Le roi est mort

LE ROI EST MORT

Commedia in tre atti

di LOUIS DUCREUX

Versione italiana di B. L. Randone

PERSONAGGI

GARANCE

MARTA

MICHELE

UGO

IL PROFESSOR MINAREY

RANTZ

L'azione si svolge nel 1980, nell'ultimo regno del mondo.

ATTO PRIMO

mattino, nella camera da letto reale.

(Il re disteso, le finestre sono chiuse. L'oscurit che regna nella camera, l'austerit un po' pomposa del luogo, possono far credere allo spettatore, per qualche secondo, che il re, al principio della storia sia gi morto. Ma non cos. Una fanfara termina dall'esterno una marcia solenne. Il re Michele si tira su, si siede sul letto).

Michele - (quasi sognando) Guardie! (Si stira e cerca accanto a s sotto le coperte) Garance, amor mio! Dove siete?

Garance - (in una grande poltrona la cui spalliera la nascondeva al pubblico. Sta infilando una calza) Son qui.

Michele - Qui... Garance... qui!... Cos vicina e gi cos lontana...

Garance - (senza convinzione) Ma no... vicina... vicina...

Michele - (tenero) Venite...

Garance - No. Devo far presto. (Mezzo vestita, con una sola scarpetta, gira per la stanza cercando sotto ai mobili).

Michele - (gridando) Venite!

Garance - Non gridate, ve ne prego.

Michele - Perch?

Garance - Pareste accorrere ancora una volta il cameriere.

Michele - Ma non l'ora di far colazione. Adesso suono.

Garance - No. Non sta bene che mi si veda troppo spesso a palazzo.

Michele - Non sta bene!

Garance - Per la mia carriera.

Michele - La mia, invece, ne soffre. Da centocinquant'anni, di padre in figlio, noi prendiamo per amante la prima donna dell'Opera.

Garance - Devo esserne lusingata?

Michele - Non voi, Garance. Bens il gusto della tradizione, una cosa essenziale per i monarchici.

Garance - Ma avete anche degli avversari...

Michele - Lo so. Ne conoscete qualcuno?

Garance - All'opera, i coristi e il corpo di ballo...

Michele - Vi amo...

Garance - E tutte le comprimarie...

Michele - Vi amo...

Garance - Gi... Vi detestano.

Michele - troppo facile... un re ben poca cosa, oggi, e perch temerlo se, per giunta, innamorato? (Le prende la mano).

Garance - (liberandosi) Dove mai si sar cacciata l'altra scarpa?

Michele - (continuando) E come ci si sente forti nel combattere un re innamorato, quando non si sa che non amato.

Garance - Michele! Non ricominciate a essere stupido e cattivo.

Michele - Lucido e debole, Garance, ma petite...

Garance - Non parlate francese. Avete un accento ridicolo.

Michele - Come bisogna dire allora mia piccola Garance ?

Garance - Ma petite Garance.

Michele - (provando senza successo) Ma, petite Garance...

Garance - (ride) Petite... Garance... non ci arriverete mai.

Michele - Perch voi non siete... ma... mienne... mia!

Garance - Allora non ricordate pi... stanotte...

Michele - Anche troppo!

Garance - (seccata) Ma no, Michele...

Michele - Cosa?

Garance - Voglio dire: non ricordate pi, stanotte, dove ho potuto mettere la scarpa?

Michele - (cupo) S. Nel bagno.

Garance - vero! Che stupida.

Michele - No. Voi siete il disordine, l'adorabile disordine che di diritto venuto nella mia camera ordinata, nella mia vita scintillante e inamidata... (Garance andata nel bagno. Michele alza il tono) Poco fa vi ho mentito.

Garance - (di dentro) Quando?

Michele - (gridando) A proposito delle prime donne del passato. State attenta! I miei padri si divertivano con loro. Regalavano cavalli, castelli... Ma l'ordine non ne soffriva, perch non le amavano! Io, invece, vi amo.

Garance - (di dentro) Me l'avete gi detto!

Michele - Potessi almeno provarlo! (Tira il cordone dei tendaggi. Nella camera si fa giorno) Ohim! Io, Garance, sono un re cos povero!... Fino ad oggi non ho potuto offrirvi che una collanina di diamanti per l'inaugurazione della stagione lirica e un clips per la prima de La Traviata; ma vi amo tanto, Garance! Vi amo da morirne. (Garance riappare con le due scarpe).

Garance - (ironica) Vi trovo lirico, Michele.

Michele - S... Mi sto svegliando... (Si sente dall'esterno una tromba) Ed la festa nazionale. Che ore sono? (Tende la mano al tavolo da notte).

Garance - Le due! (Bid) L'orologio fermo.

Michele - Ah, va bene! E il pendolo elettrico, ufficiale e reale, segna sempre mezzogiorno.

Garance - Per che ora avevate chiesto la colazione!

Michele - Per le otto e mezzo. Il corteo per le nove e mezzo. Abbiamo tutto il tempo. A che punto sono gi?

Garance - (alla finestra) Si stanno ammassando i primi reparti. Non fate il bagno?

Michele - Lo far al ritorno.

Garance - Perch?

Michele - Dovr stringere tante di quelle mani!

Garance - Fatevi almeno la barba!

Michele - Fossi matto. Duecento contadini, fedeli e barbuti, attendono il mio abbraccio. Essi amano il loro re, s'intende, con la barba che buca... Non voglio deluderli. (si allunga sul letto).

Garance - Fate come volete...

Michele - Non mi piace nulla di ci che devo fare.

Garance - Adesso vi lamentate? Tutti gli altri re d'Europa hanno conosciuto una fine tragica o una fuga senza grandezza. Siete l'unico rimasto in attivit.

Michele - vero... Sono l'ultimo re del mondo! Tutti mi hanno dimenticato. Questo lo devo, del resto, al mio distacco per la cosa pubblica. Michele III, il distaccato ... Mi piacerebbe che la storia mi ricordasse cos.

Garance - (con una sfumatura di disprezzo) Una specie di re da operetta.

Michele - (ride) Oh, s... se volete... ma pieno di meriti, convenitene! Un vero re da operetta non ha udito, come ho udito io per notti intere, rombare i bombardieri. E se, come me, egli vive abbastanza bene senza conoscere la vera gloria, almeno non ha visto crollare, attorno a s, come ho visto io, i regni dei suoi ultimi cugini!... Credetemi, il mio distacco cronico da tutte le cose, mi ha dato tali risultati che non vi rinuncerei di sicuro. Cos, Garance, non mi vestir che all'ultimo momento. Forse mi dimenticheranno nella mia stanza, come hanno gi dimenticato il mio regno, modesta violetta sperduta fra le ortiche di Europa...

Garance - Michele, mi irritate quando parlate cos...

Michele - colpa mia se non tengo che a voi? Malinconia per malinconia, preferisco allo spettacolo della mia ridicola armata, quello delle linee del vostro adorato corpo impastate alle tenui luci del mattino, simile al villaggio natale nella bruma...

Garance - Amate le parole, vero?

Michele - Sono uno dei miei ultimi lussi.

Garance - (con una certa forza) Io, preferisco le azioni.

Michele - (aprendo le braccia) Ebbene... Abbiamo ancora pi di venti minuti...

Garance - (alzando le spalle) Parlo di azioni virili.

Michele - Anch'io.

Garance - Ah!,.. Questa volta le parole non sono divertenti.

Michele - Nascondono male la mia tristezza.

Garance - Ed ora siete anche triste?

Michele - Infinitamente, e pieno di rancore, se ci tenete a saperlo.

Garance - Rancore? contro chi?

Michele - Vi ripeto che sono distaccato da tutto ci che non sia voi.

Garance - Andiamo... andiamo... che ho fatto mai? Da ieri sera sentivo che mi nascondevate qualcosa. Quando vi sono spiaciuta, Michele?... Parlate una buona volta, ma parlate chiaro senza inutili sottigliezze, senza sottintesi. Ditemi quali motivi di lagnanza vi ho dato.

Michele - Mi pare che quando veniste qui, tre mesi fa, vi dimostravate pi...

Garance - Come?

Michele - ... pi calda...

Garance - Ero appena arrivata. Non ero stata ancora presa nell'ingranaggio delle prove, costumi, sarte, orchestre, scene. Non potete lontanamente immaginare a quante cose sia costretta a pensare.

Michele - Disingannatevi. Immagino. Immagino bene, al contrario. (Pausa).

Garance - Michele, vi ho chiesto di parlarmi francamente. Fino ad ora tutto ci che mi rimproverate , se ho ben capito, d'essere un'artista che ama il suo mestiere e che lo fa con coscienza. Forse ho torto, ma non ci si pu cambiare. Per dieci anni ho lavorato con impegno, per poter arrivare ad essere quella che sono. Il vostro amore mi molto caro, Michele, credetemi, ma la mia carriera ha valore prima di tutto. Lo capite?

Michele - Che valga pi di tutto, lo capisco. Ma ci che capisco meno, poich mi chiedete di parlare con franchezza, il fatto che la vostra carriera che, come dite, passa davanti a tutto, vi abbia condotta nel letto di mio zio.

Garance - (stupefatta) Di vostro zio?

Michele - Nel suo letto, gi.

Garance - E voi lo credete?

Michele - S, purtroppo.

Garance - Sono storie, chiacchiere che vi hanno riferito per nuocermi.

Michele - Chi vorrebbe nuocervi?

Garance - Non so. Tutti. Qualche cantante senza voce.

Michele - Non vedo altre cantanti intorno a me.

Garance - Allora la vostra orrenda segretaria. Si consuma d'amore per voi e mi detesta, lo sapete bene. Sono certa che stata lei. Non so che cosa abbia potuto inventare...

Michele - Lei non mi ha detto nulla. Mi ha soltanto trasmesso questa busta.

Garance - Che c' in questa busta?

Michele - Delle carte... (Una breve pausa) E su queste carte - rapporti della polizia - vi sono segni e lettere che formano delle parole e le parole messe vicine formano delle frasi che a loro volta forgiano dei pugnali che conftti tutti insieme lacerano il cuore del vostro servitore. (Garance volge gli occhi altrove) Ammetto Garance, che voi non mi amiate e che non amandomi mi inganniate. Ma quando mi ingannate con mio zio, sono, mi pare, in diritto di chiedermi: Perch lo preferite a me? .

Garance - (dopo una pausa) Allora, mi fate spiare?!

Michele - Anche questo, uno dei miei ultimi lussi. Ma il nocciolo un altro.

Garance - Il nocciolo... il nocciolo... Non ci sono noccioli.

Michele - C' la mia domanda.

Garance - Non potete capire.

Michele - cos. Non posso capire perch possiate ingannarmi con quell'uomo.

Garance - Anzitutto non parlatene con troppo disprezzo.

Michele - Ho detto quell'uomo : non c' disprezzo.

Garance - Vostro zio Ugo non un uomo.

Michele - Un uomo maturo, non vi pare? Ha vent'anni pi di me.

Garance - Ed pi giovane di voi.

Michele - Davvero? che volete dire?

Garance - Voglio dire che non distaccato da nulla. Sa desiderare, sa volere, sa affermarsi.

Michele - E poi?

Garance - Sa minacciare... (Il suo sguardo, che spiava le reazioni di Michele, si volge altrove)... Sa perfino costringere...

Michele - Ah?!

Garance - S.

Michele - Vi ci ha... costretta?

Garance - Non obbligatemi a rispondervi.

Michele - Lo pagherebbe caro.

Garance - Non voglio parlare.

Michele - (riprendendosi) Andiamo, via! Che avete intenzione di farmi credere?

Garance - Nulla, (Breve pausa) Me ne vado e, se lo esigete, non ci rivedremo pi.

Michele - (con forza) Un momento. E questi rapporti?

Garance - E che dicono mai i vostri rapporti?

Michele - Tutto.

Garance - E allora che cosa volete sapere ancora?

Michele - Essi descrivono l'impiego del vostro tempo da quindici giorni in qua. I mazzi di fiori e le visite nel vostro camerino quando non ero presente a teatro. I vostri due primi incontri nella saletta riservata della pasticceria Bloomer.

Garance - Non era poi troppo pericoloso.

Michele - Al secondo incontro, gli siete stata molto vicina per pi di un quarto d'ora.

Garance - Per forza. Eravamo vicini all'orchestra che suonava la marcia del Lchengrin.

Michele - (pi forte) Ma non ha mai abbandonato la vostra mano, e qui non indicata la minima costrizione. (Leggendo) Lo stesso giorno, un po' pi tardi, dopo questa specie di fidanzamento , passavate la notte con me.

Garance - Quella stessa notte? Siete sicuro?

Michele - (mostrando i rapporti) Il dodici.

Garance - Avete memoria.

Michele - Fu la sera che perdetti la mia crocetta di rubini. (Passa una mano attorno al collo).

Garance - Dite pure che ve l'ho rubata, dal momento che me ne accusate.

Michele - Non sono io ad accusarvi.

Garance - Allora finitela, presto.

Michele - Il tredici siete stata vista entrare nella villa di mio zio. Il quindici nuovamente e, questa volta, per uscirne il sedici mattina. Negate?

Garance - No.

Michele - Bene. Evidentemente, siete libera. (Garance non reagisce) Posso almeno chiedervi se l'amore che giustifica la vostra condotta?

Garance - (dopo una pausa) Un grande amore.

Michele - Certamente meno profondo di quello che voi mi ispirate. Ma non ho che da inchinarmi.

Garance - Arrivederci, Michele.

Michele - Addio.

Garance - Come? Non volete pi vedermi?

Michele - (fermamente) Mai pi.

Garance - Nemmeno a teatro?

Michele - Non canterete pi in questa citt.

Garance - Ma ho un contratto per un anno.

Michele - Stasera vi pagheranno la liquidazione; domani passerete la frontiera.

Garance - Ma voi non siete il direttore.

Michele - Sono il re. Per quanto siano platoniche le mie attribuzioni, ho relazioni abbastanza importanti fra i dirigenti di questo Paese per far decadere il contratto di una cantante e far sospendere il suo permesso di soggiorno.

Garance - Questo un abuso di autorit.

Michele - Una volta non fa consuetudine.

Garance - Voi osereste farlo?

Michele - S, preparatevi a partire o (pausa) impegnatevi a non rivedere mai pi mio zio.

Garance - Come potete esigere una cosa simile?

Michele - Non esigo: vi lascio la scelta.

Garance - Non pensate al danno che mi causate?

Michele - Troverete altrove proposte degne del vostro talento. E materialmente, ve l'ho detto, sarete indennizzata.

Garance - S, ma moralmente sar un terribile handicap. Dio sa cosa inventeranno a Parigi per cercare di nuocermi. All'Opera Comique diranno che ho cantato male, che il pubblico mi ha fischiata e che ho perduto la voce.

Michele - Il direttore vi far un certificato entusiasta e io lo controfirmer. E il medico di corte aggiunger, in un poscritto, che il clima del mio regno non adatto al vostro cuore.

Garance - Non scherzate, Michele, ve ne supplico.

Michele - Dio ce ne guardi! ... come dicevano i miei antenati. Non sono mai stato tanto serio.

Garance - E cos, voi, Michele-il-distaccato , voi che durante il vostro regno non avete mai fatto un gesto di autorit, scegliete come prima vittima del vostro arbitrio, una donna senza difesa?

Michele - Ecco che anche voi amate le parole.

Garance - Non amo gli uomini deboli che la rabbia rende cattivi.

Michele - La chiamate rabbia1? Io so soltanto una cosa: so che non posso vivere pensando che a qualche centinaia di metri del palazzo, quell'uomo vi tiene fra le braccia. Chiamatela debolezza, se volete, io vi sento una forza singolare. Quando vi guardo, provo una grande tentazione di transigere, di accettare che il vostro corpo si abbandoni ancora a me con quell'apparente docilit che ora non mi mercanteggerete pi. Non voglio smentite dai vostri occhi. Non ci si pu sorvegliare continuamente, vero1? Non voglio leggervi l'attrattiva che ha per voi quel vecchio signore che conosco troppo bene. No! Preferisco perdervi. Andatevene.

Garance - (veramente angosciata) Non bisogna che lasci il Paese. Ve ne supplico. Michele. Come posso farvelo capire!

Michele - Che cosa vi trattiene?

Garance - Un grande amore, ve l'ho detto.

Michele - Ebbene siamo pari. Un altro grande amore vi scaccia.

Gakance - Se mi amaste veramente non parlereste cos, comprendereste che bisogna aver fiducia in me e non farmi delle domande.

Michele - Conosco bene mio zio, credetemi. l'essere pi odioso che esista. Egli desidera tutto ci che mi appartiene: le mie amanti, i miei gioielli, le mie case. E sempre, per ottenerle, ha saputo trovare l'argomento giusto. Se egli desidera qualche ballerina o qualche dama di compagnia, ne fa responsabile la sua noia mortale, non avendo, dice, nulla da fare, poich in famiglia, il re sono io. Per i gioielli, egli invoca sua moglie che ha le gambe paralizzate e che perci priva di tante legittime soddisfazioni, e quando ha voluto il mio castello di Eottember, era per la salute dei suoi bambini, miei successori diretti al trono, visto che non sono sposato. Soltanto in due casi avrebbe avuto due categorici rifiuti. Per la mia piccola croce di rubini dalla quale non mi separavo mai, ci tenevo in modo superstizioso, come a un portafortuna, perduta... E allo stesso modo, mai gli avrei permesso di mettere gli occhi su di voi... (pausa) e invece vengo a sapere che proprio voi, Garance, la sola donna cui abbia mai tenuto, appena questo vecchio seduttore ha avuto il tempo di conoscervi, siete caduta al suo primo gesto...

Garance - Ho detto forse che l'amo?

Michele - Ma avete parlato di un grande amore.

Garance - Si pu amare un altro...

Michele - E abbandonarsi a lui?

Garance - cos.

Michele - Che nuova menzogna state, architettando ora?

Garance - Guardatemi, Michele, e poich sapete leggere nei miei occhi, ho l'aria di mentire dicendo che non amo vostro zio?

Michele - Ditelo.

Garance - - Non amo vostro zio Ugo.

Michele - E chi amate allora? Il direttore dell'Opera, il ministro delle Belle Arti, un tenore?

Garance - Queste esperienze le ho gi fatte.

Michele - E chi allora? Chi?

Garance - Non amo che voi.

Michele - Mi fate ridere! .

Garance - Vi amo, Michele. Non ho mai amato che voi. Come siete cieco.

Michele - Ah, s? Come sarei cieco se non vedessi che voi sfuggite alla mia stretta, che il vostro sguardo si distoglie da me, che il vostro spirito sempre altrove.

Garance - Eppure vi amo.

Michele - No. No. Non questa parola, Garance. Trovate una menzogna meno assurda.

Garance - Se non volete credermi, mandatemi via. Non posso convincervi con la forza. Addio, amor mio, l'avete voluto voi. (Fa per andarsene).

Michele - Aspettate. Perch siete la sua amante? Spiegatemi la vostra condotta.

Garance - A che scopo se non mi credete?

Michele - Vorrei vedervi pietrificare nella menzogna e sapere come potete giustificare la vostra indifferenza, la vostra freddezza, i vostri deboli slanci quando mi siete vicina...

Garance - che penso a voi.

Michele - (stupefatto) Cosa?

Garance - Al destino che vi aspetta.

Michele - Quando?

Garance - Quando a vostro zio piacer prendere il vostro posto sul trono.

Michele - Mio zio vuol prendere il mio posto!

Garance - S. E tutti i mezzi saranno buoni per farvi sparire. Ho saputo che tutto quasi pronto per la realizzazione di questo proposito, per proteggervi che mi sono lasciata corteggiare da lui, e ho voluto conquistare la sua fiducia per apprendere la verit. Non so ancora nulla di preciso, ma contavo di mettervi in guardia e di parlarvi. Mi credete?

Michele - No. E impossibile. D'altronde mai, in nessun momento, mi sono sentito minacciato.

Garance - Siete esasperante, Michele. Un uomo vive presso di voi, senza mai nascondervi i suoi desideri, sapete che riesce ad ottenere tutto ci che vi appartiene e, se voi moriste, egli sarebbe il vostro diretto successore. E seguitate a dire di non sentirvi minacciato?

Michele - Non so. Aspirare a diventare re in questa epoca, mi sembra una tale pazzia!

Garance - Poco fa, non vi sembrava una pazza, mio caro, che io mi fossi abbandonata a un vecchio per amore!

Michele - Poco fa mi avete parlato di costrizione.

Garance - Io?

Michele - S. D'altronde mentivate.

Garance - Tentavo di mentire.

Michele - Perch?

Garance - (dopo un momento) Credi che ti avrei detto la verit se non ci fossero stati questi rapporti?

Michele - Saresti andata a letto con lui e io non l'avrei mai saputo?

Garance - Volevo che tu ignorassi il mio sacrificio.

Michele - Bella prova d'amore! E perch poi... sacrificarti, come dici tu?

Garance - Per salvare la tua vita, bisognava conquistare la sua fiducia.

Michele - Almeno potevi chiedermi se ero d'accordo!

Garance - Avevo troppa paura.

Michele - Di che?

Garance - Paura che tu non credessi al pericolo.

Michele - Infatti non ci credo.

Garance - Vedi? Avevo ragione. Non avresti capito, ti saresti adirato. Gli uomini non possono ammettere certe cose.

Michele - vero, difficile.

Garance - Eppure sono tua, Michele. Non ridere di me e prendimi nelle tue braccia, amore! (Garance si getta nelle braccia di Michele stringendosi a lui) M'hai creduto fredda ed indifferente, ma avevo cos paura di perderti che non potevo pi pensare ad altro. Ora vedi, come prima, basta che la tua mano accarezzi la mia spalla... perch io senta che non ci sei che tu solo, come sempre.

Michele - (disciogliendosi piano dall'abbraccio) Come crederti? Tutto talmente inverosimile. D'un tratto la mia vita in pericolo e tu, per proteggermi, vai ad offrirti al mio futuro assassino.

Garance - Michele, non sai davvero fin dove possa arrivare una donna quando ama. Di'... non vuoi pi scacciarmi, vero?

Michele - Scacciarti? (Pausa) Non pi il caso.

Garance - Mi permetti di restarti vicina, di proteggerti?

Michele - Pesterai vicino a me ma non avr pi bisogno della tua protezione. L'occasione troppo bella. Poich tu mi ami, passeremo insieme la frontiera. Mio zio vuole il trono? Posso lasciarglielo. Lo prenda! Abdico in suo favore.

Garance - Abdicare? Ma diventi pazzo, Michele!

Michele - Ci sarebbe di che.

Garance - Vuoi abdicare, per me? (Si sente una fanfara).

Michele - Dopo la cerimonia.

Garance - impossibile, Michele! Sei l'ultimo re del mondo. Devi regnare. Piuttosto fa imprigionare tuo zio.

Michele - Non lo si pu imprigionare per semplici sospetti.

Garance - Fra qualche giorno avrai delle prove; pazienta un po'.

Michele - Ma io me ne infischio di regnare.

Garance - Perch non regni sul serio. Non c' che un solo re sullla terra, e se tu lo vuoi, questo re potr rendere palesi i benefici della regalit.

Michele - talmente pericoloso e inutile!

Garance - Non siamo forse giovani, tu ed io? Sar al tuo fianco senza che si sappia niente della mia presenza e insieme faremo grandi cose! Se ne parler, vedrai, del tuo piccolo regno.

Michele - E a che pr? Il silenzio gli stato ugualmente propizio.

Garance - E non pensi al nostro amore? Gli auguri forse la vuota esistenza di un re detronizzato? Sciupare coi viaggi e con la roulette i molti anni che possiamo ancora vivere? No. Bisogna marciare insieme verso un successo totale, splendente. Tu puoi essere forte, adesso lo so. Impiega la tua forza a regnare. ( Una musica diversa dalla prima si fa sentire).

Michele - (d'un tratto, spaventatissimo) I ministri. Non ho che cinque minuti per vestirmi. (Tira un cordone di campanello con tanta violenza che gli resta in mano) Ah, comincia bene il potere assoluto!

Garance - Allora, che hai deciso?

Michele - Pesti con me, si capisce! Resti con me. Ma ora vattene, presto.

Garance - E per te, Michele? Per noi?

Michele - Ci penser durante la cerimonia. Ah, se almeno gli squilli di tromba riuscissero ad esaltarmi! Non da quella parte... Alla porticina del cortile non devono esserci guardie... (La conduce a una uscita imprevista) E ritorna stasera.

Garance - Sono tua! (Esce. Michele va verso una porta che apre. Chiama).

Michele - Roberto! Roberto! (Attraversa rapidamente la stanza, sfilando la giacca del pigiama. Quando sta per entrare nel bagno, Marta appare sulla porta che Michele ha lasciato aperta).

Marta - (stupefatta) Oh!...

Michele - Be? Non mi avete mai visto a torso nudo?

Marta - Non si tratta di questo, maest.

Michele - Ah no? e di che? (Entra nel bagno).

Marta - Si tratta... si tratta della maest vostra, maest.

Michele - (riapparendo con una bottiglia e un guanto di crine) Di me? Dove sono i servi?

Marta - Gi, per la cerimonia...

Michele - Che razza... Ah! Prendete qua e strofinate! Non vi dispiace?

Marta - Oh! no, maest.

Michele - Nemmeno a me. Presto! Che gli preso di scendere senza autorizzazione?

Marta - Ma gi!...

Michele - Frizionate, ve ne prego, mentre cerco la camicia! (Cerca invano la camicia e Marta lo segue facendo sforzi) Ma dove hanno potuto cacciarla? E intanto i ministri aspettano!

Marta - A proposito, maest, Roberto mi ha detto di avervi visto scendere lo scalone per riceverli.

Michele - Io? Scendere lo scalone! Io?

Marta - S. In grande uniforme. Mi ha anche detto che avete ordinato a tutti di attendere gi per la cerimonia.

Michele - Ma mi stanno prendendo in giro! Frizionate. Domani saranno tutti licenziati. E anche i ministri, se si lagnano del mio ritardo. Vi dico che ci sono dei cambiamenti in vista!

Ugo - (sulla porta) quello che penso anch'io! (Egli si ferma sulla soglia. un personaggio abbastanza corpulento e gioviale. Porta una stampella alla quale sono sospesi una giacca e un pantalone piuttosto Usi).

Michele - Buongiorno zio!

Ugo - Ma che profumo qui...

Michele - Colonia reale, zio... (A Marta che ha sospeso la frizione) Frizionate!

Ugo - (dopo aver messo T'abito sul letto) Segreteria reale?

Michele - S.

Ugo - Come mai, signorina, non siete gi col personale?

Marta - Ero in ufficio a terminare un lavoro per sua maest.

Ugo - (indicando Michele con la testa) Per sua maest?

Marta - S, monsignore.

Ugo - L'esperimento conclusivo. Potete andare.

Marta - Ma, monsignore... (Mostra la sua mano guantata di crine e la bottiglia).

Ugo - (sbarazzandola di questi oggetti) Ritornate nel vostro ufficio e terminate il lavoro.

Michele - (netto) Permettete...

Ugo - (reciso) Sst! Parleremo subito di tutto senza testimoni. (A Marta) Perch portate gli occhiali?

Marta - Sono molto miope, monsignore.

Ugo - (al re) Veramente? Anche questo per il meglio! (Bid).

Michele - Come?

Ugo - (ride, poi al re) Proprio per il meglio! (A Marta) Dico che voi siete deliziosa e che le mie mani sono occupate, peccato!

Marta - Oh monsignore!

Ugo - A presto, signorina. L'esperimento conclusivo. (Marta esce).

Michele - (rude) Di che esperimento parlate?

Ugo - Ora vi spiegher tutto. Sedetevi.

Michele - Non ho tempo.

Ugo - Disingannatevi. Avete tutto il tempo. Sedetevi.

Michele - Ma i ministri...

Ugo - Faranno facilmente a meno di voi. Sedetevi.

Michele - (con molta fermezza) Zio, non posso tollerare che mi parliate su questo tono.

Ugo - Vi dispiace il mio tono?

Michele - Non soltanto il vostro tono.

Ugo - Dite...

Michele - Vi comportate qui come se foste il padrone. Entrate senza bussare, date ordini assurdi al mio personale...

Ugo - Quali ordini?

Michele - Stamane non sono stato svegliato e a due minuti dalla cerimonia mi trovo ancora senza uniforme e senza camicia, solo perch vi saltato in testa di ordinare ai servi di assistere alla festa.

Ugo - Io non ho mai dato simili ordini!

Michele - E chi allora?

Ugo - Chi? Ma voi, caro nipote. (Bid) Vi meraviglia? (Osserva il suo orologio da polso) Voi siete apparso nel vestibolo esattamente un quarto d'ora fa. Indossavate la vostra uniforme rossa. Avete detto ai servi che potevano andare a vedere la cerimonia e quindi avete cominciato subito a scendere lo scalone d'onore intrattenendovi qualche minuto con i vostri ministri che vi attendevano in basso. (Giunge da fuori Teco di acclamazioni) In questo momento voi apparite alla folla che vi acclama e canta in coro l'inno reale. (Ugo si alza e si pone sull'attenti).

Michele - Sto sognando?

Ugo - un bel momento, vero? (Michele fa per andare verso la porta. Ugo, molto pi forte di lui, gli sbarra il passo).

Michele - Lasciatemi passare!

Ugo - No, credetemi, nipotino, per il vostro bene. Che succederebbe a un uomo mezzo nudo trovato nel palazzo reale?

Michele - Mi riconosceranno.

Ugo - Sarebbe ancora peggio. Il re diventato pazzo e si mostra nudo al suo popolo. Vi rendete conto? Mi si offrirebbe subito la reggenza. No. Venite piuttosto con me. (Lo trascina verso la finestra) Venite a vedere quanto siete superbo alla testa del corteo! (Le acclamazioni si allontanano progressivamente).

Michele - Ma quell'uomo vestito di rosso, alla testa del corteo... Sono io! Sono io!

Ugo - Lo si giurerebbe, vero?

Michele - Che vuol dire tutto ci? Mi spiegherete.

Ugo - Voi tremate! Come siete impressionabile. Mettetevi la vestaglia.

Michele - E sedetevi vero? No. Conosco i vostri progetti, zio. Non sono armato, ma se non mi lasciate uscire, chiamo aiuto.

Ugo - A che serve uno scandalo, Michele?

Michele - Non penserete che mi lascer sgozzare senza lanciare un grido!

Ugo - Sgozzare? Ma chi parla di questo? E proprio quando vi salvo la vita!

Michele - Me lo ha gi detto qualcun'altro!

Ugo - Ascoltatemi con calma, Michele. Come avete visto, voi state sfilando in questo momento alla testa del corteo nella citt in festa. Non c' fretta, e quindi ascoltatemi.

Michele - La mia segretaria di l. Fate un gesto solo e grido!

Ugo - Mi fate pena, nipote. Finitela di sospettare di me; altrimenti dovr pentirmi di essere intervenuto nei disegni della Provvidenza.

Michele - E che aveva deciso, la Provvidenza!

Ugo - La vostra morte. (Una breve pausa) Rantz, il ministro degli interni, mi ha prevenuto che si preparava contro di voi un attentato davanti al municipio.

Michele - Perch ha prevenuto voi e non me?

Ugo - (con un sorriso) Siamo in buoni rapporti di amicizia, il ministro Rantz ed io.

Michele - Vedo.

Ugo - Perfettamente. Una volta prevenuto, vidi che c'erano due soluzioni possibili: o lasciar che l'ingranaggio fatale funzionasse, e fra un quarto d'ora - alle 9,15 - lasciarvi sfracellare da un ordigno infernale, e ci brutto, e, riconoscetelo piuttosto vecchio stile...

Michele - Ma vi assicurerebbe la successione al trono...

Ugo - evidente. L'altra soluzione...

Michele - (tagliando corto) L'altra soluzione avrebbe dovuto essere quella di far arrestare i terroristi dal momento che se ne conosceva il complotto, e l'attentato non avrebbe avuto luogo...

Ugo - cos. Ma in tal caso, avrei perduto i vantaggi della successione di cui parlavate.

Michele - Evidentemente... Che avete scelto!

Ugo - Una terza alternativa che concilia il mio affetto per voi e le mie legittime ambizioni... Vi abbiamo trovato un sosia.

Michele - Avevo ben capito... Non stato troppo difficile!

Ugo - A dire il vero, s. Tanto pi che portava i baffi.

Michele - Ha consentito a lasciarsi radere!

Ugo - S. E senza i baffi, proprio la vostra goccia d'acqua.

Michele - Ha acconsentito anche di sfracellarsi al posto mio?

Ugo - Di questo non l'abbiamo informato.

Michele - L'avrei giurato.

Ugo - Ma se sapeste come era fiero di prendere il posto del re. E una persona per bene, un idealista, appartiene alla razza con la quale si fanno gli uomini-siluro. Gli abbiamo detto che la sua parte non era senza pericoli, e che non si sapeva quello che avrebbe potuto accadere! Ma lui era pronto a tutto, pur di servire la patria.

Michele - Ah! Perch si tratta di servire la patria?

Ugo - Prima di tutto. S.

Michele - Volete spiegarmi come il mio assassinio per delega, possa servire alla patria.

Ugo - Perch serve la causa della monarchia che si confonde con essa.

Michele - E cos, il fatto di assassinare il re, serve la causa della monarchia? (Si siede).

Ugo - S... sono contento che vi siate deciso a sedervi.

Michele - un modo educato di stramazzare. Vi. ascolto, zio.

Ugo - semplice. Voi sapete come me che gli avversari del nostro regime aumentano ogni giorno. una moda, una specie di snobismo popolare.

Michele - Ma senti!

Ugo - E allora, occorre rispolverare la vecchia formula: assassinio politico... I responsabili arrestati... Lo Stato rinforzato.

Michele - Bella invenzione.

Ugo - Non invento niente. Tutti i governi in pericolo non procedono - e non procedettero - altrimenti, allo scopo di ritrovare il loro prestigio.

Michele - Dimodoch, Michele III, secondo voi, sta per concludere il suo regno?

Ugo - Per il maggior bene della nostra patria, come vi ho detto or ora, s.

Michele - E ci credete!

Ugo - A che cosa!

Michele - Alla vostra devozione alla patria.

Ugo - Naturalmente.

Michele - Non vi pare, invece, di perseguire in questo caso, il compimento di certe ambizioni legittime , come dicevate prima! (Ugo si alza di scatto. Va verso Michele guardandolo severamente, quasi minaccioso. Poi scoppia a ridere).

Ugo - (ridendo ancora e sedendosi nuovamente) Andiamo... Vi perdono, Michele!

Michele - Siete troppo buono.

Ugo - Se non foste stato cos distaccato dalla politica, durante i vostri cinque anni di regno, ne avreste capito almeno i suoi princpi essenziali.

Michele - Non mai troppo tardi. Insegnatemeli.

Ugo - (con forza e martellando le parole) Qualunque sia l'azione politica che si conduce, qualunque siano gli scopi personali che si perseguono, convenuto che si debba soltanto affermare moventi nobili e virtuosi. Con un po' di immaginazione se ne trovano sempre, di moventi del genere, e vi assicuro che poi ci si sente molto pi a posto per agire.

Michele - Dimodoch, se avessi avuto il senso della politica e il desiderio ben radicato di regnare a lungo, avrei dovuto, per esempio, far abilmente scoppiare uno scandalo a proposito di qualche orgia moralmente intollerabile alla quale voi foste per caso mescolato, e vi avrei fatto sudare freddo.

Ugo - (ridendo) Tenendomi al fresco, eh!! S... proprio cos, s... Proprio cos.

Michele - Mi fate proprio pentire di non averlo fatto.

Ugo - No, non pentitevene. proprio grazie al vostro distacco politico che avete evitato di marciare adesso, da innocente, verso la morte.

Michele - Ah!

Ugo - Mi avete cos spesso detto quello che desideravate: vivere bene da ricco privato.

Michele - Era una delle mie ambizioni legittime .

Ugo - Che coincide con le mie e con i superiori interessi dello Stato. Ma irrealizzabile per un re. Vedete, il regime monarchico, da noi, non pi cos forte da poter sopravvivere ad una abdicazione. Le vostre dimissioni sarebbero state quelle della monarchia e il potere sarebbe caduto nelle mani dei nostri avversari. Bisognava dunque farvi sparire e darvi una morte gloriosa. Se voi foste per me un vero avversario, se voi foste un re regnante, Michele, oggi, avreste trovato la sorte che vi spettava. Siete invece un parente, un alleato naturale, e mi parso inutile far scorrere il sangue di uno di famiglia. Voi state per morire, ma in effigie. La storia vi dar l'aureola del martirio, e nella realt godrete di quella pacifica vita alla quale avete sempre aspirato. Non sono dunque il migliore degli zii!

Michele - S, certo... Ma temo che quel povero ragazzo che sta marciando sorridente verso la morte, non la pensi come me.

Ugo - Ah non preoccupatevi; non ne avr il tempo! Quanto a voi siete un bell'ingrato... Con una splendida manovra, rinforzo la monarchia, permetto a quello studente di trovare la morte sublime alla quale in fondo aspira, soddisfo nello stesso tempo il mio pi vivo desiderio che il potere, e la vostra aspirazione essenziale, che l'annullamento. E non vi congratulate con me! (Alzandosi) Avreste tutto a un tratto preso gusto a quel mestiere di re che vi annoiava tanto!

Michele - Non so. Ma non potr certo vivere una vita tranquilla, pensando che un uomo morto al mio posto!

Ugo - Io sarei tranquillo per due. (il Michele che va verso la porta) Dove andate!

Michele - A impedire questo delitto.

Ugo - Attenzione, Michele. Nessuno pu pi impedire nulla! Io sono pi forte di voi e sono anche armato!

Michele - Uccidetemi, se credete, la verit trionfer ugualmente.

Ugo - La verit! No, Michele! Tutti i vostri domestici vi hanno visto lasciare questa camera, non dimenticatelo!

Michele - La mia segretaria testimonier.

Ugo - miope! Le si dir che ha visto un sosia, che si trattava di un esperimento, che un segreto di Stato... Mi chiedevate perch a pi riprese, le abbia detto poco fa: l'esperimento conclusivo... Di questa frase che vi tormentava e che certamente ha tormentato anche lei, si ricorder di sicuro, non abbiate timore. E questa breve frase testimonier in mio favore. Ascoltate la spiegazione che ho gi pronta: avevo sentito parlare di un complotto contro il re. Per metterlo al sicuro dal pericolo, gli ho cercato un sosia, ma prima di utilizzarlo, ho voluto esperimentare se i suoi stessi familiari sarebbero rimasti ingannati dalla somiglianza. Sulla sua stessa segretaria, l' esperimento stato conclusivo e non sono riuscito a nascondere la mia sorpresa. Non so se ve ne ricordate, signorina. (Imitando una ipotetica risposta di Marta) Oh, s, monsignore... Voi avete detto due o tre volte che l'esperimento era conclusivo, me ne ricordo bene . Purtroppo, i terroristi sono stati pi rapidi di me. Ed cos, signorina, che voi siete a conoscenza di un segreto di Stato. Sappiate mantenerlo per il bene del vostro paese! Vero?

Michele - Smettetela con le vostre buffonate!

Ugo - Buffonate'? Perch buffonate ? Non si distrugge nulla con le parole... esclusa, forse, la politica... Non una buffonata, ma una commedia, quella che recito. Per venti anni, quando vostro padre regnava - se si pu chiamare regnare la passivit di mio fratello di fronte agli avvenimenti -per venti anni, ho dovuto riempire l'inattivit cui ero costretto per la nascita, con una commedia regale. Gi, nel senso pi alto della parola. Ogni notte l'ambizione planava sul mio letto, s'impossessava del mio sonno. Le mie insonnie e i miei sogni erano affollati di ci che avrei detto, di ci che avrei fatto al suo posto . Dopo venne il secondo stadio. Preparare gli avvenimenti, indovinare le reazioni altrui, tracciare le strade che avrebbero dovuto condurmi a quel posto. Eccomi ora padrone dei miei personaggi e delle mie situazioni . Pensate forse che ho trascurato un solo dettaglio1?

Michele - Ve n' uno, ad ogni modo, che perdete di vista.

Ugo - Quale?

Michele - Un uomo sta per morire.

Ugo - Fra tre minuti, Michele. E nessuno pu pi impedirlo, lo capite. Non vi resta dunque che mostrarvi ragionevole.

Michele - E se decido invece di non essere ragionevole, di gridare la verit, di non lasciarmi ingannare?

Ugo - Ho preso le mie precauzioni e non temo nulla. Ma sono sicuro, Michele, che voi sarete ragionevole quando mi avrete ascoltato... Ecco il mio piano: non si tratta di ingannarvi. Vi metterete questi abiti, che sono del vostro sosia. Quando la vostra morte sar ufficiale, far togliere la sorveglianza dagli accessi del palazzo. Voi uscirete, prenderete il treno per Gradstadt, dove non avrete da fare altro che recitare la parte del vostro sosia.

Michele - Siete pazzo!

Ugo - Per nulla! So quello che voglio. Nella tasca interna di questa giacca troverete, in un rapporto di cinquanta pagine, tutti i dettagli concernenti gli ascendenti, le abitudini, le amicizie, i precedenti di colui di cui state per prendere il posto. Avrete il tempo di leggere tutto in treno. E potete fidarvi: il vostro ministro degli interni vi ha lavorato per tre mesi.

Michele - E voi pensate sul serio che la sua famiglia...

Ugo - (tagliando corto) Non ha famiglia. Vive in pensione presso il signor Minarey, professore di storia all'universit di Gradstadt.

Michele - Come?

Ugo - Troverete tutto l dentro.

Michele - Rifiuto.

Ugo - Non finito. Era sei mesi sarete chiamato all'estero con un pretesto qualsiasi. Noi vi forniremo le carte e i fondi necessari perch voi possiate viverci felice e tranquillo sotto una terza ed ultima identit. Vedete dunque, Michele, che non sono vostro nemico e che i vostri desideri saranno soddisfatti. Accettate?

Michele - No.

Ugo - Forse, preferite morire?

Michele - S. Perch in tal modo resta ancora una possibilit che il vostro inganno sia smascherato.

Ugo - Michele, non spingetemi a passi estremi. Siate ragionevole. Ho gi fatto troppa strada per fare macchina indietro di fronte al pi piccolo ostacolo. Ne dubitate? Ormai non c' pi alcuna possibilit che qualcuno vi creda. Il re Michele! Il re sta per morire e attorno al suo collo sar ritrovata la leggendaria crocetta di rubini dalla quale non si separava mai.

Michele - (con un sussulto) Come avete detto? Ripetete.

Ugo - Ho detto che attorno al suo collo...

Michele - (netto) Come vi siete procurato quella crocetta?

Ugo - Che ve ne importa!

Michele - Ditemelo, ve ne supplico.

Ugo - (alzando le spalle) Voi non diffidate abbastanza delle donne, Michele...

Michele - Chi mi ha rubato la croce?

Ugo - Una deliziosa signora che voi conoscete bene

Michele - Il nome!

Ugo - Ma diamine: Garance.

Michele - Mentite.

Ugo - Perch dovrei mentire?

Michele - Perch impossibile! Garance ama me come io amo lei! Ne ho la certezza!

Ugo - (scoppia a ridere) Ah, mio povero nipotino... La certezza! Quale certezza, Michele? Ditemelo. troppo divertente!

Michele - Non potete saperlo, ma mai - credetemi - una donna ha dato all'uomo che ama una testimonianza pi convincente ed assoluta. Vi prego di crederlo!

Ugo - Michele! Vi prestavo quella specie di intelligenza negativa propria di coloro che desiderano poche cose e che non credono a nulla... Sareste invece, assai pi banalmente, un imbecille?

Michele - Credo al mio amore e al suo!

Ugo - Siete un imbecille... Sappiate dunque, imbecille, che Garance non soltanto vi ha derubato della piccola croce di rubini...

Michele - (tagliando corto) Era per darvi un pegno e conquistare la vostra fiducia!

Ugo - Se avessi voluto, caro nipote, Garance mi avrebbe dato un pegno ancor pi preciso, assassinandovi.

Michele - Per amore vostro, senza dubbio

Ugo - Oh, no... Non sono cos ingenuo: soltanto ho saputo far scattare certe molle...

Michele - (grave) Zio... Potete fornirmi la prova di ci che dite?

Ugo - Perch cercare di convincervi? Un innamorato accetta solo le prove che vuole.

Michele - Sono calmo. Se mi date la prova che vi chiedo, non sar pi un ostacolo alle vostre ambizioni, ve lo giuro! Mi piegher a tutto ci che aspettate da me, mi sentite? Mi impegno sull'onore.

Ugo - (impietosito) Non era dunque che questo! In un altro momento mi sentirei intenerito, Michele. Ma vi dar dieci, cento prove irrefutabili!

Michele - Prima della mia partenza?

Ugo - Se lo volete.

Michele - Perch non subito?

Ugo - (sincero) Perch questi minuti sono troppo gravi per parlare di sciocchezze.

Michele - Non barate!

Ugo - Ne ho l'aria? No, lo sapete bene. (Guarda l'orologio) Io vivo il momento che aspetto da anni, dalla mia infanzia, forse... Il regno, Michele. Sto per regnare! Voi non potete capire, ma certo anche io devo sembrarvi commovente.

Michele - Mi sembrate ripugnante.

Ugo - Oh! Sentire da tanti anni che si fatti per il potere, che vi si aspira con tutte le proprie forze e che uno stupido destino vi ha giuocato il tiro . di farvi nascere secondogenito... No, non potete capire... Avrete le vostre prove, non temete! Ma non sciupatemi l'angoscia di questo minuto! (Egli guarda nuovamente l'orologio. Una pausa breve. Ugo cammina in lungo e in largo. Si siede).

Michele - Qual il nome dell'uomo che sta per morire in vece mia?

Ugo - Si chiama Gottlieb. ( Una lontana esplosione. Michele va macchinalmente alla finestra. Ugo si alza e ha un sospiro di sollievo) Si chiamava Gottlieb. (Si bussa con violenza alla porta dalla quale Garance uscita).

Michele - (a voce alta) Chi ?

Ugo - Tacete!

Michele - (mostrando la porta) Ma bisogna...

Ugo - Bisogna che i morti non parlino, non dimenticatelo! O ve lo ricorder una volta per sempre. (Nuovi colpi alla porta).

Voce di Garance - (di dentro) Aprite! Garance! Aprite!

Ugo - (a bassa voce a Michele) Garance?

Michele - (con forza contenuta) Ha passato la notte qui con me.

Ugo - (non si mostra sorpreso dalla notizia) Ebbene?

Michele - tutto. (Ugo scuote la testa. Nuovi colpi).

Voce di Garance - (di dentro) Apritemi! Ve ne prego! Apritemi!

Ugo - (alla porta) Aspettate un momento! (A voce bassa a Michele, dandogli gli abiti di Gottlieb) Andate nel bagno.

Michele - No.

Ugo - (staccando le parole) Andate nel bagno e travestitevi.

Michele - Voglio vedere Garance!

Ugo - Di l potrete ascoltarla. Non perderete una sola parola di ci che dir. Avrete le prove che cercate e assai pi vive, pi convincenti di quanto sperassi. La far parlare del suo amore per voi.

Michele - Se esso esiste, non certo a voi che ne parler.

Ugo - E invece s. Tutto dipender dal metterla in una situazione tale che se vi ama, sar troppo felice d dirmelo. Giudicherete voi stesso.

Michele - Non le farete del male?

Ugo - (ridendo) Bambino! Solo qualche piccola bugia... Non ho mai fatto del male a nessuno. Improvviser per voi la pi bella commedia della mia vita e secondo la pi sana tradizione. Convenite che, in un momento simile, ne ho qualche merito.

Michele - Ma...

Ugo - (spingendolo) Andate dunque di l. Non avrete nulla da perdere... tranne che delle pericolose illusioni! (Nuovi colpi alla porta) Andate! E tutto questo perch vi voglio bene, io! (Ugo si dirige verso la porta segreta, la apre nascondendosi dietro. Garance entra).

Garance - (avanza di qualche passo, e dopo uno sguardo circolare, chiama) E allora? Dove siete?

Ugo - Qui!

Garance - Come? Siete stato voi ad aprirmi?

Ugo - Non avete riconosciuto la mia voce?

Garance - Dov' Michele?

Ugo - Alla sfilata.

Garance - arrivato in tempo?

Ugo - S.

Garance - Ah! Ma che fate nella sua camera?

Ugo - Potrei farvi la stessa domanda...

Garance - Io? Non potevo aspettare per la scala di servizio. una buona mezz'ora che faccio il giro del palazzo senza trovare una via di uscita.

Ugo - Ci sono guardie a tutte le porte, vero?

Garance - Come lo sapete?

Ugo - il nuovo servizio di protezione di sua maest. L'ho predisposto insieme al ministro degli interni.

Garance - Ah!

Ugo - Gi... per i giorni di festa. (Forzando un po' la voce) Cos avete ancora dovuto sacrificarvi1?

Garance - (fingendo una gaia tenerezza) Per servizio, mio caro.

Ugo - E non vi stato troppo penoso?

Garance - Atroce. Da quando mi amate, come volete che avvicini senza disgusto un altro uomo?

Ugo - (senza convinzione) giusto.

Garance - Io vi appartengo, Ugo! Mi avete rivelato l'amore.

Ugo - Era la pi modesta delle cose.

Garance - (come ferita) Scherzate!

Ugo - Voi mi confondete. Parliamo di lui, piuttosto!

Garance - Nulla di nuovo.

Ugo - Vi ama sempre.

Garance - Credo... Lo tengo occupato!

Ugo - E voi?

Garance - (portando la mano di Ugo alle labbra) Io ho legato il mio destino al vostro, amor mio, e lo sapete bene.

Ugo - (ritirando la mano) Garance!

Garance - Che c'?

Ugo - (per esser sentito da Michele) Nulla... Ma ho visto nello specchio una graziosa fanciulla che baciava la mano di un uomo maturo.

Garance - E con questo? Io vi adoro!

Ugo - L'intenzione commovente! Ma lo spettacolo manca di grazia. No. Ditemi invece come si svolto il vostro risveglio stamane. (Si spostato intanto verso la porta che d al bagno e che semiaperta).

Garance - Venitemi pi vicino.

Ugo - (a voce quasi alta) Ma no. Sto benissimo qui. Raccontate. Raccontate...

Garance - Ho fatto come mi avevate ordinato.

Ugo - E cio?

Garance - Non ve ne ricordate?

Ugo - (con impazienza contenuta) Ma certo che me ne ricordo. Certo. Ma non importa, ditemelo.

Garance - Siete curioso, stamane?

Ugo - (scoppiando) Raccontate!

Garance - Bene. Ho fatto in modo che fosse in ritardo per l'ora della sfilata.

Ugo - In che modo?

Garance - (impacciata) Questo non ha importanza.

Ugo - Ditelo lo stesso.

Garance - Piccoli strattagemmi... quando si svegliato, avevo gi prevenuto il domestico che sua maest non faceva colazione. Si riaddormentato. Poi il tempo passato.

Ugo - E poi?

Garance - Si svegliato ancora... Allora l'ho tenuto occupato come ho potuto. Abbiamo anche avuto una piccola discussione.

Ugo - Su quale argomento.

Garance - Su di voi... Oh, senza gravit... Gli avevano fatto sapere (con grazioso pudore) certe cose...

Ugo - Vi siete difesa?

Garance - (sottolineando il suo imbarazzo con un sorriso) Come ho potuto... S... Ma non avevo che un pensiero: soddisfare i vostri ordini.

Ugo - Bene cos, piccola mia. (Garance gli sorride) Un altro atteggiamento da parte vostra, mi lascerebbe cos solo, cos sconcertato.

Garance - Ma che dite, amor mio! Da me non avrete nulla da temere. (Garance sottolinea queste parole mettendo la sua mano assai teatralmente sulla bocca di Ugo. Questi la trattiene accarezzandola e baciandola, e poi bacia il polso e l'avambraccio di Garance. Questa foga interpretata da Garance come indice di una grande passione. E sar la stessa cosa anche dopo. Ma il pubblico deve capire che per Ugo non si tratta che di una esasperazione sensuale per soddisfare la quale ogni occasione buona) Ho forse mai esitato quando si trattato di servirvi?

Ugo - (per farla parlare) Servire me? .

Garance - Ricordatevi Ugo, il primo giorno...

Ugo - Il primo giorno?

Garance - E non eravate ancora il mio amante...

Ugo - Ebbene? Dite...

Garance - (con una leggera inquietudine) Ma che avete stamane, non ricordate pi nulla?

Ugo - che mi turbate talmente... (Ugo ritira la mano; rassicurata Garance gli sorride) Dicevate... il primo giorno...

Garance - Quando mi chiedeste di portargli via la sua piccola croce di rubini... vi feci attendere molto?

Ugo - (felice) No... no... vero. (La bacia golosamente sul collo).

Garance - (di faccia addossata a Ugo che ugualmente di faccia pur tenendola addossata a s. Le sue mani sottolineeranno di carezze esagerate la battuta di Garance, senza che questa tenti seriamente di frenarle) Avevo gi capito che era naturale, che era nell'ordine delle cose obbedirvi. E poich la vostra causa la mia, vi obbedii senza fare domande, troppo felice di essere al vostro servizio. Che cosa ne avete fatto della piccola croce? Lo ignoro. Perch desideravate che il re fosse in ritardo stamane? un vostro segreto. Mi bastava sapere che era un vostro desiderio, perch mi sentissi subito felice e fiera di averlo aiutato con tutte le mie forze!

Ugo - Grazie, Garance, grazie. Ma quale ricompensa potrei trovare che sia adeguata alla vostra devozione?

Garance - (liberandosi dalla stretta e guardandolo intensamente negli occhi) Non chiedo nulla, amor mio, lo sapete bene. No... Non voglio altra ricompensa che quella di vedervi alla testa di questo regno.

Ugo - (con un sospiro affettato) Ohim, Garance...

Garance - (mostrando subito la sua inquietudine) Come? Non avreste pi fiducia?

Ugo - (evasivo) Divento vecchio...

Garance - Io sono giovane per due.

Ugo - Una troppo lunga attesa, fiacca ogni volont.

Garance - La mia volont intatta. L'ho messa al vostro servizio senza che nessuno sospetti della mia presenza... e, insieme, noi due faremo grandi cose, vero?

Ugo - S... s... tutto ci sarebbe splendido..

Garance - Sar cos.

Ugo - Temo che non bisogner pi pensarci...

Garance - (dopo una breve pausa) Ugo! Che cosa successo? Che cosa avete stamane? Non vi riconosco pi! (Ugo si volta senza rispondere) Eravate cos pieno di vita, cos sicuro di voi, ed ecco che dubitate del vostro destino!

Ugo - Avevo sopravalutato le mie forze...

Garance - Ma una depressione passeggera. (Quasi canagliesca) Sapr farvela dimenticare.

Ugo - No, Garance, ascoltatemi. Ho mentito poco fa dicendo che io stesso avevo posto le guardie alle porte per proteggere il re!

Garance - Avete mentito?

Ugo - (improvvisando, con maestria) S. In realt per me che ogni porta guardata: per impedirmi di fuggire.

Garance - Di fuggire! Ma che dite?

Ugo - (rapidamente, come dopo un'esitazione) Qualcuno ha rivelato tutto a mio nipote. Il nostro complotto stato sventato: sono qui in istato d'arresto.

Garance - (il cui viso si illuminato di una sorpresa divertita) No!!

Ugo - I miei beni sono confiscati. Non mi resta pi nulla! Niente altro che il vostro amore, povera mia Garance!

Garance - (dopo una pausa) Mica male! Non ha certo perduto il suo tempo.

Ugo - Chi?

Garance - Vostro nipote.

Ugo - Come? Voi sapevate?

Garance - Sono stata io a informarlo.

Ugo - Voi! Ma come possibile?

Garance - cos.

Ugo - (con finta sincerit ) Ma Garance... Un istante fa, vi tenevo contro di me, mi parlavate del vostro amore, della vostra devozione...

Garance - Eh s! E voi facevate passeggiare le vostre zampe sul mio corpo, vero? Tutto questo finito, Ugo! Alla vostra et sono giochetti che si pagano.

Ugo - Che si pagano?

Garance - Ed ora, non potete pi pagare il prezzo convenuto. (ride) No!... Ma guardatevi un po': voi davate disposizioni, stavate per diventare il padrone, tutto era pronto, previsto! Ancora ieri, a sentirvi, non c'era pi che una macchina da mettere in moto . E adesso, eccovi l, ridicolo, pietoso come un pulcino bagnato! Ridotto a quello che siete in realt: una palla.

Ugo - Cosa?

Garance - Una grossa palla inoffensiva. Mi fate piet, Ugo, mi sentite? Piet. E mi fa tanto bene dirvelo.

Ugo - (simulando sconfitta) Tacete, Garance! Ora capisco... Sono un vecchio e voi amate mio nipote, chiaro, poich avete sostenuto la sua causa contro di me! (Nasconde il viso fra le mani).

Garance - E piangete per giunta! Mi rammentate il mio primo amante. Non crederete che un simile ricordo sia edificante. Era un grosso pescivendolo di Marsiglia. Io avevo quindici anni e vendevo arance al porto. Mi port a casa sua... (Ridendo) Mi chiamava ma poulette . Un mese dopo, quando lo lasciai per il direttore del teatro, piangeva come piangete voi, sui banchi del pesce!

Ugo - (sempre recitando e divertendosi immensamente) Non ridete della mia sofferenza, via! troppo doloroso vedere che amate un altro e che combattete per lui. Poich voi l'amate, vero?

Garance - Ma io non combatto per nessuno, vecchio idiota! E non amo nessuno, mi capite? E vostro nipote meno che gli altri, se questo pu consolarvi! Gli uomini, so a quello che servono e so servirmene, ecco tutto. La vita me lo ha insegnato. Sul serio mi ci vedete innamorata di quel pulcinella stanco? Credete che vada in estasi per le sue belle frasi, la sua delicatezza, i suoi giuochi di parole? Sono di un'altra razza, io! E quando la notte, nella vostra cella penserete : Garance nel letto di Michele , non soffrirete troppo, via! Sar tanto disgustata come quando stavo con voi! Va bene?

Ugo - Ma allora, Garance, perch, perch avete fatto ci? Perch mi avete denunciato? (Garance ride) Che cosa volete in realt?

Garance - Che cosa voglio? Il potere a ogni costo. Ma bisogna credere che le mie armi fossero migliori delle vostre. Addio! (Fa per uscire, ma entra Marta spaventata).

Maeta - (affannata) Monsignore! Monsignore! Hanno telefonato or ora una notizia! Ma non possibile, vero? non possibile!

Ugo - Che successo, piccola mia. Spiegatevi!

Maeta - spaventoso!

Ugo - Parlate!

Marta - Un attentato! Il re stato ucciso sul colpo! Monsignore, ditemi che non possibile!

Ugo - Ah! Sarebbe terribile. Telefonate al ministro degli interni per avere la conferma! Presto!

Maeta - Al ministro? Ma non assisteva alla cerimonia?

Ugo - (vivamente) Oh! no... (Riprendendosi) Voglio dire... di certo nel suo ufficio. Mi disse che aveva degli affari urgenti stamane. Andate, signorina! (Marta esce. Fingendo di ignorare Garance, Ugo va a guardarsi allo specchio).

Garance - Ugo...

Ugo - Pardon?

Garance - Ho ben capito quanto successo?

Ugo - Come potrei saperlo? il destino... Tutto pronto, tutto previsto, una macchina che si mette in moto al momento buono... Voi non volevate credermi.

Garance - Perch vi siete preso giuoco di me?

Ugo - Era importante far apparire per qualche stante la vera Garance, che io avevo indovinato.

Garance - Non era lei.

Ugo - No? Che peccato! Quella piccola venditrice di arance era abbastanza eccitante, col suo cuore ambizioso e le sue labbra insultanti!

Garance - La vera Garance vi ammira non appena vi ritrova.

Ugo - Che volete dire?

Garance - Esistono uomini che non possono essere separati dalla gloria e dal successo, perch vi sono destinati. Ora che voi trionfate, io vi guardo...

Ugo - (subito) E vedete una grossa palla?

Garance - No, cattivo! Siete splendente!

Ugo - Una palla di fuoco, allora! (Bid per due. Marta bussa alla porta e subito Ugo si ricompone una maschera seria e ansiosa) Avanti! (Entra Marta) Allora? Parlate, presto, signorina. Non viviamo pi! Era una falsa notizia, vero?

Marta - (piangendo) No, monsignore. Dicono che vera. Il re morto! Ma io non posso crederlo...

Ug

- Perch?

Marta - Ma perch...

Ugo - (in fretta e con autorit) Silenzio! (Si sentono delle campane suonare da fuori) Pi tardi. (Ugo si irrigidisce sullattenti per gualche istante con un sorriso divertito verso Garance distrutta. Marta singhiozza silenziosamente. Poi...)

Marta - (con un grido) No, no, monsignore! No! Non possibile!

Ugo - (grave) Che state gridando?

Marta - Della morte del re.

Ugo - Ma s... povera figliola... L'affetto che ciascuno di noi gli porta nel cuore vorrebbe negare anche l'evidenza!

Marta - Ma l'ho visto qui, in questa camera quando il corteo s'era gi mosso!

Garance - Voi l'avete visto?

Marta - E gli ho parlato e l'ho frizionato! Ecco l'evidenza!

Ugo - E invece no, signorina! Abbandonate i dubbi. La testimonianza delle vostre mani, dei vostri orecchi, dei vostri occhi, non pu nulla quando il potere temporale, per mezzo del telefono, ci dice che il re morto, e quando il potere spirituale mette in onda le campane per confermarlo.

Garance - (sospettosa a Ugo) Comunque, curioso, non trovate? Questa figliuola non pazza...

Ugo - solo un po' miope. Ed stata il testimone, un po' miope, di un segreto di Stato. Non era infatti il re che essa ha veduto, ascoltato e frizionato, ma il signor Gottlieb.

Marta - Il signor... come?

Garance - Che cos' questo romanzo?

Ugo - Non un romanzo... E non detto che voi stessa non vi sareste ingannata. (Aprendo la porta del bagno e chiamando) Gottlieb! Gottlieb! Che state facendo? Oh, ma voi avete gli occhi rossi!...

Michele - (apparendo vestito degli abiti di Gottlieb) Chiedo scusa... mi ero addormentato.

Garance - (a Ugo) Che vuol dire questa lugubre farsa?

Michele - (a Ugo, interpretando il personaggio di Gottlieb) Se non avete pi bisogno di me stamane, vorrei congedarmi subito.

Ugo - (comprendendo che Michele segue ormai i suoi disegni) Oh, s? voi vorreste...

Michele - Ritornare a casa mia, a Gradstadt. Gi... Il professor Minarey si preoccuperebbe della mia assenza prolungata...

Garance - Michele! Michele! Che state dicendo? Siete diventato pazzo!

Marta - Voi siete vivo, maest! vivo!

Ugo - (andando da Marta e quasi abbracciandola) No, piccola mia. Costui il sosia del re. Colui che noi piangiamo, purtroppo, morto.

Marta - Non possibile!

Michele - (simulando la sorpresa) Cosa sento, monsignore! Il re sarebbe morto?

Ugo - Un attentato, signor Gottlieb... .

Michele - (inginocchiandosi davanti a Ugo) Viva il re!

Ugo - Grazie... Ma alzatevi... Signore... Sono troppo addolorato in questo momento per...

Garance - (subito) Troppo addolorato! Volete alla fine spiegarmi?

Ugo - Avuto sentore di un attentato che si ordiva contro il re Michele, avevamo predisposto che il signor Gottlieb, che assomiglia al mio povero nipote al punto da confondersi, prendesse il suo posto in ogni circostanza pericolosa.

Marta - Allora non era il re?

Michele - Non ro che io, signorina.

Ugo - Siete stata testimone di un segreto di Stato... Abbiamo voluto provare la rassomiglianza del signor Gottlieb sulla pi vicina collaboratrice del re... su di voi, signorina! E voi siete rimasta ingannata, come tutti noi...

Garance - Non posso credere a questa storia!

Michele - Eppure non che la verit, signora.

Ugo - Tutti i servizi di polizia politica potrebbero testimoniare se qualcuno dovesse mettere in dubbio la verit. Sono stati loro a scovare il signor Gottlieb, ad interrogarlo, ad assumerlo per questa pericolosa missione...

Marta - (d'un tratto) Oh! Ora ricordo, monsignore... Ma s... ricordo che avete detto pi volte: l'esperimento conclusivo ... si trattava di questo?

Ugo - Purtroppo! (A Garance) Vedete bene che non invento nulla.

Miche

le - (a Garance) Ho forse l'aria di un impostore?

Garance - (dopo una pausa) Ma... e se il vostro servizio fosse cominciato stamane?

Michele - Sarei morto, signora.

Garance - Morto... per Michele?

Michele - In sua vece.

Garance - E di buon grado?

Michele - La mia vita appartiene alla monarchia.

Garance - Ma perch?

Michele - Mi sembrava che il destino stesso l'avesse voluto, modellandomi a immagine del defunto re . Ma date l'impressione di non credere a ci che dico, signora.

Garance - Come credere che un uomo della vostra et possa, a cuor leggero, sacrificare cos la sua vita a una causa...

Michele - Una causa che mi infiamma, signora! Io non ho ambizioni, e calcolo ben poco la mia vita.

Garance - (pensierosa) Niente ambizioni?

Ugo - Il signor Gottlieb ha conosciuto dei gravi trascorsi sentimentali. Ci influisce sul suo modo di vedere le cose.

Garance - (a Michele) vero?

Michele - vero.

Garance - Peccato!

Michele - Come?

Garance - (con commossa ammirazione) Siete un tipo incredibile, signor Gottlieb! Un personaggio da romanzo... un eroe da leggenda... I vostri lineamenti riflettono il coraggio...

Michele - Sono i lineamenti del re!

Garance - Ma in voi la loro nobilt si giustifica.

Ugo - Signora! Vi prego di non insultare la memoria di mio nipote.

Garanc - (continuando) Se le donne hanno potuto dare dei dispiaceri a un uomo come voi, decisamente esse non valgono pi degli uomini!

Ugo - Ne dubitate! Andiamo! ormai tempo...

Garance - ...di lasciarvi al vostro dolore?

Ugo - E voi signorina, di rinunciare alla serata di gala.

Garance - Quale serata di gala!

Ugo - La rappresentazione de La Favorita per la quale eravate venuta a parlarmi stamane. Lutto nazionale, vero?

Garance - (senza riuscire a distaccare il suo sguardo da Michele) Contate su di me... Permettete ancora una parola?

Ugo - Presto! Non n il luogo n il momento.

Garance - (a Michele) Una parola, signor Gottlieb... A che ora siete arrivato stamane?

Ugo - (rimediando all'esitazione di Michele) Dieci minuti dopo l'inizio della sfilata. Perch?

Michele - La folla e gli sbarramenti di polizia sono i soli responsabili del mio ritardo, signora, e di conseguenza, della morte del re.

Gakance - (a Ugo) Ed il caso che ha messo questi sbarramenti?

Ugo - Certo. Perch no?

Garance - (a Ugo) Non so... Potrebbe essere stato qualcuno che... a conoscenza dell'attentato e per motivi personali... avrebbe forse preferito la morte del re a quella del suo sosia...

Ugo - (impaziente) Potrebbe essere stato... avrebbe preferito... S... ma non stato cos, ve lo assicuro. Abbandonate dunque queste idee esaltate e pensate solo al vostro lavoro.

Garance - D'accordo. Ma c' un'altra idea - forse egualmente esaltata - che in questo momento mi preoccupa.

Ugo - Quale?

Garance - (bruscamente a Michele) Dove eravate stanotte?

Michele - (turbato) Stanotte?

Ugo - Basta con gli indovinelli! (A Michele) Inutile rispondere.

Michele - Perch? Non ho nulla da nascondere. Ero nel treno che mi portava da Gradstadt. (La guarda un attimo negli occhi).

Garance - (che ha sostenuto lo sguardo) Ah! Certo... Voi avete gli stessi occhi di Michele... Ma quando avete parlato vi splendeva una fiamma che non ammette dubbio. In treno? Meglio cos... Non si pu chiedere tutto al caso. (Sorride a Michele, ed esce).

Michele - Che cosa ha voluto dire?

Ugo - Che importa? L'ho smascherata e il suo orgoglio ferito. Si regali pure delle parole, per noi l'essenziale raggiunto. Eccola ormai convinta della vostra morte... Come voi lo eravate del suo amore, caro nipote.

Michele - vero. Vi devo una ben amara esperienza, poich amavo quella donna.

Ugo - Michele l'amava.

Michele - Temo che Gottlieb se la ricorder a lungo. (Si bussa alla porta dell'ufficio. Ugo apre. Marta entra).

Ugo - Che c'?

Marta - Il telefono non fa che chiamare: l'ho staccato.

Ugo - Meglio cos. Nulla d'importante?

Marta - Il ministro dice che un corteo funebre si improvvisato. La delegazione dei contadini sta portando il corpo del re qui a palazzo.

Ugo - Brave persone! Come devono annaffiare di pianto i loro baffi! E gli assassini?

Marta - Arrestati. Hanno confessato.

Ugo - Di gi? Vedete, signorina, che non bisognava dubitare?

Marta - Vedo.

Ugo - E ora, signor Gottlieb, credo che...

Michele - Capisco. Pi nulla ormai giustifica la mia presenza qui.

Ugo - Gi! anzi preferibile che voi lasciate il palazzo prima dell'arrivo della... spoglia reale. Vi accompagno io stesso alla porta e far in modo che nessuno vi veda passare.

Michele - Arrivederci, signorina. La vostra afflizione per me particolarmente commovente. (Marta scoppia di nuovo a piangere).

Ugo - (dalla porta) Venite via, Gottlieb?

Michele - Vi seguo, maest... (Escono).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La scena rappresenta lo studio del professor Minarey nella citt di Gradstadt.

(La casa che egli abita circondata da prati e da boschi di abeti. Il professor Minarey ha circa sessanta anni. un uomo quasi spento, ma tutto riflette in lui ingenua bont. Ogni tanto una fiamma sembra riaccendersi in lui e si pu intravvedere, a quella luce, l'uomo che stato nel passato o che avrebbe voluto essere).

Minarey - (passa a Michele una tazza di caff. Questi porta la tazza alle labbra e fa una piccola smorfia) C' qualcosa che non va? Che c' ancora?

Michele - Oh! Nulla... Signor Minarey... Credo che abbiate dimenticato lo zucchero.

Minaret - (scuotendo la testa) Lo zucchero? Volete lo zucchero nel caff? (Servendolo) Ecco.

Michele - Due, per favore.

Minaret - Due pezzi? Ecco.

Michele - Grazie. (Beve).

Minaret - Ma questa poi... (Bevono per un po' in silenzio. Si capisce che Minarey vorrebbe parlare, ma non osa).

Michele - (porgendogli un pacchetto di sigarette) Sigaretta?

Minaret - Volentieri. (La prende) Allora... fumate regolarmente, adesso?

Michele - Quando ho i fiammiferi, s.

Minaret - Oh! Scusate. (Accende la sigaretta di Michele poi la sua) Gottlieb! (Michele continua a fumare in silenzio: non ha ancora l'abitudine di rispondere al nuovo patronimico) Gottlieb, ascoltatemi!

Michele - (con un sussulto) Scusatemi... Gi. Vi ascolto.

Minaeey - Bisogna che veniamo a una spiegazione...

Michele - Credo di avervi gi detto una volta per tutte, signor Minarey, che non desidero pi sentir parlare di politica.

Minarey - Lo so. Da un mese eludete qualsiasi conversazione seria. Abitate in casa mia, ma non vi vedo quasi mai.

Michele - La mia nuova installazione alla fattoria mi porta via tutto il tempo!

Minabey - Andiamo, via... Prima dell'attentato, spesso dividevate con me i pasti. Dal vostro ritorno, questa la seconda volta che fate colazione fuori della vostra camera. Che avete contro di me?

Michele - Nulla... Solo che - e lo sapete - ho deciso di consacrare la mia vita all'allevamento delle oche. un'arte spinosa per un neofita ed esige molto lavoro preparatorio... Una concentrazione continua... Ma, a parte ci, vi assicuro che i miei sentimenti per voi non sono mutati.

Minarey - B, tanto meglio... Mi domandavo appunto...

Michele - Soltanto, non desidero che mi si parli di politica.

Minaeey - Ma non si tratta di politica: si tratta di voi. Del mio amico Gottlieb che non riconosco pi...

Michele - Sul serio! Via... Non sar mica perch mi piace il caff zuccherato, o perch fumo, che qualcosa cambiato fra noi!

Minaeey - Eppure talmente diverso! Eravate cos austero, mi rimproveravate come una colpa le mie tre sigarette il giorno e il mio grappino della domenica. Che vi successo?

Michele - (sforzandosi di parere naturale) Che successo? Ne state dicendo delle belle! Voi sapete, quanto me, che senza quei provvidenziali cordoni di polizia, sarei arrivato in tempo a palazzo reale e sarei saltato in aria al posto del re!

Minaeey - Capisco come questa faccenda abbia provocato in voi uno choc. Ma passato pi di un mese. E d'altronde, si trattava di un rischio al quale eravate sempre preparato.

Michele - Preparato a freddo. S. Ma essere sfuggito in tal modo alla morte... Un miracolo, ammettetelo...

Minaeey - il segno che la fortuna vi assiste! Io avrei scommesso che questo fatto avrebbe decuplicato la vostra audacia!

Michele - Sono desolato di avervi deluso. Vedete... Ho preso gusto alla vita e alle sue piccole dolcezze... Arrivederci, professor Minarey. Riparleremo di tutto un'altra volta, va bene?

Minaeey - (d'un tratto, patetico) No. Restate ancora un po', ve ne prego. Il vostro cambiamento troppo importante nei confronti della mia propria condotta: oggi stesso devo fare il punto della situazione. Non potete impedirmelo! Ve lo chiedo in nome del nostro antico affetto, di tutti i legami che ci uniscono!... E mi impegno a non importunarvi mai pi se lo desiderate.

Michele - (sospirando con rassegnazione) Bene. Se credete che sia utile... Siate breve, per.

Minaeey - Dirigo da venticinque anni in questo paese la lotta contro la monarchia e mi lusingo di avere sempre giocato con tale abilit che nessuno al governo mi ha mai sospettato.

Michele - (abbastanza ironico) Ah, questo vero!

Minaeey - Ma nulla consuma come la lotta clandestina di ogni giorno... Anni di strattagemmi e di simulazioni hanno minato il mio carattere ed ora non sono pi che un vecchio professore d'universit. I giovani partigiani non si sbagliano di molto quando sostengono che non sono pi capace di decidere una rivolta o di dirigere una insurrezione. La mia sola speranza, Gottlieb, eravate voi!

Michele - Io? Come?

Minaeey - Non protestate! Soltanto la vostra entusiastica audacia, la vostra spregiudicata risolutezza potevano, appoggiandosi alla mia esperienza, darci la forza di rovesciare il decrepito regime impostoci dall'indifferenza del mondo! Ma se voi, Gottlieb, rinunciate all'azione, se abbandonate i nostri amici, le nostre pi rosee speranze muoiono, ed io divento per sempre un povero vecchio inutile. Ecco la situazione. Voi avete nelle mani i destini del vostro paese, Gottlieb.

Michele - Ancora? Ma che potrei dirvi?

Minaeey - Le parole che aspetto da voi. Vorrei che vi spogliaste della vostra sterile apatia... Vorrei vedervi come in quel mattino in cui illuminavate questa stanza con la vostra fede. Vi ricordate?

Michele - (mostrando che cerca nei ricordi) Male... Volete aiutarmi?

Minaeey - Spingeste la porta, entraste, e la vita stessa entr con voi. Compresi subito che avevate trovato finalmente la maniera di utilizzare la vostra somiglianza con Michele.

Michele - Da che lo comprendeste?

Minarey - Splendeva sul vostro volto quella fiamma che vi splende ogni volta che avete risolto un problema o superato una difficolt. Camminavate in lungo e in largo senza pronunciare una parola e poi, d'un tratto, faceste il vostro famoso gesto...

Michele - Quale gesto?

Minaeey - Il famoso gesto che precede in voi le decisioni importanti... (Minarey rif il gesto che consiste in una rapida frizione del cranio seguito da un pugno sul tavolo).

Michele - Scusate... Come avete fatto?

Minaeey - Gottlieb! Via! Ne abbiamo tante volte scherzato insieme! (Fa nuovamente il gesto).

Michele - (affettando di ricordarsi) Ah! S, perbacco! (Fa anche lui il gesto) Ho fatto cos quella famosa mattina?

Minaeey - E scoppiando a ridere, avete anche detto. (Imitando l'entusiasmo del vero Gottlieb) Sto per diventare sosia ufficiale del re ed la stessa polizia che mi presenter a lui! Una volta a palazzo, facciamo sparire Michele e quindi proclamiamo la repubblica! .

Michele - S... S... (Rif il gesto e mima la scena ridendo) Era abbastanza ingegnoso...

Minaeey - - Sono passate cinque settimane ed ecco che, ci che era allora la vostra ragion d'essere, non vi interessa pi.

Michele - Chi lo dice? Vedete che vi ascolto con molta attenzione!

Minarey - Oh... Un'attenzione divertita! Si direbbe che vi divertite a sentir evocare il vostro recente passato, ecco tutto... Come se si trattasse di un'altra persona!

Michele - Ah s? Lo credete voi., questo recente passato mi sembra appartenere addirittura a una vita anteriore...

Minarey - Se lo volete, essa pu ricominciare domani stesso.

Michele - Domani?

Minaeey - S. Ascoltatemi. Devo farvi una confessione. Se il vostro piano fallito, la colpa soltanto mia.

Michele - Vostra?

Minaeey - S. Ho avuto troppa fiducia e ho raccontato i nostri progetti a gente che credevo mia alleata. Cos, per superarci, hanno organizzato quello stupido attentato. Oggi vi offro la rivincita. Il re Ugo assai impopolare, lo sapete, non ha che dei nemici. Mi hanno proposto di partecipare a una coalizione per abbatterlo.

Michele - Chi ve lo ha proposto?

Minaeey - Per ora non ho visto che un emissario. Ma aspetto da un momento all'altro la persona che alla testa della cospirazione.

Michele - Il nome?

Minakey - Non lo so ancora.

Michele - D'altronde poco importa. Qual la vostra decisione?

Minaeey - Qual la vostra, Gottlieb?

Michele - Hanno consultato voi e non me.

Minarey - Senza di voi io sono nulla, Gottlieb. La gente lo sa e d'altra parte io, personalmente, non voglio niente. (Una pausa) Vi si offre una insperata occasione di prendervi la vostra rivincita, di realizzare il vostro ideale... Un ideale per il quale, senza mercanteggiare, eravate pronto a sacrificare la vita... Rovesciare la monarchia, Gottlieb!

Michele - (altrove) S... S... interessante... certamente.

Minarey - Come?

Michele - Voi sareste un delizioso presidente della repubblica il giorno in cui il nostro paese si decider, con quasi mezzo secolo di ritardo, a mettersi al passo.

Minarey - Non scherzate.

Michele - Parlo sul serio.

Minarey - Allora!

Michele - Dopo l'attentato, purtroppo, aiutarvi non pi in mio potere.

Minaeey - Ma perch?

Michele - Perch la politica, ve lo ripeto, mi diventata indifferente.

Minaeey - Bisogna fare uno sforzo! Bisogna riprendersi!

Michele - No, professore. Non c' da tentare sforzi contro un distacco definitivo.

Minaeey - Gottlieb non morto, amico mio! Non possibile!

Michele - S, professor Minarey. Senza dubbio la bomba che ha ucciso il re ha ucciso anche Gottlieb, mentre il Gottlieb che sopravvisse all'attentato e che si trova di fronte a voi ha bisogno, per continuare a sopravvivere, di una pace infinita... comprendete... (Un campanello suona in anticamera) Ecco il visitatore! Vi lascio ai vostri complotti.

Minaeey - Perch? Rimanete, ve ne prego...

Michele - Sperate ancora che mi lasci convincere? (Si dirige verso la scala).

Minaeey - Potreste almeno ascoltare le loro proposte, dire le vostre ragioni...

Michele - Le mie ragioni sono di un'estrema semplicit. D'altronde il mio architetto mi aspetta alle tre...

Minaeey - Sono appena le due e mezzo...

Michele - Un po' di riposo dopo colazione mi fa bene... Sar lo choc, vero? (Nuovo campanello) Andate, si impazientisce. (Michele fa le scale e sparisce. Minarey scuote la testa, infinitamente scoraggiato. Traversa la scena e sparisce per andare ad aprire al visitatore. La scena resta vuota per un momento. Poi, preceduti dal rumore delle loro voci, entrano Minarey e un uomo gioviale, accurato, dai capelli appena brizzolati).

Eantz - Ancora nessuno?

Minaeey - Siete in anticipo.

Eantz - (guardando l'orologio) Cosa sono cinque minuti di anticipo in un paese che in ritardo di anni? (Bid compiaciuto).

Mtnarey - Accomodatevi.

Eantz - Grazie. La nostra amica vi aveva annunciato la mia visita?

Minaeey - S. Ma senza dirmi davanti a chi avrei avuto l'onore...

Eantz - La mia faccia non vi dice niente!

Minarey - A dire il vero... no.

Eantz - Gi. Non facile riconoscere un ministro degli interni...

Minarey - (con un sussulto) Come?

Eantz - Ma si pu imparare a conoscerlo.

Minarey - Voi siete il ministro degli interni?

Eantz - No, rassicuratevi signor Minarey. Non sono che l'ex ministro del defunto re Michele. Il mio nome Eantz.

Minarey - Eantz?

Eantz - Vi sorprende?

Minarey - Veramente... ero lontano dal pensare che a capo di un movimento diretto contro il nuovo re, si trovasse uno dei principali responsabili della sua ascesa al trono...

Eantz - Tutto si spiega e, per non tenervi nascosto nulla, vi dir subito che il nuovo re non vale un bottone.

Minaeey - Non vale cosa?

Eantz - Fa una politica idiota.

Minarey - Ah?

Eantz - Gi. E sapete quale la sua sola preoccupazione? Il potere personale.

Minaeey - Lo dubitavo.

Eantz - Anch'io, state sicuro. Ma il re Ugo, supera ogni previsione. In un mese appena ha silurato tutti coloro che gli avevano permesso di realizzare il suo sogno ambizioso. E me per primo. Ero ministro, eccomi semplice cittadino. Questo favorisce il riposo e il riposo favorisce la riflessione. La riflessione a sua volta sveglia la coscienza ed stata appunto la mia coscienza a condurmi qui da voi. (Minarey non reagisce) Michele era incapace. Ugo invece capace di tutto. Per me questo pone in discussione il principio stesso della monarchia. Ed cos che ho deciso di mettermi in relazione con voi.

Minaeey - Cosa?

Eantz - Guardo con crescente simpatIa la vostra causa e sono qui a sollecitare un'alleanza. Che ne dite?

Minaeet - La vostra fiducia mi onora, signor Eantz, ma non credo che...

Eantz - Andiamo, via!... Giuochiamo a carte scoperte! Dopo l'attentato dovetti bene interrogare i terroristi arrestati. Essi parlarono, e parlarono di voi, professore. La piccola bomba, per quanto sia stata efficace, mi sembrata ben poca cosa di fronte alla straordinaria macchina infernale che avevate montato, il signor Gottlieb e voi. La storia del sosia, quella s che era una trovata! So quel che dico! Quando penso che nello schedario del ministero voi e Gottlieb eravate iscritti tutti e due come convinti monarchici ! Come ci avete giuocati! Ma io non porto rancore a nessuno e mentre faccio i miei auguri al mio successore, a voi, professore, faccio tanto di cappello.

Garance - (sulla porta) A chi fate tanto di cappello?

Eantz - (andandole incontro) Oh! Buongiorno, amica carissima!

Garance - Tutto va bene a palazzo?

Eantz - Ho visto il mio successore. Chiuder non un occhio, ma tutti e due.

Garance - (andando verso Minarey) Allora, caro professore, avete parlato a Gottlieb?

Minarey - Sissignora, poco fa.

Garance - Accetta?

Minarey - No.

Eantz - Ah, perbacco!

Garance - E quali sono le ragioni del rifiuto? (Minarey fa un gesto evasivo).

Minarey - I timori che vi ho esposto ieri erano, purtroppo, giustificati: Gottlieb non pi lui.

Eantz - Diavolo!

Minaeey - Ho provato tutto. Gli ho ricordato il passato, gli ho fatto intravvedere quello che potrebbe essere l'avvenire, grazie alla nostra alleanza. Mi ascoltava appena. Basta con la politica! Basta con la politica! .

Eantz - impazzito. E a che cosa attribuite questo atteggiamento, professore?

Minaeey - Lo sforzo costante, la padronanza assoluta dei propri nervi per mesi e mesi e finalmente lo scacco di un piano lentamente maturato... questo ha determinato in Gottlieb, che era tutto spirito e vivacit, un collasso nervoso che non pu pi superare.

Eantz - Bah! Se le cose stanno cos, faremo a meno di Gottlieb, non vero?

Minaeey - Farete a meno di Gottlieb... gi... e di me, naturalmente.

Eantz - Di voi? Ma insensato.

Minaeey - cos.

Eantz - Oh! Io non vi capisco pi! Quali che siano tutti i meriti del signor Gottlieb, lo avete detto or ora, essi non esistono pi. Un fuoco di paglia! Che cosa perdiamo facendo a meno di lui?

Minaeey - Signor Eantz. Non un quarto d'ora che voi siete entrato qui. poco, ma sufficiente per conoscere che razza d'uomo siete...

Eantz - (contento a torto) cos. Ma allora perch rifiutare la mia alleanza?

Minarey - (scuotendo la testa) Gi... Io non mi faccio pi capire bene... Per dare a Gottlieb una nuova possibilit, avrei firmato un patto col diavolo, signor Eantz. Ma dal momento che Gottlieb si disinteressa .ai miei piani, preferisco tenerlo lontano da certi contatti dai quali ho saputo finora preservarlo.

Eantz - Come dite?

Minarey - Esistono delle ripugnanze che, per mio conto, preferisco non dover superare. Non chiedete di pi.

Eantz - Per me cinese. (A Garance) E voi, amica carissima, che ancora ieri sera mi telefonavate l'accettazione di massima del professor Minarey, capite qualcosa di questo nuovo atteggiamento?

Garance - Lo capisco benissimo.

Minaeey - Grazie, signora.

Garance - E lo approvo.

Eantz - Ah, s!... Ma che vi sta prendendo, a tutti e due? E che tipi di rivoluzionari siete? Si direbbe che la pi piccola ribellione sia una follia da quando il signor Gottlieb soffre di nervi! (A Garance) Non pi tardi di quindici giorni fa, voi siete venuta a trovarmi e mi avete convinto di far causa comune per rovesciare Ugo. Accettai, dal momento che tanto voi che io avevamo delle ragioni per lagnarci di lui. E ora, alla prima difficolt, abbandonate tutto e vi ritirate?

Garance - Fin da quella prima volta vi avevo detto che era indispensabile essere collegati a Gottlieb!

Eantz - Ma se non l'avevate visto che qualche minuto!

Garance - Era pi che sufficiente per comprendere quale uomo prodigioso egli sia!

Eantz - Nessuno indispensabile.

Garance - Veramente? Cos voi credete che la mia vendetta o la vostra ambizione siano cause sufficienti ad infiammare un popolo? Senza Gottlieb noi non possiamo nulla.

Eantz - Dite piuttosto che senza di lui, il progetto non v'interessa pi.

Garance - Se volete...

Eantz - Ho sempre pensato che quell'uomo vi avesse stregata!

Garance - Gli avete mai parlato?

Eantz - Cinque minuti, nel mio gabinetto, il giorno in cui lo assunsi come sosia del re Michele. La rassomiglianza era stupefacente, ma all'infuori di quella, un uomo come un altro.

Minaeey - (con forza) No, signor Eantz, non posso lasciarvi parlare cos... Gottlieb, quando lo avete assunto , come vi piace dire, interpretava un personaggio che doveva appunto ispirarvi fiducia. Ma questo doppio rifiuto un colpo duro per un uomo come me che non mira che al bene del suo paese. Credo, amica carissima, che possiamo andarcene con le pive nel sacco...

Garance - Non ancora... finch c' una possibilit...

i Minabet - Perch c' ancora una possibilit, secondo voi?

Garance - Il signor Gottlieb vivo, vero?

Minabet - S... S... Se si pu dir vivo un uomo che non pi se stesso.

Garance - Dove si trova in questo momento?

Minabet - Chiuso, come al solito, nella sua stanza. Non ne esce che per andare a sorvegliare le trasformazioni che si stanno facendo nella sua fattoria, laggi, vedete?, vicino al bosco. Presto andr a viverci e cos lo perder per sempre.

Garance - Chi ci impedisce di parlargli?

Minabet - Lui stesso. Ha rifiutato categoricamente di assistere a questo colloquio.

Garance - Gli avete detto dell'incontro che ebbi con lui nella camera del re, il giorno dell'attentato?

Minabet - No. Tutto quello che avvenne quel giorno gli odioso.

Garance - Fatelo, signor Minarey. Che egli sappia chi sono. Forse vorr vedermi e ascoltarmi. Il vostro pi ardente desiderio quello di offrirgli una rivincita, me lo avete detto ancora ieri, qui. Ed l'unica possibilit che ci resta, per ricondurlo a noi. Andate, ve ne prego.

Minabet - Non abbiamo nulla da perdere. Ci vado. Ma ve lo dico prima, caso mai accettasse di rivolgervi la parola.

Garance - (tagliando corto) Ci lascerete soli, vero?

Minabet - Volentieri... Ma non vi parler che del suo allevamento di oche. l'unico argomento che ancora lo interessi. (Esce).

Rantz - Pensate davvero che questo colloquio sia utile?

Garance - Indispensabile.

Eantz - (sforzandosi di sorridere) Per me... da quando ho permesso l'attentato contro Michele... stupido... ma non posso pi guardare neanche la sua fotografia, senza sentirmi impacciato...

Garance - Siete troppo sensibile...

Eantz - proprio cos... e capirete che effetto... un ritratto vivente...

Garance - Ma, caro signore, non ho mai pensato di imporvi una fatica simile... Vedr da sola il signor Gottlieb e tenter di convincerlo...

Eantz - Sperate anche di guarirlo?

Garance - Il suo stato non forse poi tanto grave. Eicordatevi che ha saputo fingere con voi...

Eantz - (illuminandosi) Oh! s, effettivamente... avete ragione... Ma perch dunque farebbe la commedia?

Garance - L'ultima speranza non perduta. Lasciatemi fare... (Michele appare sulla scala seguito da Minarey).

Rantz - Ah! Perbacco!

Michele - Chi si vede! Il signor ministro!

Eantz - Almeno lui, mi riconosce. (A Michele) Buongiorno, amico mio... (Esita nel dargli la mano).

Michele - Perch mi guardate come se fossi uno spettro?

Eantz - Io? Non vero! Lieto di rivedervi... peccato che state appunto uscendo...

Minaeet - (indicando Garance a Michele) La signora la persona di cui ho parlato poco fa...

Garance - Il signor Gottlieb ed io, ci siamo gi incontrati una volta...

Michele - Lo credete?

Garance - S. E abbiamo scambiato anche qualche parola...

Michele - possibile.

Garance - Sarei contenta di avere con voi una conversazione pi seria.

Michele - La signora l'ex segretaria di re Ugo. (A Garance) cos, mi pare?

Garance - cos.

Michele - Ah!

Minaeet - Accettate?

Michele - Perch no? Vi chieder solo di andare in fattoria in mia vece e dire che incomincino i lavori senza aspettarmi.

Rantz - (gi sulla porta) Se lo permettete, professore, vi tengo compagnia... gi... sono atteso...

Garance - Arrivederci, signor Rantz.

Rantz - Arrivederci e... telefonatemi le notizie, vero?

Garance - Non mancher.

Rantz - Io manterr i contatti. (Garance guarda Minarey).

Minaeet - (con negligenza) V'accompagno, signor Rantz! (Pieno di speranza, vedendo Michele con un libro in mano) Vi rimettete a leggere?

Michele - S. un manuale sull'allevamento delle oche. (Con una mimica discreta ma significativa, Minarey esce, seguendo Eantz. Michele si seduto: sembra che sfogli il libro con interesse, ma lo guarda fissamente. Dopo un poco)...

Michele - Mi scuserete...

Garance - interessante?

Michele - Molto. Esistono due metodi per ingozzare le oche: quello di Tolosa e quello alsaziano. Nel nostro paese si segue quasi esclusivamente questo ultimo metodo.

Garance - Siete bene informato.

Michele - Cos. Come voi, del resto, che nella vostra qualit di segretaria, dovrete conoscere mille aneddoti piccanti sul re Ugo. A ciascuno la propria specialit.

Garance - Non era questo che volevo dire.

Michele - Scusatemi.

Garance - Volevo dire che siete assai istruito, ma vi creerete mille preoccupazioni per nulla.

Michele - Ah?

Garance - (guardandolo fissamente) Io so chi siete veramente.

Michele - (con voce cambiata, quasi spaventato) Come? Ma parliamo franchi, allora... Quali ragioni avete di volermi rimettere in circolazione?

Garance - Eccellenti ragioni.

Michele - Non posso far nulla per voi.

Garance - V'ingannate. Ascoltatemi.

Michele - Non voglio ascoltarvi. Andatevene.-

Garance - Il signor Minarey mi ha raccontato tutto. Sono rimasta cos meravigliata!

Michele - Di sapermi vivo?

Garance - No. Quello lo sapevo da molto tempo.

Michele - E allora che cosa vi ha tanto meravigliata!

Garance - Ma... tutto. Il vostro coraggio, la vostra ingegnosit, l'intelligenza di cui avete dato prova... E che stata cos mal ricompensata...

Michele - Quando?

Garance - Nel complotto contro Michele.

Michele - Ah, nel complotto... (Rassicurato) Sedetevi. E scusatemi di poco fa...

Garance - (sorridendo) Siete scusato. Comprendo cos bene, Gottlieb, quale terribile delusione abbiate provato. Vi siete ben meritato il diritto di essere stanco e irritabile.

Michele - (cercando, di giustificare la sua collera intema) Grazie... grazie... Vi sono momenti in cui non posso sentir nemmeno parlare di quanto accaduto. Lo choc, naturalmente... Non bisogna volermene.

Garance - Ne parleremo domani.

Michele - No, no. Parliamone subito.

Garance - Non vi sar troppo penoso?

Michele - Al contrario. assai confortante invece per il sosia di Michele, sentir vantare la propria intelligenza.

Garance - Se sapeste come gli rassomigliate poco.

Michele - Davvero? Mi sono soltanto lasciato ricrescere i baffi, come prima...

Garance - Non parlo del fisico, ma del carattere.

Michele - Eppure mi conoscete poco.

Garance - Tutto ci che conosco di voi il vostro sguardo, dove si leggono tante cose...

Michele - Che vi leggete?

Garance - L'ardore... La stanchezza anche... un curioso miscuglio.

Michele - Ah! s? E non c'era nulla negli occhi del defunto re, che ricordasse questo miscuglio?

Garance - Michele? Era una bella casa vuota, dove il vento correva a suo piacere! Sono certa che non deve averlo cambiato molto, il fatto di essere morto. Ebbene... ma che vi prende?

Michele - Nulla...

Garance - Siete strano: i vostri gesti e le vostre parole sono quelli di tutti, eppure i vostri gesti, i vostri silenzi, i vostri sguardi, non sono quelli di nessuno.

Michele - Sar un riflesso...

Garance - Mi sconcertate.

Michele - E in quanti siamo a dividere questo privilegio?

Garance - Nessuno prima di voi: siete il primo.

Michele - E potrei conoscere il motivo che mi vale l'omaggio di una cos lusinghira verginit?

Garance - Non so... Non lo capisco ancora.

Michele - Vogliamo cercare insieme?

Garance - (riprendendosi) No. Non ci tengo a capirmi.

Michele - Pare invece interessante conoscersi.

Garance - (con seriet) Non mi interesso.

Michele - Chi vi interessa allora?

Garance - Per il momento, voi.

Michele - Me? (Come se leggesse una notizia biografica) Gottlieb, nato a Likno nel 1955. Rice-vette i primi rudimenti della sua istruzione presso i padri gesuiti di quella citt. Dopo la rivoluzione del 1974 entr nella scuola di Stato, terminando in seguito i suoi brillanti studi universitari. Nel 1978, appena firmato l'armistizio... .

Garance - (continuando) ...Lasci Likno per motivi politici e venne a stabilirsi a Gradstadt ... Grazie. Il signor Kantz mi ha fatto leggere la nota che vi riguarda. E abbiamo anche appreso in seguito che il fatto di non approvare il governo del vostro paese nativo non comportava necessariamente che voi foste un amico della monarchia.

Michele - Dunque ne sapete quanto me, su Gottlieb.

Garance - No.

Michele - Vi assicuro di s. Quando vi avr detto che passeggiare nel bosco di abeti la mia passione, specie se fa umido, che l'aria aspra che vi si respira diventata per me un nutrimento spirituale, che sono sobrio nell'alimentazione e ascetico in amore, mi chiedo che cosa vi rester ancora da scoprire.

Garance - (sedendoglisi vicino) I motivi della vostra presente condotta.

Michele - Sono assai semplici: una certa passione per le oche. .

Garance - E i motivi di questa passione?

Michele - Un certo disgusto per gli uomini.

Garance - Tutto qui?

Michele - E per le donne. E poi un grande distacco generale, da tutti...

Garance - Tacete!

Michele - Perch?

Garance - Mi sembra di sentire parlare il re.

Michele - Dico ci che provo.

Garance - Lui provava lo stesso.

Michele - E io allora? Mentirei?

Garance - Male.

Michele - Sareste per caso della polizia?

Garance - Al contrario. La vostra causa la mia. Mi credete?

Michele - Non ho pi una causa.

Garance - Signor Gottlieb, incominciate ad imitarmi in modo singolare davvero. Non so pi come prendervi... ma..

Michele - Non prendetemi affatto.

Garance - (con forza) Ho bisogno di voi, non capite?

Michele - S, s... capisco.

Garance - nel vostro interesse allearvi con me.

Michele - E a quale scopo?

Garance - Credete davvero che beva la storia delle vostre passioni agresti? buona tutt'al pi per il professor Minarey! Le oche e l'amnesia! Via Gottlieb: io vedo chiaro nel vostro giuoco. Non si guarisce dall'oggi al domani dalla passione del potere, quando si era preparati, come lo eravate voi, a sacrificare la vita! Quando Michele parlava del suo distacco, lui, che era nato con le migliori carte in mano, faceva veramente piet! Ma quando voi, Gottlieb, che siete venuto dal nulla, che avete dovuto salire uno per uno tutti i gradini, affettate lo stesso linguaggio del re, perlomeno curioso... Allora non vi credo pi e rido.

Michele - Ridete.

Garance - Confessate che il vecchio Minarey vi ha deluso, e che ora lavorate di nascosto per vostro conto! Raccontando tutto ai terroristi, il professore ha provocato lo scacco del vostro piano. Ora, voi non volete pi rischiare la vita per questo vecchio bambino e avete ragione! cos, non vero! chiaro! Non c' dubbio! E la commedia delle oche per togliergli tutte le speranze di riavere la vostra collaborazione. cos, non vero? Ditelo!

Michele - E perch? Vi ascolto e ammiro la vostra immaginazione.

Garance - (caricando) Gottlieb! bene essere prudenti. Ma non bisogna esserlo eccessivamente. Imparerete a conoscermi.

Michele - Convenite che fino ad ora non m'avete molto aiutato. Non so nemmeno chi siate.

Garance - vero.

Michele - Vorreste ispirarmi fiducia, presentandovi qui sotto una falsa identit!

Garance - (entusiasta per quella che crede essere la perspicacia di Gottlieb) vero!

Michele - Grave errore psicologico... Se dovessi veramente eseguire i progetti che mi avete prestato, esiterei molto prima di fare di voi la mia complice. (Una pausa).

Garance - Grazie. La lezione meritata. Vedete? So incassare.

Michele - Gi... A meno che il mostrarvi cos non sia altro che una delle vostre abilit supplementari.

Garance - Cosa vi fa sospettare di me?

Michele - (sorridendo) Non si sa mai con qualcuno che non si conosce... Sentite... Voglio farvi una confessione... Mi rammentavo del nostro primo incontro... il giorno dell'attentato.

Garance - Come? M'avevate riconosciuta?

Michele - Dal primo momento. Una creatura della vostra bellezza non si dimentica facilmente.

Garance - Ma allora... da un quarto d'ora vi state prendendo giuoco di me?

Michele - Ugo mi ricevette molte volte ed io conosco la sua vera segretaria. La vostra menzogna mi aveva messo in sospetto...

Garance - Siete molto forte.

Michele - Molto pi di quello che non pensiate.

Garance - Allora... chi credete che sia?

Michele - Difficile a dirsi... Una dama dell'aristocrazia, certamente molto colta...

Garance - Continuate a prendermi in giro?

Michele - Eccomi costretto a rivedere la mia diagnosi. Finora avete usato un linguaggio corretto... quasi letterario... che si acquista di solito con la lettura dei classici.

Garance - Guarda un po'... Ma divertente ci che state dicendo.

Michele - Inoltre... quando mi si tir fuori dal bagno... Voi eravate nella camera del re e parlavate di Michele III, come se lo aveste conosciuto personalmente... Non era da tutti conoscerlo, se non dell'aristocrazia.

Garance - (decidendosi a dire la verit) Bene... Ero l'amante del re.

Michele - Che mi dite?

Garance - II mio un nome di teatro: Garance. Conoscerete forse, la cantante...

Michele - (con finta sorpresa) Garance!

Garance - Come lo pronunciate bene! Qui dicono Garanze . cos brutto!

Michele - In questi ultimi tempi ho spesso ripetuto questo nome con la pronuncia esatta.

Garance - Allora mi conoscevate!

Michele - S... no... cio... s... da lontano... Ho assistito alla prima rappresentazione della Traviata.

Garance - Eravate alla prima?

Michele - S... ero molto lontano, come vi dicevo... molto in alto, perduto in mezzo alla folla... Non vi riconobbi immediatamente... Ma ora vi ritrovo...

Garance - Eravate in teatro! Se vi avessi gi conosciuto, e avessi saputo che eravate in teatro, che serata sarebbe stata.

Michele - Per voi fu una serata trionfale!

Garance - Sciupata, come sono sciupati tutti i miei migliori ricordi.

Michele - Da che?

Garance - Dagli uomini. Potrei dire da un uomo. Dall'et di quindici anni, dovunque mi trovi, Gottlieb, qualunque cosa faccia, c' un uomo. Un uomo che non amo, ma che mi utile e che devo fngere di amare. Cambia la sua faccia, la statura, la voce, i modi; ma ho l'impressione che sia sempre lo stesso. Colui che mi mantiene, il mio nemico mortale.

Michele - E chi era quella sera il nemico mortale di turno?

Garance - Il re Michele.

Michele - Ah!

Garance - Ho cantato bene la sera della prima, vero? Quando canto bene sono cos felice, sapeste! felice come una ragazzina... Poi la sala si riaccesa e ho visto il re, nel suo palco di proscenio, che mi applaudiva e mi faceva segni impercettibili... Bisogn bene che gli sorridessi, inchinandomi verso di lui... lo notaste?

Michele - S, credo di ricordarmene... M'era parso naturale, come a tutti.

Garance - E dopo quel sorriso non rimaneva pi nulla della mia felicit. Ero di nuovo nella realt.

Michele - Signorina, non vorrei sembrare severo, ma mi pare che un'artista pu organizzare la sua vita senza il costante soccorso di un protettore...

Garance - Dipende dall'artista. (Dopo una breve pausa) Conoscere la via Sainte-Laure a Marsiglia?

Michele - No, perch?

Garance - una stradetta che d sul porto, ed fra le pi strette e le pi sudice di tutta Marsiglia... a via Sainte-Laure che sono nata. A quindici anni mi dissero che avevo una voce graziosa e, vedendo come facevano le ragazze della mia et per guadagnarsi un po' di denaro, decisi di fare come loro, ma di farlo bene, di non diventare, cio, una prostituta, ma una cortigiana. Bisognava prendere lezioni di canto e fu allora che andai a trovare il droghiere. A sedici anni, per poter cantare nei cori, feci qualche visita ai segretario di scena. Grazie al direttore di orchestra ottenni in seguito qualche particina, ma dovetti bene, in qualche modo, farmi notare dal tenore, per essere imposta come comprimaria e poi come protagonista. Sapevo da dove venivo e sapevo dove volevo arrivare: scelsi la strada pi spiccia. Tutti gli ostacoli che avrebbero potuto distogliermi dallo scopo, li ho scartati senza piet per nessuno, senza debolezze per me stessa. Una o due volte ho incontrato sulla mia strada un uomo che avrei potuto amare, ma ho subito smesso di vederlo. Non ho conosciuto che uomini utili, e soltanto per questo li ho frequentati: questo mi ha risparmiato dieci anni di sforzi e di miseria. A ventiquattr'anni ero gi celebre in Francia.

Michele - A quell'epoca avreste potuto modificare la vostra tattica, non vi pare?

Gabance - Avevo preso quella piega e non potevo pi considerare gli uomini sotto un aspetto diverso. E poi, dopo la Francia, c'era l'Europa, l'America. Quando ebbi conosciuto la gloria, nacquero altre ambizioni, mi capite?

Michele - Sinceramente no, non capisco. Non capisco come una delle pi celebri cantanti del mondo sia venuta a seppellirsi in questo piccolo paese.

Gabance - Non l'ho scelto io. Questo piccolo paese l'ultimo al mondo che abbia conservato la monarchia.

Michele - Siete monarchica?

Gabance - Non pi che repubblicana o federalista. Ma piuttosto che sposare un re della finanza o della carne in scatola, ho preferito diventare l'amante del re, dell'ultimo re del mondo. Spingerlo avanti, esercitare il mio potere nell'ombra, tenere in mano le fila... mi sembrato che questo sarebbe stato il migliore coronamento per una vita di cortigiana.

Michele - E avete fallito?

Garance - Era un fantoccio-. Se non fosse stato ucciso, sarei forse riuscita a farlo regnare suo malgrado, per amor mio...

Michele - morto. Non parliamone pi. Ma potreste forse provare con Ugo...

Gabance - No, un uomo orribile, mi ha volgarmente umiliata. Lo odio! (Breve pausa) Noi due, Gottlieb, lo cacceremo dal trono.

Michele - Ah, finalmente capisco, come a mia volta, dovrei esservi utile.

Gabance - Non capite nulla, ed per questo che sono venuta a trovarvi.

Michele - Non era forse il vecchio Minarey che siete venuta a sedurre?

Gabance - Il suo solo interesse quello di procurarci dei partigiani per il giorno della rivolta.

Michele - Li avete ottenuti?

Gabance - Tutto dipende dalla vostra accettazione.

Michele - Sono lusingato... Decisamente posso esservi ancora pi utile di quanto non pensassi.

Gabance - Eravate voi che volevo incontrare, che volevo vedere ad ogni costo.

Michele - (sorridendo) Guardatemi.

Gabance - Mi riconciliate col viso del re.

Michele - (che non ride pi) Troppo gentile...

Gabance - La prima volta che vi ho parlato, ho capito subito che avreste avuto una enorme importanza per me.

Michele - Enorme?

Gabance - E quando Minarey mi ha detto che voi eravate quello dei due che inventava e decideva, ho provato un vero sollievo.

Michele - Perch?

Gabance - L'idea di dipendere da voi...

Michele - E avete cercato di piacermi?

Gabance - Terribilmente, al principio. Dal nostro primo incontro, ho pensato a voi ogni giorno... ma ora...

Michele - S...

Gabance - accaduto in me qualcosa di curioso... Credo che sto per innamorarmi di voi, Gottlieb!

Michele - (ironico) Effettivamente molto curioso...

Gabance - S... Credo che per la prima volta nella mia vita, riuscir a innamorarmi!

Michele - Ma bene! E cosa ve lo fa credere?

Gabance - Mai, finora, mi sono mostrata quale sono... Con voi l'ho fatto volontariamente, perch mi accettaste o respingeste in piena cognizione di causa. (Michele ride) Vi amo, Gottlieb... (Michele ride) E se lo dico male che... non ho mai, fino ad oggi, pronunciato queste parole senza mentire... (Si butta in ginocchio).

Michele - Anche in ginocchio; non ho mai visto nulla di pi divertente.

Gabance - Credetemi, Gottlieb! Non per piacervi... Ma perch l'amore mi spezza le gambe, per l'emozione...

Michele - Alzatevi.

Gabance - Vi amo, Gottlieb. Ecco tutto.

Michele - E senza dubbio pensate che insieme potremmo fare grandi cose, non vero?

Gabance - Grandi cose ? Perch dite queste parole?

Michele - Non esprimono forse il vostro pensiero?

Gabance - Ma perch proprio queste parole? Che ne sapete di me?

Michele - Le avete dette voi un minuto fa... Perch sussultate? A mia volta vi trovo ben strana...

Gabance - Scusatemi. Ma lasciatemi il tempo di abituarmi alle parole che mi hanno tante volte servito a mentire e a ingannare. (Ripetendo per se stessa) Grandi cose ...

Michele - Sar piuttosto difficile trovare il giusto significato delle parole, non credete?

Gabance - No, non credo. Ho cominciato con vi amo ed era il pi difficile.

Michele - Per me... il pi difficile sarebbe credervi.

Gabance - Sapr convincervi.

Michele - No, signorina, non sono Michele. Non mi si convince con delle parole.

Gabance - Anche se prometto delle prove?

Michele - Quali?

Gabance - Ascoltatemi.

Michele - Mi incontrate per la prima volta, immagine stessa di un uomo che disprezzavate ed eccomi, qualche giorno pi tardi, il solo amore della vostra vita.

Gabance - Ed forse colpa mia se la vostra rassomiglianza col re non fa che sottolineare la vostra differenza con lui?

Michele - Quanta immaginazione!

Gabance - No.

Michele - S, certo, signorina. Una fertile immaginazione, che per, esercitata in dieci anni di artifici, vi sta giuocando dei brutti tiri. Quale nutrimento per la vostra perversa immaginazione e per la vostra esperta sensibilit, il profondo contrasto di due uomini in apparenza simili. Ma tale contrasto non ha una realt.

Garance - Conoscevo il re meglio di voi.

Michele - Mi conoscereste meglio di me stesso? Avete letto la nota della polizia che mi riguarda.

G-arance - Vostro padre era un modesto sarto. Mia madre, curioso vero? una sarta.

Michele - E dopo? Bella storia...

Garance - la sua stessa ambizione che ci ha fatto uscire di l, e che ci ha guidati.

Michele - Per strade differenti, almeno!

Garance - Voi, voi siete un uomo... Ma certamente avete sentito come me l'umiliazione della schiavit per trovare la forza di abbandonare i ranghi e di pensare al potere.

Michele - Il potere! Il potere! Chi vi dice che re Michele non lo avrebbe desiderato e non lo avrebbe ottenuto, se non se lo fosse gi trovato fra i piedi, come un animale domestico? Chi vi autorizza a mettere in dubbio la sua forza d'animo? Egli disprezzava il potere. Ma non era forse pronto a battersi, per conservarlo, quando credeva al vostro amore?

Garance - Chi vi ha detto questo?

Michele - Voi, un minuto fa.

Garance - vero! Come nobile difenderlo con tanto calore.

Michele - Niente affatto. naturale.

Garance - Egli non lo merita. Tutti gli uomini sono capaci di interpretare per cinque minuti la commedia della virilit...

Michele - Veramente! E chi vi ha detto che Gottlieb...

Garance - Come?

Michele - (riprendendosi) S. Chi vi dice che io, Gottlieb, abbia mai fatto altra cosa? Certamente c' un piano, il mio piano che mi meraviglia: simulare fervore per la causa monarchica, conquistare la fiducia del re, per poter pi tardi prendere il suo posto. Ma chi vi dice anche che questo piano non sia altro che un'idea, anzi una fantasticheria fatta da Gottlieb, di sera, accendendo l'ultima sigaretta mentre sta a letto. Al mattino, svegliandosi, egli ci crede ancora, come a un sogno benefico che lo consoli della sua vita amara. Racconta il suo sogno a Minarey, un altro fallito, ma pieno di una ambizione invecchiata come il cognac e ormai senza speranza! Minarey considera il sogno come la sua nuova giovinezza. Ed ecco la macchina eroica in marcia. Gottlieb ormai non pu pi indietreggiare. Egli viene presentato alla polizia che lo assume quale sosia del re, in circostanze pericolose, esattamente come facevano ancora i re o i fhrer o i conducator o i poglavnik una cinquantina d'anni fa. Ma chi vi dice che il pericolo quotidiano che Michele affrontava con quel suo famoso distacco dalle cose , senza nemmeno pensarci su - come un obbligo professionale - chi vi dice che non abbia invece fatto tremare Gottlieb? S... Chi pu provarvi che io, Gottlieb, non abbia tremato di paura il mattino della sfilata, quando avrei dovuto trovare la morte?

Garance - Perch cercate di sminuirvi cos?

Michele - (con indignazione) Perch troppo ingiusto, alla fine, mettere lui sopra un piedistallo e me pi in basso della terra.

Garance - (gridando) Ma il contrario!

Michele - Gi... gi... io su un piedistallo e lui pi in basso della terra. Non meno odioso!

Garance - Gottlieb!... Non sapete pi quello che dite. (Oli si avvicina) Ascoltatemi. Vi offro il mio amore, il primo che abbia mai provato. Non vi chiedo nulla in cambio. Gli uomini che mi hanno avvicinata non contano. Vengo a voi come una giovinetta che non ha mai conosciuto la felicit. Vorrete respingermi?

Michele - Sto ripetendo che vi sbagliate! Io non voglio un omaggio che non merito. In ogni caso, che non merito pi di quanto non lo meritasse l'uomo al quale lo rifiutaste.

Garance - Voi non gli rassomigliate nemmeno pi, quando parlate cos.

Michele - Questo preteso amore assurdo! Non fondato su nulla. Bisogner che lo gridi perch lo ammettiate? Volete forzarmi a distruggerlo con una parola che per tutta la vita vi far vergognare di voi stessa?

Garance - Non lo potreste.

Michele - Con una sola frase potrei spogliarvi della illusoria purezza con la quale mascherate le vostre reali impurit: voi state facendo con me lo stesso gioco che vi riuscito con tanti uomini utili . Tutto qui.

Garance - Gottlieb!

Michele - Ma questa volta lo condite con una furberia supplementare, che quella di negare la furberia stessa. Mille scuse, signorina; ma il gioco non attacca.

Garance - Gottlieb, vi giuro che sono sincera.

Michele - Andiamo! Non l'avete ugualmente giurato al re? non l'avete giurato a Ugo?

Garance - A Ugo? come lo sapete?

Michele - Ma... Non lo so di preciso. Mi informo. E voi dite: Come lo sapete? .

Garance - S! S! l'ho detto. Anche a Ugo, e a tanti altri ancora. Ma una ragione sufficiente questa per non credermi quando lo dico a voi da cui non aspetto niente?

Michele - Niente? Ma sperate da me ci che attendete dagli altri. Sperate ch'io serva alle vostre ambizioni, che vi aiuti a realizzare il sogno di cortigiana. E per giungere a questo, mi portate lo stesso amore da quattro soldi che vi ha aiutata a salire tutti i gradini fino al penultimo , e siccome l'ultimo passo quello che costa, l'amore che mi offrite riverniciato, rinnovato, ridorato, fiammante come nuovo. Grazie. Ne faccio a meno.

Garance - Gottlieb, vi ingannate. Non aspetto nulla e non spero nulla da voi. Vi supplico solo di credermi.

Michele - A che scopo? Ad ogni modo, non contate su di me per servire ai vostri progetti. Non avrete mai il ben che minimo aiuto.

Garance - Non ve ne andate?

Michele - (guardando l'orologio da polso) Le oche hanno fame.

Garance - Non ve ne andate, senza prima avermi ascoltato.

Michele - Ancora? Non avete detto tutto?

Garance - Non tutto. Ho sempre pensato che, se mi fosse capitato per puro miracolo di innamorarmi, non avrei accettato nulla dall'uomo amato. Mi credete?

Michele - la comune santificazione delle donne del vostro stampo.

Garance - Accettate almeno ci che vi porto.

Michele - E cio?

Garance - La regalit.

Michele - Come avete detto?... No, no, mai, a nessun prezzo.

Garance - Perch? Ci avete mai pensato?

Michele - Mai.

Garance - Perch il professor Minarey diventasse presidente della repubblica, avete ben rischiato la vita.

Michele - S, ma non riuscito. Adesso sono -stanco di complotti e di rischi.

Garance - Questa volta sono io che rischio tutto. Lasciatemi fare.

Michele - Debbo pensare alle oche.

Garance - Gottlieb! Se il vostro piano fosse riuscito, se foste arrivato a prendere il posto di Michele, anche solo per la rassomiglianza, non vi sareste comportato con me...

Michele - ...come?

Garance - ...come si comportava il re?

Michele - Pu darsi. Anzi, quasi certamente.

Garance - Bene. E allora, se vi conduco dove non siete riuscito ad arrivare, mi trovereste allora degna di voi?

Michele - Dimenticate, che il mio solo atto da re sarebbe stato quello di abdicare, e decretare immediatamente l'avvento della repubblica: questo era il mio scopo. Finirla una buona volta nel mondo con la monarchia e mettere la nazione al passo con le grandi democrazie.

Garance - (guardandolo intensamente) E voi Gottlieb dimenticate che avrei bene saputo impe-dirvelo?

Michele - (sostenendo il suo sguardo) Pu anche darsi, dopotutto... (Bid) Ah, povero Gottlieb! Caro idealista. Gentile repubblicano storico. Anche tu saresti stato un po' re... forse l'ultimo re dell'ultimo regno.

Garance - Voi lo sarete, Gottlieb! Volete accettare?

Michele - Mi piacerebbe sapere come contate raggiungere il vostro scopo.

Garance - Lasciatemi fare. Baster che voi vi mostriate al momento giusto.

Michele - E Rantz? E il vecchio Minarey?

Garance - Ci serviremo di essi e poi li elimineremo.

Michele - E Ugo? Credete che abdicher cos facilmente? Lo si dipinge coriaceo e furbo...

Garance - Nessuno lo ama. Da quando il re morto, il popolo venera la sua memoria.

Michele - Peccato che sia morto...

Garance - Ma voi siete vivo. Tra qualche giorno nel paese correr la voce che il re non morto, che un suo sosia, un certo Gottlieb, morto al suo posto nell'attentato.

Michele - (scoppiando a ridere) Andiamo... Nessuno lo creder.

Garance - Forse. Ma tutti lo ripeteranno. E un giorno Rantz, l'ex ministro degli interni, lui stesso rifugiato all'estero, a Parigi, per esempio, far alla stampa una dichiarazione sensazionale che confermer la leggenda... Michele vivo! Egli si nasconde dopo essere sfuggito per miracolo all'attentato ordito da suo zio Ugo. Presto Michele sar restituito al suo popolo . E voi sarete re!

Michele - E voi al mio fianco.

Garance - Non detto.

Michele - (ironicamente) Ma come? E i tesori di devozione che potreste ancora consacrarmi? Sareste capace di abbandonarmi sul pi bello?

Garance - L'importante per me sar di dimostrarvi il mio amore. Forse trover un mezzo sicuro.

Michele - Quale?

Garance - Lasciate che ci pensi.

Michele - Mi rimetto alla vostra ingegnosit. (Le si avvicina).

Garance - Dicevate... che le oche hanno fame...

Michele - S, ma voi cominciate ad interessarmi.

Garance - Credete, Gottlieb, che potrete amarmi?

Michele - Spero proprio di no... (Garance alza gli occhi a lui con sincero spavento). Ma c' in voi, devo convenirne, qualcosa che... mi commuove...

Garance - E accettate di tornare a essere voi stesso?

Michele - (riprendendo il gesto di Gottlieb, sferra un pugno al tavolo) Far quella parte!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena del primo atto.

( mattina. Ugo in letto, nello stesso posto gi occupato da Michele. Dopo qualche secondo, egli si sveglia di soprassalto).

Ugo - Guardie!

Una voce di Donna - (di sotto le coperte) State sognando, monsignore?

Ugo - (svegliandosi) Ah! S... sognavo... Che incubo orrendo. (Con impazienza) E il pendolo che segna sempre mezzogiorno. Che ora ?

La Donna - (si allunga fino alla tavola da notte, vi prende un paio di occhiali, li infila: riconosciamo Marta) Le sei e mezzo.

Ugo - La mia ultima notte regale, piccola cara...

Marta - Se cos si pu dire, monsignore...

Ugo - In ogni caso l'ultima notte che avr passata con voi... Non mi rimpiangerete, lo so. Nessuno mi rimpianger...

Marta - Oh!

Ugo - Da due mesi voi dividete con me questo letto solo perch ve lo impongo. Lo so. (Marta fa per protestare) Ho voluto cos. (Nuovi segni di protesta) Non simulate!

Marta - Va bene, monsignore.

Ugo - Va bene, monsignore , Va bene, monsignore! e perch no Maest? Da due mesi non sapete dire altro, come se fosse convenuto dall'eternit che il mio regno dovesse essere soltanto provvisorio. Non saremmo certo a questo punto se non avessi dato importanza alle vostre riserve non formulate o ai vostri opportuni silenzi.

Marta - (senza convinzione) Forse tutto non ancora perduto, monsignore.

Ugo - (con l'animazione della paura) Invece s, tutto perduto! Ieri sera ho telefonato agli ambasciatori delle due grandi potenze. Ho detto loro: Non avete alcun interesse a tollerare un focolaio di disordine nel mondo: da due giorni la rivolta divampa, io stesso sono sfuggito per miracolo a due attentati, aiutatemi o sono schiacciato.

Marta - E hanno risposto?

Ugo - Stealaway non l'ho capito bene: ha la voce nasale. Parlava di diritto del popolo nello scegliersi il sovrano. Non ho insistito.

Marta - E Ladatsceff?

Ugo - Ladatsceff? Ah, quello! Sembrerebbe, secondo sua eccellenza, che io prenda gli avvenimenti un po' troppo al tragico . Dite un po', ha perfino aggiunto: La vostra rivoluzione ha la grazia un po' fuori moda di un valzer di Vienna. Ci si crederebbe nel 1949. La verit che se ne infischiano completamente di quanto mi pu succedere. Dopo l'abdicazione dei nostri cugini di Gran Bretagna, sono riusciti a mettersi d'accordo su un solo punto: lasciar sussistere un solo piccolo regno nel mondo per il loro divertimento, come si conserva un villaggio di pellirosse o un battaglione di dervisci. Alla fine troppo stupido! Avrei dovuto pensarci prima. Siamo sopportati perch divertiamo senza danno per loro, per le grandi democrazie! Il danno naturalmente, se ci sar, sar tutto nostro. E dicono che non devo prenderla tragicamente, questa specie di frenesia di attentati e di cospirazioni. Non pi tardi di ieri sera un ufficiale della guardia ha sorpreso il mio domestico personale, il vecchio Nicola, che tentava di riinnescare una vecchia bomba arrugginita. Noi li divertiamo, vi dico. E se fra poco sar proclamata una repubblica parlamentare, le cinque parti del mondo si faranno delle matte risate.

Marta - Credete all'avvento della repubblica?

Ugo - Una volta scomparso io, di certo.

Marta - Ma il re...

Ugo - Quale re? Michele morto, lo sapete meglio di ogni altro! Non crederete anche voi alla favola assurda che si racconta da due settimane. Gottlieb Gottlieb! Egli non mira a diventare re, ve lo giuro. Ogni giorno il mio ministro degli interni mi invia un rapporto dettagliato su ci che Gottlieb fa e dice... Dal mio avvento al trono, egli si dedica all'allevamento delle oche e non vuol vedere nessuno. Come lo capisco. Se avessi potuto prevedere che il potere mi avrebbe dato cos poca gioia e cos grandi ansiet, avrei fatto come Gottlieb! (Sussultando) Non avete sentito una trombetta?

Marta - Una trombetta? No. Perch?

Ugo - (dopo un sospiro di sollievo) Il colonnello della guardia mi ha detto che se un pericolo mi minacciasse, mi avvertirebbero due squilli di tromba.

Marta - E in tal caso?

Ugo - Dovrei correre nel seminterrato, nella sala delle guardie, dove alcuni soldati, sembra, mi farebbero scudo del loro corpo. divertente! Non avete sentito nulla? Proprio nulla?

Marta - Proprio nulla. Da ieri sera, c' un silenzio assoluto, sia fuori che qui.

Ugo - Qui comprensibile. Dopo la storia del vecchio Nicola, ho fatto sgombrare dei suoi abitanti tutto il palazzo... Ma fuori, il silenzio mi inquieta... Ah se potessi almeno sapere chi alla testa del movimento. Mi lasciano senza notizie. Mi tradiscono! Hanno tagliato il telefono. Dopo la sparatoria degli ultimi due giorni, m'ero assuefatto all'idea di sparire nel fracasso del cannone!... Ma questo silenzio... (Va verso la finestra, tira con prudenza le tendine e guarda fuori tenendosi da un lato) Oh! Guarda: la prima neve dell'anno. Tutto pulito. (Una pausa) Che silenzio. (Breve squillo di tromba dall'esterno).

Marta - Questa volta...

Ugo - (con una smorfia) Credete?

Marta - uno squillo di tromba.

Ugo - Ma uno solo... E non vedo nessuno sulla piazza... Questo squillo forse non riguarda me. (Altro, squillo) Ora s. Ora riguarda me. Due volte... proprio il segnale convenuto.

Marta - (vedendo che Ugo non si muove) Forse sarebbe prudente...

Ugo - (senza entusiasmo) Gi. E allora, andiamo. Scudo dei loro corpi . (Pi impaurito che emozionato) Arrivederci, piccola mia... Voi non mi avete abbandonato, e questo bello... Del resto so che non avreste potuto fare altrimenti... Ma bello lo stesso. (Con galanteria meccanica) Mi sono molto distratto con voi... e i vostri deliziosi pudori... Mia moglie non ne ha pi da molti anni; (con forza) ma come avrei fatto meglio a restare vicino a lei au dessous de la mle nel mio castello di Rottenberg! (Esce).

Marta - (si dirige verso la porta dell'ufficio, la apre) Spero, maest, che abbiate passato una notte non troppo cattiva...

Michele - (entra finendo di abbottonare l'uniforme) No, no... I tappeti sono morbidi... Che succeder adesso?

Marta - finita. Col pretesto di proteggerlo, i soldati lo circonderanno e lo faranno prigioniero.

Michele - Mi sembrava di aver sentito dire che la guardia sar fedele fino alla fine.

Marta - Certo, fino alla fine. Ma non oltre. Siamo alla fine . I ministeri sono occupati dai nostri. Non si tratta che di una formalit. Eccovi di nuovo nostro re, maest...

Michele - Mille grazie. Vi fa tanto piacere?

Marta - il pi bel giorno della mia vita.

Michele - Ah, bene, meglio cos. L'avete ben meritato.

Marta - Perch?

Michele - Lo zio Ugo russa troppo.

Marta - (con un sospiro) Ma c'era qualcosa di peggio...

Michele - Non osavo dirlo...

Marta - Ma non me ne pento, dal momento che mi sono sacrificata per voi, maest.

Michele - (inquieto) Ah, grazie infinite... (A se stesso) Ci deve essere qualcosa in me che suscita tale forma di devozione.

Marta - (verso Michele) Maest...

Michele - (netto) Forse, signorina, potreste cominciare a vestirvi... Anch'io far lo stesso e pi tardi continueremo il colloquio...

Marta - (risoluta) No, maest! Ho atteso troppo.

Michele - Avete atteso troppo che cosa?

Marta - Questo momento... Il momento nel quale avrei potuto dirvi che vi amo...

Michele - Ah, no!

Marta - Domando umilmente scusa alla maest vostra.

Michele - Fate bene.

Marta - Fino a ieri non ero che la vostra segretaria: non abitavamo lo stesso pianeta. Ma oggi eccomi vostra alleata. Appena mi stato richiesto, ho lavorato anch'io come gli altri a rendervi il trono... E allora... ho pensato... che la mia ricompensa sarebbe stata quella... d dirvi che vi amo...

Michele - L'avete detto. Eccovi ricompensata. Non parliamone pi.

Marta - Come? Dopo tre anni che sono al vostro servizio, non penso che a voi, non sogno che voi... Quando vi si creduto morto, ho pianto per giornate intere...

Michele - Come quando mi si creduto morto ? Ma io sono morto! Infine... voglio dire, il re morto, lo sapete benissimo!

Marta - Tutto il paese sa, ora, che fu il vostro sosia a essere ucciso!

Michele - Il paese... S! Il paese fatto per credere quello che gli s vuol far credere. Ma voi, signorina, voi eravate presente quando mi fecero uscire dal bagno...

Marta - S.

Michele - E allora, se una sola persona sulla terra deve credermi Gottlieb, questa persona siete voi.

Marta - L'ho creduto per un momento. Ma quando il corpo venne esposto nella sala grande, quando vidi al suo collo la crocetta di rubini che vi avevano rubata e che avevamo cercato tanto insieme senza trovarla...

Michele - Gi... Allora?

Marta - (continuando) ...compresi che si trattava ancora di uno strattagemma per far credere che il morto eravate voi...

Michele - (bruscamente) Un momento...

Marta - Che cosa?

Michele - stata resa di pubblica ragione, dopo la mia morte... Voglio dire dopo la morte di Gottlieb, questa storia della croce?

Marta - No. Sembrava cos naturale. Ugo teneva questo argomento in riserva, per il caso che qualcuno avesse dubitato....

Michele - Voi non ne avete parlato a nessuno?

Marta - No. Perch?

Michele - Ascoltatemi bene: inteso, io sono Michele. Ma vi una sola persona al mondo che non dovr mai saperlo. Garance.

Marta - Ancora?

Michele - Pi che mai.

Marta - Non vi ha forse fatto soffrire abbastanza?

Michele - Si vede che sono resistente. D'altronde non deve riguardarvi. Rammentatevi bene questo: lei mi crede Gottlieb. Non bisogna disingannarla, capite?

Marta - Ah, no e poi no!

Michele - Tanto peggio. Andate a vestirvi!

Marta - Ho il diritto di sapere.

Michele - Tacete! Ve lo ordino. Sono o no il re?

Marta - Voglio capire!

Michele - (con stanchezza esasperata) Essa ama Gottlieb!

Marta - (quasi piangendo) Io amo Michele!

Michele - Ohim! Ciascuno ama quello che si merita. (Si bussa alla porta) lei. Passate di qui. E aspettate che vi si faccia uscire... Ma vestita. (Chiude la porta dell'ufficio dalla quale Marta uscita. Va verso la porta principale, ma questa si apre di colpo e Eantz entra come un bolide).

Eantz - Vittoria!

Michele - (deluso) Sedetevi.

Eantz - Sedermi?

Michele - Sembrate affannato.

Eantz - La gioia... Ugo stato arrestato dalla sua stessa guardia. Fra un'ora il popolo sapr che ha ritrovato il suo vero re. splendido!

Michele - Signor Eantz, comprendo male la vostra emozione.

Eantz - La mia emozione? ma entusiasmo, maest.

Michele - Ah, non voi, no. Siamo soli qui!

Eantz - Ebbene?

Michele - Non chiamatemi maest. Sapete perfettamente chi sono.

Eantz - Non voglio pi saperlo.

Michele - Come?

Eantz - A guardarvi cos, in uniforme, un'idea mi balenata con la forza dell'evidenza.

Michele - Che idea?

Eantz - Vi sta bene.

Michele - L'uniforme? E allora?

Eantz - (insinuante) Conservatela.

Michele - Non dubitate: l'ho appena indossata.

Eantz - (dopo una pausa) Eh? Come? Non si sa mai a che cosa pensate!

Michele - Vero? Mi accade sovente. E allora cerco... cerco...

Eantz - (quasi ilare, in confidenza) Fra noi, ora lo posso dire, ma la prima volta che vi ho veduto da Minarey, non mi avevate fatto buona impressione.

Michele - E voi nemmeno.

Eantz - No?

Michele - No, ve l'assicuro.

Eantz - Ma guarda! (Scuote la testa) Da parte mia vi trovavo un po' inquietante...

Michele - Davvero? E perch?

Eantz - Mi ricordavate il re.

Michele - E ora?

Eantz - Ora siete il re. Tutto stato fatto con una tale precisione! Avete del genio!

Michele - Garance mi ha molto aiutato.

Eantz - Che donna, eh?

Michele - A proposito, non l'ho pi vista dall'inizio dei disordini, dov'?

Eantz - Dovunque, in ogni momento. prodigiosa: dovunque!

Michele - E... stamane!

Rantz - Non dovrebbe tardare. Figuratevi che ieri sera tutto stava per andare a monte. Telefono al ministro dell'interno...

Michele - Cosa?

Eantz - Ma s, il mio successore, sapete... Colui cui avevo promesso gli affari esteri perch chiudesse un occhio sulla nostra attivit...

Michele - Gi... dimenticavo. E allora?

Eantz - Mi dice: Eantz, ho una crisi di coscienza! . Gli rispondo: Mio caro, curati. E lui: La fine della sollevazione incerta e mi domando se non devo scatenare la polizia contro i rivoltosi . Gli rispondo: Non lo fare! Mi dice: Ugo mi ha fatto ministro ed forse questo il mio dovere . Gli rispondo: Mio caro....

Michele - (interrompendolo) Bene... bene... e Garance?

Eantz - Eccoci: lei era al ricevitore e dice: Ora ci vado io! . Le rispondo: Mia cara, voi siete pazza! .

Michele - (interrompendo) Bene. E poi?

Eantz - Ci va. Un'ora pi tardi il ministro mi richiama...

Michele - La crisi era passata?

Eantz - Perfettamente. Rinunciava a combatterci.

Michele - E Garance?

Eantz - Era tardi, e le strade assai malsicure. Ha preferito dormire al ministero.

Michele - L'avrei giurato!

Eantz - Perch?

Michele - Per niente. Spirito di sacrificio... (Fa un gesto).

Eantz - Che volete? Ella mi ama...

Michele - Eh? Come? E lo credete?

Eantz - (in confidenza) stata lei a dirmelo.

Michele - Gi. E magari ve lo ha anche provato...

Eantz - Una volta.

Michele - Quando?

Eantz - Il giorno in cui mi chiese di esserle alleato.

Michele - E non vi sorprese che vi amasse?

Eantz - (vano) No. In amore non si sceglie.

Michele - (accasciato) cos... Permettete che mi riposi un po'?

Eantz - Non vi sentite bene!

Michele - Sono un po' scosso da tutti questi avvenimenti. (Si stende).

Eantz - Vi lascio solo.

Michele - Grazie.

Eantz - D'altronde se ho tenuto a vedervi per primo e a dirvi tutta la mia gioia, era a causa di... infine... ricordate che cosa vi ho detto a proposito deh'uniforme?

Michele - Quale uniforme?

Eantz - Quella che indossate. Conservatela... Non instaurate la repubblica...

Michele - Garance decider.

Eantz - Garance? Allora regnerete, ed io sar presidente del consiglio. (Entra Garance).

Garance - (fermandosi un momento sulla porta) Finalmente! Vi stavo cercando, Eantz. ;

Eantz - Ma stavo appunto qui, tesoro mio. (Va verso di lei, le prende una mano).

Garance - (rivolgendosi a due guardie sopraggiunte) Arrestatelo. Ordine del re. (I soldati afferrano Eantz).

Eantz - Ma che succede? Questa volta non capisco davvero. Lasciatemi immediatamente.

Voce di Eantz - (di dentro) Ma che ? Chi ha dato l'ordine? Non capisco! Lasciatemi... (Garance chiude dolcemente la porta. Michele seduto sul letto).

Garance - Vedete bene, Gottlieb, che il mio progetto non era cos pazzo. Fra qualche minuto il paese sapr che ha ritrovato il suo re.

Michele - E voi?

Garance - Io? Credo di sognare... Posso toccarvi la mano, parlarvi... Ed eccoci nella stessa situazione di tre mesi fa, se il vostro piano fosse riuscito.

Michele - Ah, no, niente affatto.

Garance - Come no?

Michele - Se l'attentato non avesse avuto luogo, e se fossi riuscito a prendere il posto del re, voi non mi avreste amato.

Garance - Ma non pensateci. Del resto il mio istinto mi avrebbe subito prevenuto della sostituzione.

Michele - Ammiro la vostra certezza.

Garance - D'altronde, che importa? Voi siete qui. E sono io che ho permesso la rivincita. E vi amo. Tutto va bene.

Michele - E ora che contate di fare?

Garance - Sono qui per domandarvelo.

Michele - Perbacco! Sperate forse che vi dica Restatemi vicina, l'avete ben meritato! .

Garance - No, Gottlieb. La mia sola speranza che voi crediate al mio amore. Non abbiamo che pochi minuti davanti a noi e, per me, essi saranno decisivi. Quello che ho fatto in queste tre ultime settimane, l'ho fatto per voi e non per me. Far ci che deciderete. Se avete fiducia in me, resto.

Michele - (scuotendo la testa) Voi restate Garance, tre settimane fa mi avete esternato il vostro incredibile sentimento. L'indomani stesso mettevate in marcia quella macchina che oggi mi proclama re, senza che io abbia fatto un sol gesto. E durante queste tre settimane, non vi ho incontrata se non per dirvi buon giorno o attorno a un tavolo per decidere un piano tattico... Prima di andare pi in l, sarebbe ora di veder chiaro, non credete?

Garance - Che volete dire? Io ho visto chiaro fin dal primo giorno. Vi amo. evidente. Voi stesso mi avete detto che il mio sentimento per voi commovente.

Michele - E irritante nello stesso tempo.

Garance - Perch?

Michele - Voi ignorate l'amore. Avreste potuto morire un mese fa snza averlo mai conosciuto! (L'afferra per i polsi).

Garance - Mi fate male!

Michele - Scusatemi. Quando mi sono lasciato convincere, ero irritato dal fatto che portavate a quel Gottlieb, che non conoscevate affatto, un amore che avete rifiutato a tanti altri... Fra tutti gli uomini che vi hanno avvicinata, non credete almeno che uno solo di essi avrebbe meritato da voi ben altro che la vostra indifferenza o il vostro disgusto?

Garance - Per me lo stesso.

Michele - Non per me. Quando penso che quell'uomo forse esistito...

Garance - (netta) Non pensateci.

Michele - Facile a dirsi... Egli vi ha forse amato con tutta l'anima! Forse vi ama ancora. Chi lo sa?

Garance - E con questo?

Michele - Chi vi prova che Gottlieb vi ama?

Garance - Perch parlate in terza persona quando si tratta di ferirmi?

Michele - Forse voi sarete sempre indifferente al nuovo re Michele.

Garance - No, Gottlieb! Certamente, no! Se vi fossi indifferente, non usereste tante parole per torturarci a vicenda. Il sentimento che provate per me, forse non amore, ma non nemmeno indifferenza. No. un sentimento strano... che non assomiglia a nulla... come tutto ci che mi viene da voi...

Michele - Tutto, se volete... salvo il volto. Ma anche questo particolare aggiunge stranezza, non vero?

Garance - Forse.

Michele - E tanta stranezza non vi consiglia prudenza?

Garance - Ho scelto io di correre un rischio. Ho forse posto una sola condizione? Accettandomi vicina a voi, potreste rendermi felice! Ma sar appena un poco meno felice, se mi farete soffrire... La sola preghiera che vi faccio, Gottlieb, di credere a un amore e una devozione che andranno fino alla morte... Vorrei che foste sicuro che questa devozione, e questo amore hanno dettato la mia condotta da quando vi conosco. Siete l'uomo che ho prescelto. Amatemi o non amatemi se volete, ma non mettete in dubbio la mia sincerit. Se dubitate, la sola prova che potr darvi del mio disinteressamento, sar quella di andarmene, lasciandovi questo trono che ho conquistato per voi, e non rivedervi mai pi... (Pausa) E adesso, rispondetemi, Gottlieb...

Michele - Perch adesso? Non potrei avere il tempo di conoscervi meglio?

Garance - No. Nemmeno cinque minuti.

Michele - (volendo apparire ironico) poco per riflettere...

Garance - Abbastanza per capire. Tutto pronto perch fra cinque minuti il potere vi sia legalmente confermato.

Michele - E dopo?

Garance - Dopo ci vorr una buona giornata per fare il noviziato necessario.

Michele - E lo far senza di voi?

Garance - Voi farete in qualche ora meglio di quanto Michele ha fatto in tutta la vita.

Michele - Non so proprio come ringraziarvi.

Garance - Smettendola col vostro tono ironico. Vi lascio dunque solo, fino a stasera... o per sempre, secondo le vostre decisioni...

Michele - Attenzione. L'avrete voluto.

Garance - S. S. S. L'avr voluto.

Michele - Bene. Non vi un solo essere sulla terra, Garance, che mi ispiri la diffidenza che ho per voi. Tutta la vostra vita intessuta di strattagemmi e di menzogne. Mai avete conosciuto la vergogna o il rimorso, e ignorate ancora, ne sono certo, ci che pu essere l'affiorare lieve di uno scrupolo che trattiene la nostra mano quando siamo pronti a fare del male. Vi siete proibita per tutta la vita la dolcezza di un solo slancio di affetto. Ispirando a tutti l'amore senza mai meritarlo, avete riso delle sofferenze che infliggevate attorno a voi a vostro maggior profitto. E quando, dopo tutto questo, venite a parlare d'amore e di devozione improvvisi, la logica vorrebbe che si scrollassero le spalle. Ma la logica non ha mai condizionato nulla ed io sono ben costretto a credervi. perci che... le sole parole ch'io possa dirvi sono queste: Gottlieb ha molta fortuna . E se impiego la terza persona, non sar, questa volta, per ferirvi. La vostra felicit dipende da Gottlieb, restate dunque vicina a lui. Egli vi apre le braccia, Garance, venite...

Garance - Mi accogliete? Mi prendete accanto a voi?

Michele - Venite... (La prende fra le braccia, la bacia sulla fronte e sulle labbra).

Garance - (con un rapimento d'autentica ingenuit) questo il bacio dell'uomo che si ama?

Michele - (staccandosi) Quasi...

Garance - (con un sorriso timoroso) Che vuoi dire?.. Ora non hai pi dubbi Gottlieb... Fai apposta per farmi paura, vero?

Michele - Sono io che ho paura.

Garance - Paura di che, amor mio?

Michele - Di essere geloso, terribilmente geloso.

Garance - Bisognerebbe che tu m'amassi, per essere geloso...

Michele - Gi.

Garance - E se tu m'amassi, non avresti nulla da temere. Qualunque cosa avvenga, ora, ti sar fedele per sempre poich non ho amato altri che te. Nessun uomo ha mai contato per me, nessun uomo conter mai pi, lo sai.

Michele - Appunto.

Garance - (preoccupata) Ma che c', amore! Non sarai mica geloso di quei burattini che credevano, dormendo nel mio letto, di ottenere qualcosa. Tu sei al disopra di tutto questo, Gottlieb! Io non davo loro niente. Li lasciavo fare. tutto.

Michele - Taci, ti prego.

Garance - Ti giuro che pensavo ad altro... non certo ai loro gesti.

Michele - (quasi piangendo) Garance.

Garance - (prendendolo fra le sue braccia) Non ci sarai che te, fino alla morte, te lo giuro! Pensa... la sera che Michele mi ha ricevuta qui per la prima volta...

Michele - No... ti prego...

Garance - Sai a che pensavo?

Michele - Non dirlo!

Garance - (un po' sorpresa) Hai ragione... Ma perch tu non sia tormentato, perch tu non abbia paura d'amarmi... Sarebbe cos bello per me... cos insperato... Non ho mai amato altri che te! Non puoi essere geloso di te stesso!

Michele - Come difficile vivere...

Garance - Ma perch, amor mio?

Michele - Non puoi capire.

Garance - Baciami... (Michele la stringe a se. Si bussa alla porta. Come a un segnale convenuto, Garance si alza e va ad aprire).

Garance - (verso l'interno) Portatelo qui... Reste-rete a guardia della porta. (Tornando verso Michele) Non avrei mai pensato che i cinque minuti fossero tanto brevi...

Michele - Che succede ancora!

Garance - Non lo indovini?

Michele - Minarey?

Garance - No... povero professor Minarey! Non so nemmeno pi che fine abbia fatto!... Porse rimasto vicino alla stufa ad aspettare la sua ora... L'aspetter per un pezzo...

Michele - Chi, allora?

Garance - Il re. Chi credevi! Il re!

Michele - Il re!

Garance - Ee Ugo in persona.

Michele - (rapidamente) Ascolta, Garance. Richiudi la porta.

Garance - Perch?

Michele - Non bisogna riceverlo.

Garance - Ma s! Tengo molto a che lui firmi la sua rinunzia in questa camera. Fu qui che ti vidi per la prima volta, ricordi?

Michele - una inutile vendetta. Lascia fare i ministri.

Garance - No, Gottlieb... Finch non l'avr visto umiliarsi nel luogo stesso dove mi ha schernita, l'antica Garance non sar del tutto morta... Tu non hai nulla da temere. Lasciami fare e non aver paura di questo vecchio buffone.

Michele - Non temo nulla per me. Ma so una cosa, Garance, per la tua felicit, non bisogna a nessun costo vedere quell'uomo!

Garance - La mia felicit?! Sai bene a che cosa legata, amor mio... Non certo Ugo che potr qualcosa contro di me. (Si getta fra le braccia di Michele).

Michele - Ti supplico un'ultima volta di darmi ascolto, Garance. Rinunzia al tuo proposito. Lascia che richiuda quella porta. (Garance si stringe a lui quasi per giuoco, ridendo. Michele tenta di liberarsene. Si sente rumore di passi che si avvicinano).

Garance - (sempre scherzando) No. Non voglio! Non voglio!

Michele - Garance! Ti ordino...

Garance - Tu mi ordini? Non speravo tanto... Mi sarebbe piaciuto di obbedire al tuo primo ordine. Peccato... (I passi si sono fermati alla porta. Entra Ugo. La porta si chiude alle sue spalle). .

Ugo - (a. Michele) Povero idiota. Cos credete di poter trionfare? solo perch tenete codesta donna fra le braccia?

Garance - Siete vinto, Ugo... Questa volta avete trovato qualcuno pi forte di voi!

Ugo - S: uno spergiuro e una sgualdrina.

Garance - cos. Sfogatevi pure... Intanto preparo il foglio sul quale, con la migliore calligrafia, firmerete fra poco il vostro solenne atto di rinuncia.

Michele - Permettete? Anche io ho qualche parola da scrivere, solo quattro righe... (Scrive mentre Ugo continua a sbraitare).

Ugo - Disgraziato. Poich sapete bene in che conto tenere simile donna. L'avete vista all'opera, ingannando l'uno, ingannando l'altro e approfittando di tutto e di tutti. Perch vi siete prestato al suo giuoco? Abbandonaste questo palazzo di buon grado, e ora avete fomentato questo complotto contro di me, contro di chi vi ha salvato la vita. E per chi? Per una donna che non vi ama, che non vi amer mai.

Garance - Avete finito?

Ugo - No.

Garance - S, invece. Tenete alla vostra vita?

Ugo - Non mi si pu far uccidere senza processo.

Garance - No, certo. Ma le guardie possono gettarvi in piazza e la folla vi ridurr presto in brandelli. La storia si ripete.

Michele - Permettete? Scusatemi. (Come estraneo alla disputa, Michele si alzato ed ora si avvia verso la porta dell'ufficio di Marta, scomparendo).

Garance - Venite a sedervi qui. (Dopo un attimo di esitazione, Ugo obbedisce) E sentite bene: avrete salva la vita, e sapete perch? proprio perch amo, perch lo amo e non ho pi voglia di vendicarmi di voi n di nessuno. Mi sufficiente, per pagarmi largamente di ci che avete fatto, vedervi seduto l a succhiarvi il pollice con quell'aria infelice di scolaretto preso in fallo. Tutto ci che voglio, di rendervi inoffensivo per sempre, e che il potere non possa essere ancora messo in discussione. Per raggiungere questo, dovrete precisare nel vostro atto di rinuncia alcune cose... Vedete! Sono un po' cambiata.

Ugo - La mia opinione su di voi definitiva, qualunque sia la ragione che vi spinge a risparmiarmi... Ditemi piuttosto di che si tratta.

Garance - Si tratta di rendere autentica una certa voce che corre, prendendone la responsabilit.

Ugo - Come?

Garance - Si tratta di affermare che la voce popolare vera e che quell'uomo veramente il re Michele!

Ugo - Ma certo che lui.

Garance - Non sto scherzando.

Ugo - Allora sono io che non capisco.

Garance - Al contrario, voi capite fin troppo bene. Amo Gottlieb quanto detestavo Michele. E poich il caso ha voluto che questi due esseri, che nulla avrebbe potuto avvicinare, si rassomigliassero come due gocce d'acqua, ho voluto, io, approfittarne e portare l'uomo che amo al posto di quello che non amavo.

Ugo - Che cosa?

Garance - Gi. Sono stata io a inventare la storiella che vi ha perduto. Tutti ci credono. Ma quella storiella sar irrefutabile solo se sarete voi, Ugo, che affermerete sul vostro onore, di avere voluto mettere vostro nipote Michele al sicuro da un attentato di cui avevate avuto notizia, inviando il suo sosia, un certo Gottlieb, a morire al suo posto. Perch vi sbalordite tanto!

Ugo - Signore Iddio, troppo bella! Continuate, vi prego.

Garance - Ora che ogni pericolo passato, voi scomparite e rendete Michele al suo popolo. Per l'opinione pubblica, avrete dunque la bella parte e sarete riscattato. Accettate!

Ugo - Un momento... Se ho capito bene, voi siete innamorata di Gottlieb?

Garance - Credo di averlo detto chiaramente.

Ugo - E Gottlieb quel bel signorino in uniforme che poco fa si assentato tanto a proposito?

Garance - uscito per non ascoltare le vostre idiozie! Ma per me, sappiatelo bene, esse non avranno pi effetto delle vostre ingiurie!

Ugo - (ridendo) Magnifico! Garance, siete sublime!

Garance - Ci che mi importa di sapere se avete intenzione o no di abdicare, alle condizioni che ho detto.

Ugo - Ma s, s, mille volte s!

Garance - Allora scrivete... detter io.

Ugo - Ai vostri ordini. Posso, ad ogni modo, dirvi prima una parola?

Garance - Fate presto.

Ugo - Grazie!

Garance - Come?

Ugo - Vi ho detto grazie .

Garance - Perch?

Ugo - Perch se ho potuto esservi gradevole offrendovi lo spettacolo dello scolaretto contrito che succhia il pollice, voi stessa mi date in questo momento la pi miracolosa delle rivincite.

Garance - Vorrei a mia volte capire...

Ugo - Ed ora. Ma proprio Gottlieb che morto, Garance! Voi, Gottlieb, non l'avete mai conosciuto e non lo potrete conoscere mai pi. L'uomo che il vostro amore e il vostro genio inventivo portano oggi al potere, non altri che mio nipote, il vero re Michele. (Pausa) E adesso, se volete ancora dettare, vi ascolto.

Garance - (che non ha nem,meno reagito) Bene... prendete la penna... Me l'avevano detto che avreste tentato di tutto per cercare di spezzare la mia felicit. Ma non m'aspettavo da parte vostra una malizia cos grossolana...

Ugo - Dov' la malizia? Non ho pi malizia di una palla... una palla in un gioco di birilli. Andiamo... vi ascolto... Mi piace sentirvi inventare la verit.

Garance - (dettando) Affermo solennemente, per edificazione del nostro popolo, che il re Michele III non morto....

Ugo - (scrivendo) Poi? (Mentre Garance detta, Michele entra senza far rumore e resta immobile).

Garance - Sono io che l'ho fatto scomparire nel corso di questi ultimi due mesi ... Emh... (Cerca le parole).

Ugo - (aiutando con ironia) Per assicurarmi il potere ...

Garance - Ma no... per salvaguardare la sua sicurezza ...

Ugo - B... Pino adesso l'unico strappo alla verit...

Garance - Noi deploriamo la morte del suo sosia, l'eroico Gottlieb, al quale Michele deve l'avere salva la vita ...

Ugo - Come detto bene! Ma posso proporvi di aggiungere un dettaglio che ha la sua importanza... L'eroico Gottlieb aveva, per mio consiglio, spinto la sua ingegnosit fino a portare al collo la piccola croce di rubini di cui il re non si separava mai.mIn tal modo, nello spirito di quelli che condussero l'inchiesta non pot nascere il minimo dubbio sul fatto che l'assassinato fosse proprio il re Michele.

Garance - (con voce cambiata) Ugo?! Osereste ripeterlo!

Ugo - un po' lungo ripeterlo; (alzandosi) preferirei solo aggiungere che voi siete la persona meglio indicata per confermare le mie affermazioni. Voi, che, per mio ordine, rubaste a Michele quella crocetta! E come me, sapeste che egli non la portava qualche minuto prima dell'attentato!

Garance - (immobile sul posto) Gottlieb! Gottlieb, amor mio! Vogliono ucciderti ancora! (Si getta su Michele) Vuole che tu sia morto, tu sei il mio amore. Che posso rispondere? Che cosa posso contro queste parole? Dimmi che esisti, Gottlieb! Dimmi che esisti! Non ti domander nulla, nessuna prova. Ma rassicurami. Dimmi che sei Gottlieb; digli che sei Gottlieb amor mio... amor mio...

Ugo - In presenza mia non oser certo dirlo. E se lo dicesse, adesso non lo credereste pi nemmeno voi. Ormai sapete che ho detto la verit. Garance, povera figliuola, sul serio vi credete fatta per la calma e la tranquillit? Il potere , Garance... il potere presso Michele. quello che vi auguravate? Non temete. Lui vi ama sempre, e ve lo dar.

Garance - Non vero! Michele morto. Morto perch non meritava di vivere e Gottlieb re, perch meritava di regnare!

Ugo - (ironico) Quanto commovente sentirvi semplificare il mondo nelle braccia dell'uomo che vi ama e che voi disprezzate! Penser spesso a questa scena, in fondo alla mia prigione.

Michele - (con voce calma) Zio, non andrete in prigione. Voi, io e gli altri membri della famiglia, disponiamo di quarantott'ore per lasciare il paese. (Garance si distacca da lui e lo guarda con disgusto) Non sono Gottlieb, Garance. Ma vi ho troppo a lungo e troppo appassionatamente amata, per assistere senza soffrire alla vostra fine.

Garance - Mendicante! M'avete tenuta tra le vostre braccia lasciandomi credere che eravate Gottlieb!

Michele - Si trattava pi della vostra felicit che della mia! Vi assicuro.

Ugo - Due pazzi!

Garance - Avete approfittato della mia cecit per accettare ci che non era vostro, che non sar mai vostro, che non sar mai di nessuno. (Ugo ride).

Michele - Garance! Guardatemi! Io non rido. (Ugo smette di ridere) Se sul principio ho incoraggiato la vostra illusione, era per vendicarmi di voi, vi credevo capace di provare verso Gottlieb solo una attrazione un po'.perversa... E pensavo con gioia di confondervi e di provarvi il vostro errore. Ma quando compresi che si trattava di un vero amore, e che questo amore stava diventando la vostra ragione di vita; quando vi ho vista accumulare i soli pegni d'amore che una donna della vostra specie possa dare, pronta a servire Gottlieb e rovesciare il mondo, e pronta ad andare a letto, se necessario, con tutti i suoi abitanti, allora mi avete profondamente commosso. Ve lo dissi, e decisi di aiutarvi.

Garance - Di aiutarmi?

Michele - A essere felice.

Garance - Per piet, allora?

Michele - Anche per piet.

Garance - Non voglio la vostra piet. Non voglio nulla di vostro! Nemmeno la piet!

Michele - Che vi rester allora?

Garance - Il mio amore per Gottlieb.

Michele - Gottlieb morto e io avrei potuto essere Gottlieb. attraverso di me che lo avete amato! Ho forse interpretato un personaggio? Ho forse cessato un solo istante d'essere me stesso?

Garance - No. Ma il suo spirito, il suo coraggio e tutto quello che egli aveva osato intraprendere davano un senso, una luce a ci che, per vo'i, non vuol dir nulla... Un uomo che ha lottato ha diritto alla stanchezza, un uomo che ha riflettuto ha diritto al sorriso.

Michele - E un uomo che ha amato?

Garance - Voi non avete il diritto di aver conosciuto questa felicit.

Michele - Non temete nulla. .Spero, ora, di dimenticare presto.

Garance - Ve lo auguro. Non mi diverte nemmeno pi di sapervi infelice. Addio.

Michele - Aspettate... c' una cosa che vorrei sapere. E voi mi detestate troppo, Garance, per rifiutarvi di rispondere. A che cosa pensavate, per distrarvi da me, la notte in cui, per la prima volta, mi raggiungeste qui?

Garance - Che v'importa?

Michele - Ditemi a che pensavate! Lo voglio sapere per quanto ignobile sia. Non pu essere pi penoso di quello che io immagino.

Garance - Bene... per distrarmi - strano -pensavo quella notte a un uomo. A un uomo che avesse avuto il vostro volto e la vostra voce, ma che avesse meritato il mio amore. Vedete bene, Michele... amavo gi Gottlieb. (Garance esce).

Ugo - E ora, Michele, mi spiegherete...

Michele - Nulla. Non credo che voi possiate mai comprendermi.

Ugo - Ho visto: siete sublime. Ma ad ogni modo, questa partenza collettiva mi preoccupa.

Michele - Voi siete libero, zio. Libero di fare le valigie. Mentre voi realizzavate l'estrema vendetta, io preparavo l'abdicazione assai pi efficacemente di voi. Non tenevo al potere che per Garance. Eccoci ora alla repubblica.

Ugo - Ma una pazzia!

Michele - Avete la vita salva.

Ugo - Ma che senso dar ora alla vita? Le porte del potere non si apriranno mai pi per me. L'avevo sognato per anni ed anni ed ecco che esso mi sfugge proprio nel momento in cui credevo di tenerlo in pugno, proprio come fanno durante la notte le immagini dei nostri sogni.

Michele - Rassegnatevi. Da parte mia, ho creduto di avvicinarmi all'amore e vi ho rinunciato, senza lirismi inutili.

Ugo - L'amore? Per una sgualdrina?

Michele - sempre amore. E vale bene il potere di un piccolo regno. Nulla esiste, credetemi.

Ugo - Nulla? Io sto ad ogni modo per firmare il mio atto di abdicazione.

Michele - Non c' pi il re... a che scopo?

Ugo - Rinunciare al potere comunque una prova che lo si esercitato!

Michele - (ironico) E questa prova illusoria vi dar la forza di vivere?

Ugo - Vivere alla portata di tutti. Ma per fare le valigie, mi ci voleva questo colpo di frusta. A fra poco. (Esce).

Marta - (sulla porta) Siete solo, maest?

Michele - Definitivamente.

Marta - Vengo dal municipio. Ho fatto avere la vostra lettera al professor Minarey.

Michele - Ebbene?

Marta - Ci siamo. La repubblica proclamata.

Michele - Povero vecchio Minarey! Il suo primo atto sar di amnistiare quella canaglia di Eantz. Il primo atto di Eantz, sar quello di prendere il posto di Minarey, e pi tardi di metterlo in prigione...

Marta - Vostra maest ha l'aria ben triste.

Michele - No, non sono triste, Marta. Avete di fronte un uomo che non desidera pi nulla.

Marta - Non possibile, maest.

Michele - (continuando) ...e che non invidia nessuno. Nessuno su questa terra, almeno.

Marta - Che cosa volete dire?

Michele - Invidio solo il destino di un essere che morto.

Marta - Un vostro parente?

Michele - Uno qualsiasi, una creatura umana. Non l'ho mai visto, ma nondimeno, credo di conoscerlo bene.

Marta - Chi ?

Michele - Un ribelle, riprovato da tutti. Ribelle nel suo paese, ribelle nel nostro regno; consent al suo ideale il pi puro sacrificio che potesse esistere: dar l'impressione di sacrificare la propria vita per un'idea che combatteva. E poi...

Marta - E poi? Mi piace talmente di sentire che parlate a me...

Michele - E poi, per quanto ribelle, per quanto riprovato, per quanto morto abbia potuto essere, il solo ad aver fatto sbocciare un vero amore nel cuore della mia cara cortigiana... Senza saperlo mi ha salvato la vita. Senza l'intervento di Ugo, mi ha fatto balenare il miraggio dell'amore. Che la sua sola memoria ne conservi il beneficio. meglio cos. (Si sentono delle voci e un tumulto fuori) Che cos sono queste grida? Che vogliono ancora?

Marta - Gridano Viva la repubblica !

Michele - Ah! Stavolta, vedete, Marta, non ci sar certo bisogno di ritornare sullo stesso argomento. Ora, davvero il re morto!

Marta - (prende la mano di Michele, guardandolo con adorazione) Il re morto? Viva il re! (E porta la mano di Michele alle labbra).

FINE

    Questo copione รจ stato visto: