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L’incrocio

Commedia brillante in due atti

di

Fulvio Barni e Maria Letizia Ceccuzzi

ria Letizia Ceccuzzi due atti di Fulvio Barni e MPersonaggi

Angiolo Legnaioli, detto Troschi

Beppa: moglie di Troschi

  

Annina: sorella di Troschi

Nello Legnaioli, detto Molotov: padre di Troschi

Benito Carbonai

Claretta: figlia di Benito

Prima detta Carnera: mamma di Benito,

Milly Simpson:  turista inglese

Dott. Crescini: medico Veterinario

Zelinda: ostessa

Sandrino: fratello di Zelinda

Don Pasquino: parroco

Dando: sacrestano tuttofare

Poldo: dipendente tuttofare di Benito

Dott. Satolli:  giudice del Tribunale in pensione

Avvocato Terenzio Satolli: figlio del giudice

Maresciallo Santinelli: maresciallo dei carabinieri in pensione

Primo atto

Siamo all’esterno del Bar - Trattoria “ Tripolitania” di Proprietà della signorina Zelinda. Zitella morigerata e baciapile. E’ un’afosa domenica mattina dell’estate 1950. Alcuni tavoli e sedie vuoti aspettano gli avventori. L’ostessa, di spalle, intenta a spolverarli, non vede entrare Troschi, che facendo improvvisamente un versaccio gli fa prendere un forte spavento.

Troschi: Gnaramaoooooooo.

Zelinda: (scappa impaurita tra i tavoli) Oddio! Gesù, Maria, che succede?

Troschi: Niente, niente. So’ io che ho acciaccato un gatto.

Zelinda: (tutta tremante, con voce stridula, come se fosse delusa)Mi! Troschi sei te?

Troschi: (va a sedersi al tavolo e comincia a sfogliare l’Unità) Perché aspettavi qualcun’altro?

Zelinda: No, no. Io ‘un aspettavo nessuno. Ho detto così per dì’.

Troschi: Te a forza di dì’ le cose tanto per dì’ e falle tanto per fa’, se’ arrivata a quarant’anni e ancora ‘n t’è riuscito a  piglià’ marito.

Zelinda: Io prima di sposammi voglio esse’ parecchio sicura di chi mi gira ‘ntorno. ‘N voglio mica piglià’ ‘l primo che mi capita.

Troschi: A me mi sa che se ti vòi sposà’ davero è meglio se cominci a giragli ‘ntorno  a qualcuno di ‘ste capponcelli che ci so’ rimasti ………….che ti devo dì’…………… ‘n si vede brulicà più niente’ntorno a te!……………

Zelinda: (stizzita) Ma perché ‘n ti fai l’affari tua? E’? Me lo spieghi? Ogni volta che vieni qui cominci co’ ‘sta solfa del marito. Manco fossi la tu’ sorella.

Troschi: Te lo dico perché è peccato mortale mandà’ a male tutto ‘sto ben di Dio che ancora per qualche anno ti rimane addosso. Eppure te che se’ sempre ‘n chiesa, te ne dovresti ‘ntende di peccati.

Zelinda: Forse te ne ‘ntendi più te di peccati. Se ‘na volta tu ti decidessi a venì’ ‘n chiesa e confessatti, ci vorrebbero tutti i preti del capitolo del Duomo e qualcun’ altro de’ paesi vicino di rinforzo pe’ ripulitti.

Dando: (arriva di corsa facendo il rumore della motocicletta e finta di guidarla. Davanti a Troschi inchioda) (a Zelinda indicandole di rientrare) Te cucina (poi a Troschi) e te…… moglie. (sgassa e ri parte)

Troschi: Dando, vieni qua, ‘n do’ vai? (Dando frena ancora e torna indietro sempre facendo la motocicletta) Lo beveresti ‘n goccino?

Dando: (indicando lo stomaco) Stomaco…….. vòto!……… Male beve stomaco vòto.

Troschi: Bravo, ha’ ragione, fa male beve a digiuno………… Ovvia, ora va’………. ma fa piano però co’ ‘sta moto…………. se no ‘na volta con l’altra te ammazzi qualcuno……( a Zelinda) Di quelli che balta ormai s’è perso ‘l conto……… n’atterra tre o quattro al giorno.

Dando: (a Troschi fa il verso di voler mangiare) Gnau!……… Niente? (minacciandolo con la mano tesa) Moglie tua!

Troschi:  Zelinda, fammi ‘n piacere, da’ qualcosa a Dando, sennò va a finì’ che mi mette la pace ‘n casa. (Zelinda prende una ciambella e la porge a Dando che la mette nel tascapane)

Dando: ( a Troschi) Tutto a posto compagno……….. a moglie tua niente. Ciao. (fa il saluto con il pugno alzato e riparte. Zelinda e Troschi lo guardano partire. Dietro al palcoscenico succede un pandemonio)

Troschi: Che t’avevo detto?……………….. manco fossi stato strego. Speriamo ‘un abbia richiappato Beppe col banchetto de’ semi……….Oh! Ogni volta che s’incontrono quando lui attraversa la strada per mettisi a’ giardinetti, sembra che ci pigli la mira. ‘Un lo sbaglia ‘na volta. (Troschi e Zelinda fanno per accorrere sul posto ma entra Benito mentre si spolvera e si aggiusta gli abiti)

Zelinda: (senza dare importanza alla cosa) Mi! Sta volta è toccato a Benito. (ritorna ai tavoli)

Troschi: (ritorna al tavolo per niente preoccupato) Questo anche se l’ammazzava era uguale, ‘n faceva ‘na lira di danno.

Benito: Bisognerebbe fagli levà’ la patente o la motocicletta a quel ragazzo……….è diventato troppo pericoloso.

Troschi: O ‘n ci hai le conoscenze ne’ carabinieri………….. Pensici te, noo?

Benito: Ora mandallo proprio a piedi no, questo mi dispiacerebbe………………….ma almeno guidasse ‘na bicicletta……. Sarebbe parecchio meno pericolosa.

Troschi: Ecco, bravo, ora l’ha’ detta giusta. (si sente un suono di campane)

Zelinda: (scotendo la testa in segno di commiserazione) A me mi sembrate tutti e due scemi: ma perché, scusate, co’ la bicicletta ‘un potrebbe fa’ stessi danni?

Benito: Ha’ ragione anche te……… Allora famogliela fa’ una di cilindrata più piccina.

Zelinda: Oooooooo!………. Ma guardate che lui la moto la fa co’ la bocca, mica ce l’ha vera è.

Benito: Anche questo è giusto!………….Oh ragazzi!……..A forza di vedeccelo sopra ormai uno manco ci fa più caso.

Zelinda:  (a Benito che va a sedersi al tavolo e legge il Popolo) Dando s’è fatto niente? Era ferito?

Benito: Ma che ferito……….. gli s’è spento ‘l motore quando è cascato e basta………….lì per lì un gli voleva manco ripartì’………..poi gli è riuscito di mettela ‘n moto e se n’è andato senza manco domandammi che m’ero fatto. (si sente avvicinarsi il rumore di una moto. Dando rientra in scena. Mette la moto nel cavalletto e va da  Benito)

Dando: (a Benito fa sempre il saluto fascista) Camerata……..ci so’ morti?…….feriti?

Benito: (arrabbiato) Perché ‘n ti sei fermato subito? Come mai  sei scappato? E quante volte te lo devo dì’ che ‘un mi devi chiamà’ camerata?

Dando: Te cameragno, troppe domande. Gente curiosa campa poco. Da’ retta a Dando quando dice.

Benito: Ora sspieghimi che vorrebbe dì’ cameragno?

Dando: Camerata te no vòi, allora io chiamo cameragno: ( salutando alternatamente con il pugno e con il saluto fascista)  mezzo camerata, mezzo compagno.

Benito: Me lo dici o no perché quando m’hai buttato ‘n terra ‘n ti sei fermato?

Dando: (categorico) Perché io devo sonà’ campane per chiesa. A le dieci e mezzo finisce messa………e morti o no morti, io devo sonà’ campane. Se no poi don Pasquino arrabbia e comincia smadonnà.

Troschi: Và’ Dando, và’, ‘n ti preoccupà’, che tanto ‘un è successo niente. (indicando Benito) Chi vòi che l’ammazzi questo qui…………. manco la bomba atomica.

Dando: (a Benito) Allora, cameragno, che fò, chiamo dottore,  prete,  o Misericordia?

Benito: (supplichevole) Va via Dandino, su, ‘un portà’ male……che giusto mì’……me n’è capitata una di disgrazia………..

Dando: Fa' te…..Io avvertito. Doppo dì’ che io non detto? (Dando fa il saluto fascista e comunista e se ne va) Ciao

Troschi: Noi, ci s’ha ‘na disgrazia ‘n paese a avetti ‘ntorno, vorrai dì’. (a Zelinda indicando Benito) Ma perché, subito dopo la guerra, quando ci furono que’ giorni di carta bianca, ‘un gli ci cascò l’occhi a nessuno addosso a lui?.

Zelinda: Ma certo Troschi che se’ ‘gnorante però. Ora che noia ti dà’?

Troschi: Ah! Ci mancherebbe anche che dasse noia. Già è noioso quant’ave’ le piattole. (a Benito) O su, sentiamo, raccontici di ‘sta disgrazia che t’è capitata. Tanto te s’è sempre co’ mali, malanni e l’uscio addosso.

Benito: Ancora ‘n ve lo posso dì’. Anche perché ‘n so’ sicuro di chi po’ èsse’ stato. (arrabbiato da i pugni sul tavolo) Ma se lo scopro………….. ancora’un so manco che gli fò’.

Zelinda: Allora ‘ntanto pensici e quando ha’ deciso faccelo sapé’. Magari però ‘n giornata, che sarebbe meglio.

Troschi: Mica t’avranno ‘mpregno la gatta?

Benito: Era meglio se m’avevono messo ‘ncinta la gatta. Almeno quando le faceva…… (con voce sdolcinata) ’n gattino qui, ‘n gattino là, le piazzavo subito e ‘n se ne parlava più.

Troschi: (arrabbiato e con la voce a prendere in giro) ‘N gattino qui, ‘n gattino là. (ora con la voce tuonante) Voi l’avete a smette di rallevà’ tutti quelli che nascono. Avete pienato ‘l paese di gatti ‘N si respira più dal puzzo. Accident’a voi, a loro e a chi ‘un v’ammazza tutti.

Zelinda: Ovvia Benito, diccelo che t’è successo. A volte a raccontà’ all’amici le nostre pene, la sofferenza sembra meno.

Troschi: Si! La tua però. Ma lo vedi che te gia soffri perché ancora ‘n te riuscito di sapé’che gli è successo.

Zelinda: Che vorresti dì’ co’ ‘sto discorso? Che ‘un mi fò l’affari mia?

Troschi: Ma proprio! Te te le fai le tua, ‘nsieme aquelle dell’altri, però………. Ma ‘n do’ lo troverai ‘l tempo? Boh!

Zelinda: (stizzita) Maldicente che ‘n sei altro.

Troschi: (fa cenno con la mano a Benito di stare attento) E’ Benito, senti che ti volevo domandà’……. chi sarebbe que’ la famiglia nòva che è venuta a stà’ vicino a casa tua?

Benito: Boh! E che ne so. Io ‘n so manco come fanno di cognome.

Zelinda: Rossetti eso’ di Radicofani. Ci hanno tre figlioli. Du’ maschi e ‘na femmina. Lui ha parecchi più anni di lei. E ci ha anche l’socero ‘n casa con se. Vedovo, perché la su’ moglie gli è morta di febbre spagnola diversi anni fa e ‘n ci ha dove andà’, perché ci ha ‘sta figliola sola. O lì o a casa famiglia.

Troschi: (aBenito indicando la Zelinda) Ha’ sentito Santi chi ti sona?……………Allora, glielo dici che t’è successo o hai deciso di faglielo fa’ co’ ‘sta voglia? E magari macchiato.

Benito: No, no, via, ‘n ve lo posso dì’…… Per ora è meglio di no. ‘Un ne ‘nsistete.

Troschi: Se ha’ deciso di fa’cosi, ha’fatto bene, perché è ‘na cosa tua. Però ‘n pensà’ di passalla liscia, è,  perché lei, ‘l nome di chi è stato a fatti ‘sta cosa, lo saprà senz’altro prima di te. (solenne) Da questo momento……… cominciono l’indagini. (entra il dottor Crescini)

Dottore: Buongiorno a tutti (i presenti rispondono al saluto)

Zelinda: Dottore che gli fò ‘l caffè? La macchina me l’hanno riparata sa.

Dottore: Meno male! Erono tre mesi che lo pigliavo fatto ‘n casa da la mi’ moglie. Mi faceva certi sciacquoni che ‘n si riusciva mai a capì’ bene se era acqua di muraiola zuccherata o tè andato a male.

Troschi: Mì’! Se arriva ‘l quarto si fa ‘na partitina, così almeno c’è caso che ‘l caffè lo beve anche gratisse. (il dottore va a sedersi al tavolo di Troschi. Gli si avvicina Benito)

Benito: Dottore, prima che vada via gli devo parlà’ d’ una cosa parecchio ‘mportante che m’è capitata tra ‘l capo e ‘l collo ‘ste giorni.

Dottore: Dimmela subito allora………….. Intanto che aspetto ‘l caffè.

Benito: (si guarda intorno) Ma gliela vorrei dì’ a quattr’occhi. Sa, è’ ‘na cosa ‘n pò delicata.

Dottore: (ridendo) Mica t’avranno messo ‘ncinta la gatta?

Benito: (guardando la Zelinda e Troschi) Ma me lo spiegate chi ha messo ‘n giro la voce  che ci ho la gatta più puttana del paese?

Dottore: Io ‘un l’ho mica capito che c’entra ‘sto discorso?

Benito:  (alterato) C’entra, c’entra! Qualche chiacchiera  ‘n giro ci deve esse’ di sicuro. A sentì’ voi sembra che tutti s’aspettono che da ‘n momento all’altro la mi gatta rimanga ‘ncinta.

Troschi: (con tono di prendere in giro) O dottore, per da’ via i gattini ‘n si preoccupi, tanto lui trova subito da piazzalli. Un gattino qui, uno la…………… Ih! (fa il verso di dargli un manrovescio) (entra Dando camminando  con calma e va diritto da Benito)

Dottore: (scherzoso con Dando come sempre) Mi! Dando, o com’è che sèi a piedi? Ha’ finito la benzina?

Dando: (indicando Benito) Moto fatta rompe camerata. Lui parato in mezzo di strada mentre io passavo e butublu, tutti ‘n terra.

Benito: Ci vai troppo forte e ‘un guardi dove vai.

Dottore: Ti sei fatto male?

Dando: No! Moto e basta rovinata. Ma io ora portata meccanico e detto……te accomoda moto….. paga Benito.

Dottore: E lui ‘un te la vole accomodà’?

Dando: Si però lui detto: Come sarebbe a dì’, paga Benito? ………..ma un finito fascismo?………che  rifamo da capo?

Dottore: ‘Un te la piglia, su, se t’ha detto che te l’accomoda, te l’accomoda, ‘n dov’è ‘l problema.

Dando: (a Benito minaccioso) Se no accomoda……. io…………….. (categorico) io ammazzo gatta tua.

Benito: (quasi contento) Ma magari! Almeno la famo finita co’ ‘sta gatta. Tanto sennò è sempre ne la bocca di tutti.

Troschi: Dando, ce lo faresti ‘n piacere?

Dando: Io piaceri no fò più. Voi doppo con grazie pagate. E io con grazie compro niente.

Troschi: Doppo ti si fa la mancia. Ora va da don Pasquino e digli che appena ha finito di dì’ la messa venga da la Zelinda. Ci so’ ‘l dottor Crescini, Troschi e Benito che l’aspettono per fa ‘na partitina.

Zelinda: (alterata) Voi la dovete smette di chiamà don Pasquino a giocà’. Eppure lo sapete quanti reclami ci so’ stati dal Vescovo pe ‘sta cosa.

Troschi: E’ gia che la dovrebbero smette di fallo rimproverà’. O che male ci sarà a fa’ ‘na partitina a carte.

Zelinda: Se fosse pe’ la partitina e basta ‘n sarebbe niente. Ma voi quando giocate lo fate sempre arrabbià’ e doppo lui da di matto………..

Benito: Ah! Noi si farebbe arrabbià’, è? Semmai è lui che ‘un regge niente.

Zelinda: Te poi, devi sta’ zittino, che quando giochi con lui ‘n c’è ‘na volta che ‘un lo fai ‘ncancherì’. ‘Na volta con l’altra vedrai se gliele cavi di mano…… E se te le dasse farebbe bene!

Troschi: E peccato quelle che vanno di fòri. Sode!

Dottore: (a Troschi) E chi sarebbero questi che vanno a fa’ la spia al vescovo? Se l’hai detto vol dì’ che ne conosci qualcuno?

Troschi: Di sicuro no. Ma mica c’è bisogno di andà’ tanto lontano da qui.

Zelinda: E perché, ‘l giorno de la candelora? Tanto per dinne una,  era qui che giocava, gli facesti fa tardi e si scordò perfino d’ andà ‘n chiesa a benedì’ le candele. Fu ‘na disgrazia di niente, fu.

Troschi: Anch’io ne la mi vita ci ho avuto du’ disgrazie pe’ la Candelora: ‘N’ anno, la calaverna mi seccò tutti l’olivi, e du’ anni doppo presi ‘n moglie la mi’ Beppa.

Zelinda: E da quando viene a caccia con voi?……….. Per via che ‘un gli freghino qualche lepre che ha visto, ha ‘mparato a esse’ più bugiardo del bollettino de la radio.

Troschi: Ma te che chiacchieri tanto, te lo sei mai chiesta perché don Pasquino, anche doppo tutti ‘ste reclami che ci ha avuto, è sempre qui, al su’ posto?

Zelinda: O sentiamo perché………….. Sapientone?

Dottore: Perché don Pasquino aiuta tutti quando hanno bisogno, bianchi, rossi e neri, senza distinzioni. Per questo tutti gli vogliono bene………….o quasi tutti.

Troschi: Se venisse spostato di parrocchia ci sarebbero le barricate. (a Dando) Te Dando và’ tranquillo e fa’ quello che t’ho detto, ‘n ti confonde con lei.

Dando: (sull’attenti. Saluto militare. Dietrofront) Squadroneeee,  Aaaallll galoppo. (sprona il finto cavallo con uno schiaffo nella chiappa  e parte) (si ferma, torna indietro e porgendo una mano si rivolge a Troschi) Soldi per biada cavallo. Se no mangia no arriva da don Pasquino.

Troschi: Dando ‘un si frega, è, ‘un c’è niente da fa’. (gli da una moneta) Ora parte però e fa’ a la svelta.

Dando: Arrilà, Bambagì……… (parte con calma)

Benito: E anzi! Meno male che finché ‘un gli hanno riparato la moto ha trovato un cavallo. Sennò ‘un mi dava pace.

Zelinda: (incredula) E’Benito? Ma te mi preoccupi, sa’. A me mi sembra che mica è lui quello che capisce poco. Oh!…Oh! (entra Sandrino che si stropiccia gli occhi e si stira)

Sandrino: Buongiorno a tutti………. Ma ditimi ‘na cosa, Dando ora va ‘n giro  col cavallo?

Troschi: Per forza! Benito gli ha attraversato la strada e l’ha fatto cascà’. E ora dice che la  moto è rotta.

Sandrino: (a Benito) Quando la disgrazia parte, c’è sempre ‘n coglione che la para. E ‘na volta per uno tocca sempre a te. Vero?

Benito: (a Sandrino) Guarda di andà’ a fa’ qualcosa, mangiapane a tradimento costì.

Zelinda: Mi! S’è arrivato? Certo che ci batte tardi ‘l sole ne la finestra di camera tua, è.

Sandrino: Specialmente oggi che è nuvolo. Senti Zelinda, ‘un ricomincià’ come sempre se no chiappo e me ne rivò, è. Giusto mì’,  stamani ‘un ci ho voglia per niente.

Zelinda: Accident’a quando ce l’hai voglia! Piuttosto dimmi ‘na cosa, te le sei lavati l’orecchi?

Sandrino: Si e anche ‘l collo.

Zelinda: E ha’ lavato anche i piedi e cambiato calzini?

Sandrino: Sie, sie. (sbuffa) Fuhhhhhhh. Stamani che mattinatina si presenta. Ma mica gli se la fa a  reggiti, è.

Zelinda: Forza, comincia a passà lo straccio sopra a tavoli, poi spolvera le bottiglie e quando hai finito spazza dappertutto.

Sandrino: Toh! Allora è ne’ corbelli che mi so’ lavato se mi devo rmpolverà’ daccapo, noo.

Zelinda: Camina, camina. Guarda di guadagnatti ‘l pane. (Sandrino esegue sbuffando)

Sandrino: Se è pel pane e basta manco mi ci metto per niente. Almeno famo anche ‘un po’ di companatico.

Dottore: (che intanto si è spostato di tavolo) Benito, vieni qua e raccontimi di ‘sta cosa che t’è successa.

Benito: (va a sedersi al tavolo del dottore) La disgrazia è tanto grande dottore che ‘un so manco da che parte ‘ncomincià.

Dottore: Su, su, forza, fatti coraggio e comincia dall’inizio che è meglio e senz’altro ci capisco di più.

Zelinda: Sandrino, porta ‘l caffè al dottore che è pronto. (Sandrino esegue)

Sandrino: Ecco pronto un bel  caffeino pel dottore. Quanto zucchero?

Dottore: Uno, uno solo, grazie. (Sandrino rimane nei paraggi per pulire) O su Benito, guardamo di ‘un facci notte però è.

Benito: (si guarda in giro per essere sicuro che gli altri  non sentano) Dottore, la voglio fa’ corta…………………….. La mi’ Claretta riè ‘ncinta!

Dottore: (per niente sorpreso) ‘N’altra volta? E tre. Ma se fate così, ‘n fate pari.

Benito: (annuendo sconsolato) Purtroppo si, dottore. E’ come gli ho detto io.

Dottore: Porco diavolo! Questa ‘n gli ci voleva! Ti rendi conto, si, che nell’ultimi tempi ha avuto già due interruzioni spontanee.

Benito: (con aria rassegnata) Lo so, ma purtroppo è così. Ormai ‘n ci si po’ fa’ più niente. Bisogna solo aspettà’ e sperà’ ‘n Dio.

Dottore: E di quanti mesi sarebbe?

Benito: E che ne so! Secondo ‘l mi’ poco capì’ da ‘n momento all’altro lo fa.

Dottore: Ma smettela. Ora mi vò’ fa crede che prima ‘n t’eri accorto di niente?

Benito: Di niente, dottore. Gli dico che ‘n si conosceva niente. (mimando l’assenza della pancia) Sempre con que’ la trippina sciutta, sciutta. Sembrava che gli si facesse fa’ la dieta.

Dottore: E naturalmente, o almeno voglio sperà’, che ‘sta volta sapete chi è stato a mettela ‘ncinta?

Benito: Per me è stato sempre ‘l solito.

Dottore: (burbero) E chi è ‘sto solito? Ce l’avrà un nome, noo?

Benito: Ce l’avrà senz’altro, ma io ‘un lo conosco.

Dottore: Anche l’ultime du’ volte che c’è rimasta‘n vè riuscito di scoprì’ con chi è andata.

Benito: E’ questo quello che è peggio. Anche ‘sta volta niente. Almeno se si sapeva, si stava più tranquilli e ‘nvece.

Dottore: (alza la voce irritato) E’certo, c’era da stà’ parecchio tranquilli anche se lo sapevi. Ma te lo ricordi o no quanti anni ha la Claretta?

Benito: (arrabbiato) Lo so si!E allora che fò, l’ammazzo? La sdogo da le botte? Mi dica lei che devo fa’?

Dottore: Tanto pe’ ‘ncomincià’ te e la tu’ moglie ti dovresti appiccà’ ……….. ecco che dovresti fa’……………. E da lei ‘n ci avete ricavato niente? Neanche un accenno che vi potrebbe fa’ capì’ chi è stato?

Benito: E’ anche questo che mi fa parecchio arrabbià’. La dovrebbe vedè’. Mangia, beve, dorme e basta. ‘Un fa altro.

Dottore: E che dovrebbe fa’secondo te.

Benito: Ma almeno prima, quando la sera rientravo, ci facevo du’ parole, du’ versi, e lei mi rifaceva tante moine. Ora ‘nvece manco più quelle. S’è chiusa come un riccio………

Dottore: Secondo te c’è stata violenza o è stato un fatto  consensuale?

Benito: Vòle sapè se c’è stato ‘l nostro consenso?

Dottore: O Benito! Cerca d’ esse’ meno coglione, è. Se ci fosse stato ‘l vostro consenso vorrei capì di che vi lamenteresti.

Benito: Appunto!

Dottore: Appunto che?  Ma me lo vòi dì’ si o no se c’è stata violenza secondo te.

Benito: Macchè violenza? A me mi sembra che è rimasta piuttosto contenta ‘nvece. So’ sicuro che ci rifarebbe.

Dottore: Ooooh! E qui ci siamo arrivati……….Ma allora come po’ esse’ successo? Eppure ‘un la lasciate mai sola.

Benito: No, no, un momento, dimo le cose come stanno, qualche volta, tempi addietro, è rimasta sola. Restava ‘ntorno casa, questo si, ma ‘un c’era nessuno di noi con lei.

Dottore: Allora, senz’altro qualcuno è passato di lì e lei co’ ‘n saltino e du’ sculettate, l’avrà provocato.

Benito: Ma certo che potrebbe esse’ andata così. Anzi, so’ sicuro che è andata così senz’altro.

Dottore: Però bisogna che te lo dica, è, anche se ‘un po’ mi dispiace: ma la tu’ Claretta è parecchio civetta. E a chiamalla civetta poi vòl dì’  esse’  parecchio bòni, perché sennò, volendo, si potrebbe dì’ anche di peggio.

Benito: No, no, ‘un aggiunga altro dottore, che ho capito bene che vòle dì’. Ci ho fatto caso anch’io che quando gli s’avvicina qualcuno che gli piace (facendo il verso) ancheggia e sculetta per fassi vedé’.

Dottore: E ti posso anche dì’ che qualche volta l’ho vista io co’ mi’ occhi che sembrava quasi che facesse cenni perché gli s’avvicinassero.

Benito: Ha preso tutto da la su’ mamma, ha preso. Lo so io e qualcu’altro quanto ci s’è tribbolato quando era giovane. Aveva preso certi vizi, che ‘un gli dico……………

Dottore: (con tono di rimprovero) Io però quante volte te l’avrò detto. La tu’ Claretta mi piace poco, badela. E stà’ attento al vicinato, ‘n troppi gli girono ‘ntorno. Vedrai se prima o poi te la ‘nfilono. Ma te duro.

Benito: A la mi’ moglie e a la la mi’ figliola più grande, ancora ‘un gli ho detto manco niente. (disperato) Quello che ‘un succederà quando lo sapranno.

Dottore: Oh! ‘Un ricominciamo come l’altre volte, è, perché io stavolta ‘un glielo dico. Ci hai a pensà’ da solo. Tanto quando risuccesse l’altr’anno, che m’incaricasti di diglielo perché ‘un avevi coraggio, ‘un mi s’avventarono come du’ ochi.

Benito: No, no, stia tranquillo, glielo dico da me. Però…. se volessero…. come si dice…….. qualche spiegazione, Lei sarebbe disposto a dagliela?

Dottore: O Benito, famo a capissi: ma che spiegazione gli devo dà’? ‘Un so’ mica stato io  a mettela ‘ncinta.  

Benito: Ma per carità dottore, di questo so’ tranquillo e più che sicuro, (scherzoso) anche perché…... se avesse voluto…………….. ormai c’è l’età.

Dottore: Ma sentite che discorsi. Te mi sa che stamani ha’ voglia di fammi dì’ qualche sproposito.

Benito: No, no dottorino, ‘un s’arrabbi. (supplichevole) Però mi prometta che ‘n saltino a casa mia ce lo fa…… mi faccia contento, via. O che gli costa. (Benito e il dottore continuano a parlottare tra se. Sandrino ha sentito tutto e va a dirlo a Zelinda)

Sandrino: O Zelinda, la vò sapé’ una fresca, fresca di nido?

Zelinda:  Che ha’ sentito che si dicevono ‘l dottore con Benito? Dai, dai racconta.

Sandrino: La Claretta è ‘ncinta. E lo potrebbe fa’ da ‘n momento all’altro. Pensa che ‘un sanno nemmeno chi è ‘l babbo!

Zelinda: (corre da Troschi e categorica dice) Hanno messo ‘ncinta la Claretta…………. Da ‘n momento all’altro lo potrebbe anche fa’, ma ‘n sanno chi è stato a metticela. Sandrino l’ha sentito mentre Benito lo diceva al dottore.

Troschi: Certo che la curiosità per voi è ‘na malattia di famiglia, è. Se ‘un ci sei te c’è ‘l tu’ fratello. ‘Un si magna mai ‘un boccone ne le prode tranquilli.

Zelinda: (facendogli una smorfia) Antipatico e maldicente.

Troschi: Con voi ‘un ce la possono manco i servizi segreti russi. ‘Un ce la fanno proprio, ‘n c’è niente da fa’. (entra don Pasquino. In testa porta un Basco nero)

Prete: (batte insieme le mani come per sollecitare) Allora, si fa ‘sta partita o no. Gnamo, gnamo, che dopo ci ho tanto da fa’. A mezzogiorno ci riò la messa, poi un’ estrema unzione, du’ messe pe’ morti,  e ‘n funerale.

Troschi: Tutta robba allegra è don Pasquino? (Troschi, Benito e il dottore si dispongono per la partita. Troschi giocherella e conta il mazzo delle carte)

Prete: E poi volevo anche andà’ ‘n pochino a caccia. (quasi sotto voce) Ho fatto ‘n giretto qui sotto ieri sera, ne’ campi dell’Arciprete e ho visto diversi cacarelli di lepre. Volevo vedè’ se lo spelavo io, prima che me lo fregasse Gigi del Salcio .

Zelinda: Don Pasquino, venga qua, che gli devo dì’ ‘na cosa ‘mportante e urgente.

Prete: Sentiamo che c’è di nòvo oggi. Tanto ancora stamani ‘un ho avuto manco ‘l tempo di sentì’ ‘l bollettino a la radio. (si avvicina al bancone)

Zelinda: (che la prende di lontano) Oh, don Pasquino, però gliela dico come se fossi ‘n confessione, è……………..Giuri che ‘un lo dice a nessuno.

Prete: O Zelindina……….. io so’ ‘un prete, è, ‘un so’ se te lo ricordi. Mica so ‘na donna al bottino. E ‘un mi chiamo ne Zelinda ne Sandrino.

Zelinda: Ha ragione…….ma sa………è meglio sta tranquilli, ‘un si sa mai.

Prete: O sie, sie, va bene, su. Comincia e fa a la svelta se me la vò’ dì’……. sentiamo.

Zelinda: (Velocemente sottovoce) Lei se la ricorda la Claretta, la figliola più piccina di Benito?

Prete: O Zelinda, ma che mi fai le prove pe’ la sordità? Io ci sento, è.

Zelinda: (scandendo bene le parole) Lei se la ricorda la Claretta, la figliola più piccina di Benito?

Prete: (burbero) Zelinda………. Porc…….. mmmmm (si morde una mano) stammi a sentì’: la Claretta l’ho battezzata io, è venuta sempre al catechismo, m’è cresciuta sotto l’occhi e sta sempre qui ‘n paese. Vòi che ‘un me la ricordi? Dimmi che mi vòi dì’ senza falla tanto lunga.

Zelinda: Ma io volevo che la notizia, siccome è tanto, tanto brutta, gli facesse meno impatto. (allarmata) La cosa è grave e parecchio delicata.

Prete: Ho che gli è successo? Mica sarà rimasta ‘ncinta?

Zelinda: (facendo un gesto di assenso) E’! Proprio come ha detto lei. Preciso, preciso. (delusa) Ma lo sapeva o ha tirato a ‘ndovinà?

Prete: Oh Vergine! (Grattandosi la testa)

Sandrino Si! ‘Na volta sarà’ stata! Qualche tempo fa però.

Prete: (a Sandrino) Ecco, vedi, te pigli pari, pari le stesse pedate de la tu’ sorella. ‘Un saresti capaci a favvi l’affari vostri manco se vi pagassero.

Troschi: Don Pasquino, allora, la famo ‘sta partita o sete venuto per chiacchierà co’ la Zelinda?

Prete: Arrivo! Un minutino di pazienza. O che ci hai ‘l fòco tra le chiappe?

Troschi: Volevo dì’, che ‘un sete voi e basta quello che ci ha da fa’, anch’io ci ho le mie. Eppure lo sapete che siamo ‘n campagna elettorale. Appena fatta ‘sta partita ci ho da andà’ a piglià al treno un compagno che stasera.deve fa’ ‘l comizio.

Prete: (a Zelinda) Stammi a ‘scoltà’ Zelinda, me la finisci di raccontà’ doppo, ora fammi fa’ ‘sta partita……… tanto ormai ‘n gli posso fa’ più niente………..   al massimo al massimo, se m’avesse avvisato ‘n tempo, l’avrei potuta avvertì’.

Sandrino: E di che l’avresti avvertita?

Prete: Di sta’ attento a Sandrino e la Zelinda. perché co’ cappottini che gli avresti cucito addosso avrebbe sofferto troppo caldo.

Sandrino:(a Zelinda) A me mi sa che io e te‘ un gli si rimane per niente simpatici. Te che dici?

Zelinda: Anche a me mi fa ‘st’effetto. Con me poi mi sa che ce l’ha più fitta che con te.

Benito: Voi comunisti, co’ ‘sta campagna elettorale ci avete bell’ e gonfio. Co’ comizi ‘un la fate mai finita e co’ manifesti avete sporcato tutto ‘l paese. Dio volesse che ‘stavolta ‘un pigliaste manco ‘n voto.

Troschi: E’ noo, clericale, baciapile che ‘n sei altro. A voi democristiani vi faremo ‘l cappotto a ‘sto giro.  So’ sicuro che ‘un piglierete manco quello di don Pasquino.

Prete:  Dunque ‘scoltatimi bene, (a Troschi) specialmente te, bolscevico: i voti a ognuno sua, a me ‘un me ne frega niente di chi le piglia, ma i bicchieri di vino devono esse’ pari per tutti, se no io ‘un gioco.

Tutti: Va bene. Siamo d’accordo.

Prete: Sandrino, forza, porta da beve. E bòno, possibilmente, no que’ mostarelli come al vostro solito. Quelli dateli a la gente di fòri. (Zelinda prepara i bicchieri con il vino)

Dottore: Forza don Pasquino, che c’è Benito che ‘un ne sta più a le mosse da la voglia di giocà’.

Prete: (a Benito prima di sedersi) Dunque stammi a’ ascoltà’ bene quello che ti dico. Scienziato de le carte!  Doppo ‘un mi venì’ a dì’ che ‘n te l’avevo detto: io con te ci gioco, ma se ‘un dai retta  e giochi le carte  a rondelloni come ‘l tu’ solito, chiappo, poso tutto, e me ne vò’. Comprì?

Dottore: Via don Pasquino, che Benito ci sa fa’abbastanza co’ le carte.

Prete: (si siede) (burbero) Si, con quelle de le colazioni però.

Benito: (remissivo) Ma eppure fò’ sempre quello che dite voi. Preciso, preciso.

Prete: E allora si vede che parlo arabo o te ‘un capisci niente, una de le due.  Da qui ‘n avanti ti dirò di giocà le carte sbagliate. Vediamo se così ti riesce di chiappacci.

Sandrino: (porta il vassoio con i bicchieri) Pronti, ecco da beve. Vediamo se vi va bene questo. (assaggiano)

Prete: Di chi è sto vino?

Sandrino: Prima bevete e poi ve lo dico. Voglio vedé se ci ‘ndovinate.  

Prete: (scuote il bicchiere, annusa, guarda il vino e assapora) Bòno è bòno. Però mi sembra che ci abbia ‘na puntina di sapore strano……………. ma‘un mi riesce a capì’ che vizio potrebbe avé’.

Sandrino: Sarete voi che ci avete la boccaccia.

Prete: (secco) No! Le boccacce ce l’avete te e la tu’ sorella.

Troschi: Che si fa, ‘n tre sette e ‘na briscola?

Dottore: Famo ‘na briscola e ‘na scopa a 21.

Prete: Qua, qua, (togliendo le carte a Troschi) Si fa quattro briscole secche e ‘n se ne parla più. Ve l’ho detto prima che ho fretta.

Dottore: Semmai pe’ l’orario de la messa e l’estrema unzione, perché pe’ funerali, minuto più, minuto meno, che cambia? Mica scappa nessuno……

Prete: (a Benito) Tò, da le carte! E senza dalle a uno tre, a uno quattro, a uno cinque, come fai sempre. Vanno date tre per uno e una ‘n tavola. Ha’ capito? (Benito comincia a dare le carte. Una, senza accorgersene, gli cade per terra)

Benito: (risentito) Ma lo so è. Che credete che ‘n so giocà’ a briscola?

Prete: E’ gia che ‘n sai giocà’. Ma no poco, per niente. Te giusto a scaracocchio ti riesce ‘n pochinino.

Troschi: Ma stamani sete indiavolato, o che avete è? ‘N vi tornono i conti dell’elemosine?

Prete: Troschino ‘n ti ci mette anche te per piacere che ‘un è giornata.

Dottore: Io lo so che ha don Pasquino.

Zelinda:  (dal banco)  Che ha? Ce lo dica anche a noi dottore.

Sandrino:  Si, dai, ce lo dica dottore.

Benito: Forza dottore, che siamo curiosi.

Troschi: (a Benito) Ma che ci hai la stessa malattia de la Zelinda e del su fratello? Finisce di dà’ ‘ste carte camina e guarda di ‘un ne sbaglià.

Dottore: ‘L contadino del podere de la parrocchia ha fatto andà’ a male tutto ‘l vino de la cantina. Vero don Pasquino?

Prete: E a te chi te l’avrebbe detto? Ti servi anche te da la Zelinda e dal su’ fratello pe’ le notizie?

Dottore: Ieri ho visto Delfo ‘n farmacia. Parlava col farmacista e gli domandava di certe cartine che gli avevano consigliato per levà’ i vizi al vino.

Sandrino: E’ vero. L’ho visto anch’io che usciva con cartoccio ‘n mano. Ma ‘un feci ‘ntempo a domandagli che aveva comprato perché mi chiamò quel curioso di Nanni del Moro.

Prete: (arrabbiato) E’ vedrai che se Dolfo ‘un ne smette di fa cacà’ i piccioni ne la tina, (agitando il dito indice in alto) e non solo,  ‘l vino che fa lui ci avrà sempre ‘l cercone e la marcorella. Altro che vizi. (cominciano a giocare)

Dottore: E quel “non solo” che ha detto, che vorrebbe significà’?

Prete: Prima finimo ‘sto sfaglio che poi te lo dico.

Zelinda: Via don Pasquino, ce lo dica subito, che doppo magari va via d’urgenza e un si ricorda a diccelo.

Sandrino: O ce lo dica, no. E che sarà mai?

Prete: Oh! Ma questi ‘un ne perdono una, è. Un giorno co’ l’altro me le ritrovo nel confessionale che vengono  fassi perdonà’ anche peccati di qualche altro. Tanto sanno tutto di tutti.

Zelinda: ‘Un è vero. Questa per esempio ‘un la sapevo. Eppure è successa ieri.

Troschi: E gia! O com’è Zelinda?……… mi sbaglio o cominci a perde qualche colpo?

Zelinda: Calunniatore e maldicente.

Prete: E’ la farei la mia a scordammi di dillo. Se disgraziatamente me ne dimenticassi, o co’ ‘na scusa o co’ ‘n’altra, sarebbe capace di sonammi a casa anche a mezzanotte pur di sapella.

Sandrino: E’ Zelinda, ma dimmi ‘na cosa, ma sto vino ‘un è quello che s’è comprato da Delfo, ‘l contadino di don Pasquino?

Zelinda: Si, è quello, ma sta’ zitto, ‘n ti fa sentì, se no ci tocca buttallo.

Sandrino: Apposta don Pasquino ci ha sentito ‘n sapore strano. Dev’essero que’ piccioni.

Zelinda: Meno male che ‘n ci ha ripensato a ridomandatti di chi era.

Prete: (a Benito) Ce l’hai ‘n piccino? Giochelo.

Benito: Manco ‘l seme don Pasquino. Eppure ve l’ho fatto cenno che ‘un ho pescato briscola.

Prete: Scommetto che‘n ci hai manco ‘n carico?

Benito: Ce l’ho si. Se volete  posso bussà’.

Prete: ‘L capo nel muro bussa. Gioca ‘na scartina, camina, che tanto ormai ‘n do vanno. S’è bell’e vinto. Ci ho tutto ‘n mano io.(Benito gioca, prendono, ma quando vanno a pescare nel mazzo, manca una carta)

Benito: (con voce di meraviglia, cantilenante) Oh,oh, manca ‘na carta. Allora erono trentanove?

Troschi: E’ noo! L’ho contate io, e du’ volte poi. Erono quaranta precise.

Prete: (don Pasquino si alza in piedi, toglie il basco dalla testa e prende a cappellate Benito) Delinquente, farabutto, capogaleotto che ‘n sei altro. Te ce l’hai con me è? Dì’ la verità. Oh ragazzi! Si riuscisse mai a fini ‘na partita ‘n pace, quando c’è lui di mezzo. (traccia una croce sul tavolo) Ma mi, croce, questa è l’ultima volta che giochi con me.

Dottore: Don Pasquino, attento al vescovo.

Prete: Ma mi ‘mporta ‘na bella…………. Vorrei vede lui se glie la farebbe a un perde’ la pazienza mentre gioca co’ ‘sto torso.

Benito: Ma perché anche ‘l vescovo gioca a carte?

Prete: Ma almeno stasse zitto qualcosa guadagnerebbe. E ‘nvece no! Deve chiacchierà per forza. Anche quando ‘un è ‘nterrogato.

Troschi: Don Pasquino, ‘l vescovo, ‘l vescovo.

Prete: (si guarda in giro) Ma si pole sapé’ ‘n dov’è ‘sto vescovo che ‘un lo vedo?

Troschi: Ma ‘l vescovo‘mica c’è.

Prete Ma allora che fate, mi volete piglià’ ‘n giro?

Dottore: Ma per carità. Era come per dì’: don Pasquino, ‘n ci fate così, ricordatevi del vescovo. Se v’arrabbiate poi glielo riportono subito.

Prete: (guardando Zelinda) Gia, avete ragione, mi sa proprio che mi toccherà cambia osteria. So’ sicuro che parecchie  notizie partono da qui.

Zelinda: (con fare ingenuo) Mica si riferirà a me, è, don Pasquino?

Prete: Si! Mi riferisco proprio a te…….. rovina preti……………… (si sentono due colpi di fucile. Grande botta di mani di don Pasquino. Getta il cappello in terra) Addio ‘l mi lepre! (mentre va via) Accident’a voi, a le carte, a le partite e a quanti sete. M’avete fatto fregà’ quel lepre.

Zelinda: ( preoccupata) E ora come si fa a sapé che voleva dì’ con quel “non solo”.

Troschi: O che t’importa. Doppo tanto ‘un gli vai a sonà’ a casa. (si siede tranquillo e legge l’Unità) (rientra don Pasquino a raccogliere il cappello)

Sandrino: Zitti, zitti, rieccolo. Forse s’è ricordato che s’era dimenticato di dicci que’ la cosa.

Zelinda: Meno male che è ritornato don Pasquino……………. allora, ce lo dice che voleva dì’ con quel “non solo” ?

Prete: (La fissa un attimo, poi, con tono perentorio) No! Manco se schianti. .(don Pasquino fa per riandarsene)

Sandrino: O, don Pasquino, io col vescovo ‘n centro niente è. Manco so dove sta.

Zelinda: Accidempoli! Che caratterino. ‘Un gli si po’ dì’ niente che s’arrabbia subito.

Benito: (Benito gli corre dietro) Don Pasquino, ‘un andate via, per piacere, vi volevo parlà’.

Dottore: (mentre esce) Allora, Benito, ‘ntanto che devo ‘ndà’ ‘a fa’ ‘na visita da le parti di casa tua, che fò, passo anche da te e do un occhiata?

Benito: ‘Ndate, ‘ndate dottore…………….. anche se  mi sa che  ormai ci ricaverete poco e  niente.

Dottore: E’ Benito, ‘un fa’ discorsi a coglione come ‘l tu’ solito, è. Se pensi che è tempo perso che ci vò a fa’? (esce di scena)

Benito: No, no, ‘ndatici lo stesso, per carità. Ne ‘ste situazioni, a volte, anche ‘na parola gli fa tanto.

 

Prete: (quasi urlando) Le parole sarebbero servite prima, ma parecchio prima, oramai ‘un servono più a niente.

Benito: Ma voi a che vi riferite scusate? Io ‘un ho mica capito sapè.

Prete: Benito, ‘un fa da gobbo per piacere, tanto so’ gia  al corrente de la disgrazia che ci hai in casa. So gia tutto.

Benito: E voi come avreste fatto a sapello? L’ho raccontato al dottore cinque minuti fa, e lui so’ sicuro che ‘un ve lo po’ avè’ detto. (arrabbiato. Facendo il verso di quello che gli farebbe) Ditimi chi è stato a divvelo che lo cinciglio come ‘n pezzo di carta.

Prete: (guardando la Zelinda) Veramente ci sarebbe ‘l segreto de la confessione……… ma dato che si tratta di cosa grave……….. mi dispenso e te lo dico.

Zelinda: Don Pasquino, mica sarete matto è? State attento a quello che fate. Potreste andà’ ‘ncontro a gravi conseguenze col vescovo.

Prete: (va da Zelinda) ’Un l’avrei mai fatto, è……… e te lo sai bene…….. ma l’ho detta così…….. per vedé se facevo paura a qualcuno. Tanto perché mparasse a fassi ‘n pochini (mostrando un braccio) di questi sua………. e ora aspetta che la ricucio………… ‘n ti preoccupà.

Benito: (al pubblico) Oh! Ma è possibile che de la mi famiglia ci devono èsse’ sempre le chiacchiere ‘n giro. Prima l’avevono co’ la gatta, ora sanno già de la disgrazia.

Prete: (ritorna da Benito) E’ Benito, dimmi ‘na cosa…… ma te l’hai capito bene che mestiere fo io?

Benito: E’…….. si…… fate ‘l prete……anzi, dimo ‘l pastore di anime va’, che è più moderno……. Ma mica è un mestiere ‘l vostro.

Prete: (pacchette sulla spalla) Stà’ calmino lillo………..che è un lavoro più difficile di tanti altri……... Eeeeee…… ‘l mi principale lo conosci vero?

Benito: Vi riferite al vescovo?

Prete: (indicando con il dito in alto) No, mi riferisco a quello più su……….. ma parecchio più su. ‘L direttore voglio dì’.

Benito: Via don Pasquino, fatene meno che sete grande ormai……….. ora mi vorreste fa’ crede che ‘sta cosa ve l’ha detta ‘l Padre Eterno?

Prete: (Tuonante) Perché?………… secondo te ‘un sarebbe capace di fallo?

Benito: (timoroso) No, no, per l’amor di Dio. Lo potrebbe fa’ benissimo quando vòle. E sennò che Onnipotente sarebbe…….…….. Se voi mi dite che ve l’ha fatto sapé’ lui……… ci crederò.

Prete: Uh! Cosi va gia meglio. E ora spieghimi perché te e la tu’ moglie’un sete stati più dietro a quella creatura?

Benito: Don Pasquino, ma noi si badava anche troppo. E poi chi se lo immaginava che s’arrivasse a ‘ste punti.

Prete: Ma se lei ancora ‘l capo a posto ‘n ce l’ha, ce lo dovete avé’ voi per lei, che almeno apparentemente……. forse………..dico forse…………… qualcosina capite.

Benito: Don Pasquino, a me e a la mi’ Piera, ‘un ci riesce di facci capaci. Non ci si rende manco conto di come po’ esse’ successo.

Prete: Te ti riferisci al fatto di come ha potuto scappà dalla vostra sorveglianza, vero?

Benito: E’ certo, o che?  A come ha fatto a rimanè’ ‘n cinta? Quello, penso che lo saprete anche voi…………. ( va a toccargli tra le gambe) anche se sete un prete.

Prete: (imbarazzato) Ma leviti!………. scemo………. E ‘l babbo chi è? Uno di qui, del posto?

Benito: E sa’ che ‘n ci farebbe piacere anche a noi sapello…… (indicando in alto con il dito)

Ma quello che v’ha detto ‘sta cosa però lo dovrebbe sapé. Guardate se glielo cavate di bocca. ……………

Prete: Che mi vò’ fa’ crede’ che è stato uno che ha voluto fa’ beneficenza ma vòle restà’ anonimo?

Benito: ‘Un la mungete per piacere don Pasquino che è già soda. Se vi dico che ‘n ce stato verso di sapello, credeteci.

Prete: E ora come avete pensato di rimedià? Tenete ‘n casa mamma e citto, voglio sperà?

Benito: La mamma senz’altro, ormai è di casa e ci siamo affezionati. Pel figliolo vedremo. Parecchio dipende da se nascerà maschio o femmina.

Prete: (al pubblico, arrabbiatissimo) Ma sentite lì, o. E’ meglio che vada via, su, sennò stamani gliele do du’ tonfi quant’è vero ‘l Vangelo. ‘Un si possono mica sentì’ certi discorsi.

Benito: Ooooooo, don Pasquino, ma statimi a ‘scoltà’, è: ma io a casa mia posso fa’ come mi pare e piace o no?

Prete: (gli misura un manrovescio) Benito ‘un me le cavà’ di mano. Leviti di torno. Padre degenere.

Benito: (esterrefatto) Io…io…. boh, un lavoro come quest’anno ‘un s’era mai visto.

Prete: (lo spinge fuori) Vattene, va via, leviti di davanti. Con te ‘un ci voglio  manco parlà’ più. Anzi, va’ subito a casa e digli a la Claretta che voglio parlà immediatamente con lei.

Benito: Oh! Oh! ‘Un date tante spinte per piacere, è………….

Prete: Se ‘n ti mòvi ti do anche qualche zampatone ‘n do’ lo senti meglio. Digli che l’aspetto in canonica. Ha’ capito?

Benito: (al pubblico) O’,ò, ma guardate qui se uno si deve arrabbià’ così pe’ ‘na cosa che manco gli riguarda………. Ma sarò padrone di fa’ come mi pare o no?…………A me mi sa di no. (mentre esce di scena arriva Dando con la motocicletta)

Dando: Don Pasquino.

Prete: Che è successo Dando?

Dando: Eccellenza, io ora sòno campane………perché chiesa gia piena così (fa segno con le dita raggruppate)

Prete: (con fare affettuoso) Dandino, quante volte te lo devo dì’ che ‘un mi ci devi chiamà’ eccellenza. Lo so che  te dal bene che mi vòi mi faresti subito cardinale. Ma figuriti se mi ci fanno. (guardando Zelinda) Qualcuno, se potesse, mi degraderebbe a sacrestano ‘n seconda.

Dando: Allora? Sòno campane o no? Sennò gente si rompe e va via.

Prete: Senti, io ora ci ho da fa’ ‘na cosa parecchio ‘mportante quanto la messa. Fa’ come ti pare, sòna, canta, balla………  anzi, no, fa’ ‘na cosa, comincia te ‘ntanto, che appena arrivo finisco io. (esce di scena) (Dando lo guarda un po’ e poi esce suonando, cantando e ballando) (entraBeppa, moglie di Troschi e Annina sua sorella)

Beppa: (da fuori scena) Zelinda, ‘n c’è mica Troschi? 

Zelinda: Si Beppa, è qui.

   Beppa: (tutta concitata va verso di lui) Troschino………Troschino, corre subito a casa.

Troschi: (che continua tranquillo a leggere il giornale) O che è successo? so’ ritornati i fascisti?…….. Ci hanno rioccupato i tedeschi? ………O, ‘n si fugge, per bercià’ così’!

Annina: (concitata anche lei) ‘L babbo s’è riattriccato n’altra volta co’ la Carnera, la mamma di Benito.

Troschi: (calmo) Lasceli sta’, i funghi si còciono ne la su’ acqua. Quando hanno fatto vedrai che smettono……

Sandrino: (a Troschi) Ma ‘un gli domandi manco perché hanno leticato?

Troschi: (come se la cosa non gli interessasse) E’ Annina? Digli ‘n po’ a Sandrino e a la Zelinda perché hanno leticato.

Annina: Ma perché a te ‘un ti interessa?

Troschi: Ora quando lo dici a loro, ascolto anch’io.

Beppa: ‘L tu’ babbo ha cominciato a discute co’ la tu’ sorella Annina.

Zelinda: E perché hanno cominciato a discute’?

Troschi: Senti Beppa, fa’ ‘na cosa: parla co’ Sandrino e la Zelinda che famo prima. Tanto le domande le fanno loro. Io così ascolto e basta.

Beppa: (parlando a Zelinda) Hanno cominciato perché l’ Annina sorella voleva andà’ a fa’ la permanente, e ‘nvece lui, ‘un vòle e ha principiato a borbucà’.

Sandrino: E la Prima ne la discussione che c’entrava?

Annina: Niente! Ma lei lo sai, è ‘mpicciona di natura…..

Troschi: (indicando Sandrino e Zelinda) Come Sandrino e la Zelinda, praticamente.

Annina: E’ si, più o meno………….allora ci ha messo bocca e ha cominciato a digliele di tutt’ i colori a Molotov.

Zelinda: Oh! Ma volete parlà’ con calma………. ‘un so’ riuscita a capì’ niente in quel che avete detto.

Troschi: (a Zelinda) Guarda che ora parlavono col tu’ fratello, mica con te. E lui è riuscito a capì’ tutto……….o quasi. (a Beppa e Annina) E ora io che gli dovrei fa’ secondo voi?

Annina: Ma come che gli devi fa’? Devi venì’ a vedè se ti riesce di striccalli. Quelli s’ammazzono ti dico.

Troschi: ‘l sangue ha cominciato a scorre?

Beppa: ‘L sangue ancora no, ma ci manca poco. ‘L tu’ babbo ha tirato ‘no scarpone a la Prima che la chiappata precisa nel capo. E’ stata cinque minuti bòni, bòni stesa‘n terra senza parlà’per niente.

Troschi: Se aveva smesso di parlà’ si vede che aveva fatto soldi.

Annina: Qualche minuto fa, prima che ti si venisse a chiamà, ‘l babbo s’era nascosto nel cappanno, no, allora la  Prima s’è messa a cercallo e fruzzica, fruzzica, l’ha scovato e l’ha preso a botte con un  randello di legno.

Troschi: E lui è stato fermo, ‘un ha reagito? E’ stato lì a piglialle ‘n coglione?

Beppa: Ah! ‘Un ha reagito, è?……… A ‘n certo punto gli è riuscito di levagli ‘l randello di mano, l’ha alzata di peso e l’ha buttata ne la concimaia.

Annina: Allora lei s’è rialzata, no, (mimando) l’ha preso avanti, avanti a spintoni e l’ha zeppato ne la troscia.

Troschi: Auh! E sa un lavoro di niente………… lui ‘n sa manco notà’…………….

Sandrino: E voi ‘n  ci avete nemmeno provato a divideli?

Beppa: Come ‘n ci s’è provato? (ha un occhio nero) E ‘sta pèsca nell’occhio che m’ha fatto ‘l su’ babbo a te ‘n ti dice niente?

Annina: (indicando un dente) E a me che m’ha buttato giu ‘sto dente che ti sembra?

Troschi: A me mi sembra che ‘l mi’ Molotov ci abbia ancora parecchia forza, ecco che mi sembra. Mi ricordo che ‘na volta la squadraccia de’ fascisti ci provarono a picchiallo……………la seconda però ‘un gli ci riprese voglia.

Annina: Via Troschino, vieni giù, se no famo ride tutto ‘l paese. S’è gia radunata tanta gente davanti casa.

Zelinda: Quanti so’, parecchi? La Maria di Beppe c’èè? Se no fò ‘na corsa a diglielo.

Sandrino: Si, si, l’ho vista io che correva ‘n giù ‘nsieme a la Iolanda. Penso che l’avevono gia saputo.

Troschi:  (mentre si alza) Se guardono e stanno zitti ‘un è mal di niente. Piuttosto speriamo ‘n ci mettino bocca. Sarebbe meglio per loro. A mandà’ a l’ ospedale qualcuno, ‘l mi’ Molotov e la Prima ci mettono quanto a sputà’ ‘n terra. ‘Namo va’. Tanto se no mica date pace. (Troschi fa per andare)

                                                                                                                          

Beppa: Ma che fai, vai giù così? Co’ le mani ‘n tasca, tranquillo……..

Troschi: O come ci devo andà’, sentiamo? Vestito così ‘n ti piacio? Ci ha ‘ndacci gnudo?

Annina: Ma piglia qualcosa………… un legno………… fatti prestà’ ‘n forcone da qualcuno………… quelli so’ pericolosi ti dico.

Troschi: E mi sembri forcone. Gnamo, gnamo, fate pochi versi. Che devo andà’ a fa’ ‘l domatore de’ leoni?

Beppa: Va’, va, te ‘ntanto avviiti, che tra poco si viene anche noi.

Troschi: Ma che fate, mi ci mandate solo? Voi ‘n venite?

Annina: O che hai paura? Un pezzo d’omo come te che ha fatto la guerra.

Troschi: Ma voi lo sapete com’è fatto ‘l mi’ babbo e perché a la Prima gli dicono Carnera?

Annina: Di preciso ‘un l’ho mai saputo, ma ora penso di avello capito.

Beppa: Va, va, su, fanne meno, che tra poco s’arriva anche noi. (Troschi esce)

Annina: (a Beppa quasi sottovoce) Guarda se và giù davero. Avesse a rivoltà’. (Beppa si sporge dietro le quinte) S’è allontanato?

Beppa: Si, si, stà’ tranquilla, s’è messo anche a corre. (Beppa e Annina si precipitano al banco)

Annina: Zelinda, dacci du’ bicchierotti di vino, forza, che con Troschi tocca tirà’ la cigna.  A casa lo tiene sotto chiave e ce lo da col contagocce.

Zelinda: Chissà perché, è?……….Ditimi come lo volete, bianco o rosso?

Beppa: Prima ce lo dai uno bianco, poi  subito uno rosso. Così ‘n famo torto a nessun di due.E’ Annina, te che dici?

Annina: (si siedono) Ma ci credo Beppa: eppure lo sai che so’ sempre d’accordo con te.

Beppa: Quando si tratta di beve……………… (arriva Dando. con la moto. Suona una tromba e fa l’annuncio parlando in un grosso  imbuto)

Dando: Molotov e Carnera si danno  botte, se volete vedé corrite. Ingresso gratisse.

Sandrino: E chi vince? La Carnera o Molotov?

Dando: Io dico Carnera. Perché Molotov dice: Primina calmiti……….. Primina fermiti……fa’ brava………………. Corrite se volete vedé’o no smettono. (esce)

 

   Sandrino: Va’ va, Dando, che ora si viene anche noi.

Annina: Che c’è di nòvo Zelinda? ‘Un è successo niente ‘ste giorni?

Zelinda: Ah!  E la Claretta che è ‘ncinta e ‘n sanno manco chi è stato a metticela, a voi vi sembra niente? (in confidenza) E poi, da quello che ho saputo, sembra che ‘n sia manco la prima volta.

Beppa: (meravigliata) La Claretta di Benito? Ma senti sta gattina sorda. Ha fatto preciso, preciso come la cavalla che ci hanno.

Zelinda: Come sarebbe a dì’, ha fatto come la cavalla?

Annina: La cavalla che ci hanno, gli è rimasta ‘ncinta gia du’ volte e senza che l’abbino portata al cavallo.

Zelinda: Sie, c’è rimasta mentre respirava l’aria ‘mpregnata. (gli serve i bicchieri al tavolo)

Beppa: Ti dico che è vero.  E poi un cavallo che passa di lì e s’infila ne la stalla l’avrebbero visto è, ‘un è mica ‘no spillo.

Sandrino: Ma fammi ‘l piacere, fammi. Se mi dici che ‘un hanno saputo chi è stato ci posso anche crede, ma no che c’è rimasta da sola.

Annina: ‘Un è nato mai niente è, ma solo perché ‘un glie l’ha fatta a portà’ ‘n fondo le gravidanze, però è così come vi si dice noi.

Zelinda: Questo, forse,  sarà quello che dicono loro pe’ ‘un passà da coglioni, famo così’.(entra la signorina Milly, turista inglese. E’ vestita in modo strano ed ha un buffo cappellino in testa)

Milly: Buongiorno signore, voi essere di posto?

Annina: No! Noi siamo di Chiusi!

Milly: (delusa) Oh! Allora questa città non essere Chiusi?

Beppa: Certo che è Chiusi. Che paese dovrebbe èsse’ secondo voi? Rocca Cannuccia?

Mylly: Perché allora voi avere detto non essere di posto?

Annina: Perché noi siamo Chiusini , no Postini.

Milly: (si guarda intorno estasiata) Oh! Very, very good. Tanto bellissima questa Chiusi, meravigliosa…………  essere città di Etruschi, vero?

Sandrino: Auh! O questa chi l’ha sciolta. Ma si fidono a mandalla al giro da sola?

Annina: Sie, siete arrivata a Chiusi, ma questo‘un è ‘l paese dell’etruschi. E’ ‘l nostro. E se Dio vòle ‘un ci s’ha più padroni.

Beppa: Fine a  qualche anno fa comandavono que’ schifosi de’ tedeschi ma ora si comanda da noi.

Milly: (indicando ad una ad una le tre donne) E……..scusate se io fare altra domanda………voi essere Canopi?

Beppa: Ma Canopio sarai te, brutta nel muso e fatta male addosso. Ma sentite lì,o.

Annina: (facendo l’atto di toglierla) O sciancicata, mica vorrai ‘na ciabattata ne’ denti subito, subito, è?

Milly: A me, amici che essere stati a Chiusi avere detto: tu Canopi riconoscere subito, colpire tanto loro bruttezza di faccia.

Annina: Sarai bella te!…………Che sembri la Marroca. Se ‘un vai via a la svelta vedrai se ti colpisco…………..

Zelinda: Signorina, ascolti me, lei ha sbagliato posto, i Canopi sono dentro alle vetrine del museo, non per la strada.

Sandrino: ‘Un dia retta. E’ vero che ci so’ anche pe’ la strada, ne le case e a guardacci bene ci so’ anche giu pe’ campi.

Milly: Oh! Yes, yes, io avere gia visto museo e guardato Canopi, però custode avere detto me: se lei fa giro per città, lei incontrare tanti Canopi, e io……… (indicando le donne sorridente) riconosciuti subito.

Beppa: E’ Annina, che fò, glielo dò io de’ mia un manatone e dopo me lo rendi o glie lo dai subito te de’ tua?

Annina: (alla Beppa) Sta’ bona, lascela sta, ‘n ti ci confonde…………… E che sarebbe venuta a vedè a Chiusi?………….( la previene) ‘Un mi ridica i Canopi per piacere perché se no va a finì’ che mi schifisco, è.

Milly: Io sapere da voi, cosa vedere di bello. Dire a me, dire voi.

Beppa: (ci pensa) Che ci potrebbe esse’…………vediamo ‘n po’……….Ah!…ci sarebbe da vedè’ ‘l lago. (mimando la quantità) Acqua, tanta acqua. (mimando la grossezza) E poi ci chiappono certe anguille.

Milly: Ooooooo, fantastico, meraviglioso. Io avere sempre sognato vedere anguille italiane.

Sandrino: Centimetro più, centimetro meno……………… so’ grosso modo come quelle inglesi. (minimizzando) Niente di eccezionale.

Milly:  E quanto tempo impiegare per raggiungere lago?

Annina: Eh! Dipende!……..Lei è a piedi o co’ la macchina?

Milly: A cavallo di scarpe, come voi dite…………….. Trenta minuti bastare?

Beppa: Co’ ‘l lupomanaro dietro ci si mette anche meno.

Milly: Che cosa essere Lupomanaro? Piccolo motore che spinge?

Zelinda: Ma proprio! (mimando tutto) ‘L lupomarano è ‘n omaccione grosso, co’ peli lunghi, l’unghia lunghe, capelli lunghi.

Sandrino: ’Nsomma……… signorina,  tanto per falla corta ………… ci ha tutto lungo.

Milly: Oh! Io crede che me interessare molto, questo tipo di …omaccione…..come chiamare voi.

Zelinda: E’èèèè, ma per trovallo ‘n si creda che sia ‘na cosa facile. So’ radi come i cani gialli.

Sandrino: Quelli che ci s’aveva a Chiusi poi l’hanno bell’e chiappati tutti.

Milly: E tombe, dove io trovare tombe?

Annina: Ah, le tombe so’ giù, al cimitero, dal Patrizi. Io ci ho anche tutti e quattro i mi’ nonni. Se vòle l’accompagno, tanto ce la volevo fa ‘na visitina ‘n mattinata.

Milly: Ma no, io volere vedere tombe etrusche……Dove dipinti in pareti sono danzatori, suonatori, atleti……. (estasiata) tutti, tutti nudi.

Beppa: Lo senti che è venuta a vedé’ a Chiusi, ‘sta zozzona, l’òmini gnudi, altro che que’ coccini tutti sfiaccolati che so’ dentro al museo.

Milly: E labirinto con tomba di Porsenna dove essere? Indicare………… io volere vedere.

Annina: E’noo! Ora vedi l’ha’ detta. Tanto‘un è piena d’oro. Se si sapeva si veniva a dì’ a te. Noi semo scemi.

Beppa: Noi, di Porsenna ti si pole ‘nsegnà uno che sta quaggiù. Ci ha ‘na bottega e vende robba da mangià’.

Milly: E….scusare me ancora……..io fare tante domande….ma perché io volere sapere.

Sandrino: Dica, dica, ‘un si riguardi. O ‘n siamo qui apposta.

Milly: Quali grandi uomini essere nati in vostra bella città?

Annina: Veramente io ‘n saprei. Cecatemi, se ho mai sentito dì’ che qui so’ nati òmini grossi. Che sappia io, so’ nati sempre bambini piccini, anzi, qualcuno è nato anche di sette mesi e sotto peso.

Milly: Ma no, cosa avere capito, io volere dire personaggi famosi, quelli che noi inglesi chiamare VIP: uomini come Dante,  Leonardo, Giuseppe Verdi.

Beppa: Ah, ho capito! No, no, quelli ‘un so’ nati qui. Da noi di grandi òmini ci so nati ‘l mi’ Troschi, ‘l mi sòcero Molotov, l’Omone, che sarebbe ‘l babbo de la Zelinda, don Pasquino, e tanti altri che ora ‘un mi viene ‘l nome.

Milly: Ma questi non essere famosi, questi essere gente comune, normale.

Annina: (arrabbiatissima) E’ noo! Cara la mi’ pottona! Questi so’ proprio grandi òmini. E’ gente che è stata ‘n montagna, sa. Erono partigiani, e cinque anni fa, più o meno di ‘ste tempi, ‘nsieme all’alleati, hanno liberato l’Italia da que’ sudici de’ tedeschi.

Milly: Ma non arrabbiare, io non volere offendere vostri uomini. Voi non capito cosa io volere dire.

Beppa: (anche lei arrabbiatissima) S’è capito, s’è capito. Ma voi avete pisciato lo stesso fòri dal vaso. Ma vi siete guardata ‘ntorno quando sete arrivata, ‘un avete visto quante case ci so ancora da ricostruì’?

Annina: E quanti strazi hanno fatto lei ‘un lo sa vero?

Zelinda: E perché ancora‘un ha visto Dando. Un òmo, porino, che ci sta ‘n pò poco col capo. Ma è ‘n quel modo perché i tedeschi gli hanno ammazzato ‘l babbo e la mamma davanti all’occhi.

Beppa: E’ rimasto solo al mondo. E se ‘un era per don Pasquino che l’ha tenuto con se e tutt’ora lo sfama, chissà che fine avrebbe fatto.

Milly: Essere vero!…….. guerre …… come dite voi italiani?……….. (ci pensa un po’) essere ca…ca…cavoli amari.

Annina: E’! Più o meno come ha detto lei. Ma lo sa che noi ancora, dopo cinque anni, si fatica a mette’ ‘nsieme ‘l pranzo co’ la cena………

Milly: Io capire, io essere tanto nel vostro cuore.

Beppa: Si! Ma però ci va nel (culo)………

Zelinda: Ma che pò capì’ una che si  permette di ‘ste tempi di venì’ in gita in Italia.

Annina: (agitando il bicchiere vuoto) Zelinda, ridacci ‘n altro goccino, fa la brava, e fallo assaggià’ anche a la signorina. (Zelinda esegue)

Sandrino: (a Milly) Sentirà che robbina. O Zelinda, dagli quello del contadino di don Pasquino mi raccomando, guardamo se lo finimo.

Milly:Ooooooo, grazie, grazie, (bevono tutte e tre d’un fiato) Very, very good, fantastico, meraviglioso. (Beppa e Annina ripetono insieme a lei annuendo)

Beppa: Ma ridice sempre le stesse cose: jes, good, very. Io boh! O che gusto ci troverà?

Sandrino: Gli è piaciuto? E’ da leccassi baffi vero?

Milly: Buono, essere molto buono. Però lascia bocca poco, poco amarognola.

Sandrino: (a Zelinda) Preciso! Ci ha sentito i piccioni anche lei. (entra don Pasquino attraversando la scena a passo svelto)

Zelinda: Don Pasquino, ci so’ novità? Ci ha parlato co’ la Claretta? Che gli ha detto?

Prete: (sempre arrabbiato) Se tu t’impegnassi  a fatti un po’ più d’affari tua, n’acquisteresti ‘n clienti……………che tradotto in parole povere, vorrebbero dì’soldi. Eppure anche a voi ‘n v’avanzono i piedi fòri dal letto………. Ciarlatana.

Zelinda: Ma lei don Pasquino offende. Eppure  lo sa che appena ci ho un minuto libero so’ sempre ‘n chiesa, la spazzo, aggiusto i fiori all’altare……………

Prete: Ecco, allora guarda di venicci meno ‘n chiesa a pulì’, che tanto c’è gia Dando.  Va a vedé’ ‘nvece di fa qualcosa ‘da la gente che ha  bisogno, senza tanto spettegolà’ da la mattina a la sera. Fattucchiera.

Milly: Oh! Yes, lei essere  certamente don Pasquino, grande uomo.

Prete: Si, so’ don Pasquino, e la ringrazio tanto per il suo appellativo, ma so’ solo ‘n piccolo prete. E lei chi sarebbe, se non sono indiscreto?

Milly: Io tanto, tanto piacere di conoscere lei. Io essere Milly Simpson, turista inglese. (si stringono la mano) Io essere venuta a vedere bellezze di Chiusi.

Prete: (al pubblico) Capirai, se le prime che ha ‘ncontrato sò’ state la Beppa, l’Annina e la Zelinda, s’è fatta subito ‘n’idea sbagliata de le bellezze di Chiusi.

Milly: Lei fare da Cicerone me per città? Accompagnare vedere bellezze Chiusine?

Prete: Ma che bellezze vòle vedé’? (indicando le tre donne) Levate que le tre Grazie che ha gia avuto occasione di ammirare, vedrà, che ci sono rimaste più poche.

Milly: Io volere vedere tomba di Pellegrina, dove essere sarcofago di bellissimo Larth Sentinate.

Prete: E perché vole vedè’ lui? Che ci ha di speciale? Gli si mòvono l’occhi?

Milly: Don Pasquino, sedere qui vicino me, che io raccontare.

Prete: Basta che vi date da fa’ perché io ‘un ci ho tempo da perde.

Milly: Durante ultima guerra, aereo di ricognizione inglese, caduto acque vostro lago.Voi dovreste sapere.

Prete: E’ vero, me lo ricordo. Era proprio inglese. L’aereo dev’esse’ ancora sott’acqua. Ma  che c’entra l’aereo col sarcofago, scusi?

Milly: Il pilota era fidanzato mia sorella, che per dolore di sua morte, lei gravemente ammalata.

Prete: Scusi tanto, è, ma io ‘n ci arrivo mica a capilla.

Milly: Fai parlare me. Amici venuti in Chiusi portato molti ricordi. Una era foto di Larth Sentinate. Mia sorella vista e subito riconosciuto uguale, uguale faccia di suo fidanzato.

Prete: Ma via, mi faccia ‘l piacere. Questo qui è morto due o tremila anni prima, come po’ esse’’l  fidanzato de la su’ sorella.

Milly: No, certo, lui non essere fidanzato mia sorella, ma nessuno sapere dove essere sua tomba. Io allora portare fiori Larth Sentinate per conto mia sorella.

Prete: Il pensiero è bello e questo gli fa onore, ma io ‘un gli posso fa’ niente. Ci si deve fa’accompagnà dal custode del museo……………..è lì apposta, scusi.

Milly: (piagnucolante) Prego, prego, don Pasquino, accompagnare me.

Prete: (alza la voce mentre guarda Zelinda) Sie, così mi rifarei ‘l letto da solo. E’ l’avrei fatta la mia se mi vedessero al giro da solo con ‘na donna.

Milly: Ma io essere brava ragazza. Stare con mani a posto. Non toccare niente.

Prete: Noe, via, ‘un ne ‘nsista perché ‘n si po’ fa’. (al pubblico mentre esce) O, ma tutti qui rimbalzono. Fortuna che siamo ‘n un poggio, se si fosse stati ‘n una buca che vò’ sapé’ quanti ce ne cascavono addosso.

Beppa: Annina, sa dì’ di ‘ndà’? Troschi avesse a avè’ bisogno di noi.

Annina: Si, si, la mi’ cittina,  namo, namo………. Namo a vedè se Troschi gliel’ha fatta.

Zelinda: Forse è meglio se dite che andate a vedè che hanno fatto Molotov e la Prima.(entra Dando. Suona sempre la tromba. Ha in mano un grosso imbuto che usa come megafono)

Dando: Attenzione, attenzione, domani  ore tre, prucissione. (suona ancora) Percorso: Duomo, San Francesco, Sant’Apollinare e ritorno. (suona ancora) Attenzione, attenzione, avviso signore partecipanti: no portate bambini piccini chiesa, ‘un stanno fermi, scachicchiono, spiscicchiono, don Pasquino smoccola e pulì’ tocca me. (suona ancora) Donne avvisate, mezze salvate. Partecipate numerosi. (suona ancora) Arrivederci.

Zelinda: (mentre Dando esce) Bravo Dandino. (a Beppa e Annina) A ‘un avé’ paura che lui è sempre breve e circonciso, però si fa capì’. Questo bisogna ammettelo.

Beppa: Dando aspetta, ‘un andà’ via, che ti volevo domandà’ ‘na cosa.

Dando: Chiacchiera svelta senza allungà’ brodo. Io fretta.

Beppa: Ma domani portate la madonna nòva ‘n prucissione? Quella che s’è regalata a la parrocchia noi del popolo?

Dando: Don Pasquino detto: se tempo sarà bello portamo fòri madonna nòva. Se tempo annuvola portamo fòri madonna vecchia.

Annina: E’ ma allora che s’è comprata a fa’? Per tenella nascosta?

Dando: Chi detto compralla, io? A me faceva anche vecchia. Anzi, più bella di quella nòva.  

Annina: Ma quella vecchia ‘un ne poteva più, cascava a pezzi.

Dando: Io sempre rincollata, tutte volte rotta. E poi don Pasquino detto: come piace buttà’ soldi a donne, ‘n c’è nessuno. 

Beppa: Che avrebbe detto don Pasquino che ‘un ho capito bene?

Dando: Io cose dico ‘na volta sola. Così ‘mpari stà’ attenta. .(esce di scena suonando) Domani ore tre  prucissione, prucissione. Ingresso gratisse

Milly: Cosa essere domani? Io non avere capito.

Zelinda: Domani alle tre c’è la prucissione de la Madonna del Pianto.

Milly: Oòòòh! Anche io volere andare processione………… Wonderful.

Sandrino: Guardi che ‘un è mica la sfilata del carnevale è, ‘n prucissione bisogna andacci vestite per bene e col velo nero ‘n capo.

Milly: Ma io essere vestita bene. Io vestita alta moda inglese.

Beppa: Ah! Capirai, co’ ‘sto pagnaccio ‘n capo. Brutto così ‘un lo mette manco ‘l mi’ Troschi quando da ‘l ramato a le vichie.

Milly: E quando esserci processione? Perché io volere andare.

Annina: O, ma questa è dura come sassi dell’ Astrone. (scandendo bene le parole) C’è domanicche alle tricche.

Milly: O jes, ora capito. Allora io venire processione con voi. Io stare vicino a voi.

Beppa: E’ noo, e mi sembri vicino a noi. Te vai ma per conto tuo, se ci vòi venì’. Figuramoci se porto dietro ‘un camarro così.

Annina: Signorina Milly, ascolti me, faccia ‘na bella cosa, vada a dà’ ‘na mano a Dando a fa’ l’ annunci. Lei sòna la tromba e lui parla, vedrà come si diverte.

Beppa: Vada, vada, se fa ‘na corsetta l’arriva, tanto lui si ferma spesso.

Milly: O jes , jes, bello, meraviglioso, folklore italiano………….. io raccontare subito quando tornare Inghilterra. (entra Molotov tutto incerottato. Porta con se un secchio con colla e manifesti elettorali)

Molotov: (a Beppa e Annina. Burbero) Che fate qui? Sete a ripetizione di maldicenze da la Zelinda? Quest’anno all’esami vi passono senz’altro…………..Andate a casa tutte e due, forza. (prepara alcuni manifesti del PCI da affiggere)

Annina: Mi’! O ‘n si stava per andà’ via………… Si và babbo, si và. (pagano Zelinda) (Molotov intanto affigge i manifesti)

Beppa: Ciao Zelinda, arrivederla signorina Milly, ci vediamo domani ‘n prucissione.

Molotov: Ve la do io la prucissione. Domani si va tutti al comizio, altro che ‘n prucissione. (Beppa e Annina escono)

Sandrino: E’ Molotov, ho sentito dì’ che stamani l’hai prese belle, belle. Dice che la Carnera te l’ha date per in su e per in giù.

Molotov: Te fatti le tua, chiacchierafitto. Che ne sai quante gliel’ho date io a lei.

Zelinda: Di che? Di coppie d’ova? …………….Perché altro te ‘un gli potevi dà’. (Milly va a leggere il manifesto)

Molotov: ‘Sta zitta staccia. Che se ti si potesse mette un pò di balle davanti a la bocca le pieneresti più te di chiacchiere che ‘l mulino del Toccaceli di farina.

Milly: Che cosa significare questo?……..(legge) Vota i canditi………….

Molotov: Si, e fichi secchi co’ le noci. Candidati c’è scritto. Ma ‘un sapete lègge’?

Milly: Italiano pochissimo. Inglese benissimo. E cosa essere candidati? Tu dire me?

Molotov: Voi sete americana, dite la verità? E sete venuta a fa’ la spia pe’ l’elezioni, so’ sicuro. L’americani ci hanno sempre le spie dappertutto.

Milly: Io turista inglese, no spia. Io venuta vedere vostro bellissimo paese e conoscere ogni piccolo angolo..

Molotov: E allora vòl dì’ che  vi ci ha mandato Churchill, che è culo e camicia co’ l’americanacci.

Milly: Voi avere troppa paura di fantasmi……….. persone non tutte cattive.

Molotov: O giù, mi voglio fidà’ di voi…….. anche se Churchill, (storcendo la bocca) ‘un mi rimane simpatico per niente. Mmmmm…… Sempre con quel sigherone acceso che pare la ciminiera de la fornace del Fondino.

Milly: (risoluta)Allora, spiegare me o no cosa essere candidato. Io volere sapere.

 Molotov: O! Calmina è. Ora ve lo spiego, ma ‘un  vi sembrasse ‘na cosa facile per capillo.  (grattatina di testa) Dunque vediamo.‘L candidato sarebbe uno…che quando si va giù dentro da soli……’n cabina ….’l su’ nome è scritto sopra un foglio e…… ci si fa ‘na croce sopra.

Milly: Ah! Io capito, (indicando il manifesto) Quello essere annuncio mortuario.

Molotov: (facendo le corna) Ma camina, leviti. Va via, iettatrice che ‘n sei altro. (va a fare scudo sul manifesto) Questi so’ manifesti per andà’ a votà.

Milly: Ah! Io ora capito, voi fare elezioni. E tu per chi votare?

Molotov: Veramente ‘l voto sarebbe segreto, ma ve lo voglio dì’ perché mi sete simpatica………. Io voto pe’ comunisti, perché voglio mandà’ via De Gasperi, ‘l Papa, tutti i Cardinali e tutti i preti………….meno che don Pasquino.

Milly: (con una smorfia) Aaaaa, comunisti non buoni. Comunisti mangiare bambini.

Molotov: (gli misura un ceffone) Ridillo giù, vediamo che coraggio ci hai. Vò’ scommette che ti butto giù tutt’i denti?

Milly: Io sempre sentito dire…………… e se gente dice…………

Molotov: I comunisti, cara la mi’ seccarona, costì, mangiono le bistecche come tutti, anzi………..dimo che le magnerebbero se ce l’avessero, e condiscono con l’olio bono……….quando ce l’hanno. Altro che mangià’ i cittini.

Milly: E perché tu chiamare Molotov? Tu non essere russo. Molotov grande rivoluzionario bolscevico.

Molotov:(imbarazzato) Ma mi ci chiamono così, per scherzo. Co’ la politica ‘n centra niente.

Zelinda: Ce lo chiamono perché spesso lancia qualche bomba…………………….piena di gasse asfissiante.

Sandrino: E puzzolente. La polizia spesso lo chiama per mandà’ via da le piazze’quelli che fanno sciopero. (entra Benito con la mamma) (manifesti e secchio anche lui)

Prima: (porta con se un bastoncino, e lo agita come segno di comando) (a Benito) Forza, attacca ‘ste manifesti e metteli ‘n un modo che si vedono bene……… E s’avranno a piglià i voti co’ la campagna elettorale che fai te.

Molotov: (a Benito) ‘Un t’azzardà’ a coprimmi i mia manco ’n pochinino è. Ci sarebbe da fa’ ‘na scazzottata. Giusto mì’, ci avrei da rendele ‘un poche a qualcuno.

Prima: Stammi a sentì’, pallino, ‘n ti so’ bastate quelle di poco fa? ‘N era giusto lo staio?

(spinge Benito) Attacca ‘ste manifesti, camina, che lui lo bado io.

Benito: (di nascosto, piagnucolante) Ma mamma, lui è manesco, doppo mi picchia. ‘N si potrebbero attaccà’ ‘sta notte?

Prima: (con voce bonaria mentre lo accarezza) Attaccheli lillo, attaccheli, che finché so’ qui io lui ‘n ti tocca. ‘Un lo vedi che c’è la mammina qui con te? Va, va…….. e metteli per benino come t’ho ‘nsegnato a casa, è,  su. (Benito si decide e impaurito  attacca velocemente i manifesti)

Molotov: Io pagherei a sapé’ perché volete sciartà’ tutta ‘sta carta. Chi glielo da secondo te ‘l voto a voi pipisti, democristianacci?

Prima: Quelli più furbi di te e di tutti quanti voi comunisti messi ‘nsieme, glielo danno. Ecco chi glielo da. Pidocchioso che ‘n sei altro.

Sandrino: Prima, ‘n ti ci scaldà’. Che tanto qui da noi ‘un la schiodate. Ha ragione Molotov.

Prima: E’ Zelinda, ma ‘sto fregno che fa, tira ‘n fòri? ‘Un è che gira, gira ci caveremo un comunistaccio anche con lui?

Negli spazi consentiti, Molotov aveva affisso un manifesto che recitava: “ Vota  il candidato del partito di Gramsci e di Togliatti” e sotto, dopo uno spazio vuoto, il simbolo del P.C. I.. Benito affigge in alto, sopra, la dicitura: “Quando sarai solo, in cabina” e nello spazio vuoto: “ Guida la tua mano sul simbolo”. Alla fine risulterà: “Quando sarai solo in cabina”, “Vota per il candidato del partito di Gramsci e di Togliatti”, “ Guida la tua mano sul simbolo” e sotto il simbolo del P.C.I.. Più spostato di lato, perché non c’è più posto, accanto al cartello che indica il cesso, il simbolo della DC)

Sandrino: Io tirerò anche ‘n fòri, è, ma mi sa che anche ‘l tu’ Benito ‘un fa per voi. Guarda lì.

Prima: (si alza e va da Benito) E’ Benito……….. (urla) Benito…….. che ti venisse l’orchite. (nome del padre) Uh! Madonnina che mi fai dì’.

Benito: Un secondino e ho fatto, mamma. (tutto contento) Fatto! Sé’ contenta? E’? Come te l’ho attaccati? Dì’ la verità?

Prima: Delinquente che ‘n sei altro. Ecco perché ‘n ci riesce a vince l’elezioni ne ‘sto paese. Te dai ‘na mano a quell’altri.

Benito: Ma perché, che ho fatto? (guarda i manifesti) Meglio di così le devo attaccà. L’ho messi anche dritti. (convinto di quello che dice) Che ‘un è facile per niente.

Prima: Ma che ti dice ‘l capo, è? Niente? Accident’a te e a la tu’ mammaccia toh! Che sarei io. (nome del padre) Oddio, Signorino perdonimi. Ma ‘un le vedi come l’hai messi?

Zelinda: E’èèè, certo che se si fa così, noi l’elezioni ‘un si vincono manco se le perdono loro

Prima: Te sta’ zitta, fattucchiera! Che parecchia gente ‘l voto ‘un ce lo da proprio perché nel partito ci sei te.

Sandrino: Mandatela co’ comunisti a fa’ ‘l kamikaze, so sicuro che qualche centinaio di voti gliele farebbe perde.

Benito: Mamma, allora che fò,  le ristacco e le rimetto per bene?

Prima: Ristaccheli, camina, e poi però sta’ boncittino, che ‘sta volta ci penso io. E’ meglio che ‘ste faccende le faccia sempre da me. (Benito fa per andare)

Molotov: (fa un passo verso i manifesti) Te ci hai a provà! Chiamo subito i carabinieri. Ma ‘un lo sai che strappà i manifesti elettorali è un reato.

Prima: Te Molotov, mi sa che oggi le cerchi come serpi vecchi, ma con me prima o poi le trovi. Vedrai se avanti che ‘l gioco resti ti domo.

Zelinda: Lascelo sta’ Prima, ‘un ti ci confonde. Che tanto loro comunisti so’ tutti uguali. Ti farebbero compromette.

Sandrino: Sta’ a sentì’ Prima, se stai qui, ci si va io e la Zelinda con Benito a attaccà i manifesti, così almeno ‘un lo direte più che ‘n si fa niente pel partito.

Prima: Ovvia, bravi, ‘ndate, ma fate a la svelta però, è, che mica voglio stà’ qui tutto ‘l giorno. (Benito, Zelinda e Sandrino escono)

Milly: Zelinda, portare con voi, anch’io attaccare manifesti. Io pennellare e divertire molto.

Zelinda: No, no signorina Milly, lei resti qui a fa compagnia a la Prima e a Molotov. (si sente la tromba di Dando) Anzi, no, riecco Dando, vada con lui a sonà come gli ha detto prima l’Annina. (entra Dando)

Dando: (parla nell’imbuto) Comunicato, comunicato. E’ arrivato piazza Grande, Beppino di Montepulciano. Portato a vende terrina di Valiano che purifica, scalcagnifica, manda via calli, pulisce brocche, ma lascia tempo che trova: praticamente ‘un fa niente. (tromba) Correte compralla. (tromba) Fine comunicato.

Prima: E’ Dando, ma Beppino lo sa che gli fai ‘sta reclame?

Dando: Perché? Io che detto, bugie? Detto verità. Quello che detto io, dice anche lui…… Di nascosto ma dice.

Milly: Tu essere Dando, vero? Tu portare con te? Io suonare, tu parlare.

Dando: Io te non conosco. ( a Prima) Parente tua? Te conosci?

Prima: Ma che parente mia. Io ‘un so manco chi è ne da ’n do’ viene.

Dando: (a Molotov) Parente tua? Te conosci?

Molotov: E’ una dell’Inghilterra che è venuta in gita. Praticamente è ricca e ‘n ci ha da fa’ niente.

Dando: (a Milly) Io, te, porto con me, però brava e fa’ come dico io (facendo il gesto di picchiare) se no lecche. Capito?

Milly: No! Non capito.

Dando: Fa niente…………capito io. (estrae dal tascapane una tromba) Tiè’, sòna quando io dico via………. (batte il tempo con il piede) uno, due, tre, ………Via (suonano insieme) Correte comprà terrina di Valiano, Beppino di Montepulciano è ‘n piazza grande…………… (Dando e Milly escono di scena mentre si chiude il sipario)

Secondo atto

Siamo sempre all’esterno dell’osteria. Molotov e Prima conversano tra loro.

Molotov: E’ Prima, ma te lo ricordi quando s’era giovani e s’era fidanzati?

Prima: Me lo ricordo si, che pensi che so’ diventata artereosclerotica come te?

Molotov: (sdolcinato) Quanto mi piacevi! Ci avevi du’ occhini vispi come quelli d’una volpe. Anzi, sembravono du’ acinini di pepe.

Prima: E ‘nvece te sé’ sempre stato piuttosto scalcinatino. Me lo  ricordo bene. E ‘un sei cambiato per niente. Praticamente ‘un ti sei sciupato nel cresce.

Molotov: E allora perché t’eri innamorata di me. Che andavi al brutto come i billi?

Prima: E’, caro Nello, quando siamo giovani siamo parecchio strulli……………… e ciechi.

Molotov: Però anche te ‘un sei cambiata per niente………………….. (cambiando tono) sé’ rimasta ‘gnorante come allora, uguale, uguale.

Prima: Però, dì’ la verità Nello, quanto bene ti volevo?

Molotov: Si, è vero, bene me lo volevi, ma a modo tuo però.……… quando ‘un ti facevo fa’ come volevi te mi chiappavi  sempre a zampate.

Prima: Ma per forza! Eri rimasto all’idèe de’ primi dell’ottocento.Un cappellino ‘un me lo potevo mai mette’. Se un vestito era troppo colorato mi dicevi di andallo a levà’ perché era vergogna.

Molotov: E che ‘l tu’ babbo ‘un mi poteva vedé’ perché io ero più povero di voi e d‘una famiglia socialista te lo ricordi?

Prima: Anche questo è vero. Ma ‘n te la mica mai detto però di un venì’ più ‘n casa nostra.

Molotov: A me no, ma a te si. Mi ricordo che ‘na sera mi dicesti: “O Nello, lo sai che m’ ha detto oggi ‘l mi’ babbo mentre si mangiava?” E io ti risposi: “Ma perché ‘l tu’ babbo parla?” Oh, ogni volta che so’ venuto ‘n casa tua a me ‘un m’ha mai parlato.

Prima: O che disse, sentiamo, che questa ‘un l’ho a mente.

Molotov: Ti disse: “Io ‘un so’ contento che sposi Nello. Che fai, lo lasci da te o lo devo cavà’ io d’intorno casa?”.

Prima: E’ vero, ha’ ragione, ora che ci ripenso disse proprio così.………. Però, anche quel socialistone del tu’ babbo, ‘un era mica tanto contento di me.

Molotov: Quando la sera mi vedeva scappà’ di casa gli faceva a la mi’ mamma: “Quel ragazzo è sempre ‘n casa di que’ pretaioli, va a finì’ che qualche giorno mi diranno che l’hanno visto ‘n chiesa a servì’ la messa”.

Prima: Però, se tu m’avesse voluto sposà’, ‘n c’erono babbi che reggevono.

Molotov: Sie, chissà come si faceva a sposassi senza ‘l su’ consenso.

Prima: Ora però èsse’ sincero, è, e dimmi quante volte t’avrò detto: “Nello scappamo di casa, ci si sposa di nascosto”.

Molotov: Ma ‘n do’ si ‘ndava, camina,  che ci s’aveva ‘na scarpa e ‘na ciabatta ‘n due, a fa’ ‘l festival de la miseria?

Prima: Pe’ primi tempi ci s’arrangiava e poi…….qualche santo provvedeva.

Molotov: Sicuro che si poteva fa’ come ha’ detto te……. Se ci fosse piaciuto lo stentà’ si sarebbe fatto proprio ‘na vita da signori……Ci voleva ma d’esse’ parecchio coraggiosi a fa’ ‘n quel modo.

Prima:  E a te Nello‘l coraggio ‘n t’è mai mancato……….. ma la paura t’è sempre passata avanti. Avevi fifa anche a fa’ la strada di notte per venì’ a veglia a casa mia

Molotov: Per forza! ‘L tu’ babbo mi faceva sempre ‘mpaurì’. Ma ‘n te la ricordi più di quella volta che mi comparì ‘n cima al murello dell’orto co’ un lenzolo bianco addosso che mugliava come un matto?

Prima: Ma quelle erono cose che dovevi piglià’ a ride, altro che paura.

Molotov: E perché, quando mi si mise a fa’ ‘l lupomarano dietro a la siepe?

Prima: Però mi ricordo anche che poi per diversi giorni‘n ti facevi più vedé’.

Molotov: Per forza! Mi pigliavono l’attacchi di cacarella e minimo mi duravono ‘na settimana. Fa’ ‘n po’ te. Calai quasi cinque chili ‘n quel periodo.

Prima: Ora ho capito perché manco di giorno capitavi più. Ma di questo ‘un me l’hai mai detto però.

Molotov: Queste ‘un erono cose da raccontassi. Sa’ quanto mi pigliavi ‘n giro doppo.

Prima:  Ma la sai ‘na cosa Nello? Io bene, bene ‘un me lo rammento mica perché ci si lasciò?

Molotov: Perché nel ‘15 scoppiò la grande guerra e a me mi mandarono al fronte nel Po’ di Gora. Ti scrissi anche parecchie volte, ma te ‘un m’hai mai risposto. 

Prima: Bugiardo, falso che ‘n sei altro. Una volta t’ho riscritto e mi ricordo anche che andetti da don Pasquino a fammela scrive per bene.

Molotov: Poi, quando ne’ primi del ‘19 tornai dal fronte, te eri gia sposata con quella specie di sensale di Adolfo.

Prima: ‘Un t’azzardà a offende la memoria del babbo di Benito sa’……….. Lui è stato proprio bravo come babbo ‘nvece.

Molotov: Lui sarà stato anche bravo, e senz’altro ce l’avrà messa tutta, ma tanto con Benito ‘n ci avete ricavato niente lo stesso. (facendo spallucce) V’è venuto un po’ così.

Prima: Oddio, tutt’i torti ‘un ce l’hai, Benito, vispo vispo ‘un è mai stato………. (gongolante) Però è tanto bòno.

Molotov: Vorrei vedé’! A uno ‘n quel modo fallo esse’ anche cattivo. Per levà di mezzo lo scandalo meriterebbe pagà’ qualcuno che l’ammazzasse. 

Prima: Senti che ti volevo domandà: ma te Nello, da doppo che sei vedovo, ‘n ci hai mai più pensato di ripiglià’ moglie?

Molotov: Qualche volta m’era presa ‘st’idea, ma poi ci ho ripensato e‘un ho fatto più niente………….E te ‘nvece ?

Prima: Ah! Se ci ho pensato. E spesso poi. Ma anni fa. Ora è ‘n pezzo però che ‘un mi balena più pel capo.

Molotov: E se qualcuno te lo chiedesse di risposatti lo ripiglieresti marito?

Prima: Ma quando, ora?

Molotov: Ora, certo, o quando? Quando seicresciuta?

Prima: ‘Un ti nascondo che ‘na compagnia me la rifarei volentieri, ma ho tanta paura d’incontra male.

Molotov: Ma se ti si presentasse uno che conosci gia da parecchio tempo?

Prima: (con voce interrogativa e sospettosa) Nello, ‘n do’ vòi arrivà’? Parla chiaro e pulito, è.

Molotov: (vergognoso) Io……..Prima……ti volevo domandà’ se mi volevi sposà.

Prima: O che ti devo dì’ Nello……….. ‘Un lo so………….. Mi fa tanto piacere quello che m’ha’ detto, ma fammici pensà du’ giorni e poi te lo fò sapè’……..O, però………anche se mi decidessi……….. (con tono autoritario) ‘ntendemosi subito è

Molotov: Ho già capito che mi vòi dì’: che ‘un vorresti  venì a stà’ ‘n casa mia, vero?

Prima: No, di questo ‘un mi ‘mporterebbe niente………….volevo dì’……….. (burbera) che doppo‘un t’aspettà che voti comunista, è,  perché io voterò sempre democristiano. Hai ‘nteso bene?

Molotov: ( nel frattempo era andato a prendere un mazzolino di fiori da dentro ad un vaso per darlo a Prima. Lo nasconde dietro di se e gli va in contro) Ma per carità, Primina, ci mancherebbe. Te sei libera di votà per chi ti pare. Tanto ormai razza noi ‘n si pòle fa’ più.

Prima: E che centra che ‘n si pòle fa’ più razza?

Molotov: Perché se no dall’incrocio d’ una democristiana co’ ‘n comunista nascerebbero tutti cittini socialdemocratici. (sta per darle il mazzolino ma entrano Zelinda, Benito e Sandrino)

Zelinda: (vede i fiori che Molotov sta per dare a Prima) E’ Molotov, o che ci fai co’ ‘ste fiori ‘n mano? Ti s’è ‘ngentilito ‘l cuore? Mica avrai  dato ‘na sciacquata all’anima?

Molotov: (imbarazzato) Pensavo di fa’ ‘n saltino al cimitero. So’ diversi giorni che ‘un porto du’ fiori al camposanto e allora…………………. (Prima fa i corni)

Zelinda: E le freghi a me per portalli a tu’ morti? Bellino, si! Proprio bellino. Mi piaci.

Molotov: (al pubblico) O ragazzi! Ma questa ‘un capisce mai quando è ‘l momento che deve chiacchierà’ e quando ‘nvece deve stà’ zitta. (borbotta mentre va a rimettere i fiori nel vaso) E ormai mòre così,  è, ‘un c’è niente da fà’. (si mette seduto e sfoglia ‘l giornale)

Prima: L’avete attaccati tutti e per bene ‘ste manifesti? (Benito è tutto scarmigliato e pezzi di manifesti gli escono da tutte le tasche e da sotto il cappello)

Sandrino: Un pochi si e un pochi no……………… E questa è la prima e l’ultima volta che vò attaccà’ i  manifesti con Benito. M’importa parecchio se perdete i voti.‘Un si possono mica fa’ certe figure.

Prima: O che discorso sarebbe questo? (a Benito) E te perché ti saresti conciato così? Che è ‘na nòva strategia pe’ la campagna elettorale? Se vòi attirà’ l’attenzione de la gente stà’ sicuro che colpo lo fai.

Molotov: E’ Benito, l’avessi saputo prima che facevi anche lo spaventapasseri te l’avrei fatta fa’ qualche giornata ne’ mi’ campi.

Prima: (a Molotov) Te mettiti a sedé’ e ‘mpicciti dell’affari tua. Ficcanaso.

Benito: (piagnucolante) Ma mamma, ‘un è stata colpa mia.

Prima: Ora stà a vedé’ che so’ stata io, che ero qui a chiacchierà’ con Nello………. Raccontimi che è successo, camina.

Benito: S’erono gia attaccati parecchi manifesti ‘n qua e la pel paese, quando a la Zelinda gli viene l’idea di metteli qualcuno ne’ spazi del muro de la casa del Fascio.

Prima: E ha fatto bene, quello è proprio un punto bòno. Lì ci si fermono tutti a leggeli.

Benito: Quando siamo arrivati lì, ci s’è trovato quel fascistone di Beppe del trippaio, che co’ la scala attaccava quelli del Misse. Allora s’è detto co’ la Zelinda: “’namo a cercà’ ‘na scala lunga ‘ntanto che lui finisce “. L’ unico posto rimasto era su ‘n cima, ‘n cima.

Sandrino: No, bugiardo, raccontigliela giusta. La Zelinda t’ha detto: “Benito ‘namo da ‘n’altra parte, tanto è inutile metteli lassù alti, alti, lì ‘n ci schiorba nessuno”. Ma te tignoso, s’è voluto restà lì.

Prima: M’immagino che versi avrai fatto: (facendo il verso a Benito) “ No, le voglio attaccà qui”…………….. ‘n capisci manco per quanto sei lungo…………va’ avanti, forza.

Benito: A’n certo punto, mentre s’era lì che s’aspettava, si sente ‘na voce d’un òmo, che ‘n si sa da dove veniva, e che fa: (con le mani ai lati della bocca) “scende da la scala, fascistone” .

Prima: Ma come ‘n c’era nessuno? E allora chi ha parlato, un fantasma?

Bento: O che ne so io chi era, mica so’ ‘ndovino………. fatto sta che qualcuno ha parlato.

Prima: E Beppe ha sentito scommetto.

Benito: Ha sentito e ha pensato subito che ero stato io…..  Si gira in giù, verso di me, e mi fa:  “ vò’ vedé che se scendo ti do du’ tonfi nel muso”.

Molotov: Ah! E sa’ che lui ‘n ci ha ‘l pugno proibito. Che lecche t’avrà dato ragazzi!

Benito: Allora io gli fò: (enfatizzando la frase) “o lillo, ma che vòi da me, chi t’ha detto niente, ‘ncolla a la svelta e scende”.

Prima: E lui, ‘mpaurito è sceso subito e t’ha lasciato ‘l posto.

Sandrino: Ma proprio! Beppe ‘ntinge ‘l pennello nel secchio e mentre glielo sgrulla addosso gli fa: “Stammi a sentì’, straccamerigge, io ci metto ‘l tempo che mi ci vòle, so’ arrivato prima e ci sto quanto mi pare. Ti va bene?”.

Zelinda: Allora io gli ho detto a Benito : “Benitino ‘un ne ‘nsiste ‘namo via che qui ‘un è aria.  Se te le da poi le tieni, è”.

Sandrino: E perché io ‘un l’ho avvertito: ricorditi che se vai a piange da la tu’ mamma doppo pigli anche ‘l resto.

Benito: Tutt’a ‘n tratto, sempre da la solita voce, si sente rifà: “Allora, fascistone sciarpa littorio, vieni giù da te o devo ‘na zampata a la scala per fatti scende?”

Prima: A ‘sto punto so gia come è andata a finì’: “lui è sceso, calmo, calmo, prima t’ha gonfiato bene, bene di botte, poi ha preso i tu’ manifesti, l’ha strappati e ti ci ha imbottito i vestiti. Ora dimmi che ‘un è andata così?

Benito: Preciso! Ma te come fai a sapello che ‘n c’eri? Chi te l’ha riportato? La Zelinda e Sandrino‘un possono’ esse’ stati. Erono lì con me.

Prima: Ci vole di esse’ strologhi per sapé’ come ‘ndava a finì’……… Scemo!

Zelinda: Io mi sbaglierò è, e ‘un vorrei dì’ na cattiveria, ma forse ho capito di chi era la voce.

Prima: E allora se hai capito dillo, no, che aspetti. Dimmi ‘sto nome che vò digli du’ paroline ‘n un orecchio.

Zelinda: Io lo direi,  però ‘n so’ sicura, ‘un vorrei mette zizzanie………

Sandrino: Te lo dico io: sbaglio o lì dietro a ‘n dove s’era noi c’è la bottega di Troschi? (nello stesso istante entra Troschi che ride divertito dello stato di Benito)

Troschi: O come ti sei conciato? Ma che t’hanno ‘ngaggiato per fa’ ‘l befano?

Benito: No! (indicando ironicamente i manifesti) ma  siccomeste manifesti m’avanzavono e a portalli sottobraccio erono troppo pesi. Allora l’ho sparsi un po’ qua e un po’ là, giù pel vestito.

Prima: (con aria allusiva) Te Troschi ‘n dov’eri dieci minuti fa? A bottega tua , vero?

Troschi: Lo senti la mi’ padrona. Ma a te che te ne frega ‘n dov’ero io. Sarò libero o no di fa’ come mi pare? Mi sembra che ora siamo ‘n repubblica, noo?……………….

Prima: Ma ci hai fatto caso come hanno conciato Benito, o sei chiorbo?

Troschi: (con tono di sorpresa) Ah, l’hanno aiutato a mascherassi così………………… Mi sembrava strano che fosse stato capace di fallo da solo……… (gli gira intorno guardandolo) Però è bellino. L’hanno vestito proprio bene. ‘N c’è niente da dicci.

Prima: Piglia, piglia ‘n giro…… Io mi potrò anche sbaglià’, è, ma a me mi sa tanto che c’è la tu’ mano ne ‘sta faccenda………. guarda Troschi che se disgraziatamente per te  lo scopro, te le cavo le penne maestre, è.

Troschi: Ma di che chiacchieri? Io ‘n so manco che è successo. Almeno raccontatimelo.

Benito: Ho fatto ‘na discussione con Beppe del trippaio. Ma l’ho trattato come ‘na pezza da piedi. Vedrai che ‘un gli ci ripiglia più voglia di dammi noia.

Troschi: A te senz’altro meno che a lui  però. Mi sembra che t’ha gonfiato come ‘na camera d’aria.

Benito: (con aria saccente) Abbiamo avuto una divergenza di opinioni.

Troschi: Allora se vòi da retta a ‘n coglione quest’altra volta  ti conviene dagli subito ragione, tanto se no la piglia da se. E sarebbe peggio.

Benito: Te pensi Troschi?

Troschi: Dunque senti: t’ha ‘ncrinato da le botte, t’ha malcipiato ‘l mezzo e lui ‘nvece so’ sicuro che è sano come ‘na mandula. Decide te come vòi fa’.  (arrivano Dando e Milly con le moto)

Benito: Sé’, a Dando gli hanno riparato la motocicletta. Meno male, mi so’ levato un pensiero. Se no mica mi dava pace.

Dando: (fanno finta di posare le moto e vanno verso il banco) Dinda…. beve, che senza benzina moto ‘un va. (a Milly) Te beve vòi?

Milly: Oh jes, grazie. Però dare bianco, non quello che me dato prima.

Zelinda: E te Dando come lo vòi, bianco o rosso?

Dando: Rosso e bòno. O no ‘un pago. (Zelinda versa da bere. Milly beve tutto d’un fiato. Dando sorseggia appena senza bere)

Sandrino: Com’è ‘sto vino Dando? Sembra rosolio, dì’ la verità.

Dando: Vino tuo fèccia, no rosolio. Questo manco bòno per lavacci piedi. Questo devi beve te e chi venduto. ( a Milly) Monta, partimo, bevo un’altra osteria. (mettono in moto e partono) (entrano la Beppa e l’Annina. Chiamano Troschi in disparte. Parlano concitatamente )

Sandrino: E’ Zelinda, se seguitamo a vende’ ‘sto vino un lo so se finimo prima lui o clienti.

Beppa: Troschi……. Troschi, vieni qua, svelto…………. E’ successa ‘na gran disgrazia.

Troschi: Ma come? ‘N altra volta? E’ la seconda volta stamani che venite pe’ le sciagure. Eppure Molotov e la Prima so’ qui. Ce l’ho io sotto controllo.

Annina: Ma questa è grossa ti dico………

Troschi: O dà’ ‘l via a la bocca. Sentiamo.

Annina: S’è perso Benito, ‘l nostro somaro, ‘un si ritrova più.

Beppa: S’è guardato dappertutto. Siamo andate a vedé anche giù pe’ campi, ma ‘n ci riesce di vedello.

Troschi: L’avete provato a chiamà’, a fischiagli. Magari è entrato dentro a la macchia e ‘n vi sente.

Annina: Ma proprio, ci siamo state. S’è fischiato, chiamato, ma ‘n s’è sentito manco ‘un raglio.

Beppa: Come si fa ora Troschino? Dimmelo te.

Troschi: Fate ‘na cosa, pigliate questo! (indicando Benito) Tanto mì’, l’avevono gia cominciato a ‘ncartà per buttallo. La differenza è poca: il nome è ‘l medesimo e la razza è quella. So’ somari tutt’e due.

Annina: Io però ‘un arrivo a capì’ come mai, quando ci so’ le disgrazie di mezzo, te la pigli sempre a ride.

Troschi: O che ci vòi piange?……… ma avrà sentito qualche somara o ‘na cavalla ‘n caldo. Ma lasciatelo gòde poraccio.

Beppa: Certo che ‘n sarebbe la prima volta che s’è ‘nfilato ne la stalla di qualcun altro.

Troschi: ‘N ve la pigliate, quando ha fatto viene da se. E ricordativi che la robba che magna ritorna sempre a casa…….. Benito, vieni qua che famo un sedici a scopa. Si guarda chi paga da beve. (Benito e Troschi giocano e Molotov fa lo spettatore)

Beppa: No, no, mi dispiace, io ‘un mi sento tranquilla. Continuo a chiamallo finché ‘un l’ho ritrovo. Mi ci volesse tutto ‘l giorno.

Beppa e Annina: (mentre fanno per uscire) Benito, Benito…………

Benito: O ‘un so’ qui. Che volete?

Prima: (a Beppa e Annina) Voi l’avete a smette di chiamà’ sempre Benito. Vi sento sa’, che credete. Tutt’i giorni, ogni cinque minuti, da ‘n cima a la loggia: Benito…..Benito………

Beppa: Noi Benito si chiama quanto ci pare e piace. Saremo padrone di sapé’ ‘n dov’è, e che fa?

Prima: Ma ‘n vi vergognate?……. Tanto, tanto, l’Annina che ‘un ha marito, ma a te Beppa che sei sposata ti fa vergogna. Fortuna che lui è ‘n òmo tanto  per benino e manco vi vede ‘nvece che sentivvi.

Annina: Ma sentite che discorsi! Voi piuttosto state attenta a la vostra Claretta, e cercate di tenella più a la corta. Eppure l’avete  visti i risultati.

Prima: Quello è tutto ‘n altro discorso e che a voi ‘un ve ne deve fregà’ niente……….. Ma dà’ noia a ‘n òmo sposato ‘un è bello, via………….

Beppa: Sposato? Ma te mi sa che svagilli. Ora dimmi te quando ha’ sentito dì’ che i somari si sposono?

Prima: (arrabbiata) Te somaro a Benito un glielo dici, capito. Se no io a te ti dico ‘l nome d’un’ altra bestia……… e co’ corni……. va bene?

Annina: O te, cosina, ‘un cominciamo a offende’, è, semmai ce l’hai te ‘n casa uno di quell’animali…….femmina……… che ci hanno du’ file di pocce e rugliono.

Beppa: E che è ‘ncinta!……….. e ‘n sapete manco chi è ‘l babbo………famiglia sciagurata!

Prima: Uh! Quanto la fate lunga. Fossero tutte quelle le disgrazie, si camperebbe sempre contenti. E poi quando nasce si potrebbe anche capì’ chi è ‘l babbo.

Annina: Si, lo riconoscete dal nome de la marca.

Prima: Perché secondo voi ‘un si vede se c’è stato uno bianco, nero, o marroncino?

Beppa: Ah si, se è per questo potrebbe nasce anche giallo. Perché ‘un c’è la razza giapponese?

Prima: No, ‘ncrociato co’ giapponesi ‘un po’ nasce, ne’ dintorni di ‘sta razza ‘n c’è nessuno.

Annina: E voi come fate a esse’ tanto sicuri? Vi séte ‘nteressati?

Prima: Certo! ‘L mi’ Benito è passato a domandallo casa per casa, fino a Montepulciano.

Beppa: E ‘l tu’ figliolo sarebbe andato a bussà a tutte le porte e domandava se qualcuno gli aveva messo ‘ncinta la Claretta?…………………

Prima: Si care belle……………. se proprio v’interessa sapello.

Annina: Questa è bellina. Sarebbe come andà’ ‘n giro a domandà se qualcuno ha trovato un portafoglio pieno di quattrini. Le trovi fitti così che ti dicono, l’ho trovato io.

Prima: O ‘nsomma, è l’ora di falla  finita. ‘Mpicciativi dell’affari di casa vostra. Tanto noi si fa come ci pare. Ormai se bell’e deciso: se è maschio si da via, se è femmina  si tiene

Molotov: (a Beppa e Annina) Ora fatela finita tutt’e due d’intignalla. Dovete avé’ rispetto de le persone anziane. La Prima potrebbe esse’ la vostra mamma. (Beppa e Annina si accostano al bancone e chiedono di nascosto un bicchiere di vino)

Prima: Vecchio sarai te, bavoso, che ‘n sé’ altro. E poi pensa per te, che io mi so difende da sola. (entra Claretta attraversando la scena. Una grossa cintola le fascia il ventre)

Claretta: Buongiorno a tutti. Vedo che ve la spassate, è. (rivolta a suo padre)  Te ti sei preparato per carnevale prossimo?

Troschi: Sie, ‘l tu babbo si provava ‘l vestito che gli ha fatto Beppe del trippaio, ma dice che gli stringe ‘n po’.

Benito: (indicando i pezzi di carta che ha nel vestito) Mamma, ma ‘ste cosi le posso levà’ o devo stà’ così tutto ‘l giorno? Lo senti che mi pigliono ‘n giro. E poi è vero che mi stringe.

Prima: No amore, resta così che sé’ tanto bellino. (urlando) Era l’ora che tu l’avessi gia levati, bischero. Ma che ci hai nel capo, l’ochini? (Prima e Claretta vanno ad aiutarlo)

Molotov: E’ Prima, mettiti di la a sedè’ che la famo ‘n quattro.

Prima: O famo ‘sta partita, via. Ti voglio fa’ contento………. O, però senza arrabbiassi se sbaglio, è, saranno dieci anni che ‘n gioco.  (cominciano a giocare)

Zelinda: (alludendo) Anche te Claretta però cerca di sta’ attenta a stringiti troppo. Potresti rischià’ per te e per lui.

Claretta: (che si è messa a sfogliare una rivista trovata sul tavolo) Per lui chi ? Vòì dì’  pel mi’ babbo?

Zelinda: Ma che c’entra ‘l tu’ babbo. Volevo dì’ per quello che dovrà nasce. Maschio o femmina che sarà.

Claretta: (pensando alla cavalla che deve partorire) Ah! ‘Un ti preoccupà’  che ‘l posto ce l’ha, anche troppo. Ce n’entrerebbero anche altri tre o quattro se è per questo.

Zelinda: (al pubblico) O’,o’, a me mi sembrono tutti quanti rincoglioniti. (sdolcinata) Ma stammi a sentì’ Claretta, dimmi ‘mpicciona, è, ma perché se nasce maschio lo dai via? ‘Un è un figliolo come tutti quell’altri?

Claretta: No che ‘un è uguale! Co’ maschi che ci fai? So’ sempre ombrosi, danno poco retta e poi ‘un rendono niente.

Sandrino: (al pubblico) Siamo arrivati all’idea de lo sfruttamento de la prostituzione. Robba da galera.

Zelinda: Si vede che a don Pasquino ‘un gli è riuscito di convincela. Bisogna che lo faccia sapé’ subito al vescovo.

Beppa: E’ Claretta, si sente gia che da qualche calcetto? Si mòve, si mòve?

Claretta: Si mòve? Si vede proprio che cambia posizione. Secondo me si prepara a nasce.

Annina: E ‘n ci stai male? Un pò dolore lo dovresti sentì’?

Claretta: Certo che mi dispiace. Ma si vede che doveva andà’ così…... Oh! Ma poi,  a la fine, mica me la voglio piglià’ tanto, sa’, E’ meglio èsse’‘n cinta che malata.

Beppa: Ah, per questo hai ragione, la mi’ nonna lo diceva sempre: i figlioli ‘un portono carestia.

Annina: La mia ‘nvece diceva: stacci attenta la mi’ cittina, che a fa’ piedi a citti ‘n ci vòle niente, è doppo per fagli le scarpe che costono.

Claretta: (ridendo) Per fortuna che io le scarpe ‘un gliele metto se no, du’ paia a la volta……..disgraziati.

Zelinda: (a Beppe e Annina) Non solo è vero che è ‘ncinta, ma mi sa che ci ha du’ gemelli.

Beppa: E te come fai a sapello?, curiosa come sei scommetto che sei riuscita a fagli i raggi.

Zelinda: Ma fa’ meno la strulla, o ‘un hai sentito che ha detto de le scarpe? Du’ paia so’ quattro piedi a casa mia.

Annina: E’ Claretta, no per esse’ curiosa, è, lo sai come siamo noi donne, ma ‘l nome l’hai bell’e scelto?

Claretta: Veramente no. E’ successo tutto così a l’improvviso. Da la sera a la mattina. ‘Un ci se l’aspettava nessuno. Io poi, un me lo sarei mai immaginata.

Beppa: Ma ‘un gliel’aveva spiegato nessuno a lei che con quell’arnesi bisogna sapecci fa’ e stacci parecchio attenti?

Sandrino: Po’ darsi anche che gliel’abbino detto, ma si vede che lei è come i cittini che ‘un conoscono ‘l pericolo.

Claretta: Però, se devo esse’ sincera qualche preferenza ce l’ho. Per esempio mi piacerebbe Stellina, oppure Nuvola, o se nascesse scura, anche Morina m’andrebbe bene.

Annina: (a Zelinda e Beppa) O che so’ nomi da mette a’ figlioli questi? A me mi sembrono più adatti a’ cani, a’ cavalli………………..

Zelinda: Ma ‘un avete sentito che ha detto? “Se nascesse scura gli piacerebbe Morina”.

Beppa: Allora, non solo ‘un sanno chi è ‘l babbo, ma ‘n sanno nemmeno se è bianco o nero.

Annina: Ma certo che ‘un lo sanno. ‘Un l’ha’ sentito quando la Prima ha detto: appena nato si vede di che colore è. (si sente arrivare il rombo di due motociclette. Sono Dando e Milly)

Sandrino: Sé’, riecco Dando con l’inglese. (entrano)

Dando: (a Milly) Te non porto più con me. Troppo forte vai e vòi stà’ sempre avanti di me. Sai guidà’ per niente e metti sotto tutte donne che fanno spesa.

Milly: Tu essere bugiardo, due soltanto avere prese e perché nascoste dietro angolo di strada e io non avere viste.

Dando: Altre non prese perché scansate da se. (enumera con le dita) A Giacomina portato via borsa spesa, a Inesse levato di mano brocche con acqua, a Delfa levato catino di capo con panni lavati bottino……………

Claretta: E’ Dando, o questa ‘n do’ l’hai trovata, nell’òvo di Pasqua?

Dando: No, portata Ceppo ‘nsieme a carbone e cipolle………. 

Claretta: Allora vòl dì’ che sé’ stato cattivo quest’anno?

Dando: No, Dando sempre bòno. Ceppo senz’altro sbagliato ‘ndirizzo………….. Nato figliolo a Claretta?

Claretta: No Dando, ancora no, ma ci dev’esse rimasto poco.

Dando: Quando nato io porto a spasso è? (come rassegnato) Anche non tanto bello……….

Claretta: E perché ‘un dovrebbe esse’ bello? Finché ‘un nasce e si vede………..

Dando: Secondo me, babbo tanto brutto.

Claretta: Lo sai che voglio fa’? O brutto o bello quando nasce te lo regalo. So’ sicura che te lo tieni bene. Ce l’hai da don Pasquino un posto dove tenello?

Dando: (saltella dalla gioia) Si, si, te tanto brava Claretta, grazie, grazie. Quando viene don Pasquino io dico subito.

Zelinda: O ma questa è fòri di capo del tutto. Ora ‘un gli ‘nteressa manco più se è maschio o femmina: lo regala di schianto a Dando.

Claretta: (improvvisamente guardando l’orologio) O Madonnina com’è tardi. Arrivederci a tutti, devo scappà di corsa. Appena è nato te lo fò sapé’, è Dando, stà’ tranquillo, così ci giochi e quando è più grande ‘nvece ti fai portà’ te a spasso da lui. (Claretta esce)

Beppa: Ma dimmi te a che punti siamo arrivati, ora lo regalono a Dando per giocacci.

Dando: (botta del palmo mano sulla fronte e improvvisamente urla) Zitti tutti, fermi………… guai chi mòve.

Tutti: (qualcuno corre da lui) Che è successo Dando?…….Che hai? ……Perché fai così? ……..Stai male?

Dando: Allora! Io detto, guai chi mòve……Porca qui e porca là, tutti a sedé’…………..Dimenticato di fa’ annuncio. (estrae la tromba e fa cenno a Milly di fare la stessa cosa)

Sandrino: Ma se fai così Dandino ‘un gli fai scende ‘l latte a le donne che fra poco devono sgravà’, è. Stacci attento ‘l mi’ cittino.

Dando: (suonano) Stasera ore nove ballo giardino casa del popolo. Sònerà orchestra             “Sgangherata”.

Annina: E che orchestra sarebbe? Ma ora possibile Dando che ‘st’orchestra si so’ messi nome la Sgangherata?

Dando: No! Davero chiama “Notti d’oriente”……. ma sòna sgangherata, sentita io a prove……………… Partecipate tutti, spesa poca, divertimento meno. (suonata)

Zelinda: E’èèè, Dando dice sempre la verità. Te ha’ voglia a spiegagli quello che deve dì’, tanto lui dice quello che vede e sente da se.

Prete: (da fuori scena) Io domando e dico se si pòle arrivà’ a ‘ste punti per beve un bicchiere di vino. A me‘ste cose mi fanno ‘ncancherì come ‘un lupomanaro. (entra ma parla rivolto verso l’esterno) E ‘n ci rifà’ più è, perché se ti ci ritrovo ‘nt’aspettà’ che ti denunci…………. ti stronco direttamente la schiena da me. Ha’ capito bene botte sfonda?

Troschi: O con chi l’avete don Pasquino. Sete sempre ‘nafantito. E state ‘n pochino calmo. C’è bisogno di pigliassela sempre così per tutto?

Prete: Te chiacchieri perché apri  la bocca, mica perché adopri ‘l cervello. Che avresti fatto te, sentiamo, se tu avessi trovato uno ‘n chiesa a frugà’ nel piattino dell’elemosine?

Troschi: Mica è detto che ve le voleva fregà’, po’ darsi anche che voleva fa’ ‘n offerta, oppure le contava.

Prete: Sie, mi voleva da ‘na mano a tené’ l’amministrazione de le parrocchia. Ma leviti, camina.

Troschi: Ma ‘nsomma, v’ha fregato i soldi o no?

Prete: Se tu mi facessi chiacchierà te lo racconterei com‘è ‘n data, ma se ‘un presti mai lo staio come fò’.

Zelinda: Ma ci stai zitto che voglio sentì’ com’è andata. O ragazzi, è peggio de le donne al bottino.

Prete: Che poi, a pensacci bene, ci sarebbe quasi, da ride ‘nvece d’ arrabbiaccisi.

Sandrino: Forza don Pasquino, fatela corta e raccontate.

Prete: (a Sandrino) Stammi a sentì’, o taglia e cuce costì, se mi va di andà’ avanti seguito, se no la racconto a Troschi e basta…….. e sottovoce poi, così ‘te e la tu’ sorella patite, ti va bene, si o no?

Troschi: No per carità don Pasquino ‘un lo fate che dopo starebbero male tutto ‘l giorno.

Prete: ’Nsomma, per falla corta…… avevo appena finito di dì’ la messa, no, e stavo a rimette a posto l’attrezzatura, quando sento aprì’ la porta de la chiesa e vedo uno che va dritto, dritto verso la statua de la Madonna col bambino ‘n collo.

Troschi: Po’ darsi anche che sia andato lì per dì’ ‘na preghiera.

Prete: Sie, a pregà Santa Pupa, la protettrice de’ briachi. Ma fammi ‘l piacere, fammi.

Troschi: Forza, però,  don Pasquino, stringete, se no ci famo notte.

Prete: O te, cosino, anche te ti fa’ piglià’ da le frette? ……..Allora ti dicevo….. sto per andà’ ‘n sacrestia a posà l’arnesi quando sento fa’: “Madonnina, ‘n ci ho ‘na lira per fanne due, me le presteresti du’ lire che ci vò a fa’ ‘n bicchiere di vino?”

Troschi: E la statua  che gli ha risposto?

Zelinda: Troschi, che  rifamo di stamani? Eppure lo sai che don Pasquino doppo s’arrabbia e noi si rischia che vada via senza diccelo.

Prete: Fa meno lo scemo e fammi raccontà’……….. Certo che la statua ‘un gli poteva risponde……… Allora lui seguita e gli dice: “O, Madonnina, chi tace acconsente, io le piglio, appena ce l’ho te le riporto, stà tranquilla”…………Chiappa ‘n ventino e se ne va.

Troschi: E voi ‘un l’avete fermato, ‘un gliele avete dati du’ scorzoni ne’ denti?

Prete: ‘Un ho fatto mica ‘n tempo, è schizzato via come ‘na scheggia.

Troschi: E ‘un l’avete manco riconosciuto?

Prete: Certo che l’ho riconosciuto, ‘un so mica guercio.

Zelinda: E chi era, chi era don Pasquino? Io lo conosco? E’ di qui del paese?

Prete: Fatti le tua, spiaccia………..eppure lo sai che si dice ‘l peccato ma no ‘l peccatore? ……..O ragazzi, ma è più curiosa de le cecche………….  ( a Troschi) Ma mica è finita qui. Doppo ‘n pochino, mentre stavo per andà’ via, rieccotelo.

Troschi: E scommetto che è riandato di filata verso la statua.

Prete: Preciso! Allora io ho fatto ‘na corsetta, e senza fammi vedé’ mi so’ nascosto dietro a la statua de la Madonna. Lui ha ricominciato la solita solfa e quando è stato lì per dì’: “Madonnina, chi tace acconsente, allora le ripiglio altre du’ lire?”, io da dietro gli ho fatto: “Posa lì che ‘un è robba tua, ladro”.

Zelinda: E lui, e lui che ha fatto, è scappato scommetto?

Prete: A te ‘un te lo dico manco se mi paghi…………..rovina del clero locale. (a Troschi) Te lo vò’ sapé’ che ha risposto?

Troschi: State zitto che ve lo dico io.

Prete. O giù, sentiamo, tanto qui mi sa che ormai sete diventati tutti strologhi.

Troschi: Lui, briaco com’era, ha pensato che gli avesse risposto ‘l bambinello che ci aveva ‘n collo la Madonna e avrà detto: “te stà’ zitto e fatti l’affari tua, che ho parlato co’ la tu’ mamma e no con te”.

Prete: (sorpreso) Oh! Ma manco tu fossi strego. Più o meno ha detto così davero.

Zelinda:  Ma ‘nsomma com’è andata a finì’? I soldi l’avete ripresi?

Prete: (a Zelinda) Ah, ma allora ‘un mi so’ spiegato? (quasi sillabando) Quando la smetterai di riportà’ le cose al vescovo forse ti rispondo, prima manco se ti metti a piange ‘n greco……. Spia del palazzo.

Troschi: Ma quando prima berciavi, l’avevi con lui?

Prete: Certo che l’avevo con lui…………. Appena sò’ uscito da dietro la statua e m’ha visto è scappato come ‘l lepre. Ma io gli so’ corso dietro e l’ho arrivato poco lontano da qui.

Troschi: Ma ‘nsomma, la refurtiva l’avete recuperata o no?

Prete: Eh! Se l’ho ripresi i soldi, e co’ l’avanzo poi. E ho trovato anche chi mi vanga l’orto.

Troschi: Che centra l’orto con quello che avete raccontato?

Prete: C’entra, c’entra. Gli ho detto che per punizione mi deve vangà’ tutto l’orto, se no lo dico al maresciallo.

Dando: Don Pasquino, don Pasquino, devo dì’ cosa ‘mportante.

Prete: O che è successo, mica mi si sarà ‘mpiccato qualche collega?

Dando: Claretta detto che quando nasce figliolo di Claretta regala me. Posso tené’ co’ me casa tua?

Prete: Sie, tanto ci sanno pochi di trofei ‘n mezzo a’ piedi, te porticene ‘n altri pochi. Se te lo fa tené a casa sua va bene se no ‘n do’ lo mettemo, ‘n sacrestia?

Dando: Io allargo pollaio.

Prete: Meglio panaia. Tanto anche le galline battono poco a la stretta.

Dando: allora io governo e pulisco a casa di mamma sua?

Prete: Ecco, vedi, ora l’hai ‘ndovinata. Domandelo a la Claretta, se è contenta lei per me va bene. (entra Poldo, operaio di campagna di Benito)

Poldo: (appena mette i piedi in scena) Allora………… a chi interessasse la cosa…………… so’ venuto a divvi che è nato pochi attimi fa….. E’ grossotto, non tanto alto, piuttosto bruttino e assomiglia tutto a Benito…………a me mi sa che ‘l babbo ‘un po’ esse altro che lui.

Zelinda: Ma è ‘na cosa vergognosa. Benito ‘l babbo del su’ nipote.

Benito: (si alza in piedi e va da Poldo) Ma te per Benito ‘ntendi quel somaro di Troschi, vero?

Poldo: Proprio lui! E per conferma vi dico………… che è nato un mulo. E siccome un mulo nasce dall’incrocio d’ una cavalla co’ ‘n somaro………….tirate le somme. ………‘l risultato lo trovate ne la vostra stalla. Arrivederci

Beppa: A ma allora ‘un era ‘ncinta la Claretta donna, era ‘ncinta la Claretta cavalla.

Sandrino: Che casino, madonnina,  che s’era messo su fra tutti.

Troschi: (alla Beppa e all’Annina) E’ mi sa di si……….. E a sentì’ quello che ha detto Poldo noi si sarebbe diventati nonni del mulo.

Molotov: (a Prima) Ma perché ci avete una cavalla che si chiama Claretta?

Prima: Sie, e ha la stessa età de la mi’ nipote. Benito la volle comprà quando nacque la Claretta e gli volle mette anche lo stesso nome.

Molotov: Anche da qui, si vede che Benito ‘un ci sta tanto col capo………E un dì’ di no è.

Prete: (a Zelinda e Sandrino) E voi due, pettegoli, quando ascoltate di nascosto quello che dice la gente, cercate di sentì’ per bene…………….maligni.

Benito: (a Troschi) Que’ lo spelacchiato del tu’ somaro m’ ha rovinato la razza de la mi cavalla, ma io ti cito sa’…… ti cito a’ danni ‘n tribunale. Lo dovevi tené’ legato qull’animalaccio, ‘nvece di tenello sciolto.

Troschi: Benito ‘un mi fa’ i discorsi attraverso se no mi fai arrabbià è……………..che se un volevi che ti mettessero ‘ncinta la cavalla bastava tené chiusa la porta de la stalla. ‘Un lo sai come dice ‘l proverbio? “Te lega la cagna perché io ‘l cane lo tengo sciolto”.

Benito: E ora me ne vò. Vò a vede come stanno la mamma e ‘l figliolo, ma sta’ tranquillo che‘un finisce qui, ci  rivedremo ‘n tribunale.

Troschi: Si, come disse la mosca al maiale…”Ci rifaremo nel buristo”.

Terzo atto

Sono passati alcuni giorni, Benito si sta interessando sul da farsi affinché possa citare in tribunale per danni Troschi. Incontra, seduto al tavolo del Bar trattoria, mentre sta sorseggiando un caffè, il dottor Satolli, anziano giudice in pensione. Egli è in compagnia di suo figlio Terenzio. Giovane avvocato con uno studio proprio

Giudice: Terenzio, hai gia preparato il fascicolo della causa che devi discutere stamani in tribunale?

Terenzio: Si papà, e ho anche controllato che sia completo………Prove a discarico, date, nome e cognome dei testimoni, stai tranquillo, non manca nulla.

Giudice: Sei proprio sicuro che ci sia tutto? Non hai dimenticato l’originale del testamento, che poi è l’ oggetto del contendere se non sbaglio, vero?

Terenzio: Ma papà, ora secondo te vado in aula senza portarmi dietro i documenti più importanti di tutto il dibattito?

Giudice: Non sarebbe la prima volta: in alcune udienze della settimana scorsa ti sei addirittura dimenticato di portare i fascicoli per intero.

Terenzio: Ma papà, quelle sono piccole sviste che possono succedere. Particolari di nessuna importanza, quisquilie.

Giudice: Stai zitto, cretino. Non sarebbe la stessa cosa che un cacciatore si alzasse la mattina presto per partecipare ad una battuta e si dimenticasse del fucile? Dimmi con  cosa sparerebbe?

Terenzio: Papi, ti prego, non fare  raffronti banali, lo sai che io tengo tutto qui, dentro il cervello, l’occorrente con cui sparare. Stai tranquillo, ho un arsenale fornitissimo.

Giudice: Ho l’impressione però, che tu debba andare per un po’ di tempo a scuola di tiro al bersaglio. Sono due ormai che sei nella professione e non hai ancora colpito, cioè vinto, una causa.

Terenzio: Stai dicendo cose non vere. La causa per i confini dei terreni dei Battistini, per esempio, sono riuscito a portarla in fondo.

Giudice: Si, ma si è conclusa solo perché si sono accordati tra loro.

Terenzio: E………… cosa mi dici della lite ricomposta tra il Buchetti ed il suo vicinato per il cane che abbaiava e non faceva riposare nessuno?  Non è stata una bella vittoria?

Giudice: No, il dibattito si è concluso solo perché il cane nel frattempo è morto.

Terenzio: E della causa tra il Sistini e il Baronchelli per la quercia sul confine che faceva buio sulle finestre del secondo?

Giudice: Terminata anche quella perché s è seccata la querce.

Terenzio: Io vorrei sapere perché non vuoi riconoscermi nessun merito nei dibattimenti che sostengo in tribunale?

Giudice: Perché non ne hai!………………… Adesso però stai molto attento perché te la faccio io una domanda molto seria: “ma tu tieni sempre ben presente nella tua bella testolina il nome del nostro casato?”

 

Terenzio: Certo papà! Noi facciamo parte della grande dinastia di avvocati della gloriosa famiglia dei “Satolli”.

Giudice: Benissimo! E allora vorrei che tu capissi, una volta per tutte, che se non ci fossi io dietro a te, saresti costretto a cambiare cognome: da Satolli in Digiuni. Vista la enorme perdita di clientela che ha avuto il nostro studio, da quando tu ne sei diventato il titolare. Con il conseguente mancato guadagno, calcolato in alcune centinaia di migliaia di lire. E’ chiaro?

Terenzio: Ma papà, io non avrei mai creduto che tu fossi così attaccato al denaro.

Giudice: (alzando la voce) Nemmeno io avrei mai creduto che tu fossi stato così imbecille! Altrimenti avrei impiegato in altri modi il mio denaro, invece di spenderlo (indicando Terenzio) in quell’investimento sbagliato che ben presto ti sei rivelato. (entra Benito)

Benito: (cantilenante)  Zelindina mi daresti un vinsantino col tu’ manino?

Zelinda: (sta al gioco) No che mi mangi!……… O Benito, ma che fai, mi racconti la favola di Pizzirillino? Guarda che la so è. (gli versa da bere)

Benito: Ma quanto sarai ‘gnorante ragazzi. Ti volevo fa’ vedè’ che so’ capace anch’io di esse’ galante.

Zelinda: E per fallo mi racconti le novelle?

Benito: Ma quello ‘un è ‘l giudice Satolli? E com’è che è qui? Che è successo?

Zelinda: O che discorsi fai. Ora stà’ a vedé’ che per venì’ a piglià’ ‘n caffè al Bar ci vòle un motivo ben preciso?

Benito: Certo che no. Ma facevo così per dì’, ‘un ce lo vedo mai qui da te.

Zelinda: E ‘nvece ci capita spesso, si vede che quando viene lui ‘un ci sei te………….Piuttosto fa’ ‘na cosa, approfitta e domandelo a lui come potresti fa’ per fatti risarcì’ de’ danni da Troschi..

Benito: Zelindina che idea che hai avuto, ti ringrazio, …………. (beve tutto d’un fiato e poi, con movimenti leziosi, va verso i due) Buongiorno signor giudice, mi riconosce?

Giudice: (sorpreso) Ooooh, certo che lo riconosco, buongiorno Benito, qual buon vento?

Benito: Veramente, se glielo avessi a dì’ ‘un saprei che sceglie. Lo scirocco è troppo caldo e secca ‘gnicosa, la tramontana è troppo fredda e secca ‘gnicosa lo stesso………dimo accidenta a tutt’e due e ‘n se ne parla più…………

Giudice: (schiarendosi la voce) Volevo dire …….come mai da queste parti?

Benito: (dandogli una grossa pacca sulla spalla) Ma via, giudice, o lei stamani s’è vestito da coglione oppure ha voglia di scherzà’. Lei lo sa che di casa sto qui dietro.

Giudice: (lisciandosi la spalla) Certo, certo, lo so benissimo…………..era solo un modo di dire………….. Lei conosce già mio figlio Terenzio?

Benito: (mentre gli stinge la mano) Ma come? ‘Sto bisegulone è ‘l su’ figliolo? (in confidenza) Caviglieli ‘un po’ di quattrini al tu’ babbo, che ‘un lo sa manco lui quanti ce l’ha.

Giudice: (scherzoso) Diciamo che figlio di mia moglie lo è senz’altro.

Benito: (pacca sulla spalla) Fa proprio bene a dì’ così…...Almeno se fosse ‘n corno, lei ‘l su’ di dietro se l’è parato. Co’ ste donne ‘n c’è mai da esse’ sicuri di niente.

Giudice: (imbarazzato) Se qualche volta dovesse averne bisogno lo interpelli, lui è un bravissimo avvocato.

Benito: Ma allora ce n’ha due di figlioli? Io lo sapevo di uno che faceva l’avvocato, ma a quello che dicevono ‘n giro ‘un era tanto scaltro, lo chiamono cresce pene di soprannome.

Giudice: (più imbarazzato che mai) No, no, io ho solo questo figlio…….. ma forse lei si sta riferendo a qualcun altro, non certamente a lui. Ci dev’essere uno scambio di persona.

Benito: (altra pacca sulla spalla) Via, su, ‘un faccia ‘l modesto. ‘L giudice Satolli ‘un è lei? Ha detto che ci ha ‘sto figliolo solo? Allora è lui per forza…………. che mi ‘nfarfuglia.

Giudice: Va bene, va bene, se è sicuro lei sarà così senza meno.

Benito: Senta che gli volevo domandà’……….. Siccome quel somaro di Troschi è entrato  ne la mi’ stalla e m’ha messo ‘ncinta la cavalla, come potrei fa’ per citallo e avé’ qualche soldo de’ danni?

Giudice: Mi dica una cosa lei intanto. Per, “somaro di Troschi”, intende dire che Angelo Legnaioli, detto Troschi, ha un somaro e che è stato l’animale ha ingravidare la sua cavalla, giusto?

Benito: Ma certo! O che ha pensato che fosse stato Troschi a mettimi ‘ncinta la cavalla? (toccandogli la testa) Ma che gli dice ‘l capo, è?……….. (scuòtendo la testa) Poretti a noi e l’ossi a’ cani………..

Giudice: Sarebbe stato un po’ inverosimile, però, sa, in questi tempi moderni che corrono. Tutto ci può stare. Tutto può essere.

Benito: Tutto po’ esse’ fòr che l’òmo pregno. C’era anche ‘n papa che lo diceva……….. Ora è morto però, è…………….. E siccome l’òmo ‘un po’ esse pregno, manco ‘n òmo po’ mette ‘ncinta ‘na cavalla. Ho detto bene?

Giudice: Non fa una piega. E’ stato molto esauriente. Si è spiegato perfettamente.

Benito: Allora, se a quanto ho capito mi sembra che ci ha ricavato qualcosa, ora mi dica lei che mi consiglierebbe. (altre pacchette sulla spalla) Forza giudice, via, faccia uno sforzino, su.

Giudice: (alzando la voce in maniera crescente fino ad urlare) Allora: per prima cosa le consiglierei di usare più educazione, seconda cosa di fare meno lo stupido, e terza cosa di smetterla di darmi le pacche sulla spalla., perché soffro di una forma acuta di artrosi e la clavicola mi fa molto male.

Benito: (per niente intimorito dalla strillata) E questo che c’entra con quello che gli ho chiesto io. (al pubblico) O’,ò, a me mi sa che mica è ‘l su’ figliolo e basta a esse’ coglione. Per me se la battono fra loro due ……………. (facendo la linguaccia) Colera però quanto bercia.

Giudice: (sempre severo) Se lei è d’accordo sui tre punti che le ho appena elencato potremmo andare avanti.

Benito: D’accordo so’ d’accordo……...però lei rizza subito ‘l buco, ‘un c’è mica gusto così, è.

Giudice: Stavo cercando di spiegarle che avrei la soluzione al suo problema. Anzi, per essere esatti ci sono due possibilità: una è quella di sporgere denuncia contro Troschi e trovarsi un buon avvocato che la difenda in tribunale.

Terenzio: Ma papà, quale avvocato deve cercarsi? Ci sono qua io.

Giudice: Ma certo caro che mi riferivo a te. Sei o non sei il miglior avvocato del nostro foro?

Benito: (con tono sicuro) Se si stasse a quello che dice la gente, no. O ‘un gliel’ho gia detto prima quello che dicono del su’ Terenzio. Ma ci siamo o ci si fa?

Giudice: Lasci perdere le dicerie e mi segua attentamente……..L’altra soluzione sarebbe quella che le farebbe risparmiare un bel po’ di quattrini.

Benito: (perentorio) La seconda, la seconda. Scelgo senz’altro la seconda.

Giudice: Stia calmo, non si agiti, mi faccia almeno finire di parlare. Se non mi da nemmeno il tempo di spiegare come fa a sapere qual è l’altra ipotesi.

Benito: E’ ‘nutile che la spieghi, tanto io ho già deciso pe’ la seconda. Lo vòle sapé’ meglio di me? O ‘n so’ io quello che deve decide?

Giudice: (urlando) E invece gliela voglio spiegare lo stesso. E stia un attimo zitto. Porco Giuda!

Benito: (al pubblico) Ma questo bercia quant’e l’ochi quando chiamono l’acqua. (al giudice indicando Terenzio) Lui chiacchiera poco però, è. E’ di poche parole mi sembra. Forse perché ancora di ‘ste cose ‘un se ne ‘ntende ‘n gran che…………… Po’ esse’?

Giudice: (batte forte una mano sul tavolo. Benito ha un sussulto) Stavo dicendo: l’altra soluzione sarebbe quella di fare una piccola causa qui, sul posto.

Benito: Al Bar? Davanti a tutti? Senza nemmeno un separè che ci ripari da’ curiosi?

Giudice: Io farò il giudice, lei la parte lesa, Terenzio, naturalmente, il suo difensore…….. chiameremo il maresciallo Santinelli, che è in pensione e ha tempo da perdere, che farà la pubblica accusa……………. e………via, via, interrogheremo tutti i testimoni………….

Benito: Va  bene, ho capito. praticamente è come se fosse ‘na recita? Almeno ci si diverte anche……………… O, guardi che io ‘un ho mai recitato, è,  ‘n s’aspetti  Amedeo Nazzari da me, capimosi subito.

Giudice: (a Terenzio) Ma perché questa mattina non siamo andati a prendere il caffè al Bar dello Sport?

Terenzio: Non saprei papi. Hai scelto tu di venire qui. E tu sai benissimo che io seguo sempre il tuo ottimo fiuto.

Benito: (altra pacca sulla spalla del giudice) Famo come ha detto lei giudice, via, e ‘n se ne parla più. So curioso di vedè’ come va a finì’. (al pubblico) Anche se so gia sicuro di come si concluderà la causa: ‘ste due mi metteranno senz’altro ne’ casini. (arriva Dando con la moto e si ferma davanti a Benito)

Dando: Camerata…….. vieni me. (Benito si avvicina) Che fai qui co’ loro?…. Vòi fa fregà’?  Sai come chiama loro, gente?  (indicandoli) Figliolo….. cresce pene, e babbo…. billo ‘ngordo…… (facendo spallucce) Fa’ te! Ormai grande abbastanza.

Benito: Sta’ tranquillo Dandino, ci penso io……….Mi, tanto sei qui però mi potresti fa’ ‘n piacere……….. E’ Giudice, si potrebbe mandà’ a chiamà’ Troschi da Dando? Lei che dice?

Giudice: Ottima idea. Anzi, preparo addirittura la lista dei testimoni, così li convochiamo subito. (a Benito quasi sottovoce) Ma sarà in grado il giovanotto di fare questa commissione? Non lo vedo molto sveglio. (Dando ha sentito)

Dando: (al giudice) Te vò’ ‘nsegnà babbo a fa’ occhi a citti? Io mestiere mio so fa’.  Te tuo poco, (a Terenzio) lui suo niente. Dice anche gente………. (a Benito) E te, fòri soldi, se no vai da te.

Benito: Che ha’ paura che doppo ‘n ti paghi che vòi soldi avanti? (tira fuori il portafogli) Lo sai come dice ‘l proverbio? “Chi paga avanti secca la vigna”.

Dando: E proverbio mio ‘nvece dice: ”Te prima dai soldi, doppo io vò chiamà’ Troschi e tutti quanti”.

Giudice: Su, Benito, mi dica i nomi di chi dobbiamo chiamare, così li scrivo nella  lista da dare a Dando.

Dando: Camerata: Te dici nomi me, che io ricordo senza scrive………….. vedi che capo ci ho?

Benito: Allora……..dunque……….. per primo chiamerei Troschi, poi la su’ moglie, poi la su’sorella, poi ‘l dottor Crescini, e……….anche Molotov……….e anche la mi’ mamma Prima.  Ah! E il maresciallo Santinelli…… mi sembra che so’ tutti…….Ovvia, Dandino, su.  guarda di fa’ ‘na cosina di giorno. Va’ e fa’ a la svelta..

Dando: (con la mano tesa) Camerata, eppure io spiegato bene. Se te no paghi io no vò.

Benito: (Benito gli da i soldi) Tiè’, accidenta a te e a me che mi ci confondo.

Dando: (indicando padre e figlio) Avevo detto anch’io di non confonde co’ loro, ma te duro come bossulo. (mette in moto e parte)

Terenzio: (a Dando) Passa a chiamare anche il maresciallo Santinelli, mi raccomando.

Dando: (frena e rivolta. a Terenzio) Ma te anche duro. A me basta una volta sola dette cose, no due…………….. Capito topino unto. (riparte)

Terenzio: Questo giovanotto è un po’ volgarotto però……….Signor Benito, prima di iniziare la causa sarebbe meglio concordare la mia parcella. Non vorrei che poi dovessimo discutere.

Benito: Ma certo che va fatta ‘sta cosa. Ci mancherebbe. Giù, spari e non se ne parla più.

Terenzio: Io…….direi……proprio perché la voglio trattare bene e rimanga contento….. che mi dovrebbe dare……due…. (vede suo padre mentre gli fa cenno continuo con la mano di alzare) tre…. quattro……cinque…..sei…..sette…..ottto……nove…..dieci……….

Benito: (gira dietro a Terenzio e gli batte la mano sulla schiena) Tana!…….. O avvocato, ma a che si gioca? A cucco? O ‘un sera detto che si recitava. Qua, lo dico io come si fa: (mentre gli stringe la mano come un sensale alla fiera) mille lire a causa vinta e chi ne busca ne busca.

Terenzio: Ma papà, mi sembrano poche mille lire. E poi a causa vinta. Ma chi sono io, l’avvocato dei poveri?

Giudice: No Terenzio, sei un povero avvocato. Povero di mestiere e di cervello. (a Benito) Signor  Benito, non è proprio possibile fare come ha detto lei. Senta, facciamo una bella cosa…………… propongo duemila lire, mille subito e mille a causa terminata.

Benito: Allora……….ma proprio per venivvi ‘ncontro è, faremo così: cinquecento subito e cinquecento a causa vinta e senza ritornacci sopra.

Prete: (mentre entra in scena con Troschi) E’ Troschi, ma l’hai risolta poi que’ la faccenda con Benito?

Troschi: Ma che ho risolto. Un colpo che l’ammazzi. M’avrà scritto cinquecento lettere, anche due al giorno me le porta ‘l postino. Manco si fosse fidanzati. (al prete dopo aver visto Benito) Mira ‘n dov’è quel trappulone, a fa’ combutta col giudice e con quel perdecause del su’ figliolo.

Troschi: (fa finta di non vedere nessuno e va diritto al bancone) (ad alta voce) Zelinda, Sandrino……. Accident’a tutt’e due……..  Vi venisse la rusuria giù pe’ ‘l letto. Vi presentate qualcuno o no?

Prete: (va a salutare il giudice) Buongiorno signor giudice, come sta? Era da molto tempo che non ci si vedeva.

Giudice: Ha proprio ragione don Pasquino, ma gli impegni mi lasciano poco tempo libero.

Prete: Colpa vostra però. Ormai ‘n vi ci servite più da me, andate a la chiesa nòva…………lì c’è tutta la gente d’alto rango.

Giudice: Ma che dice, vado lì perché per me è molto più comodo. Due passi e sono arrivato………… A proposito, questo è mio figlio Terenzio. E’ avvocato, ed ha uno studio proprio. Lo conoscete gia?

Prete: Di persona no, ma di fama più che bene. Chi ha avuto a che fa’ con lui per qualche controversia doppo ‘n fa altro che parlanne.

Terenzio: Sono lieto di sentirvi dire questo. E se dovesse aver bisogno, non so, per esempio per la parrocchia,  mi raccomando, non faccia complimenti.

Prete: Mi dispiace per lui, ma le cause de’ parrocchiani col Padreterno le risolvo da me.

Benito: E’ Troschi, ma ‘un ha fatto manco‘n tempo a chiamatti Dando che sei gia qui? (Troschi non risponde) ……………………. E’ Troschi, dico a te è.

Troschi:   Ma t’ho detto niente io? T’ho salutato? T’ho chiamato? No, e allora va a rompe corbelli da ‘n altra parte.

Benito: (allargando le braccia)Oh,oh, io rimango.

Troschi: E allora mettiti a sedé’ se rimani. Da ritto ti stancherai.

Zelinda: Ma si po’ sapè’ che hai da bercià’. Ma la fioca ‘n ti viene mai?

Troschi: Dammi ‘n goccino fammi ‘n piacere che ci ho ‘n’arsione………….

Zelinda: E’ si! Te se’ come le piante d’estate, soffri l’asciuttore. Se ogni poco ‘un t’annaffi ti secchi………………. Come lo vòi, bianco o rosso?

Troschi: Uno bianco e uno rosso. O du’ mezzi rossi e du’ mezzi bianchi, fa’ ‘n po’ te, guarda come ti viene meglio………… (intanto Zelinda gli versa da bere)

Benito: Senti Troschi, parlavo qui col giudice e gli sarebbe venuta ‘n idea: avrebbe pensato di falla qui la causa, tra di noi, senza andà’ ‘n tribunale.

Troschi: (beve d’un fiato il rosso, poi va verso il giudice con il bicchiere di bianco e si mette seduto) Si, si, qua, famola subito, cavamosi ‘sto dente, così mi levo ‘st’impiccio e ‘un se ne parla più. (al giudice) Allora: da dove si famo?

Giudice: Abbia un attimo di pazienza, ci sono delle regole da rispettare. Devo espletare alcune formalità. Terenzio, prendi gli estremi del signor Legnaioli Angelo.

Troschi: E chi sarebbe il signor Legnaioli Angelo? C’entra qualcosa co’ la causa?

Giudice: Se non sbaglio dovrebbe essere lei. Non è il suo vero nome?

Troschi: Lo sa che ha ragione, ora che me lo ricordo so’ proprio io. O, a furia di sentimmi chiamà Troschi, manco me lo ricordavo.

Terenzio: (scrivendo) Nato a………

Troschi: Chi?

Terenzio: Come chi? lei, Santo Dio, o chi, io?

Troschi: Senta, scusi tanto è………… me lo ridica,…….  io o lei?

Terenzio: Lei, lei……..

Troschi: Allora vede che avevo capito bene. L’ha  detto anche ora! Lei, no io……… E che ne so quando è nato. Lo domandi al su’ babbo.

Terenzio: Non sa nemmeno quando è nato?

Troschi: Quando so’ nato io lo so si, è quando è nato lei che ‘un lo so.

Terenzio: Papi, ma come devo fare? Questo qua non mi capisce.

Giudice: Troschi, per favore glielo dica quando è nato.

Troschi: (ad alta voce) Ma quando è nato chi? Io o lui? (indicando Terenzio) Lui, lui, Terenzio voglio dì’.

Giudice: Signor Legnaioli, mio figlio vuole sapere quando è nato lei, il signor Legnaioli Angelo detto Troschi.

Troschi: Oooooooo! E ci voleva tanto! Scriva e stia attento: so’ nato ‘l giorno de la Madonna del mezz’agosto. E la mi’ mamma m’ha raccontato che ‘l mi’ babbo quando mi vide gli disse: ma questo solo ha’ fatto? Ma giriti e acciacchelo.

Terenzio: Non m’interessa cosa disse suo padre. Io voglio solo sapere il giorno, il mese e l’anno della sua nascita.

Troschi: E’ no, caro ‘l m’ impomatato, costì,  ora io gli racconto tutto, così ‘un ci stamo a rifà’………..allora la mi’ mamma, dopo che ‘l mi’ babbo gli disse ‘n quel modo, si mise tanto a piange e lui  si commosse e gli disse: ‘un piange, su, ora si starà a vedè’, se conviene lo ralleveremo.

Terenzio: Suo padre era proprio pieno di amor paterno, non c’è che dire.

Troschi: Ma la vòle sapè’ più bella? Mi rallevarono pe’ ‘na settimana, poi ‘l mi babbo mi caricò ‘n una pala e mi ci tenne tre giorni:  ‘un sapeva decide se  tenemmi o dammi a’ maiali.

Terenzio: E fin qui ci siamo: mi ha detto il giorno, il mese…….. e poi l’anno?

Troschi: E poi l’hanno tenuto perché ‘l mi’ nonno s’incancherì’ tanto come un lupo. Ma possibile lo damo a’ maiali, disse: “è l’unico maschio che ci s’ha! Se famo così spergemo la razza de’ Legnaioli”.

Terenzio: Papi, io ci rinuncio. Il 15 di agosto ti può bastare come data? Non riesco a cavargli altro. Se lo interrogo ancora passerà la nottata prima che riesca a farmelo dire.

Giudice: Va bene, va bene. Accanto al giorno ed al mese scrivi: anno di nascita sconosciuto, e non se ne parli più.

Prete: E’ giudice, posso restà’ a ‘scoltà? So’ proprio curioso di vedè’ come fate a rivà’ ‘n fondo a ‘sta cosa.

Giudice: Ma la prego, don Pasquino, rimanga pure, anzi, mi faccia un favore, (mentre gli da carta e penna) lei funga da cancelliere. Rediga il verbale. (entra il maresciallo )

Maresciallo: Buongiorno a tutti. Signor giudice, che cosa è successo di tanto importante per mandarmi a chiamare? (i presenti rispondono al saluto)

Giudice: Volevo chiederle se se la sente di fare la pubblica accusa nella causa per danni che il signor Benito ha intentato nei confronti di Troschi. Tanto della storia sarà a conoscenza: da quello che ho saputo, ormai la conoscono anche i cani in paese.

Maresciallo: Certo che accetto. E’ sempre stato un mio sogno fare il magistrato. Non lo sapeva che sono un mezzo avvocato?

Troschi: (al pubblico) Preciso, preciso come ‘l figliolo del giudice, praticamente.

Maresciallo: Si comincia subito? Che faccio, comincio ad interrogare l’imputato?

Giudice: Per ora si metta seduto e aspetti.Anzi no, si faccia aiutare da qualcuno e disponga tavoli e sedie come fosse un aula di tribunale.

Maresciallo: O su, Troschi, Benito, svelti, datemi una mano. Non c’è tempo da perdere.

Benito: O maresciallo, calmino è. Noi ‘un siamo mica appuntati.

Maresciallo: Vi vedo. Siete piuttosto barellanti.

Terenzio: A proposito: lei Troschi dovrebbe trovarsi un difensore. Come facciamo, ce  l’ha già?

Benito: (prima che Troschi riesca a parlare) Gli passo ‘l mio, gli passo ‘l mio. Tanto io so’ la parte che ha subito ‘l torto ‘un n’ho bisogno di difesa.

Troschi: E’ gia! Te fai a la svelta. Ma io volevo vedè se mi riusciva a vincela ‘sta causa. Manco pareggialla.

Terenzio: Si, si, papà, dai, ti prego, fammi difendere Troschi, mi è molto più simpatico di Benito. E mi sembra anche che abbia più soldi.

Giudice: A lei Troschi andrebbe bene che la difendesse mio figlio?

Troschi: Mi va bene si! Perché ‘un mi dovrebbe andà’ bene…… Gratisse però!……… Io bòno so’, ma mica tonto è. E che fò’, mi do le botte ne’ corbelli da solo?

Terenzio: Ma non se ne parla neppure. Io non metto a disposizione di chiunque la mia scienza (quasi sillabando) giuris..prude..nziale.

Troschi: Guardi che se a lei gli prude, ‘un po’ nemmeno capì’ quanto a me mi rode…….Vedrà che siamo lì.

Giudice: Terenzio!….. non insistere……se il Legnaioli non vuole. Demordi!

Troschi: (arrabbiato) Ma come mordi! Ma che fa, m’attizza ‘l cane. E’ vedrai che lui a me ‘un mi morde…….. se ‘un vòle rimedià’ ‘na coppiola di calci……

Prete: Giudice, potrei assumerla io la difesa di Troschi? Che ne dice?

Terenzio: No! Mi oppongo! Questa è concorrenza sleale. Non si può. Lei non è iscritto all’ordine.

Prete: O avvocato Terenzio Satolli, mi stia bene a sentire: prima cosa io sono iscritto all’ordine, a quello dei preti secolari, e gli sembrasse poco.

Terenzio: Non faccia il furbo, non è la stessa cosa!

Prete: Seconda cosa, sono in grado di difendere chiunque quanto lei. Almeno in questa circostanza. Poi, del resto, non lo faccio sempre con i miei parrocchiani di fronte a Dio?

Terenzio: Lei non può conoscere le leggi dei codici quanto me. E’ impossibile.

Prete: Oh! Se è per questo nemmeno lei conoscerà le leggi che conosco io. E mi riferisco a quelle divine.

Terenzio: Che non hanno nulla a che vedere con quelle terrene.

Prete: Terza cosa: se non sbaglio ho sentito dire che suo padre ha avuto questa idea per far risparmiare dei soldi a questi………. diciamolo pure………disgraziati. Quindi, si metta al suo posto e cominciamo. (entra il dottor Crescini)

Dottore: Buongiorno a tutti. E’ venuto Dando a chiamarmi poco fa. Che c’è di tanto urgente? (i presenti rispondono al saluto)

Giudice: Dottore, abbia la bontà di attendere. Intanto si metta seduto, le spiegherò strada facendo.

Benito: Ma ora che fa, va via col dottore? E noi che si fa qui? Ci si gratta?

Giudice: Chi è che va via scusi?

Benito: Lei col dottore. ‘Un gli ha detto: gli spiegherò strada facendo?

Terenzio: (a Benito) Quando noi avvocati esprimiamo dei concetti difficili da interpretare per il suo stato mentale, eviti almeno di fare dei commenti non adatti.

Prete: E’ giudice, ‘un ci ha mai pensato di fagli dà’ ‘na riguardata a ‘sto ragazzo? Specialmente ne la zona del cervello dove risiede l’educazione.

Giudice: (imbarazzato) Don Pasquino, lo lasci perdere, Terenzio è ancora poco più che un ragazzone. (confidenziale) Non posso darle torto…..qualche cosetta……effettivamente… la deve ancora imparare.

Prete: Appunto dicevo! Proprio perché ancora è giovane! (con l’atto di dare un ceffone) Co’ ‘na bella curetta…………. Magari di zampate….. so’ convinto che tutti e due tocchereste con mano i suoi vantaggi, giorno per giorno. (entra Claretta)

Claretta: Buongiorno. (guarda l’avvocato e gli va in contro) Ma tu sei Terenzio, da quanto tempo non ti rivedevo. (si danno la mano) Come stai?

Terenzio: (emozionato) Io bene e tu? Lo sai che sono diventato avvocato?

Claretta: Anch’io sto bene. Ma pensa che strano, stiamo nello stesso paese e ci vediamo così poco. E come avresti fatto a diventare avvocato? A scuola non eri proprio..  come posso dire……..uno studioso.

Terenzio: Oh! Per questo devo tanto a mio padre. Insieme abbiamo studiato giorno e notte.

Claretta: Come addomesticare l’esito degli esami che sostenevi. Ho capito!

Terenzio: (che vuol cambiare discorso) Purtroppo  sono sempre in giro per i tribunali. Non ho più un minuto libero per me.

Claretta: E come mai da queste parti oggi? Non mi dire che stai dibattendo una causa qui al bar?

Terenzio: Ed invece è così. Stiamo per sostenere una causa per danni intentata da quel signore là (indica Benito) contro quell’altro. Io sono il difensore del signor Carbonai.

Claretta: Ma quello è mio padre. (gli va incontro)Babbo ma che ti sei messo a fa’? Una causa contro Troschi? E perché?……….. E perché qui?

Benito: Perché è stato‘l su’ somaro ha mette ‘ncinta la nostra cavalla, ecco perché. E voglio esse’ risarcito.

Claretta: Ma falla finita, per piacere. Che non sei nemmeno sicuro se è stato ‘l somaro di Troschi.

Troschi: Lo vedi cetròlo che figure che ti tocca fa’? Ma ora si va fino ‘n fondo sa’ e poi vedrai se te le magno que’ quattro sassi di casa che ci hai. (urlando) ti mando a chiede ‘l pane, ti mando……….e a dormì’ sotto a’ ponti (entra la Prima)

Prima: (urlando) Ora se m’avete mandato a chiamà’ per niente vi do’ du’ bussi ne’ denti per uno che ve lo ricordate per un mese. Sentiamo che è successo? Forza, dai, lo voglio sapè’ subito. (entrano Annina e Beppa)

Beppa: Troschino……… Troschino che è successo? Diccelo ‘un ci fa’ stà’ ‘n pensiero.

Annina: Vi siete dati con Benito? Gli ha’ fatto male?

Troschi: (indicando le sedie) Lì, a sedè’, tutt’e e due, e zitte. E guai a voi se vi movete. (ubbidiscono) (entra Molotov)

Molotov: (urlando) Ma ‘un colpo per uno ‘un vi piglia mai? Vagabondi, straccamerigge, fregagiornate  che ‘un siete altro. Sempre quelli meglio mòiono. Accidenta a voi e a chi vi governa. Facevo ‘n sonnellino tanto bene, ‘nvece voi se ‘un rompete i corbelli a la gente un potete stà’, vero? Che è successo, sentiamo? (arriva Dando con la moto. Suona la tromba.)

Dando: Arrivati tutti? Cominciamo  che voglio divertì’?

Benito: Si, si Dandino, so’ arrivati tutti. Ma mi sa che ‘un si fa più niente. La mi’ figliola Claretta ‘un vòle che faccia la causa a Troschi.

Maresciallo: Però così non va bene, la giustizia deve fare il suo corso.

Dando: Peccato. Io volevo fa’ testimonio. Io sapevo verità di  come ‘ndata.

Zelinda: (caccia il capo fuori dal bancone) Dillo uguale Dando, dai, so’ proprio curiosa di sapè’ come è andata.

Dando: Nòva che te curiosa!

Giudice: Se siete d’accordo tutti facciamo raccontare a Dando quello che sa.

Tutti i presenti: Si, si, dai Dando racconta.

Dando: Allora: tempo addietro, mentre passavo davanti casa Benito, vedo vicino somaro di Troschi. Dentro stalla di Benito sentivo cavalla che faceva: (imita il verso del cavallo) Allora somaro drizza orecchi e fa: (si guarda intorno sospettoso, come per vedere che non ci sia nessuno) e va dentro stalla. Doppo ‘un pochino sente fa. Iiiioooo, iiioooo (verso del cavallo) iiiooo, iiiooo……..O, o, o, o, o, oooooooooooo. Poi più niente. Capito?

Troschi:E s’è capito si. Che siamo coglioni?

Terenzio: Signor Benito, noi dobbiamo regolare il mio avere, la causa l’abbiamo vinta. Lo abbiamo appurato o no che la colpa è del somaro del signor Legnaioli?

Giudice: Terenzio:non continuare a farmi fare figure cacine per favore. Mettiti in disparte e lascia fare a me…….Signori, un attimo di attenzione prego. A questo punto sono in grado di emettere la sentenza………………… In virtù dei poteri a me conferitemi, visti gli articoli che contemplano le pene per i reati ascritti al signor Legnaioli Angelo, detto Troschi, (a voce alta) “in nome del popolo italiano”, condanno lo stesso……….. (Troschi lo interrompe)

Troschi: Calma, calma, fermi tutti. (con aria furbesca) Caro ‘l mi’ giudice Satolli, si fa a la svelta a parlà’ in nome del popolo italiano senza manco avello ‘nterpellato. (indicando il pubblico) E’ qui! Ora gli si domanda…….. (va verso il pubblico) Voi…….. popolo italiano, ve la sentite di condannammi perché ‘l mi’ somaro ha fatto l’amore con la cavalla di Benito? (d’accordo con qualche spettatore che risponderà di no)

Terenzio: Ma che cosa sta facendo. Questa procedura non è regolare.

Troschi: A quanto me riuscito di capì’,  (battendo un dito nella testa) manco lei è tanto regolare, sicché siamo pari.

Prete: Ora basta! S’è fatto tardi e ci s’ha tutti da fa’. Ancora siamo in campagna elettorale e qualcuno deve andà’ a ascoltà’ ‘l comizio. Io ci ho da dì’ la messa e s’un arrivo ‘n orario doppo mi si vòta la chiesa come l’altra volta.

Zelinda: Si, si, vada, vada don Pasquino, ‘un si faccia brontolà’ dal vescovo.

Prete: Ma come devo fa’ io con questa. (a Zelinda) Ma lo vò’ capì’ o no, accidenta a te e quando ‘un ti si secca la lingua, che se ‘un gliele riporti te le cose al vescovo ‘un ci va nessuno a ridigliele.

Zelinda: Ma io? Che se so’ più segreta del segreto di Fatima.

Prete: Allora, se vi zittate un momento vi volevo dì’ che  la sentenza la stabilisco io. Dunque: La colpa, secondo me è di tutti e due, tanto di Troschi che di Benito. Troschi non doveva lascià’ sciolto ‘l somaro. Ma manco Benito doveva lascià’ aperti ‘l cancello del recinto e la porta de la stalla.

Benito: Ma sentite che discorsi. Ma sarò padrone di fa’ come mi pare a casa mia, o no?

Prete: No! Sciagurato. Mettiti a sedè’ e stà’ zitto!……Dunque dicevo……O, ma sete ‘un gli viene mai è………ora m’ha fatto anche scordà che volevo dì’……Ah! Ora mi ricordo….. Perciò condanno Benito a regalare il frutto dell’amore a Dando, come del resto era stato promesso da Claretta.

Claretta: E’ vero don Pasquino. Ho dato la mi’ parola a Dando. Il mulo è suo.

Prete: E Troschi a mantenello ne la stalla di Benito a disposizione di Dando. Così ho deciso, la seduta è tolta. Arrivederci a tutti. (esce di scena) (anche gli altri si apprestano ad uscire)

Benito: (si avvicina a Troschi) E’ Troschi, te però mi devi cavà’ ‘na curiosità: o come t’è venuta nel capo l’idea di mette al tu’ somaro ‘l nome uguale al mio?

Troschi: Ora te lo spiego. Doppo che ebbi comprato ‘l somaro, mi scervellavo per trovagli un nome. Poi, ‘na bella mattina, mentre ci pensavo, mi capitasti te davanti e fu proprio ‘n quel momento chemifeci capace che un nome più adatto pe’ ‘n somaro un l’avrei potuto trovà’, manco se avessi rivulticato tutto l’Inferno, ‘l Purgatorio e ‘l Paradiso

Fine

                                                                                         

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