Legittima difesa

EMILIO CGLIERI

LEGITTIMA DIFESA

COMMEDIA IN TRE ATTI

LIBRERIA DEL TEATRO BORGO SS. APOSTOLI, 86 R. - FIRENZE

TUTTI I DIRITTI, RISERVATI

Per la rappresentazione rivolgersi all'Agente locale della Societ Italiana Autori Editori.

Nulla osta alla rappresentazione N. 4482 del 19-11-1949.

INNOCENZI & TOZZI - SIENA

PERSONAGGI:

CARLO VANNI

GINALDO TASSOTTI D BENCI

GIAMPIERO TASSOTTI D BENDI

SANDRO

UN CLIENTE

ANTONIETTA PERINI TULLIA VANNI

SILVANA SALICENDI

LIDIA

In una villa, nella campagna toscana.

Settembre-ottobre. Oggi.

ATTO PRIMO

Sala di soggiorno, luminosa, ridente, al piano terreno di una bella villa toscana, In fondo un' ampia porta-fnestra per la quale si accede al giardino. Porte ai lati: due a destra (dello spettatore), una a sinistra.

Mobilio elegante, di buon gusto. Qualche stampa alle pareti. un limpido pomeriggio di settembre.

(La sala vuota. Entra per subito, dalla seconda porta di destra, con grande impeto, il dottore Carlo Vanni, quarantacinquenne: ha il cappello in testa, buttato all' indietro, e la faccia congestionata: agitatissimo. Lo segue la moglie, signora Tullia, quarantenne, che indossa, un elegante abito da sera).

VANNI. - (marciando per la stanza) Niente! Non c' niente da fare, assolutamente niente!

TULLIA. - Clmati, Carlo. E frmati! Non vorrai farmi fare il giro di tutta la villa! ...

VANNI. - (arrestandosi sulla porta di sinistra) Ma capisci che la rovina?

TULLIA. - Te l' ha detto Biancani?

VANNI. - E chi vuoi me l'abbia detto? Lui, il principe dei civilisti! Non proprio cos, ma...

Insomma non ha fatto che ripetermi ci che mi avevano gi detto gli altri due avvocati: il testamento in perfetta regola e non rimane che rassegnarsi. Rassegnarsi, capisci?!... (sbuffa, prende di su un mobile una rivista e si fa vento) Uff!... Sto crepando dal caldo.

TULLIA. - Siditi. E tgliti il cappello.

VANNI. - Il cappello? (se lo toglie con rabbia e lo getta su una sedia) Quella stupida di Lidia!

Perch non me l' ha chiesto quando sono entrato?

TULLIA. - Te l' ha chiesto. Non le hai nemmeno risposto...

VANNI. - (andando ancora qua e l) Ho altro per la testa che il cappello! ...

TULLIA. - Non agitarti pi. Mttiti a sedere. Ti faccio portare una spremuta di limone. (suona il

campanello).

VANNI. - (gettandosi in una poltrona) Pezzo di manigoldo!

TULLIA. - Chi?

VANNI. - Ma lui, lui... l'amato zio!

TULLIA. - Carlo!... Stai parlando d'un morto...

VANNI. - E che altro dovrei dire, dopo il bello scherzo che ci ha combinato: pace all'anima sua?

(Si bussa alla seconda porta di destra).

TULLIA. - Si...

VANNI. - Come si?

TULLIA. - Ma non dico a te. (mentre si siede, al domestico che entra) Sandro, servi una spremuta

di limone al signor dottore.

SANDRO. - Subito, signora contessa.

TULLIA. - E porta via quel cappello.

SANDRO. - Signor dottore, un' ora fa venuto uno dei figli di Maso...

VANNI. - (assorto nei suoi pensieri) Di chi?

SANDRO. - Mi Maso, il calzolaio... Pare che Maso stia molto male.

VANNI. - Se credi che io stia bene! ...

SANDRO. - Ma...

TULLIA. - Vai, Sandro. E porta subito la spremuta. Il signor dottore andr a visitare Maso non

appena potr.

VANNI. - Mi aspetter un pezzo!

SANDRO. - (esce portando via il cappello).

TULLIA. - Vedi di controllarti, almeno in presenza della servit...

VANNI. - Di': ma ti rendi conto di quello che ci sta accadendo?

TULLIA. - Ma si, ma s...

VANNI. - Ma no, ma no!... Se te ne rendessi conto, non saresti meno agitata di me. Domani

dovremo sloggiare...

TULLIA. - Cos presto?

VANNI. - Che ne so? Domani, dopodomani... Ma avrebbe anche potuto succedere ieri. I padroni

non siamo pi noi; questo il punto! Dovremo andarcene, ritirarci in una modesta casetta e tirare innanzi, d'ora in poi, col lauto stipendio che mi passa il Comune!... Cio, no: ci saranno anche i pingui onorari delle visite a Maso... e agli altri facoltosi clienti della stessa specie. E tu pretendi che mi calmi... che mi controlli!

TULLIA. - Dinanzi a un domestico non si deve mai...

VANNI. - Me n'infischio dei domestici! Se siamo ridotti sul lastrico, proprio ad una domestica, ad

una volgarissima serva che lo dobbiamo!

TULLIA. - Pi piano, ti prego...

VANNI. - Tua sorella dov'?

TULLIA. - L in giardino.

VANNI. - (osservando soltanto ora l'abito della moglie) Gi vestite a festa, voi altre!...

TULLIA. - Io soltanto. Ho pensato che, pi tardi, avrei avuto da fare...

(Si bussa alla seconda porta di destra).

TULLIA: - Si...

SANDRO. - (rientra recando su un vassoio la spremuta di limone).

TULLIA. - (accennandogli un tavolo) Metti l.

VANNI. - No, no. Dammi. (beve d'un fiato).

TULLIA. - (a Sandro) Di' a Giovanna di non perdere d'occhio l'orologio. Per le otto precise il

pranzo dev'essere pronto.

SANDRO. - Bene, signora contessa.

TULLIA. - Tu prepara gli aperitivi e fatti aiutare da Lidia ad apparecchiare la tavola. Che tutto sia

in perfetto ordine.

SANDRO. - Bene, signora contessa. (esce di nuovo portando via. il vassoio).

VANNI. - Il pranzo, gli aperitivi... Doversi preoccupare del festino mentre stiamo per far fagotto! ...

Oh, la vita!

TULLIA. - Che, nella disgrazia, si abbia almeno il conforto di sapere che Silvana continuer a

vivere nell'agiatezza.

VANNI. - Conforto un po' magro...

TULLIA. - Carlo... si tratta di mia sorella...

VANNI. - Ma se avessimo, potuto seguitare a star bene, anche noi; Meglio di prima, anzi: proprio

perch lei se ne va...

TULLIA. - Ma insomma! ...

VANNI. - Se ne va verso la felicit, verso il sogno!... Scusami, non so spiegarmi. Sono agitato,

sconvolto (gli occhi al cielo) Figlio d'un... (si tappa la bocca).

TULLIA. - Il nostro, s, che pare davvero un sogno... un brutto sogno!

VANNI. - Altro che brutto... Un patrimonio di cinquecento milioni...

TULLIA. - Cinquecento? L' hai saputo con esattezza?

VANNI. - Nel testamento non precisato, ma ci vuol poco a fare il conto: l'officina di Firenze; qui,

la villa, nove poderi, poi qualche titolo in banca; un po' di liquido... Ma che dico cinquecento? Di pi, certamente di pi. E tutto... tutto quanto posseggo - dice cos il testamento -... tutto deve andare a finire nelle vellutate manine della signora Perini!

TULLIA. - Come si chiama?

VANNI. - Perini, Antonietta Perini. Ma che razza, di ebbrezze gli avr mai fatto provare per

meritare una. simile ricompensa? !

TULLIA. - Andiamo, Carlo! ...

VANNI. - (tornando ad alzarsi) Ma scusa!... Verrebbe fatto di dire ben altro!

TULLIA. - Eravamo cos sicuri...

VANNI. - Logicamente. Ragionatamente. Vedovo, senza figli, n fratelli, n cugini... nessuno!

Un solo nipote: io. E che nipote! Figlio di suo fratello: un Vanni, come lui... Se, neanche in queste condizioni, un futuro erede pu sentirsi tranquillo... allora poi!

TULLIA. - veramente inspiegabile...

SILVANA - (pi che trentenne, entra dal fondo recando un fascio di fiori) Sei tornato, Carlo?

Inutile chiederti se vi siano buone nuove...

VANNI. - Buonissime! Abbiamo la licenza in tasca... Ma tu non hai ragione di allarmarti e quindi...

TULLIA. - (alzandosi) Festa grande, stasera, per la signora duchessa !

SILVANA. - (mentre dispone parte dei fiori in un vaso) Come corri, tu! Per adesso si tratta soltanto

di fidanzamento.

TULLIA. - Sai bene che nella nostra societ i fidanzamenti hanno breve durata.

VANNI. - (che ha acceso una sigaretta e fuma nervosamente) Per codesto, anche i matrimoni....

TULLIA. - Ma Carlo! ...

VANNI. - una constatazione, non gi un augurio: mi par chiaro! ...

TULLIA. - Sono sicura che il duca Ginaldo vorr stabilire stasera stessa la data delle nozze.

VANNI. - Si capisce. Sbito bisogna fissarla, sbito!

TULLIA. - Tanto pi che tu e Giampiero non avete bisogno d'imparare a conoscervi...

VANNI. - Vi conoscete da dodici anni...

SILVANA. - Limitamente a tre mesi all'anno...

VANNI. - Perch lui trascorre qui soltanto i mesi estivi... Va bene. Ma insomma: tre per dodici,

trentasei... Sono sempre tre anni di conoscenza effettiva.

TULLIA. - Il tempo per capire che Giampiero ti vuol bene non ti mancato.

SILVANA. - Una cosa non ho capito: se ne voglia pi a me o alla squadra di calcio.

TULLIA. - Si, ne parla spesso...

SILVANA. - Di' pure: sempre.

TULLIA. - Ma comprensibile. La squadra veramente sua, una sua creatura... sta pur certa che,

quando di creature ne avr altre... di tutt'altra specie... che non saranno soltanto due... Che ne dici, Carlo?

VANNI. - (che si nuovamente seduto, savrappensiero) Squadre di altra specie?

TULLIA. - Ma no... Creature, bambini...

VANNI. - Vuol formare una squadra di bambini? E che... vuoi m'importi?

TULLIA. - Silvana, tempo che tu cominci a prepararti.

SILVANA. - Vorrei sistemare questi fiori in sala da pranzo...

TULLIA. - (prendendo i fiori che Silvana ha ancora in braccio) Lascia. Penso io.

SILVANA. - Ma,... devo proprio mettere l'abito rosa?

VANNI. - Diamine! Se non spari tutte le tue cartucce stasera! ...

TULLIA. - Ti sta a meraviglia quell'abito...

SILVANA. - Ma lo zio morto da soli nove giorni... vero che egli stesso ha voluto che nessuno

prendesse il lutto...

VANNI. - Se anche avesse voluto il contrario!...

TULLIA. - Non sarebbe stato coerente. Ha anche disposto che la sua morte venisse partecipata ad esequie avvenute...

SILVANA. - Bisogna riconoscere che non ha voluto darci alcun disturbo...

VANNI. - Niente! Non ha voluto darci niente!

TULLIA. - In ogni modo, stasera, per te...

SILVANA. - festa grande, Tullia. Me l' hai detto.

TULLIA. - Che hai? Non sei contenta?

SILVANA. - Preferisco riserbare il mio entusiasmo a quando Giampiero mi avr sposata.

VANNI. - Devi farti sposare, devi! Al pi presto. Non hai alcuna convenienza a condividere la nostra sorte.

SILVANA. - Caro Carlo, ma proprio la sorte che ci toccata che comprometter tutto.

TULLIA. - Perch, Silvana? Per il momento non c' niente di mutato. Stasera accogliamo il duca

Ginaldo e Giampiero, qui, in questa villa che essi sono convinti ci appartenga. Si stringe il fidanzamento, Giampiero prende un impegno solenne e, siccome un vero gentiluomo, non si tira pi indietro, qualsiasi cosa accada.

SILVANA. - Speriamo... Quello che c' di buono che il duca Ginaldo, a tavola alza il gomito.

Se si appisola, si evita di parlare di dote e... almeno per stasera, siamo salvi. Poi, chiss... Campionato di calcio permettendolo, pu anche darsi che Giampiero mi sposi.

TULLIA. - Non essere cos sfiduciata, cara. Indossa il tuo bell'abito rosa e...

SILVANA. -... E cerca di veder tutto dello stesso colore . Prover... (esce a sinistra).

VANNI. - (alzandosi) Non ha mica torto di essere preoccupata. Ma io so gi quello che debbo

fare: se il duca accenna a parlarmi di dote, dico che debbo andare a visitare un ammalato... Maso...

TULLIA. -... E lasci me nelle peste.

VANNI. - Ma ti pare che un Tassotti De Benc osi intavolare questioni di denaro con una signora?

TULLIA. - Ma neppure con te, Carlo. Ma che vuoi gl'importi dei nostri beni? In confronto alla sua

tenuta, questa poco pi di un podere.

VANNI. - Senza contare che anche lui - come tutti - convintissimo che l'eredit sia venuta

interamente a noi.

TULLIA. - Eppoi, anche il duca ha una tale simpatia per Silvana!

VANNI. - Ed un signore, Tullia, un autentico signore! Il giorno in cui... a comodo, eh?, quando

non se ne potr proprio fare a meno... il giorno in cui dovremo dirgli che tua sorella non ha il becco' d'un quattrino... peuh!, mi par di veder lo: si metter a ridere come non ha mai riso in vita sua.

TULLIA. - Oh, s! Credo anch'io...

VANNI. - Ma certamente. (ridendo) Caro dottore, e che vuole m'importi della dote?

TULLIA. - (ridendo anch'essa) Quello che conta che i ragazzi si amino .

VANNI. - (c. s.) Nozze, nozze immediate. E, d'ora in poi, quello che non ha Vanni lo ha Tassotti.

Ed tanto... tanto che pu bastare ai Tassotti, ai Tassottini, ai Vanni e... anche ai Vannini, se ci fossero! Nozze, nozze!... (prende a braccetto la moglie e canterella sul motivo della Marcia Nuziale di Wagner) La-la-lar-la-la-lar...

(Si bussa alla seconda porta di destra).

TULLIA. - (liberandosi dal braccio del marito) S.

LIDIA. - (cameriera, entrando) C' una ragazza... una certa Antonietta...

VANNI. - (precipitando di colpo nel pi' profondo sgomento) Antonietta Perini? !

LIDIA. - S, signor dottore...

TULLIA. - (anch'essa bruscamente rannuvolatasi, a mezza voce) Addio bei progetti! ...

VANNI. - (deciso, facendo per slanciarsi verso destra) Va bene. Ci penso io!

TULLIA. - (trattenendolo) Carlo! ...

LIDIA. - Devo dirle che i signori non la' possono ricevere? Veramente gliel'ho gi detto...

TULLIA. - Ed hai fatto malissimo! Chi ti ha autorizzato?

LIDIA. - Ho creduto di far bene, signora contessa. Dato che fra poco arriveranno i signori duchi...

VANNI. - Appunto lasciami andare, Tullia. Mi limito a pregarla di ripassare un altro giorno.

TULLIA. - Ma no, Bisogna riceverla. Rifletti... (alla cameriera) Fai entrare la signorina Perini. E

metti questi fiori in sala da pranzo.

LIDIA. - Bene, signora contessa. (prende i fiori ed esce).

VANNI. - Proprio stasera! Guarda che io non ti garantisco di saper frenare i miei nervi!

TULLIA. - Tu mi fai il sacrosanto piacere di frenare anzitutto la tua lingua. Anzi, fai una bella cosa:

vai a vestirti...

VANNI. - C' tempo per il pranzo, c' tempo!

ANTONIETTA. - (compare sulla, seconda porta di destra. Ventiquattrenne, veste con semplicit

ma con gusto) permesso? Buona sera, signora. Buona sera, signor dottore.

TULLIA. - (sforzandosi di essere cordiale quanto pi le possibile) Venite, Antonietta.

Accomodatevi.

ANTONIETTA. - Mi spiace capitare in un momento poco opportuno. La cameriera mi ha detto che

hanno alcuni invitati.

TULLIA. - S, ma non sono ancora giunti.

ANTONIETTA. - Volevo, anzi, tornar via...

VANNI. - Ecco!

TULLIA. - Perch? Non ci sarebbe stato motivo.

ANTONIETTA. - ci che ho pensato. Tanto - mi son detta - oggi o domani, il mio arrivo sar

sempre poco gradito.

TULLIA. - Ma non vero. Come potete pensare?... (accennandole una poltrona) Prego.

ANTONIETTA. - Grazie, signora. (istintivamente aspetta che si siano seduti Tullia e Vanni, ma

poich quest'ultimo, occupato a mordersi le labbra ed a farsi vento con la rivista, ha l'aria di voler rimanere ostinatamente in piedi, Antonietta rompe gl'indugi e si siede. Subito, stizzosamente, anche Vanni si getta in una poltrona).

TULLIA. - Siete venuta in macchina?

ANTONIETTA. - In treno, signora. Pi di mezz'ora di ritardo.

TULLIA. - E dalla stazione a qui?

ANTONIETTA. - Passo, passo... Non ho avuto nemmeno bisogno di domandare dove fosse la villa:

appena l' ho scorta di lontano, l' ho riconosciuta subito.

TULLIA. - Perch? Ci siete stata altre volte?

ANTONIETTA. - Una. Subito dopo che il povero signor Piero l'acquist. Ero una bambina, allora...

Ne son passati degli anni!

VANNI. - Dodici! Siamo qui da dodici anni, noi!

ANTONIETTA. - Eh, si. Il povero signor Piero non ebbe fortuna...

VANNI. - Che cosa dite?

ANTONIETTA. - Queste terre, e particolarmente la villa, furono acquistate per la povera signora

Giulia, perch potesse trascorrere qui, all'aria buona, molti mesi dell'anno. Cos almeno mi diceva la povera mamma...

VANNI. - Il povero signor Piero, la povera signora Giulia, la povera mamma... Ce n' altri?

TULLIA. - Carlo! ...

ANTONIETTA. - Sono tutti morti...

VANNI. - Ma i poveri, i veri poveri, siamo soltanto noi!

TULLIA. - Proseguite, Antonietta.

VANNI. - Che volevate concludere? Questa villa fu acquistata per la zia Giulia. E con ci?

ANTONIETTA. - Non le fu consentito rimanervi che qualche settimana...

TULLIA; - Era tanto ammalata!

ANTONIETTA. - Che schianto per il povero signor Piero! Da allora, non fu pi lui. E qui non ci

fu modo di farglici rimetter piede. Anzi, pare che fosse sua intenzione rivender tutto, subito,

non appena avvenne la disgrazia.

VANNI. - Ma in quell'epoca si rese libera la condotta, io potei ottenere che venisse affidata a me...

e da allora siamo qui. Da allora! Dodici anni! (in una mossa rabbiosa, la rivista gli cade di mano. Subito Antonietta si alza e gliela raccoglie).

TULLIA. - State comoda.

ANTONIETTA. - La forza dell'abitudine... Capir, col povero signor Piero infermo per tanto

tempo...

VANNI. - Io posso muovermi! ...

ANTONIETTA. _ Lo credo, signor dottore.

VANNI. -... Quando mi fa piacere, per. Non quando mi si obbliga.

(violento, alzandosi) Perch, giurabbacco, dopo dodici anni!

TULLIA. - (intervenendo per interromperlo) Antonietta, volete prendere qualcosa?

VANNI. - Si... qualcosa ... Tutto!

ANTONIETTA. - (rifiutando) Grazie, signora. Vorrei soltanto che il signor dottore non fosse cos

in collera con me.

TULLIA. - Ma non lo ....

VANNI. - Perch dici di no? Lo sono, invece. E mi pare di aver ragioni da vendere!

ANTONIETTA. - Ma perch vorrebbe venderla a me, scusi? lo che c'entro?

VANNI. - Avete anche il coraggio? ! ...

TULLIA. - Carlo, vai a vestirti...

VANNI. - Prima voglio buttar fuori tutto quello che ho dentro.

TULLIA. - Ma no. Lascia che parli io.

VANNI. - E allora parla tu!

TULLIA. - Mio marito... ed io pure, naturalmente siamo rimasti - come posso dirvi? - molto...

molto

ANTONIETTA. -... Molto male, capisco.

TULLIA. -... Molto sorpresi. Sovrattutto sorpresi...

ANTONIETTA. - E io, signora? Crede che io sia rimasta, meno sorpresa di loro?

VANNI. - Perch... anche voi non sapevate niente! ?

ANTONIETTA. - Glielo giuro!

VANNI. - Meno storie, Antonietta! Io sono abituato a dire pane al pane. Se lo zio ha preso quella

decisione...

ANTONIETTA. - (senza scomporsi)... perch era pazzo li me! Io ho saputo vender bene la mia

merce...

TULLIA. - Ma no, Antonietta... Non l'ascoltate. (al marito) Mi fai il piacere di andare a vestirti?

ANTONIETTA. - Il signor dottore preferisce investire me.

VANNI. - (pi, moderato) Io non investo nessuno. Chiedo soltanto quali ragioni aveva... il povero

Piero di escludere da ogni beneficio me, suo nipote? Quali, sentiamo?

TULLIA. - questo che ci rimane inesplicabile. In coscienza non ci sembra di aver niente da

rimproverarci. Se anche non venivamo molto spesso a fargli visita...

VANNI. - Io ho qui i miei ammalati. La mia vita appartiene a loro!

ANTONIETTA. - O viceversa?

TULLIA. -... Gli si scriveva, per, con una certa frequenza. Che altro avremmo dovuto fare?

VANNI. - Tanto pi che non era tipo da invogliare a grandi espansioni. Sempre serio,

accigliato, taciturno...

ANTONIETTA - Era tanto buono!

VANNI. -... Con voi! Ce ne siamo accorti... Noi, per, doveva addirittura odiarci. (poich Antonietta

nega col capo) Ma come no!? Come no!? Che diceva, sentiamo?... Che cosa

pensava di me?

ANTONIETTA. - Non ne parlava quasi mai.

VANNI. - Quasi ... Dunque qualche volta ne parlava. E qualche apprezzamento lo faceva di

certo.

ANTONIETTA. - Oh Dio... qualcosina...

VANNI. - (sedendosi) Sentiamo la cosina.

TULLIA. - Siamo curiosi di sapere. Soltanto questo pu aiutarci a capire...

VANNI. - Che diceva? Avanti!

ANTONIETTA. - Ma... quello che ripeteva al fattore, ogni mese, quando veniva a rendergli conto

dell'amministrazione della tenuta...

VANNI. - Che si spendeva troppo!? -

ANTONIETTA. - Ricordo una sua frase: Chi ha mangiato molto a desinare, manger poco o

niente a cena .

TULLIA. - Se abbiamo sempre condotto una vita modestissima!

VANNI. - Non come quella che conduceva lui, si capisce. A lui sarebbero bastate, per vivere, dieci

lire al giorno! ...

ANTONIETTA. - Era un uomo straordinario! Non conosceva altri svaghi all'infuori del suo

lavoro. Durante quasi nove anni che rimasto infermo non ha sofferto tanto per la malattia quanto per non poter pi scendere, ogni giorno, per dieci o dodici ore nella sua bella officina, come aveva sempre fatto, fin da ragazzo...

(Si bussa alla seconda porta di destra).

TULLIA. - S.

LIDIA. - (comparendo) Signora contessa, la tavola apparecchiata...

TULLIA. - (un po' impacciata) Va bene...

LIDIA. - Se vuol venire ad accertarsi che tutto sia in ordine....

TULLIA. - Si, si... Verr.

LIDIA. - (esce).

ANTONIETTA. - (con un tono che non si capisce bene se serio o beffardo) Oh, come sono

mortificata, signora contessa! ...

TULLIA. - Perch, Antonietta?

ANTONIETTA. - Da quando sono giunta non ho fatto che chiamarla semplicemente signora...

TULLIA. - Beh...

ANTONIETTA. - Non so proprio come possa essermi successo. Il povero signor Piero mi ha detto

tante volte che il signor dottore aveva sposato la contessa Ascensori...

TULLIA. - Ascensori? Saliscendi... Io sono una Saliscendi.

VANNI. - L'idolatrato zio faceva dello spirito!

ANTONIETTA. - Aveva certe uscite, talvolta! Per esempio... (s'interrompe).

VANNI. - Per esempio? ...

ANTONIETTA. - No, niente

VANNI. - Fuori l' esempio!

ANTONIETTA. - Mio nipote - diceva - non contento di sposare una contessa, ne ha sposate

due!...

TULLIA. - Due?

VANNI. - Ma s. Perch, sposandoti, consentii che tua sorella non rimanesse sola per il mondo.

Tutto gli dava fastidio a quello l! La sorella, il titolo!... Per entrare nelle sue grazie, avrei dovuto impalmare una popolana, un' operaia della sua famosa officina. (alzandosi di nuovo) L'officina? Mi piacerebbe sapere che cosa ne farete di quella?

ANTONIETTA. - Io?

VANNI. - Dal momento che... la buon' anima ve l' ha lasciata! Tutto quanto posseggo!...

ANTONIETTA. - Ma sono ormai sette anni che stata donata a Farulli

VANNI. - A chi?

ANTONIETTA. - A. Renato Farulli, un capo-operaio Oh, un elettrotecnico in gamba, intelligente,

lavoratore, onesto!

VANNI. - E vi sembrano motivi sufficienti per regalargli tutta la baracca?

ANTONIETTA. - Non colpa del suo povero zio se lei, invece che il meccanico, ha preferito fare il

medico.

TULLIA. - Oh, ecco che si comincia a vederci chiaro! Tuo zio avrebbe voluto avere in te il

continuatore della sua azienda,

VANNI - (andando qua e l per la stanza) Bella pretesa! Sta' a vedere che uno dovr mettersi a

fare il fabbro quando ha il talento per diventare uomo di scienza!

TULLIA. - Se, anzich medico, tu fossi stato ingegnere...

ANTONIETTA. - Non credo, che avrebbe servito, 'signora contessa...

TULLIA. - Perch?

ANTONIETTA. - In fatto d'ingegneri, il povero signor Piero non stimava che quelli che

dimostrassero di avere ingegno.

VANNI. - Perch io, secondo voi, non ne avrei avuto? !

ANTONIETTA. - Signor dottore, non sono io che parlo...

VANNI. -... Ma la buon' anima, d'accordo. Ahn, diceva, pure che non ho ingegno?

ANTONIETTA. - Con tutto il rispetto per la cara memoria, .. e per lei, diceva di peggio...

VANNI. - Ma benone! Avanti, vuotate il sacco! Raccontate, raccontate tutto quello che... la cara

memoria aveva la bont di dire sul mio conto. L'accetter come la mia parte di eredit! ...

ANTONIETTA. - Non mi faccia' dire di pi. Mi detesta gi abbastanza.

VANNI. - Dal momento che non siete voi che parlate... Che diceva? Che, come medico, sono una

bestia!?

ANTONIETTA. - No... Soltanto, gli faceva piacere che abitasse qua, a settanta chilometri da lui... VANNI. - E perch?

ANTONIETTA. - Era infermo... Temeva che, abitando pi vicini, ella avrebbe preteso di curarlo... VANNI. - Se l'avessi curato io, chiss se non sarebbe ancora al mondo!

ANTONIETTA. - Eh... Chiss? ! ...

(Si bussa alla seconda porta di destra).

TULLIA. - Daccapo! (sempre un po' seccata) S...

SANDRO. - (entrando, esitante) Signor dottore, forse io non dovrei ma... ha tanto insistito...

VANNI. - venuto di nuovo il figlio di Maso?

SANDRO. - SI, signor dottore. Dice che suo padre la ringrazia...

VANNI. - E va bene! Ci andr, ci andr! ...

SANDRO. - Nossignore. Non occorre. Sta meglio. La ringrazia appunto di non esserci andato...

VANNI. - Vada all'inferno! E tu con lui!

SANDRO. - Lo sentivo che non dovevo dirle niente. (esce).

VANNI. - (ad Antonietta che sorride) Che avete, voi, da ridacchiare? Questo Maso un villanzone,

un calzolaio.

ANTONIETTA. -... Che tiene alla pelle. L' ho capito,

TULLIA. - (alzandosi) tardi, Carlo. Vai a vestirti. Ormai, quello che volevamo sapere sulle

ragioni che hanno indotto lo zio a dimenticarci...

VANNI. - C' qualcos'altro che ancora non so e che mi preme di conoscere: (ad Antonietta) le

vostre intenzioni...

TULLIA. - Non occupartene. Ne parler con me. (poich anche Antonietta si alzata) Restate

comoda, Antonietta.

VANNI. - Non pretenderete di metterci alla porta stasera stessa? !

ANTONIETTA. - (sempre sorridente) Non le nascondo che lei lo meriterebbe.

TULLIA. - Brava! (al marito) Ha perfettamente ragione. Ti prego...

VANNI. - Ma si. Vado, vado...

(si avvia verso la porta di sinistra. Volgendosi a guardare Antonietta, fra s) Erede universale... (gli occhi al Cielo) Delinquente d'un fabbro! (esce).

TULLIA. - Vogliate scusarlo, Antonietta. Vi assicuro che di solito non cos.

ANTONIETTA. - Lo spero per lei, signora contessa. Quanto a me... mi aspetto di peggio. Si figuri

che mi ero detta: il meno che pu capitarmi, stasera, una iniezione d'acido prussico a bruciapelo!

TULLIA. - Invece vi accorgete ben presto di aver qui degli amici, dei veri amici.

(tornando a sedersi) Accomodatevi. E ascoltatemi, Antonietta... Ma gi, tempo che si cominci a chiamarvi signorina Antonietta...

ANTONIETTA. - (sedendosi) Vuol prendermi in giro?

TULLIA. - Tuttaltro cara. nostro dovere...

ANTONIETTA. - Mi dica quello che vuol dirmi, ma lasci stare la signorina .

TULLIA. - Ecco... Stasera, come sapete, abbiamo qualche invitato. Non molti. Due soltanto.

Ma di particolare riguardo: il duca Tassotti De Benci e suo figlio Giampiero. La loro tenuta confina con la nostra... (riprendendosi) Cio... Scusate.

ANTONIETTA. - Fa lo stesso, fa lo stesso.

TULLIA. - Vi sar facile capire, come questo invito... un invito a pranzo, non possa essere fatto...

cos, per divertirci...

ANTONIETTA. -... Ma per mangiare, naturalmente.

TULLIA. - No, Antonietta.

ANTONIETTA. - No?

TULLIA. - Voglio dire che, se non ci fosse stata una ragione... un motivo pressante, lidea di avere

due ospiti a tavola... Sono appena nove giorni che lo zio... vero che, con noi, egli non stato molto tenere, ma insomma... non importa che vi dica...

ANTONIETTA. - Che il lutto c. Vuole non lo capisca?

TULLIA. - Si tratta di un pranzo di fidanzamento...

ANTONIETTA. - La contessina sua sorella? Complimenti.

TULLIA. - Grazie, cara. Oh, non esito a dichiarare che possiamo essere veramente orgogliosi.

Il duca Tassotti De Benci! Un gran nome! (sospira) Sennonch... (dopo un attimo di indecisione) Antonietta, assolutamente necessario che voi ci aiutiate! ...

ANTONIETTA. - A preparare il pranzo? ...

TULLIA. - Oh!... Che dire mai?... Ecco, Antonietta: dovete sapere che mia sorella non... non sa...

non sa ancora niente...

ANTONIETTA. - Niente di che?

TULLIA. - Ignora del tutto che leredit non toccata a noi...

ANTONIETTA. - Non le importer neppure di saperlo. A nessuno la cosa pu interessare meno che

a lei...

TULLIA. - S... In un certo senso, ma...

ANTONIETTA. - In tutti i sensi, scusi: sta per uscire dalla famiglia, per fare un gran matrimonio...

TULLIA. - Certo, certo... Ma... appunto per questo...

ANTONIETTA. - Non capisco.

TULLIA. - Come posso dirvi? Io mi preoccupo dimpedire un suo colpo di testa. Non si sa mai...

Rivelandole che ci lascia in una situazione cos... cos difficile, potrebbe non volersi sposare pi. questo chio voglio evitare: che essa rinunci alla propria felicit...

ANTONIETTA. - E allora?

TULLIA. - Allora... Oh, non gran cosa quello che vi chiedo...

ANTONIETTA. - E cio?

TULLIA. - Semplicemente... di tenere per voi, ancora per qualche tempo, la verit... Di non rivelare

a nessuno - alla servit, al personale di fattoria... a nessuno, insomma! - che la proprietaria di tutto ora siete voi.

ANTONIETTA. - Mi scusi, ma continuo a non capire. A che pu servire il mio silenzio? Presto o

tardi, come stanno le cose, bisogner ben dirlo. Probabilmente presto perch... prima di sposarsi il duca vorr sapere tutto con esattezza...

TULLIA. - Per carit! Ci che importa a Giampiero lamore di Silvana, niente altro che quello!

ANTONIETTA. - Ma... il duca padre? ...

TULLIA. - cos ricco per conto suo!... Per di pi, non ha che quel figlio...

ANTONIETTA. - Io debbo dunque tacere soltanto perch non venga a sapere la contessina sua

sorella? ...

TULLIA. - Appunto. Per non sciupare la gioia di questa serata... di questi giorni... Sono certa che

mi avete capito perfettamente, Antonietta. Accontentatemi. Ve ne sar tanto, tanto grata!

ANTONIETTA. - (alzandosi) Se vuol dirmi quando posso tornare...

TULLIA. - Ah!... Ma non pretendo affatto che ve ne andiate, Sarebbe il colmo! Questa casa

vostra.

ANTONIETTA. - casa mia... ma non debbo dirlo?

TULLIA. - (che si pure alzata) Per qualche tempo, soltanto per qualche tempo. Ecco mia sorella...

SILVANA. - (entra da sinistra. Ha indossato un ricco abito rosa da sera).

TULLIA. - Guarda chi venuto a trovarci, Silvana: Antonietta... lei che ha assistito lo zio

durante la sua lunga malattia...

SILVANA. - (senza calore) Oh, brava! ...

ANTONIETTA. - Per la verit, io l' ho assistito soltanto negli ultimi due anni e mezzo, dopo la

morte della povera mamma

TULLIA. - E il babbo, Antonietta, non avete neppure il babbo?

ANTONIETTA. - Pi nessuno, purtroppo!

TULLIA. - (lieta, con slancio) Ah, ma allora... (come riprendendosi) Ve l' ho gi detto, Antonietta:

dovete considerarci vostri amici. Veri, sinceri amici!

ANTONIETTA. - Grazie, signora contessa.

TULLIA. - (a Silvana che la guarda sorpresa) Antonietta si congratula per il tuo fidanzamento...

ANTONIETTA. - E le faccio i migliori auguri...

SILVANA. - (imbarazzata) Siete molto gentile. Accomodatevi.

TULLIA. - Ma forse preferite salire a farvi un po di toletta? (mentre suona)

Vi faccio accompagnare subito.

ANTONIETTA. - Ma... non ho niente con me... Capir: convinta com'ero dell'iniezione d'acido

prussico...

SILVANA. - L'iniezione?

TULLIA. - Troverete, su, tutto quello che vi occorre. In ogni modo, non avete che da chiedere...

(poich si bussa alla seconda porta di destra) S...

LIDIA. - (entra).

TULLIA. - Lidia, accompagna la signorina nella camera azzurra.

LIDIA. - La signorina si ferma?

TULLIA. - Sicuro, si ferma. Presto! Fai quello che ti, ho detto.

LIDIA. - S, signora contessa.

ANTONIETTA. - (col solito tono indefinibile) Io... io non so che dirle...

TULLIA. - Ma niente, cara Antonietta. Diamine.

ANTONIETTA. - Con permesso.

(si avvia verso sinistra preceduta da Lidia. Sulla porta, questa si ferma aspettando che l'altra passi. Antonietta, per la forza dell'abitudine, fa lo stesso).

LIDIA. - (rispettosa, ma non troppo) Prego, prego...

ANTONIETTA. - Ahn, gi... (si erge un po' nella persona, ed esce accompagnata dalla cameriera).

SILVANA. - (mentre Tullia le aggiusta qualche piega dell'abito) Ma che successo? Non lei

l'erede? ...

TULLIA. - Molto pi malleabile di quanto potessi sperare, se Dio' vuole!

SILVANA. - E quella storia dell'iniezione? ...

TULLIA. - Si aspettava, venendo qua, di essere accolta ostilmente.

E, purtroppo, Carlo si adoperato con tutte le sue forze per urtarla, Se non ci fossi stata io...

VANNI. - (entra vivacemente da sinistra. Si vestito da sera ma soltanto a met: deve ancora

abbottonare il colletto e ha la giacca in braccio, Alla moglie:) Che hai fatto? Le hai detto di rimanere?

TULLIA. - Visto che non abbiamo argomenti validi per metterla alla porta...

VANNI. - Ma tu stai sottoponendo i miei centri inibitori alla pi dura prova.

Io, a quella, ho un bisogno irresistibile di torcerle il collo! ...

TULLIA. - Tu hai gi detto il massimo di sciocchezze che potevi dire.

tempo che ti riposi e che lasci fare me. Ma non hai veduto che sembra un pulcino nella stoppa? Giovane, inesperta, senza guida, senza parenti...

VANNI. - Non ha parenti?

TULLIA. - Nessuno. sola al mondo.

VANNI. - Sola... con cinquecento milioni!

TULLIA. - Non voglio azzardare pronostici, ma non dispero affatto di averla presto nelle mie mani.

Intanto ho ottenuto che, per il momento, non riveli a nessuno che la padrona lei.

VANNI. - (a cui il colletto, che stava per essere abbottonato, salta via di mano) No?!

SILVANA. - Davvero, Tullia?

TULLIA. - Tu, per, guarda bene di non tradirti. Ho potuto ottenerlo dicendole che proprio tu non

sai ancora niente della mancata eredit. L' ho pregata di tacere per non rovinarti la serenit di questa serata.

SILVANA. - Ed ha accettato? molto bello da parte sua.

VANNI. - Macch bello! Non dir niente stasera, ma domani...

TULLIA. - (mentre gli abbottona il colletto), Ti ho detto di lasciar fare me.

Ma sai che sei ingrassato?

VANNI. - Dimagrir, non illuderti.. .. Dimagriremo!

LIDIA. - (rientrando da sinistra) Signora contessa, la tavola...

TULLIA. - S, andiamo. (incamminandosi) Per, intendimi bene, Lidia: quando ti d un ordine,

come poco fa... (esce dalla seconda porta di destra, seguita dalla cameriera).

VANNI. - (infilandosi la giacca) Ma sar poi vero che non spiatteller tutto stasera stessa?

Speriamo bene! Dovrebbe essere quasi l'ora... (guarda l'orologio) Le sette e quaranta...

SILVANA. - Ammesso che, in via eccezionalissima, Giampiero sia puntuale...

GIAMPIERO. - (entra dalla seconda porta di destra insieme a Tullia: trentacinquenne, indossa un

abito sportivo) Ciao, Silvana. Caro dottore...

SILVANA. - (andandogli incontro) mai Possibile, Giampiero? Tu... in anticipo?

VANNI. - E il duca Ginaldo?

GIAMPIERO. - Segue a ruota. Almeno credo. Io giungo adesso da Bologna.

SILVANA. - Da Bologna?

GIAMPIERO. - Ho da darti una notizia... una notizia strabiliante!

Son riuscito ad acquistare Genzano!

VANNI. - Un' altra tenuta? !

GIAMPIERO. - (sedendosi) Ma no. Genzano, il portiere del Bologna !

SILVANA. - Ahn...

GIAMPIERO. - Non credere sia stato facile! C' voluta tutta la mia abilit.

E gliel'ho portato via... indovina per quanto?

SILV1NA. - (sedendosi anch'essa) Giampiero... Non ho un idea.

GIAMPIERO. - Per dieci milioni... per soli dieci milioni!

VANNI. - (vacillando) Dieci milioni... un portiere! ...

GIAMPIERO. - (a Vanni) Eh? Non un affare?

VANNI. - Ma regalato!

GIAMPIERO. - Se riesco ad agguantare anche Simonelli, il centro-attaco della Lazio ,

quest'anno lo scudetto non ce lo soffia nessuno. Facciamo tutto il campionato in testa alla classifica.

TULLIA. - Un anno di felicit completa per voi due.

GIAMPIERO. - Ah, s! (a Silvana, osservandone l'abito) Tu, tutta in ghingheri... mentre io...

Ma ho pensato che, andando a cambiarmi, avrei fatto tardi, e allora...

VANNI. - Giampiero! Complimenti fra noi.. .

TULLIA. - Tanto, a chi deve piacere, piace anche cos...

SANDRO. - (compare sulla seconda porta di destra, annuncia e si ritira)

Il signor duca Tassotti De Benci.

TASSOTTI. - (entra. Molto in l 'con gli anni, ma curato, restaurato, distintissimo.

in abito da sera) Cara contessa...

TULLIA. - Buona sera, duca.

VANNI. - Duca, benvenuto!

GIAMPIERO. - Ciao, pap.

TASSOTTI. - (severo) Avresti anche potuto venire alla villa, invece di presentarti in quello stato! GIAMPIERO. - Gi chiesto scusa. Vero?

TULLIA. - Ma s...

VANNI. - Scusatissimo.

TASSOTTI. - (a Silvana che gli si avvicinata) Un sogno... una visione di sogno! ...

GIAMPIERO. - (che si alzato) Affare fatto, sai pap?

Genzano entra a far parte del nostro undici .

TASSOTTI. - (a Silvana) Come darei volentieri il consenso a me stesso, invece che a quel

ragazzaccio l.

VANNI. - (ridendo troppo) Ah! Ah! Buona, questa! (Sandro e Lidia sono intanto entrati dalla

prima porta di destra recando gli aperitivi).

TULLIA. - (congeda Lidia che subito esce e, aiuta a da Sandro, serve Tassotti) Duca...

Per lei, forte, vero?

TASSOTTI. - Sempre, cara contessa. (prende il bicchiere che vuoter d'un sorso).

TULLIA. - (serve Giampiero, Silvana e il marito; poi congeda anche Sandro che esce a destra). VANNI. - Il duca Ginaldo sta come torre ferma che non crolla! Mille di questi giorni, duca

Ginaldo!

TASSOTTI. - Grazie, ma... ho un figlio soltanto e nessuno di noi penso voglia augurargli mille

fidanzamenti.

VANNI. - Non facciamo scherzi!

GIAMPIERO. - Ho preso il via... un po' tardi ma questa volta taglio il traguardo.

SILVANA. - Ti devo credere?

VANNI. - Ma certo! E a tempo di rcord !

TULLIA. - Prima che cominci il campionato di calcio...

VANNI. - Prima, prima, prima! Evviva gli sposi!

GLI ALTRI. - Evviva...

GIAMPIERO. - (vedendo Antonietta che comparsa sulla porta di sinistra ed esita ad entrare)

E quella chi ?

VANNI. - (sottovoce, alla moglie) Lei!... l, sulla porta!

TULLIA. - Avanti, Antonietta, avanti. (a Tassotti un po' impacciata) ... arrivata poco fa...

Una nostra conoscente...!

VANNI. - Gi... la cosa... la balia di Silvana...

TASSOTTI. - La balia?

ANTONIETTA. - (che venuta avanti) La figlia della balia...

VANNI. - Appunto... La sorella di latte...

TULLIA. - Non ha voluto mancare... in una circostanza come questa... Ci ha fatto tanto piacere!

VANNI. - Tanto!

TULLIA. - (offrendole un aperitivo) A voi, Antonietta.

ANTONIETTA. - Grazie, non sono abituata.

TULLIA. - Andiamo... Per una volta... Beviamo tutti.

VANNI. - (porgendo a Tassotti un altro aperitivo) Duca, bis?

TASSOTTI. - Poich il medico che me lo consiglia...

TULLIA. - Inteso, Antonietta? Proibito rifiutare!

GIAMPIERO. - Avete bevuto insieme a Silvana allora, perch non vorreste bere anche adesso? ANTONIETTA. - proprio vero: nella vita tutto un bere e un darla a bere...

VANNI. - (cui l'aperitivo va di traverso) Ed ora, Antonietta, niente complimenti: siete stanca per il

viaggio, avete bisogno di riposare...

TULLIA. - Ma no. Macch stanca!

SANDRO. - (comparendo sulla seconda porta di destra) La signora contessa servita.

GIAMPIERO. - Molto bene! Giusto ho un appetito!... (prende il braccio di Silvana e si avvia).

TASSOTTI. - Ma... Giampiero!

GIAMPIERO: - Non spetta a noi aprire il corteo? Siamo i festeggiati... (esce a destra con Silvana).

TASSOTTI. - (mentre porge il braccio a Tullia) preoccupante quel ragazzo! Invece di dargli

moglie, dovrei affidarlo di nuovo all'istitutrice.

TULLIA. - Mo no, duca. Cos caro, cos simpatico!... Anche voi, eh, Antonietta?

ANTONIETTA. - Di l? No, signora contessa...

TULLIA. - Diamine. Sandro, metti subito un altro coperto.

SANDRO. - (esce).

ANTONIETTA. - Non si disturbi. Non il caso...

TULLIA. - Ma no... Ci tengo!

VANNI. - Se lei stessa ti dice che non il caso...

ANTONIETTA. - Vero, signor dottore? Eppoi, vestita cos...

TULLIA. - Il duca vorr scusare. (a Tassotti) Antonietta non si aspettava... non sapeva che i nostri

ospiti...

TASSOTTI. - (senza eccessivo calore) Cara contessa, ha scusato lei mio figlio, che si presentato

in abito sportivo...

TULLIA. - Andiamo, andiamo. Offritele il braccio, Carlo. (esce a destra con Tassotti).

VANNI. - E sia! Eccovi anche il braccio. Per... intendiamoci bene: acqua in bocca!

ANTONIETTA. - Acqua? Facciamo latte... Sono la figlia della balia! ...

(si attacca al braccio di Vanni).

VANNI. - (fra s, ma non troppo... mentre si avvia con la ragazza verso destra)

E come ha saputo mungere! ...

FINE DEL PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

La stessa sala del primo atto. La porta-finestra di fondo ancora aperta e il giardino appare avvolto nel sole, nel tiepido sole d' ottobre.

Prime ore del pomeriggio.

SILVANA. - (gira nervosamente per la stanza guardando ripetutamente l'orologio).

TULLIA. - (seduta, sta leggendo un giornale) Oh, ma, terribile!

SILVANA. - Non sar terribile, ma fastidioso e umiliante ammetterai che lo sia! ...

TULLIA. - Cara... io alludevo a quello che sto leggendo: un medico che ha avvelenato la moglie per potere sposare un' altra donna.

SILVANA. - quello che c' da aspettarsi dagli uomini: ci fanno spasimare prima di sposarci e ci accoppano dopo averci sposato. Beh, io torno a telefonargli!

TULLIA. - Un po' di pazienza, Silvana. Se ti ha detto che nel pomeriggio sarebbe venuto...

SILVANA. - E ora non il pomeriggio?

TULLIA. - Ma sono appena le due...

SILVANA. -... E quarantacinque!

(Al piano di sopra, Antonietta sta passando in rassegna i motivi pi popolari della Cavalleria Rusticana )

SILVANA. - Beata lei che non ha un fidanzato che l'adora!... (sedendosi vicino alla sorella) A proposito: sai che cosa dicono in fattoria? Che siamo costretti a tener qui Antonietta perch cos ha disposto lo zio nel testamento.

TULLIA. - Vuoi non lo sappia? Sono io che ho messo in giro quella voce.

SILVANA. - Tu?

TULLIA. - In qualche modo bisognava, pur giustificare la permanenza di quella ragazza in casa

nostra.

SILVANA. - Gi... nostra ! Sei una grande organizzatrice, tu. Per, me, mi hai messa in una

situazione! ...

TULLIA. - Non avevo la scelta, Silvana, il pernio della mia costruzione non poteva essere che

quello: mia sorella ignora che l'eredit sfumata.

SILVANA. - Ma sapessi che imbarazzo il mio! Tutte le volte che mi trovo sola con Antonietta,

sono assillata dal timore di tradirmi, di lasciarle capirei che anch'io so...

TULLI-A. - Ormai, il peggio passato. Hai saputo cavartela abilmente per pi di un mese!... SILVANA. - (quasi fra s) Gi... qui da pi d'un mese Antonietta...

TULLIA. - Non mi dirai che hai dimenticato la data del tre settembre? ...

SILVANA. - Oh! Sarebbe il colmo!... Il giorno della mia festa grande ! ...

(guardando ancora l'orologio e balzando in piedi) Basta! Ora mi sentir il signor duca! ...

TULLIA. - Calma, calma... Non maltrattarlo. Che sia in ritardo si pu ancora dire...

SILVANA. - Ma come non si pu? Sono dieci giorni che non si fa vedere?!

(si avvia speditamente verso destra).

VANNI. - (entrando da sinistra in abito da caccia e col fucile in braccio)

Dove vai con quell'impeto?

SILVANA. - A telefonare, a tentare di strappare Giampiero dagli artigli della mia rivale.

VANNI. - La tua rivale?

SILVANA. - La. squadra di calcio! (esce dalla seconda porta di destra).

VANNI. - Non aveva telefonato che oggi sarebbe venuto?

TULLIA. - Silvana stanca di attendere e francamente, seppure a lei non lo dico, non ha torto.

VANNI. - Bisogna affrettare le nozze. Stringere, stringere!

TULLIA. - Appunto! Oggi stesso, appena Giampiero arriva entriamo in argomento e, se non

riusciamo ad ottenere un risultato concreto, domani tu vai a Firenze, parli con Ginaldo...

VANNI. -... E finch non ha fissato una data precisa... e immediata, non lo mollo..

TULLIA. - Anche il fidanzamento ufficiale ormai durato abbastanza.

VANNI. - (accennando verso l'alto d'onde continua a giungere il canto di Antonietta) Eppoi, non

bisogna dimenticare... Santuzza: non si sa mai...

TULLIA. - Oh, quanto a lei... Non la senti? Conquistata in pieno!

VANNI. - (che ha appoggiato il fucile alla poltrona, sedendosi e ridacchiando) Quello che abbiamo

saputo fare...

TULLIA. - Niente abbiamo , caro. Ho, io soltanto. Se doveva dipendere da te, dal bel modo col

quale l' accogliesti fino dal primo momento, saremmo gi stati messi alla porta da pi di un mese.

VANNI. - Giusto! Bisogna riconoscerti l'esclusivit del merito. .

TULLIA. - Non era poi tanto difficile indovinare la tattica che conveniva seguire. Una povera

popolana, che non sa che cosa significhi la bella vita e che viene in possesso d'una vistosa fortuna... niente di pi i naturale che non provi altro desiderio, altro bisogno se non di godere il pi intensamente possibile.

VANNI. - Tu l' hai incoraggiata...

TULLIA. - Ho semplicemente fatto affiorare ci che stagnava nel fondo. E non soltanto son riuscita

a farle apprezzare la nostra vicinanza, ma l' ho portata a considerare ancora noi come padroni e se stessa come ospite... graditissima, ma ospite!

VANNI. - L' ho sempre detto io: per mettere nel sacco le donne, non ci sono che le donne.

TULLIA. - Antonietta oggi incamminata su una strada, che non aveva mai percorso, che le piace

immensamente, ma su cui non ancora in grado di muoversi da sola. Oso dire che ha tanto bisogno di noi...

VANNI. -... Quanto noi ne abbiamo di lei? Ora credo che tu esageri!

TULLIA. - cos, Carlo. Credimi. (udendo bussare alla seconda porta a destra) S.

LIDIA. - (entra portando su un vassoio tre tazzine e la zuccheriera)

TULLIA. - Alla signorina contessa lo hai gi servito?

LIDIA. - Si, signora contessa. (accennando verso l'alto) Devo chiamare...?

TULLIA. - Macch chiamare! Devi andare a portarglielo. L' ho gi detto pi volte, Lidia: esigo che,

tanto tu quanto Sandro, la cuoca e l'autista, abbiate per la signorina Antonietta lo stesso rispetto che dovete avere per noi. Non vorrei tornar pi su questo argomento I

LIDIA. - Bene, signora contessa. Signor dottore, arrivata l'Annunziata...

VANNI. - (sorbendo il caff) Chi?

LIDIA. - Quella donna che deve fare l'endovenosa.

VANNI. - Gi... E chi ci pensava pi?

LIDIA - L' ho fatta entrare nello studio.

VANNI. - Va bene. Ci andr.

LIDIA. - (prende il vassoio con una tazzina e la zuccheriera ed esce a sinistra).

TULLIA. - (accennando al giornale mentre beve il caff) Ne combinate di belle, voi medici. Ecco

qua: uno che, per poter sposar l' 'amante, ha ucciso la moglie.

VANNI. - Segno che, nel fondo, era onesto: piuttosto che seguitare a tradirla...

(alzandosi ed alludendo ancora al canto) Ma senti, senti come miagola! ...

TULLIA. - Lo spettacolo d'ieri sera l' ha addirittura entusiasmata.

VANNI. - Buono a sapersi! Al Comunale devono dare ancora quattro o cinque opere.

La portiamo a tutte, repliche comprese...

TULLIA. - Ed anche durante il giorno, bisogna fare in modo che non si annoi. Gite in macchina,

piccole baldorie coi nostri amici, qualche partita...

VANNI. - Peccato che Giampiero non abbia un fratello! ...

TULLIA. - Che ti viene in mente, Carlo? molto meglio che sia figlio unico.

VANNI. - Al fratello, si potrebbe fare sposare Antonietta... Si addiverrebbe cos ad un cumulo dei

patrimoni e noi...

TULLIA. - (poich il canto si avvicina) Sss!... Eccola.

ANTONIETTA. - (entra da sinistra, seguita da Lidia che porta il vassoio. Veste ora con maggiore

eleganza ed pettinata all'ultima moda. Ha in mano la tazzina del caff. Canterellando sull'aria del brindisi della Cavalleria Vi ringrazio del caff - Vi ringrazio del caff - Vi ringraaa'... Basta. Meglio non insistere (restituisce la tazzina a Lidia) Grazie anche a te.

LIDIA. - (raccoglie anche le altre due 'tazzine ed esce dalla seconda porta di destra).

ANTONIETTA. - Che musica! Che musica!

VANNI. - Per... anche i Pagliacci ...

ANTONIETTA. - Altroch!! (cercando di accennarne il prologo e... stonando) Si pu? Si pu?... No, non si pu. Ma la Cavalleria fa pi impressione. Forse perch ai pagliacci si pi abituati.

TULLIA. - La danno anche stasera?

VANNI. - No. Stasera c' un' opera moderna. Non ricordo nemmeno come s'intitoli. E domani Il

Barbiere ...

ANTONIETTA. - Naturale! Dopo un' opera di quelle che scrivono oggi il barbiere ci vuole.

Ho tentato di ascoltarne qualcuna alla radio... Che roba! (prendendo una sigaretta che Vanni le offre eppoi le accende) Grazie.

TULLIA. - Allora deciso: domani sera andiamo?

ANTONIETTA. - Andiamo, andiamo. (canterellando) Oh, che bel mestiere, andare dal

barbiere... (a Vanni) Lei sempre pomeridiano, eh?

VANNI. - Pomeridiano?

ANTONIETTA. - Di solito chi va a caccia ruzzola il letto avanti il canto del gallo. Lei, invece,

finch non ha desinato...

VANNI. - Cara Antonietta, anche la caccia ha da essere uno svago, un divertimento...

ANTONIETTA. - E quindi bisogna andarci a pancia piena!

VANNI. - Perch non viene anche lei?

TULLIA. - Ma s. Ottima idea!

ANTONIETTA. - Io non capisco che la caccia grossa... al leone, alla tigre... quella in cui c

emozione, rischio!... Ma la caccia ai poveri uccellini... Un animale dun ottantina di chili che si arma di fucile per combattere contro uno s e no dunottantina di grami... e disarmato!

VANNI. - Per, a tavola, la caccia le piace?

ANTONIETTA. - Bel discorso! Anche il vitello mi piace, ma non per questo me lo vado a

macellare.

TULLIA. - Caro Carlo... Battuto!

ANTONIETTA. - Noo... Non alludevo mica a lui. Lui molto meno pericoloso quando va a caccia

che quando si occupa dei suoi ammalati. (canterellando sullaria di Alfio e andando qua e l per la stanza) Ad essi io non perdono!... Ad essi io non perdono!...

TULLIA. - (al marito, alzandosi) inutile, non ce ne puoi. Antonietta,, oggi io debbo rimanere in

casa dato che deve venire Gianpiero. Tu, per, puoi prendere la macchina e... Anzi, dico subito ad Ottorino che si tenga pronto.

ANTONIETTA. - No, no... Oggi niente scorribande. Ottorino ha da fare la vendemmia e anche io

preferisco tornare a vendemmiare. Mi diverte. (a Silvana che rientra da destra pi nervosa che mai) Silvana, non ti chiedo se vuoi accompagnarmi?...

SILVANA. - Dove?

ANTONIETTA. - A Torremonte. So che deve venire il vostro fidanzato...

SILVANA. - Niente, on verr. Mezzora di attesa per averlo al telefono, per sentirmi dire che,

probabilmente, gli sar ipossibile muoversi dallo stadio tutto il pomeriggio.

TULLIA. - E che ha da fare di tanto importante?

ANTONIETTA. - Quel che si pu fare allo stadio: tirare qualche calcio.

VANNI. - No.. Lui non giuoca. il presidente dellAssociazione calcistica.

SILVANA. - Dice che non soddisfatto dellallenatore, che intende sostituirlo...

ANTONIETTA. - Un calcio, ve lho detto, un calcio allallenatore!

SILVANA. - Domando a che mi serve un fidanzato che non vedo mai?

TULLIA. - Clmati, Silvana Siamo gi daccordo con Carlo: domani andr a parlare col duca

Ginaldo...

VANNI. - Domattina, senzaltro!

ANTONIETTA. - Ma forse sarebbe meglio andare dallallenatore. Se lui che impedisce a

Giampiero di adempiere ai suoi doveri di fidanzato...

VANNI. - Bisogna tenere presente che la squadra nel periodo formativo...

SILVANA. - Credo che sar io a mettere a posto lui. E al pi presto. Perch sono stufa, stufa, stufa!

ANTONIETTA. - Oh, brava! Ecco quello che ci vuole! Uscire dallequivoco!... (con intenzione,

guardando Vanni e Tullia) Eh? Che ne dire? Lei mette a posto lui e cos ci mettiamo a posto tutti. (a Silvana) Andiamo, andiamo a Torrammonte. Faremo un tutto dallegria in mezzo ai vendemmiatori. (agli altri due) Uscire dallequivoco!... (prendendo Silvana a braccetto e canterellando sullaria del coro A casa, a casa, amici... ) A Torre... a Torre... a mooonte... esce dal fondo insieme a Silvana).

VANNI. - (si lascia andare in una poltrona e rimane qualche istante muto a guardare la moglie con

aria smarrita).

TULLIA. - (si siede anchessa e guarda il marito con la stessa desolata espressione).

VANNI. - (dopo una pausa) Uscire dallequivoco.. Lei mette a posto lui e cos... E tu che

tilludevi di averla conquistata, di averle fatto dimenticare che la padrona lei!... (canterellando) A spasso, a spasso amici...

TULLIA. - Che doccia!...

VANNI. - Altro che aver bisogno della nostra guida per muoversi sulla nuova strada... La strada la

indica a noi: Da quella parte l'uscita! (si bussa alla prima porta di destra).

TULLIA. - (con un filo di voce) S...

LIDIA. - (entrando) Signor dottore; l'Annunziata...

VANNI. - (violento, alzandosi) Il venticinque marzo!

LIDIA. - Volevo ricordarle che l che attende...

VANNI. - Va bene. Vado, vado, vado! (esce dalla prima porta di destra).

LIDIA. - Signora contessa, si sente male?

TULLIA. - No, no... Niente. Vai pure, Lidia.

LIDIA. - (esce dalla seconda porta di destra)

VANNI. - (rientra per dove uscito. Ha in mano una fiale e una siringa. Parlando, assorbe in

questa il liquido della fiala) inteso che domani andr dal duca Ginaldo e lo indurr a costringere quel cretino di suo figlio a sposarsi per direttissima. Ma a che servir? Si devono ancora fare le pubblicazioni. E quella, domani, ci d lo sfratto. E addio sponsale!

TULLIA. - Non farmici pensare...

VANNI. - Sicuro! Seguitiamo ad illuderci, facciamo ancora gli struzzi! ...

TULLIA. - Se si potesse escogitare qualcosa...

VANNI. - Ma che vuoi escogitare? Ci sono situazioni dinanzi alle quali o si piega la testa o si

ricorre a sistemi sbrigativi, come ha fatto... li, il mio collega del giornale.

TULLIA. - Carlo! Non vorrai uccidere Antonietta? !

VANNI. - Eh! Ti assicuro che in certi momenti. .. (sventatamente, nello stato di eccitazione in cui si

trova, prende il braccio della moglie e fa per infilarvi l'ago).

TULLIA. - (alzandosi, impaurita) Di'!... Ma che ti prende?!

VANNI. - Ahn, gi... Scusa.

UNA VOCE. - (quella di Annunziata, di dentro a destra) Signor dottore...

VANNI. - (gridando) Si, per voi! Lo so. Vengo!

TULLIA. - Per carit! Vedi di calmarti.

VANNI. - Sono calmissimo. Per, se ci pensi bene... (accennando al giornale)

Si fa presto a condannare! Bisogna vedere... saper tutto... Sono tanti i casi della vita! (rimane assorto).

TULLIA. - Carlo... Non penserai ancora a... a sbarazzarti di Antonietta?

VANNI. - (mentre osserva e fiuta ripetutamente il liquido della siringa) No... no...

TULLIA. - A parte tutto, che cosa risolveresti?

VANNI. - Forse propio codesta considerazione che mi trattiene... Ma se, al mio posto, fosse un altro... quello del giornale... la troverebbe, lui, la soluzione!

TULLIA. - Si capisce! La troverebbe uccidendo me!!

VANNI. -... E sposando Antonietta.

TULLIA. - Ma insomma... Carlo!

VANNI. - Nell'interesse anche di tua sorella...

TULLIA. - Ma mi fai paura!

VANNI. - Macch paura! Non sono quello l, io...

TULLIA. - Cielo, ti ringrazio! ...

VANNI. - Per, se tu volessi veramente bene a Silvana, come dici... (riprende la fiala che aveva

gettata in un portacenere, osserva anche quella. Fra s) Perdio! Ma stricnina!... (fa schizzar fuori il contenuto della. siringa ed esce dalla prima porta di destra).

TULLIA. - (poich si bussa alla seconda porta) S...

SANDRO. - (comparendo) Il signor duca Tassotti De Benci. ,

TASSOTTI. - (in abito da caccia e col fucile in braccio) Prego scusare la mia mise , contessa...

TULLIA. - Che bella sorpresa, duca!... (presso la prima porta di destra) Carlo, c' il duca

Ginaldo...

VANNI. - (di dentro) Vengo subito. (dall'interno giunge un lamento di Annunziata).

TULLIA. - Attendevamo piuttosto Giampiero...

TASSOTTI. - Quel ragazzaccio, dacch vive in mezzo all'educazione fisica, sta disimparando

completamente l'altra.

TULLIA. - Che dice mai? Tutti sanno che anche lei stato un appassionato sportivo, ma la

squisitezza del suo tratto non ne ha davvero risentito.

TASSOTTI. - (che ha appoggiato il fucile alla poltrona) Cara contessa, io mi occupavo di cavalli; mio figlio si occupa invece di uomini...

VANNI. - (rientrando) Ecco fatto! Caro Duca...

TASSOTTI. - Come va, dottore?

VANNI. - Bene, grazie. A lei non occorre chiederlo... Solo Silvana non pu dire altrettanto.

TULLIA. - (sedendosi, imitata dagli altri) Sono dieci giorni che non vede il fidanzato...

VANNI. - E dieci giorni quando si ama...

TASSOTTI. - La capisco perfettamente, povera cara. Sono per in grado di assicurarle che domani Giampiero sar qui in ogni modo. Ho la sua parola. Anzi, non improbabile che giunga questa sera, insieme ad alcuni amici che ho invitato ad una partita di caccia...

VANNI. - Ma lei quando arrivato a Firenze?

TASSOTTI. - Due ore fa. Sono venuto per accertarmi che tutto sia in ordine: avr una decina di ospiti...

VANNI. - Vedo che ha anche intenzione di fare un po dallenamento?

TASSOTTI. - Anche! Andremo insieme a tirare due schoppettate, se non le spiace?

VANNI. - Stavo appunto per uscire...

TASSOTTI. - 'Prima, per, vorrei regalarmi la gioia di esser io ad annunciare a Silvana la venuta di quel ragazzaccio.

TULLIA. - Grazie, duca. Ma... nel momento non in casa...

VANNI. - uscita poco fa con Antonietta.

TASSOTTI. - Antonietta? Ahn, la figlia della balia... ancora loro ospite?

TULLIA. - Siii... L'abbiamo trattenuta...

VANNI. - Abbiamo capito che le faceva piacere...

TASSOTTI. - una ragazza simpatica. lo non l' ho veduta che la sera del pranzo, ma mi ha fatto buona impressione: ho capito che sa stare al suo posto.

VANNI. - Bravo! Quella, il suo posto, sa benissimo qual' ! ...

TULLIA. - (per cambiare discorso) Domani, dunque, Giampiero sar qui?

TASSOTTI. - Sicuramente, contessa. Mi ha dato la sua parola e un Tassotti De Benci, di parole, non ne ha che una.

VANNI. - Una! Quando ha detto: ti sposo... si sposa e non se ne parla pi.

TULLIA. - Bisogna far felici quei ragazzi al pi presto, duca.

VANNI. - Noi ci rendiamo perfettamente conto che Giampiero molto occupato...

TULLIA. E quindi nell'impossibilit di venire dalla fidanzata con quella frequenza che anche a lui farebbe piacere.

VANNI. - D'altra parte, non pu essere Silvana ad andare a trovare lui allo stadio...

TULLIA. - Una fidanzata non pu...

VANNI. - Non pu. Una moglie... ah, una moglie! ...

TULLIA. - E una moglie non ha bisogno d' andarci perch ha la gioia di vedere il marito ogni

giorno, a casa, nella dolce intimit del loro nido.

VANNI. - Lo vede nel nido... Perch dovrebbe andare allo stadio? "

TULLIA. - Non c' ragione di prolungare ancora il fidanzamento. Giampiero e Silvana si

conoscono da tanto tempo! ...

VANNI. - Si pu dire che sono cresciuti insieme... in estate...

TULLIA. - Si amano...

VANNI. - Sono impazienti...

TULLIA. - Impedimenti non' ve ne sono...

VANNI -... Un Tassotti De Benci ha una sola parola...

TASSOTTI. - (che sta sorridendo) Cari amici, ma io sono venuto anche e sovrattutto per

concordare la data delle nozze.

TULLIA. - Oh, duca! ...

VANNI. - Ma perch non dirlo subito?

TASSOTTI. - Mi ripromettevo di parlarne con lei, caro dottore. , per questo, che le ho proposto di

andare insieme a tirare due schioppettate.

VANNI. - (alzandosi) Andiamo!

TASSOTTI. - Ma no. Non c' ragione. Ormai possiamo continuare qui...

VANNI. - (rimettendosi a sedere) E senza schioppettate. Benissimo.

TULLIA. - (che si alzata) Io vi lascio...

VANNI. - No! Perch?

TASSOTTI. - S... Possiamo definire fra noi...

VANNI. - Beh, se preferisce... Ma offri un liquore al duca.

TULLIA. - Strega, anisetta, maraschino? ...

TASSOTTI. - Grazie, cara contessa. Non ne bevo pi da tempo.

VANNI. - Non beve pi liquori?

TASSOTTI. - Quelli che ha rammentato la signora...

TULLIA. - vero!... Che smemorata! (esce dalla seconda porta di destra).

VANNI. - Dunque, caro duca... Cio... Scusi: spetta a lei...

TASSOTTI. - No, no. Prego...

VANNI. - Eh, diamine! Dovere...

TASSOTTI - Niente cerimonie, caro dottore. Dica pure.

VANNI. - Ecco... lo direi che... dentro un mese... o poco pi...

TASSOTTI. - D'accordo. Il tempo strettamente necessario per le pubblicazioni.

VANNI. - E lasciamo ai ragazzi di stabilire il giorno preciso!

TASSOTTI. - Appunto, appunto.

VANNI. - (con un sospiro di sollievo) Ah'... Non avremmo potuto intenderei in modo pi

soddisfacente e pi rapido.

TASSOTTI. - Rimane ora la parte pi arida...

VANNl. - (cominciando a preoccuparsi) Eh? Ahn, certo...

TASSOTTI. - Ma ci vuol pazienza. Agli sposi le gioie, ai parenti le noie.

(Si bussa alla seconda porta di destra).

VANNI. - S.

SANDRO. - (entra portando su un vassoio una bottiglia e due bicchieri).

VANNI. - (si alza, prende la bottiglia e la mostra a Tassotti) Cos va bene?

TASSOTTI. - Perfettamente.

VANNI. - (mentre mesce il liquore, a Sandro) Vai pure.

SANDRO. - (esce).

VANNI. - Gusti quanto mai raffinati, i suoi!

TASSOTTI. - Modestamente, credo di essere fra i pochi che sanno ancora bere.

VANNI. - Caro duca... Alla felicit dei ragazzi!

TASSOTTI. - E un pochino anche alla nostra... (tracanna il contenuto del bicchiere).

VANNI. - Naturalmente. (beve un sorso e si affretta a mescere ancora nel bicchiere di Tassotti).

TASSOTTI. - (traendo di tasca il portasigarette) Una sigaretta?

VANNI. - (prendendo la scatola di sul tavolo) Eh, no... Permetta che sia io...

TASSOTTI. - Prego...

VANNI. - Facciamo cos: lei, una delle mie; io, una delle sue. Quel ch' suo 'mio e... Bene!

Molto bene! (accende le sigarette).

TASSOTTI. - Mi fa tanto piacere che questo nostro colloquio si svolga, in un clima cos cordiale!

VANNI. - E come potrebb'essere altrimenti? Non da oggi che siamo buoni amici...

TASSOTTI. - Si, ma... Sapesse quanta gente c', anche di ottimo rango, addirittura negata a

smussare le angolosit. Quando parla dei cosiddetti interessi, si appassiona, si esalta, non si controlla pi... semplicemente disgustosa!

VANNI. - la parola, duca: disgustosa!

TASSOTTI. - Per mio conto, io non ne parlerei mai...

VANNI. - E io? ...

TASSOTTI. - Ma quando, come nel nostro caso, non si pu proprio farne a meno... perch non cercare di concludere nel minor tempo possibile?

VANNI. - Appunto. I ragazzi si amano? Basta! Non c' altro da aggiungere.

TASSOTTI. - Eh, no, dottore. Fino a codesto punto, no.

Puntare esclusivamente sull'amore un lusso che pu concedersi solamente la povere gente.

VANNI. - D'accordo. Ma... intendevo dire...

TASSOTTI. -... Che si pu parlare di denaro senza per questo abbassarsi al livello di mercanti.

C' da stabilire un assegno dotale? Il congiunto - padre, fratello, cognato - dice subito su quanto si pu contare, tenendosi al massimo, ed ogni fastidiosa discussione cos evitata.

VANNI. - (agitatissimo) Caro duca...

TASSOTTI, - Dica, dica, dottore.

VANNI - Io... Si... Mi rendo perfettamente conto che... Ma perch non beve?

TASSOTTI. - Grazie. (beve) L'ascolto.

VANNI. - Ecco... Per non bisogna dimenticare il punto essenziale: Silvana e Giampiero si adorano

TASSOTTI. - Questo pacifico.

VANNI: - E mia cognata una cara ragazza... L' ha detto pi volte anche lei!

TASSOTTI. - Oh, non certo io soltanto...

VANNI. -... Simpatica, buona, finemente educata... Una Saliscendi!

TASSOTTI. - Non capisco perch senta il bisogno di elencarmi quelle doti che conosco benissimo VANNI. - E non dimentichiamo neppure - anche questo l' ha detto lei - che un Tassotti De Benci non ha che una parola!

TASSOTTI. - Una, dottore, una. Ma...

VANNI. - Eh, no! No, duca. Niente ma!

TASSOTTI. - Dico: ma... che diamine vuol concludere? Mi racconta una quantit di cose che so gi

e tralascia la sola che son qui appunto per sapere. Animo, caro dottore! Vuole che le venga incontro?

VANNI. - Oooh! ...

TASSOTTI. - Ma s, diamine. Non penso certamente che abbia intenzione di disfarsi della tenuta

per darla in dote a sua cognata...

VANNI. - (ansimando) Duca...

TASSOTTI. - E nemmeno lo pretendo. Per mio conto, andr bene in ogni modo, qualunque sia la

cifra...

VANNI. - Duca...

TASSOTTI. - Tanto pi che non ho motivo di dubitare che sar sempre una cifra cospicua... Dica,

dunque, dica liberamente, caro dottore. Allora? ...

VANNI. - Ebbene, duca...

TASSOTTI. - Ebbene?

VANNI. - Mia cognata... non ha... non ha cifra...

TASSOTTI. - (che crede di non aver, capito) Prego?

VANNI. - Non ha cifra. Non ha niente. Niente di proprio perch i Saliscendi erano gi a terra

quando io sposai Tullia e dovetti tirarmi in casa anche Silvana. Non pu aver niente da me, perch... perch quel delinquente ci ha assassinati!

TASSOTTI. - Un delinquente?

VANNI. - Ma si, la buon' anima dello zio... Altro che tenuta! Non ci ha lasciato nemmeno un vaso

da fiori.

Ha nominato sua erede universale Antonietta.

TASSOTTI. - La figlia della balia?! ...

VANNI. - Non la figlia della balia. Lo dicemmo noi... cos, non sapendo che dire, quella sera che

ci capit improvvisamente fra i piedi. Era l'ancella dello zio. Come siano andate le cose, se essa abbia influito o meno sulle volont, di lui, non so... So soltanto che lei ricca, mentre noi...

TASSOTTI. - (ha cominciato a ridere in principio appena percettibilmente, ora sempre pi forte,

ma con signorilit, senza schiamazzi: una risata in sordina, ma violenta e ostinata come una

crisi nervosa).

VANNI. - (lo osserva e, poco a poco, si rischiara, finch comincia a ridere anche lui) Ride? Ma s... Ride, ride! (precipitandosi verso la seconda porta di destra e chiamando) Tullia, vieni... Ride! Tullia... (apre la porta) Ahn, sei qui?

TULLIA. - (pur avendo ricevuto la porta in faccia, entra, anchessa tutta sorridente).

VANNI. - Che ti avevo detto? Il giorno in cui riveler duca come stanno le cose, sono sicuro che scoppier in una bella risata.

TULLIA. - Non poteva essere altrimenti.

VANNI, - (mentre riempie il bicchiere di Tassotti) Che pu importare di questa bagattella a chi

possiede una delle tenute pi vaste e pi ricche della Toscana?

TASSOTTI. - (che va calmandosi) No, dottore, no... Non per questo che rido. per la stranezza... la stranezza del caso...

VANNI. - Il caso?

TULLIA. - Quale caso, duca?

TASSOTTI. - Anch'io... mi trovo anch'io, press'a poco, nella loro stessa condizione. Le mie terre... quasi non mi appartengono pi... I miei creditori se le sono divorate.

TULLIA. - Eh? !

VANNI. - Ma come possibile?

TASSOTTI. - molto semplice... mi piaciuto godermi la vita.

TULLIA. - Va bene, ma... per arrivare a tanto...

VANNI. -... Deve aver fatto spese pazze!

TASSOTTI. - Non esistono spese pazze per chi le fa. sempre agli altri che possono apparire tali.

TULLIA. - E a suo, figlio... non ha pensato?

TASSOTTI. - Oh, contessa! Pu dubitarne? Mi sono uniformato proprio alla sua volont. Lei sa

come ragionano i giovani d'oggi: virilmente, come si dice. Giampiero mi ha sempre detto che non sapeva che farsene delle mie sostanze. Ha voluto soltanto che gli dessi il modo di provvedere a s stesso con i propri mezzi.

VANNI. - Dunque, un patrimonio, lui ce l' ha?

TASSOTTI. - Uno? Ma ne ha quattro: un gran nome, un bel fisico, una laurea quasi meritata, ed

un'educazione di primissimo ordine. Purtroppo, quest'ultima parte della sua fortuna oggi molta ridotta, ma la colpa del calcio, non mia.

TULLIA. - (cadendo a sedere) Oh! Ma terribile, terribile!

VANNI. - (indignato) Senta, duca! Io non ho il diritto di sindacare la sua vita...

(nella foga agguanta involontariamente, per le canne, il fucile).

TASSOTTI. - (alzandosi ed agguantando il proprio, senza per perdere il buon umore)...

Ma neanche di togliermela spero!? ...

TULLIA. - Carlo, per carit! Non perdiamo la testa.

VANNI. - Macch perdere! Abbiamo gi perduto abbastanza!... (mentre abbandona il fucile)

Per, mi sar consentito dirle che una notizia come questa...

TASSOTTI. - Non molto dissimile da quella che ella ha dato a me, caro dottore. Soltanto, io l'ho

incassata , come direbbe mio figlio; mentre lei... ed anche la contessa... Sono costernato, contessa, sinceramente costernato di vederla cos depressa.

TULLIA. - Ma si tratta della felicita di quei ragazzi! ...

VANNI. - Con tutto il rispetto per suo figlio, ho la vaga impressione che i proventi della sua

presidenza... Ma s! Proventi!... Quello d dieci milioni al portiere!

TASSOTTI. - (dopo aver vuotato nuovamente il bicchiere) Per, per usare ancora un' espressione di

Giampiero, la sua posizione attuale un formidabile trampolino di lancio. Oggi, alla testa di un' Associazione calcistica; domani, a quella di tutto il Calcio nazionale.

VANNI. - Si... Prima di aver ottenuto il calcio di tutta la nazione!... Si fa presto a dire domani !

TULLIA. - Potrebbe giungere anche fra qualche anno quel domani...

TASSOTTI. - (per congedarsi) Credo non vi sia di meglio da fare che lasciar decidere ai ragazzi. Contessa...

TULLIA. - (alzandosi) No, duca... Un momento. Vediamo... nostro dovere aiutarli.

VANNI. - Aiutarli ed aiutarci! ...

TASSOTTI. - Per quanto sta in me, potr... per qualche tempo... sia pure in piccola parte...

TULLIA. - Eh, no! Il matrimonio dura tutta la vita...

VANNI. - Tutta!

(Si ode, un po' in distanza, la voce di Antonietta che, al solito, sta cantando un' aria della

Cavalleria )

TULLIA. - (drizzando le orecchie, fra s) Lei... (mentre parla riflette intensamente e poco a poco,

s'illumina) Capisce, duca: bisogna assicurare la tranquillit di Silvana e Giampiero una volta per sempre.

TASSOTTI. - Ma se non possibile...

TULLIA. - Non ancora detto... Anzi, io penso che... Ma s! La possibilit c'...

VANNI. - C' ? !

TULLIA. - Non dipende che dal duca...

TASSOTTI. - Da me?

TULLIA. - La tua idea. Carlo: il fratello di Giampiero...

TASSOTTI. - Mio figlio ha un fratello? ! ...

TULLIA. - (al marito, avvicinando gl' indici per alludere al matrimonio) Non hai capito?

Santuzza !... Invece del fratello, padre...

VANNI. - Ahn... Eh se quella ci sta! ...

TULLIA. - Ma certo! Ora che ha un patrimonio, figurati se non ambisce ad avere anche un titolo...

un grande titolo!

VANNI. - Tullia, sei un genio! Caro duca, siamo a posto!... Lei sposa Santuzza... dico, Antonietta...

TASSOTTI. - Io? La figlia della balia? !

VANNI. - Non la figlia della balia, gliel'ho gi detto!

TASSOTTI. - Ma donna di servizio, s!

VANNI. - Dama di compagnia...

TULLIA. - Quasi una suora di carit. Lo zio era tanto ammalato...

VANNI. - straordinaria nell'assistenza agl'infermi! ...

TASSOTTI. - Ma io non ho alcun bisogno d' 'essere assistito!

VANNI. - (mentre gli riempie il bicchiere) Va bene. Ma qualora...

TASSOTTI. - No, no... Qualunque cosa, ma un Tassotti De Benci che sposa una donna di

servizio... Andiamo, via!

VANNI. - (porgendogli il bicchiere) E chi vuole la, sposi? Giacche ha la fortuna di essere vedovo! ...

TULLIA. - Carlo...

VANNI. - Fortuna... per le necessit del momento!

TULLIA. - Lei non l' ha pi veduta dopo quella sera...

VANNI. - Completamente trasformata! Una gran dama! Ma beva!... Perch non beve?

TASSOTTI. - S, s, bevo... Ma fino ad un certo punto!

TULLIA. - Le parli subito, duca. Oh, a lei sar facile conquistarla...

TASSOTTI. - Contessa, io non ho alcuna, intenzione... Sono vedovo da ventiquattro anni! ...

VANNI. - Troppi, scusi! C' un limite a tutto.

ANTONIETTA. - (giunge dal fondo, insieme a Silvana).

SILVANA. - Lei, duca?

TULLIA. - venuto ad assicurarti che domani Giampiero sar qui in ogni modo. Anzi, non i

probabile che giunga stasera stessa. Vero?

TASSOTTI. (stringe la mano a Silvana, mentre osserva, pur sempre imbronciato, Antonietta) Si...

Pu darsi...

VANNI. - Dica la verit: stenta a riconoscerla?

ANTONIETTA. - Non stenti. Sono io.

TULLIA. - Si accomodi, duca. (alle ragazze) Avete fatto molto bene a tornare.

ANTONIETTA. - Veramente io avrei preferito rimanere ancora a vendemmiare, ma Silvana era

convinta che l'amato bene fosse arrivato... Viceversa era arrivato il genitore. Anche la voce del cuore va soggetta a irregolarit di funzionamento.

VANNI. - (a Tassotti. che si seduto un po' in disparte) Sente? Sente che arguzia?

TULLIA. - (a Tassotti, sottovoce) Le parli subito. La lasciamo solo con lei.

TASSOTTI. - Contessa...

VANNI. - (anch'egli sottovoce) Ma s. Cosa fatta...

TULLIA. - (tornando presso le ragazze) Perch non vi fate servire qualcosa di fresco? Avrete sete...

SILVANA. - Io, no. Tu, Antonietta...

ANTONIETTA. - (ancora canterellando e osservando Tassotti e Vanni) Del vostro vino non ne

accetto: mi parrebbe veleno...

VANNI. - (c. s.) Pensi: ventiquattro anni!... Lei rimaneva vedovo e quella nasceva. il segno del

destino.

ANTONIETTA. - Anche il duca vestito da guerriero!

VANNI. - (avvicinandosi alle ragazze mentre Tullia torna presso Tassotti) Dovevamo andare a tirar

due fucilate a qualcuno, ma ormai tardi.

TULLIA. - (ancora sottovoce) Dimenticavo la cosa pi importante: Silvana non sa nulla...

TASSOTTI. - Non sa nulla?

TULLIA. - Del testamento... della nostra sventura...

TASSOTTI. - E perch non le hanno detto...?

TULLIA. - Per risparmiarle il dolore. Non ci costringa a doverglielo dare adesso. Tanto pi che,

ora, dovremmo dargliene due. Eh, si: dovremmo dirle che anche lei...

VANNI. - (tornando presso la moglie e Tassotti) Ci siamo?

TULLIA. - Ma s. Il duca si rende conto benissimo che non c' altra via d'uscita.

TASSOTTl. - (smaniando) Ma contessa...

TULLIA. - Non c... (torna presso le ragazze).

VANNI. - (a Tassotti) Lei potr continuare la sua vita di sempre. Non ha inteso? Quella entusiasta

della campagna. Si diverte a vendemmiare. E vendemmia in un modo!

TASSOTTI. - Ma insomma!... Mi si dia almeno il tempo di riflettere!

VANNI. - A che scopo? Se un' altra strada non c' !... O bere o affogare. Beva, beva...

TASSOTTI. - E sia! Visto che un martire ci vuole...

VANNI. - Martire lei? Ventiquattro primavere! Cinquecento milioni! ...

TULLIA. - Ti prego, Antonietta: vuoi tenere un po' di compagnia al duca?

ANTONIETTA. - (cui non sono sfuggite tutte quelle manovre) Io?

TULLIA. - Dovrei far vedere una cosa, a Silvana, di l... Carlo, non dimenticare quell'ammalato che

ti attende.

VANNI. - (distrattamente) Un altro?

TULLIA. - (ammiccando) S... Quello che nello studio...

VANNI. - Ahn, sicuro! ...

TULLIA. - Scusi, duca... Grazie, Antonietta...

VANNI. - Con permesso... (esce dalla seconda porta di destra, dietro a Tullia e Silvana,

quest'ultima molto sorpresa di questa improvvisa fuga).

TASSOTTI. - (s fa animo ingerendo un altro abbondante sorso di liquore).

ANTONIETTA. - (avvicinandoglisi) lei che ha voluto rimaner solo con me?

TASSOTTI. - (alquanto agitato) Beh... Si! Ho qualcosa da chiederle. Si segga.

ANTONIETTA. - (sedendosi) Si tratta d'un interrogatorio?

TASSOTTI. - Ma no. Debbo... debbo farle una proposta. Una, proposta che, le assicuro... Ma

meglio che gliela faccia senz'altro! (con evidente sofferenza) Le offro di diventare... la duchessa Tassotti De Benci.

ANTONIETTA. - A me? O non fidanzato con Silvana?

TASSOTTI. - La contessina Silvana non c'entra. Con lei fidanzato il duca mio figlio.

ANTONIETTA. - Dico bene...

TASSOTTI. - Andiamo! Non faccia finta di non capire!

ANTONIETTA. - Si tratta di lei? Scusi, ma... mi parla con una durezza... Come posso indovinare

che sia il suo cuore a palpitare per me?

TASSOTTI. - Ora ha capito e... Non mi pare ci sia altro da aggiungere. Siamo d'accordo?

ANTONIETTA. - Che vuole le dica? Sono sbalordita. Ma gi; lei ha cominciato a sbalordirmi

subito, la prima volta che l' ho veduto...

TASSOTTI. - (compiaciuto) Ah, questo...

ANTONIETTA. -... Ero cos convinta che, dopo tante guerre e rivoluzioni, i tipi come lei non

esistessero pi.

TASSOTTI. - Che cosa?

ANTONIETTA. - Dica la verit: lei, in tutta la sua vita, non ha fatto altro che il signor duca ?

TASSOTTI. - Lo credo bene! Non mi sono industrializzato, non mi sono imborghesito, io!

Ma questo che c'entra adesso? Mi risponda, piuttosto: siamo d'accordo?

ANTONIETTA. - (nega graziosamente col capo).

TASSOTTI. - No? Che cosa: no?

ANTONIETTA. - Non siamo d'accordo affatto.

TASSOTTI. - Vorrebbe dire che... rifiuta?

ANTONIETTA. - (afferma, sempre col capo).

TASSOTTI. - Rifiuta? !

ANTONIETTA. - Rifiuto. forse proibito dalla legge?

TASSOTTI. - Ah, questa! ?... E perch, di grazia, perch?

ANTONIETTA. - Ma perch... Lasciamo andare, duca. Le sono molto grata per l'alto onore...

Si dice cos?... Ma la prego di non insistere.

TASSOTTI. - Ed io prego lei di volermi dire la ragione del suo rifiuto. Sono curioso, oltremodo

curioso di conoscerla!

ANTONIETTA. - Andiamo... Possibile che non l'abbia capita? Ho altre aspirazioni...

TASSOTTI. - Altre aspirazioni? !

ANTONIETTA. - Eh, gi... Non per farle torto, ma, insomma... una signorina...

TASSOTTI. - Quale signorina?

ANTONIETTA. - La sottoscritta! Non si pu mica esser tutti vedovi!

TASSOTTI. - Qualsiasi signorina, anche del mio mondo, avrebbe accolto subito, con entusiasmo, la

mia proposta.

ANTONIETTA. - In che epoca?

TASSOTTI. - Ah!... Ma oggi, cara la mia... Antonietta, anche oggi! Checch ella ne pensi, io, posso

ancora avere tutte le donne che voglio!

ANTONIETTA. - Caro il mio Ginaldo... Ma perch viene in cerca di me, dal momento che -

checch io ne pensi - ha tutta codesta grazia d'Iddio a portata di mano?

TASSOTTI. - Beh, il perch...

ANTONIETTA. - Gi: perch mi ama. L'avevo dimenticato. Per... io non Posso dire altrettanto...

TASSOTTI. - (agitandosi sulla poltrona) Ah! Ma ' incredibile, pazzesco! ...

ANTONIETTA. - Che io non l'ami?

TASSOTTI. - Semplicemente che scenda a certi particolari... che possa sottilizzare cos!... Al pi corto un mese fa, una dama del mio mondo...

ANTONIETTA. - Alt!... Scusi se l'interrompo, ma la seconda volta, nello spazio di un minuto,

che mi parla delle dame del suo mondo. Che cos' hanno pi di me? Io fumo, bevo, giuoco, so dire carino e carina e conosco un certo numero di barzellette... spinte! Mi pare...

TASSOTTI. - (alzandosi) tempo che questo colloquio...

ANTONIETTA. - Un momento. Deve ancora dirmi ci che accadde con la dama di un mese fa.

TASSOTTI. - sufficiente ci che le ho detto e che le consiglio d'imprimersi bene in mente:

nessuna donna - nessuna! mai! - si rifiutata a Ginaldo Tassotti De Benci.

ANTONIETTA. - In antico, pu darsi. Ai giorni nostri, soltanto perch la credono ancora ricco.

Ma io so qual' la sua vera situazione...

TASSOTTI. - Ah! E come si permessa?

ANTONIETTA. - Non mica stato difficile: da quando son diventata facoltosa, ho un notaro

ai miei ordini.

TASSOTTI. _ Le ho chiesto come si permessa una simile indelicatezza? !

ANTONIETTA. - Cos... Ero curiosa di sapere se valesse la pena che i congiunti di Silvana

tenessero tanto a dare in moglie quella ragazza al suo nobile e calcistico figlio.

TASSOTTI. - Basta! Le proibisco di parlarmi ancora su quel tono!

ANTONIETTA. - Perch, duca? Fra noi, a quattr'occhi...

Le assicuro che Silvana ignora nel modo pi assoluto che nella tenuta dei Tassotti De Benci non rimasto un sol metro quadrato di terra su cui piantare una nuova ipoteca.

TASSOTTI. - Le ho detto: basta!

ANTONIETTA. - Quello che ho saputo, l' ho tenuto gelosamente per me.

TASSOTTI. - Ed avrebbe fatto bene a tenerselo adesso!

ANTONIETTA. - Dica meglio: avrei fatto bene a non informarmi affatto ed a cadere oggi nel

suo tranello.

TASSOTTI. - Ah, ma io non so chi mi trattenga dal... Per sua norma, un Tassotti De Benci non

tende tranelli a nessuno! Se mi sono abbassato a chiedere la sua mano, l' ho fatto unicamente perch consigliato, spronato, costretto da...

ANTONIETTA. -... Dal bisogno. Lo so.

TASSOTTI. -... Dal dottor Vanni e dalla sua signora!

ANTONIETTA. - (balzando in piedi) Oh!... Grazie! Era facile capire che doveva essere andata

cos, ma volevo saperlo con esattezza. Mi scusi se, per raggiungere l'intento, ho dovuto mostrarmi un po'... un po' vivace...

TASSOTTI. - La chiama vivacit, la sua? E che aspetta a chiamarla insolenza? Sicuro: insolenza. Mi ha offeso, duramente offeso!

ANTONIETTA. - (animandosi anch'essa) E lei, allora, che ha chiesto la mia mano chiudendo

gli occhi, come se prendesse due once d'olio di ricino?! Ma chi si crede d' essere?

TASSOTTI. - Io sono il duca Tassotti De Benci!

ANTONIETTA. - Ed io me n'infischio! E, se vuole una riparazione, son prontissima a dargliela. A,

modo mio, per. (prendendo il fucile di Vanni e accennando a Tassotti quello di lui) Avanti, li c' il suo! Un morso all'orecchio e ci troviamo dietro l'orto! ...

TASSOTTI. - Oh!... Oh! (andando verso la seconda porta e chiamando) Dottore... Dottor Vanni!... Dottore...

VANNI. - (entrando, seguito dalla moglie e dalla cognata, tutti allarmatissimi)

Che successo, duca?

ANTONIETTA. - (che ha posato il fucile, rimettendosi tranquillamente a sedere)

Hanno ammazzato compare Turiddu!

TASSOTTI. - Questa donna mi sta insultando da un quarto d'ora!

VANNI. - Come? ...

TULLIA. - Tu, Antonietta?

ANTONIETTA. - Ma no. lui che mi ha proposto di sposarlo... lo mi sono soltanto difesa.

TASSOTTI. - Basta, ha capito? Basta! Dottor Vanni! in casa sua che mi si volgarmente

oltraggiato. N lei n le signore si sorprenderanno se non vi metter piede mai pi!

VANNI. - No, duca...

TULLIA. - Antonietta vuol certamente scherzare...

ANTONIETTA. - Brava! Quello minaccia di sposarmi e io scherzo! ...

TASSOTTI. - E insiste!... Silvana, sono costretto a comunicarle che il suo fidanzamento con mio figlio rotto!

SILVANA. - Era cos fragile! ...

VANNI. - Un momento, duca...

TULLIA. - Non il caso di precipitare...

TASSOTTI. - deciso, contessa. Irrevocabilmente deciso! Un Tassotti De Benci non s'insulta

impunemente! (prende il fucile, fa un cenno di saluto col capo e si avvia trotterellando verso la seconda porta di destra) Non s'insulta! Non s'insulta!... (esce).

ANTONIETTA. - (nel generale imbarazzato silenzio) Mi spiace, Silvana, ma... l'ho gi detto:

legittima difesa...

VANNI. - (serio, serio, va a prendere il proprio fucile).

TULLIA. - (equivocando, con un grido) Carlo!! ...

VANNI. - Vado a rimetterlo a posto, nella rastrelliera!

SILVANA. - (sedendosi, avvilita) Che vergogna!

VANNI. - (ad Antonietta) Per, il suo atteggiamento non generoso. Non si deve mai stravincere!

ANTONIETTA. - Ma io, non tengo nemmeno a cantar vittoria. Troppo facile vincere, quando si

lotta contro avversari cos ingenui...

VANNI. - Abbiamo fatto quel che abbiamo potuto. Come ha detto lei, un momento fa?

Legittima difesa!

ANTONIETTA. - Legittima anche la sua!

VANNI. - Lo credo bene! Nella dinastia dei Vanni, il solo, unico, vero erede al trono sono io!

ANTONIETTA. - Mentre io sono l' usurpatrice...

VANNI. - Eh, mi pare!... (mette il fucile in spalla).

TULLIA. - (che si gettata in una poltrona) Lascia andare, Carlo. Ormai...

ANTONIETTA. - Ma no. cos che mi piace. Lo ritrovo. Ritrovo il dottor Vanni della sera in

cui sono giunta.

TULLIA. - Eppure, a parte tutto, ci eravamo sinceramente affezionati a te...

ANTONIETTA. - Ma lo so. A parte di tutto mi volevate bene... (a un debole gesto di ribellione

di Tullia) No, non t'inquietare. Non questo che vi rimprovero. probabile che, al vostro posto, avrei combattuto strenuamente anch'io per mantenere la posizione. Per, l'avrei fatto un pi abilmente. Diceva il povero signor Pietro...

VANNI. - Oh, rieccolo! Era tanto che non se ne parlava! ...

ANTONIETTA. - Ma ora ci vuole. Spesso - diceva - quando si crede di essere molto furbi, non lo

si neppure quanto occorre per rendersi conto che anche altri possa esserlo altrettanto .

VANNI. - Troppo complicato!

ANTONIETTA. - Per lei... Ma Tullia e Silvana hanno certamente capito. Sovrattutto Silvana che,

poverina, avevate cacciato in una posizione cos imbarazzante! ...

SILVANA. - Non me ne parlare!

ANTONIETTA. - Ma come potevo credere che anche lei non fosse al corrente di tutto? !

VANNI. - Un' alzata d'ingegno della signora, questa!

TULLIA. - Dovevo pure prender tempo, fare il possibile per non compromettere il matrimonio... VANNI. - E lei... chiss come se la rideva sotto i baffi! ?

ANTONIETTA. - Era il meno che potessi fare. Se non avessi preso la cosa allegramente, come

avrei potuto sopportare di essere... sopportata? E non soltanto da voi, ma anche dalla servit!

(Si bussa alta seconda porta di destra).

TULLIA. - Sss... (stava per dire s ma gliene manca l'ardire).

ANTONIETTA. - Coraggio, coraggio! ...

VANNI. - Beh, per 'l'ultima volta... (tonante e mettendo l'arma al piede) S!

SANDRO. - (di sulla porta, annunziando) Il signor duca Tassotti D Benci!

ANTONIETTA. - Torna all'attacco? ...

GIAMPIERO. - (entra).

SANDRO. - (via).

TULLIA. - (andandogli incontro) Lei, Giampiero? Ha veduto suo padre?

GIAMPIERO. - (baciandole la mano) No, contessa. Giungo in questo momento da Firenze. (fa una

carezza a Silvana, stringe la mano a Vanni e saluta con un cenno del capto Antonietta, indugiandosi per un momento a guardarla).

SILVANA. - (che si pure alzata) Allora non sai niente? ...

GIAMPIERO. - Sei tu che non sai... Scusami se ti ho un po' troppo trascurata, ma ho avuto alcune

giornate campali. Ora, per, finita. Mi son fatto in quattro per dimostrare la necessit di sostituire l'allenatore. Niente! Il Consiglio dell'Associazione non ha voluto saperne. Tanto peggio! Apriranno gli occhi quando la squadra verr retrocessa. Per mio conto, me ne lavo le mani. Ho rassegnato le dimissioni da presidente.

SILVANA. - Ahn...

GIAMPIERO. - Non dici altro? Pensavo che ti avrebbe fatto piacere. Ti potr dedicare tutto il mio

tempo, ci potremo sposare...

VANNI. - (mentre posa il fucile) una parola! ...

TULLIA. - Caro Giampiero...

SILVANA. - Non andiamo ancora in cerca di ripieghi. Diciamogli subito la verit vera.

Il nostro fidanzamento rotto, Giampiero!

GIAMPIERO. - Che? Non vuoi pi sposarmi?

SILVANA. - Non sono stata io a romperlo, ma il duca Ginaldo.

GIAMPIERO. - Mio padre?

TULLIA. - necessario che sappia tutto... La nostra situazione radicalmente mutata. Il defunto zio ci ha completamente ignorato nel suo testamento

GIAMPIERO. - Ah!... Ma ci non toglie che mio padre sia stato un po' troppo precipitoso. Mi sorprende che un uomo di tatto com' lui...

VANNI. - andato via di qui furente!

GIAMPIERO. - Addirittura?

SILVANA. - Ma spiegagli... Non perch l'eredit non toccata a noi, bens...

GIAMPIERO. - Bens?

VANNI. - una faccenda un po' complicata...

ANTONIETTA. - (alzandosi) Ma no. Le spiego io, se permette: il duca Ginaldo ha chiesto la

mia mano...

GIAMP1ERO. - La sua mano?

ANTONIETTA. - Prima che le venga la voglia d'umiliarmi, come ha fatto suo padre, le dir che appunto in mia mano che venuta a finire quella famosa' eredit...

GIAMPIERO. - Complimenti! Ma io non avevo alcuna intenzione... Ero soltanto sorpreso, che pap

avesse deliberato, cos all'improvviso, di sposarsi di nuovo.

ANTONIETTA: - doveroso aggiungere, peraltro, che non agiva d'iniziativa propria...

VANNI. - Ma nostra! Esatto. Pane al pane: la mia divisa!

TULLIA. - Lo abbiamo consigliato per il bene di voi due, Giampiero... Abbiamo avuto torto, lo

ammetto, ma... Cerchi di capirmi. lo mi sento un po mamma di mia sorella.

VANNI. - Ed io, babbo!

ANTONIETTA. - L'unica guastafeste, eccola! Ho rifiutato la mano del duca Tassotti De Benci!

grave, ma ormai andata...

GIAMPIERO. - La capisco perfettamente. (a Silvana) Comunque, sono maggiorenne da tempo e

non ho bisogno del consenso di pap per prender moglie.

SILVANA, - Mi sposi lo stesso, nonostante... tutto?

GIAMPIERO. - Dovrei abbandonarti perch lo zio ti ha dimenticato?

TULLIA. - Ma... veda, Giampiero...

GIAMPIERO. - Che altro c'?

VANNI. - Il duca Ginaldo non ci ha nascosto che, anche dalla parte dei Tassotti...

GIAMPIERO. - Beh?

VANNI. - Non c cifra... quasi pi niente...

GIAMPIERO. - E va bene! Cercher di ricordarmi in che cosa sono laureato e mi trover

un'occupazione. Caro dottore, quando la guigne ci perseguita, non si abbandona il campo di gioco. Si stringono i denti e si continua a combattere!

ANTONIETTA. - Bravo! Con altre parole, esattamente ci che diceva...

VANNI. -... Il povero Piero! Ma quante ne ha dette, quello! E quante ne ha fatte!... Lei, per, non

manchi di rassicurarlo: se ancora in contatto con lui, via-radio, gli dica che faremo tesoro dei suoi alti ammonimenti.

TULLIA. - (preoccupata) Che vuoi dire, Carlo?

VANNI. - Che ci comporteremo anche noi come consigliava Piero e come far Giampiero.

Stringeremo i denti! E la cinghia!... Ma non ci lasceremo abbattere. Mai! (riprendendo il fucile e manovrando lo come se facesse esercitazioni militari) Signorina Antonietta! Ho il piacere dinformarla che al pi presto le toglieremo il disturbo! ...

TULLIA. - Carlo...

VANNI. - (dndole sulla voce) Abbandoneremo questa casa! E non porteremo con noi che

l'indispensabile: abiti, calzature, biancheria, qualche ninnolo e... tutta la nostra fierezza. Andiamo!

ANTONIETTA. - Cosi subito?

VANNI. - No... Per adesso andiamo di l: l'ora del t! ...

FINE DEL SECONDO ATTO

TERZO ATTO (prime due pagine mancanti)

TULLIA - Non quello che ha Giampiero.

VANNI. - Cara Tullia, o contessa o duchessa... quando la contea non c' e il ducato invaso dai

creditori.

TULLIA. - Sai che in certi momenti diventi volgare?

VANNI. - Pratico! Pane al pane, com' mia abitudine. E mai come in questa faccenda si trattato proprio di pane!

SILVANA. - Beh, non esageriamo...

VANNI. - Se parlo cos, perch mi preoccupo del tuo avvenire. Personalmente, che vuoi

m'importi? Comunque tu ti sposi, ho tutto da guadagnare.

TULLIA. - Ma Carlo! ...

VANNI. - Insomma, non permesso dire la verit?!

TULLIA. - (alzandosi) Anche Silvana ha diritto di farsi una famiglia. Questo il punto!

VANNI. - Diritto e dovere. Ma perch impuntarsi su un partito che sappiamo non aver pi quella

consistenza che si sperava? Ce ne sono tanti di partiti! ...

TULLIA. - Politici...

VANNI. - Ma no! Senza andare tanto lontano, gi in paese: Minutoli...

SILVANA. - Il farmacista?

VANNI: - solo, proprietario della farmacia e di tre o quattro stabili...

SILVANA. - Ma ' brutto, e villano...

VANNI. - La bruttezza, nell' uomo, non esiste. La villania la correggi con la tua raffinatezza...

Scendi al sodo, Silvana. Una stretta collaborazione fra me ed il farmacista darebbe risultati inimmaginabili! ...

SILVANA. - (con un malinconico sorriso, alzandosi) Ci penser...

TULLIA. - Intanto andiamo a proseguire il nostro lavoro.

VANNI. - Altra cosa che non capisco 1 Ma perch tanta fretta nel fare i bagagli?

TULLIA. - Proprio tanta non direi... Che almeno si dia la sensazione che teniamo fede

all'impegno di andarcene.

SILVANA. - (a Vanni) Un impegno che hai preso proprio tu. E con quale solennit!

VANNI. - Ora... la solennit passata. Prima di muovermi di qui...

TULLIA. -... Strozzi Antonietta. Lo sappiamo.

VANNI. - inutile: non me la sento di ammainare la bandiera, non me la sento!

ANTONIETTA. - (entra dal fondo. Ha in mano una lettera che, sta piegando e che poi mette in

tasca) Buon giorno.

SILVANA. - Oh Antonietta...

TULLIA. - Buon giorno, cara,

VANNI. - (alzandosi) uscita di buon ora stamani?

ANTONIETTA. - Tutto relativo, dottore. Lei, quanto che si alzato?

VANNI. - Non molto...

ANTONIETTA. - E allora, per lei, sono uscita di buon' ora.

LIDIA. - (entrando dalla seconda porta di destra, molto cerimoniosa) Ben tornata, signorina. Ha

fatto una bella passeggiata? Ha bisogno di prendere qualcosa?

ANTONIETTA. - (rifiutando) Grazie, Lidia.

LIDIA. - Se vuol darmi gli ordini per la colazione...?

ANTONIETTA. - (agli altri) Decidete voi. Per me va bene in ogni modo.

TULLIA. - Ma anche per noi...

SILVANA. - Diamine...

VANNI. - Ecco: semmai, se si potesse fare...

LIDIA. - (che ha preso il vassoio di sul tavolo) Lascer decidere alla cuoca. (esce).

TULLIA. - Antonietta, il nostro bagaglio quasi pronto.

SILVANA. - Oggi terminiamo sicuramente.

ANTONIETTA. - Ma vi ho gi detto che non c' fretta. Giorno pi, giorno meno...

VANNI. - Eh no, che diamine! nostro dovere di... E le assicuro che, non appena il municipio mi

avr trovato un' abitazione...

ANTONIETTA. - probabile che gliela trovi?

VANNI. - Oppure me la costruisce. ,

ANTONIETTA. - Ahn !... (sedendosi) Sapete chi ho incontrato poco fa? Il duca Ginaldo.

TULLIA. - Oh! ...

SILVANA. - Davvero? (insieme alla sorella, siede vicino ad Antonietta).

VANNI. - (affrettandosi ad imitarle) E allora?

ANTONIETTA. - Naturalmente era molto serio, molto sostenuto... Ma un cenno col capo me l'ha fatto. Non mi occorreva di pi. L' ho subito avvicinato...

SILVANA. -Ahn, gli hai parlato?

ANTONIETTA. - Lo desideravo vivamente. Ero, anzi, intenzionata di andare a trovarlo alla villa. Mi spiaceva elle fosse adirato con me. Tutto sommato, 1'altro giorno, ho un poco ecceduto... VANNI. - E che gli ha detto?

ANTONIETTA. - Non ve lo saprei ripetere con precisione, ma credo di aver chiacchierato piuttosto

benino... Mano a mano che parlavo, vedevo che la sua sostenutezza si scioglieva come neve al sole... Ci siamo lasciati da buoni amici...

VANNI. - (entusiasta, alzandosi) Ah, ma se cos...

ANTONIETTA. - cos e basta, dottore. Buoni amici. Niente ritorni di fiamme matrimoniali! ...

SILVANA. - Ti sono sinceramente grata, Antonietta.

TULLIA. - Anch'io, cara. Tanto! Mi doleva che il duca se ne fosse andato di qui cos in collera...

ANTONIETTA. - E dicendo che non si sarebbe fatto pi vedere. Viceversa, verr oggi stesso. I suoi

ospiti sono gi partiti.

SILVANA. - Sono partiti?

ANTONIETTA. - Stamani. Credevo tu lo sapessi. Il duca mi ha detto che suo figlio andato ad

accompagnarli a Firenze.

SlLVANA. - Ah... ma a me, Giampiero non dice mica niente.

Sempre a cose fatte, m'informa.

TULLIA. - Questa volta gliene sar mancato il modo e il tempo. Se sono partiti stamani...

ANTONIETTA. - Abbiamo parlato anche del tuo matrimonio... Inutile ti dica che il duca Ginaldo

non ha niente da eccepire. La sua decisione dell'altro giorno fu determinata unicamente dalla stizza che gli misi addosso io.

VANNI. - (freddo) Bene, bene...

ANTONIETTA. - Lei non soddisfatto?

VANNI. - Siiii... Come no? Fa sempre piacere che le nozze abbiano il consenso dei parenti...

E magari la speciale benedizione del Santo Padre.

TULLIA. - L'avemmo anche noi, ricordi?

VANNI. - E fino a un mese fa ha funzionato! Ma quella che potranno avere Silvana e Giampiero, con la tenuta dei Tassotti in quelle condizioni, non so per quanto tempo potr essere efficace! ...

ANTONIETTA. - Il duca mi ha confermato che suo figlio si trover un' occupazione...

degna, naturalmente, della sua posizione sociale.

VANNI. - Anche! ...

ANTONIETTA. - Come?

VANNI. - Niente. La trover di certo... (fra s)... quando io trover l'alloggio!

(Si bussa alla seconda porta di destra).

ANTONIETTA. - Vieni...

SANDRO. - (entra portando alcuni libretti che depone sul tavolo) Signorina, il fattore le manda

questi libretti colonici...

ANTONIETTA. - Si, glieli avevo chiesti.

SANDRO. - Dice che a sua disposizione per tutti i chiarimenti che le possano occorrere.

ANTONIETTA. - Grazie.

SANDRO. - (s'avvia).

ANTONIETTA. - Sandro... Quando devi entrare, puoi farlo liberamente, senza bisogno di bussare.

Dillo anche a Lidia.

SANDRO. - Bene, signorina. (via).

ANTONIETTA. - (a Vanni) Lei forte in materia?

VANNI. - Di libretti colonici? E quando mai ho dovuto occuparmene? Sa bene che la buon' anima,

pur di lontano, ha sempre voluto far tutto da s.

ANTONIETTA. - Vedr di cavarne le gambe...

TULLIA. - Se vuoi che Carlo s'impratichisca per poterti aiutare...?

ANTONIETTA. - No, grazie.

VANNI. - Preferisce che aiuti voi altre a terminare i bagagli...

ANTONIETTA. - (che ha preso ad osservare uno dei libretti) Ho gi detto che potete farli con calma. Tanto, il municipio deve ancora preparare il progetto della casa...

TULLIA. - (alzandosi) Ancora grazie della riconciliazione col duca, Antonietta.

SILVANA. - (alzandosi anch'essa) Sei stata veramente gentile,

ANTONIETTA. - Non l' ho mica fatto soltanto per voi. Interessano anche a me i rapporti di buon

vicinato.

VANNI. - (avviandosi insieme alle congiunte) La lasciamo ai suoi studi...

ANTONIETTA. - Speriamo bene! . ..

VANNI. - (fra s) Che tutto vada a rotoli in meno di un anno! (esce a sinistra con Tullia e Silvana).

ANTONIETTA, - (leggendo) Stime morte... Stime vive... Mah! ...

LIDIA. - (comparendo dalla seconda porta di destra) Signorina, c' il signor duca...

ANTONIETTA. - (alzandosi e andandogli incontro) Si accomodi. Prego...

GIAMPIERO. - (entra).

LIDIA. - (esce).

ANTONIETTA. - Ahn, lei?! Silvana era qui un momento fa. La chiamo.

GIAMPIERO. - Grazie, ma, .. sono venuto proprio per lei.

ANTONIETTA. - Per me?

GIAMPIERO. - Per ringraziarla, signorina. molto bello ci che ha fatto! Mio padre mi ha

raccontato... Sa che lo ha commosso? Commosso e conquistato.

ANTONIETTA. - (facendogli cenno di sedersi e sedendosi). Non mi chieder nuovamente di

sposarlo? ! ...

GIAMPIERO. - (mentre si siede, fissandola) Speriamo di no...

ANTONIETTA. - Ma lei non era andato a Firenze?

GIAMPIERO. - Si... Ho accompagnato i nostri ospiti. Ma son tornato subito. Avrei potuto mettermi

alla ricerca di quella tale occupazione che lei sa, ma ci ho pensato meglio...

ANTONIETTA. - L'idea di lavorare non le sorride troppo? ...

GIAMPIERO. - No, no... Quand' il momento, so anche sgobbare. Sapesse quanto tempo ho

dedicato a quella sciagurata squadra di calcio! Tempo forse sprecato... Ma era un lavoro che mi appassionava.

ANTONIETTA. - Ed ora finita?

GIAMPIERO. - Nel modo pi assoluto. Hanno respinto le mie dimissioni, ma io vi ho insistito e

non me ne pento. Ho qualcosa di pi importante da fare.

ANTONIETTA. - Allora l'occupazione l' ha trovata?

GIAMPIERO. - Il muratore. Mi dedicher, finalmente!, a tentare di rimettere in sesto il traballante

edificio della mia azienda.

ANTONIETTA. - Ottimo consiglio.

GIAMPIERO. - A che scopo perdere tempo dietro alla chimera d'un buon impiego? Potrei

esercitare la professione...

ANTONIETTA. - Si ricordato in che cosa laureato?

GIAMPIERO. - In legge. Ma c' un piccolo inconveniente: tutto quello che so, in fatto di legge,

che uguale per tutti. Almeno dicono... Molto meglio, quindi, che cerchi di riorganizzare... i resti di quella che fu una grande tenuta.

ANTONIETTA. - Immagino come sar contenta Silvana?

GIAMPIERO. - (mentre prende di sul tavolo uno dei libretti) Non ho ancora avuto occasione di

parlargliene. Ah, ah!... Anche lei si dedica a questa sorta di amene letture?

ANTONIETTA. - Ci ho appena posato un occhio. Non sar un' impresa facile impadronirmi di tutto

il complesso amministrativo.

GIAMPIERO. - E lei tiene a vederci chiaro! ...

ANTONIETTA. - Sono cresciuta alla scuola di un uomo cui non piaceva essere ingannato.

GIAMPIERO. - Il defunto signor Vanni?

ANTONIETTA. - Appunto. Posso dire che stato per me come un padre.

GIAMPIERO. - E lei un' amorosissima figlia. So che lo ha assistito per molto tempo. Naturalmente

lo so soltanto da tre giorni. Prima, per me, lei doveva essere la figlia della balia...

ANTONIETTA. - Qualcosa dovevamo pur dire quella sera...

GIAMPIERO. - Lei, per, ha dato prova di una bont pi unica che rara. Chiunque altro, al suo

posto, avrebbe preteso che si mettessero subito le carte in tavola.

ANTONIETTA. - Mi divertivo... Ero cos curiosa di vedere dove saremmo andati a finire.

GIAMPIERO. - una donna di palato fine, lei! Sa degustare...

ANTONIETTA. - Mi contento.

GIAMPIERO. - (fissandola) Graziosa, elegante, colta...

ANTONIETTA. - Colta poi... Non sono mica dottore in legge.

GIAMPIERO. - Quanto me, lo di certo!

ANTONIETTA. - Ho avuto occasione di leggere molti libri al povero signor Vanni e qualche

cosetta mi rimasta.

GIAMPIERO. - Molte cosette... (le offre una sigaretta).

ANTONIETTA. - Grazie. Di mattina, mai.

GIAMPIERO. - (accendendo la propria e continuando a guardarla) Eh, che peccato!

ANTONIETTA. - Che non fumi al mattino?

GIAMPIERO. - Che io non sia abbastanza mascalzone. Ha mai pensato quale sia il senso che in

certe situazioni d pi fastidio? Glielo dico io: il senso dell'onore.

ANTONIETTA. - Ahn. ..

GIAMPIERO. - Se non considerassi un impegno d'onore quello che ho con Silvana, potrei esser

felice. Capisce? E potrebbe esserlo anche lei...

ANTONIETTA. - lo?

GIAMPIERO. - E, indirettamente, anche Silvana perch lo sarebbe comunque sempre pi di quanto

non potr esserlo al mio fianco.

ANTONIETTA. - Senta, duca...

GIAMPIERO. - Mi chiami Giampiero.

ANTONIETTA. - La prego mettersi subito in mente che io sono felicissima...

GIAMPIERO. - No... Felice. Felicissima diverrebbe se amata da me.

ANTONIETTA. - (facendo per alzarsi) Le mando Silvana...

GIAMPIERO. - (trattenendola) No, aspetti. Ho parlato al condizionale... Non le ho mica detto che

l'amo di gi. Sono una persona seria...

ANTONIETTA. - Lo sia un po' di pi e lasci stare certi tasti. A parte ogni altra considerazione e

nonostante i torti di tutta la famiglia, io l' ho gi danneggiata abbastanza quella ragazza.

GIAMPIERO. - Ah, no! Privandola del patrimonio, lei ha danneggiato me, non Silvana.

ANTONIETTA. - Ah!... Ed per questo che si prenderebbe il disturbo di cambiar direzione, di

avviare i suoi passi dalla mia parte? Anche lei? ! ...

GIAMPIERO. - Anch'io... che cosa?

ANTONIETTA. - Anche lei, come gli altri, non ambirebbe che a metter le mani sul mio gruzzolo!

GIAMPIERO. - No, no... io voglio tutto: lei e il gruzzolo.

ANTONIETTA. - Guardi che voglio non condizionale...

GIAMPIERO. - La coniugazione dei verbi non m'interessa. Sono io che intendo coniugarmi.

ANTONIETTA. - Non con me.

GIAMPIERO. - Sia buona. Mi aiuti a comportarmi male con Silvana...

ANTONIETTA. - Mai!

GIA: MPIERO. - Potremmo studiare insieme i libretti colonici...

ANTONIETTA. - Preferisco la scuola privata.

GIAMPIERO. - Ma che le hanno mai fatto di male i Tassotti De Benci? Tre giorni or sono ha

rifiutato mio padre, oggi rifiuta me! ...

ANTONIETTA. - Lei, la rifiuterei anche se ne fossi innamorata pazza! Non ho bisogno di rubare,

io: nemmeno i fidanzati!

GIAMPIERO. - E va bene... Non parliamo pi di matrimonio. Parliamo di affari...

ANTONIETTA. - Mi pare che... anche quando parla di matrimonio...

GIAMPIERO. - Niente affatto! Perch se lei non mi piacesse, potrebbe avere una pila di libretti

colonici alta cos, invece di quei miserabili nove...

ANTONIETTA. - Miserabili?

GIAMPIERO. - Si capisce. Non n giusto n dignitoso che una donna ricca come lei non

possegga che nove poderi. Gliene occorrono almeno quindici.

ANTONIETTA. - lo mi contento di nove...

GIAMPIERO. - Nossignora! Quindici! I sei che le mancano... glieli vendo io.

ANTONIETTA. - Al completo...? Con relative ipoteche?

GIAMPIERO. - Per chi mi' prende? Lei mi liquida subito il prezzo della vendita ed io spengo le

ipoteche e le consegno i suoi bravi poderi, belli ed integri come lei. Non solo...

ANTONIETTA. - C' dell'altro?

GIAMPIERO. - Siccome vendo bene, mi rimane anche un congruo margine per estinguere, almeno

in parte, le ipoteche che gravano sugli altri poderi.

ANTONIETTA. - Ma sa che i suoi progetti di risanamento sono molto... molto sportivi?

GIAMPIERO. - Ora che ho deciso di mettermi a fare l' agricoltore, intendo incrementare i raccolti

al massimo e nel pi breve termine.

ANTONIETTA. - Cominciando col... raccogliere ci che appartiene a me?

GIAMPIERO, - Sei poderi, Antonietta! Per i suoi begli occhi, mi privo di sei poderi l'uno pi

solatio dell'altro. (alzandosi e costringendo Antonietta ad alzarsi) Venga. Glieli presento subito.

ANTONIETTA. - Non tengo a fare nuove conoscenze.

GIAMPIERO. - necessario. Debbono essere di suo gusto.

ANTONIETTA. - Ma io non ho alcuna intenzione di acquistare...

GIAMPIERO. - Eh, ma proprio incontentabile! Rubare non vuole, acquistare nemmeno...

(prendendo la per mano) Venga, venga...

ANTONIETTA. - Ma... Silvana?

GIAMPIERO. - Questa volta sono venuto per lei. Per Silvana, torner pi tardi.

(esce dal fondo con Antonietta).

VANNI. - (entrato da sinistra quando Giampiero pronunciava le ultime parole. Rimane di sasso. Va

ad affacciarsi alla porta di fondo per osservare ancora i due: poi va a quella di sinistra e chiama) Tullia... Scendi. Presto! (fra s) Questa volta sono venuto per lei... E quella su che non vuole il farmacista! (chiamando ancora) Tullia!

TULLIA. - (entrando da sinistra) Sono qui. Che succede?

VANNI. - Cose da pazzi! Giampiero batte Silvana...

TULLIA. - La batte?

VANNI. -... e calcia in porta con Antonietta!

TULLIA. - Ma che diamine dici?

VANNI. - Sono usciti di li, un momento fa, tenendosi per mano. Se ti affacci, puoi ancora vederli.

TULLlA. - (va a far capolino anch'essa dal fondo) Oh! ...

VANNI. - Convinta?

TULLIA. - (risalendo) Ora si spiega perch la signorina ha tenuto a far la pace con Ginaldo. Non le bastava averci spogliato di tutto! Anche il fidanzato di Silvana le ha fatto gola!

VANNI. - Quella come i ragazzi maleducati: tutto ci che vede, lo vuole.

TULLIA. - E lui! Lui che appena tre giorni or sono...

VANNI. - Me lo saluti l'ammirevole comportamento?! Per, questa volta, pagano!

TULLIA. - Paga Silvana, povera cara! ...

VANNI. - Pagano loro! Lui per rottura di contratto...

TULLIA. - Ma non c' un contratto?

VANNI. - Fra un gentiluomo e una gentildonna c' sempre, anche quando non c'!

TULLIA. - E Antonietta perch dovrebbe pagare?

VANNI. - Ma per... per appropriazione indebita. Vai, vai: chiama tua sorella...

TULLIA. - No, Carlo...

VANNI. - Come no?

TULLIA. - Aspettiamo...

VANNI. - Macch aspettare! Non c' tempo da perdere. Dobbiamo concordare l'ammontare delle indennit!

TULLIA. - Ma mi manca il coraggio di annunciare a quella infelice questa nuova e pi grande sventura!

VANNI. - Ma come pi grande? Abbiamo finalmente la possibilit d'incassare!... Chiamala,

chiamala...

TULLIA. - (sospirando) Non finir mai questa grandinata?! (esce a sinistra).

SANDRO. - (entrando dalla prima porta di destra) Dottore, c' Ludovico...

VANNI. - Ariosto! Perch lo annunci a me? Digli che la padrona non c', che, ripassi!

SANDRO. - Ma di lei che viene in cerca. Si fatto male sul lavoro.

VANNI. - Ahn, un cliente? Proprio adesso!. .. Beh, fallo venir qui. Ma in fretta.

SANDRO. - (esce e subito dopo fa entrare il cliente, tipo di campagnolo, che cammina un po'

curvo, tenendosi una mano sul fianco).

VANNI. - (a Silvana che entra da sinistra insieme alla sorella) Ti ha detto? Giampiero ti pianta! ...

SILVANA. - Che? ...

TULLIA. - Ma Carlo! Un po' di piet!...

VANNI. - La piet ed il bisturi non vanno d'accordo. E qui il bisturi che occorre! (al Cliente) Tu

che vuoi?

IL CLIENTE. - Signor dottore, il boscaiolo...

VANNI. - Non ho bisogno di legna! (a Silvana) Capisco che la notizia possa farti una certa

impressione, ma inutile star li a disperarsi. Non serve.

SILVANA. - Ma sei proprio sicuro?

VANNI. - Udito con le mie orecchie, veduto con i miei occhi... E con quelli di tua sorella! Fai conto

che ti abbia gi piantata e non pensarci pi.

TULLIA. - (sedendosi) Ma sei terribile!...

VANNI. - La logica delle donne! quell'altro che se la leva di torno e son terribile io!...

SILVANA. - Ma quand' che hai saputo?

VANNI. - Poco fa. Li ho sorpresi mentre uscivano insieme da quella porta.

SILVANA. - Ah! Il signor duca venuto qui e non ha chiesto di me?

VANNI. - Non ci ha nemmeno pensato. Questa volta sono venuto per lei. Per Silvana...

beh, torner... .

SILVANA. - Ha detto cos?

VANNI. - Testuale! (alla moglie che spasima per la brutalit di lui) E finiscila di straziarti! (al

Cliente) E tu non ascoltare discorsi che non ti riguardano!

IL CLIENTE. - Signor dottore, io non sento che il mio male...

VANNI. - Che cos' hai? Un dolore al fianco?

IL CLIENTE. - Sissignore. Deve sapere che io faccio il boscaiolo...

VANNI. - Lo so! Me l' hai gi, detto! (andando presso Silvana che si seduta vicino alla sorella)

Sei convinta che non vale la pena di prendersela? La signorina vuole anche il duca? Bene. Glielo diamo. Ma deve pagarcelo!

SILVANA. - Pagarcelo?

VANNI. - E profumatamente! Le cediamo un duca, mica un... boscaiolo! (tornando presso il

Cliente) La lingua!... Metti fuori la lingua! (riavvicinandosi alla cognata) Perch vorresti soffrire? Non sarebbe dignitoso. Va bene che Antonietta pi giovane e pi belloccia...

TULLIA. - Ma Carlo!...

VANNI. - Lasciami dire! Non per per questo che il signorino la preferisce. La preferisce perch

ha i soldi! E noi li puniamo colpendo entrambi nel punto pi sensibile: un indennizzo lui ed uno la sua futura prossima!

SILVANA. - Non faccio mercati, io!

VANNI. - E va bene! Far tutto io! (tornando presso il Cliente) Metti dentro la lingua! Che aspetti?

(gli prende il polso) Non ho doveri di casta, io! Noblesse... non mi... c oblige ... (accostando l'orecchio al dorso del Cliente) Di trentatr...

SILVANA. - Ma non si tratta di questo, Carlo...

VANNI. - Va l, che so quel che mi dico!... (gridando) Di trentatr!

IL CLIENTE. - Ahn, io? Sissignore... Trentatr!

VANNI. - Ancora!

IL CLIENTE. - Trentatr, trentatr, trentatr: ..

VANNI. - (tornando presso Silvana) Se non ci fosse il blasone a farti velo agli occhi... e alla mente,

non esiteresti neppure a sposare Minutoli!

SILVANA. - Di nuovo il farmacista...

TULLIA. - Lascia stare Minutoli! Ti ha gi detto che non le piace...

VANNI. - E allora rimanga senza marito... e senza indennizzi! (tornando presso il Cliente che

continua a dire trentatr ) Finiscila, tu! Sei gi arrivato a tremilatrecento!

IL CLIENTE. - Scusi... Mi ha detto: ancora...

VANNI. - Basta! Puoi andare. Non hai niente.

IL CLIENTE - Come niente, signor dottore? Un dolore... qui alla vita!...

VANNI. - E credi di essere il solo? La vita piena di dolori... per tutti! Prenditi una buona purga e

domattina starai benone. Addio. (lo fa uscire dalla seconda porta di destra).

TULLIA. - Mi preoccupi sempre di pi, Carlo... Sei cos irascibile!

VANNI. - (Sedendosi) Sarei un serafino se non si facesse di tutto per farmi uscire dai gangheri!

SILVANA. - Ricorda quello che dicesti l'altra sera: ce ne andremo con tutta la nostra fierezza!...

VANNI. - L'altra sera bisognava dirlo, ci stava bene! Ma se, alla fierezza, si potesse aggiungere una

sommettina, tanto per affrontare i primi disagi...

TULLIA. - E sei proprio sicuro che riusciresti ad ottenerla... la sommettina?

VANNI. - Vorrei vedere anche questa!

SILVANA. - Ma io no, Carlo, non desidero vedere pi niente. Non voglio pi saperne di niente.

Quei due se la intendono? Buon per loro! Ho tanto orgoglio quanto basta per non dare in ismanie, per non rendere ancor pi saporoso il loro festino ai miei danni.

VANNI. - Danni! Vedi che parli di danni? Ammette di essere stata danneggiata e non vuole il

risarcimento. inverosimile!

SANDRO. - (di sulla seconda porta di destra) Il signor duca Tassotti De Benci.

VANNI. - Padre o figlio? Perch qui non si sa mai chi che arriva!

TASSOTTI - (entrando, mentre Sandro si ritira) Sono io, dottore...

VANNI. - Ah, benone! Venga, venga!...

TASSOTTI. - Contessa... Cara Silvana...

TULLIA. - Si accomodi, duca.

VANNI. - (andando qua e l per la' stanza) Ce ne combina di belle il suo rampollo!

TASSOTTI. - Giampiero? Che diamine ha fatto?

VANNI. - Ho semplicemente piantato quella disgraziata!

SILVANA. - Ti prego...

TULLIA. - Non cos! . ..

VANNI. - Il duca sa che non amo andare per vie traverse. Pane al pane!

TASSOTTI. - Ma ho ben capito?

VANNI. - Ha capito benissimo: L'altra sera, il fidanzamento, lo ruppe lei...

TASSOTTI. - Si, ma senza convinzione. Unicamente perch sovreccitato.

VANNI. - E suo figlio, altrettanto! In modo diverso, ma... alquanto eccitato anche lui, a quel

che pare!

TASSOTTI. - Ma... E come ha giustificato questa sua decisione?

VANNI. - Non l' ha giustificata affatto. Ci ha messo dinanzi al fatto compiuto. Si sbarazza di

Silvana e convola con l'erede universale!

TASSOTTI. - Che?

TULLIA. - Proprio cos, duca...

VANNI. - Il colpo che non riusc a lei riuscito a suo figlio.

TASSOTTI. - Dottore! Lei sa bene che io non tentai alcun colpo!

TULLIA. - Mio Dio, Carlo...

VANNI. - Ma s... un modo di dire. Quello che conta la sostanza! Giampiero sposa Antonietta...

(melodrammatico) e lascia questa sventurata creatura... sola, avvilita a macerarsi nel pianto!

SILVANA. - Io non mi macero affatto!

VANNI. - (senza scomporsi) Non si macera perch conserva intatta la propria fierezza. Ma potrebbe

macerarsi benissimo!

TASSOTTI. - Sono sbalordito e costernato! Quel ragazzaccio non mi ha fatto parola di questa sua

inspiegabile risoluzione. Anzi...

VANNI. - Ma spiegabilissima! L c' da mordere, mentre qui... E lei che pretendeva che un

Tassotti De Benci avesse una sola parola!

TASSOTTI. - Oh, le assicuro che non mancher di richiamare mio figlio alla scrupolosa osservanza dei suoi...

VANNI. - Ma che vuoi richiamare? Quello, ormai, disertore!

SILVANA. - Non gli dica niente, duca.

TULLIA. - Perch, Silvana?

SILVANA. - Preferisco. Dal momento che di me non vuol pi saperne, io non intendo trattenerlo.

TASSOTTI. - Piccola cara, ma sono io che non posso tollerare le venga fatto un simile affronto!

SILVANA. - Pu anche darsi che non sia stato Giampiero a prendere l'iniziati va...

TASSOTTI. - E chi, dunque? Non posso credere sia stata la signorina Antonietta. Nel colloquio

che, come sapranno, ho avuto con lei stamani...

VANNI. - Sappiamo, sappiamo...

TULLIA. - venuta prepararsi il terreno.

TASSOTTI. - Non riesco a persuadermene. La signorina si simpaticamente interessata anche del

matrimonio di Silvana e Giampiero...

VANNI. - Non poteva interessarsene meglio!...

TASSOTTI. - Ma no, dottore. Mi ha pregato di ridare il mio consenso... Non ce n'era bisogno, ma,

insomma, si fatta premura di sollecitarmi.

VANNI. - Perfidia! Crudelt! Sadismo!

SILVANA. - Chiudi il vocabolario, Carlo. Quello che stato stato. (a Tassotti) In fondo, non ho

mai avuto motivo di dubitare del suo affetto, ma dell'amore di suo figlio...

TASSOTTI. - E sulla mia tenerezza potr contare sempre, Silvana!

VANNI. - Sempre?

TASSOTTI. - Sempre!

VANNI. - Perch, lei le vuole veramente bene?

TASSOTTI. - Certo!

VANNI. - (riflette in silenzio. Fra s) Quasi quasi... E perch no? Meglio che niente...

TASSOTTI. - Non mi crede, dottore?

VANNI. - Sa... Ormai, io son diventato come San Tomaso: se Don tocco con mano...

TASSOTTI. - (sorridendo) Non saprei davvero che cosa farle toccare...

VANNI. - A Silvana, lei ha sempre voluto bene? E gliene vorr sempre?

TASSOTTI. - D'ora innanzi, mi sentir in dovere di volergliene anche di pi.

VANNI. - Ma allora... perch non la sposa lei, scusi?

TASSOTTI. - Bhe, questo...

SILVANA. - Carlo...

TULLIA. - Ma che dici?

VANNI. - l'unica soluzione che ci rimane! (a Tassotti) Non le sembra?

TASSOTTI. - (a Silvana) Se mi fosse lecito pensare di poter cos attenuare il grave torto che

Giampiero...

VANNI. - Naturale che lo attenua! Anzi, lo cancella!

SILVANA. - Ma, Carlo... parli sempre tu...

TULLIA. - Lascia che decida lei!

TASSOTTI. - Ah, questo... assolutamente! Una decisione di tale importanza non pu esser presa

che da Silvana.

VANNI. - Ma pensa che soddisfazione! Quei due volevano sbarazzarsi di te e invece... l! piombi

loro addosso come matrigna e come suocera.

TASSOTTI. - Gi, vero...

ANTONIETTA. - (entrando dal fondo) Oh, duca...

TASSOTTI. - (facendo per alzarsi) Signorina...

ANTONIETTA. - Comodo, comodo! E scusi se non ero qui quando arrivato... (osserva sorpresa

Tullia e Silvana che ostentano una grande freddezza).

VANNI. - (si messo a passeggiare per la stanza, pavoneggiandosi e canterellando sull'aria della

Cavalleria ) Inneggiamo, il Signor non morto...

ANTONIETTA. - ( sorpresa anche dall'atteggiamento di lui) Che diamine successo? (e poich

nessuno risponde) Vi ho domandato che cosa successo?

TULLIA. - Sappiamo tutto, Antonietta...

ANTONIETTA. - Tutto?

SILVANA. - Ma non ha importanza ..

ANTONIETTA, - Mi fate il favore di spiegarvi? Duca, se sa, parli lei...

TASSOTTI. - (alzandosi) Sono stato l'ultimo ad essere, informato, ma ora so anch' io...

ANTONIETTA. - Che cosa? Mi dica!

TASSOTTI. - Dov', dov' quel ragazzaccio?

ANTONIETTA. - Suo figlio? Si tratta di lui?

TASSOTTI. - E un poco anche di lei... Ma perch lavorare cos... nell'ombra?

ANTONIETTA. - Ma non ancora deciso niente. lui che me li vuol vendere, ma io non mi sono

ancora impegnata ad acquistarli.

TASSOTTI. - Scusi, scusi. .. Ora sono io che non capisco.

ANTONIETTA. - Non alludeva a quei sei poderi che suo figlio vuol farmi comprare?

TASSOTTI. - Di questo, ne sento parlare adesso. (guardando gli altri) E credo che anche i nostri

amici...

ANTONIETTA. - Ma allora?... (a Tullia) Tu, che hai detto di saper tutto... si pu sapere che cosa

sai?

TULLIA. - Ma che ti sei fidanzata con Giampiero... andiamo!

ANTONIETTA. - Ahn...

VANNI. - Non vorr negare che egli venuto a prenderla e che siete usciti di li tenendovi tener

mente per mano?!

ANTONIETTA. - (abbassando il capo ed allargando le braccia) Silvana... Sei autorizzata a

cavarmi gli occhi!

VANNI. - Macch occhi! Che vuole che le importi? Lei la sua mano, l' ha gi concessa ad un

altro!...

ANTONIETTA. - Ad un altro?

TASSOTTI. - Ecco... Per la verit...

VANNI. - Un Tassotti De Benci ha una sola parola!

TASSOTTI. - D'accordo, caro dottore... Ma, in questo caso, la mia parola stata, dir cos, una

specie di ruota di ricambio da sostituire a quella di Giampiero che... era a terra...

VANNI. - E con questo? Non vorr fare anche lei, a mia cognata, l'ingiuria di tirarsi indietro sul pi bello?!

TASSOTTI. - Ma no, .. Mi ascolti. Intendo soltanto precisare che Silvana, finora, non ha

consentito... al cambio, non si affatto impegnata a mettersi in viaggio con me...

VANNI. - Ma si che consente!...

SILVANA. - (alzandosi) Tutto ci non significa nulla, Antonietta. Non preoccupartene.

Sposa Giampiero e non pensare ad altro.

ANTONIETTA. - Se non m'inganno, ad altro, sta pensando il dottore... E mi sembra se ne

preoccupi molto, lui!

VANNI. - Per forza! Dal momento che Giampiero se lo prende lei...

ANTONIETTA. -... indispensabile che Silvana sposi il duca Ginaldo! Altrimenti, come faccio a

rimanere al governo? questo che vuol dire, vero?

TULLIA. - (che si pure alzata) Vedi, Antonietta...

SILVANA. - Ma vede benissimo! Ed gi da un pezzo che vede! E noi lo sappiamo, ma non ci

stanchiamo di darle ancora spettacolo di noi stessi, in maniera sempre pi sconcertante! Duca, voglia scusarmi, ma ho deciso: non mi sposo!

TASSOTTI. - (carezzandola) Non si scusi, Silvana... Lei una vera signora!...

VANNI. - Ma brava! Brava!... (disfatto, gettandosi su una poltrona) Bella gratitudine! Come se

tutto quello che ho fatto non l avessi fatto per te!

ANTONIETTA. - Soltanto? Non si trattato, per caso, ancora una volta, di quella tale legittima

difesa?...

VANNI. - Sissignora! Anche! Piaccia o non piaccia a lei ed alla... cara memoria, sono nel pieno

diritto di lottare fino in fondo!

ANTONIETTA. - Non s'inquieti... Ragioni. A che le servirebbe essere ancora agli Interni , dal

momento che ora, alle Finanze , ci sono io?

VANNI. - Lasci andare... Nonostante le dimissioni di Giampiero, un certo clima calcistico qua

dentro c' sempre. E allora, si sa come succede: Antonietta mette in gioco e passa a Giampiero, Giampiero a Ginaldo, Ginaldo a Silvana, Silvana a Tullia, Tullia a Carlo... Goal!

ANTONIETTA. - Vede: quando mette cos le carte in tavola talmente simpatico che... che mi vien

voglia di dire al municipio di non costruirle la casa...

VANNI. - (affrettandosi ad alzarsi) Sul serio? Possiamo rimanere?

TULLIA. - (che stava parlando con Silvana e Tassotti ma non trascurava di seguire anche il

colloquio degli altri due, avvicinandosi) Davvero, Antonietta? Ma tu e Giampiero, sposandovi...

SANDRO. - (comparendo sulla seconda porta di destra) Il signor duca Tassotti De Benci... (con un' occhiata a Vanni)... figlio!

VANNI. - Bell' intelligenza! Il padre qui...

SANDRO. - (fa entrare Giampiero ed esce).

GIAMPIERO. - Buon giorno, contessa... Buon giorno, Silvana... Buon giorno, dottore...

ANTONIETTA. - Buon giorno sovrattutto per lei: consento ad acquistare i sei poderi...

GIAMPIERO. - Ha gi attenuto il nulla-osta, del fidanzato?

ANTONIETTA. - No, ma... lo avr.

GLI ALTRI. - (disorientati, in vario tono) Il fidanzato?

GIAMPIERO. - La. signorina Antonietta fidanzata e sta per sposarsi. Me lo ha raccontalo poco fa, mentre andavamo a vedere quei tali poderi che le vender.

VANNI. - Fidanzata!...

GIAMPIERO. - E mi ha anche parlato tanto di te, Silvana... Forse tu non sai fino a che punto ella ti sia amica!...

SILVANA. - Antonietta!... Ed io che ho osato dubitare...

TULLIA. - Scusaci, Antonietta... enorme che si sia potuto...

ANTONIETTA. - Su, su... Non avrete intenzione di mettervi a piangere?...

VANNI. - E non poteva dircelo subito, appena arriv che era fidanzata?!

TASSOTTI. - (sorridendo) Lo avesse detto almeno tre giorni fa...

ANTONIETTA. - Non potevo, duca. Dovevo permettere all'illustre dottor Vanni di esaurire tutto il

suo repertorio di trovate... Pensi: mancato poco che non riuscisse persino ad inventare un nuovo teorema!

VANNI. - Un teorema? Che teorema?

ANTONIETTA. - Cambiando l'ordine dei duchi, il prodotto non cambia...

TULLIA. - Chi il fidanzato, Antonietta? Possiamo avere il piacere di saperlo?

ANTONIETTA. - (tirando fuori di tasca la lettera che aveva in mano al principio dell'atto) Eccolo qua: Renato Farulli...

VANNI. - Farulli, Farulli... Un nome che non mi giunge nuovo.

ANTONIETTA. - Ve n'ho parlato il giorno del mio arrivo...

VANNI. - Ah, ci sono! L'elettrotecnico? Quello a cui il povero Piero regal l'officina?

ANTONIETTA. - Esatto.

VANNI. - Cosicch, lei, rientrer in possesso anche di quella?! Ed ha il coraggio di dare del

matematico a me? (agli altri) Altro che figlia della balia! Questa la figlia di Pitagora!

FINE DELLA COMMEDIA

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