L’eredità ‘d magna Ninin

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L'ERDITA' 'D MAGNA NININ

                L'ARDITA’ 'D  MAGNA  NININ

Ovvero: L’eredità dell zia Anna

commedia brillante in tre atti in lingua Piemontese di Luigi Oddoero

                   Numero posizione SIAE 802255A

Info cell. 339 646 00 44 – luigi.oddoero47@gmail.com  - www.piccolovarieta.com

                       Personaggi: 5M e 6 F (esiste anche un testo con 5 M  e 5 F)

    Laser Bosco    (nipote di magna Ninin)     anni  60   

     Lidia Bosco    (sorella minore di Laser)     anni  65  

     Marco Silenzio (marito di Lidia)                 anni  68  

     Paola          (figlia di Lidia e Marco)            anni  38  

     Bruno          (marito di Paola)                       anni  40  

     Olga           (nipote di Lidia e Laser)             anni  55  

     Vaniglia    (altra nipote di Lidia e Laser)      anni  35  

     Vera Volpe (vicina di casa)                         anni  50  

     Pia  Fròla  (parente del marito di magna Ninin) anni  70  

     Mario Torta    (figlio di Pia)                         anni  52  

     Notaio                                                            anni  50  

        n.b.: L'età di alcuni personaggi è puramente indicativa ed il notaio può anche essere donna

La scena è composta da un'uscita sul fondo che apre verso l'esterno, da un'apertura sulla destra verso il salotto ed una a sinistra verso la cucina.

Fabbisogno scenico: 4 sedie
                    1 divano
                    1 tavolino
                    1 mobile bar
                    1 appendiabiti   

Un mattino, al giorno d'oggi.

I protagonisti si ritrovano in occasione del decesso di una vecchia zia. Tutti sono ansiosi di sapere cosa loro spetterà in eredità. Da animate discussioni riaffiorano vecchi ricordi e sopiti rancori che serviranno solo a ingarbugliare la situazione. E' un rincorrersi di personaggi in un crescendo di battute e trovate dal ritmo incalzante.

    PROLOGO

(all'aprirsi del sipario Laser, seduto al centro della scena è intento a leggere un libro e, ad alta voce mormora:..)

Laser: Bambino... cugino... panino... tomino! (sorpreso nel vedere il pubblico) Oh, cerea! Scusate, ma non vi avevo visti. Ero qui intento a studiare qualche rima per il mio nuovo sonetto. Perchè io ci ho il pallino della poesia, sapete? Ma che imbranato, non mi sono ancora presentato: io sono Lazzaro Bosco, detto Laser, perché da noi in Piemonte Lazzaro si dice così. E meno male che di cognome non mi chiamo Raggio, perché se no mi chiamerebbero "raggio laser"! Adesso però sto divagando... e che devo dirvi qualcosa e non mi ricordo... e pensare che ce l'ho qui... Ah, già: è morta mia zia! Eh... magna Ninin ci ha lasciato... Il fatto è che noi della famiglia non sappiamo bene CHE COSA ci ha LASCIATO! Oh, per carità, a noi non ci interessa mica l'eredità...

Lidia : (entrando dal fondo cantando) Mi chiameranno l'ereditiera, l'ereditiera, l'ereditiera, mi chiameranno l'ereditiera trallaralleru, trallaralleru, trallaralleru, trallarallà! (esce a destra)

Laser: (con una smorfia) Beh, insomma, così così. Questa è mia sorella Lidia. E' un po' "grossera", grossolana per intenderci, ma è brava, anche se certe volte, ci passerei sopra con un camion, neh...

Marco: (entra dal fondo urlando) Lidia, Lidia! (a Laser) Ma si può sapere dov'è andata? (Laser indica l'uscita di destra) Bene, allora io vado dall'altra parte. (esce a sinistra)

Laser: Questo è il primo che lo farebbe volentieri! E' Marco, suo marito... Pover'òmo! Mica lo sapeva che razza di palla al piede si prendeva.

Paola: (entrando dal salotto seguita da Bruno) Oggi devi stare qua!

Bruno: Ma lo sai che mi aspettano in Comune...

Paola: Allora regalami quella borsetta!

Bruno: Ma lo sai che non ce lo possiamo permettere... (escono sul fondo)

Laser: Oh, questi sono Paola, la figlia di Marco, e Bruno, suo marito. Lei è un peperino che non vi dico... Da buona figlia di sua madre, spera anche lei di beccare qualche spicciolo. Lui quando non ne può più, scappa in Comune, perchè fa l'assessore neh... In questa famiglia tutti gli uomini sono in catene...

Olga : (entrando dalla cucina, sbuffando riordina le sedie) Che barba, tutto io devo fare in questa              casa... (di colpo, ricordandosi) Ommi pòvra dòna, l’hai dësmentià l'acqua dël cess duverta!               (corre in bagno)

Laser: Beh, non proprio tutti gli uomini sono in catene. Il marito di questa... (gesto eloquente) Ne a trovata una più giovane... E' Olga, la figlia di una mia sorella già defunta. Ha accudito magna Ninin negli ultimi anni e adesso spera di guadagnarci questo alloggio.

Vaniglia: (entra dal salotto a mani giunte verso il cielo) Ti prego, fammene trovare uno, uno solo mi basta! Anche se piccolo, grasso, non importa. L'importante però è che abbia i pantaloni... (esce verso l'esterno)

Laser: (con un piccolo inchino) Vaniglia! Un nome, una garanzia! E' la figlia di un'altra mia sorella, anch'essa già buonanima. Ci avete presente una gallina che ci hanno dato il pastone con dentro del whisky? Ecco, siete abbastanza vicini a capire come è che ci funziona il cervello. A lei dell'eredità non ce ne fa proprio niente... è costantemente a caccia di selvaggina con i pantaloni. Adesso vi chiederete cosa ne penso io dell'eventuale lasciato e io vi rispondo alla mia maniera: " Esser venale non è il mio metro, ma se c'è qualcosa per me non mi tiro indietro!"

Suona il campanello

Laser : Adesso scappo! Inizia la commedia! ... E buon divertimento a tutti.

                

ATTO Iº

         

Mattino, ore 9,00. All'apertura del sipario la scena è vuota. Dall'esterno suonano ripetutamente il campanello.

Olga  : ( entra da sinistra, attraversa la scena fa per uscire  sul fondo, si ferma, accende un cero vicino
            a una foto di Ninin,"cosa che farà ogni qualvolta entrerà un parente" estrae di tasca un
           fazzoletto e piangendo s'avvia verso l'uscita.

Vera  : (d.d. prostrata) Ciao Olga.

Olga  : (c.s.) Vera, oh, Vera.

Vera  : (entrando seguita da Olga) Che dësgrassia, che dësgrassia! (piangendo) Ma a l'é pa 'ncora rivaìe
            gnun?

Olga  : No, ti it ses la prima. (s'abbracciano)

Vera  : Fa nen parej, t'ëm fase pioré 'dcò mi. (sedendosi e asciugandosi gli occhi) Certo a l'é dura!

Olga  : A chi ti i lo dise. Sai pa come i faraj!

Vera  : (rassicurandola) It vedras, quaich sant at giuterà.

Olga  : Ij sant a l'han bin àutr da fè. Figurumse se a s'òcupo 'd mi.

Vera  : Abi speransa.

Olga  : Abituà come i l'ero ad aveìla tuti i di për ca, sempre 'n ti-j  pé.

Vera  : Për lòn at mancherà, stà sicura ch'at mancherà.

Olga   : Sent, a saria mej che 't porteise a rendi i quader che a l'avijo prëstate...

Vera   : Verament Ninin a l'vija prometumje a mi! Dato che vnisio sempre a giutela a feije 'l bagn e a
             mediché toa mare!

Olga   : Verament a l'avija mach prestatije, quindi a l'é mej che...

Vera   : Che còsa?

Olga  : Che 't- ìé ripòrte subit, prima ch'ai rivo tuti ij parent, anche Lidia ai tnisisa tant a cui quader...

Vera  : Mi, Vera Volpe i l’hai pa da rende cont a gnun, tanto meno a cola là! Cola a l’ha mach ëd lenga,
            a l’è fòrse mai vnute a giuté! Son staita mi che quandi magna Ninin a l'é sciapasse 'l femòre i
            l’hai giutate a trabaschela sù e giù për le scale. A la seira l'avio sempre la schin-a a tòch.

Olga  : Si, però lor a san nen tute sté còse. Lor a son i parent e mi i peuss pa …

Vera : Dij tòi parent, l'unich che sopòrto a l'é Laser, darmagi che chiel am varda nen! Mi da quandi che son
           staita vidoa i l'hai fait d'ògni sòrt ëd gestass për sërché 'd coromplo. Ma a l'é dura!

Olga  : E, còsa dì, Laser a l'é fait parej, chiel a l'ha pijà 'n ghignon le fomne dòp che da giuvo a l'ha avù na
            delusion da na morosa 'd Carmagnola.

Vera  : Che genere 'd delusion?

Olga   : A l'ha scuvert che la morosa 'd Carmagnola a l'avija na pupa dura e l'àutra mòla!

 Vera  : Che badòla, savrìa mi come fe për felo risavì!

Olga  : Ancheuj a vnirà 'd sicur cò chiel!

Vera  : Mi spero mach che ‘n tël testament Ninin a l’abia ‘dcò citame mi. Ma disme ‘n pòch, quandi ti të
            ‘ndasie a fé le pòste e toa mare a së sporcava, chi a l’è ch’a calava giù a polidela? Mi! Përché toa
            fija a l’avija paura dë sporchese le man e Ninin da sola ai la fasia nen!

Suonano dall'esterno

Olga  : (andando al citofòno) Chi è? ( dopo breve pausa) A si! Ven pura! ( a Vera) A-i é Lidia!

Vera  : Mi i vado ‘d zora a ca mia. L'hai gnune veuja 'd buteme a descuti con cola lì!

Olga  : Alora, fa che lasé la pòrta duverta, a l’è ‘n camin ch’a monta su!

Vera  : Va bin! (esce)

Olga  : (riaccendendo il Cero) Adess preparomse ad afronté la tigre!

Lidia  : (entrando) Ma coma l’è posibol! Anche Magna a l’è mòrta!

Olga  : (asciugandosi gli occhi) Còsa feije. Purtròp a l'é tocaìe a chila. Prima ò peui duvoma 'ndesne tuti.

Lidia : D'acòrdi, ma pròpi 'n tël periòdò dle ferie! (piangendo e singhiozzando) Noi l'avrio dovù parti
           doman matin për Sanremo.

Olga  : (quasi soddisfatta) Purtròp dovreve rimandé la partensa.

Lidia : (seccata) Certo che tua fija e tò gënner a l'han pròpi pa gnun-e cognission. Im ciamo mi, porté 'n
            montagna na don-a 'd col'età. Sicurament ël cheur a l'avrà nen resistù a l'àutëssa.

Olga  : I l'avie mach da portevla 'nsema vojautri, a Sanremo.

Lidia : Con noi a l'é mai trovasse vaire bin, as genava. Chila a preferia sté si, 'n ca soa!

Olga  : Disoma la verità. Quandi magna Ninin a l'é staita vidoa, gnun a l'ha pa vorsusla pijè 'nsema. Esclus
            noi.

Lidia : Mach perchè a l'ha fave comod parej. Prim, andova i stasie i l'avie avù lë sfratto, ò  nò? Così i seve
            vnuit sté si, 'n tël sò alòg. Second, toa mare, mia sorela, a l'avia damanca 'd cure, e Magna Ninin a l'è
            òcupase 'd chila e a l'ha curala. Tërs, ti sola con na fija da 'nlevè, come 't l'avrie fait a tiré avanti?

Olga  : Certo che 'n quant a ti...

Lidia : Mi còsa? Ma n'avia già pa basta mi! Oltre me òmo, la cita, ‘l travaj, anche me mëssè da cudì. A l'é
           tucame a mi l'avelo, stirelo, sarsilo. Braje, camise, caussett, mudande lunghe. Oh, come i l'hai odià
           cole  mudande lunghe pijen-e 'd piss, ch'as na liberava mai, gnanca 'n pien-a istà.

Olga  : Ah, përché second ti, mi i l'avria faìt na bela vita. Me òmo a l'é 'ndasne che la masnà a l'avija pen-a
            tre ani.

Lidia : Pa colpa mia se i seve mai andait d'acòrdi.

Olga  : (continuando) Sinch ani dopo a l'é 'dcò mòrtie mia mare.

Lidia : Tant ormai d'agiut a pudija pi nen detne gnun. A j'era tròp mal andaita, cola bon-a dòna.

Olga  : (c.s.) Pensa, pensa mach che sodisfassion l'hai avù mì da la vita!

Lidia : Gnanca mi i l'hai pa avune tròpe. I l'hai mach sempre ruscà e i contino.

Olga  : Pura a senti bonanima 'd mia mare a smijava che dle tre sorele ti 't feise staita la pi fortunà.

Lidia : L'unica fortun-a che l'hai avù, a l'é cola d'esse 'ncora viva, mentre tua mama e Virginia ai son pi nen.

Olga  : Ti 't lamente a tòrt. Ti 't l'has avù 'n bon matrimòni, 't l'has un brav òm.

Lidia : (ironica) Brav òm! Tut fum e gnente aròst.

Olga  : Ma come, 't ses nen contenta d'avej sposà barba Marco?

Lidia : Mach quandi mi i vado a geughe le carte con le mie amise e chiel a ca, ò viceversa. Parej si che le
           còse a filo bin!

Olga  : L'hai sempre pensà che andeise d'acòrdi. A vedive ansema i smije la pi felice dle cobbie.

Lidia : Mai fidesse dle aparense.

Olga  : (ironica) Alora an tël vòstr matrimoni a-i é 'dcò quaiche nivola.

Lidia : Altro che nivole. Temporaj. Marco a l'é 'n farinel. It saveise lòn ch'am fa passé.

Olga  : (sorpresa) Dabon?

Lidia : Peui a l'é da 'n pòch ëd temp ch'a l'ha sempre la testa fra le nivole, a sa gnanca pì lòn ch'as toira.

Olga  : Anche 'l me ogni tant as comportava parej. Specialment quandi a n'avia n'àutra për la testa.

Lidia : An dì ò l'àutr i la faso sauté mi la testa a chiel li. A l'é mach an balengo, eccò còsa ch'a l'é.

Olga  : Ma cò it dise?

Lidia : Mi i son sempre staita ambissiosa, l'hai sempre mirà a 'n bon partì. Ma për podej volé 'n àut, mi i
           l'avria dovù sposé n'aquila, pa 'n galucio american, për giunta sensa piume. 'Na vòlta almeno a j'era
           'ncora 'n pòch scudetto rosso, adess (rassegnata) a l'é 'nbrunisse dël tut.

Suonano dall'esterno

Olga  : Vado a vëdde chi a-i é. (esce sul fondo singhiozzante)

Lidia : (fra se) Ai sarà 'l galucio. Finalment a l'avrà trovà 'n  parcheggio. Chiel a l'é pa bon a lassè la
            macchina basta ch'a sia - come a fan tuti-. No! Chiel a gira avanti e 'ndrera fin-a a quandi a treuva
            nen un pòst coma ch'as dev! (f. s.) Ai ten pi a la macchina che a soa fomna!

Marco : (entrando seguito da Olga)  I veule savej l'ultima? Fòra a taca a piòve!

Lidia : (ironica) Meno male ch'a pieuv pa si 'n drinta!

Marco : Spiritosa! (a Olga) Già decidù quaicòsa për ël funeral?

Olga  : Nò, speto l'ariv ëd mia fija e ëd me gënner. Se però it vureisse fe ti...

Marco : Verament mi...

Lidia : (intervenendo) Se a-i é da tirè fòra 'd sòld, a l'é mej che spetoma lor. Noi l'oma mai pijane e gnanca
           vuroma nen tirene fòra.

Olga  : Gnanca se a të speteissa quaicòsa 'n ardità?

Lidia : (scettica) Përché, ai saria 'dcò n'ardita?

Olga  : Sicura.

Lidia : (ironica) Si, st'alòg che sicurament at tocherà a ti!

Olga  : E còsa at lo fa pënsé che a tocherà a mi!

Lidia : Stà mach ciuto, për piasì!

Olga  :A-i é 'dcò d'àutr.

Lidia : (c.s.) Lo sai, lo sai. Doe plisse veje, 'd veste, 'd paltò, tuta roba passà 'd mòda, ch'a val pi gnente, dë
            strass. Për mi 't peule tënitie!

Marco: Ma Lidia!

Lidia : A ca nòstra dë strass i n'oma già basta, l'hai 'dcò pa damanca dij sòi!

Olga  : Ai son ëdcò d'imobij e 'd teren.

Lidia : (sorpresa) Còsa?

Olga  : E già!

Lidia : Parla, dai. Contme tut!

Olga  : Tuta la part ch'a l'é tucaje 'n ardità da 'n barba 'd sò òmo. Quaiche giornà 'd tera e 'n tòchet ëd
            cascin-a e n'alòg a Rocas.

Lidia : (sorpresa) Përché noi i l’oma mai savulo?

Olga  : Përché, përché magna Ninin a l'ha mai vorsù.

Lidia : E come mai?

Olga  : A vuria nen che i parent a feisso a gara për vnila a trové mach përché peui chila, ai
             
            lasseisa quaicòsa.

Lidia : Ma varda mach che idee ch'as butava 'n testa cola don-a!

Suonano dall'esterno

Olga  : (uscendo c. p.) Chissà chi ai sarà adess.

Lidia : (seccata) Scomëtto ch'a son fasse lassé tut a lor. Egoista come ch'a son!

Marco : Lidia! (prende un giornale ed inizia a sfogliarlo)

Lidia : Lidia 'n còrno. Ecco përché soa fija e sò gënner a sla portavo sempre a Rocas. A l'avran piumala bin,
           stà tranquil.

Marco : Mi i son tranquil. A l'é ti che it lo ses pa.

Vanigl: (ridicola figlia di Virginia entrando seguita da Olga, abbraccia a soggetto i
              presenti)
Ma come a l'é possibil.  Magna Ninin, a l'é mòrta! 

Lidia : (scoppiando nuovamente a piangere) Che dësgrassia!

Olga  : ( piagnucolando) A l'é 'ndasne 'dcò chila.

Lidia : Prima ò peui an tocherà a tuti fé cola fin.

Vanigl: (facendo scongiuri)  Mi i spero 'l pi tard possibil. Ma còsa a l'é ciapaje?

Olga  : A l’é morta 'd colp.

Lidia : La pi bela mòrt che un a peussa fé.

Vanigl: Però a l'é brut për chi ai resta.

Lidia : (annoiata) Lassoma perdi. (a Olga) Pitòst, ch'it sappie, a l'ha sufert ò a l'é passà dal seugn a la mòrt?

Olga  : Penso cha sia gnanca arcorsusne.

Lidia : (curiosa) Come mai?

Olga  : (sospirando) A j'era 'ncamin ch'a giugava.

Lidia : (sorpresa) A giugava?

Vanigl: A giugava?

Olga  : Si, a lo fasia tute le seire. Laura a j'è stërmava la dentera e chila a la sercava!

Lidia : Ai na j'ero pa d'àutri gieuch pì bej da fé?

Vanigl: (ingenuamente) E già, a pudio nen gieughe a guardia e lader! (toccandosi la testa) Basta, i son tuta
             bagnà.

Olga  : Ven con mi, 'ntant che i faso 'na stissa 'd cafè, 't dago quaicòsa da cambiete, mentre 't suve  anche
            la testa.

Lidia : (f.s.) A duvrio 'dcò suveje 'l servel, pa mach la testa.

Vanigl: Tën daghe 'd toa ròba?

Olga  : Nò, 'd mia fija. (uscendo a Lidia) S'ai riva quaidun, feje intrè.

Lidia : (infastidita a Marco) A vurà pa che ij lasoma fora, no! (f.s.) Ma coma ch'as fa, coma ch'as fa! Certo
           che i parent as peulo pròpi pa sërnise. Nosgnor a tié manda e it deuve tenitie.

Marco : It veule finila, si ò nò! A l'é mai possibil che ti it  peusse pa comportete come na persona normal?

Lidia : Se mi i feisso staita 'na persona normal, l'avria pa sposate ti.

Marco : Stà ciuto, quaquara! (riapre il giornale)

Lidia : Fa pa sempre 'l gadan. Gnanca 'd l'ardità at na fa pa gnente?

Marco : Dato ch'as trata dla toa famija, mi i veuj nen buté 'l nas. Son afé tòi, dësbreuitla con tò
   
             fratel e le toe novode.

Lidia : Con ti as peul mai parlesse.

Suonano dall'esterno

Marco : A l'han sonà. (non ottenendo risposta) A l'han sonà!

Lidia : (seccata) Son pa ciòrgna no! (uscendo a sinistra) Vado a vëdde chi a-i é.

Marco : (tira un lungo sospiro di sollievo) Meno male ch’a l’è surtija. Na minuta ‘d tranquilità!

Lidia : (d. d. singhiozzando) Paola, Bruno!

Paola : (entrando seguita dai due, saluti e abbracci a soggetto) Ciao papalino!

Bruno : Ciaò papi!

Marco : Ciao assessor.

Paola : (ironica) Assessor!

Marco : Assessor al bilancio, no?

Paola : Ma se a l'é gnanca bon a bilancesse chiel. (ai genitori) Soi?

Lidia : No, a l'é 'dcò già rivaje Vaniglia. Adess a l'é 'n cusin-a con Olga. It vëdeisse mach ën che stat ch'a
           l'é concià.

Paola : Mlo imagino.

Lidia : A-i é da vërgognesse d'avej na novoda parej.

Paola : Altro che vërgognesse. A mi peui a l'ha già fame fé tante 'd cole figure!

Bruno : Esagera pa sempre!

Paola : Stà mach ciuto. Anche a ti at da fastidi quandi a fa la fòla. Se i penso a la mortificassion ch'a l'ha  
            fame passe st'invern quandi i soma andait an montagna.

Lidia : Ij seve portavla ansema?

Bruno: Nò...

Paola : Ciuto ti! J'ero 'ndait an gita con la paròcchia e i soma pa  trovasla sël pullman!

Lidia : Conta, còsa a l'ha combinà?

Paola : Prima a l'ha fait ël diav a quattr për setese davanti, peui a l'ha tacà a mangé d'ògni sòrt ëd porcheria,
            "con lë stòmi pien i patisso gnente" a bërbotava, e a l'é tacase a giré su e giù për ël pullam.

Lidia : Bel element!

Paola : Peui mentre as trovava al fond a l'ha tacà a campé via, a l'é butase na man sla boca e giù! A l'ha
            lavane mesi!

Lidia : Che figura, che figura!

Paola : A feisa finia lì almeno. Nò, durant ël disnè a l'ha pa fait àutr che cheuje j'avans dai piat ëd tuti.

Lidia : Për fene còsa?

Paola : Për campeije al "gatto delle nevi"

Lidia : (ingenuamente) Oh, chila a së smentis mai, a venta dilo. A sarà come ch'a sarà, però a l'ha sempre avù
            bon cheur për le bestie.

Marco : (sghignazzando) "Gatto delle nevi" (a Bruno) Scomëtto che chila a  l'avrija fait altretant.

Lidia : (fra se) Quandi che sai nen ëd còsa as parla i duvrio pròpi mordime la lenga.

Marco : (cambiando discorso, a Bruno) A pieuv 'ncora?

Bruno : Si, ma noi soma prevident, tënoma sempre 'n paraqua 'n macchina.

Lidia : (tristemente a Paola) Parej anche magna Ninin a l'é 'ndasne. Eh, còsa a l'é peui mai la vita!

Paola : (declamando)
                    La vita a l'è come 'n feu,
                 prima cit, cit, debol.
                 Peui le fiame,
                 fiame ch'a s'àusso,
                 fin-a a toché 'l ciel,
                 për peui riduvse a na fiamela,
                 cita, cita, debola e malinconica.
                 Fiamela destinà a divënté sënner.

Marco : (compiaciuto) E brava la nòstra Paoletta. Brava e romantica.

Paola : (baciandolo affettuosamente) It ricòrde quandi da cita it disija: Pà, papalino, pijme la lun-a. La veuj!

Marco : E mi it rispondia:  't la pieria volënté se i podeissa, ma la lun-a a l'è così lontan e as lassa nen pijé.

Lidia : (fra se) Ma sa l'é gnanca mai stait bon a dejè lòn ch'a l'avija sotman, a vurìa pìeje la lun-a!

Bruno : (ironico) Già da cita a vuria avej le còse 'mpossibil.

Paola : Ti 'sta ciuto!

Lidia : (preoccupata) Paola, ma come mai sto ton?

Paola : L'hai i mej motiv.

Marco : Alora sëntoma 'n pòch sti motiv così 'mportant.

Bruno : Am fa 'l muso, përché i l'hai nen cataijè 'na borsëtta  'd cocodrilo.

Marco : Ma come, na protettris d'animaj come ti a veul na borsëtta 'd pel ëd cocodrilo?

Lidia : Còsa a centra lòn, peui i cocodrilo a son brut che un ëd pì, un ëd men-o...

Bruno : 'L fatto a l'é che adess i podoma nen, magara për Natal.

Paola : (seccata) Promësse, promësse nen d'àutr che promësse. Oh, già ti it ses abitoà a promette. A l'é des
            ani che it fase 'd promësse ai tòi eletor, ma peui?

Bruno : Peui i faso come che i peuss.

Paola : Ah, certo ch'a l'é dròla. Meno un a manten le promësse e pi a ven votà. Almeno at
            rendeisa quaicòsa, 'nvece gnente. E mi, mi, mai che i peussa compreme còsa che i veuj.

Lidia : Fòrse, chissà che it peude nen realisé prest ël tò seugn!

Paola : Come a saria a dì?

Lidia : Con n'ardità inaspetà...

Marco : Lidia, comincia nen a sognè come al sòlit. Vëndoma nen la pel prima d'avej massà 'l luv!

Paola : (alla madre) Ma 'd che ardità as trata?

Lidia : (sottovoce) A smija che magna Ninin a l'abbia avù 'n ardità da sò òm: (esagerando)  ëd sòld, ëd teren,
            con tante 'd cole giornà 'd gran, melia, patate, caròte, piantament d’arbre ëd pin, ëd pom, përsi, pruss.

Marco : Si, la valle degli orti.

Lidia : (continuando) ëd cascine,... d'alòg, ‘d ciabòt… d'ògni sòrt!

Marco : Un tòch ëd cascin-a.

Lidia : Fa l'istess.


Marco : (ironico) Peui fra le varie division e i dirit ëd sucession ai resterà bin pòch. Sempre che a l'abbia
              lassane quaicòsa 'dcò a noi.

Lidia : Ai mancheria mach pì cola. Pa lasseme gnente! (a Paola) Stà tranquil, lòn ch'à l'é mé a l'é mé, e lòn
            ch'a l'é pa mé a sarà cò mé!

Suonano dall'esterno

Tutti : (guardano Bruno)

Bruno : (alzandosi e avviandosi) L'hai capì, i vado mi.

Paola : A l'é ora che it fase quaicòsa.

Lidia : An pòchi 'd sòld an fario bin comod.

Paola : A chi ti lo dise.

Marco : Ricordeve che i sòld a fan nen la felicità.

Lidia : Ma giuto. A giuto a esse content.

Bruno : (rientrando) A-i è 'l fiorista ‘ncamin cha monta su con un mass ëd fior.

Paola : (sarcastica) E còsa a duvria avej?

Lidia : Andova a l'é?

Bruno : Si ch’a riva.

Mario : (entrando, bagnato fradicio si ferma sulla porta)

Lidia : (sottovovce a Bruno) A j'era pa 'l cas ëd felo ven-e avanti! (va a prendere i fiori) Grassie.

Mario : (non si muove)

Paola : Mama, 'l monsù a vurà la mancia.

Lidia : Che preteise!

Paola : I dago sinch euro, a va bin?

Lidia : Fin-a tròp.(f. s.) A i-é pròpi pì gnun ch'a fa gnente për niente!

Paola : (a Bruno) Dame ‘l portafeuj. (estrae dal portafogli una banconota da 20 euro e se la mette nel
            reggiseno, poi consegna una vecchia baconota da 1.000 lire a Mario)

Bruno: (armeggia con il cellulare)

Mario : (stupito gira e rigira la banconota ed esclama) Ma costi a son  pa pi bon!

Paola : Oh, sa l’è mach për lòn, gnanca me òmo a l’è pa pi vaire bon, ma mi mlo ten-o l’istess!

Mario : (c.s. rimane sul posto)

Paola : Mama, ‘l fiurista a va nen via.

Lidia : (a Paola guardandolo ) Ma varda mach che corpèt ch'a l'ha chiel li. Ma còsa a pretend!

Paola : Për giunta a l'é mars come n'aniòt, a bagna tut ël paviment.

Lidia : Adess i penso mi. (avvicinandosi) Cha senta 'n pòch!

Olga  : (rientrando) L'hai preparà 'l cafè. Adess Vaniglia a lo pòrta 'n salòt. Se i veule ven-e a pijelo?
            (vedendo Mario) Oh, Mario!

Mario : (avanzando) Olga!

Olga  : (lo abbraccia e lo bacia)

Lidia : (sorpresa e imbarazzata) Chi a l'é?

Olga  : Ët lo conose pi nen? A l’è ‘l novod ëd l'òm ëd magna Ninin!

Mario : (a Lidia) Ch'a disa pura.

Lidia : (stupita e sorpresa) Còsa?

Mario : A vuria nen parleme?

Lidia : (imbarazzata) Si, ciòé nò. A, si, adess ëm ricordo. I vurio feje gavé la giaca e 'l capel, a son mars.
           ( a soggetto l'abbraccia) Oh, che dësgrassia, che mòrt!

Mario : Còsa i veule feje, a l'é la vita. Na vòlta a prun!

Lidia : (c.s.) Però chiel a l'é tut bagnà!

Olga  : E già, bagnà parej 't pudrie pijete n'infreidor.

Mario : (si toglie la giacca)

Olga  : (presenta a Mario i suoi parenti) Costa a l'é mia magna, na sorela 'd mia mama e magna Virginia.
           Costì a l'é sò òm.

Lidia : (a soggetto ripete tutto quello che dice Olga) Me òm!

Olga  : (continuando) Costa a l'é sua fija e costì a l'é sò gënner.

Tutti : (salutano a soggetto)

Vanigl: (entra in scena con una caffettiera)Ecco 'l... (rimane a bocca aperta nel vedere Mario)

Mario : (a soggetto esegue tutti i movimenti di Vaniglia)

Olga  : (mentre li presenta, si sentono a suonare le campane)

Lidia : (indicando a Vaniglia il cappello di Mario) Fòrse a l'é mej che it vade a felo suvè.

Vanigl: (trascinando Mario per una mano) Subit!

Lidia : Pa chiel. (porgendo impermeabile e cappello) Stà ròba.

Vanigl: Si, si. I penso mi.  Soa ròba! (porge la caffettiera ad Olga e prende la giacca ed il cappello di
             Mario e comicamente entra in cucina)

Olga  : Antant se i voroma andé a pié 'l cafè dë-dlà. (esce a destra seguita da Lidia)

Paola : (rivolgendosi a Marco e a Mario) E vojautri, i ven-e nen?

Marco : Mi, i stago da si a feje compagnia al monsù.

Bruno : Mi, anvece i pijo l'òcasion për andé fin-a 'n comun.

Paola : A fè còsa?

Bruno : I l'hai da sbrighè na pratica.

Paola : Am piasria pròpi conòse ‘l nòm ëd cola pratica!

Bruno : (escendo verso l’esterno) ‘Na pratica ‘mportant!

Paola : (seccata, uscendo a destra) Chiel a treuva sempre l'ocasion  bon-a për andesne 'n gir da sol!

Marco : (a Mario) Ma come a l'ha fait a marsesse così?

Mario : L'hai pa trovà un parcheggio si visin, parej i l'hai ciapala tuta.

Marco : Ma a pudia nen fe 'na bela corsa?

Mario : Son pa fòl. Parej oltre a pijè cola ch'a vnisia giù drita, pijavo anche cola cha vnisia për travers.

Marco : (sogghignando) D'acòrdi, ma almeno riparesse sota 'n pogieul.

Mario : A l'é pa vnume 'n memt.

Olga  : (entrando seguita da Paola con due tazze di caffè)I l'hai portave 'l café.

Marco : Grassie.

Mario : Ma it duvie nen dësturbete. (prende solo la tazzina)

Olga  : Ët lo pije pa ‘l piatin?

Mario: Nò grassie, ‘ntant a l’è veuid!

Olga  : Gnun dësturb. Mi e Paola andoma a fé la spèisa. Se i l'eve damanca 'd quaicòsa i l'eve mach da
            ciamè Lidia ch'a l'é 'n salòt. (esce verso l'esterno)
Vanigl: (entrandodalla cucina) L'hai butaje la giaca e 'l capel ën tël forn  elétrich. Fra 'n pòch a sarà tut suit.

Mario : Grassie. Chila a l'é pròpi gentila.

Vanigl: Ma come a l'ha fait a bagnesse parej?

Marco : A l'ha pija la pieuva. (intanto Mario rimesta il caffè)

Vanigl: Come mi! Ma a beiv pa 'l sò cafè?

Mario : Verament lo pijo mai caud.

Vanigl: A veul an pòch ëd lait?

Mario : No, grassie. Magara 'n pòch ëd grapa.

Vanigl: A la matin bonora? ( va a prendere una bottiglia di grappa)

Lidia : (dall'esterno) Marco, ven an pòch si n'atim!

Mario : (a Marco) 'L fatto a l'é che ier seira i l'hai mangià la soma d'aj.

Marco : (f. s.) M'auguro mach ch'a l'abbia pià la via dl'andata, përché sa pija cola dël ritorn, a 'mpesta
              tuta la stansia. (esce)

Vanigl: (offrendogli la grappa) Chiel a mangia l'aj për combati la pression?

Mario : Che pression?

Vanigl: La pression àuta.

Mario : Sai gnanca còsa a sia la pression àuta. L'unica volta che l'hai avula a l'é stait quandi con i mei coscrit
             soma 'ndait al mulin...

Vanigl: (sorpresa) A l'é andait al mulin bianch? Col dle merendin-e!

Mario : (precisando) Nò, al mulin ross.

Vanigl: (c. s.) Al mulin ross? Andova ch'as treuva, 'n Russia?

Mario : A Paris. La a-j'ero certe fomne! Autr che la pression a  l'han fame àusse!

Vanigl: Ma alora, come mai a mangia la soma d'aj?

Mario : El fatto a l'é che mia mama a vòlte as dësmentia 'd prepareme da mangé e mi alora im rangio a la
             bela mej.

Vanigl: Anche magna Ninin a mangiava sovent la sòma d'aj e a l'é sempre staita bin.

Mario : Si, però adess a l'é mòrta!

Vanigl: Ma prima a j'era viva!

Mario : Però peui...

Suonano dall'esterno

Marco : (entrando) Disturbo?

Mario : (impacciato) No, no.

Vanigl: (confusa) A l'han sonà!

Marco : (ironico) Dabon?

Vanigl: Vado subit a vëdde chi a l'é. (uscendo fa un cenno a Mario)

Marco : ( accortosi, a Mario) Come a la treuva?

Mario : Mi l'hai pa la treuva, l'hai mach un crin da ingrass!

Marco : Ma còsa a l'ha capì? (alludendo a Vaniglia) Vaniglia!

Mario : Verament mi... mi i l'hai mai tastala?

Marco : Chi?

Mario : La vaniglia!

Marco : Ma mi 'ntendio mia novoda. (specificando) Ciòé, la novoda 'd Lidia.

Mario : (impacciato) Soa novoda?

Marco : Si, cola ch'a l'é pen-a surtia.

Mario : (c.s.) Mi, mi i l'avria da 'ndé fin-a 'n bagn. (fa per uscire dal fondo)

Marco : A stà nen bin?

Mario : Nò, nò. A më scapa!

Marco : A sa 'ndova ch'a l'é?

Mario : Si, i son già staie àutre volte. Vado sempre ‘n tël bagn bòrgno! (esce sul fondo a sinistra)

Vanigl: (rientrando ) A j'é barba Laser ca monta sù con la Volpe.

Marco : (uscendo) Vado a ciamé Lidia.

Laser : (entrando seguito da Vera Volpe, consegna impermeabile a Vaniglia) Ciao. E Olga?

Vanigl : A l'é andaita a fé na comission.

Vera   : Chi a l'avria mai dilo che a saria andasne così prest. A l'é partia për la montagna ch'a stasia così bin...

Laser  : Su, su fòrsa. Che diamine! Fòrse a-i é 'ncora quaiche speransa! (si siede)

Vera   : Ma che speransa, sa l'é mòrta!

Laser  : Pròpi lon i vuria di! Ormai 'l pegio a l'é pasà. Duvoma fesne na rason, pënsé che coi
            ch'as na van a l'han finì 'd patì.

Vera   : Già, chila a sufrija tant dë stitichëssa.

Laser  : Si, si, certo. Adess a l'ha finì 'd tribulé.

Vera   : Mentre noi soma si... (si siede sulle ginocchia di Laser)

Laser  : Si ansetà con ti sij ginoj che 't peise... mentre chila a ripòsa.

Vera   : Sicurament a saria contenta 'd vëdine si, ansema... ambrassà... mi e ti...

Laser  : Fòrse a sarija mej dësblochese!

Vera : Sai che gnun a l'é pa 'ncora 'nteresase për ël funeral, se 't veule che 't compagna da la Botega dij
           Men-a Mòrt

Laser: Da chi???

Vera : Da da botegadle pompe funebri che l'hai ciamà për mia bonanima... a fan ën sërvisi verament special.
           Peui a l'han tante 'd cole arbere...

Laser :  Arbere?

Vera  :  Si, cassie da mòrt. Li, a i-é l'imbarass ëd la sèrnita! Mi për la bonanima l'hai cataila 'd mogano!

Laser  : Mi sai che a chila ai piasija tant la nosera! Nò, nò. Mej speté Olga. Peui mi, vëstì parej...

Vera   : Se 't veule vnì a ca mia, l'hai ancora na muda neira bele neuva, na camisa bianca e na crovata viòla
              'd me òmo.

Laser  : Për carità. Se 'ndeisa 'n gir vëstì parej, a smieria che l'aveisa previst tut!

Marco : (entrando seguito da Lidia e Vaniglia) Ciao Laser! A pieuv ancora?

Laser : A part tut, a l'é mej ch'a pieuva ancheuj ch'a fa brut!

Vanigl: (ironicamente) Pensa 'n pòch che ciadel se a pioveisa quandi ch'a fa bel!

Laser : (a Vaniglia)  Brava, bela rima. (a Lidia) Tuti bin?

Lidia : (piagnucolando) Tuti meno un-a. (abbracciandolo) Che dësgrassia!

Laser : (declamando) Naturalmente come dicevo a Vera, anch'io sono spiacente per la sua dipartita, ma
            certamente lei é passata a miglior vita.

Lidia : Ti it fase prest a dì, ma mi...(piange)

Laser : (consolandola) Su, su, fa nen parej. Chila a stora a starà mej che noi.

Lidia : (c.s.) Si, però mna dago nen pas, a më smija pa vera.

Vera  : Si, disme!

Lidia : (a Vera) L'hai pa parlà con ti! Se për piasì 't veule lasene soi con ël nòstr dolor...

Vera  : Ël dolor a l'é co me. Për mi magna Ninin a j'era come na seconda mama!

Lidia : Si, ma adess va, va pura a ca toa.

Vera  : (uscendo, delusa) Si, se o dago fastudi... (a Laser) Se pi tard ët veule pasé da mi a pijé na tasa 'd 
            café...

Laser : Ët ringrasio, ma n'àutra vòlta. Ciaò ( Vera a malincuore esce)

Lidia : Che ficapucio cola lì! Ah, pòvra magna Ninin!

Laser : Cerca 'd ricordetla come ch'a j'era na vòlta, quandi da cit  andasio 'n feste, dai nòno e chila a j'era
            sempre così contenta d'avejne tuti antorn.

Lidia : Ij nòno, che bei cui temp, anche se nòna a l'era bin severa, an fasija filè drit.

Laser : Già, e peui fisà come ch'a j'era për la polissia, 'n istà tuti i saba a butava l'eva al sol përché a
            scaudeissa e peui un d'apres a l'àutr an fasia fé 'l bagn.

Lidia : Mi che j'ero la pi cita lo fasia për prima.

Laser : L'ultima nata è sempre la più fortunata.

Lidia : Ciamla fortun-a!

Laser : Ma scapiss, përché dòp ëd ti, sempre ant la stessa eva, as lavavo le nostre doe sorele, peui am tocava
            a mi, seguì da magna Ninin e da nòna. (a Marco) Nòno, come al sòlit a spetava che i passeiso tuti për
            peui felo 'dcò chiel.

Marco : Come mai a passava pë ultim?

Laser : Përché chiel a j'era già 'n pòch mal andait, a sufria 'n  pòch d'artrosi. A passe për ultim, oltre che a
            fesse 'l bagn as fasia 'dcò ij fanghi.

Lidia  : E peui 't ricòrde 'd magna Ninin che tute le seire, an contava le stòrie.

Laser : O an declamava le pòesie ch'a scrivija. Mi as ved che i  l'hai 'dcò pijà 'n pòch da chila.

Lidia : (a Marco) Magna da giovo, a j'era romantica come la nostra Paola. Su tuti j'argoment, chila ai fasia
            na poesia.

Vanigl: Anche a mi am piaso le poesie. Mi i fussa bun-a a scrivi i faria mach lòn.

Laser : La romantica Vaniglia, fortunato chi se la piglia.

Vanigl: (arrossendo) Grassie barba.

Lidia : Magna Ninin però a j'era 'dcò bon-a a fé d'àutr. Specialment da mangè.

Laser : Si, però dòp an pòch a nauseava fin-a. A 'n toca dilo. Sempre l'istess. Pi che giambon an geladin-a
            e agnolòt  ripien ëd ris e coj a j'era pa bon-a a fé.

Marco : Sa l'é mach për lòn, gnanca ti 't fantasia 't n'has pa tanta.

Lidia : (scrollando le spalle) An cusin-a?

Marco : An cusin-a gnente, 'nt la stanssia da let meno 'ncora.

Lidia : Ma...

Laser : Tute istess le fomne. Lor a basta ch'as truco, ch'as cambio,  ch'a vado a spass. E se peui a 'ncontro
            quaiche amisa, a l'é finija. A taco a ciaciaré e ai fornej a l'é l'ultima còsa ch'ai penso.

Lidia : Ma còsa 't bërbòte. Mi òltre che a travaié 'n fabbrica, l'avijo 'dcò la ca da penseie con tuti j'annessi e
           connessi ch’a compòrta.

Marco : Gnun a l'ha mai obligate a travajé!

Lidia : Già, mi i l'avrio duvù sté a ca, feije la serva a tuti. Pa avej gnun sòld për mi, duvej dipendi da ti.
           A saria piasute, vera?

Marco : Alora lamente nen sempre.

Laser : (a Marco) Daje nen d'ament le fomne a devo sempre trové 'na scusa për sentisse vittime. Për fé senti
            l'òmo 'n colpa. Bin për lòn che mi i son mai mariame.

Lidia : It ses mai mariate, përché ‘t l'has mai trovà gnun-e ch'at pìeiso.

Laser : Dis pitòst che tute cole che i l'hai trovà a j'ero 'd toa cilindrà.

Lidia : Ma còsa it dise. Balengo!

Laser : Le fomne a son la dësgrassia 'd j'òm, la rovin-a dël mond. (declamando) La donna è ingannatrice,
            perfida e intrigante. Eva ne é l'esempio più lampante.

Marco : Brav, daje nen d'ament. Ti, it l'has fait an terno al lòt a nen mariete.

Laser : Dòp che la mia prima morosa a l'ha 'nganame, i l'hai fait ël vot. Im marierai mai.

Marco : Le fomne at sofoco.

Lidia : Ma sent mach chi a parla. At sofoco!

Marco : A propòsit ëd sofoché. I sento 'na spussa!

Lidia : La sento 'dcò mi.

Laser : Mi i sento gnente. Fòrse i l'hai 'l nas stop.

Lidia : Ti 't ses sempre stait stop!

Vanigl: (intervenendo) A sarà la giaca e 'l capel che i l'hai butà a suvé. (corre in cucina)

Lidia : A chila lì ai manca 'n giobbia.

Laser : Doi.

Lidia : Bin dit. Doi giobbia.

Mario : (entrando, con le mutande sopra i pantaloni accenna un saluto a Laser)

Marco : (a Laser)  A l’è rivaje Supermen!

Laser  : Eh?

Marco: (presentandoli) Laser, me cugnà! (indicando Lidia) Sò fratel.

Laser : Piasì. Ma come mai a l’è vëstì parej?

Mario: (scusandosi, estrae la camicia dai pantaloni a coprire le mutande) Tra 'l bagn bòrgno e la lampadin-a
            së sciaira gnenti pòch…

Marco : (a Laser) Supermen, a l'é 'n novod ëd magna Ninin.

Lidia : (precisando) Ëd l'òm ëd magna Ninin.

Marco : (correggendosi) Si, 'd l'òm.

Laser : An pòche paròle a l'é 'n parent.

Vanigl: (entrando dalla cucina con giacca e cappello bruciacchiati)

Mario : (tenta di infilarsi la giacca, mentre Vaniglia tenta di infilargli il cappello)

Vanigl: (spiaciuta e imbarazzata) Fòrse a l'é suvà 'n pò tròp...

Olga   : (rientrando dall'esterno seguita da Paola) Ma cosa l’è sto odor ëd brusà?

Vanigl: (indicando Mario) Niente, a l’è mach la soa ròba ch’a l’ha pijà feu!

Olga : ( Laser) Ciao Laser. (s'abbracciano) Che dësgrassia.

Laser : (consolandola) Su, su. Fate fòrsa.

Olga  : (quasi scusandosi) Son 'ncamin a 'ndé an cusin-a a preparé quaicòsa për disnè. It fërme si con noi?

Laser : (titubante) Verament mi...

Olga  : Oh, stago pa a fè gròse còse. An pòch ëd giambon ën geladin-a e 'n piat d'agnolòt...

Laser : (intervenendo) Ëd ris e còj?

Olga  : Come ‘t l'has fait a 'nduviné?

Laser : L'hai provaie. Ecco come i l'hai fait!

Fine  Iº  ATTO

IIº  ATTO

Un mattino, ore 11,00. Quindici giorni dopo

(all'apertura del sipario Vaniglia è in scena e stà ricamando, suonano dall'esterno

Vanigl: (sobbalzando) I ven-o, i ven-o subit.

Suonano nuovamente

Olga  : (entrando, indossa un grembiule) Varda chi ch'a j'è.

Vanigl: (agitata) Vado, vado subit.

Olga  : Mi finiso mach àd fé j'agnolòt e peui i rivo!

Vanigl: (trafficando col ricamo) A l'é che si a l'é fase 'n grop.

Olga  : Cominsa col dësgropete ti, peui 't penseras ëdcò al grop. Và!

Vanigl: (uscendo) Va bin, i vado subit.

Olga  : (scrollando il capo) Che purga chila si! (rientra in cucina)

Mario : (dall'esterno) Cereia tòta.

Vanigl: (timidamente) Cereia.

Mario : (entrando in scena) Come a va?

Vanigl: Mi bin, e chiel?

Mario : Adess che la rivëddo bin. A son quindes dì, 360 ore, 21600 minute che la vedio pi nen. Ch'as lassa
             vardé!

Vanigl: (accenna a parlare)

Mario : (bloccandola) Nò, cha parla nen. Ch'a disa gnente. Ch'as fasa mach vardè.

Vanigl: (assumendo una posizione originale) Oh!?

Mario : (f. s., ammirandola) Che bela!

Vanigl: (imbarazzata abbassa gli occhi e sospira) Oh!

Mario : (prendendole la mano) Dal dì che i l'hai  vedula, i faso pa d'àutr che penseie a chila. Specialment ëd
             neuit.

Vanigl: E mi a chiel. Neuit e dì, dì e neuit. Sempre! Ma prego, ch'a s'acomoda! (indica il divano)

Mario : Dòp ëd chila!

Vanigl: Nò, dòp ëd chel. (a soggetto si siedono e si alzano più volte)

Vanigl: (si siede distante da Mario) Oh!

Mario : Se i penso ancora al dì dël funeral, a quandi ch'a l'é cascà da le scale dla cesa. (s'avvicina
             lentamente)

Vanigl: (vergognosa) Che figura!

Mario : Ch'a disa nen parej. Pitòst, a l'è fasse tanto mal? (c.s.)

Vanigl: Mi nò grassie. Mia cusin-a Paòla però a l'é rompusse 'l brass.

Mario : Ma come a l'ha fait? A l'é l' vnuje mal?

Vanigl: No, no. (abbassando gli occhi) A l'é che mi i son cascà për colpa soa.

Mario : (c.s.) Për colpa mia?

Vanigl: Si, nopà 'd vardè andova i butavo ij pè, mi i vardavo chiel, parej l'hai pa vedù lë scalin,
             i l'hai përdù l'equilibrio i son tombà adòss a mia cusin-a e soma rotolà tute doe giù fin-a 'n sla strà.

Mario : Am dëspiass d'esse stait la causa 'd col incident.

Vanigl: A mi 'nvece a l'é dëspiasume d'avej fait rie tuti.

Mario : E' già. A l'é staie 'n moment che' nopà dën funeral, a sminava  'n corteo 'd carlevé.

Vanigl: Furtun-a che adess ij soma torna si, vësin...

Mario : (avvicinandosi quasi a toccarla) Vaniglia, Vaniglia...

Vanigl: (alzando gli occhi al cielo) Monsù Mario, monsù Mario. (si sposta e cade a terra)

Pia   : (irrompendo ansante e infuriata, al figlio) It podie pa speteme?

Mario : (confuso) Già ch'a l'é vera che 't iere 'dcò ti.

Pia   : Ët l'has dësmentià la pòrta 'd l'ascenseur duverta, parej mi i l'hai dovù fe le scale a piòte.

Mario : Scusme, mama.

Pia   : Bel dì, scusme. Son si che tranfio come na fòca.

Vanigl: Se a veul ven-e an cusina a pié quaicòsa...

Pia   : (sedendosi) Për adess a l'é 'd na cadrega che i l'hai damanca. Ma Olga, a-i é pa?

Vanigl: Nò, ciòè, si! A l'é 'n cusina cha finis  ëd fé j'agnolòt.

Pia   : A torna 'nvitene tuti a disné?

Vanigl: Chërdo 'd si. Adess i vado subit a ciamela.(esce a destra)

Pia   : (alzandosi e avvicinandosi al figlio) Am pias pa cola lì.

Mario : Përché?

Pia   : A fa nen për ti.

Mario : Ma a l'é mai possibil ch'at na vada mai bin un-a? Vaniglia  a më smija 'na brava fija.

Pia   : A sarà pro brava, ma ti it peude pretendi quaicòsa 'd mej. A venta pa acontentesse basta ch'a sia.
          Ti i tié smije pa për niente a tò pare bonanima. Gnanca 'n n'ongia.

Mario : Përché?

Pia   : (battendosi una mano sul petto) Chiel sì cha sn'antendia.

Mario : Ma a mi Vaniglia am pias.

Pia   : Ma pensa 'n pòch, ti të sciame Mario Torta e chila Vaniglia.

Mario : E con lòn?

Pia   : Se l'aveise 'd masnà, còsa  a sario? Ed torte alla vaniglia?

Olga  : (entrando da sinistra) Cereia madamin Pia. 'Dcò chila si?

Pia   : Son vnuita 'dcò mi, përchè chiel si, (indica Mario) bonacion come ch'a l'é as fa freghè sensa
          arcorsisne!

Olga  : Son pròpj preocopà. M'auguro mach che si, ancheuj a-i sciòpa pa gnente?

Pia   : E còsa a duvria sciopeie?

Ogla  : (sospirando) Sa bin, quandi ch'ai son ëd sòld an bal, a-i è da spetesse 'd tut.

Pia   : A basta ch'as faso le còse për da bin...

Olga  : Spero mach che magna Ninin a l'abbia pensaie.

Pia   : Për vojautri sicurament. Chila a veul nen parlé, ma sens'àutr quaicòsa a sà!

Olga  : I sai pròpi gnente, magna Ninin as fasia ten-e tut dal sò nodar.

Pia   : E chi a l'é?

Olga  : Un ch'a l'avia conossù al "circolo dei poeti".

Pia   : Speroma pitòst ch'a l'abbia 'dcò pa desmentiase 'd noi. Specialment ëd Mario. L'unich novod da part
          ëd bonanima 'd sò òm.

Olga  : Mi i lo diso sempre. Mi l'hai mach na fija sola, ma i veuj  sistemé tut prima 'd sarè j'euj.

Pia   : Mi 'nvece 'm despeuio pa prima d'andé a deurme. Quandi che i sarai pi nen, col pòch ch'ai resterà a
          sarà peui tut për chiel. Finché i son viva, veuj gestì tut da mi!

Olga  : Ma ch'a s'acomoda, prego.

Pia   : (si siede) Grassie.

Olga  : Soma si che parloma, parloma e l'hai gnanca ciamaie s'a veul che i fasa 'n café?

Pia   : No, grassie. Pijo mai niente a la matin bonora. Peui 'l café am rend nërvosa.

Olga  : (offrendo) Un cicolatin?

Pia   : Për carità, lòn aumenta  'l còlesteròlò.

Olga  : Sai pa còsa ofrije.

Pia   : S'a l'aveissa 'n bicer ëd marsala a l'euv...

Olga  : (fra se andando a prendere la bottiglia) A l'avrà pa paura ch'ai fasa ven-e la cirrosi!

Pia   : (a Mario) Ti, tente 'n pòch sù. Laste pa andè come 'n bonòm.

Olga  : (offrendo il marsala e posando la bottiglia sul tavolo) Ecco!

Pia   : Grassie. (beve di un fiato un bicchiere e se ne versa un'altro) Bun-a. (termina scolandosi la bottiglia)

Mario : Ma mama, pija fià.

Olga  : Se më scuse, mi i vado dëdlà a finì 'd  preparé disné.

Pia   : (estraendo dalla borsa un mazzetto di prezzemolo) A l'han  regalame coste doe teste d'aj e sto masset ëd
           pnansëmmo, se a l'aveissa doi anciove, a pudria preparene: "le anciove al verd".

Olga  : Mi verament i l'hai già preparà giambon an geladin-a e agnolòt. A mi le ancioe am piaso nen.

Pia   : Ma an piaso a noi, specialment a Chiel. (indica Mario)

Olga  : Purtròp i n'hai pa.

Pia   : Se a veul i vado a catein-e.

Olga  : Sa cred.( fa per andare in cucina)

Pia   : (fermandola) A nà 'd moneda?

Olga  : (sorpresa) Përché?

Pia   : Për catè j'anciove.

Olga  : (fra se) Che manere! (sospirando le consegna dei soldi)

Pia   : Mi n'hai pa 'd dëscambià.(a Mario) Im racomando neh, eui uvert, orie spalancà. Laste peui pa ciolé
          come tò sòlit! (esce sul fondo)

Olga  : (scrolla la testa in segno di disappunto, poi va verso il tavolino a prendere il bicchiere e la bottiglia
            di marsala f.s.) A l'ha scolamla!

Vanigl : (entra, fa un sorriso a Mario e poi s'avvicina ad Olga) Olga, 't veule na man?

Olga   : Nò, grassie. (mostrandogli il prezzemolo) Pensa, adess a veul che i prepara 'dcò le anciove al verd.
            (indicando Mario) Përché ai piaso a chiel. Mah! Mi i vado 'n cusin-a, se ai riva quaidun, ch’a son-a…

Vanigl: Mi balo!

Olga  : Nò!

Vanigl: Canto!

Olga  : Nò, duverta ti. (va in cucina)

Vanigl: Va bin. (rimasta sola con Mario) Mi i son bon-a a fé le ancioe al verd.

Mario : Dabon?

Vanigl: Si, an tute le sause i sai feje.

Mario : Alora peui i lo diso a mia mare.

Vanigl: (avvicinandosi, gli sussurra) Sai 'dcò fè i doss!

Mario : Dabon?

Vanigl: Pròpi parej.

Mario : (chiudendo gli occhi) Ch'a slunga le soe man.

Vanigl: (porgendogliele) Eccò.

Mario : Coste man ch'a san fé 'd tut. Ch'am përmetta 'd baseije.

Vanigl: Monsù Mario!

Mario : Ciamme mach Mario, e dame dël ti.

Vanigl: Si, Mario, ti!

Mario : Me bel pocionin, laste vardé 'n t'ieuj, lasa che it disa tut ël me amor. Oh, come i vuria esse con ti
             lontan da tuti. Specialment da mia mare. Oh, come i vuria podei quatete 'd basin, ofrite le pi bele
             fior ch'ai son...

Vanigl: (fra se) Oh, come ch'a l'é romantich.

Mario : Còsa?

Vanigl: Gnente, gnente. Continoa a parleme parej, am pias.

Laser : (entrando dal fondo) As peul?

Vanigl: (sobbalzando) Barba Laser, Che spavent!

Laser : Cosa a j'é da sbuisse parej, son pa 'n fantasma?

Vanigl: Ma i l'hai pa sentute intré.

Laser : Madamin Pia a l'ha lassame la pòrta sbaià e mi i son intrà.

Vanigl: Fòrse a l'é mej che i vada subit a sarela.

Laser : Lasa sté, fra pòch ai riva Marco! Pitòst, continuè pura, fé  come se mi i feissa nen.

Vanigl: (confusa) J'ero 'ncamin a tacheie 'n boton...

Laser : ( fra se) Altro che boton. Lor si a veulo feme chërdi che 'l  papa a l'ha vinciù 'l gir d'italia.

Vanigl: An boton che adess a l'é cascà. Mi j'era 'ncamin a tacheilo da si... (s'inginocchia a cercare dietro il
            divano)

Mario : (imitandola) Fòrse però chiel a l'é andait da là. (indica la parte opposta, ma segue Vaniglia dietro al
            divano)

Laser : Voj'àutri doi më smije già a col me vesin ëd ca. Na seira i rivo davsin al lampion e lo treuvo 'n
            ginojon a serché për tera. - I ciamo - Martin, cosa 't l'has përdù? - Chiel am respond - Le ciav ëd ca. -
           Alora 'dcò mi dago na man a sërcheje. Serca e serca i trovoma pa gnente. - Ma 't ses sicur d'aveje
            përdù pròpi si, i ciamo? - Verament i l'hai përduje pì 'n là.- Ma alora come mai tié serche si?

            Am rispond: I serco si, përché là a lé tròp scur.

Mario : (tenta di alzarsi, ma Vaniglia lo trattiene)

Laser : (intervenendo) Ma Olga andova a l'é?

Vanigl: (componendosi) Olga, Chi a l'é Olga?

Laser : Come chi a l'é Olga. Olga, l'unica dla famija cha sia bin centrà, përché j'àutri a son tuti 'n pòch
           dësvisà, mi compreis. Ti però 't ses spanà dël tut. Alora, as peul saveise 'nduva ch'a l'é, toa cusin-a?

Vanigl: Ah, mia cusin-a! (ridendo) Mia cusin-a a l'é 'n cusin-a! (a Mario) andoma a vëdde se a l’ha damanca
             ‘d na man!

Laser : (rimasto solo, si sistema sul divano, estrae di tasca un’agenda ed inizia a scrivere)

Vera: (Truccatissima ed elegante, entrando) Përmess... Peuss intré?

Laser : (seccato, f.s.) Adess ch’a l’è si! Ven pura avanti!

Vera  : Son mi. Ma... còsa ‘t fase si, da sol? L’hai viste rivé...

Laser : Dabon…

Vera  : Të me spetave, vera?

Laser : Verament mi j’era ‘ncamin a scrive…

Vera : Disme nen... Noooo! No, a l’è nen posibol..., ët voras pa dime che...

Laser: Che còsa…

Vera: Che ‘t ses ‘ncamin a scrivme na pòesia…

Laser: Si, j’ero ‘ncamin a scrive... ma nen na pòesia...

Vera: (sedendosi vicino tenta un approccio) Dai Laser, su, fa nen ël timid. Duverta ‘l tò cheur a la Vera
          Volpe, tiralo fòra dal tuo petto villoso...

Laser: Pian, pian. I vuria nen ch’a duveiso peuj feme ‘n trapiant.

Vera : Che òm spiritos… ët conòso nen sota col’aspet...

Laser: Ma se ‘s conosoma fin da masnà...

Vera: Ma adess soma grand... Mi son vidoa e i peuss fe lòn che i veuj e ti ‘n singol ëncalì.

Laser: E anche un po'… madur

Vera : Ma che madur, ti scomëtto che ‘t ses ëncora tut da dëscheuvre. (c. s.)

Laser: Su, su non indurmi in tentazioni, “non c’è trippa per gatti”.

Vera : A mi am pias la tripa. Dai, dis a la Vera còsa ‘t l’has ën tël tò cheur, cosa ‘t l’has ënt la toa testa,
           còsa ‘t l’has ën tël tò corp…

Laser: Un …

Vera: Un… Che còsa?

Laser: Un blòch intestinal!

Vera : Mah, sarija costa Laser la manera ‘d fé na dichiarassion? (c. s.)

Laser: A të smija nen ëd core tròp?

Vera : Verament i l’hai ‘n paira dë sciule sij dij di pe e sicuramen i riuserio nen a core, mentre ti…

Laser: Mi corìa mach na vòlta, quandi j’ero ‘n tij bersajé…

Vera : Ma ti, ‘t sente gnente, quandi tëm guarde? ‘T senti nen a soné la ciòca?

Laser: Ma se ai manca ‘l batòcc. La ciòca a son-a pi nen.

Vera : Scota Laser; tiromla pa tant a la lunga. ‘T l'has scrivumla na poesia për ël me compleanno ò nò?

Laser: Ët ciamo scusa, ma son nen ricordame… Ma sicome ‘l compleanno a l’è na còsa…‘na còsa
           important, am piaseria trové paròle speciaj, giuste, ‘nsoma adate a la circostanza...

Vera : Oh, Laser, come ‘t ses romantich…

Laser: (f. s. alzandosi ) Peui pensantìe bin, mi l'hai portà ën pensierin për Olga e pudrija deilo a chila.
           (a Vera) Si, ‘n pensierin l’hai portatlo!

Vera : Davera? Ma disme, còsa ‘t l’has portame?

Laser: Alora... Cara... Cara Vera... Cara Vera Volpe…

Vera: A l’è ‘ncantase ‘l disco Laser?

Laser: Nò, ‘l fatto a l’è che ‘n moment fa a l’è vnume ‘n ment ën discors da fete, ma adess con ti, si avsin…
          im sento confus e i l’hai dësmentià tut!

Vera: Alora ricomincia da l’inisi.

Laser: Alora... ricomincio da l’inisi... Cara Vera...

Vera: Lòn ët l’has già dimlo prima. Va avanti, va.

Laser: Cara Vera... për tò compleanno i peuss ofrite… (estraendo da una borsa un pacco) Na toma ‘d crava!

Vera : (delusa) Na toma ‘d crava?

Laser: Ecco, costa ‘t peule gustela con piasì! A l’è genuin-a e bin stagiunà!

Vera : ( rimane delusa, mentre…)

Marco: (entrando) Ciao Laser, Vera...

Vera  : (seccata) Ciao Marco...

Marco : Ma seve soi?

Laser : Nò, j’àutri a son ‘n cusin-a.

Marco: Vado a ciameje! (va in cucina)

Vera  : Alora mi vado a porté a ca la "toma"! Ma peui ciameme quandi ch’ai riva ‘l nodar!

Laser : A mancherà nen!

Marco : (rientra, mentre…)

Vera  : (uscendo fa per baciarlo, ma lui si ritrae)

Marco: Come mai ‘t ses nen lasate basé?

Laser : Përché i veuj nen feme ‘ncastré da cola lì!

Marco: A më smija che ti ‘t sije tròp prevenù contra le fomne!

Laser: Si, a la mia età specialment i deuvo fe bin atension, përché  come ch’a disija sempre bonanima ‘d
           nono, tre a son le còse ch’a pòrto l’òm a la malora: la tempesta, la guera e ‘l përtuss ch’a varda për
           tera!

Vaniglia: (entra seguita da Mario)

Laser : (a Marco) E vujautri, quandi i seve rivà?

Marco : Ier seira. Ma it dirai che adess i son pi stanch che prima.

Laser : Certo che costa a l'é pròpi 'd marca leon. Andè al mar për cambié aria e peui torné a ca con la stessa
            aria da folaton.

Marco : L'oma cominsaie mal e pudijo pa finije pess.

Laser : Còsa a l'é capitave?

Marco : Prima a l'é mortie magna Ninin, peui mia fija a l'é sciapasse 'l brass.

Vanigl: (intromettendosi) A propòsit, adess, come ch'a stà?

Marco : A l'é arversa con tuti. Con ti peui...

Vanigl: Oh, con mi a l'é sempre stalo.

Marco : Peui la macchina a l'ha fame giré l'anima, a l'é fërmasse tre vòlte. L'hai fin-a dovù ciamé 'l car
             atresi. A l'è ora 'd cambiela, ormai a l'é veja.

Laser : A propòsit ëd còse veje. Andova a l'é toa fomna?

Marco : A l'é fërmasse al bar a dëscute con Paola e Bruno.

Laser : Come mai a l'é pa vnuita sù?

Marco : Paola a l'é 'ncamin ch'a rusa con Bruno.

Laser : Come al sòlit. Ma còsa a-i é stavòlta?

Marco : Chila a vuria che Bruno a vneisa 'dcò sù, 'nvece chiel a veul andé 'n municipio. A dis ch'a l'ha 'd
              pratiche da sbrighè.

Laser : E Lidia, còsa a centra 'n tla discussion?

Marco : It la conòsse bin toa sorela coma ch'a l'é faita, se a buta pa sò povron daspërtut a l'é pa contenta.

Laser : Lidia è una donna, e come tute le donne, è loquace, sai quando inizia a parlere e non sai quando tace.

Olga  : (entrando, saluta a soggetto)A l'ha telefonà 'l nodar. A ciama se ij peule 'ndelo a pijè.

Laser : Mi i son sensa automòbil. Son vnuit an tram.

Marco : La mia vitura a l'è parchegià si sota, però i vuria nen andé, da sol. I l'hai pa gnun-e veuje 'd
             soportemlo da sol për tut ël viage.

Laser : Sa l'é për fete 'n piasì ven-o...

Vanigl: I vnoma anche noi. (alludendo a lei e Mario)

Marco : Si, parej 'l nodar i lo butoma 'n tël cofano. Fòrse a l'é mej che 'ndoma. (fermandosi) A propòsit,
             andova ch'a stà 'l nodar?

Olga  : An via Madama Cristina, 18.

Laser : (puntualizzando) Via Tòta Cristina 't voras dì.

Olga  : No, (prende un biglietto da visita da un cassetto) Via Madama Cristina.

Laser : Ma figurte 'n pòch, veusto che i lo sappia pa mi che stasio da cole part, ën Borg San Salvari!

Olga  : (consegnandogli il biglitto) Les!

Laser : (leggendo) 'T l'has propi rason. Via Madama Cristina. (uscendo) As ved che 'n tël fratemp a l'è
            mariasse.

Marco: Andoma mach. (a Mario spingendoli fuori) Sa, ven 'dcò ti!  

Olga  : (rimasta sola con Vaniglia) Alora?

Vanigl: Alora, còsa?

Olga  : A l'é già dichiarase?

Vanigl: (quasi vergognandosi) Oh, a j'era 'ncamin a felo quandi ch'a l'é rivaje Laser.

Olga  : Col lì a riva sempre 'n tij moment meno 'ndicà. Ma fòrse a l'é mej parej.

Vanigl: Come mai tën dise lòn. At pias nen Mario?

Olga  : (rassicurandola) Am pias, e come ch'am pias. Però coste còse a l'é mej ch'as faso con calma.
            A bsògna nen përcori i temp. Le sorpreise a van gustà a cite dòsi. An pòch a la vòlta.

Vanigl: Ma mi i lo veuj subit.

Olga  : Calma, Vaniglia, calma.

Vanigl: Ma mi i l'hai paura ch'a më scapa.

Olga  : Stà tranquila ch'a të scapa nen. Ormai a l'é cheuit, a l'é cheuit come 'n pruss.

Vanigl: Speroma. Savia già pa pi còsa fé për feme noté da j'òmo. L'avia già provaje tute. Son fin-a staita a
            Lordes për ciameje la grassia a la madon-a.

Olga  : E la grassia 't l'has ricevula.

Suonano dall'esterno

Vanigl: Che felicità. I son così contenta ch'a më smija fin-a 'd  senti a soné.

Olga  : Ël fattò a l'é ch'a l'han sonà për dabon!

Vanigl: (a Olga, uscendo) Alora i vado subit a duvërté.

Olga  : (fra se) Speroma ch'a sia la vòlta bon-a che i mla gavo da 'n tij pé!

Lidia : (d.d.) Va pian, possa pa. At basta pa aveite sciapà 'l bras?

Paola : (entrando seguita da Lidia e Vaniglia)Prego, a l'han sciapamlo. (indica Vaniglia) Grassie a cola
            stupida!

Vanigl: Stupida tentlo për ti. Oca!

Paola : Oca it saras ti. Gnoranta.

Vanigl: Gnoranta a mi! Varda che mi i son mai staita rimandà.

Paola : Përché it ses sempre staita bocià.

Vanigl: Dcò ti it ses staita bocià al concors dle pòste.

Lidia : (fra se) Figurte mach s'as risparmiava pa sto coment.

Paola : Lengassa pestifera!

Vanigl: Lengassa it saras ti.

Lidia : Lassa perdi Paola. Stà calma, braia pa tant.

Paola : Ma come i faso a sté calma. L'hai sposà n'omo ch'ai pensa mach al travaj e ai sò eletur. Son gonfia,
            gonfia...

Vanigl: (ironicamente) Gonfia! Meno male ch'a lo sa.

Paola : Si, i son gonfia che i sciòpo.

Vanigl: Sciòpa mach pa si, se nò t'ën peste tut.

Paola : I veule finila, si ò nò! Se mai l'aveisa stà man libera, të sgnacherio come na tomatica. It fario diventé
            'n concentrato.

Olga  : (intervenendo) Brajé nen parej. It veule fete sente da tut  ël condominio?

Lidia : (urlando) I l'hai già dijlo 'dcò mi. Braja pa tant. I soma  pa ciòrg! ( prende un bicchiere e vi versa
           dell'acqua)

Olga  : (a Paola) Si i sentoma tuti, e bin!

Paola : ( infuriata) Ah, second voj'àutre, mi i duvrio fé finta 'd gnente!

Lidia : (porgendo il bicchiere a Paola) Su, beiv!

Olga  : (evasiva) No...

Vanigl: Siiiii!

Olga  : Si, ciòé nò, nò!

Paola : (scaraventando un bicchiere per terra) Si o nò!

Olga  : Si, ma sciapa pa tut. (fra se) Specialment la mia ròba!

Bruno : (entrando si vede passare vicino un oggetto) I treuvo pi nen le ciav dla macchina.

Paola : (scocciata) Për fòrsa, it l'has damie a mi. (alla madre) It  vëdde, a sa gnanca pi lòn ch'as toira.

Bruno : Ma còsa a j'é torna?

Paola : Adess a l'ha anche 'l corage 'd ciameme còsa a j'é torna. A-i é che son stoffia, stoffia d'esse sempre
           da sola. Ti 't sës mach sempre 'n gir. (piange)

Olga  : (intervenendo) Anche mi i piorava quandi me omo a tornava nen a ca. Peui quandi ch'a l'é andasne
            definitivament l'hai sufert le pen-e dl'infern. Mi i l'hai vorsuie tanta bin, i l'hai amalo tant!

Paola : Seufre për un cha s'ama e a l'é lontan a l'é 'n bin, pitòst d'avej visin un ch'as detesta!

Lidia : Ma Paola, còsa it dise!

Paola : Diso mach che almeno ancheuj a duvria sté si, con noi.

Bruno : Ma seve già 'n tanti...

Paola : Ai son tuti, tié manchi mach ti.

Bruno : (ad Olga) Anche toa fija Laura e tò genner?

Olga  : Nò, lor a son andait a travajè.

Paola : Përché antant lor a san ëd pa esse esclus da l'ardità, e peui tié ses ti a feje le veci. Noi anvece se i
            l'aveiso damanca d'an consej, chi a peul denlo.

Olga  : Ël nodar.

Paola : Pròpi 'l nodar.

Olga  : A l'é chiel ch'a cura i nostri interessi.

Paola : Si, 'ntant chiel as fa i sòld.

Vanigl: Se n'aveisa damanca, ‘l nodar a mié fa ‘dcò a mi le feci?

Olga  : Si, ma adess stà ciuto e tranquila!

Lidia : (a Vaniglia) Ven con mi.

Vanigl: Andova?

Lidia : Andoma 'n salòt, lassoma Paola e Bruno da soi. (a Olga) Ven ëdcò ti. Magara da soi a së spiego mej.

Olga  : (sbuffando si avvia verso il salotto)

Vanigl: Ma se peui a taco torna rusè?

Lidia : Lassomie soi, magara a fan la pas.

Vanigl:(uscendo spinta da Lidia) Ma se peui chiel a la massa?

Lidia : Va là, va. (entrano in salotto)

Bruno : (dopo un breve, ma imbarazzante silenzio si pone alle spalle di Paola, accarezzandola) Paola,
             Paoletta, fa nen parej.

Paola : A vòlte im ciamo che vita a l'é la nòstra. Un a seurt, l'àutr a riva e viceversa. Tute le
            seire am toca 'ndè a deurme da sola, m'andeurmo e seugno d'aveite davsin, im dësvio contenta,
            slongo la man, toco, niente! 

Bruno : Purtròp i l'hai tanti impegn, lo sai: La politica, 'l calcio, 'l tennis, ël nuoto...

Paola : Almeno it feise pa pi presentate a j'ultime elession!

Bruno : L'hai falo për feje 'n piasì al partì. Pënsavo pròpi pa d'esse torna elegiù. Adess peui che son an
             comission i deuvo sempre esse present.

Paola : E mi sola, sempre sola, sinch ani che i soma marià, almeno l'aveiso 'na masnà ch'am ten compagnia.

Bruno : Se a rivo nen a l'é pa colpa mia.

Paola : Come ch'a fan a rivé se ti 't tié sës mai. Provoma pa basta.

Bruno : (sorpreso) Provoma pa basta?

Paola : Mama a dis che duvrio felo tute le seire, tute le matin e quaiche vòlta anche dòp masdì.

Bruno : Ah! Mama a dis parej?

Paola : Si!

Bruno : Alora disie a mama ch'a lo fasa chila.

Paola : Ti it veuli mai scoté gnun consej, vera!

Bruno : I consej si, le tavanade, nò!

Paola : Stà ciuto brav. Fame 'l piasì.

Laser : (entrando di corsa)Bruno, meno male che it ses si.

Bruno : (sollevato) Deo Grassia! Meno male che 't ses rivà!

Lidia : (allarmata entra seguita da Olga e da Vaniglia)Còsa a l'é capitaie? Come mai 't ses già si, sol!

Paola : E 'l nodar?

Lidia : Disme ciair, còsa a l'é capitaie, i son pronta a tut!

Laser : Gnente 'd grave, stà tranquila. Pitòst, come së spiega che i seve precipitave parej pen-a son intrà?

Lidia : Përchè i l'oma sëntute a rivé.

Laser : Oh, bela costa. I l'hai gnanca sonà. La pòrta come al sòlit a j'era spalancà.

Vanigl: Ma noi spiavo da la filura ëd la tenda, pronte a intervene se Bruno ausava le man su Paola.

Olga  : (intervenendo) Stà ciuto ti.

Vanigl: (a soggetto tenterà di spiegarsi, ma sarà ogni volta interrotta da Olga) Ma mi...

Lidia : Ciuto, parla pa!

Vanigl: (Indicando Lidia) Ma a l'ha dimlo chila...

Olga  : Ët veule sté ciuto, si ò nò? (a Laser) Come mai it ses tornà 'ndrera da sol?

Vanigl: Come mai?

Laser : Se i laveisse lassame parlè, a st'ora i savrie già tut.

Lidia : Alora parla!

Laser : Dòp che i l'oma salutave, ij soma calà sota.

Lidia : (impaziente) D'acòrdi, e dopo, peui?

Laser : Marco pen-a fòra dla pòrta a deuv avej pistà quaicòsa 'd mòl, se j'ero pa pront a tenilo, a
            'ndasia longh e tirà për tera. Peui a l'ha quasi frustà la sòla dle scarpe për polidesse tacà al marciapé.

Vanigl: Barba, ma còsa a l'ha pistà?

Lidia : (a Vaniglia) Stà ciuto për piasì! (a Laser) Va avanti, brav!

Laser : Peui Marco a l'ha fait ën gir dantorn a la macchina për vëdde se a j'ero 'ncora tute quatt le rue. Ij
            soma quindi montà 'n macchina, Mario darera e mi davanti e soma partì për andè a pijé 'l nodar.

Lidia : Finalment. E peui?

Laser : E peui e peui, am piasria pròpi savej chi a l'é col balengo ch'a l'ha daje la patente a tò òm.

Lidia : Përché?

Laser : A l'ha 'na manera tuta soa 'd guidè.

Lidia : A chi ti lo dise!

Laser : Se i son pa mòrt dë sbeuj a l'é mancaie pòch.

Lidia : Më stupis, a l'é sempre così prudent, a l'ha mai avù gnun incident.

Laser : Disoma pitòst ch'a l'é 'dcò sempre 'ndaie bin. Pensa, al prim semafòro che trovoma ross, chiel anvece
           'd fërmesse, acelera. Al second a fa altretant. "alora mi i ciamo" Ma Marco, as peul saveisse cò it
           fase? Nopà 'd pijé l'ardità 't veule che i finioma tuti e tre sbërgnacà?

Lidia : E, e chiel?

Laser : Am rispond: Me diretor quandi ch'a l'ha pressa a passa sempre con ël ross.

Lidia : (fra se) Al diav cò sò diretor.

Laser : Al semafòrò dòp ch'à j'era verd a va pa a 'ciodè 'd colp. (toccandosi la fronte) I l'hai batù na tëstassà!
            Basta i l'ha dije: Ma it sesto vnù fòl, prima con ël ross it passave, adess ch'à l'é verd it fërme 'd brut?

Lidia : E chiel?

Laser : (imitando Marco)  - Brav ti am rispond. - E se për cas da l'àutra part ai passa 'l me diretor?

Paola : (intervenendo) Ma adess, as peul saveisse 'ndova a l'é?

Laser : Furtuna a veul che la macchina a l'ha pi giudissi che tò pare, a l'é fërmasse e da lì a l'é pi nen staje
            gnun vers ëd fela parti.

Lidia : Stà macchina a l'ha già fane fé na vita durant le ferie che o diso nen.

Olga  : Ma 'l nodar, chi a va pijelo?

Laser : Giusta për lòn che i son tornà 'd corsa për vëdde se i trovava 'ncora Bruno.

Bruno: Ma mi, còsa i centro?

Paola : Ti ‘t centre, ‘t centre sempre!

Laser : Ti adess it duvrie piè la toa vitura, passè për via Roma, a l'autëssa dël quart o quint semafòro, 't
            peule pà sbalié, quand che 't vëdde doi 'npalà come 'd beté, a son lor. Mario e tò mësse!

Bruno : Ma mi...

Paola : Ti va e fa pa tante stòrie. Për 'na vòlta tant, rendëte util a la toa famija, pa sempre a cole 'd j'àutri.

Bruno : Va bin, va bin. I vado subit. (scuotendo la testa esce )

Lidia : Basta, cola macchina a va pròpi pa pi. (a Paola) A bsògna pròpi che convincia tò pare a cambiela.

Laser : (f.s.) A saria 'dcò mej cambié l'autista.

Olga  : (guardando l'orologio) Si a ven tard, fòrse a saria stait mej telefoneje al nodar për ciameje se a peul
            sposté l'apontament a dòp mesdì.

Paola : Ma sa l'é pen-a partije Bruno për andelo a pijé.

Olga  : Si, ma varda 'n pòch che ora ch'à l'é.

Laser : Mi i son d'acòrdi con Olga. (a Paola) E ti?

Paola : Për mi, fé come i veule.

Lidia : Mi 'nvece preferiria gaveme subit sto pënsé. L'hai gnanca fame le ferie da tranquila a
            pënseie a costa ardità. M'auguro mach ch'a na vala la pen-a.

Vanigl: (intervenendo) Mi 'd mangè a mna fa gnente. I l'hai come n'afé si, 'n slë stòmi, come quaicòsa ch'a
             va ne sù e ne giù. Un grop!

Paola : It l'avras nen digerì la colassion.

Olga  : Nò, no. 'L fatto a l'é che Vaniglia a l'é n'amorà.

Tutti : (in coro) 'D chi?

Olga  : Ëd Mario Torta.

Vanigl: (arrossise e abbassa gli occhi e va in cucina)

Laser : (f.s.) Pòvra fija, a l'é mai staita dle pi furbe, ma adess a l'é pròpi partia.

Paola : Stà monia quacia, a parla pòch ma a fa i fatti.

Lidia : (sarcastica) Mario Torta. Pròpi vera che nosgnor ai fa e  peui ai cobbia.

suonano dall'esterno

Olga  : Chi ai sarà adess? (esce verso l'esterno)

Paola : Scomëtto ch'a l'é fasse tuti ij sòi cont. A spera che magna Ninin a l'abbia 'dcò lassaie l'ardità a
           Mario, parej a na pija doe.

Lidia : Còsa, prima a deuvo passé sël me cadaver!

Laser : Ma gnanca se magna Ninin a feissa staita miliardaria.

Pia   : (entrando dal fondo con un pacchetto preceduta da Olga) Basta, i trovava pi nen la strà. Son
           surtija dal negossi e son pi nen orisontame.

Olga  : A l'ha trovaie le anciove?

Pia   : Verament i l'hai cataie.

Olga : Antendio pròpi dì parej.

Pia   : Se a veul ven-o 'n cusina con Chila a deje na man.

Olga : Nò, grassie, n'hai già doe! (ai presenti) Antant che vado dëdla, i telefono 'dcò al nodar.

Laser : ( ironico) Còsa tën prepare 'd bon ancheuj?

Olga  : (uscendo, seccata) Anciove al verd, giambon ën geladin-a e agnolòt  ëd ris e còj.

Laser : (battendo le mani) L'avria giuralo!

                                                                              FINE  IIº  ATTO

ATTO  IIIº

Stesso  giorno, pomeriggio, ore 15,00

All'apertra del sipario, si trovano in scena: Bruno e Laser.

Laser : (fregandosi lo stomaco) Basta, i l'hai già ij còj ch'a m'arveno.

Bruno : Se 't mangeise con pi 'd deuit, magara 't digeririe mej.

Laser: Ma che deuit, dis pitòst che Olga a l'ha 'mparà tut da magna. Pi che agnolòt ripien ëd còj a l'é pa
            bon-a a fé. Ah, prima ch'am pija n'àutra vòlta.

Bruno : Ti, 't l'has vist madamin Pia come ch'a l'ha mangiaje con gust e avidità!

Laser : Për mi chila lì ò a l'é mòrta 'd fam ò a l'ha 'l verm solitari. A l'é pa possibil. L'hai mai vist gnun a
            mangé  parej.

Bruno : Adess però a l'é dë-dlà ch'a rumia e a ronfa.

Laser : Fin quandi ch'a deurm la Pia a l'é na grassia për tuta la famija.

Bruno : E la Vera, a sarà già vnuita a soné sai pa vaire vòlte!

Laser : Chila lì am lasa pròpi pa sté 'n pas!

Bruno : Se ti 't laveise sposà cola 'd Carmagnola...

Laser : Veuj gnanca pi sentila nominé cola là!

Bruno: O la cusina 'd Marco, 't sarie stait sistemà e Vera at laseria tranquil!

Laser : Ma 't sesto vnuit fòl! La cusin-a ‘d Marco, cita, tëggia, con ën boca un dent ogni quart d'ora! (pausa)
            Nò, nò!

Bruno : (guardando l'orologio) Speroma mach che Marco e Lidia a rivo prest con sto nodar. I vëddo pa l'ora
              che stà stòria a sia finija.

Laser : A chi ti-j lo dise!

Bruno : An costi quindes dì, Lidia e Paola, a  l'han mach sempre parlame dl'ardità.

Paola : Basta son vnuita via përché i pudia pi nen soporté.

Bruno : Còsa?

Paola : Mia cusin-a Olga e madamin Pia a deurmo sël sofà e a ronfo, Vaniglia e Mario a son 'ncamin a suvé
            ij piat.

Bruno : Ma còsa a-i é 'd mal?

Paola : Am fan ven-e 'l nërvos. Mario a ten i piat e chila ai suva, mentre a lo varda 'nt j'euj.

Laser : Eh, mentre la mare a ronfa, l'amor dësgenà a trionfa.

Bruno: Ma lassa 'n pòch ch'a faso.

Dalla cucina giunge un rumore ti piatti in frantumi.

Pia   : (urlando dall'interno) Ah!!!!

Olga  : (urlando) Si ‘ndrinta ancheuj më sciape tut.

Bruno : (s'avvia verso la cucina cucina)

Laser : (lo segue, ma rimane sulla soglia)

Pia   : (entra in scena barcollante) Che spavent. Pënsava a feissa staje 'l taramòt.

Paola : (fra se) A l'é già chila 'n taramòt. (a Pia) Për doi piat!

Pia   : (fregandosi lo stomaco) A l'han fait ën rabel dël bòia. E mi adess da lë spavent i l'hai tut ch'am gira.

Paola : A veul 'na stisa d'eva?

Pia   : No, a saria mej quaicòsa 'd fòrt.

Paola : Alora ch'a ven-a con mi 'n salòt, i dago quaicòsa da pijè e peui a së slonga sna poltron-a.

Pia   : Ciameme peui mach quandi ch'ai riva 'l nodar!

Paola : (facendola entrare nel salotto) Ch'a staga tranquila!

Laser : (f.s.) Quaicòsa 'd fòrt? Për chila lì j'andria 'n martel! A veul slonghese, mah! Pì che slonghese a peul
            slarghese!

Bruno : (rientra in scena) Son sempre pi convint d'esse 'nparentame con na famija baravantan-a.

Laser : Di, mërlus, fa atension come it parle, përché 'n cola banda i son 'dcò mi.

Bruno : Scusme, i vuria nen ofente.

suonano dall'esterno

Laser : Finalment, a saran si?

Bruno : Ciamie tuti, mi i vado a deurbe. (esce sul fondo)

Laser : Va bin! (va in cucina)

Bruno : (rientrando seguito da Vera)

Vera : A l’è già rivà ‘l nodar?

Bruno : Nò, soma ‘ncamin a spëtelo.

Vera : Chi a l’è andalo a pijé?

Bruno: Marco e Lidia.

Vera : Mentre spetoma, mi vado a pijé na bota d'amaro, lo pije tuti volenté 'n digestiv, vera?

Bruno: Penso ‘d si, ah, meno mia madòna, chila a pija mai gnente për boca dòp mangià!

Vera : (uscendo) Për Lidia i penso mi! Vado e torno.

Bruno: Che fomna baravantan-a a l'é chila lì!

suonano dall'esterno

Bruno: (esce al aprire, d. d. ) Prego, prego s'accomodi.

Notaio: (entra con una borsa seguito da Marco) Dove posso accomodarmi?

Marco: Ecco.(indicando un tavolino) Quì, quì.

Laser : (rientra seguito da Vaniglia, Mario e Olga. Saluti a soggetto con il Notaio)

Vanigl: (tiene il fazzoletto su di un dito, in quanto si è tagliata con un coccio del piatto rotto)

Mario : (gli tiene la mano)

Lidia : (entrando con un fascicolo, a Marco) It pudie speteme për deme na man?

Marco : (a Laser) Ti, a l'é portasse darera tut l'ufissi!

Notaio: (Si siede al tavolino e inizia a cercare fra le pratiche)

Laser : (fra se) S'a l'ha da lese tut lòn lì, come minim a n'avrà për tre dì.

Notaio: (continuando a cercare) Ecco, ho trovato la lettera.

Lidia : La lettera ò il testamento?

Notaio: La lettera che mi indicherà come procedere per l'apertura del testamento.

Laser : Si a smija 'd fé la caccia al tesoro.

Paola : (rientrando dal salotto) A l'é 'ndurmisse.

Laser : A l'avia pa dit ëd ciamela pen-a ch'ai riveisa 'l nodar?

Paola : Ma sa stà pa 'n pè.

Marco : Për adess lassomla sté dëdlà, se ai na sarà damanca peui la ciameroma.

Notaio: (nel frattempo ha aperto la lettera che ha trovato un fascicolo)

Paola : (a Bruno) E Vera?

Bruno: A l'é mach andaita a pijé n bota 'd gigestiv. Fra pòch a riva.

Lidia : (ai presenti) Fòrsa, pijoma posission.

Laser : All'attacco.

Marco: Fé pà jë spiritos, a l'é pa 'l moment.

suonano dall'esterno

Lidia : (a Olga) Spete quaid'un?

Bruno: (andando ad aprire) A sarà Vera con ël digestiv!

Lidia  :  (ai presenti) A l'é pa 'l moment ëd pijé 'l digestiv! Ai son ëd còse bin pì 'mportant da fé!

Vera   : (entrando con una bottiglia d'amaro, a Olga) Si a-i é 'l digestiv!

Olga  : (prendendo la bottiglia) La pòrto 'n cusin-a, lo pijeroma dòpo la letura dël testament!

Lidia : Për mi nò, grassie!

Vera  : A l'ha già dimlo tò gënner che ti 't pije gnente për boca dòp mangià, così l'hai portate na sopòsta!

Lidia  : Che spiritusa!

Notaio: (ai presenti) Avete finito? Vogliamo iniziare?

Lidia : Non aspettiamo altro!

Notaio: ( leggendo) Come esecutore testamentario, prima di dare lettura del testamento redatto dal
            sottoscritto in presenza di due testimoni, ho il dovere di leggervi alcuni scritti che la defunta ha,
            deliberatamente ed in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, posto come preambolo del
            testamento stesso.

Lidia : (sbuffando) Tajoma curt. Passiamo subito al testamento.

Notaio: Ciò non è possibile. Io devo attenermi alla volontà della De Cuios.

Lidia : Chi a l'é ?

Marco : (sottovoce) Magna Ninin.

Lidia : (f. s.) L'hai mai savulo ch'as feissa ciamé parej!

Notaio: ( scorrendo diversi fogli dattiloscritti) Purtròppo quì c'è né parecchio da leggere.

Lidia : Ma a l'ha scrit an romans!

Marco : It lo sas bin che a magna Ninin ai piasija scrivi.

Lidia : E con lòn, còsa t'antendi dì?

Marco : Che ti it sas gnanca lese. Alora, stà ciuto!

Lidia : (a Paola) Sent mach tò pare come cha l'é fin.

Notaio: Posso?

Lidia : Prego!

Notaio: (iniziando a leggere) Oggi 20 febbraio dell'anno... In presenza di (...MUSICA...)
             
             Auspico che dopo la mia morte non vi siano liti per il testamento che fra poco il notaio vi  leggerà.
             E' quindi per questo che vorrei per prima cosa chiarire il perchè di certe mie decisioni.

Marco : Però, l'avria mai pi chërdù che magna Ninin a feissa staita 'n gamba parej.

Lidia : Speta a parlé. Prima sentoma lòn cha l'ha da din-e.

Notaio: Devo iniziare chiedendo per prima cosa scusa a Olga. " Chi è Olga?"

Olga  : (alzandosi e avvicinandosi al notaio) Son mi.

Notaio: (riprendendo) Ah, é a lei che avrei dovuto lasciare tutto.  Ma purtroppo ciò è impossibile. In quanto
            devo anche tenere in considerazione la volontà di mio marito. (...MUSICA...) Olga, la mia pronipote
            più cara, colei che mi ha sempre aiutata, sua figlia Laura e suo genero sempre così premurosi con me.
            (volta lentamente la pagina)

Olga  : (commossa, si asciuga gli occhi e poi va a prendere una bottiglia d'acqua e un bicchiere per il notaio)

Lidia : (fra se) Premoros. Tut për interesse.

Paola : Lo sai 'dcò mi, ma stà ciuto!

Notaio: (continuando) Ma non posso lasciar fuori gli altri parenti, a cominciare da mia nipote Lidia. (e gli
             cadono i fogli a terra)

Lidia : (inginocchiandosi) Oh, magna Ninin. Magna Ninin. I lo savia mi ch'a l'avria nen dësmentiame.
           (facendosi il segno della croce) Nosgnor, fa la grassia ch'am lassa quaicòsa. It promëtto che andrai a
            mëssa tute le matin. I farai la cominion, mangerai  pi nen la carn al vënner. Mangerai mach pi 'd
            pess, a fa anche mej, a conten ëd fòsforo, diventerai pi inteligenta.

Marco : (fra se) Ma gnanca sa mangeissa 'na balena 'ntera ai faria efét.

Lidia : (continuando) Buterai pi nen ël rosset, i ruserai pi nen con Marco. (lo guarda brevemente) No, lòn i
            peuss nen promëtlo.

Notaio: (riprendendo) Possiamo continiare?

Lidia : Si, si. Mi dica subito còsa mi ha lasciato.

Notaio:  Non siamo ancora giunti al testamento. Siamo sempre al preambolo.

Tutti : (esprimono disappunto) Ohhhh!!!!!!

Notaio: (...MUSICA...) Anche se Lidia è sempre stata la pecora nera della famiglia...

Lidia : Mi pecora nera?

Notaio: (c.s.) Dal giorno che si è sposata ha fatto patire le pene dell'inferno al povero Marco.

Marco : Meno male che quaidun a j'era arcorsusne. Finalment an pòch  ëd giustissia.

Lidia : Ma che giustissia. Mi i son sempre staita na brava fomna.

Marco : Oh!

Lidia : Ëd còsa tl'has da lamentete 'd mi, dis? (sfidandolo) Parla!

Marco : Ëd tut. Da quandi i soma mariasse, 'l ses ëd gené...

Vanigl: (intervenendo) Ël di 'd la befan-a.

Marco : Si, pròpi 'l dì 'd la befana.

Vanigl: Che bel regal it l'has ricevù.

Marco : Si, pròpi 'n bel regal.

Lidia : Alora, còsa i duvria dì mi, a carlevé j'era già incinta.

Marco : E mi alora, che i son subit intrà 'n quaresima.

Paola : Ma papà, peui i son naìe mi. It ses nen stait content?

Marco : Si ti. La còsa pi bela che i l'ah avù da la vita. (al notaio) E' mia figlia.

Lidia : A l'é anche mia!

Marco : Bella, vero?

Notaio: (fra se) Certe cose proprio non si capiscono.(riprendendo) Ora però vorrei richiamarvi all'ordine,
             altrimenti non riusciamo ad andare avanti.

Marco : Ci scusi.

Pia   : (rientrando barcollante dal salotto) Basta, i l'hai la testa ch'am gira, i son lorda come na sòtola.

Mario : (facendo accomodare la madre) Ven mama, sette sì al me pòst.

Pia   : (vedendo il notaio) Oh, a l'é già rivaje 'l professor?

Laser : (ironico) Si, a l'é vnula a visité.

Notaio: Ma questa, da dove sbuca?

Mario : Costa a l'é mia mare.

Notaio: D'accordo, ma che relazione ha con la defunta?

Lidia : Gnun-e.

Pia    : Come a saria a dì, gnun-e? Mi i son na novoda prima 'd l'òm ëd magna Ninin.

Notaio: Come si chiama?

Pia    : (presentandosi) Pia Torta nata Fròla.

Notaio: (prendendo nota) Fròla e Torta, (indicando Mario) quindi lui é il frutto dell'impasto.

Laser : Impast. Bel impiastr i dirio!

Notaio: Ma lasciamo perdere. Piuttosto, posso continuare?

Marco : Si, passiamo oltre.

Notaio: (riprendendo) Marco, Chi é Marco?

Marco : Son mi.

Lidia : (a Paola) Tò pare, sëntoma!

Notaio: E bravo Marco. Lui con la scusa che non andava troppo d'accordo con Lidia si è trovato un lavoro
             lontano da casa. Stava via per delle settimane, sempre in posti diversi. Ed io che ero amica con la
            segretaria della ditta presso cui lavorava, ho saputo  che faceva bagordi tutte le notti e che aveva
            amiche in ogni città.

Marco : (fra se ironicamente) Beh, pròpi 'n tute, nò!

Notaio: Indirizzi ne ha ancora?

Marco : Si, cié no!!!!

Lidia : (furente) Còsa t’iere fate?

Olga  : (intervenendo) Lidia, pijtla pa parej probabilment ormai a l'é eva passà!

Lidia : No, a l'é pa eva passà. A l'ha fait la pien-a, adess a straripa.

Olga  : Ma se t'lavie dimlo che barba Marco a l'era 'n galucio. O, almeno, it lo imaginave.

Lidia : Ah, brut porcacion, adess che tuti a lo san it saras content, vera! (gli molla un ceffone)

Notaio: (intervenendo) Signora, si calmi, altrimenti devo prendere dei provvedimenti.

Lidia : Lei la smetta di intimidirmi, se nò c'é ne anche per lei. (fa il cenno con la mano)


Notaio: (alzandosi in piedi) Faccia attenzione a come parla, perché io appartengo alla schiera dei pubblici
             ufficiali.

Lidia : Oh, për lòn ch'a mna fa a mi dle còse pubbliche!

Marco : Stà ciuto, se nò chiel si at fa aresté.

Lidia : (ridendo) Ma chi as cred d'esse.

Marco : A l'ha già ditlo, 'n còso pubblich.

Lidia : (c.s.) Anche visin a ca nòstra a-i é 'n còso pubblich, ma a l'ha mai arestà gnun. Ansi, a son j'àutri che
           quandi a l'han pressa a s'aresto.

Notaio: (deciso) Signora, non le permetto di tenere un atteggiamento del genere. Se non la smette io la
             faccio sbattere fuori.

Marco : Brav, peui ch'a la fasa buté 'ndrinta, parej stoma tuti tranquij.

Lidia : (fa per avvicinarsi a Marco, ma viene trattenuta da Paola)

Vanigl: (stringendosi a Mario) Si fra 'n pòch as pico. Ti tëm difende, vera?

Pia   : (intervenendo) Prima soa mare, peui i foresté.

Marco : (scusandosi) Nodar, mi i ciamo scusa, ma sa bin come ch'a l'é, si ancheuj a son tuti 'n pòch nërvos...

Notaio: Essere nervosi é naturale, però mi pare che quì oggi si stia esagerando.

Marco : I promëtto 'd tenije tuti sota contròl.

Lidia : Comincia a controlete ti!

Notaio: (riprendendo a leggere) Lazzaro.

Laser : (sovrapensiero) Eh?

Marco : Lazzaro, svegliati e alzati.

Laser : (alzandosi di scato per poi risedersi subito, come farà ogni qualvolta verrà menzionato il suo nome)
            Presente. Anche se col pensiero ero assente!

Notaio: (infastidito) Volete lasciarmi leggere, si o nò. Lazzaro, quì è scritto. L'unico mio nipote
             maschio, colui che ha scelto la solitudine come compagna della sua vita, Lazzaro che ha sempre
             amato solamente la buona tavola e in  particolar modole mie raviole.

Laser : Ma còsa ch'am toca senti. I rumio 'ncora adess.

Notaio: Non posso certo lasciarlo in disparte. (...MUSICA...) Tutte le volte che mi veniva a trovare mi
             portava e caramelle alla menta.

Paola : (a Lidia) A l'avrà 'nvelenala chiel!

Lidia : Më stupiria pa.

Laser : (commosso) Pòvra magna Ninin. A l'é 'dcò ricordasse 'd mi.

Lidia : (intervenendo) S'a l'aveisa mach imaginà che 'l dì dël sò funeral it sarie butate a canté ad auta vos,
            a l'avria sicurament cambià idea.

Laser : Ma còsa it dise? Certo che i cantava. A cantavo tuti coj dël coro che i l'avio mach daije la bon-a man,
            e mi, mi che son un dij beneficiari duvio fòrse sté ciuto? I l'avrie fait bin a cantè 'dcò vujautri che
            adess eredite tut. (con foga prende il bicchiere del notaio e beve)

Olga  : (alzandosi per andare a prendere un altro bicchiere) Se  'ndoma avanti dë sto pass si, së scanoma fra
            'd noi,  prima 'd savej còsa a l'ha lassane.

Vanigl: Mi i veuj pa rusé con gnun. ( guardando amorevolmente Mario) Mi an custi dì i son contenta. Anche
            se Magna Ninin a l'ha pa lassame gnente, mi i l'hai già trovà lòn che i l'hai  desiderà për tanti ani.

Pia    : Foma pa i cont prima ch'ai fasa l'òsto. Noi i stoma 'n n'aloget cit, cit, a-i é pa 'd pòst për 'na tërsa
           përson-a.

Vanigl: Ma mi 'ndova i stago i son sola solëtta e l'alog a l'é bel gròss.

Pia   : Mi m'opono che me fieul a vada a pendi 'l capel al ciò.

Vanigl: Ma a ca mia ai na j'é pa gnun ciò. Mi i l'hai mach ëd brochëtte.

Pia   : Ma ch'am fasa 'l piasì.

Notaio: (riprendendo a leggere) E per finire, come non ricordarsi di Vaniglia. (fra se) Vista una      
             volta non si dimentica più.Vaniglia, la mia cara e sensibile Vaniglia, (...MUSICA...) che non ha mai
             avuto un uomo e una donna...

Tutti : Ehhhh!!!!

Notaio: (riprendendo) "Forse quì c'è qualcosa che non va." Che non ha mai avuto un uomo. - Punto -
             E' una donna che ha fatto della sua purezza una virtù.

Paola : (ironica) Ha fatto della sua purezza una virtù, non ha mai avuto un uomo. Disoma pitòst che mai
            gnun a l'ha vorsula, lòffia come ch'a l'é.

Vanigl: (a Mario) Ti, a l'ha dime lòffia.

Olga  : (intervenendo a Vaniglia) Daie nen d'ament. Quandi che it  veule 't ses esse bela 'dcò ti, certe seire
            peui!!!!

Vanigl: Grassie, Olga.

Paola : Certe seire, magara, përché a l'é scur. Ma 'd dì!!!

Lidia : (sarcastica) Adess però a l'ha 'dcò trovà chila chi as la pija.

Pia   : (innervosita) Pia, Pia. Pia 'n còrno. Mi, lasseme perdi, mi i veuj pa intré 'n tle vòstre question.

Lidia : Ma për l'ardità si, eh?

Pia   : Ma se noi i soma gnamca stait mensionà.

Lidia : M'auguro ch'a sia parej. Dël rest, còsa i peule speteve. (fra se) Mòrt 'd fam.

Pia   : Come a saria a dì, mòrt ëd fam. (inviperita) Ch'a guarda che mi sgrafigno, mi i pianto j'iunge.

Vanigl: E mi i dago na man...

Lidia : Ti stà ciuto. (al notaio) Ma a l'ha pa 'ncora finì!

Notaio: (seccato, asciugandosi il sudore) Due righe e ho terminato. (riprendendo a leggere) Mario Torta,
             chi é?

Mario : (scattando in piedi) Son mi!

Notaio: (fra se) Ah, il frutto.

Pia   : (alzandosi) E mi i son soa mare.

Vanigl: E mi, soa morosa!

Laser : (intromettendosi) E mi i centro niente!

Notaio: (ai tre) Lei può sedersi, pure lei e anche lei! Non siete stati interpellati. (riprendendo a leggere)
             Per ultimo, ma non certo perchè è il meno importante, Mario è l'unico pronipote da parte di mio 
             marito. Bravo ragazzo, purtroppo ha avuto la sfortuna di avere una madre possessiva ed opressiva.

Pia   : (adirata) Ma còsa a dis?

Notaio: Quì è scritto così.

Pia   : Ma come si permette!?

Notaio: Io non faccio altro che leggere le volontà della defunta.

Pia   : Ma còsa ch'am toca senti. Mi possessiva e opressiva. Se i lasso fe tut lòn ch'a veul, lo lasso sempre
          'ndè da sol, a travajé, a mëssa granda e quaiche vòlta fin-a al cine. 

Notaio: Sono cose che a me non mi interessano.

Marco : Bin dit. Se vogliamo continuare...

Notaio: Vera Volpe, chi è?

Vera   : Son mi!

Lidia   : Ma còsa ch'a centra chila?

Notaio : La Vera Volpe, l'unica che mi ha sempre aiutato, colei che (...MUSICA...)  oh, come l'avrei vista
              bene come moglie di Laser...

Vera  : (a Laser) Fin-a Magna Ninin ai tenia a la nòstra union!

Laser : (prende sottobraccio Marco e lo porta avanti) Pitòst 'd marié chila lì mi i rinuncio a l'ardità!

Marco : Ma come mai 't ses così prevenù vers cola dòna?

Laser : Përché mi i deuvo fé bin atension a nen laseme atiré da l’orrenda ferita che non si rimargina!

Marco : Ma va la, va!

Notaio: Con il preambolo avrei finito. Ora possiamo dare lettura del testamento vero e proprio.

Tutti : Discutono animatamente finché vengono interrotti dal Notaio

Lidia : (alzandosi) A j'era ora!

Marco : (nervoso) Finalment.

Pia   : (sbuffando) 'Na podia pa pì

Laser : Mi i tacava già a përdi le staffe.

Notaio: Ora basta! Altrimenti non posso continuare.

Lidia : (sedendosi) Che suplissi!

Notaio: (guarda severamente Lidia, mentre cala il silenzio)

Notaio: Il testo che ora andrò a leggervi... (cercando) Ma dove sarà finito?

Tutti : (l'aiutano a cercare, creando una gran confusione)

Notaio: (trovata la busta) Questo testo, è l'ultimo di una lunga serie. Mi è stato dettato alcuni giorni prima
            del decesso. Come ben sapete, io mi trovavo sovente con vostra zia, in quanto eravamo tutti e due
            soci del club dei poeti. Vostra zia ha così disposto. Primo: A Olga che mi ha sempre curata, lascio in
            eredità l'alloggio.

Lidia : L'avria giuralo!

Vanigl: (a Olga, ingenuamente) It lo meritave!

Notaio: (continuando) A sua figlia Laura e a suo genero, sempre così premurosi con me lascio l'alloggio di
             Rocas e tutti i miei gioielli.

Vanigl: (c.s.) A slo meritavo.

Olga  : (si asciuga gli occhi)

Notaio: (continuando) A Lazzaro, poeta incompreso, lascio la mia raccolta di poesie, chissà che
            pubblicandole non riesca a ricavarci qualcosa.

Vanigl: ‘T lo meritave 'dcò ti.

Laser : A dì la verità më spetava quaicòsa 'd pì consistent.

Lidia : (ironica) Gnanca a canté 'n cesa ad àuta vos it l'has pa eredità vaire 'd sostansios.

Laser : Si pi che piela con filòsòfia a l'é pa.

Lidia : (ironica) Come a saria a dì?

Laser : (continuando) Che mentre vojàutri i mangi e i beivi 'n compania, mi tirerai fòra me liber e 'm leso na
            pòesia.

Vera : E mi penderai dai tòi laver!

Notaio: (continuando) A Vera Volpe lascio i quadri che ha già in suo possesso. Valgono un patrimonio.

Vera  : Dobon?

Notaio: I Quadri se li potrà tenere solo se si prenderà cura di Laser. Se non come marito, almeno come
             badante! Vendendoli potranno vivere di rendita.

Laser : Pënsantie bin, l'avria pròpi d'amanca d'un-a ch'a lava, ch'a stira, ch'a fasa da mangé...

Vera  : Si, si, comincioma parej, peui....

Notaio: (interrompendoli) Posso?

Lidia : Vada, vada avanti.

Notaio: A Lidia l'unica della famiglia...

Lidia : (fra se, trionfante) L'unica!

Notaio: (lanciandole un'occhiata e continuando) L'unica che porta la mia taglia, lascio le scarpe e la borsetta
            di coccodrillo, le pelliccie e tutti i miei vestiti. Compreso quello nero di lamè.

Vanigl: (c.s.) Tlo meritave!

Olga  : (commossa) Ai tënia tant a cola vesta!

Lidia : (seccata) A mi a l'ha mai piasume. Meno male che i l'oma duvrala  për vestila da mòrta.

Notaio: (continuando) Nella fodera di quel vestito Lidia tròverà un  bel gruzzolo di sterline d'òro!

Lidia : (Sorpresa e sconcertata) Oh, no! (beve dal bicchiere del notaio)

Notaio: (continuando) Sterline che ho avuto in eredità insieme ai terreni e alla cascina. Le ho tenute sempre
             nascoste nell'orlo del mio vestito più caro per paura che mivenissero rubate.

Lidia : (disperata) E noi i l'oma sotraie con chila!           

Laser : Tòh, ciapa lì. N'àutra vòlta t'ën pare!

Lidia : (ha un gesto di rabbia, vorrebbe replicare ma viene interrotta dal notaio)

Notaio: (continuando) A Vaniglia lascio la casa in campagna, agurandomi che si trovi un marito disposto a
            dividerla.

Lidia : (sarcastica) Tlo meritave pròpi, pà!

Notaio: Per finire, come dalla volontà espressa dal mio defunto marito, lascio i terreni a Mario

            Torta, in  quanto l'abbiamo ritenuto l'unico in grado di coltivarli. E questo é tutto!

Vanigl: (felice) A mi la ca, a ti 'l teren.

Mario : Soma a pòst!

Vanigl: (a Pia) Podoma mariesse?

Pia   : Basta che 'm pije 'nsema.

Vanigl: Ma scapiss! (abbracciandola) Mare madòna!

Olga : (al Notaio) Notaio, se vuole seguirci in salotto, le offriamo un digestivo!

Notaio : Con piacere!

Olga  : (ai presenti) Su fòrsa, andoma tuti ‘n salòt. (la seguono il Notaio, Pia, Vaniglia e Mario)

Vera  : (prendendo per mano Laser) Su, ven a sagé ‘l limoncello fait con le mie man! (escono)

Paola : (alla madre) Ma mama, ti, 't dise gnente?

Lidia : (isterica e seccata) Son sconcertà. Son, son sensa paròla.

Marco : (con un sorriso beffardo) Pijtla pa Lidia. Lo capisso 'dcò mi che a l'é dròla.

Lidia : Altro che dròla, a l'ha lassaie quasi tut ai pi badòla. E a mi?

Paola : E a noi? (a Bruno) Ma a l'é pa giust, noi soma stait esclus. Parla, dai, fa quaicòsa spòrs reclam!

Bruno : Se magna Ninin a l'ha decdù parej, ij l'oma gnun reclam da spòrse.

Paola : Alora còsa të staghe a fé sì a përde temp con col còso 'n man! (il cellulare)

Lidia : Bin dit, brava! Pòsa subit col’afé lì e cor subit a ca!

Bruno: A fe còsa?

Lidia : A l'é vnume n'idea!

Bruno: Che idea?

Lidia : (a Marco e Paola) Mentre noi tre andoma a spetete al camposanto, ti cor a ca a pijé… pich e pala!
           (escono tutti dall’esterno)

FINE  DELLA  COMMEDIA

Terminata di scrivere nel mese di giugno 1991

Prima rappresentazione Bricherasio TO il 26 settembre 1991

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