Commedia in tre atti e sette quadri
di
JAN DE HARTOG
TITOLO ORIGINALE DELL'OPERA: THE FOURPOSTER
* VERSIONE ITALIANA DI ADA SALVATORE
(su Il Dramma, n. 181 del 15 maggio 1953)
PERSONAGGI
LUI
LEI
ATTO PRIMO
QUADRO PRIMO
(1890. Sera. Stanza da letto. Letto nuziale. Porta in fondo, finestra a destra. A sinistra lavamano e seggiola bassa, la carnera immersa nell'oscurit; solo due luci a gas con la fiamma bassa emettono una blandaluce azzurrastra a destra della porta e accanto al letto. La porta viene aperta goffamente: appare Lui portando tra le braccia Lei, venendo dal corridoio illuminato. Lui ha il cappello a cilindro respinto indietro dalla fronte; Lei indossa la vaste nuziale. Lui, nella penombra, la bacia, poi si volta e va a deporla sul letto).
Lei Oh, Micky, no! Tienimi stretta! Mi fai cadere! Tienimi, tienimi... Casco... No, non posso... (Lui la getta sul letto e fa per baciarla ancora) No, Michele; la porta! La porta! (Lui corre a chiudere la porta. Lei si raddrizza sul letto e si rassetta la veste e i capelli) Dio mio, i miei capelli... E guarda il mio abito. (Alza la fiamma della lampada a gas che arde vicino, al letto. Lui va ad alzare la fiamma dell'altra lampada poi torna verso di lei. Si toglie i guanti mettendone uno per tasca e si inginocchia) Che fai?
Lui Ti adoro.
Lei Alzati subito! (Cerca di sollevarlo) Alzati, ho detto, Michele!
Lui (sempre in ginocchio mettendole le mani intorno alla cintura) Non posso adorarti? Non permesso?
Lei Ma diventi matto? Se Nostro Signore ti vedesse...
Lui Non potrebbe che rallegrarsi di tanta felicit.
Lei Non bestemmiare, Michele! Lo sai che non devi... Hai bevuto troppo...
Lui Non ho bevuto affatto. Se sono ebbro, sono ebbro di felicit...
Lei Non diresti sciocchezze, se non lo fossi... (voltandosi) Dio mio! Temo di esserlo anch'io!
Lui Felice?
Lei Ubriaca. Fammi vedere se posso stare ritta su una sola gamba. (Tendendo le braccia fa il tentativo ma barcolla e non riesce) Uhu!
Lui (alzandosi) Tesoro! (Cerca di baciarla ma lei lo evita).
Lei (passandogli dietro) Quel cappello, Michele...
Lui Che cosa? Ah gi. (Si toglie il cappello) Che cos'hai in mano?
Lei Una rosellina... una rosellina che era sulla nostra torta nuziale.
Lui Mangiamola.
Lei No... Voglio tenerla per ricordo... (Se la mette in seno).
Lui (si rimette il cappello) Agnese, amor mio, dimmi che sei felice.
Lei Ti prego Michele, prova a dire una cosa diversa!
Lui Non posso. C' una sola parola per esprimere quello che provo: felice, felice, felice, felice... fe-li-ce! (Si rigira e inciampando nel baldacchino va a cadere bocconi sul letto).
Lei(avvicinandosi) Anche adesso?
Lui S. Felice!
Lei Mi viene voglia, non so perch, di dire una quantit di cose... scandalose.
Lui Dille.
Lei No, nell'orecchio. (Lui si alza e le si avvicina. Fa per parlargli nell'orecchio ma colpita da quello che vede) Oh! Michele...!
Lui Che c'? (Si voltato in modo da esserle di fronte).
Lei No, non ti muovere! (Guarda di nuovo l'orecchio) Fammi vedere l'altro! (Lui si volta. Guarda l'altro orecchio) Porcellino!
Lui A che proposito?
Lei Non ti lavi mai?
Lui Tutti i giorni.
Lei Ti lavi tutto?
Lui S, le... le... parti principali.
Lei Quali sono le parti principali?
Lui (cercando di baciarla) Angelo mio...
Lei Tuo che?
Lui Angelo. Sei il mio angelo. Non vuoi danni un bacio?
Lei Vorrei stropicciarti dalla testa ai piedi con acqua calda e sapone; ecco quello che vorrei!
Lui Fallo pure.
Lei Beh, lasciamo andare! (Va a sedere sulla cassapanca) Ahi! Ahi!
Lui Che c', tesoro?
Lei Le scarpe che mi fanno male. Devo levarmele subito, altrimenti svengo.
Lui (accorrendo) Te le levo io (Lei tende un piede. Lui si inginocchia, respinge teneramente la gonna e bacia lo scarpino).
Lei Presto, ti prego! Mi fanno tanto male!
Lui (bacia di nuovo il piedino. Allora Lei fa per togliersi la scarpa da s) No, no, gioia cara! Lascia fare a me! Ti prego!
Lei Ci metti troppo tempo.
Lui (sciogliendo il laccio della scarpa) Che cosa divina! Passerei l'intera notte a svestirti!
Lei Non ti ho detto di svestirmi. Ti ho pregato solo di aiutarmi a togliere le scarpe.
Lui Sono pronto a fare tutto quello che mi chiedi, cuoricino mio. (Le toglie la scarpa).
Lei (ritraendo il piede) E una... (Si china per togliersi l'altra da sola e vede Lui ancora in ginocchio, appoggiato all'indietro sui calcagni, che la contempla) Ti prego, Michele, non guardarmi cos incantato... Via, alzati... e togliti il cappello!
Lui (si leva il cappello e lo posa sulla poltrona) Agnese, ti ricordi quello che ti dissi la prima volta che ci siamo visti?
Lei No...
Lui Che dovevamo esserci gi conosciuti in un'esistenza anteriore.
Lei Ah, s.
Lui Ora ne sono assolutamente sicuro.
Lei Di che?
Lui Ho vissuto in questo momento la precisa sensazione di aver gi vissuto tutto questo.
Lei Davvero?
Lui Ti ho riveduta seduta cos come sei. In un appartamento preso in affitto, ed io in ginocchio davanti a te, proprio pochi istanti prima di...
Lei Prima di che cosa?
Lui (posando la scarpina si appoggia alle ginocchia di Lei) Come sono felice, tesoro!
Lei Ma insomma, vuoi farmi piangere?!
Lui Veramente, dovresti. E' un momento assai triste, per te. La tua giovinezza spensierata finita!
Lei (respingendolo e alzandosi) Voglio andare a casa mia!
Lui Che diamine...?
Lei Non posso! Voglio andare a casa mia!
Lui (sempre in ginocchio) Ma che ho fatto, amor mio?
Lei (raccogliendo la scarpa) Voglio tornare a casa! Non avrei mai dovuto sposarti!
Lui (si alza) Agnese...
Lei Come hai il coraggio? Come hai potuto dirmi una cosa simile?!
Lui Ma che cosa? Tutta la sera non ho fatto che ripetere che ero...
Lei La mia giovent finita! Questo dunque quello che vorresti? E passar tutta la notte a svestirmi, col cappello in testa e le orecchie sporche e... Oh! (Gli si avvicina, gli mette le braccia intorno al collo e piange).
Lui (cercando di confortarla con una certa inesperienza) Va bene, tesoro, piangi! Piangi, amore: quello che devi fare!
Lei Mi hai fatto bere tanto mentre tu non hai bevuto niente!
Lui Come? Ho bevuto almeno tre bottiglie...
Lei (staccandogli le braccia dal collo e indietreggiando) Allora che cosa hai detto? S, quando mi hai buttata sul letto?
Lui Buttata?
Lei Se sono ebbro, sono ebbro di felicit . Questo hai detto!
Lui Ma angelo mio, solo un momento fa hai detto tu stessa...
Lei Non vero!
Lui Oh, santa pazienza! (Le va vicino, l'afferra per le spalle) Qua, senti! (Le alita sul viso con la bocca spalancata) Oh, oh, oh!
Lei (evita il bacio che ora egli vorrebbe darle, nascondendo il viso sulla spalla di lui) Mi gira la testa!
Lui Ti amo.
Lei E mi sento imbarazzata...
Lui Perch?
Lei Perch mi gira la testa.
Lui Anch'io... sono imbarazzato.
Lei Perch?
Lui (fa un passa indietro) Oh Dio, lo sai. Sarebbe stato tale un sollievo se avessi potuto passare tutta la notte a toglierti le scarpe...
Lei E poi far colazione, no?
Lui (prende il cappello) S... Dimmi, Agnese... non ti ripugno, a volte?
Lei (sfilandosi l'altra scarpa) Tu? E perch mai?
Lui Voglio dire... per le orecchie mal lavate e... tante altre cose...
Lei (va a mettere le scarpe sulla cassapanca ai piedi del letto) Ma l'ho detto per via degli altri, amore mio. Che vuoi che me ne importi, a me?
Lui Sai, Agnese... voglio dirti una cosa.
Lei Perch proprio adesso?
Lui Hai ragione. (Si mette il cappello) Sono talmente rimbecillito che... (Lei aggrotta le ciglia vedendolo col cappello. Lui si toglie il cappello e lo posa nella catinella) Vuoi bere qualcosa? (Va verso il lavamano).
Lei No, per carit! Non parlarmi di bere!
Lui Intendevo, un bicchier d'acqua! (Prende il bicchiere e la caraffa) Dopo tutto quello champagne...
Lei Ti prego, Michele, parliamo d'altro. Veramente... ora non potrei. Davvero.
Lui Io invece s. (Riempie il bicchiere di acqua).
Lei Hai scritto una poesia per ricordare questa giornata?
Lui No.
Lei Peccato. Credevo che avresti scritto qualche cosa di molto bello, per le nostre nozze.
Lui (beve) No.
Lei Proprio niente?
Lui Niente. (Beve ancora e posa il bicchiere).
Lei Sei diventato rosso. Sii buono. leggimela.
Lui (vicino al lavabo) Ma non ho scritto nulla, tesoro; proprio nulla.
Lei Bugia. Te lo vedo negli occhi.
Lui (riavvicinandosi) Ecco, per dirti la verit, sono sicuro che non ti piacerebbe. E' troppo moderna. Ora ne sto scrivendo un'altra.
Lei Voglio sentire quella per le nostre nozze.
Lui Non ho mai, in vita mia, fatto sentire a nessuno una mia poesia prima che fosse finita.
Lei L'hai in tasca? (Comincia a frugargli nelle tasche).
Lui (cerca di scostare le mani di lei e siede) Non posso fartela leggere, Agnese. Credo che verr molto bene... La fontana nel giardino del re .
Lei Perch non posso sentire quella per il nostro matrimonio?
Lui (prendendole le mani) Non credi, amor mio, che sia preferibile, in questo momento, una cosa che ancora non ha sentito nessuno?
Lei Allora vuol dire che quella per le nostre nozze l'ha sentita qualcuno?
Lui (traendo di tasca le poesie) Senti: dimmi che cosa pensi di questa ripetizione di consonanti: Brilla il bruco lucente sui bronchi brulli , sprizza e spruzza il liquido getto... .
Lei (si alza indietreggiando) No.
Lui ... zampilla e scintilla... (Lei si avvia alla porta) ... scrosciando, frusciando, gorgoglia, gorgheggia... . (Lei si affretta alla porta prendendo, nel passare, il necessaire che posato su un mobile) Dove vai?
Lei (apre la porta togliendo la chiave dalla serratura) Torno subito. (Esce e richiude la porta a chiave).
Lui Perch hai preso la valigetta? (Si alza e corre alla porta. Nel passare lascia cadere i fogli sulla cassapanca) Agnese, amore mio! Agnese! Agnese!
(Cerca di aprire la porta. Torna indietro, vede le scarpine, le prende e sorride. A un tratto gli viene un pensiero. Lascia cadere le scarpe, corre a sinistra sotto al baldacchino e prende l'altro necessaire. Sta per metterlo sul letto ma si ferma e va a metterlo sul divano. Apre, ne trae un berretto da notte e se lo mette. Poi si toglie frettoloso frac e gil, cravatta e camicia. Sta per togliersi i calzoni, ma si ferma e tende l'orecchio. Corre alla porta, ascolta ancora. Toglie dalla valigetta la camicia da notte e la getta sul letto. Siede sulla cassapanca e si toglie in fretta le scarpe. Si ferma, guarda la porta con imbarazzo. Si rimette in fretta le scarpe, infila la camicia da notte e la ficca nei calzoni. Poi si rimette la giacca - o frac o smoking - fa qualche passo. Si volta e vede il gil, la camicia e la cravatta sul baule dove aveva gettato ogni cosa. Ficca tutto nella valigetta, la chiude, corre a metterla nell'armadio. Va verso il lavamano, si ferma, guarda verso la porta. Poi in fretta si avvicina al catino, prende un asciugamano, ne bagna un angolo nella brocca e comincia a lavarsi l'orecchia destra. Lei rientra. Sentendo la porta aprirsi, lui siede e incrocia le braccia. Lei richiude e rimette la chiave nella serratura. Il suo abito sembra un po' cambiato: come se fosse meno attillato. Inoltre si tolta l'acconciatura da sposa. Si volge e vede lui seduto sulla poltrona, col colletto della giacca rialzato e il berretto da notte sul capo).
Lui Salve.
Lei Che... che stai facendo?
Lui Sto seduto.
Lei E che cos' quell'affare?
Lui Quale?
Lei Quello che hai sulla testa.
Lui Ah... ecco...
Lei Porti il berretto da notte?
Lui No, no. Solo se c' qualche spiffero. Siccome soffro di nevralgie... allora... (Si alza. Si toglie il berretto e lo mette in tasca).
Lei E quella una camicia da notte?
Lui Che altro dovrebbe essere?
Lei Mio padre usa il pigiama da un secolo.
Lui Davvero? Io no.
Lei Perch ti sei... cambiato?
Lui E tu?
Lei Io? Perch... ho sonno.
Lui Anch'io.
Lei Allora vogliamo...?
Lui (fa qualche passo) Ma s. Andiamo.
Lei (vicino al letto) Da che parte vuoi stare?
Lui Beh... veramente mi indifferente. Come preferisci tu.
Lei Forse preferisco che tu stia dalla parte pi vicina alla porta.
Lui Perch alla porta?
Lei (volgendogli le spalle) Per via della colazione. Quando qualcuno bussa sei pi comodo per aprire...
Lui Gi, vero.
Lei (toglie dal letto un guancialino piccolo) Che cos' questo?
Lui Cosa?
Lei Questo guancialino. Lo hai messo tu?
Lui No davvero! (Va sotto al baldacchino) Che c' scritto sulla federa?
Lei Dio amore . Che cosa carina! Dev'essere stato un pensiero della mamma. Com' grazioso! (Lo rimette sul letto).
Lui (guarda la porta) S, graziosissimo. (Lei si volta e comincia a svestirsi. Lui si toglie la giacca. Lei si volta. Un attimo di imbarazzo durante il quale nessuno dei due sa cosa dire).
Lei Ti prego, Michele... voltati.
Lui Oh, scusa... non ci avevo pensato. (Siede sull'orlo della cassapanca posando la giacca accanto a s e si toglie scarpe e calzini. Lei esce da sotto al baldacchino. S toglie il vestito e lo appende nell'armadio. Poi torna sotto le tendine).
Lei Bello, no? Questo letto.
Lui (prende le scarpine di lei e le mette accanto alle proprie) Ti piace? E' bello davvero. E' quello di mio padre.
Lei Non di tua madre?
Lui Ma s, dei miei genitori. Ci sono nato io, in quel letto.
Lei (facendo un passo verso di lui) Michele...
Lui (voltandosi) Che vuoi, gioia?
Lei (passo indietro) No, non guardare! Senti...
Lui (voltandosi come prima) Dimmi.
Lei Dimmi quanto mi ami... dimmelo ancora.
Lui Non posso pi...
Lei Come?
Lui Non posso pi di quanto gi ti amo. Ti ado... sono fel... Sono pazzo di te.
Lei Anch'io di te. Parola d'onore.
Lui Che bellezza!
Lei E sono tanto felice. Non potrei esserlo pi di cos.
Lui Amore!
Lei E non vorrei neanche esserlo.
Lui Che cosa?
Lei Pi felice.
Lui Hai ragione.
Lei Vorrei che tutto rimanesse com' stato... fino a oggi. Non potrei sopportare una felicit pi grande. E tu potresti?
Lui Mio Dio, no.
Lei Come lo dici freddo!
Lui Ma che accidente vuoi che dica?!
Lei Michele! E' questo il modo di parlare la sera delle... prima di andare a dormire? Dovresti vergognarti!
Lui Ma corpo del diavolo, Agnese... (Starnuto) Ecco... mi venuto un bel raffreddore con un tremendo mal di capo e ho i piedi gelati! (Si toglie di tasca il berretto e se lo mette).
Lei (togliendosi le pantofole) E allora perch non vai a letto, scioccone? (Lui si alza e fa per entrare dietro alle tendine) No! Un momento! Un momento! Non guardare. (Lui torna indietro, Lei si ficca nel letto col guancialino sotto alla testa. Lui rimane un attimo imbarazzato. Poi fa per togliersi i calzoni, ma accorgendosi che la stanza ancora in piena luce, va a spegnere la lampada che accanto alla porta. Poi torna indietro).
Lui Posso voltarmi adesso?
Lei S. (Lui va sotto al baldacchino e fa per spegnere anche quella lampada ma Lei io ferma) Aspetta. Non c' pericolo che perda?
Lui No, no, stai tranquilla.
Lei Mi par di sentire odore di gas.
Lui No, cara, non c' odore di gas. E' che siamo tremendamente imbarazzati e allora sentiamo tutti gli odori. Buona notte. (Spegne la luce).
Lei Buona notte. (Lui a tentoni va alla poltrona. Si toglie i calzoni e li mette sulla spalliera) Trovi la strada?
Lui S, s... (Torna verso il letto, urta con un piede in una colonna) Ahi!
Lei Michele! Che fai?
Lui Niente. Mi son fatto male a un piede. (Si ficca a letto).
Lei Poverino... stai attento nel venire a letto...
Lui Ci sono gi.
Lei Senti, Michele...
Lui Hm?
Lei Che cos'era quello che non volevi dirmi stasera?
Lui Hm?
Lei Ora puoi dirmelo. Non mi vergogno pi.
Lui Veramente...
Lei Se me lo dici, ti dico anch'io una cosa.
Lui Che cosa?
Lei Ma promettimi che poi me lo dici anche tu...
Lui S.
Lei No, devi promettere.
Lui E va bene. Prometto.
Lei Non ho mai visto un uomo... completamente... Mai.
Lui Beh, non hai perduto molto.
Lei E tu?
Lui Oh! Un uomo?
Lei Hai mai visto una donna... completamente?
Lui Ma insomma...
Lei Come sarebbe a dire, insomma?
Lui Sai... una volta una zingara mi ha predetto l'avvenire.
Lei Davvero?
Lui S... Mi disse che avrei avuto una vita coniugale molto felice, che avrei vissuto fino a tarda et, che tutto mi sarebbe andato bene, nella vita, e che prima di chiudere gli occhi avrei visto un mazzo di rose.
Lei Ed era nuda?
Lui Ma no! Che discorsi! Andava da una casa all'altra accompagnata da una capra.
Lei Beh... buona notte.
Lui Buona notte. (Pausa) Stai comoda?
Lei S.
Lui Non hai freddo?
Lei Affatto. E tu?
Lui Per dire la verit, ho un po' freddo.
Lei (dopo una pausa) Michele...
Lui Di'...
Lei Michele, sono sicura, adesso, che si sente odore di gas. (Si drizza a sedere sul letto)
Lui Sar il mio alito che sa di alcool.
Lei Ma no. Non lo credo.
Lui S.
Lei Fammi sentire. Voglio sentire. Se il gas, domattina saremo morti tutti e due.
Lui Beh, per questo...
Lei Come sarebbe? Vorresti morire?
Lui A volte penso di s.
Lei Adesso?
Lui Oh no, no!
Lei Ti prego, Michele, lasciami annusare un attimo prima che mi addormenti, altrimenti non potr chiudere occhio. (Si rimette gi) Per favore, Michele!
Lui (si drizza e si china su lei) Oh! oh! oh! (Si riadagia sui guanciali) Eh?
Lei (si solleva e si china su lui) Non sento niente. Alita ancora!
Lui Oh! oh!
Lei Ancora!
Lui Oh! oh!
Lei Ancora!
Lui Oh... (Solleva le braccia per abbracciarla).
QUADRO SECONDO
(1891. Tardo pomeriggio. La stessa camera da letto. A destra, in fondo, una culla. Lui coricato sul letto, con un asciugamano intorno alla testa. Sul letto sono sparsi libri e giornali, nonch un'enorme campanella - di quelle che si usano per annunciare il pranzo - e la sua vestaglia. Mucchi di libri sono sulla cassapanca ai piedi del letto. Al levar del sipario Lui si sta svegliando).
Lui (da sotto le coperte) Agnese! Agnese! (Si rizza a sedere) Agnese! (Afferra la campanella e la agita a lungo fortemente).
Lei (entra frettolosa portando fra le braccia un mucchio di biancheria. E' in stato di avanzata gravidanza) Eccomi, eccomi! Eccomi, eccomi. Che c'?
Lui Ho certi dolori!... (Lei torna indietro a chiudere la porta) Non resisto pi!
Lei (posando la biancheria sulla cassapanca) Su, tesoro, su; non drammatizzare! (Va a togliergli l'asciugamano dal capo) Ora lo bagno di nuovo.
Lui No! Non pi la testa... Il dolore passato qui... (Si porta la mano sul dorso).
Lei Dove?
Lui Qui! (Si piega in avanti e mette la mano di lei sul punto dolente) Qui! Cosa c', qui? Non senti niente?
Lei Ti duole qui?
Lui Come una pugnalata. No, non levar la mano... mi fa bene.
Lei (sospettosa) Ma che specie di dolore? Ti viene... a ondate? Prima appena sensibile e poi va crescendo fino a farti urlare?
Lui Proprio cos. Come fai a saperlo?
Lei Ma impossibile, Micky!
Lui Perch impossibile? Credi che abbia voglia di fingere?
Lei Sono le doglie del parto!
Lui Sei pazza?!
Lei (ai piedi del letto) E io... io che sto sopportando coraggiosamente, senza dir niente, perch credevo che tu stessi male davvero!
(Siede sulla cassapanca e posa l'asciugamano).
Lui Ma sto male davvero! Che cosa credi? Che stia qui a lamentarmi e sudare per divertimento?
Lei Non ho pensato che a te !
Lui E io non faccio altro, notte e giorno, che pensare a te ! Altrimenti come potrei avere io i dolori che dovresti avere tu? (Lei singhiozza) Dio! Dio! C' da impazzire! (Balza dal letto).
Lei Micky! (Lui spalanca l'armadio) Micky, che fai?
Lui Dove sono le mie scarpe?
Lei Michele! Non penserai di lasciarmi, ora?!
Lui (tirando fuori gli abiti) Vado a chiamare il dottore.
Lei (si alza) No, Michele, no!
Lui (mettendo gli abiti su una sedia) Dovessi cader morto 'per istrada, vado a chiamare il dottore. Non posso lasciarti un minuto di pi in questo stato. Lo ha detto anche lui: nel momento in cui cominciavano le doglie... (Va sotto al baldacchino e si inginocchia a cercare sotto il letto).
Lei Quando cominciavano a me! Non quando cominciavano a te!
Lui Non senti ancora niente?
Lei Niente, assolutamente.
Lui E, allora, perch piangi?
Lei (va ad aiutarlo a rialzarsi) Fammi il piacere, tesoro: torna a letto. Prenderai un raffreddore, cos scalzo, mentre sei tutto sudato. Fammi il piacere!
Lui (voltandosi) No, non voglio!
Lei (lo spinge nel letto) Ma io s. Su, su, vai sotto!
Lui Si direbbe che desideri vedermi ammalato!
Lei Non dire sciocchezze, avanti! (Gli mette il guanciale dietro alla testa) Ecco! Va bene cos? (Va alla cassapanca).
Lui No! (Butta il guancialino a terra. Lei riprende la biancheria, va al cassettone e la ripone in un cassetto che richiude) Agnese, ho paura!
Lei Ma di che?
Lui ... del bambino. Tu no?
Lei (davanti al cassettone) Mio Dio, no. Perch dovrei aver paura. E' la cosa pi naturale del mondo, no? E mi sento benissimo.
Lui Sei molto cambiata. Lo sai?
Lei (comincia a cucire) Da quando?
Lui Da quando... sei diventata mamma.
Lei (chinandosi sulla culla) Ma non lo sono ancora!
Lui Non te ne accorgi neanche, tu. Ma sei diventata donna improvvisamente.
Lei Perch, prima che cos'ero?
Lui Una bambina sciocca.
Lei Cos mi giudicavi quando ci siamo sposati?
Lui Quando ci siamo sposati, non avevo neanche i piedi sulla terra!
Lei Allora sei molto cambiato anche tu.
Lui Certo. Sono diventato uomo.
Lei Aha!
Lui Non vero, forse? Non sono pi calmo, pi serio...
Lei (prende dalla culla un sonaglino e glielo getta) Sei un bambino: ecco quello che sei!
Lui (rigetta le coperte e siede sull'orlo del letto) Grazie! Umiliami pure! Non perdere l'occasione di ricordarmi che sono l'animale maschio che ha fatto il suo dovere ed ora pu essere scacciato! (Balza a terra e fa qualche passo).
Lei Ma che hai, Michele, che hai? (Tende la mano verso di Lui).
Lui (andando dietro la culla) Ho paura!
Lei Ma io no, Michele. Parola d'onore. Neanche un poco.
Lui Ho paura di qualcos'altro.
Lei Cio?
Lui Di averti perduta.
Lei (si alza e gli si avvicina) Guardami, Michele... Che ti ha detto il dottore?
Lui (si volge) Cosa c'entra il dottore? Io parlo di me.
Lei (lo circonda con le braccia) Ma ora ti passa tutto, vero? Stai gi quasi bene...
Lui (svincolandosi) Non star mai pi bene se ti ho perduta.
Lei Ma che diamine dici? Non sono qui, vicino a te?
Lui Ma il tuo cuore non c' pi. Oh, vorrei essere io in quella culla!
Lei (lo abbraccia di nuovo) Scioccone!... (Lo bacia) Non possibile essere cos stupidi!
Lui (si scosta. Va alla cassapanca e prende le pantofole) Mi spiace avertene parlato... Dove ho messo le mie scarpe?!
Lei Tesoro, non vorrai dire che non ti sei accorto che ho sempre cercato di dimostrarti quanto ti voglio bene... e non so nemmeno perch ho creduto di doverlo fare! (Siede sulla cassapanca).
Lui (va sotto al baldacchino) Ascoltami... Prima che il cuculo mi cacci fuori dal nido, voglio dirti una volta di pi che ti amo. Ti amo cos come sei ora... (Siede sul letto e si mette le pantofole) Credevo di amarti quando ti ho sposata: ma non eri affatto quella che sei oggi. Quella era un'illusione romantica. Avevo una specie di fata con un sorriso di bambola, insomma, non una donna col singulto e i piedi ghiacci, e che si gratta il pancino mentre dorme... (Le prende una mano) Credevo di sposare una fata e mi sono svegliato trovandomi accanto un'amica, una moglie... Sai, a volte, quando rimanevo sveglio mentre tu ti eri gi addormentata, col braccio intorno alle tue spalle e la tua testa che riposava sul mio petto, pensavo con compassione a tutti quei poveretti che se ne stavano soli a fissare il soffitto o a scrivere versi... provavo grande piet per loro ed una tal felicit dentro di me che in quel momento sentivo che non poteva durare. Avevo ragione. (Si alza e va a prendere la vestaglia).
Lei E come sapevi che io avevo i piedi ghiacci e ogni tanto una crisi di singulto?...
Lui (infilando la veste) Non fai altro, tutta la notte. Ti gratti la pancia e tiri su col naso e con !a bocca fai...
Lei E tu stai a sentire tutto questo, senza svegliarmi?
Lui S. Perch non c' altro al mondo che io ascolti con pi piacere. (La bacia) Trovi qualcosa da ridire?
Lei S, ma non lo dico.
Lui Perch?
Lei Non ha importanza. amore. Rimani come sei.
Lui Solo e abbandonato? Non fai che occuparti del bambino... da otto mesi non pensi ad altro, giorno e notte!Primai golfini a maglia; poi cucire le camicine e i vestitini,preparare il corredino, guarnire la culla... (Annoda il cordone della veste).
Lei E tu te ne sei stato sempre quieto in un angolo, vero?
Lui Mi sono ritirato nell'ombra, come deve fare un uomo che sente di essere di troppo.
Lei (si alza e gli si avvicina) Angelo mio! (Gli mette le braccia attorno al collo e lo bacia) Non hai ancora capito perch ti amo tanto?
Lui (guardandola) Ti eri ti eri accorta che mi ero eclissato...?
Lei Sicuro!
Lui Credevo che non lo avessi notato...
Lei E mi hai aiutato meglio di tutti i mariti-modello messi insieme. Senza di te avrei avuto una tremenda paura, dal primo momento in cui ho saputo che avrei messo al mondo un figlio. Ma mi mancato il tempo per potermi spaventare!
Lui (volgendosi all'improvviso verso di Lei) Credo che tu ti stia prendendo gioco di me.
Lei Ti amo. Lo credi, questo?
Lui Certo.
Lei Devo provartelo?
Lui Oh no. Ti credo sulla parola. (Si china sulla culla).
Lei Va bene. Allora, se vuoi, manderemo il bambino a balia.
Lui (vicino alla finestra) Che dici?
Lei E andremo a vederlo tutte le domeniche.
Lui Perch mi stuzzichi, Agnese?
Lei Tesoro, non ti stuzzico. E non ti prendo in giro. Ti sto dicendo la verit. Anche se dovessi avere venti bambini, tu sei mio marito e preferirei mandarli al brefotrofio... (Si porta improvvisamente una mano alle reni).
Lui (la guarda inorridito poi accorre) Gioia mia... che hai? Agnese!
Lei (aggrappandosi alla colonna del letto) Oh!
Lui (afferrando i propri abiti) Il dottore! Per carit, il dottore! (Si scioglie freneticamente il cordone della veste).
Lei No... Oh! Oh! No... il dottore no! Stai qui, non mi lasciare!
Lui (posa di nuovo gli abiti) Agnese, cuor mio! Angelo caro! Che debbo fare? Per l'amor di Dio... dimmi che debbo fare!
Lei (convulsa dalla doglia canta ad alta voce) Yankee Doodle and in citt...
Lui Agnese!
Lei ...con la piuma sul cappel - a cavallo d'un caval... .
Lui (l'afferra per le spalle e la scrolla) Agnese! (Ad un tratto le d un ceffone seguito da altri).
Lei (ritorna in s e ricambia gli schiaffi) Ma che fai, Micky!
Lui Credevo... che stessi diventando pazza.
Lei E perch?
Lui (facendola sedere sulla cassapanca) Hai cominciato a cantare...
Lei Ah s. Il dottore mi ha detto che quando mi prendevano le doglie dovevo mettermi a cantare. Pare che aiuti... Devo averlo fatto automaticamente.
Lui Ora stai bene?
Lei S, s, passato.
Lui Stai qui tranquilla. Io vado a chiamare il dottore.
Lei No, Michele, non andare! Ha detto che non dovevamo disturbarlo finch le doglie non prendevano a susseguirsi con regolarit.
Lui Con regolarit? Ma io non star via pi di due minuti... (Va a prendere i vestiti).
Lei No, ti prego, non andare. Oh, vorrei che ci fosse qui la mamma...
Lui Stai tranquilla! E' la cosa pi naturale del mondo. Non aver paura. Mi infilo i calzoni e la giacca e...
Lei No, no, no, Michele! Ti supplico! Non fare tante storie! Oh, non avrei voluto che succedesse cos presto..
Lui E come si fa? (Va in fondo. Si toglie i calzoni del pigiama e infila quelli del vestito).
Lei (raccogliendo i calzoni del pigiama) Non mi sento ancor pronta...
Lui (si toglie la vestaglia e la mette sul letto) Ma io s. Figurati, non vedo l'ora di andare a caccia o alla pesca con lui, se maschietto, e se una bambina... condurla a passeggio, portarla in campagna... (Va a cercare una cravatta nell'armadio).
Lei Oh! ce ne vorr del tempo, per questo! Prima vi saranno anni di pannolini, di biberons, pianti e strilli...
Lui (si annoda la cravatta) Non importa, gioia. Davvero non importa. Trover qualche cosa da fare. Lavorer e... me ne andr a pescare da solo. Tu non dovrai mai avere nessun pensiero...
Lei (nuova doglia) Ah!
Lui (accorre a lei e si inginocchia) Un'altra?
Lei No, no, non credo.
Lui Perch non ti metti a letto? (Butta giacca e vestaglia sulla cassapanca. Liscia le lenzuola) Vieni a letto. Io finisco di vestirmi e ti faccio ma buona tazza di t. Va bene?
Lei No, grazie. Preferisco rimanere qui dove sono. Dio mio, non ho finito di preparare tutto quello che occorreva... (Si alza e va verso la porta) C' ancora met della biancheria sulla terrazza e...
Lui (la trattiene) Non ci pensare. Appena ho finito di vestirmi vado in terrazza e la ritiro. (La fa tornare a sedere).
Lei (gli mette le braccia intorno alla vita) No, non lasciarmi sola...
Lui (abbracciandola) No, non ti lascio. Non c' da aver paura. Da milioni di anni succede a tutte le donne... Ora che vuoi fare? Vuoi che ti legga qualche cosa? Dei miei versi, forse quelli... (Va sotto al baldacchino e prende qualche libro) Schopenhauer... Alice nel paese delle meraviglie ... La storia di...
Lei No.
Lui Aspetta. Ho cominciato un libro nuovo: ne ho scritto solo mezza pagina... Vuoi che te la legga? (Prende una cartella).
Lei (mordendosi le labbra) S.
Lui (siede ai piedi del letto) Sar una trilogia. Si intitola Roveto ardente, storia di un amore campestre . Ti piace il ttolo?
Lei (c. s.) Molto.
Lui (legge) Quando ella entr nella soffitta dove era il letto matrimoniale, curv il capo, sia per riverenza verso il tempio ove aveva amato e sofferto, sia perch il soffitto era cos basso che non le consentiva di rimanere eretta. Non era la prima volta che tornava a quell'altare... . (Lei ha una doglia) Dolore?
Lei Oh, Micky... ti voglio tanto, tanto bene... Non devi mai pi... scrivere romanzi... (Altra doglia. Lui la conforta con dolcezza inginocchiandosi accanto a Lei. Nasconde il capo contro la sua spalla. Poi lo solleva a guardarlo) Ora... ora credo che sia meglio che tu vada a chiamarlo.
Lui Vado, tesoro mio! (Infila il soprabito. Sulla soglia si ferma, torna a Lei) Stai tranquilla. Rimani seduta, dritta. (Va alla porta. Torna a Lei e la bacia. Va ancora alla porta. Si volta, vede la culla, corre e la sospinge accanto a Lei. Poi esce frettolosamente).
ATTO SECONDO
QUADRO PRIMO
(1901. Di sera. La stessa stanza, dieci anni dopo. L'unico mobile rimasto dell'atto precedente il letto; ma stato adorno con nuove tendine di broccato. Alle pareti sono sospesi dei quadri: mobili costosi arredano l'ambiente. Non pi lavamano, ma una stanza da bagno, in fondo a sinistra. Dove era l'armadio, stata spostata la parete, dando luogo all'ingresso di uno spogliatoio. Tutto molto costoso, lussuoso e nuovo di zecca. Solo una parte del letto preparata per la notte; quindi vi un solo guanciale, sul quale anche il guancialino: Dio amore . Al levar del sipario la stanza vuota. Poi entra Lei e chiude la porta sbattendola. Si ferma ai piedi del letto togliendosi i guanti da sera. Va alla toilette e vi getta sopra i guanti. Sta per tornare verso il centro, ma si ferma sentendo bussare alla porta. Si ferma e ascolta. Il picchio ripetuto con pi insistenza).
Lei (dopo una pausa) Avanti.
Lui (entra e chiude la porta) Scusami. (Va nel bagno, prende i suoi indumenti notturni, rientra e va verso la porta) Buona notte.
Lei (mentre Lui apre la porta) Sei stata l'anima della riunione, stasera, con le tue interminabili storielle.
Lui (si ferma. Si volta) Mia cara, se non ti piace fare la parte del secondo violino, ti consiglio di lasciare l'orchestra o di formarne una per conto tuo. (Esce e richiude).
Lei (dopo un attimo di stupore borbotta) Ah, beh, ora basta! (Corre alla porta, la spalanca, esce in corridoio e chiama) Michele! (Ripete gridando) Michele! Vieni qui! (Rientra, si toglie il mantello da sera, lo getta sul letto).
Lui (entra ma si ferma sulla soglia. Ha sul capo il cilindro. In mano il bastone e sul braccio il soprabito da sera) Sei impazzita? Non pensi ai domestici?
Lei Che me ne importa, anche se mi sente tutta la citt? (Lui esce) Ti ho detto di venire qui!
Lui (rientra) Va bene. Vedo che questa situazione non pi tollerabile. (Chiude).
Lei Si pu sapere che diavolo hai?
Lui Lascia che ti parli con calma. (Lei va alla toilette, si toglie l'acconciatura da sera e la getta sul piano della toilette) Il mio pi grande errore stato quello di mostrarmi arrendevole con te, di credere di poterti modificare colmandoti di regali...
Lei Questa s che mi piace! (Prende in mano i guanti).
Lui Lo sai che avrei dovuto fare? Mandarti in collegio, grande come sei, per farti imparare ad avere un contegno!
Lei (voltandosi) Che specie di contegno?
Lui Per essere degna di me.
Lei Asino presuntuoso! Perch si sono vendute 300.000 copie del suo libro!
Lui Questo non c'entra.
Lei C'entra sicuro! (Gingillandosi coi guanti) Prima che tu avessi scritto quel maledetto romanzo, il resto del mondo mi aiutava a mantenerti il cervello a posto. (Lui si agita) Ogni volta che finivi un libro o una commedia o Dio sa cosa, e ritenevi di essere il pi gran genio che esistesse dopo Shakespeare...
Lui Ma guarda! (Posa il cappello, ecc. su una sedia vicino alla parete).
Lei ...avevo una paura tremenda che potesse essere un successo. (Va verso di lui) Ma, grazie al cielo, stata una tal serie di fiaschi, che io finivo col vincere la battaglia contro la tua megalomania. Ma ora questo libro, il solo che tu ammettevi che era roba di terz'ordine finch non leggesti i giornali... Oh, che serve! (Arrotola i guanti).
Lui Cara donna, pu darsi che io sia vanitoso, ma tu stai commettendo un tragico errore.
Lei (ride) Ma sentitelo! Sentitelo! Essere da undici anni moglie di un uomo e sentirsi interpellare come in un comizio! (Butta i guanti sulla toletta) Tragico errore! (Lui siede sulla dormeuse. Lei gli va vicino) Non senti anche tu, caro il mio idiota, che hai venduto l'anima in un romanzetto sentimentale?
Lui Intendi continuare per un pezzo, Agnese? Vuoi proprio costringermi a...
Lei S, s, s: devi ascoltarmi! (Lui batte a terra il bastone da sera) E non interrompermi! C' al mondo una sola persona che ti ama... malgrado quello che sei, e dir...
Lui Ti sbagli. C' una sola persona al mondo che mi ama... proprio per quello che sono.
Lei E che cosa sei, mio caro?
Lui Chiedilo a lei.
Lei A lei?
Lui S.
Lei Oh! (Fa qualche passo. Si afferra alla colonna del letto) Chi ?
Lui Non la conosci.
Lei E'... giovine? (Si volge altrove) Molto giovine?
Lui No. (Si alza. Prende la sua roba) Insomma, non possibile andare avanti a questo modo, che il diavolo mi porti! Sembri un cadavere.
Lei Un cadavere?
Lui Sei talmente pallida... (E' vicino alla porta) Agnese, non sono poi un mostro tale da non... (Le si avvicina) Siedi. Ti prego, Agnese, siediti... Agnese!
Lei (si volge altrove) No, no, non nulla. E' gi passato Che cosa credi? Che a trentacinque anni mi faccia venire uno svenimento per una cosa tanto... normale?
Lui Nomale?
Lei E con due bambini? Non sono neanche svenata quando Roberto ebbe gli orecchioni...
Lui Non credi che ora si tratti di una cosa un po' diversa?
Lei No, Michele. Fa parte dell'armadietto farmaceutico della famiglia.
Lui Ma io l'amo!
Lei Non ami pi me? (Lui non risponde) Non dico come amica o madre dei tuoi figli, ma... come moglie? Puoi dirmelo, sai. Con tutta sincerit. Per questo te ne sei andato a dormire nello studio?
Lui (vicino alla finestra a destra) Non ho chiuso occhio.
Lei Poverino. Ah, allora dev'essere la cuoca che russa!
Lui (si volge) Io russo?
Lei Tu no, caro. La cuoca. La sento sempre la sera quando passo nel corridoio...
Lui (va alla porta e la apre) Buona notte.
Lei Dormi bene!
Lui Che hai detto?
Lei Dormi bene.
Lui Oh! (Si ferma sulla soglia. Poi sbatte la porta) No! (Butta soprabito ecc. sulla sedia) Accidenti! Non resisto pi!
Lei Che c' adesso?
Lui La cuoca russa! Agnese, ti dico che amo un'altra! E mi sento impazzire! Tu, i bambini, lei, i bambini, tu... Sono tre settimane che vivo in un inferno; e tu non sai dirmi altro che questo: La cuoca russa! .
Lei (fa un passo verso di Lui) Ma tesoro...
Lui (va dietro il sof) No, no, no, no! Sei cos maledettamente sicura di te che mi dai la nausea! So che non credi sul serio quello che ti ho detto, ma devi credermi: amo quella donna! Debbo averla, altrimenti impazzisco!
Lei (si volge a guardarlo) Non l'hai... ancora avuta?
Lui Finalmente! Un segno di vita, se Dio vuole! (Lei siede sul divano) Perch non mi hai guardato prima in quel modo? Ho pregato, supplicato, chiedendo un po' di comprensione, di calore, di amore e non ho mai avuto nulla. Perfino il mio libro, che ho scritto ispirato da te, non desiderando che te... fin dal primo momento non hai visto nella mia opera che una rivale... (Cammina su e gi) Ho fatto di tutto, ho tentato tutto: carrozza, domestici, denaro, abiti, quadri, tutto... Nulla servito: hai sempre odiato quel libro. E ora? Ora hai finito col gettarmi nelle braccia di un'altra. Una che almeno capisce una cosa: che dovr dividermi col mio lavoro.
Lei E capisce anche che dovr dividerti con un'altra donna?
Lui Non ne avr bisogno. Ho trovato finalmente una donna che vivr insieme al mio lavoro; e non sarebbe possibile avere una miglior garanzia della mia fedelt.
Lei Ma come far a vivere insieme al tuo lavoro? Che cosa fa?
Lui Mi ascolta. (Siede sul letto) Mi incoraggia... con uno sguardo, con una carezza... insomma, mi incoraggia. Quando sono contento, contenta con me: quando medito, medita...
Lei E quando butti per aria le stoviglie, le butta anche lei?
Lui (dominandosi) Non hai capito proprio niente di quello che ho detto? Non vedi, non ti accorgi che sono cambiato?
Lei No.
Lui (si alza) Allora sei cieca, completamente cieca. Non posso dire altro. Ad ogni modo, sei cambiata tu.
Lei Io?!
Lui Beh, lasciamo andare.
Lei No, no; continua.
Lui E' inutile. Non c' motivo di continuare a torturarti, oramai che ho...
Lei Oramai che hai sentito il sapore del sangue?
Lui Agnese, mi dispiace di averti fatto del male. Ma non potevo fare diversamente. Sono alla merc di un sentimento pi forte di me. (Siede).
Lei Tremendo, vero?
Lui Orribile.
Lei Eppure... nello stesso tempo non si pu dire che lo sia completamente.
Lui Eh no. Perch d'altra parte, delizioso.
Lei La cosa pi grande che un essere umano possa provare.
Lui Sono contento che tu lo capisca cos bene.
Lei Capirlo? Ma naturale! E' umano, no?
Lui Come lo sai?
Lei Che cosa?
Lui Che ... umano?
Lei Non sono anch'io un essere umano?
Lui Agnese, non ti ho mai sentita parlare cos. Che ti succede?
Lei Ma... Mio Dio, posso aver fatto anch'io le mie esperienze, no? (Si alza, va sotto al baldacchino, prende la sveglia sul tavolino da notte) Buona notte, caro!
Lui (si alza) Un momento! Mi piacerebbe sentire qualcosa di pi in proposito...
Lei Non vedo perch...
Lui Ma io s! A che esperienze alludi?
Lei (posa la sveglia) Stammi a sentire, amico mio. Tu mi hai licenziata senza darmi gli otto giorni ed io non mi sono lamentata, come avrebbe fatto qualsiasi altra governante. Ho accettato i fatti perch so che un essere umano alla merc dei propri sentimenti, per quanto questi possano essere orribili e in pari tempo deliziosi.
Lui Agnese!
Lei Davvero non ti capisco. Non ti sto contrariando menomamente; e invece di andartene felice e soddisfatto, non avendo la pena di lasciare dietro di te un misero rottame...
Lui (vicino alla porta) Puoi rispondere a una semplice domanda prima... prima che sia un affare finito. Hai gi... Non resterai sola se io ti lascio?
Lei Sola? Ho i bambini, no?
Lui Questo non sicuro.
Lei (dopo un silenzio teso) E' meglio che tu te ne vada presto, prima di conoscere una parte di me che potrebbe sorprenderti non poco.
Lui Temo di non poterne fare a meno. Chiedo una risposta. Hai un amante?
Lei (va alla porta del bagno, l'apre e si ferma sulla soglia) Buona notte.
Lui E dire che ho creduto in te per undici anni! (Le si avvicina) Eri la cosa pi pura, pi nobile della mia vita!
Lei (insieme a Lui, dopo: Pi pura ) ...pi nobile della mia vita! Buona notte!
Lui Se non rispondi a quello che ti ho chiesto non mi rivedrai mai pi.
Lei Vattene.
Lui (va a sedere sul divano) No.
Lei E va bene. (Va sotto al baldacchino) Allora non c' pi che una soluzione. (Prende il mantello e va nello spogliatoio).
Lui Che cosa? Che vuoi dire? (Lei non risponde. Torna con un altro mantello e un necessaire. Posa sulla dormeuse e apre la valigetta) Che significa tutto questo? (Lei va a prendere la camicia da notte e la liseuse, le piega e le mette nella valigetta) Guarda! Credimi: non ti far alcun rimprovero purch tu mi dica... (Si alza) Dove vai?
Lei (va alla toilette a prendere spazzole e pettine) Vorresti farmi il favore di chiamarmi una carrozza?
Lui Agnese!
Lei (mette spazzole e pettine nella valigetta) Ti prego, Michele. Non posso arrivare ad un'ora troppo inoltrata: gi abbastanza tardi... Vuoi darmi la sveglia, per favore?
Lui No! Non posso essermi ingannato cos sul tuo conto! Ancora ieri mi dicevi che ho delle qualit...
Lei Scusa. (Gli passa davanti, prende la sveglia dal tavolino e la mette nella valigetta).
Lui (fa per fermarla, mentre Lei passa, ma si trattiene) Va bene. Comunque, una soluzione.
Lei (chiuda la valigetta, la prende, si getta il mantello sul braccio, si volge a Lui e gli porge la mano) Addio, Michele... (Lui non prende la mano. Lei si avvia passandogli davanti).
Lui (fermandola) Credi davvero che ti lascer andare cos? Lo credi proprio?
Lei Un gentiluomo non fa uso della forza quando una signora desidera lasciare una stanza.
Lui Oh... scusami. (Si scosta).
Lei Grazie. (Va verso la porta. Lui l'afferra per un braccio traendola indietro. Nella breve lotta Lei lascia cadere valigia e mantello. Lui la getta sul letto) Lasciami, Michele! Lasciami andare! Lascia...
Lui Finiamola! Ne ho abbastanza di tutte queste stupidaggini!... (Lei riuscita a liberarsi e gli d un calcio in una tibia) Ahi! (Si afferra la gamba colpita e va zoppicando ad appoggiarsi al bracciolo del sof).
Lei Esci da qui!
Lui Proprio dove ho la cicatrice!
Lei Fuori! Grider in modo da svegliare tutta la casa, se osi avvicinarti! (Si rifugia al fondo del letto, presso la spalliera).
Lui Dov' il mio guanciale? (Va sotto d baldacchino).
Lei (cercando il cordone del campanello) Vattene o suono!
Lui (andando nello spogliatoio) Prepara il letto.
Lei Sei il pi abbietto maiale che Dio abbia creato!
Lui (rientra portando il guanciale. Va ai piedi del letto) Dovessi ridurti con le ossa rotte per tutta la vita, ti accorgerai se sono o no un uomo. Prepara quel letto! (Le butta il guanciale).
Lei Io? Piuttosto non so cosa...
Lui (andando sotto al baldacchino) E zitta! E vieni via da quell'angolo!
Lei (lo colpisce col guancialino) Stupido imbecille di un imbrattacarte...
Lui (afferra il guancialino e lo getta a terra) Se non vieni fuori da quel cantuccio, ti tirer fuori a forza!
Lei (alzandosi) Con quella robaccia di quel tuo libro!
Lui Che cosa ti dissi dopo averlo finito? Se mi ascoltassi qualche volta non ti farebbe male! Tieni! (Le butta il copriletto) Piegalo!
Lei (gettandoglielo di ritorno) Piegalo tu!
Lui (glielo butta ancora) Piegalo, ho detto! (Lei gli va vicino. Lui le afferra le mani. Lei tenta ancora di dargli un calcio. Nella lotta Lui scivola e cade sulla dormeuse. Lei cerca di colpirlo ma Lui balza in piedi, le afferra le braccia e gliele ripiega dietro al dorso. Con l'altra mano le afferra il viso).
Lei Ti morder!
Lui Non lo farai! Se vedessi i tuoi occhi in questo momento, li chiuderesti. Brillano talmente...
Lei Di odio!
Lui Di amore. (Le d un rapido bacio. Lei si svincola. Lui rimane in guardia).
Lei (lo guarda per un momento senza parlare poi siede sul letto, lontana da Lui, singhiozzando) Vorrei essere morta! Vorrei morire, morire, morire...
Lui (siede sul bordo del letto tenendosi la gamba colpita) Prima di morire guardami negli occhi, una volta sola! Guardami! (La volge verso di s. Lei lo guarda) Che cosa vedi?
Lei Rughe!
Lui (raccoglie i suoi scarpini da sera che ha perduto nella lotta. Poi torna a Lei) Questo vuol dire che non mi guardi da molto tempo. (Siede sul letto e infila una scarpa) E poi?
Lei E tu, allora? Come puoi giustificare... lei?
Lui Mi sentivo tanto solo.
Lei (alzandosi) Ora meglio che tu te ne vada.
Lui Non eri tu che te ne dovevi andare?
Lei Ti prego: va' via. (Lui va a prendere il soprabito e va verso la porta. Lei raccoglie il guanciale di lui e lo posa su una sedia).
Lui (vicino alla porta) Ho cominciato a scrivere un altro libro.
Lei Quando?
Lui Una quindicina di giorni fa.
Lei E non me ne hai ancora letto nulla? Impossibile.
Lui L'ho letto a lei.
Lei Ah! E...?
Lui Le piaciuto molto. Ma trova che un po'... un po' troppo spinto.
Lei Tu, scrivere roba spinta? Ma che razza di pecora questa donna?
Lui Vuoi che vada a prendere il manoscritto?
Lei (prendendo il guanciale) Domani.
Lui (va in fretta a mettere la mano sulla maniglia della porta) No, adesso.
Lei (va a mettere il guanciale di Lui sul letto) Ti prego: domani... (Lui getta il soprabito sulla cassapanca, gira attorno al baldacchino per andare ad abbracciare Lei).
QUADRO SECONDO
(1908. Le 4,30 del mattino. E l'alba. La scena buia. La porta viene aperta bruscamente; entra Lui che indossa il soprabito sopra al pigiama. Ha in mano una bottiglia di whisky e uno scudiscio. Lei a letto addormentata).
Lui (entrando) Agnese! (Va alla toilette e accende la lampada) Guarda, Agnese, guarda! (Va sotto al baldacchino e accende la- lampada che sul tavolino da notte. Le mostra la bottiglia del whisky).
Lei (svegliandosi e difendendo col braccio gli occhi dalla luce) Hmmm? Che c'?
Lui Nella sua scrivania, dietro a una quantit di libri e di carte... questo!
Lei E allora?
Lui Ma ha diciassette anni... diciotto! E sono le quattro del mattino! E ora... anche questo!
Lei (rizzandosi a sedere) Ma che cos', per l'amor di Dio!
Lui Guarda!
Lei (prende la bottiglia e guarda) Whisky!
Lui Tuo figlio. Il risultato della tua educazione moderna.
Lei Ma come... dove... (Posa la bottiglia sul letto) Che significa tutto questo? Che ora ? (Prende la sveglia).
Lui (andando in camera da bagno) E' ora che cominci ad occuparmi io della sua educazione.
Lei Ma te lo aveva detto che stasera sarebbe tornato tardi. Ha chiesto il permesso di andare a quel ballo: gli ho dato io stessa la chiave!
Lui (rientrando) Vuol dire che tu approvi tutto questo? Trovi naturale che un ragazzo si ubriachi nella sua camera e vada in giro per la citt fino alle quattro del mattino?
Lei Ma te lo aveva detto, tesoro! E un ragazzo ha pur diritto a un minimo di divertimento!
Lui Un giorno o l'altro ti spiegher la differenza tra il divertimento e il delirium tremens! (Va verso il fondo).
Lei Che vuoi fare adesso?
Lui (vicino alla porta) Torno gi, dove sono stato dall'una in poi. E quando arriva...
Lei (scende dal letto e prende la vestaglia) Non voglio... Se intendi picchiare il ragazzo... dovrai passare sul mio cadavere. (Infila la vestaglia).
Lui Non ti immischiare, Agnese.
Lei Parlo sul serio, Michele! Qualunque cosa abbia fatto, anche se fosse stato a fumare l'oppio, non ti permetter di picchiarlo!
Lui Bene. In questo caso sar meglio chiamare la polizia.
Lei Ma se lo sapevi che sarebbe rientrato tardi! Queste riunioni di ragazzi durano sempre fino all'alba!
Lui (con un gesto di disperazione da oratore) Se quando ero giovane mi avessero detto di tornare a casa a una data ora... (si volge verso di lei come se stesse per fare un gran discorso) ...ti assicuro che... (La vede per la prima volta) Che diavolo hai sulla testa?
Lei Non lo sai che adesso tutte le donne la usano?
Lui Ma che cos'?
Lei Una cuffia da riposo.
Lui (facendo qualche passo) Cuffia da riposo! Whisky nella camera da letto, riunioni di ragazzi che durano fino all'alba e cuffie da riposo! (Va sotto al baldacchino. Butta lo scudiscio sulla cassapanca e comincia a togliersi il soprabito) Basta, io vado a letto.
Lei (ai piedi del letto) Vuoi ascoltarmi un momento?
Lui (togliendosi le pantofole) Devo scegliere tra il letto e il manicomio... preferisco il letto. Ho ancora degli anni da vivere, io! Buona notte! (Si ficca nel letto e tira su le coperte. Lei va vicino alla dormeuse. Lui si rizza a sedere) Spero che ti far piacere essere la madre di un ubriacone! (Si rimette gi).
Lei (ai piedi del letto) Non voglio rovinare questa tua bella rappresentazione di padre furibondo; ma non posso fare a meno di pensare quale sarebbe il tuo atteggiamento se invece di Roberto fosse Lisa che rincasa tardi!
Lui (rizzandosi a sedere) Assolutamente lo stesso! Con questa sola differenza: che Lisa non farebbe una cosa simile.
Lei Ah, ah!
Lui Perch l'unica persona ragionevole della famiglia. Eccettuato me, naturalmente! (Si rimette gi).
Lei Eppure potrei dirti di lei qualche cosa... No, meglio no.
Lui (rizzandosi) Se credi che io caschi in questo tranello da donnetta di altri tempi! Accennare a una cosa e poi tacere... Quella figliuola retta ed ragionevole come... come un bicchiere di latte. (Si rimette gi).
Lei Latte!
Lui (trova la bottiglia nel letto. Si rizza, la mette sul tavolino da notte. Si rimette gi) Almeno non va' a letto con una bottiglia di whisky!
Lei Hmmm!
Lui (rizzandosi) Che vorrebbe dire questo hmmm ?
Lei Niente, niente. Niente, niente.
Lui Non vorrai insinuare, per caso, che va a letto con qualche cos'altro?
Lei Non insinuo nulla. Sono stanca di vederti continuamente tormentare quel povero ragazzo, mentre a lei permetti di fare tutto quello che vuole.
Lui Ah, vorresti dire che ho una preferenza per mia figlia! E' cos!
Lei Non dico questo. Soltanto...
Lui Ma s, dillo! Dillo!
Lei Che cosa?
Lui Edipo! (Lei lo guarda stupito) Uff! Lasciami in pace. (Si ficca sotto).
Lei (siede sulla dormeuse) Nella sua scrivania, hai detto?
Lui Basta. Sta' zitta.
Lei Amor mio, so che non ti occupi mai dell'educazione dei ragazzi, se non in qualche accesso di isterismo paterno; ma mi pare che questo volta tu sta esagerando, se mi permetti di dirlo. (Si appoggia alla spalliera tirando su i piedi sul sof).
Lui (rizzandosi) Che vuoi che faccia? Sono costretto a lavorare continuamente per guadagnare dei quattrini. Tu fai le mie veci, in certo qual modo; devo lasciare a te la direzione di molte cose. Ma se vedo che non vanno come dovrebbero, mio dovere intervenire.
Lei Se questo quello che pensi dei nostri rapporti, dovresti allora pensare a qualche cosa di diverso dallo scudiscio.
Lui Lo scudiscio! Non si tratta di pensare a qualche cosa di meglio... (Si interrompe perch Lei si improvvisamente alzata andando verso la finestra come se avesse udito qualcosa).
Lei Michele!
Lui E' lui? (Poich Lei non risponde, Lui balza dal letto e prende il suo soprabito).
Lei (scrutando dalla finestra) Mi era parso di sentire aprire il portone.
Lui (affacciandosi al corridoio) Roberto! (Esce e chiama) Sei tu, Roberto? (Nessuna risposta. Torna) No. (Siede sulla cassapanca).
Lei (siede alla toilette e apre la scatola della cipria) Perch non torni a letto?
Lui Perch sono preoccupato.
Lei (prendendo lo specchio e incipriandosi il viso) Che sciocchezza!
Lui E lo sei anche tu.
Lei (voltandosi) Che cosa te lo fa credere?
Lui Il fatto che ti inciprii alle quattro del mattino.
Lei (posa lo specchio e il piumino e va sotto al baldacchino. Vede che inutile continuare a fingere e va a prendere la bottiglia sul tavolino da notte) Dov'era precisamente?
Lui In quel cassetto dove tiene una quantit di cianfrusaglie.
Lei (ai piedi del letto) Non posso crederlo. Non pu esser vero.
Lui Eppure cos.
Lei Come hai fatto a trovarla?
Lui Ero seduto gi in anticamera ad aspettare... La mia preoccupazione cresceva ogni momento. Cos ho pensato di andare in camera sua a vedere se magari fosse rientrato dalla finestra aperta. Senza volere ho dato un'occhiata al cassetto che era aperto ed ho visto.
Lei (posa la bottiglia su un tavolino e siede su una poltrona) Non possibile. Non pu essere che un ragazzo beva di nascosto senza che sua madre se ne accorga.
Lui Dobbiamo persuadercene, mia cara. Non pi un bambino. Non ti so dire che cosa ho provato quandoin quel cassetto ho trovato anche il suo vecchio orsacchiotto e la locomotiva del trenino... e poi quella bottiglia.
Lei Ammettiamo... certo non ... ma ammettiamo che sia vero... che dobbiamo fare?
Lui Non so... consultare un medico.
Lei Sciocchezza. E' una semplice curiosit infantile. I ragazzi vogliono provar tutto, magari per una volta...
Lui (si alza e va al sof) E allora, un giorno potr provare a commettere un omicidio, cos per una volta... A proposito: che stavi dicendo di Lisa?
Lei (sorridendo) Che innamorata.
Lui Come?
Lei Si fidanzata di nascosto.
Lui Con chi?
Lei Col giovinotto che abita nella casa accanto.
Lui Quello scimmiotto? Quella faccia da idiota?
Lei Mi sembra una cosa molto seria.
Lui Ma che storia! E' una bambina!
Lei Non pi una bambina... E'... come Roberto, immagino. Non mi stupirebbe se uno di questi giorni quel giovine venisse a chiederti la sua mano.
Lui Se viene, lo caccio a calci.
Lei Ma senti, tesoro...
Lui Pensa che ha solo sedici anni! E' un incubo, Agnese! Non pu essere innamorata; e soprattutto di quel coso!
Lei Perch no, poi?
Lui Dopo essere stata sempre con me, non si pu innamorare di quel pulcino bagnato!
Lei Vorresti dire che il solo uomo di cui la piccina potrebbe innamorarsi, dovrebbe essere una seconda edizione di te stesso?
Lui Questo no davvero! Non essere indecente! Voglio dire che almeno avremmo dovuto dare ai nostri figliuoli un certo buon gusto! Avrebbero dovuto ereditarlo da noi...
Lei Beh, mi pare che lui abbia ereditato da te il gusto per il whisky.
Lui Non capisco come tu possa aver voglia di scherzare. Per me questa la notte pi atroce della mia vita. (Va a rimettersi le pantofole).
Lei Non penso affatto a scherzare, amor mio. Soltanto mi sembra che non vi sia scopo a stare qui tutta la notte a crucciarci per qualche cosa a proposito della quale non si pu far nulla sino a domattina. (Si alza e si avvia) Vieni, torniamo a letto.
Lui Vacci tu. Io lo aspetto.
Lei Vuoi che ti faccia una tazza di t?
Lui Una tazza di t! Non c' stata una sola crisi nella nostra vita che non abbia avuto come ultima soluzione una tazza di t.
Lei (lisciando le lenzuola) Scusa. Cercavo soltanto di essere ragionevole.
Lui Lo so. E ti chiedo scusa se ho detto delle parole che non avrei voluto dire. (Prende dal tavolinetto la bottiglia e la stappa) Invece del t, credo che a tutti e due far bene un sorso di questo. Non ci sono bicchieri, quass?
Lei Quelli per lavarci i denti.
Lui Facciamo cos. (Lui ingolla un sorso. Poi con espressione di orrore mette nelle mani di Lei bottiglia e turacciolo e corre nella stanza da bagno).
Lei Michele! (Annusa la bottiglia e fa una smorfia).
Lui (rientrando con il viso contorto dalla nausea) Ma che roba ?
Lei (rimettendo il tappo) Olio di fegato!
Lui Oh! (Corre di nuovo nel bagno).
Lei (trae di tasca un fazzoletto e asciuga la bottiglia) Come mai sar andato a finire in questa bottiglia?
Lui (rientra portando un bicchier d'acqua) Scommetto che quel mostro lo ha fatto apposta per farmi uno scherzo! (Corre di nuovo nel bagno).
Lei (solleva la bottiglia perplessa) Un momento, Michele! (Si interrompe sentendo Lui che gargarizza) Ho capito! Questo il colmo!
Lui (rientra asciugandosi la bocca con un asciugar mani) Che cosa?
Lei Ti ricordi quando tre anni fa doveva prendere ogni sera un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo e diceva che non voleva prenderlo in mia presenza? Io misuravo ogni mattina la bottiglia per accertarmi che lui... e lui versava il suo cucchiaio ogni sera in questa!
Lui Allora quella porcheria che ho mandata gi, vecchia di tre anni?
Lei Che briccone! Ah, ma ora aspetto che venga a casa! (Siede sul sof).
Lui Forse sar meglio chiamare il dottore. Quella roba oramai dev'essere ammuffita, rancida, marcia... (Getta l'asciugamani nella stanza da bagno).
Lei Devi dirglielo, Michele. Parlargli sul serio. Assolutamente. Credo che.. (Tende l'orecchio) Questa volta lui! (Si alza e va alla porta. Lui corre alla porta; torna indietro e va a prendere lo scudiscio. Fa per uscire. Lei lo trattiene) No, Michele, questo no! Non esagerare!
Lui Olio di fegato di merluzzo di tre anni fa! Putrido e rancido! (Frusta l'aria con lo scudiscio. Poi esce. Lei ascolta per un momento preoccupatissima. Poi corre nella stanza da bagno, vi lascia la bottiglia e rientra. Va alla porta, ascolta, torna alla cassapanca e siede a una estremit continuando sempre a borbottare fra s e s. Lui riappare; avvilito ed ha sempre in mano lo scudiscio. Guarda fuori, nel corridoio, incredulo).
Lei (volgendosi a lui) Beh... che gli hai detto?
Lui (chiude. Distratto si rivolge a lei) Come?
Lei Ti ho chiesto che cosa gli hai detto.
Lui (sulla soglia) Hm... Gli ho detto... buongiorno.
Lei Nient'altro?
Lui Nient'altro. (Va a gettare lo scudiscio sul sof).
Lei (si alza) Ma senti! Facciamo tante storie per finirla poi... Davvero mi pare che avresti potuto dirgli qualche cosa.
Lui (sedendo sulla dormeuse) Non ho potuto.
Lei Perch?
Lui ...aveva il cappello a cilindro. Mi ha intimidito... (Fa un gesto di scoraggiamento e nasconde il viso fra le mani. Lei ride. Poi gli si avvicina, lo circonda con le braccia e lo bacia sulla sommit del capo).
QUADRO TERZO
(1913. Tardo pomeriggio. La stessa stanza. Il bal-dacchino del letto stato cambiato; e cos pure i tendaggi e alcuni mobili. Tutto ora di un gusto assai modernista. Lei seduta davanti alla toilette e tiene in mano un mazzo di fiori che intonano col suo abito e il suo cappello. Dopo un momento si sente Lui che canticchia la -marcia nuziale).
Lui (dallo spogliatoio) Agnese. (Canticchia ancora un momento. Poi fischia per chiamarla. Entra asciugandosi i risvolti dello smoking. Va ai piedi del letto sempre canticchiando. La vede) Ah, sei qui? Pausa) Hai ancora il cappello? Agnese!
Lei (riscuotendosi) S, eccomi.
Lui Che fai? Dormi?
Lei (sospira e sorride distratta) S...
Lui Su, su, cara. L'unica cosa che bisogna pensare questa: che i ragazzi crescono. E possiamo esser contenti che sia finita cos bene.
Lei S...
Lui Meno male che Roberto un maschio. Non potrei sopportare una seconda volta questo tormento: vedere la mia creatura portata via da un simile... Beh, insomma, l'amore cieco.
Lei (posando i fiori) Michele...
Lui Che vuoi, cara? (E' vicino al servizio da fumo. Sceglie una pipa) Che hai? Tutto il giorno sei stata cos... cos strana...
Lei Strana? Come?
Lui Non ti senti poco bene, a volte?
Lei No.
Lui Allora sono tranquillo. (Comincia a riempire la pipa) Che volevi dire?
Lei (si alza e va verso il letto) Oggi il primo giorno del matrimonio di Lisa.
Lui S. E con questo?
Lei (va a sedere) E' l'ultimo del nostro.
Lui Come dici?
Lei (levandosi i guanti) Ho forse aspettato troppo per dirtelo. Non volevo sciuparti il divertimento.
Lui Il divertimento? Quale divertimento?
Lei S. Sono anni che non ti vedo cos allegro.
Lui Allegro, eh? (Richiude lo stipetto) Guarda. Proprio e solo per te ho finto di essere un imbecille. Per te, per amor tuo sono andato attorno, in questo periodo, con la faccia di un commediante, col fiore all'occhiello e la morte nel cuore! (Si china su lei da dietro alla spalliera della poltrona) Sai che cosa avrei voluto fare? Scaraventare il mio bicchiere in faccia a quel cretino rompiscatole, prendere la mia piccina sottobraccio e... Quanto a quella coppia di suoceri... (Alza gli occhi al deh) E tu vieni a dirmi che non volevi sciuparmi il divertimento! (Fruga in tasca cercando i fiammiferi).
Lei Informandoti che me ne vado.
Lui Che cosa fai?
Lei Me ne vado.
Lui (frugandosi in tasca) Eh?
Lei Vado via.
Lui Ma che stai dicendo?
Lei Non potresti rendermi un po' meno difficile quello che voglio dirti, comprendendomi senza obbligarmi a ripetere?
Lui Ma tesoro mio...
Lei Michele, te lo dico con tutta semplicit; e tu cerca di ascoltarmi con calma. Se non mi capisci dopo che te lo avr detto... sar costretta a scrivertelo.
Lui Ma non c' da fare tante storie per questo, cara! (Siede) Tu hai bisogno di un po' di riposo ora che i ragazzi sono partiti: una cosa naturalissima! Ma non occorre annunciarlo con quell'aria di imprese funebri.
Lei Non intendo andar via per un po' di vacanza, Michele... ma per sempre.
Lui Vuoi cambiar casa?
Lei Voglio andarmene... via da te.
Lui Da me?
Lei S, s.
Lui Pensi di andare a passare qualche tempo... da un'amica?
Lei Ti prego, Michele: smettila. Sai da un pezzo qual la mia idea. Non cercare di tergiversare per guadagnar tempo! Non serve che a rendere la cosa pi... pi difficile.
Lui Non so proprio niente. Che cosa ho fatto?
Lei Niente, niente. Sei un angelo. Ma io... non lo sono.
Lui (si alza) Ma insomma, Agnese, che hai?
Lei Ti sarei grata se smettessi di chiedermi che cos'ho. Non ho mai avuto nulla, ed ora meno che mai. Soltanto non posso...
Lui Non puoi che cosa?
Lei Morire dietro alla stufa... come un animale domestico.
Lui Ma, santo Dio...
Lei Non puoi capire. Sei un uomo. E potrai fare quello che ti pare e piace fino a settant'anni! Ma io... io no. Oggi ho finito di essere una madre; fra non molto - forse l'anno venturo - avr finito di essere anche donna.
Lui Ed questo che non vuoi?
Lei Non possibile fare diversamente. Cos sono state predisposte le cose da una benevola Provvidenza.
Lui Tesoro, ma questa una pazzia!
Lei E veglio essere donna almeno una volta, prima... prima di diventare una nonna. Ti sembra tanto irragionevole?
Lui Ma angelo mio...
Lei (si alza. Passa davanti a lui e va a togliersi il cappello) Per carit, smetti di chiamarmi angelo ! Mi tratti come se fossi gi confinata su una poltrona a rotelle! Voglio vivere: lo capisci o no? (Lui indietreggia. Lei va a mettere guanti e cappello sul divano) Non sono stata altro, per tutta la vita, che una madre e mi sono sempre dovuta occupare degli altri; non ho mai avuto la possibilit di essere veramente, completamente me stessa! Mai! Fin dal primo giorno mi hai incatenata, imbavagliata, reclusa nell'oscurit! (Cammina su e gi) Mentre ero ancora una bambina che non sapeva neanche cosa fosse essere donna, facesti di me una madre...
Lui (passo verso di lei) Ma tu stessa desiderasti Roberto.
Lei No, non parlo di Roberto e di Lisa ma di te stesso. Dei tuo egoismo, del tuo... Oh, Michele... (Gli va vicino e gli mette una mano su una spalla) Non volevo dirti tutto questo: parola d'onore! Volevo soltanto essere sincera, calma, gentile, ma... non sono riuscita a tacere. Non ho potuto! Solo il modo in cui mi guardi, anche in questo momento... Quello sbalordimento, quella straziante stupidit... (Lui si allontana di qualche fosso) Non senti anche tu. che fra noi non vi pi nessuna tenerezza, nessun vero sentimento d'amore, che noi siamo morti, assolutamente morti, e ci muoviamo, pensiamo, parliamo come... come fantocci? (Siede) Ogni giorno gli stessi gesti, le stesse parole, gli stessi baci... (Lui siede sulla poltrona) Oggi, in carrozza, la cosa mi apparsa davvero sinistra. Identico, identico, tutto identico: la livrea del cocchiere dietro ai vetri, il rumore degli zoccoli sul selciato, l'odore dei fiori, il...Avrei voluto spalancare lo sportello, balzar fuori, cadere, farmi male, non so io stessa... soltanto per sentire che ero viva! (Si alza, cammina) Io, io, non quella gaia innocente bambina che sedeva davanti a me e che faceva per la prima volta quest'esperienza rappresentando la parte che io avevo gi rappresentato e provata per lei... Ma non potevo! E continuavo a dire s , no , cara , non fa freddo , ma sentivo la mia voce e vedevo il mio viso riflesso nel vetro della carrozza, come se fosse stato uno spettro: e mentre mi raddrizzavo il cappello per provare a me stessa che ero viva e non uno spettro che seguiva il mio funerale, mi vedevo come tanti anni prima nello stesso atteggiamento, nello stesso vetro, mentre forse mi aggiustavo il velo da sposa...
(La sua voce si spezza; si copre il viso con le mani, va vacillando fino al baldacchino e cade sul letto piangendo. Lui si alza, mette la pipa in tasca, va vicino a Lei e le mette le mani intorno alla vita)
No! Non mi toccare!
(Si drizza a sedere, prende un fazzoletto dal cassetto del tavolino da notte e si asciuga gli occhi)
Non ti incolpo di nulla, Michele. No, assolutamente. Sei sempre stato buono con me, hai sempre fatto tutto quello che potevi... (Lui siede sul letto) Bench tu non abbia mai aperto una porta per me, sii sempre salito per primo nel tram, non mi abbia mai comprato una cosa carina... S, s, lo so: mi hai fatto dei bellissimi regali. Ma sempre qualche cosa di positivo... Fosse stato soltanto un libro che non avessi desiderato anche tu di leggere, o una scatola di dolci che non ti piacessero... Ma no, niente. Assolutamente. (Si alzata. Ora gli va vicino e gli mostra le mani) Guarda, guarda! Soltanto rughe e l'anello nuziale; e tutti gli anni un nuovo libro di conti per la spesa di casa. (Lui le prende la mano, se la porta alle labbra, le bacia il palmo) No, Michele. (Si scosta) E' troppo facile. Hai sempre saputo fare il piccolo gesto, dire la parola... Ma ora non serve pi. Questo quello che ho sempre cercato di dirti... E' la parte pi difficile e non so se... No, non posso.
Lui Dillo.
Lei (senza guardarlo) Non credo... sono sicura che non ti amo pi. Non lo dico per addolorarti, caro; davvero, sai? Ma voglio che tu capisca. (Si volge a lui) E... capisci? Capisci un poco?
Lui Credo di s.
Lei Mi ricordo perfino il momento in cui mi accorsi che non ti amavo pi. Un momento tremendo, di una spaventosa chiarezza.
Lui Quando stato?
Lei Circa un mese fa, una domenica mattina, nella stanza da bagno.Ero venuta a portarti il caff e tu ti stavi stropicciando la testa con la lozione dei capelli. Dissi non so che a proposito delle poesie di quel ragazzo che mi avevi dato da leggere; e tu allora dicesti: So io dovegli consiglierei di metterle... . E continuasti a stropicciarti la testa. (Si mette le mai sul capo) E allora... mi parve di vederti per la prima volta. Una cosa orribile.
Lui (dopo una pausa) Dove hai pensato di andare?
Lei Mah, non so. Prender una stanza in una pensione...
Lui Non faresti volentieri un viaggetto, per esempio, all'estero?
Lei Dio mio, no.
Lui Perch?
Lei Perch non ne ho voglia... (Si volge a guardarlo) Non credi che... che io abbia qualche cosa?
Lui No.
Lei Ora capisci perch debbo andarmene?
Lui (sedendo sul letto) Santo Dio, se io entrassi, come te, nella stanza da bagno con la testa piena di poesie amorose, e ti vedessi mentre ti ungi il viso con una crema di bellezza o ti radi le ascelle, non credo che sarei soverchiato da un'ondata di tenerezza per te... Ma non me ne andrei a stare in una pensione.
Lei Ma non questo! Sono le parole che tu hai detto...
Lui So io dove gli consiglierei di metterle... . (Si alza) Hm... Sei sicuro che questo il motivo principale? (E' appoggiato con la mano a una colonna del letto) Di chi erano quei versi?
Lei Ma... di quel ragazzo, lo sai... Quello che voleva che tu gli dicessi che cosa pensavi dell'opera sua.
Lui A te piacevano i suoi versi, vero?
Lei S... li ho trovati giovanili, pieni di sentimento, promettenti... Davvero, mi pare che abbiano qualche cosa di cos... cos...
Lui Beh?
Lei Che cosa, beh?
Lui Mi pare di ricordarmi questa stessa descrizione... circa ventitr anni fa.
Lei Non vorrai dire che sono innamorata?! Non ti dir pi neanche una parola! La sola idea che io, con un ragazzo di quell'et... talmente... No; soltanto credo che abbia ingegno! Almeno quanto ne avevi tu quando facevi le poesie sulle gazzelle con le corna d'oro.
Lui Erano poesie composte pensando a te.
Lei Pu essere che anche lui pensi a qualcuna, ma...
Lui Senza dubbio. Anche lui le compone per te.
Lei Per me?!
Lui Che cosa aveva scritto sulla prima pagina? Dedicato come omaggio riverente alla donna che ispir il mio maestro . Ebbene, io sono stato il suo maestro solo in quanto gli scrissi presso a poco cos: Egregio signore, ho letto due volte le vostre poesie. Vi consiglierei di fare altrettanto . Per non potrei affermar nulla. Forse sono troppo all'antica. Sai, questa nuova scuola. Le rileggerei volentieri. Le hai qui?
Lei S.
Lui Dove sono?
Lei (va a prendere le poesie dal cassetto del tavolino da notte. Va ai piedi del letto, fa per porgerle a lui. Si ferma) Non hai per caso l'intenzione di metterle in caricatura?
Lui (si mette gli occhiali che toglie di tasca e prende le poesie) In caricatura? E perch? Credo che il momento sia abbastanza serio per noi perch valga la pena di approfondire quello di cui stiamo parlando. Forse tu hai ragione. Forse avevo bisogno di questa lezione. Vediamo. (Legge il titolo) Spuma scintillante - gettata dal mare sulla sponda della Giovinezza . Hm... Mi pare che questo titolo prometta molto. Primo sonetto: Amplesso notturno. Lei Michele, se intendi prenderti gioco di questo povero ragazzo che comincia adesso, soltanto perch tu...
Lui Chi che comincia adesso, qui? Io, proprio io! Dopo trent'anni comincio a scoprire com' difficile scrivere qualche cosa che valga la pena di essere letto; e scriver qualche cosa che valga la pena di leggere un giorno, a meno che... Beh, vediamo: primo sonetto Amplesso notturno.
(Dietro al sof legge)
Siamo coricati nell'ampio letto - sulla finestra il fogliame di un albero delle ghiande - disegna una rete. Sai dirmi perch un albero delle ghiande e non una quercia?
Lei (appoggiata alla colonna del letto) Perch pi bello. D atmosfera.
Lui Capisco. Scusa. (Legge)
Da un campanile lontano, chi sa dove, risuonano solenni dodici tocchi . Beh, qui la rima potrebbe migliorare: Risuonano solenni tocchi nove . O rinunciando alla rima, sarebbe pi originale fare tredici tocchi. (Lei non risponde) Continuo.
Dodici tocchi
sui campi oscuri
sul mare silente.
Ma quando la mia bocca ardente
cerca la tua e i corpi si stringono
un sussulto di sgomento ci serra l'aorta
perch un piede si fermato accanto alla porta .
Quanto lo capisco. Non c' da stupire che si siano spaventati. Ammetti che noi ci stiamo affaccendando per stringerci e un piede si metta a camminare nel corridoio e si fermi proprio dietro alla porta... (Rabbrividisce).
Lei Bada che non rido, se questo il risultato che vuoi ottenere.
Lui Ma non volevo affatto... Beh, vediamo come va a finire. (Legge).
Perch un piede si fermato accanto alla porta.
Silenzio. Rimbombo. Sono i nostri cuori
che mentre tratteniamo il respiro... .
Forse si chiedono dove andato a finire l'altro piede, no?
Lei Basta, Michele, ti prego!
Lui Perch? Sono o non sono il suo maestro? E quest'individuo ha avuto o no la sfacciataggine di dedicare alla mia Agnese questa ignobile pornografia?
Lei Non ha avuto cattive intenzioni...
Lui Davvero? (Butta il fascicolo sul sof) Credi che sia onesto far girare la testa a una donna, alla moglie migliore che un uomo possa desiderare, nel momento in cui questa donna crede di aver terminato il suo compito e perci immagina che la sua vita sia vuota? Colpire il momento in cui questa donna crede di non poter fare altro se non cercare di tornar giovine e ricominciare una seconda volta la vita trasformando il primo imbecille che le capita fra le mani in uno scrittore come me?
Lei Ma tu non hai pi bisogno di me.
Lui Non ho pi bisogno di te? Allora lascia che ti dica una cosa. La gente pu comprare i miei libri a migliaia di copie, scrivermi una quantit di lettere dicendomi che li ho fatti piangere, che gli ho spezzato il cuore e cos via, ma io solo so la verit! Sei tu che mi fai cantare... e se canto come un ranocchio in uno stagno, la colpa non mia! (Siede sulla poltrona. Si toglie gli occhiali).
Lei ( talmente divertita e prova un tal sollievo che ora piange e ride nello stesso tempo. Il riso prevale) Oh,. Michele!
Lui Di che cosa ridi, adesso?
Lei (va a sedere vicino a lui) No, Michele, non rido... non rido... Darei dieci anni della mia vita per ritrovare la mia allegria.
Lui E non potresti darli questi dieci anni? Sarebbero salutari, te lo giuro. Se tu smettessi da oggi di avere non quarantatre anni ma cinquantatre, saresti felice e ritroveresti tutta la tua allegria.
Lei Non dire stupidaggini! Ho quarantatre anni!
Lui. Sei madre di un figlio di ventidue, di una figlia di venti e di un marito di quarantasei.
Lei Mi sento cos strana.
Lui Chiunque si sentirebbe strano se invecchiasse di dieci anni in un minuto.
Lei Io non voglio invecchiare, voglio...
Lui Esser giovane.
Lei Voglio vivere.
Lui Esser giovane.
Lei Esser libera.
Lui Esser giovane.
Lei Io...
Lui Cara, bisogna avere il coraggio di guardare in faccia alla realt e non nasconderla ricorrendo a tutti questi trucchi, tutte queste creme, queste lozioni, e buttarle via tutte queste illusioni di giovinezza che non sono altro che bugie. Amore caro, nella vita bisogna avere il coraggio di invecchiare. (Lei piange e ride) Ecco, vedi: questo pianto vale pi di una bella risata!
ATTO TERZO
QUADRO PRIMO
(1925. Lui: 58 anni. Lei: 55 anni. La stessa camera dodici anni dopo. E' sera. La luce accesa e la porta che mette nel corridoio aperta. Anche la luce nella stanza da bagno accesa. Ma la porta nascosta dalla tenda. Entra Lui, spingendo con cautela un piccolo carrello cercando di non far rumore).
Lei (canticchia nella stanza da bagno) La jolie saison des roses, trala-lala-lala... sur toi ma tte re-pose, tralalala-lala...
(Sciacquio di acqua, Lui ha spinto il carrello nel centro. E' apparecchiato come una tavola per due. C' un candelabro a sette bracci, una torta, bicchieri e posate. Al ripiano inferiore una bottiglia di vino e una di cognac. Lui avvicina al tavolino due sedie basse. Tende l'orecchio un momento a sentire Lei che canta e si sciacqua nella stanza da bagno. Poi mette il vino sul tavolino e il cognac a terra, facendo un lieve rumore. Lei smette di cantare)
Sei tu, Micky?
Lui (rimette frettolosamente in tasca un flacone che aveva cavato) S.
Lei Che stai facendo?
Lui Mi spoglio.
Lei Che cos' quel rumore che ho sentito? Stai ancora preparando la mia medicina?
Lui No, no.
Lei E' strano, eh, che non debba pi prenderla!
Lui Gi.
Lei (canta) Oh, la jolie saison des roses, des roses... (Rumore di acqua) Micky, sai che stavo pensando?
Lui Che cosa?
Lei Che abbiamo festeggiato l'avvenimento; ma non so ancora a quale editore hai venduto il libro. Non a Parker?
Lui No. A Fortuin.
Lei Perch non a Parker? E' sempre stato onesto con te. (E' entrata. Ha il kimono sulla camicia da notte e pantofole di feltro con grandi fiori ricamati. Ha chiuso la tenda e vede Lui che ha la mano sullo interruttore) Che fai? (Lui spegne la luce. Vedendo il tavolino apparecchiato) Che cos'.
Lui Madame est servie.
Lei Ma... dove hai preso tutto?
Lui In cantina, nel frigorifero, e... (mostrando una mela) nel giardino del nostro vicino.
Lei Bere ancora? No.
Lui Gi, in sala da pranzo, abbiamo festeggiato il contratto per il nuovo libro; quass festeggiamo un fatto pi importante: che il dottore ha trovato che non hai niente. Perci...
Lei (vede la bottiglia del cognac) E quello, che cos'?
Lui Cognac, madame. Il migliore che avevamo: 1860. Prego, signora si accomodi.
Lei Micky... hai avuto un'idea molto carina, ma non posso prender niente. Sono stanca. Non vedo l'ora di andare a letto.
Lui (la costringe dolcemente a sedere) Da tre anni non bevi quasi pi. Adesso invece dobbiamo bere. Bisogna bere.
Lei E la torta e... Sei il pi gran pazzo del mondo!
Lui (guarda da vicino mentre le versa il porto) Che occhi da sbronzo! Dovresti gi essere a letto.
Lui Ma va! Per quel poco che ho bevuto...
Lei Lo dici tu! Appena bevi un bicchierino, fai gli occhi come se avessi pianto.
Lui Tocchiamo i bicchieri!
Lei E va bene; un sorso.
Lui Bevo al desiderio che sussurrano due giovani la prima sera delle loro nozze, vedendo dalla finestra una stella cadente: che Dio, chiunque e dovunque Egli sia, spenga la luce della donna pi cara, pi adorabile che Egli abbia creata, con lo stesso soffio con quale spegner quella del pi gran buon-a-nulla.
Lei (ride) Ah! Ah! E poi dici che non sei sbronzo! (Ha un sussulto) Oh Dio! Vedi, questo solo quel goccio che ho bevuta Non posso...
Lui Hai bevuto o no?
Lei S caro! Salve. (Alza il bicchiere e beve un sorso) Com' buono!
Lui Chteau d'Auriac, 1904, Lei Proprio buono. (Beve un altro sorso) 1904... Dio mio! Pensa! Era appena stato pubblicato il tuo libro... Un amore. Il tuo primo successo! Ricordi!... 1904... E il nostro Roberto aveva... (Vuota in fretta il bicchiere).
Lui Cos'hai?
Lei Nulla. Ho sentito a un tratto che non mi piace ricordare... Posso mangiare un pezzetto di torta prima di andare a letto? Un pezzetto di torta con un goccio di cognac.
Lui Cara! Quello si beve dopo. Dopo che questo vinello ci avr resi cos leggeri che gli anni scorreranno come sabbia fra le nostre dita... allora verser quel cognac, i nostri bicchierini scambieranno un bacio...
Lei Oh guarda! Lo hai gi stappato!
Lui Ho dovuto assaggiarlo prima, no?
Lei Non svanito?
Lui Niente affatto. E' superinvecchiato, come noi. Evviva?
Lei A chi dedicato il brindisi del cognac?... Chi? Oh! al dottore! Lo merita. Al migliore, al pi intelligente... e che io possa non vederlo mai pi! (Beve) Uff... (Si sventola il viso con le mani) Che caldo!
Lui Vuoi che apra la finestra?
Lei No, prima voglio un pezzo di torta.
Lui Tagliala tu.
Lei No, tu. Io voglio il pezzo con la rosellina... la rosellina del nostro matrimonio.
Lui (miope) E' vicino a te il coltello?
Lei (glielo porga) Eccolo... Attento! Non la rompere!...
Lui No, guarda... Oh, com' morbida!
Lei Di che cos'?
Lui Non lo so. Assaggiala.
Lei (assaggia una briciola) E' maraschino?
Lui S.
Lei Che buona! Come ti sei ricordato che mi piaceva proprio questa?
Lui Se avessi messo una sull'altra tutte le torte al maraschino che hai mangiato da quando ci siamo sposati...
Lei Non vero! Sono almeno dieci anni che non ne mangio!
Lui Bugia! Agosto scorso, per l'anniversario del nostro matrimonio...
Lei Beh... un pezzettino cos, con tutti quegli invitati...
Lui E tre mesi prima, per il compleanno di Lisa...
Lei Dio mio, vero.
Lui Poi, in marzo, quando la piccola Agnese ha compiuto cinque anni...
Lei E' vero... Eccoti una bella fetta...
Lui Grazie. (Versa un altro bicchiere) Bevi.
Lei Per chi, questo?
Lui Alla salute di Fortuin. A Bernard J. Fortuin, il pi grande editore di tutta l'Inghilterra, alla salute di tutti gli editori che... Evviva!
Lei Sicuro, evviva! (Beve un sorso. Si ferma) Oh... Non posso fare a meno di pensare a Roberto. (Lui vuota il bicchiere d'un fiato) Ci pensi anche tu?
Lui No.
Lei S! Io ci penso tutti i giorni. E tutte le sere, quando tu credi che io sia gi addormentata...
Lui (le versa un altro bicchiere) Bevi!
Lei Quel giorno che arriv il telegramma non facesti che girare intorno alla casa fischiettando. Tutto il giorno...
Lui Ho fischiettato tutto il giorno?
Lei Senza dire una parola.
Lui Da quel giorno non sono stato mai pi capace di divertirmi.
Lei Oh! E stasera?
Lui Stasera una solennit; e credo che possiamo permetterci di celebrarla, dopo quattro anni.
Lei Quattro anni. Dio mio, non molto... Siamo nel 1925... Avrebbe 34 anni? Fammi pensare... 1891... e ora sarebbe...
Lui Basta, amore! A Roberto! (Alza il bicchiere).
Lei A Roberto, a te, ragazzo mio. Caro, caro Roberto... (Beve).
Lui La rosellina?
Lei Non mi va pi.
Lui Prendila. (Le porge la rosellina sulla lama del coltello) E' una rosa senza spine. Lei Ecco, caduta! Dov'?
Lui Non la trovo.
Lei C ercala, ti prego.
Lui Quella sera quando tornai a casa stavi cos, pregando.
Lei Dov' la rosellina?
Lui E quando ti chiesi che stavi facendo, mi dicesti che cercavi le pantofole sotto il letto. Come ci siamo sentiti soli quella sera. (Lui piange).
Lei No, non piangere... Perch piangi cos? Che c', caro? E' una sera di festa, il tuo nuovo libro...
Lui S, il mio nuovo libro... nella stufa il mio libro. (Si alza).
Lei Michele! Non hai mica bruciato il manoscritto?
Lui Basta, basta, cara. Non vedi come rido?
Lei Ma l'editore... il contratto...
Lui Nulla, nulla... non vero... tutte bugie. Il mio libro stato rifiutato: gli editori non hanno pi fiducia in me. Le mie opere non si vendono quasi pi. Si vede che il mio cervello ha dato quello che poteva dare. Sar duro tirare avanti la nostra baracca. Qui non basta pi la volont di un uomo; qui ormai occorrono miracoli... miracoli per il mio cervello... miracoli per te.
Lei Per me?
Lui No, per te... per me, per me! (Pausa).
Lei Cosa ti ha detto il dottore?
Lui Che c'entra il dottore? Non ha detto nulla.
Lei Michele, che ti ha detto il dottore?
Lui E non lo sai quello che ha detto? Che sei guarita... lo sai anche tu... l'hai sentito...
Lei No, Michele, non sono guarita. Non piangere, non piangere... Stiamo vicini e stiamo calmi... Stiamo vicini col nostro bene. Qualunque cosa accada, sar con te, sempre. Sempre. Hai capito? Sempre con te.
Lui Chi sono io? Io sono un...
Lei Il mio amore sei, il mio amore. Se sapessi?... Sono felice, sai.
Lui Io no.
Lei Perch... perch non credi in Dio.
Lui Credo in Lui, ma non riesco a trovarlo nessun luogo. E Lui non trova me in nessun luogo. Giriamo intorno alla chiesa inseguendoci a vicenda, come le ali di un mulino a vento.
Lei Vuoi che ti aiuti? Vuoi?
Lui S.
Lei Ecco, ti prendo per mano... poi ci leviamo in piedi... e poi io dico: Signore Iddio, ecco, Michele. Ti prego, lasciaci entrare... tutti e due Perch io non potrei entrarci sola... Lui Cos sia...
QUADRO SECONDO
(1938. La stessa scena. Lui: 71 anni. Si rialzato gli occhiali sulla fronte e sbuccia una mela. Di faccia a lui, sulla tavola, una pila di quaderni infantili, uno dei quali aperto come per scrivervi; un calamaio, un bicchiere di latte e un piccolo ritratto incorniciato, che volge il dorso al pubblico. Lui mastica la mela e sorseggia il latte, fissando il ritratto con aria meditabonda. Ad un tratto cala gli occhiali tenendo ancora un pezzo di mela nella sinistra e riprende a scrivere. Dopo qualche istante alza il capo come se qualcuno avesse bussato alla porta. Ma non vi nessuno nel buio corridoio. Per sullo stoino stato deposto un pacco bianco. Vi inciampa quando torna dall'aver guardato nel corridoio. Si china, accende un fiammifero e vede che sul pacco appuntata una busta. Legge l'indirizzo, quindi la fiammella del fiammifero si spegne. Prende il pacco, rientra, chiude la porta e porta il pacco sulla tavola. Apre il pacco dopo aver letto e riletto la lettera crollando le spalle. E' un cestino con un grosso fascio di rose rosse. Rimane un attimo a guardare le rose; poi comincia a piegare la carta senza distogliere lo sguardo dai fiori. Siede lentamente desiderando di riprendere a scrivere, ma le rose lo distraggono, perci depone la penna e mangia l'ultimo pezzo di mela. Sospira, chiude il quaderno, va alla credenza, vi prende una sveglia, la carica; si sente il tintinnio del campanellino; quindi spinge la sedia ai piedi del letto, prende il catino dal lavamano, vi mette dentro la sveglia e accende una candela che pone sulla sedia accanto al catino. Va a girare l'interruttore che accanto al letto, mormora una breve preghiera di cui si sente sola la parola amen . Quindi si ficca nel letto e spegne la candela. La scena ora completamente buia.
Dopo qualche secondo dopo una luce tenue comincia a rompere l'oscurit. Isola le rose e diventa a poco a poco pi chiara).
Una voce dolce Micky... Micky...
Lui Mmmm?
La voce Dormi?
Lui Hmmm...
La voce Vorrei tanto sapere chi ha mandato quelle rose.
(Nella luce tenue un'ombra lieve diventata visibile. E' Lei, molto giovine, vestita da sposa, esattamente come era nella prima scena. Si curva sulle rose. Il resto della scena rimane nell'oscurit)
Lei Micky!
Lui S.
Lei Chi ha mandato quelle rose?
Lui Parker.
Lei Perch?
Lui Leggi la lettera e lasciami dormire.
Lei Oh, come sei garbato.
Lui Hmmm...
Lei Perch fai cos? Ti sembra gentile?
Lui Avevi sonno anche tu. Mi hai abbandonato al mio destino. Leggiti la lettera e buona notte.
Lei Micky... guarda!
Lui Hmm.
Lei Ti ho portato una cosa... una cosa squisita. Un dolce. Guarda!
Lui Se vuoi che ti guardi, devi venire pi vicino. Lo sai che sono quasi cieco.
Lei No, devi venire tu qui. Vieni. Se non vieni, la manger io.
Lui Che cos'?
(Lei non risponde ma finge d mangiare qualche cosa. Lui emerge dall'oscurit, le si avvicina a passi strascicanti e guarda quello che Lei ha in mano).
Lui Una rosellina! Dove l'hai presa?
Lei L'ho trovata.
Lui Dove?
Lei La mattina dopo quella nostra piacevole festa... Ricordi?
Lui La rosellina che era sulla torta.
Lei Qua... apri la bocca.
Lui No, non la voglio.
Lei L'ho conservata per te.
Lui Mangiala tu.
Lei Allora la conserver per pi tardi.
Lui Pi tardi quando?
Lei Guarda, la metto qui.
Lui Debbo prima finire il libro.
Lei Quale libro?
Lui Quello che sto scrivendo. Il pi letto di tutti quelli che ho scritto. Mezzo cieco e quasi rimbecillito, sto componendo il capolavoro della mia vita, come Rembrandt.
Lei Leggimene qualche pagina.
Lui Non l'ho riletto neanch'io. Da pi di un mese sto scrivendo senza mai rileggere quello che ho scritto.
Lei Una volta mi leggevi tutto via via che scrivevi...
Lui Ho paura di rileggerlo... e se non mi piace? Ormai non ho pi tempo per rifare tutto da capo. Lasciami: fra poco suoner la sveglia e dovr rimettermi al lavoro.
Lei Di che parla quel libro? Non puoi dirmi neanche questo?
Lui Di noi.
Lei Di noi... E' la storia della nostra vita? Che bellezza. Com' il titolo? Dimmelo!
Lui Non lo so. Ma la cosa pi bella che io abbia mai scritto... Di questo sono sicuro.
Lei Hai sempre detto cos, quando lavoravi a qualche cosa di nuovo. E quando cominciavi un'altra cosa, quella di prima non ti piaceva pi.
Lui Questa volta non avr il tempo di cominciare nient'altro; perci questo sar il pi bello. Lasciami.
Lei E se non tornassi pi, dopo questa sera?
Lui Non sei capace di rimanere lontana.
Lei Lo credi tu!
Lui Per questo ti amo tanto...
Lei Hai mai pensato che io potessi cominciare a dimenticarti, lentamente, segretamente?
Lui Tu, dimenticarmi? Con chi hai condiviso una vita intera?
Lei Che cos' una vita? Niente. Un sospiro.
Lui Un sospiro! Pensa a tutto quello che abbiamo fatto insieme; a quello che abbiamo detto, pensato, sofferto...
Lei Un sospiro. Se tutto ci fosse tanto importante, la terra non riuscirebbe a sopportarne il peso. Quanto tempo credi che abbiano vissuto le persone come noi? Quanti sono partiti prima di noi? Quanti dovranno seguirci? E intanto, uno dopo l'altro, si scrivono libri e libri che sono sempre i migliori, sempre i pi belli.
Lui E crescono i ragazzi e dicono che nessuno ha mai amato come amano loro. Qual la verit?
Lei La verit siamo noi.
Lui Noi?
Lei Il nostro amore. E' stato una piccola parte della verit. Il resto era... nulla.
Lui Lasciami. Cominci a farmi paura.
Lei Paura? Bada che ora comincer a dimenticarti!
Lui No. non devi! Ti dimentico io, forse?
Lei Perch sei vecchio e solo e hai freddo. Nella miseria ci si riscalda alla piccola fiamma del ricordo; nella felicit si dimentica.
Lui Allora, non voglio esser felice. Non ti voglio dimenticare.
Lei Appena saremo di nuovo felici insieme, dimenticherai che cosa significa dimenticare . Desidererai soltanto andare avanti.
Lui Avanti? E dove?
Lei Avanti. Per ricominciare tutto da capo. Amore, felicit, disperazione, solitudine, morte... sempre lo stesso e sempre diverso.
Lui No. Non voglio passare nuovamente tutto quello che ho passato. Lasciami.
Lei E se ti lascio davvero?
Lui Devo lavorare.
Lei Vuoi rivivere tutto, nel tuo libro?
Lui No, tutto no!
Lei Perch?
Lui Non la tua morte! No, quello no!
Lei Perch?
Lui E come posso desiderare di provare ancora quel dolore, tenere le tue mani fredde nelle mie senza riuscire a riscaldarle? Vedere ancora il tremito delle tue labbra, quel tremito che non riuscivi pi a nascondere? Ripetere quel nostro ultimo colloquio: tu seduta sulla poltrona accanto alla finestra ed io in ginocchio accanto a te; vedere quelle lacrime che cadevano mentre tu tentavi di trattenerle! Tutta la felicit della nostra vita distrutto da quell'unico momento! Peggiore della tua morte. S, perch dopo tu eri quieta, immobile... e cos piccola e cos leggera, come una bimba, quando ti deposi... lasciami. Voglio finire il mio libro. Non voglio perdere l'ultima cosa che mi rimasta di te.
Lei Allora ami il libro pi di me?
Lui Sei tu, il libro. Lasciami.
Lei Sai che non sei cambiato affatto in cinquanta anni? Quando scrivesti il primo libro, mi dicesti anche allora che il libro ero io . Ma dimenticavi di darmi un bacio per augurarmi la buona notte e di rispondermi quando ti chiedevo qualcosa.
Lui E perch non doveva essere cos? Perci ti ho amata tanto: perch hai sempre saputo esattamente qual era il momento in cui dovevi essermi vicina, senza che io mi accorgessi della tua persona. Ti prego! Fa' ancora una volta quello che hai fatto tanto spesso; fallo ancora una volta, una volta sola: lasciami solo con quello che c' di meglio in te.
Lei Va bene. Se vuoi cos... Ma non sono certa di ritornare. Io desidero ancora vivere; non soltanto esser felice! E se tu non vuoi venire con me, dovr trovare qualcun altro.
Lui Come... che cosa... che stai dicendo?
Lei Voglio vivere! Con te! Ma se tu non vuoi...
Lui E il mio libro? Non puoi aspettare ancora un poco? Ora sei felice, no? Lo hai detto tu stessa.
Lei Non voglio pi esser felice. Voglio vivere; non capisci?
Lui Non hai mai avuto che un desiderio: esser felice. Ed ora che lo sei...
Lei Che cosa sarebbe la vita senza quel desiderio? La felicit non nulla: quello che importa diventar felici . Ma tu non puoi capirlo. Addio, amor mio. Non ti disturber pi.
Lui Agnese... Agnese... ascoltami...
Lei Presto, tesoro, parla presto: a momenti suoner la sveglia e dovrai destarti.
Lui Non so come fare. Vorrei continuare il mio lavoro e vorrei venire con te... Non so che cosa scegliere... Ho tanta paura.
Lei Di me?
Lui No di te.
Lei E di chi?
Lui Di... di Dio!
Lei Perch?
Lui Perch mi mander all'inferno.
Lei Tu all'inferno? Tu, l'uomo pi buono del mondo? Che stupidaggine! E io? Sono all'inferno, io?
Lui Tu? Tu non sai tutte le cose che ho fatto io.
Lei Come puoi dirlo. So tutto e ho sempre saputo tutto. Sei stato sempre un libro aperto, per me.
Lui Ti sbagli.
Lei Che cosa credi? Che avrei amato un uomo senza sapere tutto quello che pativo per lui?
Lui Ti ho tradita, ho detto male di te, ti ho mentito, ti ho dato tanti dolori.
Lei Mi amavi come qualunque uomo ama sua moglie; se un uomo.
Lui No, no... Ho peccato, ha bestemmiato, ho imprecato; e quando sar morto...
Lei Ma, tesoro, lo sei gi.
Lui No... non vero?!
Lei Perch? Non sei contento, amor mio, di essere liberato dalla tua solitudine cos, mentre lavoravi, senza malattia, senza tutti i patimenti che ho sofferto io? Cos, trovando me che ti aspettavo e non lasciando sulla terra nessuno che avesse bisogno di te? Non sai qual stato il mio dolore? Vederti piangere accanto al mio letto; e Lisa e la piccola Agnese, e quelle sofferenze che mi torturavano...
Lui Perch tu sola hai dovuto soffrire tanto? E io no? Non ti credo. Io dovr soffrire dopo, all'inferno.
Lei Che cos' l'inferno se non un luogo dove non c' nessuno che ti ami? E non hai me, per proteggerti?
Lui No, no, non ti credo! Lo hai detto tu stessa. Hai patito, sei stata torturata.
Lei Io non so perch per me stato tanto difficile. Forse perch sono una donna. E' lo stesso come per partorire. Abbiamo meritato tutti quei dolori. No, ma sono indispensabili. E vi sono poi tanti compensi. Vieni. La sveglia... (Tende la mano).
Lui (indietreggiando) Quelle rose le ha mandate Parker...
Lei Lo so. Me lo hai detto. Vieni.
Lui (indietreggiando ancora) Perch oggi compiono 40 anni dal giorno in cui abbiamo firmato il contratto per il libro Un amore .
Lei Vieni!
Lui Ti ricordi com'ero contento quando tornai a casa? Tu eri accoccolata vicino a Lisa e le facevi le trecce...
Lei Vieni, tesoro; quasi troppo tardi.
Lui Come pu essere troppo tardi se sono gi morto?
Lei Ti ho ingannato, tesoro. Non sei morto. Ora... devi scegliere.
Lui Perch hai fatto questo?
Lei L'ho fatto tanto spesso, amor mio, quando vedevo che non sapevi deciderti. Ho voluto aiutarti ancora.
Lui Non dovevi dirmelo. Ora non oso pi.
Lei Questo il momento in cui dovrai agire da solo, amore mio. E' orribile, lo so, ma devi . Oh, caro, caro, non posso far nulla; non posso! Ah s... devo dirti una cosa? Devo darti un consiglio?... Devo?... Ascoltami, ascoltami presto!
Lui S...
Lei No, senti... nell'orecchio.
Lui Che cosa... (Lei gli mette le braccia intorno al collo e lo bacia forte. Lui cerca di liberarsi ma dopo un poco risponde al suo bacio. Un lungo abbraccio immobile durante il quale il campanello della sveglia squilla e poi tace. I due attori ripetono in tono alto ma non forte le prime battute della commedia. Come se tutto ricominciasse spariscono nel buio. Lui ritorna sul letto. La sveglia suona con timbro pi forte. Lui morto).
F I N E
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