L’ingenuità

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L`ingenuita` (un uomo da donne)

Un lavoro di Federico Bellini :

L’ ingenuità

(Un uomo da donne)

 

E --------------------- Emiliano

R --------------------- Regista

A --------------------- Amica

P ------------------- Produttore

Ra ----------------- Quarta ragazza, seduttrice di

D ------------------ donna dell'amica

IR, 2R, 3R ------- Le tre ragazze che seducono Emiliano

Ass ---------------- Assistente di scena

Primo atto

(Il pubblico e’ appena entrato in platea. Il sipario e’ già alzato. La regista e il

produttore soffiano sul microfono per provarne il funzionamento. Siedono in

prima fila, danno le spalle al pubblico. La platea e’ poco illuminata, il pubblico

intravede a stento le loro sagome. Il produttore si dondola sulla sedia, la

regista e’ piuttosto rigida e preoccupata. Iniziano a parlare quando gli ultimi

spettatori stanno per sedersi. La luce e’ ancora alta, sta appena sfumando la

musica di intrattenimento. )

P – Signorina, allora… domani e’ il grande giorno

R – Gia’

P – E’ preoccupata?

R – Come puo’ esserlo uno che si gioca tutto in un giorno. Abbastanza.

P – No..lei e’ così carina, avra’ altre opportunita’, se le va male questa. Poi, in

fondo, chi ci rimette tutto sono io..

R – Lei almeno ha i soldi. Perderne un po’, che differenza le fa?

P – Sì, ma impari una cosa : i soldi sono tutto. Senza soldi non si fa niente.

R – Ah, come lo so

P – Ma le devo dire una cosa. Io la devo ringraziare.

R – Perche’?

P – Perche’ mi ha trovato degli attori…veramente a basso costo. Soprattutto

lì, il protagonista, come si chiama?

R – Emiliano

P – Emiliano, Emiliano. Lui. Non costa veramente niente.

R – Sa, e’ un debuttante.

P – Proprio di questo volevo parlarne : e’ sicura che un debuttante possa

funzionare? Sa, mi sarei anche potuto permettere un attore scafato…

R – No. Rientra….nel mio piano. Ho bisogno che lui sia un debuttante.

P – Ah sì?

R – Sì, i debuttanti hanno una qualita’ tutta loro

P – Mmh..e quale sarebbe?

R – Non hanno… una memoria di attore. Vede, gli attori, quando non si

ricordano una battuta, la prendono a prestito dagli spettacoli che hanno gia’

fatto. Così, in un certo senso, non sbagliano mai. Pero’, non sono mai se

stessi

P - E’ un male?

R – Sì, per quello che voglio fare io. Vede…voglio fare qualcosa di forte,

qualcosa di …verosimile.

P – Mh..e questo …Emiliano e’ verosimile?

R – Certo. Lui non ha nessuna memoria di attore, essendo un debuttante.

Dunque, quando non si ricordera’ una battuta, prendera’ a prestito dalla sua

vita . .. . Sara’forte, sara’… verosimile

(I due aspettano che Emiliano arrivi. Passano trenta secondi)

P – beh, quest’Emiliano deve almeno arrivare

R – Arrivera’, non si proccupi. E’ spesso in ritardo

P – Quand’e’ la prima?

R – Domani

P – Speriamo che per domani arrivi in tempo

R – Non si preoccupi. Stara’ arrivando

P- Lo spero bene, con il soldi che ho investito

R – Lo spero anch’io, aspettiamo un attimo

(I due aspettano ancora un po’, altri dieci secondi)

P – No, anche perche’…

R – Un attimo. Ho sentito qualcosa…

( Il sipario si apre lentamente. Emiliano e’ seduto quasi al centro, leggermente

sulla destra. Ha i capelli tirati indietro, il viso ricoperto di bianco. E’ rigido nei

movimenti, spezzato nelle parole. La stanza e’ circondata di oggetti coperti da

un velo, ciascuno illuminato da una luce differente. Sullo sfondo due porte, una

rossa e una azzurra, retroilluminate )

E – Avete aspettato? Avete..atteso? Avete…passato del tempo? Non molto,

credo, non molto. E poi, cosa vi importa del tempo? Io, ad esempio, non me

ne ricordo piu’. Saranno ore, mesi, giorni? che non porto l’orologio. Del resto,

cosa vi importa del tempo se non avete qualcuno con cui spenderlo, questo

tempo. Ah, sì, voi forse ce l’avete, questo qualcuno. Allora fissate

appuntamenti, prendete nota, aspettate con ansia l’ora in cui…Gia’, voi ce

l’avete (sposta la sedia al centro della stanza, lentamente). Noi ce l’abbiamo

l’orologio, non e’ vero? Bravi, noi (si volta e applaude di lato) Io no. Io vivo

senza. Saranno giorni, mesi, ore? che vivo senza..

Lei era lì, sulla porta. Come se avesse saputo che uscire in quel modo, da

quella porta, sarebbe stato come lanciare una maledizione su questa stanza,

lasciarla qui, in stand-by, in attesa, in attesa che quelle mani, quelle gambe,

quel cranio maledetto tornino un giorno a toccare gli oggetti di questa stanza.

Un’uscita da teatro, madame, una vera uscita…da grandeur. E poi la frase,

definitiva, stupidamente definitiva. Non tornero’ a riprendermi le mie cose. Non

tornero’ a riprendermi le mie cose…come se fosse possibile spezzettare

l’intimita’, sparigliarla, spaiarla. Una volta le cose erano nostre, ora alcune

sono mie, altre tue, prima eravamo uno, ora siamo due, prima eravamo uno,

ora siamo due, prima eravamo comunisti, ora, improvvisamente, capitalisti

(sorride, fa una pausa) Chissa’ come fara’, madame, a stabilire di chi e’

questo, di chi e’ quello. Non abbiamo mica fatto la divisione dei beni, noi…non

era nei nostri progetti d’avvenire..

Un giorno mi avevi detto, lo ricordo, che saremmo bastati noi due soli, in una

terra senza cose, in una terra deserta, dove anche la sabbia sarebbe stata di

ostacolo. Io e te, tu ed io, unione assoluta di corpi, sublimi ignoranti del

mondo, dei suoi guai, delle sue cazzate...Ma, perche’ al culmine dell’amore gli

amanti vogliono finire in un’isola deserta? (Pausa) Ma perche’ non vogliono

litigare sul possesso degli oggetti, sul mio e sul tuo, perche’ gli basta il

possesso reciproco dei loro corpi…e anche perche’ non avranno cose votate

al ricordo, cose per cui avere nostalgia

(si siede) Nostalgìa… ma non e’ la nostalgìa che mi tiene paralizzato qui..no,

non e’ quella. Io voglio capire, non mordicchiare i ricordi. Io voglio capire,

capire il perche’….

A (entra in scena leggera, quasi danzante) – Emi, cosa stai facendo? Parli da

solo? (pausa) Ricorda : chi parla da solo non parla a nessuno, chi parla agli

altri parla a se stesso… ricorda

E – Voglio capire, capire il perche’

A – Ancora alle prese con questa storia. Sei ancora qui a pensare a lei…

E – Non me ne vado di qui prima di aver capito

A – Capito cosa? Perche’ se ne e’ andata?

E – Sì, anche. E poi, capire, capire

A – Capire perche’ ti manca?

E – Sì, anche, anche

A – Capire, capire…ma se non sei neanche in grado di capire qual’e’ la mano

destra e quale la sinistra. Io vorrei piuttosto capire il perche’ ti sei lasciato

andare così, tra questi oggetti…postumi, come un animale tra i suoi resti, che

aspetta il padrone…esci, esci di qui, vai, c’e’ un puzzo stantìo qui dentro,

quant’e’ che non esci? (annusa l’aria)

E – Non lo so. Non me lo ricordo. E poi, non me ne vado finche’ non ho capito

A – (scuote la testa e lo guarda con aria compassionevole) Sei ostinato, di

questo devo dartene atto. Anche se e’, attualmente, il tuo unico pregio. Per il

resto, non hai speranze

E – Cosa vuoi dire?

A – Che non c’e’ speranza che tu….come dici tu, capisca.

E – Perche’ no? Ci provano tutti

A – Sì, ma, vedi, tu non sei…idoneo (ride)

E – Cos’ho che non va?

A – (pausa) Facciamo un esempio. Sei pronto?

E – Vai

A – Ti manca lei o ti manca l’amore?

E – Che differenza c’e’?

A – (lo sapevo) Non ce la puoi fare….come che differenza c’e’? Se ti manca

l’amore, puoi sempre sperare di trovarlo fuori di qui, e quindi, stare in questa

stanza, ti provoca soltanto danni

E – E se mi manca lei?

A – Maggiori problemi…ma niente d’insuperabile, s’intende. Il punto e’ un altro.

Cioe’…stare qui ti provoca soltanto danni. Prima cosa non verrai a capo di

niente. E il perche’, come dici tu, sta proprio nella tua persona. Vedi, mi

dispiace dirlo, ma tu sei…un ingenuo

E – Un ingenuo?

A – Gia’. Un ingenuo. L’ingenuita’ e’ l’incapacita’ di distinguere. Gli ingenui

vivono come se tutto fosse…come se tutto fosse unico, insuperabile, come se

tutto fosse affidato al sentimento, all’istinto, una specie di superficie liscia dove

le dita dell’uomo non sono ancora affondate. L’ingenuita’ e’ un male terribile,

e’ il male del primitivo

E – Sì, d’accordo, saro’ un ingenuo, ma tu hai parlato di sentimenti, e il

sentimento e’ anche qualcosa di puro, e di bellissimo.

A – Ma il sentimento lasciamolo ai poveri di spirito. Vedi, non abbiamo

neanche le parole per definirlo, l’amore. Amore, liberta’, sono le parole del

primitivo. Quelle che per trovarne un sinonimo devi dirle due volte, tanto sono

vaghe. (pausa) E cosa hai trovato, in questa…. ricerca, finora?

E – Non so.. come frasi..echi di qualcosa che continua ad esserci. E sento che

c’e’ una luce, una luce di liberta’ per me. Ricordi la sua voce, quella lentezza,

quella rapidita’…

A – Non hai scampo. Sei proprio un ingenuo. Non sei capace di distinguere, ti

affidi alle sensazioni. Eppure, guarda…questo non e’ il mondo degli ingenui.

Questo e’ il mondo dell’esattezza, e della puntualita’. Un amore puo’ essere

bellissimo, meraviglioso, ma una volta finito, noi ne cerchiamo le cause, le

troviamo, le valutiamo, le definiamo. Abbiamo parole esatte per la fine dei

rapporti, parole che non si confondono.

(Pausa) Sei mai stato in terapia?

E – No. Figurati

A – Hai ventitre’ anni e non sei ancora stato in terapia… Ma in che mondo vivi?

D’accordo, se tu ci fossi andato sapresti che esiste proprio una lista, una

classificazione esatta dei disturbi provocati da quella cosa lì, quella che tu,

ingenuamente, chiami…amore

E – Ah, sì?

A – Gia’. Sai cosa sei tu in questo momento?

E – Un innamorato

A – Sbagliato. Uno schizoide potenzialmente autistico

E – Autista?

A – Autistico. Autistico. E anche dislessico. Gli autistici si rinchiudono in un

mondo tutto loro, senza far entrare nessuno. Blaterano frasi incomprensibili,

tutto il giorno, sono del tutto fuori dalla realta’.

E – E io sarei un..autistico?

A – No. Ma sforzandoti un po’ puoi diventarlo. Sei sulla buona strada. Se non

interverro’ io, naturalmente, visto che da solo non riesci a muoverti

(I due si guardano, interviene la regista)

R – Va bene. Emi..cerca di essere ancora piu’ rigido. Meno sciolto. E

ricorda..sei come in preda a un esaurimento nervoso. No, come Luigi VI al

quale hanno appena tagliato la testa…ecco, un uomo senza testa, che tenta

pian piano di riacquistarla. Mara, ricordati che sei la sua migliore amica, non vai

da lui per offenderlo, ma per cercare di salvarlo. Quindi, meno toni forti, piu’

soft, ecco. Piu’ tranquillo. Il resto va bene. Musica.

P – Strano inizio, signorina

R – Dice?

(una donna entra nel parterre e spazza. Emi si accende una sigaretta)

E – Così, io sarei incapace di fare analisi.

A – Esattamente. E non sono l’unico a dirlo.

E – Chi lo dice?

A – Massimo. E poi lo dicono tutti. La pensiamo tutti allo stesso modo.

E – Va bene.

(passeggiano un po’ per la stanza; non si guardano, camminano senza

andare da nessuna parte)

E – E lui che fine ha fatto?

A – Lui chi?

E – Massimo

A – Ah, Massimo. Lui si e’ ripreso.

E – Da che?

A – La solita storia..

E – La solita che?

A – La solita storia.

E – Che storia?

A – La solita storia. Lui ama lei, lei ama lui, lei ama anche un altro. Hai

presente, la figura geometrica (mima un triangolo)?

E - (ridacchia come uno stupido) La fica

A – Il triangolo, imbecille. Il classico, onesto, borghese triangolo. (allarga le

braccia)

E – Ah, sì (fa un espressione come deluso). E lui si e’ ripreso?

A – Sembra di sì ( e’ un po’ distratto).

E – Ha buone risorse

A – No. Come tutti. Stai malissimo, inizi a pensarci, te ne fai una ragione, ti

trovi un’altra. Quella che soffre di piu’ e’ lei. Pensa il paradosso

E – E’ sempre il traditore che soffre di piu’. Sensi di colpa…

A – Devo darti ragione, stavolta. Eppure e’ così stupido che ci sia per forza

qualcuno che deve soffrire

E – Come, e’ stupido? Figurati se non dovesse soffrire nessuno. In che mondo

saremmo?

A – In un mondo divertente, probabilmente.

E – Divertente e disonesto

A – Lascia perdere. Piuttosto….la parabola (ironico) di Massimo ti insegna che

non c’e’ motivo per cui tu debba restare qui. E, aggiungo io, non hai nessuna

buona ragione per farlo

E – Perche’

A – Te l’ho gia’ detto. Sei un ingenuo. Non riusciresti a distinguere, non

riusciresti a capire. Ti daresti delle risposte illogiche, continueresti a pensare

che lei e’ la donna della tua vita. Ecco, un’altra frase da ingenuo, "la donna

della mia vita". Ma se esiste a malapena quella dei tuoi quindici minuti…(fa il

gesto di rimettersi la camicia sotto il culo)

(Pausa. Suona un allarme da fuori. I due si guardano distrattamente

interrogativi. )

A – Cos’e’, questo rumore?

E – Ti stanno rubando la macchina (a voce bassa)?

A – Cosa?

E – Ti stanno rubando la macchina. Non e’ il tuo allarme?

A – Non credo

E – A me sembra di sì

A – Ma dai

E – Vai almeno a vedere

A – (si affaccia alla finestra) Aspettami. Torno subito. Tu resta qui…ah, beh,

certo che non vai da nessuna parte…anzi, esci,esci, vai

(fa per uscire dalla porta di destra) E - A sinistra

(Appena e’ sceso, Emiliano chiude a doppia serratura la porta di sinistra, poi

torna toccando la sedia. Inizia una musica soft)

E – Gli amici. In una frase, quelli che dovrebbero tirarti su. (Pausa) Ma non si

puo’ mica sempre stare a ricevere gente. Sarebbe controproducente, per la

nostra..sanita’ mentale. Ottimo trucco, quello dell’allarme. Certo che una volta

quella macchina serviva a stanarli, gli amici, mica ad allontanarsene. E invece,

ora, se ne sta lì, in garage, funzionare come allarme per allontanarli

Magari e’ in attesa pure lei

In attesa

Di nuove partenze, di nuove mete (ironico)

Mete? Gia’. Ricordate. L’importante non e’ la meta, ma il viaggiare. Non

arrivare, ma andare

E fu così che un giorno ci siamo trovati, io e altri due, a fare m’ama non

m’ama aggrappati a un albero della Normandia, un bel prato, di quelli che se

sei un po’ cannato li vedi blu, avete capìto? Tre figli dei fiori, avete inteso? E a

Parigi, dico a Parigi, dove dovevamo andare, tre fiori, dico tre fiori di ragazze

di ragazze francesi ad aspettarci messieurs messieurs messieurs (fa gesti con

le mani) e uno di loro, uno dei miei amici, che gli si era fermata la macchina,a

dirmi "perche’ te la prendi? Non e’ meraviglioso questo prato blu, queste

margherite, questo andare, e cosa c’e’ di piu’ bello del viaggio e cosa vuoi di

piu’ dalla vita e l’altro che faceva sì sì..e io che ci ho pensato anche un po’ su e

ho guardato in faccia le margherite e ho guardato in faccia quei due e ho

corso per il prato blu e ho urlato - cosa c’e’ di meglio del viaggio?

Scopaaaareee

Scopare, ho urlato

Non-stavo-con-lei

Non stavo con lei, ci mancherebbe. La fedelta’, prima di tutto. Fosse venuta

giu’ la Venere del Botticelli, le avrei tirato la conchiglia in testa, fosse scesa

Marilyn dalle scale l’avrei fatta inciampare

(Pausa)

e poi, mica era possibile, tradire. (si siede)

eravamo una cosa sola, io e lei..un’unione perfetta di anima e corpo, un’anima

per due corpi, ecco.come puoi tradire quando l’altro e’ te stesso?

Quando siete la-stessa-cosa? Vorrebbe dire farsi del male, essere..masochisti.

e noi stavamo bene

Come potrei trattenerla in me, la mia anima

Che la tua non sfiori

Come levarla oltre a te, ad altre cose

Ah, potessi nasconderla in un angolo perduto nelle tenebre

Un estraneo rifugio, silenzioso, che non seguiti a vibrare

Se vibra il tuo profondo

Ma tutto quello che ci tocca

Te e me ci prende come un arco

Che da due corde un suono solo rende

Su quale corda siamo tesi e quale violinista

Ci tiene nella mano

Oh dolce canto

(La regista inizia a recitare la poesia di Rilke. Emi la segue, la finiscono

assieme. Emi va verso il letto, mentre comincia una musica dolce . Prima di

sedersi sul letto, lo svela. Emi disteso a letto, con le braccia conserte, gli occhi

al soffitto. Il primo oggetto svelato e’ il letto)

E – Il mio corpo. Il mio corpo non si ricorda piu’ degli oggetti, delle stanze, dei

luoghi che ha frequentato. Questo letto, ora, e’ soltanto questo letto.

Soltanto questo letto. Il mio corpo non ha piu’ memoria, i miei fianchi non

immaginano piu’ di essersi appoggiati, una volta, ad altri bracci, bracci di altri

letti. La conseguenza di questo? Non posso piu’ dormire. Non si puo’ dormire

senza immaginazione, senza memoria…

(musica dolce e rilassante. Le parole di Emi sono ora meno interdette, piu’

tranquille e sciolte)

E – E’ un letto piccolo, questo. Quando lei era qui, in questo letto, non era una

questione di spazio. Quando sei innamorato, e’ piu’ ingombrante l’assenza.

Essere innamorati, essere una cosa sola, recide lo spazio…ora che sono da

solo, in questo letto, siamo gia’ in troppi.. Uno sopra l’altro (gesticola a

vortice) , le gambe si confondevano, le braccia avevano perso la loro

appartenenza..e’ mia? E’ tua? No e’ mia..ma che importa (pausa) non era

solo contatto, materia, ma immaginazione, ricordi, futuro..no, non dico che a

letto facessimo progetti, no, magari quelli dopo..pero’, ecco, si pensava ad

altri luoghi, come sarebbe bello se oggi fossimo, eppure eravamo sempre qui,

in questa stanza…

E quando mi sveglio, non solo non ho sognato, ma non ne ho avuto la

possibilita’

R – No.non ne ho avuto la possibilita’

E – Sognare, poi, cosa?

R – Gia’. Cosa?

E – Sognare quello che si e’ gia’ vissuto. O, al massimo, sognare tu e lei in

altre situazioni, con le le altre faccie che servono soltanto da sfondo, faccie

tranquillizzanti, che ti vogliono bene..Freud non era mica innamorato, cazzo.

Altrimenti saprebbe che gli innamorati non distinguono tra consapevolezza e

inconscio..ecco, l’inconscio e’ per i poveri d’amore, che magari hanno bisogno

d’altro e non sanno come dirlo…

(Fuori scena. Le luci si accendono pigramente. La regista parla)

R – L’inconscio e’ per i poveri d’amore. Buona. Hai improvvisato, questa

battuta non era nel copione. Bravo, credo la terremo. Cerca di ricordartela. Va

abbastanza bene anche la poesia di Rilke. Magari con meno enfasi, segui me,

segui le mie parole, mentre la reciti

E – D’accordo.

R - (Sale sul palco, ordina una pausa) Una bella poesia, non trovi?

E – Sì

R – E’ davvero una poesia splendida (si stira) . Hai voglia a dannarli, i poeti. Li

castighi, li trovi ridicoli, poi loro funzionano sempre… (quasi sbadigliando)

E – Gia’. Tu ami le cose che funzionan

R – No. Non fraintendermi. Quelle poesie hanno fatto parte di me, non lo

nego. Fanno parte di tutti..per la verita’.fanno parte di come eravamo, ecco,

di come eravamo

E – Cioe’

R – Cioe..cioe’ c’e’ sempre un momento della vita in cui ti occupi di poesia, ed

e’ bello che sia così …guai se fosse così per sempre

E – Cosa c’e’ di male nel leggere poesie?

R – Niente, in linea di principio. E’ che parlano di un mondo artificiale, costruito,

pensato…niente a che vedere con la realta’

E – Credi che quella a cui Rilke ha dedicato la poesia non esista?

R – Sì, magari esiste. Ma poteva non essere come la pensava Rilke. Magari

era una puttana, o una che non capiva i suoi versi. Che poi e’ lo stesso. E’

bene distinguere tra la realta’ e la finzione sono due cose…assolutamente

diverse (pausa) La vedi, la realta’, io e te, tu ed io su questa sedia, di fronte a

un pubblico. Eccola, la realta’…

E – Io e te siamo piu’ artificiali delle donne di Rilke

R – Ti ricordi, tu ed io? (si volta, si rivolta verso di lui, gli sorride compiacente)

. Quella non era realta’. Era, beh, come dici tu, una lunga e indistinta poesia…

(pausa) Ti ricordi quella festa di compleanno? L’unica occasione in cui siamo

stati, in pubblico, insieme? L’unica volta?

E .- Il compleanno di Federico?

R – Proprio quello. Tu eri in un lato della stanza, io in quello opposto. In

mezzo, gli amici che ridevano e scherzavano. Tutti in festa, e io e te a

guardarci, anzi, a sorvegliarci…le mie amiche venivano da me e io neanche le

guardavo. Sì, aspetta un attimo, Sofia, aspetta un attimo ( fa il gesto di

guardare attraverso uno spiraglio. Poi guarda lui, come se quelle sensazioni

non le appartenessero piu’).Tutta la sera così. Abbiamo deciso di non vederci

piu’ insieme ad altri, mai piu’ a nessuna festa

E – (china la testa, come se non l’avesse ascoltata ) Mi pareva che potessi

perderti da un momento all’altro

R – Anche a me

E – Era come, beh, era come se a un tratto, a un certo punto della festa,

venisse qualcuno, dico, uno di loro, uno dei miei amici, e ti portasse via, così,

su due piedi

R – Gia’. E la stessa sensazione accadeva in me. (Pausa) La chiami realta’,

quella? Ti voglio bene, ma come potevi pensare che potesse succedere? E

come poteva succedere che io pensassi che la stessa cosa poteva capitare a

te?

E – (allarga le braccia)

R – te lo dico io, il perche’.poteva succedere perche’ non eravamo nella

realta’, tu ed io,non c’eravamo proprio, amore mio..

E – (La guarda come se stesse per risvegliarsi, alzando la testa)

R – non era realta’, quella…

Assistente… - Signorina, dovrebbe continuare le prove. I responsabili del

teatro ci hanno informato che tra due ore dovremo chiudere. Mi scusi ancora

R – D’accordo, riprendiamo (scende)

(Le luci si abbassano di nuovo. Lo riprende una luce azzurra centrale)

E – Il letto, la macchina, questi oggetti. Il fatto e’ che una volta entrati in

questa stanza, una volta comprati questi oggetti, avevamo raggiunto

un’eternita’.gia’, un’eternita’. E’ stato come prolungare il tempo, estenderlo

fino quasi all’infinito. Sì, il correre del tempo avrebbe sporcato le pareti,

impolverato il letto, avrebbe…sì, ma il logorio dei nostri corpi sarebbe stato

piu’ lento del logorìo dei nostri oggetti… i nostri corpi sarebbero morti, insieme,

mentre questi oggetti sarebbero stati ancora alla loro adolescenza (pausa) il

tempo,voi ce l’avete, gia’

Ma a cosa serve davvero l’orologio, se puo’ solo scandire i minuti, calcolare gli

attimi, mentre cio’ di cui dovremmo davvero occuparci e’ l’eternita’? sì,

prendete nota, prendete appuntamenti…sì

(svela con un colpo di mano un grosso orologio tondo) dev’esserci qualcosa

d’eterno per essere davvero…puntuali. Se lasciassimo andare tutto così, così

come scorre un fiume in piena, così come scorre una giornata qualsiasi,

saremmo travolti dalla frenesìa, da questo continuo rimescolarsi di carte che ci

da e ci nega, ci illude e ci disincanta. E in questo caos, in questa assoluta

assenza di stabilita’, ci aggrappiamo a una finta puntualita’, alle lancette di un

orologio, come un naufrago all’albero minore di una nave che sta

affondando…ecccoveli, i vostri minuti

proprio l’altro giorno, sì, leggevo il giornale (me lo recapita il postino come

promozione, sapete) beh, non ci crederete, ma quello che era ancora un

dubbio e’ diventata subito una certezza. Sapete quale categoria di uomini fa

meno l’amore, o meglio, quella-che-dura-di-meno? (scandito in calando)

Lei lo sa, signora? E lei? Lei, ne-ha-un-idea, forse? Beh, nessuno lo sa. Ve lo

dico io. I manager, signori, i manager. Proprio quelli che se arrivi un minuto in

ritardo all’appuntamento se ne vanno sdegnati, proprio quelli che fanno del

tempo una parola d’ordine. Questi nuovi profeti del tempo, signori, fanno

sesso peggio di tutti…poverini (china la testa). E’ vero, eh? E’ vero. E’ per

questo che anche le loro donne finiscono col guardare l’orologio, sperando che

finiscano presto…

(si e’ gia’ voltato verso la finestra)

il sole, lui sì che e’ davvero puntuale. Perche’ e’ eterno, certo. Un’altra

meravigliosa giornata di sole…un’altra meravigliosa giornata di sole…

(pausa) se fosse, per me, le giornate di sole dovrebbero abolirle. Puff (soffia)

sparite. C’e’ il sole? Non si esce. E’ vietato. E poi, il sole d’Inverno. Dio mio,

quanto detesto il sole d’Inverno. Non basta il sole d’Estate… c’e’ l’Estate, c’e’ il

sole, abbiamo fatto un accordo che d’Estate dev’esserci il sole, va bene, quelli

che destestano il sole se ne stanno in casa con le tapparelle abbassate. Ma

d’inverno, cazzo, d’Inverno il sole no…non e’ leale, ..non gioco piu’

sto delirando d’accordo (va verso il tavolino,che svela)

sto delirando…ma come dice il dottore, c’e’ un rimedio all’insanita’ mentale.

Ah, le magnifiche sorti della scienza medica…una questione di esattezza,

signori…una questione di assoluta precisione (inizia a versarsi delle gocce, una

ad una, in un calice) Una…e tredici. Tredici. Non una di piu’, non una di meno.

Non e’ finita, signori. Una …e mezza. (Pausa) O era una e trequarti?

(Emiliano scopre un tavolino, nel quale ci sono diverse fiale e medicine

varie. Spezza platealmente una pasticca, alzando le mani in alto come un

prete che spezza l’ostia. Poi si versa delle gocce di tranquillante. Pausa.

Bussano alla porta di sinistra. Entrano quattro ragazze in sottoveste azzurra,

in fila, come in una processione)

E – Credevo che i pigiama-party li avessero vietati ai maggiori di sedici anni

1R – Innanzitutto questi non sono pigiami, ma sottovesti. E poi non siamo

venute per una festa, ma per chiederti di smettere

2R – Gia’

3R- Certo

E – Smettere che cosa?

2R – Smettere, abbassare la musica

3R – Siamo studentesse e sono le quattro di mattina. Vuoi farci dormire o

star sveglie tutta la notte?

E – Ma la musica e’ finita da un pezzo.

1R – D’accordo..ma, non riprendere piu’, per piacere

1R – (Emi ha abbassato la musica ulteriormente)

2R – Che cosa sono queste cose? E perche’ alcune sono velate e altre no?

Bellino, quest’orologio

3R – Dai, Francesca. Non sono affari tuoi.

1R – Sì, non curiosare. Sei la solita curiosa

(Pausa. Una delle quattro rimane sulla destra)

IR – Senti, non vorremmo impicciarci degli affari tuoi, ne’ vogliamo crearti

imbarazzo,ma..ecco, c’e’ una cosa che dovremmo chiederti

2R – Se ci e’ permesso, naturalmente

3R – Naturalmente

(Emiliano le guarda di soppiatto, sorpreso)

1R – Insomma, sai, qui tu sei come un personaggio

2R – In questo condominio, intendiamo

3R – Un vero personaggio, in questo condominio

1R – Beh, ecco, tu l’avrai capito, vorremmo sapere piu’ di te…non che cosa fai

nella vita, quale mestiere hai, se studi anche tu..

2R – No. Non questo…vorremmo sapere piu’…di te

3R – Non per farci gli affari tuoi, beninteso. Solo se ti piace dircelo. E non per

farci gli affari tuoi..

E – E’ quello che state esattamente facendo

2R – Cosa?

(le tre iniziano a girargli intorno a girotondo con lui seduto in mezzo. La

musica sale mentre la quarta continua a muoversi, autonomamente, nel lato

destro della stanza. Inizia una musica allegra, caanzonatoria piu’ che

suadente)

1R – Vuoi dirci, almeno, come ti chiami?

E – Emiliano. Mi chiamo Emiliano

2R – Un nome importante

1R – Io sono Sofia

2R – Io Teresa

3R – Io Maddalena

(la 2 si allontana un secondo, mentre anche le altre due si allontanano,

formando come una croce. La 2 prende una corda, e inizia a rotearla. Tutte e

tre lo guardano con le mani sui fianchi)

E – Cosa avete …intenzione di fare? (sorridendo)

Non vorrete mica…ma cosa avete in testa (contento, sorridendo)?

1R - Lussuria

2R – Sadismo?

3R – Perversione?

E – I vostri nomi?

(Lo trattano sbrigativamente,come se non avesse facoltà di parola)

1R – Hai mai sentito parlare di..

2R – Corde..?

3R – Lacci?

1R – Cinghie, o attrezzi simili…?

E – Non vorrete mica…ah, aha, ah..

2R – Legarti?

3R – Ora non parlare piu’

1R – Non c’e’ piu’ bisogno che tu parli.

2R – Taci

(una gli mette le mani tra i capelli mentre iniziano a legarlo)

1R – Non e’ il sogno di ogni uomo, forse?

2R – Essere legato da tre donne, contemporaneamente

3R – Un’idea da harem, non c’e’ che dire…

(Emi scuote la testa divertito. Una delle tre lo bacia improvvisamente in bocca

e gli si mette a cavalcioni, mentre continua a legarlo da dietro. Quando le tre

hanno finito di legarlo, si scostano a croce verso il pubblico per vedere che

effetto fa così)

1R – Non male. Pero’…manca qualcosa

2R – Sì, magari ci vorrebbe…

3R – Un po’..di trucco?

E – Ma dai…

1R – Hai detto che avevi una ragazza, no?

2R – (cammina a cercare il trucco,scosta le medicine) Dove posso trovare..un

trucco?

E – No. Mi dispiace. Non posso dirtelo. No, certamente no

3R – Non vorrai mica rovinare ..la festa?

E – E va bene…solleva quel velo, a destra delle medicine

2R – Trovato…

1R – Rossetto, dottore…

(la 2 le passa il rossetto, lei lo passa sulle labbra di lui)

1R – E’ nuovo, questo rossetto..

E – Non le piaceva truccarsi.

1R – Povera cara..che pudicizia…

(appena ha finito gli da un bacio in bocca, lentamente)

1R – Ora un velo, dottore. Un vero velo da donna…

(Le quattro, mentre lo toccano gli passano un velo bianco come un vestito.

Ora Emiliano e’ pronto. Le quattro si scostano a croce, poi si fanno un cenno

d’intesa)

1R – Ecco qua. Una punizione esemplare, mi sembra

2R – Proprio così

(Le quattro si mettono a ridere, poi applaudono. La quarta, intanto, si e’

rinchiusa nella porta centrale, da dove spia, intravista dal pubblico, il monologo

di Emiliano, che e’ al centro della scena, illuminato come sotto un

interrogatorio. Comincia una musica lenta e ambigua)

E – (Aspetta dieci secondi) Così vanno le cose, con le donne… credono di farti

un danno, ti fanno un piacere. Credono di farti un piacere, ti provocano un

danno. Sì, se non ci fossero bisognerebbe inventarle, davvero…

(Pausa) Credo che su questo possiamo essere tutti d’accordo, che ne dite?

Eppure…(sorride) chi ha inventato le donne? E’ questa la domanda che

dovremmo farci, signori. Gia’, chi le ha inventate? (aspira una sigaretta, da

donna, tipo Marlene Dietrich, di lato)

Federico direbbe che e’ una domanda da ingenuo. Secondo lui, tutto quello a

cui non sappiamo rispondere e’ qualcosa che non dovremmo neppure

domandarci. Gia’. Soltanto gli ingenui possono farsi domande del tipo "cos’e’

la liberta’" oppure "che cazzo ci facciamo, in questo mondo". Gia’, soltanto gli

ingenui possono avere la pretesa di rispondere… eppure, se lui fosse qui, se lui

adesso fosse qui gli farei esattamente questa domanda: le donne, chi le ha

inventate?

(Pausa) Vi confesso una cosa (pausa) : so che sono un ingenuo, so di essere

un ingenuo. Eppure, eppure ho sempre ritenuto l’ingenuita’ un valore piuttosto

che un difetto, un pregio piuttosto che qualcosa da..estirpare. Tutto

sommato, mi piace questo mio..non saper distinguere, questo non saper

discernere, analizzare le cose. (di scatto) Perdio, non saremmo andati sulla

Luna se l’avessimo avuta gia’ lì, bell’e’pronta e conosciuta, Cristoforo

Colombo non avrebbe scoperto l’America, cazzo, se avesse saputo leggere

bene una cartina…ecco, sentiva, sapeva (ci crede), sapeva, sentiva che

doveva esserci qualcosa, lì, non avrebbe navigato per giorni…inutilmente

(Pausa) Ecco. Vorrei che tu fossi qui, ora…vorrei che tu fossi qui e vorrei farti

questa domanda da ingenuo : le donne, chi le ha inventate?

(Pausa) Non credo sapresti rispondermi. Gia’, diresti che non ti saresti

neppure fatto la domanda. Eppure, io, da ingenuo, oggi, voglio darti una

risposta…

(Pausa) Noi, signori. Noi le abbiamo inventate. (abbastanza forte)

Voi, signori, voi le avete inventate. Esistevano, prima di voi?

(Pausa)

No. Non fraintendetemi.(sorride amaro) No. Voglio dire…esistevano così,

come ora credete che esistano? Sono le stesse donne per cui voi credete di

piangere? Credete di aver davvero capito chi sono, quelle donne?

(Pausa) O non sono state altro che un parto della vostra fantasia, una pròtesi

dei vostri desideri, un ..disperato tentativo di confermarvi il vostro…potere?

Sappiamo tutto,noi. Conosciamo tutto,noi. Noi le conoscevamo, le

conoscevamo prima di conoscerle, le guardavamo prima di guardarle, le

amavamo prima di amarle (Pausa) voi, signori, le avete inventate

(pausa) Io non ti ho inventato, madame. Forse neanche tu, neanche tu hai

inventato me. Ma…beh, prima che sia troppo tardi, prima che perda il fiato per

dirtelo, beh, sappi una cosa : io… non ti ho inventato. Io non ti conoscevo. Il

tuo viso non mi ricordava nessun’altra, i tuoi occhi erano soltanto i tuoi occhi.

Io ti ignoravo, madame. E ho continuato a ignorarti, anche dopo, anche

quando ti poteva sembrare impossibile…dopo due anni. E non dell’ignoranza

del distratto, di chi allena la sua stessa pigrizia, no, dell’ignoranza dell’ingenuo,

di chi rinuncia a voler capire, di chi si allena..a sentire

Tu, forse, Federico, continuerai a cercarne, studiarne, analizzarne una dopo

l’altra, lei forse, madame, tornera’ anche a riprendersi le sue cose, voi forse,

signori, gia’ nella strada dietro questo teatro cercherete di capire, negli occhi

della vostra donna, se lo spettacolo le e’ piaciuto, se avete fatto bene, se’ e’

servito a qualcosa, portarla qui, voi tutti, cercherete di capire, negli interstizi,

nelle feritoie del maschile, del femminile…

Dimenticatelo. Dimenticate voi stessi. Dimenticate il vostro potere

Siate…ingenui (si mette una mano sugli occhi, quasi piange)

(La quarta ragazza, che aveva seguito tutto il monologo dalla porta centrale,

aveva cominciato ad avvicinarsi lentamente durante le ultime parole dello

stesso. Indossa anche lei la sottoveste azzurra, ma sopra porta un

cappottino di lana grezza bianco, con un cappuccio che tiene sopra il capo)

Ra – No. Tu non sei un ingenuo. Io so cos’e’ l’ingenuita’

E – Sa cos’e’ l’ingenuita’, figurarsi. Non lo sa nessuno, cos’e’..

Ra – No. Io so cos’e’. Lo so perche’ sono stata tradita

(Emiliano si volta repentinamente e la vede ormai arrivata alle sue spalle.

Finge di arrabbiarsi)

E - Chi sei?

Ra – Non ha importanza

E – Certo che ha importanza. Non siete soddisfatti di quello che mi avete

fatto? Non vi e’ bastato umiliarmi in questo modo?

Ra – Non ha importanza. Io non sono una di loro, non c’entro niente con loro.

E – Come, non sei una di loro. Hai la stessa sottoveste azzurra, ti ho vista

anche entrare con loro, ti ho vista…

Ra – Sono entrata con loro ma non sono una di loro.

E – Ah, bene, allora, se e’ così (finge di non essere piu’ arrabbiato) se e’ così,

dimmi perche’ mi hanno conciato così, dimmi…

Ra – Vendetta. Volevano vendicarsi…meglio, una di loro voleva vendicarsi di

qualcosa che tu le avresti fatto

E – Io? Ma se neanche le conosco

Ra – No. Tu le conosci. La conosci. Hai anche avuto una storia con lei

E – Ma andiamo…(pausa) Un momento…dici, forse, quella con i capelli biondi?

Ra – Gia’

E – Oh, sì…una storia, addirittura… una storia di una sera, l’ho chiavata , va

bene. Oh, scusa…scusa ma e’ difficile spiegarti, ma da allora e’ passato tanto

di quel tempo… e mi e’ anche passato un camion sopra la testa,

dopo…(autoironico, mima un grosso masso che gli cade sopra la testa)

Ra – So anche questo

E – Tu sai tutto, allora

Ra – No. Pero’…e’ come se…come se avessimo un destino in comune, io e

te. E’ buffo, ma…e’ come se le persone che hanno subito gli stessi danni si

conoscessero da sempre…

E – Cosa vuoi dire? Spiegati

Ra – Sì, insomma. Io ..beh, io la storia la conosco, anche senza saperne i

dettagli. Ho ascoltato quello che hai detto, prima..

E – Devi avermi preso per pazzo

Ra – No. Ho ascoltato parole che avrei voluto dire anch’io. Sono i miei stessi

sentimenti, quelli che hai messo in gioco.

E – Beh, almeno questo. E’ confortante sapere che c’e’ in giro qualcuno che

sta come te. Qualcuno…ridicolo come te

Ra – (comincia a slegarlo, fa una pausa) Sono qui per slegarti. E questo non lo

trovo ridicolo.

E – (Pausa) Dicevi che sei stata tradita

Ra – (annuisce)

E – Da un uomo, da un amico, da chi?

Ra – Da un uomo, da un uomo. I tradimenti degli amici sono provvisori

E – Un uomo…che tipo era?

Ra – Un uomo come tanti

E – Un uomo come tanti…e che storia era, allora?

Ra – La solita storia. Lei ama lui, lui ama lei, lui ama anche un'altra…hai

presente, la figura geometrica?

E – La..il triangolo

Ra – Proprio quello. Vedi…e’ incredibile. Io ero sicura che lui mi amasse, e

anche dopo che e’ successo quello che e’ successo, sono ancora convinta che

lui mi ami

E – Come lo sai?

Ra – Perche’ e’ così, e’ per forza così…come fai a dimenticare tutto quello che

hai costruito con una persona, dimenticarlo di botto, dimenticarlo e non

ricordartene piu’? No, non e’ possibile. Il tradimento non cancella tutto…

E – Non lo so. Non posso saperlo, ma anche a me sembra che sia così

(Ha quasi finito di slegarlo. Gradualmente, le due figure, che si trovano nel lato

sinistro del parquet, sfumano nell’ombra, fino al buio totale. Si illumina la parte

sinistra del parquet, di rosso, con l’amica legata a una sedia, a busto nudo,

che viene accarezzata dalla sua donna )

A – (sorride, come uno abbastanza stanco ma felice)

D – Ti e’ piaciuto?

A – Come no…e non e’ una novita’, madame…

D – No, ma e’ bello come se fosse la prima volta..ah (sospira)

A – Eh, bisognerebbe che qualcuno che so io lo provasse, ogni tanto…gli

farebbe bene. Ne sono sicura (scandito)

D – Anche se non so cosa ci capirebbe, di queste cose tra donne.

A – Mi giurano che lo fanno anche gli uomini

D – Senza successo, immagino

A – Si intende.

D – Gia’. Comunque mi fa un po’ pena, povero Emiliano. Sempre rinchiuso in

quella stanza, tra quegli oggetti…

A – Sì, pena e’ la parola giusta. Fa pena.

D – Pensi ne uscirà?

A – Se non intervengo io, in qualche modo, mi sa che starà lì a lungo

D – Cosa pensi di fare?

A – Ci ho pensato…beh, vedo tre soluzioni

D – Tre soluzioni?

A – Gia’. La prima e’ che gradualmente si renda conto, e che cambi idea da

solo

D – Improbabile

A – Improbabile.

D – La seconda?

A – La seconda e’ che..qualcuno (rivolgendole la faccia) lo aiuti a cambiare

idea…

D – Scartala

A – L’avevo gia’ scartata.

D – E la terza?

A – Beh, la terza e’ che io vada da lui, lo prenda per il collo e lo porti fuori dalla

stanza

D – Piu’ fattibile,ma difficile

A – Qualcosa si dovra’ pur fare…merde. Soffro anch’io a vederlo così, soffro

nel vedere il mio amico, il mio migliore amico ridotto a brandelli, ridotto ormai

come un pazzo, a blaterare discorsi assurdi. Devo, devo fare qualcosa

D – Posso chiederti una cosa?

A – Dì pure..

D – Perche’ lo fai?

A - Perche’ fai cosa?

D – Perche’ te la prendi così a cuore. Ti senti in colpa?

A – Io non mi sento mai in colpa (quasi urlando) Il senso di colpa non ha mai

aiutato nessuno…io lo voglio aiutare perche’ e’ il mio migliore amico. Tutto qui.

E poi…cosa mai e’ successo…

(Il lato destro del parquet si rabbuia. Si illumina il lato destro, dove la ragazza

e’ ai piedi della sedia dove sta Emiliano, quasi accovacciata. Lui e’ come

attonito. Ha gli occhi fissi verso un punto inesistente)

E – Mi dispiace. Posso solo dire così : "Mi dispiace". Ma e’ vero : il tradimento

non cancella nulla, e’ solo una reazione di un istante, niente piu’..

Ra – Gia’. Credi si possa andare avanti?

E – Non lo so, ma credo di sì.

Ra – Io non posso credere che sia finito tutto così : pensa, avevamo gia’

comprato una casa dove saremmo andati ad abitare, una volta sposati. Io

l’avevo gia’ arredata, c’erano gia’ tutti gli oggetti che sarebbero stati lì per

sempre, come se dovessero osservarci. Pensa…era così grande l’impazienza,

l’impazienza di andarla ad abitare, che c’eravamo gia’ trasferiti in anticipo,

vivevamo lì gia’ da due mesi, come se il matrimonio non fosse stato altro che

una formalita’ di cui ci saremmo dimenticati una volta contratto

E – Cosa ne e’ stato di quella casa?

Ra – Cosa ne e’, vorrai dire…e’ ancora lì, in attesa. (alza un poco lo sguardo

verso di lui)

E – (sorride) Hai intenzione di tenerla a lungo? Cosa, cosa ne vuoi fare?

Ra – Io …e lei…siamo in attesa di qualcuno che venga a riempirla

E – (si accende una sigaretta, titubante)

Ra – Qualcuno che ci creda davvero, questa volta.

E – (Non risponde, continua a fumare lentamente)

Ra – Non il principe azzurro, eh…non sono così..ingenua. no, qualcuno di

semplice, onesto, leale. Che non mi giuri fedelta’ eterna, ma che quella stessa

fedelta’ ce l’abbia dentro di se’, come un implicito nel suo cuoreQualcuno che

sappia davvero cos’e’ l’amore, che sappia bene il significato vero di questa

parola

E – Cos’e’ l’amore? (fumando, a testa in giu’)

Ra – L’amore..beh, l’amore e’ essere-la-stessa-cosa, sentirsi parte dello

stesso mondo, crescere… insieme, in mezzo agli stessi oggetti, agli stessi

ricordi

E – (fuma ancora)

Ra – Lei non era per te, Emiliano. Lei non ti ha capito. Lei non ha capito (quasi

urlando) Lei ti ha ….tradito

(Si illumina il lato sinistro della stanza. L’amica e la sua donna. L’amica si sta

rimettendo la camicia)

A – E poi, cosa ne sa , lei, madame, del tradimento. Ci siamo nati, con un

tradimento. Il cordone ombellicale che si spezza, non e’ forse un tradimento?

L’uscita dal ventre della madre, non e’ forse un tradimento? La nascita stessa

e’ un tradimento, madame. Eppure la vedo felice di essere al mondo, mi

sembra…

D – Sì, sì..

A – Felice e contenta, mi sembra. Oppure preferiva essere ancora dentro alla

pancia della madre?

D – No,no

A – Il tradimento…il tradimento e’ il sale della vita, madame. E non lo dico

perche’ ho il gusto del paradosso. E non perche’ sia stronza. Io ….sono forse

stronza?

D – Non starei con te se tu lo fossi

A – Appunto.Vieni qua che ti faccio un esempio

D – vai

A – ( la donna dell’amica e’ davanti, l’amica parla da dietro distendendo un

braccio all’altezza del collo di lei) ok, prendi un autostrada, dritta, un

autostrada dritta come non ne hai mai viste. Bene, sei in macchina..siete in

due in quella macchina. Non ci sono aree di sosta, la velocita’ e’ costante, il

ritmo..di crociera, la macchina assolutamente affidabile. Nel cruscotto, il solito

portacenere, il solito orsetto legato allo specchietto retrovisore, le solite

carezze tra voi due…bene, dove state andando?

D – Non lo so. (guarda in avanti, come se l’autostrada ci fosse davvero)

A – Brava. Non lo sai. Nessuno dei due lo sa. E sai perche’? Perche’ non

stanno andando da nessuna parte, perche’ il movimento, quando e’ troppo

uniforme, finisce con l’essere la stasi, perche’ in realta’ siete fermi

D – (lei si volta verso di lei, la guarda e fa una pausa) Dunque, siamo fermi

A – Proprio così (si siede) Esattamente così.

D – Ma anche ora Emiliano e’ fermo

A – Certo. E’ per questo che voglio aiutarlo

D – Così, si puo’ dire che l’hai aiutato due volte

A – In un certo senso sì

D – La mia povera cara..così attenta al dolore degli altri…così attenta a cio’

che di male puo’ accadere ai suoi amici (la accarezza)

A – Prendi, prendi pure per il culo… se non fosse per me tu non esisteresti

neppure

D – Cosa hai detto?

A – Ho detto quello che ho detto. Tu non esistevi, prima di me

D – E’?

A – Tu non esistevi…(si alza) se non ti avessi preso per il braccio, strattonato,

se non ti avessi portato in braccio così come si porta un bambino, tu saresti

…beh, sai dove saresti

D – Ah, sì, dove sarei? Credi che… (lei la interrompe mettendole un dito

davanti alla bocca (Pausa)

A – Sai dove saresti.

D - (Pausa) Sì, lo so. Scusa (abbassa gli occhi, come una bambina in

punizione)

A – E sai come ho fatto a farlo? Lo sai?….Beh, ho tradito. Ho tradito la mia

famiglia, i miei amici, la mia ragazza di allora. Li ho traditi…per te

D – Ti amo (sussurrato)

A – Ti amo anch’io (piano)

D – (fa come per asciugarsi gli occhi, poi parla come per alleggerire la

situazione) Beh, con tutti questi tradimenti, sentimenti e tradimenti ,

tradimenti e sentimenti..…allora dovrei tradirti, se ho capito beneA – No. Tu

no. Non fa per te. Ti conosco. (fa una pausa, poi batte le mani) Bon,

vestiamoci allora, che c’e’ una festa, stasera. E tu sarai la mia regina (la

prende per i fianchi, la fa roteare)

(Si illumina la parte destra, con Emiliano e la ragazza che sono quasi a

distanza di bacio)

Ra – Io. Io ti capisco. Io sono fatta per te. Lei non ti ha capito, non ti

meritava. Io posso darti quello che vuoi, la certezza, la stabilita’, la costanza,

in una parola, posso darti..l’amore. Dicono che sei un ingenuo? Beh, anch’io

sono un ingenua. E allora? Che vengano a prenderci, quei furbi, che

vengano..e sai cosa ti dico? Gli ingenui sono loro, quei furbi..sono loro, che

non sanno riconoscere la pienezza, l’assoluto dell’amore. L’amore non ha

distinzioni, l’amore e’ assoluto..

(Lei fa per baciare Emiliano. Lui si avvicina, poi improvvisamente si scosta, e

repentinamente, scappando, fugge dalla porta di destra, la porta "maledetta".

Lei resta lì, guardandolo accovacciata per terra. Finisce il primo atto. Inizia una

musica di intermezzo)

Fine primo atto

Personaggi : E = Emiliano

A = Amica

R = Regista

Ass = Segretaria di scena

IR,2R,3R – Le ragazze in sottoveste azzurra che fingono di sedurlo

Ra – La quarta ragazza, che non partecipa alla prima seduzione, ma che gli

propone di vivere con lei

D – La ragazza dell’amica

P – Produttore della rappresentazione

Durata – I ora circa

Secondo atto

(Il sipario si apre con una musica molto triste. Al centro del palco una

macchina incidentata, illuminata approssimativamente, con dentro Emiliano.

Ha il capo reclinato all’indietro, sul sedile. Sembra morto di un incidente d’auto.

Venti o trenta secondi di musica, quindi Emiliano, dando i primi segni di vita, si

alza lentamente e goffamente, per stirarsi e prendere il centro del parquet)

E – (Pausa) Devo essermi addormentato. Il fatto e’ che questa macchina mi

stimola i ricordi, e i ricordi l’immaginazione, e l’immaginazione il sonno. Devo

essermi addormentato, mi sono addormentato, gia’…Cosa e’ successo? (si

guarda intorno, fa una pausa, si tocca la testa) Cosa e’ successo? Sono… i

postumi di un esaurimento nervoso o l’inizio di una nuova vita? Cosa e’

successo? Cosa dev’essere successo?

(Si accende una sigaretta) La prima sigaretta dopo la catastrofe aiuta a

dimenticarla…le multinazionali del tabacco, che invenzione…per il dopo-bomba!

(pausa) Cosa e’ successo? Sono venute delle donne e degli uomini, mi

ricordo. Non ricordo cosa volessero. Ci vorrebbe un regista, ecco, ci vorrebbe

un regista che riportasse indietro la sequenza e mi spiegasse, mi definisse i

termini della questione. (fa una pausa, cerca di pensare). No, ecco, una cosa

la volevano, quelli. Una cosa sì : volevano che uscissi da questa stanza.

(scandito) Volevano che uscissi da questa stanza. Ah, bene. Perche’ lo

volevano?

Non mi ricordo. Se dovessi ricordarmi tutto quello che mi succede in questa

vita, sarei un enciclopedia multimediale. Se dovessi ricordarmi tutto, sarei un

Pentium 4, mica un uomo che e’ stato tradito… (fa una pausa)

Tradito? Ehi, ma che parole ti escono di bocca, mio caro? Cerca di trattenerle

le parole, caro mio, che senno’ quelle ti sfuggono, si perdono nell’aria e c’e’

qualcuno che le raccoglie..ehi, vacci piano con le parole…(cammina per la

stanza, piu’ sciolto)

Tu, povera cara (fa le carezze alla macchina) tu non starai mica a sentire i

vaneggiamenti di una donnetta qualsiasi. Tu te ne stai lì, impassibile..e te ne

sbatti..eh eh sì che te ne sbatti. Voi ci siete sempre, siete sempre con me,

eppure ve ne sbattete. Siamo noi quelli che vi abbiamo inventato, e sì, questa

sì che e’ stata un’invenzione riuscita, mica come le donne. Ora che poi sei qui,

ferma, immobile, mi sembra addirittura di amarti. Ora che ti ho portato qui, in

questa stanza, mentre prima eri la’, in garage, a funzionare come allarme, mi

sembra addirittura di amarti. Anzi, no? Sai che ti dico? Io ti amo, io ti amo

davvero. (presta l’orecchio alla macchina) ti amo. Cosa hai detto? Ehi, parli

proprio come una donna! Hai detto che abbiamo poco tempo? Che lei

tornera’ a riprendersi le sue cose? Eh no, qui ti sbagli , lei tornera’ a anche a

riprendersi le sue cose, ma non te, povera cara, non te che ti voleva persino

buttare via, dopo l’incidente, quella stronza…non te, te l’assicuro

A – (entra l’amica) Cosa stai facendo? (sgrana gli occhi, allibita)

E – Non sono affari tuoi.

A – No. Cosa stai facendo, davvero. (preoccupata, con voce dimessa)

E – Niente (si era gia’ rialzato). Parlavo.

A - Con una macchina?

E – Con una macchina, con un uomo, con un cane… Fa differenza? Non hai

detto tu che sono un ingenuo, che non sono in grado di fare distinzioni?

A – Non credevo fino a questo punto…..

E – Cos’e’ che ti spaventa? Vedere…il tuo migliore amico in questo stato

pietoso? Cos’e’?

A – Non credevo potessi parlare con le macchine.

E – Ah sì? Perche’ no? In questi ultimi tempi l’unica voce che mi ha fatto

innamorare e’ quella del Bancomat. A proposito..hai notato che la voce del

Bancomat e’ femminile, che la voce del rivenditore automatico di sigarette e’

femminile, che la voce della segreteria telefonica del cellulare e’ femminile?

Perche’, secondo te, la voce della tecnologia e’ una voce di donna?

A – Non ne ho idea

E – Perche’ e’ l’unico modo che abbiamo, noi maschi, per tenerle sotto

controllo. Perche’ ci piace, che dicono sempre la stessa cosa, che chiedi una

cosa e loro te la danno. Perche’ ci piace pensare che le abbiamo inventate noi,

le donne.

A – Siamo allo stadio finale. In una frase…siamo alla frutta.

E – Tu sei alla frutta, cara mia. Guardati. Tailleur firmato, gonna, tacchi da

vertigine... Tu sei alla frutta, cara mia. E hai poco piu’ di vent’anni. Dove vai,

così messa?

A - A una festa. Uomini e donne, capisci? Non cose e oggetti, macchine e

orologi. Uomini e donne, ti ricordi cosa sono?

E – Pressappoco…

A – (pausa) Senti, io sono venuto qui per aiutarti. Sono venuto qui perche’

sono la tua migliore amica, perche’ sono, adesso, la tua unica amica. Ero

convinta di riuscire ad aiutarti, e di tirarti fuori da questa faccenda. Ma vedo

che le cose peggiorano, che il mio aiuto non serve a niente. A questo punto

devo alzare bandiera bianca, ed ammettere il mio fallimento. E’ difficile per

me, comprendimi. Ma ci ho pensato, e ho pensato che posso avere soltanto

un effetto negativo su di te. Perdonami. (fa per andarsene, si allontana verso

la porta di sinistra)

E – Fermati. Un secondo, fermati. Dov’e’ che vai?

A – A una festa. Vuoi venire?

E – A una festa. Aspetta un attimo. Da quando e’ iniziata questa

tua…conversione?

A – Conversione?

E – Sì, conversione. Voglio dire, da quanto tempo, a che eta’, voglio dire, hai

iniziato ad andare alle feste, ad avere una vita..sociale?

A – Non ricordo. Non lo so, mi sembra da sempre.

E – Da sempre..mmhh…no, da sempre no. Io mi ricordo diversamente. Io

ricordo che quando eravamo bambini, beh, diciamo..adolescenti, succedeva

un’altra cosa. Io e gli altri giocavamo, e quando venivamo a prenderti, per

giocare con noi, tua madre ci rispondeva che non c’eri, che eri uscita

A – Sara’ stato così

E – E dove cazzo andavi, a otto anni? Dove andavi? O era forse che ti facevi

negare, e mentre noi ti aspettavamo, giocavi, da solo, nella tua stanza?

A – Puo’ essere, e allora?

E – (incalzante) Non eri tu quella che si era creata una specie di mondo di

cartapesta, pieno di figurine con nomi inventati, a cui giocavi soltanto tu? Non

eri tu?

A – Sì, ero io, allora? Cosa vuoi dimostrare?

E – Niente. Non eri tu che quando tutti baciavamo le ragazzine, sgranavi gli

occhi come se avessimo baciato tua madre, tanto era il tuo disgusto? Non eri

tu?

A – Sarà stato per le mie tendenze, imbecille

E – Le tue tendenze…se ti fossero piaciute le ragazzine le avresti baciate

A – Non era facile come per voi…e poi? Avro’ avuto quindici anni. Vuoi

rinfacciarmi colpe che ho avuto a quindici anni?

E – Colpe…dimmi un po’: non eri tu che adesso fai l’opposto di quanto facevi

prima, e che ora mi rinfacci? Ehi, quando e’ iniziata questa tua..conversione?

A – Senti, ho capito dove vuoi arrivare. D’accordo, lo ammetto : ero un

ingenua. Ma e’ naturale : la vita di un uomo, pardon, di una donna, segue una

parabola ascendente, dove e’ normale che le prime fasi siano di un tipo e le

altre di un altro. Quando la Ragione e’ entrata in me, ho abbandonato quello

stile di vita e sono quella che ora tu puoi vedere.

E – D’accordo, ma…noi eravamo diversi da te, anch’io ero diverso da te

A – Senti, d’accordo. Mi sbagliavo. Volevi sapere questo? Mi sbagliavo.

E – Ti sbagliavi?

A – Mi sbagliavo. Ero un ingenua

E –Così tu riesci a cancellare quindici, sedici, diciassette anni di vita con un

semplice "mi sbagliavo", e da allora cambiare repentinamente la tua vita,

come un tratto di penna cancella una frase dall’ errata sintassi? (si tocca il

costato, come se sentisse male in quella parte del corpo. La scena si

interrompe, le luci si accendono. Parla la regista)

R – Emi, qualcosa non va?

E – No. Tutto a posto

R – No, dimmi, dimmi. Ti fa male qualcosa?

E – Mi fa male qui, ma non credo sia niente

A – Una somatizzazione, cosa vuoi che sia…stara’ cagandosi addosso

E – Stai zitta, pezzo di merda

R – Eh, le vostre beghe lasciatele a casa. Qui si deve fare uno spettacolo. Emi,

se vuoi fermati per un po’

A – Eh, non c’e’ tempo, e’ la prova generale (fa per guardarsi l’orologio)

R – (sale sul palco, si ritrova tra i due attori, esattamente al centro di loro,

con Emiliano seduto a destra) Ti fa male qui? (gli tocca il costato)

E – Sì, ma non ti preoccupare

A – Non ti preoccupare, non ti preoccupare. Hai sempre una parola dolce per

lui. Guardali lì, i piccioncini!

E – Digli di star zitto

R – Taci, stai zitto. Scansati….anzi, no. Vai via, che devo parlare con Emiliano

A – Vedi anche di fargli un pompino…(mentre lo dice se ne va)

E – Testa di cazzo

R – (torna a riprendere l’amica e lo riporta al centro della scena,

violentemente) Sentite. Domani c’e’ uno spettacolo, d’accordo? Io non voglio

piu’ assistere a queste scene pietose. Voglio che lo spettacolo riesca bene,

d’accordo? Quindi, lasciate a casa le vostre storie. Tanto, quella che ci rimette,

qui, sono io. Voi non avete niente da perdere, eravate dei pessimi attori

prima, sarete dei pessimi attori dopo

A – Gia’. Quella che ci rimette e’ sempre lei

R – Certo, chi altri? E adesso vai via, che devo parlare con lui

R – (l’amico intanto se ne va) Come ti senti, ti fa male qui (gli tocca il

costato)?

E – Sì, ma non preoccuparti. Sto gia’ meglio. Dovevo solo sfogarmi

R – Hai paura per domani? E’ questo che ti fa star male?

E – No. Non e’ questo. La faccia tosta non mi manca

R – E allora?

E – E’ questo…realismo. Mi sembra di rivivere scene che ho gia’ vissuto

R – Ti ho preso per questo

E – Lo immagino. Anche se mi sembra molto crudele

R – Non e’ crudele. E’ educativo. E poi, io lo trovo meraviglioso.

E – Meraviglioso?

R – Sì, meravigliosa la possibilita’ di essere qui, di essere ancora qui, io e te, tu

e io, tu e io che ci prendiamo addirittura il lusso di metterla in scena, la nostra

storia, io e te sullo stesso palco, davanti alla stessa gente

E – Io lo trovo crudele

R – Cosa volevi fare (arrabbiata)? Restartene solo in casa, a ripensare a

chissa’ che cosa, a rimuginare sul passato come un vecchio nostalgico?

Dovresti ringraziarmi, per quello che sto facendo. Ancora una volta ti tiro fuori

dalla merda

E – Mi ci stai mettendo, nella merda

R – (si appoggia a Emi, come una madre) Ascolta, amore. Guarda questa

cosa come un’opportunita’, guardala come un modo che abbiamo per fare

un’altra cosa insieme. Perche’ e’ così, perche’ questa e’ la verita’, amore mio…

(si avvicina a lui, fa quasi baciarlo, poi lui si scosta repentinamente, alzandosi)

E – La verita’ …tu ne hai sempre una diversa per ogni circostanza

R – Sì, e te le ho insegnate tutte, quelle che sapevo

E – Allora perche’ continuo a sbagliarmi?

R – Perche’ continui a fare di testa tua, amore. Sei cocciutamente testardo,

sei un inguaribile testone (gli accarezza la testa)

E – Non so perche’ continui a darti retta.

R – Non chiederti piu’ nulla, per favore. Lascia che parli il personaggio, lascia

che entri dentro di te, lascia trasportarti dalla sua storia, lascia…

E – Lascia, lascia, lascia. Io devo sempre lasciare. Non ho mai voce in

capitolo. Sono come un primitivo senza parola, diretto da altri, condotto da

altri

R – Non e’ vero, perche’ io so che intimamente e’ quello che vuoi

E – Essere condotto da altri? E’ questo quello che voglio? Qualcuno ha mai

chiesto cosa voglio veramente, qualcuno si e’ mai occupato, veramente , dei

miei desideri? (arrabbiato)

R – Io, mio caro, io me ne sono occupata. Me ne sono occupata fin da

principio, fino al primo momento in cui ti ho conosciuto. E nonostante tutto,

continuo a occuparmene anche adesso, anche ora che credi ti abbia

abbandonato

E – Che e’ quello che hai fatto

R – (arrabbiato) Io ti ho abbandonato? Io ti ho abbandonato? Solo perche’ ho

pensato che la nostra storia fosse finita, la nostra storia di passione, intendo,

ti avrei abbandonato? Solo per questa cazzata? Se ti ho avessi abbandonato,

se io ti avessi abbandonato davvero, non saresti qui, io non o sarei qui, non

saremmo qui a fare questo spettacolo, e tu saresti esattamente nei panni reali

del personaggio, esattamente nella merda come lui. Tu sei uscito dalla stanza,

o mi sbaglio?

E – Ne sono uscito per entrare in un'altra, ancora piu’ crudele. Almeno, nella

solitudine, sei solo con te stesso, puoi selezionare i ricordi, se sei bravo puoi

persino…..sceglierli. Piano piano avrei scelto i migliori, e avrei abbandonato gli

altri, come tutti. Ricadere nella realta’, in questa realta’, e’ stato come

…perdere la speranza

R – Capisco soltanto che hai ottenuto quello che desideravi, e cioe’ che io

stessi, ancora una volta, con te. Il resto non mi interessa.

(scende dal palco, ordina la ripresa dello spettacolo, Emiliano resta in scena

rassegnato, rientra l’amica. Emiliano parla smorzato, come se non ne avesse

voglia, l’amica invece e’ pimpante e boriosa. Emiliano sembra pensare ad

altro)

E – Allora, questa conversione?

A – Non lo so. Smettila di insistere. Non lo so, sono cose successe quando

leggevo libri, invece di vivere

E – Ah, sì. Almeno potresti dirmi come si fa, a cambiare

A – E’ una scelta razionale. Si cambia perche’ lo si e’ deciso. Si cambia perche’

in un momento, in un certo punto della vita, capisci che stai facendo un

errore, e tenti immediatamente di rimediare

E – D’accordo, ma tu l’avevi scelto, di restare isolato; a me mi ci ha costretto

una donna. Sono due cose differenti

A – No. Il principio e’ lo stesso. Non c’e’ donna ne’ libro che ti ripaghi la scelta

di restare isolato. E’ il restare isolato che e’ sbagliato, di principio

E – Ah, sì….. ( si volta improvvisamente verso la regista, urlandole in faccia)

Comunque non mi freghi, coi tuoi inganni. Credi sempre di ottenere tutto

quello che vuoi, manipolando gli altri a tuo piacimento. Secondo te, tutti

dovrebbero vivere diretti dalla tua mano invisibile…dalla tua fottuta mano del

cazzo, che sai cosa ti dico, e’ buona al massimo per manipolare ben altro, che

le persone (fa il gesto di masturbarsi)

A - Lascialo dire. E’ un povero imbecille esibizionista

R – Lascialo dire un corno. Spostati (indicando l’amica; la luce ci concentra su

Emiliano, inizia una musica) Non ho capito quello che hai detto, amore

E – Hai capito benissimo. Smettila di rompere

R – La tua presunzione mi spaventa. Cosa vuoi fare, dirigerti da solo?

E – Sarebbe un idea

R – Un’idea del cazzo, caro mio…

E – Sono buone solo le tue idee

R – Certamente meglio delle tue…(pausa) Vorrei vederti , a dirigerti da solo.

Sarebbe divertente. Una povera anima in mezzo a un sacco di donne. Sai chi

mi ricorderesti?

E – Chi?

R – Il povero Casanova. Burattino in mano a delle donne, violentato, stuprato

da delle donne. Con una differenza…lui almeno aveva fascino, e se le scopava

E – Brutte lesbiche schifose…vi terrei nel palmo di una mano, se volessi. E’ che

io ho un’etica, non sono mica viscido come voi

R – Tu terresti nella mano chi? Dio, mi vien voglia di farti provare

E – Dai , fammi provare (sfida) . Fammi provare

R – (fa una pausa, ci pensa) Perché no?

(entrano in scena quasi tutte le ragazza. C’e’ una specie di rivolta)

Ok (pausa) Ok (pausa) Ora, ora sei tu il regista, il regista di te stesso. Diciamo

che da adesso, lo spettacolo dipende interamente da te

E – Non volevo questo, volevo soltanto che..

R – Da adesso lo spettacolo dipende da te. Ti senti in grado?

E – Dai, non volevo arrivare a questi…

R - Ti senti in grado. (affermativa) Ti senti in grado. Bene

E – Ma come faccio se non ho un copione?

R – Hai detto che puoi farne senza.

E – Non ho detto questo

R – Hai detto che non hai bisogno di protezione. L’ha detto o no? L’ha detto?

(un coro di voci, le voci degli attori, dicono di sì, si sentono da dentro le

quinte) L’ha detto, pubblico? (si rivolge al pubblico)

E – Mah…

R – L’hai detto. Ora fallo, fallo come ti pare

E – E se fa schifo?

R – Non mi interessa. L’importante e’ dimostrarti qualcosa…qualcosa che

riguarda me e te…

(Emiliano e’ solo sul palco. Non sa cosa fare. Si guarda intorno perplesso. Le

tre ragazze entrano nel parquet e portano via Emiliano, che intanto si e’

ribellato e continua a guardare l’amico e la regista in cagnesco.La stanza e’

quasi completamente buia. Non si vedono gli oggetti della stanza precedente.

Soltanto l’amico e’ illuminato, e la sedia sotto di lui. Comincia una musica soft,

che suona piano)

A – (E’ alzato, e’ solo in scena) Se n’e’ andato. Adesso ha abbandonato

persino il personaggio. Non gli bastava essere debuttante, avere un ruolo

tutto suo, il ruolo principale. Adesso ha addirittura lasciato il personaggio.

E’….veramente un ingenuo. Non distingue neanche tra realta’ e fantasia,

quel…Come fai a sperare che si accorga di aver perso tempo, con quella

donna? Come fai a pensare che un giorno, da solo, capisca tutto quello che e’

successo? L’ingenuita’ e’ un male davvero terribile, caspita. E’ una specie di

morbo che si spande, si diffonde, si propaga anche a chi non ne e’

personalmente coinvolto. (Pausa) Mi ha fatto diventare ingenuo anche a me,

per dio. Come mi e’ saltato in mente di farmi aggredire così, senza avere una

giusta reazione? Cosa sono diventata?

D – (entra la sua donna, in sottoveste azzurra) Qualche problema, tesoro?

A – No. Niente di importante

D – Hai una faccia da …dai, dimmi cosa ti e’ successo

A – Niente di importante. Ho parlato con Emiliano

D – Ah, dimmi. Ci sei riuscita?

A – No. E’ andata peggio di quanto pensassi

D – Vale a dire? (si appoggia alla sedia)

A – Non solo non vuol sentire ragioni, ma riesce anche a confonderti. Ero

partito per dire una cosa, ho finito col dirne un’altra

D – (sorride come se sapesse) Gli hai parlato di te?

A – Come lo sai? Eri presente?

D – No. Ti conosco. Finisce sempre così quando non hai le idee chiare. Finisci

col parlare di te.

A – E’ lui che ha introdotto il discorso. Tu come stai?

D – Bene. Anzi..come faccio a dirlo?

A – Cosa vuol dire, "come faccio a dirlo"?

D – Non so. E’ che stanno succedendo cose strane.

A – Cose strane?

D – Sì. Emiliano che non guarisce, tu che te ne fai un fatto personale, io che

vivo sempre da estranea questa faccenda…

A – Cosa c’e’ di strano?

D – Non ti servo a nulla, vero? Le tue erano solo parole, ieri? Non puoi fare

mai affidamento su di me, vero?

A – Cosa dici, e a cosa ti riferisci?

D – Al fatto che, ogni volta che ci sono dei problemi, tu non mi chiami in

causa. E’ come se mi proteggessi, come se sentissi la necessita’ di

proteggermi da tutto e da tutti, come se dovessi proteggermi dalla vita.

A – Proteggerti? No, cosa dici? Perche’ dovrei? (poco convinto)

D – Non te ne faccio una colpa. E’ solo che mi proteggi, e’ un fatto.

Probabilmente non hai dimenticato come e’ iniziato il nostro rapporto…

A – No. Cosa dici? Le cose hanno un loro inizio, poi si evolvono, si sviluppano,

si definiscono diversamente da come sono iniziate. La Ragione, la ragione,

cazzo, (impreca da folle, come Emiliano, come su qualcosa in cui crede

ciecamente e follemente) permette di emanciparsi dagli inizi, di creare nuovi

valori…

D – D’accordo, eppure tu mi proteggi. E’ un fatto . E una cosa voglio chiederti:

fino a che punto mi proteggi, fino a che punto arriva la tua protezione? Ad

esempio, e’ possibile che, per proteggermi, tu non mi dica cose che avresti

dovuto dirmi, ad esempio, che mi tradisci?

A – Ma come? Io ti ho sempre detto tutto, anche quel fatto che non avrei

dovuto dirti. Come puoi dire questo? (spazientito e impaurito)

D – Così…sensazioni

(La scena finisce coi due personaggi che si irrigidiscono. Si illumina la parte

sinistra del parquet, con Emiliano che si trastulla con un telefono, appoggiato a

un comodino. Comincia una musica allegra, di rivincita)

E – Pronto…pronto. Merda…e’ staccato. Quant’e’ che non pago la bolletta?

Mesi, giorni? Pronto, pronto…niente da fare….(allontana il ricevitore, se lo

appoggia sul ginocchio destro) Naturale. Sono mesi che vivo isolato. Mi

ricorda quando morì Giacomo. Restai mesi interi senza telefono. Non volevo

che nessuno mi raggiungesse. Non volevo sentire nessuno. Era giusto, del

resto

Non si puo’ mica pretendere che uno superi un lutto così, su due piedi, in

quindici secondi! Beh, quella volta mi hanno capito, almeno

(dal telefono squilla una voce) Pronto, pronto? Miracolo, risponde…(ticchetta

la cornetta del telefono, come se ne avesse perduto la competenza) Pronto?

Ah, ci sei, ci siete… ciao, sono quello dell’altro ieri. Avete presente quello che

avete… legato l’altro giorno? Sì, proprio io. Quello del piano di sopra, esatto.

Senti, sentite…ci ho ripensato. Non mi e’ poi dispiaciuto molto, no. Anzi, mi

chiedevo se…mi chiedevo se per caso non avreste altre vendette da

consumare…come, ancora non lo sapete? Beh, se cambiate idea io sono qui,

dove mi avete lasciato…come? Non sapete se potete? Beh, pensateci. Ciao,

ciao

( Guarda la cornetta del telefono) Miracoli della scienza…sempre meglio

tenerle con se’, le cose (guarda il telefono). Mi ci vorrebbe anche un elenco,

ecco. Quando morì Giacomo, gettai l’agenda coi numeri sotto il fuoco. Poi mi

sarebbe servita. Ricordarsi degli errori precedenti.

(si illumina il parquet di sinistra)

A – Vai a dormire, vai. Io sono stanco.

D – Chissa’ che sogni faro’

A – Che sogni farai, chissa’ che sogni farai

D – Che sogni faro’, sì. Perche’…quando il tuo rapporto e’ in crisi, credi di

riuscire a sognare ugualmente?

A – In crisi? Ma qual e’ questo rapporto in crisi. Di cosa stai parlando?

D – Del nostro rapporto. Della nostra relazione. Ovvio

A – Il nostro rapporto non e’ affatto in crisi. Non so cosa ti salta in testa

D – Va beh, ma il nostro rapporto e’ in crisi.

A – ma cosa dici?

D – Lo sento

A – Lo senti? Cazzo, prova a usare il cervello

D – Il cervello non serve in queste cose. E poi, l’ho usato abbastanza, e ho

deciso una cosa : voglio essere una donna libera

A – Cosa vuoi essere?

D – Una donna libera.

A – Dio, mi sembri Emiliano. Anche tu con questa parola senza senso. Liberta’,

la parola degli ingenui. Cosa vuol dire per te, liberta’?

D – Liberta’ da te.

A – Da me?. Ma se sono io che ti ho dato la liberta’. Ti ho presa quando

nessuno avrebbe scommesso una lira su di te, e ora sembri rinfacciarmelo.

Ma in che cazzo di mondo sono capitato?

D – Nel mondo dei vivi, mio cara. Nel mondo di chi non ha bisogno di essere

protetto per vivere. Di chi e’ …libero

A – La pensi, così? Beh,allora vai. Vai, vai al mondo. Vai (muove le braccia

confusamente) e non farti piu’ rivedere, pero’. Perche’ io non staro’ qui ad

aspettarti, hai capito? Io ho altre cose da fare che aspettarti, hai capito? No,

voglio che tu capisca bene, hai capito?

D – Ti amo, lo sai

A – Se questo e’ il tuo modo per dimostrarmelo, vai. Non ho mai costretto

nessuno, io

(sta per allonanarsi, lei)

D – Non potro’ mai avercela con te

A – Vai, smettila. Vai, non tornare piu’

D – Spero che tu capisca

A – vai

D – Addio

A – Addio. Ne trovero’ un’altra

(lato destro. Emiliano e’ in piedi. Le tre ragazze sono sedute, circondandolo,

senza sottoveste azzurra. Sono vestite di nero. Aspetta qualche secondo,

passeggiando per la stanza con una bacchetta da direttore d’orchestra. Inizia

una musica)

E – (didattico) Sono dell’opinione che per fare un vero… harem tre donne non

siano sufficienti. Ce ne vorrebbero almeno quindici, almeno. Si dice che il

sultano del Brunei, nel momento di massimo splendore, ne contasse

trecentocinquanta. Senza contare i sudditi…in questo caso il numero salirebbe

esponenzialmente. Ma tre sarebbe certamente un buon numero per

cominciare. Il numero perfetto, secondo il libro magico della cabala. Alcuni

psicologi sono invece dell’opinione che la poligamia, molte donne per un solo

uomo, cioè, sia un abile trucco usato dai sultani per diluire la paura

dell’abbandono. In effetti, se una donna ti lascia, ne hai sempre un’altra, se

dieci donne ti lasciano, ne hai sempre altre venti. Come tale, questo

comportamento e’ dagli psicologi disprezzato. (si accende una sigaretta)

Certo, un uomo deve imparare a convivere con una sola donna, e la sua

maturita’ sta, appunto, in questo. Gia’. Ma c’e’ una cosa che gli psicologi

ignorano in tutto questo : (pausa) il divertimento. Il divertimento, signorine.

Voi cosa ne pensate?

R1 - Slegaci.

R2 – Slegaci, non erano questi i patti

R3 – Slegaci. Non siamo geishe orientali

E – No. Ma potete diventarlo. (batte la bacchetta)

R2 – Slegaci, ti prego

R3 – Slegaci

E – Perche’, aspettiamo un po’

R1 – Senti, slegaci e faremo tutto quello che vuoi

E – State gia’ facendo tutto quello che voglio

R2 – Senti (conciliante) ma che harem sarebbe se noi non possiamo

muoverci?

R1 – Gia’. Come fai a godere di noi, se ci tieni legate?

E – Me l’avete insegnato voi che si puo’ godere anche da legati

R2 – Ma quello era uno scherzo. E poi, hai visto, ti sei slegato subito

E – Mi hanno slegato. Mi hanno slegato. A proposito, che fine ha fatto la

vostra amica?

R1 – Quale?

E – Quella che voleva legarmi. Legarmi davvero.

R3 – Non sappiamo di chi parli

E – Lo sapete, lo sapete…e comunque, mi dispiace deludervi, ma dovrete

stare qui per un

po’…diciamo almeno fino a quando non mi saro’ stancato io. Va bene?

R1 – Tu sei davvero pazzo.

E – La follia e’ la madre di ogni saggezza.

R2 – Per favore, dicci almeno quanto dovremo resistere

E – Beh, diciamo….(ci pensa un po’) beh, facciamo un patto. Io vi sleghero’ se

voi mi fate una promessa

R2 – Sì, certo. Spara

E – Allora, io vi slego se voi mi promettete che verrete a una festa che ho

intenzione di dare tra un po’. Ma me lo dovete promettere, mi dovete dare la

vostra parola

R1 – Sì, certo, se e’ soltanto questo.

R2 – Puoi contare su di noi

R3 – Parola di scout

E – Sono dappertutto, quei maledetti (bisbiglia). D’accordo. E un'altra cosa

R1- Tutto quello che vuoi

E – Vedete questi oggetti. Voglio che li portiate via di qui

R2 – Perche’?

E – Così. Ci sono restati anche troppo

R3 – D’accordo

R1 – Per me va bene

R2 – Quando cominciamo?

E – Tra poco

(parte sinistra. L’amica e’ seduta)

A – (come Emiliano) Non tornero’. Potrete gridarlo, potrete urlarlo, potrete

sussurrarlo, potrete bisbigliarlo, potrete tacerlo. Io non tornero’. Io non

tornero’ (scandito) Ma allora cos’e’ l’amore, un fatto d’abitudine, un fatto di

necessita’, un fatto….siamo tutti davvero così ingenui, di fronte all’amore?

(Pausa) e quali ne sono poi i limiti poi. Gia’. Quali sono i limiti dell’amore?

(Pausa. Si alza, impaziente, come se dovesse cercare qualcosa, tra gli oggetti

della stanza- Le sue parole sono strozzate, come Emiliano all’inizio)

Voglio dire… voglio dire (mette il dito indice davanti al viso, china il viso verso il

basso). I limiti, cioe’, i…limiti, cazzo. Non c’e’ un’altra parola per dirlo. I limiti

dell’ amore. E la riconoscenza, poi ? (lo dice come tremante, fa una pausa,

poi, di nuovo, deciso) Nessuno mi togliera’ dalla testa che ogni rapporto, ogni

fottuto rapporto tra due persone debba essere fondato dalla regola del

contraccambio. Io da a te, tu dai a me. E’ così, dall’alba dell’uomo in avanti.

Se ci fosse stato, se ci fosse stato un primitivo che si fosse tenuto tutto per

se’, la tribu’ sarebbe morta di fame e noi non esisteremmo. O mi sbaglio?

Forse che in amore dev’essere diverso? No. Tu dai a me. Io do a te. E’ una

regola elementare. (Pausa) Allora, perche’ se n’e’ andata? Protezione, liberta’.

Liberta’, protezione. Fino a dove arriva la tua protezione? Voglio essere una

donna libera. Cazzate. Come se liberta’ e protezione fossero in opposizione.

Cosa crede, madame (rivolgendosi al pubblico), che se si affranchera’

(pomposo, volutamente) dalla mia protezione sarà libera? Non crede, forse,

che entrerà in altre gabbie, altre celle, magari piu’ spaziose eppure

altrettanto…gabbie?

E poi, e’ meglio abbandonare una prigione confortevole per mille altre libertà

solamente intraviste?

Poi la scena passa a destra, dove le ragazze, slegate, iniziano a portar via gli

oggetti dalla stanza)

E – (se ne sta seduto, al centro dei lavori) Va bene. Avete quasi finito.

R1 – Sì, capo

E – Siete state brave. Ma non scordatevi della promessa.

R2 –Ce la ricordiamo bene. Non preoccuparti.

(Emiliano si mette una mano sotto il mento e si siede. Con l’altra continua a

roteare la bacchetta d’orchestra. Inizia una musica, che accompagna il lavoro

delle ragazze. Quando hanno finito, Emiliano si ritrova seduto, quasi al centro

del parquet ; la scena si illumina completamente e di vede l’amica, anche lei

seduta e piegata, dietro di lui, a buona distanza)

E – Bene, bene. Non ho intenzioni crudeli. Voglio solo cambiare. Cambiare. Vi

chiedete il perche’ ho voglia di cambiare? Mah, non lo so. Voi lo sapevate,

perche’ cambiavate, mentre stavate cambiando? Non credo. Sì, magari vi

siete detti che non potevate andare avanti così, che quello non era l’uomo

giusto, o la donna giusta…sì, vi sarete detti quattro cazzate e ve ne sarete

andati via soddisfatti. Funziona così, lo so. (pausa) Io non me le dico neanche,

le quattro cazzate. Cambio. Cambio e basta. Ho fatto portare via gli oggetti,

mi facevano ricordare troppo. Ho sedotto tre ragazze, per allenamento.

(continua a fumare nervosamente) Voi lo sapete, il perche’ state seducendo,

mentre state seducendo?

(inizia a ballettare per la stanza, scoppia in una risata, usa la bacchetta come

Malcolm McDowell in Arancia Meccanica, da "Cantando sotto la pioggia",

indossa un impermeabile)

e poi, chi ha detto che le crisi bisogna superarle? Non e’ sufficiente aggirarle,

strisciarle, lisciarle soltanto? (si striscia su un mobile, come una

soubrette)certo che’ e’ sufficiente, certo. E piu’ divertente. Adesso ricordo

cosa mi ha detto un amico : le donne devi farle ridere. Eh, sì, mica troppo,

mio caro… (continua la musica)

E poi, tutto sommato, chi ha detto che non abbia capito? Magari ho capito

benissimo, e non me ne sono accorto…

Una festa, ecco cosa ci vuole. Una festa per il ritorno di Emiliano in societa’.

Una vera entrata di scena, un’entrata da grandeur (ripete il gesto del

monologo iniziale, la musica sfuma, Emiliano, affaticato, sta davanti al

pubblico) Un anticipo, per cortesia…

(chiama le tre ragazze e le invita a un valzer ballando con una per volta. Tutto

cio’ dura almeno un minuto, quindi la scena ritorna completamente illuminata,

con Emiliano al centro della scena stanco ma contento)

(L’amico prende una sedia e si siede in fondo al palco)

A – Un’entrata da grandeur…complimenti. Sono contento che sei arrivato

dove volevo che arrivassi. E’ stata dura, ma ce l’hai fatta

E – Gia’. Ce l’ho fatta (compiaciuto). Non sono proprio un ingenuo, allora (e’

ancora in posa)

A – No. Non ho detto questo. Questo tuo cambiamento e’ sotto il segno

dell’ingenuita’. Non hai mica distinto, hai sentito. Sei cambiato, sei cambiato e

basta

E – Gia’. Sono cambiato, allora l’ingenuita’ non e’ poi così negativa…

A – No. Non del tutto, devo darti ragione

E – E tu?

A – Cosa?

E – Come stai?

A – Abbastanza male

E – Come mai?

A – La solita storia. Lei ama lei, lei ama lei, lei la lascia, apparentemente senza

ragione

E – (pausa) Mi dispiace (cambia tono, diventa compassionevole)

A – Non e’ successo niente, dai….sono cose che capitano, capitano a tutti

E – Fa male?

A - Adesso sì. Poi passa

E – Il tempo?

A – Il tempo.

E – Hai voglia di venire a una festa?

A – No.. non ora, ma…grazie, sei davvero il mio migliore amico

E – A cosa servono gli amici…ma, ecco, mi piacerebbe che tu venissi a quella

festa. E’ il mio rientro in societa’…potremmo fare due rientri in uno

A – (sorride) Io non ho ancora avuto il tempo di uscirne…dalla societa’.

Aspetta che le cose facciano il loro corso, aspetta che gli altri si chiedano

perche’ non sono tra loro…aspetta che le cose facciano il loro corso

E – (Pausa) Va bene. Anche se l’invito e’ sempre valido. A proposito, non

vorrei che tu pensassi che ho intenzione di vendicarmi di te

A – Vendicarti di me?

E – Sì, insomma, non vorrei che pensassi che ora io goda nel vederti nella

situazione in cui eri . Mi dispiace, mi dispiace molto

A – Sì, anzi, scusami per la mia crudelta’. Ma, dopotutto, era per il tuo bene

E – E infatti e’ servito. E poi ho imparato una cosa : bisogna accettare che

tutto e’ relativo, che le cose non durano per sempre, e che c’e’ anche una

bellezza in questo, un certo…. sinistro fascino…

A – Ah, ah, proprio così

E – Non ho capito invece una cosa

A – Dimmi

E – Cos’e’, esattamente, quest’ingenuita’?

A – (pausa) Non lo so piu’.

E – Ah, ah. Amici come prima, allora

A – Come prima, piu’ o meno

(I due si stringono la mano. Il sipario si chiude con una musica

trionfal-hollywoodiana. Sembra sia tutto finito. Si aspetta circa un minuto, poi

il sipario si riapre, con tutti in scena, seduti o accasciati per terra. La luce e’

abbastanza alta. Emiliano, l’amico e la regista sono nella parte centrale della

scena)

R – Allora, la vorresti fare così, lui cambia, improvvisamente, e ricomincia da

capo, divertendosi.

E – Perche’ no?

A – E’ assurdo. Non c’e’ neanche il motivo per cambia, il personaggio. Uno

non puo’ cambiare così, perche’ un giorno lo ha deciso

R1 – Sì, ma e’ come hai detto tu. Lui dopo tutto era un ingenuo, non poteva

cambiare ragionandoci. L’unico modo che aveva per cambiare era istintivo,

irrazionale

R2 – Sì, ha ragione lei. E’ giusto così

R – A parte il fatto che il copione non era così, a me sembra che ricalchi troppi

film gia’ visti, lui stava male e adesso sta bene, l’amica stava bene e adesso

sta male, e’ tutto un po’ scontato

E – Ma e’ la vita che e’ così. E’ una ruota che gira

A – Una ruota che gira…e per te gira sempre male, mio caro

E – Stai zitta

R – Basta litigare, per favore. Emiliano, soltanto perche’ non posso

permettermi di sbatterti fuori ho accettato questo compromesso…e tu

(rivolgendosi all’amica) stai un po’ buona, dobbiamo cercare di rimediare la

situazione, in qualche modo

Ra – Ha ragione lei. Dobbiamo essere tutti uniti, nel bene e nel male.

R1 - Sì, tutti uniti, ragazzi, fino alla fine

R – Bene, almeno questo. Emiliano, ti senti pronto ad affrontare questa parte?

E – Sì, sono pronto

R – Sappi che tutto dipende da te. L’hai voluto tu questo cambio di scena.

Comunque ricorda, il primo atto resta lo stesso. Quello non cambiarlo,

d’accordo?

E – Non saprei neanche cosa dire

A – Lui, il re dell’improvvisazione

Ra – Dai, stai zitto

R1 – Mamma mia, domani ci siamo

R3 – Ho una paura dell’anima

Ra – Propongo di fare una cosa : un rito propiziatorio

A – Che cosa?

Ra – Un rito propriziatorio. Che ci portera’ fortuna

R – Dai, sono sciocchezze –

D’accordo. Allora, come una squadra di football

R- Tutti per mano?

(Tutti corrono verso il centro del parquet, poi stringono le mani, al centro, e

fanno un urrah, dicendo "allo spettacolo". Il sipario si chiude di nuovo, passano

altri trenta secondi nei quali si fanno tutti i preparativi, come se lo spettacolo

stesse per iniziare)

Quasi terzo atto

(Si riapre il sipario. La scena e’ come se stesse ricominciando. Si ripetono i

rituali dell’inizio. Inizia una musica di scena. Dopo un po’ si apre il sipario. Tutti i

personaggi sono come imbalsamati sulla scena, colti nella fissita’ di un gesto,

mentre stanno partecipando a una festa. Alcuni stanno brindando, altri

conversano, eppure tutti sono come fissati, imbalsamati. Emiliano e’ l’unico a

muoversi, vestito in giacca e cravatta, impeccabile. Ha un bicchiere, un calice

in mano. Comincia una canzone, potrebbe essere "Che cosa resta", di

Battiato)

E – Avete aspettato? Avete….atteso? Avete…passato del tempo? Un’ora e

quarantacinque, quasi due, circa (si guarda l’orologio, che ora possiede) Non

male, signori. Non poco. Noi ce l’abbiamo l’orologio, non e’ vero? Noi ce

l’abbiamo, eh gia’…. E poi, cosa ci importa veramente del tempo?

Muoversi, viaggiare, vivere… queste le parole d’ordine, signori. Ricordatevele

bene, ricordiacemole bene. (Pausa) Dov’eravamo partiti, a proposito? (si

guarda intorno interrogativo)

Da questa stanza, per forza. Si deve pur sempre partire da una stanza, per un

racconto. Lo scrittore che scrive, il lettore che legge, l’uomo che e’ stato

lasciato, la donna che lo ha lasciato… Si deve pur sempre partire da una

stanza.

Io sono partito da questa stanza. C’erano degli oggetti, oltre a me. C’erano

dei ricordi, oltre a me. Non ero da solo (si trastulla con le mani).

C’eri tu, madame, che hai tentato forse di sedurmi, o forse, piu’

probabilmente, hai tentato di amarmi, e non ci sei riuscita…ma non

preoccuparti, non e’ stata colpa tua. Avrai altro, avrai di meglio, non

rassegnarti (e’ la quarta ragazza, che nel primo atto aveva tentato di portarlo

via con se’,e che ora se ne sta a conversare, immobile, con l’amico, e viene

coperta con un velo). C’eravate voi, signorine, che mi avete ingannato,

furfanti, e poi mi avete servito. Siete venute alla festa, avete mantenuto la

promessa, grazie. (le quattro, vestite sa sera, sono in cerchio che parlano tra

loro) C’eri tu, che non ho avuto modo di conoscerti, perché te ne sei andata

troppo presto, non si sa perché, forse perché cercavi la libertà, un po’ come

me, del resto (la donna dell’amico, che se ne sta da sola in una parte)

(pausa) C’eri tu, amico mio (si appoggia all’amico, imbalsamato nell’atto di

brindare) Tu che mi insegnavi a uscire da questa stanza, tu che mi incitavi a

capire, a distinguere. Tu che mi dicevi che ero un ingenuo….tu, che

avevi…ragione. Tu che ora sei la’, dove ero io, com’ero io…beh, brindiamo lo

stesso (brinda con lui, che non si muove, poi gli mette addosso un velo)

siamo amici, no? Sono o non sono, il tuo migliore amico? (passeggia per la

stanza, guardandosi intorno) C’eri tu, madame… (si ferma, davanti alla

regista, che indossa un abito da sera, con il bicchiere in mano) c’eri, ci sei , ci

sarai sempre , tu, madame. (le fa un inchino) Cosa dire di te? Che ti ho

amato? Forse, forse sì. Che tutto questo e’ stato fatto per te? Forse, forse sì.

Ci siamo inventati, io e te? Esistevamo, prima di conoscerci? Credo di no.

Probabilmente non esistevamo, probabilmente eravamo come unita’ singole,

elementi spaiati, intimita’ separate. Non sei tornata a riprendere le tue cose,

come avevi detto. Io le ho abbandonate, e forse, dentro di te, l’hai approvato.

Ho abbandonato anche il tuo pensiero, e forse era quello, che dentro,

desideravi… credo ci vorremo sempre bene, anche se a modo nostro,

madame, anche se gli altri non capiranno, anche se le televisioni diranno il

contrario…anche se i nostri arrivederci saranno piu’ lunghi di molti addii… ma

tant’e’, noi ci siamo inventati, madame, e continueremo a vederci, credo per

sempre, a questo punto

Ho finito? Abbiamo finito? Ah, restate voi, signori. Voi che avete avuto la

pazienza di restare qui fino in fondo…voi che spero ci perdoniate i molti errori

di questa commedia. (pausa) Del resto, chi e’ che non sbaglia, a questo

mondo? (alza il calice e torna dagli altri, per brindare mentre loro restano

immobili. Il sipario si chiude.)

(musica finale : "La canzone dell’amore perduto" di F. De Andre’)

F I N E





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