LILLUSTRE CONCITTADINO
Grottesco in tre atti
di INDRO MONTANELLI e MARIO LUCIANI
PERSONAGGI
IL BARONE
COSTANZO MALAGODI
GIOVANNI
IL COLONNELLO
IL SINDACO
GIULIA
SIGRID
LIDIA
LA SEGRETARIA MASSILEVI
UN BIMBO
In un borgo dItalia
Nota - Si consiglia, specie per i personaggi del barone Costanzo e di Giovanni, un'impostazione e una cadenza dialettali.
ATTO PRIMO
Il salone di un palazzo nobiliare di provincia. Una scala di legno parte dall'angolo destro in fondo e sale a una balconata sulla quale si spalanca una porta che d nelle stanze del barone Costanzo. Una porta a destra d nelle stanze di servizio. Laltra porta a sinistra, in prima, la comune. Nella parete di fondo un finestrone dietro cui s'intravvede la piazza principale del borgo in cui si snoda la nostra storia. Nella parete di sinistra altra finestra (in seconda, dopo la comune) che d sul fiume. Molti ritratti di antenati alle pareti; stemmi, scudi, armi antiche, trofei di caccia, ecc. Nell'angolo, fra la parete di destra e quella di fondo, c' un monumento a grandezza d'uomo, montato su un trespolo a rotelle che deve servire a trasportarlo, e un piedestallo con la scritta: All'illustre concittadino Curzio Malagodi - che ne innalz il nome sulle ali della gloria - la Patria riconoscente . Vi descriviamo come dev'essere la statua dell'eroe: un uomo nudo con foglia di fico che si aderge nella posa di chi stia per spiccare un salto: il corpo proteso in avanti col piede sinistro appoggiato a terra, il braccio destro teso indietro come in un a fondo di fioretto e quello sinistro ripiegato in dentro come in un presentat'arm . Sul gomito di quest'ultimo, un'aquila bianca che a sua volta sembra in procinto di spiccare il volo. Tavoli, sedie, poltrone. Disposte a piacere dell'arredatore. Apparecchio radio. Caminetto.
(Si apre il sipario e, sui personaggi immobili, a quadro , scender un cartello con la scritta: Ogni riferimento a persone o a fatti reali, puramente casuale . necessaria questa precisazione poich, prima e durante le rappresentazioni de L'Illustre concittadino, qualche lungimirante critico individu, erroneamente, nell'eroe, protagonista della vicenda, un personaggio esistente. Il cartello risale e i personaggi entrano in azione. un pomeriggio, verso le cinque. Sono in scena: il barone Costanzo, il Sindaco, la segretaria Massilevi e Giovanni).
Giovanni - Ogni volta che leggo quella scritta, mi commuovo. La Patria! . La Patria riconoscente! . Povero signorino!
Costanzo - Gi. Tuttavia quel termine Patria forse un tantino esagerato. Bastava dire il paese , il paese riconoscente .
La Segretaria - Melius est abundare quam defi-cere! E poi, perch esagerato? La sua fama ha varcato i confini del paese e anche della provincia. Suo nipote, barone, una gloria nazionale.
Costanzo - Gi... Una gloria nazionale! (Pausa) Giovanni, porta il vermouth, se i signori gradiscono...
Il Sindaco - Grazie.
La Segretaria - Troppo gentile.
Giovanni - Vado, signori. (Rilegge la scritta) La Patria riconoscente! . Oh! (Un tenue singhiozzo ed esce a destra).
Costanzo - E cos, domattina all'alba lo portano in piazza.
Il Sindaco - Domattina.
La Segretaria - Finalmente!
Costanzo - (alla segretaria) Lei non crede, signorina Massilevi, che questo rinvio di ventiquattr'ore nella cerimonia di inaugurazione!...
La Segretaria - Nooo! C' una tale aspettativa in tutto il paese e nel contado! Verranno a frotte, vedr. La Portitudo , la locale associazione sportiva, ha organizzato una sfilata davanti al monumento, in costume ginnico.
Costanzo - Purch il tempo si mantenga. una primavera cos capricciosa...
Il Sindaco - Certo era meglio se il rinvio non c'era. Ma, d'altra parte, non si poteva dare un simile dispiacere a quel povero maestro della banda... che per l'occasione ha composto un inno apposta... L'Inno al Polo!
La Segretaria - Quel Polo su cui il nostro eroe si sacrificato!
Il Sindaco - L'inno me l'ha fatto sentire col clarino. Fa... (Due o tre note stonate tentando di ricordarsi il motivo) Macch, io non ho orecchio. Ma molto marziale. Lo canteranno i ragazzi delle scuole.
Costanzo - Per rimandare l'inaugurazione per un mal di denti del maestro della banda... s, via, un po' forte! E almeno come sta ora?
Il Sindaco - Cavato il dente, passato il dolore. Domattina sar sul podio.
La Segretaria - (davanti alla statua) veramente una bella statua!
Il Sindaco - Eppoi somigliante! Con quell'espressione risoluta che riproduce cos bene il suo carattere forte, volitivo!
La Segretaria - (sorpresa) Porte? Dolce, direi piuttosto...
Il Sindaco - Come dolce?! Uno che parte da solo per piantare sul Polo la bandiera del proprio
La Segretaria - E della propria Fede! Per compiere un gesto simile ci,vuole soprattutto della piet!
Il Sindaco - Ci vuole soprattutto del fegato! Ma lo guardi da questa parte, scusi: la forza di quella mascella romana!
La Segretaria - E lei lo guardi da quest'altra: la dolcezza di quella fronte greca! Che ne dice, barone!
Costanzo - (ambiguo) Grecoromana! Una personalit complessa.
Il Sindaco - Ecco. E il pregio della statua proprio quello di riprodurre questa complessit.
La Segretaria - proprio bella! Io l'avrei vestita un po' di pi... ma bella!
Il Sindaco - Parla!
Costanzo - Speriamo di no. Se si mettono a parlare i monumenti, resta ben poco delle leggende su cui posano. I monumenti si espongono nelle piazze appunto perch sono muti. Quasi per castigarli che in quelle stesse piazze dove ora sostano coi passeri sul capo, i Tizi che raffigurano scatenarono rivoluzioni, guerre, provocando lutti e rovine. Si crede, essi credono, che il monumento in piazza sia un premio. Invece un'espiazione. L, immobili, al freddo, sotto la canicola, essi che in ricche uniformi tanto urlarono e tanto si dimenarono...
La Segretaria - Ma non lui, povero Curzio, non lui!
Costanzo - No. Lui uno dei pochi che meritano il monumento. Se non altro perch in vita sua non fece mai niente.
Il Sindaco - Come, niente?
Costanzo - Nient'altro, intendo, oltre quell'impresa. Voglio dire che, oltre quell'impresa, non ha compiuto nulla. Nemmeno peccati.
La Segretaria - Lo so.
Costanzo - Magari ne avesse compiuti!
La Segretaria - Magari, barone?
Costanzo - Sicuro, magari! Vede tutti quei signori? (Indica i ritratti degli antenati alle pareti) Tutte glorie di famiglia, su, su, fino a quello l che fu il fondatore della stirpe. Il primo e (indica se stesso) l'ultimo. Tutti peccatori,!signorina, eccelsi peccatori, prolificatori formidabili, tremendi donnaioli. Quando andavano a caccia, le contadine dovevano scappare davanti a loro come lepri... altrimenti non si salvavano. C' fra loro anche un vescovo. L, lo guardi, un vescovo... quello coi baffi!
La Segretaria - Un vescovo!? Ma rimonta a prima del Concilio di Trento...
Costanzo - S, mi pare... comunque... anche di lui le cronache della famiglia ne raccontano di quelle!
La Segretaria - Oh, barone... si direbbe che lei immagini i suoi antenati, anzich nel Limbo dei Santi padri, in una specie di Plaza de Toros!
Costanzo - E perch no?! Ho sempre considerato il toro il re degli animali. Io, al posto di Caligola, invece di un cavallo avrei fatto senatore un toro. Ma invece Curzio, nulla. Aborriva la caccia, mio nipote. N lepri, n donne. E cos con lui si chiude la serie. Con lui - ormai io sono vecchio - la casata dei Malagodi si estingue.
Il Sindaco - Ma lei, barone, aveva due figlie!
Costanzo - S, due figlie... due femmine. Ecco, forse questo stato il castigo. Le femmine che furono sempre lo spumante, la simpamina della mia casata... ne hanno chiuso la porta sui secoli futuri. Due femmine sposate una in Francia, l'altra al Canada... e un nipote scapolo ... che si immolato sulla banchisa!
La Segretaria - Chiss quanto le dispiace separarsi da quella statua!
Costanzo - Oh, s. Qui dentro, fra tanti antenati, un postero non guastava!
Il Sindaco - Ma in compenso una bella soddisfazione per lei...
Costanzo - Enorme! (Si riprende) Che nulla toglie, beninteso, al dolore.
La Segretaria - Beninteso, beninteso! (Pausa. Occhi al cielo) Ma questa stata la volont del Signore!
Il Sindaco - E della Patria! (Si mette sugli attenti).
Costanzo - Riposo! Oh, scusi, vecchia abitudine militare!
Il Sindaco - C'era in Curzio la stoffa dell'eroe, caro barone, c'era. Solo i miopi potevano non vederlo. Ma io, modestia a parte, non mi ero ingannato!
Costanzo - Ah, no?
Il Sindaco - (iettatore) No! Vedrete, dicevo spesso ai miei elettori, vedrete che la mia gestione di Sindaco non finir prima che un monumento sia elevato anche nel nostro paese . Attorno ai monumenti, oltre i passeri, caro barone, svolazzano le parole. Il popolo ha sete di parole. E fame di marmo. Il marmo il pane del popolo!
Costanzo - Pane un po' duro...
Il Sindaco - Oh, ma il popolo lo mastica ch' una meraviglia. E quando promettevo un eroe nostrano, pensavo proprio a lui, a Curzio.
Costanzo - (si fruga in tasca, afferra un mazzo di chiavi e furtivamente le struscia sulle dita della segretaria che, un po' spaventata, ha dapprima un movimento di ripulsa, ma poi stringe anche lei lamuleto).
Il Sindaco - Certo, ai nostri concittadini, che lo hanno conosciuto di persona, far un grande effetto ritrovarselo ora davanti, aureolato di eroismo ed eternato nel marmo.
Costanzo - A che ora incomincia la cerimonia ufficiale?
Il Sindaco - Alle nove. Ma il monumento verranno a prenderlo all'alba, in modo che il popolo, quando si sveglia, lo trovi gi montato sullo zoccolo.
Costanzo - (a Giovanni che entra col vermouth) B, dove t'eri cacciato?
Giovanni - Mi scusi, signor barone... ma non ho la testa a posto. Pensare che domani ce lo portano via!... Povero signorino!
Costanzo - (alla segretaria) Gli voleva molto bene.
La Segretaria - Questo gli fa onore.
Costanzo - Servit vecchio stampo, cari amici! Che si affezionava alla famiglia, ai muri di casa, oltre che allo stipendio.
Il Sindaco - Mi permetta, barone, comunque, residui mediovali.
Costanzo - Il mondo, mio caro sindaco, ormai tutto un residuo... e noi siamo dei residuati! Ma ora su, facciamo un brindisi alla casa Malagodi (indicando la statua) per l'ultima volta al gran completo... Anche tu, Giovanni. Anche tu fai parte della famiglia. Anche tu sei un... residuato.
Giovanni - Grazie, signor barone (Si versa. Si toccano i bicchieri. Bevono).
La Segretaria - Ed io ora tolgo il disturbo. Ho seduta di Consiglio alla Congregazione di Carit.
Il Sindaco - E io ho la Giunta fra mezz'ora.
La Segretaria - A proposito: quella notizia del ritrovamento dei resti di un apparecchio sulla banchisa!
Costanzo - Smentita.
Il Sindaco - Se Dio vuole! (Costanzo ritocca le chiavi) meglio che sia scomparso cos, fra mare e cielo, come Icaro...
Costanzo - ... fra mare e cielo, come Icaro! . una frase del suo discorso?
Il Sindaco - Una delle tante. A domani, signor barone. Andiamo, signorina Massilevi?
La Segretaria - Veramente...
Il Sindaco - Cosa?!... Ah, gi. Lei non vuole farsi vedere per la strada con me!
La Segretaria - Per questa volta, dato che veniamo dalla casa di lui...
Costanzo - E lui non era n bianco, ne rosso, n nero...
La Segretaria - Allora a domani, barone.
Costanzo - A domani e grazie della visita.
La Segretaria - E... barone, ci sarebbe...
Costanzo - Chi?
La Segretaria - Monsignore... che vorrebbe venirla a trovare. La chiama la sua pecorella ...
Costanzo - Mio Dio, pecorella... Monsignore molto buono. Io direi piuttosto caprone. Oh, pardon! Ma si, dica a Monsignore che uno di questi giorni venga a colazione da me. Gioved, va bene?
La Segretaria - Gioved! Monsignore ne sar felice!
Costanzo - Anch'io.
Il Sindaco - L'incontro dell'Innominato col cardinal Borromeo!
La Segretaria - Lei il solito eretico!
Il Sindaco - E lei... la solita baciapile!
Costanzo - Ma no. Io credo. A modo mio, ma credo. Del resto a Natale e a Pasqua vado anche a Messa.
La Segretaria - (Umida) Monsignore dice che non basta...
Il Sindaco - A voialtri se vi si da un'unghia, pretendete tutto il braccio!
La Segretaria - Miscredente!
Costanzo - Via... dovete uscire assieme... Fate che la gente vi veda sorridervi l'un l'altra.
La Segretaria - Questo mai!
Il Sindaco - Vede?! Sono molto pi intransigenti loro di noi! Dunque di nuovo, barone.
Costanzo - Di nuovo.
La Segretaria - Di nuovo.
Costanzo - Di nuovo. E mi saluti Monsignore.
La Segretaria - Grazie. (Il sindaco e la segretaria Massilevi escono preceduti da Giovanni che fa loro strada).
Costanzo - (rimasto solo prende un mazzo di carte sullo stipite del caminetto, siede a un tavolo, infila gli occhiali e si appresta a fare un solitario).
Giovanni - (rientrando dopo qualche istante) Allora, signor barone, domani ce lo portano proprio via?
Costanzo - (seguitando a giocare) Eh, s, ce lo portano via. La piazza, la gloria... il popolo lo attendono!
Giovanni - Povero signorino... Oh, per me sar sempre il signorino anche se gl'intitolassero una citt... a quest'ora, ricorda? Veniva in cucina a rubare la marmellata...
Costanzo - Non la rubava. Eri tu che gliela davi!
Giovanni - La chiedeva in un modo che non gli si poteva rifiutare. Non gli avrei rifiutato nemmeno mia figlia, se ne avessi avuta una.
Costanzo - Se tu avessi avuto una figlia, prima di tutto non ne saresti stato il padre, poi te l'avrebbero presa senza chiedertela. Nessuna domestica o parente di domestici mai uscita indenne da questa casa!
Giovanni - (con orrore) Lo so, purtroppo!
Costanzo - Le donne, indenni, loro (indica gli antenati senza alzare la testa dalle carte) le hanno conosciute il primo giorno... L'indomani non lo erano gi pi!
Giovanni - Loro... non il signorino Curzio!
Costanzo - (alza gli occhi dal solitario, li fissa in viso a Giovanni) Gi, lui, forse...
Giovanni - Il signorino spesso si confidava con me... (Con sufficienza) Le donne - mi diceva -le donne... .
Costanzo - Le donne, cosa?! Continua! Le donne che cosa?
Giovanni - Niente. Diceva solo le donne , ma era l'intonazione che contava...
Costanzo - (piantando per un attimo le carte) E lo diceva a te! (Parodiando un'intonazione di sufficienza e di disprezzo) Diceva le donne! . (Furente) Una bestemmia, qua dentro, in mezzo a loro che le donne le hanno sempre raccattate in pezzi ai loro piedi... (Fissa la statua) Stona, inutile, stona in mezzo a loro... Sono contento che domani me lo tolgano di torno... (Pausa. Riprende il solitario).
Giovanni - Povero signorino!
Costanzo - (breve, alla statua, come si rivolgesse ad un vivo) Scusa! (Riprende il solitario).
Giovanni - (attento al gioco del padrone) Il sette di cuori, signor barone.
Costanzo - Cosa?
Giovanni - L, sul sette di quadri.
Costanzo - Gi. (Sposta la carta. Ci ripensa) Si chiama solitario perch uno lo faccia da solo, no?
Giovanni - (dopo un po') Signor barone...
Costanzo - Cosa?
Giovanni - Avr sofferto, signor barone?
Costanzo - Chi?
Giovanni - (indicando la statua) Lui.
Costanzo - Lui?
Giovanni - Lui, s. Avr sofferto?
Costanzo - No, non possibile. Non era fatto per soffrire, lui. Avr trovato il modo di non soffrire neanche stavolta. Ignorava le sensazioni dirette, lui!
Giovanni - (dopo un silenzio) Lo servo qui, il t?
Costanzo - S.
Giovanni - (esce e quasi subito rientra spingendosi avanti il carrello del t. Riempie la tazza di Costanzo).
Costanzo - (sempre teso sulle carte) Cos' questo baccano, Giovanni? Il fiume?
Giovanni - S, signor barone. Cresce sempre di pi.
Costanzo - Un giorno o l'altro ci porta via la casa.
Giovanni - (indicando la finestra a sinistra) L'acqua arriva proprio l sotto. (Accostando la tazza al barone) Si raffredda, signor barone.
Costanzo - (beve) Grazie. (Indi si ferma nuovamente davanti ad una difficolt del solitario) Dunque... dunque...
Giovanni - (dopo aver guardato le carte) La donna di quadri, signor barone...
Costanzo - (con un pugno sul tavolo) Te lo dico per l'ultima volta, Giovanni: ti proibisco d'intrometterti fra me e i miei solitari. Tu mi fai portare le camicie che vuoi, le scarpe che vuoi, le cravatte che vuoi... orribili fra l'altro. Mi fai mangiare le porcherie che piacciono a te, mi dai le medicine nelle quali tu credi e io no. Tutto! Io sopporto tutto!... Ma nei miei solitari ti proibisco di ficcare il naso. Oh, perbacco! (Pausa) Dove la vedi questa donna di quadri?
Giovanni - (tranquillo, come se la sparata del padrone fosse rivolta alla luna) Eccola l, signor barone!
Costanzo - Dove? Ah... non riescono mai questi maledetti solitari!
Giovanni - Sfido, io. Non vede le carte! (Mordendosi le mani) L ce n' un'altra che...
Costanzo - (supplice) Zitto, non me lo dire! (Ci studia sopra poi alza gli occhiali sulla fronte, per seguire lo sguardo di Giovanni. Toccando una carta) Questa?
Giovanni - No, quella! (Sta per indicare una carta).
Costanzo - Ti supplico, zitto! (Campanello).
Giovanni - (dopo una pausa) Suonano, mi pare.
Costanzo - Pare anche a me. (Giovanni non si muove) B?
Giovanni - Vado, vado... ma quel tre di picche, signor barone... (Esce e rientra quasi subito con Lidia, ragazza sui 23 anni. Veste a lutto, con un che di monacale. E tale anche l'inflessione del suo dire. Reca in mano un grosso mazzo di fiori bianchi).
Lidia - Buona sera, Giovanni. C' il barone? I
Costanzo - (si alza, s toglie gli occhiali e le va incontro I senza riconoscerla).
Lidia - Non mi riconosce?
Costanzo - Lidia! Oh, cara, come va? Patti I vedere! (La guarda portandola al centro della scena. I "Osa con lei, come con molti, un tu protettivo... I baronale) Sfido che non ti riconoscevo! Ti ho lasciata I bambina e ti ritrovo quasi donna...
Lidia - Quasi, barone... Ho ventitr anni!
Costanzo - Eh, questi anni corrono e non si fa I a tempo a tenergli dietro! Io non ti vedevo da quando andasti in convento e allora avevi le trecce lunghe. Bellissime d'altronde. Le rimpiango. Le trecce per le donne sono ci che la criniera per i cavalli. Anche ai cavalli oggi si usa tagliarla. Una barbarie! (A Giovanni) Un'altra tazza di t, Giovanni.
Giovanni - S, signor barone. (Esce a destra).
Costanzo - (a Lidia) Siedi.
Lidia - (esegue) Grazie. Ma forse la disturbo... Mi dispiace...
Costanzo - E a me dispiace che tu abbia aspettato tanto tempo prima di venirmi a trovare... Da quando sei tornata in paese?
Lidia - Da quattro mesi. Sono uscita di convento I perch pap aveva bisogno di un aiuto: le visite ai I poveri, la beneficienza, l'assistenza ai carcerati... Mio padre lei lo sa, presidente della Congregazione di Carit...
Costanzo - Meritatamente. E ho sentito anche che tu lo coadiuvi in maniera esemplare. Brava!
Lidia - Non mi prende in giro, barone?
Costanzo - Che dici?! Io ammiro molto tuo padre... e te! Oh, Dio, s, io, la domenica, invece di andare I a trovare i carcerati, vado a giocare a poker al Circolo della Caccia... per quando tuo padre ha bussato a me per i suoi assistiti, non mi sono mai tirato I indietro.
Lidia - Lo so. E pap la ricorda sempre nelle sue preghiere. E anch'io.
Costanzo - Anche tu?! Oh, ma allora posso gi staccare il biglietto per il Paradiso... Oh, ma che dico mai?! Sono un impenitente peccatore! Prega, prega, Lidia. Ne ho tanto bisogno!
Lidia - (abbassando gli occhi) S, barone.
Giovanni - (rientra con una tazza vuota e comincia a versare il t).
Costanzo - (a Lidia) Col latte, mi pare?
Giovanni - No, col limone.
Lidia - Col limone, grazie.
Costanzo - (tra i denti) Non sbaglia mai!
Giovanni - (serve Lidia).
Costanzo - (a Giovanni ) Va pure.
Giovanni - S, signor barone. (Via a destra)
Costanzo - (a Lidia, accennando al mazzo che questa, tiene ancora tra te mani) Che bei fiori!
Lidia - (timida) Se lei me lo consente, vorrei deporli sulla statua del povero Curzio.
Costanzo - Ma certo, un pensiero squisito,.
Lidia - Grazie. (Va a deporre i fiori sul basamento della statua. Resta a contemplarla).
Costanzo - Tu conoscevi gi il monumento!
Lidia - A memoria. Mentre lo faceva andavo dallo scultore ogni mattina per raccomandargli la somiglianza... soprattutto spirituale.
Costanzo - Ah... E ti pare che la somiglianza... spirituale ci sia?
Lidia - Mio Dio, una somiglianza assoluta non ci poteva mai essere. C' del raccoglimento, del pudore - direi - che lo ricordano molto... Quella fronte pensosa, quell'atteggiamento assorto... Ma il vero segreto di Curzio, quella sua delicatezza nascosta e ombrosa... chi mai avrebbe potuto renderla?! Forse il Beato Angelico!
Costanzo - Gi... forse, soltanto lui!
Lidia - Poi non gli ha fatto il libro sotto il braccio... Curzio teneva sempre un libro sotto il braccio...
Costanzo - Quale libro?
Lidia - Il Vangelo!
Costanzo - (dopo una sguardo rapido, significativo alla statua) Ah, gi...
Lidia - Invece gli ha fatto quell'uccellaccio... Ma la gente non sa nulla di lui e pu anche credere che fosse cos. Solo noi ne sorrideremo un poco.
Costanzo - Noi... chi?
Lidia - Lei ed io.
Costanzo - Io... e te?!
Lidia - Vede, barone: non sapevo... e non so nemmeno ora, del resto, se facevo bene a venire nella casa di Curzio.
Costanzo - E perch, Lidia?
Lidia - Perch avevo vergogna di lei che certamente sa!
Costanzo - Cosa?!
Lidia - (sbigottita) Come... non lo sa?! (Lo fissa smarrita).
Costanzo - (dopo un po', strozzato) No!?...
Lidia - (chinando la testa) S! (Pausa).
Costanzo - Curzio?!
Lidia - S. (Pausa).
Costanzo - Tu e Curzio?!
Lidia - Io e Curzio! (Pausa).
Costanzo - Ma come successo... quando?!
Lidia - Credevo che lei lo sapesse... Da quando eravamo entrambi in citt...
Costanzo - E tu in convento!
Lidia - S, in convento... ma come educanda!
Costanzo - Gi... come educanda... (Pausa) E allora voi due!?... spaventoso!
Lidia - Perch spaventoso, barone?! Tutt'altro: pensi che non riuscivo nemmeno a provar vergogna di quello che facevo!
Costanzo - Ah, no!? E cosa facevi?
Lidia - Spesso mi afferravo a lui, cos... (Stringe forte il barone alle braccia, poi si ritrae) Oh, scusi...
Costanzo - No, no, fa pure...
Lidia - Mi afferravo a lui e lo stringevo a me; gli mettevo la mia guancia contro la sua... lo serravo forte... (Pausa) Peccavo, barone; lo so, peccavo.
Costanzo - Ah, lo sai, almeno?!
Lidia - S. Ma lui mi assolveva nell'attimo stesso in cui compivo il peccato.
Costanzo - E come?
Lidia - Amandomi.
Costanzo - Ah... amandoti ti assolveva!?... E ti assegnava anche la penitenza?
Lidia - No.
Costanzo - Meno male.
Lidia - Per volle salvarmi dall'inferno... .
Costanzo - Chiarisci, figliola, chiarisci, sei piuttosto nebulosa!
Lidia - Quella che con un altro sarebbe stata la via della perdizione, con lui fu la via della redenzione. Mai egli mi tolse dalla fronte la sua mano protettrice...
Costanzo - (alla statua) E bravo Curzio! (A Lidia) E tuo padre sa?
Lidia - Io non ho segreti per pap.
Costanzo - E cosa ha detto... pap?
Lidia - Mi ha preso per mano, mi ha portata da Monsignore e mi ha fatta benedire.
Costanzo - Quindi tuo padre sa anche che tu vesti di nero per lui?
Lidia - Oh, noi, in famiglia, si veste tutti di nero, dal 1908...
Costanzo - Cio?
Lidia - Dal terremoto di Messina! un voto.
Costanzo - E poi... poi, dimmi!?
Lidia - E poi, quando Curzio lasciava la citt per tornare qui in vacanza, ogni giorno ricevevo una sua lettera. Le conservo tutte. Sino all'ultima, che la pi bella, scrittami dall'aeroporto poco prima di partire per quella che lui sapeva essere la sua ultima avventura...
Costanzo - Lo sapeva?
Lidia - (estraendo dalla borsetta una lettera gualcita) Me lo dice qui in termini cos sicuri: (legge) L'ora del mio distacco dalle cose meschine di questa terra si sta avvicinando, mia adorata! Stamane mi sono confessato e comunicato. (Ripete a memoria, senza guardare il foglio) Era l'alba e la rugiada imbrillantava l'erba del sagrato... Essa luceva come quella mattina di primavera in cui la Grazia per la prima volta mi si rivel nella tua effige di educanda... .
Costanzo - La sai a memoria?
Lidia - A memoria. Ormai l'ho riletta centinaia di volte... Dunque: ah, ecco qui: Come sar io accolto dal mio Giudice terribile e misericordioso? Ci dipende da te, mia adorata! Ti ho io, veramente, aiutato a superare le insidie del male (queste ultime parole le dice guardando il barone in viso) o non ho io insinuato, nel tuo vergine animo, sino a corromperlo, qualche sottile veleno? .
Costanzo - A me lo domandi?
Lidia - No, lui che lo domanda a me. (Seguita nella lettura) I Cieli mi saranno aperti solo se dalla terra giunger il tuo messaggio di sposa felice, di madre pietosa! .
Costanzo - Sposa... madre... che significa?
Lidia - Mi chiedeva di sposare un altro.
Costanzo - E perch?
Lidia - Lo dice qui: (seguita la lettura) Nessuno appartiene a se stesso, n al proprio sogno di godimento terreno. Sacra la missione che Dio ci ha affidato: a me quella di recare la fede di Cristo in remote contrade, a te quella di assolvere il sacro dovere che la famiglia ti assegna, al focolare di un virtuoso sposo. Esaudisci questo voto! (Singhiozzando) Arrivederci, mia adorata! Arrivederci, non addio! Non qui, nella carne e nel peccato, dove io non torner, ma lass nella beatitudine eterna, di nuovo c'incontreremo: immateriali spiriti, redenti nella luce del Signore! .
Costanzo - (piano) Amen.
Lidia - Bella lettera, vero?!
Costanzo - Come no, sembra un'enciclica! Ma tu non piangere, ora!
Lidia - vero, non devo. Ma quando penso che l'ho disubbidito!
Costanzo - Ah, gi, voleva che tu ti sposassi... E perch non l'hai fatto?
Lidia - Oh, barone: in quale altro uomo troverei quello che c'era in Curzio?!
Costanzo - Giusto! Oh, non ce n' mica tanti come Curzio, sai? Quello unico!
Lidia - Per ho insistito presso mio padre perch almeno gli erigesse il monumento...
Costanzo - Ah, stato tuo padre?
Lidia - S, con una sottoscrizione fra i fedeli dell'Arcidiocesi. Io non potevo fare a meno di sapere un po' condivisa anche dagli altri la mia adorazione... Ogni giorno potr andare davanti alla sua immagine... (si alea e si avvicina alla statua) potr chiudere gli occhi, serrare forte i pugni, ed estasiarmi... estasiarmi... Oh, barone, come sar bello!
Costanzo - Calmati, figliola, calmati... (Dopo una lieve pausa significativa) Certo, certo: sar come dire? Celestiale!
Lidia - ( tornata accanto al barone) Celestiale, ecco! E un giorno, finalmente, lo raggiunger!
Costanzo - Dove?
Lidia - Nella beatitudine eterna, dove si riuniscono tutti coloro che hanno meritato la misericordia del Signore!
Costanzo - Se non fossi il miscredente che sono... ti darei la benedizione!
Lidia - Miscredente lei, barone?! Oh, no!
Costanzo - No?
Lidia - No. Ed appunto... perch no, che oggi, alla fine, sono venuta qua. Solo con lei potevo aprire il mio animo: con lei che non soltanto conobbe Curzio, ma lo educ agli ideali della religione e della piet. Lei, lo so, dei nostri!
Costanzo - Te lo ha detto lui? Guarda che ti sbagli, figliola! Io...
Lidia - Il frutto si assapora sotto la buccia! Lei, sotto la buccia, un santo!
Costanzo - Te l'ha sempre detto Curzio?
Lidia - S.
Costanzo - E tu ci credi?
Lidia - S.
Costanzo - Tu sei molto buona, Lidia!
Lidia - Non merito mio. Tutto quello che c' di buono in me, lo devo a lui. E lui lo deve a lei. (Si alza).
Costanzo - Te ne vai?
Lidia - Devo.
Costanzo - Ah, gi: i carcerati.
Lidia - (felice, come dicesse che va a ballare) No. Oggi i rachitici.
Costanzo - Ma tornerai, spero?
Lidia - S spesso, molto spesso.
Costanzo - Eppoi, ci vediamo domani alla cerimonia, in piazza. (Suona).
Lidia - No, domani no. Mi scusi, ma non potrei resistere a tanta banalit.
Costanzo - Figurati chi ti sente, mia cara!
Lidia - Le sarebbe piaciuto, barone, avermi per nipote?
Costanzo - Sarei stato il pi felice degli zii!
Lidia - Allora posso chiederle qualcosa?
Costanzo - S.
Lidia - Il permesso, quando siamo soli, di chiamarla ugualmente zio?
Costanzo - Certo, figliola mia!
Lidia - Grazie. (Gli d un rapido bacio, lasciandogli un segno di rossetto sulla guancia destra).
Giovanni - (entrando) Signor barone?
Costanzo - Accompagna la signorina, Giovanni.
Giovanni - Sissignore. (Fissa la guancia destra di Costanzo e si avvia).
Costanzo - A presto, allora.
Lidia - A presto. (E gi sulla soglia, torna sui suoi passi e corre alla statua: sosta un attimo, le accarezza il volto, mormora) Caro! (Indi raggiunge Giovanni che l'attendeva sulla soglia ed esce in fretta).
Costanzo - (rimasto solo inforca gli occhiali, si pone davanti alla statua e l'analizza).
Giovanni - (rientra, inforca a sua volta gli occhiali e analizza Costanzo).
Costanzo - (alla fine se ne avvede) B, che c'!
Giovanni - Si pulisca quella guancia, signor barone. macchiata di rossetto. Alla sua et!
Costanzo - Alla mia et... alla mia et!... Nella nostra famiglia, per tua regola, noi (indica in un unico gesto se stesso e gli antenati) abbiamo avuto donne sin sull'orlo della tomba! (Pausa. Indicando la guancia sinistra e stropicciandola col fazzoletto) Questa!
Giovanni - (severo) L'altra, signor barone!
Costanzo - (si pulisce la guancia destra. Altra pausa Indi indicando la statua) Ma d un po': tu, questa statua, l'hai vista bene da vicino?
Giovanni - Da due mesi la spolvero ogni mattina.
Costanzo - E ti pare che sia somigliante?
Giovanni - S, somiglia ad una statua: tutte le statue si assomigliano.
Costanzo - No, dico: somigliante a lui, a Curzio!
Giovanni - Con quel torace da scaricatore di porto?! Per l'amor di Dio! Se non ci fosse quella scritta... ed leggendo quella scritta che mi commuovo!
Costanzo - Tu lo ricordi bene, vero?
Giovanni - Il signorino? Ma morto da otto mesi, nuca da otto anni! (Con rimprovero) Perch, ; lei lo ha gi dimenticato?
Costanzo - No, non questo, ma... io ho avuto modo di studiarlo molto meno di te. In fondo, dopo il 25 luglio, quando abbandonai la carriera e tornai qui, lui era gi grande. Stava poco in villa. Studiava all'universit. vissuto molto pi con te, che con me.
Giovanni - vero. Per me il signorino non era il signorino. Era, con tutto il rispetto per il suo povero fratello e per la sua povera signora consorte, mio figlio.
Costanzo - Appunto.
Giovanni - E se la lasciavano fare a me, quella statua...
Costanzo - L'avresti fatta diversa, no?
Giovanni - Ma non vede, signor barone, che razza d'occhi gli hanno fatto!? Che mascella!? Il signorino aveva un viso da bambino, anzi, da bambina... Se gli avessi fatto la statua io, lo avrei rappresentato, sa come? Vestito alla marinara su un cavallo a dondolo... E poi quella cornacchia...
Costanzo - un'aquila, Giovanni!
Giovanni - Comunque, che c'entrava l'aquila con lui?! Semmai un pettirosso, gli dovevano mettere sul braccio! S, perch a ventisette anni egli era come quando ne aveva cinque... Quando lei lo rimproverava e veniva da me... il che avveniva una dozzina di volte al giorno...
Costanzo - Che vuoi!? Vedere un giovanotto di quasi trent'anni che si metteva le briglie e giocava, per la casa, al cavallo con te, imitando con la bocca il rumore degli zoccoli... mi dava ai nervi...
Giovanni - Ricorda!? (Fa un paio di giri per la sala, al galoppo, rivivendo i suoi giochi con Curzio) Aveva l'animo di un fanciullo... era rimasto un fanciullo!
Costanzo - D'accordo, ma poich non lo era...
Giovanni - (versando) Eppoi, chi lo ha conosciuto il signorino all'infuori di noi?
Costanzo - Vedeva, ad esempio la signorina Lidia...
Giovanni - Uh, le donne! Cosa vuole che capiscano le donne! Oh, s, ora, perch cos deshabill....
Costanzo - Giovanni!
Giovanni - Mi scusi, signor barone, ma quell'esaltata trover forse somiglianti quella bocca e quegli occhi da campione dei medio-massimi... (Ha seguito il gioco di Costanzo, intervenendovi su un altro tono) Ma, signor barone, se lei non vede quel qua... (Incontra lo sguardo micidiale di Costanzo e si ferma di botto).
Costanzo - Dicevi?
Giovanni - Niente, signor barone.
Costanzo - Ah, volevo ben dire... (Campanello).
Giovanni - (dopo una pausa) Hanno suonato, mi pare.
Costanzo - Pare anche a me.
Giovanni - (non si muove, tutto assorto nel gioco di Costanzo).
Costanzo - (senza alzare gli occhi dalle carte) B?
Giovanni - Vado. Ma quel tre di picche, signor barone... (Esce e rientra quasi subito con Giulia, una bella ragazza di 25 anni, anch'essa vestita a lutto. Reca un mazzo di garofani rossi).
Giulia - Il barone?
Costanzo - (toltisi gli occhiali le va incontro) Giulia... (Scherzoso) Quale sorpresa! Vieni, vieni, mia cara. (Le prende una mano e galantemente la fa sedere. A Giovanni che osserva con aria sorniona) Un'altra tazza di t.
Giovanni - S, signor barone. (Via a destra).
Costanzo - stato qui il sindaco tuo padre, insieme con la segretaria della Congregazione di Carit.
Giulia - Il diavolo e l'acqua santa! Lo so: ho aspettato appunto che uscissero, per venire io. Le dispiace?
Costanzo - Mi dispiace che tu non venga pi spesso. Ma capisco che ormai questa casa non offre pi attrattive per una creatura giovane e bella come te. (Ad un gesto d lei) Non dire di no, cara Giulia, non dire di no.
Giovanni - (rientra con una tazza vuota e comincia a versarvi il t).
Costanzo - Col limone, mi pare.
Giovanni - No, col latte.
Giulia - Col latte, grazie.
Costanzo - (fissa Giovanni a met stizzito, a met divertito) Maledetto!
Giovanni - (serve).
Giulia - Grazie, Giovanni.
Giovanni - Prego, signorina.
Costanzo - Va. (Un altro sguardo sornione al barone, indi Giovanni esce) Che bei fiori!
Giulia - Le dispiace se li lascio sulla statua del povero Curzio?
Costanzo - Figurati, cara: te ne sono grato. i miei fossero i primi...
Giulia - Volevo che (Si avvicinata alla statua. Vi scorge i fiori di Lidia) ... Ma vedo che qualcuno mi ha preceduto!
Costanzo - (pronto) Io! Ogni giorno gliene porto di nuovi. Lui li amava tanto!
Giulia - Tanto, s. (Mesta a contemplare la statua).
Costanzo - Tu avevi gi visto la statua?
Giulia - Ne ho seguito la nascita pezzetto per pezzetto, nello studio dell'autore. Ci andavo ogni sera.
Costanzo - Ah! (Breve pausa) E ti pare che gli somigli?
Giulia - Per quanto un blocco di freddo marmo pu somigliare a quella fiamma che fu la vita di lui! Io ho tentato, barone, di farlo comprendere allo scultore, ma non mi stato possibile. D'altronde dubito che lo stesso Michelangelo avrebbe potuto rendere quello che c'era di pi prezioso nella vita di Curzio...
Costanzo - Gi... forse nemmeno Michelangelo!
Giulia - (sempre fissando la statua) S, lo scultore ha tentato, poveretto; ci ha messo la migliore volont: quelle gambe apollinee, quel petto sotto cui si sente battere un cuore generoso, quel volto maschio, quella mascella volitiva, quello sguardo profondo e sicuro, fisso alle immancabili mte... Del resto non si poteva chiedere di pi ad un artista che ha conosciuto il modello solo superficialmente...
Costanzo - Gi, gi, sicuro. ,
Giulia - Eppoi gli manca il libro!
Costanzo - Il libro?
Giulia - Curzio teneva sempre un libro sotto il braccio!
Costanzo - (ricordandosi di quanto gli aveva detto Lidia) Ah, s, lo so. Il Vangelo!
Giulia - Macch Vangelo. Le vite parallele di Plutarco!
Costanzo - (disorientato) Ah, il... (Pausa. Uno sguardo alla statua) Certo che almeno... le parallele... si, dico il Plutarco, quello scultore, sotto il braccio, glielo poteva mettere. Per ci ha messo l'aquila!
Giulia - Non la stessa cosa!
Costanzo - Gi... un po' diverso...
Giulia - (rivolta alla statua) Per piacer. Somiglia all'ideale che la gente si fatta dell'eroe. Noi soli sorrideremo, nel nostro intimo, pensando quanto esso sia lontano dalla verit. Noi soli!
Costanzo - Noi, chi?
Giulia - Lei ed io. Non le pare, barone?
Costanzo - Io... e te. Certo. (Pausa).
Giulia - Lei mi ha rimproverato di non essere pi tornata in questa casa, dopo...
Costanzo - Ma ho subito aggiunto che ne comprendevo perfettamente i motivi...
Giulia - Per non sono semplici come lei immagina.
Costanzo - Ah, no?!
Giulia - No, barone. Rientrare qui, e non udire pi la sua voce e non trovare pi quel senso di sicurezza e di forza che solo lui sapeva dare...
Costanzo - Lui... Curzio?!
Giulia - S, Curzio. Per quanto grande sia oggi la mia disperazione, non la cambierei con la squallida serenit delle altre donne che, non avendolo conosciuto, non hanno nemmeno conosciuto cosa sia un uomo...
Costanzo - Mentre Curzio...
Giulia - S, barone!
Costanzo - Ma Giulia: le tue parole farebbero quasi pensare...
Giulia - (fiera) La verit, barone. Ed una verit di cui non mi vergogno.
Costanzo - La verit! Quale verit? Non vorrai mica dire...
Giulia - (come sopra) S. (Pausa).
Costanzo - Curzio?!
Giulia - (come sopra) S. (Pausa).
Costanzo - (masticando saliva) Tu e Curzio?!
Giulia - (come sopra) Io e Curzio! (Pausa).
Costanzo - (mettendosi gli occhiali) Scusa, mi si appanna la vista! Ma... come possibile?
Giulia - Scandalizzato?
Costanzo - No, stupefatto. Disorientato, Giulia. Annichilito. E... da quando?
Giulia - Da sempre!
Costanzo - Eh!?...
Giulia - S, come fosse da sempre. Da quando eravamo insieme sui banchi del liceo.
Costanzo - Accidenti!
Giulia - Non ho vergogna a confessarlo a costo di farmi giudicare l'ultima delle donne!
Costanzo - Dunque Curzio!?...
Giulia - Per sempre guidato dal suo onnipresente e implacabile senso di responsabilit!
Costanzo - Verso chi?
Giulia - Verso la Patria! Curzio era un predestinato!
Costanzo - All'eroismo! Gi!... (Alla statua) E bravo Curzio! (A Giulia) E poi?
Giulia - Poi, quando l'universit ci divise e lui and a seguirne i corsi in citt, ogni giorno ricevevo una sua lunga lettera...
Costanzo - Anche tu?
Giulia - Come, anche? Oltre me, chi?
Costanzo - Io! Curzio mi era molto affezionato.
Giulia - Lo so. (Pausa) E quando poi fui malata, in punto d morte...
Costanzo - Ricordo...
Giulia - Avrei voluto che quella polmonite mi durasse tutta la vita per vedermelo l, inginocchiato al mio capezzale...
Costanzo - Me lo dissero...
Giulia - Chiss perch con lei non ho pudori a confessarmi. E vorrei mostrarle anche l'ultima lettera... perch anche la sua ultima lettera la indirizz a me; la scrisse sul seggiolino di pilota poco prima di lanciarsi in quell'impresa sublime e disperata dalla quale sapeva di non poter tornare...
Costanzo - L'ha detto anche a te? (Si corregge) Lo sapeva?
Giulia - detto cos chiaramente qui. (Cerca nella borsetta, ne trae una lettera gualcita e legge): Non voglio drammatizzare! . Non voleva mai drammatizzare, lui! (Continua a leggere) Non voglio drammatizzare. Ma debbo tuttavia considerare seriamente l'ipotesi di un insuccesso sulla banchisa artica. Ebbene, se questa ipotesi si realizza, vorrei che tu non ti attardassi troppo sul rimpianto di me. Io ti amo, lo sai. Per c' sempre stato un equivoco fra di noi. Chiariamolo finalmente. Io non posso appartenerti... .
Costanzo - Ah, non poteva!?
Giulia - No.
Costanzo - E perch?
Giulia - Senta. (Legge) Ho ricevuto dalla mia coscienza la consegna, di portare un po' pi in l la bandiera del mio Paese, la eseguo! .
Costanzo - Sembra Giulio Cesare!
Giulia - (seguitando a leggere) E anche nel caso, veramente improbabile, che ci mi riesca, continuer sempre ad andare pi in l... .
Costanzo - Pi in l del Polo?
Giulia - S. (Legge) La mia vita appartiene al questa missione: gliel'ho dedicata. E questa missione non ha che un epilogo; un epilogo comunque inconciliabile con ci che tu mi offri e rappresenti. Io partir fra pochi minuti. Non ho modo di rivederti prima di allora, credo che non avr modo di rivederti I mai pi. Ebbene, tengo per data la solenne promessa che ora ti chiedo: quella di rifare la tua esistenza con un altro uomo. un sacrificio che t'impongo, lo so, ma tu me lo devi! .
Costanzo - Che vuol dire?
Giulia - Mi chiedeva di sposare un altro.
Costanzo - Anche a te?! Ma una mania!
Giulia - Cosa?
Costanzo - Niente, niente, va avanti!
Giulia - Lei ha detto anche a te! . Cosa significa quell' anche? . Quale altra donna aveva consigliato di sposarsi?
Costanzo - Oh, per questo, molte! Curzio era un acceso propagandista del matrimonio... altrui. Ma seguita, ti prego.
Giulia - (legge) Una volta mi dicesti, ricordi? che, al buon momento, mi avresti dimostrato di essere forte quanto me. Eccolo il buon momento! Fa ch'io ti possa ammirare. Fa ch'io possa non rimpiangere di averti amato. Obbedisci al tuo destino, come io obbedisco al mio. in questo identico assolvimento del nostro diverso dovere, che ci ritroveremo uniti e uguali, laggi... .
Costanzo - Dove... laggi!
Giulia - ... nei Campi Elisi, dove si ritrovano gli Eroi. Perci non ti dico addio, ma arrivederci. Arrivederci laggi! . (Pausa. Ieratica) Laggi!... Lui laggi! Mi piace immaginarlo cos: fiero, felice...
Costanzo - Laggi! E dimmi: perch non hai seguito il suo consiglio
Giulia - Perch nessun altro uomo mi saprebbe dare quella forza, ma anche quel brivido, quel delirio che provavo accanto a lui (rifacendo il gesto con Costanzo) quando lo afferravo forte, cos...
Costanzo - S, ho capito, Giulia. (Un attimo di pausa) Povera Giulia!
Giulia - Perch povera Giulia?! . Io non voglio essere compianta. Io voglio essere invidiata! Nessuna donna potr pi provare, quello che provai io, in quegli istanti...
Costanzo - ... in cui gli serravi i polsi... Capisco!
Giulia - La stessa sensazione che rivivr (si avvicina alla statua, chiude gli occhi, quasi in trance) quando davanti a quel marmo chiuder gli occhi, m'irrigidir, penser intensamente a lui... (Con voce tremante) Oh, barone!...
Costanzo - (confortevole) Che c', mia cara?
Giulia - Non sar pi di marmo, quella statua, in quegli istanti!
Costanzo - (subito, non sapendo che dire) S. (Poi ci ripensa) Per... vi dovete calmare, figliole!...
Giulia - Figliole?!
Costanzo - ... figliola! Devi essere forte!
Giulia - Ho cercato di esserlo come lui ha voluto... ma gli ho disubbidito: ho rinunciato a rifarmi una vita, come lui mi aveva ordinato...
Costanzo - Hai fatto male, Giulia. Chiodo scaccia chiodo, il mondo continua...
Giulia - Per me finito con lui, lass al Polo. (Romantica) Da quel giorno chiusi le persiane sul mio cuore, entro di me entr la penombra, gettai dietro le spalle me stessa... Da quel giorno non ho pi staccato fogli dal calendario... E poi farei del male a chiunque, confrontandolo al suo ricordo. Era troppo in alto!
Costanzo - Vedo, vedo... E tuo padre?
Giulia - Mio padre, anche se ha vagamente intuito qualcosa, non vuole entrare nella mia coscienza. Lui per il libero arbitrio...
Costanzo - Dimenticavo. Ma come puoi giustificare di vestire a lutto?
Giulia - Per fortuna mi morta zia Carlotta... S, dico, poveretta! Cos posso giustificarlo. Mio padre cerca, comunque, di accontentarmi in tutto. per questo che acconsent di far erigere quel monumento, quando glielo proposi...
Costanzo - Tuo padre?! Ma non stato il presidente della Congregazione di Carit?!
Giulia - Quel baciapile?! No, mio padre, con una sottoscrizione fra i soci del Circolo Giordano Bruno... . Gli dovevo quel monumento. E lo dovevo anche a lei!
Costanzo - A me?
Giulia - S.
Costanzo - (rivolta alla statua) Ah!...
Giulia - Lei, sotto sotto, un eroe!
Costanzo - Sotto, sotto?
Giulia - Sotto la sua scorza di cinico iconoclasta!
Costanzo - (burlescamente offeso) Ti ringrazio!
Giulia - Ho detto apparente . Oh, lo so. Lei, barone, dei nostri.
Costanzo - Dei vostri?! Te l'ha detto lui?
Giulia - S.
Costanzo - Allora... (Ha un gesto come a significare: se l'ha detto lui, non parlo pi! ).
Giulia - Ecco perch, alla fine, ho trovato la forza di venire, certo che lei mi avrebbe capito...
Costanzo - Come no!... (Giulia si alza) Te ne vai?
Giulia - Torner qualche volta.
Costanzo - Il pi spesso che puoi, Giulia. E alla cerimonia, domani in piazza, ci vediamo? (suona).
Giulia - No, domani no, mi scusi. Non potrei resistere a...
Costanzo - ... tanta banalit. Ti capisco.
Giulia - E posso chiederle un favore, barone?
Costanzo - Di chiamarmi zio, quando siamo soli?
Giulia - S... ma come ha fatto a indovinare?
Costanzo - La vita si ripete, Giulia, fatta di continui bis. Ma s, cara.
Giulia - Grazie. (Rapidissima gli d un bacio lasciandogli un segno di rossetto sulla guancia sinistra).
Giovanni - (entrando da destra) Signor barone?
Costanzo - Riaccompagna la signorina, Giovanni.
Giovanni - (fissa la guancia sinistra di Costanzo e si avvia).
Costanzo - Torna appena puoi, mi raccomando.
Giulia - Appena posso. (Fa per andare, ritorna sui suoi passi, corre alla statua, sosta un attimo, le accarezza il volto, mormora): Caro! (Indi raggiunge Giovanni ed esce in fretta. Identici movimenti, identica azione di Lidia).
Costanzo - (inforcati gli occhiali ritorna alla statua che fissa interrogativamente).
Giovanni - (rientra quasi subito, inforca a sua volta gli occhiali e fissa Costanzo).
Costanzo - (alla fine se ne avvede, estrae in fretta il fazzoletto e fa per pulirsi la guancia destra. Ma ritira la mano dubbioso. Alludendo alle guance) Quale?
Giovanni - (gelido) L'altra, signor barone!
Costanzo - (pulendosi la guancia sinistra) Quante storie! Infine potrebbero essere mie figlie, peggio: mie nipoti!
Giovanni - Anche il suo povero signor padre, buon'anima, diceva cos di quella figlia del fattore... ma poi si rammenta lo scandalo che ne nacque!...
Costanzo - A parte che ogni... scandalo di quel genere io lo consideri un nuovo nastrino sul medagliere di famiglia, qui, ti assicuro, non proprio il caso...
Giovanni - Non si sa mai! (Accennando al t) Posso portar via?
Costanzo - S, definitivamente.
Giovanni - (si avvia col carrello, ma prima di uscire da destra accende la radio: D'ora in poi, radio e dialogo di scena, saranno spesso sincroni, sta terminando una canzone).
Costanzo - (ritorna rapido alla statua con cui svolge un muto dialogo a gesti interrogativi, che si lasciano all'interpretazione dell'attore. Dopo un'ennesima interrogazione, si stringe nelle spalle, con aria disperatamente incomprensiva) Mah!...
Giovanni - (rientrando al mah! di Costanzo) Mah che cosa, signor barone?
Costanzo - Niente.
Giovanni - Dia retta a me, signor barone, non la guardi pi. Tanto, pi la studia e meno gli assomiglia.
Costanzo - (pia a s che a Giovanni) Giano bifronte!
Giovanni - Che cosa vuol mangiare, questa sera, signor barone?
Costanzo - Cos' che voglio mangiare questa sera, Giovanni?
Giovanni - Io direi che quegli spinaci...
Costanzo - E va bene, spinaci.
Giovanni - No, direi che quegli spinaci, per il suo fegato, non vanno.
Costanzo - E cosava per il mio fegato?
Giovanni - Due asparagi.
Costanzo - Eppoi?
Giovanni - Un'ala di pollo lesso con purea di patate...
Costanzo - (timidamente) E un po' di prosciuttino?
Giovanni - Ah, no! Il prosciutto poi no!
Costanzo - Pazienza! Allora io mi vado a cambiare. (Si avvia per la scala).
Giovanni - Il vestito gliel'ho messo sul letto.
Costanzo - Quello marron?
Giovanni - Quello blu.
Costanzo - (rassegnato) Quello blu!
Giovanni - Sissignore.
(Mentre si svolge questo dialogo fra Giovanni e Costanzo termina la musica che in sincronia con le loro battute veniva trasmessa dalla radio. Sempre in sincronia con i due personaggi in scena, giunge ora dall'apparecchio una Voce radiofonica)
Voce radiofonica - "Ripetiamo alcune notizie del Giornale Radio: Roma: Stamane alle ore dieci il Presidente della Repubblica ha ricevuto il Capo del Governo che gli ha riferito sulla situazione interna. Il Capo dello Stato si vivamente compiaciuto col Primo Ministro per il grado di ordine, di. efficienza e di prosperit raggiunto dal Paese sotto il segno della Democrazia. Napoli: Stamane all'alba un curioso fenomeno metereologico si manifestato sulla citt, che rimasta per oltre un'ora avvolta in una fitta nebbia di color rosso. Dileguatasi pi tardi la cortina ci si accorti che un piroscafo carico di pneumatici, che trovavasi ancorato in porto, era scomparso. Accorsa la Celere, veniva fermato un certo Esposito, il quale, interrogato, tuttavia negava fermamente di aver avuto a che fare nella faccenda. Pesaro: Oggi, dopo tre giorni, si chiuso il congresso nazionale del Partito Liberale. Pare che il vecchio, glorioso partito del Risorgimento si scinder in due tronconi: uno propenso allabrogazione della festivit, del XX settembre, l'altro tenace assertore della fatidica ricorrenza della breccia di Porta Pia .
Giovanni - - (che sta per uscire a destra, si ferma e fissa la radio).
Altra Voce radiofonica - Attenzione, attenzione!
Costanzo - (si arresta a mezza scala fissando a sua volta la radio).
Voce radiofonica - (in tono vibratissimo) Interrompiamo le notizie del Giornale Radio per trasmettervi un comunicato giunto in questo momento dall'Islanda. Attenzione! La United Press informa che la spedizione Renolds, gettate le ancore nella Baia del Delfino, ha quivi ritrovato un famoso trasvolatore che si riteneva morto da otto mesi, nell'audace tentativo di varcare il Polo Nord: Curzio Malagodi .
Giovanni - Signor barone, signor barone! (Resta come paralizzato).
Costanzo - (si passa una mano sul viso indi corre ad alzare il volume della radio e quindi a sostener Giovanni che sta per cadere) Su, su, cosa fai?
Voce radiofonica - Curzio Malagodi, scavalcato il Polo e obbligato da un guasto ad un atterraggio, capot. Nell'urto del velivolo col suolo sbatt violentemente la testa, perdendo i sensi e la memoria. Venne salvato e curato da un pastore missionario che da anni abita con sua figlia infermiera in quelle lontane plaghe, per assistere e convertire gli esquimesi alla fede di Cristo . (Altra voce radiofonica) Riprendiamo il nostro programma di musica riprodotta. Uno sloic-fox di David Hoffman: Ci-bb Ci-bba' . (Musica).
Giovanni - vivo, signor barone, vivo! (Squillo il telefono. Costanzo corre a staccare la spina. Rumore di folla. Scampano giocondo).
Costanzo - vivo!
Giovanni - Torna!
Costanzo - Torna!... Ma stasera non voglio veder nessuno! Nessuno, capisci?! Guai se apri!... Nessuno!... Torna!... Ma allora?!... Allora?!...
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Qualche giorno dopo. sera e la sala addobbata con iiori in attesa, visibilmente, di un festoso evento. La statua di Curzio sempre allo stesso posto. Si sente lo scroscio del fiume e il tambureggiare della pioggia.
(Sono in scena Giovanni e Giulia. Giovanni affacciato alla finestra che d sul fiume. Giulia in piedi, da un lato. sempre vestita di nero).
Giovanni - Io credo che il diluvio universale sia incominciato cos. Ma allora, almeno, avevano un'arca, mentre oggi noi non possediamo neanche quella. Se continua a piovere cos, c' pericolo si ripeta il guaio del 1912, quando s'inond il paese e tutto venne travolto. (Si volta verso Giulia) La piazza delle scuole gi diventata un lago, corso Matteotti un fiume...
Giulia - (tuttavia senza prendersela troppo) Chiss le campagne!
Giovanni - Oh, una rovina, signorina, una rovina.
Giulia - (pausa) E il barone?
Giovanni - Il barone... Il signor barone riposa.
Giulia - Incredibile!
Giovanni - Come, incredibile? Gli vorrebbe anche impedire di riposare, adesso?
Giulia - Non ho detto incredibile perch riposi, ma perch pu riposare, sospesi tutti a mezz'asta come siamo.
Giovanni - Il signor barone allenato a ben altre tempeste. stato ambasciatore nei Balcani, come dire sempre seduto su un barilotto di polvere.
Giulia - (dopo una breve pausa) Questa sera Curzio ritorna... Sarai contento, Giovanni?
Giovanni - Oh, signorina! Pensi che ogni tanto mi d dei pugni in testa per persuadermi di non sognare... Ritorna (cupo) e non ritorna solo! Ha sposato quella Igrid... quella Sigfrid...
Giulia - Sigrid! Gi!...
Lidia - (entrando in impermeabile) permesso? Buona sera... La porta era aperta...
Giulia - Oh, anche lei... Buona sera.
Lidia - Il barone mi ha pregato di venire, non ostante questo diluvio...
Giulia - Che strano! Come ha pregato me...
Lidia - (si toglie l'impermeabile che getta in un angolo. Anche lei sempre vestita di nero. Alludendo al barone) Non c'?
Giulia - No. Il barone riposa.
Giovanni - Se una cosa deve succedere, succeda; se non deve succedere, non succeda il suo motto. Credo l'abbia letto nel Corano.
Lidia - (spaventata) Il barone legge il Corano?
Giovanni - Il signor barone uno dei pochi che abbia letto tutti i libri della sua biblioteca. Non fa come molti signori che tengono i libri come ninnoli da salotto.
Lidia - Il Corano non un libro!
Giovanni - E che cos'?
Lidia - un libello. Nega la fede, chiama noialtri cani infedeli , esalta un falso dio !
Giulia - Tutti gli di sono falsi, mia cara!
Lidia - Cosa!?
Giulia - Meno uno, quello che mettiamo sull'altare; poi ogni Dio ha il suo profeta e ogni profeta tira l'acqua al suo mulino!
Costanzo - (appare sulla scala) Buona sera, mie care. (Scende lentamente).
Giulia - Buona sera, barone.
Lima - Buona sera, barone.
Costanzo - (a Giovanni) Tu, ora, lasciaci.
Giovanni - Sissignore. Tenevo compagnia alle signorine, mentre lei riposava.
Costanzo - Io non riposavo. Io pensavo.
Giovanni - B... mentre pensava. Vado. (Esce a destra. Pausa).
Giulia - Allora mi vuol dire, barone?
Costanzo - Che fretta, Giulia. Mai, fretta! Siedi e vedrai. Anche tu, Lidia.
Lidia - (ubbidiente come una scolaretta, sedendo) S, barone.
Giulia - (sempre in piedi) Lei un uomo terribile... Non vorrei si trattasse di qualche trabocchetto.
Costanzo - Niente trabocchetti. (Indicando il pavimento) L ce n'era uno, ma venne murato dopo il trattato di Campoformio. Siedi, per favore. (Giulia siede) Dunque, attente?
Giulia - Ma s.
Lidia - S, barone.
Costanzo - Io parler passeggiando, come quando tenevo lezione di filologia all'universit di Sofia. (Offrendo a Giulia) Sigaretta?
Giulia - (accettando) Grazie. (Costanzo glie l'accende).
Costanzo - (porgendo il portasigarette) Lidia?
Lidia - Non fumo, grazie.
Costanzo - Bene. (Ripone il portasigarette, accende la sua sigaretta. Fa qualche passo. Inizia quindi retorico, per smorzare via, via) Siamo in un paese d'Italia, un paese qualunque che, come moltissimi paesi di quella contrada, sorge su un fiume e si appoggia ad una rocca, la quale...
Giulia - Cos', una lezione di geografia?
Costanzo - Ci sono: ad una rocca, la quale, nel Medio Evo - eccomi nella storia! - serviva ai suoi abitanti per difesa. La rocca e l (indica oltre la finestra di sinistra) il fiume. Oltre il fiume c' una piazza...
Giulia - Barone, ma se ci passiamo ogni giorno; vuole che non lo sappiamo?!
Costanzo - Zitta, per favore, altrimenti perdo il filo...
Giulia - Ma non potrebbe venire al nocciolo?
Costanzo - Un momento, ti prego, Giulia.
Lidia - (che era attentissima alla prolusione di Costanzo) Ma s, per favore!
Giulia - (seccata) Il barone non ha bisogno di avvocati...
Costanzo - Di avvocati no, ma di un pubblico attento s. Una piazza, dicevo. Ma questa piazza, a differenza di tutte le piazze dei paesi circonvicini, nuda, spoglia. Non ha nel bel mezzo un monumento. Ecco, mie care: una piazza nuda, senza monumento. L'origine della nostra comune storia, parte tutta da questo punto.
Giulia - Comune storia?
Costanzo - S. Comune. Vedrai. Ma continuo: il paese antico; secoli sono trascorsi su di lui... eppure esso non aveva mai avuto un illustre concittadino cui erigere un monumento... Perch logico : non si erige una statua al cacciatore che ha abbattuto trenta starne o alla contadina che ha avuto un parto trigemino...
Giulia - Bene!
Lidia - Bravo!
Costanzo - Grazie. Invece a pochi passi, verso nord, era nato un celebre condottiero. A pochi metri oltre il confine, verso sud, era nato uno scienziato, famoso; pi a est, un poeta; pi a ovest un santo... Un crudele destino aveva fatto s che la Gloria dispensasse i suoi favori a tutti i paesi circonvicini, meno al nostro che, di questa trascuratezza, si sentiva profondamente mortificato...
Giulia - Ma per fortuna, un giorno, sull'orizzonte del nostro paese, apparve lui! (Indica la statua).
Costanzo - S. Ed ecco perch gli abitanti di qui e particolarmente il caro sindaco, tuo padre, Giulia, appuntarono sguardi di speranza e di... malaugurio su mio nipote,. allorch cominci a volare. L'aviazione , al giorno d'oggi, ci che al tempo dei romani era il Foro: la strada maestra della Gloria! Mio Dio! Curzio non la batt subito con successo. Arriv ventitreesimo su ventiquattro concorrenti al circuito del Lazio... Non bastava per un monumento; ci voleva qualcosa di pi...
Giulia - E allora, su un apparecchio messogli a disposizione da un costruttore suo amico, Curzio part per attraversare il Polo...
Costanzo - Appunto. Il tentativo fall dal punto di vista aeronautico, ma non dal punto di vista umano!
Giulia - Gi! E chi ci ha rimesso sono stata io!
Lidia - Lei?!
Giulia - S, io. Che c' di strano!! Curzio mi amava!
Lidia - Ne proprio certa?! (Si sono alzate e sono, faccia a faccia, come due galletti).
Giulia - Altroch certa!
Lidia - No, signorina! Lei inventa o si sbaglia: Curzio non amava lei!
Giulia - E chi, se lecito?
Lidia - Me, amava, me!
Giulia - Lei?!
Lidia - Ho pacchi di lettere che me lo dicono!
Giulia - Pacchi di lettere?! Io ne ho le scansie piene!
Lidia - Ma l'ultima la scrisse a me dall'aeroporto... Eccola, la. porto sempre in borsetta! (Toglie la famosa lettera dalia borsetta).
Giulia - A me dal seggiolino della carlinga. (Ormai soltanto una gara) E la mia porta la data del 23. (Toglie la lettera dalla borsetta).
Lidia - Non possibile! Il 23 era gi dato disperso... Mi faccia vedere la data...
Giulia - (senza mostrare la lettera) Le ripeto che del 23 settembre...
Lidia - Non ci credo. Mi faccia vedere!
Costanzo - (paterno, sorridente arbitro fra le due contendenti, avvicinandosi a Giulia) Su, Giulia, mostrale la data.
Giulia - (abbassando gli occhi, confusa) vero... 22 settembre anche la mia... (lunga pausa) Che mascalzone!
Lidia - Che spergiuro!
Giulia - Dopo tutto quello che successo tra noi!
Lidia - (ha inizio la gara inversa) E. tra noi!
Giulia - Eh, sapessi cosa ho fatto io...
Lidia - Cosa?
Giulia - Tutto!
Lidia - Tutto?!
Giulia - Tutto... e anche di pi!
Lidia - Non mi dirai che!?...
Giulia - Eh, s, purtroppo!
Lidia - Nooo!?
Giulia - E tu!?
Lidia - Oh, io...
Giulia - Tu, cosa?
Lidia - Eh, io... Anch'io!
Giulia - Nooo!?
Lidia - S!... Ma tu... quando, come?!
Giulia - Un pomeriggio a casa mia...
Lidia - A casa tua!?...
Giulia - S, un giorno che mio padre era andato in citt... La stanza era semibuia, le persiane erano abbassate, la signorina Clementina, nella casa accanto, suonava il suo solito Grieg al pianoforte. Fuori frinivano le cicale. Grieg... le cicale...
Lidia - (spasmodicamente tesa) Le cicale... Grieg...
Giulia - E tu?
Lidia - Un vespro... Suonavano le campane. Dietro l'Abbazia, su un prato di margherite...
Giulia - (trasecolata) Eh!?
Lidia - Mi sdraiai nelle margherite, chiusi gli occhi e gli dissi: Curzio, senti quant' soffice il prato! .
Giulia - Cos come con me quel pomeriggio... Ero in vestaglia...
Lidia - Giulia!
Giulia - E sotto la vestaglia ero... come quella statua, e senza nemmeno la foglia...
Lidia - Senza la foglia! Oh!...
Giulia - Ad un tratto afferrai la vestaglia e... (Fa il gesto di togliersela).
Lidia - (turbatissima) E... Lui?!
Giulia - (dopo una lunghissima pausa) Niente!
Lidia - Nemmeno con te?!
Giulia - Come nemmeno?. Perch... anche con te?!...
Lidia - (a mezza voce) S'inginocchi, mi mise una mano sulla fronte e mi cit alcuni versetti di Santa Caterina da Siena...
Giulia - A me declam quel passo di D'Azeglio che dice: L'eroe non appartiene a se stesso, ma all'umanit .
Lidia e Giulia - (ad una voce) Dunque anche tu!?... (Indi, con lo stesso movimento, si voltano interrogativamente al barone).
Giulia - Non vorr mica insinuare che un uomo che ha valicato il Polo...
Costanzo - Il visconte Jean d'Arras d'Arcourt...
Giulia - Qui stiamo discorrendo di Curzio, barone e non del visconte... s, quello... come si Marna!
Costanzo - (imperturbabile) Il visconte Jean d'Arras d'Arcourt, gentiluomo del XIII secolo e comandante di una legione al tempo della terza Crociata...
Giulia - Ma cosa c'entra?
Costanzo - C'entra! (Eroicomico) Il visconte Jean d'Arras d'Arcourt, ripeto, con un esercito di duecentomila mercenari armati a sue spese, cinse d'assedio Aleppo, onde liberare una bellissima schiava di nome Arminda che vi sapeva prigioniera di Re Saladino e di cui era innamoratissimo...
Giulia - Ma insomma...
Costanzo - Ssst! Cinque anni dur l'assedio: arieti, frombole, catapulte per cinque anni non ebbero riposo... Enormi perdite sub l'esercito assediami, ma finalmente le truppe del visconte vinsero la resistenza degl'infedeli... Jean d'Arras d'Arcourt, entrato da trionfatore nella citt, si precipit al palazzo dove sapeva rinchiusa la bella Arminda. Sul ponte levatoio alcuni armigeri tentarono ancora di sbarrargli il passo... Egli sguain la spada e ne uccise sei... Entr! In una sala di marmo rosa, sopra un monte di tappeti pregiati, giaceva la bellissima... Nel veder comparire il suo spasimante, ella si alz e gli corse incontro. Nuda! Nuda come te, Giulia, quel meriggio che cantavano le cicale, desiosa come te, Lidia, quel vespro in quel prato di margherite... Arminda da cinque anni lo attendeva nuda sui tappeti di Bukara! Lo prese per mano e gli disse: Finalmente, mio amato, l, con me, sui tappeti! . A quelle parole il visconte Jean d'Arras d'Arcourt -colui che per lei aveva assediato Aleppo per cinque anni! - arretr di tre passi e le disse: Maintenant, vous me demandez trop, madame! . Ora, voi mi chiedete troppo, signora! . Indi, fattole un profondo inchino, se ne torn fra i suoi mercenari che bivaccavano nella citt conquistata! (Pausa) Chi, fra quelli che oggi ne ammirano la statua al natio paesello bretone di Chat-de-Loup, oserebbe insinuare che il protagonista di tante avventure, fosse incapace di...
Giulia - (dopo una pausa d'incomprensione, illuminandosi) Lei vorrebbe farci capire che Curzio!?...
Lidia - Che Curzio non...
Costanzo - S, Giulia. S, Lidia.
Giulia - Che Curzio non... Che Curzio... (Guarda la statua, interrogativamente).
Costanzo - Appunto, Giulia.
Giulia - (quasi senza voce) Nooo! (Indi) Oh!...
Lidia - (chinando il capo e facendole eco) Oh!...
Costanzo - Ecco perch, mie care, non mi sono opposto al vostro tentativo di mandar Curzio al Polo, anzi ve l'ho incoraggiato. Era l'unico modo per lui - ultimo dei Malagodi - di finire in bellezza. Lui che chiude la mia casata. Il monumento in piazza, la piazza intitolata al suo nome e questa casa, il giorno in cui alla mia morte avesse chiuso i battenti, o anche prima... dedicata ai figli degli aviatori o trasformata in museo... Vedevo gi gli avi sorridere dalle cornici! Ahim, un sogno, cui mancato, per realizzarsi, la condizione essenziale.
Giulia - Quale!
Costanzo - La morte del protagonista.
Giulia - Come?
Lidia - Ma cosa dice, barone?!
Costanzo - Lo affermo, naturalmente, come storico, non come zio. Morto, nessuno avrebbe avuto a ridire su quell'epigrafe. Nessuno ha mai discusso le epigrafi dei morti. Ormai sono morti e non danno pi fastidio. Oh, capitemi bene: intendo morire per il mondo. Io, da lui pretendevo una morte ufficiale, non una morte fisica. Lui poteva poi, magari, sotto altro nome, andare a fare il boscaiolo al Canada o il sergente maniscalco nella Legione Straniera... Io, del resto, sapevo che Curzio se la sarebbe cavata...
Giulia - Lei lo sapeva?
Costanzo - Curzio se la cava sempre. Quello che non sapevo era che si sarebbe rifatto vivo dopo otto mesi.
Giulia - Chiss quanto avr riso di me, l'altro giorno, quando le volli far credere... che con Curzio...
Lidia - Anche tu!?... Anch'io!
Costanzo - No, non risi. Anzi. Vi fui grato della vostra, chiamiamola... millanteria.
Giulia - La nostra convocazione dunque servita a sgombrare la strada al reduce, vero? A impedirci di chiedergli conto di ci che ha fatto con noi!?...
Costanzo - Di ci che... non ha fatto, vuoi dire?
Giulia - lo stesso!
Lidia - Anzi, peggio!
Costanzo - (fra s) L'educanda!
Giulia - E lei crede che noi possiamo accoglierlo come se nulla fosse stato...
Costanzo - Ma nulla stato, infatti...
Giulia - appunto di questo niente che deve renderci ragione. Perch con noi, lui...
Costanzo - Probabilmente l'avr fatto per vincere se stesso. Perci si attacc a voi come a due...
Giulia - Cavie!
Costanzo - B... la parola un po' forte, ma...
Giulia - Ma rende l'idea. E noi abbiamo aiutato l'inganno! Noi abbiamo trascorso la nostra giovinezza a secondare i suoi esperimenti... Ah, no, barone! Lei rispolvera i ritratti degli avi e, ora, il suo monumento!... Io... rispolvero i miei anni pi belli perduti con lui. Io non posso rassegnarmi di aver rincorso un mentitore per tanto tempo! Barone: gli esperimenti si fanno sui conigli, non sulle donne! Mi sento cos umiliata, cos offesa! (Scatenandosi) Ah, ma io grider ai quattro venti la verit... (A Lidia) E la griderai anche tu, perch ha imbrogliato te, quanto me; ha mentito a te, come ha mentito a me... Lei, barone, ci ha fatto cugine?! Ebbene... le cugine si associano... Vero, Lidia?
Lidia - Giulia, io...
Giulia - (autoritaria) Tu... niente! Tu ti, lasci guidare da me. Voglio vedere come se la caver, quando grideremo in piazza: Curzio!? Curzio della famosa stirpe dei Malagodi!? Ma Curzio un im....
Costanzo - (subito interrompendola) E cosa ci guadagnerete sconfessandolo?! Nulla! Peggio, le beffe! per persuadervi di questo che vi ho voluto qui, stasera.
Giulia - E lei s'illude, barone, che noi permetteremo che quella statua!?...
Costanzo - Alt! Quella statua glie l'avete eretta voi! Del resto, tutti gli eroi sono diventati tali per merito o per colpa delle donne!
Giulia - E io, barone, le ripeto ancora che noi non permetteremo mai che venga collocata in piazza una statua ad un uomo simile!
Costanzo - Ma se sempre a simili uomini che le donne innalzano le statue! La storia popolata di queste avventure che si ripetono: dal visconte Jean d'Arras d'Arcourt a Curzio Malagodi! Solo, ne lui demandez pas trop, mes dames! . Non chiedetegli troppo, signore! .
Giovanni - (rientrando trafelato) Eccoli, sono qui, signor barone!
Giulia - Andiamo, Lidia. Forse meglio che noi, stasera...
Lidia - S, Giulia... (Sulla porta apparsa Sigrid, la moglie di Curzio. Bella, nordica, fredda, sospettosa. Indossa un impermeabile accollatissimo. Per qualche istante tutti i personaggi restano immobili, imbarazzati. Finalmente Costanzo si fa incontro alla, nuova venuta).
Costanzo - Tu sei... mia nipote1?
Sigrid - S.
Costanzo - Piacere, figliola. (La bacia in fronte).
Sigrid - (fredda) Piacere.
Costanzo - E... Curzio?
Sigrid - Alcuni giovani lo hanno riconosciuto e lo stanno portando in trionfo...
Costanzo - Ah...
Sigrid - Poi voleva vedere l'inondazione...
Costanzo - Non ci pensavo. Un uomo come lui, se vede un pericolo, ci si ferma...
Giulia - Appunto.
Sigrid - (indicando Giulia e Lidia) Le signorine?
Costanzo - Ah, gi, scusami: Giulia, Lidia... e tu Sigrid, vero?
Sigrid - Sigrid. (Stringendo la mano a Giulia e a Lidia) Piacere.
Giulia - Piacere.
Lidia - Piacere. (Pausa. I quattro personaggi si guardano, ma nessuno osa rompere il silenzio. Finalmente ancora Costanzo).
Costanzo - Che tempo, hai visto?! Che tempo d'inferno!
Sigrid - Italia paese del sole!
Costanzo - Gi...
Giulia - Gi...
Lidia - Gi...
Sigrid - (si volta e vede il monumento) E quello che cos'?
Costanzo - Ma come?! Il monumento a. Curzio!
Sigrid - (sorpresissima, a Costanzo) Ma non era gi stato inaugurato?
Costanzo - No. Doveva essere inaugurato la mattina del sette, proprio il giorno in cui arriv la notizia...
Sigrid - E perch non!!...
Costanzo - Quel giorno il maestro della banda si sent male e la festa fu rimandata all'indomani. La sera del sette invece la radio annunci che Curzio era stato ritrovato... e cos rimasto qui.
Sigrid - (dopo un po', con un risolino) Povero Curzio!
Giulia - Perch povero? .
Sigrid - (non risponde a Giulia. Chiede a Costanzo) E rester sempre qui?
Costanzo - Devi sapere che in paese ci sono due partiti...
Sigrid - Politica, sempre politica!
Costanzo - Anche da voi, lass in mezzo alle foche, fanno la politica?
Sigrid - Dappertutto.
Costanzo - Eh, gi: la politica un guaio universale, come il morbillo. Ma dicevo, qui in paese, ora, ci sono due partiti. S, due partiti preponderanti... gli altri non contano. Gli uni dicono: Se ora lo portiamo in piazza, cos, di marmo, con quella scritta sotto i piedi " l'illustre concittadino eccetera " e vediamo poi lui, in carne e ossa, al caff, giocare a scopone col farmacista... . Capisci? Nell'altro partito, invece, si sarebbe propensi, comunque...
Sigrid - E lei di che partito ?
Costanzo - Di nessun partito. Io sono un epurato.
Sigrid - Epurato? Non capisco.
Costanzo - Non puoi capire; sono faccende che succedono soltanto fra la gente... civile, non certo lass fra gli esquimesi.
Sigrid - Povero Curzio!
Costanzo - Non capisco perch tu lo compianga tanto. ancora malato?
Sigrid - ... (cerca la parola) ... svampito!
Costanzo - Cosa?
Sigrid - S. Spesso cammina come un sonnambulo. Sono ancora le conseguenze dello choc.
Costanzo - Dopo un'avventura simile!
Sigrid - Una tremenda avventura!
Costanzo - Sfido, al Polo!
Lidia - (con un lontano sospetto) Ma... il Polo l'aveva varcato!
Sigrid - Aveva perso la rotta. Forse lo aveva varcato, forse non lo aveva varcato...
Lidia - Perch, uno non se ne accorge quando lo varca?
Costanzo - No. Non ci sono cartelli indicatori con sopra scritto: Questo il Polo! . (A Sigrid) Vero!
Sigrid - (con un risolino) S.
Costanzo - E poi?
Sigrid - E poi Curzio ricorda soltanto che and gi, sempre pi gi, finch sbatt sulla banchisa... Bianco di sopra, bianco di sotto, bianco dappertutto... Rimase sotto l'apparecchio che bruciava...
Giulia - E il fuoco non lo tocc?
Sigrid - No. Lo salv anzi dall'assideramento e tenne lontani i lupi e gli orsi. Mio padre accorse e port Curzio nella nostra capanna...
Giulia - E quasi subito vi siete sposati!
Sigrid - Quindici giorni dopo.
Giulia - Un autentico coup de foudre , insomma!!
Sigrid - Se cos lei vuole chiamarlo.
Costanzo - Ma poich non sapevate chi era Curzio, a quanto ho letto sui giornali, aveva perso la memoria e si ricord chi era soltanto pochi giorni fa - s, dico... tuo padre ti spos con un ignoto?
Sigrid - Mio padre disse che non occorreva il nome, poich quell'uomo veniva dal cielo. Infatti, finch non seppi che il suo nome era Curzio, io lo chiamai sempre l'uomo venuto dal cielo .
Giulia - Che poetico!
Lidia - E il matrimonio dove l'avete celebrato?
Sigrid - Nella nostra capanna.
Giulia - Che romantico!
Lidia - E il prete?
Sigrid - Niente prete; il pastore, mio padre.
Giulia - (a Lidia) Tutto in famiglia, Lidia! Un incanto! E bravi, complimenti. Oh, certo che se non ci fosse lei, a quest'ora Curzio...
Sigrid - Oh, non io, mio padre.
Lidia - Ma Curzio era cattolico! Come ha potuto un pastore?!...
Costanzo - Lidia...
Giulia - (a Sigrid) Ma oltre a suo padre... anche lei ha fatto certamente molto per Curzio...
Sigrid - Io sono infermiera: era mio dovere. Il suo sistema nervoso era rimasto terribilmente scosso. (Pausa) Non sapeva pi nemmeno farsi il nodo della cravatta... (Abbassando lo sguardo) Le donne amano gli uomini che non sanno farsi il nodo della cravatta...
Giulia - Ma no!? Senti, senti! Non conoscevo questa raffinatezza!
Sigrid - (lunga pausa, indi fredda) Strano che Curzio non gliel'abbia insegnata!
Giulia - A me?!
Sigrid - A lei, s!
Giulia - Ma allora... egli non aveva ancora ricevuto il colpo sulla banchisa...
Sigrid - Perch!? Lei crede che quel colpo abbia provocato qualcosa di nuovo e di diverso nella vita di Curzio?
Giulia - E lei lo crede?
Sigrid - L'ho chiesto a lei! Io ignoro come fosse Curzio prima dell'incidente...
Giulia - Io ignoro come sia ora, dopo l'incidente!
Sigrid - Forse lo stesso uomo!
Giulia - (dopo aver fissato lungamente Sigrid) Forse lo stesso non-uomo! (Lunga pausa).
Sigrid - Allora non mi sono sbagliata quando vedendovi vestite cos, ho avuto l'impressione di conoscervi gi e di... riconoscervi, sorelle mie! (Si toglie limpermeabile e appare anch'essa vestita di un abito nero del tutto simile a quelli indossati da Giulia e da Lidia. Infatti i vestiti delle tre donne debbono sempre essere quasi identici).
Giulia - (guardando se stessa, Sigrid e Lidia) Tre vedove, dunque!
Sigrid - Dello stesso marito!
Giulia - Tre vedove... vergini! (Pausa. Indi scoppia a ridere. A Costanzo) Il visconte Jean d'Arras d'Arcourt!... Ah, ah... troppo bella! (Indica Lidia) Lei con la scusa della santit... me con quella dell'eroismo. (Indica Sigrid) Lei col pretesto del colpo...
Sigrid - Quale colpo?
Giulia - Quello sulla banchisa, quando cadde e perse la conoscenza... L'ha detto lei...
Sigrid - Tante cose si dicono per sgombrare la strada, per sondare il terreno... e poi...
Giulia - Ma, cosa vuol dire?...
Sigrid - Curzio, non mai caduto. Come non ha mai perso la conoscenza... Nemmeno un giorno, nemmeno un'ora. Nemmeno quando precipit con l'apparecchio... perch l'apparecchio non mai precipitato!
Giulia - No!?
Sigkid - No. Atterr con perfetta manovra, dopo aver scrupolosamente evitato il Polo. Atterr nei pressi di un villaggio che Curzio aveva visto benissimo, dopo averci volato sopra mezz'ora.
Lidia - E l'apparecchio non s'incendi?
Sigrid - S.
Lidia - Ah, s?!
Sigrid - S, perch gli diede fuoco lui. Dopo poche ore venne trovato illeso e immemore. Ma non cos immemore da dimenticare di distruggere tutti i documenti che portava indosso e gli strumenti di bordo che potevano denunziare la rotta che aveva effettivamente seguito.
Giulia - E questo lei come lo sa? Gliel'ha detto lui?
Sigrid - Oh, no. L'ho saputo dopo, interrogando un esquimese del villaggio. Dopo... ricordando un proverbio di lass che dice : Le menzogne sono come i lupi, non vengono mai sole .
Giulia - Incredibile. E poi?
Sigrid - E poi sette mesi di smemoratezza. Cos perfetta che mai nessuno dubit, nemmeno io. Cos perfetta che se la menzogna meritasse un monumento - (indicandolo) quello, per Curzio, sarebbe veramente inadeguato alla sua grandezza! Mai vero smemorato fu pi smemorato di lui. Non un gesto lo trad, fino a quel giorno...
Giulia - Quale giorno?
Sigrid - Quel giorno in cui, alla radio, ud la grande notizia che aspettava: l'inaugurazione della sua statua. Curzio era l, davanti all'apparecchio, come ogni giorno, intento a cercare... e non si era accorto della mia presenza oltre la porta buia. Oh, non spiavo, no. Ancora credevo in lui. Lo vegliavo semplicemente con occhio d'infermiera. La radio disse lo ricordo come fosse ora: Domani alle ore nove, con solenne cerimonia, sar inaugurato il monumento all'eroico trasvolatore Curzio Malagodi, immolatosi eccetera... . Il suo volto s'illumin. Un primo orribile sospetto mi attravers la mente... Eppure non volli ancora credere. Aspettai l'indomani con angoscia. E l'indomani, alle nove precise, Curzio url il suo nome... Oh! (Pausa) Io credevo di essere la moglie di un malato... Ero invece la vedova di una statua!
Giulia - (con furore) Ah, cos?! Non soltanto come uomo, ma anche come eroe ci ha dunque turlupinato, questo ignobile falsario!... (Afferra l'attizzatoio del caminetto e si appressa lentamente, ma minacciosamente, alla statua).
Costanzo - (che fino allora era rimasto nel fondo, immobile, impassibile, avanza e si para davanti a lei) Cosa intendi fare, figliola?
Giulia - Il visconte Jean d'Arras d'Arcourt, Aleppo la liber. Ma lui, il Polo, non l'ha scavalcato!
Costanzo - Oh, s... visto che tutti lo credono! (Montando sul basamento, quasi a proteggere il nipote nel marmo) Lui gi nella storia e la storia non si tocca!
Giulia - Curzio ha frodato anche la storia, barone! Lui ha passato la vita a frodare tutto e tutti; per stavolta ha frodato se stesso. Questo monumento poggia sopra una leggenda di eroismo che io ho coniato...
Lidia - Di santit che io ho convalidato...
Sigrid - Di martirio che io ho avallato.
Costanzo - E di cui voi siete le beneficiate! (A Lidia) Non sognavi di venerare un santo, tu?! (A Giulia) E tu non sognavi di adorare un eroe!? (A Sigrid) E tu non cercavi un malato da curare!? Curzio stato, di volta in volta, queste tre cose. Voi, ora, glielo rimproverate come un delitto... Fate male! Nessuna donna al mondo ha mai trovato un uomo quale voi lo trovaste in lui!
Giulia - Ma con l'inganno!
Costanzo - Il vostro! l'amore che inganna! Sono stati i tuoi occhi, Lidia, a farne un santo! i tuoi, Giulia, a farne un eroe; i tuoi, Sigrid, a farne un martire...
Giulia - Ma appunto questo che non gli perdoniamo. Lui, prima, ci ha tolto il gusto del peccato, ora ci ruba la fede nella virt... E non nemmeno di averci ingannato che, in fondo, lo accusiamo, ma di averci mostrato l'inganno!
Lidia - Perch tornato!?
Giulia - Perch non rimasto quella statua!? Lei, barone, dice che gliel'abbiamo innalzata noi!?... Ebbene ora, noi, la distruggeremo!
Costanzo - Non ci riuscirete, di marmo.
Sigeid - Baster dire la verit!
Costanzo - Nemmeno quella vi appartiene pi... (Indicando la statua) La verit questa!
Giulia - Noi grideremo che Curzio...
Costanzo - Perderete la voce e nessuno vi creder. (A Giovanni che entra trafelato) Che c', Giovanni?
Giovanni - L'acqua sconvolge e frantuma ogni cosa. Il bestiame trascinato via... (Le tre donne corrono alla finestra di sinistra e la spalancano) Il signorino Curzio sta aiutando la gente a traghettare...
Costanzo - Dove?
Giovanni - Qui, davanti al palazzo, signor barone...
Voci - Aiuto! Aiuto!
Costanzo - Che succede?
Giulia - Un bambino... un bambino caduto nel fiume...
Voci - Sta annegando! Salvatelo! Scompare! Aiuto! Aiuto!
Costanzo - (si fa largo fra le donne affacciate e sporgendosi dal davanzale, perentorio) Curzio! Curzio! Dove sei? Ah... Curzio, quel bambino! Quel bambino travolto dalla corrente... Devi salvarlo! Buttati! Buttati, Curzio! Tu che hai scavalcato il Polo... devi buttarti... (Piano a Giovanni che gli si appressato) E mica si butta, sai!? (Forte) Tu, l'ultimo dei Malago di! Buttati! Non... ti resta altro da fare!
Voci - (si coralizzano in un boato, cui si associano le tre donne) S' buttato!
Costanzo - (sollevato) Oh!...
Voci - Bravo Curzio! Bravo! Forza! Forza!
Costanzo - (in mezzo al generale baccano ritorna starnutando verso il centro della scena) Accidenti, ho preso il raffreddore come se mi fossi buttato io!
Voci - trascinato via anche lui... No, eccolo! Forza, Curzio! Forza! scomparso! No, eccolo l! Una corda! Gettategli una corda... Non si vede pi! (Sempre pi debolmente arrivano le voci) Curzio! Curzio! Curzio! (Silenzio, indi un pi acuto starnuto di Costanzo. Una pausa, indi entrano il sindaco e la segretaria della Congregazione di Carit, seguiti da un codazzo di popolo. Tutti si tolgono il cappello e si avvicinano alla statua in muta adorazione. Costanzo e Giovanni sono rimasti in primo piano).
Costanzo - (sommesso) Dopodich bisogna provvedere ad un cadavere, perch costoro si illudono che Curzio...
Giovanni - (come sopra) E vuole, signor barone, che non ci abbia pensato?
Costanzo - Ma non ora, subito...
Giovanni - Nooo! Fra tre o quattro mesi... Un bel cadavere che il fiume rigetti sul greto... Alto press'a poco... (accenna alla statua) ma irriconoscibile... appunto perch possa essere riconosciuto.
Costanzo - (serafico) Allora ci pensi tu?
Giovanni - (come sopra) Lasci fare a me, signor barone.
Costanzo - (si volge rivolto al sindaco, alla segretaria, al popolo) Avanti, avanti, miei cari...
La Segretaria - Non volevamo turbare il suo dolore... (Giulia, Sigrid e Lidia, che fanno gruppo a s, scoppiano in singhiozzi).
Costanzo - Su, su, figliole... Vi sia di sollievo pensare che il nostro caro non morto...
Giulia - (smettendo di piangere, impaurita) Come, non morto?!
Sigrid - (come sopra) Nemmeno stavolta?
Lidia - (come sopra) Non vorr mica dire!!...
Costanzo - No, rassicuratevi. Intendevo soltanto dire che... non morto per coloro che ne onoreranno la memoria nei secoli...
Tutti - (con un sospiro di sollievo) Ah!...
Costanzo - ... e per noi che la custodiremo intatta nel nostro cuore! (La banda, di fuori, inizia una marcia, sulle prime funebre, che poi sfocia in un allegro vivace ).
Il Sindaco - Povero maestro! Ci teneva tanto a suonarlo!
La Segretaria - L'inno al Polo!
Il Sindaco - L'inno... al fiume!
Costanzo - L'inno... a Curzio!
Il Sindaco - (avvicinandosi alla statua) E domani, in piazza!
Costanzo - (a Giovanni) Tu, mio fedele Giovanni, ora va! Keca la novella! Il mondo l'attende! (Sipario),
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Ventanni dopo. Dal finestrone del fondo, quello che d sulla piazza, appare la parte superiore del monumento a Curzio Malagodi. Bicorre quel giorno il ventennale della morte di Curzio.
(Quel giorno, come ogni giorno, Giulia, Sigrid e Lidia, nei cui capelli qualche ciocca grigia, vestite di nero, con sottane sino ai piedi e camicie e senza scollatura che le fanno apparire quasi tre monachelle, su tre sedie allineate a destra, stanno agucchiando una maglia. La Comune spalancata. Giornata di pieno sole. In quest'atto introdotta la voce che commenta. Infatti, mentre le tre donne sono sedute, chine sul loro lavoro, una voce atonale commenta al microfono).
La Voce - Vent'anni sono passati. Vent'anni sono trascorsi dal giorno in cui il paese che diede i natali a Curzio perdette un figlio, ma guadagn una statua. Ormai la casa che fu dei Malagodi diventata la casa dell'eroe, mentre Giulia, Sigrid - la donna venuta dal Nord - e Lidia sono diventate le depositarie della Sua Gloria. Esse, guardatele l, chine, lavorano a maglia per i soldati... Quali soldati?!... Oggi non ci sono guerre... Che importa! Esse non pensano alla guerra. Esse sanno soltanto che molto romantico, che fa molto vedova , agucchiare maglie per i soldati... Serviranno per la prossima guerra, che magari si combatter al Tropico, dove le maglie di lana non si portano... Giulia, Sigrid e Lidia fanno ormai parte del grande dagherrtipo dell'eroe... Giulia, Sigrid e Lidia sono ormai le tre sorelle in Curzio. Oh, ma ecco che qualcuno entra nella casa. Ah... Curzio. (Un bimbo di circa 9 anni entra e si ferma sulla soglia) Gi, anche lui, come il settantacinque per cento dei nati nel nostro paese durante il ventennio... pardon! durante gli ultimi vent'anni, portano questo nome, inusitato prima di allora... Curzio, su, consegna alle signore, depositarie della Sua Gloria, la pergamena... (Alle donne) Oh, una cosuccia!
Il Bimbo - (emozionato consegna la pergamena a Sigrid, che si avanzata sulle altre due donne).
Sigrid - Grazie, caro Curzio.
Giulia - (accarezzando il piccolo) Caro Curzio...
Lidia - Curzio... (Si sono passate il bambino. Ma evidente che esse, pi che lui, hanno accarezzato... il nome che porta. Infatti)
Giulia - Curzio! Fa bene pronunciare questo nome... Grazie, caro. (Curzio fa un inchino ed esce).
Sigrid - (deponendo la pergamena) La manderemo al barone Costanzo... A proposito: il barone aveva annunciato il suo arrivo...
Giulia - Per, aveva scritto se i miei acciacchi me lo permetteranno . Care, non dimenticate che ha pi di ottant'anni e ottant'anni sono sempre una bella et, anche per una fibra forte come la sua.
Sigrid - Verr certamente e con Giovanni. Povero Giovanni! Anche se ha qualche anno meno del padrone, sembra pi vecchio!
Lidia - Sono contenta di rivedere Giovanni. Oh, anche il barone, ma Giovanni era un tipo cos originale, cos divertente... Ricordate le massime che enunciava continuamente?
Giulia - Ed erano sempre massime del barone che lui rifriggeva, attribuendole a Maometto se erano di San Tommaso d'Aquino; a Platone se erano di Renan... Oh, ragazze... (S'interrompe, ha un triste sorriso) Ragazze! Ormai non siamo pi ragazze, anche se il nostro cuore...
Lidia - sempre quello di allora!? Oh, s,
Giulia - (Dolce scampano. Le tre donne si alzano e si fanno il segno della croce) La processione! (Si avviano per uscire. Sigrid per si ferma a mezza strada).
Sigrid - E se viene il barone?
Giulia - IJ barone pu entrare ed uscire da questa casa a suo piacimento. sempre sua anche se allora, vent'anni fa, la don al paese. Dal giorno in cui vi entr la Gloria, quella porta non si pi richiusa... (Lieve pausa, indi) Andiamo. (Escono).
La Voce - Sentite le campane? festa... nella piazza che porta il suo nome, tutto il giorno che si avvicendano gli oratori sul podio... (Il barone Costanzo e Giovanni entrano lenti, a braccetto. Si guardano attorno. Costanzo sorride agli avi) Oh, ma il vecchio Costanzo e il suo fedele Giovanni sono rientrati nella casa che fu dei Malagodi... Costanzo saluta suoi antenati, essendo ormai vinta la battaglia fra posteri e avi...
Giovanni - Sono gi due anni che non veniamo pi qui, signor barone, due anni che non'ci muoviamo dalla citt...
Costanzo - Due anni, gi. Ma aspetta che mi siedo. E siedi anche tu.
Giovanni - Oh, signor barone...
Costanzo - Via, quando s'invecchia si fa come il vino: si diventa generosi. Siedi. (Giovanni siede).
Giovanni - Oh, ma. lei, signor barone, sempre stato generoso con me. Io debbo a lei...
Costanzo - E io debbo a te... (Bonariamente ironico) Adesso facciamo una bella lista di quello che ci dobbiamo l'uno all'altro. Se tu hai avuto bisogno di me, io ho avuto bisogno di te, quindi partita pari ed inutile ringraziarci a vicenda. Ti pare?
Giovanni - Giusto, signor barone... (Pausa) Signor barone...
Costanzo - Eh?
Giovanni - Il paese stato buono con lui.
Costanzo - Oh, s. Non contento di avergli dedicato una statua, una piazza e una piscina, volle elargirgli anche una medaglia d'oro...
Giovanni - Che fu appuntata sul bavero della giacca del signorino e scomparve nella tomba col cadavere... col cadavere...
Costanzo - Diciamo col cadavere che l'indossava. .. quel cadavere previdente che venne trovato, ormai irriconoscibile...
Giovanni - Sfido! Erano ormai centodiciotto giorni che stava a bagno-maria!
Costanzo - Due Ministri e sei Deputati assisterono alla cerimonia...
Giovanni - Che giornata! Rammenta le cinque orazioni che si susseguirono in piazza e al cimitero?
Costanzo - L'ingresso di un uomo nella storia e la traduzione della sua effige nel marmo, arricchiscono il patrimonio della virt e corroborano la fede negli immancabili destini... .
Giovanni - Ormai i paesani non hanno pi timore a lasciar giocare i loro bambini in riva al fiume, perch tanto, se uno ci casca dentro, sono in dieci a buttarsi in acqua, a imitazione del signorino Curzio. Inoltre il nuoto, che qui era quasi ignorato, diventato uno degli sports preferiti. Un giovanotto del paese, un certo Matuella, l'anno scorso, arrivato secondo per un soffio nella finalissima della Coppa Scarioni...
Costanzo - Agli scienziati, ai condottieri, ai poeti dei dintorni, il paese ora pu opporre il monumento a Curzio Malagodi. Il popolo vigile e tre donne che lo amarono fallacemente, ma tenacemente, vegliano la sua gloria... autentica o meno...
Giovanni - Autentica o meno...
Costanzo - Autentica o meno... non conta! Che importanza ha se quella tomba infiorata racchiude il corpo di un ignoto cacciatore di frodo anzich il suoi! il nome sulla pietra che vale! La Gloria si spesso servita di questi sosia putrefatti... (Pausa) Hai detto qualcosa?
Giovanni - Io no, signor barone.
Costanzo - Ah, mi pareva. (Rientrano le tre donne. Si precipitano da Costanzo. Giulia lo bacia sulla guancia sinistra, Lidia sulla guancia destra, Sigrid, non avendo pi guance a disposizione, sulla fronte, Costanzo mostra, interrogativo, guance e fronte a Giovanni).
Giovanni - (osserva e fa sorridendo segno di no).
Giulia - Non portiamo pi rossetto, barone...
Costanzo - Oh, figliole... come va?
Giulia - Cos, barone. (Dandogli la mano) Caro Giovanni...
Lidia - (come sopra) Come stai, Giovanni?
Sigrid - (come sopra) Buongiorno, Giovanni.
Giovanni - (risponde ad ognuna con un lieve inchino ed un sorriso).
Giulia - La trovo sempre pi giovane, barone!
Sigrid - Davvero!
Lidia - Oh, s.
Costanzo - Non m'incantate, figliole. Sono settantanove.
Giulia - (con un sorriso) Ancora... come due anni fa?!...
Costanzo - (colto in fallo) Che memoria hanno le donne in fatto di memoria... altrui! (Bid) Lui, piuttosto, ormai diventato una mummia, tanto che volevo mandarlo all'ospizio; poi...
Giovanni - ... pensando che non ci sarebbe stato nessuno che gli avrebbe chiuso gli occhi, cambi idea.
Costanzo - (battendogli una mano sulla spalla) Vecchio masnadiere., e se fossi io a chiuderli a te?
Giovanni - Vorrei vedere chi le darebbe la solita pozione, da quel giorno...
Costanzo - Nessuno, forse...
Giulia - Una tazza di t, barone?
Costanzo - Con piacere, figliola.
Sigrid - (a Lidia) Lidia, vai tu...
Giovanni - Ah, no! Anche se di questa casa il padrone oramai il popolo, della cucina il padrone sono ancora io!
Costanzo - giusto!
Giulia - giusto. (A Giovanni) L'acqua I fuoco, Giovanni! Forse gi calda.
Giovanni - (si avvia uscendo da destra) Va bene, signorina.
Sigrid - Sieda, barone.
Costanzo - Sediamo, figliole. (Tutti siedono) E raccontatemi le ultime novit del paese. (Le tre donne ritornano a fare la maglia).
Lidia - Non ce ne sono.
Giulia - Si pu dire che il tempo si sia fermato, qui, dal giorno in cui...
Lidia - Oh, qualcosa successo. Ci sono state le elezioni e il vecchio partito che deteneva il potere...
Costanzo - (a Giulia) Cio, quello di tuo padre...
Giulia - Gi.
Lidia - (continuando) ... stato rovesciato...
Costanzo - E chi andato al suo posto?
Giulia - Mio padre, il quale frattanto era diventato capo del partito avversario e vincitore...
Costanzo - Ah...
Lidia - Cio il capo no... il vice capo. Il capo era...;
Giulia - Ah, gi...
Costanzo - Chi?
Giulia - (additando la statua) Lui, Curzio. Fu la sua testa a rappresentare il simbolo del partito e fu sul suo nome che si combatt la battaglia.
Costanzo - E voi tre, naturalmente, avrete votato per lui!
Lidia - Naturalmente.
Sigrid - Io, come vedova diciamo cos, legittima tenni anche un discorso dal balcone...
Costanzo - Attenta, figliola... con i discorsi dal balcone, qui in Italia...
Sigrid - Oh, ebbe un enorme successo!
Costanzo - Lo credo, lo credo... (A Giovanni che rientra col t) No, Giovanni, piano, per l'amor di Dio... Sei vecchio, caro Giovannino... (Prende lui il vassoio che nella sua mano trema ancora di pi). Giovanni - Ma in compenso giovane lei, signor barone.
Giulia - (accorrendo posa sul tavolo e riempie le tazze) Lei con un po' di latte, vero barone!
Costanzo - Veramente...
Giovanni - (perentorio) Col latte, col latte!
Giulia - Tu, Lidia, col limone?
Lidia - (approvando) Col limone...
Giulia - (a Sigrid) E tu senza niente.
Sigrid - Grazie!
Costanzo - (bevendo) Ah, fa piacere per ritrovarsi nella propria vecchia casa fra tante nipotine...
Lidia - Perch non si ferma qualche giorno con noi?
Costanzo - Eh, no, mia cara! Non si pu fare lo zio di una statua.
Giulia - Se noi ne facciamo le vedove...
Costanzo - Altra cosa... Voi ne siete, come dire? le vestali... Le vestali erano vergini e anche voi, grazie a Dio... cio grazie a Curzio... lo siete... (In quell'istante si presenta sulla soglia, bonariamente dittatoriale, attillato in una lucente divisa arabescata, il colonnello Ramon).
Il Colonnello - Buongiorno! Mi hanno indicata questa come la casa del barone Costanzo Malagodi... (Le tre donne si sono irrigidite, interrogative).
Costanzo - S, questa. Cio la era. Oggi non pi sua.
Il Colonnello - L'ha venduta! (Risolino) Conosco i nobili: cavalli, gioco, donne...
Giulia - N cavalli, n gioco, n donne... Questa casa non pi sua, perch il barone Costanzo Malagodi l'ha donata al paese.
Il Colonnello - Un bel gesto.
Costanzo - Grazie.
Il Colonnello - Allora!? Oh, pardon! Dovevo indovinarlo. Il barone Costanzo Malagodi lei.
Costanzo - Per servirla.
Il Colonnello - Mi presento: colonnello Ramon Gomez Isernia y Rivadavia della Legazione della Bolivia.
Costanzo - Onoratissimo. Le... mie nipoti Giulia Sigrid e Lidia... il mio domestico Giovanni... che mi ha visto nascere... o quasi...
Il Colonnello - (con un militaresco inchino) un piacere!
Costanzo - In che posso esserle utile colonnello? Sieda.
Il Colonnello - Non posso.
Costanzo - Non pu sedere?! Perch?
Il Colonnello - Perch debbo recarle una triste notizia, barone!
Costanzo - Una triste notizia?
Il Colonnello - S... Ho il profondo dolore, ma anche il grande orgoglio, di comunicarle che, combattendo eroicamente per la Bolivia, caduto suo nipote...
Costanzo - Che nipote?
Il Colonnello - Il maggiore Ampelio Mendoza.
Costanzo - Il maggiore!?... (Fissa il colonnello, indi fissa a turno le tre donne. Lunga pausa. Finalmente).
Giulia - (con un sorriso furbesco) Ma s... il figlio di sua sorella... non se lo ricorda pi?
Costanzo - Quale sorella?! Mai avuto sorelle, io!
Giulia - Lo scusi, colonnello. (A;o ne rammenta il nome, interrogativa) Colonnello?...
Il Colonnello - Ramon Gomez Isernia y Riva-davia, Dado per gli amici.
Giulia - Lo scusi, colonnello... Dado. Il barone ha ottant'un anni. La sua memoria, in questi ultimi tempi, si un po' offuscata...
Costanzo - S, adesso fatemi anche passare per citrullo! Di che sorella m'andate cianciando?
Giovanni - Di sua sorella Luisa, signor barone...
Costanzo - Anche tu!!
Giovanni - (imperturbabile) Di sua sorella Luisa, quella che spos, contro il parere della famiglia, quel piantatore di caff!
Giulia - Dal quale ebbe... Aurelio, no, Ampelio... Venne anche qui, giovinetto. Quel bel ragazzo dallo sguardo d'aquila!
Lidia - Dall'occhio sognante!
Sigeid - Dalla fronte pensosa! Ma come fa a non ricordare, barone? Ampelio!
Costanzo - (non riuscendogli continuare nel diniego, deve finalmente assecondare il gioco) Ampelio, sicuro! Se lo ricordo... e come no!? (Tranquillissimo, al colonnello) Ed morto?
Il Colonnello - Paracadutato nelle linee degli insorti. Ma prima di venir colpito riusc a trasmettere con la sua radio da campo importanti notizie che permisero ai regolari di accerchiare e annientare i ribelli...
Costanzo - Paracadutato!... Ma lei, colonnello, come poteva sapere che io?...
Il Colonnello - Il maggiore Ampelio Mendoza...
Costanzo - Mio nipote, il figlio di mia sorella Luisa... (Piano, interrogativo a Giovanni) Luisa? (Segno di assenso di Giovanni).
Il Colonnello - Suo nipote, appunto, prima di partire per quell'impresa dalla quale sapeva che non sarebbe tornato...
Costanzo - Ah, lo sapeva?! Anche stavolta?! (Guarda Giulia e Lidia).
Il Colonnello - Oh, s, era troppo rischiosa... prima di partire, dicevo, dett il suo testamento spirituale... (Togliendo una busta di tasca) Eccolo: vergato in rosso.
Giovanni - Col sangue?
Il Colonnello - No, con l'inchiostro, ma rosso. una delle pi belle pagine della nostra epopea nazionale...
Costanzo - Ah, per questo sapeva scrivere, Ampelio. (Piano a Giovanni) Dove avr pescato quel nome?! Non c' un Ampelio, nella nostra famiglia, su su, fino a Pipino il Breve!
Il Colonnello - Diceva, barone?
Costanzo - Dicevo, al mio vecchio Giovanni, che Ampelio un nome che ricorre spesso fra i miei avi. (Indicando un ritratto a caso) Anche quello l si chiamava Ampelio.
Il Colonnello - (agitando la busta) Qui, l'eroico caduto, le manda il suo ultimo saluto! Condoglianze!
Costanzo - Grazie.
Il Colonnello - E lo manda anche - ma questa frase non l'abbiamo ben capita - alle sue tre fidanzate d'argento . Aveva tre antiche fidanzate in Italia?
Giulia - S... ma sono morte tutt'e tre.
Il Colonnello - Condoglianze di nuovo.
Costanzo - Non c' di che.
Giulia - Morte, colonnello, dal giorno in cui scoprirono, quattro mesi dopo, che un certo cadavere aveva un dente falso, qui, sul davanti, mentre lui aveva una dentatura perfetta... Ma ormai, cosa dovevano fare, quelle tre fidanzate... anzi, tre e mezzo, perch una era qualcosa di pi d'una fidanzata, vero Sigrid? cosa dovevano fare quelle fidanzate... non ancora d'argento?! Ormai avevano preso la loro decisione: non potendolo avere ognuna per s, come uomo, decisero di possederlo tutt'e tre assieme come eroe...
Lidia - ...come santo...
Sigrid - ... come martire!
Giulia - Cio come ognuna di loro, vero barone?, lo aveva visto e amato... Voleva, colonnello -ormai che stavano cos bene nel cerchio! - che lo infrangessero soltanto perch un cadavere ignoto aveva un dente falso invece della sua dentatura perfetta!?
Costanzo - Incredibile! Hai sentito, Giovanni?! Eri tu che t'illudevi!
Giovanni - No, era lei, signor barone... Quel giorno, l sul greto del fiume, anzich piangere... le tre fidanzate e mezzo... fissavano soltanto quel dente falso...
Il Colonnello - Ma di chi parlano, se lecito?! Quale dente falso?!
Costanzo - Pensi, colonnello, uno solo, qui sul davanti! (Pausa) Discorrono di quello l! (Indica h statua oltre la finestra del fondo) Un altro nipote eroe!
Il Colonnello - Quanti nella sua famiglia!
Costanzo - Ci si difende...
Il Colonnello - (indicando i ritratti) Anche loro!
Costanzo - No... loro, non precisamente eroi nel senso guerresco... ma anch'essi ci hanno saputo fare.
l, Colonnello - L'Europa piena di eroi!
Costanzo - Troppi. Tanto vero, che li stiamo esportando...
Il Colonnello - (osservando dalla finestra) Per com' piccola quella statua!
Costanzo - Sa... noi ci accontentiamo...
Il Colonnello - Ma noi no. Mendoza morto per la Causa.
Giovanni - Quale causa?
Costanzo - (vago, a Giovanni) La Causa! Quando non si sa per chi o per cosa uno si sia fatto ammazzare. si dice che morto per la Causa! La Causa! Non senti come suona bene!?
Il Colonnello - Ma lui sapeva per chi moriva per la Bolivia!
Costanzo - (un gesto come a significare: hai detti uno stecco! . Indi, pronto) Lo so, lo so... Spiegavo al mio domestico cosa significhi, in genere, morii per la Causa. Non nel caso specifico e contingente
Il Colonnello - Dicevo, barone, che una stata come quella, piccola per noi... Il mio Governo ha deciso di erigerne una al maggiore Mendoza... Si formato un comitato femminile...
Costanzo - (alle donne e a Giovanni) Femminile, eh!?
Il Colonnello - S, presieduto dalla moglie di Presidente, Donna Conchita, la quale si dice che coi il maggiore Mendoza... B, non tocca a me sparlai della moglie del mio Capo... La signora Presidentessa poetessa... e suo nipote le declamava pagine pagine dei suoi versi, accompagnandosi alla chitarra. Comunque fu Donna Conchita a persuadere suo nipoti ad arruolarsi fra i paracadutisti... perci si spiega,
Costanzo - Altroch... altroch...
Il Colonnello - E anche per questo la nostri statua dev'essere colossale: ottanta metri scavai nella roccia delle Ande e perennemente illuminati da un faro...
Costanzo - Ottanta metri?
Il Colonnello - Capir: era un pezzo che attendeva un eroe!
Costanzo - E ora vi capitato mio nipote.
Il Colonnello - Per fortuna!
Costanzo - Ma coster un patrimonio!
Il Colonnello - E che importa? Sono settanta anni, da quando esiste la nuova Costituzione, che le Camere votano diecimila dollari all'anno per il capitolo del bilancio intitolato monumenti ad eroi patrii... . Calcoli lei la somma che si accumulata in settantasei anni, tanto pi che le settantasei quote furono investite nelle banane... Un capitale!
Costanzo - Che voi spendete tutto in una volta per erigere un monumento a Curzio... s, dico, ad Ampelio!
Il Colonnello - Dio finalmente ci ha dato un eroe, guai a chi ce lo tocca!
Costanzo - Oh, non saremo certo noi a toccar-velo! (Alle donne) Sentito?! Ottanta metri! E col faro che l'illumina! (Al colonnello) Anche d giorno?
Il Colonnello - Giorno e notte! Quel faro non un faro!
Costanzo - E che cos'?
Il Colonnello - Una torcia! (Spiega alla maniera dei prestidigitatori il bozzetto della statua boliviana, che recava arrotolato sotto il braccio in una custodia di pelle. identico alla statua che per due atti gli spettatori hanno avuto sotto gli occhi) Ecco il bozzetto!
Costanzo - Ma identico... S, dico, chi l'ha disegnato?
Il Colonnello - (stende il bozzetto sulla spalliera di una sedia, bene in vista) Nessuno. stato ricavato da una fotografia che l'eroe alleg al suo testamento.
Costanzo - Che eroe previdente! Viaggiava col bozzetto del suo monumento in tasca!
Il Colonnello - (indicandolo compiaciuto) Vi piace?
Giulia - (come dicesse di un essere umano) Non per nulla cambiato!
Sigrid - (come sopra) Non dimostra affatto gli anni che ha...
Lidia - (come sopra) Lo stesso sguardo!
Il Colonnello - La costruzione durer cinque anni. Fra cinque anni ci sar l'inaugurazione. Naturalmente lei, barone, sar presente, ospite del mio Governo.
Costanzo - lo ho oggi ottantuno anni, colonnello!
Il Colonnello - Ho ricevuto un ordine dal mio Governo e lo trasmetto a lei...
Costanzo - (indicando il cielo) Allora dica al suo Governo che, magari soltanto pr forma, si metta d'accordo anche con lui!
Il Colonnello - Oltre che un ordine un augurio, barone, e questo mio personale.
Costanzo - Grazie. Lei molto gentile colonnello.
Il Colonnello - (togliendo di tasca notes e lapis) E ora, barone, la prego, mi detti l'epitaffio...
Costanzo - lo?!
Il Colonnello - Alla maniera degli Inkas! Fra gli Inkas era lo stregone del villaggio che dettava le epigrafi degli eroi... Lei non lo stregone, ma , diciamo cos... l'anziano del villaggio... (Indica attorno comprendendo ritratti, bozzetto, le donne e Giovanni) Del... suo villaggio. La prego.
Costanzo - E sia. Scriva. (Breve pausa, indi) Qui riposa per l'ultima volta l'illustre concittadino Ampelio Mendoza Malagodi - s, ci metta anche Malagodi - benefattore dell'umanit dei due mondi, alla quale diede un mito da adorare... .
Il Colonnello - un po' oscuro...
Costanzo - Meglio. I popoli amano e rispettano soltanto ci che non capiscono. E mi raccomando la mascella.
Sigrid - La fronte spaziosa!
Lldia - Gli occhi sognanti!
Giulia - Ma soprattutto la mascella!
Il Colonnello - Quale mascella?
Costanzo - La mascella di Curzio... volevo dire di Ampelio. Quadrata e volitiva. Con gli eroi e con i capi, il popolo guarda pi alla mascella che al cervello. Il popolo li vuole cos. Mascelluti!
Il Colonnello - Bene, barone! Signori! (S'irrigidisce in un bel saluto romano).
Costanzo - Oil!...
Il Colonnello - Oh, pardon... inconsapevolmente.
Costanzo - Stia attento! Prima anche... noi, inconsapevolmente, poi ci si fa l'abitudine... (Per tagliar corto) Di nuovo, colonnello. Ah, mi dica, per: dove riposa il mio povero nipote!
Il Colonnello - Suo nipote non riposa.
Costanzo - No?!...
Il Colonnello - Il suo corpo non stato ritrovato. (Le tre donne si fissano lun l'altra interrogativamente con un baleno nello sguardo).
Tutti - Neanche stavolta?
Il Colonnello - Chiss dove sar!
Costanzo - Allora corregga, colonnello. Lapis e carta, Corregga! Come ha messo?
Il Colonnello - Qui riposa per l'ultima volta... .
Costanzo - Corregga: Qui non riposa per la seconda e forse non per l'ultima volta... eccetera, eccetera... .
Il Colonnello - Ancora pi oscuro di prima ma se lei dice che il popolo chiede questo... Gi lei, barone,.ha un'esperienza...
Costanzo - Ventennale, colonnello, ventennale!
FINE
- Questo copione è stato visto:


