L’eccezione e la regola

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L’ECCEZIONE E LA REGOLA

rappresentazione didattica

di Berthold Brecht

(traduzione di Laura Pandolfi)

Il mercante

La guida

Il portatore

Due poliziotti

L’albergatore

La moglie del portatore

Il giudice

Il capo della seconda carovana

Due giudici aggiunti

GLI ATTORI

Vogliamo riferirvi la storia

di un viaggio compiuto

da uno sfruttatore e da due sfruttati.

Osservatene bene il contegno.

Trovatelo strano, anche se consueto,

inspiegabile, pur se quotidiano,

indecifrabile, pure se è regola.

Anche il minimo atto,

in apparenza semplice,

osservatelo con diffidenza! Investigate se

specialmente l'usuale sia necessario.

E — vi preghiamo — quello che succede ogni giorno

non trovatelo naturale.

Di nulla sia detto: è naturale

in questo tempo di anarchia e di sangue,

di ordinato disordine, di meditato arbitrio,

di umanità disumanata,

così che nulla valga

come cosa immutabile.

I - La gara nel deserto.

Una piccola spedizione si affretta attraverso il deserto.

MERCANTE (rivolgendosi ai suoi due compagni, la guida e un portatore che porta i bagagli) Su, presto, fannulloni, tra due giorni dobbiamo arrivare alla tappa di Han: dob­biamo assolutamente guadagnarci una giornata di antici­po. (Al pubblico) Sono il mercante Karl Langmann e mi reco ad Urga, a concludere le trattative per una conces­sione. Dietro a me vengono i concorrenti. Chi arriverà prima concluderà l'affare. Grazie all'astuzia e all'energia con cui ho superato ogni difficoltà, e alla inflessibilità con cui ho trattato i miei dipendenti, finora ho compiuto il viaggio in metà circa del tempo normale. Purtroppo i miei concorrenti hanno tenuto quasi lo stesso ritmo. (Guarda col binocolo dietro di sé) Ecco, li abbiamo di nuovo alle calcagna! (Alla guida) Sveglia un po' il porta­tore. Per che cosa ti ho assunto? Per questo. Voi invece avete voglia di fare una passeggiata a mie spese. Hai idea quello che mi costa la spedizione? Già, non è denaro vostro. Ma se mi fai sabotaggio, quando siamo ad Urga, ti denuncio  all'ufficio di collocamento.

GUIDA (al portatore) Sforzati di andare più presto.

MERCANTE Non metti fuori la voce che ci vuole, non sarai vera guida. Ne avrei dovuta prendere una più cara. In definitiva me ne sarei avvantaggiato. Su, bastonalo! Io sono contrario alle bastonate, ma adesso ci vo­gliono. Se non arrivo primo sono rovinato. Confessalo: hai preso tuo fratello per portatore! È un tuo parente, per questo non lo bastoni. Ma io vi conosco! Quando volete, l'energia non vi manca! Bastonalo, o ti licenzio. E il salario potrai andare a reclamarlo in tribunale! Per a­mor di Dio, ci raggiungono!

PORTATORE (alla guida) Bastonami, ma non metterci tut­ta la tua forza, perché se devo arrivare fino alla tappa di Han, mi è necessario risparmiare le ultime forze.

La guida bastona il portatore.

VOCI DA DIETRO Olà! È questa la strada per Urga? Ehi! Siamo amici! Aspettateci!

MERCANTE (non risponde né si guarda indietro) Il diavo­lo vi porti! Avanti! Da tre giorni sto incitando i miei uo­mini, i primi due giorni a forza di ingiurie, il terzo a forza di promesse. Ad Urga faremo i conti. I concorrenti mi stanno sempre alle calcagna. Ma la seconda notte cammi­nerò senza fermarmi; mi porterò finalmente fuori dalla loro vista, e raggiungerò la tappa di Han al terzo giorno, con un giorno d'anticipo su chiunque altro. (Canta)

Non ho dormito, e questo è il mio vantaggio.

Ho incitato, e questo mi ha portato avanti.

Il debole resta indietro e la meta è del forte.

II - Fine della strada frequentata.

MERCANTE (davanti alla tappa di Han) Eccoci alla tappa di Han. Grazie a Dio l'ho raggiunta con un giorno d'anticipo su chiunque altro. I miei uomini sono sfiniti e per di più esasperati contro di me. Non hanno il senso del record. Non sono dei lottatori. Sono miserabili vermi che brulicano al suolo. Beninteso, non si attentano ad aprire bocca, perché, grazie a Dio, esiste ancora una polizia per mantenere l'ordine.

DUE POLIZIOTTI (si avvicinano) Tutto in ordine, signore? È contento della strada? È soddisfatto del persona­le?

MERCANTE Tutto in ordine. Ho compiuto il viaggio fin qui in tre giorni invece che in quattro. Le strade sono una schifezza, ma io sono abituato a portare a termine tutto quello che intraprendo. Com'è la strada dalla tap­pa di Han in poi? Che cosa viene, adesso?

POLIZIOTTI Signore, adesso comincia il deserto di Jahí dove non passa anima viva.

MERCANTE Si può avere una scorta di polizia?

POLIZIOTTI (allontanandosi) No, signore, noi siamo le ul­time forze di polizia che lei incontrerà.

III - Alla tappa di Han la guida viene licenziata.

GUIDA Da quando abbiamo parlato con la polizia sulla strada davanti al posto di tappa, il nostro mercante sem­bra trasformato. Ci parla in tono completamente diver­so da prima: quasi con cortesia. Questo non può avere niente a che vedere con la velocità del viaggio, perché anche a questa tappa, l'ultima prima del deserto di Jahí, non èprevisto riposo. Non so come potrò far arrivare il portatore fino a Urga, sfinito com'è. Ma soprattutto mi preoccupa profondamente questo cortese atteggiamento del mercante. Ho paura che trami qualcosa contro di noi. Non si ferma un momento, ed è sempre soprappensiero. Nuovi pensieri, nuove cattiverie. Tutto quello che escogita, io e il portatore siamo obbligati ad eseguirlo. Altrimenti non ci pagherà o ci licenzierà in pieno deser­to.

MERCANTE (si avvicina) Prendi un po' di tabacco. Ecco u­na cartina per sigarette. Pur di tirare una boccata vi get­tereste nel fuoco. Non so cosa non fareste per cacciarvi un po' di fumo in gola. Grazie a Dio ne abbiamo una buona provvista. Il nostro tabacco è tre volte sufficiente per arrivare fino ad Urga.

GUIDA (mentre prende il tabacco, tra sé e sé) Il nostro ta­bacco!

MERCANTE Sediamoci un po', caro amico. Perché non ti siedi? Un viaggio come questo affratella i due uomini che lo compiono. Se preferisci, naturalmente, resta pure in piedi. Anche voi, si sa, avete le vostre abitudini. Di solito io non mi siedo accanto a te, e tu non ti siedi accanto a un portatore. Sono le differenze su cui è basato il mondo. Ma una fumatina insieme possiamo farcela, no? (Ride) Questo mi piace in te. È un modo anche que­sto di serbare dignità. Su, va' a imballare la nostra roba. E non dimenticare l'acqua. Ci devono essere pochi poz­zi nel deserto. Caro amico, a proposito, volevo ancora avvertirti: ti sei accorto come ti ha guardato il portato­re quando l'hai trattato aspramente? Aveva qualcosa nello sguardo che non faceva presagire nulla di buono. Nei prossimi giorni dovrai trattarlo in tutt'altro modo, perché dovremo, se possibile, procedere ancora più velo­ci. E quel ragazzo è un pigro. Adesso entreremo in una zona totalmente deserta, e qui forse egli rivelerà il suo vero volto. Tu sei un uomo migliore di lui, guadagni di più e non devi portare pesi. Ragione sufficiente perché ti detesti. Sarà meglio che lo tieni alla larga. (La guida, at­traverso una porta aperta, passa nel cortile accanto. Il mercante è rimasto solo, seduto) Che tipi curiosi. (Ri­mane seduto in silenzio).

La guida, nel cortile, sorveglia il portatore che sta preparando i bagagli. Poi si siede e fuma. Quando il portatore ha finito, si sie­de, riceve dalla guida tabacco e una cartina per sigarette e comin­cia a parlare con lui.

PORTATORE Il mercante dice sempre che estraendo il petrolio dal sottosuolo si rende un servizio all'umanità. Se si estrarrà il petrolio, qui costruiranno le ferrovie e comincerà un'era di benessere. Il mercante dice che qui costruiranno le ferrovie. Ma io allora di che cosa vivrò?
GUIDA Non ti preoccupare. C'è tempo prima che costruiscano le ferrovie. Ho sentito dire che il petrolio, se sarà scoperto, lo nasconderanno. Chi chiude il pozzo da cui esce il petrolio, avrà del denaro per tenere la bocca chiu­sa. Per questo il mercante ha tanta fretta. Non vuole il petrolio, vuole il denaro per non parlare.

PORTATORE Non capisco.

GUIDA È una cosa che non capisce nessuno.

PORTATORE La strada nel deserto sarà ancora peggiore. Speriamo che i miei piedi resistano.

GUIDA Certamente.

PORTATORE Ci sono banditi da queste parti?

GUIDA Solo oggi, nel primo giorno di viaggio, dovremo stare in guardia: nelle vicinanze del posto di tappa si tro­vano ogni specie di furfanti.

PORTATORE E poi?

GUIDA Quando avremo passato il fiume Mir, bisognerà fa­re attenzione a seguire i pozzi d'acqua.

PORTATORE Conosci la strada, tu?

GUIDA Sì.

Il mercante, che ha sentito parlare, si accosta alla porta per ori­gliare.

PORTATORE È difficile attraversare il fiume Mir?

GUIDA Di solito no, in questa stagione. Ma, quando è in piena, la corrente è molto impetuosa e si rischia la vita.

MERCANTE Parla proprio con il portatore! Gli siede accanto! Fuma con lui!

PORTATORE E allora come si fa?

GUIDA Spesso si devono aspettare otto giorni per poterlo attraversare senza pericolo.

MERCANTE Guarda un po'! Gli suggerisce di perdere tem­po e di salvaguardare la sua preziosa persona! È perico­loso, quel tipo. Adesso faranno comunella. Non è assolu­tamente l'uomo che mi ci vuole. Può essere capace an­che di peggio. In realtà, da oggi sono due contro uno; o, per lo meno, costui ha paura di maltrattare apertamente il suo sottoposto adesso che inizia il deserto. Mi devo su­bito liberare di questo tipo. (Va verso i due) Ti ho dato l'incarico di controllare se i bagagli sono ben fatti: ora

vedremo se hai eseguito i miei ordini. (Tira con gran for­za una cinghia, tanto da spezzarla) Ti sembra imballare, questo? Se la cinghia si rompe siamo costretti a fermar­ci un'intera giornata. Ma èproprio quello che vuoi tu, eh? Che ci fermiamo?

GUIDA No, non voglio che ci fermiamo. E la cinghia non si rompe se uno non la tira con tanta forza.

MERCANTE Come? Osi anche ribattere? Si èrotta o no, la cinghia? Vediamo se hai il coraggio di dirmi in faccia che non si è rotta! No, no, di te non mi fido. Ho fatto male a trattarti con gentilezza: non lo meriti. Una guida che non si sa far rispettare dal personale, non mi serve. Faresti meglio a offrirti come portatore invece che come guida. E ho delle buone ragioni per credere che sobilli il personale.

GUIDA Quali ragioni?

MERCANTE Ti piacerebbe saperlo, eh? Basta, sei licenzia­to.

GUIDA Lei non può licenziarmi a metà strada.

MERCANTE Contentati ancora se a Urga non ti denuncio all'ufficio di collocamento. Eccoti la paga. Quello che ti spetta fino a oggi. (Chiama l'albergatore che accorre) Lei è testimone che l'ho pagato. (Alla guida) E ti avverto fin d'ora che farai meglio a non farti più vedere ad Urga. (Lo squadra dall'alto in basso) Non concluderai mai niente, tu. (Va con l'albergatore nell'altra stanza) Parto immediatamente. Se mi succede qualcosa, lei è testimo­ne che io oggi sono partito solo con quest'uomo (indica il portatore).

L'albergatore mostra a gesti di non avere inteso.

MERCANTE (preoccupato) Non capisce. E così non ci sarà nessuno che potrà dire per dove son partito. E il peggio è che questi due lo sanno, che non c'è nessuno. (Si siede e scrive una lettera).

GUIDA (al portatore) Ho sbagliato. Non dovevo sedermi accanto a te. Stai attento: è un uomo cattivo. (Gli dà la sua borraccia) Conserva questa borraccia per riserva. Nascondila. Se vi doveste perdere — perché tu, come farai a trovare la strada? — certamente lui si prenderà la tua. Ti spiegherò la strada.

PORTATORE È meglio di no. Non ti deve sentir parlare con me. Se mi licenzia, son rovinato. Può anche fare a meno di pagarmi, perché io non appartengo, come te, al sinda­cato e devo sopportare qualunque sopruso.

MERCANTE (all'albergatore) Dia questa lettera alla gente che passerà di qui domani diretta verso Urga. Io conti­nuerò da solo con il mio portatore.

ALBERGATORE (fa cenno di sì e prende la lettera) Ma lui non è una guida.

MERCANTE (a parte) Dunque capisce! Allora prima non voleva capire! È pratico di queste cose: non intende da­re la sua testimonianza. (All'albergatore con durezza) Spieghi al mio portatore la via per Urga.

L'albergatore esce e indica al portatore la via per Urga. Il porta­tore, zelante, accenna di si più volte con la testa.

MERCANTE Ho bell'e visto che ci sarà battaglia. (Tira fuo­ri la pistola e la pulisce. Intanto canta)

L'uomo malato muore e l'uomo forte combatte.

Perché la terra dovrebbe cedere il suo petrolio?

Perché il portatore dovrebbe trascinare il mio bagaglio?

Per il petrolio si deve lottare

con la terra e col portatore.

Questo è il significato della lotta.

L'uomo malato muore e l'uomo forte combatte.

(Pronto per il viaggio, passa nell'altro cortile) Adesso conosci la strada?

PORTATORE Sì, signore.

MERCANTE Andiamo, allora.

Il mercante e il portatore escono. L'albergatore e la guida li guar­dano partire.

GUIDA Non so se il mio collega ha proprio ben capito. Ha capito troppo presto.

IV - Dialogo in un punto pericoloso.

PORTATORE (canta)

Vado alla città di Urga.

Cammino senza sosta verso Urga.

I banditi non mi vietano la via di Urga.

Il deserto non mi tiene lontano da Urga.

Ad Urga avrò cibo e paga.

MERCANTE Quanto è incosciente costui! Siamo in una contrada infestata da banditi, marmaglia di ogni specie che si affolla in prossimità del posto di tappa; e lui can­ta! (Al portatore) Quella guida non mi è mai piaciuta. Un po' villano, un po' leccapiedi. Non è un uomo sin­cero.

PORTATORE Sì signore. (Canta)

Faticosa è la strada fino ad Urga.

Spero che i miei piedi resistano fino ad Urga.

In modo smisurato si soffre fino ad Urga.

Ma ad Urga c'è riposo e paga.

MERCANTE Amico mio, come mai canti e sei così felice? Non temi i banditi? Già, pensi che ciò che ti possono portar via non è roba tua, e che tutto quello che potre­sti perdere appartiene a me. Non è vero?

PORTATORE (canta)

Ad Urga c'è mia moglie che mi aspetta.

E il mio bambino pure aspetta ad Urga.

E anche...

MERCANTE (lo interrompe) Non mi piace il tuo canto. Non abbiamo proprio motivo di cantare. Ti si sente fino a Urga, e non fai che attirare le bande di predoni. Domani potrai cantare quanto vorrai.

PORTATORE Si, signore.

MERCANTE (cammina davanti a lui) Non opporrebbe la minima resistenza, se lo rapinassero. Come si comporte­rebbe? Sarebbe suo dovere, in caso di pericolo, conside­rare la roba mia come sua. Ma non lo farebbe mai. Brut­ta razza. Non parla nemmeno. Sono i peggiori. Non pos­so vedergli dentro la testa. Che cos'ha in mente? Non c'è niente da ridere, e ride. Di che ride? Per esempio, perché mi lascia andare avanti? È lui che conosce la stra­da. Dove mi vuole condurre? (Si volta e vede il portato­re che cancella le orme nella sabbia con uno straccio) Che fai?

PORTATORE Cancello le nostre orme, signore.

MERCANTE Perché? Per quale ragione?

PORTATORE Per via dei banditi.

MERCANTE Ah, per via dei banditi. Ma bisogna vedere dove mi hai condotto. Dove mi stai conducendo? Cam­mina avanti! (Continuano a camminare in silenzio. Tra sé) In questa sabbia le orme sono davvero molto eviden­ti. Sì, sì, cancellare le orme, in sé, sarebbe un'idea giu­stissima.

V - Presso il fiume impetuoso.

PORTATORE Siamo andati per la strada giusta, signore. Questo fiume che vediamo è il Mir. In questa stagione di solito non è difficile attraversarlo, ma quando è in pie­na la corrente è molto forte e si rischia la vita. E adesso è in piena.

MERCANTE Lo dobbiamo attraversare.

PORTATORE Spesso si deve aspettare anche otto giorni per attraversarlo senza pericolo. In questo momento si rischia la vita.

MERCANTE Questo poi si vedrà! Non possiamo perdere neanche un giorno.

PORTATORE Allora dobbiamo cercare un guado o una barca.

MERCANTE Ci vuol troppo tempo.

PORTATORE Ma io non so quasi nuotare.

MERCANTE L'acqua non è molto alta.

PORTATORE (vi immerge un ramo) È molto alta.

MERCANTE Quando ti troverai in acqua saprai anche nuotare; perché vi sarai costretto. Già, tu non riesci a vedere le cose da una certa distanza, come me. Perché dobbiamo andare ad Urga? Povero imbecille, non capisci che si renderà un grande servizio all'umanità estraendo il petrolio dal sottosuolo? Quando sarà estratto il petrolio, qui passeranno le ferrovie e il benessere aumenterà. Ci saranno pane, vestiti e Dio solo sa quante cose. E chi farà questo? Noi. Tutto dipende dal nostro viaggio. Renditi conto: su di te, piccolo uomo, sono fissi gli occhi di tutto il paese. E tu esiti a compiere il tuo dovere?

PORTATORE (che durante il discorso ha fatto dei cenni rispettosi con la testa) Non so nuotare bene.

MERCANTE Anch'io rischio la vita. (Il portatore fa cenno di sì, rispettosamente). Non riesco a capirti. Ti lasci guidare unicamente da basse considerazioni di guadagno; non hai alcun interesse a raggiungere Urga al più presto, al contrario, hai interesse ad arrivarvi il più tardi possi­bile, dato che sei pagato a giornata. Dunque, non è il viaggio che ti interessa: è soltanto la paga.

PORTATORE (esitante, sulla sponda) Che devo fare? (Canta)

Ecco il fiume.

È grave rischio attraversarlo.

Sulla sponda stanno due uomini.

Uno lo passa a nuoto, l'altro esita.

Audace è dunque il primo, vile è l'altro?

Di là dal fiume gli affari chiamano il primo.

Vinto il rischio, sale il primo

sulla sponda conquistata

e respira.

Pone il piede sul possesso,

mangia nuovo cibo.

Ma dal rischio approda l'altro

ansimante al nulla.

È indebolito: nuovi pericoli

lo attendono. Sono coraggiosi entrambi?

Sono entrambi saggi?

Ahimè! Dal fiume insieme superato

non escono vincitori in due.

« Noi » e « io e te»

non è lo stesso.

Noi riportiamo la vittoria

e tu vinci me.

Ti prego, lasciami almeno riposare mezza giornata. Sono stanco di trascinare questo peso. Se potessi riposarmi, forse riuscirei ad attraversare il fiume.

MERCANTE Conosco un sistema migliore. Ti punterò la pistola alle spalle. Vuoi scommettere che passerai? (Lo spinge innanzi. Tra sé) Il denaro mi fa aver paura dei banditi e dimenticare i pericoli del fiume. (Canta)

Così s'impone l'uomo

al deserto e al fiume impetuoso.

Vince se stesso, l'uomo ch'egli è,

e conquista il petrolio che è utile.

VI - L'accampamento.

È Sera. Il portatore, che si è rotto un braccio attraversando il fiu­me, cerca di piantare la tenda. Vicino a lui siede il mercante.

MERCANTE Ti ho già detto che oggi non è necessario piantare la tenda, visto che ti sei rotto un braccio attraversando il fiume. (Il portatore continua a lavorare in silenzio). Se non ti avessi tirato fuori dall'acqua, saresti annegato. (Il portatore continua a lavorare). Non sono re­sponsabile del tuo incidente — dopo tutto, quel tronco d'albero avrebbe potuto colpire anche me —; devo tutta­via riconoscere che questa disgrazia è avvenuta durante un viaggio che facevi per accompagnarmi. Non ho con me che pochi spiccioli, ma ad Urga c'è la mia banca, e là ti indennizzerò.

PORTATORE Si, signore.

MERCANTE Laconico nelle risposte. Con ogni sguardo mi fa capire che l'ho rovinato. Brutta gente, questi portato­ri! (Al portatore) Va' pure a dormire. (Il portatore si allontana e si siede in disparte). Certo la sua disgrazia danneggia più me che lui. Questa canaglia non si preoc­cupa molto se resta integra o lesa. Non vedono più in su di una ciotola di minestra. Come si getta via ciò che ci è mal riuscito, così costoro, sentendosi falliti, gettano via se stessi. Soltanto chi è ben riuscito combatte. (Canta)

L'uomo forte combatte, l'uomo malato muore

e va bene così.

Il forte riceve aiuto, il debole lo si ignora

e va bene così.

Lascia cadere chi cade, anzi dàgli una pedata

perché va bene così.

Si siede a mangiare chi la vittoria ha conquistata

e va bene così.

E per chi è morto in battaglia la cena non è cucinata

e va bene così.

E Dio che ha creato ogni cosa creò servi e padroni

e fu bene così.

E gli sfortunati son cattivi e i fortunati son buoni

e va bene così.

Il portatore si è avvicinato. Il mercante lo osserva e ha paura.

MERCANTE Ha ascoltato! Alt! Fermati! Che vuoi!

PORTATORE La tenda èpronta, signore.

MERCANTE Non camminare in punta di piedi, la notte! Non mi va. Quando la gente si avvicina, voglio sentire i passi. E quando parlo a un uomo, voglio poterlo guardare negli occhi. Va' a coricarti, non ti preoccupare di me. (Il portatore indietreggia). Alt! Entra nella tenda! Ri­mango io qui: sono abituato all'aria aperta. (Il portato­re va sotto la tenda). Vorrei sapere che cosa ha sentito della mia canzone. (Pausa). E adesso cosa fa? Sta ancora armeggiando!

Si vede il portatore intento a preparare con cura il giaciglio per la notte.

PORTATORE Speriamo che non si accorga di nulla. Faccio tanta fatica a tagliare l'erba con un braccio solo.

MERCANTE Imbecille chi non prende precauzioni. Fidarsi è da imbecilli. Quell'uomo per colpa mia si è rovinato, e magari per tutta la vita: da parte sua sarebbe un atto di giustizia rendermi la pariglia. E il forte, quando dor­me, non è più forte del debole. L'uomo non dovrebbe a­ver bisogno di dormire. Certo che farei meglio a stare sotto la tenda; qui all'aperto si rischia di ammalarsi. Ma quale malattia è pericolosa quanto può esserlo un uomo?  Per pochi soldi costui fa la strada con me, che ho mol­to denaro. Eppure il cammino è faticoso per entrambi. Quando era stanco, si prese le bastonate. Quando la gui­da si sedette accanto a lui, io la licenziai. Quando egli cancellò le orme — e forse lo faceva veramente per tene­re lontani i banditi — ho mostrato diffidenza; quando eb­be paura del fiume, gli ho puntato contro la pistola. Co­me posso dormire con lui sotto la stessa tenda? Non vor­rà darmi ad intendere che fa buon viso a tutto questo! Potessi sapere cosa va mulinando! (Il portatore si prepa­ra tranquillamente a dormire). Entrare nella tenda sa­rebbe una pazzia.

VII - La divisione dell'acqua.

a)

MERCANTE Perché ti fermi?

PORTATORE Signore, non c'è più la strada.

MERCANTE E allora?

PORTATORE Signore, se mi devi bastonare, non mi bastonare sul braccio rotto. Non trovo più  il cammino.

MERCANTE Ma l'uomo del posto di tappa te lo aveva indicato.

PORTATORE Si, signore.

MERCANTE Quando ti ho chiesto se lo avevi capito, mi hai risposto di sì.

PORTATORE Sì, signore.

MERCANTE E invece non lo avevi capito?

PORTATORE No, signore.

MERCANTE Perché hai detto di sì?

PORTATORE Avevo paura che mi licenziassi. So soltanto che dobbiamo seguire i pozzi.

MERCANTE E allora segui i pozzi.

PORTATORE Ma non so dove siano.

MERCANTE Va' avanti! Non cercare di ingannarmi. So che questa strada l'hai già percorsa.

Continuano ad avanzare.

PORTATORE Non faremmo meglio ad aspettare quelli che ci seguono?

MERCANTE No.

Continuano a camminare.

b)

MERCANTE Eh! Dove corri? Stai andando a nord. L'est è laggiù. (Il portatore continua ad avanzare nella stessa direzione). Alt! Che ti prende? (Il portatore rimane fer­mo, ma non guarda il mercante). Perché non mi guardi negli occhi?

PORTATORE Pensavo che l'est fosse là.

MERCANTE Aspetta, canaglia! Ti mostrerò come si fa a guidarmi. (Lo bastona) Adesso sai dov'è l'est?

PORTATORE (urlando) No sul braccio!

MERCANTE Dov'è l'est?

PORTATORE Là.

MERCANTE E dove sono i pozzi?

PORTATORE Là.

MERCANTE (fuori di sé) Là? Ma tu stavi andando là!

PORTATORE No, signore.

MERCANTE Come, non andavi là? Andavi là o no? (Lo ba­stona di nuovo).

PORTATORE Sì, signore.

MERCANTE Dove sono i pozzi? (Il portatore tace. Appa­rentemente tranquillo) Su, un minuto fa stavi dicendo che sapevi dove sono i pozzi. Lo sai? (Il portatore tace. Egli lo bastona) Lo sai?

PORTATORE Si.

MERCANTE (lo batte) Lo sai?

PORTATORE No.

MERCANTE Dammi la tua borraccia. (Il portatore gliela dà). Ora potrei anche dire che tutta l'acqua è per me, da­to che mi hai portato su una falsa strada. Ma no: voglio ancora dividerla. Bevine un sorso e andiamo avanti. (Tra sé) Ho perso la testa: in queste circostanze non avrei do­vuto bastonarlo.

Continuano a camminare.

c)

MERCANTE Siamo già passati di qua. Ecco le orme.

PORTATORE Quando siamo passati di qua, non dovevamo esserciancora allontanati di molto dalla direzione giu­sta.

MERCANTE Pianta la tenda. La nostra borraccia è vuota. Anche nella mia non c'è più nulla. (Si siede mentre il portatore pianta la tenda. Il mercante beve di nascosto l'acqua della sua borraccia. Tra sé) Non deve accorgersi che ho ancora da bere: altrimenti, se avesse soltanto un briciolo di cervello, mi ucciderebbe. Se si avvicina, sparo. (Estrae la pistola e se la mette sulle ginocchia) Potessimo almeno raggiungere quel pozzo dove eravamo prima! Ho la gola secca. Quanto a lungo si può sopportare la sete?

PORTATORE Debbo consegnargli la borraccia che mi aveva dato la guida al posto di Han. Se ci trovano, io ancoro vivo e lui mezzo morto di sete, mi mandano sotto pi cesso.

Prende la borraccia e si dirige verso il mercante. Il mercante se lo vede improvvisamente davanti e non sa se il portatore l'ha visto bere oppure no. Il portatore non l'ha visto bere. Gli tende la sua  borraccia in silenzio. Ma il mercante, persuaso che sia una grossa pietra con cui il portatore lo vuole uccidere, dà un urlo.

MERCANTE Getta giù quella pietra (Il portatore non capisce e continua a tendergli la borraccia. Il mercante allora lo abbatte con un colpo di pistola) To'! Bestiaccia! L'hai voluto!

VIII - CANZONE DEI TRIBUNALI (cantata dagli attori mentre allestiscono la scena del tribunale).

Al seguito dei briganti

vengono i tribunali.

Se è ucciso l'innocente, i giudici

riuniti intorno a lui lo condannano.

Sulla tomba dell'ucciso

si uccide il suo buon diritto.

Come ombre di mannaie

calano i verdetti del tribunale.

Non basta già la mannaia? Ci vuole anche

la sentenza che l'accompagni?

Guarda il volo. Dove volano gli avvoltoi?

Li ha ricacciati l'arido deserto:

i tribunali li nutriranno a sufficienza.

Ad essi accorre l'omicida; in essi

trova riparo l'aguzzino, e il ladro

cela il bottino, avvolto

in una carta che recita leggi.

IX - Tribunale.

La guida e la moglie del morto sono già seduti nell'aula.

GUIDA (alla moglie) È lei la moglie del morto? Io sono la guida che aveva assunto suo marito. Mi hanno detto che nel processo lei reclama la punizione del mercante e il pagamento dei danni. Sono accorso subito perché ho la prova che suo marito è morto innocente: qui, in questa tasca.

ALBERGATORE (alla guida) Sento che hai in tasca una prova. Ti do un buon consiglio: lasciala dentro la tasca.

GUIDA E la moglie del portatore ritornerà a casa a mani vuote?

ALBERGATORE Vuoi finire sulla lista nera?

GUIDA Rifletterò sul tuo consiglio.

I l tribunale si siede: così pure il mercante accusato, i componenti della seconda carovana e l'albergatore.

GIUDICE L'udienza è aperta. La parola è alla moglie della vittima.

MOGLIE Mio marito ha trasportato i bagagli di questo si­gnore attraverso il deserto di Jahi. Poco prima della fi­ne del viaggio questo signore l'ha ucciso. Chiedo la punizione dell'assassino, anche se non può servire a far tornare in vita mio marito.

GIUDICE E il risarcimento dei danni.

MOGLIE Si, perché io e il mio bambino abbiamo perduto, chi ci nutriva.

GIUDICE (alla moglie) Ma io non vi sto facendo nessun rimprovero! Un'istanza di carattere materiale non ha nulla di infamante. (Ai componenti della seconda caro vana) La spedizione del mercante Karl Langmann era seguita da un'altra spedizione cui si era aggiunta la guida licenziata dalla prima. A meno di un miglio dalla pista essi trovarono la spedizione infortunata. Che cosa vedeste quando foste vicini?

CAPO DELLA SECONDA CAROVANA Nella borraccia del mercante non c'era quasi più acqua, e il portatore giaceva ucciso sulla sabbia.

GIUDICE (al mercante) Voi avete ucciso quell'uomo?

MERCANTE Si. Mi aveva aggredito.

GIUDICE Come vi aggredì?

MERCANTE Cercò di colpirmi alle spalle con una pietra.

GIUDICE Sapreste spiegarci i motivi dell'aggressione?

MERCANTE NO.

GIUDICE Avevate costretto i vostri uomini a sforzi eccessivi?

GIUDICE È presente la guida che fu congedata e che vi accompagnò nella prima parte del viaggio?

GUIDA Eccomi.

GIUDICE Qual èla vostra opinione?

GUIDA A quanto ne so, si trattava per il mercante di arrivare  il più  presto possibile ad Urga per ottenere una concessione.

GIUDICE (al capo della seconda carovana) Voi avevate l’ impressione che la carovana che vi precedeva avanzasse a velocità eccezionale?

CAPO DELLA SECONDA CAROVANA No, non eccezionale. Erano in anticipo di un'intera giornata e conservarono l’anticipo.

GIUDICE (al mercante) Per ottenere questo, voi avetedovuto incitare il portatore?

MERCANTE Io? Niente affatto. Era compito della guida.

GIUDICE (alla guida) L'accusato non vi ha mai ordinato di rivolgere al portatore un incitamento eccezionale?

GUIDA Non l'ho incitato più del normale, anzi meno.

GIUDICE Perché siete stato licenziato?

GUIDA Perché secondo il mercante ero troppo gentile con il portatore.

GIUDICE E invece non dovevate esserlo?  Il portatore col quale non vi era dunque consentito intrattenere rappor­ti cordiali, vi ha dato l'impressione di una natura ribel­le?

GUIDA No, sopportava tutto, perché — così mi disse — ave­va paura di perdere il posto. Non era iscritto ai sindacati.

GIUDICE Doveva dunque sopportare molti soprusi?  Ri­spondete, senza perdere tanto tempo per riflettere a quel che dite. La verità viene sempre a galla.

GUIDA Ho accompagnato la spedizione soltanto fino al po­sto di Han.

ALBERGATORE (tra sé) Bene, guida!

GIUDICE (al mercante) E in seguito si èprodotto qualche avvenimento che giustificasse l'aggressione del portato­re?

MERCANTE No, da parte mia nulla.

GIUDICE Sentite, non fatevi più innocente di quel che sie­te. Non è così che potrete cavarvela. Se aveste veramen­te trattato il portatore con tanti riguardi, come spiegate il suo odio contro di voi? Invece, se riuscirete a dare una ragione plausibile di quest'odio, potrete anche far appa­rire plausibile che abbiate agito in stato di legittima di­fesa. Un po' di attenzione, perbacco!

MERCANTE Devo confessare che una volta l'ho bastonato.

GIUDICE Ah! E ritenete che una sola volta sia bastata a far concepire al portatore un odio così feroce?

MERCANTE No. Ma quando si rifiutò di attraversare il fiu­me, gli puntai la pistola alle spalle. E attraversando il fiume si ruppe un braccio. Anche questo per causa mia.

GIUDICE (sorridendo) Dal punto di vista del portatore...

MERCANTE (sorridendo anch'egli) Naturalmente. In real­tà, sono stato io a tirarlo fuori.

GIUDICE Oh, dunque: dopo il licenziamento della guida avete dato al portatore motivo di odiarvi. E prima? (Al­la guida, con insistenza) Ammettetelo: il portatore odia­va il mercante. Del resto, riflettendo, è comprensibilissi­mo. Un uomo mal pagato, obbligato con la violenza ad e­sporsi a ogni sorta di pericoli, che per gli interessi di un altro viene perfino menomato nella sua incolumità, e insomma rischia la vita per poco o nulla... È naturale che debba odiarlo.

GUIDA Lui non lo odiava.

GIUDICE Adesso interrogheremo l'albergatore del posto di tappa di Han. Forse ci potrà chiarire i rapporti che correvano tra il mercante e il suo personale. (All'albergatore) Come trattava i suoi dipendenti, il mercante?

ALBERGATORE Bene.

GIUDICE Desiderate che faccia uscire i presenti? Temete di compromettere il vostro lavoro dicendo la verità?

ALBERGATORE No, in questo caso non è necessario.

GIUDICE Come volete.

ALBERGATORE Ha perfino regalato del tabacco alla guida. Gli ha pagato immediatamente l'intero salario dovuto. E anche il portatore era ben trattato.

GIUDICE Han è l'ultima stazione di polizia su quella pista?

ALBERGATORE Si, dopo incomincia il grande deserto di Jahí.

GIUDICE Ah, ecco! Dunque la gentilezza del mercante alla tappa di Han era più che altro dovuta alle circostanze, una gentilezza provvisoria, tattica, per così dire. Anche durante la guerra gli ufficiali, più ci si avvicinava al fronte, tanto più umanamente trattavano la truppa. Gentilezze di questo genere non contano, è chiaro.

MERCANTE Per esempio, mentre camminava, cantava sempre. Dal momento in cui l'ho minacciato con la pistola per fargli attraversare il fiume, non l'ho più sentito cantare.

GIUDICE Cioè, si era inasprito. È comprensibile. Anche in guerra — ritorno al mio esempio di prima — si capiva benissimo che gente semplice dicesse a noi ufficiali: « Già, voi fate la vostra guerra, ma noi facciamo la guerra per voi». E così anche il portatore avrebbe potuto dire al mercante: «Tu fai i tuoi affari, ma io faccio gli affari tuoi! »

MERCANTE Devo confessare anche questo: quando ab­biamo perso la strada ho diviso con lui una borraccia di acqua, ma la seconda me la son voluta bere io solo.

GIUDICE E lui, vi ha visto bere?

MERCANTE È quello che ho supposto, quando mi si è av­vicinato con la pietra in mano. Sapevo che mi odiava. Quando siamo arrivati nel deserto sono stato sul chi vi­ve giorno e notte. Avevo tutte le ragioni di credere che mi avrebbe aggredito alla prima occasione. Se non lo a­vessi ucciso io, mi avrebbe ucciso lui.

MOGLIE Vorrei dire una cosa. È impossibile che l'abbia aggredito. Non ha mai aggredito nessuno.

GUIDA Stia tranquilla. Ho in tasca la prova della sua inno­cenza.

GIUDICE È stata ritrovata la pietra con cui il portatore vi ha minacciato?

CAPO DELLA SECONDA CAROVANA Quell'uomo (indica la guida) l'ha raccolta dalle mani del morto.

La guida mostra la borraccia.

GIUDICE È questa la pietra? La riconoscete?

MERCANTE Si, è questa.

GUIDA  Allora guarda qual era il contenuto della pietra. (Fa sgorgare l'acqua).

PRIMO GIUDICE AGGIUNTO È una borraccia, non una pie­tra.

SECONDO GIUDICE AGGIUNTO Si direbbe proprio che non avesse alcuna intenzione di ucciderlo.

GUIDA (abbraccia la vedova del morto) Hai visto che po­tevo testimoniare della sua innocenza? Per pura combi­nazione! Fui io a dargli questa borraccia quando partì da Han: l'albergatore è testimone: e questa borraccia è mia.

ALBERGATORE (tra sé) Imbecille! Ormai anche lui è rovi­nato.

GIUDICE Non può essere questa la verità. (Al mercante) Possibile che vi abbia offerto da bere!

MERCANTE Era sicuramente una pietra.

GIUDICE No, non era una pietra. Era una borraccia, lo vedete.

MERCANTE Ma io come potevo supporre che fosse una borraccia? Non c'era ragione perché quell'uomo mi of­frisse da bere. Non gli ero amico.

GUIDA E invece gli ha offerto da bere.

GIUDICE Ma perché gli ha offerto da bere? Perché?

GUIDA Perché ha creduto che il mercante avesse sete. (I giudici si scambiano un'occhiata sorridendo). Per uma­nità, probabilmente. (I giudici sorridono ancora). Forse per stupidità. Credo che non serbasse rancore al mercante.

MERCANTE Allora doveva essere molto stupido, davvero. Quell’uomo per causa mia era stato rovinato, magari per tutta la vita. Un braccio rotto!  Rendermi la pariglia sarebbe stata pura giustizia

GUIDA Pura giustizia.

MERCANTE  Per pochi soldi quell'uomo faceva la strada con me che ho molto denaro. Ma il cammino era ugualmente faticoso per entrambi.

GUIDA Dunque lo sa!

MERCANTE Quando fu stanco, si prese delle bastonate.

GUIDA E questo non è giusto?

MERCANTE Ammettere che il portatore non mi avrebbe aggredito alla prima occasione, sarebbe come ammettere che era privo di senso comune.

GIUDICE In altre parole, voi avete avuto ragione di supporre che il portatore nutrisse rancore contro di voi. Avreste, cioè, ucciso un uomo che nella fattispecie era innocuo, ma del quale voi non potevate sapere che era innocuo. Qualche volta capita lo stesso alla polizia. Sparano sulla massa dei dimostranti, su uomini pacifici, soltanto perché non riescono a capire come mai quegli uomini non li abbiano ancora sbalzati di sella e linciati. Questi poliziotti sparano perché hanno paura, ecco tutto. E che abbiano paura è prova di buon senso. Voi non potevate sapere che il portatore rappresentava l’eccezione! Non è così?

MERCANTE Bisogna basarsi sulla regola, non sull'eccezione.

GIUDICE  Si, questo è il punto: che motivo poteva avere quell'uomo di dare da bere al suo aguzzino?

GUIDA Nessun motivo ragionevole!

GIUDICE  (canta)

La regola è: occhio per occhio!

Il folle si aspetta l'eccezione.

Che il suo nemico gli offra da bere

non può aspettarsi l'uomo saggio.

(Al tribunale) La Corte delibera.

Il tribunale si ritira.

GUIDA (canta)

Nel sistema che hanno costruito

l'essere umani è un'eccezione.

Perciò chi si dimostra umano

ne paga lo scotto.

Abbiate timore di chi vi fa buon viso!

Trattenete chi vuole soccorrere il prossimo!

Accanto a te c'è un assetato: presto, chiudi gli occhi!

Tappati gli orecchi: accanto a te qualcuno geme!

Trattieni il piede: c'è chi implora il tuo aiuto!

Guai a chi si lascia andare!

Si porge da bere a un uomo, ed è

un lupo che beve.

CAPO DELLA SECONDA CAROVANA (alla guida)      E adesso, non hai paura di non trovare più lavoro?

GUIDA Dovevo dire la verità.

CAPO DELLA SECONDA CAROVANA (sorridendo) Eh! Se proprio dovevi...

Il tribunale  rientra.

GIUDICE  La corte vi deve ancora porre una domanda: l'uccisione del portatore non vi ha per caso recato qualche vantaggio?

MERCANTE Al contrario! Egli mi era indispensabile per concludere il mio affare ad Urga. Portava con sé le carte e le tabelle che mi erano necessarie. Da solo non avrei mai potuto trasportare il mio bagaglio.

GIUDICE E così non siete riuscito a concludere il vostro affare?

MERCANTE Naturalmente no. Sono arrivato troppo tardi. Sono rovinato.

GIUDICE Allora posso pronunciare la sentenza. La corte considera come provato il fatto che il portatore non si è avvicinato al suo padrone con una pietra, ma con una borraccia. Ma anche ciò stabilito, si deve ritenere che il portatore con quella borraccia avesse piuttosto intenzio­ne di uccidere il suo padrone, che non di offrirgli da be­re. Il portatore apparteneva a una classe che ha un mo­tivo ben preciso di sentirsi trattata ingiustamente. Per un uomo come lui era pura ragionevolezza difendersi da un sopruso nella divisione dell'acqua. Anzi, per questa gente, dal loro punto di vista limitato e unilaterale, che non sa trascendere la più piatta realtà, vendicarsi del proprio aguzzino è addirittura un atto di giustizia. Han­no tutto da guadagnare, il giorno della resa dei conti. Il mercante e il portatore appartenevano a classi diverse, e il mercante doveva aspettarsi da lui il peggio. Non po­teva credere a un atto di amicizia da parte del portatore, dato che (come ha confessato luì stesso) lo aveva mal­trattato. La ragione lo avvertiva che stava correndo un grave pericolo. La completa solitudine in cui si trovava lo riempiva di logica preoccupazione. L'assenza di poli­zia e tribunali rendeva possibile al suo dipendente di  estorcergli la sua parte di acqua, e anzi ve lo incoraggiava. L'accusato quindi ha agito in stato di legittima difesa, e poco importa che fosse realmente minacciato o che solo supponesse di esserlo: date le circostanze doveva neces­sariamente sentirsi in pericolo. L'accusato è pertanto as­solto. L'istanza della moglie del defunto è respinta.

GLI ATTORI

Così termina

la storia di un viaggio.

Avete ascoltato e avete veduto

ciò ch'è abituale, ciò che succede ogni giorno.

Ma noi vi preghiamo:

se pur sia consueto, trovatelo strano!

Inspiegabile, pur se normale!

Quello che è usuale, vi possa sorprendere!

Nella regola riconoscete l'abuso

e dove l'avete riconosciuto

procurate rimedio!

FINE

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