Luigi Pirandello
L'imbecille
Commedia in un atto
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PERSONAGGI Luca Fazio |
La scena rappresenta il
modestissimo scrittoio di Leopoldo Paroni, direttore della Vedetta
Repubblicana di Costanova. La sede del giornale nella casa stessa del
Paroni, capo del partito repubblicano; e siccome il Paroni vive solo e
disprezza tutti i comodi e anche (pare) la pulizia, disordine e sudiceria sono
su tutti i mobili vecchi e malandati, e anche per terra. Si vedr la scrivania
ingombra di carte ammonticchiate; le sedie, qua e l, ingombre anch'esse di
libri e d'incartamenti; giornali dappertutto; la scansia dei libri, coi libri
cacciati sui palchetti alla rinfusa; un divanaccio di cuojo, con un cuscino da
letto, sudicio, tutto strappato e con la borra che scappa fuori dagli strappi.
La comune a sinistra dell'attore. In fondo un uscio a vetri che d nella
sala di redazione del giornale. Un altro uscio, a destra, d nelle stanze di
abitazione del Paroni.
sera; e al levarsi
della tela lo scrittoio, al bujo, a mala pena stenebrato dal lume della sala
in fondo, che si soffonde attraverso i vetri opachi di quell'uscio.
A sedere e coi piedi tirati
sul divanaccio, le spalle appoggiate al cuscino e sulle spalle un grigio
scialle di lana, Luca Fazio, immobile, avr un berretto da viaggio in capo,
dalla larga visiera calata fin sul naso. In una delle mani, quasi ischeletrite
e nascoste sotto lo scialle, un fazzoletto appallottolato. Ha 26 anni. Quando
si far luce nello scrittojo, mostrer la faccia smunta, gialla, cadaverica, su
cui ricresciuta, rada rada qua e l, una barbettina da malato, sotto i biondi
baffetti squallidi, spioventi. Di tratto in tratto, otturandosi la bocca con
quel fazzoletto appallottolato, combatter con una tosse profonda che gli
ruglia nel petto. Dall'uscio a vetri illuminato si udranno per qualche minuto
le grida scomposte di Paroni e dei redattori della Vedetta.
Paroni (dall'interno): Vidico che bisogna attaccarlo a
fondo!
Voci confuse: S, s bravo! Attaccarlo! - Benissimo! - A fondo! - Ma no!
- Niente affatto!
Primo redattore (pi forte degli altri): Cos farete il giuoco di
Cappadona!
Voci confuse: vero! vero! - Dei monarchici! - Ma chi lo dice! - No!
No!
Paroni (tuonando): Nessuno potr crederlo! Noi seguiamo la nostra
linea di condotta! Lo attacchiamo in nome dei nostri principii! E basta cos!
Lasciatemi scrivere!
Si fa silenzio. Luca Fazio non s' mosso. La comune a sinistra si schiude un poco e una voce domanda: permesso?. Luca Fazio non risponde. Poco dopo, la voce ridomanda: permesso?, e si fa avanti, perplesso, il Commesso Viaggiatore, sui 40 anni, piemontese.
Commesso viaggiatore: Non c' nessuno?
Luca (senza scomporsi, con voce cavernosa): Sono di l.
Commesso viaggiatore (alla voce, con un soprassalto): Ah! scusi.
Lei il signor Paroni?
Luca (c.s.): Di l! di l! (Indica l'uscio a vetri.)
Commesso viaggiatore: Posso entrare?
Luca (infastidito): Lodomanda a me? Entri, se vuole.
Il Commesso Viaggiatore si avvia verso l'uscio in fondo, ma prima d'arrivarci scoppia di nuovo un tumulto di voci nella sala di redazione, a cui fa eco un altro tumulto lontano, d'una dimostrazione popolare, la quale si suppone che attraversi di corsa la piazza vicina. Il Commesso Viaggiatore si arresta, stordito.
Voci confuse (dalla sala di redazione): Ecco, ecco, udite? -
La dimostrazione! - La dimostrazione! Miserabili! - I cappadoniani!
Primo redattore: Gridano: Viva Cappadona!. Ve lo dicevo io?
Paroni (con un gran pugno sulla tavola, urlando): E io ti dico
che bisogna ammazzare Guido Mazzarini! Che m'importa di Cappadona?
Il tumulto della piazza copre per un momento le grida della sala di redazione. I dimostranti, in gran numero, passando di corsa, gridano: Viva Cappadona! Abbasso il Regio Commissario! . Appena il tumulto s'allontana, si riodono le grida della sala di redazione: Cani! Cani! Nemici del Paese! Cappadona paga! e all'improvviso, due redattori in gran furia, coi cappelli in capo e armati di bastone, aprono l'uscio a vetri e si precipitano verso la comune per correre dietro alla dimostrazione.
Secondo redattore (correndo, fremente): Miserabili!
Miserabili! (Via.)
Terzo redattore (trovandosi davanti il Commesso Viaggiatore, gli urla
in faccia): Osano gridare Viva Cappadona!.
Via.
La voce di Paroni: Andate! Andate tutti! Io resto qua a scrivere!
Dall'uscio a vetri si precipitano col cappello in capo altri tre redattori verso la comune, gridando confusamente: Vigliacchi! Cani! Pagati! e uno di nuovo in faccia al Commesso Viaggiatore: Viva Cappadona! ha capito?. Via tutti.
Commesso viaggiatore: Io non capisco niente... (A Luca Fazio:) Ma, scusi, che cos'?
Luca ha un forte attacco di tosse e si ottura la bocca. Il Commesso Viaggiatore si china a guardarlo dolente, mortificato, imbarazzato dal ribrezzo che non riesce a dissimulare.
Luca: Puzzano di pipa, maledetti! Si scosti... Aria! Mi lasci
respirare! (Poi, calmato:) Lei non di Costanova?
Commesso viaggiatore: No: sono di passaggio.
Luca: Siamo tutti di passaggio, caro signore.
Commesso viaggiatore: Sono un commesso delle Cartiere del Sangone.
Volevo parlare col signor Paroni, per la fornitura del giornale.
Luca: Non credo che sia il momento pi opportuno.
Commesso viaggiatore: Gi, ho sentito. Una dimostrazione.
Luca (con ironia cupa): Sono ancora gonfi di sdegno, dopo otto
mesi dalle elezioni politiche, contro il deputato Guido Mazzarini.
Commesso viaggiatore: Socialista?
Luca: Non so. Mi pare. Qua a Costanova gli sono stati tutti contrarii;
ma riuscito a vincere col suffragio delle altre sezioni elettorali del
Collegio. (Stropiccia l'indice col pollice per significare che ha denari, e
aggiunge:) Grand'uomo. E le furie, come vede, non sono svaporate, perch il
Mazzarini, per vendicarsi, ha fatto mandare al municipio di Costanova - (si
scosti, si scosti un poco, per carit: mi manca aria) - un Regio Commissario. -
Grazie. - Cosa di gran momento: un Regio Commissario!
Commesso viaggiatore: Ma gridavano abbasso!
Luca: Gi. Non lo vogliono. Costanova un gran paese, caro signore.
Faccia conto che l'Universo, tutto cos com', gli graviti intorno. Si affacci
alla finestra e guardi il cielo. Le stelle, sa perch ci stanno? per sbirciare
sulla Terra Costanova. C' chi dice che ne ridono; non ci creda: sospirano
tutte dal desiderio d'avere in s ciascuna una citt come Costanova. E sa da
che dipendono le sorti dell'Universo? Dal Consiglio comunale di Costanova. Il
Consiglio comunale stato sciolto, e per conseguenza l'Universo tutto
scombussolato. Lo pu vedere dalla faccia di Paroni. La guardi, la guardi, l,
dai vetri di quell'uscio.
Commesso viaggiatore (fa per accostarsi all'uscio e si ferma): Ma
sono opachi!
Luca: Ah, gi. Non ci pensavo.
Commesso viaggiatore: Lei non fa parte della redazione del giornale?
Luca: No. Simpatizzo. O meglio, simpatizzavo. Sto per andarmene, io,
caro signore. E siamo parecchi, sa, malati cos a Costanova. Due miei fratelli,
prima che se n'andassero anche loro, facevano parte della redazione. Io ho
fatto fino all'altro jeri lo studente di medicina. Sono tornato questa mattina
per morire a casa mia. Lei vende carta da giornali?
Commesso viaggiatore: S, anche da giornali. A prezzi di concorrenza.
Luca: Perch si stampino giornali in pi gran copia?
Commesso viaggiatore: . Creda che la questione del prezzo della carta,
nelle presenti condizioni del mercato...
Luca (fermandolo): Ne sono convinto. E se sapesse che
consolazione per me pensare che lei andr ancora in giro, chi sa per quanti
anni, di paese in paese, offrendo a prezzi di concorrenza la carta della sua
cartiera ai giornaletti settimanali di provincia! Pensare che ricapiter qui,
fra dieci anni forse, di sera, come adesso, e rivedr qua questo divanaccio, ma
senza me, e la citt di Costanova forse pacificata...
Sopravvengono dalla comune in gran subbuglio tre dei redattori corsi poc'anzi dietro la dimostrazione popolare, gridando:
Primo redattore: Paroni! Paroni!
Secondo redattore: L'ira di Dio s' scatenata in piazza!
Terzo redattore: Vieni, vieni, Leopoldo!
Accorre dall'uscio a vetri Leopoldo Paroni, il fiero repubblicano, con un sudicio lumetto bianco a petrolio in mano. E sulla cinquantina. Criniera leonina, gran naso, baffi in su, pizzo mefistofelico e cravatta rossa.
Paroni: Che cos'? Bastonate? (Va a posare il lumetto sulla
scrivania, facendogli posto tra le carte.)
Secondo redattore: Da orbi!
Primo redattore: Orde socialiste venute dalla provincia!
Paroni (subito): Addosso ai cappadoniani?
Terzo redattore: No, addosso ai nostri!
Primo redattore: Vieni! Corriamo! C' bisogno di te!
Paroni (svincolandosi): Aspettate. Per Dio! Che ci sta a fare,
allora, la polizia?
Primo redattore: La polizia? Ma il Regio Commissario sar felicissimo se
saremo noi i bastonati! Vieni! Vieni!
Paroni: Andiamo; s, andiamo! (Al terzo redattore, che eseguisce
subito:) Vai a prendermi il cappello e il bastone! - Conti, Fabrizi, dove
sono?
Secondo redattore: Sono l! tengono testa come possono!
Primo redattore: Si difendono!
Paroni: Ma potevano, mi pare, reclamarle i cappadoniani, le guardie!
Primo redattore: Si sono tutti squagliati!
Paroni: E anche voi, dico, invece di venire in tre a chiamarmi, potevate
restar l, e mandarne uno!
Terzo redattore (rientrando dalla sala): Non trovo il bastone!
Paroni: Ma all'angolo, vicino all'attaccapanni!
Primo redattore: Andiamo, andiamo, ti do il mio!
Paroni: E tu come farai? Tra le bastonate, senza bastone?
Sopravviene a questo punto, affannata, spaventata, la signorina Rosa Lavecchia, sui 50 anni, rossa di pelo, magra, con gli occhiali, vestita quasi maschilmente.
Rosa (stanca morta, quasi non tirando pi fiato): Oh Dio... Oh
Dio mio...
Paroni e gli altri (in ansia, costernatissimi): Cos'? Cos'? Che
accaduto?
Rosa: Non sapete nulla?
Paroni: Hanno ucciso qualcuno?
Rosa (guardandoli, come nuova di tutto): No. Dove?
Primo redattore: Come! Non sai che c' la dimostrazione?
Rosa (c.s.): La dimostrazione? no; non so nulla. - Vengo dalla
casa del povero Pulino...
Secondo redattore: Ebbene?
Rosa: S' Ucciso!
Primo redattore: S' ucciso?
Paroni: Pulino?
Terzo redattore: Lul Pulino, s' ucciso?
Rosa: Due ore fa. L'hanno trovato in casa che pendeva dall'ansola del
lume, in cucina.
Primo redattore: Impiccato?
Rosa: Che spettacolo! Sono andata a vederlo... Nero, con gli occhi e la
lingua fuori, le dita raggricchiate... Lungo lungo, l, spenzolante in mezzo
alla stanza...
Secondo redattore: Oh guarda, povero Pulino!
Primo redattore: Era gi spacciato, poveretto: agli estremi.
Terzo redattore: Ma una fine cos!
Secondo redattore: S' levato di patire, dopo tutto!
Primo redattore: Non si reggeva pi neanche sulle gambe...
Paroni: Ma io dico, scusate, quando uno non sa pi che farsi della
propria vita, da imbecille -
Primo redattore: - che cosa? -
Secondo redattore: - uccidersi? -
Terzo redattore: - e perch, da imbecille? -
Primo redattore: - se aveva ormai i giorni contati!
Secondo redattore: - che vita era pi la sua? -
Paroni: - appunto! appunto! - Perdio, gliel'avrei pagato io, il viaggio!
Terzo redattore: - il viaggio? -
Primo redattore: - ma che dici? -
Secondo redattore: - per l'altro mondo? -
Paroni: - no: fino a Roma: il viaggio fino a Roma: vi dico che
gliel'avrei pagato io! - Quando uno non sa pi che farsi della propria vita e
ha deciso di togliersela, prima di togliersela, perdio... Ah il piacere che
avrei provato io! dico, di far servire la mia morte almeno a qualche cosa!
Scusate: sono malato: domani morr; c' un uomo che disonora il mio paese, un
uomo che rappresenta per tutti noi un'onta esecrabile, Guido Mazzarini: ebbene,
l'ammazzo e poi m'ammazzo! - Ecco come si fa! - E chi non fa cos un
imbecille!
Terzo redattore: Non ci avr pensato, poverino!
Paroni: Ma come si fa a non pensarci, vivendo come viveva lui fino a due
ore fa, sotto quest'onta che ci schiaccia tutti, qua, che dilania l'onore di
tutto un paese e appesta finanche l'aria che respiriamo? Gliel'avrei messa io
in mano la rivoltella! Ammazzalo, e poi ammazzati, imbecille!
Rientrano a questo punto esultanti dalla comune gli altri due redattori usciti prima.
Quarto redattore: Tutto finito! Tutto finito!
Quinto redattore: Cacciati via come un branco di pecore a legnate!
Primo redattore (con freddezza): Sono intervenute le guardie?
Quarto redattore: S, ma all'ultimo!
Quinto redattore: Quando gi i nostri - magnifici! - bisognava vederli -
come tanti leoni - addosso!
Quarto redattore: Legnate da levare il pelo! (Poi, notando che
nessuno risponde al suo entusiasmo e a quello del compagno:) Ma che
cos'avete?
Rosa: Il povero Pulino...
Quinto redattore: Che c'entra Pulino?
Primo redattore: S' impiccato due ore fa!
Quarto redattore: Ah s? Lul Pulino? Impiccato?
Quinto redattore: Oh povero Lul! Eh, s, lo disse anche a me che voleva
finire di patire... S' troncata l'agonia: ha fatto bene!
Paroni: Doveva far di meglio! Stavamo a dir questo tra noi. Dato che si
doveva uccidere per fare un bene a s, poteva far prima un bene anche agli
altri, al suo paese, andando a uccidere a Roma il nemico di tutti, Guido
Mazzarini! Non gli sarebbe costato nulla, neanche il viaggio; gliel'avrei
pagato io, parola d'onore! Cos morto proprio da imbecille!
Primo redattore: Basta, gi tardi, oh!
Secondo redattore: S, s. La cronaca della serata si far domani.
Terzo redattore: Tanto, fino a domenica avremo tempo.
Secondo redattore (con un sospiro di commiserazione): E parleremo
anche del povero Pulino.
Rosa (a Paroni): Se vuoi, Paroni, potrei parlarne io che l'ho
visto.
Quarto redattore: Oh, potremmo andarlo a vedere anche noialtri,
passando.
Rosa: Forse lo troverete ancora appeso. Per rimuovere il cadavere
s'aspetta il Pretore che credo debba ancora tornare da Borgo.
Paroni: Che peccato! Pensare che il nostro numero di domenica poteva
essere tutto quanto consacrato a lui, se avesse compiuto il gesto di
vendicatore del suo paese!
Primo redattore (scoprendo finalmente sul divano Luca Fazio): Oh,
guardate un po'. C' qua Luca Fazio! (Tutti si voltano a guardare.)
Paroni: Oh, Luca!
Secondo redattore: E come! te ne stavi l senza dir nulla?
Terzo redattore: Quando sei arrivato?
Luca (senza scomporsi, seccato): Stamattina.
Quarto redattore: Ti senti male?
Luca (indugia a rispondere, fa prima un gesto con la mano, poi dice):
Come Pulino.
Paroni (notando il Commesso Viaggiatore): E lei, scusi, chi ?
Commesso viaggiatore: Ero venuto, signor Paroni, per la fornitura della
carta.
Paroni: Ah, lei il Commesso Viaggiatore delle Cartiere del Sangone?
Ripassi domani; mi faccia il piacere, ormai tardi.
Commesso viaggiatore: Domattina, sissignore. Perch vorrei ripartire in
giornata.
Primo redattore: Su, andiamo. Buona notte, Leopoldo.
Anche gli altri salutano Paroni, che ricambia il saluto.
Quarto redattore (a Luca Fazio): Tunon vieni?
Luca (cupo): No. Debbo dire una cosa a Paroni.
Paroni (in apprensione): A me?
Luca (c.s.): Due minuti.
Tutti lo guardano costernati, per la relazione che subito intravedono, dopo i discorsi che si sono fatti, tra il suo stato disperato e quello di Pulino che si ucciso da imbecille.
Paroni: E non potresti ora davanti a tutti?
Luca: No. A te solo.
Paroni (agli altri): E andate, allora. Buona notte, amici miei! (Si
rinnovano i saluti.)
Commesso viaggiatore: Verr verso le dieci.
Paroni: Anche prima, anche prima, se vuole. A rivederla.
Via tutti, meno Paroni e Luca Fazio che tira gi le gambe dal divano e resta seduto, curvo, a guardare a terra.
Paroni (accostandoglisi premuroso e accennando di posargli una
mano sulla spalla): Caro Luca, dunque... amico mio...
Luca (subito, alzando un braccio): No, scostati.
Paroni: Perch?
Luca: Mi fai tossire.
Paroni: Stai proprio male, eh? Eh, s, si vede.
Luca (fa cenno di s col capo, poi dice): Sono proprio a cottura
giusta, per te. Chiudi bene quella porta. (Col capo accenna alla
comune.)
Paroni (eseguendo): Ah s, subito.
Luca: Col paletto.
Paroni (eseguendo e ridendo): Ma inutile; non verr pi
nessuno, ormai. Puoi parlare liberamente. Rester tutto tra me e te.
Luca: Chiudi anche quell'uscio l. (Accenna l'uscio, a vetri.)
Paroni (c.s.): E perch? Sai che vivo solo. Di l non c' pi
nessuno. Anzi, vado a spegnere il lume. (S'avvia.)
Luca: E poi richiudi. Viene un puzzo di pipa!
Paroni entra nella sala di redazione, spegne il lume che vi rimasto acceso, e ritorna richiudendo l'uscio. Nel frattempo Luca Fazio si sar alzato in piedi.
Paroni: Ecco fatto. Dunque, che vuoi dirmi?
Luca: Scostati, scostati...
Paroni: Perch, scusa? Dici per te o per me?
Luca: Anche per te.
Paroni: Ma io non ho paura!
Luca: Non lo dire troppo presto.
Paroni: Di che si tratta, insomma? Siedi, siedi...
Luca: No, resto in piedi.
Paroni: Torni da Roma?
Luca: Da Roma. Ridotto come mi vedi, avevo qualche migliajo di lire: mi
mangiai tutto. Serbai solo quanto poteva bastare per comperarmi (caccia una
mano nella tasca della giacca e ne trae una grossa rivoltella) questa
rivoltella.
Paroni (alla vista dell'arma in pugno a quell'uomo in quello stato,
diventando pallidissimo e levando istintivamente le mani): Oh! che... che
carica? (Notando che Luca esamina l'arma:) Oh, Luca... carica?
Luca (frigidamente): Carica. (Poi, guardandolo:) Hai detto
che non hai paura.
Paroni: No, ma... se Dio liberi... (E fa per accostarsi come per
levargli l'arma.)
Luca: Scostati, e lasciami dire. M'ero chiuso in camera, a Roma, per
finirmi.
Paroni: Ma che pazzia!
Luca: Pazzia, s: la stavo per commettere veramente. E da imbecille, s,
tu hai ragione!
Paroni (lo guarda, poi, con gli occhi brillanti di gioja):Ah,
tu forse... tu forse vorresti davvero...?
Luca (subito): Aspetta; vedrai quello che voglio!
Paroni (c.s.): Hai sentito ci che ho detto di Pulino?
Luca: S. E sono qua per questo.
Paroni: Tu lo faresti?
Luca: Ora stesso.
Paroni (esultante): Ah, benissimo!
Luca: Stammi a sentire. Ero con la rivoltella gi puntata alla tempia,
quand'ecco, sento picchiare all'uscio....
Paroni: Tu, a Roma?
Luca: A Roma. Apro. Sai chi mi vedo davanti? Guido Mazzarini.
Paroni: Lui? A casa tua?
Luca: Mi vide con la rivoltella in pugno e subito, anche dalla mia
faccia, comprese che cosa stessi per fare; mi corse incontro; m'afferr per le
braccia, mi scroll, mi grid: Ma come? cos ti uccidi? Oh Luca, non ti
credevo davvero tanto imbecille! Ma va'... Se vuoi far questo... ti pago io il
viaggio... corri a Costanova e ammazzami prima Leopoldo Paroni!.
Paroni (intentissimo finora al truce e strano discorso, con l'animo
in subbuglio nella tremenda aspettativa d'una qualche atroce violenza davanti a
lui, si sente d'un tratto sciogliere le membra, e apre la bocca a un sorriso
squallido, vano):...Scherzi?
Luca (si trae indietro d'un passo; ha come un tiramento convulso in
una guancia presso il naso, e dice con la bocca scontorta): No, non
scherzo. Mazzarini m'ha pagato il viaggio.
Paroni: A te? che dici?
Luca: Eccomi qua. E ora io, prima ammazzo te, e poi mi ammazzo.
Leva il braccio con l'arma e mira.
Paroni (atterrito, con le mani davanti al volto, cerca di
sottrarsi alla mira, gridando): Sei pazzo? No, Luca ... ! Non scherziamo...
Sei pazzo?
Luca (intimando, terribile): Non ti muovere! O tiro davvero, sai?
Paroni (restando come impietrito): Ecco... Ecco ..
Luca: Pazzo, eh? Ti sembro pazzo, io? E tu che ora dici pazzo a me, non
hai da poco finito di dire imbecille al povero Pulino, perch prima
d'impiccarsi, non andato a Roma ad ammazzare Mazzarini?
Paroni (tentando d'insorgere): Ah, ma c' una bella differenza,
perdio! Una bella differenza. Perch io non sono Mazzarini!
Luca: Differenza? Che differenza vuoi che ci sia tra te e Mazzarini per
uno come me o come Pulino, a cui non importa pi nulla della vostra vita e di
tutte le vostre pagliacciate? Ammazzare te o un altro, il primo che passa per
via, tutt'uno per noi!
Paroni: Ah no, scusa! Che tutt'uno! Diventerebbe allora il pi inutile e
stupido dei delitti!
Luca: Ma dunque tu vorresti che ci rendessimo strumento, noi,
all'ultimo, quando tutto per noi gi finito, del tuo odio o di quello di un
altro, delle vostre gare da buffoni; o se no, ci chiami imbecilli? Ebbene: io
non voglio essere chiamato imbecille come Pulino, e ammazzo te!
Risolleva di nuovo l'arma e prende la mira.
Paroni (scongiurando, storcendosi, per scansar la bocca della
rivoltella): Per carit! No, Luca... Che fai?... No! - Ma perch? Ti sono
stato sempre amico... Per carit!
Luca (mentre gli guizza negli occhi la folle tentazione di premere il
grilletto dell'arma): Frmati! Frmati! - Ingincchiati! Ingincchiati!
Paroni (cascando in ginocchio): Ecco... Per carit! Non lo fare!
Luca (sghignando): Eh... quando uno non sa pi che farsi della
propria vita... Buffone! - Stai tranquillo, che non t'ammazzo. Alzati; ma
stammi discosto.
Paroni (alzandosi): E un brutto scherzo, sai? Te lo permetti,
perch sei armato.
Luca: Certo. E tu hai paura perch sai bene che non mi costerebbe nulla
il farlo. Da bravo repubblicano, sei libero pensatore, eh? - Ateo! -
Certamente. Se no, non avresti potuto dire imbecille a Pulino.
Paroni: Ma io l'ho detto... cos, perch... perch sai quanto mi cuoce
l'onta del mio paese...
Luca: Bravo, s. Ma libero pensatore sei, non puoi negarlo: ne fai
professione sul tuo giornale...
Paroni (masticando): Libero pensatore... suppongo che neanche tu
t'aspetti castighi o compensi in un' mondo di l...
Luca: Ah, no! Sarebbe per me la cosa pi atroce credere che debba
portarmi altrove il peso delle esperienze che mi toccato fare in questi
ventisei anni di vita.
Paroni: Dunque, vedi che -
Luca (subito): - chepotrei anche farlo; ammazzarti come
niente; poich questo non mi trattiene. Ma non t'ammazzo. N credo d'essere un
imbecille, se non t'ammazzo. Ho piet di te, della tua buffoneria. Ti vedo
ormai, se sapessi, da cos lontano! E mi sembri piccolo e carino, anche; s,
povero omettino rosso, con quella cravatta l... - Ah, ma sai? la tua
buffoneria per, la voglio patentare.-
Paroni (non udendo bene, nell'intronamento in cui caduto): Come
dici?
Luca: Patentare, patentare. Ne ho il diritto; diritto sacrosanto, giunto
come sono al confine ormai tra la vita e la morte. E non ti puoi ribellare.
Siedi, siedi l, e scrivi. (Gli indica con la rivoltella la scrivania.)
Paroni: Scrivo? Che scrivo? Dici sul serio?
Luca: Sul serio, sul serio. Vai a sedere l, e scrivi.
Paroni: Ma che vuoi che scriva?
Luca (c.s. puntandogli di nuovo l'arma in petto): Alzati e vai a
sedere l, ti dico!
Paroni (Sotto la minaccia dell'arma, andando alla scrivania):
Ancora?
Luca: Siedi e prendi la penna... subito la penna...
Paroni (eseguendo): Che debbo scrivere?
Luca: Quello che ti detter io. Ora tu stai sotto; ma ti conosco:
domani, quando saprai che anch'io come Pulino mi sar ucciso, tu rialzerai la
cresta, e urlerai per tre ore, qua, al caff, dovunque che sono stato un
imbecille anch'io.
Paroni: Ma no! Che vai a pensare? Sono ragazzate!
Luca: Ti conosco. Voglio vendicar Pulino; non lo faccio per me. Scrivi!
Paroni (guardando sul tavolino): Ma dove vuoi che scriva qua?
Luca: L, l, baster che scriva su codesta cartella...
Paroni: Ma che cosa?
Luca: Una dichiarazioncina.
Paroni: Una dichiarazioncina a chi?
Luca: A nessuno. O insomma, scrivi, sai! A questo solo patto ti
risparmio la vita. O scrivi, o t'ammazzo!
Paroni: Bene, bene, scrivo... Detta.
Luca (dettando): Io qui sottoscritto mi dolgo e mi pento ... .
Paroni (ribellandosi): Ma via, di che vuoi che mi penta?
Luca (con un sorriso, puntandogli quasi per gioco l'arma alla tempia):
Ah, non ti vorresti nemmeno pentire?
Paroni (scosta un po' il capo per guardare l'arma, e poi dice):
Sentiamo di che cosa mi debbo pentire...
Luca (riprendendo a dettare): Io qui sottoscritto mi dolgo e mi
pento d'aver chiamato imbecille Pulino ... .
Paroni: Ah, di questo?
Luca: Di questo. Scrivi: in presenza dei miei amici e compagni, perch
Pulino, prima di uccidersi non era andato a Roma ad ammazzare Mazzarini.
Questa la pura verit. E anzi, lascio che gli avresti pagato il viaggio. Hai
scritto?
Paroni (con rassegnazione): Scritto. Avanti...
Luca (riprendendo a dettare): Luca Fazio, prima di uccidersi ...
.
Paroni: Ma che ti vuoi uccidere davvero?
Luca: Questo affar mio. Scrivi: prima di uccidersi, venuto a
trovarmi ... vuoi aggiungere, armato di rivoltella?
Paroni (non potendone pi): Ah, s, questo s, se permetti!
Luca: Mettilo pure, armato di rivoltella. Tanto, non mi potranno punire
per porto d'arma abusivo. Dunque, hai scritto? Seguita: armato di rivoltella e
m'ha detto che, conseguentemente, anch'egli per non essere chiamato imbecille
da Mazzarini, o da qualche altro, avrebbe dovuto ammazzar me come un cane. (Aspetta
che Paroni finisca di scrivere, poi domanda:) Hai scritto come un cane?
Bene. A capo. Poteva farlo, e non l'ha fatto. Non l'ha fatto perch ha avuto
schifo. (Paroni alza il capo e allora subito, intimando:) No, scrivi,
scrivi schifo e aggiungi piet - ecco - schifo e piet della mia
vigliaccheria.
Paroni: Questo poi...
Luca: la verit... Perch sono armato, s'intende!
Paroni: No, caro mio: io adesso sto qui a contentarti...
Luca: Va bene, s, contentami. Hai scritto?
Paroni: Ho scritto, ho scritto! E mi pare che possa anche bastare!
Luca: No, aspetta: concludiamo! Altre due sole paroline, per concludere.
Paroni: Ma che vuoi concludere? Ancora?
Luca: Ecco, cos, scrivi: bastato a Luca Fazio che gli dichiarassi
che il vero imbecille sono io.
Paroni (ributtando la carta): Ma va' l, no, troppo, scusa!
Luca (perentoriamente, sillabando): che il vero imbecille sono
io!. La tua dignit la salvi meglio, caro, guardando la carta su cui scrivi e
non quest'arma che ti sta sopra. T'ho detto che voglio vendicare Pulino. Firma,
adesso.
Paroni: Ecco la firma. Vuoi altro?
Luca: Da' qua.
Paroni (porgendogli la carta): Eccoti. Ma che te ne farai,
adesso? Se ti vuoi davvero levar di mezzo...
Luca (non risponde; finisce di leggere quanto Paroni ha scritto; poi
dice): Sta bene. Che me ne far? Niente. Me la troveranno addosso, domani.
(La piega in quattro e se la mette in tasca.) Consolati, Leopoldo, col
pensiero che io vado a fare adesso una cosa un tantino pi difficile di questa
che hai fatto tu. Riapri la porta. (Paroni eseguisce.) Buona notte.
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