Le tre settimane di Luca La Costa

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LE TRE SETTIMANE DI LUCA LA COSTA

di Carlo Terron

Confessione sceneggiata

La tua discendenza sar come straniera (Bibbia, profezia di Isacco)

ovvero: IL GUINZAGLIO CORTO Romanzo breve in forma di commedia lunga

Nel teatro la parola vive due glorie:

perch scritta e perch recitata.

(Pier Paolo Pasolini)

Personaggi:

Luca Vecchio

Luca Giovane

Sergio

Dolores

Luogo: la memoria di Luca Vecchio In genere i funerali non consolano, per, qualche volta, inorgogliscono la discendenza del defunto. Famigliari ed allievi, fu il caso di Luca La Costa, un Maestro, rapito a codesto povero pianeta ammobiliato, colla scorta dei debiti conforti di Santa Romana Chiesa, al primo affacciarsi di una serena e tiepida sera di maggio di alcuni anni fa, al termine di una vita onoranda e onorata, vissuta colla nobilt e ripagata dalla deferenza dovuta a un basso da opera wagneriana, allet non ancora cadente di anni sessantasei, mesi otto e giorni diciannove (a questo punto dovrebbe seguire lelenco dei meriti accademici e dei titoli onorifici lungo essa accumulati. Se ne fa a meno non per altro che per esclusive ragioni di spazio. Cos ad occhio, ci porterebbe via una quindicina di pagine a dir poco ed tempo di austerit). Che uomo fosse stato o, quantomeno, fosse ritenuto, lo si pot vedere al momento di calarlo sottoterra. Ma, a voler essere precisi, pi che la vista ne dette una congrua misura un altro dei cinque sensi, forse meno eletto certo non meno desto: lodorato; tanto che larcivescovo, celebrante il rito, concorrendovi probabilmente anche unincipiente arteriosclerosi cerebrale, si conged dalla mesta cerimonia col mal di testa, facilmente vinto da una prudente compressa di aspirina. Valga solo un particolare: secondo un privato calcolo estemporaneo del professor Bigazzi-Glori, suo collega, scienza delle finanze, decano e preside dellUniversit (teneva un cordone del carro funebre e fece la confidenza al vicepreside che lo seguiva subito didietro) al cambio del franco svizzero, quel giorno a 521, in corrispondente moneta nazionale le esequie si portarono via, di soli fiori, qualcosa come quarantadue milioni di lire a star bassi, distribuiti in ottantotto corone mortuarie, con prevalenza delle violette di Parma, umili ma non altrettanto economiche, per, in compenso, profumatissime, essendosi sparsa la voce che, per quel timido fiorellino, linsigne defunto avesse avuto un debole, cosa che non manc di sorprendere la vedova, risultandole che le predilezioni floreali del consorte erano sempre state rivolte verso lesangue nontiscordardim, a meno che non fosse stato un inveterato mentitore vita natural durante, cosa niente affatto improbabile, come si potr constatare in seguito, venendo al serio, e non sar poco, quando si dovr dar conto della sua intorcigliata psicologia. Sempre a rigor di odorato, pignoleria vorrebbe che fosse fatto un passo indietro retrocedendo il numero delle corone da ottantotto a ottantasette, essendocene una che odore non ne effondeva per niente; e precisamente la pi autorevole, quella, cio, del Presidente della Repubblica, per inciso preceduto nellavello di due anni collavanzo di una settimana, per via che si trattava dellinevitabile quanto ufficiale serto di foglie di alloro tempestato di lucenti globuli dorati, notoriamente inerte nei riguardi della mucosa nasale, per altro solleticatissima dallafror di sudore secreto dai due giganteschi corazzieri venuti da Roma a trasportarla. Basta l, e tanto sia sufficiente a fornire una gracile idea di che personalit si sia trattato. Ora dispone di quattro colonne di piombo sullEnciclopedia britannica ed ha un busto in via di erezione al Pincio, bench chi ha avuto agio di vederlo trovi che non gli somigli affatto (dicasi, con tutto il rispetto per lo scultore, sarebbe scarso di naso), per cos risulta pi bello e, si sa, quel che vale il pensiero. E poi, cosa conta un naso a paragone del tragico osso che dovr sputare rievocando il suo passato? Eh gi, perch non sempre tutto oro quel che luce e non basta la pompa di un funerale di prima classe, che intralcia il traffico, a far fede di unesistenza felice anche se stata felice. 2 Laveva oscuramente saputo fin dal principio nellistinto, anche se aveva badato sempre a respingere unapprofondita indagine del come e del perch, preferendo vivere nel nebbioso malcontento di un invincibile malessere piuttosto che affrontare la luce bruciante di uninsostenibile verit, ulteriore conferma, seppur ce ne fosse bisogno, che nulla al mondo come lumana vilt altrettanto fecondo di fantasia depistatrice. La crisi che covava da tempo immemorabile nei recessi della coscienza, esplose, nemmeno a farlo apposta, la sera del giorno in cui venne avvertito di essere candidato al premio Nobel, che, poi, non gli tocc per un pelo. In uno stato semisognante, stranamente lucido e ferocemente spietato, travolto da un immoderato flusso di confessione, lasciando finalmente libero sfogo ad una allarmante visionariet da nevrotico, vibrante su toni vagamente femminei, dove la sottile sensibilit psicologica, pungolata dal ricordo, non fu da meno n allacuminata intelligenza, n allesteso potere di analisi, n alla sicura intuizione coordinatrice; nella penombra della sua stanza da lavoro, ridondante di libri, seduto alla grande scrivania, sotto la lampada che aveva vegliato per tanti anni, il maturare dei frutti del suo superbo ingegno, rivenne a galla tutto. Le dighe erette contro la completa rivelazione crollarono allurto della memoria e la conoscenza strarip come una fiumana in piena. Tanto che, solo alla fine, nel silenzio dellalta notte, si rese conto di essersi distrutto parlandosi addosso per tre ore, da solo, senza accorgersene. Fu come se, sospinto dalla verit, il mondo si fosse trasferito in un altro posto, e nessuno pianse pi amaramente il suo futuro nulla. Siamo a quella sera, a quelle ore. Luomo un enigma; necessario risolverlo. (Dostoevskij)

Oggi verso sera.

LUCA VECCHIO - Io sono un uomo che ha piet di se stesso. Col disprezzo e la rabbia connessi alla piet di se stessi, quando ci si resi conto di essersela meritata, voluta, costruita e difesa. Sicuro, anche difesa, giorno dopo giorno; colle proprie mani, coi propri sentimenti, colle proprie azioni e colle proprie vilt; come un animale pusillanime si costruisce la propria tana: carcere e fortezza ad un tempo. Chiunque disponga di una bocca, solo per questo, dispone anche di un inconscio che parla confessandosi; non ci si scappa. E, stasera, almeno con me stesso, ho deciso di andare pi in l che sia possibile, smettendola cogli autoinganni dellantico gioco a rimpiattino dietro alle psicanaliserie di copertura, nelle quali son sempre stato tanto bravo, un vero virtuoso, quando si trattava di assolvere me stesso. No: scorticarsi a sangue, il programma di stasera: il delirio dello psicodramma. Ho, qui accanto, uno di quei diabolici aggeggi denominati registratore. Ho accarezzato a lungo la tentazione di affidargli questo spietato discorso, a beneficio, domani, dei miei figli, a ci conoscano chi fu veramente il loro padre. Poi, ho deciso di no. Questa confessione ha da nascere e da morire sulle mie labbra. Che ne so io dei miei figli per ritenerli degni di stupirli e di scandalizzarli a dovere? Perch correre il rischio di turbare, deludendoli, dei cretini ottimamente integrati, con delle invidiabili carriere spalancate davanti. E, poi ci vale soprattutto per me -, guai, se, pur con le migliori intenzioni della terra, essa assumesse - e sarebbe inevitabile - il sia pur lontano sentore di espiazione esibizionistica: sarebbe lultima canagliata. Dunque: detto e cancellato. E proprio vero che spiegare equivale giustificare? No. Non vero. Luogo comune! Semmai, qualche volta, vero il contrario. Di codesta schifosa piet, della quale, dentro, ho fatto una bandiera, mi compiaccio, me ne appago, mi ci crogiuolo: stata, e persiste ad essere, il salvacondotto per la miserabilit della mia vita. Buonafede? Diciamo buonafede di una malafede: il sofisma, il rovescio, la schermatura del mio respinto quanto innato masochismo, del quale ho sempre avuto una perfetta consapevolezza. Anche di una prigione si pu fare un rifugio, come di un arnese di tortura uno strumento di piacere. Il fatto di non confessare una realt non significa non esserne inconsapevolmente consapevolissimi. Al contrario. Del resto, mi trovo in buona compagnia. Santi e pervertiti a legioni, dalla mia parte, tanto per essere in regola anche col Vangelo, che non guasta mai. Cilicio. Una parola. Dato per indiscusso. E pu ben esserlo. Anzi, probabilmente, lo : i punti nevralgici della propria sincerit possono celarsi nelle pieghe pi insospettabili e segrete dellanimo. Ma se, posto sotto il microscopio, si rivelasse, invece, esso pure, artificioso: un falso cilicio? Eh s, forse che, nei labirinti della psicologia, non si acquattano anche i falsi cilici? In realt che ragioni ho io di concedermi il lusso assolutorio di una gratuita piet di me stesso per codesta avvilente sete di tristezza e di furore? Da quali motivi mi viene il diritto di coltivare, nelle mie ambigue serre private, tanto rancore contro tutti, me, per primo, compreso, come altri coltivano orchidee? Nessuna che nessuna. A qualsivoglia persona normale, di medio buonsenso, avessi lingenuit di confidarlo, bene che mi capitasse, sarei preso per matto e peggio. E non avrebbe torto. Io sono un abusivo, un ladro dellautopiet. Problema: ci sono dei furti legittimi? S, ci sono. Questo vecchio trucco con me medesimo, questa tortuosa appropriazione indebita, devo ammetterlo a mio vantaggio, non sono ancora riuscito a spiegarmeli. Resto arciconvinto, almeno su questo punto non ho sospetti, io che son tutto un sospetto, di essere sincero... Sincero, s: strana parola sulle mie labbra... E tuttavia, anche qui, ecco insinuarsi un disagio interno, una vaga sensazione inquietante, un oscuro presagio... il formicolio di unirrisione... il rodere di unincertezza: la sardonica negazione anche di un solo briciolo di carit, ecco, questo o quasi, perch provo un gusto matto ad essere severissimo con me stesso, sul piano del raziocinio, fino a sfiorare, a vellicarmi, la parola, lanimo col dubbio, gratificante, di essere ingiusto; che si risolve, di conseguenza, in un ulteriore, intorcigliato pretesto per assolversi... Bravissimo... E allora?... Ma se rivolgo tanta libidine distruttiva anche contro lultimo pilastro che rimane al traballante edificio della mia personalit in demolizione - mi vien da sorridere attribuendomi una personalit: masochismo che riaffiora, sempre masochismo - cosa mi resta, dopo? Come faccio, ora, dopo essermela assaporata lungo tutta la vita, quasi fosse una droga, alle soglie della vecchiaia, a rinunciare allinquietante vertigine - il mio irrinunciabile vizio segreto - di correre continuamente il rischio della nuda verit - quella da cui non si pu tornare indietro - senza aver mai avuto lardimento estremo di affrontarla alla radice e regolarmi di conseguenza? E, dunque, tanto impossibile essere se stessi senza essere contro se stessi? Fosse mai vero che solo le ferite del rimorso non si rimarginano col tempo? Ma se queste ferite te le tieni aperte di proposito per garantirti un segreto piacere perverso? E rieccoci al punto di partenza. Attenzione: anche adesso che discorro collimpegno spietato della maggior sincerit umanamente possibile, quantomeno con me: non credermi; o, se proprio si vuol correre il rischio: credermi con riserva, facciamo al cinquanta per cento. Forse, la mia sincerit sta nellinsincerit. Ma, anche in tal caso, non perdere di vista il forse. Non dimenticarlo mai: io sono tutto un forse: scivolo, sfuggo da tutte le fessure come acqua tra le dita. Basta l: piet di me, e sia: lombelico di tutto. Ma quale piet di me, Cristo! - vista sempre dalla parte dellobbiettivo buonsenso, si capisce - se la mia esistenza non stata che un successo dopo laltro?! Infanzia, adolescenza, salute, famiglia, scuola, matrimonio, figli, professione, carriera universitaria, fama, riconoscimenti accademici, ufficiali e privati... Son, perfino, senatore, a vita per chiara fama!... Quando mai qualcosa non andata, per il verso migliore, al raggiungimento dei risultati maggiori? Vergognosamente mai! E allora, poich ci pur innegabile, a che, proprio stasera, tanta frenesia di autoprocessarsi allo scopo di autodistruggersi; la rabbia, la ribellione, la rivolta, contro una scontentezza, uno sfinimento dellanimo, un torpore mortale, dove, inavvertitamente ma implacabilmente, non ha fatto che arenarsi, finendo collaffondare come in una sabbia mobile, la mia esistenza cos disgustosamente tranquilla? Nuovo allarme. In guardia: ora, nelle mie parole si comincia ad annusare una certa ridondanza demagogica: eloquenza sospetta! Orecchie tese!... paradossale. Tanta lascivia denigratoria per una ragione che, normalmente, dovrebbe produrre leffetto contrario. Ma s! Altro che vittimismo. In questo momento io dovrei essere qui con mia moglie, coi miei due figli, dei quali, naturalmente, non c uno che non mi ripeta che dovrei andare superbo - loro sani, loro belli, loro intelligenti, loro bravi, loro sportivi, loro perbene: tutto loro! -, coi miei colleghi e i miei collaboratori, coi miei amici, sicuro: perch, non cercandoli e non desiderandoli soprattutto non meritandoli, io ho pure degli amici. E tutta questa bella compagnia che crepa di invidia, qui riunita a far che? A brindare in mio onore, senza far conto che, fra i tanti miei difetti, sono anche astemio. Oh, mica una cosa da niente: nel pomeriggio sono stato ufficialmente informato di tenermi pronto, passaporto e frac, soprattutto sul frac hanno insistito. Li ho assicurati che non si preoccupino: nolegger il migliore che si trovi. Hanno tirato un respiro di sollievo. Pronto a che? Distratto che sono! Pronto a ricevere il premio Nobel, al quale, pare che risulti in testa, fra i candidati, categoria scientifica, beninteso: archeologia, naturalmente; la meno viva e attuale delle discipline. Noi del mestiere, le scienze le chiamiamo discipline: lapsus perbenistico altamente rivelatore. E non a dire che qualcun altro lo meriti pi di me. No, no, in un certo senso, mi tocca, siamo giusti. E a chi altri dovrebbero darlo? Oh, una citt di cinque millenni addietro, dissepolta dalle sabbie del deserto, un caldo atroce, porta, e a titolo pi che legittimo, il mio nome! Sta l, lunga e larga, coi suoi sessanta gradi stabili allombra. Ho impiegato ventanni a decifrare, resuscitando la fisionomia di una civilt perduta, talmente perduta che qualcuno mha fatto lonore di insinuare che me la sia addirittura inventata - come se ne fossi capace - ben 19.986 tavolette dargilla, risorsa provvidenziale immancabile, come ognun sa, di qualsiasi archeologo che si rispetti, ricostruendo, alfabeto, grammatica, sintassi e vocabolario, una lingua della quale finora sera ignorata persino lesistenza.Tanto per non fare che un esempio, ma ne potrei citare a decine, si deve a me se, oggi, si conosce quanto si pagava un vitello da latte 2.847 anni avanti Cristo, in quelle lande assolate. Sono acquisizioni storiche che garantiscono limmortalit di chi le ha scoperte, e ho poco da far dellironia. Unico rammarico: non essere riuscito a raggiungere la cifra tonda delle 20.000 tavolette decifrate, ma tutto non si pu avere. Avrei potuto inventare le quattro mancanti, tanto gi dicevano tutte, pressa poco, le stesse cose. Ma mi sarebbe occorso almeno un briciolo di canagliesca fantasia, e io non dispongo che di una montagna di onesta intelligenza: quella, per lappunto, che mi sta servendo, adesso, per frugare tra i labirinti della mia sepolta psicologia. Sempre archeologia : notare la coerenza duna monotonia. B, da non crederci, la notizia del probabile Nobel in frac stata lultimo colpo, la freccia del Parto, la suprema irrisione, la miccia che ha fatto saltare la polveriera: lux in tenebris come, conoscendo le sue predilezioni umanistiche, gli sar certamente scappato di sputtanarsi a scrivere in qualche luogo, il mio collega che si beccher il Nobel per la letteratura, se se lo beccher, come cordialmente gli auguro, o non gli auguro, fa lo stesso, tanto quanto lui a me, immagino. Che buffonata, svicolare nel sarcasmo per nascondere la meschinit del compiacimento, perch, gratta gratta, con ogni probabilit, di questo che si tratta. Met falso e met sincero, come sempre, la mia sigla, il mio marchio di fabbrica. Deve pur esistere un errore, una vilt, una colpa allorigine per estrometterti a vivere perennemente in terza persona, a vederti e a giudicarti aldifuori di te, un estraneo che non riesci a stimare, al quale non sai voler bene; che, anzi, respingi, essendoti, addirittura, insopportabile! Non so cosa sia la vita di un mascalzone, non lo sono mai stato; ma quella di un galantuomo abominevole. Io ne sono la prova vivente. Pi ti avvicini e pi ti allontani. E quando, finalmente, sei spinto a un palmo dalla verit, ecco qualcosa, sempre, che ti blocca, un muro indemolibile. Aldil, c la spiegazione dellenigma, il chiarimento di tutto... E tu non lo sai, tu non lo riesci, tu non lo vuoi decifrare... Ma che dico decifrare? Leggere... sillabare: l, tanto difficile perch tanto facile. Potenza della pavidit umana, cristiani! Certi farmaci ti possono dar la vita, ma ti possono anche dar la morte. Questo : la paura di questazzardo. Nientaltro. Stasera - oh, mi conosco! -, ora, in questo stesso momento che ho deciso di gettar la maschera, fragile riparo, ma dacciaio, dietro al quale ho tirato avanti finora... riecco, vana ma, anche stavolta, ben presente, limmancabile tentazione: rimandare ulteriormente, guadagnar tempo, anche poco, pochissimo, ritardare di un momento, di un attimo, di un respiro... Qualcosa che mi tira indietro che mi ricatta, sicuro: ricatta, avvertendomi che proseguire il discorso sarebbe disastroso...; che mi lusinga di non parlare, di cucirmi la bocca, fin che sono ancora in tempo, perch, poi, non ci sar pi scampo alla ben nota ritirata. Detesto ed adoro la prudenza! Ma perch? Perch? Cosa ho da perdere? Cosa ho da guadagnare? Dio lo sa. Sar pur vero, ma altrettanto falso, che ci son realt irreparabili che ci si dovrebbe portar nella tomba, sperando che Quello lass, chi ci crede e se c, e, nel quale, un giorno, ho tanto creduto, non vorr giudicarci da quelle soltanto; ma, piuttosto, da quelle di cui possiamo sempre parlare alla luce del sole. Ma che poter dire di liberatorio, alla luce del sole, quando arrivi alla conclusione che solo essendo differenti, incomunicabili, inconfessabili, si ha la possibilit di essere se stessi e vivere nella verit; che pu essere, che , diversa ed egualmente legittima, per ciascuno; e quando ti accomuna, se ti accomuna, ti accomuna con pochi? Regola generale alquanto ovvia: pi si impara e pi si pensa diversamente. Certe esperienze, per, non si ha il coraggio di farle n prima n dopo; si possono fare solo mentre. Ho imparato di pi in tre settimane, da un malvivente, che in unintera vita da migliaia di persone perbene. Dopo la elementare quanto folgorante scoperta che nelleccezione, e non nella regola, stava la mia verit, una verit da eletto o da reietto non so, non importa guai appiccicare aggettivi alla verit! - sono precipitosamente rientrato nel gregge dal quale, per un breve momento, avevo osato uscire e sia pur costrettovi, sopprimendo, prudentemente, si capisce, il doppio inquietante e liberatore sepolto nel mio vero essere e lasciato affiorare per un solo momento. In quegli assurdi ventun giorni, angosciosi ed esaltanti, furono accordati il sordido col sublime. Avevo imparato, toccato, sperimentato la libert e ho voluto dimenticarla. Risultato? Ho lavorato tutta una vita per costruire un fallimento! Da essa ho avuto tutto, tranne ci che desideravo, che ho volontariamente respinto. Ahhh!... Eccola: questa, unicamente questa - ma sufficiente davanzo! - la mia colpa imperdonabile, al principio della piaga interiore che mi divora. E che sollievo, finalmente, la sensazione disattanagliante, una volta almeno, di sentirmi illimitatamente sincero! Mi stringerei la mano. Non ne posso pi di essere rispettabile, stimato, ammirato, invidiato, portato ad esempio, elencato nelle enciclopedie, nobelistizzato; di starmene affogato fra la bravagente, come in uno stagno melmoso, a filare unimmobile agonia, nella noia delle pavide cose consentite di ogni giorno; con lunico piacere cerebralmente masturbatorio delle confidenze imbarazzate e delle trasgressioni inconfessate, nei colloqui complici delle mie segrete nevrosi personali. Sono un maestro nel parlare in silenzio. Non ho fatto che parlare, tutti i miei anni, tacendo: ipocritamente, come tutti i cerebrali catastrofici privi di fantasia; ho vissuto, dentro di me, senza parole, immani tragedie e drammi atroci, compensati da farse esilaranti: giochi, naturalmente, ma da scuoiarsi vivi. E senza risparmiare nulla e nessuno. Murato nel benessere, nel successo, nella felicit, ho vegetato e vegeto, da buonuomo, in un torpore moralmente sonnolento, quasich la vita si fosse ritirata da tutti i miei istinti, da tutti i miei affetti, da tutti i miei pensieri, da tutte le mie ambizioni, seppur non s trattato di vanit che si davano arie da ambizioni: da tutte le mie cose, nella torpida irrealt di unesistenza squallidamente normale: mangiare senza fame, amare senza calore, accoppiarsi senza desiderio, peccare senza lussuria, pensare senza convinzione, sognare senza piacere o senza angoscia... colpe prive di rimorso... virt prive di merito... Rancori lunghi, estenuati, senza vendetta... un esistere al diecipercento. Buon cattolico, in altre parole, e cittadino esemplare. Ed essere buon cattolico e cittadino esemplare non altro significa che il permesso di cedere alle tentazioni a prezzo di non provarci gusto. Leducazione cattolica una vera fabbrica di rimpianti perch stata una fabbrica di divieti. Grazie tante. Di questo passo, si rischia di entrare nei libri di lettura. Contemplo cos i miei figli e non mi suscitano che disprezzo ed astio; contemplo cos mia moglie e ne provo orrore e compassione. Quanto bene le avrei voluto se non fossi stato obbligato ad amarla!.... Perch, vivendolo, ogni sentimento, ogni pensiero, ogni legame, ogni slancio, ogni desiderio, ogni gioia... ogni dolore... ogni interesse... ogni sensazione, si deve consumare, affievolire, logorare, svitalizzare, appiattire, degradare, invilire?... Da una parte, la trionfante prepotenza della libert della vita, dallaltra lumiliante, prona, schiavit del reale... e, quando accetti di sottometterti al giogo del reale, strangoli la vita, compiendo un omicidio della sola met che conti di te. Perch si deve assassinare sempre la parte giusta e salvare quella sbagliata, respingere la parte amica e tenersi stretta quella nemica? Accorgersi di essere irresistibilmente attratti da tutto ci che si riprova e rinunciarvi per banale perbenismo lo stendardo della pi mortificante mediocrit, il blasone della pi conigliesca pavidit. Stare alle regole a cui si attengono tutti gli altri, appagandosi delle aride simmetrie della ragione, nel bene come nel male, mi ha sempre provocato un nauseante malessere. E, ciononostante, non ho fatto che questo, avversario della passione, cavaliere del compromesso, campione della mezza misura; illuso di riscattarmi persegnendo le estasi illusorie, disumane e spietate dellintelligenza asettica e sterile: priapismo del pensiero puro eretto su un terreno algido. Non posso nemmeno odiarmi, da tanto che mi disprezzo. Mi son trovato sempre l dove i benpensanti mi avevano assegnato e i critici mi aspettavano, che la strada pi breve e pi facile per arrivare al successo - in tutto - dei mediocri. Conosco le pallide felicit sedentarie del focolare, le gioie monotone della fedelt, le soddisfazioni esibizionistiche della paternit, le false modestie del prestigio, le vomitose pompe del successo, la docile sottomissione del conformismo morale, lacquiescenza dellossequiente stretta di mano, quando limpulso sarebbe di schiaffeggiare. La mia unesistenza a basso voltaggio, anemici anche i miei esangui piaceri. Amo linverno quando la vita quieta, sospesa, addormentata; quando, trafiggendo la nebbia, lo sguardo indugia sui rami spogli, tinti dargento, e limmaginazione si vanifica in lacerti sconnessi, incapaci di costituirsi in fantasia, ma ben sufficienti a martellarmi incessantemente nel cervello il risultato ossessivo di una desolante equazione: zero eguale zero. La mia anima vuota come una chiesa in un paese di atei. Famiglia, fama, norma, normalit, quanto vi detesto: che siate, per sempre, maledette. Ma a che vale? Dovrei gridarlo, alluniverso, dalle finestre e oso appena mormorarlo, a me stesso, fra i denti... Certi pensieri bisognerebbe poter evitare persino di pensarli, perch, anche non espressi, diventano subito di tutti, castrati, retorici, banali... Chiss da quanto, anche questi, corrono per il mondo proliferando mostruosamente, inconfessati, negli impenetrabili recessi della povera umanit incatenata!... Ma chi osa manifestarli? Evidentemente, io sono pi tipo da monologo che da conversazione. Non ho fatto che discorrermi addosso per tutto il tempo, riuscendo, come previsto, a forza di parole, una volta di pi, per voler dir troppo, a non dir niente; ma non senza accorgermi per che, ormai, il momento di ridere venuto a coincidere col momento di piangere. Per questo, stasera, losso va sputato fino in fondo e sia quel che sia: perch siamo solo ci che ricordiamo. Chiss da quando ho capito senza voler capire?!... La verit sta in agguato per una vita, poi, allimprovviso, ti vibra una coltellata ed la fine. Bene: lora di quell appuntamento venuta. E per stanotte. Fine dei rimandi! E dopo? Dopo, basta, si tace. Per sempre. Era ora. Trovare, finalmente, il coraggio di chiudere con un atto di coraggio. Lo debbo fare, lo so, glielo devo. E me lo devo. Lho sempre coraggiosamente saputo e sempre vigliaccamente rimandato. un debito che dura da una vita: la promessa silenziosa fatta a due occhi velati dalla morte in un crepuscolo di fiamma, tanto tanto tempo fa da sembrar accaduto a un altruomo; e, stanotte, quel debito sar saldato... Quanti anni di tenebre per tre settimane di luce; e che lunga vergogna per quel breve coraggio! C, a mezza costa, vegliato da due cipressi, in faccia alla corona dei monti del Trentino, un povero cimitero di guerra, stipato delle sue misere croci di legno, corrose dal tempo, e parecchie son senza nome. il luogo pi deserto, pi quieto e pi dolce della terra, meta malinconica di certi miei privati pellegrinaggi. Vi urla il silenzio. E l, ricatturata, col suicidio, la mia anelante giovinezza, cos piena e cos breve spalla a spalla con uno di quei giovani corpi di remoti sconosciuti, che vorrei che riposassero, domani, a cosa fatta, dopo tanto vile attendere, senza nome anchesse, le mie vecchie ossa, una volta affrancate dallangosciosa putredine dellesistenza. Ma, anche codesto, non che un sogno, malato di letteratura. Io son destinato a fragorosi funerali di Stato, con bandiere, discorsi, musiche e corone, e Dio non voglia, ma se ne dimenticher, col Presidente della Repubblica ai cordoni. In seguito, provveder, per fortuna, il tempo a cancellare, di me, ogni memoria. E sar, finalmente, lagognato oblio. 21 agosto, 1951 venerd

LUCA VECCHIO - Crepi lavarizia. Un po di enfasi non ruba niente a nessuno. E una storia per ricostruire la quale occorrerebbe essere profondo come un oceano, limpido come un cristallo ed elementare come un sillabario. Ne ho un ricordo ancora rovente; il caso di dire: sulla pelle. Ci che non ha mai cessato di stupirmi fu la spontanea naturalezza della sua inquietante eccezionalit; come ci che avverto tuttora, con la precisione indelebile di una sensazione incancellata, fu la calura torrida e ferma di quegli straordinari ventun giorni di agosto. Riandando alla ferocia di quel sole omicida, son persuaso che se, invece di una cronaca brutalmente reale, si fosse trattato di una vicenda artatamente inventata, cento contro uno che lautore avrebbe trovato giovevole collocarla in Africa, scaricando la responsabilit di tutto su quello che i narratori cosmopoliti del tempo, nel loro parlare festivo, chiamavano, allora, le dmon du midi. E pu ben darsi che, per qualcosa, ci sia entrato anchesso. Non c dubbio, per, che, a noi, sarebbe accaduto lo stesso anche tra i geli di gennaio. Fino a prova contraria, il destino non va soggetto alla temperatura. Avevo compiuto ventitr anni quattro mesi prima, sono dellAriete; ed ero gi fidanzato - bianco, bianchissimo, per carit - con la ragazza che, ai primi dottobre, feci, poi - tipica decisione di rigetto e di difesa - precipitosamente, mia moglie. Il giorno precedente, universitario precoce, esempio ai miei condiscepoli, mero laureato, manco a dirlo: trenta e lode, naturalmente facolt di lettere e filosofia, tradizione di famiglia - mio padre era preside -, destinato a una brillante carriera accademica, specializzazione archeologia, come notoriamente avvenuto, testimone allunanimit la plurima bibliografia che mi riguarda. Quella mattina, mi trovavo in una banca a riscuotere lassegno consegnatomi, solennemente, la sera precedente da mio padre. Mi sarebbe servito per lacquisto della prima automobile. Gi, venivo da una famiglia dove, ai figli che avessero superato felicemente lo scoglio della laurea, si usava regalare automobili; tanto per dare unidea dellanacronistico benessere e dellovvia convenzionalit del mondo dal quale sono uscito. Ero giovane, sano, timido ma non privo di una certa spocchia, giocavo a tennis, facevo il bagno tutti i giorni, vestivo con propriet, portavo cravatte scure e possedevo anche uno smoking. Ah, non ero nemmeno brutto. Anzi, bando alla modestia: ero piuttosto attraente: un po fighetta, come ho sorpreso esprimersi il pi giovane dei miei ragazzi, osservando una mia vecchia fotografia, ma, innegabilmente, bellino. Cancelliamo il diminutivo: quasi bello, via. Avevo appena messo in mano al cassiere lassegno che mi rendeva tanto orgoglioso, quando, tono calmissimo, massima disinvoltura, forse eccessiva per non essere un po ostentata: Che nessuno si muova: una rapina. Pi o meno la mia et... no: pi che meno, aitante, volto olivastro, denti abbacinanti, capelli ariosi, movimenti felini, una maglietta color sabbia, scarpe da ginnastica; senza cravatta, per, in compenso, con una scintillante rivoltella in pugno, era apparso colui che, con la fantasia che li distingue, per le successive tre settimane, i giornali, allunanimit, avrebbero non altrimenti chiamato che il rapinatore solitario. La rapina fu siffatta che, in uniradiddio di segnali dallarme, sirene, auto della polizia, mezzo minuto dopo sembrava di essere in guerra. Nella banca, si sar stati una ventina. Si tremava tutti e venti come una foglia sola. E chi non tremava di fuori, tremava di dentro. Non giurerei nemmeno che, qualcuno, non se la sia fatta addosso. Calmissimo, senza esitazione, rivoltella premuta contro la schiena lui sceglie me, come ostaggio per guardarsi la fuga. Se lo volete morto, non avete da fare che un passo, dice, senza alzare, tanto cos, la voce. Sempre sotto tiro, mi fa salire su una macchina, e via a rotta di collo. Nessuno azzard una mossa. Unora, unora e mezzo di corsa; non fui in grado di calcolare nemmeno approssimativamente, il tempo; e ancor meno, a causa del cappuccio che mi calc in testa, di rendermi conto della direzione. E, poi, la paura. Quando la macchina si ferm e mi fece scendere eravamo tra i ruderi di un vecchio casolare diroccato, in una localit deserta e silenziosa. Non una creatura vivente a vista docchio; non un suono a tiro dorecchio: unicamente sassi, sole e il ronzio degli insetti, sotto un cielo lucidato dallestate, calmo, duna luminosit sfavillante, estenuata e torbida, quasi irreale, tanto la frusta della luce e il morso del calore aizzavano la libert dei sensi, la sfibrante tumidit della carne. La sua prima domanda fu, nello stesso tempo, la pi naturale e la pi strana che ci si potesse aspettare da un tipo simile e in quella situazione: insultante e cordiale insieme.

SERGIO - Come ti chiami?

LUCA GIOVANE - E tu?

LUCA VECCHIO - Subito, altrettanto inaspettatamente, mero adeguato a un tono e a un sentimento.

SERGIO - Ti ho fatto una domanda e tu mi rispondi con un altra domanda.

LUCA GIOVANE - Nemmeno tu hai risposto alla mia.

SERGIO - Hai deciso che si debba continuare con questa manfrina per un pezzo? Mi sa tanto che non ti sia ancora reso ben conto della situazione nella quale ti trovi incastrato.

LUCA GIOVANE - Non troppo differente dalla tua, tutto considerato.

SERGIO - Pensi? E che io tenga in mano questarnese non ti dice niente?

LUCA GIOVANE - Mi dice moltissimo.

SERGIO - Meno male. Si torna a ragionare. Per esempio, cosa ti dice?

LUCA GIOVANE - Per esempio, che non hai ancora superato let in cui ci si entusiasma a giocare con le armi.

SERGIO - Forse non sai che carica.

LUCA GIOVANE - Ne sono arcisicuro.

SERGIO - Tra le altre sciocchezze, dovrebbe anche fornirti linformazione che non ci starei a pensar su due volte ad usarla.

LUCA GIOVANE - Guarda, guarda!...

SERGIO - Mah, pensa un po. Fossi nei tuoi pantaloni, ne terrei conto.

LUCA GIOVANE - Non credere che non lo faccia. Ne terrei conto anche se fossi in mutande.

SERGIO - Bravo. Sappiti, dunque, regolare.

LUCA GIOVANE - Ti dico di pi: quellarma, nelle tue mani, mi informa anche di qualcosa di molto pi preoccupante.

SERGIO - Ci contavo. Cio?

LUCA GIOVANE - Cio, che ne hai, meglio ancora, ne avresti, attenzione al ne, una gran voglia...

SERGIO - Di usarla?

LUCA GIOVANE - Si capisce: di usarla.

SERGIO - E non per il tiro al piccione. Era, appunto, quello che cercavo di farti entrare in testa. Non ne deduci che sarebbe salutare abbassare un po la cresta?

LUCA GIOVANE - Direi proprio di no.

SERGIO - Ti disturba sentirti domandare perch?

LUCA GIOVANE - Figurati. Anzi. Serve a mandar avanti la conversazione.

SERGIO - E allora, dai: perch?

LUCA GIOVANE - Mi tira su. Lavresti detto?

SERGIO - Ascoltami bene, pivello. Ti dovresti, a questora, esserti reso conto che la mia forza quella di essere un uomo in rotta con tutto. In altre parole, Cristo ed io la pensiamo molto diversamente a proposito di offrire laltra guancia. Personalmente, il rischio mi eccita da matti, se ancora non te ne sei accorto. Chiaro?

LUCA GIOVANE - Mi sono accorto, soprattutto, che ti ripeti.

SERGIO - Ripetizione per ripetizione, nemmeno sfiorato dal sospetto che, perso per perso, io sia disposto a qualsiasi cosa?

LUCA GIOVANE - Sfiorato da un sospetto anche maggiore: che si tratti della sola cosa che tu non possa permetterti.

SERGIO - Ah, cos hai anche deciso che c qualcosa che io non posso permettermi? E chi andava a pensare?

LUCA GIOVANE - Certo. Adesso come adesso, io resto la tua unica e ultima risorsa. E tu non lo ignori. Non un vantaggio da buttar via, credi; parlo per me, sintende. Qualcosa in contrario se cerco di approfittarne?

SERGIO - Mi accorgo che cominci a spiegarti. Io cercher di fare altrettanto. Adesso come adesso, pu darsi. Ma resti persuaso che mi farei scrupolo pi che tanto a farti fuori tra quindici giorni, tra una settimana, domani, stanotte, tra unora? Metti che li davanti si presenti una mezza dozzina di coloro che ci stanno dando la caccia con tanto di parabellum dritti come cazzi dritti.

LUCA GIOVANE - Che ti stanno dando la caccia, se vogliamo essere precisi.

SERGIO - Constato che, tra le non poche doti che ti rendono di una antipatia micidiale, possiedi anche quella della pignoleria.

LUCA GIOVANE - Effettivamente, non mi manca. E una dote sottovalutata, posso garantirlo.

SERGIO - Tu devi appartenere a quei minchia detti comunemente i primi della classe.

LUCA VECCHIO - Era la prima volta che sentivo pronunciare la parola minchia. Non mi sarebbe accaduto di frequente, dopo, per tutto il resto della mia carriera accademica. Giusto una volta da un allievo siciliano bocciato che sbagli una risposta sulla Venere di Milo, attribuendola a Benvenuto Cellini.

SERGIO - Effettivamente, primo della classe lo sono stato molto frequentemente.

LUCA GIOVANE - Non hai bisogno di giurarlo. Quando andavo a scuola io, quel poco che ci andai, vi chiamavamo indifferentemente anche culi di pietra.

LUCA VECCHIO - Altra locuzione udita per la prima volta. Quel giovanotto era un vocabolario inedito.

LUCA GIOVANE - ...Devi prendermi come sono. A meno che tu non sia convinto che un ostaggio si possa scegliere mettendo un annuncio economico sul giornale. Rimane, comunque, stabilito che, simpatico o antipatico, io ti servo vivo: merce di scambio, di ricatto o che so io; e che tu saprai meglio di me, penso, trattandosi di una tua personale specialit.

SERGIO - Modestamente.

LUCA GIOVANE - Tra laltro, mio padre, non per colpa sua, un uomo assai ricco.

SERGIO - Come vedi, ho pescato bene.

LUCA GIOVANE - E una modesta informazione, della quale puoi fare il conto che credi.

SERGIO - Non mancher. Ma non mi conosci ancora abbastanza. Tu trascuri il piacere, ben maggiore, che pu improvvisamente travolgere uno, tutto istinto come il sottoscritto, di schiacciare un pidocchio come te. Ti assicuro che non ha prezzo.

LUCA GIOVANE - Sono impulsi di lusso, per correre i pericoli dei quali ti ritengo troppo furbo. Onore al merito.

SERGIO - Grazie. Ma io possiedo molta fantasia. Avrai modo di rendertene conto. Lunica cosa a cui non so resistere sono le tentazioni. Mi attirano come la calamita il ferro. Quando vengono, vengono, e bisogna arrendersi. Di qualsiasi genere esse siano.

LUCA GIOVANE - ...E costi quello che costi, non lo aggiungi?

SERGIO - E costi quello che costi: sottinteso. Non ho debiti in questo campo.

LUCA GIOVANE - Potessi dire altrettanto io!

SERGIO - Nulla impossibile con un po di buona volont e una certa quantit di disinteresse.

LUCA GIOVANE - Ho udito bene? Disinteresse?

SERGIO - Hai udito benissimo.

LUCA GIOVANE - una parola che d da pensare sulla punta della tua lingua. Proprio da pensare.

SERGIO - Pensa, pensa pure con comodo. Non la pazienza che mi manca.

LUCA GIOVANE - Avrei giurato il contrario.

SERGIO - Che ci vuoi fare? Qualche volta, si sbaglia. F una cosa, se accetti un consiglio: quando si tratta di me, pensa sempre il contrario di ci che ti viene di pensare. Forse mi indovini.

LUCA GIOVANE - Sai che lo trovo un consiglio ottimo?

SERGIO - S, ma, ora, non sforzarti troppo che, poi, magari, ti ritrovi col mal di testa. Riposo, che mi fumo una sigaretta!

LUCA VECCHIO - Si maneggiava reciprocamente lironia come un ferro rovente. Segu un silenzio di pietra. Se gli sguardi dodio, che armavano i nostri occhi, fossero stati mitragliatrici, ci si sarebbe stesi cadaveri. In realt, baravamo tutte due, nellesaltazione del pericoloso gioco di rilancio di unaggressivit che si sarebbe letteralmente potuta pesare sulla bilancia. Lui - mi sopraff tuttora un tumulto di sentimenti contradditori pronunciando questa parola: lui, intendendo lui - con un vago sorriso sardonico, dimenticato sul giovane volto segnato, sera aperto la camicia sul petto e, colle sue belle mani ladre, giocherellava con la catena della croce che portava al collo. Feci caso che, luna e laltra, forse eccessivamente massicce ed elaborate, facevano un certo contrasto con lostentata maschilit dellaspetto e delle maniere cos naturalmente manifestate fino allora. Il silenzio si prolung ancora e mi parve interminabile. Terminato che ebbe di fumare e scagliata lontano, con uno scatto dellindice contro il pollice, la cicca, di colpo, egli si scaric... la parola... in una risata disarmata e disarmante che mi sconcert da tanto che mi parve... ma s: innocente: la risata spavalda di un adolescente spensierato. Il delinquente, colui che, adesso, proseguiva il discorso, era davvero unaltra persona, oppure fingeva di esserlo, guidato dal quella dose di istrionismo che, col passare dei giorni, avrei scoperto essere una componente ineliminabile della sua natura?

SERGIO - Eppure, Cristo, non puoi non aver paura. Tanta!

LUCA GIOVANE - Sarei un cretino se non lavessi.

LUCA VECCHIO - Le sorprese psicologiche non erano finite. Senza riflettere, gli avevo risposto col suo nuovo tono, tanto diverso dal precedente: fattosi, ora, privo di animosit, spontaneo, naturale, inatteso, confidenziale. Sicuro; confidenziale, accentuato dal persistere, ma in segno contrario, di quel subitaneo darsi del tu inizialmente adottato come sfida e provocazione. Era scattata, in entrambi, una sorta di inesplicabile reazione parallela, senza alcuna ragione al mondo, anzi, semmai, per ragioni contrarie, e non sarebbe stata la prima volta. Ricordo lucidamente di essermene reso conto nel momento stesso che accadeva... e questo spalanc un enorme punto interrogativo nella mia mente... Esattamente cos: non si tratta di una suggestione letteraria sovrapposta alla ordinata ricostruzione che ne sto facendo adesso. Si tratta del recupero preciso di una fugace, ma intensissima, impressione di allora: tale e quale, e che rimase senza spiegazione, come lo rimane in questo momento... S, unicamente unimmagine, il lampo di unimmagine visiva: appunto un gigantesco punto di domanda... Ci, lo risento come fosse adesso, ebbe per conseguenza di allentare notevolmente una tensione emozionale che minacciava di farsi esplosiva da un istante allaltro, trasformandola in una disciplinabile curiosit di cervello, mi vien quasi da dire gradevolmente distensiva: il mio consueto scaricare, insomma, ogni processo psichico sulla razionalit, con gratificazioni di compiacimento annesse e connesse. Ma ci che pi strano, fu limmediata, rasserenante consapevolezza che la franca confessione di aver paura e lautomatica diminuzione della medesima si fusero in un sentimento solo, accompagnato, secondo quanto accade sempre istintualmente ad ogni mio ragionamento, dal parallelo bilancio del vantaggio e dello svantaggio, non escluso lamor proprio o, se si preferisce, la vanit, che me ne sarebbero potuti derivare. La rassicurante conclusione fu che non sarebbero stati indifferenti. E tutto in un attimo: il tempo che il sorriso protervo, sul bel volto sfacciato del mio carceriere, si ammorbidisse in unespressione di perplessa riflessivit, accompagnato dalla prima, vaga, intuizione, non meno consolante, da parte mia, di essere davanti ad un viso incapace di mentire per quanto menzognere potessero essere le parole; il che non faceva che moltiplicare il vantaggio, che, comprensibilmente, mi guardai bene dal lasciar trapelare.

SERGIO - E non trovi un po da fesso confessare daver paura?

LUCA GIOVANE - Non ci ho pensato.

SERGIO - A me, sarebbe stato il primo pensiero a venirmi in mente.

LUCA GIOVANE - Si capisce.

SERGIO - E da che si capisce?

LUCA GIOVANE - Da due ragioni egualmente importanti.

SERGIO - Due, addirittura; e, per giunta, importanti! Vale a dire? Di, che muoio dalla curiosit.

LUCA GIOVANE - Prima: ci tieni da morire a non passare per vigliacco; seconda: ci tieni, altrettanto da morire, a passare per intelligente.

SERGIO - Diciamo: da vivere, porta meno iella. E tu, no? Limitatamente alla seconda, penso, perch, quanto alla prima, vigliacco hai gi lealmente ammesso di esserlo in abbondanza. Daltra parte, te ne do atto: in qualche caso, per essere vigliacchi fino in fondo, ci vuole del coraggio. Ma alla seconda? Qui ti voglio.

LUCA GIOVANE - Io no. Alla seconda non ci tengo per niente. Vigliacco, daccordo. Vorrei vedere, nella mia situazione, chi si potrebbe permettere il lusso di non esserlo. Soltanto un incosciente. La vilt umana. Ma di intelligenza, ahim, chiedo scusa, ne ho davanzo. il mio limite, il mio tormento, la mia condanna, la mia croce... e la porto come posso.

SERGIO - Congratulazioni per la modestia. Vogliamo dire che la croce della tua sterminata intelligenza la porti a spasso come uno stendardo in un giorno di vento?

LUCA GIOVANE - Bont tua... Desiderarne di pi? Per carit. Caso mai, cederne.

SERGIO - A me, per esempio, se ti sembra che ne abbia bisogno.

LUCA GIOVANE - Potendolo, perch no? Se non si regala ci che ci cresce...!

SERGIO - E quella che avanza, poi, la si versa allammasso, vero? Poich ne avanzer di certo. Meglio, fa una cosa: dalla in beneficenza.

LUCA GIOVANE - Tu credi di scherzare. Magari esistesse un ammasso dove poter scaricare lintelligenza che disturba!

SERGIO - Senti, senti: lintelligenza pu anche disturbare? Devi essere stracco morto, coi vagoni che sei costretto a tirartene dietro.

LUCA GIOVANE - Appunto. Troppa intelligenza sfianca...

SERGIO - E rende cretini.

LUCA GIOVANE - Non dico che renda cretini, bench ci sarebbe da discuterne...

SERGIO - Eh gi!...

LUCA GIOVANE - Ma, certo, inibisce, quando non paralizza, impedendo di vivere liberamente. Almeno, cos assicura chi se ne intende.

SERGIO - E questo - se non mi sbaglio - sarebbe il tuo caso?!

LUCA GIOVANE - Temo proprio di s.

SERGIO - Che vuoi farci? Cerca di tenerti su.

LUCA GIOVANE - Hai un bel dire, ma un fardello pesante.

SERGIO - Certo, certo, sempre in pericolo che ti venga la meningite. Non occorre che tu me lo giuri. Per quanto mi riguarda di persona; se le cose stanno in questo modo, posso, in coscienza, garantirti di non essere per nulla intelligente.

LUCA GIOVANE - Puoi chiamarti fortunato. Il tuo, generalmente, il prezzo che si paga allanarchia.

SERGIO - Vuoi dire?

LUCA GIOVANE - Senzaltro. Ti restituisco il tuo stesso consiglio rovesciato: sta attento anche tu a non esagerare. Tu corri dei pericoli non meno gravi.

SERGIO - Adesso deve anche saltar fuori uno a raccontarmi che lintelligenza, come hai detto? inibisce e paralizza, impedendo di vivere liberamente! E allora ti rispondo che, in tal caso, i pensieri sono una cosa poco pulita. Io che sono ubriaco di vita...! Dio becco! Vorrei avere tanta vitalit quanto una vacca, guarda!

LUCA GIOVANE - A quel che mi par di capire, tu saresti una specie di schiavo della libert.

SERGIO - Fa conto una droga. Sar la conseguenza di tanti anni di riformatorio. La libert bella come una donna bella, e arrapante come un peccato mortale quando la carne tira, non scordartelo mai, se ci tieni ad essere un vero uomo.

LUCA GIOVANE - Ma quale libert? Qui ti voglio. Tutte. Non fa distinzione. Esistono anche le libert colpevoli, proibite...

SERGIO - Colpevoli? Proibite? Nessun desiderio colpevole o proibito. La colpa sta solo nel respingerli. La prima regola per viver bene dimenticare i dieci comandamenti, ammesso che siano dieci.

LUCA GIOVANE - Che ti devo dire? Che ti invidio?

SERGIO - Io lo direi.

LUCA GIOVANE - Ci penser.

SERGIO - Sei fantastico! Mi piace discorrere con te. Mi diverte. E mi scarica. Hai della stoffa, tu.

LUCA VECCHIO - Il suo tono originario di minaccioso sarcasmo aveva ormai virato verso una cordiale insolenza, priva di tensione e pervasa di una certa dimentica euforia. Ironizzando e scherzando, a punture di paradosso, ci si era affacciati sulla soglia delle confidenze. Senza che alcuno dei due se ne fosse reso consapevole e potesse mettersene in guardia, cominciava insidiosamente un gioco pericoloso. Io mi trattenni dallinsinuare lunica osservazione che mi formicolava sulla punta della lingua e che avrebbe mandato in frantumi la sua sfacciata sicurezza divertita e pungente; e cio che anche la sua era paura: una paura diversa, pi complessa, meno consapevole ed esposta, ipercompensata da unesibizione di sfrontatezza, ma pur sempre paura. Prudenza? Forse; ma, insieme, anche la consapevolezza di aver acquisito un insperato strumento di superiorit, utile, a tempo debito, e del quale ero tentato a cominciare a mettere alla prova lefficacia.

LUCA GIOVANE - Me no. Non mi diverte.

SERGIO - Ti capisco e ti compatisco. Fin qui ci arrivo. il tumore dellintelligenza, che ti sta trascinando nella tomba, a impedirtelo.

LUCA GIOVANE - Fa attenzione, perch certe malattie sono contagiose. Si attaccano.

SERGIO - Ti sono riconoscente davermene messo in guardia. Far tesoro del consiglio. Son contento; se non altro, si comincia ad andar daccordo. Chi lavrebbe previsto?

LUCA GIOVANE - Trovi?

SERGIO - Sul principio io mi accontento di poco. Ad ogni motore bisogna lasciare il tempo necessario per il rodaggio.

LUCA GIOVANE - E in seguito?

SERGIO - Quando si tratta di motori di marca, io guido sempre con un certo riguardo.

LUCA GIOVANE - Si vede che mero sbagliato sul tuo conto. Giudicando da come siamo arrivati in questa petraia, avrei giurato daver a che fare con un pilota disastroso.

SERGIO - Mai fidarsi della prima impressione; tho avvisato.

LUCA VECCHIO - Il piccolo calcolo stava, forse, cogliendo il bersaglio. La paura rende vili ma rende anche furbi. Ulteriore sorpresa ad effetto teatralmente studiato, ora. Evidentemente, il giovanotto ci teneva ad apparire imprevedibile: si alza, depone il revolver e mi tende la mano. Dovetti fare uno sforzo per nascondere lo stupore. Faceva sul serio? Giocava?

SERGIO - Il mio nome Sergio.

LUCA VECCHIO - Evitai, ostentamente, di ripagarlo confidandogli il mio; appena in tempo perch mera gi fiorito sulle labbra. Ricorsi alla solita risorsa dellironia, badando a farla notare sottolineandola.

LUCA GIOVANE - Mi suona come un nome russo.

SERGIO - Lho sentito dire. Sai, per i russi quella frana di mio padre stravedeva. Se avessi avuto un fratello, si sarebbe chiamato Ivan.

LUCA VECCHIO - E sorrideva, sorrideva...

LUCA GIOVANE - Salvo errore, deve averlo usato, pi di una volta, Dostoevskij.

LUCA VECCHIO - Non la smetteva di sorridere.

LUCA GIOVANE - Hai sentito dire anche questo?

LUCA VECCHIO - Sempre sorridendo e sempre in silenzio, rispose assentendo largamente col capo.

LUCA GIOVANE - Constato che sei bene informato.

SERGIO - Tempo permettendo, coltivo lhobby della lettura... Tieniti pure il tuo se, proprio, non vuoi rinunciare a questa rivincita. Quando avrai mutato parere, mi avviserai, e magari scopriremo che, il tuo nome lha gi usato Gabriele DAnnunzio. Non sar il tempo a mancarci.

LUCA VECCHIO - Il nostro primo scontro si concluse cos. Mezzo punto di vantaggio per me. Allora, almeno, mi parve. Egli aveva smesso ogni sogghigno malevolo: continuava a sorridere disteso. Ma le cose erano veramente tanto semplici come sembravano? Stava cadendo lui, o stavo cadendo io, in un tranello ancora inavvertito? Comunque, un fatto era certo: la rivoltella aveva cessato di far da terzo interlocutore muto quanto eloquente, tra uno, io, che viveva di idee, e un altro, lui, che viveva di sensazioni. E ci prometteva ben altri scontri, con ben altre scoperte e ben altri rischi. Nemmeno sfiorato dal presagio che quel sorriso, quel sorriso enigmatico che non voleva spegnersi sulle sue labbra, potesse voler dire, per me, limminente scoccare del momento delluggia per lordine e del fascino per il caos. 26 agosto 1951, mercoled

LUCA VECCHIO - Pass qualche giorno e si fece viva la sua donna. Cio - me ne sarei reso conto in seguito - colei che era stata la sua donna, e cercava, con disperata pertinacia, di continuare ad esserlo, aggrappata al ricordo di un morto vivere insieme, brutale e tenerissimo, ridottosi, ormai, a tirar avanti solo brutale; che le aveva impresso un marchio indelebile nella mente e nel sangue. Informata, non so come, attraverso sconosciute complicit, o guidata da intese precedenti, aveva recato notizie, giornali, provviste. Avevano fatto allamore, con manifesta indifferenza, sotto i miei occhi curiosi e giudici. Sazio, dorso e piedi nudi, ora lui stava disteso a terra supino, le mani incrociate dietro alla nuca. Gli avari e scontrosi monosillabi, a cui, fin dallapparire della compagna, aveva limitato le risposte, erano precipitati in uno spesso e cupo silenzio. Distesagli accanto col viso affondato in una delle sue ascelle madide e folte - il petto, viceversa, era assolutamente glabro - non azzardandosi di aspettare una carezza, per la quale avrebbe dato anni di vita, essa non disperava, almeno, in una parola cordiale. Che non venne. Finiva cos ogni volta, ed era da tempo che finiva cos, lo seppi dopo. Ma lui era capace di tacere anche ore, possedeva il silenzio delle cose: era la sua forza. Lei no, nemmeno minuti, veniva travolta dalla loquacit delle chiocce: era la sua debolezza. Io, per loro, dissolto, come non ci fossi, almeno cos pareva. Vigile, per, e allerta, me ne stavo rannicchiato in disparte. Con simulata impassibilit, lambito da un vago ed allarmato malessere, osservavo quella egoistica quanto innocente esibizione di naturalit animale, senza perdere una sfumatura dello svariar degli umori, che non fu tirchio di imprevisti. Ovviamente, tocc a lei spezzare il silenzio. E non avrebbe potuto farlo in maniera pi critica ai fini del malumore e della malagrazia suscitati in lui, tanto insensibile al pudore, quanto suscettibilissimo al minimo sentore di oscenit; ma la diplomazia non era il suo forte, n la cautela. Fu come gettare il classico sasso nel non men classico stagno, dai cerchi di reazione che produsse. Ah, lei si chiamava Dolores, figurarsi. Professione: ragazza di gamba allegra.

DOLORES - Le tue ascelle sanno di buono.

SERGIO - Quella nuova. Quante volte non me lhai detto?

DOLORES - E non smetter mai di ripetertelo.

SERGIO - Mero dimenticato che lodore di maschio il tuo afrodisiaco.

DOLORES - Il tuo odore. Hai un sudore meglio di un profumo.

SERGIO - Sai quanto potrei guadagnarci offrendone la formula a Chanel?

DOLORES - Tho pur confessato che il mio sogno sarebbe quello di essere un paio dei tuoi slip.

SERGIO - E quando sono dalla lavandaia? Faresti bene a cercar di sognartene anche un paio di ricambio.

LUCA VECCHIO - Sono battute da poter trasferire su un palcoscenico, codeste? Eppure, mi risulta che hanno corso normale nel santuario delle pi rispettabili famiglie che vanno a messa tutte le domeniche. Persino tra moglie e marito, in momenti di incauta euforia.

DOLORES - Mhai dato unidea.

SERGIO - Che gran vacca che sei!

DOLORES - C stato un giorno che non potevi fare a meno di questa gran vacca.

SERGIO - Ma, poi, si cresce.

DOLORES - Purtroppo.

SERGIO - Riesci a startene zitta? Per cinque minuti. Mi accontento di cinque minuti. Il tempo che mi si ammosci.

DOLORES - Tento.

LUCA VECCHIO - Chi si sarebbe atteso che si rivolgesse direttamente a me?

SERGIO - Tu, l, innominato stanco, cosa dici? Ce la far a tener la bocca serrata per cinque minuti?

LUCA GIOVANE - Penso di no.

LUCA VECCHIO - E, difatti, non ce la fece. Arriv, a malapena, a tre e la logorrea riprese, esasperando ulteriormente la stizza di lui, che non era soltanto stizza e non riuscivo a decifrare che cosaltro vi si sommasse. Non c una nuvola in cielo a pagarla oro. Sergio... Sergio, apri gli occhi: controlla.

SERGIO - Hai controllato tu: ti credo.

DOLORES - Fai bene a tenerli chiusi. Questa belva di sole non se li merita. Avrei dovuto portarti un paio di occhiali scuri. Devo ricordarmene alla prossima visita.

SERGIO - Fatti un nodo alle mutande.

DOLORES - Non ce n bisogno, me lo son gi fatto al cuore.

SERGIO - Sacramento! Non parlare come i fumetti che leggi! Sai che mi rivolta lo stomaco. Se proprio non riesci a tener il becco inchiodato, cambia musica. Parla, magari, del tempo. Sarai pi originale.

DOLORES - Hai ragione. Ci sarebbe proprio bisogno di un temporale. Rinfrescherebbe un po laria e la notte potresti riposare. Non ho ricordi di unestate cos. E tu?

SERGIO - Non lo so!!

DOLORES - Ci sono zanzare, qui?

SERGIO - Tante! La flotta aerea americana.

DOLORES - Mah... Avresti proprio bisogno delle tue buone sette ore di sonno, come una volta.

LUCA VECCHIO - Una parola, con una catena, caviglia a caviglia, per impedirmi di fuggire. Che, poi, era superflua. Mai mi ci sarei arrischiato con, vicino, uno che aveva, con le rivoltelle, maggior confidenza che coi fazzoletti da naso.

DOLORES - Oggi hai potuto fare allamore. Per te, importante. Ti conosco. Tanta salute. Vedrai, ti ritroverai i nervi pi distesi. Ti accade sempre cos.

LUCA VECCHIO - E nuovamente verso di me, onnipresente, bench ufficialmente ignorato.

SERGIO - Prendi nota, se mai ne avessi bisogno: possiede il segreto della chiavata narcotica. A proposito, tu pensi che dormir?

LUCA GIOVANE - Te lo auguro.

SERGIO - Perch, capisci, se non dormo io, perde il sonno anche lei. Capacissima.

LUCA GIOVANE - Ti si sciupa.

SERGIO - Mi si sciupa. Sfotti, per caso?

LUCA GIOVANE - Me ne guardo bene.

SERGIO - Non mica proibito, sai.

LUCA GIOVANE - Non ho voglia di approfittarne.

SERGIO - Sar per unaltra volta.

LUCA GIOVANE - Ti prendo in parola. Resto in credito.

DOLORES - Quanto vorrei esserti vicina, come un tempo, per rimboccarti le coperte. Ti ricordi?

SERGIO - No.

DOLORES - Ho sempre in mente, sai? Alla notte non fai che scaldare e scoprirti. Sei dun osceno, qualche volta!... Da far tenerezza starti, sopra, a guardare. Si fa fatica a trattenere le mani.

SERGIO - Che ostia rimbocchi? Credi che mi riposi in un letto del GrandHotel? Testimonio tu, forzato, che, di notte, sei alla catena, con me, scalcio, fa tenerezza guardarmi? Devi trattenere le mani?

LUCA GIOVANE - A me non da fastidio. Non farti riguardo. Scopriti pure.

SERGIO - Ma scalcio?

LUCA GIOVANE - Ti arrabbi se ti rispondo di non averci fatto caso?

DOLORES - Hai proprio i nervi tirati. Ma devi mantenerti tranquillo. Chi vuoi che venga a beccarti qui?

SERGIO - Lo sa Dio. Ma sta certa, prima o dopo, colla sua assistenza, qualcuno si fa vivo. E gi predisposto nei suoi registri, considerata la simpatia che mi dimostra.

DOLORES - Per piacere non toccarmi Dio. Sai che io ci credo. quello al quale voglio bene quasi quanto te.

SERGIO - Ne parli come di uno di famiglia. La prima volta che hai occasione di incontrarlo, digli pure, a nome mio se credi, che non farebbe male a gettar gi qualche occhiata pi spesso, dimenticando di tener tanto docchio qualcuno e facendo, invece, maggior attenzione a qualcun altro. Che viva e lasci vivere, insomma.

DOLORES - Ti prego. Dio vecchio, volete capirlo? Fa fin troppo per let che ha.

SERGIO - E si anche ulteriormente deteriorato, negli ultimi tempi. ora che domandi la pensione e si metta a riposo del tutto. Infila uno sproposito dopo laltro.

DOLORES - Non voglio pi starti a sentire.

SERGIO - Magari.

DOLORES - Finirai allinferno, se continui cos.

SERGIO - Ti dir. Dopo tutto il freddo che ho patito da piccolo, quasi quasi la prospettiva non mi dispiacerebbe.

LUCA VECCHIO - Era evidente che non resisteva al gusto della battuta e che si esibiva compiacendosene, nella persuasione di scandalizzare, tanto da debordare: svaccare, lui disse, una volta: mi piace svaccare; e, fatalmente, il suo bersaglio ero io.

SERGIO - Il tuo parere?

DOLORES - Di che discorrevate? Non ci ho fatto caso. Ero distratto.

SERGIO - Di Dio, pensa un po. Niente di meno. Dovrebbe essere argomento tuo.

LUCA GIOVANE - un personaggio che non mi interessa. Nemmeno come bersaglio di discutibili facezie... e banalit.

DOLORES - Bravo. Piglia su!

LUCA VECCHIO - Lui si morse le labbra e non aggiunse verbo. Ma si sent pizzicato. Se la prese di nuovo con lei e il discorso si fece, se possibile, pi banale e pi volgare ancora.

SERGIO - Stacca di leccarmi le ascelle. C fischio che un pelo ti vada per traverso e crepi soffocata... Dai! Scostati che mi fai caldo, come non se ne patisse gi abbastanza in questa fornace.

DOLORES - Caro, ti faccio vento? Ho portato un ventaglio apposta.

SERGIO - Una cosa ti sei dimenticata.

DOLORES - Cosa, amore?

SERGIO - Un biberon. Con te, non si fa in tempo a finire di sbattere la mignotta, che ci si trova, subito, tra le braccia una madre.

LUCA VECCHIO - Grossolano, scurrile, fin che si vuole, per era stupefacente la naturalezza incisiva colla quale aveva concentrato in una frase, smascherandola, una verit proibita, sepolta sotto montagne di tab millenari. Pareva che avesse la facolt di intuire sempre tutto, fulmineamente, per sensazioni, attraverso la pelle, come certi tropismi animali. Io me ne stavo zitto, mimetizzato, ma, inesplicabilmente, dentro, mi andava lievitando loscura ansiet di una indefinibile, quanto incombente, minaccia. Percepivo, distinto, anchio, nel suo pervicace escludermi, senza, per, cessare di tenermi a tiro di sguardi foschi e furtivi, balenanti di fulminei guizzi di crudelt, qualcosa di risentito, di cattivo. Il suo oscuro versante dombra?... Non ebbi dubbi che, senza un preciso fine, una malsana determinazione di ferire stesse per erompere. E mi riassal la paura; ossia, mi crebbe la paura che, invero, non mi aveva mai abbandonato e mero solo illuso di aver, in quei giorni, esorcizzata, ragionandomi addosso a tutto spiano. Ho capito. Cerchi di rivoltarti ragionandomi contro. - esattamente cos: ragionandomi contro - aveva tagliato corto una conversazione, sghignazzando, la mattina di quello stesso giorno. Nulla di pi complicato di un essere elementare. Tutto da riconsiderare. Chi era veramente quelluomo dalla simpatia antipatica e dallantipatia simpatica, groviglio inestricabile di istintivit imprevista e astuzie sottili, apparentemente esaltato dalla incessante modulazione di un inesauribile gioco di cangianti perversit; ogni momento diverso come uno che muti continuamente dabito, compiaciuto di disporre di un guardaroba inesauribile? Ci che avvenne da quel momento in poi, sarebbe stato assurdo se non fosse stato vero. Fu, comunque, assolutamente irreale; l per l, frutto morboso di una fantasia contorta. E quanto pi sconcertante riusciva, tanto pi lui sembrava di andarne fiero. Il pallido trasalimento di una ragione, quasi di sicuro inconscia a lui stesso, si ebbe casomai sul finire. E, tuttavia, da quel giovane animale da preda, emanava il fascino di unattrazione-repulsione, a cui non era facile sottrarsi, come certi magnifici gatti che fanno le fusa, chiedendo carezze, nel momento stesso che stanno per balzare con le unghie pronte a lacerarti. Dimpeto, infatti, scatt in piedi, stupendo, nellistrionica insolenza inscritta in un vago, ma inequivocabile, disegno di minaccia: celia beffarda in trasparenza a un comando perentorio. Un vero invito a nozze per psicologi in vena di esplorazioni singolari. Materiale, nella seguente mezzora, ce ne fu a carrettate. E pi incoerente e sconclusionato, nello scandalo, tendeva ad apparire, pi autentico e significante, una volta ipotizzatane la chiave. Ma come esserne sicuri?

SERGIO - Di, perbenista, tocca a te, adesso. Via uno, sotto laltro. Serviti. tua.

LUCA VECCHIO - Compresi subito, esattissimamente, ci che intendeva. E non mi sfior, nemmeno per un attimo, lidea che non parlasse sul serio e si potesse trattare di una delle sue svaccate. No. Mi resi conto che sarebbe andato fino in fondo. Lei, naturalmente, fu pi tarda e tir avanti per un bel po, col su e gi dei cosa dici? , vuoi scherzare? ma che ti salta in mente?, non farai sul serio? e via, tutte le possibili variazioni del repertorio. Difatti, come cominci a reagire?

DOLORES - Sergio? Che ti piglia?

SERGIO - La senti? E poco convenzionale? E si tratta di un cibo del quale fa indigestione dalla mattina alla sera. Pensa tu se si trattasse di una donna onesta a digiuno!? Domattina saremmo ancora qui a rimandarci le palle del solito ping-pong. S messa in testa di far, prima, la scena, capisci? Avverto subito, se non la si pu sopprimere, sar una scena sgangherata.

LUCA VECCHIO - Io bocca cucita e faccia di pietra.

SERGIO - Abbiamo ben compreso tutti. Da questo momento, si ripristina la morale del branco. Sveglia, tu. E tua, ripeto. Fa conto di essere me, in tutto e per tutto. Dacci dentro: sfogati, non si paga niente, offre la ditta.

DOLORES - Non ti accorgi che rimasto di merda, povero Cristo?

SERGIO - In tal caso, non trovo altro inconveniente che il cattivo odore, e lui pulitissimo. Il suo maggior incomodo, qui, di non potersi far la doccia due volte al giorno. Come, del resto, il mio, di farmela una.

DOLORES - Altro che cattivo odore!... talmente enorme!... Sfido che non parla!...

SERGIO - Vuoi dire?... E io che non cero andato su!... Ma no. Ha scelto pure lui la sua scena? Quella del silenzio. Il personaggio che subisce tacendo. Se gli deve costare, con quel che abituato a discorrere!

DOLORES - Io non so pi come andar avanti; non riesco altro che a dire: ma dico?

SERGIO - Guarda, non dir niente. Limitati a fare il tuo mestiere e sarai perfetta. E, attenzione a farlo bene, perch ti controllo.

DOLORES - Cerchiamo di ragionare, da bravo.

SERGIO - Macch ragionare e ragionare... Sotto, piuttosto!

DOLORES - E, magari, sotto i tuoi occhi?! Deve trattarsi di un colpo di sole.

SERGIO - Allora, non hai capito niente. A differenza di lui, che ha capito tutto. Non magari: senzaltro sotto i miei occhi. Il gusto tutto l. Qua la noia ci strangola. Occorre inventare una commediolina divertente, meglio se un po grassa, per aiutarci a passare il tempo. Voialtri ne siete gli interpreti. Volete rappresentarla senza pubblico? Sarebbe come masturbarsi chiusi nel gabinetto. Lo spettatore lo faccio io. Doppia parte: regista e spettatore. E se, al divertimento, si marita la buona azione, tanto di guadagnato.

DOLORES - Quale buona azione, in nome di Dio?

SERGIO - Ma di levare una voglia al muto! Vedrai, sar un capitaletto messo a frutto per il paradiso, tu che ci credi. In riformatorio, ci avevano abituati a chiamarli fioretti. Un fioretto oggi, un fioretto domani altrettanti gradini della scala per salire in cielo. Sopportare un mal di pancia, rinunciare a una mela a pranzo o tener le mani fuori dalle coperte di notte, pare che desse un piacere straordinario a Nostro Signore. Gusti suoi. Fioretti. Consideralo un fioretto e avrai fatto un affare.

DOLORES - Ma mi consideri unicamente una macchina da...?

SERGIO - Precisamente! N pi e n meno, una macchina da. E che altro vorresti essere?... il mondo alla rovescia. S perso ogni orgoglio della propria professione... dimmi, tu!... Adesso mi diventa ipersensibile. Ma cosa pensi? Nella vita, di star recitando la Traviata? Langelo calpestato?

LUCA VECCHIO - Io, sempre zitto: scena muta. Lei sera messa a piangere. Io, sardonico, in attesa.

DOLORES - Fino a questo punto non eri mai arrivato... Io mi ribello, ecco. Cosa credi, che non abbia anchio la mia dignit, che non meriti un briciolo di rispetto?

SERGIO - Tu ti ribelli? Io trasecolo. Va bene trasecolo? Dico a te, pensatore, che conosci tutte le parole del dizionario e, al momento che ti servirebbero, dai forfait. Niente in contrario se trasecolo? Sono in regola? Sentimi tu, adesso. Se smetti il piagnisteo, facciamo un ragionamentino alla tua portata e, scommessa che ti convinci. Orecchie aperte: ti si intasa il rubinetto del lavandino. Cosa fai? A chi ricorri? Chi chiami?... Fa mente locale un momento... Lesperto, il competente, no?... E chi il competente in rubinetti?

DOLORES - Credi essere divertente con questo spirito da caserma?

LUCA VECCHIO - Sa il cielo se, in quei momenti, avessi voglia di preoccuparmi di altri fuor di me stesso, ma tanta mancanza di carit, tanto accanimento contro un misero essere indifeso, avevano, francamente, qualcosa di abietto. Eppure, percepivo lucidissimamente che i colpi, che si abbattevano su quella disgraziata, erano diretti contro un altro bersaglio. E non era difficile indovinare che quel bersaglio ero io.

SERGIO - Ce la fai a rispondere spontaneamente, o necessario aiutarti con un cazzotto?... Lesperto in rubinetti?

DOLORES - Ma s, lidraulico, lidraulico... sei odioso.

SERGIO - Brava: lidraulico! E lidraulico, si rifiuta, forse, di aggiustarti il rubinetto in nome della dignit, del rispetto, di coglionate cos? Non si rifiuta, te lo garantisco. Si declasserebbe. Lidraulico fiero del suo mestiere. Ora, sta attenta, perch viene il momento di adoperare il cervello, e la tua specialit risiede in un altro organo. Lui c gi arrivato, guardalo l. E un gigante del cervello, e un nano della carne, lui - la povera carne schifosa e putrida -, mica una miserevole proletaria del materasso come te. Ti do una mano. Qui c bisogno di procedere al collaudo di un rubinetto daltro tipo, pi delicato di quello che butta acqua, del quale, vedi combinazione, questa volta loperaio specializzato sei tu, ma s... Sbircialo, sbircialo... Come mi regolo? A chi ricorro? Mando a chiamare lidraulico, quando ho la puttana a portata di mano? Da che, allora, tutte ste sorprese, ste fotte, sti no, sti ma? Dico bene?

DOLORES - E ci che ne pensa lui, non conta? Ha perfin perso la voce.

SERGIO - Mi ringrazier quando lavr recuperata. C tempo. Ho deciso io. Ha diritto, anche lui, alla sua razione di femmina e, volente o nolente, deve consumarla. Cos, pi bello degli altri, lui?

DOLORES - E, magari, non c mai stato con una donna.

SERGIO - Notare la finezza. Con lei, la femmina viene promossa subito donna. Se non c mai stato, meglio. Assisteremo a un battesimo. Io ho perduto la memoria di ci che si prova la prima volta. Lo prover lui, in vece mia, per procura. Tutto quel che ricordo che fu in riva al Ticino, immersi in un nebbione da non vederci in faccia, con una stronzetta di tredici anni. Io ne avr avuti quattordici. Era talmente emozionata da non saper pi se doverlo prendere davanti o didietro e non faceva che invocare sua mamma e farsi segni di croce. Una confusione della Madonna.

DOLORES - Lascia stare la Madonna. Vuoi farmi piangere di nuovo?

SERGIO - Fin che la buttai nel fiume. La stronzetta, non la Madonna. Figurati se la Madonna si sarebbe lasciata fare da uno come me. Ma era capace di nuotare. Credo che fosse lunica cosa che sapesse fare. E adesso che mi si ripresenta loccasione di rimediare, sia pure per interposta persona, alla dimenticanza, pretenderesti di farmici rinunciare? Me lo deve pure descrivere, me lo deve, ci che si prova.

DOLORES - Torna in te, piuttosto. D unocchiata alla sua faccia. Cosa tha fatto?... E, poi, dimmi se, in queste condizioni... Non bello quel che fai.

LUCA VECCHIO - Certo che non era bello. Lo faceva apposta. E pi spregevole e ripugnante, pi ci si sarebbe accanito. Opporvisi non voleva dire che esasperare la situazione. Sera messa male. Assai peggio di quanto lei non credesse.

SERGIO - facile far le cose facili. Mi sta antipatico, ecco tutto quel che mha fatto. Lui, tanto abile a discorrere, stiamo a vedere come se la cava quando deve agire: il campione!

DOLORES - Nemmeno ti fosse venuto il capriccio di fargli passare un esame!

SERGIO - Complimenti. A lasciarti sola col tuo cervello, ti si sta sviluppando un comprendonio da non riuscir a tenerti dietro. Rallenta, figlia mia. Diversamente, vai a rischio di scaricare le pile... Vogliamo passare ai fatti?

DOLORES - Me ne hai combinate tante, Sergio, ma mai una come questa.

SERGIO - E quelle che mi restano da combinarti!

DOLORES - Ebbene, seriet per seriet. Ridotto cos, mettiti in testa che, a comando, non c uomo al mondo che potrebbe farcela, se capisci ancora qualche cosa.

SERGIO - Ha parlato la laureata in scienza del cazzo. Eppure, c chi trova che la paura pu rappresentare uno straordinario afrodisiaco. Vorr dire che, annusando te, come tu annusi me, far conto di annusare la cocaina. Sentirai che puledro da monta. La finirai di spasimare per me, una buona volta. uno dei suoi slip che sognerai di essere, dora in avanti.

DOLORES - In ogni caso, sei convinto che ce la farei io?

SERGIO - Ehi l, disponibile la parola sconcertato? Mi serve quella, adesso. Tu!? Anche tu, ora? Che centri tu?... Ordinario lavoro di tutti i giorni. Ti distendi, allarghi le cosce, gli sgrani nellorecchio le oscenit da caserma, come le qualificheresti, che snoccioli, da ventanni, sempre le stesse, nelle orecchie del primo arrivato, e si infoia subito, come tutti. Perch solo lui dovrebbe fare eccezione? Ma ti devo, io, insegnare il mestiere? Non lo sai, forse, che fottere quella lurida cosa che peggio si fa, meglio risulta? Ti sei dimenticata, per caso, che vivere vuoi dire diventare di ora in ora, sempre pi marci? Siamo bestie cos, bestie cos, hai capito?! Si gira linterruttore e si accende la luce. Automatico. Deve eccitarsi, se un uomo.

DOLORES - E se non si eccita?

SERGIO - un finocchio.

DOLORES - Tu non conosci i finocchi. Sono capaci di imprese strabilianti.

SERGIO - Ma non lui.

DOLORES - E quando avrai creduto di averlo stabilito?

SERGIO - Mi sar tolto una curiosit.

DOLORES - E sarai contento.

SERGIO - E sar contento. Si vive di curiosit. La curiosit la benzina dellintelligenza. Ho bisogno di carburante. Chiediglielo. Lui lo sa: fa indigestione di curiosit. E, poi, vomita intelligenza.

DOLORES - E me? E lui? Vermi, entit trascurabili?

SERGIO - Niente. Non contate. Mi interessa solo conoscere se quello l un uomo come tutti, oppure no. Cos, chi , mi interessa!! Non ne posso pi di saperlo!

DOLORES - Un po troppo, ti interessa. Di pi!

SERGIO - unossessione.

DOLORES - E unossessione!

LUCA VECCHIO - Una rabbia lacerante. Non esisteva dunque nulla che quel forsennato stimasse degno di sottrarre alla devastazione del suo derisorio disprezzo, e del suo scherno furioso? Ormai, era preda di un incontrollabile parossismo nevrotico. Si sarebbero potuti scorgere i punti esclamativi che si accumulavano dopo ogni sua parola. Senza una ragione apparente, il vaudeville sfociava nel dramma. Laggressivit, sopita per pochi giorni, era riemersa con violenza inaspettata. Solo che i supplizi intenzionalmente rivolti contro gli altri, si andavano rivelando uninconsapevole flagellazione di se stesso. Una scena rovesciatasi: inverosimile, stonata, grottesca. Me ne scopersi affascinato. Sera persino appannata la consapevolezza della mia voluta estraneit. Inavvertitamente, cominciavo ad immergermici dentro, partecipe fino al collo. Per quanto paradossale, collaumentare del sicuro pericolo, si insinuava, in me, qualcosa come una morbida e allettante lusinga. Tre semplici parole di lei, lo fecero deflagrare addirittura.

DOLORES - Poni che si rifiuti.

SERGIO - Gli sparo nelle palle!

DOLORES - Sergio!?...

SERGIO - Gli sparo nelle palle! Castrato!

DOLORES - Fai spavento. Non ti ho mai visto cos.

SERGIO - Tra qualche minuto non potrai pi dirlo. Non finisco in galera per una rapina che non sono stato capace di condurre a termine. Finisco in galera per aver bruciato le palle a quello l. E, stavolta, senza fallire il colpo. Continua a sorridere, sai, continua a sorridere tu!...

LUCA VECCHIO - Istrionismo? Sincerit? Mi invest da epilettico, mi agguant per le spalle e si mise a scrollarmi come uno straccio. Strano, ad onta del pericolo, mano a mano che la furia lo accecava, andavo recuperando una calma sovrana, Ora, il curioso cominciavo ad essere io.

SERGIO - ...Tu, tu! Non dici niente, tu, persuaso che basti! Sei una bestia pure tu, cosa credi? una bestia pure tu! Come me, come lei, come tutti. E dovrai darne la prova pubblicamente. Adesso. Qua. Bestia con tanto di testimonianze e di certificato. Ammettilo! Parla! Se non parli, ti lascio secco!!

LUCA GIOVANE - Cosa vuoi che dica? Che posso dire? La mano che non si pu mordere la si accarezza. Ci provo... senza garantire...

SERGIO - Mi vorresti morto, eh?!

LUCA GIOVANE - S.

SERGIO - Ahhh!... Finalmente, me lhai sputato in faccia!... A te, baldracca. Lo affido alle tue mani... che sanno tutto. E al resto. Lavoralo come si deve. Questo ti serva di dimostrazione che non n un fesso n un vigliacco. soltanto un dritto: ecco perch non ha pi aperto bocca... Lui si illudeva che io non me ne fossi accorto. Ma io lo indovino fin sotto la pelle in tutto quello che sente e che pensa. Fin dal primo momento, lo indovino. Dallodore del suo corpo, entro nellodore del suo cervello. Fatti onore!

LUCA VECCHIO - Non indovinava solo che io facevo altrettanto ed ero arrivato, forse, pi in l. Per esempio, avrei messo una mano sul fuoco che non sera accorto che mero accorto della malcelata sofferenza effusasegli sul volto a causa della deliberazione di apparire tanto brutalmente volgare. Per aprire la cassaforte dellanimo di un tipo simile non andavano bene le chiavi comuni, occorrevano dei grimaldelli speciali. Sono passati quarantanni da quellallucinante episodio e io sto qui, ancora stasera, a domandarmi se fosse conscio di ci che gli stava accadendo. Forse s e forse no, e, forse, entrambe le possibilit contemporaneamente, collesperienza carceraria che aveva maturato. Ma lasciamolo proseguire a sbranarsi sbranando, altrimenti, capace di sbandare ancora chiss quanto e chiss per dove, fertile di imprevisti com era, ciarlatano o no. Comunque, ciarlatano sempre meno.

SERGIO - Un fulmine. Ha inteso al volo, lui, gi alle prime parole, che si trattava di una resa di conti da non potersene sfilare, mettendomi sotto colle discussioni, come nei giorni passati. E, visto che non gli restano altre vie di evadere, si lascia schiantare la spina dorsale della propria presunzione, accettando di essere mandato a puttane da me. Io qui, in trono, a controllare, e lui a pompare, sopra dite, a far lesame. Lesame pi difficile della sua vita. Quello che non si fa allUniversit davanti ai professori. Lesame della bestia si fa davanti a me, il professore in materia sono solo io. I voti deve guadagnarseli da me che conosco tutto, e senza barare. E sar severo, molto severo. Oh, mica un rifiuto della societ, lui! Un uomo superiore: il Padreterno, cosa credi? Fuori le bandiere! Lui si scandalizzerebbe a dover ammettere che quel poco che aiuta ancora questa miserabile e disperata umanit a tirar avanti, in qualche modo, come pu, gratta gratta, , sempre, alla compassione del vecchio Satana e alle sue buone mele di contrabbando che lo dobbiamo, il resto son chiacchiere di lusso. E giudica, capisci? Non se ne fa accorgere, ma giudica anche in questo momento. Giudica sempre e non assolve mai. Come tutti loro. formidabile. Produce giudizi come la Ford automobili, ha la catena di montaggio; giorno e notte, non fa che giudicare, senza mai staccare un momento tanti ne vomita fuori e tanti ne accumula dentro: ha le scorte. Mari e montagne di giudizi. Se li passano, se li imprestano, se li scambiano. Per tutti gli usi e di ogni prezzo, dal giudizio utilitario al giudizio di lusso, dal nuovo allusato: Standa, Rinascente, Christian Dior, mercatino rionale!... Non smette mai, non mai stracco. Sono gente di ferro... Giudica quando pensa, giudica quando scrive, giudica quando parla, giudica quando tace, giudica quando dorme, giudica quando sveglio; a colazione, a pranzo, a cena; giudica quando cammina, giudica quando fermo, giudica in piedi, giudica seduto: giudica quando giudica...

LUCA VECCHIO - In effetti, sono le occasioni in cui, generalmente, giudico me stesso.

SERGIO - Ho idea che giudichi anche quando fa i suoi bisogni: quanta ne ha cagata! E, la maggior parte, li tiene tutti, gelosamente, segreti, dentro, in cassaforte, per serbarseli al momento buono. Non spende che la moneta, ma la Banca dItalia dei giudizi, e li fa fruttare fruttare... Hanno capitali sterminati... E, adesso, noi lo facciamo giudicare anche quando chiava. E io dar il voto. In ginocchio, cristiani: il Padreterno fotte!

DOLORES - Vieni. Non vedi che delira? pericoloso con quella rivoltella puntata.

LUCA VECCHIO - Mi prese per mano, un contatto lieve, senza peso, protettiva, con una tristezza rassegnata; e mi guid dietro alle macerie di un muro semicrollato; del quale, con un balzo, egli fu, immediatamente, a cavalcioni; e noi a tiro, peggio assai che della sua rivoltella, del pugnale dei suoi occhi incrudeliti e della sua bocca imbeffardita da un ghigno efferato. Di umiliazione si pu anche perire.

SERGIO - Chi ha lo stomaco delicato, chiuda gli occhi e si tappi le orecchie: comincia la rappresentazione. Unica. Non ci saranno n repliche, n bis. Pardon, comincia lesame... Gi i pantaloni... di pi... hai diritto di far il tuo esame con comodit, quel che giusto giusto... Te, sufficiente alzare la sottana... il resto pu rimaner coperto, tanto non serve... Meno, meno... Come vedi un esame facilitato, ridotto allosso... Le parolette, le parolette nellorecchio... Eh senn...! E via quelle facce da moribondi allultimo stadio. Sorridere, rovesciare gli occhi, grugnire. Non siete al seguito di un funerale, state celebrando la goduria santificata, dalla quale siamo venuti fuori tutti, da Ges Cristo a Jack lo Squartatore, e, modestamente, anche me. Tutti da quel buco li si deve passare, teniamocelo buono... Mi voglio rovinare. Ti agevolo la cerimonia con un sottofondo musicale. Sarai pi a tuo agio... Sentiamo cosa passa il convento.

LUCA VECCHIO - E accese la radiolina che gli aveva portato lei, incocciando nelle romantiche melodie del Bel Danubio Blu... O che si fosse trattato delle Storielle del Bosco Viennese. Curioso... ho negli occhi e nelle orecchie tutto, come avvenuto cinque minuti fa, e questo particolare no... B, ha poca importanza, sempre Strauss era. Di quello sono certo.

SERGIO - Quel che ci vuole. Puoi chiamarti fortunato. Se non serve a disinibirti questo, sei proprio andato. E, poi, lamentati!... Procura, possibilmente, di andare a tempo, ti dovrebbe aiutare... Il leone cavalca la pecora! Si fa per dire... A tempo, a tempo. Non avete proprio orecchio musicale... Ecco, cos... bene, bene... Cos... In tre quarti...

LUCA VECCHIO - Era atroce

SERGIO - B?... Allora, si marcia?... Non mi far fare troppo brutta figura?

DOLORES - Sta buono, che qualcosa promette...

SERGIO - Badiamo a non tirar le cose per le lunghe. Tutti gli sport hanno i loro tempi stabiliti... Li ha perfino la messa. Non deve far eccezione proprio questo.

DOLORES - Sar facile far le cose facili, come dici tu, per lesperienza insegna anche che difficile far le cose difficili. E, poi, ricordati: la messa non uno sport.

LUCA VECCHIO - Mancava solo sentirla dire lasciami lavorare e sarebbe stata la fine. Fu ci che maggiormente temetti in quellallucinante quarto dora. Quando interviene la professionista, diventa, pure, sentenziosa...

SERGIO - Ebbene, si intravede una speranza?... Mi rappresenta decentemente?

DOLORES - Niente male, se ti preme saperlo. Ti stai costruendo la tua delusione, Sergio.

LUCA VECCHIO - Possibile che, in quellesecrabile miseria che lo coinvolgeva tanto trivialmente, non avvertisse che perfino lei, cos rassegnata a un vecchio giogo degradante - e, in un certo senso, pi sottilmente di lui - sera fatta provocante, una provocazione che stava gi per slittare ai confini del sarcasmo?

SERGIO - Intendi dire che partecipa? Incredibile. Non pu essere vero.

DOLORES - Singegna. Non sar entusiasmante come esperienza, ma non nemmeno disastroso come buona volont. Ce la - anzi, ce lo - mette tutto... tutto.

SERGIO - Diligente, diciamo?...

DOLORES - Qualche cosina di pi.

SERGIO - Non sar, per caso, che starai passando dalla parte dellavversario?

DOLORES - E non distrarlo!...

SERGIO - Attenzione a te: imparzialit. Nessun imbroglio, pena la squalifica. Rivendico il diritto alla pi minuziosa verifica. Ricordalo.

DOLORES - Beniniteso. Ti ci bagnerai le dita, va bene?

SERGIO - Accelerare, accelerare, non far flanella... Gli concedo ancora pi un paio di minuti. Se, finito il valzer, non avr tagilato il nastro darrivo, proclamo la sua bocciatura.

DOLORES - Coraggio...

SERGIO - Cosa gli stai mormorando sottovoce?... Niente trucchi... Eh, no, mammina; io gli ho ceduto il mio posto, e va bene; ma tu non me lo devi considerare come il tuo bambino. Nessun trattamento preferenziale!

LUCA VECCHIO - Ma era consapevole del significato di ci che stava dicendo? Evidentemente, no.

DOLORES - Stimo che non sia necessario. Ti sta fregando, Sergio. Se la pratica non mi tradisce, termina prima lui del valzer.

LUCA VECCHIO - La si prenda come si vuole, qui accadde linverosimile.

SERGIO - Basta, basta!! Interrompere! Esame sospeso. Basta! Siete sordi?

LUCA VECCHIO - Una belva inferocita. Non aveva perduto un attimo. Un salto e gi dal muro. Maveva afferrato per la vita e maveva strappato da lei, con violenza gelosa, ho detto gelosa? Lapsus. Doveva essere detto: inaudita.

SERGIO - Riassettatevi. Hai ragione tu. Non era che un idiota scherzo da caserma. Vi domando scusa.

DOLORES - Questa nuova.

LUCA GIOVANE - Peccato.

SERGIO - Perch peccato?

LUCA GIOVANE - Peccato.

SERGIO - Tavevo preavvisato che, con quella l di mezzo a pretendere un ruolo di protagonista, sarebbe venuta fuori una scena sgangherata. Ha voluto essere un personaggio, quando avrebbe dovuto accontentarsi di essere soltanto un buco.

LUCA VECCHIO - Nella sua abituale dimensione sardonica, stavolta si muoveva imbarazzato, goffo, pesante. Cercava di giustificarsi. Avrebbe potuto, al limite, far compassione. Fu un pensiero che fuggevolmente mi sfior. E non fu sgradevole.

LUCA GIOVANE - Forse non sarebbe stata sgangherata se la si fosse lasciata giungere alla sua naturale conclusione. Il valzer sta terminando solo adesso, e ogni gara ha il suo fascino, a patto che non si bari.

DOLORES - E lui giocava lealmente. Parola.

SERGIO - Un bel gioco dura poco.

DOLORES - Daccordo: questo era gi durato abbastanza.

LUCA GIOVANE - Era, davvero, un gioco?

SERGIO - Hai dei dubbi?

LUCA GIOVANE - Mera parso... Mi sar illuso.

SERGIO - Perch illuso?

LUCA GIOVANE - Volevo dire sbagliato: mi sar sbagliato... Proprio peccato...

DOLORES - Non lamentarti. Poteva finire assai peggio.

LUCA GIOVANE - Non lo so. M venuta una mia mezza idea...

DOLORES - Lascia correre.

LUCA VECCHIO - E torn, furtivamente, a stringermi la mano. Ora, con molto pi calore della prima volta. Avevo ritrovato la voce. E, con la voce, la mordacit, pungolato dalla soddisfazione di non essere uscito battuto, e da pi di una ragione di sentirmi soddisfatto, addirittura euforico.

LUCA GIOVANE - Mi dispiace che ti sei perso il meglio. Stava per accadere. Bastava ancora un minuto di pazienza. Te lha confermato una che se ne intende.

SERGIO - Sai, io diffido sempre di coloro che si danno delle arie da intenditori.

LUCA GIOVANE - Non mi sarebbe dispiaciuto poterti regalare la soddisfazione di fartelo constatare materialmente. Dopotutto, stavo l come tuo rappresentante. Ci avrei tenuto a farti far bella figura: o farti toccar con mano.

SERGIO - Non ne ho dubitato nemmeno un momento. Stop. Chiuso!

DOLORES - Io vado. Mi rifar viva a giorni. Ma non saresti pi al sicuro varcando il confine secondo il vecchio piano? Lhai a un tiro di schioppo. Potresti circolare in lungo e in largo dove vorresti. Ripensaci, Sergio. D retta anche a me una volta. E pazzesco rimaner intanato qui.

SERGIO - Meno che meno che mai, ora. C sempre tempo. E poi son fatalista, lo sai. Va. Ciao.

DOLORES - Come vuoi tu. Niente da fare. Lo sapevo. Hai la testa fatta cos... Ciao.

LUCA VECCHIO - E and. Ma si sarebbe rivista. Superare quel silenzio tra noi due, soli, ora, il pi difficile di tutta la vicenda. Il ricordo lo pu contrarre nel lampo di un secondo, ma la realt lo appesant nel turbamento di ore torride, scandite da concise ed allarmate frasi, sempre pi faticate ed insidiose, cariche di oscuri sensi, n spontanei, n naturali.

SERGIO - Non hai discorso molto, oggi.

LUCA GIOVANE - Teri proposto di mettermi in ginocchio e tho accontentato. Lhai avuta vinta.

SERGIO - Pensi che, stanotte, si decider a piovere?

LUCA GIOVANE - No.

SERGIO - E questarsura che non cede, e fa svaccare...

LUCA GIOVANE - Per qualche verso, centrer anche quella.

SERGIO - A cosa?

LUCA GIOVANE - Dicevo cos...

SERGIO - stata una giornata emozionante... colma di imprevisti.

LUCA GIOVANE - Era inevitabile, prima o dopo.

SERGIO - Lo penso anchio... I nervi, qualche volta, fanno scherzi strani.

LUCA GIOVANE - Saresti un ottimo attore, soprattutto recitando le parti di chi recita.

SERGIO - E tu un pessimo giudice, soprattutto erigendoti a Pubblico Ministero contro la vita... Perch quel sorriso?

LUCA GIOVANE - Non lo so... M rimasto addosso. Mi accade, qualche volta.

SERGIO - La vita seminata di trabocchetti e ci vuoi niente a precipitarvi.

LUCA GIOVANE - Occorre procedere con cautela e gli occhi bene aperti.

SERGIO - Non sempre sufficiente. O se ne capaci.

LUCA GIOVANE - Gi... Non sempre, o non se ne capaci.

SERGIO - Hai avuto i pidocchi, tu, da bambino?

LUCA GIOVANE - Io no.

SERGIO - Io s... Vedi, tutta la differenza tra me e te, dipende da questo.

LUCA GIOVANE - Questo che?

SERGIO - Dicevo cos... 27 agosto 1951, gioved

LUCA VECCHIO - Ah, se tutte le nostre azioni fossero sempre mosse soltanto dai fini dai quali esse si ritengono mosse! In quanti labirinti eviteremmo di cacciarci! Alcuno ha mai sospettato, ad esempio, quale scaltra mezzana pu essere, a nostra insaputa, la vendetta?

LUCA GIOVANE - Mi son rimasti in testa i tuoi pidocchi.

SERGIO - Se i pidocchi non rimangono in testa dove dovrebbero rimanere?

LUCA GIOVANE - Capaci di trivellarti il cranio e penetrarti nel cervello.

SERGIO - E l, penso che diano pi fastidio ancora.

LUCA GIOVANE - Puoi ben dirlo. Decisamente, io sono uno al quale i pidocchi non si addicono.

SERGIO - chiaro che non hai nessuna familiarit con loro. una grossa lacuna. Dio non voglia che ti facciano anche schifo.

LUCA GIOVANE - B, pi o meno.

SERGIO - Lavrei giurato. A me, no. Io ho coabitato anni coi pidocchi. Eravamo amici per la pelle, il caso di dirlo, io e loro. E sai perch?

LUCA GIOVANE - Raccontamelo, visto che ci tieni.

SERGIO - Scommetto la pelle che non riusciresti mai a figurartelo. Dai due ai dieci anni, o gi di l, per la mia famiglia, essi hanno rappresentato una piccola rendita, un aiuto per tirar avanti. Sai, eravamo molto poveri. Capita... Ci si arrabattava. La mia testa era stata adibita... Aspetta... Accidenti!... Che nome date voi, gente istruita?... In malora!... Ci sono: a terreno di cultura del pidocchio. Fa conto un vero e proprio allevamento, favorito dal fatto di avere una foresta di capelli. E ricci, che una cuccagna per il pidocchio... Guai grattarmi. E peccato mortale schiacciarne qualcuno tra unghia e unghia dei pollici. Facevano quel piccolo scricchiolio: crac... Tu non puoi sapere... Mi sarebbe cos piaciuto. Misericordia, erano sganassoni da sentirsi in giostra: danneggiamento dellazienda... Li vendevamo... s. Ossia, li vendeva quella troia di mia mamma, pora balorda, che aveva avuto lidea; e quellubriacone di mio padre, ma lui si arrabbiava se non lo chiamavamo etilista. Faceva pi fine, vuoi mettere? Lo scopo, per lui, pi che altro, era per non farsi mancare il carburante. Gi, trasformava i pidocchi in alcool, andava a grappa. Pensa tu lo spirito di iniziativa. Unico in tutta la Lombardia, ho idea. Quanto odio ho sprecato contro di lui. Gli sono cresciuto astemio contro. Bisogna uccidere i padri. Ogni predilezione andava a quello sfascio di mia madre... Tu mi domanderai che mercato pu avere il pidocchio. Lo aveva. E, forse, lo ha tuttora, si sa mai... Niente di meno impossibile che, nellinferno dove son cresciuto, lazienda vivacchi ancora, sotto unaltra ditta. Senza pubblicit sui giornali, senza vetrine, senza scritte sulla porta.... e senza tasse. Venivano anche dalla parte opposta della citt, cosa credi? Ma il nostro mercato pi fiorente era la campagna. Mi ricordo di una famiglia che arriv perfino da Mantova. M rimasto in mente perch fu la volta che mia madre si sent in dovere di offrirle un caff... Per forza, avevamo lesclusiva... unici nel territorio, su noi dovevano cascare.

LUCA GIOVANE - Ma coserano, collezionisti di pidocchi?

SERGIO - Un momento che ti spiego. Quando cera un bambino che pisciava in letto, dormendo; oppure aveva i vermi. Hai presente?... Quei filettini bianchi impazziti, affacciati al buco del culo, che fanno un prurito della Madonna... Erano le due indicazioni per la cura del pidocchio... Pare che si trattasse di un rimedio dellantica medicina cinese, di pi non saprei dirti... B, in quei casi, prima o dopo, veniva il giorno che qualcuno consigliava: Qui non vi resta che provare dal Sergio, come dire: perso per perso, ricoveratelo al Policlinico... Venivano, entravano... trovarci era un problema, in quel labirinto di baracche... ma, quando c di mezzo la salute... insomma, ci trovavano. Mia madre, o mio padre, pi spesso mio padre... lui, dalla mattina alla sera, salvo bere, non ha mai fatto niente in vita sua nellattesa di crepare, pieno come una damigiana piena, in mezzo alla strada. Mia mamma, dopo le cinque, era raro che fosse a casa, se cos vuoi chiamarla. Sole o neve, stava gi a battere lungo la massicciata della ferrovia; ho ancora presente il posto perch, dinverno, mica sempre, ma ogni tanto, mio padre mi mandava a portarle qualche vecchio copertone da darci fuoco per scaldarsi. Era lunica collaborazione che prestava come capofamiglia... per il resto, tutto il mnage pesava sulle cosce di mia madre. Pora Crista, anche lei, eran pi le notti che staccava tornando a mani vuote... Sformata, con quel pancione e quasi calva, la sua cuccagna era durata poco... ormai era una battona di serie ci, di, e, effe... stava precipitando in fondo allalfabeto. Ora immobile, sprofondata in un letto, alla Baggina, e dice di sentirsi una regina... Dovero rimasto?

LUCA GIOVANE - Ai clienti che arrivavano per lacquisto del pidocchio, pardon: della medicina.

SERGIO - Dunque, quello dei miei genitori presente, apriva un cassetto della credenza, prendeva su una cialda come se fosse unostia consacrata... Ce le facevamo prescrivere dalla mutua. Un enigma per il farmacista doveva essere cosa ne facessimo di tante cialde. Mi sa che sospettasse che le consumassimo come companatico... B, lui, o lei, bagnava la cialda in un bicchier dacqua e se la stendeva sulla palma della mano sinistra... cosi, hai presente?... Poi dava una voce a me che stavo di fuori a giocare, o, pi spesso, a far a botte.. Io mi precipitavo, abbassavo la testa e lui, col pollice e lindice della mano libera, cercava il toccasana, frugandomi nei capelli... pizzicava un pidocchio... lo trovava subito, lofferta superava sempre la domanda... lo collocava al centro della cialda... Vivo, vivo, senn... Morto, avrebbe perso tutta lefficacia... I margini della cialda venivano ripiegati, come si fa, e, ridotta una pallottolina molle e tremolante, accompagnata da un sorso dacqua, veniva cacciata in bocca al moccioso... Pagavano e via, ringraziando... Non ho mai capito certi sguardi, mezzi di riconoscenza, mezzi di compassione, come uno che avesse ceduto un organo vitale per un trapianto, restando minorato fin che campa. Per me, era solo un pidocchio di meno. Il bello che pare che la cura facesse effetto. Misteri farmaceutici. Conservavamo delle lettere, degli attestati, consultabili a richiesta: Certifico che... Credo che mia mamma li considerasse pressa poco degli ex-voto... Poi, la medicina prese altre strade... Intanto io crescevo, cominciavo ad essere un ometto... la rabbia che mi faceva sta parola... e potei lavarmi la testa ogni tanto, pettinarmi tutte le mattine e non soltanto alla domenica, imparare ad infilare le mani sotto alle sottane delle figlie di Maria e iniziare la raccolta delle radio sfilate dalle auto in sosta. Ecco la storia dei pidocchi.

LUCA VECCHIO - Facendo violenza al mio sentimento, ho ancora il rimorso di averla deliberatamente liquidata con una parola.

LUCA GIOVANE - Divertente.

SERGIO - Gi, divertente.

LUCA GIOVANE - E dire che era una curiosit che mha molestato tutta la notte, dopo il tuo accenno di ieri.

SERGIO - Pensa un po, quanto poco sufficiente a turbare una coscienza intemerata.

LUCA GIOVANE - Non colpa mia se ho la coscienza pulita.

SERGIO - Mia, viceversa, se ce lho sporca. Io sono quello che ho voluto essere. N pi, n meno, e fino in fondo. Ero pieno di voglie e di risentimenti. E son riuscito a cavarmi tutte le prime e a saldare quasi tutti i secondi.

LUCA GIOVANE - Peccato quel quasi. Fortuna che ti restano ancora anni e anni per eliminarlo. Vedremo. Io vivo come se ogni giorno potesse essere indifferentemente lultimo o il primo della mia vita. Quanto alla coscienza sporca, sai, esistono vari modi di darsi delle arie. Quello di atteggiarsi a peggiori di ci che si , non da meno di quello di atteggiarsi a migliori.

SERGIO - Comprendo. Tu vuoi dire mendicare le attenuanti della miseria, dellambiente, delle colpe della societ, dellinfanzia infelice e sotto con la processione delle solite smerdate, indossando latteggiamento a rovescio della vanteria spavalda. Non mi conosci. Vittimismo, io, zero. Diversamente da te che ci sguazzi dentro. I miei pidocchi, io me li ricordo con nostalgia; pi di quanto tu, immagino, non sia capace di ricordarti i tuoi cavalli a dondolo e i tuoi alberi di Natale. Spiacente per te, ma, una volta tanto, la tua ironia da piccolo serpente velenoso innocua.

LUCA GIOVANE - Mai sospettato che i serpenti possedessero dellironia.

SERGIO - Fa conto che la possiedano.

LUCA GIOVANE - Che vuoi farci? Lironia il solo mezzo di difesa disponibile per i vigliacchi un po intelligenti.

SERGIO - Colto in contraddizione. Tu stai facendo lo stesso gioco del quale accusi me. Non disponendo di pidocchi da sfruttare, per darti delle arie abusi della vigliaccheria mettendola dappertutto, come il prezzemolo. Magari, poi, si viene a scoprire che hai la stoffa delleroe. Che figura ci fai?

LUCA GIOVANE - Si vede che hai ragione tu. Qualcosa in comune, tra noi due, nonostante tutto, pu darsi che, sepolto non si sa dove, esista. Ci si deve rassegnare. Io esalto la mia vigliaccheria tanto quanto tu gonfi la tua brutalit. Chiss mai, possono essere due modi eguali e contrari di difendersi. Qualcuno ha pur detto che il fine giustifica i mezzi. Tu vuoi essere sempre intelligente un dito sopra gli altri come lolio. Lo so. il mio difetto: il mio vizio. Ti persuade meglio?

SERGIO - Figurati. A me i vizi mi fanno simpatia. Mi spieghi, piuttosto, un mistero gi un po meno comprensibile?

LUCA GIOVANE - Per quel che ne posso essere in grado, a tua disposizione. Ma non aspettarti troppo. Daccordo con te, a coltivare una stima eccessiva della mia intelligenza, in fondo non sono che io.

SERGIO - Mi sapresti dire perch due che si odiano come noi due ci si odia...

LUCA GIOVANE - Su questo, credo, non ci dovrebbero essere dubbi.

SERGIO - ...per quanto nulla trascurino, non riescono a farsi, veramente, del male?

LUCA GIOVANE - Domanda molto acuta. E che, per giunta, contro ogni logica, in fondo si trovino bene insieme, non vogliamo avere il coraggio di aggiungercelo? Ma, poi, proprio indiscutibile che intendano farsi del male?

SERGIO - Io te ne ho fatto.

LUCA GIOVANE - Credi?

SERGIO - Scusa, mi pareva... Ma se, per te, due pi due non fanno pi quattro, affari tuoi. C anche chi va in estasi, assicurano, a farsi prendere a pedate in faccia.

LUCA GIOVANE - Mah, ci sarebbe da discutere a lungo, e tu dici di detestare le discussioni... Tutto dipende dalle intenzioni colle, e per le quali, si crede o non si crede di far del male. O che ci sia fatto del male.

SERGIO - Piuttosto complicatino. E non disponiamo nemmeno di un cachet da dividere in due contro il dolor di testa. Perch, dopo discorsi del genere, se c una cosa garantita il dolor di testa.

LUCA GIOVANE - Non impossibile. E una battuta che usi spesso. Purtroppo, te ne sei accorto, le complicazioni mi attirano come la calamita il ferro. O prendere o lasciare.

SERGIO - Pane al pane e merda alla merda: cosa dovrebbero farsi, due che si odiano.

LUCA GIOVANE - E un interrogativo che s presentato anche a me. Ci riflettevo stanotte, osservandoti dormire, al chiaro di luna.

SERGIO - Vedi!?... Ero scoperto?

LUCA GIOVANE - Eri scoperto...? Sai che non mi ricordo?

LUCA VECCHIO - Lo era, e in tutta la superba prepotenza giovanile della sua turgida maschiet. Ma morire piuttosto che confessarglielo. Effettivamente - e prova ne era quellassurda conversazione quasi come al caff davanti a un aperitivo - si pu dire fin dal secondo giorno, linquietante impressione, e lui stesso aveva dovuto oscuramente condividerla, era stata che, sotto la schermaglia del discorso esplicito che ci manteneva luno contro laltro, corresse un altro discorso sotterraneo, ancora non decifrabile, intessuto di ambigue morbidit, che non ne teneva affatto conto, anche nei momenti di pi esplicito rancore.

LUCA GIOVANE - Odio lhai chiamato. Andiamoci piano. Se uno prende alla lettera una parola, rimane impiccato a quella e buonanotte. Tanto vale chiudersi in carcere da s, e poi buttar la chiave dalla finestra.

SERGIO - Per me, il bianco bianco e il nero nero.

LUCA GIOVANE - Io non ne sarei tanto sicuro. Sai, le parole sono quello che sono. Astrazioni... Generalizzano... e, di conseguenza, astratte, approssimative. Estremizzano sempre... specie certune, esistenti in virt del loro contrario...

SERGIO - Fammi capire.

LUCA GIOVANE - Che so...? Il bianco non sarebbe pi il bianco, senza lesistenza del nero... e viceversa, sintende. Mi spiego?

SERGIO - No.

LUCA VECCHIO - Cauto, alla lontana fin che si vuole, stavo avviando un gioco estremamente insidioso.

SERGIO - ...E allora? Va avanti.

LUCA GIOVANE - Allora... Occorre stare in guardia colle parole... Sfumare, sfumare... Per dirti: ipotesi: consentendo di sostituire al concetto puro di odio, quello gi pi cangiante di rancore... e, magari, stingendo ulteriormente, retrocedere fino a risentimento... forse, chiss, ammorbidito cos, si attenua... si addolcisce un po, avvicinandosi meglio alla realt. Vedi tu... Odio! Obbliga al punto esclamativo, quando non ne chiama due. E il punto esclamativo un po come un pugnale... Credi, sempre saggio lasciare un po di spazio alleventuale, al possibile... al probabile... slittare dei sentimenti... La scala dei sinonimi esiste pure per qualcosa...

LUCA VECCHIO - Carogna sapevo di esserlo. Ma, solo ora, capisco che, lalbeggiare di unancora indistinta possibilit di vendetta, me ne esaltava le capacit fino al sublime.

LUCA GIOVANE - ...Ma, poi, abbi pazienza, semmai, dovrei essere io a odiar te, non tu me. Almeno, la logica cos prescriverebbe, dico male?

SERGIO - E invece?

LUCA GIOVANE - Mah!... Non so risponderti che mah...

SERGIO - In altre parole, io sarei un abusivo dellodio.

LUCA GIOVANE - Eh... un pochino s, temo che un pochino s...

SERGIO - Tu possiedi la facolt di far prudere le mani. Non te lha mai detto nessuno?

LUCA GIOVANE - No, ma me ne rendo conto. Daltra parte, quando uno dispone di due belle mani come le tue, non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare a lasciarsele prudere.

SERGIO - Pure le belle mani hai notato. Con te bisogna far attenzione a come si piscia. Persiste il vizio del giudicare.

LUCA GIOVANE - Del notare, esclusivamente del notare. Non hai la pi lontana idea di quante cose abbia imparato a notare, durante questi pochi giorni. M venuta la libidine del notare. Sono il primo io a stupirmene.

SERGIO - Continua cos e ti si apre la carriera di investigatore nei libri gialli.

LUCA GIOVANE - Ho anche ripetutamente notato che te le contempli, compiaciuto, le tue mani. Hai, forse, il sospetto di non meritartele?

SERGIO - vero, mi stanno simpatiche le mie mani. Esiste un articolo del codice che proibisce anche questo?

LUCA GIOVANE - Per carit. Se non se lo meritano loro!... Valga il vero: io che, per le mani, ho un debole, te le invidio.

SERGIO - Mi lusinghi.

LUCA GIOVANE - Pretendo troppo se chiedo, palma a palma, di lasciar giudicare il tatto se lo meritano?

SERGIO - Preferisci quella incontaminata, o fa lo stesso quella colla quale cominciai a consumare la mia innocenza dadolescente?

LUCA GIOVANE - Tocca sempre alla destra; ci si passa tutti.

SERGIO - Sono mancino.

LUCA GIOVANE - Io no.

SERGIO - Figurarsi se, in qualche cosa, avresti infranto la normalit!... Destra o sinistra, dunque?

LUCA GIOVANE - Sinistra.

SERGIO - Per!... A te.

LUCA GIOVANE - Calda, asciutta, grande, viva. Un capolavoro. Cosa sa fare la Natura quando ci si mette dimpegno!

SERGIO - Oh, poco pi che passabili... Sono mani brave, ecco tutto.

LUCA GIOVANE - In senso di buone?

SERGIO - In senso di brave.

LUCA GIOVANE - Sapranno far di tutto.

SERGIO - Modestamente. Lavoretti di alta specializzazione. Di ogni genere.

LUCA GIOVANE - Mi figuro e fremo... Sapranno anche accarezzare, immagino.

SERGIO - Se il caso.

LUCA GIOVANE - Chi lavrebbe pensato...!

LUCA VECCHIO - Attenzione. Non mi stavo spingendo troppo oltre? Avvertivo, conoscendolo, che, da un momento allaltro, in uno dei suoi capovolgimenti dumore, avrebbe potuto anche spararmi. Ma il rischio minebriava. Ero conscio di tenerlo sulla graticola. A quella costrizione di sottostare a una specie di finta corte, via via sempre pi scoperta e irridente, palese calcolo di uninnocenza corrottissima intenzionalmente esibita, col suo orgoglio feroce, doveva sentirsi scorticare. Per, stranamente, non reggeva male il gioco. Qualcosa... qualcosa, lo allettava... Ah, se la trappola avesse funzionato!

SERGIO - Posso permettermi unaltra domanda?

LUCA GIOVANE - Ma... non farti riguardo. Stavo rispondendo: ma con tutto il cuore figurati.

SERGIO - Sarebbe stato un po troppo, non ti pare?

LUCA GIOVANE - Eggi, con lidea che ti fai tu delle parole: bianco bianco e nero nero.

SERGIO - Niente, niente. Non farci caso. Piuttosto, di un po: hai mai pensato alla fuga?

LUCA GIOVANE - Ogni momento, dacch sono qui.

SERGIO - E perch non lhai tentata?

LUCA GIOVANE - Come faccio a rispondere? Dovrei chiamare in causa, una volta di pi, la codardia, la paura... tutte quelle cose l... e, secondo te, le ho gi abbastanza sbandierate per confonderti le idee dandomi le arie del coniglio... Imbecille che sono. Non ho tenuto conto che si spara anche ai conigli.

SERGIO - Poveri innocenti.

LUCA GIOVANE - E tu, a proposito? A quel che m parso di capire, qui non si lontani dal confine. Perch non ti sei ancora deciso a varcarlo?

SERGIO - Potrei risponderti per ragioni contrarie alle tue. Non m mai piaciuto arrendermi.

LUCA GIOVANE - Proprio per non doverti arrendere, direi, lavresti dovuto varcare.

SERGIO - Non m mai piaciuto arrendermi, nemmeno alla cattiva sorte.

LUCA GIOVANE - Va l che, quanto a complicazioni non che scherzi nemmeno tu. Proprio?... Mai arreso?

SERGIO - Salvo quando non posso assolutamente farne a meno.

LUCA GIOVANE - Strano, veramente strano. Risposta convincente solo fino a un certo punto.

SERGIO - Procura di non oltrepassarlo. Io fuggo soltanto in sogno, pensa un po. E un sogno che mi ossessiona da non so quanti anni.

LUCA GIOVANE - Senti, senti.

SERGIO - Un incubo pi che un sogno. S ripresentato anche stanotte. Ed era da non so quanto che non tornava.

LUCA GIOVANE - Sempre uguale, hai detto?

SERGIO - Qualche volta pi, qualche volta meno confuso; fa conto un romanzo dai capitoli scompaginati; per, pressa poco, sempre uguale.

LUCA GIOVANE - Ora mi spiego i tuoi gemiti di angoscia mentre dormivi: a fuggire ci si patisce.

SERGIO - Ho gridato mamma, per caso?

LUCA GIOVANE - Gridato no, sussurrato. E stato quando ti stavo osservando.

SERGIO - O spiando?

LUCA GIOVANE - Mezzo e mezzo.

LUCA VECCHIO - Tronc l il discorso di colpo, bloccato in lontananze impenetrabili. Addio, perso il contatto. Si sbotton la camicia, abbattuto dalla canicola, seduto per terra, il dorso appoggiato al muro, collo sguardo aggrondato, nel corpo divenuto di piombo, un animale sfiancato da una corsa spossante. Qualcosa di pesantemente ottuso aveva escluso ogni altra espressione dal suo volto solitamente cos mobile e imprevisto, spegnendo linsolenza maliziosa e indiscreta, balenante nei suoi scuri occhi sfacciati. Il tempo sera come dilatato, da tanto pes quel silenzio carico di umori ambigui. Aveva, ancora una volta, svicolato, ritirando il piede dalla tagliola, seppur laveva avvertita. Una parola poterlo riagganciare.

LUCA GIOVANE - Perch hai smesso di discorrere?

SERGIO - S gi discorso abbastanza e questo caldo snervante.

LUCA GIOVANE - Hai mutato idea?

SERGIO - Quale?

LUCA GIOVANE - Te ne sei gi pentito?

SERGIO - raro che mi penta di qualcosa. Pentito di che?

LUCA GIOVANE - Di confessare il sogno che ti ossessiona.

SERGIO - E chi laveva ancora in mente?

LUCA GIOVANE - Io.

SERGIO - Non mette conto. Un sacco di sciocchezze senza senso.

LUCA GIOVANE - C chi giura che questi sacchi di sciocchezze non siano mai senza senso. Ci hanno, persino, scritto su dei libri.

SERGIO - Lho sentito dire. I modi di buttar via il tempo sono tanti.

LUCA GIOVANE - Non che noi, qui, si abbia delle ragioni per risparmiarlo. Tanto vale...

SERGIO - Ma ci tieni proprio?

LUCA GIOVANE - Ci tengo.

LUCA VECCHIO - Si avvi con indifferente malavoglia, e, mano a mano che raccontava, cercando di conferire ordine logico a un irrazionale disordine, si and caricando di inesplicabili emozioni, tradite dallaccelerazione drammatica di un discorrere convulso e sempre meno controllato.

SERGIO - Sto tra mare e cielo, dentro a una luce che ferisce gli occhi. Sopra di me, un azzurro cobalto, una seta tesa, percorso dalle continue scie biancastre, schizzate dal volo lento di tanti piccoli aeroplani da caccia; ma scopro subito che si tratta, viceversa, di uccelli giganteschi... Sotto, una sterminata distesa dacqua tranquilla... e tiepida... Mi sorprende moltissimo, sempre dentro al sogno, si capisce, come possa fare, disponendo della sola vista, a conoscere che tiepida... Dipender che sto sognando, penso nel sogno... E qui comincia un casino di visioni intorcigliate coi sentimenti e coi ragionamenti pi strampalati; ma non distinti, uno via laltro... Che ti devo dire? Fa conto una colla, una marmellata... Nel sogno, d colpa di tutto al sogno, perch, sognando, ogni tanto, mi rendo conto di sognare, rendo lidea?

LUCA GIOVANE - Mi par di s. Continua cos, come viene, senza ragionarci su.

SERGIO - Aspetta, perch, ogni tanto, mi blocco, mi confondo... Ora, vorrei trovarmi... o essere?... o trasformarmi? Mah!... Immedesimarmi.. si dice cos?... in uno di quei magnifici aeroplani e sparare, sparare gi, dove viene, a chi tocca tocca. Ma come possibile, penso, sento, contemporaneamente, se sono uccelli? Nello stesso tempo, ho anche una gran voglia di fare un tuffo in quell acqua. Ma non nemmeno una voglia; o, s, una voglia, un tirante, che si tramuta in unimmensa pace... una sicurezza, ecco... come se ci avessi nuotato gi dentro, tanto tempo fa... Per, tutto indistinto, come in una nebbia... Ah, dimenticavo, io mi trovo completamente nudo, su una spiaggia con la sabbia che scotta, ma scotta, sotto i piedi, tanto da obbligarmi, continuamente, a saltare dalluno allaltro... Di colpo, da dietro a una roccia... no, dal nulla.. per ci sono lingue di fuoco, appare un uomo gigantesco, brandendo un pugnale in proporzione... e mi sorride, e mi fa segno di avvicinarmi... ma io capisco... non capisco, so, so, senza possibilit di dubbio, che mi vuol assassinare, e proprio con quel pugnale che mi terrorizza, ma dal quale non so staccare la vista, gli occhi, non la vista... ma non lo stesso?... Allora, mi metto a correre, a correre... sempre pi a correre... alla disperata... Ho il cuore in gola, le tempie mi pulsano, mi gira la testa: una paura boia. Vorrei urlare, ma le parole non sono capaci di venir fuori, sai quellangoscia che si prova, in sogno, quando ti sforzi di gridare e senti che hai la voce paralizzata. E, intanto, il pugnale, luomo col pugnale, dietro sempre pi vicino... addosso... Percepisco il suo fiato bestiale gi sul collo, sono tutto un sudore... e, mentre corro, prego il buon Dio... perch, in sogno, in Dio ci credo... una realt come mio padre, meglio, pi di mio padre. Ci credo come ci credevo da bambino... Lo invoco, lo scongiuro, per carit, che mi faccia crescere le ali per potermi involare lass come uno di quegli uccelli, ora non pi confusi cogli aeroplani, e sfuggire, cosi, alluomo dal pugnale... Poi, non so come, non so contro che, inciampo... finita, penso... Invece, sto precipitando gi, in quellacqua. Ma, lentamente, planando, come una piuma. Sono salvo... Altra domanda senza risposta: come mai, se il mio insegnitore non ce lha fatta a raggiungermi, e nemmeno a toccarmi col suo pugnale, ora il mio corpo un colabrodo di ferite che buttano fiotti di sangue, arrossando lacqua tuttattorno?... Ma non ci d importanza, non mi preoccupo per niente. Anzi, sono contento... Va bene cos... Tanto, ho la certezza che, a guarire le mie ferite, ci penseranno le acque tiepide di quel mare, che magari un lago... Il sogno si ferma l. il punto che mi sveglio.

LUCA GIOVANE - Sorridendo, dopo aver mormorato mamma.

SERGIO - Come fai a saperlo?

LUCA GIOVANE - Te lho detto, ci ho assistito stanotte. Senti un po

SERGIO - Ancora?!...

LUCA GIOVANE - Anzich limmersione nellacqua, hai mai finito per salire in cielo e volare, esaudito dal Padreterno?

SERGIO - Mi pare, s, ma raramente. In quei casi, per, manca il particolare delle ferite e del sangue... Curioso: un paio di volte, anche in questo caso, poi cadevo egualmente in acqua, e a precipizio, abbattuto da una fucilata. Unangoscia terribile.

LUCA GIOVANE - Perch non lhai detto?

SERGIO - Non m venuto in mente... Tutto assurdo, no?

LUCA GIOVANE - Non pi assurdo che due come noi, nella nostra situazione, stiano qui a raccontarsi i loro sogni. Se ci rifletti, inverosimile.

SERGIO - Hai voglia a trovare inverosimile la vita. Ti scodella sempre qualcosa di pi inverosimile ancora. Per questo, bella. A proposito, tu non ne hai sogni da raccontare?

LUCA GIOVANE - La caratteristica dei miei sogni di non farsi ricordare. Sono furbi. Sei, poi, certo di sognare? Da forsennato. Me ne avvertono il senso di colpa, o la compiacenza virtuosa, con cui apro gli occhi alla mattina. Deduco il genere di sogno sognato dallumore col quale mi sveglio. Ma lunica traccia che lasciano. Sono i miei ladri di notte, che non si lasciano catturare.

SERGIO - Non c che dire, sono ladri abili.

LUCA GIOVANE - Diciamo che conoscono il loro mestiere. Sempre latitanti... quindi, irraggiungibili... laltro lato della luna: i sogni.

SERGIO - Ah, ma qui si soffoca. Peggio di prima, peggio di sempre...

LUCA GIOVANE - Il cielo s caricato di grigio. Forse, prima di notte, porter la pioggia

SERGIO - Pare di essere rinchiusi in una caldaia vuota, e, tuttattorno, il fuoco. Linferno non deve essere molto diverso.

LUCA GIOVANE - Hai appena detto di non credere in Dio altro che in sogno.

SERGIO - Ma al diavolo s, anche da sveglio. Il diavolo il mio grande amico.

LUCA VECCHIO - E ci sorprendemmo a scambiarci una risata, subito repressa. Poi, fu nuovamente il silenzio. Minuti? Ore? Cont solo, e conta, il successivo scatto del puro impulso animale, generatosi nelle fonde e misteriose scaturigini dellessere, emancipate dal pensiero, dove n penetra n agisce il ragionamento. Son parole sofisticate, me ne rendo conto, ma non saprei come diversamente esprimermi. Il ragionamento venne dopo. A vidimare la decisione dellistinto, naturale. Per, la ragione solo la met delluomo. A stabilire tutto, fu preceduta dallaltra met. Parlare, aveva parlato listinto. Una volta e mai pi, mi ripetevo, una volta e mai pi. Sarebbe stata la mia rivalsa allumiliazione che lui maveva inflitto. Dopo, rifiuto e silenzio: la pietra su un sepolcro. Per me, loblio del non avvenuto. Il ricordo, al pi, avrebbe significato la riuscita di unesperienza; a conferma di unintuizione gi colma fino alla certezza. Ma, per lui, colpito nel suo punto pi vulnerabile, avrebbe voluto dire, tutta la vita, una piaga inguaribile: la sconfitta mortale della sua protervia di maschio, di cui era tanto sicuro e andava tanto altero. Ero come stordito. Quel pensiero, ma farei meglio a chiamarlo quel sentimento, quellumore dilagandomi nella mente, mi ubriacava. Laria sera fatta ancor pi cocente, lafa pi pesante, la luce pi bassa. Avanzava la sera, avvolgendo tutto in un vapore fosco, sporco, violaceo. Un cielo buio, drammatico, da crocefissione. Un lampo: esplose il primo fulmine e, quasi contemporaneamente, fu un diluvio. Era il momento. Mi strappai letteralmente i vestiti di dosso e, nudo dalla testa ai piedi, come in questa rappresentazione, qui, ora, mi slanciai fuori allaperto, offrendomi al furore degli scrosci. Quindi, senza vergogna, mi volsi verso di lui, fissandolo con uno sguardo tranquillo e fermo: pi che un trepido invito, un suadente comando...

LUCA GIOVANE - Vieni...

LUCA VECCHIO - ...Ecco, cos... Allora, accadde qualcosa che, adesso riassistendovi, rievoco come un dono insperabile, immeritato, miracoloso, e che - insensato! - in quel remoto momento, ritenni una legittima sottomissione dovutami. Quasi in istato medianico, si drizz in piedi, sereno quanto io ero stato ansioso, lento quanto io ero stato precipitoso; si denud anche lui e fece il primo passo verso di me...

LUCA GIOVANE - Vieni...

LUCA VECCHIO - Pallido come una lampada accesa in pieno giorno, avanzava silenzioso, sicuro, calmo, con indolenza superba, indossando la sua nudit come un abito da festa. Si sarebbe creduto che la superiorit gloriosa del suo fisico, cos prestante, cos indomito, cos provocante, la sua grazia forte e tenera: in una parola, cos bello nella propria arrogante maschilit, con tanta innocenza ostentata, fosse la traboccante compensazione di un dimesso senso di inferiorit morale. E allora, mi resi conto che essere nudi, nel fulgore della giovinezza, un riscatto, un privilegio, unaristocrazia, una santit, labbandono spontaneo: la resa al flusso della vita, laccordo armonioso col respiro del mondo... Si avvicinava, si avvicinava... e mi andava invadendo la morbida sensazione di vago rimorso che precede un peccato ignoto non ancora consumato... Pareva che, nel mio petto, il cuore stesse per esplodere. N il turbamento, cess, raggiunto che mi ebbe... Quando si dice essere impastati di letteratura! Ho presente come fosse ora che, quale estremo soccorso, alfine di sottrarmi a un maleficio che, mio malgrado, stava per sopraffarmi, mentre, attorno, i lampi stridevano e schioccavano come frustate e lacqua, scorrendo sui nostri corpi allacciati, diluiva Lacre odore del suo sudore, rispondendo al suo ardore, bocca contro bocca, sesso contro sesso, mi folgor malignamente il cervello una frase... figurarsi! dei Promessi Sposi: La sventurata rispose! Ma, e non fu poco sgomento, senza ironia, senza sogghigno: estremamente seria. Avrei dovuto avvedermi che qualcosa di irreparabile mi stava per accadere. Dopotutto, serve anche il Manzoni, sapendolo interpretare. Quando, finalmente, riebbi libera la bocca, conscio del male che facevo e del pericolo che correvo, suasivo, carezzevole, gli sibilai nellorecchio:

LUCA GIOVANE - Ammetti, ora, che un uomo anche una donna?

LUCA VECCHIO - Nemmeno a quello schiaffo rispose. Pieg, solo, il capo, abbandonandolo sulla mia spalla. Se abbia pianto m rimasto un mistero. Ero persuaso di essermi vendicato: la mia rivalsa. - 5 - 30 agosto 1951, domenica

LUCA VECCHIO - E venne presto il giorno, temuto ed agognato, che la menzogna si scontr con la verit, la reticenza si rassegn alla chiarezza, il sospetto si mut in certezza e lipocrisia fu costretta ad arrendersi alla sincerit. E - sarebbe comico se non fosse patetico -, ci non avrebbe, forse, potuto accadere senza lo sfogo fluviale, insensato e dolente, di una povera mitomane, priva di pudori ma, in compenso, dotata di grottesche afflizioni non, per ci, meno genuine. E tuttavia quante parole si sarebbero potute, e dovute, risparmiare se si fosse obbedito, puramente e semplicemente, alle prime avvisaglie della natura.

LUCA GIOVANE - Ah, sei qui, tu.

DOLORES - Lassistente sociale, appunto. O, se preferisci, la zoccola benefica. Lui dov?

LUCA GIOVANE - Qua intorno. Oggi non ti aspettava.

DOLORES - Son qua ben per questo. Rompo le uova nel paniere?

LUCA GIOVANE - Se c un luogo senza, ormai, n uova n panieri da rompere, proprio questo. Togliti la preoccupazione.

DOLORES - Constato che non hai aspettato molto per rialzare la cresta, dopo essere stato obbligato ad abbassare qualcosaltro che ti dovrebbe premere di pi alla tua et.

LUCA GIOVANE - Fosse dipeso da me non avrei mai abbassato n luna n laltro.

DOLORES - Appunto.

LUCA GIOVANE - Appunto che?

DOLORES - Alla prima occasione, avresti tentato di tornar a rialzarli. E giurerei che ci sei riuscito. Vecchia esperienza.

LUCA GIOVANE - Sei ottimista.

DOLORES - Come tutti i pessimisti quando si tratta degli altri. Occhi negli occhi: volontariamente o no, tu me lo stai portando via.

LUCA GIOVANE - In che senso?

DOLORES - In tutti i sensi, compresi i sensi. Non ho idea cosa gli stia succedendo, e s lo conosco come le mie tasche. Ma si tratta di qualcosa che mi fa paura e non potr che affrettarne la rovina, visto che quella di finir male pare la sua vocazione. Scavarsi la fossa colle proprie mani deve essere uno sport irresistibile a giudicare da quello che si vede nella vita. Voler male a se stessi, collaria di volersi bene, molto pi frequente di quanto si creda.

LUCA GIOVANE - Te compresa?

DOLORES - Me colla bandiera in testa. E nemmeno tu, mi sa, fai eccezione. Spiegami, per esempio, le ragioni per cui non hai approfittato della sua temporanea assenza per cercare di filartela.

LUCA GIOVANE - Per mettermi al rischio di filarmela, dovrei, quantomeno, avere unidea di dove mi trovo, per sapere dove dirigermi. E questa la prima. Seconda: se ne andato a spasso armato, non senza mancare di rendermi noto dessere in grado di centrare una moneta gettata in aria, a cinquanta metri di distanza. Hai presente come si vede al cinematografo? Cos.

DOLORES - Non bisogna farci caso. Dipende da tutti i film di cow-boy che ha visto da piccolo. E il suo vecchio gioco preferito. Il suo lato ragazzo, in altre parole.

LUCA GIOVANE - Grazie tante. Sai, la mia sagoma controluce non sar, magari, quella di un gigante, ma rappresenta, pur sempre, un bersaglio un pochettino pi esteso di una moneta da cento lire.

DOLORES - Ma mica sempre fa centro. Qualche colpo lo sbaglia anche lui.

LUCA GIOVANE - Notizia consolante. Aggiungici che, oggi, se possibile, anche pi nero degli altri giorni. Sembra un leone in gabbia.

DOLORES - Sembra sempre un leone in gabbia, quando non sembra una tigre in libert.

LUCA GIOVANE - Tu lo conosci meglio di me.

DOLORES - Ne sono sempre meno sicura.

LUCA GIOVANE - Ti fermi ad aspettarlo?

DOLORES - Dipende.

LUCA GIOVANE - Da che?

DOLORES - Da te.

LUCA GIOVANE - Non farmi svenire confidandomi che ti sei avventurata in questo deserto di fuoco, a rischio di tirarti dietro mezza polizia, soltanto per la mia bella faccia.

DOLORES - Sta di fatto che ho preso le mie precauzioni ed eccomi qua.

LUCA GIOVANE - Come facevi a prevedere che non ci avresti incontrato il mastino di guardia? Sar, forse, ingenuo, ma non idiota.

DOLORES - Naso. Se andava, andava. E, senn, si sarebbe trattato della solita visita colle solite provviste; e, se il sultano ne avesse avuto voglia e si fosse degnato, la solita chiavata a mezzo servizio.

LUCA GIOVANE - Sultano. Niente male.

DOLORES - L dentro, ci sono perfino delle nuove pile per la radio. E, poi, sottovaluta il mio zelo.

LUCA GIOVANE - Pensi proprio a tutto... Stringendo al dunque: un colloquio, a sua insaputa, salvo errore. Chi si fida?

DOLORES - Un colloquio?... Chiamiamolo pure colloquio, se vuoi. Con relativa proposta, suppongo.

LUCA GIOVANE - Per niente. Supponi tutto sbagliato. E cosaltro mai, allora?

DOLORES - Fa conto un regalo: una scopata... Te laspettavi? Offro quel che ho.

SERGIO - Hai detto?

DOLORES - Far lamore, fottere, chiavare, farmi sbattere. Ci arrivi da solo, o hai bisogno di un ricostituente?

LUCA GIOVANE - Senti, senti. Con voialtri, non hai fatto in tempo a inghiottire una sorpresa che te ne servono subito, calda, unaltra. Bisogna star attenti alle indigestioni. Quel che non riesco a capacitarmi che gusto vi procurino scherzi del genere. Divertono di pi i fuochi dartificio veri.

DOLORES - Non sono mai stata tanto seria, caro te.

LUCA GIOVANE - E ben questo il grave. Ormai, tutto possibile. Confidami che sei una dama di San Vincenzo in incognito e non batto ciglio ad andarlo a testimoniare in tribunale, sotto giuramento. Parola!

DOLORES - Oh, intendiamoci bene, a scanso di equivoci...

LUCA GIOVANE - Intendiamoci pure. Per quello che mi costa...! Sentiamo.

DOLORES - Mica che, dopo il breve assaggio; tu mi sia entrato nel sangue, come si prescrive nei romanzi di Liala che, se non lo sai, sono la lettura preferita di noi ex-casinare.

LUCA VECCHIO - Ecco unaltra parola da annotare, che veniva ad arricchire il mio patrimonio linguistico.

LUCA GIOVANE - Dio me ne guardi, non presumo tanto: non sono n un aviatore, n un tenente di cavalleria, n un giovane dirigente della Fiat, per rimanere nella tipologia di rigore.

DOLORES - Adesso non buttarti troppo gi. Bench ancora in rodaggio, sei un discreto manzo, con tutte le sue cose a posto, che, in momenti di magra, pu persino far perdere la testa.

LUCA GIOVANE - Mi fai diventar rosso.

DOLORES - S, ma non che la voglia di farmi montare da te, mi tolga propriamente il sonno, voglio dire.

LUCA GIOVANE - Meno male. Non mi sarei mai perdonato lindelicatezza di far patire dinsonnia unalacre operaia del corpo a corpo, che ha diritto alle sue sacrosante ore di riposo, come ogni onesto proletario.

DOLORES - Puoi ben dirlo. Ho fatto una tale strippata di maschi che, salvo uno, ormai mi provocano pi nausea che desiderio.

LUCA GIOVANE - Ti capisco. Ma, allora, a che rischiare il vomito, caricandotene un altro di pi sullo stomaco.

DOLORES - Un risarcimento. Dopo come fosti trattato, ritengo che ti sia dovuto. Coito interrotto, o qualcosa del genere, m stato spiegato, lo definite voialtri signori, ma lo dite in latino. Da noi: andare in bianco.

LUCA GIOVANE - Conosco. E unespressione postribolare che circola anche nellambiente studentesco.

LUCA VECCHIO - Niente da fare. Il pedante, fin da allora in agguato, doveva, prima o dopo, inevitabilmente, metter fuori il capo. Non mi piaccio quel che ero allora, come non mi piaccio quel che sono adesso. Vivere senza riuscire a piacersi mai un momento, pur un umiliante fastidio. Ma continuiamo, perch la nostra conversazione minaccia di andar per le lunghe.

DOLORES - Lo so anchio che gli studenti non lo ignorano. Gli studenti, figurati, dopo essere stati il mio debole, son diventati la mia beneficenza.

LUCA VECCHIO - La componente materna frustrata della sua personalit non poteva, evidentemente, mancare.

DOLORES - Ti basti che, a loro, pratico uno sconto sulla tariffa, come ai militari. Sempre quel benedetto buon cuore: nave scuola! C tanto da insegnare!... Per indirizzarli, e mantenerli, o riportarli, sulla strada giusta. Dovresti farci un pensierino anche tu.

LUCA GIOVANE - E, a me, addirittura gratis, opino.

DOLORES - Opina quel che vuoi. Alle strette: sbullonata del tutto non sono ancora, eccomi qua, disposta a farti condurre a termine ci che hai dovuto interrompere. Le qualit non ti mancano. Merita aiutarti a capire cosa perderesti trascurandole per indirizzarle verso altre strade. Rendo lidea?

LUCA GIOVANE - Ma quando mai s vista tanta carit cristiana ed altrettanto senso di giustizia riparatrice, senza alcun secondo fine, beninteso!

DOLORES - Il secondo fine, ammesso che ci sia, affar mio. Ti garantisco, per, che non , per niente, a tuo danno. Anzi!... Su. Mi dispiace che non ci si pu azzardare di spogliarci. Ma, se facciamo presto e tu ingrani la quarta, riusciamo a farcela. Una volta assaggiato, di solito, poi il gusto dura, basta un po dallenamento.

LUCA GIOVANE - Cura durto per morbo sconosciuto, in altri termini.

DOLORES - Hai la consolazione che sar pi comodo e senza lacqua alla gola, la prossima occasione. Consideralo un collaudo.

LUCA GIOVANE - Ah, perch ci dovrebbe anche essere una prossima occasione? Lezioni supplementari di perfezionamento. Lusinghiero.

DOLORES - Se non ti sar dispiaciuta, io, per me, dispostissima. Cosa vuoi che sia...

LUCA GIOVANE - Ma s, la beneficenza solleva lo spirito e assolve dai peccati. Quale miglior medicina?

DOLORES - ...Di. Vendicati... Dietro il solito muro, se, Dio non voglia, fosse di ritorno, potremo scorgerlo in tempo senza essere visti... Non pare che tu abbia fretta...

LUCA GIOVANE - Sai, non che io sia molto vendicativo, adesso che ci penso. Pare, sul momento, ma, poi, passa. S, vero, la vendetta, in fondo, una sottospecie della giustizia; ma altrettanto vero che si tratta di un cibo che va assaporato freddo. Conservata in frigorifero ci guadagna. Come lo spumante.

LUCA VECCHIO - Quanto mi sono antipatico in questo momento! Insolente e stupido.

DOLORES - Niente?!... Dunque, rifiuti?

LUCA GIOVANE - Rifiuto...? Declino. Vedi: ho idea che, cos, sarebbe nauseante anche per un coniglio in fregola. E la cura potrebbe addirittura avere effetto contrario.

DOLORES - Come non detto. Una pietra sopra. Daltronde, non che non ci fossi preparata. In un certo senso, anche questo un segno.

LUCA GIOVANE - Non hai torto, un umile segno di decenza.

DOLORES - da quel d che io ho dovuto eliminare la decenza dal mio guardaroba di dentro e di fuori! Sai, io vado gi spiccio. Deformazione professionale. Non farci caso. Questione liquidata.

LUCA GIOVANE - Comunque, grazie del pensiero. Vuol dire che mi considero in credito. Non si sa mai.

DOLORES - Sciocchezze. Non ci si pensa pi e si cambia lunghezza donda, visto e considerato che la rogna morale impedisce alla tua pelle delicata di fidarsi anche di chi avrebbe potuto darti una mano a tirarti fuori da questa gabbia; sempre, beninteso, che tu non appartenga a quel genere di animali che, in gabbia, finiscono col trovarsi bene. Che ti devo dire? Stattene qui, buono, buono, ad aspettare che il domatore ritorni, se cos preferisci.

LUCA GIOVANE - E che altro potrei fare? Dimmi tu, che sei cos piena di iniziative.

DOLORES - Gi, e che altro potresti fare, se non tenerti a disposizione del sultano?

LUCA VECCHIO - Sta a vedere che, colle sue antenne di donna gelosa, lei era gi in anticipo sulla via di una verit non ancora emersa.

LUCA GIOVANE - Deve aver contato parecchio, per te, a quel che mi par di capire.

DOLORES - Contato? Per cosaltro credi, che mi sia messa a far la vita, se non per lui? E, al tempo delle vacche grasse, tutto il mio orgoglio era di non fargli mancar niente. E non fargli mancar niente vuol dire farlo vivere da principe.

LUCA GIOVANE - E lui ne approfittava?

DOLORES - Oh bella, che domanda!? Devi essere caduto dalla luna, tu. Vedi, il suo temperamento tira, soprattutto, verso il grande, quando il grande significa il superfluo, che la marca del vero signore. Ho qui, ficcato in mente, il giorno che fui in grado di regalargli la sua prima Porsche da corsa. S, caro mio, dalla Vespa alla Porsche: partenza ed arrivo, era il suo destino. Non ci dormiva la notte dalla voglia. Ma si sarebbe lasciato castrare prima di confessarlo, con quel che ci tiene al suo ostensorio. Perch, vedi, come tutti i veri signori, lui uno che pretende solo ci che gli si regala. Credi che mi abbia detto grazie?

LUCA GIOVANE - No.

DOLORES - Precisamente. Neanche crepa. Fierezza. Lui fatto cos. Dentro, ne sono sicura, era alle stelle, come un ragazzino alla sua prima bicicletta o un adolescente alla sua prima ragazza. Solo, non voleva manifestarlo. Prendila come una bestialit: sono arrivata ad essere perfin gelosa di quella macchina.

LUCA GIOVANE - Pensi che, oggi, sia cambiato?

DOLORES - E chi lo sa? Niente e moltissimo. Certo, almeno per me, non in meglio. Gi lo capivo poco prima, oggi non lo capisco pi del tutto. Quando me lo presi - stavo per dire me lo comperai - o lui si prese me, questo non si stabilir mai, aveva poco pi di ventanni. Pensa tu lo splendore. Che, del resto, non era maggiore di quello di adesso; lui passa attraverso il tempo come loro attraverso il fuoco. Un angelo canaglia. E chi resiste a un angelo canaglia? Si rimaneva sul letto fin ventiquattrore filate a darci dentro in tutti i modi, non ne aveva mai abbastanza. Dovevo sempre essere io, con la morte nel cuore, a intimargli: Sergio, stop. Tira il freno e lasciami andar a lavorare, senn, qui, non si mangia. Una volta su due, mi lasciava andare un ceffone. Era il prezzo per farlo decidere a infilarsi i pantaloni, se, prima, non esigeva un bis.

LUCA GIOVANE - Anche a sberle, ti prendeva?

DOLORES - Te lho detto, era un signore. Ma non facevano male. Erano, il pi delle volte, sberle damore: i suoi cinque minuti di gelosia.

LUCA GIOVANE - Scommetto che ne provi ancora la nostalgia.

DOLORES - E non solo delle sberle. Dove ha toccato, ha lasciato il segno. Non ho ricordo, quando si teneva baracca insieme, che si stesse con qualcosa addosso. Per noi, i vestiti potevano anche non esistere. Per non perder tempo, diceva, serrando quei suoi denti da lupo, che morderebbero fin laria che respira. Ti lascio figurarti quel che veniva dopo. Da farmi male, dotato come lha dotato madre natura. Ma guai lasciarmi sfuggire un lamento. Era come offendere la provvidenza. S che le nostre bocche possono dire daver marciato sui nostri corpi centimetro per centimetro; e non ce nera uno che uno, o trascurato o proibito! Mai incontrato tanta mancanza di pudore senza riuscire a scandalizzare, anche se lo volesse, altro suo mistero. Non so, qualsiasi cosa faccia, come condannato allinnocenza, talmente, in lui, diventa naturale. Riesco a spiegarmi?

LUCA VECCHIO - Fu una osservazione illuminante, una sorta di chiave apritutto, che non mavrebbe pi abbandonato.

LUCA GIOVANE - Abbastanza, mi pare... Anche quando odioso...

DOLORES - Tu ne sai qualcosa... Robe da matti... e, forse, proprio perch erano cos: naturali fra due che riuscivano a mettere insieme, a malapena, una quarantina danni... Mah... Era ieri e mi sembra un secolo... Se fossi capace di tenere in mano un lapis, potrei disegnarti tutta la sua pelle dalla pianta del piede alle pieghe dellorecchio. Tanto per dirti, ha il pi bel pollice del piede che io abbia mai visto.

LUCA GIOVANE - Vogliamo chiamarlo alluce?

DOLORES - Per me: alluce.

LUCA GIOVANE - pi appropriato. Preferisco.

DOLORES - S, s, non discuto. Ti far ridere, ma, dopo aver tanto ammirato e stretto fra le labbra il suo coso, l, alluce, il primo posto, di un uomo, dove mi corre locchio. Se sapessi le volte che mi verrebbe la tentazione di togliere scarpe e calze a qualcuno!... Sar scema!?... Ho fatto anche ricerche... Al mare, per esempio. Non son che delusioni, neanche confronto, eccettuato, forse, qualche arabo di passaggio; ma anche loro rarissimi, mosche bianche.

LUCA GIOVANE - Perch non provi a trasfeririti in Algeria?... Non dovete essere in molti a condividere un hobby del genere.

DOLORES - Permettimi di avere i miei dubbi.

LUCA GIOVANE - Vuoi dire?

DOLORES - Penso di s. A proposito, se ti cpita loccasione, e non mancher di capitarti, ha la mania di circolare scalzo, facci caso: muove le dita dei piedi come quelle delle mani. Un fenomeno. Le risate che ci abbiamo fatto su! Piedi eccitanti come i suoi: grandi, snelli, caldi, asciutti, coi tendini sottopelle come tante briglie tirate, non ho mai pi avuto la grazia di incontrarne, e non so quanto avrei dato. Se chiudo gli occhi, li fotografo. Senti questa. Un giorno si va in gita a Firenze, colla macchina nuova; e mi conduce in piazza a vedere il Michelangelo...

LUCA GIOVANE - Vorrai intendere il Davide di Michelangelo.

DOLORES - B, fa lo stesso, no? Quel fusto da far venir le vertigini a trovarselo dritto davanti, hai in mente? Non aveva fatto che discorrere per tutto il viaggio. Devi sapere che, gli anni che pass in riformatorio, la sua fissa sarebbe stata di fare lo scultore. Lui patisce un mucchio di queste alzate dingegno, che vanno e vengono...

LUCA GIOVANE - Prosegui.

DOLORES - Restai a bocca aperta. Impressionante. Mani e piedi di quello sproposito: i suoi, sputati. Neanche che sua madre si fosse fatta ingravidare da quel marcantonio. Lui rimase a fissarlo a lungo, come fa quando tace, che non esiste pi altro al mondo fuori di quel che lui s impossessato cogli occhi; alla fine, ebbe una sortita incomprensibile: Stampatela bene in testa, dice, quella statua l una confessione. Poi mormor, ma, quello, tra s: Anche il Michelangelo...! Non ci fu verso di fargli aggiungere una virgola. Nero e bocca cucita da Firenze a Milano, tutta una tirata, a rotta di collo. Mai che, in seguito, sia tornato sullargomento. Per, lunico quadro che tiene appeso in camera sua, una riproduzione di quel colosso. Ci capisci qualcosa, tu?

LUCA GIOVANE - Non escluso.

DOLORES - Cio?

LUCA GIOVANE - Lascia perdere. Fantasie. Non hai detto che ebbe la passione per la scultura?... Metti in conto a quella.

DOLORES - Mah, si vede che si tratta di segreti tra uomini. Morir senza saperne di pi.

LUCA VECCHIO - Perch mi attraeva tanto quellambiguo discorso? E perch, soprattutto, non mi sfior la mente di chiedermelo allora, io che ho la libidine di spaccare un capello in quattro sui perch dei miei perch?

DOLORES - Fare la puttana per lui, aveva un senso e dava soddisfazione allamor proprio. Non cera collega che non me lo invidiasse. Ci crepavano. Avrebbero dato dieci anni di carriera come niente, pur di poterselo fare per una notte. Mi scongiuravano di imprestarglielo e offrivano soldi, una anche una pelliccia. Andava forte. S che, di corna, pu vantarsi di avermela caricata sta fronte! La mia rabbia era che ci facevano su le bave anche certe bacchettone perbene che avrebbero pisciato nellacqua santa pur di potergli mettere addosso le loro manacce artritiche, e farsele mettere. Quello che sa mandare in estasi lui, con quelle sue mani delicate e violente, io sola lo conosco. Fammi spiegare con unesagerazione: sai cos un elettroschock?

LUCA GIOVANE - Pressa poco.

DOLORES - Fa conto un elettroshock... di velluto. Fortunato chi non sviene. Riesci a realizzare?

LUCA GIOVANE - Mi sforzo.

DOLORES - Mica esagero. Io posso saperlo, perch mhanno fatto provare anche quellaltro, brutto, elettroshock: la morte a nolo, come lo chiamo io.

LUCA GIOVANE - Pure?

DOLORES - Come no? Il manicomio stato il mio recapito pi di una volta, quando vado su di giri, e non detto che sia finita.

LUCA GIOVANE - E, in questo periodo, a giri come stiamo?

DOLORES - Adesso, tiro, piuttosto, verso la curva bassa, con qualche vacanza verso quella alta. S, bello: maniaco-depressiva clinicamente schedata. Un po su, un po gi. E, qualche volta, su e gi, insieme, va a capire...

LUCA GIOVANE - Questo spiega tante cose.

DOLORES - Questo non spiega un cazzo.

LUCA GIOVANE - Non mettiamoci a litigare su una parola... Poi, vi siete separati, a quanto mi par daver compreso. Ti piant per unaltra?

DOLORES - Avrei voluto conoscerla quella in grado di portarmelo via. Peggio. Ragioni ideali, scrupoli morali, so io?... Pensa un po tu!... Cosa fai contro uno scrupolo morale? A una donna puoi rompere il muso, ma, a uno scrupolo morale cosa gli rompi? Il culo?

LUCA GIOVANE - Sarebbe un po difficoltoso... Guarda, guarda... Scrupoli morali lui?! la prima che sento.

DOLORES - Roba cos, pi o meno. Che vuoi che sappia io di certe cose, che trasparente come laria e impenetrabile come una foresta vergine di notte?

LUCA VECCHIO - Aveva detto: trasparente come laria e impenetrabile come una foresta vergine di notte. Questa frase strampalata mi si conficc nel cervello come un chiodo e ci arruggin dentro una vita.

LUCA GIOVANE - Come avvenne?

DOLORES - Niente. Un bel giorno, di punto in bianco, ebbe una crisi, un accesso; come accidenti si chiama? Un raptus, ecco, un raptus di amor proprio, che ne so? Trov che non era dignitoso per un maschio, disse, farsi mantenere da una femmina, ti figuri? Avevamo cessato, di colpo, di essere un uomo e una donna. Eravamo diventati un maschio e una femmina. Come a significare, capisci, un uomo che si vende e una donna che paga la marchetta, almeno, io, cercai una spiegazione cos.

LUCA GIOVANE - E non era, forse cos?

DOLORES - Un uomo da marciapiede? Il Sergio? Ma dai i numeri? Era come un matrimonio, un po eccentrico, se vuoi, ma eravamo l; soltanto, quella che lavorava era la moglie, ecco tutto. Del resto, che sia la moglie a lavorare, oggi, usa, no?

LUCA GIOVANE - Vedo, vedo, non arrabbiarti per tanto poco.

DOLORES - Non ci fu pi verso di fargli accettare nemmeno un pacchetto di sigarette; che, oltretutto, a me non costavano una lira, perch me le regalavano, a mucchi, i finanzieri, quelle sequestrate al contrabbando, in cambio di qualche piccola goduria lampo, nei momenti liberi. Neanche coerente. Per non dirtene che una, poi stringo e prendo un Serenol, perch, quando comincio a parlare di lui, crollano le dighe... Dunque... Ah: giunse a stracciarmi, in tanti pezzetti, sotto il naso, una parure speciale di sette splendidi slip, uno per ogni giorno della settimana, di seta pura, trasparentissima, una tela di ragno; dico pura, mica nailon, o quella roba l, vorrei ma non posso, da miserabili. Di colore, uno differente dallaltro. Perfino, uno, viola, e, quello, magari, non gli d tutti i torti; poteva anche menar gramo: viola!... Per, non aveva mai dato segni di essere superstizioso. Ma lultimo della serie... quello segnato domenica: il pi sgargiante, a fiori, dun divertente!... con tanto di girasole grande cos sul davanti... e una foglia di fico didietro... Glieli avevo fatti trovare sotto il guanciale per il suo compleanno. E lascio a te figurarti locchio della testa che li avevo dovuti pagare, a farli venire espressamente da Londra, modello esclusivo, firmato, brevettato e numerato: sei confezioni di sette capi ciascuna, non una di pi, in tutto il mondo. Unica per lItalia, la sua, la numero cinque! Cera di mezzo pure la responsabilit nazionale del mercato comune. Hai voglia! Niente. Il patriottismo non lo sente, ma non lo sente proprio, non fatto per lui... io, che mi basta veder passare quattro bersaglieri di corsa e mi vengono subito le lagrime agli occhi...! Quando vanno di passo, invece, niente. Mah!...

LUCA GIOVANE - E poi?

DOLORES - E poi che?

LUCA GIOVANE - La fine della storia.

DOLORES - Ah. Un matto. Si mise ad urlare se lo credevo un frocio, da far sfilare in passerella alla Rinascente per la pubblicit degli slip inglesi fabbricati a Como, pensa tu. Come potevo sapere che gli slip inglesi li fabbricano a Como? Quella volta, giuro, ero convinta che mi strangolasse. Anche quellantipatia per Como era nuova. Anzi, per i laghi aveva sempre mostrato dellinteresse... No, no: la fobia del magnaccia! Si chiama cos. Me lo spieg un cliente, sbilenco come una esse maiuscola, poveretto, dottore dei matti a Mombello, dove lo conobbi, durante uno dei miei ricoveri. Colle fobie, mha tolto ogni speranza, disse, non c niente da fare: allergie morali. Lui, il dottore, patisce, ma pensa tu, la fobia della siringa e uniniezione che uniniezione non la pu fare; un bel guaio per uno che, in compenso, me lha confessato, piangendo, lui, ha il feticismo delle natiche delle minorenni. Mah, scherzi della natura.

LUCA GIOVANE - Ma pensa che casi!...

DOLORES - La fobia del magnaccia! Proprio a me doveva capitare. Ha mandato tutto a puttane quella. Unico su questa terra. Come se, tra i magnaccia, non ci fossero fior di rispettabili figli di famiglia, perfino neolaureati, e anche pi su, giovani padri esemplari, con mogli al corrente, che suonano il pianoforte e bambini bellissimi che vanno allasilo dalle monache. S che ne conosco!... Sono tanti che potrebbero fondare un sindacato, che non sono organizzati. In ci, bisogna ammetterlo, lui rimasto di un altro secolo... Ma neanche; carattere... qualcosa che ha dentro e non si decide a venir fuori... sempre stato eccessivo in tutto. Anche quando giocava al calcio... voleva far sempre il centrattacco, mentre sarebbe stato unottima ala sinistra... o destra? Adesso, non mi ricordo: unala insomma, quello che conta vincere, e, poi, dipende dal posto di chi guarda, no?... un ragazzo senza compromessi, ecco, cos: un estremista. Tra il caldo e il freddo, detesta il tiepido.

LUCA GIOVANE - Il nero nero e il bianco bianco.

DOLORES - Fa conto. Grigio neanche sentirne parlare. E pensare che una tinta che sta su tutto e tiene le macchie?

LUCA GIOVANE - Se credi di tirare il fiato, possiamo far silenzio un po. Vai avanti pi tardi.

DOLORES - Meglio no. Non mi si presenta tutti i giorni loccasione di sfogarmi con qualcuno, disposto a darmi ascolto; e doverlo fare davanti allo specchio, parlando a quello schifo di me stessa, dun triste da buttarsi dalla finestra. Parlo parlo ma non creder mica sai, che non me ne sia venuta la tentazione pi di una volta m venuta. La malattia, dicono. Macch la malattia! La vita!

LUCA VECCHIO - In questi anni, ho pensato pi di una volta se questa non sia stata la sua fine. Il non saper pi niente di qualcuno col quale ti sei incontrato per un solo momento, ma determinante, della tua esistenza, a ben rifletterci, ha, in s, qualcosa di sgomentante.

LUCA GIOVANE - Dopo, vivere dopo che vi separaste, intendo, come si mise a vivere?

DOLORES - Allo sbaraglio, senza pi nessuna sicurezza: orfano. Come adesso, da indipendente. Un barbone di lusso. la sua fissazione. Non lo vedi com tirato, sciupato?... Senza qualcuno che lo curi. Ed era un fiore, era. Adesso pare una bomba sempre sul punto di esplodere.

LUCA GIOVANE - Vale a dire?

DOLORES - Vale a dire che?

LUCA GIOVANE - Cosa fa? Di che vive?

DOLORES - Rapine, furti di grosse cilindrate, truffe in grande... Il suo mestiere lo conosce bene, intendiamoci... come pochi... Quel che gli eccita la fantasia. Se posso dire una cosa che pare incredibile: disinteressatamente. Non si pu mai prevedere ci che far. Va a estri. Non pianifica... Ma tutto rabbiosamente... chi lo sa...? Tutto come contro. Contro che, poi? Una volta, non era cos. Una volta, per lui, la vita era una continua gioia... adesso... gli sta stretta come un paio di scarpe pi piccole del suo numero.

LUCA GIOVANE - Droga?

DOLORES - Droga quando proprio ha lacqua alla gola. Partite anche piuttosto cospicue... Ma anche qui..: non conoscere, in ogni caso, chi ne far uso. Guai! Non si transige. La comunit s, non merita altro, ripete sempre; il singolo no, una vittima, uno sfruttato. Come se la comunit non fosse una somma di singoli. Dimmi tu, se, questa, una maniera di ragionare.

LUCA GIOVANE - A suo modo, ha del metodo, come assicurava quel tale.

DOLORES - Quel tale chi? Lo conosco?

LUCA GIOVANE - Penso di no. Non andava a donne... E lui?

DOLORES - Lui cosa? Altro se andava a donne! Io che ci stavo a fare? A grattarlo? Tu non ti ricordi dal naso alla bocca.

LUCA GIOVANE - Lui, intendo, droga? Personalmente, droga?

DOLORES - Lorrore! Non conosce cosa sia una bucatura, salvo la penicillina quando si prese la bronchite. Guarda, padronissimo di non credermi, dammi della matta, ma, sotto, sotto, sotto, cento chilometri sotto, in un mondo di marci, sano da far spavento. Te lo assicura una che, in un certo senso, gli ha fatto pure da madre. il mistero dei misteri.

LUCA GIOVANE - Problemi di moralit trascendente, mi figuro. Tutto da indovinare.

DOLORES - Peggio delle parole incrociate! E appunto ci che cercavo di farti comprendere. S. Proprio. Problemi di moralit. Enormi, in certo qual modo. Ma fuori da ogni regola, n in un senso, n in un altro. Esclusivamente limitati a una sua propria moralit personale, che nessuno riuscir mai a decifrare e lui meno degli altri. Ma c, e come! Ce la fai a concepire un fanatico di guardia a una cassaforte senza conoscere ci che contiene? Quello lui. Il giorno che si decider a scassinarla, forse, sapremo quel che cera dentro. Ma lunica cassaforte che non capace di scassinare.

LUCA GIOVANE - Complici? Amici?

DOLORES - Mai pi. Nessuno. Mai avuti. Quasi una ripugnanza. Eroe solitario. Per superbia? Per timidezza?...

LUCA GIOVANE - Timido lui?

DOLORES - Tu non conosci la sfacciataggine dei timidi: il loro salvagente... per egoismo? Per paura? Per indifferenza?... Non deve esserselo chiesto nemmeno lui. Pi selvatico di un gatto selvatico. La bella belva, lavevano soprannominato a San Vittore. Specie nella sezione femminile, faceva strage. Buono che, coi reparti separati, tutto rimaneva allo stato di voglia. Senn, avrei dovuto noleggiare una gru per tenermi su le corna.

LUCA VECCHIO - E riattacc inevitabilmente, come ciascuno di noi, del resto, pi o meno, a usar se stessa quale metro di paragone. Eppure, pi si confessava lei, pi mi si rivelava lui.

DOLORES - Anche con me, cosa credi, che non me ne accorga? perch mando gi... Ci si ridotti che, ormai, fa allamore come per carit. O, peggio ancora, quando non ne pu pi, caldo di natura come si ritrova, rabbiosamente, per scaricare le batterie. Una spedita meccanica e via, gi dimenticata. Non s fatto in tempo a cominciare che finito. Si chiama far lamore, questo, con come maveva abituata, che erano altrettanti interminabili bombardamenti a tappeto? E da non so quanto che non ho avuto pi neanche la grazia di accontentar se non altro locchio, contemplandomelo nudo, che sempre meglio di niente. Nemmeno il tempo di togliersi la roba di dosso perde. Giusto, giorni fa, eccezionalmente, la camicia, per la fortuna di questafa che paralizza il respiro. Lhai visto. Ma non tutti i mesi sono agosto. A chi riserva lo spettacolo della sua nudit, lo sa il cielo. Forse, alla luna, quando non lo vede nessuno, lunatico com.

LUCA GIOVANE - Sei fanatizzata dal sesso. Non te ne rendi conto? Non vedi che quello.

DOLORES - Dipender che vivo nel ramo. E, poi, che male c, trattandosi di lui? proprio per il ricordo che ne conservo. I confronti sono bocconi amari.

LUCA GIOVANE - E s che, a quanto m stato dato di constatare personalmente, non direi che tu abbia da lamentarti.

DOLORES - S, s, lo sprint rimasto quello che era, o quasi. Come consumatore di sesso ha pochi concorrenti, e non che non ci tenga a dame spettacolo. Ma locchio non tutto. Solo io, che lo adopero da tanti anni, sono in grado di giudicare. Lo sento distante, sempre pi distante, come una stella, partita per la tangente, che si sta perdendo nel firmamento. Sembra che insegua, alla disperata, qualcosa che non trova e, forse, non trover mai. Dico uneresia: se, in quel momento, si mettesse a piangere, non me ne stupirei. La fanatizzazione, come la chiami tu, potr accecarmi, ma, quando la mente mi torna indietro, una malinconia da morire.

LUCA GIOVANE - E tu piuttosto?... Dopo, tu?

DOLORES - Io?... Ero nel giro e ci rimasi. Solo, con tutti gli ideali infranti. Tiro avanti, andando indietro. Fin che dura... Un dieci anni ancora, bene che vada, scalando le tariffe... fino a due caffelatte al giorno e unindigestione di televisione alla sera: la fine di tutte noialtre. Ma, perso lui, fare la vita non ha pi scopo. Farla per lui, era ben altra cosa... Io, per me, una vera vocazione, nics! Larte per larte, come qualcuna, non so nemmeno cosa sia. Un lavoro come un altro. Meglio? Peggio? Lavoro. Lunico che so fare; e cerco di farlo meno male che posso. Ci che avrei voluto, quello s, furiosamente: che mavesse scaricato nella pancia un figlio. Pensa, tu, che matta, una come me, un figlio!... Lunica volta che mi sono osata ad accennargliene, mha fatto fare le scale di corsa, con solo le mani per coprirmi le vergogne. Come figlio di puttana basto io, al mondo mha gridato dietro. Ma sarebbe stato suo, capisci?... Mica come la Fanny, pora ciccia, che non sa chi sia stato a depositargliela dentro. Meno male che, a due mesi, Dio lha chiamata a s... Mah, andata cos e cos sia.

LUCA GIOVANE - Tanto gli rimani attaccata?

DOLORES - La verit che, forse, rimango attaccata ad un ricordo.

LUCA GIOVANE - Sembra di sentir parlare una vedova.

DOLORES - Eh, siamo l. come una vedova che mi sento. Vedova di marito vivente, che il peggio caso.

LUCA GIOVANE - Mette conto?

DOLORES - Se mette conto? E che altro mi rimarrebbe? Ognuno di noi, caro mio, si sceglie la propria forca dove impiccarsi. Sentimi bene: qualsiasi torto mi potesse mai fare, qualsiasi accidente mi potesse accadere, il solo uomo della mia vita, cos piena di uomini, rester lui. Punto e basta. Amare bisogno di dominare o di essere dominati, non ci si scappa; padroni o propriet di unaltra persona. Per me, si vede che va bene il secondo caso, e quello ho scelto, una volta per tutte. Se mi ordinasse di gettarmi gi dal Duomo, non esiterei nemmeno un momento a perder tempo per farmi spiegare perch.

LUCA GIOVANE - Tu hai giocato tutta la tua vita su una carta sola. Anormale, imprudente e pazienza; ma, prima ancora, assurdo... Uninfatuazione cos...!

DOLORES - Di pure pazzesco. Per, era una gran carta. Te lo garantisco. Se non stata lasso vincente, avrebbe meritato di esserlo. E non parlo solo a letto. Infatuazione! Il Sergio infatuazione! Chiamalo, piuttosto, provvidenza. E il mio Dio.

LUCA GIOVANE - Gi, e un Dio ha diritto di essere egoista, prepotente, crudele, ingiusto.

DOLORES - Ha diritto di essere tutto quel che vuole. Anche incomprensibile. Non per questo smette di essere un Dio. E, senn, che Dio sarebbe?

LUCA GIOVANE - Che ti devo dire?... Tutta questa esaltazione, scusami tanto, mi ha una vaga aria di delirio, di paranoia...

DOLORES - In tal caso, benedetta sia quella roba l.

LUCA GIOVANE - Di essere un po tocca lo hai ammesso tu stessa, no?

DOLORES - Se dipende da quello, mi auguro di non guarire mai. Le estasi che mi ha dato!... Fammi il piacere!... Mi fate leffetto di poveri astemi a acqua quando potrebbero andare a champagne. Certe esperienze occorre averle vissute per giudicarle. Mah... sar che io porto due cicatrici indelebili, nella mente e nella carne. Certi momenti gioriosi, spartiti insieme, sono tutto il capitale della mia vita balorda. Irripetibili ma anche incancellabili. Degno pi di compassione che di invidia chi non li ha provati. Vuol dire non aver mai toccato il culmine della vita... Ma io s, e quanto e come!... E stupefacente, guarda, il suo riuscir a scaraventare tutta lanima nel sesso e tutto il sesso nellanima. Quando ti entra nel corpo, sembra che voglia distruggere il mondo. Si confessa possedendoti. In quei momenti, sei nulla e tutto insieme. Esplodi. Posso dirlo?

LUCA GIOVANE - Attenta a non far della letteratura. E nemmeno della migliore.

DOLORES - Non sei altro che un bamba!... Io, per te, sar una povera matta che fa della letteratura, ma tu, per me, sei un povero savio che fa pena. Te lo dico col cuore. Sai chi mi pari? Uno di quegli infelici, ciechi e sordi, che, passando davanti alla porta del paradiso, non ne varcano la soglia perch la prendono per lentrata di una stalla.

LUCA GIOVANE - Eros e malavita, un cocktail beatificante, a quanto pare.

LUCA VECCHIO - stato il mio momento pi basso, pi falso e pi ignobile. Non ho altra giustificazione che quella di essermene accorto solo pi tardi. Per quanti anni me ne sono vergognato! Eppure, avevo tutte le carte in mano per poter gi tirare le somme per quanto mi riguardava personalmente.

DOLORES - Puoi pure sorridere, e anche peggio, se cos ti gira. Non me ne risento. Dal vostro punto di vista, quadra cos. E, forse, non nemmeno sbagliato: si due mondi talmente diversi!

LUCA GIOVANE - Non sorrido per niente. Imparo e rifletto. Non badare alle mie parole.

DOLORES - Non ci sarebbe niente di strano a sorridere. Io non sono intelligente e sono anche un po mentecatta, non ne ho n colpa n merito; ma cosa credi? Che non mi renda conto che, maritare lanima col cazzo, pu diventare un discorso grottesco? Non nel suo caso, ad ogni modo. E persino adesso, guarda, qualche volta, che pur tanto mutato. Altro che letteratura! E, che ti so dire? Una sedia elettrica, hai presente?

LUCA GIOVANE - Fortunatamente no. Non ancora, almeno.

DOLORES - Intendo dire che ti assassina resuscitandoti.

LUCA GIOVANE - La via pi breve, tra due cuori, il cazzo, ha detto il marchese De Sade.

DOLORES - Io non so chi labbia detto. Ma chi lha detto, aveva capito tutto. Non occorre essere marchesi. E tu continua pure a sorriderci su. Sei pi da compatire che da condannare.

LUCA VECCHIO - La bocca della verit raccontava, raccontava, con incontinenza rivelatrice, senza pudore, a ruota libera, facendone un ritratto iperbolico, sgangherato, maniacale, ma parlante; impietoso e splendente. Mai canaglia fu altrettanto esaltata.

LUCA GIOVANE - insensata e ammirevole, nello stesso tempo, questa... come posso chiamarla?... Questa... mistica, questa cecit eroica. Non trovo altri termini.

DOLORES - Se avessi passato met della tua vita, come me, a rovistare tra la camicia e la pelle degli uomini, non lo troveresti pi tanto strano. Perch, caro il mio moralista, la verit sta tutta, al caldo, l sotto. E la verit che, se tu affondi le mani in quella gran fogna che voialtri chiamate coscienza, ancora ancora, guarda, ti dico: la cosa meno sporca che riesci a tirar fuori il sesso. Quando funziona quello, e pu funzionare in tanti modi, funziona tutto. Le eccezioni, che pur esistono, come no? son poche e non fanno regola. Per questo, tornando a dove siamo partiti, ti ripeto che gli sta succedendo qualcosa di grave, che non gli era mai successo prima. E non mi riferisco n a rapine, n alla caccia che gli stanno dando. Ci siamo intesi, o devo essere pi chiara?... Non hai niente da aggiungere?

LUCA GIOVANE - Per conto mio, niente di niente.

LUCA VECCHIO - Giuda che ero! E s che il diarroico discorrersi addosso di quella squilibrata, devastata da una lussuria andata a male, con la brutale elementarit delle sue sfrontate parole, stava accendendo una luce spietata nel buio dal quale non volevo uscire. Il peggio e il meglio di me stavano venendo a galla.

DOLORES - Ma come gli potuto accadere, mi domando, se, fin dal riformatorio, e, poi, in carcere, e sempre, sera meritato una fama per aver rotto il muso a tutti coloro che avrebbero fatto carte false pur che si fosse lasciato sbarcare sullaltra sponda; dove - si ha un bel dire - non ce n uno che non avrebbe la tentazione di sbarcare, almeno una volta. Verit rovente. Ma sacrosanta... Dovevi arrivare tu. Doveva toccare a te... Ti adora!... Troppo odio, quel giorno, per non essere amore. Tu lhai annusato mentre accadeva.

LUCA GIOVANE - Trovi?

DOLORES - S, trovo, trovo, trovo. Ma come hai fatto?

LUCA VECCHIO - E finalmente, una mezza ammissione farisea.

LUCA GIOVANE - Ti va bene la paura? Pu quadrare, no?

LUCA VECCHIO - Ipocrita! Mi sforzavo ancora di credere, e tentavo, meschinamente, senza crederci, di far credere, che il motore di tutto fosse stata la paura. Cialtrone vigliacco che non ero altro.

DOLORES - ...Nemmeno losso al cane. Avesse, una volta sola, posato, su di me, lombra di uno di quegli sguardi che ti succhiano lanima, quando non lo osservi...! Dovresti vederlo... Fa rabbia e pena insieme.

LUCA GIOVANE - Vuoi dire?

DOLORES - Voglio dire, s, voglio dire. Una come me non si inganna. Lo stai distruggendo. Potresti giocartelo come vuoi.

LUCA GIOVANE - Buono a conoscersi.

DOLORES - Apri bene le orecchie, per. Bada: guai a te se gli fai del male. Avresti da vedertela con me. E io so essere anche molto cattiva, ma molto. Lui pu essere quello che , peggio ancora, ma leale leale, su questo non ci piove. E altrettanto leali si deve essere con lui.

LUCA GIOVANE - Cos, un invito a battermela lealmente? Comunque, daccordo: parola dordine: lealt. Ti torna?...

DOLORES - Un consiglio. Se, poi, gli vuoi bene sul serio, tutto possibile, continua a mescolare un po di crudelt nel tuo amore. Altrimenti lo perdi, e magari; ma si perde, e questo non lo potrei sopportare. Lui fatto cos: occorre farlo soffrire. Io lho compreso troppo tardi. Lho imparato da te. Quel giorno, tra voi, il vincitore fosti tu. Peggio per peggio, fin che potr durare, tu sarai ancora il suo minor male. Per lui lavvenire non esiste. la sua forza e la sua debolezza. E, ho paura che sia anche il suo destino.

LUCA VECCHIO - Tacitamente, da non poco tempo, egli aveva fatto ritorno, seppur, celato, non era sempre rimasto l. Discosto, teso, torvo, aveva ascolto, non visto. Fu soltanto a questo punto che, sferzante, privo del bench minimo imbarazzo, si intromise, con una calma e cupa e attiva durezza, che fece trasalire me e annichil lei.

SERGIO - Altre cazzate in vista? Spicciarsi. Io ho meno pazienza di voialtri.

DOLORES - Ascoltavi?

SERGIO - Mi son preso questa libert, guarda un po. Senza nemmeno arrossire. E cos, io sono colui che ha lanima nei coglioni?

DOLORES - Che male c? In qualche luogo, va pur custodita. Per me, sta benissimo l. Non poteva scegliersi posto migliore.

SERGIO - Vattene.

DOLORES - Non dirmi che ti sei offeso. Sarebbe il mondo alla rovescia.

SERGIO - Alza i tacchi, ho detto. E non farti viva mai pi. Stronza.

DOLORES - Non tirar troppo la corda, Sergio, non tirar troppo la corda, per carit!

SERGIO - Tho detto dandartene. la terza volta.

DOLORES - Non precipitarmi nella disperazione, te ne scongiuro. Non so quel che potrebbe accadere sentendomi trattare cos.

SERGIO - Stronza! Va via. Scomparisci. E quattro. Alla quinta, uso le mani.

LUCA VECCHIO - Una pena la rabbia frustrata, colla quale, allontanandosi adagio, la povera scervellata concluse:

DOLORES - Come comandi, Sergio. Fai male a mortificarmi in questo modo. Vado, s vado. Per, non credere di esserti liberato di me. Il mio destino di restarti aggrappata come una piattola; e il tuo di gratarti. Non c rimedio. Vuol dire che, se andr male, andr male per tutti e due. Non scordarti quel che ti dico. Da sempre, ci son preparata... E, quanto a te, moralista, ci siamo capiti.

LUCA VECCHIO - Minacciava implorando. O fu viceversa? Da tanto egli era sicuro ella sua sottomissione, che non la degn n di una parola per ribattere, n di unocchiata per aver conferma che se ne andava... La malinconia di uscire dalla vita di chi si amato, nellindifferenza...! Dilegu, assaporando la sua ultima frustrazione, come una che versi pena su pena alla Cassa di Risparmio per poterne godere, un giorno, frutti, sotto forma di nostalgia. Mai, in tanti anni, saputone pi nulla. N se, quanto e come, ci che segu dipese da lei... A noi due, ora, amici nemici.

LUCA GIOVANE - Perch la umili cos?

SERGIO - Perch le balle mi girano per quel verso. Sai benissimo da quando si son messe a girarmi allincontrario. E, a quel che mi risulta, avendone presa liniziativa, pare che tu lo trovassi naturale. Per uno come me, che detesta le mezze misure, una ragione pi che sufficiente: balle a sinistra! Non affar tuo. Ossia, dovrebbe essere anche affar tuo. Ma tu sei tipo da preferire le ritirate assaporando i piaceri sospesi tra il s e il no. Come ti esprimeresti, tu? Ambiguit dellintellettuale? Vedi che stato sufficiente strofinarsi pelle contro pelle, una sola volta, per ricordarsi quel che si letto e andare sul difficile anchio. Ti prometto che far anche maggiori progressi, tanto non che sia, poi, molto difficile. Soddisfatto?

LUCA GIOVANE - Che centra con lei?

SERGIO - Centra, centra. Oh, se centra!... Magari non centrasse!

LUCA GIOVANE - A suo modo, aveva fatto un discorso lusinghiero, a tuo riguardo.

SERGIO - Si vede che lanima nei coglioni fa tenerezza anche a te?

LUCA GIOVANE - Perch no, dopotutto?

SERGIO - Sempre domande, mai una risposta. Assordarsi di parole per nascondercisi dietro e sfuggire alla realt, come se, quale che sia, della realt si dovesse aver paura.

LUCA GIOVANE - O vergogna.

SERGIO - Peggio! Ma perch? Perch? Te lo dico io perch. Perch non la si smette mai di essere falsi con se stessi. E si dice no a se stessi. Vite intere. Il coraggio di essere liberi! Quello! Di alla gente di scalare una parete di sesto grado a piedi nudi, se ne capace.

LUCA GIOVANE - Basterebbe almeno il coraggio di tentarlo. Solo questo. Allora, forse, si cesserebbe di essere falsi, anche senza pretendere limpossibile.

SERGIO - Bravo! E si ricomincia a discutere a colpi di sentenze, senza dir niente. Ma la finiranno mai gli uomini di discutere?

LUCA GIOVANE - Penso di no: mai. il loro onore e la loro miseria.

SERGIO - Di bene in meglio. Applausi. Questa, adesso, la facciamo stampare sulla carta dei cioccolatini. Te, ti esalta, non vero?

LUCA GIOVANE - Diciamo che non mi deprime.

SERGIO - A me, mi fa leffetto di spararsi delle seghe nel cervello. Si orgogliosi di costringersi a vivere con saggezza, quando si dovrebbe essere riconoscenti di poter vivere con follia; ci si aggrappa alla prudenza e si prende a pedate laudacia; si sprecano i ragionamenti e si fa economia degli istinti. Morti viventi! Miserabili, si tutti dei miserabili...! Perch la realt, caro mio, pi caparbia delle parole...! Se tu potessi vederti in questo momento!... Hai laria spaventata del primo della classe invitato a compiere un delitto... Spogliarsi di fuori non facile, per ancora possibile. Basta un pugno di insultante sfacciataggine. E tu lavesti. Ma spogliarsi di dentro, qui ti voglio! Non si bara, l. Per spogliarsi di dentro, per essere onesti, fino in fondo, colla propria natura, per quello s, occorrono dei coglioni grossi tanto!

LUCA VECCHIO - E fece un gesto osceno spropositato. Era, in fondo, tale e quale ci che, malamente, aveva cercato di esprimere la squinternata che lo aveva mandato in bestia.

LUCA GIOVANE - E tu, li hai?

SERGIO - Li ho! Ma sono lussi sprecati. Con te, lunica volta che ho fatto allamore ho potuto pensare che stavo prendendomi la rivincita di annientare il mondo che odio e che rifiuto. Mero preparato la trappola colle mie stesse mani, cadendo nella tua. Maledizione a me; perch, dopo, tutto mi si cambiato.

LUCA VECCHIO - E, una volta ancora, si rifugi nel silenzio. Giorni avrebbero potuto passare prima che mi decidessi ad essere io ad interromperlo. Dacch mero reso conto che ci lo esasperava, questa era diventata la mia tattica. Non dare niente, non ricevere niente... subire, semmai facendolo pesare. Stavo sperimentando la risorsa della crudelt. Donde derivavano le intuizioni di quella povera insensata, che non una di esse veniva smentita? Ma il bacillo della parola stava infettando anche lui. La sofferenza fece il resto. E fu la prima volta, sicuramente, in vita sua, che, nella resa, conobbe lumilt. Era la mia vittoria o era la mia disfatta? Non mi posi la domanda. Avvertii solo che si trattava di qualcosa di inebriante... e mi sentii smarrito.

SERGIO - Scusami... Se tu sapessi quante cose sono mutate, e continuano a mutare, in queste giornate... da non riconoscere me stesso... Io non sono mai stato, non sono, n sar mai uno che crede di risolvere tutto col piangersi addosso... Eppure... non so, non so... viene da lontano... qualcosa di sepolto nel fondo dellinfanzia. come se, al termine della lunga attesa di un ignoto che covava da tempo immemorabile in me, fosse passato un ciclone, travolgendo ogni ostacolo. Non mi rendo ancora conto se sono morto oppure rinato... incerto tra la riconoscenza e il risentimento... Nella vita, son sempre stato un sasso che rotola e niente altro... Sono solo, son sempre stato solo, sono quel che sono perch sono solo... Un cane rabbioso che morde, per sfuggire ai calci... Mi son scelto la parte del duro per difesa. Ma pesante. Tutto, da dentro di s, non si pu cavare. Mica sempre il pi forte il pi forte. C bisogno, ogni tanto, di una sosta; non si pu star continuamente sospesi sul precipizio della disperazione... Si trovano sempre cento motivi validi per odiare. E ti serve a vivere. Ne basta uno solo, per voler bene. Fa di inciampare in quello, e sei fregato... Nessuno mi mai stato amico... e ho un bisogno schifoso che qualcuno mi voglia un po di bene vero... Come sono... senza giudicarmi... Debolezze ero convinto di non averne, orgoglioso di vivere nel presente e per il presente, senza un punto fermo: questo stato lerrore. Ne avevo una, quella che mera sempre parsa la debolezza maggiore: amare. Ma non ci si pu amare tra eguali, occorrono distanze da colmare. E questo vuol dire soffrire. Nellorgoglio, nel sentimento, nella carne. Prima di incontrare te, non avevo sofferto mai... Va bene: per questa sofferenza... grazie. questo che volevi? Ti basta? E capiscimi se te lo dico col tono come se ti odiassi perch ti ho odiato subito, senza rendermi conto che era amore. Tu che potevi fuggire e non sei fuggito, e tavevo lasciato solo apposta, aiutami... Fosti tu a farmi essere quello che non vuoi pi che sia... che non avrei mai voluto essere, e che, ora, non posso e non voglio rinunciare ad essere... La vita non ce la fai a controllarla... Perch mi metti in croce?... Questa condanna, no...

LUCA GIOVANE - E non t passato per la mente che, anche a qualcun altro, contro la sua paura, contro la sua volont, contro la sua educazione, contro la sua doppiezza, possa star accadendo altrettanto?... In questo momento, anche il mio ignoto, quellignoto che, forse, in tutti e non lo si vuole ammettere, assume un volto. Tu sei lincarnazione vivente che non c amore di vivere senza disperazione di vivere. Finisco di imparare, da te, una semplice ma grande verit: la felicit il maggior dovere morale delluomo e il prezzo secondario. Essa non si parla, n si scrive, e, tanto meno, si discute. Anche quando esige il nutrimento della sofferenza, la felicit si vive, e basta, Sergio.

SERGIO - Mhai chiamato per nome...

LUCA GIOVANE - S.

SERGIO - Grazie.

LUCA GIOVANE - Taci.

LUCA VECCHIO - Senza timori, senza calcoli, senza ritegni, senza ambiguit, senza pudori, in consapevole e completo abbandono, fui io, stavolta, ad offrirgli le mani. Egli le afferr febbrilmente, e fu una stretta convulsa da farci male. Il delirio di possesso, che ci travolse dopo, cancell quanto era accaduto prima, nel tremore e nellangoscia. E il sereno trionfo dei sensi appagati, valse a sfamare uninsaziata ingordigia sentimentale. Fu come una consacrazione e una promessa. Un fiducioso appagamento minvase ogni fibra, e lo spavento si mut in beatitudine. Quella felicit da morirci dentro - allora fu il lampo di una vertigine, pi tardi sarebbe stata la luce di un ragionamento compiva il prodigio di affrancare leros dalla pornografia, concedendo tutto al primo, redento dalla benedizione dellamicizia; e tutto negando alla seconda, schiava della maledizione della solitudine. Era, finalmente, la pace, dopo la lunga guerra di una met contro laltra di noi stessi, combattuta senza saper di combatterla. 5 settembre 1951, sabato

SERGIO - Perch non mi guardi? Lo noto da ore. E dura da giorni.

LUCA GIOVANE - Il mio perch lo stesso del tuo. Lo conosciamo entrambi.

SERGIO - E non si vorrebbe, vero?

LUCA GIOVANE - Conoscerlo?

SERGIO - No. Provarlo. Lo sai benissimo.

LUCA GIOVANE - Appunto. Come te. La medesima rabbia.

SERGIO - Che non si darebbe per niente al mondo. Qui sta il trabocchetto.

LUCA GIOVANE - Eguale per i silenzi, in cui tu sei maestro.

SERGIO - Gi, eguale per i silenzi.

LUCA GIOVANE - Certi sentimenti pi difficile accettarli che respingerli. E tanto pi quanto pi ti sovvertono lesistenza rigenerandotela.

SERGIO - Ora che ci si potrebbe scaricare addosso carrettate di parole senza farsi male, si discorre a colpi di eco.

LUCA GIOVANE - Qualche volta, non si ha nulla da dirsi perch si ha troppo da dirsi.

SERGIO - O perch ci si gi detto tutto in altro modo.

LUCA GIOVANE - Evidentemente per rivelarsi a fondo, spesso il silenzio oltrepassa la parola.

SERGIO - Non sempre lhai pensata cos. Ci saresti andato a letto colle parole.

LUCA GIOVANE - Sbagliavo. Lascia fare alla vita per predisporti gll appuntamenti meno previsti... Mi piace starti a guardare la notte mentre dormi e il mio cuore cerca di capirsi. Allora, cessa ogni diversit, ogni distanza. Nel silenzio che ci avvolge, tutto nudo, vero, nostro. In pace.

SERGIO - Senza ieri, senza domani... e senza pi nulla da dirsi...

LUCA GIOVANE - inesprimibile la metamorfosi che subisci nel sonno. Totalmente restituito alla natura. Solo gli animali, le piante, dormono, credo, con altrettanto abbandono. Meriterebbe che tu ti potessi vedere. Faresti la conoscenza del vero te stesso.

SERGIO - Invidio le tue insonnie. Potrei finire di decifrarti anchio.

LUCA GIOVANE - Il tormento insaziabile di scassinarsi dentro, anche tu, dunque.

SERGIO - Ecco un vizio in cui mi batterai sempre. Non altro che per questo, accaduto ci che accaduto e siamo al punto in cui siamo.

LUCA VECCHIO - Effettivamente era lestremo residuo di superiorit rimastomi su di lui, seppur, giunti a questo punto, poteva ancora contar qualcosa. Da non credere come, dopo aver manifestato tanta aggressiva insolenza, tanta prepotente arroganza, o, anche, solo tanto ardire e, magari, tanta impudicizia nei sensi, la capacit, e ne avevo sofferto la prova, delle maggiori crudelt e dei pi vendicativi risentimenti quando nel suo sangue esplodeva la furia, egli potesse recuperare, nel sonno, tutta la trasparente innocenza, la vulnerabile purezza e la mite docilit dellinfanzia.

SERGIO - Perch non mi svegli?

LUCA GIOVANE - Sei finalmente cos sereno, in quei momenti, che sarebbe una cattiva azione.

SERGIO - Ah, fingi di ignorarne la ragione.

LUCA GIOVANE - Non che la ignori. Non mi tenta mai tanto come allora. Ma me la nego. A favore di un piacere pi intimo e pi sottile.

SERGIO - Dal quale mi escludi, quando dovresti insegnarlo anche a me.

LUCA GIOVANE - Dammi pure dellegoista.

SERGIO - Certo che te lo d. Non sopporto di non spartire qualcosa con te. Un ladro derubato. Tu non sai lumiliazione.

LUCA VECCHIO - Discorsi cos. Sospesi in dimensioni assurde. Come uno stretto apertosi, allimprovviso, tra due oceani incomunicabili, a rendere possibile il mescolarsi delle loro acque, facendone una sola... Stavo vivendo una totale identificazione con qualcuno che, fino a pochi giorni prima, mera parso, era stato, in tutto e per tutto, il mio contrario, temuto, avversato, odiato. Ero travolto da un vero e proprio gemellaggio mostruoso. E anzich suscitare un conseguente, legittimo rigetto per aver subito uninsana frustrata sopraffazione, eccitava un lucido, riconoscente consenso per il privilegio di aver avuto in dono un arricchimento esaltante della mia pi intima e segreta personalit. Non cera pi nulla che balenasse nella sua mente o che percorresse il suo corpo - idea o sensazione - fin dal trasalimento di un attimo, che mi rimanesse ignoto e non si replicasse, condiviso, da me. Accadeva altrettanto in lui? Quesito retorico. Le domande e le risposte delluno, erano le domande e le risposte dellaltro. Formularle esplicitamente era superfluo. Quanto io avevo dato a lui non era da meno di quanto lui aveva dato a me. Per eccesso di intesa, in quel processo di osmosi ci si avviava verso il silenzio. E tuttavia, implacabile, come un cancro che si nutre di se stesso, urlava, divorante, nella coscienza di entrambi, un interrogativo proibito ma onnipresente, invano respinto, del quale n si parlava, n si doveva parlar mai; ma al quale, ogni giorno, ogni ora, non si poteva evitare di avvicinarsi. Era il filtro inesorabile attraverso il quale era costretto a passare, uscendone avvelenato, ogni pensiero, ogni affetto, ogni umore, ogni atto, ogni gesto, ogni desiderio, ogni piacere, senza mai un istante di oblio: la taglia di sofferenza, il seme di morte imposto alla nostra vertiginosa felicit senza domani. Per poter investire largomento, quando, ben presto, divenne inevitabile, lamore si trov obbligato ad assumere quasi il vecchio tono dellodio, quantomeno del risentimento.

SERGIO - Cosa stai pensando?

LUCA GIOVANE - Lo stesso che stai pensando tu.

SERGIO - Che s cominciato a pensare fin dalla prima volta, che non s smesso e non si smette un momento di pensare...

LUCA GIOVANE - ...e che si penser fino allultimo, senza osare di affrontare il discorso.

SERGIO - La felicit pu anche esigere il prezzo della sofferenza. In questo, sera daccordo. il solo debito che non si pu non pagare.

LUCA GIOVANE - C prezzo e prezzo. E questo alto.

SERGIO - Per certe esperienze il prezzo non mai abbastanza alto.

LUCA GIOVANE - E tu, sei disposto a pagarlo?

SERGIO - Purtroppo s. Dei due, lobbligo maggiore mio.

LUCA GIOVANE - Figurarsi se rinunciavi a questa supremazia.

SERGIO - Infatti... Ora sei libero. Lo sai che sei libero?

LUCA GIOVANE - Lo so. E non hai idea quanto darei per non esserlo. questo che volevi sentirti dire?

SERGIO - Il prigioniero adesso sono io. Una trappola infernale. Le parti si son rovesciate.

LUCA GIOVANE - Non so chi, dei due, stia meglio.

SERGIO - Questione sulla quale non son disposto a discutere.

LUCA GIOVANE - Comodo.

SERGIO - Mica tanto. Quello che va fatto e basta. A ciascuno il proprio sacrificio. Cerca di non rendere, il mio, pi difficile di quanto gi non sia... Ebbene, ora che sei libero, e sai di esserlo, quando te ne vai?... E perch non te ne vai?

LUCA GIOVANE - Fai domande fingendo di non conoscerne gi la risposta. Quando tu ti deciderai a varcare il confine, promessa: allora me ne andr... Perch non ti decidi tu?

SERGIO - Non sono uso a scorticarmi colle mie stesse unghie. Non me lo si pu chiedere.

LUCA GIOVANE - E perch dovrei esserlo io? Mai concorso per medaglie al valore.

SERGIO - Stiamo qui, per caso, a misurare sui piatti della bilancia, i nostri reciproci sacrifici, ognuno colla nobile ambizione che il proprio debba essere il pi generoso?

LUCA GIOVANE - Il pi duro semmai.

SERGIO - ben quello che intendevo dire. I giorni del discutere sono finiti. Vogliamo inaugurare quelli della gara a chi fa pi bella figura, adesso?

LUCA GIOVANE - Pare. a te che devi domandarlo.

SERGIO - Ti prego. gi abbastanza fare ci che si deve fare. Puro e semplice. Prontissimo. Per, generoso o non generoso, ripeto: non mi muovo finch non sarai al sicuro. E, per me, la questione si chiude qui. Io non ho nulla da temere, e, meno che meno, da perdere. Tu hai tutto.

SERGIO - Lo so. Cosa credi, che non me ne renda conto? Che non me ne sia sempre reso conto? Confine o non confine, libert o galera, sarei stato lultimo dei deficienti se mi fossi illuso che potessimo avere un futuro, come se io fossi un uomo che pu avere un futuro!... Ma un conto ragionare, un conto trovarcisi dentro. Se c uno che dovrebbe saperlo, questo sei tu... Non che limboscata, te tabbia risparmiato.

LUCA GIOVANE - Appunto perch lo so.

SERGIO - E allora, sulla graticola fino in fondo, costi quello che costi: coerenza per coerenza.

LUCA GIOVANE - Cerco forse, di fare qualcosaltro di diverso? Sei tu, ho idea, a vacillare.

SERGIO - Sentimi bene: dura soltanto da quindici giorni, ma ci ho gettato dentro la vita, lanima, se preferisci, visto che un arnese che non ci si pu togliere dai coglioni. Dovesse finire - e finir! - tra un mese, tra una settimana, domani, lora prossima, non me ne pento. Figurati: deploro di non credere in Dio solo per non essergliene grato... Comunque finisca, e la fine sar io a deciderla... comunque finisca, avr meritato di essere vissuta e in credito rimarr sempre io. Ho amato e amo la vita cos ferocemente, cos disperatamente che non me ne pu venir che male. Lo so, lho sempre saputo e ci sono preparato. Ciononostante, anzi proprio per questo, i conti tornano, e tornano a mio favore. E nel tuo caso che i conti non tornano. Smamma al pi presto e lasciami perdere. Un futuro tu lo hai!

LUCA GIOVANE - Dovrei, dunque, essere io quello che si scortica colle sue stesse unghie? Grazie tante!

SERGIO - Per quanto dipende da me, non vedo altra via duscita. Salvo, eventualmente, quella di trovare la forza di cacciarti a calci. E, voglia il cielo che la trovi.

LUCA GIOVANE - Potrebbe non bastare.

SERGIO - Ma ti rendi conto, s o no, che, unicamente, in una reciproca disumanit esiste una possibilit di scampo?

LUCA GIOVANE - No. Mhai insegnato tu il piacere del rischio di regolarsi ad estri. Posso sempre abbandonarmi al gusto di ricattarti. Non deve essere un gusto da poco.

SERGIO - Per esempio?

LUCA GIOVANE - Per esempio, dichiarandomi tuo complice, o tuo favoreggiatore, o che so io. Sai, la tentazione di rapinare le banche pu essere contagiosa per i giovanotti di buona famiglia. Fa che aprano gli occhi sulla noia alla quale sono destinati e diventa uno sport attraente. Io non mi fiderei troppo. Nulla di meno difficile dellessere creduti quando ci si accusa di qualcosa. Difficile , semmai, il contrario.

LUCA VECCHIO - Due secche sberle, senza parole, furono la sua risposta. La mia calma stup, per primo, me stesso.

LUCA GIOVANE - Rischi il ridicolo. venuto, anche per te, il momento in cui i vecchi sistemi non servono pi: armi scariche, spuntate, fuori uso. Mi tengo questi due schiaffi, guarda, commosso per quello che essi veramente sono.

SERGIO - Vale a dire?

LUCA GIOVANE - Chiedo scusa alla tua scontrosit e faccio credito alla tua intelligenza: sono due carezze camuffate nel loro contrario. O credi di potermi far credere che, tra noi, sia ancora possibile ingannarci? Toglitelo dalla testa. Del resto, sei tu il primo a saperlo. Al punto in cui siamo, tutto diventato pi difficile perch tutto diventato pi facile. Un maledetto imbroglio: lhai detto. La vecchia musica inutilizzabile. Anche, e soprattutto, come sottofondo di mascheramento alla sacrosanta gara dellabnegazione che dici di voler respingere. Spogliarsi di dentro. Me lhai insegnato tu, anche questo. In due parole: essere sinceri.

SERGIO - Debbo proprio io esortarti al buon senso? Non giudico la tua vita. Mi ha sempre fatto schifo. Non per altro ho scelto di essere quello che sono. Ma nella tua vita che devi ritornare, dimenticandoti, cancellando la ubriacante pazzia di queste giornate. Perch laggi, al tuo posto, potrai vivere solo strappandotele dalla memoria, dal cuore, dalla carne, sputando sulla libert come si sputa sullacqua putrida di una fogna. Droga proibita, per te. I pi forti rimangono loro. L ti aspetta la veneranda regola, lonorata normalit del sentire, del ragionare, dellagire, del parlare, per le quali fosti fabbricato, cresciuto, preparato; e in esse devi rientrare, accontentandoti delle innocue trasgressioni da loro stabilite, concesse e disciplinate a maggior gloria dellordine consolidato. Non hai scelta. Tu sei un uomo rispettabile e devi rassegnarti a far luomo rispettabile. Tornare al guinzaglio corto. Altro destino, per te, non esiste. Guai. La tua galera non sar meno dura della mia, se la mia dovr essere galera. E anche di ci devo chiederti scusa come del maggior male che avessi potuto farti. Non si toglie di sotto il piatto pieno allaffamato, dopo averglielo appena fatto assaggiare.

LUCA GIOVANE - E sia. Ci si intende gi un po meglio. Ognuno paghi la sua parte, dicesti? Va bene. Daccordo. Non sar io a tirarmi indietro. Resa a discrezione. Non esiste altra uscita. Contro linevitabile, niente da fare. E, in fondo, non nemmeno ingiusto. Vedi che io vado anche pi in l. Buonsenso! Lobbrobrioso buonsenso, marchio di garanzia dei borghesi negati alle ebbrezze dellanarchia, privilegio dei fuorilegge delezione. Devo rientrare da dove sono uscito? Ci rientro. Non sar un discorso lungo, stavolta: parola che, strettasi la mano, nel momento stesso che io scomparir da quella parte, tu scomparirai dalla parte opposta e, fin che si viva, nessuno dei due sapr pi niente dellaltro? Ti persuade, ti basta cos? Parola?

SERGIO - Parola... Il debito pesante, troppo pesante; ma lo fosse mille volte di pi, va saldato. Non saresti, per me, quello che sei se non andasse saldato.

LUCA GIOVANE - Non metterti tu a far discorsi, adesso. Le tirate da applauso sono state messe fuori uso, tra noi. Spalle al muro. S deciso cos e cos sia. Non c altro da aggiungere.

SERGIO - Ebbene s... s, come vuoi. Ancora una volta sar la tua lucida crudelt a regolare le cose...

LUCA GIOVANE - In tal caso, non c pi niente da dire.

SERGIO - ..S ... per ... per non subito... Concediamoci questa piccola vilt... lultima. Non subito.

LUCA GIOVANE - Tu? Sei proprio tu a chiedere a me la grazia di essere vigliacchi?!

SERGIO - Ma cosa vuoi, arrostirmi vivo?... Tutti eroi da un momento allaltro?!

LUCA GIOVANE - Non essere melodrammatico. Non stiamo recitando unopera.

SERGIO - Qualche giorno ancora... Se ne ha pur diritto. Tu non lo vuoi meno di me. Non metterti a mentire tu, ora... Senza pensare... senza prevedere... senza decidere... senza discutere... senza riflettere.... senza permettere alla maledizione del cervello di funzionare... Come gli animali e come le piante... ecco, come hai detto tu. Vivere uno accanto allaltro cos, per un po ancora... Senza stabilire n quanto n quando... Vuoi?... Ti prego... qualche giorno ancora... ma non di colpo... Guarda, senza prepararci... E quando avverr... giurami che avverr allimprovviso... Senza un saluto... senza un bacio... Fallo fin che sar in fondo al sonno. E appena aprir gli occhi e non ti vedr pi accanto a me... te lo giuro, far altrettanto io... quello che tu chiami mettermi in salvo!... Lo far... Perch, per poterlo fare, ognuno, in quel momento, deve essere solo... di nuovo solo: abbandonato... Taci?

LUCA GIOVANE - Hai detto tu, ci che avrei voluto dire io da quel vigliacco che non avevo il coraggio di essere. 12 settembre 1951, sabato

LUCA VECCHIO - la tregua irrealizzabile fu, miracolosamente, realizzata, linnaturale trov la sua naturalezza. Ci sono meno modi di fare lamore di quel che si dice, ma pi di quel che si scrive. Immersi nellebbriet di unesperienza privilegiata, elargitaci a dimostrazione che non c nulla che il sesso non possa oltrepassare, senza, per questo, snobilitarsi, venendo meno al suo fine di supremo strumento di reciproca esplorazione conoscemmo la lussuria ineffabile di un tempo sospeso: ore come anni, attimi che si identificavano colleterno, immobili sotto la canicola implacabile, estenuati su quelle pietre, in silenzio, vestiti solo del nostro sudore, a stanarci lanima, carezzandoci i corpi sazi, caldi di vita, con la fissit di sguardi febbrili. Potr mai uscirmi dalla memoria la sfinita dolcezza dei momenti passati col capo appoggiato sul suo inguine tumido, morbido ed appagato, a volere limpossibile e a perseguire il proibito, dopo aver ucciso il tempo!?... Pativa trepidi pudori, inattesamente dispersi da subitanee furie della carne, ripresi, dopo, con chiusure imbronciate e cupi malumori, rotti, talora, da qualche mite brandello di sorriso. Era, forse, gratitudine, vergogna daver vergogna, rivelata da infantili risacche di una lontana innocenza calpestata, struggente, presagio di un irrealizzabile e sempre pi corto durare, consapevole angoscia di un prossimo finire, rassegnato congedo da uno stato di grazia fatalmente destinato a spegnersi appena balenato, consolante rifugio in malinconici vagheggiamenti di estinzione... La conclusione si consum improvvisa, in pochi momenti, nel meriggio di una giornata in cui la ferocia dellestate sembrava inclementirsi nei primi tepori dellautunno. La notte prima aveva piovuto e ceravamo amati.

SERGIO - Cosa te ne stai a scrutare laggi, con tanta attenzione, staccato da tutto?... Non preoccuparti. Sembra, ma ci sei meno lontano di quel che pare... Ma s, la libert in quella direzione... Un tre, quattro ore di marcia e sarai fuori dallinferno, fra la tua gente e, poco a poco, tutto ti si impallidir in un sogno: il tuo sogno.

LUCA GIOVANE - Vieni un po qua a dare unocchiata, piuttosto... Mi par di scorgere degli strani movimenti, l in fondo... Sulla destra, vedi?... Se la foschia si diradasse...

SERGIO - Dove?

LUCA GIOVANE - Non il terrapieno della ferrovia quel rilievo indistinto...

SERGIO - L. Pi presto che non credessi...!

LUCA GIOVANE - Che?... Che significa?

SERGIO - Sono loro. Rastrellano la zona. cominciata la battuta per stanare il cane rabbioso. Probabilmente, una soffiata.

LUCA GIOVANE - E lo dici con questa calma?

SERGIO - Prima o dopo, sarebbe successo. Rischi del mestiere. Ma vattene, dunque! Fuggi. Presto.

LUCA GIOVANE - Troppo tardi. Evidentemente, siamo circondati.

SERGIO - Almeno, tenta. Scappa. Che stai qui a discorrere?

LUCA GIOVANE - Tempo perso. Il loro mestiere lo conoscono anche loro. Meritano di non intralciarglielo. Lei! stata lei.

SERGIO - No. Escluso. A una sola condizione pu essere stata lei: quella, subito dopo, di essersi tolta la vita.

LUCA GIOVANE - Va via, va via, che aspetti ancora ad andar via?

SERGIO - Non tento nemmeno. Dovrei sparare, e non me la sento. E, poi, non servirebbe.

LUCA GIOVANE - Hai deciso di lasciarti prendere?!... Ti rassegni cos?

SERGIO - Li aspettavo. Speravo soltanto non cos presto. Ma la speranza sempre pi corta del desiderio.

LUCA GIOVANE - Lavevi previsto, dunque! Lo sapevi. Mi hai ingannato. Apposta, non volesti metterti in salvo, quando avresti ancora potuto. E anche colpa mia, il non averlo capito. Se me ne fossi andato allora, anche tu avresti trovato la forza di andartene. sulla mia vilt che hai contato.

SERGIO - Lascia perdere. Non poteva finir altrimenti. Anche la vilt, qualche volta, pu rendere un servizio.

LUCA GIOVANE - Smettila di perder tempo. Nasconditi!

SERGIO - Dovrei aver le ali. Ma vivere non sognare.

LUCA GIOVANE - Almeno tenta. Fa qualcosa... Ora si distinguono anche meglio. Che aspetti?... Sergio!?!?

LUCA VECCHIO - Quel grido fu la reazione ad un inopinato colpo di rivoltella che me lo fece stramazzare esanime alle spalle.

LUCA GIOVANE - Pazzo, pazzo, Sergio, pazzo!... Che vuol dire? Che hai fatto?... Perch, perch?... Rispondi, parla...

SERGIO - Perch, senza di te, non avrei potuto vivere. E, con me, per te, sarebbe stata la rovina. Avrei fatto lo stesso anche se non mavessero scoperto. Non cera altra soluzione... Va bene cos, credimi... Te ne renderai conto anche tu... per noi, non esisteva futuro. Almeno tu, ora, sei salvo... Forse...

LUCA GIOVANE - Era per questo. E non lho capito. Non son riuscito a trasmetterti altro che la mia vigliaccheria!...

SERGIO - La tua mano... e guardami... Fammi portar via il tuo sguardo... Tre settimane, ma han contato pi di una vita: la mia rinascita... in te... Non , poi, tanto brutto andarsene cos. Il destino, per me, prevedeva una fine peggiore... Non mhanno avuto... e nemmeno la mia libert hanno avuto... Tutto bene...

LUCA GIOVANE - Dovevo essere dunque io a distruggerti

SERGIO - No; a farmi morire libero.

LUCA GIOVANE - Taci, taci...

SERGIO - Strano... non fa male, sai. Molto meno delle cinghiate di mio padre e delle bacchettate sulle dita, in riformatorio... come star per addormentarsi...

LUCA GIOVANE - Mi chiamo Luca.

SERGIO - Mi piace... grazie... E non dimenticarti di dimenticarmi... Ciao, Luca.

LUCA VECCHIO - Fu la prima e unica volta che pronunci il mio nome, e fu anche la sua ultima parola. Ma con che tenerezza tent darruffarmi i capelli. Giacque, morto, ai miei piedi, come se facesse parte del mio stesso corpo. Estremo in tutto. Dal principio alla fine... Se stesso, pienamente, fino in fondo... Non solo a met, come me... Era stato un bandito come avrebbe potuto essere un santo. Allora lo rivoltai, lo sdraiai sul dorso affinch il suo viso altero fosse volto verso il cielo, lasciandogli aperti, i begli occhi fervidi e desolati, tuttora vividi della loro saggezza selvaggia; gli incrociai, sul petto, le grandi mani predaci, dai lunghi pollici, serene e protese allamore, tanto belle, ancora calde e gi cos pallide; lo baciai sulla bocca... e, subito, di fronte agli uomini della legge sopraggiunti, attoniti e risentiti nel sentirsi derubati della vagheggiata preda, cominciai a rinnegarlo. Da quel preciso momento la mia vita si svolse fuori di me, tutto ridivenne come si dice normale, cio morto. E la regola fu la signora omicida incontrastata della mia esistenza. oggi, due ore dopo

LUCA VECCHIO - Tutto come aveva previsto. Condannato a vita al guinzaglio corto. E adesso, vomitata la coscienza fino alla feccia, dopo quarantanni, tocca a me e a questo revolver che, da altrettanti, aspetta, in fondo a un cassetto, di sparare il suo primo e ultimo colpo... Cuore o capo? Amletico dubbio. S, perch occorre anche andare incontro a chi, domani, dovr convalidare la solita versione rattoppatutto del colpo partito accidentalmente, pulendo larma, senn i solenni funerali religiosi te li saluto... Queste armi dispettose e indisciplinate, cos spesso pulite nei momenti meno adatti!... Toh, non mancava che il telefono proprio ora!... Nemmeno si trattasse di una commedia!... Ma s. Minuto pi, minuto meno... Perch andarsene portandosi dietro la curiosit insoddisfatta dellultimo imbecille che ti chiama per lultima imbecillaggine?... Ah, sei tu, Fabio?... Dimmi, dimmi pure... Non sai come fare?... Una cattiva notizia, allora. Bene. Se non altro, porter un po di variet nella noia in cui siamo impantanati... Non volevi che lo venissi a conoscere, di sorpresa, dalla radio? Dimmi, sento benissimo anche attraverso il citofono... Ah... Credo di capire. Il Nobel, eh... Non me lo danno... Bisogner restituire il frac... Ma, forse, non , poi, una cattiva notizia, sai... Per un solo voto. E stato un voto intelligente... Lascia perdere: intelligente. Mintendo io... Curiosit di conoscere il nome del fortunato? Nemmeno lombra... Assoluta indifferenza: parola... Ecco. Sar per il prossimo anno. Magari alla memoria... Scherzo. Si dice cos per dire: facezie, luoghi comuni... Sei esonerato dallo stupore: non provo alcun bisogno di essere consolato... Ecco, questo s: fareste bene a cercar di conoscere un po meglio vostro padre... Va l, siamo, pi o meno, tutti dei sepolcri imbiancati... Avrei piuttosto fretta, caro. Una vecchia faccenda, in sospeso, da sbrigare... Guarda combinazione, stasera, a cena, mancher anchio... Sempre quellimpegno... Sai, rimanda oggi, rimanda domani, viene il giorno che non puoi pi tirarti indietro. Ciao... Unaltra cattiva notizia? Ma tu sei il vaso di Pandora... Pandora, Pandora, quella mitologica iettatrice... S, s, son sempre allapparecchio. Parla pure, ti ascolto... Va bene. Ne prendo atto... Non sono sordo: hai spedito una lettera di dimissioni alla direzione della clinica. E con ci?... Per niente. Caro, sei maggiorenne, vaccinato e incensurato; in ventisei anni, nessuno s mai accorto che tu abbia dato segni di particolare menomazione mentale, quindi... Ma era nel tuo pieno diritto... Spetta solo a te disporre del tuo avvenire... Un padre straordinario? Io? Non farmi ridere... Elementare buonsenso e sacrosanto rispetto dellaltrui indipendenza, tutto qui... Me ne son gi reso conto: la prima conseguenza la rottura del fidanzamento con la figlia del tuo primario... Pazienza. Pu capitare. Ringrazia il cielo che non ti dovesse capitare troppo tardi... B? Si vede che ti sei accorto di non volerle bene abbastanza. Ci sono sbagli pi gravi... Il carattere, laspetto, i sensi, tante cose, che ne so io?... Un odore, qualche volta... S, s, me ne informi adesso: non tha mai fatto? come hai detto?... imbufalire? Non t mai piaciuta, per chiamarla allantica, insomma... Ma, santa pazienza, come direbbe quella buona donna di tua madre. Che bisogno hai di giustificarti? Non cascher il mondo... A ventisei anni, con tutta una vita davanti!... Sei spiacente per la carriera? Ma si pu far carriera anche da liberi, sai, senza lobbligo di diventare il tirapiedi di un tronfio barone della medicina, del quale larteriosclerosi sta facendo, a passi da gigante, un capolavoro di cesello?... Piedi di piombo, ragazzo per forza, generi di un padreterno dellorecchio-naso-gola, per ereditare la clientela... Meno male!... La trovo unottima idea. Una bella vacanza scacciapensieri quel che ci vuole... Ti si chiariranno le idee... Occorre domandarlo? Ma certo che puoi usare la barca. A chi servirebbe? Sta, da un anno, ferma, ad arrugginire in quella pozzanghera di lusso... Non capisco... Mettiti daccordo con la mamma. E sempre stata lei ad occuparsi del personale e ci tiene... Ma, levami una curiosit: che ragione c di cercare un altro autista? Quello che abbiamo va benissimo... Che avevamo? S licenziato?... Partite insieme?... E che te ne fai di un autista su un panfilo?... Scusa, scusa, fammi capire... S, la linea disturbata... Ti dispiace ripetere, per favore?... E non gridare cos, non sono sordo... un giovanotto eccezionale e un maschio infaticabile?... Infaticabile... Dici? Strano aggettivo... Oddio!... No, no, divertente... Hai capito!... Sai, l per l... Ma cosa vai a pensare? Partite insieme, punto e basta. Poi, ci che fate affar vostro... E chi ci bada? Mancherebbe altro... Ti senti un po imbarazzato perch soltanto un autista?... Io leverei il soltanto... Pensa se fosse stato soltanto un malfattore, un rapinatore di banche, ad esempio... Mai giurare su niente. Pu succedere di tutto, nella vita... Parole lapidarie: levaci gli slip e siamo tutti uguali, volevo dire siete... Sicuro, sicuro: fossili sopravvissuti di medioevi in cui ci si faceva ancora caso... Mah!... collacca, s. Ti rispondo mah. Che vuoi che ti risponda. Scandalizzato?... Pensi che dovrei essere scandalizzato?... Che ti devo dire? Mi sforzo ma non mi viene... Sto scandalizzando te di non essere scandalizzato io?... Ma che bravo!... Si vede che sono un padre scarso di senso morale... Volage?... Sei incantato di scoprirti un padre volage... Spregiudicato, detto da giorno feriale... Va bene: se ti piace volage: volage. Non hai idea la soddisfazione che mio figlio mi trovi volage... Io lo trovo disgustosamente checca, ma non glielo dico... Niente, niente, era caduta, un momento, la linea... Ma, senza acca cos, di punto in bianco: visti e presi?... Senza preavviso?... Vi siete intesi con unocchiata... Il colpo di fulmine?... Non proprio di fulmine?... Va bene, va bene, non necessario precisare di che. Facciamo il colpo di pelle... Sotto la doccia. Anche questa mania di lavarsi troppo ha i suoi inconvenienti... Scusa, scusa, volevo dire vantaggi... Non credere che non apprezzi la tua franchezza. Mi offenderesti... Anzi, se vuoi saperlo, ti ammiro... No, no, non da tutti: al proprio padre, per telefono... lascia perdere... Eh gi, in fondo, perch non avresti dovuto mettermene al corrente? Pudori da bigotti... E come, se mi si stanno chiarendo le idee!... Altro!... Hai ragione, hai ragione... Noo, ma no, nessuna pretesa di complicazioni, per carit: abbasso le complicazioni, non servono che a far soffrire: sopravvivenze antidiluviane. Mancherebbe altro!... Semplificare la vita: daccordissimo... la parola: scomplessarsi. Suona anche bene... Piuttosto, mica per niente, ma, sai, la mamma, forse, preferibile, per il momento, che tu la tenga alloscuro. Mettiti nei suoi panni. Lei non ancora scomplessata. Quella benedetta donna sempre in ritardo di trentanni. Fin nel modo di vestirsi... Scaduti i nove mesi, sua madre deve essersi dimenticata di partorirla, e se l tenuta ancora nellutero per un paio di generazioni. Tua nonna era la distrazione personificata... No, dici?... Se non ne vedi la ragione... Come credi... Lealt? S, s, ma anche la lealt, sai, meglio non usarla come una bastonata in testa... Fa tu... Ma con un certo tatto, se ti riesce... A proposito, e tuo fratello. Ah, quello ne al corrente da un pezzo... Anche lui, per caso?... No? Peccato... Per, scomplessato, scomplessato?... Meno male. Mi stavo preoccupando. Mi rassicuri... Ironia? Ma nemmeno per sogno. Gli anni, solo gli anni... Eh, non basta capire. Se bastasse solo capire, potrei dirmi un leone... Devi aver pazienza. Io sono di unaltra generazione: quella degli imbecilli... E per certe realt, legittime che siano, una generazione conta. Credi che ti siano passati sopra degli anni e scopri che ti son caduti addosso dei secoli... Eh gi, non farne un dramma, tutto qui: tutto qui... Vangelo!... Un bel giorno, uno si accorge di essere fatto in una certa maniera, un diverso, come dite oggi, e si regola di conseguenza: normalissimo... Un neo... snobismo. Pu persino far seduzione, un tocco di prestigio. Tutto dipende da come si porta... Ecco. Non mi veniva la parola: bisessuale... sinonimo: ambisesso. La scoperta dellacqua calda: coerenza morale di una verit scientifica. Perfetto... Quando avevo la tua et, ci si azzardava appena a parlare, goliardicamente, di anfibi, figurati. E guai farsi udire dalla gente cosiddetta perbene. Una malizia sufficiente a far arrossire per una settimana E ancora, ancora una volta, ne facevano legna da ardere per i roghi. Al contrario. Grazie di avermi aperto gli occhi... Parlo sinceramente. Non puoi, nemmeno lontanamente, aver unidea quanto... Prosegui, prosegui pure. M passata la fretta... Ma sei inesauribile. Gi mutato parere!?... Dopotutto, non hai torto a voler riflettere sulla rottura del fidanzamento, sai... Sei proprio un figliolo modello, soldi e carriera, nella vita, sono tutto. Perch buttarli dalla finestra solo per uno stupido scrupolo? S mio, mio. Fai bene a pensarci su due volte... Lo sa anche la ragazza e non ne fa un dramma? Anfibia anche lei?... Chi pu glurarlo?... Tempo al tempo, non si sa mai... E allora?... Volevo ben dire... Ma si capisce. A che servirebbe disporre di un paio di gambe senza poter tenere i piedi in due staffe? Se non fosse normale, saremmo venuti al mondo con una gamba sola, ti pare?... E, poi, bordeggiare tra due sponde lo sport dellavvenire... Insomma, fa ci che meglio ti piace senza rinunciare a niente: a niente! Ma sicuro: oggi si va a uomini e domani si va a donne, basta disporre di un letto... E ligiene dove me la metti?... Naturalmente. Il pranzo esclude, forse, la cena? Vogliamo cominciare a praticare il digiuno?... Certo: i cibi proibiti con gli stomaci sani? Ma che scherziamo? Mangiare di tutto tanta salute... Questo si chiama ragionare!... Partner? Portentoso! E ora di smetterla, una buona volta, con uomo o donna. Cosa sono queste distinzioni venerande? Partner: intercambiabile. Diventa subito unaltra cosa: pi di oggi, pi snob... pi normale, che ci che conta. Potenza di una parola: un partner non esclude laltro. Dico bene cos?... Ciao. Ora devo proprio staccare. stata una conversazione molto istruttiva, che neanche un corso universitario. Non credevo, parola: non credevo... No, no, solo un po di malessere; mi capita ogni tanto... let... per passa... Ma certo: si aprono gli occhi. Ci si vede e se ne parla con comodo... Adesso che s rotto il ghiaccio... Da commilitoni navigati in libera uscita?! Navigato io, poi...! Comunque, ci conto... Senti, senti. Confidenzioncelle scabrosette...? Pure?... Non vedo lora. Ci si divertir da matti... Impegno preso... Ah, di, gi che sei a casa. Ti dispiace avvisare tua madre che sar puntuale a cena come tutte le sere?... Contrordine. Ho mutato parere. Ho deciso di rimandare il mio impegno. Credo, anzi, che non ne far pi nulia. Ormai, non avrebbe pi senso... Divertitevi... Un mese passa presto? Tutto relativo: tre settimane passerebbero anche pi in fretta... Cos, tanto per dire... Eh, va be, ma gli autisti non sono pochi per il mondo!... Scusa: i partner... Gi, e anche i marinai... Si fa pi presto a elencare chi non ci sta che chi ci sta?... Dici?... Se, veramente, in circolazione, non ci sono che pantaloni i quali non domandano altro che di essere sbottonati da altri pantaloni, non hai da preoccuparti. Fortunatamente, non ti mancano le risorse per toglierti la curiosit di scoprire quel che contengono. Giovent, salute, avvenenza, quattrini, disinvoltura: hai tutto dalla tua... E attenzione a non metterci mai nulla di pi e di diverso. Ma, con te, una raccomandazione superflua... Bravo... Malinconia? Trovi? Non farci caso. Pura comprensione e disinteressata solidariet di un padre... volage... Non c di che... Te lho detto: quando si tratta semplicemente di capire, io ho la testa che un orologio svizzero... Eh, larteriosclerosi avr il suo bel da fare per averla vinta con me... Anzi, non sai con che impazienza laspetto! Sar un riposo che non ha prezzo... Per carit! Sei completamente fuori strada... Provo perfino, pensa, una punta di invidia senile... Vorrei vedere che tu facessi diversamente!... Approfitta, a modo tuo, della giovinezza... Non un diritto: un dovere... Certo, ognuno come pu e come sa... Eh, che vuoi farci? C sempre uno che, al banchetto della vita, arriva in ritardo, quando la tavola gi sparecchiata. Fortuna che io non ho pi appetito... Proprio cos: non sono in grado di conoscerle, certe cose. Non colpa mia. Non sono stato scomplessato, io... Ai tempi miei non usavano certe cose: proibite. Vorr dire che cercher di sopperire con limmaginazione... Come posso, sintende. Alla mia maniera... Mingegner. Mi inventer una storia, che ne dici? Ma non mi aspetto un granch... Cosa ci si pu aspettare da uno costretto, dal destino, ad accordare la vocazione del piromane colla cautela del pompiere?... Bravi, bravi. Auguri... anche ad Aurelio, a te e ad Aurelio. Come hai detto: mettere pi vita nella vita? Certo. Ma, Cristo! c modo e modo... I pionieri! Bisessualit. Ogni generazione apre e chiude sempre gli stessi ombrelli. Solo, ha bisogno di ribattezzarli con nomi differenti... Che lezione, gente!... E cos, due e due quattro, il cretino giulivo ha risolto la questione da par suo nella maniera pi radicalmente elementare, sopprimendola volgarmente alla radice e degradandola nel pi assurdo squallore... Il peccato morto, trascinandosi il rimorso nella tomba, e una pietra sopra. Ecco uno che non insegue, di sicuro, lassoluto, e non finir col piangersi addosso, contemplando la miseria della propria esistenza tradita, ignaro del conforto segreto e tormentoso della verit folgorante che guida i predestinati attraverso Sodoma. Avesse mai ragione lui?... Non impossibile, dopotutto... Tardi!... E pensare che, per qualcuno, ha voluto dire il problema di tutta la vita! Forse, la piet di me stesso non , poi, abusiva come pu parere... Povero Sergio, adesso sei veramente morto. Io appartengo al partito del passato e non sono, ormai, che un fossile che cammina disilluso e stanco, col suo putrescente bubbone nel cuore; vampiro della solitudine, deciso, quel poco o quel molto che gli resta ancora da vivere a vivere di curiosit, col diritto e col dovere di non essere mai felice; nato, vegetato e morto spettatore, dopo essere stato, per tre settimane, protagonista. Gi il sipario! S chiacchierato abbastanza: una commedia che non interessa pi a nessuno, pass quel tempo, Enea!...

Fine

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