L’indagine

L'indagine

LINDAGINE

DRAMMA
IN DODICI QUADRI
DI

ALDO CIRRI



PERSONAGGI :

DARIO DA SIDONE (giovane) medico - anni 28
DARIO DA SIDONE (vecchio) medico - anni 85
DEMETRIO DA KNIDOS medico - anni 28
SILONE DA TIRINTO medico - anni 60
ARETEO DI CAPPADOCIA medico - anni 65
TIMOTEO DA LISTRI vescovo di Efeso - anni 50
GIULIANO DA ICONIO cronista - anni 40
GAIO DI MACEDONIA mercante - anni 50
GIOVANNI DA CAFARNAO patriarca di Efeso - anni 80
ARISTARCO DA SAMO mercante - anni 50
GANIO DA SIDONE padre di Dario - anni 55
CLEOFA DA GERUSALEMME discepolo - anni 80 
YOSHUA BEN YOSEPH il Rabbi - anni 86
BENEDETTO XIV Pontefice - anni 67
ANTONIO LODOVICO MURATORI Storiografo - anni 70
MARIA DI MAGDALA ------ - anni 85
PRIMO CONTADINO ------ - anni 45
SECONDO CONTADINO ------ - anni 45
TERZO CONTADINO ------ - anni 45
IL SEGRETARIO PONTIFICIO ------ - anni 40
UN SERVO ------ - anni 20


RIDUZIONE TEATRALE DEL ROMANZO:
I GIORNI DELLUOMO
DELLO STESSO AUTORE


PRIMO QUADRO

SCENA

Lo studio di Dario. Parete di fondo: una finestra, circondata da tende, che si affaccia su di un giardino da cui si vedono le cime degli alberi. Parete di destra: la porta di ingresso, vicino ad essa una colonnina in marmo con sopra un busto raffigurante Esculapio il dio della medicina. Parete di sinistra: sulla sinistra unaltra porta, sulla destra una libreria piena di libri e rotoli di pergamena. Al centro un grande tavolo con una sedia che d le spalle alla finestra ed rivolta di tre quarti verso il pubblico con sopra altri libri e carte. Per la stanza altri arredi e mobili. Notte fonda. Sul tavolo accesa una lucerna Dario molto vecchio, seduto al tavolo dello studio, sta scrivendo su di un foglio di pergamena. Nei quadri successivi Dario potr proseguire la sua narrazione da fuori scena come se seguitasse a scrivere la lettera a Demetrio. Oppure, a discrezione del regista, in una scena secondaria. Per maggiore comodit di lettura, la parte di Dario da Vecchio riportata in neretto.

DARIO DA VECCHIO - (scrivendo) Diciottesimo anno dellimpero di Adriano. Diciassettesimo giorno prima delle calende di aprile. (pausa) Demetrio fratello mio, Proprio oggi Rufo mi ha portato tue notizie da Corinto, sono felice di saperti in buona salute, anche se so che ti lamenti di continuo dei tuoi acciacchi, ma la vecchiaia, amico mio, chi ce lha se la tiene e chi non ce lha deve solo aspettarla, per cui fai tacere per un attimo i tuoi lamenti e leggi queste righe che il tuo amico e fratello Dario ti scrive. Ho pensato molto a lungo prima di decidermi a vergare questa lettera, perch ci che ti invier con essa non rientra nelle decisioni che prendemmo di comune accordo tanti anni fa. Ti prego di fare insieme a me un balzo indietro nel tempo, agli anni della nostra ricerca. Ricordi? Era il nostro ultimo anno alla scuola di medicina qui a Pergamo, tutto cominci un giorno destate del primo anno di regno dellimperatore Tito (emozionato) quanti anni sono passati ricordo che quel giorno Silone mi aveva costretto ad assisterlo in una delle sue lezioni di anatomia, (sorride) mi mise quasi in imbarazzo di fronte ai nuovi allievi costringendomi praticamente a svolgere io stesso la lezione, forse avevi ragione tu: laffetto di Silone nei miei confronti andava oltre la semplice predilezione del Maestro per lallievo.

SECONDO QUADRO

SCENA

Mentre Dario scrive e racconta, la scena cambia e diventa il giardino della scuola di medicina di Pergamo. Una panchina, piante ed alberi. Dario (giovane) e Silone entrano. Dario da vecchio sparisce dalla scena.

SILONE - (sorridendo a Dario) Bene, bene, a quanto pare lanatomia ha trovato un suo degno rappresentante e Silone il suo successore!
DARIO - (confuso) Perdonami, non mi permetterei mai di prendere il tuo posto.
SILONE - (mettendo una mano sulla spalla a Dario) Pensi proprio che ti avrei affidato un giro di clessidra di oratoria medica se non fossi stato sicuro di quello che avresti detto?
DARIO - Se avessi sbagliato ti avrei fatto fare una brutta figura!
SILONE - Mio giovane amico, ricordati che nella nostra disciplina non c mai la certezza di un risultato, puoi studiare cento libri, puoi curare cento malati e trovare il rimedio a cento malattie, puoi diventare pi grande di Ippocrate stesso, puoi diventare il saggio dei saggi, ma non scoprirai mai il nocciolo della sapienza, non toccherai mai lultimo velo che copre la verit! (resta un attimo pensieroso) Basta con la medicina e le sue miserie, concediamoci un po di ristoro! 

Un servo entra portando un vassoio con due bicchieri, li porge a Dario e Silone ed esce. 

SILONE - Ah, menta fresca!
DARIO - Sono passati sei anni e mi sembra di essere qui da una vita, per ricordo come se fosse ieri il giorno che arrivai insieme a Demetrio.
SILONE - (sorridendo) Quel matto!
DARIO - ... ci accolse Areteo in persona, noi non sapevamo chi fosse, pensavamo si trattasse del giardiniere, cos Demetrio volle dargli qualche lezione di farmacia, dopo che seppe con chi aveva parlato continu a chiedergli scusa per un mese e ad aiutarlo nei lavori del giardino per altri tre mesi... non ho mai visto lavorare Demetrio come in quel periodo!
SILONE (sorridendo) Il vecchio Areteo... sai, credo che tra tutti i medici che ho conosciuto in vita mia, sia lunico ad essere riuscito a vedere oltre la scienza medica.
DARIO - In che senso?
SILONE - Areteo come se avesse scoperto che la natura del male ha radici molto pi profonde di quello che noi riusciamo a vedere in una piaga o in una ferita.
DARIO - E cio?
SILONE - Non so, forse Areteo si avvicinato a qualcosa per cui la comune scienza medica non ha quasi pi valore.
DARIO - Non riesco a seguirti.
SILONE - (sorridendo) Nemmeno io, sto farfugliando come un vecchio matto!

I due restano un po in silenzio.

DARIO - (improvvisamente) Silone, chi Luca di Antiochia, il medico di cui hai parlato nella lezione di oggi?
SILONE - (sorridendo) Conobbi Luca tanti anni fa, ero appena entrato al tempio, quando lui stava per terminare i suoi studi. Lo ricordo bene, era un ragazzo gentile e sorridente, di aspetto un po gracile, ottimo medico. Diventammo amici e, durante il suo ultimo anno trascorso qui alla scuola, ebbi modo di apprezzarne la sensibilit e il suo naturale talento nellinterpretare i segni e gli effetti della malattia sul corpo delluomo. Era un convinto assertore del primato della ragione e della logica sulla credenza e sulla superstizione: Gli idoli, la magia e i sortilegi saranno sempre le cause del rallentamento del progresso della medicina, diceva. Ricordo che una volta, gi al mercato, nonostante il suo carattere mite, per poco non rovesci il banco di uno dei tanti ciarlatani, spacciatori di parole e di false medicine, tanto che dovettero intervenire i soldati per impedire una rissa generale!
DARIO - Una rissa?
SILONE - S, perch tutti quelli che avevano comprato qualcosa, sentendo la discussione, capirono che Luca era un medico e laltro un imbroglione e cos pretesero i soldi indietro. Ti lascio immaginare le conseguenze!

Ridono insieme, poi Silone si fa serio

SILONE - Di Luca mi rimasto impresso un racconto che mi fece la sera prima della sua partenza da Pergamo. Cominciammo a parlare di noi, dei progetti, del nostro futuro, ci confidammo le speranze, i desideri, insomma tutti quegli argomenti destinati a far aumentare la malinconia della separazione. Luca mi raccont che era stato allevato in casa di Teofilo, vicegovernatore e magistrato della Siria. Suo padre era un liberto romano, negli ultimi anni della sua vita aveva fatto parte del personale di ufficio di Teofilo e Luca, cresciuto insieme a Livio, figlio naturale di Teofilo, dopo la morte del padre, fu da questi adottato: Devo tutto a Teofilo, grazie alla sua generosit e al suo affetto che ho potuto studiare medicina mi disse.
DARIO - A che cosa si riferiva il racconto?
SILONE - Ci sto arrivando... vivendo al seguito di Teofilo a Luca capit spesso di assistere ai processi presieduti dal magistrato. Lanno prima di entrare alla scuola di Pergamo, fu testimone e protagonista di un fatto che lo turb molto e che poi cambi tutta la sua esistenza. In quei giorni Teofilo si trovava a Gerusalemme, in Palestina, a presiedere un processo a carico di un certo Stefano accusato di appartenere ad una setta sovversiva, in realt quel processo era una farsa, in quanto il Sinedrio, il massimo tribunale ebraico, aveva gi decretato la condanna di Stefano, incaricando dellaccusa proprio luomo a cui era stato affidato il compito di perseguitare la Societ del pesce...
DARIO - La Societ del pesce?
SILONE - ... S, questo era il nome della setta.
DARIO - (sorridendo) E che cosa erano, adoratori di aringhe?
SILONE - (la seriet di Silone smorza il sorriso di Dario) Non so perch si chiamassero in quel modo strano, ma pare che fossero i seguaci degli insegnamenti di un giovane maestro ebreo giustiziato alcuni anni prima nella stessa Gerusalemme.
DARIO - Chi era questo maestro?
SILONE - Il suo nome era Yoshua ben Yoseph, ma tutti lo conoscevano come Ges, era originario della bassa Galilea. Fu condannato a morte con laccusa di sobillazione politica e anche quella volta sembra che il processo fosse una montatura da parte del Sinedrio.
DARIO - I cristiani!
SILONE - Che centrano i cristiani?
DARIO - Gli adepti della setta di cui parli... la Societ del pesce non erano altro che i primi gruppi di quelli che oggi sono noti con il nome di cristiani!
SILONE - E tu come fai a saperlo?
DARIO - Mio padre una volta mi raccont che pi di trentanni prima sent dire che ad Antiochia in Siria, giunsero alcuni seguaci di questo Ges, provenivano da Cipro e da Cirene, erano i superstiti di una feroce persecuzione. Ad Antiochia cominciarono a predicare e a circondarsi di un gran numero di accoliti, riuscendo a fare di quella citt uno dei loro maggiori centri e fu l che, per la prima volta, presero il nome di cristiani, ne sono sicuro perch mio padre mi spieg che il pesce era uno dei simboli con cui ricordavano il loro maestro, credo che centrasse qualcosa con il suo nome.
SILONE - Per Bacco, questa non la sapevo!
DARIO - Tuttavia non ho mai saputo perch presero proprio il nome di cristiani.
SILONE - Credo che si riferisse anchesso ad uno degli attributi con cui chiamavano il Galileo.
DARIO - (pensieroso) curioso come la pi alta autorit della Palestina, in quegli anni, si sia affannata tanto per reprimere un setta che in realt non aveva mai impugnato unarma per una rivolta!
SILONE - Ragazzo mio, pensa a quanto sarebbe stato difficile per il Sinedrio, spiegare al procuratore imperiale la differenza tra un movimento religioso ed una cospirazione politica!
DARIO - Ma i cristiani non hanno mai preso una posizione politica?
SILONE - per questo che le autorit della Giudea non potevano rischiare che limpero fraintendesse le loro intenzioni perci, per non sbagliare, fecero lunica cosa sicura per non insospettire il potere di Roma: perseguitarono duramente la setta sul nascere!
DARIO - Quello che non capisco che di sette, di movimenti religiosi, di culti, per non parlare di miti e di stregonerie, ne nascono mille ogni giorno, perch proprio i cristiani suscitarono tutto quel timore?
SILONE - La prima delle ragioni fu perch il movimento si svilupp con una rapidit sorprendente, almeno in Galilea, la seconda qualcosa di molto pi sottile, di diverso, qualcosa che trascende la ragione stessa... la stessa cosa che turb Luca tanti anni fa.
DARIO - Perdonami, Silone, ho interrotto il tuo racconto, ti prego di continuare.

Silone, con gli occhi fissi nel vuoto, come per immaginare la scena, prosegue nella sua narrazione.

SILONE - Luca assistette al processo di Stefano, ma intu subito che la condanna era gi stata stabilita e che lesecuzione sarebbe stata solo un esempio per chi vedeva nella Societ del pesce la spinta alla ribellione verso limpero. Stefano fu condannato alla lapidazione, ricordo che Luca inorridiva raccontando lesecuzione, era molto giovane ed era la prima volta che assisteva ad uno spettacolo del genere. Dopo che la pioggia di pietre ebbe trasformato i corpo del condannato in una massa sanguinolenta, laccusatore, un certo Saulo che aveva diretto anche lesecuzione, con un gesto ferm il lancio dei sassi. Si avvicin al corpo, lo osserv, poi chiese se tra la folla cera un medico che potesse constatarne la morte, Luca si fece avanti dichiarandosi studente di medicina, laccusatore gli chiese allora di esaminare il corpo. Luca si avvicin, Stefano era ancora vivo e in quei pochi attimi in cui Luca gli rimase vicino, con il poco fiato che ancora aveva, fece accenno ad un rotolo di pergamena nascosto nelle proprie vesti. Luca, nellavvicinarsi per ascoltare il cuore del morente, si impossess furtivamente delloggetto. Stefano in quel momento mor. Ricordo ancora lemozione di Luca quando raccontava di come, nonostante Stefano avesse subto una cos raccapricciante violenza sul proprio corpo, sapendo che la pergamena era in qualche modo al sicuro, mor con unespressione di infinita serenit sul viso. Poi Luca si alz e dichiar che il condannato era morto. Laccusatore sciolse lassembramento e Luca pot andarsene senza che nessuno si fosse accorto del rotolo. La mattina dopo Luca avrebbe dovuto imbarcarsi a Giaffa per Pergamo insieme ad Livio, ma un cambiamento del programma da parte di Teofilo li trattenne diversi giorni a Tiberiade... 
DARIO - Che cosa conteneva il rotolo?
SILONE - (sorridendo) Frena la tua impazienza ragazzo mio! Il rotolo conteneva gli insegnamenti e una piccola cronaca della vita del maestro di Galilea. Luca ebbe modo di esaminarlo con calma, non conosco le parole esatte di quel rotolo, ma la filosofia e la spiritualit di vita che predicava, colpirono profondamente Luca, tanto che si chiese quale forza aveva permesso a Stefano di affrontare una prova tanto dura.
DARIO - Che fine fece quello scritto?
SILONE - Non ne ho idea, so solo che Luca abbracci quella dottrina e, pur continuando a fare il medico, si mise al seguito del pi famoso dei loro predicatori, un certo Paolo, con lui gir tutta lAsia Minore spingendosi fino a Roma. Luca comunque utilizz nella maniera migliore quel documento, poich quando lo rividi... 
DARIO - Tu hai rivisto quelluomo?
SILONE - S, saranno passati pi di ventanni: in uno dei viaggi al seguito del predicatore, Luca si ferm per qualche tempo ad Asso, dove avrebbe dovuto unirsi a Paolo che stava seguendo unaltra strada per poi proseguire insieme per Mitilene. In quei giorni di attesa, Luca ne approfitt per spostarsi a Pergamo per qualche giorno. Non puoi immaginare quale fu la mia gioia nel rivederlo, i pochi giorni che trascorse presso il tempio di Esculapio furono giorni di gioia per entrambi, mi raccont mille cose, mi parl di se, della sua attivit di medico, dei suoi viaggi, di come la nuova dottrina si stava espandendo e come le comunit cristiane sorgessero numerose. Ma ci che lo entusiasmava di pi in quei giorni, era un progetto che maturava da tempo e che solo da poco aveva messo in atto, mi spieg che durante tutte le sue peregrinazioni in Palestina, si era prefissato di raccogliere il maggior numero possibile di testimonianze, di documenti, di prove, persino di aneddoti e leggende sulla predicazione e sulla vita del maestro di Galilea. Mi mostr tutto quanto: aveva appunti, atti giuridici, disegni, vecchi documenti, quando gli chiesi cosa pensava di farne, il suo viso si illumin e mi rispose: Quello per cui fui destinato il giorno in cui raccolsi la pergamena dalle vesti di Stefano: diventare il cronista della storia della vita e degli insegnamenti di Ges!
DARIO - E riusc nellimpresa?
SILONE - S, poich attualmente, nelle comunit cristiane, circolano diverse cronache della vita del Galileo scritte da cinque o sei autori diversi, ma la pi completa e la pi consultata sembra essere quella di Luca.
DARIO - Aveva con se ancora quella famosa pergamena ?
SILONE - No, mi raccont che, dopo averla copiata, la consegn ad uno dei predicatori affinch la conservasse come ricordo e simbolo.
DARIO - Caspita che storia! Che ne stato di Luca?
SILONE - Non ne ho pi notizie da anni, lultima volta mi scrisse dalla Bitinia. Dopo la morte di Paolo a Roma, le comunit cristiane ebbero un attimo di sbandamento, ma lorganizzazione interna, ormai ben radicata, ne permise la sopravvivenza. Luca non era mai stato un predicatore, perci si ritir in Bitinia dove inizi a scrivere una cronaca di quei viaggi.
DARIO - Ho sentito parlare di questo Paolo, si dice che prima di divenire il pi famoso predicatore cristiano fosse un loro nemico?
SILONE - Lho sentito dire anchio, ma non so che cosa avesse fatto.

Dario per un attimo resta assorto.

DARIO - Silone, di dovera originario Paolo il predicatore ? 
SILONE - Di Tarso in Cilicia, Luca me ne parl molte volte e... per Esculapio! 

Silone per poco non rovescia la bevanda.

DARIO - (stupito) Che cosa c ?
SILONE - (esterrefatto) Luca mi disse che Paolo era il nome che prese quando divenne seguace della dottrina cristiana, in realt il suo vero nome era Saulo! V... vuoi vedere che... 
DARIO - (c.s.)... il pi grande predicatore dei cristiani fu, in precedenza, il loro pi grande persecutore! Com possibile che in un uomo si operi un cos profondo cambiamento?
SILONE - Non lo so, solo ora mi rendo conto del perch Luca riponesse tanto entusiasmo negli insegnamenti del Galileo e, successivamente, in quelli di Paolo.
DARIO - (pensieroso) Silone, tu hai mai letto la cronaca che Luca stava scrivendo?
SILONE - Solo alcuni brani, la stesura della storia non era ancora completa.
DARIO - Luca si riport via gli appunti che ti mostr?
SILONE - Credo di s, anche se nei giorni in cui soggiorn qui a Pergamo continu il suo lavoro.
DARIO - E dove scriveva un quei giorni? Voglio dire, quale luogo preferiva per farlo?
SILONE - Perch questa domanda?
DARIO - Mi chiedo se parte di quegli appunti possono essere rimasti qui alla scuola.

Silone ci pensa un attimo

SILONE - Non credo, comunque Luca, per scrivere, si appartava nella biblioteca, se qualcosa ha lasciato, non pu essere che l.
DARIO - Tu non hai mai provato a cercare?
SILONE - No, sinceramente non mi mai venuto in mente... tu invece cosa stai pensando?
DARIO - Di farlo io... con il tuo permesso, naturalmente!
SILONE - (Silone sorride) Non c alcun problema, tuttavia in qualsiasi comunit cristiana sicuramente potresti trovare la storia completa.
DARIO - S, ma vedere gli appunti originali e le fonti da cui quella cronaca uscita, sarebbe immensamente pi interessante! 
SILONE - Ti auguro di trovare quello che cerchi, io non ho avuto la fortuna di Luca.
DARIO - Quale fortuna?
SILONE - Quella di scoprire la pi potente medicina del mondo!
DARIO - La pi potente medicina? Quale medicina?
SILONE - Quella che d la serenit dello spirito!

Silone resta un attimo pensieroso, poi sospira e si alza dalla panchina

SILONE - Vado a far riposare la mia vecchiaia, ti lascio ai tuoi pensieri. Salute ragazzo mio.
DARIO - Buon riposo a te Silone, a domani.

Dario rimane per qualche minuto a riflettere da solo. Poi da sinistra entra Demetrio.

DEMETRIO - (con enfasi) Salute a te o luminare della scienza medica!

Dario sobbalza.

DEMETRIO - (c.s.)... o faro indicatore della disciplina sacra ad Esculapio... o divina reincarnazione del sommo Ippocrate!
DARIO - Smettila Demetrio, mi hai fatto venire un colpo!

Demetrio si avvicina con fare circospetto e parla in un orecchio allamico. Demetrio un tipo scanzonato.

DEMETRIO - A tal proposito ti consiglio un infuso di Digitale e comunque una visita dal grande erborista e farmacista Demetrio da Knidos, che sapr sempre consigliarti qualche rimedio per le turbe da spavento, pruriti anali e unghie incarnite!
DARIO - Ma quando crescerai!
DEMETRIO - Fratellino, che ti preso?
DARIO - (seccato) Niente, niente!
DEMETRIO - Ho capito, hai avuto unaltra discussione con Silone, non c che dire, quelluomo, quando parla di te, gli brillano gli occhi, non so cosa far quando te ne andrai.
DARIO - S, ho parlato con Silone, ma non di quello che pensi tu.
DEMETRIO - Oh, largomento delle vostre discussioni si elevato di rango?
DARIO - Hai mai sentito parlare di un certo Luca di Antiochia?
DEMETRIO - No, chi ?
DARIO - Un medico.
DEMETRIO - Un concorrente! deciso, appena finiamo qui, andiamo ad esercitare ad Antiochia...
DARIO - Finiscila!

Dario guarda intensamente Demetrio.

DEMETRIO - (fingendosi impaurito) Che cosa ho? Perch mi guardi cos, Ho qualche malattia grave? 

Dario sorride e mette un braccio sulle spalle dellamico.

DARIO - No fratellino, stai benissimo... ora vieni che ti racconto una storia.

Dario comincia a raccontare, i due escono da sinistra e inizia il cambio di scena.

DARIO VECCHIO - (da fuori scena, sorridendo) Eri la persona pi inopportuna e scanzonata che conoscessi. Siamo sempre stati completamente diversi e non hai idea di quante volte ti avrei tirato volentieri un pugno sul naso, ma eri e sei colui che allora rub il mio affetto fondando unamicizia di cui ancora oggi sento una grande nostalgia, di cui purtroppo oggi devo farne a meno. Comunque della singolarit della storia del Galileo, ne ebbi conferma alcuni giorni dopo quando andai nella biblioteca a cercare qualche traccia degli appunti di Luca. Ricordo i pensieri che mi attraversarono la mente, per un attimo mi diedi dello stupido: andavo a cercare delle carte che non sapevo se esistevano, se erano l e se cerano chiss dove erano state nascoste. Cerca di immaginare che cosa avrebbe fatto Luca di Antiochia al mio posto, ma entrare nello spirito e nei pensieri di unaltra persona sempre arduo. L per l pensai di lasciar perdere tutto, ma vidi Areteo di Cappadocia, il nostro grande maestro e non potetti fare a meno di salutarlo. 


TERZO QUADRO

SCENA

La biblioteca della scuola di medicina: Una grande sala illuminata da una serie di finestroni , una serie di tavoli, e alcuni grandi scaffali colmi di libri e rotoli di pergamena. Nellangolo di destra, sotto una delle grandi finestre, seduto Areteo immerso nella lettura di un rotolo di pergamena. Da sinistra entra Dario.

DARIO - (con rispetto) Salute a te Areteo!
ARETEO - Salute Dario, come mai in biblioteca? Non partecipi alla preparazione della cerimonia di consacrazione a dottore insieme ai tuoi compagni?
DARIO - S certo, ma c ancora una settimana e non c fretta, sono solo venuto per cercare di soddisfare una mia curiosit.
ARETEO - Bene! la curiosit la spinta principale che avvicina luomo a grandi cose ! Posso esserti daiuto? 
DARIO - Oh no, non voglio disturbarti e poi la mia ricerca parte da presupposti troppo vaghi... le mie sono solo ipotesi.
ARETEO - Ragione di pi per avvalersi dellaiuto di un amico.

Dario sorride orgoglioso della considerazione mostrata da Areteo.

DARIO - Ti ringrazio, ma non vorrei... 
ARETEO - Insisto, credo di conoscere abbastanza le medicina per poterti aiutare.
DARIO - In tutta la mia vita non mi sognerei mai di mettere in dubbio la tua sapienza e la tua conoscenza della medicina, ma la mia curiosit di altra natura.

Areteo appoggia il rotolo sul tavolo e osserva attentamente Dario.

ARETEO - Ora la curiosit mia, ti prego di spiegarti.

Dario tituba ancora un attimo.

DARIO - Qualche giorno fa Silone mi ha raccontato la storia di un giovane medico che conobbe molti anni fa qui a Pergamo, il sui nome era Luca ed era originario di Antiochia. Prima di entrare qui alla scuola, in circostanze drammatiche, entr in possesso di un rotolo di pergamena che conteneva la cronaca della vita di un giovane maestro della Galilea di nome Ges. Successivamente Luca scrisse lui stesso una cronaca su questo maestro. Silone mi ha detto che alcuni anni fa Luca venne a trovarlo qui alla scuola, era proprio il periodo in cui stava finendo il suo lavoro mi son chiesto se magari qui in biblioteca non abbia lasciato qualche appunto del suo lavoro
ARETEO - Perch sei cos interessato a quello scritto? 

Dario ci pensa un attimo

DARIO - Mi chiedo quale sorta di dottrina insegnasse il Galileo per avere cos successo con la gente.
ARETEO - Beh, penso che un predicatore cristiano potrebbe chiarire i tuoi dubbi.
DARIO - S, ma...
ARETEO - Ma, che cosa?
DARIO - Io credo che sarebbe pi interessante leggere la cronaca della vita di un uomo, che non ascoltare la parola infervorata di un predicatore.
ARETEO - (sorridendo) A quanto pare le lezioni di razionalit medica di Silone hanno dato i loro frutti!
DARIO - (improvvisamente) Areteo, chi era Ges il Galileo?

Areteo resta per un attimo in silenzio.

ARETEO - Era un predicatore, molti lo chiamavano maestro. Si racconta che avesse un carattere forte e volitivo tanto che in pochi anni riusc a riunire intorno a s un gran numero di seguaci, quelli che lo conobbero raccontano di prodigi compiuti in...
DARIO - Dei prodigi?
ARETEO - S, pare che riuscisse a ridare la vista ai ciechi e...
DARIO - Com possibile! Ippocrate stesso afferma che...
ARETEO - Ragazzo mio, pensi che io non conosca le parole di Ippocrate?
DARIO - Perdonami Areteo.
ARETEO - In effetti per la medicina certe guarigioni appaiono strabilianti, tuttavia...
DARIO - (ansioso) Tuttavia?
ARETEO - (sorride) Un giorno ti accorgerai che tutta la tua scienza non servir a curare le afflizioni umane e che tutta la tua sapienza sar impotente contro le sofferenze e la miseria. La verit ti sfuggir proprio quando avrai la sensazione di averla in pugno. Tutto ti sembrer cos lontano e inafferrabile e sarai preda della disperazione e dello sconforto. Sar proprio allora che dovrai spogliarti della tua toga di medico e vestire gli stracci del mendicante. Solo per avere lumilt di percorrere strade diverse da quelle conosciute e di cominciare a riscoprire la verit dove non pensavi nemmeno potesse esistere!

Areteo tace improvvisamente, come se fosse pentito di aver parlato con tanto fervore. Dario resta profondamente turbato dalle parole del medico.

ARETEO - (brusco) Ora ti prego di perdonarmi, ma vorrei continuare il mio studio.

Areteo si concentra di nuovo sul suo studio. Dario resta un po interdetto, come se Areteo abbia voluto chiudere un argomento sgradito. 

DARIO - (facendo un piccolo inchino con il capo) Sono io che ti prego di perdonare la mia inopportuna insistenza, ti auguro una buona giornata.

Areteo si limita a fare un cenno di risposta con la mano senza sollevare lo sguardo dalla pergamena, Dario si allontana ed esce da sinistra

DARIO VECCHIO - (da fuori scena) Ricordo che la mia curiosit non fu intaccata dallimprovviso silenzio di Areteo, ma ebbi una strana sensazione, come se il maestro avesse improvvisamente richiuso una porta, sprangata da molti anni e aperta per un attimo e per errore. Avvertii come una specie di nebbia tra la mia sete di sapere e la verit su fatti accaduti tanti anni prima. Decisi per il momento di lasciar perdere la mia caccia a vecchie pergamene. Ero ormai sicuro che al tempio non avrei trovato niente. Per di pi nei giorni a venire avrei avuto cose pi importanti da fare. Ma mi sbagliavo e lopportunit mi venne data proprio da te, anzi dalla tua attivit di ladro.

QUARTO QUADRO

SCENA

La scena la stessa del primo quadro. Primo pomeriggio. Dario intento a preparare il bagaglio per la partenza. Improvvisamente si spalanca la porta di ingresso ed entra Demetrio con le braccia stracolme di libri e rotoli di pergamena. Dario sobbalza

DARIO - (protestando) Possibile che devi farmi sempre prendere dei colpi!
DEMETRIO - Invece di brontolare, vedi di darmi una mano!

Dario aiuta Demetrio a depositare tutto sul tavolo.

DARIO - Hai saccheggiato la biblioteca?
DEMETRIO - Non solo quella.
DARIO - Ma a che ti serve tutta questa roba?
DEMETRIO - Il fatto che... essendo un po distratto...
DARIO - ... in sei anni hai coscienziosamente seminato le tue carte per tutto il tempio ed ora hai fatto il giro per recuperarle... toglimi una curiosit? Fin dove sei arrivato a raspare?
DEMETRIO - ... ricordi quegli appunti sul secondo trattato di anatomia di Prassagora?
DARIO - Demetrio, guardami bene in faccia, due anni fa mi hai fatto riscrivere per due volte trenta fogli di pergamena perch mi dicesti che ti avevano rubato quegli appunti, ed ora?
DEMETRIO - ... gli ho ritrovati.
DARIO - Per Igea, dove?... no, aspetta, voglio indovinare... nel giardino sotto una pianta?
DEMETRIO - No.
DARIO - Dentro la corona della statua del dio Esculapio?
DEMETRIO - No.
DARIO - Mi arrendo!

Demetrio sospira guardando Dario che impaziente attende la risposta.

DEMETRIO - Nell Abaton.
DARIO - Dove?
DEMETRIO - Hai capito bene.
DARIO - Il luogo sacro del tempio? Ma se non ci sei mai entrato?
DEMETRIO - (sarcastico) Lo so che un posto riservato a voi medici!
DARIO - Lascia stare le scuse, mi piacerebbe sapere come e quando ce li hai lasciati!
DEMETRIO - Non ne ho idea.

Dario guarda lamico con commiserazione.

DARIO - Comunque non dirmi che tutta questa roba tua?
DEMETRIO - ... No, volevo portare via solo qualche ricordo.
DARIO - Noleggiando una carovana di somari per trasportarli?
DEMETRIO - (guardandosi intorno con aria circospetta da cospiratore) No, il fatto ... 

Demetrio raggiunge la porta e la chiuse.

DEMETRIO - pensa a quello che potremmo ricavare vendendo qualche scritto di medicina...
DARIO - Demetrio!
DEMETRIO - ... i ciarlatani di Efeso non aspetteranno altro che due luminari del tempio di Pergamo regalino loro qualche briciola di sapienza... 
DARIO - (ironico) Ma guarda un po!
DEMETRIO - ... del resto lavoriamo per la medicina e il suo ideale?
DARIO - ... e per riempire la tua borsa di sesterzi! Ho capito, fammi vedere cosa ti sei rubato!

Dario comincia a controllare il bottino dellamico.

DEMETRIO - Rubare?... Che esagerazione... ho preso in visione.
DARIO - Mhmm, guarda, guarda: Erasistrato, Erofilo, Prassagora, Dioscuride... perfino Celso, non manca nessuno! Demetrio, questa roba del tempio, non te la puoi portare via.
DEMETRIO - Per Giove quanto sei moralista ! Ma a chi vuoi che serva con una biblioteca piena zeppa!

Demetrio getta distrattamente sul tavolo il libro che ha in mano. Dario lo raccoglie.

DEMETRIO - In una citt come Pergamo, con una delle scuole di medicina pi importanti del mondo e la pi antica biblioteca esistente, chi vuoi che si accorga se manca qualche rotolo qua e l, pensa invece a quanto ci farebbero comodo questi scritti, una volta iniziato il nostro lavoro di medici e prova ad immaginare il prestigio che potremmo ottenere utilizzando... ma mi stai a sentire? 

Dario immerso nella lettura del libro gettato da Demetrio sul tavolo. 

DEMETRIO - (avvicinandosi allamico) Maledizione, possibile che a te i libri debbano fare questo effetto? Hei, ma ci sei?
DARIO - (alzando gli occhi) Demetrio, dove hai trovato questo?
DEMETRO - Non ne ho la pi pallida idea... fammi vedere.

Demetrio prende loggetto. Non si tratta di un libro vero e proprio, ma una custodia di cuoio robusto contenente numerosi fogli sciolti, una specie di portadocumenti di poco valore.

DEMETRIO - Saranno appunti dimenticati da qualche studente.
DARIO - Credi? Guarda meglio.

Demetrio sfoglia ancora.

DEMETRIO - Ma che roba ?
DARIO - Proprio non riesci ad immaginarlo?
DEMETRIO - Senti, non ho voglia di giocare agli indovinelli, questi, secondo me, sono i documenti di qualche grande filosofo, oppure una raccolta di storielle piccanti...
DARIO - Bravo, Demetrio, proprio una storia!

Demetrio fa per parlare, poi qualcosa gli illumina la mente e di colpo cambia espressione.

DEMETRIO - Vuoi dire che questi sono gli appunti di Luca di Antiochia con la storia del Galileo? 
DARIO - Bravo, questa volta ci hai azzeccato!

Velocemente i due fanno posto sul tavolo, si siedono e si mettono a studiare le pergamene. La luce dalla finestra si abbassa lentamente ad indicare il trascorrere delle ore e la lucerna sul tavolo si accende. Dario si alza dalla sedia e si stiracchia

DARIO - Che cosa ne pensi?
DEMETRIO - un guazzabuglio, per avere unidea chiara bisognerebbe confrontarlo con il testo definitivo.
DARIO - Sono daccordo qui poi ci sono gli atti di un processo, la successiva sentenza e lesecuzione che... 
DEMETRIO - Esecuzione?
DARIO - S, non li hai visti?
DEMETRIO - Quelli del processo s, ma sullesecuzione non ho letto nulla.
DARIO - Probabilmente era nel gruppo che stavo leggendo io (Dario cerca il foglio giusto)... ecco qui, sono poche pagine.

Demetrio legge rapidamente.

DEMETRIO - strano.
DARIO - Cosa?
DEMETRIO - (pensandoci un attimo) Negli appunti, sia del processo che dellesecuzione, ci sono molte annotazioni ed aggiunte, come se Luca, una volta tracciata la trama della storia, abbia cominciato a farcirla di aneddoti e personaggi... ma saranno poi di Luca di Antiochia questi appunti?
DARIO - Questo abbastanza probabile anche se effettivamente il suo nome non riportato da nessuna parte.
DEMETRIO - curioso anche il fatto che, come ti sei interessato a questa storia, improvvisamente sono saltati fuori questi scritti, anche se nessuno al tempio ne sapeva nulla.
DARIO - Non esagerare, sicuramente stata solo una coincidenza. Comunque, le mie felicitazioni Demetrio: il tuo acume superato solo dalla tua avidit per il denaro!

Demetrio questa volta resta serio e continua a seguire il filo del suo ragionamento.

DEMETRIO - Qui dice che il Galileo fu sottoposto al supplizio della crux mentre limputazione era quella di agitatore politico.
DARIO - Per Giove, la crux uno dei pi infamanti!
DEMETRIO - ... riservato a schiavi e stranieri!
DARIO - Quindi secondo te il Galileo fu sottoposto ad un genere di esecuzione esagerata rispetto alle accuse che gli furono rivolte?
DEMETRIO - Anche se la maggior parte degli accusati di sedizione politica usciti dai tribunali di Roma sono morti per decapitazione, alcuni sono stati addirittura lasciati vivi, ma ufficiosamente privati degli occhi o di qualche arto, proprio per trasformarli in esempi viventi, ma nessuno, per quanto ne so io, ha mai subto lagonia di essere inchiodato ad una croce!
DARIO - Inchiodato?
DEMETRIO - S.
DARIO - Ma i crocifissi non vengono legati?
DEMETRIO - Qualche pazzo criminale, oltre alluso delle corde, ha introdotto quello di piantare dei chiodi sulle mani e sui piedi per affrettare lagonia.
DARIO - Per Ippocrate! Ma terribile! Le sofferenze devono essere inaudite!
DEMETRIO - proprio per questo che la crocifissione, secondo me, una pena troppo dura per unaccusa simile.

Dario stupito dalla seriet di Demetrio.

DARIO - Mi chiedo se esiste una ragione per infliggere ad un uomo tante sofferenze.
DEMETRIO - S, se per ragioni di Stato un personaggio scomodo deve sparire in fretta e, contemporaneamente, costituire un esempio.
DARIO - Cosa vuoi dire?
DEMETRIO - solo una sensazione, ma ho limpressione che ci fu, da parte di molti, linteresse alla morte del Galileo.
DARIO - Chi potrebbero essere questi molti?
DEMETRIO - difficile dirlo, la mia solo una sensazione, come ti ho detto prima, per scoprirlo bisognerebbe confrontare il testo ufficiale con questi appunti e cercare di capire se Luca, o chi per esso, abbia voluto dare una certa forma alla realt dei fatti, sai a volte basta introdurre un particolare, cambiare un dialogo, descrivere i fatti in un luogo anzich in un altro, che tutta una storia prende una piega diversa condizionando il giudizio di chi la legge.

Pausa

DARIO - Beh, ad Efeso c una delle pi grandi comunit cristiane dellAsia Minore, sicuramente l troveremo lo scritto che cerchiamo!

A Demetrio si illumina il viso.

DEMETRIO - Bene! Gli Efesini, oltre a riempirci le bisacce di sesterzi, ci aiuteranno anche nelle nostre indagini! 
DARIO - Questa volta sono daccordo con te.
DEMETRIO - Ad Efeso ci aspettano grandi cose!
DARIO VECCHIO - (da fuori scena) Fu allora che cominci la nostra ricerca, ma pass del tempo prima di riuscire ad entrare in contatto con i cristiani e, come tutto in quella storia, accadde per caso. Eravamo gi da tre anni ad Efeso, ricordo quanto ti piaceva quella citt, era il secondo anno di regno dellimperatore Tito. Il nostro ambulatorio lavorava a pieno ritmo e mentre tu spillavi aurei sonanti alla classe patrizia della citt io non potevo fare a meno di curare anche chi non poteva permettersi di vedere un medico.

QUINTO QUADRO

SCENA

Lambulatorio di Dario e Demetrio. Pu essere utilizzata la struttura dello studio modificando opportunamente lambiente in modo da creare un ambulatorio medico antico, con strumenti, contenitori per medicamenti, ecc. Dario sta medicando la mano ferita di un contadino, nella stanza sono presenti altri due uomini che assistono alloperazione.

DARIO - Voi chi siete?
PRIMO CONTADINO - Siamo i fratelli.
DARIO - Com successo?
SECONDO CONTADINO - Si ferito mentre piantavamo dei pali nella vigna.

Dario si alza e prende da uno scaffale un vasetto di terracotta.

DARIO - Domani togliete la fasciatura, lavate la ferita con acqua e olio e, prima di fasciarla di nuovo, spalmate questo unguento sulla mano.

I due contadini si guardano fra loro, poi timidamente guardano Dario e il vasetto senza decidersi a prenderlo.

DARIO - Beh, che c?
SECONDO CONTADINO - Noi non...
DARIO - Voi cosa?
PRIMO CONTADINO - Maestro, noi siamo gente povera, non possiamo pagarti ora, dobbiamo ancora vendere il raccolto ma appena...
DARIO - Primo: non sono un maestro. Secondo: nessuno vi ha chiesto denaro. Terzo: riportatelo da me tra sette giorni, cos potr vedere se la mano guarisce bene!

I due uomini sgranano gli occhi e subito si precipitano a baciare le mani a Dario. 

DARIO - (ritirandole) Hei! Non sono il dio Esculapio! 
PRIMO CONTADINO - (guardandolo intensamente) No, non potresti esserlo, perch gli di sono capricciosi e non conoscono la generosit e la piet umana! 

I due fanno un inchino e si apprestano ad aiutare il fratello zoppicante e ferito ad alzarsi. Nello stesso momento entra Demetrio

SECONDO CONTADINO - (rivolto a Dario) Pregheremo lEterno affinch guidi sempre le tue mani!

Dario e Demetrio si guardano.

DARIO - Fermatevi un istante ditemi questo... Eterno... forse un dio?

I due contadini si guardano sorridendo, a quello ferito si illumina lo sguardo. Dario e Demetrio notano la trasformazione.

PRIMO CONTADINO - Egli lunico Dio, colui che ha resuscitato il suo unico figlio per la nostra salvezza!
DEMETRIO - Un momento... resuscitare? Come?
PRIMO CONTADINO - Fu messo a morte, rimase cos per tre giorni, poi risorse!
DARIO - Com possibile resuscitare dalla morte?
DEMETRIO - Dov ora questuomo? 
SECONDO CONTADINO - LEterno lo ha chiamato a s!
DEMETRIO - (lanciando unocchiata a Demetrio) Come si chiamava questuomo?
SECONDO CONTADINO - Ges, ed era originario della Galilea.

Dario e Demetrio si guardano di nuovo

DARIO - Voi siete cristiani?
PRIMO CONTADINO - S.
DARIO - Conosciamo la storia del Galileo, e... vorremmo conoscerla meglio, sai se qualcuno che pu aiutarci?

Ai due uomini brillarono gli occhi.

SECONDO CONTADINO - Questa certmente la volont dellEterno, vi porteremo dalla persona pi adatta a soddisfare la vostra sete di sapere.
DEMETRIO - E sarebbe?
SECONDO CONTADINO - Timoteo da Listri, vescovo di Efeso!
DEMETRIO - Che cos un vescovo?
PRIMO CONTADINO - Il capo spirituale della nostra comunit.
DARIO - Bene, credo proprio che si la persona giusta.
PRIMO CONTADINO - Avrete nostre notizie prima di quanto immaginiate, il nostro debito con voi immenso.

I due contadini aiutano il fratello ad alzarsi, chinano la testa in segno di saluto.

SECONDO CONTADINO - Che lEterno vi protegga! A presto!
DARIO - Mi raccomando la fasciatura.
PRIMO CONTADINO - Non temere.

I tre contadini escono da destra.

DARIO - Che ne pensi?
DEMETRIO - Non lo so, ma sono curioso.
DARIO DA VECCHIO - (da fuori scena) Fu a casa di Timoteo che inizi la nostra ricerca ma, come ricorderai, non fu il capo spirituale della Chiesa di Efeso ad aiutarci o almeno, ha indirizzare la nostra curiosit lungo la strada che nel tempo abbiamo seguito, ma Giuliano da Iconio, quelloscuro cronista e storico tanto detestato dal patriarca Giovanni che, con il suo acume e la sua scaltrezza, riusc a scavare cos a fondo nelle pieghe di una strana storia vecchia di cinquantanni.

SESTO QUADRO

SCENA

La casa di Timoteo. Lo studio di Giuliano. La struttura la stessa dello studio di Dario, ma con pi eleganza e ricchezza di arredi. La quantit di libri e pergamene riempie quasi totalmente il tavolo. Timoteo Dario e Demetrio entrano da destra. Giuliano, che era seduto al tavolo, si alza e va loro incontro.

TIMOTEO - Amici, questo Giuliano, luomo che ha avuto lincarico dalla nostra comunit di redigere la cronaca della vita del nostro maestro. Giuliano, questi sono i medici di cui ti ho parlato. Vi lascio tranquilli cos potrete parlare con pi calma.

Timoteo esce da destra.

GIULIANO - Come posso aiutarvi?
DEMETRIO - Ci tenevamo a conoscere la storia dal maestro di Galilea.
GIULIANO - Niente di pi facile, posso fornirvi una copia delle cronache della sua vita.
DARIO - Con tutto il rispetto per il suo insegnamento, ci sono cose, in quelle cronache, che non riusciamo a comprendere.
GIULIANO - (in maniera quasi annoiata) Uno qualsiasi dei nostri predicatori potrebbe, meglio di me, chiarirti molte idee, compresi i prodigi compiuti dal Rabbi...
DARIO - Rabbi?
GIULIANO - S... in ebraico significa mio maestro uno degli appellativi con cui veniva chiamato Ges... 
DEMETRIO - No, aspetta, non sono i prodigi che ci incuriosiscono, ma certe cose che non combaciano.
GIULIANO - (tristemente) Oh, ci sono uninfinit di cose che non combaciano in quelle cronache, ed proprio questo il mio lavoro: cercare un filo logico in esse. 
DARIO - Ma non rischi di falsare la verit?
GIULIANO - proprio questa la parte pi difficile, devo fare capo ad una infinit di storie, storielle e qualche volta leggende, comparare il tutto e trascrivere una cronaca la pi logica possibile.
DARIO - E su cosa ti basi?
GIULIANO - Le principali fonti sono tre cronache scritte da tre autori diversi. La prima, in ordine di tempo, di un certo Matteo da Cafarnao, detto Levi, uno dei primi seguaci del Rabbi scritto undici anni dopo la sua morte. Il secondo fu scritto diciassette anni dopo da Marco Giovanni di Gerusalemme e il terzo da Luca, un medico di Antiochia seguace di Paolo di Tarso, poi ci sono altre cronache, appunti e tradizioni orali, ma secondo me sono incomplete e poco affidabili.
DEMETRIO - (stuzzicandolo) E queste tre lo sono?
GIULIANO - (sospirando) difficile dirlo, ci sono molti punti oscuri che hanno bisogno di essere chiariti ed difficile farlo senza altre fonti pi complete.
DARIO - Dei tre autori, chi fu pi vicino a Ges? 
GIULIANO - Soltanto Marco e Matteo, Luca, il medico, scrisse la sua storia condensando testimonianze, documenti e racconti raccolti durante i suoi viaggi.
DEMETRIO - Quindi, per assurdo, la cronaca di Luca di Antiochia potrebbe essere quella meno influenzata dallentusiasmo provocato dalla vicinanza del Galileo? 
GIULIANO - (incuriosito) Cosa vuoi dire?
DEMETRIO - Che lattendibilit potrebbe essere maggiore degli altri due.
GIULIANO - A questo non avevo mai pensato, in effetti la cronaca di Luca la pi lunga e la pi completa... comunque al momento le ipotesi sono la miglior cosa che possiamo fare.

Dario e Demetrio si guardano. Demetrio fa un cenno con la testa e Dario, da sotto il mantello tira fuori la piccola cartella di cuoio e la porge a Giuliano che guarda perplesso loggetto e poi i due amici.

GIULIANO - Che cosa ?
DARIO - Questi sono gli appunti originali di Luca di Antiochia da noi ritrovati a Pergamo!

Giuliano prima spalanca gli occhi, poi la bocca, infine si avvicina a Dario gli strappa di mano la cartella, velocemente lapr e, con grande eccitazione, comincia a sfogliare gli appunti. 

GIULIANO - (fermandosi un attimo) Volete dire che questi sono i documenti originali da cui Luca ha tratto le notizie per la sua cronaca?
DEMETRIO - S, ecco perch ti abbiamo parlato di cose che non riuscivamo a comprendere. Le storie ufficiali che abbiamo letto tacciono o riportano parzialmente cose contenute in questi appunti, per questo abbiamo avuto la netta sensazione che Luca abbia voluto far apparire le cose sotto una certa luce.
DARIO - O lui, o chi ha scritto e divulgato queste cronache!
DEMETRIO - Senza contare le contraddizioni.
GIULIANO - (eccitandosi) Quali contraddizioni?
DARIO - (avvicinandosi) Hai una cronaca della storia della prima comunit cristiana?
GIULIANO - Certo, noi la chiamiamo Storia degli atti dei primi discepoli 

Giuliano prende delle pergamene rilegate a libro e le porge a Dario che le sfoglia alla ricerca di un passo.

DARIO - Infatti non c!
GIULIANO - Non c cosa?
DARIO - Aspetta... dammi la cartella degli appunti.

Giuliano gliela porge e Dario comincia a sfogliarla finch non trova quello che cerca.

DARIO - Ecco qui, leggi, riporta il discorso di un certo Pietro... 
GIULIANO - S, fu colui che prese la guida della comunit dopo la morte del Rabbi.
DARIO - ... di fronte ad un centinaio di fedeli riuniti!
GIULIANO - (leggendo) Questuomo acquist un campo col prezzo del suo delitto, poi si impicc e, cadendo a capofitto, i suo corpo si squarci nel mezzo e si sparsero tutte le viscere.

Giuliano resta qualche attimo pensieroso.

DARIO - Chi era quelluomo e perch simpicc?
GIULIANO - Era un certo Giuda da Keriot, detto lIscariota, si dice che trad il Rabbi consegnandolo al Sinedrio.
DEMETRIO - Trad il Galileo?
GIULIANO - S, per un pugno di sicli!
DEMETRIO - Forse Ges si nascondeva alle autorit e agiva di nascosto? 
GIULIANO - No, predicava nelle sinagoghe nelle strade e nelle piazze.
DEMETRIO - Non capisco... quindi chiunque sapeva dove trovarlo?
GIULIANO - S.
DEMETRIO - Ma allora che bisogno cera di tradirlo? Il procuratore imperiale o il Sinedrio potevano accusarlo e arrestarlo quando volevano!
GIULIANO - Questo uno dei punti oscuri,... ma vi prego continuate!
DARIO - Quello che a noi sembrato strano il fatto che a un impiccato si spezzi la corda dopo morto e il corpo cadendo si squarci e si apra consentendo alle viscere di uscire e spandersi per terra.
GIULIANO - Perch, non potrebbe succedere?
DEMETRIO - Perch accada una cosa del genere, un suicida dovrebbe impiccarsi ad un albero alto almeno cento piedi e io sono sicuro che n in Giudea n in nessun altra regione crescono sicomori tanto alti!
GIULIANO - Come fate a sapere che era un sicomoro?
DARIO - riportato in unaltra parte degli appunti.
GIULIANO - Potrebbe essere cresciuto in cima ad un dirupo e il corpo potrebbe essere rotolato gi sfracellandosi?
DARIO - (scuotendo la testa) Un uomo che si vuole impiccare disperato e non ha la lucidit di scegliersi il luogo e lalbero o di andare in cima ad un dirupo a cercarne uno.
DEMETRIO - In secondo luogo, se fosse caduto da un dirupo avrebbe avuto ferite profonde in tutto il corpo e parecchie ossa fratturate. Luca parla di un ventre squarciato nel mezzo con viscere sparse sul terreno, si tratta chiaramente di una ferita netta fatta, molto probabilmente, con una lama. Luca era un medico, difficilmente avrebbe usato altre parole per descrivere il fatto.

Giuliano divora con gli occhi i due medici.

DARIO - Secondo gli appunti di Luca, questo Giuda sarebbe sparito per due giorni interi prima di essere ritrovato ai piedi del sicomoro, da nessuna parte scritto cosa fece in quei due giorni!
GIULIANO - (riflettendo) incredibile! Voi cosa ne pensate?
DEMETRIO - semplice, Giuda fu ucciso e chi lo fece doveva far apparire che si trattava di un traditore e che si era suicidato, ma doveva anche compiere sul corpo violenze tali da scoraggiare qualsiasi testimone che si fosse presentato per una denuncia!
DARIO- Ed evidentemente se il mandante fece questo, aveva due ottime ragioni: la prima che si trattava di una persona molto conosciuta, almeno nellambiente dei seguaci del Galileo. La seconda che i testimoni cerano, altrimenti non si sarebbe preoccupato di farli tacere terrorizzandoli!

Giuliano crolla seduto su di una sedia esterrefatto 

GIULIANO - Ma allora perch fu ucciso?
DARIO - difficile dirlo, il tradimento non sembra una causa sufficiente.
GIULIANO - Gi, Ges sarebbe stato comunque arrestato.
DARIO - Forse Giuda era in complotto con qualcuno e questo qualcuno voleva evitare che parlasse? 
GIULIANO - S, ma con chi e per cosa?
DEMETRIO - Per lunica cosa che avrebbe fatto gola a chiunque dei seguaci: la guida della comunit.

C un attimo di silenzio, poi Giuliano si alza dalla sedia, si avvicina al tavolo e comincia a rovistare finch non trova un fascio di pergamene

GIULIANO - (sfogliandole) ... Ecco qui.
DEMETRIO - Che cosa ?
GIULIANO - (scorrendo velocemente le righe) le cronaca scritta da Matteo di Cafarnao... strano qui parla del suicidio di Giuda, ma non fa nessun accenno alla stranezza della morte e delle ferite sul suo corpo... curioso, perch sia Pietro che Matteo erano stati vicini al Rabbi e conoscevano tutte le vicende accadute in quei giorni, tacere un fatto del genere una cosa strana!
DARIO - Pu darsi che Pietro conoscesse questa storia e Matteo no.
GIULIANO - poco probabile, dopo il processo e la morte di Ges tutti, nel gruppo, sapevano che cosa era successo.
DEMETRIO - (pensieroso) Ci sarebbe unaltra ipotesi.
GIULIANO - Parla!
DEMETRIO - Che tutti i seguaci, per paura o per qualche altra ragione, fossero daccordo nel tacere certi fatti, e a Pietro, quelle parole dette davanti a qual gruppo di fedeli, sfuggirono di bocca e furono raccolte da qualcuno che le testimoni a Luca che a sua volta le trascrisse.
DARIO - Ma se i discepoli erano daccordo nel tacere, perch Pietro avrebbe commesso unimprudenza simile sapendo che Matteo, nella sua cronaca aveva taciuto il fatto?

Per un attimo nella stanza si fa silenzio, poi Giuliano sobbalza.

GIULIANO - Ma certo! La cronaca di Matteo cominci a circolare una ventina di anni dopo la morte di Ges allinsaputa di Pietro e Pietro stesso non poteva sapere che esisteva gi una testimonianza scritta, per questo non si preoccup di esporsi davanti a tutti quei fedeli. Era sicuro che nessuno avrebbe dato gran peso alle sue parole e a fatti accaduti quando i seguaci del Rabbi erano molto pochi!
DARIO - In poche parole molti sapevano o sospettavano, ma nessuno parlava! 
GIULIANO - Non pu essere che cos. Dovete permettermi di esaminare gli appunti di Luca
DEMETRIO- Non abbiamo nessuna difficolt a farlo.
GIULIANO - Fra qualche giorno riuscir ad avere un quadro pi completo della storia.
DARIO - Ci farai conoscere lesito delle tua ricerca?
GIULIANO - (sorridendo) il minimo che possa fare per ringraziarvi dellimmenso aiuto!
DEMETRIO - Vorrei farti una domanda.
GIULIANO - Dimmi pure.
DEMETRIO - Tu sei cristiano?
GIULIANO - Certo.
DEMETRIO - Se sei cristiano, perch accetti tutto quello che pu mettere in dubbio la parola del vostro maestro e ci che la testimonia?
GIULIANO - Perch oltre che cristiano sono anche uno storico e oltre che uno storico, sono anche curioso!
DARIO - Secondo te, perch queste cronache si contraddicono, mentre invece, per sostenere una fede, dovrebbero riportare tutte gli stessi fatti nella stessa maniera?
GIULIANO - Primo, perch chi le scrisse furono persone diverse, con esperienze diverse. Secondo, perch chi raccont quei fatti fu condizionato dallentusiasmo di far apparire la vita del Rabbi circondata dalla stessa aura di mistero che lo aveva affascinato. Terzo... 

Giuliano tace per un attimo.

DEMETRIO - (incalzandolo) - Terzo?
GIULIANO - (esitando) Terzo... terzo ci sono molte cose e avvenimenti nella vita del Rabbi che dovevano apparire cos.
DEMETRIO - Perch?
GIULIANO - Perch la vita stessa di Ges doveva rappresentare la realizzazione di molte delle profezie contenute nelle antiche scritture del popolo ebreo.
DARIO - Quindi questo significa... ?
GIULIANO - ... significa che i fatti riportati su quelle cronache possono non essere realmente andati cos.
DEMETRIO - Sar mai possibile conoscere lesatta verit?
GIULIANO - Sar molto difficile, ma adesso, almeno, abbiamo uno strumento in pi!

Pausa.

DARIO - Bene, ti lasciamo gli appunti, siamo ansiosi di conoscere il risultato delle tue nuove ricerche.
GIULIANO - (sorridendo) Sarete in cima alla lista delle persone che ne vedranno i risultati!
DARIO - Abbiamo abusato troppo del tuo tempo, ora vorremmo salutarti.
GIULIANO - Voi mi avete fatto guadagnare dei mesi nelle mie ricerche!
DEMETRIO - A presto.
GIULIANO - A presto amici!

Dario e Demetrio escono da destra.

DARIO DA VECCHIO - (da fuori scena) La nostra ricerca cominci quel giorno, ancora oggi non so se lavremmo fatto conoscendo in anticipo la sua conclusione, ma il destino degli uomini nelle mani dellEterno e noi ancora non lo sapevamo, ma chi conobbe subito il suo destino fu Giuliano il giorno in cui ci convoc per illustrarci i risultati e le conclusioni a cui era giunto con laiuto degli appunti di Luca di Antiochia. Ricordo che era presente tutto lo stato maggiore della comunit cristiana di Efeso: Timoteo, Gaio, Aristarco, ma oltre a Giuliano quel giorno unaltra persona avrebbe conosciuto il proprio destino: Giovanni di Cafarnao, lultimo degli uomini del Galileo.

SETTIMO QUADRO

SCENA

La stessa del sesto quadro, solo che il tavolo dello studio sgombro di carte e libri ed cirondato da una serie di sedie. In scena presente solo Giovanni seduto a capotavola. Da destra entra Gaio e di seguito Dario e Demetrio. Giovanni come assorto in meditazione.

GAIO - Venite amici, entrate! (poi a parte sottovoce) Quello Giovanni, uno dei dodici ancora vivo, colui che segu tutta la predicazione, la vita e la morte del maestro, lunica testimonianza vivente che vanta la comunit di Efeso!
DARIO - Uno dei dodici?
GAIO - S, il Rabbi, quando inizi la predicazione si circond di dodici fedeli compagni, scelti quasi a caso, e gli chiam apostoli.
DARIO - Che cosa significa?
GAIO - Vuol dire messaggero o anche ambasciatore, dovevano essere coloro scelti come testimoni diretti della sua vita, della sua parola e della sua resurrezione!

Dario e Demetrio si guardano senza parlare. 

GAIO - Venite.

I tre si avvicinano a Giovanni che, sentendoli, solleva la testa per guardarli. Dario e Demetrio rimangono molto impressionati dalluomo. Giovanni appare molto pi vecchio della sua et. la rappresentazione classica di un antico patriarca con capelli e barba candidi, la pelle del viso rugosa e scura, sembra cotta dal sole, due occhi piccoli e vividi fissano i due medici. 

GAIO - Giovanni, questi sono quei due giovani medici di cui ti ho parlato.
DARIO - Ci fa piacere vederti in salute.

Giovanni li guarda ancora per qualche istante, poi fa cenno ai tre di avvicinarsi.

GAIO - Sono quelli che hanno ritrovato alcuni rotoli appartenenti a Luca con parte della cronaca della vita del Rabbi.

Giovanni fa cenno di aver capito.

DEMETRIO - Puoi raccontarci come era il... Rabbi?

Giovanni chiude un attimo gli occhi, muove le labbra velocemente senza emettere suoni, come se invocasse i ricordi, poi parla con voce roca e lenta.

GIOVANNI - Egli era un uomo come me e come voi, ma bastava guardarlo ed ascoltarlo per capire che in lui tutto era diverso, era la luce vera che illumina ogni uomo che viene al mondo!

Dario e Demetrio si guardarono

DEMETRIO - Dicci Giovanni, tutto quello che stato scritto su Ges, effettivamente tutto quello che ha detto e fatto?
GIOVANNI - (scuote la testa) Le cose che ha detto e fatto possono essere comprese in un libro, ma lo spirito di quelle cose che riempir tutti i libri che saranno scritti da qui alla fine dei secoli!
DARIO - (sospirando) Quindi ci sono ancora cose che gli uomini debbono sapere della vita del Rabbi per conoscere maggiormente il suo insegnamento?
GIOVANNI - Altre parole possono essere scritte per esaltare la gloria del Messia, ma chi lo ascolt lo segu senza indugio e chi cerca la verit per vie traverse, trova solo la perdizione. Lui un giorno disse Chi non entra nellovile per la porta, ma vi sale dallaltra parte assassino, chi invece entra per la porta pastore delle pecore, perch il gregge ascolta la sua voce, non quella di uno sconosciuto!
DEMETRIO - (alzandosi improvvisamente) Venerabile Giovanni, siamo lieti di aver ascoltato la parola di chi conobbe il Rabbi, ti saremo grati se ci permetterai ancora di farlo in futuro

Demetrio fa un inchino. Anche Gaio e Dario si alzano. Giovanni fa un cenno di saluto e i tre si alzano e si allontanano di qualche passo. Nel gruppetto c imbarazzo.

GAIO - Dovete perdonare Giovanni, un uomo che ha sofferto molto per il maestro e per aver divulgato i suoi insegnamenti, tutto questo lo ha un po, ... come dire... isolato dalla realt.
DEMETRIO - Capisco, ma dimmi due cose Gaio.
GAIO - S?
DEMETRIO - Che cosa vuol dire Messia?
GAIO - Significa Prescelto da Dio, in greco si dice Cristo, un altro degli appellativi del Rabbi.
DARIO - (sottovoce) E... che cosa sono quei segni sul viso di Giovanni?

Gaio guarda Giovanni come se temesse di essere sentito, ma il vecchio assorto.

GAIO - Si dice che durante un suo dei suoi viaggi a Roma fu arrestato e condannato ad essere immerso nellolio bollente per fargli rinnegare la fede!
DARIO - Per Esculapio, come fa ad essere sopravvissuto?
GAIO - Non si sa se sia vero, di sicuro che sub delle atroci torture e la sua mente, da allora... non pi tanto lucida... 
DARIO - Capisco.

Pausa.

GAIO - Spero che questi incontri vi siano utili.
DEMETRIO - Utilissimi, grazie soprattutto a te.

Da destra entrano Giuliano, Timoteo e Aristarco. Tutti si salutano, poi Timoteo invita tutti a prendere posto intorno al tavolo. Giovanni viene trattato con deferenza e rispetto.

DARIO - Perdonateci, non siamo in diritto di sedere a questo tavolo... 
GIULIANO - Non vero, Poich quello che io oggi avr da dire una verit che soprattutto grazie a voi venuta fuori ed giusto che gli anziani della chiesa di Efeso... (Giuliano fa un inchino alla piccola assemblea) sappiano questo!
TIMOTEO - Venite, sedetevi amici! Voi conoscete tutti eccetto Aristarco nostro caro fratello e compagno di viaggio del compianto Paolo.

Dario e Demetrio si sedettero. Oltre a Giuliano, Timoteo, Gaio e alle due nuove conoscenze, al tavolo sedeva anche Giovanni e, istintivamente a Demetrio venne da pensare Oggi c anche il matto ! Dario si guard intorno, sembrava uno stato maggiore e forse, per la comunit cristiana di Efeso, lo era. Era curioso di sapere che cosa aveva scoperto Giuliano.

TIMOTEO - Amici, da tempo il nostro fratello Giuliano si sta dibattendo per cercare di riunire, in ununica cronaca, tutte le storie e le leggende scritte su Ges, il nostro maestro. Il compito che si imposto arduo, finora egli riuscito in parte nella sua impresa utilizzando gli scritti che potevano essere degni di fede ed eliminando quelli che contenevano notizie incomplete o inattendibili. Da pochi giorni due nostri nuovi amici, Dario e Demetrio, nonch valenti medici della scuola di Pergamo, ci hanno consegnato gli appunti originali di Luca di Antiochia da loro ritrovati nella stessa scuola di medicina frequentata molti anni prima da Luca. Giuliano, in questi giorni, li ha studiati e confrontati con i documenti precedenti, ed oggi noi tutti siamo qui riuniti per ascoltare i risultati dei suoi studi!

Timoteo si siede. Giuliano si alza e riunisce alcune carte che ha davanti sul tavolo.

GIULIANO - Prima che i nostri due giovani amici si unissero a noi vi ho gi raccontato di Giuda e del sospetto che forse sia stato ucciso e quali fossero le ipotesi che mi hanno portato ad una simile conclusione.
GIOVANNI - (improvvisamente) una menzogna! 

Tutti sobbalzano.

TIMOTEO - Calmati Giovanni!
GIOVANNI - una menzogna! Giuda trad, io lo seppi fin dalla sera durante la cena in cui, per lultima volta ci riunimmo tutti assieme, fu lui che consegn il povero Rabbi in mano ai suoi carnefici!

Timoteo e Gaio cercano di calmare Giovanni.

GIULIANO - Venerabile Giovanni, lasciami chiarire alcune cose, poi potrai darci la tua testimonianza.

Pausa, poi Giuliano comincia la sua esposizione.

GIULIANO - Come vi ho appena detto, tutto lascia presupporre che Giuda, detto lIscariota, colui a cui viene attribuito il tradimento di Ges, sia stato ucciso e lassassino abbia operato in modo da far credere che si fosse trattato di un suicidio. La prima domanda che mi sono posto sicuramente la stessa che in questo momento vorrebbe uscire dalle vostre labbra: Chi fu o chi fece ammazzare Giuda e perch?

Pausa ad effetto.

GIULIANO - Ritenendo valida lipotesi dei nostri due amici, ho cercato di ricostruire gli ultimi avvenimenti della vita del Rabbi, quello che ne venuto fuori un quadro sconcertante che rischia di cambiare molte cose delle cronache e dei fatti che noi conosciamo!

Pausa ad effetto.

GIULIANO - Giuda, come sappiamo, era il tesoriere della comunit ed era molto avaro. Qualcuno ha sostenuto che trad il Messia per soldi, ma trenta sicli dargento, anche se sicuramente si trattava di un anticipo, non sembra una somma tanto elevata per denunciare un uomo come Ges. Anzi, il tradimento sembrerebbe completamente inutile, tutti lo conoscevano e tutti sapevano dove trovarlo, predicava sulle piazze e in mezzo alla gente e poteva essere arrestato in qualunque momento. Ma allora perch Giuda lo trad? Ebbe forse paura? Quando si accorse che il pericolo dellarresto incombeva su tutto il gruppo, incosciente della gravit del suo gesto decise di liberarsi e liberare la piccola comunit da quella paura, anche se, in qualche modo, la figura del Rabbi continuava ad esercitare su di lui il suo fascino. Oppure il suo ideale fu pi alto ? Forse con larresto di Ges sperava di sollevare la rivolta verso loppressione romana e con essa il riscatto di Israele. Oppure... 

Pausa ad effetto.

GIULIANO - ... ci fu qualcuno, al di sopra di lui che lo manovr e gli fece fare quellinconcepibile gesto che probabilmente mai avrebbe macchinato da solo (prende altre pergamene). Per spiegarvi la mia ipotesi, vi racconter la cronaca di quei fatti come lho ricostruita io e come credo che sia andata.

La piccola assemblea si fa attentissima.

GIULIANO - (proseguendo) In quegli anni a Gerusalemme cera unistituzione che aveva tutto linteresse che Ges, almeno in un primo momento, insistesse nella sua predicazione per le strade e per le piazze: questa istituzione era il Tempio. Lallora gran sacerdote in carica, Caifa, sperava che il Rabbi, con il suo successo, riuscisse a stuzzicare la suscettibilit dal procuratore romano e che questi ordinasse larresto del maestro. Solo cos potevano crearsi le condizioni per la nascita di un movimento di ribellione in Palestina, per altro desiderato da molti. Tuttavia Caifa, per sorvegliare i movimenti di Ges doveva fare affidamento su qualcuno allinterno del gruppo dei seguaci. Uno di questi fu Giuda che, colto dalla paura che il Rabbi potesse eccedere nella predicazione rischiando cos di mettere in pericolo il gruppo, si affid a Caifa, sperando che almeno il gran sacerdote potesse tenere sotto controllo le azioni di Ges. Laltro fu un personaggio di cui ancora non siamo in grado di stabilirne lidentit, il quale si propose a Caifa come guida del gruppo nel dopo Ges, prevedendo gi che il Rabbi avrebbe commesso qualche fatale imprudenza.
TIMOTEO - Come fai ad affermare questo?
GIULIANO - Ti prego di lasciarmi continuare, capirete dopo il perch.

Pausa.

GIULIANO - Ma cera un altro personaggio a cui faceva comodo controllare Ges per motivi differenti: si trattava di Erode Antipa, tetrarca della Galilea. Erode voleva fare in modo che Ges fosse arrestato e tutta la colpa della ribellione popolare, provocata dalla predicazione del Rabbi, ricadesse sul tempio e Ges stesso fosse riconosciuto come emissario del gran sacerdote. In questa maniera i romani, dopo aver accusato il Tempio di tentata ribellione, non avrebbero esitato a cancellarlo dalla faccia della terra e Erode non avrebbe pi diviso con esso il quarto delle tasse imposte alla popolazione!
ARISTARCO - Non capisco.
GIULIANO - In quel tempo, met delle tasse andavano allautorit romana. Laltra met era suddivisa tra il tempio ed Erode, se il tempio fosse stato accusato di sobillazione alla rivolta nella persona di Ges, i romani non avrebbero perso tempo a sopprimerlo ed Erode si sarebbe messo in tasca la fetta delle tasse destinata al tempio, per questo anche lui si preoccup di introdurre i suoi informatori nel gruppo del Rabbi.
TIMOTEO - (seccato) I loro nomi!
GIULIANO - Si trattava di Chuza, intendete di palazzo del tetrarca, un cristiano che, per mezzo della moglie Giovanna, una delle donne al seguito di Ges, poteva sempre conoscere ogni suo movimento.

Giuliano fa una pausa per vedere le facce dei suoi ascoltatori sempre pi stupite.

GIULIANO - Caifa diede ordine che nessuno ostacolasse la predicazione di Ges, questo avrebbe sicuramente provocato lirritazione dellautorit imperiale, ma gli avvenimenti presero unaltra piega. Il Rabbi, comera nella previsione del secondo personaggio, and oltre i propri propositi e riusc a farsi notare dai romani grazie ad una predicazione pi pungente del solito. Caifa si rese conto che con Ges in piazza il pericolo si faceva grande in quanto il procuratore, in caso di rivolta, non avrebbe esitato a far intervenire, per reprimerla, le legioni stanziate in Siria, questo pur di rendersi importante agli occhi di Tiberio ed ottenere un grado pi alto nella gerarchia imperiale, con il risultato finale di trasformare la rivolta in un bagno di sangue.
DEMETRIO - Chi era il procuratore romano?
GIULIANO - Un certo Ponzio Pilato che, con precedenti iniziative, si era gi procurato molte antipatie tra i giudei. Contemporaneamente Giuda, istigato dal nostro misterioso personaggio, deluso dai continui fallimenti della speranza di riscatto e convinto che Ges non fosse il messia, and da Caifa a proporgli la cattura, pensando cos di salvare il gruppo dei seguaci e, in qualche maniera, lantico ideale. LIscariota non si rese conto che in questo modo avrebbe attirato su di se tutte le colpe e che avrebbe permesso allaltro di prendere, in un secondo tempo, la guida del gruppo e di uscirne pulito. Caifa, dopo aver ascoltato Giuda, decise di bloccare in qualche modo Ges. Giuda fece in modo di far arrestare il Rabbi senza tanto clamore e cio la sera della vigilia di Pasqua, quando tutta Gerusalemme si riuniva a cena per commemorare la festivit. Caifa fece arrestare Ges e si affrett a costruire delle accuse con dei falsi testimoni. Tutto ci avrebbe fermato la predicazione ed ogni possibilit di rivolta.
DARIO - Processare Ges avrebbe comunque portato via tempo e i seguaci si sarebbero mossi prima per dimostrare la sua innocenza!
GIULIANO - per questo che Caifa fece tutto con una fretta maledetta e non pot costruire prove valide. I testimoni che accusavano il Rabbi potevano solo riportare quello che aveva fatto e detto in pubblico, ci che tutti conoscevano, cose come aver capeggiato un corteo, rovesciato delle bancarelle, s, si era proclamato messia, ma era una cosa criticabile, non condannabile. In quel tempo cerano stati altri che lavevano fatto, comunque non aveva bestemmiato e non si era proclamato figlio di Dio, in poche parole Ges non poteva essere condannato! 

Pausa ad effetto

GIULIANO - Ma a Caifa venne unidea. Rinvi Ges al giudizio del procuratore romano, in questo caso avrebbe dimostrato la sua sollecitudine a individuare i ribelli politici e si sarebbe scaricato della responsabilit di condannare Ges. Quando Pilato si trov davanti il Rabbi, si accorse che quelluomo stava diventando un simbolo o, perlomeno, il concentrato dei desideri di buona parte della popolazione di Gerusalemme e che avrebbe avuto la possibilit di gettare i semi di una rivolta, perci fece di tutto per non convalidare qualsiasi condanna, n renderla esecutiva. Pilato pens cos di rimandare Ges per le piazze assolto e riabilitato a sollevare la gente, inoltre, in nome del sacro principio della libert di coscienza, tanto decantata nellimpero, non avrebbe mai avallato una condanna a morte per lesa religione ebraica. Perci, con una mossa astuta, fece torturare e frustare Ges, tanto per dare un esempio, e lo rimand da Caifa dicendo che non era una questione che riguardava lautorit di Roma. In questa maniera la responsabilit della condanna o dellassoluzione di Ges sarebbe ricaduta tutta sul gran sacerdote e questo avrebbe causato confusione tra i cristiani, se non addirittura una rivolta verso il tempio stesso. Pilato era stato furbo. Quando Ges fu riportato da Caifa, questi si rese conto dellerrore di aver sottoposto il Rabbi al giudizio di Pilato, cos tir fuori altri testimoni, probabilmente si appell anche alla Lex Julia maiestatis per costringere Pilato a riconsiderare la condanna, ma non vi riusc, allora si invent la faccenda di Barabbas... 
DARIO - Barabbas, E chi era?
GIULIANO - Non lo sappiamo con certezza, forse un brigante, ma pi probabilmente era un patriota ebreo che, accusato di sedizione politica, si ritrov a subire il giudizio negli stessi giorni in cui si accusava Ges.
DEMETRIO - E allora? 
GIULIANO - E allora la faccenda di Barabbas fu la trovata di Caifa! Il gran sacerdote invent al procuratore romano lusanza che, in occasione della festa della Pasqua, si concedesse ai Giudei la scarcerazione di un loro connazionale, a qualsiasi titolo fosse stato imprigionato.
GAIO - Non era vero?
GIULIANO - (sorride) Questa usanza non mai esistita n da parte dei romani, n in Palestina. L Abolitio, cio la sospensione di un processo era possibile solo dopo il ritiro delle accuse da parte degli accusatori. Quelli di Ges e Barabbas erano considerati delitti pubblici. Inoltre lindulgentia verso un condannato, era unicamente di spettanza dellimperatore e i procuratori non ne erano autorizzati.
DARIO - Che cosa successe?
GIULIANO - Come dicevo, Caifa disse a Pilato che poteva concedere una grazia ai giudei, salvando uno solo dei due condannati, in questo modo la rivolta non sarebbe mai scoppiata in quanto la popolazione stessa avrebbe fatto da giudice, era una soluzione formidabile, in questo modo n il procuratore, n il gran sacerdote avrebbero avuto su di loro la responsabilit della condanna, e cos fu!
DEMETRIO - (esterrefatto) Come! I Giudei condannarono Ges?
GIULIANO - Proprio cos, la natura e lanima di un popolo sono pi misteriosi delle vie dellEterno! Forse non sapremo mai perch il Rabbi, cos amato da moltitudini di uomini, in quel momento si ritrov completamente solo!

Pausa

DARIO - Perdonami, ma non riesco a capire come sia possibile per un procuratore imperiale, praticamente il rappresentante della grandezza e del potere di Roma, abbassarsi a concedere il giudizio per un accusato, nientemeno che al popolo di Gerusalemme che in quel momento era loggetto della conquista e della repressione da parte dellimpero!
GIULIANO - In effetti il comportamento di Pilato, come magistrato, inconcepibile, ma la faccenda di Ges si era spinta troppo avanti e, per non creare altre complicazioni, Pilato non ne volle pi sapere e prese quella strana decisione di rimettere i due condannati al giudizio popolare.
DARIO - Certo che in questo modo Pilato non avrebbe certo fatto una bella figura presso limperatore Tiberio!
GIULIANO - per questo che negli archivi imperiali c lassenza totale di qualsiasi sua relazione sullaccaduto come sarebbe stato doveroso fare da parte di un procuratore, soprattutto per un processo politico condotto in maniera cos anomala! 
TIMOTEO - Tu come fai a saperlo?
GIULIANO - Ho degli amici alla corte imperiale.

Il gruppo resta attonito per lesposizione di Giuliano.

GIULANO - Ma andiamo avanti, giuda riscosse i suoi trenta sicli dargento, come ho gi detto sicuramente erano un anticipo, il resto sarebbe sicuramente arrivato con i nomi dei seguaci del Rabbi e Giuda probabilmente esit parecchio prima di decidersi a farlo. In ogni caso Giuda era diventato pericoloso, conosceva i contatti tra il gruppo dei seguaci e le autorit (Erode e il Tempio). Sapeva il nome di chi, con lui, aveva deciso di fare in modo che Ges fosse condannato ed infine, poteva lui stesso accusare di sobillazione politica molti giudei implicati in quella storia. Fu a questo punto che il personaggio misterioso intervenne. Sicuramente pag dei sicari che uccisero Giuda, lo impiccarono ed infierirono sul suo corpo in maniera da creare un avvertimento a chiunque fosse venuto in mente di parlare e di fare nomi. Quando Pietro, alcuni anni dopo, mentre parlava ad un centinaio di fedeli, sfuggirono le parole sulla strana morte di Giuda, nessuno vi fece caso, ma oggi a noi si rivela un fatto essenziale, cio che Pietro, come molti, sapeva dellesistenza di un secondo uomo che aveva agito nellombra e che egli, o non ne conosceva il nome, o per paura si era sempre rifiutato di conoscerlo.

Nella stanza il silenzio si fa glaciale.

ARISTARCO - (parlando lentamente) Tu ora conosci il nome di quelluomo? 

Giuliano tira un profondo sospiro.

GIULIANO - Il secondo uomo doveva essere molto vicino al Rabbi, poich sapeva cosa stava tramando Giuda e lo manovr fino a fargli compiere il tradimento...

Da questo momento la scena un crescendo continuo.

TIMOTEO - (alzandosi) Chi era quelluomo?
GIULIANO - ... colui alla cui spregiudicatezza ed efficienza Ges affid lorganizzazione del gruppo lasciando Pietro solo come capo formale... 
TIMOTEO - (urlando) - Il nome!
GIULIANO - ... lunico a sapere che Giuda stava per tradire Ges e che Ges stesso scopr e individu durante la cena di Pasqua... 
TIMOTEO - Giuliano!
GIULIANO - ... lunico, quella sera, che si ritrov cos vicino al Rabbi da udire le sue parole di accusa verso Giuda e che non fece nulla per impedire il suo tradimento!
TIMOTEO - Giuliano chi? 

Giuliano punta il dito verso Giovanni.

GIULIANO - Giovanni di Cafarnao! Il prediletto del Rabbi! Colui che pos il capo sul petto del maestro durante quella cena e che ud laccusa di Ges a Giuda!

Giovanni balza in piedi con gli occhi che gettano fiamme, tutti si voltano verso di lui.

GIOVANNI - (con voce cavernosa) Come osi!
GIULIANO - (incalzando) Tu sapevi, perch non fermasti Giuda?
GIOVANNI - (urlando e pestando un pugno sul tavolo) Perch fu il Rabbi stesso ad impedirmelo!
GIULIANO - Gi e tu lo lasciasti fare perch si adempissero le antiche profezie o perch ti faceva comodo diventare il capo del gruppo?
TIMOTEO - Giuliano!
GIOVANNI - Tu non sai quel che noi soffrimmo per il Rabbi. Pietro stesso fu quasi sul punto di uccidersi in seguito al fatto di aver rinnegato di conoscerlo! Come puoi pensare che qualcuno potesse gioire per la perdita del maestro?
GIULIANO - Non sono io che parlo, ma i fatti! E la logica di questi fatti porta solo a questo: Ges non fu tradito da un solo uomo, ma da tutti i suoi seguaci e dallintero popolo di Gerusalemme! Oggi fate a gara per proclamarvi cristiani e vi vantate del fatto di aver conosciuto Ges e di essergli stati vicini, ma cinquantanni fa nessuno, nemmeno i suoi fratelli, alzarono un dito per salvarlo! In quei giorni di Pasqua non esistevano n discepoli n apostoli del Rabbi, erano tutti spariti! Lunico disponibile giaceva ai piedi di un sicomoro con il ventre aperto!
GIOVANNI - Tu non sei degno di chiamarti cristiano! 
GIULIANO - Fate bene ad aver adottato come simbolo la crux dove mor il maestro, cos ricorderete sempre le vostre colpe!
TIMOTEO - (urlando) Giuliano, fuori di qui!
GIULIANO - (sorridendo ironico) Certo, facile liberarsi della verit quando essa brucia! Non preoccupatevi, me ne vado, continuer a seguire linsegnamento del maestro, ma lontano da quelli che lhanno tradito! 
GIOVANNI - Tu rappresenti la feccia peggiore di quelli che misero il Rabbi sulla croce. Sei andato a maneggiare del fango per gettarlo su coloro che, rinnegando la propria esistenza, seguirono il maestro sopportando con lui tutte le privazioni e le sofferenze, e solo lEterno sa quali furono. E tu ora osi anche solo guardarmi ogni volta che parli ? Giuliano, che tu sia maledetto per tutta leternit! 
GIULIANO - (sarcastico) Io osare guardarti? Povero Giovanni, il tuo orgoglio non ti ha abbandonato, pensi ancora di essere lerede del tuo maestro? Pensi di farti passare per un nuovo Rabbi? Non ci pensasti gi cinquantanni fa? Ti piaceva lidea di diventare un patriarca, ma alla fine, nonostante le tue manovre, ci sei riuscito solo in parte. Non hai fatto niente di grande, Paolo, con un decimo del tuo orgoglio, ha saputo spargere per il mondo, da solo, la parola del maestro! 
TIMOTEO - (urlando) Fuori! 

Giuliano raccoglie rapidamente le sue carte e fa per uscire, ma si ferma sulla porta.

GIULIANO - Giovanni, ti do un consiglio, oltre che portare con te il simbolo del Rabbi, cio la croce, ogni volta che parli di lui tracciala davanti a te... (Giuliano, con la mano destra traccia nellaria il segno della croce)... cos ti ricorderai sempre quello che hai fatto!

Giovanni si accascia sulla sedia, tutti accorrono.

DARIO VECCHIO - (da fuori scena) Quella fu lultima volta che vedemmo Giuliano. Giovanni si riprese, ma ormai troppe cose erano cambiate nellanimo dei patriarchi della comunit di Efeso e una soluzione a tutti i dubbi creati dalle ricerche di Giuliano doveva essere trovata al pi presto e fu trovata proprio quel giorno e dalla persona meno indicata: tu! Fosti tu infatti a suggerire a Giovanni di scrivere egli stesso una cronaca della vita del Galileo, proprio per far fugare tutti i dubbi che si sarebbero potuti insinuare nellanimo dei cristiani Giovanni stesso si entusiasm del suggerimento. Ancora oggi lo scritto di Giovanni circola per le comunit cristiane, non so se riuscito nellintento, ma di una cosa sono sicuro: le parole e le conclusioni di Giuliano non uscirono mai da quella stanza e di lui spar qualsiasi traccia. Ci separammo, tu ritornasti a Knidos, con la promessa di incontrarci di nuovo a Gerusalemme. Due anni dopo raggiunsi la mia famiglia a Sidone, aprii un ambulatorio, ma continuai ad indagare sulla vicenda del Galileo, anche quella volta fu una delle persone meno probabili che mi fece capire la strada da seguire: mio padre. Era il quarto anno di regno dellimperatore Domiziano.

OTTAVO QUADRO

SCENA

Lo studio di Dario a Sidone. Fuori piove, il cielo cupo, si sentono dei tuoni, dalla finestra ogni tanto si vedono dei lampi, 

DARIO - (leggendo) Dallora sesta fino allora nona si stesero le tenebre su tutta la terra. E verso lora nona Ges grid ad alta voce - El, El, lem sabactani? Cio: Dio mio, Dio mio, perch mi hai abbandonato? Alcuni dei circostanti, udito questo dicevano: Costui chiama Elia.

Solleva gli occhi dalla pergamena pensieroso.

DARIO - (pensando ad alta voce) Com possibile che il Galileo in quelle condizioni potesse parlare? Se i luoghi di esecuzione erano vietati al pubblico, chi aveva raccolto quella testimonianza? La frase di Ges era stata pronunciata in Ebraico e non era possibile, se cera qualcuno dei seguaci o altra gente l vicino alla croce, che non avesse capito la propria lingua! A meno che il Galileo non avesse emesso un grido inarticolato e fosse stato male interpretato. (torna a leggere qualche passo indietro) Fu crocifisso allora terza, allora sesta cominci lagonia e allora nona mor, il tutto fu relativamente breve. Lagonia dei condannati alla crocifissione poteva durare anche una settimana, perch quella del Galileo fu cos breve?

Fruga tra gli appunti di Luca e trova alcuni disegni che rappresentano vari tipi di crocifissioni.

DARIO - (c.s.) Ma perch tutte queste varianti? Possibile che Luca non riusc a conoscere il modo preciso in cui fu giustiziato il Galileo? Le tappe della morte vanno di tre ore in tre ore: terza, sesta e nona, anche la storia della presunta resurrezione sarebbe avvenuta dopo tre giorni, il numero tre era evidentemente qualcosa di simbolico, quindi i tempi potevano essere stati molto diversi. Lagonia per i condannati alla crocifissione, di solito, non dura mai meno di un giorno intero. S, il Galileo poteva aver subto una repentina occlusione del passaggio del sangue con gravi danni al cuore e la morte improvvisa, forse un movimento brusco, ma difficilmente avrebbe potuto muoversi, stremato comera. 

Dario si concentra 

DARIO - (c.s.) I chiodi provocarono certamente uninfezione grave, una di quelle che si manifestano con crampi e che si estendono dalle zone infette e via via colpiscono gli arti e il tronco. In questi casi la posizione del corpo rende difficile sia la circolazione del sangue che la respirazione, il cuore affaticato, il condannato si sente soffocare. Il Galileo, praticamente si spense lentamente e mor privo di ogni forza e ragione. Maledizione! Ma come avrebbe potuto parlare! Un uomo che, quasi incurante delle orribili ferite e dello strazio sovrumano, si mette a citare le parole degli antichi profeti, parla con i soldati romani, con i suoi discepoli e, nientemeno, che con un uomo crocifisso al suo fianco! Com stata possibile uningenuit cos grande da parte di Luca? Non poteva ignorare lestrema precariet della condizione fisica di un uomo nella situazione del Galileo? 

Dario va avanti nella lettura.

DARIO - Ed ecco un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, persona dabbene e giusta, egli non aveva approvato la loro decisione n i loro atti, egli era di Arimatea, citt della Giudea e aspettava il regno di Dio, and da Pilato e chiese il corpo di Ges. Dopo averlo deposto, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella pietra dove nessuno ancora era stato posto. 

Dario controlla altri fogli

DARIO - Mmmm, Marco Giovanni addirittura lo chiama Membro distinto del consiglio (ci pensa su) assurdo come, nel momento in cui tutti i pi scalmanati seguaci del Galileo per paura spariscono dalla circolazione, salta fuori un membro del Sinedrio che si dichiara praticamente cristiano e, senza incontrare la minima difficolt, ottiene da Pilato il cadavere di un condannato per ribellione e si preoccupa di dargli una dignitosa sepoltura.

Pausa.

DARIO - Questo Giuseppe chiese che gli fosse consegnato il cadavere per seppellirlo prima di notte, poich la religione ebraica non permetteva di rimandare la sepoltura al giorno seguente, i soldati romani infatti lo avrebbero tolto dalla croce solo lindomani e lo avrebbero gettato in una fossa comune. Perch tutta questa fretta di impossessarsi del corpo del Galileo? Il cadavere non poteva restare in circolazione, i seguaci avrebbero fatto di tutto per impossessarsene al fine di venerarlo come simbolo, per questo Pilato non neg le sentinelle romane per vigilare il sepolcro, voleva sicuramente evitare altri disordini da qualche gruppo di fanatici. Il Sinedrio, da parte sua, servendosi forse di Giuseppe, si assicur la custodia del corpo del Rabbi per la stessa ragione di Pilato, il corpo in mano a qualche scalmanato avrebbe fatto scoppiare la tanto temuta rivolta, solo questa poteva essere la ragione della fretta di seppellire il Galileo, a meno che...

Dario scorre velocemente dei passi.

DARIO - Il Galileo, secondo Luca, tre giorni dopo risorse, ribaltando lenorme pietra della tomba, ma nessuno fu testimone oculare di questo prodigio. Pietro, Giovanni e alcune donne parlarono con un personaggio misterioso incontrato presso la tomba, dalle vesti candide, il quale disse loro che Ges non era pi l. In seguito il Galileo fu visto in altre parti e da altre persone. 

Dario confuso prende un calamus e dellinchiostro e prova allora a schematizzare gli avvenimenti su di un foglio di pergamena.

DARIO - Uno: Il Galileo viene crocifisso e muore in sei ore - troppo rapidamente -. Due: viene constatata la morte dal soldato romano incaricato di spezzare le gambe ai crocifissi ancora vivi. Il soldato ne constat la morte, ma da quale distanza lo fece? Tre: Giuseppe di Arimatea richiede il corpo - gli viene concesso subito -. Quattro: Giuseppe si affretta a seppellirlo - senza la dovuta preparazione -. Cinque: le donne accompagnarono Giuseppe e videro il sepolcro e in quale modo il corpo del Galileo vi era stato deposto, poi ritornarono indietro, prepararono gli aromi e i profumi. Il sabato osservarono il riposo secondo il precetto - il sepolcro fu chiuso o rimase aperto? -. Sei: il primo giorno della settimana le donne tornarono e non trovarono il cadavere, ma un tizio biancovestito che annunci loro che Ges non era pi l - che cosera successo in quei giorni? Chi era costui? E dovera il corpo del Galileo? -. Sette: dopo un intervallo di tempo il Galileo viene visto in pi posti e da pi persone, compresi i discepoli riuniti in assemblea - allucinazione o cosa ? -.

Dario alza gli occhi dalla pergamena e resta per qualche istante con le palpebre socchiuse, poi balza di colpo in piedi tremando. 

DARIO - Per leterno! Quando il Galileo fu tirato gi dalla croce, era ancora vivo!

Dario balza in piedi esterrefatto rovesciando la sedia. Da destra entra Ganio il padre di Dario, spaventato dal trambusto.

GANIO - Che succede?
DARIO - (riprendendosi) Oh scusami padre, stavo leggendo degli appunti e improvvisamente ho scoperto alcune cose.
GANIO - Ancora quella vecchia storia eh?
DARIO - S s.
GANIO - Perch vuoi andare a scavare ancora in cose accadute ormai da cinquantanni?
DARIO - Vedi, ci sono un sacco di storie, storielle e leggende sul Galileo ed incredibile la quantit di prodigi di cui sono farcite.
GANIO - Che c di strano? Ce ne sono tanti di profeti e di leggende sul loro conto! 
DARIO - Il fatto che la setta cristiana, in questi ultimi anni, ha avuto unenorme diffusione nonostante Roma ne abbia fatto oggetto di una durissima repressione. Ges era un maestro come ce ne sono stati tanti e sicuramente la sua vicenda e la sua fine si sarebbero perse nelle pieghe della storia, se non fosse che due o tre cronisti si presero la briga di raccontare gli avvenimenti riempiendoli di fatti mirabolanti e straordinari... 
GANIO - I prodigi di cui mi hai parlato?
DARIO - S.
GANIO - E allora?
DARIO - E allora io mi sono chiesto: se il Galileo insegnava qualcosa di buono, predicando un modo giusto e corretto di vita, perch ci fu bisogno di inventarsi cose straordinarie su di lui? Di attribuirgli miracoli e prodigi, compresa la resurrezione finale?

Dario ci pensa un attimo.

DARIO - Perch fu necessario inventarsi un personaggio? E perch proprio lui e non un altro?
GANIO - A meno che...?
DARIO - Cosa?
GANIO - ... agli ebrei servisse un simbolo, una ragione, un simulacro dietro cui far muovere il riscatto di Israele!
DARIO - S, questo lho pensato anchio, ma gli insegnamenti del Galileo non portavano a questo... 
GANIO - ... per questo nacque una setta religiosa e non una ribellione!
DARIO - (ragionando) Gli ebrei tentarono in ogni modo di esaltare il personaggio Ges per farne il condottiero della rivolta verso Roma e, quando si accorsero che non era luomo adatto, si ritirarono dai loro propositi, ma ormai il processo di esaltazione della figura era innescato, non poteva pi tornare indietro, cos si diffuse come unepidemia di peste e sorsero i cristiani.! E questo che intendi dire?
GANIO - Pi o meno... ma perch proprio il Galileo?
DARIO - (meditando) Gi, perch proprio Ges e non un altro?
GANIO - Perch cerano altri a quel tempo?
DARIO - Sicuro, a parte Barabbas, che forse era proprio uno dei capi del tentativo di rivolta, si racconta che poco dopo la morte del Galileo ci sia stato un certo Dositeo che si spacci per profeta. Poi ancora un certo Simon Mago. Ci fu anche un certo Teuda che riusc a raccogliere attorno a se un gran numero di discepoli.
GANIO - E tu come fai a saperlo?
DARIO - (sorridendo) A forza di raccogliere notizie sul Galileo, fra le mani mi sono capitate altre storie simili!
GANIO - Evidentemente questo Ges era la persona giusta per la parte di protagonista di questa rappresentazione.
DARIO - (sobbalzando) Per lEterno! Una rappresentazione! Un dramma degno di Sofocle! Ma allora... a questo punto non tanto importante cosa successe e come, ma chi lo stabil e perch! Chi ne stato lartefice, anzi, lautore della tragedia del Galileo ! 
GANIO - Da dove pensi di cominciare, una volta in Palestina?
DARIO - Ma da Gerusalemme, naturalmente!
GANIO - Da quello che ne rimasto, vorrai dire?
DARIO - Come?
GANIO - Gerusalemme fu rasa al suolo quattordici anni fa dalle legioni di Tito. I ribelli superstiti resistettero altri tre anni su di una fortezza ai confini del deserto della Giudea, poi capitolarono anche loro.
DARIO - Che cosa era successo?
GANIO - La tanto sperata ribellione contro limpero sorse e sfum in pochi anni!
DARIO - Ne avevo sentito parlare, ma non sapevo che fosse finita in questo modo.
GANIO - Un bagno di sangue... chiss se stato il risultato della predicazione del Galileo...?
DARIO - ... o della cattiva interpretazione delle sue parole!

Pausa.

GANIO - Bene ! Dopo aver contribuito alla tua ostinata ricerca, reclamo il diritto di tornare di l dai nostri ospiti e di trascinare dentro anche te!
DARIO - S, tra un attimo, voglio annotare alcune idee che mi sono venute in mente.
GANIO- (alzando gli occhi al cielo) Grande Giove ! Quando finirai di fargli venire le idee! 

Ganio esce.

DARIO DA VECCHIO - (da fuori scena) Tutta la storia stava prendendo, sempre di pi, una strana piega, cercare di ricostruire gli avvenimenti reali utilizzando le cronache ufficiali, stava diventando arduo se, come sospettavo, le vicende erano state modificate ad arte, lunica cosa era seguire il metodo con il quale avevamo iniziato e cio: eliminati tutti i fatti impossibili, ci che restava doveva essere per forza la verit. Ma un pensiero si impossess della mia mente e non mi lasci pi: se fossimo riusciti a ritrovare il corpo del Galileo e a dimostrare che si tratta veramente del suo cadavere, tutto il castello costruito da Luca e dagli altri cronisti sarebbe caduto e i cristiani si sarebbero resi conto essere stati presi in giro e avrebbero potuto impostare la loro fede su gli insegnamenti del Galileo e non sulle storie fantastiche che gli erano state costruite intorno. Ma solo quando, dopo un lungo viaggio, inaspettatamente ti ritrovai a Gerusalemme, o almeno di quello che restava, solo allora una parte degli interrogativi che avvolgevano la vicenda del Galileo si dissiparono. Era il quinto anno di regno dellimperatore Domiziano.

NONO QUADRO

SCENA PRIMA

Un vecchio giardino incolto circondato da un muro, come se si trattasse di un avvallamento del terreno. Sulla parte di fondo del muro si apre lingresso di una grotta, una porta a forma di ruota ne ostruisce per un terzo il passaggio. Allinizio della scena Dario e Demetrio escono dallapertura. Entrambi, una volta usciti, si spolverano le tuniche e i mantelli.

DEMETRIO - la tomba del Galileo. 
DARIO - Come fai a sapere che questa?
DEMETRIO - Ho fatto un po di conti ne ho ricostruito i movimenti da quando fu arrestato, al momento della deposizione. Questo ci che rimane dei giardini della casa dArimatea e poi guarda qui!

Demetrio mostra a Dario un pesce scolpito sullarchitrave dellingresso della tomba.

DARIO - S, ma non ci serve a niente.
DEMETRIO - Secondo le cronache e la tradizione, quando il Galileo risorse, questa pietra si ribalt.
DARIO - Sappiamo che questa una leggenda!
DEMETRIO - S, certo, ma la questione unaltra: quando fu deposto qui dentro, il corpo non fu preparato perch il giorno successivo era sabato, quando i seguaci ritornarono la domenica, il corpo non cera pi, qualcuno lo aveva trafugato, ma quel qualcuno non poteva aprire la tomba!
DARIO - La tomba era gi aperta?
DEMETRIO - Non esatto!
DARIO - Cosa vuoi dire?
DEMETRIO - Che la tomba non si poteva neanche chiudere! Guarda la sede di scorrimento della ruota.

Dario si riaffaccia allinterno della tomba.

DARIO - C un dente di roccia che impedisce alla ruota di muoversi. Per Giove, questa tomba fasulla!
DEMETRIO - No, una tomba commemorativa. Quando Giuseppe dArimatea vi depose Ges, rifiut la sorveglianza armata offerta dal Sinedrio, la scusa fu quella di evitare di indicare ai seguaci lubicazione della tomba, in realt i seguaci sapevano benissimo dovera sepolto il Galileo e, sicuramente quello che il Sinedrio temeva dai discepoli, lo fece fare a Giuseppe, cio: far sparire il cadavere!
DARIO - Demetrio, c probabilmente unaltra ragione per cui il Galileo fu fatto sparire.
DEMETRIO - E sarebbe?
DARIO - Il fatto che quando fu tirato gi dalla croce era ancora vivo!
DEMETRIO - (esterrefatto) Come?
DARIO - Torniamo a casa che te lo spiego.

SCENA SECONDA

Lo studio della casa di Demetrio a Gerusalemme. La scena, con qualche modifica, simile alle precedenti. I due entrano in scena proprio nel momento in cui Dario termina il suo racconto a Demetrio.

DEMETRIO - Per tutti i catarri! Questo conferma altre cose!
DARIO - Quali cose?
DEMETRIO - Dunque... il Galileo, la domenica precedente alla morte, predicava nel tempio in maniera pi energica del solito.
DARIO - Quattro giorni dopo... venne arrestato dagli ufficiali di giustizia del sommo sacerdote, interrogato e processato di notte a casa di Caifa.
DEMETRIO - Come?
DARIO - Gi, Luca dice che il processo poi fu ripetuto la mattina seguente. Sicuramente lepisodio notturno o non mai avvenuto e il Galileo pass quelle ore sotto stretta sorveglianza delle guardie, oppure Caifa, durante quellinterrogatorio, tent di convincerlo a rinunciare alla predicazione e quando si rese conto che non sarebbe mai riuscito nellimpresa, decise di rimetterlo nelle mani del Sinedrio, come infatti fece la mattina successiva. E comunque, anche in questo modo, il processo descritto da Luca sarebbe totalmente illecito.
DEMETRIO - Perch?
DARIO - Ges fu giudicato e condannato subito, mentre, secondo la legge giuridica ebraica, tra il processo e la sentenza dovevano passare almeno ventiquattro ore. Inoltre il giudizio non poteva essere emesso se non cerano almeno due testimoni concordi!
DEMETRIO - Bene, un altro mistero, prosegui!
DARIO - Il Galileo cominci laltalena tra Caifa e Pilato, al sommo sacerdote manc un testimone chiave per condannare Ges e Pilato rifiut di convalidare la sentenza con lintenzione di rimetterlo in libert a sollevare la gente... il perch lo sappiamo!
DEMETRIO - Inoltre, dopo che Caifa aveva proposto a Pilato lalternativa di Barabbas, il procuratore fece una controproposta al sommo sacerdote: una flagellazione al posto della condanna a morte, mentre la Lex Porcia vietava la flagellazione dei condannati a morte.
DARIO - E siamo arrivati alla condanna, ma non siamo riusciti a capire perch tutto questo accanimento contro il Galileo?
DEMETRIO - Non riesci proprio ad immaginarlo?
DARIO - Tu sai qualcosa e non me lo vuoi dire!
DEMETRIO - Prova ad immaginare: sei un procuratore romano, ti trovi improvvisamente fra i piedi una setta che predica con maggior successo delle altre. Hai un popolo di straccioni, sempre dal punto di vista del procuratore, che ti piacerebbe schiacciare senza dar retta a tutte le belle parole sulla libert di coscienza. Hai un sommo sacerdote che cerca di grattarti la terra sotto i piedi per farti cadere, personaggio scomodo che magari potresti far saltare accusandolo di sobillazione anti romana. Che fai?
DARIO - Cerco di controllare la setta e il suo capo affinch aizzi il popolo a ribellarsi... ma questo labbiamo detto.
DEMETRIO - Aspetta... come fai a controllare la setta?
DARIO - Cerco di introdurvi dei miei uomini.
DEMETRIO - ... O di accattivarti quelli ben disposti che fanno gi parte del gruppo.
DARIO - Certo!
DEMETRIO - E come?
DARIO - Beh... con promesse, potere, denaro... per Giove!

Dario sussulta.

DEMETRIO - Vediamo se hai indovinato?
DARIO - Non possibile! Pilato finanziava la setta del Galileo?
DEMETRIO - Esatto!

Dario esterrefatto, Demetrio tira fuori alcune pergamene per chiarire la storia.

DEMETRIO - Se, come sappiamo, Ges fosse stato assolto, sarebbe scoppiata la rivolta. Pilato fece in modo di stimolare tutto questo dando gli strumenti alla setta per provocare una ribellione e, attraverso Zaccheo...
DARIO - Chi era?
DEMETRIO - Un pubblicano tramite il quale il denaro, passando per Giuda arrivava al gruppo.
DARIO - Ecco perch Giuda trad!
DEMETRIO - Certo! Essere alla guida del gruppo comportava vantaggi economici enormi. Non solo, ma anche Erode, tramite Chuza, fece la stessa cosa. La faccenda fu studiata bene, solo che Giuda si comport da stupido fidandosi di Giovanni e fin per essere manovrato da lui e ucciso da assassini di mestiere perch non spifferasse tutta la storia.
DARIO - Allora aveva ragione Giuliano, fu Giovanni a far uccidere Giuda?
DEMETRIO - probabile, fatto sta che la cassa della setta spar e Giovanni, in seguito, divenne uno dei maggiori capi spirituali di tutte le comunit cristiane, riuscendo perfino a oscurare la figura di Pietro, e fu uno dei pochi che riusc a salvarsi dalle persecuzioni.
DARIO - Continua.
DEMETRIO - Pilato, per mezzo della setta, voleva provocare non solo una rivolta popolare, ma anche un agguato al tempio! Caifa, non si sa come, venne a conoscenza di tutto e minacci Pilato di inviare le prove al tribunale di Alessandria. Pilato poteva venire incriminato per illeciti amministrativi e finanziari per aver pagato, con i soldi di Roma, la setta del Galileo!
DARIO - Per Giove!
DEMETRIO - Quando Caifa propose a Pilato lalternativa di Barabbas, il procuratore era gi con lacqua alla gola e la fece ancora pi grossa, in quanto, dando la libert ad un ribelle gi condannato, commise unassurdit politica.
DARIO - Certo! La liberazione di Barabbas era come una vittoria della ribellione verso Roma e andava, in ogni caso, a discapito di Pilato!
DEMETRIO - Bravo!
DARIO - Ecco perch Giuliano afferm che negli archivi giuridici di Roma, non cera niente che riguardasse il processo del Galileo, se Pilato avesse scritto solo mezza parola, si sarebbe tagliato la gola da solo!
DEMETRIO - In realt, qualche anno dopo, fu fatta effettivamente uninchiesta su Pilato, ma laccusa fu solo di abuso di potere e non di corruzione.
DARIO - Chi fece linchiesta?
DEMETRIO - Vitellio, il legato di Siria, dietro ricorso della comunit Samaritana.
DARIO - Che fine fece Pilato?
DEMETRIO- Fu inviato al confino nelle Gallie.
DARIO - Ma da dove hai tirato fuori tutta questa storia?
DEMETRIO - (sorridendo) Dopo che ci salutammo a Knidos, pensai molto a tutta la faccenda e mi venne a mente un particolare: se tutti i cronisti della vita del Galileo furono daccordo a scrivere certe cose, ci fu probabilmente qualcuno che, dallalto dette le direttive affinch i risultati finali combaciassero, in ogni caso non fu un gran che come risultato, lo dimostra il fatto che io e te ci siamo accorti di un sacco di incongruenze contenute in quelle cronache.
DARIO - Ebbene?
DEMETRIO - Mi sono chiesto: se qualcuno ha dato le direttive, dovr pur aver tracciato una linea che fosse comune per tutti? E se ci avvenuto? Con quali elementi stata tracciata lossatura originale della storia? E quali sono e dove sono gli elementi scartati?
DARIO - Forse sono stati distrutti?

Demetrio sorride.

DARIO - Quando sghignazzi cos mi preoccupi!
DEMETRIO - Infatti qualcosa si salvato.
DARIO - Spiegati.
DEMETRIO - Dopo Knidos sono andato dritto in Bitinia a rintracciare la famiglia di Luca di Antiochia.
DARIO - E lhai trovata?
DEMETRIO - S, Luca sono ormai dieci anni che morto, ma i figli e la moglie ci sono ancora tutti. Sono stati molto gentili con me e mi hanno permesso di leggere il resto degli appunti.
DARIO - Luca aveva altri appunti?
DEMETRIO - S, ma non cera niente di nuovo in quelle carte, solo una cosa mi sembr interessante.
DARIO - Che cosa?
DEMETRIO - Ricordi cosa successe dopo la sparizione del corpo?
DARIO - Certo, i discepoli sparsero la voce che miracolosamente Ges era risorto e che era apparso in molti luoghi della Giudea!
DEMETRIO - Ora, prova a ricollegare a questo fatto la tua teoria secondo la quale il Galileo, quando fu deposto era ancora vivo?
DARIO - Vuoi dire che le apparizioni in realt furono incontri con il Galileo stesso sopravvissuto alla crocifissione?
DEMETRIO - Perch no ?
DARIO - Perch le apparizioni, secondo i cronisti, avvennero pochi giorni dopo la presunta morte e Ges non avrebbe avuto il tempo di riprendersi!
DEMETRIO - Chi ti dice che quelli descritti dai cronisti erano i tempi giusti? E che solo una o due apparizioni siano stati dei veri incontri e le altre solo leggende?
DARIO - Vuoi dire che da un incontro casuale, magari avvenuto qualche mese dopo la crocifissione, sono state costruite tutte le altre storie?
DEMETRIO - Si.
DARIO - Ma il Galileo a quel punto poteva essere gi morto, le infezioni che aveva subto erano molto gravi!
DEMETRIO - Non detto.

Da una custodia di cuoio Demetrio tira fuori un frammento di pergamena spiegazzata e mezza cancellata e la porge a Dario.

DEMETRIO - Questa era tra gli appunti di Luca trovati in Bitinia. 

Dario prende il foglio e lo legge.

DARIO - (leggendo con difficolt) Venerabile Giuseppe da tuo consiglio... diretti verso Emmaus... strada due uomini... riconosciuto... pericoloso... dirigiamo a meridione... chi ha scritto queste righe?
DEMETRIO - Sicuramente chi cur e port via il Galileo da Gerusalemme!
DARIO - Quindi Giuseppe dArimatea sapeva che era ancora vivo?
DEMETRIO - S, e ci sono solo due altre persone che potevano saperlo, le stesse che provvidero alla deposizione del Galileo nella tomba: Nicodemo e il giardiniere di Giuseppe.
DARIO - S, ma anche Nicodemo era un membro del Sinedrio e dopo quei fatti non avrebbe mai potuto allontanarsi da Gerusalemme!
DEMETRIO - Bravo, per cui ci resta solo il giardiniere e forse qualcun altro che noi non conosciamo.
DARIO - Quindi, se tutto questo vero, la vera tomba del Galileo deve essere da qualche parte a occidente di Gerusalemme nella valle del Sorek o del Chesalon?

Da destra entra un vecchio, si muove lentamente e con fatica quasi vestito di stracci.

CLEOFA - Perdonatemi, vengo da Betania, un vostro servitore venuto ad avvisarmi che mi cercavate.
DEMETRIO - (sospettoso) E tu chi sei?
CLEOFA - Il mio nome Cleofa, detto anche Giacomo il piccolo.
DARIO - (avvicinandosi) Tu sei Cleofa? Sono io che ti ho mandato a chiamare stato Timoteo da Listri ad indirizzarmi da te.
CLEOFA - Il caro Timoteo come sta?
DARIO - Molto bene e ti saluta! 
CLEOFA - dai tempi della predicazione di Paolo che non lo vedo, che nostalgia!
DARIO - Ti prego siediti, sarai stanco.
CLEOFA - Grazie amici.

Cleofa si avvicina lentamente ad una sedia.

DEMETRIO - (a parte) Mi vuoi spiegare?
DARIO - (a parte) Cleofa lunico testimone vivente di una delle presunte apparizioni del Galileo.
DEMETRIO - (a parte) Cosa! (poi ridacchiando) Questa sorpresa lavevi tenuta per ultimo!
DARIO - (a parte) Shhhh! (poi a Cleofa) Questa lettera te la manda lui.

Il vecchio prende la lettera e la mette da parte.

DARIO - Non la leggi?
CLEOFA - Oh, non ce n bisogno, so chi siete, perch siete qui e perch mi avete fatto chiamare.
DARIO - (esita) Cleofa... vorremmo farti alcune domande su Ges.
CLEOFA - (malinconicamente) In nostro Rabbi... che anni furono quelli e come passarono in fretta... ma ditemi pure.
DEMETRIO - Ci puoi raccontare cosa successe dopo la crocifissione del Rabbi?

Cleofa rimane un momento in silenzio, poi parla con voce emozionata. 

CLEOFA - Quando fu condannato, ci prese a tutti una gran paura, il gruppo si disperse, solo i compagni pi fedeli, quelli che lui chiamava apostoli si nascosero in casa di Marco Giovanni insieme a pochi altri seguaci, fra cui io e un certo Giuseppe... 
DARIO - Quindi voi non vedeste la crocifissione?
CLEOFA - Nessuno la vide, non ci si poteva avvicinare ai luoghi di supplizio (Dario e Demetrio si guardano)... uscire era pericoloso e aspettavamo solo che la situazione a Gerusalemme si calmasse un po. La mattina di domenica Tommaso usc presto per cercare Giuda di cui non avevamo notizie da alcuni giorni.
DEMETRIO - Perch cercaste Giuda se avevate timore di uscire?
CLEOFA - Perch lui teneva la cassa e in quei momenti, non potendo chiedere aiuto ad altri fratelli, avevamo bisogno di quei soldi per sfamarci! Girava voce che il corpo del Maestro era sparito e che qualcuno voleva accusarci di averlo rubato. Verso la terza ora, ritorn Tommaso tutto spaventato dicendo di aver visto Giuda impiccato ad un albero!
DARIO - Tu sai perch?
CLEOFA - Sentii dire che si era suicidato e anche che aveva tradito e consegnato il Rabbi al Sinedrio, ma non ho mai saputo che cosa accadde in realt! 

Dario e Demetrio si guardano di nuovo. 

CLEOFA - Rimanemmo in casa di Marco fino a sera, eravamo impauriti, non sapevamo quello che dovevamo fare, verso sera io e Giuseppe decidemmo di andarcene da Gerusalemme...
DEMETRIO - Ad Emmaus?
CLEOFA - No, qui a Betania. Andare ad Emmaus era troppo pericoloso, avremmo dovuto uscire dalla porta di Efraim, cera da attraversare tutta la citt, mentre scendendo da Sion, nella citt bassa e uscendo dalla porta dei cocci, era pi facile e pi sicuro raggiungere Betania.
DEMETRIO - Quindi non siete mai andati ad Emmaus?
CLEOFA - S, un mese dopo, quando la situazione si era ormai calmata.
DARIO - E perch?
CLEOFA - Perch ad Emmaus cera un gruppo di seguaci sbandato. Pietro ci incaric di andare a radunarli e rassicurarli. Partimmo allalba di un mattino nebbioso, aggirammo Gerusalemme a meridione e imboccammo la strada per Emmaus. Lungo il tragitto ci nascondevamo ad ogni rumore, vedemmo transitare alcune coorti di soldati romani, avevamo paura che ci cercassero, poi... lo vedemmo... (Cleofa si ferma emozionato dal ricordo). La strada in quel punto si biforca, un tratto prosegue a settentrione fino ad Emmaus, laltra segue il corso del Chesalon e arriva nella Sefela. La nebbia non si era ancora diradata del tutto, per questo credemmo di vedere un fantasma! Era l, seduto su di un masso, era magro, pallido, ricordo che respirava a fatica, ma era lui!
DARIO - Comera possibile?
CLEOFA - Non lo so, non lho mai saputo, ho sempre pensato ad unallucinazione e ancora oggi non so darmi spiegazioni. Io e Giuseppe restammo pietrificati, poi ci facemmo coraggio e ci avvicinammo a cinque o sei passi per vedere meglio, io dissi : Maestro, sei proprio tu ?
DEMETRIO - E lui?
CLEOFA - (abbassando il capo) Lui non disse niente, quando Giuseppe fece per avvicinarsi ancora di pi, il Rabbi alz una mano, lo ferm e indic la direzione di Gerusalemme.
DARIO - Fece qualche altro gesto?
CLEOFA - No, abbass il braccio e quando anchio tentai di avvicinarmi ripet il movimento. Avevamo timore di lui quando ancora predicava, figuriamoci in quel momento! Per questo ci prese un gran terrore, fuggimmo di l e ritornammo a Gerusalemme!
DEMETRIO - Notaste qualcosa di particolare in lui?
CLEOFA - Aveva il viso stanco e quasi impaurito, ma gli occhi erano vivi come quando... 
DEMETRIO - Come?
CLEOFA - (sottovoce) ... come quando era ancora tra noi.
DARIO - (guardando Demetrio) Era ferito?
CLEOFA - Sembrava di no, ma le mani erano fasciate.
DARIO - Cosa faceste dopo?
CLEOFA - Ritornammo a Gerusalemme e raccontammo tutto a Pietro che convoc subito il consiglio dei dodici. Rimasero chiusi in assemblea per un pomeriggio intero, dopo di che Pietro dichiar che Ges era apparso anche a loro e che era necessario annunciarlo a tutti i discepoli.
DEMETRIO - Rimaneste a Gerusalemme?
CLEOFA - No, ritornammo a Tiberiade dove Pietro diede istruzioni per dare inizio alla predicazione, fu allora che si sparse la notizia della resurrezione del maestro!... Questa la storia di quei giorni, ancora oggi mi chiedo se feci bene a raccontare a Pietro di aver assistito allapparizione del Rabbi!
DARIO - (lentamente) Cleofa, pensi veramente che il Rabbi sia resuscitato?
CLEOFA - (li guarda entrambi) Non lo so, secondo voi, Ges non potrebbe essere risorto dalla tomba? 
DEMETRIO - Cleofa, nel corpo delluomo ci sono meccanismi che, una volta interrotti non si possono pi ripristinare. La medicina in grado di aiutare i meccanismi che funzionano male e forse un giorno sar possibile richiamare in vita persone che sono ad un passo dalla morte, ma niente e nessuno avr mai dentro di se il potere di sfuggire alla morte!
CLEOFA - Ma ho sentito dire che ci sono state delle persone che sembravano morte e poi si sono risvegliate?
DEMETRIO - Certo, a me capitato di parlare una volta con una di queste persone. In situazioni molto particolari si addormentano e le funzioni vitali non cessano, ma abbassano talmente il loro ritmo che neanche un medico in grado di avvertirle. Poi, queste persone, non sappiamo come, si riprendono ed ecco che si parla di prodigio. S, un prodigio perch non ne conosciamo il meccanismo, ma credetemi, gli di non centrano niente!
CLEOFA - E non potrebbe essere stato anche il Rabbi uno di questi?
DARIO - S, visto che tu lo vedesti, e probabilmente andata cos, ma le cronache parlano di un altro fenomeno, una salita, un elevarsi al cielo!
CLEOFA - E allora?
DARIO - Mettiamo che il Rabbi sia sopravvissuto una prima volta alla morte, i seguaci ci costruiscono intorno la storia della resurrezione, lo fanno circolare ancora per un po vivo e vegeto, lo fanno predicare ancora per qualche tempo, come faceva prima e poi lo fanno salire in cielo verso lEterno, Cosa tu suggerisce tutto questo?
CLEOFA - Che lEterno ha rivoluto accanto a se il suo strumento pi grande!

Dario e Demetrio si guardano. 

DEMETRIO - Non pensi che dopo la crocifissione sia stata inventata tutta la storia delle apparizioni perch qualcuno ormai laveva visto vivo e, successivamente, quella della salita al cielo perch dopo poco mor definitivamente?
CLEOFA - Ma se era risorto, perch avrebbe dovuto morire di nuovo?
DEMETRIO - E se lEterno lo aveva fatto risorgere, perch lo richiam a se invece di lasciarlo tra i mortali come esempio vivente della sua potenza, affinch continuasse la predicazione? Cleofa, il genere di ferite sopportate dal Rabbi fu terribile, le sofferenze furono inaudite, se mai sopravvisse sicuramente non fu pi lui e non sarebbe stato in grado di continuare la sua missione, in ogni caso, quel tipo di ferite porta infezioni che non lasciano scampo, il Galileo sicuramente mor poco dopo che tu e Giuseppe lo incontraste sulla strada di Emmaus!

Un silenzio glaciale incombe sulla stanza. Cleofa confuso. Demetrio cerca di cambiare discorso per distrarlo.

DEMETRIO - Cleofa, perch sei ritornato a Betania?
CLEOFA - Sono venuto qui nove anni fa con il compito di cercare di riunire i fratelli dispersi dalla distruzione di Gerusalemme. 
DARIO - E ci sei riuscito?
CLEOFA - I romani fecero scempio della nostra citt, dei nostri amici e della nostra memoria!

Pausa.

DEMETRIO Cleofa, mettiamo che il Rabbi si trovasse sulla strada per Emmaus diretto da qualche parte, dove potrebbe essere andato se ad Emmaus non arriv mai? Forse in qualche vostra comunit?
CLEOFA - (pensando a lungo prima di parlare) Non lo so, in quei giorni tutti avevano paura, se cera una comunit di nostri fratelli se ne stette nascosta ma ricordo di aver sentito parlare di un piccolo gruppo che viveva a meridione di Emmaus
DEMETRIO - Ma in quella zona non ci sono villaggi?
CLEOFA - Non sulla strada, ma se dopo il bivio per Emmaus, seguite la strada che costeggia il Chesalon, dopo un miglio trovate un sentiero che si inoltra nei boschi fino a Rabba.
DARIO - Rabba?
CLEOFA - S, un piccolo villaggio fuori della strada carovaniera, l che abitavano alcuni fratelli, (poi tristemente) forse laggi qualcuno si ricorda ancora di quei giorni. Chiss, forse lo videro anche loro.

Pausa commossa. 

DEMETRIO - (si alza e aiuta Cleofa a fare altrettanto) Cleofa, ti ringraziamo, ci sei stato di grande aiuto. (tira fuori borsa piena di monete e gliela porge)... compra qualcosa da mangiare per te e per la tua famiglia.
CLEOFA - (con le lacrime agli occhi) Che siate benedetti figlioli!

Un servo entra da sinistra per accompagnare Cleofa. I due escono da sinistra.

DARIO - Tutto torna.
DEMETRIO - Gi.
DARIO - Un mese dopo la crocifissione il Galileo era ancora vivo!

Demetrio non risponde.

DARIO - Che ti prende? 
DEMETRIO - Ripensavo a Cleofa. Roma, con tutto il suo orgoglio e tutta la sua smania di conquista, invece della civilt, ha portato solo miseria e rovina in questa parte dellimpero.
DARIO - Forse Roma non la sola causa della miseria di questa gente.
DEMETRIO - Forse no, ma poteva esserne il riscatto!

Per un attimo i due rimangono assorti, poi Demetrio si riscuote.

DEMETRIO- Domani andremo a Rabba!
DARIO DA VECCHIO - (da fuori scena) Il giorno dopo, nascosta nei boschi ad ovest di Gerusalemme, scovammo Rabba, il luogo era stupendo: querce, trebinti e lecci secolari facevano da colonne a quel silenzioso tempio della natura. Ricordo il misero villaggio e la vecchia che, con nostro grande stupore, ci avvicin chiedendoci i nomi. Ricordo la modesta casa in cui ci fece entrare. Ricordo ancora tutto di quel giorno ma, soprattutto, ricordo che in quel momento ebbe fine la nostra ricerca. Non potevamo immaginare ci che ci attendeva e ancora oggi non riesco a rendermi conto di come la realt super ogni immaginazione ed ogni fantasia. In quellunico incredibile momento si condensarono, tutti i nostri sforzi, tutte le nostre speranze e tutti i nostri dubbi e la nostra vita cambi per sempre. Quei momenti torneranno ogni attimo nei miei pensieri fino alla fine dei miei giorni.

DECIMO QUADRO

SCENA

Linterno di una casa contadina. Lambiente molto modesto. Parete di fondo: sul lato sinistro della parete si apre un piccolo ambiente che, allinizio dellazione, nascosto da una tenda, sulla destra una porta che d in un altro ambiente. Parete di sinistra: una panca addossata al muro, uno scaffale alla parete con libri e pergamene, sulla destra una rozza libreria anchessa piena di libri e pergamene. Parete di destra: sulla sinistra la porta di ingresso, sulla destra un mobile basso con sopra alcune suppellettili, sopra di esso una finestrella che d sullesterno. Al centro, spostato sulla destra della scena, un tavolo rustico con due sedie. il crepuscolo, ma la casa molto buia, illuminata solo da una lucerna appoggiata sul tavolo. Dalla porta dingresso entra Maria di Magdala con unaltra lucerna in mano. Maria molto vecchia e si muove lentamente.

MARIA DI MAGDALA - Entrate.

Dario e Demetrio entrano circospetti guardandosi intorno. Maria si avvicina alla tenda, ne scosta un lembo e guarda dentro. Dario e Demetrio non fanno caso alla manovra della donna. Maria richiude il lembo della tenda, apre la porta sul fondo della scena e si rivolge ai due amici.

MARIA DI MAGDALA - Aspettate qui.

Maria esce portandosi via la lucerna. Dario e Demetrio si guardano intorno, la stanza ritorna buia come prima.

DARIO - Ma che sta succedendo? Chi questa gente?
DEMETRIO - Non ne ho la pi pallida idea, nessuno poteva sapere del nostro arrivo.
DARIO - e nessuno poteva sapere chi siamo (poi ridacchiando) anche se guardandoti puzzi di funzionario imperiale lontano un miglio.
DEMETRIO - (restando serio) Evidentemente qualcuno lo sa e sa anche cosa siamo venuti a cercare.
DARIO - (guardandosi intorno) In questo villaggio ci sono solo contadini e pastori e

Demetrio afferra la lucerna sul tavolo e si avvicina agli scaffali della parete di sinistra.

DEMETRIO - Questa non la casa di un contadino, guarda qui!
DARIO - (avvicinandosi esterrefatto) Per la barba di Nettuno! Ma questo il Simposio di Platone! Demetrio, guarda questo!... uno dei cinque libri del trattato sulla scienza medica di Dioscuride Pedanio di Cilicia!
DEMETRIO - Guarda: Erodoto!
DARIO - Qui ci sono Euripide, Prassagora, Sofocle, Teofrasto...
DEMETRIO - Il De re medica di Celso? Per Giove, ma questa la biblioteca di Pergamo rimpicciolita!

Nel frattempo si apre la porta di fondo, ed entra un uomo, nellombra non si distingue ancora chi sia. Il personaggio entra nella stanza e, nel momento in cui, dietro di lui rientra anche Maria di Magdala con la lucerna, la stanza si schiarisce e solo in quel momento il pubblico vedr che si tratta di Areteo. 

ARETEO - No, solo il mio rifugio!

Dario e Demetrio si voltano di scatto e restano esterrefatti. Dario cade a sedere sulla panca e a Demetrio cade il libro che in quel momento ha fra le mani.

DARIO - A Areteo? Ma come possibile?
DEMETRIO - Che ci fai qui? Cos questo posto?
ARETEO - Una cosa per volta e risponder a tutte le vostre domande. Come state?
DARIO - Be bene.
ARETEO - So che vi siete fatti onore come medici ad Efeso, a Sidone e in Bitinia, sono fiero di voi!
DEMETRIO - Ma come fai a sapere dove siamo stati?
ARETEO - (sorridendo) - So molte cose di voi, so che avete raccolto molte testimonianze intorno al Galileo, so che ad Efeso avete incontrato Giovanni, Timoteo e Gaio, so che tu Demetrio sei andato alla ricerca dei documenti di Luca mancanti da quelli di Pergamo. Sono felice di aver riposto la mia fiducia in voi, ero sicuro che la vostra intelligenza e la vostra curiosit vi avrebbero fatto trovare la strada giusta!
DARIO - Che cosa vuoi dire?

Pausa.

ARETEO - Quando inizi il vostro interesse per la storia del Galileo?
DEMETRIO - Beh, quando trovammo gli appunti di Luca a Pergamo.
ARETEO - (sorridendo) Quella fu la mia fiducia!
DARIO - (trasecolando) Tu... facesti in modo che noi trovassimo quegli appunti?
ARETEO - Quelle pergamene erano in mio possesso.
DEMETRIO - (compiacendosi) Lo dissi io che era troppo strano il fatto di sentir parlare del Galileo e immediatamente dopo veder saltar fuori gli scritti che lo riguardavano, ma perch?
ARETEO - (sospirando) Perch era necessario che qualcuno percorresse la verit e ricostruisse la storia come in realt avvenne, poich solo cos quel qualcuno ne avrebbe capito la portata!
DARIO - Non capisco.
ARETEO - Miei giovani amici, voi avete percorso questa storia con i vostri mezzi, avete seguito le tracce di un uomo servendovi solo del vostro acume siete arrivati alla fine della vostra ricerca e la verit finale sar leredit che io rimetter nelle vostre mani!

Pausa. Areteo si siede su una delle sedie vicino al tavolo. Dario e Demetrio si avvicinano al loro vecchio maestro con reverenza. Maria di Magdala posa la lucerna. Poi va a sistemare i libri caduti, rassetta la stanza, riprende la lucerna e sparisce dietro la tenda. N Dario n Demetrio prestano attenzione alla donna. Dopo che Maria entra nel piccolo ambiente dietro la tenda, si vedr il profilo della donna proiettato sulla tenda e illuminata dal controluce tremolante della lucerna. Maria sar seduta e far dei movimenti, ma sar impossibile capire che cosa accade dietro la tenda. 

ARETEO - Gli appunti che io vi feci trovare a Pergamo, erano quelli originali da cui Luca attinse per redigere la sua cronaca. Voi vi accorgeste che le cronache originali, rispetto agli appunti avevano molte incongruenze e anche in quelle cronache gli avvenimenti, secondo un normale e razionale ragionamento, non stavano in piedi. S, in realt il Galileo era uno dei tanti profeti che in quel tempo predicarono in Galilea e la vostra domanda: Perch solo lui ebbe quel successo? perfettamente lecita. Lintrico di interessi politici, economici e militari in cui si trov invischiata la vicenda del Rabbi, furono i motivi di quel successo! Ges era un uomo semplice, dalle intenzioni leali e sincere, aveva un enorme ascendente sugli altri uomini e forse questa qualit sarebbe bastata da sola a dare vita al movimento cristiano che oggi, anche se contrastato dal potere di Roma, si sta espandendo per tutto limpero. Ma la storia non volle cos e lintreccio avvolse luomo, lo fece sparire e nacque il mito: Ges, centro di tutte le paure di Pilato, di Caifa, di Erode e dei discepoli. Divenne il Cristo e quando si crearono le condizioni affinch luomo si trasformasse nel dio, tutte le idee, i racconti, le storie, i fatti si coagularono e nacque la leggenda!
DARIO - Ma ci fu qualcuno che decise tutto questo? Da qualche parte dovette pur partire lidea? 
ARETEO - No, la sequenza dei fatti fu un processo talmente naturale e spontaneo che io stesso ebbi la sensazione del miracolo. Nessuno decise nulla, tutto avvenne con una incredibile naturalezza. La vicenda assunse un carattere talmente ben definito che non ci fu neanche bisogno che i cronisti si mettessero daccordo. La storia del Rabbi doveva avvenire in quella maniera e in quella maniera avvenne!
DEMETRIO - Ma noi che centriamo?
ARETEO - (fissandoli) Perch ritengo necessario che qualcuno conosca la verit di questa storia, ne faccia tesoro e ne conservi il ricordo. Ormai i cristiani seguiranno le parole del Ges profeta, con tutte le leggende che lo accompagnano, ma qualcuno deve pur conoscere la storia del Ges uomo!
DEMETRIO - Areteo, noi abbiamo seguito il nostro naso, abbiamo ricostruito la storia del Galileo, o almeno pensiamo di averlo fatto e questa storia ci ha condotto qui, ma non conosciamo tutta la verit.
ARETEO - Questo compito mio.
DARUIO - Ti ascolteremo. 

Dario e Demetrio si siedono.

ARETEO - Quando il Rabbi fu crocifisso, il Sinedrio si riun in seduta segreta. La situazione era pericolosa, le premesse perch scoppiasse la rivolta cerano tutte, lunica cosa che il Sinedrio poteva fare, era distogliere lattenzione della popolazione e dei romani dal problema creando un diversivo. Incaric Giuseppe dArimatea e Nicodemo di tenere sotto stretta sorveglianza il cadavere e di farlo sparire al momento opportuno. La colpa del furto del corpo sarebbe ricaduta sui discepoli e lattenzione di Pilato e di Gerusalemme si sarebbe rivolta verso questo mistero, ma non fu cos. A Pilato il problema non lo tocc neanche, le preoccupazioni che il tribunale di Alessandria scoprisse i suoi illeciti, lo assorbivano completamente. Il popolo di Gerusalemme era esaltato per aver trovato in Barabbas il possibile capo di una rivolta, gi sfuggito miracolosamente alla condanna romana, non aveva occhi che per lui e non vedeva lora di impugnare le armi. I discepoli sarebbero scomparsi dalla circolazione terrorizzati da questo fatto misterioso, anche se poi da esso nacquero tutte le storie che conoscete.
DEMETRIO - Che cosa successe allora?
ARETEO - Gli uomini di Giuseppe e di Nicodemo prelevarono il corpo dal luogo dove fu crocifisso, lo avvolsero in un lenzuolo e lo trasportarono in una tomba commemorativa nei giardini di Giuseppe.
DARIO - Abbiamo visto quella tomba.
DEMETRIO - Ed fatta in modo che impossibile chiuderla.
ARETEO - E cos doveva essere! Giuseppe incaric il suo giardiniere di sistemare alla meglio il corpo. Sul tardi arrivarono alcune donne con oli e unguenti per prepararlo per la sepoltura, Giuseppe disse loro che era meglio aspettare perch i romani sapevano dove si trovava la tomba e non aspettavano altro che i seguaci la raggiungessero per sorprenderli. Era una menzogna, ma Giuseppe doveva avere il tempo di far sparire il corpo. Insieme a Nicodemo decisero di attendere lindomani, che era sabato, nessuno si sarebbe mosso dalle case e loro avrebbero avuto tutto il tempo di agire. Il giovane giardiniere quella notte fu lasciato a guardia del corpo, Giuseppe non poteva rischiare. Durante la notte il giardiniere si accorse che il Rabbi respirava ancora, si precipit a chiamare Giuseppe e lo trascin al sepolcro. Quello fu veramente un miracolo, era impossibile da credere, ma il Rabbi era sopravvissuto al supplizio della croce. Giuseppe voleva trasportarlo e nasconderlo in casa, ma il giardiniere disse che Ges era troppo grave e qualsiasi movimento gli sarebbe stato fatale. I due cominciarono a curarlo sul posto, continuarono per tutta la notte e per tutto il sabato, le ferite erano molto gravi e il Rabbi respirava con grande fatica. La notte tra il sabato e la domenica riprese i sensi, ma non riusc n a muoversi n a parlare. La mattina il giardiniere riusc lentamente a farlo sedere, Giuseppe and in casa a prendere delle vesti, dovevano nasconderlo in casa prima che arrivassero le donne. Il Rabbi, a gesti, chiese dellacqua, il giardiniere, assicuratosi che luomo poteva rimanere solo per un attimo, si precipit fuori a riempire una brocca. Nel ritornare, quando si trov a pochi passi dallingresso della tomba, vide uscire una donna, urlava e correva spaventata. Il giardiniere corse dentro il sepolcro diede da bere al Rabbi, se lo caric in braccio e lo port in casa di Giuseppe nascondendolo. Per una settimana e in segreto curarono il Rabbi che riusc, non si sa come, a superare le infezioni e a riprendersi leggermente.
DARIO - In che condizioni era?
ARETEO - Le infezioni provocate dai chiodi gli avevano provocato dagli spasmi muscolari, per cui sulla croce la difficolt maggiore per lui, fu quella di riuscire a respirare, ci che lo salv fu la presunta breve agonia. Il soldato che stabil la morte, non si accorse che un barlume di vita cera ancora, quello che fu un rallentamento delle funzioni vitali, fu preso per morte autentica.
DARIO - Come avevo sospettato!
ARETEO - Dopo due giorni si present alla porta una delle donne che avrebbero dovuto preparare la sepolture, ci disse che aveva visto tutto, che conosceva la verit e che voleva aiutare il Rabbi. Giuseppe aveva paura di far conoscere la verit alla donna, ma non aveva scelta e la accolse.
DEMETRIO - Chi era?
ARETEO - Si chiamava Maria di Magdala ed era stata una al seguito del Rabbi, anni prima era stata una prostituta che Ges aveva salvato dalla lapidazione (poi pi sommessamente)... la dedizione di Maria verso il Maestro fu grande e fu sostenuta anche dallamore della donna per luomo!
DARIO - Questa Maria la donna che ci ha accompagnato qui?
ARETEO - S.

Pausa.

ARETEO - Dopo una settimana Giuseppe decise che era venuto il momento di allontanare il Rabbi da Gerusalemme. Fu organizzato tutto. Fu preparato un carro carico di fieno con un nascondiglio in attesa del momento propizio. Giuseppe dichiar al Sinedrio che aveva sepolto il Rabbi in una localit segreta e il Sinedrio si affrett ad accusare i seguaci di aver rubato il corpo. Arriv perfino a pagare alcuni soldati, che in un primo momento avrebbero dovuto fare da guardia al sepolcro, per confermare il furto. Passarono ancora diversi giorni, dovevano essere sicuri che il Rabbi potesse affrontare il viaggio, non era in buone condizioni, si muoveva con molta fatica e non vedeva quasi pi nulla, da solo riusciva a fare pochissimi movimenti e non parlava. Dopo circa un mese dalla crocifissione, una notte allestirono il carro e allalba il giardiniere e la donna partirono da Gerusalemme con il Rabbi nascosto. Si diressero verso Emmaus, pensavano di portare il Rabbi in qualche rifugio nei boschi sulle colline, in seguito avrebbero cercato di raggiungere il territorio di Efraim per arrivare ad Arimatea e nascondersi nella casa di Giuseppe. I tre non arrivarono mai ad Emmaus. Dove la strada si biforca, si fermarono per un breve pasto, il giardiniere tir fuori il Rabbi dal carro per fargli prendere un po daria, Maria and a prendere dellacqua e il giardiniere and a nascondere il carro. Il caso volle che in quel momento due discepoli del Rabbi, che venivano da Gerusalemme, lo videro e lo riconobbero. Quando il giardiniere ritorn, vide solo il finale della scena: il Rabbi, in un momento di lucidit, aveva alzato un braccio e i due, spaventati a morte, erano fuggiti verso Gerusalemme a gambe levate. Era troppo pericoloso arrivare ad Emmaus, cos i tre presero la strada che andava a meridione, poi Maria si ricord di un piccolo villaggio nei boschi lontano dalla strada carovaniera, quel villaggio si chiamava Rabba. Solo dopo diversi giorni il giardiniere riusc ad inviare un messaggio a Giuseppe, ma il membro del Sinedrio non lo ricevette mai (pausa commossa) La memoria di tutto ci che fu Ges il Galileo sepolta in questi boschi.

Un lungo silenzio accoglie la fine del racconto. 

DEMETRIO - (fissando intensamente Areteo) Le ferite del Galileo erano gravi, per curarle era necessario conoscere molto bene larte medica... -
DARIO - (c.s.)... Un semplice giardiniere non poteva salvare un uomo nelle condizioni di Ges, soltanto un medico del calibro di Areteo di Cappadocia poteva riuscire in una simile impresa! 
ARETEO - (alzandosi e sorridendo tristemente) Avevo ventunanni ed ero da poco entrato al servizio della casa di Arimatea come erborista, avevo gi studiato medicina, in breve sarei andato alla scuola di Alessandria e poi a quella di Pergamo, come feci in seguito.
DARIO - Lo facesti dopo che il Galileo mor?

Areteo non risponde.

DEMETRIO - Perch con gli anni sei tornato qui?
ARETEO - Ci sono certe cose, certi avvenimenti che lasciano nella mente e nel corpo degli uomini delle impronte molto profonde, se il Rabbi dovette la sua fama al fatto di essere tramutato in Messia da un groviglio di avvenimenti, ci non toglie che quello che insegn ancora riecheggia per le strade dellimpero. Io non so se fra qualche anno non se ne sentir pi parlare o se destino che duri ancora a lungo, ma in ogni caso la memoria e il poco che resta di quei giorni, deve essere difeso dal tempo!

Areteo, senza dire altro, prende la lucerna dal tavolo e si avvicina alla tenda. 

ARETEO - Venite.

Dario e Demetrio si avvicinano, Areteo apre completamente la tenda, scoprendo il piccolo ambiente, praticamente una rientranza della stanza. In fondo al piccolo ambiente c un letto sopra di esso c disteso un uomo immobile, una coperta gli arriva al petto e gli nasconde le braccia. molto vecchio, i capelli sono una rada stoppa grigia come pure la barba, gli occhi sono fissi e inespressivi, la bocca semiaperta e i respiri sono lunghi e lenti. Seduta su uno sgabello accanto al letto Maria sorveglia il vecchio. La lucerna che Maria ha portato precedentemente nella stanzetta deve essere posizionata in modo che, quando Areteo apre la tenda, il volto del vecchio non si veda. Sopra il letto, fissata alla parete, una mensola con alcuni vasi. Areteo si avvicina. Maria lo guarda con apprensione, Areteo fa un cenno con la testa, Maria guarda i due medici, si alza e si sposta sulla sinistra della stanzetta. Areteo si avvicina, appoggia la lucerna sulla mensola, finalmente la luce illumina il viso delluomo. Areteo accarezza la fronte del vecchio, poi delicatamente tira fuori un braccio delluomo e gli tiene una mano fra le sue. Dario e Demetrio strabuzzarono gli occhi: unorrenda e profonda cicatrice deturpa la mano delluomo. Dario e Demetrio si avvicinano.

DEMETRIO - (balbettando) Non pu essere!

Areteo ripone il braccio del vecchio sotto le coperte. 

ARETEO - Ci sono tante cose nel mondo e fuori di esso che hanno poche probabilit di avvenire, ma alcune accadono e quando ci avviene superano ogni immaginazione, ogni speranza, ogni dolore... la storia del Rabbi una di queste!

Dario e Demetrio si chinano sul vecchio. Dario gli posa una mano sulla spalla e Demetrio gli accarezza la testa.

ARETEO - Venite, usciamo!

Areteo prende la lucerna ed esce dal piccolo ambiente Dario e Demetrio lo seguono riluttanti. Maria si siede di nuovo sullo sgabello accanto al vecchio. Areteo chiude la tenda e limmagine in controluce sulla tenda, torna quella di prima. Dario si siede, Demetrio spalanca la porta che d sullesterno respira a pieni polmoni per cercare di calmare la forte emozione che lha assalito.

ARETEO - Ragazzi miei, la vostra ricerca finita.
DARIO - Areteo! I cristiani hanno il diritto di sapere! Non giusto che siano stati presi in giro! Il Galileo ancora vivo dopo tanti anni, i seguaci avrebbero...
ARETEO - (con calma) Perch? Pi di cinquantanni fa le parole di un giovane maestro scossero gli animi di tanta gente, oggi la sua parola ascoltata in tutti gli angoli dellimpero, un giorno forse riuscir a scuoterne le fondamenta stesse. I giorni di quel giovane profeta sono trascorsi. Se dessimo retta al tuo entusiasmo, restituiremmo al mondo un fantasma che non ha neanche il ricordo di quegli anni straordinari. Avrebbe un senso tutto questo? 

Dario e Demetrio abbassano lo sguardo.

ARETEO - (sommessamente) I giorni del Cristo sono finiti, lasciate che siano giorni di pace gli ultimi che quel povero vecchio trascorrer su questa terra come uomo!

UNDICESIMO QUADRO

SCENA

La stessa scena del primo quadro

DARIO DA VECCHIO - (scrivendo) Quando quel giorno lasciammo Rabba, nei nostri cuori era gi maturata la decisione di seppellire per sempre la storia di Ges il Galileo. I cristiani avevano gi preso la loro strada, avevano gi avuto il loro Messia, lo avevano fatto resuscitare e sparire di nuovo. Inventarsi unaltra resurrezione sarebbe stato assurdo. Areteo aveva ragione. Poi sono passati gli anni. Tanti. Nella mia attivit ho continuato a vedere il dolore e la sofferenza piegare uomini che sembravano querce e dare forza ad altri che parevano steli. Il tempo mi ha portato via affetti a cui non avrei mai pensato di poter rinunciare e il dolore ne ha preso il posto. Fu allora che lasciai Sidone e ritornai alla nostra vecchia scuola qui a Pergamo. Sai, sono cambiate tante cose, ci sono molti giovani medici promettenti, cambiata la medicina e anche il modo di vedere la vita. In tutto questo tempo, fatto di spazi vuoti e di fantasmi, mi sono chiesto tante volte, se per ognuno di noi la memoria degli affetti cos importante, che diritto abbiamo di far tacere la vera memoria di un uomo che ha cambiato la vita di migliaia di altri uomini tanto da far temere la predizione di Areteo che un giorno la parola del Galileo possa scuotere le fondamenta dellimpero di Roma? I nostri giorni stanno volgendo alla fine e anche noi diventeremo fantasmi ed io non me la sono sentita di far disperdere nella polvere la storia del Rabbi dei cristiani. Gi alcuni anni fa, contravvenendo alla promessa fatta ad Areteo, riscrissi la storia come la ricostruimmo noi e come avvenne nella realt. Un mio allievo partir tra qualche giorno per Roma, passer da Corinto. Gli affider una copia della vera cronaca del Galileo, per te, custodiscila o affidala a chi credi possa essere degno di conservarne il ricordo, non la disperdere, non lasciare che la verit diventi come spuma di mare al vento. Nel nome della nostra lunga amicizia ti abbraccio forte, stai in salute e che lEterno ci conceda la serenit per questo poco tempo che ci resta da vivere.

DODICESIMO QUADRO
Inverno 1742
Vaticano

SCENA

Lo studio del pontefice. Parete di destra: la porta di ingresso: Parete di sinistra: un grande caminetto acceso. Parete di fondo: una grande finestra da cui si vede la sommit della cupola di San Pietro con la grande croce. Parallela alla parete di fondo un grande tavolo, che fa da scrivania al Pontefice e, dietro di esso, una sedia a schienale alto, davanti due sedie a schienale basso. Altri mobili e arredi completano la stanza che deve dare unimpressione di austerit. Il Pontefice passeggia pensieroso per la stanza, per un attimo si ferma ad osservare il panorama fuori della finestra con le braccia dietro la schiena. Per un attimo avverte un brivido di freddo. Muratori seduto sulla sedia di destra di fronte alla scrivania. Muratori vestito con una tonaca nera, si vede chiaramente che di salute malferma.

BENEDETTO XIV - (con una leggera apprensione) Ditemi Muratori, quanto credito possiamo concedere al... frutto delle vostre ricerche?
MURATORI - (abbassando gli occhi per un attimo come per raccogliere le idee) Santit (pausa)... quando il canone fu da me ritrovato, era compreso in un codice bobbiese ed era incompleto nel suo inizio. Lelenco, come gi sapete, riporta molte parti del nuovo testamento tra cui i primi tre evangeli ed alcune lettere e conferma la natura apocrifa del Pastore di Erma e degli scritti eretici di Valentino, Basilide, Milziade e Marcione. Il manoscritto vergato in un latino sgrammaticato, risale allottavo secolo e riproduce una probabile traduzione latina fatta nel quinto o sesto secolo di un originale certamente greco della fine del secondo secolo o dellinizio del terzo (ancora una pausa poi pi sommessamente) Laltro documento scritto direttamente in greco antico in maniera corretta e molto chiara.
BENEDETTO XIV - Non potrebbe essere il frutto della mente di un visionario?
MURATORI - Santit, il documento completo e, per ironia della sorta, si conservato molto meglio del canone, scritto sotto forma epistolare e lautore era certamente una persona colta. Da alcuni riferimenti e valutazioni, direi che si tratta sicuramente di un medico.
BENEDETTO XIV - Potrebbe riferirsi ad un periodo diverso o a persone diverse?
MURATORI - Santit, il documento riporta alcune date.
BENEDETTO XIV - Delle date?
MURATORI - S, o meglio un riferimento molto chiaro circa il periodo in cui fu scritto e a quello a cui si riferisce.
BENEDETTO XIV - Che tipo di riferimento?
MURATORI - Durante limpero romano uno dei metodi pi comuni per datare gli avvenimenti, era quello di collocarli nellanno di regno degli imperatori in carica. Nel periodo trattato, ad esempio, il documento fu vergato nel diciottesimo anno dellimpero di Adriano, in questo modo abbastanza agevole risalire allanno esatto e cio il centotrentacinque dopo Cristo.
BENEDETTO XIV - E gli avvenimenti che descrive, in quale periodo si sarebbero svolti?
MURATORI - Pi o meno dal settantaquattro allottantacinque... ottantasei dopo Cristo.
BENEDETTO XIV - Quindi, ammettendo che il racconto sia veritiero, le date sarebbero plausibili?
MURATORI - S, santit.

Il pontefice fa una pausa continuando ad aggirarsi per la stanza

BENEDETTO XIV - possibile che lintera storia, per qualche insondabile ragione, sia stata interamente costruita?
MURATORI - Santit, questa stata la prima direzione da me seguita per lanalisi del testo e per scoprirne i punti deboli e Dio sa con quale timore mi ci sono avvicinato. S, la storia potrebbe essere completamente inventata, purtroppo ci sono troppi riferimenti al testo originale del Vangelo secondo San Luca ma, soprattutto, sono raccontati avvenimenti di cui sono protagonisti alcuni personaggi del Nuovo Testamento, a volte anche secondari. Queste cronache, santit, riescono da sole a chiarire molti punti oscuri lasciati dai vangeli stessi, difficile pensare che qualcuno si sia preso la briga di inventare tutta una storia cos completa di tanti riferimenti.
BENEDETTO XIV - Ma uninfinit di vangeli apocrifi fanno la stessa cosa!
MURATORI - (asciugandosi il sudore) Gli altri scritti apocrifi di solito hanno qualche punto in comune con quelli canonici o si limitano a raccontare delle varianti o a ripetere racconti biblici, questo no... questo...

Muratori esita. Il Pontefice lo sollecita.

BENEDETTO XIV - Ebbene?
MURATORI- Questo... santit, senza una sbavatura riesce a collegare avvenimenti tra loro estranei e... a chiarire molti punti oscuri della vita di alcuni personaggi senza entrare mai in contraddizione con la parte storica del Nuovo Testamento, come ad esempio...
BENEDETTO XIV - S, s capisco.

Il pontefice fissa le fiamme del caminetto senza vederle.

BENEDETTO XIV - Visto lo stato di conservazione del documento, non potrebbe essere stato scritto in epoca pi recente?
MURATORI - Ho formulato anchio questa ipotesi, se ci fosse vero sicuramente lautore sarebbe stato influenzato da avvenimenti e idee successive al periodo in cui fu scritto, ma non c niente che induca a formulare una giudizio simile, inoltre il sistema di lavorazione della pergamena quello caratteristico dellepoca... santit... vorrei poter tacere, ma per amore della verit non posso far altro che ammetterlo... il documento autentico!
BENEDETTO XIV - Il personaggio chiave descritto nella cronaca, potrebbe essere unaltra persona?
MURATORI - molto difficile dirlo, anche se esso viene chiamato con... il nome che conosciamo, ogni interpretazione potrebbe essere valida, ma non esiste niente nel documento che possa dare adito ad ipotesi contrarie.

Il pontefice fa lentamente il giro del tavolo e si mette a sedere sulla sua grande poltrona trovandosi faccia a faccia con lo studioso. Lo fissa e parla con voce pi bassa.

BENEDETTO XIV - Sapete cosa potrebbe significare se la storia contenuta in quelle pergamene fosse autentica?
MURATORI - S... santit... il Nuovo Testamento dovrebbe essere riscritto e...
BENEDETTO XIV - ... e diciotto secoli di storia del cristianesimo svanirebbero in una nuvola di fumo! 

Unatmosfera di gelo cade sulla stanza lintensit della luce del caminetto e quella proveniente dalla finestra si offuscano.

BENEDETTO XIV - (secco) Fatemi vedere il documento! 
MURATORI - Subito... ecco 

Muratori tira fuori da sotto il mantello una cartella di cuoio, la porge al Pontefice che lapre e lo legge sfogliandolo alla fine parla lentamente come se traducesse.

BENEDETTO XIV - ... Dario da... Sidone...
MURATORI - S, santit, lautore del racconto. 
BENEDETTO XIV - A quanto pare non ci viene concesso neanche il beneficio del dubbio.

Dopo una lunga pausa il Pontefice sbatte una mano sul fascio di pergamene. 

BENEDETTO XIV - (con rabbia) Maledizione! Chi diavolo questo fantasma che ci ribalta in faccia tutta la storia!

Muratori impietrisce.

BENEDETTO XIV - ... non bastavano le peripezie in cui ha navigato la chiesa per secoli! No, mancava il tocco, la trovata finale di qualche sollecito e perfino maledettamente preciso cronista! 

il Pontefice si ferma, fa un respiro profondo, guarda Muratori, cercando di far sbollire lira.

BENEDETTO XIV - Perdonatemi, lo so di essere il pi indegno dei papi, ma questa croce troppo pesante e se qualcuno, tanto tempo fa, non lha potuta portare, noi non possiamo portarla ora, appesantita da secoli di storia della cristianit!

Il Pontefice medita per un momento, poi si avvicina a Muratori, prende una Bibbia, la guarda tristemente e infine parla con solennit.

BENEDETTO XIV - Voi dovete giurare su questa Bibbia, perch questa la nostra fede e non altre storie scritte da chiss chi, questo il nostro credo, su questo abbiamo fondato la nostra vita e il nostro futuro ed in nome di questo che abbiamo una responsabilit verso il nostro sterminato gregge. Voi dovete giurare che le parole dette dentro questa stanza non sono mai state pronunciate, che queste pergamene non sono mai esistite e che nelle vostre ricerche avete trovato solo conferme della verit dei Vangeli!

Muratori appoggia la mano sulla Bibbia e il Pontefice appoggia la sua sopra.

BENEDETTO XIV - Mai e poi mai dovrete proferire parola di quanto accaduto oggi!
MURATORI - Santit, io sono vecchio, i miei occhi non vedono quasi pi, la malattia al ginocchio e i reumi non mi danno tregua, a settembre declinai il vostro invito e oggi ho obbedito al vostro ordine di venirvi a riferire ci che vi avevo anticipato nella mia lettera. Gli anni che mi restano da vivere sono pochi, se il mio cuore oggi trabocca di tristezza per questa mia scoperta, nulla uscir dalla mia bocca e la lapide che chiuder la mia tomba, seppellir per sempre le pretese di un antico medico. Santit, neanche di questo nostro convegno rester traccia!

I due restano per un lungo momento a guardarsi intensamente, poi il Pontefice ripone la Bibbia e suona un campanello. Dalla porta entra il segretario pontificio.

SEGRETARIO - Mi avete chiamato santit?
BENEDETTO XIV - S, accompagnate padre Lodovico.

Il segretario prende delicatamente il vecchio studioso per un braccio e lo aiuta ad alzarsi. Muratori si alza barcollando e fa latto di chinarsi a baciare lanello del Pontefice, ma il Pontefice glielo impedisce mettendogli le mani sulle spalle. Poi lo abbraccia 

BENEDETTO XIV - (sussurrando) Perdonatemi! (pausa, poi guarda Muratori con affetto) Ora andate, cercate di riposare e datemi vostre notizie.
MURATORI - Arrivederci, santit... (poi pi sommessamente)... che Dio ci protegga!
BENEDETTO XIV - Lo ha sempre fatto, mio caro Muratori... lo ha sempre fatto.

Accompagnato dal segretario del Pontefice, Muratori esce lentamente dalla stanza. Il Pontefice ritorna al tavolo e guarda a lungo le pergamene.

BENEDETTO XIV - Chi sei tu che dal pozzo del tempo vieni a togliere il sonno ad un povero pastore, chi ti ha dato il diritto di rendere vano il sangue dei martiri e le lacrime dei santi? La fede degli uomini esiste per non essere calpestata e tu lhai fatto, ma la colpa non fu tua, tu fosti solo il cronista della vita di un profeta... forse il pi convincente di tutti, facesti tutto solo per amore della verit, siamo noi che abbiamo costruito qualcosa sulla menzogna, ma questo ormai il nostro credo... la nostra vita... 

Il Pontefice afferra il manoscritto e si avvicina al caminetto esita per un attimo poi, con un gesto brusco, scaraventa le pergamene dentro il fuoco che, alimentato di nuovo, divampa vivamente.

BENEDETTO XIV - Non possiamo n aggiungere n togliere niente a ci che stato detto e scritto!

Il Pontefice rimane ad osservare i fogli bruciare. Dopo un secondo un raggio di sole irrompe nella stanza e va a colpirgli la schiena, il Pontefice solleva lo sguardo, sente il calore del sole, sorride e si volta verso la finestra. Si avvicina e la apre. Fa un lungo respiro gustando laria fresca poi, sempre sorridendo, guarda la grande croce sulla cupola di San Pietro. 

BENEDETTO XIV - Sapevo che avresti approvato!

Il Pontefice resta per un po a respirare a pieni polmoni laria che entra dalla grande finestra. Finch qualcuno bussa alla porta.

BENEDETTO XIV - Avanti!

Il segretario si affaccia.

SEGRETARIO - Santit, perdonate, ma la delegazione sta aspettando.
BENEDETTO XIV - Dite che vengo immediatamente

Il segretario richiude la porta. Il Pontefice chiude la finestra e avvia per uscire dalla stanza, passando davanti al caminetto si ferma, guarda il fuoco, alza la mano destra e traccia nellaria il segno della croce. 

BENEDETTO XIV Che tu sia benedetto frate foco

Poi sospira ed esce dalla stanza.


SIPARIO

FINE

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