L’idea di Cora

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L’IDEA DI CORA

Commedia in un atto

di ALESSANDRO VARALDO

PERSONAGGI

Le sorelle Flores:

COSTANZA, moglie di Tancredi;

LAVINIA; CAMILLA; SILVIA

CORA IMBERTI

PALMIRA

TAN­CREDI FLORES

Barone GIGI MALTIVOGLIO

MA­RIO ALBERTI

BATTISTA.

Commedia formattata da

La scena è un sa­lotto di stile nove­cento: comune in fondo, una porta a destra, finestra dal lato opposto. Altra porta a sinistra. Mo­bilia: c'è una bassa scrivania da una parte, inusabile: una bassa poltrona pure inusabile. Sei o sette sgabelli movibili, e sono gli unici sedili usabili. E' il pomeriggio.

Tancredi                        - (sopra uno sgabello sta leggendo il gior­nale: mezza età, pacifico, rasato, sicché appare più pa­cifico ancora. Prima dì parlare sospira. Del resto non ha che una parola come tutti gli uomini di carattere, sol­tanto la sua parola abituale non ha carattere. Dice: « Bene! » per qualsivoglia interpellanza, sia positiva che negativa).

Costanza                       - (è una bella donna, irrequieta, prepotente, dominatrice. Ha in mano un taccuino e fa somme. Non resta ferma che un secondo e poi riprende a muoversi, come una belva in gabbia).

Tancredi                        - (quando Costanza gli passa davanti abbassa il giornale, se sta ferma lo rialza: isocrono. Pare soddi­sfatto) Bene!

Costanza                       - (fermandosi) Bene un corno! C'è uno sbaglio di tre centesimi!

Tancredi                        - (smorfia disinteressata) Bene

Costanza                       - Male, malissimo! Tre centesimi, od an­che un solo, di errore, per me vai come un milione!

Tancredi                        - (viso incredulo) Be….

Costanza                       - (tagliandogli la parola) Errore è errore e quindi grave, qualunque ne sia l'entità. Anche Rothschild quando sbaglia d'un centesimo rifà le somme. E amministrando il tuo vecchio amico Imberti, ricco al pari di Rothschild, anch'io le devo rifare.

Tancredi                        - Bene! (alza il giornale).

Costanza                       - Però, se non stai fermo con codesta sven­tola...

Tancredi                        - (gesto analogo) Tu sventoli... movendoti come fai! E davanti a me!

Costanza                       - C'è la poltrona per te!

Tancredi                        - E per te c'è la scrivania! (ì due guar­dano il mobile a cui li si condanna).

Costanza                       - Non fa per me!

Tancredi                        - Bene! Sbarazzatene!

Costanza                       - No: l'architetto la ritiene indispensabile come la poltrona. Intona, dice lui!

Tancredi                        - Così tu in piedi, ed io sul trampolo. Bene!

Costanza                       - Smetti almeno il giornale quando io cerco tre centesimi. Mi distrai.

Tancredi                        - (ripiega il giornale e lo depone a tetra).

Battista                         - (servo di età indefinibile) Il signor barone!

Costanza                       - Passi!

Tancredi                        - (che ha finito di collocare il giornale) Bene!

Battista                         - Passi bene, signor barone! (esce).

Gigi                               - (elegante, monocolo) Ossequi! Ecco la posta.

Costanza                       - Ha veduto? Importante?

Gigi                               - Così così. Tempo cattivo. Malattie del bestiame che deperisce. Un contadino che scrive dei versi e chiede raccomandazioni...

Costanza                       - E' un'epidemia. Crescono i poeti e dimi­nuisce il bestiame. Non può durare. Niente altro?

Gigi                               - Una riservata per Tancredi...

Tancredi                        - Bene! (allunga la mano).

Costanza                       - (si mette in mezzo) Mi meraviglio, ba­rone. Ricordi i nostri patti. Quando è in funzioni di segretario, come adesso, qui c'è la direttrice generale e lì (gesto condiscendente) il cavalier Tancredi. Sol­tanto in famiglia, quando lo si ammette a far la corte alla sua fidanzata, mia sorella Lavinia, può chiamare suo padrino Tancredi, e me...

Gigi                               - (inchino di cortigiano) ...la bella cognatina!

Costanza                       - (sorride) Ecco. Vediamo la riservata.

Gigi                               - E' per il signor cavaliere.

Costanza                       - Non faccia dello spirito... in servizio (gli prende la lettera, l'apre e passeggia leggendo).

Gigi                               - (siede sopra uno sgabello accanto a Tancredi, piano) Come va l'umore? (indica Costanza).

Tancredi                        - (piano) ...Sbaglio di tre centesimi...

Gigi                               - (id.) Ha parlato di Rothschild?

Tancredi                        - (accenna di sì).

Gigi                               - (inquieto) Ahi! Ahi! Non vorrei che quella lettera...

Tancredi                        - Da «love viene?

Gigi                               - Dal padrone!

Costanza                       - (che, finora ha letto passeggiando, rilegge da ferma).

Gigi                               - (inquieto) Legge da ferma. E' terribile!

Tancredi                        - Tegola!

Gigi                               - Ho paura!

Costanza                       - (batte sulla lettera) Mi piace l'americano!

Gigi                               - Anche a me, lo prendo sempre!

Costanza                       - (fulminandolo) Non faccia dello spirito... in servizio! (legge) «Mio buon Tancredi...».

Gigi                               - (a Tancredi) E' il vecchio Davide.

Tancredi                        - Bene!

Costanza                       - (fulminandolo) E' il signor Imberti! Il padrone!

Gigi                               - (a Tancredi) E' il signor Imberti! Il padrone!

Costanza                       - E zitti! (legge) «Finalmente mio figlio Dario, colmando i miei voti, acconsente. Come Simeone potrò dire «nuc dimitte », puoi prendermi, o Signore». Dio! Vuol morire?

Tancredi                        - No: è un quacquero!

Costanza                       - (a Gigi) E' un quacquero!

Gigi                               - (che non capisce) Salute!

Costanza                       - Niente spirito... in servizio! (legge) «Da­rio che è costì da quattro mesi... ». Quattro mesi? E non l'abbiamo visto ancora? Lo conosce forse lei?

Gigi                               - Non conosco nessun Dario...

Costanza                       - (legge) « ...e che deve aver vedute le tue sagge e graziose cognate, quantunque, secondo mi dice, non ufficialmente, si dichiara pronto a realizzare quelle speranze che tu ed io sempre abbiamo accarezzate. Mi chiede di venire per la domanda: ma non posso muo­vermi, sia per gli affari che per i soliti reumi. Mando in­vece mia figlia Cora, che giungerà contemporaneamente a questa mia, e ti chiederà per Dario la fanciulla che avrà scelto ».

Gigi                               - Domando la parola!

Costanza                       - Quando lo giudicherò opportuno.

Gigi                               - La domando come futuro cognato...

Costanza                       - Ed io parlo al segretario! Silenzio! (legge) «Poi mi cablograferà la notizia che aspetto e mi auguro che tutto si compia al più presto e che Dario con la mia nuova figliola torni fra le mie braccia ».

Gigi                               - Commovente quadro!

Costanza                       - (alza la voce) «Ricordami e ringrazia la tua bella signora donna Costanza alle cui cure ed alla cui saggezza devo in parte... ». In parte? « ...la floridezza degli interessi che ti ho affidato. Ti abbraccia il tuo vec­chio amico Davide » (gesto verso Tancredi).

Gigi                               - Domando la parola!

Costanza                       - Come segretario, spero, per incaricarsi della risposta.

Gigi                               - Come futuro cognato!

Costanza                       - Hum! Non mi pare il momento: si tratta di affari...

Tancredi                        - ...di famiglia.

Costanza                       - Sotto questo aspetto accordo la parola. Sia breve!

Gigi                               - Sarò brevissimo. Mi oppongo!

Costanza                       - Si oppone? A che cosa?

 Gigi                              - Come? Il signor Dario Imberti non si riserva la scelta della futura moglie?

Costanza                       - Se ho letto bene!

Gigi                               - Lei ha letto come io ho udito, benissimo! La scelta? Ma Lavinia è mia fidanzata! Può negarlo forse?

Costanza                       - Non lo nego. Ha sempre desiderato un titolo quella benedetta ragazza. C'era... sottomano... il ne­cessario appena... appena...

Gigi                               - Il mio titolo è millenario. E Lavinia è mia fi­danzata. Il signor Imberti figlio non può sceglierla.

Tancredi                        - Mi par giusto!

Costanza                       - Vi pare... perché siete ciechi. Fidanzata, Lavinia, lo è, non lo nego. Ma fidanzata non vuol dire sposata. E se ragioni superiori s'intromettono...

Gigi                               - Quali ragioni superiori! Mi ama, Lavinia!

Costanza                       - Una ragazza onesta non può dire se ami o no... Anch'io con Tancredi...! Mi parve, ma poi...

Gigi                               - Non può dire se ama?

Costanza                       - No. Le sembra di amare. Ma finché non è moglie non lo può saper di sicuro. E poi ci sono ben altre ragioni. Vi richiamo ambedue all'ordine.

Tancredi                        - Non fiato!

Costanza                       - Hai l'aria di approvare le arrischiate fan­tasie del barone!

Gigi                               - Arrischiate? Fantasie?

Costanza                       - (tuonando) Vi richiamo alla serietà ed alla realtà. Parlo io! Tu, e lei, ed io, e le mie sorelle e il lusso che vi circonda, e la vita comoda e facile, da chi dipende tutto io? Dal padrone, Davide Imberti! Che nello stesso modo che tutto ci dà, tutto può to­gliere. Ci offre un modo insperato e dignitoso di ren­dere stabile, di rendere eterno ciò che è soltanto' preca­rio, ci offre i vincoli famigliari, e noi dobbiamo esitare, sofisticare, distinguere? Zitti! Su qualunque delle mie sorelle, e ci conto anche la piccola Silvia, e ci conterei mepure... badate bene a quel che dico... se ci fosse un mezzo per sciogliermi, su chiunque cada la scelta di Da­rio Imberti, non si discute. E se sceglie Lavinia, c'è sem­pre Camilla per lei.

Gigi                               - Ma io amo Lavinia. E Camilla ama un altro.

Costanza                       - Eh! Che cosa ha detto?

Gigi                               - Ahi! (Forte) Credo... mi pare... E, del resto, all'età di Camilla si può, si deve anzi, amare qualcuno!

Costanza                       - All'età di Camilla io mi sono sacrificata per la famiglia!

Tancredi                        - Grazie per me! Fosti tu...

Costanza                       - Dico per dire. Sono io, sì, che ti ho chie­sto di sposarmi. Chi eravamo noi quattro sorelle, di cui una ancora a balia? Delle parenti povere, a carico d'un uomo ancor giovane e seducente. Ringrazia adesso!

Tancredi                        - Adesso sì!

Costanza                       - Sempre mi dovresti ringraziare tu! Ho lavorato... e anche per lei, barone, che il suo padrino ha accolto per mia intercessione, quantunque, via, l'opera sua non valga molto.

Gigi                               - Mi colpisce al cuore... e mi mortifica...

Costanza                       - Non ne ho l'intenzione. Mi spiego chia­ramente, io.

Gigi                               - Fin troppo!

Costanza                       - Riepiloghiamo, condensiamo anzi. E fac­cio appello anche a lei per convincere Lavinia!

Gigi                               - Ma è inumano!

Costanza                       - Niente parole grosse! Lavinia, fin da pic­cola, si è messa in testa di sposare un titolo.., non un uomo... Come Camilla sogna lo studente povero... Fan­tasie di ragazze. Bisogna trovarsi di faccia alla cruda realtà! (indica Tancredi).

Tancredi                        - Bene!

Costanza                       - Dico per dire. E davanti alla cruda realtà le signorine ci si troveranno! Voglio io vederle esitare! (A Gigi) Che cos'è questo scherzo di Camilla?

Gigi                               - (evasivo) Niente. Un semplice «flirt»!

Costanza                       - Davvero? Del resto poco importa. Basta con le chiacchiere! Torni segretario. Ha telefonato alla fabbrica? La nuova macchina è pronta?

Gigi                               - Pronta, signora direttrice.

Costanza                       - Andiamo, Tancredi! Non voglio che il figlio Imberti ci trovi con un catenaccio che mi costringa a far brutta figura. Questi americani tengono molto alle apparenze. E lei, barone...

Gigi                               - Vorrei aggiungere una sola osservazione.

Costanza                       - Resti segretario disciplinato invece e badi alla corrispondenza. Vieni, Tancredi!

Tancredi                        - Bene!

Costanza                       - E lei (indicando a Gigi la scrivania) là! (esce con Tancredi).

Gigi                               - Tombe degli avi miei! (Alla porta donde usci­rono i due) Ebbene... no! Come si dice nelle commedie. Mi batterò. Congiurerò! La congiura del barone! Ve­drete, o filistei! No!... L'amor mio non muore... per un americano! (nel gesticolare, batte le mani l'una contro l'altra e dalla porta di fianco appaiono tre visetti di ragazze).

Lavinia                          - Sei solo?

Camilla                          - Niente pericolo?

Silvia                             - Cu cu!

Gigi                               - Sono solo... e congiuro! Venite! Grandi no­vità.

Le tre                            - Davvero?

Gigi                               - Terribili! Segrete!

Lavinia                          - E ce le dirai?

Gigi                               - Naturale! Sono segretario! Congiuro!

Silvia                             - (saltando e battendo le mani) Voglio con­giurare anch'io!

Camilla                          - Certo che congiurerai. (Indica la fine­stra). C'è?

Silvia                             - Ce!

Camilla                          - (a Gigi) Dov'è andata Costanza?

Gigi                               - A provare la nuova automobile con Tancredi.

Camilla                          - Bene! Silvia! (indica la finestra).

Lavinia                          - Come? Lo fai salire?

Camilla                          - Certo. Notizie terribili e segrete! Si con­giura! Più si è, meglio è! (A Silvia) Chiamalo! (suona).

Silvia                             - Che piacere! (Segno di fazzoletto). Viene!

Battista                         - La signorina ha chiamato?

Camilla                          - Sì. Ritirati sotto al tenda, in camera tua.

 Battista                        - Sì, signorina! (Indicando il giornale dì Tancredi) Posso?

Camilla                          - Puoi! Fila! (A Silvia) Va ad aprire.

Silvia                             - ('annotando sopra un taccuino) Fanno venti­tre lire!

Camilla                          - Alla fine mese liquideremo. Va. (Silvia esce).

Gigi                               - Sediamo, intanto, come la Convenzione! (sie­dono).

Mario                            - (entra di corsa, va da Camilla: le mani si strin­gono, gli occhi si fissano, sospirano, ambedue felici).

(Lavinia                         - Meno smorfie. Facciamo presto! La sedata è aperta.

Silvia                             - Non dovrei presiedere io (indica le due cop­pie) che non appartengo né a destra né a sinistra?

Gigi                               - E' giusto! Presiedi! Domando la parola.

Silvia                             - La parola al signor barone!

Mario                            - Sii breve!

Lavinia                          - Vieni al fatto, subito!

Camilla                          - Senza le tombe degli avi tuoi!

Gigi                               - Chiedo all'onorevole presidente la più ampia facoltà di parola. Ho delle cose terribili e gravissime!

Mario                            - Le cose gravi si dicono in dieci parole!

Gigi                               - In quattro. (Febbrile attesa). Annibale è alle porte!

Silvia                             - Chi è Annibale?

Gigi                               - Il nemico.

Mario                            - Nemico di chi?

Gigi                               - Tuo... come mio... (a Lavinia e a Camilla) come vostro!

Silvia                             - Mio no?

Gigi                               - Tu non conti... ancora!

Silvia                             - Non conto io, che sono il presidente? E tu allora che sei un vile segretario?

Mario                            - Poco galante!

Lavinia                          - Se lo interrompete non sapremo chi è An­nibale!

Silvia                             - (a Mario e a Camilla che parlano piano) Silenzio! (A Gigi) A te! Chi è Annibale? Perché sta alle porte? Non ha di meglio che stare alle porte? E se piove?

Gigi                               - Il nemico s'avvicina. Che ho detto? Annibale? E' peggio, assai peggio. E' il minotauro.

Lavinia                          - Sempre più difficile.

Silvia                             - Che cos'è il minotauro?

Mario                            - Un bestione che mangia le ragazze.

Silvia                             - Oh! Dio!

Camilla                          - Ma sono legate le ragazze del minotauro! E noi no!

Gigi                               - E voi sì, invece. Legate dalla famiglia, dalla salvezza comune... così dice Costanza!

Lavinia                          - Annibale... o il minotauro... minaccia pure Costanza?

Gigi                               - Ecco il lato disgustoso. Il minotauro non mi­naccia Costanza, che anzi lo difende, lo porta, lo im­pone! Tombe degli avi miei! Sento il rossore sulla fron­te, il vulcano in cuore, il pugno stretto...

Lavinia                          - Meno retorica, barone!

 Mario                           - Ben detto! Fuori il nome?

Camilla                          - Fuori il nome! Presidente, imponi il nome!

Gigi                               - Ma sì che ve lo dico il nome! E sprofonderete, quando lo pronuncerò. Chi è Annibale, chi è il minotauro? (Pausa: poi scoppia) E' l'americano!

Silvia                             - Come? Annibale è americano?

Gigi                               - Non ho detto che sia americano... ho detto: è «l'americano». E sapete chi è «l'americano»?

Lavinia                          - Che barba!

Gigi                               - Ah! Sì? Che barba? Ve la farò venir bianca dal terrore la barba! Annibale, il minotauro è... atten­zione!... è... attenzione...

Silvia                             - E' attenzione?

Gigi                               - (fulminandola) E'... Dario Imberti! (La sen­sazione è poco profonda: i colpiti non capiscono il perché e lo dimostrano all'evidenza).

Lavinia                          - Imberti? L'amico di Tancredi?

Camilla                          - Che ci manda le belle pellicce di gia­guaro?

Silvia                             - E quei buoni dolci argentini?

Mario                            - Non è il vostro principale, Imberti?

Camilla                          - Più che principale! Un amico!

Lavinia                          - Barone! Stai perdendo il cervello?

Gigi                               - Ah! Perdo il cervello? Ah! Perdo il cervello? (s'agita).

Lavinia                          - (a Mario) Lo fermi! Ci fa venire il capo­giro! E pensare che lo dovrò sposare...

Camilla                          - ...perché è barone...

Mario                            - Capisco. Ho una sorella che sarà duchessa!

Lavinia                          - Duchessa?

Mario                            - Per lo meno. Il duca non c'è ancora... (A Lavinia) Meglio un barone oggi che un duca... chi sa quando. Ma ci sarà. Almeno un duca ci sarà! Mia so­rella è testarda! (parla con le tre ragazze disinteressan­dosi, come le sue compagne, di Gigi).

Gigi                               - (alza le braccia scoraggiato) Sempre così è trattato chi annuncia la verità. Signore, perdonali! (Si mette in mezzo a loro) Ascoltatemi, insensati!

Lavinia                          - Persiste!

Camilla                          - Ti ascolteremo... se ci dirai senza indovi­nelli che cosa vuole il minotauro alle porte!

Gigi                               - Subito! Vuol prender moglie!

Silvia                             - Bene! Che bella festa!

Gigi                               - (indica il gruppo) Una di voi!

Silvia                             - Oh! Che gioia!

Gigi                               - Esclusa te... le mocciose vanno a scuola!

Silvia                             - Insolente! Ti levo la parola! (Ma la cosa ha fatto senso).

Lavinia                          - (accento indefinibile) Capisco!

Camilla                          - (pensosa) Capisco!

Gigi                               - Ah?! Capite adesso? (Le due ragazze a testa bassa, immerse nelle riflessioni, tacciono. A Mario) E tu capisci? Non mi pare... stai lì zitto, indifferente...

Mario                            - Zitto, forse. Indifferente no. Capisco. Quel tuo Dario Imberti è foderato di milioni, Io so. (Le ragazze alzano il viso ascoltando). E noi due, tu ed io, segreta­rio e futuro ingegnere, non abbiamo un soldo. Ebbene: che importa! Io voglio bene, so che mi si vuol bene! Venga pure Imberti! Io non ho paura! Io ho fiducia invece. Perché « credo »!

Camilla                          - (commossa gli si stringe vicino) Grazie, Mario!

Gigi                               - (a Lavinia) E io... devo « credere »?

Lavinia                          - Fa un po' tu!

Gigi                               - Credo... (fra se) perché assurdo!

Camilla                          - E allora fidatevi di noi. Sapremo ben te­ner testa al nemico, noi!

Lavinia                          - Ch'io sappia non è nemmeno barone!

Gigi                               - Grazie! Ma... e Costanza?

Camilla                          - Terremo testa a Costanza. Vero, Lavinia?!

Lavinia                          - Certamente...

Gigi                               - Guerra a Costanza, allora!

Tutti                              - Guerra! (si stringono in un gruppo con le mani strette).

Silvia                             - (che sì è avvicinata alla finestra) Costanza! (fuga generale).

Camilla                          - (a Mario) Fila... per carità! Dalla porta di servizio.

Mario                            - Sì... sta tranquilla tu... Io lo sono!

Camilla                          - Caro! Ma resta laggiù... ti vedrò... e mi darai la forza necessaria. Va... va... e credi...

Mario                            - Non fo altro! (Le bacia la mano) Corag­gio! (esce da sinistra).

Costanza                       - Che cosa fate voialtre qui?

Silvia                             - Guardavamo la nuova macchina.

Costanza                       - Hum! (Sguardo circolare) Del resto, vi devo parlare.

Silvia                             - Ci porti nella macchina nuova?

Costanza                       - Tu fila! E' alle tue sorelle che devo par­lare!

Silvia                             - E’ un'ingiustizia!

Costanza                       - Non sono cose della tua età! Barone, con­duca fuori Silvia... e resti con lei, finché la farò chia­mare!

Gigi                               - Come?

Silvia                             - Si vede che non sono cose della tua età.

Costanza                       - Obbedite, voi due!

Gigi                               - (trascinando Silvia passa accanto a Lavinia) Bada! Io « credo »!

Lavinia                          - E fai bene! (Gigi e Silvia escono da si­nistra).

Costanza                       - (si muove come se cercasse l'errore dei tre centesimi e Tancredi, ogni volta, si scansa) Quando ti deciderai ad occupar la poltrona?

Tancredi                        - Quando ti metterai alla scrivania.

Costanza                       - Non far dello spirito! Siedi. Anche voial­tre sedete. La cosa è seria.

Lavinia                          - Bisogna sedere per le cose serie?

Costanza                       - Non far... Anche tu, Camilla, siedi. La cosa seria riguarda tutti. C'è in ballo il nostro avvenire. Quando dieci anni or sono era in ballo il vostro avve­nire, non ho esitato, io. Ho sposato Tancredi.

Tancredi                        - (sospira).

Costanza                       - Non far dello spirito anche tu. Non me ne pentii, e se fosse da rifare lo rifarei. Ho lavorato per voi, per tutti! Continuerò. Ma non si tratta di me. Oggi, o domani... o fra poco ci troveremo ad una svolta...

Lavinia                          - Se tu parlassi chiaro!

Camilla                          - Anche «e non dirai nulla di nuovo.

Costanza                       - Sapete? Quel segretario non sa tener na­scosto nemmeno un dente falso! Del resto meglio cosi. Lo preferisco, anzi.

Lavinia                          - Taglia corto!

Camilla                          - Carte in tavola!

Costanza                       - Eccole! Davide Imberti, il nostro padro­ne, manda suo figlio, qui, da noi, perché sposi una di voi due. Questo è quanto. E adesso parlate voialtre.

Lavinia                          - (leggermente) Io sono fidanzata, mi pare!

Costanza                       - Non dire sciocchezze.

Camilla                          - Ed io posso voler bene ad un altro, per quello che ne sai!

Costanza                       - Lo so. Uno» spiantato che gioca al tennis e che passa il resto del suo tempo sotto la nostra fine­stra. (Ci va) Eccolo là! Ti pare una cosa seria?

Camilla                          - Più che seria!

Costanza                       - Andiamo, ragazze! Non vi fate ridere die­tro! Dario Imberti e sua sorella Cora sono gli unici eredi di una sostanza favolosa. Se pure la dividono... ma non sarà così... Dario ne avrà sempre due terzi, almeno... si tratta di decine di milioni. Ed eccolo, questo arci-milionario, che ha la bontà di muoversi, per scegliere una di voi, col consenso, anzi con l'entusiasmo paterno. Sembra una fiaba da balie. E per di più un simile ma­trimonio... mondiale, non c'è altra parola... consolida la nostra posizione, la sua (indica Tancredi) che vi ha fatto da padre, la mia che ho lavorato per voi, quella di Sil­via quando avrà l'età di profittarne.

Lavinia                          - E quella di Gigi!

Costanza                       - Prima di tutto, Dario Imiberti può anche sceglier tua sorella. E se invece sceglie te, Gigi si sa­crificherà. Senza il nostro padrone a che sarebbe ridotto Gigi? Alle tombe degli avi suoi! E può consolarsi con Cora Imberti, che cerca un titolo. Barone è poco, forse, ma ci sono tanti antenati! Scherzi a parte, vi rendete conto, vero, che la cosa è seria?

Lavinia                          - (che l'allusione a Cora ha irritato) Posso parlare?

Costanza                       - Parla.

Lavinia                          - Questo tuo americano ci conosce?

Costanza                       - Non credo... ma può darsi. E' a Roma da mesi! Può avervi incontrate.

Camilla                          - E allora perché non ha scelto?

Tancredi                        - Vi avrà vedute... nel gruppo.

Costanza                       - Che gruppo?

Tancredi                        - Quello che vi ho fatto ai bagni...

Costanza                       - E tu gli hai mandato quella indecente fo­tografia?

Tancredi                        - Perché indecente? Tu eri vestita.

Costanza                       - Una donna vestita ci perde al confronto coi costumi da bagno.

Lavinia                          - Ma quel gruppo è sbiadito!

Tancredi                        - Ci ho messo i nomi.

Lavinia                          - E allora perché non ha scelto?

Costanza                       - Vorrà vedervi... mi par giusto.

Lavinia                          - Deve essere d'un gusto da villan rifatto..

Camilla                          - Se crede di gettare il fazzoletto come un pascià, si sbaglia!

Lavinia                          - (leggermente) Io sarei fidanzata.

Camilla                          - Ed io voglio bene ad un altro.

Lavinia                          - Se è uno zotico... io sono nobile... per fi­danzamento...

Camilla                          - Ed io non so mentire...

Lavinia                          - ...non posso derogare...

Camilla                          - ...e non voglio tradire...

Costanza                       - Basta! Vi ho esposto le ragioni che con­sigliano questo matrimonio, che lo impongono! Ve le ho esposte con calma, pacificamente, da buona sorella che vede più lontano di voi. Adesso basta! Adesso ordino! (A Battista che entra) Che c'è? Va via!

Battista                         - (con un biglietto sul piatto) Scusi... c'è questa signora... che ordina... par la padrona...

Costanza                       - Ordina? Padrona? Voglio un po' vede­re... (legge il biglietto) Cora Imberti! Dio! Aspetta... Non muoverti... (Alle ragazze frenando la voce burra­scosa) Vi prevengo che la disobbediente sarà chiusa in collegio fino alla maggiore età... e poi... poi, fuori di casa senza un soldo! Vedremo se il barone... e lo spian­tato... saranno pronti ad accogliervi! Filate! (le ragazze entrano a sinistra; a Battista) Fa passare!

Battista                         - Con...

Costanza                       - Fa passare! (Battista esce dalla comune: a Tancredi) E tu non farmi il pietoso. Bada!

Tancredi                        - Bene! Gigi             - (con un bell’inchino di scuola introduce Cora e

Palmiro).

Cora                              - (formosetta, disinvolta, esuberante, vestita da viag­gio, entra ed osserva in giro; a Palmiro) Oooh! Bene! Buon gusto sfarzoso! Vero? (Accento americano).

Palmira                          - Padrona sempre ragione! (ha un'enorme scatola).

Cora                              - (guarda Tancredi) Vedo! Signor Tancredi? Sì? Molto piacere! Papà mi disse: «Abbraccia mio vec­chio amico Tancredi». Ed io... abbraccio! (eseguisce: poi si volge a Costanza) Vedo! Moglie di Tancredi? Sì! Molto piacere! Papà mi disse: « Abbraccia bella moglie mio vecchio amico Tancredi! ». Ed io, abbraccio! (ese­guisce).

Gigi                               - Peccato che papà non mi conosca!

Tancredi                        - (a Cora) Il barone Maltivoglìo...

Cora                              - (stende la mano).

Costanza                       - ...nostro segretario!

Cora                              - (ritira la mano) Prego, segretario, prendere sca­tola di Palmira.

Gigi                               - (si raddrizza offeso) Ma io...

Cora                              - Prego. Palmira stanca.

Palmira                          - (porgendogli la scatola) Obbedire padrona!

Cora                              - (a Tancredi e a Costanza indicando lo scatolone) Piccoli regali di papà! Niente grazie, prego! Per vec­chio amico, per bella moglie, per signorine... Buona salute signorine?

Costanza                       - Buonissima. Le faccio chiamare.

Cora                              - Prego! Ancora no. Prima cose molto impor­tanti. Segretario, posare scatola (indica la scrivania).

Gigi                               - (eseguisce) E' la prima volta che la scrivania serve a qualche cosa.

Cora                              - Segretario, prego, spingere Palmira fuori  (in­dica la comune)... e restarci insieme.

Gigi                               - (offeso) Ma io...

Costanza                       - Presto, segretario! Obbedisca! (Gigi e Palmira escono dalla comune).

Costanza                       - (indicando la poltrona) S'accomodi.

Cora                              - Aooh! No! (Siede sopra uno sgabello fra i due). Così meglio! Domando perdono. Arrivata lettera papà Davide per amico Tancredi?

Tancredi                        - (accenna di sì).

Costanza                       - Oggi stesso.

Cora                              - Ooh! Miei calcoli giusti! Vengo da Budapest! Oh! Bella, bellissima Budapest! Allegra! Si balla! Ar­rivo ieri con Palmira. Dario viene stazione.

Tancredi                        - E' dunque vero? Era già qui?

Cora                              - Sì... da mesi vari...

Costanza                       - E perché non s'è fatto vivo?

Cora                              - Dario molto strano. Studia cavalleria.

Costanza                       - E' ufficiale?

Cora                              - Non cavalleria reggimento, no. Cavalleria vecchia... (agita la mano che distanzia) ... assai vecchia, di uomini d'arme vestiti di ferro... tornei... trova... trova...

Tancredi                        - ...tori!

Cora                              - Ecco... tori... non corna: trova... tori con chitarra.

Tancredi                        - Liuto.

Cora                              - No... chitarra (gesto analogo). Studia caval­leria... ecco perché non è venuto qui.

Costanza                       - Non capisco!

Tancredi                        - Neanche io!

Cora                              - Facile invece. Studia cavalleria... pensa come cavalieri vestiti di ferro. Vuole amore... di quello che si canta nelle opere... Io voglio principe... lui amore... ful­gor del creato... Ecco, questo. E scrive a papà Davide che vuole una signorina amico Tancredi... non dice qua­le... Papà scrive amico Tancredi... io vengo a nome papà Davide per domanda ufficiale... non reggimento...

Tancredi                        - Bene!

Costanza                       - E non dice quale delle mie sorelle?

Cora                              - Dario muto. Ma nella sua stanza vedo foto­grafia... questa! (mostra un'istantanea).

Costanza                       - Il famoso gruppo!

Cora                              - Mi accorgo che Dario ne guarda una... ma quale? Questa o questa? Questa bambina, no!

Tancredi                        - Non glielo ha detto?

Cora                              - No. Studia cavalleria. Dice: «Tu, Cora, va: io verrò dopo. Tu dici condizioni...».

Costanza                       - Ah! Ci sono delle condizioni?

Cora                              - Sì... credo che siano condizioni di cavalleria... Dice: «Va... chiedi mano signorina per me. Se mi ac­cetta non sposo. Se rifiuta, sposo ».

Tancredi                        - Come? Come?

Costanza                       - E' un indovinello?

Cora                              - Condizione Dario.

Costanza                       - Sicché, se ho ben capito, il signor Dario domanda di sposare quella delle mie sorelle che lo ri­fiuterà?

Cora                              - Preciso. Brava!

Costanza                       - (a Tancredi) Ci capisci qualche cosa?

Tancredi                        - No. Ma rispondo: Bene!

Cora                              - Colleghì con me. (Si alza) Prego parlare si­gnorine. Io corro cercare Dario. Prego... non muovete. Penso io spingere Palmira! (esce dalla comune).

Tancredi                        - Però... se ci si pensa bene... è enorme!

Costanza                       - Zitto! Stai per dire una cosa idiota ed io mi sento satura! (A Gigi che entra) Proprio lei...

Gigi                               - Se n'è andata a centoventi HP, con la came­riera! Si può sapere...

Costanza                       - Chiami le ragazze! Presto! (Gigi esce da sinistra). Ho il sospetto che ci si voglia burlare.

Tancredi                        - Quella ragazza? No. Gli americani sono seri soltanto quando dicono cose stravaganti. No: par­lava sul serio la ragazza... (Fra se) Ed io non ho mai parlato tanto!

Gigi                               - Ecco le ragazze.

Costanza                       - Venite... (Vede Silvia) Che vuoi, tu?

Silvia                             - Mi ha chiamato, lui... (indica Gigi).

Costanza                       - Tu non c'entri...! Però... puoi anche re­stare. Tancredi? Parla tu. Io mi sento satura.

Gigi                               - Fa parlare Tancredi? E' inaudito! (A Tancredi)

Potrai?

Tancredi                        - (a Gigi) Sì: mi sono allenato. (Alle ra­gazze) Abbiamo ricevuto la visita della signorina Cora Imberti, la quale, a nome del padre, chiede per suo fra­tello Dario la mano di... di...

Silvia                             - Di chi?

Tancredi                        - Non la tua. Secondo quel famoso gruppo sembra che la scelta cada sopra una di voi due         (a Lavinia e a Camilla).

Lavinia                          - Senza specificare?

Tancredi                        - Senza.

Gigi                               - Io protesto! E' immorale!

Costanza                       - Lei stia zitto!

Tancredi                        - Ad una condizione... questa...

Costanza                       - Un momento! Non siamo autorizzati a rivelarla, mi pare, questa condizione.

Tancredi                        - Non l'ha proibito.

Costanza                       - Non l'ha chiesto. E quindi non è sicuro. Ad ogni modo fra poco sarà qui col fratello e poserà da sé la condizione. Un po' di pazienza.

Camilla                          - Oh! Tu... sai... la mia decisione non muta!

Gigi                               - (a Lavinia) E tu non protesti?

Lavinia                          - (alza le spalle).

Gigi                               - Non s'è mai vista una cosa simile!

Tancredi                        - E' originale... ma... è enorme!

Gigi                               - Ed io non ci sto. E griderò ben alto...

Costanza                       - (lo prende per mano e lo trae da parte) Zitto! Mi viene un'idea in favor suo...

Gigi                               - Mio? Cognatina bella...

Costanza                       - Zitto. Lei... è il segretario... è barone... io lo conosco... e perciò difendo lei! L'altro è uno spiantato, antipatico... Lo butto a mare! Si fida di me?

Gigi                               - Certo! (tra sè) Per forza!

Costanza                       - E mi lasci fare allora! (Lo allontana) Lavinia!

Lavinia                          - Che vuoi?

Costanza                       - Vieni qua! (A parte piano alla sorella) Ho pensato che di voi due, Camilla, per me almeno, è libera.

Lavinia                          - (seccata) E cioè?

Costanza                       - Libera. Tu no. C'è una promessa con Gigi, e si ha un bel dire, ma le promesse vincolano. Dunque tu sposerai Gigi, «arai baronessa come hai sem­pre sognato e lui resterà segretario... gli aumenteremo lo stipendio.

Lavinia                          - E Camilla? Sai che ama un altro...

Costanza                       - Lo so. Ma trenta milioni... sono trenta ragioni invincibili. Del resto vuoi vedere che la convinco?

Lavinia                          - Non credo!

Costanza                       - Guarda! Camilla! (Camilla s'avvicina al­zando le spalle). Tu (a Lavinia) vai pure! Ma osserva!

Camilla                          - Se credi di convincermi, la sbagli, ti pre­vengo!

Costanza                       - (la trae da parte) Lo so! (Voce emozio­nata) Mi ha commosso il tuo amore per quel poveretto! (Indica la finestra) E' consolante constatare in questo basso mondo, sporcato dal denaro, un sentimento puro, infrangibile, invincibile...

Camilla                          - Che cosa dici?

Costanza                       - Dico che non mi oppongo più. Che hai ragione! Che ti ammiro! Sposa pure il tuo poveretto. Ti autorizzo a rifiutare Dario Imberti.

Camilla                          - Ah, Costanza! Ah, sorella mia!

Costanza                       - Piccola mia! (si abbracciano).

Lavinia                          - (fra sé seccata) L'ha convinta!

Gigi                               - (fra se) L'ha convinta! Io sposo Lavinia!

Tancredi                        - C'è la pace! Meno male!

Battista                         - La signorina Imberti!

Cora                              - (entra come un fulmine seguita da Palmira che porta un mazzo di fiori) Sono io! Dario mi segue! Oooh! Le sorelline!

Lavinia                          - (si presenta) Lavinia! (è melliflua e bacia per la prima).

Cora                              - (si scioglie e va da Camilla) Camilla? Io Cora! (la ragazza si lascia baciare freddamente) Silvia?

Silvia                             - Mi piace, Cora! (le salta al collo).

Cora                              - Anche a me, Silvia! (l'abbraccia; a Costanza) Ebbene, Costanza, avete parlato?

Costanza                       - Ho voluto lasciare a lei tutto il merito.

Cora                              - Grazie! Dunque (a Lavinia e a Camilla) mio fratello Dario vuole sposare una di voi...

Lavinia                          - (pronta) Ne sono lusingatissima, Cora!

Gigi                               - (salta) Come?

Costanza                       - (trattenendolo) E' il meno che poteva dire!

Cora                              - (a Camilla che sta muta e corrucciata) Eb­bene? (A Lavinia, freddamente) Sono contenta! Ma Ca­milla? Non sa parlare Camilla?

Camilla                          - (risoluta) So parlare e parlerò. Ma non come crede e s'aspetta. Neanche lusingata sono. (Scoppia) E' inutile che il suo signor fratello si faccia delle illusioni su di me. Amo un altro e sposerò soltanto... dico « sol­tanto », a costo di farmi monaca... sposerò soltanto colui che amo. Mi sono spiegata chiaramente?

Cora                              - Aoh! Studia cavalleria come Dario? Bene!, come dice Tancredi! E allora, amici (a Tancredi e a Costanza) visto che Lavinia è lusingatissima e Camilla rifiuta chiaramente... io vi chiedo a nome di papà Da­vide, per mio fratello Dario, la mano di... (breve pausa) Camilla! (Profonda sensazione).

Camilla                          - (protestando) Ed io rifiuto!

Cora                              - Aspettate Dario...

Camilla                          - E venga pure il signor Dario, glielo ripe­terò sul muso...

Mario                            - (sulla porla) Grazie, Camilla!

Camilla                          - (con uno slancio gli corre accanto) Mario! (si prendono per mano).

Costanza                       - (balzando come una furia) Mi meraviglio! Lei è un insolente! Chi le ha permesso! Ma lo farò scac­ciare a bastonate! Tancredi, Gigi, Battista, gettatelo dalle scale...

Cora                              - (intromettendosi) Oooh! Prego! Perché get­tare dalle scale... mio fratello?

Tutti                              - (quadro) Dario!!!

Mario                            - Scusatemi. Domando perdono... a tutti ed a Camilla in ispecie. Non è una prova che ho voluto fare. No, Camilla. Ero sicuro del tuo amore. Fu Cora! L'idea fu di Cora, quando io le confessai che amavo Camilla. Troppo americana Cora. Vuole esser sicura. Io no. Da quattro mesi vivo qui fra voi e credo. Quando ti ho cono­sciuta, Camilla, e fu Gigi a presentarmi, il mio nome fu pronunziato male, Mario Alberti, invece di Dario Im­berti...

Costanza                       - Volevo ben dire che la colpa non fosse del barone!

Mario                            - Ed anche mia. Ho preso gusto ad essere amato come il povero Mario Alberti. Mi perdoni, Camilla?

Camilla                          - Si

Silvia                             - Pare una commedia...

Tancredi                        - ... come nella vita. (Gli attori e le attrici si dispongono sopra una linea e vengono alla ribalta).

Costanza                       - Fedel copia di vita,

Lavinia                          - Dubbi,

Camilla                          - Speranze,

Gigi                               - Pene,

Silvia                             - La commedia è finita

Costanza                       - .Come doveva...

Tancredi                        - Bene!

Cora                              - E se l'idea di Cora troppo strana pensate

Mario                            - Non giudicate ancora

Silvia                             - No, vi prego, osservate.

Camilla                          - La speranza, ecco, è amore,

Lavinia                          - Il dubbio è sciolto al sole,

Gigi                               - E per le pene il cuore s'allieta, non si duole.

Costanza                       - Così scorra la vita per tutti quanti!

Tancredi                        - Bene!

Cora                              - La commedia è finita come doveva!

Tutti                              - Bene!

(Inchino: quadro).

FINE

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