L’harem

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L'HAREM

 


Atto unico

di Alberto Bassetti

Da RIDOTTO – ROMA -

n. 11/12, novembre-dicembre 1994

a Simona

Personaggi:

LA SARACENA

GERMANA

ROMANA

LA SICILIANA

UOMO

Scena: Un letto a baldacchino. Illuminazione quasi esclusivamente naturale. Rimando di più serie di veli e leggerissimi tendaggi.

In piena luce, il letto a baldacchino velato da un ten­daggio che lascia intravedere la sagoma di una don­na che giace supina, le gambe aperte e sollevate nella posizione e nei gesti della partoriente. Sale, progressivamente, una tipica musica da circo. Luce in proscenio su tre donne in abiti del dodicesi­mo secolo. Confabulano, senza che a noi giunga al­cun suono. Ossessivamente gettano sguardi verso il letto.

La musica resta di sottofondo ed udiamo le donne parlare.

GERMANA    (con voce profonda e misteriosa, come ripetendo) «Egli sarà un agnello da squartare ma non da divorare, e leone furioso tra i suoi».

(La Siciliana la guarda interrogativamente, ma già l'al­tra ha volto gli occhi verso il letto. Allora cerca aiuto con lo sguardo presso la Romana).

ROMANA    (con sufficienza ed ovvietà) La profezia. Le parole di Mago Merlino.

LA SICILIANA    ... Mago... Merlino?

ROMANA    Sì. Il mago bretone.

LA SICILIANA    Ah.

GERMANA   Che privilegio, però: assistere al parto!

ROMANA    Che follia: un'imperatrice! Venire qui, a Jesi, per... (Pausa).

GERMANA    Ilmassimo onore, per noi.

ROMANA    Sicuro. Ma partorire il primo figlio nel­la piazza del mercato, sotto una tenda!

GERMANA    Ha dovuto! Insinuavano fosse troppo vecchia.

ROMANA    Beh, certo: ha quarant'anni...

GERMANA   Giravano voci... (mutando la propria) «Non è vero, che aspetta un figlio! È tutta una mos­sa, per avere un erede!»

ROMANA    Invece, eccola lì. La pancia gonfia come un otre. Una donna vecchia e rugosa!

(La Siciliana, che finora ha ascoltato seguendo con at­tenzione ogni parola, riesce finalmente ad inserirsi).

LA SICILIANA    (ostenta consapevolezza) Oggi è possibile. È successo anche ad una mia cognata. I pro­gressi della medicina.

ROMANA    (scettica) Quale medicina...

LA  SICILIANA    D'altra parte,  siamo quasi  nel duecento!

ROMANA   Niente medicina. Concepimento biblico! (più riservata, sottovoce) Un miracolo. GERMANA    (entusiasta, non riuscendo a trattenere l'emozione) E noi matrone di Jesi, qui: a fare da te­stimoni al 'miracolo'! (di nuovo parla come ripeten­do) «Egli reggerà in mano lo scettro del mondo, sotto il quale l'oriente si riunirà all'occidente».

LA SICILIANA    Cos'è? Un'altra profezia?

ROMANA    Ovvio: la Sibilla Tiburtina. Non sai mai niente.

GERMANA Ecco, ecco: ci siamo! (Le tre donne guardano verso il letto, con ansia. Per alcuni secondi risale, improvvisa e spiazzante, la mu­sica da circo. Buio sul letto, la musica tace).

LA SICILIANA (riflette. Poi, di getto) Invece la so anche io, una profezia. Non molto bella, da dirsi... (fiera e titubante al contempo, con voce ostentatamente grave e profonda) Quello che nasce oggi, ventisei di­cembre millecentonovantaquattro, davanti a noi ma­trone di Jesi qui convocate per testimoniare che Co­stanza d'Altavilla ha realmente partorito un erede all'imperatore... Ebbene: egli diverrà l'Anticristo!

(Buio sulle donne. Torna la luce sul letto, dove la Sa­racena è ora inginocchiata, allattando un bimbo. La luminosità si attenua gradualmente. Restano accese candele e fiaccole, luce il più possibile naturale, che incornicia i gesti delicati della puerpera. Fin quando la Siciliana non le si avvicina e lei assume un atteggia­mento guardingo e protettivo. In effetti, l'altra cerca di farsi dare il bimbo).

LA SICILIANA Su, ora è tardi. Tempo di dormi­re, (le accarezza il capo) Lo so che vi piace giocare all'imperatore, ma si è fatto notte. Io ho il dovere di ac­cudirvi, ma prima ancora di preservarvi. E per resta­re come siete, sempre così belle: c'è bisogno di dormi­re a lungo! (le solleva affettuosamente il mento) Spe­cie tu. Ti vengono le rughe, agli occhi, se non ti fai dieci ore di sonno.

                  (La Saracena torna testardamente ad accudire l'infan­te. Le altre due giovani prendono a spogliarsi dei pe­santi vestiti restando con delle semplici sottovesti bian­che, quasi leggere vestaglie).

ROMANA   Notte... Così lunga, la notte.

GERMANA    Sì, meglio non andare a letto troppo resto.

ROMANA    Sogni troppe cose, la notte.

GERMANA    Io invece solo una, sempre uguale... Lui.

(La Siciliana si stacca dalla Saracena e sorride avvici­nandosi alle altre).

LA SICILIANA    Per forza: anche per distrarvi, vo­lete sempre... Sapere, ripetere, curiosare su di lui.

GERMANA    Di chi potremmo esser curiose, se non di lui?

ROMANA    Qui. Sempre. Attendere qualcosa che non arriva mai.

GERMANA    Per quello non preoccuparti. Arriverà, arriverà anche a te.

LA SICILIANA    Ma certo: ci vuole pazienza.

ROMANA    Come no? E cos'altro potremmo avere? Uguali a te, che ne hai avuta tanta.

LA SICILIANA    Ho fatto la mia parte.

ROMANA   Quando? Ancora con quella famosa volta...

LA SICILIANA    Le campane, sì.

GERMANA   Davvero sentisti le campane per tutto... Il tempo?

LA SICILIANA    Sì, ma non fatemi raccontare di nuovo ogni cosa. Con le campane il... Rapporto ini­ziò. E con l'ultimo rintocco finì!

GERMANA    (sarcastica) Eh, voi di qui: sentite sem­pre le campane!

LA SICILIANA    Erano campane vere. Una coinci­denza. Un segno.

GERMANA Allora... Almeno, sei sicura dell'ora?

LA SICILIANA Sì: ventiquattro rintocchi, i più belli della mia vita. Belli, insomma... Era tutto buio, con odore d'incensi, di fumo... Doveva esserci dell'altra gente. E all'inizio, in verità, mi fece un po' male.

ROMANA   All'inizio?

LA SICILIANA    I primi dieci, quindici rintocchi. Ma poi, fu bellissimo!

GERMANA    Poi? quale poi?

LA SICILIANA    Beh, i rintocchi che restavano. (Pausa).

ROMANA   Almeno potevi guardarlo in faccia. Ac­certarti che fosse lui!

LA SICILIANA   Ma ve l'ho detto!... Potevo chie­dergli di accendere una candela? In quella circostan­za? Chissà, magari era buio per rispetto al mio pudo­re... Poi, una cosa che non vi ho mai detto: quel gior­no, i rintocchi del campanile, erano lenti, lenti... (so­gnante, ma subito si riprende)

ROMANA    Ah, quando capiterà a me, di peccare... (si fa il segno della croce) Sarò... Spietata!

GERMANA    Spietata?

ROMANA   Ci ho riflettuto. L'imperatore è per me­tà divino. Quindi, con lui, è metà peccato.

GERMANA   È scomunicato.

ROMANA   Colpa del papa. Io son scappata, da Roma. I papi vogliono sempre fare le crociate. Gli altri partono, e ci restano morti. Come il Barbarossa.

GERMANA    Sì. È giusto che suo nipote sia più pru­dente. Ma questa nuova scomunica...

ROMANA    Lui non vuole la guerra.

GERMANA   Certo, specie contro i musulmani. (indica la Saracena che ancora accudisce il bimbo) Gli piacciono tanto, a lui!

LA SICILIANA    Su, via: ora basta veramente. A letto!

(La Saracena ha un'improvvisa, furiosa reazione).

LA SARACENA    E per chi, per cosa devo mantener­mi bella, io?

                  (Scaraventa a terra il neonato, con violenza, calpestan­dolo. Fortunatamente è soltanto un bambolotto)

ROMANA   Ha ragione. Ogni giorno, ogni ora della nostra vita: rinchiuse.

GERMANA    Qui: a filare.

ROMANA    Approntare vesti di corte, per il nostro Signore.

GERMANA    O vesti di guerra.

ROMANA   Drappi di lana.

GERMANA   Addobbi preziosi.

ROMANA   Gualdrappe per cavalli.

GERMANA    Cammelli.

ROMANA    Cuscini per leopardi.  

GERMANA   Leopardi da caccia.

ROMANA O per qualcuno degli altri suoi animali: i più stravaganti, incredibili, sorprendenti...

GERMANA   Se un giorno potessimo far parte del suo corteo imperiale!

ROMANA    (fa il segno della croce, gli occhi al cielo) Fa che venga qui una volta. Non mi lascerà più! (La Saracena, ancora in terra a martoriare il pupazzo ormai smembrato, sì risolleva con impeto sinuoso, con occhio penetrante e sicuro di sé).

LA SARACENA   Quando verrà, danzerò per lui. (Prende ad eseguire sensuali movimenti di danza).

GERMANA    Se, verrà.

ROMANA    Non verrà.

LA SICILIANA    Verrà...

GERMANA    Sicuro, non verrà!

(A queste parole la Saracena si blocca improvvisamen­te, rinchiudendosi in se stessa, lo sguardo fisso in avan­ti. La Germana le si accosta con aria sarcastica).

GERMANA    Comunque, se verrà, certamente ap­prezzerà la tua danza. Preferisce i musulmani, lui. Una saracena ad una cristiana. Lui, il 'sultano battezzato'.

LA SICILIANA    (raggiungendola) Eh, attenzione!

ROMANA   Su, continua a danzare. Come hai fatto quella volta, la volta che hai potuto: là fuori...

GERMANA    Sei l'unica tra noi ad averlo visto, (verso la Siciliana) Più o meno.

LA SICILIANA    (alza le spalle) Più o meno.

(La Saracena, restata nell'identica posizione in que­sto frattempo, prende a parlare lieve, come in sogno).

LA SARACENA    È bello, lì... Fuori... Tutto così splendido... Banchetti. Sontuosi. Volti così belli. Ve­stiti. Tante voci. Lingue. Giovani... Parlano di argo­menti che non comprendo. Numeri, volte celesti, ma­ri ghiacciati, deserti insondabili, distanze... Altri mon­di. Io danzo.

(Riprende a danzare meno sensualmente, con movi­menti lievissimi, estremamente lenti. Dal buio appare n Uomo, avvolto in un nero, ampio mantello con un cappuccio che quasi gli nasconde il volto. Le donne lo scorgono allarmate. La sola a non vederlo è la Sa­racena che infatti continua a danzare. La Siciliana si accosta all'Uomo).

LA SICILIANA   Chi siete? È notte, l'ora in cui nem­meno agli eunuchi è concesso entrare.

(L'Uomo da sotto il mantello estrae una scatola, o co­munque un oggetto foderato con una pesante tela ne­ra. Lo depone in terra, da un lato. Indietreggia alcuni passi, posizionandosi nella parte più buia della stanza).

LA SICILIANA    (indica l'oggetto) Cos'è?

ROMANA    (eccitata) Un regalo?

GERMANA    I regali non hanno quel colore.

(La Saracena, che da quando ha udito parlare si è fer­mata, osservando da lontano, si lancia verso l'ogget­to. L'Uomo fa due passi in avanti, come ponendosi a difesa di esso).

LA SICILIANA    Solo lui può avere dato ordine di farvi entrare, a quest'ora.

ROMANA    Lui? L'imperatore?

GERMANA    L'imperatore?

LA SICILIANA    È qui?

GERMANA   Allora, è qui.

(L'Uomo tace, immobile. La Saracena, rimasta accuc-ciata accanto all'oggetto, si alza di scatto raggiungen­do l'Uomo. Lo fissa negli occhi. Camminando alt'in-dietro va a sedere sul letto, ancora guardandolo).

GERMANA    Verrà? Vero che verrà?

ROMANA   È arrivato. Si diceva, che stava per ar­rivare.

LA SICILIANA Se fosse così, ci avrebbe avvisato. Non è possibile. E questo signore non può dirci nulla (con malizia). Forse gli hanno tagliato pure la lingua!

(Le donne ridono).

GERMANA Giungi da fuori, tu?Di’, raccontaci co­sa succede.

ROMANA    Tu che puoi andarci, fuori, dicci com'è.

GERMANA    Com'è il mondo fuori?

LA SICILIANA   Su, questa è l'ora di andare a let­to. Ma cosa avete, stasera? (all'Uomo) E voi, potete anche uscire.

GERMANA    Stanotte? Stanotte io voglio vivere.

ROMANA    (accendendosi) Vivere! Attenderlo è tutta la nostra vita: e se davvero adesso è qui...

GERMANA   Sento che stanotte, verrà.

ROMANA    Chiederà di vedere i nostri lavori.

LA SICILIANA   No, quelli già li conosce. Chiederà di vedere altro!

ROMANA Chi lo sa? Un essere imprevedibile: 'Stupor Mundi', lo chiamano.

GERMANA Sì, imprevedibile ! Quand'era giovane... Sapete, la storia di San Francesco, no?

LA SICILIANA E no, adesso non ricomincerete...

ROMANA Certo che la so. Fu nel castello di Bari.

GERMANA Eppure la voce arrivò fin da noi... L'imperatore, ricevette Francesco, che diceva di aver sposato Madama Povertà. Ma a Federico le parole non bastavano. La notte, quando Francesco entrò nella stanza che gli era stata assegnata...

LA SICILIANA   Federico... Francesco... Meno con­fidenza: dovete dire l'Imperatore, e San Francesco.

GERMANA    Ma all'epoca non era ancora santo!

LA SICILIANA    Lo era, lo era... Solo che ancora non lo sapeva. Ma visto che noi lo sappiamo...

GERMANA    Va bene: quando San Francesco...

(La Germana si accosta alla Saracena, ancora seduta sul letto. Ve la fa sdraiare, sollevandole le vesti e sco­prendole le gambe, e compiendo analogo movimento per le spalle. Questa, lascia fare).

ROMANA    Quando S. Francesco si accostò al letto, trovò una gradita sorpresa.

GERMANA   Gradita?

ROMANA    Non per lui!

GERMANA Però l'Imperatore lo aveva sperato. Egli spiava attentamente la reazione di S. Francesco. Da un buco.

ROMANA (imitando una voce d'uomo) «Vieni, Donzella, sdraiati al mio fianco», (mimando i gesti de­scritti) Egli prese dal braciere dei tizzoni ardenti, li spar­se al suolo, vi si adagiò sopra. Lei restò immobile, la tentazione fu respinta!

(Le due donne si abbracciano scherzosamente, come a festeggiare una vittoria. La Saracena si risolleva, re­citando dei versi).

LA SARACENA    «La mia gioia, quando io bacio le labbra della mia amata, è simile a lunghi sorsi di ac­qua di sorgente, il suo alito è profumato di ambra e la sua fragranza mi rivela la sua presenza».

GERMANA    Che cos'è?

ROMANA    La conosco! La sua poesia preferita.

GERMANA    (indica La Saracena) Sua?

ROMANA    Dell'Imperatore.

LA SICILIANA    (scuotendo un po’ il capo, con ov-vietà) Non segue la dottrina di S. Francesco.

ROMANA   Grazie a Dio! (si fa il segno della croce)

GERMANA   Stanotte verrà.

(Isolato dalle donne, ancora in penombra, l'Uomo prende la parola).

UOMO    Perché, proprio stanotte?

GERMANA   Stanotte è qui? Dicci che è vero!

ROMANA   È luna piena. Se è vero che è una belva, verrà a sbranarci.

UOMO Chi vi dice, che sia una belva? Magari è un essere umano, come gli altri.

LA SICILIANA    La lingua perciò ce l'avete ancora... Voi non siete un eunuco: cosa ci fate, qui?

(L'Uomo si fa avanti, scostando senza violenza la Si­ciliana. Siede sul letto, dove la Saracena cambia posi­zione senza scenderne).

LA SICILIANA   Come osate?

UOMO     Ho cavalcato diciotto ore, a fianco di Fe­derico.

LA SICILIANA   Federico? Come osate chiamarlo col solo nome?

ROMANA    Ci sei in confidenza, tu? Chi sei? Se conosci così bene l'Imperatore, raccontaci.

 UOMO          Chi sia io, ha poca importanza. Vi basti sa­pere che conosco molto bene Federico.

 LA SICILIANA   Di nuovo Federico? Non state par­lando di un vostro pari!

UOMO     Hai ragione. Lo chiamerò nel modo che lui predilige: Imperator Federicus Secundus, Romanorum Caesar Semper Augustus, Italicus Siculus Hyerosolymitanus Arelatensis, Felix Victor ac Triumphator... (sospira) Ma, come vedete, è un po' lungo e faticoso.

ROMANA Parli bene il latino.

UOMO     E l'arabo, il greco, il germanico... Altro non cerco che conoscenza... Vivo per respirarne i balsamici profumi.

LA SICILIANA Ancora non avete detto cosa fate qui.

UOMO Ho dovuto portare quella cassa, per l'Im­peratore.

ROMANA   (esultante) Allora è così: verrà!

LA SICILIANA    Siete venuto ad annunciarlo?

UOMO    No. Lui non può mai sapere cosa farà. Non con troppo anticipo. Troppi impegni, troppo mutevole il mondo. Sarà per questo che lui, così razionale, aman­te delle scienze matematiche, vuole sempre accanto a sé astrologhi, indovini...

LA SARACENA    E odalische...

LA SICILIANA    Bene: se volete restare sveglie... Al­meno lavoriamo. Non state con le mani in mano... Se 'qualcuno' verrà, diremo che stavamo finendo un lavoro.

(Prende delle stoffe o comunque oggetti da guarnire o ricamare. Li da alle due giovani che prendono po­sto su dei cuscini e cominciano ad operare. Quando fa altrettanto con La Saracena, questa getta via la ro­ba, in terra. Si alza nervosamente mentre le altre scuo­tono il capo, quasi rassegnate).

LA SARACENA Perché da quando sono stata pre­scelta, debbo languire qui, rinchiusa? Se solo potesse vedermi, da sola, danzare per lui... Non mi lascereb­be più qui dentro. Lo seguirei: nei cortei, nelle feste...

UOMO Tante donne, in tutto l'impero, vorrebbero la stessa cosa.

LA SARACENA    E allora? Perché sono qui, proprio io? Fino a quando, prigioniera?

UOMO     Nel lusso...

LA SARACENA Nel lusso e nella solitudine. Mu­rata in una cripta dorata.

UOMO Anche le sue mogli, che pure erano impera­trici, hanno vissuto come te.

LA SARACENA Appunto: almeno, erano impe­ratrici.

UOMO     Mentre tu, fuori di qui, che vita faresti? In una cascina fumosa a preparare quei cibi che tanto amate voi musulmani... Tu sei una saracena. Le leggi di un uomo meno illuminato avrebbero potuto perse­guitarti quale infedele.

LA SARACENA Infedele a chi? Io ho sempre rispet­tato il mio dio.       

UOMO    Che però non è Io stesso di colui che coman­da la chiesa romana.

LA SARACENA   È colpa mia?

UOMO   No. Per questo Federico vi rispetta. Ma nem­meno lui può essere sordo alle richieste del pontefice.

LA SARACENA  È per questo che ha fatto depor­tare così tanti di noi, dalla Sicilia alle Puglie?

UOMO     Dandovi tutto, però: liberi. Costruendovi una città, con dentro una moschea! Accollandosi per questo le ire di ben quattro papi.

GERMANA    (senza alzare gli occhi dal lavoro) Lui, tanto, è scomunicato.

UOMO     (si alza, irato) Vero! Scomunicato da chi è immerso nell'eresia. Da chi lo accusa perfino di aver riconquistato Gerusalemme senza spargimento di san­gue, intrattenendo rapporti diplomatici e conviviali con gli infedeli. È questo che vuole, il papa? Il genocidio dei musulmani? Ma chi è il vero infedele, se non lui? Re senza spada la cui lingua può annientare principi e re, la cui bocca mai è sazia di libagioni, le cui orec­chie mai cessano di ascoltare ben calcolate sottomis­sioni. .. Ed i cui occhi mai si appagano di ori e di gem­me preziose... Ora vende indulgenze, rendendosi la ver­gogna dell'Europa intera! Rimette i peccati in cambio di denaro. Paghi, e la tua anima torna pura: allora, è vero che nessuno serve Iddio, peggio di un papa cat­tolico!

(Le donne affondano sempre più i loro sguardi nei propri lavori, imbarazzate dall'irruenza dell'Uomo. La Sa­racena al contrario appare stimolata)..

LA SARACENA Come sei irruente! Per scaldarti co­sì, devi amarlo molto, l'Imperatore.

UOMO     Lo amo perché incarna la Ragione... Con­tro l'odio e le divisioni ingenerate dalla cieca fede. Cat­tolicesimo: Re dell'Ipocrisia! Abusa e distrugge nel no­me di Dio. Allora, può anche esser vero quel che si dice: che Federico preferisce i servitori di Maometto, a quelli di Cristo!

LA SARACENA Grazie. È un complimento per me?

UOMO     Coi tuoi simili, lo vidi discorrere notti inte­re, in Egitto, con cinquanta studiosi, sdraiati su diva­ni. Alla corte di al-Kamil.

LA SARACENA C'eri anche tu? Cos'altro vedesti?

UOMO     Vidi una mente mai sazia, un cuore mai tie­pido, un occhio mai pago di osservare... E una mano che ama la penna non meno della spada... Perciò scris­se i «Quesiti Siciliani» ai Maestri d'Oriente... Per in­dagare il senso dell'Universo.

LA SARACENA Ma io voglio soltanto sapere com'è, là fuori. Tu che puoi andare, lontano...

UOMO     Ho visto palazzi millenari d'ineguagliabile splendore, una natura così generosa da obbligare gli oc­chi a restare chiusi per non stordire. Piramidi che urla­vano le ineguagliabili altezze dei faraoni, e assieme l'e­norme dolore d'immense masse di schiavi... Fumando rare erbe montane che sconvolgono i sensi dell'uomo, e udendo voci di 'muezzin' gridare i loro richiami dai più alti minareti... (sospira. Riflette. Sorride)

LA SARACENA    Perché sorridi?

UOMO    Dissero a Federico che il titolo di califfo di­scende per via ereditaria dallo zio di Maometto, e lui rispose: «Questi stolti cristiani si scelgono come capo spirituale chiunque a loro piaccia, senza che abbia al­cuna relazione con il Messia. Un papa del genere non ha alcun diritto alla sua posizione, mentre il vostro ca­liffo è un discendente dello zio di Maometto!». (Sorridono).

LA SARACENA   Ti sembra sciocca, quest'idea?

UOMO    No. Perché viene da un uomo che non per vanità, ma per rispetto di un ruolo e del suo senso dell'onore, vorrebbe ritenersi divino.

LA SARACENA    Forse lo è.

UOMO    (alza le spalle) Se è vero che l'anarchia con­seguente alla caduta dei nostri progenitori, è causa della necessità di un governo con delle regole emanate dai principi... In tal modo i governanti sono responsabili verso Dio dell'ordine in terra.

LA SARACENA    Questa è filosofia. Cosa da uomi­ni. A me basterebbe conoscerlo... Come uomo! Di­cono abbia tanta fantasia...

UOMO     Fantasia? Questo cerchi tu, in un uomo?

LA SARACENA    Io non posso cercare nulla. Io pos­so solo accettare ciò che sarà... Ma posso sempre so­gnare. Il suo amore.

UOMO    Federico ha un solo, vero amore. Per esso diserta da anni la terra di Germania, con le sue cupe foreste e le giornate fredde e brevi.

GERMANA    (sempre lavorando) Le sue verdi diste­se... Quelle voci... Come mi mancano.

UOMO    Invece lui è cresciuto nel sole e nei colori, nella luce e nel calore... Ed altre voci... Egli ama la Sicilia come ogni altro uomo ama la propria famiglia.

LA SARACENA Tu dici «amore»... Cosa può sa­perne lui, dell'amore? (Canta, guardandolo)  Messmuka issmi Khalifa

Adrussu 'allurata al'arabiata

Likulli schain uactin uà azan

Likulli kelm muthabir amai (Pausa).

LA SARACENA    Si parla tutti d'amore. Senza sa­perne nulla.

UOMO    (divertito) Cos'è per te, 'amore'?

LA SARACENA   Quello che non potrò mai avere. Qualcosa, qualcuno che sia tutto per me. (indica in al­to) Che mi porti con sé. Lassù.

UOMO    Lassù?... Dove?

LA SARACENA    ...Lassù.

UOMO     Dove volano i falchi?

LA SARACENA   No. Ifalchi volano per predare. Io vorrei solo volare, liberamente.

UOMO    I falchi lo sono: liberi. Cacciare è per loro vivere. Liberare il proprio istinto. Per sopravvivere.

GERMANA    È vero che ama i suoi falchi più di ogni altra cosa?

UOMO     Dovresti chiederlo a lui.

GERMANA   Solo potessi! Ma credo che prima vorrei chiedergli altre cose.

LA SARACENA (subito ricatturando l'attenzione) So che mi ha notato quando ho ballato al banchetto.

UOMO     Come lo sai? Eravate in tante, e lui era così lontano...

LA SARACENA    (stupita) Tu, come lo sai?!

UOMO    C'ero. Ve l'ho detto. Sto sempre con lui.

LA SICILIANA    Insomma voi, chi siete?

LA SARACENA    Se c'eri, tu, tu: mi hai notata?... Non ha detto niente, lui? Perché non è venuto a cercarmi?

UOMO    Chissà. Forse ha intenzione di farlo.

LA SARACENA    Dovrebbe. Saprei compensarlo per la sua attenzione.

UOMO     Tu? Tu, compensare lui?

LA SARACENA    (con aria di sfida) Io!

UOMO    (divertito) Cosa gli faresti?

LA SARACENA    (si alza e muove, molto lentamen­te, il bacino) Danzerei fino a morirne, (breve pausa) Lo farei morire.

UOMO     (sempre più piacevolmente coinvolto) Dovrò avvisarlo di non venire. Se mai ne avesse intenzione.

LA SARACENA Al contrario. Se davvero hai il po­tere di farlo: digli di raggiungermi!

UOMO     (ride) Per morire? No, grazie. C'è ancora tempo. Per lui. E poi... (si alza, va a controllare in giro) Non è qui che morrà... La profezia dice: «Tu morrai presso la porta di ferro»... (tocca il muro) Qui non c'è alcuna porta di ferro! «In un luogo che porta il nome fiore». Non è questo il luogo predestinato... Luogo?... Potresti essere tu! Come ti chiami?

LA SARACENA Chiamami 'la Saracena', e basta... Il mio nome lo dirò a lui. Comunque non c'è nessun fiore. Ed è un'altra, la morte di cui parlavo io.

(La Saracena raggiunge la giovane Germana, inginoc­chiandosi accanto a lei che è ancora seduta, intenta al lavoro. Le tocca i capelli, come massaggiandole il capo, accostandole sensualmente il capo contro. L'al­tra appare imbarazzata, ma non fa nulla per di­staccarsi).

UOMO Ah, questa è la morte di cui parli. Allora gli dirò di venire.

LA SARACENA    (senza tralasciare di accudire l'al­tra) Davvero?

UOMO   Non c'è nulla di vero, mai, a questo mondo... Tranne l'onore di un imperatore.

LA SARACENA    (si risolleva con impeto) La paro­la di Maometto!

GERMANA    (la guarda, quasi offesa dell'improvviso abbandono) La parola di Cristo!

LA SICILIANA   Diciamo la parola di Dio...

UOMO     Federico ha detto che il mondo è stato in­gannato da tre impostori: Mosé, Maometto e Gesù Cristo.

(Le tre donne fanno il segno della croce. Anche la Sa­racena si ribella).

LA SARACENA   Non ci credo!

UOMO    E che un pezzo di pane non potrà mai divenire il corpo del Signore. Perché se così fosse: quanti dei sorgerebbero da ogni campo di grano durante la nostra vita?

(Di nuovo le tre donne si fanno il segno della croce).

ROMANA    L'eucarestia... È un sacramento... L'ul­timo concilio ha dichiarato che è proprio così, quel­l'ostia diviene proprio il corpo di Dio.

UOMO    Lo ha detto il concilio! E chi è il concilio, se non il papa con tutta la sua corte? La più potente e subdola organizzazione politica del creato!

LA SICILIANA   Voi chi siete, per parlare così?... Non un eunuco, ma neanche un servo. Non sareste così sfrontato.

LA SARACENA    (accostandoglisi) Già. Chi sei?

UOMO    (non rispondendo) Tu, e tu, tu, voi, siete la prova tangibile delle accuse di eresia e immoralità lan­ciate dal papa a Federico. Voi siete lo scandalo, voi che vi fate il segno della croce ogni tre minuti.

ROMANA    È lui che ci tiene qui. O qualcuno per conto suo.

UOMO     (alla Saracena) E tu sei anche causa dell'o­dio che il papa ha per lui. L'amore per la tua gente, gli sta attirando tutto l'odio del razzismo papale.

LA SARACENA    (allarga le braccia) Pronta ad an­darmene.

UOMO Lui non può lasciarti andare. Né te, né lo­ro. Vi ama.

LA SARACENA    (scettica) Ci ama?

UOMO     (con passione) Sì! ! ! Ristorate la sua anima, riempite la sua solitudine, allietate i suoi viaggi.

LA SARACENA   Io non mi sono mai mossa da qui.

UOMO    Ti muoverai. È giunto il tuo turno. Avrai ve­sti bordate di martora, biancheria di lino e cappe di seta. Girerai il mondo e danzerai nelle più ricche corti che occhi umani mai abbiano visto! (La Saracena sorride ed esegue dei giri su se stessa).

ROMANA    Eio?

UOMO     (le va accanto, sollevandole il mento) Sì. An­che tu sei bella.

(Pausa. Si osservano, a lungo. C'è in tutti, per diversi motivi, una forte ansia sublimata in dubbioso ritegno).

GERMANA    Io?

UOMO (accarezza il viso anche a lei) Sicuramente, sì.

LA SICILIANA Ho capito: di me, meglio non parlare.

UOMO    (ride) Tu, di che ti lamenti? Avrai fatto an­che tu la tua parte, una volta!

LA SICILIANA   Una volta, sì, ecco, proprio così: (mostrando un dito) una volta.

ROMANA (ironica) La volta delle campane! (l'Uomo guarda le donne, interrogativamente).

LA SICILIANA   Lasciamo stare...

LA SARACENA    Non prendertela... Io non gli cre­do: le sue sono solo parole. E neanche a me lo ha det­to, se sono bella.

UOMO     Ma certo! Sei bella come il sole. Anzi no: la luna.

LA SARACENA    (sorride orgogliosa, ma subito si rattrista) Credi che m'importi qualcosa? Essere bella o brutta... Cosa guadagno? Marcirò nel lusso.

UOMO     No: Federico potrà bearsi in te del suo amore per l'arte musulmana, che sente depositaria di quella greca. Esalterà il tuo corpo sottile, la tua pelle candi­da, le tue delicate giunture. Sembri una pittura egizia.

LA SARACENA (assume la posizione di profilo, ti­pica della pittura egizia) Preziosa come un antico af­fresco, o forse la decorazione di un vaso. Immobile, vuota. Pronta per essere riempita. UOMO Perché parli così? Hai la fortuna di essere nata sotto il governo di chi per primo ha detto: «La legge è uguale per tutti», e che «nulla è più odioso dell'oppressione del povero da parte del ricco».

LA SARACENA (senza mutare posizione) Bella con­solazione. Marcirò più felice.

UOMO     Certo. Tu non sei prigioniera: vuoi andar­tene? Scegli. Parlerò io con l'Imperatore. Sarai libera di uscire. Ma attenta: non di rientrare, (attende una risposta che non arriva) Ora è anche più sicuro, per una donna, girare per le strade. Le «Costituzioni di Melfi», le nuove leggi emanate dall'Imperatore, sta­biliscono che sarà severamente punito chi rapisce o vio­lenta una donna. Qui, nel regno di Sicilia. Quando an­cora a Colonia, per esempio, non è colpevole l'uomo che stupra una donna trovata da sola, di notte, per la strada.

LA SARACENA   (si scioglie dalla posizione «egizia». Maliziosamente ironica) Allora, per conoscere l'amo­re, dovrò andare a Colonia?

UOMO   È quello, il tipo d'amore che cerchi?

LA SARACENA   Quale altro potrò conoscere, io?

UOMO    Mi stai deprimendo. Le donne parlano d'a­more. E per il troppo parlarne, distolgono dall'uomo quel po' di, appunto, «amore» che potrebbero susci­targli.

(L'Uomo si avvia verso l'uscita).

LA SICILIANA    Dove vai?

UOMO    Via.

LA SICILIANA    Perché?

UOMO    Dirò all'Imperatore di lasciar libera questa femmina. E di non venire.

GERMANA   (urla) No!

ROMANA Perché? Noi cosa c'entriamo, con lei?

(La Saracena ha un gesto di stizza, come stesse per scoppiare a piangere. Si appoggia coi gomiti sul letto, il capo reclinato).

LA SICILIANA (suadente, dandogli del tu) Su, aspetta. Non è questo che lei vuole, (gli accenna col viso l'atteggiamento assunto dalla Saracena) Siedi. Lei vuole stare qui. Con me, sta bene. Con noi... E il gior­no ci sono altre donne, tante cose da fare... Ci faccia­mo compagnia. Lavorando, senza fretta. La notte, è il momento del dolore. Il giorno scorre come sabbia nella clessidra. La notte è fango, palude. Scura. Men­tre la si vorrebbe piena della luce di tutte le stelle del firmamento. Luna piena, ogni notte di ogni mese. (lo prende per la mano e lo fa sedere nel bordo del letto,accanto alla Saracena, che ancora mantiene la stessa posizione) Lei vuoi restare qui. E dove andrebbe, fuo­ri? Sarebbe meno prigioniera, là, all'esterno? Lei vuole stare qui. E danzare, (prende lei stessa a compiere dei movimenti di danza che risultano, seppure un po' gof­fi, non sgradevoli) Resta. Mostraci cosa c'è nella sca­tola dell'Imperatore.

UOMO     Non è una scatola. Lì dentro c'è uno dei suoi possessi più preziosi. Qualcosa da qui non vorrebbe staccarsi mai. (indica l'oggetto) Anch'esso è rinchiu­so: al buio, solo. Però non si lamenta. Attende l'atti­mo in cui sarà libero. Libero di servire il suo Signore.

GERMANA    Cos'è?

ROMANA    Lo porta anche nei suoi spostamenti?

LA SARACENA    (riaccendendosi) Nel corteo impe­riale: allora, un giorno viaggeremo insieme!

GERMANA    Com'è quel corteo? Lasciaci godere al­meno nella nostra mente!

UOMO     Nessuna mente può immaginarne il fasto, il gusto, l'originalità finché non lo ha visto. Tanti e tali sono gli interessi dell'Imperatore: il suo amore per l'ar­te, per la varietà della natura e delle razze, e...

LA SARACENA Raccontaci!

UOMO     In testa al corteo i tuoi saraceni, la sua fa­mosa cavalleria leggera. Stravaganti costumi su ma­gnifici destrieri arabi... Già nel vedere giungere que­st'avanguardia, il popolo esulta. Non sa che è solo l'i­nizio... Avanzano i cammelli di razza «mehari», i mi­gliori, dono dei sultani di Babilonia e d'Egitto. Tra­sportano bellezze velate e misteriose. Un lusso, secondo molti, peccaminoso... Attenta! Domani potresti esserci tu, sulle loro groppe, dentro palanchini dalle tende multicolori. Sorvegliata dai negri giganteschi, gli eu­nuchi più belli e più forti.

LA SICILIANA    (rabbrividendo) È vero che l'Impe­ratore li fa castrare in sua presenza?

 UOMO          Chi te l'ha detto?

LA SICILIANA    Si dice.

UOMO    Se accade, è per amor di scienza.

LA SICILIANA    Di... Scienza?!

UOMO    Sì. Non saresti curiosa, tu, sciocca femmi­na, di vedere una mutilazione eseguita scientificamen­te? (la donna chiude gli occhi rabbrividendo maggior­mente, agitando il capo in chiaro segno di diniego) Lui sì. Lui vuoi conoscere tutto. Anche il dolore.

LA SARACENA    Degli altri.

UOMO    (scatta in piedi) Pensi non abbia abbastan­za sofferto: lui, cresciuto solo in una corte che da un momento all'altro avrebbe potuto sopprimerlo? Ele­mosinando: lui, già re incoronato a Palermo all'età di quattro anni, pietendo i pasti al buon cuore della gen­te di Sicilia? Lui, allevato sotto la tutela di un papa infido e traditore, bardato ed ingioiellato più dei ric­chi mercanti i cui idoli Cristo stesso distrusse nel tempio!

LA SARACENA    (gli accarezza le spalle, calmando­lo) Dicci ancora del corteo.

UOMO    (dopo una breve pausa, riprende con forza) Sì, ora giunge la Corte. Cavalieri e cortigiane, e al cen­tro lui, i suoi fulvi capelli ed il suo sguardo calmo ma penetrante, ipnotico.

LA SICILIANA «Occhi verdi come quelli di una ser­pe». Dicono.

UOMO     (le afferra il collo con una mano) Ma tu, con questi «dicono» e «si dice»... Chi è che t'informa, a te?

LA SICILIANA (spaventata) Voci. Stupide voci.

UOMO     Voci di papa! Ne sento già il tanfo! Sei una sua spia? (divertendosi) Ti farò accecare, cucendoti le palpebre come si fa col falcone per abituarlo all'uomo. Anche tu devi abituarti, vedo. E visto che usere­mo l'ago, chiederò all'Imperatore di poterti cucire io stesso la bocca, e quell'altra fessura altrettanto inuti­le che hai lì, tra le gambe.

LA SICILIANA (mettendosi le mani tra i capelli) Oh, Dio!

(Le giovani trattengono risolini divertiti).

LA SARACENA    Non credergli. Si sta divertendo.

UOMO    Sì, molto. Dirò proprio a Federico di veni­re, qui. Siete simpatiche.

LA SARACENA Non cerca altro che simpatia, il tuo Signore?

UOMO   Il nostroSignore.

LA SARACENA Felice di poterlo servire. Appena potrò. Appena vorrà. Appena verrà. UOMO Coi vostri sciocchi commenti, state perden­do la parte più incredibile del corteo. Dopo paggi e servitori in numero interminabile, abbigliati coi colo­ri più strabilianti, ecco i magnifici falconi, eretti sul polso inguantato dei falconieri. Poi i cani, con collari e guinzagli di fiammante rosso, e i leopardi da caccia, i veloci ghepardi, gli occhi incappucciati come quelli dei falconi, seduti su appositi cuscini montati sulle selle dei garzoni di stalla. Saraceni, come te! E ancora l'e­lefante, e la giraffa, di cui l'Europa ignorava perfino l'esistenza! Dunque linci, leoni, uccelli esotici...

LA SICILIANA (un po' incerta, forse un tentativo per riguadagnarsi la stima dell'Uomo con un commen­to positivo) Lo stesso amore per la natura che ebbe San Francesco!

UOMO Lui si contentò di parlare ad un lupo. O agli uccelli.

LA SICILIANA    Infatti: troppo facile. Con una gi­raffa, per esempio: (indicando verso l'alto) solo per fargli sentire quello che stai dicendole! (L'Uomo sorride, e piano piano tutti si sciolgono).

UOMO    Lo sai, che Federico fa di più?... Li studia, gli animali. Scoprendo cose nuove. Che il cuculo de­pone le uova nel nido altrui.

ROMANA    Bel furbo! Il cuculo, dico...

UOMO   E che l'araba fenice, non esiste.

GERMANA   Ah! Infatti, a me era sempre parsa una gran fandonia!

UOMO    E che l'oca colombaccio non nasce dallo sfa­sciame marcito delle navi del Nord.

GERMANA    (stupita) No?

UOMO     Per provarlo, Federico si è fatto più volte portare del legno di tale genere.

GERMANA    E che succedeva?

UOMO     Nulla. Puzzava. (Pausa. Sorridono).

LA SARACENA E questo è amore, secondo te?

UOMO     In una sua forma, molto alta, sì, affatto di­versa dall'usuale. È la voglia, e la volontà, di compe­netrare le cose, renderle proprie attraverso la conoscen­za, carpirne i meccanismi per poter dire: «Questa co­sa è mia, perché so cosa è, perché non è più oscura, estranea a me... Perché...».

LA SARACENA Può farci l'amore, coi suoi uccelli? (Pausa. Tutti la guardano).

UOMO     Hai mai veduto un girifalco?

(Tutte tacciono. L'Uomo assume un 'aria pensosa, poi si avvicina alla scatola che era sempre rimasta in om­bra. Richiama tutte a sé, dando in mano a ciascuna una candela. Egli accosta una torcia all'oggetto, e lo stesso fanno le altre. Attraverso un telo di copertura, si vedono le sbarre di una grossa gabbia e, all'inter­no, la sagoma di un grosso rapace incappucciato. L'Uomo solleva un lembo del telo e le donne hanno un fremito).

UOMO     L'animale più bello del creato. Nasce in terre così gelide e isolate come non vi è dato immaginare. Chiudete gli occhi. Cercate il «Grande Nord»...

(L'Uomo si accerta che le donne abbiano chiuso gli occhi. Soltanto La Saracena è ancora intenta a rimi­rare la gabbia, apparendo comunque completamente assorta. L'Uomo estrae da una tasca una tavoletta scu­ra. Ne trancia un pezzo che va ad offrire alle labbra della Romana).

UOMO Cercate... Sentite già il freddo?... (lei si strin­ge con le braccia come mostrando di avere dei brivi­di) Prendi: serve a scaldare il corpo, e l'anima. Su!

(La Romana incamera il cibo. L'Uomo va dalla Germana).

GERMANA Anche tu... Forse sei più avvezza al freddo, ma aiutati lo stesso! Ecco a cosa serve que­st'erba... Meglio che ad allevare «obbedienti pugna-latori», come il papa accusa Federico. Ma davvero lui avrebbe portato con sé dalla Terrasanta quei fanatici dipendenti dall'Hashisch? Prendila, non diverrai as­sassina, al diavolo l'etimologia!

(Anche la Germana assorbe la materia. La Siciliana, che ha spiato la scena socchiudendo gli occhi, apre la bocca, vedendo che l'Uomo si muove verso di lei. Que­sto però si ferma e la osserva un attimo pensieroso, poi scuote il capo e si allontana. Scruta la Saracena, che appare persa in un proprio mondo. Allora, ingur­gita lui stesso la restante parte di tavoletta. Ora sale sul letto e prende a muovere i lembi del proprio man­tello, come grosse ali).

UOMO     Chiudete gli occhi... Oltre le nevi della Svezia. Passati i ghiacci della Norvegia... Affrontate le tempeste del grande oceano... Un'isola gelida chiamata Islanda. Terra gravida di dolore, solitudine... Stupo­re. Dove ogni animale, uccello, mammifero, pesce, deve superare se stesso per sopravvivere.

GERMANA    (come le altre due, ad occhi chiusi) È bellissimo... Mi fa solo un po' paura. Ma io conosco il freddo della solitudine.

ROMANA Io lo temo... Ho paura che mi assalga... Col suo becco, i suoi artigli. Lo temo... Ma lo voglio. Che scenda qui, a rapirmi tra le sue zampe, e poi su, su, su...

LA SICILIANA Io non vedo nulla. Scusate, ma io ho sempre freddo, e...

LA SARACENA (l'unica che non ha chiuso gli oc­chi, ancora china ad osservare il rapace) È maestoso. Ma non mi fa paura... Lo vorrei fuori, da quella gab­bia. Stringerlo, farmi dilaniare, o domarlo!

LA SICILIANA (riapre gli occhi) Domarlo? È già stato addomesticato.

LA SARACENA    Nemmeno lui può sfuggire. Per­fino laggiù, anche tra il ghiaccio e la solitudine... Uo­mini, vanno a scovarlo. Carpendogli l'anima. (L'Uomo sembra ora impegnato in un duello con il vento, percorrendo spazi insondabili).

LA SICILIANA    È accudito nel migliore dei modi. Ricchi cibi, temperatura costante, ogni amorevole cura.

LA SARACENA    (quasi tra sé, sempre rimirando la gabbia) Com'è possibile riuscire a catturarlo?

GERMANA    (fiera) Io lo so! Ci vuole un anno, solo per farlo acclimatare... Trasferirlo dai rigori della sua terra al calore di questa... Cucendogli le palpebre per non farlo spaventare... Non resisterebbe...

LA SARACENA    (tra i denti) Anch'io, son qui da un anno?

ROMANA (approfitta dell'interruzione per inserir­si, esibendo anche il proprio «sapere») Piano piano, abituarlo innanzitutto alla voce dell'uomo... Un fal­coniere deve sempre avere una bella voce... E poi ac­carezzarlo, preservarlo soprattutto da se stesso. Que­st'uccello ha un tale carattere... Capace di ferirsi a mor­te col battito selvaggio delle proprie ali.

LA SARACENA Vuole annientarsi...

GERMANA Alfine potrà ricevere il premio delle proprie tribolazioni: tornare a volare alto. Più in al­to: per l'Imperatore!

(L'Uomo smette il suo strano gioco, e guarda un po' sorpreso le donne).

UOMO    Come fate, a sapere tutto sui girifalchi?

GERMANA    (pronta) È scritto nel suo libro: «De Ar­te Venandi»!

ROMANA    ... «Cum Avibus»!

UOMO    Lo so. Pensavo non lo sapeste voi.

ROMANA   Perché? Non facciamo altro che leggerlo.

GERMANA   Veramente lo leggo io. Voi ascoltate.

ROMANA    Eh, non darti arie. Domani tutti sapran­no leggere. È l'Imperatore che lo vuole. Ha fondato un'università, a Napoli. E non solo per i nobili.

UOMO    Vero. I prodromi della democrazia.

GERMANA    Icosa?

UOMO    Iprodromi!

ROMANA    Democrazia?

UOMO     Sì. Una cosa che inventarono ad Atene, tan­to tempo fa. Più o meno.

LA SICILIANA (facendosi avanti con orgoglio) Io lo so a memoria.      

UOMO     Cosa?

LA SICILIANA    Il libro!

ROMANA    Se verrà, glielo reciteremo.

UOMO    Tutto? Sono sei volumi.

GERMANA    Proprio tutto, no.

LA SICILIANA   Io lo so tutto! Ho più anni di loro. Ho cominciato a studiarlo prima!

UOMO    Fammi sentire... Come si cuciono gli occhi al falcone?

LA SICILIANA (miniando ogni gesto, recita dal li­bro, in latino) Si prende un ago curvo con un filo incrunato e lo si passa attraverso la palpebra inferiore di un occhio, passandolo dall'interno all'esterno. Si tira poi un bel tratto di filo per il foro praticato nelle palpebre. Si porta l'ago col filo sopra la testa, e si per­fora la palpebra nell'altro occhio. Tolto, infine, l'a­go, si tirano i due capi del filo in alto, verso il sommo della testa, e in questo modo le palpebre inferiori ven­gono tirate anch'esse fino a ricoprire l'occhio comple­tamente. Si legano i capi del filo sulla testa In modo che rimangano tesi e mantengano gli occhi chiusi.

UOMO (soddisfatto, la interrompe) Sì, va bene. Hai superato l'esame, (alla Saracena) Tu, invece, non parli più?

LA SARACENA   Io non ho ali.

UOMO     E allora?                               .  

LA SARACENA Non sarò mai come quel falcone.

UOMO     Girifalco. Il più bello... (la avvicina e pren­de a coprirla avvolgendola nel mantello) A cosa ti ser­virebbero, le ali?

LA SARACENA    (si stacca dall'Uomo, venendo in proscenio. Guarda in alto, forse verso una finestra, o feritoia) Andrei lontano.

UOMO     Dove?

LA SARACENA    Non so.

UOMO    Allora...

LA SARACENA    Probabilmente tornerei qui.

UOMO    Vedi?... Invece, vuoi sapere dove andrà lui, (indica la gabbia) quando sarà libero? (le guarda) Drit­to a Roma: a cavar gli occhi al papa!

(Le donne hanno un tremito. La Siciliana cerca di con­tenere un circospetto segno di croce. La Saracena è an­cora a guardare 'lontano ').

UOMO      (contrariato, con un sorriso duro) Vi preoc­cupate per quella belva? Cos'avete? Per chi siete in an­sia? Paura che questo girifalco si avveleni il becco? (si avvicina ed afferra per un braccio la Romana, costrin­gendola in ginocchio) Invocare Cristo nel nome di un papa che, come tanti suoi predecessori, è proprio la negazione in terra dei suoi insegnamenti!... (in tono solenne, salendo sul letto come su un trono) «È mio dovere ricordare a coloro che governano la chiesa che quanto hanno acquistato in Terra Santa è frutto delle mie fatiche, perché io, già scomunicato, ho sfidato il mare e mille pericoli per la gloria di Dio. Il papa mi perseguita perché geloso di me, e preferisce accumu­lare ricchezze anziché difendere la fede cristiana... Giu­dichi Dio chi lo serve meglio: se io, suo soldato, op­pure il papa, suo vicario». Ora commercia indulgen­ze! Chi non parte per la crociata, ma versa denaro nelle casse della chiesa romana: olà, vedrà espiati i propri peccati. Alla stregua di chi va ad uccidere, e morire, nel nome di Cristo! (urla) Ma Cristo: è d'accordo? Tut­ta la Germania è disgustata per i commerci della chie­sa. Tutta l'Europa è allibita per i suoi peccati di simo­nia. Loro arma preferita: la corruzione. È sempre il papato che, per mantenere i propri privilegi, impedi­sce a questo paese di unificarsi, divenire una nazionecome la Francia e l'Inghilterra. Una terra che tanto potrebbe avere, e dare: ma che non sarà mai una na­zione. Unita come vorrebbe l'Imperatore ma il papa, legandosi ai Lombardi, impedisce di fare dell'Italia un solo regno: come il Regno di Sicilia... «Pupilla dei miei occhi!!!». Diverrebbe lo stato più forte, unificato sotto il nome dell'Imperatore, che ama questa terra al di so­pra di ogni altra cosa... Io che le ho dato nel mio cuo­re il posto che era dovuto alla terra dei miei padri, una Germania nella quale non vissi che otto anni... Mai ripagato dalla mia predilezione: a questa gente, preoc­cupata solo del proprio campanile, non saranno rispar­miati secoli di continue guerre civili e dominazioni stra­niere. A seconda dei mutevoli sentimenti del papa. Che incurante di tutto chiamerà su questo suolo, di volta in volta: francesi, spagnoli, austriaci, appoggiandosi via via ad inglesi, portoghesi, polacchi, russi... Ora di­fende l'eretica Milano, dove ancora gli altari sono caldi dello stereo accumulatovi dal popolo in rivolta, dove i crocefissi furono appesi a testa in giù, e i prelati of­fesi e sbeffeggiati! Eretico, invece, son io perché ri­fiuto di obbligare un principe musulmano, mio prigio­niero, a convenirsi? Sì, è così... Io che per acconten­tarlo ho dovuto obbligare gli ebrei ad indossare tuni­che azzurre, con un marchio giallo e la barba lunga per renderli subito riconoscibili? (mimando) Ho zam­pe di orso, io? Testa di leone e le sembianze di un leo­pardo? «Un mostro orribile uscito dal mare»: così mi ha definito!

(L'Uomo si scopre il capo mostrando una rada capi­gliatura fulva. Toglie il mantello mostrandosi ricca­mente vestito).

UOMO    (con 'charme') Un mostro... Io?!...

(Le donne, già spaventate ma affascinate durante il lungo e potente sfogo dell'Uomo, dissipano ogni dub­bio e si inginocchiano).

LA SICILIANA (battendosi il petto, biascica paro­le) Oddio, oddio... L'avevo capito, lo sapevo... Signore Mio... Perdono, perdono: per non averci creduto... Madonna mia... Quante cose ho detto... Gesù... Quan­to potevo tacere.

(La Saracena va sul letto avvolgendosi nel suo man­tello che giace ai piedi dell'Uomo, strusciandogli con­tro le gambe come una gatta. Ma egli ancora appare immerso nella sua foga esaltatrice e profetica).

UOMO     Mostro chi ha dato una Costituzione al pro­prio regno, togliendo potere alle irrazionali tirannie lo­cali? Mostro chi ha fondato università, incoraggiando all'istruzione anche le classi più povere? Mostro chi ha istituito a Salerno la prima scuola europea di anatomia, ponendo cure gratuite agli indigenti? Mostro chi ha proi­bito le guerre private e le vendette personali, e garanti­to alle donne il diritto di eredità? (assume un tono sem­pre più regalmente folle, messianico, mentre già La Sa­racena, spogliatolo della giubba, sta sbottonandogli la tunica) La Pax Universalis, risorgerà con me! «Ecce Salvator, ecce Imperator, Veniat, veniat Imperator!».

(Fa cenni con le mani alle donne di ripetere l'invoca­zione. Loro eseguono, in un crescendo lento ma inci­sivo, fino a sfociare talvolta in urlo, accompagnato dal mormorio della Saracena che gli sussurra le stesse pa­role nelle orecchie).

UOMO     (urla) Io ti sfido, Papa: tu che mi sfuggi, per meglio aggredirmi con le armi della calunnia e dell'i­pocrisia... Ma Sovrani, e Cesari, irradiano virtù e sag­gezza sugli altri uomini, ed altro non hanno di cui van­tarsi. Fuggì, fuggì, ti prenderò! (La tunica gli viene sfilata e gli cade ai piedi. È ancora vestito abbondantemente. Sembra placarsi, e per la pri­ma volta avvertire il contatto delle mani della Saracena).

UOMO     (in tono più calmo, quasi garbato) Come sto? Il mio viso: è rosso?... (ride nervosamente) Solo un disturbo cutaneo... Se mi arrabbio troppo... Me la prendo, sì, si sa... (benevolo) Non pensiamoci, al papa... Pensiamo a noi... Mie belle falchette!

(L'Uomo allarga le braccia come a chiamarle a sé. Da ciascun lato, le altre due giovani gli prendono la ma-no, baciandola dapprima con titubanza rispettosa, poi con sensualità. La Siciliana, muovendosi rispettosa­mente all'indietro, abbandona la stanza).

UOMO II mio dramma? Il dramma di tutta la mia vita... Sicilia o Germania? Oriente o Occidente? Cro­ciata sì, crociata no? Cristo, o Anticristo?... (si allar­ga in un enorme sorriso, rimirando le Giovani) Ab­bracciatemi: tutte, tutte qui con me!

(Le due giovani salgono sul letto abbracciandolo. La Saracena invece si stacca, scendendo e tornando alla finestra).

UOMO Saracena, cos'altro sogni? Il gran giorno è arrivato. Ne resterà memoria, in ciascuna di voi. In me... (nessuna risposta) Saracena, danza per me. Se vuoi, sarà questo il nostro amore... Danza per me, ma dimmi il tuo nome.

LA SARACENA (si gira) Il mio nome... Il mio no­me è...

(Tace, incominciando lentamente a danzare. Da so­pra il letto l'Uomo, le mani sulle spalle delle altre don­ne, prende a muoversi quasi seguendone i movimenti. Una specie di trio che ripete i movimenti della «etoile», via via acquistando foga ed autonomia).

UOMO     (evidentemente soddisfatto, esaltandosi. In siciliano stretto, arabo, francese, tedesco) Unu... Dui... Tri... Cattru... Deux pas en avant, deux pas en arrière, à gauche, à droite, au contraire, faire un tour sur soi même, s'arreter... Ein, zwei, drei, vier. Meine Liebe... Qala' mua'llimu'll gariati... Cannu veni l'ammuri, ind'a terra 'ddu suli...

(Si sente trambusto dietro la porta. Entra la Siciliana trafelata. Urla).

LA SICILIANA Stanno venendo. I soldati. Nell'ha­rem, (indica l'Uomo) Tu!... Tu!

                  (L'Uomo afferra immediatamente il mantello e vi si av­volge. Poi lo usa di nuovo come ali. Va verso la finestra).

UOMO     Sono io... Sì, sì che sono io... Il girifalco... Io... So volare. Posso... Qualunque cosa è possibile per me... In me, il divino... Volo... Volo!!! Volooooo...

(L'Uomo dispiega le grandi ali e si getta nel vuoto. Le giovani, restate allibite dagli ultimi avvenimenti, si pre­cipitano alla finestra. Guardano in basso).

ROMANA  L'Imperatore.

GERMANA    L'Imperatore... È morto!

LA SARACENA    (si volge verso La Siciliana) Sia­mo... libere?

LA SICILIANA (scuote il capo, scossa) Un impo­store... Dicono gli somigliasse... Ha rubato il girifal­co più bello... Si è fatto passare per lui...

(La Siciliana è interrotta dal nuovo trambusto prove­niente da fuori. Va sulla soglia e parla con decisione).

LA SICILIANA Fermi. Non si può entrare! Non è più qui. Perché violare colle vostre armi questo luogo che è solo dell'Imperatore? Lui è uscito, dalla finestra. Lo troverete sotto l'ala nord. Lasciateci sole. Lascia­te riposare le povere fanciulle.

(Le giovani sono tutte senza più energie. Le spalle ca­denti, immobili, guardano in basso. Il pavimento, in tre differenti punti della stanza).

LA SICILIANA Su, non fate così. Siete giovani, belle. Il tempo è dalla vostra parte. Se non è stato oggi, sarà presto, (fa dei passi in avanti, verso ciascuna di loro) E, volete saperlo? Ho una grande, magnifica notizia... Ho scoperto che quell'uomo era solo un impostore, quando ho saputo che il nostro Signore è qui... Voglio dire, in Italia... E non partirà per la crociata. Sta asse­diando una città del Nord. Perciò, mettiamo che l'as­sedio duri... Quanto può durare? Il popolo è con lui! Poi passa per Roma. Deve rifarci pace, col papa! Ma­gari, certo, si ferma un po' tra Spoleto, Napoli, la sua amata Puglia... D'inverno neanche si può viaggiare tutti i giorni... Poi, lo stretto di Messina non è un proble­ma... O forse s'imbarcherà prima, da Taranto, o Bari! In tutto, sei i miei calcoli, fatti così, certo, un po' all'impronta... Beh, ragazze: secondo me, tra un anno, massimo un anno e mezzo, è qui!

(Sorride felice. Gongola. Le tre giovani cadono come socchi sulle ginocchio e lanciano all'unisono un terri­bile urlo. Suono di campane, coperto poi dalla musi­ca da circo ascoltata all'inizio. Sempre più forte).

S I P A R I O

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