L’equipaggio de ‘La Zattera’

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Alfredo Balducci

Alfredo Balducci

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L’EQUIPAGGIO DE “LA ZATTERA”

(Due tempi)

[Testo tutelato dalla Società Italiana degli Autori e degli Editori (S.I.A.E.)]

Genere: comico‑satirico

Breve sinossi

Una strana famiglia prende alloggio alla "Zattera", un albergo al confine fra due stati. E' la famiglia di Cobby, un piccolo mercante di armi sempre in cerca di una guerricciola, un colpo di stato, una rivoluzioncella per piazzare la sua merce. Solo che, quando sparano i fucili, non si sa mai che cosa può succedere: le armi possono servire anche a chi è deciso a fare pulizia. Allora può capitare di assistere al crollo improvviso di ingiustizie, soprusi, disonestà. Di assistere al "naufragio" del male, insomma, nel vero senso della parola.

 Svolgimento della commedia.

Primo tempo

Nel lussuoso albergo «La zattera» costruito, per ragioni di eccentricità e di sicurezza, sulle acque di un fiume, capita un giorno una strana famiglia. La compongono Cobby (il marito: irascibile e intrattabile, soggetto a violente crisi di avarizia che gli fanno perdere la conoscenza nei momenti in cui ciò può essergli utile), Flor (la moglie: casalinga borghese, docile e tranquilla, distaccata e imperturbabile anche nei momenti più drammatici), la figlia Leo con l'aspirante fidanzato Maxì, cui Cobby non ha ancora dato il proprio beneplacito, in attesa di chiare e valide prove della sua attitudine a portare avanti l'attività che Cobby stesso esercita: il commercio delle armi. La scelta dell'albergo in mezzo al fiume non è stata casuale: il fiume fa da confine a due staterelli l'uno retto da un governatore, l'altro da un presidente, che producono ambedue ferro e legname, e che la logica della concorrenza sta per scagliare in guerra l'uno contro l'altro. Cobby che ha maturato una prodigiosa abilità nel fiutare le situazioni favorevoli alla vendita delle armi: guerre, attentati o rivoluzioni che siano, ha scelto «La Zattera» perché lì può incontrare i capi militari e politici dei due campi. E in effetti, ecco che Maxì viene spinto all'attacco di un generale, che potrebbe acquistare la merce che Cobby ha provveduto ad accumulare in zona, e che attende diessere impiegata al più presto. Il tentativo di Maxì è però maldestro e rischia di fallire miseramente, quando interviene Cobby, che mette bruscamente da parte l'aspirante genero, e fa pieno sfoggio della propria abilità di venditore. Il generale è interessato alle armi: ha messo in piedi, sia pure ancora solo sulla carta, un piccolo esercito mercenario, che deve appunto essere armato, e che poi sarà posto al servizio del miglior offerente tra i due staterelli alle soglie del conflitto. Ma il progetto del generale si infrange contro una notizia sconvolgente: il figlio del governatore dello stato A sposa la figlia del presidente dello stato B, e le nozze faranno scoppiare la pace! Il generale però ha le idee chiare: «Non mi direte che un matrimonio possa risolvere la faccenda e mandare a monte ogni piano. Non sono i figli dei governatori a decidere la pace o la guerra, e neppure i loro genitori: sono i contrasti economici tra i due paesi che decidono...». Ma il generale non è stato ancora informato di tutto: c'è un’altra goccia che può far traboccare il vaso: «Che cosa? C'è di peggio? Stamani è stato firmato un cartello intemazionale del ferro e del legname? Questa sì che è veramente la rovina!»

Secondo tempo

Ma la ragion di stato non prevale sulla forza dell'amore. Vikin, il figlio del governatore, non ama la figlia del presidente rivale, si è innamorato di una cantante d'opera, e per sfuggire alle nozze volute dal padre organizza una finta rivoluzione, con l'aiuto sia dei suoi colleghi allievi dell'accademia militare, che dei fans della sua amata, membri dell' «Associazione amici del melodramma». Tutto, in effetti, sembra filare alla perfezione: all'ora prestabilita alcuni colpi di fucile dànno il via all'operazione. I clienti dell'albergo, al corrente di ciò che sta succedendo, gioiscono o restano indifferenti. Ma gli spari crescono di intensita, e si prolungano ben al di là del tempo stabilito: comincia a diffondersi un certo allarme. Il generale vorrebbe rendersi conto della situazione, tenta di uscire dall'albergo, ma ne viene ricacciato dentro a fucilate. È il segretario della cantante, che arriva trafelato dalla città, a dare la notizia: l'insurrezione è scoppiata davvero. Mentre cresce la preoccupazione tra gli ospiti della «Zattera», Cobby sorride sotto i baffi: neanche stavolta il suo buon naso per gli affari lo ha tradito. Ma ecco un altro arrivo: è nientemeno che il governatore in persona, che raggiunge l'albergo a nuoto, dopo che un mortaio ha colpito la lancia con la quale stava cercando di tornare in patria, dopo l'inutile incontro con il presidente. Per reprimere l'insurrezione e riconquistare il potere, ha bisogno degli armamenti di Cobby; al quale, tra l'altro, aveva già fatto ricorso trent'anni prima, per le armi con le quali aveva vinto la sua rivoluzione. «Vedete -commenta Cobby- i vantaggi di una spesa fatta bene al momento opportuno?» Ma non è di questo che il governatore ha bisogno di essere convinto: i suoi soli dubbi riguardano il danaro con cui pagare le armi. Dove trovarlo, dal momento che le casse statali sono rigorosamente vuote? Il governatore, trepidante, si consulta col proprio ministro degli interni: «Useremo i fondi stanziati per i lavori pubblici». «Non esistono stanziamenti per i lavori pubblici» risponde il ministro. Ma malgrado la situazione sia questa anche per tutti gli altri settori della pubblica finanza, l'accordo con Cobby va in porto. Il governatore pagherà una volta riconquistato il potere e riportato l'ordine nel paese. Ma come far arrivare, agli arsenali di Cobby, l'ordine di consegnare le armi agli uomini del governatore, dato che «La Zattera» è completamente circondata dagli insorti, e tutte le comunicazioni sono interrotte? Cobby sorride, compiaciuto e sicuro di sé: apre la borsa a soffietto che non lo abbandona mai, e ne tira fuori un piccione viaggiatore, alle cui zampette viene legato il messaggio. Il piccione spicca il volo, ma va poco lontano: un colpo di fucile lo abbatte. Nello sgomento generale, Cobby ha un motivo di stupefazione in più. Nello sparo ha riconosciuto la «voce» di uno dei suoi fucili, e si chiede angosciato come è possibile che le sue armi siano già in circolazione. All'interrogativo risponde Maxì, che confessa impaurito e tremante di essere stato lui a vendere la merce. «E a chi l'avete venduta?» chiede preoccupato il governatore. «Ai vostri uomini, naturalmente!» «Allora è in corso il contrattacco!» si rallegra il governatore. E Cobby quasi non crede alle proprie orecchie: «Hai venduto la merce?... Ma è meraviglioso! E non mi dicevi nulla?». Ma la figlia Leo scoppia in singhiozzi: «Perdonaci, pa'... Non ti abbiamo detto nulla perché avevamo deciso di fuggire con quei danari». «Allora Maxi mi voleva truffare?» esclama Cobby sorpreso e ammirato: «E io che l'avevo sottovalutato e non volevo dargli mia figlia! Sposala anche domani, te lo meriti!». Ma improvviso lo coglie un piccolo dubbio: ha venduto a contanti? «No, Cobby» risponde Maxì: «Però ho un regolare mandato di pagamento». E porge al suocero uno stampato governativo, con timbri, bolli, firme... ma con una piccola clausola aggiunta in calce, che dice: «... il pagamento del presente mandato sarà effettuato a vista, in qualsiasi momento, nella nuova residenza del governatore... all'inferno».

Le armi dunque sono in mano agli insorti. Esasperato,Cobby si scaglia su Maxì per avere almeno la soddisfazione di strangolarlo... quando una forte scossa, come per un terremoto, fa tremare i muri e fa barcollare le persone. «La Zattera» è stata sganciata dalla riva ed ora va alla deriva, trascinata dalla corrente. Sulle opposte sponde del fiume, folle di uomini armate di pertiche sono ben decisi ad impedire all'albergo di toccar terra. E il fiume è un grande tubo di scarico che serve ad espellere dai due paesi gli affaristi e gli avventurieri che si sono rifugiati su «La Zattera». Cobby è rimasto solo nel suo furore impotente, tra la paura, le speranze, la disperazione dei suoi compagni d'avventura. La moglie vorrebbe confortarlo, ma egli rifiuta ogni conforto. Ad un ultimo tentativo di lei, egli risponde con un colpo di bastone sul tavolo... che fa partire un registratore su cui è un nastro inciso dalla cantante. In drastico e grottesco contrasto con la disperata situazione de «La Zattera» che va alla deriva, si diffonde nella sala un lezioso coretto, che potrebbe appartenere a un'operina settecentesca: le parole invitano a superare lo sconforto dell'animo e le contrarietà della vita, poiché a trionfare è sempre l'Amore, che alla fine vince ogni cosa.

Rappresentata da: (1962) Compagnia del Piccolo Teatro di Milano (interpreti: Enzo Tarascio, Pina Cei, Mimmo Craig, Carlo Cataneo, Luigi Pistilli, Narcisa Bonati, Relda Ridoni). Regia di Virginio Puecher

 

Personaggi:

Cobby

Flor

Leo

Maxì

Generale Deccan

Capitano KIutzer

Vikin

Gossel

Annalisa

Pierre

Governatore

Crab

Cameriere

Conducente

Un facchino

La scena:

Una sala a piano terreno dell’albergo «La zattera». Il locale è molto elegante: poltrone, tavolini, tappeti. Il fondo della sala è costituito da un'ampia vetrata semicircolare. Le pareti sono rivestite in legno; intorno sono appesi, come motivo decorativo, alcuni salvagenti con la scritta: «La zattera». Accanto alla parete più vicina al boccascena, un piccolo tavolino con un apparecchio telefonico. A sinistra l'apertura della scala che porta al piano superiore; subito dopo, un'altra apertura che conduce al salone d'ingresso dell'albergo. Davanti alla apertura della scala sono allineate alcune valigie vecchie e logore.

Primo tempo

Sono in scena Cobby, Flor, Leo e Maxì. Cobby è davanti alla vetrata e guarda fuori: ha in mano una vecchia valigia a soffietto ricoperta da un panno nero, e nell'altra un bastone con il manico ricurvo. Gli altri, fermi al centro della stanza, lo stanno osservando. Sono le dieci del mattino.

COBBY – (lascia la vetrata e si avvicina agli altri) Non mi sono sbagliato.

MAXÌ – Eppure, Cobby, io credo...

COBBY – (interrompendolo battendo con stizza per terra il bastone) – Ho detto che non mi sono sbagliato.

FLOR – Lo sai, Maxì, che in queste cose Cobby non sbaglia mai.

LEO – Ma non vuole mettere in dubbio il tuo fiuto, pa', però potresti anche ascoltare la sua opinione.

MAXÌ – Non ho mai fallito una piazza quando viaggiavo per la Adam and Sons.

COBBY – (Ironico) Reggiseni e ventriere elastiche.

MAXÌ – Un articolo vale l'altro, quando si tratta di scegliere il mercato in grado di assorbire la merce.

COBBY – Non esageriamo: nel tuo caso bastava prima guardarsi un po' intorno, e vedere... (aiutandosi con il gesto)... se c'erano pance o altra roba da sostenere.

LEO – Perché respingi come sbagliate le idee di Maxì, prima ancora che te l'abbia esposte?

COBBY – Non è vero. Da buon democratico, non giudico mai prima di avere ascoltato. Sentiamo dunque le stupidaggini di Maxì.

MAXÌ – Stamani, appena arrivato, dato un'occhiata ai bollettini di borsa: tutto tranquillo. Titoli, azioni, obbligazioni... calma assoluta.

COBBY – Tutto qui?

MAXÌ – Fatto anche un salto ai mercati generali: merce in abbondanza di qualsiasi genere... (sottolineando le parole)... e nessun aumento di prezzo

COBBY – Non c'è altro?

MAXÌ – Mi sembra che ce ne sia abbastanza.

COBBY – Quando il termometro è salito a quaranta, chiunque è capace di dirti che sei ammalato.

MAXÌ – Ma tutti i testi di economia insegnano...

COBBY (interrompendolo) – Lo sappiamo, Maxì, che tu il commercio l'hai studiato sui libri. Io invece non l'ho mai studiato, ma so cos'è perché l'ho sempre fatto, fin da quando avevo otto anni e, mi ricordo, feci un cambio con un altro ragazzetto: gli diedi una scatola di matite colorate per un temperino. L'altro rideva perché credeva di aver fatto un buon affare, ma rise per poco, perché, appena ebbi in mano il temperino, l'aprii, e mi feci restituire le matite.

MAXÌ – Però, dovete ammettere....

COBBY – Non sei ancora convinto?

LEO – Ma lascialo parlare, pa'!

COBBY – E non l'ho lasciato parlare? Io sono un democratico, Leo. Ognuno di noi ha esposto le sue idee e, dopo la discussione, secondo la buona democrazia, lui è rimasto delle sue opinioni, io delle mie... e si continua a fare quello che voglio io. (Entra un facchino che si ferma davanti alle valigie. Cobby le conta col bastone, quindi fa cenno di portarle di sopra. Il facchino fa per prendere anche la valigia a soffietto che Cobby ha in mano, ma questo la tira indietro. Il facchino scompare con i bagagli sulla scala. Cobby, Flor e Leo siedono nelle poltrone. Maxì va a guardar fuori dalla vetrata. Entra un uomo che si avvicina a Cobby, togliendosi il berretto a visiera).

COBBY – Chi è questo?

FLOR – E' il conducente; penso che voglia il prezzo della corsa. (Cobby estrae una moneta dal panciotto, l'esamina al tasto, quindi la lascia cadere nel berretto. L'uomo guarda la moneta).

IL CONDUCENTE (timidamente) – Questo è un solo pezzo da cinque, signore.

COBBY (guarda la moneta, la getta ancora nel berretto) – Sì, è un pezzo da cinque.

IL CONDUCENTE – La corsa faceva due pezzi da cinque, signore.

COBBY (cominciando a balbettare)... come du... due pezzi?

IL CONDUCENTE – Così avevamo pattuito, signore.

COBBY – Pe... pe... perché... du... du... due pezzi?... per... perché?

IL CONDUCENTE – Ma non ricorda, signore... (Si interrompe vedendo Cobby portare una mano al cuore e ricadere sullo schienale della poltrona).

COBBY – Oh... oh!...

FLOR (accorrendo) – Cobby!

COBBY (tremando dalla testa ai piedi) – ... aiuto... Flor... du... du... due pezzi.

FLOR (al conducente che guarda impacciato) – Siete contento, adesso? la crisi… (Alla figlia)... Leo: presto il plaid...

LEO (porgendo un plaid) – Ecco, ma'.

COBBY – Pe... pe... perché due pezzi, Flor?

FLOR (accarezzandolo) – No, caro, stai tranquillo.

IL CONDUCENTE (imbarazzato) – Mi spiace, signora, ma anche voi ricorderete...

FLOR (interrompendolo, brusca) – Basta così! Lo volete veder morto!?

IL CONDUCENTE – No, per carità!... solo che io...

FLOR (ad alta voce) – E andate al diavolo, voi e il vostro maledettissimo denaro! Avaraccio che non siete altro!

IL CONDUCENTE – Sissignora, sì... (Indietreggia spaventato ed esce in fretta).

FLOR – E' andato via, Cobby. (Cobby smette di tremare e allontana il plaid con un gesto brusco. Entra il cameriere).

IL CAMERIERE (avvicinandosi) – Benvenuti alla “Zattera”, signori! (Vede la valigia a soffietto e fa per prenderla) Facciamo portar su anche questa...

COBBY (colpendo la valigia con una bastonata prima che il cameriere la tocchi) – Lascia stare!

IL CAMERIERE (un po' interdetto) – Scusi, signore... I signori desiderano qualcosa?

COBBY – No.

IL CAMERIERE (preparandosi ad andar via) – Bene, signori.

FLOR – Un momento, giovanotto.

IL CAMERIERE – Comandate, signora.

FLOR – Toglietemi una preoccupazione. Noi abbiamo preso alloggio a “La Zattera” perché ci hanno detto che è frequentata molto bene.

IL CAMERIERE – Esatto, signora.

FLOR – Ma si tratta di una costruzione solida?

IL CAMERIERE – Assolutamente, signora. “La Zattera” venne costruita cinquant’anni fa dal compianto governatore: era il suo padiglione per la caccia alle folaghe. Dopo la sua morte è stata trasformata in albergo.

FLOR – Insomma, qui sopra siamo sicuri?

IL CAMERIERE – E' il primo albergo della città, signora: qui alloggiano le persone più in vista, e se non fosse sicuro...

FLOR – Questo è già qualcosa. E' almeno ben ancorata a terra?

IL CAMERIERE – Non troppo stabilmente, signora, e questo fatto accresce notevolmente la sicurezza che può offrire.

FLOR – Spiegatevi meglio.

IL CAMERIERE – Si racconta che il compianto governatore l'abbia fatta staccare dalla riva per ben due volte, portandola all'ancoraggio dell'isolotto in mezzo al fiume.

FLOR – E perché questo?

IL CAMERIERE – La prima volta in occasione di una epidemia; e la seconda, quando scoppiò una grave carestia. Il governatore era molto sensibile e non poteva reggere alla vista delle sofferenze del popolo.

FLOR – Così, salì su “La Zattera”...

IL CAMERIERE – Con tutti i familiari e con il governo al completo...

FLOR – Comprendo benissimo. (Al marito) Sì, Cobby, tutto sommato, credo proprio che “La Zattera” sia un ottimo albergo. (Al cameriere) Andate pure.

IL CAMERIERE – Ai vostri comandi, signora. (Esce).

MAXÌ (ritornando dalla sua esplorazione) – Lo sapete che siamo circondati dall'acqua?

FLOR (che ha tirato fuori dalla borsa il lavoro a maglia, con tono di sufficienza) – Ah, ah...

MAXÌ (meravigliato per l'indifferenza generale) –Dico che quest'albergo è costruito sul fiume, ma non sulla riva: su una grande zattera.

COBBY (gli indica uno dei salvagente appesi alla parete, poi, come se parlasse a un bambino) – Cosa c'è scritto là sopra, Maxì?

MAXÌ (leggendo) – La... Zattera... (Fa un gesto di disappunto) Io non sapevo niente. Nessuno me lo aveva detto.

FLOR – Ma c'era una grossa insegna là fuori.

MAXÌ – E io non l'ho guardata.

COBBY – Per un buon commerciante il colpo d'occhio è essenziale.

MAXÌ – Non l'ho guardata perché tanto so che siete sempre voi, Cobby, a decidere, che a voi non si può mai dare un consiglio.

COBBY – Io sono un democratico e ascolto il parere di tutti... (gridando e dando un colpo di bastone sul tavolo)... e non permetto a nessuno di criticarmi!

LEO (quasi con le lacrime agli occhi) – Via, pa', questo non è giusto... (accarezzando le mani di Maxì)... sempre pronto a riprenderlo per ogni stupidaggine.

COBBY – Il fatto è che per te avevo sognato un marito diverso.

LEO – Dovresti dargli un'occasione, pa', una vera occasione: sono sicura che Maxì ti farebbe vedere di che cosa è capace. (Dalla scala entra in fretta un signore elegante con il monocolo).

IL SIGNORE (a voce alta) – Cameriere! Dove sono i miei giornali? (Sparisce dall'altra uscita).

MAXÌ (rincuorato dalle parole di Leo) – Naturale, quand'ero alla “Adam and Sons”...

COBBY (annoiato, alza il bastone per chiedere silenzio, poi, con un cenno verso la scala) – Chi era?

MAXÌ – Quaranta… cinquanta, ben vestito.

COBBY – Militare o borghese?

MAXÌ – Borghese.

COBBY – E che ne sai? Poteva essere un militare in borghese.

MAXÌ (scoraggiato) – Oh, insomma!

COBBY – Mai lasciarsi ingannare dalle apparenze: un buon commerciante non deve dimenticarlo.

MAXÌ – Chissà come potevo accorgermi se quello era un militare in borghese.

COBBY – Dal modo di camminare, per esempio.

MAXÌ – Allora bisognerebbe scrutare dalla testa ai piedi tutti quelli che passano.

COBBY – E per cosa credi che ti mantenga in un albergo di lusso, per farti stare sprofondato in una comoda poltrona?

MAXÌ – Comunque, state tranquillo, quello che è passato un militare non lo era di certo. (Il signore entra di nuovo con un fascio di giornali e prende posto a un tavolo vicino a quello di Cobby).

IL SIGNORE (al cameriere che l'ha seguito) – ... e da bere portami il solito.

IL CAMERIERE – Bene, generale. (Esce. A questa parola i quattro sollevano la testa di scatto. Cobby, FLOR e Leo guardano Maxì).

MAXÌ (disperato) – Io non sapevo... come avrei potuto immaginare...?

COBBY (fra i denti) – Generale!...

LEO – Non ti arrabbiare, pa'. Può capitare a tutti di sbagliare.

COBBY – E questo sarebbe l'uomo che hai scelto per marito?

LEO – L'aveva guardato appena, pa'... non poteva supporre...

COBBY – Per fortuna non ho ancor detto l'ultima parola: siete ancora fidanzati.

FLOR – Anch'io, mi pare, avrei il diritto di essere informata. (Mostra il lavoro a maglia) E' già il terzo completino di lana che faccio.

MAXÌ (vincendo con sforzo un'interna esitazione) – Aspettate a giudicarmi, Cobby... datemi la possibilità di riparare.

COBBY – E' un pezzo che aspetto queste «riparazioni».

MAXÌ – Potrebbero venire proprio in questo momento.

COBBY – Che cosa vorresti fare?

MAXÌ (indicando con la testa il generale) – Lasciate andar me, Cobby.

COBBY – Nientemeno!

MAXÌ – Vi assicuro che non ve ne pentirete.

COBBY (dà uno sguardo al generale) – E' un osso duro, non potrai mai farcela.

MAXÌ (con voce rotta dall'emozione) – Ce la farò.

COBBY – E se rovini tutto?

FLOR – I generali non si possono sprecare: anche in guerra li tengono di conto.

LEO – Perché non gli dai quest'occasione, pa'?

MAXÌ – Vedrete che ce la farò.

COBBY – Tu che ne dici, Flor?

FLOR – Beh, in fondo, qui ci siamo noi, no? Anche il droghiere di Tannug un bel giorno mise la figlia al banco, però alla cassa rimase lui, e tutto andò avanti lo stesso.

COBBY – Bene, Maxì, se proprio ci tieni...

MAXÌ (al colmo della gioia) – Grazie, pa', vedrete che non sarete scontento. (Estrae in fretta alcune carte da una busta di pelle).

COBBY – Calma, mi raccomando: soprattutto calma.

MAXÌ (va a piantarsi di fronte al generale che sta leggendo un giornale) – Generale Grumik?

IL GENERALE (sollevando appena gli occhi) – No, giovanotto, avete sbagliato.

MAXÌ – Non ci siamo incontrati l'anno scorso a Londra... o a Parigi?

IL GENERALE – No!

MAXÌ (getta un'occhiata disperata verso Cobby, poi, con cocciuta insistenza) – Allora ho visto la vostra fotografia sull'Almanacco Militare... sicuro... ho letto la motivazione della vostra medaglia... l'atto eroico che vi ha distinto...

IL GENERALE (interrompendolo piuttosto seccato) – Giovanotto, non ho intenzione di assicurarmi contro gli incendi... (Cobby fa un gesto irritato, Flor abbassa rassegnata il lavoro a maglia).

LEO (piagnucolando) – Ma lasciatelo fare, povero Maxì: in questo modo lo scoraggiate.

MAXÌ (si appresta a giocare l'ultima carta e appoggia i fogli che ha in mano sul tavolo, davanti al generale) – E questa roba non vi interessa? (Il generale continua a leggere il giornale, ma, piano, piano, la sua attenzione è attratta dalle carte, finché non le prende in mano. Maxì dà un'occhiata trionfante verso Cobby e si avvicina al generale) Guardate queste fotografie, generale... che ne dite? (Il generale, interessato, inforca il monocolo e fa un fischietto dl ammirazione)... belle, eh?... Vedo che vi piacciono... siete un intenditore, si capisce subito... guardate questa che linea!... (Nel frattempo è entrato il cameriere con la consumazione del generale. Il cameriere che ha ascoltato le ultime battute, lascia il bicchiere sul tavolo e si avvicina alle spalle di Maxì).

IL CAMERIERE – Scusate un attimo, signore.

MAXÌ – Che c'è? (I due si allontanano di un passo, fermandosi vicino alla poltrona di Flor).

IL CAMERIERE – Dovreste essere più prudente, signore, qui bazzica spesso la polizia.

MAXÌ – Non vi capisco.

IL CAMERIERE – Quella... roba, signore, è pericolosa... e certe fotografie...

FLOR (interrompendolo) – Di che cosa state parlando, giovanotto?

IL CAMERIERE – Il signore mi ha capito benissimo.

FLOR (alzando la voce) – Sono io che vorrei capire. Per chi ci avete preso, giovanotto, per gente che va in giro a spacciare fotografie sconce?

IL CAMERIERE – Scusate, signora, ma io ho inteso...

FLOR (indignata) – Come vi siete permesso?!... Come avete osato?!... Sospettare una simile bassezza! (Va al tavolo del generale e prende una manciata di fotografie) Guardatela pure questa roba! (Getta le fotografie contro il cameriere) Noi non vendiamo porcherie... noi vendiamo queste, giovanotto...

COBBY (picchiando una bastonata sul tavolo) – E' un'indecenza!

IL CAMERIERE (chinandosi a raccogliere le foto) – Chiedo scusa, signora... sono mortificato... scusatemi, vi prego... è stato un equivoco... (Depone le foto sul tavolo ed esce rapidamente).

FLOR (a Maxì) – A queste figure io non sono abituata.

MAXÌ (imbarazzatissimo) – Neppure io... chi poteva immaginare che quell'imbecille...!

IL GENERALE (si avvicina ed esegue un inchino militaresco) – Generale Deccan. Sono spiacente dell'equivoco. (Indicando una poltrona accanto a Cobby)… Se posso permettermi... (Fa per spostare la valigia a soffietto, ma Cobby lo ferma col bastone, quindi egli stesso rimuove la valigia).

COBBY – Sedete, generale. (Il generale siede. Un breve silenzio).

IL GENERALE (un po' contrariato per dovere essere il primo a parlare) – Ho esaminato la merce… (altro silenzio)… sì, ho dato un'occhiata al catalogo... (ancora silenzio)... voi mi domanderete se l'articolo mi interessa... al che potrei rispondere... che in linea generale potrebbe anche interessarmi…

FLOR – Visto, Maxì? Un buon venditore non è mai il primo a parlare: è la legge della domanda e dell'offerta.

IL GENERALE – Naturalmente ho bisogno di qualche ragguaglio.

MAXÌ (precipitosamente) – Certo, generale, noi... (Cobby batte rabbiosamente il bastone a terra per intimare il silenzio. Maxì continua con voce spenta)... sì, volevo dire che noi... (Cobby lo guarda severamente e Maxì tace).

IL GENERALE (dopo un altro silenzio) – Fa proprio caldo oggi. Potremmo bere qualcosa di fresco, non vi pare?

MAXÌ – Ma certo, generale... (Battendo le mani) Cameriere!

COBBY (allarmato) – Maxì... Maxì! (Maxì si volta verso Cobby, ma in quel momento arriva il cameriere).

MAXÌ (al cameriere) – Qualcosa di fresco da bere per tutti.

IL CAMERIERE – Bene, signore. (Esce).

COBBY (cominciando a balbettare) – ... co... come da be... bere?

MAXÌ – Fa caldo e il generale vuol bere.

COBBY (cominciando a tremare) – ... Pe... Perché da be... bere pe... pe... per tutti?

MAXÌ – E' il generale che ha fatto ordinare.

COBBY – ... pe... per tutti?

FLOR (avvicinandosi con il plaid) – Cobby!

MAXÌ (a voce alta) – E' il generale che offre, Cobby!

COBBY (improvvisamente ristabilito, respinge il plaid, poi, al generale) – Parlavate di ragguagli, mi pare.

IL GENERALE – Dove si trova la merce?

COBBY – In città: è arrivata stamani. La consegna può essere fatta in un paio d'ore.

IL GENERALE (sorridendo) – Un paio d'ore... pensate che le cose siano già a questo punto?

COBBY – E perché sarei venuto qui, allora?

IL GENERALE – Pensavo che, trovandovi da queste parti...

COBBY No, da queste parti non mi trovo per caso: ci sono venuto. (Toccandosi il cuore) Proprio come se qui dentro ci fosse stato un ago calamitato a guidarmi. Io il mestiere ce l'ho nel sangue.

FLOR – La nostra è una famiglia di commercianti, generale Deccan.

LEO – Se è per questo, anche la famiglia di Mazi...

COBBY (interrompendola) – Ti prego, Leo.

LEO – Sì, pa'.

IL GENERALE – Siete al corrente della situazione, allora?

COBBY – Non nei suoi particolari.

IL GENERALE – E' molto facile capirla. Questo fiume è il confine fra due stati: di qua il governatore, di là il presidente Baden. Ferro e legname di qua, legname e ferro di là. Non ci vuol molto a capire che le cose non possono andare.

COBBY – Evidentemente.

IL GENERALE – Il pasticcio è dunque inevitabile: non resta che da conoscerne la data.

COBBY – So che non è importante, ma, per pura curiosità, voi siete di qua o di là del fiume... voglio dire governatore o presidente?

IL GENERALE – Disponibile. L'organico delle mie truppe si può dire al completo... sulla carta, naturalmente, ma per raccoglierlo si fa in fretta; basta un po' di denaro.

COBBY – La cosa principale, in definitiva, è sapere chi assumerà questa spesa.

IL GENERALE – Esatto.

COBBY – E se ho ben capito, quando queste truppe, ora sulla carta, si troveranno sui terreno, avranno bisogno dei miei articoli?

IL GENERALE – ... e di una direzione di marcia. Ma questo, è ovvio, dipenderà dal fatto che ad assumere la spesa sia il governatore o il presidente Baden.

MAXÌ (che ha seguito attentamente il dialogo) –E' ovvio. (Il generalee Cobby guardano Maxì un po' sorpresi Il cameriere arriva con le bibite, lascia il vassoio sul tavolo ed esce).

COBBY (prende un bicchiere) – Allora, al successo della vostra impresa, generale.

IL GENERALE – Vorrete dire della “nostra” impresa.

COBBY – Speriamo... “nostra”.

FLOR – Sentito, Maxì? Questo è il commercio: offrire provocando la richiesta, trattenere la merce senza rifiutarla.

LEO – Sono sicura che anche Maxì ci sarebbe arrivato.

IL GENERALE (facendosi vento con un giornale) –Che caldo terribile! Era un bel pezzo che non ricordavo una temperatura eguale... tre anni, per essere esatti... ero nel sud con un incarico piuttosto delicato...

COBBY – L'affare delle concessioni?

IL GENERALE – Appunto. Viaggiavo da cinque giorni con un reggimento; l'acqua era finita e faceva un caldo come questo. Indovinate un po' che cosa salta in testa ai miei uomini? Vuotano i radiatori degli autocarri e si bevono l'acqua... nove macchine ferme...

COBBY – E voi?

IL GENERALE – Non potevo certo passarci sopra. Ne scelsi ventisette... (Batte le mani) Cameriere!

LEO – E poi?

IL GENERALE – ... già, ne scelsi ventisette, tre per macchina... (Arriva il cameriere)... apri quella vetrata: fai entrare un po' d'aria...

LEO – E che cosa faceste di quei ventisette?

IL GENERALE – Naturalmente... (al cameriere, che, dopo aver aperto la vetrata, sta per andarsene) un'altra limonata (A Leo, secco)... li impiccai. (A Cobby) Vogliamo vedere la merce con calma?

COBBY– Ottima idea. Maxì, i cataloghi! (Maxì prende le carte sul tavolo e incomincia a mostrarle al generale).

MAXÌ (meccanicamente) – Moschetto automatico Rudolf... calibro sette e trentotto... caricatori da venti, quaranta e sessanta colpi... modello a canna corta e a canna lunga...

COBBY – Dài a me, Maxì.

MAXI Posso fare benissimo anch'io.

LEO – Perché non lo lasci provare?

COBBY – Provare? ma, dico, siamo a scuola, Per caso?

FLOR – E anche a scuola le prove non sono sempre possibili. (A Leo) Tua cugina Corinna, per esempio, studia da infermiera, eppure non trova mai nessuno che, per prova, si lasci fare una puntura.

COBBY (mostrando una foto al generale) – Ecco il Kumbler... lo riconoscete, vero?

IL GENERALE – Come no.

COBBY – Me ne sono accorto da come l'avete guardato. Eh, il Kumbler è un vecchio amico che non tradisce!... ne saranno stati fatti di nuovi modelli: ma chi è riuscito mai a superare il Kumbler?

IL GENERALE – Ci sono modelli più pratici.

COBBY La sicurezza sul calcio. Me l'aspettavo. Il solo piccolissimo neo di questa meraviglia, di questo capolavoro della tecnica. Che cos'è una piccola leva spostata di qualche centimetro avanti oppure indietro? (Impugna il bastone come se fosse un fucile) Clic, clic, clic... una piccolissima leva di sicurezza... clic, clic, clic... come un piccolo cuore di acciaio che batte. E quando spara, poi, che musica! una raffica a cinquanta metri: un uomo tagliato in due. A cento metri, una pallottola ogni cinque centimetri. A duecento, nove probabilità su dieci di stenderlo secco!

FLOR – Hai sentito, Maxì? Sono trent'anni che ascolto Cobby parlare di queste cose, eppure mi affascina ancora, come se fosse la prima volta. (Il cameriere porta la bibita ed esce. Il generale beve, quindi indica una foto).

IL GENERALE – E questa?

COBBY – Vi interessa la Living–Makison? mi congratulo: fa piacere parlare con un intenditore. Certo che il proiettile del Kumbler penetra più in profondità, ma le ferite della Living–Makison sono più larghe, e il dissanguamento è garantito in un'ora.

FLOR (mentre mostra alla figlia il golfino da neonato che sta lavorando) – Ti prego, Cobby. Ho sempre davanti agli occhi quando lo zio Patrick cadde per la scala della cantina! che cosa sarebbe successo se non fosse arrivato subito Enea?

COBBY (mostrando altre foto) – Ed ecco la serie dei mortai: precisi, autorevoli, tremendi! Ecco gli Strauss cinquanta, la nuova generazione... oh, niente da dire: congegni di puntamento perfetti, massimo rendimento... ma giù il cappello davanti a un Oliver Kap!... un'arma ineguagliabile, un gioiello di meccanica. Ne ho venduti in tutti i paesi, a est e a ovest, a nord e a sud... ho persino un attestato d benemerenza della fabbrica e, per due anni di seguito, ho vinto il premio del miglior venditore. Guardatelo bene... che ne dite?

IL GENERALE – Mai adoperato, ma l'ho avuto di fronte parecchie volte.

COBBY – Si capisce: non c'è mai stata un'operazione militare di qualche rilievo, senza che i Kap abbiano fatto udire la loro voce... (ridacchiando)... eh, eh, vecchio Oliver Kap, quante teste hai sulla coscienza!…sì, lo so, dite pure che sono un sentimentale, un romantico... ma non mi vergogno di confessare che, davanti a un Oliver Kap, mi sento commosso. (Il generale osserva la fotografia).

MAXÌ – Io credo, generale, che...

COBBY (alza prontamente il bastone per chiedere silenzio) – Zitto, Maxì!

MAXÌ (offeso) – Poiché la mia presenza mi sembra superflua, io... vado a fare quattro passi.

LEO (alzandosi) – Maxì ha ragione, anch'io vado con lui.

FLOR – Non penserai che ti lasci andar da sola con Maxì: siete soltanto fidanzati. (Si alza e ripone il lavoro nella borsa) Torniamo presto, Cobby. (Cobby agita il bastone in segno di saluto. Escono tutti e tre. Il generale guarda le foto).

IL GENERALE – E, a bombe di mortaio, come stiamo?

COBBY – Dotazione completa: dirompenti, fumogene, alto esplosivo, detonazione maggiorata.

IL GENERALE (stupito) – Detonazione maggiorata?

COBBY – Certo. Bisogna pensare anche al lato morale della cosa.

IL GENERALE – Quale lato morale?

COBBY – Voi, forse, non ci fate caso, ma per me il lato morale è importantissimo. Se una bomba, scoppiando, oltre a sbrigare il suo lavoro, fa anche un rumore più forte, me lo sapete dire dove va a finire il morale del nemico?

IL GENERALE – Osservazione giusta. Ne terremo conto. (Restituisce a Cobby le carte) L'assortimento è completo: c'è quello che serve. Ora non resta che trovare l'acquirente. In fondo, i nostri problemi sono identici, Cobby, perché chi comprerà le vostre armi, avrà bisogno anche delle mie truppe, e viceversa. Che ne direste di una combinazione d'affari?... di qualcosa, insomma, che ci permetta di portare direttamente la merce dalla... per così dire, produzione, al consumo? (Sottolinea le parole con un gesto della mano).

COBBY – Se devo parlar chiaro, io in affari preferisco aver sempre le mani libere.

IL GENERALE – E credete che io non ce l'abbia? Se mi trovo a “La Zattera”, anziché su una delle due sponde del fiume, è proprio perché voglio averle libere anche se qualche trattativa è già iniziata.

COBBY (allegro) – Ah, ma questo cambia tutto! Non mi avevate detto che c'era in serbo una simile carta.

IL GENERALE – Per la verità, i fatti hanno una loro dinamica: non si tratta che di apportare qualche piccola correzione...

COBBY – ... nel tempo.

IL GENERALE – ... in modo di poter stabilire con precisione la data.

COBBY – E, se posso permettermi, esiste già un piano?

IL GENERALE – Non ancora. Aspetto proprio stamani un mio collaboratore per trattare con lui la questione.

COBBY – Perché, se fosse necessario un consiglio... assolutamente disinteressato, s'intende...

IL GENERALE – Grazie, Cobby, ma la cosa non mi preoccupa eccessivamente. Vi dirò che in proposito, poi, ho le mie idee: sono un sostenitore dell'aggressione pura. A che serve, dico io, perdere tempo per organizzare una provocazione ai confini, quando anche i bambini dell'asilo sanno distinguere una provocazione vera da una falsa.

COBBY – E' sempre possibile simulare una falsa provocazione per scatenare una reazione vera che apparirebbe chiaramente provocatoria.

IL GENERALE – Ma c'è il pericolo che il nemico non abbocchi e alla nostra falsa provocazione risponda con una simulata reazione, in modo di smascherare la nostra successiva azione come un'autentica provocazione.

COBBY – Finora, però, abbiamo esaminato solo possibili incidenti di frontiera.

IL GENERALE – Sono gli unici da prendere in considerazione. Un attentato contro il governatore o il presidente o qualcuno dei loro ministri, ad esempio, trasformerebbe l'attentatore in una specie di eroe popolare.

COBBY – Voi allora consigliereste...

IL GENERALE – ... l'aggressione pura: è la via migliore, credetemi. Eventualmente, volendo proprio essere scrupolosi, prima di puntare le batterie verso la riva opposta, potremmo puntarle su qualche villaggio di questa sponda: così avremmo una provocazione autentica, inequivocabile. Ma in questo modo mi sembrerebbe di eccedere in pignoleria.

COBBY – La coscienziosità, non è mai troppa.

IL GENERALE – Che ne dite, allora, Cobby, per la nostra società?

COBBY – Perché no. Potremmo riparlarne.

IL GENERALE – Vi ho detto tutto molto chiaramente: ora si tratta di decidere.

COBBY – Certo... vedremo... esamineremo...

IL GENERALE – Vuol dire: sì o no?

COBBY (cominciando a balbettare e a tremare) – Pe... per... perché volete che... che... Oh... oh!

IL GENERALE (molto freddo) – State male, Cobby?

COBBY – Oh.. oh... il cuore!... oh...

IL GENERALE – Peccato: proprio ora che dovevate rispondermi.

COBBY – Oh... oh... (Entra Klutzer che si avvicina al generale e lo saluta militarmente).

KLUTZER – Generale!

IL GENERALE – Buongiorno, Klutzer... (A Cobby) Questo è il mio collaboratore, il capitano Klutzer.

COBBY (prontamente ristabilito) – Benvenuto, Klutzer.

KLUTZER – Salve, borghese.

IL GENERALE – Cobby commercia in armi e vorrebbe trattarne con noi una partita piuttosto interessante.

KLUTZER (a Cobby) – Eravate tutti sottovento per sentire da lontano il tanfo della carogna?

COBBY – Che cosa?

KLUTZER – Dico: sullo sterco, le mosche ci sono piovute per caso, o c'è stato qualcuno che ha soffiato in una tromba per suonare una fottutissima adunata?

IL GENERALE – Spiegati, Klutzer.

KLUTZER – Sembra che, in questa stagione, fucili e cannoni piovano giù dal cielo come grandine. Poco fa, là fuori, ho domandato a un borghese che ore erano, e quello mi ha proposto una partita di sessanta e centodieci con deflettori di culatta.

IL GENERALE – Un altro mercante di armi?

KLUTZER – Più che armi, mi ha fatto l'impressione che vendesse ventriere elastiche.

COBBY – Maxì!

KLUTZER – E' un vostro concorrente?

COBBY – Peggio: lavora per me.

KLUTZER – Guardate a come spende i vostri soldi, allora: se ne stava appiccicato a una sgualdrina che aveva tutta l'aria di volergli succhiare il portafogli.

COBBY – Non c'è pericolo: era mia figlia Leo.

KLUTZER (un po' interdetto) ... è il mio sporco viziaccio maledetto di sputare sempre troppe parole fuori da questa boccaccia. Per dire la verità, a farmi pensare queste cose di vostra figlia, non è stata la sua faccia, ma una vecchia strega che s'era fermata a una certa distanza, come una ruffiana che sorveglia il cliente.

COBBY – Ho capito: era mia moglie Flor. (Un breve silenzio imbarazzato).

IL GENERALE – E così hai conosciuto tutta la famiglia.

KLUTZER (si asciuga il sudore con il braccio) – Fa un caldo maledetto quest'oggi! (Batte le mani) Cameriere!... ehi, cameriere! (Compare il cameriere) Una birra! (Il cameriere esce. A Cobby) Allora, ce le date o non ce le date queste armi, borghese?

COBBY – Vedremo, Klutzer, vedremo.

KLUTZER – Cosa c'è da vedere?

IL GENERALE – Cobby ha bisogno di saperne di più di tutta la faccenda, prima di impegnarsi. Diglielo tu, Klutzer, come stanno le cose.

KLUTZER – Il reclutamento è finito. La gente che ho radunato è decisa e disposta a tutto. Basta che ci diano il via, siamo pronti per il governatore o per il presidente Baden.

COBBY – Sono tanti anni che faccio questo mestiere, Klutzer, eppure un'attività come la vostra per me è ancora un po' miracolosa, avvolta nel mistero.

KLUTZER – Come sarebbe a dire?

COBBY – Per esempio, mi sono domandato tante volte come fa un capo di stato a rivolgersi a dei... professionisti come voi che non offrite certo la fiducia di un esercito regolare.

KLUTZER – Vogliamo scherzare, borghese? volete mettere i vantaggi di un esercito come il nostro nei confronti di un esercito regolare?

COBBY – Addirittura!

KLUTZER – I soldati regolari combattono per questioni politiche, noi soltanto per i denari.

COBBY – E' proprio qui la differenza.

KLUTZER – Ma è proprio qui che il nostro esercito si rivela come una valvola di sicurezza per la democrazia.

COBBY – Questo non mi è ben chiaro.

KLUTZER – E' semplice. Il capo di stato è ben visto dal popolo? Il popolo paga le tasse perché i nostri salari siano alti e noi difendiamo il governo. Il capo di stato è odiato dal popolo? basta con le tasse, basta con le paghe, e noi ce ne andiamo. Ecco il vantaggio per i cittadini: per fare una rivoluzione, non c'è bisogno di farsi scannare, basta chiudere la porta in faccia all'esattore delle imposte.

COBBY – E se il capo di stato è odiato dal popolo, e ciò nonostante continua a pagarvi?

KLUTZER – Vuol dire che spende del suo o che riesce e trovare quattrini da qualche altra parte. E in tutti e due i casi è segno che è stato mal giudicato.

COBBY – Il ragionamento fila come l'olio, non c'è che dire. (Arriva il cameriere con la birra. La valigia a soffietto gli ostacola il passo ed egli si china per rimuoverla, ma Cobby è pronto a sbarrargli la strada col bastone, quindi egli stesso provvede a spostarla. Klutzer beve e si pulisce la bocca con il braccio).

KLUTZER –Il problema ora è uno solo: far presto. Fra due o tre giorni dobbiamo pagare il premio di ingaggio, o tutto il mio lavoro va a farsi fottere.

IL GENERALE – Il ministro della guerra del governatore mi ha fissato un colloquio per stasera.

KLUTZER – Se fossi in voi non mi fiderei tanto di quello sporco borghese.

IL GENERALE – Sai bene che il ministro è un amico e che è già esposto in questo affare.

KLUTZER – Per quei quattro miserabili, pidocchiosi soldi che ha tirato fuori? Ma se non sono bastati nemmeno per pagare uno schifoso bicchiere di birra a tutti quelli che sono andato a reclutare!

COBBY – Il costo della vita aumenta paurosamente, generale. Mi ricordo che, solo qualche anno fa, con un Fournier e un pacco di caricatori, potevo pagare l'albergo per una settimana a tutta la famiglia. Oggi di Fournier ce ne vogliono quattro, baionette comprese.

KLUTZER – Avete detto “Fournier”?

COBBY – Un fucile magnifico. Lo conoscete?

KLUTZER – Se lo conosco! Il pezzo di ferro che mi ha bucato la spalla dieci anni fa, l'aveva sputato fuori proprio un Fournier.

COBBY – E allora?

KLUTZER – Mi fa ancora male ogni volta che cambia il tempo.

COBBY (allegro) – Che vi dicevo! vedete come lavorano… a dieci anni di distanza!... ma li ho visti fare cose ancora più belle. I Fournier sono insuperabili, armi che oggi non si fanno più... oggi, con l'automazione, come la chiamano... volete metterla a confronto con la lavorazione artigiana di una volta? quella bella lavorazione a mano, scrupolosa, coscienziosa... sissignori, una rigatura che era una rigatura, uno spessore che era uno spessore... (Maxì entra in fretta seguito dalle due donne).

MAXÌ – Fermo, Cobby, non vendete le armi! ho trovato un altro cliente e forse possiamo strappare un prezzo migliore.

COBBY – E' per caso lui il nuovo cliente? (Indica Klutzer con il bastone. Maxì si accorge della presenza di Klutzer e fa un gesto di dispetto)... fuori tempo anche questa volta.

LEO– Che cosa poteva saperne lui che il cliente era già arrivato qui?

MAXÌ– Io non faccio l'indovino, faccio il commerciante.

COBBY (violento) – Sentitelo questo sciagurato che vuole parlare di commercio! chi vende deve prevedere la pioggia o il solleone, deve saper fiutare nel vento quando arriva il poliziotto, sentire in quali tasche ballano i quattrini. Questo è il commercio! (Maxì alza le spalle e si allontana seguito da Leo. Flor siede in poltrona e tira fuori il lavoro a maglia).

KLUTZER (batte le mani) – Cameriere!... (Al cameriere che appare)... un'altra birra... (A Cobby) Insomma, qui si continua a ronzare come tanti moscerini intorno a un puzzolente lume a petrolio: queste armi, ci saranno o no?

COBBY – Perché non dovrebbero esserci... se quello che mi avete detto è la verità... se tutto andrà come avete previsto... e se nel frattempo non arriverà un’altra richiesta più vantaggiosa?

IL GENERALE – Se ho ben capito, Cobby, voi vorreste rimandare ogni accordo fra noi ad operazioni iniziate.

COBBY – Operazioni finanziarie iniziate, per essere esatti.

KLUTZER – E la merce quando la consegnereste?

COBBY – La merce è in città, pronta per la consegna. Dovreste vederla nei magazzini, sulle banchine di carico: file perfette di colli allineati, miracolose piramidi di casse. Un colpo d'occhio che vale la pena! Non manca nulla: la c'è il reparto frutta... confezioni speciali da ottanta libbre ciascuna... una qualità di mele un po' strana: se le mordi ti salta la dentiera con la testa attaccata. E per chi ama il giardinaggio, c'è tutto l'occorrente... arnesi un po' ingombranti, è vero, e maledettamente pesanti... ma un sacrificio lo può fare chi ha veramente a cuore il proprio giardino, e vuole vederlo fiorito, tappezzato di verde... mimetico... e poi, barattoli di marmellata in quantità... via quella sigaretta! non sai che qui è rigorosamente vietato fumare? Avanti, caricate i camion per la distribuzione: è arrivato Cobby con la borsa dell'abbondanza... ce n'è per tutti, prendete... nascondetela bene sotto la giacca: è merce delicata e sta per piovere... sentite questi scoppi lontani? è il temporale che si avvicina... e questi spari? sono razzi antigrandine... presto; nelle strade non c'è più nessuno: sono tutti dietro le finestre a guardare la pioggia... da una scuola lontana si sente cantare... ma le voci sono rauche, e la canzone è di guerra. Ora, l'impiegato postale davanti allo sportello dà un colpo di timbro, e inchioda il pugnale sul tavolo... gli spazzini che iniziano il turno di lavoro aprono gli armadi delle ramazze, e le trovano lucide di grasso, tutte in fila, con le baionette già inastate...!

KLUTZER (ride a lungo) – Avete un modo di raccontare, borghese, che è un piacere starvi a sentire!

COBBY (a Flor) – Hai dato un'occhiata in città, stamani?

FLOR – Certo, Cobby, come al solito.

COBBY – Avanti, allora: piano e con ordine.

FLOR – Prima di tutto, le donne: ce ne sono molte per la strada, troppe direi, e quasi tutte giovani... (arriva il cameriere con la birra per Klutzer)... vestono abiti attillati a colori violenti, il trucco è sfacciatamente accentuato... camminano muovendo le anche e guardano gli uomini a lungo negli occhi...

IL CAMERIERE – Forse vi interesserà sapere che in città hanno aperto due nuove case: sono arrivate le donne in questi giorni.

COBBY – Bravo. Questa sì che è una notizia! (Ad alta voce) Maxì! dagli un colpo di mancia. (Maxì mette una mano in tasca e getta sul piattino del cameriere qualcosa che suona).

IL CAMERIERE – Grazie, signore. (Guarda nel piattino stupito)... e questo che cos'è?

COBBY (prende dal piattino un proiettile e l'esamina) E' un Keronen, un proiettile Keronen calibro nove.

IL CAMERIERE (ancor più stupito) – E io che me ne faccio, scusate?

COBBY (indignato) – Sentitelo questo disgraziato! non sa cosa farsene di un proiettile perfetto come un Keronen. Tutto puoi farci, animale; da una rapina a una rivoluzione, tutto!... e puoi anche ficcartelo nel cervello, se ci tieni, razza di animalaccio ignorante! (Il cameriere indietreggia impaurito ed esce.)

COBBY(a Flor) – Bambini?

FLOR – Pochi in giro, e quasi tutti tenuti per mano. Quando giocano badano a non fare rumore.

COBBY – Questo è molto importante. E operai?

FLOR – Ne ho visto un gruppo che tornavano dal lavoro: camminavano silenziosi accanto ai muri. Ogni tanto qualcuno si fermava per guardarsi alle spalle... bastava un rumore improvviso per farlo trasalire...

COBBY (emozionato) – E qualcuno che ride, l'hai sentito? l'hai vista la gioia in qualche occhio, l'hai riconosciuta in un gesto?

FLOR – Ho visto solo rassegnazione e paura.

COBBY (esaltandosi) – Non esiste più la speranza, vero?

FLOR – No, Cobby: non c'è più speranza, in nessuno.

COBBY (ad alta voce) – Ci siamo! i “segni”, generale, i “segni”!

IL GENERALE – Sì, effettivamente... sembra che non ci sia nessun dubbio.

COBBY – Si respira già fumo di polvere da sparo, là fuori... e noi siamo qui, seduti!

KLUTZER – E muoviamole, finalmente, queste rachitiche gambe!... ci lasciamo far fessi da quattro borghesi pidocchiosi.

IL GENERALE (risoluto) – Bene, Klutzer: è il momento di agire... (Si alza)... telefono al ministro della guerra.

KLUTZER – Cantate chiaro con quel bastardo! (Il generale si avvicina al telefono e forma il numero).

IL GENERALE (secco) – ... datemi il ministero della guerra... generale Deccan, voglio parlare col ministro... (mellifluo) ... caro amico, come state?... grazie, siete molto gentile... perché vi ho telefonato? via, cercate di indovinarlo... non avete dato in questi giorni un'occhiata in città?... che ne dite dell'umore della popolazione?... cambierà?... certo, ma non in meglio... bene, caro amico non è più il caso di perdere tempo... adesso abbiamo anche la merce che aspettavamo, bisogna subito provvedere all'ordinazione... che cosa?... vi occorrono confetti?... (ridendo) sì, sì, qui ci sono molti confetti... ed anche delle graziosissime confettiere a canna rigata di tutti i calibri... (rabbuiandosi)... che cosa?!... confetti, confetti?... ma per chi?... eh?!... il figlio del governatore si sposa con la figlia del presidente?!... e quando è stato deciso?... stamani?... il governatore è già partito per la firma del contratto di nozze... ma è inaudito!... incredibile!... sono veramente sconvolto... anche voi?... immagino... (ripensandoci) ... ma, caro amico, scusate, pensandoci bene, questo, cosa cambia?... non mi direte che un matrimonio possa mandare a monte ogni piano... sono forse il governatore o il presidente a decidere la pace o la guerra?... bisogna subito prender contatto con gli ambienti interessati, con i gruppi responsabili... come?... c'è di peggio?... che cosa è accaduto, parlate!... eh?!... un cartello internazionale del ferro e del legname firmato stamani!... soltanto per cinque anni... (gridando)... e dove saremo noi, fra cinque anni?!... per voi che fate il ministro, non è un problema... ma per noi... per noi!... (con il cuore lacerato)... questa sì che è una sciagura!... questa è veramente la rovina!... (La mano che impugna il ricevitore gli cade lungo il corpo; agli altri, affranto)... la pace!

Secondo tempo

La stessa scena del primo tempo. Entra Vikin, il figlio del governatore, in una fiammante divisa di allievo dell'accademia militare. Sono le tre del pomeriggio dello stesso giorno.

VIKIN (si guarda intorno come per cercare qualcuno) – Gossel!... dove ti sei cacciato, Gossel? sento il tuo odore qui intorno... Gossel!

GOSSEL (esce dal vano della scala) – Sono qui, eccellenza.

VIKIN – Puoi fare a meno di nasconderti finché adoperi questa roba... (Gli mette una mano fra i capelli, poi, con un gesto di schifo, si pulisce le dita sulla giacca di Gossel)... ancora alle mie calcagna, eh?

GOSSEL – Così proprio non è, eccellenza.

VIKIN – Vuoi dire che sono io a seguire te?

GOSSEL – A voi viene l'idea di andare in un posto, e io che lo capisco, in quel posto ci arrivo prima di voi.

VIKIN – Io sono stufo, lo capisci questo?

GOSSEL – E' per via dell'ordine di vostro padre che, purtroppo, è il governatore.

VIKIN – Come, purtroppo?

GOSSEL – Sicuro: se non fosse governatore, ce ne potremmo anche infischiare di quell'ordine.

VIKIN – Mio padre, forse, esagera un po'. Non credo che qualcuno pensi a farmi del male.

GOSSEL – Lo dite voi, lo dite. Sapeste che festa farebbero in città se vi accadesse qualcosa.

VIKIN – Come, come?

GOSSEL – Quelli che vi vogliono male, si capisce.

VIKIN – Ma, per fortuna, non tutti mi vogliono male.

GOSSEL – Tutti, tutti, no. Io, per esempio, non ho nulla contro di voi.

VIKIN – Ah, tu solo!

GOSSEL – No, anche alla polizia ce ne sono altri che la pensano come me: “in fin dei conti, dicono, cosa c'entra il figlio del governatore che è un irresponsabile...“

VIKIN (offeso) – Come sarebbe a dire?

GOSSEL – Voglio dire che voi non ne avete colpa... insomma, Voi non ne fate del male: siete un incapace. (Vikin sta per andare in collera, ma si ode in quel momento il gorgheggio di una cantante. Vikin guarda verso la scala e con la mano fa cenno a Gossel di tacere).

VIKIN – Zitto!... è lei... la senti?... presto, mandale a dire che sono qui ad aspettarla... (Gossel sta andando via)... fammi anche portare una limonata. (Gossel esce. Vikin ascolta estasiato i gorgheggi. Gossel ritorna. I gorgheggi cessano).

GOSSEL – La signorina è stata avvertita.

VIKIN – In fondo sei un buon diavolaccio, Gossel, un po' ingombrante e impomatato... però, quando mi vieni dietro, potresti anche evitare di far vedere a tutti che sei della polizia.

GOSSEL – Cosa devo fare, eccellenza? più che mettermi la divisa borghese!

VIKIN – Voialtri poliziotti siete come le comparse nel secondo atto del “Barbaro sconfitto”. Andate in processione vestiti da frate, ma sotto le tonache si vedono gli stivali che calzavate nel quadro precedente, quando eravate cavalieri di Attila.

GOSSEL – Mai stato in processione e mai conosciuto quest'Attila.

VIKIN (ironico) – Altra caratteristica che vi distingue è la prontezza di cervello.

GOSSEL (prendendolo per un complimento) – Troppo buono, eccellenza. (Arriva il cameriere con la limonata. Vikin fa per prenderla, ma Gossel allunga la mano prima di lui e afferra il bicchiere).

VIKIN – Beh!... che succede?

GOSSEL – Eseguo gli ordini, eccellenza. (Beve un sorso di limonata, la assapora, ne beve un altro sorso abbondante, quindi porge quello che e rimasto a Vikin).

VIKIN (seccato) – Io non ho bisogno di assaggiatori.

GOSSEL – Perché rischiare di essere avvelenato? proprio ora che dovete servire per il matrimonio. (Vikin sta per andare in collera, ma in quel momento scende la scala Annalisa, la cantante; Vikin le va incontro. Dietro Annalisa, a rispettosa distanza, viene Pierre, il segretario).

ANNALISA – Perché, caro amico, avete voluto inasprire la mia ferita con questo incontro?

VIKIN – Vi risponderò come Zagar nel “Guerriero normanno”: “Conservate ognor la speme in un puro, eterno amor: morto ancor non è quel seme che gettaste nel mio cuor”

ANNALISA (canterellando) – “Che dolcissima favella...” (Accenna un gorgheggio, ma porta subito una mano alla gola)... la mia povera voce!... e voi ne siete la causa.

VIKIN – Io?! (Annalisa chiama con un gesto il segretario che si avvicina per porgerle uno spruzzatore per la gola. Gossel taglia prontamente la strada del segretario, gli strappa di mano lo spruzzatore, lo scuote, l'ascolta, l'annusa, poi, parzialmente rassicurato, lo porge ad Annalisa. Il segretario esce) Perché sarei io la causa del vostro abbassamento di voce?

ANNALISA (dopo essersi spruzzata la gola) – E me lo domandate? la notizia... crudele, tremenda, scellerata, mi ha colto tre ore fa... con la cioccolata del mattino.

VIKIN – Ha colto di sorpresa anche me, ve lo giuro: è stato mio padre a decidere tutto.

ANNALISA – Dovevo immaginarlo. Ricordate il primo atto della “Duchessina di Clermont”? (Canterellando) “Al severo genitore / ci convien chinare il capo”...

VIKIN – Ah, no: io ricordo bene il secondo atto, quando Vilfredo, in ginocchio davanti al padre, grida: “Con la spada che vi offro / il mio petto trapassate / ma d'amore il sacro fuoco / padre mio non soffocate!”

ANNALISA (andando verso la tenda canterellando) – “Chi la vita ti ha donato / ha deciso la tua sorte; / le parole che m'hai dato / or convien che siano morte”.

VIKIN – “Impegnato fu il mio onore / e difenderlo saprò: / pugnerò per il mio amore, / pugnerò, sì: pugnerò!” (Si avvicina alla tenda, prende la mano che sbuca e tira a sé la donna, ma si trova Gossel fra le braccia).

VIKIN (respingendolo infuriato) – Ma cosa fai qui?!

ANNALISA (uscendo dalla tenda) – La stagione è terminata ieri sera, amico mio: devo sapermi rassegnare.

VIKIN – Incomincerà subito un'altra stagione basterà che voi apriate bocca.

ANNALISA – Non parlavo di quella del teatro dell'opera, ma della nostra.

VIKIN – E io alludevo proprio a quella. (Con tono più basso) Voi non sapete quello che si sta preparando.

ANNALISA (canterellando) – «Orsù datemi novelle...». (Accenna a un gorgheggio ma la voce le manca; si precipita al tavolo e afferra lo spruzzatore).

VIKIN – Pensavate che io, venuto a conoscenza della decisione di mio padre, mi sarei rassegnato?

ANNALISA – Le mie povere corde vocali!

VIKIN – Nossignora.

ANNALISA (canterellando) – “No, non mi rassegnerò... no, non mi rassegnerò”...

VIKIN – Ecco, così voglio sentirvi sempre.

ANNALISA – In questo stato?! siete dunque senza cuore!

VIKIN – No, non questo.

ANNALISA – A ridurmi così è stato l’ «Ercole innamorato»

VIKIN (sospettoso) – Chi?!... (Ripensandoci)... ah, già!...

ANNALISA – Il direttore d'orchestra era un bruto, un sadico: non dovrà mai più rimettere piede nel vostro teatro. Me lo promettete, amico mio?

VIKIN – Sarà fatto. Ma io vi stavo parlando del mio progettato matrimonio.

ANNALISA – Non è niente male la figlia del presidente: ama la poesia ermetica, la pittura bizantina e la pollicoltura.

VIKIN – Ma a me non importa nulla della figlia del presidente: io amo voi!

ANNALISA (canterellando) – “Il tuo amor si rinnovella…” (Tenta inutilmente un gorgheggio) Sentite?... oh, la mia povera voce! (Si spruzza la gola)

VIKIN (con tono basso e deciso) – Ostacolerò i progetti di mio padre. Non sposerò una donna che non amo.

ANNALISA – Anche nella “Schiava di Babilonia”…

VIKIN (interrompendola dolcemente) – Vi prego, Annalisa: è necessario che voi siate a conoscenza del piano.

ANNALISA – Piano?

VIKIN – Piano. Non siamo soli, abbiamo molti amici. All'Accademia militare si vivono ore drammatiche; tutti gli ambienti culturali della città sono in tumulto; l'agitazione si stende dai circoli musicali a quelli letterari, nei caffè d'avanguardia serpeggia una parola d'ordine: “Abbasso il progettato matrimonio”

ANNALISA – Mi spaventate, amico mio.

VIKIN – Stamani, appena si è sparsa la notizia, c'è stata una riunione all'Hotel Excelsior: duemila partecipanti, e forse anche tremila.

ANNALISA – Non sapete il numero esatto?

VIKIN – No, lo saprò domani quando pagherò il conto delle consumazioni che ho dovuto offrire.

ANNALISA – E lo scopo di questa riunione?

VIKIN – Stabilire i particolari dell'azione. Ascoltate, dunque: tra un'ora e mezzo, alle diciassette in punto, i miei colleghi dell'Accademia militare indosseranno la divisa da operazione e scenderanno in campo impadronendosi dell'armeria. Quindi, si divideranno in due squadre: la prima, dirigendosi verso il Corso della Vittoria – onde evitare la caserma della polizia urbana – si recherà a prendere sotto controllo il salone da ballo del giardino d'inverno, mentre la seconda scenderà verso il centro per sostenere l'occupazione delle gallerie d'arte e dei caffè d'avanguardia.

ANNALISA – E tutto questo... per me?

VIKIN – Sì, Annalisa: è la mia prova d'amore.

ANNALISA – Oh, amico mio, è tutto come nelle “Astuzie d'Ulisse”! (Canterellando) “Sol per Elena la bella...”

VIKIN (interrompendola dolcemente) – Vi prego, Annalisa, fatemi terminare.

ANNALISA – Vi ascolto.

VIKIN – Gli “Amici del melodramma” agiranno per conto loro e, dopo essersi impadroniti del teatro dell'opera, requisiranno le armi di scena del “Bandito gentiluomo”...

ANNALISA – Ma sono vecchi ferri arrugginiti.

VIKIN – Hanno pur sempre un loro effetto coreografico.

ANNALISA – E dopo la presa del teatro, che cosa faranno gli “Amici del melodramma”?

VIKIN – Raggiungeranno la sede della “Gazzetta Artistica” dove chiederanno la consegna del critico musicale – quello che osò scrivere tante infamie sulla vostra ultima interpretazione – e l'impiccheranno sulla piazza.

ANNALISA – Davvero commovente quest'attenzione nei miei riguardi.

VIKIN – E' il meno che si possa fare.

ANNALISA – E pensate che questi tumulti distoglieranno il governatore dalle trattative col presidente?

VIKIN – Al primo colpo di fucile mio padre tornerà immediatamente qui. E così il matrimonio andrà in fumo.

ANNALISA – E voi dove sarete, amico mio, mentre accadrà tutto questo?

VIKIN – Qui accanto a voi, naturalmente.

ANNALISA – Oh, ne ero certa.

VIKIN – Vi potrei lasciare sola in queste circostanze? So bene dov'è il mio posto.

ANNALISA – Mi sarete di grande conforto.

VIKIN – Sarò vicino a voi come l'albero alle sue radici, come Prometeo alla sua roccia... già, “Prometeo e la montagna”, fu un vostro grande successo, ve lo ricordate?

ANNALISA – E potrei dimenticarlo? (Canterella, prima da sola, poi in coro con Vikin)…”poiché un giorno m'hai donato / una piccioletta face, / su te ora incatenato / cala l'aquila rapace...”

VIKIN – Vi lascio per breve tempo, Annalisa; devo recarmi a dare le ultime disposizioni.

ANNALISA – Vi prego di non esporvi troppo.

VIKIN – Non dubitate, sarò prudentissimo. (Vikin bacia la mano di Annalisa ed esce preceduto da Gossel. La donna incomincia a lucidarsi le unghie. Entra Pierre molto agitato).

PIERRE – Sei già al corrente di quello che sta per accadere in città?

ANNALISA (con indifferenza) – Sì, quel ragazzo m'ha raccontato tutto. Anche tu sei informato?

PIERRE – Mi sono trattenuto un momento al bar con un agente della polizia segreta.

ANNALISA – Hai prenotato i posti sull'aereo?

PIERRE – Ma che domande mi fai, con il baccano che sta per scoppiare in città!

ANNALISA – Ma noi non lo sentiremo perché saremo già partiti.

PIERRE – Dico: sei impazzita? proprio adesso vorresti andartene?

ANNALISA – Mi hai promesso un viaggio in Occidente. Vorresti rimangiarti la parola?

PIERRE – Macché viaggio in Occidente!

ANNALISA (risentita) – E non essere volgare.

PIERRE – “Occidente” ho detto. Ma non sai che quello che deve accadere, accade per causa tua?

ANNALISA – E allora?

PIERRE – Ai giornali di tutto il mondo non ci pensi? ai giornali che aspettano fotografie e notizie come un assetato aspetta l'acqua?

ANNALISA – Per i giornali abbiamo materiale a sufficienza in valigia: abbiamo le lettere di quel bamboccio, un diario e un memoriale, senza contare gli articoli che tu hai preparato per la catena dei giornali femminili.

PIERRE – Ma questa è un'altra cosa, lo vuoi capire: questa è roba che vale a peso d'oro per la tua carriera.

ANNALISA – Adesso la mia carriera: hai sempre una scusa pronta tu.

PIERRE – Naturale, perché finora alla tua carriera non ci ho pensato io? Chi ti ha appiccicato all'impresario che ti ha dato la prima particina? Chi ha organizzato il fidanzamento con il petroliere? Chi ti ha messo sotto il naso il figlio del governatore, eh?

ANNALISA (scoppiando in lacrime) – Sì, sarà tutto vero... ma ora non mi ami più!

PIERRE – Ma certo che ti amo, sciocchina.

ANNALISA – E allora potresti lasciarmi andare avanti con la mia arte.

PIERRE – ... “La mia arte”... come se fosse possibile. Hai letto che cosa ha scritto di te il critico musicale della “Gazzetta Artistica”?

ANNALISA – Gli costerà caro: Vikin ha deciso di farlo impiccare.

PIERRE – E non vuoi essere presente? ma una soddisfazione simile non l'ha mai avuta nessuna cantante, nessuna attrice... Adelina Patti, Sarah Bernardt, Greta Garbo... nessuna!

ANNALISA – Se pensi che io voglia rinunciare al viaggio in Occidente per vedere un impiccato, ti sbagli.

PIERRE – Eccola la riconoscenza per chi le ha dato un nome! Sentitela questa sciagurata che meriterebbe di tornare a cantare stendendo i panni, come faceva prima che io l'incontrassi e la mettessi su un palcoscenico!

ANNALISA (ha uno scoppio di collera; battendo il piede per terra) – Villano... villano... villano! (Scappa in singhiozzi verso la scala).

PIERRE (andandole dietro) – Annalisa... Annalisa, ascolta. (Scompare dietro di lei. Entrano Cobby, Flor, Leo e Maxì. Cobby, che ha sempre la sua valigia a soffietto, si avvicina al tavolo dov'è rimasto lo spruzzatore; esamina l'oggetto da tutti i lati, lo scuote, quindi lo porge a Flor che lo ripone nella sua borsetta. Siedono tutti e quattro nelle poltrone).

COBBY (irritato) – Venti pezzi a testa per attraversare un fiume... è un furto! (Batte con il bastone sul tavolo).

IL CAMERIERE (accorrendo) – Il signore ha chiamato?

COBBY (brusco) – No. (Il cameriere si ritira).

FLOR (tranquillamente) – Venti pezzi a testa buttati via: un viaggio assolutamente inutile.

MAXÌ – Dovevamo pur renderci conto se dall'altra parte c’era la possibilità di vendere la nostra merce.

LEO – I clienti non cadono dal cielo.

FLOR – Il cugino Norman, che ha fatto buonissimi affari, non si preoccupava se la gente girava al largo dal suo negozio, “tanto, diceva, un giorno o l'altro entreranno lo stesso”.

LEO – Sfido io: vendeva arredamenti funebri! (Si odono alcuni gorgheggi. I quattro guardano verso la scala).

COBBY (cupo) – Il commercio è diventato un mestiere buono solo per chi ha deciso di morire di fame.

LEO – E' da quando son nata che ti sento fare questi discorsi, pa'.

COBBY – Perché è da quando sei nata che le cose vanno in questo modo. (Pierre entra dalla scala e si avvicina al tavolo).

PIERRE – Scusate, cercavo uno spruzzatore. (Pierre si guarda in giro, quindi ritorna verso la scala mentre gli altri tacciono).

LEO (a Flor) – Non era uno spruzzatore quello che poco fa hai messo nella borsa?

COBBY – E con questo? (Solenne) Io non restituisco mai quello che ho preso: è questione di principio!

FLOR (a Leo) – Dovresti saperlo che Cobby, su certe cose, non transige.

COBBY (dopo una pausa) – Il commercio è un mestiere finito, credete a me.

FLOR – Forse solo per qualche articolo. Il droghiere di Pennington, per esempio, mi diceva che le vendite della marmellata sono crollate in modo pauroso, mentre il lucido da scarpe si mantiene ancora a un livello soddisfacente.

COBBY – E' finito veramente, io ve lo posso dire, io che ho vissuto in tempi felici, quando una cassetta di cartucce te la compravano all'asta, te la strappavano dalle mani come fosse una borraccia d'acqua nel deserto. Che tempi quelli! Congiure di palazzo... generali ribelli... cortigiani ambiziosi... anarchici dinamitardi... Nel sud si lavorava con gli schiavi che si ribellavano ai padroni, nel nord con i padroni che volevano reclutare schiavi... a est c'era la caccia agli ebrei aperta tutto l'anno, a ovest i professionisti della rivoluzione... eh, quella sì che era vita!... concorrenza? c'era anche allora, certo... ma chi se n'è mai veramente accorto? non esistevano intoppi alla libera iniziativa. Poi è venuto il cataclisma... il 1914, la prima guerra mondiale... l'anno del monopolio, del primo colossale “trust”del commercio: accaparramento totale dalle fonti di produzione e immediato trasferimento della merce al consumo... decine e decine di divergenze locali che avrebbero potuto darci da vivere per almeno un secolo, bruciate in un'unica gigantesca operazione controllata...

FLOR – Ti fa male ricordare certe cose, Cobby, lo sai.

COBBY – ... Noi fummo esclusi dal banchetto, e anche dalle briciole: non c'era rimasto nemmeno il coltello per tagliare il pane... giravamo come mendicanti, a cercare nei rifiuti qualche rottame di metallo... E le abbiamo ricostruite, pezzo per pezzo, vite su vite, le nostre armi... ma il mondo di prima, siamo stati capaci di ricostruirlo?... eppure anche noi avevamo diritto a un po' di sole... e, invece, all'improvviso, quell'austriaco con i baffi... come si chiamava, Flor?

FLOR – Adolfo Hitler.

COBBY – Sì, proprio lui!

MAXÌ – Io credo, Cobby, che noi...

COBBY (interrompendolo) – Stai zitto, Maxì: questo discorso lo faccio per te: è per i giovani che parlo. Anch'io ero giovane nel '14 e credevo che tutto si sarebbe aggiustato: ero pieno di speranza, di entusiasmo... proprio come mio nonno e mio padre che per tutta la vita si sono cullati nell'illusione che la Confederazione degli stati del Nord America si sarebbe sfasciata... e invece ha retto benissimo, e la guerra di secessione di un secolo fa, alla mia famiglia, non fruttò neanche un soldo: il monopolio delle armi stava facendosi le ossa. Per un po' di tempo rimasero soltanto i pellirosse come clienti... ma era un commercio che doveva finire, e infatti è finito...

LEO – Ce l'hai già raccontata un sacco di volte questa storia, pa'.

COBBY – Dobbiamo ricordarcela bene per non cadere nelle stesse illusioni, ora che la storia si ripete. Che cosa credi che sia il cartello internazionale del ferro e del legname, che hanno appena firmato, se non una nuova manovra del monopolio per impedire una piccola operazioncella militare, che era già quasi fatta, e preparare invece un'operazione di portata più vasta, una guerra in piena regola, dalla quale, come al solito, noi resteremo esclusi?

FLOR – Proprio come nel quartiere dove abitavamo a Gorassen: hanno aperto un supermercato e i negozianti della zona sono falliti. Dove arriveremo di questo passo? Oltretutto, poi, mi sembra una manovra piuttosto sciocca, buona solo per fare il gioco dell’economia socialista.

COBBY (a Flor) – A proposito di economia socialista: dove sono andate a finire le mie calze rosse?

FLOR – Le ho gettate via, Cobby.

COBBY – Senza dirmi niente?!

FLOR – Ma erano piene di buchi... come se ci avessero sparato con un Gordon Kassel quarantanove!

COBBY – Dovevo essere informato lo stesso: bisogna evitare ogni spreco.

LEO (a Maxì) – Perché non esponi la tua idea?

MAXÌ – Ho i miei dubbi che Cobby voglia ascoltarmi.

COBBY – E ti sbagli, Maxì: fra noi deve esistere la più ampia democrazia. Ognuno ha il diritto di parlare, anche se poi si fa quello che voglio io.

MAXÌ – Se proprio ci tenete...

COBBY (ironico) – Beh... proprio tenerci... per essere sincero... non è che me l'abbia ordinato il medico... per fortuna... ma giacché hai deciso di parlare...

LEO – Insomma, lo vuoi ascoltare o no?

COBBY – Ma certo. (Alla moglie che sta lavorando a maglia) Fermati anche tu, Flor: Maxì deve esporre il suo piano... ogni tanto uno svago ci vuole.

LEO (offesa per Maxì) – Come sarebbe a dire?

COBBY – Lo dicevo per tua madre che non smette mai di lavorare. Avanti, Maxì, incomincia pure: mi raccomando la calma.

MAXÌ (lentamente) – Dunque... se noi... ci proponiamo... di esaminare...

COBBY – Ho detto calma, ma non esageriamo!

LEO (irritata) – Ma perché lo interrompi sempre, pa'?

COBBY – Era solo un suggerimento. Avanti, Maxì, raccontaci per bene la tua storia.

MAXÌ– Dunque... dicevo che se noi riandiamo con la mente ai vecchi tempi di cui voi ci parlavate, Cobby...

COBBY (interrompendolo) – Ho detto “storia”, Maxì, non preistoria!

LEO (scattando) – E lascialo parlare!

COBBY – Una semplice chiarificazione.

MAXÌ – Insomma, Cobby, per farla breve, sono d'accordo con voi che la situazione dal '14 in poi è cambiata, ma a una mutata condizione del “market”... del mercato, si risponde con nuove forme di “sales”... di vendita.

COBBY (picchiando il bastone per terra) – Bravo, Maxì! Era l'ora che qualcuno mi insegnasse come si fa a vendere.

MAXÌ (un po' confuso) – Beh... forse... non proprio questo...

LEO – Avanti, Maxì, senza paura.

MAXÌ – Non possiamo certo opporci al “dumping”del monopolio: sono troppo forti nella loro “holding”... e nemmeno possiamo eliminare le “shipping charges”, le “unboarding charges”, le “storage charges”... cioè le spese d'imbarco, di scarico, di magazzinaggio... no, non possiamo... eppure sono voci che gravano nel “trading account”... nel conto di esercizio che non possiamo dimenticare...

COBBY (interrompendolo; tutto d'un fiato) – Ma non possiamo neanche stare a sentire chi ci elenca tutto quello che non possiamo fare: non è possibile, Maxì, che tu non possa capirlo!

MAXÌ – ... c'è una cosa, invece, che possiamo fare...

COBBY – Finalmente!

MAXÌ – ... adeguare i nostri sistemi di vendita alla realtà del mercato. In che modo abbiamo venduto finora? Cessione dietro pagamento immediato... ma si può vendere anche in altri modi...

COBBY (ironico) – Certo: c'è la vendita rateale con trattenuta sullo stipendio.

LEO – Ti prego, pa'.

MAXÌ– ... c'è la vendita con garanzie bancarie... le cessioni in conto deposito... le forniture con riservato dominio...

COBBY (perdendo la pazienza) – ... c'è la vendita di beneficenza... e la vendita con il concorso a premi!... avanti, proponi anche quella: una figurina in ogni proiettile... chi completa la raccolta vince una cassa di mine anticarro!

MAXÌ (turbato) – In fondo, la mia era solo una proposta da discutere.

COBBY – Ma ti sembra che io abbia tempo da perdere con queste corbellerie?

MAXÌ (offeso) – Le mie non sono corbellerie. Ripeto che sono soltanto proposte.

COBBY – E va bene. Diciamo allora che, quando parli, non si sentono che... proposte grosse come case.

MAXÌ (sempre più offeso) – Visto che non è possibile discutere, io... vado a fare quattro passi.

COBBY – Ecco, questa è una buona idea! (Maxì esce impettito. Leo fa per seguirlo, ma Cobby la ferma col bastone)

COBBY – Fermati, Leo: dobbiamo parlare fra noi.

LEO – E' inutile, pa', tu Maxì non lo puoi vedere.

COBBY – Perché dici questo?

LEO – Non perdi un'occasione per metterlo in imbarazzo, per farlo apparire ridicolo.

FLOR – Credo proprio che sia venuto il momento di fare l'autocritica, Cobby.

COBBY – Anche tu sei contro di me?

FLOR – In fondo, il ragazzo non aveva tutti i torti: quando un sistema di vendita non va, se ne cerca un altro, come fece la zia Dorothy con quella partita di sapone che non riusciva a levarsi di torno.

COBBY – Ah, dovrei mettermi anch'io una bancarella sulla piazza del mercato!... come se vendessi stringhe o caramelle di regolizia!

LEO – Maxì non ha parlato di bancarelle: ha proposto solo qualche sistema per sbarazzarci di una merce che non va.

COBBY – E chi ha detto che la nostra è merce che non va?

FLOR – Ma non l'hai detto tu stesso che il nostro è un mestiere finito?

COBBY – E quando mai avete sentito un commerciante parlar bene dei propri affari?

LEO – Abbiamo sbagliato piazza: qui non sanno che farsene delle nostre armi.

COBBY – Chi ha detto queste bestialità? Io oggi me li sono guadagnati i venti pezzi che ho speso: ho guardato bene in giro, oggi. E se la merce non l'avessi già scaricata, la farei scaricare adesso.

FLOR – Ma se ancora non c'è stata una richiesta seria!

COBBY (duro) – Ci sarà: che cos'hai imparato nei trent'anni che mi sei venuta dietro?

FLOR – Io, Cobby, dicevo così per...

COBBY (batte sul tavolo col bastone) – Zitta!... non c'è richiesta ... Basta capitare al momento giusto e c'è sempre richiesta, perché ci sono sempre politicanti ambiziosi e militari disoccupati... sempre! Questo è quello che dovrebbe imparare Maxì.

LEO –Sei tu che non gliene dai la possibilità.

COBBY – Non ci arriverà mai: è fatto di una stoffa diversa.

LEO – Ma io lo amo, pa'.

COBBY (sbalordito) – Che cosa?

LEO – Sì, pa', lo amo.

COBBY (drammatico) – Anche questo doveva capitarmi! Innamorarsi di un tipo simile... come se io vendessi sogni e chiari di luna... (Gridando)... O ventriere elastiche! (Cobby si alza e muove qualche passo irritato, mentre la figlia si avvia piangendo verso la scala, seguita da Flor. Entrano il generale e Klutzer) Bentornato, generale.

KLUTZER – Salve, borghese. (Il generale e Klutzer si avviano verso le poltrone. Klutzer si china per spostare la valigia a soffietto, ma Cobby gli sbarra la strada col bastone. Klutzer giunge alla poltrona girando al largo. Anche Cobby torna a sedersi).

IL GENERALE (cupo) – Vengo dagli uffici del “trust”... ho voluto controllare la notizia di stamani.

COBBY – Esatta?

IL GENERALE – Il cartello è stato firmato. Non c'è più nulla da sperare.

KLUTZER – Tutto da rifare, borghese: un esercito massacrato ancor prima di sparare un colpo. Siamo stati fottuti. Voi almeno avete la vostra ferraglia: potete ricaricarla e venderla altrove.

COBBY (al generale) – Dunque, non c'è più nulla da sperare... da quella parte.

IL GENERALE – Non comprendo.

COBBY – Non mi direte che “quella parte” era l'unica che potesse offrire una speranza.

IL GENERALE – E dove volete andarla a chiedere una guerra, se non al ministero della guerra?

COBBY – Ma a me non serve una guerra: serve un qualcosa in cui vengono impiegate delle armi.

IL GENERALE – Per esempio?

COBBY – Voi sapete meglio di me che un pronunciamento militare potrebbe accadere quando meno si aspetta.

IL GENERALE – Impossibile. Tanto il governatore quanto il presidente Baden sono al sicuro da ogni rivolta dell'esercito.

COBBY – E perché?

KLUTZER – Perché non hanno esercito, ma soltanto qualche migliaio di morti di fame armati di fucili arrugginiti.

COBBY – E nei governi va tutto liscio? Non c'è nessuno che voglia sostituire il governatore o il presidente?

IL GENERALE – Certo che ce n'è, ma sono tutti nel legno e nel ferro fino al collo: dipendono tutti dal “trust”, e guerre, rivoluzioni, attentati si svolgono nei consigli di amministrazione, in borsa, nelle direzioni generali... e le loro armi sono pacchetti azionari, scandali, ricatti.

KLUTZER – Siamo a terra, borghese. Qui, l'unica cosa giusta, è fare una croce sulle spese e tagliare la corda.

COBBY – No, Klutzer: la merce è qui, e qui la venderò, ve lo dice Cobby. La gente qui ha i vestiti che sanno già di fumo... una buca nel selciato fa pensare subito a una trincea in costruzione... bettole, bische, postriboli che si moltiplicano...

KLUTZER – Fottuti anche loro, come noi.

COBBY – Io resto qui, perché se è vero che sono nato con questo mestiere nel sangue, è anche vero che non ho mai respirato così bene come qui. Oggi, mentre attraversavo il fiume, guardavo gli operai delle ferriere che andavano al lavoro: silenziosi, a capo chino, come un gruppo di profughi, o meglio, come una colonna di prigionieri... e allora ho pensato che, in fondo, i maggiori danneggiati dal cartello saranno proprio loro, perché i salari verranno allineati al livello più basso... e allora m'è venuta un'idea... (guarda verso Klutzer)... se qualcuno andasse da quella gente a spiegare tutta la faccenda...

KLUTZER – Spieghiamoci bene, borghese, io faccio un mestiere: il reclutatore, e sui sindacati ci sputo sopra.

COBBY – Io parlavo genericamente.

KLUTZER – Bisogna intenderci subito: io lavoro con i professionisti, e quelle carogne di dilettanti che ci rubano il pane di bocca, io non li posso vedere. E poi, oltre ai ferri vecchi, avete anche ideali da vendere?

COBBY – Come sarebbe a dire?

KLUTZER – Loro sono pronti a farsi ammazzare gratis, ma vogliono saperlo prima contro chi devono sparare, e pretendono, nientemeno, che gli si spieghi il perché. Basta questo fatto, vedete, per sentirmi rivoltare lo stomaco. E poi è il principio che non mi va giù: la guerra gratis... sarebbe come se uno si mettesse a regalare pagnotte a tutti quelli che passano... e i fornai, dove andrebbero a finire? Carogne maledette! Noi abbiamo un mestiere e loro se ne fregano.

COBBY – Non dico che abbiate torto, Klutzer... però, se non si trattasse che di trovare uno straccio di ideale... del resto, anche voi ne avrete bisogno di ideali da sventolare per il vostro lavoro.

KLUTZER – No, borghese, io non m'insudicio le mani con quella roba.

COBBY – E come fate a convincere la gente che reclutate, solo con il denaro?

KLUTZER – Non soltanto con quello, anche perché ce ne vorrebbe troppo: ci metto un po' di passione, ecco tutto. Quando ho adocchiato il tipo che va bene, aspetto il momento giusto e gli faccio il discorso: «Levati quei luridi stracci di dosso, gli dico, così sei uno zero e con un fucile al fianco e le giberne a tracolla, invece, diventi qualcuno. Vieni con noi e avrai finito di far funzionare il cervello: c'è chi si piglia la preoccupazione di pensare al posto tuo... e se hai paura, che in tua assenza, qualcuno possa pensare anche a tua moglie, devi fottertene: con noi puoi sempre rifarti sulle mogli degli altri». Poi gli parlo della vita che facciamo, del gusto che c'è a far secco un pidocchioso bastardo, a sfilargli, dopo, l'anello dal dito o il borsellino dalla saccoccia. “Tu ti credi un uomo, gli dico, ma non sai come si fa a spaccare un cranio con una pallottola, o a sfondare una pancia con la baionetta...”. Insomma, borghese, per convincerli, io cerco dentro di loro quello che c'è di meglio e lo tiro fuori.

COBBY– No, effettivamente, voi non lavorate con gli ideali... ma, scusate, caro Klutzer, possibile che un tipo come voi, un uomo del vostro talento, si arresti di fronte alla prima difficoltà? Possibile che in una circostanza come questa, non vediate altra soluzione, se non quella di fare fagotto?

KLUTZER – Beh, se proprio volete saperlo, una strada c'è per uscire da questo pantano con le scarpe pulite. Finanziatela voi una rivolta qualsiasi.

COBBY (sbalordito) – Io?!

KLUTZER – Sì, voi. Bastano pochi spiccioli, tanto per pagare un acconto sull'ingaggio.

COBBY – Ma io faccio il commerciante, non il finanziere!

KLUTZER – Lo so, ma se volete fare un affare con la vostra ferraglia, questo è il momento buono. Voi ci prestate gli spiccioli per incominciare e le armi... e noi facciamo il lavoro a regola d'arte... e alla prima banca che ci capita in mano, vi consegno le chiavi della cassaforte. Vi va quest'idea?

COBBY – Ma io, veramente...

KLUTZER – Rispondere: sì o no!

COBBY (cominciando a balbettare e a tremare) –Pe... pe... perché i... io do... do... dovrei... (si porta una mano al cuore) ...oh! ...oh!

IL GENERALE – E' inutile, Klutzer: Cobby ha il cuore troppo debole, per reggere alla fatica di certe decisioni...

COBBY (tirandosi addosso il plaid) – Oh!... Oh!... (Preceduto da Gossel, entra Vikin. Il generale solleva di colpo la testa).

IL GENERALE – Ma quello è il figlio del governatore! (Il generale si alza in fretta e si avvicina a Vikin, incurante di Gossel che tenta di sbarrargli il passo) Permettete, eccellenza, che mi congratuli di tutto cuore per il vostro prossimo matrimonio.

VIKIN – Grazie, generale Deccan, ma aspettate pure per rallegrarvi: questo matrimonio non avverrà.

IL GENERALE (in coro con Cobby che, prontamente ristabilito, è saltato in piedi) – Come, non avverrà?!

VIKIN – Per il momento non ho alcuna intenzione di sposarmi.

COBBY – Però il cartello è stato firmato lo stesso.

VIKIN (meravigliato) – Che cosa c'entra il cartello?

IL GENERALE – Ma se il governatore si trova dal presidente!

VIKIN (ironico) – Tornerà qui, state tranquillo... ed ora scusatemi, generale... (Si allontana, parla con Gossel che esce).

IL GENERALE – Io non ci capisco niente, e voi, Cobby?

COBBY – Non vedo chiaro in questa faccenda.

KLUTZER – Beato voi: per me è buio assoluto.

(Vikin, vicino alla scala, sta aspettando Annalisa. Gossel è rientrato ed esamina sospettoso i tre in scena. La valigia colpisce la sua attenzione e si avvicina per esaminarla, ma Cobby gli sbarra il passo con il bastone. Ancor più insospettito, durante le battute seguenti, Gossel si interesserà della valigia, ora cercando di muoverla col piede, senza averne l'aria, ora tendendo l'orecchio, come per scoprire il battito di una bomba a orologeria. Cobby, però, continuando a discutere, ostacolerà sempre i suoi movimenti).

IL GENERALE – Come faceva ad essere così sicuro del ritorno del governatore?

KLUTZER – Lasciate perdere, generale, è un maledetto rompicapo.

COBBY – C'è qualcosa che sta maturando a nostra insaputa.

IL GENERALE – Non è possibile che il ministro ne fosse all'oscuro.

KLUTZER – E' molto possibile, invece, con un ministro di quella fatta. (Arriva il cameriere con una bevanda per Vikin. Gossel gli fa cenno di avvicinarsi e assaggia il liquido, mentre il figlio del governatore fa un gesto di dispetto. In quel momento entra Annalisa dalla parte della scala; Vikin si allontana con lei e Gossel, che è rimasto con il bicchiere in mano, visto che Vikin non pensa più alla bevanda, alza le spalle e vuota il bicchiere).

VIKIN – Tutto è a posto, Annalisa; la macchina è pronta a scattare.

ANNALISA – Sono veramente emozionata, amico mio.

VIKIN (cavando un pacchetto di tasca) – Ecco intanto qualcosa che vi farà piacere.

ANNALISA – Che cos'è?

VIKIN – E' l'incisione di un vostro grande successo: “Il trionfo d'amore”. Volete ascoltarlo?

ANNALISA – Grazie, Vikin: è un pensiero molto gentile.

VIKIN (chiamando) – Gossel!... fai portare il registratore. (Gossel esce e rientra subito dopo) “Il trionfo d'amore” è un'opera che vorrei fosse replicata nella prossima stagione.

ANNALISA – Parlate della prossima stagione come se fosse certa la mia presenza: sapete bene che, per quanto riguarda i miei impegni, decide il mio segretario.

VIKIN – Sono certo che riuscirò a convincerlo. (Entra il cameriere reggendo fra le braccia un registratore. Gossel ferma il cameriere ed esamina attentamente la macchina premendo a caso i pulsanti; a un certo punto porta una mano alla bocca perché, evidentemente, gli è rimasto un dito fra gli ingranaggi) Dài qua, presto... (Gossel depone il registratore su un tavolo. Vikin introduce la bobina di nastro magnetofonico)... è un'incisione perfetta... ascoltate: è la romanza del secondo atto... (Mette in moto il registratore: si ode la voce di Annalisa).

ANNALISA – “Sollevato è il duro peso / che opprimeva questo cuor: si rianima l'offeso /dalle pene dell'amor...” (Entra Pierre in fretta, dalla parte della scala, con macchina fotografiche e scatole di pellicole a tracolla. Vikin ferma il registratore).

ANNALISA – Potete fare con calma, Pierre, tanto Vikin m'ha detto che per l'impiccagione c'è ancora tempo.

PIERRE – Ma ci sono anche altre cose che m'interessa fotografare: il corteo di protesta, l'assalto al teatro dell'opera... tutta la manifestazione, insomma. Io vado: ci vediamo all'impiccagione. (Si allontanano tutti e tre verso l'uscita. Cobby, il generale e Klutzer, intanto, hanno continuato a discutere animatamente).

COBBY (si alza irritato e batte il bastone per terra) – No, no e no! Io non m'inganno perché non mi sono mai ingannato: stanno per tornare i bei tempi, me li sento zampillare dentro come l'albero sente la primavera o il gabbiano la tempesta.

KLUTZER – Levatevi le mosche dal capo, borghese, e diciamola, una volta per tutte, questa fottuta verità: è meglio farci una croce sui nostri mestieri. Non è più come una volta, né per voi, né per me. Se vendere la ferraglia è difficile, reclutare carne da schioppo è più difficile ancora... e con quei rammolliti che riesci a incastrare, non c’è più gusto: se gli dài un calcio negli stinchi si mettono a piangere.

COBBY (va davanti alla vetrata) – L'aria è ferma sulla città, il fumo dei camini sale in verticale nel cielo; non un alito di vento: bonaccia. Anche i rumori sembrano assopiti: la gente cammina in punta di piedi. Il sudore scorre sul viso per il calore di fuori e per la febbre di dentro, febbre di attesa e di paura per ciò che... deve accadere... (Si odono alcuni colpi di fucile in lontananza. Il generale e Klutzer balzano in piedi; Cobby si volta lentamente verso i due).

IL GENERALE (emozionato) – Ma... questi... sono colpi di fucile!

VIKIN (allegro e spavaldo) – Dalla parte del giardino d'inverno: sono i miei colleghi dell'Accademia militare che manifestano contro l'attuale situazione.

COBBY (ansioso) – Quale situazione?

VIKIN – Il matrimonio di stato al quale mio padre voleva costringermi... (Altri colpi)... Sentite? In questo momento hanno scaricato i loro fucili in aria.

IL GENERALE (deluso) – Allora, non si tratta che di una manifestazione pacifica?

VIKIN – Diciamo... pacificamente rumorosa... (Un colpo più forte: Annalisa lancia un grido; Vikin corre verso di lei) Annalisa!... (Ma si trova fra le braccia Gossel che aveva l'intenzione di fargli da scudo col proprio corpo)... ma cosa fai sempre fra i piedi?!... (Lo respinge e corre dalla donna).

FLOR (entra dalla parte della scala; agitata e allegra) – Cobby... Cobby! Hai sentito?... Stanno sparando!

COBBY (irritato) – Che bella scoperta! Pensavi che fossi diventato sordo all'improvviso?! (Cobby picchia un colpo di bastone sul tavolo sopra il quale si trova il registratore. Per effetto del colpo, la macchina si mette in moto. Si ode la voce di Annalisa che canta la romanza del “Trionfo d'amore”.)

ANNALISA –“Nelle danze che intrecciate / si rinnovi il vostro ardor; / su gioite, su cantate / perché regna solo amor... (Vikin si volta meravigliato, quindi si avvicina al tavolo e ferma il registratore. Ancora colpi).

FLOR – E che cosa sono questi spari?

COBBY (cupo) – Una specie di sagra militare con mortaretti e girandole. (Altri spari più vicini).

KLUTZER – Questi, però, non vengono dal giardino d'inverno.

VIKIN – Infatti: questi sono gli “Amici del melodramma” che dànno l'assalto al teatro dell'opera.

KLUTZER – Cos'è, un nuovo sistema per prenotare i posti?

IL GENERALE – E siete ben certo che si tratta di una rivoluzione... simbolica?

VIKIN – Naturalmente. Al termine della manifestazione, al palazzo verrà presentata una petizione contraria al matrimonio: siamo ancora in tempo perché l'annuncio ufficiale verrebbe dato domani. Spero, generale, che, fra le altre, non manchi la vostra firma.

IL GENERALE – Potete contarci, eccellenza: io sono sempre dalla parte di chi spara.

VIKIN – Questa volta, però, solo a salve.

IL GENERALE (stringendosi nelle spalle) – In mancanza di meglio. (I colpi si infittiscono).

COBBY – Mi sembra che questi allievi dell'accademia abbiano preso il loro compito abbastanza sul serio.

VIKIN – Si capisce: l'esercitazione a fuoco deve essere il più vicino possibile alla realtà. (Uno scoppio più forte).

COBBY – Molto vicino... sentite?

VIKIN – Mortaio 86... mi pare.

COBBY – Cannone da campagna, calibro 140. Modello Bressard 1947. (Entra Leo dalla parte della scala).

LEO (agitata; alla madre) – Maxì è ancora fuori, ma', vero?

COBBY – Tornerà sano e salvo... purtroppo. Pare che là fuori non facciano per davvero: è una specie di carnevale anticipato. (Ancora colpi).

KLUTZER – Beh, mi pare che a quest'ora, quelli del melodramma dovrebbero averlo già preso questo sgangheratissimo teatro. Che cosa continuano a sparare?

IL GENERALE – Va bene l'esercitazione a fuoco, va bene la realtà, ma qui mi pare che si esageri un po'. (Entra Maxì).

COBBY (ironico) – Eccolo qua il nostro Maxì... in piena forma, vero?

MAXÌ – Certo, Cobby, come al solito.

COBBY (alla figlia) – Che ti dicevo, Leo... neanche uno sgraffio. E come vanno le cose in città?

MAXÌ – Come vanno che cosa?

COBBY – Non hai notato niente di strano in giro?

MAXÌ – No. Che cosa avrei dovuto notare?

COBBY (ironico) – Nulla, si capisce. Dovevi andartene a spasso con la testa in un sacco, proprio come hai fatto.

MAXÌ – Insomma, Cobby, io vorrei...

COBBY (interrompendolo) – Alto là! Se per Maxì tutto è tranquillo, vuol dire che in città la situazione è veramente preoccupante. (Maxì alza le spalle e si allontana con Leo e Flor verso la vetrata. Scariche di fucile. Cobby ascoltando i colpi) Wellington 28... (Altre scariche) ... Pankaufen vecchio modello... (Scariche più forti) ... Ed ecco il Kumbler!... il caro vecchio Kumbler.

IL GENERALE – Scusate se insisto, eccellenza, ma siamo ben certi che si tratta di una dimostrazione pacifica?

VIKIN – State tranquillo: a dirigerla ci sono i miei colleghi di corso. (Un violentissimo scoppio seguito dal rumore di vetri infranti. Annalisa caccia uno strillo acuto. Vikin si precipita verso di lei. Cobby, il generale e Klutzer si guardano in faccia).

KLUTZER (lentamente) – Strani questi colleghi dell'Accademia.

IL GENERALE – Non è possibile restare in quest'incertezza: bisogna che vada personalmente a rendermi conto di quello che accade. (Il generale esce in fretta. Si ode un secondo violentissimo colpo. Il generale riappare barcollando sulla soglia della porta: ha la giacca stracciata e il viso sporco di terra. Klutzer e Vikin corrono a sorreggerlo).

KLUTZER – Generale, vi hanno beccato?

VIKIN – Siete ferito, generale?

COBBY (lentamente) – Strani questi “Amici del melodramma”! (Il generale viene accompagnato verso una poltrona. C'è la valigia di Cobby da superare: Cobby taglia la strada col bastone e rimuove da solo la valigia).

KLUTZER – Ci vuole qualcosa da bere. (Ad alta voce) Cameriere!

VIKIN – Ma che cosa mai è accaduto?

KLUTZER (urlando) – Ehi, cameriere!... Maledetto piedipiatti, te la sei squagliata?

VIKIN (a Gossel) – Vai a prendere da bere. (Gossel esce di corsa) Davvero non riesco a capire che cos'è accaduto.

COBBY (scrivendo su un libretto e ridacchiando) Eh, eh... Cobby non sbaglia mai, eccellenza: c'erano i “segni”, chiari, perfetti, precisi. (Ritorna Gossel con una bottiglia e un bicchiere. Klutzer dà da bere al generale).

VIKIN – Gossel, fai un salto fuori a vedere che cosa succede.

GOSSEL (visibilmente impaurito) – Eh, no, eccellenza: io sono addetto alla vostra persona e non mi allontanerò di un solo passo. (Pierre entra a precipizio, anche lui in cattivo stato).

PIERRE – In città è scoppiata l'insurrezione!

ANNALISA (corre ad abbracciarlo) – Pierre!... caro Pierre... da bere, presto.

VIKIN (un po' imbarazzato per le effusioni di Annalisa, fa per trattenere la donna) – Ci penserà Gossel a Pierre.

ANNALISA (strappa la bottiglia dalle mani di Gossel e la porge a Pierre) – Bevi, su...

PIERRE (dopo aver bevuto, con voce rotta dall'emozione) – Sono vivo per miracolo... in città si spara da ogni parte... non so come ho fatto ad arrivare qui... c'è un assembramento di rivoltosi sull'argine, proprio qui davanti.

VIKIN – Si preparano ad assaltare “La Zattera”, allora!

IL GENERALE (che intanto s'è ripreso) – Un momento. Avete detto sull'argine? Ma allora sono allo scoperto! Con un pugno di uomini sulla salita della chiesa si potrebbero spazzar via in pochi secondi... bisogna avvertire subito le truppe fedeli al governatore... da questo momento io assumo il comando delle operazioni controrivoluzionarie... (Guarda Vikin) ...Ho il vostro benestare, eccellenza?

VIKIN – L'avete, generale Deccan.

IL GENERALE (si alza, va al telefono e chiama il centralino) –... Pronto?... datemi il comando di fanteria... pronto? voglio parlare col comandante... è il generale Deccan... pronto?... ma chi è quell'idiota al telefono?!... (La comunicazione è stata interrotta; il generale richiama il centralino)... Passatemi subito il ministero della guerra... pronto?... voglio parlare immediatamente col ministro... che cosa?!... chi è stato arrestato?... pronto?... (La comunicazione è interrotta; il generale richiama il centralino)…il palazzo del governo... pronto?... chiamate al telefono il comandante della guardia... chi parla?... il generale Deccan!… sì, in persona... insolente!... pronto... pronto... (abbandona il ricevitore; agli altri, drammatico) ... la linea è stata tagliata: siamo completamente isolati.

VIKIN – Ma perché arrestare il ministro della guerra?

KLUTZER (ironico) – Non era nel programma dei festeggiamenti, vero? Bisognerà che qualcuno spieghi a “sua eccellenza” che le cose non sono proprio andate com'era previsto dal suo sballatissimo piano.

VIKIN (punto sul vivo) – La nostra era una dimostrazione assolutamente pacifica.

KLUTZER – Vuol dire che, per strada, quelli del melodramma hanno trovato qualche altro appassionato.

IL GENERALE – Una rivolta popolare... chi l'avrebbe immaginato!

COBBY – Io l'avevo immaginato, generale.

KLUTZER – E' vero: è accaduto proprio quello che diceva il borghese. (Altri spari).

COBBY – C'è da dire, però, che ad eccezione di qualche Kumbler, gli altri sono vecchi ferri arrugginiti: si fa poca strada con quelli.

KLUTZER – Gliene basta farne tanta quant'è quella che separa l'argine da “La Zattera”, e per noi è già schifosamente troppa. Non vi pare, borghese?

COBBY – Non è ancora detto, Klutzer.

VIKIN (ad Annalisa che si prodiga ancora attorno a Pierre) – Non vi pare di esagerare, Annalisa? ormai il vostro segretario sta benissimo.

ANNALISA – Dovreste vergognarvi, Vikin: è colpa vostra quello che accade.

VIKIN – Colpa mia?

ANNALISA – Sissignore... e tutto per impiccare un tale che, in questo momento, magari, sta scrivendo un altro articolo contro di me.

VIKIN (mortificato) – Annalisa, come potete parlare in questo modo?

FLOR (che è davanti alla vetrata; ad alta voce) –C'è un motoscafo che sta venendo verso di noi. (Tutti corrono verso la vetrata, ad eccezione di Cobby che continua a far conti).

VOCI – Eccolo là... sì, sì... è diretto proprio qui... chi sarà?… saranno i rivoluzionari... e che bisogno avrebbero di venire in motoscafo?

VIKIN – Ma quella... è la lancia del Governatore!

KLUTZER – E così, ora, possiamo anche giurarci che quelli dell'argine daranno l'assalto a “La Zattera”

VIKIN – Bisogna fargli cenno di tenersi al largo... aprite quella vetrata! (Mentre Gossel cerca di aprire la vetrata, si ode un violento scoppio. Annalisa grida).

VOCI – Colpita in pieno!... schiantata!...

VIKIN (drammatico) – A bordo, forse c'era mio padre!

KLUTZER – Che colpo meraviglioso! con i ribelli devono esserci anche gli artiglieri: questo tiro non era di un fottuto dilettante.

VOCI – C'è qualcuno in acqua... si sta avvicinando a quel rottame... dov'è... eccolo là!... un salvagente, presto! (Gossel che ha aperto la vetrata, corre a staccare un salvagente dalla parete della sala e lo lancia in acqua) L'ha afferrato!... viene verso di noi... forza... forza... su... ma... ma è il Governatore!... il Governatore!... (Alcune mani si sporgono dalla porta della vetrata e tirano su il Governatore grondante di acqua. Vikin si slancia avanti a braccia aperte).

VIKIN – Padre!

IL GOVERNATORE (abbraccia il figlio) – Vikin... figlio mio. (Piange).

VIKIN – Siete ferito?

IL GENERALE – No, non è ferito... portiamolo là. (Il generale e Vikin portano il Governatore su una poltrona).

IL GOVERNATORE – Ma che cos'è accaduto? io non l'ho ancora capito. (Piange).

VIKIN – Dopo, dopo... ditemi prima come vi sentite... (Togliendogli gli indumenti)... e via questa giacca... gli stivali... (Si odono alcuni colpi battuti alla porta della vetrata che è stata richiusa. Tutti coloro che fanno circolo attorno al Governatore, si voltano un po' impressionati).

IL GENERALE – Chi c'è là fuori?

IL GOVERNATORE – Dev'essere Crab, il ministro degli interni.

VIKIN (meravigliato) – Crab?

IL GOVERNATORE – C'era anche lui sulla lancia... (Piange).

IL GENERALE – Aprite, presto... che aspettate?

VIKIN (a Gossel) – Vai su a cercare qualcosa di asciutto. (Alcuni aprono la vetrata e aiutano Crab a raggiungere una poltrona, mentre Gossel scompare sulla scala).

IL GOVERNATORE – Crab... vecchio Crab!... (Piange; poi, in tono stizzito) Ma, insomma, si può sapere chi ha sparato sulla mia lancia?!

IL GENERALE – Gli insorti che, momentaneamente, controllano la situazione.

IL GOVERNATORE (a Crab) – Ma se la manifestazione doveva essere assolutamente pacifica?!

CRAB – Quelli erano i piani, eccellenza.

IL GENERALE (meravigliato) – Ah! voi, dunque, eravate al corrente?

IL GOVERNATORE – Al corrente? sono stato io a organizzare tutto: dovevo pur avere una buona scusa per piantare in asso il presidente con sua figlia, quella vecchia zitella bisbetica.

KLUTZER – Ci avrei giurato! il piano era così smisuratamente idiota che Vikin da solo non poteva arrivarci.

ANNALISA (a Vikin, indispettita) – Questo è un particolare del tutto nuovo.

VIKIN (imbarazzato) – Annalisa, io vorrei... (La donna si allontana. Vikin vorrebbe seguirla, ma sente il dovere di restare vicino al padre. Arriva Gossel con due accappatoi da bagno. Vikin ne getta uno a Crab e aiuta il padre ad indossare l'altro).

IL GOVERNATORE – Perché gli insorti controllano la situazione? Cosa fa il ministro della guerra?

IL GENERALE – E' stato arrestato, eccellenza.

IL GOVERNATORE (guarda Crab) – Arrestato?!... e le mie truppe?

IL GENERALE – Sopraffatte.

IL GOVERNATORE (guarda ancora Crab) – E la guardia di palazzo?

IL GENERALE – Scomparsa.

IL GOVERNATORE (dopo un nuovo sguardo a Crab) – E dove si trovano gli insorti, adesso?

IL GENERALE – Sull'argine del fiume, a pochi metri da noi.

IL GOVERNATORE (guarda ancora Crab) – Crab... vecchio Crab... (Piange).

CRAB – La corda si è spezzata, eccellenza; doveva accadere un giorno o l'altro io l'avevo previsto.

IL GOVERNATORE – Non dite stupidaggini, Crab: se fosse stato veramente previsto non ci troveremmo in questa situazione.

CRAB – La condanna dell'ultimo gruppo di intellettuali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

IL GOVERNATORE – Ma la vostra è un'idea fissa, Crab! Chi volete che se la sia presa perché ho fatto impiccare quei quattro chiacchieroni... che cosa se ne facevano della vita? La sciupavano standosene al caffè tutto il giorno a sputacchiare su me e sul governo.

CRAB – Si vede che a loro piaceva vivere così.

IL GOVERNATORE – No, no, Crab; per alcuni la vita non conta nulla. Mettetevi al corrente con le nuove teorie filosofiche.

COBBY – Scusate se mi intrometto, ma, giacché siamo in argomento, perché non pensiamo un po' anche alle nostre vite?

IL GOVERNATORE – Giusto. Dite un po', generale, con quali armi gli insorti hanno fatto la loro rivoluzione?

IL GENERALE – Evidentemente, con quelle che hanno strappato all'esercito.

IL GOVERNATORE – Ma era tutta vecchia ferraglia arrugginita.

COBBY – Su questo non ci sono dubbi.

IL GOVERNATORE (a Crab) – Vedete che avevo ragione quando ai soldati non ho voluto dare armi moderne: gli insorti ora avrebbero un armamento efficiente.

CRAB – Forse, se fossero stati armati decentemente, i nostri soldati non si sarebbero lasciati disarmare.

IL GOVERNATORE – Tutte storie, Crab: da che mondo è mondo, le rivoluzioni si fanno con le armi strappate all'esercito. Quindi, meno armi si dànno ai soldati e meno rivoluzionari armati ci sono in circolazione.

COBBY – Questa volta, però, se vogliamo cavarci dai guai, le armi ai soldati bisogna darle.

IL GOVERNATORE – Chi siete voi?

COBBY.– Sono Cobby, eccellenza: commerciante in armi.

IL GOVERNATORE (pensando) – Cobby... Cobby... non mi è nuovo questo nome. Siete mai stato da queste parti?

COBBY – Non credo... a meno che mi sia capitato proprio qui di vendere una partita di Vossop a un imbecille che pretendeva di infilare i caricatori dall'alto anziché dal basso.

IL GOVERNATORE – Allora ci siete già stato.

COBBY – Perché quel... tale sareste voi?... come ho fatto a non capirlo dalla vostra faccia?... a non ricordare la fisionomia... e poi, ora che ci penso, quel... tale comprava i Vossop proprio per diventare governatore.

IL GOVERNATORE – Infatti.

COBBY – Si tratta di una trentina d'anni fa... e in tutto questo periodo...?

IL GOVERNATORE – Salvo qualche breve parentesi.

COBBY – Una bella durata, complimenti! Vedete i vantaggi di una spesa fatta bene, al momento opportuno? (Alla moglie) Ricordi, Flor, l'anello di fidanzamento che ti regalai?

FLOR – Certo, Cobby.

COBBY – Lo comprai appunto con il guadagno che feci con la vendita di quei Vossop.

FLOR – E' molto carino, Cobby, che tu ricordi ancora queste cose.

COBBY – Bene, eccellenza, siamo dunque giunti alla seconda partita. La merce è in città e in un paio d'ore al massimo potrà essere in mano ai vostri uomini che sferreranno immediatamente il contrattacco.

IL GOVERNATORE – Voi che ne dite, Crab?

CRAB – Io, veramente... (Una scarica più violenta) dico che non c'è molto da scegliere.

COBBY (strappa un foglio dal suo libretto di appunti e lo porge al Governatore) – Ho già preparato un conticino...

IL GOVERNATORE (guarda il foglio) – Ma è una cifra spaventosa! dove possiamo trovare questi soldi?! (Un'altra scarica violenta: il Governatore trasale, quindi passa il foglio a Crab)... dobbiamo trovare immediatamente i denari.

CRAB – E... dove, eccellenza?

IL GOVERNATORE – Useremo gli stanziamenti per i lavori pubblici.

CRAB – Impossibile. Non esistono stanziamenti per i lavori pubblici.

IL GOVERNATORE – E' vero. Ridurremo le spese della polizia.

CRAB – Così, appena soffocata questa rivoluzione se ne scatenerà un'altra fra i poliziotti.

IL GOVERNATORE – E se noi facessimo consegnare le armi proprio a loro?

CRAB – Ai poliziotti?

KLUTZER – Sarà uno spettacolo vederli al lavoro.

IL GOVERNATORE – La battaglia per riportare l'ordine causerà dei vuoti nelle loro file...

CRAB – Eh, sì, purtroppo.

IL GOVERNATORE – E tenuto conto del particolare affetto che la popolazione nutre per la polizia, si può già prevedere che questi vuoti saranno... piuttosto larghi...

CRAB – ... i caduti non saranno rimpiazzati...

IL GOVERNATORE – ... e così, in due o tre anni, se ci va bene, potremo risparmiare la sommetta che oggi dobbiamo spendere per il nostro Cobby.

COBBY – Allora, affare fatto?

IL GOVERNATORE – Affare fatto. Volete due righe di scritto?

COBBY – Non c'è bisogno, eccellenza: siamo gentiluomini tutti... (guarda Klutzer) .. o quasi.

KLUTZER – Però il nostro Cobby ha dimenticato un pidocchioso particolare: quello che siamo circondati da questi fottuti rubamestiere, il telefono è tagliato e nessuno può azzardarsi ad uscire da “La Zattera”. Voglio proprio vedere come se la caverà per far consegnare le armi ai poliziotti.

COBBY – Sono affari miei, Klutzer, lasciatemela sbrigare da solo... (Strappa un altro foglio dal libretto e lo porge a Crab)... Scrivete il nome delle persone alle quali dovrà essere consegnata la merce... (Crab scrive sul foglietto mentre Cobby prende la sua valigia a soffietto e la mette sul tavolino)... non sarei qui... Klutzer, se non sapessi prevedere queste inezie; e non fossi pronto a rimediarvi... a quest'ora sarei già morto di fame... (Solleva la copertina nera che ricopre la valigia: appare una gabbia nella quale c'è un piccione)... tubi, tubi, tubi, tubi...

KLUTZER – Formidabile, borghese! questa proprio non me l'aspettavo!

COBBY – Piccole precauzioni, Klutzer, niente di eccezionale... (Toglie il piccione dalla gabbia; a Crab) è pronto il biglietto?

CRAB – Eccolo qua. (Cobby piega il biglietto e lo introduce in un anello alla zampetta del piccione) Avrei un'idea, eccellenza. Perché non parlare agli insorti? sarebbe una buona occasione per lanciare il piccione come simbolo di pace.

IL GENERALE (allarmato) – Pace?... quale pace?

CRAB – Per modo di dire.

IL GOVERNATORE – Cosa dovrei fare?

IL GENERALE – Il nostro Governatore non deve esporsi davanti a quegli energumeni.

IL GOVERNATORE – Grazie, generale. Sentito, Crab: io non devo espormi.

COBBY – Non serve, eccellenza: il piccione per volare non ha bisogno di discorsi. (Cobby si avvicina alla vetrata seguito da tutti. Qualcuno apre un vetro, Cobby mette fuori le mani e libera il piccione. Tutti seguono con la testa le fasi del volo).

VOCI – Eccolo lassù... torna indietro... cerca l'orientamento... ecco, ha trovato la direzione giusta... vola, piccione, vola!... (Un secco colpo di fucile, un mormorio di delusione: le teste seguono la traiettoria del piccione colpito che cade oltre la vetrata. Cobby è rimasto come paralizzato, poi si volta a fatica verso Flor, Maxi e Leo).

COBBY (con voce strozzata) – Ma quello era un Robertson!... (Guarda i tre forse sperando di essere contraddetto, ma tutti tacciono)... era un Robertson!... come può averlo quella gente un Robertson?

LEO (emozionata) – Avanti, Maxì... diglielo a Cobby.

COBBY (drammatico) – Che cosa mi deve dire?

LEO – Coraggio, Maxì, parla!

COBBY (più forte) – Che cosa mi deve dire?

LEO (scoppiando in singhiozzi) – .... pa'!... pa'!..

COBBY – E parlate, dunque!

LEO – Pa'!... ha venduto la merce!

IL GOVERNATORE – E a chi avete venduto le armi?

MAXÌ – Ai vostri uomini, eccellenza.

IL GENERALE – Allora è in corso il contrattacco.

COBBY (sbalordito) – Hai venduto la merce... meraviglioso! incredibile!... capisci, Flor: Maxì, da solo, è riuscito a vendere la merce... e non mi diceva nulla...

LEO (sempre piangendo) .... avevamo deciso di fuggire con quei denari...

COBBY (sempre più sbalordito) – ... anche truffare mi voleva... capisci, Flor... truffare!... (in un impeto di gioia che aumenta)... e noi che l'avevamo sottovalutato!... vieni fra le mie braccia, figlio mio... anche tu ce l'hai nel sangue questo mestiere!... truffare, capisci?!... e io che non gli volevo dare mia figlia... è tua! sposala anche domani... caro, caro Maxì, perdonami... (Con tono improvvisamente mutato)... Hai ricevuto contanti?

MAXÌ – No, Cobby, non ancora.

COBBY – Avrai almeno una ricevuta.

MAXÌ – Certo: un mandato di pagamento in piena regola.

COBBY – Dài qua.

MAXÌ (cava di tasca una carta) – Eccolo.

COBBY – Perfetto... (Leggendo e approvando col capo) Banca del governo... mandato di pagamento... il presente mandato sarà pagato a vista in qualsiasi momento... (cambiando tono)... nella nuova residenza del governatore... all'inferno!...

IL GOVERNATORE (facendo un passo avanti) – Dove?

COBBY (rileggendo) – ...nella nuova residenza del governatore... all'inferno. (Il Governatore incomincia a piangere; Cobby guarda Maxì)... all'inferno!... e tu hai dato le mie armi per questo pezzo di carta?!... (Urlando) Sciagurato!... (Al colmo della collera, Cobby avanza verso Maxì e fa per prenderlo alla gola, ma in quel momento un'improvvisa oscillazione de “La Zattera” fa barcollare tutti i presenti. Contemporaneamente i mobili della stanza si spostano e alcuni quadri cadono dalle pareti che vibrano. Il paesaggio al di là della vetrata incomincia a muoversi).

PIERRE (che è corso alla vetrata; gridando) – “La Zattera” è stata sganciata dalla riva! (Voci, grida, confusione: tutti si spostano verso la vetrata)

VOCI – Stiamo navigando in mezzo al fiume!... la corrente ci porta via!... andiamo alla deriva!... (Il Governatore, attaccato alla vetrata, sta per svenire e viene adagiato su una poltrona dove incomincia a piangere. Cobby è rimasto immobile vicino al boccascena; Flor e Leo lasciano la vetrata e si avvicinano a lui, ma egli le allontana roteando il suo bastone).

COBBY – Via!... via tutti!... (Piomba su una poltrona)... assassini!... mi avete strappato il cuore...

FLOR (tentando di avvicinarsi) – Cobby, caro...

COBBY (alzando il bastone) – Via!... (Lamentandosi come una bestia ferita)... ah... ah... è finita ormai... ah... ah!... assassini!

VOCI – Aiuto!.. non voglio morire!... “La Zattera” galleggia perfettamente... la corrente ci travolgerà... dove andremo a finire?... in mare, dove vanno a finire tutti i fiumi...

ANNALISA – Io non voglio morire!... io non c'entro con le vostre porcherie.

PIERRE – Noi siamo artisti non abbiamo fatto nulla di male a questa gente.

KLUTZER – Gli avete fracassato i timpani con le vostre fottutissime opere.

ANNALISA – Non possono toccarci: siamo cittadini francesi.

KLUTZER – Puoi sempre buttarti in acqua e andare a protestare al tuo consolato. (Pianto del Governatore, lamenti di Cobby, vocio confuso degli altri).

VOCI – Calma, calma... “La Zattera” resiste bene... vedrete che si capovolgerà... e io che non so nuotare... calma...

FLOR (tenta di avvicinarsi al marito) – Cobby, lascia che ti aiuti...

COBBY (alzando il bastone) – Via!...

FLOR – Perché mi tratti così?... io ho cercato di essere una buona moglie... ti sono stata vicina per trent'anni... ti ho consigliato e aiutato come meglio ho potuto... (Solleva la borsa nella quale c'è il lavoro a maglia)... e anche ai nipotini pensavo, a qualche frugoletto per la nostra vecchiaia... e avevo un solo sogno per noi due: quello di fermarci in un angolino tranquillo e aprire un negozietto di armi, munizioni e articoli vari per la caccia e la pesca...

COBBY (urlando) – Basta!

FLOR (indietreggiando) – Sì, Cobby... come vuoi...

VOCI – Dove andiamo a finire?... ci rovesceremo di certo... no, “La Zattera” resiste... nessuno si salverà... Calma, calma...

PIERRE (con i pugni alla testa) – Dover crepare per questi maledetti imbecilli!... crepare proprio ora, quando stavamo per agguantare il successo.

ANNALISA – E io, allora, che cosa non avevo fatto per arrivare?... (Scoppiando in lacrime)... Persino al figlio del governatore mi sono adattata!... (Vikin, colpito da queste parole, abbraccia il padre come per trovare protezione).

VOCI – Perché non hanno dato l'assalto a “La Zattera”?... perché ci vogliono vedere affogati?... potevano distruggerci a cannonate prima... io dico che in questo momento ci stanno prendendo di mira... sì, vogliono spararci al volo!... calmatevi!... calmatevi!...

VIKIN – C'è gente là sulla riva.

KLUTZER – Vorranno godersi 'sto schifo di spettacolo.

VIKIN – Si spostano insieme con noi... non capisco perché hanno in mano delle lunghe pertiche…

KLUTZER – Ve lo dirò io il perché: hanno paura che la corrente porti la “Zattera” vicino alla riva, e sono pronti per rimandarla al largo.

VIKIN – Ma, allora, hanno proprio deciso di scacciarci dal paese, di espellerci dalla nostra patria?!

KLUTZER (con voce chiara) – Non è questo che cercano: vogliono disinfettare la zona e allora ci sputano fuori come topi schifosi da un tubo di scarico, ci respingono come rifiuti attraverso questo intestino che si chiama fiume. (Lungo mormorio. Flor e Leo cercano nuovamente di avvicinarsi a Cobby).

FLOR – Cobby, come stai?

COBBY (balza in piedi roteando il bastone) – Via, ho detto!... voglio morire da solo, come un cane rognoso... così come sono stato trattato... via!... io non ho più nessuno al inondo... io sono già morto... (Scariche di fucile)... eccole, le mie armi... le sole, uniche voci amiche... e non potrò più udirle... mai più! (Batte un colpo di bastone sul tavolo dov'è il registratore, poi crolla di nuovo nella poltrona. Ma il registratore s'è messo in moto. Si ode l'ultimo gorgheggio della romanza di Annalisa, subito dopo incomincia il coro del “Trionfo d'amore”)

CORO –“Via la lacrima dal ciglio, / dalla guancia via il pallor: / attraverso ogni periglio / chi trionfa è sempre amor. / Se lontano è ancora il porto, / non si spenga in voi l'ardor, / non vi colga lo sconforto / perché vince solo amor. / E Cupido, ai vostri mali / sarà esperto guaritor, / con i suoi languidi strali / ché trionfa sempre amor. / Sì, trionfa sempre amor!

Sipario
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