L’eredità di nonno Leone

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L' EREDITA'

DI

NONNO LEONE

COMMEDIA GIALLO-UMORISTICA

di

Adriana Bonini

Personaggi:

Nina, Gaetano, Elvira, Teodoro          nipoti del fu nonno Leone     

  

 Antonio Spinòria                                Notaio

Matilde                                                governante

Edgar                                                  maggiordomo

Clelia                                                  moglie di nonno Leone

Armando Domenica                           ispettore di polizia

Nicola Misericordia                           agente scelto

Clara                                                   sorella di Clelia

commedia depositata alla Siae - codice opera 904150A

ATTO I°

Una giornata tempestosa...

Tuoni,  fulmini  e pioggia torrenziale all'esterno.

Interno. Studio di casa signorile: divano da una parte e angolo con scrittoio dall'altra. Sedie, poltrone e appendiabiti.

Scena I°

Nina e Gaetano, poi Elvira e Teodoro

Entrano, bagnatissimi, NINA e subito dietro di lei GAETANO. Si tolgono i cappotti che appenderanno.

NINA -  Aaah... finalmente un po' di pace: Sembra si sia scatenata la III° Guerra Mondiale là fuori! Brr... che freddo: tutta quella pioggia bagnata!

GAETANO -  Beh, non si è mai vista una pioggia asciutta... forse nei film di fantascienza, sorellina (le dà un buffetto sulla guancia).

NINA - (scostandosi) Dài, mi devi sempre trattare come la sorella MINORATA?

GAETANO - MINORE, Nina, la sorella minore ... non minorata. Anche se... a volte, ho dei dubbi....

NINA - Cosa vorresti dire?

GAETANO - Niente, niente... assolutamente....

NINA - Senti, non è il caso guarda! non mi sembra proprio il caso di fare il SARGASSO!

GAETANO - Forse vuoi dire il SARCASTICO!

NINA - Sì, insomma... ! Non siamo qui per una cosa piacevole, lo sai... e non vedo l'ora di tornarmene a casa.

GAETANO - A casa dai tuoi gattini? ... pissi, pissi... (la stuzzica)

NINA - Dài, smettila! E' molto più piacevole avere a fare con sette gattini vivi che con un nonno morto.

GAETANO - Già... anche perché dal caro nonno Leone non beccheremo neanche un centesimo bucato di eredità, te lo dico io. Chissà se si sarà ricordato di menzionarci nel suo testamento.... boh...

NINA - Ma certo che sì: siamo sempre i suoi adorabili nipoti!

GAETANO - Ah, ah, ah..... sì.. adorabili come un  cinghiale in carica...   

(entrano ELVIRA  e TEODORO )

ELVIRA - Te l'avevo detto, io. Vedi? i tuoi fratelli ci sono già: che figura, arrivare tardi alla lettura del testamento del nonno! Non me lo dovevi fare questo, non me lo dovevi proprio fare (Elvira e Nina si salutano scambiandosi un bacio di circostanza,i due uomini si dànno un cinque)!

TEODORO -  Mogliettina, ti ricordo che il nonno è mio, non tuo: sono io suo nipote, non tu. Ehm... ERO suo nipote.... che tristezza... (tira fuori dalla tasca un fazzoletto e comincia a piangere e singhiozzare con un certo rumore)

NINA - Vieni Elvira, siediti qui vicino a me e non ti preoccupare: ci siamo solo noi quattro. Il notaio non è ancora arrivato.

ELVIRA - E come mai è in ritardo?

GAETANO - Si sarà trattenuto con le sue scartoffie... e magari tra una scartoffia e l'altra con la sua segretaria...

NINA - Non dargli retta Elvira; Gaetano è sempre il solito monellaccio INAPPETENTE....

 ELVIRA - Vorrai dire IMPENITENTE,  Nina.

NINA - Oh, che noia! ma siete capaci solo a correggermi voi Premi Nobel? Comunque il Gaetano, impetti... impenni... insomma... monellaccio, lo è stato  sempre, fin da piccolo.

GAETANO - Già... è per questo motivo che il nonno non mi poteva vedere.

NINA - ... sai benissimo che non è vero. Nonno Leone ti avrebbe voluto a capo della sua azienda. ..... certo che quando tu ti presentasti  al lavoro con i capelloni lunghi vestito solo con una foglia di fico dicendo che saresti vissuto mangiando radici e bevendo rugiada.... e poi te ne andasti nella savana per cinque anni... capisci che un po' male ci rimase anche lui. Ma ti voleva bene, ne sono certa!

GAETANO - E dimmi un po', sorellina cara. Voleva bene anche a te quando minacciò di diseredarti al tuo quarto matrimonio nel caso in cui fallisse anche questo?

NINA - Che colpa ne avevo io se nei tre precedenti avevo sposato tre  emeriti idioti?

ELVIRA - E nel quarto matrimonio?

NINA - Il quarto idiota! OOoooh, ma basta parlare di me... (rivolgendosi a Teodoro) quando il nostro fratellino è così triste...

ELVIRA - Dài Teodoro, smettila, non esagerare. In fondo anche con te non è stato così magnanimo!

TEODORO - Non è vero: nonno mi faceva sempre fare cavalluccio sulle sue ginocchia!

ELVIRA - Non voleva che Teo sposasse me, non ci aiutò per niente con la casa e disse che ce li potevamo scordare i suoi soldi!  (al marito) E smettila di piangere!

 GAETANO - Fantastico! e bravo nonno Leone: così hai lasciato un meraviglioso ricordo in ognuno di noi, eh? Ma ragioniamo: se, come è vero che l'acqua è bagnata,  nessuno di noi può sperare di beccare un solo centesimo da questa eredità... mi sorge una domanda: come mai siamo stati convocati? cosa ci facciamo qua? 

Scena II°

Detti più il Notaio Antonio Spinòria

Entra il NOTAIO: porta con sé una grossa cartella di documenti. Si siede alla scrivania e comincia a ordinare i suoi fogli.

NOTAIO -  Ora ve lo dico.

NINA - Mamma....  è arrivato!

ELVIRA - Sembra un professore...chissà perché, ma mi sento come se dovessi essere interrogata... e non ho studiato! Teo....e smettila di frignare!

GAETANO - Sì, professore dei miei stivali...

NOTAIO - Non v'interrogherò, niente paura! non sono professore degli stivali di nessuno:  sono il notaio  Antonio Spinòria incaricato dal vostro fu nonno di redigere il suo testamento che ora vi leggerò. Siete stati convocati per questo (sventolando il foglio).

NINA - Allora si è  ricordato di noi! visto? lo dicevo io, non poteva essere così cattivo... in fondo... ci voleva bene... ci sarà qualcosa anche per noi: il nonno era così squisitamente RICCO!

ELVIRA - Già.. ed era anche così squisitamente AVARO! speriamo solo che si sia ricordato di scucire qualcosina. Se non fosse altro, per Teo che continua a sbavarmi addosso: e piantala!

GAETANO - Se fossi in voi, non starei troppo tranquillo: il vecchio era pieno di sorprese! 

NOTAIO -  (si schiarisce la voce):

"Io Leone Salvemini, nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali, lascio al maggiore dei miei nipoti, il mio prediletto Gaetano..."

GAETANO - Ci siamo ragazzi!

NOTAIO - Silenzio, prego!  " .... il mio massimo disappunto per non aver accettato di partecipare in qualità di direttore alla vita della mia azienda e la mia totale commiserazione per la vita dissoluta da hippy che si è scelto.... e nemmeno un soldo!"

GAETANO - Lo sapevo: nonno non si è mai smentito in vita.... figuriamoci da morto!

NINA - E dài, silenzio: in fondo era nostro nonno.

NOTAIO - "In quanto alla mia Nina..."

NINA - (contenta) Ora tocca a me!

NOTAIO - "... la mia svampita nipotina, le  lascio tutta la mia delusione per non essere riuscita a tenersi nemmeno un uomo ... e, come già annunciatole in vita, nemmeno un soldo!"  

NINA piange,TEODORO idem, ELVIRA a turno asciuga le lacrime dei due.

GAETANO - Come volevasi dimostrare!

NOTAIO - "E arriviamo al terzo nipote..."

ELVIRA- Lo senti, Teodoro caro? ora tocca a te! A te lascerà senz'altro qualcosa: tu hai sempre lavorato per lui!

NOTAIO - "... a quel tontolone di Teodoro, che non ha fatto altro che arrecarmi guai da quando è arrivato in azienda. Un disastro era! A lui lascio la mia ingratitudine e la mia profonda e sentita compassione per la petulante e avida moglie che si è scelto..... e  ovviamente nemmeno un soldo!"

ELVIRA piange, TEODORO idem, NINA a turno asciuga le lacrime dei due.

NINA - Gaetano, forza, non stare lì impalato! Aiutami a CONSOLIDARLI, su...

GAETANO - Semmai a CONSOLARLI! ma... a che pro? ormai la frittata è fatta! Però... se nonno Leone non ha lasciato né a me né a voi la sua immensa fortuna... a chi l'ha lasciata?

Scena III°

Detti più la signora Matilde

Fa capolino la signora MATILDE , governante della casa. E' una signora molto schietta, concreta, abituata al lavoro ma con un animo sensibile e generoso. Ad un cenno del notaio entrerà nella stanza .Gli consegnerà dei fogli. Parlottano sottovoce.

NINA - La signora Matilde?

GAETANO - Non mi dire che...

ELVIRA e TEODORO -  (smettono all'improvviso di piangere) ....ha lasciato tutto a lei?

NINA-  La signora Matilde ?

NOTAIO -  (dopo aver esaminato i fogli)  Vi chiedo di aspettare un attimo, devo tornare in ufficio. C'è qualcosa che non mi è chiaro. Torno subito.

GAETANO - E ci lascia così...?

NOTAIO - Già, scusate. Signora Matilde  si accomodi, prego (se ne va)

ELVIRA - E così la cara signora Matilde, "la furbetta" eredita tutto, eh?

MATILDE - Come "la furbetta" scusi?

ELVIRA - Sì, furbetta! perché con la scusa di fare la governante in questa villa, si è lavorata per benino il nonnino... e si è fatta lasciare il soldino!

MATILDE - Guardi che io non ho FATTO la governante con una scusa: io SONO governante di questa villa ormai da quasi 40 anni....!

ELVIRA - Oh, ...quisquilie...

TEODORO - Sì, è vero. Me la ricordo la signora Matilde quando venivamo qui a giocare: mi faceva una cioccolata calda buonissima, un capolavoro!

NINA - Oh sì, la ricordo anch'io: una vera RAFFINERIA!

GAETANO    - Oh, Nina... RAFFINATEZZA, non RAFFINERIA! comunque il nonnetto ci ha giocato proprio un bello scherzetto!

ELVIRA - ...e chiaramente quando i nipoti venivano a trovare il nonno, lei tramava  mettendo Leone contro di loro affinché il vecchio non gli lasciasse nemmeno un centesimo, dica la verità! La dica!

MATILDE - No, non è assolutamente vero!

TEODORO - No, non è vero! ha ragione la signora Matilde  mi ricordo: lei ci voleva bene, non tramava, non tramava per niente!

ELVIRA - Insomma Teodoro, ma da che parte stai?  possibile che non parli mai e quando ti svegli parli a sproposito? STAI ZITTO... E PIANGI (gli porge il fazzoletto. Teodoro inizia a piangere)!

MATILDE - Già, ha ragione il signor Teodoro, io vi volevo bene. Siete voi che non me ne avete mai voluto, ecco. Mi dispiace, ma ora che è morto il signor Leone, lo dovevo dire.

GAETANO - Beh, se giochiamo al gioco della verità: sì, è vero Matilde, non te ne abbiamo mai voluto...

 ELVIRA - E te ne vorremo ancora meno d'ora in poi: noi impugneremo il testamento e  ti licenzieremo! Ti manderemo fuori di casa!

MATILDE - Oh, no! NO! Non potete fare questo: dopo tanti anni di onorato servizio.... no, no.... oh, se lo sapesse il vostro povero nonno, non vi permetterebbe di agire così! Siete proprio cattivi!...e lei, signora Elvira, è la più perfida di tutti... la sua avidità le si ritorcerà contro!

Scena IV°

Detti più Edgar

Si affaccia il maggiordomo tipicamente inglese.

EDGAR - Silenzio, please. Ritorna il notaio.

Il notaio rientra.

NOTAIO - Bene, ora  è tutto chiaro.

NINA -  Già... è chiaro che l'immensa fortuna del nonno andrà alla sua governante. NOTAIO -  No, signorina, non tragga conclusioni affrettate! Secondo le volontà di vostro nonno Leone, il suo patrimonio che annovera l'azienda vitivinicola di famiglia, le immense fattorie inglesi, le tenute irlandesi, i ranch americani, i cascinali toscani e le ville sparse per l'Italia tra cui questa.... e  dunque ammonta a .... un momento.... ancora un attimo....  600.000 milioni di euro!

NINA - COOSAAA?!? Non è possibile, è  una SOMMITA' enorme!

GAETANO - SOMMA, Nina, si dice SOMMA, non sommità! Anche se questa volta hai reso proprio l'idea! E' una cifra stratosferica, un mucchio di grana!

Teodoro singhiozza.

ELVIRA - E a chi toccherà questa immensa fortuna?

NOTAIO -  Venga, sieda anche lei Edgar.

ELVIRA - Edgar? Oh, no, non è possibile! Questa è una beffa bella e buona! Io me ne vado! (si alza e fa per andarsene)

NOTAIO - Signora, la prego, si sieda, l'erede non è nemmeno Edgar.

NINA, GAETANO, ELVIRA e TEODORO - E chi??

NOTAIO - L'erede legittima: sua moglie Clelia!

ELVIRA - Il nonno  aveva una moglie?

NINA - (contenta)  Che bello: il nonno  si era sposato!

TEODORO - Il nonno si era sposato..... (ricomincia a piangere disperato)

GAETANO - Ah, ah, ah! Il nonno si era sposato! All'età di 106 anni, ah, ah, ah! Quel vecchiaccio maledetto, ah, ah, ah... comincia quasi a diventarmi simpatico!

NINA - Beh, il nonno è sempre stato un dongiovanni... e un gran bell'uomo. Quando faceva l'armatore ha girato il mondo e aveva una donna in ogni ORTO!

ELVIRA - PORTO, Nina...Possibile che non ne imbrocchi una? Comunque.... dov'è questa Clelia?

NOTAIO - Dovrebbe essere già arrivata.

EDGAR - Se permette, vado ad accoglierla.

NOTAIO - Prego.

Edgar si alza ed esce.

 

ELVIRA - Ragioniamo... se il nonno aveva 106 anni, questa Clelia, ammesso che sia un po' più giovane di lui, avrà sempre i suoi bei 90 anni...

NINA - La nonnina Clelia.... che tenera...

GAETANO - E allora? cosa vuoi dire?

ELVIRA - Voglio dire che la nostra eredità è andata a una vecchietta!

TEODORO - Dove vuoi arrivare mogliettina?

ELVIRA - Non ci arrivate, eh? voglio dire che un'ereditiera di 90 anni sarà malandata, malaticcia, probabilmente è sulla sedia a rotelle e sicuramente avrà già un piede nella fossa: quindi non potrà vivere ancora a lungo... specialmente se le si dà un piccolo aiuto....

NINA - Ma che aiuto vuoi darle? non ne ha bisogno... ha già tutti quei soldi....

GAETANO - Nina, sveglia! Elvira ha ragione.... possiamo darle un aiuto a lasciare questa valle di lacrime... a togliersi di mezzo... così gli eredi saremo noi!

NINA - Che mente diabolica!

TEODORO - M...ma non è così bello, no. non è bello ciò che vuoi fare.

ELVIRA - Oh, dài Teo, non fare il moralista! anche a te farebbero piacere quei soldi!

Tu sta' bravo, devi solo lasciar fare a me.

Rientra Edgar.

EDGAR - E' arrivata la signora Clelia.

Scena V°

Detti più Clelia

Fa il suo ingresso Clelia che contrariamente a  quello che tutti si aspettano, è una bella ragazza giovane, sana, vestita elegantemente a lutto e molto raffinata. Tutti rimangono stupefatti. Tutti tranne  Matilde ed Edgar.

NINA - E quella sarebbe la nonnina? 

ELVIRA - Ma... ma... non è possibile!

Anche il notaio Spinòria resta annichilito e immobile. Poi reagisce.

NOTAIO -  Ehm... sì,... allora....: "Io Leone Salvèmini, lascio tutti i miei beni, le mie rendite  le mie tenute, i miei possedimenti terrestri e non"

NINA - Il nonno possedeva anche la VIA LATTEA?

NOTAIO -   No signorina: solamente qualche atollo in Polinesia. Proseguo: "... alla mia beneamata Clelia che ho sposato all'età di 106 anni ma che in realtà ho conosciuto e aspettato da sempre. A lei, che amerò per altri 106 anni".

GAETANO - E bravo il nonnino... proprio un intenditore...

TEODORO -  Com'è bella!

CLELIA - Posso andare ora, signor notaio? ho un appuntamento dalla manicure...

NOTAIO -  (piacione) Lei può andare dove vuole, cara signora.

Uscendo dalla stanza Clelia porgerà la mano all'avvocato che farà il baciamano.

GAETANO -  Se ne va già? Che peccato!

TEODORO -  ..ha un appuntamento dalla manicure....

MATILDE - Beh... ora che tutto è stato chiarito, possiamo andare? io ho le lenzuola da cambiare, il mio lavoro non si ferma mica!

NOTAIO -  Prego, signora Matilde.

EDGAR - Se non avete più bisogno di me, toglierei il disturbo anch'io.

NOTAIO -  Prego, Edgar. Cari ragazzi, io vi saluto: del resto, qui ho concluso. Ho un mucchio di lavoro da sbrigare. (raccoglie le sue carte) Arrivederci (se ne va).

GAETANO  -  E così, siamo stati tutti quanti gabbati dal nonno terribile. ... e dalla sua bellissima moglie.

NINA - Chi immaginava che il nonno si era risposato? e alla sua età? Quell'uomo era incredibile!

TEODORO - ... lei va dalla manicure...

 ELVIRA - (scuote suo marito per cercare di riportarlo alla realtà) Comunque sarà anche bellissima...  che poi... non è tutto quel granché...

GAETANO - Lo è, lo è, altroché se lo è! Vero Teo?

TEODORO - (con espressione molto sognante) ..ha un appuntamento dalla manicure....

ELVIRA - Comunque, dicevo... NON E' GIUSTO!  QUELL'EREDITA' E' NOSTRA!  Ma vi pare possibile che una sciacquetta mai vista e mai conosciuta si prenda tutta l'eredità? non è giusto nei vostri confronti... e nemmeno nei miei!

NINA - E' vero, noi siamo sempre stati suoi nipoti fin dalla nascita, ma lei, quella  SCIAP... SCIARPETTA... insomma quella lì  non è mica nata "moglie di Leone". 

GAETANO - Nina, per favore, risparmiaci.

NINA - Comunque ha ragione Elvira: non ha diritto a niente.

ELVIRA - Esatto, ha ragione Nina:  impugneremo il testamento e la cacceremo di casa, altroché! non avrà un soldo!

NINA - Sì, bene, brava!

ELVIRA -  Bisogna agire subito, presto prima che a quella donnaccia venga in mente di tramare qualcos'altro contro di noi....

GAETANO - Guarda che non ha tramato proprio niente contro di noi: ha semplicemente ereditato tutto!

TEODORO - Quale donnaccia? qui non c'è nessuna donnaccia.... (assente)

ELVIRA - ...e prima che a quest'imbecille si spengano definitivamente gli ultimi neuroni rimasti! Avanti, muoviti! (vorrebbe  trascinarlo fuori dalla stanza, ma l'uomo non si muove. Lo spinge) Teodoro, per favore, comportati da uomo!

TEODORO - Quale  uomo? qui non c'è nessun uomo...

NINA - Dì, non ho mai visto Teo così preso dal fascino femminile. Si è preso proprio una bella BOTTA!

GAETANO - Una bella COTTA direi. Ma l'hai vista? come si fa a non prendersi una cotta? è veramente una donna pazzesca, una femmina di una bellezza fuori dal comune...

NINA -  Gaetano! per favore!

GAETANO - ...mmhh... una creatura perfetta .... perfetta...

NINA - Andiamo (lo trascina fuori)

Scena VI°

Matilde ed Edgar

Arrivano  Matilde  con un piumino per spolverare ed Edgar con uno spray e uno straccio.

MATILDE -  Il signor Leone voleva che tutto splendesse in casa sua.... sia fatta la sua volontà.

EDGAR - Già.

MATILDE - Sai, Edgar? sono proprio contenta che sia finito tutto alla signora Clelia: almeno quei mammalucchi dei nipoti e quella vipera della signora Elvira sono rimasti con un palmo di naso!

EDGAR - Già.

MATILDE - Era un genio il mio signore, un GENIO.... un vero genio.... (si siede e si commuove)

EDGAR - Già... oh, madam Matilde, cosa le succede? In tanti anni che presto servizio qui, non l'avevo mai vista piangere....  lei era molto legata a mister Leone, it's  ritght?

MATILDE - Sì Edgar... sono venuta a servizio da lui molto giovane e ho vissuto sempre in questa casa . Ho diviso la vita con il signor Leone e tutti  i suoi tormenti e le sue gioie, i suoi successi e  le sue delusioni.... tutti i suoi sentimenti... sono stati anche i miei... Io ho sempre rispettato il mio padrone, ma più passava il tempo e più mi affezionavo a lui e al suo mondo.... tanto da non poterne fare a meno. I suoi modi garbati da uomo volitivo ma sensibile e intelligente... ora mi mancheranno... ora mi sento svuotata...

EDGAR - Capisco, madam... ma non deve abbattersi così... è stata fortunata a servire per tanto tempo un padrone così  eccentrico, versatile e con una vita ricca di cose belle. Ora non deve sentirsi svuotata... ora.... ci sono io....

MATILDE - (riprendendosi in fretta da un momento di sconforto) Eh... appunto...

EDGAR - Cosa vorrebbe dire?

MATILDE - Niente, Edgar. Lo so che mi sei vicino. Sono solo un po'di cattivo umore per i nipoti del signor Leone. Te li raccomando quelli: solo a caccia di soldi, non hanno avuto nemmeno un briciolo di bene per il loro povero nonno.

EDGAR - Mi permetta, madam, ma la definizione  "povero" non si addice proprio a mister Leone.

MATILDE - E invece sì. Non credi caro Edgar che il "povero" signor Leone avrebbe gradito avere dei nipoti un po' più rispettosi e amorevoli anziché dei buoni a nulla come si è ritrovato?

EDGAR - In effetti, madam.

MATILDE - Da quando i loro genitori hanno avuto quel terribile incidente, che Dio li abbia in gloria, hanno cambiato città e non una volta sono venuti a trovare il loro nonno... e adesso che non c'è più, tutti qui per l'eredità! Un genio, Edgar: il mio padrone è stato un genio a nominare erede universale la signora Clelia.

EDGAR - In effetti, madam... per quanto anche la signora Clelia sia una creatura alquanto singolare.

MATILDE - Sì... se ti devo dire la verità, all'inizio non era affatto nelle mie grazie: ci ignoravamo cordialmente. E poi, considerata la forte differenza di età, era chiaro che si trattava di una cacciatrice di dote. In seguito però mi sono abituata alla sua presenza in questa casa: non era mai chiassosa o prepotente, era elegantissima nelle parole e nei movimenti.... dava un tocco di classe, ecco. Certo, la loro unione era un po' insolita: lui la lasciava libera di andare e fare tutto quello che voleva... con chiunque. Lei però, almeno gli ha voluto bene.

EDGAR - In effetti, madam.

MATILDE - Oh, Edgar:  si è incantato il disco? sai dire solo "in effetti, madam"? non credi che sia meglio pensare alla cena? e bisogna preparare anche le camere degli ospiti: i signorini si fermeranno qui per stanotte. Non si metteranno per strada certo con questo diluvio!

EDGAR - In efff.... sì, madam. Vado a dare disposizioni. (Edgar se ne va e Matilde dietro)

Scena VII°

Clelia e Gaetano. Poi Teodoro.

(Entrano  Clelia e Gaetano insieme: ridono e brindano)

GAETANO -  Cin, Clelia, a questo incontro inaspettato.

CLELIA - ... E assolutamente gradito.

GAETANO - Assolutamente!  Ma...tu non avevi un appuntamento?

CLELIA - Non ci sono più andata.

GAETANO - Come mai?

CLELIA - Così.... avevo bisogno di stare un poco da sola ... di riflettere un po'...

GAETANO - E... su cosa?

CLELIA - Mah....  sul tempo che passa... sulla vita....  tu non lo fai mai?

GAETANO - Che cosa?

CLELIA - (ride) Riflettere!

GAETANO -  mmmh.... No, troppo complicato. Lo trovo una perdita di tempo: la vita va goduta attimo per attimo.

CLELIA - (mostra di non essere indifferente al fascino di Gaetano) Sono completamente d'accordo.

GAETANO - Allora saliamo in camera mia. Sai che sono un pittore? l'ultimo quadro che ho dipinto è una bellissima natura morta. Mi piacerebbe  mostrartela: senz'altro una donna sensibile  come te saprà apprezzarla (fa ber abbracciarla).

CLELIA - Ehi, ehi, ehi.... quanta esuberanza... su, da bravo....  (ridono)

Arriva Teodoro.

TEODORO - Clelia, buonasera.   Ciao Gaetano.

GAETANO -  Buonasera, fratellone.

TEODORO -  Spero di non aver interrotto nulla d'importante.

CLELIA - Assolutamente no. Vieni, brinda con noi: tra poco sarà pronta la cena.

TEODORO - No, io...  (agitandosi)  Clelia, io non posso più stare senza di te... dal primo istante, da quando ti ho vista io non ho più pace. Non mi è mai accaduto niente di simile, io penso sempre a te, ti vedo anche dove non ci sei...  ti voglio sempre.... devo averti... sono malato d'amore ... devi essere mia... solo mia... 

CLELIA - Teodoro, non so che dire....  Càlmati!

GAETANO - Fratello, ehi, dàtti una calmata,... non ti ho mai visto così! Dov'è tua moglie?

TEODORO - Lascia stare mia moglie, finalmente ho un attimo di libertà, ma non sarà servito a nulla se non avrò Clelia!

CLELIA - Senti, Teodoro, calmati. Tu sei un uomo molto sensibile e... io capisco ma... non... non ci si comporta così. Vieni a tavola... è ora di cena..... e lasciami in pace!  (Teodoro rimane annichilito ed immobile mentre Clelia e Gaetano se ne vanno)

GAETANO - Allora Clelia, andiamo?

CLELIA - Sì, andiamo.

GAETANO - E... dopo cena... vedrai la mia natura morta, vero?

CLELIA - Ci penseremo...

Vanno via insieme a braccetto, un po' spaventati dallo strano atteggiamento di Teodoro. Teodoro resta solo, prima barcolla, poi si prende la testa fra le mani come se gli scoppiasse. Cade in ginocchio sul palco.

FINE  ATTO I°

ATTO II°

A differenza del giorno precedente, è una bella mattinata di sole. Cinguettìo di uccellini. Nina ed Elvira sono già nello studio dopo aver fatto colazione.

Scena I°

Nina ed Elvira. Poi Gaetano, Teodoro, Matilde ed Edgar.

NINA - (stiracchiandosi) Aahhh... questa notte ho dormito proprio bene.

ELVIRA - Già... ed era buona anche la colazione. Certo che oggi sembra di essere in un altro mondo rispetto a ieri: guarda com'è bello sereno..

NINA - Penso che con questo sole l'idea migliore sia fare una bella passeggiata. Sì, andremo in campagna a visitare le tenute del nonno. Ti accompagnerò io.

ELVIRA - D'accordo Nina, ma mi piacerebbe anche vedere per bene il parco della villa. Io non l'ho mai visitato tutto, ma Teodoro mi ha sempre detto che è grandissimo e con molte piante di tutte le specie. 

NINA - Già, al nonno piacevano le piante e i fiori e ha sempre avuto cura del parco: ha fatto giungere giardinieri da ogni parte del mondo e così ha degli esemplari esotici e rarisssimi.

ELVIRA - (che non era molto attenta) ... di giardinieri?

NINA - Ma no, Elvira, di flora. Ci sono piante di ogni tipo e specie: molte sono solo ornamentali, altre invece sono carnivore e altre ancora  medicamentose. Pensa che un santone africano gli ha regalato alcuni arbusti stranissimi da cui si ricavano infusi con effetti miracolosi. 

ELVIRA - Non mi dire... interessante. Ho proprio bisogno di vedere cose nuove e distrarmi un po' dopo la tragica notizia di ieri sera.

NINA - La notizia della morte del nonno?

ELVIRA - No, la notizia che tutta la nostra eredità andrà a quella donna!

NINA - Aaahhh.... quella....

In quel mentre arriva Gaetano

GAETANO -  (sbadigliando) Buongiorno a tutt'e due.

NINA - Ciao, fratellone!       Hai dormito bene? hai l'aria un po' SCONTORTA.

GAETANO - Casomai SCONVOLTA, Nina. No, in effetti non ho riposato molto bene.

ELVIRA - Certo che non ha riposato bene: sappiamo  che cosa ha fatto stanotte, vero Nina?

NINA - Già... come al solito si è divertito... e sappiamo benissimo dove e con chi, vero Elvira?

ELVIRA - A proposito: hai mica visto Teodoro? quando sono scesa dormiva ancora e non ho voluto svegliarlo.

GAETANO - No, sono sceso da solo.

 

Arriva Teodoro.

 NINA - Eccolo! ti stavamo aspettando, Teo. Hai visto che bella giornata oggi?

TEODORO - Non per me: ho un terribile mal di testa.

ELVIRA - Oh, Teo. Proprio oggi con un così bel sole: volevo visitare il parco della villa!

TEODORO - Visitalo da sola: io torno di sopra!

ELVIRA - Oh, ma Teo... non mi hai mai risposto così!

NINA - Povero Teo, è solo perché adesso è  dolorante!  io vado a cercargli un cachet. Edgar? (se ne va)

Arriva la governante molto agitata.

MATILDE - Oddio, oddioddio, oddioddio....

GAETANO - Signora Matilde, cosa c'è?

MATILDE - Oddio, oddioddio, oddioddio....

ELVIRA - Ma cosa le capita? non si capisce...

NINA - (Portando il cachet)  Ecco Teod... cosa càpita? Edgar!

EDGAR - Eccomi, miss. Desidera? Madam Matilde, cosa...

METILDE - Oddio... di là... di là...

(Edgar va di là e ritorna agitato)

EDGAR -  Oddio, oddioddio, oddioddio....

NINA - Signora Matilde, cosa c'è di là?

MATILDE - La stanza della signora Clelia...

EDGAR - ... e la signora Clelia è...

MATILDE ed EDGAR - ... MORTA!

TUTTI I NIPOTI - Coosaa?

GAETANO - Clelia... NO!!

TEODORO - Una così bella donna!!! (scoppia a piangere)

ELVIRA e NINA - QUESTA POI!!

MATILDE - Oddioddio... misericordia...

Scena II°

Detti più l'Ispettore e l'Agente.

EDGAR - Beh, penso che in questo tragico momento sia meglio chiamare qualcuno.

MATILDE -  Ecco , Edgar, bravo. Va' tu a chiamare qualcuno che io non ce la faccio.(Edgar esce) Oddioddio... misericordia...

NINA - Come fa ad essere morta?

ELVIRA - Facile, Nina: ha smesso di respirare.  

NINA - Ma solo ieri respirava!

GAETANO -  Eccome se respirava.... respirava così bene!

TEODORO - ...respirava così bene....

ELVIRA - E dài, ragazzi, non fate la commedia. La morte di Clelia càpita proprio a fagiolo!

NINA - Cosa c'entra il fagiolo adesso?

ELVIRA - Voglio dire che se è ora morta l'unica ereditiera, non dovremo più impugnare il testamento: l'eredità sarà tutta nostra!

GAETANO - Già... e vero! ma.... a che prezzo!

TEODORO - A che prezzo... una così bella donna...

ELVIRA - Teodoro, smettila, sempre con queste  litanìe funebri! invece di essere contento: tra un po' ci arriveranno un sacco di quattrini....

MATILDE - (che ha ascoltato tutto) Non vi permetto, sapete? non vi permetto di essere contenti della morte di vostro nonno Leone, della signora Clelia e ora anche di prendervi la loro eredità! non è roba vostra e voi non la meritate proprio!

ELVIRA - E appena entreremo in possesso dei NOSTRI soldi, licenzieremo subito questa PETTEGOLA MALIGNA!

Torna Edgar con l'Ispettore Armando Domenica e il suo aiuto agente Nicola Misericordia.

EDGAR - Signori, vi presento l'Ispettore Armando Domenica e il suo aiuto agente Nicola Misericordia.

L'ispettore porge la mano a Matilde.

ISPETTORE -Mi presento Domenica. (Matilde sembra non capire) Ho detto mi presento Domenica.

MATILDE - E se si presenterà domenica, le stringerò la mano domenica: oggi è sabato!

EDGAR - Madam Matilde, l'ispettore si chiama così.

MATILDE - Poteva dirlo subito. Molto lieta.

MATILDE -  (a Edgar) Ma... credevo che avessi chiamato un medico: cosa c'entra la polizia?

EDGAR- Il medico era malato, li ho trovati nello studio e sono venuti loro!

ISPETTORE - Allora ragazzi, chi È morto?

MATILDE - La signora Clelia.

ISPETTORE - Chi è la signora Clelia?

NINA - Era la moglie di nonno Leone.

AGENTE - E dov'è nonno Leone?

ISPETTORE - Non cominciamo: sono io che faccio le domande! Chiaro? (pausa) E dov'è nonno Leone?

TEODORO - E' morto.

ISPETTORE -  Anche lui?

AGENTE - C'è un killer in giro!

GAETANO - Ma no, il nonno è morto prima: del resto aveva 106 anni, era anche ora!

ISPETTORE - E' sicuro che sia morto di vecchiaia?

AGENTE - Sembra proprio di sì.

ISPETTORE - Dici?

AGENTE - Dico.

MATILDE - Senta, ispettore: di solito il poliziotto in casi come questo, ispeziona il corpo.

ISPETTORE - Giusto: dov'è il corpo di nonno Leone?

TEODORO - Non è qui.

ISPETTORE - Ohibò, l'hanno rubato!

AGENTE - E adesso?

MATILDE - (a Edgar) Ma chi ci hai portato? (all'ispettore) Il corpo della signora Clelia!

ISPETTORE - Ahh... chi è la signora Clelia?

MATILDE - Venga con me, ispettore. L'accompagno.  (se ne vanno)

I nipoti rimangono soli  nella stanza.

ELVIRA - Bisogna parlare con il notaio.

NINA - Per organizzare il funerale di Clelia?

ELVIRA - Ma no, sciocchina: per prendere subito possesso della nostra eredità!

Scena III°

Edgar e Matilde. Ispettore e Agente poi i nipoti.

EDGAR- Oh, my God! quante emozioni in questa casa...  incredibile... la signora Clelia, una così bella donna...

(arriva Matilde)

Oh, madam Matilde, già di ritorno?

MATILDE - L'ispettore e il suo agente stanno esaminando il corpo ma dubito che ci capiranno qualcosa. Comunque, Edgar, bisogna correre ai ripari.

EDGAR - Perché madam? non piove più, è una bella giornata di sole, oggi.

MATILDE - Non essere sciocco! volevo dire che dobbiamo agire in fretta: non possiamo lasciare che i perfidi nipoti s'impadroniscano dell'eredità. Il mio padrone   voleva lasciare tutto  alla signora Clelia e bisogna rispettare la sua volontà!

EDGAR - Ma... madam.... ora purtroppo la signora Clelia non c'è più!

MATILDE - Questo lo so, Edgar! ma il mio padrone non voleva lasciare ai suoi nipoti nemmeno soldo. Dico bene?

EDGAR - Dice benissimo, madam.

MATILDE - D'accordo. Allora , vai.

EDGAR - Benissimo, mad....  Dove?

MATILDE - Oh, Edgar, lo sai... ne abbiamo già parlato!

EDGAR - Non dirà sul serio!

MATILDE - Certo che dico sul serio: io non parlo mai a vanvera! Bisogna a tutti i costi fare in modo che i nipoti non abbiano nemmeno un centesimo di eredità! Per questo, devi far venire chi sai tu.

EDGAR - Oh, madam, lei ha una mente formidabile: mi complimento.

MATILDE - Invece di complimentarsi, farà meglio a sbrigarsi. L'aereo atterrerà tra un'ora.

EDGAR - Volo, madam. Una mente formidabile... che donna...

(rientrano l'ispettore e l'agente)

MATILDE - Oh, ispettore, ha esaminato il corpo?

ISPETTORE - Sì.

MATILDE- L'ha visto? cosa ne pensa?

ISPETTORE - (con aria sognante) un bellissimo corpo.

AGENTE - (c.s.) Meraviglioso.

(rientrano i nipoti)

ELVIRA - Allora, caro ispettore, ci dica.

NINA - Sì, ci dica... ci dica... ma cosa?

AGENTE - Sì, ispettore... cosa?

ISPETTORE - Boh... volete che vi racconti una barzelletta? c'era un poliziotto che...

GAETANO - (nervoso) Ispettore, per favore! com'era il corpo?

ISPETTORE - (all'agente) Com'era il corpo?

AGENTE - Sembrava... un po' morta.

 ISPETTORE - Come un po' morta? uno o è vivo o è morto. Non esiste la via di mezzo!

AGENTE - Allora era proprio morta.

ISPETTORE - Esatto... e qualcosa mi dice che non è morta di vecchiaia!

GAETANO - Certo che non è morta di vecchiaia, era così giovane... e bella!

TEODORO -  (piange )...così giovane e bella....

NINA - Ah, che ispettore: ha capito subito tutto.

ISPETTORE - Chiama il medico legale, Nicola. Saprà dirci qualcosa di più. (L'agente esce) Nel frattempo andrò a fare due passi nel parco della villa: ho sentito dire che è immenso e che ci sono moltissime specie di piante.  Sono curioso.

MATILDE - Venga con me, allora. L'accompagno. 

Rimangono i nipoti da soli.

ELVIRA - Ahh, che meraviglia. Tutti quei soldi, ma ci pensate? Teo, potremo fare tutto quello che abbiamo sempre desiderato, finalmente! Tu cosa vuoi, Teuccio?

TEODORO - Ma... non saprei...

ELVIRA - Io penso che vorrò stabilirmi in questa villa e licenziare subito la signora Matilde: non mi piace quella donna, è troppo ficcanaso. E poi vorrò tanti vestiti, e pellicce, e gioielli... e voi?

GAETANO - Io penso che continuerò la mia vita da hippy... un po' qui... un po' là... svolazzando di fiore in fiore...

NINA - Già... come un gigantesco CRAVATTONE....CACIARONE.... CALA...

GAETANO - CALABRONE, Nina! E tu?

NINA - Oh, beh... anch'io andrò un po' in giro per il mondo...

GAETANO - già, alla disperata ricerca del tuo quinto marito... poverino! provo già una gran pena per lui.

Scena IV°

I nipoti. Il Notaio, Matilde e l'Ispettore con l'Agente. Edgar e Clara.

Entrano  Matilde e l'Ispettore con l'Agente, poi  il Notaio.

GAETANO  - Già di ritorno dalla passeggiata?

MATILDE - Abbiamo incontrato il notaio che stava venendo alla villa e siamo tornati.

NOTAIO - Buongiorno a tutti. Cari signori,  ora che  purtroppo anche la signora Clelia ci ha lasciati, la situazione appare alquanto modificata. Dunque: essendo i nipoti i parenti più prossimi di nonno Leone, l'eredità andrà tutta a...

Arriva Edgar.

EDGAR - Buongiorno a tutti lorsignori.

MATILDE - (contenta) Edgar, sei arrivato appena in tempo!

EDGAR - Eccoci, madam. E' stato un po' faticoso, ma ce l'abbiano fatta. Vi presento la signorina Clara, sorella gemella  di Clelia!

Tutti rimangono stupiti. Entra Clara: sarà impersonata dalla stessa attrice che faceva Clelia. Sarà vestita in modo strano e demodé. Avrà due occhialoni: si capisce che vede pochissimo perché urta da tutte le parti. Si dirige subito verso l'attaccapanni.

CLARA - (all'attaccapanni) Piacere, lei dev'essere la signora Matilde.

MATILDE  -  No, cara. Sono da questa parte.

CLARA - Ah, io sono Clara.

MATILDE  -  Non sai quanto mi dispiace per tua sorella.

CLARA - MEMENTO MORI!

MATILDE  - (a Edgar) Cos'ha detto?

NINA - Oh,  le piacciono i mori: anche a me, sai? ho una vera passione per i mori. Penso che noi due andremo d'accordo!

EDGAR - Ha detto. RICORDATI CHE DEVI MORIRE.

MATILDE  - Oh, cara, ma che pensieri tristi.

CLARA - E' un proverbio latino. 

MATILDE  - Vieni, siediti vicino a me e ad Edgar.

I nipoti parlottano tra di loro.

ELVIRA - Accidenti, la sorella! questa non ci voleva!

NINA - Ma voi sapevate che Clelia avesse una gemella?

GAETANO - Certo che è molto diversa da Clelia!

NINA - Sì, è più simpatica!

GAETANO - No, è più.... più.... lasciamo perdere.

TEODORO - Clelia era così bella!

NOTAIO - Beh, ora la situazione cambia ancora: visto che la signorina Clara è la parente più prossima della defunta, tutta l'eredità è sua!

TUTTI - OOHH!

ELVIRA - No, non è giusto!

NOTAIO - Mi dispiace signori, ma è la legge! Signorina, quando vorrà l'aspetto nel mio studio per la firma. Ora scusatemi ma vi devo lasciare. Arrivederci.

ISPETTORE - Questa poi... chi se l'aspettava! Comunque, visto che siamo qui riuniti vi leggerò il responso del medico legale....  MISERICORDIA!

AGENTE - Eccomi (porta un foglio)!

ISPETTORE - Ma come mai ci sono delle macchie di unto? 

AGENTE - Ehm... prima mi stavo facendo un panino col prosciutto... dev'essermi caduta una fetta... sul foglio...

ISPETTORE - Ma prima che ti assegnassero a me, tu dov'eri?

AGENTE - Ero alle Persone Scomparse.

ISPETTORE  - Ecco, allora fammi un favore: cerca di SCOMPARIRE anche tu! Via, sciò, aria!Allora, secondo il medico legale, la signora Clelia non era malata. Si potrebbe dunque trattare di suicidio.

CLARA - No, ispettore. Mia sorella amava troppo la vita: non se la sarebbe mai tolta volontariamente.

GAETANO - Sì, posso confermare.

TEODORO - Amava la vita...

ISPETTORE - Allora si tratta di omicidio.

TUTTI -  OOHHH!

ELVIRA - E chi può essere stato?

ISPETTORE -Mah... il maggiordomo!

TUTTI - EDGAR?

ISPETTORE - Beh, di solito nei telefilm gialli è così!

AGENTE - Vero!

MATILDE - Ma che sciocchezze, voi vedete troppa televisione! Per scoprire il colpevole, l'ispettore deve cominciare a raccogliere gli indizi.

ISPETTORE - E come fa?

MATILDE - Fa le domande.

AGENTE - A chi?

MATILDE - Ma come a chi? a tutti!

ISPETTORE - Giusto: chi mi sa dire quanto è  lungo il fiume Po?

CLARA - Ispettore, non così. Deve  fare delle domande serie : un interrogatorio AD PERSONAM.

NINA  Oh, sì, che bello. Io adoro gl' interrogatori AD POLTRONAM! ... Cosa vuol dire?

CLARA - Una persona alla volta.

ISPETTORE - Bene, allora cominciamo subito. Signor Edgar, venga con me, prego. (prima di uscire  si volta verso i nipoti)  E dopo toccherò a voi! (escono)

Scena V°

Elvira e Nina. Poi  Matilde e Clara.

ELVIRA - L'atmosfera si sta facendo pesante: non intendo stare in questa stanza un minuto di più. Vieni Teo, andiamo via (lo trascina).

NINA - Aspettate, veniamo  anche noi.... vieni Gaetano (lo trascina)!

Rimangono sole Clara e Matilde.

MATILDE - Allora, cara. Vedo che parli latino.

CLARA - Beh...  Io sono restauratrice di libri antichi .... e il latino bisogna conoscerlo.

MATILDE - Ah, ma allora lavori in una biblioteca.

CLARA - Sì, a Londra. Vede, signora Matilde... appena abbiamo  compiuto 18 anni io e mia sorella ce ne siamo andate di casa. Io andai all'estero  per studiare e Clelia... per scappare da non so cosa... forse da se stessa... era sempre molto inquieta... Non ebbi più sue notizie fino a quando lei non mi ha telefonato di venire. Purtroppo sono giunta tardi.

MATILDE -  Clara, io sono solo una governante ma in fondo mi ero affezionata a tua sorella.

CLARA - Non sono stata capace di starle  vicino... forse tutto quello che è accaduto, non sarebbe successo ....oh,  signora Matilde , sono un disastro....

MATILDE - No, cara, non sei un disastro... anche tua sorella diceva così.

CLARA - Davvero? mia sorella diceva che io ero un disastro?

MATILDE - No, Clara: era lei che si sentiva un disastro. Vedi... a volte si confidava con me. Così, proprio la sera della lettura del testamento, la raggiunsi nello studio: era molto triste e mi disse che si sentiva un disastro per non essere riuscita a combinare nulla nella sua vita...  nulla d'importante.

CLARA - Ma... come? lei era così bella, sicuramente ovunque sarà andata avrà avuto tutto il mondo ai suoi piedi... a differenza di me.... che non ho che i miei libri....

MATILDE - Mi disse che si sentiva sola e che avrebbe voluto avere vicina sua sorella. Così ho pregato Edgar di fare  un po' di ricerche... e lui ha scoperto che la sorella di Clelia era a Londra. Allora ti ho subito telefonato: ma io ti ho fatto venire per la morte del signor Leone... non credevo che nella notte... anche Clelia...

CLARA -  Io pensavo che mia sorella... sì, insomma... lei così bella, elegante, raffinata... mentre io sembro una scimmia.... credevo che non mi volesse bene un granché.. pensavo che si vergognasse di me....

MATILDE - Ma cosa dici? avete solo avuto due storie diverse... tua sorella ti voleva bene.

CLARA - Già, avrei voluto solo capirlo prima. In fondo io non la conoscevo per  niente. 

MATILDE - Non puoi non conoscerla. Siete gemelle, no? una parte di lei è in te... e lo sarà sempre. Portala con te, Clara... sarà la tua forza.

CLARA - Grazie, signora Matilde (si abbracciano). Ora voglio solo scoprire chi l'ha uccisa.

MATILDE - Beh, anch'io. Però devi promettermi che mi aiuterai: non sono sicura che quell'ispettore riesca a scoprire chi è stato. Dovremo investigare noi!

CLARA - D'accordo.

MATILDE - Ora vieni, cara: sarai stanca per il viaggio. Andiamo a prepararci qualcosa da mangiare e... (la guarda) a sistemarci... non è vero che sembri una scimmia... solo imparare a vestirti un po' meglio... e stai diritta, benedetta ragazza! (Clara  la segue ma poi inciampa e va a sbattere contro un ostacolo)

CLARA - Oh, mi scusi!

Scena VI°

Nina ed Elvira. Poi Clara

NINA - Oddio, mi sento così stanca di tutto ciò: ho una voglia di andarmene che non ne hai idea!

ELVIRA -  No, no, no, no, no, tesoruccio: tu devi restare qui con me ed aiutarmi ad annientare quella specie di acqua cheta!

NINA - Sì, ma... come possiamo fare? e poi io odio questa casa, è piena di ricordi così spiacevoli... non la sopporto! e soprattutto non sopporto i  suoi cimeli! Guarda, guarda su quello scaffale: nonno Leone li teneva tutti i suoi ninnoli, carabattole da quattro soldi... c'è di tutto, il cappellino da socio dei Buoni Alpini Tirolesi, la gavetta del pranzo da militare nel corpo di Fanteria,  persino la boccia sparatagli a salve dal cannone nella guerra d'Abissinia... (cambia improvvisamente discorso)... tutto per colpa sua... di Clelia, intendo.... se ora ci troviamo in questa situazione di emergenza.... (mentre Nina in preda ad una crisi di nervi continua a parlare, Elvira ha un'idea)

ELVIRA - ... ssììì, ....hai ragione.....

NINA - Eh, ho ragione sì... se lei non fosse morta.... eh, ora non avremmo questi problemi di eredità.... eh... e  invece.... cosa le è saltato in mente di farsi uccidere..... tutto per fare un dispetto a noi.... noi nipoti..... anche a te.... eh...

ELVIRA - Taci, Nina! Ecco come faremo a risolvere tutti i nostri problemi!

NINA - Facciamo resuscitare Clelia??

ELVIRA - Ma no, che sciocchezza! Dobbiamo sbarazzarci di Clara!

NINA - Beh... a me non è proprio così antipatica....

ELVIRA - Nina, sveglia: è per l'eredità!

NINA - Oh, sì, che idea diabolica! Andiamo... sbarazzarci di Clara? e come?

ELVIRA - Tesoro, l'hai detto tu,  la storia della boccia, sparata dal cannone....

 NINA - Vuoi sparare a mio nonno?!? ma... ormai...

ELVIRA - No, non a tuo nonno....

NINA - E allora a chi....?

ELVIRA - (ironica) Alla nostra beneamata Clara!

NINA - Che idea diabolica! ...però.... dove lo prendiamo un cannone?

ELVIRA - Cara la mia bimba ingenua: sarai tu il cannone!

NINA - Ah, beh.... sì, certo.... come io?

ELVIRA - Ascolta: ora Clara sta riposando. Lo so perché passando davanti alla sua stanza sembrava di essere in segheria. Noi ci appostiamo qui,in silenzio. Tu andrai vicino alla porta con la boccia e appena lei entrerà.... bum! tu gliela scaglierai addosso con tutta la tua forza! Ahahahah!  Afferrato?

NINA - S-s-s-ì... ma perché proprio io la devo scagliare?

ELVIRA - Perché tu sei il braccio e io, che sono la mente, dirigerò l'operazione. Non ti preoccupare, devi solamente seguire i miei dettami.... e la povera Clara.... finirà non solo all'ospedale.... la manderemo direttamente al Creatore! Ahahahah!

NINA - Direttamente al Creatore? ma non sarà un tantino... DEFINITIVO?

ELVIRA - Forza, vai a prendere la boccia!

NINA - S-s-s--ì.... io sono il braccio.... seguo i suoi dettami..... che idea diabolica.... diavolo, ma quanto pesa 'st'affare? oddio.... non ce la posso fare....

ELVIRA -  Certo che ce la fai, tesoro.... presto... sento dei passi.... Calma... calma e sangue freddo....

 CLARA- (fa per entrare ma ci ripensa e arretra) Che bella dormita, sono proprio riposata.  Mmmh.... e se invece di entrare in salotto andassi in giardino?

NINA - (piano, fra sé) Ma che cavolo fa questa, non entra?

 CLARA-  In giardino ci sono dei magnifici fiori e soavi profumi e io potrei fare una bellissima passeggiata....

NINA - (c s.) Oh, accidenti, sbrigati: questa boccia pesa come un macigno!

CLARA-  ...però potrei anche entrare in salotto e sedermi comodamente sul divano a leggere un buon libro...

NINA - (c.s.) Quello che vuoi, basta che ti sbrighi, non ce la faccio piùùùù....

CLARA-   Sì sì, farò proprio così! (entra velocemente e si dirige verso la biblioteca dalla parte opposta a dove si trova Nina con la boccia)

 NINA - (perde  l'equilibrio e viene trascinata altrove dal peso della boccia) ....ùùùùùùù......ùùùùùùù .... (Nina sparisce di scena: si sente un grande fracasso e s'intuisce che la donna ha avuto un incidente)

CLARA-  Oh... che fracasso... bisognerebbe dire ai bambini di non fare troppo rumore quando giocano! ..... (cerca tra i libri) ... Le avventure di Arsenico Lupin, ...  Sherlock Olmo e il fedele Walter ... Il commissario  Albano.... ufff, che barba 'sti polizieschi....

(nel frattempo passano Elvira e Nina)

ELVIRA - Oh, cavolo! o questa Clara è miracolosamente fortunata o è sfacciatamente furba! ma la santarellina non m'incanta: l'aggiusterò io, oh se l'aggiusterò! Non ha ancora visto l'Elvira furiosa! Su, su tesoro, cammina, non ti farà poi tanto male, no?...

NIINA - Lo dici tu, lo dici... non è a te che è caduta sui piedi una boccia da 30 chili... ahia, che male... (se ne vanno sorreggendosi a vicenda)

Scena VII°

Clara e Matilde. Poi Ispettore e Agente. Elvira e Gaetano.

CLARA - Mah... avrei giurato che ci fosse qualcuno qui..  (si aggira nella stanza e va ad urtare contro l'appendiabiti)  Mi scusi signore, non l'avevo vista... è per caso lei che ha parlato?  No? Sì? ah, ho capito, lei è muto...  oddio, com'è affollata questa stanza.... (cambia direzione  e inciampa nel divano) oh, mi scusi, oggi devo essere un po' distratta... davvero qui c'è troppa gente.... (cade sopra il divano)

MATILDE -  Clara, ma cosa fai sdraiata sul divano?

CLARA - Cosa ci fanno qui tutte 'ste persone?  c'è una festa? non mi sembra opportuno, siamo in lutto.

MATILDE - No, nessuna festa... e poi qui siamo solo tu ed io.

CLARA - Davvero? oh, per un attimo ho creduto di sentire delle voci...

MATILDE - Voci? e cosa dicevano?

CLARA - Mah... non ho sentito bene... parlavano di una doccia.... no, forse era una roccia... non lo so....oh,  signora Matilde, sono un disastro....

MATILDE - Non dire così.... forse mi sei già stata molto utile. (Vede la boccia sul pavimento) Senti, erano maschili o femminili le voci che hai udito?

CLARA - Femminili. Di questo sono assolutamente sicura.

MATILDE - Bene, cara. Ora vai pure, mi sei  stata utilissima. Tra poco inizieranno  gl'interrogatori dei nipoti: lì sì che dovrai essermi veramente d'aiuto! (Clara esce. Matilde si avvicina alla boccia) Cosa ci fa questa boccia sul pavimento? Uh, come pesa! (Si sofferma un po' ad esaminarla. Poi se ne va)

Iniziano gl'interrogatori dei nipoti. Nella stanza l'ispettore e l'agente stanno aspettando. Entra Elvira.

ELVIRA - Sono venuta qui solo per farle un favore, ma non ho alcuna intenzione di farmi interrogare.

ISPETTORE - Beh, allora vuole fare una partita a carte?

ELVIRA - Sì, preferirei: sono molto brava a Scala 40. (pausa) Crede per caso che abbia ucciso io Clelia?

ISPETTORE e AGENTE - Nonononono.....

ELVIRA - Beh... non sono l'unica che la voleva morta. Sono sicura che anche la zelante signora Matilde e il fedele Edgar, non siano rimasti indifferenti di fronte a un'eredità cospicua come quella lasciata da nonno Leone. (Entra Matilde con uno spolverino e finge di pulire) E non creda che quella svampita di Nina e quel viveur di Gaetano non vogliano una grossa fetta di denaro. E la sorella... come si chiama... ah, sì... Clara... che sembra un fagotto vestito...  senz'altro sarà stata gelosa di Clelia...  così bella... mentre la poverina.... no, sicuramente nemmeno lei è una madonnina immacolata! 

MATILDE - E' molto acida, Elvira. E... la notte in cui Clelia è stata uccisa... lei dov'era? Su, ispettore, glielo chieda.

ISPETTORE - E la notte in cui Clelia è stata uccisa lei dov'era?

ELVIRA - Che domande: a letto! E non mi sono mossa da lì.

ISPETTORE - (alterato per l'intrusione di Matilde) Ha sentito, signora Matilde? non può essere stata lei. Bene, signora Elvira, può andare, grazie. (Elvira se ne va. Poi anche Matilde esce). A chi tocca adesso?

AGENTE - Al signor Gaetano.

GAETANO - (entra e si siede) Mi chieda quello che vuole, ispettore.

Entra nella stanza Clara che si dirige subito verso la biblioteca. Prende un libro e finge di leggerlo.

Ma non dovremmo essere soli? in fin dei conti, questo è un interrogatorio!

ISPETTORE - Ma lasci perdere! Piuttosto, risponda alla domanda.

GAETANO    - Non mi ha fatto ancora nessuna domanda.

ISPETTORE - Oh, insomma. Lei mi vuole confondere!

AGENTE - Cominciamo bene, cominciamo.

ISPETTORE -  Signor Gaetano, mi dicono che tra lei e la signora Clelia, si era subito instaurata una certa amicizia...

AGENTE - Molto.... intima.

GAETANO - Sì, è vero: siamo subito andati d'accordo.... e tra noi c'era anche una certa attrazione. Poi... beh... si è presentata l'occasione... e io l'ho subito colta!

CLARA - CARPE DIEM!

ISPETTORE - (all'agente)  Cos'ha detto?

AGENTE - La so. Questa la so:  DIO E LE CARPE!

ISPETTORE - Ah, questi proverbi latini...

CLARA - No, vuol dire: COGLI L'ATTIMO FUGGENTE. E tu quella notte sei stato con mia sorella, vero?

GAETANO - Sì, dopo cena siamo stati un po' al piano di sotto, poi siamo saliti in camera sua ...e siamo stati insieme... Ma quando me ne sono andato, lei era viva, lo giuro!   

CLARA - A che ora te ne sei andato?

GAETANO - Non lo so: ho guardato fuori, stava schiarendo e non pioveva più.

ISPETTORE - (molto seccato per l'intervento di Clara)  Benissimo, signor Gaetano, lei ha finito: può andare. (Gaetano se ne va)

CLARA - Bene, ho trovato il libro che cercavo: me ne vado anch'io.

ISPETTORE - Tutte ficcanaso le donne: non mi lasciano fare il mio lavoro come si deve.

AGENTE - Ha già interrogato quasi tutti  ispettore. Ha un'idea su chi possa essere l'assassino?

ISPETTORE - Come faccio se tutti mi stanno addosso? anche tu, piantala agente scelto Nicola Misericordia! .... scelto poi vorrei sapere da chi.... beh, lasciamo perdere. A chi tocca adesso?

AGENTE - Al signor Teodoro.

Scena VIII°

Ispettore e Agente. Teodoro e Matilde. Poi Nina e Clara.

Entra Matilde con il piumino  e  spolvera.

Entra Teodoro e si siede.

TEODORO - Eccomi, ispettore.

ISPETTORE -  Lei ha sofferto molto per la morte di suo nonno, vero?

TEODORO - No, nemmeno un po'.

(L'ispettore cerca d'intervenire ma Matilde scatta subito).

MATILDE -  Ma come...?  alla lettura del testamento non hai  fatto altro che piangere!

TEODORO - E' vero. Piangevo per la morte del nonno, ma non perché mi dispiacesse: mi faceva lavorare molto e mi pagava male. Piangevo perché ora che il nonno è morto... (piange) .. non ho più un lavoro e mi toccherà stare a casa con mia moglie... non la sopporto... è una vera Arpìa.... 

MATILDE - Mentre la signora Clelia non era un'arpìa, vero?

TEODORO - Oh, no. Lei era bellissima.... bellissima....  e io ho anche provato a dirle che ero innamorato di lei... ma Clelia preferiva Gaetano...

 (c.s.)

MATILDE - Cos'hai fatto la notte in cui Clelia è stata uccisa?

TEODORO - (continua a piangere per tutto l'interrogatorio)  Io... ho provato a dormire... ma non ce la facevo... e così li ho seguiti... Clelia e Gaetano.... e quando ho visto che salivano in camera insieme.... beh... volevo entrare per fare una scenata... ma non ce l'ho fatta... Sono un codardo... allora sono sceso un po' in giardino a passeggiare... poi sono andato a letto.... tutto qui.... 

MATILDE - Ora vai, caro e cerca di calmarti (Teodoro se ne va)

ISPETTORE - Ma beeneee signora Matilde, vuole la nomina ad ispettore capo? no, anzi: la segnalerò ai miei superiori perché la facciano direttamente commissario di ...(dirà il nome della città in cui recita)! Va meglio così?  Senta, ora devo interrogare ancora la signorina Nina: stia seduta sul divano.... IN SILENZIO!              

La signora Matilde si siede. Entra Clara non vista dall'ispettore e si siede anch'ella sul divano.

Entra Nina.

NINA - Eccomi ispettore, scusi il ritardo ma ho un po' di difficoltà a camminare.

ISPETTORE - Come mai?

NINA - Ho preso una storta mentre camminavo per strada.

ISPETTORE - Il mio infallibile fiuto mi dice che lei è un po' distratta.

NINA - Oh, ma a lei non sfugge proprio nulla!

ISPETTORE - Eh, già, già. Ma cominciamo subito con le domande, signorina Nina. Lei come si chiama?

CLARA - Ispettore, ma che razza di domande fa? lo sa già come si chiama!

ISPETTORE -  Era una domanda per rompere il ghiaccio!.... E va bene... signorina Nina: uscirebbe a cena con me?

CLARA - Ispettore, queste domande non servono ai fini dell'indagine! Dov'eri quella notte?

NINA - Nel mio letto. Poi sono scesa a bere una tisana: avevo mangiato troppo....e nel corridoio ho visto Gaetano.... mi sono nascosta.. non volevo farmi vedere... non era solo...

CLARA - Era con Clelia?

NINA - Sì, poi  sono tornata nella mia camera e sono andata a letto.

ISPETTORE - Va bene, signorina Nina, può andare. (Nina se ne va. L'ispettore si mette le mani nei capelli)

AGENTE - Ispettore...?

ISPETTORE - Cosa c'è?

AGENTE - Però la signorina Nina non ha risposto a una domanda: alla fine esce a cena con lei o no?

ISPETTORE -  Oh, Misericordia... no, penso di no... ma il fatto è che qui io non ci capisco più niente... sembra che nessuno sia colpevole.... nessuno ha ucciso la signora Clelia... nessuno è l'assassino! Qui c'è qualcuno che sta mentendo, ma io non so chi!  non lo  so.... non lo so.... (facendo cenno alle due donne) E poi mi mettono anche i bastoni nelle ruote!

CLARA - FRA le ruote, ispettore. Si dice  MI METTONO I BASTONI FRA LE RUOTE, non  NELLE RUOTE.  Si rilassi, dia tempo al tempo.

ISPETTORE - Il tempo è bello. Fuori è sereno.

CLARA - Appunto, venga con me. Facciamo un giro nel parco della villa. Io l'ho già visitato: è grandissimo, sa?  Possiamo andare a passeggiare lungo il viale dei tigli, riposarci un po' seduti sul muretto accanto al giardino roccioso, vedere i pesciolini nel laghetto e nel roseto troveremo un po' di frescura... e poi... quanti fiori colorati... che profumi inebrianti..... come avrei voluto poter passeggiare con mia sorella...

MATILDE - Oddio.....

CLARA - Signora Matilde! Cos'ha?

ISPETTORE - Si sente male?

MATILDE - Oddioddioddio..... misericordia....

AGENTE - Agente Scelto Nicola Misericordia. Comandi!

MATILDE - Sto bene. Ora so chi è stato!

TUTTI - A fare cosa?

MATILDE- A uccidere Clelia.

CLARA- Ce lo dica!

ISPETTORE -  Ce lo deve dire subito!

AGENTE -  Adesso ce lo dica!

MATILDE - No. Fate venire tutti qui alle 8, all'ora di cena: lo scoprirete da soli.

Scena IX°

Prima Teodoro solo. Poi tutti.

Si odono 8 rintocchi del campanile che annunciano l'ora di cena.

Entra Teodoro.

TEODORO - Eccomi, sono le otto. Ma qui non c'è ancora nessuno... che strano... normalmente i miei fratelli sono puntuali. Bah, chissà cosa ci deve dire la signora Matilde.... (si vede dai suoi gesti che è un po' nervoso)

Improvvisamente si spegne la luce.

Ma... cosa succede?

Si accende una debole luce e fa il suo ingresso Clara vestita come Clelia. Teodoro sconvolto e in preda alla pazzia pensa che sia veramente Clelia.

Ma.... cosa...?? Clelia!!!  Clelia.... amore mio!!!  Sei tornata.... sei finalmente tornata.... da me.... lo sapevo...  sei mia!! ora staremo sempre insieme... non ci lasceremo più.... vero??  ma... tu non sorridi... non mi hai perdonato.... oh, no... non essere così crudele.... io non volevo ucciderti.... credimi... ma tu.... così bella... non  mi hai lasciato altra scelta....  ora però sei mia...

Si riaccende la luce. Entrano prima l'ispettore e l'agente.

ISPETTORE - Basta così, signor Teodoro. E' chiaro che l'assassino è lei. Misericordia! Lo arresti!

AGENTE - Comandi!

Entrano tutti gli altri.

ELVIRA - Teodoro, Teo.... ma... che sciocchezze, ispettore! non può essere stato lui... Teo è solo...un buono a nulla! non può averle sparato!

ISPETTORE - Infatti non le ha sparato.  (Mostrando un foglio) Questo è l'ultimo referto del medico legale. Tenga, signora Matilde: ormai lei è dei nostri.

MATILDE - (Dopo aver letto)  Come pensavo.

ELVIRA -  Qui non si capisce niente, è un complotto! volete incastrarci: se non le ha sparato si può sapere come è morta Clelia?

MATILDE - Aveva ragione lei, Elvira. Clelia è morta perché non ha più respirato.

TUTTI - Coosaa?

ISPETTORE - La signora Clelia  indossava una camicia da notte. Dapprima è stato esaminato solo il corpo della poveretta, ma da un attento esame dell'indumento, questo  è risultato  impregnato di una sostanza velenosa, la quale è stata assorbita dalla pelle della donna. Clelia è morta avvelenata!

ELVIRA - Sì, va bene. Ma cosa c'entra Teodoro?

MATILDE - La sostanza velenosa è un estratto di DIGITALE PURPUREA

ELVIRA - E che animale è?

CLARA - Non è un animale: è una pianta. E' il suo nome...

TUTTI - In latino!

 MATILDE - L'estratto di digitale non lascia traccia nell'organismo della vittima, ma  provoca  l'immediato arresto cardiaco. Quando Clara ha invitato l'ispettore a fare una passeggiata per ammirare i fiori, mi è venuto in mente che  nel parco della villa sono presenti alcune piante di digitale, le cui infiorescenze sono coloratissime e veramente spettacolari. Esse però si trovano in un'aiuola un po' appartata: l'unica persona che poteva sapere dov'erano è Teodoro. Infatti come mi disse il signor Leone, egli è botanico ed è lui che ha progettato il parco della villa e ha studiato la disposizione delle piante.

ELVIRA - Sì, ma questo non vuol dire che...

TEODORO - Taci, Elvira! è vero, è tutto vero! avrei dovuto uccidere te che mi tormenti da una vita con il tuo carattere acido e insopportabile... non la povera Clelia... non aveva altra colpa se non quella di essere bellissima e desiderabile... (piange. L'agente lo porta via seguito dall'ispettore)

 ELVIRA - Teo... oh, chi l'avrebbe mai detto... Teo, vengo con te...

NINA - Oh... Teo... (Nina piange: Gaetano la consola)

MATILDE - Oh.... Teodoro.... (Matilde piange: Edgar la consola)

 Clara rimane in piedi e non sa cosa fare: poiché non ha gli occhiali non vede nulla.

CLARA - Si sono tutti dimenticati di me... non vedo più nulla...  (urta contro qualcosa. Poi avanza a tastoni sul pavimento)  Dove saranno i miei occhiali... accidenti...

 AGENTE - (Rientra riportando gli occhiali a Clara. S'inginocchia davanti a lei e glieli porge) Eccoli.

CLARA - (Inforca gli occhiali e si alza) Ora ci vedo: che bello!

AGENTE - Tu sei bella, vestita così!

CLARA - Grazie, sei gentile.

NINA - Beh, Clara... è tutto risolto... hai visto?  ora possiamo andare a cena tutti insieme...

CLARA - Assolutamente no! non ho certo dimenticato che tu ed Elvira mi volevate far fuori, né che avreste voluto cacciare di casa la signora Matilde e sicuramente anche Edgar, senza contare che siete parenti di un assassino! Vi siete comportati molto male  e ve lo sognate di venire a cena con noi!  Questa è la vittoria degli umili ... e ora siamo noi che cacciamo voi: fuori da casa nostra!

Nina e Gaetano scappano via.

CLARA - Grazie per il tuo aiuto, cara Matilde.

MATILDE - Grazie a te.

Clara e Matilde si abbracciano.

EDGAR - E lei, agente  Misericordia cosa fa?

CLARA - Oh, beh... lui rimane: mi dovrà riportare gli occhiali tutte le volte che li perderò.

AGENTE - Comandi! 

(Alla pistola dell'agente parte inavvertitamente un colpo che colpisce Edgar. L'agente scappa, Matilde e Clara corrono dal maggiordomo))

         

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