Le sorelle Materassi

Stampa questo copione

Le Sorelle Materassi

Le Sorelle Materassi

Fabio Storelli

Due tempi in quattro quadri

Liberamente tratti dal romanzo omonimo di ALDO PALAZZESCHI

Personaggi

Carolina Materassi, cucitrice di bianco

Teresa Materassi, cucitrice di bianco

GlSELDA, la terza sorella, "ospite in casa"

NlOBE, la serva di casa

La Contessa,"donna di garbo", russa d'origine

Peggy, fidanzata, poi sposa di

REMO, nipote delle Sorelle Materassi


L’azione si svolge in una cittadina Italiana, prossima ad una grande città, tra il 1924 ed il 1930

LA SCENA   UNA SCENA FISSA PER I DUE ATTI.

Uno spaccato di villetta italiana, al primo piano.

A sinistra di chi guarda, uno stanzino-bugigattolo dove GISELDA lavora per la casa: tiene l' amministrazione, control/a i fitti, le consegne varie e stira. Una scala praticabile porta ad un ipotetico piano superiore ove stanno le camere a letto. Da li scenderanno le Materassi e salirà e scenderà Remo. Di fianco della scala, una apertura "nobile" che conduce alla ipotetica scala che porta al piano terra, e quindi al portone d'ingresso. Vi possono essere due leoni di pietra, oppure una lampada in bronzo.     

Al centro della scena: una stanza "lavoratorio" come dice il Palazzeschi: due telai ingombrano, una grande specchiera a tre ante, in alto una immagine del Cuore di Gesù, lumini accesi. E tante scatole bianche, una sull'altra, in bell'ordine, allocate in una sorta di libreria.

Al centro, sul fondo, una grande finestra da cui si vedono le fronde di un albero, al primo quadro, piene di fiori primaverili, al secondo verde di foglie estive, al terzo qualche foglia marrone bruciato autunnale, al quarto rami stecchiti invernali. Oltre alla fronda dell'albero si vede una grossa e noduta corda appesa. A destra un disbrigo che porta in cucina (si intravede un corridoietto che gira a destra.) All'estrema destra, che chiude la scena, la famosa porta delta dispensa. Sparsi dovunque, pezze ripiegate, sete, ricami, lenzuola, mutandine. Lo spaccato ha un "davanti" che sarebbe I'esterno delta villetta. Vi sono sottese, appoggiate ad un immaginario balcone (forse neppure troppo immaginario) le tende ricamate col nome "SORELLE MATERASSI, CUCITRIC1 DI BIANCO CORREDI DA SPOSE"

Queste tende servono sia come tende della casa, sia come insegna pubblicitaria per l'azienda.

MUSICA Forse un organino di Barberia, messo in platea, o forse una piccola orchestrina di dame (il loro vestito bianco, i loro capelli grigi): ma certamente musica dal vivo, per scandire i tempi delta commedia.


È notte. lampade accese nei lavoratorio. Scarsamente illuminate le fronde fiorite dell' albero.

La scena e riempita di pezze ricamate, messa ad asciugare su corde tese da un lato all’altro della scena.

Carolina e Teresa lavorano ai loro telai, quasi sommerse dalle pezze. Niobe vi sta armeggiando attorno, aggiungendo pezze a pezze. Con un incensiere asperge di profuma le pezze. Un fumo " magico" avvolge la scena, sommersa nelle poche e sapienti luci della notte in questa nuvolaglia di incensi. Forse c'e la luna piena. Cri-cri dei grilli.

Giselda, nei suo sgabuzzino ove in questo momento sta tenendo l’amministrazione delta casa (e "affranta " e sdegnata da conti di vario genere che non tornano) canticchia arie d'opera.

Teresa ha qualche corpo di tosse.

Carolina guarda un orologio e sbuffa.

Giselda canticchia.

Niobe sta accendendo un altro incensiere.

NIOBE           -Signorine,e l'ora di smettere...

Giselda alza un po' la voce nel canto;

GISELDA      - "... noi siam le zingarelle..."

NIOBE                       -E poi qua dentro non respirate.

TERESA          - Debbo finire...

CAROLINA    -Un attimo, carina, un attimo...

TERESA         -(a Carolina a bassa voce) 'Sto canto mi da sulle corna.

CAROLINA    -Teresa mia, e che non lo so?

TERESA         -Ma sulle corna, Carolina... sapessi quanto!

GISELDA      - (cantando) "...venite di lontano, d'ognuno sulla mano leggiamo l'avvenir..."

CAROLINA    -Anche a me... a me il respiro m'e sceso in fondo allo stomaco... dalla rabbia.

TERESA         -Carolina, lo sai tu? io no. E’ felice lei... canta!

CAROLINA    -E proprio un'insensata...

TERESA         -Un' ebete... una mentecatta...

CAROLINA   -Un pezzo di mota, incapace di avere un sentimento...

TERESA         -Come si può vivere tranquille avendo dei ragazzacci sguinzagliati per il mondo... e di notte!

CAROLINA  -Ragazzacci,si,si... ragazzacci... Lui e quel ragazzaccio del suo caro amico... Palle...

TERESA         -già Palle... Bel soprannome! Giusto.

GISELDA      -(a bassa voce, quasi tra se) Aspettano il domatore, le scimmie ammaestrate... (canticchia)

TERESA         -(a voce bassissima) Carolina, che ha detto quella?

CAROLINA  -(un gesto negativo, per dire che non ha sentito)

TERESA         -(rabbiosa) Sulle corna, mi sta Giselda!...

NIOBE           -Signorine, ho cominciato con le fumarole.... eh, poi il fumo vi fa male... Andate a dormire!

TERESA         -Quando ho finito l’inchimatura... (gemendo ed alzando gli occhi al cielo) Gesù, come sto in pensiero!

NIOBE            -Tutto 'sto fumo vi soffoca... signorine! E poi vi viene il mal di gola

CAROLINA  -(agitata) Ma di la, fuori la finestra, Niobe, si vede, Remo, si vede? Niobe va alla finestra, tanto per tranquillizzare)

GISELDA      -(ironica) Ma figurati se Niobe sguinc sguinc... dalla finestra lo vede: quello, il signorino... (canticchiando)

                         -"quello va in giro per paesi e con valli, in barba a noi grulli in moto con Palle, tutta la notte che cantano i grilli..."

NIOBE           -(interrompendo) Non dovete aver pensiero, signorine... Remo è un ragazzo che sa il fatto suo... (sorniona) Eccome se lo sa. E nato cosi: sfacciato e libera... E poi e tanto bello!

TRRESA         -Si, libera... libera di farmi morire di crepacuore..

NIOBE            -Bello come un dio greco! (a mezzavoce) e bugiardo come un incantatore...

CAROLINA  -Ma che ne sai tu di dei greci... che non sai ne leggere ne scrivere

TERESA         -Certo che sa il fatto suo, e capace di tutto! Niobe e tu che lo difendi!

CAROLINA  -Che avevi detto prima, Niobe, parli sempre a denti stretti?

NIOBE            -E giudizioso, Remo e lo sapete bene signorine, non potete negarlo...

TERESA          -Si, giudizioso... Per le malefatte, da mandarlo dal giudice!

NIOBE           -E sa cavarsela in ogni cimento, anche voi lo dite sempre, no?...

CAROLINA  -Sente anche a me!

TERESA         -Gli canto io la canzone che si merita!

CAROLINA  -E un farabutto, altro che dio greco...

TERESA         -Però mi devi spiegare Niobe chi te l'ha messa in testa questa faccenda del dio greco!

NIOBE           -L'ho sentita da qualche parte. .

CAROLINA  -Da qualche signora? Chi?

NIOBE           -E poi i bei ragazzi, no, signorina Carolina? quelli, è Santa Pupa a proteggerli: I bei ragazzi, come Remo che hanno un sorriso cosi bello, una bocca...

TERESA         -Santa Pupa?

CAROLINA  -(già un po' "sciolta") Una bocca? che dici?

NIOBE                       -(canticchiando)

"una bocca vermigliosa
una bocca rigogliosa
una bocca si carnosa
che trafisse il mio cuor
una bocca zuccherosa
una bocca trascinosa
una bocca rigogliosa
che trafisse il mio cuor "

TERESA         -(falsamente scandalizzata) Niobe, ma che canzone vai cantando, Niobe?

NIOBE           -La cantano tutti...

CAROLINA  -Ti sei messa a cantare pure tu? non basta quella strulla?

TERESA         -Ma che modi, che sguaiata che sei! Anche a te certe compagnie fanno male...

NIOBE           -quali compagnie, signorina?

TERESA         -(allusiva) Le compagnie dei militari che fanno le manovre, sulle colline...

NIOBE           -E una canzone alla moda, e poi (ridendo) i militari non la cantano mica cosi...

CAROLINA  -e Remo, Remo. Remo... tutta la notte a fare le corse... (rabbio­sa) con la motocicletta!

TERESA         -(gemendo) Non mi ci far pensare: gia,la motocicletta! (alzando gii occhi al cielo e stringendo i pugni verso l'immagine del Sacro Cuore) Ma Dio, Dio, Dio perche gli hai messo in mano la motocicletta!?...

GISELDA      -(ironica) Ma per tornare a casa più presto, gliel'avete messa in mano la bella brum brum, la motocicletta, non e vera sorelle? (canticchiando)

"Magari con gli amici Remo ha fatto un poco tardi... e...
brum brum...

Brum brum…

Se presto vuò arrivar dalle su’ zie,

Brum brum…

a caval d’un ciuco ben pasciuto ci verrebbe

Brum brum…

Chi? Remo!

Brum brum…

A caval d’un manico di scopa ci verrebbe

Brum brum

Chi? Remo!

pur di arrivare presto…

Remo che farà?

verrà in motocicletta

brum brum…

a casa nostra

(quasi recitativo)

a casa nostra!”

TERESA         - (sottolineando)  nostra!

CAROLINA   - (sottolineando) nostra!

GISELDA      - Sì… vostra.

Una pausa densa di occhiate rabbiose tra le due sorelle e Niobe: poi decidono di

non rispondere alla provocazione.)

NIOBE            - (rapidamente, per interrompere) Signorine, ma adesso l’incenso è

                         proprio tanto… non si respira più, qui dentro…dovete uscire…

TERESA          - (stizzita) No. Ho sempre lavorato così in via mia…

NIOBE           - Andate a riposare… fra poco Remo torna…

CAROLINA    - (stizzita) No! Abbiamo sempre lavorato così…

NIOBE               - Ve lo mando su, in camera da letto… per il bacio della benedizione…

TERESA            - Ma sei pazza? In camera mia? Mi vede in camicia da notte? no,

                          no!!! Mai, Mai…

CAROLINA  - Magari io sto in mutande? Ma che sei scema? No, no!!! In camera

                        mia no! Mai, mai…

TERESA         - Stavolta no!

CAROLINA  - Stavolta è troppo!

NIOBE           - Magari Remo si è solo fermato a parlare con gli amici, di motori,

                         di macchine, di partite… lo sapete, i giovanotti di giorno trovano sera a parlare

di automobili…

TERESA         -Io non ho sonno!

CAROLINA  -Io c’ho gli occhi spalancati, così!

NIOBE            -Ma io l’incenso ce lo debbo dare alle pezze… così poi le lenzuola

                         si impregnano di profumo… e chi le dorme,o chi ci fa l’amore…

TERESA         -Ed io mi impregno di profumo….

CAROLINA  -(a voce bassa) Solo di profumo tu puoi resta’ impregnata…

CAROLINA  -Teresuccia mia… Come me del resto…Siamo sorelle….

TERESA         -Ma di cosa, Carolina... Un’ho capito…

CAROLINA  -Solo di profumo si può, noi due, restare impregnate… Solo di profumo!

TERESA         -Ah!

Giselda dal suo sgabuzzino sta lavorando ai conti;

GISELDA      -Lavorate, lavorate sorelle, ciecatevi gli occhi… per la fatica…

(a voce alta)Oh, diteglielo voi all’affittuario del 12, a Don Peppino, che sono tre mesi di pigione a questo mese  che ci deve,…   E che l’affittuario del 16, sono già diventata quattro le mesate  che ci deve: se  l’azienda Materassi è diventataadesso una Pia società di beneficenza, ditemelo, a me   evidentemente non  danno più retta…

TERESA         - Quando che verranno qua glie lo diremo…

CAROLINA  - Ognuno il suo mestiere, carina!

TERESA         -Lo sai che ora è Carolina? E’ oltre mezzanotte… Oltre, oltre…

CAROLINA  - Stasera mi sente… quel bellimbusto!

GISELDA      -(continuando a voce alta)E poi dite pure a quel ladro di Fellino… il colono che  piace tanto a voi…quando lo incontrate, che i conti del podere, sono tutti sbagliati…

CAROLINA  - E chi lo vuole incontrare quel cafone!(alludendo a Giselda) Non la sopporto più.

TERESA         - Puzza di stalla e stallatico…(anche lei alludendo a Giselda)  Pure io non la sopporto più.

GISELDA                   -Quello, scherzando scherzando… vi scolomba il podere…

TERESA         - Cosa?

CAROLINA  - Che dici?

GISELDA      -E ve lo faccio capire io… Vi scolomba… Sapete una colomba che

                         apre le ali e fru fru fru fru… si alza in volo e scompare?... Ecco, vi scolomba il

                         podere, ve lo fa scomparire, quello, Fellino… credete a me. Fru fru fru fru…

(cantando) Io sono Mignonette e son Fru Fru…

(reazione delle sorelle che fanno le corna)

CAROLINA   -Vorresti per favore finirla cara sorella che stanotte non abbiamo

                         certo una buona nottata?

TERESA          -Vuoi mandarci anche la sperfottìa, su questa casa?

GISELDA                   -Se poi non ci volete parlare, sono fatti vostri. (E riprende a cantare

                         “Si sta voce te sceta in t’a nuttata…”)

                         

Niobe continua a bruciare incensi: la stanza è piena di fumo.

NIOBE            -Adesso c’è veramente troppo fumo, vi rovinate veramente gli oc-

                        chi… datemi ascolto!

TERESA         -Io l’aspetto qui… Su questo telaio!

                         (alludendo a Giselda) Ma guarda come si guadagna essa il pane le diamo!

TERESA         - Ospite!

CAROLINA   -Ancora non l’ha capita?

TERESA         - Amministratrice! A farsi pagare i fitti è ufficio suo!

CAROLINA   - Che faccia l’amministratrice, che strafottente

TERESA         - Io a Remo l’aspetto qui… perché voglio sapere da lui, in persona…

                         cos’è questa nuova… Da Remo la voglio sapere…

CAROLINA   - Teresa, questa nuova, cosa?

TERESA         - Questa nuova avventura…da lui, da lui, dalla bocca sua…

CAROLINA   - Ma quale nuova?

TERESA         -  Quella di Adelina, che è incinta e che c’è venuto pure il curato a

                        tastare il terreno…

CAROLINA   - Bè ma adesso… a che serve? C’ha pensato la Niobe a riaggiustarla…

                         (e ridacchia) è pratica di queste cose…

TERESA          - Che si vergogni, una volta tanto… Dalla sua bocca la voglio ascoltare…

CAROLINA   - Dalla sua bocca…

   (a su quel “bocca”, Carolina ha un fremito di passione).

TERESA          -  Glielo faccio finire tutto questo gaudemus!

CAROLINA   -  A lui ed a quel mascalzone di Palle.

TERESA         - Palle qui non entra più in casa.

CAROLINA   - A mangiare tutti i santi giorni…

TERESA         -  A dormire quando piace a lui…

CAROLINA   -Deve andarsene! Via! Non siamo disposte a mantenere due bighelloni di questa specie!

TERESA          - Remo poteva fare amicizia col figlio del conte? Hanno la stessa età. No, con Palle si deve fare amico.

CAROLINA   - E poi è un bravo giovanotto, il contino.

TERESA          - Anche i fratelli, quattro ne ha, maschi. Gente altolocata…

CAROLINA   - E ha pure una figlia, il conte.

TERESA         - Proprio bellina, graziosa, la contessina, no Carolina?

NIOBE                        - Ma che ha dodici anni, adesso…

CAROLINA   - (sottolineando) Adesso… ha dodici anni. Ma tra quattro e cinque anni…

TERESA          - Remo, (sottolineando) adesso… ne ha venti: a ventiquattro, venti-

                         cinque anni, per un uomo, è un’età canonica.

CAROLINA   - E brava Teresa! Canonica!Tra quattro, cinque anni la contessina si dovrà maritare si o no?

                         

TERESA          - E Remo a ventiquattro, venticinque anni si dovrà pure sposare si o no?

CAROLINA   - E che fiore sarà la Contessina.

TERESA          - E che virgulto, sarà Remo…

CAROLINA   - Sembrano proprio dipinti, l’una per l’altro!

TERESA          - E poi è nobile.

NIOBE           - Eh già che è nobile! Ma il conte è proprio in miseria, non fa che rivoltarsi le giacche… e la corona non sa neppure dove si trovi…Carolina?

CAROLINA       - Certo che adesso quella corona è proprio caduta in basso…

TERESA          -  Il conte come sta adesso è proprio in rovina. Ma le cose nostre, il podere, le case, questa villa… sono cose solide.

CAROLINA   - Il conto in banca, l’azienda, sono cose solide. E quel cretino di Remo sta con Palle.

TERESA         - Palle si siede a tavola col cappello in testa se uno non gli dice:lévatelo!

CAROLINA  - Sì, l’ho visto!  (cambiando tono) E’ proprio bellina la contessina… no, Teresa?

TERESA         - Che corredo avrà quella contessina… no, Carolina?

Sguardi ammiccanti tra le due, reazione di Giselda che canta le sue canzoni.

CAROLINA                                                                                      - Che corredo, Teresa!

                         

TERESA          - Il capolavoro delle Sorelle Materassi.

CAROLINA                                                                                                             - Roba da museo…

TERESA         - E giusto un quattro, cinque anni ci vogliono…

CAROLINA                                                                                                             - Eh sì! Di lavoro… Almeno quattro anni… quindi… (cambiando tono)

                         -   Ma tu la senti quella? La senti? Quella ci sa in agitazione, Remo che sta in

                         motocicletta… e canta!

TERESA          - Tu la senti? Io no… mi turo le orecchie!

E si tura le orecchie

Un motore di motocicletta che si avvicina

Niobe corre subito alla finestra.

NIOBE           -Eccolo, arriva, sia ringraziato Iddio

CAROLINA                                                                                                             - Si ringraziata la Madonna. Teresa sturati…

TERESA         - Cosa?

CAROLINA                                                                                                             - Sturati le orecchie… E’ arrivato.

Teresa si stura le orecchie, sente il rumore del motore, raggiante.

TERESA          - E’ tornato.

NIOBE            - Avete visto che vi siete agitate per niente? Eccolo che arriva… Remo!

Le due sorelle assumono tutto l’aspetto più contegnoso ed indifferente che possono. Niobe attiva i fumi. Cosicché l’entrata di Remo diventa una entrata “metafisica” tra fumi di vapore e tende socchiude. Entra Remo. Con la sua caratteristica nocetta in falsetto dice Palazzeschi.

REMO             - Zi’ Te’… Zi’ Ca’…

Giselda si affaccia sul lavoratorio col suo risolino beffardo.

REMO             -  Zia Giselda…(Silenzio. Remo si accende una sigaretta.) Zi’ Te’, ma non lavorate    troppo? Sono quasi le due.

TERESA          - Vergognati.

CAROLINA                                                                                                             - Canaglia. lei “ci sta”.

TERESA          - Imbroglione… A quest’ora si torna a casa?

CAROLINA                                                                                                             - E noi a sputare sangue tutta la nottata!

TERESA          - Tu sei un perditempo… Ecco quello che sei!

CAROLINA                                                                                                             - Fannullone…

TERESA         - Sei uno sfaticato… almeno tenessi un lavoro, lo capisci?

CAROLINA                                                                                                             - Sai che ti dico, Remo? Non mi voglio più importare di te, ecco…

                         (Non le è venuta bene la frase ed allora insiste, incespicando tra le parole) tu,

                         a me, chiaro? Non me ne importi più… Voglio dire (spiccando bene) che io di

                         te non mi importo più. Di te. Oh!

GISELDA      - Parlate chiaro sorelle…  che il signorino capisce solo la lingua dell’interesse…

TERESA          - Allora: (spiccando bene) io non voglio interessarmi mai più di te…Parlato   chiaro?

CAROLINA                                                                                                             - Per parte mia io ti voglio (e qui la parola si impaccia una seconda volta) di-se-di-re-da-re… Di-re-se-di-ta-re… Non mi viene.

TERESA         - Di-se-re-de-ta…

CAROLINA  - No, di-se-re-di-ta-re…

TERESA         - Sicuro, di-se-re-di-ta-re…

CAROLINA   - Io ti voglio di-se-re-di-ta-re…

TERESA         - Meglio, di-se-re-da-re…

CAROLINA  - E va bene: ti voglio di-se-re-da-re…

Giselda rientrando dalla cucina, ridacchia. Le due sorelle quasi a ritmo.

TERESA         - Di-se-re-da-re

CAROLINA   - Di-se-re-da-re

Remo scoppia a ridere

REMO            - Che? Che dite? È una tarantella. Che è ‘sta parola? Te re tere ta re,

                        Tere te re tare… Si balla? Vogliamo ballare, ziette?

GISELDA       - Le ziette ti vogliono diseredare, togliere l’eredità, la capisci questa

                        lingua? Ti faranno restare come questo palmo di mano…. Lo vedi?

TERESA         - Noi ti diserediamo, detto chiaro chiaro!

Risata di Giselda

CAROLINA                                                                                                             - Giselda, a casa nostra noi con Remo ci spieghiamo faccia a faccia… con parole   nostre e le capisce, lui!

TERESA         - Non c’è bisogno della zingara per farle interpretare… Noi ci spieghiamo bene.

Giselda ha un  moto di stizza e torna verso la cucina.

 GISELDA      - (rivolta a Remo)Se tu non finisci subito questa vergogna…

CAROLINA   - E tutte le sere sono così, tutte le sere sono così….

TERESA         - Noi ti mandiamo a fare il lavapiatti…

CAROLINA                                                                                                             - Lo sguattero!

TERESA          -  Il lavorante all’officina!

                       

CAROLINA                                                                                                             - Come il padre di quel tuo degno amico Palle… il barrocciaio…                                                          -

TERESA         - Oppure visto che nella tua famiglia già c’è un facchino… il facchino!       -

CAROLINA                                                                                                             - Ecco, davvero: ti mandiamo a fare il facchino al porto, come tuo padre in    Ancona…

TERESA          - Che ha fatto morire di crepacuore nostra sorella in Ancona… di crepacuore!

CAROLINA                                                                                                             - Di crepacuore… ti piacerebbe fare il facchino al porto no?

TERESA         - Bada, come vero è Iddio, che ti dò una labbrata! (e fa il gesto di dargli uno schiaffo)

CAROLINA                                                                                                             - E togliti la sigaretta… sempre tra le labbra, sempre in bocca…

E anche a questo “bocca” altri fremiti si aggiungono in Carolina

Remo non  si toglie la sigaretta dalla bocca

Sorride.          

REMO             - Zi’ Te’… Zi’ Ca’… beh, è questa l’accoglienza?

Le due zie chine nei loro pensieri a faccia rovesciata

Remo si avvicina alla cucina

Si affaccia Giselda

Le zie seguono con gli occhi questo movimento “gelose”.

REMO            - Beh?

Giselda dalla porta della cucina

GISELDA      - E tu diglielo una buona volta,che ti costa?

REMO            - Dove ho mangiato? (ride) Glielo dico?

GISELDA      - Tanto adesso te lo chiederanno.

Le zie si vedono “rubare” le battute da Giselda e sono in grande agitazione tra

loro, anche perché non sentono quello che i due dicono.

Giselda rientra in cucina.

Remo rientra verso il lavoratorio. Le zie si ricompongono.

CAROLINA  -Hai mangiato?

REMO             - Sì, forse…

TERESA          - Come forse… che vuol dire… Hai mangiato si o no?

REMO            - Sì.

CAROLINA                                                                                                             - E come? E dove?

TERESA         - E con quali denari?

CAROLINA                                                                                                             - Ma dove mangi quando stai fuori tutto il giorno?

TERESA         - Chi ti dà i soldi, Remo?

CAROLINA                                                                                                             - Chi te li dà?

TERESA         - Chi sono questi amici con i quali tu mangi?

CAROLINA                                                                                                             - Che poi la sera arrivano sempre altri amici che hanno fame e vogliono mangiare?

TERESA          - Tengono tutti una sghescia

CAROLINA                                                                                                             - Una sghescia? E che vuol dire?

TERESA         - Fame… Sghescia vuol dire fame…

CAROLINA                                                                                                             - Mai sentita.

REMO             -Amici…Amici, che altro posso dire? Amici. Mi va di bere un bicchiere d’acqua…

Niobe corre in cucina

REMO            -Zi’ Te’…Zi’ Ca’…avete gli occhi arrossati, stanchi…Alle ziette la notte deve essere fatta per dormire… Ai cuori giovani, no.

Niobe intende.

Remo beve l’acqua. Il bicchiere d’acqua brilla nella sua mano. Brilla come se un raggio di luce lo illuminasse.

TERESA         -Così verranno anche questa sera i soliti amici a fare baldoria?

CAROLINA -(ansiosa) ma Remo…

Si avvicina a Remo e quasi lo attira a sé.

(Con un sussurro) non son facinorosi, no? questi tuoi amici…

Teresa imitando la sorella

TERESA         - Gente poco per bene?...no?

REMO            - Zia, sono amici…Amici… State tranquille…Dormite sodo tra due guanciali…Ci pensa Niobe a non far  succedere niente…in casa vostra.

TERESA         - Tanto c’è Niobe, per stuzzicare l’appetito.

CAROLINA  - Si,si…tanto c’è Niobe…

NIOBE           - Ci sono io se c’è bisogno di qualcosa…

REMO            - Zi’ Te’…Zi’ Ca’…Questi che vengono a casa sono tutti amici. E se gli amici vengono, li posso scacciare? No, perché sono amici. Sarebbe maleducazione… (ridendo) Vero Zia Giselda, che è maleducazione?

e esce rabbiosamente dalla cucina.

GISELDA      - Questa casa è diventata una Torre di Babele! Tutto il paese lo dice, che in questa casa c’è sempre Carnevale.

REMO            - ridendo anche verso la zia Giselda) Lo giuro che sono amici…li conoscete tutti anche per nome…Massimo, Ludovico…Jim…no? Anche tu li conosci bene…Ti ho visto che t’affacci anche tu al finestrino zia Giselda…

Giselda  attraversa rabbiosamente la scena e sale le scale che portano al piano di sopra.

GISELDA      - Basta! Glielo debbo dire io? Tutte le sere questo chiasso, questa cagnara… Cose da scrivere in questura… Cose da revolver… Voi lo lasciate fare…Voi permettete… fesse… mammalucche… schizzapiscio…

TERESA         - La strulla si diverte a sparare sentenze.

CAROLINA   - Sparare sentenze in casa nostra?

TERESA         - Si fosse scordata che a casa nostra è  solo un’ospite, lei? Un’ospite!

CAROLINA  - (Alzando la voce per farsi sentire) Una che si tiene per carità… (e poi gridando) Ricordati bene Giselda che quando il napoletano ti dette un calcio in culo…

TERESA         -Su…Carolina…Non trascendere…

CAROLINA   - Un calcio in culo…e no! Lasciami dire…Teresa! In culo, in culo…           -Te lo sei scordato Giselda, che dopo che quello t’aveva usata e sforzata e sbertucciata davanti e di dietro come gli era parso e piaciuto e un calcio in culo ti dette…tu qua venisti a bussare. Qua…a casa nostra, e noi le fesse, le             -mammalucche, le schizzapiscio… noi ti abbiamo aperto le braccia, ti abbiamo ridato una casa, una famiglia, un tetto…Ed anche un letto, ti abbiamo ridato, o-no-ra-to! E tutto ci siamo scordato, Giselda…Tutto… Oh, in quanta abiezione tu sei vissuta!

TERESA         - Abiezione…è la parola giusta!

Remo ha ascoltato in silenzio.

Teresa ha commentato tutta la battuta di Carolina con gesti di approvazione e di sdegno.

Non te lo scordare mai, mai, Giselda! Durante la battuta di Carolina Niobe si è avvicinata a Remo. Le due zie stentano a placare i loro animi in ebollizione, fanno strani gesti nell’aria, ripetono a denti stretti parole inintelligibili.

Remo fuma beato e sorridente.

NIOBE           - E non le fare arrabbiare, povere vecchie…proprio adesso che debbono cacciare altri denari…

REMO             -Altri denari? Perché?

NIOBE             -Perché di te e Adelina lo sanno tutti. In Paese.

REMO              -Bene, che lo sappiano.

NIOBE            -Che è incinta.

REMO              -Ah, è incinta?

NIOBE            -Il signorino non lo sa?

REMO                        -Ed io no.

NIOBE                       -Allora, te la sposi?

REMO                        -E chi lo sa? Forse…

NIOBE                       -E’ toccato a me andare e vendemmiare al paese e fare la novena.

REMO                        -Quale novena?

NIOBE                        -A San Giuseppe.

REMO                        -E che c’entra San Giuseppe.

NIOBE                       -E’ il padre putativo, si fa la novena e lui trova.

REMO                        -Bene. Cosa trova?

REMO                        -Chi?

NIOBE                       -Chi se la sposa, Adelina.

REMO                        -Ah! (fuma e ride beato) Bene. Allora l’onore è salvo.

NIOBE                       -Io a trovarlo e loro (indicando le zie) a tirar fuori i denari. E sono tanti.

REMO                        -E chi sarebbe?

NIOBE                       -E’ uno del paese mio, non t’impicciare.

REMO                        -E se la sposa col figlio in pancia?

NIOBE                       -Paghi uno e prendi due.

REMO                        -E già, come alle fiere di paese.

NIOBE                       -Come al mercato del martedì…

REMO                        -Allora tutto è risolto. (alle zie) Zi Te’…Zi Ca’…Forse mi faccio un bagno.

CAROLINA  -A quest’ora?

REMO                        -C’è forse un’ora stabilita per fare il bagno? Sono troppo sudato.

Remo spogliandosi rapidamente della giacca, della camicia, sale le scale che portano al piano superiore.

CAROLINA  -Si fa un bagno.

TERESA                     -E non gli abbiamo chiesto di Adelina…

CAROLINA  -Visto? Ce ne siamo dimenticate…Comunque…(fa un gesto come a dire è la stessa cosa).

TERESA                     -Comunque sì, ma mi capiterà a tiro e la vergogna dovrà tirarla fuori…

CAROLINA  -Ah certo che la vergogna gliela faccio tirar fuori anche io!

(Le due sorelle si rimettono a lavorare).

Niobe, ma che fanno gli amici di Remo quando vengono qui, in giardino?

NIOBE                       - Che fanno? vogliono mangiare e scherzare…

CAROLINA  -Ma chi sono questi amici, tu li conosci?                   

NIOBE                        -Sì, qualcuno lo conosco…

TERESA                     -Ma cosa vogliono?

NIOBE                       -Mangiare vogliono…e scherzare

TERESA                     -Scherzare, scherzare…che vuol dire scherzare? Non è che da te pretendono qualche altra cosa?

NIOBE                       -No…che dite, ma che andate pensando…no.

CAROLINA  -Non è che portano donnacce in casa?

NIOBE                       -No, sono tutti maschi. L’unica femmina sono io.

CAROLINA  -E come sono questi maschi?

TERESA                     -Maneschi?

CAROLINA  -Energumeni?

NIOBE                       -Ah no. Sono tutti figli di cane, ma gli piace solo scherzare, cantare e…mangiare.

CAROLINA  -Figli di cane…Saranno curiosi…di vedere, toccare…Non è vero?

CAROLINA  -E tu quando strilli…perché sentiamo che strilli tu, perché strilli?

NIOBE                       -Certo Signorine che mi diverto anch’io…a passare da un paio di braccia di qua ad un paio di braccia di là…

CAROLINA  -Così fanno?

NIOBE                       -Si sono accorti che io soffro il solletico e io mi fanno scapricciare  -

TERESA                     -(severa ma vogliosa) - E ti lasci scapricciare da ogni parte?

NIOBE                       -Ma non mi toccano neppure: fanno ghiri ghiri con le dita…(ride) a distanza…

Un forte rumore di automobili e di motociclette si avvicina alla casa.

NIOBE            -Eccoli, eccoli!

CAROLINA  -Anche stasera!

(PALAZZESCHI non dirà mai se questo “anche stasera” di Carolina vuol essere un rimprovero oppure un gemito oscuro di desiderio) (Come anche se quei gesti inconsulti come aprirsi il colletto della camicetta, scomporre i capelli, tirar su le vesti che due sorelle fanno, vogliono essere gesti di rabbia, oppure rappresentare un inconscio aprirsi sensuale verso il mondo dei maschi).

Le Automobili, le motociclette si fermano nel giardino.

Si vedranno le luci sciabolare l’albero.

Vociare di ragazzi.

VOCI F.C.                  -Remo?...Remo?...

VOCE DI REMO -Eccomi…Scendo…

VOCI F.C.                  -(ritmicamente) Fu-ne…Fu-ne…Fu-ne…

VOCE DI REMO Eccomi…

Un applauso.

E Remo scende per la fune, passando davanti alla finestra.

Nel passare davanti alla finestra avverte Niobe.

REMO                         -Ni’, prepariamo qualcosa? Non è vero Ziette? Il bagno me lo faccio dopo…

Scompare dalla finestra.

Le zie, scoperte loro quasi déshabillé, restano immobili quasi trasognate.

Le voci tra risate e frasi indistinte.

Gli amici intonano “Giovinezza, giovinezza”

TERESA                     -Servono uova? Formaggio? Salame? Pane?

NIOBE                       -Ci penso io…

CAROLINA  -Il vino, Niobe, andiamoci piano.

TERESA           -Due fiaschi basteranno.

NIOBE                        -Sì, sì…faccio io. In dispensa c’è ogni ben di Dio.

Entra nella dispensa.

TERESA                     -Tutti maschi sono.

CAROLINA  -Hanno sangue nelle vene.

Sempre più eccitate le zie tirano fuori dalle tasche dei loro grembiuloni dei rossetti da guancia, belletti, creme. E si impiastricciano la faccia.

TERESA                     -E tu? Che ti metti a fare tutto ‘sto rosso?

CAROLINA  -Meglio la salute in faccia che ‘sto nerofumo…Sembri una morta!

TERESA           -E tu un peperone arrostito!

CAROLINA  -Puzzi di cacio vecchio!

TERESA                     -E tu d’aringa affumicata!

Niobe esce dallo stanzino con un vassoio e, sopra, un cumulo di cose da mangiare. Vede le due zie intente nel trucco e nel litigio. Sorride. Esce, discendendo le scale. Viene accolta dopo qualche istante da un grido festoso. Le Zie si affacciano alla finestra e tentano di vedere che succede.

TERESA                     -Senti Massimo. Lo vedi?

CAROLINA  -No, vedo Sergio…

TERESA                     -C’è anche Sergio…Senti Francesco.

CAROLINA               -Bruno…eccolo lì, quello è Bruno.

TERESA                     -Alfredo…chissà che faccia ha.

CAROLINA               -Gianni, sì. C’è pure lui…eccolo lì…

TERESA                     -Sempre sotto il portico si mettono…

CAROLINA               -Ci hanno visto?

TERESA                     -No…E poi…se ci avessero visto…

Voci forti, applausi.

Hanno visto gli affettati, ne sono sicura. Gli affettati fanno sempre questo effetto.

Niobe strilla ridendo.

CAROLINA               -Ora abbracciano Niobe. Senti gli strilli.

TERESA                     -Le faranno ghiri ghiri…Poverina.

CAROLINA               -Senti come strilla: “Lasciatemi stare…lasciatemi stare…”

TERESA                     -Senti la voce di Palle.

CAROLINA               -Perché pensavi che non ci fosse Palle?

TERESA                     -Sono tutti maschi, ma come è bello Remo.

CAROLINA               -Vicino a quelli? E’ bello come una statua…

TERESA                     -Come un dio…

CAROLINA               -Greco.

TERESA                     -Che spalle…

CAROLINA               -Grandi.

TERESA                     -Che braccia…

CAROLINA               -Forti…

TERESA                     -Che mani…

CAROLINA               -Morbide…

TERESA                     -Come ti sanno carezzare…

CAROLINA               -Io c’ho una languidezza strana nel corpo…

TERESA                     -Ho una languidezza strana anch’io…

CAROLINA               -Teresa…che sarà?

TERESA                     -Sarà la primavera.

CAROLINA               -Senti come profuma il gelsomino.

Carolina si apre la camicetta come se non potesse respirare.

Teresa si scompone i capelli e li scioglie.

Il vociare dei ragazzi è forte.

CAROLINA               -Remo…

TERESA                     -Remo…

CAROLINA               -Aah!

TERESA                     -Aah!

(Con due “Aah” Palazzeschi se la sbriga. Ed io con Lui)

Le zie fanno scivolare dalle spalle i loro abiti severi. Un sorriso beota e beato invade le loro facce. La scena si abbuia mentre viene su la musica. Musica che può essere lo dicevo all’inizio o tragicamente sentimentale (organino? orchestrina?) come anche trivialmente farsesca. Cos’è infatti la farsa se non una tragedia per ridere? Quelle due gazze dipinte e truccate non sono ambivalenti nel loro significato? Non possono far ridere e piangere allo stesso tempo? Musica, allora. E per qualche tempo, a scandire il tempo di questa commedia, sospesa nell’aria.

FINE DEL PRIMO QUADRO DEL PRIMO ATTO


E’ estate

“trotta, trotta cavallino”

Scena: stesso ambiente, giorno pieno. (Senza ovviamente le pezze stese del primo quadro messe a “profumarsi”)   le foglie dell’albero che si vede dal finestrone sono verdi.

Le zie stanno provando (sbuffando, scambiandosi occhiate eloquenti, motteggi) la combinazione “Giglio” addosso alla Contessa.

Contessa. Una donna dai quarantacinque ai cinquantacinque anni. Giovanile e atletica. Si fa passare di nazionalità russa. Bella donna, formosa, aggressiva.

Giselda sta ancora bene. Ma lo sarà ancora per poco.

TERESA         - La pettola va rinforzata.

CONTESSA   - Si, qui, è vero.

CAROLINA - La rinforziamo signora contessa, la rinforziamo… Lasciate fare…Che caldo! Se permettete tiro il capuzziello… Così che la pettola si stringe, trattiene… mantiene… e sostiene..

CONTESSA   - Cosa? Non capisco.

CAROLINA - La parte di sopra della combinazione “giglio”, che deve sembrare proprio il fiore di Firenze...

TERESA         - Ci mette un punto, mia sorella, che poi è lei la vera sarta… piena di fantasia… Pure troppa.

Non si respira. Verrà a piovere.

CAROLINA  - Dice sempre mia sorella, che invece è la maga del ricamo… che io invece di fare combinazioni, mutandine, lenzuoli, camicie da notte…Do fiato alla lingua come un mulino con tutte le pale a vento…

CONTESSA - Cosa?

TERESA         - Dico solo che chiacchiera, Contessa. Giselda nello stanzino stira; canticchia le sue canzoni.

Contessa, vi potete rivestire… per oggi abbiamo finito. E Dovete pure sbrigarvi a tornare in villa, Contessa, perché fra poco scoppia un temporale…

CAROLINA  - Sì, sì… un temporale estivo. Improvviso. Meglio sbrigarsi, Contessa.

CONTESSA   -No, non abbiamo finito, oggi voglio provare tutto… anche altre combinazioni…

TERESA          -Contessa no, ce ne basta una.

CAROLINA  - Provare, provare, su… (e va dietro un paravento per spogliarsi e mettersi una vestaglia)

Le controscene delle zie sono tutte a tema: vogliono sbolognare rapidamente la contessa dalla casa perché sta per arrivare Remo e non vogliono che i due si incontrino.?

CAROLINA  - Possono rovinarsi, sono appena imbastite...

Ma questa che vuole?

TERESA         - Questa la sto aspettando.

CONTESSA   - Su, altra combinazione, e poi provare sottoveste, e poi provare mutandine...

(Carolina le passa una combinazione sopra il paravento)

CONTESSA    - Che bello venticello su corpo, venticello galante… rubacuori…

Come canzone… Remo è vostro nipote?

Reazione delle zie.

TERESA         - Sì… nostro nipote.

(bassa voce a Carolina) Hai visto?

CAROLINA - È figlio di nostra sorella morta in Ancona…

Giselda canta “Guapparia”: “ma è entussecosa assai ‘sta serenata…”

CONTESSA   - Già, già… (esce dal paravento) Chi canta è l’altra vostra sorella?

TERESA         -Si, altra, altra.

CAROLINA  - È vissuta tanto tempo fuori casa…

TERESA         - È nata qui in casa, ma poi ha vissuto tanto tempo fuori… (un gesto per dire “molto lontano da qui”)

CONTESSA   - Vissuta?

CAROLINA - Si, vissuta, vissuta… (un gesto per dire “anche tanto”)

CONTESSA   -All’estero?

CAROLINA  -Eh! A Napoli.

CONTESSA   -E il padre di Remo?

CAROLINA  -Morto, grazie a Dio!

CONTESSA   -Come, grazie a Dio? Non buono marito? Non buono padre?

TERESA         -No, altrochè… buono, buono…

CAROLINA  -No, proprio un sant’uomo. Buono. Ma aveva un difetto.

TERESA         - Oltre a quello che non era delle nostre parti… marchigiano era…di Ancona. Voleva fare il marinaio…

CAROLINA  -Ma questo non era un problema. Il problema è che non lo faceva, il marinaio…

CONTESSA   - E che faceva?

CAROLINA  - Stava sempre a tirar pietre ai gabbiani, sai che divertimento! Faceva pranzo e cena con pane e lardicello, sai che nutrizione… Si grattava sempre la panza, sai che fatica… Capito?

CONTESSA   - No capire.

TERESA         - Contessa: disoccupato, era sempre disoccupato.

CONTESSA   - Ah, si, capito. Bel giovanotto Remo.

CAROLINA  - Scusate signora contessa adesso con la spilla, spero di non farvi male.

CONTESSA    - (evidentemente punta) Hai, niente, e canta bene, no, altra sorella?

CAROLINA  - Si la sorella “napoletana” canta sempre? C’è a chi piace e a chi no.

A me no.

CONTESSA   - Che parole dice la canzone? Non capire. “Tussecosa…” che vuol dire?

TERESA         -“E’ entussecosa assai ‘sta serenata”… Vuol dire che è una serenata intossicata…

CONTESSA   - Come? In tossi-…

CAROLINA  - “Avvelenata”, capisce? Veleno.

CONTESSA   - Canta di rabbia, capito? (E ride)

CAROLINA  -Teresa, tieni stretta la fortezza, stretta… (tirano entrambe per stringere) Troppo stretta signora contessa?

CONTESSA   - No, non troppo stretta, per movimento… corsa.

TERESA         -Voi siete molto sportiva, vero Contessa? Lo sappiamo tutti qui in paese… corse, salti, capriole…

CAROLINA          -Vi si vede di più a buco-culonzi che in piedi.  (la contessa ride)

TERESA         - Vedi che ha capito, la signora Contessa?

CAROLINA  - E adesso quassotto, come ce lo faccio il sottoculillo? Tira, Contessa? Stringe?

CONTESSA               - (ride) come dite? Sotto cu…? Si chiama…?

TERESA         - Ma no, Carolina, ti sbagli, quello non si chiama sottoculillo…

CAROLINA  -Si chiama sottoculillo la pezzetta sotto che raccorda la parte davanti e la parte di dietro per le camicette dei bambini… sottoculillo.

TERESA         -Si, per i bambini. Non sia mai per le signore. Per le signore si chiama scalorcia. Questa è una scalorcia.

CAROLINA  -Veramente si può dire anche catenaccio. Essa per me, per esempio, si può anche chiamare un catenaccio.

TERESA         - Essa la pezza, s’intende.

CAROLINA  - S’intende. Catenaccio. La Contessa fa segno di non capire.

TERESA         - Sempre la pezza.

CONTESSA   - Tanti nomi per uno solo pezzo piccolo di stoffa?

CAROLINA  - Anche scamorza, se è per questo… Tanti nomi ci sono Contessa per la stessa cosa.

CONTESSA   - Scamorza?

CAROLINA  - Dal verbo italiano: scamozzare, tagliare, separare… Nell’inforcatura… Una gamba va di qua, una gamba di là. E quindi la pezza che separa si chiama scamorza;

CONTESSA   - Capisco, capisco.

A Remo piace inforcatura.

TERESA         - Cosa?

Ride la Contessa

CONTESSA   - Si, inforcatura di motocicletta… una gamba di qua, una gamba di là…

CAROLINA  - A Remo piace correre…

TERESA         - Correre la cavallina…

La cavallina!

CONTESSA   -Corre? Va a cavallo? Bene. Bello sport, cavallo… Anche cavallo, inforcatura… Una gamba di qua, una gamba di là…

Giselda sta stirando i pantaloni di Remo, proprio sul cavallo. E sarà una coincidenza curiosa, ma quella coincidenza le fa saltare i nervi.

GISELDA      -Anche il cavallo, adesso, anche il cavallo dei pantaloni…

Getta via i pantaloni, afferra un ventaglio e si fa vento.

CAROLINA  -Contessa anche questa combinazione è provata. Altre imbastite non ne abbiamo.

TERESA         - Non c’è più altro da provare.

CONTESSA   - E le sottovesti? Queste non sono mie? Voglio provare (e va dietro il paravento) Dunque Remo va a cavallo? Remo sportivo, io in Russia, mio marito non sportivo, mio marito che è morto… non sportivo… Invece qui, gambe all’aria e braccia all’aria, libertà, cervello intatto… Giovinezza… Oh io sono vecchia ormai…

CAROLINA  - Che dite…

TERESA         - Ma no…

CONTESSA   - Ho già raggiunto i trentanove anni…

CAROLINA  - E la culla…

CONTESSA   - Je suis grecque…

CAROLINA  - Come ?

TERESA         - Dite ?

CONTESSA   - Voglio dire : Grecia.

CAROLINA  -Volete una greca? Sostenuta a pagliette? La volete sull’orlo? A punto inglese?

TERESA         - Ecco da dove nasce il dio greco… E’ quella che sparge la voce…

CONTESSA   - E voi italiani siete figli di greci… E vostra giovinezza italiana è di dei, di soldati, di sportivi… Discobolo, pugilatore… Io sono greca.

TERESA         - Ho capito Contessa. Adesso è tutto chiaro.

(a Carolina, a bassa voce) L’ha visto.

CAROLINA  - Chi ha visto?

TERESA         - Remo, la Contessa l’ha visto. Magari al fiume.

CAROLINA  - Magari nudo.

CONTESSA   - I miei amici sono tutti sportivi, tutti campioni, avanguardisti, come dite voi in Italia…Lotta.

TERESA          - Si, tutti i generi di lotta… Sotto…sopra…

CONTESSA   - Dans sa chaleur giovinezza italiana essere come sole… riscalda.

CAROLINA  - Avesse trovato il termosifone, quella!

CONTESSA   - E qui in Toscana, ho trovato l’uomo!

CAROLINA  - Chissà Diogene come se ne sarà preso a male?

CONTESSA    - Come? Chi essere Diogene?

CAROLINA  - Quello cercava l’uomo e si sarà detto: ma guarda un po’ chi lo ha trovato! La Contessa!

TERESA         - Contessa, allora la sottoveste l’abbiamo provata. Non abbiamo più nulla da provare… allora vi aspettiamo la prossima settimana, va bene Contessa? E fate presto che sta per piovere…

CAROLINA  - Meglio fra due settimane. Abbiamo le nozze della marchesa Giovanardi… Che va equipaggiata completamente. Non lo ricordi, Teresa?

TERESA         - Già, tutto il corredo da ultimare…

A ben rivedervi allora Contessa, non prima di tre settimane.

CONTESSA    - Aspetto io.

TERESA          - Dovete aspettare.

CAROLINA  - Purtroppo dovete aspettare.

La Contessa dietro il paravento si aggiusta l’abito

CONTESSA   - Aspetto io!

Uscendo da dietro il paravento e sedendosi su di una sedia:

CONTESSA   - Aspetto io!

TERESA         - Ma non dovete aspettare adesso, qui (risatina)… Nohe…

CAROLINA  -No, adesso no… (risatina) Tornate altro giorno.

(una franca risata)

CONTESSA   - Già, già… adesso no, altro giorno, torno si, certo che torno… Vostro lavoro ricamo, eccellente, migliore di tutta Italia.

CAROLINA  - Si, grazie, commossa… Quattro settimane. Fra quattro settimane… va bene?

CONTESSA   - Torno, torno…

TERESA         - E certo che torna questa.

CAROLINA  - E la prossima volta vi facciamo incontrare Remo, la prossima volta.

CONTESSA     - (non raccogliendo l’insinuazione) Io so Remo non salire in camera con scale, ma con fune fuori finestra… vero?

CAROLINA  - Vero, vero…

TERESA         - Gli piace così, con fune…

CONTESSA   - Quella? (indicando la fune che si vede attraverso la finestra)

CAROLINA  - Quella.

CONTESSA   - Bravo, bravo, bello muscolo.

Giselda a voce alta, ha ripreso a stirare.

GISELDA       - Gli faremo fare il pompiere, al bello muscolo.

CONTESSA   - Chi ha detto pompiere? Divertente!

TERESA         -Macchè pompiere, Contessa: quello sarà il padrone del podere, delle case, di tutto…

CAROLINA  -Gli diamo tutta l’eredità. E sposerà la contessina Rigabui… che l’è tanto bellina e giovane…

Un forte rumore di automobile che si avvicina e si ferma

TERESA          - Sarà la Marchesa Bendondi… Ma s’aspettava per oggi, Carolina?

Niobe entrando accorre alla finestra, poi stupita:

NIOBE - E’ Remo, è Remo… in automobile.

Le zie, la Contessa, si affacciano alla finestra. Si ritraggono.

Anche Giselda arriva.

Si affaccia e le cade Remo tra le braccia, arrampicatosi sulla fune.

REMO             - Zi’ Te’… Zi’ Ca’… Zia Giselda…

CONTESSA   - Sportivissimo Remo!

REMO             - Abitudine. (affacciato alla finestra) Palle aspetta fuori, ho ancora bisogno di te.

TERESA          - Figurarsi se non c’era anche lui!

CAROLINA  - Sempre tra i piedi, sempre tra i piedi…

CONTESSA   - E bravo! Ginnastica, prima salute.

È vostra Remo quella automobile?

REMO             - (sfidando le zie) Sì, è mia.

Reazione delle zie controscene: come, sua? Tu lo sapevi? Io no! Io neppure, è impazzito.

CONTESSA   - Finalmente, bravo… L’avete comprata ora?

REMO             - Oggi.

TERESA         - Come, oggi?

CAROLINA  - Oggi hai comprato la macchina?

Giselda che era tornata nel suo sgabuzzino esce inviperita e furente.

GISELDA      - Questo ci vuol rovinare tutti! Chiedetegli adesso… adesso… chi gli ha dato i soldi!!!

REMO            - Si, l’ho comprata oggi.

CONTESSA   -Non perdete tempo.

REMO            - Se occorre.

CONTESSA    - Tenete mire alte.

REMO             -Quando si può, perché tenerle basse,

CONTESSO    - Già certo…

REMO            - Vi sono al mondo, cara Contessa, delle donne…

CONTESSA    - (ridendo) Vi sono al mondo ancora delle donne?

REMO               - (ride anche lui) Vi sono delle donne che danno poco in cambio di molto. Ma fortunatamente ci sono al mondo delle donne che danno tutto, in cambio di poco o nulla.

CONTESSA    - E voi le avete trovate?

REMO             - E chi lo sa? Forse.

CONTESSA    - Ma bravo, mi complimento davvero. Vado adesso.

REMO             - Volete essere accompagnata, Contessa?

CONTESSA    - (speranzosa) Si, grazie.

REMO            - Palle… Accompagna la contessa alla villa. Dai.

La Contessa non sa celare a sufficienza un suo disappunto.

Così Contessa provate la macchina

CONTESSA    -Insegnerò anche vostro amico, scorciatoia?

Reazione delle zie.

REMO            - Si, anche mio amico…brava… perché no?

CONTESSA   - Signorine Materassi….. Arrivederci, a presto.

TERESA         - Signora Contessa. Arrivederci.

CAROLINA  -Se proprio vogliamo essere sicure, facciamo tra cinque settimane…

TERESA         -Sì, sì…fra cinque settimane…. Va bene?

La Contessa esce

Silenzio

Tensione tra le zie e Remo

Remo si accende una sigaretta

Rumore dell’automobile che s’allontana.

REMO            - Insomma, che volete da me?

TERESA         - Vederci chiaro.

REMO            - Su che?

TERESA         - Su come hai avuto la macchina;

REMO             -La macchina mi è necessaria, mi è indispensabile, debbo aprirmi una carriera, debbo crearmi uno stato, non posso continuare così.

CAROLINA  - Una carriera?

REMO            - Eh già. Spero di ottenere la rappresentanza per tutta la regione di questa macchina.

TERESA         -Una rappresentanza?

REMO             - Sapete che vuol dire? Che questa macchina io la venderò in esclusiva.

CAROLINA  - Esclusiva?

REMO            - E poi la bella macchina a chi la possiede rende molti servizi, il carro tiene bel carruggio, come dice un proverbio, è una bella rendita… È come un bell’abito, come un bel corredo… E voi dovete pur capirlo a che serve un bel corredo, no? Li fate…

CAROLINA  - Che c’entra il corredo?

TERESA         -  Per questo c’entra, c’entra… Carolina, non hai capito?

REMO             - Il mondo è fatto in questo modo, Zi’Te’… in questo che dico io…

CAROLINA  - E come hai fatto a pagarlo?

REMO             - Se vi avessi chiesto aiuti me li avreste negati. Quindi ho fatto in altro modo. Che vi interessa? Li trovo io, i soldi.

TERESA         -Invece altro che, mi interessa proprio saperlo. Questa è una casa senza misteri, siamo un libro aperto. La nostra vita è sempre stata alla luce del sole.

CAROLINA  - Dimmi Remo, (e gli si avvicina cercando di parlargli bocca a bocca)

hai a che fare con la malagente? I soldi li chiedi a loro?

CAROLINA  -  Gesù, a rate.

REMO            - Entro domani debbo pagare la prima rata.

TERESA         - Allora la macchina non è stata ancora pagata?

REMO             - No, fino a questo momento.

TERESA         -  E tu avrai la somma domani?

REMO            -  Avrò la somma.

TERESA          - E dove la prendi?

REMO            - Vi ho detto che non vi deve interessare.

TERESA          - Eh no, ti ripeto, ci interessa…. Dove li prendi questi soldi?

REMO            - Vi ripeto che non vi deve interessare…

CAROLINA  -Non possiamo permettere….ammettere… provenienze illecite. Dove prendi il denaro? (tesa, infiammata) Dalla contessa russa? È lei che ti paga la macchina?

REMO            - A titolo di prestito amichevole, perché no?

CAROLINA  - (gemendo e gridando) No, No…!!! Da quelle no, da quelle no…!!!

Non si pigliano denari da quelle femmine… Quella è una strega, sappiamo bene che vuol dire la loro amicizia…

Carolina gli si stringe al petto, cercando la bocca di Remo.

È vero, no? È vero, no?

Teresa “gelosa” si avvicina a Remo e lo strappa dalla sorella.

TERESA          - E come farai a restituirlo il denaro? Dillo, dillo…

REMO             - Quando mi sarà possibile…

TERESA          - La prima rata di quanto è?

REMO             - Dodici mila lire.

CAROLINA  -  Dodici mila lire?…

REMO             - Sentite è tardi, appena torna Palle debbo andare, stasera non ceno a casa…

Le zie si guardano indecise.

CAROLINA  -  Dodici mila lire (il tono: non sarebbero mica tante)

TERESA         -  Certo, dodici mila lire (il tono: ce le abbiamo dodici mila lire) Senti.

CAROLINA  -  Dodici mila lire (il tono: in fondo sono solo dodici mila lire)

TERESA          - Senti, se è vero che macchina ti è necessaria…

CAROLINA  -  Ma ti deve essere veramente necessaria…

TERESA          - E ti serve per crearti uno stato, per aprirti una via… No, Carolina?

CAROLINA  - Si, si… se serve veramente per aprirti una via…

TERESA          - Noi (e riceve l’assenso di Carolina) abbiamo deciso di pagartela.

CAROLINA  - Te la paghiamo tutta la macchina.

TERESA         - Soldi ne avremmo spesi per farti studiare: non hai voluto.

Ma ad un patto.

CAROLINA  -Ad un patto, Remo. Che tu ci assicuri che con quella donna non avrai più nulla a che fare.

TERESA          -Eh, caro Remo, certe cose le veniamo a sapere pure noi che stiamo chiuse qua dentro tutto il giorno a lavorare…..

Entra Niobe con un cesto di biancheria

CAROLINA         - Il paese è chiacchierone, è pieno di malelingue di gazzette ufficiali… È tutto un ciu-ciu… il paese. È vero Niobe? E sappiamo anche cosa è la scorciatoia che essa deve insegnare pure a Palle… Ti è tutto chiaro?

REMO             - Perché voi pensate che io sia l’amante della Contessa? (ride) Ah! Ah!

TERESA          - Noi di quella donna non ne vogliamo più sapere! Delle sue mutande, delle sue camicie… Se le vada a far cucire da chi le pare, che chi vuole, anche all’inferno.

Carolina si getta rabbiosamente ad afferrare le combinazioni, le camicette, le mutandine che la contessa aveva provato.

CAROLINA  -Ecco… Ecco… Ecco… E questa… Anche questa… Ecco… Tutte qui… adesso faccio il pacco, la carta… Fatto.

REMO             - Allora, Zi’Te’… Zi’ Ca’… ci penso io a non farla più tornare la Contessa… Gliele riporto io, alla villa, le sete, i pizzi, i ricami, le combinazioni, le mutandine… Contente?

Le zie non sarebbero contente: potrebbe essere un trucco.

NIOBE           - No, non vi preoccupate signorine… Alla Contessa le pezze ce le porto io.

REMO             -Va bene. Niente più contessa. Ma ad un patto.

Che questa sera Zi’Te’… Zi’Ca’… inauguriamo insieme l’automobile…

Vi truccate, vi vestite e vi porto in città…

Zelda si è affacciata al laboratorio stupita, quasi incredula.

Vi dicevo che non cenavo a casa… Ceniamo insieme Zi’Te’… Zi’Ca’… Vi porto fuori, facciamo festa.

GISELDA      - Il domatore fa sul serio stavolta… Scimmie ammaestrate, proprio scimmie…

Remo afferra le due zie alla vita. Entrambe sembrano rinascere alla vita. Sorridono felici. Imitando con la voce il suono di una orchestra fa loro ballare un valzer a tre. Niobe batte a ritmo le mani., risate, mossette, sembra un gioco di prestigio.

GISELDA      - Proprio scimmie… scimmie.

Quasi ammirata di Remo.

Ma guarda come è capace, Remo, un mago, un prestigiatore… a maneggiare le femmine. A rovinarle!

 esce salendo su per le scale rapidamente. Un valzer tra risate ed allegria.

REMO                    - Adesso mi faccio una doccia. E fatevi trovare pronte. Tanto voi, lo so bene, a farvi belle ci mettete un batter d’occhio.

Un urlo di Giselda, dal piano di sopra.

Giselda scende convulsamente le scale.

GISELDA       - Ma insomma diteglielo voi. Che scostumato.

Nudo m’è passato avanti…Brutto porco! Indecente! Mascalzone! Diteglielo voi se è roba questa da sopportare… Nudo! Davanti a me. Porco. Le zie prese in contropiede ridacchiano.

Voce di Remo dall’alto.

REMO            -  Zie?… Ziette?… Chi strilla? Che è successo. Vengo a vedere.

Carolina e Teresa con un gesto incontrollato si precipitano alla fine della scala evidentemente per vederlo anche loro “nudo”.

Si accorgono di questa eccessiva rapidità e si vergognano, guardandosi come bambine colte in fallo.

Appare Remo dall’alto: è coperto da un amplissimo telo di cotone. Che lascia però aperture e visioni per chi volesse aprire e vedere.

Scende le scale come una sciantosa.

REMO             - Beh? Che è successo? Non perderete mica tempo, no? Impaccio delle zie.

Giselda risale le scale a testa bassa.

Tutto ‘sto chiasso perché zia Giselda mi ha visto nudo?

Ma io sono parente.

La zia Carolina batte le manine fanciullescamente.

Zia Teresa si impettisce bella e sensuale.

Niobe ride allegra ed ammiccante.

Musica.

La luce va giù su questi cenni, di volti e di espressioni.

FINE DEL SECONDO QUADRO DEL PRIMO ATTO


L’autunno fa cader

Le ultime foglie

Scena :la stessa. L’albero che si vede dal finestrone ha foglie color ruggine. È autunno.

Carolina lavoro una cucitura di un ricamo “a macchina”.

Questa macchina da cucire è già un segno di decadenza, anche se apparentemente è un segno del progresso.

Teresa ricama a mano, con identica solerzia e bravura. Rifinisce.

Il laboratorio è più simile ad un negozio: decine e decine di scatoloni: l’uno sull’altro a formare stipi, sciffoniere.

Anche telai campeggiano sotto le luci (diverse dalle precedenti, “moderne”) ma almeno per il momento sono inutilizzati.

Le due sorelle lavorano in silenzio.

CAROLINA  - Teresa, e finiscilo quel ricamo. Ci stai sopra manco dovessi ricamare la stola al Santo Padre…

TERESA         - Altri tempi quelli della stola.

CAROLINA  - Altri tempi…

TERESA          - Che brutta gente c’è adesso… gente mediocre.

CAROLINA  - Gente nuova che comanda… Certo la svizzerotta fa miracoli.

TERESA          - La svizzerotta fa solo i punti base. Quelli artistici no. Certo ti fa risparmiare tempo. Io però non la potrei usare mai.

CAROLINA  - Se penso che impiegavo per fare un orlo anche un’ora e mezza, e adesso lo stesso orlo cinque minuti…

TERESA          - Tu speri che mi metta a gridare: viva il progresso.Questo non è progresso: è solo velocità. Io sempre a mano rifinisco. Con la macchina non mi ci vedrai mai. Il ricamo si fa a mano, a macchina non è ricamo. È una cosa che gli rassomiglia, ma non è ricamo.

CAROLINA  -Ma quelli, i clienti nuovi, che ne sanno la differenza tra i punti fatti a macchina e quelli fatti a mano? I ricami, quelli, e quando li hanno mai visti? L’alta scuola del ricamo giusto le monache la conoscono ancora.

TERESA         - Certo quando erano le marchese, le contesse a farsi il corredo, quelle il ricamo tra merletti e trine erano nate, lo conoscevano e lo riconoscevano.

CAROLINA  - Ne sapevano quasi più di noi, certe volte.

TERESA          -E adesso, invece? Che ne so... la moglie del farmacista... certe mezze calzette...  l’Assuntina, di Fringuello, la Pantera, la Bullegia, la Fracassa…

CAROLINA  - Poverine, vengono con i soldi in bocca… e noi non si può dir di no. Anzi per questo meglio così, non ti ricordi i debiti che ci lasciavano i nobili?

TERESA          - Pensa tu se, chesso’, la Cesira del Casanova conosce la differenza tra un punto di figura ed un punto imbottito? Però per il suo matrimonio ci ha ordinato ventiquattro di tutto, come una principessa…

CAROLINA  - Pensa tu se le chiedi: signorina, perché vanno chiamate signorina, signorina il corredo lo volete tutto a punto Valmarana? Che è poi la tua specialità, proprio un bel punto a filza, a fili scambiati, un ricamo fitto e lieve al tempo stesso… sai quella che faccia farà: e che è?

TERESA          - Il punto Valmarana? E chi lo riconosce più.

CAROLINA  - Ai clienti nuovi interessa solo la striscietta;

TERESA         - La striscietta come sopra scritto “Sorelle Materassi”… Quelli sanno dire solo “Sono belli, sono belli”… E toccano tutto con quelle manacce. I ricami vanno tenuti su con due dita.

CAROLINA  - Anche la moda è brutta.

TERESA          - È una moda strana.

CAROLINA  - Tutti questi vestiti risicati, tisicuzzi. L’intimo di qualche anno fa non serve più.

TERESA          - No, l’intimo non serve.

CAROLINA  - L’intimo è abbondanza, e l’abbondanza è finita. Anche in casa nostra. Quanto ci costa Remo.

TERESA          - I soldi spariscono “alla bella regina”…  Quanto ci costa Remo.

Entra Giselda. Un po’ stanca, tirata.

GISELDA      - Sono stata in città.

TERESA          - Hai fatto il giro?

GISELDA       - Ho fatto il giro.

CAROLINA  - Ti sei ricordata di passare da Untersteiner? Adesso l’ordinativo delle venticinque paia ce lo ha firmato o no?

TERESA         - Sei passata da Borsò a via Cavour, che fine hanno fatto le lenzuola?

GISELDA      -Si, ho visto Untersteiner e sono passata da Borsò. E sono passata anche in banca. E sono riuscita a mantenere allo stesso punto il tasso, anche se il conto scende, scende. Il direttore ce lo voleva abbassare.

TERESA         - Ma tu sei amica del direttore…

GISELDA       - Sono amica, sissignore! Ho incontrato per il Corso, Filze… oppure gente come quella la debbo chiamare il “signor” Filze?

TERESA          - Beh?

CAROLINA  -  E allora?

GISELDA       - Che risposta dovevo dargli?

TERESA         - Quale risposta?

GISELDA      - Ma se quello, il signor Filze… insiste e piglia collera… e s’infuria… e grida: “Voglio i soldi miei”, in pieno Corso. E minaccia. A voce bassa. Che possa sentire solo io. Io che risposta gli debbo dare? Gli faccio una cantatina:

(cantando)

“Non mi fate

non mi fate

ramanzine,

tanto Remo

tanto Remo

pagherà”!

Perché sappiamo bene tutte che prima o poi pagherà l’azienda.

TERESA         - L’azienda non è responsabile dei debiti di Remo!

GISELDA      -  E se il signor Filze viene qui a casa vostra a chiedere i soldi con l’arietta che tiene, voglio vedere se l’azienda non caccia fuori: trentacinque mila lire, una sull’altra.

CAROLINA  - Gesù… trentacinque mila.

GISELDA       - Avete sentito bene, trentacinque mila lire. Perché io in città ci vado tutti i giorni a mostrare la mia faccia in giro. A me, a me vengono a chiedere i soldi, a me. Per le strade ho una fila di creditori… di Remo. E chi mi fa la posta, chi mi aspetta al varco… Chi mille, chi cinquemila, chi ventimila lire. A Filze, al signor Filze, i trentacinque mila, tutti, li pagherà i debiti l’Azienda.

TERESA         - No, non li pagherà l’azienda i debiti di Remo, li pagherà lui!

GISELDA       - Stupide che siete, grulle, babbuasse… Li pagherà l’azienda, cioè voi, perché il conto in banca è a firma vostra.

TERESA          -Certo che lo è. Vorrei vedere che non lo fosse.

GISELDA       - Certo che sono soldi vostri. Li pagherete voi, io certo no. Io non ho firma in banca e non tengo una lira, anche se porto io i clienti e mi faccio un mazzo così. Però in questa casa sono un ospite. Mi tenete come una lavorante. Conto meno della serva. Perché voi mi avete accolto in questa casa per pietà. Come un gatto rognoso. Però servo a far sorrisi ai clienti e direttori di banca… perché io sono puttana.

TERESA          - Alt Giselda, ti sta girando il cervello? Alt. Alt.

CAROLINA  - Anche stamattina ti sei svegliata col buco rovesciato?

TERESA          - Tanto per mettere in chiaro: i soldi in banca sono di Teresa e di Carolina Materassi. Il podere è di Teresa e Carolina Materassi. Le case sono di Teresa e Carolina Materassi. La villa…

GISELDA      -  Lo so, lo so, lo so, è tutto vostro, tutto vostro!

CAROLINA  - Oh Gise’! Ti fosse venuto lo sfizio d’alzare la voce in casa mia?

GISELDA       - Oh, io non mi permetto d’alzare la voce, io sono una lavorante…

TERESA         -  E sempre per mettere in chiaro, Gise’. Tu in questa azienda sei una lavorante e noi le padrone, chiaro? E se ci piace spendere i soldi nostri siamo padrone di spenderli come ci pare, chiaro?

GISELDA       - Io però alle sorelle padrone glielo debbo dire in modo che capiscano, che il conto in banca scende, scende a vista d’occhio, perché al vostro nipote scorretto e mascalzone, i debiti voi glieli coprite tutti.

CAROLINA  - Noi non glieli copriamo tutti. Se rischiamo di trovarci dalla sera alla mattina come nostro padre… fallite.

Pausa. Giselda esce.

TERESA          - Il conto scende, è vero?

CAROLINA  - Lo sappiamo bene.

TERESA          - Niobe?

CAROLINA  - Non si è vista nel pomeriggio.

TERESA          - Starà giù dalle scolare.

CAROLINA  - Certo. A furia di stare con noi… qualcosa sa insegnare pure lei.

TERESA          - Già, le scolare imparano subito e male… fanno trum-trum con la macchina e già si credono che sanno ricamare. La macchina è un’invenzione diabolica.

CAROLINA  - Però rende. Ne abbiamo sette di scolare giù dabbasso e rendono anche loro.

TERESA          - Sì, per i punti base. Senti, si va a vedere giù sotto che fanno, le scolare… che rendono?

CAROLINA  - Così si conta le federe, a che punto siamo.

TERESA          - Sì… sì… le federe e le lenzuola.

Escono scendendo per la scala.

Un tempo, coperto dal rumore delle macchine da cucire di sotto.

Entrano Niobe e Remo.

Niobe si riassetta gli abiti, i capelli.

Remo è scuro in volto.

NIOBE           - Scaricati, ti si sono scaricati i nervi? Che c’hai? Hai una faccia scura scura…

È finito tutto adesso? Stavamo così bene prima.

Sembri un diavolo.

Ti servono altri soldi?

Remo fa un gesto per indicare “tanti”

Tanti? Sai che il mio libretto io l’ho finito per farti stare tranquillo qualche volta. Tanti?

Remo un gesto per indicare “tantissimi”

Vergine santa e quanti?

Sta’ sereno, le zie te li daranno, te li hanno sempre dati.

Ventimila?

Remo anticipa ogni cifra con un gesto “di più”.

Trentamila? Cinquantamila? Centomila?

Madonnina!... cinquecentomila?

Remo fa cenno di sì con la testa.

Madonnina e qui non bastano le zie… Qui ci vuole la Banca d’Italia!

Remo tira fuori una cambiale.

REMO            - No, basta una cambiale.

NIOBE            - Una cambiale?

È proprio necessario una cambiale?

REMO             - Indispensabile.

NIOBE            - E dove li tirano fuori i denari? Quel poco che resta in banca, dice la zia Giselda, è poco… Poco.

REMO             - Venderanno il podere e le case: cifra tonda, cinquecentomila. E ben valutati.

La villa resta, la casa, l’azienda, il tetto. Hanno le mani d’oro, che vogliono di più? Si tireranno su in men che non si dica.

Anzi è meglio che glielo vada a dire subito.

Dove staranno?

NIOBE            - Giù in laboratorio… anzi senti che stanno tornando su…

CAROLINA  - Sì, con le diciotto che hanno fatto… sono ventiquattro.

TERESA          - Giusto ventiquattro…

Arrivano le zie, risalendo la scala.

CAROLINA    - (accorgendosi di Remo) Ah!

REMO              - Zi’ Te’… Zi’ Ca’… scusate ma debbo parlarvi.

TERESA          - Ma guarda un po’, anche noi dobbiamo parlarti.

CAROLINA  - Anche noi volevamo parlarti, che abbiamo un groppo allo stomaco da giorni. C’è un certo debito tuo da pagare…

TERESA           - Molto rilevante.

REMO             - Sì, sì, bene.

CAROLINA  - Un certo Filze, che ti conosce molto bene, e viene da noi a chiederci i soldi a noi, con minacce… soldi che poi non abbiamo.

TERESA          - E ci fanno poi tante altre persone richieste sempre più insistenti.

REMO             - Zie! Dobbiamo finirla con tutta questa gente che viene a chiedere.

CAROLINA  - Dobbiamo finirla di spendere… tanto paga Pantalone.

TERESA          - Dobbiamo finirla di far debiti che poi non si possono pagare.

REMO             - D’accordo. Non farò più debiti che non si possono pagare.

CAROLINA  -E per quelli che ci sono già che si fa?

TERESA          - Noi pagheremo quello che crederemo di pagare! Non siamo in dovere di farlo!

REMO             - No!

CAROLINA  -  No che?

TERESA         - No che?

REMO            -  Bisogna pagarli tutt’insieme, non v’è altro rimedio.

TERESA         -  Tutt’insieme? Già e con che? Lo sai che non abbiamo più un soldo in banca?

REMO             - Giusto, e proprio per questo che vanno pagati tutti insieme.

CAROLINA  -  Con che denaro? Se tutti i soldi li abbiamo dati a te?

REMO             - (come la cosa più ovvia) Con una cambiale.

TERESA         -  Con una cambiale?

CAROLINA  - Una cambiale, una cambiale no… no…no!

TERESA           - (forte e severa) in quarant’anni di professione non ho mai firmato cambiali!!!

CAROLINA  - Io non firmo cambiali!

REMO            -  Una cambiale è l’unico mezzo, il migliore in questo momento difficile. Dopo ci sentiremo tutti sollevati, potremo respirare. Debiti non ne faremo più.

CAROLINA  -  Come, come non ne faremo più? E che c’entriamo noi?

TERESA           - (a voce altissima) Io mi faccio segare il collo, che firmare una sola cambiale. Mai! Mai!

Remo tira fuori dalla tasca la cambiale

Niobe si affaccia dalla cucina.

CAROLINA  - (urlando) Non metto firme io!

Intanto Carolina si è avvinghiata a Remo, si mette a batterlo con disperazione, piangendo. Non escono parole, ma solo grida, urla bestiali, mozziconi di suoni.

Carolina lo graffia e Remo si lascia graffiare. Inerte, immobile.

Poi in quel suo tipico gesto, Carolina cerca la bocca di Remo e la bacia.

Teresa gli scioglie dall’abbraccio “gelosa”, inviperita, furente.

TERESA          - Via, via, via!!!!!

Carolina è strappata dall’abbraccio, resta sola, piange.

Remo si riavvicina alle Zie.

Porge la cambiale a Niobe, immobile e quasi atterrita.

REMO             - Serbala un attimo… un attimo solo!

Niobe prende la cambiale con riluttanza.

REMO            - Serbala!

Remo afferra le due zie e le trascina come due bambine, senza forza e piangenti, per tutta la stanza (un po’ come anni prima aveva con loro ballato il valzer)

Che volete fare adesso?... Eh? Farete i capricci pure adesso?

Con un calcio apre la porta della dispensa.

E vi spinge dentro le zie.

Allunga un braccio verso Niobe.

REMO             - Adesso ridammela… ridammela!

Niobe avvicinandosi porge la cambiale e Remo gliela strappa di mano.

Tira fuori dalla giacca una penna stilografica. Porge cambiale e penna alle zie già dentro la dispensa.

REMO             - E adesso firmate!

Il pianto isterico delle due zie.Remo chiude la porta a chiave e si siede, affranto.

Nervosamente vorrebbe accendersi una sigaretta, ma gli tremano le mani. Getta via la sigaretta. Niobe gli si avvicina.

NIOBE            - Te lo dico io, sono come due bambine, firmano, firmano. Si capisce, firmano senz’altro… sono due bambine… fanno i capricci…

Poi Niobe scoppia a piangere. Insieme il pianto delle due zie e la voce di Giselda.

TERESA          - Giseldaaaaaaa!

CAROLINA  - Giseldaaaaaaa!

….di Stermini (Rossigni) hanno una certa contrapposizione tragicomica con la reazione delle due zie chiuse nella dispensa.

CAROLINA    - Giselda!

TERESA           - Niiiiiii-obe, apri…

Niobe piange.

NIOBE            - Signorine, non piangete, non posso aprire, non ho la chiave…

Remo seduto, immobile. Poi si alza. Si avvicina a Niobe; che ha verso di lui un  gesto di ripulsa.

Mi fai schifo. Anche io mi faccio schifo.

Dovrei gridare, far venire gente… Sei proprio un infame!

Sei uno come tanti… peggio di tanti.

Sei proprio una carogna, Remo.

Io sono una carogna come te.

Perché sto qui senza far niente, perché il coraggio di contrariarti non ce l’ho.

Non ce l’ho.

Colpi dall’interno della dispensa, alla porta.

Remo rapidamente apre, guarda, sorride, si fa da parte per lasciarle passare.

Escono le zie, due regine di pezza scarmigliate. Teresa tiene in mano la cambiale, Carolina a testa bassa. Remo fa per prendere la cambiale.

Teresa la lascia cadere. Remo si inginocchia e la raccoglie.

REMO            -  Sì bene, bene… benissimo. Così va bene.

Ripone la cambiale nel portafoglio.

REMO             - Benissimo… Ora sono le quattro. Vi do cinque minuti di tempo… per cambiarvi.

Reazione delle zie, come se si risvegliassero da un incubo.

REMO            - Vi voglio eleganti stasera. Eleganti, capito?

Andremo al Gran Caffè Italia per l’aperitivo, poi a cena dove dico io… e poi al Tabarin… Cinque minuti…

Le zie si rianimano

REMO              - Non è vero che in cinque minuti voi sarete belle e pronte?

Le zie salgono le scale come automi, rapidamente. Remo poi si avvicina alla finestra.

Palle, intanto avvia il motore. Niobe meccanicamente va in cucina. Entra Giselda.

Rumore del motore avviato.

REMO              - Zia Giselda, anche tu? Non cantavi di sopra?

GISELDA       - Ma che è successo?

REMO            - Niente zia, non è successo niente.

GISELDA       - E Niobe, dove sta?

Rumore di colpi di gas al motore della macchina.

NIOBE             - (rientrando col bicchiere d’acqua)

Sì, sì… le signorine escono con Remo… Almeno così ha deciso. Ma per quanto ne posso sapere, resteranno in camera. Remo hai visto in che stato erano?

GISELDA       - Perché, in che stato erano?

NIOBE             - Sarà per un’altra volta. Quando sarà passata la traversia.

GISELDA       - Che traversia?

NIOBE            - Questa sera vacci da solo a far baldoria…Oppure pigliati due cocottine eh? Una per te ed una per Palle… se vuoi la compagnia…

REMO             -- Chi lo sa? Forse.(a Giselda)Zia…

Ti ho visto in città stamattina…

GISELDA      - E allora?

REMO            - C’era un tipaccio accanto a te, lo sai che lo devi lasciar perdere?…

Zia, cattive compagnie sono… Eh Eh.

E le cattive compagnie, come i cattivi creditori, meglio perderli che trovarli.

GISELDA       -Che hai fatto stavolta, mascalzone?

REMO             -Niente. Gli uomini, e tu lo sai bene, perché gli hai ben conosciuti…

Sono tutti fatti allo stesso modo. Basta saperli prendere. Anche quelli cattivi.

GISELDA       -Ma insomma mi dici cosa è successo?

REMO            - Zia, è successo che io estinguo tutti i debiti e mi trovo un lavoro.

Io tra due giorni al massimo mi tiro fuori dalle spese… qui, di casa.

Vado via. Questa casa tornerà ad essere tranquilla, le zie potranno lavorare in pace, ne avranno proprio bisogno di pace e lavoro…

Ed in questo modo l’azienda tornerà a fiorire.

E tu zia quando c’è tempesta, canta sempre, canta.

Si sentono delle grida in alto.

NIOBE           -Che altro succede adesso, che altra tragedia?

Le grida si trasformano in risate, risate sempre più forti.

E ridendo a più non posso le zie scendono le scale ed entrano in scena.

(Come due soubrettes, per esempio, sguaiatissime, da avanspettacolo, forse anche cantando)

appaiono due incredibili uccelli del paradiso, penne, lamè, colori sgargianti.

Ridono a crepapelle, l’una dell’altra.

CAROLINA  -(ridendo) Ah! Ah! E dove ci porti Remo?

TERESA          -(c.s.)  Ah! Ah! E dove andiamo in automobile?

REMO             -Prima al Gran caffé Italia per l’aperitivo…

CAROLINA  -(c.s.)  Al Gran Caffé Italia…

TERESA         - (c.s.)…per l’aperitivo. E dopo, dopo?

CAROLINA  -(c.s.)  E dopo, dopo dove andremo?

REMO             - Al  tabarin andremo…Alle Follie…C’è un nuovo varietè.

CAROLINA  -(c.s.)  Un nuovo variété. C’è un nuovo variété …

TERESA         - (c.s.)  Andremo al Tabarin…Al Tabarin.

CAROLINA  - (c.s.)   E come si intitola questo nuovo variété?

TERESA         -(c.s.)   Già come si intitola?

REMO            -“Donne, Donne, Eternamente, Donne!”

CAROLINA  -(c.s.)   Donne…donne…

TERESA         -(c.s.)    Eternamente donne…

Le due zie e Remo imbastiscono un tragico balletto mentre la musica suona un Ballo tipico di Bal Tabarin dell’epoca. Remo ride con loro, anche Niobe sembra presa da questo vortice. Solo Giselda tace, tesa, sconvolta.

GISELDA      -(gridando sempre più forte) Ruffiano…Ruffiano…  Recuttaro!

                        Cade di colpo

FINE DEL TERZO QUADRO DEL PRIMO ATTO

INTERVALLO MUSICALE

 


“Inverno”

Scena: la stessa. I rami secchi dell’albero, foglie ingiallite.

E’ mattina presto. Le imposte del finestrone sono chiuse.

Alcuni “chicchirichì” di un gallo: segno evidente che è appena sorto il sole.

Entra Niobe ancora un po’ assonnata ed apre le imposte.

Un raggio di sole illumina la stanza.

Niobe va in cucina. Si sente il bollire di una macchinetta del caffé. L’odore del

Caffé arriva fin dentro il lavoratorio.

Arriva Carolina. Si affaccia alla finestra, respira forte, poi va alla macchina.

Solleva la tela bianca che la ricopre ed accende la luce che è posta sopra. Prende

Delle pezze già tagliate e le conta. Resta in piedi.

Arriva Teresa. Silenzio.

Niobe dalla cucina.

NIOBE            -Signorine, il caffé.

Teresa e Carolina continuano a trafficare.

CAROLINA  Che aroma tiene il caffé. Quello si, mi mancava in quei mesi.

TERESA         -Beata a te, che ti mancava solo l’aroma del caffè. (chiamando) Giseldaaa!

CAROLINA  -Un caffeuccio a prima luce, fa coraggio. La giornata comincia bene…Non avere nemmeno quello, ti ricordi? E per tre mesi sani sani… C’era solo un bicchiere di latte e un pezzo di pane.

TERESA         -          Madonnina, quei tre mesi! Non mi ci fare pensare. In quale sperfottìa eravamo cadute!

Una piccola pausa.

CAROLINA  -Teresa, ma tu dici sempre questa parola… Sper…Fottìa…Ma non è che è una parola brutta?

TERESA         -La diceva nonna. Santa donna, parole brutte non le sapeva.

CAROLINA  -Ma esattamente cosa vuol dire?

TERESA         -Disgrazia… Lo diceva nonna. Non lo ricordi? Ai tempi di nostro padre. (un sospiro)

CAROLINA  - (altro sospiro) Già, ai tempi di nostro padre… Ma quei tre mesi sono stati anche peggiori… Aveva voglia di lavorare?... Che sperfottìa!

NIOBE           -Il caffè, signorine…

TERESA         -E brava! Ma a te, questo caffè fatto con questo tipo di macchinetta nuova…ti piace?

CAROLINA  -Come si dice:”senza una lira”. Ma senza una lira eravamo rimaste. Si, a me questo caffè mi piace. C’ha più sapore.

TERESA         -Modernista. A me, no. Senza una lira, una lira. E dopo aver venduto le case… il podere…

CAROLINA  -Avessi preso una bastonata in testa mi avrebbe fatto più piacere che vendere il podere a quello…

TERESA          -Zitta, zitta, non lo nominare neppure…

CAROLINA  -…a quel bastardo di Fellino, il colono. Proprio a quello. Mi brucia ancora il cuore.

TERESA         -Non me lo fare ricordare. Carolina, sii buona, lo strazio di quei momenti.

CAROLINA  -Miracolo che non siamo morte di crepacuore, tu ed io. Come nostro padre.

TERESA         -Gli sarà mancato il coraggio di vivere, a nostro padre. Noi lo abbiamo avuto.

CAROLINA  -Si, noi alla fine lo abbiamo avuto. A si, nella vita ci vuole coraggio. Ma poi ognuno ha la sua stella. Io la mia stella. Tu la tua… Il destino è segnato. Io per esempio tanto per fare un esempio me lo sarei sposato Filiberto…quel bravo ragazzo di Filiberto…figliolo del medico… buono e gentile, si … soprattutto dopo quei terribili giorni, quell’atto brutale che subii dal professore di violino, mascalzone… prima con paroline gentili mi aveva portato a passeggiare nel vialetto… poi mi aveva acciuffata malamente, lui… Io mi svincolai,  lottai con una forsennata… quello mi aveva sbattuta contro un albero…riuscii a scappare. Passai  tutta la  notte in un  orgasmo  totale… Che  poi  mi  aveva  lasciato  per Giorni e giorni in uno stato… ricordi? Quasi di follia.

TERESA         -Si,si…

CAROLINA  -Filiberto venne subito dopo. M’aveva richiesta, ricordi? Al babbo, Filiberto…Ed io ero felice. Poi ricordi che successe? Che un amico di casa corse dalla mamma ad informarla che il mio fidanzato aveva un difetto gravissimo…

 TERESA        -Si…si…ricordo.

CAROLINA  -Di quelli che la Chiesa chiama canonici impedimenti…

TERESA         -Un difetto di quelli che non si possono dire…

CAROLINA  -Davvero, che non si possono dire…

TERESA         -Si ma poi tutto il paese lo diceva…

CAROLINA  -Perché la mi a stella aveva scritto cosi sul mio libro, che non avrei dovuto sposarmi e restare vergine e zitella…

TERESA         -Anche io, la mia stella, cara la mia Carolina, ha voluto così… Ti ricordi Guglielmo, il figliolo dell’avvocato…che venne a villeggiare da queste parti…alto, spalle quadrate, un bel portamento e vestiti sempre tagliati benissimo…

CAROLINA  -Si, si… ricordo.

TERESA         -Oh! Quello e diventato Patrocinante in cassazione. Mi piaceva. Io piacevo a lui. Ma la mia stella aveva deciso diversamente. Si sposò una cespugliola da quattro soldi. E Gaetano?

CAROLINA  -Si, si…Gaetano… Quella che aveva impiantato con tanta fortuna Una industria di casalinghi…

TERESA         -No…quello era Raffaello… Gaetano è quello che andò in America E poi ha fatto milioni a cappellata fabbricando tagliatelle. Anche lui mi piaceva e io piacevo a lui . Un po’ bassotto, ma un grande garbo, elegante anche Lui, bei denti, belle mani e dalle mani riconosci che è un signore Ma la mia stella aveva deciso che andasse in America oh le promesse di tornare, i pianti, che mi fece nel dirmi addio…E addio fu, cara Carolina…

CAROLINA  -Si vede che la nostra stella è stata di restare zitelle, lavorare per Vivere, avere un nipote che c’ha gettato sul lastrico… E piano piano, risalire la China…  Mah!

TERESA         - Mah! (poi come risvegliandosi) Giseldaaaaaa! Ti perdi la corriera …Fai presto!

Niobe affacciandosi dalla cucina:

NIOBE           -Ve lo porto in lavoratorio, il caffè?

TERESA         -No, veniamo noi. (Chiamando ancora più forte) Giseladaaaaaa!

Teresa e Carolina vanno verso la cucina, Scende dalle scale Giselda trafelata, aggiustandosi i capelli, gli abiti.

GISELDA      -Non ha suonato la sveglia , che ore sono?

TERESA         -Spicciati, che mi perdo la corriera.

Giselda va ad un tavolino, apre un cassetto, ne tira fuori un fascicolo di ricevute, le controlla.

CAROLINA  -Per carità, per carità, oggi no… oggi si introita…Giselda porta l’ombrello: mi sa che oggi avremo pioggia. Si incassa oggi.

TERESA         - Oggi è un giro buono. Però qualche minuto ancora lo tieni.

GISELDA      -Non ha suonato la sveglia.

CAROLINA  -Ci sono tutte?

GISELDA      -Cosa?

CAROLINA  -Le ricevute? Vuoi il caffè?

GISELDA      -Certo che ci sono le ricevute… (chiude il fascicolo e si mette le ricevute in borsa) No, niente caffè, mi prendo la corriera. A stasera. (si muove per uscire) Ah, l’ombrello.

TERESA         -Grazie, grazie… Venivamo noi in cucina.

Prendono il caffè. Suono di campanello fuori scena.

NIOBE           -Figurati se la scordarella di Giselda ha lasciato aperto il cancello … Niobe, per favore ce lo vai ad aprire… (Niobe esce) sennò ogni lavorante che viene è un cancello che suona…(Alzando la voce) lasciatelo aperto… le ragazze moderne, sciattone e svogliate… (A voce alta) Poi vengono a controllare quello che fate.

Le Materassi si mettono a lavorare.

CAROLINA  -Che giorni abbiamo passato!

TERESA         -(Dra) Ma adesso basta, Caroli’, sono passati.

CAROLINA  -Ma ti ricordi quanto eravamo arrabbiate con Niobe…

TERESA         -Già. Arrabbiate nere.

CAROLINA  -Perché noi morivamo di fame e pensavamo che essa, sotto il mattone avesse almeno un venticinquemila lire … E stava zitta…Ricordi?

TERESA         -E come no?   -

CAROLINA  -E perché non ci fa la carità di cinque lire… pensavamo. Un prestito. E lei zitta, muta, chiusa.

TERESA         -Povera Niobe, anche lei si moriva di fame… (Entra Niobe) Oh Niobina… ricordavamo quei giorni che non avevamo in tasca una lira, che dico una lira? Dieci centesimi…

CAROLINA  - Come eravamo avvilite perché tu non davi alcun segno di compassione…

TERESA         -E invece…

NIOBE           - Signorine, io ero tutta mortificata…avvilita, io, si… il coraggio di guardarvi in faccia non ce l’avevo. Mi facevate una pena, una pena… Voi, due signore, due artiste…così sacrificate.

TERESA         - Anche tu, in tutto questo scangeo universale…

        Piccola pausa

CAROLINA     -In questo che?

TERESA         -Scangeo. (Comprendendo che Carolina non ha capito) Ah. Scangeo: confusione…sconvolgimento…Capito?

CAROLINA  -Sempre nonna?

TERESA         -Nonna. Antico Toscano.

CAROLINA  -Ma nonna diceva queste parole solo a te? A me no? Io non me le ricordo.

          gesto di Teresa per indicare che lei non può farci niente

CAROLINA  -In tutto questo scangeo…

TERESA         -Brava.

CAROLINA  -…anche tu povera Niobe quante ne hai passate.

CAROLINA  -Tutti i soldi, a lui.

TERESA         -Che sconsiderata! Però sei una buona donna, una donna di cuore… 

CAROLINA  -Magari un po’ troppo sciampagnona con i maschi…

NIOBE           -Io tenevo in tutto, da parte, ventisei mila lire.

CAROLINA  -Una sommetta discreta, no?

NIOBE           -Le prime cinquemila lire servirono per la motocicletta.

TERESA         -Ah, tu glieli avevi dati?!

NIOBE           -Si. Voi non volevate cedere, io che dovevo fare?

CAROLINA  -E  io che avevo sempre pensato che se li fosse procurati da qualche cialtrona…

TERESA         -Ma la motocicletta costava dieci:

NIOBE           -La pagava a respiro. Quella era la prima rata. Le altre vennero dopo. Poi vendette la motocicletta e si comprò l’automobile. Però qui la prima rata l’avete pagata voi.

TERESA         -Già.

NIOBE           -E poi… spesicciole. Un giorno l’una, un giorno l’altra… Una volta una camicia, una cravatta, una cintura…un’altra volta un cappello, i gemelli, la catena d’ora dell’orologio…spesicciole…

CAROLINA  -Che sanguisuga!

NIOBE           -Ma che volete? Era tanto buono.

CAROLINA  -Buono? Si. Era tanto buono.

NIOBE            -E come le gradiva certe finezze.

CAROLINA  -Eh cara la mia Niobe: troppo sciampagnona con i maschi sei stata

TERRESA      -Con la scusa delle finezze…

NIOBE           -Finezze, finezze…ma cosa vogliono: qui in casa le lenzuola sono tanto ruvide. Sono buone per noi che si va a letto con la camicia. E pelle tosta. Ma non per lui. Se avesse dormito anche lui con la camicia, non avrei detto Nulla. Ma quello dormiva tutto nudo.

TERESA         -(fingendo di non saperlo) Nudo?

CAROLINA  -Nudo, Teresa, lo sapevamo tutte.

NIOBE           -Lui non aveva mica bisogno di grattarsi la rogna. Era un avorio la sua pelle.

CAROLINA  -Certo, era avorio.

TERESA         -La pelle sua…

NIOBE           -Come fu contento quando gliele comprai, io, le lenzuola, di quelle buone, di lino, leggere, fresche…era nato per fare il signore, lui.

TERESA         -Per fare il signore.

CAROLINA  -Era nato.

NIOBE           -Ogni tanto mi regalava delle fotografie…

TERESA         -Ah si? Anche a te? 

NIOBE           -Sapevo che voi ne avevate tante...

TERESA         -Ma perché non ce l'hai mai fatte vedere?

NIOBE           - Ce l'ho nel cassetto.Vado a pigliarle?

CAROLINA  -(felice) lo vado a pigliare le nostre. (Ed esce di corsa)

Teresa resta sola, in attesa, si aggiusta gli occhiali. Aspetta ansiosa che le due ritornino con le fotografie. A voce alta.

TERESA         -Ne facciamo un grande album... Le teniamo a vista... Oppure sapete che facciamo? Le mettiamo tutte in una grande cornice, o meglio: in due.

Entrano quasi contemporaneamente sia Carolina che Niobe. Teresa sgombra il tavolo delle sete e delle pezze di stoffa.

Le due donne rovesciamo le foto sul tavolo e tutte e tre vi si "appollaiano" a guardare.

TERESA         -Toh, questa al mare... L'ha mandata a te!

NIOBE           -Si. al Lido di Camaiore...

CAROLINA  -Che spalle!

TERESA         -Guardate! E questa qui? Sempre a te l'ha mandata?

NIOBE           -Questa a Riccione... in costume...

CAROLINA  - Da bagno. Che gambe slanciate.

TERESA         -Come è proporzionato il corpo, il torace, le cosce.

CAROLINA  - Guarda, guarda; sempre in costume da bagno e sempre a te.

NIOBE           -Lo vedete? È al Lido di Venezia. Che testa, che ricci...

CAROLINA  -Che naso... la bocca, la bocca...

NIOBE           -E qui..

TERESA         -Niobe, oh come mai tu tieni solo foto di Remo in costume da bagno?

NIOBE           -Quelle mi mandava.

TERESA         -A noi sempre vestito, a te, mezz'ignudo!

CAROLINA  -Giusto un paio di mutande.

NIOBE           -(timidamente) Io ce ne ho un'altra veramente se la vogliono vedere.

CAROLINA  -Dov'è?

NIIOBE                      -Bè, debbo dirvi un segreto... Prima che succedesse tutto quello che successe due anni fa... qualche giorno prima...

TEREESA      -Quanto la fai lunga...

NIOBE           -Remo mi mandò una foto... Io me la posi sul cuore,e da lì non s'è mai mossa, ma poi pensando che potesse farvi piacere, andai da un fotografo e mi feci fare un ingrandimento... Per regalarvelo.

TERESA         -Un ingrandimento?

NIOBE           -Ma grande, sapete, grande grande... Per voi.

CAROLINA  -E perché ce lo hai tenuto nascosto?

NIOBE           -Perché successe quello che successe, signorine. Erano giorni duri. Non erano giorni per consolarsi il cuore. È in camera mia, dietro il comò.

TERESA         -Valla a pigliare adesso.

Niobe esce quasi di corsa.

CAROLINA Parla di consolazione,quella...

TERESA      Figurati se un pezzo di carta può dare consolazione...

CAROLINA E poi; una foto...

Scende Niobe dalla scala, ha con se il grande quadro dell'ingrandimento. Poi, dopo un attimo di ritrosia, lo mostra loro. Le zie vedono la foto. E restano senza fiato.

CAROLINA  -Ma è tutto gnudo!

TERESA         -Tutto!

Le zie, sconvolte. Quasi accecate.

NIOBE           -Quando andò a Positano, con Palle. Gliela fece Palle questa foto.

CAROLINA  -Nudo! (sospiro)

TERESA         -A Positano! (sospiro)

Risatella di Niobe, un po' isterica.

Carolina si getta sul quadro, quasi per impossessarsene con il proprio corpo.

CAROLINA  -E’ mio!!!!

Stessa cosa fa Teresa, ansimando, febbrilmente.

TERESA         -È mio!!!!

NIOBE           -Signorine,signorine, lo rompete, ferme, sfasciate il vetro, lo appendo io dove volete... Lo appendo li? (Il "no" che esce dalle bocche delle Materassi è quasi un ruggito) Allora lo appendo lì? (Diniego a bocca chiusa) Lo metto quassopra?

TERESA         -Al centro, al centro...

CAROLINA  -Al centro, al centro...

TERESA         -Lassù...

CAROLINA  -Lassù...

Niobe sale su di una sedia, appende il quadro, al centro della sala.

Teresa da in un grande sospiro;

Carolina in un altro ancora più grande.

CAROLINA  -Pare proprio una statua. L'ho sempre detto io.

TERESA         -Ercole?

CAROLINA  -Troppo grosso...

TERESA         -Apollo?

CAROLINA  -No. Apollo no...Invece sai che ti dico che trovo una certa rassomiglianza...

TERESA         -Con chi?

CAROLINA  -Con David.

TERESA         -David, chi?

CAROLINA  -La statua di Michelangelo, Teresa, quella che sta in quella piazza a Firenze... Il David...

TERESA         -A Firenze?

CAROLINA  -A Firenze,Teresa, quando siamo state a Firenze...

TERESA         -Certo che Firenze... ne ha di cose buone.

Sospiri, lamenti, evanescenze.

Pausa.

TERESA         -Allora, al lavoro... Su. Troppe fantasie fanno anche male...

CAROLINA  -Coraggio. Hai ragione. Fanno male al cuore. E poi adesso lui sta lassù.

TERESA         -Lassù. (E gli manda un bacio come ad una immagine sacra)

Anche Carolina un bacio.

Rumore di pioggia e di un tuono lontano.

Suona la campanella del cancello.

Niobe scende per andare ad aprire.

TERESA         -Qualche scema di lavorante avrà lasciato chiuso il cancello. E adesso mentre piove.

CAROLINA  -(sensitivamente) è il portalettere, lo sento.

TERESA         -E tu che ne sai?

CAROLINA  -Stavolta è una lettera, lo sento, l'ho sognato, di Remo...

TERESA         -Che hai sognato?

CAROLINA  -Ho sognato che Remo scriveva una lettera.

Niobe raggiante, con una lettera in mano.

NIOBE           -Signorine, una lettera, una lettera di Remo.

CAROLINA  -Hai visto?

Le zie emozionate girano e rigirano la lettera tra le mani.

NIOBE           -Apritela, su...

Teresa apre la busta, Carolina sfila il foglio e si mette a leggerla.

CAROLINA  -La leggo io ad alta voce.

                         -“Mie carissime Zie, perdonate se in questo lunghissimo tempo non vi ho scritto a lungo...”

TERESA         -A corto ci ha scritto sempre. "Sto bene, saluti e baci.".. A corto,a cortissimo... Su, avanti... per piacere...

CAROLINA  -“Ma non avevo cose importanti da comunicarvi..." Certo che se non teneva cose importanti da comunicarci, sempre saluti e baci...

NIOBE           -Andiamo avanti...

CAROLINA  -"Oggi vi scrivo per annunciarvi il mio matrimonio".

Lampo, piove e colpi di tuoni.

CAROLINA  - Si sposa.

TERESA         -Si sposa.

NIOBE           -Si sposa.

CAROLINA  -"Che ho conosciuto cui a Venezia!" Cui... Con la c ... Qui a Venezia...

TERESA         -Quello ha studiato poco...

CAROLINA  -“E fra pochi giorni la conduco a casa per farvela conoscere.” Conosciere con la "i"...

TERESA         -Ce la porta qui.

NIOBE           -Allora arriva?

CAROLINA  -"Rimarremo costi..."

TERESA         -Che costi, quale altri costi, non vorrà mica altri denari? (E strappa il foglio a Carolina) "Rimarremo costì". Costì, l'accento sulla "i"...

CAROLINA  -Ah,costì...qui...Allora?

TERESA         -"Rimarremo costì il tempo necessario per spossare...”

CAROLINA  -Spossare?

TERESA         -Due "esse"... Spossare ha scritto.

CAROLINA  -Ha spossato tanto noi...

NIOBE           -Ma sarà "sposare", signorine.

CAROLINA  -(ristrappa il foglio da Teresa) "Il tempo necessario per sposare il giorno 27 gennaio e poi partiremo per Nev York...

TERESA         -Ma sarà Nuova York.

CAROLINA  -Qui è scritto "Nev... (continuando a leggere) Nev York...

TERESA         -Quando dice che la sposa? il 27, di che mese?...

CAROLINA  -"...dove vive il padre di Peggi." Si chiama Peggi, come "peggio". Ma sta un po' zittina,Teresa,su...

TERESA         -Peggi. Certo nome migliore non lo poteva trovare.

CAROLINA  -"Che fa l'industriale in quella città. Peggi già conosce l'Italia e manda un affettuoso saluto a voi, al quale, sempre con la "c"...

TERESA         -Ma di che mese, il ventisette?

CAROLINA  -Fammi leggere!... "al quale, sempre con la "c", io aggiungo un particolare abbraccio, con una "c"sola. Abbracio.Vostro nipote Remo."

Un colpo di tuono, forte.

TERESA         -Fidanzato.

CAROLINA  -Come sono fatte queste americane?

TERESA         -Moderne, come te. Fanno tutto a macchina.

CAROLINA  -Tutto?

TERESA         -Sono tinche, e grasse, e culone...

CAROLINA  -Oppure sono lunghe lunghe e secche secche.

TERESA         -Sarà una vecchia. Con i soldi.

CAROLINA  -Chissà che sfoga ciurme, sarà...

TERESA         -Che nave scuola!

CAROLINA  -Peggi, che nome ridicolo!

TERESA         -Ma scusate oggi che giorno è?

NIOBE           -Faremo una bella festa, signorine, per lo sposalizio... Non è vero?

TERESA         -Se credono che le preparo un ricevimento... lo scendo in vestaglia.

CAROLINA  - lo scendo in ciabatte, e tutta spettinata.

TERESA         -Ma che mese ha scritto, il ventisette di che, si sposa?

Suonata di campanello di casa, un suono prolungato.

TERESA         -Se è quella lavorante che viene tempre in ritardo, questa volta la caccio.

Un nuovo suono.

Niobe si affaccia al fìnestrone

NIOBE           -(resta senza voce per qualche istante) Ma è Remo.

CAROLINA  -Remo?

TERESA         -Lui?

NIOBE           -Ci sta pure la fidanzata... In pantaloni, platinata e fuma...

Niobe di corsa con un ombrello.

TERESA         -La lettera che data porta?

CAROLINA  -Nove gennaio 1934.

TERESA         -Oggi è il ventisette. Vanno bene le poste in Italia. (poi improvvisamente collegando le date) ventisette è oggi! Si sposano oggi.

CAROLINA  -E che si fa?

TERESA         -Sono già arrivati. Oggi è il ventisette di gennaio!

Comincia un rapido prepararsi, frettoloso.

Entra Remo seguito da Peggy, "l'americana", un sorriso gioviale. Latticinoso e ridendo fragorosamente. Remo in un bel pullover verdolino e in kmcker marroni, e Peggy in pantaloni;

REMO              -Zi Te’..Zi' Ca'...Sorrisi delle zie, impaccio, strette di mano, Remo abbraccia Niobe. Ciao Ni'... La mia cara Niobe!

Presentazioni.

Poi Peggy

PEGGY          -Ciao... Ciao... Zie... Ziette...(indicando le zie) Sono queste, le scimmie incantate?

REMO            -No. Peggy... Addomesticate... (e ride) Si. sono loro! (Le zie si domandano a gesti se hanno capito bene che quella le ha chiamate scimmie. Peggy si guarda attorno, attenta alle cose più che alle persone) Questa è zi' Carolina... e questa e zi' Teresa... Zia Giselda non c'è?

CAROL1NA  - (scivolando) Fuori...

Niobe sorride e fa quasi un inchino.

REMO            -Vedi Peggy, questi sono i famosi telai, questa la famosa macchina svizzera, sotto c'è il lavoratorio con le lavoranti...

PEGGY          -Incantevole. Veramente. Ali right! Bella machina!

CAROLINA  -(imbarazzata) Già. Si davvero.

TERESA         -(c.s.) Cosa vuole, capirà...

CAROLINA  -Proprio questa.

TERESA         -Eccome! siamo operaie, noi. Operaie.

PEGGY          -Bella azienda. Anche uno padre, azienda.

CAROLINA  -"Atelier", il nostro, non azienda,"atelier"...

TERESA         -Arte... capisce arte? Noi si fanno ricami... Nostro Atelier...

PEGGY          -Mio padre... Molti soldi in azienda.

Remo dà una gomitata a Niobe

REMO            -Ni', mi porti un bicchiere d'acqua?

Niobe esce subito di corsa.

CAROLINA  -(a Teresa) Ma questa che vuole?

TERESA         -(a Carolina) E lo chiedi a me? È pure scema!

PEGGY          -Money, molto money, mio padre... Grande azienda.

CAROLINA  -Mi fa piacere...

PEGGY          -Ha detto Remo, molti lavoranti, qui.

CAROLINA  -Da noi? Scolare, ragazze, noi insegniamo il mestiere.

PEGGY          -Scolare come school, scuola? No, meglio lavoranti, per lavoro... Sindacati...

TERESA         -Ci facciamo aiutare, ma azienda noi due sole...

PEGGY          -No. no... Lavoranti... Lavoranti...

CAROLINA  -(a Teresa) Ma che gliene importa a lei...

TERESA         -(a Carolina) Che gliene frega se sono lavoranti, se non sono lavoranti...

CAROLINA  -Azienda io e sorella mia operaia... Noi due lavoro,chiaro?

TERESA         -Operaie, io e mia sorella.

Rientra Niobe con un gabaret in cui c'è una boccia d'acqua e due bicchieri.

NIOBE           -Signorina, gradire bibita?

PEGGY          -Io no acqua... no... (e ride)

REMO            -No, a Peggy l'acqua no... (e ride anche lui)

CAROLINA  -Magari alla signorina ci piace prendere un the... Ma noi quella stroscia non ci piace.

TERESA         -II the noi non lo prendiamo mai: quella stroscia ci fa schifo.

PEGGY          -Anche a me the non piace... mai the, io... A me piace vino...

REMO            -A Peggy piace tanto il vino, il vino italiano...

CAROLINA  -Pure ubriaconi!

TERESA         -Per questo è tutta allegra!

CAROLINA  -E brava Peggi, il vino gli piace!

PEGGY           - E’ stato Palle a organizzare. Tuo amico Palle.

REMO             -Be’nsi, Palle. E faremo una bella festa strapaesana, straitaliana...  come piace a Peggy.

CAROLINA  - Figuratevi se non c’entrava Palle...

TERESA          - Quello sta sempre in mezzo alle... (ma si ferma pudicamente}

PEGGY           -  Impossibile tutto, senza de Palle... (e ride) Remo interrompe

REMO             -Peggy, se vuoi rinfrescarti... Il bagno è di sopra e Niobe ti accompagna. .. E poi ti devi vestire... Siamo appena in tempo. Vengo subito, io.

PEGGY           - Oh sì grazie.... Ho bisogno di...

                        (e ride! In piccolo gesto significativo, Peggy e Niobe salgono per le scale).

CAROLINA  -Pure la pisciarella...

PEGGY           -Ciao...

lungo strascicato questo "ciao", (un gatto che miagola) e zie impettite, poi scoppiando a ridere, '.

CAROLINA  -(rifacendole il verso) Ciaooooo...

TERESA          -(anche lei rifacendole il verso) Ciaooooo...

Le due zie si avvicinano a Remo

TERESA          -(tesa) Allora?  Non t'aspettavamo... La lettera è arrivata dieci minuti fa...

CAROLINA                -Allora? Di ,su... Parla.

REMO            -Ziette, sono al matrimonio. Ci sposeremo qui, al paese, alle dieci, oggi... In Chiesa.

CAROLINA               -Qui?

REMO            -O non è una bella Chiesa? E voi accompagnerete Peggy all'altare...

CAROLINA  -lo no!

TERESA          - No, io no!

CAROLINA  - Non ci penso proprio...

TERESA          - Ma neppure io...

CAROLINA  -Ma ti pare...

TERESA          -Macché, non possiamo, una americana!  Ti sposi oggi. 

CAROLINA  -Si tratterà di una signorina molto ricca.

REMO             -È figlia di un industriale di New York... Suo padre ha inventato una pentola...

TERESA         -Una pentola?

REMO            -Una pentola a vapore...

TERESA          - Ma che in America non ci sono le pentole?

CAROLINA  -Ma no Teresa,  l'ho Ietto da qualche parte, una pentola che in quindici minuti cuoce mezzo chilo di manzo.. Tutta chiusa, una valvola per far uscire il vapore...

REMO            - Ogni mese riceve il suo cheque.

TERESA          - Cos'è questo scecque, sciacquo?

REMO             - Una specie di vaglia...

CAROLINA  - Invece di andare alla posta, vai in banca ed incassi lo cheque...

TERESA          - Ma come sei moderna Carolina... mi fai paura!

REMO             -E adesso per il matrimonio ha mandato uno cheque fuori serie...

CAROLINA  -Ma allora è ricca assai... E quando i genitori schiattano, eredita tutto?

REMO             -Tutto.

TERESA          -  Allora per te la vita è facile?

REMO            - La vita (sottolineando) è facile: basta volerlo e diventa facilissima.

CAROLINA   - E tu... naturalmente... sei innamorato di questa Peggi?

REMO             -  Innamorato, io? (e scoppia a ridere)  Ma l'amore, zie, cosa è l'amore? È passato un cane e se l'è mangiato! Può essere Remo "innamorato"? (e ride fragorosamente) E così pure le zie, contagiate Felici.

REMO              -Ziette, vado su a cambiarmi. Non pensate che mi metta il tight, o il frack, o un abito da cerimonia... No, no... In America ci si sposa easy and free... e sale di corsa le scale.

TERESA          -(ridendo) Non l'ama, non l'ama...

CAROLINA                -Si sapeva, io l'ho sempre detto! (e ride)

TERESA         -Ci avrei messo la mano sul fuoco: non l'ama!

CAROLINA  -La piglia per interesse.

TERESA         -Per interesse la piglia (e ride)

CAROLINA  -Per fare una vita comoda (e ride)

Niobe va al finestrone. Forse piange.

TERESA          -A te, ti piace quella cialtrona?

CAROLINA  -A me no, a te?

TERESA         -Hai visto che scucchia?

CAROLINA  - È tutta sgangherata.

TERESA         -Pare un arcolaio.

CAROLINA  -Sembra una rana. Hai visto i piedi?

TERESA         -Tale e quale: una papera.

CAROLINA   A me sembra un poco sciancatella, no?

TERESA         -Ha due labbra che ci si farebbe uno stufato!

CAROLINA  -Hai visto che manacce?

TERESA         - E quelle unghie, rosse rosse... Phue! 

CAROLINA  -Phue!

Silenzio. Fuori piove sempre.

CAROLINA  - Vuoi che lo accompagniamo all'altare? Ci sto: io l'abito lo tengo.

TERESA         -Per questo, anch'io: tutto a punto "cachure".

CAROLINA  -Io a punto "Palestrina". Mi debbo fare il velo.

TERESA         -Anche io mi debbo fare il velo!

Come se avesse atteso un segnale, una banda inusuale si metterà a suonare, con un "pieno" strumentale,una fragorosa marcetta. Il suono proverrà da fuori sala, diciamo dall'ingresso, quasi a significare che la festa musicale si svolgerà fuori della scena.

Le due sorelle si guardano negli occhi e poi come se un solo pensiero fosse nato nelle loro teste, si spogliano dei loro casti grembiuloni ed indossano il vestito lungo da sposa che ognuna di loro si era preparato, anche questo segretamente e si gettano sulle pezze di velo, svolgendole a pieni metri.

CAROLINA  -Oh la mia bella Cocorita... 

TERESA         -E brava la mia Bracona!

Una a destra, l'altra a sinistra della scena, bestialmente, digrignando i denti, prendono ognuna una coroncina di fiori e si acconciano in testa un lunghissimo velo da sposa.

CAROLINA  - Accidenti che budello di vescica che sei diventata...!

TERESA         -Ma statti zitta, zittirla... boccalona!

gridano, gemono, escono parole smozzicate dalla loro bocca. filoni. Con il velo in testa si fermano, si guardano. Poi si mettono a frugare in due assetti e tirano fuori ciprie e rossetti.

CAROLINA  -Attenta a non sporcarti troppo, muso di ciuco!

TERESA         -E tu non sfarinarti con la cipria anche le cosce sogliola fritta!

Si  impiastricciano la faccia. Sempre gemendo e affannate.

CAROLINA               -Biascicona!

TERESA         -Puzzona!

CAROLINA  -Ah!

TERESA         -Ah!

Alla fine di questa loro "mascheratura" vestite da spose entrambe si ergono in tutta la loro fierezza. Voci di persone che si stanno accalcando fuori della sala teatrale, grida di viva gli sposi.

La banda musica intona una marcia militare, scendono Remo, un vestito, come dice lui, easy and free: una accozzaglia di colori sgargianti e festosi, e la paglietta in testa e Peggy, in abito da sposa. Gonna corta ed un velo a fiori verdi e rosa. Incredibile. I due ridono e così pure le zie che si accostano a lui, mettendosi sottobraccio, aggrappandosi, l'una a Remo (Carolina) e l'altra, a Peggy (Teresa) per procedere insieme nella marcia nuziale.

I quattro avanzano nella scena quasi in una danza macabra. Ridono; ancheggiano, mossettine, a passettini e se possibile scendono in platea per proseguire in mezzo al pubblico il loro incedere iniziale.

CAROLINA  -Non ci credete, è una buffanata qualunque...

TERESA         -E’ un matrimonio senz'amore...

Piove, tuoni.

Marcia musicale, rintronante. Sempre fuori sala.

I quattro a saltelli, mossettine, gesti, saluti si avviano all'uscita.

Grida di evviva.

Entra in scena Giselda trafelata, zuppa di pioggia, l'ombrello bagnato gocciola acqua da ogni parte.

GISELDA      -Allora è vero? Remo è tornato? L'ho visto, era lui!  Niobe fa segno di sì. Stava in automobile con una sciacquetta... L'ho visto dalla corriera. Sono scesa. M'hanno accompagnata qui in cabriolet. Si sposa?

Niobe fa segno di si.    -Oggi?

                         -Niobe fa segno di si. Giselda si accorge solo adesso delle Sorelle Materassi, di Remo e della sciacquetta, che avanzano ridendo e gesticolando in mezzo alla musica sempre più assordante.

                         - E quelle due citrulle, vestite da sposa?  E scoppia a ridere.

                         - Ma è vita questa? È vita?

Piove, colpi di tuono

Niobe con un balzo felino accende le lampadine che circondano la foto di Remo gnudo. Sembra davvero un'immagine sacra. Niobe si mette quasi a "pregare" davanti alla immagine, gli occhi rapiti, lagrimosi. Giselda vede la foto di Remo alta nella scena e ride ancora dì più,

NIOBE           -Una commedia s'è recitato tutte quante, le signorine, voi, io, Remo...

GISELDA      -Già, una commedia!!!  e ride.

Mentre Niobe scoppia a piangere bestialmente.

Giselda continua a ridere, indicando la foto di Remo, "gnudo" illuminata dalle lampadine, contraltare alla faccia "ispirata " di Niobe ed a quella delle due citrulle che accompagnano Remo all'altare, Giselda a ridere... a ridere...e Niobe, a piangere bestialmente, a piangere... a piangere... Buio di colpo.

FINE DELLA COMMEDIA

    Questo copione è stato visto
  • 4 volte nelle ultime 48 ore
  • 6 volte nell' ultima settimana
  • 21 volte nell' ultimo mese
  • 122 volte nell' arco di un'anno