L’esportazione della pizza

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PAPASHA BEPPE

L’ESPORTAZIONE DELLA PIZZA

COMMEDIA GASTRONOMICO ROMANTICA IN DUE ATTI

di Leonardo Franchini

© L. Franchini - 2002

Dramatis Personae:


Beppe             cuoco del (dei) conventi

Teodoro         superiore del convento di Venezia

Eustachio       confratello ed aiuto di Beppe

Orio                )

Serio               ) altri confratelli di Venezia

Felice              )

Doge               Doge

Venier                        Capo guardie ecc. di Venezia

Mocenigo       Notabile veneziano

Vescovo          Vescovo

Severo                        confessore del Doge

Chu                cuoco del Doge

Teofilo            superiore nel convento di Rovereto

GioBatta        )          

Toni                ) altri confratelli di Rovereto

Franzele         )

Costini            produttore di Olio di oliva

Montacchi      produttore di farina per polenta

Cappelletti     produttore di farina per pizza

Romea            figlia di Montacchi

Giulietto         figlio di Cappelletti


PRIMO ATTO

Scena 01 – Beppe ed Eustachio

La cucina di Papasha Beppe nel convento dei padri Penitenzieri di Venezia. A. D. 1525

Eustachio       Io ribadisco che è un peccato, un grandissimo peccato.

Beppe             Non essere sciocco. Il Padre Superiore ne ha voluto due razioni.

Eustachio       Anche questo verrà caricato sul tuo conto, quando ti presenterai al Giudizio.

Beppe             Le due porzioni del Superiore? E cos’è il Giudizio? Il conto della cena?

Eustachio       Scherza, scherza. Quelle melanzane…

Beppe             Erano piuttosto buone.

Eustachio       Puoi anche dire squisite. Ho fatto uno sforzo per non servirmi due volte pure io.

Beppe             Già. Ti sei limitato a ripulire la padella, con la scusa di portarla in cucina.

Eustachio       Quello non conta. E’ stato un sacrificio, per risparmiare fatica al fratello lavapiatti.

Beppe             Che sei tu.

Eustachio       Non vuol dire. Io intendo così, in generale.

Beppe             Ma insomma, cosa dovrei fare?

Eustachio       Te l’ho detto un milione di volte. Un piatto di pomodori ed insalata lavati freschi, un po’ di mozzarella…

Beppe             Ed eccoti di nuovo con la mozzarella. Solo perché sei di San Gennaro Vesuviano, dove in ogni casa c’è il paiolo della mozzarella vuoi venire a dare ordini a me…

Eustachio       Che sei di San Giuseppe Vesuviano. Lo sappiamo tutti che de voi i bovini si rifiutano di pascolare e perciò allevate solo capre. Ma questo non significa…

Beppe             Che tu debba rompere le scatole ogni minuto. Già mi hai fatto fare il giro del mondo per le tue manie di cuoco da strapazzo.

Eustachio       Oh, sarebbe colpa mia! Tu hai dimenticato che noi siamo nel convento dei Penitenzieri; a vedere quello che prepari ogni giorno sembrerebbe di stare nel convento dei Padri Crapuloni.

Beppe             Quante storie! Io adopero soltanto i prodotti più umili e naturali. Cipolle, patate, pomodori, melanzane...

Eustachio       Questa sembra la lista della spesa del palazzo del Re! Una sola cosa, e poca anche di quella, dobbiamo mangiare. Così dice la nostra Regola!

Beppe             Bravo! Prova a mangiare qualche fettina di regola, prima di andare a letto. Ti garantisco che sognerai il Demonio che ti mangia lo stomaco!

Eustachio       Finirai per farti cacciare anche da qui! E allora non ci sarò più io a proteggerti!

Beppe             Proteggermi! Santa Vergine Benedetta! Io me ne stavo quieto e sereno al convento di Napoli, vicino ai miei cari, e per la protezione di questo Gennaro Vesuviano da strapazzo ho dovuto fare il giro dei sette mari per arrivare fino a Venezia, dove piove e fa freddo tutto l’anno e il sole lo dipingono sulle case, tanto sono disperati! Grazie tante!

Eustachio       Cuoco infedele!

Beppe             Spacciatore di mozzarelle!

Eustachio       Pelapatate del demonio!

Beppe             E va bene, non esagerare. Cosa fai, adesso, inginocchiato?

Eustachio       Intercedo per i tuoi peccati!

Beppe             Dovresti stare sul pavimento finché consumi le ginocchia. E' meglio che ti alzi e mi

dai una mano. Ci sono i piatti da lavare.

Eustachio       Tu preghi troppo poco.

Beppe             E tuhai troppa mozzarella sullo stomaco che ti ingombra e ti fa venire i pensieri maligni. Dai retta a me: io prego continuamente, ringraziando il Signore per le cose buone che ci ha mandato, e ne faccio le lodi sforzandomi di esaltare i sapori, i profumi ed i colori che ci ha donato. Un piatto, mio caro confratello, è una preghiera.

Eustachio       E'una tentazione del Maligno, un peccato di gola!

Beppe             Ma no, non ci pensare. E' solo poca roba umile che non sfiora nemmeno le gole di coloro che sanno cosa sia un vero peccato di gola. Senti qui, adesso metto la pasta nel forno.

Eustachio       Mmmm, il profumo dell'inferno!

Beppe             In primo luogo, caso mai quello si chiama puzza dell'inferno. E poi sono certo che volevi dire Paradiso. E' nella preghiera che ci ha insegnato nostro Signore, è solo pane. . . "dacci oggi il nostro pane quotidiano".

Eustachio       Ma sopra ci hai messo pomodoro!

Beppe             Mi è scappato. . . solo per cambiare un poco il sapore, per aumentare il profumo.

Eustachio       E la cipolla fritta!

Beppe             Fritta, figuriamoci, è appena appena appassita, giallina, ha giusto preso un po' di colore e di fragranza da quest'olio, che è pure un dono di Dio

Eustachio       El'aglio tritato!

Beppe             Ah! Ah! Ma questo è necessario! E' una mano santa per la pressione, l'aglio. Ti

regola l'organismo e tutte le funzioni. Una medicina, perché mi curo della salute dei confratelli.

Eustachio       E ilpeperoncino? Eh, il peperoncino?

Beppe             Capisco, mi stai prendendo in giro. Tu lo sai bene che il peperoncino lo unisco solo

come ammonimento, come castigo, se si vuole, per mortificare la bocca; ti brucia la lingua, la gola,

ti brucia come l'inferno, dico io, caro confratello ‑ è vero che questo cibo è buono ed è un dono del

Signore, ma pure tu devi stare attento, devi fare penitenza. Perciò ci metto questo avviso, il

peperoncino, che brucia, punisce, fa scontare i peccati e contemporaneamente…

Eustachio       Contemporaneamente…

Beppe             Aiuta la digestione, purifica il sangue, disinfetta i reni e chissà quante cose ancora.

Eustachio       E' pronta?

Beppe             Che cosa? La pizza? Ma sicuro, con tutto questo chiacchierare mi hai fatto perdere

tempo! Eccola qui… eh, eh, questo dono del cielo.

Eustachio       Ohi, ohi. . .

Beppe             Che succede?

Eustachio       Ho un dolore preciso ai reni, sento la pressione che balla la tarantella, mi fa male il

sangue impuro, ed ho molti peccati da scontare.

Beppe            Saranno le bugie che racconti?

Eustachio      Etu lasci un confratello in questo misero stato senza fare niente?

Beppe            Non sia mai detto. Eccoti un pezzo di cura per i tuoi mali e di punizione dei tuoi

peccati.

Eustachio      La punizione è troppo leggera

Beppe            (aggiunge peperoncino) E io te la aumento. Che il fuoco che ti brucia ora ti sia

risparmiato all'inferno!

Eustachio       All'inferno?

Beppe             Volevo dire in purgatorio. Chi sono io per giudicare gli altri?

Scena 02 – Orio, Serio e detti

Orio                Benedicite, benedicite

Serio               …cite

Beppe             Guarda guarda questi cari confratelli.

Orio                Ora et labora, solum ora et labora…

Serio               … ora, ora…

Beppe             Già… qual buon vento vi porta?

Serio               La fame

Beppe             Volevo ben dire.

Orio                (a Serio)Vuoi stare zitto? (a Beppe) Stavamo recitando devotamente la nostra Santa Regola quando abbiamo sentito una dotta discussione teologica e non volevamo perderla.

Eustachio       E come avete fatto a sentirla, attraverso i grossi muri della cucina e la porta chiusa?

Serio               Il profumo. Filtra anche sotto la porta. Anche attraverso i grossi muri.

Orio                Frena quella lingua malefica! Peccatore!

Beppe             Lascialo stare, povero figliolo. Ha il peccato della sincerità: quello più difficile da togliere. Non ti assolve nemmeno il Papa.

Orio                Cosa dici? Bestemmi?

Beppe             No, no, fratello mio, statti quieto, dicevo per dire. Eustachio, vuoi favorire un po’ di penitenza ai confratelli?

Eustachio       Lo faccio subito. Vedo anch’io che hanno peccati da scontare in quantità.

Orio                Hai preparato la pizza piccante? Dio sia ringraziato!

Serio               …ato!

Eustachio       Piano, piano… non è che un po’ di pane…

Orio                Con il pomodoro…

Serio               …oro, oro!

Eustachio       E le cipolle, e l’olio e l’aglio ed il peperoncino, lo sappiamo, lo sappiamo! Non c’è bisogno di stare a recitare tutta la ricetta.

Beppe             E il peperoncino è…

Orio                La pena per i peccati di gola…

Serio               ola, OLA!

Eustachio       Ma adesso ditemi, visto che sembrate buoni esperti di questa materia, ditemi il vostro pensiero. Non vi pare che con un po’ di mozzarella sarebbe tutta un’altra cosa?

Orio                La mozzarella?

Serio               …ella?

Beppe             Il formaggio fresco. Quello che fanno dalle sue parti.(a Eustachio) Hai nostalgia di casa?

Eustachio       E tu no?

Beppe             Io ne ho tutto il diritto. Sono stato esiliato, e per colpa tua!

Orio                Interessante, e cosa succede?

Beppe             Vorrei saperlo pure io. Mi mancano notizie da quando sono partito. Ma sicuramente là ci sta il sole.

Orio                Volevo dire al formaggio fresco.

Eustachio       La mozzarella dentro il forno si squaglia su tutta la pizza e manda in giro un profumo come di sette gelsomini.

Beppe             Come di venti paia dei vostri piedi, quando non vi siete lavati!

Serio               Buono! E il sapore? A Bergamo facciamo un taleggio che è proprio così, ma non lo mangiamo cotto sul pane.

Eustachio       Un vero regalo del Signore!

Orio                La mozzarella?

Eustachio       Il profumo… Beppe, caro confratello, lascia che siano i nostri cari confratelli a giudicare…

Beppe             Che Dio ne scampi e liberi! Ci mettiamo a fare pure il giudizio di Paride in cucina. Siamo passati dalla mela al formaggio. Un bel progresso. Dovremo cambiare qualche capitolo della nostra santa Regola: “primum penitentia” dovrà essere sostituito con “Primum digestione”.

Serio               Io digerisco benissimo.

Orio                Mi pare che l’idea del confratello Eustachio non sia da disprezzare.

Eustachio       Vedi bene!

Orio                Certo che bisognerebbe sentire anche gli altri confratelli! Non è cosa che si possa risolvere senza una sincera discussione.

Serio               E molti assaggi. (si dirige alla porta e la apre)

Orio                Direi anch’io… Ma cosa fai?

Serio               Tu aspetta che si sparga ancora un poco di profumo e… ahhhh (viene quasi travolto da una piccola folla di frati che si spinge per entrare di corsa)

Scena 03 – Detti, e un gruppo di frati

Frati               (a soggetto) Fate posto, fate posto! Ne voglio anch’io. Cosa hai preparato?

Beppe             Calma, calma. Non è ora di cena!

Eustachio       Fratelli! Un po’ di moderazione! Ascoltate!

Frati               (a soggetto) Ascoltate! Zitti!

Eustachio       Frate Orio, qui, propone al vostro giudizio una importante questione.

Frati               (a soggetto) Cosa c’è in premio? Cosa si mangia?

Orio                Mi raccomando, fratelli, moderazione!

Serio               Bisogna fare molti assaggi.

Frati               (a soggetto) Siamo tutti d’accordo. Forza! Assaggi!

Eustachio       Beh, bisogna vedere se vi piace il formaggio cotto.

Frati               (a soggetto) Tutto buono, Tutto quello che fa Beppe. Viva Beppe.!

(si scatenano in una specie di balletto)

Viva Beppe, fraticello

Vero re del matterello

Che in convento ha riportato

Il rispetto del palato

E sconfigge anche l’eretico

Col sapor del companatico

Non c’è alcun digiunatore

Che non preghi con fervore

Dalla sera alla mattina

Perché Beppe stia in cucina

Viva Beppe, fraticello

Vero re del matterello

Con il pane e il pomodoro

Ci benefica il piloro

Con cipolle e maggiorana

Fa del cibo un toccasana

Viva Beppe, fraticello

Vero re del matterello

Orio                Basta, basta! Qui si superano i limiti.

Serio               E non si assaggia niente.

Eustachio       Per tornare alla nostra questione…

Beppe             Smettetela! Questa è la vostra idea di discussione teologica! La ricetta della pizza con la mozzarella! Meno male che non c’è il Padre Superiore a sentire.

Scena 04 – Detti e Padre Teodoro, superiore

Teodoro         Meno male che c’è! E che ha sentito tutto. Ora, cari figlioli, credo che sarà necessaria una seria penitenza

Serio               Ancora peperoncino? Ma è troppo. Io non sono mica abituato.

Teodoro         Tutti nel Cortile dei Sassi Aguzzi!

Frati               (a soggetto) Nooo! I Sassi Aguzzi! Fanno male! Nooo!

Teodoro         A piedi nudi! Attraverserete ciascuno dieci volte il cortile, recitando ad alta voce la Regola!

Orio                E’ giusto! Nostro Signore ha sofferto molto di più!

Serio               E non aveva nemmeno Beppe come cuoco!

Teodoro         Frate Serio! Tu farai la stessa penitenza in ginocchio!

Serio               Va bene, ma dopo posso tornare a finire la mia porzione?

Teodoro         Tutti fuori! (Si avviano mogi mogi, anche Beppe) Tu fermati, Beppe!

Beppe             Madre Santissima proteggetemi dalla giusta collera di questo sant’uomo.

(tutti escono alla spicciolata)

Scena 05 – Tesoro e Beppe

Teodoro         Beppe, figliolo mio…

Beppe             Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa… ma di che cosa?

Teodoro         E’ ora di mettere fine a questo scandalo.

Beppe             Glielo ho detto pure io, ma cosa volete, sono ragazzi, hanno bisogno di un po’ di sfogo, tante volte. La dura disciplina del convento, la Regola…

Teodoro         Proprio di questo dobbiamo parlare. Parlare seriamente, Beppe.

Beppe             Io sono peccatore, Padre. Ma rispetto fedelmente la Regola. (intanto inforna qualcosa) Se sono colpevole, giudicatemi e datemi la pena.

Teodoro         Caro figliolo, non basta che la moglie di Cesare sia innocente. Deve anche sembrare innocente agli occhi del mondo.

Beppe             Non capisco. Io non conosco Cesare, né sua moglie. Ve lo assicuro. Non posso dire niente sulla sua innocenza…

Teodoro         Lasciamo stare. Cesare era un bizzarro signore vissuto tanti anni fa. Voglio dire che la tua cucina…

Beppe             E’ la più semplice ed onesta di tutta la città, ve lo giuro. Ma lo sapete che tutti i poveri – in questa città non ne sono tanti, ma ce ne sono – preferiscono venire alla nostra mensa che a quella di tutti gli altri conventi?

Teodoro         Lo so, lo so. Ma è proprio questo il problema. Forse le altre comunità si sono risentite, per aver perso i loro poveri; forse hanno scritto al vescovo. Non so. Fatto sta che in città si dice che il nostro refettorio è migliore della sala da pranzo del Doge. Si servono cibi prelibati, delizie orientali e peccaminose, pietanze…

Beppe             Ma nemmeno per sogno! Superiore, diteglielo voi! Mi avete comandato di nutrire questo convento ed avete stabilito voi stesso le dosi: tanto di farina, tanto di sale, tanto di grasso. E io solo quello uso, anzi; con quello che risparmio ne avanzo per tanta povera gente che ringrazia Dio per la generosità di questo convento.

Teodoro         E’ vero, non usi più di quello che ti ho assegnato di farina, olio e sale: ma il resto…

Beppe             Ho sempre rifiutato la mozzarella, anche se…

Teodoro         Anche se…

Beppe             No, no. Non è onesto fare la spia.

Teodoro         Meglio così. Ma tu adoperi altri ingredienti.

Beppe             Ih, ingredienti, li chiamate? Un poco di pomodoro tagliato a pezzettini, qualche cipolla…

Teodoro         Non andare avanti. Conosco bene le tue ricette. E trovo difficile parlare di queste faccende, se tu mi interrompi. Gli altri ingredienti…

Beppe             Ma sono soltanto erbe, tante si trovano nei prati, lungo le strade.

Teodoro         I pomodori?

Beppe             No, i pomodori li coltiviamo nel nostro orto. Mettiamo dei semi a primavera e poi bagniamo con dell’acqua, ogni tanto; poi, con l’aiuto di Dio…

Teodoro         Conosco le tue cure per l’orto, figliolo ma…

Beppe             Volete dire che qui arrivano solo in luglio mentre a Napoli a maggio sono già pronti? Eh, a questo non posso porre rimedio… Il Signore ha voluto così. Magari si potesse…

Teodoro         Ora cerca di stare zitto e di ascoltarmi senza interrompere. Non è il momento di scherzare.

Beppe             Ma io non…

Teodoro         Zitto! Ascolta!  (trae dalla manica un rotolo, è una lettera) E’ di Alvise Mocenigo, il nostro benefattore, tu non lo sai ma è membro del Gran Consiglio. Mi ha mandato questa missiva in gran segreto. “Caro padre Teodoro, credo opportuno che sappiate quello che si dice, ormai da tempo, al Palazzo del Doge… “

Scena 06 – Il Doge, il Vescovo, alti dignitari, gente

Palazzo del Doge – si vede una riunione

Doge               Sarà vero, Eccellenza, che quella è la cucina di un convento?

Vescovo          Non ho motivi, per ora di ritenere diversamente.

Mocenigo       E cosa potrebbe mai essere, altrimenti?

Doge               Dalle meraviglie che se ne dicono, sembra più la cucina di un alchimista che quella di un modesto scaldazuppe per affamati.

Vescovo          Non c’è bisogno di saltare subito a conclusioni maliziose. Potrebbe anche darsi che fossero solo maldicenze. Dio sa se ne girano anche troppe, in questa pettegola città di mare.

Cap. Venier   Città che non vi è gradita, a quanto sentiamo.

Vescovo          Al contrario, la trovo ideale per i miei reumatismi e il profumo dei canali è balsamo per i polmoni fragili. Amare Venezia non mi impedisce di vedere com’é. In più, ogni tanto capita che qualcuno dei frati sia davvero un cuoco eccellente. Di solito faccio di tutto perché venga a servizio della mia mensa. Non per me, certo, ma per compiacere gli ospiti che onorano la mia modesta casa.

Mocenigo       Ma stavolta vi è sfuggito.

Cap. Venier   Arti … fatate, almeno questo lo concederete. Un povero frate che riesce a non farsi accalappiare dal suo vescovo ed in più, dicono, non usa altro che poche erbe, oltre al pane, per compiere i suoi prodigi.

Vescovo          Vedo che converrà che mi interessi.

Doge               (di nascosto, ma Mocenigo se ne accorge, al Capitano Venier) Vedete se potete precedere Sua Eccellenza il Vescovo… Sarebbe divertente invitarlo a degustare i manicaretti del suo frate…

Cap. Venier   Sarà fatto, Altezza Serenissima.

Mocenigo       (scuote la testa e fa delle smorfie insoddisfatte)

Scena 07 -  Teodoro e Beppe

La cucina di Papasha Beppe.

Beppe             A questo punto stanno le cose?

Teodoro         Proprio così.

Beppe             Io non vedo che una soluzione.

Teodoro         Ne hai già pensata una?

Beppe             Naturale.

Teodoro         Anche quella?

Beppe             Si capisce. Mi dovete rimandare a Napoli. Ormai qui tutto è fatto e vedete anche voi che è meglio cambiare aria, per me. Tanto fratello Eustachio ha imparato bene e sa fare tutto quello che faccio io. Soltanto, state attento a quella sua mania per la mozzarella… Ma tenetevi lui, andrà benissimo…

Teodoro         Beppe, perché chiacchieri tanto? Hai paura?

Beppe             Noooo… Tantissima, altroché. Voi capite, quelli hanno nominato le alchimie e le streghe…

Teodoro         Le fate…

Beppe             Stessa categoria. Da qui a finire arrostito in qualche piazza, al giorno d’oggi ci manca giusto un tizzone. Gesù mio aiutatemi.

Teodoro         Tu davvero non devi confessarmi niente?

Beppe             Dio ne scampi. E che cosa? Di aver imparato dalla mia santa mamma, che Dio l’abbia in gloria, che un po’ d’amore per il prossimo è l’ingrediente principale per stare sereni? Che con qualche povera erba si può trasformare la minestra più misera in un cibo squisito? Ascoltatemi, vi prego. Quando sono arrivato io,  c’erano solo facce lunghe e sono diventate sorridenti. Tutti mi salutano e si salutano fra loro. Si sentono contenti e così stanno in buona pace con tutti. Ma lo sapete che cosa dice, qualche confratello, quando predica nella chiesa sul Purgatorio? Dice che è come il forno della pizza: fa tanto caldo, ma ne escono cose buone. Non fanno più tanto cattivo nemmeno l’inferno…

Teodoro         E questa non è eresia?

Beppe             E’ amore! Felicità! Piccole gioie di ogni giorno. Profumi…

Teodoro         A proposito, questo cos’è?

Beppe             Ihhh – avevo dimenticato, nella furia quasi mi stavo dimenticando… (corre al forno ne estrae una focaccia al rosmarino) Sentite che roba. E non ci sta niente dentro e niente sopra. Giusto due gocce d’olio e un poco di rosmarino tritato fino fino. Prendete, assaggiate…

Teodoro         Credo che non dovrei…

Beppe             Dovete, dovete. Dovete sentire il gusto e dire a tutti che qui non ci stanno magie né alchimisti, se cercano un miracolo lo possono trovare in ogni momento vicino ad un muretto dove batte il sole. Dove cresce questa pianta benedetta, che non vuole niente, perché cresce da sola, e diventa grande e dà frescura e regala i suoi rametti più teneri, e il suo profumo a chiunque, ricco, povero e morto di fame. Ma pensateci, prendete un pesce, quello che volete, lo pulite ben bene e lo lessate ed ecco che non ha quasi sapore, bisogna mettere mille salse piene di spezie dell’oriente perché ci sia un po’ di gusto. Ore di lavoro. Invece, lo stesso pesce, dopo pulito gli mettete nella pancia un rametto di rosmarino, qualche po’ d’aglio, lo spolverate appena di sale, e lo mettete al forno. Dopo dieci minuti arriva il Re in persona a chiedervi cosa c’è di buono.

Teodoro         … (a bocca piena) Il rosmarino…

Beppe             Bravo! Lo avete capito. Delle fogliette da niente… E pure sulla focaccia: acqua farina e un po’ di rosmarino. E non vi dico nel pomodoro…

Teodoro         Anche quello?

Beppe             Ma certo: mettete qualche po’ di trito nella salsa e diventa un piatto nuovo, che non vi stanchereste mai di lodarlo… Altro che miracoli. Vi prego, Padre Superiore, mandatemi a casa mia, prima che questi veneziani mi ficcano un ramo di rosmarino in bocca e mi mandano arrosto…

Teodoro         Mio caro Beppe, fraticello della gioia, purtroppo anche questo ci è vietato…

Beppe             No! Ma cosa dite? Sembra una congiura, perché mi vogliono morto?

Teodoro         Non è così grave, almeno per ora. Ma siamo ancora vittime della tua passione per le erbe. Senti cosa mi ha scritto Teofilo, il tuo Superiore di Napoli. (tira fuori un’altra lettera) “Caro fratello nel Signore, laudetur.Ti prego di accogliere fraternamente il buon Beppe ed il buon Eustachio, pellegrini nelle tue terre. Essi non hanno per nulla demeritato, per fervore, fede, umiltà e zelo al servizio dei confratelli e della povera gente. Tuttavia Beppe è un cuoco sublime. Io pure, te lo confesso, peccai dolcissimamente cedendo alla tentazione dei suoi manicaretti, che fa tutti con cose semplici ed umili, cantando le lodi del Signore. Da questo, come puoi immaginare, sono nate invidie e gelosie, tanto che attorno a Beppe, che è trasparente come l’acqua di fonte, è nata la nomea di stregone o fattucchiere. Tu sai che di questi tempi è fin troppo facile che sia data retta a simili sciocchezze, e le parole più son cattive e più son credute. Poiché non vorrei fargli fare la fine di una delle sue squisite pizze – delle quali, ti prego di credermi, mi privo con sommo dispiacere - lo mando da te, confidando che nelle tue terre la gente sia meno credulona e maligna. In tutti i casi, ti garantisco che avrai un grande miglioramento nella refezione dei confratelli del tuo convento e grande fama fra i poveri che nutrite.”

Beppe             Gesù santo e buono. Sono fottuto. Oh, perdonatemi, vi prego, mi è sfuggita davvero.

Teodoro         Capisco che non l’hai potuta trattenere. Come vedi, non è una storia nuova. La gente è uguale ovunque. Pronta a rimpinzarsi di cose buone, ed a sputare quelle cattive. Ma per adesso, non succede nulla. Tu sai che il fratello padre Severo è il confessore del Doge Serenissimo. Gli ho chiesto di andare subito da lui per sapere cosa ne pensa e cercare di fargli capire come sono veramente le cose da noi. Vedrai che dovrebbe essere sufficiente.

Beppe             Voi dite?

Teodoro         Va a riposare, ora, fratello. E non temere. Prega, e rifletti. Rifletterò anch’io. Mi sono arrivate certe richieste.... Dormi tranquillo.

Beppe             Dite bene, voi, dormire. Ma io mi sento come l’agnello quando ode suonare le campane di Pasqua: la festa non è per lui… ma rischia di essere lo stesso festeggiato.

Teodoro         Ti capisco, ma abbi fede. Una cosa ancora: chiudi e spranga tutti i depositi, le madie, le casse ed i luoghi dove tieni cibo, da fare o pronto che sia. Qui, bisogna davvero cambiare regime, e nessuno deve potersi servire senza chiedere.

(Buio)

Scena 08 – Gruppo di frati

(Entrano furtivamente nella cucina di Beppe, si dirigono alle varie madie, casse, forno ecc. dove di solito contenuto il cibo preparato dal cuoco. Ma è tutto sprangato)

Frati               (prima a soggetto, singolarmente, poi all’unisono il neretto) Chiuso! Sprangato! Serrato! Chiuso! Sprangato! Serrato! Ma cosa succede?

Frati               (come sopra) Non so! Non capisco! Era aperto! Era buono! Qui non s’apre più! Ma cosa succede?

(si riuniscono al centro della scena, smarriti)

(a soggetto, in canzone)

Fratelli, ci hanno chiusi fuori

Dai pascoli del paradiso

Non gusteremo più i sapori

Che provocavano il sorriso

Fratelli ci hanno chiusi a chiave

Ci tocca ancora il purgatorio

Acqua bollita con le tristi fave

Si sta più allegri dentro all’obitorio

Non ci sarà più pizza a cena

E melanzane a mezzogiorno

Mangiare diverrà una pena

Tanto vale buttarsi dentro il forno

Ma è chiusa anche la sua bocca

Resta soltanto di morir per fame

Piangendo sulla sorte che ci tocca

Di scordar anche il profumo del salame

(si ripete in forma di ballo, e di coro, con ritornelli secondo la musica. Appena finisce si spalanca la porta)

Scena 09 – Detti e Padre Teodoro

Teodoro         Che succede qui dentro, per l’amor del cielo?

(i frati tacciono finché a frate Felice salta in testa la bella idea)

Felice              Tanta è la voglia di pregare che non si poteva prender sonno. Per caso ci siamo trovati qui ed abbiamo iniziato le orazioni.

Teodoro         Ma sentivo cantare!

Felice              Certamente, era il coro solenne…

(cantano da “Non ci sarà più pizza a cena…” fino alla fine in perfetto coro a cappella gregoriano, mostrando una grande religiosità)

Teodoro         Mah, non mi sembra la stessa cosa che ho sentito.

Felice              Il canto gregoriano è la musica degli angeli. Cambia secondo chi la ascolta.

Teodoro         Ah, ah. Ma allora mi chiedo: perché in cucina, quando c’è la chiesa tanto comoda. O il chiostro, pieno di aria buona.

Felice              Volevamo chiedere a Beppe di unirsi a noi.

Teodoro         Tutti?

Felice              Tutti lo stimiamo e gli vogliamo bene.

Teodoro         Già, capisco perfettamente. E come mai quelle madie hanno segni di forzatura?

Altro frate     Perché non si aprono, accidenti!

Teodoro         Fratello! Le imprecazioni non sono previste dalla nostra regola.

Altro frate     Nemmeno le madie sprangate!

Felice              Pace, pace… Quiete e pace. Volevamo approfittare per discutere una cosa con Beppe.

Teodoro         Un tema teologico?

Felice              Difficile da dire. La domanda era: se la pasta della pizza debba essere grossa e fermentata come il pane degli uomini, o sottile e secca come l’ostia, pane dei Santi?

Teodoro         Secondo me una via di mezzo: abbastanza sottile ma ancora morbida. Così è più facile arrotolarla e farne un delizioso blini. Oh, cosa dico? Non sono certo discussioni teologiche.

Felice              Ma nemmeno di bassa cucina, come sentite, reverendo Superiore.

Teodoro         Uhm, già. Anche se non giurerei sulle fonti.

Felice              Ma il vostro parere risolve ogni cosa, carissimo Superiore.

Teodoro         Dimmi un po’, Felice, ma tu da dove vieni?

Felice              Ero cavaliere greco e fui fatto prigioniero in Attica dai Veneziani. Fu l’inizio della mia nuova vita. Ora, convertito, sono il più lieto dei Penitenziari.

Tutti i frati     (in coro) Almeno finché c’è Beppe in cucina.

Felice              Questo è difficile negarlo. Quell’uomo ha un carattere d’oro ed altrettanto felici sono le sue mani.

Teodoro         Va bene, va bene. Ora vi licenzio ed andate a riposare. Se non volete fare qualche altra passeggiata nel Cortile dei Sassi…

Tutti i Frati    Noooo! Per l’amor del cielo.

Teodoro         Buona notte, allora.

Scena 10 – detti e padre Severo

Severo                        (entrando a precipizio)Buona notte? E chi potrà dormire?

Teodoro         Sei latore di cattive notizie?

Severo                        Oppure buone. Dipende dai punti di vista. Il Doge Serenissimo era molto soddisfatto.

Teodoro         Oh, Gesù del cielo! Via, via, andate a riposarvi! Tu resta, Severo. Felice, va’ a svegliare Beppe. Purtroppo la notte sarà lunga anche per lui.

Felice              Obbedisco.

(escono tutti tranne Severo – arriva subito anche Beppe, insonnolito)

Scena 11 – Teodoro, Beppe e Severo

Teodoro         (a Beppe) Vedo che hai preso sonno.

Beppe             Chiedo profonde ed umili scuse. Ma la mia mamma buonanima diceva che se uno dorme sereno,  di notte può vedere gli angeli. E io così mi sono abituato. Ma vi devo pure assicurare che gli angeli non li ho visti mai, forse dormivano anche loro.

Teodoro         Bene, adesso sta zitto ed ascoltiamo fra Severo.

Severo                        Grazie. Dunque, ho parlato al Doge. E’ una brava persona, nonostante certi peccati che ora non vi posso raccontare.

Teodoro         Il segreto confessionale!

Severo                        Già, ed ora manca pure il tempo di spettegolare un po’. Insomma, il Serenissimo più di tutto è geloso e vorrebbe fare uno scherzo al Vescovo. E’ tutto felice di potergli portare via un cuoco eccellente.

Beppe             San Gennaro proteggetemi voi!

Teodoro         Ma si può sapere cosa hai?

Beppe             Non capite? Da una pira all’altra. Qui se accontento il Doge faccio dispetto al Vescovo. E viceversa. E tutti e due hanno anche troppa legna per organizzare una bella grigliata di eretico. Non me la cavo.

Severo                        Aspetta. Il Doge si aspetta che tu domattina ti presenti a palazzo Ducale con i tuoi manicaretti. Li assaggerà lui stesso e sarà presente il suo capo cuoco per dire se si tratta di grande cucina o diabolica stregoneria.

Teodoro         Ma il cuoco del Doge è cinese. Cosa ne capisce?

Severo                        Giusto: è un discendente di quei tizi che seguirono messer Marco Polo quando tornò dal Celeste Impero. Ma pare che a Palazzo sia apprezzato molto. Non posso dire altro.

Beppe             Domattina? E quando avrà assaggiato?

Severo                        Dice che ti offrirà di diventare cuoco al posto del cinese, se gli piacciono i piatti. Altrimenti ti raccomanderà al Vescovo.

Teodoro         Che sarà presente.

Severo                        Si capisce. E si aspetta che, se vinci, tu rifiuti dicendo che hai già avuto una offerta migliore dal vescovo. Altrimenti, si convincerà che sia tutta una stregoneria.

Beppe             Oh, me disgraziato! Sono morto!

Teodoro         Per adesso sei ancora piuttosto vivace. Ascoltami bene: cerca di fare del tuo meglio.

Beppe             Meglio? Ma voi sapete che cosa ho nella cesta: roba da poveri frati, non cibi lussuosi da corte del Doge, Serenissimo, per di più. Quello là mangia carne cinque volte al giorno, io qui posso cucinarla due volte all’anno, se siamo fortunati. Lui ha un cuoco cinese che si fa venire le spezie dalle Indie, dall’Africa, da chissà dove. Sapete cosa ho, io, in tutto per tutto?  Un po’ di erbe secche, origano, maggiorana, la cosa più preziosa che ogni tanto mi arriva è un poco di peperoncino calabrese, che per me è meglio di ogni cosa ma può darsi che i nobili lo schifeggiano perché non viene da abbastanza lontano.

Teodoro         No, no. Non è affatto così. Tu hai la fede, e le ricette di tua madre buonanima, che ti ha insegnato a cucinare con amore.

Beppe             Mica per il Doge!

Teodoro         Ah, figliolo, dove è finita la tua testa? Il Doge è un uomo, ha diritto alla tua benevolenza come gli altri.

Beppe             E va bene, ma se poi quello davvero mi ingiunge di andare a fare lo sguattero nella sua cucina, come me la cavo con il Vescovo?

Severo                        Potresti fare un po’ per ciascuno…

Teodoro         No, per questo… ho un mio progetto. Ma mettiamoci subito al lavoro perché tutto riesca bene. Hai bisogno di aiuto?

Beppe             (ci pensa un po’) No, ho bisogno di essere lasciato solo. Devo pregare lo spirito della santa donna di mia madre che mi faccia ricordare qualche cosa. Un pranzo da Doge, santo cielo!

(Tutti escono, tranne Beppe, che si butta in ginocchio come se implorasse qualcuno. Buio)

Scena 12 – Il Doge, Mocenigo, il cap. Venier, cortigiani

(un cortigiano si inchina al Doge, porgendogli un foglio, questi annuisce e lo legge)

Doge               Giungono rumori dalla Germania niente affatto tranquillizzanti.

Mocenigo       Pare che stia dilagando più di una rivoluzione.

Venier                        Questi sono problemi d’altri. A Venezia si può stare sereni. I confini sono saldi.

Doge               Bene. E’ una buona notizia, detta da voi, Capitano Venier, che rispondete della sicurezza della Repubblica.

Venier                        Una Repubblica è al sicuro quando è ben governata e perciò i cittadini sono disposti a qualunque sacrificio per conservarsela. Il merito è Vostro, Doge Calori.

Doge               Bene, bando ai complimenti ed alle marinerie. Cosa ci attende, ora?

Venier                        Mi avevate ordinato… (si avvicina e parla all’orecchio)

Doge               Ah (ridendo)… il frate magico… ma non doveva arrivare anche il Vescovo?

Mocenigo       Sua Eccellenza il Vescovo mi ha incaricato di informarVi che arriverà appena possibile. La Curia è stata richiesta di proporre qualche azione per arginare questa eresia dilagante dal nord degli Stati Tedeschi.

Doge               Ah, non dubito che sapranno trovare le giuste misure per salvare la Cristianità… lo hanno sempre fatto… Potremmo mandare un frate come questo dei Penitenzieri a fare da paciere; pare che i protestanti siano intrinsecamente contrari alle gioie della vita, anche alle più innocenti.

Venier                        Come la buona tavola.

Mocenigo       Speriamo che non siano contro di noi.

Doge               Ah, no, caro amico e consigliere Mocenigo, hanno da dire solo sul Papa. Sostengono che la Chiesa è un regno di mercanti dove la religione è stata completamente dimenticata.

Mocenigo       E’ una bestemmia! Un’eresia!

Venier            No, semplicemente un segreto mal custodito, ormai sotto gli occhi di tutti. Ma poiché è un segreto, non si dovrebbe dire.

Doge               Propongo che si torni a discorsi meno fuorvianti. Non vorrei che la giornata di oggi si trasformasse in una nuova battaglia fra Guelfi e Ghibellini.

Venier                        Giusto, meglio dedicarla a questo famoso giudizio. I frati dovrebbero essere già qui.

Doge               Sarà presente anche il mio cuoco, Chu Tse Sek, assaggerà per primo.

Mocenigo       Temete che il frate voglia avvelenarvi? Io stesso sono stato ospite più volte del Padre Superiore e vi assicuro…

Venier                        La prudenza è la virtù dei forti!

Doge               Non ho certo simili pensieri. Piuttosto, Chu è un grande conoscitore di tutti i cibi. Lui non sbaglierà nel riconoscerli, e a me resterà solo il piacere di gradirli oppure di rispedire questo individuo al suo vescovo.

Scena 13 – Detti e Chu The Sek

(entra, con molto sussiego, il cuoco, paludato come un cinese importante ma con il berrettone

bianco)

Venier                        Oh, eccoti. Sai già quale è il tuo compito.

Chu                Niente di speciale, solo saggiale e dile quale lobaccia plepala il finto cuoco.

Mocenigo       Non sarei così sicuro – ho gustato più volte le sue pietanze e sono tutt’altro che da buttare via.

Chu                Lobaccia, cucina per molti di fame. Quelli piacele tutto, basta liempile pancia.

Doge               Non si riferisce certo a voi, caro amico. Chu sostiene di essere in grado di riconoscere qualsiasi cosa.

Chu                Una volta tlovato anatla alancia vecchia di due settimane. Tlovato che mancava uno minuscolo inglediente: tle gocce limone.

Venier                        Non vedo l’ora di osservarlo all’opera. Ma eccoli.

Scena 14 – Detti, Teodoro, Beppe, Eustachio, Severo

(arrivano con un certo cerimoniale e delle ceste)

Teodoro         Abbiamo accolto con gioia l’onore che ci fate. Altezza Serenissima. La nostra è una comunità modesta e povera, e perciò è ancora più benigna l’attenzione che ci avete prestata.

Doge               La vostra fama fa tremare le mura del convento.

Venier                        La folla che accorre alla vostra mensa minaccia di abbattere le porte.

Teodoro         In quel che dite vi è lode, ma anche molta esagerazione. E noi siamo obbligati a resistere ad ambedue. La nostra porta non ha bisogno di essere abbattuta, perché è sempre aperta.

Quanto al cibo, è cosa povera e naturale. Ma constaterete voi stessi.

Chu                Costatelemo.

Doge               Va bene. Cosa ci avete portato?

Beppe             Di quel poco che c’era in casa. Non posso certo dire che si tratta di pietanze degne di voi, signor Serenissimo. Poche verdure cotte e scarsamente condite, come ci prescrive la nostra Regola.

Venier                        Presentazione appetitosa, non c’è che dire. Speriamo che la vista, l’olfatto ed il gusto ci compensino di quello che abbiamo udito. Aprite quelle ceste.

(Beppe ed Eustachio si affrettano ad aprire la prima cesta e ne tolgono un piatto di protata che offrono al Doge. Chu li scansa sgarbatamente, ma è costretto a fermarsi perché il Doge e Venier stanno già guardando ed annusando il piatto, che è presentato benissimo; mentre loro scuotono la testa, positivamente meravigliati, i due frati stanno in dispart, in attesa, vicini a Mocenigo. Finalmente i due nobili alzano la testa e fanno cenno a Chu che è il suo turno. Questi estrae da qualche parte un cucchiaio, tocca qua e là il cibo, grugnisce con disapprovazione, ma facendo capire che lui sa benissimo di cosa si tratta. Poi prende un piccolo assaggio della pietanza e vi appoggia appena la lingua. Insomma, fa un complicato cerimoniale di degustazione. Al termine della quale si guarda attorno, per sottolineare come la cosa per lui sia una sciocchezza)

Venier                        Ebbene?

Chu                Lobetta. Alagosta piccolina, tloppo cotta, in salsa di datteli e plezzemolo, per nascondele il sapole. Ma pel me ci vuole ben altlo.

Doge               Aragosta?

Beppe             Ma cosa…?

Teodoro         (gli fa cenno di stare zitto) Prego Vostra Altezza Serenissima di far completare gli esami. Poi daremo tutte le spiegazioni, se saranno necessarie.

Chu                Non salanno affatto necessalie. So pelfettamente quello che dico.

Venier                        (guardando in modo strano i frati) Avanti.

(aprono la seconda cesta, con le stesse precauzioni della prima; identico cerimoniale di degustazione, con molte più smorfie del cinese.)

Chu                Fette di gallina falaona, olmai vecchia, cospalse di clema di uova di pernice malcite e pepe. Quest’uomo vuole soltanto nascondele sapoli di sua lobaccia malcita.

Venier                        Ah, e dove avete preso la faraona? Nel vostro pollaio?

Eustachio       Noi non abbiamo…

Teodoro         (gli mette una mano sulla bocca) non abbiamo ancora terminato l’assaggio dei piatti.

Mocenigo       (sorridendo) E le uova di pernice marcite? Non è una antica ricetta cinese?

Chu                Siculo, ma si deve sapele come fale. Queste tloppo malcite e poi pepe nasconde delizioso sapole di malcio, nasconde tutto.

Doge               Vuoi dire che tu prepari anche per me quella roba?

Chu                Io, ecco, come dile, no, natulalmente. Qui non facile trovale uova malcite – chi vede mangia subito…

Venier                        Ah, e dove le avrebbe trovate… (nota l’occhiata di Teodoro)  Va bene, andiamo avanti.

(stesso cerimoniale per la terza volta)

Chu                Qui non bisogna peldele tloppo tempo, questo glande offesa per natula. Questo uomo pleso lali, lalissimi uccelli orientali, vede voi stesso, colole olo, fuoco e smelaldo, lalissimi dico, nostla cultula dice glande offesa per natula uccidele bellissimi uccelli per fale piccolo piatto con poca calne. Ma lui fulbo, di nuovo ha fatto salsa con amalo e con dolce per non fal capile ad altli, siculo, ad altli. Lui non sa che io conosce benissimo tutti ingledienti natulali e olientali, io glande cuoco…

Venier                        Va bene, va bene, cos’è?

Chu                (offeso) Mescola di calni e piume cololate di lali uccelli…

Doge               Le piume? Ci sono dentro le piume?

Chu                Vedete anche voi colole.

Mocenigo       A me sembrano…

Venier                        Chu, limone di un cuoco, si può mangiare questa roba o no?

Chu                A suo lischio e pelicolo

Mocenigo       Sono opera di un cuoco o di un alchimista?

Chu                Oh, questa opela di schifissimo cuoco, quale non potlà mai essele alchimista, tloppo elementare, solo pochi tlucchi miserevoli pel nascondele vecchiaia suo cibo, niente che vedele con supelba scienza di glande cucina dove alchimie di glandi sapoli, odoli, spezie orientali… (si accorge che Venier lo guarda malissimo) Io vuole dile…

Venier                        Alchimista o cuoco?

Chu                (timido) Cuoco, io cuoco, tu cuoco, lui cuoco…

Venier                        (freddo e terribile) Alchimista?

Scena 15 – Vescovo e detti

Vescovo          Cosa debbo sentire?

Chu                Cuocco… cuocco… cuoccodè…

Doge               Eccellenza, siamo giusto alla fine di questi assaggi e non siamo in accordo con il nostro cuoco cinese

Venier                        Cuoco…

Vescovo          Ma quale è il vostro parere, di grazia…

Doge               Il mio cuoco, qui, sconsiglia…

Venier                        Se permettete… (ai servi) Portate dei cucchiai; puliti!  (arriva di corsa un servo che lecca dei cucchiai e li asciuga in fretta nella manica del vestito, poi li allunga al Capitano che ne prende uno. Poi Venier si avvicina al primo piatto e vi affonda con decisione la posata; mette in bocca un bell’assaggio)  Aragosta? (al Vescovo) Voi che ne dite Eccellenza?

Vescovo          (si fa dare un cucchiaio ed acchiappa un boccone; assaggia) Aragosta. Chi lo dice?

Mocenigo       Il cuoco ducale, Chu.

Vescovo          E il cuoco del convento, che dice?

Beppe             (guarda Teodoro che lo incoraggia) Purtroppo, Eccellenza, non abbiamo nessuno che ci porti delle aragoste. Così ho dovuto rimediare con delle belle carote gialle. Le ho tagliate a rotelle e le ho fatte stufare in un battuto di cipolla, cipolle dolcissime, che vengono dal contado, per grazia di Dio…

Doge               Carote!  (Afferra un cucchiaio e lo affonda nel piatto, un bell’assaggio) Squisite!

Beppe             Il dolce delle carote e quello delle cipolle si sposano d’amore…

Vescovo          Eh?

Teodoro         Non strafare, figliolo.

Venier                        Buonissimo. (a Mocenigo) Volete provare anche voi?

Chu                (schifato) Calotte! Ma si è mai sentito? Calotte invece di alagoste!

Mocenigo       No, grazie, conosco il piatto. Non è aragosta, ma non perde al cambio.

Venier                        E gli altri piatti? Avvicinatevi? (Assaggia il primo, subito imitato dal Doge e dal Vescovo) Questo, la faraona con le uova marcite?

Beppe             Melanzane tagliate a grosse fette con salsa di capperi e farina tostata.

Venier                        (altro piatto, imitato come sopra) Ed ora gli uccelli rari, rarissimi con la salsa amara e dolce…

Beppe             Peperoni, per fortuna siamo in stagione, e li ho accompagnati con un passato di carciofi fritti nell’olio di oliva, con cipollino e peperoncino calabrese in polvere. Tutte erbe, frutta, ortaggi, e nient’altro, Vostre Eccellenze…

Doge               Eccellente, la vostra cucina è eccellente, altroché.

Venier                        Concordo. E non è certo (guarda malissimo Chu) da alchimista.

Vescovo          Sono d’accordo anch’io. Sia lodato il cuoco.

Beppe             Sia lodato il cielo. Non avevo niente altro in casa.

Doge               E queste sono le vostre specialità?

Beppe             No, a dire il vero, i confratelli mi chiedono piuttosto la pizza. Per il fatto che riempie meglio la pancia, non so se mi capite.

Doge               La pizza?

Beppe             Non è niente… solo un po’ di pane con sopra pomodoro e qualche altra cosa, secondo stagione. Ah, e l’olio, ci vuole un po’ di olio. Un cibo che voi nemmeno lo guardereste due volte.

Doge               Non siate così sicuro. Da quando sarete al mio servizio, vi ordinerò di preparami tutte le vostre specialità.

Chu                Chi vi selvilà? Chi? E Chu? E chi? E Chu?

Venier                        Zitto, alchimista, poi dobbiamo fare due chiacchiere.

Vescovo          Credo che Beppe non possa accettare la Vostra offerta…

Beppe             Gesù Signore, San Gennaro proteggetemi voi.

Eustachio       Ora lo chiami, a San Gennaro.

Teodoro         Credo che sua Eccellenza abbia ragione.

Doge               Non rifiuterete il permesso, Padre Superiore?

Teodoro         (al vescovo) Con vostra licenza, Eccellenza… Non oserei mai rifiutare il permesso… a nessun dei Maggiori  (si inchina a tutti i Notabili) ma ci sono clausole ostative. Credetemi.

Venier                        E quali sarebbero?

Teodoro         Sono di natura tale che preferirei una situazione più riservata.

Doge               Ah.

Venier                        (guarda il Doge, che annuisce) Voi, tutti lasciateci soli! (Tutti escono, tranne i nominati nella scena successiva)

Scena 16 – Beppe, Teodoro, Vescovo, Doge, Mocenigo e Venier

Teodoro         Beppe, forse è meglio che anche ti ritiri là in fondo a meditare…

Beppe             Se così ordinate… (molto controvoglia si allontana verso il fondo della sala, ma cerca di tirare gli orecchi)

Teodoro         Vorrei ricordare a Vostra Altezza Serenissima una cosa che certamente ha già notato, e che del resto ha sempre fatto desistere Sua Eccellenza il Vescovo dal chiamare Beppe alla sua mensa…

Vescovo          Oh, certo… (dubbioso)

Doge               Al momento non mi viene alla mente…

Teodoro         Naturale, con tutte le cure che avete. Ma Beppe sa cucinare soltanto verdure, ortaggi, erbe, farina. Niente di più. Io so perfettamente che Voi non badate certamente a quello che c’è nel piatto e ringraziate il Signore se ha buon sapore ed è sufficiente a nutrirvi. Ma pensate, come certo ha già fatto il Vescovo, a cosa diventerebbe la vostra tavola se dovesse all’improvviso mancare la carne. Cosa direste, che il cuoco non conosce alcun metodo per addomesticare le starne, le pernici, le oche grasse, i cosciotti di vitello, la lonza di porco… (tutti lo ascoltano con le bave alla bocca), non sa fare intingoli per i capretti ed i piccioni, non sa marinare le lepre ed i daini…

Doge               Oh Signore benedetto! Non sa fare nessuna di quelle cose?

Vescovo          (sornione) Nessuna, naturalmente. Non sono certo pietanze che si vedano nei refettori dei conventi.

Teodoro         Da noi, eccellenza, i fagioli hanno sostituito la carne di manzo

Venier                        (sornione anche lui) Le melanzane il tacchino

Teodoro         E via dicendo. I vostri ospiti potrebbero pensare che state tenendoli a stecchetto per micragna, o peggio, per poca considerazione. Non oserei mai darvi questo incomodo. Credo mio preciso dovere informarvi.

Doge               Ma quei piatti sono buonissimi…

Teodoro         Vi ringrazio per la vostra indulgenza. E pensate che neppure il pesce…

Beppe             (da lontano, ha orecchiato e non può trattenersi) Eh… no! Eh… no!

Teodoro         (severamente) Continua a pregare, figliolo, tra un momento ti chiamo.

Beppe             (sconsolato) Eh nomine Domini… fiat mihi secundum verbum… (la voce si spegne)

Teodoro         Neppure il pesce, dicevo, pur essendo più modesto cibo, potrà comparire in modo adeguato alla vostra tavola…

Doge               ( meditabondo) Neppure il pesce… beh…

Teodoro         Ma non è solo per questo. Mi è giunta poco fa una lettera che stavo per consegnare a Sua Eccellenza il Vescovo per avere il conforto della sua opinione ed il peso del suo ordine.

Vescovo          Una lettera? E da chi?

Teodoro         Da padre Giobatta, che Vi siete degnato di mandare a sostenere le povere genti di Rovereto, sull’Adige verso i Tedeschi…

Beppe             Oh Gesù!

Teodoro         (lo guarda malissimo)

Beppe             Oh Gesù d’amore acceso, non vi avessi… (la voce si spegne)

Vescovo          Già, non ne ho più saputo niente. Credevo che li avessero… Dio li protegga… ammazzati.

Venier                        Una bella protezione.

Teodoro         No, è gente buona, ospitale. Forse un po’ chiassosa e litigiosa, ma risolvono tutto a parole. Insomma, mi dice che c’è una grave epidemia di pellagra…Voi sapete che è il male che colpisce chi mangia solo polenta…

Doge               Sappiamo

Venier                        Sappiamo

Mocenigo       Ma loro non lo sanno?

Teodoro         E’ povera gente, hanno sempre fatto così, sono attaccati alle tradizioni e non hanno mai provato qualcosa di diverso, per di più la polenta è tutto quello che possono permettersi.

Vescovo          E allora, padre Giobatta?

Teodoro         Mi chiede se non ho un cuoco con un po’ di fantasia ed abilità.

Mocenigo       Beppe!

Beppe             Eccomi! (corre come una lepre verso di loro)

Doge               Ma Rovereto… Rovereto non è più da almeno vent’anni un nostro possedimento.

Teodoro         Ma sono legati da affetto e gratitudine a Venezia, se dipendesse da loro…

Venier                        Dite che è così…?

Beppe             Ma se sono tedeschi!

Teodoro         No, al contrario, sono veneti e parlano veneto. I tedeschi sono i loro padroni. Dunque, vedete che si tratterebbe di fare una opera di grande carità, ed allo stesso tempo di grande diplomazia, per la quale Venezia è famosa nel mondo.

Mocenigo       La nostra diplomazia è una delle colonne della Repubblica.

Venier                        La diplomazia della polenta…

Doge               Della pizza, mi par di capire.

Vescovo          Ma la decisione non è solo dell’Autorità Repubblicana…

Mocenigo       Naturale, il frate è un religioso, e dipende prima di tutto dal suo Vescovo.

Beppe             Io ho buona volontà… potrei imparare a cucinare il pesce… e la carne…

Vescovo          Ottima cosa, figliolo, perché, se non ricordo male, mi dissero che quella regione è ricca di pesci e di selvaggina, sebbene ci siano molti divieti in favore del Principe…

Teodoro         Allora non siete contrario?

Vescovo          Siete molto abile, padre Teodoro, molto abile.

Teodoro         Sono elogi che non merito.

Beppe             O lesso o arrosto, io bello cotto debbo finire.

Venier                        Non avete molta fiducia nelle genti.

Beppe             Quelli sono tedeschi, e io sono napoletano. Non ci si può capire.

Teodoro         Credo che il Capitano Venier sarà tanto generoso…

Doge               Sì, Capitano, fate quello che è necessario… quelle carote, che delizia!

Venier                        Vedremo di fare un salvacondotto che qualifichi questo frate come messo della Repubblica di Venezia. Nessuno oserà toccarlo!

Beppe             Eh tranne quelli che non sanno leggere, che sono la maggior parte…

Teodoro         Avrete una scorta…

Venier                        Non posso mandare soldati.

Teodoro         I frati non hanno bisogno di armi. Sarà il suo caro amico Eustachio a essergli compagno, come è già da tempo suo aiuto in cucina

Beppe             Eustachio? Ma siate clemente! Almeno quello!

Vescovo          E’ una giusta idea: due napoletani non li fermerà nessuno, salvacondotto o meno.

Doge               Però mi sembra una irragionevole dilapidazione…

Beppe             Lapidare?

Doge               …mandare via quest’uomo ed il suo talento senza conservare almeno qualcosa.

Beppe             Non posso mica lasciare qua un braccio.

Venier                        Di quelli ne abbiamo in abbondanza. Avete ragione, Serenissimo Doge. Ordinerò a Chu di seguirlo al convento, mentre si appresta alla partenza, e di imparare quante più ricette è possibile, pena la testa!

Vescovo          Che naturalmente è un modo di dire…

Beppe             Ma chi farà la refezione al convento?

Teodoro         Ecco, questo sistema l’ultimo cruccio che avevamo. I fratelli si dovranno accontentare, così non ci sarà più scandalo a Venezia e torneranno nella Regola. Ma lo faranno lietamente, poi che sapranno come stanno aiutando quella povera gente di montagna.  .

Beppe             Montagna? Non ci sarà un vulcano?

Teodoro         Una volta quella zona era piena di vulcani. Qualcuno potrebbe fumare ancora.

Beppe             Beh, consoliamoci, ricorderà un pochetto casa mia.

Teodoro         Capitano, se voleste far preparare il salvacondotto… intanto che i frati raccolgono le loro cose per il viaggio…  (buio)

Scena 17 – Beppe e Chu

Sulla strada di ritorno al convento.

Chu                Immagino che salà difficile tlovale licette sclitte. Vostra cultula così misela…

Beppe             Senti un po’, compare. Tu sarai anche cinese o turco, ma sempre cuoco sei. Quindi smetti con quella commedia, che messer Marco Polo è tornato dagli Imperi orientali troppo tempo fa. Tu quella storia della palolina a me non la fai bere.

Chu                Si capisce che a casa mia parlo veneziano, come tutti. Ma nella plofessione

Beppe             Bene, qui sei fuori servizio. Ora senti un po’, io non ho tempo per insegnare ad un grande cuoco come te…

Chu                Ah, lo riconosci…

Beppe             Te l’ho detto che t’ho riconosciuto. Anche se parli come una gallina.

Chu                Nessuno mi prenderebbe su serio se parlassi come un gondoliere.

Beppe             Capisco, ognuno ha la sua croce. Per tornare alla cucina, non c’è molto da imparare. La pizza…

Chu                L’hanno inventata i cinesi

Beppe             …anche quella. Bene allora questo è risolto.

Chu                Però si è persa la ricetta…

Beppe             Che guaio. E’ complicatissima: si impasta la farina, con il lievito, un goccio d’olio e il giusto di sale. Si fa riposare qualche ora, e quando è ingrassata tagli il pezzo che ti serve, lo spiani, si metti il condimento e lo passi dentro il forno finché è bella colorita.

Chu                E quando si mette il riso?

Beppe             Il riso?

Chu                E’ una ricetta cinese!

Beppe             Si vede che durante il viaggio ha perso il riso. E’ una strada lunga…

Chu                Polchelia.

Beppe             Non ricominciare.

Chu                Mi sembra una schifezza, senza riso.

Beppe             Sono d’accordo con te, ma dobbiamo accontentarci.

Chu                E la soja?

Beppe             Eh?

Chu                I nidi di rondine?

Beppe             Ah!

Chu                Le ciliegie fritte?

Beppe             Oh - oh

Chu                Niente ?

Beppe             Niente.

Chu                Cucina incivile. Cucina da selvaggi.

Beppe             Che piace al Doge Serenissimo…

Chu                Capricci di un momento.

Beppe             Va bene. Affari tuoi. Comunque, io ti do la ricetta: un po’ di dolce, un po’ di salato, un po’ di piccante, il sapore giusto e tanto amore per la gente. Ciao.

(entra in convento)

Chu                Ma come…? Briccone di un frate. Ma so io come sistemarti, uomo, vedrai che i cinesi sanno cucinare anche un furbacchione come te…  (parte)

Scena 18 – Beppe, poi Frate Cantiniere e Frate Ortolano

(cucina di papasha Beppe)

Beppe             Pure quello mi doveva capitare, pover’uomo. Con tutte queste angosce che non mi fanno campare, uno dovrebbe insegnare anche ai cinesi… Chissà se ha capito la ricetta..

Cantiniere      Bepino caro, orco, dicono che te ne vai. O che disgrazia, questa sì che è una disgrazia…

Beppe             Le notizie volano, in questo posto. Arrivano prima di me…

Cantiniere      Le buone notizie vanno a piedi, quelle cattive in carrozza… Così dicevano i miei vecchi. Ascolta, ma starai via tanto tempo?

Beppe             Credo proprio di sì. Siamo nelle mani di Dio…

Ortolano        (entrando) E in quelle del Superiore, a quanto ho sentito.

Beppe             E in quelle del Superiore: quel sant’uomo mi ha salvato in una situazione difficile ma temo che mi abbia infilato in un altro problema.

Cantiniere      Perché ti manda a Rovereto?

Beppe             Appunto… La ci sono stranieri…

Ortolano        Ma no, ma no, lui sa di cosa parla… Viene di quel posto, lui.

Beppe             Ma dite sul serio? Il Superiore è di quelle zone.

Cantiniere      Proprio di Rovereto. Si vede che ha voluto aiutare i suoi compaesani. Ma senti, io ti saluto perché devo andare…

Beppe             La tua cantina…

Cantiniere      E tutti gli altri lavori. Però ti ho portato un ricordo. ( mostra un piccolo otre)

Beppe             Vino? Sei generoso, ma non so se durerà il cammino…

Cantiniere      No. Meglio: questo è aceto, fatto con un vino finissimo, e aromatizzato con poco aglio e poca cipolla.

Beppe             Ih, una squisitezza!

Cantiniere      Ti servirà in cucina.

Ortolano        Anch’io non posso lasciarti andare via…

Beppe             Mio caro Fratello ortolano, di te specialmente sentirò la mancanza…

Ortolano        Per questo ti ho preparato la riserva… (mostra dei cartocci) Sono le sementi degli ortaggi migliori. Le ho selezionate per te…

Beppe             Dici che cresceranno?

Ortolano        Ma certo. Hanno terra grassa e acqua pura, lassù, ed acqua abbondante, ma senza la salsedine marina, come qui. Verranno anche meglio. L’importante è che tu ricordi, ogni anno, di conservare i semi dei prodotti migliori e li lasci seccare… lontano dai polli e dagli uccelletti.

Beppe             Ti sono grato, credimi.

Ortolano        E’ una piccola cosa. E qui… (altri cartocci) ci sono le tue erbe preferite, già seccate e pronte per condire: maggiorana, origano, peperoncino…

Beppe             Che tu sia benedetto.

Ortolano        Se ci sarà occasione, te ne manderò ancora… Così ti ricorderai di noi…

Beppe             E come potrei dimenticarvi?  Se non fosse che siete veneti, giurerei che siete napoletani… Invece qui c’è solo Eustachio…

Scena 19 – Teodoro, Eustachio e detti

Teodoro         Che ti farà compagnia, così sarai bello tranquillo…

Eustachio       Sempre io devo portare la pena di questo compagno…

Beppe             Ora non cominciamo. Io stavo giusto salutando questi fratelli.

Cantiniere      Magari fai tempo a preparare qualcosina, prima di andartene.

Teodoro         Su, su, non perdiamoci in queste cose.

Beppe             ( a Teodoro) Ma mi dicono che voi sapete di Rovereto.

Teodoro         E’ il mio paese, il posto dove sono nato.

Beppe             Ma poi siete scappato.

Teodoro         No, la mia famiglia aveva già un figlio erede dei beni ed uno soldato. A me è toccata tonaca. Mi hanno mandato dagli zii a Venezia, dove c’era più scelta, ed ho scelto questa.

Ortolano        Ora siete pentito?

Teodoro         No, sono contento. Ma ogni tanto mi prende la nostalgia…

Rovereto

È la terra dei fiumi bambini

Lassù da ogni monte

In ogni boschetto

Sgorga una polla

Dell’acqua più buona del mondo

Che corre veloce in ruscello

Giù al fiume

E poi grande e maestosa

Si avvia verso il mare

Nel profumo dei boschi

Di pini e d’abeti

C’è posto per funghi,

fragole e more

lamponi e pinoli.

E’ la terra dei fiumi bambini…

Beppe             Ma allora è un bel posto.

Eustachio       Tutti i posti dove hai buoni ricordi sono belli.

Cantiniere      L’hai detta giusta, Eustachio. Io vengo da una valle dove il sole non arriva mai, piena di umidità e di muffa. Eppure quando penso alle camminate che facevo da bambino… mi viene il magone, mi viene.

Ortolano        E cosa dovrei dire io, che a forza di mangiare nebbia nella mia pianura, ai piedi delle Alpi, ogni tanto vorrei che tutto fosse coperto da quella nuvola bianca… e sentirmi come un agnello nel gregge.

Eustachio       Ih, finitela, sennò qui diventa una quaresima…

Scena 20 – Severo e detti

(arriva Severo, affannato)

Severo                        Sbrigatevi, sbrigatevi, ci sono gli sbirri alle porte.

Teodoro         Cosa succede?

Chu                Il cuoco Chu ha preparato per il Doge una pagnotta con sopra riso, zucchero caramellato e soia, dicendo che era una ricetta di Beppe. Dopo aver assaggiato e sputato tutto, il Doge ha pensato che lo aveste preso in giro.

Beppe             Oh Signore… (si mette al lavoro febbrilmente)

(si sentono grandi colpi alla porta)

Teodoro         E cosa ha deciso?

Severo                        Ha fatto bastonare il cuoco, poi ha chiamato le guardie e ha detto loro di accompagnarlo qui, con un buon pezzo di corda…

Teodoro         Non c’è tempo da perdere. Sbrigatevi, Eustachio, ha preso la bisaccia con le provviste?

Eustachio       Io sono pronto, dateci la vostra benedizione.

(Voce da fuori: “Aprite al Doge Serenissimo” – e grandi colpi)

Beppe             Un momento, un momento… (traffica rapidamente con le sue padelle e cucchiai)

Teodoro         Cosa fai?

Beppe             Tenete duro ancora un istante, ancora un istante… ecco, la crema è pronta, ora un po’ di biscotti di farina… solo un goccino di vino santo…

Eustachio       Ma ti sembra il momento? Quelli ti aspettano per impiccarti.

Beppe             Eh non è ancora detto… Ancora una sistematina…

(Ortolano e Cantiniere si armano in maniera rudimentale e ridicola)

Teodoro         Ma cosa credete di fare?

Cantiniere      Siamo pronti a difenderci?

Severo                        Ma siete matti? Volete farci impiccare tutti?

Teodoro         Mettete via quella roba. Beppe, Eustachio, pronti? Uscite dalla parte del canale…

Beppe             Ecco, io… (ha in mano una terrina)

(grande fracasso, come di portone sfondato e poi arrivano di corsa due o tre scherani armati; dietro, Venier ed il Doge)

Scena 21 – Doge, Venier, scherani e detti

Venier                        Ah, ti abbiamo trovato (a Beppe)

Beppe             Sono umilmente prostrato…

Venier                        Ammetti la tua colpa? Prenderti gioco del Doge Serenissimo?

Teodoro         Lui non intendeva…

Beppe             Scusate, Superiore, lasciate che…

Doge               Cos’è questo profumo?

Beppe             Mia madre lo chiamava “tirami su”, e diceva che quando c’era troppa gente nervosa ci voleva per riportare la pace e la gioia…

Venier                        Così diceva tua madre?

Doge               Quella delle verdure e degli ortaggi?

Beppe             Proprio lei, santa donna. Se voleste assaggiare…

Venier                        Ma dobbiamo impiccarlo!

Doge               Tra un momento. Non scappa. Dammi qua. (prende la terrina ed il cucchiaio che Beppe gli offre – assaggia, ha una espressione beata, e offre a Venier, che infila il dito ed assaggia anche lui)

Venier                        Beh, però…

Doge               (ne prende ancora)

Teodoro         (si avvicina e cerca di infilare il dito) Cos’è questa roba? Perché non l’abbiamo mai assaggiata?

Beppe             Perché in convento non siamo mai nervosi…

Doge               (a bocca piena) Io dico che bisogna assaggiare per credere

Venier                        (altra ditata) Sono d’accordo.

Doge               Dico anche che questo Beppe non deve…

Teodoro         Pronti! Benedicite, benedicite… andate andate, che la strada è lunga

Doge               Ma forse…

Teodoro         Vi sono grati, Altezza Serenissima!

Venier                        Ma allora è stato quel mascalzone del cinese…

Eustachio       Muoviti!

Beppe             Addio!

( Eustachio e Beppe si avviano precipitosamente verso l’uscita, seguiti sa Deodoro, mentre Severo e gli altri trattengono con mille pantomime il Doge ed i suoi)

Teodoro         Beppe, Eustachio… buon viaggio. Beppe… Se l’è mangiato tutto lui! Quando scriverai la prima volta da Rovereto, mandaci la ricetta!

BUIO.

Fine del primo atto


SECONDO ATTO

Scena 01 – Teofilo ed altri frati

Teofilo            (ai confratelli) Proseguiamo…   “come in cielo così in terra…

Frati               (disordinatamente) … come in cielo così in terra…

Teofilo            … dacci oggi la nostra polenta quotidiana…

Frati               ( a soggetto) oh nooo… no, la polenta… ancora…

Teofilo            Come no?

Frate A          Non si potrebbe cambiare?

Teofilo            Cambiare la preghiera che ci ha insegnato direttamente Gesù Cristo?

Frate B           Ma forse Gesù si riferiva a qualcos’altro, non credo che in Palestina ci fosse la polenta.

Frate A          Là c’è la manna.

Frati               Quella è buona! Ah, la manna! Sì, però, tutti i giorni manna, sai che roba! Meglio la polenta.

Teofilo            Fratelli torniamo alla preghiera.

Frate A          Io ho fame.

Frati               Anch’io! Vergogna! Non si dice! La nostra santa Regola!

Teofilo            Il digiuno e la penitenza sono la base della nostra felicità celeste e della nostra regola.

Frate A          E del male rosa.

(silenzio)

Teofilo            Figliolo, perché dici questo?

Frate A          Perché ho visto che tutti i nostri paesani che mangiano solo polenta, come noi, sono deboli e fiaccati, come qualcuno di noi. Mentre chi mangia qualche altra cosa…

Frati               La carne! I fagioli! Il formaggio stagionato!

Teofilo            Calma, calma, noi non abbiamo la mensa del Capitano di Giustizia, ma quella dei poveri.

Frate B           Ma si potrà fare qualcosa?

Teofilo            Figlioli, ci ho pensato. Ho sentito delle voci che raccontano di un nostro confratello del convento di Venezia che ha la capacità di fare del buon cibo anche con le cose semplice e povere. Ho scritto a padre Teodoro, che è superiore laggiù, ma è nato in  questa valle, chiedendo se poteva farmi avere qualche notizia. Lui ha risposto con fraterna generosità: ci manda direttamente il cuoco.

Frate A          Vuol dire che finalmente si mangia da cristiani? Basta polenta?

Teofilo            Pace, pace…

Frati               Urrà! Viva il Superiore! Viva il cuoco! (urla di gioia a soggetto)

Scena 02 – Beppe, Eustachio e detti

Eustachio       (da fuori il convento) Senti che roba!

Beppe             Saranno urla di gioia o di dolore?

Eustachio       A orecchio sembrerebbero di gioia.

Beppe             Convento felice, allora. Magari siamo capitati proprio in un giorno di festa.

Eustachio       Meno male. Dopo questo viaggio, non vedo l’ora di mettere i piedi in un bacile di acqua calda. Speriamo che ci sia.

Beppe             Il bacile, l’acqua o il caldo?

Eustachio       E magari anche una cena calda.

Beppe             Ma i cuochi siamo noi, l’hai scordato?

(bussa alla porta)

Frate 1           Bussano!

Frati               Il cuoco! Evviva! Il cuoco! (e altro a soggetto)

Beppe             C’è fuoco! E’ pericoloso! Hai sentito?

Eustachio       Cuoco, hanno detto cuoco.

Beppe             E cosa vogliono fargli, metterlo a fuoco? Ma perché tutti vogliono male al cuoco?

Eustachio       Non credo che tu abbia capito bene…

(aprono la porta)

Eustachio       Siamo qui…

Beppe             Ma andiamo via subito. Non vogliamo disturbare.

Eustachio       Piantala, non vedi che è un confratello. Ci hanno mandati da Venezia.

Frati               Urrah!

Eustachio       Buon Dio! Accogliete sempre così i confratelli in visita?

Beppe             Che tu sia benedetto, questa fortuna è merito tuo.

Teofilo            Siamo molto ospitali, è la nostra regola, lo sapete.

Frate A          E siamo anche affamati.

Beppe             E volete noi per cena? Non ne vale la pena. Siamo dimagriti molto durante il viaggio.

Eustachio       Beppe, mi meraviglio di te!

Teofilo            Entrate, entrate fratelli. Penso che avrete bisogno di lavarvi.

Beppe             Puzziamo così tanto?

Teofilo            (ad Eustachio) Tu sei il fratello cuoco?

Eustachio       Eh, vediamo…

Teofilo            Non posso chiederti di metterti subito al lavoro…

Frate A          Ma noi si!

Eustachio       Lasciateci tirare il fiato.

Beppe             Se non puzziamo troppo.

Eustachio       Io vorrei mangiare qualcosa.

Frate B           Anche noi.

Teofilo            La polenta di oggi è finita.

Eustachio       Abbiamo qualcosa nelle bisacce.

Beppe             La prudenza non è mai troppa, diceva la mia santa mamma.

Teofilo            Sedete, sedete. Fratelli, un po’ d’acqua per questi viandanti.

Eustachio       Scaldatela, se non vi spiace.

Beppe             Lui ha i piedi delicati.

(i due cominciano a cercare nelle bisacce e traggono qualcosa)

Teofilo            Avete fatto buon viaggio?

Beppe             I viaggi non sono mai buoni, lontano da casa.

Teofilo            (a Eustachio) Il tuo caro compagno di viaggio non è molto contento.

Beppe             Ben detto.

Eustachio       Lui è un napoletano stanziale.

Frate A          Cosa vuol dire?

Eustachio       Per lui il mondo finisce dove non si vede il Golfo. Io sono un viaggiatore.

(Beppe tira sta cospargendo una fetta di pane con un po’ d’olio)

Frate A          Il fratello lavapiatti mangia l’unto delle lampade.

Beppe             Lampade? Ma sei matto?

Frate A          Non è olio, quello.

Beppe             Ci puoi giurare. Di oliva. Spremuto di fresco.

Teofilo            Giusto, quello che si usa per le lampade votive.

Beppe             E’ meglio per lo stomaco vuotivo, credete a me. (note for John: votivo= votive, vuotive= sounds like void-eve;  that is a word play between “votive” and” void”: see what you can do)

Eustachio       (si accinge a prepararsi lo stesso cibo) Ben detto, Beppe. E’ quello che ci vuole.

Frate B           Ma lo mangiate sul serio?

Eustachio       Vuoi provarlo?

Frate B           Non andrà a fuoco la pancia?

Beppe             Difficile, se non mangi anche lo stoppino.

Eustachio       Provalo. E’ già buono così. Ma se ci metti un po’ di rosmarino tritato…

Teofilo            Rosmarino? Quell’erbaccia dura che cresce lungo i muri?

Beppe             Davvero? Ne avete anche qui?

Eustachio       Oppure un po’ di maggiorana…

Frate B           Ma voi mangiate solo erba? Magari anche le ortiche?

Frate A          Che schifo.

Frate B           Questa è pratica di stregoneria.

Beppe             Ma non dire fesserie. Voi e le vostre dannate manie di orchi e streghe! Queste cose vengono in mente solo a chi da troppo tempo non da pace alla propria pancia. Il buon Dio ha creato per l’uomo il Paradiso Terrestre, è stato l’uomo ad inventarsi i tormenti

Frate A          Per tutti i Santi! Parla come un eretico.

Eustachio       Non crederci. Prova da solo. Un boccone?

Frate A          Magari… (prende ed assaggia) Eh, buono. Buono.

Frate B           Anche a me!

Teofilo            Basta, basta, tornate alla preghiera! Ora non è il tempo di pensare alla refezione. Lasciatemi a parlare con questi fratelli.

(entra uno con due bacili ed una capace brocca d’acqua – i due si affrettano a mettere i piedi a mollo – intanto tutti escono)

Scena 03 – Teofilo, Beppe, Eustachio

Teofilo            Allora, raccontatemi… Io sono il Superiore di questo convento.

Beppe             Un viaggio… credetemi, un viaggio spaventoso…

Eustachio       Non esagerare, Beppe

Beppe             Esagerare? Io minimizzo, quando dico spaventoso.

Teofilo            Avete portato le vostre mirabili essenze?

Eustachio       Essenze? Ma cosa dite?

Teofilo            I semi della vostra scienza.

Beppe             Ah, i semi, volete dire? Poca cosa, poca cosa… Il viaggio è stato…

Teofilo            Ma cosa, di preciso: Ascalente? Porfirosa? Ditalecchia?  (note for John: these names doesn’t exist; it is simply Middle Age alchemicals terms, with a mysterious sound)

Eustachio       Che roba è?

Beppe             Mai sentiti nominare, chiedo venia, Superiore.

Teofilo            Gli ingredienti per far diventare preziose le cose umili e buone le cattive.

Beppe             Ma esistono veramente pastrocchi del genere? Io comunque non ne ho mai visti e non ne uso. Mi limito ad un sistema molto più semplice.

Teofilo            Ah, finalmente: quale è il vostro metodo segreto?

Beppe             Adopero le cose che sono già buone, così non c’è bisogno di niente altro.

Eustachio       Bravo Beppe!

Teofilo            Ma insomma, cosa hai portato con te?

Beppe             Che volete, qualche seme di pomodoro, un niente di basilico, due stitiche piantine di maggiorana, un ‘idea di semi di peperone…

Teofilo            Ma perché, mi chiedo, visto che puoi trovare tutto facilmente qui, nessuno raccoglie quella robaccia, tranne qualche vecchia, che, devo dirti…

Beppe             Per i capperi ho fatto un accordo con un carrettiere amico mio, voi capite, senza capperi non è vita, lui me li farà avere ogni tanto…

Teofilo            sono vecchie donne che vivono da sole e non possono contare su un buon piatto di polenta, così…

Beppe             … non sono freschi, si capisce, sono in salamoia, ma vi assicuro che non sentirete la differenza…

Teofilo            … devono sopravvivere con quello che trovano lungo i sentieri, ma c’è anche qualche malvagio che le guarda per questo con sospetto, le considera addirittura…

Beppe             il carrettiere, poi, per questo segnalato favore si accontenta di una pizza bella grande per lui e due per il cavallo, dice che tira di più…

Teofilo            … streghe, io naturalmente non credo a queste fandonie, oppure…

Eustachio       Basta! Scusate Superiore, ma pure voi…

Beppe             Eh?

Teofilo            Eh?

Eustachio       State parlando, parlando e nessuno ascolta. Beppe, non hai sentito?

Beppe             Sentito cosa?

Teofilo            Cosa dovrei aver sentito?

Eustachio       Il Superiore dice che qui si trova pomodori, basilico, insomma tutto quello che vuoi…

Beppe             E tu scherza! Ci hanno tanto raccomandato di portarci i semi!

Teofilo            Volete dire che avete fatto tutta questa strada…

Beppe             Un viaggio periglioso, vi dico!

Teofilo            Per farci mangiare come le vecchie streghe!

Eustachio       Ma voi naturalmente non credete a queste fandonie.

Teofilo            Tuttavia quelle erbe puzzolenti…

Beppe             Odorose, profumate… per l’amor del cielo!

Eustachio       Un momento: prima che vi abbandoniate alla disperazione, ditemi una cosa importante: avete farina di frumento, farina bianca?

Teofilo            Si capisce, serve per le ostie benedette.

Beppe             Farina bianca! Ma è un miracolo!

Eustachio       Tutta? Tutta per le ostie benedette?

Teofilo            Il mugnaio Cappelletti si lamenta che ne consumiamo poca, ed il suo lavoro langue.

Eustachio       Mentre invece quello della farina gialla…

Teofilo            Montacchi, si chiama Montacchi, un brav’uomo, sfama tutta la valle da solo…

Beppe             Un vero cuore d’oro… sarà ricco a palate…

Teofilo            Molto generoso con il convento.

Eustachio       Va bene, va bene, lasciate perdere. Questo volevo dire: la cucina di Beppe usa la farina bianca, quelle delle ostie benedette, per addomesticare le erbe così pericolose e farle diventare un nutrimento buono.

Teofilo            La farina delle ostie

Eustachio       No, quella che avanza, quella che il mugnaio macina ma non usate… ma è la stessa…

Teofilo            Ha questo potere?

Eustachio       Con molta preghiera! Moltissima preghiera!

Beppe             E un bel po’ di faccia tosta. E parecchio olio di gomito.

Eustachio       Capite? Non è magia, solo un piccolo miracolo. Un miracoletto. Una roba tipo nozze di Cana.

Scena 04 – detti e Montacchi, il mugnaio

Montacchi      (piombando infuriato) Ahhh, ecco cosa volete fare!

Teofilo            Vi prego messere! Calmatevi! Siete nel convento!

Eustachio       E questo chi è?

Montacchi      In tutto il paese non si fa altro che parlare dell’arrivo di qualcuno capace di sfamare la gente come nel discorso dei pani e dei pesci e di dar da bere come alle nozze di Cana…

Eustachio       Vedete che già hanno capito…

Beppe             Sono io che non capisco, in questa confusione.

Montacchi      Ma qui da noi, vi avverto, questi trucchetti non sono accettati…

Teofilo            Trucchetti? Ma state parlando dei più grandi miracoli di Nostro Signore.

Montacchi      Con il più grande rispetto e devozione: acqua passata! Qui da noi la gente rispetta le proprie tradizioni ed è devota alla propria polenta, e se qualcuno arriva con delle stregonerie sappiamo bene cosa dobbiamo fare.

Beppe             Oh, povero me. Di nuovo con questa storia! Ma non finirà mai?

Eustachio       Non tanto presto, ho paura, Ma qualcosa mi dice che cominceranno proprio da qui a cancellare queste stupidaggini… (note for John, just to know, nothing to do with translation: really, in 18th century, a philosopher of Rovereto, Mr. Tartarotti, wrote a book named “Il congresso notturno delle Lammie”, which made up the faith in witches up to the ridiculous. It was the first example in Europe and arose a big scandal. Nevertheless Illuminist era was already started, and therefore a lot of philosopher warmly accepted the position o f Tartarotti, whose booklet became a best seller and a guide to a new point of view on many different problems of the times)

Teofilo            Da noi, Messer Montacchi, la stregoneria non ha alloggio. Voi lo sapete bene. Tutto quello che facciamo è severamente regolato per la maggior gloria della fede e del nostro ordine.

Montacchi      Bene, meno male. Volevo solo che sapeste come la penso. Ora devo scappare, perché il molino non mi lascia un momento libero. Dovrebbe pensarci mia figlia, che è grande ormai, ma invece mi pare che devo tenere d’occhio lei più ancora del molino. Io non capisco, una con quella dote, dovrebbe aver deciso ormai quale uomo tirarsi in casa. Invece, niente: tutto il tempo a mangiare ostie…

Teofilo            Montacchi, dico a voi, qua state esagerando!

Montacchi      Va bene, va bene, chiedo umilmente venia. Ma è un fatto che lei sta ogni momento appresso all’altare, a chiedere… insomma, lo sapete anche voi che le ostie sono fatte di farina bianca, e il mio mulino produce quella gialla…

Eustachio       Non avrete paura della concorrenza di poche particole? I vostri paesani, lo avete detto voi, mangiano sacchi e sacchi di polenta di farina gialla…

Beppe             … e si beccano il male rosa…

Montacchi      Come?

Eustachio       Niente, niente, al mio confratello piace giocare con i colori… (a Beppe) Ma vuoi stare zitto!

Teofilo            Il fervore di vostra figlia non può che essere lodato! Magari nel segreto del suo cuore coltiva una vocazione, una chiamata…

Montacchi      Che? Siete matto? Non ditelo neppure per scherzo. Benedetto Iddio, una figlia sola mi è stata data e volete che si seppellisca in un convento? Piuttosto li brucio tutti. Con rispetto parlando. Lasciate solo che trovi chi le ficca in testa queste idee… un bell’arrosto… un bell’arrosto…  (esce, mormorando minacce)

Teofilo            Che Dio vi benedica…

Scena 05 – Beppe, Teofilo, Eustachio

Eustachio       E vi conservi allegro e simpatico come adesso!

Beppe             Ha detto farina bianca, vero?

Teofilo            Insieme ad un mucchio di altre cose.

Beppe             Se ne potrebbe avere un sacco?

Teofilo            Tutta quella che vuoi… ma cosa intendi fare.

Eustachio       Ve lo ho già spiegato: le cose cattive con le cose buone… insomma, una pizza.

Teofilo            E voi credete che qui la mangeranno?

Beppe             Credo di sì, è molto buona.

Teofilo            Messer Montacchi ha ragione, però. Qui sono molto legati alle tradizioni.

Eustachio       Stupidaggini. Basta fare un po’ attenzione ai nomi.

Beppe             Già, potremo dire che sto facendo la polenta bianca con il cuore rosso e verde.

Eustachio       La solita mania dei colori. Non esagerare. Basta: polenta del monastero, polenta bianca di fra Beppe, se preferisci.

Beppe             E la farina? (ad Eustachio) Tu cerca il pomodoro e le altre cose…

Teofilo            Era qui un momento fa, quel ragazzo.

Eustachio       Quale?

Teofilo            Il figlio di Messer Cappelletti… il mugnaio bianco, (va alla porta, grida) Chiamatemi Giulietto!

Eustachio       Giulietto? Che razza di nome! E come si chiama la figlia di Montacchi?

Teofilo            Romea, naturalmente!

Eustachio       Ho già capito come andrà a finire.

Beppe             L’olio e le verdure!

Eustachio       (di corsa) Vado!

Scena 06 -  Giulietto, Teofilo e Beppe

Giulietto         Mi avete fatto chiamare? (ha un sacco sulle spalle)

Teofilo            Il nostro fratello vuole un po’ di farina bianca.

Giulietto         Che Dio gli renda merito. Credevo di dovermi portare a casa tutta questa soma. Quanto ve ne do? Una libbra, due libbre… magari… quattro?

Beppe             Venti sacchi.

Giulietto         Gesù del Cielo! State scherzando?

Beppe             Per questa settimana. Poi vedremo.

Giulietto         Nel senso che ne comanderete ancora?

Beppe             Confido di sì.

Teofilo            Non esagerare, figliolo.

Giulietto         Oh. oh, oh , oh, oh, oh, oh,   (this is a rap based lyric)

Questo sì che è un grande giorno

Tutto pieno di farina

La mia vita è già cambiata

Dalla sera alla mattina

Finalmente posso fare

Tutto quello che mi pare

Alla faccia di Montacchi

La Romea voglio sposare

Ogni sacco di farina

Mi avvicina a quell’altare

Finalmente sarò ricco

Il suo sì voglio sentire

Che si affoghi nel becchime

Quel mugnaio prepotente

Siamo stufi di polente

Ora è tempo di cambiare

Alla faccia di Montacchi

La Romea voglio sposare.

Beppe             (sta attizzando il forno, e pulisce il ripiano) Ma fanno sempre così?

Teofilo            Non tanto spesso. In verità è la prima volta. Forse perché prima vendeva troppo poca farina bianca.

Beppe             Ma che razza di canzone è quella?

Teofilo            Ho paura che sia una fonte di problemi. Giulietto!

Giulietto         Corro a prendere la farina! A macinarla! A setacciarla! A baciarla!

Beppe             Calma, calma. Bisogna che sia un po’ stagionata.

Teofilo            Per questo non ci saranno difficoltà. Credo che il magazzino non abbia un grande smercio. Dimmi un po’ Giulietto, cos’è questa storia di Romea?

Giulietto         E’ un segreto segretissimo. Non lo deve sapere nessuno.

Teofilo            Non ti fidi nemmeno del tuo confessore, cioè di me?

Beppe             (comincia ad impastare, usando qualcosa che prende dalla bisaccia e la farina dal sacco di Giulietto) Se è un segreto è un segreto.

Giulietto         Meno di tutti del mio confessore. E’ un tremendo pettegolo.

Teofilo            Frena quella lingua, ragazzo!

Beppe             Anche da queste parti c’è qualcuno che dice la verità. Senti un po’ giovanotto. Secondo te, una ragazza che mangia tante particole lo fa per fede, perché ama la farina bianca, o perché le piace il figlio del mugnaio che macina la farina bianca?

Giulietto         Addio. Avete già scoperto tutto. Povero me.

Beppe             E se suo padre non è d’accordo, lei ti vuole ugualmente?

Giulietto         Ne sono certo, ha lo stesso caratteraccio del padre. Nessuno che riesca ad imporle niente.

Teofilo            Questa è verità sacrosanta.

Beppe             (continua ad impastare) E a te piace così?

Giulietto         Ma certo! Cosa potrei desiderare di meglio? Sarebbe capace di far girare le pale a vento del mio mulino semplicemente chiamando i bambini per cena, con tutto il fiato che ha nei polmoni!

Beppe             Questo è vero amore, nessun dubbio. Ma il babbo non vuole.

Teofilo            La concorrenza… un problema difficile da risolvere.

Beppe             Sciocchezze. Dovrebbe essere felice: tutti e due i mulini in un pugno unico, quello di sua figlia. Lui dovrebbe sapere se sarà capace di cavarsela.

Giulietto         Lei è bravissima. E con il mio aiuto…

Beppe             (finisce di impastare, mette a riposo l’impasto tagliato in palline) Che aiuto pensi di darle?

Giulietto         Semplice: farò l’amore con lei tutte le volte che ne avrò voglia io e tutte le volte che ne avrà voglia lei.

Teofilo            Per tutti i Santi! E’ mostruoso!

Beppe             Molto meno, molto meno, caro superiore. I giovanotti sono tutti marinai: quando ci ne parlano, sembrano in grado di servire un esercito di amazzoni. Poi, se la moglie chiede un bis del primo piatto, scappano di nuovo in mare con qualsiasi scusa. Dimmi un po’, Giulietto, pensi di poter convincere  una ragazza come lei che la stai aiutando a forza di bacetti sulla punta del naso?

Giulietto         No, eh? Mi sembrava un po’ azzardato, è vero. Beh, io porterò in giro i sacchi della farina che lei macinerà, le darò i soldi di quella venduta…

Beppe             Tutti?

Giulietto         Tuttissimi. Tranne quelli che mi servono per qualche bicchiere alla osteria.

Teofilo            Qui hanno abitudini che…

Beppe             Sono uguali in tutto il mondo. Poi succedono due cose: o lui torna a casa un po’ ubriaco e picchia la moglie. Oppure torna a casa molto ubriaco e la moglie picchia lui.

Giulietto         Mai! Mai! Solo baci e carezze…

Beppe             E’ meglio che cambi menù. E ricordati che bisogna convincere anche il papà Montacchi. Quello ha giurato che farà un arrosto…

Giulietto         Con polenta…

Beppe             Scherza, scherza, ma quello è grosso assai. Ha promesso di fare arrosto chiunque mette in testa idee strane a sua figlia.

Giulietto         Mio Dio!

Teofilo            Questa è la cosa giusta: rivolgersi a Dio per aiuto.

(si sente la voce di Montacchi che urla da fuori)

Giulietto         Mamma santissima! E’ già qui!

Teofilo            Con l’aiuto di Dio…

Giulietto         Beppe è più vicino! Cosa suggerite?

Beppe             Di scappare più lontano e veloce che puoi.

Giulietto         Non si può. Per scappare devo passare di là. E di là c’è lui. Sentite anche voi le intenzioni.

(altre urla di Montacchi)

Teofilo            (va a sbirciare alla porta) Non c’è bisogno di interprete per capire. Ha sottobraccio una fascina ed in mano una torcia accesa.

Giulietto         Aiuto! Salvatemi!

Beppe             Ma il tuo grande amore?

Giulietto         E’ una grande fiamma!

Beppe             E allora?

Giulietto         Il fuoco alle chiappe scaccia il fuoco al cuore! Nascondetemi!

Beppe             Potrei metterti nel forno, ma è già occupato (Inforna le prime pizze)

Giulietto         Non scherzate, per l’amor del cielo. Ne va della mia vita!

Teofilo            Figliolo, questo è un convento, non una fortezza. Noi frati ci sentiamo al sicuro anche senza le armi…

(urla di Montacchi)

Giulietto         MI FACCIO FRATE! A ME LA TONACA!

Beppe             Addio!

Teofilo            Ma non si può giocare con queste cose. Vi vuole la vocazione, la preparazione…

Giulietto         SONO PRONTISSIMO. SONO STATO ILLUMINATO!

Teofilo            Da chi?

Beppe             Dalla fiaccola del mugnaio.

(urla di Montacchi)

Giulietto         ALLORA, MI DATE QUESTA TONACA?

Beppe             Calma, calma, qua non brucia… (lo guarda) … ancora niente. (prende il sacco di iuta che aveva contenuto la farina bianca e con il coltello fa un taglio per la testa e due per le braccia al posto giusto. Poi si avvicina Giulietto, gli toglie il vestito e mette al suo posto il sacco. Naturalmente faccia e capelli diventano bianchi chi di farina)

Teofilo            Tutto questo non è canonico, non si deve fare. Non è giusto, non si può…

Beppe             Con tutto il rispetto, superiore, neanche fare l’arrosto con la carne di cristiano è molto canonico…

Scena 07 -  Giulietto, Teofilo, Beppe e Montacchi

Montacchi      (entra come una furia, visibilmente arrabbiato,brandisce la fascina di legna e la fiaccola) Ahhh! Mi hanno detto che è qui, è qui il malnato che vuole portare disgrazie a casa mia. Mi hanno detto che è qui!

Giulietto         (cade in ginocchio cercando di nascondere la faccia a Montacchi, e finge di essere immerso in profondissime preghiere)

Teofilo            Figliolo, voglio dire, messer Montacchi, insomma, calmatevi, abbiate il dovuto rispetto per questo luogo!

Montacchi      Io sono pieno di rispetto. Strapieno! Ma pretendo di essere rispettato! Nessuno deve mettersi di mezzo fra me e la mia furia!

Beppe             Pure questa l’ho già sentita. E’ proprio vero che il mondo è piccolo.

Montacchi      Allora, con tutto il rispetto, tiratemi fuori quel malnato. Che voglio rispettosamente scannarlo e metterlo a cuocere sulle braci.

Giulietto         Ahhhh. … Suscipiat dominus biscum brop bra bra  sicut erat (la voce si smorza)

Teofilo            Qui non ci sono malnati, non è questo il luogo. Qui abitano solo frati e novizi, che pregano ed aiutano i poveri in onore di Dio e del nostro fondatore.

Montacchi      All’inferno! All’inferno…

Teofilo            Ma messer Montacchi…

Beppe             Sta a vedere che questo vuole rubare il lavoro a noi  (si gira a cercare un mastello pieno d’acqua)

Montacchi      Finirete tutti bruciati all’inferno, se mentite! Ditemi dove si nasconde il mascalzone!

Giulietto         Salut e beat me… Pover me…(come prima)

Beppe            (si avvicina da dietro a Montacchi e con una secchiata d’acqua spegne il fuoco e bagna il vignaio)

Montacchi      Ma cosa fa questo? Sei matto?

Beppe            All’inferno si dovrà bruciare, ma per adesso basta il fuoco del forno. Calmatevi e state buono. Ho dell’altra acqua, se è necessario.

Montacchi      Ma quello vuole portami via mia figlia! La luce dei miei occhi! La mola dorata del mio mulino! La pala gloriosa che chiama i venti da tutti gli angoli del cielo! La ruota mistica che onora le acque del mio torrente!

Beppe            (ad ogni frase risponde con un “Amen” pieno di fervore)

Giulietto         (guarda Montacchi e ad ogni frase risponde con fervore: “E’ vero!”)

Teofilo            Ma volete stare zitti, tutti quanti!

Montacchi      Chi è quello lì? (si avvicina minaccioso a Giulietto)

Giulietto         (tremante) Nessuno…

Teofilo            Un… novizio

Beppe            Uno gnocco infarinato.

Montacchi      (alza la torcia spenta)

Giulietto         Non mi conoscete… vengo da lontano.

Beppe            Dalla cima della montagna. E’ ancora pieno di neve.

Montacchi      Quale neve? Questa non è neve! E’…

Teofilo            Cenere! Cenere benedetta!

Montacchi      Ma sembra farina bianca.

Beppe             Quando tutto incenerisce, tutto diventa bianco, anche la farina bianca. Specialmente quella. Mai scherzare con il fuoco.

Montacchi      Ma cosa c’entra? Siamo lontani dal carnevale.

Beppe             Mica tanto, a giudicare dalla situazione.

Teofilo            Non ci pensate. E’ una faccenda interna, con i novizi dobbiamo essere abbondanti, con la cenere. Devono dimenticare il mondo.

Montacchi      Ah.

Giulietto         Ahhhh (straziato)

Montacchi      Novizio… non mi convince molto. Perché se fosse quel malnato che vuole portarmi via la luce dei miei occhi…

Beppe             Amen, la macina, amen, la ruota, amen, la pala, amen, sappiamo sappiamo

Montacchi      Io prima lo bastonerei a dovere (finge di bastonare)

Giulietto         Sono morto! Meitoribus vestis…

Montacchi      Poi lo squarterei con questo coltello… (di nuovo il gesto)

Teofilo            Fermo!

Beppe             (apre il forno, si spande il profumo)

Giulietto         Anima mea rea

Montacchi      Ha detto Romea, si è tradito!

Beppe             Ma quale tradito e traditore, state calmo.

Teofilo            Ma che cosa…

Giulietto         Da dove…

Montacchi      Che è questa puzza?

Beppe             La maggior parte lo chiama profumo.

Montacchi      Va bene, ma che cosa è?

Beppe             (estrae dal forno, taglia una fetta e la offre a Montacchi)

Montacchi      ( a bocca piena) Buona! Cacchio, brucia! Buona, come la faceva la mia mamma.

Giulietto         La mamma?

Teofilo            Mater amabilis

Beppe             Sembra strano anche a me, ma tutti abbiamo una mamma.

Montacchi      La mia era grande e grossa. Ma cucinava bene.

Beppe             Visto che siamo in argomento: perché invece di minacciare a destra e a sinistra non dite a vostra figlia che non le date il consenso.

Giulietto         Ma chiudi quella bocca!

Teofilo            Cosa?

Giulietto         Dicevo a me: chiudi quella bocca, tanto a te la focaccia non la danno. Cenere (lecca un po’ di farina bianca) Nient’altro che cenere.

Montacchi      ( a bocca piena) Come dirlo.

Beppe             Semplice: non ti do il mio consenso.

Montacchi      Ma lei se ne fa un baffo.

Giulietto         Lei non ha i baffi!

Teofilo            Non è tanto obbediente, eh?

Beppe             Ha una testa come il padre.

Montacchi      Come il padre! Magari: lei è peggio! E come “mio” padre.

Teofilo            Che faceva vostro padre?

Montacchi      Quando non c’erano né vento né acqua macinava la polenta con la testa.

Beppe             Una vocazione.

Giulietto         Che meraviglia!

Montacchi      Ma cosa vuole quello lì?

Teofilo            Sta avendo le visioni paradisiache.

Montacchi      E non ha nemmeno assaggiato la focaccia. Posso averne ancora?

Beppe             Meglio di no. Andate a casa a parlare a vostra figlia.

Montacchi      Ce ne vorrebbe un’altra fetta per trovare il coraggio di dirle di piantare quel fasullo produttore di farina pallida.

Giulietto         Che vi si strozzi in gola!

Teofilo            Parla con i demoni.

Beppe             Troppi digiuni, questi novizi.  Meglio darne una fetta anche a lui.

Montacchi      Va bene, allora vado: ma ricordatevi quello che ho detto. Se lo trovo, lo ammazzo. E’ più facile così che convincere lei. Un altro pezzo?

Beppe             Non se ne parla neanche. Tornate domani. Magari avrete cambiato idea.

Montacchi      E’ proprio buono…

Beppe             Grazie per l’apprezzamento.

Montacchi      Però… c’è una cosa…

Teofilo            Cosa..

Giulietto         Cosa…

Montacchi      Credo che qui dentro ci sia farina bianca.

Beppe             E’ la ricetta, la tradizione.

Montacchi      Lo so, lo so, anche la mia mamma la faceva così.

Beppe             La mamma… (intenerito)

Montacchi      Però credo che avrebbe più gusto con la farina gialla.

Giulietto         Ah, no! Adesso basta!

Montacchi      Lo dicevo io, che hai qualcosa di strano: stammi bene a sentire, novizio – ora te ne stai tranquillo qui dentro, ma se per caso conosci quel briccone di Giulietto Cappelletti, bene, digli che ho un mucchio di fascine nella mia legnaia.

Teofilo            Non occorre minacciare i giovani benedetti dalla vocazione.

Montacchi      Va bene, non minaccio, Mi limito ad avvertire. Sta qui e non muoverti se vuoi stare sicuro. Arrivederci. Ah, no, un ultima cosa. Che nessuno ne parli con mia figlia. Non la tiene nessuno, quella peste. Buona la focaccia.  (esce)

Teofilo            Questa era la conclusione giusta: qui tutti sapranno tutto in un minuto: anche i muri hanno orecchie. Meglio che vada a raccomandare il silenzio. (esce)

Giulietto         E i confessori hanno bocca.

Beppe             Ih, vattene, prima che qui succeda qualcosa di serio. Vai di là in dispensa a pelare le patate. (Giulietto esce mugugnando)

Scena 08 -  Beppe, Eustachio ed altri frati

(dalla porta arriva Eustachio che guida una piccola fila di frati, ognuno dei quali porta qualcosa, un po’ di pomodoro, un po’ di verdura, olio)

Eustachio       Non riesco a crederci, qui hanno tutto!

Beppe             Tutto tutto…

Eustachio       Tutto.

Beppe             Ahi.

Frate A          Cos’è questo profumo che mi sconvolge fino ai precordi?

Frate B           A me fa perdere la luce degli occhi.

Beppe             Calma, calma, questo non è un lazzaretto. Qua, prendetene un pezzo.

(i tre, compreso Eustachio, si ingozzano rapidamente, poi allungano di nuovo le mani)

Beppe             Per adesso, basta. Più tardi, ad ora della refezione…

Frate A          Questa è vile crudeltà.

Frate B           Questa è perfidia fratesca.

Beppe             Voi siete chiacchieroni. E io ho da fare. Oppure non volete mangiare…

(viene interrotto da forti rumori esterni di frati che hanno sentito il profumo e vogliono entrare, ma Eustachio tiene saldamente la porta)

Beppe             … non volete mangiare nemmeno alla refezione?

Frate A          Dio ne scampi!

Frate B           Lungi da me questa sciagura.

Eustachio       Beppe, non esagerare, sono confratelli.

Beppe             Allora, cari confratelli, andate e soprattutto state zitti. Se ne fate parola in giro, può darsi che la cucina non basti.

Frate A          Saremo zitti come le trombe del giudizio!

Frate B           Terremo la bocca aperta solo per gridare!

Beppe             Buonanotte! Andate, andate, e dite ai fratelli la fuori di aspettare l’ora della refezione consueta. E’ inutile stare qui nei dintorni. C’è molto bisogno di preghiera, di questi tempi.

(i due escono)

Scena 09 -  Beppe, Eustachio

Beppe             Allora, non avevi detto che c’è tutto? (ricomincia ad impastare)

Eustachio       Puoi guardare da solo, le ceste sono sulla madia.

Beppe             Tutto tutto…

Eustachio       Oh, Beppe, sei peggio della febbre petecchiale…

Beppe             Ti conosco. Cos’hai combinato in tutto questo tempo? Per trovare due pomodori non ci vuole una eternità.

Eustachio       Eh, ho fatto e non ho fatto. Speriamo.

Beppe             Eustachio, tu sei uno lazzerone, ma sei una brava persona.

Eustachio       Non so se prendere il complimento o restituirti l’insulto.

Beppe             Non fingere con me, Eustachio. Noi due siamo paesani. Del più bel paese del mondo. Tu lo sai che le parole che ci diciamo sono carezze.

Eustachio       Con quella linguaccia che hai, sono tagli nelle vene.

Beppe             Non dire questo. Allora, vuoi raccontare?

Eustachio       Non c’è bisogno, o succede o non succede.

Beppe             Quando?

Eustachio       Devi pazientare.

Beppe             Per me, anche cent’anni.

Eustachio       Non sarà così a lungo.

Beppe             L’hai trovata, vero?

Eustachio       Sei un demonio! Come fai a saperlo?

Beppe             Ti ricordi Dentone, il cane del convento di Napoli?

Eustachio       Sicuro, allora?

Beppe             Scodinzoli più di lui quando trovava il sui osso preferito. Beh, che mi dici?

Eustachio       Non ci crederai: un uomo della città ha sposato una ragazza di Portici; e lei gli ha insegnato l’arte della preparazione. Mangiano mozzarella due volte alla settimana.

Beppe             Va bene, mi arrendo. Forza lavoriamo… Sulle pizze che fai tu potrai mettere la mozzarella.

Eustachio       Sia ringraziato il Cielo! Forza!

(si sente un notevole vocio, rumori vari, mentre i due lavorano a fare le pastelle tonde – entra un frate disperato)

Scena 10 – detti e Toni

Toni                Sta succedendo di tutto, là fuori. Si è sparso il profumo…

Beppe             La voce, vorrai dire. Dopo che avevo raccomandato a i fratelli di stare zitti. Peggio per loro, si metteranno in fila.

Toni                No, dico proprio il profumo. Si sente per molte fiate attorno.  (in effetti, il profumo dovrebbe cominciare a spargersi) E anche la voce, hai ragione. Insomma, c’è molta gente che reclama per avere la sua parte.

Beppe             Bisogna che abbiano un po’ di pazienza. Ma non ci metteremo molto.

Toni                Come se fosse facile: è un tormento anche per me. Poi c’è un tizio che sostiene di avere una cesta per il cuciniere capo.

Beppe             (guarda Eustachio che fa finta di nulla) Ti ha detto il nome? O solo così…

Toni                (confuso) …Tacchio

Eustachio       Fallo passare, fallo passare.

Toni                Non serve, ecco qui la cesta. Ma non è tutto c’è una… uno… insomma, un coso che dice di avere la vocazione e vuole entrare urgentemente in convento.

Beppe             Caspita, che appetito!

Toni                Non credo che si tratti di appetito…

Eustachio       Cosa vuoi dire… Dammi qua (afferra la cesta, felice)

Beppe             Insomma, io faccio entrare, poi vedetevela voi. (apre la porta ed esce, facendo entrare “l’altro”)

Scena 10 – detti e  una persona con un saio approssimativo

Eustachio       (si precipita al bancone e comincia a tagliare a pezzettini la mozzarella) Che profumo! E’ freschissima!

Romea            (è vestita sommariamente come i frati, ma con dei tocchi personali – ha in testa una specie di sacco per nascondere i capelli – parla con vice artefatta) La fede, la fede, la fede!

Beppe             Questa è la cucina. Per i problemi di fede bisogna andare in chiesa (indica la porta)

Romea            La luce! La luce!

Eustachio       Vogliamo stare un po’ tranquilli? Qui c’è gente che lavora.

Romea            Sono qui per aiutare.

Beppe             Qui è riservato ai frati.

Romea            Beh, ma quell’altro, allora?

Eustachio       Quale altro?

Romea            Il mio… la mia… insomma, mi hanno detto che è entrato qui e nessuno l’ha visto uscire.

Eustachio       Parla del novizio.

Beppe             L’ho capito. Forza, inforniamo! Fuori c’è tutto il paese che aspetta!

Romea            Ma non mi date ascolto?

Beppe             Parlane con il superiore: noi non ci occupiamo di queste faccende.

Eustachio       Le pizze stanno cuocendo: che facciamo, si fa entrare la gente?

Beppe             Sei matto? Vuoi che ci smontino la cucina? Porteremo noi le porzioni.

Eustachio       Ma se le diamo ai frati se le mangeranno lungo la strada.

Beppe             La strada? Ma sono tutti lì fuori.

Eustachio       Non hai mai visto come è svelto a mangiare un frate penitenziere?

Beppe             Non hai torto.

Eustachio       Idea: chiamiamo il novizio. Con la paura che ha in corpo farà il più svelto possibile.

Romea            Il novizio! Posso darvi una mano anch’io!

Eustachio       La mano… e poi ti mangi tutto.

Romea            Ma neanche per idea. Io devo stare attenta alla linea!

Beppe             Come hai detto?

Romea            Io… ho sbagliato. Intendevo dire che non ho fame e mangio poco: questa è la mia linea di condotta.

Eustachio       Ottimo, allora. Novizio!

Scena 11 – detti e  Giulietto

Giulietto         Eccomi! Sono al sicuro?

Romea            Giuliet---  Ah, boccaccia mia.

Giulietto         Ro… Rotolare in cantina e nascondermi, ecco cosa dovrei fare.

Beppe             Bene, smettete con la commedia.

Romea            Ah?

Giulietto         Ah?

Eustachio       L’hanno capito persino i mattoni del forno, chi siete voi due, bricconi. E tu, Romea, dovresti vergognarti ad entrare così in un convento riservato agli uomini penitenti.

Giulietto         Ma lei voleva…

Eustachio       Chiudi il becco! Senti la mozzarella: che delizia! Si sentirà fino a Napoli!

Romea            Non trattarlo a quel modo!

Beppe             Zitta anche tu, bisbetica! Ora state attenti: ci darete una mano a distribuire le pizze. Guai a voi se ne assaggiate anche un pezzettino.

Giulietto         Ma fuori c’è…

Beppe             Basta, obbedisci. Per il resto, vedremo il da farsi. Siete due imbroglioni! Ma mi fate tenerezza. Ho un’idea. Senti un po! (confabula all’orecchio con Eustachio, che scuote la testa per dire di sì, con vigore)

Romea            Va bene… ma posso prima dare un bacio al mio gnoccolone?

Beppe             Ih, se n’è accorta anche lei. Sbrigati, invece.

Giulietto         Mia rocciosa felicità!

Eustachio       Forza che arrivano! (comincia ad estrarre dal forno delle pizze e finge di tagliarle in spicchi – ovviamente è stato tutto già preparato, altrimenti la commedia finisce domani – a Giulietto) Corri!

Giulietto         Arrivo! (afferra un tagliere con la pizza e corre in platea cominciando a distribuire agli spettatori)

Romea            Arrivo! ( fa lo stesso e corre in platea – quando passa vicino a Romeo, mentre ambedue corrono, si schioccano tuttavia un bacio)

Altri frati       (a soggetto – fanno capolino dalla porta e cominciano a servire velocemente – ma mentre i due colombi si sbaciottano, i frati, ogni tanto, mettono in bocca un po’ di pizza)

Beppe             ed Eustachio (a soggetto: riforniscono i messaggeri e, quando sembra che sia finita, si rivolgono soddisfatti a guardare la platea, che mangia, con le mani sui fianchi) Che soddisfazione, vedere questa bella gente così felice! (se il regista è furbo, ha dislocato un po’ di suoi fidi in punti strategici della platea: a questo punto dovrebbe partire un fragoroso applauso)

Scena 12 – Detti e tutti i frati

Tutti i frati     (a soggetto: ormai entrano tutti e quando sono tornati in palcoscenico cantano e ballano sulle note di una filastrocca)

Ah la vita mi sorride

Ho lo stomaco calmato

Frate Beppe fa la pizza

Più gustosa del papato

Con un po’ di pomodoro

Ne fa un capolavoro

Con i capperi abbondar

Ed è degna dello zar

Quanto è buona, quanto è bella

Anche con la mozzarella

Frate Beppe, sia lodato

Ho lo stomaco beato

Frate Beppe sia cantato

Che la pizza ci ha portato

Eustachio       Beppe, Beppe… non sapete dire altro. Ma la mozzarella l’ho fatta aggiungere io!

Scena 13 – Detti, e Montacchi – poi i frati scappano tranne i Nostri e Teofilo

Montacchi      (entra, minaccioso ed imponente come il Commendatore nella sala da pranzo di Don Giovanni) Adesso vi sistemo tutti quanti!

Tutti i frati     (a soggetto: gridano spaventati e scappano da ogni parte – soprattutto perché un bel po’ di loro deve cambiarsi per fare il “popolo riconoscente”, fra un paio di scene)

Montacchi      Faccio una strage!

Teofilo            Figliolo, calmati!

Montacchi      Mi calmo un cavolo! Dove sono quei mascalzoni? Tutti, tutti li voglio bruciare! Mi hanno mandato di ritorno tre carri di farina gialla, un momento fa! Sapete perché: dicono che ‘ora in poi la polenta posso ficcarmela nel…

Teofilo            Figliolo!

Montacchi      Posso ficcarmela nel truogolo dei maiali! Ora mangiano la pizza e gli spaghetti, i signori! Hanno già imparato tutto! Ma adesso sistemo le cose, per tutti i diavoli!

Beppe             (tranquillo) A stomaco vuoto? Vi consiglio di mettere giù qualcosa, prima di scatenare le vostre furie.

Montacchi      Proprio voi! Stregone del diavolo!

Eustachio       Hai ragione, Beppe, questo ha l’acido nello stomaco. Meglio dargli una medicina. (si avvicina con una fetta di pizza, ancora fumante – se si può – e la passa sotto il naso di Montacchi. Montacchi si distrae, poi segue visibilmente la fetta che si allontana dal suo naso, come i topi il Pifferaio di Haemmerling)

Montacchi      (dopo essersi fatto trascinare un pochino afferra con un urlo la porzione e la sbrana, con evidente piacere) Ehi, la focaccia. Ma è diversa dall’altra.

Eustachio       (soddisfatto) C’è la mozzarella!

Beppe             Eh, pure la mozzarella. Ora state calmo e ragionate.

Romea            Giusto, papà. Ragionate.

Giulietto         Se ne siete capace.

Montacchi      Ahhhh! Ti sbrano!

Eustachio       Calma, calma. Ecco un altro pezzo. Statti zitto, gnoccolone!

Scena 14 – Detti, e Cappelletti

Cappelletti     (ha un nodoso bastone anche lui) Sono arrivato appena in tempo! MI hanno detto che qui si fanno i conti, finalmente.

Teofilo            Che il Cielo ci aiuti.

Beppe             In questi momenti è meglio pensare a rimedi terreni. Tenete qua (rifila la pizza anche a Cappelletti, che la mangia con gusto, ma prima dice:)

Cappelletti     Mio figlio…

Beppe             Dopo. Prima assaggiate.

Cappelletti     Ottimo, cos’è?

Montacchi      (a bocca piena) Focascia.

Cappelletti     Con la farina bianca! Ma è buona! Credevo che servisse solo per le particole.

Teofilo            Signore perdonatelo!

Eustachio       Ecco, allora state a sentire la nostra idea.

Beppe             La nostra?

Eustachio       Ih, stai sempre a cercare la pagliuzza negli occhi!

Beppe             Allora, statemi bene a sentire. Voi due, dovete far vedere che siete dei genitori che hanno a cuore il futuro dei loro figli.

Montacchi      Si capisce: per questo spacco la testa a quel gnoccolone.

Cappelletti     Prima ti spezzo tutte due le braccia.

Beppe             Calma, altrimenti…

Montacchi      e Cappelletti (insieme) Altrimenti?

Beppe             Non avrete più una briciola di focaccia per tutto il tempo che vi resta da vivere.

Montacchi      e Cappelletti (insieme) Nooooooooo!

Beppe             Allora chiudete il becco. Dunque, i vostri figli si sposano…

Montacchi      e Cappelletti (insieme) Ma con quello/a lì?

Beppe             Mi rendo conto che non sembra una buona idea. Ma a loro piace, e non ci si può fare niente. Messer Montecchi: ve la sentite di discutere con vostra figlia?

(lei si fa avanti minacciosa e lui indietreggia)

Cappelletti     Ma io posso parlare a mio figlio…

(immediatamente Romea si gira verso di lui che cambia subito atteggiamento)

Beppe             Non c’è niente da fare! Figlie così bastano per due padri… (si gira verso Giulietto) ed anche per un marito gnoccolone…

Romea            (tenera) Il mio tesoro…

Beppe             Quindi è deciso: fate società e fate funzionare insieme i vostri molini.

Montacchi      e Cappelletti (insieme) E i nostri figli?

Beppe             E’ meglio che se ne vadano, lontani dal vostro cattivo esempio. Più lontani possibile.

Romea            Faremo un altro mulino…

Giulietto         Porterò in giro la farina…

Beppe             Meglio di no: ci sono già troppi concorrenti in giro. Invece, che ne dite, perché non aprite una locanda con il forno, per fare la pizza. Io vi insegnerò i miei segreti… Ma il più lontano che si può, da questi acidi vecchi che litigano sempre.

Teofilo            Ho giusto avuto una richiesta da parte di un confratello che è andato al nord, sapete, sul Mar Baltico, dice che forse sarebbe bene fargli assaggiare un po’ di Mediterraneo…

Romea            Grande idea! Io starò in cucina! Io faccio presto ad imparare.

Giulietto         Ed io servirò in tavola.

Romea            La faremo bella grande, così potrà venire tanta gente.

Giulietto         No, meglio piccola, così non devo camminare molto. Piuttosto, manderemo la pizza a casa della gente con i corrieri a cavallo.

Romea            “La casa della pizza a casa”!

Giulietto         No, la chiameremo “Da Giulietto e Romia, la migliore pizzeria” (in Russian “УДжулеттоиРомия, самаялучепиццериа”)

Romea            Ma che schifo di nome!

Eustachio       Il matrimonio si prevede vivace…

Beppe             … e felice. Ma sono tutti così.

Romea            Non è vero, la chiameremo “papasha Beppe” in onore del nostro benefattore.

Tutti               Bene! Bene!

Giulietto         Brava, tesoro mio, hai sempre le idee migliori!

Romea            Si capisce. Sono figlia di mio padre! (Montecchi esulta)

Cappelletti     Perché, lui, invece?

Montacchi      Beh, figlio mio non è, te lo giuro!

Cappelletti     Mascalzone, tu vuoi offendermi!

Giulietto         Calma, calma: ho anch’io delle idee brillanti. E sono orgoglioso di essere figlio di mio padre.

Cappelletti     Bravo Giulietto, fai vedere quel che vali!

Giulietto         E ho pensato di fare una promessa che suggelli la nostra alleanza ed il nostro amore.

Beppe             E che cosa sarebbe, di grazia?

(Giulietto cerca di creare un po’ di suspence facendo vedere come è furbo e pavoneggiandosi in anticipo – poi, finalmente, in centro alla scena)

Giulietto         Il nostro piatto forte sarà: la pizza dei padri!

Tutti               (tranne Beppe ed Esutachio, perplessi)  Bene, Bravo!

Eustachio       e Beppe (insieme) E come si fa?

(nuovo suspence, poi:)

Giulietto         Semplice: sotto focaccia…. e sopra….   UNA BELLA POLENTA!

SIPARIO

Nota dell’autore :

“sarebbe bello che pagaste i diritti d’autore, come previsto dalla legge; sono modesti e me ne arriva circa il 65%, fra tasse e trattenute. Ma se proprio non volete, almeno mandatemi un manifesto con le vostre firme ed un pensiero. Lo conserverò con piacere come ricordo. Grazie in anticipo, Leonardo”

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