Fior di carciofo

Leila, fior darticich Racconto di amicizie, di persistenti e talvolta ritrovati affetti. Poi, allimprovviso, un risvolto di mistero. Una ancor giovane signora giunge un giorno nella casa di uno stimato professore universitario. Lei sulle tracce di un padre mai conosciuto. Dispone per solo di un piccolo indizio che lha portata fin l, proprio nella famiglia di quel docente suscitando un immediato, comprensibile scompiglio. La sua leggerezza, la sua simpatia conquistano per un po tutti. Ma, al di l del sorriso, quel suo affanno persiste. C qualcuno per che nota una strana spilla sul suo vestito. E si accende un ricordo

LEILA (fior darticich)*

commedia in due atti di Antonino Cavaletto

Personaggi

Riccardo Fraschi Giordana professore universitario

Eleonora sua moglie

Leonardo Leonardi amico di famiglia

Giuliana moglie separata di Leonardo

Umberto De Magistris un medico romano

Leila sua sorella

PRIMO ATTO

Un interno borghese. Entra Nora che ha in mano una cartolina che osserva sorridendo e poi posa nel cestino della corrispondenza mentre squilla il telefono.

Scena I(Nora Dino Leo)

NORA> Pronto?... S. Con chi parlo, scusi?... De Magistris? Ah, lei il collega Certo, mio marito in casa, attenda. Dino! Dino!... Un attimo. (posa, va verso linterno) Riccardo, Riccardino, vuoi venire per favore?

DINO> Che c, cara?

NORA> De Magistris...

DINO> Chi?

NORA> Il collega di Ubaldeschi

DINO> Il collega Oh cielo, me ne sono completamente dimenticato! Che testa! E s che mero appuntato tutto sul.Va be, ci penso io, da' qua. Pronto?... Buongiorno dottore s, sono io, son Fraschi Giordana. Certo, il professor Ubaldeschi mi aveva detto che. Ah, lei oggi qui solo di passaggio. Scusi solo un secondo. Nora, oggi qui non aspettiamo nessuno, vero?

NORA> No. Ah no, aspetta, tra un po sar qui Giuliana. Sai, con Leo a Milano io

DINO> Vedi di bloccarla. Mero impegnato a ricevere sto dottore,.non ricordo nemmeno pi per cosa Cerca di capire: sto favore a Ubaldeschi non lo posso proprio negare. Prova a sentirla. (riprende) Allora, dottore, daccordo. Ah, con lei c sua sorella. Ma no, nel caso ci penser mia moglie a Diciamo fra unora? Laspetto.... Ma si figuri, per me un piacere. A pi tardi.

NORA> Si figuri un piacere. Cosa non faresti tu per la carriera!

DINO> (sfoglia il notes) Ma no! Si tratta solo oh eccolo lappunto. Va be. Come dicevo, si tratta solo di un piacere ad un amico. Certo che se poi il professore si ricordasse di quella mi situazione, ricordi? E dai!

NORA> S, certo, purtroppo conosco il mondo. Ma ora tu va' a metterti in ordine. Io provo con Giuliana.(lui va, lei al telefono, squillo alla porta esita, 2 squillo,)Arrivo!(va) Oh, Leo, ma come mai tu qui? Oggi non eri a Milano?

LEO> Fino a due ore fa, certo. (bacio)Ma poi ho pensato a te e voil eccomi. (posa sul tavolo un libro, accenna a togliersi il soprabito) Posso?

NORA> Ma s, certo, da' qui. (osserva il soprabito bagnato) Ma sta piovendo?

LEO> Qualche goccia. Anche se certi fulmini verso le montagne fanno presagire...

NORA> Scusa, ma ero convinta che ti fermassi in sede. La telefonata di ieri

LEO> Vero. Ma per fortuna in mattinata sono riuscito a sganciarmi, per cui

NORA> Siedi allora. Io chiamo Dino. (esita) Oh, purch si tratti di cosa breve

LEO> Perch? Avete qualche impegno? In tal caso io

NORA> Ma no, che m'hai colto di sorpresa. Credevo che tu dovessi solo firmare

LEO> Le mie dimissioni. Solo che non ho avuto modo di presentarle.(cellulare, , Eh, no, basta! Ora esagera. Mi rifiuto di rispondere.

NORA> Che succede?

LEO> Nulla, la Luisa, la direttrice di sede di Milano. Sono giorni che mi perseguita. E tutto a causa di quella selezione,

NORA> Selezione?

LEO> Ma s, quella mattina ho dovuto sostituire io un candidato che sera rotto una gamba proprio la vigilia. Gli altri concorrenti erano l in attesa. E che ti inventa quella? Senza chiedere perch fossi l mi ordina di prender io il posto vacante.

NORA> Cos? Su due piedi? Ma tu avrai pur spiegato

LEO> Ci ho provato. Aveva per curato lei lorganizzazione e quell'assenza avrebbe creato problemi. Lemergenza peraltro era evidente e cos Insomma avrei poi chiarito io la questione direttamente con il presidente

NORA> Un favore che per rimanda di una settimana la tua sognata pensione.

LEO> Fosse l il problema! C un guaio pi serio. Perch... (ride) ho vinto io la gara.

NORA> Cosa? Tu tu hai vinto?! Fantastico!

DINO> (si affaccia) Scusa, cara Oh, Leo, gi qui? Ben tornato. Allora? Missione compiuta?

NORA> Altro che! Saluta il vincitore. Ora addirittura direttore, immagino.

LEO> Ma no. Mica son matto.

NORA> Ma tu hai vinto, no?

LEO> (si alza) S, ma Diciamo allora cos: io ho solo garantito il regolare svolgimento di un concorso! Chiaro che, di fronte a test cos elementari, non potevo non rispondere. E neanche immaginare, quando mi son trovato di fronte alla commissione, che il mio modo di propormi, di ironizzare fosse la chiave giusta. Quando per alla fine ho chiarito a Luisa il motivo della mia presenza scoppiato un tal putiferio (osserva le cartoline nel cestino)

DINO> E allora?

LEO> Allora?! Cavoli loro! Certo, mi hanno chiesto di rifletterci. (alza una cartolina) Ohil. Questa mia, Milano tre giorni fa. Il Cenacolo di Leonardo...

DINO> Fammi capire. Vuoi dire che a quella stessa commissione tocca ora il compito di trovare una soluzione alternativa? cos? Mentre s, dico, se tu volessi

LEO> Cosa? Dino! Sono stati giorni di vera tortura. Non vedo lora di uscirne.

DINO> Ah. Luisa, hai detto. Se ricordo lei s, quella bella dirigente con cui tu

NORA> Dino!

LEO> Ma no, acqua passata quella. (ride) Devo per dire che lamica mi piaciuta quando, invitata dal presidente ad accompagnarmi a cena in un certo... ristorantino lo ha fulminato con un No, signore. Noi abbiamo gi dato!.

NORA> Brava! Bella e pronta risposta. Eh s, perch voi uomini siete proprio

DINO> Cara! In certe situazioni si sempre in due.

LEO> E comunque se con lei ci fu simpatia, fu solo allinsegna d'una bella amicizia.

NORA> Bella? Perch non dici 'affettuosa'? Se penso a quanto ne pat Giuliana.

DINO> Nora! Noi non possiamo intrometterci, lo sai. I rapporti tra Leo e Giuliana

LEO> Lascia che dica. Per, Nora, non dimenticare che a quel tempo io e mia moglie eravamo gi separati, giudiziosamente separati da un bel po danni.

NORA> E tali siete rimasti. Separati che da un'eternit non si rivolgono la parola!

DINO> Nora, ti prego! Loro restano tutte due nostri carissimi amici. Non sempre i caratteri riescono a conciliarsi. Giuliana, lo sappiamo, persona concreta, decisa, mentre lui. Be, inutile parlare di te, no? Come ti definivi? Ah s: io sono linterprete della leggerezza. Scusa. Io direi piuttosto dellevanescenza.

LEO> Tutto svanisce. E allora: afferra lattimo. La vita cos fuggitiva.

NORA> (scuote il capo poi a Dino) Caro ricorda che non hai tanto tempo per

DINO> Vado, vado. Consenti per, Leo, una domanda. Ma davvero rifiuterai anche questultima opportunit? Pensaci! Se non un segno del destino insomma nel giorno delle dimissioni ti si presenta, inaspettata, loccasione della vita!

LEO> Ma no! E lazienda che in crisi! E che fa? Ristruttura, riduce, ridimensiona! E reinventa pure le strategie. Che passano attraverso quelle inutili selezioni.

DINO> Che per tu hai vinto. Perch, di quel che vuoi ma quegli esami tu li hai superati. Riflettici! Cosa ti costa? E cos, tanto per sapere, a quale maggior grado aziendale saresti stato promosso?

LEO> Ma che ne so.... Il ruolo, dicono, quello di ambasciatore, un giramondo che partecipa a convegni, manifestazioni turistico-culturali. Insomma, tentano, inutilmente, di rilanciare limmagine della gloriosa! ___________________________________________________________________________________________________________United Touring System.

DINO> Ma qui c unopportunit unica per chi - ricordi? - ama percorrere il mondo!

NORA> Ha ragione! Vorresti rinunciare a una proposta cos su misura per te?

LEO> Be una certa tentazione non posso negare di averla avuta. Solo che lambasciatore deve avere una compagna, moglie o cosaltro sia. E io

NORA> Gi, tu in questo momento non hai nessuna su cui puntare.

DINO> Ma figurati se lui non ha uno straccio di. che non ha ambizione, lui quella non lha mai avuta. A lui (il libro), interessano le poesie di Garcia Lorca!

LEO> (canzonatorio)Vero. E con questo?

DINO> Ma s, fa' quel che vuoi. Per, sapessi la rabbia. (Nora indica lora) S, vado, Nora, vado! Vedi, Leo, per una volta almeno mi piacerebbe vederti nel mondo delle persone normali, di quanti si battono per i propri obiettivi s, anche per la deprecata carriera. Basta, ci rinuncio. Nora, pensaci tu. Chiss che non ti riesca di convincerlo questo tanghero. Occasioni cos! Va be, vado di l. (a Leo) E tu, Leo, quando capirai che nella vita. Mah! (esce)

Scena II(Leo Nora alla fine Giuliana)

LEO> Perch s'arrabbia? (pausa) Comunque, se avete ospiti meglio che io

NORA> Ma no. Quello che lo attende un impegno - non so di che genere - con un dottore di Roma che oggi si trova di passaggio in citt. Piuttosto, che ore sono?

LEO> Le tre e un quarto. Perch?

NORA> Senti, non possiamo rinviare a stasera una pi tranquilla riflessione su

LEO> Non vedo proprio cosa ci sia da riflettere. Lofferta non minteressa.

NORA> Ma non capisci che ha ragione Dino?! (pausa) Solo che ora anch'io. Vedi, ero sicura che tu oggi fossi a Milano. Per cui per una volta, di sabato.

LEO>Hai invitato Giuliana? Ecco una ragione decisiva per togliere lincomodo.

NORA> Non fare lo sciocco. Punto primo: lei non lo merita. E poi non ancora qui. Su, fammi capire. Ti preoccupa solo la questione di questa compagna.

LEO> Nora, qui non si tratta di trovare una signora... cos, una tra tante, ma di una donna che, oltre a certi requisiti, sia anche in vera sintonia con me.

NORA> E cos ti arrendi? Tu che mi stai sempre a dire: Ricordati, Nora, di vivere! Vivere le mille cose belle della vita!. E tu ora vorresti non vivere il tuo destino.

LEO> (sorride) Destino? Ma il tempo, Nora, che manca. Perch in soli 7 giorni

NORA> Sono sufficienti. Basta volere. Stavo giusto pensando che avrei un paio di amiche (estrae unagenda) quei requisiti loro li avrebbero, solo che

LEO> Che?

NORA> Che tu non sei libero. C lo scoglio di Giuliana.

LEO> Giuliana?!... Che centra adesso lei?

NORA> Siete separati. Solo separati, ricorda. E le mie amiche invece (anulare)

LEO> Ma mica mi voglio sposare. Io ho solo bisogno, sbito, di una signora che 'appaia'come moglie.

NORA> Certo. Poni per che ti faccia incontrare. No, no, resta sempre Giuliana!

LEO> Lascia perdere quella.... Tu sai che noi due siamo felici, molto felici, solo se stiamo lontani. Credimi, Nora, una ben motivata rinuncia scritta e tutto finisce. Ora davvero ciao, vado, prima che arrivi.

NORA> Eppure lei s, lei ti potrebbe aiutare!

LEO> Giuliana? Scusa ma, pur dimenticando i mille dissapori, non vedo come

NORA> Rifletti. Lei in contatto con tante persone. Figurati se non ha tra le clienti quella che farebbe al caso tuo. Lei ti conosce, punterebbe alla persona giusta. In pi, come commercialista. Sai, in una vicenda delicata, tu sempre cos distratto, poter contare su una persona che sappia metter gi postille e clausole

LEO> Gi, non ci avevo pensato. Ma no! Basta che ci si incontri e subito noi

NORA> Il rapporto sar solo professionale. Lei valuter il caso come quello d'un qualsiasi altro cliente. Vedrai, ti trover la compagna ideale, magari (ride) perch no? lanima gemella. (pausa, poi in tonoserio) E questo permetter anche a lei

LEO> A lei cosa?

NORA> Be, forse non toccherebbe a me dirlo, e poi non so neanche. Ascolta: poniamo - solo unipotesi - poniamo che lei abbia un altro, una cosa seria e

LEO> Vuoi dire che Giuliana ?

NORA> Insomma, pure lei, povera figliola, avr diritto di rifarsi una vita. Sta passando un periodo poco felice. Pensa addirittura... al ritiro dalla professione.

LEO> Giuliana si ritira?! (campanello)

NORA> lei. Io non ho detto nulla. Lei, vedrai, ti star vicino. Oh, Giuliana, vieni.

Scena III(Giuliana Leo Nora)

GIULIANA> (spumeggiante) Chi star vicino a chi?(pausa. Poi, spiacevolmente sorpresa)Leonardino! Che sorpresa! Dopo tanto tempo ritrovo il mio signore!

LEO> Ciao, Giuliana.

GIULIANA> (lo osserva, lo scruta, poi sarcastica) Incontrarsi e dirsi. Oddio! Ma scusa, Nora, il gentiluomo non doveva essere?

LEO> A Milano, s. Ma c stato un problema e, come dicevo a Nora

NORA> La quale Nora adesso deve andare. Aspettiamo ospiti e Dino ha bisogno...

GIULIANA> Un attimo! Che questa novit? Non avevamo concordato che oggi

NORA> Ho cercato di avvertirti ma nel frattempo arrivato Leo e

GIULIANA> Un impegno improvviso? Bene. Devo giusto fare delle commissioni...

LEO> Ma no, rimani. Io ecco, s, io avrei bisogno... Nora, possiamo rimanere?

NORA> Ma certo. Accomodatevi nello studio se preferite.

GIULIANA> No no, non il caso, io vado. Davvero ho degli impegni da sbrigare.

LEO> Allora ti accompagno. Ho qui fuori la macchina

GIULIANA> Tu non mi rivolgere la parola! Se devi uscire, te nesci da solo. Chiaro?

NORA> Giuliana! Questa guerra continua. Leo ti deve solo parlare. una cosa importante, di su, eh?, vi lascio soli. (esce. Tra i due imbarazzo, poi lei)

GIULIANA> Davvero mi devi parlare? Bene. Allora, dimmi.

LEO> Ecco diciamo che tutto ha origine dalle dimissioni. Non le hanno accettate.

GIULIANA> Perch? Let per la pensione ce lhai, i 40 anni di lavoro anche...

LEO> No, no, nessuno contesta il mio diritto. che mi hanno fatto una proposta.

GIULIANA> Una proposta a te? Di carriera? (ride)Alla tua et? Non mi dire!

LEO> S, pu sembrare strano. E io non ho fatto proprio nulla anzi. Ma insistono. Ne ho parlato con Dino e Nora e pure loro premono,mentre io

GIULIANA> Tu? Tu ti defili, come da vecchia abitudine. Sei fatto cos. E tuttavia complimenti per questo riconoscimento che premia gi, cosa premia? Non certo lattaccamento al lavoro. Per 40 anni 9-13 16-19. Mai un minuto in pi. Vuoi un consiglio? Un bel saluto, un sorriso e te ne vai. Con buona pace di quanti continuano a pensare che tu possa essere quello che non sei.

LEO> Lo so, tu sei lultima a cui dovrei rivolgermi. Ma sei una commercialista, no?

GIULIANA> Veramente, ancora per poco. Ho altri progetti per il mio futuro.

LEO> Vuoi dire che scusa, non sono cose non volevo essere indiscreto.

GIULIANA> Che centra la discrezione? Passano gli anni, cambiano i punti di vista. la vita, no? E non certo a te poi che devo spiegare...

LEO> Tu tu rinunci!... Proprio ora che volevo chiederti un aiuto professionale.

GIULIANA> Vuoi dire come cliente? Sarebbe ben buffo. (pausa) Intendiamoci: se il caso dovesse rientrare nella mia competenza, non vedo perch no.

LEO> Accetti? Bene, molto bene. Grazie, Giuliana, qualche volta sei anche cara.

GIULIANA> Cara? Eh eh, tu sai che certe parole tra noi. E poi non ho detto che accetto. Dovrei esaminare la questione. Va be, dimmi: com la situazione?

LEO> Ecco immagina ipotizziamo che io s, che io mi debba sposare.

GIULIANA> Tu... ti vuoi sposare?

LEO> No, non ho detto che 'voglio', ma che mi 'debbo' sposare o, almeno

GIULIANA> Oh, mica hai combinato qualche pasticcio?

LEO> Ma no! solo che per quellincarico ci vuole una coppia, quindi anche una signora. uniniziativa che mira a raccogliere dati con interviste, quiz tutto per capire cosa davvero le persone si attendono da un viaggio, da una vacanza.

GIULIANA> (con ironia) Tu mi diventi psicologo? Linterprete dei desideri che si celano nellintimo dei tuoi clienti? Scusa, ma sei alla violazione della privacy.

LEO> Cerca di capire. Il desiderio di vacanza spesso svela altri bisogni, esige incontri, riscopre il valore dei colloqui. Pensa, per dire, a una famiglia che si ritrovi in quellunione sempre pi rara dello stare insieme: padri, madri, figli

GIULIANA> (angustiata) Famiglia? Quella che noi non siamo stati capaci. No, Leo, non mi parlare di padri, di madri; soprattutto non mi parlare... di figli.

LEO> Scusa, Giuli, scusa! Dimenticavo le tue le 'nostre' spine. (mano sulla spalla)

GIULIANA> No, non mi toccare! E soprattutto nessuna scusa, non lo sopporto. che certe parole risvegliano dolori, rimpianti, cose del passato che

LEO> Sono mortificato. Leterno cretino che insegue le sue stupide parole.

GIULIANA> Su, cambiamo discorso. (pausa) Torniamo a questa moglie.

LEO> Compagna di: compagna. Mia moglie sei tu, no?

GIULIANA> (ride) Ma non essere sciocco. Un contratto un contratto. Lo si rompe se unesigenza superiore lo impone. Qui c un affare, no? Che senso vuoi che abbia salvare quel poco poi

LEO> Quel tanto!

GIULIANA> Ma s, quel che ci fu. (ride) Ohi, mica t'eri messo in testa che potessi essere io ad assecondarti nellavventura? Leo, stiamo allaffare. Per cui su, parlami di lei.

LEO> Ma non esiste una lei. E non possibile farla esistere in cos pochi giorni.

GIULIANA> Per capire. (estrae lagenda) Qual il termine ultimo?

LEO> (si siede) Sabato prossimo, entro le 13, dovr sciogliere la riserva.

GIULIANA> Sabato? Cos poco. Eh, s, nessuno, in 7 giorni. Scusa, solo per completare il quadro: che ti verrebbe da una missione tanto strampalata?

LEO> Un milione di sterline per un biennio.

GIULIANA> Un milione?! Vuoi dire che per questa faccenda ti offrono

LEO> Pi di quanto ho guadagnato in tutta la mia vita.

GIULIANA> Caspita, che cifra!

LEO> (si alza, al pubblico) E comunque un tentativo, almeno uno, io lo devo fare. Lho promesso. Senti, tu mi conosci. E se per qualche giorno mi stessi accanto be, son sicuro che sapresti davvero aiutarmi. A te basterebbe osservare

GIULIANA> Osservare? Cosa? Dovrei essere io a individuare? Ma chi, in nome del cielo, chi? Fin che si tratta di consigli, sta bene, anche perch occorre essere molto cauti, eh, con certi contratti. Ma scegliere no, no, io non voglio avere...

LEO> E allora (rassegnato si risiede) non mi resta che rinunciare.

GIULIANA> (pensierosa) Un momento, calma. I soldi son soldi! Su, allora: quali dovrebbero essere le sue caratteristiche?

LEO> Be, immagino (la fissa) una certa classe, viso gradevole, capacit di discorso.

GIULIANA> (riflette) No, sette giorni son pochi, troppo pochi.

LEO> Ne basteranno quattro se ci organizziamo. Ci diamo un metodo, come dici sempre tu, poi selezioniamo, confrontiamo. Che dici? Si pu fare, no? Poi al quinto giorno noi due a tirar le fila in qualche luogo tranquillo

GIULIANA> (ironica) Noi due? Magari in Costa Azzurra? A esaminare cosa, chi?!

LEO> La Costa Azzurra! S! L troveremo la compagna giusta. Su una di quelle Promenade, in qualche foyer di teatro, nei casin! L c eleganza, c classe!

GIULIANA> Tu sei completamente matto. Sono abituata alle tue stravaganze ma, per carit, lascia cadere questa stupida proposta.(squilla il campanello)

LEO> Allora, Giuliana, accetti o no?

GIULIANA> Ascolta, quanto mi hai detto non mi convince. E men che mai mi convince Nora, che temo abbia parte non secondaria nell'imbroglio. (squillo)Vado a parlarle. Tu intanto, su, va' ad aprire. (esce)

LEO> (per un attimo linsegue) Giuliana, Giuliana, non mi hai risposto!(nuovo squillo) (esita)Ah gi, qui non c nessuno. S, arrivo, (altro squillo) arrivo! (va ad aprire a Leila che losserva muta sulluscio e poi entra dimpeto)

Scena IV(Tutti)

LEO> (stupito ma gentile insegue Leila) Lei? Dica... dica, signora, se posso

LEILA> (brusca) Scusi ma ben casa Fraschi Giordana questa?

LEO> Certo, s, mi perdoni, ero soprappensiero. Lei una delle persone attese qui, vero? Ma (occhieggia verso la porta) sola?

LEILA> No, no, il dottore arriva subito. andato a cercar posteggio. Io per un po ho atteso qui sotto, ma quando ha cominciato a piovere forte io. Posso? (toglie il soprabito, osserva la stanza, gli arredi, saffaccia alla finestra, sempre severa)

LEO> Prego, se vuol dare a me ma lei intanto si sieda. (lei vaga per la stanza)

LEILA> Bellalloggio. Complimenti! Elegante, ben arredato. E che vista!

LEO> Gi. una casa fortunata questa. E non solo per il panorama. Ma sieda intanto, che io vado a chiamare

LEILA> (acre) Casa fortunata, dice! Eh s, c chi nasce fortunato.

LEO> Come?... (esita) Be, la vita, no? fatta cos. Ognuno ha il suo destino.

LEILA> Certo. Che concede alluno una vita bella e spensierata e allaltro - pi spesso allaltra - il contrappasso di una profonda infelicit.

LEO> Contrappasso?! Uhei, qui andiamo sul difficile. Volevo solo dire che io accetto sempre quel che il cielo mi porta. Certo, se posso, evito difficolt ed affanni.

LEILA> E magari anche le responsabilit.

LEO> S, pure quelle. Non mi piacciono le preoccupazioni. La vita cos breve no?

LEILA> Me laspettavo. La sua risposta, intendo. Eh, facile per certi uomini la dimenticanza.

LEO> La ... cosa? Be, non saprei. Ma ora meglio che vada di l a chiam

LEILA> No, no. Rimanga, invece. con lei che intendo parlare.

LEO> (sconcertato) Con me?

LEILA> S, con lei. Ed meglio, mi creda, essere soli.

LEO> Signora, temo ci sia un equivoco. Questa, le ricordo, casa Fraschi Gior

LEILA> Giordana, me lha detto! Ora, per, taccia. Desidero osservarla. Cos come appare al primo sguardo. (pausa) Sapesse quel che si intuisce anche solo al primo apparir dun viso,o nel notare il modo di muoversi, latteggiarsi...

LEO> Prego!... Preferisce il profilo? Non che la cosa migliori, gli anni purtroppo...

LEILA> Non parli! Ascolti invece. Ho delle cose da dirle. Da tanti anni. Ad essere precisi da 40. Esatti esatti gli anni della mia et. Capisce ora?

LEO> Mmm, no! E di solito diffido delle belle signore che dicono - cos, dambl - la loro et. Donne di tal fatta, ne converr, sono capaci di tutto.

LEILA> Che vuol essere? Una battuta di spirito? (ha in mano la cartolina di Milano)

LEO> No, Oscar Wilde. Che ben conosceva lanimo femminile. 'Mai sottovalutare il sorriso di una donna, e men che meno la sua ironia'. Mi creda, sono lusingato da tanta attenzione. Da anni non capitava che una cos gentile signora mostrasse tale interesse per la mia persona.

LEILA> Perfetto! Mancava solo lintonazione della voce: suadente, dolce. Certo lei doveva essere irresistibile negli anni della lontana giovent.

LEO> (scherza)Lontana? Perch? La giovinezza uno stato danimo, no?

LEILA> Gi, come immaginavo. Lei, s, forse pi bolso di quanto maspettassi. E lo sguardo, si rassegni, non pi cos fascinoso. S, il tempo passa inesorabile!

LEO> Stupendo! Eh s, perch ci che dice vero! Sono magari non proprio 'bolso' ma vecchiotto s. (pi serio) Le sue parole un po feriscono e tuttavia colgono nel segno. Eh, la vita! Se ne fugge tra le speranze della giovent e le delusioni dellet matura, per incappare poi in parole poco garbate. (campanello) (Dino) Vado io, Dino. Tu intanto intrattieni lospite. (va ad aprire)

DINO> (Leila interdetta) Buongiorno, signora, si accomodi. Vedo che il caro Leo ha gi fatto gli onori di casa. Prego, si sieda. Piuttosto il dottor De Magistris?

LEO> Sta arrivando, ben bagnato. Venga, dottore. Il professore qui che l'attende.

UMBERTO> Grazie, molto gentile, buond. Professore, mi permetta di togliermi

LEILA> Ah, ma. Ma allora lei il professore e io che ho creduto

DINO> Non mi dica che m'ha scambiato per quellimpostore! Che peraltro un caro amico: Leonardo Leonardi. Permetta, allora, che mi presenti. Io sono Riccardo Fraschi Giordana. Felice di incontrare gli amici del presidente Ubaldeschi.

UMBERTO> Grazie, finalmente arrivati. Che viaggio interminabile, e che traffico!

LEILA> (trattenendo il riso)Oh, mamma! (a Leo) Lei dunque non

LEO> No. Io sono Leo, Leo per tutti, per gli amici di lunga data come per chi, come lei, mi si fa incontro (celiando) un po... cos. E tuttavia mi devo scusare. Con Dino, visto che ho ricevuto io, impropriamente, questa leggiadra creatura.

LEILA> (ridendo) Non dica cos, sono talmente mortificata (posa la cartolina)

UMBERTO> Ma che succede, cara? Che questa allegria un po fuori luogo?

LEO> Nulla, nulla. La signora ed io, poco fa, abbiamo scambiato, come dire?!... ironiche facezie?

LEILA> Be, facezie non direi. Umberto: ho combinato un altro dei miei guai.

UMBERTO> Leila, non mi dirai che ancora una volta tu

LEO> Leila?! Che bel nome! E quanto le si addice. No, dottore, si rassicuri, non proprio successo nulla. Che vuole, per un attimo la sua signora mi ha scamb...

DINO> Sorella! La signora, Leo, la sorella del dottore.

LEO> Mi scusi, non sapevo. solo capitato che sua sorella mi abbia scambiato per il professore.

UMBERTO> Un equivoco, allora. Che si aggiunge al trambusto di una visita mal annunciata. (Leo e Leila parlottano divertiti)

DINO> Non lo dica nemmeno. Il collega Ubaldeschi mi aveva ben avvertito per cui...

UMBERTO> S, ma io avrei dovuto comunque confermare. (severo) Leila, ti prego!(Leila si scosta da Leo) Purtroppo io sono di corsa, devo proseguire per Lugano dove in serata si terr lanteprima del convegno che mi (Nora e Giuliana)

DINO> Brave, brave, venite. Posso presentarvi i nostri ospiti? Il dottor De Magistris e sua sorella mi scusi, non ricordo(Leila ha ripreso a parlare con Leo)

UMBERTO> Leila. Leila Corvara De Magistris. (burbero) Leila, siamo ospiti!

LEILA> (risponde distratta) Ah, s, scusate. Piacere, fortunata, signora.

NORA> Io sono Nora, la moglie del professore. E questa unamica, la dottoressa

GIULIANA> (amichevole) Giuliana!... Semplicemente Giuliana. Piacere.

DINO> Bene. Ora per (allude a Leo) dato che il dottore un po di fretta e che

LEO> Capto. Tolgo subito il disturbo. Ho tra laltro un impegno da sbrigare. Ah, Giuliana, non che mi accompagni? Sai, per quella cosa... (mette il soprabito)

GIULIANA> Leo, no, devo ancora parlare con Nora!

LEO> Per, tu sei daccordo con s, insomma, con quella mia proposta.

GIULIANA> Nessuna decisione ancora. Tu va', su. Nora, io ti aspetto di l. (esce)

LEO> Bene. Dottore, felice daverla conosciuta. E anche lei, signora bella.

LEILA> (apprensiva) Vuol dire che non la vedr pi! No, no. Io devo assolutamente scusarmi con lei. La prego, torni, io laspetto. Lei consente, vero, signora?

NORA> Ma certo. (Leo esce) Adesso per lei si siede e parla con mio marito.

UMBERTO> Bene, allora noi siamo pronti, professore. Vero, Leila? Leila!

LEILA> (ora pensierosa e lontana) Cosa? Ah s, certo, anchio sono pronta.

NORA> Signora, la vedo turbata. Non si sente bene? Vuol venire con noi di l?

UMBERTO> Ma no, solo un po stanca. Il viaggio stato faticoso. Comunque, la sua presenza indispensabile al colloquio con il professore.

NORA> (preoccupata, a Leila) Sicura? Comunque io sono in salotto e nel caso

UMBERTO> Non si preoccupi. Leila avr modo di ben riposare i prossimi giorni. Perch rester in vacanza proprio qui nella vostra bella citt.

NORA> Daccordo, allora. Intanto gradite un caff, preferite un amaro o...

UMBERTO> Ma s, un goccio di amaro, grazie. Tu? (Leila assorta)Leila?!

LEILA> Ah s, anche per me va bene.

UMBERTO> Leila? Ma sei in trance? Su, vieni pi vicina.

DINO> Allora un amaro anche per me, cara Non appena puoi, affacciati, eh? Grazie.(Nora esce)Allora, che ne dite se entriamo subito in tema?

UMBERTO> Certo. Dunque, professore. Noi, voglio dire io e mia sorella, abbiamo chiesto la cortesia di un colloquio per una ragione diciamo parecchio delicata.

DINO> Prego, dite, dite pure.

UMBERTO> Deve sapere che noi. Ecco, vede, noi non siamo veri fratelli, anche se tali ci sentiamo per laffetto che da sempre ci lega. I nostri genitori si sposarono in seconde nozze. Noi figli unici, dellavv. De Magistris, io, mentre mia sorella era figlia della signora che, anche per me, divent ben presto mamma Sara.

LEILA> Umberto, diciamo, per giusta chiarezza, che io son la figlia di una ragazza madre. Strana questespressione, vero? Oggi non usa quasi pi. E comunque di mia madre, morta da poco, porto fiera il cognome. Io sono Leila Corvara.

UMBERTO> Corvara De Magistris! Perch della mia famiglia lei fa parte da sempre.

DINO> Capisco. Ed di Roma anche lei?

UMBERTO> Nata a Roma, s, ma per parte di mamma di origini siciliane.

LEILA> Donna grande, lei. Che volle lottare contro i pregiudizi, mettermi al mondo. Io ero bambina quando incontr suo padre, da poco vedovo, e

DINO> Scusate, scusate un attimo.... Io non nascondo linteresse per questo vostro racconto cos privato, ma poich i minuti incalzano. Insomma, perch vi siete rivolti a me? Io sono un semplice docente universitario

UMBERTO> Aspetti, professore. Leila, ti prego, vieni al punto.

LEILA> S, certo. (si alza, poi al pubblico) A Roma son cresciuta, mi son sposata, ho avuto i miei due ragazzi. Sempre serena. (pausa) Fino a un mese fa quando, nel metter ordine in un vecchio armadio della mamma, ho trovato

UMBERTO> Perch ti fermi, ora? Su, parla di quel biglietto. Sul quale figura

LEILA> (sorridendo) Il suo nome, professore. S, un biglietto da visita con su stampati nome e cognome suoi. E sul cui retro ci sono parole...

DINO> Parole scritte da me?

UMBERTO> Questo non lo sappiamo. Sta per il fatto che da un mese mia sorella inquieta. Vorrebbe (Leila tocca sul braccio Umberto zittendolo)

DINO> Prego, dite, continuate pure.

LEILA> (sorridente) Scusi, professore, lei non mai stato a Tindari?

DINO> Tindari? In Sicilia? No. Non ho mai avuto occasione di visitare quella localit, mi pare s, a picco sul mare.

LEILA> il paese della mamma. A cui quel biglietto era rivolto. Lho qui con me. Chiss che lei non ricordi.(lo estrae dalla borsetta) Eccolo, lo riconosce?

DINO> Certo che s, non fosse che per la singolarit di quel bel colore azzurro. Ma guarda! Uno dei biglietti che furono stampati tanti anni fa, in occasione della mia laurea. Ma, mi dica, come successo che giungesse fino a lei?

LEILA> Glielho detto. Le parole erano dirette alla mamma. Legga, prego. Sul retro.

DINO> Giusto, il retro. Allora, qui c una data: agosto 197... Cos? Un due? Un tre? Scrittura poco chiara.... Comunque leggiamo: Tu, amor miosiciliano, tu buffo... fior di carciofo? sarai nei pensieri miei e nel cuore mio per sempre. Dino. Be pare, s parrebbe un biglietto damore. Firmato... Dino?! Oh, mica penserete che sia stato io a....(Nora e Giuliana) Vieni cara, venite, leggete queste amenit.

LEILA> (accorata) La prego, sono ricordi personali! (Nora posa i bicchierini)

UMBERTO> Non la chiamiamo certo in causa, professore, ci mancherebbe. Ma mia sorella ha trovato questa piccola testimonianza, una labile traccia che forse...

NORA> Scusate, siamo giunte in un momento. Vieni, Giuliana, meglio che noi

DINO> No, no restate, vero, dottore? Anzi, se lei volesse spiegare questo

UMBERTO> Certo. Vede, signora, mia sorella da settimane, anche se solo sulla base di un casuale e forse inutile ritrovamento, si sta arrovellando nel tentativo di dare un nome e un volto a suo padre, padre che non ha mai conosciuto e che a sua volta forse ignora di avere una figlia.

NORA> (rivolta a Leila)Posso vedere?

LEILA> Prego. E anche lei se lo desidera, dottoressa.

NORA> (sbigottita) Ma ma qui c la tua firma!

DINO> La mia! Cara, non vorrai insinuare che quel Dino sia io? Ma osserva anche solo la grafia!

NORA> Tu dici che. Aspetta, vado di l a prendere... (d il biglietto a Giuliana)

DINO> (la blocca)Nora, no! (lei rallenta poi fa per andare) Ti prego! Ho detto no.

GIULIANA> Parole toccanti. Chi non vorrebbe averle ricevute? Hanno l'incanto

NORA> (affranta) Che vuoi che sappia io di incanti? Quello che so che lui a me non avrebbe mai scritto parole cos!(pausa) Oh, scusate, non avrei dovuto

GIULIANA> S, certo, ma ora clmati. Son sicura che Dino vorr approfondire

DINO> Approfondire cosa? Giuliana, non proprio il caso. Io ho sempre avuto e continuo ad avere la certezza di ogni mio comportamento.

GIULIANA> Dino! Noi non possiamo ignorare che qui c una donna che esige una risposta. Di fronte a noi c una figlia

DINO> Figlia? Figlia mia, lei? Senti, sar pur vero che quei biglietti recano ben chiari e ben stampati nome e cognome miei. Ma, quei pezzi di carta - e lo confermer Leo - furono semplicemente il dono della mamma per la mia laurea. E li tenne lei per s, come personale, esclusiva propriet, distribuendoli poi ad amici, a parenti e a chiss ancora chi.

GIULIANA> Io constato, semplicemente constato, Dino, che c un biglietto. Tuo. Che costituisce lunica traccia per la signora Leila, vero? (pausa) Dottore, non che per caso avete una fotografia della mamma?

UMBERTO> Una foto sua? Be, non qui. E comunque si tratterebbe di immagini troppo recenti. Nessuna testimonianza invece di quel tempo lontano.

LEILA> (fa per aprire la borsa) Un attimo. Io avrei una sua foto, che la ritrae per gi con i nipoti. (pausa, richiude la borsa triste) Ma no, no, non importa pi.

GIULIANA> Ma perch? Io sono convinta invece. E su, Dino, dillo anche tu che varrebbe la pena di fare chiarezza.

DINO> No, Giuliana. Io non intendo chiarire proprio nulla. Pretendo invece da mia moglie e dai miei amici di essere creduto sulla parola. Per cui, dottor De Magistris, pur con infinito rammarico, io ora mi trovo nella condizione

UMBERTO> Ah, certo, certo, se lei si oppone. E, comunque, non era tanto sulla verifica della grafia che mi sarei orientato. Oggi ci son metodi daccertamento

DINO> Vuol dire lesame del DNA? E io, scusi eh, alla mia et, con la mia posizione, io dovrei consentire

LEILA> A nulla, professore, proprio a nulla. Lei non deve rispondere di nulla.

UMBERTO> Come?!

LEILA> (tranquilla)Umberto, penso che non si debba procedere oltre.

UMBERTO> Perch? Che ti prende, ora? Se il professore si convincesse

LEILA> Umberto. Io non son venuta qui per creare problemi.(sorride) No, proprio no. Vedi, piuttosto come se ora, ad un tratto, io avessi aperto gli occhi e visto finalmente le cose come sono. Assurdamente senza senso.

UMBERTO> Ma che dici? Per settimane quasi non hai dormito, hai mostrato uninquietudine che. (sconsolato) Leila! Scusate, mia sorella molto stanca

LEILA> Umberto, ascolta. Sono io, solo io la responsabile di questo pasticcio.

UMBERTO> Ma se ancora stamani eri decisa a dare un volto alluomo

LEILA> Quel volto anche per la mamma era una memoria sempre pi sbiadita.

UMBERTO> Ma tu dopo aver trovato quel biglietto - la tua reazione, quasi una scossa - ti sei messa su Internet, hai scoperto che quel cognome esisteva per davvero. E ora che siam qui. Perch? Che succede, Leila?!

LEILA> (si alza) Succede succede che io so che Dino, il professore, be'... lui non centra. Non mio padre. Non chiedermi perch. Lo so e basta.

UMBERTO> Oh, Leila! E se in futuro riaffiorasse quellansia?

LEILA> Quella sparita. Ora vedo il mio comportamento. Che non mi piace. Ma che diritto ho d'indagare, di sconvolgere la loro vita? Per riconoscermi figlia...di chi?

UMBERTO> Leila! Ma che fai? Siedi, per favore. (pausa) Io non ho parole, professore, ci scusi anche lei, signora. Sono mortificato per unintrusione che ora appare in tutta la sua assurdit. Su, Leila, meglio che noi due si vada ora, vieni.

GIULIANA> E che sono mai queste tristezze! (a Leila) E poi perch andarsene? Rimanga, anzi 'rimani'. Ti accompagneremo noi a visitare la citt. Vero, Nora?

NORA> Ma certo. (con fredda determinazione rivolta a Dino) E non deve restare sola nemmeno stasera. Che dici, caro? La invitiamo a cena?

DINO> Ma, veramente... (osserva smarrito Nora)

LEILA> Ne sarei felice, professore. Mi far perdonare, vedr.

NORA> Brava! E allora, dottor De Magistris, sua sorella sar nostra ospite.

UMBERTO> Grazie, sono imbarazzato, la vostra gentilezza davvero non ho parole. Leila, Leila! Professore, mia sorella purtroppo

LEILA> Fatta cos! E son sbito in sintonia quando avverto la sincerit di un invito. Che se giunge pure dallaustero 'prof.'...vero che mi vuole accanto stasera?

DINO> (ride) Ma certo. Anche perch diversamente non so come le mie signore la prenderebbero. Su, su, fatemi rivedere quel biglietto, chiss che. (lo esamina) No, no, cara, io non avrei mai potuto scrivere queste parole.

NORA> (con sarcasmo) Perch no? Il cuore - come dice un vecchio adagio - (campanello)(mentre va ad aprire)ha ragioni che la ragione non conosce.

UMBERTO> Scusate ma ora davvero devo scappare. Grazie, grazie a voi tutti per la pazienza, la comprensione e buongiorno. (stringe la mano a Dino, va alla porta mentre entra Leo seguito da Nora)Oh, prego... passi lei, dottor

LEO> Leo! Sempre e solo Leo. Vedo che lei gi di partenza. Tutto risolto, allora?

DINO> Risolto no, ma ora siamo tutti pi sereni, vero, Nora? (si rimette col giornale)

NORA> Dici? (Giuliana le torna il biglietto che lei ostenta e ripone nel cestino)

UMBERTO> Be, di nuovo. Leila, pensa tu ad avvisare casa. Arrivederci. (esce)

LEILA> Ciao. Ci sentiamo stasera. (rientra e subito raggiunge Leo) Signor Leo, non scappi, io le devo parlare.

Scena V(Leo Giuliana Nora Leila Dino)

LEO> Oh, spero non sia per lequivoco di prima. Avevo tante nuvole in testa...

GIULIANA> Nuvole? Non mi dire che previsto maltempo in Costa Azzurra.

LEO> (lietamente sorpreso) Ah perch tu. Oh, grazie, Julienne. No, no, niente maltempo, anzi. Cielo azzurro, mare blu e tanto tanto sole!

NORA> Caro, vieni in cucina. E su, vieni! (escono Nora e Dino lascia il giornale)

LEILA> Signora Giuliana, non so come ringraziarla.

GIULIANA> Di che? E poi, noi ci diamo del 'tu'. Ho seguito con emozione, sai? il tuo racconto e. (pausa)Oh, che bella! Permetti? Davvero una bella spilla!

LEILA> Ti piace? Raffigura un fiore selvatico. La mamma lo chiamava un nome strano, tipo cic-cich... (Leo d uno sguardo alla spilla in mano a Giuliana)

LEO> Bella. Posso? (la prende, fa per esaminarla ma) Ahi, punge, uhei!

LEILA> Oh, mi rincresce, con lei combino solo guai. Guardi come sanguina...

GIULIANA> Ma no, solo un graffio. Su, da' qua.(prende la spilla e la posa sul tavolo) Aspetta, prendo un fazzoletto. Ecco, tieni, Leo, stringi. Stringi forte!

LEILA> Le fa male? Mi faccia vedere, signor Leo.

GIULIANA> (riprendendo la spilla la esamina con intensit) Signore? Lui? Da che ho memoria mai che qualcuno labbia chiamato signore.

LEO> Non ci faccia caso. ancora sconvolta per aver dovuto dividere con me non pochi anni della sua vita. E ancora non se l perdonato, signora Leila, vero?(pausa, assorto)Leila: un nome come dire s, uneco lontana

LEILA> (gi sul fondo col cellulare) Letteraria, forse. Perch c un romanzo

LEO> Vero. Leila, s! Leila di Fogazzaro. Non era solo il titolo ma anche il nome della protagonista. Mah. Basta, vero, Julienne? (restituisce il fazzoletto)

GIULIANA> S, va bene. (torna ad osservare la spilla)Lo sai, Leo, che a me questa spilla ricorda gi gi, (in crescendo) ricorda (si blocca)

LEO> Mi verrebbe da dire 'Fior darticich'. (d'ora in poi lui sempre in leggerezza)

GIULIANA> (ora turbata, si mette a osservare il fazzoletto)Come hai detto?

LEO> Articich fiore di carciofo. Ma che hai?

GIULIANA> Nulla, nulla un pensiero (d la spilla a Leila che tornata)

LEILA> Nessuno in casa. E cos andate in vacanza. (Giuliana intenta col fazzoletto)

LEO> Vacanza? No, no, saranno giorni di gravi decisioni. Vero, Julienne?

GIULIANA> (incupita, nasconde il fazzoletto) S, certo. Ma un po di svago non guasterebbe, anzi. Stavo giusto pensando perch non viene pure lei con noi?

LEO> Lei? Lei... chi?!

GIULIANA> Leila.

LEILA> Io? Ah, certo, mi piacerebbe. Ma no, non proprio il caso che voi

LEO> Ottima idea, invece. Lei, anzi 'tu' - permetti? - tu ci servirai da cuscinetto.

LEILA> Cosa?

GIULIANA> Cuscinetto, s. Tra noi c tensione e la tua presenza potrebbe attutire...

LEILA> Davvero? Oh, guardate che accetto. Che bello! Prometto: non disturber. Solo, sono un po spiazzata. In valigia non ho nulla di adatto per il mare.

GIULIANA> Non ti preoccupare, passiamo da casa mia. Dovrei avere... (si blocca) Un attimo, lascia che ti sistemi questi capelli selvaggi e questa ciocca

LEILA> (reagendo ad un movimento apparentemente maldestro di Giuliana)Ahi!

GIULIANA> Oh, scusa. Mica ti ho fatto male? Non avevo visto il fermaglio.

LEO> Che succede? (Giuliana, pulendo il fermaglio, nasconde un capello)

LEILA> Nulla, colpa mia che continuo ad usare questi aggeggi. (a Giuliana) Grazie.

DINO> (entra per riavere il giornale) Signori cari, scusate. Oh, di l gi cominciato il processo! Con tanto di interrogatori, sospetti e bronci. Inevitabile.

LEILA> Professore, non mi dica che per colpa mia che lei (prende il soprabito)

DINO> Ma no. E Nora, mia moglie che fatta cos. Ma non si preoccupi, le passer. Piuttosto, vedo che sta uscendo.

LEILA> Ho accolto linvito dei suoi amici. E cos trascorrer qualche giorno al mare.

GIULIANA> E siccome ha bisogno di qualche vestitino un po pi. E poi chiss che a Nizza non mi possa anche aiutare con qualche consiglio per Leo.

DINO> Ah, perch lui. Ah, brava, Giuliana! E s, ci volevi proprio tu! E cos lamico alla fine si arrende.

LEO> (celiando) Ho fatto il tragico errore di accennarle lentit della cifra in palio.

DINO> No, no! che lei sa come gira il mondo, e in pi conosce te e saquanto di buono sapresti fare. Perch, caro il mio sognatore, non si vive di sola poesia.

LEILA> Ma 'prof.', che sarebbe mai la vita senza i sogni?

GIULIANA> Questa da tener docchio. Conquista con facilit. Vieni (escono)

LEO> Be, si pu sapere cosa capita? Mi son perso una puntata?

DINO> Ah gi, tu non ceri. Una storia daltri tempi! La madre di Leila, 40 anni fa, sedotta e abbandonata! Il bel Romeo sparisce, pare senza lasciar tracce. Tracce che per rispuntano inaspettatamente circa un mese fa quando in un armadio vien ritrovato un biglietto su cui figura ben stampato - immagina? - il mio nome!

LEO> Cosa? Vuoi dire che tu tu centri in quella storia?

DINO> Altroch! Il biglietto davvero mio: dott. Riccardo Fraschi Giordana. Per fortuna mie non sono le patetiche parole scritte sul retro!

LEO> Un biglietto tuo finito a Roma?!

DINO> No, in Sicilia. La mamma di Leila era di Tindari. Il fatto accadde nellestate, mi pare, del '74. Per fortuna io a Palermo e dintorni ci son andato la prima volta solo una ventina danni fa. E comunque c la scrittura, troppo diversa, ad escludere qualsiasi mio personale coinvolgimento.

LEO> Sicuro? Sai, la scrittura muta nel tempo. La mia, non la riconoscerei a 40 anni di distanza. Senza scordare che proprio in quegli anni noi 'siamo' stati in Sicilia.

DINO> Noi due? In Sicilia negli Anni '70?! Ma che dici!

LEO> La geografia, professore! Vulcano e le Eolie appartengono alla Sicilia.

DINO> Ah, gi, quindi il mio alibi? Via, non scherziamo! Nora gi in fibrillazione, parla di perizie, di DNA. No, no tu ti stai sbagliando. Vero che ti sbagli?

LEO> Niente affatto. E aggiungo che proprio tu nel '74 - lanno in cui io mi sono sposato e ho passato qui le mie ferie, dato che Giuliana era impegnata con la sua laurea - be, nel '74 'tu' eri a Vulcano. Con quegli amici subacquei... ricordi?

DINO> S. Quindi tutto. Ma no! Ma ti pare che se io avessi avuto anche solo unavventura, me ne starei qui tranquillo, senza lombra dun ricordo, d una?

LEO> (sempre pi divertito) 'Quin sabe'? Tocca a te indagare il tuo passato.

DINO> Indagare? Con Nora che sta gi fantasticando su ogni mio possibile tradimento? No, mica sono matto.

LEO> E tuttavia quel biglietto

DINO> Pu averlo scritto chiunque. E sono sicuro che pure tu, se avessi letto quelle stupide parole, be, non le avresti riconosciute come mie.

LEO> Io so solo, per esperienza, quante scemenze si scrivono in certi momenti. Fossi in te non sarei tranquillo. Indaga, mio caro, ricostruisci la lontana estate.

DINO> Ma io sono sicuro, pi che sicuro di non avere mai

LEO> Mai? Senti, diciamo che oggi non giornata, eh? Siamo tutte due alle prese con problemi a pi incognite. Tu con il richiamo a una non impossibile paternit e E a tal proposito, davvero ti spiacerebbe sentirti chiamare pap?

DINO> Leo, per favore!

LEO> Non tinquietare, su! Pensa invece a me, ai miei nuovi orizzonti. Mi vedi, alla mia et, scalare una prestigiosa carriera? Tranquilli: Ha da passa' a nuttata.

DINO> Ma s, hai ragione . Oh, guarda, non piove pi. Su, per ora sbrigati. E lascia stare quello (il libro). Vieni, andiamo a far due passi prima di cena. (escono)

Fine del primo atto

SECONDO ATTO

Nora entra con un vaso di fiori che posa sul tavolo. Ha in mano anche una cartolina, la osserva e la posa nel cesto da cui, badando di non essere osservata, estrae il biglietto azzurro e il notes, da cui strappa lappunto. Telefono. Nasconde tutto.

Scena I (Nora Dino poi Leila)

NORA> Pronto? Ah, lei, Umberto. S, sono tornati ieri sera. Leila sta bene, la vacanza le ha proprio giovato. Ma no, che ha gi dimenticato. Vedesse come contenta delle sue giornate al mare, dellintesa con Giuliana. Amicissime! Ridono come due matte. Ah, lei gi in autostrada. Certo, certo, vado subito ad avvertirla. Bene, a pi tardi allora. (cela in tasca biglietto e appunto)

DINO> Ciao, cara. (silenzio) Scusa eh, ma 'sta telefonata cos di buon mattino?

NORA> Era il fratello di Leila. Verr a prenderla fra un paio dore. Poi via, a Roma.

DINO> Ripartono? Peccato. Pensavo che almeno lei si fermasse qualche altro giorno.

NORA> Davvero? Non avrei detto.

DINO> Nora! Che ti succede? Son giorni che non mi sembri pi tu. Muta, scostante.

NORA> E ti stupisci? Dopo quello che capitato?

DINO> Capitato cosa? Non far la bambina! Ce lhai ancora con quella storia. Avr pur il diritto di non prestarmi a curiosit assolutamente gratuite. E maspetterei che pure mia moglie

NORA> Tua moglie? Non pensi che proprio lei abbia diritto di sapere ci che successo? (persuasiva) E su! Che son pochi minuti per un banale controllo?

DINO> Ma non capisci che se io dovessi accedere a una richiesta del genere be, mi ritroverei dun tratto nel ruolo. di imputato. Per condotta, non dico immorale, ma di certo estranea al modo di essere di tutta una vita.

NORA> Ma se tua moglie, per una volta, ti chiede di sapere, in via molto riservata. Perch, qualunque sia lesito, io prometto che capirei, s, io perdonerei.

DINO> Tuperdoneresti me?! So, cara, che certi sentimenti sono poco controllabili, ma ora stai esagerando. (pausa) E va bene, vada per 'sta benedetta perizia della grafia! Ma solo per la tranquillit di questa mia casa. Incredibile cosa mi tocca

NORA> Grazie. Vedrai, tutto avverr con discrezione, nella massima segretezza.

DINO> Io voglio solo tornare a una serena vita insieme. E mi spiace che Leila parta. Questo almeno lo posso dire? una ragazza cos affettuosa, piena di allegria

NORA> Come sarebbe tua figlia, se tu (con intenzione)avessi una figlia.

DINO> Nora! Tu sai che su certi temi

NORA> Daccordo, scusa. (pausa) Piuttosto sono un po preoccupata per Giuliana.

DINO> Preoccupata? Come mai?

NORA> Mah, non so, ha unaria cos strana. Anche ieri sera

DINO> Ieri sera? A me parsa tranquilla. Anzi sorridente e viva come da tempo....

NORA> E allora dimmi: perch sette giorni fa, prima di partire per Nizza, mi ha dato una busta - sigillata - da consegnare a un laboratorio di analisi mediche? Senza spiegazioni. Questo proprio non da lei.

DINO> Analisi. Cio, tu pensi che lei insomma, che abbia problemi di salute?

NORA> Lei non parla. Mi ha per chiesto di accompagnarla oggi a ritirar gli esiti.

DINO> Ma non sar nulla, vedrai, qualche esame di routine, sai a una certa et (entra Leila)Oh Leila! Buon giorno. Allora? Riposato bene?

LEILA> Benissimo. E voi? Non me lo dite! Voi siete limmagine della serenit!

DINO> Serenit? Nora potrebbe raccontarti di nostre continue anche se ben celate tempeste.

LEILA> E io non ci crederei. Maman(labbraccia) cos dolce. (si sposta verso la finestra) Oh che incanto, guardate che bella giornata sannuncia!

NORA> Lascia stare gli incanti. Poco fa ha chiamato Umberto. Tra due ore lui

LEILA> Sar qui? (rattristata) Oh, no! Finita la vacanza, allora.

NORA> S. E devi sbrigarti. Non hai tanto tempo e devi ancora fare colazione.

LEILA> Va bene. Oh, la cartolina di Beaulieu! Bella! (la gira) Eh s, qui Leo si proprio superato. Che bella e delicata ironia. Tieni. Leggi. (la d a Dino)

DINO> Ah, no. Conosco Leo, le sue frasi strampalate sempre infarcite di citazioni poetiche. E gi, lui un umanista! Piuttosto non vedo pi il mio biglietto azzurro. E s che mi pareva di averlo visto ancora ieri sera proprio qui nel cestino: oh, quella la prova certa della colpa, sai! Allora, cosa ne dici, cara?

NORA> Nulla, proprio nulla. E poi ricorda che hai gi dato il tuo consenso, no?

LEILA> Su, non bisticciate. Quel biglietto non interessa pi a nessuno. Questa invece un piccolo e significativo ricordo della bella vacanza al mare. (ridendo) La rimetto qui, eh? E adesso via, a preparare la colazione!

NORA> No, a quella penso io, tu resta qui con il 'prof.'. Lui innamorato di te.

DINO> Nora!

NORA> Va bene, va bene, vado in cucina. Vi chiamo appena pronto. (esce)

LEILA> Nora mi ricorda la mamma. Sempre tranquilla, serena. Sei fortunato.

DINO> Fortunato? Mah, purch non mi metta il muso. Ma ora dimmi. Tutto bene la vacanza?

LEILA> Benissimo. Pochi giorni e ho riacquistato il tono e lo spirito di sempre.

DINO> Allora tutto dimenticato?

LEILA> Diciamo tornato nella normalit di una serena accettazione delle cose. Con in pi il regalo della bella accoglienza. E in quella metto pure i tuoi cari amici.

DINO> Intendi Leo e...? Strano. Quando sono insieme loro non fanno che litigare.

LEILA> Schermaglie. Che non riescono a nascondere laffetto che li lega.

DINO> Sar. Piuttosto quel problema s, la carriera di Leo lo hanno affrontato?

LEILA> Un accenno, il primo giorno. Poi pi nulla. Ci siamo goduti la vacanza.

DINO> Cera da aspettarselo. Leo, Leo! E va be. E Giuliana come ti parsa?

LEILA> In che senso?

DINO> Sta bene, vero? Nora preoccupata. Teme si sia stancata troppo e

LEILA> Stanca, lei? Ma se una roccia! Al mare ci siamo sfidate a nuoto ma per me nulla da fare. (pausa) Ma s, forse una volta mi parsa come vulnerabile. Dun tratto s fatta silenziosa, immersa in chiss quali pensieri. Leo non diceva nulla, e io ero imbarazzata. Fui l l per chiederle la ragione di quel suo ma mi bruci sul tempo, come se avesse intuito. Si mise a ridere e mi abbracci.

DINO> (Nora) Gi. Lei cos. Ispida e dolce. Esplosiva o invece delicatamente affettuosa. E devo dire che tu le sei molto, molto cara. Il guaio che tu sei un po troppo cara a tutti, sai? (a Nora) Non forse cos, mia bella signora?

NORA> (sbrigativa) S, s. Sentite, di l la colazione pronta. (suonano)Andate, su, su, andate, che alla porta ci penso io. (lei va, loro verso linterno)

Scena II(Giuliana Leo Nora. Poi arriva Leila)

NORA> (a Giuliana e Leo che segue staccato) Entrate. Avete gi fatto colazione?

GIULIANA> (entra di furia) Cosa? Ah, s. Io lho fatta. Quel 'signore' non so.

LEO> Giuliana, io 'devo' dare una risposta! Lo capisci? un impegno donore!

GIULIANA> (caustica)Onore parla donore, lui!

LEO> Non ti permetto di parlarmi cos! Gi mi hai fatto perdere una settimana. E ora che mi rivolgo a te come ultima risorsa minventi una delle tue storiche litigate!

NORA> Scusa, Leo. Tu colazione lhai fatta?

LEO> (confuso) Come? Ah, ciao, Nora!... S tutto bene? Ma come mai sei qui?

NORA> Be, veramente questa(gesto circolare col dito) casa mia.

LEO> Oh, scusa. che quella mi esaspera. Cosa mi stavi chiedendo?

NORA> Se vuoi unirti a Dino e Leila che di l stanno facendo colazione.

LEO> No, no. Ma non vedi in che stato sono? Mai, mai sono stato cos umiliato!

NORA> Umiliato? Addirittura!

LEO> (contrariato indica Giuliana) Costei

GIULIANA> (piccata salta su) Io sono Giuliana!

LEO> Daccordo. Allora: Giuliana aveva preso con me un impegno. E cosa ha fatto per 7 lunghi giorni? Mi ha menato per il naso senza mai prospettare una soluzione. Stamani mi chiamano da Milano. Oggi lultimo giorno. Lultimo! E allora io, non sapendo dove andare a sbatter la testa, mi son trovato nella mortificante situazione di

GIULIANA> Di chiedere la mia mano. Per lui mortificante! Il dispensatore di carciofi!!! (sguardo stupito di Leo)

NORA> Carciofi? Che centrano i carciofi adesso?

LEO> Ma matta, lo sai.

GIULIANA> Nora, Nora, le cose che si scoprono ancora dopo tanti anni!

LEO> Ah, ci sono ulteriori prove? A quindici anni di distanza. La senti? Lei

NORA> Basta!... Basta. Io ho assistito a decine di vostri bisticci. Ma ora state esagerando. Leila di partenza. E non credo che sia questo il modo di congedarsi da chi - ancora non mi capacito - di voi s fatta unidea del tutto sbagliata: i due angeli! Voi! Ma fatemi il piacere! (si avvia per uscire)

GIULIANA> Nora, Nora, rimani, ti prego. Hai ragione. Tu ed io ora, non dimenticare, abbiamo quellimpegno.

NORA> S, certo, il tuo impegno. Ah, per: anchio ho una commissione da sbrigare. Chiamami quand ora. (esce)

LEO> (ora pi calmo) Scusa, Giuliana, non avrei dovuto. E anche questa mia rabbia senza un motivo, poi. Come se la mia vita dipendesse da

GIULIANA> (salta su) Calma ora, eh! Qui sono in gioco... milioni!

LEO> Sst! Non alzare la voce. Piuttosto, dove ti deve accompagnare Nora?

GIULIANA> Non sono cose che ti riguardano. (pausa) O forse s.

LEO> Come 'forse s'?! Se mi riguardano. Allora avanti, parla.

GIULIANA> Ho detto che 'forse' ti riguardano.

LEO> Mah! Comunque, ammetterai che impossibile continuare cos. Non appena io. Insomma, che ho mai fatto? Solo una proposta ragionevole.

GIULIANA> Ragionevole? Ma ti sei mai chiesto quale senso c a tornare insieme tu ed io? Noi non siamo cambiati. Io tornerei ad essere la moglie insopportabile che sai. E tu il farfallone che non ho mai accettato. (pausa)Anche se ora c

LEO> C che cosa?

GIULIANA> Niente, pensieri. (pausa) Perch, vedi, questo tuo incontro con Leila...

LEO> Oh, mica crederai che abbia fatto il cretino con lei?! Lei, cos giovane e cara... E devo dire che fossi Dino be non esiterei un attimo a sottopormi ai controlli.

GIULIANA> S, ma il fatto che Dino Dino.

LEO> Ah, gi, lui campione dintegrit. La vita, Giuliana, mi ha insegnato a non mettere mai la mano sul fuoco per nessuno. E anche se Dino un amico

GIULIANA> Fossi Dino, hai detto. Chiaro che ti ritieni fuori gioco. Mah. Comunque apprezzo la tua disponibilit a essere indagato. Non so perch mi tranquillizza.

NORA> (entrando sbrigativa)Allora, Giuliana, sei pronta? (Leo si siede)

LEO> Non solo pronta lei, ma sono pronto pure io. Che ho deciso di ritirarmi.

NORA> Come? Davvero lui si ritira?

GIULIANA> Ma no. il solito gigione che fa la vittima.

NORA> Sapete che ieri sera pensavo che vi foste riconciliati? A vedervi, seduti luno accanto allaltra, gli sguardi teneri, mi dicevo: ah, la magia della Costa Azzurra!

GIULIANA> Magia forse no. Diciamo che, per una volta, sono stati giorni sereni?

LEO> (le cinge protettivo le spalle) Sereni e belli. Gite sulla costa, puntate in Provenza, passeggiate in riva al mare. Noi tre, sempre insieme.

NORA> Vuoi dire sempre con Leila? Insomma, voi due da soli mai?

LEO> Soli? Ma s, una volta forse, una sera, sul tardi. Non so, che dici, Julienne?

GIULIANA> Stupido! (a Nora) S, cara, abbiamo avuto un momento di debolezza.

NORA> Vuoi dire che. Ah, lo sapevo. Voi due, dunque, di nuovo insieme!

GIULIANA> Ah, ah! 'Insieme' un concetto troppo impegnativo. C stato un unico, imprevisto episodio. Freddamente architettato da quellacqua cheta di Leila. S, lei. Con la scusa di un po di tosse che poteva disturbare il mio sonno - avevamo camere comunicanti - Leila lha convinto a cederle la stanza. E cos successo.

NORA> Be, se successo pu anche ri-succedere, no?

LEO> Leila un po il mio portafortuna. In quei giorni mha fatto dimenticare il dilemma: pensione? Carriera? Ma se cos chiaro che il destino non vuole che

GIULIANA> Non vuole cosa?! (alza la voce) Eh, no! Tu il concorso lhai vinto!

LEO> Ma se un minuto fa mi hai detto di no! E poi tardi.

GIULIANA> (guarda lorologio) Be, non ancora luna. Quindi se tu volessi

LEO> Se io? Ma se sei tu che non vuoi.

NORA> Leo, lo sai, le donne amano contraddirsi.

LEO> A Milano, Nora, aspettano una risposta certa, pro-fes-sio-na-le, insomma vogliono una donna che. Ok. Allora, Giuliana, che fai? Accetti?

GIULIANA> Be, ora come ora insomma non posso ancor dare la risposta, ecco.

LEO> La senti? Che ti dicevo? Chi linaffidabile, chi la capricciosa?

NORA> Giuliana! Anche tu! Ma che questo esitare?! Basta, non ci capisco pi nulla, siete troppo difficili. (esce)

GIULIANA> Capirai, capirai. (si affaccia Leila)Oh, tesoro, come stai?

Scena III(Tutti)

LEILA> Benissimo, Giuli. Ciao, Leo. (baci) Allora, passato il nervoso? Pronti a?

LEO> Partire? No, non direi, mia dolce fanciulla. Sono sorti improvvisi intoppi.

LEILA> Rinunci? Nooo! Tu, luomo che sa sempre sorridere alla vita!

LEO> Il guaio che non sempre la vita (guarda fisso Giuliana) sorride a me.

GIULIANA> Mentitore! Ah, certo, sa come muoversi, lui, soprattutto con le signore. Alle quali fa regali. Pardon: pensieri! Libri, spille, s... spille soprattutto. (Dino)

LEO> (ridendo) Ma cosa dici, quando mai? Voglio sperare, Leila, che tu non creda

GIULIANA> Credimi, invece. Ora per, via, occorre che mi sbrighi. Nora, tardi!

NORA> Son qui, andiamo. Ah, aspetta. (va al cesto,prende la cartolina Beaulieu)

DINO> Scusa, cara, ma dove stai andando a questora?

NORA> Te lho detto. Laccompagno a ritirare. Ma non ricordi?

DINO> Ah, le analisi, gi. Nulla di preoccupante, vero, Giuliana?

LEO> Analisi? Che 'sta novit?

GIULIANA> Privacy, signori, privacy. Su, Nora, vieni, andiamo! (esce con Nora)

LEO> Cosa succede?... Leila.... Eh?... (Leila non risponde) Tu, Dino, sai qualcosa?

DINO> No. E neanche Nora da quel che ha confidato stamattina. Ma non c da preoccuparsi. Sar un esame di routine. quando si giunge a una certa et. Ah, piuttosto, Leila, dimenticavo di dirti che proprio stamani ho dato il mio via libera alla perizia grafologica sul misterioso biglietto.

LEILA> (ridendo) Davvero? Ma perch? Dino, Dino! (pausa, si alza e, molto riflessiva, quasi tra s) S, vero, quellanno tu eri alle Eolie, ma

LEO> (pausa, sguardo a Dino) Ma...? (si alza) Ma cosa? Perch ti sei interrotta?

LEILA> Un pensiero, che da un po mi frulla in testa. Vedete, la mamma, quando le chiedevo di parlarmi di 'lui', diceva che era stata'lei' ad andargli incontro.

LEO> Vuoi dire che avrebbe preso tua madre liniziativa? Ma dai! Una ragazza, siciliana, in quegli anni! Nooo! Lei ha avuto che fare con un mascalzone! (Dino sussulta e lui divertito) Ovvio, nessun riferimento a persone presenti.

LEILA> Ascoltate. Le Eolie non sono poi cos lontane dalla costa. Non potrebbe essere stata lei, poniamo in una sua gita di quellestate, a raggiungere

DINO> Tua madre, da Tindari a Vulcano? Be, s. Nel pieno della stagione quelle isole sono invase dai turisti, richiamati l da mille iniziative: feste, concerti, mostre e poi - rammenti, Leo, cos almeno era ai tempi nostri - attirati l da quelle magiche serate sul mare.

LEO> (sorride nostalgico) Quel night di Lipari, che organizzava le notti bianche! E noi ragazzi a ballare fino allalba su quella grande rotonda che s'affacciava sugli scogli. Certo, capitava anche che alcune coppie si appartassero e

LEILA> Quindi mia madre pu essere capitata l. E l avere incontrato chi?

LEO> Calma, Leila. Capisco ci che provi, ma sono cose lontane. Siamo stati tutti giovani, con lesuberanza e lincoscienza di quellet. E cos, son sicuro, stato pure per lei. Pensa al mare, alle notti sotto le stelle. Sincrociano gli sguardi, nascono simpatie e

LEILA> (sorride) E poi? Sboccia lamour? Dolce e rapido? Inesperto e cos incauto?

DINO> Non sei convinta. (pausa) Daccordo, senti: vada allora anche per laltro esame, quello decisivo, che davvero conta, quello del DNA. Contenta?

LEO> Ma Dino! La giovent cos, sempre stata cos. E certe scintille

LEILA> Scintille? Tu pensi davvero che un po di musica, il chiar di luna, una frase gentile. (seria, partecipe) No, lei stata conquistata, amata. Lo dicevano i suoi occhi quando, anche solo per accenni, riandava a quel suo incontro con mio padre. No, Leo, il suo non pu essere stato che un atto

LEO> Damore? Ah no, Leila, no, ti prego, risparmiaci! Ma non pi giusto pensare che lei abbia ceduto, incautamente daccordo, ad un impulso un naturale impulso della giovinezza? (campanello)(Leila sisola pensierosa)

DINO> Vado io. (apre a Umberto) Oh, dottore Umberto, buongiorno. Venga, laspettavamo. Un po a malincuore, se devo essere sincero.

UMBERTO> A malincuore? Cosaltro ha combinato mia sorella?

DINO> Nulla, se non che ci ha conquistati con la sua verve, la sua sempre viva allegria. Ma ora parliamo di lei, ci dica. Tutto bene quel suo impegno di Lugano?

UMBERTO> Davvero meglio non potevo sperare. La mia relazione, in chiusura, stata molto apprezzata. Be, Leila, non mi saluti?

LEILA> Scusa, ero sovrappensiero. Vieni, siedi. Vuoi un caff, un t?

UMBERTO> Ah, fai tu gli onori di casa? No, grazie, nulla. Piuttosto, sei pronta?

DINO> Ehi, che fretta! Perch non vi fermate a pranzo invece? Nora ha preparato

UMBERTO> Vi siete fin troppo disturbati. Anche lei, Leo. E la ringrazio per la vacanza che ha voluto offrire a Leila. Piuttosto, se non sono indiscreto, visto che giorni fa ho saputo di un certo suo obiettivo. Tutto bene in quella direzione?

LEO> Temo di no. Non vi sono stati gli sperati progressi. E cos vado in pensione.

LEILA> Quindi non ci rivedremo pi?

UMBERTO> E perch? Roma, ormai, tra voli low cost e frecce rosse sempre pi vicina. E poi tu devi mantenere salda questa nuova amicizia. Tanto bella da far dimenticare ormai il motivo primo della nostra visita qui.

DINO> Ah, ah: non lho dimenticato io, per. Caro Umberto, ho gi comunicato a Leila che non opporr pi rifiuti. Di nessun genere.

UMBERTO> Neanche per il DNA? Tutto torna in discussione, allora. Che notizia!

LEILA> Umberto, no! E anche tu, Dino, ti prego! Ribadisco il mio 'no'!

UMBERTO> Ma perch? Se il professore

LEILA> Ero contraria gi una settimana fa. Ma non capisci?

UMBERTO> Che c da capire? Si tratta casomai di accertare, oltre ogni dubbio

LEILA> Se Dino o non mio padre? Ma che sono 'ste malinconie? A 40 anni suonati io vado a inseguire cosa?

UMBERTO> Sei impossibile! Ora dici cos. Ma che capiter tra qualche mese?

DINO> Un momento! (a Leila) Tu... hai gi compiuto Ma, allora, quando sei nata?

LEILA> Nel 1974. (quasi cantando)Un bel d di maggio / quando le rose sanno / profum di viole(riflessiva) s, cos cantava la mamma. Perch me lo chiedi?

DINO> Nel '74! Ah, ma allora. (Nora e Giuliana) Oh, eccole, eccole qui!

NORA> Gi. Eccoci qui! Caro Umberto, gi arrivato! (parlano tra loro cordiali)

GIULIANA> (entra affaticata, quasi non saluta, respinge con un no imperativo Leo che le si avvicina. Ha sullabito una spilla come quella di Leila. Siede affranta)

Scena IV(Tutti)

LEILA> (frenata dal comportamento di Giuliana esita, poi, apprensiva) Allora Giuliana, tutto a posto? Eravamo preoccupati per te. (Nora torna in centro)

NORA> (garrula) Preoccupati? Allegri invece, perch oggi tutto si finalmente chiarito. Qui, signori, c il responso! (sventola biglietto e foglio a Dino a sx)

DINO> Come?! Vuoi dire che hai gi fatto eseguire la perizia? Cos in un lampo?

NORA> Il grafologo era in attesa. Io avevo un appunto di tua mano. Immediato confronto col biglietto e ora ecco lesito: tu-non-sei-il-padre-di-Leila. Contento?

DINO> (ora ha in mano e biglietto azzurro e foglio del notes che osserva pensoso) Contento contento e che ne so?! Tu vorresti che io dicessi che son contento?

NORA> (commossa) No, caro. Sarebbe una bugia, lo so.

LEILA> (affettuosa) Ma io ti chiamer lo stesso pap, se vuoi.

NORA> Sapevo che si sarebbe emozionato. Leila, Leila, che cosa hai combinato!

LEO> Ma che succede? Avete messo in moto tutto stambaradam per scoprire se

DINO> Se ero io il padre, chiaro. (si concentra nellosservazione dei due scritti)

NORA> Be, a dire il vero, non solo tu. Nel mirino cera anche Leo.

LEO> Cosa? Io nel mirino? (tutti verso Nora). No, dico, che tha preso?!

NORA> Ma come? Nessuno ha notato come il sorriso di Leila ricordi il Leo di tanti anni fa? Va be, sar stata solo una mia impressione. Perch alla fine anche lui non centra. Il confronto con questa cartolina dalla Costa Azzurra lo assolve. (la d a Leila) Tieni, tua. (Dino getta il foglio del notes, si concentra sul biglietto)

LEILA> (afferra la cartolina) Beaulieu! Che bei giorni, vero, Giuliana? E qui c anche quel verso, ricordi, Leo? Tu mi portasti un po dalga marina.

LEO> Un momento. Scusa, Nora. Tu hai messo a confronto quel vecchio biglietto con questa? Non capisco che senso abbia. Questa cartolina lha scritta lei.

NORA> Vuoi dire lei Leila? (Giuliana, sempre pi pallida, sprofonda nel divano)

LEO> S, certo! Le eran piaciute le parole di quel poeta un po matto, Dino Campana. Gliele avevo recitate un mattino mentre usciva dal mare e mi correva incontro. E pi tardi, scrivendovi i saluti, sotto mia dettatura lei le ha inserite.

LEILA> S, la grafia mia. Di suo pugno cera casomai quellaltra, Nora: il Cenacolo, che si trova. (Giuliana si accascia) Ma che succede, Giuliana?!

NORA> Com pallida! Dottore, la prego. (a Giuliana) Stai gi, tesoro. Forse solo un po di stanchezza (ripone sulla mensola la cartolina)

UMBERTO>(sorride comprensivo)Ma certo. Su, signora, mi dia il polso.

LEILA> Niente scherzi, Giuli, eh? (pausa di tutti) Come ti sembra, Umberto? (che la zittisce con un Sst) Oh guarda, anche tu hai una spilla (gliela sfila) che pare. Ma s, come la mia! (nel silenzio di tutti, Giuliana le sussurra un s)

UMBERTO> Leila, ti pare il momento? Signora, si rilassi, veda di stare tranquilla. (pausa) Ma s, polso normale, e poi anche il viso ora riprende colore.

GIULIANA> Grazie dottore, sto bene. (a Leila) Ricordi che la tua spilla mi rammentava qualcosa? Ecco, quella che hai in mano la gemella.

LEILA> (stupita la osserva) Vuoi dire che sono... due spille identiche? (va a dx)

LEO> Su, su, Julienne, non ti affaticare. Hai sentito Umberto?!

UMBERTO> Non nulla, si rassicuri. Per meglio lasciarle un po daria. Su, su, fate spazio. (si allargano: Leo a dx, Dino a sx, Nora, Umberto con Giuliana)

LEILA> Dice che questa la sua gemella! Tu ci capisci, Leo? (Dino fa cenni a Nora)

LEO> Fa' vedere. (osserva la spilla, Leila dopo un attimo torna da Giuliana)

DINO> Nora, vieni, ascolta. In questa storia ci sono cose che non quadrano. Innanzi tutto: se Leila nata a maggio del '74, questo significa che il concepimento avvenuto 9 mesi prima. Pi o meno nellagosto del '73 quando anche noi, Leo e io, eravamo l. E poi c il biglietto, da un po che losservo e la grafia sempre pi si identifica per me con quella Lo so che solo unimpressione

NORA> No, basta con le imp0ressioni. Qui ci voglion prove, chiare. E comunque non il momento. Ora penso a Giuliana. Ne parliamo poi. Come va, Umberto?

UMBERTO> Tutto a posto, battiti nella norma. S, si trattato di un po di stress. Tranquille dunque. Vero, Giuliana, che si sente meglio? (Leila da Leo)

GIULIANA> S dottore, grazie. (fa per alzarsi ma Umberto calma perla blocca)

LEO> (a Leila) Sai, questa spilla mi ricorda qualcosa, solo che non riesco a. Per favore, posso vedere la tua? Identiche! (sorride) Mi ricordano il disegno a fiori che la nonna portava su quel suo vestito: i fior darticich, diceva.

LEILA> Come hai detto?! (ora visibilmente turbata, si sposta a centro scena)

LEO> 'Articich', in piemontese. Sono spinoni selvatici che crescono nei campi.

LEILA> Ar-ti-cich! La mamma cic-cich. Quindi lui. (osserva Leo poi Giuliana) lui, vero? (s di Giuliana. La raggiunge e le si siede accanto)

LEO> (posa le spille) Scusa, Nora, posso vedere anchio quel biglietto?

NORA> (pronta a ogni movimento di Leo) Quello di 40 anni fa? Certo, eccotelo.

GIULIANA> (sguardo a Umberto che ora laiuta ad alzarsi. Lei avanza arieggiando con un cartoncino da esame medico che aveva in mano) Capisci, Leila? Dovevo.

LEILA> S, certo.Graziegrazie, Giuliana.(vanno entrambe parlando verso Leo)

LEO> Abbi pazienza, Dino. Dove posso trovare qualcosa di tuo pugno?

DINO> Perch? Ma se la perizia ha gi escluso che io. Comunque va' di l, nel mio studio: sullo scrittoio c una mia relazione a penna per il rettore. (Nora va verso Leo con il Cenacolo) Nora, ma che fai?! Ho detto: di l.

NORA> (a parte a Dino)S, ma questa ricordi limpressione tua di poco fa? Ora anche mia. E su, proviamo! (Cenacolo)Tieni, Leo, qui la scrittura pi chiara.

LEO> Una cartolina di Dino? Scrittura sua allora. Bene, quello che volevo. Allora (a dx si concentra nel raffronto mentre Nora gli si avvicina)

GIULIANA> (concludendo il discorso silenzioso con Leila e andando leggermente verso Leo) S, Leila, ora sto davvero bene. (il cartoncino cade sul pavimento)

LEO> Giuliana, ti caduto. Cos? Aspetta che te lo raccolgo.

GIULIANA> No! Leonardino, ti prego, Dino, lascia! (lo raccoglie Umberto)

UMBERTO> Ma questo un referto di un laboratorio di analisi. (fa per leggere)

LEILA> Umberto, un po di educazione! (glielo toglie di mano e lo rid a Giuliana)

UMBERTO> Va bene, va bene. Non capisco per questo nervosismo, questaria di mistero. Ma che succede, per favore me lo volete dire?

NORA> Sst! C qualcuno che deve fare la mossa finale. Solo che non si decide.

LEO> Sapete che vi dico? Che non sarei cos sicuro, Dino, che questa non sia la tua scrittura. Perch vieni, Nora. Guarda bene sul biglietto alcune lettere: la 'l' o la 'a', ad esempio. E ora osserva le stesse lettere sulla cartolina

DINO> Leo, per favore!

LEO> Per favore, cosa? E poi, che fate l tutti impalati? (pausa) A guardarmi?!

DINO> Leo, ma non capisci? Tu in questo momento stai confrontando

LEO> Questo tuo scritto, questa tua cartolina con quel biglietto azzurro. E direi che sono scritture uguali, proprio della stessa mano.

DINO> Certo: 'sono' della stessa mano.

LEO> E allora ci vuol dire che sei stato 'tu' a scrivere (sventola il biglietto) queste parole. Ne segue pertanto che Leila. Nora, voglio sperare che tu capisca

NORA> Io capisco. Forse sei tu che ancora non capisci.

LEO> Come?!

NORA> Questa non l'ha scritta Riccardo. Questa lhai scritta tu, Leonardino. Una settimana fa, da Milano, il Cenacolo di

LEO> (la volta, la rivolta) Leonardo.... S, questa lho scritta io, ma. No, no. Scusa, stiamo ai dati del biglietto, le parole dedicate alla madre di Leila. L c il 'suo' nome, la 'sua' firma.

DINO> Sicuro che quella firma, Dino, sia di mio pugno? Che quella sia davvero la mia grafia? O non piuttosto la tua, Leonar-Dino?

LEO> Leonardino?

NORA> Da ragazzi ricordi? Riccardino, Leonardino.... Fui io, per evitare confusioni, che cominciai a chiamarti Leo. Ma prima tu

LEO> Vero, allora per tutti ero Dino. Per. Io non capisco. Il biglietto suo! Lo ammette anche lui, no?(ormai allangolo)

UMBERTO> (persuasivo) Se ben ricordo, il professore otto giorni fa subito chiar che quei biglietti erano, s, intestati a lui, ma di propriet esclusiva di sua madre. Che anche a lei, Leonardino, ne regal uno o forse pi di uno. No?

LEILA> (con affettuosa ironia) Davvero ti spiacerebbe essere mio padre?

LEO> Ma no, no. Ne sarei. Comunque ci vogliono elementi di certezza che ora come ora. E poi, scusi, non era lei, dottore, a dire che la scrittura non

UMBERTO> Ah, da sola non basta. Ci vuole una prova diciamo incontrovertibile.

LEO> Ecco, bravo! Proprio cos!... Capisci, Leila? Una prova incontrovertibile.

UMBERTO> Che si trova in quel foglio. Permette, signora? (Giuliana esita)

LEO> Vuol dire che l c? (Giuliana lascia il referto nelle mani di Umberto)

NORA> Il responso di un particolare esame del sangue.

LEO> Esame? Ma sono anni che non faccio di quei controlli.

UMBERTO> Legga, per favore. Perch tocca a lei leggere, Leonardo, solo a lei.

LEO> (legge. Giuliana gli d il fazzoletto) Il fazzoletto! (a Giuli) Sei stata tu?

GIULIANA> (prende il foglio)Gi. Ho usato a tua insaputa il fazzolettino con cui ti avevo fasciato il dito sabato scorso. Poche gocce di sangue che ho fatto mettere a confronto con i suoi capelli, quelli rimasti impigliati nel fermaglio, ricordi? Lo so di non essere stata corretta. (d il foglio a Leila) Ma cos io ti ho finalmente

LEILA> dato una figlia. Gi, tu hai una figlia. E io invece, che cosa ho, io? Scusate, vorrei stare sola con lui. No, Giuliana, tu rimani, ti prego.

LEO> (ride) Eh no! Alt! Se qui qualcuno crede di poter istruire un processo

LEILA> (scherza) Lei taccia! Si consideri anzi, fin da ora, sul banco degli imputati.

UMBERTO> Ma Leila, che questa ridicola messa in scena? Ma mai possibile che tu. E poi tardi, dobbiamo andare a Roma! Roberto e i ragazzi

LEILA> Ci stanno aspettando, lo so. Ma ho una famiglia anche qui, no?

NORA> Su, vieni, Dino, andiamo. E lei, Umberto, venga a telefonare a casa.

UMBERTO> Ma io, signora, proprio non posso. A Roma ho degli impegni. (Nora lo tira via, lui prova) Leila...! (rassegnato) Daccordo, vengo, signora, vengo.

LEILA> Allora? Eravamo rimasti? Ah, s. Qui c un foglio. E questo foglio dice che io ho? E su, continua.

LEO> Che hai un padre, certo. (pausa) Leila, Leila, che confusione! Io davvero non ricordo, non sapevo, sono passati cos tanti anni....

LEILA> Di' una parola, solo una. A me basta quella! (posa il foglio sul tavolo)

LEO> (esita) Tu mia

LEILA> Tocca a te decidere. Ti concedo, diciamo 5 minuti? Intanto tieni questa foto.

GIULIANA> E bravi, bravi! Fatti proprio dello stesso legno! Due incredibili facce da schiaffi, in un momento poi cos... bello. Certo con gente cos non ci si annoia.

LEILA> Giuli! Tu sola avevi capito gi una settimana fa che cera qualcosa che ci univa. E quel qualcosa era [cosa?!]

GIULIANA> La spilla! Che mi ricordava una cosa mia, che mi era appartenuta. Ma non ricordavo dove, quando se non che Leo, a un certo punto, chiam la spilla fior darticich e allora si accese, eccome, la memoria. Povero Leo. Guardalo, l che manco ricorda quando e dove abbia incontrato tua madre.

LEO> No, no! Ora la riconosco. Riaffiora il viso di quella ragazza [.] con gli stessi tuoi capelli, Leila, e quella sua fiera bellezza. (d la foto a Giuliana)

LEILA> Era lestate del 1973, vero? (Giuliana osserva la foto)

LEO> S. Io ero a Vulcano. Ero l in vacanza con Dino. Giuliana invece era rimasta in citt a preparare i suoi ultimi esami.

GIULIANA> Gi, la fidanzata scema. Tanto scema, mentre lui incrociava lo sguardo di una fanciulla dagli occhi belli e profondi come i tuoi. Che si chiamava?

LEO> (immediato, sillumina) Sara! S, Sara.

GIULIANA> E la incontrasti

LEO> Sulla spiaggia. Leggevo quel libro di Fogazzaro, che anche lei aveva studiato a scuola. Cominciammo a parlare chiss di cosa. Di romanzi, di film, di canzoni...

GIULIANA> Film, canzoni? Be, qui c la prova di una ben diversa attenzione.

LEO> S, ora qui c Leila. Era il mio ultimo giorno di vacanza. E passammo insieme le ore che ci dividevano dalla partenza. La sirena della nave ci colse di sorpresa e allora le donai una delle due spille, i miei souvenir di quellestate. Vergai in fretta sul segnalibro. Ora ricordo! Il biglietto azzurro era il mio segnalibro!E sul retro... s, fu sul retro che improvvisai

LEILA> Quelle parole buffe. E poi? (pausa) La dimenticasti?

LEO> Oh no, no! Per mesi - mi perdoni, Julienne? - il pensiero torn spesso anche a lei, ma cos mai immaginando che tu. Capisci, Leila, qui cera Giuliana. Con lei cera ben pi di una promessa. Cielo, cielo, che pasticcio, che pasticcio!

LEILA> cos difficile ora dire le semplici parole che noi aspettiamo?

GIULIANA> Per cominciare: ti voglio bene, figlia. (entra Umberto)

LEO> (pensieroso) Figlia. Ah, Umberto, venga, anzi 'vieni' che ti devo chiedere

UMBERTO> Subito, certo, solo (a Leila) scusa, che facciamo? per il pranzo. Ci fermiamo? (assenso di Leila) Perfetto. Allora, Leo, mi dicevi?

LEO> Solo uno scrupolo. A proposito del, come si dice, Mater semper certa...

UMBERTO> ... Pater invece no. Giusto. Ma qui: rassgnati. C una probabilit su tre miliardi che ci sia unaltra persona che ripeta i tuoi stessi caratteri genetici.

LEO> Una su tre miliardi. Che dici, Leila, mi devo rassegnare?

LEILA> (lo sgrida)Paapaa...! (rientrano anche Dino e Nora, mentre Leo sorride)

LEO> Pap... gi. Ma c da fidarsi di uno come me? Eh, Julienne? Tu ti fidi?

DINO> Signori, il pranzo pronto! Capisco la piena dei cuori, ma Umberto e io avremmo anche un po dappetito.

NORA> Lo sentivo che sarebbe successo qualcosa dimportante! Giuliana...!

LEO> Sst! Non disturbate la sposa! qui che pensa alla risposta che mi deve dare.

GIULIANA> Noi due di nuovo insieme? Ma davvero ne sei convinto?

LEO> Io dico semplicemente che mi manchi, va bene cos?

GIULIANA> Mah. Non so se dopo tanti anni tu, io, insomma dovremmo(si arrende, appoggiando il capo sul petto di Leo che la stringe alle spalle)

NORA> Quante smancerie! Su, che mancano 5 minuti alluna. Chi telefona?

GIULIANA> Ah gi, Milano! Che dici, Leo? Magari lei? Su, dlle il numero.

LEO> (prende il cellulare) gi bellimpostato. Premi qui, Leila, su!

LEILA> Daccordo. Ma intanto tu, Leo

GIULIANA> Pap, Leila! Chiamalo pap. (a Leo) E tu, carciofo, su, abbracciala!

NORA> Ohooo! Non facciamoci prendere dalla commozione. Su, venite, venite! (si avviano, non Leo che rimane in ascolto e sorride a Leila)

LEILA> Pronto? Universal. Ah, proprio lei, signora Luisa. Buongiorno. Io sono Leila Leonardi Corvara.... S, sono la figlia. Ah, lei non sapeva. Comunque volevo solo comunicarle che pap accetta. Nel rispetto di tutte le condizioni. Certo che non sar solo. Lo accompagner sua moglie, la mamma, e chi se no?... Ah, perch lei. Che vuole, dottoressa: la vita che spesso sorprende.... Grazie, e tanti begli auguri pure a lei! (chiude, rende il cellulare e prende la mano di Leo) Vieni, pap. Di l ci stanno aspettando.

Fine della commedia

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Il presente testo andato per la prima volta in scena il 18 aprile 2011 al Teatro Principessa Isabella di Torino (via Verolengo 212) con menzione, nella versione in lingua piemontese, al Concorso Alta Langa di Loazzolo (La soa tra, la s gent) del giugno 2011. Lautore, Antonino Cavaletto, abita a Torino, corso DAzeglio 60 10126. antonino.cavaletto@yahoo.it

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