L’incidente del 7 aprile

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L’INCIDENTE DEL 7 APRILE

Commedia in un atto

di TRISTAN BERNARD

                                                                                    

PERSONAGGI

IL PRESIDENTE

ANDREA

IL GIUDICE

IL SOSTITUTO

SIGNORINA KERMAGNON

THEVENEL

BOUSSU

MESSADIE

DEA

L’USCIERE

SIGNORINA NOREL

Commedia formattata da

La scena rappresenta una sala d'udienze del Tribunale correzionale di Parigi.

All’aprirsi del velario, il presidente e un giu­dice, tutti e due in borghese, sono in scena con l'usciere Andrea.

Il presidente                   - (al giudice) Ecco la sala dei vostri dibattimenti, caro collega. Non è grande, ma è una delle meglio illuminate.

Andrea                           - (sottovoce al presidente) Signor Presidente, il signore è il nostro nuovo giudice?

II. presidente                 -  Sì Andrea... Ah, ma io scor­do tutte le regole del protocollo! Dimenticavo, mio caro collega, di presentarvi Andrea, il no­stro fedele usciere, il più anziano di tutti.

Andrea                           -  E' vero, signor Presidente, io sono il più anziano della sezione e forse di tutto il tribunale. Ero già qui ai tempi del presidente Tribouillard, quello soprannominato il ce pre­sidente Massimo ».

Il giudice                         -  Voi rimpiangete, forse, Andrea, l'antica severità, l'implacabile severità dei no­stri maestri?

Il presidente                   -  No, no, Andrea si è evoluto seguendo il suo secolo. Andrea è per l'indulgenza, come tutti del resto...

Il giudice                       -  E' giusto, giustissimo...

Il presidente                   -  Ad Araiem, avete assistito spesso al Penale!

Il giudice                       -  No, signor presidente, non vi ho assistito mai. Mi occupavo del Civile.

Il presidente                   -  Ah! Si provano altre impressioni... Abbastan­za varie, lo debbo dire, e specialmente qui, a Parigi, ove dovrete familiarizzarvi con dei modi di dire, delle espressioni, assoluta' mente speciali e pittoresche, ci si avvezza rapidamente e l'occasione, io vi servirò da inter­prete (Guardando l'orologio) H tempo passa, amico mio, ed è ora d'andarci a vestire. (Mentre stan­no per uscire il sostituto entra da destra). Oh, ecco il nostro pubblico ministero. Già in toga! Sa­remmo dunque in ritardo?

Il sostituto                     -  No, no, sono io in anticipo, ho qualcosa da fare... (stringe la mano al giu­dice e al presidente. In questo momento la li-gnorina Kerniagnon entra da siniéra. hiom la toga).

Il presidente                   -  Avremo dunque il piacere d'ascoltare la signorina Kermagnon oggi? (al giudice) Mio caro collega, bisogna che vi pre­senti uno dei più distinti avvocati dell'ordine di Parigi. La signorina Kermagnon che avremo l'onore d'ascoltare fra un momento...

Sig.na Kermagnon         -  Oh, in una causa delle più banali! (Ella stringe la mano al giudice, poi al presidente e al sostituto).

Il giudice                       -  Non vi è causa banale per oratore intelligente. E io sono certo che voi e il no­stro amico sostituto ci farete assistere a un vero torneo...

Signorina Kermagnon    -  Non attendete nulla d'eccezionale, almeno da parte mia, signor Giu­dice...

Il sostituto                     -  La signorina è eccessivamente modesta.

Il presidente                   -  Affrettiamoci a vestirci. (Escono salutando. Il sostituto rimane in scena con la signorina e l'usciere).

Signorina Kermagnon    -  Mio caro sostituto, credete che l'affare Niclès andrà per le lunghe, e che farei bene a chiedere un rinvio alla settima sezione dove dovrei presentarmi alle dodici e tre quarti?

Il sostituto                     -  La causa Niclès è la prima iscritta. Ma sarebbe più prudente che voi chie­deste il rinvio alla settima.

Signorina Kermagnon    -  Avete ragione. Va­do... (A questo punto Andrea s'incammina per mutarsene, ma dopo qualche passo ritorna e si pone a spolverare una tavola).

Il presidente                   -  Non andate sino alla settima. Mandateci un compagno. Andrea ve ne chia­merà uno. E' vero, Andrea?

Signorina Kermagnon    -  Andrea, siate così gentile d'andare a cercare la signorina Norel. Deve esserci di già; le direte di venire da me.

Andrea                           -  Va bene, signorina. (Finisce di spolverare il tavolo ed esce lentamente. Appena la porta si rinchiude dietro Andrea, la giovine avvocato e il sostituto si abbracciano. Le loro labbra si uniscono in un lungo bacio).

Signorina Kermagnon    -  Ah mio «aro, te­mevo che non se ne andasse. Due giorni che non ti abbraccio... Sono esasperata... Ma tu, tu non ti sarai certamente accorto  che  il tempo

non passava mai

Il sostituto                     -  Scioccona... (accarezzandola) Con questo colletto così alto, non posso ba­ciarti dove mi piace...

Signorina Kermagnon    -  Puoi, puoi, amore mio, il mio colletto non è stretto. (Il sostituto chiude gli occhi e bacia amorosamente la nuca Mia signorina) Dimmi, caro, su che cosa mi consigli d'imperniare la mia difesa nella causa Hklès? La mia cliente ha insultato l'agente. Se dicessi che l'agente l'ha provocata?

Il sostituto                     -  Non otterresti un buon ef­fetto. (Si curva di nuovo sulla nuca della Signorina).

Signorina Kermagnon    -  E allora? Dimmi... Ma dimmi dunque, piccolo mio...

Il sostituto                     -   Non ti preoccupare ; se vuoi inni interverrò.

Signorina Kermagnon    -  Ah no, di fronte alla mia cliente e agli altri avvocati dimostrerei d'aver troppo facilmente ragione. Intervieni, taro, intervieni!

Il sostituto                     -  Va bene, ma non sarò troppo severo. (Il suo viso scompare di nuovo nella nuca della signorina).

Signorina Kermagnon    -  E tu, cosa hai fatto in questi due giorni, cattivo?

Il sostituto                     -  Mi sono terribilrnente an­noiato, mentre tu eri al matrimonio di tuo cu­gino. E' poi un cugino o una cugina?

Signorina Kermagnon    - Oh!  Se tu credi che imi sia divertita io, senza di te! Ma tu conosci la mia famiglia e avresti potuto venire...

Il sostituto                     -  Sei stata tu a proibirmelo col pretesto che sarebbe stato difficile nascon­dere la nostra intimità...

Signorina Kermagnon    -  E tu ti sei lasciato convincere troppo facilmente. Probabilmente sapevi bene come impiegare il tuo tempo... Ah se sapessi questo!...

Il sostituto                     -  Che bambina!

Signorina Kermagnon    -  Ascolta, piccolo mio, mi basta pensare che tu potresti ingan­narmi, per sentire il desiderio di ucciderti... Ah! non ingannarmi mai!

Il sostituto                     -  Non pensarlo nemmeno, ca­ra! Non aver paura... (l'abbraccia. All'improv­viso la porta s'apre ed entra la signorina Norel, Il sostituto si scosta e dice gravemente) Eviden­temente, la difesa non è costretta a comuni­carci i suoi piani, ma nell'interesse stesso del cliente...

Signorina Kermagnon    - (l'interrompe con un bacio) Canarino' mio, la mia amica sia tutto. (ridendo) Ma guarda, Norel, com'è rosso!

Il sostituto                     - - Non siete convenientemente seria, signorina Kermagnon!

Signorina Kermagnon    -  E voi siete troppo austero, signor Sostituto, (alla signorina Norel) E' tanto gentile e ci amiamo tanto. (Il sosti­tuto esce).

Signorina Norel             -  E non pensate a spo­sarvi?

Signorina Kermagnon    -  Vi è un po' d'op­posizione da parte della mia famiglia. Ma credo che dopo due o tre buone cause mi accorde­ranno un po' più d'indipendenza. E finirò per acquistare quell'autorità che mi permetterà di sposarmi secondo il mio gusto. Ma ti avevo fat­ta chiamare per un favore; vai per me a chie­dere un rinvio alla settima sezione, causa Chaubel... Perché non sei venuta a prendermi sta­mane?

Signorina Norel -------- -  Ho dovuto fare delle coni- pere, mia cara. Non posso andarci di pomerig­gio: tutte quelle donne occupate esclusivamente a scegliersi delle stupidaggini mi esasperano... Com'è bello essersi emancipate come abbiamo fatto noi, essere uscite dalla frivolità per diven­tare degli esseri che sanno pensare. Io vado nei magazzini solo quando non posso farne a meno. Oggi avevo bisogno di un pezzo di seta mauve per rifare la camicetta al Baio abito.

Signorina Kermagnon    -  Quello con la sot­tanina a pieghe?

Signorina Norel             -  Sì; sono invitata a cola­zione dal cancelliere, e mi metterò quello.

Signorina Kermagnon    -  Ci sarò anch'io! E se tu metti il tuo abito nuovo, io metterò il mio di taffetas verde-Nilo. (Le due donne escono nel momento stesso che Dea Niclès entra da si­nistra con Thévenel, Boussu, il poeta Messadie e Andrea).

Andrea                           -  Potete far accomodare i vostri amici là, davanti, perché se attendete l'entrata del pubblico c'è pericolo di non trovar più un buon posto.

Messadie                        -  Io sono testimone.

Andrea                           -  Allora voi venete con me e mi da­rete la vostra citazione.

Messadie                        - (è un vecchietto meschino e canu­to) Ah, va bene. Andrò coi testimoni.

Dea                                -  Vi sono molto riconoscente, signor Messadie. Un signore come voi, così influente, scomodarsi per aiutarmi!

Messadie                        -  E' un dovere, amica mia, un do­vere!

Dea                                -  Può darsi, ma chissà quanti alla vo­stra età non si sarebbero voluti scomodare!

Messadie                        -  Senza dubbio, senza dubbio, ma io...

Andrea                           -  Voi, signora imputata, accompa­gnate il signore; forse avrete qualcosa da dirgli. (Li conduce in fondo).

Thévenel                        -  Boussu, mi sembra che Dea sia molto tranquilla, sicura...

Boussu                           -  Grazie a me.

Thévenel                        -  Grazie a te?

Boussu                           -  Sì, da tempo desideravo passare una notte con Dea; quando l'ho saputa inquie­ta per questo processo le ho offerto un grande servigio:   farle conoscere il sostituto.

Thévenel                        -  Ma tu lo conosci?

Boussu                           -  Né di nome né di vista, mia dopo aver goduto i favori di Dea, le ho presentato un altro bravo giovane della mia età che, anche lui, desiderava ciò che avevo ottenuto io dall'ama­bile Dea. La gentile fanciulla ora è dunque per­suasa d'aver esaudito i voti del pubblico mini­stero e attende fiduciosa la benevolenza pro­messa.

Thévenel                        -   Ma fra un momento vedrà bene che non è lui...

Boussu                           -  No, no... essa non sa con precisione cosa sia il sostituto. Io le ho raccontato  che è un uomo vestito di rosso, che se ne sta nascosto in un muro e che compare solo alla 1 fine...

Thévenel                        -  Non è molto pulito ciò che hai j fatto, ne converrai...

Boussu                           -  Oh! amico mio...

Thévenel                        -  Dovevi presentarle me come sostituto...

Boussu                           -   Ma  essa  ti  conosceva, mio caro Thévenel!

Thévenel                        -  E' vero, e poi è stupido dover ricorrere a simili mezzi per ottenere i favori di una  persona,  che ha   accontentato una buona metà degli abitanti del quartiere San Giorgio,.,

Boussu                           -  Cosa vuoi farci?! Noi siamo il suoi compagni e non vuol chiederci del denaro.,,

Thévenel                        -  Ma bisogna che anch'io trovi un mezzo... Pensa che non v'è mai stato nulla  fra me e quella donna!

Boussu                           -  E' un titolo d'onore per te!

Thévenel                        -  Ci rinuncio; e poi non voglio finire per esser segnato a dito nel quartiere... I Io sono certo che anche Messadie...

Boussu                           -  Il vecchio che si fa chiamare poeta-canzoniere?

Thévenel                        -  E si facesse solo chiamare cosi! Ma il terribile è che scrive davvero delle canzoni!

Boussu                           - Allora tu credi che, per riconoscenza...   anche   con   lui...   Dea?!...  Eli! può darsi, mio  caro  Thévenel!   Certo il vecchio è furbo e conosce tutte le ragazzine di Montmar- I tre; è un signore che vive di rendita con una I vecchia donna sinistramente legittima, incartapecorita come lui, perché, non so se lo hai ben osservato, ima è vecchio, più che vecchio, anti­co,   antico   autentico,   senza  trucco. (Lo porla s'apre ed entra del pubblico) Sediamoci. (Rien­tra Dea e va a sedersi al banco degli imputati u piede libero. La signorina Kermagnon entra à un'altra porta e s'avvicina a Dea).

Dea                                -  Buongiorno, signorina avvocato!

Signorina Kermagnon    -  Buongiorno, buon­giorno! Siamo intese, e vero? Voi negate, dite che non avete parlato...

Dea                                -  Oh! signorina, tutto andrà bene, siatene certa! Io sono tranquilla. Mi assolveranno...

Signorina Kermagnon    -  Lo spero anch'io,  ma non si può esserne assolutamente certi; non lo dico per togliervi le vostre illusioni, ma bi­sogna esser pronti a tutto...

Dea                                -  Sì,  ma  io   sono  tranquilla.   Vi con­fesso che ho preso delle precauzioni... Il sosti­tuto per esempio...

Signorina Kermagnon    -  Il sostituto?

Dea                                -  Sono  certa della  sua  benevolenza...

Signorina Kermagnon    -  Cosa significa?

L'usciere                        -  Il Tribunale!

Dea                                - (impressionatissima) Oh! il Tribunale.

L'usciere                        -  Il Tribunale!  Signori, alzatevi e scopritevi il capo. (Entrano i  tre giudici e  il sostituto).

Signorina Kermagnon    - (inquieta) . Cosa di­cevate, che il sostituto?...

Dea                                -  Vi racconterò più tardi, signorina! (Impressionatissima) Oh! il tribunale, il tribu­nale!...

Il Presidente                  - (sedendosi) L'udienza è Aperta. La prima causa.

L'usciere                        -    Causa   Niclés.   Ingiurie a   un agente della forza pubblica nell'esercizio delle sue funzioni.

Il presidente                   -  L'imputata?

 L'usciere                       -    Accusata   a   piede   libero,   si­gnor presidente. (Rivolgendosi  a  Dea  Niclés) Alzatevi e rispondete alle domande.

Il presidente                   -  Il vostro nome?

Dea                                -  Dea Niclés.

Il presidente                   -  La vostra professione?

Dea                                -  Lavoro all'Olympia e alla Gaìté. Sono « inarcheuse ».

Il Giudice                      - (sottovoce al presidente) Marcheuse?

Il presidente                   -  Significa che fa parte del corpo di ballo. (All'imputata) In questo periodo siete occupata?

Dea                                -  No, signor presidente, in questo mo­mento riposo.

Il presidente                   -  Sì, e da parecchio tempo, non è vero?

Dea                                -  Infatti da qualche tempo.

Il presidente                   -  E sappiamo anche come l'occupate il vostro tempo; ma questo è af-far vostro... Voi dovete rispondere d'un fatto avvenuto il mese scorso, il 7 aprile, dinanzi alla terrazza della birreria Pigalle. L'agente 704, del nono circondario, che ora ascolteremo, rivolgen­do delle osservazioni a un conducente di taxi, che si fermava davanti alla birreria, senza aver eseguito il mezzo giro regolamentare, per tro­varsi sulla sua destra, l'agente 704, si sentì in­terrompere da parecchie persone sedute sulla terrazza e in particolar modo da voi che gli avete indirizzato delle ingiurie riferite in istruttoria.

Dea                                -  E' falso, signor Presidente, furono al­tre persone a ingiuriare l'agente. Io non ho det­to nulla, ma siccome gii altri sono filati...

Il Giudice                      - (piano) Come « filati »?

Il Presidente                  - (sottovoce) Ma sì, se ne sono andati...

Dea                                -  ... e occorre qualcuno che paghi per tutti; allora l'agente ha incolpato me.

Il presidente                   -  Allora voi negate le frache l'agente 704 vi ha attribuite?

Dea                                -  Io non nego, ma dico che sono false.

Il presidente                   -  Ascoltiamo l'agente 704.

Signorina Kermagnon    - (ansiosamente a Dea) Che cosa dicevate del sostituto?

Dea                                -  Non posso dirvelo ora, signorina!

Il presidente                   -  Chiamate il primo testi­monio.

L'usciere                        -  L'agente Tribadel.

Il presidente                   -  Dite il vostro nome e co­gnome.

Tribadel                         -  Tribadel Enrico Felice, agente della circolazione, nono circondario.

Il Presidente                  - (dopo averlo guardato atten­tamente) Ma siete ancora qui?

Tribadel                         -  Sì, signor presidente.

Il presidente                   -  Ma non siete già comparso per l'identica causa una settimana fa?

Tribadel                         -  Sì, signor presidente. Ero stato ingiuriato  anche  allora.

Il presidente                   -  E anche allora, non era la prima volta.

Tribadel                         -  Sono- già comparso due volte di­nanzi a questa sezione, e nelle altre mi si vede anche più spesso.

Il presidente                   -  E sempre per Io stesso Emo­tivo?

Tribadel                         -  Sempre, signor presidente.

Il presidente                   -  Ma come va che voi siate maggiormente ingiuriato di tutti gli altri vo­stri colleghi?

Tribadel                         -  Non so davvero, signor presi­dente! Io sono estremamente cortese nel mio servizio. Non faccio osservazioni, se non quan­do ne sono assolutamente costretto, eppure li­tigo con tutti. Da soldato è stata la stessa storia. Non ho avuto in tutto 15 giorni di consegna, ma ero sempre in lite; è spaventoso! Quando ho lasciato il servizio militare sono entrato come commesso in una azienda. Non ho potuto re­starci. Dal mattino alla sera m'insultavano. Al­lora mi sono- detto: « Voglio riuscire ad entrare nella Polizia come agente ». Avevo degli eccel­lenti certificati  e   sono   stato   subito accettato. Ah, signor presidente, non sono mai stato tan­to ingiuriato quanto ora, che porto l'uniforme dell'autorità!

Il presidente                   -  E che cosa è avvenuto il 7 aprile?

Tribadel                         -  Erano circa le sei di sera, ed io ero di servizio all'angolo della piazza Pigalle, quando un'automobile pubblica si ferma senza aver fatto il mezzo giro, davanti alla birreria Pigalle. M'avvicino e faccio le mie osserva­zioni. Un signore che era nella vettura si met­te a brontolare, come se avessi annoiato il con­ducente per mio piacere. Siccome il signore non usava termini offensivi io non risposi, ma ecco che le persone sedute sulla terrazza del caffè in­cominciano a gridare contro di me. Istintiva­mente mi volto verso un signore dalla barba bianca, dall'aria molto dignitosa, e che scuote­va il capo come per darmi ragione. E questo signore mi dice testualmente: « Cosa stai lì, a miagolare come un gatto, tu, che quando trovi una donnina all'angolo di una strada, sei il primo a portarla con te!».

Il presidente                   -  Un signore con la barba bianca ha detto questo?

Tribadel                         -  Oh! signor presidente, a Mont-martre la barba bianca non significa niente.

Il presidente                   -  Continuate l'esposizione dei fatti.

Tribadel                         -  Subito dopo un altro si mette a gridare: a Sì, e sua moglie fa la graziosa col brigadiere per ottenergli la promozione ». Ca­lunnie, signor presidente, solo calunnie. Mia moglie è portinaia e quel signore non la cono­sce certamente per supporre che abbia del tem­po da dedicare ad altri!

Il presidente                   -  Ne siamo persuasi. Ma è certo che vi ingiuriavano da diverse parti e parecchie persone.

Tribadel                         -  Calunniandomi.

Il presidente                   -  Calunniandovi, siamo d'ac­cordo, ma l'imputata cosa diceva?

Tribadel                         -  L'imputata non smetteva un istante di ripetere: « Idiota, idiota, è un idiota! ».

Il Presidente                  - (a Dea) Sentite? Vi si ac­cusa d'aver gridato « idiota » a un agente.

Dea                                -  E' vero che io dicevo « idiota », ma chi può sostenere che mi rivolgessi all'agente? Se non si può più dire « idiota » in rue Pigalle senza che questo signore prenda l'espressione per sé! ! ...

Il Presidente                  - (all'agente) Continuate.

Tribadel                         -  In un momento fui circondato   da gente che gridava: (legge le parole sul pol­sino di celluloide facendolo girare di nascosto attorno al polso): «Stupido», «asino», « bue ». (Sta per continuare ma s'arresta) Mi sano state rivolte anche altre ingiurie che non posso ripetere qui. Naturalmente non ho po­tuto portare tutti al posto di polizia. Sono riu­scito ad acciuffare la signorina qui presente.

Il presidente                   -  E' tutto ciò che avete da dire?

Tribadel                         -  Sì, signor Presidente.

Il Presidente                  - (severamente) Senza voler diminuire in alcun modo la responsabilità dell'accusata, è deplorevole vedere un agente del­la forza pubblica, un rappresentante dell'auto­rità, servire costantemente da bersaglio a fa­cezie che discreditano o tendono a screditare in lui l'autorità stessa. E' inaudito che ciò accada a voi con particolare frequenza in confronto agli altri agenti. Voi fate il più grave torto al Corpo a cui appartenete.

Tribadel                         -  Ma, signor presidente...

Il presidente                   -  Tacete e sedetevi!

Tribadel                         -  Non potrei andarmene, signor presidente?

Il presidente                   -  Può darsi che si abbia ancora bisogno di voi. Avete molta fretta d'andare a farvi insultare nel vostro quartiere? (Con ener­gia) Sedetevi!

Il sostituto -                   -  E' veramente scandaloso che a ogni udienza voi veniate a rovesciare qui il cumulo di ingiurie che avete ricevuto e che finiscono per inzaccherare l'autorità, come di­ceva molto bene il signor Presidente.

Tribadel                         -  Ma, signor sostituto...

Il Sostituto                     -  Sedetevi...

L'usciere                        - (urtandolo) Andiamo, sedetevi, specie di brontolone. (Tribadel sedendosi lo urta) Ecco che mi schiaccia un piede con le sue scarpacce!

Tribadel                         -  Ma, signor usciere...

Il presidente                   -  Vi sono testimoni, citati dalla difesa?

L'usciere                        -  Sì, signor presidente, il testi­mone Messadie.

Il presidente                   -  Fatelo venire.

Signorina Kermagnon    - (nervosissima, all'im­putata) Ora avete il tempo di parlare. Di­temi ciò che mi avete accennato a proposito del sostituto.

Dea                                -  Sono sicura che mi aiuterà, signorina! Dopo ciò che io ho fatto per lui, non può con­dannarmi.

Signorina Kermagnon    -  Ciò che avete fatto per lui?

Dea                                -  Sì, ma ecco il testimonio, signorina. (Entra Messadìe mentre la signorina Kermagnon dimostra chiaramente d'essere assai agi­tata).

Il Presidente                  - (a Messadìe) Avvicinatevi. Dite il vostro nome, la vostra età, la vostra pro­fessione.

Messadìe                        -  Giovanni Bertrando  Messadie,  cinquantanove anni, poeta-canzoniere. Sono na­to a Chàtellerault, ma di cuore e d'animo sono figlio della Butte.

Il presidente                   -  Dite ciò che sapete.

Messadìe                        -  Je suis un enfant de la Butte, Un gai moineau de  Clignancourt,   Si  Fon me Marne, je dis: « Flùte »        -  Et bien vite je tounie court. (A questo punto il giudice fa segno al presidente d'ascoltare Messadie. Il pre­sidente ascolta con stupore) Qu' importe que mon escarcelle -  Ne regorge pas de doublons, Si je rencontre une donzelle, Une don-ielle aux cheveux blonda.

Il presidente                   -  Ma questi son versi?

Messadie                        - (con dignità) Lo credo bene!

Il Presidente                  -    E   allora   cos'è   questo scherzo?

Messadie                        -  Non è uno scherzo, signor pre­sidente; tutt’al più è una fantasia, una fantasia alata. La poesia è il mio modo naturale d'espri­mermi.

Il presidente                   -  Non siamo qui per ascolta­ne vostre elucubrazioni. Esprimetevi in pro­sa e raccontateci ciò che sapete.

Messadie                        - (lamentoso) Non posso esprimer­mi in prosa, non posso, signor presidente... Il Presidente     - (con maggior severità) Ri­spondete alle mie domande. Avete sentito l'a­gente 704 rivolgere delle osservazioni a uno chaffeur di taxi?

Messadie                        -  Sì, signor presidente, poiché «olà...

Il presidente                   -  E avete sentito la signora insultare l'agente?

Messadie                        -  Sì, l'ho sentita, ma che im­porta?

Il Presidente                  - (a Dea) Sentite che cosa di­re il testimone?

Dea                                - Come!?  Voi ammettete d'avermi sen­tita insultare l'agente?

Messadie                        -  E questo cosa significa?

Dea                                - Ma come? Siete stato voi a offrirmi di citarvi come testimone e venite qui a parlare contro di me?

 Messadie                       -  Ma, a Montmartre si è sempre scherzato con l'autorità, senza che questo aves­se delle conseguenze.

Il Presidente                  - (a Messadie) Sedetevi. (Messadie saluta e va a sedersi accanto al pub­blico recitando dei versi).

Signorina Kermagnon    - (a Dea) Mi direte ora...

Il presidente                   -  La parola al Pubblico Mi­nistero.

Signorina Kermagnon    -  Signor Presidente, io chiedo di sospendere l'udienza per qualche minuto. Tre minuti mi bastano... non mi sento bene...

Il presidente                   -  Siamo ai suoi ordini, si­gnorina. L'udienza è sospesa per cinque minuti. (Mentre il Tribunale si alza la signorina Ker­magnon a Dea):

Signorina Kermagnon    -  Questa volta mi di­rete tutto. Che  cosa è avvenuto col sostituto?

Dea                                -  Mi avevano detto che al sostituto bi­sognava farsi raccomandare perché fosse gen­tile con me e non mi facesse condannare. Per combinazione un nido amico lo conosceva e mi ha messa in rapporto con lui. Non posso dirvi esattamente ciò che è avvenuto, ma... certo,... che quando si è passata una notte con un signo­re, sarebbe un po' vigliacco da parte sua farmi condannare...

Signorina Kermagnon    - (contenendosi a fati­ca) Ah, bene, bene! E non vi vergognate?

Dea                                -  Di che cosa?

Signorina Kermagnon    -  Lo chiedete?

Dea                                -  Ciò che mi farebbe vergognare sareb­be d'essere condannata...

Signorina Kermagnon    - (contenendosi ancora) Bene! Bene! (A se stessa) Che ignobile crea­tura! (Alla signorina Norel che entra) Oh, cara, cara, se tu sapessi come sono infelice!

Signorina Norel             -  Che cosa è avvenuto?

Signorina Kermagnon    -  Gastone mi ha in­gannata;   mi  ha ingannata con  questa donna!

Signorina Norel             -  Chi è questa donna?

Signorina Kermagnon    -  E' la mia cliente... e io sono costretta a difenderla.

Signorina Norel             -  Vuoi che la difenda io al tuo posto?

Signorina Kermagnon    -  Oh! no, no! Voglio incaricarmene io, e vedrai come!

Dea                                - (si è avvicinata a Boussu e chiede sotto­voce) Quando vedrò il sostituto?

Boussu                           -  Lo vedrai, lo vedrai, stai tran­quilla.

Dea                                -  E' nascosto in un muro, mi hai detto?

Boussu                           -  Sì, ma non so dove...

L'uscierk                        -  Il Tribunale. (Entra il Tribu­nale seguito dal sostituto).

Il presidente                   -  L'udienza è aperta. La pa­rola al Pubblico Ministero.

Il Sostituto                     -  Signori Giudici, della causa che porta davanti a voi la signorina... Dea... Nielés...

Signorina Kermagnon    - (alla signorina Norel) Finge di non ricordarsi il suo nome...

Il Sostituto                     -  ... non bisogna esagerarne la gravità...

Signorina Kermagnon    -  Naturalmente!... la difende...

Il Sostituto                     - (preseguendo) Il nostro do­vere, il nostro più imperioso dovere, è di far rispettare l'autorità. Ma in quali circostanze, signori, l'autorità questa volta è stata... io non dirò offesa, né ingiuriata, queste sarebbero pa­role troppo forti, in quali circostanze l'autorità è stata... burlata, ecco dirò: burlata? Non dimentichiamo che è una storia di Montmartre, una burla di gente allegra, burla colpevole, mi affretto a dirlo, mia per la quale, evidentemente, non bisogna usare la stessa severità di altre cau­se del genere. Credo che nel vostro giudizio do­vrete tener anche conto della personalità stessa dell'agente 704,, che dall'infanzia, così ha am­messo lui stesso, una fatalità sembra averlo mar­cato, e per la quale sembra destinato a ricevere costantemente delle ingiurie e le persone stesse che gliele indirizzano sono forse, meno dei col­pevoli che degli strumenti della fatalità. L'ac­cusata ha pronunciato parole assai correnti a Montmartre, ma l'accusata stessa pretende di non averle indirizzate all'agente e infatti...

Signorina Kermagnon    - (alla Norel) Vedi, vedi come la difende, è lui l'avvocato, è lui la difesa, non io!...

Il Sostituto                     -  Infatti il sistema di difesa dell'imputata non è assurdo. E' fuori dubbio che l'agente 704 non merita le ingiurie pronun­ciate. E allora perché ha pensato che fossero proprio indirizzate a lui? Perché crede che quando si pronuncia un'ingiuria, debba essere assolutamente indirizzata a lui?... Evidente­mente, la fatalità che lo perseguita l'autorizza ad adottare questa tesi. Ma noi, possiamo modi­ficare il nostro punto di vista, e credere che il 7 aprile, nella birreria di place Pigalle, vi fosse­ro altri alterchi e che si proferissero delle in­giurie senza che l'agente 704 si dovesse sentire autorizzato a far da trust e accaparrarsele tutte... Ho voluto, o signori, far note tutte le ragioni che debbono parlare alla vostra indulgenza.,, La voce pubblica che io qui rappresento, evi­dentemente chiede una leggera punizione per la signorina Nielés; ma mai questa voce sarà più propensa all'indulgenza. (Si siede).

Signorina Kermagnon    - (alla Norel) Hai vi­sto? Ha parlato assolutamente in suo favore,

Signorina Norel             -  Se tu vuoi parlerò io tuo posto. Non mi sembri in grado di parlare. 

Signorina Kermagnon    - (con energia) Vedrai...

Il presidente                   -  La parola è alla difesa...

Signorina Kermagnon    - (nervosamente si vol­ta dalla parte del Sostituto che non smétte di guardare durante tutto il tempo che parla) Signori giudici ; il mio compito è assai facile dopo che il pubblico ministero, con una indulgenza alla quale non siamo avvezzi, ha preso la paro­la  in  favore dell'imputata   e  ha  esposto tutti gli argomenti che si potevano credere riservati alla difesa... Non tocca a me trovare esuberan­te tanta indulgenza poiché il nostro dovere ci obbliga a  presentare la difesa di tutti gli ac­cusati,  qualunque sia la condizione economica e la classe sociale alla quale appartengono. Ma voi dovreste chiedervi,  signori giudici, se non è strano che, volendo, una volta nella sua vita, far intendere la voce  dell'indulgenza, il Pub­blico Ministero abbia prescelto una persona... una creatura... che nulla... tranne forse le sue grazie  esteriori...   nulla  presenta  per meritare questo raro favore... La signorina Dea Nielés, che mi ha incaricata della sua difesa, è certa­mente una donnina interessante... molto... molto... graziosa, e da quando esistono giudici è un fatto  costante e  quasi ammesso che la grazia di un viso e di un corpo abbia una influenza in­negabile nel giudizio dei magistrati... (// presi­dente, i giudici e il sostituto guardano stupefat­ti l'avvocatessa) Che la signorina Nielés si ser­va di questi argomenti eterni per assicurarsi la benevolenza,   non   sta   a  me  condannarlo, ma avrebbe potuto risparmiarsi di ricorrere ai miei uffici per far valere delle grazie che da sole val­gono tanto, da falsare completamente la coscienza   di uomini che dovrebbero vegliare sul ri­spetto dell'autorità, (con le lacrime nella voce), degli esseri così indegni da dimenticare i loro doveri e sacrificare ai piedi di queste creature tutti i princìpi...  Signor Presidente, domando scusa, ma non sto bene...

Il presidente                   -  Volete che sospenda la se­duta?

Signorina Kermagnon    -  No, no, chiedo un minuto, solo un minuto...

[Si affollano intorno a lei).

Signorina Kermagnon    - (alla signora Norel, dopo un minuto) Sto meglio...

Dea                                - (avvicinandolesi) State meglio?

Signorina Kermagnon    - (ostile) Sì, sì, va meglio...

Dea                                -  Ebbene, ora che state meglio permet­tetemi di farvi una domanda alla quale il mio amico non sa rispondere. Sapete dirmi in quale angolo è nascosto il sostituto?

Signorina Kermagnon    -  Il sostituto? Vi sta­te Inalando di me?

Dea                                -  Ma no, signorina, no!

Signorina Kermagnon    - (con subita speranza, indicandoglielo) E'  quel signore di fronte.

Dea                                -  No, signorina,   assolutamente...

Signorina Kermagnon    -  Come no?!

Dea                                -  Lo conosco meglio dì voi!... E' uno basso, grasso, con dei baffi... Mi hanno detto che sta nascosto in un muro e che esce solo alla fine..,

Signorina Kermagnon    -  Signor Presidente, mi sono rimessa e chiedo che si riprenda la udienza.

Il presidente                   -  Possiamo ancora attendere, se volete.

Signorina Kermagnon    -  No, no, non posso più attendere per gridarvi l'innocenza com­pleta di questa povera, piccola creatura che vi vedete davanti... Io ho detto or ora, accusan­do le sue consimili, fino a qual punto io stessa sia in guardia contro le creature del suo mestie­re, ma questo è un caso particolare... e non bisogna confondere la signorina Niclés con que­gli esseri di fango, che la vita ha maltrattato e gettato nella galanteria... Sarebbe doloroso che, per la denuncia di un agente della forza pubbli­ca.., che non voglio più qualificare, poiché lo è già stato sufficientemente in questa udienza, sarebbe deplorevole che una condanna oscuras­se la vita, non dirò priva di colpe, ma certo pri­va di gravi colpe, della signorina Niclés... Bi­sognerebbe parlare dell'esistenza intera di que­sta povera figliuola, abbandonata dai suoi ge­nitori nella più tenera età... Ed è perché la società l'ha lasciata cadere così in basso, che oggi ci si dovrebbe mostrare pieni di rigore con lei? No, no... E' con un verdetto di riabilitazione clic voi risponderete a questa povera donna. Vi è un bell'atto di giustizia e d'equità da compiere Terso questo essere grazioso, dotato delle mi­gliori intenzione... e che non ha cercato né sollecitato raccomandazioni, ma che crede solo nel vostro spirito imparziale di giustizia e di uma­nità... (La signorina Kermagnon si siede).

Il Presidente                  - (dopo un istante) lì Tribu­nale delibera... (Si curva verso i due giudici e, piano) Voglio dare una lezione al 704, almeno ci lascerà tranquilli per un po'... « Il Tribu­nale, essendosi accertato che i fatti imputati all'accusata non sono sufficientemente provati, as­solve la signorina Niclés e ordina la sua im­mediata messa in libertà ». L'udienza è sospe­sa... (Applausi nell'uditorio).

Un Avvocato                 - (alla signorina Kermagnon) E' un magnifico successo che siete riuscita ad ottenere... Il Tribunale condanna sempre in simile materia... (Volgendosi ad un altro) E' stata abilissima! Quel modo nuovo di difende­re, accusando quasi, dapprima, la sua cliente... Oh, giungerete lontano, voi...

Il Sostituto                     - (avvicinandolesi) Permette­temi di congratularmi, signorina... (Le stringe con effusione le mani).

Signorina Kermagnon    -  Grazie, grazie! E restate qui, signor Sostituto?

Il Sostituto                     -  No, mi farò sostituire per le udienze successive...

Signorina Kermagnon    -  Benissimo, allora verrò da voi fra un momento per una consulta­zione giuridica...

Messadie                        - (avvicinandosi alla signorina Ker­magnon) Non ho potuto dire ciò che era più interessante... (Comincia a recitare) Un sbire immonde et sans aveu...

Signorina Kermagnon    -  Perdonatemi, signor Messadie, ma non ho tempo... (Esce in fretta).

Messadie                        - (avvicinandosi a Boussu) Un sbire immonde et sans...

Boussu                           - (interrompendolo) No, no, smet­tetela... Me la racconterete un'altra volta, ora debbo accompagnare Dea...

Dea                                -  Ma dimmi dunque, Boussu, e il so­stituto?

Boussu                           -  Come, non l'hai visto? Tutti lo hanno visto... è apparso in fondo alla sala, ma solo per un minuto...

Dea                                -  E io che l'ho cercato durante tutto il tempo non l'ho visto! ...

Boussu                           -  Eri troppo emozionata...

Messadie                        - (avvicinandosi a Tribade!) Un sbire immonde et sans aveu...

Tribadel                         - (rassegnato) Ricominciamo!


FINE

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