L’incontro

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L’INCONTRO

Commedia in un atto

Di JACK LONDON

Riduzione di Gian Dauli

Personaggi

Tess

John Messner

Haythorne

La scena si svolge nell'interno di una capanna di tronchi d'albero, abbandonata. Arredata con due cuccette una a ciascun lato della stanza; contro la pa­rete, in fondo, verso destra, un piccolo fornello di ferro e verso sinistra, nel­l'angolo, una piccola catasta di legna da ardere. La porta d'ingresso è al cen­tro, nel fondo, con una piccola finestra a destra chiusa con carta oleata attra­verso la quale filtra una debole luce. Pomeriggio avanzato, di un giorno d'in­verno. Quando si alza la tela, John Messner, sulla trentina, di media sta­tura, magro, muscoloso, biondo, dal voi. to fortemente abbronzato, con baffi cor­ti, è in piedi accanto al fornello sul quale bolle una caffettiera. Ha le spalle verso la porta. Sulla cassetta dei viveri capovolta, vi sono i piatti e le posate, accanto è il materasso da campo arro­tolato e rizzato in piedi per servire da sedile. Improvvisamente si ode da fuori lo strisciar dì una slitta sulla neve e l'ab­baiare e l'ululare dei cani; poi il grido gutturale « ohe! » e il suono di passi pe­santi e impacciati dietro la porta. Un gran colpo alla porta. Messner si volge e ascolta sorpreso).

Messner          - (aspro) Avanti!

(La porta si apre. In lontananza un paesaggio deserto e coperto di neve e il cielo azzurro. Sulla soglia appaiono un uomo e una donna. Sono pesantemente avvolti in pellicce coperte di neve. Ben pocosi può vedere del loro volto. L'uomo è bruno, con folti baffi neri. La donna ha di tanto in tanto violenti scoppi di tosse. Portano con se due sacchi da viaggio e una cas­setta di medicazione).

Messner          - (nuovamente in tono aspro, auto­ritario) Avanti, e chiudete la porta.

(Tess e Haythorne entrano chiudendo la por­ta. Guardano Messner, per un momento, in silenzio).

Haythorne              - Credevamo che la capanna (osse vuota.

Messner                  - Lo era prima che io vi arrivassi.

Haythorne              - Non vogliamo essere degli in­trusi. Non vi è una capanna qui in giro?

Messner                  - No! Rimanete pure qui, se vo­lete: vi è posto per tutti. La capanna non è

Messner                  - (quasi parlando a se stesso mentre prepara la sua tavola) Povere bestie! Perchè le trasciniamo quassù nell'Alaska sfruttandole a sangue, povere schiave? (Lai dolina è silen­ziosa ma getta, di tanto in tanto, sguardi fur­tivi a Messner. Messner siede sul rotolo del suo latto da campo e incomincia a mangiare. La donna continua i preparativi della cerni, affac­cendata intorno ai sacchi da viaggio. La porta si apre ed entra Haythorne).

Haythorne              - (va al fornello e si riscalda) Santo Cielo, è proprio una brutta notte che si prepara. Quelle povere bestie! non ne potevano più come noi. Pure, l'imprevisto, questa con­tinua lotta, questo (affidarsi alle sole proprie forze, la primitività di questa esistenza... la realtà...

Messner                  - (ridendo) Della temperatura, ad esempio.

Haythorne              - Sapete il grado di tempera­tura ?

Messner                  - Se non sono 50 gradi sotto zero, saranno 49.

Haythorne              - Solo un pazzo andrebbe lon­tano con questo freddo. Siamo stati davvero fortunati di trovare sulla nostra pista questa ca­panna. Accamparci con un freddo simile all'a­perto sarebbe stato terribile, specialmente per la mia signora, con la tosse che ha. (Mentire parla l'uomo stende il suo letto da campo in una delle cuccette, in quella alla parete oppo­sta al fornello) Dormiremo qui, a meno che non preferiate Voi questa cuccetta. Vi siete giunto prima ed avete il diritto di scegliere.

Messner                  - (alzandosi dalla sua tavola improv­visata e preparandosi ad accomodare la sua cuccetta) Oh, una cuccetta vale l'altra, nes­suna delle due è un letto di piume.

Haythorne              - Sembrerà tuttavia   a  noi  un letto di piume. (Mette la cassetta da attrezzi chirurgici sotto la coperta di lana a uno dei capi della cuccetta, sì che serva da cuscino).

Messner                  - Siete un medico?

Haythorne              - Sì, ma non sono venuto nel­l'Alaska per esercitare la professione. (Si vol­ge alla donna che intanto si è occupata di pre­parare la cena) Tess, non credi che il caffè sia pronto?

(Udendo il nome della donna», Messner tra­saie, guardandola con occhi penetranti. I/e­spressione del volto di lui mostra il ritorno di un dolore sepolto. Poi si rifa sereno, pur con­tinuando a guardare la donna di sottecchi. La donna toglie il caffè dal fornello, prende una candela dalla sua cassetta dei viveri e Tacce de, mantenendola alzata in maniera di vede bene il volto di Messner; poi va al sacco con se cercasse qualche cosa. La espressione del ve to di lei e di grande sorpresa e paura, ment­ii leggero sorriso di Messner è pieno di schern Haythorne è intanto occupato a affilare un ca fello sul fornello).

Haythorne              - Cosa cerchi, Tess?

Tess                        - Forcelle. (Ritorna al fornello e me te la cena sulla cassetta. I due siedono sull cassetta dei viveri e sul letto da campo di Messner, mentre questi si è sdraiato sulla sua cuc celta, appoggiando la testa al braccio).

Messner                  - Da quale parte degli Stati Unit venite?

Haythorne              - Da San Francisco. Sono pere qui, da due anni, ormai.

Messner                  - Vengo anch'io dalla California. (Tess lo guarda supplichevole) Da Berkeley, sapete!

Haythorne              - (interessato) Dall'Università di California?

Messner                  - Sì, classe dell'86.

Haythorne              - Intendevo dire dal Corpo insegnante della Università.  Me ne ricordate il tipo.

Messner                  - Mi rincresce che diciate così:! preferirei essere preso per un cercatore d'oro! o per un conduttore di cani.

Tess                        - Non penso che egli assomigli a uni professore più che tu non assomigli a un medico.

Messner                  - (alla donna) Vi ringrazio, signora. (All'uomo) Come vi chiamate, dottore, se posso chiederlo?

Haythorne              - Haythorne, se mi credete sulla parola ho rinunciato ai biglietti di visita»lasciando i paesi civili.

Messner                  - (sorridendo e inchinandosi) E la signora Haythorne? (Tess gli lancia uno sguardo d'ira. Il medico si volge per fargli una domanda, ma Messner lo previene) Pensandoci» bene, dottore, forse voi potete soddisfare la mia curiosità. Vi fu uno scandalo nei circoli universitari due o tre anni fa. La moglie di uno de» professori inglesi... Scuserà lei, signora... Haythorne... sparì con un medico di San Francisco, a quanto so, benché ora il nome non mi I venga alla memoria. Si ricorda del fatto?

Haythorne              - (accennando di sì col capo) Fece un gran rumore a quel tempo. Si chia-j I ma va Womble... Graham. Aveva una magnifica clientela, lo conoscevo di vista.

Messner                  - Ebbene, quello che volevo sape­re è che cosa è avvenuto di loro. Pensavo che forse voi lo sapeste. Non lasciarono alcuna trac­cia, neppure un indizio di dove siano andati?

Haythorne              - Egli ha nascosto molto bene le sue orme. (Schiarisce la voce) Si disse che fossero andati nei Mari del Sud... e che fos­sero naufragati su un piccolo vapore commer­ciale, in un tifone, o qualche cosa del genere.

Messner                  - Vi ricordate, del fatto, signora Haythorne?

Tess                        - (parla con voce calma, controllandosi, ma il volto mostra una grande collera ed è volta in maniera che Haythorne non la possa vedere) Perfettamente.

Haythorne              - Ah!... e voi...

Messner                  - (interrompendolo rapidamente) Ho sentito dire che quel dottore Womble era un gran bell'uomo... e... e... molto fortunato con le donne.

Haythorne              - (di malumore) Eh! se era fortunato! E' che finì d'i esserlo dopo quello scandalo.

Messner                  - (parlando come a caso) La don­na era una specie di Santippe, mi fu detto. Si credeva dai più, in Berckeley, che rendeva la vita al marito... non proprio un paradiso.

Haythorne              - Non so. In San Francisco si diceva anzi il contrario.

Messner                  - (sorridendo) La donna una spe­cie di martire, eh? Messa in croce sulla croce del matrimonio...

Haythorne              - Sì... piuttosto così...

Messner                  - Non c'è da meravigliarsi di que­sta diversità di opinioni... Ogni cosa ha il suo rovescio, si sa. Abitando in Berckeley ho sen­tito solo una campana. Sembra che Santippe andasse spesso a San Francisco.

Haythorne              - Naturale. La maggior parte (Ielle mogli che abitano dall'altra parte delia baia vanno spesso in città; i sobborghi sono piuttosto monotoni. (Si volge alla donna) An­cora un po' di caffè, Tess.

Tess                        - (riempiendo la tazza di Haythorne, parlando contenendosi) —- Voi due state cian­ciando come delle comari... e riducete in pezzi la reputazione  di una povera  donna.

Messner                  - (sorridendole apertamente) E' così interessante... ridurre a pezzettini le repu­tazioni. (Si volge a/ dottore) Sembra dunque che il marito non avesse una gran buona repu­tazione a San Francisco!... (Cambiando tono) E pensare che era professore all'Università!

Haythorne              - (parlando  con impeto,  come adirato) Al contrario, era un povero presun­tuoso di moralista; un povero diavolo di eru­dito senza una goccia di sangue nelle vene.

Messner                  - (ridendo) Ehi! non siete forse un po' troppo severo col povero professore?

Haythorne              - (grugnendo come la cosa non l'interessasse, beve il caffè e accende la pipa)

                               - Forse una donna abbisogna di più varietà nella sua vita d'ogni giorno di quello che non possa dare una mediocre mente letteraria.

Messner                  - Può essere! E' pure questa una faccia della medaglia.

Haythorne              - (si ailza, si mette il berretto e le manopole) Vado a premier dell'altra legna. Potrò così poi togliermi i mocassmi ed essere più comodo. (Esce sbattendo l'uscio con colle­ra. Per qualche minuto è completo silenzio. Messner è immobile, medita; la donna) gli sta di faccia seduta sulla cassetta delle provviste).

Messner                  - (incomincia a cantare dolcemente come a se stesso) Al mattino presso il fiume

                               - alla sera presso il fuoco            - nella notte quan­ do tutto dorme, - tormentato io ero dal desi­derio della vita. - V'eran brividi sotto il bat­tito del cuore         - nei miei migliori sogni...

Tess                        - (interrompendolo furiosa) Oh, ba­sta! Non posso sopportare! Non cantare, non cantare quel canto... Non posso ascoltarlo, ti dico!  Dimmi invece cosa intendi di fare ora!

Messner                  - (cessando il canto la guarda con pigra decisione. Parla con lenta indifferenza, sorridendo) Ebbene, che pensi che dovrei fare? Nulla di teatrale o di tragico, spero. Sono tutto irrigidito e indolenzito dalla lunga dura corsa in slitta... e questa cuccetta... e questo momento così intimo... è così... riposante. Mi rincresce che non ti piaccia più il mio canto, mia cara, mia dolce Tess, mia ritrovata mo­glie!...

Tess                        -  (mordendosi le labbra in una furia ini' potente) Ma...

Messner                  - (dolcemente, quasi supplichevole, ma con ironia) Spero che non vorrai che io uccida il signor... Haythorne. Sarebbe una cosa troppo spiacevole, persino troppo penosa per me e, ti assicuro, veramente non necessaria.

Tess                        - (concitata) Ma tu devi far qualche cosa, e subito!

Messner                  - (freddamente provocante) Al contrario, mia cara compagna di un tempo: non devo far nulla.

Tess                        - (sorpresa e costernata) Tu... tu ri­marresti qui?

Messner                  - (con un sorriso) Certo!

 Tess                       - (guardando disperata in giro per stanza e il letto da campo steso sull'altra cucM cetta) Ma tu sei pazzo... pazzo! Sta per ve­nire la notte! Non puoi fermarti qui! Non puoi! dico, non puoi! (Si alza e gira di qua e di là disperata. Arriva intanto, dai di fuori, il rumore di legna spaccata).

Messner                  - (calmo) E' proprio invece quel­lo che posso fare.  Ho trovato  questa  capanna io per primo, e voi due siete miei ospiti!  (Accennando galantemente all'altra cuccetta).

Tess                        - (come impazzita, col terrore negli oc­chi, si riabbandona sulla cassetta delle provvi-1 gioni) Allora non vi è che una cosa da fare: | dobbiamo andar via noi.

Messner                  - (sempre tranquillamente) Questo pure è impossibile. Tu hai una tosse secca... in­sistente... Egli è... un bravissimo medico, tu lo sai! e non permetterà mai che tu ti rimetta in viaggio.

Tess                        - (con calma di intensa passione, sul pun­to di esplodere) Dimmi, allora, ti prego, co­sa farai?

Messner                  - (guardandola con aria quasi pater­na, soffusa di una specie di pietà e pazienza) Mia cara Tess, ti ho già detto: non so cosa fare. Proprio non ci ho ancora pensato.

(Si odono i colpi di accetta).

Tess                        - (balzando in piedi e torcendosi le mani per rabbia impotente) Tu mi fai impazzire... impazzire! Non sei mai stato così!

Messner                  - (accennando di sì col capo, come ricordando) Ah sì, ero un tempo tutta dol­cezza. E' per questo che mi lasciasti?

Tess                        - Sei così mutato, così terribilmente calmo. Mi spaventi. Sento che hai deciso qual­che cosa d'i terribile. Non far nulla di preci­pitato. Non perdere il controllo di te, non ec­citarti.

(Risuonano i colpi di accetta).

Messner                  - Non mi eccito più, almeno da quando te ne sei andata...

Tess                        - (con sarcasmo) Sei migliorato...!

Messner                  - (confermandolo con un sorriso) Mentre io deciderò cosa mi convenga fare, tu farai questo: dirai al signor... signor Haythor­ne chi sono io. Ciò renderà tutto più facile.

Tess                        - (lo guardai un momento in silenzio, poi dice sommessamente) Perchè mi hai seguita in questo spaventevole paese?

Messner                  - (con stupore) Io, ti ho seguita? Ti sbagli ancora una volta, Tess. Non credere che sia venuto qui per cercar te. La tua vanità non sia lusingata da un simile malinteso. Il nostro incontro è romanzesco ma fortuito. Quan­do ruppi con la vita accademica, partii. Venni qui nell'Alaska perchè pensavo che sarebbe stato l'ultimo posto del mondo dove avrei po­tuto incontrarti. (Accende la pipa, mentre si odono passi alla porta e si muove la nottola. L'uscio si spalanca ed entra Haythorne con una bracciata di legna. Tess, al rumore del sali­scendi, si alza in fretta e. comincia a riporre i piatti).

Haythorne              - Vi è una temperatura questa notte da far scoppiare i polmoni come pallon­cini di carta. Occorrerà molta legna. (Rivolto a Tess) Dammi quel salmone, Tess. Deve esse­re sgelato a quest'ora. Darò da mangiare ai ca­ni, e spaccherò tutta la legna che troverò. (Vol­gendosi a Messner) E i vostri cani?

Messner                  - (rispondendo seccamente) Ho dato loro da mangiare quando sono arrivato. Penso sempre prima a loro e dopo a me.

(Haythorne prende il salmone dalla stufa ed esce chiudendo l’ uscio rumorosamente) Perchè non ci hai presentati, Tess? (Si alza).

Tess                        - (gettando indietro la testa con atto di sfida) Oh, glielo dirò, non credere che io abbia paura!

Messner                  - Lo so. Tu non hai mai avuto paura di nulla.

Tess                        - (con gli occhi e la voce raddolciti) E non ho paura neppure di' confessarmi.

Messner                  - Nel tuo caso, temo che confes­sarti vorrebbe dire approfittare indirettamente dei propri falli, approfittarne con astuzia, giu­stificarsi a spese degli altri.

Tess                        - (imbronciata, ma con crescente tene­rezza) Non dirlo. (Dopo breve esitazione). Non temo di chiederti perdono.

Messner                  - (sorridendo enigmatico) Non vi è nulla da perdonare, Tess. Ti dovrei anzi rin­graziare. E' vero, da principio soffrii, e poi, con la dolcezza e la grazia della primavera, scoprii che ero felice. Fu una scoperta vera­mente sorprendente.

Tess                        - Ma se ritornassi a te? (Risuona il guaire dei cani).

Messner                  - (guardandola stranamente) Sarei profondamente... turbato.

Tess                        - Sono ancora tua moglie: tu non hai mai ottenuto il divorzio.

Messner                  - E' vero! Sono stato estremamen­te trascurato. Sarà ora la prima cosa che farò. (Tess gli si avvicina, ponendogli una mano sul braccio. La sua voce è dolce e lusinghiera; il tocco  della  mano,   carezzevole) E  se ti  dicessi che ho sbagliato?... Se ti dicessi che sono mol­to infelice? Tu non mi vuoi, Giovanni? (Gli si serra addosso, stringendolo a sé, la voce pie­na di passione) Ritorno a te, Giovanni; ritorno ora! (Messner volge il volto da lei: lotta per dominare l'emozione che minaccia di impadro­nirsi di lui. Risuonano fuori i colpi di accetta. Ella gli cinge il collo) Guardami, Giovanni, guardami. Sono la stessa! e tu sei lo stesso, solo se tu vorrai... Non siamo mutati. Sono stata in­fedele, sì; ma mi sono pentita mille volte. Gio­vani, Giovanni, non hai mai peccato tu? A-scolta: la fine dei tuo canto. (Canta tenendosi stretta a lui) Nel crepuscolo delle nostre notti d'amore - Accanto al fuoco coniugale, - Pro­vammo la dolcezza del vivere, - nelle braccia del nostro desiderio. (Messner è sul punto di cedere alla tenerezza e alla seduzione di lei; sembra estasiato dalla voce di Tess. Poi lotta contro la sua emozione, e l'allontana da se, balzando verso la porta come preso da panico. Tess rimane per un momento stordita, poi si rende conto dell'offesa al suo orgoglio).

Messner                  - (pieno di emozione) Non can­tare!  Non spingermi ad un atto  disperato!

Tess                        - (ridendo con scherno) Calmati. Ci hai creduto davvero? Sei uno sciocco! Non ti voglio: sono più felice come sono. (Ride iste­ricamente).

Messner                  - Non ti credo, Tess. Ricordo la tua facilità nel mutar viso. Non m'inganni: ti conosco troppo bene. So le tue malizie e le tue finzioni. (La mano di lui, senza volerlo, tocca il saliscendi della porta).

Tess                        - Non avere paura, non fuggire, non tj mordo.

Messner                  - (prende il berretto e i guantoni: raccoglie piatti e posate e il secchio vuoto) Non fuggo. Vado soltanto a prendere altra ac­qua. (Apre la porta ma si rivolge ancora a guar­dare Tess) Non dimenticare che devi dire al signor... signor Haythorne chi io sia. (Esce chiudendo con cura la porta).

Tess                        - (furiosa) Pazza! Lo odio! Li odio tutti e due! (Rumore del saliscendi: Tess trài-sale: indi rimette nel sacco i piatti rumorosa­mente. Entra Haythorne, con una bracciata di legna che getta a terra con un tonfo. Guardando intorno).

Haythorne              - (un po' sospettoso) Se ne è andato? Cosa è accaduto?

Tess                        - (tenendo il volto in modo che egli non lo veda, con voce tranquilla) E' uscito per prendere acqua.

Haythorne              - (in piedi davanti alla stufa, scaldandosi le mani) S.amo fortunati, Tess nell'aver trovato questo tetto per la notte: il freddo fuori è tale da rattrappire lo spiritopiù forte. (Rientra Messner e pone a terra il secchio e i suoi arnesi. Si volge a Haythorne e si inchina cerimonioso).

Messner                  - Lieto di incontrarvi, dottor Graham Womble.   (Haythorne   balza  come  punii a   sangue)   Permettete   che   io   mi   presenti d me... poiché vedo che la signora... signora Hay thorne, non l'ha fatto... Giovanni Messner.

Haythorne              - (rimane per un momento coni I paralizzato; poi si inchina a sua volta con ari di derisione, mentre muove la mano verso l tasca posteriore dei pantaloni. Alla vista dell rivoltella di Messner, appuntata contro di h dalla tasca, resta immobile. Tess dopo un grià rimane impietrita).

Messner                  - Ho ben pensato che il vosti I primo gesto sarebbe stato di porre mano al la rivoltella; ma siccome è molto probabil che io sia migliore tiratore di voi, mettete, j prego, la vostra arma giù nella cassetta dell provvisioni. Se mai il colpo partisse casualmei te, non avranno a lamentarsi che i piatti. No gli farò alcun male, Tess, se si comporterà ce me un uomo saggio si comporterebbe. Tu s| diti là sulla tua cuccetta. Mio irresistibile dol tore, sedetevi sul vostro letto da campo: av« mo un piccolo colloquio amichevole.

(Haythorne, sotto la minaccia della rivolteli di Messner, pone la sua nella cassetta delle prox Vigioni e, con rabbia mal contenuta, siede m letto dai campo. Messner fa scivolare nell'alti tasca della giacca la rivoltella di Haythorne siede sulla sponda della sua cuccetta. Tess V all'altra. Il volto di lei mostra una terribile ami sietà. Messner, continuando tranquillamente, v. tono  quasi amichevole).

Messner                  - Io sono veramente contento di incontrarvi, dottore. Ero curioso di sapere ch« cosa Tess aveva trovato per... sostituirmi, qual'era la grande attrazione... (con tono mutato)  Se ha potuto seguirvi in questo paese e adi tarsi a una vita simile...

Haythorne    (beffardamente) Immagini I che la cosa sia un po' dura per voi... la vaniti offesa... e altri sentimenti...

Messner                  - (con  esagerata  cordialità) Gii non  parlatene!  Quello che è  più importante \ ora, è di sapere se la vostra vita, da quel momento, ha realizzato un sogno felice.

Tess                        - (interrompendoli) Non fate gli scioc­chi.

Haythorne              - (breve) Potete essere pratico e spiccio, per una volta tanto.

Messner                  - Ve lo dimostrerò all'evidenza, fra poco.

Haythorne              - (impaziente) Ebbene, mostra­telo! quello che voglio sapere è che cosa inten­dete fare.

Messner                  - (con un gesto ben simulato di im­potenza) Non lo so davvero. E' una di quelle assurde situazioni delle quali non si sa mai co­me uscirne. Siete voi, forse, così gentile da suggerirmi qualche cosa?

Haythorne              - (deciso) Tutti e tre non pos­siamo passare qui la notte.

Messner                  - Proprio così. Haythorne           - Uno di noi due deve andar­sene.

Messner                  - Proprio così. Quando tre corpi non possono   occupare   lo   stesso   spazio   nello stesso tempo, uno deve andarsene.

Haythorne              - (torvo) E quell'uno siete voi.

Messner                  - Io non posso immaginarmi come

quell'uno.

Haythorne              - Se voi aveste un po' di im­maginazione, vi vedreste come quell'uno. Vi è una corsa di dieci miglia al prossimo accampa­mento, voi la potete fare assai bene.

Messner                  - Vi è un piccolo errore nel vostro ragionamento. Perchè, necessariamente, dovrei essere io quello che dovrei andarmene? Sono stato il primo a trovare la capanna!

Haythorne              - Tess non può uscire con la tosse che ha. Queste basse temperature agghiacciano i polmoni, gli orli dei tessuti si congelano, e quando questa parte del tessuto polmonare de­cade, incomincia una tosse secca e insistente e con l'estate si muore di tisi. Sarebbe un sui­cidio !

Messner                  - O un omicidio! Nessun miglior giudice di voi, dottore! Tess certamente non può affrontare dieci miglia di gelo, ed è per questo ch'essa deve rimaner qui!

Haythorne              - (con tono conclusivo) Alla buo­n'ora! Mi date ragione! Siete dunque voi che dovete  andarvene!

Messner                  - (schiarendosi la gola) I vostri pol­moni stanno benissimo, vero?

Haythorne              - Sì, e che vuol dire?

Messner                  - (schiarendosi nuovamente la voce) Oh! nulla! Soltanto, secondo il vostro ragiona­mento, non vi è nulla che vi possa impedire di andarvene, e affrontare ii gelo, per una corsa di dieci miglia. Lo potete fare benissimo.

Tess                        - (senza respiro per lo stupore) Oh!

Haythorne              - (getta uno sguardo sospettoso a Tess: aspro e breve) Ebbene?

Tess                        - (esita: poi parla con amarezza e stan­chezza) Sono stanca di essere come un osso conteso.

Haythorne              - (rivolgendosi a Messner con rab­bia furiosa) Basta con questa commedia. Voi non potete rimaner qui.

Messner                  - (sorridendo) Sì, devo rimanere.

Haythorne              - (alzandosi sulla persona) Non vi lascerò. Voi avete le arm'J, ma non siete uo­mo da uccidere senza una lotta leale. Mettete giù le armi e vi mostrerò chi ha il sopravvento.

Messner                  - Anche senza le armi ed avendo voi il sopravvento, come immaginate, rimarrò qui.

Haythorne              - Vi getterò fuori.

Messner                  - Ed io ritornerò.

Haythorne              - (fermandosi un momento per con-frollarsi e calmare la propria voce) Sentite, Messner; se voi rifiutate di andarvene io vi ba­stono. Qui non siamo in California, ma nell'A­laska. Vi ridurrò con i miei pugni in poltiglia. Sono più forte di voi.

Messner                  - (freddamente, crollando le spalle) Se Io fate chiamerò una adunata di minatori e vi vedrò impiccato all'albero più vicino. Co­me voi dite, noj siamo in California, qui. Que­sti minatori sono gente semplice e non avrò che a mostrare i segni deUe battiture, dire la verità su. voi, e reclamare mia moglie. (Tess vuol parlare, ma Haythorne si volge a lei fu­rioso).

Haythorne              - Tu non devi entrare Én que­sta faccenda.

Messner                  - (blandamente) Taci, Tess.

Tess                        - (alzandosi e avvicinandosi ai due uomini col terrore negli occhi) Io devo... io devo.,, (Improvvisamente rompe in una tosse secca e rauca, che cerca di vincere, singhioz­zando) Perchè non mi uccidete? Perchè non lo fate generosamente con un coltello? (Ritorna barcollando alla cuccetta).

Haythorne              - (guardandola cupamente) Ve­dete che qualcosa dobbiamo fare. Non può viaggiare, ora. I suoi polmoni non possono es­sere più esposti. Ed io non rinuncio a lei!

Messner                  - (guarda entrambi fissamente, poi tossisce) Hum!... E sia!... Io ho, però, biso­gno di danaro! (/ due uomini si guardanonegli occhi. Haythorne con disprezzo, Messner con un sorriso ironico. Lentamente) Voi avete un bel sacco di polvere d'oro. L'ho visto quando avete scaricato la vostra roba.

Haythorne              - (col volto e con la voce piena di disprezzo) Quanto volete?

Messner                  - Ho, così a caso, fatto una stima del sacco e... io direi... che pesa una ventina di libbre circa... certo per più di quattromila dollari. Che ne dite, se si facesse quattromila dollari?

Haythorne              - (costernato) Ma è tutto quello che posseggo! Tutte le mie fatiche e le mie sofferenze!   (Tess guarda Messner atterrita).

Messner                  - (in tono di conforto) Ma voi avete iei\ Deve valere un tal sacrificio. Pensate a cosa rinuncio! E' certo un prezzo ragione­vole.

Tess                        - (con disperazione) E' la rovina!

Haythorne              - (dopo aver guardato irato Tess. fissando Messner con l'esitazione del giocatore) Vada! (Attraversa la stanza a precipizio e si china a sollevare il sacchetto di polvere d'oro) Venite qui, canaglia!  Pesiamo.

Messner                  - (sorridendo) Canaglia? Ecco do­ve proprio errate. In fatto di morale, voi che mi date un compenso siete canaglia quanto me che lo ricevo.

Haythorne              - (sfogando la propria furia men­tre Tess continua a guardare i due uomini co­me atterrita) Al diavolo la vostra morale! Venite qui e controllare il peso! Potrei deru­barvi !

Messner                  - Lasciamo decidere al tempo chi sarà il derubato... (La donna si appoggia come esausta alla cuccetta, si contorce le mani in furia impotente, mentre l'oro' passa dalla bi­lancia posta sulla cassetta delle provvigioni nel sacchetto che tiene Messner, il quale controlla il peso con esagerata cura. Finito di pesare, rimane ben poco oro nel sacco di Haythorne che 1 lo getta da un lato con gesto di furia disperata, mentre Messner soppesa il suo sacco con trascuratezza e con ironico buon umore) Tomo! (Guar­da Tess con intenzione) Che siate voi ad aver fatto un buon affare, Womble! (Raccoglie le sue cose e si prepara a partire mentre Haythor-ne ora, a braccia conserte, lo guarda torvo. Tess s'accascia sulla cuccetta).

Haythorne              - (amaramente, sdegnato e minac­cioso) Il miglior affare per me è di non avervi davanti agli occhi!

Messner                  - (raccolte le sue cose, nel punto d'uscire si volge) Benché essa sia... vostra proprietà, adesso, non sfogate la rabbia su di lei. Ricordatevi che ha una cattiva tosse secca, insistente... (Imitando il tono dottorale di Haythorne) Queste basse temperature agghiacciano  i  polmoni,   gli  orli   dei  tessuti  si  congelano...

Haythorne              - Basta!   Smettetela!  Se  rima- i nete ancora un istante, vi faccio sentire il peso di   questo  mio   pugno  sulla  vostra  carcassa!...

Messner                  - (senza badargli volgendosi a Tess e guardandoia fissamente)  Addio,  Tess!   (La donna alza il capo e fa l'atto di parlare ma la  tosse le mozza la voce) Addio,  Tess!

Tess                        - (con voce rauca e spezzata, comprimendosi il petto col pugno chiuso) Il mio oro! Il I mio oro! L'ho pagato col mio sangue! (colpo di tosse) con i miei polmoni quell'oro! E' mio! I E' mio! (Tosse) Canaglia! Canaglie tutt'e due! Mi avete mercanteggiata come una merce qualsiasi! Come una bestia che si venda e si compra! Canaglie! Assassini! Perchè non mi ammazzate subito? Perchè non mi finite? Canaglie! (Si abbandona singhiozzando sulla cuccetta. Messner rimane a guardarla un momento con pietà, poi lentamente esce e chiude la porta. Al rumore della porta che si chiude, Tess balza in piedi come impazzita e grida) Il mio oro! (Si lancia verso la porta) Giovanni, Giovanni! ì (Aperta la porta si ferma sulla soglia e si ritrae rimanendo a guardare fuori con occhi spalancati di stupore. Poi lentamente) Dio! ha vuotato il sacco dell'oro... tutto l'oro... nel pozzo, e... vi sputa sopra... Giovanni, Gio... (Cade svenuta al  suolo e Haythorne la guarda pietrificato. Dalla porta spalancata giunge il guaire dei cani e la voce di Messner accompagnata da schioccare di frusta) Via! Hop! Hop! (Mentre si ode lo strisciare della slitta e abbaiano i cani, il sipario cala.

FINE

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