Le zone calde del Texas

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LE ZONE CALDE DEL TEXAS

Atto unico di Giampiero Orselli

PERSONAGGI:

ANTOX

GABRY

(In scena poche cose a significare gli ambienti: Un tavolo da cucina, qualche sedia, un fornello, un piccolo divano, un vecchio fucile da caccia appeso ad un attaccapanni, un grosso letto matrimoniale.)

(Una ragazza al telefono: Gabry. Atteggiamento ansioso ed emozionato.)

GABRY / Sì, sì... aspetti signora, che prendo nota.

(Va a prendere penna e taccuino sul tavolo, rovescia vari oggetti, torna al telefono e scopre che la penna non scrive.)

GABRY/ Maledetta!

(Parte a cercare un'altra penna, non la trova, allora prende dalla borsetta la matita del trucco.)

GABRY/ Eccomi... no, non mi ero persa. E' che in questa casa... no, no, è tutto molto ordinato, solo che... ecco sì, scrivo... "Torta di Mele della California", se sono della California è meglio, sennò vanno bene anche le altre... ah no, questo non devo scriverlo. Prendere 120 grammi di zucchero di canna. Una bustina di cannella. Mezzo chilo di farina. Lievito di birra, sì. Scorza grattuggiata di limone. Due uova intere. Un bicchiere di latte. Zucchero a velo. 100 grammi di margarina a temperatura ambiente.

(Nel frattempo è entrata in scena un'altra ragazza, Antox, che guarda stupita Gabry al telefono, posa la valigia, prende una penna dalla borsetta e gliela porge. Gabry, che non l'aveva sentita entrare, fa un salto per lo spavento e la guarda come se fosse apparso il demonio, poi riprende la telefonata balbettando.)

GABRY/ Sì... ci sono ancora. Sì... eh, cosa? La California? Ah sì, la torta di mele. Sì niente burro, che Giacomo è allergico e gli vengono le macchie... solo grassi vegetali... sì va bene, oggi compro gli ingredienti e poi mi richiama. Grazie sì... grazie ancora. Salve.

(Mette giù  e rimane immobile a guardare Antox che disfa la valigia  ascoltando musica dalle cuffiette.)   

 

GABRY/ Guarda chi si vede. Si può sapere dove sei stata tutto questo tempo? Anzi no, non dirmelo. Ho già avuto abbastanza traumi negli ultimi giorni.

(Antox si toglie le cuffiette.)

ANTOX/ Niente. Finite le pile. Allora, cosa è sta' storia? Non dirmi che per alleviare la tua sconfinata solitudine ti sei messa a fare il numero delle ricette telefoniche.

GABRY/ Niente ricette telefoniche. Stavo parlando con la mia futura suocera. 

ANTOX/ Questa è buona. Vuoi dire che ti sposi col benzinaio?

GABRY/ Macchè benzinaio. Non sto più con quello. Da quando ho scoperto che vendeva benzina annacquata, il mostro. E faceva anche di peggio.

ANTOX/ E allora?

GABRY/ E allora... la vedi quella luce là?

(Indica ad Antox un punto lontano nel palazzo di fronte.)

GABRY/ Quarto piano. Oltre quelle tendine illuminate, c'è lui Sta studiando. Poverino. Medicina. Ultimo anno. Gli mancano tre esami e poi via, si parte. 

ANTOX/ E lui si è innamorato di te?

GABRY/ Sì. Cioè no. Non proprio lui. Sua madre. Dice che sarei la moglie ideale per il suo Giacomo. Pensa che mi detta le ricette dei suoi piatti preferiti per quando saremo sposati. E io non vedo l'ora sorellina. Una donna dopo i trenta chi se la piglia più. Gli uomini guardano quelle che ne hanno quindici meno di te. In giro ci sono certe sventole. Ieri ne ho visto una, poteva essere mia figlia... fai conto che le arrivavo alle tette mettendomi in punta di piedi  e...

ANTOX/ Stop.

GABRY/ Anche tu faresti bene a pensare a queste cose se non vuoi restare sola.

ANTOX/ Già fatto grazie.

GABRY/ Vuoi dire che...

ANTOX/ Voglio dire che... non vedi che ho un anello al dito?

GABRY/ Gesù!

ANTOX/ Gesù sì.

GABRY/ Se papà e mamma sapessero!

ANTOX/ E chi li ha più visti papà e mamma.

GABRY/ Già, ma anche tu potevi farti viva almeno una volta. In tre mesi. Cominciavo a pensare che fossi finita in un harem turco.

ANTOX/ Ero troppo lontana per telefonare e lo sai che a me non piace scrivere.

GABRY/ Ma dove eri finita insomma?!

ANTOX/ Mi sono sposata a Reno.

GABRY/ Rino? Chi è Rino?

ANTOX/ Rino è una città, scema. Una città del Nevada.

GABRY/ Nevada? Ma non è in...

ANTOX/ Sì proprio laggiù,  America. Iu es ei. Pazzesco vero?

GABRY/ Oddio. Ma chi hai sposato, un cow boy?

ANTOX/ Esatto cara. Un cow boy. Con tanto di cappellaccio, stivali e speroni per punzecchiare il cavallo. L' ho conosciuto qui in città, in una discoteca. Era appena sbarcato da una portaerei. Un marines, Italoamericano, tale Tony Mancino. Mi ha abbordato dicendo che assomigliavo a sua sorella Agnese. La notte la abbiamo passata insieme. E che notte ragazzi. Abbiamo fatto saltare l'impianto antincendio della pensione Milano. Lui aveva un modo selvaggio di farlo. Pensa che...

GABRY/ Alt. Lo sai che non mi piacciono certi discorsi.

ANTOX/ Lo so, lo so. Bèh, alla fine lui mi ha detto: "Perchè non mi raggiungi a New York? Io tra un mese mi congedo e ti telefono". Mi ha persino comprato il biglietto. Un mese dopo lui mi telefona davvero e io sono volata via senza dire niente a nessuno.

GABRY/ Questo lo so.

ANTOX/ All'aeroporto di New York c'era la banda dei marines ad aspettarmi. Suonavano l'inno inglese "God Save the Queen", Dio salvi la Regina. "Che regina?" Dico io "Qui siamo in America." " La Regina sei tu.", dice Tony. Carino no ?

GABRY/ Bleah.

 

ANTOX/ Poi mi porge un mazzo di rose immenso e mi fa salire sulla sua Buick decappottabile. "Dove si va?" Faccio io. "Nevada." Fa lui. "Ti voglio presentare ai miei genitori. E così siamo partiti. Abbiamo viaggiato attraverso l'America, through America, come dicono loro. Ogni giorno uno stato diverso e ogni volta il paesaggio cambiava: Deserti, colline, canyon e quelle città tutte uguali, con i grattacieli di vetro, come la sigla di Dallas, hai presente no?

GABRY/ Sì ma arriva al dunque, dannazione.

 

ANTOX/ Ogni tanto lui voleva che ci fermassimo nei motels lungo l'autostrada. Andavamo su in camera e...

GABRY/ Facevate scattare l'impianto antincendio. Ho capito.

ANTOX/ Se tu lo avessi visto bella mia. Il classico fascino made in Usa. Due spalle così, un torace così...

GABRY/ Lo chiamavano Bombolo. Vuoi andare avanti!

 

ANTOX/ Bèh, eravamo arrivati dalle parti di Las Vegas quando lui ferma la macchina e scende.  Ha lo sguardo visibilmente pensoso. "Che c'è darling?" Faccio io. E lui niente, guarda fisso il deserto e tace.  "Qualche problema, amore?" Dico io. Silenzio. Rimane lì a fissare un cactus gigantesco. Che c'è caro?

GABRY/ Insomma, stringi stringi!

ANTOX/ Lui si volta e mi fa: "Abbiamo quasi finito la grana baby. Bisogna andare al negozio di ferramenta del vecchio Harry". Per me, dico io, andiamo pure al negozio di ferramenta del vecchio Harry. Vallo a sapere che era la più famosa bisca clandestina di tutto il Texas. Ma io questo non lo ho capito subito. Perchè Tony mi dice di aspettare in macchina ed entra nel negozio. Dopo un bel pò di tempo torna  e mi fa cenno di seguirlo. Entriamo nel negozio e poi dentro una porticina che c'è subito dietro il banco  e poi giù per una scaletta di legno Quando arriviamo nella bisca io subito non vedo nulla per via del fumo, poi mi accorgo che nella stanza c'è pieno di uomini  che mi fissano con certi occhi. Tony mi fa fare la passerella poi si rimette al tavolo. A quel punto io ho capito: aveva perso tutto e adesso giocava l'unica cosa che gli era rimasta.

GABRY/ Te.

ANTOX/ Me.

GABRY/ Gesù.

ANTOX/ Gesùssi. Non ti dico come mi sono sentita. Sono rimasta lì immobile tra tutti quegli uomini che mi guardavano sbavando come mastini davanti a una bistecca.

GABRY/ E poi?

ANTOX/ E poi si vede che gli ho portato fortuna a Tony. Perchè da quel momento ha cominciato a vincere forte. Botte da 1000 dollari alla volta, così, come se fossero noccioline. Quando si è alzato aveva vinto più di 30.000 dollari e la Mercedes di un tipo che era lì. Un energumeno che si alza e dice a Tony: "Non te ne puoi andare via adesso, amico." E Tony dice: "Perchè?" "Perchè io dico di no." E prende Tony per il collo, ma lui si divincola e gli appioppa due cazzotti che lo fanno volare laggiù. "Qualcuno ha qualcosa da dire?" Silenzio. "Bene." Dice Tony. Raccoglie la grana, mi prende per mano e via  Ripartiamo con la macchina.

  

GABRY/ La Mercedes?

ANTOX/ Certo. Mica la carriola di prima. A quel punto Tony mi dice: "Pupa tu mi porti fortuna. E poi sei una tipa tosta. Hai avuto fegato là dentro." Ferma la macchina in pieno deserto e...

GABRY/ E avete fatto scattare l'impianto...

ANTOX/ Oh, ma sei fissata tu... mi ha chiesto di sposarlo.

GABRY/ E tu hai accettato?

ANTOX/ Certo.

GABRY/ Per il suo fascino made in Usa.

ANTOX/ E per i 30.000 dollari. E così siamo andati a Reno nel Nevada. Un posto dove con 50 dollari e cinque minuti di cerimonia tu sei bello che sposato. Non una funzione come da noi, con il prete, i chierichetti  e l'organo a canne che suona la marcia nuziale. Una cosa molto più sobria che si fa nel tinello di qualche predicatore locale, con la T.V. accesa nell'altra stanza. Una cosa così.

GABRY/ Bella stronzata.

ANTOX/ Non essere esplicita. Ogni posto ha le sue usanze.

GABRY/ E così vi siete sposati?

ANTOX/ Certo.

GABRY/ E poi?

ANTOX/ Eppoi luna di miele a Las Vegas.

GABRY/  Las Vegas? Ma allora c'è per davvero. Io credevo che esistesse solo nei film.

ANTOX/  Già, Las Vegas. Una grossa torta con le candeline accese, messa lì in mezzo al deserto. Non mi ci far pensare. Tony passava tutto il tempo a perdere i 30.000 con le slot machine e io in albergo ad aspettare, che chissà perchè a Las Vegas non gli portavo più fortuna e ogni volta che io ero presente lui perdeva. Il guaio è che perdeva anche quando io me ne stavo in albergo. Chiamalo albergo. Uno di quei schifosi grattacieli con l'aria condizionata. Fossimo stati a Parigi, chessò, aprivi la finestra e: Champs D'Elyseès, Tour Eiffel, Montmartre, Sacre Coeur, Coco Chanel, uì uì. E invece lì di fronte c'era un altro grattacielo  e i camerieri non facevano che dire Yeah yeah, Hamburger, Coca cola. E poi in quel periodo c'erano le elezioni del presidente. In T.V. vedevi solo la faccia di Dole. Hai presente cosa è la faccia di Dole, no? E allora sai cosa ho fatto?

GABRY/ Che hai fatto?

ANTOX/ Ho preso dal cassetto gli ultimi 10.000 dollari rimasti, e me la sono filata. Un aereo ed eccomi quà.

(Una lunga pausa di silenzio.)

GABRY/ Bello. Dove lo danno?

ANTOX/ Dove lo danno cosa?

GABRY/ Questo film. A che cinema lo danno che stasera me lo vado a vedere.

ANTOX/ Ah, non mi credi.

GABRY/ No. 

ANTOX/ Bèh, certo. Per te che non ti sei mai mossa da questo buco deve essere ben difficile immaginare  una storia simile. Comunque, visto che non mi credi, tiè... guarda questi. 

(Antox tira fuori dalla borsa i diecimila dollari e li getta sul letto. Gabry li prende e li rigira tra le mani seriamente sorpresa. Antox glieli toglie bruscamente di mano  poi torna a sedersi sul divano dove rimane a limarsi le unghie.)

ANTOX/ Allora. Quando arrivano mamma e papà?

GABRY/ Mamma e papà non arrivano.

ANTOX/ Che vuol dire, mamma e papà non arrivano?

GABRY/ Vuol dire che mentre tu stavi in giro per il mondo a fare scemenze, qui ne sono successe di tutti i colori. Babbo è all'ospedale. Mamma in India. E come a solito chi si è dovuta sobbarcare tutta la baracca sono stata io. La signorina era a Las Vegas. Tu hai sempre avuto un talento particolare a capire quando è il momento di tagliare la corda. Vero? Ma oltre ai diritti ci sono anche i doveri e le responsabilità individuali e tu dovresti...

ANTOX/ Invece di parlare come un manuale dei concorsi alle poste dimmi cosa è successo.

GABRY/ Dopo che tu sei andata via, la mamma si è rimessa a bere.

ANTOX/ Un momento. La mamma ha sempre bevuto. Il fatto che io sia partita non c'entra niente.

GABRY/ Sì. Ma dopo che tu sei partita, lei si è messa a bere forte. Così forte che una sera che in casa non c'era più alcool si è scolata l'intera bottiglia dello Spic e Span.

ANTOX/ No?

GABRY/  Ogni volta che apriva la bocca uscivano le bolle verdi.

ANTOX/ Gesù. L'avete portata all'ospedale immagino.

GABRY/ No. Lei non voleva che chiamassimo l'ambulanza. Stava lì sul letto e faceva bolle. Bolle grandi, piccole. Di tutte le misure.

ANTOX/ E poi?

GABRY/ Poi ha cominciato a lamentarsi. Prima piano: aaaahh. Poi forte, sempre più forte: uaaahh. Allora il babbo ha detto: "Così finisce che sveglia tutto il palazzo. Non ci resta che abbatterla. E' andato di là. Ha preso il fucile che è appeso all'attaccapanni. Lo ha puntato contro la mamma e: clic... cilecca.  Ha provato ancora. Clic. Allora lo ha puntato contro di me e ha provato di nuovo. Niente. E allora si è messo a gridare: "Chi ha tolto le cartucce dal mio fucile?!" Quando all'improvviso la mamma si è zittita. Ha fatto due o tre salti sul letto poi è rimasta lì immobile, rigida come un pezzo di legno.

ANTOX/ Morta?

GABRY/ Completamente.

ANTOX/ E il babbo?

GABRY/ Il babbo è rimasto a bocca aperta. "Che donna!" Ha detto. "Ha fatto tutto lei da sola. Io non avrei saputo fare di meglio."

 

ANTOX/ Oddio che cosa terribile. Hai ragione. Non dovevo partire.

GABRY/ Aspetta. Non è finita. Ora viene il meglio. La mamma poi è resuscitata.

ANTOX/ No?

GABRY/ Sì. Durante il Rosario. Davanti a tutti i parenti. C'era zio Guido. Zia Rosina. Zio Michele e i signori Pisetti del terzo piano e c'era anche Don Silvestro della parrocchia...

ANTOX/ O.K., ho capito. Ma che è successo?

GABRY/ Avevamo appena finito di pregare. Tutti se ne stavano andando, quando il babbo si è messo davanti al letto per ringraziarli di essere venuti. Aveva appena cominciato a parlare, quando alle sue spalle la mamma si è tirata su e ha lanciato un grido tremendo: uaaah. Sono scappati via tutti e il babbo è stramazzato al suolo.

ANTOX/ Morto?

GABRY/ Proprio morto no ma quasi.

ANTOX/ E la mamma?

 

GABRY/ La mamma è in India.

ANTOX/ In India?

GABRY/ Sì, perchè mentre era morta, le è apparso il vero Dio. Un Dio con un nome strano e la faccia da elefante che le ha sussurrato nell'orecchio: Vieni Marisa, vieni. E così lei è andata. Ha ritirato tutti i soldi dal conto del babbo ed è partita per l'India.

ANTOX/ E papà non glielo ha impedito?

GABRY/ E come poteva poveraccio. E' in un letto d'ospedale con i tubi che gli escono da tutte le parti.

ANTOX/ E tu? Non potevi fermarla?

GABRY/ Ho provato a spararle. Ma qualcuno ha tolto le cartucce dal fucile.

ANTOX/ Maledizione.

GABRY/ Maledizione sì. Mi sono trovata qui, da sola, con la padrona di casa che mi assilla con l'affitto e tutte le bollette da pagare. Meno male che sei tornata tu.

(Si abbracciano.)

ANTOX/ Povera... sapessi anche io che guai ho passato.

GABRY/ Lo credo. Col vizio che hai di andarteli a cercare.

ANTOX/ E' che ogni cosa mi sembra meglio che rimanere qui. Solo il fatto di andarmene mi sembra già un passo avanti.

GABRY/ Sono così felice che sei tornata e che hai portato quel ben di Dio, sennò la padrona ci cacciava via.

ANTOX/ (Afferrando i dollari.) No! Quelli no! Non si toccano.

GABRY/ Come non si toccano?

ANTOX/ Cioè... no... meglio di no. E' roba straniera. La padrona non li accetta.

GABRY/ Bèh, che ci vuole? Vado al Supersconto giù di sotto. La cassiera mi conosce. Vedrai che me li cambia.

ANTOX/ No. Ho detto di no.

GABRY/ Senti tesoro. Vuoi dire che non puoi rinunciare ad una fetta dei tuoi diecimila zucconi per tenere in piedi la baracca di mamma e papà? La piccola casetta nella quale siamo felicemente cresciute. Stai scherzando vero? Molla quà.

(Gabry glieli prende di mano bruscamente.)

GABRY/Ecco 200 basteranno. Anzi 210, così faccio pure un pò di spesa che nel frigo non c'è più nulla. Tu resta qui. Vado e vengo. Non rispondere al telefono sennò combini guai. E non toccare nulla. E non provare a ripartire che ti ammazzo con una bastonata. Va bene?

ANTOX/ Va bene.

GABRY/ Bene. Faccio in un attimo.

(Gabry esce. Antox rimane in casa. E' visibilmente turbata.)

ANTOX/ Dio mio che pasticcio. Devo subito telefonare a Max. Dove è il numero?

(Cerca sulla agendina.)

ANTOX/ Maria. Mariano. Marcello. Marocco. Max, ecco...

(Sta per fare il numero quando squilla il telefono.)

ANTOX/ Pronto? Eh... cosa? Ah, ho capito, sì... ha finito la margarina per la crema pasticcera e non sa cosa mettere nella glassa della torta... cosa farei io? Io ci metterei una bella spruzzata di merda di cane!

(Butta giù.)

ANTOX/ Dio mio che incubo.

(Fa il numero di Max.)

ANTOX/ Pronto Max?... Ma chi è che parla?... Come chi sono io? Chi sei tu piuttosto?... Samantha. Senti Samantha, passami Max. Sì lo so che è occupato, ma saresti così gentile da dirgli di togliere le sue zampe dal tuo culo e di prendere in mano la cornetta del telefono. Grazie... Max, brutto schifoso maiale E' successo un bel casino. Sai i dollari?... Come quali dollari bestia? Quelli del Texas. Abbiamo mai posseduto altri dollari noi?

(Si sente aprire la porta di ingresso.)

   

ANTOX/ Adesso non posso parlare. Ci sentiamo dopo. Bestia... spero solo di averti interrotto sul più bello.

(Butta giù.)

(Gabry è rientrata. Ha una faccia terribile. Antox si avvicina rapidamente al tavolo e posa l'agendina.)

ANTOX/ Allora? Perchè mi guardi in quel modo? Che c'è? I dollari? Non te li hanno presi?

GABRY/ No.

ANTOX/ Perchè?

GABRY/ Per un piccolo particolare.

 

ANTOX/ Ah sì? Quale?

 

GABRY/ C' era scritto su Made in Bergamo.

(Gabry va a prendere il fucile appeso all'attaccapanni.)

ANTOX/ Amore, lascia che ti spieghi. No ferma, aspetta.

(Suona il telefono. Gabry va a rispondere tenendo il fucile puntato contro la sorella.)

GABRY/ Oh, salve signora... No, non sono stata io a rispondere prima... mia sorella. Sì, è tornata... ah le ha detto così. Ho capito. Non si preoccupi. Tra qualche istante riparte. Sì. Per un lungo viaggio. E non tornerà mai più. No. Buonanotte. E mi scusi ancora.

(Mette giù il telefono e avanza minacciosamente verso Antox.)

ANTOX/ No. Fermati. Ricordati che ti ho salvato la vita.

GABRY/ Ah, sì. E quando mi avresti salvato la vita? Quando eravamo a Disneyland. Oh no, mi sbaglio, eravamo in Giappone. O forse quella volta a Timbuctù, alla corte del Sultano.

ANTOX/ Il babbo ti avrebbe ucciso se non toglievo le cartucce dal fucile.

GABRY/ Le cartucce!

(Prova a sparare alla sorella.)

GABRY/ Oh no!

(Si accascia sul letto con la testa tra le mani.)

(Prende il fucile e lo rimette a posto.)

ANTOX/ Le avevo tolte quella volta che la mamma aveva sparato al babbo. Sbagliò mira per un pelo. Guarda là. Ci sono ancora i segni sul muro. Un vizio di famiglia questo.

GABRY/  (Sul letto.) Non ce la faccio più. Non ce la faccio più.

ANTOX/ Non puoi continuare così. Sei esaurita. Devi prenderti una bella vacanza. Un pò di montagna, che ne so, magari con il tuo fidanzatino del palazzo di fronte. Quindici giorni in una baita a preparare torte di mele.

GABRY/ Io l'ammazzo. Io l'ammazzo.

ANTOX/  (Con un bicchiere in mano.) Va, prendi due pastiglie di Prozac. Ti solleveranno un pò. Guarda, ne prendo due anche io. Sono antidepressivi. Ti fanno venire la ridarella. In America lo usano tutti come fossero caramelle.

(Gabry si tira su per prendere le pastiglie.)

GABRY/ Ma lo sai cosa mi hai combinato con la signora Repetto?

 

ANTOX/ Bèh, hai chiarito tutto no? E' stata la sorellina cattiva.

GABRY/ Senti, se per colpa tua va tutto all'aria io...

ANTOX/ Su  rilassati. Cerca di dormire un pò. Ecco, togliamo le scarpe. Abbassiamo la luce.

(Nella penombra Antox comincia a spogliarsi per andare a letto.)

GABRY/ Mi vuoi spiegare dove hai preso quella cartaccia?

ANTOX/ Vuoi sapere la verità? Sono stata a Roma  a girare un film.

GABRY/ No. Ti prego. Non ricominciare con le palle.

ANTOX/ Questa è la verità, purtroppo. E' stata un'esperienza amara. Roma è una città tentacolare. Una piovra. Bisogna avere il muso duro. Ma neanche quello basta. Un mondo di lupi. Il mio agente, Max si chiama, mi telefona e mi dice: "Vieni giù. C'è una superproduzione western. Titolo: "Le zone calde del Texas". Un regista importante. italoamericano. Tale Sammy Vattelapesca. Di Bergamo, anche lui, come i dollari. Cercano una con la faccia proprio come la tua. Hanno già visto le tue foto. Sono entusiasti. Vieni giù subito. E io vado. Che potevo fare?

GABRY/ Potevi almeno dircelo.

ANTOX/ Ho lasciato un bigliettino, no?

GABRY/ Sì. Con su scritto: Torno presto. Ciao a tutti.

ANTOX/ E' che io credevo di tornare presto. Invece. Non me ne è andata dritta una. Sono arrivata a Roma dopo un viaggio di otto ore nella toilette del treno. Io mi aspettavo la macchina del produzione e invece c'era Max, il mio agente, con la cosa, lì, la Vespa. Fai conto che io avevo speso gli ultimi soldi per farmi la permanente e il casco ha mandato all'aria tutto. Io non volevo metterlo ma lui dice: "obbligatorio. Sennò mi sequestrano la cosa, lì, la Vespa. E del taxi non se ne parla nemmeno." dice lui "chi ce li ha i soldi. Col viaggio che dobbiamo fare." Viaggio? Quale viaggio? Venti chilometri nella campagna romana  sotto una pioggia così. Arriviamo davanti a un grande capannone arrugginito. Casa di produzione Babilonia Il guardiano non ci voleva fare entrare. Allora Max dice: "Il tizio tal dei tali ci sta aspettando. Il guardiano va a parlare con qualcuno. Quando torna dice che posso entrare solo io. Capisci? Lascia lì Max sotto la pioggia. . Max dice: "Vai pure tranquilla. Io ti aspetto qui. Bèh, mi fanno entrare in un ufficio dove ci sono il produttore e il regista. Il produttore fa tutto un discorsetto tecnico: aòh pupa, amo daffà un western all'italiana, una cosuccia alla Sergio Leone, ma fatta mejo, morto mejo. Mi fa qualche nome di attore con cui è in contatto telefonico, o telepatico, non ho ben capito. De Niro, Stallone, Bogart, La Meryl Strippe. A questo punto subentra il regista che mi dice che prima però ha daffà un piccolo provino per saggiare le mie qualità artistiche. E sai cosa mi ha chiesto? Di togliermi camicetta e reggiseno. E tu credi che io me li sia tolti?

GABRY/ Sì.

ANTOX/ Sì. Infatti. Me li sono tolti. Ma è la prassi. Guai a mostrarti inibita. Passano subito ad un'altra. E così mi tolgo le robe. Quei due mi guardano per un pò  poi il produttore dice: vabbè. Questo è il contratto. Metti una firma lì. E tu credi che io abbia firmato?

GABRY/ Sì.

ANTOX/ No invece. Ho detto che per la firma dovevo prima consultare il mio agente, come le attrici vere e ho fatto tanto che sono dovuti andarlo a chiamare. Quando Max è entrato dovevi vederlo. (Ride.) Era completamente inzuppato d'acqua,  puzzava di cane bagnato e lasciava impronte dappertutto. Gli hanno persino impedito di sedersi. Al momento di firmare, ha starnutito e ha completamente inzuppato i due papponi. Una scena cara mia. Solo che alla fine il contratto era così bagnato che non si capiva se ci davano cinque milioni o 500.000 lire. "In ogni caso un bel colpo!" Ha detto Max. Il primo passo verso il successo. Adesso non ci resta che aspettare la telefonata della produzione. "Tre mesi abbiamo aspettato, chiusi nella topaia di Max  a Centocelle. Finchè un giorno...

La scena era questa. Dovevo entrare nuda in una vasca da bagno piena di dollari.

GABRY/ Di Bergamo?

ANTOX/ Loro. E a quel punto entravano due maschioni tutti nudi col cinturone e cappello da cow boy  e col pisello in mano che dicevano in coro: "Hey pupa sei pronta a fare quattro salti?" A quel punto ho capito quale erano le zone calde del Texas.

(Ridono entrambe.)

ANTOX/ Così sono saltata su. Mi sono rivestita e ho portato via un pò dei dollaroni.

GABRY/ Ma se sono falsi?

ANTOX/ Speravo che qualcuno se li sarebbe bevuti.

GABRY/ Sì. Con su scritto made in Bergamo.

ANTOX/ (cambiando discorso) Piuttosto... tu che hai fatto in tutto questo tempo?

GABRY/ Mah, niente. Ho fatto un pò di concorsi. La mamma ci teneva tanto.

ANTOX/ Concorsi? Di che tipo?

GABRY/ Di tutti i tipi. In Comune. Alle Poste. Guardia di Finanza. L'ultimo era per diventare netturbina. Eravamo in 6000 per 8 posti di lavoro. Moltissimi laureati. Per la prova scritta potevi scegliere tra due temi. Il primo era: "Esistono altri mondi abitati oltre il nostro e, se sì,  quale tipo di nettezza urbana potrebbe essere adottato in essi?"

Il secondo era: "Può un bravo netturbino badare alla pulizia della città se prima non bada alla pulizia del suo animo?"

Svolgimento.

ANTOX/ E tu che tema hai fatto?

GABRY/ Il secondo. Mi sembrava più profondo, meno fantascientifico. E poi c'era la prova orale. Mi hanno chiesto di recitare il giuramento dei netturbini. E io quello lo sapevo a memoria. E poi mi hanno chiesto il Santo Protettore: e io pronta: Mastro Lindo. Poi sono passati alle domande di letteratura italiana. 

ANTOX/ Letteratura italiana?

GABRY/ Non hai idea di quante cose deve sapere un netturbino. Mi hanno chiesto la principale differenza tra Dante e Petrarca. E io subito: il nome! Uno si chiama Dante e l'altro Petrarca Non faccia la spiritosa, dice il presidente della commissione. Ma io non stavo facendo la spiritosa. Era la prima cosa che mi è venuta in mente. E poi non sapevo nient'altro.

ANTOX/ Anche tu sei grande credimi.

GABRY/ Lo so. Ma ora dormiamo... ho un sonno.

ANTOX/ O.K.

(Spengono la luce. Buio completo. Antox continua a ridere.)

GABRY/ La pianti di sghignazzare?

ANTOX/ Sorellina...

GABRY/ Che c'è?

ANTOX/ Che cosa grande l'America!

(Musica. E' la notte che passa.)

(Luce. Mattina. Gabry è andata via. E' rimasta Antox. Viene svegliata dal trillo del telefono.)

ANTOX/ Pronto... eh... Giacomo? Ma che ore sono? Le 11? Ma sei pazzo?! E' l' ora di chiamare questa? In America sono le tre del mattino. Che vuoi? No. Non c'è mia sorella. E' andata via. Fuori. Uscita. Che vuoi da lei? La vuoi sposare? Lei dice che tu la vuoi sposare. No... non è vero. Eh, mi pareva  Ah, forse... Sì, io sono la famosa sorella che è sempre via. Quella della foto sulla mensola. Sì. Ti piace quella foto? Fatta in Corsica... No, ti ho detto che non c'è mia sorella. E' all'ospedale. Sì. Credo che abbia una malattia venerea. Già, una di quelle con quei nomi strani. Io le avevo detta di stare attenta, ma lei... Sì, lo so che tu non c'entri. E' lei che ha certe strane abitudini. Non si trattiene abbastanza. Sei sorpreso? Sì lo so. Non si direbbe. E invece... cosa? Parla più forte. Ti piacerebbe vedermi di persona? Sì? Allora affacciati alla finestra e conta fino a cinque. Via!

(Antox va alla finestra, seminuda  come è.)

ANTOX/ Uhuuu, by by.

(Torna al telefono.)

ANTOX/ Allora? Piaciuta? Per il bis richiama domani. Ciao. Adesso vai dalla mamma che ti prepara le cosine buone.

(Mette giù. Si accorge che sul cuscino c'è un biglietto. Lo legge ad alta voce.) 

ANTOX/ "Mi raccomando: non rispondere al telefono. Gabry."

O.K., O.K.. Tranquilla. Però, mica male il tipo. Mia sorella non ha nessuna speranza. Troppo tonta lei. Altro che ricette... Quello lì ha ben altro per la testa. Ben altra fame. L'ho visto come mi guardava. Mia sorella in cucina è brava  ma per il resto. Io invece se vedo una pentola mi sento male. Ecco, adesso  per esempio. Il problema della prima colazione. Il breakfast. Facile a dirsi. Ma farla... Un bel casino. Max è un mago in queste cose. Ma lui è un uomo, si capisce. Per loro è facile. Mica li hanno tormentati dalla nascita coi fornelli. Lui si mette lì. Tric e trac. Una festa.

(Mentre dice queste cose Antox sta facendo un casino incredibile con le uova, la farina e le fette di toast. I gusci le cadono nel tegame e le fette si bruciano.)

ANTOX/ Voilà, toast alla francese. Ho sempre odiato la Francia. Uì uì Cò cò. Pardon, garcon. Sembrano tutti froci. A me piace l'America. Yeah, o.k. baby. Money. Yeah. In America tutto sembra più vero. Più strong. Come dicono lì.

(Dà un morso al toast e fa una smorfia disgustata.)

ANTOX/ Che schifo la Francia!

 

(La luce cala su Antox e si accende dall'altra parte della scena Entra Gabry con una borsa della spesa. Aspetto distrutto. Comincia a parlare. Non si capisce bene a chi.)

GABRY/ Papà sta male. Ostia se sta male. E' lì... rigido come un pezzo di legno. Guarda il soffitto e dice: Mama come sto male. Mama come sto male. Ogni tanto si accorge che ci sono anche io e allora mi dice: Margherita  mi raccomando  salutami Attilio. Primo problema: io non mi chiamo Margherita. Secondo problema: chi è Attilio? Eh, che momentaccio. Che momentaccio e per di più questa. La ciliegina sulla torta.

(Tira fuori dalla tasca del cappotto un quaderno sgualcito.)

GABRY/ Il cassetto di mamma... non l'avevo mai aperto. Ma dopo tutto quello che è successo. Speravo di trovare qualche soldo, chessò  il libretto degli assegni. Qualcosa  che qui finiamo tutte sul marciapiede come le donnacce... Santo cielo che momentaccio... A me sta bene tutto. Ho la schiena forte io. Mi sta bene la mamma in India. Mi sta bene il padre impazzito. Mi sta bene persino mia sorella, persino le Zone calde del Texas, ma questo... questo è troppo. Il diario di mamma. Vai a sapere che teneva un diario. Io credevo che fosse analfabeta. Invece lei scriveva, eccome scriveva la signora. Ah, ecco sì... mi tolgo le scarpe... che mal di piedi, sì. Non ho neanche mangiato. Ma chi ne ha più voglia. 23 Marzo. La mamma scrive:

(Suona il telefono.)

GABRY/ No! La ricetta no! (Rivolta al telefono che squilla.) Non c'è nessuno. Non c'è nessuno. 

(Silenzio.) (Gabry fa un sospiro di sollievo e riapre il quaderno.)

GABRY/ 23 Marzo. La mamma scrive:... le mie due adorate figie. Solo un anno di differenza tra loro. Stessa madre. Stesso padre. Le stesse vitamine. Olio di fegato di merluzzo a entrambe. Eppure come sono venute su diverse... La prima è grigia. Triste. Sempre in casa a fare i lavori. Non riesco neanche più a guardarla tanto è deprimente. Mi sembra di vedermi rifessa in uno specchio. L' altra invece è un gabbiano sempre in volo. Quella che avrei voluto essere io. Mi piace immaginarla lontano in qualche paese esotico con un principe azzurro al fianco. E' come se vedessi uno di quei meravigliosi film di una volta. Quelli con le avventure di Angelica alla corte del Sultano! Ma, mentre penso questo, mi compare davanti l'altra, tuta da ginnastica e ciabatte, che mi dice che è l'ora delle mie pillole. E allora mi rendo conto di dove sono e mi deprimo tanto tanto. Perchè lei è così grigia grigia grigia. Tre volte. Eccetera eccetera.

(Gabry richiude il quaderno.)

GABRY/ Avrei dovuto capirlo prima... da certi episodi... quando eravamo bambine. Ecco sì! Tutte le volte che giocavamo a nasconderci... perchè la mamma trovava sempre prima me? Lo faceva per umiliarmi, certo. Eppoi una volta mi ha pure sparato  Lo so che per lei è normale. E' quasi un segno di affetto. Ma ha sparato a me, mica a mia sorella. Ero io quella che voleva eliminare. Meno male che il fucile si era inceppato. Fai i concorsi, mi diceva. Fai i concorsi. Mi ha persino fatto fare l' abbonamento alla Gazzetta Ufficiale. Devi trovare lavoro. Devi trovare lavoro. Certo... per mantenere lei e pagare i viaggi a quell' altra. Stronza. Ma adesso basta, si cambia musica adesso.

(Si avvicina al tavolo e vede i piatti sporchi.)

GABRY/ Come al solito il gabbiano ha mangiato e non ha lavato i piatti.

(Sul tavolo c'è ancora l'agendina telefonica di Antox. Gabry la sfoglia con molto interesse fino a soffermarsi su un numero preciso.)

GABRY/ Max. 3456729. Prefisso 06.

(Va al telefono. Ha un attimo di esitazione. Poi fa il numero.)

GABRY/ Max... come chi è? Sono io. Non mi riconosci.

 

(Mette giù. Sorride, come finora non le avevamo visto fare.)

(Musica. Buio.)

(La luce si riaccende su Gabry che è seduta su una sedia e sta ascoltando il walkman della sorella. Antox è appena entrata in casa  e ancora non si è tolta il cappotto. Si avvicina al tavolo e guarda i piatti ancora sporchi  rispondendo ad una domanda che nessuno le ha fatto:)

ANTOX/ Li avrei lavati dopo.

GABRY/ Bèh, lavali adesso.

ANTOX/ No. Adesso no. Domani. Sono a pezzi. (Si accascia sul divano). Ho avuto una lite terribile con il mio agente... chiamalo agente. Non sa nemmeno lui cosa è. Sulla carta di identità ci ha scritto studente. Capisci? Studente. A 40 anni  Lui che non sa nemmeno leggere. Sono stufa di farmi vendere sogni irrealizzabili. Di terza mano. Pagamento in contanti. Eppoi può andarmi anche bene che mi prendi in giro, ma devi prendere in giro me soltanto. Non mi va di stare in una lista... Ho proprio voglia di fermarmi un pò qui, nella vecchia casa. Mi sento le ossa a pezzi, cara mia. Anzi, sai che ti dico? I piatti li lavo adesso. Subito. Non so come si fa ma certe cose bisogna impararle prima o poi. 

 

GABRY/ Lascia perdere... domani.

ANTOX/ Domani sì.

(Gabry sposta la sedia e si avvicina al divano.)

GABRY/ Senti, volevo chiederti una cosa. Come si prende un aereo?

ANTOX/ Un aereo? Che aereo?

GABRY/ Un aereo. Un aereo qualsiasi.

ANTOX/ Bèh, tanto per cominciare devi decidere che aereo pigliare. Poi devi comprare il biglietto. Poi devi andare all'aeroporto perchè è lì che stanno gli aerei. Poi quando l' aereo è fermo sulla pista e hanno accostato la scaletta, tu ci sali sopra. Nè prima nè dopo però. Potrebbe essere pericoloso  Ma che domande mi fai?

GABRY/ No. Non ti interrompere. Continua. Spiegami bene. Sali sull' aereo e poi?

ANTOX/ E poi ti siedi al tuo posto.

GABRY/ Vicino al finestrino?

ANTOX/ Vicino al finestrino.

GABRY/ E poi?

ANTOX/ E poi il comandante dice: "Si invitano i signori passeggeri ad allacciare le cinture di sicurezza! L'aereo sta per decollare!" E a questo punto l'aereo comincia a rollare, prima piano  poi sempre più forte, prende una bella rincorsa e zap! E' in volo. Lassù. In alto. Nel cielo, insomma. 

GABRY/ E da lassù cosa vedi?

ANTOX/ Bèh, praticamente vedi la nuca delle nuvole.

GABRY/ E la terra?

ANTOX/ E la terra è laggiù, in fondo. Vedi le città, con tutte le casettine, i giardini, le stradine, i fiumiciattolini. Poi vedi il mare con tutte le isolette in mezzo... oddio, non staremo mica diventando pazze?

(Gabry riprende la sedia e torna al suo posto.)

GABRY/ Ho voglia di prendere un aereo.      

ANTOX/ Ma quale aereo, insomma?!

GABRY/ Un aereo qualsiasi.

ANTOX/ Ma se non hai neppure i soldi per l'affitto.

GABRY/ Sì. Ma mi è venuta un'idea. Ieri  mentre ero giù  al Supersconto. Arrivo alla cassa: 9900 lire. Tiro fuori 10.000 e le dò alla cassiera. Ma invece di 10.000 lire era uno dei tuoi maledetti dollari che mi era rimasto in tasca. Quella li guarda stupita: "Queste non sono 10.000 lire. Sono grandi uguali ma il colore è diverso." Dice e me li ridà indietro. Io dico "già, già." Le do il deca e scappo via. Ma una volta fuori ripenso alle parole della tipa. Bèh aveva proprio ragione.

ANTOX/ Su cosa? Sul colore dei soldi?

GABRY/ No. Sulla grandezza. Le 10.000 e i dollaroni di Bergamo sono grandi uguali. Cm. 13 x 7,2. Li ho misurati.

ANTOX/  E allora?

GABRY/ E allora carico la spesa sulla 127 del babbo e, mossa seguente, vado a far benzina. Ma non da chi sai tu che me la dà annacquata. Vado al self service e nella macchinetta, al posto delle 10.000 sai cosa ci metto?

ANTOX/ Il dollarone di Bergamo.

GABRY/ Lui. E sai cosa viene fuori?

ANTOX/ Un deca di benzina.

GABRY/ Esatto.

ANTOX/ Gesù.

GABRY/ Gesussì. 100 banconote da 1000 dollari vuol dire 10.000 per cento di benzina che rivenduta sottobanco a chi so io a 1000 lire al litro vuol dire...

ANTOX/ ...un milione tondo tondo.

GABRY/ Secondo te ci esce un biglietto aereo per qualche posto?

ANTOX / ...secondo me sì.

(Buio. Musica.)

(Antox sola in casa. Sta spolverando. Di tanto in tanto controlla la cottura dei cibi nelle pentole. Suona il telefono. Lei si asciuga le mani nel grembiule e va a rispondere.)

ANTOX/ Pronto. Oh, ciao Giacomo. Sì... la sorellina è partita.  Allora  come vanno gli studi?  30 e lode! Fantastico! Vieni qui subito che festeggiamo. Il tempo di scendere giù a comprarti una bottiglia... la porti tu? O.K. Porta anche del sale grosso, già che ci sei, che qui manca. Sì... ti aspetto  Un bacio. Ciao.

(Mette giù e torna ai lavori di casa. Ha un aspetto decisamente allegro. Suona di nuovo il telefono.)

ANTOX/ Pronto?... Oh salve signora... sì... aspetti, prendo  foglio e penna.

(Va a cercare foglio e penna e li trova dopo molte difficoltà)

ANTOX/ Ecco sì. Detti pure... ecco. Tagliare a pezzi il pollo pulito in una scodella  e a parte sbattere l'uovo, aggiungere succo di limone, mezzo litro d'acqua e immergervi il pollo, non prima di averlo passato nel pan grattato, mescolato al parmigiano e...

(Musica in crescendo fino a coprire la sua voce)

(Buio.)

FINE

Copyright: Giampiero Orselli

gorselli@libero.it

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