete di prepotenza. Qualche po' mi sono sfogata, vero, quando Nicoletta era bambina e io potevo darle delle vere scorpacciate di schiaffi.
Nicoletta - E ogni volta che mia madre mi prendeva a schiaffi...
Oliviero - Tu non interrompere...
Nicoletta -. . . io le rinfrescavo uno dei suoi abiti nuovi con cloruro di potassio.
Signora
Treviere - Le ho tribolato la vita quanto ho potuto, sebbene, in fondo, fossi costretta a tenere conto delle chiacchiere in giro. Notare, poi, che lei aveva un certo caratterino chiuso e impervio...
Nicoletta e
Oliviero - Mi ricordo che...
Signora
Treviere - Zitti, voi due! Con Alfredino, non potrei dire di essere stata una moglie tiranna. I suoi di casa me lo hanno consegnato cos adeguatamente incretinito, che quasi senza sforzo me lo sono portato al grado di abbrutimento a cui lo vediamo oggi ridotto. A tormentare i deboli c' gusto, ma gli invertebrati del suo stampo, offrono troppo scarso interesse.
Treviere - Lucia, come puoi parlare cos di tuo marito? Per fortuna non sei in condizioni normali.
Signora
Treviere - La servit, piuttosto... quella, si! Ci si imbatte, a volte, in cameriere molto sensibili; e c' gusto a tormentarle. Peccato che siano protette dalla legge e dai sindacati, che non si pu mai, con loro, superare un certo limite. Bisogna contentarsi di giocarle con qualche tiro traverso.
Oliviero - A proposito di cameriere...
Nicoletta - Eccolo!
Treviere - Silenzio!
Signora
Treviere - Bel colpo, quella volta che mi riusc di ficcare una collana di perle tra le cianfrusaglie di quella ragazza, e mandarla in galera! Sono colpi maestri, che non si possono ripetere! Eh, oggi confesso di non avere pi nessuno da maltrattare e, dico la verit, ci patisco.
Oliviero - Io non conosco che un solo tormento...
Nicoletta - Uh!... risparmiaci i dolori del giovane Werther.
Signora
Treviere - Tante volte, in passato, mi sono augurata la morte del mio Alfredino o pi esattamente di procurargliela io assassinarlo, ecco. E anche oggi mi accade di studiare in che miglior modo sopprimerlo senza incappare nel codice. Al momento, mi manca il coraggio... sono vile!...
Treviere - Meno male!
Oliviero - Beh, ora lei ha vuotato il sacco. Ora vuoto il mio.
Signora Treviere - Non ho mica finito... ah s!
Nicoletta - Dopo, mamm, dopo. Tu non racconti niente di nuovo.
Oliviero - notorio che lei una vecchia flibustiera.
Signora
Treviere - Per in sede di confessione, finch non si tocca l'argomento del sesso, non si ancora detto nulla.
Oliviero - I suoi amori, adesso? Ah no, eh?!
Nicoletta - Acqua passata.
Treviere - Nicoletta, tua madre ha ancora quattro minuti.
Signora
Treviere - Non ho mai avuto un amante.
Oliviero - E allora non ci scocci!
Signora
Treviere - Alfredo me ne ha tolto il desiderio. Indubbiamente l'amore non fa per me; ma forse avrei potuto considerarlo sopportabile, se nell'intimit mio marito si fosse mostrato in un aspetto pi lusinghiero. Ah!... avreste dovuto vederlo!
Treviere - Lucia... certi particolari, adesso...
Signora
Treviere - Quegli occhi... un disastro!
Treviere - Ora inventi!... sar stato come tutti gli altri, no?
Signora
Treviere - Quei muggiti ridicoli... che ricordo sinistro! '
Nicoletta - Io, a mio marito...
Signora
Treviere - Finalmente, quando fui incinta di Nicoletta, ho posto fine una volta per tutte a questi sollazzi, e con un sensibile sollievo d'animo; ed stato per me un piacere squisito pensare, in qusti ultimi 25 anni, che tu avresti voluto tornare a fare il galletto; ma io, no! E sempre no!
Treviere - Ne ho sofferto, vero. Ma poi mi ci sono abituato; oggi non ci penso pi. (Entra Marietta).
Signora
Treviere - Chi c'? Visite?
Nicoletta - Avanti, avanti.
Marietta - Il signor Jourdan e signora.
Signora
Treviere - Fa entrare. Fa entrare chiunque venga...
Treviere - Ma assurdo. Qui si dicono cose che neanche l'aria dovrebbe sentire.
Oliviero - Pi gente ci sar, a sentire, e pi verit si diranno.
Nicoletta - Fa entrare tutti quelli che vorranno venire e senza annunciarli: capito Marietta? Chiunque sia.
Marietta - Bene signora.
Nicoletta - Ti ricordi, Marietta, l'anno prima del mio matrimonio, che mi hai sorpresa quasi nell'atto di baciare quel giovanotto?
Marietta - Oh, signora, ho ben visto che non c'era malizia.
Nicoletta - Eh, per se non fossi arrivata tu...
Signora
Treviere - Marietta, quel vaso poco fa l'ho rotto io.
Marietta - La signora ha voglia di scherzare!
Signora
Treviere - Ti giuro, Marietta, io; e di proposito, coll'intenzione di dar la colpa a te,
Marietta - Oh, ma allora... la signora una bella carogna!
Signora
Treviere - Esatto: una carogna!
Marietta - Domando scusa, signora; mi scappata!
Signora
Treviere - E hai fatto bene. La verit, innanzi tutto.
Marietxa - La signora troppo buona... (Esce).
Signora
Treviere - Dunque, non ho mai avuto un amante.
Oliviero - L'ha. gi detto, suocera mia.
Treviere - Hai ancora un minuto e mezzo.
Signora Treviere - (In fretta in fretta) Ma da qualche mese provo non so che oscuro sentimento, una specie di rimorso carnale. Vedo gli uomini sotto un'altra luce.
Nicoletta - Per me gli uomini...
Signora
Treviere - Zitta, tu. Non che io abbia, s'intende, la minima intenzione ardita verso qualcuno in particolare; ma mi succede di pensare all'uomo con un certo intimo turbamento... Sempre.
Nicoletta - Io...
Signora
Treviere - Per esempio l'idea che Oliviero mi stringa fra le braccia, si mescola, in me, con un senso di angoscia e piacere. Sono perfino diventata gelosa di Nicoletta. Da un certo tempo in qua la odio; mentre prima, semplicemente, non le volevo bene.
Nicoletta - Neanche io ti voglio bene, per, con un certo rimorso.
Signora Treviere - (A Oliviero) Tu, naturalmente, non mi hai mai desiderato...
Oliviero - (Dopo una breve riflessione) Ma s! Mi ci fa pensare lei in questo momento : una sera, soli - nel salotto - seduti vicini nel divano. Lei stava con una gamba sull'altra e io osservavo, da vicino, la sua scollatura. Ho sentito un improvviso desiderio... Un lampo: non cos fuggevole tuttavia, che io non abbia dovuto trattenermi per non fare una sciocchezza...
Signora
Treviere - Bisognava farla, Oliviero! Bisognava farla!
Treviere - Basta! un'indecenza!
Oliviero - S. Sono uno snaturato. E ancora non sapete niente! (Entrano il prof. Jourdan e sua moglie, introdotti da Manetta).
Signora
Treviere - E io?... Non sono una sporca baldracca, io?... (I signori Jourdan hanno un attimo di titubanza a entrare).
Jourdan - Buona sera.
Signora Jourdan - Buona sera.
Treviere - (Andando incontro a loro) Amici carissimi! Che bella sorpresa! E che gentile pensiero! Buonasera!
Jourdan - Fortunati noi di trovare qui riunita la bella famiglia...
Signora
Treviere - Caro professore! Lei non immagina il piacere che ci fa la loro gradita visita...
Nicoletta - Cos a proposito!
Oliviero - S. La loro presenza ci era necessaria.
Signora Jourdan - Questa loro cordiale accoglienza ci rinfranca. Eravamo rimasti un po' incerti...
Nicoletta - Bene. Basta. Non perdiamo tempo.
Jourdan - Brava. Bando alle cerimonie. Sono messaggero di buone novelle, Trvire. Ho sondato i miei colleghi, e posso annunciarle che la sua candidatura all'Accademia delle Scienze Naturali, ha molte probabilit.
Oliviero - Chi se ne frega?
Jourdan - Come dice?
Treviere - Il mio genero allude a un affare di cui stava trattando quando siete entrati voi.
Oliviero - Ma no. Non vero niente.
Nicoletta - (A Trvire) Non ti vergogni a dire bugie?
Treviere - (Tenta di portare via i Jourdan) Andiamo di l, potremo parlare in pace...
Nicoletta - No. Non andate via. Ho un sacco di cose da dirvi.
Signora
Treviere - La parola, ora, l'ho io. Comodi, comodi. Presto... Ora, dicevo, sono certa di essere innamorata di mio genero. Il pensiero che mi abbia desiderato mi rivela a me stessa e mi sveglia all'amore. Ti amo, Oliviero.
Treviere - Alt! Finito il tuo turno. Oliviero, tocca a te. (Ai Jourdan, sussurrato) Inutile dirvi che mia moglie scherza.
Signora
Treviere - Oliviero, senti ancora il desiderio di me?
Oliviero - No. Mi passato. Pu darsi che un giorno mi riprenda... Noi uomini abbiamo talvolta di questi ritorni di fiamma...
Nicoletta - Anche le donne.
Oliviero - E io non sono uno snaturato. (Alla signora Trvire) Ho mentito, dianzi, quando dicevo di avere fatto un matrimonio d'amore.
Nicoletta - Anch'io ho mentito.
Oliviero - vero che di vostra figlia Nicoletta io ero innamorato, ma non l'avrei mai sposata se non era la figlia dei Laboratori Trvire. Per troppo tempo avevo vegetato in umili impieghi. Ero divorato dall'ambizione: e non ne sono stato mai esente anche dopo. Mi avviliva la mia mediocrit di fatto; e ancora pi la preoccupazione di non vedere mai riconosciuto il mio valore prefessionale.
Nicoletta - In me poi... la sera prima del matrimonio... i sentimenti...
Oliviero - Ora la parola l'ho io, no?
Signora
Treviere - La storia del viaggio a Montalbano tutto un pasticcio mio. Io ho spinto Nicoletta a partire: per gelosia.
Nicoletta - Il viaggio a Montalbano affare mio; e giacch siamo in argomento, vi dir finalmente...
Oliviero - Ci stai zitta, o vuoi che ti molli un paio di sberle?...
Treviere - Non cercare di barare sul tempo di Oliviero o gli accordo due minuti di supplemento. (Ai Jourdan) un gioco di loro invenzione; un gioco da ragazzi, poich ragazzi sono. Ragazzi ingranditi. Anche mia moglie...
Jourdan - Ah, un gioco? E come si fa? Vorrei partecipare.
Signora Jourdan - Anch'io.
Oliviero - Silenzio, lei!
Signora Jourdan - Oliviero, ho voglia di sentirmi fra le tue braccia stretta, stretta...
Oliviero - Io no. Dicevo, dunque, che ho fatto un matrimonio d'interesse. Dopo, e fin dai primi giorni della nostra vita insieme, avrei sacrificato ogni cosa, stato e lavoro, al minimo capriccio di mia moglie, per avere la certezza che mi amasse sempre pi, o semplicemente che mi volesse bene. Ambizioni di carriera, sete di notoriet, danaro, niente contava pi di fronte a Nicoletta. E tuttavia... (In tuta da lavoro e con la sua cassetta a tracolla entra lo stagnino introdotto da Marietta).
Viramblin - Signore e signori, scusatemi: son venuto per quella riparazione al tubo del bagno.
Signora
Treviere - E benvenuto sia. Si accomodi. Sieda.
Viramblin - Sedere? Io? Neanche per idea!... Lavoro, io. E poi cos impresentabile! (Accenna alla sua tuta).
Oliviero - Avanti, sieda, non ci stia a scocciare l'anima con le sue chiacchiere. Ho i minuti contati, io.
Viramblin - Un momento... non sono abituato a questi modi, io, n che mi si parli su questo tono. Sul lavoro, transeat, posso anche capirlo. Il cliente talvolta pignolo; bercia per il ritardo, bercia per il conto, ma chi paga, comanda, signori miei, e chi comanda paga! Se voi, signori, mi chiamate per il piacere di istituire un dialogo , allora un altro paio di maniche.
Oliviero - Ma la finisca o ci esca dai piedi!
Viramblin - Allora, con licenza, mi formalizzo. Arrivo qui, non domando niente a nessuno, la signora mi fa...
Nicoletta - Prego, signor lei, sia gentile, si sieda...
Viramblin - (Sedendo vicino a Jourdan e rivolto a Oliviero) Ha visto? Se mi trattano con le buone maniere tutto un altro paio di maniche. (Rivolto a Jourdan) Signore...
Jourdan - Professor Jourdan...
Viramblin - Stagnino Viramblin.
Signora
Treviere - In fondo, proprio sicura non sono di voler andare a letto con mio genero...
Viramblin - Porca paletta.
Jourdan - un gioco di societ...
Nicoletta - Per me, che mi dia questo desiderio, c' un uomo solo.
Oliviero - Parola mia, qui si sono accordati a farmi l'ostracismo. Dicevamo, dunque, che io amo Nicoletta. L'amo con violenza e l'amo con soavit; s, una soavit che dolcezza, una dolcezza da morire. E tuttavia...
Nicoletta - Vorrei...
Oliviero - (Lirico) Amo di lei gli occhi, la bocca, la persona... tutto! la pelle delle sue braccia, della sua gola e del suo fianco; e il suono della sua voce, e quell'arcano suo mistero che la fa talvolta lontana, troppo. Amo come nessuno mai al mondo am una donna... E tuttavia...
Treviere - (Balza in piedi gridando) Aaalt! Tocca a me! Tocca a me... Ora sento l'azione della Masochina. Tocca a me, svelare i miei segreti. Che fortuna, professore, che ci sia anche lei, qui con sua moglie cos potr giudicarmi, secondo i miei meriti.
Jourdan - Amico mio, non ho nessuna ragione di giudicarla, io.
Nicoletta - Pap, non vorrai mica parlare tu, adesso che aspetto soltanto che abbia finito Oliviero per fare la mia confessione? Ma non mi si parli di trattenermi pi oltre, che sarebbe superiore alle mie forze. Oliviero, parla, ma tira via.
Oliviero - Dicevo, dunque...
Treviere - No, Oliviero. No. La parola per ordine d'et! il patto!
Nicoletta - Santa pazienza! Non ne uscir pi. E va bene. Non resisto. Non resisto pi. Con qualcuno devo aprirmi... Mi apro... (Si curva all'orecchio di Viramblin e parla a lungo).
Treviere - E ora, professore, si prepari a trasecolare. Il famoso cacciatore di farfalle...
Oliviero - Non vorr farci perdere tempo, lei, per raccontare a questo vecchio capricorno le sue storie di farfalle o qualche anche pi insulsa storiella.
Jourdan - (A sua moglie) un gioco di societ...
Viramblin - Tutto il mondo paese, vedo...
Treviere - Insulse le mie storielle? Ce la rideremo. Per te e per tutti gli altri, qui, io sono appena un dolce rimbambito, eh? Un minorato, un bamboccione, sprovvisto della minima dose di senso pratico, eh? Una vispa Teresa dietro la sua farfalletta, un topo di biblioteca dietro a problemi di una scienza ridicola eh? Ah, cos, mi volete tutti quanti?...
Signora
Treviere - Ma certo, Alfredino! A chi vorresti darla ad intendere, Alfredino?
Oliviero - Con quella faccia l... Per carit!
Treviere - Branco di fessi! Vi ho messi nel sacco! Tutti quanti, con questa mia aria imbambolata di finto tonto e la mia scatola di farfalle! Tutti quanti, a cominciare da mia moglie che mi ha sempre compatito per la mia inconsistenza. (A sua moglie) Sta di fatto che di te, io, ho paura; che se ti vedo aggrottare le sopracciglia, tremo; e che di fronte a te io sono in ginocchio come lo spirito di Cassio di fronte a Bruto. E mi sono sempre sentito il ragazzino in colpa che mi sentivo al cospetto di mia madre, un tempo. Ma che rivincita! 25 anni che per salvaguardarmi la libert, ti recito la commedia del vecchio bambolo candido. E, vivaddio! Non a. vuoto.
Oliviero - Tutto un guazzabuglio psicologico! Ma di un po' consistente da confessare, lei non ha proprio nulla... Io, invece...
Treviere - Sappiate che sono un ipocrita, un vigliacco, un delinquente pericoloso; e soprattutto un porco.
Oliviero - Se c' uno qui dentro che a buon diritto pu sostenere di essere un porco, quello...
Treviere - Sono io. E io solo!
Oliviero - No! Io! Io!... E, oso dirlo, con tanto di pezze d'appoggio.
Treviere - Vedo : hai un'amante, giovanotto?... Beh, dillo, e addio!
Oliviero - S. Ho un'amante.
Viramblin - Sente? Suo marito ha un'amante.
Nicoletta - (Indifferente) E non lo dicevo io che non aveva finito di vuotare il sacco?
Oliviero - Non ti permetto di interrompere, vuoi capirla, s o no? (Nicoletta si rimette a sussurrare all'orecchio di Viramblin).
Jourdan - Mi piacerebbe entrare in gioco.
Signora Jourdan - Ah, anche a me, tanto! Deve essere uno spasso tale!...
Jourdan - Se l'ho capito, consiste nell'accusarsi ciascuno di colpe immaginarie, le pi aliene dalla propria vera natura.
Oliviero - Oh, la mia vera natura imparerete a conoscerla!
Nicoletta - Anche la mia!
Jourdan - Animo, entro in gioco! (A sua moglie, inventando) Ti ricordi, Armandina, in che circostanze spaventose di tempo e di luogo, ho assassinato l'anno scorso mio zio per rubargli la cassaforte?...
Signora Jourdan - (Ridendo) Altro che! Alla vigilia del delitto, mi ero data a lui per vincere la sua diffidenza.
Treviere - Silenzio, voi due!
Oliviero - La mia amante, Nicoletta la conosce. (Alla signora Treviere) E la conosce anche lei, suocera cara: Elena Soubriau.
Treviere - Ah, ragazzo, tu hai un'amante?! Ma io venti, trenta, non so pi nemmeno io quante ne ho! La vispa Teresa, eh? Io?!... mi fate ridere! un uomo di malaffare, ecco che cosa sono io!
Oliviero - Un vecchio libertino? Come Jourdan, no? Non ha interesse.
Treviere - Quando esco con rete e scatola di farfalle, sorridete voialtri, scrollate la testa con un sorriso di benevolo compatimento, voialtri; ma io sotto sotto sogghigno! E quando torno e racconto alla mia megera (indica sua moglie) di aver fatto una bella chiappata, sogghigno un'altra volta. Le farfalle le compro da un rivenditore, io, ecco la verit!
Signora
Treviere - La verit che tutta una mia montatura, ma che a perdermi con mio genero, come con qualsiasi altro, non ci riuscir mai.
Nicoletta - Mamm, ora ci rubi il tempo.
Signora
Treviere - E vorrei tanto conoscere la volutt . A volte, quando sono sicura che nessuno mi sente, dico parole sconce a voce alta, parolacce, come se avessero il potere di aprirmi la porta della volutt.
Oliviero - Lei dimentica che il suo turno finito, vecchia Zimarra.
Treviere - (Trionfante) Venticinque anni che la infinocchio, la megera! Che refrigerio! Non mi stancher mai di pensarci!
Signora Jourdan - (Sorridendo) Anche noi diciamo porcherie, specialmente quando siamo brilli.
Jourdan - Gi. Dopo avere scolato qualche bottiglia di Bordeaux, diventiamo aggressivi. Lei mi d del vecchio porco...
Signora Jourdan - E lui mi chiama robaccia!
Viramblin - Tale e quale succede anche a me e alla mia signora.
Oliviero - Zitti, l. Voialtri non potete interloquire. Siete la commissione consultiva!...
Viramblin - Bene! (a Nicoletta) Vada pure avanti lei. (Nicoletta seguita a versare le sue confessioni nell'orecchio di Viramblin).
Treviere - La magnifica farfalla che ho acchiappato oggi nel pomeriggio ai giardini, se aveste visto che busto e che occhi! Che fianchi! Ieri a quest'ora, ero tra le braccia di una piccola stenografa: un visetto d'angelo.
Nicoletta - Taglia, taglia, pap!
Oliviero - Tagli, tagli!
Signora
Treviere - Ah, ora lo scrivo alla zia Pasqualina quello che penso di me, di te, di tutti i parenti, e anche di lei. (siede alla scrivania e si mette a scrivere una lettera)
Treviere - ; E domani, una brunona dagli occhi di bragia, muscolosa come un facchino. Mondo reo! Ricca vendemmia domani! Ah! Quando vengono a raccontare che a una certa et bisogna ridurre le vele!.. I terzaroli!.. Sar magari vero per lei, professore, ma io... la natura non mi ha ancora dato segno, e non ho proprio nessuna voglia di mettermi ora in rodaggio. Ah, io sono un ferraccio, non vero Armandina?...
Signora Jourdan - (arrossendo) Non so che cosa intenda dire... lei...
Treviere - Ma s, che lo sai... Lo sai benissimo. Quell'estate, durante le vacanze, nel boschetto divisorio tra le nostre due ville in campagna... E neanche tanto tempo fa: dieci anni al massimo! Vedo ancora biancheggiare, nel Sottobosco, il recondito candore della tua pelle color di latte. Allora non eri neanche appetitosa; ma in campagna c' poco da scegliere. E che scorpacciata, eh?...
Signora Jourdan - Infame! Lei un mascalzone!... Chi avrebbe mai supposto...
Jourdan - Ma via, Armandina! Sai bene che soltanto un gioco di societ.
Signora Jourdan - Ah gi, che vero! Dove avevo la testa? (entra il postino introdotto da Marietta)
Treviere - Venga, postino, venga. Lo sa chi sono io? un vecchio libertino, fornicatore, bestia, un vero caprone lascivo.
Oliviero - E io sono molto pi ripugnante di mio suocero. Lei se ne far subito un'idea, (alla signora Treviere) Quel divano che nel mio studio...
Postino - Io, ecco, avrei qui una raccomandata: mi basterebbe una firmetta... e niente altro.
Signora Treviere - (balzando in piedi) Lascia andare. Non urgente. Sieda pure. Ma sappia, innanzi tutto, che io non conoscer mai la volutt, lei anche un bel ragazzo, ma lei potrebbe usarmi violenza, magari l su quel divano, che per me non ne proverei che disgusto e nausea, (si rimette a sedere)
Postino - Io, vero? Faccio il mio giro. Nella mia professione di postino se ne vedono tante, che ci vuole altro per farci effetto! Per quella storia del divano, lei vada pur giuliva, signora, che violenza non ne subirebbe mai, che a noi portalettere non l'occasione che ci fa difetto. Quante volte lei va a portare una raccomandata e si trova di fronte un tipetto in vena di ruzzare... Senza contare poi l'uniforme: che fa girare la testa a tutte quante.
Nicoletta - Anche a lei, postino, ho voglia di fare qualche confidenza, a bassa voce, che questi signori non vogliono lasciarmi parlare. Le dir la verit sul mio viaggio a Montalbano, e conto su di lei come sullo stagnino, qua, che andiate a spifferarlo in giro.
Viramblin - E perch si dovrebbe spifferare in giro? Tutto considerato, non ha niente da rimproverarsi. Che questa smania di autolesionisti?... Non stia a dir niente, l, al signore in uniforme, (al postino) Tu, in ogni caso, acqua in bocca.
Postino - In quanto a discrezione, su me ci puoi giurare. Guarda, mi torna giusto in mente che ieri l'altro ho portato una raccomandata a tua moglie.
Treviere - Silenzio! E un po' d'attenzione tutti. Un piccolo riassunto per il postino : oppresso da mia moglie, ho fatto il tonto e la parte dello scienziato innocuo per restare libero e, col pretesto delle farfalle, o di ricerche scientifiche sui lepidotteri, me la spasso all'aperto, dietro le donnette. Rendo l'idea al postino?... Bene. Ma un tal tenore di vita, lei lo capisce, mi costa un occhio. E i soldi dove trovarli?...
Postino - Ora, non per vantare la mia professione ma se lei facesse il postino, le costerebbe un po' meno cara... la divisa.
Jourdan - E anche come accademico.
Treviere - Mia moglie mi passa cinquecento franchi la settimana per i minuti piaceri. Per fortuna i Laboratori Trvire rendono molto di pi di quanto io ho denunciato a lei. Il dolce rimbambito, il vecchio burattino che tutti avete considerato sempre un i- netto un eccellente amministratore e consegue cospicui utili di cui la maggior parte va a donne. Ebbene, postino, che ne dice? Non credo che uomo al mondo abbia mai fatto niente di meglio, sul piano del la simulazione e dell'ipocrisia. ,
Postino - Tale e quale in casa mia: sarebbe piuttosto mia moglie, anche l, a potermi rinfacciare qualche cosa...
Treviere - Pu darsi, ma sua moglie, almeno, sospetter. La mia non mi ha mai sospettato.
Signora
Treviere - No, mai. Ti ho sempre preso per un asino, un incapace di combinar niente n in bene n in male.
Treviere - Non sono un tal bindolo con gli altri che arrivo ad abbindolare me stesso. Giorni fa...
Oliviero - Le tolgo la parola. Tanto, tutto quel che aveva da dire l'ha detto.
Treviere - vero. Ho detto tutto. Non avrei nulla da aggiungere, nemmeno se mi accordaste un supplemento di cinque minuti. E dire che sono le persone pi complicate quelle che pi facilmente si possono raggirare.
Signora
Treviere - Direi piuttosto, le persone affette da deformit morale. Come me. Quelle, a raggirarle, si fa presto davvero.
Nicoletta - (con voce mutata, con distacco) Molto interessante. Ma io mi struggo di sentire la confessione di mio marito. Sicch, caro Oliviero, hai una amante, eh?
Oliviero - S, ho un'amante e amo te, Nicoletta. Ti amo pi che non riesca a dire e pi di quanto puoi immaginare. Mi sei presente in ogni attimo. Perfino nel mio lavoro, e quando sono tutto assorbito da qualche ricerca e immerso nei miei calcoli, ti vedo, respiro il tuo odore, sento il calore del tuo corpo. E tanti interrogativi mi pongo sul tuo conto : Mi ama? O si tratta, spirito cuore e carne, non d'altro, in lei, che di un abbandono? E tanti altri pensieri : una tortura.
Nicoletta - Per hai un'amante.
Jourdan - Perch non dovrebbe averla? (crede evidentemente di partecipare al gioco) Io, che parlo, sono l'amante del cuore di Nen la Giraffa.
Signora
Jourdan - Me la paga! La ammazzo quella tua concubina, come ho gi ammazzato le altre! (ride)
Treviere - Vi han fatto la puntura anche a voi? (Jourdan ride)
Oliviero - Il peggio , senza dubbio, che io non ho mai provato l'ombra di un rimorso. Non ricordo nemmeno di avere provato un senso di disagio davanti a te, pensando a quell'altra. Io, che sono cos pronto a partire in quarta di fronte a una ingiustizia, a un'ipo^-crisia, a un fatto di' mala fede, anche mio! Ma, nel caso specifico, niente.
Nicoletta - Insomma, hai o no la sensazione di avermi tradito?
Oliviero - Neanche per sogno. Guarda: nei due giorni scorsi, mentre mi sentivo soffocare dall'idea che tu mi tradivi, neanche per un attimo mi passato per la mente che in fondo, anche tu, avevi pi di un motivo per rinfacciarmi la mia condotta.
Nicoletta - Per te il gioco era facile, (va a dire una parola all'orecchio dello stagnino)
Jourdan - Quale sposo adulterino, anch'io sono refrattario a ogni specie di rimorso.
Oliviero - E anche ora...
Signora
Jourdan - Io, alla vigilia del misfatto...
Oliviero - E qui...
Signora
Jourdan - Quando mi sono data allo zio
Oliviero - Andiamo, lasci dire a me...
Signora
Jourdan - L'ho fatto con tale slancio, con tale allegria..
Oliviero - Sento che adesso...
Jourdan - E io? Quando ho fatto a brani il cadavere nello sgabuzzino del carbone...
Oliviero - Ma la finite razza di idioti! Levatevi dai piedi tutti e due.
Jourdan - (si alza ridendo) Bene, bene. Torneremo con le tasche piene di bombe.
Signora
Jourdan - (si alza) E faremo saltare i Laboratori! (ride a crepapelle)
Signora Treviere - (a bassa voce) Vanno gi via?...
Jourdan - (serio) Cara, tardi.
Signora Treviere - (accompagnando i Jourdan alla porta) Vi abbiamo fatto una magra accoglienza.
Signora
Jourdan - Ma che dice? Ci siamo divertiti... come matti!
Signora
Treviere - Stagnino, lei vada in bagno a riparare il tubo dell'acqua.
Viramblin - Non chiedo di meglio, cos potr bere almeno al rubinetto... perch qui....
Treviere - (raggiunge di corsa la moglie e i Jourdan che gi passano la soglia) Professore, non le ho ancora detto quel che penso di lei.. Lei la pi perfetta...
Jourdan - (gi fuori dalla porta) Dica, dica che forse ha ragione...
Treviere -. . .la pi perfetta faccia di fesso che io abbia mai incontrato... un pallone gonfiato... (esce e chiude la porta)
Postino - La signora Nicoletta Andrieu?
Nicoletta - Sono io.
Postino - (le porge una lettera e il registro) Una firma, qua, per favore
Oliviero - (mentre Nicoletta firma) E ora che posso parlare non c' pi nessuno ad ascoltarmi.
Postino - Io riprendo il mio giro. Signore, signori. (esce)
Oliviero - Con tutto questo viavai ho perso il filo.
Nicoletta - T'aiuto io a ritrovarlo. Sentiamo un po' : chi quella tale amante che hai ricordato dianzi?
Oliviero - Elena Soubriau: la mia assistente. La prima volta che sono stato con lei, fu al ritorno dal viaggio di nozze. La conoscevo da un pezzo. Abbiamo frequentato insieme una parte dei corsi all'universit e, dopo, a lunghi intervalli la rincontravo, ma senza nessuna idea di farle la corte. Soltanto quando ci siamo fidanzati, tu ed io, proprio in quel giorno mi pass per il capo di farne la mia amante; la cosa l per l non ebbe seguito per una serie di difficolt. E quando mi riusc di farla assumere ai Laboratori... A che vale raccontare?... A che vale?... (si siede con aria stanca e resta a lungo in silenzio. Improvvisamente si volge a Nicoletta che rimasta in piedi immobile a guardarlo) A te, ora, parla. Perch non parli?
Nicoletta - Che vuoi che ti dica?
Oliviero - La verit sul tuo viaggio.
Nicoletta - Non mutata. Sono stata a Montalbano dalla zia Pasqualina senza muovermi da casa sua per tutta la settimana.
Oliviero - Nicoletta, non sei pi sotto l'azione della Masochina.
Nicoletta - vero. Sono lucida di mente. Anche tu del resto.
Oliviero - Ti faccio un'altra iniezione.
Nicoletta - Rifiuto.
Oliviero - Rifiuti? Non puoi. Sarebbe un tradimento. E non ne hai pi il diritto ora che hai sentito la mia confessione e quella dei tuoi.
Nicoletta - proprio per questo che non voglio una seconda iniezione. Ho visto il volto orrendo della verit e dei vostri discorsi, non vorrei ricordare nemmeno una parola.
Oliviero - Hai paura di rivelare i tuoi segreti?
Nicoletta - Paura no.
Oliviero - E allora?
Nicoletta - L'hai sentita, dianzi, mia madre, parlare della sua squallida vita amorosa. Io non potrei mai mettermi a nudo con tanta brutalit; e meno che mai davanti a te. Perci non insistere: perderai tempo e pazienza.
Oliviero - Voglio sapere! Basta con le menzogne! Basta coi misteri!
Nicoletta - Il mistero di una donna non mai menzogna, Oliviero! la pi alta carta al gioco dell'amore, (apre la lettera raccomandata e estrae dalla busta un foglio di carta e una bustina)
Oliviero - Confessa che sei stata a Cannes, e io non ti domando pi nulla.
Nicoletta - Te lo ripeto per l'ultima volta: io non sono stata a Cannes.
Oliviero - Non vero! Guardami in faccia, invece di sgualcire quella busta li. Che c' in quella lettera?... (strappa di mano a Nicoletta la lettera che lei subito riprende) Viene da Cannes. L'avrei giurato. Dammela, Nicoletta, dammi quella lettera! (tenta di riprender glie la )
Nicoletta - Fermo! La leggiamo insieme, (legge) Cannes, gioved 18. Cara Nicoletta. Ho preso ieri questa bella farfalla. Te la mando per il tuo pap. Bacioni. Colette Bergeron . (apre la bustina) Ed ecco la farfalla.
Oliviero - Colette Bergeron. a Cannes. Guarda che caso!
Nicoletta - Napoleone sbarcato a Cannes nel 1815. Ne ho colpa io?
Oliviero - La tua Colette non aveva gran che da dirti. E perci, evidente, ti ha scritto appena due righe. Come a qualcuno che partito la sera prima.
Nicoletta - Oliviero, ora sei stupido!
Oliviero - vero. Sono stupido a cercare argomenti logici, quando io ho in mano le prove palmari. Come hai il coraggio di negare ancora? (entra lo stagnino)
Viramblin - Sa lei per caso se c' una scala doppia?
Oliviero - Una scala... non so... ma rimanga qui un momento: mia moglie ha bisogno di lei. Dianzi le ha parlato all'orecchio. Ora desidera che lei ripeta a voce alta quel che le ha detto a bassa voce prima.
Viramblin - Ecco, signor Andrieu, le dir... io faccio lo stagnino. Per un tubo rotto, una bagnarola che perde, un lavandino intasato, io presente! Ma se lei ci ha dei guasti al cuore, ci ha il mal di denti, o se si tratta di malinconia d'alcova, io non ci sono. Noti che anche a me capita con la mia signora di avere delle divergenze, ma ce la sbrighiamo a quattr'occhi, senza estranei ai lavori.
Oliviero - Quello di mia moglie un caso particolare. Poich attraversa un momento di amnesia, le chiede di aiutarla a ricordare.
Viramblin - Mi sa che a chiederlo sia piuttosto lei...
Oliviero - Nicoletta, dillo tu...
Nicoletta - Sono io che glielo chiedo. Dica, la prego; far un piacere anche a me.
Viramblin - Beh... chi sa se mi ricordo. Vediamo, vediamo... Ah s ecco: il suo signor marito ha un'amante. Ci siamo?...
Oliviero - Ma no, ma no.
Viramblin - Lei non ha un'amante, signore?
Oliviero - S, ma non c'entra. Si tratta di un viaggio che ha fatto mia moglie.
Viramblin - Ci sono! Difatti... La sua signora partita con l'amante del signore.
Oliviero - Ma neanche per sogno!
Viramblin - Giusto! Ecco: la di lei signora partita per andare a passare otto giorni con l'amante di vossignoria...
Oliviero - Questa amante non in questione.
Viramblin - Domando scusa: ora ci sono. Vedo. Il punto Cannes. Dico bene?
Oliviero - Oooh!
Viramblin - Ecco il fatto com': la signora, qui, andata a Montalbano; a stare da sua zia... Ora non mi ricordo se c' di mezzo anche un amante della signora.
Nicoletta - Escluso.
Oliviero - Torniamo a Cannes.
Viramblin - Preciso. Al suo ritorno da Montalbano, la signora qui, ha trovato la casa sottosopra. Durante la sua assenza il marito ha perso la testa per una sua ganza e accusa...
Oliviero - Finiamola! Basta!
Viramblin -. . . e accusa la sua legittima, qua, d'avere passato otto giorni a Cannes cui suo caro bene.
Oliviero - Lei mente! Mia moglie non le ha mai detto nulla di simile!
Viramblin - Supponiamo. E supponiamo che io ho inventato e che non ho sentito parlare n di Montalbano n di Cannes.
Oliviero - Ora ricordo! Proprio un attimo prima dell'uscita dei Jourdan. Avevi riacquistato la piena lucidit di mente, e misurando il pericolo della confessione che avevi sussurrato all'orecchio dello stagnino, ti sei messa di nuovo vicino a lui, certo per dirgli quel che doveva e quel che non doveva riferire.
Nicoletta - Non ne ho il minimo ricordo. Guarda che ti sbaglierai.
Oliviero - E io son certo che te ne ricordi benissimo.
Nicoletta - No.
Oliviero - S.
Viramblin - Io, che ho una memoria di ferro...
Oliviero - Si levi di torno, lei, e la sua memoria di ferro... Vada, vada a riparare il tubo...
Viramblin - Va bene. Favorisca con me. Devo mettere una valvola di scarico.
Oliviero - Che c'entro io?
Viramblin - Devo sapere se lei la vuole fissata al soffitto o al plinto, (esce)
Oliviero - Vengo, (si ferma davanti a Nicoletta) Aveva ragione tuo padre. L'evidenza non vale contro le parole. Io sono come un morto di fame davanti a una vetrina di salumiere. La verit l, chiara fiammante, che salta agli occhi. La vedo. Mi pare di poterla afferrare, ma uno schermo sottile, traslucido, me ne separa forse per sempre. bastata una parola, caduta dalle tue labbra. bastato che tu dicessi : No. Non vero ... Nicoletta, non ti spaventa questa tua enorme potenza?
Nicoletta - Mi spaventa che l'errore possa cos agevolmente assumere l'aspetto della verit.
Oliviero - Bugiarda! Sfacciata bugiarda! (esce. Entra Blugat).
Belugai - Se ne andato? 1
Nicoletta - No, nel bagno con lo stagnino. Speriamo che quell'animale non dica nulla.
Belugat - Nulla di che?
Nicoletta - Niente. Una storia di valvole di scarico.
Belugat - Comunque, grazie delle lettere.
Nicoletta - Come? Ma io ho scritto, io...
Belugat - Una volta sola. Siamo ben lontani dalle promesse fatte alla partenza.
Nicoletta - Avrei voluto scrivere pi spesso, ma laggi avevo sempre sul capo mio marito, la spada di Damocle.
Belugat - Lasciamo perdere. Ma, a proposito di quell'unica lettera mi piacerebbe sapere... (entra Oliviero)
Belugat - Eccomi ancora qui: Natale Belugat della Fiaccola Liberata ... mortificatissimo.
Oliviero - Che cosa vuole?
Belugat - I signori Trvire moglie e marito mi hanno trascinato via di galoppo cos a precipizio, che non mi hanno dato il tempo di rivolgerle una importantissima domanda. Non me ne dolgo. Nel suo Laboratorio, ho conosciuto la signorina Elena Scubriau, la pi squisita creatura che mi sia mai capitato di incontrare. Non esiste, ai miei occhi, una creatura pi bella. Che compattezza di materiale; che linea di modanature! Che sviluppo architettonico!
Nicoletta - Detto fra noi, non le pare che sia un po'... gagliarda?
Belugat - Ah no, signora. proprio come deve essere.
Nicoletta - Si direbbe che lei si sia preso una cotta, signor Blugat.
Belugat - vero. Mi sento una piuma. Leggero leggero... come se un dolce fuoco mi mangiasse le carni, (a Oliviero) Ah, signore, come la invidio di vivere all'ombra di quella giovane fanciulla... in fiore... La signorina Soubriau...
Oliviero - Lei voleva farmi una domanda?... Per la mia intervista?...
Belugat - S. Ma per una inchiesta del tutto e-stranea a quella antecedente. Ecco la domanda : Le mai occorso di sognare un' orecchio di vitello infilato in una spilla da balia?
Oliviero - No. E nemmeno di sognare un orecchio di vitello.
Belugat - E lei, signora, ha mai sognato un orecchio di vitello infilato in una spilla da balia?
Nicoletta - No, ma sono ancora giovane.
Belugat - Strano! A Cannes ho interrogato pi di 50 luminari del mondo politico, artistico, letterario e nessuno ha mai sognato un orecchio di vitello. E che c' di pi semplice, di una spilla da balia?
Oliviero - Signor Blugat... quando stato a Cannes, lei?
Belugat - Tutta la settimana scorsa. Sono tornato stamattina.
Oliviero - Lei l'amante di mia moglie.
Belugat - Nossignore. Perch se lo fossi stato, ne avrei gi fatto un pezzo per la Fiaccola Liberata .
Oliviero - Siete tornati insieme. E lei col pretesto dell'intervista, venuto qui unicamente per rivedere mia moglie.
Nicoletta - Assurdo! Io, il signor Blugat l'ho visto la prima volta quando entrato qui dentro.
Oliviero - Che cosa lo prova?
Belugat - Niente, signore.
Oliviero - Ora le faccio un'iniezione di Masochina.
Belugat - Impossibile. Se perdo la memoria degli aggettivi, sono fregato nella mia professione di giornalista.
Oliviero - Lei confonde. Non la Masochina a far perdere la memoria degli aggettivi.
Belugat - Permetta... Consulto le mie note, (apre il suo taccuino) Ha ragione lei : Masochina, soluzione spettacolare che, somministrata per via rettale eccita il paziente alla lettura delle opere del signor Claudel, oltre che alla caccia delle farfalle, e lo dispensa dall'uso delle bretelle .
Oliviero - Che questo pasticcio?
Belugat - Le precise dichiarazioni del signor Andrieu, pubblicate nella pagina scientifica del nostro ultimo numero.
Oliviero - Veramente? E se io le somministrassi per via rettale la punta della mia scarpa?... Vi fate gioco di me, voi: tutti e due. Ma io, a lei, le faccio un'iniezione. E la verit dovr saltar fuori, alla fine!
Belugat - Non insista. La mia professione giornalistica non mi consente di dire la verit. Inoltre, ho confessato or ora di essermi innamorato della signorina Soubriau. Ci premesso, come potrei io mai essere l'amante della signora Andrieu?
Oliviero - Ma a Cannes, lei, c'era, quando c'era anche mia moglie.
Belugat - (a Nicoletta) Ah, lei era a Cannes con suo marito?
Oliviero - Io? Non mi sono mai mosso da Parigi, io...
Nicoletta - N io da Montalbano.
Oliviero - No. Tu eri a Cannes.
Nicoletta - Io non sono stata a Cannes.
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Ai Laboratori Trvire.,
In primo piano, l'ufficio di Oliviero. Nel fondo e in prosecuzione, un laboratorio a cui si accede per un passaggio senza porta, chiuso da tende.
Armadi, scaffali e un grande tavolino, coperto di barattoli, provette, almanacchi, ecc.
Nell'ufficio, a destra, una porta e a sinistra una finestra.
Oliviero - ( seduto al suo scrittoio col metro tra le mani. Entra un fattorino) Emilio, chiami subito Viramblin, lo stagnino di via Des Grandes.
Emilio - Subito, signore, (esce. Dal laboratorio ru-^ more di porta sbattura. Appare Elena Soubriau sulla soglia tra i due ambienti. una bella figliola di 28 anni, bene in carne. Termina di infilarsi e di abbottonarsi il camice bianco)
Elena - Buongiorno.
Oliviero - Buongiorno. Comoda, comoda. Non sono che le nove e un quarto.
Elena - Il tuo orologio va avanti. Sono le nove e cinque. Comunque domando scusa per questi cinque minuti di ritardo; ma ti ricordo che, tre giorni fa, di tuo, proprio qui, mi hai concesso di fare qualche strapp sull'orario.
Oliviero - Ho fatto male.
Elena - Anch'io, a credere che tu potessi parlare sul serio, (pausa) Devo fare qualche altro prelevamento sul cervello del montone? I due primi hanno avuto effetto identico.
Oliviero - Un terzo sarebbe superfluo. Domattina Flaubat deve fare la trapanazione del cranio a sua cugina. Mi ha promesso un vetrino del cervello di lei. Per ora sto cercando le reazioni che hai consegnato tu per il reattivo J.B.
Elena - Io non ho consegnato nulla.
Oliviero - Come mai?
Elena - Mi avevi detto di sospendere, che volevi occupartene tu direttamente.
Oliviero - Ma, santo Dio, perch nel tardo pomeriggio ho dovuto uscire.
Elena - Gi. Per andare incontro a tua moglie.
Oliviero - Perch? Non avr pi il diritto di andare incontro a mia moglie, ora?
Elena - Ho capito. Sei di malumore. Qualche conferma ai tuoi sospetti?
Oliviero - Ma va'!
Elena - Allora... (sorride)... tua moglie non stata a Cannes. Allora... Quella fotografia sulla rivista non era lei... (pausa. Oliviero volge gli occhi da un'altra parte) Ah, ecco, a Cannes c'era una sua sosia.
Oliviero - Ma s, c' stata a Cannes, c' stata. Sei contenta, ora?
Elena - Contenta io? di che?... Nei vostri pasticci di famiglia io non c'entro. Piuttosto sono stufa di subirne, con una puntualit esasperante, i contraccolpi.
Oliviero - Se veramente ti sei stancata di me...
Elena - Non ho che da sloggiare, eh? Questo volevi dire?
Oliviero - O fa comodo a te che io lo dica?... Ma, Dio mio, tutto sommato... (pausa)
Elena - Coraggio. Non ti fermare a mezza via. Tutto sommato tu saresti contento che io tagliassi la corda. Ammiro il tuo egoismo, Oliviero; ma forse ancor pi, la tua prosopopea di maschio. Che ci starei a fare, secondo te, io, qui? Il tuo comodo, naturalmente. Ebbene, non farti illusioni. Io qui ci sto per guadagnarmi il pane.
Oliviero - (colto di sorpresa) Per... ah s, certo.
Elena - Quello che abbiamo stabilito tra noi di chiamare il nostro amore, non ha per me che un valore secondario. un elemento decorativo della mia esistenza; una ghirlanda che pu sempre appassire senza danno. chiaro che le tue baruffe in famiglia non sono affatto, per me, avvenimenti di primo piano, e che il barometro dei tuoi umori non varia il corso della mia vita. Anche se ne soffrir la tua ' sensitiva coscienza maritale, io, il mio posto ai Laboratori Trvire non lo lascio. Quindi assolutamente inutile che ti affanni tanto a buttarmi in braccio il tuo giornalista.
Oliviero - Che?... che giornalista?...
Elena - Non fare l'innocente, adesso. Da ieri sera, quel tuo Natale Blugat mi perseguita senza remissione. Poco fa era davanti a casa mia, ad aspettarmi sul marciapiede, come gli avevi ordinato tu.
Oliviero - Che cosa? Ti giuro che...
Elena - Ma un calcolo sbagliato, il tuo; perch se un giorno io dovessi cader tra le braccia del tuo Natale Blugat, e meritare cos i fulmini del tuo sdegno, non ci guadagnerai niente, perch io, ai Laboratori Trvire, sono decisa a incrostarmici.
Oliviero - Ma, Dio santo, sono forse responsabile io degli atti di quel signor Blugat? E poi chi ti dice che si sia messo in mente di sedurti?... Le donne! Per quanto spregiudicate, saranno sempre convinte di portarsi addosso un tesoro inestimabile agognato da tutti i maschi del globo terraqueo. Anch'io sono perseguitato dal tuo giornalista, e non per questo ho la vanit di credere...
Elena - Mi figuro che non sia arrivato con te, ai baci sul collo...
Oliviero - Se ti ha baciata sul collo, vuol dire che sarai stata consenziente, o, magari, provocante.
Elena - Perch no? Quel Natale Blugat, in fondo, un ragazzo simpatico.
Oliviero - Ti fai gioco di me?
Elena - No, sul serio, simpaticissimo.
Oliviero - (stringendosela forte) Ti proibisco di rivolgergli la parola.
Elena - Oliviero, mi soffochi! (Oliviero la bacia sulla bocca e se la tiene stretta in un lungo abbraccio. Sussurrando) Chiudi la porta del laboratorio... (Oliviero preme un bottone elettrico. Entra Emilio, il ragazzo di studio)
Emilio - Signore...
Oliviero - Emilio, dobbiamo procedere, la signorina Soubfiau e io, a un delicato esperimento. Nessuno entri.
Emilio - Bene signore, (nell'atto di uscire, d il passo a Trvire che entra.)
Treviere - Sicch, l'hai vista questa mattina? Che ti ha detto?
Oliviero - Chi?
Treviere - Mia moglie, diamine!
Oliviero - No. Non l'ho vista. L'ho, anzi, accuratamente evitata.
Treviere - Anch'io. Sono uscito di camera prima che aprisse gli occhi, me la sono svignata in punta di piedi dimenticando di far colazione. Ma a che vale? Bisogner pure affrontarla.
Oliviero - Mi pare che sua moglie, suocero mio, le abbia pur fornito qualche arma contro la sua tirannide.
Treviere - Io sono un debole. Non mi piace dar dei dispiaceri alla gente. Inoffensive e tuttavia efficaci le mie sole armi erano la simulazione e la bugia. Ora, non per farti un rimprovero, ma in questo fior di pasticcio, mi ci hai messo proprio tu
Oliviero - Ne sono desolato...
Treviere - Povero figliolo mio! Possa almeno questa avventura servirti di lezione e farti persuaso che non c' vera felicit che nel mentire.
Oliviero - (sorridendo) Bei discorsi che fa lei a suo genero. Non le ha mai detto nessuno che la menzogna immorale?
Treviere - Ma va l! La menzogna un'attivit normale dello spirito, sana quanto qualsiasi altra. Che se ne possa fare mal uso non basta per condannarla. Dovremmo tagliarci le dita solo perch possono stringere una rivoltella? Credi a me, Oliviero, cosa onesta e leale indulgere alla natura della specie umana, che costituzionalmente bugiarda.
Oliviero - Encomiabili consigli!
Treviere - E leggi la Bibbia: vedrai che la bugia tenuta in onore. Non mente Giacobbe, con l'approvazione dei Superiori, a suo padre vecchio e cieco? La Chiesa, sempre previdente, s' ben guardata dall'in-serire la bugia nel numero dei peccati mortali
Oliviero - E poi ci sono le bugie pietose...
Treviere - Bravo. E le verit spietate, (entra Nicoletta)
Oliviero - Sei venuta a farmi qualche rivelazione sul tuo viaggio a Cannes?
Nicoletta - Ho detto gi in proposito tutto quello che avevo da dire. Perci inutile tornarci su.
Oliviero - Bisogner pure che tu ci ritorni, e che ti rimangi le tue menzogne.
Treviere - Ma caro genero, lasciati dire che...
Oliviero - No. Lei capace di tornare all'eterno tema del potere delle parole. E io voglio parlare invece del potere di un uomo che non riesca pi a sentire sua moglie mentire a faccia franca; e che ha giurato a se stesso di strapparle la verit, a costo di farla scoppiare.
Treviere - Sei pazzo, povero Oliviero? La verit... lascia stare la verit. Hai anche la fortuna di essere geloso tu; cio di sentire in te, d'attimo in attimo, la penosa certezza di amare tua moglie.
Oliviero - E c' peggior tormento al mondo?
Treviere - Tormento? Gioia! Profondissima gioia. Ma una sorta di certezza che si fortifica nell'incertezza. Credi a me, caro, quando avrai la certezza che Nicoletta non ti tradisca, ti mancher un sostegno. Beh, affar tuo. (A Nicoletta) Hai visto tua madre, stamattina?
Nicoletta - S. stata lei a mandarmi qui. Si meraviglia di non averti potuto pescare neanche per telefono. Scender tra mezz'ora; e calcola di trovarti qui nell'ufficio di Oliviero.
Trevtere - Beh, vado a nascondermi in amministrazione. Le dirai che non mi hai visto. (Esce).
Nicoletta - (Aggressiva) Dov' la tua amante?
Oliviero - (Sorpreso) Ma... che domanda...
Nicoletta - Ho da parlarti.
Oliviero - Ce la sbrighiamo subito. Non hai che da rispondere un s o un no. Sei stata a Cannes?
Nicoletta - Per l'amor di Dio, Oliviero, non perdiamo tempo a discutere ancora se ieri sera ho detto la verit o no. Parliamo di quel che certo. La circostanza che io sono ora al corrente dei tuoi amori, crea il fatto nuovo tra noi.
Oliviero - Per me l'unico fatto nuovo che tu sei stata a Cannes otto giorni col tuo amante.
Nicoletta - Parliamo, torno a dirlo, di fatti accertati. Tu, dunque, ami la signorina Soubriau.
Oliviero - Ami, ami... una parola. Si tratta, questo s, di una buona amicizia.
Nicoletta - Un uomo pu, infatti, avere per la sua amante anche una buona amicizia. E poi c' l'altra cosa...
Oliviero - C' quel che c'. Ecco.
Nicoletta - Ti piace pi di me? (Con dolcezza) Non mi rispondi.
Oliviero - Vorrei che ti rendessi conto : una collaborazione di tutti i momenti della giornata coi suoi lenti processi, e scoraggiamenti e vittorie, ci ha messo tutti e due - lei e me - in una condizione tutta particolare. Preoccupati spesso per l'esito di un esperimento, ci avviene di distenderci senza neanche farci caso.
Nicoletta - Strano fenomeno.
Oliviero - Del resto, questo contatto che facilita gli scambi di idee e la discussione di un dato problema, un'istanza vitale del lavoro in comune.
Nicoletta - Sicch se tu collaborassi con un uomo...
Oliviero - certo che con un uomo la cosa sarebbe alquanto diversa. Ma, in quanto a Elena, non hai da preoccuparti. Prima di confessartelo, non ho mai avuto la sensazione di tradirti.
Nicoletta - Ora per che questa sensazione ce l'hai, sei disposto a staccare il contatto?
Oliviero - E tu che hai passato otto giorni a Cannes con un uomo, sei altrettanto decisa?
Nicoletta - E sempre quel viaggio a Cannes! Per giustificare con le colpe di tua moglie le tue, ti fa comodo adesso, attribuirmi un amante.
Oliviero - (Esplode) Me ne infischio io dei tuoi trascorsi; e dei miei. E mi strainfischio del tuo amante, di tutti i tuoi amanti! Le tue avventure e le tue squallide storie di cornificazione non mi toccano pi. Non ho che un'idea fissa in mente: la tua sporca bugia.
Nicoletta - Se invece di parlare della mia sporca bugia, cominciassi un po' tu a parlare delle "tue! Per-, che in fin dei conti anche se te lo sei scordato hai mentito anche tu per tutto un anno, con me. La tua lunga menzogna ti pare forse pulita?
Oliviero - Io, per, non ti ho mentito. Ti ho lasciata ignorare la verit; e mi darai atto che non potevo decentemente fare che cos. Ecco perch la mia menzogna pulita. Dal canto tuo, se tu avessi mentito con intelligenza, per dissipare i sospetti di un marito geloso, saresti, in certo modo, scusabile. Avresti delle attenuanti. Ma la tua menzogna mi stomaca e mi rivolta, soprattutto perch non ha la minima apparenza della verit, e non ingannerebbe un bambino.
Nicoletta - Se menzogna c' meritevole di indulgenza, dovrebbe proprio essere quella che non trae in inganno.
Oliviero - Ma la maggior menzogna, la tua, quella che frantuma ogni specie di evidenza, quella che umilia la pi candida verit coll'insolenza delle parole. Non conosco una cosa pi oscena di questo tipo di menzogna;^ dietro il muro delle tue parole spudorate, ti sento pi lontana della pi squallida baldracca. Sei una donna oscena, tu. (Rumore di voci nella stanza vicina. Tutti e due volgono il capo) Blugat, il giornalista, che viene a corteggiare la mia assistente. Da quando l'ha conosciuta, non la molla pi.
Nicoletta - Deve essere una cosa esasperante.
Oliviero - (Di istinto) S. (Si riprende) Una seccatura.
Nicoletta - (Chiamando) Signor Blugat! Venga un po' qua, da questa parte: c' una buona intervista da fare. Ho mille cose da dirle per i lettori della Fiaccola Liberata . (Appaiono sulla porta Elena e Blugat).
Belugat - Signora, la sua abnegazione mi riempie di una gioia serena.
Oliviero - (A Elena) Spero che lei non abbia svelato nessun segreto di laboratorio al signor Blugat. Ma ora necessario che torniamo al nostro esperimento. Venga. (Oliviero si allontana per il laboratorio. Elena lo accompagna. Blugat e Nicoletta vengono in prima quinta).
Nicoletta - (Tenendo sempre d'occhio l'ingresso del laboratorio) Sicch solo per essere vicino a quella bella femmina ti sei insinuato qui in casa camuffato da giornalista.
Belugat - No. Soltanto per essere vicino a te; o almeno per cercare di sapere dove eri andata a finire da otto giorni in qua.
Nicoletta - Davvero? Lo sapevi benissimo.
Belugat - Lo sapevo tanto poco che al momento in cui ci troviamo, non sono in grado di dirlo.
Nicoletta - Confessa, piuttosto, che al momento in cui ci troviamo, non te ne importa pi niente.
Belugat - Non sono affatto in vena di scherzare.
Nicoletta - Neanch'io.
Belugat - L'altro giorno mi dicesti che andavi a passare una settimana a Cannes con tuo marito. Bene : a Cannes non ti ci sei accostata.
Nicoletta - Ma s che ci sono stata a Cannes.
Belugat - No. Ho la prova. La tua lettera. Importata a Montalbano.
Nicoletta - Ti spiego tutto. Avevo detto a mio marito che andavo a passare otto giorni a Montalbano.
Belugat - Perch?
Nicoletta - Motivi... motivi di famiglia.
Belugat - Comunque, a tuo marito, hai giurato di non essere stata a Cannes.
Nicoletta - Giurato no. Proprio no. Ho semplicemente negato.
Belugat - A chi menti, ora? A lui o a me?
Nicoletta - Giampiero, amore mio, puoi credere che io ti abbia mentito?
Belugat - S, lo posso credere.
Nicoletta - Ti giuro che tutta questa settimana sono stata a Cannes. (Entra Oliviero, poi alle sue spalle Elena).
Oliviero - Signor Blugat, lei non ha pi nessuno qui da intervistare. Ci conosce ormai tutti a fondo e ha preso tanta pratica di casa nostra, da introdursi nel mio laboratorio per la porta segreta. Lo sa lei che mio suocero avrebbe tutto il diritto di prendersela con me?
Belugat - Il signor Trvire le vuole troppo bene, per privarla della mia presenza.
Oliviero - Toccher dunque a me privarmene. Vuol venire un momento fuori con me, signor Blugat? Le accorder, sul marciapiede, l'ultima... intervista.
Belugat - Signora, i miei omaggi, e quelli della Fiaccola Liberata . Signorina, vorrebbe concedermi anche lei un'intervista sul marciapiede, a mezzogiorno, davanti al portone dei Laboratori?...
Elena - Dio mio...
Belugat - (A Elena) D accordo, allora. La aspetto. (Esce preceduto da Oliviero).
Nicoletta - Congratulazioni! Mi pare bell'e cotto.
Elena - (Insolente) Vuol dire il signor Blugat?
Nicoletta - Naturalmente. Chi dovrebbe essere?
Elena - Giusto, chi altro? Ho fatto una domanda insulsa.
Nicoletta - Ma no! Sono io troppo distratta. E lei pu avere creduto che pensassi a mio marito e ai suoi attuali rapporti con lei.
Elena - Oh, ha saputo?
Nicoletta - Chi non lo sa?... Da un pezzo mio marito mi ha detto tutto. Ci capita ancora di scherzarci su e di ridere insieme.
Elena - E lei non se l' presa con suo marito?
Nicoletta - No; perch ? Non so per che motivo dovrei dare io pi importanza che non dia lui a un'avventura tanto banale. I suoi rapporti con lei sono una specie di igiene del comune lavoro. In fondo poi una questione su cui io sono molto di manica larga. Oliviero pu dirle che gli ho sempre concesso di svagarsi con le cameriere.
Elena - Non pensavo a gelosia; ma a un difetto di discrezione che avrebbe potuto offenderla; e anche poco fa ho rimproverato a Oliviero l'abitudine di empirmi la testa fin sopra i capelli coi trascorsi di sua moglie. Perch tornar sempre su questo sciagurato viaggio a Cannes? Va bene, andata a Cannes, ma non capisco perch me lo viene a dire e ridire a me, che andata a Cannes. Non posso certo impedirle di essere andata a Cannes, e non ho nessun interesse a sapere che andata a Cannes.
Nicoletta - Non sono stata a Cannes.
Elena - Confidenza per confidenza: io sono la regina d'Inghilterra.
Nicoletta - Sono stata a Montalbano.
Elena - E io sono la regina d'Inghilterra.
Nicoletta - (Grida) Sono stata a Montalbano e non le permetto di dubitarne. t
Elena - E io, signora, sono la regina d'Inghilterra.
Nicoletta - Non vero. Non sono stata a Cannes. (Si abbandona sul tavolino con la testa fra le braccia e scoppia in singhiozzi).
Elena - (Dopo una pausa) Mi perdoni, signora, non ho potuto trattenermi dal rispondere con cattiveria alle sue cattive parole. Ma credo di averle reso un servizio. bene che lei abbia avuto questa crisi ora che non c' suo marito. Dopo, si sentir pi forte; e le sar pi che mai necessario. Arriva il momento che si stanchi di mentire; stia in guardia, non si lasci vincere n dalla commozione, n da un impulso di sincerit. Non c' di peggio. Quand'ero ancora molto giovane, credevo che in amore la sincerit valesse a dissipare gli equivoci e gli errori; a riparare i pi gravi torti. In seguito ho finito per capire che la sincerit giova solo a precisare e fissare nell'animo di un amante i rancori che gli covano dentro. Non dimentichi mai che gli uomini badano pi alle parole che ai fatti : un marito pu sorprendere la moglie tra le braccia di un corteggiatore e scordarsene in dieci giorni; ma se la moglie in un attimo di sincerit confessa di trovare affascinante il viso di uno che passa per la via, dieci anni pi tardi, il marito se ne ricorder. Come si sente?
Nicoletta - Io non sono stata a Cannes.
Elena - Lei ritrova la sua linea. (Sorride) Ma anch'io sono e rimango la regina d'Inghilterra.
Nicoletta - (Sorridendo) Le credo.
Elena - Anch'io le credo. E ho tanta fiducia in lei, che voglio confessarle un segreto.
Nicoletta - Son tutta orecchi. Di che si tratta?
Elena - Del signor Natale Blugat. Poco fa, per una sua disattenzione, ho scoperto che non si chiama Natale Blugat ma Giacomo Leroi, e che non redattore della Fiaccola Liberata , ma un viaggiatore in frigoriferi.
Nicoletta - Una cosa davvero strana e insospettata...
Elena - Mi sono chiesta che significava questo suo spacciarsi per giornalista; e non mi ci e voluto molto a capirlo. Lei lo ama?
Nicoletta - E lei?
Elena - Vorrei aiutarlo a vendere frigoriferi.
Nicoletta - (Ridendo) Allora una cosa seria.
Elena - Pi seria che lei non immagini. Associare la propria vita a quella di un uomo per vendere frigoriferi, vuol dire mettere in comune molto pi che sentimenti e brividi.
Nicoletta - Pensa, lei, che i sentimenti non contino niente?
Elena - Tutt'altro: penso di averli presi anche troppo sul serio; comincio appena oggi a capire che un amante non n troppo comodo n troppo saldo. Un amante ha giusto la consistenza che gli diamo noi, nei nostri sogni. Qualunque cosa accada e qualunque tono prendano i sentimenti, un marito una cosa vera, concreta come un legno, un mobile, un armadio a tiretti, un barile, un porta-vivande.
Nicoletta - (Ride) Un frigorifero...
Elena - Ho sete di sposarmi; smanio di vendere frigoriferi, di spartire con un uomo preoccupazioni di ordine pratico; e di dire la nostra camera , la nostra cucina il nostro bagno . E, mi dica, lei che sposata, mentire, non si mente sul serio che a un marito, no?
Nicoletta - Direi di s. Col marito, le bugie acquistano autorit e peso.
Elena - L'avrei giurato. La bugia della sposa pesante come il pane di casa. Ah, essere sposate! E non le secca un po' la mia presenza, qui, ai Laboratori Trvire e non sarebbe contenta se me ne andassi per sempre a braccetto d'un Blugat? (Entra la signora Trvire).
Signora Treviere - (A Nicoletta) Come? Tu qui, nell'ufficio di tuo marito, in colloquio con la signorina Soubriau? Ma a che depressione morale giunto mio genero che lascia sua moglie a stretto contatto, a quattr'occhi, con la sua amante? (A Elena) E lei! Lei che porta nel focolare di due giovani sposi lo scandalo e il disordine...
Nicoletta - Per carit, mamm, cerca di evitare i tuoi interventi in una faccenda tutta mia personale.
Signora
Treviere - Adagio, cara. Questa faccenda riguarda nella stessa misura i tuoi genitori, tuo marito e te. Di tutte le rivelazioni che sono affiorate ieri sera quella che si pu meno agevolmente scordare quella di tuo marito.
Nicoletta - E perch poi?
Signora
Treviere - Perch la presenza di questa persona nei Laboratori Trvire ci impedisce di dare un colpo di spugna sulle malefatte di Oliviero. (A Elena) Lei capisce dunque, ci che le resta da fare.
Elena - Io, signora, qui non prendo ordini che dal signor Trvire e dal signor Andrieu.
Signora
Treviere - Ah, lei si rifugia dietro l'usbergo del regolamento?
Elena - Non mi rifugio dietro il regolamento; mi ci conformo.
Signora
Treviere - Ai margini del regolamento ci sono le buone usanze che lei sembra ignorare. A casa sua, mi figuro, la buona educazione deve essere la cosa meno praticata. Ha famiglia, lei?
Elena - Purtroppo si, signora.
Signora
Treviere - E che fanno i suoi genitori?
Elena - Il povero pap in prigione e la mia povera mamma convive con un Nord-africano.
Signora
Treviere - Non si stenta a crederlo. Basta la vista. Penso tuttavia che lei avrebbe potuto risparmiarci questa barzelletta di pessimo gusto. La sua condizione cos particolare nei rapporti di mio genero e nei confronti nostri, avrebbe dovuto incuterle un maggior riguardo. Non le pare? Risponda. Che muta? O svaporata?
Elena - Ho preso, un momento fa, un po' di quella droga che toglie la memoria degli aggettivi. Mi spiace quindi di non poter aggettivare come si merita un atteggiamento che del resto basta a dare, di lei, una idea precisa... (Entra Oliviero).
Oliviero - cco fatto. Buttato fuori il nostro giornalista. Dopo quel che gli ho sgranato sul muso, non credo che rimetter piede tanto presto nei nostri Stabilimenti.
Elena - Ma io ho un appuntamento con lui. (Passa nell'attiguo locale e scompare).
Signora
Treviere - Oliviero, come mai che non ho incontrato Alfredino in tutta la mattinata?
Oliviero - Non saprei.
Signora
Treviere - Credo di capire che mi si nasconde. stupido. Comunicagli che se tra cinque minuti non qui metto sottosopra tutta la Polizia e lo faccio scovare.
Oliviero - (Stacca il telefono) Pronto?... Amministrazione? Ah lei caro suocero?... Vuol venire qui di grande urgenza?... Grazie... Pronto?... Emilio?... Si ricordato dello stagnino?... Grazie. Come ha passato la notte, cara suocera?
Signora
Treviere - Non ho chiuso occhio fino alle due. Ma alla fine ho trovato la soluzione del problema che mi assillava... (Entra Treviere dalla porta di ufficio).
Treviere - Lucia, che bella sorpresa!
Signora
Treviere - Bando all'ipocrisia, Alfredo. So benissimo che hai speso tutta la mattina a giocare a nasconderella. Quando sei entrato qui, stavo parlando a Oliviero d'un problema che non mi ha fatto chiudere occhio per quasi tutta la notte. Eccone il succo: ieri sera ci siamo denudati in confessioni reciproche. Ora si tratta di continuare a vivere insieme. Problema.
Treviere - Soluzione, l'unica: dimenticare.
Signora
Treviere - Dimenticate, s; ma prima, emendarci. Dal canto mio mi impegno con tutte le mie forze a raddolcire la durezza del mio cuore. (Con un sorriso di modestia) Gi stamattina ho provveduto ad aumentare di 50 franchi il salario della domestica.
Oliviero - Brava. Lei gi sulla buona strada che mena al cielo. Possa ella al pi presto raggiungere la meta.
Signora
Treviere - Si intende che invito anche voi tutti a seguirmi su questa via, e, se necessario, col mio aiuto - (A Treviere) Tu, Alfredino, sarai il primo soggetto della mia sollecitudine. Per te, una nuova esistenza si profila, Alfredino. A te render il gusto dell'onore e il sapore della vita.
Nicoletta - Mamm, mi sembri in procinto di perdere di vista il tuo proposito di emendarti.
Signora
Treviere - Voglio fare in modo che tuo padre non abbia mai pi occasione di mentire.
Treviere - Ottimo programma. Ma con che tecnica?
Signora
Treviere - D'ora innanzi, Alfredino, non uscirai pi di casa che per andare a caccia di farfalle e io sar costantemente al tuo fianco.
Treviere - No, Lucia, questo no. Non penserai sul serio di impedirmi di mettere il naso fuori dalla porta senza essere scortato da te.
Signora
Treviere - Si, Alfredino. Proprio cos. Giorno per giorno e ora per ora, avr la consolazione di vederti galoppare come un cerbiatto, sprofondarti fra i cespugli, saltare siepi e fossatelli...
Treviere - Aiuto! Oliviero! Nicoletta! Aiuto!
Signora
Treviere - Per te, Oliviero, la via del dovere bell'e tracciata. Rinuncia al legame con la Soubriau. Per facilitare il distacco, licenzia oggi stesso l'interessata.
Oliviero - Suocera cara, tutto ci riguarda soltanto Nicoletta e me. E. lei mi far il sacrosanto piacere di non violare la porta della nostra alcova.
Signora
Treviere - Oliviero, tu hai fatto, in casa nostra, un matrimonio d'interesse, ma non sei ancora in grado di parlar da padrone in questo ufficio che tu spartisci con la tua ganza. Ho detto ganza!
Oliviero - Ma in grado di chiudere la bocca, s.
Signora
Treviere - Per non impedirmi di proclamare, e ben alto, che hai osato volgere anche alla mia persona, da quel bruto che sei, gli sguardi della tua concupiscenza e che se non fossi stata io a opporre valida resistenza, tu saresti stato capace da quel bruto che sei d'aggiungere all'adulterio l'incesto.
Oliviero - Falso!
Signora
Treviere - E non guardarmi anche adesso con quei tuoi occhi da satiro. Te lo proibisco.
Nicoletta - (Ridendo) Anch'io te lo proibisco. (Alla madre) Ma se ciascuno di noi deve emendarsi, vorrei sapere io come regolarmi.
Signora
Treviere - Sforzandoti di non mentire; n mai tornando a Cannes senza tuo marito.
Nicoletta - Ma se non ci sono stata!
Signora
Treviere - Ma s che c' stata. certo. Con un uomo, un amante, un mascalzone come suo marito e suo padre. (Nicoletta, con un'alzata di spalle, passa nell'altro locale).
Oliviero - (Contro la signora Treviere) E lei di che si impiccia?
Signora
Treviere - Non c' rimedio. Tu sei e rimani un farabutto. Alfredino caro, si parte per la caccia delle farfalle, noi. l'ora.
Treviere - (Supplica) Lucia! Lucia!
Signora Treviere - (Dura, autoritaria) Animo! Ho portato gi scatola e reticella. (Treviere apre la porta, entra lo stagnino).
Viramblin - (Passando davanti ai Trvire) Signori e signore domando scusa. (Escono i Nevire).
Viramblin - Buongiorno, signor Andrieu. Un altro guasto?
Oliviero - (Scuotendo Viramblin per le spalle) Fuori la verit, subito.
Viramblin - Ohil!... piano, eh... piano! Che succede? Tentativo di violazione della coscienza del cittadino?! Lei ha sbagliato uscio, signore.
Oliviero - (Scuotendolo con violenza) Voglio la verit! Quella che mia moglie ha detto a lei. Fuori la verit!
Viramblin - Se lei mi scrolla cos, io me ne vado.
Oliviero - (Lascia la presa) Avanti! parli!
Viramblin - Lei forte. E io, noti, sono d'accordo che l'uomo deve essere forte. Lei pu mettermi knockout, ma non sar lei a far abbassare la testa alla mia dignit.
Oliviero - Le faccio una iniezione.
Viramblin - Che cosa? Vorrei vedere anche questa! Un'iniezione! E cominciamo a dire, perch dovrebbe farmi un'iniezione lei a me?
Oliviero - Lei beve troppi aperitivi. Ha il fegato guasto. Le do un calmante.
Viramblin - Alt! Lei non ha il diritto di compromettere l'onore di una povera s, ma onesta famiglia. Sappia, signore, che in casa Viramblin si ignora l'al-coolismo.
Oliviero - Se si lascia fare un'iniezione, le do cinquemila franchi.
Viramblin - Cinquemila franchi! Allora, se ho ben capito, sarebbe un'iniezione per farmi cantare... In fondo, siccome io non ho niente da nascondere, ci potrei anche stare. Ma perbacco, io ho la mia dignit... In casa Viramblin la dignit nell'aria.
Oliviero - Diecimila franchi.
Viramblin - Fa male?...
Oliviero - Meno di una puntura di spillo. (Trae dal cassetto la scatoletta della siringa e una boccetta).
Viramblin - Non ne approfitter, poi, per cavarmi di bocca particolari della mia vita individuale?
Oliviero - Le do parola di non farle domande del genere. Dir solo e liberamente quel che vorr lei.
Viramblin - Se a lei fa lo stesso, vorrei essere pagato prima, caso mai dopo non dovesse essere contento.
Oliviero - (con la siringa in una mano, con l'altra prende il denaro dal tiretto e lo d allo stagnino) Mi dia il braccio. Una piccola puntura sottocutanea. Ha molto lavoro lei, attualmente?
Viramblin - Nel mio campo non c' stagione morta... I tubi s'intasano sempre.
Oliviero - Un secondo... Ecco fatto. Senza sentire niente.
Viramblin - Lo dice lei... (mentre Oliviero mette sul braccio di Viramblin il tamponcino di cotone imbevuto di alcool, entra Nicoletta).
Nicoletta - Signor Viramblin, non si lasci fare l'iniezione.
Viramblin - Arriva tardi. La cosa fatta. Non sar mica pericolosa almeno?
Nicoletta - Pericolosissima.
Viramblin - Ohe, che, allora non funziona pi.
Nicoletta - Oliviero, hai riflettuto bene a quello che facevi?
Oliviero - Rimandiamo a pi tardi, scusa, le considerazioni sull'aspetto morale della questione.
Nicoletta - Per colpa tua questo poveraccio pu perdere il posto, diventare oggetto di astio e di derisione in famiglia, e forse anche finire i suoi giorni in galera o alla ghigliottina.
Viramblin - Alla ghigliottina? A che gioco si gioca, ohe!
Oliviero - Non dia retta: sciocchezze!
Nicoletta - Quando all'improvviso un uomo d la stura ai suoi segreti, chi pu dire a quali rischi si espone?
Oliviero - Tu, ai tuoi, la stura non la darai mai. Non vuoi dir niente, eh?... E niente dirai. Ma dietro quegli occhi l che mi guardano, c' il viaggio a Cannes, il Mediterraneo e il volto del tuo amante : giorni e notti.
Nicoletta - Non c' niente di tutto questo.
Oliviero - E io che vorrei smarrirmi in te, son tenuto a distanza da questo tuo sguardo; peggio di un estraneo. Ma quello che nel fondo dei tuoi occhi nascondi, io lo vedo, lo so.
Viramblin - Signor Andrieu, scusi, mi scappa di parlare. Mi sale alla gola. Non riesco a nasconderla, la verit. Devo parlare.
Oliviero - E parli, amico. Parli!
Nicoletta - Signor Viramblin...
Viramblin - Le dar un dispiacere. Senza cattiveria. A tutti e due vi dar un dispiacere.
Oliviero - E va bene, dica... dica la verit!
Viramblin - La verit?... Eccola, signor Andrieu. (breve pausa, poi riprende con foga) S. Tutte le sere. Non c' santi. Non posso tenermi dal barare al gioco. Ladro! Ladro! Un porco d'un baro ladro! Questo sono io Viramblin. E il brutto che io baro coi miei compagni di lavoro, tutti i santi giorni, con autentici compagni come Robingot e Larchenbois anche se con Larchenbois le elementari le abbiamo fatte insieme, anche se stagnino di professione anche lui. Non solamente un baro, sono io, ma anche il traditore di un compagno.
Oliviero - Le confesso che sono sgradevolmente colpito dal fatto che lei bara al gioco. Non bisogna mai barare. Ma ora parliamo d'altro...
Nicoletta - Signor Viramblin, in questo modo riesce a portar via molto denaro ai suoi cari compagni?
Oliviero - Lascia correre...
Viramblin - Una pipata di tabacco, ci cavo, anche quando gioco con Barachon.
Oliviero - Mi parli del viaggio di mia moglie...
Viramblin - Cosa? Ah... il viaggio... ora glielo dico...
Nicoletta - (pronta) Ma chi il signor Barachon?
Oliviero - (a Nicoletta) Zitta, tu!
Viramblin - Non si dice il signor Barachon. Si dice Barachon e basta, o anche letamaio di Barachon, visto che l'amante della mia signora Viramblin ed di professione agente di polizia e per giunta un caratteraccio, eh, la vacca! Un accidentaccio tanto fatto, che con lui a barare non mi ci azzardo: perch Barachon mi fa paura. Questo poco, ma sicuro.
Oliviero - Riprenderemo questo discorso pi tardi. Ora mi parli del viaggio a Cannes.
Viramblin - Ah, gi, sicuro... Il viaggio!...
Nicoletta - (pronta) Lei ha davvero paura di Barachon?
Oliviero - (a Nicoletta) Eh no, eh? eh no!
Viramblin - Io ho paura di Barachon, perch sono un vigliacco. Viramblin, mi dico certe volte, tu non sei un uomo. Se eri un uomo le corna non te le bevevi. E questa la verit pura. Con mia moglie sono il leone della Metrogoldwin, ma davanti a quello sbirro...
Oliviero - Tutto questo ha scarso interesse per noi. Tagliamo corto e mi dica, una buona volta...
Viramblin - Lei, una buona volta, la finisca! Sempre a tagliarmi il filo del discorso, lei! Barachon, dicevo, alla fine, ha poco da far la faccia feroce e darsi delle arie, perch una volta a mezzanotte circa lo stendemmo per strada come morto. Ma io gli dir che sono stato io, da solo, a rompergli il muso, (si avvia alla porta d'uscita) Glielo vado a dire subito.
Oliviero - (gli sbarra il passo) Fermo l! Non le ho mica dato diecimila franchi, io, perch lei tagli la corda cos, senza avermi detto nulla.
Viramblin - (su tutte le furie) Lei non ha nessun diritto di impedirmi la libera locomozione. E prima di tutto, voglio che tutti mi sentano, qui intorno, tutti. Due soli spettatori sono pochi per me. Dieci, cento, ne voglio. E quel che ho da dire, voglio dirlo alla finestra.
Oliviero - (verde dalla rabbia) E va bene. Vada alla finestra. Sbraiti quello che vuole, (a Nicoletta) Che tutti sappiano che cosa pensare di te! (a Viramblin) Coraggio! e senza riguardi!
Viramblin - (dalla finestra a perdifiato) Abbasso i vigliacchi! Io, Viramblin, non sono che un baro, un traditore di compagni e un cornutaccio. Ma sempre meglio di uno qualunque della sbirraglia, (scavalca la finestra e mentre sta per scomparire lancia l'ultimo grido) Sono stato io a rompere il muso a Barachon!
Nicoletta - Peccato, se n' andato proprio quando stava per dire tutto sul mio viaggio a Montalbano... Avresti dovuto essere pi pronto!...
Oliviero - Mi pigli in giro, eh?
Nicoletta - No, Oliviero. Sono davvero spiacente che non abbia fatto in tempo a dirti le parole che, alla fine, ti avrebbero ridato la calma.
Oliviero - Tu menti, brutta bestia! Sei tutta contenta, tu, che se ne sia scappato, portandosi con s la verit! Fai sforzi enormi per non scoppiarmi a ridere qua, sotto il naso!
Nicoletta - (con un aperto sorriso) Ma no, ma neanche per sogno!
Oliviero - Bugiarda! Ti brillano gli occhi dal piacere di mentire. Quello stesso riso degli ,occhi devi a-vere avuto quando eri a Cannes, eh?
Nicoletta - Ma io non sono stata a Cannes!
Fine del terzo atto
ATTO QUARTO
La stessa scena del Primo Atto. La porta-finestra aperta sulla terrazza a balaustra, oltre la quale si vede il frondame e si immagina il giardino.
(La signora Trvire e Oliviero, in pigiama, sono seduti ognuno in una poltrona).
Signora Treviere - (dopo una pausa) Non sembri troppo vispo, povero genero mio, stamani. Sempre fissato su quella bugia di Nicoletta, eh?
Oliviero - (con ostentata disinvoltura) Oh Dio, s, ci penso... Non trovo niente di meglio da fare in una mattinata domenicale...
Signora
Treviere - Ciascuno ha la sua croce. Tu le bugie di Nicoletta, io quelle di Alfredo.
Oliviero - Lui, per lo meno, si limitato a camuffare la verit.
Signora
Treviere - Per venticinque anni mi ha dunque recitato la commedia dello stupido innocente. Non conosco menzogna pi ributtante.
Oliviero - Forse perch lei non ha fatto gran caso a un'altra menzogna.
Signora
Treviere - Quale?
Oliviero - Quella di nascondere, come ha fatto lei, la collana di perle nella valigia della cameriera. Ha in s una concretezza che le conferisce un carattere del tutto personale.
Signora
Treviere - E tu, che a una settimana dal matrimonio ti sei fatto un'amante?
Oliviero - In questo caso, la menzogna non consiste nell'essermi fatto un'amante, ma nel non averlo detto a Nicoletta. Una reticenza, pi che una asserzione di falso.
Signora
Treviere - Ma con tal sapore di vigliaccheria che, tutto sommato, mi fa preferire la mia.
Oliviero - E' pur vero che la sua, a lei, calza a pennello. Quanto alla preferenza un'altra faccenda. Se non mi inganno, ciascuno di noi il prototipo di una ben definita specie di bugiardi, e tutti insieme facciamo un gruppo riassuntivo della specie.
Signora
Treviere - Vuoi dire che sei caduto in mezzo a una famiglia di malnati?
Oliviero - L'ultimo a dolermene dovrei essere comunque io, che sono a mia volta un bugiardo. Ma non pensavo a questo. Stavo piuttosto riflettendo se non fosse per caso mio dovere denunciarla, cara suocera, (entra Trvire con una maglia a strisce e un paio di calzoncini corti)
Oliviero - (a Trvire) Giusto lei. Sentiamo il suo parere. Come lei sa, mia suocera ha nascosto, una volta, una collana di perle nella valigia della cameriera, la quale stata perci condannata.
Signora
Treviere - Con la condizionale. E poi una storia di almeno dieci anni fa. Morta e sotterrata.
Oliviero - Non vuol dire. Una innocente porta il peso dal disprezzo di tutti quelli che l'hanno conosciuta mentre il suo delitto, cara suocera, rimasto impunito, (a Trvire) Non crede lei che dovremmo denunciare al magistrato il comportamento della sua signora moglie?
Signora
Treviere - Alfredo non oser mai denunciarmi.
Treviere - No, non oser mai. (a Oliviero) E poi, Lucia avrebbe toucn gioco a eccepire di avere parlato sotto l'azione della droga che tu le hai propinato. Sicch in definitiva in galera ci andresti tu.
Signora
Treviere - E non griderei forte, io, che mi hai fatto oggetto dei tuoi desideri incestuosi?... E sarebbe la verit.
Treviere - Ah, Lucia, basta con la verit! Troppe. Da un mese non facciamo altro che buttarci in faccia la verit e la casa diventata un inferno. Io ho detto la verit, tu hai detto la verit, la verit in tutte le salse. Mia moglie mi costringe a dare la caccia alle farfalle sotto il suo sguardo vigile, e tutto perch diventino verit le mie bugie. Guardami qui, travestito da verit, che figura ci faccio!
Signora
Treviere - Alfredino, sei un grande ingrato, con me, quando io compio un'opera di restauro morale, che comincia a dare i suoi frutti. Oliviero, guarda tuo suocero. Non trasformato?...
Oliviero - Come no? Ha l'aria di un bagnino.
Signora
Treviere - Comunque non ha pi quegli occhi sornioni, quello sguardo torvo dell'individuo sinistro che si trastulla in pensieri lascivi. Grazie ad una disciplina sportiva e altres alla mia oculata vigilanza che lo preserva da rimprorevoli incontri, ha oggi uno sguardo dritto e baldo. Guardami, Alfredino. Guardami negli occhi. Non cos. Meglio. Ecco, cos, bravo. Puoi scendere in giardino. E' l'ora, prendi la tua reticella.
Treviere - L'ho cercata dappertutto senza trovarla.
Oliviero - Non la cerchi pi, l'ho rotta io, poco fa. L'ho mandata in pezzi.
Signora
Treviere - Bel costrutto! Ne ho una dozzina di ricambio! (esce).
Oliviero - Animo, suocero! Si ribelli! Non si lasci trattare con tanta disinvoltura e cos dall'alto in basso.
Treviere - Ribellarmi?... Una parola! Sai bene, caro mio, che non ce la faccio! E poi a che scopo? Quando uno si compenetrato della certezza che tutta la verit della vita sta nella menzogna, non si inalbera pi: scantona per la tangente.
Oliviero - E lei lo spera? La tangente! Ma via! In certe condizioni c' poco da scantonare; mostrarsi energici bisogna. Fino alla brutalit. Ah, fossi io nei suoi panni!
Treviere - Parli bene, tu, perch non hai lo spavento di Lucia!
Oliviero - Allora, se lei non capace di usare la maniera forte, non c' che una via d'uscita : simulare la pazzia!...
Treviere - Magnifica trovata! Cos quella, puoi giurarci, mi fa internare in quattro e quattr'otto.
Oliviero - vero. Bisogna anche procurare che, a credere a questa pazzia, sia lei sola.
Treviere - Questa s, un'idea da coltivare, (entra la signora Trvire con un retino acchiappafarfalle).
Signora Treviere - (consegnando il retino a Trvire) Presto, Alfredino, siamo gi in ritardo. (Trvire con il suo retino esce per la terrazza).
Oliviero - Stavo dicendo a mio suocero che, nei suoi panni, io, lei, vorrei caricarla di insulti; quanti ne merita; e dopo averla immadonnata al muro come una pelle di fico, le vorrei tirare fuori gli occhi con un cavatappi.
Signora
Treviere - Ci hai perso il fiato, perch Alfredo una larva sottomessa alla mia volont. Tu non hai mai assistito a una lezione di radiocomando. Vieni a vedere, (si avvia verso la terrazza).
Oliviero - Grazie. Preferisco farne a meno.
Signora Treviere - (ritta sulla balaustra incita il marito invisibile nel sottostante giardino) A destra! Una farfalla blu, rasente il prato. Sotto! Corri! Corri! Forza, Alfredino, pappafredda! Manchi di stile! Il retino va tenuto all'altezza del viso per essere pronto a catturare le farfalle! Eleganza e funzionalit! Animo, che fai? Deciditi! Salta la staccionata, perbacco! Stupido! mi hai massacrato i tulipani! Ah, che gatto di piombo! Davanti a te! Un'altra! Si posata sulla cima del rosaio... Davanti a te, ho detto!... Ora vengo io... (sparisce verso il giardino. Entra Nicoletta con una bottiglietta in mano).
Nicoletta - Oliviero, si pu sapere che questa bottiglietta che ho trovato nel bagno?...
Oliviero - Una bottiglietta? Ah s... niente, niente... Da' qua.
Nicoletta - Ti ho domandato che roba .
Oliviero - (seccato) Un preparato che mi sono lavorato in questi giorni. Ieri sera mi rimasta in tasca per distrazione.
Nicoletta - Per distrazione? Potrei crederlo, se non avessi letto l'etichetta : Masochina per via orale .
Oliviero - Da' qua, che la metto via.
Nicoletta - Per chi?
Oliviero - Per nessuno. Per non lasciarla in giro.
Nicoletta - Oliviero, la Masochina, fino ad oggi si somministrata soltanto per iniezioni. Ora, a giudicare dall'etichetta si direbbe che tu abbia inventato il modo di somministrarla per via orale. Perch non me lo hai detto?
Oliviero - Mah, non ci ho pensato. '
Nicoletta - Ne manca pi di met, (pausa) Come mai?... Rispondi, ti prego. Come mai?...
Oliviero - Ma... io che ne so?
Nicoletta - (con un grido) Ah, ora ricordo!... Poco fa, prendendo il t, mi sono accorta che era amaro... Oliviero, hai versato la Masochina nel mio t! Rispondi! Devi rispondermi, capisci?!...
Oliviero - Ma s. vero. L'assillo di quella tua menzogna... Non ci vivevo pi. Mi era necessario sentirti dire la verit che ti accanisci a negare contro ogni evidenza.
Nicoletta - Non avevi il diritto di versarmi nel t i tuoi intrugli. un furto, una vigliaccheria... Senza neanche l'attenuante della gelosia. Da quando sei allucinato da quell'idea del cosiddetto viaggio a Cannes, tu mi consideri un'estranea e mi guardi con indifferenza.
Oliviero - Colpa di chi? Tua, che tra noi hai alzato un muro, (entra per la terrazza la signora Treviere).
Signora
Treviere - Inaudito! Lui, Alfredo, tanto osare, e davanti a me!
Oliviero - Che le capita, cara suocera?... La vedo molto agitata.
Signora
Treviere - Non riuscirai mai a figurarti che cosa arrivato a fare, un momento fa, mio marito. Te lo do a indovinare su mille.
Oliviero - Rifiuto d'obbedienza?
Signora
Treviere - No, ma, per...
Oliviero - Ha avuto l'impudenza di essere allegro?...
Signora
Treviere - Ascolta. Per meglio seguire il suo allenamento sono scesa sul prato. Lo incitavo, lo incoraggiavo con voce amica; e come il suo gioco un po' languiva, gli ho detto : Alfredino, mostra la tua salute morale . Allora si tolto i calzoni. L, davanti a me, che sono sua moglie.
Oliviero - Che c' di innaturale? Non capisco il suo stupore, suocera.
Signora
Treviere - Ma come? Che bisogno c'era di togliersi i calzoni?
Oliviero - Per rendersi simpatico, forse. Uno squisito omaggio che meritava migliore accoglienza.
Signora
Treviere - Genero, sappi che non sono di quelle donne, io, capaci di sopportare che i loro mariti si comportino con loro come delle prostitute. E del resto, l'ho confessato anche sotto l'azione della droga, che io, da 25 anni...
Nicoletta - Mamm, scusa se ti interrompo, ma ho bisogno di andar subito in fondo a un discorso con Oliviero.. In quanto ai maltrattamenti e alle sevizie che infliggi a pap, ti ho gi detto quel che penso. Ne riparleremo.
Signora
Treviere - Lo faccio nell'interesse di tuo padre; e tu dovresti essermi grata dell'opera di restauro morale che ho intrapreso.
Oliviero - Un compito per il quale lei la persona pi adatta.
Signora
Treviere - Quando mi volgo a contemplare il cammino percorso, di gioia e di orgoglio mi batte in petto il cuore... (entra di galoppo Trvire tutto scapigliato brandendo il suo retino da farfalle).
Treviere - Pigliala! Pigliala!
Oliviero - Che cosa?
Treviere - La farfalletta... la farfalletta!...
Oliviero - Dov'? Qui non ci sono farfallerte.
Treviere - L'ho presa! L'ho presa! (fa un salto e d col retino un colpo in una seggiola) Padella! Oggi non faccio che padelle! Una farfalla dai fianchi cos procaci! E un corpo! E un busto!... E l'occhio traditore!... Un occhio cos traditore!... Ah se l'avessi potuta prendere, stringermela tra le braccia, me la sarei ricordata vita natural durante, la mia farfalletta! Zitti! Eccone un'altra!... Fermi tutti (col retino in mano pronto si avvicina cauto all'angolo della stanza).
Nicoletta - (orripilata) Pap!
Signora
Treviere - Alfredo! Che ti succede?...
Oliviero - E lo domanda lei? Si preso un colpo di sole! E chi gliel'ha procurato?... Lei!
Trevtere - Giornata scarognata, oggi. Eccola l, che scappa, che scappa. Se aveste fatto meno buggero!... tutti quanti... la prendevo! Ecco! Si posata in cima a quel mobile. Guardatela! Sparse le trecce morbide : come fili d'oro i suoi capelli biondi fluttuanti per le spalle... e le sottane alzate fino sopra il sedere! Non una provocazione? Avanti! Scendi subito gi! Non credere che io mi contenti di sbirciarli i tuoi polpacci! Vuoi scendere furfantella?!... (col manico del retino tenta di colpire l'alto del mobile).
Signora
Treviere - Quando anche avesse la febbre a 40, la sua salute morale dovrebbe restare sulla vetta di tutti i suoi pensieri. (A Trvire) Aspetta che te li faccio vedere io i polpaccioli!
Treviere - Un'altra! Due altre! Quattro! Dieci! In sottane rosse e verdi! Con dei cosciotti che mangiano le ali a tutti quanti! Alla carica! (corre intorno per la stanza menando colpi di retino a destra e a sinistra) Giubba rossa! Giubba bianca!
Oliviero - Suocero! Andiamo, si calmi!
Treviere - (una frenata improvvisa, e poi un gran colpo sul sedere della signora Treviere) L'ho presa! L'ho presa! (la afferra per i fianchi. La signora Treviere lancia un grido e di balzo si ripara dietro un tavolino) Questa volta non mi scappi! Mostrerai i tuoi polpaccioli, farfalletta! Ti butto sul divano, ah!...
Signora
Treviere - Alfredo, sei pazzo?!!...
Treviere - Gambe all'aria! Non te la cavi! Gambe all'aria!...
Signora
Treviere - Aiuto! Oliviero! Presto! Intervieni!...
Oliviero - Non lecito intralciare i desideri di uno sposo. Sono legittimi.
Treviere - Farfalletta scherzosa! Ora ci sei!
Signora Treviere - (fuggendo per una laterale) Aiuto! Aiuto!...
Treviere - (la insegue gridando) Allo spiedo! Allo spiedo! (i Treviere escono rincorrendosi. Oliviero li insegue un po' con lo sguardo, poi chiude la porta).
Nicoletta - E ora? Che succeder?
Oliviero - meno sconveniente non pensarci. Comunque, nulla che valga la pena di preoccuparsi.
Nicoletta - Non mi pare. C' pericolo che pap abbia per lo meno smarrito la ragione...
Oliviero - Sta tranquilla. Tuo padre ha, semplicemente, escogitato una nuova menzogna per liberarsi dalla tirannia di tua madre. E sarai tu la prima a invidiargli le sue doti di inventiva. Io, per me, avrei preferito vederlo adoperare argomenti pi diretti, come prenderla a calci o, meglio ancora, ribellarsi.
Nicoletta - Quando ci mette la Masochina per via orale a far effetto?
Oliviero - (d un'occhiata al suo orologio) Tre quarti d'ora.
Nicoletta - Me ne vado.
Oliviero - Va pure. Tornerai di corsa a gridarmi in faccia la verit.
Nicoletta - Non voglio che tu me la senta dire. N tu n altri.
Oliviero - Naturalmente.
Nicoletta - Oh, lo so a che cosa pensi, ma io del viaggio a Cannes me ne infischio altamente. Tu sei probabilmente di quelli che credono che una donna non abbia pi nulla da nascondere quando ha confessato che ha un'amante. E non sai che, anche prima di avere un marito o un amante, noi nascondiamo gi segreti che le pi spregiudicate non osano confessare a se stesse. S, certi nostri atti insignificanti in s, sono per talmente stupidi che confessarli riesce meno facile che confessare le colpe pi nere.
Oliviero - Sono convinto che ci facciamo tutti quanti un'idea eccessivamente lusinghiera sulla verit e vastit delle nostre intime ricchezze, che poi, tradotte in soldoni, risultano, lo abbiamo visto, una miseria.
Nicoletta - Forse vero. certamente vero.
Oliviero - Se lo ammetti non capisco la tua resistenza all'idea di questa confessione.
Nicoletta - Non la capisci perch non hai pensato che a ripugnarmi e a spaventarmi, s, a spaventarmi, proprio stata l'idea di dover mostrare il mio squallore e la mia intima nullit", anche se per te, non sono pi un segreto.
Oliviero - Ho di te una opinione molto diversa da quella che mi attribuisci tu.
Nicoletta - Oliviero, tu pensi di me che io sono una bugiarda. Per accorgertene hai dovuto sentirti ferito nella tua vanit di maschio, senza di che io resterei ai tuoi occhi quella nullit che hai sposato per i suoi Laboratori Farmaceutici e che hai tradito una settimana dopo le nozze.
Oliviero - E qui sei in malafede. Perch sai benissimo e l'ho dichiarato anche nella mia confessione, che ero innamorato di te al momento del matrimonio.
Nicoletta - Innamorato; ma non tanto da sposarmi senza i Laboratori, o da farti l'amante a una settimana dallo sposalizio. Ti secca, eh, ora, di sentirne parlare! Ti secco e ti stanco! Ora pensi che manco di tatto a ricordarti la realt concreta della signorina Soubriau.
Oliviero - La signorina Soubriau, ora fuori discussione: ha sposato Blugat, il giornalista.
Nicoletta - Scusa, non volevo riaprirti la ferita. Quella ha certamente scelto il matrimonio quando ha scoperto che la tradivi con un'altra, poveraccia!
Oliviero - Non dovrei risponderti; ma mi preme precisare che non ho avuto altre avventure che quella con Elena Soubriau.
Nicoletta - In altri termini, tu saresti un quasi virtuoso. Quando uno ha fatto un ricco matrimonio, e sa poi serbarsi fedele alla sua amante, si sente tanto in pace colla sua coscienza da non pensarci due volte a frantumare quella di sua moglie, (con forza) Che ora ?
Oliviero - Meno venti. Hai ancora 40 minuti,
Nicoletta - Ho paura, Oliviero!
Oliviero - Di che hai paura?...
Nicoletta - (urlando) Ho paura!
Oliviero - (la afferra per le spalle e la scrolla) Niente commedie, hai capito?... Tu hai paura soltanto di dover confessare che sei stata a Cannes con un uomo e nient'altro. Non tentare di convincermi che sei presa da un fremito di sacro terrore all'idea di dover offrire alla curiosit di un uomo lo spettacolo dei rigurgiti e misteri della tua vita intima.
Nicoletta - Io non faccio commedie, Oliviero. Ho paura sul serio. So che una donna, ridotta alla semplice espressione della sua verit elementare, non pi nulla agli occhi di un uomo. So che quel mistero femminile di cui parli con ironia, costruito con intenzione da noi donne e favorito dalle convenzioni e so altrettanto bene che una donna non se ne spoglia senza accettare di rimanere incompleta. Questo e niente altro mi fa paura. Oliviero, che vuoi sapere da me? Se sono stata a Cannes e a che scopo?
Oliviero - S.
Nicoletta - E allora dir la verit. Ma promettimi che subito dopo mi chiuderai in cantina o in granaio, segregata, dove nessuno, n tu n altri, possiate sentire il resto dei miei segreti.
Oliviero - Sotto l'azione della droga pu darsi che tu confessi la verit con un lustro di particolari di cui dovresti poi arrossire... Per me, preferirei ignorarli quelli, e comprendo la tua preoccupazione. E dunque, parla, e io ti prometto di segregarti appena e dove vorrai, (pausa) Avanti, d...
Nicoletta - (dopo un attimo di esitazione) Appena lasciato Parigi...
Oliviero - No. Tutto sommato, preferisco aspettare che tu sia sotto l'azione della droga; altrimenti non avr mai la certezza che mi abbia detto la verit.
Nicoletta - Ti giuro...
Oliviero - No no. So che cosa valgono i tuoi giuramenti. Suonano alla porta. Vado a cambiarmi, (entrano Elena e Blugat).
Nicoletta - (asciugandosi le lacrime) Che bella sorpresa! Buongiorno. Siete venuti a prendere mamm per la Messa?
Elena - vero che i miei rapporti con la signora Trevire sono molto migliorati, ma non sarei mai venuta a casa sua una mattina di domenica, se mio marito non mi ci avesse trascinato per i capelli.
Blugat - Il nostro viaggio di nozze si concluso ieri, e siccome siamo in partenza per Bruxelles dove mi chiamano i miei affari, ho voluto venire a esprimere la mia pi profonda gratitudine agli artefici della nostra felicit.
Nicoletta - Son certa che la vostra visita far piacere a tutti. Scusate, torno subito, (esce)
Elena - Sembrava di pessimo umore.
Blugat - Avr le sue buone ragioni. Come me.
Elena - Che vuoi dire?
Blugat - Lo sai benissimo. Confessa che ieri pomeriggio sei stata a Clamart.
Elena - Io non sono stata a Clamart.
Blugat - Tu menti! Sei stata a Clamart.
Elena - No!
Blugat - S, e la prova...
Elena - La prova? Avanti...
Blugat - Ho telefonato a mio cugino.
Elena - Ah no, eh... Non ricomincerai a parlarmi di tuo cugino.
Blugat - Un momento. Mentre telefonavo...
Elena - Se non ti dispiace, Giampiero, falla finita con questa storia di Clamart. D'accordo?
Blugat - E va bene, (sospiro) Sia per non detto, (pausa) Credi che potremo collocare qui un frigorifero?
Elena - (sorride) Mah... (rientra Nicoletta) ^
Nicoletta - (guarda l'orologio, poi a Elena) E cos siete venuti a parteciparmi la vostra gioia e a vedere la mia disfatta.
Elena - Che disfatta? Non capisco.
Nicoletta - (mostrando a Elena la bottiglietta di Masochina) Lei ha collaborato con mio marito alla preparazione di questa formula di Masochina per via orale, certo. E, cosa anche pi certa, lei sapeva benissimo che lui la preparava per me.
Elena - Segreto professionale, (pausa) La bottiglietta a met... Vuol dire allora...
Nicoletta - S. Poco fa. Nella mia tazza di t. Me lo ha confermato lui.
Elena - Ah! (a Blugat) Giampiero, va a prendere una boccata d'aria sul balcone.. Il giardino un amore.
Blugat - Io volevo... (sguardo imperativo di Elena) Va bene. Va bene... (va alla balaustra e vi si appoggia coi gomiti)
Elena - Le ha detto quando comincia l'azione della droga?
Nicoletta - Non ho pi che mezz'ora. Poi sar costretta alle confessioni.
Elena - Ci penso io. Scendiamo in laboratorio. Una semplice iniezione di Septilanum baster a neutralizzare l'azione della Masochina. Effetto immediato.
Nicoletta - domenica, oggi; e i laboratori sono chiusi.
Elena - Entriamo per la porticina del giardino. So come aprirla.
Nicoletta - Grazie. Lei mi salva, almeno per oggi, che Oliviero poi ci torner su. L per l sar sorpreso che la droga non abbia avuto effetto su di me. E domani, doppia dose.
Elena - Al suo posto io eviterei di trarre in inganno suo marito. Che male ci sarebbe a fargli la confessione che lui aspetta? Se lei non ha sulla coscienza dei peccati mortali, ne inventi dei veniali. A proposito: posso ora domandarle che cosa andata a fare a Cannes?
Nicoletta - Sono stata a Cannes ad aspettare un uomo; l'ho aspettato otto giorni e non si fatto vivo.
Elena - Non sarebbe per caso quel cugino di Giampiero che sta a Clamart?
Nicoletta - Come lo sa?
Elena - Lo amava?
Nicoletta - No. Mi seccava.
Elena - Ah gi. Lei amava Giampiero.
Nicoletta - Quello mi seccava anche pi. Io non ho mai amato che Oliviero.
Elena - Allora perch cerca di avere degli amanti?
Nicoletta - Mah... (pausa) Forse per mancanza di una pi seria occupazione. O forse per crearmi delle occasioni di mentire a mio marito... se proprio lo vuole sapere, (entra la signora Trevire alquanto scompigliata e agitatissima)
Signora Trevire - Atrocit! Abbominio!
Nicoletta - Che succede?
Signora
Treviere - Tuo padre uno spudorato, un senza onore. Tuo padre un mostro. Signor Blugat, avverta la polizia, telefoni, informi i suoi amici, i vicini, sollevi tutto il quartiere: insomma faccia qualche cosa e anche voi, tutti quanti, muovetevi, soccorretemi. Come si pu lasciarmi sola cos?
Belugat - Ma signora Trvire, che le accaduto?
Signora
Treviere - Il peggio! Capisce? Il peggio!
Belugat - Al solito?
Signora
Treviere - Lo domandi a Nicoletta che mi accaduto! Nicoletta m'ha vista fuggire con quel forsennato alle calcagna. E anche Oliviero, ha visto. Tutti e due mi hanno vista correre all'olocausto, e non si sono mossi, n l'uno n l'altra, in mio soccorso. Hanno permesso che il misfatto si consumasse.
Belugat - Un misfatto? Qualcuno ha commesso un delitto in questa casa?... Chi il colpevole?
Signora
Treviere - E chi pu essere il colpevole qui dentro, il reo del pi efferato delitto? Mio marito. Unicamente lui, quell'ariete, quel satiro, quel porco. Quel Jack, lo sventratore di ragazze!
Elena - (a Nicoletta) Vogliamo andare noi? (escono Nicoletta e Elena)
Belugat - Eppure il signor Trvire, a vederlo, parrebbe uno zuccherino.
Signora
Treviere - Apparenza! Tutta apparenza! Mio marito un brutale, un vizioso capace di diventare pazzo pericoloso, quando ostacolato nei suoi istinti perversi. L'ho imparato poco fa, a mie spese, (pausa) Mi ha inseguita fino in camera mia.
Belugat - Insomma, che voleva da lei?
Signora
Treviere - E ci vuol tanto a indovinarlo?
Belugat - Farsi attaccare un bottone alla giacca?
Signora
Treviere - Ma no! Ma no!
Belugat - Parlare di un buon impiego di capitale in un frigorifero?
Signora
Treviere - Macch! Sentiamo: perch un marito rincorre sua moglie fino nella sua camera?
Belugat - Ci sono! Il signor Trvire, poveretto, le ha fatto una scena di gelosia!
Signora
Treviere - Ma se non gliene ho dato mai motivo! No. ben altro. Alfredino mi ha orripilato. Mi saltava intorno come uno stambecco. Mi ha buttato l per vedere, prima di tutto, brillare al sole non so che cosa.
Belugat - Curiosit legittima, che tuttavia mi commuove e mi turba sempre.
Signora
Treviere - Il seguito si immagina... Ora lei immagini...
Belugat - La prego, signora. Sono sposato da appena una settimana.
Signora
Treviere - Ho dovuto subire odiose violenze. Io che da venticinque anni... Ah! Mi sento morire di vergogna, soffocare dal disgusto! Sentirmi fiatare sul naso... Sussurrare all'orecchio, strane variazioni sullo stesso tema... Insomma, signor Blugat, lo crederebbe? Mi chiamava Nespolina mia . Nespolina mia!... E non sono neanche bene sicura che da un momento all'altro, non tenti di rendersi recidivo. Come difendermi?... Non posso certo vivere tappata in camera mia, chiusa dentro a chiave. Lei, signor Blugat, che farebbe al mio posto?
Belugat - Alquanto arduo sarebbe risponderle, signora. Ho troppo rispetto per il signor Trvire per immaginarmi al di lei posto...
Signora
Treviere - Un matto di quella specie si dovrebbe poter internare...
Belugat - Una specie di pazzia troppo diffusa, signora, perch si possa portare il caso all'esame della Facolt di medicina. Le iniziative di un marito con sua moglie sono viste con buon occhio dal medico non meno che dal legislatore. In una parola, il signor Trvire irreprensibile e incensurabile.
Signora
Treviere - Alfredo un farabutto e basta! un vecchio spazzapiedi e basta!
Belugat - Il meglio che lei possa fare, signora, di non rassegnarsi alla sorte, ma di accettare allegramente i suoi obblighi coniugali, prendere all'occasione addirittura l'iniziativa e rallegrarsi, senza pensarci su, della buona sorte che le toccata. questo un consiglio che mi piacerebbe sentir dare anche a mia moglie se per disgrazia dovesse averne bisogno.
Signora
Treviere - Grazie. Ma se proprio vero che un uomo non pu assolutamente farne a meno, ebbene, allora preferisco che Alfredino corra dietro alle ragazze.
Belugat - Lei non parla, evidentemente, secondo il suo cuore.
Signora
Treviere - Io? Non ho che una paura, io... che alle ragazze, ora, non senta pi nessuna inclinazione, e che se la serbi tutta per sua moglie. Se lei gli potesse far capire... (entra Trvire che si mette a correre in tondo)
Treviere - Chicchirich! Chicchirich! Chicchirich! Chicchirich!... (vedendo sua moglie che ha un moto come per scappare, la raggiunge) Lucia! Amore! La mia giumenta alata! La mia farfalla a criniera! Ti vedo, ti fiuto, e gi il fuoco del mio desiderio mi rifa il sangue di bragia, mi arrosola la pelle; mi strina li vello e mi fa uscire dalle nere fiamme. Do senza dubbio sentor di bruciaticcio, odor di cotoletta grigliata, di zolfo e fuoco d'inferno: fuoco del diavolo e zolfo del pieforcuto. Al bosco andiamo Lucia, amor mio bello, al bosco andiamo e per i campi e alla caccia.
Signora Treviere - (con voce di spavento) Pi tardi, Alfredo, pi tardi. Oggi abbiamo gi cacciato abbondantemente.
Treviere - No, no, senza tregua! All'opera, farfal-detta! T'inseguir per boschi e prati; ti stender sull'erba.
Signora
Treviere - Lasciami rifiatare.
Treviere - Senza quartiere, Lucia. Ardo di vedere i tuoi polpaccetti splendere al sole. Saccheggiarti. Essere saccheggiato. In marcia grande farfalla!
Signora
Treviere - Come vuoi tu: mi vado a mettere un vestito pi leggero.
Treviere - Brava! Bravissima! Vestiti di merletti di schiume di vapori. Che il diavolo abbia tutto il suo. Ma, un'idea: non mediterai gi di dileguare, sfuggirmi di mano, col pretesto dei pizzi e merletti? Corpo d'un ariete, signora, se fosse vero, vi saccheggio qui stante.
Signora
Treviere - Ma no, Alfredino,- tra cinque minuti sono qui. (passando davanti a Blugat, sottovoce) Che mortificazione! E lei sta a guardare!
Treviere - Che dice la mia giumenta alata?
Belugat - Che gi presente il saccheggio, e che per l'emozione il cuore le palpita forte.
Treviere - (avvicinandosi a sua moglie e mollando un formidabile sculacciane) Formidabile amatrice.
Signora Treviere - (tra i denti) Marocchino! (esce. Dalla terrazza entrano Nicoletta e Elena)
Treviere - Che ne dice il caro signor Blugat? Prima ero un candido saggio vecchio: un delizioso vecchio imbecille, che non poggiava i piedi sulla terra. E ora lo vede? sono diventato un vecchio matto della specie lasciva.
Belugat - Lei guarir, sono certo che lei guarir. Conosco un bravo medico alienista.
Elena - Bene, se lo conosci, servir a te. Signor Trvire voglia perdonare a mio marito il suo estremo candore.
Treviere - Povero ragazzo, non ha esperienza di queste faccende. E neanche lei, Elena, credo, (si stira) Ah che delizia potersi ricollocare con la menzogna e ritrovarci a proprio agio! Ah, la menzogna caro il mio ragazzo, che risorsa! la salvezza della nostra libert.
Nicoletta - la nostra prigione. Per lo meno la mia; una prigione a vita perch non trover mai in me tanta forza da uscirne fuori pur sapendo quel che perdo a essere cos murata, divisa da quel che amo e da tutto quello che avrei voluto amare, (a Trvire) Invidio la tua tranquillit, per quanto squallida mi appaia. Come non ami nessuno, e non senti il bisogno di amare nessuno, a mentire, tu non ci patisci. Tu non hai la pi pallida idea di quel disagio permanente che il mio da sempre: la sensazione di una barriera, di una distanza, d'un velo di bruma, che le mie stesse menzogne levano tra me e la persona che ho pi cara.
Elena - Per effetto della iniezione controreattiva di septilanum, eccola fuori dagli impicci, signora. Ora faccia in modo di esporsi il meno possibile. La menzogna deve essere soltanto un mezzo per pacificare l'esistenza e renderla pi gradevole.
Belugat - Tu sei stata a Clamart...
Elena - Ma no, tesoro, (a Nicoletta) Vede? Bisogna imparare a mentire a rate.
Nicoletta - No. Io non vorrei mentire pi. Vorrei diventare un'altra. Invece di vivere ai margini della verit, nella penombra di una vita degradata, vorrei tenermi pi vicina a Oliviero, tanto vicina da fare in due vite, un'anima sola. E poi non vero neanche questo. Sto gi mentendo di nuovo. Non sento nessun bisogno di essere un giorno una donna sincera. E ho gi in mente la falsa confessione che far a Oliviero tra poco.
Treviere - Tu menti come respiri. Molto bene! Viva la libert!
Nicoletta - Eppure tu sai meglio di qualunque altro qui, che non esiste pi rigorosa disciplina della menzogna.
Treviere - Parole sante, figliola. Libert e disciplina, ecco la nostra divisa, di noi bugiardi.
Belugat - (a Trvire) Non le farebbe comodo un frigorifero? (entra Oliviero per la porta di sinistra).
Nicoletta - (corre incontro a Oliviero) Oliviero, per l'ultima volta, ti supplico di non aspettare che la droga cominci ad agire. Lascia che ti parli subito e poi subito chiudimi dove nessuno possa ascoltarmi. Fammelo per carit.
Oliviero - (con dolcezza) Avrei voluto risparmiartela questa prova, ma ho bisogno di conoscere finalmente la verit: e desidero eliminare perci ogni e-lemento di dubbio. Nicoletta, si avvicina, l'ora della confessione e tu sarai senza dubbio d'accordo con me che devo essere io solo ad ascoltarla. Andiamo in camera nostra.
Nicoletta - No. Resto qui, io. Voglio che la mortificazione sia cos piena, da non scordarmela pi. (siede come prostrata)
Oliviero - Dovr rammaricarmi, poi, della presenza di tutti questi testimoni. Dio voglia che non abbia da rammaricartene anche tu, e pi di me. (si avvicina a Belugat) Buongiorno. Finito il gran viaggio di nozze?... E cos che ne pensa dello stato matrimoniale?
Elena - Io? Tutto il bene possibile. Non si inventato finora nulla di meglio d'un marito per ammobiliare la vita di una donna.
Belugat - Venezia un incanto. E mia moglie caro signore! Chi potrebbe mai enumerare tutte le seduzioni di mia moglie? Ma sono cose che si dicono solo tra uomini. Non le farebbe comodo un frigorifero?
Oliviero - Un frigorifero?... (entra la signora Trvire da destra, d un'occhiata in giro e si volta verso la porta)
Signora
Treviere - Vengano avanti, signorine, (introduce due ragazze da marciapiede e le spinge verso il centro della scena) Alfredino, ho mandato l'autista e cercarti due ragazze specializzate nella caccia delle farfalle. Da un primo esame complessivo, che ho fatto io in persona, mi pare che siano in grado di renderti servizi pi dei miei apprezzabili.
Treviere - Eh Lucia, non sar tanto facile...
Signora
Treviere - Non dare giudizi alla leggera, Alfredo, e non prendere decisioni senza prima avere ponderato. Lul-la-miope : venga avanti, qua... Si giri... Si rigiri... (a Trvire) Eh?
Treviere - S. Mi pare che abbia titoli salienti.
Signora
Treviere - Signorina Gladys, vuol muovere qualche passo? Si giri... si rigiri... Passeggi... Come ti pare?
Treviere - Accettabile sotto molti punti di vista... Due sicure promesse. Ma, Lucia! Non saranno mai loro a farmi obliare la mia giumenta alata... Ce ne vogliono dieci, di queste... e anche pi... La mia giumenta alata!
Signora
Treviere - Ripensaci a tutto tuo agio, ma ripensaci sopra.
Treviere - Si vedr.
Belugat - (alle prostitute) Signorine, non farebbe al caso loro un frigorifero?...
Elena - Magari... offerto gentilmente... da noi...
Belugat - No. Pensavo che volesse offrirlo loro il signor Trvire...
Signora
Treviere - Ragazzo, non dica sciocchezze. Ah, non bada a spese, lei... un frigorifero! (entra Viramblin che va diritto verso Oliviero)
Viramblin - Signor Andrieu, una parola.
Oliviero - Ora ho da fare.
Viramblin - Ho perduto seimila franchi al gioco. Mi faccia un'altra iniezione!
Oliviero - Troppo tardi, amico! La verit che mi offre lei, non la comprerei per due soldi, ora. Ah, caro signor Viramblin, la verit, la stringo in pugno, la verit.
Viramblin - Non lo dica troppo forte. Tante volte si pigliano lucciole per lanterne; mentre che con una iniezione...
Signora
Treviere - Come mai? Le ha fatto un'altra iniezione?
Oliviero - Cio... (deciso) Si, un'iniezione.
Tutti - (disapprovazioni) Oh! Oh!
Nicoletta - Ho da fare una confessione e sar una confessione massiccia la mia. Punto primo : sappiate che sono una bugiarda. S, una bugiarda. Oliviero dice che la bugia mi fiorisce sulle labbra, e me ne rimprovera. Ha ragione. Io mentisco! Mentisco! Mentisco ad ogni momento. Per esempio dico alle mie amiche e perfino a mio marito che ho il 37 di scarpa. E non vero, calzo il 38! E che peso 53 chili, e non vero neanche questo; ne peso 56! Non pi tardi di ieri quando sono tornata dal cocktail di Giannina, vi ho detto che avevo bevuto un ginfizz. E non era vero : ne avevo bevuti quattro.
Oliviero - Lascia perdere. Non ci perdiamo in quisquilie e veniamo al viaggio di Montalbano.
Nicoletta - S, giusto. Il viaggio. Anche su quello ho mentito. Sapevo che Oliviero mi tradiva con filena Soubriau e soffrivo le pene dell'inferno.
Belugat - Come? Tu?...
Elena - - Non interrompere. Parla la signora. Non fare lo stupido, Natalino.
Nicoletta - Da Montalbano non mi sono mossa. N da casa della zia Pasqualina. Ma speravo... (a Oliviero) di farti conoscere la gelosia, e cos ho montato tutta la commedia di Cannes! (alle prostitute) E a farglielo credere mi stato facile, ma a ingelosirlo non ci sono riuscita: lo credereste?
Oliviero - Che cosa? Ma io sono geloso.
Nicoletta - No, Oliviero, no. Anche in questo campo come su tanti altri piani mi hai dato scacco matto.
Treviere - Eh gi! Si era fissato sul punto della menzogna e basta.
Signora
Treviere - Sulla menzogna, e sulle meschine e sporche ambizioni.
Belugat - Dica piuttosto sulle sue porcherie.
Nicoletta - La prego!...
Signora
Treviere - Genero, ti sei condotto da ribaldo con la nostra bambina!...
Oliviero - Ecco... stavo per dirlo...
Signora Treviere -. . . un mostro...
Nicoletta - Mamm ti prego.
Signora
Treviere - Un mostro di ingiustizia! (fuoco di fila contro Oliviero)
Elena - Di mala fede!...
Treviere - Di temerit!
Belugat - Di noncuranza!
Oliviero - Non vero!
Viramblin - Eh, la vacca! Di tirchieria!...
Elena - Di cocciutaggine!...
Signora
Treviere - Di doppiezza, soprattutto!...
Belugat - E dire che era lui a tradire sua moglie!...
Viramblin - (scuotendo Oliviero) Ma l'ha in pugno, lui, la verit.
Nicoletta - (a Viramblin) Gi le mani! (a tutti) Finitela!
Treviere - (sornione) Oliviero, sei un flagello!
Elena - Oliviero, lei un gaffista!
Belugat - Oliviero, lei uno spilorcio.
Treviere - (sornione) Oliviero menzognero!
Tutti - (lo scuotono da tutte le parti) Bugiardo! Bugiardo! Bugiardo!
Nicoletta - (saltando su una sedia) Silenzio! Non vi permetto di seguitare a interrompere la mia confessione! Avanti! Lasciate in pace Oliviero.
Oliviero - Lasciali fare. Hanno ragione loro. Mi sono comportato come una bestia, uno sventato, un...
Nicoletta - Silenzio! Tutti! (a Oliviero) Anche tu! Parlo io, ora. Mi resta una ultima cosa da confessare, (pausa) Il giorno di Pasqua sono stata io a tagliare i baffi al gatto...
Oliviero - I baffi al gatto... Tesoro!... (la prende tra le braccia e la fa scendere dalla sedia) Ti amo, Nicoletta. Ti amo. Vorrei potere essere certo che un giorno mi perdonerai. E io ti prometto che avr sempre fiducia in te.
Nicoletta - Puoi fidarti. Hai ben visto che non sono stata a Cannes.
FINE
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