L’eredità del conte Paoloni

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L’EREDITÁ DEL CONTE PAOLONI

Commedia in tre atti

di

Angelo Alfieri

Personaggi:


Lino Paoloni:

Cristina Lorenzi:

Arturo Covini:

Elio Giacchi:

Delia Cornetti:

Attilio Pasquini:

Alida Solidini:

Picci Debool:

Vera Desolverin:

Thomas Manzini:


Conte

Compagna di lino

Medico

Maggiordomo

Conoscente

Cameriere

Badante di Lino

Giardiniere

Moglie di Lino

Nipote di Lino


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Siamo nella lussuosa dimora del conte Lino Paoloni, un quarantacinquenne che la depressione ha reso ipocondriaco. Da un po’ di tempo pensa di essere colpito dalle più strane malattie, ma in particolar modo crede di essere più vecchio di trent’anni.

Ècircondato da inservienti piuttosto anziani, tant’è che si sostengono a vicenda. Stanca di questa situazione, la compagna di Lino, che ha come scopo primario quello di impossessarsi dei beni, pensa di risolvere il problema assumendo una badante da affiancare al conte. Sarà l’inizio della fine. Di tutti i dipendenti del conte, solo il maggiordomo gli è fedele, ma non salverà la situazione. La scena è composta da quattro porte, una finestra sul fondo e da un arredamento molto ricercato. Nota di regia: i personaggi di Picci e Thomas possono essere interpretati da un solo attore.

ATTO PRIMO

Scena prima

Sono in scena Elio, Attilio e Cristina; stanno mettendo in ordine la stanza prima che giunga il conte. In effetti il solo a lavorare è Attilio, gli altri lo osservano senza fiatare.

Cristina: (Cristina si comporta da gran signora, si dà arie di superiorità). Bene, potete andare. Speriamo che stamattina si svegli senza danneggiarsi troppo … ultimamente non fa altro che lamentarsi e chiamare aiuto senza motivo! Penso che stia peggiorando. Guardi, non so più cosa pensare! (Elio si è limitato a toccare qualche oggetto fingendo di sistemarlo in modo migliore).

Elio: L’ho notato anch’io, signora, ma essendo un sottoposto non oso trarre conclusioni … Con permesso. (Si è inchinato a tal punto, che non riesce più a raddrizzarsi. Gag a piacere. Escono).

Cristina: (Tra sé uscendo a sua volta). Sottoposto … guadagna come un industriale … idiota!

Lino:                 (Entra malsicuro sulle gambe, si guarda attorno). Questa ottomana è

così antica che ha visto i sultani scorrazzarle intorno per secoli: infatti dall’odore si capisce … quasi quasi rimango in piedi. Malato come sono mi tocca anche stare in verticale … non vorrei aggiungere male a male … ormai ho raggiunto una bella età

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…basta un soffio d’aria per gettarmi in un letto per mesi. (È sempre molto addolorato e triste). Cristina, raggiungimi ti prego, non mi abbandonare qui in fin divita. (Arriva Cristina, è ben vestita). Non mi lasciare solo in questa valle di lacrime

…mi sono accorto che il sofà puzza di ottomani … fallo sterilizzare a fondo, non vorrei chi mi colpisse la peste proprio ora che sto migliorando dalla congiuntivite.

Cristina:         (Gli dà uno spintone facendolo sedere). Ecco, così ti verrà qualcos’altro!

Lino: Addio: lebbra assicurata. Non mi scaraventare così violentemente, ho le ossa delicate. (Si alza, zoppica). Lo sapevo, l’osteoporosi galoppa … sento il femore scricchiolare … Dove finirò! (Gli si illumina il viso). Oh, finalmente, Attilio.

Attilio: Signor conte, le vostre medicine. (Trema, il vassoio oscilla, il conte fa fatica a prendere le pillole).


Lino:

ammalato,


Medicine per cosa? Quante pillole hai portato. Stai fermo … ti sei di’ la verità?


Attilio:             Lo ammetto: ho qualche acciacco. Ci sono tutte e venti conte! (Da


un’occhiata a Cristina).


Cristina:


Buttale giù in un colpo solo … così … bravo! (A parte). Cosa sono?


Attilio:             Caramelle colorate con aggiunta di gocce di cioccolato amaro per

confondere i sapori: come al solito, signora!

Lino:                 Mi sento già meglio … (Gag a piacere. Respira a pieni polmoni). Senti


il tono muscolare … la possanza del sano … oggi i farmaci sono portentosi a volte basta guardarli per stare meglio … non trovi, cara?

Cristina: Certo! Siediti sulla poltrona nuova, è meno contaminata. Lì gli ottomani non hanno bivaccato.

Lino:                 Tento? (Si siede). Avete controllato se ci sono pulci del cane? (Cristina

esce disperata). Metto questi guanti per leggere il quotidiano, non si sa mai … lacarta … a volte è zuppa di petrolio e come tutti sanno il petrolio è composto dal disgregamento delle antiche foreste, che a loro volta erano popolate da dinosauri, che a loro volta portano malattie tuttora trasmissibili. Dicono che il calo delle vendite di giornali sia dovuto a questo fatto! È per questo motivo che le mie cartiere fabbricano la carta igienica: nessuna crisi di vendite in quanto, essendo igienica, non contamina nessuno … Sono calcoli industriali … (Lo dice credendoci).

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Delia: (Entra di corsa). Caro Lino … come ti trovo bene, ma come ti trovo bene … sei pienamente ristabilito da quel malessere … Fammi vedere la mano … oh, che meraviglia è perfettamente guarita … (Lino se la guarda stupefatto). Hai una capacità di ripresa formidabile. Cosa dice il dottore? (Delia è un po’ irruenta, non si accorge che ha il guanto).

Lino: Non me ne parlare per carità … ha detto che sono guarito! Parla sotto voce perché potrebbe essere in giro per casa. Non vorrei contrariarlo! Nelle condizioni in cui mi trovo dovrei stare a letto immobile. Così, vedi. (Si è gettato sul sofà senza badare a niente).

Delia: Macché letto, vieni con me al parco, prendi la bicicletta da corsa, fai il giro del lago per sgranchirti le gambe.


Lino:


E se si spezzano?


Delia:                Sei una roccia … (Tocca le gambe). Che forza, accidenti, Lino, cosa

mangi: ferro?

Lino:                 Sì … ho una dieta ferrea. Delia, io non ho una bicicletta da corsa, ho la


cyclette in camera … no no, sono già distrutto al solo pensiero. Vado a riposarmi.

Arturo: (È entrato col camice, lo stetoscopio e quant’altro). Cara signora, se dovesse stabilizzarsi me lo faccia sapere, possiamo togliere qualche pasticca. Dov’è il mio paziente preferito? (Fa lo sbruffone).

Lino: (Euforico. Si alza con uno scatto felino). Eccomi, dottore! Quel miscuglio di farmaci mi fa molto bene, ne aggiunga altri la prego. Di tutti i colori disponibili ho notato che mancano le pillole blu! A me piace il blu, mi ricorda la mia povera nonna. Vestiva sempre di blu, era francese!


Arturo:


Quale miscuglio?


Cristina:         Ma sì, non si ricorda, il pacco di … Ciao Delia. (Fingono di


abbracciarsi).

Arturo: Già, il miscuglio … fanno bene: sono un concentrato di vitamine e quant’altro. Farmaci contemporanei! A lungo andare fanno resuscitare un morto!

Delia:                Sono miracolosi! Vado a preparare un dolce! Vista la condizione farei un

tiramisù. Ti tengo io a dieta, quella dei vegetariani: tutta salute che sprizza dai pori. Caro il mio dottore, l’era della carne è finita. Se ne faccia un ragione … Lino, quanti anni hai? (Esce).

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Lino :               Settantacinque!

Cristina: (Contemporaneamente). Quarantacinque! I trenta sono immaginari. (Il dottore ride).

Lino: Non vedete la pelle raggrinzita, le occhiaie, le orecchie che diventano grandi e il naso si fa bitorzoluto … dottore, lo sento, è la fine! Mi dia un efficace rimedio al più presto. E pensare che mangio coi guanti di seta della mia povera mamma per evitare contagi d’ogni sorta.(Si mette i guanti sopra quelli che ha già, sono lerci).

Arturo: Getti via quei guanti … sono un focolaio di batteri, vuole ammalarsi davvero lei? Voglio dire … non aggiunga altro a quello che ha già! Non si pranza in questo modo … la vostra mania di nobiltà, non mi meraviglierei se visitandola ora le trovassi la gotta, conte … accidenti, moderi il consumo di proteine: ha ragione la signora, anche se come medico ne consiglio una dose giornaliera: quanta selvaggina in una settimana? (Il medico non fa altro che fomentare e si atteggia).

Cristina: Da quando è in cura per la steatosi epatica non ne tocca più! Mangia una torta al giorno però!

Arturo:            Male, male: niente dolci caro Lino. Si attenga alla dieta che le ho

prescritto … non mi costringa a corse sfrenate per venire qui: se permette ho anche altri pazienti da curare … non posso vagabondare nel suo salotto per ore cercando di farla rinvenire da malori inesistenti … Cristina lo affido a lei … signori. (Finge risolutezza).


Lino:


Non mi visita? Mi lascia in balia delle malattie?


Elio:


Signore, il pranzo è servito … (Si inchina).


Lino:

lei dottore!


Dipende da cosa mi avete cucinato, non posso mangiare tutto, glielo dica


Arturo:               Lo sanno! Per questo mese solo bacche di ginepro, chiodi di garofano e


noce di cocco con una spruzzata di selz. Infatti vedo. Tutto perfetto!

Elio: (Elio è entrato col vassoio). Preferisce consumare il banchetto qui o lo servo in camera.

Lino:                 Lo porti di là … ci metto ore a mangiare per via dei denti che si

muovono: dottore stanno cadendo ad uno ad uno.

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Arturo:


Faccia vedere? È l’età conte lo accetti come un segno del destino.


Cristina:


Se continua così mi tira fuori da matto. (Lo dice al dottore).


Arturo:            La vuoi o no questa eredità? (Cristina annuisce). E allora … (Nel


frattempo il dottore si è tolto il camice e ha riposto i ferri del mestiere). Addio conte.

Lino:                 Quale addio, ci vediamo domani. … Attilio (Arriva il cameriere).

Accompagnami a letto … sei sterilizzato? Hai spruzzato il disinfettante dappertutto.

(Il cameriere annuisce). Bene! Se mi salvo ti aumento il salario.

Attilio: Cosa dice conte … certo che si salva … io piuttosto, non mi vede: cammino di traverso per via della gotta che mi attanaglia un piede … troppa carne, conte: non voglio più mangiare la selvaggina che lei scarta.

Lino: La mangi tu? Dalla al cane! Nessuno ti obbliga … noi malandati dobbiamo attenerci.


Attilio:


A cosa?


Lino:                  A tutto … Accompagnami di là che ti visito … lo sai che ne so più di


lui? (Attilio si volta alla ricerca del medico).Pensa che sono guarito da solo da un infarto al miocardio.

Attilio:             Meno male che era il suo, di cardio.

Lino:                 Ne abbiamo uno tutti quanti, a volte funziona a volte no ma … non

facciamoci sentire da quello scribacchino di ricette: viene qui per incassare l’assegno mensile che la mia compagna gli passa sottobanco … sono due evasori … guardali come confabulano alle mie spalle.


Attilio:

a lei.


Magari le sta dicendo che ha una malattia grave e non lo vuole far sapere


Lino: Dici? Non credo … mi ammalo solo io qua dentro … se non ci fossi tu! Sarei già morto di crepacuore.

Attilio: Non dica così! Il povero Elio ha il crepacuore … lo sa che la moglie lo tradisce di continuo? Soffre molto, ma fa finta di niente. Poverino è così malato. Ogni tanto viene a piangere sulla mia spalla e a volte io piango sulla sua … sapesse! (Rientra Delia).


Lino:


Mi spiace. Vi prego: piangete sulla mia spalla, ne ho tanto bisogno!


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Delia: Su, aria … dove lo stai portando? Ributtalo sulla poltrona che ci mangiamo una bella fetta di tiramisù. (Ha una fetta di dolce e una la sta mangiando).

Lino: (Amareggiato). Non posso, ho il fegato grasso, me lo vogliono levare per fare il paté.

Elio:                  Conte, il pranzo si fredda! Poi le resta sullo stomaco!

Lino: Se l’avessi ma non l’ho più, hanno detto che é bucato in fondo. Ho il batterio elicottero che gira come un pazzo. Delia, com’è il dolce?

Delia: Che cosa? Ah! Il tirami su ... si era dolce: me lo sono divorato senza accorgermi ... peccato, se mi dicevi che lo volevi ne lasciavo un pezzo. (Delia è sempre sulle nuvole ed molto festosa).

Lino:                 Sapete, mangia lei per me! Io sento il profumo … che vita.

Cristina:         (Ha salutato il dottore e si avvicina: hanno confabulato). Allora caro,

questo pranzo lo prendi o no? Elio: prepara un caffè arabico per la nostra Delia che avendo la bocca dolce straparla e mette in imbarazzo il dottore con le sue battute.(Sprezzante).

Delia: Io lo metto in imbarazzo! (Tra sé). È un callista che si spaccia da veterinario … Vengo io a prepararlo. Lo faccio con la napoletana. Elio, mi sembri giù di corda!

Elio: Attilio, metti su il bollitore del conte che arrivo. Sono un po’ malandato, alla mia età molti sono in pensione da anni.(Delia esce). Permette una domanda signora … (Escono tutti). Il conte, in realtà, di cosa soffre? È sano come un pesce! Più volte l’ho sorpreso che frugava negli armadi della cucina. Le consiglio di guardare sotto il letto: temo che troverà di tutto … credo che l’odore di muffa che attribuisce al divano sia in realtà dovuto a qualche prosciutto nascosto in camera che marcisce e impregna gli abiti … con permesso. (Se ne va).

Cristina: Qui urge un rimedio efficace … in tutti i sensi! Escogitare è l’assillo principale della mia vita. … Lasciare che gli eventi si compiano o forzare la mano al destino? Dilemmi, dilemmi, sempre dilemmi. Perché devo vivere così. (Esce).

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Scena seconda

Tutti

Delia: (Sta telefonando). La situazione è decisamente peggiorata, Lino sta impazzendo … ma no, ci vuole uno psichiatra per bacco … se ne fregano, il medico poi te lo raccomando … Gli danno dei pacchi di caramelle colorate che gli fanno più male che bene … sarà come dici tu ma … se per caso si accorge che gli fanno assumere dei dolci … per fortuna … fino ad ora no … le scatole dei medicinali non esistono … se le cerca, non so … non so come comportarmi, se informarlo o lasciarlo al suo destino … ti lascio perché arriva il maggiordomo.

Elio: Novità? Il conte è già nello studio a rovistare nei cassetti? Da un po’ di tempo fruga dappertutto, come se cercasse un tesoro. Non si è mai comportato così. Su consiglio del medico gli sparpaglio caramelle dappertutto, crede che siano medicine … forse cerca proprio quelle … Mi creda: secondo me lo stanno avvelenando con tutti quei dolci.

Delia:                Lo credo! Convincerò Cristina ad assumere una di quelle badanti … sa

…io, purtroppo, sono malvista per via dei trascorsi … mi capisce Elio. Vengo perché Lino lo vuole altrimenti verrei cacciata come un cane.

Elio:                  Capisco ... ricordo … so! Lei non è stata una delle tante. Di tutte le

donne che ho visto passare di qui l’unica che abbia veramente amata è lei. Sa, adesso lo vediamo in crisi ma ha fatto una vita sregolata dissipando ricchezze e inimicandosi tutti quanti … le donne lo frequentavano per derubarlo … Con permesso … se viene a sapere che sono qui mi sgrida, poi si pente e mi rifila una banconota da cento … a volte mi piange il cuore … da denaro a tutti perché è convinto di andarsene presto. Pensi che ho già accumulato dieci mila euro! Li tengo da parte, non si sa mai. Preferisco tenerli qui nel mio armadio piuttosto che gettarli nelle mani di mia moglie: qui sono al sicuro. E poi, conoscendolo … temo che un giorno li voglia indietro.


Delia:


La signora lo sa?


Elio:


Non credo! Mi perdoni lo sfogo.(Esce).


Delia: Se potessi venire tutti i giorni potrei starci attenta ma così. Secondo me lo stanno … (Non termina la frase, arriva Cristina con Lino).

Lino:                 Delia, chiama il medico, si è scordato le iniezioni indovenose. Mi stendo


un attimo perché ho già percorso venti metri in lungo e in largo … gettami un manto su quel divano … è contaminato dalla servitù. (Delia prende uno straccio che trova li

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per li e lo getta sopra, Lino non se ne accorge e si siede). Sei l’unica che mi capisce.

Vedi, Cristina, una vera compagna sa cosa deve fare per l’uomo che ama.

Cristina: Lei lo fa perché non vive qui. Delia, non chiamare nessuno, tanto! Esco un’oretta … tu rimani o hai da fare? Prova a tiragli su il morale visto che non può fare a meno di vederti. (Occhiataccia di Delia).

Delia :              Rimango io! Vieni in giardino, c’è un bel sole, ti scaldi le ossa, ti fa

passare i dolori. Perché tu di dolori ne hai: giusto? (Vuole vedere fino a che punto Lino è depresso).

Lino: Non me ne parlare. Chiama il maggiordomo digli di portarmi un brodino di fagiano … lo prendo all’insaputa del medico. È pazzo!


Delia:


Elio! (Arriva).Vuole il ristretto di fagiano.


Elio: Conte, non ho fagiani … nessuno è uscito per la caccia e poi, con il continuo prelievo, la cacciagione della tenuta é praticamente esaurita. Perfino la voliera è deserta! Si accontenti di una gallina padovana …


Lino:


La gallina è vecchia?


Elio:


Molto! Con permesso.


Lino:                  Elio, mi raccomando non fare di testa tua, non voglio che mi


innervosisci. Zitto … non sopporto la tua indisponenza … più gli dai e più vogliono. Assieme alla gallina fai bollire un osso di manzo … non discutere con me … portami anche un frutto intero.


Elio:


Un anguria conte? (Elio allarga le braccia).


Lino:                 Capisci perché ho questi problemi? Ecco! La servitù ha preso cappello,


si credono dei nobili per il semplice fatto che vivono a palazzo … non sanno mantenere le distanze come facevano i loro padri … vattene di là.

Elio:                  Come crede conte … in fin dei conti: cosa le porto?

Delia:                Quello che vuole lei, tanto, per quel che mangia … tra cinque minuti non

ricorda niente. Lino, … parliamoci chiaro: tu non hai nessun malanno, hai solo bisogno di affetto, di comprensione … di amore: chiedi la mano di Cristina al barone Lorenzi. Deciditi a divorziare da quell’arpia di tua moglie … hai una sanguisuga che ti assorbe il patrimonio e non te ne accorgi? (Occhiata tra Delia ad Elio).

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Lino: Sono troppo vecchio … e poi, sai che sa di noi e ti vede di malocchio. Vivo con lei da anni. In qualche modo è già mia moglie anche se, ti dirò, non è che si dà da fare per dimostrarlo … anzi, mi abbandona al mio malessere con grande disinvoltura.

Delia: E allora? Mandala via, liberati della zavorra! Non si può vivere con una persona che fa di tutto per …

Lino:                 Per? Lo vedi, fa di tutto tranne quello che deve fare e io soffro di tutte le

malattie … mi sento già debole … e abbandonato … almeno tu cerca di starmi vicino. In fin dei conti il periodo che abbiamo trascorso insieme è stato forse il migliore della nostra vita.

Delia: Allora perché mi hai lasciata per questa sguattera? Ricordati che non si torna indietro!

Lino: Sono stato costretto a lasciarti … mia moglie mi teneva sotto scacco … lo sai … pensava che eravamo amici (ridacchia) ho dovuto scegliere tra una vita d’inferno e una vita serena … Non sai che cosa significa essere ricattato.


Delia:


E con questa come hai potuto?


Lino:                 Ad un certo punto Vera se ne è andata da sola. Pensava di … (Non


finisce la frase).

Elio: (Entra con un vassoio). Ecco il brodo di pollo … è il migliore che abbia mai cucinato … sente il profumo di aromi antichi di bosco selvaggio, erbe di montagna, finocchietto selvatico, spezie rare …

Lino: Sì, li sento … fantastico …. Tieni. (Gli rifila una banconota da cento). Perdonami, se non ci fossi tu sarei già trapassato. Non dire niente al dottore!

Delia:                Lino, vai in camera tua a pranzare, ti supplico! (Lino va). Allora è vero,

ti riempie di soldi così tanto per …

Elio: Ha visto! Li ho tutti nel cassetto … guardi … Attilio … (Arriva). Di’ alla signora quanti soldi ti ha dato il conte!

Attilio: Ma … non so se posso … lui vede in me la sua immagine speculare. Ha tutte la malattie che ho io, ma ingigantite …. Pensa che dandomi denaro ne possa trarre giovamento … così per chissà quale convincimento.

Delia:                A quanto ammonta l’elargizione?

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Attilio:


Diecimila circa. Li ho spesi tutti alle slot …


Elio:


Scellerato! Hai vinto qualcosa almeno?


Attilio: (Imbarazzato). Beh! … No! Mi vergogno come un cane ... ma … è come se fossero guadagnati … mi ripaga per tutte le umiliazioni che subisco.

Delia: Il più delle volte non sa nemmeno quello che dice … non lo accusate per favore.

Elio: Vergognati per il modo che hai scelto per sperperarli … fila … vecchio bacucco! (Sia Elio che Attilio sono abbastanza vecchi).

Attilio:             Abbia pietà, non lo dica alla baronessa Lorenzi, farebbe di tutto per

buttarmi fuori, si figuri se viene a sapere che sperpera denaro a favore dei “sudditi”. Ha capito “giovanotto”!

Lino: (Rientra soddisfatto). Che mangiata … il pane era un po’ secco … devo aver perso due denti … (Da un’occhiata ad Attilio). Attilio, i tuoi mali? Peggiorano eh!


Attilio:


Oh sì conte, di male in peggio: sto diventando vecchio molto in fretta.


Lino:                 Siamo sulla stessa barca … vai di là a sistemarmi la camera mentre


chiacchiero con la signora Cornetti … (Attilio si avvia, cammina a fatica). Guardatelo, così giovane!

Elio: Mi consenta di ritirarmi conte … ho da fare … ha dato un occhio alla stampa di oggi? (Gli dà un pacco di giornali).

Lino:                 Quanti sono, che peso, li legga lei, tanto dicono sempre le stesse cose.

Pensi forse che mi possa interessare se un cane è morto di appendicite in Australia? A queste fesserie preferisco i libri d’avventura, se non altro mi distraggono dai miei mali … e sono tanti … proprio stamattina ho scoperto di avere un gonfiore qui all’inguine … Delia, chiama il medico!

Arturo: Permesso? Dov’è il mio paziente preferito? Che bella cera … Lino, sta guarendo alla perfezione.

Lino:                 Stia zitto … ho una palla qui sotto l’appendicite, venga di la … lo sento:

è grave! (Vanno in camera). Ma … dov’era? È arrivato in un lampo!

Arturo:            Cosa vuole, Lino, un medico fa di tutto per i propri pazienti! Io in

particolar modo ho un certo senso che mi permette di trovarmi sul posto nel momento

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esatto del bisogno … sono caratteristiche rare. (Si bea). La posso chiamare semplicemente per nome?

Lino: Senza troppa confidenza però … mi stia leggermente lontano: si potrebbe ammalare!

Arturo:            Capisco! (Vanno in camera).

Delia: Elio, bisogna escogitare qualcosa per rompere questo stato di cose … una sera che ha tempo, venga da me … qualche idea ci verrà!

Elio: D’accordo! Sono stanco di vederlo in questo stato. Non che mi sia particolarmente simpatico ma ... lo trattano come una pezza da piede … è in balia di tutti … con permesso! Temo il peggio! (Si avvicina a Delia, si confida). Ha promesso di lasciarmi in eredità il palazzo.

Delia:                Però!

Scena terza

La badante e l’amico

Cristina: Prego, entrate … vi ho convocati qui a casa del conte Paoloni perché a casa mia è impossibile. Abbiamo bisogno di gente competente per accudirlo … la depressione l’ha ridotto in uno stato tale da credere di avere tutte le malattie possibili:

èpieno di fobie … il compito non sarà facile ma so che lei ha le credenziali per poter affrontare la situazione. Ho letto il suo curriculum. Per quanto riguarda lei, signor Debool, potrà sistemarsi nella dependance e svolgere le mansioni di giardiniere come stabilito … è tutto!

Alida:               È un impegno di quante ore?

Cristina: Lei d’ora in poi vivrà a palazzo ... le ho destinato un piccolo appartamento in fondo al corridoio superiore, quello che da sulle stalle. Invece, per quel che riguarda il compenso si rivolga al conte o al maggiordomo.

Alida: Cosa devo fare di preciso: assistenza al malato, accompagnatrice al parco, donna di sevizio?

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Cristina: È difficile dirlo, preferisco che lo decida lei di volta in volta … non mi posso trattenere oltre perché ho degli impegni … a domani, con permesso!

Picci:                 Pur non sapendo niente di nessuno ho il sospetto che questa se ne frega

altamente e scarica su di te le responsabilità. Come mai ti sistema in un appartamento e manda me nella dependance?

Alida: Perché non sa che ci conosciamo, siamo arrivati assieme per caso, non sono cretina da raccontare a tutti che siamo quasi fidanzati e quindi ha optato per la separazione preventiva: saggiamente!


Picci:


Questo non mi impedisce di venire da te durante la notte!


Alida: Lei non lo impedirà ma io sì! … Mi piacerebbe sapere come ha avuto il curriculum, io non ho inviato niente.


Picci:


Avrà preso quello pubblicato su internet.


Alida:               È incompleto … comunque: ora lavoro qui. Questa se ne è andata …

suono il campanello? Boh! Se c’è: servirà!


Elio:


Signori, buongiorno, desiderano? Chi vi ha fatto entrare?


Picci:


Lei chi è? (Lo guarda male).


Elio:


Mi creda: non sono affari suoi!


Alida:

lei chi è?


Ci ha convocati la baronessa Cristina: sono la badante del conte, lui è …


Picci:                 Il futuro giardiniere penso, sono stato collocato nella capanna degli


attrezzi che la signora chiama dependance forse per darsi un tono o forse perché non ci vede!

Elio: Sapevo del giardiniere ma … Capisco! Ha fatto di testa sua. Non mi ha avvisato! Che modi. Sono del tutto impreparato … Attilio! È il cameriere del conte

…(Arriva). Conduci la signora dove ti dice e dopo apri il capanno per il signore.

D’ora in poi abiterà dentro.

Attilio:             Non entra nemmeno uno spillo … si deve arrangiare, glielo dico subito,

non si arrabbi con me, non voglio rogne! È il ricettacolo del vecchio giardiniere. Le consiglio di portarsi un materasso,quello che c’è è un pagliericcio di foglie e peli di cavallo …

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Picci:                 Cosa mi ha preso per fare, lo schiavo?

Elio: Non è da escludere! Chiamo il conte così vi presento! Attilio vai … (Poco dopo arriva con il conte. È sorretto da Attilio). Non lasciatevi influenzare dalleapparenze: il conte è in bolletta nera. A mala pena vi pagherà . Per il “compenso” ne parliamo dopo … Con permesso! (Mente perché non vuole che il conte dissipi il suo patrimonio in mance).

Alida: Cominciamo bene! Allora! Arriva o cosa? Non ci facciamo conoscere subito … hai capito! Soprattutto non fare domande indiscrete. Non vedi che è il maggiordomo ... i ricchi hanno ancora la servitù … imbecille … (A Picci).

Picci: Vai al diavolo … noi non ci conosciamo … arriva … Riverisco eccellenza!

Lino: Che bella accoglienza … erano anni che nessuno mi faceva la riverenza, che gentili ed educate persone … Chi siete?


Attilio:


Conte, sono il nuovo giardiniere e la moglie di lui credo!


Picci:


No! Siamo sopraggiunti insieme ma (fa un gesto).


Lino:                 Siete già stati assunti da qualcuno o siete venuti per sentito dire … sì


insomma perché stavamo cercando personale? Attilio, stavamo cercando gente?


Attilio:


Non lo so, conte!


Alida:

stanze.


Veramente siamo assunti! Vostra moglie! Ci ha già assegnate le nostre


Lino:                 Non lo sapevo … perdonate ma, non è mia moglie, comunque:

benvenuti a palazzo Paoloni! Potete vagabondare ovunque vogliate: libero accesso! Lei in particolar modo mi è simpatico … giardiniere ha detto? Bene! Tenga sotto controllo gli alberi alti, sono marci, il vecchio giardiniere li ha fatti crescere a dismisura: mi potrebbero cadere in testa da un momento all’altro … e con tutte le malattie che ho non reggerei.

Elio:                  (Entra con un mazzo di fiori). Belli!Ringrazi …

Lino:                 Che gentili, non vi dovevate disturbare, non è il caso … mettili lì Elio! I

dipendenti non fanno regali ai padroni. Vi devo dire che mi siete simpatici … da dove venite? Dall’Italia spero! (Ovviamente non sono un regalo dei due, difatti Elio si ferma un attimo cercando di capire).

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Picci: Certamente … ci ha convocati qui la baronessa per svolgere due differenti mansioni.


Alida:


Io sarò la sua badante personale, la condurrò dove desidera.


Lino:                 Sono così grave? (Piomba sul divano). Ho un mancamento ... presto il


dottore … Elio, le medicine … tutte …


Alida:


Che cos’ha? Non mi sembra malato!


Attilio:

cinque!


Le mie stesse malattie … io però ho più di settant’anni lui quaranta


Alida:               Per bacco, un ipocondriaco! A questo punto mi sento di rifiutare


l’incarico, troppo impegnativo … (lo guarda attentamente) conte mi spiace ma declino!

Lino:                 Non mi abbandoni, la prego … (Estrae una banconota da cento e la

mette in mano alla donna). Lei è così cara e gentile …non facciamone una questionedi soldi, la posso pagare bene: oltremisura!

Alida:               (Intuisce che la faccenda sta assumendo un risvolto conveniente). Signor

conte, lei mi corrompe … d’accordo: le farò da accompagnatrice! Attilio, mi accompagni di sopra. Ho bisogno si sciacquarmi la faccia.

Attilio: Sopra l’acqua è fredda. D’inverno non scende nemmeno. La povera contessa diceva che l’acqua gelata fa bene alla pelle … degli altri!


Alida:


Perbacco, filosofia spicciola ma efficace!


Attilio:


E non apra la finestra perché la puzza delle stalle è nauseabonda.


Alida:


Pure!


Picci:


Allora questa dependance?


Attilio: (Gli lancia le chiavi).Tenga … stia attento agli attrezzi, potrebbero cascargli addosso come apre la porta … è probabile che piova dentro anche quando non piove … si arrangi. Trovi il modo di catturare i vari animali che troverà. Sono quelli che scappano dai recinti e dalla voliera.

Lino:                 Con che coraggio mandate costui nel capanno? Non vi vergognate?

(Fatica ad alzarsi ma alla fine ci riesce). Attilio, aiutami, cosa ti pago a fare …pecorone … (Alida lo soccorre).Vedi … l’attaccamento dei forestieri nei confronti

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dello sconosciuto … impara da lei. Portatemi di peso in camera, sono sfinito da questi discorsi inconcludenti. Se vuole le assegno una stanza vicino alla mia?

Picci: La reggo io, conte … si appoggi al sostegno della sua vecchiaia. La sistemazione l’ha decisa la signora Cristina.


Lino:

vana.


Allora non ci posso fare niente … Quando decide lei qualsiasi supplica è


Elio:                  Cominciamo bene. Chi li ha fatti venire questi qua? Ha ragione Delia:


bisogna intervenire d’urgenza! (Tra sé). Che stupido! Vuoi vedere che mi dovrò anche pentire … mah! Mi sono tirato la cosiddetta “zappa” sui piedi?

Scena quarta

Qualche giorno dopo

Arturo: Cristina, la faccenda sta assumendo l’aspetto di una tragedia. O la finiamo qui o sarà la fine veramente. Penso che ci sia un altro modo per convincerlo a divorziare, ammesso che lo desideri veramente. Ho qualche dubbio al riguardo. Se continuiamo bisognerà interdirlo e allora saranno guai seri.

Cristina: Farò leva su questa badante … pur avendola assunta con lo scopo di farlo peggiorare non sarà facile portarla dalla nostra parte in modo plateale ,perché chi la paga è lui e non so nemmeno quanto! È sempre in combutta con quel maggiordomo maledetto!


Arturo:


Prendila alla larga. A quanto ammonta il patrimonio?


Cristina: Chi lo sa? Boh! Quattro tipografie, una cartiera, due maglifici, una banca, tre alberghi, una televisione … Dimmi tu?


Arturo:


Se ne rende conto o il tutto passa dalle mani dei commercialisti?


Cristina:            Di tanto in tanto gli fanno firmare dei documenti. Se li controlla o meno


non lo so! Mi ha sempre tenuta lontano, non mi ha mai permesso di intromettermi nei suoi affari … e ma … me la paga! Se crollasse del tutto forse diventa più docile.

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Arturo: Può darsi! … Una volta ottenuto il controllo delle attività cosa pensi di fare:gestirle in prima persona? Non mi sembri in grado!

Cristina: Lo sarò! Purtroppo i commercialisti sono tutti dalle sua parte, penso che lo consiglino. Eccolo che arriva. Lino, su su non ti mettere a sedere subito. Glielo dica anche lei dottore!

Arturo: Dia retta alla signora, esca in giardino, faccia il giro, quando rientra sarà ben ossigenato e si sentirà meglio.

Lino:                 Cosa vuole ossigenare: i capelli forse … li sto perdendo a vista d’occhio.

Ci mancava anche questa! Proprio adesso che mi sto riprendendo dalla pertosse … che vita dottore … mi aiuti finché siamo in tempo!

Delia: (Prorompe in casa come al solito). Amici cari. (Guarda il medico in malo modo). Quando dico “amici”non pensi che mi riferisca anche a lei.

Arturo: Pensi che la cosa è reciproca! Agnostica e pure pettegola! Se non vuole avere rispetto per me lo abbia almeno per quello che rappresento! Detto questo posso andare. (Si è indignato solo per finta).


Delia:


Perché, cosa rappresenta?


Cristina:


Via, un po’ di tolleranza reciproca: signori! Prego, dottore.


Lino: Non mi visita a fondo, guardi, proprio stamattina mi sono alzato con una macchia scura qui. (Alza la camicia).


Arturo:


Accidenti, potrebbe essere un melanoma … presto, venga di la.


Delia: Pure! Le ha proprio tutte. Sarà ma non ci vedo chiaro. Cristina, non è il caso di farlo vedere da uno che ci capisce di cervello?

Cristina: Fatti vedere tu! Una cosa pretendo: non ti mettere in mezzo. In questa casa ognuno si sente in dovere di dire la sua solo per il fatto che il conte è democratico. (Alza la voce).

Delia:                Perlomeno lui lo è! Ricorda che se vengo in questa casa è solo per


espresso desiderio del “democratico”. Non ne può fare a meno!

Cristina:         Fallo credere a qualcun’altra!

Delia:                Finiscila “Parvenue” che non sei altro!

Cristina:         Ha parlato la “professoressa”! ... Ma fammi il piacere!

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Elio:


Signora, il dottore ha finito la visita, le vuole parlare a quattr’occhi!


Cristina:          Che barba, se gli deve dare delle pillole gliele dia senza coinvolgermi a


tutto tondo. (I toni si sono alzati).


Elio:


(Lancia un’occhiata a Delia). Questa sera la posso incontrare?


Delia:

capire.


Venga sul tardi perché prima voglio parlare con uno specialista tanto per


Elio:


Bene … con permesso …


Lino:


Dove s’è cacciato lo scribacchino? Dottore … è sordo?


Delia:                Sta consultando la tua compagna  per la terapia. Ti farà ingoiare altre

pasticche colorate così il diabete salirà alle stelle: sei contento!


Lino:


Perché, ho il diabete? Mamma mia ci mancava anche questa … dottore!


Cristina:


Cosa gridi.


Lino:


Ho il diabete, dottore!


Arturo:


Chi lo dice?


Lino:                 Ho sentito dire adesso … (Guarda Delia senza accusarla). Mi


sottoponga ad una seduta di esami al più presto!

Alida: (Entra pronta per uscire). Conte, è pronto per la scampagnata? Forza mi dia il braccio!


Lino:

da lei.


Oh sì … vengo subito, mi stavo dimenticando. Prendo il cappotto e sono


Cristina:


Che novità è questa? Come si permette di portarlo in giro?


Alida:               A parte il fatto che me lo ha chiesto lui. Vuole andare al supermercato a


tutti i costi. Ha detto che rovistare tra gli scaffali è sempre stata la sua passione …


Cristina:


Scaffali? Non ne ha mai visto uno in vita sua! Dottore! Faccia qualcosa!


Arturo:            Non so che dire, in quelle condizioni è meglio se rimane al chiuso!


Come medico lo consiglierei poi … faccia un po’ lei … se la sente di mandarlo allo sbaraglio?

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Delia: Vengo anch’io … forza Lino: si esce! Lascia quel paletot: siamo in estate! (Escono).

Cristina:         Non avrò fatto uno sbaglio con questa? Sono anni che non esce di casa e

adesso, come se niente fosse, lo porta via … Arturo, la situazione mi sta sfuggendo di mano!

Arturo:            Ma cosa dici … non ti preoccupare … Parlale: a domani “baronessa”!

Scena quinta

Nel pomeriggio

Picci:                 Conte, la prego, non è il caso (Lino gli sta dando una banconota da

cento, hanno giocato a carte). Mah, contento lei … la ringrazio … oraho da fare conquegli alberi … vede. Ho notato che sulla cima ci sono dei nidi di uccelli migratori. Sa, portano solo malattie. Mi devo bardare per bene prima di salire perché l’ornitosi non la voglio prendere.

Lino: Accidenti, portano malattie? Ne ho già di mie … manca solo che qualche uccello mi contagi. Li sterilizzi a fondo. Ho un’idea: facciamo passare sopra un elicottero col disinfettante … eh, che trovata!


Picci:


Costa molto e poi danneggerebbe tutto il vicinato.


Lino: Quando c’è di mezzo la propria salute certe cose passano in second’ordine.

Picci:                 Se lo dice lei sarà vero … con permesso. (Esce).

Lino: Elio! (Arriva zoppicante). Smettila di fare la sceneggiata … continui a prendermi in giro imitandomi … anche in malo modo … cosa vuoi?

Elio:                  Mi ha chiamato lei … le servo un aperitivo, un dolce, un pasticcio vario?

Lino: Chiamami la badante … (Pensa). Non trovi che sia una personcina simpatica, a modo? Mi chiedo come mai si è decisa ad affiancarmi una donna così graziosa senza nemmeno sentire il mio parere. Non lo trovi strano? Una personcina a modo, sì!

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Elio:                  È vero, conte: è a modo e del tutto imprevista! (Elio è al corrente:

sa).Vuoi vedere che mi devo anche pentire!

Lino:                 Giacché sei qui portami del bollito di faraona e le mie pillole … Non

commentare … non tollero sghignazzi fotto i baffi! (Elio esce senza farci caso). Che maggiordomo: del tutto inaffidabile. Vediamo la stampa … Per bacco i guanti. (Si dispera). Dove sono finiti. (Si getta sotto i vari divani, quando si alza è pieno di polvere, lo si capisce perché se la scrolla di dosso). Attilio! Presto i guanti di lana.

Attilio:             (Arriva senza niente in mano). Esce, signor conte? (Apre un cassetto.

Glieli dà).

Lino: Se continuate così esco da matto … mascalzoni … tutti. Sapete che sono moribondo e ve ne approfittate. (Alza la voce). Dov’è Cristina?

Cristina: (Era in un'altra stanza col dottore). Non urlare … hai le corde vocali compromesse , vero dottore?

Arturo:            Deve stare attento a come parla. Da un momento all’altro potrebbe

rimanere muto!

Lino:                 Pure? Non so più dove sbattere la testa … mi sento male, presto le

pillole: Elio! (Arriva con una tazza di brodo). Corri prima che sia troppo tardi. (Deposita il vassoio esce e rientra con il solito pacco di caramelle). Dammi, presto. (Le inghiotte tutte con voracità). Sto meglio … dottore, cosa sono queste marroncineche sanno di cioccolato? Sono miracolose!


Arturo:


Specialità americane: curano otto malattie!


Lino:


Quindi io ne devo avere molte di più? Le ho contate: sono venti!


Arturo:             Non ci faccia caso: molte sono dei doppioni. Lei butti giù. Fra tre mesi


non avrà più nessun disturbo. Le posso assicurare che sarà guarito perfettamente! Anche dalla malaria. Signori, devo scappare. (Esce accompagnato da Cristina).


Cristina:


A presto dottore! Lasciatemi sola con il mio futuro marito … prego!


Lino:                 Futuro marito? E da quando hai deciso di sposarmi? Non dire


stupidaggini, non mi vedi … sposeresti un rottame … cosa te ne fai di uno come me! Hai sentito: la malaria! (Cristina lo ignora).

Cristina: Viviamo assieme da anni e adesso ti sottrai alla proposta? Cosa penserà la gente di noi.

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Lino: Quello che doveva pensare l’ha già pensato … sono troppo malato per affrontare una manovra del genere. E poi, mia moglie non concede il divorzio per una serie di ripicche. È come una bambina dell’asilo. È sempre stata capricciosa, arrogante, superba, irriconoscente e anche un po’ stronza devo dire.

Cristina: Ti devi imporre … sei un uomo senza carattere, uno smidollato senza fegato (Si è arrabbiata). Se non ci fossi io a salvarti da questa sciagurata … e dalla servitù, saresti già morto! (Esce).

Lino: Il brodino di faraona: il mio preferito. È freddo! Attilio! (Si precipita dentro zoppicante). Ègelato! Mangialo tu! Perdonami … queste malattie miinnervosiscono in un modo che.

Attilio: O in un modo o in un altro ci si innervosisce. (Lino gli rifila la solita banconota). Grazie conte … non doveva …

Lino: Allora ridammela … non siete mai contenti! (Attilio se ne va col brodo). Oh! Delia, finalmente … ti prego, stammi vicino in questo momento di grave difficoltà, mi sei rimasta solo tu.

Delia:                La tua compagna non ti assiste? Dovrebbe starti vicino giorno e notte

invece di scorrazzare avanti e indietro con la tua fuori serie. Consuma più benzina lei di un esercito … non ti accorgi. Vuoi un consiglio spassionato? Controllala!

Lino: Come faccio! Non posso uscire di casa. Ne ho sempre una. Ho scoperto che ci sono degli uccelli sulle piante che spandono malattie dappertutto.


Delia:


Perché non ti vesti?


Lino:


Se per caso mi devono ricoverare d’urgenza sono già pronto.


Delia:


(Tra sé). Chi l’ha ridotto così? Mettiti in testa che non hai niente, niente.


Alida:


Conte, è pronto per la gita?


Lino:                 Sì, dove mi porta oggi? (Stupore di Delia). Mi metto quattro stracci e


arrivo. (Esce con disinvoltura).

Alida: Ha visto: sembra guarito all’improvviso! Come mi vede salta di gioia. Temo che la signora abbia qualcosa in contrario per via del fatto che con me si trova bene! Sono appena arrivata e mi sento sotto accusa per chissà quale delitto!

Delia: Dici? Indagherò! Questo cambiamento repentino non fa altro che avallare la mia ipotesi. Bene, abbia cura di lui.

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Lino:


Andiamo!


Delia:


Come stai, sembri guarito totalmente, che sia un miracolo?


Lino:                 Come guarito … ( Si accascia sul sofà ottomano). Meno male che me lo


hai ricordato … stavo per commettere un’imprudenza che mi sarebbe costata la vita. Alida, rinviamo la gita. Sono disperato ... ho bisogno di un brodo di quaglie. Elio! (Arriva). Presto: un brodino con pane raffermo.


Elio:


Che gusto preferisce? Vitella, agnello … dica …


Lino:


Quaglie … ne abbiamo?


Elio:


Ci mancherebbe conte, le alleviamo noi … il pane di che colore?


Lino:


Verdino! Non ti scordare le medicine, oggi ne ho bisogno più che mai!


Delia:                Alida, le posso parlare in privato diciamo subito? Lino, te la senti di


andare in cucina a prendermi un bicchiere d’acqua? (Lino va senza batter ciglio). Ha visto: quando qualcuno gli ricorda di essere malato si blocca.

Alida : È vero … sono qui da poco, non ho ancora realizzato bene come funziona tutto il meccanismo di questa casa … la responsabilità eccetera, comunque sono contenta che lo ha notato duchessa.

Delia: Guardi, qui il solo nobile è il conte, io sono un umile insegnante di scuola superiore che ha avuto la sfortuna di essere stata una delle sue amanti … e mi creda, la sto pagando ancora oggi … Cristina non mi sopporta … mi vuole vedere morta. Pensa che il conte mi possa inserire tra gli eredi.

Alida :             È un particolare che non conoscevo … per me non è importante, sono

faccende vostre … meno mi intrometto meglio è! Una, non so come definirmi …

“badante” … meno ne sa, meglio è! Lo stipendio che mi dà lo voglio guadagnare con

merito.

Delia:                Così, tanto per curiosità: quanto le dà?

Alida : Beh! Tenga conto che sono pressoché rinchiusa qui dentro … tremila al mese non mi sembrano tanti.

Delia:                Sono contenta per lei! Devo proprio scappare. (Si prepara per uscire).

Alida :             (Tra sé). Mi piacerebbe sapere per quanto durerà. Ho due possibilità.

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Attilio: Dov’è? … È uscito da solo … a volte si spaventa e non trova più la strada di casa … una volta ha incontrato un tale che gli ha svuotato il portafoglio e siccome non si è accorto subito ha incolpato noi di furto. (Alida lo lascia parlare e lo invita ad uscire).Vado a cercarlo, se lo viene a sapere la baronessa sono guai.

Lino: Eccomi qui: il tuo bicchiere d’acqua. Lo vedi come sono servizievole, per te farei ogni cosa! Peccato che sto sempre così male … a volte penso di non tirare sera … mi sento gonfio … e mangio poco: quello che dice quel medico.

Delia:                (Si risiede). Lo conosci?

Lino: No! L’ha chiamato Cristina, è un suo conoscente o il suo medico di fiducia, non so! Mi cura bene, ha indovinato le medicine penso … con tutti questi mali si barcamena fin troppo … Delia, hai sentito mia moglie ultimamente? Non risponde nemmeno al telefono … testarda … se mi concedesse il divorzio gratis … invece no: vuole metà del patrimonio … forse … non so più nemmeno io … sto cercando i documenti del notaio, ma sono così confuso che non li trovo. Non posso divorziare o lei non lo vuole? Delia, come stanno le cose? (Pensa). Non glielo darò mai! È tutto mio!


Delia:


Le spetterà di diritto non credi? (Delia è al corrente di tutto).


Elio: Venga, che Attilio si sente male ... presto … era uscito in giardino a cercare il conte, Alida …

Lino:                 Accidenti si sente male … sto male … soccorretemi … cado …


(Nessuno lo ascolta). Che vita sciagurata … è mai possibile soffrire così … a cosaserve la ricchezza senza salute … mi abbandonano … se ne vanno … corrono per salvare il servo e lasciano morente il padrone …. (Si alza di scatto). Che stia

diventando poeta? Oh per bacco … vado di là a scrivere i versi. Con la memoria malandata si fa presto a dimenticare! (Entra Vera,la moglie). Per la miseria, Vera, che fai qui? (Barcolla. Questa volta ne ha ben donde).


Vera:

fondate.


Voglio vedere di persona come sei conciato … se le dicerie sono


Lino: Quali dicerie? Chi ti autorizza ad entrare in casa mia come una furia. Sei fortunata … mi prendi in un giorno di spossatezza … oggi mi reggo a malapena altrimenti …

Vera:                 Altrimenti? E poi questa è casa mia! Di tuo c’è quel sofà puzzolente.


Allora è vero! Hai licenziato tutti … miserabile pagliaccio! La maledetta dov’è?

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Elio:                  (Entra sorridente). Niente di grave,conte … un falso allarme. (Si

accorge di Vera). Mamma mia: il castigamattiin persona … via di filato …sono anniche non si fa viva … sento puzza di legnate!

Vera:                 Venga qui! (Elio non rientra). Lo dica davanti a me quello che pensa …

tu stai ben attento a quello che fai perché: dov’è quella mezza calzetta?

Lino:                 Non le posso mettere per via dell’eczema! Vattene a casa tua! (È

sorpreso dal solito malore, si accascia). Sto male! (È molto addolorato).

FINE PRIMO ATTO

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SECONDO ATTO

Scena prima

Tutti

Elio: Avete visto come l’ha ridotto? Povero conte. Dopo tutti questi anni precipitarsi qui senza preavviso … nello stato in cui si trova … preso tra due fuochi. Fortunatamente il cuore ha retto.

Attilio: Non ha niente. Ha solo paura di perdere tutto, credetemi. Non vorrei che fosse tutta una messa in scena … anni fa seppi che …(In confidenza). È lui che non vuole il divorzio. Un po’ di tempo fa ha fatto redigere un testamento. Il notaio Ghibellini se la rideva … sono stati rinchiusi tre ore nello studio. Io ho visto il plico, ma quando sono ritornato per curiosare era sparito: non l’ho mai più visto! … Se ho ben capito ce ne sono tre, di testamenti. Uno della moglie, uno di Cristina e questo suo. Penso che uno annulli l’altro! … Penso!

Delia:                Per essere un cameriere sei ben informato!

Lino: Dove siete … Alida, mi sorregga. (Precipita sul divano turco). Cacciatela via vi supplico … non la voglio più vedere nemmeno dipinta … gettare il ritratto nella pattumiera è un gesto di solidarietà con me stesso! Elio: pensaci tu.

Elio:                  L’ha portato via, conte ... vede, non c’è più!

Cristina:         Su, su, al lavoro … il conte ha bisogna d’aria … Alida, lo porti fuori. Tu

prepara la camera: sta arrivando il medico. (Attilio si avvia). È stata una tua idea o si è svegliata di traverso? Brutta canaglia!

Delia:                Una mia idea? Tu vaneggi … fatti vedere dal tuo amico. Questi sospetti

mi lasciano molto perplessa. Sei capace di tutto pur di avere l’eredità. Credimi: non ti sposerà mai!

Cristina: Sciacquati la bocca prima di parlare. Invidiosa! Lascia che la incontri di persona poi mi sentite … vi faccio vedere chi è la baronessa Lorenzi. Vai al diavolo! (Esce). Stai a casa tua, sobillatrice.

Delia:                Ma vattene a quel paese, cretina! (Prende il telefono). “Hai ragione tu! È

infuriata nera: uso un eufemismo perché non sono volgare altrimenti … io lo faccio

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volentieri … soprattutto per lui … è uno straccio … adesso è in giardino con la badante … una brava persona … vallo a sapere … indagherò! A presto. Ciao … non posso parlare” … Ti faccio vedere io chi sono!

Alida : Si accomodi qui … le stendo uno straccio così si riposa, non vorrei che le venisse l’appendicite. Mangia così male.

Lino:                 Oh mamma mia ecco cos’è questo dolorino all’inguine. Presto il medico!

Delia:                Sta arrivando! (Lo ha visto arrivare attraverso la finestra).

Arturo: Eccomi qua … come va il nostro paziente? Che bella cera! (Si prepara per visitarlo). Vediamo un po’ … Ha qualche dolore? … Qui … bene… qui … bene.


Lino:


Mi è cresciuta l’appendicite improvvisamente mentre stavo fuori.


Arturo:


Ohilà … che grossa … facciamo un bel trattamento d’urgenza!


Delia:                Dottore, è sicuro di quello che dice? Vado di là un attimo. (Si sofferma).

A me sembra che va a casaccio.

Arturo:            A casaccio ci andrà lei! Vi prego lasciateci soli … Lo visito qui!


(Escono tutti). Caro conte, si fa in fretta ad ammalarsi: è guarire che è difficile! Io cimetto del mio ma lei si deve impegnare a fondo per tentare una riscossa. Lo faccia per sé stesso e per la sua compagna che soffre tanto nel vederla in questo stato! Non fa altro che piangere. E poi, in confidenza. Sua moglie, quella vera … la convinca con qualche sotterfugio, la induca in fallo e si liberi definitivamente della zavorra.

Lino: Non la conosce! È per questo che dice così! Sono anni che sto lottando con gli avvocati per la suddivisione del patrimonio ma, niente, lo vuole lei. (Pensa ma non ricorda). È sociopatica!

Arturo:            Per bacco: sociopatica! È grave! Si rivesta, per oggi siamo a posto.

Cristina: (Rientra ).Allora come va il nostro malato? Su, su, un po’ di pillole e via, si torna come nuovi! Non è così dottore?

Lino: Prova tu a convivere con una decina di malattie … dottore, le posso fare una domanda? Quante volte viene in una giornata? È sempre qui!

Arturo:            Lo stretto necessario conte! (Dà un’occhiata a Cristina).

Cristina:         Non essere scortese col dottor Covini … se non ci fosse lui …

Alida :             Eccomi da lei conte: si va?

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Lino:


Sì, mi dia il tempo di indossare un abito decente …


Arturo:


Non lo faccia strapazzare. Se si aggrava la responsabilità è sua.


Alida : Un momento … io non assumo nessuna responsabilità. Mi avete chiamata per aiutarlo a superare la crisi e poi mi accusate di assecondarlo? Se vuole uscire lo si deve fare!

Cristina: Non strafaccia: si attenga al ruolo di badante … e dica al giardiniere di non intromettersi in faccende che non lo riguardano!

Alida : Lavora come un dannato! Se di tanto in tanto il conte lo chiama per una partitina a scopa che male fa?

Cristina: L’ho sorpreso mentre gli rifilava una banconota da cento … bara per sottrargli denaro.

Alida : Non credo proprio … veramente è il … (sta per rivelare che è il conte a dare denaro ma ci ripensa). Andiamo!

Lino: Con lei mi sento sicuro. Ho la certezza che non mi può capitare niente di sconveniente. Dottore a presto!

Cristina:         La mascherina non la porti oggi? L’aria è velenosa!

Lino: (Ci pensa un attimo). Hai ragione … Alida! Mi stava avvelenando! Mi riporti a letto. Attilio!


Attilio:


Eccomi conte, desidera?


Lino:

daffarsi!


A letto presto prima che sia troppo tardi. Dottore mi suggerisca il


Arturo:            Che dire? Faccia come crede! … Signori è tempo che vada … a domani.

Cristina, mi accompagni, le devo parlare a quattr’occhi! (Lino esce).

Cristina:         Certo, mi dica.

Arturo: (A parte). Se vuoi ottenere quello che “vuoi”, allontana quella donna: ha il potere di farlo distrarre … e se si distrae guarisce presto!


Delia:


Buongiorno a quasi tutti i presenti. Vado!


Arturo:


Appunto! Tolgo il disturbo!


Delia:


Che è meglio! (Sta per andarsene. Delia è stata in cucina ).


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Cristina:         Come ti permetti di offenderlo … convincerò Lino a buttarti fuori di casa

una volta per tutte … mascalzona! (Esce).


Elio:


Ho sentito tutto! Quell’idea funzionerà?


Delia.


Chi preferisci assecondare? Questa o quell’altra?


Elio: Preferirei assecondare lei Delia, sono pressoché disperato … il rapporto con mia moglie è al traguardo, dopo tutti questi anni … se ci penso.

Delia:                Ormai è troppo tardi. Alla nostra età non si asseconda più. Si atterza.


(Ridono entrambi).

Scena seconda

La badante e il giardiniere

Alida : Impiccione, stai attento, non ti far sorprendere assieme al conte … quanto ti ha dato?

Picci: Tanto … perché? Guadagno di più con la mance che con lo stipendio. È contento quando gli fai un favore ... l’altro giorno mi ha chiesto di spostare un libro perché diceva che era pesante. Mi ha messo in mano cento euro … li devo buttare?

Alida : Lo fa anche con me … avendo paura di tutto lui delega e paga … ci conviene interrompere il meccanismo o continuare a prelevare … io dico indebitamente perché, insomma … cento oggi, cento domani ... e non li darà solo a noi visto l’andazzo! … E pensare che lo potrei curare bene. Questa qui se ne frega altamente ...

Picci: … Lasciamo che gli eventi fluiscano, mal che vada ci buttano fuori senza liquidazione, ma a noi … vieni qui, coccolona lasciati stringere. (Entra improvvisamente il conte, li trova abbracciati).

Lino: Perbacco, si sente male Alida … in una casa piccola come questa un malato basta e avanza … sorregga me che sto per crollare. (Difatti si affloscia). Sento che mia moglie sta per venire qua … non sono in grado di reggerla. Chiedo collaborazione: inventiamoci qualcosa di convincente per ingannarla. Ho bisogno di tempo. Signor Debool, vada di corsa in città: ho finito le pillole … se le faccia dare dal dottore: presto!

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Elio: Conte, sua moglie è partita ora da casa sua, in meno di mezz’ora sarà qui. Presto, le pillole anti infarto … (Entra di corsa).

Attilio:             Conte, sua moglie la sta per raggiungere, presto le pillole per lo

stomaco.(Entra pure lui di corsa).

Delia:                (Entra dall’ingresso). Lino, arriva Dracula, nasconditi! Le pillole presto!

Lino: Ho mandato ora Picci a prenderle. Non ne ho più. Escogitiamo uno stratagemma in fretta .. mi si metta in condizioni di non morire. Ma, come lo sapete che arriva?

Attilio:             Le ho io! (Estrae dalla tasca le solite caramelle ). Forza, le butti giù!

(Lino senza badare le trangugia). Abbiamo i nostri informatori conte.


Lino:


(Ci pensa un attimo). Ma? Dove le prendi?


Attilio:


Sono scorte mie …


Delia:


Cosa facciamo? Elio, mettiamo in scena quella cosa …


Elio:                  Ottima idea! Seguitemi presto! (Escono tutti. L’unico che non viene


messo al corrente è Picci).

Scena terza

L’inganno

Vera:                 (Entra senza bussare, con la prepotenza di colei che sa di avere tutti i

diritti dalla sua). Attilio! (Alza la voce). Vigliacchi, cincischiate perché sapete chenon vi posso licenziare. Verrà il tempo che vi sbatterà in mezzo alla strada … traditori! Elio!

Elio: (È travestito da contadino, è irriconoscibile come tutti gli altri personaggi. Parla in dialetto). Chi è lei per introdursi in casa del … questo quiinsomma! (Non sa come chiamare il probabile proprietario).

Vera:                 Lei cosa fa in casa mia?

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Attilio: (È vestito elegantemente sembra lui il conte). Chi è costei che si precipita in casa d’altri a schiamazzare? (Farfuglia un nome a caso). Filotilli, la cacci via … presto! Il tempo strige! E qui … le cose … si qualifichi!

Vera:                 Ma … chiamatemi mio marito … il conte Paoloni.

Elio: Quale conte … qui abita il noto bandito … rapinatore di gioielli … il pericoloso … lui insomma … ha sequestrato … eccetera eccetera (Vera si spaventa).

…chiamo il giardiniere? Picchia forte eh!

Vera: (Perplessa. Si sta chiedendo se per caso sia vero). Il conte Paoloni che fine ha fatto? Si è volatilizzato da un giorno all’altro?

Attilio:             Ha venduto a me, saranno dieci giorni. Pilitello, la sollevi di peso e la

butti fuori … Pilitello … dove s’è cacciato?

Alida : (Anche lei parla dialetto, si è travestita da cuoca). Beh! Cos’è sto casino? Tu, dalle l’elemosina e cacciala via! (Elio prende di tasca degli spiccioli e glieli lancia).

Vera: Voi non sapete con chi avete a che fare! Miserabili cialtroni. (Arriva Lino travestito da falegname). Tu, con quel martello cosa pensi di fare? Delia!

Delia: (È travestita da suora). La pace sia con te sorella … hai fame? Vieni con me in cucina, un osso si trova sempre!

Vera: Ma quale osso … ma dico … so che qui viene una mia conoscente … Delia Cornetti … chiamatela senza fare storie … (Gira attorno a Lino). Da dove sbuca lei … falegname … con quella faccia da scemo?

Lino:                 (È visibilmente risentito ma … ). Scemo? Stia attenta …

Delia: (Interviene a salvare la situazione). Non abbiamo cornetti: solo pane nero! Rimanga per un rosario, stavamo andando a recitarlo quando è arrivata! (Cerca di trascinarla ).

Vera:                 Ma quale rosario, voi siete matti da legare! (Urla). Lino!

Lino:                 (Anche lui parla dialetto). Non c’è … è sotto terra …

Attilio:             Cosa dici fesso … sotto terra … (Gli da uno scappellotto).

Lino:                 Bada a quello che dici … perché … perché?

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Vera:                 Per la miseria. Chiamo Delia. (Compone il numero e suona il telefonino

nella tasca della suora). Non sente il telefono? E così anche le suore hanno iltelefonino in tasca? Bene! Non risponde?

Delia: (Estrae l’oggetto e se lo rimette in tasca). Non è mio, è del convento: ogni tanto suona da solo … non essendo esperta, il più delle volte invece di rispondere lo spengo. Questa sera la madre superiora mi farà digiunare perché non le ho risposto: pazienza!

Vera:                 (Riprova e risuona ancora nella tasca). Che coincidenza, è la seconda

volta che faccio questo numero e le suona il telefono a lei: suora! Risponda!

Delia: (Controlla). È mia mamma! La richiamo dopo. Abbiate pietà di me, non ho ancora detto il rosario … mi ritiro.

Attilio: Lasci stare mia sorella … una santa donna al servizio dei poveri. Tu, buttala fuori!

Lino:                 Dici a me! (Si sente offeso, non è ancora entrato nel personaggio). Stai

attento scemo di guerra che … (Vera è esterrefatta). Sì … venga con me … fuori di qui!

Vera:                 (Nel frattempo ha composto un altro numero: quello di Lino).

Risponderà prima o poi quel dannato. (Infatti il telefono suona in un'altra stanza).

Sento un suono … Vada a prenderlo lei cuoca da strapazzo!

Alida : Non prendo ordini da lei: borghesuccia da quattro soldi. (Si mette davanti alla porta della camera).

Picci: (Entra con un pacchetto. Rimane interdetto). Salve … chi siete? Il ...( sta per dire “conte” ma viene immediatamente zittito). Eppure!

Lino: Cosa vuole? (Picci intuisce che qualcosa è stato escogitato per difendersi dalla moglie e sta al gioco). Ha sbagliato indirizzo?

Picci:                 Sì, sì … Forse sì … non è la casa del professor Scimighetti il

batteriologo. Quello che cura i … signora, cosa cura un batteriologo?

Vera: (Incredulità di Vera). Lo viene a dire a me? Come mai ha sbagliato l’indirizzo? È entrato con una certa sicurezza dimostrando di conoscere il luogo … faccia vedere il pacco che custodisce così scrupolosamente … (Glielo da, gag a piacere). Caramelle colorate … bene …

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Lino:                 Caramelle? Dove si è cacciato lei … (Si riprende dallo

smarrimento).Voglio dire: chi è lei? Come si è permesso di entrare a palazzo del …qui? Da lui! Si qualifichi! (Ammicca).

Picci: Giardiniere Picci Debool al servizio del ex conte Paoloni deceduto in circostanze misteriose. Pensavo di incontrare la servitù ma devo constatare che il palazzo è già stato venduto a degli sconosciuti … riferirò l’accaduto agli eredi, se ce ne sono!

Vera: Io sono l’erede universale del conte: sono ancora la moglie! (Pensa). Cosa mi fate dire. Siete voi che siete morti … non esco di qui senza spiegazioni credibili … forza! Sentiamo! (Nel frattempo Delia è uscita, si è cambiata ed ora entra dall’ingresso come se niente fosse).


Delia:


Buongiorno …. Vera …. Che sorpresa?


Vera: Non dirlo a me: guarda qui! Come sono entrata ha trovato la sorpresa. Non dirmi che quello che sto pensando è vero! Ma la suora che c’era lì …


Delia:


Bisognerebbe sapere cosa pensi …


Attilio:             Pensi quello che vuole. Sono il proprietario del posto qui … e loro sono i


miei servi. (Da una manata a Lino che barcolla). Non fingere di star male vecchia volpe … (Non fa altro che scatenare le fobie di Lino).

Lino: Vecchia volpe … me la paghi … Mi sento un po’ male … questo trambusto mi ha … vado di là … non seguitemi … tanto non potete … La suora presto … (Elio ed Attilio non sanno che fare).

Alida                 Vieni, ti accompagno io …

Lino: Vedete, c’è sempre qualcuno che ti capisce … Un momento, lei chi è? Non si è nemmeno qualificata ... (Teme un attacco di qualche suo malanno immaginario). Mi siedo un attimo perché ho il cuore gonfio…

Alida :             Forza, non ti fermare a metà strada …

Vera: Chi sono io è … Sono la moglie si un idiota che pensa di essere malato di tubercolosi congenita, di tifo, di colera …

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Lino:                 O mamma mia che disastro quest’uomo … signor … (si deve inventare

un nome li per li) Michelini mi accompagni a letto … (A parte). Non sapevo dellatubercolosi è un aggravante per bacco!

Vera: Si fa accompagnare dal signor proprietario del maniero qui … in poco tempo si sono capovolti i ruoli, giusto il tempo di girarsi e il mondo cambia così come se niente fosse. Bene! Delia, voglio delle spiegazioni da te! … Scusa, sei venuta anche tu pensando di trovare mio marito e il suo seguito di deficienti, ma la sorpresa è stata grande.


Delia:


Non sai quanto! … Senti, per caso conosci la compagna di tuo marito?


Vera:

conosci?


So che è una nobile un po’ scalcinata … non l’ho mai vista! Tu, la


Elio: La baronessa Cristina Lorenzi: deve venire per alcune faccende! (Si tradisce ingenuamente).


Attilio:


Vorrà dire che la cacceremo via. (Ammicca ad Elio).


Lino:                 Sì! Cacciatela via! Questa è la casa del … (Alida gli sussurra qualcosa)


maresciallo Vignaioli! A sì? … e … della moglie, la suora del convento di Borgofesso … che convento è? … (Non fa altro che ripetere quello che gli dice Alida. Si prende un altro scapaccione). Alida. La smetta …

Attilio:             Cosa vai blaterando vecchio rintronato! Fila in camera tua! Abbia

pazienza signora Vera … quando ci vuole ci vuole … questi servi. Lui in particolar modo è di una stupidità colossale!

Vera:                 Mi conosce? Non mi sembra di aver detto il nome!

Delia: L’ho detto io! Beh! Io, me ne andrei così la finiamo qui (Ridacchia). Queste situazioni precipitano in un attimo e poi … insomma , voglio dire …

Picci: Allora chiedo scusa al … proprietario se mi sono sbagliato d’indirizzo … vi lascio qui le caramelle … chissà per chi erano?

Lino: Per me! … sì insomma le lasci a me! Ho un malore … (Cerca con gli occhi Elio). Provo a sdraiarmi qui? (Non vista da Vera Delia si sbraccia per farsi capire). Noncapisco … non ho niente … passato .. guardate mi alzo con facilità, escocon le mie gambe …

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Vera: Delia, in nome della vecchia amicizia, dimmi che sto sognando, che ho sbagliato palazzo e mi sono introdotta in un manicomio.

Delia:                Prendila con filosofia! Tutti sbagliamo casa una volta nella vita,

pensiamo che sia nostra e invece finiamo in quella degli altri … andiamo, ti porto a casa “tua”.

Arturo: Signori: buongiorno! Eccomi qui a disposizione del c … (Delia gli tappa la bocca). Caspita cosa fa,mi zittisce … fino a questo punto siamo arrivati … e no è!Esigo delle spiegazioni! Chi è questa bella signora?

Delia: La moglie del conte Paoloni … è venuta qui per sbaglio … visto che il conte non abita più qui … vero … (Tutti annuiscono).

Arturo: Per bacco e da quando? Solo ieri … (Delia gli pesta un piede). Stia attenta mi ha ridotto in frantumi il piede … Così lei sarebbe la moglie del c … onte. Piacere sono il dottor Covini, medico curante di un latitante a quanto pare … dico bene … La servitù? Quella ragazza molto bella che fine ha fatto?


Elio:


È morta l’altro giorno di crepacuore …


Attilio:


Cosa veniva a fare dal conte? (Assume un tono imperioso).


Arturo:            Beh! È indubbiamente malato … del resto basta che parliate con la


baronessa per conoscere i dettagli … la deontologia mi impedisce di parlottare davanti ad estranei … Lei sarebbe il nuovo proprietario del … (Non sa cosa dire).


Picci:


Dottore!


Vera:


Vi conoscete?


Arturo: Non l’ho mai visto … si lasci vedere … lei è un mio paziente? (Picci annuisce). Volevo ben dire … ne ho talmente tanti che … chi se li ricorda tutti! Bene,visto che ho fatto un viaggio a vuoto me ne posso tornare da dove sono venuto: signori!

Delia: La seguiamo … Vera, saluta i ricoverati. (Appare sulla porta della camera Lino, vede il dottore andarsene, cerca di chiamarlo ma gli viene impedito).

Arturo: Cosicché abbiamo sbagliato sentiero stamattina? Così anche lei credeva che il conte … (Pensa). Mah!


Delia:


Alle volte si prendono certe cantonate, caro dottore …


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Vera:                 (Dà un’occhiata a tutti, non è convinta ma se ne va scrollando il capo).

Scena quarta

Tutti

Elio:                  Non l’ha bevuta … non siamo credibili, prepariamoci ad un attacco su

tutti i fronti: da quella c’è da aspettarsi una guerra.

Lino: Ho fatto qualcosa che non va? Stavo così male … avete sentito ho anche il colera … dove andrò a finire … mi sembra di lottare coi titani.


Attilio:


Le preparo un bel brodino di tartaruga?


Lino:                 Ma sì, crepi l’avarizia, una volta morto cosa me ne faccio dei soldi.


Preferisco sperperarli tutti piuttosto che gettarli nella mani di mia moglie: arpia! Tu, dove sei andato, dal cioccolataio?

Picci:                 Ho sbagliato indirizzo e sono finito dal droghiere e già che ero li ho

preso le pillole … di cioccolato!

Alida : Mamma mia che buffonata … (Rientra). Conte, c’è mancato poco che si scopriva … la prossima volta stia attento a non cadere dalle nuvole.

Lino: Dite che ci sarà una prossima volta? Mi spiace, preferisco affrontarla … non mi reggerebbe il fisico, Attilio, le pillole presto sento un mancamento.

Alida :             Quella Delia è in gamba accidenti .. che trovata! Una suora!

Elio:                  Modestamente l’ho suggerita io.

Picci:                 La prossima volta che mettete in scena ste cose ditemelo un po’ prima.

Non sono mai stato così imbarazzato. Per fortuna il dottore non mi ha mai visto altrimenti … non so.

Cristina: (Entra all’improvviso tanto da aver sentito le ultime parole di Picci) Di quale scena parlate?

Elio:                  Ha detto cena baronessa … infatti stavamo andando in cucina.

Cristina:         Alle undici di mattina pensate alla cena? Mi fa piacere; il conte?

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Attilio:


Era qui un momento fa con la badante: eccolo!


Lino:                 È successa una cosa strana … Il giardiniere mi ha portato delle caramelle


invece delle pillole: sono a secco e sto male ... (Tutti tirano un sospiro di sollievo). Delia! Dov’è? Dottore!

Cristina: Ci sono io caro, non hai bisogno di nessuno … andate via tutti. Deficienti!

Elio:                  Prego, seguitemi. (Escono tutti).

Cristina:         Su, non fare così, mi preoccupi, il dottore dice che stai migliorando in

fretta … dice che devi prendere una decisione con tua moglie: Lino devi divorziare.

Lino:                 Ci vuole un attimo: basta rinunciare a tutto e andare a vivere a casa tua!

(Pensa). Eppure!

Cristina: A casa mia? Le ville al mare di chi sono? L’appartamento a Courmayeur di chi è? Lo chalet in Svizzera?

Lino:                 Non so di che parli … quali ville?

Elio: (Entra con un vassoio). Conte: il brodino! Ho sentito la signora … le ville sono quattro … con permesso.

Cristina: Quattro? Io era ferma a due! Se non hai il coraggio di affrontarla mandala da me. Attilio! Portalo a dormire … porta via questa brodaglia. (Si è

arrabbiata). Chiamo il dottore. “Pronto Arturo … trova una soluzione in fretta perché… certo … al solito posto perché? … Sei ammattito … porca miseria, sei sicuro? … si, si … vieni adesso!” Finalmente gli ha trovato qualcosa di serio.

Elio: (Entra). Le posso parlare liberamente. Mi vergogno un tantino perché non amo lo spreco … e in parte è colpa mia … ho trovato sotto il letto molto cibo avariato, come pensavo. Se fosse possibile dica alla badante di controllare prima che il conte si corichi: la puzza comincia a diventare insopportabile.

Cristina:         Sì, sì, ci penso io. Mi mandi quella donna! (Elio esce). Mi fa dannare.

Venga, si sieda. Il maggiordomo ha riferito che sotto il letto di Lino c’è un infinità di cibo marcio … la prego di asportarlo, non vorrei che gli venisse qualche accidente.

Alida : Ah! Teme! Allora lo sa che sono tutte fisime: il conte è depresso. Ha bisogno di svago non di caramelle. Portatelo dal Professor Garamond.

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Cristina: C’è già Covini … quanti ne devo chiamare? E poi sono fatti che non la riguardano … faccia quello per cui è pagata. L’ho fatta venire perché … le devo fare un discorsetto. Non mi prenda per una irresponsabile ma, con il conte si comporti in modo da non concedergli tutto quello che vuole. Insomma: non gli dia corda!

Alida : Io me ne vado anche adesso se crede. Se pensa di danneggiarmi si sbaglia. Mi ha assunta per assecondarlo e io lo assecondo. Se ha altre mire lo dica. Non si dica che Alida Solidini assiste male i suoi affidati!

Lino: La stavo cercando Alida … lei è la mia ancora di salvezza … mi racconti una di quelle storie che sa … quelle … Cristina, sei ancora qui?


Cristina:


Torna a letto: non ti vedi!


Lino: (Si spaventa). Alida … cosa ho? (Cristina è accecata dall’ira e se ne va sbattendo la porta). Mah! Allora questa storia?

Alida : Sì, la storia! Le racconterò quella di quel tale che si credeva malato di tante cose.

Lino:                 Proprio come me!

Alida :             Sì, però se mi interrompe tiriamo notte … Ah, Picci, vieni, senti questa.

Picci:                 Sono tutt’orecchi! (Il conte rifila una banconota da cento a ciascuno).

Grazie, eccellenza! (Gliene da un’altra).

Lino:                 Tanto!

Alida : (Lino è come un bambino, non fa altro che ingoiare caramelle mentre ascolta). Tanti anni fa, mentre curavo un nobile, uno famoso per la sua magnanimità,mi capitò di assistere ad una scena alquanto triste. Il nobile aveva una moglie disgraziata, una ladra di gioielli che si era introdotta in casa con la scusa del matrimonio però, quando si senti al sicuro, ad un certo punto si mise in mente di divorziare, ma il marito, che aveva perso la testa per un'altra, non ci pensò e lasciò che le cose fluissero fino a che un’altra donna si intromise a scombussolare le carte.

Lino:                 Però! Continui! È come una eco lontana questa vicenda …

Picci: E il nobile si ammalò … tanto … e pensava che dando denaro ai suoi, diciamo così “subalterni”, si sentisse meglio. (Esce).

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Lino:                 Infatti! È proprio così: ci si sente meglio. Sto bene , grazie Alida.

Quando c’è lei il mondo assume un altro aspetto … gioioso direi. Il seguito me lo racconta domani.

Cristina: Che strano colore hai! Si vede che le pillole che prendi ti lasciano la tinta. Forza, a letto, moribondo! (Rientra in quella).

Lino: (Si alza di scatto). Cristina … non darmi ordini così perentori! Alida, mi accompagni. (Esce con Alida. Arriva il medico).

Arturo:            Eccomi qua! (Si guarda attorno, torna fuori). E sì, è la casa del conte!

Ieri devo aver preso una cantonata spaventosa … Baronessa … mi siedo un attimo perché … lo sai che ieri qui c’era altra gente? Che siano stati ladri? C’era perfino un manovale …

Cristina:         Stai impazzendo anche tu?

Arturo: Ti assicuro che … d’accordo! Tutti abbiamo degli sbalzi di pressione. Può darsi che abbia infilato un altro sentiero. A volte quando sorseggio quel vino che mi hai regalato mi viene un cerchio alla testa: sembra petrolio accidenti. Ti dicevo che ho trovato il fegato in disordine … con tutti i dolci che butta giù rischia un trapianto. La cosa è in disaccordo con i tuoi piani: deve divorziare e poi ammalarsi.

Cristina: Bisogna costringere la scema a mollarlo. Vuole quasi tutto, compresa questa casa … a me risulta , già, lo sai anche tu che nel contratto di matrimonio sono state introdotte delle clausole all’insaputa sua e ne sia venuto a conoscenza molto dopo. Sai com’è fatto, non controlla mai: per fortuna nostra. Quando si accorgerà dello scherzetto che gli abbiamo tirato lui finirà in manicomio e lei gli sparerà … Il maggiordomo mi ha detto che continua a frugare nei cassetti … nei momenti di lucidità gli tornano alla mente i fatti.

Arturo: È perfettamente lucido … non è malato: è depresso. Tutto gli sembra insormontabile anche il più piccolo gesto ma … ad un certo punto si potrebbe riprendere da solo. Quella badante ne è una prova. Licenziala!


Cristina:


Se gliela porto via viene giù il palazzo. Che stupidaggine ho fatto!


Arturo:


Il testamento che gli hai fatto sottoscrivere non ce l’hai tu?


Elio:


I signori si fermano a colazione? (Entra).


Arturo:


No ho già preso un cappuccino: grazie!


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Cristina:         Intendeva a pranzo!

Arturo: Ah, capisco … i nobili … fesserie … comunque: no! Permette una domanda? Ieri, quando sono venuto per visitare il conte ho trovato gente strana.

Elio: Ieri non è passato … pur essendo rimasto in casa tutto il giorno non l’ho vista.

Arturo:              Sto impazzendo! Mi perdoni: ho sbagliato sentiero! (Si guarda attorno,

dopo la sceneggiata alcuni mobili sono stati spostati).Il paziente dov’è? Ah, eccolo!La trovo bene stamattina, ha anche una bella cera.

Lino:                 Si sbaglia dottore, sono pieno di fastidi all’addome. Mi visiti … ieri non

…(Elio tossisce per ricordare al conte gli avvenimenti).


Arturo:


Si sta ammalando Elio?


Elio:


No, è la polvere.


Lino:


La polvere … ecco … (Tossisce a sua volta). Ieri ho respirato la polvere.


Attilio:             Conte: le pillole! (Lino le trangugia avidamente). L’avverto che Alida


sta scendendo per la scampagnata ... si metta gli scarponi.

Cristina:         Non stai bene e vai in campagna … hai il mal di testa!

Lino:                 A dire il vero: no! Dottore, mi visiti domani … voglio vedere se sto male

lo stesso o meno! Alle volte … sa! Levando qualche pastiglietta …

Alida : (Arriva con Picci). Eccoci pronti per la gita. Conte, dove preferisce andare? Sono le dieci, abbiamo tempo fino a stasera. Possiamo raggiungere Courmayeur! Mi sono permessa di far preparare un pranzetto dalla cuoca, è già sulla macchina. Prego, mi dia il braccio!

Cristina: Malato come sei ti azzardi a uscire con degli sconosciuti: rischi un furto come l’altra volta. (Non sa cosa dire per trattenere il conte).


Elio:


Mi creda. Alida non ruba niente a nessuno.


Attilio:


È vero!


Cristina:         Tornate alle vostre occupazioni. Vanno tenuti sotto controllo: la servitù


moderna è del tutto inaffidabile. Vi faccio togliere lo stipendio?

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Arturo: Bene … mi sembra di essere di troppo ... per oggi posso andare. Conte, permetta una parola … le porto i saluti di sua moglie, l’ho incontrata ieri casualmente in un palazzo accanto: bella donna! (Tossita generale, sbalordimento di Cristina). Capisco: la polvere. Addio!

Lino:                 Mia moglie? In un palazzo accanto?

Arturo:            Dev’essere stata una giornata di scambio di luoghi. A quanto pare

abbiamo avuto la stessa percezione. (Altra tossita di Elio). Non la trascuri: alla sua età finisce in polmonite!

Lino:                 Perbacco: la polmonite! Elio! (Escono).

Cristina: Qui c’è puzza di bruciato … malfattori … avrete a che fare con una più furba di voi.

FINE SECONDO ATTO

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ATTO TERZO

Scena prima

Il tentativo di riscatto

Alida : Signori, ho parlato con il conte. Mi ha rivelato alcuni fatti che in qualche misura l’hanno portato a questa depressione. In primo luogo il mancato divorzio dalla moglie … a sua insaputa ha fatto introdurre clausole che lo danneggiano ancora oggi e c’è un solo modo per farle decadere: trovare un erede oltre la moglie. Penso che sia lui a non volere il divorzio proprio in virtù di quelle restrizioni. Mi è parso molto confuso. In più questa “baronessa” ha manipolato il conte facendogli firmare un atto che di fatto esclude l’altro. Finché non ricorda gli avvenimenti non abbiamo margini d’azione!

Elio: Ah! Che io sappia non ha eredi e sono al servizio da decenni: l’ho visto crescere … perché non ne inventiamo uno? Io ho un nipote, lo potremmo istruire e farlo diventare suo.

Attilio: (Ingenuamente). Perché non lo fa lei, Picci … si traveste da nipote. Barba, baffi, cappello, sciarpa da nobile ... chi la riconosce?

Alida :             Cosa ne pensa Elio?

Elio: Potrebbe funzionare … avvisiamo Delia … è sempre stata dalla parte del conte, non si tirerà indietro adesso. Tutto sommato potrebbe ricavarne qualche beneficio pure lei: penso che sarà l’unica a rimanere a bocca asciutta.

Picci:                 Chiamiamo il conte ... proviamo a dirlo con delicatezza … oltretutto

potrebbe essere una sorta di psicodramma liberatorio …

Alida : Certo … potrebbe uscire dalla depressione annullando la causa delle sue preoccupazioni, ammesso che sia solo quella … (pensa). Io ho la sensazione che il medico e quella baronessa abbiano giocato un ruolo importante in questa storia. Sapete, non posso interrogare il conte palesemente, si accorgerebbe e si potrebbe rifiutare di rispondere pensando che lo voglia raggirare.

Elio:                  È così! Quell’uomo non ha mai ispirato fiducia. Più volte li ho sentiti

confabulare e al mio sopraggiungere hanno cambiato discorso. Come procediamo?

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Picci: In primo luogo sarebbe meglio vedere le clausole in questione: non sarà facile, il conte non ce le mostrerà mai.

Alida : (Arriva Delia). Proprio lei ... venga che le dobbiamo parlare: stiamo cercando si salvare il conte da alcune persone diciamo … avverse!

Delia:                Bene, era ora: anch’io … Elio, non vorrà mettere in scena un’altra

pagliacciata?

Elio:                  Peggio … segua Alida .. .

Delia:                Stiamo attenti: le arpie fiutano l’odore dei milioni anche da lontano.

Alida : Delia, lei è al corrente di quelle famose clausole inserite nel contratto di matrimonio del conte?

Delia:                Sì, le conosco! Perché? Ah capisco! Allora. La prima riguardava la … sì.

Se non avessero avuto figli entro due anni dalle nozze la signora avrebbe avuto diritto

ad un’azienda … invece se non avessero avuto figli in assoluto, cosa che è successa,

si sarebbe impossessata dell’intero patrimonio. La seconda invece riguardava la

discendenza indiretta … in sostanza: basta un nipote per riequilibrare le cose. Il conte

potrebbe disporre a favore dell’ erede quasi tutto il patrimonio. Ma di nipoti non ce

ne sono! Lo sanno tutti! Soprattutto Vera.


Alida:


Ci saranno! Venga con me!


Delia: Anche a me sta a cuore la sorte di Lino ma credo che ci stiamo cacciando in un cul-de-sac.


Attilio:


Signora, non dica parolacce!


Delia:


Attilio … io non dico mai parolacce: è lei che non capisce.


Scena seconda

Qualche settimana dopo

Vera: (Entra come una furia, come di consueto). Lino! (Arriva Elio). Dov’è? Presto portatelo qui.

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Elio:                  Il conte è molto malato, non si regge in piedi. Sono settimane che non

mangia altro che caramelle … chiedo un po’ di pietà.

Vera: Ma quale pietà … banda di sciagurati … a proposito, un po’ di tempo fa in questa casa ci sono stati i ladri?

Elio: (Capisce immediatamente). Sì, hanno rubato i dipinti di Picasso e quelli di Cezanne, l’argenteria e il vasellame antico … (Allarga le braccia).

Vera: Guarda caso tutta roba mia … quella schifezza l’hanno lasciata … (intende il sofà). Ecco chi erano quelli! (Tra sé).

Elio:                  Eh! Cosa vuole … è pesante e puzza di prosciutto … con permesso,

provo a chiamarlo .

Vera: Lo chiami lo chiami … facciamo i conti … la sua “compagna” viene qui ancora? È fortunata … e ma la incontrerò prima o poi. Mi piacerebbe sapere cosa si è messa in testa! Lurida canaglia! La sistemo io quella mentecatta: baronessa del cavolo. (Tra sé).

Cristina: (Arriva con dottore). Venga dottore … non si è ancora alzato altrimenti lo vedremmo soffrire su qualche poltrona come un …(Ride scioccamente). buon giorno, con chi abbiamo l’onore?


Vera:


Una cortigiana di passaggio.


Cristina:


Vada da un’altra parte a cercare l’elemosina ... prego!


Arturo: Beh! Signora … (Cerca di farsi capire ma … ). La signora, sarebbe … dica se mi sbaglio … la, come si può dire … (Non sa che pesci prendere).


Vera:


Lo dica senza giri di parole …


Arturo:             Ecco, la signora … che tra l’altro ho conosciuto proprio in occasione di


quella sciagurata circostanza, pare sia la moglie del. …

Vera: A proposito di quell’incontro … lei è in grado di capirci qualcosa? Ad esempio chi era quella suora che si è volatilizzata nel nulla?

Arturo: Non ne ho la più pallida idea, sono tuttora basito per l’accaduto. Mi creda ho pensato e ripensato ma … niente! Un vuoto totale!


Cristina:


Se mi spiegate, forse …


Attilio:


Signora: buon giorno (Si inchina).


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Cristina:

marito.


Beh! Ti inchini davanti agli sconosciuti? Chiama quel cretino di mio


Vera: Così il conte è suo marito … e da quando se è lecito? (Arturo fa dei gesti incomprensibili per Cristina).

Cristina:         Se fossero cose che la riguardano glielo direi ma essendo un’avventizia

…(Tossita di Attilio).

Arturo:            Non ci badi, è la polvere! Cristina … vorrei dire …

Alida                 (Appena vede Vera ha un sobbalzo). Il conte Paoloni e il nipote di lui.

Thomas Manzini di Villafranca. (Entra con Picci. Vera strabuzza gli occhi).

Delia: (Entra, non è pronta , non sa dell’anticipo della sceneggiata). Per bacco, che allegra brigata … Vera … qual buon vento. (Gag a piacere).


Vera:


Come vedi l’orchestra è al completo! Anzi, abbiamo un suonatore in più!


Cristina:


Ah, ecco: lei è una musicista … volevo ben dire, una così!


Lino: Fatemi sedere un attimo perché sento che mi ammalerò di colpo. Signori, (Prende tempo) per chi ancora non lo sapesse. Vi presento mia moglie: VeraDesolverin. (Si alza per fuggire).


Vera:


Dove vai meschino!


Cristina:         Ah! Finalmente ti conosco vecchia strega, vergognosa arpia che non sei

altro. Vieni fuori se hai il coraggio: battiti con me!


Vera:


Finiscila scema di guerra … Lino buttala fuori!


Lino:

corri.


Dottore, presto un trapianto di cuore … Elio, il pacco di medicine ..


Attilio:


Vado io!


Vera: (Realizza ora). Chi sarebbe lei?Con te facciamo i conti dopo … idiota di una baronessa dei miei stivali … spogliarellista da strapazzo! (Cerca di offenderla in tutti i modi).

Thomas: Sono il nipote sconosciuto di mio zio … (Mancamento di Vera). Zia, non vorrai cadere in deliquio proprio ora che ti ho conosciuta? Credimi, sono venuto apposta da … da?

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Vera: Ditemi che è un sogno …. È la seconda volta che vado soggetta a visioni. Delia, ti prego … (Si asciuga il viso).

Delia: Purtroppo è tutto vero: il giovane è l’erede al trono … è in anticipo sulla tabella di marcia ma è lui! (Manda degli accidenti a Elio).


Arturo:


Già, la seconda volta! Conte, sta bene? Mi sembra alquanto turbato!


V era:


Da dove sei sbucato? Chi è tua madre?


Thomas: (Estremamente imbarazzato). Mia madre dici? Eh! Vallo a sapere. Chi è mia madre zio? (Lo dice a Lino).

Lino:                 Tua madre dici? Ma come, non sai chi è la madre di questo giovanotto?

Mia sorella … quella che vive in Messico! (Tossita di Elio. E’ lui che ha architettato l’inganno). È quasi sconosciuta a tutti.

Arturo: (Non sapendo che fare da una pillola ad Elio). Tenga: le faranno bene! Si curi.

Elio:                  Il conte sta male, a volte confonde le persone … la sorella era in Italia

ma poi è andata in America … non si è saputo più nulla … non sappiamo nemmeno dov’è!

Alida : (Pensando di dare aiuto). Io la conosco … è la contessa Paoloni junior. Un anno fa visitando Acapulco mi sono imbattuta in lei. Laggiù è molto nota! (Sobbalzo di Lino). È la proprietaria del villaggio di capanne nel quale hosoggiornato: sulla spiaggia.

Vera:                 Che combinazione!

Lino: Accidenti l’ha incontrata? Che fortuna! Non l’ho mai vista … volevo dire è un po’ di anni che non viene in Italia!

Attilio:             È vero!

Delia:                Ci parli un po’ di lei Thomas, dove è stato in tutti questi anni?

Thomas: In Messico! (Si guarda attorno per cercare consenso: tutti annuiscono). Messico? Sì!

Vera:                 Elio: portami un po’ d’acqua … ho come un nodo che mi soffoca.

Arturo:            La devo visitare?

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Vera:                 Vada al diavolo anche lei … (Il dottore si risente). Lino, te lo chiedo

ancora: chi è questo qua!


Alida:


Il nipote messicano! È venuto per il matrimonio del conte!


Vera:                 Prima devi divorziare da me e dopo, forse, se sarò benigna e qui dipende


da come andranno le trattative, lo scellerato sa di cosa parlo, allora potrà sposare la sciacquetta qui … o Delia o lei … saputella!

Alida : Quelle clausole da lei infilate nel contratto lo hanno gettato in depressione da parecchio e cioè da quando l’ha scoperto.

Attilio:             L’anno scorso!

Delia:                Vuoi stare zitto!

Cristina: Finalmente saltano fuori … ma vedo che sono di dominio pubblico! Bene! Sentiamo le novità! Ha capito dottore, mi si vuole danneggiare …

Arturo:            Via, non dica così …

Thomas: Signori, sono l’erede unico del conte poiché mia madre nel frattempo è deceduta. (Gestacci da parte di tutti. Non doveva dire niente).


Lino:


Non lo sapevo! E quando?


Thomas:


Un mese fa, zio!


Vera:

marito!


Tenetemi prima che faccia una strage. Io sono l’unica erede di mio


Elio:


Quando sarà morto!


Cristina:          Lo ammazzo piuttosto che darti in mano i possedimenti. Sono io ad


assisterlo in questi anni di malattia e sono già troppi. Dottore glielo dica lei a questa scema. (I toni si sono alzati).

Arturo: Vi prego calmatevi. Sì, è vero, il conte soffre di depressione e il disagio l’ha condotto all’ipocondria … tuttavia ho riscontrato una degenerazione del fegato che a lungo andare porta alla cirrosi.

Alida:                La depressione si cura con appositi farmaci non a caramelle caro dottore.

A me è parso che lei non lo voglia guarire di proposito.


Arturo:


Come si permette di mettere in discussione la mia professionalità?


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Lino:


Lo sapevo ne ho un’altra! Presto le pillole Attilio!


Delia:


Non sono nella posizione di colei che può fare la paternale ma …


Vera:                 Allora taci! Lino, di la verità. Sei tu che non vuoi il divorzio perché sai


benissimo come stanno le cose … E lei non sia ridicolo: nipote! Ma di chi? Torni da dove è venuto!

Thomas: Da città del Messico! Zio, mostra le carte a questa sedicente moglie, falle vedere chi sei.


Vera:


Sedicente? Se avessi qualcosa per le mani glielo lancerei.


Lino:                 Chi sono? (Ogni tanto non ricorda la messa in scena).Sto male.

Sorreggetemi.


Vera:


Non vedi che sei seduto? Avanti: fuori le carte!


Alida:


Eccole! Forse ha bisogno di una rinfrescata alla memoria. Controlli!


Vera: (Sa bene quello che ha fatto sottoscrivere al conte a sua insaputa). Cosa sono … cedimenti di proprietà, vendite di immobili … Chi è stato? Questo non è il contratto originale!

Cristina:         (È totalmente all’oscuro dei fatti).Vendite? Siete stati voi a gonfiargli la

testa … lei soprattutto … badante del cavolo … lo avete depredato: dottore … (Continua a rigirare le carte alle ricerca delle sue).

Arturo: Non mi coinvolga. Non ho colpa alcuna dei malanni del conte. Se avete architettato una congiura nei miei confronti sappiate che sono pronto alla querela.


Delia:


Le conviene stare zitto.


Cristina:


Pretendo un chiarimento esaustivo!


Elio:


Glielo do io se preferisce!


Attilio:


Anch’io!


Alida:               Sono stata chiamata dalla signora Cristina per assistere il conte. Forse


pensava che io non avessi una preparazione tale da capire lo stato in cui versa il compagno. Sfortunatamente per lei, oltre ai vari lavoretti che sono costretta a fare per sopravvivere, sono stata un allieva del professor Garamond, il noto psichiatra. Pertanto posso dire che la depressione di Lino è perfettamente sotto controllo in quanto, come medico, gli ho prescritto una cura. Da quattro settimane il conte assume

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un farmaco che in poche mesi lo porterà alla perfetta guarigione. Dottor Covini, lei è un cialtrone! (Lino annuisce).

Arturo:            Questa poi!

Lino: Cosa mi ha fatto prendere in questi anni! … (Pensa). Adesso ricordo … le caramelle che mi ha portato Picci quel giorno …


Thomas:


Già! … quali caramelle?


Vera:


Finisca la frase …


Delia: Diciamo che non ho interessi nella faccenda … dopo tutti questi anni che ci siamo lasciati, per colpa tua, ci tengo che si sappia , credo che sia giunto il momento della verità. So benissimo delle clausole!

Vera:                 Sì è? Lo sai! Le ho fatte inserire perché questo signore è un donnaiolo


incallito … infatti, prima ha avuto te e adesso lei e io, che sono la moglie, me ne

dovrei stare a guardare il mio patrimonio che se ne va al diavolo? Perché la moglie sono io! Chiaro! (Fa valere i suoi diritti).

Lino:                 Ma il patrimonio lo prende lui che è un estraneo … vero Tobia?

Thomas:        Thomas zio …


Lino:


Appunto!


Alida:

volontà


Lino, credo sia il momento di fare quella confessione. Esprima la sua liberamente!


Vera:


Quale volontà?


Elio: Il conte ha generosamente disposto che i suoi servitori abbiano in dote parte delle sue sostanze.


Attilio:


È vero! A me tocca il divano turco!


Vera: Infatti guarda caso il divano è l’unica cosa sua! Tieni più in considerazione i servi di tua moglie.

Alida:               Una vera moglie non inganna il consorte in questo modo!

Arturo:            A questo punto sento di dover dire che è giunta l’ora di andarmene:

signori.

Delia:                Proprio adesso che viene il bello? Rimanga!

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Cristina: Vada pure dottore. (Nel frattempo Lino si rende conto che i suoi mali stanno svanendo nel nulla, gag a piacere). Le farò avere l’assegno.


Arturo:


Lasci perdere, rinuncio volentieri al compenso.


Alida:               Covini, si fermi un attimo! Lo sappiamo tutti che avete cercato di far


ammalare il conte. Il dottor Garamond è stato informato da me sull’accaduto.


Cristina:


Non dica eresie: il dottor Covini è stato bravo …


Elio:


Dica “siamo”. L’abbiamo capito lo scopo di questa malattia!


Attilio:


Vuole il patrimonio senza averne diritto!


Lino:


Il mio patrimonio andrà nelle mani di chi dico io!


Vera:

i miei beni.


Dopo la tua morte, fino a quando saremo sposati ti impedirò di trafugare


Delia:


Lino, divorzia!


Lino:


Mamma mia, mi sento male … (Si siede sul sofà).


Vera:


Sarebbe la prima volta in tutti questi anni … “commediante”!


Lino:


Alida, prenda quelle carte che sa … (Alida le va a prendere).


Alida:


Prego conte legga ad alta voce.


Lino: (Teme le ire della moglie, si schiarisce la voce). Leggo? Leggo! Nel possesso di tutte le mie facoltà mentali …

Vera:                 Se ne hai mai avute … sentiamo …

Lino: Dichiaro legittimi eredi di tutti i miei beni il qui presente Tommaso, in qualità di nipote, la signora Alida Solidini, il signor Elio Giacchi, il giardiniere, signor Picci Debool e il mio cameriere personale Attilio Pasquini.(Alza la voce). Debool! Dov’è finito?


Thomas:


C’è ma non si vede. Conte … cerchi di ricordare.(Gag a piacere).


Vera: Ti scordi un piccolo particolare: le clausole che hai sottoscritto al momento delle nozze.


Delia:


Mostra quelle altre di carte.


Cristina e Vera:       Quali?

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Lino: Quali? Già! Elio, porta le carte … Leggo! Lo so, le clausole! Vedi, cara moglie, tu mi hai fatto firmare le tue carte ed io ti ho fatto firmare le mie. Quelle … Sono decadute anche le tue cara Cristina … leggete!

Vera: “Addì 30 novembre 2013, alla presenza del notaio Ghibellini il sottoscritto Lino Paoloni dispone le seguenti volontà” … Maledetto imbroglione, mi hai estromessa da tutto … lo impugnerò stanne certo. (Esce disperata).

Delia:                (Al pubblico). E una è sistemata.

Lino:                 Cristina non dici niente?

Cristina: (Come vera lascia le carte Cristina le legge). Dico che mi hai estromessa, mi piacerebbe sapere il perché, in fin dei conti stiamo insieme da dieci anni … con tutto quello che ho fatto per te, tu non ridere, forse non hai capito bene ma pure tu sei fuori. (A Delia).


Lino:


Già, pure lei … chiedetevi il perché?


Elio:


Solo noi siamo gli eredi del conte.


Attilio:


Noi chi?


Thomas:


Noi!


Alida:


Voi?


Delia:


Loro?


Arturo: Giù la maschera … è vero, abbiamo complottato contro di lei, conte, ma mi creda, è stata un’idea sua.

Cristina: Bugiardo sei stato tu a suggerirmi di farlo cadere in depressione facendogli trovare quei documenti della moglie perché avevi intuito che sarebbe andata così.


Arturo:

promesso!


Sei venuta tu nel mio studio con il plico … di’a tutti cosa mi hai


Alida:               L’abbiamo capito … gli ha promesso di sposarlo appena avuta l’eredità.

Èvecchia la storia ma ha fatto i conti senza l’oste. Vede Cristina, il suo errore è stato quello di avermi assunta senza prendere le dovute cautele. Elio, vuol parlare lei?

Elio:                   Ebbene sì! Sono stato io ad instradare la dottoressa Solidini. Ho mandato

io la lettera di presentazione a Cristina con le credenziali …

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Alida: Infatti mi sono sempre chiesta il perché di questa convocazione. In un primo momento ho pensato a Garamond … lei come sapeva di me?


Elio:


Mia moglie!


Attilio:


Tua moglie?


Elio: Ha dei problemi e si è rivolta a Garamond, è stato lui a fare il suo nome. La può mandare dalla dottoressa Solidini mi disse …


Delia:


E lei non ha perso tempo ... molto zelante il maggiordomo!


Lino: Se non ci foste voi non sarei nemmeno padrone delle mie scarpe. Vi benedirò in eterno!


Thomas:


Zio, manda via tutti … io devo partire … capisci …


Lino:


Partire? Certo .. vi prego lasciatemi solo coi miei eredi ….


Cristina:


Non finisce qui! Dottore, venga è tempo di riscossa! (Escono).


Arturo:


In che guaio mi sono cacciato ... e oltretutto per niente.


Delia: (Al pubblico). E due! Ora che siamo soli si può togliere il travestimento lei “messicano”.

Picci: Non ne potevo più. Beh! Abbiamo recitato bene conte, lo stipendio ce lo siamo guadagnato.

Lino: Signori … sono commosso … non so nemmeno come ringraziarvi … Elio, Attilio, Alida, Picci non so come dirlo … grazie!

Delia: Ti vedo pressoché guarito dalla depressione … le cure della dottoressa funzionano bene.

Lino:                 Sì … sto migliorando ma stavo dicendo … che …

Alida: Non si strapazzi, per oggi ne ha già sentire abbastanza … Attilio, lo conduca in camera.


Attilio:


Venga conte … più passa il tempo e più guarisce.


Lino:


Dici? Sì, mi riposo. A domani! (Esce).


Delia:                Così, tanto per curiosità, tutti quei documenti che avete fatto con quel


notaio qualche tempo fa … sono falsi.

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Picci:                 Quali dice? Oh! Certo, tutto falso … immagino che lo chiede per via del

fatto che lei è rimasta fuori dall’eredità? La fretta … sa. Ci siamo scordati di inserirla

…tanto cosa cambia. Il conte le darà tutto vedrà!

Delia: Non è che mi aspetto chissà cosa ma … voglio dire .. un minimo, in fin dei conti, sono stata la sua compagna per anni … non vi pare. Ha lasciato tutto a voi, anche se per finta. Non vorrei che andasse a finire proprio così anche dopo la sua dipartita.

Alida:               Non si preoccupi … finirà come deve finire!

Scena terza

Gli eredi. Qualche giorno dopo

Attilio:             Signori siamo ricchi sfondati, l’abbiamo ingannato per bene il nostro

conte e soprattutto abbiamo estromesso quelle arpie … e il maggiordomo … non so se l’avete capito ma … tra di loro c’è accordo!

Alida:                Siete stati straordinari, che raggiro, da film … quella Delia non sa niente.

Attilio: E mai saprà niente. Vi voglio mettere al corrente dei beni del conte. Allora. Quattro ville al mare, un residence a Courmayeur, uno chalet in Svizzera, una televisione privata di grande successo, quattro tipografie, una cartiera, due maglifici , tre alberghi all’estero, questo palazzo e un conto corrente da brivido! Ditemi voi.

Picci: Chi l’avrebbe mai detto che il conte cascasse nel tranello da lui stesso architettato. È stato intelligente però. Quando il medico o Cristina gli hanno fatto trovare i documenti della moglie lui ha pensato subito alla contromossa nonostante la depressione. … Quelle pillole lo stanno guarendo o peggiorando?

Alida: Sono effetto placebo! Tuttavia sta guarendo. Quando si renderà conto che questa non è stata una messa in scena allora si che cadrà in depressione . Lui crede veramente che sia una finta ma il notaio era d’accordo con noi. A caro prezzo!


Attilio:


Un depresso è in grado di architettare una cosa simile?


Alida:               È una bella domanda! L’avranno consigliato. Ma chi? Dice che sono


quattro anni che è in quello stato … questo vuol dire che prima era all’oscuro delle clausole della moglie e pure di quelle della compagna … e come avrà fatto a fargliele

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firmare le sue di carte senza destare l’attenzione delle due? Signori, ci sono dei misteri! Ma a noi interessa l’ultimo atto!

Attilio:             Ma quali misteri, sono stati i commercialisti! Gli sono fedeli … da anni

…Frugano dappertutto. Tu credi di firmare una cartolina e invece stai firmando chissà cosa! … Volpi camuffate da persone. Uno in particolar modo. È stato capace di vendere la sabbia ai tunisini facendola passare per polvere d’oro!


Elio:

lepre?


Venga conte. Gli eredi la stanno aspettando. Desidera un brodino di


Lino:

(Ride).


No, ora no! Allora signori ora che siete ricchi sfondati come vi sentite?


Picci:                 Caro conte noi ci sentiamo bene ma solo a livello di immaginazione ci


sentiamo ricchi: la messa in scena è stata perfetta ma era solo una messa in scena.

Lino: Certo. Beh! Siete dei ricchi virtuali ... accontentatevi, poteva andare peggio. Tuttavia sarò riconoscente con voi.


Alida:


Peggio? Non capisco!


Attilio:


Peggio di così! Siamo sempre quelli di prima.


Lino:                 Vedete, io ho vissuto questi ultimi anni in stato confusionale. Sono stato


messo sotto pressione da tutti quanti … chi per una ragione chi per un’altra mi

volevano povero in canna, non è vero Elio? (Elio annuisce). Poi è arrivata lei Alida, una ventata di gioia. Se sto meglio lo devo a lei indubbiamente ma … (Entra Delia) Ecco la nostra Delia.

Delia: Preparati alla guerra caro mio, sta assumendo una schiera di avvocati, ti piomberanno addosso . Non si rassegnerà mai!

Lino:                 Ufficialmente sono povero e poi i documenti che hanno firmato sono

regolari. Sia i primi che i secondi.


Delia:


Sto parlando di Cristina … pensa veramente che lui sia tuo nipote.


Lino:


Veramente? Meglio … bene, lasciamoglielo credere. Tanto!


Elio:


Conte, mi permetto di ricordarle (Gli sussurra qualcosa).


Lino:


Già! Signori (Non fa in tempo a dire).


Cristina:


Siamo in riunione, gli eredi al completo … bene … c’è anche, ma dov’è?


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Lino:


Sei in delirio? Elio, dalle un paio di pillole!


Cristina:


Quel tuo nipote che fine ha fatto? Tiratelo fuori!


Elio:


È tornato in Messico.


Picci:


(Atteggiandosi). Sì, in Messico, da sua nonna.


Alida.:


Nonna? Si sbaglia, non sa niente e parla a vanvera … idiota! (A Picci).


Attilio:


Signor conte lei stava dicendo qualcosa?


Lino: Stavo dicendo qualcosa? Ho come un giramento di capo, mi siedo un attimo sul turco qui. L’avete sterilizzato?


Cristina:


Finiscila con la commedia! Voglio la mia parte di eredità!


Elio:                  A che titolo? Giusto conte! (Lino lo guarda spaesato). Le porto le pillole


conte? Attilio, presto! (Nessuno si muove). Signori, ora parlo io! (Tutti fanno dei gesti come a dire “chissà cosa vorrà dire”). Apparentemente i fatti… (Entra vera).

Vera: (Si precipita dentro come al solito). Eccolo qui lo scellerato. (Si guarda attorno). Il messicano dov’è? Nipote ... fammi il piacere … un figliounico con unnipote … raccontalo a tua sorella … C’è anche la baronessa? (Come entra Vera, Delia si rifugia in cucina e si traveste da sorella di Lino). Non vedo l’altra strega!

Elio: Prima … (Si gira ma non la trova). Vedrà che arriva! A volte scompare con una velocità sorprendente!


Alida:


Delia non è esosa, si accontenta di poco.


Attilio:


A lei non spetta niente!


Vera:


State zitti maledetti! (Campanello: è Delia che rientra). Avanti!


Delia: (Come vede Lino gli si butta tra le braccia). Caro fratello, dopo tutti questi anni … sei rimasto lo stesso … vedo che sei circondato da uno stuolo di familiari … chi è questa anzianotta? (Si riferisce a Vera che ha un sobbalzo). Piacere sono Ghitta Paoloni la sorella minore … (Si è cambiata in fretta è in uno stato pietoso).

Vera:                 Ghitta?

Lino:                 Ma non eri morta?

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Delia:                Morta? No, è stato un falso allarme, mi sono ripresa  alla grande … sono

stanca: ho fatto un viaggio terribile. Vengo da … (A Cristina). E così ha sposato lei in fin della fiera? (Le da una pacca). Mio figlio dov’è?


Cristina:


Ma come, non lo sa: è tornato a casa!


Delia:


In quale casa?


Vera: E certo adesso ha l’imbarazzo della scelta. Se permettete non credo ad una parola … mi dica, come mai al “mio” matrimonio non è venuta?

Delia: (Non sa rispondere). Cosa vuole che mi importi del suo matrimonio. Perché lei è sposata? In quel periodo ero molto malata e poi mi è andata a fuoco la capanna, volevo dire la villa … ricordi Lino?

Lino:                 Sì … come si fa a scordarlo. Mamma mia si mette male, come ne esco?

(Tra se). Sorella cara sei piombata in casa a nostra insaputa, così all’improvviso, nonti aspettavamo .


Vera:


Lo credo bene!


Elio:


Signori il conte, deve dire delle cose, prego di lasciarlo parlare!


Lino:


Devo dire qualcosa?


Alida:


Non si faccia pregare: sputi il rospo.


Lino:                 Rospo? Qui davanti a tutti? Ebbene sì! Signori eredi e non … ormai i


giochi sono fatti. Io sono l’unico proprietario dei miei beni. Ho messo in scena questa buffonata con il loro aiuto per liberarmi di voi due sanguisughe … mi avete portato alla disperazione con la vostra smania di ricchezza. Mi avete fatto firmare di tutto a mia insaputa, avete approfittato della mia bonarietà ma fortunatamente me la sono cavata, i documenti che avete visto sono falsi, notaio, atti e quant’altro. Tutto finto! Lino Paoloni è il solo conte … Elio. Porta i documenti. (Elio li va a prendere).

Elio:                  Prego conte! (A parte). Adesso ridiamo. Ha lasciato a me il palazzo!

Lino:                 Leggete pure … non ho più niente da temere … ed è tutto regolare!

Vera:                 (Si accascia sul divano, poi anche Cristina fa la stessa cosa).

Delia:                Ed io? (Parla per se stessa).

Vera: Così impari … vattene in Messico! Estromessa da un deficiente. Con tutta la fatica che ho fatto per accalappiarlo mi ritrovo con un pugno di mosche …

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Cristina:

soldo …


Sciagurato, sono quattro anni che sto lottando e mi ritrovo senza un


Lino: Non fate la sceneggiata per quattro soldi (Respira a pieni polmoni, si sente soddisfatto, gag a piacere).

Elio:                  Caro conte la vedo ristabilito, con permesso! (Prende le carte per


riporle). Conte … ma … la firma del notaio … guardi un po’ …non è Ghibellini! (Elio è come pietrificato. I tre iniziano a svignarsela).

Lino: Accidenti di chi è? Elio … nientemeno … sono rimasto in bolletta? Perbacco Elio? Il palazzo era destinato a te! (Tenta di strozzarsi con quello che trova). Mi si metta in condizionedi morire … Presto le pillole … straparlo? Barcollo,muoio … mi si aiuti … sono guarito e ora mi ammalo di nuovo? (Finisce in camera, Elio lo segue disorientato).

Vera e Cristina stanno male, cadono a terra ma nessuno accorre da loro. Delia, si toglie il travestimento e si siede sul sofà.


Delia:

voi due


Che fosse un ingenuo lo si sapeva ma non fino a questo punto! Alzatevi “ereditiere”. Sarete contente adesso! (Le due svengono).


Elio:                  Delia, presto: il conte è ricaduto in depressione: si sta suicidando!


(Gestaccio di Delia, prende la sua borsa e se ne va, ci ripensa, si guarda attorno, prende il primo oggetto che trova e lo infila nella borsa ed esce). Siete tre ingrate! (A sua volta prende quello che gli capita sotto mano, stacca un quadro dalla parete toglie la livrea e se ne va). Scemo sì ma questo lo prendo io!

Lino: (Entra barcollante). Sono morto! (Vede le donne a terra). Accidenti, che cos’hanno? Si saranno avvelenate … siamo accomunati dallo stesso destino. Che fine miseranda … il conte Paoloni sul lastrico … e per colpa loro! Elio, presto, le pillole! … Elio! (Si aggira qua e là poi esce, si sente un frastuono, rientra). Elio! Se n’è andato: miserabile truffatore … ridammi almeno i soldi che ti ho regalato sotto banco! Attilio! I diecimila … dammeli!

FINE

Ogni riferimento a luoghi, fatti o persone è da ritenersi puramente casuale.

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