LE TENDE DEGLI ARABI
Commedia in un atto e due quadri
di LORD DUNSANY
Versione di Vinicio Marinucci
PERSONAGGI
IL RE
BEL-NARB e AUB, cammellieri
IL CIAMBELLANO
ZABRA, un notabile
EZNARZA, una zingara del deserto.
SCENA: Fuori la porta della citt di Talanna. - EPOCR: Incerta.
Commedia formattata da
QUADRO PRIMO
Bel-Narb - Verso sera ci troveremo di nuovo nel deserto.
Aub - Gi.
Bel-Narb - Allora non pi citt per noi, per chiss quante settimane.
Aub - Ah!
Bel-Narb - Vedremo brillare le luci, volgendoci a guardare dal sentiero dei cammelli; e sar l'ultima cosa che vedremo di esse.
Aub - Saremo nel deserto, allora.
Bel-Narb - Il vecchio, iroso deserto.
Aub - Con quanta astuzia il deserto nasconde i suoi pozzi! Diresti che abbia un'inimicizia con gli uomini. Non ti d il benvenuto, come avviene per le citt.
Bel-Narb - S, ha una vera inimicizia. Io odio il deserto.
Aub - Io credo che al mondo non ci sia niente di pi bello delle citt.
Bel-Narb - Le citt sono cose bellissime.
Aub - Il momento pi bello un poco dopo l'alba, quando la notte scivola dalle case. Esse la traggono via lentamente e la lasciano cadere come un mantello, e rimangono del tutto nude nella loro bellezza, per ri-splendere in qualche vasto fiume; la luce, allora, viene su e le bacia sulla fronte. Le voci degli uomini e delle donne cominciano a levarsi nelle strade, appena percettibili, una per una, finche sorge un lento alto mormorio e tutte le voci si fanno una. Penso spesso che la citt mi parli, allora ; essa dice con quella sua voce: Aub, Aub, che uno di questi giorni morirai, io non sono terrena, io sono sempre stata, io non morir mai.
Bel-Narb - Io non credo che le citt siano pi belle all'alba. Possiamo vedere l'alba nel deserto in qualsiasi giorno. Io credo che siano pi belle proprio appena il sole tramontato e il crepuscolo si insinua per le strade pi strette, un crepuscolo che non appartiene ne alla notte ne al giorno, una specie di mistero in cui si possono vedere figure avvolte nei mantelli e non riconoscere che sorta di figure siano. E proprio quando sarebbe scuro, e nel deserto non ci sarebbe altro da vedere che un nero orizzonte con un cielo nero sopra di esso, proprio allora le lanterne dondolanti si accendono e le luci vengono fuori a una a una nelle finestre e tutti i colori delle vesti si mutano. Allora forse Tina donna scivoler da una piccola porta e andr via per la strada nella notte, e un uomo forse si diriger a passi furtivi con una daga, a causa di qualche vecchia lite; Skarmi accender le luci nella sua casa per vendere liquori tutta la notte, e uomini siederanno sulle panche fuori della sua porta giuocando a skabasc presso il lume di una piccola lanterna verde, mentre accenderanno grandi pipe gorgoglianti e fumeranno il nargrub. Oh, tutto molto bello da osservare. E mi piace pensare, mentre fumo e vedo queste cose, che in qualche luogo, lontano, il deserto abbia sollevato una grande nuvola rossa, come un'ala, affinch tutti gli Arabi sappiano che il giorno dopo soffier lo scirocco, il maledetto respiro di Eblis, il padre di Satana.
Aub - S, piacevole pensare allo scirocco quando si al sicuro in citt, ma non mi piace di pensarci ora, perch prima che il giorno sia finito, staremo a prendere pellegrini da condurre alla Mecca, e chi mai potrebbe indovinare quello che il deserto ci riserva? An dar nel deserto come gettare a un cane un osso dietro l'altro; qualcuno ne prender, altri ne lascer cadere. Egli pu prendere le nostre ossa o lasciarci andare e giungere alla scintillante Mecca. Oh, vorrei essere un mercante con un negozietto in una strada frequentata e starmene seduto tutto il giorno a contrattare!
Bel-Nare - Ah, s, molto pi facile ingannare qualche signore che viene a comperare sete ed ornamenti in citt, piuttosto che ingannare la morte nel deserto. Oh, il deserto, il deserto: io amo le belle citt e odio il deserto.
Aub - (indicando fuori scena a sinistra) Chi quello?
Bel-Narb - Cosa? Laggi, al limite del deserto, dove sono i cammelli?
Aub - S, chi ?
Bel-Narb - Guarda attraverso il deserto, per la via dove vanno i cammelli. Si dice che il Re venga gi fino al limite del deserto e vi rimanga a lungo nella sera, guardando verso la Mecca.
Aub - E a che scopo il Re guarda verso la Mecca? Egli non pu andare alla Mecca. Egli non pu andare nel deserto nemmeno per un giorno. Messaggeri correrebbero dietro di lui gridando il suo nome e lo ricondurrebbero alla sala del Consiglio o alla Camera dei Giudizi. Se non riuscissero a trovarlo, le loro teste sarebbero tagliate e messe su qualche tetto ventoso; i giudici le indicherebbero, dicendo: Forse ci vedranno meglio, d lass .
Bel-Narb - No, il Re non pu andar via nel deserto. Se Dio mi facesse re, andrei al limite del deserto una sola volta, mi scuoterei la sabbia dal turbante e dalla barba ei non guarderei mai pi il deserto in vita mia. Avido e arso vecchio genitore di migliaia di diavoli! Potrebbe coprire i pozzi con la sabbia e somare col suo scirocco, anno dopo anno e secolo dopo secolo, e non meritare una sola delle mie maledizioni, se Dio mi facesse re.
Aub - Dicono che tu somigli al Re.
Bel-Narb - S, io somiglio al Re. Perch suo padre ei travest da cammelliere e venne per i nostri villaggi. Spesso dico a me stesso: Dio giusto, e se potessi travestirmi da re e far diventare lui un cammelliere, questo piacerebbe a Dio, perch Egli giusto .
Aub - Se tu facessi questo, Dio direbbe: Guarda Bel-Narb, che io ho creato per essere un cammelliere, e che lo ha dimenticato . E altera anch'Egli si dimenticherebbe di te, Bel-Narb.
Bel-Narb - Chiss che cosa direbbe Die!
Aub - Chiss! Le sue vie sono meravigliose.
Bel-Narb - Io non farei questa cosa, Aub. Non la farei. E' soltanto ci che dico a me stesso quando fumo, o alla notte nel deserto. Dico a me stesso: Bel-Narb il Re in Talanna . E allora dico: Ciambellano, conducete qui Skarmi con i suoi liquori e le sue lanterne e le sue tavolette per giocare a skabasc , e lasciate che tutti i cittadini vengano a bere dinanzi alla reggia e glorifichino il mio nome .
Pellegrini - (chiamando, fuori scena) Bel-Narb! Bel-Narb! Figlio di due cani! Vieni a sciogliere i tuoi cammelli! Vieni a partire per la santa Mecca!
Bel-Narb - Maledizione al deserto!
Aub - I cammelli si alzano. La carovana parte per la Mecca. Addio, bella citt. (Voci dei pellegrini fuori scena: Bel-Narb! Bel-Narb! ).
Bel-Narb - Vengo, figli del peccato. (Escono Bel-Narb e Aub. Entra il re dalla grande porta, incoronato. Siede sul gradino).
Re - Una corona non dovrebbe essere portata sul capo. Uno scettro non dovrebbe essere tenuto nelle mani del Re. Ma una corona dovrebbe essere portata con una catena d'oro e uno scettro dovrebbe essere tenuto come un palo nel terreno, in modo che un Re possa esservi incatenato per la gamba. Allora egli saprebbe veramente che non pu allontanarsi nel meraviglioso deserto e non potr mai vedere le palme accanto ai pozzi. O Talanna, Talanna, quanto odio questa citt con le sue strade strette, con gli uomini ubriachi che ogni sera j giuocano a skabasc nella scandalosa bisca di quella ] vecchia canaglia di Skarmi! Oh, se potessi sposare la 1 figlia di qualche casata non regale, che per generazioni e generazioni non avesse mai conosciuto una citt, e potessimo cavalcare da qui per il lungo sentiero attraverso il deserto, sempre noi due, soli, fino a raggiungere le tende degli Arabi! E la corona dovrebbe essere data a qualche sciocco, avido uomo, per il suo dolore. Ma tutto questo non pu essere, perch un Re sempre un Re. (Entra dalla porta il ciambellano).
Ciambellano - Maest!
Re - Bene, mio signor Ciambellano, avete ancora del lavoro per me?
Ciambellano - S, c' molto da fare.
Re - - Avevo sperato di essere libero questa sera, perch le teste dei cammelli sono rivolte verso la Mecca, ed io vorrei guardare le carovane allontanarsi per il deserto, dove io non posso andare.
Ciambellano - C' molto da fare per rostra Maest. Iktra si ribellata.
Re - Dov' Iktra?
Ciambellano - E un piccolo paese tributario di vostra Maest, al di l di Zebdarlon, in mezzo alle colline.
Re - Quasi, se non fosse stato per questo, quasi vi avrei chiesto di lasciarmi andare con i cammellieri alla dorata Mecca. Ho fatto il lavoro di un re per cinque anni, ormai, e ho ascoltato i miei consiglieri, e per tutto questo tempo il deserto mi chiamava; egli diceva: Vieni alle tende dei miei figli, alle tende dei miei figli! . E intanto, per tutto il tempo, io dimoravo fra queste mura.
Ciambellano i - Se vostra Maest lasciasse la citt ora...
Re - Non lo far, dobbiamo prendere le armi per punire gli uomini di Iktra.
Ciambellano - Vostra Maest nominer i comandanti. Una trib dei guerrieri di vostra Maest deve essere chiamata da Agrarva e un'altra da Colano, la citt della giungla, come pure una da Mirsk. Questo dovr farsi con ordini sigillati di mano vostra. I consiglieri di vostra Maest vi aspettano nella sala del Consiglio.
Re - Il sole molto basso. Perch le carovane non sono ancora partite?
Ciambellano - - Non lo so. E allora, Maest...
Re - (poggiando una mano sul braccio del ciambellano) Guardate, guardate! Sono le ombre dei cammelli che si muovono verso la Mecca. Come silenziosamente scivolano sul terreno, le belle ombre! Presto saranno nel deserto, piatte sulle sabbie dorate. E poi il sole tramonter, e saranno tutt'uno con la notte.
Ciambellano - Se vostra Maest ha tempo per queste cose, vi sono dei cammelli per compiacervi.
Re - No, no, io non voglio osservare i cammelli. Essi non potranno mai portarmi nel bel deserto, libero per sempre dalla citt. Qui io devo restare, per fare il lavoro di un re. Soltanto i miei sogni possono andare, e le ombre dei cammelli li portano, per trovar pace fra le tende degli Arabi.
Ciambellano - La Maest vostra vuol venire, ora, nella sala del Consiglio?
Re - Si, s, vengo. (Voci fuori scena: Oh-ioh! Ohitih! Oh-ioh! Oh-ieih!) Ora tutta la carovana si incammina. I conduttori dei cammelli porta-bagagli verranno dapprima indietro, poi domani li rimonteranno. Allora saranno fuori dalla vista di Talanna, e il deserto si stender tutt'intorno e la luce del sole cadr sui suoi sorrisi dorati. Un nuovo sguardo verr ai loro volti. Io sono sicuro che il deserto mormora loro nella notte, e dice: Siate in pace, miei figli, in pace, miei figli. (Frattanto il ciambellano ha aperto la porta per il Re ed rimasto ivi inchinato, con la mano risolutamente appoggiata alla porta aperta).
Ciambellano - Vuol venire, la Maest vostra, alla sala del Consiglio?
Re - S, verr. Se non fosse stato per Iktra, avrei potuto andar via e vivere per un anno nel deserto d'oro e vedere la santa Mecca.
Ciambellano - Forse vostra Maest avrebbe potuto andare, se non fosse stato per Iktra.
Re - La mia maledizione su Iktra! (Si dirige alla porla. Mentre stanno sulla porta, entra Zabra da destra).
Zabra - Maest...
Re - Oh! Altro lavoro per un infelice re.
Zabra - Iktra pacificata.
Re - Pacificata?
Zabra - E' accaduto improvvisamente. Gli uomini di Iktra si sono scontrati con alcuni guerrieri di vostra Maest e per caso una freccia ha ucciso il capo della rivolta; allora la folla, bench fosse pi numerosa dei guerrieri, fuggita, e per tre ore tutti hanno gridato: Il Re grande! .
Re - Io vedr ancora la Mecca e le sognate tende degli Arabi! Io andr ora nelle sabbie dorate, io.
Ciambellano - Maest.
Re - Fra pochi anni ritorner da voi.
Ciambellano - Maest, impossibile. Noi non potremmo governare il popolo per pi di un anno. Tutti direbbero: Il Re morto, il Re.
Re - Ritorner tra un anno. Un anno solo.
Ciambellano - E' lungo periodo, Maest.
Re - Ritorner a mezzogiorno, tra un anno da oggi.
Ciambellano - Ma una principessa stata richiesta da Tarba.
Re - Credevo che stesse venendo da Karscisc.
Ciambellano - E' stato reputato pi consigliabile che vostra Maest si sposasse in Tarba. I valichi delle montagne appartengono al Re di Tarba ed egli ha grandi commerci con Sciaran e con le Isole.
Re - Sia fatto come volete.
Ciambellano - Ma gli ambasciatori partono in questa settimana, e la principessa sar qui fra tre mesi.
Re - Fatela Venire tra un anno e un giorno.
Ciambellano - Maest!
Re - Addio, ho fretta. Vado ad approntarmi per il deserto, (esce per la porta continuando a parlare) la vecchia, dorata madre degli uomini felici.
Ciambellano - (a Zabra) Un uomo a cui Dio non avesse tolto interamente il giudizio non avrebbe mai dato quella notizia al nostro giovane scervellato Re.
Zabra - Ma bisognava che lo sapesse. Molte cose avrebbero potuto accadere se non l'avesse saputo subito.
Ciambellano - Io lo sapevo da stamane. Ora lui se ne va per il deserto.
Zabra - Questo male davvero; ma possiamo cercare di trattenerlo.
Ciambellano - Non a lungo.
Zabra - Il favore del Re come l'oro.
Ciambellano - Come molto oro. Ma chi sono questi Arabi, che il favore del Re debba scendere su di loro? Le mura delle loro case sono di tela. Perfino le chiocciole hanno una casa migliore.
Zabra - Oh, i molto male. Non gli avessi mai parlato. Andremo tutti in miseria.
Ciambellano - Nessuno ci dar pi oro per molti giorni.
Zabra - Per, voi governerete Talanna mentre egli via. Potrete aumentare le tasse ai mercanti e i tributi ai contadini.
Ciambellano - Essi pagano tasse e tributi soltanto al Re, che d le sue largizioni a uomini giusti e onesti. Quando egli sar via, il sopravanzo della sua ricchezza andr a uomini ingiusti, a uomini le cui barbe non sono pulite e che non temono Dio.
Zabra - Saremo veramente poveri.
Ciambellano - Forse i malfattori verseranno un po' d'oro per la giustizia, e qualche riccone per decidere delle sue dispute. Ma niente pi, finche il Re non ritorni.
Zabra - Cercherete di trattenerlo?
Ciambellano - No. Quando egli verr, con il suo seguito e con la sua scorta, io camminer a fianco al suo cavallo e gli dir che una marcia attraverso il deserto impressioner bene gli Arabi col suo splendore, e volger i loro cuori verso di lui. Poi parler in segreto a qualche capitano della retroguardia della scorta e lui parler dopo al comandante in capo, in modo da perdere la pista dopo qualche giorno e far vagare il Re col suo seguito per il deserto e poi tornare per caso a Talanna. Cos tutto potr aggiustarsi. Noi li aspetteremo qui finch saranno tornati,
Zabra - Lo far il comandante in capo?
Ciambellano - S, sar un certo Takbar, un poveruomo devoto a me.
Zabra - E se non fosse Takbar, ma qualche uomo avido, che domandasse pi oro di quanto potreste offrirne a Takbar?
Ciambellano - Dovremmo dargli quello che chiederebbe, e che Dio punisca la sua avidit.
Zabra - Deve passare di qui?
Ciambellano - S, deve venire da questa parte. Chiamer la cavalleria dei Saloia Samng.
Zabra - Sar quasi scuro quando verranno.
Ciambellano - No, il Re ha molta fretta. Passer prima del tramonto. Li far montare immediatamente.
Zabha - (guardando fuori scena, a destra) Non vedo nessun segno di movimento fra i Saloia.
Ciambellano - (guardando anch'egli) No, no. Ma ci penser lui a farli muovere. (Mentre essi guardano, un uomo esce dalla porta, con un grezzo mantello marrone che gli cade sulla fronte. Esce furtivamente da sinistra) Chi quell'uomo? E' andato verso i cammelli.
Zabra - Ha dato una moneta ad uno dei cammellieri.
Ciambellano - Guarda, salito!
Zabra - Avrebbe potuto essere il Re! (Voci fuori scena: Oh-ioh! Oh-ieih!).
Ciambellano - No, non altro che qualche cammelliere che va nel deserto. Come suona lieta la sua voce!
Zabra - Lo scirocco lo ingoier.
Ciambellano - Ma... se fosse stato il Re...!
Zabra - Se fosse stato il Re, dovremmo morire di fame per un anno.
QUADRO SECONDO
Un anno trascorso. Il re, avvolto in un mantello da cammelliere, siede accanto ad Eznarza, una zingara del deserto.
Re - Ora ho conosciuto il deserto e ho vissuto nelle tende degli Arabi.
Eznarza - Non c' nessuna terra come il deserto e nessun popolo come gli Arabi.
Re - Tutto trascorso e finito; io ritorno alle mura dei miei padri.
Eznarza - Il tempo non pu impedirlo; io ritorno al deserto che mi ha nutrita.
Re - Hai mai pensato, in quei giorni sulle sabbie o fra le tende di mattina, che il mio anno sarebbe passato, e dalla forza della mia parola sarei stato condotto via alla prigione della reggia?
Eznarza - Sapevo che il tempo avrebbe fatto questo, perch il mio popolo ha imparato a conoscere le sue vie.
Re - E' il tempo, allora, che ha deriso le nostre futili preghiere? E' forse pi grande di Dio, egli che ha riso delle nostre suppliche?
Eznarza - Non possiamo dire che pi grande di Dio. Pure, noi abbiamo pregato che il nostro anno non potesse mai finire. Dio non poteva concederlo.
Re - S, s. Noi abbiamo fatto questa preghiera. Tutti gli uomini ne riderebbero.
Eznarza - La preghiera non era ridicola. Soltanto, Egli, che Signore degli anni, inflessibile. Se un uomo pregasse per aver salva la vita un sultano furioso e spietato, bene potrebbero deriderlo gli schiavi del sultano. Pure, non ridicolo pregare per la vita.
Re - S, noi siamo gli schiavi del Tempo. Domani verr la principessa da Tarba. Dobbiamo piegare il nostro capo.
Eznarza - Il mio popolo dice che il deserto il Suo paese. Egli non fa del male al Suo paese, dice il mio popolo. Ma domina tutte le altre terre del mondo.
Re - S, il deserto sempre lo stesso, perfino la sua piccola roccia.
Eznarza - Dicono che egli ami la Sfinge e non le I faccia male. Dicono che egli non osi far del male alla I Sfinge. Essa gli ha generato molti di, che gli infedeli t adorano.
Re - Il loro padre pi terribile di tutti i falsi dei.
Eznarza - Oh, avesse almeno risparmiato il nostro piccolo anno!
Re - Egli distrugge tutte le cose.
Eznarza - C' un piccolo figlio dell'uomo che pi potente di lui, e che salva il mondo dal Tempo.
Re - Chi questo piccolo figlio che pi potente del Tempo? E' l'Amore che pi potente?
Eznarza - No, non l'Amore.
Re - Se egli supera anche l'Amore, allora nessuno pi potente di lui.
Eznarza - Egli manda via l'Amore impaurito con i deboli capelli bianchi e con le rughe. Povero piccolo Amore, povero Amore, il Tempo lo spaventa e lo allontana.
Re - Chi questo figlio dell'uomo che pu conquistare il Tempo ed pi forte dell'Amore?
Eznarza - Il costante Ricordo.
Re - S. Ed io lo chiamer quando il vento del deserto batter contro le mie inflessibili mura, e quando non potr vedere il deserto n potr udire il suo vento.
Eznarza - Egli ci riporter il nostro anno, che il Tempo non pu distruggere. Noi lo vedremo spesso, anche se un poco lontano, e le sue ore e i suoi giorni danzeranno per noi, e passeranno a uno a uno, e torneranno indietro a danzare di nuovo.
Re - E' vero. Essi ritorneranno a noi. Noi faremo ritornare spesso i vecchi giorni, quando tu sarai tra la tua gente ed io miserabilmente sposato alla principessa di Tarba.
Eznarza - Essi verranno con la sabbia sui piedi dal bel deserto d'oro, verranno ciascuno con un tramonto da lungo tempo svanito sul capo. Le loro labbra rideranno con le vecchie voci della sera.
Re - E' quasi mezzogiorno. E' quasi mezzogiorno.
Eznarza - Allora noi dobbiamo lasciarci.
Re - Oh, vieni con me in citt e sii la mia Regina. Mander indietro a Tarba la principessa. Tu sarai la Regina di Talanna.
Eznarza - Io torno al mio popolo. Tu sposerai domani la principessa di Tarba. Tu lo hai detto. Io l'ho detto.
Re - Oh, non avessi mai dato la mia parola di ritornare!
Eznarza - La parola di un Re come la corona di un Re, come lo scettro di un Re, come il trono di un Re. Una cosa futile, come una citt.
Re - Non posso spezzare la mia parola. Ma tu puoi essere la Regina di Talanna.
Eznarza - Talanna non pu avere una zingara come Regina.
Re - Io lo imporr.
Eznarza - Tu non puoi far vivere una zngara in citt per un anno.
Re - So di una zingara che visse in citt, una volta.
Eznarza - Non una zingara come me... Torna alle tende degli Arabi.
Re - Non posso. Ho dato la mia parola.
Eznarza - Vi sono Re che hanno spezzato la loro parola.
Re - Non erano come me.
Eznarza - Non abbiamo altro che quel piccolo figlio dell'uomo il cui nome Ricordo.
Re - Vieni. Egli ci riporter, prima che ci separiamo, ano di quei giorni che sono trascorsi.
Eznarza - Facciamo che sia il primo giorno. Il giorno in cui ci siamo incontrati accanto al pozzo, quando i cammelli giunsero ad El-Lolit. Tu cavalcavi un po' al largo della carovana, verso il lato del tramonto. Il tuo cammello avanzava con passo leggero, ma tu eri stanco.
Re - Tu eri venuta al pozzo per l'acqua. Dapprima potevo vedere i tuoi occhi, poi vennero le stelle e si fece scuro, ed io vedevo solo la tua forma, e c'era un po' di luce intorno ai tuoi capelli; non sapevo se fosse o no la luce delle stelle, sapevo soltanto che risplendevano.
Eznarza - E allora mi chiedesti dei cammelli.
Re - Allora udii la tua voce. Non dicesti le cose che potresti dire ora.
Eznarza - Certamente.
Re - Non dicesti cose nemmeno nello stesso modo.
Eznarza - Come le ore ritornano danzando.
Re - No, no. Soltanto le loro ombre. Noi andammo insieme alla santa Mecca. Noi vivemmo soli nelle tende nel deserto d'oro. Noi udimmo il libero giorno selvaggio cantare canzoni nella sua libert, udimmo il vento della notte. Niente rimane del nostro anno all'infuori di ombre desolate. Il Ricordo le frusta, ma non le fa danzare. (Eznarza non risponde) Noi abbiamo fatto i nostri addii dove si estendeva il deserto. La citt non li ha uditi. (Eznarza si copre il viso. Il re si alza e sale, lentamente i gradini. Entrano da sinistra il ciambellano e Zabra, senza notare gli altri).
Ciambellano - Egli verr. Egli verr.
Zabra - Ma gi mezzogiorno. La nostra salute ci ha abbandonato. I nostri nemici ci deridono. Se egli non verr, Dio ci avr dimenticato e i nostri amici avranno piet di noi.
Ciambellano - Se egli vivo, verr. (Entrano Bel-Narb e Aub).
Zabra - Temo che sia passato il mezzogiorno.
Ciambellano - Allora egli morto o i predoni lo hanno catturato. (Il ciambellano e Zabra si pongono della polvere sul capo),
Bel-Narb - (ad Aub) Dio giusto! (Al ciambellano e a Zabra) Io sono il Re! (La mano del re sulla porta. Quando Bel-Narb dice questo, egli torna a discendere i gradini e siede accanto alla zingara. Ella solleva il capo dalle mani e lo guarda fisamente. Egli si copre parzialmente il volto, alla maniera degli Arabi, e osserva Bel-Narb, il ciambellano e Zabra).
Ciambellano - Siete veramente il Re?
Bel-Narb - Io sono il Re.
Ciambellano - Vostra Maest molto mutata da un anno fa.
Bel-Narb - Gli uomini si alterano, nel deserto. Si alterano molto.
Aub - In verit, Eccellenza, proprio il Re. Quando il Re venne nel deserto travestito, io nutrii il suo cammello. In verit il Re.
Zabra - E' il Re. Io so riconoscere il Re, quando lo vedo.
Ciambellano - Lo avete visto raramente.
Zabra - L'ho visto spesso, invece.
Bel-Narb - S, ci siamo incontrati spesso, molto spesso.
Ciambellano - Se qualcuno potesse riconoscervi, Maest, qualcuno oltre quest'uomo che venuto con voi, allora saremmo tutti sicuri.
Bel-Narb - Non c' bisogno. Io sono il Re. (Il re si alza e tende la mano, con la palma verso il basso).
Re - Nella santa Mecca, nella Mecca dai tetti verdi e dalle molte porte, tutti lo abbiamo conosciuto come il Re.
Bel-Narb - S, vero. Io ho veduto quest'uomo alla Mecca.
Ciambellano - (inchinandosi profondamente) Perdono, Maest. Il deserto vi ha mutato.
Zabra - Io ho subito riconosciuto vostra Maest.
Bel-Narb - (indicando il re) Fate che quest'uomo sia compensato adeguatamente. Dategli qualche posto a palazzo.
Ciambellano - S, Maest.
Re - Io sono un cammelliere, e noi ritorniamo ai nostri cammelli.
Ciambellano - Come volete. (Escono Bel-Narb, Aub, il ciambellano e Zabra, per la porta).
Eznarza - Hai agito saggiamente, saggiamente, e la ricompensa della saggezza la felicit.
Re - Essi hanno il loro Re, ormai. E noi torneremo a dirigerci alle tende degli Arabi.
Eznarza - Essi sono degli sciocchi.
Re - E hanno trovato il loro sciocco Re.
Eznarza - E' veramente sciocco, un uomo che sceglie di vivere fra le mura.
Re - Alcuni nascono Re, ma quest'uomo ha scelto di esserlo.
Eznarza - Vieni, lasciamoli.
Re - Torneremo di nuovo.
Eznarza - Vieni alle tende del mio popolo.
Re - Vivremo un poco a parte, in una cara tenda marrone tutta nostra.
Eznarza - Ascolteremo di nuovo la sabbia sussurrare lievemente al vento del mattino.
Re - Sentiremo i nomadi agitarsi nei loro accampamenti lontani, sul far dell'alba.
Eznarza - E il calpestio degli animali che ritornano alle loro colline.
Re - Quando a sera il sole sar tramontato, non piangeremo perch il giorno trascorso.
Eznarza - Di notte, io lever il mio capo contro il cielo, e le vecchie stelle, libere eternamente, risplenderanno attraverso miei capelli, e noi non invidieremo le corone di nessuna regina del mondo.
FINE
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