LE STAGIONI DI GIACOMO
dal romanzo di Mario Rigoni Stern
Drammaturgia di Carlo Presotto e Titino Carrara
1)PROLOGO
Narratore - Sono passato e non cera nessuno. Silenzio attorno e dentro le case. Lontano si sentiva abbaiare un cane e nel cielo gracchiare una coppia di corvi. La neve era arrivata bassa, fin sopra il Moor, ma anche se era freddo i camini non fumavano. Tutte le porte erano ben serrate, chiusi gli scuri alle finestre. Ricordavo chi abitava qui porta per porta perch da ragazzo venivo quass dal paese per giocare con il mio compagno di banco.
Sono entrato dopo aver bussato e chiesto permesso.
2)LE CAMPANE
Giacomo - Avanti!
Irene - Che alto il nuovo campanile!
Giacomo - Sembra che ti caschi sulla testa a guardare da sotto!
Irene - E adesso? Come si fa a tirar su le campane?
Giacomo Sai come pesa il Mato? la pi grande, anzi il pi grande, il campanon.
Irene - E la Maria? La Giovanna, il Toni, la Rita e il Modesto?
Gian Scarpa 97 quintali di campane. Senza contare il batocchio.
Giacomo - Il Mato suona per gli incendi, i temporali e il consiglio comunale.
Irene - La Maria per langelus.
Giacomo- Il Toni e la Giovanna per i funerali degli uomini e delle donne.
Irene - E poi tutte insieme a distesa per le feste grandi, i matrimoni
Giacomo La festa dei coscritti.
Narratore Quasi dieci anni senza campane. Lultima volta che ha suonato il Mato stata la mattina del 15 maggio del 1916, alle sette: Allarme, tutti a scappare via che arrivavano le bombe austriache a tirar gi muri, case tutto il paese, anche il campanile.
Giacomo - Guarda Gian Scarpa la in cima!
Irene - Sta su senza mani!
Giacomo - E beh, lui ha lavorato sui grattacieli a Chicago, non ha mica le vertigini!
Irene - Nino, Bruno, Mario, Bibi!
Giacomo - Silvano, Rino, Rocco, Toni!
Irene - C tutto il paese oggi!
Giacomo - Guarda che fila tutti attaccati alla corda.
Irene E come il tiro alla fune.
Narratore Uomini, donne, boce! Silenzio! Tutti insieme!
Il cuore di tutti era con il grande campanone sospeso nel vuoto.
3)LINCENDIO DEL DUBIELLO
Giacomo - E il Mato cominci subito a suonare.
Narratore - Il 1928, caldo arso: 39 gradi! Mai visto, mai successo! Niente funghi, non ci sono vespe, ma neanche calabroni e farfalle. Non c pi niente di verde, le vacche non danno pi latte. Lerba se la mangia il sole. Quanti incendi E il Mato suona, suona
Irene Un incendio dietro laltro.
Giacomo - I boschi che ha lasciato su la guerra, se li mangia il fuoco.
Irene - Guarda il Dubiello, un monte intero che brucia!
Giacomo - Le fiamme van su per i costoni sembrano serpenti di fuoco.
Narratore - Ma arriva il regio esercito! Due battaglioni del 57 fanteria da Vicenza. Come in una manovra cercano di accerchiarli, ma i serpenti di fuoco non stanno ad aspettarli e vanno verso i piani dei Galli Cedroni.
Irene - I piani dei galli cedroni?
Giacomo - Le bombe lasciate l dalla guerra!
Narratore - Ritirata, ritirata! Il colonnello ordina di sospendere lazione.
E il serpente di fuoco raggiunge la strada del Principe Eugenio.
E l, per fortuna, si scaten un temporale con fulmini e grandine prima, e acqua a secchie rovesciate dopo.
Giacomo - Cos lincendio si spense.
Irene - Bello per, Giacomo.
Giacomo - E le piantine per rimboschire?
Narratore - E le patate? Piccole cos. Se non fosse per linverno, non varrebbe quasi la pena di raccoglierle.
Non cerano lavori per gli uomini e cos, fino a quando la terra non gel e venne la neve, la gente andava di nascosto a recupero. A raccogliere bombe, cartucce, piombo e reticolati per venderli e comprare da mangiare.
Giacomo - Eh, lAustralia! Irene, quando metto via i soldi per il viaggio ci vado anchio. No in Francia in mina, in miniera come mio padre. In Australia!
Irene Stasera cos chiaro che la luna si mangia la luce delle stelle.
Giacomo Beata lei.
Narratore - A letto boce! Che dormendo non si consuma e non si sente la fame
Giacomo - Lo sai che quando qui giorno in Australia notte? E quando qui inverno di l estate? E' tutto diverso!
Narratore - Ma chi ti ha messo in testa queste cose?
Giacomo - Ce l'hanno spiegato a scuola.
Narratore - A scuola.
4)LEZIONE DI BOTANICA
Narratore - Classe Terza A: quarantacinque ragazzi. 7 ottobre, lezione di botanica:
Giacomo - Licheni, muschi, erbe, arbusti e alberi.
Irene Spore, radici e fusti.
Giacomo e Irene - Rami, foglie, fiori, frutti e semi.
Giacomo La nostra maestra ci ha dato per lezione di portare a scuola un ramo.
Bepi Le serve per bastonarvi?
Giacomo Ma no: la lezione di casa per oggi che ci ha dato la maestra zoppa.
Bepi Non devi chiamare cos la maestra Elisa
Giacomo Va beh la maestra Elisa. Ma non devono essere tutti uguali. Cosa taglio?
Bepi - Speta In Sicilia ho visto tanti alberi strani, palme, carrubi, aranci ma qui non ce ne sono.
Giacomo E poi troppo lontano andare a prendere un ramo in Sicilia
Bepi Speta se vai dietro il barco del Zai trovi un ciliegio selvatico, che adesso ha tutte le foglie rosse forse quello va bene anche per la tua maestra. un bellalberello.
Giacomo Il giorno dopo, lungo le strade che andavano verso il paese, si radunarono, via via, i soliti gruppetti di ragazzi e ragazze che andavano a scuola. I primi erano partiti dalle case pi lontane quando il sole aveva illuminato la cima del Verena, gli ultimi quando era illuminata la cupola a cipolla del campanile. Nella classe Terza A quella mattina sembrava che fosse nato un boschetto. Tutti i ragazzi erano entrati tenendo alto il ramo dalbero.
Narratore - La maestra li fece posare sui banchi: peccio, abete, faggio, pioppo, olmo, tiglio,
Giacomo - larice, acero, betulla, sorbo con le belle bacche rosse, ginepro con le bacche azzurre, melo selvatico con i piccoli pomi verdi e rossi e infine il ciliegio selvatico.
La maestra prendeva in mano il ramoscello e faceva alzare la mano a chi laveva portato.
Giacomo Ciliegio selvatico: classe Dicotiledoni, famiglia delle Rosacee, genere Prunus. Ci sono molte specie di ciliegio, il mio : Avium.
5)TOM MIX
Narratore - E fu proprio un giorno come questo che usciti da scuola videro un grande manifesto scritto a mano: Cinema Patronato. Prossimamente Tom Mix.
Irene Guarda che cavallo: bianco, grande!
Giacomo Fa un sacco di strada.
Irene E che cappello
Giacomo da cow boy.
Irene E gli occhi
Giacomo Lui, vede pi lontano di tutti, dove la pianura si incontra con il cielo. Chiss che bello questo cinema!
Irene Bello s: cinquanta centesimi.
Giacomo (rimasto solo mima lo sparare e il cavalcare) Cinquanta centesimi(si gira la fodera delle tasche: vuote) Cinquanta centesimi? Al recupero, alle trincee del Ghelleraut.
Teleracconto - Giacomo non poteva sapere che solo undici anni prima, quel luogo era stato scelto dal Capitano Woschnagg e lalfiere Kumer per piazzare i sei obici da dieci.
Irene - Giacomo! proibito!
Giacomo - Lo so.
Narratore - Avevano scavato le trincee e preparato i depositi per le munizioni nelle grotte. Pensavano che il bosco li avrebbe nascosti. Ma quando il Capitano ordin il fuoco: feur! Furono subito scoperti per le vampate che facevano i cannoni. Risposero pi di mille cannoni nemici: inglesi, francesi e i grossi calibri italiani. Una tempesta di bombe di tutti i tipiA gas, a shrapnel, a spoletta, da 75, da 105, da 152, da 280 e persino da 320. Fu cos che discoperse un teschio con tutti i denti bianchi e giovani. Lo guard perplesso senza sapere che fare, infine scav pi profondo e lo ricoperse.
Giacomo Ferro 15 centesimi al chilo, piombo 20, ottone 80, rame una lira e cinquanta. Questi sono almeno sessanta centesimi: domenica dopo dottrina al cinema.
Madre - E con quali soldi vai, al cinema?
Giacomo Con i soldi del recupero, due ventini di nichel e due palanche da dieci. Danno Tom Mix.
Madre Potevi darli a me quei soldi: compravo la lana e ti facevo un paio di calze per linverno.
Giacomo Ma dai, mamma!
Madre Va beh! Per una volta allanno puoi anche andare al cinema.
Giacomo Che cinema, Irene! Si sono spente le luci. arrivato Tom Mix al galoppo sul suo cavallo Tony. Tutti a battere gli scarponi con le brocche per terra: una nuvola di polvere. Una storia meravigliosa. Poi tutti zitti che Bepi Garibaldi non doveva neanche gridare: Silensio boce! E poi tutti a liberare la bella ragazza rapita dai banditi. E via a scappare al galoppo.
Corri, fai presto ti scappano corri! Corri! Che cinema. Alla fine Giordano Paris voleva farci uscire tutti ma io mi sono infilato sotto le sue gambe e me lo sono visto unaltra volta: Tom Mix alla riscossa.
Irene Alla fine della scuola Giacomo venne promosso alla quarta classe A.
Madre - Sua madre gli disse che durante le vacanze sarebbe andato a guardare le vacche del santolo Menego.
Giacomo - Ma Giacomo quando restava solo con le bestie, perch i compagni andavano a tirare con le fionde, saliva sul larice pi alto e da lass partiva con le vele delle nuvole.
Irene - Giacomo si dimenticava di tutto, anche del tempo che passava. E cos, quel giorno, non si accorse del temporale che stava rotolando gi dalle montagne.
6)IL TEMPORALE
Madre - O prete o frate o fuori con le vacche? A momenti ci resti, come la Lena Nappa, che stata fulminata dalla saetta! Un giorno uguale a questo! Guardalo l, tutto bagnato Spogliati e dammi gli scarponi che ci metto il fieno secco che si asciugano.
Giacomo Ero in cima al larice e ho visto venire su il tempo dal Garda. Una grandine grossa come uova di quaglia e appena sono arrivato gi Un fulmine! Come una scure venuta fuori dalle nuvole gi per il larice che si aperto a fette dalla punta alle radici. Mi ha preso una paura
Madre Come la Lena Nappa. Va l che ti andata bene E le vacche?
Giacomo Si sono spaventate. Hanno saltato il recinto e sono scappate nel bosco. E io ci avevo in bocca un sapore come di zolfo, e avevo troppa paura per corrergli dietro mi sono messo a gridare, ma figurati se mi sentivano Allora sono andato di corsa dal santolo Menego e siamo andati in cerca. A camminare, a gridare; era quasi notte che finalmente abbiamo sentito in Val di Nos il campanaccio della Furba che si portava dietro le altre vacche.
Madre Va l che oggi sei stato fortunato, due volte: non sei finito come la Lena Nappa, ed arrivato il vaglia di tuo padre dalla Francia. Asciugati bene che poi vai a fare la spesa: alla bottega degli Stern paghi il conto a Mos per lolio, lo zucchero, pasta, riso e la farina poi ti fai dare due etti di caff da tostare, il pi economico, per la nonna quando le manca il cuore, e una scatola di cicoria Frank per te e tua sorella Olga, per il caffellatte, poi ti fai dare un pezzo di sapone grande per il bucato e un chilo di saponina.
Giacomo Mamma anche due etti di mortadella sottile per domenica a mezzogiorno.
Madre Va beh, per questa volta facciamo festa.
Madre 8 settembre 1930. Caro Maritto, spero questa mia ti trovi in buona salute come di noi. Ieri ho ricevuto il tuo Valia di settecento franchi. Ho pagato Toni Fornaro e anche i Stern e il signor Mos ti manda i suoi saluti. A sanmattio comperemo un bel mascetto. Penso anche di far fare dal Tan Millar un paro di scarpe per Giacomo che ne proprio bisogno perche crese. Caveremo le patate dal campetto e con un poco de lente faremo le minestre che tanto ti piaceva. Ti aspettiamo tuti per Natale. Guarda di venire. Ti raccomando Maritto mio di essere prudente dentro la mina. Io ti penso sempre e mi firmo la tua fedele molie.
7)NATALE
Giacomo Dai che lo mettiamo qui!
Irene Non bisogna far lalbero. La maestra ha detto che lalbero una moda straniera, bisogna fare il presepio.
Giacomo Ma noi abbiamo sempre fatto lalbero, non siamo mica stranieri. E poi costa meno.
Irene Ah, va beh.
Giacomo Dai, mettiamolo qui.
Irene Che si veda bene. Cos: va bene. Ecco le pigne.
Giacomo - Il cotone.
Irene E i fili di seta colorata.
Giacomo E la stella cometa.
Irene Ma lhai fatta te?
Giacomo Col temperino. E adesso sssttt le candeline
Narratore Quando il padre di Giacomo arriv alla stazione, dopo tre anni che era partito, non cera nessuno ad aspettarlo. Cerano dei forestieri, con gli sci, che arrivavano per le vacanze di Natale. Lui con la cassetta a mano e un sacco da montagna in spalla si incammin verso casa. La neve crocchiava sotto le scarpe da minatore e lui ricordava tutte le volte che aveva fatto quella strada da bambino, e per accompagnare sua moglie quando era ragazza; quando lo congedarono nel 19 e il vecchio Tana diceva che se anche era stato tutto distrutto questo era lunico posto al mondo dove poteva vivere. Camminava e ricordava; sembrava che i piedi riconoscessero da soli ogni passo.
Giacomo Questo per la nonna, questo per la mamma. (due scialli) Le calze fini sono per mia sorella Olga. Tre stecche di cioccolata per me e questo?
Narratore - Pane francese di farina fina, lo chiamano bacchetta.
Giacomo Adesso proprio Natale.
8)AUSTRALIA
Narratore - Pass l'inverno, torn la primavera e poi l'estate. Era proprio un giorno d'estate quello del matrimonio tra la sorella di Giacomo e il fratello di Irene.
Irene Ce lhanno fatta a partire, finalmente.
Giacomo Ci sposiamo prima, io parto e tu mi raggiungi dopo, oppure aspetti a raggiungermi quando io ti mando i soldi per il viaggio e ci sposiamo in Australia o ci sposiamo per lettera.
Irene Che bella tua sorella Olga vestita da sposa.
Giacomo Che serio tuo fratello Matteo a fare lo sposo.
Irene Per fortuna lo zio Nicola ha mandato i soldi dei biglietti.
Giacomo LAustralia lho vista io sul mappamondo: dallaltra parte della terra.
Irene Meglio: pensa che viaggio di nozze il Matteo e lOlga.
Giacomo Non mica la strada dellorto andare fin l! E poi, su quella nave l, tutto quel tempo, cosa fanno? Per fortuna gli hanno regalato un mazzo di carte.
Irene Non serve: sono innamorati E la festa! (si sente la musica della festa)
Giacomo Quanta roba: dolci, soppressa, salame
Irene Formaggio fresco e vecchio
Giacomo Pane di segala e di frumento
Irene E alla fine cioccolata in tazza!
Giacomo E adesso siamo anche cognati.
(Giacomo e Irene giocano a ballare)
Narratore Olga, la sorella di Giacomo e Matteo, il fratello di Irene, andavano tanto lontano e sentivano di lasciare queste montagne per sempre: il suono delle campane, la mattina estiva, il profumo del fieno Quelli che restavano pensavano che se ne andava anche una parte di loro.
9)I SEGRETI DI GIACOMO
Giacomo - A volte il tempo non passa mai e a volte troppo in fretta!
Narratore Arriv una giornata di primavera talmente bella che non si poteva rimanere a casa magari a fare le lezioni.
Giacomo - Appuntamento al Bersaglio con Mario in cerca di spugnole, nidi e cartucce.
Mario - Giacomo!
Giacomo - Mario!
Mario - Ecco un nido! con sei piccole uova celesti punteggiate di bruno.
Giacomo Fermo, fermo, non stare a toccarle: se ha appena cominciato a covare la madre capace di abbandonarle.
Narratore Guarda! Quattro caricatori di cartucce: austriache.
Giacomo Mario Qui dietro si era nascosto un nemico a sparare contro i nostri e gli saranno caduti.
Narratore Giacomo era fatto cos: a una cosa trovata o scoperta univa un fatto, un perch, una storia i Bombi!
Giacomo Ferma, ferma. Sta attento: se sono quelli grigi col culo rosso sono cattivi. Per sgraffignarli meglio in agosto.
Narratore Lo so anchio come si fa a Bombi. Si battono forte i piedi per terra per sentire dove sono. Si lascia un segno sulle laste. Alla sera si torna col fiasco dellacqua e il fazzoletto. Si spruzza tuttintorno e sopra il nido cos i Bombi stanno calmi che credono che piove. Ci si mette sopra il fazzoletto e con due mani si prende su tutto. E bzz bzzz
Giacomo Poi si porta a casa e si mette dentro i Bombi e tutto il nido in una scatola di cartone sul davanzale.
Narratore Dopo due giorni si fanno dei buchi da dove possono uscire e tornare, come le api.
Giacomo E in autunno, se va bene, con una pagliuzza si pu succhiare il miele.
Irene Cosa fate in giro invece di fare lezione?
Giacomo Siamo andati alla cava a prendere le steiner
Narratore I pezzi di marmo per fare le biglie Che poi li facciamo diventare tondi con il trapano a corda del Menno.
Giacomo Ma le steiner, i pezzi, devono essere buoni, duri giusti.
Narratore Se no, quando giochi allalt messen con le biglie, se tiri forte si spaccano.
Irene E gi perch io non lo so guarda le mie che colori (lecca le biglie e le mostra)
Giacomo Mario ti sei accorto dove siamo.
Irene Perch, dove siamo?
Giacomo Questo il campo dove Cola Scoa coltivava lorzo.
Mario Dai!
Irene E allora.
Mario Una mattina arriva e trova tutto il campo pestato e le spighe mangiate.
Giacomo Guarda in giro e trova unorma grossa cos. (mima una orma enorme)
Irene Eeehhh! Qui? E che cosera? (spaventata)
Giacomo Era lorso.
Irene (si spaventa) Ma dai Giacomo!
Mario Torna la sera con la schioppa e si nasconde proprio l, nella crepa del sasso.
Giacomo Fermo, fermo tutta la notte a aspettare.
Mario E verso mattina eccolo: lorso che arriva a fare merenda.
Giacomo Cola Scoa prende la mira e spara e il fulminante non si accende.
Mario (fa lorso) Lorso laveva annusato e gli stava andando contro.
Giacomo Spara con la seconda canna e per fortuna il colpo parte. Lorso casca per terra e Cola salta fuori col coltello.
Mario - Ma lorso non era morto. E coi denti gli prende in bocca il braccio.
Giacomo Allora Cola Scoa urla, ma urla cos forte che lorso si spaventa e apre la bocca
Mario e Giacomo E Cola traaa il coltello dritto nel cuore. (fanno lorso che muore)
Giacomo - E cos lorso mor.
Irene (li chiama e loro non si muovono) Giacomo Giacomo!
Giacomo (saltando su di colpo) Mato Perlio ha visto morto quellorso quando era grande come noi. Mi ha detto che stato lultimo di questi monti. Dopo non ne hanno pi visti.
Irene Ma quante cose sai?
Giacomo Ti dico un segreto, ma non dirlo a nessuno. Giura!
Irene Giuro.
Giacomo - Oggi a spugnole abbiamo trovato nel bosco mio padre col Nin, lAngelo e il Massimo che bevevano e mangiavano formaggio. Ci hanno detto: Balilla venite qua. Fate festa con noi. E ci hanno fatto anche bere il vino.
Irene Il vino!?
Giacomo Il vino: Anche noi facciamo festa!
Irene Ma che festa oggi?
Giacomo Il Primo Maggio: la festa del lavoro che quando erano in Francia lo facevano sempre, ma qui in Italia proibito.
Irene Perch?
Giacomo Questo non me lo hanno detto.
Irene Quante cose sai?
Giacomo Beh ma, ssttt
10)LAVANGUARDISTA
Narratore Finivano le scuole e Giacomo, dopo lesame di licenza venne promosso con una pagella dove i lodevole erano pi numerosi dei buono. Cos fin anche per lui il tempo della scuola.
Narratore (voce del capomanipolo al megafono) La esercitazione si cominci e si termini con il saluto romano. Gli esercizi di velocit e quelli di prontezza sono i pi adatti e pi graditi ai fanciulli. Corsa in cadenza alla bersagliera passo ecc (da ordini) Nelle competizioni collettive si metta in evidenza la solidariet che deve sospingere ciascuno a dare tutto quello che pu per la vittoria comune.
Giacomo La neve! Che neve! stato il duce che ha fatto nevicare e gi per le rive del Madarello a provare gli sci sui lucenti e tersi campi del nevaio sconfinato. Irene, gli altri fanno lo spazzaneve, io faccio il telemark.
Irene E il pi bravo di tutti. Mario ha sbagliato due porte e Nino arrivato terzo.
Giacomo Ma nella gara di salto ho vinto io! E il comandante Renato Ricci mi ha dato un bellissimo maglione di lana, un paio di guanti e anche una medaglia!
Irene Giacomo, ma quante cose sai fare? Mi accompagni a casa?
11)LOSSARIO
Narratore (come cronaca da cinegiornale) la primavera del 1932 (anno X dellera Fascista).
Iniziano i lavori per il monumento Ossario sul colle delle Laiten dove i ragazzi del paese, una volta, salivano per i loro giochi. Dalle cave lontane possenti blocchi di marmo vengono trasportati sul colle con carri trainati da cavalli e muli. Ci sono anche operai coi capelli grigi: valorosi ex combattenti che hanno partecipato alla grande guerra.
Teleracconto Noi stiamo qua a costruire il monumento per le ossa dei soldati, ma le loro anime vanno in giro per le montagne.
Una sera che tornavo a casa arrivato ai confini, proprio dove c la croce, mi trovo davanti una fila di soldati che attraversano la strada. La luna piena ogni tanto usciva dalle nuvole: era chiaro, li vedevo bene. Pallidi, silenziosi una fila lunga, gi dalle montagne per la conca e poi su per la val di Nos. Non si vedeva da dove partiva e dove arrivava. Son rimasto l fino allalba, e quando venuto su il sole non cera pi niente. Italiani? Austriaci? Boh forse erano insieme.
12)LA CASA DEI CILIEGI SELVATICI
Irene Giacomo, una domenica mi accompagni in bicicletta al Pr del Giglio?
Giacomo Fin laggi?
Irene I miei son stati l profughi nel 16.
Giacomo Profughi.
Irene Si sono stati l tre anni, in una casetta con tuttintorno ciliegi selvatici. Mi accompagni?
Giacomo Bisognerebbe saper la strada. E poi non abbiamo la bicicletta.
Irene Le prendiamo a noleggio dal Toni Folo
Giacomo Ma tra andare e tornare saranno 40 chilometri! Te ce la fai?
Irene Tu che hai vinto la gara di sci se mai mi spingi.
Giacomo A beh (salgono sulle bici) E gi per le strade con ghiaia a martello, con cinque pani di segala, una fetta di formaggio e un po di pane con laglio.
Irene Dai sciatore, pedala che in discesa si fa poca fatica!
Giacomo Ecco il Pian della Granezza, pedala
Irene Fermati che beviamo un po dacqua!
Giacomo - E poi gi alle Mazze, pedala
Irene Giacomo frena!
Giacomo - La Bocchettaa chi arriva prima pedala
Irene Piano che c la curva frena!
Irene - Che profumo di Narcisi Mi gira la testa.
Giacomo Guarda i prati: sembra neve. Ci sono pi fiori che erba
Irene Guarda gi i tetti coi coppi rossi.
Giacomo Quello il Brenta! o lAstico?
Irene quello il Pr del Giglio?
Giacomo Sar quello si. Guarda i ciliegi selvatici: genere prunus, specie avium
Irene - Quanti campanili e la in fondo?
Giacomo Forse sono le citt.
Irene E dopo? Son colline o son nuvole?
Giacomo Non si capisce Com grande la terra.
13)LA RACCOLTA DEI LAMPONI
Irene Dopo il taglio del fieno arriv il tempo dei lamponi. Partivo con mia madre e le altre donne della contrada. Cantavamo la canzone della casa dellamato che tutta di sassi e tele di ragni, ma che allamata sembra un palazzo con le tendine ricamate. Che matta Quando nel cesto avevamo un paio di chili andavamo a vuotarli nelle mastelle. La distilleria pagava dagli 80 centesimi a una lira e 20 al chilo. Una ragazza svelta ne poteva raccogliere anche dieci chili. E le donne da marito potevano comperare canapa e lino da filare durante linverno per la dote.
14)IL COLONNELLO MATTO
Giacomo Eccolo! Il Colonnello Matto Viene sempre qui in vacanza dicono che durante la guerra abbia legato si soldati alle ruote dei cannoni perch volevano scappare (accende una sigaretta. Aspira. Tossisce)
Colonnello - Buongiorno. Fumare fa male alla salute.
Giacomo E fa anche passare la fame, la sete e la rabbia.
Colonnello Pane, frutta, aria buona e ginnastica. Io comandavo le batterie del Trle. Su questa montagna coi miei cannoni ne ho sparati di colpi.
Giacomo Comandava le batterie da 149.
Colonnello Come fa a saperlo?
Giacomo (mostra una scheggia) Cos questo?
Colonnello Si, questo mio.
Giacomo Era. Adesso no, mio. Mi hanno detto che avete sparato anche addosso ai nostri soldati.
Colonnello Chi lha detto?
Giacomo Un ufficiale sardo che era stato qui. La nostra artiglieria aveva sparato su di loro.
Colonnello Perch non volevano andare avanti. Le mie batterie non sbagliavano mai.
Giacomo Signore, in guerra sbagliano tutti. Sulle trincee italiane ci sono pezzi di granate italiane, su quelle austriache pezzi di granate austriache, sulle inglesi, inglesi. I comandanti dovrebbero venire a scuola dai recuperanti e non leggere le storie sui libri. E adesso devo lavorare.
Colonnello (saluta e se ne va)
Giacomo Il colonnello matto uno di quei tipi che credono di aver sempre ragione: quello che fanno sempre giusto. Sono tutti matti.
Non sono ancora sottoterra i soldati della guerra mondiale, che gi pensano di farne unaltra.
15)LA FIERA DI SAN MATTEO
Giacomo Mario!
Mario Giacomo! Sono mesi che non ti vedo. Irene mi ha detto che eri a recupero sulle dolomiti. Vi andata bene?
Giacomo Altro che! Abbiamo trovato tanta roba e lhanno pagata bene. Che montagne! Restavo incantato a guardarle: diventano prima rosse, poi viola.
Mario Doveva arrivare la fiera di San Matteo per rivederci. Quanti banchi e quanta gente.
Giacomo Senti Mario, ho qui 20 lire e vorrei comprare un regalo per Irene. Pensavo a un bel fazzoletto di seta.
Mario No, fazzoletti no, dicono che portano sfortuna, servono per asciugare le lacrime. Dai andiamo, ho due lire per comprare libri, andiamo. C qui anche Irene?
Giacomo E con sua madre per i banchi delle stoffe.
Mario Facciamole una sorpresa non facciamoci vedere Giacomo, idea: un bello scialle di lana azzurro con le frange bianche.
Giacomo Bello. Le terr calde le spalle e si ricorder di me.
Mario Io invece mi prendo Il libro della Jungla e il richiamo della foresta, quando ho finito di leggerli te li presto. Dovrebbero essere belli.
Giacomo Andiamo a prenderci un po duva.
Irene Giacomo, Mario. (allorecchio di Giacomo) Mia madre mi ha comperato due teli per lenzuola. Bisogna pensarci in tempo, cos si arriva al matrimonio con la dote pronta.
Giacomo Io ti ho comprato un regalo, tieni.
Irene Che bello! Chiss cosa ti sar costato. Non dovevi. Mi terr caldo questinverno, grazie. Dai adesso andiamo a mangiare le trippe coi miei.
Mario Gran bella fiera quella di oggi. Ma ci sono pochi soldi in giro. Colpa della guerra.
16)LAURORA BOREALE
Teleracconto Fu un inverno molto lungo. Il termometro sfior i 30 gradi sotto zero. La sera del 25 gennaio 1938 era fredda, piena di stelle, con nuvole strane. Dopo le otto lorizzonte sopra le montagne cominci a tingersi di rosso. Sembrava un incendio, ma senza fumo. Il rosso diventava sempre pi violento e si alzava a occupare tutto il cielo. Sparirono le stelle. Faceva paura.
Il giorno dopo i giornali spiegarono che si trattava di una aurora boreale. I vecchi dicevano che era un brutto segno: tutto quel rosso: sangue, guerra.
17)LA PARTENZA
Giacomo Insomma Irene, da non credere.
Irene Ma cosa Giacomo?
Giacomo - Sono l in stazione a Vicenza, e mi vedo arrivare un sergente degli alpini.
Irene Con tutti i soldati che partono
Giacomo Viene da me e mi abbraccia Commosso!
Irene E chi era?
Giacomo - Non era Mario? Due anni che non lo vedevo.
Irene Mario?
Mario Dove vai?
Giacomo A casa in licenza. Parto per la Russia.
Mario Io ero in Albania. Adesso rientro al reggimento.
Giacomo Due anni. 1940 41 due anni. Il tempo a volte veloce
Mario - a volte lento. Irene come sta?
Irene Irene a casa che aspetta.
Giacomo Era meglio se ci andavo anchio in Australia quella volta.
Mario Ma dai questa guerra dovrebbe finire presto e, dopo, tutto cambier.
Giacomo Ho ancora un libro che mi hai prestato Non te lho restituito perch mi piace.
Mario Non preoccuparti. Quando torniamo te ne far leggere anche di pi belli.
Irene (da segnalare la solitudine di Irene)
Giacomo - Oh, Mario, il treno!
Mario Tra poco parte anche il tuo e stasera sarai con Irene. Saluta tutti.
Giacomo Sale in terza classe, e mentre il treno parte si affaccia dal finestrino e mi grida ridendo
Mario - Giacomo, sai dirmi la classificazione del ciliegio?
Giacomo - Ci sono rimasto, si ricordava ancora della maestra zoppa! Dopo dodici anni. Mi son messo a ridere e gli ho gridato dietro: Dicotiledoni, famiglia delle rosacee, genere prunus specie avium!
18)EPILOGO
Teleracconto (Irene) Dopo sette mesi da quellincontro Mario si trov anche lui sul fronte russo. Assegnato al battaglione sciatori Monte Cervino. Una sera si fermarono in un villaggio e Mario dorm in una casa abbandonata. Cera paglia sul pavimento. Su una parete affumicata cerano scritte queste parole, con un pezzo di carbone: Saluti ai paesani che passano. Giacomo. 18 dicembre 1941 Mario sorrise, il suo cuore si rallegr: pensava di incontrarlo.
(Irene in primo piano da sola, con il verbale. Il Narratore, nella posizione dellinizio da voce alle frasi del verbale. Giacomo arrampicato sul larice. Tramonto)
Narratore - Ministero della guerra. Fronte russo. Si certifica che in occasione del combattimento del 25 dicembre 1941 a Novo Orlowka
Irene - Giacomo
Narratore - scomparve e non venne riconosciuto tra i militari dei quali fu accertata la morte o la prigionia. A tre mesi dalla sua scomparsa non stato possibile accertare se egli sia tuttora in vita o deceduto.
Giacomo - Da piccolo mi arrampicavo sul mio larice, tra gli aghi doro infiammati dal sole al tramonto. Tutto appiccicato di resina. Quando il sole cominciava a scendere dietro le piccole Dolomiti, salivo di ramo in ramo, come uno scoiattolo fin dove la punta cominciava a dondolare sopra il vuoto. In Siberia, credono che dal larice scendono il sole e la luna sotto forma di uccelli doro e di argento.
Da lass potevo quasi seguire il sole che tramontava, e partivo con le vele infuocate delle nuvole.
Vicenza luned 4 ottobre 1999
caldo becco
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