L’ingegner Casciaball

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“ L’ INGEGNER CASCIABALL “

      “  L’ INGEGNER   CASCIABALL  “

 

                            Commedia in tre atti di Luciano  Meroni     

                           ( tratta  da:  “ Gildo Peragallo, ingegnere “

                             di Gilberto Govi ed Emerico Valentinetti )

                                                PERSONAGGI :     

                                       GILDO  PERAGALLO

                      

                                       TERESA,  sua moglie

                                       SILVIO, loro figlio

                                       Comandante TAGLIAVACCHE

                                       Sig.na  INES

                                       Sig.ra  CLOTILDE, padrona della pensione

                                       Sig.na  Olga, cameriera

                                       Rag.  CONTI

                                       Sig.  TRUCCHI

                                       Sig.ra  LUCIA, balia

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                     N.B.       La commedia è regolarmente tutelata dalla S.I.A.E.

           Una pensione modesta a Milano.  Sul fondo a sinistra , l’ingresso principale e a destra

             un’altra uscita dà agli altri locali della pensione.   Sul lato sinistro due porte, le stanze

             di Ines e di Gildo.   Sul lato destro una porta, la stanza del Comandante Tagliavacche.

                                                             PRIMO   ATTO

OLGA          - ( seduta ad una piccola scrivania, sta scrivendo )

INES            - ( entra dalla sua stanza ) Allora, hai finito con questi indirizzi?

OLGA          - Un moment signorina, ghe voeur temp a fà i robb.

INES            - ( consulta l’ orologio ) Basta che il mobiliere mi aspetti. ( appoggia l’ orecchio alla

                        porta della stanza di Gildo )

OLGA          - ( riprendendola ) Signorina, se entra qualcuno …..

INES            - A proposito vediamo se c’è. ( bussa alla porta, attende un attimo e non giungendo ri-

                        sposta bussa di nuovo )   Non c’è.  ( sembra rinunciare,  poi ritorna sui suoi passi e

                        apre la porta )   Permesso?

OLGA          - ( riprendendola ancora )  Ma signorina …..

INES            - Non c’è proprio.

OLGA          - Ma l’è la stanza de un omm.

INES            - Si, ma … sempre così gentile.

OLGA          - Tropp gentil.

INES            - Non capisco perché ti debba essere così antipatico.

OLGA          - Ma l’è nanca un mes che le cognoss.

INES            - A me pare di averlo sempre conosciuto.  Poi è così premuroso.

OLGA          - L’avrà sentì che gh’è di danèe ….

INES            - No, m’ha dimostrato simpatia ed affetto anche prima che lo mettessi al corrente della

                       mia situazione.

OLGA          - Sì, ma anche quell de confidà certi robb ad un omm ….

INES            - Che potrebbe essere mio padre.

OLGA          - Sì ma semper cognossùu in una pension.

INES            - Io vedo che qui tutti,  a cominciare dalla padrona di casa, la signora Clotilde ,  lo ap-                          

                       prezzano.  E appena m’ha saputa così sola, si è subito occupato di me in modo disin-

                       teressato, mi ha trovato l’appartamento e mi ha fatto il contratto con il notaio.

OLGA          - Signorina, che la me dàga a tràa a mì, a quell mônd  chì, nessun fa nient per nient.

                       Ecco, io ho finito con le buste. ( suona il campanello, allora si alza ed esce )

INES            - Oh meno male, allora posso andare. ( prima controlla le buste )

OLGA          - ( rientra portando una valigia e precedendo Tagliavacche )  Prego, Comandante.

                       Sì, sì, sempre la stessa stanza.

TAGLIAV.  - Ah, benissimo. ( incrocia Ines che sta uscendo ) Buongiorno. ( poi a Olga, alludendo

                       a Ines )  Novità?

OLGA          - E già … signorina, sola, orfana e con …. ( con le dita fa segno i soldi )

CLOTILDE  - ( entra da destra ) Oh, ben arrivato comandante.

TAGLIAV.  - ( stringendole la mano ) Signora Clotilde, sempre giovane eh ?

CLOTILDE  - Sempre gentile. Dopo due mesi che manca …. è ancora dei nostri per un po’?

TAGLIAV.  - Sì, voglio fare qualche giorno di terraferma per riposarmi un po’.    Così ne approfitto

                       per trovare alcuni miei parenti qui a Milano.

CLOTILDE  - Oh, benissimo.  Una tazzina di caffè, comandante?

TAGLIAV.   - Grazie è proprio quello che desideravo.

CLOTILDE  - Ci penso subito io. Olga, tu intanto porta la valigia del comandante nella sua stanza.

                        ( Olga esce )

TAGLIAV.   - ( si siede e carica la pipa ) E così signora Clotilde, come marcia la pensione?

CLOTILDE  - Bene, bene, qualche faccia nuova ma ….

TAGLIAV.  - Ho visto infatti entrando, una graziosa signorina.

CLOTILDE  - Uscita da pochissimo dal collegio, e comunque seria, brava …

TAGLIAV.  - E il ragionier Conti ce l’abbiamo sempre?

  

CLOTILDE  - Sì, tutti i giorni dice che se ne va, ma non se ne va mai.

TAGLIAV.  - Sempre innamorato?

CLOTILDE  - E geloso.

TAGLIAV.  - Geloso? Di chi?

CLOTILDE  - Di un nuovo pensionante …. un ingegnere, un tipo simpaticissimo, sempre allegro.

TAGLIAV.   - Eh, eh, mi pare che il ragionier  Conti non abbia poi tutti i torti a fare il geloso.

CLOTILDE  - E’ un tipo quell’ingegnere che entra subito in simpatia.

TAGLIAV.   - Ingegnere ha detto?

CLOTILDE  - Sì, ingegner  Peragallo.

TAGLIAV.   - Io conosco un ingegner  Peragallo.

CLOTILDE  - E già, ma che scema, s’è presentato qui a nome suo.

TAGLIAV.   - Ma se sta a Livorno, anzi l’ho visto appunto là tre giorni fa.

CLOTILDE  - No, questo è quasi un mese che è qui.  Prima era a Savona dove aveva un’industria.

TAGLIAV.   - Ah, ma allora è il papà di quello di Livorno.

CLOTILDE  - No, questo è scapolo.

TAGLIAV.   - Allora …. bah …. non so ….

OLGA          - ( rientra ) Tutto a posto comandante.

TAGLIAV.   - Oh bene. ( si alza, fa per avviarsi ma poi ) E quel caffè, signora Clotilde?

CLOTILDE  - Già, il caffè. ( fa per uscire ma  si ferma perché dal fondo entra Gildo) Buongiorno.

GILDO         - Buongiorno signora. ( porge un fiore a Clotilde ) Con i miei omaggi.

CLOTILDE  - Sempre gentile. ( poi fa per presentarlo a Tagliavacche ) Permette ingegnere che ….

GILDO         - ( molto espansivo ) Oh chi se ved!  El Tagliavacche.

TAGLIAV.   - Peragallo carissimo.

CLOTILDE  - ( a Gildo ) Amici?

GILDO         - Sì, dall’infanzia.

TAGLIAV.   - ( ridendo ) Già, dall’asilo.

GILDO         - A balia, abbiamo preso il latte insieme. No, latte forse no, ma qualche cappuccino sì.

TAGLIAV.   - A proposito, quel caffè signora Clotilde?

CLOTILDE  - Ah già.

GILDO         - Allora due caffè, e sul mio conto.

TAGLIAV.   - Niente affatto signora, due ma sono io che offro.

          

GILDO         - Non insisto. ( Clotilde esce, Gildo e Tagliavacche si siedono) Come va comandante?

TAGLIAV.   - Benissimo, e anche te vedo.  E come ti trovi qui?

GILDO         - Benone, belle persone, simpaticissime.

TAGLIAV.   - E gli affari?

GILDO         - A Savona ho liquidato tutto.

TAGLIAV.   - Come mai?  Stanco della provincia?

GILDO         - Macchè, ghe stavi benissim, ma t’el set come son fàa …. mi piace cambiare.

                        Mi hanno offerto una bella cifra e allora ….

TAGLIAV.   - Ma dici sul serio?

GILDO         - Perché dovarìa dì una roba per un’altra?

TAGLIAV.   - Beh, lascia perdere, che in quanto a questo sei sempre stato famoso per contare balle.

GILDO         - Mì?  Se gh’è vün che dis semper la verità, quell son mì.

TAGLIAV.   - Ecco, questa è la prima balla della giornata.

GILDO         - Vedi, bisogna sempre saper distinguere le invenzioni dalle balle come dici tu.

                        Anche quando recitavo ….

TAGLIAV.   - Ah perché, tu recitavi?

GILDO         - Oeuh,  altrochè …. da giovane.

TAGLIAV.   - Mai saputo.

GILDO         - Sì ho recitato ….. una commedia di Goldoni ….  Il bugiardo.

TAGLIAV.   - Ah, lo dovevi fare magnificamente.

GILDO         - Benissimo.   Beh , c’è un punto dove si  dice che le bugie si possono  chiamare delle 

                        spiritose invenzioni, ed è vero. Tante volte, una cosa buttata lì risolve una situazione.

TAGLIAV.   - Io dico che può anche complicarla.

GILDO         - E lì sta l’abilità, … con un’altra invenzione rovesci la situazione e tutto va a posto.

                        Dire una cosa che non è, è inventare, è creare del nuovo, è vivere due,  tre vite in una

                        sola. Non so, ma per me, creare una soluzione non voluta da destino,  ma da me stes-

                        so,  mi dà gioia, mi commuove ….  Vedi , in certi casi, me ne convinco al punto tale

                        che sinceramente rido e sinceramente piango.   Prôva …. l’è bell ….. l’è bell  ….

TAGLIAV.   - Sei sempre la solita macchietta.  E a proposito di invenzioni, hai sempre la mania di

                        costruire …. di inventare?

GILDO         - E perché ho venduto tutto? Per dedicarmi con più tempo alle mie invenzioni …..

                        La “ Perasincerobil “ farà epoca!

TAGLIAV.   - La Pera …. cosa?

GILDO         - Perasincerobil!

TAGLIAV.   - E cosa sarebbe?

GILDO         - Sarebbe la bilancia sincera di Gildo Peragallo.  Ma pôdi no ogni volta dì tutta la fras ,

                        allora disi una parola sola: “ Perasincerobil “ ….. Pera da Peragallo, sinc  da sincera

                        e bil da bilancia.

TAGLIAV.   - E come funziona?

GILDO         - Te vedet ,  nelle normali bilance la lancetta che segna il peso la continua  a môves

                        avanti e indrèe e invece nella mia no. Quando raggiunge il peso esatto, tac!  La se

                        inciòda lì sul quadrante e sòna un campanell.   Però va  perfezionata:  per quej che

                        ghe veden ben dev vegnì foeura un cartell con indicàa el pes giust mentre per quej

                        che ghe veden no ghe sarà un altoparlant che el disarà : un chilo ..., due chili , due

                        chili con l’osso, oppure senza l’osso.   Te vedaret, sarà un successo.

TAGLIAV.   - Tra i consumatori forse …. ma per i bottegai?

GILDO         - C’è la “ Perascrivitutto! “   Quella sarà la rivoluzione nelle macchine per scrivere.

                        Adesso, nelle normali macchine, per scrivere una parola bisogna schiacciare tanti

                        tasti.  Nella “ Perascrivitutto “ invece  solo un tasto , ogni tasto una parola.   Devi

                        scrivere “domani arrivo”? Due tasti!  Però anche lì va perfezionata:  se vün el sba-

                        glia ghe sarà un disco che el te dis: “ sbagliato “.    Vün el mett due erre dove ghe

                        ne va vôna sola …. el disco el dis: “ sbagliato, ignorante “.   St’en diset?

TAGLIAV.   - Dico che sei sempre lo stesso.

GILDO         - Migliorato invece. ( estrae da una borsa una comunissima scarpa ) Una fioritura di

                        idee.   Questa per esempio, cos’è?

TAGLIAV.   - Una scarpa.

GILDO         - No!

TAGLIAV.   - Cos’è allora, un mazzo di fiori?

GILDO         - Non “una” scarpa, ma “la” scarpa!   La “ Peratermo “, destinata a diventare la scarpa

                        dell’umanità intera: dal Polo alle Piramidi, dalla Terra del Fuoco all’Alaska ……

                        Niente più congelamenti ai piedi, niente più raffreddori provenienti dal basso ….. in

                        barba a tutti i dottori.

TAGLIAV.   - ( rigira la scarpa osservandola bene ) Scusa, ma cos’ha di speciale questa scarpa?

GILDO         - Sarebbe ancora un segreto , ma a te posso dirlo , anzi ti posso dare la  rappresentanza

                        per le Americhe. La suola è come un ferro da stiro elettrico, contiene una sottilissima

                        resistenza che si riscalda per via di un piccolo accumulatore che si trova nel tacco.

                        L’accensione avviene facendo mezzo giro sul tacco:  destrorso si accende, sinistrorso

                        si spegne.  Pioggia, neve, gelo, … tac si accende.  Spunta il sole, … tac si spegne.

TAGLIAV.   - Vediamo un po’. ( tenta di girare il tacco )

GILDO         - Ma cosa te fet? …. Questa chì l’è una comunissima scarpa. ( indica la borsa )  Però

                        chì g’ho giamò tutt i disegn, tutt el progett.   Cosa te ne penset?

TAGLIAV.   - Penso che se tutte queste tue invenzioni sono sballate… c’è però sempre un principio

                        che può anche far pensare.

GILDO         - Gh’è de fà tanti milion da savè nanca come fà per impiegaj.  Le banche me disarann:

                        “ Basta, basta, sciôr  Peragallo, sèmm pü dove metej! “

TAGLIAV.   - Potresti acquistare appartamenti, è un buon investimento.

GILDO         - Eh, l’è arrivàa lü col direttissim.  Ne ho già acquistato uno in Via XX  Settembre.

TAGLIAV.   - Bene!

GILDO         - E anche ammobiliato.

TAGLIAV.   - Ah!  Allora hai intenzione di rimettere su casa?

GILDO         - Sì!

TAGLIAV.   - Era ora che ti riconciliassi con tua moglie.

GILDO         - Con mia moglie?  Ma allora non lo sai …… mia moglie è morta!

TAGLIAV.   - Morta?  Tua moglie?  Oh povera signora  Teresa.  Senti, anche se in ritardo, ti faccio

                        le mie condoglianze.

GILDO         - ( stringendogli la mano ) Grazie.

TAGLIAV.   - Ma …. è tanto che … ?

GILDO         - No …. pochi mesi.

TAGLIAV.   - E io non ne sapevo niente. Cosa vuoi, navigando …viaggiando … Ma, così di colpo?

GILDO         - Annegata!

TAGLIAV.   - Annegata?  Oh povera signora Teresa!

GILDO         - A Varazze … in barca …. un’onda .... rovesciata  …. glu… glu.   Guarda qui la foto.

TAGLIAV.   - ( guarda la foto ) Povera signora Teresa.  E tuo figlio?

GILDO         - E’ vivo!  Lui sta bene.

TAGLIAV.   - Eh lo so che lui ….

GILDO         - Lui lavora, ha una bella posizione.

TAGLIAV.   - Ti dico che lo so.  L’ho incontrato tre giorni fa a Livorno, al ristorante.

GILDO         - Sì, sì, lui mangia a Livorno.

TAGLIAV.   - Eh ci credo, se sta a Livorno mangia a Livorno.  Mi ha dato anche il suo biglietto da

                        visita. ( prende e legge il biglietto ) Ing.  Silvio Peragallo, Officine Meccaniche …..

GILDO         - Direttore o Vicedirettore …. che modesto.

TAGLIAV.   - Tutto l’opposto del papà che si fa chiamare ingegnere anche senza esserlo.

GILDO         - Cosa te voeuret …. chì in pension  hann cominciàa, so no perché, a ciamàmm inge-

                        gner  e inscì ….  Ah, a proposito, io qui sono scapolo.

TAGLIAV.   - Scapolo?  Tu?

GILDO         - Sì.

TAGLIAV.   - E si può sapere perché?

GILDO         - Ma che razza de navigant te set?  Certi robb te dovariet  capìi al volo.  E poi in fondo

                        è come se fossi celibe: il figlio laggiù , la moglie lassù …

TAGLIAV.   - Beh, caso mai sei vedovo.

GILDO         - Eh va ben, tra vedovo e scapolo che differenza gh’è?  Anzi, il vedovo è in vantaggio:  

                        è uno scapolo con esperienza.   Vedi, è come ti dicevo,  due vite in una:  per te sono

                        vedovo e con prole e qui per la pensione sono scapolo.  Prôva … l’è bell … l’è bell.

TAGLIAV.   - ( ridendo ) Allora chissà quante conquiste eh?

GILDO         - Eh …. qualcosa in vista c’è.

TAGLIAV.   -  La collegiale?

GILDO         - Ah no, quella è una signorina che rispetto, perché va rispettata.  Le ho subito ispirato

                        la massima fiducia.  E’ orfana.

TAGLIAV.   - Orfana?

GILDO         - Constatato io in municipio. Denunciata circa vent’anni fa da genitori ignoti.

                        E poi,  da certi dati raccolti da un notaio,  risulta che è stata affidata ad una balia di

                        Montevecchia, che l’ha allevata fino all’età di cinque anni, senza che nessuno fosse

                        mai andato a trovarla.  Poi è stata affidata alle suore  Marcelline per la dovuta istru-

                        zione.   E adesso che ha raggiunto la maggiore età , può disporre pare , di parecchi

                        milioni e sembra che la mamma, quando è morta le abbia lasciato una valigia piena

                        di gioielli.

TAGLIAV.   - Perbacco.  E scusa, come mai tutto questo interessamento da parte tua?

 

GILDO         - Un sentimento nato così ….da reciproca fiducia.  Sola lei …. solo io …..

TAGLIAV.   - Ho capito, una specie di tutela.

GILDO         - Ecco, me son affezionàa a lèe …. alla sua vita ….

TAGLIAV.   - ( malizioso ) Ho capito.  Ai suoi soldi.

GILDO         - Ma no, ti ripeto, è una cosa sincera, affettuosa ecco.

TAGLIAV.   - Attento però che quell’ affetto non si cambi in …..

 

GILDO         - Ma te scherzet?   La pôdaria  vèss  mia tôsa.

TAGLIAV.   - Beh, siccome mi dicevi che c’era qualcosa in vista.

GILDO         - Altro giro, altro binario:  la signora Clotilde, la padrona chì dell’ambaradan …. ghe

                        son  entràa subit in simpatia.   Poi è sempre bene corteggiare  la padrona di casa , il

                        meno che ti può capitare è un trattamento di favore.

TAGLIAV.   - Eh infatti, anche dai suoi discorsi mi è sembrato di capire che ….. Attento però che

                        c’è un concorrente: il ragionier  Conti.

GILDO         - Ah sì , sì lo so.   Che scemo!  L’è innamoràa!

TAGLIAV.   - E geloso.

GILDO         - Sì lo so e  appena possibile ci facciamo dei dispetti …. ma quell lì un dì o l’alter ….

                        lo elimino.

TAGLIAV.   - L’ammazzi?

GILDO         - No, no.  Comunque la signora  Clotilde ormai è requisita.

TAGLIAV.   - E’ proprio vero che il lupo perde il pelo ecc…. Beh, vado a darmi una rinfrescata.

                        ( scherzando ) Ciao, ingegnere!

GILDO         - Lo vedi che anche tu mi chiami ingegnere? E’ questione di dirlo due o tre volte poi ...

TAGLIAV.   - Già, e poi resta.  Ciao bella macchia.

GILDO         - Ciao comandante.  E …. d’accordo eh?

TAGLIAV.   - D’accordo. Sei ingegnere, scapolo e ricco sfondato. ( si avvia verso la sua stanza )

                       

GILDO         - E grazie per la collaborazione.

TAGLIAV.   - Collaborazione magari no.  ( esce )

INES             - ( entra e va incontro a Gildo che sta sistemando alcune cose nella sua borsa )

                        Caro ingegnere, buongiorno.

GILDO         - ( con entusiasmo ) Buongiorno signorina.

OLGA           - ( entra da destra con due tazze di caffè ) Ecco qui i due caffè.

GILDO         - Ed  ecco qui due pronti a gustarlo.

OLGA           - Ma ….. un moment. El comandant?  L’è andàa via?

GILDO         - E’  andato nella sua stanza a farsi la barba. Ne avrà per un po’.

OLGA          - Ah beh , allora …. ( posa il vassoio sul tavolino e poi esce )

GILDO         - Prego signorina.

INES            - Oh grazie, lo desideravo proprio. ( si siedono e bevono il caffè )

GILDO         - Allora?

INES            - Prima di uscire ho cercato di lei sa ….. ma ….

GILDO         - Ero ad occuparmi dell’appartamento.  Fra un quaj dì el contratt  el sarà a post.

                        El nôdar, mè amis, l’è giamò a’drèe a esaminà i atti del trapass .

INES            - Oh grazie.  Invece sa dove sono stata io?  Dal mobiliere, per il salottino.

GILDO         - Brava.  Per la lüs, gas, acqua, telefono, ghe pensi mì. La sa, mì g’ho tanti amis.

INES            - Ma come potrò sdebitarmi?

GILDO         - Ma la disa nanca per rid quella parola.  Mì el fò come se el fasessi per la mia tôsa.

INES            - Ma gliela ricordo proprio tanto?  Ma guardi un po’ il destino: lei ama una figlia che

                       da quanto mi ha detto ha visto e non ha visto….. io invece amo dei genitori che non

                       ho mai conosciuto.

GILDO         - Ma il notaio …. non sa proprio niente?

INES            - Io ho insistito, ma lui mi ripete sempre che ignora tutto.

GILDO         - Magari  el nôdar la sà  ma per via del segreto professionale …..

INES            - Può darsi. Eppure io non avrò pace finchè non avrò saputo.   Tante volte mi diverto

                       con la fantasia a fabbricarmeli i genitori.

GILDO         - Ah, anche lèe la se divertiss con la fantasia.

INES             - Oh ingegnere, come vorrei che mio padre fosse …. così …. come lei, al quale , lo

                        confesso,  sento già di essere affezionata.   Ma quello che soprattutto mi auguro è

                        che i miei genitori siano della brava gente.

GILDO         - Perché non dovrebbero essere della brava gente?

INES            - Eh già.   E se con me si sono comportati come si sono comportati , è segno che non

                        hanno potuto fare diversamente e poi comunque io non ho il diritto di giudicarli …

                        anzi sento già di averli perdonati. Vorrei soltanto conoscerli, amarli da vicino ecco.

GILDO         - Come te sèt brava! Come te sèt bôna!  ( le prende le mani )  Oh mi scusi.

INES            - Perché?  Anzi ingegnere, mi dia del tu.

GILDO         - Beh, mì pôdaria anche fall, ma allora tì ciamômm pü ingegner.

INES            - Non mi riuscirà troppo facile.

GILDO         - Se tratta domà de comincià e dopo una volta o dü  ….  Perché a mì m’è vegnùu inscì

                        spontaneo datt del tì?  Perché mì te guardi e me par de vedè mia tôsa.

INES            - E allora io dovrei guardarla come se fosse mio padre?

GILDO         - Te minga ditt che te vôrariet che tò pader  el me assomigliass?

INES            - Sì, l’ho detto e lo ripeto.

GILDO         - E allora perché te me ciàmet no … papà? (  sempre falsamente e improvvisando )

INES            - Papà!

GILDO         - Ines! ( si abbracciano )

INES            - Ingegnere?  Ma ….?

GILDO         - Ti ringrazio per avermi perdonato ….. e quando saprai …..

INES            - Ma ……

GILDO         - Dalla tua uscita dal collegio, chi ti sei trovata più vicino?  Chi si è subito occupato

                        delle tue cose?

INES            - Già ….. ma allora?

GILDO         - Prima volevo vedere se ti sentivi attratta o no verso di me ….. se avresti o no  perdo-

                        nato a tuo padre.

INES            - ( felice e commossa lo abbraccia ) E ce l’ho ancora la mamma?  Forse è lontana ….

                       Potremo raggiungerla?

GILDO         - ( guarda in alto ) Forse, un giorno …..

INES            - Oh …. è mancata?  Era bella?

GILDO         - Sì. ( estrae dal portafogli una piccola fotografia e la porge a Ines )

INES            - Che bella!

GILDO         - ( sospirando ) Mah!  ( poi fa per riprenderla )

INES            - No, lasciamela.   ( Gildo a malincuore gliela lascia )  Grazie papà.  Ma tu vivevi con

                        lei  o ….. scusa sai ma vorrei sapere tante cose.

GILDO         - Oeuh, l’è una storia lunga, un po’ complicada.    Tua mamma l’era giamò sposada ad

                        un alter. Sò marì l’era un omm in vista …. un procuratore e quando…. quando seppe

                        che, insomma per evitare lo scandalo ….. impose di allontanarti dalla madre.  E così,   

                        balia, collegio …. mentre io viaggiavo. E alla morte della mamma ti venne assegnata

                        una cifra …..  Così tu oggi hai una posizione indipendente, però non devi voler male

                        ai tuoi se …..

INES            - Ma cosa dici papà?  Pur avendo vissuto in collegio, io mi rendo conto di cos’è la vita:

                        ho capito, ho perdonato e ne sono contenta.   Però vedi ….. la mia gioia oggi , non è

                        quella di sapermi ricca,  ma di aver trovato un padre.

OLGA           - ( entra e si accinge a portar via le tazzine ) Ingegnere, era buono il caffè?

GILDO         - Squisito.

OLGA           - ( con intenzione ) Eh, fatto espresso … ordine della signora Clotilde. ( fa per andare,

                        poi ricordandosi ) Ah, a proposito, gliel’ha detto che questa mattina c’è stato qui uno

                        a chiedere di lei?

GILDO         - Ah sì?  E chi era, non si sa?

OLGA           - Ma, non so, veniva da Savona.   Trecchi mi pare ….. o Trocchi ….

GILDO         - Ah,  Trucchi.

OLGA           - Ecco, Trucchi.  Io ho fatto finta di niente e ho risposto che non so e che la padrona

                         non c’era.  Ho fatto bene?

GILDO         - Te fàa benissim. Anzi se el dovess ritornà ….

INES            - El torna ….. el torna de sicur.

GILDO         - Ecco, ghe se rispond che mi ghe son no!  Intesi?

OLGA           - Intesi.  ( ed esce a destra con vassoio e tazzine )

GILDO         - ( a Ines ) L’è vün che el me dev un sacc de danè!  Prima però devi controllà un quaj

                        cunt.  ( si alza e prende la sua borsa )

INES            - ( si alza anche lei )  Ah giusto.  Tra un quarto d’ora devo trovarmi qui di fronte, dal

                        mobiliere.  Ho dimenticato di portare dei campioncini di stoffe e il libretto degli

                        assegni.   Però …. sono proprio contenta …. Papà!

GILDO         - Ssst  tôsa.  Domà quand gh’è nessun.  Ma quand gh’è gent …. l’è mej de no.

INES            - Non posso chiamarti papà quando c’è gente?

GILDO         - Per adess no, per adess l’è mej tegnì la roba tra de nünc.

INES            - ( spiacente ) Ma allora quando potrò chiamarti papà davanti a tutti?

GILDO         - ( misterioso ) Mah …… forse presto.

INES            - Ah.  Beh senti, adesso non c’è nessuno. ( lo abbraccia ) Arrivederci papà. ( e va nella

                       sua camera )

GILDO        - Uff ….. che fadìga!  ( va anche lui nella sua camera )

CONTI        - ( entra dal fondo, precedendo Trucchi ) Sì, sì, si accomodi che glielo chiamo subito.

TRUCCHI   - Ma allora sta proprio  qui questo Peragallo?

CONTI        - Sì, è un mese che sta qui:  ingegner Gildo Peragallo.

TRUCCHI   - Ingegnere veramente non mi risulta.

CONTI        - La sua camera è quella lì. ( sogghignando ) Eh, eh, ci penso io …. e se c’è ….

                       ( va a battere alla porta di Gildo ) Ingegnere!  C’è un signore che la cerca!

GILDO         - ( da dentro la camera ) Chi è?

CONTI         - Sono io, il ragionier  Conti.

GILDO         - ( c.s. ) Figuremess!  Il ragionier  Conti che el g’ha bisogn de mì.  Prego, s’accomodi.

CONTI         - No, preferirei che venisse fuori lei.

GILDO         - ( uscendo ) E allora eccomi, ragioniere.

CONTI         - Veramente non sono io che ho bisogno, ma questo signore.

GILDO         - ( con un sorriso forzato ) Oh ….. caro signor  Trucchi, sono subito da lei.  Intanto si

                       accomodi.   ( a Conti )  Chi l’è che l’ha fàa vegnì denter?

CONTI         - Io!  Cercava del signor  Peragallo.  Perché, le spiace?

GILDO         - No, son contentissim ….incoeu l’è propri el dì giust.  Anzi, voeuri facch una confes-

                        sion. ….. Scusi un attimo signor  Trucchi ….. o forse vuole ripassare un’altra volta?

TRUCCHI   - No, no, aspetto grazie.  Visto che, grazie all’interessamento di questo signore,  l’ho

                       trovato ….. allora aspetto.

GILDO         - Un minuto e sono da lei. ( poi a Conti ) Dunque, caro ragioniere, lo sa chi mi sono

                        fidanzato?

CONTI         - ( meravigliato ) Fidanzato?  Lei?  Complimenti.

GILDO         - Eh già.  Ma quello che può interessarle sapere è con chi mi sono fidanzato:  con la

                        signora Clotilde, la nostra padrona.

CONTI         - ( costernato ) Eh?

GILDO         - Le spiace?

CONTI         - Perché?  Dovrebbe spiacermi?

GILDO         - Mah …. pensavo.  Con permesso. ( lo pianta lì e si dirige da Trucchi )

CONTI         - ( fa per aggiungere qualcosa poi, avvilito ed irritato esce a destra sul fondo ).

GILDO         - Comodo, comodo  signor  Trucchi.

TRUCCHI    - ( che era già seduto ) Grazie, ma l’è giamò un po’ che son comod.

GILDO         - E a cosa devo questa bella visita?

TRUCCHI    - ( estraendo una cambiale ) A questa bella farfalletta che è stanca di volare.

GILDO         - Sciôr  Trucchi, quella è una cosa che va a posto con niente. Ma sa che la trovo bene?

                        Forse un po’ ingrassato ….. e la signora?

TRUCCHI    - Bene, bene.

GILDO         - E’ già un po’ che non ci vediamo vero?

TRUCCHI    - ( sventolando la cambiale ) Tre mesi. Noi ci vediamo sempre ogni tre mesi ……..

                        quando riesco a pescarla!

GILDO         - Pescarla!  Che simpatich …. el  m’ha ciappà per un merluzz.  Senta, adesso facciamo

                        un’altra bella firmetta, così ci vediamo fra altri tre mesi, eh sciôr  Trucchi?

TRUCCHI    - Ah no, stavolta basta!

GILDO         - Oeuh,  mica che non abbia liquidi eh?  Per l’amor  di Dio,  ma me servissen per una

                        roba che  son  ’drèe ad organizzà e che, tra un mes o dü,  darà dei risultati fantastici.

                        Anzi, s’el voeur  entrà nella combinazion,  sciôr  Trucchi, senza complimenti eh?

TRUCCHI    - No, no per l’amor di Dio.  A mì me basta domà che …..

INES            - ( esce dalla sua stanza ) Ecco fatto. Caro pa…. Caro ingegnere, allora io vado per ….

GILDO         - ( assumendo contegno ) Sì signorina, sta bene. Ehm … i campioni li ha presi?

INES            - Li ho presi, li ho presi, grazie.

GILDO         - E …. il libretto degli assegni?

INES            - Anche quello.

GILDO         - Se le occorresse il mio, non faccia complimenti.  Quello è sul Credito?

INES            - No, questo è sulla Commerciale, però ho ancora diversi milioni, dunque …..

GILDO         - Ah, va bene.  Allora arrivederci.

INES            - Arrivederci. ( esce )

GILDO         - ( a Trucchi ) La mia segretaria!  Donna di fiducia!  ( e vedendo l’ espressione di

                        meraviglia di Trucchi  )     Son  a’drèe a mett sü una roba in grand:  dattilografe,

                        impiegàa, fax, computer …..  Uffici in Via XX Settembre.    Ho giamò compràa

                        l’appartament  …. al numer 10,  ch’el se informa.

                       

TRUCCHI    - No, no ghe credi. Però a mì me basta domà incassà  ‘sti  5 milioni.

GILDO         - Fra tre mesi.  Interessi più forti che in banca.  E con mì el  po’  stà tranquill  perché

                        la banca, un dì o l’alter la po’  sarà sü bottega, ma el  Gildo Peragallo  … la bottega

                        ghe l’ha semper averta!  Cià, una bella firmetta e sèmm a post.

TRUCCHI    - No, 5 milioni o domani riceverà l’usciere.

GILDO         - Faccia lei, conoscerò un usciere in più.  Ma tenga presente che nella mia stanza  tro-

                        verà solo i miei effetti personali e gli strumenti di lavoro: oggetti sacri ed intoccabili.

                        

TRUCCHI    - E la nuova amministrazione in Via XX Settembre? Dattilografe, impiegati, uffici ?

GILDO         - Tutto intestato alla mia segretaria.

TRUCCHI    - Cosicché?

GILDO         - Cosicché, fuori la cambialetta, che lei da persona intelligente avrà già preparato e fra

                        tre mesi …..

TRUCCHI    - Saremo da capo.

GILDO         - Ma scherziamo?  Pôdarìa anche dàghej  subit , ma l’ha sentìi cosa gh’è giò  domà in

                        una banca? E quell lì l’è domà un fondo per le piccole spese.

TRUCCHI    - ( estraendo un’altra cambiale ) E va bene , ho capito che ci rivedremo fra tre mesi.

                        Abbia almeno la compiacenza di  firmare con  Ermenegildo  com’è il suo nome e

                        non Gildo.                    

GILDO         - El ghe s’mèna lü.  Perché come Gildo me conossen tutti, come Ermenegildo invece,

                        tutti se domanderann: “ Ma chi l’è? “.   Però se el voeur  pôdi anche mett “ Ingegner

                        Gildo Peragallo “.

TRUCCHI    - E da quando in qua  lü  l’è anche ingegner?

GILDO         - Da quand son entràa chì denter.   Allora …. gh’el metti?

TRUCCHI    - No, no.

GILDO         - Allora metti Gildo ….ma se dopo lü el voeur mettich davanti Ermene, per mì va ben.

TRUCCHI    - Mi mettighel davanti?  Son minga scemo.

GILDO         - E chi lo dice?

TRUCCHI    - Come?

GILDO         - No dicevo …. chi lo dice che non si possa  ….

TRUCCHI    - Guardi, ho capito che se voglio uscire con qualcosa ….. ( gli porge la cambiale e una

                        penna stilografica )  Firmi.

GILDO         - Ah, così mi piace.  ( firma la cambiale e la restituisce ma si mette in tasca la penna )

                        Ecco fatto, ci vediamo fra tre mesi … e amici più di prima.  ( si alza ) L’accompagno

                        signor  Trucchi e gh’el ripeti , se el voeur  entrà nella combinazion  che son  ’drèe ad

                        organizzà ….. senza complimenti eh!

TRUCCHI    - No, no per l’amor di Dio.

GILDO         - Se ne pentirà signor  Trucchi.  ( escono dal fondo a sinistra )

CLOTILDE  - ( entra dal salotto in fondo a destra , seguendo Conti che è arrabbiato )  Ma ragio- 

                        niere,  così all’improvviso?  Senza far colazione?

CONTI         - ( ha con sé una piccola valigia ) Meno sto qui e meglio è!

CLOTILDE  - Ma,  il motivo di questa sua fuga?

CONTI         - ( vedendo Gildo che rientra ) Lo domandi un po’ a lui, a quel signore lì!  Lui non se

                        ne va …. anzi! Auguri agli sposi! ( ed esce senza dare altre spiegazioni )

CLOTILDE  - ( sbalordita ) Mah ….. chi lo capisce.

TAGLIAV.   - ( esce dalla sua stanza ) Signora Clotilde , ma allora questo caffè?

CLOTILDE  - Ma non gliel’hanno ancora portato?  Provvedo subito.  ( poi a Gildo )  Ma cosa avrà

                        avrà voluto dire quello là?  Auguri agli sposi?

GILDO         - Ah perché non gliel’ha detto?   Il ragioniere si sposa!

CLOTILDE  - Il ragioniere si sposa?

GILDO         - Sì, …. con una sua parente …. di Vigevano mi sembra.

CLOTILDE  - Ah, così si sposa.  Dopo aver fatto il geloso per più di un anno!

GILDO         - Eh, gli uomini ….. fatte le debite eccezioni, s’intende.

CLOTILDE  - Ah, non lo so.

GILDO         - Provare per credere!   ( squilla il telefono )

TAGLIAV.   - ( fermando Clotilde che stava per rispondere ) Ci penso io signora Clotilde, lei veda

                        un po’  per questo benedetto caffè.

CLOTILDE  - Ah già. (e al cenno di Tagliavacche che al telefono non cercano di lei esce da fondo)

TAGLIAV.   - Pronto?  Sì ….. sì ….  è proprio qui. Salve, come va?  Sì sono proprio io , il coman-

                        dante Tagliavacche.   Sì, sono arrivato anch’io stamattina …..( poi rivolto  a Gildo )

                        Peragallo,  c’è tuo figlio ….. l’ingegnere …. quello vero.

GILDO         - Non ci sono!

TAGLIAV.   - Eh ….. ormai.

GILDO         - Ma che manèra!  Se domanda semper prima ….. Ci sei? No!  ( poi va al telefono )

                        Silvio, sei tu?  Ma che bella sorpresa!  Ma che piacere! ......  Ah, e ti fermi molto?

                        Ah, un periodo di ferie. Eh?  No, qui purtroppo non c’è posto ….. tutto completo.

 

TAGLIAV.   - C’è la stanza lasciata libera dal ragionier  Conti.

GILDO         - ( al telefono ) No, mi stanno appunto dicendo che qui non c’è posto.  Figuress che mi

                        dormi in bagn.  Alla sera, se sto minga attent … e invece de pissà la lüs, pissi el rubi-

                        nett  dell’acqua …. guai!  ( ride ) No, a parte i scherz , da dove te telefonet ?   Dimm

                        dove te set e vegni subit a trovatt ….. Cosa?  Te set giò in portineria?  Ehm …. sì,sì,

                        va ben ….. vegn sü ….. te aspetti.  ( posa il microfono )

TAGLIAV.   - ( divertito ) Ehi, scapolone ….. e adesso?

GILDO         - Porca miseria , questa la ghe voeureva propri no!  Mica che mi faccia dispiacere  ve-

                        derlo, anzi ….. ma in questo momento …. te me capisset  eh?

TAGLIAV.   - ( c.s. )  Eh già. Scapolo, mezzo fidanzato con la signora Clotilde e con una pupilla in

                        vista …e adesso ti capita un figlio ingegnere! Ma a te piace vivere due vite in una …

                        qui ne hai addirittura tre di vite.

GILDO         - Trovato!   E’ tuo figlio!

TAGLIAV.   - No caro!  Io sono un uomo di mare e mi piace navigare dove non ci sono scogli. 

                        Abbi pazienza , ma non sono fatto per le tue spiritose  invenzioni.    A me piace

                        vivere una vita sola.

SILVIO        - ( entra dal fondo, facendo passare prima Ines ) Prego signorina, non immaginavo

                        certo che una signorina così graziosa entrasse anche lei in una pensione così.

 INES            - Molto gentile, grazie.

GILDO         - ( appena s’accorge dei due e per non dare il tempo a Silvio di parlare , gli va incon-

                         tro e lo abbraccia ) Silvio, Silvio caro  ….  Permetti?  Ti presento la signorina Ines.

                        Signorina, le presento l’ingegner  Silvio Peragallo …… mio nipote!

INES            - ( gli dà la mano ) Molto piacere.

GILDO         - Fortunatissimo. ( poi, sbalordito, rivolto al padre ) Ma, scusa …..

GILDO         - Dopo, dopo te spieghi … l’è bell, l’è bell. ( poi a Tagliavacche ) Lo conosci?

TAGLIAV.   – ( con intenzione ) Sì, sì, noi ci conosciamo bene ….. vero?

SILVIO        - Salve comandante.  ( poi ancora a Gildo ) Ma scusa …..

GILDO         - ( a Ines ) Lui è figlio ….. sì, è figlio di un mio fratello che deve arrivare questi giorni

                        dall’ America.  L’altra volta ci ha portato un pappagallo, magari stavolta ci porta una

                        pappagallina.   Silvio, però mi dispiace che qui, come alloggio non c’è posto.

SILVIO        - ( guardando Ines ) Eh, dispiace anche a me.

INES            - Ingegnere.

SILVIO        - Dica signorina.

INES            - No, dicevo a suo zio.

GILDO         - Diceva a me. ( e prevenendo la domanda di Silvio ) L’è bell …. Dopo te spieghi.

INES             - Dicevo che giù ho incontrato il ragionier  Conti e mi ha detto che se ne va …. Quindi

                        la sua camera è libera  ….. e se suo nipote vuole …..

SILVIO        - ( stringendole la mano ) Oh, benissimo.  Grazie signorina.

TAGLIAV.   - ( divertito ) Ecco, hai visto? Adesso “ tuo nipote “ è a posto! Sei contento?

OLGA           - ( entra dal fondo a destra con vassoio e una tazzina di caffè ) E qui c’è il caffè.

TAGLIAV.   - ( si siede in poltrona ) Oh, finalmente.

GILDO         - Silvio, te voeurevet  per caso, un caffè?

SILVIO        - Beh, sì.  Sai …. il viaggio ….

GILDO         - ( prende il vassoio da Olga) Ma basta dill! Guarda, era per me ma te lo dò volentieri.

                                                  FINE   PRIMO   ATTO

                                                        SECONDO   ATTO

                                    ( Stessa  scena , alcuni giorni dopo )

OLGA          - ( in piedi sopra una sedia sta mettendo a posto un quadro ) Così va bene?

CLOTILDE  - Un  po’ più in basso.  ( Olga esegue ) Ecco così va bene.  ( suono di campanello )

                        Guarda un po’ chi c’è.

OLGA          - ( si avvia ma poi … ) Ah la sedia ….

CLOTILDE  - Dopo, dopo, adesso guarda chi c’è. ( ancora suono di campanello )

OLGA          - Oeuh, ma che premura che el gh’ha quest chì!

CLOTILDE  - Posto non ce n’è eh, Olga?

OLGA          - Certo signora. ( esce e poi dal di fuori ) Oh ragioniere, come mai?  Prego, prego.

                        ( rientra ) Signora, c’è il ragionier  Conti.

CONTI         - ( entra ) Permesso?  Buongiorno signora Clotilde. Desidererei dirle due parole.

CLOTILDE  - Dica pure. ( lo invita ad accomodarsi ) Olga, sistema un po’ quella sedia e poi metti

                        un po’  in ordine di là il salottino.  ( Olga esce )

CONTI         - Premetto che non è per fare pettegolezzi, lei mi conosce …. soltanto ho creduto mio                                                                                                            

                        dovere metterla in guardia. ( indica la porta di Gildo ) El gh’è?

CLOTILDE  - Non so, mi pare di no ….. ma , in guardia dall’ingegnere?

CONTI         - Sì, sempre che lei sia ancora in tempo. ( breve pausa ) Il Peragallo ha un’amante!

CLOTILDE  - Ma scherza?

CONTI         - No.  Ha una garçonniere in Via XX Settembre al numero 10, dove ci vedono entrare

                        spesso una giovane signora o signorina e andare su.

CLOTILDE  - ( simulando indifferenza ) Bene, se anche fosse così, cosa dovrebbe interessarmene?

CONTI         - Mah, io credevo che ….. quando uno ha la fidanzata …..

CLOTILDE  - Perché , l’ingegner  Peragallo ha la fidanzata?

CONTI         - Ma scusi signora, non è lei la fidanzata …. o che so io ….. del  Peragallo?                          

CLOTILDE  - ( adirata ) Prima di tutto, quel “ fidanzata o che so io “,  a me non piace caro il mio

                     ragioniere!  Sono vedova, è vero, ma con me  …. “ che so io “ senza municipio non

                        si fà, c’intendiamo vero? E poi si può sapere chi ha messo in giro questa voce?

CONTI         - ( indicando la camera di Gildo ) Lui.  Me l’ha detto lui, proprio a me.

CLOTILDE  - Lui?  Anche se fosse così, non capisco cosa possa interessare a lei questa faccenda,

                        dal momento che anche lei sta per accasarsi.

CONTI         - ( meravigliatissimo ) Io?

CLOTILDE  - E con una sua parente, no?

CONTI         - ( c.s. ) Io?  Ma chi gliel’ha detto?

CLOTILDE  - ( indicando la camera di Gildo ) Lui. Me l’ha detto lui, proprio a me.

CONTI         - Che mascalzone!

CLOTILDE  - Ma perché, non è vero?

CONTI         - Ma no.

CLOTILDE  - Ma allora, qual’ è il motivo di tutto questo?

CONTI         - Farmi sloggiare da qui!

CLOTILDE  - Eh già, può anche essere. ( pausa ) Ma allora, lei ci ritornerebbe …..?

CONTI         - Ma anche subito.

CLOTILDE  - Allora guardi, da domani se vuole potrà rientrare.

CONTI         - Nella mia camera?

CLOTILDE  - No, quella no perché è ancora occupata dal nipote di quel ……. ma non dubiti che in

                        qualche modo la sistemerò. Anzi provvisoriamente, se vuole …. magari nel salottino.

CONTI         - Qualunque posto pur di ritornare qui.

CLOTILDE  - E allora stia tranquillo ragioniere. Adesso si accomodi  un momento in salottino e poi

                        vengo di là anch’io.

CONTI         - ( esce in anticamera  per un attimo e poi rientra con la valigia ed una rosa che dona

                        a Clotilde, poi va nel salottino ) Sapevo di poter contare su di lei.   L’aspetto.

SILVIO        - ( entra dalla comune con Ines ) Buongiorno signora Clotilde. Eccoci tornati all’ovile.

CLOTILDE  - Divertiti?

INES            - Tanto, abbiamo fatto una bellissima gita.

SILVIO        - E abbiam fatto anche un bel pranzetto, vero Ines?

INES            - Sì, sì, veramente.

CLOTILDE  - Ne ho piacere. Beh, adesso se mi scusate, io avrei da fare di là.

INES            - Signora, mi manda per piacere un’aranciata? ( intanto rientra Olga )

CLOTILDE  - Mi spiace, sono rimasta senza ….. me la devono portare oggi. Vuole che le mandi

                        una birra ?

INES            - No grazie, non fa niente. Lasci pure stare. ( Clotilde allora va nel salottino )

OLGA          - E poi signorina, bere quando si è così accaldati non fa bene. Comunque non eravamo

                        d’accordo che le avrei dato una mano a sistemare i cassetti del comò?

INES            - Oh Olga, io adesso sento il bisogno di riposarmi un po’.   Più tardi, eh?

SILVIO        - Ecco, se permetti io ne approfitto per tenerti un po’ di compagnia. Va bene? (si siede) 

OLGA          - ( con ironia ) Eh già.  Ma allora, i cassetti del comò da mettere a posto?

INES            - Senti Olga, comincia tu intanto.  Te l’ho detto,  preferisco riposarmi un po’. (si siede)

OLGA          - E va bene, da sola farò quello che potrò ….. però poi …..

SILVIO        - ( spazientito ) Olga, per piasè! ( con le mani le fa segno di andarsene )

INES            - Sì Olga, cinque minuti eh,  dopo vengo di là anch’io.

OLGA          - Va bene ( va nella stanza di Ines )

SILVIO        - Oh, finalment!  Ma quella lì l’è no una domestica ….. l’è un carabinier!

INES            - Però in compenso mi è molto affezionata.

SILVIO        - Beh, l’avarà minga fà troppa fadìga ad affezionass.

INES            - Perché?

SILVIO        - Ma come perché?  ( pausa ) Beh, proprio una deliziosa giornata vero?   Hai visto

                        com’è bello il lago di Como, visto da Brunate?

INES            - ( maliziosa ) Ma solo per questo la giornata è stata deliziosa?

SILVIO        - Ma no ….. anche per questo.

INES            - (c.s )  Allora c’è anche dell’altro. E cos’è l’altro?

SILVIO        - Dài  Ines, fà minga finta de capì no.  E poeu l’è giamò da diversi dì che vò  ’drèe

                        a ditell.

INES            - Eh , gli uomini ……. crederci!

SILVIO        - Senti, e se invece di dirtelo io, te lo facessi dire da una donna?   Da mia madre!

INES            - ( meravigliata ) Da tua madre?  Ma Silvio …. ?

SILVIO        - Sì, sì, la mia mamma.  Gh’ho giamò scritt una lettera e gh’ho spiegàa  tüsscoss ……

                        de mì, de tì ….. Ines, io voglio che tu la conosca e voglio che lei ti conosca ……

                        Naturalmente se vuoi eh?

 

INES            - Silvio, ma la tua mamma ….. ?

SILVIO        - La mia mamma la me voeur  tropp ben …….. figurati se mi dice di no.

                        Poi, quando ti avrà conosciuta ….. vedrai non ci saranno più problemi.

INES            - Ma …. e il tuo papà?

SILVIO        - Oh, di quello sono sicuro come di me stesso. Vedi, benché sia separato dalla mamma,

                        io con lui sono in ottimi rapporti, ci vediamo spesso, siamo due buoni amici ecco.

                        Ma poeu, l’è come un bagaj  ….. pensa che tanti volt me par de vèss mì el pader e lü

                        el  fioeu!  Vedrai , quando lo conoscerai, ti sembrerà di averlo già conosciuto prima!

 

INES            - Arriverà a giorni vero?

SILVIO        - ( evasivo ) Mah ….. magari può essere già arrivato.

INES            - E tuo zio?

SILVIO        - Che zio?

INES            - L’ingegnere?

SILVIO        - Ah, il coso …. là …. ( indica la camera di Gildo ) E’ … è  come se fosse mio padre!

INES            - Sai  Silvio, anche se sono contenta ….. ho un po’ di paura.  ( si alza )

SILVIO        - Paura?  Di che cosa?

INES            - Ma in fondo chi sono io? Che cosa si sa di me, dei miei genitori?  Nulla.

SILVIO        - ( le va vicino ) Ines, ma mi voeuri minga sposà i tò genitôr …… mì voeuri sposatt tì.

INES            - E poi sai, la mamma no perché quella non l’ho più, ma il babbo …… chissà che un

                       giorno, e spero presto, io possa dirti:  “ Vedi Silvio, questo è mio padre! “    Vedrai,

                       sarà una sorpresa. ( pausa )   Silvio ..… tu cosa ne pensi del matrimonio tra cugini?

SILVIO        - Cosa c’entra scusa?

INES            - Così,  per dire.  Sai, una mia compagna di collegio ha sposato un suo cugino e ……

SILVIO        - E ….. ?

INES            - E hanno avuto un bambino bellissimo!

SILVIO        - Va ben, ma mì cosa pôdi facch?

INES            - Per adesso è soltanto necessario che tu sappia che io sono tanto felice.  E tu?

SILVIO        - Oh tesor,  mì  püssè de tì. ( si scambiano un affettuoso bacio )

OLGA          - ( entra ) Signorina, sono arrivata al cassetto della biancheria.

SILVIO        - ( staccandosi di colpo da Ines e fra sé ) Aaah!  Che palle!

INES            - Eccomi pronta .  Olga, sono tanto felice!

SILVIO        - ( prende Olga per le spalle ) Olga , anch’io sono tanto felice! ( poi più sottovoce )

                        Però se te restavet de là s’eri püssè content ancamò.

INES            - Silvio, appena ho finito …..

SILVIO        - Son chì …. te aspetti.  ( Ines va nella sua stanza conOlga.  Silvio è contento, estrae

                        dalla tasca un pacchetto di sigarette ma lo trova vuoto.  Si guarda attorno , poi va

                        alla porta di Gildo e bussa )  Papà.  Papà, te ghe set?

GILDO         - ( da dentro ) No!   Cioè sì.  Cosa te voeuret?

SILVIO        - Una sigaretta.

GILDO         - ( esce ) Ah  bravo, son giust senza.   L’è trì dì che fumi no.

SILVIO        - No, verament s’eri mì che voeurevi una sigaretta.

GILDO         - Ah, e l’è domà per quest che te m’è disturbàa?

SILVIO        - Non solo per questo.  Senti papà, io credo sia necessario chiarire una volta per tutte la

                        nostra posizione.

GILDO         - Urge?

SILVIO        - Sì papà, urge.

GILDO         - Cià sentèmm …... perché?

SILVIO        - Ragioni sentimentali.

GILDO         - Oeuh, figuremess.

SILVIO        - Mi credi che sia arrivàa anche per mì el moment de fàmm una famiglia.  Te par no?

GILDO         - Ma,  te ghe l’è minga giamò una famiglia?

SILVIO        - Dài papà …… tì da una part , la mamma dall’altra.

GILDO         - Mej, inscì te ghe n’è dò de famiglii.

SILVIO        - Papà, mì intendi una famiglia unicamente mia.

GILDO         - Ah, perché se te la spôset  …… mì farìa  pü  part …..

SILVIO        - Se la spôsi, te ditt?  Chi?

GILDO         - Come chi?  Per fàss una famiglia, bisogna ben che voeuna la te sposa.  Te par?

SILVIO        - Eh, certo.

GILDO         - ( indica la camera di Ines ) La t’ha propri  imbesüìi  eh?

SILVIO        - Papà , ma tu avevi già capito che io e …..

GILDO         - Per cosa si sarebbe padri, allora? Comunque la me pias, l’è una brava tôsa.  Bravo.

SILVIO        - Oh, meno male. Contento allora?

GILDO         - Sì, e del rest, quand  te set arrivàa e te voeurevet andà via, chi l’è che l’ha insistìi

                        tanto per fatt restà? 

SILVIO        - Papà, verament ti te insistevet perché mi …… ( con le mani  fa il gesto andar via )

GILDO         - Appunto!  Per farti rimanere, perché ti te set un bastian  contrari.    Piuttost , te la

                        cognosset la sua situaziôn?

SILVIO        - Beh, a grandi linee.  La sua mamma l’è morta, ma a giorni la me presenterà el sò

                        papà che sarà,   inscì la m’ha ditt , un’autentica sorpresa.

GILDO         - ( a parte )  M’el sentivi che quella tôsa lì la doveva entrà in una manera o l’altra

                        nella nostra famiglia.  L’invenzione diventa realtà!

SILVIO        - Cosa hai detto?

GILDO         - Niente, niente.  Quello che conta è che hai il mio consenso.

SILVIO        - ( contento ) Grazie papà.  Ecco perché ti dicevo che è necessario farmi passare dal

                        ruolo falso di nipote a quello vero di figlio.

GILDO         - Sì, sì, l’è giust.  Ghe pensarò mì.

SILVIO        - Te ghe parlarètt ? Presto eh, mi raccomando.

GILDO         - Beh, appena possibil.   ( poi in modo molto teatrale ) La ciapparò in dispart  e ghe

                        disarò:  “ Ines!  Questo non è mio nipote, ma è mio figlio! “

SILVIO        - Chissà come la ghe resta!

GILDO         - E poeu, le la doveva minga fatt una sorpresa?  Tì te ghe ne fèt voeuna a lèe e sìi pari!

SILVIO        - ( fa per prendere dalla tasca le sigarette , poi ricordandosi ) Sent papà,  mì adess vò

                        a comprà i sigarett.

GILDO         - Ecco bravo, allora comprômm anche per mì un pacchett de Muratti  ( fa per frugarsi

                        in tasca in cerca di soldi )

SILVIO        - Lascia stare papà, ci penso io. ( fa per andare )

GILDO         - Allora comprôménn  dü  de pacchett!

SILVIO        - E va bene. ( c.s. )

GILDO         - E già che te ghe sèt, anche un pacchett de lamett  per la barba.

SILVIO        - ( spazientito ) E te voeuret no i fiammifer?

GILDO         - No.  L’è mej se te me cômpret  i cerini.

SILVIO        - Oooh …… va bene.  ( esce )

GILDO         - Bravo fioeu, l’ho propri  tiràa sü ben.

INES            - ( entra in scena, dalla sua stanza, con un certo slancio )  Silvio …… oh!

GILDO         - Oh!  Uno cerca di trovare il figlio e invece trova il padre.

INES            - Il figlio?

GILDO         - Che figlio?

INES            - Papà, tu hai detto:  “ Uno cerca di trovare il figlio …. “

GILDO         - Ma Silvio non è come se fosse mio figlio?  E poi non è forse probabile che io presto

                        lo debba chiamare figlio?

 

INES            - ( meravigliata ) Papà, tu avevi già capito che io e Silvio ….. ?

GILDO         - Per che cosa si sarebbe padri allora?

INES            - E saresti contento?

GILDO         - Perché allora, avarìa fàa de tutt  per fà restà chì  ……. mè  nevôd?

INES            - ( contenta , abbraccia Gildo )  Oh papà.   E poi sai, una mia compagna di collegio ha

                        sposato un suo cugino ed ha avuto un bambino bellissimo.

GILDO         - Ah sì?  Ben, se te je vedet ….. saludej.

INES            - Ma no, faccio per dire che se anche io sposo Silvio, che è mio cugino ……

GILDO         - Ah già.  Ghe pensavi no.

INES            - Bisognerà dirglielo, no?   Ma  te lo immagini che faccia farà Silvio quando saprà

                        che sei il mio papà?

GILDO         - Oeuh!

INES            - Glielo diciamo oggi?

GILDO         - No,  incoeu no ….. però appena possibil.

INES            - Perché oggi no?

GILDO         - Perché ….. perché intanto, in modo che io possa riconoscerti, bisogna prima racco-

                        gliere qualche testimonianza, capisci?  

INES            - Ah sì.   La mia balia.  Lei potrebbe esserci utile.

GILDO         - Appunto.

INES            - Anzi, avevi promesso di andare a trovarla.

GILDO         - Chi?  Dove?

INES            - La mia balia!  A trovarla.

GILDO         - ( sempre inventando ) Ah sì.   Ci sono stato. La sta benissim.

INES            - E anche la Madre Superiora potrebbe …… non dovevi vedere anche lei?

GILDO         - Vista!  E’ ingrassata ….. l’è diventada bella pacciarotta.

INES            - E’ strano, era così ….. ( col gesto, fa segno magrissima )

GILDO         - Beh  sai, crescendo ….. vita sedentaria …… però se ved che l’è ancamò lèe.  

 

INES            - Allora  Lucia sta bene?

GILDO         - Lucia?  Chi l’è?

INES            - Ma se hai appena detto che sta benissimo.  La balia.

GILDO         - Ah,  Luciana.

INES            - Ma no, Lucia.

GILDO         - Lucia? Oh bella, mi l’ho semper ciamàda Luciana e lèe la m’ha mai ditt che …. mah.

INES            - E come mai non è più venuta a trovarmi?

GILDO         - Non ha potuto.   Aspetta …… un bambino ….. a giorni.

INES            - Lucia?  A giorni?  Ma se le ho parlato un mese fa e non mi ha detto nulla?

GILDO         - Perché un mese fa ….. la saveva no.  Dopo, un quaj dì fa ghe l’hann ditt e allora …..

                        adess la sà.   ( pausa )    Però vialter  giôvin  si tropp impazient,  per el moment

                        bisogna  accontentass.

INES            -  Ma io sono felicissima così.  E papà,  dici che sarà contento lo zio, tu fratello?

                        Sì, il papà di Silvio, pensi che non si opporrà?  Sai,  per il fatto del cugino …..

GILDO         - Chi l’è?  Mè cüsin  …. cioè mè zio …. voeuri dì … mè fradell?  Ma no, te vedarett.

                        E poi Silvio non è come se fosse mio figlio?

INES             - A proposito, dov’è?

GILDO         - L’ho mandàa a comprà i sigarett.  Oh, ma non tarderà troppo.

INES             - Allora quasi quasi l’aspetto.  ( si siede )

GILDO         - Ecco brava.  Però che bellezza la gioventù.   Ma con Silvio, siamo d’accordo che ….

                        ( si mette un dito sulla bocca )

INES             - Intesi.  Io attendo il tuo nulla-osta.  Papà, ma te lo immagini quando saprà che tu ….

GILDO         - Oeuh!

INES             - E quando saprà che io …..

GILDO         - Oeuh!

INES             - Chissà che sorpresa!

GILDO         - Chissà che pastiss!

OLGA          - ( entra con in mano un piccolo astuccio ) Signorina, di là ….… Oh, salve ingegnere.

GILDO         - Ciao Olga. ( poi a Ines ) Signorina, ci vediamo più tardi. ( va nella sua camera )

INES             - D’accordo.  Olga , cosa dicevi?

OLGA           - Dicevo che di là è tutto a posto, soltanto questo non so dove ……

INES             - Ah, dai a me. ( apre l’astuccio e ne toglie una spilla ) Bella eh?

OLGA           - Sì, una bella spilla.  Si direbbe una cosa antica.

INES             - Come data no. ( la gira e la mostra ad Olga ) Pare che questa data incisa dietro sia la

                         data di matrimonio della mia povera mamma.  ( se l’appunta al petto )

OLGA           - Beh, se non le occorre altro, io andrei di là perché ho da fare.

INES             - Sì  Olga, vai pure. Io mi fermo ancora un momento, poi ci vedremo all’ora di cena.

OLGA           - Va bene.  Con permesso. ( via a destra )

TAGLIAV.   - ( entra dalla comune e si dirige verso la sua camera )

INES             - ( sentendo qualcuno alle spalle, si volta ) Silvio ….. ah è lei.

TAGLIAV.   - Signorina, non sono certo io quello che aspettava vero?  Mi spiace ma di qui bisogna

                        che ci passi.   E’ la mia rotta.

INES             - Comandante, lo sa che io la vedo sempre volentieri.

TAGLIAV.   - Grazie. Io sono un uomo di mare e quindi complimenti non ne so fare, ma dico solo

                        che a  lei bisogna voler bene per forza.

INES             - Ecco, vede che i complimenti li sa fare.

TAGLIAV.   - No, no.   E’ lei piuttosto che con quella semplicità, quella sobrietà in tutto, anche nel

                        vestire ….. ( si blocca di colpo e ferma lo sguardo sulla spilla )

INES             - Cosa ha visto?

TAGLIAV.   - ( indica la spilla )  Non gliel’avevo mai vista.

INES             - Infatti è solo da pochi minuti che ……

TAGLIAV.   - ( sempre più incuriosito, si avvicina  ) Permette?

INES             - ( stacca la spilla e la porge a Tagliavacche ) Prego.

TAGLIAV.   - E’ una spilla indiana?

INES             - Può darsi, non lo so.

TAGLIAV.   - Un regalo?

INES             - Sì.,  o meglio, un ricordo. Un ricordo della mia povera mamma ….. mi è stata conse-

                        gnata  proprio ieri dal notaio.    C’è una data incisa dietro,  probabilmente la data del

                        matrimonio.

TAGLIAV.   - ( guarda meravigliato ) Già, è la data del matrimonio.

INES             - ( incuriosita ) Sapeva?

TAGLIAV.   - No, ma …… allora si usava.  ( restituisce la spilla ) Se la rimetta, che le sta bene.

INES             - ( rimette la spilla nell’ astuccio )  No,  lei comandante mi ha dato una bella idea:  la

                        metterò il giorno delle mie nozze. ( e ripone l’astuccio in tasca )

TAGLIAV.   - Ah, perché c’è qualcosa in vista?

INES             - Forse sì.

TAGLIAV.   - Allora le faccio i miei complimenti.

SILVIO        - ( entra con sigarette, lamette e un disco ) Ines, eccomi qui.  Buongiorno comandante.

TAGLIAV.   - Buongiorno ingegnere.

INES            - ( gli va incontro festosa ) Ciao Silvio.  Sai, ho parlato con tuo zio …… è contento.

SILVIO        - Mio zio?  Ah … sì. Anch’io prima gliene avevo accennato.  Non ci sono problemi.

INES            - Comandante, presto le daremo una bella notizia.

SILVIO        - Beh,  a lui possiamo dargliela anche subito.

TAGLIAV.   - Forse ho già capito.

INES             - Sa comandante, una mia compagna di collegio ….. ( ma non riesce a finire la frase

                         perché entra Gildo dalla sua camera )

GILDO         - Oh bravo Silvio,  mi hai portato le sigarette?

SILVIO        - ( gli consegna sigarette, cerini e lamette )   Tòh, t’ho cômpràa  tüsscoss ,  papà!

                        ( poi fa per correggersi )  Ehm ….. cioè …..

GILDO         - ( benevolmente ) Ma sì, se vuoi puoi anche chiamarmi papà …..  vero comandante?

TAGLIAV.   - ( convinto ) Eh! Lo credo bene!

SILVIO        - Ines, ho trovato anche il disco del quale si era parlato quando eravamo su a Brunate.

INES            - “ L’ Incompiuta? “  

SILVIO        - Sì, “ L’Incompiuta “ di Schübert.  ( poi, rivolto ai due ) Anzi, non c’è un giradischi

                        qui nella pensione?

GILDO         - Di là, in salottino.

INES             - Oh bene, allora noi andiamo di là a provarlo.

GILDO         - Cos’è che andìi a provà?

INES             - Il disco che Silvio ha trovato.

TAGLIAV.   - ( ha capito che vogliono stare soli ) Il disco.  Lasciali andare, no?

GILDO         - ( che invece non ha capito ) Sì , va bene …… andate pure.

INES             - ( dà la mano a Silvio ed esce con lui in fondo a destra ) Vieni,  Silvio.

GILDO         - Che coppia, eh?

TAGLIAV.   - Già, proprio una bella coppia.

CLOTILDE  - ( entra dal fondo a destra, preceduta da Conti )  E allora ci vediamo questa sera  a

                        cena, eh  ragioniere?

GILDO         - ( meravigliato ) Ma …. è ancora qui?

TAGLIAV.   - Gildo,  lascia perdere.

CLOTILDE  - ( consegnando un mazzo di chiavi a Conti e facendosi sentire da Gildo )  E qui ci

                        sono le chiavi della pensione.

CONTI         - ( felice ) Grazie signora  Clotilde. Grazie.  ( ed esce )

GILDO         - Ma come mai?  Come mai il ragionier  Conti è di nuovo qui?

CONTI         - Sì, è di nuovo qui e credo che nessuno abbia il diritto di opporsi.

GILDO         - No, nessuno intende opporsi ma ……  Tagliavacche , scusami un attimo , sistemo

                        questa pratica urgente e poi ….

TAGLIAV.   - Anche la mia sarebbe urgente. Ho bisogno di parlarti. ( va nella sua camera )

     

GILDO         - Mezzo minuto.   ( poi a Clotilde ) Ah, cosicché il ragioniere …..?

CLOTILDE  - ( ironica )  E’  di nuovo con noi.  Già , il matrimonio con la sua parente è andato in

                        fumo …. come del resto è andato in fumo anche il mio fidanzamento …. che non è

                        mai esistito!   Che canaglie, gli uomini!

GILDO         - ( con sussiego ) Signora  Clotilde, credo sia necessario un chiarimento!

CLOTILDE  - Subito! E l’avverto che lei è in arretrato di tre settimane! Questo è chiarissimo, no?

GILDO         - ( un pò offeso, ma dignitoso ) Stasera,  prima di lasciare la pensione, lei sarà pagata!

CLOTILDE  - Ah, è solo questo, quello che lei sa rispondere?

GILDO         - ( molto serio ) Non c’è altro da rispondere a chi non capisce o non vuol capire. Il ma-

                        trimonio del ragionier  Conti?  Il mio fidanzamento con……  Tutte mie invenzioni!

CLOTILDE  - Ah, e così lo confessa anche?

GILDO         - ( c.s. ) Lo confesso. Qui non c’era posto per due: o il ragioniere o io.   E la gelosia è

                        sempre una cattiva consigliera.

CLOTILDE  - La gelosia vero?  E la garçonniére in Via  XX Settembre al n°  10 ?   E la signora o

                        signorina  bruna che la frequenta?   Sempre frutto di gelosia?

GILDO         - ( c.s. ) Indubbiamente.  Ma quelle caso mai sono invenzioni, non mie ma….. ( allude

                        al ragioniere ) Io però so capire e so perdonare.  Abbiamo giocato con le stesse armi:

                        ho inventato io , ha inventato lui.   Lei …. ha scelto lui!  Ha vinto e quindi non mi re-

                        sta che ritirarmi. ( si volta e fa per dirigersi verso la sua camera )

CLOTILDE  - Aspetti!  Ma chi ha scelto?  Ma chi ha detto questo? Qui nessuno ha scelto e nessuno

                        ha vinto. Certo, per questa sera , ormai non posso farmi dare indietro la chiave.

GILDO         - Ma allora io come dovrei comportarmi?

CLOTILDE  - ( sorridendo ) Ma da gentiluomo, no? E rimanere.  ( via in fondo a destra )

GILDO         - Tòh , ragionier!  Ciàppa sù!

TAGLIAV.   - ( esce dalla sua camera ) Allora, mi dài ascolto un minuto?

GILDO         - Ah già.  Con la sciôra Clotilde tutto a posto.

TAGLIAV.   - Ecco, allora vedi di mettere a posto anche il fidanzamento di tuo figlio con la signo-

                       rina  Ines.   Ma lo sai in che mare stai navigando?

GILDO         - Te me sembret un comandant de pedalò.  Dài, sù un po’ de grinta.

TAGLIAV.   - Ma scusa, Silvio è o non è tuo figlio?

GILDO         - Bella novità.

TAGLIAV.   - E questa signorina  Ines?  Guarda che ho parlato con lei.

   

GILDO         - ( divertito )  Mia figlia vero?   Macchè, è una mia invenzione!  Lèe la gh’aveva piasè

                        de trôvà un pader  ……. ( e ripetendo ) “ Come vorrei che mio padre fosse come lei,

                        come vorrei che le assomigliasse “.    Io mi sentivo solo , senza affetto, senza una fa-

                        miglia e ….. tac!   Con una piccola invenzione ecco fatte felici due persone , almeno

                        per il momento.  El bell l’è che lèe la cred de sposà sò cüsin.   Però la signorina l’ha

                        fàa  mal a parlà.

TAGLIAV.   - Ma lei non ha parlato, chi ha parlato è stata la spilla.

GILDO         - Ah.  ( poi ripensandoci ) Che spilla?

TAGLIAV.   - La spilla indiana che vi ho regalato, o meglio, che ho regalato alla tua povera moglie.

 

GILDO         - Rièssi  minga a capì.

TAGLIAV.   - Il giorno delle nozze, non vi ho regalato una spilla indiana?

GILDO         - E chi dis de no?

TAGLIAV.   - Ebbene, quella spilla l’ho trovata appuntata qui davanti alla signorina  Ines.

                        Ed è quella che ha parlato.

GILDO         - Sarà una spilla uguale ….. sarà un miraggio.  Voialtri marinai …..

TAGLIAV.   - Macchè uguale, è quella.  Controllato!  Dietro c’è incisa la data della vostre nozze.

                        Gliel’ avevo fatta incidere io.

GILDO         - Ma,  un momento. Come fa ad averla la signorina  Ines?

TAGLIAV.   - Ma insomma, non gliel’hai data tu quella spilla?

GILDO         - Mi no!  Ma lèe, la signorina  Ines, cosa la dis?

TAGLIAV.   - Ha detto che è un ricordo della sua povera mamma.

GILDO         - Ha detto così?  Proprio lei?

TAGLIAV.   - Sì, cinque minuti fa.   Ma scusa, tu quella spilla …… ?

GILDO         - ( pensieroso ) Aspetta.  Sarann vinticinq  ann che vedi pü quella spilla lì. ( estrae un

                        taccuino dalla tasca e lo consulta )   Dunque, son circa ventiquattro anni che ho  ces-

                        sato ogni rapporto con mia moglie …..  Quella tôsa lì la g’ha nanca vintidü ann ……

TAGLIAV.   - Peragallo!

GILDO         - Tagliavacche!  ( fa il segno delle corna )  Certo che me lo sono meritato.  Ho lasciato

                        mia moglie troppo giovane e troppo sola.  Oej,  però come l’è piscinin el mônd!

TAGLIAV.   - Va là, gliene hai fatte talmente tante tu, che sarebbe anche da perdonare.

GILDO         - Disi no de no.   Però l’avarìa mai pensàa.

TAGLIAV.   - Comunque, tanto ormai non c’è più e poi vedi , se il fatto fosse avvenuto prima della

                        vostra separazione …… sarebbe stato peggio, ma dopo , quando ormai eravate liberi

                        uno dall’altra …. Però eh, i casi della vita. Comunque bisogna anche vedere un pò …

GILDO         - E infatti vedo.  Püssè  ciar  de inscì!   La matematica l’è minga un’opinion.   Cessato

                        ogni rapporto da 24 anni , …la signorina non ne ha neanche 22, … quello è un ricor-

                        do di sua madre, …. tu hai controllato la data ….. ( fa ancora il segno delle corna )

                        Ed io entro nel numero dei più, in secula , seculorum amen!   Me lo sono meritato!

TAGLIAV.   - E adesso cosa pensi di fare?

GILDO         - Eh, ritirarmi in buon ordine e ….. citto mosca!

TAGLIAV.   - Ah perché ritirandoti, secondo te ….. ?

GILDO         - Tutto va a posto, no?

TAGLIAV.   - Ma scherzi?  E quei due giovani là?

GILDO         - Se voeuren ben, se sposen e sarann felìs e content.

TAGLIAV.   - Ma Peragallo, loro sono negli scogli più di te!  Si sposano?  Ohi ….. sveglia!

                        Sono figli della stessa madre!

GILDO         - ( realizzando ) Oh ……comandante, sono figli della stessa madre. Bisogna separarli,

                        bisogna separarli.

TAGLIAV.   - Calma , calma , non sono ancora sposati.

GILDO         - Sperèmm.

TAGLIAV.   - Come speriamo?

INES            - ( entra dal fondo a destra  e si dirige verso la sua camera )

GILDO         - Signorina.

INES            - Oh ….. ingegnere.

GILDO         - E Silvio?

INES            - E’ di là in salottino, io vado a prendere altri due dischi che ho in camera mia e poi lo

                        raggiungo.  Con permesso.  ( via )

GILDO         - Miraggio!  Vialter navigant …… Mi ho vist nessuna spilla.

TAGLIAV.   - Se l’è levata per metterla anche lei il giorno delle nozze, come la mamma.

GILDO         - Tagliavacche,  che pastìss!

TAGLIAV.   - Ecco, tu continua ad inventare, chissà che non ti riesca di viverne quattro di vite.

INES            - ( arriva dalla sua camera con i dischi e si dirige di nuovo verso il salottino )

GILDO         - Signorina scusi, il comandante mi aveva accennato ad una spilla originale …..

INES            - ( che ha premura di ritornare da Silvio ) Sì,  è un ricordo  della mia povera mamma.

                        Eccola.  ( consegna a Gildo l’astuccio )  Scusate.  ( via )

GILDO         - ( apre l’astuccio ed osserva bene la spilla ) Tagliavacche!   E’ lei.

TAGLIAV.   - Peragallo!  Te l’avevo detto che era la stessa.

GILDO         - Tagliavacche, come l’è piscinìn  el mônd!  Bisogna dividerli , bisogna separarli e tu

                        mi darai una mano.

TAGLIAV.   - Senti, queste sono cose delicate.

GILDO         - Bell’amis.  Qui bisogna inventare qualcosa.

TAGLIAV.   - Ah beh, per quello tu sei un maestro.  Io me ne vado.

GILDO         - ( che sente arrivare i due )  Ssst, arriven.    E ricordati che l’ultimo a scendere dalla

                        nave dev’essere il comandante.

SILVIO        - ( entra con Ines che ha in mano i dischi )  Mi dispiace Ines ma vuol dire che li ascol-

                        teremo questa sera.

TAGLIAV.   - Come mai, già sentiti i dischi?

SILVIO        - Macchè,  stanno trasformando il salottino in una camera da letto.

INES            - ( a malincuore ) Già, è tornato il ragionier  Conti e allora …..

TAGLIAV.   - Oh bene, così sentiremo un po’ di musica.

INES            - Questi intanto li rimetto di là, tanto adesso non servono. ( va nella sua camera )

GILDO         - Ehm ….. Silvio ….. ha telefonàa el tò capp e el voeur vedett.

SILVIO        - El mè capp?   El voeur vedemm?

GILDO         - Pare di sì ….. vero? ( indica Tagliavacche ) L’è lü che l’ha ricevùu la telefonada.

TAGLIAV.   - Mah …. ecco ….verament ….

SILVIO        - Ma perché?  E’  success un quajcoss?

GILDO         - Pare di sì.  Parla, comandant.

SILVIO        - Ma insomma , cosa è successo?

GILDO         - Mah,  pare che …… el parlava de una central …..  o de una diga ….. . par che sia

                        s’cioppàa  un quajcoss . ( a Tagliavacche ) Tì che t’he ricevùu la telefonada,  parla!

SILVIO        - Una diga?  La diga del Castelletto forse?

GILDO         - Perché, te l’he fàda tì quella diga lì?

SILVIO        - No, però l’è un impianto che l’ha fàa la mia ditta.

GILDO         - Ecco, l’è propri quella , la diga del Castelletto ……. vero comandant?

SILVIO        - Porca miseria! Gh’è tutta una vallàda con tri o quatter  paes …. se succed un quajcoss

                        a quella diga lì, guai!  E l’ingegner Simonetti, el mè capp, el voeur vedèmm?

GILDO         - Sì,  el te aspetta in stazion.   Mi, se füdessi tì,  ghe andarìa subit.

SILVIO        - Ma che discors!  E’ mio dovere, vero papà?

GILDO         - Eh, lo credo.  Anche perché se uno vuol far carriera …..

SILVIO         - Già.  Sent  papà, mi fò una corsa in stazion, almen per sentì come vann i robb e inscì

                        speri de vèss indrèe prest. ( fa per avviarsi )

GILDO         - Sì,sì, ma …..dimm un po’ ….. e se el tò capp el ghe füdess no in stazion?

SILVIO        - Ma come?  Se te m’he ditt ch’el me aspetta là!

GILDO         - Sì, ma t’el set, visto  l’urgenza ….. Magari l’è giamò partìi, l’è giamò andàa sul post.

                        ( Silvio allarga le braccia come per dire: “ Allora cosa faccio? “ ) Guarda, a mì me

                        par che el tò dover l’è de andà anche tì sul post, con un mezzo qualunque.

                        Però, se te vèt subit, magari t’el troeuvet in stazion.    Altrimenti , con una corriera o

                        con un taxi ….. insomma guarda tì  ma a mì me par che sarìa ben che …..  se vün el

                        voeur fà carriera  ..... per  poeu fàss una famiglia ….. vero comandant?

SILVIO        - Sì, sì, l’è vera.  Però me dispias perché stasera ……

GILDO         - Per stasera te pôdet vèss giamò tôrnàa indrèe, se no al massim doman mattina.

SILVIO        - ( con un’occhiata alla porta di Ines ) Sì, però gh’aveva promìss a ……

GILDO         - Alla signorina Ines ghe spiegarèmm nünc tüsscoss e caso mai stasera sentiremm

                        nünc i dischi  ….. eh  comandant?

TAGLIAV.   - Ehm ….. sì.

SILVIO        - Beh  allora io scappo, però mi raccomando papà ….. la signorina Ines ….

GILDO         - Tranquill,  ghe pensômm nünc.   Va, va, che l’ingegner el te aspetta.

SILVIO        - Sì, sì.  Ciao papà, arrivederci comandante. ( esce )

GILDO         - Oh!  Intant  vün el  va alla diga del Castelletto e per tutta una giornada sèmm a post.  

 

TAGLIAV.   - Va bene, ma adesso?

GILDO         - Adesso bisogna allontanà anche lèe, in modo che quand l’alter  el ritorna ……..

                        ( ride soddisfatto ) Te vedet, tì che te disevet de vèss minga bôn de inventà ……

                        Quella della diga l’è stada propri una bella invenzion.

TAGLIAV.   - Ma un momento,  non l’ho inventata io.

GILDO         - E va ben , ma la telefonada , chi l’ha ricevüda?   E adess sotto con l’altra, bisogna

                        minga perd temp.  Me raccomandi, un’altra bella trovata eh!

TAGLIAV.   - Senti, io me ne vado a Camogli ( fa per avviarsi )

GILDO         - ( lo trattiene ) Comandante, il capitano deve essere l’ultimo ….. prima le donne e i

                        bambini!

TAGLIAV.   - Ma cosa c’entrano le donne e i bambini?

INES             - ( entra ) Ma ….. dov’è Silvio?

GILDO          - Coraggio comandante.

TAGLIAV.   - ( a malincuore ) Ehm …. Silvio è uscito.  E’ andato a ……. a comprare il giornale.   

                 

INES             - Ah, beh allora non tarderà molto ( si siede )

GILDO         - ( in disparte a Tagliavacche ) Ma te gh’avevet dômà quella scüsa lì?   ( poi a Ines )

                        Non tarderà molto? Mah!   Pare invece che ……

INES             - ( cominciando a preoccuparsi ) Che cosa ….?  Ma che c’è?

GILDO         - Cosa l’ha dìtt  el Silvio?  Parla comandant.

TAGLIAV.   - Ehm ….. pare che intanto che è fuori …… faccia una scappata a ……

GILDO         - A Livorno!

INES             - A Livorno?

GILDO         - Così pare …… la telefonada l’ha ricevüda lü ….. la vegniva da Livorno vero?

INES             - Una telefonata da Livorno?  Ma perché, qualche disgrazia?

TAGLIAV.   - No, no.

GILDO         - No, disgrazia proprio no, però ……parla comandant!

INES             - Qualche guaio nel suo lavoro? Qualcuno che non sta bene?

GILDO         - ( guarda Tagliavacche che non sa più cosa dire ) Qualcuno che non sta bene?

                        ( poi a Ines ) Mah, una cosa improvvisa pare  e ……. allora hanno telefonato.

INES             - Ma chi, se Silvio a Livorno non ha nessuno?

GILDO         - Silvio a Livorno non ha nessuno? Comandant, parla!  Pare che Silvio a Livorno …..

                        abbia una relazione.

INES             - ( al colmo della sorpresa ) Una relazione?  No!

GILDO         - Sì.

INES             - ( c.s. ) Ma da quanto tempo?

GILDO         - Oeuh ….. sarann  cinq ann, vera comandant?

TAGLIAV.   - ( tanto per dir qualcosa ) Forse meno.

GILDO         - Ecco, forse meno.  Lü la sa mej de mì  perché nei suoi viaggi a Livorno, ogni tant

                        la ved.

INES             - E sta male?

TAGLIAV.   - No, no.

     

INES             - Ma insomma, allora chi è che sta male?  Forse il papà di Silvio?

GILDO         - No!  Quello sta benissimo!  Ma poi , male o non male , a mì me par che ghe ne sìa

                        abbastanza.   Quand gh’è de mezz una relazion,  de cinq ann …… lü el dis  quatter

                        ma per mì hinn sès …… la cosa è abbastanza grave, no?

INES            - Non dico di no, però non avrei mai pensato che Silvio …. Però se, come mi ha detto,

                        io sono l’unica persona che l’ha fatto seriamente pensare a una casa, a una famiglia,

                        chissà che non sia andato appunto a Livorno per veder di risolvere ….. cosa ne dice

                        comandante?

TAGLIAV.   - Non saprei, queste son cose di famiglia. ( fa per ritirarsi nella sua stanza )

GILDO         - ( lo ferma ) Comandante …… prima le donne e i bambini.

INES             - Bambini?

GILDO         - ( a Tagliavacche ) L’ha capìda!   ( poi a Ines ) Ebbene sì! Un bambino …… Paolino!

INES             - Paolino?

GILDO         - Sì, Paolino.  ( indicando Tagliavacche ) Lü, lü l’ha vist  quand l’è nassùu!

INES             - ( non sa darsi pace ) Un bambino …..

GILDO         - Maschio!

INES             - Maschio.

GILDO         - Biondo!

INES             - Biondo.

GILDO         - Coi capelli d’argento …. ( si corregge ) cioè ….. coi riccioli d’oro.    Quand  l’è

                        nassùu  el pesava ……. quanto el pesava?   L’è lü  che l’ha pesàa.      El pesava

                        un cinquanta …… cioè quatter chili e cinquanta gramm.

INES             - E l’ha visto?

GILDO         - Paolino?  Lü, lü l’ha vist  ….. mi ne savevi nient.  Mi l’ho savùu domà  adess,  l’è

                        lü che me l’ha ditt.

TAGLIAV.   - ( protestando ) Senti, Peragallo ……

GILDO         - Lo so, lo so.  Lontano dalla famiglia, da solo, non si poteva pretendere. E lü, ( indica

                        ancora Tagliavacche ) lü l’è stàa  propri un amis.  Pensa, gli ha fatto  anche da padri-

                        no e l’ha ciamàa  Paolino come suo nonno. E a mì el m’aveva mai ditt nient.

INES             - ( quasi piangendo ) Non l’avrei mai pensato.

GILDO         - E mì?  Nonno senza saperlo.  Cioè …. el sò pader, nonno senza saperlo.  Sì  perché

                        pare che anche il padre non ne sappia ancora nulla  …… adess el ghe penserà lü  ad

                        avvisall ….. el ghe manderà un fax ….. vera comandant?

INES             - Non doveva però , se sapeva di non …….  ecco, non doveva!

GILDO         - L’è quell che g’ho ditt anche mì:  “ Non dovevi se sapevi! “

INES             - Adesso io cosa debbo fare?

GILDO         - Mah savarìa no.  Adess sentômm el comandant cosa el ghe consiglia. ( e senza dargli

                         il tempo di intervenire ) Ecco, sì te g’he rasün:  prima di tutto muoverci.

INES             - ( si alza ) Sì, forse è meglio.

GILDO         - Un bel viaggetto di qualche mese e tutto andrà a posto.  Viaggiare, eh comandante?

TAGLIAV.   - Ah guarda, io non vedo l’ora di essere in mare.

GILDO         - Braü comandant, vegnümm con tì sulla tua nav.

TAGLIAV.   - La mia nave è entrata in bacino e ne avrà per due mesi.

GILDO         - Oej, questa chì l’è inventada  …… braü, te cominciet ad imparà.

TAGLIAV.   - Ma no, è la verità.

INES             - Intanto via di qui. E’ bene che quando lui torna io non lo veda, vero?

GILDO          - Giustissimo. E lui è anche capace di tornare questa sera.

INES             - Non lo voglio più vedere!

GILDO         - Nanca mì!

INES             - Sì, sì, via. ( fa per andare ma poi si ferma ) Sì, via ma  ….. dove?

GILDO         - Via …... Via  XX  Settembre, per intant.   Doman ghe sarà  giamò la lùs,  quindi   

                        prenda le sue valigie e per adess in Via XX  Settembre.   Poi , se sarà necessario,

                        anche più lontano ….. vero comandante?  E lui che se ne vada dal suo ….. come

                        el se ciàma el tò nonno?  Ah sì, Paolino.  Ecco, se ne vada dal suo Paolino.  E se

                        per caso el dovess tornà ……

INES             - ( decisa ) Voglio essere già via!  ( via nella sua camera )

GILDO         - Oej, che fadìga!  Comunque sèmm a post,  braü  comandant , quella del  Paolino

                        l’è stada propri una bella invenzion.  Bravo.

TAGLIAV.   - Saremo anche a posto come dici tu, ma io domani mattina me ne vado a Camogli

                        da mia nipote.

GILDO         - Bell’idea, potremmo venire a Camogli anche noi.

TAGLIAV.   - E allora io vado in Giappone. ( va nella sua camera )

OLGA           - ( entra dal fondo a destra con Clotilde ) Ecco, il giradischi potremmo metterlo qui.

CLOTILDE  - Sì, qui potrebbe andare bene.

GILDO         - Signora, per favore, il mio conto che domattina sloggio.

CLOTILDE  - Eh?  Ma come?  E il motivo?

GILDO         - Gliel’ho già detto: o uno o l’altro!  ( via nella sua camera )

CLOTILDE  - Ma chi lo capisce quello lì?

OLGA           - Mah ….. gli uomini ……. rebus.  ( suona il campanello )

CLOTILDE  - Vedi un po’ chi c’è.  ( Olga esce ) Sarà senz’altro quell’altro.  Comunque  Olga ha

                        ragione:  uomini ….. rebus.

OLGA           - ( fa entrare la signora Teresa ) Prego signora, s’accomodi.

TERESA       - Grazie.

CLOTILDE  - La signora desidera?

TERESA       - Scusi, ma con chi ho il piacere …. ?

OLGA           - ( intervenendo ) E’ la signora Clotilde, la padrona della pensione.

TERESA       - Ah, bene. Vorrei parlare con l’ingegner  Peragallo.  Alloggia qui, vero?

CLOTILDE  - Sì signora, è qui.  ( indicando la camera di Gildo )  Olga , avvisa un po’  il …..

                        Ma prego signora, s’accomodi.

TERESA       - ( si siede ) Grazie.

OLGA           - Ah signora, chi devo dire?

TERESA       - Sua madre!

OLGA           - ( stupita ) Eeh?

CLOTILDE  - ( stupita ) Eeh?

TERESA       - Perché, secondo loro non posso avere un figlio ingegnere?

CLOTILDE  - Ah, ma allora è del nipote dell’ingegnere che la signora cerca.

TERESA       - No, mio figlio non ha nipoti.

CLOTILDE  - Eeh? Ah, forse la signora è la sorella dell’ingegner  Peragallo.

TERESA       - No, io non ho mai avuto fratelli.

CLOTILDE  - Beh insomma, Olga chiamale un po’  l’ingegnere.

INES             - ( esce intanto dalla sua camera portando una valigia )

OLGA           - Ma signorina ……. è di partenza?

INES             - Sì, è necessario.

CLOTILDE  - Ma così …… improvvisamente? E ci lascia ….. definitivamente?

INES             - Purtroppo. ( intanto lei e Teresa si scambiano occhiate quasi studiandosi a vicenda )

TERESA       - ( che ha estratto dalla borsa la lettera di Silvio, quasi volesse confrontare quello che

                         c’ è scritto con la figura di Ines.  Poi rivolgendosi a Olga )  Chi è?

OLGA           - Una pensionante …. orfana, ma tanto una brava signorina e mi spiace proprio che …

CLOTILDE  - Allora Olga, vedi un po’  se c’è l’ingegnere.

TERESA       - ( ferma Olga ) Un momento, forse mi basta la signorina. ( si alza e si avvicina a Ines

                        osservandola bene )

INES             - ( anche lei continua ad osservare Teresa , estrae dalla borsetta la foto consegnatale

                         da Gildo nel primo atto , la confronta con la signora e quando se la vede venire in-

                         contro sorridente , rimane stupita e commossa )   La mamma?

TERESA       - ( credendo che Ines voglia dire “ La mamma di Silvio “ )  Sì, la mamma.

INES             - Mamma!

TERESA       - Ines!  ( si abbracciano )

CLOTILDE  - ( a Olga ) Ha trovato la mamma?

GILDO         - ( apre la sua camera, mette fuori una valigia e la posa per terra ) E una.

OLGA           - Ingegnere, questa signora ……

GILDO         - Oh! Oh!  ( vedendo Ines e Teresa ancora abbracciate ) Che bel quadretto familiare.

                        ( poi a  Tagliavacche che entra in quel momento in scena )   Comandante , i nostri

                        calcoli erano giusti.  ( con la mano fa il gesto delle corna ) Lo sono, eccome!

TERESA       - ( vedendo Tagliavacche ) Ma comandante,  anche lei qui?

TAGLIAV.   - ( al colmo dello stupore ) Ma. Signora Teresa ….. lei ……. viva?

INES             - Già,  a proposito …… è viva?

TAGLIAV.   - ( a Gildo ) Ma non mi avevi detto che a Varazze …… glu …. glu…. glu ….

GILDO         - ( con le mani fa il gesto di nuotare ) Eh ….. se ved che l’avaràa imparàa a  ’nüàa!

                                                FINE  SECONDO  ATTO   

                                             TERZO  ATTO

CLOTILDE  - ( alla porta della camera del comandante e rivolta all’interno ) Sì, sì, via libera

                         comandante.

OLGA           - ( esce dalla camera di Ines ) Va bene signorina, va bene.

CLOTILDE  - ( c.s. ) No, no, comandante.  ( si allontana dalla porta ) Allora?

OLGA           - Ma che roba!   Prima: ordine di prepararmi per accompagnare la signorina in via

                        XX Settembre ….. si va a stare con la signora.  Poi invece contrordine: tutto sospeso.

                        Chi ci capisce?

CLOTILDE  - Gli uomini dicono: “ cherchè la fàmme “ ……( pausa ) “ Cherchè gli uomini “  che è

                        meglio …… mascalzoni!  Questo qui poi, ( indica la camera di Gildo )  pare che non 

                        sia nemmeno ingegnere.

OLGA           - Per mì, el g’ha mai avùu la faccia de ingegner,  mentre l’altro …. il nipote, quello sì,

                        quello mi è subito piaciuto.

CLOTILDE  - Nipote?  Figlio caso mai , perché se la signora è la moglie dell’ingegnere che non è

                        ingegnere ecco che lui è anche il padre dell’ingegnere che è ingegnere.  No?

OLGA           - Eh già. Così il matrimonio tra la signorina Ines e il giovane ingegnere è impossibile.

CLOTILDE  - Già e poi la signora, pare che sia anche madre della signorina.

OLGA           - Ma, un môment, mì ghe capìssi pü nient.  Ma se lui è il marito della signora che è la

                        mamma della signorina ….. allora lui è anche il padre della signorina?

CLOTILDE  - Eh no, pare di no.  Pare che lui non ci abbia niente a che fare.

OLGA           - Oh, oh.  Ma allora chi ha commesso questa piccolissima disattenzione?   E in questo

                        caso ….. “ cherchè “ el  mas’c  perché la colpa l’è semper di òmen.

CLOTILDE  - La conclusione è che la signorina da ieri non sta più bene: già due svenimenti.

OLGA           - Oella, non avremo mica qualche battesimo in vista eh?

CLOTILDE  - Ma cosa dici?  Si conoscono soltanto da alcuni giorni.

OLGA           - Eh, con il progresso non si sa mai. E poi dagli uomini c’è da aspettarsi di tutto.

CLOTILDE  - Ma finiscila.  Piuttosto la capisco: ritrovare la madre, venir a sapere che il fidanzato è

                        il proprio fratello …..

OLGA           - A meno che …..

CLOTILDE  - A meno che?

OLGA           - Beh, sa come sono a volte gli amici di famiglia ……. il comandante Tagliavacche ,

                        per caso, non avrà qualcosa a che fare?

  

CLOTILDE  - Senti, è già abbastanza imbrogliata la faccenda:  non metterti anche tu ad imbrogliar-

                        la di più.  Piuttosto, la signora è sempre di là?

OLGA           - Sì , è di là con la signorina a farle coraggio e ho sentito che le diceva: “ Stai tranquil-

                        la, vedrai che Silvio tornerà “.   Ora, se fossero fratello e sorella, a me pare che ……

                        ( squilla il telefono) Oella, magari può esserci qualche novità. ( risponde al telefono )

                        Pronto?  L’ingegner  Peragallo?  Sì, ma quale?  Il giovane o il vecchio?  Eh sì , ce ne

                        sono due.  Adesso quello giovane è fuori.   Va bene.  ( posa il ricevitore )

CLOTILDE  - Chi era?

OLGA           - Mah, uno che cercava dell’ingegnere.  Però non ha detto niente.

TERESA       - ( esce dalla camera di Ines  )

CLOTILDE  - Buongiorno signora. Come sta la signorina?

TERESA       - Sta un po’ meglio, grazie.  E di mio figlio non si sa nulla?

CLOTILDE  - No signora, ancora nulla.  Mi spiace.

TERESA       - Ad ogni modo, io penso di lasciare la pensione oggi stesso.

CLOTILDE  - Signora, per questo non si faccia scrupoli. Adesso mi scusi ma ho da fare di là.

                        ( poi ad Olga ) Olga, appena possibile, la stanza del comandante eh? ( via dal fondo )

TERESA       - Olga, senta.

OLGA           - Dica, signora.

TERESA       - E’ in casa?

OLGA           - Il comandante?  No, è partito questa mattina per  Camogli.

TERESA       - Ma no Olga, io non intendevo il comandante. Mi riferivo al signor  Ermenegildo.

OLGA           - Ah, sì lui è in camera sua.    Con permesso. ( via dal fondo )

TERESA       - ( bussa alla camera di Gildo ) 

GILDO         - ( dal di dentro ) Chi è?

TERESA       - Sono io.

GILDO         - ( c.s. ) Ah!  Cara signora, lo sa che non dovrei più conoscerla?  Comunque … avanti.

TERESA       - No, preferirei non entrare e parlarti qui.

GILDO         - ( esce dalla camera ) Ho capìi  ….. te voeuret minga confessà eh?

TERESA       - Piantala de dì sù di stupidad!  Io sono qui per ripeterti la domanda che ti ho già fatto

                        ieri sera: “ Dove hai mandato Silvio? “

GILDO         - ( estrae dalla tasca la spilla ) E anch’io ti ripeto il gesto e la domanda che ti ho fatto

                        ieri sera:  “ Questa  spilla è quella che il comandante  Tagliavacche  ti ha  regalato il

                        giorno delle nozze? “ 

TERESA       - Sì.

GILDO         - Ah. E sai come questa  spilla è venuta nelle mie mani?

TERESA       - Sì , te l’ha data Ines.                   

GILDO         -  E Ines da chi l’ha avuta?

TERESA       - Lei dice da sua madre.

GILDO         - E sua madre chi è?

TERESA       - Giovanna D’Arco!

GILDO         - Sì.  Al rogo!

TERESA       - Insomma, se po’  savè dove t’he mandàa el Silvio?

GILDO         - A scoprì l’ America! E intanto consegnate quest’oggetto a chi appartiene. ( le dà

                        l’astuccio con la spilla )

TERESA       - Insomma, te voeuret no parlà ?

GILDO         - Dopo di lei signora.

TERESA       - Va bene! ( torna nella camera di Ines )

GILDO         - Va benissimo! ( torna nella sua camera )

OLGA           - ( rientra dal fondo e vedendo via libera va alla camera di Tagliavacche )

                         Comandante , via libera.  ( poi però si sente aprire una porta ) No, no, aspetti.

GILDO         - ( esce dalla sua camera ) Il comandante?

OLGA           - E’ uscito questa mattina presto per  ……

GILDO         - Camogli?

OLGA           - Sì,  per Camogli.  ( via dal fondo )

GILDO         - Pusillanime!  Comandant  de pedalò!  ( torna in camera sua )

TERESA       - ( esce nuovamente dalla camera di Ines e va a bussare alla porta di Gildo )

GILDO         - ( dal di dentro ) Chi è?

TERESA       - Sono sempre io.

GILDO         - ( esce dalla camera ) Oh, ma che barba!

TERESA       - Senti Gildo, il tuo sospetto non è che mi avvilisca , mi indigna!

GILDO         - Già, è comodo ….. però non mi sai dire se Ines è o non è tua figlia.

TERESA       - No, e t’el disi no perché te g’he nessun diritto de savèll.  Pensa domà a come te m’he

                        lassàa e a che età.  Senza un affetto, se non quell del mè fioeu e dovevi pensà anche a

                        difendômm e a difend anche lü, ma non solo moralmente ma anche materialmente.

                        Dovevi  pensà anche a mantegniss e a fall studià  …… e adess ti te credet de pôdè

                        avecch di diritti sul mè contegn?  Eh no, caro mio, troppa comoda!

GILDO         - Cosicché?

TERESA       - Cosicché ti te g’he domà el dover de rispond e minga quell de domandà.

GILDO         - Minga vera!  Il tuo ragionamento sarebbe giusto se un uomo avesse  abbandonato la

                        famiglia per farsene un’altra: allora sì che potrebbe perdere tutti i suoi diritti.

                        Ma quando un uomo lascia la casa per creare un benessere per sé e per la famiglia , e

                        dopo anni di lotte e dopo tanti sacrifici  ……

TERESA       - ( lo interrompe )  Senti Gildo inventa no , perché con mì i tò invenziôn tàcchen no.

                        Ah ti sei allontanato da casa per procurarci un benessere?  E per nient’altro vero?

                        Ma te credet  propri che mì sappia nient della tua vita?  So caro, so!  Però so anche

                        che l’uomo, di fronte al sesso debole, diventa debolissimo e quindi ho anche saputo

                        capire e perdonare certe tue ……. chiamiamole debolezze.  Però sarìa  bastàa dômà

                        salvà la forma e ricordass ogni tant de avecch una famiglia.

GILDO         - Perché, ogni tant venivi no a trôvavv?

TERESA       - Ah sì, dômà per vedè se s’erômm ancamò al mond.

GILDO         - Quello è l’essenziale,  sapere se uno è ancora vivo.

TERESA       - Già, me te se mai preoccupàa de savè se la tua famiglia magari la gh’aveva  bisogn

                        de un quajcoss?   E’ questo che non ti so perdonare e che non ti dà  nessun diritto a

                        sapere e soprattutto a pensare ciò che hai pensato. Eh sì, ghe voeureva propri la tua

                        fertile ed ammalada immaginaziôn per pensà che mì ……

GILDO         - E allora ti dirò che c’è chi sta anche peggio di mè come immaginazione, perché come

                        mè e anche prima di mè l’aveva già pensata il nostro caro comandante Tagliavacche.

TERESA       - El comandant?  Propri lü?

GILDO         - Sì, el comandant.  Anzi, l’ha ditt: “ Ah se potessi parlare! “   Guarda, mi me dispias

                        dômà che l’è andàa a Camogli,  perché se el füdess chì ……

TERESA       - Ah sì?  Anche lü l’ha pôdùu pensà che mì …Va bene, allora adesso risponderò alla

                        tua domanda.  Sì, Ines è … o sarà mia figlia! Adess tocca a tì: “ Dov’è  Silvio? “

GILDO         - Se questa l’è la manera de rispond, risponderò anche mì inscì: “ Silvio è … o sarà “.

TERESA       - Insomma, te voeuret no parlà?

GILDO         - Dopo di lei signora, è questione di delicatezza.

TERESA       - Ah,  l’è perché te g’he  tanta delicatezza che te g’he  raccontàa a quella tôsa là tutt  

                        quej ball sul Silvio?

GILDO         - Ma pensa alla cosa mostruosa che si stava per compiere  ….. fradell  e sorella.

TERESA       - Basta, basta.  Te vedet , quell che me fà rabbia l’è che malgrado el tò comportament,

                        te g’he una mièe che la rièss no a voeurett  mal, un fioeu che, pur conoscendoti, el te

                        voeur  ancamò ben e el te considera un amis, e una tôsa che, pur avendola ingannata

                        al punto da fàss  passà per sò pader, quasi la te scüsa e la g’ha  ancamò  fiducia in tì.

                        Ma se pò savè cosa te g’he addoss? Te me spieghet el perché?

GILDO         - Sarà il mio sex-appeal!   ( suona il campanello,Olga entra in scena e va ad aprire )

TERESA       - Insomma, dov’è Silvio?

GILDO         - Dopo di lei signora.

OLGA          - ( entra dalla comune facendo accomodare Trucchi ) Sì, sì, c’è.  Ingegnere, una visita.

                        

GILDO         - ( a Teresa )Va bene signora, terrò in sospeso l’offerta, e poi lo dica al commendatore

                        che non sono i capitali che mi mancano.  I miei rispetti signora!  Caro signor Trucchi

                        buongiorno, eccomi qui a sua disposizione.

TERESA       - ( guarda Olga anche lei meravigliata e fa un gesto come per dire “ Ma cosa dice? “

                         poi allarga le braccia e torna in camera di Ines.  Olga invece via dal fondo. )

TRUCCHI    - Ingegnere buongiorno.

GILDO         - Ingegner?  L’ha vist? L’è question de dill una volta o dò e poeu el gioeugh l’è fàa.

                        Püttost , a cosa devômm ‘sta visita, visto che i tri mes hinn non ancamò passàa?

TRUCCHI    - Son chì per un alter motiv, anzi pôdarìa dì dù motiv.  L’ultima volta che son stà chì

                        devi avè  dimenticàa la mia penna stilografica.

GILDO         - Ah sì l’è vera, ma che el staga tranquill …… è in buone mani.

TRUCCHI    - Oh, meno mal.  L’è no una gran marca, però …..

GILDO         - Sì, infatti ho dôvùu  mandàlla a facch cambià la polpetta:  ma ch’el se preoccupa no,

                        restituzione a giorni.

TRUCCHI    - ( indicando il taschino della tasca di Gildo ) Ma per caso, non è quella?

GILDO         - ( mostra un tubetto a Trucchi ) Ma no, questa è tutt’altra cosa. Questa è la mia ultima

                        trovata: il “ Succhiaperozanza! “  Niente più zanzare in camera.  Ma l’è una roba che

                        a lü ghe interessa no.

TRUCCHI    - Senta, io ho parlato delle sue, diciamo così ….. trovate o invenzioni , a uno che vor-

                        rebbe impiegare un po’  di capitale.

GILDO         - Ah, vede ….. Finalment  l’ha capìi che da chì po’  vegnì foeura un quajcoss eh?

                        ( si tocca la testa )

TRUCCHI    - ( indicando la tasca interna della giacca di Gildo )  Eh,  visto che da lì  vegn foeura

                        nient , voeuri vedè se i mè danèe  rièssi a recuperaji da un’altra part.   Anch’io ho le

                        mie  invenzioni, se permette.

GILDO         - Eh no, quelle non sono invenzioni caro signor  Trucchi, sono trucchi! Lei cerca di far

                        buttare quattrini in un affare del quale, lei per primo non ne è convinto, e lo fa unica-

                        mente per rientrare di ……No, no, niente da fare.  Ma l’ha minga sentìi prima che ho

                        rifüdàa  di capital?  Cinq minut fà.   E l’ha vist che razza de ambasciadôr  me manda

                        chì la concorrenza? Quindi caro signor  Trucchi, se el g’ha nient’alter  da dimm ……

TRUCCHI    - Ho capìi. Però el ved, gh’è verament un quajvün interessàa alla sua strana bilancia.

GILDO         - La “ Perasincerobil? “

TRUCCHI    - Sì.  Si tratta del commendator  Martelli.

GILDO         - Quello della conserva?

TRUCCHI    - Quello della conserva.  Vede, il Martelli ha aperto un’ officina per suo figlio che sta

                        per laurearsi ingegnere.

GILDO         - So.

TRUCCHI    - Sa?

GILDO         - Sì.

TRUCCHI    - Anche se, a dir la verità, l’è un tipo un po’ ……

GILDO         - So.

TRUCCHI    - Sa?

GILDO         - Sì.

TRUCCHI    - Ecco, visto che gh’è in ball diversi danèe , l’idea sarebbe appunto quella di dar vita a

                        questa officina ……

GILDO         - ( lo interrompe ) Basando la produzione su questo nuovo tipo di bilancia!  Tal e qual

                        come me proponeva quella sciôra de là , per suo figlio ingegnere e in più offrendomi

                        anche il nome della ditta.

TRUCCHI    - Beh, a questo credo che i Martelli non arriveranno mai.

GILDO         - E allora vede che la sua barca fa acqua prima ancora del varo?   ( si alza )

                        Signor  Trucchi, arrivederci tra due mesi circa eh?

TRUCCHI    - Ma perché, è proprio deciso?

GILDO         - Decisissimo!

TRUCCHI    - ( si alza ) Guardi però che lei chiude la porta in faccia alla fortuna.

GILDO         - ( indicando dov’è Teresa ) Me basta piccà a quella porta là e la fortuna rientra.  

TRUCCHI    - Va bene, però nel caso ci ripensasse …..

GILDO         - Già ripensato.

TRUCCHI    - Allora arrivederci.

GILDO         - Fra due mesi, per la farfalletta. ( lo accompagna ed escono tutti e due dalla comune )

TAGLIAV.   - ( Appare cautamente dalla sua camera e vedendo via libera si dirige verso l’uscita.

                          Ha con sé una valigetta.  Improvvisamente però rientra Gildo dalla comune )  Oh!

GILDO         - ’Vardèll lì!  Che vigliacch!  El sa ben che sôn in di rogn e lü el va a Camogli.

                        Pusillanime!   Bell’ amis,  bell comandant.

TAGLIAV.   - Senti , io preferisco trovarmi nella più completa tempesta in pieno oceano , che stare

                        vicino a te.  Almeno là certe cose non succedono. Qui vedo diventare padre senza es-

                        sere padre, zio del proprio figlio, si fanno nascere Paolini, s’inondano campagne , si

                        ammazzano i vivi e si fanno resuscitare i morti con una semplicità!

GILDO         - Resuscitare i morti?

TAGLIAV.   - Non avevi fatto morire anche tua moglie?

GILDO         - Dopo quell che ho scopert, per mì l’è come se la füdess morta.   Me lo sentivo , è il

                        mio sesto senso.

TAGLIAV.   - Va bene, allora si vede che io nelle tue acque non ci so navigare.

GILDO         - Gente di mare, non sa navigare in terra.

TAGLIAV.   - Va là che tu sei un bel pilota.

GILDO         - L’ Amerigo Vespucci dei piloti.  Comunque la tua fuga a Camogli ormai è inutile.

                        Tutto sistemato.

TAGLIAV.   - Tutto sistemato?  Anche con tua moglie?

GILDO         - Anche con mia moglie.

TAGLIAV.   - Questo mi fa piacere.  Ma ….. la signorina Ines?

GILDO         - Figlia di mia moglie.

TAGLIAV.   - Ah.

GILDO         - Come dicevi tu.

TAGLIAV.   - Se mai come dicevi tu.

GILDO         - Come dicevamo tutti e due!

TAGLIAV.   - Ma …… provato?

GILDO         - Confessato!   Del resto bisogna anche saper capire e perdonare: dopo averla lasciata

                        sola, senza un affetto se non quello del figlio, sola a difendersi non solo moralmente

                        ma anche materialmente, che diritto ho io adesso per ….. ?  Se po’ dacch tort , eh ?

TAGLIAV.   - Veramente no.  Del resto, caro mio, non puoi far altro che dire mea culpa.

GILDO         - E io lo dico: mea culpa!

TAGLIAV.   - E ti risulta chi sia il vero padre?

GILDO         - Un president de tribunal.

TAGLIAV.   - Ah.  Ma …… vivo?

GILDO         - Morto.

TAGLIAV.   - Morto alla tua maniera?

GILDO         - Morto!  Ho partecipàa anche al funeral, senza savell però.  L’era un amis de cà.

                        Eh, sono sempre gli amici che se ne vanno.

TAGLIAV.   - Mi dispiace per tuo figlio.

GILDO         - Perché?

TAGLIAV.   - Perché se le cose stanno così, i due giovani restano fratello e sorella.

GILDO         - Ah! Te vedet allora che l’è vegnüda ben la storia della telefonada, del sò  capp , del

                        disaster  della diga …..  inscì el Silvio el s’è allontanàa e tutt l’è andàa a post.

TAGLIAV.   - E tua moglie?

GILDO         - Pentita  ……e dato che il padre, il …..

TAGLIAV.   - Il presidente del tribunale.

GILDO         - Sì, visto che è morto, pare che lei intenda riconoscere la figlia e prendersela con sé.

TAGLIAV.   - Questo è bello, però così facendo i due giovani continueranno a vedersi.

GILDO         - No, perché mio figlio sarà a Livorno nel suo stabilimento oppure nella mia nuova

                        officina.

TAGLIAV.   - Nuova officina?

GILDO         - Sì, coi capitali del commendator  Martelli, quello della conserva.

TAGLIAV.   - Ah, lo conosco. Quello lì ne ha di palanche!  Bene, son contento che sia ritornata un

                        po’  di bonaccia.  Allora posso anche rinunciare alla mia gita a Camogli, no?

GILDO         - Certo.  Però il pusillanime resta.

TERESA       - ( esce dalla camera di Ines )

TAGLIAV.   - ( le va incontro ) Oh signora Teresa, buongiorno.

TERESA       - Buongiorno comandante , mi fa proprio piacere  incontrarla e mi piacerebbe tanto 

                        sentire da lei  ……… lei che sa ……

TAGLIAV.   - Sì,Gildo mi ha detto tutto. Vede signora Teresa, io sono un uomo navigato e so com-

                        prendere.  E poi , se c’è un colpevole in tutto questo , caso mai è lui.  ( poi a Gildo )

                        Ma come hai potuto lasciare una compagna come la signora , ancora giovane, a com-

                        battere da sola per sé e per il figlio …e poi pretendere?  Eh no!  Io non posso che lo-

                        dare la signora se oggi , visto che è mancato il presidente , è giunta alla saggia  deci-

                        sione  di riconoscere la signorina. E’ davvero un bel gesto e la signorina  Ines lo me-

                        rita  sotto ogni punto di vista.  Sì , perché ha la sua finezza, il suo garbo, ha molto di  

                        lei signora Teresa. Brava!  Il sentimento della maternità ha vinto ancora una volta.

TERESA       - ( che l’ha lasciato arrivare in fondo, lo guarda poi con aria di commiserazione )

                        Comandant, mi metti minga in dübbi la sua provata capacità nel governà  una nav,

                        ma nel mare della vita el me par un po’ un novellin.

GILDO         - L’è quell che g’ho semper ditt anche mì.  Te set un pessòtt!

TERESA       - Credevo che lei mi conoscesse meglio.  Oh, ma non vuol dire: solo una disillusione

                        in più.   Però le debbo ugualmente una spiegazione: quella  dell’essermi disfatta del

                        suo dono di nozze, la spilla.  Ho dovuto! Ho dovuto privarmene assieme ad altri og-

                        getti. Perché?  Il perché lo chieda a lui. Poi più tardi ho tentato di recuperare ciò che

                        avevo venduto , ma purtroppo la signora  che l’aveva acquistata era partita senza la- 

                        sciare traccia.   Soltanto oggi , il caso , il destino ,  mi ha fatto incontrare  la figlia di

                        questa signora. Quindi caro comandante, io non posso riconoscere la signorina come

                        mia figlia, ma se i due ragazzi si amano, Ines potrà ugualmente venir a far parte del-

                        la mia famiglia.                       

TAGLIAV.   - Signora, voglia scusarmi ……. sono avvilitissimo.

TERESA      - Eh già, lei è avvilitissimo, io sono avvilitissima …… l’unich che l’è no avvilitissimo

                        l’è lü! ( a Gildo ) Credo però con quanto ho detto, di aver un pò illuminato il signore.

GILDO         - Eh no, siamo ancora in alto mare, siamo ancora nel campo delle cento pertiche , cara

                        la mia signora.  Se fà svelt ad inventà …. ed io ne sono maestro.  Ma qui ci vogliono

                        testimonianze, date, nomi.

TERESA       - Ma il mio benestare ad una eventuale unione tra Ines e Silvio non basta a convincer-

                        ti?  Te par che mì pôda pensà ad una roba del genere se la Ines  la füdess verament la

                        mia tôsa?  Ah , vuoi testimonianze? Va ben, gh’è per esempi la portinara della nostra

                        casa, l’è ancamò viva ……. l’indirizz  t’el set.  Vuoi anche i nomi?  Guarda , te ne fò

                        vün sôl …… quell della sciôra in question , la sciôra che la m’ha comperàa  la spilla:

                        Gisella  Lazzari!  Oh, vedo che il signore si sta illuminando.  Con permesso. ( torna

                        in camera di Ines )

TAGLIAV.   - ( arrabbiato ) Ma me lo dici un po’ perché mi hai fatto fare questa figura? 

                        Era proprio necessario darmi ad intendere  …… ?

GILDO         - Certo!  Perché è soltanto così che ha  parlato , è soltanto così che è venuto fuori un

                        nome: quello della mamma.  E adesso caro mio …..

TAGLIAV.   - Adesso caro mio, io me ne vado a Camogli.

GILDO         - Ormai.

TAGLIAV.   - Ormai un corno, perché quando torna tuo figlio, ci sarà la seconda figura. 

GILDO         - Perché?  Risultato che non sono fratello e sorella, Silvio sarà contento di ritrovare la

                        sua Ines.  Poeu el sarà anche content che alla diga del Castelletto gh’è success nient

                        e quindi tutt l’è a post.  ( pausa ) Però aspetta, che nomm l’ha ditt?  Gisella  Lazzari. 

                        Ma sì, la Gisella, ecco.   El  disevi mì che quella tôsa lì la me ricordava un  quaivün:

                        la Gisella  Lazzari!  L’è propri tutta lèe!.

TAGLIAV.   - Ma chi è, anzi chi era, visto che è morta, questa Gisella?  Forse una donnina …..?

GILDO         - No. Caso mai una donna di classe, moglie di un ambasciatore  …e abitava nel nostro

                        stesso caseggiato.  Bionda!

TAGLIAV.   - Va bene ma, voglio dire, conosciuta solo come coinquilina oppure ….

GILDO         - Mah, una roba de passagg.  Anzi, forse quella l’è stada la sua unica scappatella.

                        L’ ambasciatôr, a quell’epoca là, l’è stàa per un ann inter in gir per el mond ….

                        quindi se po’ no dacch  tort  se una creatura giovin, bella ……. però come  l’è

                        piscinìn el mond eh?

TAGLIAV.   - Beh un caseggiato non è mica il mondo!  E come è successo?

GILDO         - Beh, t’el set ….. se incontravômm sui scal,  se saludavômm: buongiorno, buonasera.

                        Una sera la troeuvi in portineria e la me dis: “ M’è mancata la luce, come faccio? “

                        “ Se permette posso vedere io, signora “.  Son andàa sù in cà sua …… se trattava de

                        una valvola.  E tutto è finito lì. Un grazie e poi di nuovo  buongiorno e buonasera  e

                        basta.  Ma una bella sera me la ritrovi lì sui scal: “ Lei che sa fare così bene l’elettri-

                        cista ….. non mi funziona il ferro da stiro “.   Morale …… seconda visita!

TAGLIAV.   - Altro guasto, altra riparazione.

GILDO         - Insomma, per fàlla cürta ….. alla fin s’eri ricevùu in cà sua anche senza i guast.

                        Finchè una sera è andàa via ancamò la lüs, ma minga perché è saltàa i valvol ….. ma

                        perché l’avevômm smorzada nünc!

TAGLIAV.   - E la bimba?  Era già a balia?

GILDO         - La bimba è nata dopo che è ritornato l’ambasciatore.

TAGLIAV.   - Così la passioncella  …… finita?

GILDO         - Per forza:  rientrato l’ambasciatore ….. di nuovo buongiorno e buonasera e basta.

                        Cert che la sera che gh’è andàa via la lüs me la ricordi benissim.   ( declama ) Ei fu,

                        siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore …..

TAGLIAV.   - Ei fu?  L’ambasciatore?  Morto?

GILDO         - Ma no.  Il cinque maggio! Il giorno che l’ambasciatore riprendeva servizio. E da quel

                        giorno, con la bionda  Gisella ….. chiuso!  Siamo ritornati  semplicemente due buoni

                        vicini.  Anzi, dopo pochi mesi è stato quando mi sono staccato dalla mia famiglia per

                        dedicarmi completamente alle mie invenzioni.

TAGLIAV.   - Invenzioni che finora, eh?

GILDO         - Invenzioni che mi hanno dato da vivere.  T’ho mai cercàa mila franch?

TAGLIAV.   - No, questo no.

GILDO         - Anche perché mila franch servissen a cosa?  T’el set  no che basta un nient e se po’

                        fà  danèe a cappelàt? ( estrae un tubetto dal taschino della giacca ) Per esempio, tu

                        hai delle zanzare nella tua stanza?

TAGLIAV.   - Qualcuna, perché?

GILDO         - Nella mia presto si dormiranno sonni tranquilli.  Merito della “ Succhiaperozanza “!

TAGLIAV.   - Cioè?

GILDO         - Guarda, si tratta di un semplicissimo tubo.

TAGLIAV.   - L’invenzione del tubo.

 

GILDO         - Ma no, un piccolo tubo , all’inizio del quale va applicato un piccolo pezzetto di carne

                        rossa , cruda , mentre in fondo al tubo stesso si applica una piccola  lampadina ed un

                        piccolo ventilatore alla rovescia, che fa da aspiratore. Allora cosa succede?  Che nel-

                        la  camera buia , la zanzara  viene attratta  dalla luce della lampadina , sente l’odore  

                        della carne, del sangue … va per succhiare e rimane succhiata!  Ma el bell  l’è quest:    

                        che alla mattina , per un principio di umanità e anche per non avere noie con gli am-  

                        bientalisti, te svìdet  el côvérc  e te làsset andà la zanzara ancamò in circolazion.

OLGA           - ( entra dal fondo e si dirige verso la camera di Ines ) Oh comandante, già di ritorno

                         da Camogli?

GILDO         - ( scimmiottandola ) Sì, già di ritorno da Camogli.

OLGA           - Eh già, si vede che ci sono dei bei treni.

GILDO         - Ci sono anche dei bei bugiardi!  E chi è bugiardo è anche ladro!

OLGA           - Già!  Io però non ho mai detto d’essere ingegnere!

TAGLIAV.   - Ehi, colpito! Questa è una boccia sul pallino.

GILDO         - ( a Olga ) Come io non ho mai detto d’essere ancora ……. illibata!

OLGA          - ( colpita da quell’ inaspettata frase ) Ma …. ma …. chi gliel’ha detto?

GILDO        - ( allarga le braccia )

OLGA          - ( a testa bassa si allontana e bussa alla camera di Ines ) Permesso?

INES            - ( dal di dentro ) Avanti.  ( Olga entra )

TAGLIAV.  - Ma scusa, cosa ne sai tu se è o non è signorina?

                                                                                             

GILDO        - E infatti el savevi no, l’ho büttada lì e l’è andada. ( squilla il telefono ) Senti un po’.

TAGLIAV.  - No, no, senti tu, non si sa mai.

GILDO        - Comandant, andèmm ….paura anche del telefono?  Se te vedess  el tò equipagg ….

TAGLIAV.  - ( al telefono ) Pronto! …. Sì …. in portineria?  Chi? ( lascia il microfono e si rivolge

                       a Gildo ) Peragallo, siamo ancora in alto mare.  Dice che giù, in portineria, c’è la

                       mamma della signorina Ines!

GILDO        - Eeh?!?

OLGA          - ( esce dalla camera di Ines ) Telefono, vero?

GILDO        - Sì, telefono.  Per la signorina Ines.

OLGA          - Ah. ( torna verso la camera di Ines ) Signorina, la chiamano al telefono.

INES            - ( dal di dentro ) Vengo subito.

GILDO         - ( in disparte a Tagliavacche ) La mamma?  La Gisella?  Ma l’è minga morta?  

                        Comandant, vegni anche mì a Camogli!

INES            - ( esce dalla camera e si dirige al telefono ) E’  per me, vero?

TAGLIAV.  - Sì.

INES            - Chi è?

TAGLIAV.  - Mah ….. dice che …..

INES            - ( al telefono ) Pronto!  Sì ….. ( meravigliata ) Come?  ( poi contenta )  Sì, sì, fatela

                        salire. ( appende il telefono ) Olga, per favore, valle incontro ….. è la mamma!

OLGA          - Eeh?

INES            - Ma sì, è la mia balia: da piccola la chiamavo sempre “ mamma “.

OLGA          - Ah. ( via dalla comune )

GILDO         - Ah. La balia!  Comandant, la “ mamma “ voeur dì la “ balia “.  Tì te capisset nient.

                        ( poi a Ines ) Perdonato?

INES            - ( tentenna un po’ ma poi ) Ma sì, ma sì. Quello che però non mi riuscirà facilmente di

                        perdonare è d’avermi fatto pensar male della sincerità e dell’onestà di Silvio.

GILDO         - Era necessario.  Vero, comandante?

TAGLIAV.  -  Ah, io non so niente.

GILDO         - Come niente? E la trovata della telefonata … del Paolino … della diga? ( poi a Ines )

                        Tutta roba sua, anche se a fin di bene.  Quindi lo perdoniamo, vero?

INES            - Perdonato. Anzi perdonati tutti e due se però finalmente mi direte dov’è Silvio.

GILDO         - Sarà qui tra pochi minuti, l’abbiamo già mandato a chiamare.

INES            - E allora perdono totale, papà ….. cioè …..

GILDO         - Ma sì, dìmm  pür  papà.  Prest te pôdaret dimmel sul sèri.

LUCIA         - ( entra con Olga e appena vede Ines le corre incontro e l’abbraccia ) Oh, signorina ..

                        la mia tôsetta.

INES            - ( molto contenta ) Oh Lucia.  Vieni, ti presento …… ah già, ma tu questo signore lo

                        conosci già vero?  ( e indica Gildo )

LUCIA         - No, mi l’ho mai vist.

GILDO         - Come la m’ha mai vist?

INES            - Ma sì, è venuto su a Montevecchia a trovarti.  Guardalo bene.

LUCIA         - ( lo guarda bene ) Ma no, mì quell sciôr  chì l’ho mai vist.

GILDO         - Forse perché s’eri in macchina, gh’avevi sù el finestrin  ….. e poeu gh’era la nebbia.

                        Ma poeu sèmm sicur che questa chì la sia propri una balia?

INES            - Eeh?

GILDO         - No, siccome a Montaveggia ghe n’è tanti de bàlii …… l’è  facil ciappà un abbaglio.

LUCIA         - Cara lü, mi anche se sôn de Montaveggia, me sbagli no!  Mì, lü l’ho mai vist!

                        Comunque signorina, che la me scusa se son minga vegnüda prima ma ……

INES            - Lo so, lo so.  E brava Lucia …… allora, maschio o femmina?

LUCIA         - Cosa maschio o femmina?

INES            - Ma non hai avuto un bambino?

LUCIA         - Mì?  No!  Ma chi l’è che g’ha ditt  ’sta scemada?

INES            - ( guarda Gildo )  Ma ?

GILDO         - Oh, guarda un po’ il qui-pro-quo!  Non ci siamo capiti ,  non era lei che doveva avere

                        il bambino ma ….. era la mucca!   Sì,  la mucca doveva avere ….. un vitello ecco!

INES            - ( poco convinta ) Mah!  Va bene Lucia, adesso però vieni di là un momento eh?

                        Abbiamo tante cose da dirci.

LUCIA         - Certo signorina.

INES            - ( a Gildo ) Appena arriva Silvio …….

GILDO         - Te mandi a ciamà subit.  ( Ines si ritira nella sua camera con Lucia e subito dopo

                        squilla il telefono )

TAGLIAV.  - ( si dirige verso la sua camera )  Ciao, io me ne vado a Camogli.

GILDO         - ( risponde al telefono ) Pronto!  Chi, il comandante?  Sì, sì è qui.  Tagliavacche!

                        Ti vogliono dalla capitaneria.

TAGLIAV.  - ( torna verso il telefono ) Dalla capitaneria?

GILDO         - ( appena ha vicino Tagliavacche , lo afferra per un braccio e lo tiene per tutta la

                         durata della telefonata ) Pronto!  Sì, sono io, Peragallo.  Oh, caro signor Trucchi,

                         credo che ormai sia tardi …... E va bene, sarà il benvenuto.  Sì, sì, però domani e

                         in mattinata perché nel pomeriggio devo partire per Roma ….. sì un incontro con

                         il ministro. Va bene, non m’impegno prima di aver sentito il Martelli …. il nome

                         della ditta?  No, macchè Martelli e Peragallo ……. Peragallo e Martelli! Va bene,

                         d’accordo. ( posa il telefono e lascia finalmente Tagliavacche ) Ma cosa te rüzzet?

                         Te vedet però che va a post tüsscoss?

TAGLIAV.  -  Merito tuo?

GILDO         - Merito mio.

TAGLIAV.  -  Ricordati allora che, se in tutta questa faccenda, qualcosa è venuto in chiaro non si lo

                        deve né a te né a me ma unicamente a un innocente oggetto, alla mia spilla, perché è

                        solo grazie a questa spilla che si è trovata la madre.

GILDO         - Giusto.  Madre e padre.

TAGLIAV.  -  Madre! Per il padre bisognerà vedere. Sai, con tutti questi cambiamenti di valvole ....

GILDO         - Sent, se l’è per fàmm vegnì di sospett …… và pür a Camogli.

TAGLIAV.  -  Ma no. E poi, se tu sei sicuro di quando è nata, basta.

       

GILDO         - Mì g’ho tüsscoss segnàa! ( estrae il taccuino e lo sfoglia ) E’ nata precisamente …..

TAGLIAV.  -  Bravo, è meglio controllare.

GILDO         - Ma finìssela!   Ecco qua …… sette febbraio 1969.

TAGLIAV.  -  E il cambiamento delle valvole?

GILDO         - Dunque …… ei fu ….. cinque maggio 1968: un ann de distanza, quindi tranquill.

TAGLIAV.  - Caso mai l’anno prima, non un anno di distanza.

 

GILDO         - Ma che discors!  Dal 1968 al 1969 l’è minga un ann?

TAGLIAV.  -  No, aspetta.  Per esempio dal 31 dicembre 1968 al 1 gennaio 1969 è solo un giorno,

                        non un anno.

GILDO         - E chi dis de no. Ma dal 5 maggio al 7 febbraio hinn ….. ( fa il conto sulle dita )

TAGLIAV.  -  Sono ….. sono ….. ( anche lui fa il conto )

GILDO         - Hinn ……. ( poi preoccupato ) Tagliavacche!

TAGLIAV.  -  ( anche lui preoccupato ) Peragallo!

GILDO         - Son nove mesi!

TAGLIAV.  -  Nove mesi precisi!

GILDO         - ( abbattuto ) Mi m’el sentivi che quella tôsa lì ….. l’era mia.

TAGLIAV.  - Calma, non possiamo basarci su conti fatti così. Può essere come non può essere.

GILDO         - In questo caso basta il dubbio: bisogna tegnì lontan quej dü fioeu lì!

TAGLIAV.  -  Io me ne vado a Camogli.  ( si avvia verso la sua camera )

GILDO         - ( lo trattiene ancora ) Comandante, prima le donne e i bambini …. qui bisogna far

                         rinascere Paolino …… oppur  inventà un quajcoss d’alter.

TAGLIAV.  -  Ah no, caro mio.

SILVIO        - ( entra dalla comune. E’ soddisfatto. ) Comandante …… papà …. son arrivàa …..

                        son arrivàa in temp!  Appena, appena ma son arrivàa in temp.

 

GILDO         - ( che non capisce ) In tempo?

TAGLIAV.  -  ( anche lui ) In tempo?

SILVIO        - Sì, appena in tempo.  Bastava che arrivassi un’ora  più tardi ….. e allora addio.

GILDO         - E  l’ingegner  Simonetti?

SILVIO        - Macchè ingegner  Simonetti ….. gh’era nessun.  Se ved che al telefono el se sarà

                        spiegàa mal oppur avìi capìi mal vialter.

GILDO         - ( indica Tagliavacche ) L’è colpa sua. L’è lü che l’ha ricevùu  la telefonada.

SILVIO        - L’importante è che il pericolo sia stato scongiurato. E stavolta pôden davvera  ringra-

                        ziamm.   Guarda, ho evitàa un disaster.

GILDO         - La diga?

SILVIO        - No! La diga la gh’aveva nient.

GILDO         - ( a Tagliavacche ) T’he capìi?  La diga la gh’aveva nient.

SILVIO        - No.  Per un semplice errore d’interpretazione di uno schema elettrico, stavano per al-

                        lacciare l’impianto ad una linea piuttosto che a un’altra.  Cosa che poteva provocare

                        davvero un bel disastro.  Per fortuna son arrivàa al moment giust.  Bisogna vedè che

                        festa m’hann fàa i operari, i impiegàa e tücc i tecnici.  Stavolta una promozion me la

                        leva nessun e visto che devi sposamm, l’è quell che ghe voeur.  A proposito, la Ines?

GILDO         - E’ uscita, lü la mandada in stazion per vegnitt incôntra ….. per  aspettàtt.

SILVIO        - Ma come el faseva lü a savè quand mì arrivavi in stazion?

GILDO         - Sì ma preoccupes no, fra pocch la ritorna senz’alter.

SILVIO        - Va ben, l’aspetti chì.  E la mamma, l’è arrivada?

GILDO         - Sì.

SILVIO        - L’è de là?  ( indica la camera di Ines )

GILDO         - No, l’è de là. ( indica il salottino, sul fondo )

SILVIO        - Oh bene, allora la raggiungo. Con permesso, vado di là. ( esce dal fondo a destra )

GILDO         - T’he vist  Tagliavacche?  El disaster della diga, se l’inventavômm no, l’era propri un

                        bel disaster!  E’ il mio sesto senso.  St’en diset?

TAGLIAV.  -  Dico che io vado a Camogli, perché quando i due giovani si incontreranno, non ti

                        salverà nemmeno il settimo senso.

GILDO         - Ma non devono incontrarsi, prima bisogna far rinascere Paolino,.

TAGLIAV.  -  Pensaci tu!  Io, se resto qui, faccio scoppiare la bomba.

INES            - ( esce dalla sua camera, seguita da Lucia ) Mi è sembrato di sentire …… E’  forse

                        arrivato Silvio?

GILDO         - No, no.  ( indica Tagliavacche ) L’era dômà lü che el voeureva ……

TAGLIAV.  -  ( che non ne può più ) E invece sì. Proprio io volevo dirle che è arrivato Silvio.

INES            - Ah,  allora è arrivato.

GILDO         - Ma no.

TAGLIAV.  -  Ma sì.  L’ho visto, gli ho parlato e adesso è di là. ( indica dove era uscito Silvio )

GILDO         - Ma no, l’è minga lü. Anche a mì, al prim moment, el me pareva lü ….. gh’è una certa

                        somiglianza ma …….

INES            - ( abbastanza esasperata ) Ma insomma, cosa mi nascondete ancora?

 

LUCIA         - Calma signorina.  ( poi in modo autoritario ) E vialter , vergogna!  Debole come l’è,

                        vialter  me la mazzìi!

GILDO         - Ma è per il suo bene.

LUCIA         - ( sempre decisa ) El sò ben!  Caso mai, el sò ben, so mì come se fà!  Sì, mì che l’ho

                        cürada e l’ho allevada da quand la gh’aveva dômà  quatter  dì .......... che quand me 

                        l’hann  portada sü là , la pareva un stràsc.   Pareva che la  dôvess  scampà  neanche

                        un dì e vialter adess …… vergogna!

INES            - Ma insomma, cosa c’è di vero?

TAGLIAV.  -  Le ripeto che Silvio è di là.

INES            - Oh.  ( si avvia decisa verso il salottino dove era andato Silvio ma viene trattenuta da

                        Gildo.  Si frappone però Lucia che, per difendere Ines, pesta  un piede a Gildo )

GILDO         - Ahi!  ( lascia andare Ines che in fretta esce dove era andato Silvio )

LUCIA         - ( dà uno spintone a Gildo )  Vergogna! Balabiott! Con una creatura così debole!

GILDO         - ( che vede ormai la partita persa )  Macchè  debole!  Qui, se c’è uno debole ….….

                         eccolo lì, è lui il debole.  ( indica Tagliavacche )

  

LUCIA         - Ah sì?  Anche lui?   Oh bella, perché anche lui è di sette mesi?

TAGLIAV.  -  Come di sette mesi?  Perché, la signorina Ines è …… ?

LUCIA         - Di sette mesi, sissignori.  La levatrice, quando me l’ha consegnata, mi ha detto:

                        “ Abbiate riguardo, perché è nata di sette mesi “.

GILDO         - Settimina?

TAGLIAV.  -  Di sette mesi? ( e dopo aver rifatto il conto sulle dita )  Peragallo!

 

GILDO         - ( anche lui ha rifatto il conto sulle dita )  Tagliavacche!

TAGLIAV.  -  Ma allora chi ha cambiato le valvole?

 

GILDO         - Tutto in regola.  Sarà stàa l’ambasciadôr!

                                                     S I P A R I O

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