Le ultime lune

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FURIO BORDON

Prima edizione:  ottobre 1995     MARSILIO TEATRO

                           

                       LE  ULTIME  LUNE

PERSONAGGI

IL PADRE        UN UOMO MOLTO VECCHIO

LA MADRE     O MEGLIO, IL SUO RICORDO

                         QUARANTACINQUE ANNI

IL FIGLIO         QUARANT’ANNI CIRCA

1

                                                PRIMO TEMPO

Una stanza che ha ospitato dei bambini. Sulle pareti color pastello sono rimasti attaccati degli adesivi di personaggi di Walt Disney: Pippo, Pluto, Paperino ecc. L’arredamento, invece rispecchia il gusto di una persona anziana. Un letto, una poltrona, una sedia, un tavolo con sopra dei libri ammonticchiati e un impianto stereofonico in funzione, una cassettiera con tutto il suo contenuto disposto ordinatamente sul ripiano. Sul pavimento una valigia aperta e vuota. In poltrona, vestito di tutto punto, sta seduto il padre.  E’ molto vecchio. Ascolta la musica fissando il vuoto. Sul letto alle sue spalle sta semidistesa la madre, in un atteggiamento rilassato e adolescenziale. Ha quarantacinque anni. Indossa un bellissimo abito da sera. E’ in penombra.

IL PADRE       (Le parla senza voltarsi a guardarla) Ti piace?

LA MADRE    Molto. E’ Bach, vero?

IL PADRE       (Annuisce) La Messa in Si minore

LA MADRE    L’Agnus Dei

IL PADRE       (Con un sorriso) Allora non conosci solo Lester Young..!

LA MADRE    Lester Young e Bach. Tutto il resto è superfluo

IL PADRE       Bach però è musica da vecchi…

LA MADRE    Bach è la musica!

  (Un silenzio)

LA MADRE    Anche a te piaceva Lester Young…

IL PADRE       Perché piaceva a te.

LA MADRE    E’ vero.

  (Un silenzio)

LA  MADRE   (Indicando l’impianto stereofonico) Te lo porti dietro quell’affare?

IL PADRE       Non so. Forse in un secondo tempo.

LA MADRE    Perché non subito? Ti terrebbe compagnia.

IL PADRE       Devo capire se c’è spazio, se non dà fastidio agli altri.

LA MADRE    Gli altri saranno mezzi sordi, come tutti i vecchi.

IL PADRE       Appunto, è questo il guaio: lo sono anch’io e devo tenere il volume a alto.

LA MADRE    Puoi sempre usare la cuffia.

IL PADRE       Sì, certo…però non mi piace. La musica deve volare nell’aria. (Una pausa. Ascolta le ultime    

                       Battute della musica) Dio, com’è bello…!

   (Un silenzio)

LA MADRE    Ti basta?

IL PADRE       Che cosa?

LA MADRE    Star lì ad ascoltare musica tutto il giorno.

IL PADRE       Non l’ascolto tutto il giorno.

LA MADRE    Che altro fai?

IL PADRE       Penso. Ogni tanto leggo.

LA MADRE    Una volta leggevi molto.

IL PADRE       Ora non più. Mi si stancano gli occhi.

LA MADRE    Ascolti  Musica, pensi, ogni tanto leggi…

IL PADRE       (Annuisce)

LA MADRE    La domanda non cambia. Ti basta?

IL PADRE       Sì, credo di sì.

LA MADRE    A me non basterebbe.

IL PADRE       Tu non sei diventata vecchia.

   (Un silenzio)

LA MADRE    Secondo te è un vantaggio?

IL PADRE       Un vantaggio…?

2

LA MADRE    Morire prima dei cinquant’anni.

IL PADRE       Forse sì.  

LA MADRE    Non ho avuto nemmeno la menopausa…

IL PADRE       Be’, questo è un vantaggio, no…?

LA MADRE    Non per me. Io le mestruazioni le ho sempre odiate.

IL PADRE       (Sorride) Ti innervosivano.

LA MADRE    Mi rendevano nevrastenica. (Una pausa) Me la pigliavo sempre con te, vero?

IL PADRE       (Annuisce)

LA MADRE    Per qualsiasi sciocchezza.

IL PADRE       Non avevi bisogno di pretesti. Ti facevo uscire dai gangheri per il solo fatto di stare al mondo.

LA MADRE    Che rompiscatole…! E che pazienza hai avuto!

IL PADRE       Non facevo nessun sforzo. Mi intenerivi.

LA MADRE    Ah, sì?

IL PADRE       Eri come una gattina…come una…

LA MADRE    Una capra!

IL PADRE       Anche. Un animale, insomma. Un animale femmina indifeso di fronte alle leggi della sua natura

    (Un silenzio)

LA MADRE    Parli ancora bene, signor professore..

IL PADRE       Ogni tanto. Una volta mi impappinavo, ogni tanto. Adesso, ogni tanto, parlo bene. E poi con te

                       è facile.

LA MADRE    Con me sei a casa.

IL PADRE       Sì, a casa mia. 

LA MADRE    Anch’io mi sono sempre sentita a casa mia, quando ti ero vicino.

IL PADRE       Per me è stato così da subito. Fin dalle prime volte, quando ti passavo a prendere all’università

                       E’ tu uscivi dal portone e mi cercavi con gli occhi…Eri tutta seria…ma, appena mi avevi trovato,

                       sorridevi.

LA MADRE    Avevo ogni volta paura che tu non ci fossi…

IL PADRE      Io però c’ero sempre.

LA MADRE   E’ vero. Sei venuto anche con l’influenza, ti ricordi?

IL PADRE      Trentotto e cinque.

LA MADRE   Eri tutto rosso e continuavi a tremare.

IL PADRE      E tu mi hai avvolto la tua sciarpa intorno al collo, mi hai preso sottobraccio e hai detto:

                      “andiamo a comperare delle arance! (Pausa) E allora io ho pensato: ecco, sono a casa mia, al

                      Sicuro…e sono felice…

   (Un silenzio)

LA MADRE   Ci siamo voluti molto bene.

IL PADRE      Sì, molto.

LA MADRE    Abbiamo avuto fortuna a incontrarci.

IL PADRE       Sì.

  (Un silenzio)

LA MADRE    Mi dispiace di averti dovuto lasciare…E’ stato una specie di tradimento, no? Sei rimasto solo

                       proprio quando per un uomo cominciano i guai. (Pausa) Chi l’avrebbe mai pensato…Ero così

                       sicura che saremmo invecchiati insieme! Mi ci stavo già preparando. Due simpatici vecchietti

                       sempre più rimbambiti, sempre più malaticci…ma insieme, capisci? Tutto quanto doveva

                       capitarci insieme, senza che nessuno dei due potesse avvantaggiarsi al punto da giudicare

                       l’altro. Che poi io non ti avrei giudicato comunque. Nemmeno se ti fossi fatto la pipì addosso…

                       (Breve pausa) Ti capita, adesso?

IL PADRE       Qualche volta.

LA MADRE    E come fai?

IL PADRE       Non uso il pannolone, se è questo che vuoi sapere.

LA MADRE    Meno male!

IL PADRE       (Sorride) Riesco ancora a farne a meno. Mi hanno operato a sessant’anni e pare sia servito.

LA MADRE    Operato? Alla prostata?

3

IL PADRE      No, la prostata non c’entrava. Hanno reciso un condotto sclerotizzato. E’ stata la prima parte

                      Del mio corpo a sclerotizzare, la prima di una lunga serie.

LA MADRE   Un condotto, dove?

IL PADRE      Be’, sempre da quelle parti, naturalmente, ma il termine esatto non lo ricordo più.

LA MADRE   Ti hanno fatto male?

IL PADRE      No. E’ stata un’operazione semplice.

LA MADRE   Ne hai avute altre, dopo?

IL PADRE      Due o tre

LA MADRE   Due o tre?

IL PADRE      Quattro. Ma non vale la pena parlarne: sono i guai di tutti i vecchi…(Tossisce)

LA MADRE   E questa tosse…?

IL PADRE      E’ la mia tosse.

LA MADRE   Fumi sempre tanto?

IL PADRE      Ho smesso.

LA MADRE   Ma che bravo! Ma da quando?

IL PADRE      Da oggi.

LA MADRE   (Ironicamente) Ah, ho capito…

IL PADRE      No, non hai capito. Questa volta è per sempre.

LA MADRE   Dove vai non si può fumare?

IL PADRE      Ecco, adesso hai capito.

LA MADRE   Meglio così, ti passerà la bronchite.

IL PADRE      E’ una bronchite cronica.

LA MADRE   Be’, almeno non peggiorerà.

IL PADRE      Bella consolazione!

   (Un breve silenzio)

LA MADRE   I primi giorni là saranno duri…Questo lo sai, vero?

IL PADRE      (Annuisce) Così duri da non poterci pensare…

LA MADRE   Come farai?

IL PADRE      Succhierò delle caramelle.

LA MADRE   Non mi riferivo al fumo.

IL PADRE      Certo. Nemmeno io.

LA MADRE   Non vuoi parlarne’

IL PADRE      (Con dolcezza) Non con te. Non di questo.

  (Un silenzio)

LA MADRE   (Indica gli adesivi sulle pareti) Che ci fanno quelle figurine nella tua stanza?

IL PADRE      Era la stanza di nostro nipote. Gli ho ceduto la mia dieci anni fa, quando gli è nata la sorellina.

                      Qui era troppo piccolo per due bambini. A me invece basta.

LA MADRE   E quando saranno cresciuti? Quando avranno bisogno ognuno di una propria stanza?

IL PADRE      Ne hanno già bisogno. Simone ha compiuto quindici anni il mese scorso…

LA MADRE   E allora che succede?

IL PADRE      Che la bambina verrà qui e Simone resterà da solo nella sua stanza. (Breve pausa) E’ stato il

                      Mio regalo per il suo compleanno.

  (Un silenzio)

LA MADRE   Allora è per questo che te ne vai?

IL PADRE      Sì. E’ la soluzione più semplice.

LA MADRE   E trovare una casa più grande?

IL PADRE      Costerebbe troppo. E poi questa è molto bella. Ci si sta bene.

LA MADRE   Non ci si sta bene, se non c’è posto per te!

IL PADRE       Per quanto tempo ancora servirebbe una stanza in più?

LA MADRE    Fin quando vivi.

IL PADRE       Appunto. Non ne vale la pena.

LA MADRE    Cosa dice nostro figlio?

IL PADRE       Che non ne vale la pena.

LA MADRE    Allora l’idea è stata sua?

4

IL PADRE      No, mia.

LA MADRE   E lui non ha cercato di fartela cambiare?

IL PADRE      Sì, certo…

LA MADRE   E allora?

IL PADRE      (Non risponde)

LA MADRE   Non è stato abbastanza convincente….

IL PADRE      No.

LA MADRE   E magari tu pensi che assieme a sua moglie, nel segreto della loro stanza, abbiano tirato un

                      sospiro di sollievo…

IL PADRE      Non ci sarebbe da rimproverarli, per questo.

  (Un silenzio)

LA MADRE   (Guardando di nuovo le pareti) Perché ti sei tenuto quelle figure per dieci anni?

IL PADRE      All’inizio ho provato a staccarle, ma non vengono via.

LA MADRE   Non valeva la pena nemmeno cambiare la carta da parati?

IL PADRE      A me piacciono. Mi fanno allegria…soprattutto la mattina, quando apro gli occhi e me li trovo

                      davanti. Mi aiutano anche di notte, le volte in cui mi sveglio pensando che sto per morire…

                      accendo la luce, vedo Pluto che sorride e mi calmo…(Pausa) Ho riletto anche le loro storie.

LA MADRE   I fumetti, intendi?

IL PADRE      (Annuisce) Sono bellissimi.

LA MADRE   Li hai rubati ai nipotini?

IL PADRE      Gliel’ho chiesti in prestito. (Una pausa) Lo sai che, da bambino, sognavo di essere uno dei tre

                      paperini? I miei compagni avrebbero voluto essere Batman o Superman…io no, a me piaceva la

                      famiglia di Paperino…il salotto di casa sua, con la vecchia poltrona sfondata e la lampada con il

                      paralume a frange…la sua automobile a forma di pagnotta, con dietro quel buffo strapuntino

                      dove viaggiavano i tre nipotini…

LA MADRE   In quattro non ci sareste stati…

IL PADRE      Io non volevo stare con loro, io volevo essere uno di loro.

LA MADRE   Un paperino…

IL PADRE      Sì, uno dei tre.

LA MADRE   Qui, Quo o Qua?

IL PADRE      Qua.

LA MADRE   E perché proprio lui?

IL PADRE      Mi piaceva il nome.

LA MADRE   (Ironicamente) Be’, certo…niente a che fare con Qui o Quo…!

IL PADRE      E oggi, dopo sett’anni, ho scoperto di non aver cambiato idea. Dovessi essere un altro,

                      sceglierei come allora.

LA MADRE   Ci sono anche Leonardo da Vinci…e Maometto..e Alessandro Magno…

IL PADRE      (Scuote il capo) Qua! (Chiude gli occhi, abbandonandosi al sogno) Le torte di nonna Papera…lo

                      Sciroppo di acero..i Natali pieni di neve…il manuale delle Giovani Marmotte, con dentro le

                      Soluzioni a tutti i problemi del mondo…(Un silenzio)

LA MADRE   Quindi vivi così…fra Paperino e Bach…

IL PADRE      (Annuisce)

LA MADRE   E ti aiuta a essere felice?

IL PADRE      (Dopo una pausa, con semplicità) Non puoi più essere felice, quando invecchi. Entri in una

                      dimensione diversa…come un sogno…o come un altro pianeta…ci si può anche vivere

                      decentemente , ma la felicità non è prevista. La felicità è tutta nel passato. Tu puoi solo cercare

                      di ricordarla. E questo alle volte ti fa bene, alle volte male…Quando ti fa bene, è una specie di

                      tepore, una sensazione di dolcezza, ma niente di più. In genere dura poco. Quando ti fa male,    

                      invece, è come  per un ergastolano svegliarsi da un bel sogno. C’è quell’attimo in cui lui proba-

                      bilmente è ancora confuso, ancora dentro il sogno…e si sente inondato da un grande sorriso

                      sereno…Ma subito la sua realtà, la galera a vita, lo colpisce come un pugno e lo fa stare peggio

                      del solito. Ecco, la vecchiaia è come quella galera. Sai che ci resterai chiuso fino alla morte e

                      puoi solo fantasticare, ma non fare progetti, perché non hai futuro. (Una pausa) Dicono tutti

                      che a sognare sono i giovani, ma non è vero. Quelli dei giovani non sono sogni, ma progetti

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                      e speranze. Le cose che immaginano sono tutte possibili, tutte realizzabili, perché, se esiste

                      un futuro, non c’è nulla che non possa accadere. Solo i vecchi immaginano cose che non acca-

                      dranno mai, inventano un futuro che non ci sarà e ricordano un passato che non può tornare.

                      I veri sognatori sono loro…con quelle teste tremolanti piene di episodi consumati, di parole

                      dette, di facce morte…Sono loro gli unici capaci di pensare l’inesistente, e continuano intrepidi

                      a filare fantasie e desideri nella più brutale consapevolezza che non si realizzeranno mai.

                      (Un silenzio)

LA MADRE   Hai paura di morire?

IL PADRE      Sì, perché non so che cosa sia. Perché non riesco a immaginarlo.

LA MADRE   Oh, se è per questo lo hanno immaginato in tanti modi…

IL PADRE      Solo perché non si può accettare l’ipotesi più plausibile: che morire sia entrare nel niente.

                      Come fai a pensare il niente?

LA MADRE   Se è niente, hanno sempre detto i filosofi, non può far male, e quindi è da sciocchi aver paura..

IL PADRE      Oh, i filosofi…! Ogni volta che leggo “Il tutto”, “Il Niente”…parole senza senso, incompatibili con

                      I meccanismi logici del nostro cervello! Gli mettono il frac della maiuscola e pensano, con que-

                      sto, di aver risolto il problema, di avergli fatto acquistare chissà quale significato..! (Pausa) In

                      realtà, tutti i ragionamenti che pretendono di farti accettare l’idea della morte sono solo pate-

                      tici espedienti, non molto diversi dalle statuette di soldati, mogli e cortigiani, che i faraoni si

                      portavano nella tomba per illudersi di continuare a vivere. L’idea della morte è semplicemente

                      inacettabile e l’uomo è una povera scimmia triste, perché, unico in tutto il creato, sa con cer-

                      tezza che un giorno dovrà cessare di esistere. E’ questa, io credo, la mela della conoscenza che

                      Adamo ha commesso l’errore di addentare…ed è questa la grande malinconia che ci ha lasciato

                      In eredità. Ma è anche questo, naturalmente, il motivo per cui amiamo così disperatamente la

                      vita. In un solo caso puoi accettare l’idea della morte…se il vivere ti ha nauseato. E la natura,

                      con la sua saggezza, ti costringe a provare questa nausea facendoti invecchiare…Il mondo, altri-

                      menti, sarebbe assordato dalle urla di rivolta delle moltitudini di vecchi che si rifiuterebbero di

                      morire…(Un silenzio)

LA MADRE   Quello che hai detto è orribile.

IL PADRE      Non va sempre così male, però. Alle volte, invece di nausea, c’è solo stanchezza…E queste sono

                      le morti serene, le morti dei patriarchi circondati da figli e nipoti, le morti dei saggi oppure

                      delle persone che hanno avuto molto e non provano rimpianti. Hanno vissuto a lungo, hanno

                      vissuto bene, adesso sono stanchi della propria debolezza, della fatica che gli costa pensare

                      logicamente ed esprimersi con precisione. Sono stanchi della rapidità impietosa e della

                      impazienza con cui gli parlano i figli…stanchi di non capire più il mondo..e accettano di morire

                      con un pallido sorriso benedicente. (Una pausa) Sì, può andare a finire anche così..Così è

                      neglio, no?

LA MADRE   Tu come morirai?

IL PADRE      Di nausea o di stanchezza…? E’ questo che vuoi sapere?

LA MADRE   (Annuisce) Sì, forse hai risposto…(Un silenzio)

IL PADRE      Ti ho rattristato? Scusami, non volevo…Noi vecchi siamo così abituati a lagnarci, che non ci fac-

                      ciamo più caso…e ci meravigliamo sempre quando gli altri ci prendono sul serio.

LA MADRE   Smettila di parlare così di te stesso! Non c’è niente di stoico, in questo, né di originale!

IL PADRE      E’ solo poco dignitoso, vero?

LA MADRE   (Non risponde)

IL PADRE      Sì, è poco dignitoso. ( Una pausa) Mi dimenticavo che, fra gli inconvenienti della vecchiaia, c’è

                      anche questo…che tutti si aspettano da te un comportamento particolarmente dignitoso…

                      come se fosse facile essere dignitosi quando ci si piscia addosso e si ha la faccia coperta di

                      macchie ed escrescenze come una maschera di carnevale…

LA MADRE   (Dolcemente) Per piacere, smettila! (Un silenzio)

IL PADRE      Non volevo rattristarti. (Una pausa) Ho esagerato un poco, sai? Davvero, non è così brutto, in

                      fondo….

LA MADRE   (Provocatoria nei confronti di quello che considera un tentativo maldestro di consolarla)

                      Ah no…? E cosa c’è di bello?...

6

IL PADRE      Di bello, niente. Ma non è così brutto…Soprattutto all’inizio, quando la faccenda è appena

                      cominciata…e tu, naturalmente, ancora non ci credi…non ti sembra possibile…Sono gli altri

                      che te lo continuano a ripetere, fintanto che non riescono a convincerti. Allora tu dici va bene:

                      va bene, ho capito, mi arrendo…confesso di essere diventato vecchio e prometto solennemen.

                      te davanti a Dio e agli uomini che non darò più fastidio a nessuno! Sono fuori gara, ho capito,

                      grazie di permettermi di vivere lo stesso. (Una pausa) Ed è a quel punto che cominci a provare

                      un inaspettato, straordinario,dolcissimo senso di sollievo…ho fatto la mia parte, dici a te stesso,

                      bene o male ora non conta più…è dipeso anche dalla fortuna…ma io ho fatto onestamente la

                      mia parte. Non devo conquistare più niente, non ho più bisogno di lottare, di essere forte e

                      ingordo, di spuntarla sugli altri. Che Dio li benedica gli altri, io ora posso vivere solamente per

                      me stesso! Avrò finalmente pensieri puliti, dirò la verità a tutti…e poco importa se sarà sgra-

                      devole! Tanto, che mi può succedere? Cosa possono farmi? Io non corro più e di punteggi,

                      penalità, squalifiche me ne frego! Non potete togliermi niente, perché il bene più importante,

                      il futuro, mi è stato già tolto! Me ne rimane solo un pezzetto…così insignificante da essere im-

                      mune dalle vostre rappresaglie..ma mi porta in dono una libertà sconfinata e io me la godrò

                      fino all’ultimo giorno di vita! Allora divenni candido e anarchico come un bambino, e come un

                      bambino vivi solo nel presente. Lui lo fa perché pensa che il suo futuro sia illimitato, tu perché

                      sai di non averlo più. Insomma…ti sembra di goderti la vita per la prima volta! (Una pausa) Poi

                      cominciano i primi segnali inquietanti…da cui capisci che non ti hanno escluso soltanto dalla

                      gara, ma che ti hanno escluso e basta…! Da tutto…da tutti..e per sempre! Il primo sintomo sono

                      gli sguardi degli altri, che ti passano oltre come se fossi aria. Ti accorgi di essere diventato

                      invisibile. Fino a pochi anni prima ti capitava spesso di essere guardato, con interesse o con

                      semplice curiosità. Ti guardavano le donne, ma anche gli uomini, per capire che razza di con-

                      corrente fossi. Adesso cammini in mezzo alla gente ed è come attraversare un deserto. Non ti

                      guarda nessuno, e questo perché non interessi né incuriosisci più nessuno. Ti hanno cancellato.

                      Per loro sei già morto e sepolto.

LA MADRE   (Sorridendo) Melanconie da vecchio charmeur…ti hanno viziato troppo da giovane.

IL PADRE      Da giovane non ci ho mai pensato.  I

La madre     Infatti, eri affascinante e non te ne accorgevi. E questo, naturalmente, moltiplicava il tuo fasci-

                      no. Entravamo in un posto e tutti gli occhi, per un attimo, si posavano su di te. Ne ero molto

                      orgogliosa…

IL PADRE      Vuoi dire che guardavano me e non te…?

LA MADRE   Non esageriamo! Guardavano anche me, ma solo dopo aver guardato te. Diciamo che io appa-

                      rivo come una conseguenza…

IL PADRE      E’ impossibile, tu eri bellissima.

LA MADRE   Lo so. Ma la gente guardava te.

IL PADRE      Be’, adesso non mi guarda più nessuno.

LA MADRE   (Scherzando) Nemmeno qualche vecchietta?

IL PADRE      Forse, ma perché si chiede quanto farebbe la mia pensione più la sua…

LA MADRE   Questo significherebbe che ha intenzioni serie…Una seria vecchietta che non ama le avventure

                      passeggere…

IL PADRE     A un malato importa poco l’interessamento di chi ha la sua stessa malattia:vuole piacere ai sani.

                      (Un silenzio)

LA MADRE   Io non penso che troverei così insopportabile non essere più guardata…In fondo, può diventare

                      molto riposante.

IL PADRE      Riuscirebbe insopportabile a me accorgermi che gli altri non ti guardano…oppure che lo fanno

                      con l’educata repulsione riservata ai vecchi. Credo che mi verrebbe voglia di prenderli per il col-

                      lo e di gridargli: come vi permettete di guardarla come una vecchia! E’ la mia donna! Mi ha

                      dato amore e piacere e intelligenza! Era la ragazza più bella di tutta la scuola e voi sareste rima-

                      sti a  bocca aperta, se l’aveste conosciuta allora!

LA MADRE   Noi viviamo oggi, ti risponderebbero, e non ci importa niente di te e della tua vecchia moglie.

                      Può anche essere stata la ragazza più bella del mondo, ma oggi sa di muffa e naftalina, come

                      tutti i vecchi.

7

IL PADRE     E dici che non ti darebbe fastidio’

LA MADRE  Non lo so. A pensarci ora, mi sembra solo una sciocchezza.

IL PADRE     Non è una sciocchezza. E’ una tragedia! La tua faccia che si allenta, rolla, si deforma…

                     che sullo specchio si prende gioco di te…”Ma come, non mi riconosci!” ti dice. “Non ti vado più

                     bene? E allora sparami in fronte, caro, perché, tu lo voglia o no, sarò la tua affezionata faccia

                     sino alla morte!” E il corpo che non ti vuole ubbidire, che diventa ogni giorno più debole e mala-

                     to…Non è più nemmeno una cosa tua, ma una carcassa estranea che il tempo ti ha costruito

                     addosso come una parodia della tua giovinezza…è un’entità dispettosa e ostile, un nemico che

                     ti ha occupato a tradimento…!

                     (Un silenzio)

LA MADRE  Le hai mai dette a qualcuno queste cose?

IL PADRE     No, a nessuno.

LA MADRE  Tutto chiuso dentro, a marcire…(Pausa) Una volta credevi nell’utilità delle parole…

IL PADRE     Una volta sapevo a chi dirle.

LA MADRE  Non c’è più nessuno? Ne sei sicuro? Avevi tanti amici…

IL PADRE     Si sono persi lungo la strada. Alcuni morti…altri, forse, rinchiusi come me in una stanza a ricor-

                     Dare il passato e a vergognarsi del presente. 8Una pausa) No, è proprio il mio mondo che a po-

                     co a poco se n’è andato…Prima le persone…e poi le idee..Restano solo i ricordi.

LA MADRE  Perché dici le idee? Chi te le può togliere, quelle?

IL PADRE     Nessuno, certo. Solo che non circolano più: sono moneta fuori corso. La mia bella cultura, so-

                     lida e svettante come una cattedrale, è diventata merce da rigattiere. E’ la chiave d’oro che i

                     miei maestri mi avevano consegnato per spalancare il mondo, non funziona più. Mi hanno cam-

                     biato la serratura sotto il naso…i concetti che consideravo importanti, oggi sono marginali, la

                     arte che amavo è superata, i sentimenti che mi commuovevano sono diventati buffi e ciò che

                     sembra buffo a me non fa più ridere nessuno…Insomma, il mondo non usa più  le mie parole e

                     non ha più i miei gusti… e camminarci sopra senza inciampare è ormai troppo difficile. (Pausa)

                     Allora finisce che ti rannicchi nel primo buco che trovi e pensi al passato. Lo spazio, come av-

                     ventura, come occasione di incontri e di scoperte, non esiste più. Sei diventato puro tempo che

                     riflette su se stesso, un ostinato grumo di memoria che ronza in solitudine.

LA MADRE  E quel pezzetto di futuro che ti doveva portare in dono una libertà sconfinata?

IL PADRE     Un’illusione ottica. Si riduce troppo in fretta e, quando te ne resta davvero poco, non riesci più

                     a considerarlo  una parte di vita. E’  diventato piuttosto l’anticamera della morte: i due passi che

                     che ti separano dal buio. E pensare a quei passi non consola, fa soltanto paura. (Un silenzio)

LA MADRE  Perché non ne hai mai parlato con nostro figlio?

IL PADRE     Appartiene al nuovo mondo e ha il diritto di non capirmi. Dunque è meglio non insistere. Si cor-

                     re Il rischio di diventare antipatici.

LA MADRE  Non hai nessuna fiducia negli altri, vero?

IL PADRE     No, mi dispiace. (Un silenzio)

LA MADRE  Da quanto tempo non fai all’amore?

IL PADRE     Cos’è, uno scherzo?

LA MADRE  Rispondimi.

IL PADRE     (Con un gesto esagerato) Da tanto, tanto tempo…sulla terra vivevano ancora le fate e i ranocchi

                     sapevano parlare…

LA MADRE  Con chi lo hai fatto dopo che io me ne sono andata?

IL PADRE     Non ne avevo più voglia. Per due anni non l’ho fatto. E andava bene così. Poi mi sono lasciato

                     Corrompere dalla mistica sessuale dell’epoca e ho pensato che forse era un dovere. E’ stata in

                     Un certo senso una scelta terapeutica…

LA MADRE  E i medici…

IL PADRE     Due gentili signore di mezza età, sufficientemente bene belle ed esperte. Devo anche ammette-

                     re che possedevano l’intelligenza necessaria per diventare delle buone compagne…

LA MADRE  E allora?

IL PADRE     Non mi è piaciuto. Era troppo poco, la brutta copia di quella che era stata la nostra storia. Face-

                     vo continuamente dei confronti e mi sono accorto che rischiavo di offenderle. Così ho lasciato

                     perdere.

8

LA MADRE   Quanto è durato?

IL PADRE      Fra l’una e l’altra, un anno.

LA MADRE   E dopo?

IL PADRE      Dopo niente. Si vive bene lo stesso.

LA MADRE   Tu però sei vissuto male.

IL PADRE      Nessuna delle due avrebbe potuto cambiare la mia vita.

LA MADRE   Allora dovevi cercarne una terza. Dovevi cercare ancora!

IL PADRE      Ma no…! Perché fare tanta fatica?

LA MADRE   Forse per non arrivare al punto di farneticare da solo con il ricordo di una moglie morta.

                      (Un silenzio)

IL PADRE      Non parlare così.

LA MADRE   Scusami. (Un silenzio)

IL PADRE      Il sesso è una cosa che da vecchi si dimentica facilmente. I sentimenti no. Quelli continuano

                      a ritornare e non smettono di farti del bene…o del male, secondo i casi…

LA MADRE   Eppure hai parlato poco di sentimenti…

IL PADRE      Davvero? Mi sembra di non aver fatto altro.

LA MADRE   Hai parlato del tuo astio.

IL PADRE      (Sorpreso) Astio?

LA MADRE   Sei pieno di astio: verso la vita, verso gli altri, verso te stesso. Forse anche verso tuo figlio…

IL PADRE      Verso gli altri no. Gli altri non esistono.

LA MADRE   Dovresti imparare a chiedere.

IL PADRE      Non mi serve niente.

LA MADRE   Sei vecchio, debole, impaurito. Ti serve tutto. Ma tu a chiedere ti vergogni..ne andrebbe di

                      mezzo il tuo orgoglio…Tu vuoi essere amato solo perché esisti, come fosse un tuo diritto

                      naturale. Ma questo poteva forse funzionare quando eri giovane…adesso hai perduto tutto il

                      tuo fascino e non interessi più a nessuno, lo hai detto tu. Dunque è arrivato il momento di

                      essere umili e di chiedere. Non ti verrà più dato niente, se non lo chiedi. Devi dire: “Ho paura,

                      mi sento solo, per favore aiutatemi!” Devi dire: “Sono debole e vecchio, ho bisogno del vostro

                      affetto!” Così devi dire! Questo devi chiedere agli altri!

IL PADRE      Devo anche piangere e mostrare le mie piaghe…?

LA MADRE   Devi piangere, sì!

IL PADRE      E gli altri, secondo te, cosa faranno?

LA MADRE   Qualcuno ti aiuterà.

IL PADRE      Che bellezza!

LA MADRE   Qualcuno forse ti vorrà anche bene.

IL PADRE      Nella mia vita sono stato amato da te. Mi basta.

LA MADRE   No, che non basta!

IL PADRE      Non voglio l’elemosina di quattro parole gentili! Non voglio sorrisi melensi né smorfie di inco-

                      raggiamento! Io devo morire! E’ una faccenda seria! Lasciatemi in pace!

LA MADRE   Sei un vecchio testardo! (Un silenzio) Senti?

IL PADRE      Sì.

LA MADRE   E’ entrato in casa qualcuno.

IL PADRE      E’ nostro figlio. Torna dal lavoro sempre a quest’ora. Anzi più tardi. Oggi è in anticipo…

LA MADRE   Verrà qui?

IL PADRE      Certo. E’ tornato prima apposta per me, per accompagnarmi…Ma non verrà subito. Prima deve

                      deve salutare sua moglie e raccontarle quanto è stato bravo in ufficio. Poi toglie le carte dalla

                      borsa e le mette bene in ordine sul suo tavolo. Poi si sfila le scarpe, la giacca e si lava le mani.

                      Con le mani pulite va a carezzare i bambini e gioca con loro per dieci minuti, quindici a Pasqua

                      e a Natale. Po accende la televisione e guarda un notiziario: nella sua posizione essere informa-

                      ti è un dovere…Poi mangia cinque o sei noccioline e beve mezzo bicchiere di vino bianco. Poi

                      (Si spalanca la porta ed entra il figlio: ha le scarpe e la giacca)

IL PADRE      Tutto sbagliato! Oggi è proprio un giorno speciale…!

IL FIGLIO       Eccomi qui! Ho fatto un po’ tardi, scusami. Una grana dell’ultimo minuto.

9

IL PADRE      Non ti preoccupare, Io ho tempo.

IL FIGLIO      Ma non ne hanno loro. Mi avevano raccomandato di arrivare prima di cena: ci tengono molto

                      che tu conosca subito gli altri ospiti.

IL PADRE      I miei futuri amichetti…(Un silenzio. Il figlio finge di non aver sentito) Chissà cosa c’è per cena?

IL FIGLIO      Questo non lo so. Ma mi hanno detto che si mangia bene.

IL PADRE      Speriamo che ci sia il purè di patate. Io vado matto per il purè.

IL FIGLIO       Ma…se hai fortuna…

IL PADRE       Negli ospedali te lo danno sempre…

IL FIGLIO       (Piccato) Non è un ospedale.

IL PADRE       Non fa una gran differenza. Anzi, vedrai che la sola differenza sarà il purè…nel senso che qui

                       farà schifo.

                       (Un silenzio. Il figlio guarda la valigia aperta e gli indumenti del padre ordinati sulla cassettiera)

IL FIGLIO       Ah, devi ancora riempire la valigia…!

IL PADRE       Aspettavo te. Volevo che controllassi.

IL FIGLIO       Controllare cosa?

IL PADRE       Non vorrei portare niente di proibito…Sarebbe un peccato dare una cattiva impressione

                       Proprio all’inizio…

IL FIGLIO       Sei maggiorenne e nessuno ti può proibire niente.

IL PADRE       Le cinture si possono portare? O hanno paura che ci si impicchi?

IL FIGLIO       Non sei spiritoso.

IL PADRE       A me sembra una buona battuta. Io avrei riso.

IL FIGLIO       Io no. O almeno non in questo momento. E’ già tardi. (Controlla gli indumenti del padre)

IL PADRE       Allora va bene? E’ tutto a posto? Forse c’è troppa biancheria…

IL FIGLIO       Be’, in effetti mi sembra tanta…

IL PADRE       Alla mia età le mutande non bastano mai…

IL FIGLIO       Quante sono?

IL PADRE       Venti paia.

IL FIGLIO       Venti? Ma fanno il bucato due volte la settimana. Ti sono sufficienti sette paia.

IL PADRE       E se mi faccio la pipì addosso?

IL FIGLIO       Va bene. Portane due in più per sicurezza. Io dico così per lo spazio…Gli armadi ci sono, ognu-

                       no  il suo naturalmente, ma non sono tanto grandi, non quanto a casa nostra, perlomeno.

IL PADRE       Mi ricordo che anche in collegio, mille anni fa, non mi lasciavano portare più di cinque paia di

                       Mutande..

IL FIGLIO       Non è un collegio!

IL PADRE       No, certo. Però alle mutande ci stanno attenti anche loro.

IL FIGLIO       Non mi hanno detto niente sulle tue mutande! Sono stato io, di mia iniziativa, a pensare che

                       forse sono troppe. Troppe mutande, troppi calzini, troppe magliette…non serve, come te lo

                       devo dire…! La roba la lavano. E poi, se hai bisogno di qualcosa, basta che tu ci dia un colpo di

                       telefono.

IL PADRE       (Esageratamente umile) Ma no, sempre a disturbare…

IL FIGLIO       Ma che stai dicendo? Che disturbo vuoi darci?

IL PADRE       Non disturbo?

IL FIGLIO       Ma certo che no!

IL PADRE       Allora perché me ne vado? (Un breve silenzio. Si guardano)

IL FIGLIO       (Con una sfumatura di durezza) Perché lo hai deciso tu.

IL PADRE       Giusto! Me l’ero dimenticato. (Un silenzio. Il figlio si gira di nuovo verso la cassettiera)

IL FIGLIO        Vuoi che te la tolga io un po’ di roba?

IL PADRE        Sì, sì, fai tu, grazie!

                        (Il figlio incomincia a riporre alcuni indumenti nei cassetti)

IL PADRE        (Alla madre) Allora, che te ne pare?

LA MADRE     Non pensavo che sarebbe diventato così.

IL PADRE        Così come?

LA MADRE     Così serio.

IL PADRE        E’ terribilmente privo di senso dell’umorismo. Sembra impossibile che sia uscito da noi due.

10

LA MADRE   Tu però ti diverti a tormentarlo.

IL PADRE      Sì, lo ammetto . e’ più forte di me.

LA MADRE   Fai male. Non deve essere facile neanche per lui vederti andare via di casa.

IL PADRE      Ma no! E’ solo imbarazzato. Come quando  ha dovuto far sopprimere il cane dei bambini.

                      L’unica differenza è che quella volta i bambini piangevano.

LA MADRE   Non dire così. I bambini non possono capire quello che sta succedendo.

IL PADRE      Simone ha quindici anni. Credo che Mosart, alla sua età, avesse già composto un paio di

                      Sinfonie. E Radiguet stava per scrivere “Il diavolo in corpo”.

LA MADRE   E allora Goethe alla sua età che faceva?

IL PADRE      Non me lo ricordo, ma giurerei che se la passava meglio di me. (Pausa. Si gira verso il figlio)

                      Adesso glie lo chiedo.

LA MADRE   Che cosa?

IL PADRE      Dei bambini.

LA MADRE   Non lo tormentare!

IL PADRE      Ma no! Con delicatezza…(Al figlio) I bambini sono in casa?

IL FIGLIO      No, sono fuori con la mamma. Verranno più tardi, dopo che noi saremo usciti. Ho preferito che

                      non ti vedessero andar via così…con la valigia e tutto...capisci?

IL PADRE      Certo…una questione di tatto…(Una pausa) Ma dopo cosa gli racconterete? Che il nonno se l’è

                      portato via un a grande cicogna nera?

IL FIGLIO      Gli diremo che sei andato in vacanza.

IL PADRE      In vacanza? Che bello! E dove sono andato?

IL FIGLIO      In montagna, in casa di un tuo ex collega di università.

IL PADRE      E chi è?

IL FIGLIO      Be’, non lo so.

IL PADRE      E se telo domanderanno? Bisogna essere precisi.

IL FIGLIO      Ma no, non me lo domanderanno.

IL PADRE      Metti che mi vogliano scrivere una cartolina…

IL FIGLIO      Le cartoline le scrive chi è in vacanza.

IL PADRE      Ancora peggio. Come faccio a scrivergli una cartolina dalla montagna?

LA MADRE   Non lo tormentare.

IL FIGLIO      Dopo un po’ gli diremo la verità. Dopo che si saranno abituati alla tua assenza.

IL PADRE      Ah, ecco! Sì, sì, mi sembra giusto. (Una pausa) E cosa gli direte?

IL FIGLIO      Mah, gli diremo, credo, che sei andato in una bella villa…dove ci sono tanti altri signori della

                      tua età…

IL PADRE      Rincoglioniti come me…

IL FIGLIO      Se la metti su questo piano…

IL PADRE      No, no, hai ragione, scusami! Ogni tanto mi lascio tentare dalle battute grossolane. Questo

                      ormai dovresti saperlo, mi conosci…(Un silenzio) E allora?

IL FIGLIO      Che cosa?

IL PADRE      Eravamo rimasti ai signori della mia età. C’era questa bella villa, no…e questi bei signori…

                      Insomma, va avanti! Non sopporto che mi lascino le storie a metà…!

IL FIGLIO      (Guardingo) E tu con questi signori ti troverai bene…

IL PADRE      (Allegramente) Ma certo, benissimo!

IL FIGLIO      E farai con loro lunghe chiacchierate, perché avrete tanti ricordi in comune.

IL PADRE      Le cinque giornate di Milano…La breccia di Porta Pia…

IL FIGLIO      (Bruscamente) Quello che ti pare.

IL PADRE      E loro in questo modo saranno meno tristi…Anzi, saranno tutti contenti per il caro nonno che

                      se la passa così bene…mi sembra un’idea geniale!

IL FIGLIO      (Alzando le spalle) Io non ne ho avute altre. Se vuoi provare tu…

IL PADRE      (Dopo una pausa di riflessione) Perchè non gli dite che sono morto?

LA MADRE   Smettila!

IL FIGLIO       Morto…?

IL PADRE      Ma sì, fuori il dente, fuori il dolore! Pensa quante parole inutili vi risparmierete nei prossimi

                      mesi.

11

IL FIGLIO      Scusami, ma su questa strada non ti seguo. 8Ricomincia a occuparsi della valigia)

LA MADRE   Sbagli a comportarti così.

IL PADRE      (Candido) Perché come mi comporto?

LA MADRE   Continui a prenderlo in giro.

IL PADRE      Lui non ci fa caso. E’ impermeabile come un pesce.

LA MADRE   Gli parli in questo modo anche davanti a sua moglie?

IL PADRE      (Sincero) Ma no, certo. Davanti a lei lo tratto come un genio.

LA MADRE   Che tipo è?

IL PADRE      Una che dice di non essere mai riuscita a terminare “I fratelli Karamazov”…(Breve pausa) Per

                      Il resto una brava donna. Quello che ci vuole per un brav’uomo come leui.

LA MADRE   Però adesso non lo tormentare più, d’accordo?

IL PADRE      Ma no, che non lo tormento…(Una pausa e poi al figlio) C’è la televisione?

LA MADRE   (Ha un gesto di rassegnazione)

IL FIGLIO      (Senza voltarsi) Vuoi che non ci sia…!

IL PADRE      A colori?

IL FIGLIO      Ma sì, per forza.

IL PADRE     Ventuno pollici?

IL FIGLIO      E’ probabile.

IL PADRE      Fino a che ora ti permettono di guardarla?

IL FIGLIO      (Si volta) Non ricominciare con questa storia dei permessi. Ti ripeto che non è un collegio né

                      Una galera.

IL PADRE      Allora che cos’è? Un albergo?

IL FIGLIO      Una specie di albergo, sì.

IL PADRE      E’ permesso ricevere ospiti nelle stanze?

IL FIGLIO      Sì,  “è permesso”.

IL PADRE      Anche donne?

IL FIGLIO      Certo. Perché no?

IL PADRE      Anche scopare’

IL FIGLIO      Vorrei sapere perché ti rispondo…!

IL PADRE      Ecco, ci avrei giurato. Scopare, no!

IL FIGLIO      Perché, ne avresti voglia?

IL PADRE      Non si può mai dire. Magari con il cambio d’aria…e poi il parco con i fiori…questa bella villa…

IL FIGLIO      Non c’è il parco. C’è solo un piccolo giardino.

IL PADRE      Niente parco?

IL FIGLIO      No.

IL PADRE     Costava troppo?

IL FIGLIO      Non costava troppo. Non ce ne sono con il parco. E comunque paghi tu. Se ne vuoi una più

                      costosa, possiamo cercare di trovarla .

IL PADRE      “Una”…”Trovarla”..A cosa ti riferisci’

IL FIGLIO      Come a che cosa? Alla…

IL PADRE      (Interrompendolo) “Al”  E’ un albergo, no? “All’albergo!” “Uno!” “Trovarlo!”

IL FIGLIO      Mi riferisco alla casa di riposo Villa Delizia!

IL PADRE      Sembra il nome di un sorbetto.

IL FIGLIO      Senti, perché diavolo non sei venuto a visitarla insieme a me, invece di fare tante storie ades-

                      so? Te lo avevo pur chiesto, no?

IL PADRE      (Mitemente) Mi fido di te. E poi non faccio nessuna storia. Se c’è la televisione, a me basta.

IL FIGLIO      Ma se non la guardi mai la televisione!

IL PADRE      La guardo di notte, quando tu dormi. La notte danno i film più belli.

IL FIGLIO      Non credo che a Villa Delizia tengano accesa la televisione anche di notte.

IL PADRE      Posso sempre averne una nella mia stanza…Personale! Tanto pago io.

IL FIGGLIO    (Dopo un attimo di esitazione) Ecco, questo…

IL PADRE      Cosa?

IL FIGLIO       Questo temo non sia previsto…

IL PADRE      Ti sei già informato?

12

IL FIGLIO      Sì.

IL PADRE      Merda!

IL FIGLIO      Mi dispiace. Non è proprio permesso.

IL PADRE      Ma guarda…! Non è “permesso!” Per fortuna che stavolta non l’ho detto io! Che non ho

                      diffamato il premiato albergo Villa Delizia…! (Breve pausa) Albergo del cazzo! Ddelizia dei miei

                      coglioni! Quello è un collegio fatto e sputato! (Un silenzio)

IL FIGLIO      (Freddamente) Io non ci credo che guardi la televisione di notte.

IL PADRE      Che ne sai? Tu dormi.

IL FIGLIO      Ti avrei sentito. Ti avrebbe sentito mia moglie.

IL PADRE      Dormite tutti e due come ghiri. E russate come marmotte! O viceversa..:? chi è che russa, il

                      ghiro o la marmotta?

IL FIGLIO      Tu la notte non guardi la televisione. Tu leggi…ascolti il tuo Bach…oppure, come tutte le perso-

                      ne normali, dormi.

IL PADRE      Sbagliato! Guardo la televisione e mangio la marmellata dal vasetto!

IL FIGLIO      Tu la detesti la televisione!

IL PADRE      I film mi piacciono!

IL FIGLIO      Non la guardi di notte!

IL PADRE      Stabiliamo una cosa! Tu non sai…tu non hai mai saputo niente di me! Né di quello che faccio

                      né quello che penso, né di giorno né di notte!

IL FIGLIO      Né tu di me!

IL PADRE      (D’improvviso accomodante) E’ possibile. Anche questo è possibile…La differenza è che forse io

                      lo avrei voluto…(Un silenzio)

IL FIGLIO      Ascolta papà, parliamoci chiaramente! L’idea di trasferirti in una casa di riposo è stata tua. A

                      me, se devo essere sincero, è parsa un’idea sensata. Ma se ora la pensi diversamente, se non

                      vuoi più andartene, basta che tu lo dica! Faccio una telefonata a Villa Delizia, gli dico di tenersi

                      la caparra, e festa finita! (Un silenzio)

LA MADRE   Diglielo! Digli che vuoi restare qui, con lui e i bambini, digli che non vuoi finire in quel lazzaretto

                      di arteriosclerotici! Digli che sei triste e che hai paura! Diglielo!

                      (Un breve silenzio)

IL PADRE      (Al figlio) Perché dovrei aver cambiato idea?

IL FIGLIO      Non ci sarebbe niente di male. Può succedere.

IL PADRE      A me non è successo.

LA MADRE   Mio Dio, che stupido…!

IL FIGLIO      Bene, allora ti sarei grato se considerassimo definitivamente chiuso questo argomento.

IL PADRE      Naturale. Non capisco perché ne hai parlato.

IL FIGLIO      (Annuisce e torna alla valigia)

LA MADRE   Che razza di stupido…!

IL PADRE      (Alla madre, con sincerità e stanchezza) Perché mi dici stupido…? Potevo accettare secondo

                      te?

LA MADRE   Sì.

IL PADRE      Chiesto in quel modo? Con quel fastidio e quella freddezza?

LA MADRE   Era la tua ultima occasione.

IL PADRE      No, non potevo. E comunque ha ragione lui: questa è la soluzione migliore. Per loro è senz’al-

                      tro la migliore. Avranno qualche piccolo rimorso nei primi giorni. Forse, a tavola, si sentiranno

                      un po’ a disagio davanti al mio posto vuoto e non ce la faranno a mangiare il dolce…Ma poi,

                      dopo un mese o due, se ne saranno dimenticati e gli tornerà l’appetito. (Breve pausa)

                      L’alternativa sarebbe avere tra i piedi un vecchio sempre più debole e malato, una specie di

                      reclame della morte. E questo, in una famiglia di gente giovane, è una cosa malsana. Non voglio

                      che, un giorno o l’altro, mio nipote debba trovarmi stecchito in poltrona. Bella riconoscenza

                      sarebbe, dopo che mi ha imprestato i suoi fumetti…(Un breve silenzio)

LA MADRE   Parli come se la vecchiaia fosse una cosa sporca…

IL PADRE      Oggi la pensano così. Dicono tutti di amare la vita, rubano e truffano per godersela meglio, ma

                      quando un solo uomo ne ha addosso troppa, ai loro occhi diventa sporco.

                      (Un breve silenzio)

13

LA MADRE   Dunque lo fai solo per il bene della tua famiglia? Per generosità?...

IL PADRE      Perché no? Ti riesce tanto difficile attribuirmi dei buoni sentimenti?

LA MADRE   L’orgoglio non c’entra?...

IL PADRE      E se anche fosse? Il risultato non cambia. E il risultato è tutto a loro vantaggio. Posso chiedere

                      di essere giudicato solo in base a questo? (Breve pausa) Ma poi che sciocchezze dico! A chi

                      importa di giudicarmi? Non gliene frega niente a nessuno!

LA MADRE   Importa a te.

IL PADRE      A me…? No! Casomai a te.

LA MADRE   Questa sì che è una sciocchezza. Io non esisto. Sei tu che ti stai giudicando.

                      (Un silenzio)

IL FIGLIO      (Gli cade l’occhio sul contenuto del cestino. Ci infila la mano e ne tira fuori una scatola di sup-

                      poste) Hai gettato le supposte un’altra volta…

IL PADRE      (Irritato) Te l’ho già detto, mi rifiuto di infilarmi qualsiasi tipo di supposta! Ho tenuto duro per

                      quasi ottant’anni, e non vedo il motivo di cedere adesso.

IL FIGLIO      Allora prendi le pastiglie!

IL PADRE      Mi fanno venire il mal di stomaco.

IL FIGLIO      (Con un gesto di sofferenza) Ma sì…! Tanto là ci sarà chi te le mette…

IL PADRE      Cosa significa “ci sarà chi me le mette?”

IL FIGLIO      Dal momento che tu non lo vuoi fare, ci penserà qualche infermiera.

IL PADRE      E secondo te dovrei lasciarlo fare a una donna…?

IL FIGLIO      Troveranno un uomo.

IL PADRE      Piuttosto la morte!

IL FIGLIO      Allora mi spieghi tu come si deve fare per curarti?

IL PADRE      Mi facciano delle iniezioni, se vogliono! Mi facciano delle flebo!

IL FIGLIO      Due volte al giorno…?

IL PADRE      E perché no?

IL FIGLIO      Hai le vene indurite.

IL PADRE      Che affilino gli aghi!

IL FIGLIO      Gli aghi non si affilano. Gli aghi si appuntiscono.

IL PADRE      Lo so benissimo! Me ne frego!

IL FIGLIO      (Getta di nuovo la scatola delle supposte nel cestino) Si arrangeranno loro…

IL PADRE      Certo! Tanto sono pagati per questo, no?

IL FIGLIO      Appunto.

IL PADRE      E come ti immagini che possano infilarmi delle supposte, se io non voglio? Prendendomi a

                      scudisciate?

IL FIGLIO      Non mi risulta che usino questi sistemi. Anche se, personalmente, ritengo che nel tuo caso

                      sarebbero giustificati…

IL PADRE      Rimpiango con tutto il cuore di non averti mai picchiato da bambino!

IL FIGLIO      (Gli si avvicina) Puoi farlo ora, se vuoi….(Si china su di lui) Puoi farlo, se ci tieni tanto…

                      (Si fissano per qualche secondo)

IL PADRE      No, non mi darebbe più nessuna soddisfazione…ormai sono debole…(dandogli un delicato

                      colpetto sulla guancia con la punta delle dita) e finirebbe per somigliare troppo a una carezza..

                      (Un attimo di imbarazzo, di affetto che non vuole esprimersi. Poi il figlio torna a sistemare in

                      valigia le cose del padre)

IL PADRE      (Alla madre, senza voltarsi) perché mi guardi in quel modo?

LA MADRE   (Ironicamente) Perché sei così sciocco da vergognarti…

IL PADRE      (A disagio) Vergognarmi…? E di che cosa…?

LA MADRE   Di esserti commosso.

IL PADRE      Sono solo momenti…chi riesce a difendersi da certi momenti…?

LA MADRE   Non è una colpa.

IL PADRE      No, ma è una debolezza. (Il figlio si gira con in mano un album di fotografie)

IL FIGLIO      Questo…?

IL PADRE      Che cos’è?

14

IL FIGLIO      Un album di fotografie.

IL PADRE      Non posso portarlo?

IL FIGLIO      Certo che puoi! Volevo solo sapere se dovevamo prenderlo.

IL PADRE      Ci sta in valigia?

IL FIGLIO      Una volta sistemate tutte le tue mutande, credo che non ci starà più niente…ma non importa.

                      Non occorre metterlo per forza in valigia.

IL PADRE      Lo posso portare io in mano.

IL FIGLIO      Ma sì, tu…io…non è un problema. Tanto siamo in macchina.

IL PADRE      Me lo dai? Me lo dai, per piacere?

IL FIGLIO      (Glielo consegna) Ecco.

                      (Il padre lo apre qui e là, voltando le pagine con delicatezza. Il figlio osserva distrattamente le

                      Foto da dietro le sue spalle)

IL PADRE      Ci sono tante fotografie di tua madre…(Sfoglia l’album)

IL FIGLIO      Era affascinante, vero?

IL PADRE      Era uno splendore.

IL FIGLIO      (Indicando una foto) Qui siete proprio due ragazzi…quanti anni avevate?

IL PADRE      Lei diciannove e io ventiquattro. Ci conoscevamo da una settimana…e io avevo già deciso che

                      volevo passare la mia vita con lei…

IL FIGLIO      Accidenti, come correvi!

IL PADRE      Questa fotografia ce la siamo fatta da un ambulante; sai, uno di quelli con il panno nero sulla

                      Macchina e il cavallino di legno…

IL FIGLIO      Non se ne vedono più in giro.

IL PADRE      No, oggi non esistono più. Ma anche quella volta erano una rarità. Per questo abbiamo voluto

                      farci fotografare da lui…

IL FIGLIO      La foto però è un po’ buia.

IL PADRE      Perché era una giornata di pioggia e stava facendo sera. (Una pausa) Vedi quella piccola aiuola

                      alle nostre spalle?

IL FIGLIO      Io vedo solo una macchia più scura…Ma se tu dici che è un’aiuola, ti credo.

IL PADRE      Ecco, c’era un piccione…(Si interrompe per un momento)

IL FIGLIO      Un piccione? Dove, sull’aiuola?

IL PADRE      No. Lui era sull’asfalto…anzi, dentro una pozzanghera…

IL FIGLIO      Si stava lavando…

IL PADRE      No, stava morendo.

IL FIGLIO       Morendo? E perché?

IL PADRE       Non lo so. Forse lo aveva investito un’automobile o forse era malato.

                       (Un silenzio)

IL FIGLIO       E allora?

IL PADRE       E allora tua madre si è fermata a guardarlo. Era tutto bagnato e muoveva piano le ali…una

                       una specie di grumo viscido e grigiastro…A me, se devo essere sincero, faceva un po’ di re-

                       pulsuione…ma lei si è inginocchiata, l’ha preso delicatamente tra le mani ed è andata a posar-

                       lo in mezzo a quell’aiuola. “Che almeno muoia sull’erba…” ha detto. (Una pausa) E in quel mo-

                       mento io ho capito che volevo passare la mia vita con lei.

                       (Un breve silenzio)

IL FIGLIO       (Un po’ a disagio per l’emozione del padre) E’ una cosa molto bella…

IL PADRE       Sì, tua madre faceva cose molto belle…perché era bella lei…!

                       (Un silenzio)

IL FIGLIO       (Indica un’altra foto) Quello sono io?

IL PADRE       (Guarda la foto) Sì.

IL FIGLIO       A quanti anni?

IL PADRE       A sette…forse si…

IL FIGLIO       Che aria immusonita!

IL PADRE       Non sei mai stato un tipo divertente…

IL FIGLIO       (Tornando alla cassettiera) Molto gentile da parte tua.

IL PADRE       (Con un sorriso) Che vuol dire? Ognuno ha il suo  carattere. Però eri un bravo bambino.

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                      Ubbidiente ed educato.

IL FIGLIO       Un piccolo imbecille.

IL PADRE       No. Solo un poco lento e credulone…(Ride fra sé)

IL FIGLIO       Perché ridi, adesso?

IL PADRE       Oh, niente! Ricordi…

                       (Il figlio gli gira le spalle, occupandosi di nuovo della valigia)

LA MADRE    Non dovresti ridere. Era stato uno scherzo molto stupido…

IL PADRE       A chi era venuto in mente?

LA MADRE    A te, naturalmente.

IL PADRE       E’ che lo vedevo sempre così serafico, così imperturbabile…Aveva l’aria troppo soddisfatta

                       Per essere un bambino…sembrava piuttosto la miniatura di un pensionato…

LA MADRE    Be’, era felice…meno male.

IL PADRE       No, non era felicità, quella! Era una sorta di ottuso benessere…mi faceva venire i nervi.

LA MADRE    Questo lo si era capito…

IL PADRE       Non volevo fargli una cattiveria, ma solo verificare se esisteva qualcosa che riuscisse a

                       scuoterlo…se era un bambino umano…!

LA MADRE    Forse si poteva trovare un sistema più dolce…

IL PADRE       So con assoluta certezza di essere stato molto dolce…e delicato…nel metterlo al corrente…

                       sì, insomma, nello svelargli…(Si interrompe pudicamente)

LA MADRE    Il segreto della sua nascita…

IL PADRE       (Scoppia a ridere) Com’era esattamente la storia? Sai che non me la ricordo più? C’era di

                       Mezzo un aviatore, no…?

LA MADRE    Sì, un valoroso aviatore che aveva sposato la mia più cara amica. Dalla loro unione era nato

                       un bambino. Ma subito dopo, l’aviatore era precipitato con il suo apparecchio nel corso di

                       un’eroica azione contro il nemico.

IL PADRE       Quale nemico?

LA MADRE    Non lo so. Non lo sapevamo neanche allora, credo. In quegli anni non c’era nessun nemico.

IL PADRE       E lui non ce l’ha chiesto?

LA MADRE    Era troppo piccolo per badare a simili dettagli.

IL PADRE       E dopo…? Moriva anche la madre, mi pare.

LA MADRE    Sì, la moglie dell’aviatore caduto.

IL PADRE       La tua amica.

LA MADRE    La mia più cara amica!

IL PADRE       E come moriva?

LA MADRE    Mah, moriva e basta.

IL PADRE       Forse dal dolore…

LA MADRE    Sì, hai ragione. Moriva di crepacuore.

IL PADRE       Ed ecco che il povero piccolo si ritrovava orfano…!

LA MADRE    Orfano a soli due mesi!

IL PADRE       Nonni e nonne?

LA MADRE    Niente! Già morti!

IL PADRE       Zii, cugini, generi, cognato?

LA MADRE    Tutti morti!

IL PADRE       (Allegramente) Un cimitero…!

LA MADRE    Nessuno al mondo che si prendesse cura di lui!

IL PADRE       Unica prospettiva…l’orfanotrofio! L’orfanotrofio con le suore!

LA MADRE    Perché con le suore?

IL PADRE       Senza suore, che orfanotrofio sarebbe? L’atmosfera la creano loro…queste inaccessibili

                       Mamme bianche e nere, che scivolano silenziose lungo  corridoi scuri e gelidi stanzoni…

LA MADRE    Ed è proprio là, in quel gelido orfanotrofio di suore, che tu e io lo avevamo trovato…

IL PADRE       Tutto rannicchiato nell’angolo di uno stanzone…

LA MADRE    Lo avevamo portato a casa nostra e lo avevamo adottato…

IL PADRE       In omaggio alla memoria dell’eroico aviatore…

LA MADRE    E della mia povera amica morta di dolore!

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                       (Scoppiano a ridere tutti e due. Dopo un po’ si calmano)

IL PADRE       E’ una storia davvero commovente.

LA MADRE    E infatti lui è scoppiato a piangere come un disperato…

IL PADRE       Dio, che rimorso!

LA MADRE    E che vergogna!

IL PADRE       Quanto bene gli ho voluto in quel momento…

LA MADRE    Non si riusciva a calmarlo…

IL PADRE       E non voleva più crederci, quando gli abbiamo giurato che era figlio nostro!

LA MADRE    Un psicologo dell’infanzia ci avrebbe fatti fucilare…

IL PADRE       Ce lo saremmo meritati. (Un breve silenzio)

LA MADRE    La verità è che nostro figlio lo abbiamo sempre preso un poco in giro…

IL PADRE       La verità e che prendevamo in giro anche noi stessi…e tutto quanto il mondo. Non riuscivamo

                       a farne a meno. Era il nostro modo di sentirci uniti. E coinvolgere anche lui, dal momento che

                       faceva parte della famiglia, ci sembrava naturale…Lui era il terzo moschettiere!

LA MADRE    Un povero moschettiere arruolato a forza…(Una pausa. Sorride) Quella volta balbettava un

                       poco, ti ricordi?

IL PADRE       Gli succede ancora.

LA MADRE    Davvero?

IL PADRE       Sì, quando è emozionato. Gli succede raramente, perché non è quasi mai emozionato. Ma

                       quelle poche volte, balbetta! (Breve pausa) Allora diventa molto buffo…gli viene un’aria

                       smarrita, offesa, come se qualcuno gli stesse giocando un brutto tiro dal quale non può

                       difendersi, come se il bambino che lui era una volta lo tirasse per una manica giù in fondo alla

                       infanzia…

LA MADRE    Dovresti dirglielo…

IL PADRE       Che cosa?

LA MADRE    Che gli vuoi bene.

IL PADRE       (Stringendosi nelle spalle) Non è necessario. Che i padri amino i figli è scontato.

                       (Il figlio ha sistemato tutti gli indumenti del padre nella valigia e la chiude con un colpo secco)

IL FIGLIO       Io ho finito.

IL PADRE       Bravo.

                       (Un silenzio)

IL FIGLIO       Casomai tu avessi dimenticato qualcosa, posso sempre portartela io nei prossimi giorni.

IL PADRE       Non c’è problema.

                       (Un silenzio)

IL FIGLIO       Allora andiamo…?

IL PADRE       Andiamo. (Si alza in piedi, con il suo album fotografico stretto fra le mani)

IL FIGLIO       (Prende il cappotto del padre) Infilati il cappotto (Lo aiuta)

IL PADRE       Grazie.

IL FIGLIO       (Solleva la valigia) La porto in macchina.

                       (Un silenzio. Il padre, fermo in mezzo alla stanza, non si muove)

                       Ti aspetto di sotto. Non metterci tanto, però…(Fa per uscire)

IL PADRE       Senti!

IL FIGLIO       (Si volta) Sì?

IL PADRE       Devo dirti una cosa, prima che ce ne andiamo. Mi dispiace, ma devo assolutamente dirtela.

IL FIGLIO       Possiamo parlare in macchina.

IL PADRE       Non è una cosa da dire in macchina. E’ una cosa da dire qui, in casa nostra, una volta per tutte

                       e poi basta!

IL FIGLIO       (Posa in terra la valigia) Va bene, sentiamo…(Un silenzio) E allora…?

IL PADRE       Non è facile, scusami…

IL FIGLIO       (Cominciando a preoccuparsi) Ma che c’è…?

IL PADRE       Ti ricordi di quellla volta..tanti anni fa…tu eri un bambino…che tua madre e io ti abbiamo

                       raccontato la storia di quell’aviatore che era il tuo vero padre..?

IL FIGLIO       Ah, sì! Quello scherzo cretino…! (Un silenzio) E allora…?

IL PADRE      Non era uno scherzo.

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IL FIGLIO      Come non era uno scherzo?

IL PADRE      Non era uno scherzo. Era la verità. Noi abbiamo cercato di dirtela, ci sembrava giusto...

                      soprattutto per tuo padre, che era morto senza quasi conoscerti..e per tua madre che era 

                      l’amica più cara di…sì, insomma…di mia moglie…ma tu l’hai presa così male…piangevi da

                      da strappare il cuore…e così…sì, ci è mancato il coraggio di andare sino in fondo e ti abbiamo

                      consolato dicendoti che era stato soltanto uno scherzo stupido. Avevamo stabilito fra noi due

                      di riparlartene quando saresti stato più grande. Ma…vedi…proprio quello è stato l’errore…

                      perché più passava il tempo e più diventava difficile parlarne…Alla fine abbiamo deciso di non

                      dirtelo mai…che andava bene così…perché tanto, che importanza poteva avere che tu fossi

                      diventato nostro attraverso un decreto di adozione…? Tua madre e io non abbiamo mai cre-

                      duto a tutte quelle balle del sangue. Per noi hanno sempre contato solo i sentimenti. E noi ti

                      amavamo come un figlio e tu ci amavi come si amano due genitori. (Pausa) Però, oggi…ecco,

                      oggi non mi sembra più giusto…! Forse sto sbagliando e mi pentirò…forse ti faccio del male e

                      mi dispiace…ma oggi credo che tu abbia il diritto di sapere la verità!

LA MADRE   E’ impazzito…

IL FIGLIO      (Pallido come un cencio) Ma sei impazzito…!

IL PADRE      Purtroppo non sono mai stato così lucido in vita mia…!

IL FIGLIO      (Con la voce rotta dall’emozione) Mi stai dicendo che non sono figlio tuo e della mamma…!

                      Mi stai dicendo questo…!

IL PADRE      Esattamente questo.

IL FIGLIO      (Si mette a sedere) Ma non è possibile…! Non è possibile che io fino a oggi non l’abbia saputo…!

                      In tanti anni…! Scusami, ma queste cose uno viene a saperle…(comincia a balbettare) Queste

                      Cose prima o poi si sanno…!

IL PADRE      Se chiedi che l’adozione resti segreta, non può venire a saperlo nessuno al mondo. Le suore

                      Distruggono tutte le carte.

IL FIGLIO      E voi lo avete chiesto?

IL PADRE      Sì. Volevamo che tu fossi figlio nostro agli occhi di tutti e per sempre! Solo noi tre dovevamo

                      Conoscere la verità! Ma tu quella volta…te l’ho detto…hai reagito troppo male…

IL FIGLIO      (Si stringe la testa fra le mani) Oh Dio…! Oh Dio mio…!

IL PADRE      Perché te la prendi tanto? Che importanza può avere oggi? La mamma è morta…io me ne sto

                      Andando…e tu ormai sei un uomo adulto, con una famiglia…

IL FIGLIO      (Stridulo e balbettante) E pretendi pure che non me la prenda…! Dovrei fregarmene, secondo

                      Te? Dovrei farci sopra una bella risata?(Si mette a piangere silenziosamente. Una lunga pausa)

IL PADRE       Perché no, dal momento che è solo uno scherzo…

IL FIGLIO       Uno scherzo…!

IL PADRE       Ci sei cascato come una pera. Proprio come quarant’anni fa. Giuro che non credevo tu abboc-

                       si di nuovo…!

IL FIGLIO       ( Lo guarda sbalordito)

IL PADRE       (Allegramente) Sei sempre il mio bambino, non sei contento?

                       (Un silenzio)

IL FIGLIO        (Scandendo le parole) Tutto questo è ignobile!

IL PADRE        Sì, forse un pochettino lo è.

IL FIGLIO        (Si alza in piedi) Come fai a diverti in questo modo?

IL PADRE        Infatti mi diverto meno di quanto pensassi. Anzi, se devo dirti la verità, provo un po’ di rimor-

                        so, proprio come tanti anni fa…Le tue reazioni riescono sempre a sorprendermi. Sembri im-

                        perturbabile come una sogliola e poi, d’un tratto, ti escono fuori tutte quelle lacrime…Sì, pro-

                        vo di nuovo rimorso.

IL FIGLIO        (Continuando a balbettare) Dovrei compiangerti…?

IL PADRE        (Con un sorriso affettuoso) Ti sei perfino rimesso a balbettare…

IL FIGLIO        Me ne frego!

IL PADRE        Facevi così da piccolo, ti ricordi?

IL FIGLIO         Affari miei!

IL PADRE         Ti chiedo perdono.

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IL FIGLIO       (Con una smorfia di sarcasmo) Ah, be’…!

IL PADRE       Se tu perdoni me, io perdono te.

                       (Un silenzio padre e figlio si guardano).

IL FIGLIO       Va bene.

IL PADRE       (Annuendo) Va bene. (Una pausa. Lo osserva) Sei un po’ tonto, lo sai.

IL FIGLIO       (Sottovoce) Sì.

IL PADRE       Va bene. (Pausa) Vogliamo andare, adesso?

IL FIGLIO        (Annuisce con stanchezza. Ripiglia in mano la valigia e resta fermo guardando il padre)

IL PADRE        (Gentilmente) Vai avanti, ti raggiungo subito.

                        (Il figlio esce con la valigia, lasciando la porta aperta. Nella stanza sono rimasti il padre e la

                        madre. Si guardano in silenzio)

IL PADRE        (Alla madre) Allora ciao…

LA MADRE     Ciao.

                        (Una pausa)

IL PADRE        Ti lascio un po’ di musica, vuoi?

LA MADRE     Grazie.

IL PADRE         Lester?

LA MADRE      Bach.

                         (Il padre azione l’impianto stereofonico. Musica di Bach: “Bete aber auch dabei” dalla

                         Cantata BWV 115. Lui si guarda intorno un’ultima volta, lentamente. Va alla porta, si volta

                         verso la moglie, le fa un gesto di saluto ed esce. Gradualmente BUIO)

                                                                   SECONDO TEMPO

(Musica nel buio. Bach, “Adagio” dal Concerto per violino in mi maggiore BWV 1042.

LUCE: due sedie bianche orientate verso il pubblico e convergenti al centro, come se fossero preparate per

un colloquio. Il resto della scena è al nero.

Entra il padre da destra: cammina trascinando le gambe e appare invecchiato. Indossa un paio di pantaloni senza piega e un cardigan di lana pesante ormai consunto e sformato. Sulla testa ha una cuffia auricolare, il cui filo termina in una tasca rigonfia del cardigan, dove si indovina la presenza di un registratore portatile. Stringe sotto un braccio il suo album di fotografie. Con l’altro regge contro il petto una piantina di basilico in un vaso di latta. Si porta tra le due sedie e depone il vaso in terra, cercando con cura la posizione migliore per fargli prendere la luce. Si raddrizza e guarda verso la fonte della luce.

La musica va in sottofondo)

IL PADRE      C’è un po’ di sole, oggi. (Pausa) Va e viene. (Sposta ancora una volta il vaso. Guarda di nuovo

                      verso la luce) O forse non c’è…E’ difficile capirlo. Bisognerebbe pulire il vetro…è diventato

                       grigio. (Pausa) Vetro grigio…luce grigia..e il sole, anche se c’è, non può farci niente. (Pausa)

                       Questo significa che siamo alla fine del mese. Alla fine del mese tutti i vetri sono grigi, anche

                       quelli dell’ufficio della direttrice. Una donna democratica! (Pausa) All’inizio del mese, invece,

                       puliscono i vetri e ritorna il sole. Tutto splende dentro la casetta nel bosco….(Guarda la pianti-

                       na di basilico) E le brave piantine come te si fanno una scorpacciata di luce e sono tutte con-

                       tente. (La guarda) Devi avere ancora un po’ di pazienza, ormai è questione di giorni. (Pausa)

                       Intanto beviamo l’acqua…

                       (Esce. Torna subito con un annaffiatoio. Bagna la piantina. Posa l’annaffiatoio su una delle due

                       sedie e si siede nell’altra, l’album fotografico sulle ginocchia. Un silenzio. Fissa il vuoto)

                       Un uomo era stato condannato a morte e aspettava nella sua cella che arrivasse il giorno della

                       esecuzione. Sapeva che sarebbe avvenuta da lì a un mese. Dunque gli restavano ancora trenta

                       giorni. L’uomo pensava che erano pochi e si angosciava nell’attesa della morte. Ma , per una

                       circostanza imprevista, le carte necessarie per procedere all’esecuzione erano andate e

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                      tornate  molto più in fretta del solito…E così un mattino alla cinque, ancora con il freddo e con

                      il buio, il direttore della prigione era entrato nella cella dell’uomo e lo aveva toccato sul brac-

                      cio. “Che c’è?” aveva domandato lui, sollevandosi sui gomiti. “Preparati” gli rispose il direttore.

                      “L’esecuzione è fissata fra tre ore”. L’uomo, ancora mezzo addormentato, non voleva crederci

                      e cominciò a protestare che l’esecuzione doveva avvenire da lì a un mese…Ma poi, quando fu

                      sveglio del tutto ed ebbe capito che non c’era scampo, smise di discutere e ammutolì. Una sola

                      cosa disse:” Tuttavia, così all’improvviso, è molto penoso!”  E dopo non volle più aprire bocca. 

                      (Pausa) E forse in quel momento pensò che sarebbe stata una grande, un’invidiabile felicità

                      poter vivere ancora un mese in quella cella, con la sola compagnia di un ragno e di una piccola

                      pianta in un vaso di latta…(Pausa) Ed è questo l’unico insegnamento possibile sulla felicità.

                      (Pausa) Lo ha scritto Fedor Dostoevskij ne “L’idiota”…parola più parola meno…(Pausa)

                      Ed ecco pechè io, quando qualche anima buona mi domanda se sono felice, rispondo di sì…

                      certo…che sono felice.

                      (Si alza in piedi, tasta con il dito la terra della pianta, prende l’annaffiatoio dalla sedia e le dà

                      Ancora un po’ d’acqua. Posa l’annaffiatoio in terra e si siede cambiando posto)

                      E’ basilico. (Pausa) Non particolarmente bello. E’ solo molto verde e profuma. (Pausa) Mi piace

                      il suo profumo…sa di gioventù! (Pausa) Le piante di fiori, in genere, hanno profumi da vecchie

                      signore sfatte. Lui no…lui è un ragazzino…e cresce in fretta. Credo che, se avessi la pazienza di

                      stare lì a guardarlo, riuscirei a sorprenderlo mentre cresce. Due giorni fa arrivava solo fino qui…

                      (Indica con la mano) E siamo alla fine del mese…e la luce è grigia…(Con tono compiaciuto) Nei

                      Prossimi giorni, con i vetri puliti, crescerà di tanto…(Indica con la mano) Efra due mesi sarà di-

                      ventato quasi un alberello. (Pausa) Dopodichè farà i suoi fiori bianchi e morirà. (Pausa) Perché

                      non vivono più di una stagione le piante di basilico. (Pausa) E io certe volte mi chiedo se non

                      l’ho scelto per egoismo, perché non voglio che mi sopravviva…(Pausa) Mah…! Comunque non

                      posso rimproverarmi niente…gli do l’acqua ogni giorno e la tengo alla luce…A ciascuno il suo

                      tempo! (La musica finisce) Finito! (Si toglie la cuffia, lasciandosela intorno al collo) Bisogna

                      girare il nastro…è facile…(Estrae di tasca il registratore e gira la cassetta) Ecco fatto! Adesso è

                      pronto per un’altra ora di musica. (Lo rimette in tasca senza azionarlo) Me lo ha regalato mio

                      figlio. Ha detto che, siccome ho lasciato a casa il mio impianto stereofonico, è giusto che abbia

                      in cambio eccetera eccetera…(Pausa) Mio figlio ha un forte senso dell’equità. 8Pausa) Ad ogni

                      modo è un aggeggio molto comodo..te lo porti sempre dietro e quando vuoi ascoltare della

                      musica –tac- basta premere un tasto e infilare la cuffia. (Pausa) Veramente ascoltare la musica

                      in cuffia a me non è mai piaciuto. La musica deve volare nell’aria. (Pausa) Ma ci si abitua a

                      tutto…alla cuffia…al pannolone…e alle supposte…(Pausa) Me ne mettono due al giorno. Una

                      infermiera in genere…ma qualche volta anche un infermiere maschio. (Pausa) Ma ci si abitua

                      anche a questo…(Ridacchia) Non si scherza con la direttrice…! Lei è il potere. Amministra pan-

                      noloni, supposte e clisteri secondo i dettami della necessità e della giustizia. (Pausa) Quando

                      sono arrivato qui, pensavo che me ne sarei infischiato della direttrice e di tutto quanto il perso-

                      nale. Pensavo che Villa Delizia me la sarei messa in tasca…(Pausa) Ero presuntuoso…Come tutti

                      i novizi…(Pausa) Ma una volta entrato qui dentro, ti senti solo come mai nella vita. Perché non

                      conti più niente, non sei più nessuno. Perché il tuo passato è come non fosse mai esistito e non

                      serve a distinguersi. Sei solo uno dei tanti vecchi di Villa Delizia e vieni giudicato non per ciò che

                      sai o che hai fatto, ma unicamente per quanto sei capace di sorbire il brodo da solo o di fare i

                      tuoi bisogni senza sporcare…(Pausa) Allora ti prende il panico…perché capisci che, senza l’ap-

                      provazione degli altri, qui sarai sempre e solo un relitto. (Pausa) Anche in collegio era così.

                      Anche là il tuo passato non contava e tu dovevi conquistarti sul campo spazio e privilegi.

                      (Pausa) Però quella volta era facile. Tra ragazzi si diventa subito complici...e non esisteva diret-

                      trice che io non riuscissi a conquistarmi con un sorriso e due frasi gentili…Perché ero giovane

                      e garbato, e piacevo agli atltri. (Pausa) Oggi non ci provo nemmeno…oggi non riuscirei a

                      conquistare nemmeno la guardiana dei cessi. (Pausa) E allora, se vuoi esistere, se vuoi occupare

                      un posto riconoscibile nella piccola società di Villa Delizia, non ti resta che accettare il pannolo-

                      ne…accettare le supposte..e mendicare senza ritegno uno sguardo di benevolenza…

                      “Buongiorno, signora direttrice! Ha visto che bel sole stamattina?”(Pausa) Ma ci si abitua anche

                      a questo…ci si abitua a tutto…

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                      (Si alza, sposta di qualche centimetro il vaso di basilico, si siede sull’altra sedia, l’album delle

                      fotografie posato sulle ginocchia)

                      La cuffia però è comoda. Me ne vado in giro annegato nella muisica e non sento nient’altro…

                      E posso pensare a lei in santa pace…(Pausa) Non le parlo più, però…perché non voglio farla

                      stare qui dentro…Non che sia così terribile, intendiamoci…ci si abitua a tutto…ma io so che a

                      lei non piacerebbe. Perché lei è troppo giovane…e i vecchi, quando sono così tutti insieme,

                      possono anche fare paura. (Pausa) A me all’inizio facevano paura. Mi sembravano cattivi…

                      Ma sono solo tristi. Quando poi sono allegri sembrano matti…(Pausa) Sulla faccia di un vecchio

                      tutto assume un significato diverso…peggiore…E così loro sono innocenti, ma sembrano tutti

                      quanti colpevoli.

                      (Spalanca l’album. Lo sfoglia lentamente. Si ferma su di una fotografia)

                      Colazione al sacco sulla Tofana di mezzo…(Pausa) Quanti fiori quell’estate…! E io avevo…trenta

                      cinque anni…? Trentasette….? (Pausa) Ecco, allora ero sicuramente felice e non sapevo di

                      esserlo. (Pausa) Oggi, invece, penso di esserlo e sicuramente non lo sono. (Pausa) La vita è

                      proprio insensata…Il Padreterno, se ci amasse davvero, dovrebbe farci nascere avvolti nel

                      foglietto delle istruzioni per l’uso.

                      (Sfoglia l’album. D’un tratto si ferma e solleva il capo, come per ascoltare qualcosa)

                      Non mi piace il silenzio che c’è qui dentro. E’ anche per questo che giro sempre con la cuffia.

                      Perché in realtà non è un vero silenzio…come quello della montagna…delle chiese vuote…

                      o dei cimiteri in estate…Questo è un falso silenzio. Sotto, se uno ci fa caso, c’è come un rumore

                      fondo, sordo, continuo…una specie di fruscio…che a volte sembra provenire dalla stanza accan-

                      to, a volte da molto distante, da qualche lontano camerino dimenticato da tutti…(Pausa) Sono

                      le suole dei vecchi che strisciano sul pavimento. Le suole delle loro ciabatte perlopiù, perché

                      dentro casa le scarpe sono proibite…portano la sporcizia del mondo di fuori e rigano i pavimen-

                      ti. E così tutti i vecchi di Villa Delizia vanno avanti e indietro frusciando…come tante formiche

                      con le ciabatte…come formiche senza lavoro…

                      (Si alza, cammina, si ferma, ascolta. Cammina, si  ferma, ascolta)

                      E poi ci sono tutti i loro fantasmi…Ogni vecchio si porta dietro un piccolo corteo di fantasmi.

                      E anche quelli frusciano, come le suole dei vecchi. Ogni fantasma segue diligentemente il pro-

                      prio padrone, tenendo il passo delle ciabatte, e rinforza questo rumore di fondo, questo fruscio

                      nascosto in fondo al silenzio…(Pausa) Il fruscio dei fantasmi, però, è più morbido, più continuo..

                      come l’agitarsi di tende di seta…e lo distingui da quello delle ciabatte perché non produce quei

                      piccoli, fastidiosi schiocchi contro il lineolun del pavimento. (Una Pausa)

                      Anche di notte non c’è un vero silenzio. I vecchi dormono e non trascinano più le gambe…I fan-

                      tasmi parlottano fra di loro, ma con tanta discrezione che davvero saresti in malafede a dire

                      che riesci a sentirli o che ti disturbano…Però lo stesso non c’è un vero silenzio. Perché dai muri

                      cominciano a provenire suoni liquidi e armoniosi….(Pausa) Sono i morti che cantano nei tubi

                      dell’acqua. Sono tutti i vecchi morti qui dentro…che non si sentono più tristi, e anzi cantano di

                      contentezza e di sollievo, perché possono finalmente essere allegri senza sembrare matti.

                      (Pausa) Ognuno ha la sua canzone e la cantano tutte insieme, con uno strano contrappunto

                      dall’effetto rilassante e ipnotico…come certe nenie orientali. (Pausa) Io dormo bene quando i

                      morti cantano nei tubi dell’acqua  e faccio sogni infantili e sereni.

                      (Rimane assorto per qualche istante)

                      Il vecchio Nieder, invece, aveva gli incubi e ogni notte urlava nel sonno…(Pausa) Ed era  un fatto

                      strano, perché lui, da sveglio, sembrava l’uomo più mite e tranquillo del mondo. Era sempre di

                      buon umore e sorrideva atutti con la sua bocca sdentata. Era anche generoso, e, quando gli

                      arrivava un dolce da casa, lo tagliava in tante piccole fette uguali e andava in giro a offrirlo su

                      di un vassoio di carta stagnola. (Pausa) Il vecchio Nieder voleva bene agli altri…e loro non gli

                      volevano male, perché lui era sempre pronto ad ascoltarl. Naturalmente non capiva molto di

                      quanto gli dicevano e non era certo capace di rispondere a tono o di dare consigli…Ma agli

                      altri vecchi bastava vederlo spalancare gli occhi pieno di buona volontà e di attenzione…Si

                      accontentavano dell’apparenza…E lui aveva in tutto e per tutto l’aspetto dell’ascoltatore

                      ideale. (Pausa) Insomma, un vecchio in pace con il mondo. Ma poi la notte sognava una vita

                      terrificante e urlava di paura…(Pausa) Gli hanno anche dato dei tranquillanti, ma non è servito.

21

                      (Pausa) Chissà, forse poteva servirgli una cura psicoanalitica..Ne ho conosciuti tanti che, dopo,

                      dicevano di essere guariti…(Pausa) Ma quanto è distante, vasto e confuso, il passato di un

                      uomo di ottantaquattro anni..! E quale analista se la sentirebbe di avventurarsi in terre così

                      lontane…! Probabilmente direbbe che la cura deve durare troppi anni e che non ne vale la

                      pena. Figuriamoci… a sentire gli altri, certe volte non vale la pena nemmeno rifarti una capsula

                      …! E infatti il vecchio Nieder lo avevano lasciato senza denti….(Pausa) Alla fine hanno dovuto

                      allontanarlo, perché non ci lasciava più dormire con le sue urla. (Pausa) Chissà dove lo avranno

                      portato…forse in un posto dove urlano anche gli altri…e così a lui non farà più caso nessuno…

                      (Si siede. Sfoglia l’album. Si ferma su di una fotografia)Vacanze in Scozia. Gita lago di Locheness

                      …(Pausa) Che sole c’era quel giorno…! Un grande sole abbagliante che faceva scintillare il lago

                      e ti costringeva a stringere gli occhi. 8Pausa) Forse è per questo che continuano ad avvistare il

                      mostro…in quel riflesso sull’acqua ognuno vede ciò che gli pare…come nelle nuvole…(Pausa) In

                      paese dicevano tutti di averlo visto…e nel pub dove avevamo fatto colazione era pieno di

                      ubriaconi che, per una sterlina, erano pronti a raccontarti di quella volta che erano usciti da soli

                      in barca senza un pensiero al mondo…quando improvvisamente, a cento metri da loro, l’acqua

                      aveva cominciato a ribollire, a fumare…(Si interrompe. Sorride) Ubriaconi rossi e mostruosi che

                      ti raccontano del mostro…(Pausa) E il mostro, senza dubbio, avrebbe raccontato ai suoi piccoli

                      che stava salendo in superficie senza un pensiero al mondo, quando improvvisamente, a soli

                      cento metri da lui, aveva visto galleggiare una barca…e sopra, paonazzo e schifoso...

                      (Si interrompe di nuovo. Scuote la testa) A questo mondo è tutto relativo. (Un silenzio) Anche

                      il vecchio Cafiero era diventato un ubriacone…(Una pausa) Non beveva certo qui dentro, no…

                      dentro è proibito. Beveva nel bar ella zona. Perché lui era ancora in gamba e se ne usciva ogni

                      pomeriggio a fare un giretto. Girava poco, però…anzi, puntava dritto sul bar più vicino e torna-

                      va dopo un’ora sbronzo perso. Era un ex professore di letteratura, come me. E beveva perché

                      era innamorato e si vergognava…(Pausa) Si era innamorato qui dentro, a settantanove anni, di

                      un’inserviente che ne aveva cinquantuno. (Pausa) Siamo gli ultimi romantici noi che abbiamo

                      fatto gli studi classici. (Pausa) Lei non era una bella donna…era secca, con un viso appuntito e

                      volgare…e credo offrisse a pagamento le sue ossute grazie agli ospiti di Villa Delizia. (Pausa)

                      Che poi mi domando cosa se ne facessero…Forse guardavano e basta…Ed era un peccato,

                      perché dopo si incupivano e perdevano il loro candore. (Pausa) Ma non Cafiero! Lui era un

                      romantico ex professore di letteratura…e di quella squallida bagascia di mezza età aveva fatto

                      la sua Dulcinea. Credo che lei gli abbia succhiato un bel po’ di soldi promettendogli di non

                      concedersi più agli altri e di leggere Flaubert. Ma era avida e bugiarda e aveva continuato a

                      mostrare le tette ai vecchi e a divorare fotoromanzi. (Pausa) Alla fine la nostra direttrice è

                      venuta a sapere della faccenda, ha impugnato la sua spada di fuoco e ha cacciato la donna da

                      Villa Delizia. E’ stata così brava da riuscire persino a farsi restituire da lei i soldi che aveva       

                      spillato agli ospiti. Ma Cafiero non ha mai voluto riprendersi i suoi. Era troppo orgoglioso per

                      ammettere che aveva pagato la sua Dulcinea. (Pausa) Tutto è bene quel che finisce bene.

                      (Pausa) Ma per Cafiero non è finita bene affatto…perché lui, rimasto solo, è diventato un uomo

                      triste e ha cominciato a  piangere e a ubriacarsi ogni giorno. Usciva il pomeriggio, ritornava

                      sbronzo, si chiudeva in bagno e piangeva. Che poi avrebbe potuto fare a meno di nascondersi

                      lì dentro…tanto, singhiozzava così forte che lo sentivamo tutti…(Pausa) Poi, un pomeriggio, non

                      è tornato…perché attraversando la strada, era stato investito da un motociclista. (Pausa) Per

                      vecchi e gatti l’attraversamento è sempre un rischio mortale. (Pausa) In più Califero era sbron-

                      zo…(Pausa) Il fatto è che il motociclista che lo aveva investito era sbronzo pure lui…Anzi, i

                      giornali scrissero che era sbronzo solo lui, perché Califiero era morto sul colpo per sfondamen-

                      to del cranio e a fargli la prova del tasso alcolico non aveva certo pensato nessuno…(Pausa)

                      Però noi ospiti di Villa Delizia sapevamo bene che a quell’ora del pomeriggio lui non poteva che

                      Essere ubriaco. Ma scattò una meravigliosa omertà…nessuno si lasciò scappare una parola e il

                      giovane motociclista venne condannato per omicidio colposo senza attenuanti. E tutti i vecchi

                      pensarono “Ben gli sta! Così impara a correre in motocicletta e ad avere Vent’anni…”

                      (Pausa)Sì, era solo un ragazzo…e aveva confessato di essersi ubriacato per disperazione, perché

                      la sua morosa lo aveva piantato.(Pausa) Così un vecchio, che voleva solo morire per amore, era

                      stato aiutato a farlo da un ragazzo innamorato…(Pausa) E io ne sono stato felice…E anche

     22

                      Cafiero lo sarebbe stato…perché, per un professore di letteratura, non si poteva immaginare

                      una morte più letteraria di questa. (Pausa) Adesso, la notte, lo sento cantare ogni tanto nei

                      tubi dell’acqua, confuso nel coro degli altri morti. Ma è facile riconoscerlo, perché ha una

                      voce rauca e gorgogliante da avvinazzato, e canta canzoni d’amore senza più vergognarsi…

                      (Rimane assorto per alcuni secondi, poi riprende a sfogliare l’album) Nostro figlio ha dieci

                      Anni. Festa di compleanno in casa con proiezione di “Cenerentola”….(Continuando a leggere)

                      Fa la magia tutto quel che vuoi tu…Bididi Bodidi Bu! (Pausa) Fosse vero…! (Pausa) Dodici

                      bambini…e tutto il pavimento sporco di torta…(Pausa. Guarda la foto vicina) Ed ecco qui i

                      ventiquattro genitori…(Pausa) Chissà se sono l’unico sopravissuto…(Pausa) Come sono affa-

                      scinanti le fotografie delle persone morte…quelle facce remote e spensierate…colte in un

                      momento della loro vita in cui non sospettavano che un giorno avrebbero cessato di esistere…

                      (Pausa) Hanno qualche cosa di commovente…e di indifeso….(Pausa) Ventiquattro genitori…e

                      adesso, forse, ventiquattro voci che cantano nei muri di qualche casa…Ma qui come sono vivi

                      e allegri e orgogliosi dei loro piccoli figli ebbri di cioccolata! Il mio signora, è una vera peste…

                      Il mio non studia, ma il professore dice che impara con facilità e che, se solo si applicasse un

                      po’ di più…(Canticchia) Figli, figli eterni dei…! 8pausa) Qui dentro, invece, non si parla molto dei

                      figli. E’ come se tutti nutrissero nei loro confronti un contenuto risentimento. (Pausa) Tranne il

                      vecchio Broussard…! Lui racconta sempre a tutti di quanto suo figlio è bravo, bello, alto, ricco…

                      e soprattutto di quanto gli vuole bene…Ogni volta che viene in visita dal padre, non fa che

                      supplicarlo di tornare a casa…Ma il vecchio Broussard, niente! Non ne vuole sapere! Perché lui

                      è convinto che i giovani debbano fare la propria vita senza impiastri tra i piedi. “Che mi voglia-

                      no bene, è giusto”, dice sempre “e  a me fa piacere. Ma che si tolgano dalla testa che io torni a

                      vivere con loro!” Così dice a tutti il vecchio Broussars…ma non ce n’è uno, qui dentro, che non

                      l’abbia visto piangere davanti a suo figlio nelle ore di visita…(Pausa) L’ho visto anch’io una volta

                      …il vecchio Broussard gli parlava sottovoce con gli occhi pieni di lacrime…lo pregava, lo implo-

                      rava, poi si fermava per piangere in silenzio, poi ricominciava...E suo figlio stava seduto tutto

                      composto, con un sorriso fisso di imbarazzo, e continuava a battergli la mano sul ginocchio…

                      (Pausa) “Digli che vuoi restare con lui e i bambini…! Digli che sei triste e che hai paura…!”

                      (Pausa) Come potesse servire a qualcosa…(Pausa) il vecchio Broussard ci prova ogni volta…

                      (Pausa) Poi si asciuga le lacrime e va in giro a raccontare quanto bene gli vuole suo figlio…per

                      difendersi, dicono tutti…Ma io credo che lo faccia per difendere il figlio…(Pausa. Guarda di

                      nuovo l’album. Sottovoce) Bididi Bodidi Bu!

                      (Un silenzio. Solleva il viso dall’album. Parla quasi d’impulso) Mio figlio, quando era piccolo, mi

                      Adorava. Ero dio per lui! Poi è cresciuto e a cominciato a giudicarmi…(Pausa) E questo ogni

                      uomo al mondo lo sente come un tradimento.

                      (Chiude l’album di scatto. Si alza e fa qualche passo avanti e indietro. E’ nervoso. Poi si siede

                      sull’altra sedia, l’album chiuso sulle ginocchia)

                      I bambini mi hanno mandato un fumetto…E’ stato un pensiero gentile. (Pausa) E’ una storia di

                      Pluto. (Pausa) Neanche lo sapessero che è di Pluto che ho più bisogno qui dentro, la notte…

                      (Pausa) Mio figlio dice che chiedono di me e che vorrebbero vedermi. (Pausa) Chissà se è vero

                      …(Pausa) Comunque io non voglio! Non mi va di andare in visita a casa mia. Credo che…sì, cre-

                      do che mi sentirei morire di vergogna…(Pausa) Nemmeno incontrarsi fuori è possibile…

                      (Pausa) Incontrarsi dove’ In un bar…? Come amanti clandestini…? (Pausa) E poi io non cammi-

                      no più bene e non mi sento sicuro a uscire in strada. Potrei fare la fine del gatto o del professor

                      Cafiero…(Pausa) Non che mi importi molto, intendiamoci…ma quel modo non  mi piace…con

                      gli occhiali volati via, una scarpa sì e una no…la faccia insanguinata e stupida…No, così non mi

                      piace. (Pausa) E di farli venire qui dentro, non se ne parla nemmeno! Non voglio che mi ricordi-

                      no in mezzo a tutti questi vecchi…che sentano l’odore di questo posto…non voglio che vedano

                      il mio sorriso di scolaretto, se per caso incontriamo la direttrice…(Pausa) E poi non l’ho scorda-

                      to quel groppo allo stomaco quando, da bambino, mi portavano a visitare il nonno in ospedale..

                      (Pausa) Lo stesso groppo di quando, più tardi, mi avrebbero lasciato solo in collegio… (Pausa)

                      E pensare che quella volta sapevo che, dopotutto, sarei tornato a casa…(Pausa) E’ per questo

                      che non ho mai voluto mandare mio figlio in collegio…(Pausa) E alla fine lui ci ha mandato me.

                      (Pausa. Con tono irritato) No, non è vero! Sono io che ho deciso! (Si alza in piedi, guarda la

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                      pianta) Non c’è più luce, qui! (Solleva il vaso e si avvia verso destra. Si ferma) Ma tanto… a che

                      …? Non c’è più luce da nessuna parte.

                      (Torna indietro e rimette il vaso al posto di prima. Si siede sull’altra sedia, l’album sulle ginoc-

                      chia. Appare improvvisamente affaticato) La verità è che bisogna accettare sino in fondo di

                      rimanere soli. Le mezze misure servono soltanto a farti venire voglia…e dopo è peggio.

                      (Pausa) Però bisognerebbe farlo con serenità, con saggezza…e io non ne sono capace…

                      (Pausa) Nessuno qui dentro è capace.  (Pausa) Nessuno al mondo è capace. Nessuno al mondo

                      riesce a convincersi che non c’è più…che non c’è più…l’altro…! (sorride) Mio Dio, quanto siamo

                      socievoli e dipendenti…! Credo che un qualsiasi gatto di strada proverebbe solo del disprezzo

                      per noi.(Solleva la testa, ascolta. Si alza in piedi, fa qualche passo verso destra, si ferma,ascolta)

                      Hanno acceso la televisione…adesso, per qualche minuto, il fruscio della casa aumenterà…

                      perché tutti gli ospiti di Villa Delizia si affretteranno ciabattando verso la saletta della…della

                      ricreazione…(Ridacchia) Sì, la chiamano proprio così! (Pausa) Ci saranno le solite piccole, inno-

                      cue baruffe per i posti…e poi tutti siederanno estatici…gli occhi sbarrati…la bocca un poco aper-

                      ta …(Pausa) Allora regnerà finalmente una gran quiete…la quiete immobile e perfetta dei cimi-

                      teri. (Pausa) Anche i fantasmi smetteranno di frusciare…si disporranno lungo le pareti come

                      tante zitelle a una festa danzante e aspetteranno educatamente che i loro padroni ricomincino

                      a ciabattare avanti e indietro e a occuparsi di loro. (Un silenzio)

                      Anch’io, fra un poco, andrò nella saletta della ricreazione insieme a tutti gli altri. Mi siederò in

                      ultima fila senza litigare con nessuno, mi infilerò la mia cuffia e ascolterò Bach con gli occhi

                      chiusi. (Pausa) Ci vado giusto per stare un poco in compagnia…senza gli inconvenienti della

                      compagnia…Per stare in compagnia da solo…(Pausa) Anche in sala da pranzo, durante i pasti,

                      tengo la cuffia accesa. Non ascolto volentieri quel concerto di salivazioni e risucchi…E poi non

                      voglio nemmeno sentire me stesso, perché potrei non accorgermi che biascico e gorgoglio

                      come tutti gli altri. (Pausa) Nemmeno le loro chiacchiere mi piace ascoltare…quei continui

                      rimpianti…e le bugie che inventano per trovare la forza di alzarsi al mattino…(Pausa) Rimpianti

                      e bugie…è questa la materia di cui sono fatti i vecchi. (Pausa) La verità è che non mi piacciono.

                      (Torna a sedere. Apre l’album, lo sguardo fisso nel vuoto. Dopo pochi secondi lo richiude)

                      Mio figlio vuole che ritorni a casa. (Pausa) Me lo ha detto ieri. (Pausa) Ha detto che ho lasciato

                      un vuoto…che i bambini continuano a chiedere di me…che manco molto sia a lui che a sua

                      moglie…(Pausa) La verità è che non vuole che io muoia qui dentro. (Pausa) Credo che lo trovi

                      Sconveniente…(Un silenzio) Ho risposto di no. (Pausa) Ormai non posso più andare via di qui.

                      Mi sembrerebbe un tradimento nei confronti dei miei compagni…(Pausa) Non mi piacciono e

                      Io non piaccio a loro…perché qui dentro a nessuno piace nessun altro…(Pausa) Ma è come  tra i

                      soldati di una trincea…Nemmeno loro si piacciono…odiano doversene stare in quel buco tutti

                      stretti insieme…sentire la puzza del vicino…leggere sulla faccia degli altri la stessa propria paura

                      …Preferirebbero certe essere a casa al caldo e al sicuro, lontani da quell’umanità così densa e

                      dolorosa…Ma combattono insieme la stessa battaglia… e sono pronti a rischiare la vita per

                      salvare un compagno in pericolo. (Un silenzio)

                      Ecco, qui a Villa Delizia, e in tutte le deliziose ville di questo mondo, è la stessa cosa. Ognuno di

                      noi destesta l’altro, ma lo compatisce…disprezza la sua debolezza, ma rispetta il suo dolore…

                      (Pausa) E quando questo diventa così forte da farlo urlare, è pronto a corrergli in aiuto, trasci-

                      nando le sue ciabatte e agitando nell’aria le mani tremolanti. (Pausa) Siamo tutti quanti matti,

                      svaniti, egoisti, biliosi…ma siamo finiti qui dentro senza altra colpa che non sia quella di aver

                      vissuto. (Pausa) E qui dentro, come in trincea, si ha paura e si muore. Solo che a noi nessuno

                      darà  mai una medaglia…né ci ringrazierà per la nostra sofferenza. (Pausa) Ed è giusto così, in

                      fondo, perché non sacrifichiamo niente…né la nostra gioventù…né il nostro futuro. (Pausa)

                      Però queste ville, appartamenti, stanze, ospedali…con il loro linoelun, la luce grigia, l’odore di

                      minestra, medicinali e merda…tutti questi luoghi un po’ indecenti dove i vecchi aspettano la

                      morte…dovrebbero essere sacri…E anche i vecchi dovrebbero essere sacri…perché è sacro e

                      terribile il momento in cui un uomo cessa di vivere. (Un silenzio. Poi, con voce improvvisamen-

                      te pacata) Sacro il vecchio, morto tre settimane fa durante il sonno. E sacro il suo presentimen-

                      to, che gli aveva fatto indossare per la prima volta il pigiama nuovo ricevuto in dono dalla figlia

                      per il suo compleanno…(Pausa) E’ sacro il vecchio, morto domenica scorsa dentro il cesso…

   24

                      seduto sul cesso…(Pausa) Dicono che si è trattato di un infarto…e che gli è stata fatale la sua

                      stitichezza, lo sforzo eccessivo per riuscire a espellere quel maledetto pezzo di pietra che lo

                      faceva soffrire ogni giorno…E se così fosse, sacro anche quello…(Pausa) Ma io penso che forse

                      è morto di crepacuore…perché nel piccolo cesso i fantasmi si affollano, ti stanno troppo vicini,

                      troppo addosso…e insieme a loro si affollano i pensieri, i ricordi…tutti pigiati con te nel cesso…

                      tutti a tormentarti, mentre tu aspetti che quella pietra ti abbandoni…(Pausa) E allora può arri-

                      vare una mattina in cui non riesci a sopportarlo…in cui la pietra e i ricordi sono più forti di te…

                      (Pausa. Sommessamente) E’ dunque sacra quella mattina….(Un silenzio) E sacro anche quel

                      vecchio scorbutico e solitario che un giorno non si alzerà più dalla sua sedia…che troveranno

                      con gli occhi chiusi e le mani rigide sulle ginocchia…mentre la sua cuffia gli canterà ancora nelle

                      orecchie un Corale di Bach…(Un silenzio) E sacri fra tutti quei poveri compagni che non sono

                      riusciti ad aspettare sino alla fine…(Pausa)Perché, se è straziante la folia del giovane che sceglie

                      di non esistere, altrettanto straziante è l’impazienza di quel vecchio cui sembrano troppo

                      pesanti da vivere persino i pochi giorni che gli restano…

                      (Un silenzio) Ma io sono paziente. 8Pausa) Sì, io credo che riuscirò ad aspettare. (Pausa)Vorrei

                      solo poter scegliere il tempo. (Pausa. Sorride)Ma chi non lo vorrebbe…! (Pausa) I miei compagni

                      dicono che preferirebbero morire in estate, con il sole che entra dalla finestra spalancata e li

                      scalda per l’ultima volta. (Pausa) Io no….io vorrei morire a Natale….con il grande albero illumi-

                      nato in mezzoa alla piazza…mentre la neve cade lenta su tutta Paperopoli…e io la guardo

                      volteggiare nell’aria in compagnia di Qui e Quo, i miei due frellini…e mi sento a casa, al caldo e

                      al sicuro…con le zampe infilate nei miei scarponcini gialli e il copri orecchie a batuffolo che mi

                      stringe delicatamente le tempie come la carezza di un figlio bambino….

                      (Si è rimesso lentamente la cuffia. Infila la mano in tasca e fa partire il nastro del registratore.

                      Posa le mani sulle ginocchia, sopra il suo album, e chiude gli occhi. Mentre cresce un Corale di

                      Bach, la scena va al BUIO)

                                                                         

                                                                                                FINE

          

  

          

 

                     

                     

  

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