L’incontro

L'INCONTRO

(Commedia in tre atti)

di Franco Sepe

Il presente dramma trae spunto dall'incontro, realmente avvenuto nel dicembre 1935, tra Luigi Pirandello ed Eduardo De Filippo. A testimoniarlo sono le parole affettuose di Eduardo in una lettera aperta allo scrittore siciliano, l'indomani della sua morte e a un anno di distanza dal singolare episodio. Pirandello non fece in tempo ad assistere alla rappresentazione del dramma tratto dalla sua novella intitolata "L'abito nuovo". Le situazioni e i dialoghi sono in gran parte frutto della fantasia dellautore, il quale "in questo modo" ha voluto rendere omaggio a due grandi protagonisti del teatro italiano di questo secolo.

PERSONAGGI

Pirandello

Eduardo De Filippo/Michele Crispucci

Peppino De Filippo / Luigi Minutolo

Titina De Filippo / Rosa (madre di Crispucci)

Ferdinando, sarto

Concettino, figlio di Luigi

Assunta, figlia di Crispucci Angelina, cameriera

Un vicino e una vicina

ATTO PRIMO

Un ampio salone avvolto in una luce tiepida e schermata. Sul lato destro, spostata verso il proscenio, un'ampia poltrona su cui siede un uomo anziano assorto nella lettura. Una lampada su un tavolino posto tra la poltrona e il sof illumina la figura facendola risaltare sullo sfondo. E Pirandello, in giacca da camera, le gambe accavallate e il capo reclinato sul libro che sta leggendo. Pi indietro, verso il centro, una scrivania massiccia, a ridosso della quale stanno due scaffali ricolmi di libri.

Pirandello tira fuori l'orologio dal taschino, lo guarda, fa per rimetterlo a posto e in quell'attimo si sente bussare qualche colpo alla porta. Chiude il libro e si alza; poi si avvia verso la comune sfiorando con le dita il nodo della cravatta e stringendo un tantino la cintura della giacca da camera. La scena resta vuota; alcuni passi separano l'uscio dal salone. Si avverte il rumore del catenaccio tirato. Poi le voci echeggiano dal corridoio.

PIRANDELLO: Buongiorno, De Filippo!

EDUARDO: Buongiorno, maestro! Anche oggi il campanello ha fatto cilecca!

I due compaiono sulla scena.

PIRANDELLO: Sono mesi che attendo la visita del portiere. Ma prego, si accomodi dove meglio

crede!

EDUARDO: Grazie! Mi metto al mio posto, e lei al suo. La nostra musa finora ci ha assistiti nel

lavoro. Perch turbarla con uno spostamento? Non so se mi spiego... (Si siede sul sof esorride) Potrebbe darsi che non gradisca. L'ispirazione, come lei mi insegna, caro maestro, spesso una questione di luogo.PIRANDELLO: Certo, certo. A negarlo, si farebbe torto alle norme pi elementari dettate dall'esperienza. Io ho viaggialo moltissimo in questi ultimi anni, soprattutto all'estero. E viaggiando ho dovuto fare l'abitudine alle quattro pareti spoglie di una stanza d'albergo, ai tavoli troppo piccoli e malfermi sui quali lavorare quasi un supplizio... Per non parlare del mormorio continuo sotto le imposte. Eppure, nonostante le mie apprensioni, immancabili quanto l'alba e il tramonto, sono riuscito quasi sempre a vincere quel sentimento di estraneit che ostacola la riflessione, a ribaltare in qualche occasione persino la mia realt di esiliato, propiziandomi gli di della citt.

EDUARDO (ironico) Egi, maestro, lei ha avuto i natali nella Magna Grecia, e l non mancano certe credenze e certi culti...

PIRANDELLO: A lei piace sempre scherzare. Ma questa volta ha proprio ragione. In fondo l'artista non un uomo libero, perch per ottenere dalla vita quello che i suoi simili recano in s con dignitosa naturalezza, costretto ad allontanarsene. E cos, giudicando troppo facile l'agio che trarrebbe dal suolo che gli proprio, e tuttavia rimpiangendolo come fa il cattivo nomade, si affanna a rendere abitabile quel loculo di terra, sorvegliato dalle sue muse, che lui scambia per cielo... (Interrompendosi) Ma De Filippo, lei sta tremando! Forse non si sente bene!

EDUARDO ( si frega le mani}: No, maestro, cosa da nulla. Siamo in dicembre e, cosa vuole, il calendario deve aver ragione dei suoi mesi. E poi le case non sono mai riscaldate a dovere. Dicono che sarebbe del tutto superfluo, visto che non abbiamo i cosidetti "climi nordici".

PIRANDELLO: Vuole che provveda a far riscaldare meglio?

EDUARDO: No, per carit! Non si disturbi. E che oggi c'era un bel sole, e uscendo di casa per venire da lei mi capitata tra le mani questa giacca, un vero capolavoro di taglio e di cucito, che negli ultimi tempi ho messo pochissime volte... Insomma, c' stato un ritorno di fiamma!

PIRANDELLO: Lei giovane, se lo pu permettere!

EDUARDO: Il freddo una carogna, e non guarda in faccia a nessuno. Per devo confessarle che questi brividi non sono solo di freddo. Mi succede ogni volta che vengo da lei. Per strada faccio di tutto per non pensarci, perch mi mette addosso una strana agitazione... Ricorda quella volta, quando mi fece onore nel mio camerino proponendomi di fare insieme la commedia? Mi parve enorme, e dovetti mostrare tanto il mio sgomento, che lei credette opportuno ripetere: "Perch no? Facciamola insieme!"... Ma appena ci mettiamo al lavoro, mi passa.

P1RANDELLO: Bene, allora incominciamo subito! Io la capisco benissimo. Scrivere sempre stato per me, da quando ero giovane, un bisogno quasi fisiologico, un po' come una buona digestione. Arreca lo stesso sollievo: ci si sente sgravati da una certa quantit di cibo, o di pensieri... E poi insegna a vincere il sentimento di soggezione che si ha nei confronti degli altri. Lei un uomo di spettacolo, e ha recitato testi che sono suoi. Non trova che questi personaggi, di cui lei il creatore e l'interprete le facilitino il rapporto con il pubblico che, diventato sempre pi esigente reclama dalla sua arte una conoscenza e uno studio di tutto ci che riguarda gli uomini e la loro avventura nel mondo?

EDUARDO: Vede, maestro, io sono nato per la scena prima che per il mondo. Ho imparato a osservare, da dietro le quinte, per cos dire, le reazioni degli uomini, non al teatro, ma alla vita. Ho imparato a capire ci che affascina e ci che turba l'animo umano dall'esperimento che la finzione rende possibile; perch la gente altrimenti non lascia trasparire i propri sentimenti, o non esprime affatto il proprio punto di vista. E questo per due ovvie ragioni: perch l'individuo diffidente per natura, e poi... come potrebbe, nei tempi in cui viviamo? Lei capisce, cosa voglio dire. Quei ceffi bardati di nero, che all'inizio sembravano cos innocui, si sono moltiplicati nelle sale, nei corridoi, nel ridotto di ogni teatro dove hanno luogo le nostre recite. E non tralasciano di annotare una battuta equivoca, o un grido di giubilo della folla. Io devo ringraziarla ancora per quella volta in cui si pronunci a favore del teatro dialettale, prendendo le difese nostre e di quelli come noi che cercano di salvaguardare ilpatrimonio linguistico di tanta parte della popolazione.

PIRANDELLO: Ma anche per questo che ho fiducia in lei dopo che ha mirabilmente adattato e diretto il mio Liol. Ho visto rinascere questo personaggio, che mi ha dato tante gioie e tante apprensioni, nell'idioma della sua citt e nello spirito nuovo con cui lei lo ha foggiato sulla scena.

EDUARDO: Ma tutto merito suo, maestro, se la sicilianit di Liol si presta a certe traslazioni. Vuol dire che il personaggio ha valore universale!

Si sente girare la chiave nella serratura e aprire luscio.

PIRANDELLO: E lei, Angelina?

CAMERIERA: S, sono io, professore. (Rumore di passi) Buongiorno, signor De Filippo,buongiorno professore!

EDUARDO e PIRANDELLO: Buongiorno, Angelina!

CAMERIERA: Anche oggi un caff ristretto per voi, e un t per il professore?

PIRANDELLO: S, ma faccia con comodo! E appena arrivata e non ha ancora ripreso fiato, che

gi vuole mettersi al lavoro...

CAMERIERA (prontamente): Non vi preoccupate, professore, ci sono abituata. E poi ho fatto

anche tardi, e devo rifarmi cos!

EDUARDO: La sua solerzia un dono veramenle invidiabile! Vede, noi siamo qui gi da un bel po', e non abbiamo fatto altro che chiacchierare... Poi dicono che sono le donne a sprecare il loro tempo.

CAMERIERA: Certo che il vostro uno strano modo di parlare! Ma voi, signor De Filippo, cicredete veramente a quello che dite? Neanche la buon'anima di mio marito, che era un uomo buono e generoso ma di idee un po' strambe, faceva certi discorsi, (leggermente contrariata) Eh no, le donne sono donne, e gli uomini uomini! Non confondiamo le cose! E adesso meglio che me ne vada in cucina! (Si avvia verso la comune).

PIRANDEI.LO: Simpatica, non trova? (Si alza e muove qualche passo).

EDUARDO: Tantissimo! Ne ho avuto sentore la prima volta che l'ho vista, qui da lei. Non diceva niente, eppure i suoi occhi, neri come l'ala di un corvo, possedevano una tale briosa loquacit da farmi illudere, a ripensarci, di essermi intrattenuto con loro almeno una buona mezz'ora, e di aver inteso tutto con la massima chiarezza.

PIRANDELLO (ironico). Allora lei, De Filippo, sarebbe persino in grado di raccontarmi dei particolari sul conto di Angelina, che a me sono ancora del tutto ignoti.

EDUARDO: No, maestro. Ci che lei sa gi senz'altro l'essenziale, perch la conosce da anni;

mentre io sono per Angelina soltanto un estraneo. Ecco, proprio quell'essenziale che a me manca...

PIRANDELLO: Vedo che lei non meno avido di me in fatto di storie... Ma preferirei che fosse Angelina stessa ad appagare questa sua curiosit. Lei capisce, non solo per pudore. E che nel ricordo non riesco mai a distinguere il racconto della gente da quello che vi ho aggiunto, surrettiziamente, di mio.E non certo colpa della vecchiaia!

EDUARDO: A chi lo dice! La fantasia gioca a volte brutti scherzi, e soprattutto quelli come noi devono stare ben attenti a non scambiare persone con personaggi. O, peggio ancora, le personalit, vale a dire le autorit, a cui dobbiamo il superfluo per persone che parlano e pensano nello spirito del vivere civile.

ANGELINA (poggia il vassoio sul tavolino): Ecco, questo per voi, (porge la tazzina a Eduardo) e questo per voi, professore.

Pirandello si sporge per prendere la tazzina dalle mani di Angelina.

PIRANDELLO: Grazie, Angelina. Una cosa calda proprio quello che ci vuole, di queste giornate.

ANGELINA: Non c' di che, professore! E il minimo che posso fare per voi.

EDUARDO: Angelina, io devo ringraziarla per questo caff che lei sa fare cos bene... il suo vero aroma! Ma lei ha vissuto anche a Napoli?

ANGELINA: Magari! (Poi come avveduta) Guardate che il caff lo facciamo bene anche a Roma!

EDUARDO: Oh, mi perdoni l'allusione... voglio dire, il complesso di circostanze verbali... Beh, insomma c' stata o non c' stata a Napoli?

ANGELINA: Una volta sola, di passaggio. Eravamo andati, io e mio marito, buon'anima, a Pompei per un voto che avevo fatto alla Madonna, perch non me lo facesse morire cos giovane. Al ritorno, ci siamo fermati a Napoli, e siccome mancava pi di un'ora alla partenza del treno, abbiamo fatto una passeggiata per il Rettifilo. Quella fu lultima passeggiata che feci insieme a Ernestino.

EDUARDO: Gli voleva molto bene, immagino.

ANGELINA: Soprattutto quando si ammalato, ho capito che gliene volevo davvero e che da quel momento di lui avrei potuto prendermi cura io solamente.

EDUARDO: Perch, prima si occupava qualcun altro di suo marito?

ANGELINA (ironica): Veramente era lui che si interessava tanto... al gentil sesso. Ma quella volta della contessa io non gli ho detto niente! Era anziana, e sarebbe morta prima o poi...invece se ne andato prima lui. Gli avevo giurato sull'onore di mia madre che di quell'eredit non ne volevo sapere niente, che pellicce non ne avevo mai avute e neanche avrei portate quelle della contessa, e cos per i gioielli e le altre cose.

EDUARDO (sottovoce a Pirandello). Questa storia fa al caso nostro! (Poi con un tono di voce normale, ad Angelina, dandole improvvisamente del voi) Eperch vi sareste comportata cos?

ANGELINA: Perch? E me lo chiedete pure? Avrei dovuto portarmi addosso la mia vergogna e mostrarla a tutti? Per far intendere anche a chi non aveva ancora inteso? Eh no! I soldi che la vecchia dava a Ernestino, quelli s, perch servivano a mandare avanti la baracca. Nessuno veniva a contarmeli in mano, e poi non erano neanche molti. Ma le altre cose... E chi ci avrebbe creduto, con lo stipendio di miseria di mio marito?

EDUARDO: Eh s, avete ragione da vendere! Ma, scusatemi se insisto ancora sul vostro racconto con un'ipotesi da cui non dovete lasciarvi in alcun modo sconcertare, giacch nonha attinenza con la realt. Mettiamo che vostro marito, perdonate il pensiero, abbia avuto, all'epoca della contessa, un'altra amante pi giovane con cui fuggire con tutta l'eredit... ANGELINA (stupita). Oh, mamma mia, e chi ve l'ha detto a voi questo? Neanche al professore mi ero fidata di raccontarlo!

EDUARDO: Oh, mi spiace veramente! Non era mia intenzione, in una circostanza delicata come la vostra, cogliere nel segno...

ANGELINA: Eppure, ci siete riuscito! Ma non ve ne fate una colpa! Sapete, mio marito mi confess tutto sul letto di morte, e io glielo perdonai, perch altrimenti gli avrei negato la pace eterna. Mi disse anche di quella ragazza, di cui si era invaghito da tempo. Avevano molto fantasticato insieme, soprattutto sull'eredit; ma neanche lei pare che fosse allettata dall'idea delle pellicce e dei gioielli. Perci, diceva Ernestino, questi acccssori di valore... voleva lasciarli a me, come pegno d'addio!

PIRANDELLO: Ma lei, come ha detto poc'anzi, non ne avrebbe fatto uso.

ANGELINA (per un po' assorta, poi risoluta). E invece s, avrei girato tutta Roma bardata cos, come una gran signora! Pure dai parenti e dai conoscenti, sarei andata, per fargli vedere di che cosa sono capace io! (Scoppia a piangere).

EDUARDO (levandosi in piedi e toccandole affettuosamente la spalla). Su, Angelina, non fate cos! E tutta colpa mia se ora vi trovate in questo stato. Eravate cos allegra, stamattina. Ma se volete che non me ne faccia un cruccio, dovete tornare a sorridere!

ANGELINA (asciugandosi le lacrime col fazzoletto): Non vi preoccupate, signor De Filippo! Va gi molto meglio, davvero! Oltretutto mi ha fatto bene parlare con voi. Sapeste come mi assillano certe volte questi pensieri! Credevo che dopo la morte di Ernestino non me ne sarei nemmeno pi ricordata; e invece, di giorno e di notte, mi sorprendo a fare certi ragionamenti, come se la questione fosse ancora da risolvere, nel bene e nel male.

EDUARDO (rivolto ad Angelina, ma con occhiate dirette a Pirandello). Io credo, Angelina, che noi, pi di ogni altro, abbiamo un debito di riconoscenza (torna a darle del lei) nei suoi confronti. Lei ci ha insegnato qualcosa, attraverso il resoconto della sua esperienza di donna e moglie. Noi non le abbiamo dato niente in cambio, ma a ricevere qualcosa, forse, pi in l, sar l'uomo; l'uomo che come lei ascolta e d voce alle passioni, e ai turbamenti che affliggono l'animo umano.

PIRANDELLO: S, Angelina, De Filippo ha ragione! Io stesso provo un rinnovato stupore di fronte alla variet e alla costanza di certa condotta civile. E talvolta sento il bisogno, un bisogno elementare e necessario, di assodare delle verit che a me paiono valide come prodotto della ragione, e invece non lo sono per quello. Voglio dire che colui che per mestiere fa lo scrittore, si trova inevitabilmente a dover dubitare di tutto, e a forza di confrontarsi con situazioni e personaggi fittizi, un po' alla volta viene meno al senso di realt che guida gli uomini.

ANGELINA (affascinata). Come parlate bene, voialtri! Potrei stare per delle ore a sentirvi, senza annoiarmi... (rassegnata) anche se dopo non ricorderei una sola parola... (Ride candidamente. Pirandello e Eduardo ridono anche loro).

PIRANDELLO: Angelina! Tra meno di una settimana Natale, e ho pensato che lei domani potrebbe avere un giorno libero, tutto per s. Io mi arranger con quello che c' in casa. Per una volta, non muore nessun papa!

ANGELINA (meravigliata). Ma professore...

PIRANDELLO: Faccia come le dico io! Vedr, le torner scnz'altro utile per dedicarsi con calma a quelle faccende per le quali non ha sicuramente mai tempo.

ANGELINA: Ha ragione, professore! Volevo appunto andare, uno di questi giorni, ai mercati generali, per comprare il capitone, e finora mi sono sempre chiesta quando avrei potuto farlo.

EDUARDO: Beh, ora ce l'ha il tempo! Ma, attenzione a dove lo mette in cucina!

ANGELINA: So gi tutto, signor De Filippo! Non ve lo avevo ancora detto, ma una sera che non era in casa il professore sono stata a teatro con una mia amica, per vedere voi nella parte di Lucariello che morivate convinto di aver riappacificato vostra figlia con suo marito. Siete stato proprio bravo! Certe parole in dialetto non le ho capite, ma alla fine, sia io che Mariuccia abbiamo pianto tantissimo!

EDUARDO: Sicch oggi non stata la prima volta che le ho fatto versare delle lacrime... Vuol dire che mi scuser anche per quell'occasione.

ANGELINA: Ma che dite! Ora per devo proprio ritirarmi di l a sbrigare un po' di faccende, visto che oggi ancora non ho fatto niente. Con permesso!

PIRANDELLO E EDUARDO: Prego! Prego!

I due restano per un po' assorti, poi Eduardo sfila un quaderno dalla tasca della giacca e ne sfoglia qualche pagina.

EDUARDO: Dunque, maestro, se permette, vorrei sottoporle un paio di questioni. Con la commedia, siamo giunti ormai quasi alla fine, e resta appunto da stabilire quale dovr essere la sua chiusa. A questo proposito, io avrei un'idea.

PIRANDELLO: De Filippo, la illustri pure senza tralasciare nessun particolare! La commedia sua, non lo dimentichi! Fu lei a idearla, ed sempre lei che ne cura lo svolgimento. Io non faccio altro che fornirle qualche suggerimento.

EDUARDO: S, vero. Ma essa figlia di sua madre, la novella che ha scritto lei, maestro, e nipote della sua irnmaginazione. La mia non che una paternit adottiva. Comunque vero che la proposta fu mia, e che io della nascitura sono massimamente responsabile. Cercher di essere sobrio. Il finale della novella questo: Crispucci fa ritorno a casa, preceduto dalle casse contenenti la ripudiata eredit di sua moglie, e per la prima volta da quando essa lo aveva abbandonato l'uomo indossa un abito nuovo. Un abito che lo rende goffo, naturalmente, agli occhi di sua madre e di sua figlia, ben disposte ad accogliere la fortuna ereditata. Sicch, quando la figlia chiede a Crispucci se ha gi cenato, lui con una smorfia di riso: '"Wagon-restaurant". (Si rimette il quaderno in tasca) Ecco, io ho pensato a un finale pi drammatico in cui Crispucci, oltre a comparire nell'abito nuovo, appare anche ubriaco e, in preda a una crudele esaltazione, offre da bere a tutti i presenti. Nel frattempo si sono raccolte diverse persone nel suo appartamento, tra cui anche la figlia che stava per fuggire di casa insieme al giovane, Concettino, per sposarsi di nascosto, contro il volere del padre.

PIRANDELLO: Quindi, la sua ironica rassegnazione assume in tal modo la foggia di un baccanale, per cos dire, perverso... il trionfo dell'orgia vitalistica sulla miseria umana...

EDUARDO: ... S, ma nella fattispecie di una sfida. Lui che ha dovuto subire la morale degli altri, se ne costruisce un'altra, ancora pi spietata, con la quale, facendosi beffa di s stesso, denuncia la falsit e l'ipocrisia della societ in cui vive; immolando il suo io, riscatta, come dire, l'uomo onesto che egli sta a rappresentare dalla menzogna consapevole su cui si fonda lesistenza intera.

PIRANDELLO: E il sipario si abbasserebbe sul brindisi generale... Ma affinch si palesi allo spettatore ci di cui lei mi ha appena parlato, intendo dire la denuncia e il riscatto, occorre che il protagonista dica o faccia qualcosa che sfiori il grottesco... come, non so, ad esempio, alla fine del secondo atto, quando Crispucci, in una esplosione di delirio, offre alle sorelle, alle fidanzate e alle figlie dei suoi colleghi la biancheria fatale, appartenuta a sua moglie, che reca il marchio dell'infamia. E proprio questo il punto! Di fronte a sua figlia Assunta, prima rifiutata dal padre del suo pretendente, ora invece ben accetta per via dell'eredit... ecco, dicevo, quando Crispucci riconosce la collana di perle sul collo di sua figlia, in preda ad un impeto d'ira le strappa l'abito accollato scoprendole il seno, e aggiunge sarcasticamente che cos va portata quella collana...

PIRANDELLO: Suscitando in questo modo lo sdegno di tutti i presenti...

EDUARDO: Cos, se vuole apparire come sua madre, come se lei fosse viva, perch ora soltanto viva, ora che tutti, lui compreso, si sono accapparrati la sua roba... Prima era veramente morta, ora lui il morto, non pi l'uomo ma il cornuto e l'imbecille. Dopodich, con la coppa di champagne in mano, si accascia sulla sedia e muore sul serio, colto da un'improvvisa paralisi cardiaca.

ATTO SECONDO

II salone dell Atto primo. Pirandello seduto allo stesso posto. Alcune persone in piedi. Vocio diffuso, rumori di sedie spostate. Poi qualcuno batte le mani per richiamare l'attenzione.

EDUARDO: Allora, se siete pronti, possiamo incominciare...

Qualche colpo di tosse, e un breve silenzio.

FERDINANDO: Donna Ro', bonasera... e siate senza pensiero ca tutto s'acconcia.

ROSA: Buona nottata. (Poi sorpesa) Miche', tu si' turnato?

Eduardo, che interpreta la parte di Crispucci, non risponde. '

FERDINANDO: Don Miche', questa azione da voi non me l'aspettavo... Ma chi v'ha fatto 'stu vestito?... Chisto fa cuoppe 'a tutte parte... E a me nun ll'avite vulute essere fatto.

CRISPUCCI: Questo, per regola vostra, del primo negozio di Venezia. Stoffa da gran signore... da gran cornuto!

ROSA: Miche', tu staio stanco... he viaggiato... Mo' te faccio due uova, s?

CRISPUCCI (guarda la madre e con aria di dispetto le risponde): Vagon restaurant... vagon restaurant...

ROSA: Che he' ditto?

CRISPUCCI: Vagon restaurant... se corre e se mangia... se mangia e se corre... Poi vino di Bordeaux... e Champagne... Ho pagato tutto io... pe' tutte 'e passeggiere... 'E ccorne a me chi m'ha fatto? M'ha fatto tutto 'o munno... E io, dal momento che ho accettato e m'aggio miso 'stu vestito nuovo 'ncuollo, bevo ringraziando alla salute di tutto il mondo! (Poi, guardando la madre che piange) Oi ma', ma che faie, tu chiagne? Tu he' 'a ridere! La tua preoccupazione,qual era? Ca io nun accettavo? Aggio accettato? E allora nun se chiagne cchi! Pago da bere a tutti gli inquilini del palazzo!... (Dopo una breve pausa) Ma Assuntina addo' sta?

ROSA (impacciata): Ah... E ghiuta 'nu mumento... (Scoppia a piangere).

CRISPUCCI: Se n'e fuiuta, nun o' vero? Appena arrivata 'a rrobba... Ma che tene 'sta rrobba, 'o 'ncantesemo?

Entrano don Luigi Minutolo, suo figlio Concettino, Assunta e alcuni vicini.

LUIGI: Don Miche', io ve l'ho riportata a casa intatta, Assuntina, e ve la chiedo in moglie per mio figlio Concettino...

CRISPUCCI: Ah! Mo' voi me la chiedete in isposa... mo' nun cchi figlia a chella....

LUIGI: Ma che c'entra!... Ora la signora morta...

CRISPUCCI: No! Nun morta... A' vvedite lla; viva! Sta ll

(Rumore di passi) Assunti', come te l'he' miso 'sti perle? Nun se portene accuss! ( Le strappa labito) a carne annuda, a carne annuda se porteno 'e perle...

ASSUNTA: (tremante, cerca di impedire i gesti del padre). Pap... pap...

LUIGI: Crispucci, ma cos fate ingiuria a vostra figlia!

UN VICINO: Ma questo assurdo!

UNA VICINA :Questa una violenza da pazzo...

CRISPUCCI: 'A voglio apar io, mo' 'a figlia soia!... Cu' tutte 'e gioie, cu' tutte 'e brillante... Na vota che tutte quante ve site mise d'accordo pe' Ile fa' pigli pure a me... Nun 'o vvedite come stongo vestuto? Quando v' 'o diccett'io, era morta veramente! Ma mo' no! Mo' 'o muorto songh'io! Avit'a ridere tutte quante... E muorte 'nu curnuto! Champagne per tutti! (Si lascia andare su una sedia, emette un gemito e muore).

Ora sono tutti in piedi, compreso Pirandello che applaude con entusiasmo gli attori. Insieme con lui restano solo i De Filippo.

PIRANDELLO:magnifici! Siete stati veramente magnifici! Non ne avevo mai dubitato, in verit, e adesso tutto e chiaro come la luce del sole. Quasi quasi temevo di non fare pi in tempo avedere sulla scena, cos in carne e ossa, i personaggi di questo dramma... Voi capirete, mi avvicino alla soglia dei settanta, e con qualche acciacco in pi, ogni anno che passa...

EDUARDO: Ma che dice, maestro! Lei ancora fresco e pimpante come un giovincello a primavera!

PIRANDELLO: Eh no! Gli anni sono dei faticosi orpelli che la vita a ogni nuovo compleanno ci regala, e che non vuole pi riprendersi indietro. Gli anni passano e gli orpelli si moltiplicano, quasi a voler avvilire la materia, a renderla corruttibile anzitempo. E che cosa rimane? Rimane lo spirito incapace di riscattarla dalle ingiurie dei malanni, di assecondarla nei suoi capricci come fa con mille altri problemi che ci assillano. (Poi) Ecco, circa un anno fa sono statoinsignito del massimo riconoscimento che uno scrittore in vita possa ottenere... Qualche giorno dopo, quando la gioia procuratami dall'inatteso evento cominciava a dileguarsi, vi stata una rivalsa della materia... Tre settimane intere a letto, durante le quali dubitavo di potermi mai pi risollevare. Ma sbaglierei, se attribuissi la colpa di tutto ci al corpo. E lo spirito, invece, che dopo aver dato il meglio di s stesso per raggiungere la meta agognata della celebrit, d'un tratto non si sentito pi all'altezza della situazione, si rintanato in un qualche loculo remoto dell'essere, rifiutando di impartire ordini al corpo e abbandonandolo cos al proprio destino.

EDUARDO: Una vera e propria vigliaccheria , a volte, quella dello spirito...

LUIGI: E una servit, quella del corpo!

ROSA: Ma l'intesa tra i due, deve aver ripreso a funzionare, altrimenti lei, maestro, non sisarebbe rimesso cosi bene!

PIRANDELLO: Mah, vogliamo sperarlo! Comunque, non di questo che mi preme parlare con voi ... il vostro lavoro, piuttosto, che mi sta a cuore, e devo ammettere che sono assai stupito dalla celerit con cui avete ultimato le prove, per offrirmene un saggio. Eppure, non mi sembra che sia passato tanto tempo, da quando lei, Eduardo, mi ha esposto la sua idea della chiusa.

EDUARDO: E per farle piacere, maestro, che abbiamo affrettato il tutto, rimandando le prove di una mia commedia gi annunciata dal cartellone.

PIRANDELLO: Io vi ringrazio con tutto il cuore, per la vostra solerzia... (Poi, come avvedutosi di colpo) Ma voi, Peppino e Titina, siete rimasti in piedi! Oh, scusatemi tanto, sono ancora tutto preso dall'emozione dello spettacolo in anteprima, e non vi ho offerto un posto a sedere.

Si alza e va incontro ai due accompagnandoli al sof. Poi ritorna al suo posto.

Eh, s, ve ne sono proprio grato! In quest'ultimo periodo il mio pensiero era costantemente rivolto a voi; cos come il vostro probabilmente era rivolto a me. Per via del Liol e dellAbito nuovo, intendo.

EDUARDO: E si capisce! L'autore sempre l, presente in ogni occasione, che fa capolino... quando non irrompe addirittura con prepotenza nella sfera privata dell'attore; il quale, a sua volta, non gli da men, in quanto lo obbliga a seguirlo con speranza e apprensione, perch sa che in fondo quello per lui come un padre che dal desiderio di successo del figlio non pu reclamare se non il compimento della sua opera di genitore.

PEPPINO: Eh s, ma il teatro degli attori anche una grande famiglia senza mezzi che lautore, come un benefattore che non disponga di proventi, manda avanti fornendo la materia prima, che quella pu valorizzare attraverso il suo operato.

PIRANDELI.O: Beh, fortunatamente la vostra famiglia non alle dipendenze di nessun autore... I drammi che rappresentate, sono opera del vostro ingegno artistico e della vostra bravura di commedianti. Perci, quando talvolta la scelta cade su un autore come me, immagino che per voi debba trattarsi di uno svago... voglio dire, rispetto ad altre Compagnie, avete la libert di decidere chi e che cosa mettere in scena, volendo distaccarvi per un lasso di tempo dal vostro repertorio.

TITINA: Giustissimo, maestro, ma uno svago dovrebbe impegnare di meno, o non dovrebbe impegnare affatto, mentre un dramma non nostro richiede da noi una fatica superiore, e una responsabilit illimitata.

EDUARDO: E neanche il fatto di possedere un proprio repertorio da considerarsi una vera fortuna... Noi non possiamo replicare all'infinito le nostre commedie, le quali, pur vero, ci hanno procurato una certa notoriet e un certo successo. Ci occorre di tanto in tanto una novit con cui tornare ad accendere di entusiasmo il pubblico, e deve trattarsi di una autentica novit... Insomma, lei, maestro, poco fa ha rammentato l'episodio della malattia; ecco, per noi la stessa identica cosa... si tratta di mantenere il buon livello, ma ogni tanto necessario anche quello sforzo che permette di superare se stessi. Sebbene al successo non offrano appiglio certo nemmeno le imprese d'eccezione.

PIRANDELLO: Stando cos le cose, d'obbligo che il poeta si faccia sentire sempre di nuovo come autore, insomma che non resti troppo a lungo adombrato dallo spettacolo, o dall'istituzione teatrale, e soprattutto che non si lasci confondere con tutto quanto costituisce soltanto laspetto esteriore del processo artistico.

PEPPINO: S, ma questo vale pi per lei che per noi, perch lei, a un certo punto della sua carriera letteraria, ha scelto il teatro, mentre nel caso nostro stato il teatro a scegliere noi.

EDUARDO: Vede, maestro, Peppino dice bene. Noi come guitti nati, come figli d'arte, non viviamo la contraddizione che vive lei. Il sentimento che ci muove e ci accompagna nel lavoro di scrittura di un atto unico, di una farsa o di una commedia il medesimo che proviamo quando passiamo alla sua attuazione pratica. E vero che nell'ideazione a volte l'entusiasmo pu essere maggiore, per via della maggiore libert di cui dispone la fantasia, ma guai a lasciarsi prendere la mano!

PIRANDELLO: Devo ammettere che ho sempre guardato con invidia ai capocomici-autori, alle compagnie autonome che vivono quasi esclusivamente per il teatro, monadi integre e autosufficienti che svolgono il loro mestiere con una levigatezza inverosimile, e con la medesima levigatezza affrontano il travaglio dell'esistenza. A volte penso che questa sia l'unica strada praticabile, per il drammaturgo come per il teatrante, e in un futuro non molto lontano la figura dell'autore scomparir, dileguandosi nel processo unificatore da cui verr assorbito. Sicch, il poeta recalcitrante non avr pi motivo di ribadire la superiorit della sua missione sulla vita effimera della scena. E, tanto meglio per lui, potr restarsene accucciato tra i libri, al riparo dalle incertezze.

TITINA (scuotendo ripetutamente la testa, in segno di comprensione). L'ha tormentato, non vero?, dirigere una compagnia teatrale e curare la regia dei suoi drammi? Eh, come la capisco! Mettere d'accordo tutti, per chi ne responsabile, non cosa da niente. PIRANDELLO: In verit, se ci ripenso, in tutti quegli anni ho temuto la bonaccia quanto la burrasca. Purtroppo il mio non stato un tirocinio alla Goldoni, il quale in giovent soleva intraprendere viaggi in barca con attori comici con cui divideva l'allegra compagnia. A me mancato tutto questo, e inoltre sono approdato al teatro che non ero pi giovanissimo. Fu venticinque anni or sono, nel 1910, che iniziai la mia carriera teatrale con la riduzione di una mia novella...

A distoglierlo dal racconto il suono breve e ripetuto a intervalli di un campanello che sembra giungere soltanto ai suoi orecchi. Gli altri lo fissano con l'aria di chi attende il seguito di una storia. Poi le luci si affievoliscono fino a spegnersi del tutto.

ATTO TERZO

Come nell'atto primo e secondo, Pirandello seduto in poltrona; il libro aperto sulle gambe accavallate e la testa reclinata in avanti. Ha gli occhi chiusi e il respiro di un dormiente. Si ode il suono del campanello, lo stesso di prima, ripetuto alcune volte. Pirandello si sveglia di soprassalto e guarda istintivamente l'orologio che ha sfilato dal taschino del gil. Poi si alza in tutta fretta e aggiustandosi alla meglio si avvia verso la comune. Sente il rumore del catenaccio tirato, poi dal corridoio giunge la voce ovattala di Eduardo.

EDUARDO: Perdoni, maestro, se ho insistito tanto con il campanello, ma temevo che lo squillo

si spegnesse dietro la porta. E siccome stato riparato da poco...

PIRANDELLO (riavendosi).E gi, stato riparato!

EDUARDO: ... E i campanelli moderni sussurrano, a volte; ho battulto qualche colpo alla

porta, come facevo i primi giorni che venivo da lei.

I due compaiono sulla scena. Pirandello invita Eduardo a sedersi.

PIRANDELLO: Ma prego, si metta a sedere qui... la sua poltrona... che altrimenti la musa... la nostra musa... (Sorride tra s) Lei ha ragione, De Filippo! Se non avesse insistito, non mi sarei svegliato dal sonno in cui mi ero rifugiato, per lavorare insieme a lei. E non per cattiva volont, bens per via del sogno che ho fatto poco prima che lei arrivasse.

EDUARDO: Come, lei stava dormendo, maestro? Mi spiace assai di aver interrotto il suo sonno... anzi, il suo sogno! Immagino che si sia trattato proprio di un bel sogno, se cos malvolentieri vi avrebbe rinunciato.

PIRANDELLO: S, in effetti era bello! Ma, come avviene in molti sogni, il suo scopo era di far s che io seguitassi a dormire beatamente, visto che le difficolt del nostro lavoro erano state tutte - nel sogno intendo - brillantemente risolte.

EDUARDO: Allora occorre che io mi scusi una volta di pi... come dire, per averla riportala un passo indietro.

PIRANDELLO: No... sono io che ho corso troppo, incalzato dal desiderio di concludere questa piacevole fatica alla quale attendiamo giorno dopo giorno con la massima cura. Del resto, ogni scrittore sa che man mano che l'opera si avvicina alla fine, il

suo campo d'azione si restringe, le possibilit di una via d'uscita appaiono sempre pi limitate... e la sua ansia cresce, perch il finale una trappola che offre poche vie di scampo, tra cui una sola quella giusta. Mancarla, vuoi dire aver camminato o corso invano.

EDUARDO: Dunque, se tutto questo gi avvenuto, siamo a posto!

PIRANDELLO: In che senso?

EDUARDO: Nel senso che a lei baster ricordare la soluzione dell'enigma, cos come le si prospettata nel sogno, e il sogno diventer realt. (Ironico) Poi magari, maestro, non si sa mai, una volta o l'altra le capiter di sognare anche la messa in scena, e allora veramente potr dire di aver completalo l'opera con il minimo sforzo.

PIRANDELLO (sorridendo) A lei, De Filippo, piace sempre scherzare! Ma, giacch ne parla, dovr confessarle che ho sognato anche quella.

EDUARDO: Adesso lei, maestro, che ama scherzare!

PIRANDELLO (serio): No, mi creda, proprio vero! Vede, nella prima parte del sogno, ero qui insieme a lei, proprio come adesso siamo seduti uno di fronte all'altro... e lei, con una certa apprensione, mi ha illustrato la sua idea della chiusa, che trovavo riuscitissima. Poi, subito dopo, c' stata la rappresentazione: lei nel ruolo di Crispucci... suo fratello Peppino, sua sorella Titina e tutta la Compagnia dei "De Filippo", eravate l, anzi qua, davanti a me, e io, come vi spiegavo pi tardi, gioivo di questa inattesa anteprima, per timore, data la mia et, di non potervi pi assistere. Dopodich, abbiamo discusso sul teatro; voi della vostra esperienza, io della mia... stato proprio in quel momento che hanno suonato alla porta.

EDUARDO: E il sogno si e interrotto! Ma, diciamo, per lei che ne era l'artefice, il meglio era gi accaduto. Ossia, il suo racconto autobiografico per lei non rappresenta una novit, meno essenziale di quello che avvenuto prima, e questo mi conforta non poco. Insomma, non l'ho interrotta sul pi bello!

PIRANDELLO: cos! Il sogno aveva adempiuto perfettamente alla sua funzione, la richiesta stala assecondata, e quel poco di tempo a disposizione, prima che lei suonasse alla porta, stato ben impiegato. Voglio dire, la discussione seguita alla recita tutt'altro che un appendice irrilevante. Essa appartiene, come tutto il resto, alle cose desiderate. S, da tempo che gradirei scambiare qualche parola anche con Peppino e Titina.

EDUARDO: Oh, ma non c' niente di pi facile! Non occorre che lei sprechi un sogno! Se vuole, gliene parlo subito, e una di queste sere, quando abbiamo lo spettacolo, potremmo invitarla a cena a casa di uno di noi. O, se preferisce, durante le feste di Natale, magari tra la Vigilia e Capodanno.

PIRANDELLO: Ccrtamente, passare una di quella giornate proprio insieme a voi... Ma, a proposito, sa che nel sogno c'era anche questo? EDUARDO: Eh no, maestro, non possibile! Lei allora lo fa apposta!

PIRANDELLO (sorridendo). Il Natale vicino... Comunque, in questa fase del sogno, al principio, prima della recita, era presente solo lei. Ovvero, fin tanto che non arrivata pure Angelina.

EDUARDO: Angelina, ha detto?

PIRANDELLO: S, vero, lei non pu conoscerla, sono gi molti anni che non pi al mio servizio. Angelina, una donna simpaticissima... Lei stesso, De Filippo, nel sogno non esitava ad affermarlo!

EDUARDO: Sar stato per galanteria!

PIRANDELLO: Nient'affatto! Lei sosteneva proprio il contrario! Oh, mi scusi! Anche qui ha lavorato il subcosciente, la mia aspirazione a non essere l'unico a provare simpatia e ammirazione per questa donna semplice... per la tenacia con la quale ha fronteggiato certe umiliazioni, sfidando i falsi principi morali...

EDUARDO: Scusi, maestro, ma ora dovrebbe avere la cortesia di chiarirmi che cosa c'entra Angelina con tutta questa storia.

PIRANDELLO: Ecco, le spiego subito. Angelina, all'epoca in cui era ancora qui da me, mi partecipava con assoluta spontaneit episodi accaduti a gente di sua conoscenza, o a lei stessa... Intendo fatti e aneddoti dovuti al gioco del caso. E qualche volta anche paradossi, perch, come lei sa, il paradosso alberga nella vita, e non fa che rivelarsi. Ebbene, tutto questo materiale vivo a cui non di rado ho attinto, si affiancava alla memoria della Sicilia, talvolta sollecitando la creazione di storie e personaggi che a quella miccia devono la loro rinascita. Nel sogno faccio rievocare ad Angelina una sua vicenda, assai angosciosa - anzi, lei, De Filippo, a spingervela con grande abilit - una vicenda molto personale e toccante, che ha delle affinit strabilianti con quella dell Abito nuovo. E ci, come sovente accade nei sogni, pare illuminarci, sembra convincere tanto me quanto lei di aver raggiunto un qualche traguardo, se non addirittura la soluzione del dramma. Non un caso che al racconto di Angelina, di grande coinvolgimcnto emotivo, segua immediatamente l'esposizione della chiusa, a opera sua.

EDUARDO (ironico). Bella maniera di mettere in bocca ad altri le proprie teorie!

PIRANDELLO (con aria divertita). Beh, proprio come avviene in letteratura... e nel teatro. Sogno e teatro sono del resto imparentati da chiaroscuri e bagliori...

Da una finestra socchiusa giunge il gracchiare di altoparlanti. Pirandello si alza e la chiude.

Se per il sogno, per, sufficiente addormentarsi perch avvenga il miracolo, per l'arte occorre che la fantasia sia disposta a servirla.

EDUARDO (perspicace) La fantasia al servizio dell'arte... Quella servetta sveltissima, un po' dispettosa e bizzarra... Scusi, maestro, ma come ha detto che vestiva Angelina?

PIRANDELLO (meravigliato): Per la verit, non mi pare di averne minimamente riferito. Ma se lei proprio ci tiene tanto... di nero, vestiva Angelina...

EDUARDO (sollevando una mano}. Ah, ecco, adesso tutto pi chiaro!

PIRANDELLO: Cosa pi chiaro?

EDUARDO: Ma s, quella servetta sveltissima, che ha il gusto di vestir di nero e che si diverte a portarle in casa la gente pi scontenta del mondo, affinch lei ne tragga novelle, romanzi e commedie... Come ho fatto a non pensarci subito! Lei la chiama Fantasia, per antonomasia, nella sua prefazione ai Sei personaggi in cerca d'autore... Ma come mai ora un nome cos comune, Angelina?

PIRANDELLO: Ah, capisco! Si tratta di un equivoco. L' Angelina del sogno, stata veramente al mio servizio, tanti anni fa, come le dicevo.

EDUARDO: (deluso). Beh. peccato! Avrei preferito che fosse quella donnina l, un personaggio uscito dalla sua penna, e il sogno soltanto un espediente per mettermi alla prova...

PIRANDELLO: Vede, De Filippo, io seguo il suo lavoro con vero interesse, e se nel sogno l'ho spinta a esporre l'idea della chiusa, perch avevo sentore della sua soluzione originale, e cos non ho fatto altro che anticiparla.

EDUARDO: Ma lei, maestro, proprio sicuro che, rivelandomi l'idea della chiusa che mi attribuisce, essa venga a coincidere, come per magia...

PIRANDELLO (interrompendolo). No, De Filippo, spero che non se ne abbia a male, se non le far quella rivelazione... Cos come non le riferir del racconto di Angelina, per non suggerirle indirettamente la soluzione del sogno. Il nostro lavoro ne risulter certamente avvantaggiato, giacch per lei ora si tratter di una sfida... la sua originalit, contro quella che ho creduto...

EDUARDO: Una scommessa?! E, se ho ben capito, si tratta di giocare al rilancio...

PIRANDELLO: Precisamente! Come dicevo, andr tutto a vantaggio del nostro lavoro. Vogliamo incominciare, finalmente?

EDUARDO: E naturale! Lei mi passer come sempre i foglietti che danno il via alle scene...

PIRANDELLO: ...E il resto sar compito suo. Bene, se vuole informarmi intanto sulla sua idea...

EDUARDO: ... della chiusa?

PIRANDELLO: E di cos'altro, se no?

EDUARDO (titubante). Ecco, maestro, io avrei pensato che Crispucci, di ritorno dal suo viaggio a Venezia...

Le luci si spengono.

SIPARIO

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